Dal colonialismo al neocolonialismo

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1 Dal colonialismo al neocolonialismo Materiali di lettura a cura di Stefano Magagnoli

2 1. Il colonialismo Che cos è il colonialismo? Il concetto di colonialismo spesso associato a quello di imperialismo ha conosciuto una stagione politica in cui si è sovraccaricato di valenze connotative (prevalentemente negative), divenendo spesso uno slogan della lotta sociale e politica. Più propriamente ma non per questo senza implicazioni valutative il concetto di colonialismo sta a indicare il dominio esercitato da una nazione su un altra nazione (o di un popolo su un altro popolo) mediante lo sfruttamento economico, politico e ideologico del differente grado di sviluppo esistente tra le due. Il concetto di imperialismo (che vi è strettamente connesso) è riconducibile a due interpretazioni: una più ristretta (d impronta marxista-leninista) che definisce dai primi anni del Novecento il presunto ultimo stadio del capitalismo, sull orlo del suo disfacimento; una più ampia che comprende tutte le forme di volontà espansionistica ed egemonica di una data comunità. Più concretamente, possiamo anche dire che il termine imperialismo rappresenta l estensione dinamica del concetto in sé più statico di colonialismo. Con imperialismo, in questo senso, possiamo indicare tutte le iniziative che hanno l obiettivo di realizzare un rapporto di dominio coloniale. All interno di questo quadro concettuale assolutamente fondamentale è la definizione degli elementi di estraneità e differente grado di sviluppo. Per essere colonialista la dominazione deve essere percepita come estranea, perché, ad esempio, sottolinea la differenza linguistica, culturale, razziale, ecc. Tuttavia, non tutte le egemonie o i domini stranieri possono definirsi colonialisti : la discriminante concettuale tra ciò che è dominio coloniale e ciò che non lo è, infatti, va anche ricercata nell esistenza o meno della categoria del differente grado di sviluppo. L utilizzo di questa chiave di lettura permette infatti di differenziare tra imperi coloniali (esemplificati dai tipici rapporti tra Europa e Terzo Mondo) e non coloniali (ad esempio, la dominazione russa sulla DDR nel secondo dopoguerra può essere attribuita a questa seconda categoria). Il concetto di differente grado di sviluppo va ovviamente utilizzato con grande cautela e consapevolezza, giacché rischia di apparire, da un parte, come un impostazione sostanzialmente razzista, e dall altra come una deformazione eurocentrica dell ipotetica esistenza di un unica modalità di sviluppo. È quindi necessario considerare questo concetto in modo assolutamente descrittivo (necessario per descrivere le condizioni che si stanno analizzando), e rigorosamente avalutativo (cioè astenendosi da giudizi di valutazione delle differenze). In altre parole, l utilizzo corretto di questo concetto esclude l esistenza di un sentiero obbligato per lo sviluppo dell umanità (alla cui sommità troneggia l Occidente cristiano), così come nega che sia più evoluto e pregevole possedere le armi atomiche invece delle asce o degli archi. 2

3 L unica implicazione che deriva dalla definizione di simili differenti gradi di sviluppo è che da essi discendano delle precise conseguenze storiche. Il colonialismo trae i propri presupposti logici dai concetti di colonia e colonizzazione (di derivazione romana). Il termine colonizzazione, in senso proprio, identifica semplicemente il processo di fondazione di colonie, mentre con il termine colonia si indica la realizzazione di un nuovo insediamento, che può essere realizzato sia autonomamente, sia sotto il controllo del territorio d origine dei coloni. In senso traslato, il termine colonia indica invece qualsiasi possedimento separato dalla madrepatria, specie se si tratta di un possedimento d oltremare. Il concetto di colonia è ovviamente molto esteso, e si articola in gradi diversi: da quello minimo (insediamento o dominio) a quello massimo (insediamento e dominio, e anche quest ultimo concetto può distinguersi in differenti livelli). Nell esperienza storica si possono così determinare tre modelli fondamentali di colonia, a loro volta soggetti a numerose varianti: 1. Colonie d appoggio: hanno normalmente fini prevalentemente economici (commercio), possono rispondere alla necessità di assicurare una presenza militare, o assolvere a entrambi gli obiettivi. Si possono citare quali esempi le colonie commerciali dei mercanti italiani del Medioevo nelle città del Levante; la rete mondiale di basi d appoggio create dagli Inglesi; le colonie commerciali create soprattutto dal Portogallo lungo le coste dell Oceano Indiano. 2. Colonie d insediamento: rappresenta il prototipo della colonia. Una quota crescente di persone proveniente da altri territori popola un dato territorio. È un concetto antico, biblico, ma che fa normalmente i conti col fatto che al momento della fondazione delle colonie, ad esempio in Asia, Oceania e America ben poche terre erano spopolate, e che nella maggioranza dei casi erano invece abitate da altre popolazioni, meno sviluppate, costrette ad abbandonare le proprie terre, o a essere ridotte in schiavitù. Di norma sono popolazioni di cacciatori, raccoglitori e nomadi che vengono scacciati dall arrivo di agricoltori stanziali, che impongono forme più avanzate di coltivazione della terra, accompagnate dalla sanzione del diritto privato di proprietà. Esempi emblematici che hanno comportato l allontanamento o il genocidio delle popolazioni indigene è quello inglese in Oceania e nel Nord America. 3. Domini coloniali: in questo caso la colonizzazione non è limitata all acquisizione di basi d appoggio commerciali, ma si estende al controllo diretto dell intero paese, senza tuttavia nessun obiettivo di ripopolamento integrale. Tale tipologia che caratterizza tutta la prima fase della colonizzazione ispanica delle Americhe rivela numerose analogie con il modello coloniale d insediamento: un gruppo numeroso di emigrati si insedia in modo permanente, fondando però la propria esistenza sull assoluto assoggettamento della maggioranza indigena, cui viene lasciata la propria forma originaria di economia. Una delle principali varianti di questo modello di dominio (caratteristica dell India britannica) è rappresentato dall enorme squilibrio numerico tra i dominatori (pochi, e quasi mai residenti in permanenza) e gli indigeni (che sono la preponderante maggioranza). In ogni caso, l efficace funzionamento di queste tipologie di colonialismo è reso possibile unicamente dall esistenza di una solida base di collaborazione da parte di elementi indigeni, che di solito rappresentano l élite sociale e culturale. Nel XVI secolo, dopo la scoperta delle Americhe, iniziò la grande espansione degli europei nel mondo e la formazione degli imperi coloniali. Furono dapprima gli Spagnoli, richiamati 3

