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1 R e n a t o C r o t t i Agorà 2002 «Se vogliamo aiutare un popolo in modo duraturo non bisogna regalare pesce ma, insegnare a pescarlo»

2 AGORA 2002 Con quale filosofia economica si può combattere la misera nel mondo? La lettura intrigante di questo Dossier può interessare coloro che vogliono capire come gli attuali mezzi telematici permettono a persone che neppure si conoscono di comunicare e dibattere in tempo reale su qualsiasi argomento. Già fin dalle prime righe il lettore capirà i motivi di questa raccolta di interventi pubblicati sul Forum di Franca Rame e Dario Fo in seguito ad una discussione da me lanciata dal titolo: Con quale filosofia economica si può combattere la miseria nel mondo? e come linea guida l aforisma: se vogliamo aiutare una persona o un popolo in modo duraturo, non bisogna regalare pesce ma insegnare a pescarlo. Il Dossier riguarda il periodo che va da una sua Lettera aperta a Dario Fo (2 Ottobre 2001), agli interventi del 16 febbraio 2002, quando i fautori avversi al liberismo si sono ritirati dal Forum. I toni della discussione sono stati, a dir poco, molto vivaci; gli interventi sono tutti in ordine consequenziale in modo che alla fine il lettore possa giudicare più facilmente chi sia stato più convincente con le proprie argomentazioni. Dal Dossier sono stati esclusi solo quegli interventi che non erano attinenti al tema trattato e gli articoli postati scritti da estranei al Forum. Questi interventi sono, però, facilmente consultabili in quanto alla fine di ogni capitolo viene segnalato il nome dell autore e la data in cui è stato trasmesso. Il dichiararmi con il mio nome e cognome, cioè rifiutando l anonimato, è stata una mia scelta che, ancora oggi mi chiedo, se sia stata opportuna. In ogni caso dobbiamo essere tutti soddisfatti perché, se è vero come è vero, che nella dialettica un po delle ragioni dell uno rimangono nell altro e queste vanno a modificare le tesi di entrambi, un piccolo risultato si è ottenuto. Saranno i fruitori della dialettica che potranno trarne vantaggio. Questo Dossier sarà inviato, senza alcuna spesa, a coloro che me ne faranno richiesta, compatibilmente con la disponibilità. E anche disponibile in rete. Chi fosse interessato può scaricarlo gratuitamente nel sito 1

3 Autore Discussione Un'assurda campagna contro di noi Come combattere la miseria nel mondo? : Inviato - 10/02/2001 : 11:48:49 Lettera aperta a Dario Fo e a Franca Rame ho letto attentamente su la Repubblica del 25 settembre l appassionata difesa delle Vostre opinioni per ciò che è stato scritto sul Corriere della Sera che, secondo Voi, avrebbe travisato il Vostro pensiero. Ciò è derivato penso, da una frase che non spiega ciò che realmente avete voluto dire: «La belva feroce del capitalismo affondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore. E non c è da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un economia che uccide ogni anno milioni di persone con la miseria, che volete che siano morti a New York». Il laico che c è in me Vi concede il beneficio del dubbio. Con quell infelice frase (realizzata in forma paradossale, come affermate nella Vostra pagina di la Repubblica) avete realmente voluto riferirvi all insensibilità dei grandi speculatori e non alla Vostra insensibilità. Con questo mio scritto non intendo soffermarmi su quanto di politico c è nei Vostri interventi, ma esclusivamente su quanto scrivete in materia di economia. Mi riferisco alla frase e solo a questa: «i terroristi non stanno dalla parte degli oppressi. Essi sono parassiti dei poveri e dei diseredati. Ma se si vogliono battere bisogna sanare la piaga della miseria e dell ingiustizia perché solo così si può fermare la follia del terrorismo». «Bisogna sanare la piaga della miseria». Questa è la frase più importante di tutto ciò che avete scritto e alla quale presto la mia attenzione. Per tentare di essere un po costruttivo vorrei, con Voi e con altri interlocutori, portare un contributo per analizzare, sintetizzare e alla fine indicare possibili soluzioni a problemi enormi.sono legittimato a intervenire per quanto scrivete alla fine della pagina su la Repubblica dove invitate, con questa frase, a comprenderci: «Il nostro discorso ci sembra semplice ed elementare ed è proprio incredibile che una moltitudine di sedicenti democratici trovi tanta difficoltà a comprenderlo» Io voglio capire e farmi capire.mi chiamo. Ho conosciuto personalmente Lei, Dario Fo durante una Conviviale al Club La Meridiana di Modena in occasione della presentazione del Suo libro La vera storia di Ravenna. Dopo la cena abbiamo raggiunto sottobraccio la sala dove poi è stata tenuta la prolusione.in quell occasione ebbi a dirle che mi piaceva più il Dario Fo di un tempo, rispetto all attuale, integrato. Lei mi disse che non era assolutamente come io affermavo e mi citò alcuni Suoi articoli usciti proprio in quei giorni su la Repubblica.Per essere utili a noi stessi e alla società dobbiamo essere consci che se vogliamo aiutare una persona o un popolo in modo duraturo, non bisogna regalare il pesce, ma insegnare a pescarlo. Per insegnare a pescare però, bisogna saper pescare. Io, Voi e tutti coloro che vorranno, dovremmo tentare di rispondere a questa importante domanda con quale filosofia economica si può combattere la miseria del mondo? E certo, io, Voi e gli altri non saremo in grado di risolvere problemi enormi, ma se riusciremo a coinvolgere più fruitori nella dialettica, sarebbe già un piccolo risultato. La dialettica significa evoluzione del pensiero. Io, Voi e gli altri non possiamo dire all infinito che bisogna combattere la miseria senza dire come fare. Come scrivo nel mio libro «Riflessioni per Riflettere» il liberismo purtroppo sta diventando sempre più pensiero unico.dobbiamo perciò fare di tutto per cercare un nuovo sistema alternativo al liberismo che permetta di fare sviluppo, perciò ricchezza senza dimenticare che, combattere l economia di mercato senza una vera alternativa valida, non porta da nessuna parte. phileas_fogg Inviato - 10/02/2001 : 12:26:44 (sic!) Ho già scritto più volte della tremenda povertà di molte osservazioni che ho letto in questi forum quindi non mi perderò in altre lamentazioni. Il mercato non è un satana o qualcosa di sporco o immondo, non è l'opera della Spectre nè di Bin Laden o del signor McDonald (che non esiste) non è altro che il libero interagire delle nostre azioni quotidiane elevato ad una scla che nessuna mente umana o artificiale può comprendere. Non c'è alternativa al mercato poichè gli uomini compiono per 2

