MALGRADO LA CRISI. Frammenti di un dialogo tra Miguel Benasayag e alcuni Cooperatori

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2 MALGRADO LA CRISI Frammenti di un dialogo tra Miguel Benasayag e alcuni Cooperatori

3 Scuola Coop - Istituto Nazionale di Formazione delle Cooperative di Consumatori Via Sammontana, Montelupo F.no (FI) Tel Fax Copyright 2013 Coop Italia Grafica di Fabrizio Silei

4 Indice Istruzioni per l uso... 7 Nota introduttiva Ringraziamenti PROLOGO Le ragioni di un dialogo con Miguel Benasayag MALGRADO LA CRISI Due modi di fare ricerca Senza futuro? Annegare nell impotenza Ragione e sentimento Il mito dell individuo La penna di Krüger Questa terra è la mia terra Libertà o flessibilità Fino alla fine di un mondo Tragico, anzi grave Terra promessa Il negativo dove lo metto? Soluzione finale Il motore del Umano, troppo umano L utilità dell inutile Legami speciali Ora e sempre resistenza... 68

5 Felicità vo cercando Costruire la realtà Sfilata di modelli L uomo fa il mondo A cosa servono i prodotti La tecno felicità Qui casca l asino Epistemologia, territorio e astrazione Presente permanente Coop e la crisi La sfida di Coop POST-FAZIONE Quel che resta di un gruppo di studio di Enrico Parsi Libri di Miguel Benasayag pubblicati in italiano Bibliografia essenziale ragionata

6 Dobbiamo percepire conferenze, libri, diapositive, film e via dicendo non come informazioni, ma come veicoli di potenziale informazione. Allora vedremo che nel tenere conferenze, scrivere libri, mostrare diapositive e film, eccetera, non abbiamo risolto alcun problema, ma anzi ne abbiamo creato uno nuovo, e precisamente quello di scoprire in quale contesto queste cose possano essere viste in modo da creare nei loro percettori nuove intuizioni, nuovi pensieri e nuove azioni. Heinz Von Foerster

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8 Istruzioni per l uso Dal settembre 2011 al settembre 2012, un gruppo di cooperatori di varia provenienza si è incontrato a Scuola Coop, con e senza Miguel Benasayag, per confrontarsi sulla crisi senza nessun altro obiettivo dichiarato che quello di confrontarsi sulla crisi. Per cinque giornate il gruppo ha ascoltato ciò che Miguel Benasayag aveva da dire e dialogato con lui. Per altrettante volte i membri del gruppo si sono ritrovati per commentare quanto ascoltato e offrirsi reciprocamente elaborazioni, considerazioni e testimonianza delle proprie pratiche. Abbiamo così lavorato in piena libertà senza alcuna preoccupazione se non quella di cercare di capire, guardando in faccia onestamente qualche nostra ignoranza. Gli scambi nel gruppo sono stati effettivamente formativi. Qualcuno di noi ha dichiarato di aver cambiato il proprio approccio al lavoro. Di essere entrato nel gruppo di studio in un modo ed essere uscito in un altro. Senza che nessuno l avesse chiesto e programmato. Il gruppo ha prodotto lezioni e documenti, tra cui questa pubblicazione, e un ipotesi di statuto rivisitato secondo categorie nuove rispetto a quelle otto o novecentesche. Inoltre sono a disposizione tre video di differente lunghezza utilizzabili in un ampia gamma di situazioni formative. Il loro scopo è contribuire a riflettere sulla crisi, con la convinzione, condivisa da molti, che non si tratti solo di una crisi economica. Il che significa riflettere anche sulla nostra vita, sulla nostra società e sul nostro Paese, sul ruolo di Coop e sulle persone che la abitano, siano essi i soci o i lavoratori. Tra questi ultimi anche i gruppi dirigenti.

