Sommario. 23 La mostra Raffaello, nella culla del genio di Mario Canti. 35 Libri ed eventi Libri - Eventi

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1 1 Le Cento Città * Direttore Editoriale Mario Canti Comitato Editoriale Laura Cavasassi Ettore Franca Alberto Pellegrino Anna Maria Zallocco Direzione, redazione, amministrazione Associazione Le Cento Città Direttore Responsabile Edoardo Danieli Prezzo a copia Euro 10,00 Abb. a tre numeri annui Euro 25,00 Spedizione in abb. post., 70%. - Filiale di Ancona Reg. del Tribunale di Ancona n. 20 del 10/7/1995 Stampa Errebi Grafiche Ripesi Falconara M.ma Sommario 3 Album Ferruccio Ferroni, fotografo tra realtà e metafisica di Alberto Pellegrino 9 Editoriale Costruire la memoria e progettare il futuro di Alberto Pellegrino 12 Conversazioni sull etica Le sfide dell etica nella cultura postmoderna di Luigi Alici 15 L Università per la Città I segreti dell olio d oliva e del vino di Natale G. Frega, Antonio Benedetti 23 La mostra Raffaello, nella culla del genio di Mario Canti 26 La qualità Architettura di pregio per rilanciare il territorio di Edoardo Danieli 30 L incontro Ando Gilardi tra arte digitale e memoria di Marcello Sparaventi Periodico quadrimestrale de Le Cento Città, Associa zione per le Marche Sede, Piazza del Senato 9, Ancona. Tel. 071/ , fax 071/ * Hanno collaborato a questo numero Francesca Acqua, Luigi Alici, Antonio Benedetti, Mario Canti, Edoardo Danieli, Giovanni Danieli, Natale G. Frega, Alberto Pellegrino, Marcello Sparaventi, Adrian Vasilache In copertina Raffaello, Madonna con Bambino, Washington, National Gallery. 32 Musica La riscoperta di un compositore marchigiano, Giuseppe Balducci di Adrian Vasilache 35 Libri ed eventi Libri - Eventi di Alberto Pellegrino 42 Vita dell Associazione a cura di Giovanni Danieli 45 Controcopertina Marche/Arte di Francesca Acqua

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3 Album Ferruccio Ferroni, fotografo tra realtà e metafisica di Alberto Pellegrino 3 Ferruccio Ferroni (Mercatello sul Metauro Senigallia 2007) è stato insignito nel 1996 del titolo di Maestro Fotografo Italiano e per anni è stato il decano della fotografia marchigiana, il continuatore più fedele di quella poetica dell immagine coltivata e promossa da Giuseppe Cavalli, vate indiscusso della fotografia d arte dentro e fuori i confini della nostra regione. Cavalli era un maestro molto particolare che non impartiva solo lezioni di tecnica e di linguaggio della fotografia, ma invitava i suoi discepoli a leggere i classici e i contemporanei della letteratura, a visitare i musei e a studiare la storia dell arte, ad ascoltare i grandi della musica classica. Grazie a questa impronta multidisciplinare è nata nelle Marche una schiera di fotografi umanisti di notevole valore, fra i quali assurge a livelli internazionali il grande Mario Giacomelli. L attività artistica Ferroni inizia a fotografare al fianco di Cavalli nel 1948 e svolge un intensa attività artistica fino al 1957, quando sospende ogni impegno fotografico per dedicarsi a tempo pieno all avvocatura. Si tratta in ogni caso di un decennio che costituisce la prima fase di una carriera artistica che vede Ferroni affermarsi attraverso la partecipazione di sue opere al Grand Concours International de Photographie di Lucerna, alla Mostra Nazionale di fotografia di Ravenna, alla Mostra della Fotografia italiana di Venezia, alla Mostra della fotografia italiana di Firenze, alla Mostra della Subjekfive Fotografie di Saarbrucken, alla Biennale della Fotografia e del Cinema di Parigi, all Exposition international de Photographies di Bruxelles. In quello