Editoriale di Francesca Pacini. Blogosfere Giuseppe Granieri parla dei weblog di Francesca Pacini

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1 Dossier di questo numero: Blog Politick parte II Editoriale di Francesca Pacini Blogosfere Giuseppe Granieri parla dei weblog di Francesca Pacini L arte del blog-tale Il corso gratuito di blog writing di Francesca Pacini Giornalismi: dalla tv al web Intervista a Sandro Ruotolo di Lorenzo Bianchi Tradizione e tecnologia Il blog che racconta il mondo contadino di Kusanagi

2 Omaggio in versi a Cyrano, naso d Occidente quando il post si allunga ma non annoia (Dal blog di Giampaolo Rossi) Letterature dentro e fuori la rete L esperimento dei Libri in Testa di Francesca Pacini Liberi libri La cultura fra carta e web di Barbara Ronca E le stelle stanno a bloggare Mitoastrologia in rete di Barbara Colocci Lettere aperte Legami fra il mondo epistolare e il blog di Stefano Petruccioli e Simona Dreca I turbamenti del giovane blogger Che accade quando si apre un blog... di personalità confusa Dio passa anche sul web intervista a Suor Bernardina di Barbara Colocci

3 Editoriale Le parole dei Blog di Francesca Pacini Di nuovo sui blog. Sì, perché si tratta di un mondo infinito, una galassia di dimensioni spropositate. Una blogosfera, appunto. Certo è che ne è stata fatta, di strada, da quando il blog era usato solo da ragazzini in cerca di lettori per le loro storie private. Le categorie sono ormai numerosissime. In pratica ci sono blog per tutti i gusti: politici, economici, aziendali, letterari, giornalistici, di costume, spirituali Ormai non si fa più a meno del blog. Ma bisogna saperlo usare. Chi naviga in rete si incaglia spesso anche in tanta mondezza. Ci si imbatte in resistibili spazi gestiti con qualunquismo e volgarità. E tuttavia, tuttavia anche questo fa parte di questo particolarissimo cosmo digitale che affianca, ormai, quello reale. Penso a quanto si scrive, oggi. Prima, perlomeno, erano solo gli aspiranti scrittori a impegnarsi a riempire pagine e pagine di memorie biografiche o romanzi inventati (più rari, questi). Ho lavorato per anni in un agenzia letteraria e conosco bene l esercito di manoscrittari che preme sulle case editrici. Ma ecco che adesso, con il dilagare del blog, l esercizio della scrittura coinvolge tutti, anche chi non ha nessuna velleità editoriale. E questo fatto merita una riflessione: oggi si scrive tantissimo. Il blog per molti è diventato un quotidiano esercizio di scrittura. E la scrittura modifica la nostra percezione del mondo, la rende più fisica, ne fissa latitudini e longitudini. Poco importa il mezzo che usiamo. Scrivere ogni giorno, o quasi, sul proprio blog fa sì che l uso della parola la parola scritta accompagni e affini le nostre idee sul mondo. Chi fa della scrittura un mestiere sa bene cosa intendo. Quando ti metti lì, e scrivi (scrivi qualunque cosa, da una newsletter aziendale a un articolo di giornale) il mondo intorno scompare, si fa rarefatto, migra nei territori luminosi delle parole, le infila in pensieri. A volte l ispirazione detta le giuste parole, subito, con disarmante spontaneità, altre volte bisogna andarle a cercare, le parole, quelle birichine che si nascondo negli interstizi del pensiero,tutte rannicchiate per non farsi catturare. Scrivere ogni giorno aumenta la confidenza, e loro avanzano con più fiducia, ti vengono incontro come vecchie amiche per la solita pausa del tè. Certo, ci sono giorni bizzarri in cui fuggiranno di nuovo e faticheranno a farsi trovare, ma il legame consolidato le richiamerà intorno con una certa celerità. Ecco dunque che l uso del blog ci mantiene vicini alla parola scritta, mantiene quel legame arcano che rischia ogni tanto di perdersi in una società gravida di immagini e suoni. Sia il blog professionale (i corporate blog avanzano) che il blog amatoriale hanno una direzione comune, quella di una scrittura costante. L immediatezza di un post lo rende più appetibile del vecchio diario cartaceo, ormai in disuso. Ma, soprattutto, lo rende immediatamente fruibile da tutti. Sorprendente, entusiasmante. Così la voglia di scrivere si mescola alla voglia di comunicare, e miliardi di persone ogni giorno aprono il loro computer e scrivono, scrivono, scrivono Si dibatte molto sulla fragilità della parola digitale, sul suo appoggiare su modi e mezzi diversi. Ma sono poi così diversi? O cambiano piuttosto soprattutto la velocità e la diffusione della scrittura? 3

4 Al di là delle eccellenti teorie che si fronteggiano sul campo, quando navigo e leggo un bel post penso che quelle parole siano semplicemente perfette. A volte la scrittura che dà loro vita riempie uno spazio piuttosto lungo, altre volte si tratta di qualche riga soltanto. Che importa? Se il lettore non si affatica, se legge il testo con partecipazione e leggerezza, e lo fa tutto d un fiato, il risultato è raggiunto. Al di là delle teorie, è l efficacia della pratica che fissa i modi. Quando qualcosa funziona si sente. La scrittura sul blog è una pratica preziosa. Ho avuto modo di incrociare meravigliosi blog letterari, per esempio, e godere di scritture che altrimenti non avrei mai intercettato, scritture che sarebbero magari rimaste appuntate nei fogli sparsi di qualche cassetto, o addirittura rinchiuse in qualche fulgida mente. Il mondo tradizionale della carta fatica spesso nel confronto con le nuove forme offerte dalle tecnologie. Ma non è il caso di farsi la guerra o stabilire un dominio particolare. La parola scritta ha le ali, come i pensieri, e svolazza allegra sulle nostre teste. Posandosi dove vuole. 4

5 Blogosfere Giuseppe Granieri è uno degli esperti più autorevoli per quanto riguarda il web. Se si parla di blog, il suo nome è indispensabile per capirne il funzionamento e le dinamiche. Studioso dei fenomeni della rete, è sempre all avanguardia nelle sue riflessioni. di Francesca Pacini foto di Enrico Sola Granieri sa tradurre i suoi pensieri in una scrittura efficacissima. Ha la capacità di usare un linguaggio semplice ma mai banale, dotato di un piglio giornalistico che si fa anche narrazione. In questo modo anche le tecnologie diventano suggestive, se raccontate da lui. Il suo weblog è sempre pieno di stimoli. Pungente, ironico, tagliente. Qui ci regala alcune riflessioni intorno al mondo del blog... Nel suo libro Blog generation lei descrive la comunità dei blogger come una sorta di super google. Che passi in avanti sta facendo la blog generation? Cresce come massa critica. E come comprensione culturale della grammatica del medium. I processi rimangono gli stessi, aumenta la complessità e si modificano i contenuti. Molti blogger sono diventati famosi in rete, mentre prima erano assolutamente sconosciuti. Qualche caso esemplare? Non seguo tanto il gossip del web, e in genere mi interessano più i processi che i casi esemplari. Trovo però abbastanza normale che, esistendo un canale che permette di esprimere il talento com maggior facilità e meno barriere di accesso, chi ha talento abbia più possibilità di emergere. C è invece chi era già conosciuto, come Pino Scaccia (che lei cita). In questo caso un blog parte avvantaggiato. Ma davvero sono tutti capaci di fare un bel blog? Non credo che nessuna persona di buon senso possa affermare che tutti sono capaci di fare un bel blog. Tuttavia la Rete permette a tutti di esprimersi ed esalta la pertinenza, invece della qualità a priori (dei media tradizionali, che imponevano una selezione). Il concetto di pertinenza indica una qualità come ciascuno la percepisce in base alla sua cultura, i suoi interessi e il proprio registro. Quindi la notizia è che un blog che lei trova brutto a me può piacere. E che entrambi possono coesistere, per fortuna di tutti. Come la scrittura quotidiana cambia i costumi personali e la percezione del mondo? Abitua ad editorializzare il pensiero, il che spesso rende evidente le sue incongruenze. E permette il confronto, che fa crescere l individuo e il collettivo. Crede che il fenomeno del corporate blog continuerà a espandersi? Creare un bel blog non è sempre semplice e potrebbe verificarsi un effetto boomerang Io non ho mai creduto al corporate blog. Non come panacea o soluzione standard. Un blog, corporate o no, è il luogo in cui una persoalità si esprime. Lo strumento, senza la personalità, non serve. Le aziende, come la politica, devono ancora inventarsi il loro strumento per adeguarsi al cambiamento. Che pensa dei sistemi di filtraggio dei commenti? Scelte personali legittime, che si accompagnano alla responsabilità e ai gusti di chi le prende. 5