4 dalle enormi quantità di minerali preziosi del Sud America, a fondare delle basi coloniali. Distrussero i grandi imperi Inca, Maya e Azteco e resero schiave le popolazioni locali impegnandole nell estrazione di oro e argento di cui poi caricavano i loro galeoni diretti in Europa, o utilizzandole come manodopera nelle grandi piantagioni. Olandesi, Portoghesi e Inglesi avevano invece stabilito le loro basi in Asia, ma inizialmente si limitarono a rapporti di tipo commerciale. L America del Nord venne colonizzata prevalentemente da inglesi e francesi che vi si stabilirono coltivando le terre e sfruttando le miniere. Dall Africa arrivavano invece gli schiavi: le navi negriere approdavano sulle coste africane e caricavano migliaia e migliaia di persone, vendute come schiavi nelle grandi piantagioni americane. Nel corso dell Ottocento e nei primi anni del Novecento gli Stati europei si erano divisi il mondo: Inghilterra, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo e in minor misura Belgio, Italia e Germania avevano occupato militarmente gran parte di quello che oggi noi chiamiamo Terzo Mondo. Erano spinti da ambizioni di potenza, da una certa pressione demografica interna, ma soprattutto dalla volontà di sfruttare le risorse economiche delle colonie (minerali, prodotti agricoli, schiavi) e di trovare uno sbocco alla sovrapproduzione manifatturiera creatasi nel frattempo in Europa. Tutti i paesi che subirono la colonizzazione furono profondamente condizionati nel loro sviluppo proprio perché la crescita economica rispondeva solo ai bisogni dei colonizzatori. Vennero create piantagioni specializzate in prodotti come il caffè, il cacao e il the, che erano richiesti in Europa, mentre per le colture di sussistenza delle popolazioni locali vennero adibiti piccoli appezzamenti poco produttivi. L artigianato locale venne sottoposto alla dura concorrenza dei prodotti delle industrie europee e nel giro di poco tempo andò scomparendo. Poco fu fatto per alleviare le pessime condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione, che anzi spesso peggiorarono: in alcuni casi, come nell America del Sud e del Nord, gran parte della popolazione fu sterminata militarmente, o morì a causa dei maltrattamenti e di malattie infettive come il morbillo e il vaiolo contro cui non aveva anticorpi. Gli imperi coloniali incominciarono a sgretolarsi solo negli anni Venti del XX secolo, ma gli ultimi atti di indipendenza risalgono a un periodo ancora più recente, che va dagli anni Cinquanta ad oggi. Attualmente le colonie sono quasi tutte scomparse, ma in molti di questi Paesi permane una forte dipendenza economica aggravata spesso dalle prepotenze della nuova classe dirigente locale. Divenuti indipendenti si sono infatti trovati di fronte al compito di promuovere il proprio sviluppo economico e, non avendo a disposizione capitali e personale tecnico specializzato, sono stati costretti a chiedere aiuto al mondo sviluppato, originando una nuova subordinazione economica, il cosiddetto neocolonialismo. Il colonialismo antico La colonizzazione, cioè la fondazione di colonie su territori diversi e, spesso, lontani dalla madrepatria, è un fenomeno che risale ai Fenici e ai Greci, che in gruppi numerosi si spostavano dalle terre d origine e andavano a vivere nei territori vicini e, successivamente, nelle regioni del Mediterraneo occidentale. Questo primo tipo di colonizzazione, determinato soprattutto da carestie, lotte politiche o ragioni di espansione commerciale, per il rifornimento di materie prime di 4

5 cui la madrepatria era carente, prevedeva la fondazione di insediamenti stabili nei quali i cittadini che immigravano trasferivano il loro modo di vita, la loro civiltà, che si fondevano con quella delle popolazioni locali, dando origine a centri che sarebbero diventati fiorenti città. Diverse sono invece le forme del colonialismo romano, che è prevalentemente politico-militare, più che economico o demografico. L espansione, attuata attraverso annessioni o sottomissioni, è determinata dall esigenza di controllo dei confini, dell acquisizione di terre da distribuire ai veterani e, solo in periodo imperiale, per motivazioni economiche e di ripopolamento dei territori conquistati, rimasti spopolati per il fenomeno dell inurbamento. Già dal III secolo a.c., con le guerre puniche, Roma sottomette popolazioni non italiche, fondando via via un impero che, al suo massimo fulgore, si espande dalla penisola iberica al Reno, dal Marocco al Mar Nero. Il colonialismo in età moderna (secoli XIV-XVIII): la scoperta e la conquista L espansione coloniale di cui, dopo la Spagna e il Portogallo, sono protagoniste l Olanda, l Inghilterra e la Francia è destinata ad acquistare importanza decisiva nella storia. Dopo le scoperte, le conquiste e l apertura di nuove rotte marittime, l attività mercantile e finanziaria europea si svolge infatti in uno spazio geografico assai più vasto e può usare, sulla base dell assoggettamento politico ed economico delle regioni produttrici, nuove e immense risorse. Il colonialismo è quindi il fattore fondamentale della creazione di un nuovo sistema mondiale di scambi e di rapporti economici dominato dagli Stati europei e da forti gruppi di mercanti e operatori finanziari. Le sedi dei traffici, le città, attraversano una nuova fase di sviluppo, sostenuta anche dalla crescita contemporanea delle istituzioni pubbliche e delle strutture culturali. La formazione dell impero spagnolo in America è la vicenda più clamorosa ed esemplare di tutto il colonialismo della prima età moderna. Gli aspetti più sorprendenti sono senza dubbio la rapidità con cui la conquista è realizzata e l esiguità di mezzi e di uomini impiegati. L insediamento dei primi coloni ha inizio con il secondo viaggio compiuto da Colombo nel 1493, l anno successivo a quello della scoperta dell America. Circa uomini iniziano la costruzione di fattorie agricole, danno avvio a ricerche minerarie e avviano la costruzione della prima città (Santo Domingo, ) nell area caraibica interessata dalle prime fase della conquista. Privi di regolari contatti con la Spagna, i coloni affrontano nel primo periodo in modo autonomo i problemi dell insediamento. Nel 1502, con la spedizione di Nicolás de Ovando, viene istituita una vera e propria rappresentanza del governo spagnolo. Il problema fondamentale è rappresentato dal bisogno di manodopera per sfruttare le risorse agricole e minerarie locali. Lo stesso Colombo introduce il sistema delle encomiendas, in base al quale uno o più villaggi indigeni (encomiendas) vengono assegnati a ogni colono (encomendero) che è autorizzato a riscuotere tributi dalla popolazione sotto forma di prodotti agricoli e manifatturieri o di lavoro coatto non retribuito. La popolazione indigena, già esigua, si riduce rapidamente per le violenze cui è sottoposta, per le malattie, le fughe e lo sfruttamento spietato: già nel 1510 essa è quasi completamente scomparsa. La 5

6 mancanza di manodopera ostacola gravemente l utilizzazione delle risorse americane, proprio quando esse si rivelano corrispondenti alle attese dei colonizzatori. Si cerca di fronteggiare questo inconveniente con la tratta degli schiavi neri che ha inizio nel 1503 per poi intensificarsi sino a diventare uno dei più importanti settori del traffico sull Atlantico, contribuendo a mutare la struttura razziale della popolazione di alcune zone latino-americane (oggi, ad esempio, la popolazione di Haiti è costituita per il 90 per cento da neri). L esigenza di uomini, oltre che di terre da sfruttare, spiega l indirizzo che prendono le ulteriori conquiste, in un continente che offre spazi vuoti immensi ai pochi coloni emigrati dall Europa. Mentre è in atto la colonizzazione delle isole del Mar dei Caraibi, comincia la penetrazione nell interno del continente. Una spedizione di modeste dimensioni (600 uomini e 11 navi) muove verso le coste messicane nel 1519, guidata da Hernán Cortés. È questa l impresa che pone la prima solida base dell impero spagnolo nel Nuovo Continente. Sbarcato nei pressi dell attuale Vera Cruz, Cortés si trova di fronte a un compito assai difficile. La numerosa popolazione azteca abitante il vasto territorio del Messico non è disorganizzata e dispersa come le tribù incontrate nelle isole dai primi coloni. Gli aztechi hanno un organizzazione statale, che fa capo alla città di Tenochtitlan, e un esercito regolare, condotto dal sovrano Montezuma. Cortés punta direttamente verso la capitale dello Stato. Durante la marcia dalla costa verso l interno egli può rendersi conto del malcontento esistente nei villaggi contro i signori aztechi e contro l amministrazione pubblica e riesce a sfruttarlo a proprio vantaggio, giungendo sino a stringere alleanze con importanti forze ribelli. L insediamento di Cortés nella capitale è dapprima relativamente pacifico; impressionati dalle armi da fuoco e dai cavalli spagnoli cose del tutto sconosciute gli Aztechi non oppongono resistenza. Ma quando gli spagnoli cominciano a distruggere i templi e imporre tributi molto onerosi, la popolazione si ribella. Montezuma, sino a questo momento tollerante verso gli stranieri, viene ucciso dagli insorti, e Cortés è costretto a rifugiarsi nel territorio alleato di Tlaxcala. Di qui le sue truppe, rafforzate da un contingente di soldati venuto da Cuba, muovono poco dopo contro la capitale e, dopo un lungo assedio, la conquistano e la distruggono. Finisce così l impero azteco, caduto nelle mani di un pugno di conquistadores animati da una grande sete di ricchezza e da uno straordinario spirito di avventura. La riorganizzazione politica ed economica viene avviata dallo stesso Cortés, che distribuisce agli uomini del suo seguito i villaggi con la forma dell encomienda, spodestando l antica aristocrazia terriera locale. Contemporaneamente, la conquista si sviluppa verso il sud. La notizia dell esistenza di un altro popoloso impero che si estende in una regione comprendente gli attuali territori dell Ecuador, del Perù e una parte del Cile muove un altro gruppo di conquistadores capeggiati da Francisco Pizarro, un colono già possessore di un encomienda nella zona di Panamá. L organizzazione sociale degli Inca è basata sulla proprietà comune della terra; essi hanno un fiorente artigianato, specializzato in modo particolare nella fabbricazione di oggetti d oro. Come gli Aztechi, non conoscono il cavallo né l uso della ruota. Le scarse capacità militari di queste popolazioni rendono facile l impresa di Pizarro, partito con meno di 200 uomini e soli 27 cavalli. Egli però sa approfittare di una crisi dinastica che sta lacerando l impero 6