9 8 MALGRADO LA CRISI Ma la conseguenza più interessante di questo lavoro, non prevedibile e non prevista, è stata la nascita di un progetto di una cooperativa che in un non luogo dove è sorto uno dei supermercati Coop più interessanti a livello internazionale, ha coinvolto l Università, un gruppo di cittadini, il supermercato stesso con il suo Direttore, e molti soci e lavoratori con lo scopo di riflettere e agire sul tessuto sociale di quella zona della città. Una quarantina di persone tra cooperatori e cittadini del quartiere sono stati coinvolti insieme a Miguel Benasayag, in una ricerca/azione che, come il nostro gruppo, sicuramente produrrà risultati non definiti a priori. Alcuni di noi all inizio di questo studio erano spiazzati, tanto siamo formattati dall idea che qualsiasi progetto debba avere uno scopo ben definito, pratico, visibile, stabilito dall alto, a cui conformarsi e da raggiungere. Qualcuno, dopo i primi incontri, in condizioni normali, avrebbe certo esclamato: e quindi?!, rinunciando così alla possibilità di fare una ricerca propria e di definire un proprio obiettivo, in attesa della prossima ricetta a basso costo intellettuale. Le prime righe delle lezioni di Benasayag trattano proprio questo tema: il fatto che i modelli sulla base dei quali interpretare la realtà e agire su di essa, oggi, dobbiamo inventarceli da soli. Una fatica in più, le cui conseguenze però sono la motivazione all impegno e l entusiasmo della scoperta. Una volta liberi da questo atteggiamento mentale che prevede obbiettivi e risultati predefiniti, e dalla quindite, come ha splendidamente definito quest abito mentale un nostro collega, l idea cioè che si debba ricevere una risposta immediata alle questioni poste, abbiamo pensato di condividere un po delle nostre idee con chi avrà voglia di leggere queste pagine. Della mole di parole che Miguel Benasayag ha pronunciato

10 ISTRUZIONI PER L USO 9 (circa duecento pagine di trascrizioni), abbiamo operato una sintesi e una selezione del tutto soggettiva. Mentre chi ha partecipato al gruppo, leggendo questa pubblicazione potrà avere la sensazione di un buon promemoria, un lettore nuovo potrà avere invece un senso di spiazzamento. Alcune parti infatti richiedono un po di attenzione. Qualche passaggio può lasciare perplessi ed essere interpretato come un salto logico, in particolare in quei capitoli e paragrafi in cui si parla espressamente di Coop. Alcuni concetti si ripetono. La nostra scelta è stata dettata dal fatto che comunque si potrà intuire l importanza di un pensiero non facile, ma certamente utile per capire meglio il nostro mondo e il nostro tempo. Abbiamo quindi selezionato parti delle lezioni che riteniamo possano offrire spunti di riflessione e considerazioni nuove, favorendo l incontro con qualche pensiero inusuale. In queste pagine non proponiamo alcuna verità. Nessuno di noi è diventato un seguace o un tifoso di Miguel Benasayag (un amico sì!). Proponiamo però contenuti che possono aiutarci a rivitalizzare i neuroni, come un altro dei colleghi che ha preventivamente letto il testo ci ha detto. Noi non pensiamo che ci siano verità a cui aderire come un tempo ci proponevano le ideologie classiche. Saremmo contenti però, se solo ci si rimettesse a discutere e se ci si riabituasse a osservare e a maneggiare idee che diamo spesso per buone e che invece non ci aiutano a vivere bene. Le considerazioni che Miguel Benasayag fa sulle nostre Cooperative possono risultare, a chi non ha partecipato ai nostri incontri, come improvvisi lampi, inaspettati e scomodi. Forse disorganiche rispetto al discorso complessivo o forse solo troppo veloci e poco approfondite. Ma abbiamo scelto di lasciarle proprio per la loro forza

