VALUTAZIONE DELLA POTENZIALITÀ

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1 UNIVERSITA DELLA CALABRIA Dipartimento di Difesa del Suolo Convenzione di Collaborazione Scientifica per la redazione del Piano comprensoriale e la realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale finalizzato alla gestione delle risorse idriche in agricoltura dell area Sibari-Crati VALUTAZIONE DELLA POTENZIALITÀ PRODUTTIVA E DI SVILUPPO DEL TERRITORIO Responsabile scientifico: Prof. Ing. Giuseppe Mendicino Gruppo di lavoro: Ing. Cervarolo Giuseppe Ing. Colosimo Francesco Ing. Longo Maria Annunziata Ing. Mungari Teresa Ing. Senatore Alfonso Marzo 2011

2 Indice 1. Premessa 3 2. Orientamenti e politiche per la valutazione della potenzialità produttiva e di sviluppo di un territorio La sostenibilità agricola La sostenibilità irrigua La condizionalità Metodologie per la valutazione della potenzialità produttiva e di sviluppo del territorio Analisi a scala regionale Framework for Land Evaluation - Land Suitability USDA Land Capability System Analisi a scala locale 37 Bibliografia 91 2

3 1. Premessa La valutazione della potenzialità produttiva e di sviluppo del territorio costituisce uno degli aspetti principali nel processo per l individuazione dei criteri alla base della valutazione del beneficio e della classificazione degli immobili, finalizzata ad un equo riparto della spesa in ambito consortile. In passato, gli unici criteri utilizzati per la valutazione della potenzialità produttiva sono stati di tipo economico, basati cioè sulla massimizzazione del profitto conseguibile. Tuttavia, è ormai percezione comune di come il modello di crescita economica ampiamente adottato negli ultimi decenni sia ambientalmente e socialmente insostenibile. Esso, infatti, tende a consumare più risorse naturali di quante ne siano a disposizione, a produrre povertà, disuguaglianza ed esclusione sociale piuttosto che aumento globale di ricchezza. Se tale modello, prevalentemente diffuso nella civiltà occidentale, fosse adottato in tutti i paesi del mondo, condurrebbe in breve termine alla distruzione degli equilibri su cui si basa la sopravvivenza stessa dell umanità e condurrebbe, a livello globale, all esaurimento delle risorse. E sulla base di tali osservazioni che si stanno sviluppando la politica agricola comunitaria e le strategie di lungo termine dei governi, mirate all introduzione di criteri di sostenibilità. 3

4 In altri termini, lo sforzo comune che si sta conducendo è quello di promuovere un utilizzo sostenibile delle risorse, che consenta da un lato il soddisfacimento delle esigenze alle generazioni attuali, dall altro il mantenimento delle risorse per quelle future. In letteratura sono disponibili molti metodi per valutare la potenzialità produttiva di un territorio ma è necessario prioritariamente tenere in conto alcune considerazioni: Per effettuare una corretta valutazione, è necessario prendere in esame non solo le caratteristiche del suolo, ma di tutto il territorio in cui esso è inserito. In altri termini, la potenzialità produttiva deve tener conto non solo delle caratteristiche fisiche, chimiche e organolettiche del suolo, di quelle climatiche, della topografia, di quantità e qualità delle risorse idriche disponibili, ma anche delle condizioni socio-economiche ed infrastrutturali del territorio. Rientrano in queste valutazioni, quelle connesse, ad esempio, al costo della manodopera che sarà impiegata nella produzione, alla presenza di idonei sistemi infrastrutturali di collegamento per la commercializzazione dei prodotti, all uso del suolo contiguo alle zone di produzione, alle previsioni urbanistiche per il territorio di riferimento. Nella valutazione si deve cercare di garantire le condizioni più favorevoli sia per gli agricoltori, che dovranno trarre immediati benefici economici dalle produzioni, sia per la società civile, che dovrà vedere mantenute le caratteristiche ambientali e di fruibilità del territorio. Si devono, pertanto, considerare le interazioni tra suoli, acqua, colture e condizioni sociali, economiche e politiche. Tale valutazione deve essere condotta tenendo 4

5 conto sia dello stato attuale che di quello futuro, al fine di garantire il mantenimento delle risorse anche alle generazioni future. Alcuni fattori che condizionano la valutazione sono permanenti, altri cambiabili ad un certo costo. I costi possono essere determinati prima, in maniera tale da effettuare valutazioni il più possibile complete. Esempi tipici di fattori immutabili sono la temperatura, le condizioni orografiche, la tessitura del suolo. Esempi invece di fattori cambiabili sono la vegetazione, la profondità della falda, la salinità. La valutazione andrebbe condotta con specifico riferimento all uso che se ne intende fare. Infatti, in base alla coltura che si intende produrre e al metodo di irrigazione che si intende utilizzare, può cambiare la valutazione della potenzialità produttiva. La valutazione si basa su indicatori diversi se è condotta a scala diversa (nazionale, regionale, locale). La potenzialità produttiva è fortemente influenzata dalla possibilità di irrigazione del suolo. In questo studio i criteri forniti saranno riferiti all agricoltura irrigua. Di seguito saranno brevemente descritte strategie e criteri utilizzabili per effettuare la valutazione della potenzialità produttiva e di sviluppo del territorio: nella prima parte saranno analizzati orientamenti e strategie alla base della valutazione, nella seconda invece saranno illustrate alcune metodologie per la valutazione a diverse scale di dettaglio. 5

6 2. Orientamenti e politiche per la valutazione della potenzialità produttiva e di sviluppo di un territorio Alla luce delle osservazioni sviluppate in premessa, appare chiaro come, rispetto al passato, stiano avvenendo cambiamenti significativi nelle logiche di gestione e pianificazione delle risorse. Tale cambiamento è significativo, giacché la condivisione di tali principi conduce ad un cambio di prospettiva importante. L irrigazione è stata tradizionalmente svolta con larga autonomia da parte degli Enti preposti. Le innovazioni legislative introdotte dal DLgs 152/99, modificato dal DLgs 258/00, e dalla Direttiva quadro europea sulle Acque 2000/60/CE hanno introdotto la possibilità che nel prossimo futuro l irrigazione sarà maggiormente vincolata agli obiettivi e alle strategie definite nell ambito dei processi di pianificazione integrata dei sistemi di risorse idriche a scala di bacino. Considerando inoltre le incognite connesse agli effetti dei cambiamenti climatici che si manifesteranno nei prossimi anni e agli effetti della nuova Politica Agricola Comunitaria, risulterà indispensabile possedere idonee capacità pianificatorie e gestionali per gestire le pratiche irrigue. E infatti indispensabile adottare una pianificazione strategica adeguata per garantire la sostenibilità degli usi e per prevenire e mitigare le emergenze. 6

7 Il riordino dei sistemi irrigui può costituire un elemento chiave nella ricerca di un assetto sostenibile per il sistema delle risorse idriche regionali, giacché controllare le acque irrigue significa controllare la quasi totalità della circolazione idrica. Per ottenere questo risultato è fondamentale da una parte attivare politiche di mitigazione delle cause dei cambiamenti climatici e dall altra adattarsi agli effetti, passando dalla vecchia politica della domanda alla nuova stagione della gestione della risorsa idrica disponibile, fondata sulla riduzione dei consumi, sull aumento delle risorse idriche disponibili e dell efficienza negli usi, e su una radicale revisione del sistema tariffario per incentivare i risparmi e penalizzare gli sprechi. L'impiego di modelli di simulazione ha trovato negli ultimi anni ampia diffusione per fornire un supporto alla pianificazione e alla gestione irrigua, sia a livello aziendale che territoriale. I modelli permettono di integrare le conoscenze di base sui processi coinvolti nel sistema colturale con quelle ottenute da rilevazioni climatiche e pedologiche specifiche. Per quanto riguarda la gestione dell'irrigazione, le principali problematiche affrontate sono l'individuazione del momento di intervento irriguo, del volume di adacquamento e della convenienza dell'irrigazione, sulla base delle condizioni colturali del momento e di quelle pedoclimatiche. Gli aspetti che interessano la pianificazione irrigua sono la conoscenza (in termini di probabilità legata alla variabilità climatica) delle esigenze idriche delle colture (stagionali e di punta), dei turni ottimali nelle diverse condizioni, dell'inizio e della durata della stagione irrigua, per garantire il dimensionamento ottimale e la corretta gestione degli impianti consortili. 7

8 2.1 La sostenibilità agricola Esistono diversi studi relativi alla sostenibilità agricola, definita come quella in grado di utilizzare al meglio le risorse naturali senza danneggiarne gli assetti. I punti su cui si basa la sostenibilità agricola sono i seguenti (Alberta, 2004): 1. Realizzare processi biologici ed ecologici integrati; 2. Minimizzare l uso delle risorse non rinnovabili; 3. Aumentare le conoscenze degli agricoltori; 4. Fare un uso produttivo della capacità delle persone di lavorare insieme per risolvere problemi comuni legati all ambiente e all agricoltura. In altri termini, si definisce sostenibile l agricoltura che si basa su un uso del suolo e delle risorse tale che: le risorse naturali nei diversi aspetti (paesaggio, habitat, biodiversità, qualità delle risorse naturali) siano disponibili anche in futuro (dimensione ambientale); le risorse siano utilizzate in maniera efficiente e tale da contribuire allo sviluppo rurale complessivo del territorio (dimensione economica); siano garantite opportunità di lavoro e accesso alle risorse e ai servizi delle aziende agricole (dimensione sociale). Della sostenibilità agricola, considerati i propri molteplici impatti, si sono occupati diversi Enti ed autori. 8

9 L agricoltura è infatti uno dei settori più coinvolti nel dibattito della sostenibilità in quanto causa di problemi ambientali, energetici, sociali ma è anche un settore con enormi potenzialità per risolverli. L OCSE ha individuato tredici settori tematici per valutare la sostenibilità dell agricoltura: uso di fertilizzanti, uso di pesticidi, uso delle risorse idriche, uso e conservazione del suolo, qualità del terreno, qualità delle risorse idriche, gas a effetto serra, biodiversità, habitat selvatici, paesaggi agricoli, gestione delle aziende agricole, risorse finanziarie delle aziende agricole, problemi socio-culturali. Ha elaborato, inoltre, una serie di indicatori per ciascun settore tematico e alcuni indicatori contestuali riguardanti la copertura vegetale e l uso del suolo. L evoluzione dell agricoltura negli anni mostra come essa abbia subito notevoli cambiamenti, passando da modelli assolutamente sostenibili a modelli insostenibili. Infatti, nell agricoltura tradizionale, oggi ancora praticata in maniera piuttosto ridotta, l azienda è un sistema stabile, in equilibrio, che utilizza le conoscenze locali per coltivare i terreni al fine di garantire l autosussistenza alimentare. Gli input esterni sono bassi e in molti casi nulli, vengono utilizzati concimi e antiparassitari naturali di tipo tradizionale. La fertilità del terreno è garantita grazie allo scarso sfruttamento del terreno e all uso di fonti organiche animali. Con la rivoluzione verde si afferma l agricoltura industriale o convenzionale, tecnologicamente orientata, basata su coltivazioni di ampie superfici, spesso specializzata in monocolture con elevato uso di input esterni quali carburante per i 9

10 macchinari, concimi chimici e antiparassitari, acqua per l irrigazione, con il fine di ottenere il massimo rendimento economico. Il diffondersi dell ecologia quale scienza ambientale e di movimenti ambientalisti negli anni 70 introdusse in molti paesi la necessità di porre un freno allo sfruttamento indiscriminato del territorio e, quindi, alla necessità di ridurre gli input chimici ed evitare gli sprechi. Iniziò a diffondersi pertanto il concetto di agricoltura biologica. Secondo la FAO l agricoltura biologica è un sistema olistico di gestione della produzione che promuove e sviluppa la salute dell agroecosistema compresi la biodiversità, i cicli biologici e l attività biologica del suolo. L agricoltura biologica è dunque sostenibile dal punto di vista ambientale perché mantiene la biodiversità, aumenta la fertilità del terreno, non fa uso di input chimici, bandisce gli OGM, favorisce la conservazione dell acqua; per l aspetto sociale in quanto produce cibi sani, non causa danni alla salute dei produttori, aumenta l occupazione; per l aspetto economico in quanto mantiene costante la produzione nel tempo, garantendo il raccolto ai produttori e riducendo la dipendenza da input esterni. Nel tempo l agricoltura ha cambiato il proprio ruolo: se in passato essa ha contribuito allo sviluppo ed alla valorizzazione del territorio, l uso intensivo del suolo ha contribuito ad incidere sempre più negativamente sulle risorse naturali. Sebbene l agricoltura possieda numerose positività, essa comporta anche una serie di problematiche, sia di tipo diretto che indiretto. 10

11 La pratica dell agricoltura, infatti, provoca, ad esempio, la produzione di gas a effetto serra: nella classifica europea l agricoltura segue generazione elettrica, trasporti, industria e abitazioni. Le emissioni di metano sono prodotte dal bestiame (secondo i dati Fao, il 37% di tutto il metano da attività umane), dalle coltivazioni di riso e dalle emissioni di ossidi di azoto dei terreni interessati dai liquami della zootecnia. All agricoltura sono inoltre connessi i problemi di disboscamento, le tecniche di sfruttamento intensivo e l'uso eccessivo di prodotti chimici, che hanno ridotto gli indici di fertilità dei suoli. L'Unione europea ha compiuto notevoli sforzi per promuovere e valorizzare l agricoltura nel tempo. A partire da Agenda 2000 e soprattutto con la nuova programmazione , l UE ha deciso di modificare la propria politica agricola e dei sussidi, individuando come prioritaria la sostenibilità ambientale e assegnando all agricoltura un ruolo importante nella tutela dell'ambiente e nella lotta per contrastare i cambiamenti climatici in corso. Ciò si è concretizzato nella introduzione dei criteri di Buona pratica agricola, azioni per lo sviluppo rurale e la buona gestione del territorio, obbligatorie per poter accedere ai finanziamenti comunitari. Nelle misure individuate rientrano anche la creazione di nuovi habitat naturali, il rimboschimento per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico, la conservazione del paesaggio e delle aree di interesse ambientale, la promozione dell'agricoltura biologica, la riduzione del numero di animali per ettaro, lo sviluppo della produzione di biomasse 11