stesso periodo Ferroni entra a far parte del Gruppo La Bussola di Venezia e Misa di Senigallia, allacciando rapporti professionali e umani con i più importanti fotografi del suo tempo. Sono anni di intenso lavoro durante i quali egli riesce a conciliare la ricerca di una perfezione tecnica con un esigenza interiore di poesia come viene acutamente sottolineato dal suo maestro Cavalli: Con pazienza alacre, Ferruccio Ferroni se gli accada di essere attratto da qualsiasi realtà visibile che muova, in lui fotografo, le segrete molle dell emozione, si mette al lavoro non ha più riposo e pace finché non riesce a piegare docilmente i mezzi tecnici che ormai controlla molto bene ad esprimere con fedeltà quel ch egli ha saputo, vedendo, intuire, e che tiene nel cuore. A testimonianza di questa presenza attiva di Ferroni nel panorama fotografico del suo tempo anche sotto il profilo teorico, l Istituto Superiore per la Storia della Fotografia ha pubblicato nel 2004 il Carteggio intercorso tra lui e molti altri fotografi italiani che hanno operano in quegli anni particolarmente intensi per la fotografia italiana, per cui attraverso le lettere di molti autori, critici, operatori culturali (Monti, Roiter, Di Biasi, Crocenzi e altri) è possibile approfondire il dibattito culturale in corso in quel periodo storico. I connotati dell arte fotografica di Ferroni Ferroni inizia il suo cammino inseguendo il mito della bellezza, cercando di coniugare la levità poetica di Cavalli e degli autori del gruppo La Bussola con l espressionismo di Paolo Monti e degli aderenti al gruppo della Gondola, fra cui spiccano i nomi di Fulvio Roiter e Mario De Biasi. Sempre impegnato a costruire le sue immagini seguendo una costante ricerca della perfezione, egli persegue una precisa architettura formale, per cui nella sua opera non si avverte mai uno scatto improvvisato, legato alla causalità di un incontro oppure alla cronaca quotidiana. Al contrario emerge con chiarezza un continuo studio dell inquadratura all interno della quale la composizione assume un importanza fondamentale e diventa il tessuto di un discorso poetico che si protrae nel tempo con una coerenza veramente straordinaria. All astrattismo assoluto di Luigi Veronesi, punta avanzata della ricerca fotografica, Ferroni contrappone un astrazione simbolica della realtà che viene frantumata sotto il profilo materico e reinventata attraverso una serie di atmosfere poetiche che si caratterizzano per le magie luministiche e per la costante ricerca di geometrie capaci di trasfigurare l oggetto o di estrapolare un frammento di paesaggio, a cui l autore sa conferire una piena dignità narrativa in una perfetta sintesi tra significato e significante. Egli riesce a raggiungere una piena intensità lirica senza arrivare mai a uno stravolgimento radicale della realtà, ma ponendosi come obiettivo di fondo una sua costante trasfigurazione attraverso l uso ricorrente degli elementi fondamentali del suo linguaggio: il sapiente dosaggio della luce, la cura costante per le sfumature, l eleganza delle composizioni, la creazione di atmosfere oniriche, la ricerca di una serenità libera da tensioni diventano le costanti di un autore che opera avendo alle spalle una solida cultura, una ricca personalità, una raffinata sensibilità. In questo decennio prende vita e si sviluppa quel particolare mondo di Ferroni fatto di