11 10 MALGRADO LA CRISI suggestiva e perché pensiamo che possano favorire le riflessioni. Nel gruppo di studio queste considerazioni sono state l innesco per discussioni appassionate e approfondimenti. Tutto il testo è una derivazione di discorsi fatti in un aula. Alcuni esempi quindi possono risultare un po semplici e semplificati come sempre accade quando si parla a braccio. Naturalmente l eventuale eccessiva semplificazione è responsabilità dei redattori. Il libro può essere letto in molti modi: dall inizio alla fine, come un romanzo. Oppure andando a cercare qua e là stimoli e spunti per la propria personale ricerca. Sul sito di Scuola Coop sono presenti tre video. Uno di diciassette minuti in cui Miguel Benasayag offre uno spaccato delle sue riflessioni e considerazioni. Poi una intervista più lunga e completa (circa un ora e un quarto) per chi volesse approfondire il suo pensiero. Infine un ultimo video di circa cinquanta minuti, che coniuga una serie di considerazioni dei partecipanti al gruppo di studio con alcuni suoi brevi interventi. Vedere questi filmati può certo aiutare a comprendere meglio il senso e i contenuti di questa pubblicazione. Volendo ancora approfondire questi temi, alla fine del libro proponiamo una bibliografia minima di testi e autori utili alla causa. Soprattutto la causa della cooperazione. Infine, un po in tutte le organizzazioni si sono adottati stili professionali che escludono la riflessione, lo studio e il confronto dal proprio tempo operativo. La classe dirigente di questo Paese, non a caso, si distingue per una conclamata e talvolta esibita e vantata mancanza di conoscenze. Oppure per una tendenza al pensiero specialistico e utilitarista che considera un certo genere di riflessioni tempo perso. Questo lavoro fa parte di una costellazione di contributi finalizzati a prevenire i guasti di

12 ISTRUZIONI PER L USO 11 questa mentalità che considera un costo l esercizio e la valorizzazione del nostro cervello. Un contributo a promuovere una maggiore umiltà quando si abbia il potere di prendere decisioni che non riguardano solo chi le prende. Immersi nella crisi della nostra epoca, di fronte alla complessità di fenomeni che non saremo mai in grado di capire totalmente e a maggior ragione in grado di governare con facilità, dovremmo sempre tenere presente che alcuni un po di più, altri un po di meno, ma siamo tutti ignoranti. Buona ragione per ricominciare a studiare.

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14 Nota introduttiva I testi di questa pubblicazione sono il frutto del lavoro di Aldo Bassoni, Direttore della rivista Nuovo Consumo e di Enrico Parsi, Direttore di Scuola Coop. Anche le note sono scritte di loro pugno. Le eventuali imprecisioni, incoerenze e difficoltà di scorrevolezza non sono attribuibili all autore delle lezioni, ma a loro. Si è comunque fatto uno sforzo di semplificazione e chiarificazione linguistica per rendere il testo il più comprensibile possibile a chi, non avendo partecipato al gruppo di studio, potrebbe avere qualche difficoltà.

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16 Ringraziamenti Il primo ringraziamento va a chi ha partecipato al gruppo superando lo scoglio di una certa indeterminatezza iniziale: Graziella Rondano e Gioacchino Maida di Novacoop, Romeo Cambi, Manola Manini, Eleonora Petrocchi, Stefano Cesari, Daniela Mori, Claudio Vanni, di Unicoop Firenze. Federico Scandolari del Sait di Trento. Gianfranco Verziagi del C.d.A. di Scuola Coop. Gianni Tasselli di Coop Consumatori Nordest. Aldo Bassoni di Unicoop Tirreno. Michele Dorigatti della Federazione Trentina della Cooperazione. Stefano Ferrata, Alessandra Gasperini, Luisa Pilo, Daniela Regnicoli, Enrico Parsi di Scuola Coop. Un secondo ringraziamento va a Francesco Beltramini che con infinita pazienza ha trascritto le lezioni di Benasayag rendendo possibile il nostro lavoro di revisione. Un ringraziamento speciale a Aldo Bassoni che per rendere questo testo fruibile ha passato diverse ore del suo tempo libero a correggere, scrivere e aggiustare. Senza la sua professionalità questo lavoro non avrebbe visto facilmente la fine. Un ringraziamento alle bravissime interpreti Giovanna Melloni e Monica Carbone che hanno reso più facile il compito di chi ha trascritto e scritto. Un ringraziamento a Miguel Benasayag, che vorremmo definire con un semplice aggettivo: generoso.

