Giuseppe Guarino Il senso della vita ed altre riflessioni INDICE

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1 Giuseppe Guarino

2 INDICE 1. La religione di Israele Vita eterna ed ibernazione Destino ed ineluttabilità degli eventi Molti libri...un solo libro Chi paga qui? Chi pratica lo zoppo Ci vediamo il 22 Ottobre La nostra fatica Occhio per occhio Il bidone Non vi spaventate La bellezza della Creazione Perché i vangeli sono stati scritti così? dicembre la fine del mondo? I tempi sono maturi! La concorrenza migliora il mercato Gli standard di Dio Marco 4: una parabola L'arca sull'asciutto Corrispondenza con Leonardo Dio o Mammona? Il senso della vita Il monopolio di Dio Attenti a non dare i numeri Sii forte e coraggioso Riflessioni dell'ultima ora sul Natale Appendice I Il ritorno di Gesù

3 1 La religione di Israele Finalmente ho terminato di leggere A Scientific Investigation of the Old Testament scritto da Robert Dick Wilson all alba del secolo scorso. Avevo cercato questo libro per tanto tempo, dopo averne letto delle citazioni su altri testi e di più ancora dopo avere apprezzato la competenza di Wilson leggendo i suoi due volumi sul libro di Daniele. Wilson è uno studioso eccezionale, purtroppo, però, il suo lavoro è disponibile solo in lingua inglese. Robert Dick Wilson poteva vantare delle credenziali davvero notevoli, forse ineguagliabili: conosceva circa lingue e ciò gli aveva consentito un invidiabile possibilità di accesso diretto a molte delle prove necessarie ai suoi studi. Il suo metodo serio e scientificamente accurato rende le sue conclusioni accurate e ben motivate. Mentre altri testi riescono di più facile lettura ma sono più ricchi di postulati ed affermazioni lapidarie piuttosto che di prove, i libri di Wilson sono di difficile lettura perché quello che sostiene si prende anche la briga di dimostrarlo e questo basta a motivare il tempo che richiede la lettura dei suoi studi. Eppure il capitolo di A Scientific Investigation che più mi ha colpito è stato il più breve e quello apparentemente più elementare. Qui il Wilson uomo di scienza e di studio - linguista e storico - si incontra con l uomo di fede, col credente che non solo scoprono di convivere molto bene nella stessa persona, ma riescono a dar vita a delle riflessioni davvero degne di nota. Apriamo una parentesi. La sua fede monoteista fece guadagnare l epiteto di faraone eretico ad Akhenaton, altrimenti noto anche come Amenofi IV. A lui ho dedicato un articolo nella sezione storica del mio sito. Delle conclusioni affrettate potrebbero spingere alcuni a pensare che egli fosse un precursore delle religioni del Dio unico che oggi predominano sul pianeta se consideriamo ebrei, cristiani e musulmani insieme. Io non concordo. Il famoso faraone non cominciò qualcosa, bensì l abbracciò. E nemmeno nella sua forma più pura, 3

4 tanto la assimilò alla propria cultura egiziana. La più lucida fede di Abramo era più antica della sua espressione di monoteismo di almeno 500 anni. L archeologia è una scienza preziosa per la conoscenza storica, ma ha i suoi limiti. Il più evidente è che non può sperare di riuscire nell opera di recupero dei resti di civiltà vissute in stato di nomadismo o seminomadismo, come il clan di Abramo, ad esempio, o quello dei madianiti, anche loro monoteisti - con loro entrò in contatto Mosè durante il suo esilio. L unica traccia storica dell esistenza e del credo di questi popoli è la Bibbia. Nel 399 a.c. venne processato ad Atene il filosofo Socrate. L accusa recitava: Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre divinità nuove. Storica, n.26 dell Aprile I greci mostravano un forte attaccamento alla loro religione tradizionale, come ebbe a constatare Paolo ad Atene e ad Efeso. La domanda che nasce spontanea dall osservazione di millenni di religione e religiosità che ci hanno preceduto è: Perché Israele? Torniamo quindi all inizio della nostra discussione. E questa infatti la domanda che Robert Dick Wilson si pone dopo un accurato e scientifico esame dell Antico Testamento. E una domanda che da tempo mi pongo anche io. E la stessa domanda che divenne argomento di discussione quando un mio fratello in Cristo mi rese partecipe di questa sua stessa riflessione. La coincidenza è semplicemente spiegabile: Non si può non guardare la storia e non percepire l incredibile paradosso dell'esistenza stessa della religione ebraica. Ci assicurano gli storici che in Mesopotamia, sulle rive dei grandi fiumi Tigri ed Eufrate, fioriva un sistema statale complesso già mille anni prima della nascita di Abramo. Vi erano avanzati sistemi di misura, di calcolo, una struttura amministrativa statale che attingeva a scuole internazionali dove venivano istruiti gli scribi. La cultura mesopotamica era poi complessa, almeno bilingue, dove l antichità classica del mondo e della letteratura sumerica serviva come indispensabile bagaglio culturale per chi studiava per inserirsi nell amministrazione statale della civiltà accadica. Eppure il mio personale stupore sui progressi culturali e scientifici matematici ed amministrativi soprattutto svanisce quando si considerano le ingenue credenze religiose di questi popoli. Dall altra parte del mondo conosciuto, bene o male nello stesso periodo, sulle sponde del fiume Nilo nacque la grande e suggestiva civiltà egiziana. La sua più visibile evidenza del progresso matematico ed architettonico raggiunto, le 4