7 degli Inca, e riesce a fare prigioniero il sovrano. Nel saccheggio dell antica capitale Cuzco, i conquistadores realizzano un bottino immenso, aumentato dall oro che il sovrano consegna sperando di riuscire a riconquistare la libertà. Pizarro fonda nel 1535 una nuova capitale in un luogo diverso, vicino alla costa, l attuale Lima. I problemi più difficili li incontra tuttavia nell amministrazione dei nuovi territori. A parte le rivolte degli indigeni e le difficoltà di stabilire rapporti con essi, Pizarro si trova coinvolto in una serie di lotte feroci tra i conquistadores, provocate anche dal suo stesso comportamento, scarsamente leale e privo di dirittura morale. Egli infatti non potrà godere a lungo dei frutti delle sue imprese, poiché sarà ucciso nel In questo modo si è costituito il corpo fondamentale dell impero ispano-americano, un territorio immenso comprendente gli Stati degli Aztechi e degli Inca, ai quali si aggiungono via via nuovi territori (Messico meridionale, Guatemala, Honduras), strappati alle popolazioni Maya. In tutta la vicenda della conquista e nel successivo svolgimento dei rapporti tra la Spagna e le colonie, la presenza di missionari cattolici ha un ruolo importante. La distruzione, da parte dei conquistadores, dell antica organizzazione religiosa e spirituale, lascia nelle popolazioni indigene un vuoto spirituale e psicologico, che i missionari riescono almeno in parte a colmare. In questo modo, seppure in condizioni molto difficili (la loro opera è violentemente contraddetta dallo sfruttamento e dal saccheggio operato dai coloni), essi stabiliscono un legame robusto tra conquistatori e popolazione autoctona. L azione della corona ha invece diverse motivazioni rispetto a quella ecclesiastica. Col suo tentativo di limitare il potere dei conquistadores nelle colonie, il sovrano spagnolo mira soprattutto a impedire che i nuovi territori si sottraggano alla sua autorità. Viene così creato un apparato politico-amministrativo che, poco a poco, sostituisce ai conquistadores un gruppo di funzionari fedeli, stipendiati dallo Stato. Il potere è affidato a governatori e successivamente, quando i territori coloniali raggiungono estensioni vaste, a viceré. In alcune colonie (Santo Domingo, Messico e Panamá) sono creati centri di amministrazione giudiziaria e civile (audiencias) sul modello di quelli esistenti nella madrepatria. Quest organizzazione politico-amministrativa si diffonde poi in tutte le colonie. In Spagna, nel Consiglio di Castiglia (organismo collegiale di governo che tratta gli affari generali della corona) viene costituito un comitato permanente per le Indie, in seguito trasformato in Consiglio autonomo, con la funzione di Corte suprema e di ministero per gli affari coloniali. Si conclude così l epoca in cui i conquistadores hanno concentrato nelle loro mani tutto il potere (politico, economico, militare) senza alcun controllo. La maggior parte di essi sono privati della loro autorità, e rimangono semplici encomenderos. Alcuni non accettano facilmente l operazione e danno vita a episodi di rivolta che ricordano, sebbene su un piano diverso, le tendenze anarchiche della feudalità europea. Meno efficace è invece l azione della monarchia per impedire che, attraverso il sistema della encomienda, si formi nelle colonie una nuova grande feudalità. I tentativi di negare l ereditarietà delle encomiendas e di limitare il potere degli encomenderos non hanno successo. Da allora si viene dunque formando nell America Latina una struttura di tipo feudale, caratterizzata dalla concentrazione della ricchezza e della 7

8 terra, da fortissimi squilibri sociali, da una divisione profonda tra i detentori della ricchezza e la massa dei lavoratori. Caratteri diversi, rispetto a quella spagnola, ha l espansione coloniale portoghese, che non mira alla conquista di vasti domini territoriali ma alla creazione di scali, porti e piazzeforti specialmente in Africa e in India. Vasco de Gama crea una base permanente a Calcutta nel 1502; subito dopo Albuquerque organizza scali portoghesi sulla costa araba e nel Golfo Persico. Goa, nel territorio indiano, è conquistata nel 1510 e diviene il più importante centro commerciale del Portogallo in Oriente. I successivi insediamenti nei punti strategici del traffico nell Oceano Indiano danno ai Portoghesi la possibilità di monopolizzare il commercio marittimo con l Oriente. Essi penetrano in Malesia e da lì si spingono sino in Cina, dove ottengono di creare un insediamento a Macao, all entrata della baia di Canton (1530). In Africa si installano già nel corso del 400 e possono perciò diventare i principali protagonisti della tratta degli schiavi quando aumenta la loro richiesta nel mercato americano. La fragilità dell impero portoghese deriva dalla sua stessa struttura: esso è infatti costituito da scali commerciali senza trasferimenti di popolazione e senza una permanente attrezzatura difensiva locale. Per questi motivi le postazioni portoghesi in Asia saranno successivamente scalzate con relativa facilità da Spagnoli e Olandesi. Un carattere più duraturo ha invece il dominio portoghese in Brasile (raggiunto nel 1500 dal navigatore Pedro Alvarez Cabral). L immensa regione, popolata da tribù primitive, ha all inizio interesse commerciale quasi esclusivamente per il legname da tintura, il brasil, da cui prende nome il paese. La necessità di difendere il territorio da Francesi e Spagnoli spinge poi il sovrano portoghese nel a estendere l occupazione del Brasile, che rimane però a lungo limitata ad alcune zone della fascia costiera. Il territorio è diviso nel 1533 in dodici circoscrizioni ripartite tra proprietari che avrebbero dovuto colonizzarle. In seguito si sviluppano le piantagioni di canna da zucchero, nelle quali la manodopera è costituita in gran parte da schiavi importati dall Africa. Prime ripercussioni dell espansione coloniale Una parte cospicua della ricchezza prodotta nelle colonie americane viene trasferita nella madrepatria attraverso gli scambi commerciali, dei quali la Spagna si riserva il monopolio, e soprattutto attraverso il prelievo dei prodotti minerari. Oltre le miniere delle Antille e del Messico, il centro più importante di produzione dell argento diventano le miniere peruviane di Potosí, scoperte nel Lo sfruttamento avviene attraverso il sistema del lavoro forzato degli indios, già praticato nell organizzazione economica degli Inca. Per sovrintendere all intenso traffico tra la madrepatria e le colonie viene istituita a Siviglia sin dal 1503 la Casa de Contratación, un istituzione che ha il compito di riscuotere i dazi sul commercio coloniale (che passa obbligatoriamente per il porto di Siviglia) e riceve per conto della corona i metalli preziosi delle miniere americane. A loro volta, le colonie costituiscono un mercato di esportazione per i prodotti europei. Esse abbisognano di armi, tessuti, utensili vari, vino, olio e schiavi: prodotti che la Spagna è in grado di fornire solo in parte. Le richieste coloniali sono quindi 8