12 per la generazione di energia, lo sviluppo della produzione di biocarburanti, la diffusione di nuove pratiche di coltivazione che salvaguardino l ambiente. 2.2 La sostenibilità irrigua Per migliorare le produzioni agricole, da secoli, l uomo ha introdotto le pratiche irrigue. Per irrigazione si intende proprio quella tecnica agronomica che si occupa dell apporto artificiale d acqua al terreno. Lo scopo principale è di mantenere nell intero strato agrario del terreno un grado di umidità poco variabile o comunque tale da realizzarne uno più prossimo possibile a quello che in ogni epoca è da ritenere ottimo per ogni particolare tipo di coltura. Gli effetti dell irrigazione per tutte le colture si possono così riassumere: 1. aumento delle rese unitarie; 2. stabilizzazione delle produzioni; 3. possibilità di attuare colture in secondo raccolto; 4. incremento del numero delle colture possibili in azienda, elevando la flessibilità dell ordinamento colturale. L irrigazione ha rappresentato per secoli la forza dello sviluppo della civiltà: si pensi alla Mesopotamia, al delta del Nilo, alla pianura Indo-Gangetica. Appare quindi strano che, a fronte dell attuale ricchezza di esperienza, di conoscenze, al miglioramento di tecnologie ed all aumento di finanziamenti, i problemi in alcune regioni siano molto rilevanti e comprendano scarsità d acqua, uso inefficiente di risorse idriche, rischio di inondazione in aree coltivate o urbanizzate, salinizzazione 12

13 ed intrusione marina, scarsa manutenzione delle reti, inquinamento delle acque (Schultz, 2001). Alcuni autori definiscono la sostenibilità come l opportunità che avranno le generazioni future di generare beni e servizi necessari alla realizzazione dei propri obiettivi. L irrigazione, quindi, dovrebbe essere sostenibile quando l inevitabile impatto su suoli agricoli, risorse idriche ed altri aspetti sia tale da rispettare la qualità dell ambiente e soddisfare la richiesta di cibo in maniera economicamente e socialmente equa (Wichelns, 2006). In altri termini, per sostenibilità irrigua si intende un sistema in grado di continuare ad utilizzare le risorse irrigue e ad assicurarne il mantenimento per le generazioni future. Ciò implica il continuare a produrre prodotti agricoli a costi ragionevoli nel futuro e assicurare che l ambiente sia mantenuto in maniera tale da poter sostenere le comunità che da esso dipendono. La sostenibilità richiede che le generazioni future abbiano le stesse opportunità di quelle attuali di beneficiare del suolo. Per essere sostenibili, irrigazione e drenaggio devono essere condotti in modo efficiente, così da non degradare la qualità di suolo, acqua e altre risorse naturali che contribuiscono sia alla produzione agricola che alla qualità dell ambiente (Oster et al., 2003). Un sistema di irrigazione sostenibile possiederà, quindi, le seguenti caratteristiche: 13

14 1. Non dovrà alterare l equilibrio dei corpi idrici, superficiali o sotterranei; 2. L acqua dovrà essere somministrata nella maniera più efficiente possibile, limitando le perdite e tenendo conto dei reali fabbisogni irrigui. Ciò richiede un elevato controllo dell acqua; 3. Dovranno essere compiuti sforzi a livello regionale ed aziendale per minimizzare, intercettare, riutilizzare le acque di drenaggio, evitando la degradazione dei suoli; 4. Gli agricoltori dovranno capire la capacità dei loro suoli e dei sistemi di drenaggio, per supportare varie forme di produzione agricola e avere la capacità di produrre piante che ottimizzano l uso di acqua senza danneggiare l ambiente. I principi generali sui quali può essere impostata una definizione di uso sostenibile dell acqua hanno trovato formulazione in una serie di documenti internazionali, dal capitolo 18 dell Agenda 21 alla conferenza di Dublino del 1992, al V Programma Quadro di azione ambientale dell Ue, fino alle recenti dichiarazioni comuni del summit di Johannesburg (2002) e del Forum Mondiale sull Acqua di Kyoto (2003). Nella prospettiva adottata da questi documenti, ed oggi universalmente accettata, l uso sostenibile delle risorse idriche riguarda sia il mantenimento del capitale per le generazioni future (sostenibilità ecologica), sia l allocazione efficiente di una risorsa scarsa (sostenibilità economica), sia l equa condivisione e l accessibilità per tutti di una risorsa fondamentale per la vita e lo sviluppo economico (sostenibilità sociale) (Pereira, 2004). Dal primo punto di vista, come tutte le risorse naturali, l acqua deve svolgere nel tempo diverse funzioni, quali la fornitura degli input dei processi di consumo e 14

15 produttivi, il sostegno degli ecosistemi, la modellazione del territorio e la sua fruibilità, o altre funzioni d uso dirette come quella paesistica o ricreativa. Si preferisce pertanto parlare di funzioni ambientali dell acqua, piuttosto che di semplice uso, ad intendere tutte le dimensioni di valore cui non è necessariamente associato un prelievo. Sotto questo profilo, è necessario evitare danni irreparabili alla risorsa, derivanti da un eccessivo sfruttamento o inquinamento, così come governarne i profili di disponibilità nel tempo e nello spazio in modo da garantire alle generazioni future l accesso alle funzioni ambientali critiche. In quanto bene fondamentale per la vita, l accesso all acqua dovrebbe essere garantito a chiunque come un diritto soggettivo : dunque, se non gratuitamente, almeno a condizioni economiche tali da non discriminare i soggetti sociali più deboli. Tale principio etico può essere dedotto, esplicitamente o implicitamente, anche da numerosi documenti e accordi internazionali e si può dunque ritenere acquisito a livello di diritto internazionale (Gleick, 1998; Johnstone, 2002). L acqua costituisce, in prospettiva economica, un fattore di produzione, in grado di consentire agli agricoltori di aumentare le coltivazioni e di migliorare i processi produttivi. L uso dell irrigazione ha altri importanti effetti, quali il miglioramento qualitativo della produzione, la riduzione del rischio connesso ad incertezza ed instabilità delle condizioni climatiche, la standardizzazione della produzione nel tempo e nello spazio. 15

16 Tuttavia, il rapporto tra agricoltura ed ambiente non è lineare: il legame è molto complesso e spesso coesistono fattori positivi e negativi. Ad esempio le reti di irrigazione sono spesso utilizzate per il drenaggio delle piogge in eccesso, ma all irrigazione e all agricoltura sono spesso legati anche problemi connessi all inquinamento. Certamente l uso di acqua in agricoltura favorisce pratiche intensive, spesso associate ad elevato uso di prodotti chimici. Prima di giungere a considerazioni generali, quindi, è indispensabile conoscere le specifiche condizioni del sito (Bazzani, 2003). D altra parte è importante anche evitare l eccessivo impiego di acqua in agricoltura, che può costituire un reale elemento di crisi ambientale. Basti pensare ai fenomeni di subsidenza connessi all eccessivo emungimento delle falde, al peggioramento qualitativo dei corsi d acqua a causa delle crescenti derivazioni, che causano sofferenza della fauna ittica e concentrazione delle sostanze inquinanti dovuta alla diminuzione delle portate. L eccessivo impiego di acqua in agricoltura fornisce anche un sensibile contributo al fenomeno dell eutrofizzazione dei corsi idrici, e quindi del mare, determinato da consistenti rilasci di sostanze azotate dai terreni agricoli sottoposti ad irrigazioni effettuate con elevati volumi e tecniche a scorrimento. 2.3 La condizionalità Il suolo, insieme ad aria ed acqua, è un comparto ambientale essenziale per l esistenza delle specie viventi presenti sul pianeta. 16

17 Esso, tuttavia, è spesso percepito come il solo supporto alla produzione agricola. Esso gioca un ruolo prioritario nella salvaguardia delle acque sotterranee dall'inquinamento, nel controllo dell inquinamento atmosferico, nella regolazione dei flussi idrici superficiali con dirette conseguenze sugli eventi alluvionali e franosi, nel mantenimento della biodiversità, nei cicli degli elementi nutritivi. Il suolo è quindi un complesso corpo vivente, in continua evoluzione. Esso può essere soggetto a gravi processi degradativi (derivanti da scorrette pratiche agricole, dalla concentrazione in aree localizzate della popolazione e delle attività economiche, dai cambiamenti climatici e dalle variazioni di uso del suolo stesso) che ne limitano o inibiscono totalmente la funzionalità. La risorsa suolo deve essere quindi utilizzata nel modo idoneo, in relazione alle proprietà intrinseche, affinché possa continuare a svolgere la sua insostituibile ed efficiente funzione sul pianeta. E per questo che la tutela del suolo è stata inserita nella Politica Agricola Comunitaria in maniera decisa, riconoscendo la funzione ambientale dei suoli, la loro forte interrelazione con le altre matrici ambientali e la necessità di incorporare nelle politiche di protezione una forte componente locale. Il regolamento CE n.1782/2003 ha sancito il principio secondo cui gli agricoltori che non rispettano determinati requisiti in materia di sanità pubblica, salute degli animali e delle piante, ambiente e benessere degli animali sono soggetti a riduzioni dei pagamenti diretti o all esclusione dal beneficio del sostegno diretto. Il regolamento CE n.1695/2005 ha introdotto lo stesso principio per alcune misure nello sviluppo rurale. 17

18 Questo sistema di condizionalità, noto anche come sostegno condizionato, è alla base del pagamento unico aziendale, impone il rispetto di due categorie di impegni: i criteri di gestione obbligatori (CGO) e le buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA). I primi derivano da specifiche normative comunitarie e nazionali in tema di ambiente, sanità pubblica, salute degli animali e delle piante, igiene e benessere degli animali. Le norme relative alla buone condizioni agronomiche e ambientali contemplano una serie di norme finalizzate ad una corretta gestione agronomica dei suoli attraverso il perseguimento di quattro obiettivi: la difesa dall erosione, il mantenimento della sostanza organica nel suolo, la salvaguardia della struttura del suolo ed il mantenimento di un livello minimo di gestione. Esse sono volte a garantire un uso sostenibile dei terreni agricoli, evitando il rischio di degrado ambientale conseguente al ritiro della produzione o all abbandono delle terre agricole e delle superfici silvopastorali. Le norme con cui la Calabria ha recepito la normativa comunitaria e nazionale sono le deliberazioni n.1196 del 27/12/2005 e D.158 del 5/3/07. La condizionalità è parte integrante del sostegno comunitario nell ambito dei pagamenti diretti e dello sviluppo rurale. Gli agricoltori devono rispettare le cosiddette buone pratiche agricole, quelle tecniche cioè che utilizzano in maniera razionale concimi, antiparassitari, risorsa acqua e che gestiscono il suolo agrario con lavorazioni ed operazioni colturali rispettose 18

19 dell ambiente naturale, secondo la logica che racchiude l insieme dei metodi colturali che un agricoltore diligente impiegherebbe in una regione interessata. L elemento caratteristico della condizionalità, introdotta dalla riforma Fischler, è il disaccoppiamento dell aiuto percepito dagli agricoltori, che non dipende più né da quanto si produce né da cosa si produce ma è legato al possesso della terra sulla quale deve svolgersi l attività agricola. Essa, quindi, vincola i percettori di aiuti diretti al rispetto dei criteri di gestione obbligatori e delle buone condizioni agronomiche e ambientali nel rispetto degli articoli 4 e 5 del regolamento CE n.1782/2003. Tale regolamento dispone, inoltre, che gli agricoltori siano liberi di produrre o di non produrre, sulla base delle convenienze di mercato, ricevendo comunque l aiuto purché rispettino gli obblighi della condizionalità. Le aziende agricole non sono tenute al rispetto di tutte le norme di condizionalità, ma gli impegni differiscono in base alle caratteristiche aziendali (tipologia, ubicazione, uso di sostanze pericolose, ecc.). La condizionalità costituisce un nuovo modo di pensare l agricoltura, riconoscendole un ruolo multifunzionale e strategico in termini sociali ed ambientali. 3. Metodologie per la valutazione della potenzialità produttiva e di sviluppo del territorio In una logica di agricoltura sostenibile, spetta all indagine pedologica fornire indicazioni utili per razionalizzare le pratiche agricole e per garantire nel tempo una 19

20 corretta gestione della risorsa suolo mantenendone inalterate le potenzialità di fertilità e di produttività in equilibrio con l ecosistema. La valutazione della capacità d uso dei suoli a fini agro-silvo-pastorali rappresenta una tra le più significative applicazioni dello strumento pedologico e può essere riferita a diverse scale territoriali di analisi. Come accennato, esistono in letteratura diversi metodi per la valutazione della potenzialità produttiva del suolo ad ampia scala (provinciale o regionale). I principali sono il metodo fornito dall USDA e quello della FAO, descritti di seguito. Essi si basano sulla valutazione delle caratteristiche macroscopiche del suolo o, al più, su un numero limitato di indagini, i cui risultati vengono poi considerati estendibili a zone più ampie del territorio. Nel caso in cui, invece, si intenda effettuare valutazioni a scala locale, gli indicatori da considerare sono di maggior dettaglio e richiedono analisi puntuali. Nei paragrafi seguenti sono esplicitati entrambi i tipi di analisi. 3.1 Analisi a scala regionale La cartografia relativa a questa valutazione è un documento indispensabile alla pianificazione del territorio in quanto consente di operare le scelte più conformi alle caratteristiche dei suoli e dell'ambiente in cui sono inseriti. I suoli vengono classificati essenzialmente allo scopo di metterne in evidenza i rischi di degradazione derivanti da usi inappropriati (USDA) o l uso ottimale per quel territorio (FAO). 20