6 La blogosfera è il luogo di conversazione sul mondo. Come ha cambiato le nostre interazioni con gli altri? Le ha rese più complesse e più ricche. Ma la nostra è una generazione culturale di transizione. Troppo presto ancora per giudicare. Che dice del fatto che alcuni sostengono che la nostra società sempre più mediata, filtrata, genera alienazione e incapacità di affrontare i rapporti veri? Che mi sembra una posizione superficiale, costruita su un equivoco. La mediazione non è alternativa, ma complementare. E di Second Life cosa pensa? Ultimamente sono comparsi alcuni articoli che mettevano in discussione il suo reale successo... Anche su questo, c è una curva che racconta come le innovazioni vengono assorbite nella società. La comprensione corretta, normalmente, arriva sempre dopo l eccesso di entusiasmo e il successivo rigurgito di delusione. Second Life è uno strumento ruspante come era ruspante il web del 96. Ma, al di là della specifica piattaforma, la logica di Second Life crescerà e sarebbe ingenuo non seguirne l evoluzione. approfondimenti 6

7 L arte del blog-tale Briciolanellate ha un bellissimo blog in cui scrive racconti nati appositamente perdiventare dei post. Da qui, l idea di fare un regalo alla rete: Il corso gratuito di scrittura per blog letterari. Un manuale preziosissimo, ricco di spunti e approfondimenti. Ne discutiamo con lui... Devo ringraziare la mia amica Luisa Carrada. È stata lei a segnalarmi questo blog, che non conoscevo. Un incontro davvero straordinario perché Briciolanellatte, oltre a scrivere racconti davvero pregevoli, ha preparato un Corso gratuito di scrittura per blog letterari. Vi consiglio di andarlo a leggere e di scaricarlo perché ha fatto un lavoro straordinario. Così ho deciso di intervistarlo. Non capita tutti i giorni che qualcuno passi molto tempo per preparare materiale così vasto da diffondere gratuitamente. di Francesca Pacini Briciolanellatte, quando hai iniziato a pensare di scrivere questo corso? È un iniziativa straordinaria, un bellissimo regalo alla rete... Era da molto tempo che avevo in incubazione questa idea: fin da quando, ragazzino, ho cominciato a scrivere. Mi sarebbe piaciuto già allora che qualcuno mi spiegasse, in modo che risultasse a me chiaro, i meccanismi della narrazione, i trucchi della creatività, i metodi op-erativi spiccioli, quel bagaglio tecnico, in altri termini, che non si impara se non con la pratica. Nelle guide e nei manuali si insegnano infatti troppo spesso solo il formalismo linguistico, la grammatica e la sintassi di base oltre al corretto stile espressivo, ma mai il come fare. Anche se nella scrittura non esistono scorciatoie, ma competenze multiformi, una guida così l avrei molto apprezzata, giusto per instradarmi da subito in modo appropriato, senza dover aspettare di perdermi migliaia di volte dentro alle mie stesse parole. Passati gli anni, abbandonati i corsi e le dispense, credendo molto nella trasmissione della conoscenza, ho pensato che fosse venuto il mio turno per dare il mio contributo. Nei testi ti muovi con agio, dimostrando molta familiarità con le varie forme di narrazione. Il passaggio dalla scrittura su carta a quella su blog come è avvenuto? È avvenuto in modo spontaneo, quasi per autocombustione. Mi ricordo ancora quando lessi incuriosito del fenomeno blog in una delle newsletter che mi ar-rivano quotidianamente nella mia casella di posta. Sono andato a vedere di cosa si trattasse e sono rimasto impressionato dalle enormi potenzialità di questo me-dium. Ho iniziato così a scrivere per il web rendendomi però ben presto conto che lo strumento, per poterne sfruttare appieno la penetrazione e la pervasività, richiedeva una forma dialogica sua propria, una struttura d impianto e un ritmo peculiare di narrazione. Il testo su carta doveva in altre parole essere trasformato, piegato alla diversa logica drammaturgica del web interattivo, senza che la trama dovesse nel contempo perdere in aderenza e in capacità di avvincere il lettore. Si presentava insomma una nuova sfida sia evolutiva che adattiva. Il blogtale è un esercizio particolare, che schiera elementi letterari e alcune influenze giornalistiche. Potresti riassumerne il senso e la direzione? I lettori per i dettagli andranno poi direttamente al corso... Il blog-racconto ha la necessità di imporsi sulla distrazione cronica (in senso buono) che ha il lettore web. Chi naviga è letteralmente bombardato da notizie, immagini, video e informazioni e salta da un sito a un altro come potrebbe fare un ape da un fiore a un altro, procedendo a caso tra prati anche non contigui. Siccome i siti web distano tra loro un solo clic di mouse (eseguito il quale non si sa dove il lettore potrà andare e neppure se mai tornerà sui suoi passi) lo scritto deve avere la capacità di attirare l attenzione del lettore non solo con il titolo del post o con il testo vero e proprio, ma anche con l immagine che lo accompagna e persino con i contenuti che gli stanno attorno. Una volta che il lettore ha deciso di leggerti deve essere poi invogliato anche a terminare la lettura per cui va gli instillato, con la trama e l immaginario che il racconto crea nella sua testa, l idea subliminale che gli costerebbe molto di più, in termini di curiosità e fascinazione, smettere di leggere piuttosto che proseguire. Però attenzione: il blogtale non è 7