9 soddisfatte in parte attraverso il contrabbando, esercitato dapprima dai Portoghesi e successivamente da Francesi, Inglesi e Olandesi. L aspetto di gran lunga più importante del traffico col Nuovo Mondo è l importazione in Spagna di un ingente quantità di metalli preziosi. Per la monarchia spagnola impegnata in diversi teatri di guerra e tesa ad affermare la propria egemonia politicomilitare sull Europa questo apporto finanziario ha un valore assai elevato. Essa preleva infatti una tassa del 20 per cento sui metalli importati, la cui quantità è molto elevata (tabella 1). Tab. 1. Importazioni di metalli preziosi, (valori in pesos, equivalenti a 42,29 grammi di argento) , , , , , ,0 Negli anni successivi, peraltro, l importazione aumenta notevolmente sino a toccare la punta massima di circa 35 milioni di pesos nell ultimo decennio del secolo. Le conseguenze sono molteplici: accenniamo qui solamente l aumento dei prezzi (iniziato all incirca nel 1520) che si verifica non solo in Spagna ma in tutti i paesi europei, la cui economia, direttamente o indirettamente, è legata a quella spagnola. Più a fondo, tuttavia, operano altro fattori: il commercio internazionale non soltanto amplia il suo orizzonte, ma cambia la sua stessa natura. Ai prodotti di lusso, le tradizionali spezie, che hanno costituito la base principale del commercio intercontinentale dell età medievale, si affiancano prodotti coloniali meno preziosi ma di più largo consumo (tabacco, zucchero, cacao, ecc.). Nascono perciò nuove e assai più numerose possibilità di arricchimento e quindi anche di trasformazione delle strutture sociali; la concorrenza tra le nazioni si fa più intensa; in Europa, infine, accanto ai conflitti tradizionali, si cominciano a profilare nuovi contrasti provocati dall espansione coloniale. In sintesi: Fase caratterizzata prevalentemente da un colonialismo mercantile, più interessato agli scambi commerciali che al vero dominio politico. Fa eccezione la colonizzazione Spagnola in America del Sud Bartolomeo Diaz (P) doppia Capo di Buona Speranza Cristoforo Colombo (E) scopre l'america Vasco De Gama (P) compie la circumnavigazione del mondo. XVI secolo Gli Spagnoli conquistano quasi tutta l America Latina istituendo dei viceregni e distruggendo le civiltà Maya, Inca e Atzeca. Gli Spagnoli in America tendono ad assimilare e 9

10 sottomettere le popolazioni locali utilizzando diversi sistemi. La Spagna importa dall Africa schiavi per farli lavorare nelle piantagioni. Nei secoli XVII-XVIII l Inghilterra inizia a utilizzare gli Stati Uniti, prima, e l Australia, poi, anche come colonie di popolamento. Nel XV sec. Spagna e Portogallo finanziano viaggi di esplorazione in Africa e nelle Indie. Il Portogallo pratica un colonialismo commerciale costituito in tutto da una dozzina di basi mercantili fortificate dislocate in Africa e in Asia Viene fondata la Virginia, prima colonia inglese in Nord America Viene fondata la Compagnia inglese delle Indie Orientali Viene fondata la Compagnia olandese delle Indie Orientali. Gli Olandesi si sostituiscono gradualmente ai Portoghesi, la Compagnia delle Indie Orientali inizia a controllare anche la produzione dei centri, non limitandosi più al semplice commercio La Francia colonizza il Canada Viene fondata la Compagnia olandese delle Indie Occidentali, che si limita però alla pirateria contro la flotta spagnola Il Portogallo si impossessa del Brasile Dopo una fase d arresto ricomincia la colonizzazione inglese, in particolare da parte delle sette protestanti: puritani e quaccheri James Cook scopre e prende possesso per conto della corona inglese dell Australia Gli Stati Uniti proclamano la loro indipendenza dall'inghilterra Gli Inglesi conquistano Città del Capo strappandola agli Olandesi, che vi avevano praticato anche una colonizzazione di popolamento. Dalla lotta per la supremazia coloniale alla formazione dell impero britannico in Oriente Alla metà del Seicento, l Olanda gode in Europa di un indiscusso predominio economico, fondato sulla supremazia della propria flotta commerciale e sul ruolo centrale di Amsterdam nella finanza internazionale. In quest epoca la flotta olandese conta ben diecimila navi, la cui stazza complessiva è superiore di dieci volte a quella inglese e di venti volte a quella spagnola; le due grandi compagnie delle Indie detengono il monopolio dei commerci delle spezie asiatiche, dei metalli preziosi, del legname e del cotone americano. Amsterdam, inoltre, è il centro finanziario più importante del tempo; lì è possibile chiedere denaro a prestito per le iniziative più audaci e reinvestire i propri capitali. Al commercio internazionale e alle attività finanziarie si unisce poi lo sviluppo dell agricoltura dovuto alle opere di ingegneria idraulica e di bonifica e alla sperimentazione di nuove tecniche di coltivazione. Sin dalla metà del Seicento, però, si fa sentire la concorrenza dell Inghilterra, indirizzata decisamente verso una politica di sviluppo economico e di espansione sui mari ai danni dell Olanda. Nel 1651 viene emanato l atto di navigazione, che riserva alle navi inglesi il commercio con le colonie dell America settentrionale e proibisce l accesso ai porti britannici alle navi straniere che non provengano dai paesi produttori dei beni commerciati. Così facendo si pongono le basi per l egemonia marittima inglese, a danno del principio della libertà di commercio. Ben presto il conflitto commerciale angloolandese si trasforma in scontro militare. Le tre guerre del , e si concludono con la vittoria dell Inghilterra, che conquista anche la base americana di Nuova Amsterdam, presto ribattezzata New York. Nella prima metà del Settecento, la Francia rappresenta per l Inghilterra una rivale temibile, capace di farle concorrenza in tutto il mondo. È un grande paese, con una 10

11 popolazione doppia rispetto all Inghilterra, in grado di approntare grandi eserciti, con un economia più arretrata, ma dotata di notevoli potenzialità. I traffici francesi interessano tutti i paesi europei, soprattutto l area tedesca, dove i prodotti coloniali sono distribuiti dal porto di Amburgo, e quella mediterranea, attraverso il porto di Marsiglia. Nei Caraibi, i francesi contrastano gli inglesi nella produzione del caffè, del tabacco e soprattutto dello zucchero, che esportano in tutta Europa e persino nelle colonie inglesi del Nord America. Queste sono circondate dai domini del re di Francia, il Canada, l Illinois e la ricca Lousiana, che minacciano di soffocare l espansione dei coloni inglesi. I porti francesi della costa atlantica, Bordeaux, Nantes e Le Havre, si sviluppano molto rapidamente grazie al commercio oceanico sino a fare concorrenza a Londra, Bristol e Liverpool. Nel settore asiatico, la concorrenza tra inglesi e francesi è particolarmente accanita in India, mentre, sul commercio del tè con la Cina, l Inghilterra mantiene saldamente il monopolio sino al Negli anni Quaranta, durante la guerra di secessione austriaca, Francia e Inghilterra si affrontano in Europa e nelle colonie, ma senza rilevanti conseguenze. Molto più importanti sono invece gli esiti della guerra dei Sette anni ( ), durante la quale Francia e Austria, tradizionali avversarie nelle guerre dei Sei-Settecento, si schierano assieme alla Russia contro la Prussia, alleatasi precedentemente con l Inghilterra. Dopo una prima fase in cui inglesi e francesi si fronteggiano sul continente, l Inghilterra decide una condotta di guerra a tutela degli interessi commerciali degli inglesi. Il confronto si sposta così dall Europa alle colonie. In India, il governatore francese ha concepito già prima del 1756 il grandioso piano di creare un impero finanziariamente indipendente dalla madrepatria assicurandosi il controllo della regione di Madras, ma la superiorità navale inglese ha sempre frustrato le sue ambizioni. All inizio della guerra dei Sette anni riprendono le ostilità francoinglesi, che hanno come esito la conquista per mano inglese di tutte le piazzeforti precedentemente tenute dai francesi. Nello scontro in Nord America la Francia oppone maggiore resistenza, grazie anche all alleanza con le più bellicose tribù indiane; gli inglesi si giovano però di una schiacciante superiorità numerica e di una maggiore forza navale. Questi due fattori risultano perciò decisivi e assicurano la vittoria agli inglesi anche in Nord America. Il trattato di Parigi del 1763, che sancisce la fine della guerra, lascia immutato il quadro geopolitico europeo, ma rivoluziona l assetto delle colonie a vantaggio dell Inghilterra: la Francia perde tutti i territori nordamericani e parte delle Antille, mentre in India riottiene alcuni scali occupati dagli inglesi, che ne proibiscono però la fortificazione. Di fatto, dopo la conquista del Bengala del 1765, l Inghilterra resta l unico arbitro europeo del subcontinente indiano. L egemonia inglese sull India porta allo sviluppo di una rete commerciale destinata a rafforzarsi sempre più negli anni successivi. L India diviene così la via maestra per la penetrazione economica e politica degli europei in Estremo Oriente. Lo scontro coloniale con l Inghilterra è così definitivamente perso per la Francia e a nulla vale l appoggio fornito successivamente ai coloni americani ribelli durante la rivoluzione americana. Sconfitta dall Inghilterra, dissestata finanziariamente dalle spese di guerra e con un sistema politico refrattario a qualsiasi riforma, la Francia sarebbe sprofondata dopo alcuni anni nella rivoluzione. L Inghilterra, al contrario, si 11