5 piramidi, sopravvivono ancora oggi, a millenni di distanza, lasciando a bocca aperta anche il tanto evoluto uomo moderno. Eppure le credenze religiose egiziane fanno sorridere! In questo campo anche loro non mostravano altrettanta eccellenza come in tutte le altre branche della scienza umana. Anche il monoteismo di Akhenaton era lontanissimo dal monoteismo professato da Abramo e si risolveva in una forma di adorazione del disco solare, che si discostava dal credo pagano ed egiziano classico, soltanto nel numero delle divinità riverite, ma non nella forma primitiva di culto. Eppure lo stesso faraone possedeva in altri campi una tale straordinaria conoscenza e maturità scientifica da riuscire ad edificare una intera città, Akhetaton, ed allinearla perfettamente con delle costellazioni, segno di una evolutissima conoscenza astronomica e capacità di calcolo matematica. Che dire dei greci. Le loro vette intellettuali non hanno rivali nella storia antica, sono ancora oggi oggetto di studio ed influenzano in maniera insospettabile ma profondamente radicata, la società in cui viviamo. Eppure le loro credenze religiose e il loro pantheonsono animati da inverosimili divinità, capricciose, schiave delle loro passioni e desideri, che intervengono nelle vicende umane senza un significato vero e proprio e solo mossi da egoismo e da loro irrefrenabili vizi e tendenze. Filone giudeo visse nella città di Alessandria, il più grande centro culturale dei suoi tempi, fra il 20 a.c. ed il 50 d.c. Fu uomo dotto, istruito nella cultura greca che lo circondava in ogni dove, ma profondamente convinto e fiero della propria eredità e cultura ebraica. Riassumendo molto efficacemente la sua posizione intellettuale, esprimendosi con ponderata terminologia greca, scrisse: Mosè ha raggiunto la sommità della filosofia. Per Filone, le migliori e più lucide concezioni della filosofia greca su Dio ed il Suo rapporto con il mondo, sono indebitate con gli scritti di Mosè. E, mi si permetta di aggiungere che, per quanto ne sappiamo, potrebbe anche avere ragione! Di nuovo, riflettendo su questi nuovi elementi, mi chiedo - e immagino si chieda ormai anche il lettore: Perché Israele? Perché la forma più evoluta di religione di tutta la storia antica e forse dell'intera storia dell'umanità non ci è stata tramandata dalle grandi civiltà del passato che pure, per altri versi, così tanto hanno contribuito alla crescita della conoscenza e della tecnica dell umanità, bensì da un piccolo popolo, altrimenti insignificante e storicamente trascurabile quale è Israele? Non fosse stato per la sua religione, di Abramo, il pastore nomade uscito fuori dalla terra di Ur per vagare nelle zone della odierna Palestina, non sapremmo altrimenti nulla. 5