4 loro natura azioni. Il mercato esisteva anche in Cambogia con Pol-pot o in Unione Sovietica e decretò la fine di quei regimi poichè nessun individuo o comitato di pinificatori può conoscere ciò che ciascun individuo vuole o desidera. Le decisioni poste in essere da miliardi di individui, governi, istituzioni, ministeri si combinano in effetti i cui esiti non sono predicibili nè pianificabili. A ben vedere esistono milioni di esempi come questi in cui l'ordine finale non è stato deciso da alcuna mente individuale: la moda, la lingua, la cultura di un popolo. *** Inviato - 10/04/2001 : 11:01:23 citazione: (sic!) Ho già scritto più volte della tremenda povertà di molte osservazioni che ho letto in questi forum quindi non mi perderò in altre lamentazioni. Il mercato non è un satana o qualcosa di sporco o immondo, non è l'opera della Spectre nè di Bin Laden o del signor McDonald (che non esiste) non è altro che il libero interagire delle nostre azioni quotidiane elevato ad una scla che nessuna mente umana o artificiale può comprendere. Non c'è alternativa al mercato poichè gli uomini compiono per loro natura azioni. Il mercato esisteva anche in Cambogia con Pol-pot o in Unione Sovietica e decretò la fine di quei regimi poichè nessun individuo o comitato di pinificatori può conoscere ciò che ciascun individuo vuole o desidera. Le decisioni poste in essere da miliardi di individui, governi, istituzioni, ministeri si combinano in effetti i cui esiti non sono predicibili nè pianificabili. A ben vedere esistono milioni di esempi come questi in cui l'ordine finale non è stato deciso da alcuna mente individuale: la moda, la lingua, la cultura di un popolo. La Sua bella definizione di mercato significa che Lei è ferrato sull argomento. Io spero che ci siano altri come Lei in numero sufficiente da formare un gruppo di discussione per dibattere su un tema che spieghi come si fa sviluppo e si crea la ricchezza. Molti si dichiarano liberali e liberisti travisandone il significato. Se queste persone avessero chiaro nella loro mente il significato dei termini che si usano quando si discute di economia e di politica i motivi di confliggere sarebbero molti meno. ***************************** phileas_fogg Inviato - 10/04/2001 : 14:50:32 Signor Crotti, non Le nascondo di essere profondamente colpito dalla ragionevolezza e pacatezza della Sua lettera. Dopo aver letto tanti interventi mi ero riproposto di non comparire più su questi forum ma la volontà di credere che esistano persone capaci di avere confronti civili, pacati e ove possibile aperti alla ragione mi spinge a risponderle pubblicamente. La teoria socialista spiega l espansione degli investimenti su scala internazionale a partire dalla volontà del capitalista di sfruttare una volta terminate le occasioni sul mercato domestico anche i proletari di altri paesi dove sarebbero ancora disponibili lavoratori di riserva. Questi possono esser mantenuti infatti allo stato di pura sussistenza con salari giusto necessari alla loro riproduzione grazie all elevato tasso di disoccupazione vigente in quei paesi. La TEORIA ECONOMICA che è unica così come quella della fisica, della medicina e di gran parte delle scienze spiega l esportazione degli investimenti a partire dai comportamenti dei consumatori. Le indicazioni che gli imprenditori ricevono tutte le volte che andiamo a fare la spesa spingono ad ottimizzare l impiego delle risorse, a trovare nuovi metodi produttivi per rimanere sul mercato e soddisfare quindi le esigenze di noi tutti. Gli investimenti all estero non fanno altro che esportare capitale presso quei paesi in cui il suo rendimento è maggiore perchè più scarso ed il costo dellavoro più basso perché più abbondante. Per questa via la produttività del lavoro cresce poiché cresce la disponibità di capitale per addetto e conseguentemente il salario medio aumenta. La risposta quindi a come si crei sviluppo e ricchezza è implicita in queste poche righe peraltro mutuabili da un qualsiasi manuale di economia politica disponibile in un corso universitario. Il fenomeno sopra evidenziato non ha ovviamente nulla a che vedere con il colonialismo o guerre di aggressione destinate a conquistare spazi vitali o affermare primati vari. Cosa interessa infatti ad un italiano sapere che un prodotto è stato fabbricato in Italia o in una sua colonia? Il suo unico interesse è infatti quello di trovare disponibile quello che lui sta cercando chiunque l abbia prodotto e con qualsiasi tecnologia. Si può invece concludere che 3

5 colonialismo, autarchia e più in generale controllo dei traffici hanno apportato danni a coloro che li hanno subiti quanto a coloro che li hanno applicati. *************************** evidda Inviato - 10/16/2001 : 15:10:25 Io ho stima di Dario Fo e Franca Rame(e non sono affatto ipocrita, sono uno che dice quello che pensa). Però ho dei dubbi riguardo alla loro posizione. Siamo davvero sicuri che il terrorismo sia correlato alla povertà oppure è determinato sopratutto dal fanatismo religioso e dall'estremismo politico? A quanto mi risulta i 19 uomini-kamikaze erano nati benestanti, erano figli della buona borghesia, prima ancora che diventassero affiliati di Bin Laden e ricevessero finanziamenti cospicui per la loro missione. Per quanto riguarda lo sfruttamento dell'occidente nei confronti dei paesi del terzo mondo non voglio certo mettere in dubbio gli orrori del colonialismo e dell'imperialismo, ma siamo sicuri che la fame e la miseria nel mondo siano dovuti solo a questo? C'è sicuramente ancora oggi purtroppo una parte dell'occidente che sfrutta ingiustamente il terzo mondo, ma non tutto l'occidente. Io non sfrutto il terzo mondo. Dario Fo nemmeno. Ma non è solo questo a mio modesto avviso: la miseria e la fame nel terzo mondo è dovuta anche al fatto che non esistono governi democratici, che ripartiscono più equamente la ricchezza. Per quanto riguarda l'america a mio avviso avrà senz'altro mille contraddizioni interne e avrà fatto mille sbagli in politica estera, ma non dimentichiamoci che senza lo sbarco in Normandia e l'intervento degli alleati nel nostro paese forse avremmo ancora oggi nazisti e fascisti al potere. Non dimentichiamoci che senza il piano Marshall non ci sarebbe stata la ricostruzione e la ripresa economica nel dopoguerra. Poi un'altra cosa: come risolvere la fame nel mondo? Con il comunismo forse che ha fatto 85 milioni di morti? Quale sistema adottare? Ebbene io penso che il sistema da adottare sia quello del pensiero liberale. Non perchè è il migliore dei mondi possibili, ma perchè è tutto sommato il malgoverno migliore.ebbene io penso che la scelta non sia tra liberismo e comunismo, ma tra umanesimo e razionalità tecnologica. All'interno del sistema di libero mercato attualmente prevale la razionalità tecnologica e l'umanesimo moderno è in crisi. Di conseguenza a mio avviso questo provoca un enorme liberismo selvaggio, che spesso crea disuguaglianze ed ingiustizie. Forse se ci fosse un risveglio ed una riscoperta dell'umanesimo dal liberismo selvaggio passeremmo ad un sistema liberale che non ha per fine il denaro, ma l'uomo. Forse con un'iniezione di umanesimo le aziende che utilizzano lo sfruttamento minorile potrebbero essere boicottate. Forse con un'iniezione di umanesimo nella società i consumatori avendo più senso critico si farebbero condizionare in modo minore dalla propaganda pubblicitaria e dai messaggi subliminali televisivi. Il marxismo ha posto sempre l'acccento sulla produzione, non sarebbe l'ora di porre l'accento sul consumo(favorendo quindi lo sviluppo di asssociazioni di difesa dei consumatori)? evidda *********** Inviato - 10/16/2001 : 18:32:45 Alla Redazione Forse mi ero fatto un'idea sbagliata circa il funzionamento di un Forum. Credevo che gli interventi in risposta a quelli in entrata fossero di pronto riscontro, come in una mailing list. Mi scuso. Tuttavia quanto scrivo qui vuole essere una lettera di intenti. Ho intenzione di utilizzare lo spazio assegnatomi per dibattere ciò che ho già scritto in una lettera aperta (qui riportata) a Dario Fo e a Franca Rame, dalla quale estraggo la frase più importante: "bisogna sanare la piaga della miseria". Tenterò di mantenere il dibattito esclusivamente su questa frase di carattere economico, senza cadere nella politica. Ho ancora la speranza che qualcuno della Vostra redazione dia riscontro alla mia lettera aperta a Dario Fo e Franca Rame e mi confermi che, gli stessi ne fanno parte. Inoltre, mi sentirei veramente appagato se collaborassero al tema in discussione, al quale vorrei dare come titolo definitivo: «con quale filosofia economica si potrà combattere la miseria nel mondo?» In un mio prossimo intervento spiegherò come intendo procedere, premettendo subito che, siccome si parlerà di economia bisogna che ci si intenda sul significato delle parole da usare per fare dialettica. 4