17 16 MALGRADO LA CRISI Un ringraziamento a Elisa Mazzini, Claudio Mazzini, Sergio Soavi, Cristina Del Moro, Rita Nannelli, Cristina Vaiani, Vincenzo Ruggiero, Paolo Mantegazza che hanno letto una prima bozza del testo offrendoci preziosi suggerimenti. Tutti presi in considerazione anche se non sempre abbiamo agito di conseguenza. Un ringraziamento a Fabrizio Silei per la bella copertina che si richiama a un esempio contenuto nel libro e per il contributo alla revisione dei testi. Un ringraziamento a Marco Lami che, come Presidente di Scuola Coop, non ha esitato a incoraggiarci e a condividere la proposta di creare un gruppo di studio con Miguel Benasayag. Un ultimo ringraziamento alla Coop in generale che ci lascia fare cose che potrebbero essere considerate folli da un certo tipo di cultura aziendalista.

18 Prologo Le ragioni di un dialogo con Miguel Benasayag Ci siamo incontrati diverse volte. A Lucca e Rimini dove presentavi i tuoi libri, Elogio del conflitto e L epoca delle Passioni Tristi. Ti abbiamo cercato perché affascinati dalla tua storia e da un pensiero interdisciplinare che pensiamo sarebbe utile recuperare, visto lo stato in cui versano i mondi della politica e dell impresa caratterizzati spesso da semplificazione, utilitarismo e pensiero lineare. L ancoraggio nasce perché ci riconosciamo in alcune tue analisi e descrizioni dei fenomeni economici e sociali che sono parte della nostra quotidianità e della nostra esperienza come persone. Come quando parli del futuro, che a tutti noi appare minaccioso; oppure delle varie forme di disagio che, originando dalle condizioni di vita e di lavoro, non sono affrontabili con criteri intrapsichici o peggio ancora psichiatrici. Il legame nasce anche dal fatto che nel mondo politico italiano, fortemente condizionato da una filosofia imprenditorialmanageriale, si è consolidata la tendenza a considerare la cultura e il lavoro intellettuale cose di scarso valore. E anche per questo ci sembra prezioso un ragionamento su temi che tu affronti da anni. Ci siamo poi visti a Parigi e a Montelupo per sviluppare insieme una riflessione anche con e tra colleghi curiosi e impegnati. Nel frattempo la tua bibliografia si è arricchita di nuovi libri in cui si parla della differenza tra organismi naturali e organismi artificiali e della salute. Filoni di ricerca che potrebbero sembrare lontanissimi dalle esigenze pratiche

19 18 MALGRADO LA CRISI di chi fa impresa e che invece, come vedremo, si rivelano cruciali anche per comprendere in cosa può consistere la vita e la morte di un organizzazione. E porsi il problema della vita e della morte di un organizzazione, del suo mutamento, a volte del suo cambiare pelle, ci sembra importante per qualsiasi tipo di organizzazione, visto che questi cambiamenti ci sono e riguardano tutti. Il nostro gruppo ha discusso e studiato con te una serie di concetti che ormai sono divenuti parte di una riflessione che stiamo conducendo con studiosi italiani di fama internazionale, economisti, antropologi, psicologi. Persone che, come te, ci hanno posto le stesse domande: quali sono le caratteristiche della vostra organizzazione che hanno permesso una vita così lunga? E quali sono i fondamentali del vostro modo di funzionare che una volta messi in crisi potrebbero portarvi a non riconoscervi più, a trasformare la vostra identità, se non addirittura a morire? In altri termini in cosa consiste la vostra diversità e in che modo può rappresentare un alternativa al pensiero dominante che ci ha portato dritti dritti verso questa crisi che sembra irreversibile? In queste loro domande, in queste tue domande, si nascondono una serie di questioni che vorremmo affrontare. Proviamo a elencarle: Una riflessione sull epistemologia: cioè sul modo di conoscere la realtà e sui criteri, talvolta impliciti, che governano le nostre azioni e caratterizzano il nostro pensiero. Perché spesso non siamo consapevoli di come si pensa e dei presupposti impliciti nelle nostre pratiche. Epistemologia è una parola difficile e, ne siamo convinti, molti uomini di impresa, storcerebbero la bocca di fronte a questa che può essere considerata inutile filosofia.