12 impone come massima potenza coloniale, ruolo che avrebbe mantenuto per circa due secoli, nonostante che la rivoluzione americana la priverà di lì a poco delle colonie americane settentrionali. Sino alla metà del Settecento la penetrazione occidentale in Asia è quasi esclusivamente di tipo economico: in genere le potenze europee si accontentano di assumere il controllo dei traffici e dei commerci, creando avamposti commerciali e militari in punti chiave delle rotte marittime o impadronendosi di porti e città di particolare rilevanza economica. Le uniche eccezioni di rilievo sono rappresentate dalle Filippine, cadute sin dalla seconda metà del XVI secolo sotto la dominazione spagnola, e dai possedimenti olandesi di Ceylon, Sumatra, Giava e Borneo. Nella seconda metà del XVIII secolo gli Stati europei, e in particolare l Inghilterra, iniziano ad assumere direttamente l amministrazione degli Stati asiatici costituendo un vero e proprio impero coloniale. La guerra dei Sette anni rappresenta un momento fondamentale nella storia dell espansione europea in Asia: la sconfitta della Francia lascia di fatto mano libera all Inghilterra che, grazie anche alla crisi della Spagna e alla diminuita presenza dei mercanti portoghesi e olandesi, riesce nel corso di un secolo a creare un vasto impero coloniale. Oggetto delle mire inglesi è soprattutto il subcontinente indiano, che alla fine del Settecento è suddiviso tra l impero Moghul, una dinastia turca di religione islamica, e gli Stati dei Maratha, una confederazione di cinque regni induisti dell India centrosettentrionale. Gli inglesi sanno approfittare dei conflitti che oppongono i Moghul alle popolazioni induiste e già durante la guerra dei Sette anni riescono a limitare la presenza francese in India e ad assumere il controllo della ricca regione del Bengala, imponendo un nababbo di loro gradimento. Nei decenni seguenti l opposizione alla penetrazione britannica si polarizza attorno agli Stati dei Maratha che sono defnitivamente sconfitti solo dopo tre conflitti, l ultimo dei quali, terminato nel 1818, si conclude con l annessione di tali territori ai possedimenti coloniali britannici. La conquista delle nuove colonie non è intrapresa direttamente dalla corona inglese, ma viene affidata, sotto il controllo del Parlamento, a una compagnia privata la East India Company che sui possedimenti indiani ha pieni poteri amministrativi e militari. Il colonialismo inglese ha pesanti ripercussioni sulla società indiana: sino a questo momento, malgrado il rigido controllo britannico, il saldo commerciale tra India e Inghilterra è nettamente a favore della prima. Mentre le esportazioni inglesi in India sono pressoché nulle, dai porti indiani partono alla volta dell Europa navi cariche di spezie, tè, porcellane e cotonate. A partire dagli anni Venti dell Ottocento la piena affermazione della rivoluzione industriale rende per la prima volta competitivi i prodotti tessili europei rispetto a quelli indiani. Grazie anche a un sistema di tariffe doganali che ostacola l esportazione delle cotonate indiane nel Regno Unito e che lascia invece indifesa l India di fronte alla penetrazione dei prodotti inglesi, nel giro di pochi anni la produzione artigiana locale di prodotti tessili viene praticamente azzerata. L economia indiana è così costretta a orientarsi verso l esportazione di prodotti non lavorati come il tè o il cotone grezzo che sarebbe poi stato reimportato dall Inghilterra sotto forma di prodotto finito. Nei primi decenni dell Ottocento gli inglesi consolidano la propria presenza in Asia ponendo un protettorato sul Nepal (1816), fondando la città portuale di Singapore 12

13 (1819) e annettendo la bassa Birmania (1826) e il Punjab (1849). Alcune di queste acquisizioni avvengono in maniera quasi casuale, profittando delle lotte interne a questo o quel paese. In genere, però, a orientare le scelte politiche dell Inghilterra è la volontà di creare attorno all India degli Stati cuscinetto e di controllare le rotte commerciali che collegano la madrepatria con le colonie asiatiche. Il tramonto dell impero coloniale spagnolo All inizio dell Ottocento l America Latina è divisa tra possedimenti portoghesi limitati al solo ma immenso Brasile e spagnoli, che si estendono su quasi tutta la parte centrale e meridionale del continente, su Cuba, Portorico e Messico. Indipendente è invece, dal 1804, la repubblica di Haiti. Questi vasti territori sono abitati da circa diciannove milioni di abitanti. A causa dei flussi migratori dalla Spagna e della tratta degli schiavi di colore, la popolazione dell America Latina è diventata multietnica: nelle colonie spagnole a fianco di circa emigrati iberici, si contano tre milioni di creoli (bianchi nati da genitori spagnoli residenti nelle colonie), cinque milioni tra mulatti (nati da matrimoni tra bianchi e neri) e meticci (nati dall incontro tra neri e indi), oltre sette milioni di indios nativi e circa un milione di neri. Nell enorme Brasile vivono appena tre milioni di uomini, la metà dei quali schiavi di colore. Alle differenze etniche corrispondono profonde disparità sociali. Il possesso della maggior parte delle terre è concentrato nelle mani della minoranza creola, gelosamente arroccata a difesa dei propri privilegi, e che, nel nome di una supposta superiorità razziale, rifiuta ogni legame con meticci e mulatti. Specie nella seconda metà del Settecento, tra i creoli, si afferma un élite economica e culturale che ha esteso i propri interessi al settore commerciale e che cerca un riscontro al proprio ruolo economico in un parallelo aumento di peso politico. I mulatti e i meticci lavorano nei settori del commercio o dell artigianato, mentre la popolazione di colore e gli indios sono impiegati, in condizioni di schiavitù o semischiavitù, nei grandi latifondi appartenenti al demanio regio, agli enti ecclesiastici o ai possidenti creoli. Nel 1808 l occupazione della Spagna da parte delle truppe napoleoniche costituisce la spinta decisiva verso lo sfaldamento dell impero coloniale iberico. I possidenti creoli assumono di fatto il potere creando delle giunte provvisorie ed esautorando i rappresentanti della corona. Il primo paese a proclamare la propria indipendenza dalla Spagna è il Venezuela dove, il 5 luglio 1811, il generale Miranda proclama la nascita della Repubblica. Questo esempio è presto seguito in altre aree sottoposte al dominio spagnolo: nella parte meridionale del paese, corrispondente all attuale Argentina e al Cile, le forze dei rivoltosi sono organizzate da un ex ufficiale spagnolo José de San Martín; nelle province settentrionali, corrispondenti al Venezuela e alla Colombia, la guida dell esercito è assunta da Simón Bolívar. In questa prima fase della lotta di liberazione i paesi latino-americani possono contare sull appoggio degli Stati Uniti e dall Inghilterra che intravedono nello sfaldamento dell impero coloniale spagnolo l occasione per accrescere la propria penetrazione economica nel Sud America. 13