6 Mi compiaccio per come è stato strutturato tecnicamente il sito e non solo, ma anche per la sua impostazione, che un laico deve apprezzare. Anche i miei siti sono stati impostati con questo intento e già da questo momento sono a Vostra disposizione. Ringraziando per l'attenzione Lettera aperta a Dario Fo e a Franca Rame ho letto attentamente su la Repubblica del 25 settembre l appassionata difesa delle Vostre opinioni per ciò che è stato scritto sul Corriere della Sera che, secondo Voi, avrebbe travisato il Vostro pensiero. Ciò è derivato penso, da una frase che non spiega ciò che realmente avete voluto dire: «La belva feroce del capitalismo affondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore. E non c è da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un economia che uccide ogni anno milioni di persone con la miseria, che volete che siano morti a New York». Il laico che c è in me Vi concede il beneficio del dubbio. Con quell infelice frase (realizzata in forma paradossale, come affermate nella Vostra pagina di la Repubblica) avete realmente voluto riferirvi all insensibilità dei grandi speculatori e non alla Vostra insensibilità. Con questo mio scritto non intendo soffermarmi su quanto di politico c è nei Vostri interventi, ma esclusivamente su quanto scrivete in materia di economia. Mi riferisco alla frase e solo a questa: «i terroristi non stanno dalla parte degli oppressi. Essi sono parassiti dei poveri e dei diseredati. Ma se si vogliono battere bisogna sanare la piaga della miseria e dell ingiustizia perché solo così si può fermare la follia del terrorismo». «Bisogna sanare la piaga della miseria». Questa è la frase più importante di tutto ciò che avete scritto e alla quale presto la mia attenzione. Per tentare di essere un po costruttivo vorrei, con Voi e con altri interlocutori, portare un contributo per analizzare, sintetizzare e alla fine indicare possibili soluzioni a problemi enormi.sono legittimato a intervenire per quanto scrivete alla fine della pagina su la Repubblica dove invitate, con questa frase, a comprenderci: «Il nostro discorso ci sembra semplice ed elementare ed è proprio incredibile che una moltitudine di sedicenti democratici trovi tanta difficoltà a comprenderlo» Io voglio capire e farmi capire.mi chiamo. Ho conosciuto personalmente Lei, Dario Fo durante una Conviviale al Club La Meridiana di Modena in occasione della presentazione del Suo libro La vera storia di Ravenna. Dopo la cena abbiamo raggiunto sottobraccio la sala dove poi è stata tenuta la prolusione.in quell occasione ebbi a dirle che mi piaceva più il Dario Fo di un tempo, rispetto all attuale, integrato. Lei mi disse che non era assolutamente come io affermavo e mi citò alcuni Suoi articoli usciti proprio in quei giorni su la Repubblica.Per essere utili a noi stessi e alla società dobbiamo essere consci che se vogliamo aiutare una persona o un popolo in modo duraturo, non bisogna regalare il pesce, ma insegnare a pescarlo. Per insegnare a pescare però, bisogna saper pescare. Io, Voi e tutti coloro che vorranno, dovremmo tentare di rispondere a questa importante domanda con quale filosofia economica si può combattere la miseria del mondo? E certo, io, Voi e gli altri non saremo in grado di risolvere problemi enormi, ma se riusciremo a coinvolgere più fruitori nella dialettica, sarebbe già un piccolo risultato. La dialettica significa evoluzione del pensiero. Io, Voi e gli altri non possiamo dire all infinito che bisogna combattere la miseria senza dire come fare. Come scrivo nel mio libro «Riflessioni per Riflettere» il liberismo purtroppo sta diventando sempre più pensiero unico.dobbiamo perciò fare di tutto per cercare un nuovo sistema alternativo al liberismo che permetta di fare sviluppo, perciò ricchezza senza dimenticare che, combattere l economia di mercato senza una vera alternativa valida, non porta da nessuna parte. *************************** Inviato - 10/19/2001 : 18:27:04 Per iniziare il dibattito su questo Forum nello spazio concessomi, solleciterò ad intervenire coloro che frequentano questo sito, come pure gli iscritti alle mailing list a cui partecipo. Come ho già detto farò di tutto perché si parli solo di economia, lasciando la politica in sottofondo. Se si riuscisse a mantenere nel dibattito un tono pacato ed evitare toni da trincea, forse riusciremo a capirci anche nel disaccordo. Il tema è: «Con quale filosofia economica si può combattere la miseria nel mondo?» 5

7 Come guida al nostro operare un aforisma sarà molto utile: se vogliamo aiutare una persona o un popolo in modo duraturo, non bisogna regalare il pesce ma insegnare a pescarlo. Per insegnare a pescarlo però, bisogna saper pescare. Lo scopo di questo dibattito sarà quello di approfondire le nostre cognizioni del come si fa a pescare poiché per fare sviluppo e produrre ricchezza il saper pescare dovrà essere patrimonio di tutti, talebani compresi. Per capire maggiormente lo spirito con il quale dobbiamo affrontare questo nostro impegno vorrei riportare un capitolo del mio libro «Riflessioni per Riflettere» (pag. 323): Laicismo. Laicismo Quando ho l occasione e la fortuna di parlare ai giovani insisto perché adottino un comportamento laico in tutte le circostanze della loro vita. Molti credono che laico significhi "ateo". Niente di più sbagliato: il significato corretto è il seguente: laico: E colui che rifiuta ogni dogmatismo. Il laico può essere profondamente religioso, ma non accettare ciecamente l intervento della Chiesa in certe sfere della vita civile. Il laico coltiva la cultura del dubbio e ne concede sempre il beneficio al suo interlocutore. Il vero laico è sempre disponibile a mettere in discussione anche sé stesso. [da "Riflessioni per Riflettere" pagina 349] Incominciamo con il dire che il laico coltiva la cultura del dubbio e, di conseguenza, si mette sempre in discussione. Comportarsi da laico vuol dire favorire la dialettica, poiché senza la dialettica il pensiero muore. Laico non significa affatto (come spesso si suppone per ignoranza) l opposto di credente. Laicità è la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede a prescindere dall adesione o meno a tale fede. Il laico non crede nella fede del laicismo e quando lo fa tradisce sé stesso. L opposto del laicismo è il fondamentalismo che vorrebbe che il comportamento umano venisse imposto da leggi che nascono da una fede. Laicismo significa tolleranza, nutrire dubbi sulle proprie certezze, demistificazione di tutti gli idoli, anche dei propri; significa credere fortemente in alcuni valori, sapendo che ne esistono altri parimenti rispettabili. Non solo il clericalismo invadente e intollerante, ma anche la dominante cultura o pseudocultura radicaleggiante è l opposto della laicità. Tra i nemici del laicismo rientrano certamente i radical-chic. Io divido questa categoria di intellettuali in due specie principali: - Radical-chic innocenti, perché pur non sapendo niente di economia vogliono insegnare agli altri ciò che loro ignorano e sono in buonafede, perciò innocenti; - Radical-chic colpevoli, perché sono invece coloro che, pur conoscendo perfettamente le leggi dell economia, hanno sempre lasciato credere ai pianificatori di essere sulla giusta via. Purtroppo radical-chic innocenti o colpevoli hanno una caratteristica: rifiutano il dialogo. Essi non fanno altro che criminalizzare l altro, colui che non la pensa come loro. Non conoscono avversari con cui polemizzare con rispetto. Conoscono solo nemici da abbattere. Questo modo di comportarsi non solo non è da laici ma neanche da liberali. Questo comportamento provoca poi un ulteriore danno molto grave: gli avversari criminalizzati, silenziati, additati al pubblico ludibrio, molte volte reagiscono in modo scomposto impedendo la formazione di un ala conservatrice più consona ai tempi che viviamo. I radical-chic rifiutano il confronto dialettico con i loro avversari, determinando in loro una reazione negativa che li porta ad apparire o diventare proprio come i radical-chic desiderano con tutte le forze che essi siano: una destra - usiamo per amor di chiarezza questa terminologia ormai superata - caricaturale, così come questa destra per reazione pensa a una sinistra caricaturale, innalzando così un muro che impedisce lo sviluppo della dialettica e del pensiero. Questi personaggi non hanno ancora fatto i conti con il loro passato di intellettuali, occupati a propagandare e a sostenere per decenni teorie economiche che - sono i fatti che lo hanno dimostrato - non avevano alcun riscontro con la realtà. Sherlok Holmes Inviato - 10/30/2001 : 17:37:14 Signor Crotti, devo dire che le sue parole hanno innestato in me qualche dubbio sulla parole di Dario e Franca. Credo che, pur non ergendomi a loro difensore d'ufficio, vogliano sostenere che è possibile uno sviluppo diverso da quello attuale, da quello dello Sfruttamento fine a sé stesso. Se lei è così ferrato e pronto al dialogo come dice, risponda alla domanda e mi dica: come materialmente sente e risolverebbe il problema? 6

