L'agenda per il futuro dell'italia

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1 N 9 SETTEMBRE ,90 + il prezzo del quotidiano Solo ed esclusivamente in abbinamento obbligatorio con Il Sole 24 Ore I prezzi relativi ad altre combinazioni di vendita sono riportati su Il Sole 24 Ore Anno 55 o N. 9/2014 Settembre 2014 Mensile Poste Italiane Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 CONV.L.46/2004.ART.1.C.1. DCB Milano L'agenda per il futuro dell'italia FORUM AMBROSETTI IN ANTEPRIMA I migliori sistemi educativi al mondo, la ripresa dell'occupazione, la zona di libero scambio Ue-Usa COSÌ SI IMMAGINA IL FUTURO Come pensare in modo innovativo secondo il filosofo del management Luc de Brabandere LA SVOLTA DI TELECOM ITALIA Da Direzione del Personale a People Value, un cambiamento strategico che farà scuola

2 FORUM AMBROSETTI/1. In esclusiva, le anticipazioni della 40 a edizione Il potere della conoscenza Il capitale umano è il più potente fattore di crescita e la vera arma del cambiamento del XXI secolo. La crisi di competitività molto dipende da un sistema educativo ormai inadeguato alle esigenze del mercato del lavoro globale di Massimiliano Cannata primo fattore strategico, e leva competitiva fondamentale per lo sviluppo e per la competitività dell Italia nel XXI secolo. Il messaggio del Forum Ambrosetti L education 2014 è molto chiaro e suona come una priorità inderogabile non solo per la classe dirigente di casa nostra, ma anche per il più articolato fronte costituito da quelle élite cosmopolite che dovranno guidare il flusso del cambiamento, su scala globale. A Villa d Este, nella scorsa, edizione il focus del dibattito si era concentrato sui principali trend evolutivi dell economia europea, misurati in rapporto ai grandi blocchi degli Stati Uniti e della Cina. Lo spettro da scongiurare, che presenta ancora oggi tutta la sua urgenza e attualità, riguardava il rischio della jobless growth, identificabile in quel fenomeno rappresentato dalla crescita senza occupazione, che da troppi anni si agita in tutto il mondo Occidentale. Va subito detto 40

3 che da quella prospettiva negativa non siamo ancora usciti a giudicare dagli ultimi dati macro economici e dalle oggettive difficoltà che la vecchia Europa continua a sperimentare ogni qual volta occorre individuare ricette efficaci per favorire un innalzamento del Pil e per tentare il rilancio di un sistema industriale logorato dalla crisi. Pur rimanendo, dunque, centrale il tema dell occupazione (cui è dedicata una ricerca specifica di posizionamento (cfr. riquadro dedicato n.d.r.) per il 40ennale del Forum di Cernobbio, che ricorre proprio quest anno, sarà il sapere al centro del confronto. È venuto il momento di dare spazio a quell intelligenza collettiva che fino a oggi era stata relegata nell alveo delle illuminate intuizioni di qualche filosofo (l esempio di Pierre Levy è forse quello più noto e familiare). La promozione a tutti i livelli del capitale intellettuale nella stimolante dimensione della società planetaria potrà realmente assumere risvolti pratici rivoluzionari. Valorizzare il merito, la competenza, la capacità di governance dei processi complessi che attraversano la contemporaneità, equivale alla messa in atto di un processo di ricostruzione delle fondamenta del modello capitalistico che in questi anni ha mostrato la corda. La conversazione con Valerio de Molli, managing partner The European House-Ambrosetti parte proprio dalla necessità di ribaltare prospettiva e strategie. È, infatti, di vitale importanza cercare di imprimere rapidamente quel cambio di marcia che le popolazioni dell Europa per prime chiedono e che le élite politiche dovranno cercare di garantire e di rendere credibile, mettendo in campo ogni mezzo oltre alle migliori energie di cui sono capaci per affrontare le sfide del futuro. Intelligence on the word, Europe and Italy. The European House-Ambrosetti vuole ripartire dai fondamentali: il sapere prima di tutto. Siamo nel XXI secolo, non dovrebbe essere ormai questa una convinzione diffusa? A giudicare dai gap che il nostro sistema formativo presenta quello che lei afferma non è assolutamente scontato. Guardiamo all Italia: il 46% della popolazione tra i 25 e i 64 anni non ha conseguito un diploma di scuola secondaria, nei test Ocse-Pisa i nostri alunni ottengono risultati inferiori rispetto alla media dei paesi Ocse, secondo i risultati dei test Piaac i laureati italiani hanno in media le stesse competenze verbali degli alunni di scuola secondaria superiore in Giappone, come se non bastasse soltanto il 17,9% della forza lavoro ha conseguito un titolo di laurea. Tutto questo è inaccettabile, se consideriamo che nelle economie e nelle società moderne post-industriali e della conoscenza il sistema educativo è l imprescindibile snodo di raccordo tra politiche sociali, politiche del lavoro e politiche di sviluppo. Education is the most powerful weapon which you can use to change the world abbiamo dimenticato il monito del Nobel per la Pace Nelson Mandela e le conseguenze si vedono. A queste condizioni uscire dalla crisi è ancora possibile? Non solo è possibile, ma rappresenta oggi una finestra di opportunità. Nella nostra ricerca abbiamo evidenziato delle linee guida dirette a tutti gli stakeholder del sistema educativo. Quello che abbiamo in mente, e che è possibile realizzare già oggi, è un modello collaborativo in grado di trasferire non solo conoscenze, ma anche di costruire le competenze necessarie al mondo del lavoro, fino a garantire l occupabilità