ARIONE. L editoriale. di Lorenzo Lucianer

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1 L' Anno 13 n 22 - Periodico semestrale - Poste Italiane s.p.a. - Sped. abbon. postale 70% - DR Trento - Taxe Percue N Febbraio 2009 RIONE ANOTIZIARIO DEL COMUNE DI ALDENO

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3 di Lorenzo Lucianer editoriale Ultimo numero della legislatura, che chiude in anticipo sul tempo ordinario. Un numero che non voleva uscire, quasi un bisogno di quiete, dopo lo sconquasso emotivo. La scomparsa di Daniele Baldo ha lasciato il segno, ha lasciato domande. Il tempo per pensare, per sedimentare, ci voleva. Non che quello trascorso sia abbastanza per sopire tutto quanto. La presenza di Daniele è ancora forte, e questo complica le cose. Si trova nelle opere del paese che vanno a compimento, nei progetti che camminano ancora con una molla che lui aveva caricato. Ma c è soprattutto nella scia di un affetto a lungo trasmesso e troppo presto interrotta. Ha lasciato il segno Daniele, come coloro che hanno impresso alla propria opera un carattere, un impronta distintiva. Daniele ha amministrato con un idea, prima ancora che con delle idee: che la persona fosse al centro della comunità, che la famiglia venisse prima del consumatore, dell utente, dell elettore, delle tante parcellizzate accezioni che definiscono, spesso impoverendoli, i ruoli civili e pubblici del cittadino, ma che non ne compendiano lo spirito, la storia, le speranze, i legami. Un idea-guida che ne ha fatto un amministratore speciale, che ha dato impronta a ciò che in paese si è realizzato e si va formando. La piazza, il cuore del borgo dove la comunità si rappresenta, le strade che raccolgono la storia, gli edifici che la raccontano, i luoghi del sapere e della cultura, gli spazi del respiro, dello svago e dello sport. Tutto si richiama a quella idea: il sostegno ai giovani, agli anziani, la ricerca di integrazione tra le generazioni e con gli immigrati, le associazioni, il volontariato: affiancamento e sussidiaria presenza dell amministrazione, opere incorporee, ma che per Daniele erano fondamentali, certamente non meno importanti delle costruzioni e delle strade. Raccogliere il testimone, proseguire nel solco, oppure staccare, prendere una via diversa, un indirizzo nuovo? Far seguito a Daniele Baldo comporta per chiunque tanti interrogativi ed un inevitabile, perfino crudele confronto. Ci sono nel paese aspettative note e frontiere nuove, legate ai veloci cambiamenti sociali, alle tante persone in più, ai mutamenti delle prospettive economiche che richiamano esigenze urbanistiche. amministrazione di Daniele è stata chiamata per prima, nella storia del paese, ad affrontare un accelerazione tanto incisiva, ha tracciato una via, avviando soluzioni e progetti in piena fedeltà alla propria formazione, in coerenza con la propria sensibilità e la propria cultura. Bisognerà proseguire e completare, ma bisognerà immaginare ancora scenari e soluzioni nuove, perché Aldeno, come altri centri nell orbita della città, è un piccolo cosmo in espansione. Tuttavia, chi seguirà Daniele avrà il diritto, persino il dovere di interpretare il ruolo a modo suo, attraverso le proprie sensibilità, la propria cultura e la propria esperienza. Soprattutto senza complessi, proprio come Daniele Baldo aveva fatto per sé, assumendo la responsabilità che la scelta del paese gli aveva affidato. Dunque, la chiave è ancora una volta nella coerenza con se stessi ed in una relazione etica, cioè onesta, attenta, scevra da compromessi meno che virtuosi, con la comunità. E questa immateriale eredità il lascito più prezioso che occorre raccogliere. 3