6 Scrive Wilson: La religione dell Antico Testamento è essenzialmente interiore. E la religione della mente e del cuore, d amore, di gioia, fede, speranza e salvezza tramite la grazia di Dio soltanto. Come spiegare questa religione? Deve essere nata per derivazione, evoluzione o rivelazione. I profeti dicono che essa venne da Dio. Nessun altra teoria sulla sua origine può dimostrare la sua unicità ed i suoi risultati, la sua superiorità e la sua influenza. A Scientific Investigation of the Old Testament, p E questa la spiegazione per la straordinaria unicità del fenomeno della fede nel Dio unico tramandata dall ebraismo e dal cristianesimo? Se volessimo supporre che la nostra fede sia il risultato di una evoluzione del pensiero umano, come spiegare che essa provenga da un popolo di pastori nomadi, le cui conoscenze in tutti gli altri campi della scienza umana non giustificherebbero un tale eccezionale progresso nel solo campo religioso. Se fosse un credo derivato da altre forme religiose, ciò non ne spiegherebbe l assoluta ed indiscutibile unicità. E se invece la fede della Bibbia fosse quello che pretende di essere: il risultato di una diretta e personale rivelazione di Dio all uomo? La Bibbia ci dice che Dio parlò ad Abrahamo. Ci dice che si rivelò a Mosè. Ci dice che Dio parlò ai profeti. In Ebrei 1:1-2, leggiamo: Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio Forse è questa la sfida di Dio all uomo: invitare a riconoscerlo; non trovarlo, bensì riconoscerlo. In questa prospettiva le parole dell ebreo Giovanni rivolte in greco ad un mondo greco, acquistano un significato molto forte: Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere. In realtà la storia può suggerirci le domande, ma solo la fede può darci le risposte. 26 Aprile

7 2 Vita eterna ed ibernazione Non guardo Voyager, il programma serale in onda su RAIDUE, ma ne ho sentito parlare. La scienza mi interessa, mi attrae e mi affascina. Ma programmi dove si mira più al sensazionalismo che all attendibilità Scientifica mi lasciano indifferente. Sono un appassionato di storia antica, egiziana e mesopotamica in particolare. Spesso mi imbatto in testi che parlano degli antichi sumeri e degli egiziani e dei supposti contatti che hanno avuto con civiltà aliene comprovati secondo alcuni persino dai ritrovamenti archeologici. Capisco che studi di questo genere possano attrarre il lettore medio o il profano molto di più degli studi storici ortodossi, ma è chiaro che è in quest ultimi che vanno ricercate le verità storiche sul nostro passato. Lo stesso dicasi per la scienza. A volte risulta un po pesante o noiosa; può essere difficile da comprendere. In questa prospettiva, l opera divulgativa di Piero Angela e adesso di suo figlio, proprio attraverso il mezzo televisivo, risulta di particolare valore e significato. Il 9 maggio 2011 Voyager ha parlato di ibernazione, di individui che si sono fatti ibernare o che si ripropongono di farlo. L ibernazione consiste, in parole molto povere, nell abbassamento della temperatura corporea in modo conservare il corpo e i suoi organi nel tempo anche dopo la morte. La speranza è quella di essere risvegliati in un futuro dove la scienza consentirà una vita più lunga, con la cura per malattie oggi letali. Il commentatore televisivo diceva che questi tentativi sono espressione del desiderio dell umanità di ogni tempo: la ricerca della vita eterna. Ora volendo fare dell umorismo potrei dire che vivere per sempre nell Italia di oggi non è che sia un sogno così attraente. Ne dovrebbero cambiare di cose; soprattutto, nella prospettiva di una vita lunghissima - se non addirittura eterna - il sistema pensionistico! 7

8 Facendo invece meno spirito, immagino una società dove la gente sarebbe praticamente immortale o giù di lì e penso: ma se nemmeno la paura della transitorietà della condizione umana riesce ad arrestare la cattiveria dell uomo, cosa accadrebbe se non vi fosse più nemmeno questo freno? In questa prospettiva e volendo analizzare la questione da una prospettiva biblica - sono qui per questo - acquistano un senso le parole di Dio all'indomani del peccato dei nostri progenitori: Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre. Genesi 3:22. Per questo nell economia cristiana la vita eterna è una realtà che passa dalla resurrezione. In 1 Corinzi 15:50 l apostolo Paolo lo dice chiaramente: Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità. Sarà al ritorno di Cristo che il Signore ci darà un corpo che può vivere eternamente e soprattutto che lo farà in armonia finalmente con il suo Creatore. Filippesi 3:20-21 dice: Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa. Questa la fede della Chiesa. Questa la speranza di ogni cristiano. E allora mi chiedo e questo interrogativo lo giro al lettore: Com è possibile che una intera nazione come la nostra si professi cristiana e, appena due settimane dopo avere festeggiato la resurrezione di Cristo e beatificato un pontefice, stia lì a contemplare la vita eterna come un mito o come un miraggio che appartiene alle conquiste della scienza dell'uomo di un lontano futuro? Personalmente sono almeno perplesso. 8