lungo l intero arco della vita dell individuo. In questa prospettiva, le scuole devono aprirsi per diventare dei contenitori polifunzionali in grado di offrire, oltre l educazione, dei servizi alla collettività. Abbiamo proposto di lanciare, anche in sinergia con quello che il Governo Renzi sta iniziando a fare, un piano per l architettura scolastica che possa favorire un nuovo modello di didattica e migliorare la dotazione tecnologica delle scuole italiane, riqualificando gli attuali edifici e consentendo un ottimizzazione della spesa. Abbiamo, inoltre, l ambizione di proporre un progetto sperimentale in alcune Regioni finalizzato a sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie digitali per mettere in rete classi e istituti. Quale agenda occorrerà definire per far ripartire l economia europea? Occorre implementare una politica industriale capace di creare un vero e proprio ecosistema favorevole alla crescita. In quest ottica una fondamentale priorità che può ridare impulso alla crescita e all occupazione è indubbiamente rappresentata dal recupero di un industria robusta, moderna e competitiva, capace di attrarre le migliori competenze e le tecnologie più avanzate. La Commissione Europea ha identificato un obiettivo: riportare al 20% il contributo della Manifattura all economia europea. Detto così, si tratta però di un target troppo generico. Sarà piuttosto necessario mettere in atto le giuste condizioni di contesto per attirare imprese ad alto valore aggiunto, organizzate in complesse catene del valore globali, che realizzino importanti investimenti in R&S, rafforzando nel contempo gli indici di qualità dell istruzione e della forza lavoro. I trend generali oggetto della vostra analisi toccano aspetti essenziali della convivenza planetaria, quali: demografia, urbanizzazione, mobilità, occupazione, Valerio de Molli 41

4 geopolitica, sostenibilità, salute e tecnologia. Quali saranno i paesi in grado di attivare processi di innovation così radicali di cui abbiamo bisogno? Alcuni paesi intercetteranno molto meglio di altri la domanda di innovazione ed è possibile riconoscerli e mapparli. Sono innanzitutto quei paesi che interpretano l innovazione agendo come ecosistemi, e non affidandosi a sequenze più o meno improvvisate di singole iniziative, o peggio delegando ogni l iniziativa alle imprese. Un ecosistema per l innovazione si distingue per l azione integrata di quattro attori imprescindibili: la ricerca, l impresa, la finanza e, appunto, i policy makers. L Innosystem Index di Ambrosetti indica i best perfomer di questa ideale classifica: ai primi tre posti si piazzano Corea del Sud, Finlandia e Svizzera, mentre l Italia segue a pag 47 I primi 40 anni del Forum La prima edizione fu nel Missione e ambizione dell iniziativa sono stati, sin dagli esordi, quelle di offrire alla classe dirigente italiana e internazionale un occasione di approfondimento serio e qualificato sugli scenari geopolitici, economici, tecnologici e sociali e sulle loro implicazioni per le imprese. Visione globale e sistemica, capacità di leggere in anticipo i cambiamenti, attenzione particolare agli sviluppi scientifici e tecnologici, rinnovamento continuo nella scelta degli esperti coinvolti sono alcuni dei fattori che più negli anni hanno caratterizzato l iniziativa. Capi di Stato, Membri di Governo, Economisti, Premi Nobel, Capi Azienda, Scienziati e Ricercatori hanno animato negli anni il Forum per un totale di oltre 60 paesi rappresentati, in un programma di lavori che si articola su tre macro filoni: il venerdì, lo scenario globale e gli sviluppi scientifici e tecnologici; il sabato, l agenda per l Europa; la domenica mattina, l agenda e le priorità per l Italia. Numerose negli anni anche le testimonianze da parte di donne, la prima in assoluto fu Marisa Bellisario a cui sarebbero poi succedute, fra le altre e solo per citarne alcune, il Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, la Regina Rania di Giordania, il già Ministro delle Finan- ze francese e oggi Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde. Dal 1999 alla platea del Forum si è poi aggiunta la presenza del gruppo dei giovani Leader del Futuro, cui sono riservate alcune sessioni in parallelo: un segnale ulteriore del desiderio di apertura e rinnovamento che ha ricevuto negli anni più recenti una significativa accelerazione. 42

5 FORUM AMBROSETTI/2. Le priorità per una riforma strutturale del nostro sistema educativo L agenda per l Italia A commentare in anterperiam su L Impresa i principali risultati della Ricerca in ambito Education che The European House- Ambrosetti ha realizzato in partnership con Hewlett-Packard, è l amministratore delegato del Gruppo in Italia, Stefano Venturi. Eccone la sintesi. Che cosa vuole indagare la ricerca? L Italia sta affrontando una crisi di competitività e il sistema educativo che rappresenta l elemento di connessione tra il progresso sociale, l inserimento nel mondo del lavoro e la ripresa economica costituisce una leva fondamentale per rilanciare la crescita del Sistema paese. La sfida è strategica, in quanto il futuro dell Italia nei prossimi anni si giocherà sulle capacità e sulle conoscenze dei giovani di oggi. La ricerca, nello specifico, analizza come dovrebbe evolvere il sistema educativo del 21 secolo alla luce dei nuovi bisogni e dei cambiamenti della società. In tale prospettiva, la diffusione trasversale dell innovazione, guidata dall utilizzo pervasivo delle tecnologie digitali, riveste un ruolo centrale per raggiungere standard di