8 E voi Dario e Franca, fatevi vivi per aiutare anche noi a capire che cosa ci accade intorno. Buon lavoro da Sherlok Holmes **************************** shakes Inviato - 11/01/2001 : 20:15:07 Dopo aver letto tutto quello che presenta il forum, noto con piacere che il discorso si fa ancora più interessante e vivo di quanto non prevedesse, forse, il signor Crotti. Mi associo però alle sollecitazioni di quest'ultimo, nonchè dell'amico Sherlock, ad una risposta di Dario Fo e di Franca Rame per creare un dialogo e una chiarificazione più ampia e forse più concreta e chiara Nella speranza di vedere presto i loro nomi apparire nel Forum...attendo. ** Sherlok Holmes Inviato - 11/02/2001 : 19:06:23 Cari interlocutori devo rilevare che le 2 cartelle "come combattere la miseria..." e "perchè questa redazione non risponde" parlano degli stessi temi. Perchè non ci trasferiamo tutti sulla stessa per riuscire a discutere tutti insieme? Redazione puoi riuscire in questa operazione, cioè di unire le cartelle? Grazie Sherlok Holmes Elenco degli interventi con relativi autori eliminati dalla discussione perchè non inerenti al tema trattato o perché non scritti da coloro che sono intervenuti Corsicaner phileas_fogg vasilina mirandolese bradipo.cister Autore Discussione 7

9 Tutti i Forum Un'assurda campagna contro di noi Perché questa Redazione non risponde? Pagine: 1 Inviato - 10/29/2001 : 17:34:59 Trascrivo il testo dell intervento che il 16/10/2001 (Un assurda campagna contro di noi Come combattere la miseria nel mondo? ) ho inviato alla Redazione di questo Forum. Forse mi ero fatto un'idea sbagliata circa il funzionamento di un Forum. Credevo che gli interventi in risposta a quelli in entrata fossero di pronto riscontro, come in una mailing list. Mi scuso. Tuttavia quanto scrivo qui vuole essere una lettera di intenti. Ho intenzione di utilizzare lo spazio assegnatomi per dibattere ciò che ho già scritto in una lettera aperta (qui riportata) a Dario Fo e a Franca Rame, dalla quale estraggo la frase più importante: "bisogna sanare la piaga della miseria". Tenterò di mantenere il dibattito esclusivamente su questa frase di carattere economico, senza cadere nella politica. Ho ancora la speranza che qualcuno della Vostra redazione dia riscontro alla mia lettera aperta a Dario Fo e Franca Rame e mi confermi che, gli stessi ne fanno parte. Inoltre, mi sentirei veramente appagato se collaborassero al tema in discussione, al quale vorrei dare come titolo definitivo: «con quale filosofia economica si potrà combattere la miseria nel mondo?» In un mio prossimo intervento spiegherò come intendo procedere, premettendo subito che, siccome si parlerà di economia bisogna che ci si intenda sul significato delle parole da usare per fare dialettica. Mi compiaccio per come è stato strutturato tecnicamente il sito e non solo, ma anche per la sua impostazione, che un laico deve apprezzare. Anche i miei siti sono stati impostati con questo intento e già da questo momento sono a Vostra disposizione. Ringraziando per l'attenzione. Non avendo ricevuto risposta mi chiedo nuovamente se ho sbagliato a pensare che lo strumento del Forum fosse adatto a dibattere un argomento che mi sembrava interessante anche per Dario Fo e Franca Rame, come da loro stessi affermato nella pagina a pagamento de "la Repubbica" del 25/9, con la frase bisogna sanare la piaga della miseria. Ritengo questo argomento molto interessante per i giovani che potrebbero partecipare a un dibattito molto produttivo. Ringrazio codesta redazione con la speranza che questa volta mi dia riscontro. Inviato - 10/29/2001 : 21:51:38 Temo non sia facile distinguere l'economia dalla politica, ma, se davvero è possibile, mi interessa molto sentire la sua proposta, signor Crotti. Grazie p.s. Ho l'impressione che la redazione legga attentamente quello che qui si scrive e che lo scopo di questo forum sia dare ancora una volta spazio a chi desidera comunicare su determinati temi che via via si aprono. La redazione è uno degli interlocutori e come tale credo intervenga se lo ritiene necessario. Per chi desidera un dialogo esclusivo coi redattori, c'è un indirizzo e. mail. 8

10 Inviato - 10/31/2001 : 17:44:45 La ringrazio per essere intervenuta per prima nel Forum con un osservazione così importante. Infatti lei mi chiede come si può disgiungere l economia dalla politica, e quali saebbero le mie proposte. Per risponderle faccio ricorso ad un aforisma. Immaginiamo di dover dividere con un coltello una torta di crema e di cioccolata. Rimarrà sempre un po di cioccolata dalla parte della crema e viceversa. Tuttavia, fuor di metafora e come ho già detto nella mia precedente, pregherò di usare toni pacati e di tenere in sottofondo la politica. Se avrà la bontà di seguire il Forum, tra qualche giorno leggerà un mio intervento nel quale cercherò di spiegarmi meglio. ******* Inviato - 11/01/2001 : 08:51:10 Caro sig. Crotti, mi scusi se mentre attendo la sua risposta le pongo le domande che mi sono sorte a proposito della torta. E se la torta è del tipo 'notte e giorno?', metà di crema pasticcera gialla e metà di crema di cioccolata?un po'di cioccolata così come un po'di crema gialla,resta attaccata al coltello solo se il taglio avviene 'al confine'. Se la torta è a strati, gialli e marroni, sulla lama resterà sempre un po'dell'uno e un po'dell'altro. Un terzo problema nasce dal fatto che la crema di cioccolata è una crema gialla a cui si è aggiunto del cacaco, porta quindi sempre comunque in sè anche la crema gialla anche se non si vede. Prima di procedere, le dispiace chiarirmi questi dubbi? Grazie p.s. non vorrei che mi immaginasse come una cuoca di torte, non amo i dolci e mi dedico poco alla cucina. ************* Sherlok Holmes Inviato - 11/01/2001 : 17:24:25 Cari interlocutori, mi inserisco nella speranza di riuscire a dipanare il mistero dello sviluppo Globale. Da ghiottone devo rilevare che il problema non verte sulla composizione della torta, bensì su come portare lo sviluppo nel mondo. Ritengo quindi, cara, che sarebbe certo più utile discutere dei contenuti del "fare Progresso", rispetto ai contenuti della torta. Ricominciamo dalle cose utili. Buon lavoro Sherlok Holmes gargantua Inviato - 11/01/2001 : 17:40:36 Scusate se la domanda può risultare non pertinente, ma... di chi è questa torta? Claudio 9