8 un racconto che è stato travestito da post per poter essere letto, è invece un testo nato appositamente per la pubblicazione on-line, con peculiarità stilistiche e di contenuto che lo rendono un genere letterario a sé, con tutti i suoi pregi e difetti. Il blog è diventato un luogo eletto per le forme di narrazione che non trovano spazio negli asfittici circuiti editoriali. Che succede quando lo scrittore incontra ogni giorno il suo lettore? A volte è proprio una fatica. Perché il lettore è vario e indefinito: può appartenere a uno dei tanti possibili strati culturali e sociali. Può capitare sul tuo blog chi ad esempio non entrerebbe mai in una libreria e ciò nonostante legge il tuo post lasciando il primo commento che gli viene in mente. Capita anche di non essere compresi perché è andato perduto, complice una lettura troppo veloce e superficiale, il senso profondo di quanto si è scritto. Succede persino che il let-tore si lamenti di non essere riuscito a trovare la morale come se un racconto dovesse sempre insegnare qualcosa (un po come quando si cerca per forza il messaggio nelle canzoni). Molte altre volte invece il feedback funziona, l interazione con il lettore è costruttiva pur nella critica un po acerba. Il riscontro in chi ti legge serve non solo per abbattere la propria inutile torre d avorio, ma anche per rispecchiare la propria scrittura nella mente degli altri, per verificare come gli altri ti vivono, per accertare quali delle emozioni che pensi di aver tras-fuso nello scritto siano transitate nel lettore. E anche se questa risposta va pur sempre vissuta nella sua giusta dimensione, la sua sollecitudine resta la ricchezza infinita del blog, un termometro continuo sullo stato di salute della propria ca-pacità di comunicazione letteraria. Le tecniche che segnali sono molto importanti per la struttura del racconto. Ma quanto conta il genio dell ispirazione? Le tecniche sono e restano degli strumenti. Poi bisogna applicarle, senza stancarsi mai. In un capitolo del corso prendo appositamente in esame quella che ritengo essere la configurazione minima che un lettore deve avere per poter iniziare a scrivere. In quel set di presup-posti necessari e indefettibili (tra cui ho inserito un buon background di letture, una più che sufficiente conoscenza della grammatica e della sintassi, la fantasia, la capacità di osservazione e di incuriosirsi del mondo oltre alla indispensabile passione per la scrittura) non ho voluto appositamente inserire il talento. Questo purtroppo è fuori commercio e non basterebbero tutti i corsi esistenti e quelli futuri per poterlo acquisire. Pur nutrendo una sana invidia nei confronti di chi ce l ha (perché potrà raggiungere l eccellenza) non di meno posso tranquillamente affermare che la passione, l incrollabile fiducia nei propri mezzi e tanta, tanta pratica (con qualche suggerimento qua e là) potranno pur sempre far conseguire ottimi risultati. 8

9 Tradizione e tecnologia Il mondo contadino è sempre più lontano dalle nostre realtà. Ma Carlo Zaccaria con il suo blog aziendale ha trovato il mondo per far conoscere la sua terra, con il ritmo delle stagioni che segna il raccolto, avvicinandoci, con un solo click, a una vita che mescola suggestioni rurali e modernità. Un viaggio davvero affascinante... di Kusanagi Carlo Zaccaria gestisce la sua azienda agricola con una visione moderna e aperta alle nuove tecnologie, che lo ha portato, due anni fa, a gestire un blog in cui si racconta e fa conoscere il suo lavoro, la sua terra, e la sua produzione. Parliamo con lui di nuovi linguaggi, di tradizione e di innovazione nel segno delle continuità con il passato. Per Carlo Zaccaria passare da Cascina Margaria, sede della sua azienda agricola, alla blogosfera e stata la diretta conseguenza dell intuizione delle potenzialità che una piattaforma come quella di Internet può offrire anche ad un attività come la sua, in termini di divulgazione, di pubblicità e di aggregazione con altri che condividono lo stesso modo di concepire il mestiere di agricoltore oggi. La tradizione secolare di coltivazione del riso della sua terra, la Baraggia, a cavallo tra il biellese e il vercellese, acquista coì grazie a lui nuova vita sulle pagine del blog, in cui Carlo oltre ad illustrare gli aspetti più squisitamente tecnici della sua attivita e dei prodotti della sua azienda, ci racconta con parole ed immagini la sua esperienza di vita e di lavoro, scandita dai ritmi ciclici delle stagioni, in indissolubile comunione con la natura circostante. Perchè un blog, e cosa intendi comunicare con tale strumento, solo teoricamente così lontano dall attivitàche svolgi? Il blog è uno straordinario mezzo di comunicazione che ti permette di esprimere i tuoi pensieri, le tue sensazioni ed il tuo modo di essere e nel mio caso anche di interpretare la tua professione. Viviamo in un epoca in cui si cerca di omologare tutto, prodotti agricoli compresi, un blog può essere un antidoto per combattere questa degenerazione. Un blog da anche la possibilità a ciascuno di noi di far conoscere le nostre peculiarità in modo esplicito e senza filtri. Una laurea in biologia molecolare, un trattore equipaggiato con controllo satellitare per la guida parallela: sembra decisamente che essere un contadino nel 2000 sia molto lontano dall immagine stereotipata del contadino che molti di noi immaginano, derivata dalle memorie dei nonni piu che dalla realtà attuale. Un contadino in questi anni può avere a disposizione molta tecnologia in grado di proiettarlo in un sistema profondamente diverso da quello immaginato dalla popolazione. La tecnologia da sola però non basta, ha costi ingenti ed è difficile da ammortizzare in un sistema come quello contadino. La cultura universitaria è indubbiamente utile per districarsi in questo sistema agricolo moderno che richiede precisione e competenza. Credo inoltre che nulla come lo studio e la cultura facciano bene alla persona. Ci puoi raccontare brevemente come è cambiato il mondo contadino, nella forma e nella sostanza, dall esperienza di tuo padre alla tua? 9