14 Nato a Caracas nel 1783, Simón Bolívar trascorre molti anni in Europa, dove è stato mandato dalla famiglia a studiare e da dove ritorna definitivamente nel 1810 per schierarsi a fianco dei rivoluzionari venezuelani. Grazie ad alcune vittorie militari, Bolívar riesce a liberare Caracas ma la controffensiva spagnola lo costringe a riparare nei Caraibi. Di lì egli diffonde il suo programma che prevede la nascita di una confederazione, una repubblica degli Stati Uniti del Sud, che rappresenti per l America Latina ciò che gli Stati Uniti rappresentano per l America settentrionale. Nel 1816 riprende la lotta contro gli spagnoli radicalizzando le proprie posizioni politiche e riuscendo così ad accrescere la base sociale della rivolta: la messa al bando della schiavitù guadagna a Bolívar l appoggio degli indios e degli schiavi liberati, alcune riforme sociali gli valgono il sostegno dei piccoli contadini e degli strati inferiori della società. Grazie anche all aiuto dell Inghilterra e allo scoppio dei moti di Spagna che impediscono alla corona di inviare nuove truppe in America Latina, egli riesce a sconfiggere più volte l esercito spagnolo, a liberare i territori che corrispondono agli attuali Venezuela, Ecuador e Colombia e a dare vita alla Repubblica federale della Grande Colombia. Negli anni successivi anche Perù, Bolivia (così chiamata in onore di Bolívar) e Uruguay ottengono l indipendenza. Contemporaneamente, nella parte meridionale del continente, i ribelli cileni e argentini, guidati rispettivamente da Bernard O Higgins e San Martín, riescono ad avere la meglio sulle truppe spagnole. Un percorso diverso è invece quello seguito dal Messico. Qui, a differenza che nel resto del Sud America, i primi a iniziare la guerra di liberazione dagli spagnoli sono le popolazioni indios e meticce delle campagne che danno alla rivolta una chiara connotazione sociale chiedendo la redistribuzione delle terre. Il pericolo spinge i creoli e gli spagnoli ad accantonare le divergenze reciproche e a far fronte comune. Una volta stroncata la sollevazione dei contadini, contrasti tra creoli e corona portano allo scoppio di una ribellione di orientamento conservatore guidata dal generale Augustín de Itúrbide, che, nel 1822, si fa proclamare imperatore del Messico. Il tentativo autocratico ha tuttavia vita breve: nel 1823 Itúrbide è destituito da un colpo di Stato, cui fa seguito la proclamazione di una repubblica federale modellata sull esempio costituzionale nordamericano. Un percorso ben diverso da quello del resto dell America Latina è quello seguito dal Brasile. Nel 1807, in seguito all invasione del Portogallo da parte delle truppe napoleoniche, la casata regnante dei Braganza trova rifugio nella colonia sudamericana. Nel 1821 lo scoppio, in patria, dei moti liberali costringe re Giovanni VI a fare ritorno in Europa. In Brasile resto il figlio Pietro che, nel 1822 e in sostanziale accordo con il padre, proclama l indipendenza del paese facendosi nel contempo incoronare imperatore. Nel 1826 a Panamá è convocato un congresso degli Stati latino-americani che, nelle intenzioni di Simón Bolívar, avrebbe dovuto portare alla nascita di una repubblica federale comprendente, se non tutta, almeno gran parte dell America Latina. Il congresso si chiude con un sostanziale fallimento: i particolarismi e le tradizioni locali non solo impediscono la costituzione dello Stato vagheggiato da Bolívar ma, anzi, portano allo sfaldamento della Grande Colombia e delle altre repubbliche federali nate nei mesi successivi all indipendenza. Bolívar sogna uno Stato democratico nel quale i contadini godano di condizioni di vita migliori di quelle nelle quali hanno vissuto sino a quel momento, ma il suo 14

15 progetto naufraga. All interno dell élite creola protagonista della lotta contro la Spagna permane, infatti, una forte divisione tra i ceti urbani, impiegati nei commerci, e i grandi proprietari terrieri, contrari a ogni riforma sociale. A risultare vincenti sono gli interessi dei proprietari, sicché il passaggio all indipendenza non comporta nessun miglioramento per le popolazioni delle campagne. Anzi, sebbene la schiavitù sia stata formalmente abolita nella maggior parte degli Stati, di fatto i contadini continuano a vivere in condizioni di semilibertà. Le mancate riforme sociali o la loro esigua portata rendono fragili le istituzioni democratiche che, sul modello americano, quasi tutti i nuovi Stati si sono date al momento dell indipendenza. Di contro cresce l importanza dei generali che, protagonisti della guerra di liberazione, nel corso della lotta contro la Spagna hanno spesso aggiunto ai poteri militari anche quelli civili. Contrari alla democrazia, essi si arrogano il diritto di intervenire direttamente nella vita pubblica al fine di dirimere le contese politiche. Questo atteggiamento è quindi alle origini del clima di instabilità politica, accompagnato da guerre civili e dittature militari, che caratterizza, in parte ancora oggi, la storia dell America Latina Cronologia In tutto il Sud America iniziano le guerre d indipendenza, in particolare sotto la guida di Simon Bolìvar nel Nord del Sud America (Venezuela) e nei Caraibi (Colombia, Equador) e di José de San Martin nel Sud (Argentina, Cile, Perù, Bolivia). Al diretto dominio coloniale spagnolo subentrano la pressione economicofinanziaria inglese e la subalternità politica agli Stati Uniti. La Compagnia inglese delle Indie Orientali ottiene il controllo diretto dell India. Inizia a nascere un regime coloniale basato sul disprezzo della società indigena e sulla volontà di trapiantare istituzioni e sistemi economici occidentali con essa incompatibili Il Brasile si proclama indipendente L Olanda impone alle colonie indonesiane il sistema di coltivazione, impone cioè colture per l esportazione a danno di colture per la sussistenza La Gran Bretagna abolisce la schiavitù L Algeria diviene un possedimento coloniale della Francia, che deve però combattere a lungo contro la resistenza locale (fino al 1847). La Francia punta ad assimilare i nuovi territori direttamente entro il proprio sistema politico-amministrativo La Gran Bretagna stabilisce una forma di protettorato sulla Cina L Olanda si estende nelle isole del Borneo La Francia occupa tutta l Indocina Napoleone III proclama imperatore del Messico Massimiliano d Asburgo Gli Stati Uniti aboliscono la schiavitù La resistenza messicana guidata da Benito Juarez costringe alla ritirata Massimiliano d Asburgo che viene catturato e fucilato L Italia acquista la baia di Assab per mezzo della società Rubattino di Genova. Il nuovo colonialismo imperialista e la spartizione dell Africa Diretta conseguenza della crescita dell economia internazionale e dello sviluppo industriale è l emergere, a partire dagli anni Ottanta dell Ottocento, di forti tensioni politiche tra le principali potenze europee. Lo sviluppo industriale aumenta a dismisura la loro forza economia, facendo crescere la competizione per l allargamento 15

