Fondo Monetario Internazionale e Italia

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1 Fondo Monetario Internazionale e Italia (analisi della Public Information Notice del 13/11/2003) Antonio Forte Tutti i diritti sono riservati

2 INTRODUZIONE Nell ambito della funzione di sorveglianza svolta dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) importanza rilevante assume la sorveglianza bilaterale. La sorveglianza bilaterale si esplica attraverso missioni annuali dei tecnici del FMI presso le Nazioni aderenti al FMI. Nel corso delle missioni sono raccolti dati e informazioni riguardo la politica economica del Paese esaminato e al termine della missione i tecnici inviano un report all Executive Board del FMI. L Executive Board esamina il report e pubblica, quale sintesi di tutto il lavoro svolto, la Public Information Notice (PIN). Questo breve rapporto esamina la PIN sull Italia pubblicata il 13 novembre 2003 e confronta alcune previsioni del FMI sull economia italiana con le stime del Governo italiano e con quelle dell Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). L ATTUALE SCENARIO ITALIANO Gli ultimi mesi del 2002 sono stati caratterizzati da una debole crescita e durante la prima metà del 2003 si è assistito ad una stagnazione dell economia. Negli ultimi mesi si sta registrando una graduale ripresa nelle attività economiche, ma i risultati, come nell ultima decade, rimangono al di sotto di quelli registrati dalle altre Nazioni industrializzate. Si prevede che gli ultimi mesi del 2003 e il 2004 saranno caratterizzati dal rafforzamento del trend positivo della crescita. Si stima una crescita del PIL dello 0,4% nel 2003 per poi salire fino all 1,7% nel Per l intera Area Euro e stimata una crescita dello 0,5% nel 2003 e dell 1,9% nel Permane, quindi, questo differenziale negativo di crescita dovuto principalmente a fattori strutturali. Altro grave problema per l economia italiana è legato alla perdita di competitività. L Italia, sia nell Area Euro sia al di fuori di questa, sta perdendo competitività per tre motivi. 1 Dati contenuti nella PIN sull Italia del 13/10/ Dati tratti dal World Economic Outlook (WEO) del FMI pubblicato nel settembre

3 Il primo è la presenza di un tasso d inflazione che è strutturalmente superiore a quello degli altri Paesi dell Area Euro. Con l introduzione della moneta unica una crescita dei prezzi superiore ai partner europei fa perdere competitività ai prodotti italiani. Si prevede che nel 2003 l Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) in Italia sarà cresciuto del 2,8% contro il 2,1% dell Area Euro, e nel 2004 si attesterà al 2,1% contro l 1,6% dell Area Euro 3. Il secondo motivo è il forte apprezzamento dell Euro verificatosi soprattutto negli ultimi mesi. Questo fenomeno rende molto più costosi i beni e i servizi europei e quindi anche quelli italiani, facendo perdere quote di mercato all export italiano. Il terzo motivo risiede nella natura dei prodotti di esportazione dell economia italiana. Essi sono prodotti tradizionali 4 che, soprattutto negli anni recenti, stanno subendo più di altri la concorrenza dei Paesi emergenti e in modo particolare della Cina. L Italia è caratterizzata da una bassa spesa in ricerca e sviluppo. Le autorità nazionali individuano nella piccola e media dimensione delle imprese italiane la causa di questa peculiarità. La piccola dimensione avrebbe impedito negli ultimi anni la crescita della spesa nell investimento in nuove tecnologie, rendendo la situazione ancora più critica. E da sottolineare che vi sono anche altri ostacoli quali, ad esempio, le restrizioni nel mercato del lavoro, una elevata pressione fiscale, le insufficienti infrastrutture pubbliche e gli impedimenti burocratici che possono contribuire a rendere bassa la spesa in R&S. Si sottolinea, quindi, l importanza di procedere nella riforma di questi settori per eliminare un fattore di debolezza dell economia italiana. Nonostante questo scenario poco positivo, si sono registrati progressi nel mercato del lavoro. Infatti, a partire dalla metà degli anni novanta, si è assistito ad una costante diminuzione del tasso di disoccupazione nonostante una persistente debolezza nella crescita economica. La spiegazione di questi progressi risiede nella sostanziale liberalizzazione del mercato del lavoro accompagnata dalla moderazione salariale. Questi progressi permetteranno una diminuzione del tasso di disoccupazione all 8,7% nel contro una media dell Area Euro del 9,1% 6. Tuttavia il tasso di occupazione rimane ancora inferiore alla media europea, in modo particolare nel Mezzogiorno. 3 Dati tratti dalla PIN. 4 I tecnici affermano nel loro report (scaricabile dal sito internet del FMI) che i settori di esportazione dell economia italiana sono traditional sectors. 5 Dato tratto dalla PIN. 6 Dato tratto dal WEO. 3