formazione allineati al nuovo scenario evolutivo e ai paesi più avanzati, favorendo l acquisizione di competenze che promuovano l inserimento dei giovani in un contesto lavorativo sempre più globale e competitivo, a sostegno dello sviluppo socio-economico italiano. Come ne esce l Italia rispetto agli altri paesi presi in considerazione? Parlare della riduzione della spesa pubblica destinata all educazione sarebbe limitativo. L Italia sconta alcuni pesanti deficit di natura strutturale. Solo per citarne alcuni, pensiamo ad esempio alle strutture scolastiche datate, spesso inadeguate e bisognose di ingenti interventi di manutenzione e, soprattutto, non adatte alle nuove modalità di insegnamento. Scarsa attenzione è dedicata alla formazione e all aggiornamento permanente non solo dei lavoratori, ma anche dei docenti stessi, che hanno un ruolo primario nella formazione dei giovani. Altro tasto dolente riguarda la scarsa capacità di sfruttare a pieno le potenzialità del digitale nel nostro sistema scolastico, da cui può ripartire la spinta innovativa per tutto il Sistema paese, e che necessita di un piano di azione strutturato e coordinato che consenta di superare il gap tecnologico delle scuole italiane. Infine, una criticità di rilievo deriva spesso dalla mancata analisi e valutazione delle numerose iniziative implementate, assessment importante per capitalizzare e mettere a sistema le esperienze positive delle diverse progettualità, evitando di ripetere i possibili errori compiuti. Nel tempo sono stati fatti alcuni importanti passi avanti attraverso riforme del sistema scolastico, tra cui iniziative purtroppo ancora a macchia di leopardo e senza il coordinamento di una regia centrale per favorire la digitalizzazione nelle scuole. Perché abbiamo perso così tanto terreno? L Education non è sempre stata nei fatti una priorità per il paese, quindi non si è creato un dibattito informato, costruttivo e concreto per favorire l evoluzione del sistema educativo accelerandone la digitalizzazione e coinvolgendo tutte le parti sociali, incluso il mondo dell impresa. Anche la forza lavoro del settore pubblico e privato in Italia non è stata oggetto di una mirata azione di aggiornamento delle competenzechiave in senso digitale, necessarie per competere nella sempre più selettiva arena globale. È indispensabile agire al più presto, realizzando un patto tra tutti gli stakeholder del sistema per diffondere una cultura digitale a tutti i livelli della società e delle istituzioni, attraverso un ampia azione di sensibilizzazione e formazione tecnologica, rivolta non solo alle scuole, ma anche alle imprese pubbliche e private, e ai cittadini stessi, incrementando così una percezione diffusa del potenziale dell innovazione. Un obiettivo rispetto al quale Hp è attiva attraverso diversi progetti quali ad esempio Go on Italia, lanciato dalla Regione Friuli Venezia Giulia per promuovere un programma di alfabetizzazione tecnologica, e con realizzato con la Regione Puglia per promuovere nuovi modelli di apprendimento attraverso l utilizzo delle tecnologie digitali e della rete, nonché con iniziative globali segue a pag 46 Stefano Venturi LI 43

6 EDUCATION FOR THE 21ST CENTURY SCENARI INTERNATIONAL BENCHMARKS EDUCATION IS AN INPUT FOR COMPETITIVENESS GDP growth, average R 2 = 0, PISA scores*, average *editions 2000, 2003, 2006, 2009, 2012 Source: TEH-A on IMF and OECD, 2014 EDUCATION IS A LIFE-LONG PROCESS WHICH GOES BEYOND SCHOOL THE EDUCATION SYSTEM NEEDS TO KEEP PACE WITH SOCIETY LIFETIME INDIVIDUAL % of workforce with obsolete competences, 2011 Competences acquired through formal schooling become obsolete at a faster pace than the capacity of the education system to adapt. FORMAL INSTITUTIONS INFORMAL AGENTS SCHOOL FAMILY PEERS SOCIAL MEDIA MEDIA UNIVERSITY POST TERTIARY EDUCATION ASSOCIATION/THIRD SECTOR* WORLD OF WORK 33% Italy 30% 25% 16% Germany Netherlands Finland Source: TEH-A (*) Voluntary work, civic involvement, political parties, religious and cultural organisations, etc. Source: TEH-A on CEDEFOP and ISFOL data 2011 LOW EDUCATION LEVEL IS REFLECTED IN THE WORKFORCE BREAKDOWN Labor force by educational attainment (% of population), 2012 THE INNOVATION OF THE EDUCATION SYSTEM RESPONDS TO DIFFERENT LEVELS OF STRATEGIC OBJECTIVES 46,5 40,0 13,5 31,6 42,1 23,2 38,2 47,2 14,6 33,7 43,6 22,8 28,1 57,8 14,0 17,9 46,7 35,4 35,0 42,0 23,0 29,4 49,9 20,7 38,1 42,9 17,8 Create a competitive advantage Produce the best human capital for the country Create a value chain of education to export (technologies, methods, etc.) Canada* Denmark Finland France Germany Source: TEH-A on ILO data, 2014 (*) 2008 Tertiary Secondary Pre-primary and Primary Italy South Korea* Singapore UK Meet the needs of the 21st century s society Reduce the digital gap Form up-to-date competences Increase social mobility 44 Generate efficiency Improve the level of learning (quality and quantity) Reduce the differences (social class, gender, etc.) Promote excellency