16 delle sfere di influenza, e trasforma i caratteri del colonialismo europeo. Da un lato, i territori colonizzati, che sino a ora hanno assicurato la fornitura di materie prime e assorbito la popolazione in sovrannumero, diventano importanti anche come mercati; dall altro, una crescente presenza militare e politica è considerata una condizione necessaria per la tutela degli investimenti. L espansione coloniale si trasforma così in uno dei fattori decisivi delle relazioni internazionali, e parallelamente si intensificano le sue ripercussioni sulla politica interna dei paesi colonizzatori. Sull esempio della Gran Bretagna, che dal 1877 ha rafforzato i legami politici e istituzionali con i suoi domini d oltremare, tutte le potenze europee puntano a dare un assetto imperiale alle loro relazioni con i paesi extraeuropei nei quali hanno in precedenza conquistato possedimenti o acquisito un forte potere di influenza a scopi economici o strategico-commerciali. Tale tendenza comporta ovunque l esaltazione dei sentimenti di potenza nazionale e di superiorità della razza bianca; in numerosi casi la conquista coloniale viene giustificata come missione civilizzatrice. Il carattere decisivo che distingue l età dell imperialismo ( ) dal periodo precedente non va dunque individuato semplicemente nell inedita estensione geografica raggiunta dall espansione coloniale, che pure giunge a interessare quasi la metà della superficie terrestre, ma piuttosto nelle nuove forme assunte dal dominio coloniale stesso. Da questo punto di vista, la caratteristica principale dell imperialismo è la tendenza da parte delle potenze europee a pianificare la spartizione del mondo e ad accordarsi a tavolino sulla creazione di sfere di influenza, nel tentativo di risolvere sulla base di negoziati diplomatici gli immancabili conflitti derivanti dal sovrapporsi delle rispettive direttrici di espansione coloniale. La manifestazione più eclatante delle tendenze imperialistiche interessa l Africa. Ancora intorno al 1840 la conoscenza del continente africano da parte degli europei è assai imprecisa, e del tutto ignota risulta la maggior parte delle zone interne. Negli anni tra il 1850 e il 1870 una serie di spedizioni geografiche guidate da esploratori come David Livingstone ed Henry Stanley hanno consentito di individuare le sorgenti del Nilo e il percorso dei fiumi Congo, Niger e Zambesi. Frizioni sulla conquista delle regioni africane cominciano a emergere nel 1877, quando il governo britannico della provincia del Capo, nell Africa del Sud, decide di annettere lo Stato minerario e diamantifero del Transvaal, governato da coloni boeri (di origine olandese); il conflitto anglo-boero sancisce, nel 1881, la sconfitta inglese e il riconoscimento dell autonomia del Transvaal, che diviene repubblica Sudafricana. Tensioni ancora più aspre si sviluppano nel 1882 tra Gran Bretagna e Francia in seguito all occupazione dell Egitto da parte di truppe del governo di Londra; la creazione di un protettorato militare britannico sul paese, giustificato dalla necessità di sedare la rivolta della popolazione egiziana contro le pesanti interferenze straniere, pone fine al controllo congiunto anglo-francese sulle finanze egiziane e soprattutto sul canale di Suez. La penetrazione francese dell Algeria (conquistata nel 1830), in Tunisia e dal Senegal verso il Niger, l ingresso di altre potenze nella competizione coloniale (il Belgio afferma il proprio dominio sul bacino del Congo scontrandosi col Portogallo, mentre la Germania acquisisce il controllo del Togo e del Cameroun, e poi del Tanganica in una zona che ha già visto affermarsi il dominio britannico su Kenya e Uganda) moltiplica le aree di frizione. Per evitare un conflitto, il governo tedesco si propone come arbitro delle rivalità internazionali, convocando nel la 16

17 conferenza di Berlino. Questa si conclude con un accordo che fissa le regole per la spartizione dell Africa, e sancisce la libertà di navigazione sui fiumi Congo e Niger. La conferenza pone in tal modo fine agli effetti destabilizzanti che l espansione coloniale in Africa minaccia di avere sulle relazioni internazionali. Non mancano in seguito episodi di tensione, soprattutto nel Sudan, sconvolto nel 1885 dalla violenta insurrezione antibritannica e antiegiziana della setta musulmana dei dervisci. Il paese è lentamente riconquistato dagli inglesi, che finiscono però per scontrarsi con le ambizioni di penetrazione francese nella regione dell Alto Nilo. Anche dopo la conferenza di Berlino rimangono però sul tappeto nodi irrisolti, che corrispondono a una situazione molto fluida in cui la concorrenza sul fronte coloniale da parte delle maggiori potenze europee appare quanto mai dinamica. È quella frenetica corsa dei diversi paesi alla colonizzazione militare ed economica del mondo, durata sino a tutto il primo decennio del Novecento, ricordata dagli storici come età dell imperialismo. Con tale definizione si evidenziano due rilevanti fenomeni: da una parte lo spostamento delle tensioni e dei conflitti d interessi europei fuori dell Europa, con il parallelo tentativo di ristabilire gli equilibri di potenza attraverso la spartizione del mondo e la competizione coloniale tra le grandi nazioni industriali; dall altra la trasformazione del concetto stesso di colonialismo, che da sistema di egemonia prettamente commerciale passa a indicare il controllo politico diretto sulle colonie e lo sfruttamento massiccio delle loro risorse. Le regioni sottoposte al controllo europeo diventano colonie, oppure protettorati, con locali governi-fantoccio sostenuti dal paese dominante, la madrepatria. La ricerca di nuovi mercati non è più limitata solamente a imprese e compagnie, ma diventa una politica nazionale sostenuta fortemente dagli Stati centrali, finanziata con fondi pubblici e gestita da appositi apparati amministrativi. Ovunque, gli europei investono somme crescenti di denaro, ricavano quantità sempre maggiori di materie prime, impongono i loro modelli culturali e politico-istituzionali, guidando la politica economica e la vita interna dei paesi dominati. Gli obiettivi economico-produttivi dell imperialismo europeo si confondono peraltro molto spesso con l affermazione di una presunta missione civilizzatrice dei bianchi, che avrebbe dovuto portare la civiltà alle popolazioni indigene, ritenute ben lontane dal raggiungerla. In sintesi: Il colonialismo in età contemporanea 2 ( ) Fase imperialista volta a garantire prestigio internazionale, a formare delle aree di mercato privilegiate per raggiungere l autarchia e per esportare capitali e conseguente spostamento della concorrenza tra gli Stati dal piano economico a quello politico-militare nelle zone extraeuropee. Sviluppo dell ideologia di una missione civilizzatrice e protettrice nei confronti di civiltà barbare, i cui componenti sono simili a fanciulli. L imperialismo si realizza in tre forme: attraverso il controllo diretto (colonie), attraverso il controllo indiretto, attraverso cioè organi locali (protettorati) e attraverso lo sfruttamento economico (come la colonizzazione informale dell America Latina da parte degli Stati Uniti). L evoluzione del colonialismo ottocentesco: l imperialismo L affermarsi del modello di produzione capitalistico, in Europa e negli USA, basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, sul sistema salariato e sul primato del valore di scambio, accentua e impone la logica del profitto: l intero mondo diviene un unico mercato manipolato dagli imprenditori- 17