21 3.1.1 Framework for Land Evaluation - Land Suitability Uno dei modelli di valutazione utilizzabili ad ampia scala è il Framework for land Evaluation proposto dalla FAO nel 1976 a conclusione di un lungo lavoro da parte di esperti internazionali. Il Framework si prefigge l obiettivo di indicare, tra i diversi usi possibili, quello ottimale per il territorio sia da parte del privato che da parte dell operatore pubblico. Per raggiungere questo obiettivo devono essere utilizzati tutti i dati agronomici, ingegneristici, forestali, socio-economici, ecc. disponibili sul territorio. I dati socioeconomici sono fondamentali e spesso assumono un ruolo determinante nella individuazione dell uso ottimale del territorio. Il Framework, concepito per essere utilizzato specificatamente nei Paesi in via di sviluppo, si è rivelato uno strumento tanto flessibile da poter essere utilizzato anche in numerosi Paesi tecnologicamente avanzati. Nell attuazione di un procedimento di Land evaluation la FAO sottolinea che un progetto di valutazione del territorio dovrebbe essere in grado di rispondere a questioni del tipo: quali miglioramenti nelle pratiche di conduzione agronomica sono possibili? Quali altri usi del territorio sono fisicamente possibili ed economicamente e socialmente rilevanti? Quali di questi usi offrono possibilità di produzioni attuabili senza degrado o altri benefici? Quali effetti negativi, fisici, economici o sociali, sono associati con ogni uso specifico? Quali interventi ricorrenti sono necessari per raggiungere la produzione desiderata e ridurre al minimo gli effetti negativi? Quali sono i benefici per ogni forma di utilizzo del territorio? 21

22 I principi su cui si basa il Framework sono i seguenti: la valutazione della suscettività è sempre riferita ad usi, colture o gruppi di colture specifici; la valutazione richiede una comparazione tra i benefici ottenibili e gli input necessari per ottenerli; la comparazione è sempre multidisciplinare e deve realizzare una comparazione tra due o più tipi di usi, (anche non tutti agricoli), colture o gruppi di colture. La valutazione può essere riferita sia alla suscettività attuale, cioè all uso ottimale del territorio nelle sue condizioni attuali, sia a quella potenziale, ovvero a quella risultante dalla esecuzione, se necessaria, di miglioramenti fondiari. La valutazione della suscettività nel Framework è articolata in quattro livelli: - ordine di suscettività, che indica il genere di suscettività; - classe di suscettività, che indica all interno di ciascun ordine il grado o livello di suscettività; - sottoclasse di suscettività, che permette di qualificare la natura delle limitazioni d uso e quindi degli eventuali miglioramenti ritenuti necessari per eliminarle o ridurle; - unità di suscettività che riflette le differenze minori a livello di tecniche colturali e permette di quantificare gli input necessari per ridurre od eliminare le limitazioni. Di norma vengono ammessi due ordini: adatto o suscettibile indicato con la lettera S e non adatto o non suscettibile indicato con la lettera N. 22

23 Nell ordine S, sono abitualmente ammesse tre classi, mentre per l ordine N le classi ammesse sono due in funzione della possibilità nel tempo di potere eliminare o ridurre sensibilmente le limitazioni. All interno di ciascun ordine le classi sono distinte da numeri arabi progressivi. In funzione delle condizioni locali è possibile aumentare il numero delle classi S, fino ad un massimo raccomandato di cinque. Se nel territorio in esame esistono delle piccole aree che con le tecniche di gestione attuali ordinarie non sono suscettibili o sono al limite della suscettività, è permessa la loro assegnazione alla classe definita come suscettibile sotto condizione (Sc), se l adozione di tecniche colturali speciali o particolari, (ad esempio drenaggio, calcinazioni, ecc.), ne migliora sensibilmente la suscettività. La sottoclasse permette di qualificare, mediante l uso di lettere minuscole suffisse al simbolo della classe, la natura delle limitazioni. Il Framework non propone alcun elenco di limitazioni in quanto queste variano in funzione dell uso, delle colture e delle condizioni locali. Per convenzione la classe S1 non ammette sottoclassi. L ultimo livello, l unità di suscettività, permette di raggruppare le porzioni di territorio che risultano omogenee per ciò che concerne gli inputs colturali ed economici necessari per eliminare o ridurre sensibilmente le limitazioni presenti. Poiché la realizzazione delle unità di suscettività richiede un numero elevato di informazioni, esse vengono di norma realizzate o per aree limitate o a livello aziendale. 23

24 A conclusione di questa breve descrizione occorre segnalare come questa metodologia abbia una flessibilità e adattabilità d uso superiore a quella della Land Capability Classification. Flessibilità che viene ottenuta con una attenta scelta delle caratteristiche del territorio e dei loro campi di variabilità previsti per l attribuzione alle diverse classi. Figura Rapporti gerarchici tra i diversi livelli della Land Evaluation USDA Land Capability System Uno dei metodi più utilizzati per la valutazione della potenzialità produttiva di un suolo è la cosiddetta Land capability, ampiamente analizzato negli studi condotti dall ARSSA a scala regionale e pubblicati nella Carta dei suoli in scala 1: sviluppata nell ambito del Programma Interregionale Agricoltura-Qualità del MiPAF, finalizzato a fornire un primo inventario dei principali tipi di suolo e della loro distribuzione nello spazio in Calabria. 24

25 In generale, per capacità d uso si intende la valutazione dell attitudine del territorio all utilizzazione agro-silvo-pastorale, e mira ad una gestione sostenibile, cioè conservativa, della risorsa suolo. La Land Capability Classification (Klingebiel et Montgomery, 1961) fu sviluppata negli anni 30 dal Soil Conservation Service of the U.S. Department of Agricolture. Essa viene utilizzata per classificare il territorio non in base a specifiche colture o pratiche agricole ma per ampi sistemi agricoli e silvo-pastorali, basandosi sulle caratteristiche dei territori stessi. La metodologia originale è stata elaborata in funzione del rilevamento dei suoli condotto al dettaglio, a scale di riferimento variabili dal 1: al 1: L attività aveva preso impulso dal Soil Conservation and Domestic Allotment Act del 1935, legge emanata in seguito al drastico crollo della produzione agricola della seconda metà degli anni venti, causato dall erosione del suolo in vaste aree ad agricoltura intensiva, basata sulla monosuccessione e priva di misure per la conservazione del suolo. La comprensione che questo crollo produttivo era stato una delle cause della famosa crisi del 1929 aveva motivato la volontà politica di orientare le scelte degli agricoltori verso una agricoltura più sostenibile, in particolare più attenta ad evitare l erosione del suolo e a conservarne la fertilità. Obiettivo delle carte di capacità d'uso era quello di fornire un documento di facile lettura per gli agricoltori, che suddividesse i terreni aziendali in aree a diversa 25

26 potenzialità produttiva, rischio di erosione del suolo e difficoltà di gestione per le attività agricole e forestali praticate. In seguito al successo ottenuto negli Stati Uniti, molti altri paesi hanno sviluppato una propria classificazione basata sulle caratteristiche del proprio territorio, che differiva dall'originale americana per il numero ed il significato delle classi e dei caratteri limitanti adottati. Così, ad esempio, mentre negli Stati Uniti vengono usate otto classi e quattro tipi di limitazioni principali, in Canada ed in Inghilterra vengono usate sette classi e cinque tipi di limitazioni principali. La metodologia messa a punto negli Stati Uniti rimane però di gran lunga la più seguita, anche in Italia, sebbene con modifiche realizzate negli anni per adattare le specifiche delle classi alla realtà italiana, alle conoscenze pedologiche sempre più approfondite e alle mutate finalità. Tale tipo di classificazione ha assunto un ruolo sempre più importante per la programmazione e la pianificazione territoriale, cioè a scale di riferimento più vaste di quella aziendale. La valutazione della Capacità d uso dei suoli secondo la Land Capability Classification, proposta da Kliengebiel e Montgomery nel 1961, consente infatti di raggruppare i suoli in base alla loro capacità di produrre colture comuni o essenze da pascolo senza alcun deterioramento e per un periodo indefinito di tempo. Il criterio di base utilizzato per la classificazione è quello della maggiore limitazione all uso agricolo: vengono considerate solo le limitazioni permanenti e non quelle che possono essere risolte da appropriati interventi agronomici. 26

27 La valutazione si basa, quindi, sull analisi delle caratteristiche intrinseche del suolo (profondità, pietrosità, fertilità), e su quelle dell'ambiente (pendenza, rischio di erosione, inondabilità, limitazioni climatiche), ed ha come obiettivo l'individuazione dei suoli agronomicamente più pregiati, e quindi più adatti all'attività agricola, consentendo in sede di pianificazione territoriale, se possibile e conveniente, di preservarli da altri usi. Il concetto guida della Land Capability non si riferisce unicamente alle proprietà fisiche del territorio, che determinano la sua attitudine più o meno ampia nella scelta di particolari colture, quanto alle limitazioni da questo presentate nei confronti di un uso agricolo generico. Tali limitazioni derivano anche dalla qualità del suolo, ma soprattutto dalle caratteristiche dell'ambiente in cui questo è inserito. Ciò significa che la limitazione costituita dalla scarsa produttività di un territorio, legata a precisi parametri di fertilità chimica del suolo (ph, sostanza organica, salinità, saturazione in basi) viene messa in relazione ai requisiti del paesaggio fisico (morfologia, clima, vegetazione, etc.), che fanno assumere alla stessa limitazione un grado di intensità differente a seconda che tali requisiti siano permanentemente sfavorevoli o meno, ad esempio: pendenza, rocciosità, aridità, degrado vegetale, etc. La Land Capability si fonda, in sintesi, su una serie di principi ispiratori: La valutazione si riferisce al complesso di colture praticabili nel territorio in questione e non ad una coltura in particolare. Vengono escluse le valutazioni dei fattori socio-economici. 27

28 Al concetto di limitazione è legato quello di flessibilità colturale, nel senso che all'aumentare del grado di limitazione corrisponde una diminuzione nella gamma dei possibili usi agro-silvo-pastorali. Le limitazioni prese in considerazione sono quelle permanenti e non quelle temporanee, quelle cioè che possono essere risolte da appropriati interventi di miglioramento (drenaggi, concimazioni, ecc.). Nel termine "difficoltà di gestione" vengono comprese tutte quelle pratiche conservative e sistematorie necessarie affinché l'uso non determini perdita di fertilità o degradazione del suolo. La valutazione considera un livello di conduzione gestionale medio elevato, ma allo stesso tempo accessibile alla maggioranza degli operatori agricoli. Il sistema di valutazione è di tipo categorico in quanto raggruppa il territorio in un numero ristretto di categorie in funzione delle caratteristiche sia del sito che dei suoli in grado di porre delle limitazioni permanenti all uso agricolo. I territori ascritti alla stessa classe sono simili per la severità delle limitazioni o nel livello di pratiche agronomiche richieste. La metodologia non indica assolutamente il grado di produttività per ciascuna coltura o gruppo di colture, né quale sia la coltura più adatta per il territorio in oggetto. Qualora una o più limitazioni siano facilmente eliminabili o riducibili con le normali pratiche colturali, la valutazione deve essere realizzata considerando le limitazioni che persistono dopo eventuali miglioramenti. Il costo di questi miglioramenti non influenza la valutazione. 28

29 La classe a cui è stato attribuito un territorio non è permanente nel tempo, in quanto, se successivamente alla valutazione venissero eseguiti dei miglioramenti in grado di modificare profondamente e permanentemente il territorio e il grado di limitazione d uso, è necessario procedere ad una nuova valutazione che tenga conto della nuova situazione creatasi. Infine, la distanza dai mercati, le caratteristiche della viabilità, le dimensioni delle proprietà fondiarie ed ogni altra caratteristica e qualità di natura economica non sono influenti ai fini della valutazione. Figura Relazioni concettuali tra classi di capacità d uso, intensità delle limitazioni e rischi per il suolo e intensità d uso del territorio La classificazione prevede tre livelli di definizione: 1) la classe; 2) la sottoclasse; 3) l'unità. 29

30 Le classi previste dal metodo proposto dall USDA sono 8. Le prime quattro classi includono i cosiddetti terreni arabili, in grado di produrre colture agricole, pascoli, foreste e che quindi sono compatibili con l'uso sia agricolo che forestale e zootecnico. Le restanti classi comprendono invece terreni il cui uso è il pascolo, la forestazione o il mantenimento dell ambiente naturale. Nello specifico, le classi dalla quinta alla settima escludono l'uso agricolo intensivo, mentre nelle aree appartenenti all'ultima classe, l'ottava, non è possibile alcuna forma di utilizzazione produttiva. Una sintetica descrizione delle 8 classi è la seguente: - I classe: aree adatte per tutte le colture, per il pascolo, la forestazione e l ambiente naturale. I terreni presentano poche e modeste limitazioni, sono in piano o in leggero pendio, profondi e fertili. - II classe: aree adatte per l agricoltura, ma richiedono una scelta delle colture o pratiche per la conservazione del suolo. Sono adatte per il pascolo, la forestazione e l ambiente naturale. La gestione agricola è un po più onerosa di quella dei suoli della classe precedente. - III classe: aree con limitazioni severe che possono essere coltivate ma la scelta delle colture è più ristretta e gli interventi agronomici sono impegnativi. Sono adatte per il pascolo, la forestazione e l ambiente naturale. - IV classe: aree con limitazioni molto severe che restringono moltissimo la scelta delle possibili colture e richiedono notevole impegno per la coltivazione e la 30