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5 Ferruccio Ferroni architetture, luminosità, atmosfere: il frammento di una facciata, di una porta, di una finestra diventano un universo che lascia intuire la presenza dell umano; un corrimano che proietta la sua ombra contro un muro grigio o il riccio bianco di un cancello che intreccia le sue volute con i rami spogli di un albero assumono valenze metafisiche; ritratti di bambini, fanciulle e giovani donne dalla delicata luminosità vogliono rappresentare con la loro delicata luminosità un ideale di innocente bellezza; le nature morte (di fronte alle quali la mente corre all eleganza di Edward Weston e al minimalismo di Minor White) hanno per oggetto soprattutto la sinuosità intrigante delle piante grasse esaltata dal raffinato gioco delle luci, oppure una vasta tipologia di conchiglie che, estrapolate da ogni contesto realistico, assumono una propria vita poetica e astratte profondità metafisiche; infine i paesaggi apparentemente tradizionali, ma che rivelano ad un secondo livello di lettura la ricerca di un superamento della realtà apparente per arrivare ai significati più nascosti del rapporto uomo-natura. Due sono tuttavia gli elementi più consistenti della poetica figurativa di Ferroni. Da un lato, abbiamo la rappresentazione di una realtà misteriosa e intrigante che traspare al di là di una finestra, l agitarsi come neri fantasmi di alberi dietro i vetri appannati dalla pioggia, la raffigurazione poetica e intimistica di un umanità minore e riservata, osservata con rispettoso pudore e filtrata attraverso lo schermo della vetrina di un negozio e del vetro di una finestra (Il cortese orologiaio, Donna con gatto). Sull altro versante acquista un importanza determinante il paesaggio marino, un genere in cui rivaleggia per intensità poetica con il suo maestro Cavalli: siamo di fronte a una poesia metafisica come nella Nuvola (1950) con la solitudine di quel moscone abbandonato sulla battigia o nella Marina (sempre del 1950) con le tre cabine sulla spiaggia deserta che riflettono la loro geometrica solitudine contro il cielo grigio; ancora geometrie perfette fino all astrazione ritroviamo nella rappresentazione della palla a spicchi appoggiata contro la parete della cabina a righe verticali, mentre fanno da sfondo i tre piani della spiaggia sassosa, del mare e del cielo. Infine Ferroni conduce una serrata ricerca sul rapporto tra la materia e la luce che si riflette sui mattoni di un muro, sulle ferite di vecchie porte, sui tronchi d albero segnati dall uomo e dagli anni. Ancora una volta si afferma la poetica del particolare che va ad aggiungersi ai suoi paesaggi, dove si avverte il respiro della luce, a tutte le altre opere dove si avverte una simpatia umana per gli uomini e per le cose, costituendo un corpus unitario che rende l autore uno dei protagonisti della fotografia italiana degli anni Cinquanta. L unità stilistica di Ferroni trae origine da una ricerca poetica sempre raffinata, quasi timida e sussurrata, lontana dalle mode 5

6 Album ma pur sempre attuale, perché si propone di parlare alla sensibilità più profonda dell animo umano. Le sue opere dice Mario Giacomelli sono frammenti poetici, immagini formali squisitamente composte che contengono l essenzialità, l essenza di una energia che porta con sé l anima delle cose, l espressività lirica, la partecipazione emotiva nelle sue leggi più arcane. Il ritorno alla fotografia dopo il 1984 Dopo una lunga pausa di inattività, Ferroni si riaccosta alla fotografia ed apre un nuovo ciclo artistico che va dal 1984 alla fine del Novecento, quando l autore ritorna sulla scena nazionale con una serie di mostre personali e con la presenza in importanti manifestazioni fotografiche: nel 1980 partecipa alla Mostra 30 anni di fotografia a Venezia La Gondola allestita nel veneziano Palazzo Fortuny; quindi partecipa nel 1993 alla V Biennale