7 ITALY STRUGGLES TO ATTRACT HIGH-SKILLED PEOPLE FROM ABROAD SOCIAL DISTRESS: WIDESPREAD YOUTH PROBLEMS Youth Not in Education Training or Employment (NEET) in % of young people*, 2011 High-skilled immigrants in some European countries, 2012 SCENARI Annual loss due to NEETs in Italy is 2% of GDP ( 31.6 bn) Italy South Korea Usa France UK Canada Finland Germany Denmark 11,0 11,1 11,8 13,3 15,5 16,4 16,8 18,8 23, High-skilled immigrants 4,0% % of population 3,5% ,0% ,5% ,0% ,5% ,0% 500 0,5% 0 0,0% Usa Canada Germany (*) Age population between 15 and 29 years; data not available for Singapore and Japan Source: TEH-A on OECD and World Bank data, 2014 UK Spain France Ireland Italy Source: TEH-A on OECD data, 2014 LOW ICT SKILLS AMONG ITALIANS Digital skills in the labor force, 2012 (% of the labour force) 100% 75% 50% 25% 0% NO IS NL SE FI DK LU UK DE FR AT BE SK EE HU EU CZ IE LV SI MT ES HR LT PL PT IT CY EL BG RO Above basic In Italy, 50% of the workforce has insufficient digital skills and 27% has no digital skills at all Source: TEH-A on European Commission data, 2014 IN ITALY TRADITIONAL SCHOOLING MODELS ARE STILL DOMINANT Public expenditure in education as % of GDP Teacher preferences for formal schooling education model Source: TEH-A on OECD, 2014 TEACHING ENTREPRENEURSHIP IN EUROPE 2,9 An example: Finland: entrepreneurship emphasized within the broader education strategy of the latest 5-year development plan for education and research ( ) including the objective to promote entrepreneurship at all levels and to improve the cooperation between education and work life Over the past 12 years, life-long learning in Italy was on average 2/3 of the EU28 Source: TEH-A on Eurydice data, 2014 Source: TEH-A on OECD and PIAAC data, ,7 6,2 4,3 No current strategy or on-going initiative 6,7 On-going initiatives 9,7 Part of a broader strategy 12,6 Specific strategy % of people (15-64) that have attended training activities, ,7 31,4 INSUFFICIENT LIFE-LONG LEARNING IN ITALY 7,8 Source: TEH-A on OECD data, ,0% 6,8% 6,2% 5,9% 5,5% 5,4% 5,1% 4,7% 4,1% 3,8% 9, ,6% 6,1% 4,6% 5,6% 5,1% 5,5% 5,0% 4,8% 4,1% 3,6% 10,9 Country Denmark Finland UK France Canada Usa Germany Italy South Korea Japan 10,4 PUBLIC EXPENDITURE ON EDUCATION IN ITALY HAS DECREASED OVER TIME 16,1 Basic 28,1 Low 24,9 No

8 come HP Life, per la formazione digitale di giovani imprenditori in tutto il mondo. Quali sono i gap maggiori del nostro sistema? A oggi, l Italia si colloca nelle posizioni di coda nella maggior parte degli indicatori internazionali di scolarizzazione e preparazione: il 46% della popolazione tra i 25 e 64 anni non ha conseguito un diploma di scuola secondaria (dati Ocse); il tasso di abbandono scolastico è molto elevato (17% rispetto al 12% medio nell Ue, 28% nella popolazione dai 18 ai 24 anni); nei test Pisa (Programma per la valutazione internazionale dell allievo) promossi dall Ocse gli alunni ottengono risultati costantemente inferiori rispetto alla media dei paesi Ocse, mentre nei test Piaac (programma internazionale sulle competenze degli adulti) i laureati italiani hanno in media le stesse competenze verbali degli alunni di scuola secondaria superiore in Giappone. Altri gap significativi riguardano la dotazione di infrastrutture e tecnologie digitali delle nostre scuole ad esempio solo il 10% degli istituti ha Internet in classe i fondi destinati ai progetti innovativi, insufficienti rispetto alle esigenze del paese, e, come già evidenziato, il livello di cultura digitale di dirigenti scolastici e insegnanti, non allineata agli standard europei, come dimostra il fatto che solo il 10% dei docenti dichiari di avere competenze digitali. Esistono tuttavia aree di eccellenza, ad esempio nel Nord Italia, dalle quali si può prendere spunto. In queste realtà, grazie anche alla diffusione del digitale, i dati risultano in linea con le migliori esperienze a livello europeo, questo a conferma del potenziale strategico dell innovazione nella formazione. Come si rispecchiano nel livello di competitività delle imprese? Mettere l Education al centro delle priorità del paese e promuovere con la massima urgenza l evoluzione delle competenze dei nostri giovani significa sostenere un occupazione qualificata e agire anche sulla competitività delle nostre aziende, ed è per questo che tale tema deve rappresentare una priorità anche per il mondo dell industria. In un panel di 10 paesi benchmark, l Italia presenta la più bassa percentuale di forza lavoro con un titolo di laurea (18% rispetto, ad esempio, al 28% della Germania e al 38% della Finlandia). In aggiunta, secondo la Commissione Europea, circa la metà della forza lavoro italiana possiede competenze digitali inadeguate a fronte di una media Ue di circa il 38% in un contesto che sempre più dipende dalla tecnologia. Inoltre la scarsa digitalizzazione delle nostre imprese pubbliche e private ha un impatto negativo sulla produttività del paese, calcolato in una perdita dell 1,5% sul Pil. Il sistema educativo deve quindi essere ripensato e aggiornato anche alla luce dell evoluzione del contesto internazionale e delle nuove esigenze delle aziende e del mercato. Dove intervenire e secondo quali priorità? Un modello educativo dovrebbe assicurare la democratizzazione dell educazione, minimizzando le differenze sociali, economiche e geografiche, creando le condizioni per un occupazione qualificata, assicurando l internazionalizzazione delle competenze, dei valori e delle conoscenze. Il sistema educativo del futuro dovrà quindi tassativamente essere multicanale e interattivo, promuovere la collaborazione e l interazione tra studenti e insegnanti da una parte, e tra la scuola e i soggetti formali e informali (famiglie, aziende, media) dall altra, e dovrà formare competenze, comportamenti e skill necessari per il 21 secolo. In questo scenario sarà strategica la collaborazione tra Pubblico e Privato, per favorire la formazione su aree innovative. Sarà inoltre fondamentale che il processo di digitalizzazione sia basato su sistemi open, in linea con le direttive europee, per permettere un interoperabilità