20 PROLOGO 19 Eppure il nostro modo di pensare non è un astrazione rispetto alle nostre pratiche e a noi sembra che la distinzione tra prassi e teoria, tra fare e pensare sia il frutto di uno schema vecchio e inadatto alla comprensione dei fenomeni. Di questo vorremmo parlare. Una riflessione sulle organizzazioni sociali che prende le mosse dai tuoi studi sulle caratteristiche degli organismi viventi e artificiali. È il tema delle invarianze: cosa rimane stabile rendendo riconoscibile un organismo nonostante il tempo lo possa anche cambiare profondamente? Questo tema ci sembra possa aiutarci a re-interpretare la nostra organizzazione, anche con l aiuto di concetti diversi da quelli usati nel passato. Una riflessione sull economia e in particolare quella che abbiamo subito negli ultimi trenta anni: il neoliberismo e le sue conseguenze sociali, culturali e psicologiche. L economia, intesa come disciplina, non è neutra e se da un lato ha assunto le caratteristiche di una scienza a parte (o una fede), dall altro finisce per condizionare la nostra esistenza e condiziona anche lo spirito delle altre discipline scientifiche. Una riflessione sul concetto di territorio che nel tuo modo di lavorare sembra una possibilità per resistere e creare realtà diverse. È questo un tema importante in Italia, dove la parola territorio assume anche una valenza di chiusura e contrapposizione. Una riflessione sull individuo. Sul mito dell individuo e i suoi correlati di derivazione economica: la ricerca di una flessibilità astratta che porta a un idea di uomo flessibile, privo di qualità, ma perfettamente modificabile in base

21 20 MALGRADO LA CRISI alle esigenze industriali; e sul modello delle competenze, suo corollario, che nel mondo aziendale e nel mondo della psicologia del lavoro ha avuto un successo indiscutibile, spesso monopolizzando l intera attività formativa e culturale che vi si svolge. Una riflessione sul disagio psichico e sociale che si origina anche dalla concretezza del mondo del lavoro e dal diffondersi di pensieri e idee dannose sulla vita, sul successo individuale, sul potere. Qui siamo in sovrapposizione con quella che alcuni studiosi chiamano economia della felicità, che si interroga anche sulle condizioni di lavoro, sui modelli organizzativi e i suoi presupposti. Una riflessione sul cambiamento e sulle possibili azioni per il cambiamento. Perché se la superficie sociopolitica e i media ci consegnano schemi di impegno che sembrano essere sempre gli stessi, il mondo pullula di esperienze originali, diverse e diffuse. E questo tema, per un Paese come il nostro, regno de Il Gattopardo, è davvero importante. Da ultimo ancora una riflessione sulla ricerca sociale. Perché pensiamo che la nostra organizzazione, pur con tutte le sue contraddizioni, contenga esperienze e storie di cambiamento e resistenza che si basano su presupposti talvolta non consapevoli o non ben esplicitati. E che rimettersi in una prospettiva di ricerca e di elaborazione propria, sia tempo speso bene. Fin qui i nostri interessi, senza escludere eventuali riflessioni impreviste che possono nascere dal nostro dialogo. Da quando ci siamo incontrati, in Italia l ondata neoliberista in economia e autoritaria in politica si è arricchita di nuovi

