INDICE. Capitolo 2 Dalle piattaforme all ambiente di apprendimento personale. Integrazione tra sfera individuale e sociale (Giovanni Bonaiuti) 59

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1 INDICE Prefazione (Antonio Calvani) 7 Introduzione (Giovanni Bonaiuti) 9 Capitolo 1 Formazione in rete tra formale e informale. Verso l e-learning 2.0 (Giovanni Bonaiuti) 13 Capitolo 2 Dalle piattaforme all ambiente di apprendimento personale. Integrazione tra sfera individuale e sociale (Giovanni Bonaiuti) 59 Capitolo 3 Dal sé alle reti: nuove pratiche di social network per la collaborazione in rete (Maria Chiara Pettenati e Maria Ranieri) 105 Capitolo 4 Scenari tecnologici: la tecnologia come integratore tra e-learning formal e informal (Antonio Calvani e Giovanni Bonaiuti) 127 Conclusioni (Giovanni Bonaiuti) 143 Schede (a cura di Antonio Fini) Blog 149 Instant Messaging 159 Podcasting 165 RSS 171 Social bookmarking e folksonomia 177 Social networking 183 Wiki 189 Glossario (a cura di Antonio Fini) 195 Bibliografia 201

2 Introduzione Dopo le grandi aspettative degli ultimi anni, attorno all e-learning si stanno addensando le prime nubi. L enfasi con cui in molti avevano presentato le potenzialità di Internet per la formazione a distanza si è di fatto concretizzata nella scelta della piattaforma e nel riduttivo acquisto di courseware preconfezionati. Anche dal punto di vista metodologico, complice l inesperienza di molti formatori, si sono per lo più impiegati modelli didattici pensati per contesti tradizionali. È stata prevalente l idea che l insegnamento in rete non fosse una cosa troppo diversa dall insegnamento in aula. Solo per fare un esempio: con la disponibilità di una qualità audio accettabile si è acriticamente fatto uso di ambienti sincroni, le cosiddette «aule virtuali», per la trasmissione pressoché integrale delle lezioni ignorando il fatto che la mediazione tecnologica richiede un attenzione del tutto diversa alla comunicazione e al modo di porsi della relazione educativa. Mentre Internet sviluppava con incredibile dinamismo nuove soluzioni e modalità operative, nell e-learning si assisteva al fenomeno inverso: la creazione di «recinti» tecnologici all interno dei quali riproporre e applicare metodi d insegnamento del tutto

3 E-learning 2.0 tradizionali. La conseguenza è stata che, accanto alla crescita dei fatturati di molti operatori, si è ben presto assistito alla diminuzione dell interesse e della soddisfazione degli utilizzatori. Recentemente, tuttavia, sono emersi alcuni segnali di inversione di tendenza, si affacciano nuove forme di e-learning che meglio si coniugano con la natura intrinsecamente sociale della rete e con la sua inesauribile dinamicità. Il libro rivolge lo sguardo verso i nuovi orizzonti che iniziano a delinearsi, sottolineando che la rete offre un inesplorata gamma di opportunità di apprendimento informale, che non possono essere ignorate dall e-learning. Alcuni passaggi cruciali a cui è legata l evoluzione dell e-learning sono ormai evidenti. Tra questi è possibile individuarne almeno due. Il primo riguarda l attrito esistente tra il mondo dell e-learning e le opportunità offerte da Internet al di fuori delle piattaforme. Internet, infatti, può diventare esso stesso ambiente di apprendimento attraverso il costituirsi di comunità di interesse che si riuniscono intorno alla definizione dei problemi da affrontare. Un secondo aspetto riguarda gli strumenti e le metodologie dell apprendimento in gruppi collaborativi. Come noto su questo aspetto si è creata un enfasi crescente: molti strumenti sono entrati nell uso (wiki, blog, podcast, mappe concettuali, lavagne condivise, ecc.), mentre altri stanno emergendo rapidamente. Ogni strumento ha delle potenzialità, ma anche delle controindicazioni, e come tale va accompagnato da suggerimenti per l attività collaborativa, da una «socioquette», definita in funzione della particolare collaborazione. Ogni strumento può inoltre entrare in conflitto con altri, creare confusione, rumore. Come può avvenire la loro integrazione? Come immaginare l utilizzo dei diversi strumenti in funzione delle diverse tipologie di attività collaborativa? Il lavoro affronta queste tematiche nell intento di indicare le linee di sviluppo che verosimilmente si affermeranno nelle nuove pratiche di e-learning, in un quadro di lifelong learning. 10