9 3 Destino ed ineluttabilità degli eventi E stato sconvolgente leggere il resoconto dello storico giudeo Giuseppe Flavio sull epilogo della rivolta giudaica che portò nel 70 d.c. alla distruzione del tempio e della città di Gerusalemme. Egli riporta che il numero delle vittime di quella catastrofe fu di oltre persone. Tremenda fu in particolare la sorte di coloro i quali, dopo la distruzione di Gerusalemme, si erano arroccati nella fortezza di Masada. Questi, infatti, decisero, dopo un ultimo accorato discorso del loro leader, di suicidarsi in massa pur di non cadere in mano dei romani. Per chi conosce la Bibbia ed ha letto di come Gesù profetizzò innanzi tempo sulla distruzione del tempio e della città e del fatto specifico che questi due eventi sono direttamente collegati alla reiezione del Messia da parte della nazione di Israele, questo ultimo fatale discorso assume dei toni davvero molto significativi. Riporta così Giuseppe Flavio: Avremmo fatto meglio ad intuire il proposito di Dio molto prima e comprendere che lo stesso Dio che anticamente aveva avuto in favore la nazione giudaica, l ha adesso abbandonata alla distruzione; perché se avesse continuato ad esserle favorevole o se non fosse stato tanto dispiaciuto di noi, egli non avrebbe permesso la distruzione di così tanti uomini e avrebbe liberato la città santa dal fuoco e dalla distruzione che è avvenuta per mano dei nostri nemici. Dalla Guerra Giudaica, citata nel libro Readings from the First Century World edito da Walter A. Elwell e Robert W. Yarbrough, pag Vi è un senso di ineluttabilità di chi nel commentare questo o quell evento sospira: "era destino che andasse così!" Davanti ad una morte prematura, spesso si sente dire: "era il suo destino, era destinato così". Nel piangersi addosso di alcuni davanti all ennesima svolta negativa nella propria vita si sussurra rassegnati: "è il mio destino, la mia sorte". L esistenza o meno di un Destino all interno delle vicende umane è un problema squisitamente filosofico. E come accade nella Bibbia, che non è un 9

10 libro filosofico ma è, invece, sempre diretta alle ripercussioni pratiche delle cose, la mia riflessione parte da una domanda: - credi nel Destino? Ebbene, se credi nel Destino, sappi che Dio è Signore e Padrone anche di quello! In pratica ed in maniera definitiva, apprendiamo dalla meditazione della Sacra Scrittura, che non esiste un Destino come molti lo intendono, cioè come il percorso inevitabile degli eventi, semplicemente perché Dio è Signore di ogni cosa e di ogni evento. Un medesimo modo di dibattere sulle credenze popolari lo incontriamo negli scritti di Paolo, nella sua epistola ai Colossesi. Qui egli discute della complessa cosmologia gnostica, della contemplazione di emanazioni divine da Dio immaginata dai sostenitori di questa eresia. Paolo non ne confuta le dottrine o il pensiero; sembra invece opporre, con sottile intelligenza, un ragionamento molto semplice, nel quale è come se dicess: "inventatevi tutte le genealogie celesti che volete, Cristo è sempre al di sopra di tutto e di tutti e Lui solo vale la pena conoscere e servire." La risposta di Paolo evita una polemica difficile, lunga e forse anche inutile, e ribadisce con fermezza la devastante semplicità della fede cristiana. Egli - Gesù - è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Colossesi 1: Per dimostrarci con un linguaggio incredibilmente semplice è un pregio della Scrittura, non un suo limite che non esiste alcun decreto immutabile sulla sorte di nessuno, la Bibbia spesso ci parla di Dio che si pente di ciò che ha fatto o di ciò che sta per fare e decide di tornare sui suoi passi, cambiando opinione sul da farsi su questa o quella questione. In parole povere, se apprendiamo dalla Parola di Dio che Dio stesso può cambiare idea, allora possiamo concludere che il corso degli eventi, apparentemente immutabile, può invece essere cambiato e che, quindi, per logica conseguenza, non vi è nulla di inevitabile. Vediamo qualche esempio biblico di ciò che dico. In quel tempo Ezechia si ammalò di una malattia che doveva condurlo alla morte. Il profeta Isaia, figlio di Amots, andò da lui, e gli disse: "Così parla il SIGNORE: Dà i tuoi ordini alla tua casa; perché tu morirai; non guarirai". Allora Ezechia voltò la faccia verso il muro e pregò il SIGNORE, dicendo: 10