internazionale di Fotografia di Torino, nel 1995 alla Mostra Gli anni de La Bussola e de La Gondola a Padova, nel 1997 alla mostra Forme di Luce il gruppo La Bussola e aspetti della fotografia italiana del dopoguerra, organizzata a Firenze dal Museo di storia della fotografia Fratelli Alinari. Quando riprende a fotografare, sembra che Ferroni voglia ripartire là dove si era fermato, cioè da quella ricerca formale e luministica legata alle superfici legnose, solo che questa volta la luce scava sulle tavole corrose ferite più profonde e laceranti, disegna venature misteriose, ombre inquietanti in mezzo alla violenta luminosità che investe la composizione: lo scorrere del tempo non ha segnato solo quei legni tormentati, ma ha segnato anche la personalità dell autore 6 che cerca di recuperare il suo antico senso di serenità attraverso la luce e la consueta eleganza formale. Un tema nuovo è invece costituito dalla serie dei muri urbani dove i manifesti strappati compongono forme e figure che attraggono l interesse e la sensibilità di Ferroni che con questa sua ricerca formale si avvicina al pittore Mimmo Rotella, l inventore del decollage cioè la rappresentazione di un mondo artistico attraverso la sottrazione-distruzione di parti di manifesti o altri tipi di immagini. Il fotografo senigalliese cerca, al contrario, di rappresentare un universo figurativo creato dal passare del tempo e dall incuria dell uomo, per cui questi frammenti di manifesti, modellati dal caso, diventano un mondo fantastico e personale, finiscono per assumere una loro dimensione poetica che trasuda da questi muri attraverso forme rese dinamiche dal gioco dei bianchi e dei neri, brandelli che si convertono in paesaggio o che si presentano come le tessiture di catene montuose e di cieli nebbiosi: ancora una volta in Ferroni la dimensione onirica prende il sopravvento sulla realtà del rottame urbano, diventa rappresentazione di stati d animo, assume la dimensione di un racconto fantasioso di un viaggiatore che ama vivere le intime avventure dello spirito percorrendo le vie della propria città. Una tematica di tipo urbano, parallela a quella precedente, è rappresentata dalla serie delle vetrine, che diventano il doppio filtro per osservare il mondo che traspare oltre il vetro, ma anche lo specchio della realtà urbana che si riflette sul vetro destinata ad assumere, proprio perché appare distorta e frantumata, quella dimensione onirica che rappresenta una costante nell arte di Ferroni: così vediamo uno specchio riflettere la finestra del palazzo di fronte; un mondo fantastico di burattini e anticaglie occhieggiare verso l osservatore; vasi di fiori riflettere la tremolante realtà esterna; un abito di gran gala femminile inglobare il riflesso di una figura maschile;

7 Ferruccio Ferroni 7 ancora abiti femminili, manichini, lampadari, oggetti d antiquariato popolare, il mondo statico delle vetrine contro le quali si riflette il passaggio delle figure umane, i profili delle automobili, i profili degli alberi, metafora della vita reale che scorre come in un acquario, estranea alla vita del sogno, imprigionata dentro una vetrina. Questa serie di immagini diventa la lettura poetica di una realtà urbana che appare nello stesso tempo fantasiosa e alienata, rappresentazione metaforica di una quotidianità in cui viviamo costantemente immersi fino a diventare così abitudinaria da sfuggire ai nostri stessi sguardi, alla nostra concezione del reale: proprio per questo l autore ci invita a riflettere su di un mondo che, sublimato attraverso il sogno, diventa uno dei messaggi più poetici di tutta la sua produzione artistica.