4 Nei prossimi mesi si prevede una ripresa della domanda interna. Questo fattore potrebbe compensare in parte gli effetti negativi della perdita di competitività delle esportazioni italiane. La domanda interna dovrebbe aumentare dell 1,2% nel 2003 e dell 1,7% nel Le motivazione di questo aumento sono rintracciabili in tre fattori: 1) la diminuzione dell inflazione (IPC +2,8% nel 2003 e +2,1% nel ) aiuterà la difesa del potere d acquisto; 2) l aumento occupazionale farà aumentare i soggetti percettori di reddito e quindi anche la domanda di beni e servizi; 3) i tagli fiscali a favore delle famiglie a basso reddito stimoleranno la possibilità di consumo di queste famiglie. PROSPETTIVE ECONOMICHE E CONSIGLI DEL FMI La proposta governativa di riforma del sistema pensionistico può rappresentare un buon passo in avanti nell ammodernamento del sistema socio-economico italiano. La riforma, se raggiungerà gli obiettivi previsti, consentirà di ridurre più facilmente e di stabilizzare il debito pubblico nelle prossime decadi. Sarebbe opportuno aumentare l età pensionistica e accelerare il passaggio al sistema contributivo per cercare di ridurre il trend della spesa pensionistica. Se non fossero attuati correttivi, il picco della spesa pensionistica si verificherà nel , arrivando al 25% del PIL. Per rilanciare la domanda interna è necessario che il Governo attui quanto prima i tagli fiscali promessi nel programma. I tagli fiscali avviati nel 2002 hanno subìto una battuta d arresto nel 2003 e lo stesso si verificherà nel Sarebbe invece opportuno rilanciare la riforma del sistema fiscale, cercando di ridurre la pressione fiscale per favorire i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese. Questi tagli fiscali, però, sarebbe auspicabile attuarli solo se si riesce a ridurre la spesa statale. L Italia è stata l unico grande Paese dell Unione Europea a rispettare il vincoli del Patto di Stabilità e Crescita. Nonostante questo risultato, è comunque possibile realizzare 7 Dati tratti dal WEO. 8 Dati tratti dalla PIN. 4

5 ulteriori progressi soprattutto per ridurre la spesa primaria (che si ridurrà solo dello 0,2% del PIL nel 2004, secondo gli obiettivi del Governo). Un aiuto nella riduzione della spesa pubblica nel lungo periodo può venire dalla riforma pensionistica. E quindi consigliabile operare simultaneamente dal lato della spesa e dal lato della pressione fiscale onde evitare difficoltà nel rispetto dei vincoli dei trattati europei. Il rispetto dei parametri stabiliti dai trattati europei (in modo particolare il rapporto deficit/pil) è stato in larga parte raggiunto con misure una tantum 9. Infatti nel 2003 senza queste misure l Italia non avrebbe rispettato il limite del 3% nel rapporto deficit/pil e il declino costante nel suddetto rapporto, al netto delle misure una tantum, si è ormai interrotto. Nel 2003 le misure una tantum, in modo particolare le vendite immobiliari e il condono fiscale, avranno un peso ragguardevole pari circa all 1,5% del PIL 10. Si auspica, quindi, l abbandono di queste misure che non rendono strutturale la diminuzione della spesa pubblica. Le autorità prevedono la fine degli effetti delle misure una tantum nel Pertanto è necessario ridurre strutturalmente la spesa dello 0,5% del PIL annuo dal 2004 al I promessi tagli fiscali potrebbero avere ricadute positive anche sull aumento della spesa in ricerca e sviluppo. In questo settore l Italia, infatti, risulta essere una delle nazioni più avanzate che meno investe in R&S. Dovrebbe quindi aumentare la spesa statale in questo settore e dovrebbe essere stimolata anche la spesa dei privati. L avvio di grandi opere infrastrutturali sembra essere una giusta strada per cercare di eliminare il gap negativo che l Italia ha rispetto agli altri Paesi industrializzati. Si dovrebbe intervenire ancora maggiormente nelle regioni del Mezzogiorno che hanno una dotazione infrastrutturale inferiore alla media nazionale. Rimangono evidenti le differenze regionali in modo particolare fra Nord e Sud. Per il Mezzogiorno si auspica una maggiore differenziazione salariale per favorire l aumento del tasso occupazionale che risulta essere molto inferiore a quello del Settentrione. In Italia, come già evidenziato, vi è un inflazione superiore rispetto ai Paesi economicamente avanzati. Per cercare di ridurre questa differenza strutturale è auspicabile una maggiore liberalizzazione nei mercati interni. La presenza di maggiore concorrenza potrà sicuramente dare risultati positivi. 9 Nella PIN il termine utilizzato è one-off meesures. 10 Dato tratto dal report dello staff del FMI. 5