totale e una federazione delle risorse, abilitando al contempo lo scambio di contenuti e programmi in tutta l Unione Europea, con la supervisione del Ministero dell Istruzione. Evoluzione rispetto alla quale H p conferma il proprio impegno e ruolo di partner per la Pubblica Amministrazione, attraverso una collaborazione di lunga data con il Miur, che ha già portato alcuni importanti miglioramenti del sistema scolastico con semplici interventi, quali ad esempio la digitalizzazione di alcuni servizi per la scuola e la promozione di nuovi modelli di apprendimento basati sull utilizzo di strumenti digitali, in linea con le modalità di comunicazione proprie dei digital native. Che cosa imparare dalla Corea del Sud, dalla Finlandia e dalle altre best practice internazionali? Tutte le best practice internazionali analizzate nella ricerca si caratterizzano per aver messo il tema dell Education al centro delle proprie policy pubbliche. Le riforme che riguardano il sistema educativo hanno carattere strutturale e per questo richiedono tempo sia nella fase di progettazione, che in quella di implementazione. Di conseguenza, i risultati non sono visibili nel breve termine ma, come dimostra l esperienza finlandese oggi ai primi posti dei test Pisa dell Ocse intervenire sul sistema educativo si rivela una strategia premiante nel lungo periodo. Negli altri paesi si è osservata la capacità, finora debolmente riscontrata in Italia, di prendere decisioni e di portarle avanti nel tempo con coerenza e indipendentemente dai cambiamenti di Governo. Con l evoluzione dello scenario di riferimento, l aver puntato sull innovazione e sull introduzione di nuove tecnologie nella scuola ha consentito a questi paesi si pensi ad esempio alla Corea del Sud e a Singapore di migliorare significativamente le proprie performance socio-economiche. 46

9 arriva penultima, appena prima del Cile (cfr. classifica completa su n.d.r.). Va detto che su scala europea appare più complesso agire come un ecosistema, per il peso dei singoli paesi, ma certamente l Unione Europea può intervenire come fattore abilitante, dettando le linee guida e definendo il perimetro degli interventi in termini strategici. Direi di più: l Europa può incoraggiare la nascita di ecosistemi di successo, come già sta facendo, ad esempio, con Startup Europe Partnership (Sep), la prima piattaforma europea per la crescita e la sostenibilità delle start-up. Il fattore Renzi, che è entrato mutando molti equilibri in Italia, si farà sentire al momento della ricomposizione di un agenda di sviluppo per l Europa? Credo di sì. Le condizioni che si sono venute a creare in Europa in questi ultimi anni possono senz altro favorire l azione del nostro giovane Premier. L asse franco-tedesco si è indebolito rispetto al passato. L Italia può avere l occasione di affiancarsi a questi paesi, con i quali condivide senz altro molto di più che non con la Gran Bretagna, spingendo per un cambiamento di prospettiva di quell asse. Di certo, in ambito europeo, Renzi può e farà pesare i propri recenti positivi risultati elettorali. Restano tuttavia i diffusi pregiudizi anti-italiani che, a meno di una rapida concretizzazione della grande volontà riformatrice di questo Governo, sarà difficile superare. Guardiamo alle imprese. In Italia gli ostacoli li conosciamo: difficoltà nel ricambio generazionale, scarsa managerializzazione delle Pmi, eccessivo peso fiscale, overdose di burocrazia, accesso al credito difficoltoso quando non inesistente. Vi sono tratti comuni con altre realtà continentali che possono favorire l individuazione di un politica economica di ampio respiro, capace di ridare slancio alle attività di impresa e quindi all economia della vecchia Europa? Le criticità ricordate, benché talvolta più evidenti nel contesto italiano, sono in realtà presenti in molti dei paesi membri dell Unione Europea. Queste distorsioni hanno implicazioni rilevanti in quanto impattano significativamente sulla competitività delle imprese a seconda del paese in cui risiedono. Mario Draghi, nel suo discorso del 9 luglio a Londra, ha sottolineato osservando gli indici di competitività dei paesi europei come nessuna impresa o individuo dovrebbe essere penalizzato dal proprio paese di residenza. Ritengo in particolare che vi siano due ordini di problemi: il primo fa riferimento agli squilibri che tutt oggi permangono nell Unione Europea (diverse aliquote fiscali, differenti costi dell energia, difficoltà di accesso al credito ed eccessiva burocratizzazione in alcuni paesi). Per risolvere queste criticità diventa cruciale identificare un orientamento comune su determinati aspetti: dalla politica energetica alla fiscalità, dalle infrastrutture alla collaborazione fra università e centri di ricerca. Senza un approccio condiviso e una ferma determinazione a risolvere tali distorsioni, l Unione Europea continuerà a scontare un deficit competitivo importante nei confronti dei suoi principali competitor internazionali. Il secondo cui faceva riferimento? Riguarda l architettura stessa delle istituzioni comunitarie: nel 2012 la Grecia ha ricevuto dal budget dell Unione Europea trasferimenti fiscali pari al 2% del suo Pil, nello stesso periodo lo stato dell Alabama riceveva, da parte dello Stato Federale Americano, trasferimenti pari a circa il 20% del suo Pil. Un architettura simile a quella americana permetterebbe un migliore assorbimento di importanti shock congiunturali, garantendo maggior stabilità macro-economica fra i paesi di un Unione Monetaria. Sarà decisivo il ruolo della Bce, di cui molto si sta discutendo in questa fase, che pur nell ambito dei suoi limiti di mandato, garantisce la stabilità del sistema finanziario. Le riforme strutturali insieme agli stimoli monetari della Bce dovrebbero infatti riportarci verso un percorso di crescita. Tutti si aspettano grandi cambiamenti, dai consumatori, alle imprese, ai mercati finanziari, ma manca la certezza sulla tipologia di questi cambiamenti. In questa situazione di incertezza, la fiducia sul futuro rimane debole e non dobbiamo dimenticare che la fiducia rimane il primo motore della crescita. Da Via Sarfatti 25, un approfondimento sulla relazione tra education e competitività di Bruno Busacca, dean della Sda Bocconi School of Management, su 47

