Indagine Confindustria sul Mercato del Lavoro

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1 Centro Studi Unindustria & CSC Indagine Confindustria sul Mercato del Lavoro Novembre 2013

2 SOMMARIO L Indagine Occupazione Assenze Retribuzioni 1

3 L Indagine Imprese associate al Sistema Confindustria Struttura degli organici, tempi di lavoro e retribuzioni Riferimento temporale al 2012 Riferimento territoriale al 2

4 Forme contrattuali distribuzione dipendenti Nel gli occupati a tempo indeterminato rappresentano il 95,5% dei dipendenti, in linea con il livello nazionale. Indeterminato 95,5% Determinato Apprendistato 2,7% 1,8% Inserimento 0,1% Indeterminato 94,4% Determinato Apprendistato 4,1% 1,4% Inserimento 0,2% 3

5 Tipologie contrattuali variazione 2012/2011 degli occupati Nel 2012 nel l occupazione alle dipendenze nelle aziende associate diminuisce dello 0,9% come sintesi di diversi andamenti delle tipologie contrattuali: aumentano i contratti d inserimento e di apprendistato e si riducono quelli a tempo determinato; rimane invariata la quota di lavoratori a tempo indeterminato. Tendenze simili a quelle nazionali ma più accentuate nella dinamica. 10% 5% 0% 0,0% 3,7% -0,3% 6,0% -5% -10% -15% -11,0% -20% -25% -20,0% Indeterminato Determinato Inserimento e apprendistato Indeterminato Determinato Inserimento e apprendistato 4

6 Flessibilità organizzativa distribuzione dei dipendenti Nel 2012 un lavoratore su dieci (uno su cinque nel 2011) ha un lavoro a tempo parziale, in linea con il resto del Paese. (77,8%) 84,4% 86,9% (87,7%) (21,6%) Full-time Part-time 13,7% 11,6% (11,3%) 5

7 Qualificazione della forza lavoro - occupati per titolo di studio Nel il livello di istruzione del personale è mediamente superiore al livello nazionale: l incidenza dei laureati quinquennali è considerevolmente più alta rispetto ai valori italiani. Specularmente, vi è un minor peso dei lavoratori senza la maturità. 39,7% 15,2% 2,6% 42,6% Laureati (3+2 anni) Laureati (3 anni) Maturati/diplomati Con titolo inferiore 6

8 Forme di flessibilità - utilizzo e conversioni* Nel sono più diffuse rispetto al resto d le tipologie contrattuali flessibili ad eccezione del Co.co.co. Sono, tuttavia, meno frequenti le conversioni in forme più stabili di impiego in confronto al Paese, tranne per i contratti a tempo determinato. Conversione Diffusione 3% 9% 34% 40% Collaborazioni Conversione Diffusione 4% 2% 23% 60% Somministrazione Conversione Diffusione 23% 26% 21% 26% Apprendistato Conversione Diffusione 2% 8% 44% 53% Inserimento Conversione Diffusione 17% 34% 40% 60% Tempo determinato 0,0% 10,0% 20,0% 30,0% 40,0% 50,0% 60,0% 70,0% La diffusione si riferisce alla quota di imprese che utilizza i contratti e il tasso di conversione è la percentuale di contratti flessibili che viene convertito a tempo indeterminato nel corso dell anno. 7

9 Forme di flessibilità e dimensione aziendale L utilizzo delle forme di flessibilità aumenta con la dimensione dell azienda. Il numero di conversioni in forme contrattuali stabili non è invece condizionato dalle dimensioni aziendali. 80,0% 70,0% 60,0% 50,0% 40,0% 30,0% 20,0% 10,0% 0,0% Diffusione Conversione Collaborazioni 35,0% 30,0% 25,0% 20,0% 15,0% 10,0% 5,0% 0,0% 90,0% 80,0% 70,0% 60,0% 50,0% 40,0% 30,0% 20,0% 10,0% 0,0% Diffusione Conversione Diffusione Conversione Apprendistato Tempo determinato 8

10 Cessazioni per causale: vs Nel 2012 nel il ricorso al licenziamento è meno frequente rispetto al resto d. Le cause principali di cessazione sono il mancato rinnovo a scadenza del contratto e le dimissioni del lavoratore. Le altre cause (pensionamenti, cessazioni incentivate e altro) sonodiffusenelinmisurasimilealrestodelpaese. 60% (32,4%) (38,2%) (25%) (29%) (5,9%) (11,6%) (36,7%) (21,2%) 50% 40% 30% 20% 10% 0% 50,0% 37,3% 27,4% 21,0% 21,4% 22,3% 7,7% 13,1% Scadenza Dimissioni Licenziamento Altro I numeri tra parentesi si riferiscono al

11 Cessazione per causale e tipologia contrattuale: I licenziamenti sono concentrati tra i contratti a tempo indeterminato. Nei contratti a termine le cause più ricorrenti sono il mancato rinnovo a scadenza e le dimissioni del lavoratore. Passando dal tempo determinato, all inserimento e all apprendistato aumenta il peso delle dimissioni ma si riduce quello del mancato rinnovo. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Tempo indeterminato Tempo determinato Altro* Licenziamenti Dimissioni Scadenza Inserimento Apprendistato * Altro comprende i pensionamenti, le cessazioni incentivate e altre categorie 10