22 PROLOGO 21 capitoli che sembrano mettere in discussione i fondamenti dello stare insieme: un attacco forte alla Costituzione e più in generale all idea che debbano esistere beni comuni. Molti dicono che la crisi non sia solo economica. Che il modello che la sostiene sia arrivato a fine corsa e la crisi sia profondamente culturale. Poi però, le soluzioni proposte sono le stesse che sembrano averla provocata: ineguaglianze sociali, meno Stato nel welfare, ma molto più Stato nelle azioni autoritarie e di controllo, visione mercantile della società in ogni suo aspetto, distribuzione della ricchezza sempre più iniqua, individualismo, pensiero lineare, efficientismo, tagli alla cultura e al sociale. Nel tuo lavoro affermi però che la realtà non è solo quella dichiarata e fatta percepire dal pensiero dominante. Affermi che il mondo è pieno di esperienze economiche che non sono caratterizzate dal profitto come unico interesse; esperienze civili e sociali diffuse che testimoniano già l esistenza di un altro mondo da scoprire e evidenziare. Affermi poi che il cambiamento e la resistenza verso processi distruttivi che vengono fatti passare per ineluttabili, non avviene attraverso le tradizionali forme di lotta politica più o meno antagonista, ma attraverso un azione che è creazione di esperienze e forme di relazioni concrete. Una costellazione di azioni che si inserisce nelle fratture che qualsiasi sistema mostra, senza negare la realtà, ma vivendola e trasformandola. E per questo, crediamo, ti sei incuriosito della nostra organizzazione, perché questa sembra contenere, nel suo agire, il presupposto di un cambiamento legato ad azioni concrete che non negano il rischio di possibili contraddizioni. La nostra organizzazione non è al riparo da una crisi che investe tutti. Quando si parla di cooperative si parla di una realtà composita, strutturalmente e potenzialmente in grado di offrire alternative concrete a un modo di fare

23 22 MALGRADO LA CRISI impresa che mostra tutti i suoi limiti. Si tratta però anche di una realtà non esente da ombre su cui è giusto riflettere. Ci affascina l idea che si possa studiare Coop confrontandosi anche con realtà diverse; e di farlo anche grazie a concetti offerti da discipline diverse dall economia. Ci interessa provare a comprendere, anche attraverso ragionamenti inusuali, quali possano essere le ragioni profonde che permettono a un organizzazione come questa di mantenersi viva. Ci affascina l idea di avviare uno studio per comprendere, se possibile, quali sono gli invarianti che ci permettono di continuare a esistere e quali potrebbero essere invece le soglie da non superare se non vogliamo perdere la nostra identità. E ci piace pensare che tutto questo possa essere condiviso con colleghi che hanno a cuore la vita della nostra organizzazione e le sorti del nostro Paese, non rassegnandosi all idea di vivere in un mondo di passioni tristi e di futuro rubato. Siamo interessati alla possibilità di mettere nero su bianco le cose che abbiamo imparato con te. E, se sarà possibile, anche attraverso la nostra collaborazione, proseguire in modo più consapevole nel nostro impegno per un modello di società in cui l agire economico non sia fine a se stesso, ma anche crescita civile. Il dialogo è iniziato. La parola a Miguel Benasayag.

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26 Due modi di fare ricerca Oggi ci sono due modi di fare ricerca: uno consiste nel lavorare in contesti puramente teorici. In questo caso si affronta il tema della crisi dal punto di vista storico, o anche sociologico, restando chiusi in ambiti accademici, fuori da ogni altro tipo di pratica. Un altra corrente di pensiero sostiene invece che bisogna capire la crisi attraverso pratiche concrete. Quindi si fa ricerca agendo. Passo due o tre mesi l anno in Argentina, a Buenos Aires, dove lavoro con un gruppo di persone che provengono da ambiti diversi e con il quale cerco di capire la questione della sociabilità. Uno dei problemi delle città in America Latina è l aumento della violenza. Ci sono sempre più bambini per strada che diventano violenti dando luogo a un circolo vizioso, una spirale che non si riesce più a interrompere. Ci troviamo in una situazione incredibile, con ragazzi di dieci, undici, dodici anni che uccidono anche altri bambini. E ci sono persone che cominciano a difendersi. In Argentina, ad esempio, sono arrivati squadroni della morte brasiliani per uccidere questi bambini. Noi stiamo lavorando su questo problema già da diversi anni e per molto tempo le persone progressiste erano convinte che questi problemi fossero conseguenza diretta della struttura capitalistica e delle sue modalità di vita. La scommessa di queste persone si basava sulla credenza che una volta fatta la rivoluzione, una volta raggiunto il socialismo, ci sarebbe stato un cambiamento automatico e tutti questi problemi si sarebbero risolti.