10 Di cosa si parla su twitter Reputation Monitor L analisi TM for Twitter di The Fool sui temi legati alla formazione e all education ha preso in considerazione un arco temporale di quasi 7 mesi Le relazioni tra i diversi hashtag utilizzati #milano #marketing #lavoro #corso #startup #socialmedia #management #yearsproject #businesschool #climatechange #manager #mba #master #formazione #business dall 1/01/2014 al 20/07/2014 producendo tweet. Un dato quanto mai indicativo di un generale disinteresse alla condivisione e valorizzazione di questo tipo di argomenti su Twitter: le conversazioni sono portate avanti da utenti unici che riescono a raggiungere un pubblico potenzialmente interessato di persone. Le parole chiave più utilizzate che emergono dall analisi si concentrano nell area della formazione manageriale, saltando quindi completamente, la formazione prima di entrare nel mondo del lavoro: manager, business, mba, master, project management sono alcune delle ricorrenze più utilizzate. Il dato è comunque interessante e lascia intravedere un bisogno continuo di aggiornamento e di acquisizione di know how da parte di chi è già inserito nel mondo del lavoro: un completamento o integrazione di competenze che, probabilmente, non fanno parte del bagaglio culturale della persona. Tracciando una classifica, in prima posizione si trova la parola manager (citata volte), seguita da management con citazioni, corso a quota e business utilizzata complessivamente volte. Analizzando, invece, gli hashtag più popolari e più utilizzati, la classifica cambia drasticamente: al primo posto si trova #mba (835 utilizzi), seguito da #ict (827 utilizzi), #formazione (603) e #corso (547). Tra gli utenti più citati nelle conversazioni troviamo le business school più note in la business school del Politecnico di Milano, con 238 Executive Mba (part time) dell Università della Svizzera Italiana (Usi), con un totale di 57 citazioni a cui l Università Luiss, la scuola di management dell università Bocconi, rispettivamente con 57 e 49 tweet inviati. 49

11 FORUM AMBROSETTI/3. A colloquio con Ian Goldin docente di Globalizzazione e sviluppo di Oxford Bisogno di governance globale Lasciare spazio al protezionismo e al nazionalismo sarebbe un grave passo indietro ma, per prevenire i mali della globalizzazione e limitarne i danni, serve una maggiore capacità di coordinamento da parte dei governi del mondo Prof. Goldin di globalizzazione parlano tutti, giornalisti, scienziati, filosofi. Alcuni la esaltano, altri pensano che ha facilitato il diffondersi della crisi. Qual è il suo parere in merito? La globalizzazione può essere una forza e un bene immenso per l umanità, ma può anche generare conseguenze terribilmente distruttive. È un termine complesso che significa cose diverse a seconda dei soggetti che la praticano e la interpretano. A mio giudizio si tratta di un processo importante attraverso cui le società diventano più aperte e interconnesse. L integrazione e la connessione possono portare alla diffusione di molte buone idee, ma anche alla circolazione di prodotti e servizi innovativi. Possiamo pensare alla diffusione della democrazia e dei diritti umani, anche alle idee sulla parità di genere, ai progetti di ricerca su come diventare più sani, fumare meno, migliorare la prevenzione e l igiene. Allo stesso tempo, la globalizzazione può essere motore di proposta sui metodi e interventi per capire come governare al meglio, come risanare i dissesti economici, garantire la salvaguardia dell ambiente, finanziare le piccole imprese, elaborare politiche di sviluppo. Quelli che sta elencando sono soprattutto i risvolti positivi del fenomeno. Esistono delle criticità? Certamente. La diffusione delle crisi finanziarie che è sotto gli occhi del mondo, gli attacchi informatici, le pandemie così come l amplificazione di forze molto distruttive. Nel mio recente libro, The Butterfly Defect, definisco queste conseguenze della globalizzazione come involontarie. Lo stesso titolo penso esprima molto bene tutta la mia preoccupazione. La globalizzazione crea dei rischi sistemici, difficile capire cosa fare al riguardo. Questa la domanda di fondo che ha ispirato il suo saggio. Cosa risponde? La globalizzazione porta al rischio sistemico. L intensificazione di questa dimensione sta generando nuove conseguenze negative. Tuttavia, ed è questa la tesi di una mia precedente pubblicazione, (Globalization for Development, n.d.r.), attivando le politiche giuste è possibile trarre importanti benefici. The Butterfly Defect è un saggio che ha lo scopo di evidenziare in prevalenza la dimensione della prevenzione del rischio. Aspetto fondamentale se non vogliamo che le nostre società comincino a ribellarsi, girando letteralmente le spalle alla globalizzazione. Questo atteggiamento