11 Inviato - 11/01/2001 : 18:50:03 Hai proprio ragione Sherlok Holmes, ma quando la metafora di partenza per spiegare come migliorare le condizioni di povertà di gran parte del mondo, è quella di una torta (da dividere? )e l'accento è sulle tracce di crema o di cioccolata, credo che sia interessante partire da questa immagine. In gargantua è nata una domanda : di chi è questa torta? Ne nascono anche altre : chi ha il coltello in mano per dividere la torta? O ancora : chi desidera una fetta di torta? Oppure :c'è dell'insulina per un diabetico goloso?(questo per un senso di responsabilità) E anche : che cosa si festeggia? Insomma le domande si sprecano, ma sono volontariamente rimasta a quelle tracce miste sul coltello perchè ho l'impressione che su questo punto si celi qualcosa di interessante, sempre metaforicamente parlando. Spero che il sig. Crotti risponda ai miei interrogativi in modo da chiarire con precisione i termini della situazione sperimentale; solo così mi sarà possibile seguire con coerenza il suo pensiero. ********** Sherlok Holmes Inviato - 11/02/2001 : 18:50:52 Cari interlocutori, sono anch'io in attesa delle risposte di Crotti. Speriamo siano esaurienti. P.S. Speriamo che quando la dialettica sarà continuativa, anche Dario e Franca intervengano. Un saluto sherlok holmes *********** Inviato - 11/05/2001 : 12:18:05 A Una Donna Mi riferisco ai suoi due interventi del primo novembre (ore 8:51 ore 18:50) Faccio fatica a credere che Lei non consideri che una metafora è solo una metafora e come tale serve a sintetizzare un concetto. Tra l altro Le dava anche ragione: non è possibile distinguere in modo compiuto l economia dalla politica anche se, quando discuteremo dei meccanismi che servono per creare sviluppo, la politica rimane, come ho già detto, in sottofondo rispetto all economia. Oppure ha voluto fare satira? Se così fosse sappia che io apprezzo molto chi è capace di farla. Nel Dizionarietto del mio libro alla voce satira do questo significato: «Irridere per far ridere. Povero quel paese senza satira.» Oppure ha voluto celiare? Allora mi fa pensare che Lei si rifiuta di portare un contributo alla conoscenza dei meccanismi che possono creare sviluppo, perciò ricchezza che ogni Paese distribuirà come gli elettori avranno indicato all esecutivo. Se vorrà continuare nel dibattito ne sarò felice. A questo proposito vorrei che Lei mi desse un indirizzo, anche anonimo, dove mandarle il mio libro Riflessioni per Riflettere (che non è in vendita nelle librerie), nel quale potrebbe trovare già delle risposte alle Sue domande e soprattutto spunti per aiutare a capirci reciprocamente anche nel dissenso. Nel frattempo Le suggerisco di leggere il Dizionarietto del mio libro, che è integralmente disponibile in Internet all indirizzo: Questo perché il lettore deve sapere che nel contesto di ciò che ho scritto è solo questo il significato che intendo attribuire ai termini che uso. Lei avrà certamente letto la mia lettera aperta a Dario Fo e Franca Rame dove dico: «se vogliamo aiutare una persona o un popolo in modo duraturo, non bisogna regalare il pesce, ma insegnare a pescarlo. Per insegnare a pescare però, bisogna saper pescare». 10

12 Spero che né Lei, né altri, per celia, per il gusto di far satira, o ancor peggio per rifiuto mentale si rifiutino di analizzare i meccanismi con i quali si crea sviluppo e di ricercare nel contempo un nuovo sistema alternativo al liberismo, che purtroppo sta diventando sempre più pensiero unico. Sapere come funzionano quei meccanismi (saper pescare) è indispensabile per tutti, Talebani compresi se vorranno uscire da un economia basata sulla pastorizia. Con questo mio intervento vorrei dare inizio alla dialettica con coloro che vorranno parteciparvi, ricordandone ancora una volta il valore: senza la dialettica il pensiero muore. Il filo conduttore di quanto esporrò, rispondendo a coloro che vorranno intervenire, è il solito aforisma del saper pescare, e se qualcuno mi chiederà alla fine, di che colore sia l occhio del pesce vuol dire che costui non ha a cuore quanto suggerito da Dario Fo con il Suo: «bisogna sanare la piaga della miseria» e non sarà di nessun aiuto a se stesso e alla società. ** Cuore di Tenebra Inviato - 11/05/2001 : 22:44:49 Gentile signor Crotti, sono certo che, da uomo di spirito quale mi sembra essere, accetterà l'osservazione, mi rendo conto poco gradevole, che sto per rivolgerle. Detto in tutta franchezza, al di là delle tesi che Lei sostiene, e che forse tutti noi un giorno avremo il bene di conoscere - magari espresse, se possible, in un linguaggio più piano e meno paludato (ah, le regole della comunicazione...) -, trovo in tutta franchezza piuttosto fastidioso anzichenò l'egocentrismo e la sottile vena di megalomania - evidenziata dall'uso e abuso del pronome "io" - che pervade i suoi interventi. Interventi che, quando meno autocelebrativi e conditi da un pizzico di sana umiltà, risulterebbero, ne sono certo, più "digeribili" per i lettori. E forse suonerebbero anche un pò meno saccenti. Non guasterebbe. Cordialmente ********** Inviato - 11/06/2001 : 12:24:02 Gentile Cuore di Tenebra, Lei ha centrato quello che da sempre è un mio cruccio. Che posso dirle? Posso dirle soltanto che penso di avere delle attenuanti, le quali possono essere più o meno comprese come tali. Per una valutazione più approfondita mi farebbe molto piacere inviarle (anche in forma anonima) il mio libro Riflessioni per Riflettere che comprende due libri In attesa di un pullman e Il Teorema della Padrona di casa e della Colf. Il primo in particolare, è un libro autobiografico. Dalla Sua lettura potrà approfondire la mia storia personale e forse attenuare il Suo giudizio di essere un egocentrico e un megalomane. In ogni caso sappia che si tratta di peccati nei quali sovente incorre il laico che mette sempre in discussione sé stesso. Spero che possa essere interessato alla lettura del mio libro. Cercherò nei miei prossimi interventi, anche con il Suo contributo, di stare attento ad essere meno egocentrico e megalomane. Un attenuante però vorrei che mi fosse concessa: ho 80 anni, non cerco niente da nessuno (neppure di vendere un libro). Vorrei solo essere utile a dei giovani che dovranno affrontare delle sfide tremende. Scusandomi per lo stile telegrafico di questo mio intervento, Le porgo i miei più cordiali saluti. Cuore di Tenebra Inviato - 11/06/2001 : 16:01:02 Gentile Signor Crotti, anche Lei, mi auguro di cuore, vorrà perdonare la salacità un poco tagliente del mio intervento. La mia attenuante, così come la Sua, risiede anch'essa nell'età, non verdissima ma comunque ancora ben lontana dall'acquiescenza delle passioni. 11

13 Detto questo, e in attesa di confrontarci sul terreno oggetto di questo forum, mi preme dirle che sono rimasto profondamente impressionato dal tono pacato delle sue parole. In un'epoca in cui troppo spesso si preferisce urlare o comunicare tramite slogan (purtroppo, ahimè, anche su questo sito) piuttosto che scendere sul terreno del dialogo e del ragionamento, questo rappresenta una piccola ma preziosa boccata d'aria pura. Che, mi creda, ho molto apprezzato. Cordialmente *************************** Inviato - 11/07/2001 : 16:24:43 Caro sig.. Crotti,mi dispiace di averle causato irritazione con una serie di domande su quella famosa 'torta'. La sua scelta di questa metafora mi ha lasciato perplessa e mi sono sorte varie domande relative all'inevitabile congiunzione tra economia e politica. Gliele ho comunicate senza riferirmi alla fonte delle domande : perchè una torta come metafora? Che concetto vuole esprimere? Mi scuso con lei e la prego di rispondere a questa domanda. La ringrazio per la sua gentile offerta di inviarmi una copia di " Riflessioni per riflettere", preferisco seguirla qui, via via che andrà formandosi un discorso e una discussione. Le chiedo un piacere : se nella scelta dei termini ne sceglierà qualcuno a cui Lei da un significato diverso dall'accezione corrente, la pregherei di specificare la sua interpretazione del termine. Sono sinceramente interessata a conoscere la sua analisi dei meccanismi con cui è possibile sviluppare la dimensione economica di un paese rispettandone la geografia e la cultura. Non ho mai studiato l'economia e mi sembra estremamente interessante poter ascoltare la voce di qualcuno che si dedica a questo tema. Lei dice.'per aiutare un popolo, non bisogna regalare il pesce, ma insegnare a pescarlo...per insegnare è necessario saper pescare'.ha ragione, un dono risolve solo temporaneamente il problema, però, a volte è proprio un dono che apre una dimensione di cultura prima sconosciuta.ma il dono, in un rapporto, è un gesto affettuoso che non implica un mercato, quindi il tema del dono è 'fuori tema'nel discorso del mercato. Si, sono d'accordo con lei che per conquistare un pesce è necessario saper pescare. Leggerò volentieri quanto scriverà in questo forum, abbia pazienza se le farò tante domande che potrebbero apparirle non pertinenti, i miei studi sono stati e sono orientati in campi molto diversi da quello economico. Con simpatia Una donna *********** Shakes Inviato - 11/07/2001 : 22:39:53...non vorrei -in un ambiente in cui le metafore creano confusione- "peggiorare" la situazione. Anche i miei studi sono stati di indirizzo diverso da quello economico ma una "riflessione per riflettere" come quella che sto per proporre non mi sembra dia alcuno spazio a fraintendimenti..o no? Immaginiamo per un momento che il mondo sia davvero un villaggio globale.immaginiamo che questo villaggio abbia 1000 abitanti, con tutte le caratteristiche dell odierna razza umana Circa 150 abitanti vivono nei quartieri ricchi del villaggio, più o meno 780 nelle aree più povere. Altri 70 o giù di lì vivono in un quartiere che è in transizione Il reddito medio individuale è di 6000 dollari solo 200 persone dispongono dell 86 per cento di tutta la ricchezza 220 fra gli abitanti del villaggio e due terzi sono donne- sono ancora analfabeti Meno di 60 persone possiedono un computer e solo 24 dispongono di un accesso a Internet. Oltre metà degli abitanti non ha mai fatto o ricevuto una chiamata telefonica L aspettativa di vita nel quartiere ricco è vicina ai 78 anni di vita, mentre nelle aree più povere scende a 64 anni e nelle zone poverissime è di soli 52 anni Non esiste un modo credibile per mantenere la pace in questo villaggio. Alcuni quartieri sono relativamente sicuri, mentre altri sono danneggiati dalla violenza organizzata. Negli ultimi anni il villaggio ha sofferto un crescente numero di disastri naturali collegati alle condizioni atmosferiche. Esistono prove sempre maggiori che c è un legame fra queste e il tipo di carburante che le persone utilizzano Che fra di noi non si chiederebbe quanto a lungo un villaggio in queste condizioni possa sopravvivere senza prendere (adeguate) misure? Questa metafora o meglio- questa riflessione per riflettere è stata pronunciata dal Premio Nobel per la pace, il segretario generale dell ONU Kofi Annan, in un suo rapporto annuale lo scorso anno, e avendo avuto l occasione di leggere diversi suoi discorsi, questo e senza dubbio quello che mi affascina di più. Rapportando questo villaggio ipotetico al nostro mondo fatto di 6miliardi di persone si può tentare una definizione di globalizzazione? Come le metafore che ha proposto il signor Crotti (di cui ho letto il libro e per cui mi è dispiaciuto non aver avuto l occasione di leggerlo ai tempi del liceo perché mi avrebbe decisamente aiutato ad apprezzare e a capire meglio l economia) questa ci aiuta ad intendere come il mondo intero sia collegato. O meglio come le azioni di sempre più persone influiscono sulla 12