4 Società Aldeno da vivere inaugurazione, postuma, delle opere urbane realizzate con l amministrazione di Daniele Baldo: un omaggio commosso di Aldeno al suo sindaco. Un momento dell inaugurazione, ricordando Daniele. Immagino l armonia di un progetto globale, che saldi profondamente l urbanistica alla società, che concorra alla ricostruzione di una società con radici comuni, alla ricomposizione di una diaspora che rischia di disperdere nel cambiamento caotico ciò che di storia e di cultura si è costruito in generazioni. Mi ha colpito molto questa frase, tratta dal testamento politico di Daniele Baldo: sembra essere sfilata, infatti, da un dialogo interiore molto intenso, tutto proiettato sul futuro di un paese che amava moltissimo, capace di sorvolare sulle vuote raccomandazioni, strutturandosi, piuttosto, attorno a verbi, come immagino, credo, vedo. Sono i verbi che usano gli uomini di visione: quelli che accade di trovare più spesso nei Paesi del Nord che sulle strade quotidiane del nostro Paese. Sono questi, anche, i verbi che si sono sentiti risuonare lo scorso 21 Settembre sulla piazza Cesare Battisti, dove la comunità di Aldeno ha inaugurato le opere lasciate in otto anni di legislatura dal sindaco Baldo. Opere che riguardano la ristrutturazione di uno dei pochi monumenti antichi del di Andrea Schir paese, la vecchia Torre di San Zeno, in centro all abitato e l arredo delle piazze Segantini e Depero nella nuova zona edilizia a sud. E ancora l intervento su piazza Battisti e sulle vie adiacenti, con la ristrutturazione della caserma carabinieri, la nuova illuminazione e la dotazione di parcheggi, sotto la Famiglia cooperativa, in piazza del Melograno e in via alla Busa. La realizzazione, infine, del Centro raccolta materiali ad est del paese, sembra riassumere ed esprimere bene l idea che ha ispirato l intensa fase progettuale vissuta dal nostro paese negli ultimi anni: quella convinzione, cioè, che la misura della politica sono le cose che si riescono a costruire, quando questa costruzione riesce anche a modificare le persone, a far crescere la cultura e la civiltà fra la gente. Alla cerimonia, aperta dalla Messa celebrata dal parroco don Daniele Morandini ed accompagnata dal coro parrocchiale e dalla banda, svoltasi alla presenza del Presidente della Provincia Lorenzo Dellai, degli Assessori provinciali Mauro Gilmozzi e Tiziano Mellarini, della Presidente del 4

5 Società Tiziana Gasperi Baldo taglia il nastro tricolore con il governatore Dellai e il vicesindaco Beozzo. Comprensorio Renata Stenico e del Sindaco di Cimone Gino Lorandi, in un sentito intervento, il vicesindaco Emiliano Beozzo ha rammentato come le inaugurazioni delle opere furono sempre rimandate a tempi migliori ed ha ricordato la ritrosia del sindaco Baldo a trovare il tempo, anche mentale, di fermarsi un attimo, di godersi il frutto del lavoro comune dopo tanti anni di impegno, ansie e aspettative. Ecco, proprio questo atteggiamento, che non è quello faustiano di chi osserva beato l attimo fuggente, vedendo sorgere le opere a cui ha dato origine, questa visione più sofferta anche dei pericoli che queste stesse opere possono produrre propria anche di altri uomini politici, fra cui ricordo Aldo Moro, che, spesso, ammoniva affermando che di crescita si può anche morire mi sembra lo rendano quell uomo di visione che, La panchina di Pia Nicolodi: Siediti, pensa, poi parla. appunto, citavo all inizio. Mi piace, quindi, pensare che, quella panca di antico legno, che la signora Pia Nicolodi, in occasione della cerimonia di inaugurazione, ha donato alla comunità di Aldeno e che verrà collocata davanti agli uffici del Comune perché la gente si sieda e rifletta prima di parlare, sia sì un ricordo di Daniele Baldo, ma anche un simbolo capace di raccogliere tutte le storie delle persone che hanno amato il nostro paese e la nostra terra, lasciandoci insegnamenti di fede, di amicizia, dell arte del vivere insieme, dell ospitalità e che sono fonte inesauribile di meditazioni sulla vita, sulla vecchiaia e sulla ricchezza della diversità. Mi pare di poter dire, infatti, che anche da queste storie ricche di personaggi singolari, di aneddoti curiosi, di lezioni nate dalla saggezza popolare ed offerte dai padri ai figli, di momenti duri, sofferti e solitari, di volti e di parole che restano a lungo impressi nella memoria, Daniele Baldo abbia cercato di trarre quel senso esatto della vita, in cui la memoria personale ed individuale sfuma nella storia universale, o meglio, senza forzature, si fa patrimonio di memoria collettiva. 5