negativo non sarebbe un bene, perché lascerebbe spazio al protezionismo e al nazionalismo che ci renderebbero meno pronti ed elastici nel cogliere i potenziali benefici, indebolendo nello stesso tempo la nostra stessa capacità di gestione delle criticità. Credo in sostanza che i popoli della terra e i governi abbiano bisogno di maggiore capacità di coordinamento, di praticare insomma una governance della globalizzazione intelligente ed efficace. L Europa ha bisogno di superare al più presto la crisi. Quali sono le riforme più urgenti che possono aiutare il vecchio Continente a riconquistare un ruolo da protagonista nei nuovi equilibri mondiali? L Europa ha un bisogno assoluto di riforme. Il livello di indebitamento dei paesi del Sud non è più sostenibile. Guardando agli andamenti attuali, questi paesi hanno gestito gli avanzi primari per decenni a un costo che non è socialmente né politicamente tollerabile. Credo che il patto fiscale debba essere rafforzato in modo che tutti i paesi della zona Euro siano portati a osservarlo. Sono state proprio la Germania e la Francia per prime a non rispettare gli accordi di Maastricht e a non Ian 50Goldin

12 Il debutto del South Africa-Italy Summit Il mercato nell Africa sub-sahariana è in fortissima espansione. Alcuni dati: il Pil registra tassi di crescita annua 6% (da dieci anni!); è prevista una crescita della classe media pari all 80%; i consumi di una famiglia sono quadruplicati a partire dal 2000; il settore automotive in Sudafrica è raddoppiato dal 94 e produrrà 1,2 milioni di veicoli nel 2020; in tutta l Africa sub-sahariana sono previsti investimenti per oltre 50 miliardi di dollari all anno per colmare il gap energetico; il Sudafrica si è imposto nei mercati internazionali dell agri-business. Per questo motivo The European House Ambrosetti organizza il primo South Africa- Italy Summit, che si terrà giovedì 2 e venerdì 3 ottobre 2014, presso il Belmond Mount Nelson Hotel di Città del Capo (Sudafrica). Il Summit sarà l occasione ideale per i vertici aziendali italiani e sudafricani per conquistare insieme il grande mercato in crescita accelerata dell Africa sub-sahariana. La partecipazione al Summit è gratuita e riservata a 50 capi azienda italiani e 50 capi azienda sudafricani. I grandi temi in agenda saranno: l industria manifatturiera; il settore energetico e gli incentivi agli investimenti esteri; l agro-industria; il ruolo del sistema bancario e finanziario. Il governo sudafricano, ad esempio, sta offrendo interessanti incentivi a investitori esteri per promuovere partnership con imprese locali. Per ulteriori informazioni si veda anche la pagina summit-sudafrica-italia. seguire le linee guida del patto fiscale aprendo di fatto le porte a un interpretazione troppo permissiva delle norme comunitarie. L integrazione europea ha bisogno di investimenti per lo sviluppo a cominciare dalle infrastrutture e dalla ricerca e dall innovazione, come verrà ribadito nel corso del confronto internazionale di Cernobbio. Diversi maitre à penser del tempo moderno, quali Edgar Morin, Jurgen Habermas, Amartya Sen, insistono sulla necessità di globalizzare i diritti non tanto e non solo i mercati. Nel mondo sono in continuo aumento la disuguaglianza, la povertà, il sottosviluppo, la disoccupazione, la disgregazione del ceto medio. È possibile invertire questo trend così negativo? Il movimento delle idee che travalicano le frontiere è l aspetto più potente della globalizzazione. Questo ha già portato a dei passi avanti fondamentali nella cultura del diritto in molte parti del mondo. I diritti di genere, i diritti delle persone gay e lesbiche, l abolizione del lavoro minorile e dello sfruttamento, l affermazione di molti altri diritti civili che non si erano ancora fatti strada. Alla globalizzazione, non dimentichiamo che è stata anche associata la più rapida riduzione della povertà che mai si sia verificata nella storia. L ampliamento della capacità di ascolto e di comprensione dei progetti di sviluppo è stata possibile solo in un mondo che non ha frontiere. Il pensiero stesso di Amartya Sen è stato veicolato dalla globalizzazione. La produzione delle idee è stata generata grazie alla migrazione più rapida e più ampia delle persone, che si sono avvalse di un eccezionale strumento come Internet. Purtroppo non solo le belle intuizioni vengono diffuse attraverso il web, anche i cattivi esempi e i comportamenti negativi vengono globalizzati. Il fondamentalismo, i progetti eversivi, la violenza viaggiano molto rapidamente. Per queste ragioni la globalizzazione è stata anche associata alla crescente disuguaglianza che segna la realtà di molti paesi e questo di fatto aumenta l insicurezza indebolendo la coesione sociale. Comprendere le cause scatenanti di quelli che definisco dei veri e propri shock sistemici, sarà compito dei governi, ma anche dei cittadini più responsabili e consapevoli, che sono giustamente interessati a capire dove sta andando il mondo. Come emerge dallo studio Ambrosetti una delle cause più gravi che ha messo sotto scacco la competitività di scala globale riguarda il sistema dell education che non prepara adeguatamente i giovani che devono affrontare la sfida del lavoro. Eppure la conoscenza dovrebbe essere il cuore della globalizzazione. Come si spiega questa contraddizione? I sistemi di istruzione devono essere riformati per essere in grado di preparare le persone per le grandi sfide e creare la giusta flessibilità, in relazione a un universo del lavoro che sta velocemente evolvendo. Sarà fondamentale