14 vita di altre persone che abitano a migliaia di kilometri di distanza.. Ora con la guerra ce ne accorgiamo di più, ma proprio come nell esempio, questo accade continuamente in tutti gli aspetti dell umanità. ********************** Inviato - 11/08/2001 : 18:04:12 Gentile Una Donna Per rispondere al Suo intervento scomporrò, come spesso faccio, il Suo scritto in tante frasi e risponderò ad ognuna di esse. Lei: Caro sig. Crotti, mi dispiace di averle causato irritazione con una serie di domande su quella famosa torta. La sua scelta di questa metafora mi ha lasciato perplessa e mi sono sorte varie domande relative all'inevitabile congiunzione tra economia e politica. Gliele ho comunicate senza riferirmi alla fonte delle domande : perchè una torta come metafora? Che concetto vuole esprimere? Mi scuso con lei e la prego di rispondere a questa domanda. Io: Mi sono riletto il mio intervento (5/11/2001) in risposta al Suo del 01/11/2001. Devo riconoscere che la scelta della metafora, così come l ho formulata, non era appropriata. Meglio sarebbe stato se Le avessi detto semplicemente: Lei ha ragione, è impossibile disgiungere compiutamente la politica dall economia. Sarebbe stato come voler dividere con un metaforico coltello, il torto dalla ragione: impossibile. Lei: La ringrazio per la sua gentile offerta di inviarmi una copia di Riflessioni per riflettere, preferisco seguirla qui, via via che andrà formandosi un discorso e una discussione. Le chiedo un piacere : se nella scelta dei termini ne sceglierà qualcuno a cui Lei da un significato diverso dall'accezione corrente, la pregherei di specificare la sua interpretazione del termine. Io: prendo nota che preferisce seguire sul Forum il dibattito. Sarebbe stato più facile con il mio libro in mano, per Lei avere spunti per fare domande e per me dare risposte. Comunque va benissimo anche così. Per quanto riguarda la scelta dei termini sono già nel DIZIONARIETTO e li può consultare da subito cliccando qui. Lei: Sono sinceramente interessata a conoscere la sua analisi dei meccanismi con cui è possibile sviluppare la dimensione economica di un paese rispettandone la geografia e la cultura. Non ho mai studiato l'economia e mi sembra estremamente interessante poter ascoltare la voce di qualcuno che si dedica a questo tema. Io: posso indicare il meccanismo per creare sviluppo perciò ricchezza. I risultati saranno poi quelli che i singoli Paesi con la loro cultura saranno capaci di realizzare. Lei: Lei dice per aiutare un popolo, non bisogna regalare il pesce, ma insegnare a pescarlo...per insegnare è necessario saper pescare'.ha ragione, un dono risolve solo temporaneamente il problema, però, a volte è proprio un dono che apre una dimensione di cultura prima sconosciuta. Ma il dono, in un rapporto, è un gesto affettuoso che non implica un mercato, quindi il tema del dono è fuori tema nel discorso del mercato. Io: ognuno di noi deve sentire il senso di SOLIDARIETA'(clicchi) verso il prossimo. La SOLIDARIETA'però non ha niente a che fare con l economia di mercato. L'economia di mercato non è altro che un mezzo, diciamo un tram. Un tram non ha né morale, né etica. Sono coloro che l hanno costruito e che lo guidano che devono avere etica e morale. Lei: Leggerò volentieri quanto scriverà in questo forum, abbia pazienza se le farò tante domande che potrebbero apparirle non pertinenti, i miei studi sono stati e sono orientati in campi molto diversi da quello economico. Io: Sono io che spero che lei abbia la pazienza di continuare un lungo cammino che dovrebbe avere come scopo la VOLGARIZZAZIONE DELL'ECONOMIA POLITICA. A questo proposito la lettura del capitolo PER MEGLIO CAPIRE le potrebbe essere di aiuto. Un caro saluto 13

15 Alcune osservazioni che mi sono pervenute, mi hanno offerto lo spunto di spiegare ulteriormente, con alcune rappresentazioni grafiche, quel che si deve intendere quando si parla di liberismo e di economia di mercato per capirne una volta per tutte la differenza. Sarà utile premettere a quanto voglio dire, una «legenda» con i termini «real-metaforici» usati per facilitare la comprensione. MONTAGNA = Capitalismo: Sistema economico basato sulla proprietà privata. Non ha concorrenti per la formazione della ricchezza. DISCESA LIBERA = Liberismo: «filosofia» del capitalismo che può avere o non avere paletti (regole). Senza paletti, il liberismo può essere definito «selvaggio». Quando al liberismo si mette un giusto numero di paletti per ridurre i rischi dell alta velocità, il liberismo va inteso come economia di mercato. Come abbiamo visto, al capitalismo, perciò al liberismo, perciò all economia di mercato, non c è alternativa: non ha attualmente concorrenti per lo sviluppo e ha il grande vantaggio di poter essere corretta in corso d opera. Ciò non toglie il diritto-dovere di cercare una possibile alternativa. SLALOM = Economia di mercato: E il liberismo con un certo numero di paletti. In nessun vocabolario o enciclopedia esiste il termine Economia di mercato. Lo Zingarelli (Edizione 1995) a p sotto il termine Economia così recita in un richiamo: sistema economico basato sulla libera concorrenza. Questo è insufficiente e riduttivo. Infatti, bisogna anche dire che l economia di mercato presuppone la proprietà privata, le leggi antimonopolio e la libera concorrenza per la formazione dei prezzi; senza questi elementi l economia di mercato non sarebbe tale. DURATA DELLA DISCESA: Un anno. PALETTI: Regole, leggi che il corpo sociale chiede ai governanti eletti democraticamente per regolamentare la discesa libera, affinché diventi slalom, cioè economia di mercato. PALETTI «NEI SECOLI»: Da sempre economisti, filosofi e pensatori, con risultati positivi e/o negativi, hanno teorizzato la posa dei paletti per ottenere risultati validi per le generazioni del loro tempo. L insuccesso è scontato quando si elimina la proprietà privata. TRAGUARDO: Risultato dopo un anno di corsa misurabile in aumento percentuale del Pil rispetto all anno precedente. PALETTI IN ECCESSO: Può verificarsi che il numero dei paletti posti lungo la discesa risulti eccessivo per il percorso e ne freni troppo la velocità compromettendo il risultato. In questo caso si impone uno sfoltimento. In Usa questa operazione viene definita deregulation. RISORSE ASSEGNATE AL CONCORRENTE: Quelle che «la legge finanziaria» ha messo a disposizione dell esecutivo per fare progresso (cioè ecologia, sanità, protezioni per i più deboli e quant altro possa risultare significativo per il miglioramento della società civile). CONCORRENTE: E un Paese che si è dato leggi rispettose della proprietà privata. Ogni Paese concorrente, il cui esecutivo sia stato eletto democraticamente, seguirà gli imperativi del liberismo, ma con un numero di paletti (regole) tale da trasformare la discesa libera in slalom (il liberismo si trasforma in economia di mercato). Prendiamo come campione due Paesi simbolo (la Cina e la Polonia). Il primo, con la dittatura ha potuto imporre il liberismo senza paletti. La discesa libera (liberismo selvaggio) ha portato come traguardo a un aumento effettivo del 12 per cento annuo sul Pil dell anno precedente. Ciò significa che ogni sei anni il Pil raddoppia. Se tale trend dovesse continuare per alcuni anni, sarebbe un risultato economico senza precedenti. La Polonia invece, dove i governanti vengono eletti democraticamente e hanno l obbligo di cercare di mantenere quanto hanno promesso agli elettori, incomincia la discesa con i mezzi messi a disposizione secondo il programma stabilito dalla legge finanziaria. Ci saranno il paletto dell ecologia, quello della sanità, quello delle pensioni, quello delle reti di protezione e così via, e l esecutivo dovrà sperare che i mezzi che gli sono stati messi a disposizione siano sufficienti per 14