27 26 MALGRADO LA CRISI Ma questo modello di pensiero, che ci dice che alcuni cambiamenti strutturali risolveranno tutti i problemi, ha mostrato il suo limite ed è fallito. Oggi in Argentina sono al potere alcuni dei miei compagni di lotta all epoca della dittatura. E lo stesso accade in Brasile e in Bolivia. Ma ci rendiamo conto che i problemi sono molto più complessi di quanto immaginassimo. Noi non ci aspettiamo che arrivino degli universitari con un modello che poi applicheremo. Non ci aspettiamo che arrivi il modello perfetto. Non pensiamo che la rivoluzione sia alle porte e che dopo di essa tutto si risolverà automaticamente. Non ci aspettiamo che dei militanti politici ci dicano qual è il modello giusto per poi applicarlo. La crisi storica che stiamo vivendo non può essere capita nella sua complessità standosene comodamente fuori. Può essere capita soltanto se si considera la molteplicità dei suoi volti. A Buenos Aires, ad esempio, abbiamo lanciato questa sfida lavorando nel concreto di questa orribile situazione di violenza di strada nella quale piccoli borghesi e impiegati devono difendersi diventando anche loro sempre più violenti. E nella quale si assiste a una sorta di recrudescenza dell apartheid sociale. Ecco la domanda: in questa situazione, di fronte a questa problematica, come possiamo capire il mondo? Come possiamo capire il mondo e la nostra società a partire da questi problemi? Ci sono diversi ambiti di intervento possibile per procedere verso la comprensione della realtà. Io lavoro su queste tematiche anche nell ambito della salute mentale. In Italia ho cominciato a collaborare con un gruppo teatrale di Trieste che opera in ambito psichiatrico. In Francia ho lavorato sul tema dei legami sociali nei quartieri. Ma le questioni devono essere affrontate anche da un punto di vista scientifico e quindi continuo a cercare di capire come la crisi si sviluppa e si manifesta anche attraverso lo

28 MALGRADO LA CRISI 27 studio delle discipline sociali, della biologia, dell epistemologia. Senza futuro? Oggi viviamo in un mondo nel quale l irrazionale sembra sempre più presente. Basta ascoltare la radio, guardare la tv o leggere i giornali e vediamo che nessuno controlla, né comprende ciò che sta accadendo. Ad esempio: perché la Grecia si trova in una crisi totale nella quale il popolo sperimenta la vera e propria miseria? Perché Spagna, Portogallo e Italia rischiano di seguire la Grecia in questo baratro? Perché non si può interrompere questo processo? Tutto questo oggi si può comprendere anche cominciando a considerare l irrazionalità come un elemento della realtà, un ingrediente che i modelli classici di pensiero, anche economici, non contemplano perché questi modelli erano e sono basati su un idea di razionalità trionfante. Una delle sfide che ci troviamo di fronte è dunque quella di capire quali nuovi modelli possono aiutarci a vedere le cose con un po più di chiarezza. La situazione in Europa è simile a ciò che accade, o che può accadere, quando è in atto uno scontro. Perché in effetti c è una guerra economica. Questo è un momento della nostra storia in cui bisogna avere il coraggio di dire che siamo sull orlo del baratro. Le nostre società e il nostro modello di vita sono sull orlo dell abisso. Non voglio essere apocalittico, ma il mondo è minaccioso. Come diceva Gramsci, il vecchio mondo non c è più, il nuovo tarda a farsi vedere e in questo vuoto emergono tutti i mostri. Ma Gramsci, quando scrisse queste parole, era ottimista. Infatti, dicendo il nuovo mondo tarda a comparire dava per scontato che in ogni caso un nuovo mondo sarebbe comparso. Noi invece non sappiamo neanche se questo mondo ci sarà. Possiamo augurarcelo,