10 Il mondo contadino ha vissuto in questi anni un cambiamento non tanto dal punto di vista produttivo ma da quello commerciale, diventando sempre più condizionato da chi commercializza i prodotti della terra e che impone le proprie condizioni. Mio padre è sempre stato molto aperto, io di fatto sto proseguendo la strada da lui tracciata e che stiamo percorrendo insieme da circa vent anni, gli ultimi tre caratterizzata dalla svolta legata alla commercializzazione diretta del nostro riso con il nostro marchio. In particolare, come vive oggigiorno una famiglia come la tua, e quanto è condizionata dai tempi e dalle stagioni del raccolto? La mia è una famiglia normale, la vita in campagna ti mette a stretto contatto con la natura ma ti priva dei comfort della città. Il lavoro mi impone dei ritmi molto diversi da quelli d ufficio, in agricoltura non esistono giorni liberi e si lavora spesso anche durante le festività. E indispensabile che chi ti sta vicino comprenda la ragione delle esigenze del tuo lavoro, cosa non semplice in questi anni in cui si tende a non voler rinunciare a nulla. Cosa ti ha insegnato finora la tua esperienza su Internet, oltre a darti una visibilita fino a ora solo sognata, come l articolo in prima pagina su La Repubblica, e a far conoscere la tua azienda in Italia e all estero? Internet è parte della mia vita, uno strumento che mi ha aperto le porte del mondo e che mi permette di essere in contatto diretto con molte persone. Grazie a Internet, chi vuole può vedere e leggere molti aspetti della mia persona e del mio lavoro, può ragionare sulle mie opinioni, può imparare a cucinare il riso come faccio io e tanto altro. Internet ha soddisfatto il mio bisogno di comunicare e di confrontarmi con gli altri. La prima pagina su La Repubblica è stata una grande emozione. Ci puoi raccontare come e in che misura è cambiata la tua vita e la tua esperienza lavorativa in funzione del blog? Il blog ti cambia la vita, soprattutto perché richiede parecchio tempo per seguirlo e per interagire con la blogosfera. Il mio blog aziendale, Riso Zaccaria, è diventato parte integrante della mia attività lavorativa, ed è andato ad occupare buona parte del mio tempo libero. Gestire un blog aziendale è come seguire una finestra di contatto e di scambio di informazioni della tua azienda con il modo intero. Si tratta di un opportunità straordinaria che non deve a mio avviso essere vista esclusivamente come mezzo in grado di garantire ritorni commerciali ma semplicemente come una piazza in cui è possibile fare qualsiasi tipo di conoscenza. In particolare quanto e risultata fruttuosa la collaborazione con altri che come te condividono una visione moderna del tuo mestiere e che credono nelle potenzialita comunicative di Internet? Mi riferisco in particolare al compagno di risotti, Liborio Butera, che insieme a te gestisce a quattro mani il blog in cui entrambi riversate l evidente passione per l arte culinaria applicata al tuo impareggiabile riso. Liborio Butera è prima di tutto una grande amico e condivide con me oltre all amicizia proprio una visione moderna dei rispettivi lavori che facciamo e più in generale della vita stessa che racchiude nei suoi particolari e nelle sue istantanee momenti di grande emozione. Emozioni che internet ti permette di raccontare al mondo intero. Senza Liborio la mia presenza su internet sarebbe stata diversa e sicuramente meno penetrante. La passione per questo strumento e la voglia di comunicare ci accomuna enormemente. Le sinergie, il lavoro di squadra e il confronto aiutano a crescere. I numerosi risotti preparati, gustati, proiettati in rete grazie ai video di Liborio e visti da decine di migliaia di persone hanno rappresentato un grande passo avanti che proseguiremo nei prossimi mesi con molte novità, tutte nel segno della creatività e della passione per la buona cucina e il buon vino. Dai video di Liborio credo emerga soprattutto il nostro amore per le cose belle e piacevoli della vita che spesso sono le più semplici. Basta una tavola apparecchiata, un risotto preparato insieme, una bottiglia stappata e qualche oretta a discutere di ciò che ci circonda e ti rendi conto di vivere in serenità la tua vita. Infine, raccontaci un po dell amore per la tua terra, che traspare dalle tue parole ma soprattutto dalle belle foto di cui hai costellato il blog, tra cui personalmente ho amato in particolare i paesaggi attorno alle risaie. E ovviamente, parlaci delle tue cicogne... Se ami la tua terra, questa ti ricambia quotidianamente, da quando apri la finestra il mattino e vedi il paesaggio che ti circonda a quando guardi le stelle la sera prima di andare a dormire. Sono poche le notti in cui vado a dormire senza aver prima guardato la stella polare e sono poche le giornate che trascorro in campagna senza contemplare le bellezze del paesaggio caratteristico della Baraggia. 10

11 Quanto alle cicogne, ho una predilezione particolare per questo magnifico uccello, tant è che l ho scelto come simbolo identificativo del mio riso. Le cicogne, simbolo di fecondità, nelle mie risaie sono numerosissime, il loro volteggiare con grazia mi da un grande senso di ottimismo. Approfondimenti: Il sito della RisoZaccaria: Il blog di Carlo : risozaccaria.com Il blog culinario di Carlo e Liborio: 11

12 Giornalismi: dalla tv al web Sandro Ruotolo è un nome autorevole dell informazione italiana. Scrittore e giornalista Rai di lungo corso, ha lavorato in programmi di successo a fianco di Michele Santoro. Ma la sua versatilità lo ha portato a sperimentare anche internet e l universo della rete. Infatti ha aperto anche un blog... di Lorenzo Bianchi Il dibattito sul giornalismo web è sempre più ampio e oramai si sprecano i confronti con gli altri mezzi di comunicazione. Qual è il suo rapporto con la rete? Ritengo internet una fonte inesauribile di informazioni. Attraverso la rete conosco moltissime cose, mi piace leggere i blog per conoscere le opinioni di chi scrive. Il web è un mondo infinito dove abbiamo possibilità di scegliere una miriade di notizie. Ma starei attento a parlare di giornalismo web: non sempre nella rete si riscontrano notizie autorevoli. Il giornalista ha una firma, oppure una faccia, se lavora in televisione. In un certo senso in rete la figura del giornalista è superata, perché internet ti propone una gamma infinita di notizie e di fonti. Il problema è scegliere cosa leggere, quali notizie selezionare. Il giornalista ha una sua autorevolezza, data dal suo mestiere. Anche in rete è il nome che tira, non tanto l argomento. Pensiamo al successo ottenuto dal blog di Beppe Grillo. A proposito di Grillo. Bologna in questi giorni è balzata agli onori della cronaca nazionale per il V- Day. Infatti mi sono fermato a parlare con i ragazzi dei Meet Up, dove abbiamo discusso del potere della rete. Io sostengo che il web ancora non sia ancora un mezzo generalista. Non può essere utilizzato da tutti, ci sono fasce d età che non si rapportano con naturalezza ad internet. Che cosa hanno in più i media tradizionali rispetto al web? Parlando di televisione, ritengo che il piccolo schermo sia un mezzo più generalista, rispetto alla rete. Riesce a raggiungere una fascia più ampia di utenti. Lei gestisce un blog. In cosa si differenzia il giornalismo web dagli altri media? Il giornalista è un professionista che ha avuto un preciso iter formativo, con una sua deontologia. E possibile fare buona informazione in televisione, sulla carta stampata e su internet. Dipende dal giornalista. Il problema in rete è il controllo delle notizie, e la selezione, come ho detto prima. Secondo me ci vorrebbe sempre un direttore che monitori quello che viene pubblicato. Riguardo al blog, per me è un divertissement. Utilizzo la rete per scrivere anche le mie sensazioni nel dietro le quinte di un lavoro. Ad esempio recentemente ho pubblicato un post sulla mia esperienza a Bologna, dove mi trovavo per un reportage. Ma mi sento un ospite della rete. Inoltre, per problemi di tempo, non intervengo moltissimo, anche se il blog pretende la democrazia. Ma è solo una questione di tempi. E non amo gli utenti anonimi, anche se è difficile applicare un filtro. Cosa ne pensa del citizen journalism? Adesso, teoricamente, tutti possono fare informazione con i nuovi mezzi tecnologici a disposizione. Secondo me è possibile per tutti comunicare un informazione, non fare informazione. E una cosa ben diversa. Tuttavia questo aspetto è importante: se non ci fossero state tutte quelle telecamerine al G8 di Genova non avremo mai saputo quello che era successo. Web a parte, lei è stato al Manifesto, prima di passare alla Rai nella seconda metà degli anni 12

13 Ottanta, quindi ha lavorato sia con il linguaggio cartaceo che televisivo: in quale campo dell informazione si sente più a suo agio? Io ho lavorato nella carta stampata e in radio, ma amo la televisione. Se poi è bella o brutta è un discorso da affrontare in un altra intervista... Approfondimenti: 13