31 conservazione del suolo. Sono adatte per il pascolo, la forestazione e l ambiente naturale. - V classe: aree con terreni non soggetti a fenomeni erosivi, ma con altre limitazioni, quali clima sfavorevole, pietrosità, falda molto superficiale, che ne impediscono la lavorazione e quindi la destinazione agricola vera e propria. Possono essere invece destinate a prato permanente, a pascolo, alla forestazione e al mantenimento dell ambiente naturale. - VI classe: i terreni possiedono limitazioni più gravi dei precedenti (compresa l erosione) e quindi non sono arabili. Possiedono una certa capacità di reagire positivamente ad alcuni interventi agronomici, quali drenaggio, concimazioni, ma sono adatti solo per il pascolo, la forestazione e l ambiente naturale. - VII classe: terreni con limitazioni molto severe anche per l utilizzazione silvopastorale, che pure è possibile assieme al mantenimento dell ambiente naturale. Gli interventi agronomici non danno risposte positive sicure. - VIII classe: aree non vocate per la destinazione produttiva, ma che si prestano per usi naturalistici, ricreativi e per interventi destinati al mantenimento dell ambiente naturale. Rientrano in questa classe le spiagge, le zone rocciose, i calanchi, i corsi d acqua, le cave. All interno della classe di capacità d uso è possibile raggruppare i suoli per tipo di limitazione all uso agricolo e forestale. Con una o più lettere minuscole, apposte dopo il numero romano che indica la classe, si segnala immediatamente all utilizzatore se la limitazione, la cui intensità ha 31

32 determinato la classe d appartenenza, è dovuta a proprietà del suolo (s), ad eccesso idrico (w), al rischio di erosione (e) o ad aspetti climatici (c). La sottoclasse, quindi, indica il tipo di limitazione: - Sottoclasse e: erosione; - Sottoclasse w: eccessi idrici; - Sottoclasse s: limitazioni del suolo (ci si riferisce alla zona esplorabile dalle radici: eccesso di scheletro, scarso spessore, bassa capacità di ritenuta idrica, fessurazioni, reazione, salinità); - Sottoclasse c: limitazioni climatiche. Nello specifico, sono riconducibili alle seguenti sottoclassi le seguenti proprietà dei suoli e delle terre: s limitazioni dovute al suolo profondità utile per le radici tessitura scheletro pietrosità superficiale rocciosità fertilità chimica dell orizzonte superficiale salinità drenaggio interno eccessivo w limitazioni dovute all eccesso idrico drenaggio interno rischio di inondazione 32

33 e limitazioni dovute al rischio di erosione e di ribaltamento delle macchine agricole pendenza erosione idrica superficiale erosione di massa c limitazioni dovute al clima interferenza climatica La classe I non ha sottoclassi perché i suoli ad essa appartenenti presentano poche limitazioni e di debole intensità. La classe V può presentare solo le sottoclassi indicate con la lettera s, w, e c, perché i suoli di questa classe non sono soggetti, o lo sono pochissimo, all erosione, ma hanno altre limitazioni che ne riducono l uso principalmente al pascolo, alla produzione di foraggi, alla selvicoltura e al mantenimento dell ambiente. Oltre a classi e sottoclassi, la classificazione permette di individuare anche unità di capacità d uso. L unità di capacità d uso comprende una o più aree con gli stessi tipi di limitazioni e le medesime gravità e quindi con comportamento uniforme in risposta agli interventi agronomici. Se ritenuto necessario, l unità di capacità d uso consente di individuare i suoli che sono simili come potenzialità d uso agricolo e forestale e presentano analoghe problematiche di gestione e conservazione della risorsa. Con un numero arabo apposto dopo la lettera minuscola (ad esempio, s1) si individuano suoli che presentano analoga limitazione. 33

34 Ciò consente di individuare suoli simili in termini di comportamento, problematica di gestione e specifico intervento agrotecnico. Le unità di capacità d uso vengono attribuite secondo lo schema riportato nella seguente tabella. Unità Limitazione 1 profondità utile per le radici 2 tessitura orizzonte superficiale 3 scheletro orizzonte superficiale 4 pietrosità superficiale 5 rocciosità 6 fertilità chimica orizzonte superficiale 7 salinità 8 drenaggio interno 9 rischio di inondazione 10 pendenza 11 erosione idrica superficiale 12 erosione di massa 13 interferenza climatica Tabella 3.1 Unità di capacità d uso Di seguito sono riportati i valori indicativi di ciascun parametro utilizzato nella valutazione ed utilizzato in Calabria dall ARSSA per redigere la Carta dei Suoli. 34

35 Classe I II Tessitura (*) F-FS-FA- FL-FSA- FLA SF-AS- AL Prof. (m) Scheletro (%) (**) Rocciosità (%) >1,5 <5 <2 Drenaggio Da buono a mediocre Rischio erosione Assente o molto debole Pendenza (%) 1, <2 Rapido Debole III L-A 1-0, <2 Lento Moderato IV V VI S S S 0,5-0,2 0,5-0,2 0,5-0,2 impedito Tabella 3.2 Schema per la determinazione della classe di capacità d uso dei suoli (Tratta dalla Carta del Suoli in scala 1: della regione Calabria elaborata dall Agenzia Regionale per lo Sviluppo e per i Servizi in Agricoltura, 2003) (*) i parametri tessitura, reazione, carbonati totali e salinità sono riferiti all orizzonte superficiale (**) escluso lo scheletro molto piccolo di dimensioni inferiori a 2 cm AWC (mm) Limitazioni legate alla fessurazione <13 >150 Nessuna Moderate Reazione (*) Neutrasubalcalina Subacidasubalcalina Carbonati Totali (*) Salinità (ms/cm ) (*) <10 <0,5 Interferenze climatiche Nessuna o molto lievi <0,5 Moderate Severe Acida >40 0,6-1 Forti Lento Forte <50 Severe Acida > Forti > VII S <0,2 > VIII S <0,2 >70 >90 Molto lento o impedito Molto lento o impedito Molto lento o impedito Molto lento o Assente <50 Severe Acida > Forti Molto forte Molto forte Molto forte <50 Severe Acida >40 >2 Molto forti >60 <50 Severe Acida >40 >2 Molto forti >60 <50 Severe Acida >40 >2 Molto forti

36 In figura 3.3 si riportano le classi di capacità d uso dei suoli presenti nel territorio dei consorzi di bonifica. Figura 3.3 Classi di capacità d uso dei suoli

37 3.2 Analisi a scala locale L analisi condotta a scala locale dal livello di zona irrigua fino al livello aziendale si basa su una serie di indicatori molto specifici e rilevabili solo mediante indagini compiute in loco. Un esempio degli indicatori da considerare, nel caso di analisi locale, è riportato nella tabella seguente. Per semplicità, gli indicatori sono raggruppati in tematismi. Tematismo Topografia Caratteristiche fisicochimiche del suolo Uso del suolo Colture e fabbisogni colturali Indicatore di base 1 Altimetria 2 Pendenza 3 Esposizione 4 Litologia 5 Profondità utile alle radici 6 Tessitura 7 Scheletro 8 Drenaggio interno 9 Reazione 10 Carbonati totali (CaCo3) 11 Capacità d'acqua disponibile stimata 12 Salinità 13 Sostanza organica 14 Riserva facilmente utilizzabile (RFU) 15 Porosità totale 16 Capacità di scambio cationico 17 Azoto 18 Potassio scambiabile 19 Fosforo totale 20 Fosforo assimilabile 21 Uso del suolo 22 Coerenza delle colture con la vocazione agraria comunale 23 Periodo irriguo 24 Numero di interventi irrigui stagionale 25 Metodi di irrigazione

38 Qualità delle acque di irrigazione 26 Fabbisogno unitario (m3/ha)/fabb.colturale medio 27 Fabbisogno totale dell'appezzamento nel periodo irriguo (m3)/fabb.tot.unità irrigua 28 Salinità 29 SAR (Sodium Adsorption Ratio) 30 Ione sodio Na + 31 Ione cloruro Cl - 32 Boro B 33 Azoto nitrico N-NO3-34 Ione bicarbonato HCO3-35 ph 36 ESP (Exchangeable Sodium Percentage) 37 Presenza di materiali in sospensione 38 Presenza di alghe e batteri 39 Caratteristiche chimiche che possono causare precipitazione 40 Giudizio di qualità Tabella 3.3 Indicatori di base Tali indicatori andranno combinati utilizzando tecniche di analisi multicriteriale ed introducendo pesi opportuni per i vari indicatori. La calibrazione dei pesi dipende dalla zona analizzata e discende da una serie di prove necessariamente connesse all ambito territoriale di riferimento. Oltre all esame dei vari indicatori è, prioritariamente, necessario effettuare alcune verifiche di compatibilità: - Uso del suolo. Una delle prime verifiche da effettuare per valutare l attitudine dei suoli alla pratica dell agricoltura irrigua è quella della compatibilità rispetto all uso del suolo. Per uso del suolo si intendono le attività principali che sono svolte sul territorio. E particolarmente importante tale valutazione, oltre che per individuare eventuali usi incompatibili con l agricoltura irrigua, anche per 38

39 valutare il valore potenziale della vegetazione attuale e quindi l eventuale convenienza a continuare la pratica delle colture attuali. - Coerenza delle colture con la vocazione agraria comunale: La valutazione della coerenza delle colture con la vocazione agraria del territorio è molto rilevante ai fini della valutazione della sostenibilità. In molti casi è possibile introdurre colture diverse da quelle abitualmente praticate in una certa area ma a costi spesso elevati. Tale discorso diventa ancora più delicato quando si interviene in territori in cui sono riconosciuti distretti di qualità. In mancanza di studi specifici, è possibile effettuare una valutazione speditiva, ottenuta confrontando la coltura praticata in una certa area con la carta della vocazione agraria, basata sull analisi dei Valori Agricoli Medi pubblicati annualmente da ciascuna Regione. I Valori agricoli Medi consentono di effettuare una valutazione delle principali tipologie di colture diffuse nella Regione, riferendosi ad alcune aree omogenee per caratteristiche pedologiche e produttive (ad esempio: nell area 1 la produzione di castagneto da frutto vale x, di oliveto vale y, di vigneto vale xx, ecc.). Di seguito è riportata una descrizione di ciascun indicatore riportato nella tabella precedente. Per facilitare la lettura, sono state realizzate schede sintetiche contenenti tutte gli stessi campi, anche se in alcuni casi, laddove non sono disponibili le informazioni, non sono stati compilati. Si precisa che in letteratura esistono, per i vari indicatori, diverse classificazioni in base alle classi di valori che può assumere l indicatore. 39

40 In ciascuna scheda, alla sezione Classi di valori sono riportate, laddove disponibili, le classi di valori che può assumere l indicatore e, nel caso in cui siano disponibili più classificazioni, è specificata la fonte bibliografica da cui è tratta la classificazione adottata. 40

41 Scheda n.1 Indicatore Altimetria Codice Indicatore 1 Descrizione L altimetria, ossia la quota sul livello del mare ove è praticata la coltura, è molto rilevante ai fini della scelta del metodo agronomico e della coltura prodotta. In base alla classificazione proposta da Aldo Pavari nel 1916, si possono distinguere alcune zone fitoclimatiche, caratterizzate da associazioni vegetali omogenee dislocate in aree geografiche differenti per altitudine e latitudine ma simili per regime termico e pluviometrico. Tale classificazione suddivide il territorio italiano in 5 zone, ciascuna associata al nome di una specie vegetale rappresentativa. Essa usa come parametri climatici di riferimento le temperature medie dell'anno, del mese più caldo, del mese più freddo e le medie dei minimi. Ogni zona si suddivide in più tipi e sottozone in base alla temperatura e, per alcune zone, alla piovosità. Le zone climatiche rinvenibili in Calabria sono le seguenti: - Contesto della Pianura, che comprende la parte di territorio ricadente nella fascia tra 120 m e 400 m s.l.m. circa. E caratterizzata da sub utilizzo antropico prevalentemente per la coltivazione di ortaggi sia in campo sia sotto serre, con presenza di oliveti e di prati alberati. - Contesto della collina, che comprende la zona fitoclimatica del Lauretum e che va da 400 m a 800 m s.l.m. circa. - Contesto di Montagna, in cui si trovano le zone fitoclimatiche del Castanetum da 600 m a 1200 m circa e del Fagetum da 900 m a 1400 m circa. Tali zone sono altresì caratterizzate dalla presenza di diverse specie autoctone ed artificiali, quali Erica arborea, Ginestra Comune, Roverella, Cisti, Castagno, Eucalipto, Pino d Aleppo, Pino Nero e Pseudotsuga (origine artificiale). Classi di valori Unità di misura Riferimenti bibliografici Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 41