4 Introduzione Il libro è suddiviso in quattro capitoli, seguiti da schede e glossario. Il primo capitolo (G. Bonaiuti) delinea il quadro complessivo all interno del quale si sviluppa la prospettiva che è stata chiamata dell e-learning 2.0. Il secondo capitolo (G. Bonaiuti) affronta le tematiche dell integrazione tra momenti formali e informali dell apprendimento e fa conoscere le prospettive applicative che stanno portando al ripensamento della formazione in rete nella prospettiva di integrazione di servizi scelti e resi vitali dal basso, da pratiche sociali, spesso imprevedibili, che si affermano senza la guida delle grandi industrie del software o dell informazione e anzi, spesso, loro malgrado. Il terzo capitolo, a cura di Maria Ranieri e Maria Chiara Pettenati, prendendo spunto dall analisi delle dinamiche informali che caratterizzano le nuove pratiche di social networking, indica gli elementi favorevoli e le condizioni facilitanti per sviluppare la collaborazione più o meno strutturata in rete. Il quarto capitolo, redatto dal sottoscritto con Antonio Calvani, tratteggia alcune prospettive applicative collocabili in un futuro molto prossimo. La riflessione su questi scenari, condotta da un gruppo di studio dell Università di Firenze, nato intorno al Master «Progettista e gestore di formazione in rete», da cui stanno scaturendo anche altri lavori (vedi F. Sorrentino e F. Paganelli, L intelligenza distribuita, Erickson, 2006) ha rappresentato, anche per questo lavoro, una efficace stimolo. Il libro si chiude con le schede e il glossario a cura di Antonio Fini. Giovanni Bonaiuti Firenze, settembre

5 E-learning 2.0 E-learning 2.0 Se, come abbiamo visto introducendo le specificità del Web 2.0, uno dei fattori critici di successo per i servizi offerti in Internet è la capacità di rispondere, in maniera flessibile ed efficace, alle esigenze dei soggetti, a maggior ragione per chi opera nel campo dell e-learning è urgente comprendere adeguatamente lo spirito della rete, capire l atteggiamento degli utenti nei confronti delle funzionalità e cogliere la direzione del continuo processo di emancipazione nelle abitudini operative. La rete è uno spazio antropologico e le regole che decretano il successo o il fallimento di un progetto in Internet sono, per trasposizione, molto prossime a quelle che rendono desiderabile e abitabile un territorio fisico. L e-learning 2.0, la cui definizione è stata proposta dal ricercatore canadese Stephen Downes (2005), parte dalla constatazione che è arrivata l ora, anche per il mondo della formazione, di prendere consapevolezza di questi fattori e accettare il fatto che, in questi anni, sia il Web, sia i suoi utenti, sono decisamente cambiati. I giovani della «net-gen», la generazione di quanti sono cresciuti nell era digitale, 30 ma anche i molti frequentatori della rete, hanno acquisito un modo diverso di lavorare, apprendere e divertirsi. Nuove competenze rendono possibile la gestione delle informazioni che confluiscono simultaneamente attraverso canali diversi come quello visivo, sonoro e testuale. L interattività è la modalità prevalente con la quale ci si relaziona con i media, mentre il contatto con le altre persone è continuo e le amicizie non sono oramai più marcate dai confini territoriali. L idea che sta alla base 30 Come noto, i ragazzi della generazione digitale, definiti anche come «nativi digitali», reagiscono rapidamente agli stimoli visivi e sonori, come quelli offerti dalla televisione, dai computer e dai videogiochi. La generazione digitale è ipercomunicativa, è capace di usare molteplici mezzi per restare in contatto con i coetanei e per accedere alle informazioni di cui necessitano (SMS, , instant messaging, ecc.) ed è capace di dedicarsi contemporaneamente a molteplici attività (guardare la TV, navigare in Internet, ascoltare musica e comunicare con gli amici il più delle volte contemporaneamente). 40