18 proprietari di fabbriche, terre e denaro, che possono realizzare enormi ricchezze a condizione che i costi di produzione rimangano bassi, si amplino i mercati di vendita e le aree di investimento dei capitali accumulati. Vendendo a prezzi elevati e comprando a prezzi bassi, come sarà consentito dai trattati imposti a molti paesi, monopolizzando i commerci e le risorse dei paesi colonizzati, o appropriandosi delle loro ricchezze col sistema delle imposte, Gran Bretagna, Francia e Olanda, potranno finanziare il proprio sviluppo e il proprio bilancio statale, costituendosi, nello stesso tempo, come polo dell economia mondiale, mentre la periferia sembra sempre più condannata alla dipendenza totale e all impoverimento senza rimedio. Per tutto l Ottocento i domini coloniali si ampliano e si rafforzano: l interesse è ormai spostato definitivamente sulla conquista territoriale e gli stessi Stati si preoccupano di acquisire, anche con le armi, nuove aree del mercato europeo. Questa nuova fase del colonialismo, caratterizzata da uno stretto intreccio di fattori economici e militari, è più propriamente detto imperialismo. L Africa è l area che ne fa maggiormente le spese. La Conferenza di Berlino ( ), si svolse sotto l ideologia che assegnava solo alle potenze europee e ai popoli bianchi d oltreoceano il diritto alla sovranità: le altre aree erano considerate territori vuoti liberamente occupabili e spartibili. La divisione del continente africano fu fatta sulla base di una terribile violenza geografica e ideologica, seguendo cioè le coordinate geografiche o il corso dei fiumi e l orografia, ma non tenendo minimamente conto delle caratteristiche storiche, culturali, antropologiche, economiche dei popoli che vi abitavano. Intere formazioni nazionali vennero così smembrate, mentre altre, da sempre rivali, vennero costrette a convivere, scatenando contrasti sanguinosi che stanno alla radice dei conflitti del nostro secolo. L Africa diventò uno spazio tedesco, francese inglese e belga. L Asia, nondimeno, vide in quegli anni il completamento dell espansione coloniale già avviata in precedenza dalle potenze europee. L Inghilterra occupò la Birmania (1886). La Francia completò l occupazione dell Indocina (1893). Ma è sulla questione della Cina Il Celeste Impero che si concentrarono gli appetiti delle potenze imperialiste. L immensa popolazione costituiva un ricco mercato e l Impero era ormai in decadimento, incapace di mantenere il controllo sugli ampi territori. La Manciuria venne minacciata dalla Russia. La Corea venne strappata con la guerra del dal Giappone. Nel 1900, infine, la rivolta dei Boxer (movimento nazionalistico per la cacciata degli stranieri) offrì l occasione alle potenze europee per allestire una spedizione punitiva internazionale che intervenne militarmente in Cina. Sconfitti i Boxer, la Cina fu costretta a una politica di servilismo a porte aperte, garantendo la più ampia penetrazione commerciale all Occidente. La competizione economica innescatasi tra le potenze imperialistiche europee, divenne ben presto competizione politico-militare, divenendo ben presto una delle cause predominanti della prima guerra mondiale. Il colonialismo in età contemporanea 3 ( ) Fase di trasformazione del sistema coloniale, tramonta l ideologia della missione civilizzatrice e protettrice della colonizzazione precedente e si profila un nuovo modello di penetrazione economica senza responsabilità politiche né coinvolgimento militare, una forma di controllo indiretto che garantisce i vantaggi della dominazione coloniale abbattendone al contempo i costi: il neocolonialismo. Vengono seguite tre diverse politiche coloniali: i paesi di antica industrializzazione (Regno Unito, Francia, Olanda) cercano di mantenere le colonie come mercato per le proprie merci e fonte di materie prime; quelli di più recente industrializzazione (Germania, Italia, Giappone) perseguono una politica di espansione; gli Stati Uniti sviluppano invece una politica di dominio neocoloniale. I due imperi coloniali che escono vincitori dalla Prima Guerra Mondiale (Francia e Gran Bretagna) confermano il loro ruolo in sede di regolazione postbellica. Permane forte il preconcetto che la loro potenza dipenda in larga parte dai territori coloniali. D altra parte proprio dagli anni Venti prendono corpo i movimenti che si battono per l indipendenza. Guidati da persone formate nelle università degli Stati coloniali i movimenti si ispirano sia ai principi democratici delle tradizione europea sia alla necessità di recuperare un identità nazionale annullata dal processo di colonizzazione (Ghandi, Burghiba, Ho Chi-minh). Dagli anni Trenta i movimenti sono particolarmente attivi in India e in Tunisia. Subito alla fine della guerra il processo di indipendenza parte approfittando della debolezza degli Stati coloniali e delle opportunità suggerite dalla contrapposizione Est-Ovest. Alcuni leader assumono l iniziativa, come Sukarno, che proclama l indipendenza dell Indonesia nell agosto del 1945 e come Ho Chi-minh che il mese dopo proclama quella del Vietnam. 18

19 D altra parte nei paesi coloniali (Olanda, Belgio e soprattutto Francia) l opinione pubblica percepisce come troppo costoso il mantenimento del sistema. Sulla scena internazionale, poi, le grandi potenze favoriscono il processo di indipendenza. Soprattutto gli USA che fin dalla fine della prima Guerra mondiale raccomandavano che le rivendicazioni di indipendenza fossero accolte. Nella Carta atlantica (1942) USA e GB si impegnano a promuovere in pieno l autodeterminazione dei popoli. Dal 1947 la linea USA si fa più cauta a causa della radicalizzazione dei rapporti con URSS; spesso devono prendere il posto dei vecchi paesi coloniali per impedire l espansione dell influenza comunista (Taiwan, Corea e Vietnam del Sud). Anche l URSS come più tardi l ONU si esprime contro il colonialismo Cronologia La Gran Bretagna proclama la formazione dell Impero 1878 Congresso di Berlino: le potenze europee si dividono l Africa Settentrionale. Conferenza di Berlino: si sancisce la spartizione delle aree coloniali vuote tra le potenze europee. Non più controllo economico ma militare, il contrasto tra le potenze nelle aree extraeuropee funge da valvola di sfogo delle tensioni europee e posticipa di fatto lo scoppio di una guerra in Europa Gli Stati Uniti praticano la politica del big stick, imponendo diverse forme di controllo nell America del Sud L Eritrea diventa colonia italiana Diatriba sul trattato di Uccialli. L Etiopia rompe le relazioni diplomatiche con l Italia. La parola passa agli eserciti. Ad Adua l esercito italiano viene sconfitto. Pace di Addis Abeba: l Italia mantiene la colonia Eritrea. Finita la conquista della frontiera Occidentale, gli Stati Uniti cominciano una politica estera espansionistica con la guerra ispano-americana che permette di acquisire il controllo su Cuba, Filippine e Puerto Rico Guerra anglo-boera in Sud Africa Guerra italo-turca e conquista delle coste della Tripolitania e della Cirenaica. 19

20 2. Decolonizzazione e neocolonialismo Il processo di decolonizzazione Dopo la fine della seconda guerra mondiale prende il via una delle più importanti e profonde trasformazioni che abbiano caratterizzato la storia mondiale del XX secolo: il tramonto definitivo degli imperi coloniali e la conquista dell indipendenza da parte dei popoli sino ad allora soggetti alle potenze europee. Le origini di questa trasformazione epocale risalgono agli anni tra le due guerre, ma è solo dopo il secondo conflitto mondiale che la decolonizzazione entra nella sua fase più importante. È allora che i molti popoli sottoposti a dominio coloniale conquistano, come ha scritto l economista francese Alfred Sauvy, facoltà di parola per la prima volta nella storia. Il processo di decolonizzazione si realizza in fasi successive, lungo l arco del primo trentennio che segue la seconda guerra mondiale, e con modalità sostanzialmente diverse da paese a paese. La crisi del dominio coloniale europeo affonda le sue radici nel rapido peggioramento, negli anni tra le due guerre, della situazione economica dei paesi colonizzati. Le tensioni sociali e politiche che si scatenano in tutti i paesi coloniali, e che danno luogo a movimenti che propugnano l indipendenza nazionale, hanno alla loro origine diverse cause. La colonizzazione, ufficialmente lo sfruttamento per portare progresso e civilizzazione, è stata in realtà una grande operazione di sfruttamento. Ha distrutto la società tradizionale, ha modificato un agricoltura pensata per il consumo interno con piantagioni di prodotti destinati all esportazione. I miglioramenti sanitari hanno determinato esplosioni demografiche non compensate da politiche di generale sviluppo economico. Le popolazioni autoctone percepiscono ormai che il proprio impoverimento è frutto dello sfruttamento metropolitano, una consapevolezza che sviluppa un sentimento di ostilità che si traduce in vere e proprie forme di resistenza. La distruzione della comunità locale produce la nascita di borghesie locali interessate alla ricchezza e al potere. Impoverimento e imborghesimento trovano un humus ideale nel processo di urbanizzazione violento e rapido. Calcutta, che non esisteva ancora nel Settecento, è oggi una delle più grandi città del mondo. All interno della borghesia locale si fa avanti un ceto intellettuale che combina ideologie occidentali (nazionalismo, marxismo) ai valori tradizionali. Sono questi intellettuali che si pongono a capo dei movimenti di liberazione pronti se necessario ad aprire guerre rivoluzionarie. I movimenti nazionalisti sono già presenti tra le due guerre e il loro sviluppo si collega alle vicende europee. Basti ricordare come lo smembramento, nel 1918, dell impero austro-ungarico è compiuto in nome del diritto di autodeterminazione dei popoli dell Europa centrale. Così, i colonizzati possono disporre di argomentazioni appartenenti ai colonizzatori. Talora il nazionalismo 20

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