42 Scheda n.2 Indicatore Pendenza Codice Indicatore 2 Descrizione Classi di valori Per pendenza o giacitura si intende la posizione della superficie rispetto al piano orizzontale. Essa influenza soprattutto la regimazione delle acque, l esposizione al vento, i fenomeni erosivi e di dilavamento. Dalla giacitura dipendono anche l esecuzione delle operazioni colturali, la scelta delle sistemazioni, i costi di gestione e produzione. Nei terreni in pendio lo scorrimento superficiale è facilitato, per cui si può registrare un ridotto immagazzinamento idrico. Le riserve idriche, quindi, risultano essere inferiori a quelle che lo stesso terreno, in piano e in base alle sue caratteristiche fisiche, sarebbe in grado di trattenere. Un rallentamento del deflusso può ridurre tale inconveniente. I terreni migliori dal punto di vista agricolo sono, pertanto, quelli pianeggianti o debolmente acclivi. Il grado di pendenza accettabile per l irrigazione dipende dal metodo irriguo adottato, dall intensità della pioggia, dalla suscettibilità del suolo all erosione e dal sistema di coltivazione utilizzato. Ad esempio, in Asia su pendenze del 50% o più si trovano comunemente superfici irrigate con i tradizionali sistemi terrazzati. In linea generale, limiti di pendenza alla pratica dell agricoltura irrigua sono fissati intorno alla pendenza del 30%, anche se tale valore dipende molto dai metodi irrigui adottati: nel caso di irrigazione a gravità, la pendenza non deve superare il 2%, mentre per pendenze maggiori, ma comunque non superiori al 9%, è opportuno l uso di spruzzatori. Per pendenze ancora più elevate, invece, è opportuno l utilizzo di sistemi di irrigazione puntuale, come quello a goccia. p< 3% - pianeggiante 3%<p<6% - debolmente acclive 6%<p<13% moderatamente acclive 14%<p<30% acclive 30%<p<60% molto acclive p>60% scoscesa Unità di misura Riferimenti bibliografici FAO Soils Bulletin No. 55 (1985) 42

43 Scheda n.3 Indicatore Esposizione Codice Indicatore 3 Descrizione Classi di valori Per esposizione si intende l orientamento della superficie rispetto ai punti cardinali. Tale fattore influenza notevolmente la produzione in quanto espone o protegge le colture da fattori determinanti, quali vento e sole. I terreni meglio esposti sono quelli più soleggiati. nord nord - est est sud - est sud sud - ovest ovest nord -ovest Unità di misura Riferimenti bibliografici Elaborazione propria. 43

44 Scheda n.4 Indicatore Litologia Codice Indicatore 4 Descrizione Per litologia si intende l insieme di caratteri chimici e fisici che definiscono una roccia nei suoi vari aspetti, cioè composizione chimica e mineralogica, struttura e tessitura. La caratterizzazione litologica di un terreno è molto importante in quanto influenza contenuto d acqua, condizioni di drenaggio, colture praticabili. Classi di valori Unità di misura Riferimenti bibliografici Elaborazione propria. 44

45 Scheda n.5 Indicatore Profondità utile alle radici Codice Indicatore 5 Descrizione Classi di valori Nota anche come root-zone, per profondità utile alle radici si intende l orizzonte esplorabile dalle radici. La profondità utile del terreno determina la disponibilità di spazio per le radici, la quantità di elementi nutritivi e di acqua assorbibili dalle singole piante. In genere i terreni profondi sono i migliori in quanto essi non limitano la scelta delle piante (con apparato radicale superficiale o profondo) e sopportano investimenti più fitti. In Italia esistono diverse tipologie di suoli: da molto profondi a molto superficiali. In generale si può affermare che la profondità ottimale del terreno agrario dipende dalla specie coltivata, dalle caratteristiche pedologiche e dal clima. Nei terreni migliori, la profondità oscilla tra un minimo di 80 cm ed un massimo di 2 m, oltre i quali le colture non avvertono in genere alcun beneficio (Giardini, 2004). La profondità utile alle radici dipende fortemente dalla stratigrafia di un suolo. La presenza di uno strato roccioso continuo o di un orizzonte fortemente limitante per l infiltrazione dell acqua o per l approfondimento dell apparato radicale, quale ad esempio il livello di falda, è molto rilevante nella caratterizzazione di un suolo, in quanto può impedire alle radici di svilupparsi. Per crescere, infatti, le piante necessitano di acqua e di elementi nutritivi che sono assorbiti dal suolo proprio tramite le radici. Se la crescita o lo sviluppo radicale sono compromesse da terreni con caratteristiche scadenti o da orizzonti fortemente limitanti, la crescita e la resa delle colture possono subire sensibili peggioramenti. Condizioni limitanti allo sviluppo radicale, quindi, possono essere: la temperatura del suolo, il contenuto d acqua o la presenza di falda, le caratteristiche nutrizionali dei suoli, la presenza di caratteristiche chimiche ostative, come salinità, ph, presenza di elementi tossici o assenza di nutrienti, impedimenti meccanici all approfondimento radicale (stratigrafia limitante e pietrosità elevata) o la presenza di parassiti. p < 25 cm 25 cm < p < 50 cm 50 cm < p < 100 cm 100 cm < p < 150 cm 45

46 p > 150 cm Unità di misura Riferimenti Bibliografici cm FAO Soils bulletin 55 (1985). Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 46

47 Scheda n.6 Indicatore Tessitura Codice Indicatore 6 Descrizione Per tessitura o granulometria si intende la costituzione della parte solida del terreno, espressa come percentuale in peso delle particelle che lo compongono, classificate in base al diverso diametro. Si distinguono lo scheletro, costituito dai componenti più grossolani, e la terra fine, che comprende le particelle con diametro inferiore a 2 mm. In base alla classificazione fornita dal Soil Conservation Service (USDA), può essere adottata la seguente classificazione della terra fine: Denominazione Sabbia molto grossa Sabbia grossa Sabbia media Sabbia fine Sabbia finissima Limo Argilla Diametro delle particelle Da 2 a 1 mm Da 1 a 0,5 mm Da 0,5 a 0,25 mm Da 0,25 a 0,1 mm Da 0,1 a 0,05 mm Da 0,05 a 0,002 mm Inferiore a 0,002 mm La tessitura è una delle caratteristiche fisiche permanenti del suolo e influenza l uso del suolo, le strategie di gestione e la pianificazione di nuovi impianti colturali, la profondità e la frequenza dell irrigazione. In letteratura esistono diverse classificazioni dei terreni in base alla tessitura. Classi di valori Termini generali Classi fondamentali grossolana S-SF moderatamente grossolana FS grossolana, FS e FS fine media FS molto fine, F, FL, L moderatamente fine FSA, FA, FLA fine A, AS, AL A=argilloso, AL=argilloso-limoso, FLA=franco-argillosolimoso, FL=franco-limoso, L=limoso, FA=franco-argilloso, F=franco, FSA=franco-sabbioso-argilloso, AS=argillososabbioso, FS=franco-sabbioso, SF=sabbioso-franco, S=sabbioso Unità di misura Riferimenti Bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. 47

48 Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 48

49 Scheda n.7 Indicatore Scheletro Codice Indicatore 7 Descrizione Classi di valori Lo scheletro di un terreno è costituito dai componenti più grossolani dello stesso, e comprende sia le pietre, con diametri superiori a 20 mm, che la ghiaia, con diametri compresi fra 2 e 20 mm. Esso deriva dalla disgregazione meccanica delle rocce e generalmente, tranne nel caso in cui non si verifichi il suo lento disfacimento, non apporta un contributo positivo alla fertilità del terreno. Esso infatti non influenza la capacità di ritenuta idrica del suolo e non influenza la trattenuta di elementi nutritivi nel terreno. Se la percentuale di scheletro supera determinati valori, ne risultano fortemente influenzate le proprietà del substrato pedologico ed il tipo di agricoltura praticabile su di esso. I cosiddetti terreni a scheletro prevalente sono infatti caratterizzati da elevata permeabilità, forte aerazione, accentuati processi ossidativi, modesta presenza di humus, debole capacità di trattenuta idrica, richiedono pertanto frequenti irrigazioni e fortissime concimazioni (Giardini, 2004). Bisogna tuttavia precisare che l analisi solo dello scheletro del terreno può trarre in inganno: la presenza, ad esempio, di scheletro di elevate dimensioni mescolato a limo e argilla può causare permeabilità anche molto bassa. In generale, sono difficilmente irrigabili sia i terreni troppo permeabili (Velocità di infiltrazione > 180 mm/h) che quelli quasi impermeabili (V < 3,6 mm/h). I terreni migliori per l irrigazione sono quelli con 18 mm/h < V < 180 mm/h, mentre quelli con 3,6 mm/h < V < 18 mm/h sono alquanto impermeabili e quindi da irrigare con precauzione. Particolare attenzione bisogna riservare, inoltre, all esame della pietrosità, ossia alla presenza di materiale grossolano di diametro superiore a 20 mm. La presenza in quantità elevate di pietre, oltre a causare elevata permeabilità, forte aerazione, accentuati processi ossidativi, modesta presenza di humus, debole capacità di trattenuta idrica, può rendere difficoltosa la lavorazione del terreno. 0% - assente 1% - 5% - scarso 5% - 15% - comune 15% - 35% - frequente 35% - 70% - abbondante 49

50 >70% - molto abbondante Unità di misura Riferimenti Bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 50

51 Scheda n. 8 Indicatore Drenaggio interno Codice Indicatore 8 Descrizione Per drenaggio interno si intende la qualità del suolo relativa alla frequenza e alla durata dei periodi durante i quali il suolo è saturo o è parzialmente saturo d acqua, con riferimento alle condizioni stagionali più limitanti (Giardini, 2004). La classificazione del drenaggio interno (ARSSA) è la seguente: - Rapido: sono suoli ad elevata conducibilità idraulica (da 36 a 60 mm/ora), in cui, senza irrigazione, possono essere coltivate un numero ridotto di piante e con basse produzioni. - Buono: hanno un valore medio di drenaggio interno. Sono suoli che trattengono una quantità ottimale di acqua ma non sono abbastanza umidi in superficie o per un periodo abbastanza lungo nella stagione di crescita da condizionare negativamente le colture. - Mediocre: sono abbastanza umidi in superficie per un periodo sufficientemente lungo da condizionare negativamente le operazioni di impianto e raccolta delle colture mesofitiche, a meno che non venga realizzato un drenaggio artificiale. - Lento: sono abbastanza umidi in superficie o per un periodo sufficientemente lungo da ostacolare gravemente le operazioni di impianto, di raccolta, e di crescita delle piante, a meno che non venga realizzato un drenaggio artificiale. I suoli a drenaggio lento hanno comunemente uno strato a bassa conducibilità idraulica, un elevato stato di umidità nel profilo, un apporto di acqua per infiltrazione o una combinazione di queste condizioni. - Molto lento: questi suoli sono generalmente umidi vicino alla superficie per una parte considerevole dell anno, cosicchè le colture in pieno campo non possono crescere in condizioni naturali. Le condizioni di scarso drenaggio sono dovute ad una zona satura, ad un orizzonte con bassa conducibilità idraulica, ad infiltrazione d acqua o ad una combinazione tra queste condizioni. - Impedito: questi suoli sono umidi vicino o in superficie per la maggior parte del tempo. Sono abbastanza umidi da impedire la crescita di importanti colture, ad eccezione del riso, a meno che non vengano drenati artificialmente. La valutazione delle condizioni di drenaggio interno è un 51

52 aspetto importante nella valutazione dei suoli, poiché ne influenza la capacità produttiva e i costi di produzione (FAO, 1985). D altro canto un buon drenaggio interno consente di rimuovere gli eccessi d acqua dalla root zone per evitare fenomeni di asfissia, mantenere il livello di falda sotto la root zone, garantire una concentrazione equilibrata di sali in soluzione. Classi di valori rapido buono mediocre lento molto lento impedito Unità di misura Riferimenti bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 52

53 Scheda n. 9 Indicatore Reazione Codice Indicatore 9 Descrizione Il ph del terreno influenza molto le condizioni di coltivabilità. Esso può assumere valori oscillanti tra 0 e 14 ma nel terreno agrario i valori estremi non sono riscontrabili. Le più comuni piante agrarie si sviluppano con un ph vicino alla neutralità, ma esistono piante con spiccata attitudine a vivere in ambienti con reazione acida (piante ossifile) o alcalina (piante anossifile). Sia ph troppo bassi che troppo alti sono considerati sfavorevoli per lo sviluppo agricolo e tali terreni sono detti a reazione anomala. Spesso la loro coltivazione presenta problemi di difficile soluzione e devono essere usati correttivi per causare variazioni di ph. Il ph influenza molto anche la fertilità chimica del terreno: N, P, K e S sono più disponibili per le piante con reazione prossima alla neutralità e soprattutto al di sotto di ph 5,5 il loro assorbimento è compromesso. Situazione analoga si riscontra per Ca, Mg e Mo che tuttavia sono più assimilabili con reazione sub alcalina. A ph acido o subacido invece le piante possono assorbire abbastanza bene Fe, Mn, B, Cu e Zn (Giardini, 2004). Terreni acidi L acidità del terreno può avere diverse origini, quali l azione dilavante delle piogge su terreni sciolti e molto ricchi di scheletro, l uso di concimi acidi o di antiparassitari contenenti S che provoca una graduale acidificazione del terreno, o la natura mineralogica del substrato. La scarsa fertilità dei terreni acidi è connessa alla ridotta disponibilità ed assimilabilità di molti elementi nutritivi e dalla tossicità dell alluminio, abbondantemente presenti in questi terreni. In tali terreni si devono coltivare le specie adatte (arachide, fragola, lupino, patata, pisello, riso, segale) impiegare concimi basici, praticare irrigazione per sommersione, con acque dure, calcinazione. Non devono essere usati fertilizzanti che apportino ulteriore acidità al terreno. Terreni alcalini La reazione alcalina del terreno determinata dai carbonati, che a contatto con l acqua danno un ph di 9,1-9,2, dai silicati basici, che decomponendosi danno carbonato sodico e quindi innalzano il ph, dai costituenti colloidali, mediante lo scambio di ioni assorbiti o ceduti, o dall ammoniaca e dalle basi azotate che si formano nella putrefazione dei residui 53