29 28 MALGRADO LA CRISI ma la verità è che non abbiamo neanche l ottimismo che Gramsci ci ha trasmesso nei suoi Quaderni del Carcere. Io credo che questo ottimismo possiamo recuperarlo solo se cerchiamo di sperimentare prassi che dimostrino che qualcosa di diverso è possibile. Non si tratta quindi di essere ottimisti o pessimisti in teoria, come atto di fede. Piuttosto è più importante vedere se siamo in grado di comprendere nuovamente il mondo e agire su di esso. Oggi abbiamo a disposizione sufficienti modelli epistemologici per affrontare la complessità. Certo, poi bisogna vedere se questa comprensione riesce a trovare applicazioni pratiche e concrete. Bisogna vedere, cioè, come questa comprensione funziona effettivamente. Non parliamo quindi di pessimismo o di ottimismo, ma di qualcosa che fa paura un po a tutti: la responsabilità di dover agire senza un dogma o un modello di riferimento. Il modello lo dobbiamo costruire noi. Sulla base della mia esperienza di vita sono portato a dire che questa è la cosa che fa più paura agli esseri umani. Quando facevo parte della Resistenza contro la dittatura in Argentina, nei momenti peggiori, più duri, più pericolosi della lotta, c erano sempre nuove persone che si univano a noi. E questo era incredibile. A volte dovevamo frenare le persone, perché era molto pericoloso e non avevamo neanche più la capacità di accoglierli nella rete della Resistenza con un minimo di sicurezza. Eppure, malgrado tutto, c era sempre qualcuno che voleva unirsi a noi. Oggi non rischiamo la vita e non rischiamo di andare in galera, eppure non c è quasi nessuno che sia disposto a dare il proprio tempo e le proprie capacità per resistere all orrore che si fa avanti. Annegare nell impotenza Sappiamo bene che ci sono ovunque molti gruppi, associazioni, collettivi che si impegnano. Ma per molta gente

30 MALGRADO LA CRISI 29 il problema è sempre la motivazione. Ad esempio, molte persone spesso dichiarano di voler creare legami sociali o di voler lottare contro il razzismo. Dichiarano di desiderare molte cose che servono per migliorare la società. Abbiamo fatto una ricerca a Parigi per cercare di studiare i motivi immediati che vengono anteposti a quello che si dichiara di desiderare. Le risposte sono state del tipo: perché ero a cena con mio nipote perché ero stanco perché avevo mal di schiena. Queste risposte sono molto interessanti per chi, come me, ha visto persone che agivano consapevoli di rischiare la prigione, la tortura e la morte. Questo accadeva perché c era una linea da seguire, c era un riferimento che ci permetteva di muoverci. Trovo stupefacente constatare che, siccome oggi non c è una linea, un riferimento, si ha molta più paura di quanta non se ne avesse allora. C è qualcosa in questo fenomeno che ci deve far riflettere, qualcosa che ci interroga sulle ragioni per cui, nella nostra società, le persone annegano nell impotenza dell immediato. Io penso che le persone non si muovano perché la nostra società è riuscita a produrre una diminuzione della potenza vitale. In realtà molti desiderano fare delle cose e credono che sia importante farle. Ma c è un muro. Un muro di piccoli ostacoli che impedisce di fare ciò che si deve. E questa è una cosa che bisogna cercare di comprendere perché spesso nei collettivi, nei gruppi, si assume un atteggiamento moralistico e si dice che non va bene non andare alle riunioni, che non è corretto, che è sbagliato. Si esprime dunque una condanna morale, ma in realtà non si tratta di una questione morale. Il punto è capire come mai si sono interrotti certi collegamenti. Se tocco una piastra bollente la reazione istintiva sarà di togliere la mano. La reazione, cioè, è immediata e adeguata. Eppure viviamo in una società sempre più in-

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