14 Omaggio in versi a Cyrano, naso d Occidente I post dovrebbero essere corti. Ma se si scrive bene, davvero bene, allora si può trasgredire. L importante è mantenere ritmo e coinvolgimento. Giampaolo Rossi con il suo blog ne è un esempio brillante. Pubblichiamo volentieri questo post, ricordando ai lettori che Silmarillon non è schierata politicamente - purtroppo per noi - ma apprezza l intelligenza, la sensibilità e la cultura, ovunque fioriscano... dal blog dell Anarca, 9 settembre 2007 Attenzione: post eccessivamente lungo e in rima, di difficile lettura e culturalmente scorretto Ho amato Cyrano, di Bergerac il signore, come si ama un sogno, un timido candore, il desiderio di ciò che non si è o l illusione di un coraggio che altro non è se non frenetica ricerca di un senso, di un motivo, di un rimorso cattivo che ascenda fino al cielo come fosse una bolla, o un goccia alchemica versata in un ampolla, formula antica per far saltare in aria il fluire noioso della vita. Ho amato questa storia di un poeta, di un soldato, di un volto sfigurato nell ansia di un peccato mai commesso, di una bruttezza bella, di una condanna capace di volar sopra una spanna alla mediocrità del vivere borghese, ai pregiudizi che affollano la piazza rumorosa di questa città vile e assai cortese. La storia di un naso lungo, tanto lungo da toccar le stelle, insomma, la storia di un Ribelle che ha cercato il bosco e alfin la pace dentro un mondo losco che l onore tace. Ho amato Cyrano, guascone temerario, spadaccino arrogante ma gigante nel naso, nei versi, nel coraggio tenuto sulla punta di una lama sguainata per dar morte spietata a chi si odia e infinita dolcezza a chi si ama. Il rude combattente che il volto di Rossana aveva impresso nel cuore e nella mente come dolce ossessione, ma che oltre ogni nequizia ha saputo far dell amicizia una reliquia. Ho immaginato la beltà aggraziata di colei che Cyrano chiamava: insidia vivente, rosa moscata tra le cui foglie amore s asconde in imboscata. Questa estate ho ritrovato Cyrano nei lunghi meriggi luminosi, quando il sole riempie di luce l universo e dentro un cielo terso dissolve ombre e noia. E lui è tornato a me come un amico atteso e mai perduto, forse trascurato, un ricordo antico riemerso da un lontano passato; un ombra di frescura sotto le cui pagine adagiarsi per difendere i sogni arsi dalla stupida calura. Si è seduto senza rimpianti, si è tolto i guanti, ha posato il suo cappello di vigogna e occhio d aquila e gamba di cicogna ha detto a me ciò che svelò a Le Bret: cantar, sognar sereno e gaio, libero indipendente aver l occhio sicuro e la voce possente, mettersi quando piaccia il feltro di traverso, per un sì, per un no, battersi o fare un verso!. Ma mentre rimbalzava la sua voce, io facevo finta di ascoltare e guardavo gli occhi suoi pieni di una malinconia che la spavalderia non può falsare. E vi ho letto ben altro che tutto questo. Vi ho letto quanto sono grandi gli amori mai svelati che il mondo non conosce, ignora, distratto nel fluire delle cose; gli amori coltivati nel silenzio di uno sguardo, di un incontro clandestino, di un non detto; gli amori silenziosi, poderosi, generosi, distesi sopra un prato inebriato dai profumi che gli déi hanno creato per incantare gli uomini: la viola di Venere, il tiglio di Marte, il mirto, la mandragora, il ginepro, l artemisia, il mandorlo, l alloro soavi fragranze per coloro che nel cuore annullano distanze; ecco, pensavo, profumano così come un miliardo di essenze, gli amori non detti, che fissano lo scorrere del tempo e rendono immortali le esistenze. Una storia d amore mai svelata, vissuta da un fantasma in carne e ossa; una passione mai oltraggiata, un brivido, una scossa. Un cumulo di sogni accatastati come legna, riserva per l inverno rigido del cuore quando la gioventù è appassita e nella terra delle Esperidi solo il ricordo regna. L amor per sempre. Lui è lì, nell ombra di un verso, in una lacrima su un foglio, nella malinconia di un canto perché talvolta il poeta cede al suo stesso incanto. Lui è lì, dentro un oscurità sotto un balcone, a raccontar di baci, di apostrofi rosa, di una bocca pudica e timorosa. Il suo è un amore che non si può nutrire un fiore che sboccia solo per morire. E se chiudevo gli occhi vedevo altro e altro ancora. Vedevo lui pugnare, amar, duellare, indurmi in tentazione a seguirlo sulla cruna, dicendomi: io son uno che piomba qual bomba dalla luna. Rispetto delle regole: nessuna! Sentieri ripidi, scogliere contro il vento contro cui infrangere il buonsenso. Un mondo imbellettato capace di scappare ai suoi affronti, ma senza l intelletto di accettare il motto suo: Dispiacere mi piace, dell odio mi diletto!. Ma non da solo, Cyrano non lo era. Chiudevo gli occhi e vedevo a fianco a lui 1000 uomini, vestiti di altre 14

15 fogge, di altri sogni, inseguir bisogni di vivere la vita non riflessa nel cupo ripeter della stessa. La sua malinconia e il suo eroismo, quella poesia usata come un velo, quell arco di tensione tra terra e cielo; quell essere in continuo movimento come fa la marea sopra la sabbia, tra l impeto d Amore e la sua Rabbia. No, Cyrano era anche altrove, in altri luoghi, in altri tempi, con altri volti: nel suo duello da solo contro cento, ho visto Don Chisciotte e i suoi mulini a vento. Nell ostinato sprezzo d ogni paura ho scorto quel soldato di ventura, Alonso de Contreras, cui un vento d inchiostro, le memorie nobili e terribili in fin del 500, portò al tempo nostro. E ancora lì, in quel cappello carico di piume, ho rivisto la poesia di chi partì per Fiume a regalar l impresa a una nazione giovane ed ardita, sposando un cuore impavido a donna bramosia, armati sol di patria e poesia. Cyrano è anche Poldo, è anche Mak, è ciò che è stato. Cyrano è: io ho quel che ho donato. Cyrano è anche altrove: è in quel viandante sulla nebbia che Friedrich il prussiano ci dipinse come icona di una solitudine grandiosa, di una guerra eterna e silenziosa, di un continuo incedere nel mondo; l attesa nel dominio sopra un mare che si osserva dall alto con distacco e si fende sicuri nell attacco. Ecco, questo è Cyrano: un illusione data di libertà ed onore, un affresco di colore dipinto in cinque atti: poesia, guerra, amore, amicizia e fedeltà. Rostand lo ha raccontato che il secolo dei Lumi si spegneva, mentre dall orizzonte il secolo ventesimo giungeva. Cyrano è questo e molto altro ancora E ciò l Occidente ha ormai rimosso in questa assurda corsa al paradosso, dove la fine è un debito saldato e la storia un percorso continuato senza soste, pause, riflessioni, ricordi e tradizioni. Tutto è uguale a tutto. Un mondo allucinato di materia, godimento, utilità che rende nullità ogni diverso modo di cercare quella che un artista o un uomo d arme chiamerebbero Verità. Perché la verità più non esiste, liquidata, licenziata, assassinata dal nuovo dio del dubbio che ha spinto la ragione nell oblio, lasciando come verbo solo l Io. Un mondo che non trova la sostanza e affoga nell idea di un abbondanza, dentro cui il senso della lotta ormai giace, a vantaggio del falso mito della pace. In cui tutto diventa relativo: il bene, il male, il giusto, il brutto, il bello un mondo che ha sfondato quel cancello che racchiudeva il limite e il suo senso. Cyrano è lo spirito di un mondo che Techne ha spodestato ma che dentro i singhiozzi della storia, nei secoli è riemerso con la gloria di un Europa spesso violentata ma mai doma. Il tragico e l ironico di un volto che ha colto nell amore per la vita l accettar se stesso ma non il compromesso. E con coraggio ha scudisciato il fesso che alberga nei discorsi salottieri e assai conditi degli intellettuali ormai appassiti. I giovani d Europa riscoprano Cyrano, la sua grandezza, la sfrontatezza che nasce dall orgoglio di esser diversi per natura, per naso, per destino, forza e cultura. Buttando a mare la misera viltà che impedisce di chiamarsi Civiltà. Succhiando come un frutto ormai maturo, dal passato nobile e glorioso, la dolce polpa del futuro. Senza pudori, paure, colpe dovute a ripagar gli inganni di chi è stato sconfitto dalla storia e pensa di imbrogliare la memoria. Cyrano è dentro noi più di quanto noi crediamo. Perché nel suo epitaffio in cui sta scritto: colui che in vita sua fu tutto e niente, noi ci scorgiamo il destino d Occidente. Il rischio di un assenza, di una fine, oppure la forza, la presenza e la scelta di difendere un confine. Non solo un muro, ma un futuro. Ben altra cosa signori infiocchettati! E nell inceder dell ombra della sera, in quel tramonto cupo che accompagna la fine della sua storia terrena, Cyrano ci ammonisce del tempo che verrà e della sua pena. Puntuale, scomodo ed insano, ci traccia un sentiero senza scelta; alzando la spada con la mano e lasciando il suo lettore stupefatto, esclama: Io mi batto, io mi batto, io mi batto!. 15