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9 Editoriale Costruire la memoria e progettare il futuro di Alberto Pellegrino 9 Il Presidente Alberto Pellegrino. La costruzione della memoria storica costituisce un fondamentale collante dell identità individuale e collettiva ed è per questo che abbiamo il dovere, come marchigiani, di avere una memoria condivisa che renda possibile un confronto con i diversi livelli della realtà extraregionale. È evidente allora che la nostra Associazione può e deve rappresentare una zona di frontiera tra conoscenza storica e futura società civile. Nonostante le scienze sociali abbiano lanciato da anni un grido di allarme sui pericoli derivanti dalla globalizzazione economica, soltanto ora cominciamo a renderci conto che stiamo attraversando una crisi di tipo planetario che sembra destinata a cambiare la storia del nostro pianeta. Zygmunt Bauman, il teorico della società liquida, sostiene che sta entrando in crisi quel tipo di società fondata sul principio consumo dunque esisto, all interno della quale il potere ha accettato e digerito tutti i cambiamenti della storia, anche i più drammatici, dichiarando uno stato di emergenza continua, inculcando un senso più o meno vago di paura, esaltando il cambiamento per il cambiamento, adottando una politica del vivere quotidiano che, a lungo andare, si è rivelata un trucco per liberarsi del passato e non progettare il futuro, scegliendo la via di un apprendimento rapido connesso a un oblio altrettanto rapido. Forse è giunto il momento di prendere atto che stiamo vivendo in una società di tipo egocentrico che non ha più modelli di riferimento morali, culturali e politici condivisi, che mira invece all autorealizzazione e all autolimitazione individuale, al rifiuto di una dimensione sociale dell esistenza e, di conseguenza, al rifiuto di ogni forma di partnership. Nello stesso tempo è entrato in crisi il concetto di rischio come era stato elaborato dalle scienze sociali: prevedere e rendere controllabili le conseguenze sia dei comportamenti individuali e collettivi, sia delle decisioni prese da chi detiene l autorità di governo all interno di comunità più o meno delimitate. Con il procedere del processo di globalizzazione, i pericoli hanno assunto dimensioni planetarie (crisi ecologiche, crisi finanziarie, disoccupazione, minacce terroristiche, ecc.), per cui i rischi non vengono più calcolati e anche le conseguenze di catastrofi annunciate sfuggono al controllo degli Stati nazionali che si rivelano impotenti a fronteggiarle. Sulla base di questa situazione si prospetta, sul piano pratico, la necessità di superare la dimensione nazionale per arrivare a interventi di governi continentali sotto il coordinamento e il controllo di un governo mondiale capace di favorire la nascita di una democrazia planetaria che, superando il concetto di Stato nato nel Settecento, affronti i problemi del pianeta e lasci la cura del quotidiano alle comunità regionali e locali. Nello stesso tempo, come ha recentemente scritto Michele Serra, è necessaria una rivoluzione contro tutte le dipendenze di ogni ordine e grado, la supina imitazione, lo spirito di gregge, la passività psicologica, la mediocrità mortificante che spinge a emulare gli altri pur di non fare la fatica di valorizzare se stessi. Occorre pertanto stabilire un nuovo rapporto tra etica e globalizzazione per dare un volto umano a questo fenomeno, per coniugare sviluppo economico e crescita culturale, per costruire un cambiamento dal basso, partendo dalle realtà regionali per arrivare a livelli planetari. Si tratta di un cambiamento radicale fondato