16 «soddisfare» tutti quei paletti. Ma se questi risultassero troppi, la velocità di discesa verrebbe gravemente diminuita, con il rischio di non conseguire un risultato positivo (cioè, un non aumento percentuale del Pil). Questo discorso vale per tutti i Paesi a ordinamento democratico. In concreto la Polonia ha un aumento del Pil del 6 per cento e questo significa che la formazione della ricchezza raddoppierà in 12 anni. Con le due rappresentazioni grafiche che seguono, si vuole raffigurare, a mo d esempio, l andamento della corsa in Cina e in Polonia, secondo la dinamica sopra descritta (giova ricordare che nello stesso periodo il Pil in Italia ha avuto un incremento dello 0,80 per cento, un risultato deludente che gli economisti definiscono «stagnazione»). Esempio di Liberismo selvaggio: Esempio di economia di CINA-nel 1996 il Pil ha registrato mercato in un un incremento del 12% Paese democratico: POLONIA - per il 1996 l incremento del Pil è stato del 6%- Il disegno sottostante, vuole dimostrare cosa accade quando non si sanno collocare i paletti: la corsa non può avere luogo. FALLIMENTO: Paese che non sa collocare i paletti E opportuno ricordare che un aumento costante del Pil dell 1 per cento significa raddoppiare la ricchezza nazionale dopo 70 anni; se l aumento è del 1,2 per cento il raddoppio della ricchezza si avrà dopo 58 anni; se dell 1,5 per cento dopo 47 anni; per un incremento del 2 per cento il raddoppio si avrà ogni 35 anni. Quando l incremento del Pil è dell uno per cento, come è accaduto in Italia, il raddoppio della ricchezza potrà avvenire dopo 70 anni. I Paesi che non possiedono neanche in embrione, alcun patrimonio di conoscenze, non hanno possibilità di sviluppo. 15

17 Potranno svilupparsi solo - è indispensabile ripeterlo - se i Paesi industrializzati, che hanno usufruito e acquisito un patrimonio di conoscenze trasmesso di generazione in generazione, insegneranno loro, attraverso scuole e aiuti di ogni genere, come si «pesca il pesce». Quando poi uno di questi Paesi avrà imparato «a pescare», potrà avere uno sviluppo accelerato che porterà alle conseguenze che ora stiamo osservando in Corea del Sud, dove per vent anni è stato applicato il liberismo selvaggio. Un esempio della superiorità attuale del sistema liberista rispetto ad un economia pianificata, si avverte in modo eclatante paragonando la Corea del Sud lanciata verso sempre più ambiziosi traguardi, con la Corea del Nord che sta sempre più precipitando nel più profondo medioevo. Si pensi, tra l altro, al passaggio generazionale da padre in figlio della dittatura. Oggi, questo Paese ha raggiunto un grande sviluppo e il popolo non si accontenta più del diffuso benessere conseguito, ma vuole che al liberismo selvaggio siano posti dei paletti per renderlo meno crudele e più liberale. E fin troppo facile prevedere che fra qualche decennio si affermeranno anche in Cina, dopo che il Paese avrà raggiunto un certo benessere, movimenti che reclameranno libertà civili e paletti al liberismo selvaggio. Il corretto divenire delle relazioni tra sindacati, imprenditori e forze politiche passa necessariamente e con beneficio per tutti - come già accaduto in Italia negli anni del cosiddetto «miracolo economico» - attraverso questi passaggi obbligati. Inviato - 11/08/2001 : 18:29:56 Grazie sig. Crotti, della sua risposta. Ho letto il capitolo che mi ha segnalato e mi sembra non solo molto chiaro, ma ricco di una quantità di implicazioni. Leggerò con attenzione quanto scriverà. Grazie 16

18 Autore Discussione Un'assurda campagna contro di noi Perché questa Redazione non risponde? Pagine: 1-2 Sherlok Holmes Inviato - 11/10/2001 : 11:43:39 Finalmete un po'di impegno! Sig Crotti vedo che dopo tanti inviti finalmente ha iniziato ad addentrarsi nelle sue proposte. Stiamo partendo dall'inizio, cioè dall'accordo sul significato dei termini che è condizione essenziale per capirsi. Attendo curioso il seguito. gargantua Inviato - 11/11/2001 : 16:09:50 Mi piacerebbe sapere dal signor Crotti (di cui ho apprezzato il modo aperto con cui affronta il problema dell'economia globale, e il "Dizionarietto"), cosa pensa dell'ingresso della Cina nel w.t.o. e delle implicazioni di tale ingresso. Con cordialità e stima claudio Inviato - 11/12/2001 : 10:21:48 Caro Claudio, grazie per il Suo intervento. Lei ha certamente capito che io sono per una società aperta, e come tale mi auguro che tutti i Paesi possano produrre e scambiarsi ciò che producono. Ci saranno grossi problemi per arrivarci senza scossoni ma l obiettivo è quello. Per rispondere compiutamente dovrei scrivere lunghe parti del capitolo Le sfide del mio libro Riflessioni per Riflettere. Preferisco proporle di leggere così come l ho scritto questo capitolo. Dalla sua lettura potrà trarre tanti altri spunti per farmi domande alle quali ben volentieri risponderò. Colgo l occasione per dire anche a Lei che se vuole in omaggio il mio libro, anche anonimamente me lo faccia sapere. Il mio saluto più cordiale. P.S. La ringrazio per il Suo apprezzamento per il modo aperto con cui affronto il problema dell economia globale. Spero che gli interventi di tutti, in questo Forum, siano tesi a contribuire alla comprensione dei meccanismi utili a creare sviluppo e perciò ricchezza. Spero anche che si eviti un clima da Guerra Santa e non si usi un linguaggio dettato dalla passionalità politica, che non porta da nessuna parte. *** Le sfide Come una maledizione, il Muro di Berlino è caduto addosso a coloro che non l avevano eretto e ora, venuto meno il duopolio Est-Ovest quando metà del mondo viveva sotto l influenza dell Urss e l altra sotto quella degli Usa, la 17