16 Letterature dentro e fuori la rete Un gruppo di lettori decide di fondare un gruppo di provocazione letteraria per leggere in pubblico i brani preferiti. Aprono anche un blog, I libri in Testa. E scoprono che non sempre il pubblico che risponde a un evento è lo stesso che si fa vivo anche sul web. Le aggregazioni spontanee nascono liberamente e non posso essere pianificate... di Francesca Pacini Conosco Federico Platania da molti anni, da quando ambedue militavamo nella rivista culturale Storie. A ripensarci, eravamo due ragazzini. Poi ci siamo persi di vista per molti anni. Ora siamo cresciuti, ci siamo incontrati di nuovo in rete. Anche lui non ha mai smarrito la passione per i libri e insieme ad altri gestisce un blog, I libri in testa, partito con un intento davvero lodevole: quello di unire la rete ai raduni in libreria. Il filo rosso? Il libro, manco a dirlo...ma il pubblico rispond ein modo diverso. Federico ci spiega perchè... Federico, come nasce l esperienza I libri in testa? Nel 2003, un gruppo di cosiddetti lettori forti tra cui il sottoscritto si conosce in rete, per l appunto, tra le chiacchiere di un newsgroup dedicato alla letteratura (it.cultura.libri). Decidiamo di conoscerci di persona e di dare un seguito non virtuale a questo interesse comune. Così fondiamo I Libri In Testa, un gruppo di provocazione letteraria, come ci piace definirlo. L idea è quella di trasmettere l amore della lettura nel modo più diretto e trasparente possibile: leggendo in pubblico le pagine a nostro giudizio più belle dei nostri libri preferiti. Come teatro di questa cosa scegliamo la saletta al secondo piano della Libreria Croce, di Corso Vittorio Emanuele, a Roma. Siamo scettici noi per primi: chi vuoi che venga a vedere degli sconosciuti che pur non essendo attori professionisti hanno l ardire di leggere in pubblico? Dobbiamo ricrederci: oggi abbiamo all attivo cinque stagioni di letture e un repertorio di 43 serate a tema con picchi di pubblico di oltre quaranta persone il che se si pensa che alla presentazione in libreria di un autore famoso in genere non ci sono più di dieci persone rappresenta un record di cui andare orgogliosi. Dalla prossima stagione, quella che inizierà il 20 ottobre con un faccia a faccia con Il gattopardo, introdurremo una novità: meno spazio alle letture e più ai commenti, nostri e del pubblico. Saranno chiacchierate intorno a un libro. Un esperimento. E chissà che anche stavolta le cose non vadano meglio del previsto. Tu che approcci avevi avuto, in passato, per quanto riguarda la letteratura e i libri? Un approccio solitario, come tutti. Una delle piccole grandi rivoluzioni che ha introdotto la rete nella nostra vita è che ha trasformato un gesto intimo e personale, come quello della lettura, in un gesto collettivo. Quando a vent anni mi sono imbarcato nella lettura dei Fratelli Karamazov l ho fatto nella piena consapevolezza che non avrei potuto parlare di quel libro con nessuna delle persone che frequentavo all epoca: i miei amici non amavano la narrativa. Quella russa dell ottocento, poi! Oggi, chi parte in viaggio per le grandi distese di un romanzo fiume o di un opera particolarmente complessa, sa che grazie a internet può condividere questa fatica con una moltitudine di pellegrini che sta compiendo lo stesso percorso. Insomma, io non so se la televisione ha ucciso il cinema, ma di sicuro internet non ha ucciso la carta stampata, anzi, ne sta promuovendo la diffusione. Il blog nel tempo come e quanto si è modificato? che risposte ha avuto? Abbiamo inaugurato il blog dei Libri In Testa nel marzo del 2005, circa due anni dopo l inizio delle nostre letture in pubblico. Lo abbiamo fatto con molta titubanza, nel periodo in cui il blog si stava affermando come uno degli strumenti più modaioli e frivoli della rete. E ha davvero stentato a decollare, forse perché eravamo noi i primi a non crederci. Abbiamo poi constatato che il pubblico che interveniva alle nostre 16

17 serate non lasciava commenti nel nostro blog e viceversa. Questo ci ha fatto capire, ancora una volta, che letteratura e internet sono due mondi in relazione, che non si pestano i piedi, ma che restano comunque ben distinti. La nostra idea era quella di usare il blog come costola degli incontri in libreria, un estensione in cui i commenti e le discussioni del nostro pubblico che nell ambito dei sessanta minuti delle nostre serata non trovavano molto spazio potessero continuare senza vincoli. Non è stato così. Ma forse è così che doveva andare. Come vedi le esperienze letterarie in rete? Ti va di citare qualche altro bel blog letterario, per i lettori? Da qualche giorno ho scoperto anobii, una incredibile comunità in cui è possibile condividere i titoli della propria collezione di libri e così avere un archivio on line della propria biblioteca e al tempo stesso conoscere altri lettori con gusti simili ai tuoi, creare gruppi di discussione interni, fare statistiche su quanti libri hai letto in un determinato periodo. La rete, come ho detto, è in grado di potenziare l amore della lettura che si ha già. Altri blog letterari? Sicuramente Vibrisse Bollettino, Nazione Indiana e Il primo amore. La mattina ormai è tradizione per me, dopo aver dato un occhiata alla prime pagine dei quotidiani, controllare i nuovi post su questi tre blog. Da qualche tempo, poi, sto conducendo un esperimento di scrittura collettiva insieme e Fabrizio Venerandi, Antonio Koch e Mauro Mazzetti su Lamerotanti. Il progetto si chiama Asterisco* ed è una sorta di metaromanzo, una cosa che non potrebbe esistere se non sulla rete. Questo per dire che, mentre mi va benissimo che i miei libri vengano pubblicati da un editore tradizionale che stampa su carta, riconosco la preziosa possibilità che ci offrono gli strumenti della rete per fare sperimentazioni letterarie. Scrittura e blog. Parliamone un attimo... Sull argomento credo che abbia detto parole definitive Tiziano Scarpa in un suo articolo ormai celebre, Bloggers, siete peggio di Liala!, in cui rimproverava ai blog-scrittori di non osare di più, con una frase memorabile: «Avete piantato la tenda nel territorio della tigre, e passate tutto il tempo ad accarezzare gattini». Ma io credo, infatti, che i blog non minaccino in nessun modo la letteratura. Solo una piccola parte di coloro che scrivono su un blog ha un autentica vocazione letteraria. Gli altri, appunto, voglio solo tenere un blog. Che è un altra cosa. Chi vuole scrivere davvero prima o poi cercherà uno sbocco verso l editoria ufficiale. Dopotutto, l iniziativa di Vibrisselibri, una delle tante idee che Giulio Mozzi ha tirato fuori dal suo cappello magico, ha dimostrato che il fatto che un libro sia disponibile gratuitamente in rete non fa sì che un editore non se ne interessi per pubblicarlo attraverso i suoi canali tradizionali. Ciò, per me, prova che è la rete che tende alla carta e non viceversa. Nota biografica Federico Platania (Roma, 1971) ha pubblicato Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato (Fernandel, 2006). A febbraio 2008 uscirà, sempre per Fernandel, il suo romanzo Il primo sangue. Fa parte del gruppo di provocazione letteraria I Libri In Testa ed è il curatore del sito Siti e blog citati in queste pagine: Il sito de I Libri In Testa Il blog de I Libri In Testa ilibrintesta.splinder.com Il sito italiano dedicato a Samuel Beckett anobii Vibrisse Bollettino Nazione Indiana Il primo amore Lamerotanti L articolo di Tiziano Scarpa sui blog Vibrisselibri 17