54 organici (Pantanelli, 1962). Il dilavamento del terreno ad opera delle piogge sposta il ph verso l alcalinità nei terreni calcarei e nei climi poco piovosi. L alcalinità indotta da carbonato di calcio o dai carbonati basici di magnesio prende il nome di alcalinità costituzionale, deriva dal tipo di substrato pedogenetico e non raggiunge mai valori superiori a 8-8,4. I terreni basici per sola alcalinità costituzionale possono essere coltivati con buoni risultati ricorrendo a lavorazioni appropriate, ad elevate concimazioni minerali e letamiche, all interramento dei residui colturali. Si adattano bene alla coltivazione in questi ambienti la sulla e la lupinella, ma si può normalmente ricorrere alla principali colture agrarie avendo cura di evitare quelle che preferiscono un ph sub-acido o acido (Giardini, 2004). La correzione di questi terreni non è in genere molto facile né economica, per cui si preferisce di solito coltivarli applicando gli accorgimenti agronomici più convenienti senza realizzare una vera e propria correzione. Classi di valori ph<4,5 - molto acidi 4,5<pH<5,5 - acidi 5,6<pH<6,5 - subacidi 6,6<pH<7,3 - neutri 7,4<pH<7,8 - subalcalini 7,9<pH<8,4 - alcalini 8,5<pH<9 - molto alcalini ph>9 - estremamente alcalini Unità di misura Riferimenti bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 54

55 Scheda n. 10 Indicatore Carbonati totali (CaCo 3 ) Codice Indicatore 10 Descrizione Classi di valori Per calcare totale si intende la quantità totale di carbonati presenti nella terra fine. La presenza di carbonato di calcio nel terreno, connessa all origine geologica ed all ambiente climatico, è normale. Esso si trova nelle frazioni sabbiosa ed argillosa ma soprattutto nella parte limosa della tessitura. In ambienti umidi i terreni calcarei sono meno frequenti che in climi aridi perché il composto, sebbene quasi insolubile in acqua, a causa della normale dotazione carbonica delle acque di percolazione, può solubilizzare come bicarbonato di calcio e subire quindi forti perdite per dilavamento. Oltre alla funzione alimentare del calcio nei riguardi delle piante, il calcare, ed in particolare il cosiddetto calcare attivo, è importante perché neutralizza l acido nitrico derivante dalla trasformazione batterica dell ammoniaca, interferisce con l assimilabilità di potassio e fosforo, influisce sui valori di ph. Molto utile è la conoscenza della dotazione totale di calcare nei terreni, poiché una eccessiva dotazione di calcare è nociva e provoca i seguenti inconvenienti: formazione di crosta, fangosità in presenza di acqua, insolubilizzazione del fosforo e del ferro, ph alcalino o moderatamente alcalino (alcalinità costituzionale) (Giardini, 2004). La presenza di alte concentrazioni di carbonato di calcio in prossimità della superficie del suolo influenza le caratteristiche fisiche e chimiche del terreno. La presenza di carbonato di calcio nei suoli, infatti (FAO 1985): - Riduce la capacità dei suoli di trattenere l umidità; - Incide sul movimento delle acque; - Causa la formazione di croste superficiali, che può creare seri problemi alla nascita delle piantine, in particolare per i suoli a basso contenuto di sostanza organica; - Può causare nella pianta deficienze di fosforo, ferro, e alcuni micronutrienti. La conoscenza della profondità a cui sono posti gli orizzonti ricchi di carbonato, quindi, può risultare di grande aiuto nella pianificazione delle colture. <0,5% non calcareo 0,5-1,0% molto scarsamente calcareo 1,0-5 % scarsamente calcareo 5-10 % moderatamente calcareo 55

56 10-25 % molto calcareo % fortemente calcareo >40 % estremamente calcareo Unità di misura Riferimenti Bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. FAO Soils bulletin 55 (1985). Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 56

57 Scheda n.11 Indicatore Capacità d'acqua disponibile stimata Codice Indicatore 11 Descrizione Classi di valori Unità di misura Riferimenti Bibliografici E la quantità d acqua che un suolo è in grado di trattenere fino alla profondità di 1 m e dipende dalla granulometria e dalla struttura del terreno. Essa risulta essere facilmente utilizzabile dall apparato radicale. Mm q<50 mm - molto bassa 50 mm<q<100 mm - bassa 100 mm<q<150 mm - moderata 150 mm<q<200 mm - elevata q>200 mm - molto elevata Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. 57

58 Scheda n.12 Indicatore Salinità Codice Indicatore 12 Descrizione La salinità è una caratteristica importante del terreno ed è di complessa analisi. In generale, la salinità è dovuta alla presenza di sali solubili come carbonato di sodio, carbonato di magnesio, cloruro di sodio, solfato di calcio, solfato di sodio, cloruro di calcio, ecc. Essa può derivare direttamente dalle rocce, a seguito di reazioni che ne favoriscono la liberazione, o essere trasportata da acqua o aria. Salinità elevata si riscontra nei terreni di origine marina, in quelli costieri interessati da inondazioni, in quelli di bassopiani alluvionali che ricevono le acque di zone sovrastanti ricche di sali o in quelli irrigati con acque salse. La coltivazione e la correzione di questi terreni coinvolge un ampio complesso di scelte agronomiche che vanno dall individuazione delle specie più adatte, all esecuzione di interventi correttivi ed appropriate concimazioni, fino alla realizzazione di una efficiente rete di scolo ed al razionale uso delle acque irrigue. Mentre in passato la misura della salinità di un terreno si basava sulla misura del contenuto totale di sali solubili, oggi si preferisce fare riferimento alla pressione osmotica determinata dagli stessi (una pressione osmotica elevata impedisce, infatti, l assorbimento idrico da parte delle radici). Per ovviare all imprecisione insita nella semplice determinazione della % di Sali nel terreno e date le difficoltà di determinare direttamente la pressione osmotica, si preferisce ricorrere alla determinazione della conduttività elettrica dell estratto saturo di terreno (Ec e ), 3,6*10 4 *Ec e e è espresso in ms*cm -1 ). La risposta delle colture a differenti livelli di salinità, elaborata dal U.S.Salinity Lab.Riverside è riportata nella seguente tabella (i valori di Ec e sono espressi in ms*cm -1 ): 0 Effetto della salinità trascurabile 2 La produzione delle colture più sensibili può essere ridotta 4 La produzione di molte colture è ridotta 8 Solo le piante tolleranti producono in modo soddisfacente 16 Solo poche piante molto tolleranti producono in maniera soddisfacente Un aspetto importante da tenere in considerazione è anche la conoscenza delle specie chimiche che determinano la salinità: di particolare importanza è la presenza di Sodio, per il quale è stato 58

59 concepito l indice ESP (Exchangeable Sodium Percentage), che è la percentuale di sodio scambiabile. Esso è pari al rapporto percentuale tra sodio scambiabile e capacità di scambio cationica. Valgono quindi le seguenti relazioni, elaborate dal U.S.Salinity Lab.Riverside: Terreni Ec e (ms*cm -1 ) ESP (%) ph Salini (saline soils) >4 <15 <8,5 Salini alcalini (salinesodic >4 >15 <8,5 soils) Alcalini non salini (sodic soils) <4 >15 >8,5 I terreni salini sono pertanto caratterizzati dall elevata pressione osmotica della soluzione circolante e, quindi, dallo sviluppo stentato di alcune colture che, soprattutto nei periodi siccitosi, possono incorrere in fenomeni di devitalizzazione. L eccesso di Sali può causare aumento della pressione osmotica della soluzione circolante, squilibrio nutrizionale, tossicità di alcuni ioni (soprattutto cloro, boro e sodio). Nei terreni alcalini non salini (sodici), il problema principale è rappresentato dal sodio, dannoso perché tossico e quindi in grado di interferire con l assorbimento di altri ioni e di deteriorare la struttura del terreno. I terreni alcalini - salini, molto più comuni sia dei terreni salini che di quelli alcalini, presentano resa ridotta. Gli effetti negativi della salinità del suolo sulla crescita delle piante dipende dalla fase di crescita in cui si trova la pianta e il grado di tolleranza è molto variabile. Alcune piante, come orzo, grano e granturco sono particolarmente sensibili all effetto osmotico durante la germinazione e molto meno nelle altre fasi (USDA 1954). D altra parte i danni legati alla salinità sono aggravate da condizioni calde e asciutte e possono essere meno severe in condizioni umide e fresche. In ogni caso, i valori di accettabilità sono solo orientativi e non devono essere considerati valori fissi. Classi di valori non salino leggermente salino moderatamente salino salino molto salino Unità di misura Riferimenti Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1:

60 Bibliografici elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 60

61 Scheda n. 13 Indicatore Sostanza organica Codice Indicatore 13 Descrizione La presenza di sostanza organica in un terreno è rilevante, in quanto in grado di influenzare funzioni vitali per le piante, tra cui la nutrizione, lo stimolo all accrescimento radicale e all assorbimento degli elementi nutrivi. Nel terreno agrario è sempre presente una certa quantità di sostanza organica, in diverse forme: humus, prodotti di decomposizione, residui organici a diverso grado di alterazione. L humus è un prodotto chimico di natura complessa, a composizione incostante, formato da composti ad elevato peso molecolare (contiene circa il 50-55% di C, circa il 5% di N, circa lo 0,5% di P). Deriva dalla condensazione dei composti intermedi originati dalla decomposizione dei residui organici ed è dotato di buona stabilità all attacco microbico. I prodotti intermedi della decomposizione di spoglie animali e vegetali, noti anche come humus labile, sono rappresentati da proteine, amminoacidi, carboidrati, alcoli aromatici, grassi, vitamine, ecc. essi possono evolversi verso la mineralizzazione o servire ai microorganismi per la sintesi dei composti umici. Nel caso di mineralizzazione, si ha l immediata messa a disposizione dei principi nutritivi in essi contenuti. I residui organici ancora indecomposti, di origine animale o vegetale, verranno più o meno rapidamente attaccati da microrganismi e seguiranno un certo tipo di evoluzione in funzione della loro natura e dell ecosistema in cui verranno a trovarsi. La sostanza organica può avere anche origini esterne (letamazioni, uso di fertilizzanti organici). Una modesta frazione di sostanza organica è solubile e rappresenta la frazione più attiva. La classificazione dei terreni in base al contenuto in sostanza organica non è rigida. In letteratura esistono diverse classificazioni. Quella presa a riferimento è la classificazione tratta dalla Carta dei suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. La classificazione riportata in tabella non è rigida, in quanto dipende anche dalla tessitura. Una classificazione più corretta è la seguente (Giardini): 61

62 argilla (%) Humus (%) < 10 1,5-2, ,0-2,5 >30 2,5-3,0 Limiti di una buona dotazione in humus in funzione del contenuto in argilla del terreno. La presenza di sostanza organica nel terreno influenza notevolmente la fertilità. In generale, la fertilità è considerata una delle caratteristiche cambiabili dei terreni. Tuttavia, a volte, essa può essere un problema permanente se il suolo non è in grado di raggiungere un adeguato livello di nutrienti. La fertilità del suolo è quindi influenzata anche da altri fattori, come le caratteristiche del profilo del suolo, la tessitura, la litologia, la salinità, le condizioni di erosione e drenaggio. Condizioni associate a bassa fertilità sono basso contenuto di sostanza organica, basso contenuto di elementi minerali essenziali o reazione altamente alcalina. Classi di valori Esistono varie classificazioni. Quella presa a riferimento in questo studio è quella fornita dall ARSSA terreni poveri (SO<1,5%) mediamente dotati (1,5%<SO<3%) ben dotati (3%<SO<5%) ricchi (5%<SO<10%) umiferi (10%<SO<20%) organici o torbosi (SO>20%) Unità di misura % Riferimenti Bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 62

63 Scheda n.14 Indicatore Riserva facilmente utilizzabile (RFU) Codice Indicatore 14 Descrizione Per riserva facilmente utilizzabile si intende la frazione della riserva idrica del suolo data dalla differenza tra acqua alla capacità di campo ed acqua al punto di appassimento. Tale quantità è data dalla differenza tra capacità di campo e punto di avvizzimento. Per capacità di campo, anche detta capacità di ritenzione idrica del terreno, si intende la quantità d acqua che rimane nel terreno dopo che l acqua in eccesso è stata sottratta per opera della forza di gravità. Quando un terreno è a capacità di campo, c è una quantità sufficiente d aria nei pori e di acqua disponibile per il fabbisogno della pianta. La quantità d acqua accumulabile può essere determinata mediante procedure di laboratorio ed è espressa, in generale, in millimetri d acqua per centimetri di profondità del terreno. Quando un terreno ha raggiunto la capacità di campo, l acqua viene eliminata attraverso evapotraspirazione o percolazione profonda. Mano a mano che queste forze eliminano l acqua dal terreno, diminuiscono le risorse idriche a disposizione della pianta: per ciascun tipo di terreno, c è un punto in cui l acqua non è più disponibile per la pianta: è il punto di avvizzimento permanente. Il punto di avvizzimento permanente di un terreno varia al variare della granulometria e della struttura del terreno stesso. Esso può essere calcolato in laboratorio, sottoponendo un campione di terreno a una tensione di -15 atmosfere: cioè alla tensione approssimativa alla quale la pianta avvizzisce in modo irreversibile a causa di stress da umidità, e viene espresso come profondità dell acqua per unità di profondità del terreno (millimetri d acqua per centimetri di profondità del terreno). La riserva idrica utile del suolo cambia col tipo di terreno, con la possibilità di approfondimento degli apparati radicali e con l umidità del suolo. La riserva idrica, infatti, è più fortemente trattenuta quando è in via di esaurimento ed al terreno ne è rimasta una quantità modesta, per cui la coltura mette in atto alcuni accorgimenti che le permettono di consumare meno acqua, quali la chiusura degli stomi, la riduzione dell accrescimento epigeico, ecc. ma che si riflettono negativamente anche sulla sua capacità produttiva. Sotto il profilo agronomico, il momento ottimale per l intervento irriguo coincide col momento in cui il potenziale matriciale sta per raggiungere il limite critico, generalmente coincidente con il punto di avvizzimento, e la coltura sta per esaurire la RFU (Giardini, 200 ). 63