11 "SIGNORE ricòrdati, ti prego, che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro, e che ho fatto ciò che è bene ai tuoi occhi". Ezechia scoppiò in un gran pianto. Isaia non era ancora giunto al centro della città, quando la parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini: "Torna indietro, e di' a Ezechia, principe del mio popolo: "Così parla il SIGNORE, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa del SIGNORE. Aggiungerò alla tua vita quindici anni, libererò te e questa città dalle mani del re di Assiria, e proteggerò questa città per amor di me stesso, e per amor di Davide mio servo. (2 Re 20:1-6) La preghiera di Ezechia cambiò il suo destino! Isaia gli aveva annunciato la sua morte con parole molto forti: Così parla il Signore, aveva detto il profeta. Nonostante questo, però, la preghiera di Ezechia fa mutare il consiglio stesso di Dio e il Signore lo guarisce concedendogli quindici anni in più da vivere. E difficile sopravvalutare il potere della preghiera, quando vediamo che può influenzare gli stessi decreti di Dio. Questo deve farci comprendere che possiamo cambiare la nostra vita e la vita di coloro che stanno intorno a noi, possiamo cambiare le situazioni, possiamo volgere le circostanze a nostro favore! La preghiera fa la differenza nella vita di un uomo, perché tramite la preghiera invitiamo Dio nella nostra vita con tutto ciò di positivo che la sua presenza implica. La differenza fra Giuda e Pietro come fra chi crede e chi non crede non è poi così marcata: è una preghiera di ravvedimento, un cuore che capisce di avere peccato e si appella alla grazia di Dio per il perdono e la riconciliazione con il Padre. Giuda non pregò, ravvedendosi di quanto aveva fatto, ma disperato, senza fiducia nella grandezza di Dio, nella sua Grazia, nel suo perdono, poté solo suicidarsi. Pietro, invece, si affidò all immenso amore di Dio e tornò al Signore, sicuro della grazia di Dio che cancellava il suo peccato. La salvezza è lontana soltanto una preghiera! Torniamo al tremendo evento che abbiamo citato all inizio, la distruzione di Gerusalemme. Eusebio di Cesarea, storico della Chiesa del IV secolo, narra che i cristiani residenti a Gerusalemme furono divinamente avvertiti della distruzione che da lì a poco sarebbe avvenuta ed abbandonarono la città. Eppure io sono certo che l intero popolo avrebbe potuto essere risparmiato: sarebbe stato sufficiente credere al messaggio degli apostoli. 11

12 E vero quindi che Dio sa e conosce ogni cosa, passato, presente e futuro. Ma chiamare in causa il destino o la sorte come responsabili per gli eventi della nostra vita è troppo facile, ma è anche stupido (mi si perdoni questo termine), perché significa soltanto "gettare la spugna". Riconoscendo, invece, che Dio è Padrone e Signore di ogni cosa - anche di quello che gli uomini chiamano Destino - rivolgendoci a Lui, possiamo cambiare il corso degli eventi a nostro favore e permettere al Signore di fare la differenza nella nostra vita. Maggio

13 4 Molti libri un solo libro Tempo fa avevo un problema. Da autodidatta quale per certi versi sono, non riuscivo a scrivere nulla che avesse per me una lunghezza apprezzabile. Poi lessi che un lungo libro è sempre la somma di brevi parti collegate fra loro, a volte anche indipendenti fra loro, con un unico filo conduttore che le rendono parte di un unico e più consistente prodotto finale, il libro stesso. Riflettendoci sono giunto alla conclusione che lo stesso può dirsi della Bibbia. E vero che questa raccoglie diversi libri, scritti da vari autori, in diverse epoche e in diverse circostanze, ma è anche vero che più si studia la Parola di Dio, più si percepisce l unità d intento che la pervade dalla prima all ultima pagina. La conclusione è che diversi autori hanno scritto per diversi motivi ed in diverse epoche, ma che l assistenza particolare dello Spirito Santo ha reso il loro lavoro, anche a loro insaputa, tessere di un mosaico più grande. In questa prospettiva potremmo paragonare lo Spirito Santo ad un editore che supervisiona i lavori indipendenti di vari autori, dando un contributo sufficiente a renderli parte di un progetto più grande. L unità di disegno che rivelano le pagine della Bibbia, dalla Genesi all Apocalisse, è un ulteriore prova dell elemento soprannaturale, dell ispirazione divina che ha guidato gli autori delle pagine sacre. Vediamo qualche esempio concreto. Genesi 3:15, Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. Con ragione questo brano, che troviamo nel primo libro della Bibbia, è stato considerato il primo annuncio evangelico. L interpretazione classica di questo 13