6 Formazione in rete tra formale e informale. Verso l e-learning 2.0 dell e-learning 2.0 tiene conto di tutto questo e si prefigura come una sorta di rivoluzione copernicana per l uso delle tecnologie nella formazione in rete. La prima fase dell e-learning, come abbiamo visto, è stata caratterizzata dall uso estensivo di piattaforme tecnologiche. Questi strumenti, sia quando utilizzati per esperienze collaborative, sia a maggior ragione quando impiegati per approcci erogativi, costituiscono il setting artificiale all interno del quale si sviluppano le dinamiche apprenditive. 31 La piattaforma «contiene» l evento, fornisce i limiti, la linea di demarcazione, spesso invalicabile, 32 tra quello che è il momento della formazione e l esterno. Nella piattaforma vengono inseriti i materiali, sono stabiliti gli obiettivi e regolate le azioni sulla base dei tempi e delle fasi prefissate. Gli attori del processo formativo qui trovano il loro spazio operativo avendo ciascuno, sulla base del proprio ruolo, credenziali di accesso e privilegi operativi. Il corso, inteso come evento formativo che si articola solitamente in tre fasi principali: l apertura, lo svolgimento e la chiusura, esattamente come nelle tradizionali esperienze in aula, manifesta anche in rete la sua natura artificiale. Il problema, e quindi il limite di questo approccio, analogamente a quanto avviene per l insegnamento scolastico, è quello dell incommensurabile distanza che necessariamente separa i setting artificiali dalle situazioni della vita in cui si sviluppano, naturalmente, le forme spontanee di apprendimento. Nella scuola, come in molte attività formative extrascolastiche, il processo che conduce al risultato 31 Il termine «setting», di derivazione psicoanalitica, sta a indicare l insieme degli elementi stabili della situazione in cui si svolge il processo (Kaneklin e Olivetti Manoukian, 1990); comprende quindi l ambiente, ma soprattutto «il ruolo dell operatore, le sue teorie di riferimento, la sua professionalità». 32 Si noti ad esempio il fatto che nelle specifiche SCORM (Shareable Content Object Reference Model), il modello di riferimento per la realizzazione di oggetti didattici (courseware), sono posti dei limiti all uso dei link. Per garantire la consistenza degli SCO (Shareable Content Object), gli oggetti digitali che raccolgono le risorse necessarie al raggiungimento di un obiettivo didattico, è proibito l uso di link a elementi esterni (documenti, altri SCO, siti Web, ecc.). Ogni SCO deve essere autoconsistente e incorporare tutto al suo interno. 41

7 E-learning 2.0 desiderato viene gestito a partire dalle conoscenze scientifiche, disciplinari od operative da proporre. L e-learning 2.0 si pone invece, e in primo luogo, l obiettivo di recuperare le potenzialità insite nelle modalità spontanee, informali, di apprendere nelle situazioni quotidiane. La storia di Internet è, se vogliamo, la dimostrazione del successo di modalità non convenzionali di apprendimento collaborativo, contraddistinte dall idea di libertà e spontaneismo. Le esperienze di quanti operano nelle comunità Open Source sono, in proposito, particolarmente eloquenti. Ogni nuova implementazione è frutto di processi di apprendimento derivanti dalla condivisione sociale dei risultati. Nelle storie di quanti, a partire da Linus Torvalds, il celebre inventore del sistema operativo Linux, si sono impegnati nel processo di sviluppo delle tecnologie della rete, è possibile riscontrare interessanti esempi di condivisione di idee e risorse, di reciproco aiuto, di partecipazione alla determinazione delle linee di ricerca e, in ultima analisi, di promozione della creatività e della crescita individuale. L etica di quanti spontaneamente hanno aderito a questa modalità di sviluppo individuale e sociale attraverso (e con) le tecnologie, evidenzia dei valori che un tempo erano appannaggio dell Accademia platonica (Himanen, 2003, p. 64), e che sembrano così lontani dalle nostre scuole e università, anche quando queste utilizzino la rete per la formazione. Nell Accademia platoniana: «gli studenti non venivano considerati obiettivi per la trasmissione di conoscenza, ma compagni di apprendimento. Nella concezione accademica, il compito principale dell insegnamento era quello di rafforzare l abilità dei discepoli nel porre problemi, nello sviluppare linee di pensiero e avanzare critiche. Con il risultato che ci si riferiva metaforicamente all insegnante come a una levatrice, a un paraninfo e a un maestro di cerimonia. Lo scopo dell insegnante non stava nell inculcare ai discepoli conoscenze prestabilite, ma nell aiutarli a produrre qualcosa a partire dalle loro argomentazioni di partenza» (ibidem). L etica hacker di cui parla Himanen, che è l etica della rete, riprende ed estende questi princìpi, trovando i propri punti di forza nella 42