12 Assenteismo (ore di assenza in % delle ore lavorabili annue) Il è più assenteista del resto d. Sono 8,1% le ore di assenza rispetto al totale delle ore lavorabili annue, contro una media nazionale del 7%. Valori più bassi rispetto al Le cause del differenziale - sono individuabili in due particolari categorie: la componente femminile degli occupati e la classe degli impiegati e degli operai che, relativamente ai propri omologhi nel resto d, si assentano di più. I numeri tra parentesi si riferiscono al 2011 Fonte: Indagine Confindustria sul Mercato del Lavoro ,0% 8,0% 7,0% 6,0% 5,0% 4,0% 3,0% 2,0% 1,0% 0,0% 16,0% 14,0% 12,0% 10,0% 8,0% 6,0% 4,0% 2,0% 0,0% 12,0% 10,0% 8,0% 6,0% 4,0% 2,0% 0,0% (9,2%) (7,3%) 8,1% 7,0% (15,1%) (11,1%) (6,5%) (5,9%) 13,5% 10,3% 6,3% 5,7% Maschi Femmine (9,9%) (8,2%) (10,4%) (6,8%) (6,0%) (4,0%) 11,0% 8,5% 8,0% 6,3% 4,9% 3,6% Quadri Impiegati Operai 11

13 Assenteismo e settore d attività: (ore di assenza in % delle ore lavorabili annue) Nel settore di servizi si rileva un maggior assenteismo rispetto all industria. Ciò è dovuto al maggiore assenteismo dei quadri e degli impiegati del terziario laziale. 9% 8% 7% 6% 5% 4% 3% 2% 1% 0% 5,6% 4,5% 3,2% Industria 7,7% 8,1% 7,7% 7,4% 6,7% Servizi Quadri Impiegati/Intermedi Operai Totale 12

14 Cause di assenza: vs (ore di assenza in % delle ore lavorabili annue) In termini di motivo delle assenze il gap negativo - è attribuibile alle malattie non professionali, ai congedi retribuiti e agli altri permessi retribuiti. Inferiori le assenze per CIG. CIG 1,7% 4,3% Ore di assemblea Altre assenze non retribuite Assenze per sciopero 0,0% 0,1% 0,6% 0,5% 0,1% 0,2% Altri permessi retribuiti 1,2% 1,8% Congedi retribuiti 1,5% 1,9% Malattie non prof. Infortuni e malettie prof. 3,5% 3,2% 0,2% 0,4%

15 Assenteismo e dimensione aziendale: (ore di assenza in % delle ore lavorabili annue) Nel il tasso di assenteismo cresce con la dimensione dell azienda. Nelle aziende con più di 100 dipendenti vengono perse quasi il doppio delle ore lavorabili rispetto alleimpreseconmenodi15addetti. 14% 12% 10% 8% 6% 4% 2% 0% Maschi Femmine Totale

16 Assenteismo in ore: vs (ore pro capite di assenza annue) Nel corso del 2012 nel un lavoratore medio è stato assente per 129,5 ore, mentre la media nazionale del numero pro-capite delle ore d assenza si attesta a 113,1 ore. La differenza, che ammonta a due giorni lavorativi per l intero campione, si allarga a 6 giorni circa per la componente femminile. Totale 113,1 129,5 (121,0) (153,9) Femm 167,4 216,6 (181,8) (254,4) Maschi 99,9 92,5 (97,2) (109,0) I numeri tra parentesi si riferiscono al

17 Straordinari: vs (ore pro capite di straordinari annue) Nel le ore di lavoro straordinario sono superiori alla media nazionale influenzata soprattutto dal contributo della componente maschile. Totale 58,5 71,9 (63,4) (66,7) Femm 28,8 34,1 (37,4) (45,4) Maschi 66,9 86,5 (75,0) (73,3) I numeri tra parentesi si riferiscono al

18 Retribuzioni (retribuzione annua lorda; in migliaia di euro) Nel il lavoro dipendente è retribuito in misura mediamente superiore rispetto al resto del Paese con differenze che variano per qualifica, dalle Euro annue per gli operai alle Euro annue per i dirigenti. Il divario è negativo per i quadri (-383). I valori sono generalmente inferiori rispetto all anno precedente. 120 (25,3) (24,6) (36,2) (34,2) (59,3) (57,8) (131,7) (122,0) ,7 25,5 35,8 34,4 57,5 57,9 126,4 120,3 Operai Imp/Intermedi Quadri Dirigenti I numeri tra parentesi si riferiscono al

19 Premi (diffusione dei premi variabili annui tra le imprese) Nel corso del 2012 il 57,8% delle imprese laziali ha distribuito premi variabili in base a parametri di presenza, partecipazione, produttività, redditività, e risultato, contro il 44,4% delle imprese operanti nel resto d. La distribuzione di premi variabili è più diffusa tra le grandi aziende. 59,5% (25,9%) 33,3% (43,4%) (47,7%) 55,6% (51,1%) 44,4% (70,3%) 78,7% I numeri tra parentesi si riferiscono al 2011 Fonte: Indagine Confindustria sul Mercato del Lavoro

20 Produttività (premi variabili annui come proxy di produttività; in migliaia di euro) Nel i premi variabili (proxy per la produttività) sono più elevati che nel resto d con differenze positive che vanno dalle 500 Euro annue per gli operai alle 800 Euroannueperidirigentie1.200periquadri (0,7) (0,8) (2,1) (1,3) (5,4) (2,9) (19,7) (8,2) ,2 0,7 2,0 1,2 3,7 2,5 9,8 9,1 Operai Imp/Intermedi Quadri Dirigenti I numeri tra parentesi si riferiscono al

21 Premi (premi variabili annui come proxy di produttività; in migliaia di euro) La distribuzione del monte premi variabili per inquadramento vede una minore incidenza della quota degli operai e dei dirigenti rispetto alla composizione nazionale. Specularmente, vi è una maggiore incidenza della categoria degli impiegati e dei quadri. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 12,3% 20,4% 14,5% 55,5% Dirigenti Quadri Imp/Intermedi Operai 17,3% 41,4% 26,8% 11,8% 20

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