10 Editoriale sul superamento di una sfera economica dominata unicamente dalla logica del profitto, sul ritorno all impresa come istituzione aperta al sociale, sul recupero del primato della politica sull economia. Parafrasando e aggiornando Max Weber, bisognerà ritornare a coniugare l etica individuale con l etica collettiva, l etica della consapevolezza nei valori e nei principi individuali con l etica della responsabilità propria della dimensione politica. In questo quadro la nostra Associazione può assecondare la tentazione di lasciar morire il passato e di adagiarsi nel presente, oppure porsi come fine il recupero e la valorizzazione della storia e dell identità culturale della nostra Regione senza cadere in un ottuso conservatorismo, senza favorire forme di vetero campanilismo, nel rispetto di quel sano localismo che ha sempre rappresentato una fonte di ricchezza spirituale, di fantasia creativa e di sviluppo economico per tutte le Marche. L Associazione deve assumersi l obbligo della conoscenza, della ricerca, della documentazione e della tutela di determinate realtà regionali in quei settori che costituiscono ormai tradizionalmente i nostri poli di interesse: il patrimonio storico, letterario, artistico, architettonico e paesaggistico, musicale e antropologico, il sistema scolastico e universitario, l organizzazione sanitaria e dei servizi sociali, la condizione giovanile e i fenomeni sociali emergenti, le politiche culturali. L Associazione deve presentarsi all esterno come un vivace laboratorio culturale, elaborare progetti finalizzati allo sviluppo culturale della regione, creando le condizioni e le occasioni perché la domanda culturale e sociale della comunità marchigiana s incontri con l offerta istituzionale, in modo da sviluppare un rapporto dialettico con le istituzioni pubbliche e private per mettere a confronto la natura particolarmente variegata della nostra regione così diversificata tra nord, centro e sud, tra zona costiera, collinare e montana. Il nostro compito, come ha detto lo storico Mario Bodei, è quello di essere capaci di cogliere la voce degli altri per costruire una storia unitaria che è più simile all intreccio di tanti fili, che non a una marcia trionfale. Un Decalogo per l Associazione Produrre una rivoluzione culturale per contrastare la standardizzazione dei costumi e dei consumi. Riflettere sulla complessità della globalizzazione che mette a confronto, spesso in modo conflittuale, identità culturali, etniche e religiose diverse, dando risalto a ciò che unisce l umanità rispetto a quanto la divide. Tenere conto del peso dei mass media nella diffusione della cultura di massa che offre più vaste opportunità di conoscenza, ma favorisce anche una pericolosa omologazione culturale verso il basso. Prendere atto della proliferazione di culture e di modelli di comportamento, accompagnata da una forte richiesta di valorizzazione dell individuo che può svilupparsi in comunità locali aperte al nuovo e al diverso. Prendere atto che è in corso 10 una crisi della società planetaria del consumo fondata su uno sterile materialismo e all insegna del motto compra, godi e getta via. Sentire l orgoglio di essere dei consumatori difettosi che il mercato tende a emarginare, in quanto capaci di selezione i propri bisogni e di privilegiare determinati beni. Liberarsi della tirannia del presente che porta a rifiutare e dimenticare il passato, a non riflettere e progettare il futuro, prendendo coscienza che sta perdendo credibilità la formula più mercato, più privato, più spettacolo.. Adottare una cultura del cambiamento liberandosi del culto del lieto fine e della impressione che la vita sia paragonabile ad un format televisivo. Respingere la politica del piccolo cabotaggio quotidiano e l antipolitica per ritornare alla Politica come arte di governo della società, basata su valori e regole condivisi, su forme dialettiche improntate al rispetto reciproco, per diventare più adulti e democratici, per liberarci di una Italietta chiusa, qualunquista e clericale, per avere la fantasia di scoprire nuove ricette valide per una civiltà della globalizzazione. Operare nella convinzione che la nostra Associazione ha le carte in regola per partecipare a livello regionale a questa rivoluzione culturale prossimoventura, sostenendo l esigenza di avere più scuola, più formazione permanente, più cultura, aprendosi ai soci di ambo i sessi della seconda generazione senza rinnegare il patrimonio di esperienze e di saggezza rappresentato dai soci fondatori.