18 Liberi libri Con i blog molti hanno temuto un ennessimo scossone per il mondo editoriale. Invece non è così. Il web di dimostra capace di discriminare proprio perchè la democrazia della rete preferisce i contenuti profondi agli efferimeri sfoghi di qualche narciso, e collabora diffondendo cultura. Senza coercizioni e politiche. Non è poco, vi pare? di Barbara Ronca Se Dio vuole, da qualche tempo, ho un lavoro. Un lavoro precario, sia chiaro: pochi soldi e poche certezze, come si addice a ogni laureato in materie umanistiche che si rispetti. In cambio, però, ho un sacco di soddisfazioni: perché lavoro, come ogni laureato in materie umanistiche con la testa dura che si rispetti, in mezzo ai libri (da cui, capirete, la mancanza di denaro). In mezzo ai libri, in fondo, io sono felice: perché l ho sempre saputo che quegli affari magici di carta e inchiostro sarebbero diventati, prima o poi, la mia vita. A volte, però, mi capita di pensare di essere capitata in mezzo al mio elemento naturale nel momento storico sbagliato: perché ha ancora senso, mi chiedo spesso, occuparsi di letteratura nell era dei collegamenti ad alta velocità e della cultura svenduta su internet? Ha ancora senso dedicarsi a un oggetto che si sfoglia, si consulta, si tiene teneramente in mano, quando ormai tutto si muove in punta di mouse, quando invece che aprendo un quotidiano si comincia la giornata visitando i blog preferiti? Quando la rete è diventata un abitudine quotidiana per molti, quando lo strumento (prezioso, creativo) del blog ha permesso all uomo comune (e dico uomo nel senso più ampio del termine: perché nonostante le previsioni iniziali, a scrivere blog non sono solo liceali annoiati e introversi, ma anche persone di mezza età) di esprimersi in totale libertà, io ho creduto come molti che questo fosse il proverbiale inizio della fine. Ho pensato che lasciare chiunque libero di dire qualsiasi cosa avrebbe necessariamente dato vita ad un anarchia ideologica da cui non si sarebbe più tornati indietro. Ho immaginato che il diario on line sarebbe stato il mezzo di scambio di idee (ma anche di informazioni, oggetto molto più codificato delle idee) più diffuso in assoluto, e che questo avrebbe comportato un necessario, inarrestabile, abbassamento del livello medio della possibilità di condivisione della cultura. Credevo che, essendo tutti concentrati a raccontare di noi nel nostro diario virtuale, flessibile ed effimero, ci saremmo dimenticati degli strumenti canonici di fruizione culturale; ho temuto insomma, forse con spocchia un po accademica, che fosse giunta la fine degli intellettuali come persone in grado di incidere positivamente, e credibilmente, sulla società; che i libri di Joyce o di Cortazar sarebbero stati dimenticati, mentre ci saremmo appassionati alle vicende personalissime, ma forse poco stimolanti, di Debora di Vigevano, o di altri anonimi navigatori della rete. Invece, come spesso accade, il web mi ha sorpreso, e positivamente: dopo un primissimo momento di entusiasmo in cui chiunque avesse accesso ad un pc collegato ad internet si beava della possibilità di raccontare i fatterelli della sua vita privata, sempre più numerosi si sono fatti gli interventi di coloro i quali, come me, capivano l importanza di continuare a considerare centrale la cultura così come la conosciamo dai tempi di Gutemberg; di coloro i quali, a differenza di me, hanno immediatamente capito le potenzialità della rete, e in particolare dello strumento del blog, senza lasciarsi fuorviare da previsioni nefaste prive di fondamento. L ho già detto: la letteratura, e con essa il suo mezzo fisico di diffusione per antonomasia, il libro, rivestono per me un ruolo quasi sacrale: e girando per blog, mi sono accorta di come essi abbiano trovato sempre più spazio nelle pagine virtuali di non pochi volenterosi. Ho dovuto arrendermi all evidenza: la rete è sì uno strumento democratico, come recita una definizione ormai affermata, ma certo non è (o almeno non necessariamente) uno strumento omogeneizzante o acritico. Anche chi ama il sapere può trovare, girando tra i blog, ampi spazi in cui saziare la sua inesauribile sete. 18