8 Formazione in rete tra formale e informale. Verso l e-learning 2.0 liberalità del processo di adesione alla sfida che ogni apprendimento richiede e nella motivazione che consegue dal riconoscimento che il processo di apprendimento non è mai disgiunto da quello di insegnamento; in rete come nell Accademia, «anche gli esperti si considerano come scolari nei confronti degli altri» (ibidem). In contrapposizione ai limiti e alle ipocrisie dei sistemi scolastici ed educativi, a cui (purtroppo) è necessario aggiungere molte esperienze e-learning, i contesti naturali della vita, come quelli della rete, offrono continuamente occasioni per ridiscutere la logica autoritaria e chiusa, ben compendiata nella regola benedettina secondo cui «parlare e insegnare spetta al maestro, tacere e ascoltare si addice al discepolo» (ibidem, p. 65). E-learning 2.0 quindi come possibilità per ripensare la formazione in rete tornando alla natura della rete, allo spirito aperto e fecondo che portarono Lévy (1992; 1996) a considerare la rete come il luogo più naturale per lo sviluppo dell intelligenza collettiva: «un intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze» (Lévy, 1996, p. 34). Probabilmente dietro l etichetta e-learning 2.0 si nasconderanno rapidamente le manovre retoriche di quanti, consulenti e fornitori di servizi, saranno costretti a prendere le distanze dai fallimenti della prima ondata di azioni nel campo della formazione in rete (Jennings, 2005), oppure questa dizione cadrà rapidamente in disuso sostituita da altri neologismi. In ogni caso, appare ormai evidente l avvio di una fase in cui si guarda con crescente attenzione alle possibilità offerte dalle innumerevoli applicazioni esistenti in rete. Accanto alle diatribe che vedono importanti produttori di piattaforme cercare di proteggersi attraverso l attribuzione di brevetti e il ricorso ai tribunali 33 (segno di una prospettiva ormai 33 Il riferimento va naturalmente, in primo luogo, a Blackboard che nel 2006 ha richiesto la registrazione e tutela (US Patent n ) dell idea stessa di piattaforma di e-learning con un accurata declaratoria di strumenti e metodologie di utilizzo nel tentativo di proibirne l utilizzo da parte dei concorrenti (si veda: 43

9 E-learning 2.0 in declino?), si profila un orizzonte aperto in cui è forte l interesse verso la dimensione informale dell apprendimento e le inesplorate opportunità che il Web può offrire. Apprendimento formale e non L apprendimento è una capacità innata di ogni essere vivente al punto che, come sostengono i biologi, in assenza di apprendimento non è possibile la sopravvivenza (Maturana e Varela, 1984). Le persone acquistano le loro competenze nella vita di tutti i giorni, parlando, osservando gli altri, provando e sbagliando, lavorando a fianco di colleghi più o meno esperti di loro. L apprendimento è cioè un processo adattivo, determinato da necessità esplorative, che si realizza in contesti esperienziali specifici. La nostra cultura ci porta però a guardare a queste forme di apprendimento come a pratiche meno nobili ed evolute di quelle a cui si lavora nell ambito di sistemi espressamente preposti a questo scopo come le scuole, le università, le azioni formative. Eppure varie evidenze, soprattutto nell ambito dell educazione degli adulti, indicano che nel corso dei programmi formali di insegnamento è difficile che si verifichi un apprendimento efficace e duraturo. C è una sorta di paradosso che vede per ogni iniziativa di apprendimento formale, ritorni del tutto discutibili in termini di acquisizione di conoscenze, a fronte di investimenti spesso rilevanti. Per contro ciò che le persone imparano sul luogo di lavoro deriva, in larga parte, da forme di apprendimento spontaneo che non hanno avuto un costo diretto per l azienda. L istruzione formale, i workshops e le altre iniziative formative istituzionalizzate rappresentano un opportunità scarsamente efficace, rispetto alle forme più naturali e spontanee di apprendimento. Queste riflessioni sono state sviluppate in maniera particolare nell ambito dell educazione degli adulti dove si procede, già dalla dichiarazione UNESCO di Nairobi del 1976, a riconoscere pari 44

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