64 E noto che l assorbimento più consistente avviene di norma nei primi cm di terreno, quando però le colture esauriscono le riserve idriche più superficiali, nel caso di piante adulte e laddove non esistono difficoltà di approfondimento delle radici, possono rifornirsi nella zona sottostante per cui appare opportuno stimare la RFU ad una profondità di cm. Classi di valori 0 < RFU < < RFU < < RFU < 150 RFU > 150 Unità di misura Riferimenti Bibliografici mm Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 64

65 Scheda n. 15 Indicatore Porosità totale Codice Indicatore 15 Descrizione Per porosità si intende la frazione, o percentuale, dell unità di volume apparente di terreno non occupato da materiale solido. La porosità del terreno si può esprimere come segue: in cui Va è il volume apparente del terreno o volume totale dello stesso con quel determinato assetto strutturale; Vr è il volume reale del terreno o volume della parte solida. In altri termini, natura e grado di aggregazione delle particelle di suolo costituiscono la struttura del suolo e il termine porosità si riferisce agli spazi vuoti tra questi aggregati. Una buona porosità è in genere associata ad aggregati stabili e suoli produttivi. Elevati valori di massa di suolo secco invece possono inibire la penetrazione delle radici ed impedire il drenaggio. Classi di valori < 25% 25< < 50% 50< < 75% > 75% Unità di misura Riferimenti Bibliografici Carta dei Suoli della Regione Calabria in scala 1: elaborata dall ARSSA. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 65

66 Scheda n. 16 Indicatore Capacità di scambio cationico Codice Indicatore 16 Descrizione Per soluzione circolante si intende la fase liquida del terreno, formata dall acqua e dalle sostanze in essa disciolte. Essa è molto importante in quanto garantisce l apporto di sostanze nutritive, insieme all acqua, alle piante. Composizione e concentrazione sono gli elementi caratterizzanti della soluzione circolante: generalmente il complesso dei composti disciolti assume una concentrazione dello 0,5-0,8%. Gli elementi che influenzano composizione e concentrazione sono, ad esempio, piogge, irrigazione, temperatura, concimazioni, lavorazioni. La soluzione circolante, tuttavia, non subisce variazione sostanziali nelle sue caratteristiche grazie alla capacità di scambio ionico del terreno. Lo scambio ionico è un fenomeno che avviene continuamente tra fase solida e liquida del terreno in quanto sia i cationi che gli anioni tendono a riequilibrare eventuali alterazioni tra le fasi solida e liquida attraverso i processi di adsorbimento (passaggio dalla fase liquida a quella solida) e desorbimento (passaggio dalla fase solida a quella liquida). La capacità del terreno di fissare determinati ioni, impedendo il crearsi di eccessi di salinità ed il dilavamento, prende il nome di potere adsorbente. Tale funzione consente di fissare o rendere disponibili riserve alimentari per le piante. Il potere adsorbente è legato alla presenza di colloidi organici e minerali nel terreno: i primi sono rappresentati dall humus, i secondi dalle argille. Per entrambe si parla di Capacità di scambio cationico che si esplica con legami di vario tipo, è maggiore nella frazione organica che in quella minerale, e varia nel terreno in base a molti fattori, quali il tipo di catione scambiabile, il ph della soluzione, ecc. (Giardini, 2004). Classi di valori ridotta <6 medio-ridotta 6-12 media elevata molto elevata >32 Unità di misura Riferimenti Bibliografici meq/100 g Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 66

67 Scheda n. 17 Indicatore Azoto Codice Indicatore 17 Sottotema Tema Dimensione Descrizione A.1.2 Caratteristiche fisico-chimiche del suolo A.1 Aspetti agrari ed agronomici A. Ambientale L Azoto è secondo solo all acqua per importanza nello sviluppo di colture irrigue. L Azoto si trova nel terreno sotto forma di azoto nitrico, ammonico e organico. La forma organica è in genere quella prevalente. Terreni ricchi di azoto sono caratterizzati da vegetazione a tinta verde scura e con abbondante ramaglia (Pantanelli,1962). L apporto di azoto nel terreno deriva dall uso di concimi chimici azotati, dall uso di fertilizzanti organici, da fissazione dell azoto atmosferico da parte di microrganismi, da acque meteoriche e pulviscolo atmosferico, per sedimentazione di particelle terrose trasportate dall aria o dall acqua a seguito di fenomeni erosivi. Le sottrazioni sono invece dovute alle colture che forniscono una produzione asportata dal campo, al dilavamento da parte dell acqua di percolazione e di scorrimento superficiale, all erosione, da reazioni di vario tipo che portano alla formazione di azoto gassoso dai nitriti, a perdite per denitrificazione biologica, a volatilizzazione dell ammoniaca gassosa, al fuoco, allorchè si ricorre alla bruciatura di stoppie o altri residui colturali. In generale, l entità delle perdite dipende da vari fattori, tra cui il tipo di terreno, l entità e distribuzione delle precipitazioni, l evapotraspirazione, il tipo di irrigazione e di concimazione praticate (Giardini, 2004). Classi di valori terreni poveri (<1%0 di N) mediamente dotati (1-1,5 %0 di N) ben dotati (1,5-2,2 %0 di N) ricchi (2,2-5 %0 di N) eccessivamente dotati (>5%0 di N) Unità di misura % Riferimenti Bibliografici Pantanelli, E. (1962). Agronomia generale. Edizioni Agricole Bologna. Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e 67

68 Aziendale. Pàtron Editore. 68

69 Scheda n. 18 Indicatore Potassio scambiabile Codice Indicatore 18 Descrizione Classi di valori Unità di misura Riferimenti Bibliografici Il Potassio dei terreni naturali deriva da silicati o da concimi minerali e organici. La frazione minerale è prevalente e si trova in quattro forme: K reticolare, che costituisce i reticoli cristallini dei minerali di partenza, K legato fissato, K scambiabile, K in soluzione. La possibile coesistenza di tutte le suddette forme fa si che l analisi chimica relativa al contenuto totale di K nel terreno assuma scarso significato pratico. Informazioni di maggior interesse sulla disponibilità potassica del terreno sono quelle fornite dall analisi del K 2 O assimilabile (solubile+scambiabile), anche se la variabile capacità delle specie coltivate di usare potassio e l interazione del K con altri elementi nutritivi rende il metodo non completamente soddisfacente dal punto di vista agronomico. Per la classificazione dei terreni, si può accettare la classificazione che fa riferimento al contenuto in potassio scambiabile espresso in K 2 O. (Giardini, 2004). Ppm terreni poveri (<80 ppm) mediamente dotati ( ppm) ben dotati ( ppm) ricchi (>250 ppm) Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 69

70 Scheda n.19 Indicatore Fosforo totale e Fosforo assimilabile Codice Indicatore 19 e 20 Descrizione Il fosforo si trova nel terreno in forma di fosfati minerali e in composti organici provenienti dalla decomposizione di residui animali e vegetali. Esso viene asportato dal terreno con i prodotti agrari, per dilavamento, per eventuale erosione. Il fosforo si trova nel terreno in varie forma: solubile, che è contenuta sotto forma anionica nella soluzione circolante ed immediatamente assorbibile dalle piante, scambiabile, che può entrare in soluzione più o meno prontamente in base a fattori ambientali e quantità di fosforo presente, precipitato, non disponibile per le piante a meno che non entri in soluzione, inerte, costituito da composti fosfatici cristallini appartenenti alla roccia madre. Una parte molto variabile di fosforo è presente nel terreno sotto forma organica, presente in residui vegetali, humus e biomassa microbica. Tra le varie forme di P esiste un equilibrio dinamico: classificazioni orientative per i terreni sono riferite alle quantità di fosforo totale e a quello assimilabile. Dalla presenza di fosforo nel terreno dipende la fertilità chimica dello stesso. Classi di valori Dotazione P Totale (% 0) P assimilabile (ppm) Risposta colturale 1 2 Ridotta <1 <5 <10 Certa Medio-ridotta 1-1, Probabile Unità di misura % Media 1, Specie med.esig. Elevata 2-2, Specie esigenti Molto elevata >2,5 >25 >40 Poco probabile Tabella 3.4 Classificazioni orientative della dotazione fosfatica totale e assimilabile dei terreni espressa in P. La colonna 1 del fosforo assimilabile si riferisce al metodo Olsen e vale per terreni con ph>7, la colonna 2 si riferisce al metodo Bray-Kurtz e vale per ph<7. (Tratto da Agronomia Generale, L. Giardini, 2004). Riferimenti Bibliografici Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 70

71 Scheda n. 20 Indicatore Codice Indicatore Descrizione Uso del suolo 21 Una delle prime verifiche da effettuare per poter praticare l agricoltura irrigua è quella della compatibilità rispetto all uso del suolo. Per uso del suolo si intendono le attività principali che sono svolte sul territorio. E particolarmente importante tale valutazione, oltre che per individuare eventuali usi incompatibili con l agricoltura irrigua, anche per valutare il valore potenziale della vegetazione attuale e quindi l eventuale convenienza a continuare la pratica delle colture attuali. Classi di valori Unità di misura Riferimenti bibliografici Elaborazione propria. 71

72 Scheda n. 21 Indicatore Coerenza delle colture con la vocazione agraria comunale Codice Indicatore 22 Descrizione Classi di valori Unità di misura Riferimenti bibliografici La valutazione della coerenza delle colture con la vocazione agraria del territorio è molto rilevante ai fini della valutazione della sostenibilità. In molti casi è possibile introdurre colture diverse da quelle abitualmente praticate in una certa area ma a costi spesso elevati. Tale discorso diventa ancora più delicato quando si interviene in territori in cui sono riconosciuti distretti di qualità. Nel presente studio, tale valutazione è stata effettuata confrontando la coltura praticata in una certa area con la carta della vocazione agraria, basata sull analisi dei Valori Agricoli Medi pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. Ciascuna regione pubblica, infatti, annualmente, i Valori agricoli Medi, ossia una valutazione delle principali tipologie di colture diffuse nella Regione, riferendosi ad alcune aree omogenee per caratteristiche pedologiche e produttive (ad esempio: nell area 1 la produzione di castagneto da frutto vale x, di oliveto vale y, di vigneto vale xx, ecc.). Assumendo che, per ciascuna area, la vocazione colturale coincida con la coltura caratterizzata dal Valore Agricolo Medio più elevato, si può realizzare agevolmente una carta della vocazione agraria territoriale. Confrontando tali indicazioni con la produzione aziendale, si può valutare la coerenza. 0: nessuna coerenza 1: colture compatibili con la vocazione territoriale 2: colture coerenti con la vocazione territoriale Adimensionale BURC 24/4/08 n.17 72

73 Scheda n. 22 Indicatore Periodo irriguo Codice Indicatore 23 Descrizione Classi di valori Per durata della stagione irrigua si intende il periodo di tempo che va dall inizio della prima adacquata alla fine dell ultima. 1 < d < 3 3 < d < 6 6 < d < 9 9 < d < 12 Unità di misura Riferimenti bibliografici Mesi Elaborazione propria. 73

74 Scheda n. 23 Indicatore Numero di interventi irrigui stagionali Codice Indicatore 24 Descrizione E il numero di volte in cui viene praticata l irrigazione di una certa coltura durante una stagione. Classi di valori 5 nessun intervento 4 tra 1 e 5 stagionali 3 tra 5 e 10 stagionali 2 tra 10 e 20 stagionali 1 più di 20 stagionali o giornaliera Unità di misura Riferimenti bibliografici Adimensionale Elaborazione propria. 74

75 Scheda n. 24 Indicatore Metodi di irrigazione Codice Indicatore 25 Descrizione Per metodi irrigui si intendono le modalità con cui l acqua irrigua viene somministrata alle colture. La scelta del metodo irriguo è influenzata da una serie di fattori, tra cui gli obiettivi che si propone l intervento agronomico. Una prima classificazione distingue in metodi irrigui "gravitazionali" e quelli "in pressione": al primo gruppo appartengono i metodi tradizionali quali la sommersione, lo scorrimento, l'infiltrazione laterale e la subirrigazione freatica, al secondo appartengono invece l'aspersione, la microirrigazione e la subirrigazione capillare e richiedono appositi impianti tecnologicamente attrezzati. Nello specifico, i principali metodi irrigui sono i seguenti: Irrigazione per scorrimento: un velo liquido scorre su tutta la superficie del terreno durante le adacquate. L acqua è dunque soggetta ad un moto orizzontale, parallelo al suolo, e ad uno verticale di infiltrazione. Le sistemazioni irrigue richiedono pendenze abbastanza accentuate. Il livello di efficienza si aggira mediamente intorno al 60%. Richiede infatti notevoli portate e una sistemazione di superficie generalmente molto costosa e accurata che dovrebbe consentire, tenuto conto del corpo d'acqua disponibile, della permeabilità e della pendenza del terreno, l'assorbimento uniforme dell'apporto irriguo in tutta la superficie irrigata. Il metodo, soprattutto nelle sistemazioni tradizionali, ha una bassa efficienza irrigua ma consente modeste spese per la distribuzione dell'acqua. Irrigazione per sommersione: il terreno viene ricoperto da una lamina d acqua di diverso spessore e per una durata variabile (sommersione permanente o temporanea). L acqua penetra nel terreno con movimento verticale. E tipicamente usato nelle risaie, richiede terreni non molto permeabili, superfici pianeggianti o livellabili per scomparti, sistemazioni e manutenzioni spesso onerose e corpi d'acqua consistenti. Il livello di efficienza si aggira mediamente intorno al 25%. La sistemazione più comune prevede la divisione degli appezzamenti in comparti, possibilmente regolari ben livellati, a superficie orizzontale, separati gli uni dagli altri da 75