6 Si dovrebbe intervenire soprattutto nel settore dell energia che non è stato ancora liberalizzato. L Italia è caratterizzata da prezzi delle materie prime superiori rispetto agli altri Paesi industrializzati e questo comporta, come conseguenza, anche un livello superiore dei prezzi dei prodotti finiti. LE CONCLUSIONI DEL FMI Le riforme del mercato del lavoro iniziate nella seconda metà degli anni novanta insieme alla moderazione salariale hanno permesso buoni risultati occupazionali anche in un periodo di debole crescita. Nonostante i progressi, il tasso di occupazione italiano rimane il più basso dell Unione Europea. Si dovrebbe, quindi, continuare nelle riforme del mercato del lavoro, si dovrebbe incrementare la differenziazione salariale regionale e cercare di far emergere l economia sommersa. I salari dovrebbero riflettere le differenze di produttività e le diverse condizioni del mercato del lavoro fra le regioni. Nonostante i progressi degli ultimi anni la pressione fiscale rimane alta (le entrate fiscali in Italia superano il 40% del PIL mentre la media UE e la media dei Paesi OCSE è al di sotto del 40% del PIL 11 ) e, negli ultimi due anni, il processo di riduzione del carico fiscale si è sostanzialmente interrotto. Si dovrebbe quindi riprendere la strada di una graduale riduzione della pressione fiscale anche per favorire la crescita della domanda interna. L obiettivo del rilancio della domanda interna può anche limitare, come già indicato, gli impatti negativi della perdita di competitività. La riforma del sistema pensionistico può rappresentare un buon punto di partenza per riavviare le riforme di cui l Italia necessita. La riforma pensionistica avrà effetti positivi nel medio-lungo periodo, rendendo più sostenibile la crescita della spesa pensionistica. Se fosse attuata la riforma presentata negli ultimi mesi dal Governo, si riuscirebbe a diminuire il picco massimo della spesa pensionistica ( previsto negli anni ) e si avrebbe uno scenario migliore della spesa pubblica. 11 Dato statistico dell OCSE riportato nella relazione dei tecnici del FMI. 6

7 E quindi auspicabile che la riforma pensionistica sia deliberata quanto prima per consentire la realizzazione dei benefici ad essa collegati in un tempo non molto lontano. I DATI A CONFRONTO In questa ultima sezione sono riportati i dati macroeconomici più importanti che caratterizzano l Italia ed è effettuato un confronto fra le previsioni del FMI, quelle del Governo italiano e alcuni dati dell OCSE. E evidente che il Governo ha una visione più ottimistica sui risultati che l economia italiana può raggiungere. Un dato positivo su cui concordano Governo, FMI e OCSE, è una più veloce crescita del PIL a partire dal Il FMI nutre dubbi sui risultati indicati dal governo riguardo deficit, debito, avanzo primario e inflazione. Crescita PIL Governo A FMI B OCSE C ,8% + 0,4% + 0,5% ,8% +1,7% + 1,6% Deficit/PIL Governo A FMI B OCSE C ,3% - 2,7% - 2,3% A Dati tratti dal Documento di Programmazione Economico-Finanziaria B Dati tratti dalla PIN del FMI. C1 Dati tratti dall Economic Outlook No. 74 dell OCSE. C2 Dati tratti dall Economic Survey of Italy 2003 dell OCSE. 7

8 Avanzo Primario Governo A FMI B OCSE C ,0% + 2,6% + 3,0% Debito/PIL Governo A FMI B OCSE C % 106,5 % / Inflazione Governo A FMI B OCSE ,4% + 2,8% / Tasso di Disoccupazione Governo A FMI B OCSE ,8 % 8,7 % / A Dati tratti dal Documento di Programmazione Economico-Finanziaria B Dati tratti dalla PIN del FMI. C2 Dati tratti dall Economic Survey of Italy 2003 dell OCSE. C3 Il dato non è riportato perché non è indicato un valore preciso nell Economic Survey of Italy. 8

9 Fonti FMI Public Information Notice pubblicata il 07/11/2003 Governo Documento di Programmazione Economico-Finanziaria presentato il 16/07/2003 OCSE Economic Survey of Italy pubblicato nel luglio 2003 Economic Outlook No. 74 pubblicato nel novembre

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