14 verso è tanto significativa quanto sorprendente. Le parole della Genesi parlano della vittoria di Cristo, che schiaccia il capo del serpente distruggendo per sempre le opere del Diavolo; ma la ferita che ne riceverà, è la morte che dovrà patire sulla croce per pagare per il nostro peccato. Nulla di strano se non il fatto che queste parole sono state scritte oltre mille anni prima che si compissero. Stupefacente è la narrazione di Genesi 22, dove è impossibile non ravvisare il parallelo fra quanto succede ad Abramo ed il sacrificio di Cristo. Al grande patriarca viene chiesto dal Signore di sacrificare suo figlio Isacco. Abramo parla, profetizzando, grazie alla sua fede, del sacrificio che il Padre avrebbe un giorno provveduto per il peccato dell uomo con il suo Figlio offerto sulla croce per la nostra salvezza. E Dio disse: "Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va' nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò". Abraamo si alzò la mattina di buon'ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l'olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno, Abraamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. Allora Abraamo disse ai suoi servi: "Rimanete qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi". Abraamo prese la legna per l'olocausto e la mise addosso a Isacco suo figlio, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: "Padre mio!" Abraamo rispose: "Eccomi qui, figlio mio". E Isacco: "Ecco il fuoco e la legna; ma dov'è l'agnello per l'olocausto?" Abraamo rispose: "Figlio mio, Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto". E proseguirono tutti e due insieme. Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l'altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull'altare, sopra la legna. Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. Ma l'angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse: "Abraamo, Abraamo!" Egli rispose: "Eccomi". E l'angelo: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo". Abraamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, impigliato per le corna in un cespuglio. Abraamo andò, prese il montone e l'offerse in olocausto invece di suo figlio. Abraamo chiamò quel luogo "Iavè-Irè". Per questo si dice oggi: "Al monte del SIGNORE sarà provveduto". (Genesi 22:2-14) 14

15 Lo stesso tema, la morte espiatoria di Cristo è il soggetto dell incredibile profezia che rinveniamo al capitolo 53 del libro del profeta Isaia, scritto molti secoli prima della nascita di Gesù. Vale proprio la pena citarlo per esteso. Chi ha creduto a quello che abbiamo annunziato? A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE? Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l'agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l'arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c'era stato inganno nella sua bocca. Ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l'opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell'anima sua vedrà la luce, e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli. (Isaia 53:1-12) E inequivocabile che Isaia parli della morte di Gesù e la ricchezza dei dettagli della sua profezia è spiegabile solo per l opera di ispirazione dello Spirito Santo. Alcuni problemi che sorgono nell individuazione dell autentico insegnamento 15

16 della Parola di Dio, sono dovuti alla mancanza della percezione dell unità di intento della Bibbia. Considerandola un unico libro, in essa scopriamo la gradualità della Rivelazione che Dio ha fatto di sé e del suo piano per l uomo, culminato nell incarnazione di Gesù Cristo. In Ebrei 1:1-2a leggiamo: Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio Dello stesso tenore le parole dell evangelista Giovanni: Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Ma perché una Rivelazione graduale? Perché Dio non ha rivelato tutto e subito, già dalle prime pagine della Bibbia? Rimanendo in tema con l'osservazione iniziale di questa riflessione, posso dire che mi sembra che a volte alcuni rimproverino alla Bibbia quello che invece viene apprezzato nei migliori scrittori. Immaginate un libro "giallo" dove l identità dell assassino e tutti gli indizi determinanti venissero rivelati nelle prime due pagine! Chi vorrebbe leggerlo? Il piacere del lettore sta proprio nel cogliere e ricollegare tutti gli indizi lasciati qua e là da uno scrittore intelligente e, al dischiudersi delle ultime pagine della narrazione, arrivare con lui alla soluzione del mistero. Allo stesso modo, che utilità avrebbe un testo scolastico dove gli studenti debbano subito confrontarsi con le problematiche più complesse della materia studiata? Non è più saggio, invece, procedere per gradi? Infatti è così che succede in ogni testo scolastico o di studio che si rispetti. E' così scandaloso se lo stesso accade nelle pagine della Bibbia? Alcuni banali errori sulla dottrina o la prassi cristiana originano dall errata o imperfetta percezione della continuità esistente fra l insegnamento dell Antico Testamento e quello del Nuovo: la transitorietà del primo patto e la completezza e perfezione del secondo, in Cristo. 16

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