19 Anzi, di più: ho dovuto realizzare che attraverso l interattività che caratterizza lo strumento del blog, la condivisione della cultura si fa più dinamica, accessibile: in qualche modo in un modo che dovrebbe rallegrarci tutti popolare, non elitaria. Se spesso il libro occupa un posto importante nella stesura di un blog in fondo, in un blog si parla di sé, di ciò che si ama: e chi ama i libri raramente si lascia scappare l occasione di citarli, recensirli, o anche stroncarli nel suo spazio su splinder o su blogspot ho addirittura scoperto, con un deliziato stupore che molto dice sui miei pregiudizi iniziali, l esistenza di interi blog dedicati ai libri. Ci sono lettori onnivori e appassionati che hanno realizzato luoghi di discussione aperti e intelligenti, in cui scambiano idee, informazioni, chicche di vario genere con gli utenti che li visitano. Un esempio: che dedicando il suo blog alle sole recensioni letterarie autoprodotte rimarca come la passione per la lettura sia talmente bruciante da prescindere i concetti stessi di personale e pubblico: il suo blog è ricco di citazioni, di consigli, di allettanti brani estrapolati da un certo libro. Un lavoro notevole. Meno professionale, ma molto amato, il blog di zoe (www.amabilmente.splinder.com) che su anobi.com si firma nientemeno che ladra di libri : non solo di romanzi e saggi si parla nelle sue pagine, ma una colonna in cui zoe presenta ciò che sta per leggere si chiama letture in attesa; letture che assaporo tratta del piacere prolungato della lettura lenta, letture incise in me di i testi che cambiano la vita, in un continuo rimando al libro come oggetto di godimento, di amore e il suo spazio è pieno, inoltre (in una sorta di fratellanza tra sconosciuti che molto mi ricorda quella esibita dalla Tereza kunderiana col suo andare sempre in giro con un libro sotto il braccio ) di tantissimi link di altri ghiotti bibliofili. Un paradiso. Ancora, mi ha stupita la presenza di chi vive di libri, chi insomma ne ha fatto la sua professione, nella rete. Una comunità diffusa quanto agguerrita è quella dei traduttori, ad esempio: una tra tutte, quella che ruota intorno a Bichi (www.entraduisant.splinder.com) e che, in barba ai pregiudizi che vogliono il traduttore lavoratore solitario e geloso dei propri scoop allofoni da sottoporre all attenzione dell editore giusto, permette di scambiare informazioni, aiuto, supporto. Se avete problemi a tradurre un espressione curiosa incontrata nel bellissimo libro ucraino su cui lavorate, non dovete fare altro che scovare il bloggertraduttore giusto: non ne ho ancora trovato uno che non si prodigasse per aiutare i colleghi in difficoltà, o che, nei casi più difficili, non si precipitasse ad attivare un tam-tam mediatico in grado di spazzar via in poche ore qualsiasi dubbio linguistico. Una realtà forse più prevedibile, ma a suo modo comunque sorprendente, è quella dei diffusori di cultura che, forse insoddisfatti dalla rigidità eccessiva e dalle possibilità limitate di interazioni che offre il classico sito, si concedono l esperienza più umanizzante e interattiva del blog. Penso alle case editrici, specie le più piccole, e alle riviste culturali. Il blog della Voland (www.redazionevoland.splinder.com) intelligente ed entusiasta casa editrice indipendente dal godibilissimo progetto editoriale, è ad esempio gestito in team dall editrice Daniela di Sora e dalla redazione (tutta declinata al femminile): una manciata di donne che hanno mostrato ai loro lettori come il lavoro di editore si possa svolgere con amore e dedizione, e che, grazie al blog, hanno istituito un filo continuo coi lettori più appassionati. Lettori che, proprio grazie allo strumento dei post contenenti anticipazioni e aneddoti, di quel progetto editoriale cui dedicano letture attente e buona parte degli stipendi possono finalmente sentirsi parte attiva. Ma anche le riviste si danno da fare: quella con il blog che mi sembra più curato e intelligente è PaginaZero (www.rivistapaginazero.wordpress.com) che, rimanendo fedele alle tematiche trattate nel quadrimestrale cartaceo (l alterità, le culture dell Europa orientale, la libertà di espressione, il valore educativo della letteratura di frontiera, definizione convincente e dall innegabile fascino) ha elaborato uno strumento raffinato e straordinariamente ricco con cui interagire commentando. Forse, però, il fenomeno che più mi ha colpito nella mia ricerca è stato la scoperta di nuove realtà legate all oggetto libro: la presenza cioè di persone che, sfruttando al massimo, con intelligenza e coraggio, le potenzialità peculiari della rete, ai libri hanno dato nuove possibilità, nuove collocazioni. Lo sapete, ad esempio, che in rete (www.librinprestito.splinder.com) c è una ragazza che, se solo glieli chiedete, vi presta i suoi libri? Esatto. I suoi libri. E lei ve li dà in prestito. Senza chiedere nulla in cambio. È sufficiente andare sul suo sito, scegliere, tra le brevi recensioni tra lei proposte, quelle che vi sembrano interessanti, e chiedere di ricevere (tra l altro, a spese sue) i libri che vi incuriosiscono. Voi, da parte vostra, dovete solo rispettare alcune semplicissime regole: impegnarvi a riconsegnare i libri al massimo entro un mese e mezzo (stavolta a spese vostre, ma d altronde ) e rimandarli indietro, per quanto possibile, vissuti : dopo averci lasciato, cioè, un commento, un disegno, una foto in una recente intervista Franca Berbenni, l autrice del blog, ha raccontato che questa esperienza l ha arricchita moltis- 19

20 simo (certo non in senso economico!) perché ogni libro restituito le ha raccontato una storia, le ha dato un emozione. Quello che mi sono domandata a questo punto della mia ricerca è stato: perché? Perché tante persone si prendono la briga di spendere tempo, sacrifici, a volte anche denaro, solo per raccontare al mondo il loro amore per la lettura? Perché questa difesa di uno strumento in fondo un po obsoleto come il libro (secondo molti studiosi, doveva essere proprio l interattività della rete a soppiantarlo) quest ondata di appassionati che con invidiabile ottimismo si sono scavati una confortevole nicchia di lentezza, di riflessione, in una realtà, come quella della rete, che sembra correre sempre più veloce? Ci ho pensato su, e mi è venuto in mente questo: da una parte, credo che, nonostante l apparente attrito, internet sia il luogo ideale in cui raccontare le proprie idee, le proprie opinioni, dunque in cui parlare dell esperienza personale per eccellenza, la lettura (Brodskij, Nobel per la letteratura nel 1987, diceva che si può condividere un pasto o un letto, ma non la lettura, diciamo, delle poesie di Rilke). E lo è perché offre a tutti, senza chiedere titoli accademici, uno spazio assolutamente illimitato. Se voleste, nel vostro blog (che è vostro, e in questo senso in qualche modo sacro, intoccabile: è una delle prime regole non scritte cui attenersi quando si entra in questa realtà), fare un vostro personalissimo, astruso commento parola per parola confrontando la Recherche di Proust e le prime quattro serie dei Simpson, potreste farlo. Proprio perché quello è il vostro, intoccabile spazio, nessuno troverebbe da ridire. Certo lo stesso non capiterebbe se cercaste di far pubblicare una simile opera in una storia della letteratura di prossima commercializzazione presso un grande editore, vi pare? Se poi trovaste anche qualcuno interessato alla vostra idea, quel qualcuno potrebbe leggerla e, addirittura, commentarla. Ed è qui che entra in gioco il secondo, importantissimo fattore di successo dello strumento del blog: nella rete, cioè, lo spazio non è solo illimitato: è condiviso. Di qualunque cosa decideste di parlare, qualunque consiglio di lettura aveste intenzione di chiedere, trovereste sicuramente qualcuno pronto ad interagire con voi. E in fondo, non è a questo che serve la cultura, a creare spazi di scambio, di dialogo, di confronto? Non è questo che da sempre cerca di fare la critica più illuminata, quello di cui sentiva la mancanza ogni scrittore che si sia confrontato, nel passato, con lo strumento unidirezionale del foglio bianco? Il feedback che riceve chiunque si occupi di letteratura nel suo blog non è un aspetto del meccanismo culturale: è esso stesso cultura. Perché se c è qualcosa che era apparso evidente ben prima dell era di internet, e che ora diventa assolutamente centrale in ogni discorso culturale che tenga conto dei tempi, è che lì dove non c è dialogo, la cultura non esiste: c è, al limite, una diffusione della conoscenza dall alto, un imposizione culturale. E se è vero che la storia si ripete, possiamo essere ottimisti rispetto alla vigente democratizzazione culturale: perché ogni tirannia culturale, il passato lo dimostra, ha portato sempre a un fallimento storico. E ogni forma di baratto culturale, di dialogo, di interazione, crea, necessariamente e inevitabilmente, una società più giusta e saggia. La letteratura, d altronde, diceva ancora Brodskij, è una grande maestra di finesse umana: la più grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina. 20

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