praticare un processo di apprendimento continuo, tenuto conto del fatto che le persone vivono più a lungo che nel passato e che quindi hanno bisogno di aggiornare con regolarità le loro competenze. Senza questo continuo aggiornamento dei saperi non sarà possibile lavorare in un economia avanzata, in continuo divenire. Il Transatlantic trade Investment Partership è uno dei progetti che sarà al centro del dibattito. Secondo Lei questo strumento potrà realmente aprire un fronte di collaborazione tra Stati Uniti ed Europa creando i presupposti per una seconda fase della globalizzazione? Da questo grande progetto potrebbe originarsi uno sviluppo molto interessante in termini di scambio di esperienze, know-how, che sono fattori essenziali per la crescita. Ritengo però che le domande più importanti rimangono aperte, soprattutto in relazione alle dimensioni chiave dell ipotesi di partenariato che si sta portando avanti rispetto a cui risposte e soluzioni non possono tardare ad arrivare. Ma.C. (traduzione di Elvira Solovei) 51

13 FORUM AMBROSETTI/4. Le ricerche sul lavoro e sulla partnership Ue-Stati Uniti I fronti caldi Su entrambi i temi, l Italia e l Europa devono procedere a grande velocità, senza farsi irretire dai tecnicismi. Le opportunità per l intera economia sono a portata di mano A villa d Este, in occasione del Forum di Cernobbio, Ambrosetti presenta due studi definiti dagli addetti ai lavori di forte posizionamento, in ragione dell urgenza e dell attualità dei temi. La prima ricerca riguarda il tema dell occupazione, Labour and Employement, la seconda è focalizzata sulle opportunità che potranno scaturire per le imprese americane dalla realizzazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip). Come aiutare l occupazione «La crisi spiega De Molli anticipando a L Impresa le conclusioni cui sono arrivati i ricercatori ha avuto un impatto sull occupazione in Europa. Alcuni paesi ne sono, però, usciti meglio di altri grazie a un sistema produttivo più dinamico e alla messa in atto di politiche del lavoro flessibili. La Germania è riuscita a contenere la crescita della disoccupazione attraverso programmi di apprendistato messi in atto dall Agenzia Federale per l Impiego grazie a forme di contrattazione decentralizzata, che hanno permesso alle imprese di evitare licenziamenti e contrattare le condizioni di lavoro direttamente con i lavoratori. Un secondo modello che continua a essere leader in Europa è quello danese della flexicurity. La Danimarca offre forte flessibilità in entrata e uscita dal mondo del lavoro, ma anche ampie opportunità di ricollocamento sul mercato attraverso programmi di training pagati dalle stesse imprese. Fattori essenziali per attrarre investimenti e occupazione sono rappresentati dalla semplificazione burocratica e dall efficienza del sistema giudiziario. Altra questione è quella relativa agli andamenti del mercato del lavoro europeo, che corre a due velocità: un ora di lavoro in Italia vale 30 euro in termini di produttività mentre in Danimarca si corre oltre i 50 euro». Più credito alle start up Imprenditorialità e start up sono due parole chiavi importanti, che fanno da leitmotiv della trattazione. È stato fatto molto in Europa prosegue De Molli Il progetto Start up Britain, lanciato dal Governo inglese, è un esempio di come Stato e giovani imprenditori possono lavorare insieme per rendere il paese più dinamico e innovativo. In questo l Italia si sta muovendo nella giusta direzione. Sono stati introdotti nuovi strumenti per garantire regimi fiscali agevolati e semplificazione burocratiche per le start up, ma molto deve ancora essere fatto per sostenere l accesso al credito e per incentivare il venture capital. Un area di libero scambio per ripartire La seconda ricerca ha il suo focus sulla possibile collaborazione tra Italia e Stati Uniti. Anche su questo versante si aprono interessanti scenari. Il nodo vero è rappresentato dal rilancio della competitività dell economia del vecchio Continente. «L Unione Europea e gli Stati Uniti hanno aperto lo scorso anno le negoziazioni per creare un area di libero scambio tra i due blocchi (appunto il Transatlantic Trade and Investment Partnership oggetto della ricerca n.d.r.). Queste negoziazioni devono procedere al massimo livello politico per evitare che il cambiamento venga ingoiato dai tecnicismi. La creazione di un vero e proprio mercato unico transatlantico è un occasione per aprire nuove opportunità di export alle imprese europee e aumentarne la competitività. Un accordo ambizioso porterebbe vantaggi per oltre 120 miliardi di euro l anno in Europa e per oltre 100 miliardi di euro l anno negli Stati Uniti. L Europa potrebbe guadagnare quasi un punto percentuale di Pil a costo zero, proprio in un momento in cui l economia europea fatica a riprendersi». Sarà importante comprendere cosa cambierebbe per l Italia. «Siamo tra i paesi che più beneficerebbero da questo accordo conclude De Molli. La complessità e le differenze in termini di regolamentazione commerciale sono state per decenni uno degli ostacoli maggiori all internazionalizzazione delle nicchie di eccellenza delle nostre Pmi. Ricordiamoci che Europa e Stati Uniti valgono da sole più di metà della ricchezza mondiale. Un accordo tra le due superpotenze economiche abbatterà i costi burocratici del commercio e fisserà un nuovo benchmark globale, offrendo alle nostre imprese un vantaggio competitivo che si estenderà in tutto il mondo nei prossimi decenni». Ma.C. 52

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