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12 Conversazioni sull etica Le sfide dell etica nella cultura postmoderna di Luigi Alici 12 L etica è come la salute: la si invoca soprattutto quando si sta male. Se questo ci aiuta a riaprire alcuni orizzonti valoriali che avevamo smarrito, può essere un bene; non possiamo però appellarci all etica solo in negativo. È soprattutto l eccellenza del bene, prima ancora che l abisso del male, che dovrebbe aiutarci a guadagnare un idea positiva e propositiva dell etica, la quale di per sé indica quell insieme di orientamenti verso il bene e di mediazioni normative che conferiscono qualità morale alla vita. Usando una metafora automobilistica, potremmo paragonare l etica al pedale dell acceleratore, più che a quello del freno; vivere una vita morale, infatti, significa riconoscere che ognuno di noi può essere e fare di più: più vicino al bene e quindi più felice. In questo senso, la morale è per il morale, proprio nel senso che deve aiutarci a star su di morale, evitando una vita demoralizzata. L etica nella cultura postmoderna Il modo in cui oggi, nella cultura e nel costume, si riconosce una criticità etica dipende da una complessità di fattori, che non è facile censire in modo analitico e obiettivo. Si può cercare, in ogni caso, una chiave interpretativa interrogandoci prima di tutto intorno alla distanza dalla modernità che caratterizza, da alcuni decenni, la sensibilità contemporanea. Per modernità possiamo intendere quella straordinaria stagione culturale che nasce e si consolida in Europa nel Lettura tenuta nell Aula del Rettorato dell Università Politecnica delle Marche, in Ancona, il 21 novembre 2008 per la serie di Conversazioni sull etica, in memoria di Tullio Tonnini. Seicento, con l affermarsi della scienza moderna, e ha il suo manifesto più rappresentativo nella visione illuministica dei diritti umani. La cultura moderna si afferma con una forte connotazione antropocentrica, configurandosi come un progetto conoscitivo attraverso il quale l uomo, in virtù della ragione, aspira a dominare la natura e ad attivare nella storia un processo di emancipazione collettiva. Rispetto a questo paradigma, nella seconda metà del Novecento matura progressivamente la consapevolezza di un congedo irreversibile dalla modernità, solitamente identificato come postmodernità. È sempre più diffusa la consapevolezza che oggi viviamo nell epoca dei post : postmoderno, postmetafisica, postdemocrazia, postsecolare, postumano sono alcuni dei termini che stanno avendo grande fortuna, a volte usati per comodità storiografica come stereotipi vuoti. In ogni caso, oggi avvertiamo la difficoltà di riconoscerci eredi o figli dell illuminismo; alla razionalità illuministica preferiamo una ragione debole, che rinuncia a brandire la verità come un arma e s accontenta di assumere un profilo narrativo, interpretativo, mentre le grandi promesse della ragione forte sembrano essere raccolte soprattutto dalla tecnologia. Con una conseguenza paradossale, però, che ci aiuta a capire lo spirito postmoderno: nel momento stesso in cui la riflessione razionale intorno al bene e al male, intorno al senso del vivere e dell amare si fa incerta ed esitante, la razionalità tecnologica tende ad imporsi in forme sempre più autonome e autorefenziali. Hans Jonas, uno dei filosofi che più hanno riflettuto su questa singolare coincidenza di onnipotenza della tecnica e impotenza della cultura, nell opera Il principio di responsabilità ha scritto: Ora tremiamo nella nudità di un nichilismo nel quale il massimo di potere si unisce al massimo di vuoto, il massimo di capacità al minimo di sapere intorno agli scopi. La sfida delle relazioni In questo nuovo contesto, l etica è chiamata a misurarsi con la sfida delle relazioni, almeno a tre livelli: relazione dell uomo con i suoi simili, con la natura e con se stesso. Per quanto riguarda il primo aspetto, che investe il tema della convivenza, basterà qualche esempio, simbolicamente connesso ad alcune date: 1989, 2001, Il 1989 è l anno del crollo del muro di Berlino, che segna la fine di una stagione iniziata due secoli prima, nel 1789, con la rivoluzione francese; termina una stagione segnata da un alta progettualità politica e da un ideologia forte, grazie alla quale si presumeva di conquistare in maniera totale e irreversibile la felicità per tutti. L 11 settembre 2001 porta la ferita dell attacco terroristico agli Stati Uniti: nell immaginario collettivo questa data ha ormai un valore simbolico, vissuto in maniera traumatica come sintomo inquietante di un possibile scontro di civiltà. Il 2008 potrebbe finire nei libri di storia come l anno in cui cade un altro muro, il muro di Wall Street, che separava lo stato dal mercato, pretendendo di stendere intorno al mercato una specie di cordone sanitario che impedisse qualsiasi ispezione non solo da parte della politica, ma anche dell etica. Alla luce di questi eventi, oggi