19 storia, ben lungi dall essere finita, propone sfide che i Paesi liberali e liberisti devono accettare e cercare di vincere se vogliono evitare la catastrofe. Il progresso della tecnologia è tale che ci sta portando in un mondo sconosciuto: i nostri ragazzi portando il loro computer in camera da letto entrano nel mondo. Sono loro che dovranno affrontare le sfide. Incontreranno sfide che potranno eludere, sfide limitate nel tempo e sfide che non potranno evitare, e saranno perciò costretti a combatterle e a governarle continuamente. La base teorica delle riflessioni che seguono, come più volte constatato, è che l unico sistema per creare ricchezza è l economia di mercato e, di conseguenza, l esigenza ineluttabile di un adeguamento a essa a livello mondiale. Altra base per affrontare quelle sfide è un aforisma: «Se vuoi aiutare qualcuno, non devi regalargli il pesce ma insegnargli a pescarlo». In altri termini, se si vuole attuare verso i Paesi sottosviluppati una politica lungimirante e non miope e limitata al contingente, occorre assolutamente evitare le donazioni a pioggia, in quanto tendono generalmente ad assuefare all aiuto esterno il Paese che le riceve, a soffocargli sul nascere stimoli e volontà reattiva, per cui una volta esaurito il flusso delle donazioni (per lo più mal gestite) si ritorna esattamente al punto di partenza. E un errore madornale regalare il pesce anziché insegnare a pescarlo. Il regalo ha un senso soltanto nei casi di emergenza, quando l intervento è indispensabile in quel preciso momento e solo in quello per salvare, ad esempio, vite umane e in occasione di catastrofi naturali o di situazioni imprevedibili di emergenza. Diventa invece controproducente, sia per chi lo dà, ma soprattutto per chi lo riceve, se tende a divenire cronico come una malattia. Sarebbe bello poter suggerire ai governanti di certi Paesi sottosviluppati di promulgare un decreto che dica: cittadini, a partire da domani si dovranno applicare la democrazia e l economia di mercato seguendo il modello anglosassone. In realtà, il cammino della democrazia, come del resto ben sappiamo perfettamente noi italiani, è ben più complesso. La società civile dovrà attivarsi e agire secondo quest ottica per portare il suo indispensabile contributo al fine di modificare e attenuare le deficienze e gli eccessi del capitalismo di ieri, di oggi e sicuramente anche quelli di domani, facendo attenzione a non incepparne i meccanismi. Perché è proprio la società civile, che agisce in regime di libertà politica e di libera ricerca e dove l economia di mercato si evolve continuamente, ad avere la responsabilità morale e materiale di insegnare il liberismo ai Paesi che vogliano produrre ricchezza e quindi garantire alle loro popolazioni una vita dignitosa. Un liberismo che, con gli opportuni paletti, necessari a impedirne uno sviluppo selvaggio a scapito dei ceti più deboli, li conduca finalmente nell àmbito dell economia di mercato. Per non perdersi in argomenti così vasti da non poterli sviluppare non saranno analizzati fattori come quelli etnici, religiosi, nonché politici che possono influenzare negativamente o quanto meno rallentare il processo di liberalizzazione dell economia globale. Saranno soltanto accennati come interrogativi. Cosa potrà fare un nuovo «ordine mondiale» per quei Paesi che, per cultura o arretratezza, non potranno recepire il liberismo? Come si potrà porre fine ai conflitti destabilizzanti che oppongono tra loro le varie etnie, tornati a riesplodere in Europa dopo la caduta del Muro di Berlino? Come si potranno persuadere gli integralisti seguaci di una qualsiasi religione a essere più laici e a stabilire un modus vivendi con chi professa un altro credo? Come si potranno convincere i vari Paesi che una politica ecologica deve essere sovranazionale, cioè mondiale? Come si potrà far capire a popolazioni refrattarie a qualsiasi insegnamento che l economia di mercato è l unico sistema economico conosciuto capace di produrre ricchezza? Come si potranno convincere i Paesi balcanici che l economia di mercato è aggregante, mentre le lotte interetniche sono disaggreganti? Nei Paesi dell Est europeo lo sviluppo è stato avviato, ma dopo tanti anni di economia pianificata è ostacolato da un infinità di problemi. In settantacinque anni di marxismo applicato si è persa la nozione di libero mercato e del suo evolversi. 18

20 Come si potranno convincere quei Paesi bisognosi di tutto che un auspicabile organismo preposto all «ordine mondiale» non intende in alcun modo favorire nuove forme di colonialismo? Come si potranno elaborare leggi economiche valide per tutti? Come si potrà impedire che si creino monopoli del petrolio che provocherebbero (in caso di crisi) l intervento delle «cannoniere» per il motivo che esso è, almeno per ora, l unica materia prima strategica? Il petrolio deve essere sempre sul libero mercato. Non importa chi ne sia il proprietario: l unica condizione è che non sia monopolizzato. Partiamo ora dalla constatazione che oggi tutte le materie prime - ferro, cotone, lana e così via (fatta, come già detto, eccezione per il petrolio) - hanno valore unicamente marginale. L unica cosa che invece permetterà di far crescere l importanza economica di un Paese è la ricerca e i relativi know-how, voti a realizzare ciò che la ricerca stessa ha scoperto. Bene, coloro che disporranno di tali capacità tecnologiche conteranno sempre di più nel mondo e sarà loro interesse che il nostro pianeta si trasformi irreversibilmente in «villaggio globale» per il bene di tutti. I Paesi più poveri chiederanno a quelli sviluppati una politica di investimenti e supporti tecnologici, fornendo al tempo stesso le più ampie garanzie per gli investimenti stessi: si tratta di una specie di «colonialismo invocato». Persino il premio Nobel liberal John Kenneth Galbraith si augura che certi paesi siano governati con «autorità» per permettere un decollo che non può essere che quello liberista, a costo di ricorrere a una specie di commissariamento, come se un Paese fosse un azienda. E tuttavia possibile che una certa parte delle forze politiche, che si sta oggi interrogando sulla sua mutata identità in questi nuovi scenari mondiali, non sia pronta a recepire questa, purtroppo, unica «filosofia» economica (o, più semplicemente, non voglia farlo). E, di conseguenza, non è azzardato supporre che tale impostazione sarà da esse tacciata di «neocolonialismo» e ciò non potrà che ritardare (o nel peggiore dei casi arrestare) questa auspicabile integrazione mondiale. Il vero grande problema, escludendo il «Grande Fratello» di orwelliana memoria, è e sarà quello di stabilire chi prenderà le decisioni opportune in un mondo che cambia continuamente e che presenta problematiche di ogni genere. Secondo logica, a programmare e a realizzare questa integrazione dovrà essere un ONU con maggiori poteri ma, soprattutto, con una forza tale da essere rispettata in ogni parte del mondo. Ma chi guiderà, anzi comanderà quella nuova ONU? Non facciamoci illusioni: comanderà chi avrà la possibilità e la potenza economica di mantenere in vita quell organizzazione, sperando che i valori etici della sua carta costituente siano sempre rispettati e tenuti presenti dai suoi membri. Per ora è la volta degli Stati Uniti, ma perché non ammettere, anche per semplice ipotesi, che un altro Paese, come la Cina per esempio, conquistata alla democrazia, non possa essere tra qualche decennio la potenza leader? Bisogna dare anche per scontato che si riesca a mettere sotto controllo l incremento demografico (soprattutto del Terzo e Quarto Mondo). Si è calcolato che in un avvenire molto prossimo, la popolazione mondiale raggiungerà quota sei miliardi e c è chi fa notare, più o meno scherzosamente, che se l incremento delle nascite proseguisse con questo ritmo, il peso degli uomini arriverà ben presto a superare quello del pianeta facendolo implodere. Si tenga presente che l 1% di aumento del Pil è vanificato dall aumento dell 1% della popolazione. Nonostante tali elementi negativi, la sfida primaria resta comunque quella della globalizzazione dell economia. Una sfida tremenda, dall esito incerto che i Paesi a economia di mercato devono affrontare, a meno che non venga «inventata» una nuova e improbabile, ma auspicabile, «filosofia» economica alternativa capace di creare più ricchezza. Vi sono Paesi, soprattutto asiatici, in cui il liberismo è stato imposto in modo autoritario. Dal punto di vista strettamente economico, questo liberismo selvaggio ha prodotto risultati sorprendenti, anche se pagati a prezzo di gravissimi sacrifici da parte dei ceti sociali più indifesi. 19

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