76 argini in terra a sezione trapezoidale. L'ampiezza dei comparti varia da poche migliaia di m 2 a qualche ettaro, in relazione all'inclinazione ed alla configurazione naturale del terreno, al grado di permeabilità, alla disponibilità idrica, alla ventosità. L'acqua, fornita in dispensa continua per tutta la durata della stagione irrigua (aprile - settembre), arriva al comparto direttamente dall'adacquatrice nella sistemazione a comparti indipendenti, oppure, tramite bocchette d'immissione, passa in successione alla serie di comparti componenti l'appezzamento nelle sistemazioni a comparti dipendenti. Infiltrazione laterale: l acqua viene immessa in solchi di appropriate dimensioni e fittezza e arriva alle radici delle piante sia con movimento verticale che laterale di infiltrazione e capillarità attraverso le pareti dei solchi stessi. La sistemazione richiesta è molto spesso di tipo temporaneo e consiste nella formazione di solchi e canaletti fra le file delle piante. A volte questo sistema viene utilizzato su terreni permeabili impiegando elevate quantità di acqua e con forti perdite anche in fondo ai solchi. Microirrigazione e a goccia: nota anche come irrigazione localizzata a micro portata di erogazione, è una delle più recenti tecniche irrigue. Essa permetta l arrivo di acqua mediante ugelli distributori, inseriti in tubazioni installate sulla superficie del suolo parallelamente alle file delle piante da irrigare o poste ad una certa altezza da terra. Nel caso della microirrigazione a goccia l acqua viene trasportata in tubi a pressione molto bassa da cui esce attraverso gocciolatori a portata molto modesta che continuano ad erogare acqua per tempi piuttosto lunghi. I vantaggi di questo metodo di irrigazione, sviluppato in paesi con modeste disponibilità idriche come Israele e California, sono numerosi, in quanto sono notevolmente ridotte le perdite per evaporazione, i fenomeni erosivi e di costipamento, l intervento può essere completamente automatizzato, con una netta riduzione dei costi di manodopera, e comporta un consumo di energia modesto rispetto ai metodi per aspersione. Gli inconvenienti maggiori riguardano la possibile occlusione dei gocciolatori, l ingombro rappresentato dai tubi, la mancanza di uniformità nella bagnatura del terreno, scarsa adattabilità all irrigazione turnata per i lunghi periodi di 76

77 adacquamento. Esiste anche una via di mezzo tra l irrigazione a goccia e quella a pioggia, che comprende l uso di piccoli spruzzatori al posto dei gocciolatori. Il livello di efficienza si aggira mediamente intorno al 90%. Subirrigazione o irrigazione ipogea: essa può essere realizzata per subirrigazione freatica o per distribuzione localizzata attraverso tubi sotterranei. La prima consiste nell innalzamento della falda fino alla zona degli apparati radicali. E un sistema poco costoso ma necessita di condizioni geologiche favorevoli: falda non troppo profonda, strato impermeabile a moderata profondità, terreno permeabile e quasi pianeggiante in superficie. La Subirrigazione per distribuzione localizzata attraverso tubi sotterranei senza innalzamento della falda può essere realizzata con semplici tubi forati o con particolari tubazioni elastiche a bassa pressione e munite di fessure opportunamente studiate (subirrigazione capillare). E un metodo non molto usato in quanto, sebbene sia completamente automatizzabile, non intralci le operazioni eseguite in superficie e non comporti perdite di acqua per evaporazione, presenta un elevato costo d impianto, intralcia le arature e può comportare elevate perdite d acqua per percolazione profonda se i tubi non vengono sistemati molto vicini alla superficie. Di recente sono stati ottenuti risultati interessanti per colture di pregio in serra con l uso di appositi tubi in plastica e distribuzione graduale di acqua. Irrigazione per aspersione o a pioggia: l acqua arriva sul campo mediante apposite apparecchiature che simulano la pioggia naturale. Tale metodo di irrigazione si presta bene per quelle aziende che attuano un irrigazione saltuaria (di soccorso), si presta bene ad essere impiegato in terreni declivi, accidentati o non livellati, permette un notevole risparmio d acqua soprattutto nei terreni sabbiosi e argillosi crepacciati, dovuto al trasporto di acqua entro tubi anziché in canali a cielo aperto. E caratterizzato da maggior precisione nell'erogazione dell'acqua, riduzione della manodopera, economia dei consumi d'acqua per ettaro in quanto riduce le perdite (per evaporazione e assorbimento) della rete, mantiene la permeabilità del terreno e quindi l acqua penetra meglio, riduce la quantità d'acqua necessaria a parità 77

78 di superficie irrigata. Si presta bene per attuare la fertirrigazione. L uniformità di distribuzione dipende dallo schema di posizionamento degli irrigatori, dalla loro distanza, dalle caratteristiche dell irrigatore, dal tipo di vegetazione, dalla pendenza del terreno e dalla velocità del vento. Il livello di efficienza si aggira mediamente intorno al 70-80%. I valori di efficienza dei vari metodi irrigui sono solo orientativi, perché fortemente dipendenti oltre che dalla specifica tipologia adottata, anche dalla razionalità del suo impiego in rapporto al terreno, alla pianta e al clima durante l adacquata. Esistono inoltre molti altri vincoli importanti che condizionano fortemente la scelta del tipo di metodo (disponibilità di capitali, fabbisogno in manodopera, esigenze di gestione aziendale, ecc.). Classi di valori 1 per sommersione 2 per scorrimento 3 infiltrazione laterale 4 per subirrigazione 5 per aspersione (o a pioggia) 6 microirrigazione e a goccia Unità di misura Riferimenti bibliografici Adimensionale Giardini, L. (2004). Agronomia Generale Ambientale e Aziendale. Pàtron Editore. 78

79 Scheda n. 25 Indicatore Fabbisogno unitario (m 3 /ha)/fabb.colturale medio (m 3 /ha) Codice Indicatore 26 Descrizione Classi di valori Unità di misura Riferimenti bibliografici La stima dei fabbisogni irrigui è piuttosto complessa, giacché dipende da numerosi fattori variabili nel tempo e nello spazio. I principali fattori da considerare sono i seguenti: - L uso del suolo e i fattori climatici, che determinano il fabbisogno idrico, ossia l apporto idrico necessario per garantire che la crescita delle colture non sia limitata da carenze idriche; - Le caratteristiche del suolo ed il regime delle precipitazioni, che determinano in che misura gli apporti naturali sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno idrico delle colture; - Le caratteristiche strutturali del sistema irriguo, che influenzano notevolmente l efficienza complessiva del sistema; - Le caratteristiche gestionali del sistema irriguo, compresi i sistemi per la gestione ed il controllo delle infrastrutture irrigue, che determinano l efficienza effettiva del sistema e quindi il fabbisogno irriguo complessivo. La stima dei fabbisogni irrigui coinvolge, quindi, molti aspetti idrologici, idraulici e gestionali e si presta ad essere affrontata seguendo schematizzazioni con livelli di complessità anche molto diversi, a seconda degli obiettivi e della scala spaziale e temporale a cui si opera (Pereira, 2004). Nello specifico, questo indicatore ha lo scopo di effettuare un raffronto tra i fabbisogni irrigui unitari, valutati a livello aziendale in base alle colture praticate, e quelli medi riferiti alle stesse colture, derivabili da letteratura. Valore da assegnare Fabbisogno unitario (m 3 /ha)/fabb.colturale medio (m 3 /ha) 1 maggiore di minore di 1 Adimensionale Pereira, L. S. (2004). Trends for Irrigated Agriculture in the Mediterranean Region: Coping Whit h Water Scarcity. 79

80 European Water 7/8,

81 Scheda n. 26 Indicatore Fabbisogno totale dell'appezzamento nel periodo irriguo (m 3 )/Fabb.tot.unità irrigua (m 3 ) Codice Indicatore 27 Descrizione Tale indicatore si valuta a scala aziendale. Esso ha lo scopo di effettuare un raffronto tra il fabbisogno totale dell appezzamento nel periodo irriguo ed il fabbisogno totale dell unità irrigua in cui ricade l appezzamento. Per la valutazione del fabbisogno totale dell unità irrigua si è fatto riferimento ai valori pubblicati dall ARSSA. Classi di valori R = fabbisogno totale app.(m 3 ) / fabb.u.p.i.(m 3 ) valore R<0,25 1 0,25<R<0,50 2 0,50<R<0,75 3 R>0,75 4 Unità di misura Riferimenti bibliografici Adimensionale ARSSA, (2008). I fabbisogni irrigui della Regione Calabria. Regione Calabria. 81

82 Scheda n. 27 Indicatore Qualità delle acque di irrigazione Codice Indicatore Da 28 a 39 Descrizione La valutazione della qualità delle acque è molto rilevante ai fini irrigui ma è anche molto complessa. La presenza nell acqua di materiali disciolti o in sospensione rende indispensabile l adozione di sistemi di filtraggio, specialmente nel caso in cui si utilizzino impianti a micro portata. In presenza di forti contenuti di sospensioni organiche colloidali è bene evitare gli impianti a goccia ed optare per quelli a spruzzo o per aspersione. Nel caso di acque salmastre sarebbe anzitutto utile mescolarle ad acque pulite se disponibili anche in piccole quantità, ed evitare nel modo più assoluto di effettuare l aspersione sopra chioma per gli effetti caustici sulle foglie che il sale può provocare. Di seguito saranno analizzate le principali caratteristiche qualitative delle acque. Salinità Salinità bassa (Ec w <0,7) media (0,7<Ec w <3,0) elevata (Ec w >3,0) Una delle principali caratteristiche delle acque di irrigazione è la salinità, sia per il ruolo sostenuto dalle sostanze saline, sia perché il contenuto dei Sali tende ad aumentare proprio laddove l irrigazione risulta più necessaria. I Sali più frequenti nelle acque irrigue sono: cloruro di sodio, solfato di calcio, solfato di magnesio, solfato di sodio, bicarbonato di calcio. La salinità può essere valutata sia in termini di contenuto salino (TDS: total dissolved solids), noto anche come residuo fisso a 180 C, sia in termini di conducibilità elettrica specifica (ECw), indicativa della pressione osmotica esercitata dai Sali. La conducibilità elettrica specifica costituisce un metodo semplice e veloce di valutazione del contenuto salino di un acqua e per questo è spesso preferita alla determinazione del parametro TDS. La correlazione tra questi parametri è la seguente (Asano et al., 2007): EC w < 5 ds/m TDS [mg/l] EC w [ds/m] * 640 EC w > 5 ds/m TDS [mg/l] EC w [ds/m] * 800 Si sottolinea come, dal punto di vista dell uso irriguo sia sconsigliato l utilizzo di acque con contenuto salino sia elevato che modesto: salinità troppo basse (ECw<0,5 ds/m) 82

83 determinano, infatti, un dilavamento dei suoli (Berbenni et al., 2007). La misura della conducibilità elettrica specifica tuttavia non fornisce indicazioni rispetto alla qualità dei Sali che possono influenzare i fenomeni di adsorbimento e desorbimento colloidale, sostenendo tra l altro un ruolo determinante nel processo di dispersione dell argilla e quindi nel condizionamento della struttura del terreno (Giardini, 2004). Si preferisce pertanto utilizzare l indice SAR (Sodium Adsorption Ratio), rapporto tra ioni monovalenti e bivalenti presenti nell acqua di irrigazione: In cui le concentrazioni ioniche sono espresse in milliequivalenti per litro (meq/l). Esistono in letteratura diverse formule di correzione per il calcolo del SAR, in funzione del tipo di terreni e del tipo di acque di irrigazione. Per ulteriori dettagli si rimanda alla letteratura specifica. In sostanza: per una buona produttività è molto importante che, in corrispondenza dell apparato radicale, sia disponibile una adeguata quantità d acqua: problemi di infiltrazione possono infatti causare danni alle colture. Essi sono legati sia alle caratteristiche chimico- fisiche del suolo ma possono anche derivare da modifiche della chimica del suolo legate alla qualità delle acque usate per l irrigazione (Berbenni et al., 2007). In riferimento alla capacità di scambio ionico è noto che, a causa degli effetti di rigonfiamento delle argille, un importante parametro nella scienza del suolo è la quantità relativa di ione sodio Na+ (sodicità) di un acqua. L indice SAR riconduce i problemi di infiltrazione ad un eccesso di sodio rispetto al calcio e al magnesio, cationi bivalenti a comportamento simile durante lo scambio cationico. Tossicità e sovrafertilizzazione Le acque di irrigazione possono contenere ioni o composti che, accumulandosi progressivamente nei tessuti vegetali durante l irrigazione, determinano tossicità. Gli elementi generalmente più tossici per le piante sono il sodio, i cloruri e il boro. I primi due possono essere assorbiti direttamente dal fogliame in caso di irrigazione a spruzzo. La tossicità dovuta al sodio può essere valutata utilizzando l indice ESP, che consente di classificare le colture vegetali in tre categorie di tollerabilità: - ESP < 15: molto sensibili; 83

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