13 L etica nella cultura postmoderna 13 siamo chiamati a fronteggiare la sfida del multiculturalismo senza il collante delle ideologie politiche e senza un progetto condiviso di etica pubblica, che possa mediare i conflitti tra politica ed economia. Rinasce quindi in forme nuove un antica domanda intorno al noi : dove comincia il noi? Il noi è una dimensione originaria, che ci accomuna e per questo è parte integrante della nostra identità, oppure è una dimensione semplicemente estrinseca, rispetto ad un modello sociale irriducibilmente conflittuale? Si può stare insieme, nell epoca della globalizzazione, con un modello culturale individualistico, che s illude di arbitrare i conflitti neutralizzando l idea di uno spazio (e quindi di un bene) comune? Un secondo aspetto investe il rapporto tra uomo e natura. La cultura contemporanea denuncia l antropocentrismo come la radice di tutte le minacce alla biosfera; tali minacce, prima ancora che sul terreno tecnologico, nascerebbero sul terreno culturale. L attualità non è avara di esempi: il dibattito sul cosiddetto protocollo di Kyoto, che porta in primo piano il tema del cosiddetto effetto serra e del riscaldamento globale, solleva il problema dell eredità insostenibile che stiamo lasciando alle future generazioni. Si potrebbero ricordare, ancora, il dibattito sul nucleare, sugli organismi geneticamente modificati, le teorie dei diritti degli animali Dietro queste sfide si va affermando un paradigma biocentrico, che invita a considerare l equilibrio complessivo della biosfera, declassando l uomo a episodio biologico marginale, che non può rivendicare per sé nessun privilegio. Eppure non ci è difficile riconoscere una serie di incoerenze alla base di queste prese di posizione: da un lato riteniamo che l individuo abbia un diritto assoluto sulla propria vita, ma dall altro neghiamo la libertà di coltivare mais geneticamente modificato, in nome di un valore che deve prevalere sugli interessi individuali. Ancora: secondo alcune teorie animaliste (che oggi hanno sui giovani una presa simile a quella che qualche decennio fa avevano le opere di Marx), i primati superiori sono titolari di diritti, non riconoscibili invece agli handicappati gravi e ai cerebrolesi. Secondo alcune teorie ambientaliste, invece, esiste un diritto biotico di una montagna in un parco, che invece non si può riconoscere ad un animale allevato in cattività. Nella difficoltà di tracciare un confine certo tra naturale e artificiale, in qualche caso riconosciamo alla natura un valore intrinseco, in qualche altro caso no. L articolo 9 della Costituzione italiana riconosce alla famiglia fondata sul matrimonio lo status Luigi Alici, Ordinario di Filosofia Morale nell Università di Macerata. di società naturale, eppure oggi facciamo fatica a riconoscere una società che non sia convenzionale. Un terzo aspetto riguarda il rapporto dell essere umano con se stesso. Rispetto a qualsiasi altra forma di vita sulla terra, la persona ha la capacità di entrare in una relazione riflessiva con se stessa, direttamente o indirettamente. Questa attitudine riflessiva chiama in causa il valore della dimensione interiore e l altezza metafisica della coscienza. Eppure, la cultura massmediale imperante ci spinge a credere che si possa guadagnare un identità personale solo attraverso una visibilità esterna, soprattutto mediatica. Qualcuno l ha chiamata idolatria del consenso. La difficoltà, soprattutto per i nostri ragazzi, di guardarsi dentro, di riconoscere i propri limiti, viene mascherata da una ricerca ossessiva di riconoscimento esterno. Non a caso i network pullulano di talk-show, fondati su principio dello spogliarello psicologico ; chi ha bisogno dell applauso per essere confermato nei suoi sentimenti evidentemente non ha un buon rapporto con se stesso. Coerenza difficile Non è difficile riconoscere in queste forme relazionali modelli di etica eterogenei. Nel primo caso, cerchiamo di garantire la convivenza in nome di un etica contrattualista: l essere insieme non è una proprietà originariamente umana, ma si fonda su un patto artificiale, in virtù del quale ognuno cede allo Stato una quota della propria libertà individuale in cambio della sicurezza. La grande fortuna del pensiero di John

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