6 Società Progettare la qualità della vita Intervista al giovane ingegnere Mattia Baffetti, autore di una tesi di laurea sulla riqualificazione dell area SOA. di Mattia Maistri Mattia Baffetti al Mart. Mattia Baffetti mi raggiunge infreddolito, una sera di fine dicembre, all interno dell edificio che ospitava la vecchia scuola elementare. Ricorda subito che questa è stata anche la sua scuola. È evidente la nostalgia e l orgoglio con cui lo dice, segno che il legame con Aldeno è forte e vivo. Mattia, classe 1982, è uno dei tanti giovani di Aldeno che si è dato da fare: studi classici, laurea in Ingegneria edile-architettura e ora collaborazione da libero professionista con lo studio Marzari di Rovereto. E soprattutto due premi vinti grazie alla tesi di laurea, che un legame con il suo amato paese ce l ha, eccome. Tanto per cominciare qual è il titolo della tua tesi? Il processo di riuso dell area S.O.A. di Aldeno come occasione di riqualificazione urbanistica. Tra qualità dello spazio pubblico ed edifici a basso consumo energetico. Un lavoro che ti ha fatto vincere ben due premi. Puoi parlarcene? I due premi che ho vinto sono di natura completamente diversa. Il primo è il premio dedicato a Ito Del Favero e assegnato dall AN- CE, la sezione edilizia dell Assindustria di Trento. È un premio che ho conosciuto fin dalla sua prima edizione nel 2001, proprio l anno in cui mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria. È un premio destinato alle migliori tesi dell Università di Trento le cui tematiche possano avere un interesse per l attività edilizia a livello locale. E una volta laureato sono stato spinto a 6

7 Società Perché? Perché secondo me era andata persa l ottica di analisi generale del problema. Nel bando si parlava di analizzare l abitato nella sua complessità, ma alla fine le norme indicavano un perimetro, una cubatura, senza però entrare nel dettaglio di una riqualificazione generale. Nella tesi ho cercato, quindi, di fare questo: prendere in considerazione non solo l area ma anche il territorio di Aldeno e capire come l area Soa si potesse inserire in questo territorio senza diventare un oggetto estraneo. Premio Ito Del Favero. Al centro Mattia Baffetti. parteciparvi da un certo gusto per la competizione e dall idea che la mia tesi fosse pertinente con le richieste del bando. Allora ho pensato: perché no? Infatti Infatti è andata molto bene! E il secondo premio? Il secondo, invece, è un premio al quale non ho partecipato volontariamente. Mi è, come dire, capitato. Pensa che all inizio quando è arrivata la lettera che mi comunicava la vittoria pensavo si trattasse di uno scherzo di qualche amico burlone E invece? Invece la lettera è originale e firmata dal Rettore di Trento Davide Bassi e mi informa che ho vinto il premio per la miglior tesi della facoltà di Ingegneria nell anno accademico Complimenti. Ma questa tesi che si è meritata due premi, allora, di che cosa parla? ultimo anno di università mentre frequentavo un seminario per individuare l argomento su cui sviluppare la mia ricerca, ho guardato fuori dalla finestra di casa mia e mi sono detto che non serviva andar tanto lontano per avere una questione da affrontare. Di fronte a me c è l area SOA che dopo il terribile incendio del 1999 poteva diventare l occasione di una riqualificazione. Proprio per questo, tra l altro, il Comune aveva indetto un concorso di idee, i cui risultati, a dire il vero, mi avevano lasciato un po perplesso. Un compito oneroso. Come hai operato? Innanzi tutto ho cercato di partire dalla grande scala, analizzando la collocazione di Aldeno nella valle dell Adige e di come si è evoluto nei secoli. Tra l altro questa ricerca storica mi ha permesso di consultare documenti straordinari, come per esempio una foto aerea scattata dall aviazione austriaca durante le prima guerra mondiale e che ritrae proprio Aldeno. Una magnifica istantanea su quello che era il paese quasi cent anni fa. E poi? Poi ho tenuto conto dell aspetto sociale, ad esempio i sistemi insediativi, i flussi di pendolarismo e via dicendo. È stato interessante scoprire che fino a poco più di un decennio fa Aldeno veniva considerato a tutti gli effetti un abitato rurale, mentre ora i caratteri di urbanità e di legame con la città lo hanno reso quasi una sua propaggine, tanto che un paragrafo della tesi l ho intitolato Dal paesano al city-user. Ti vedo perplesso Questa situazione ha sicuramente portato dei vantaggi, ma ha creato anche il rischio enorme che Aldeno si trasformi progressivamente in un quartiere satellite di Trento. E questo sarebbe molto negativo. 7

8 Società sono fondamentali, perché incidono moltissimo sulla vita di ciascuno. Dopo mesi di scavi, è stato eretto il primo muro del nuovo magazzino frutta. Faccio per un attimo l avvocato del diavolo: perché dovrebbe essere negativo? Un cittadino di Aldeno potrebbe dire: sono vicino al posto di lavoro e ai principali servizi di Trento, parto al mattino e torno alla sera, non rompo al mio vicino, lui non rompe a me, qual è il problema? Il problema c è, eccome! E si chiama qualità della vita. Nell esempio che hai fatto quell abitante di Aldeno vivrebbe in una comunità che non è una vera comunità. Mi spiego meglio: in quest ottica lo spazio pubblico finisce per non avere più alcun valore, perché se il paese è considerato un dormitorio non interessa più a nessuno che sia bello, che sia dotato di servizi, che lo si possa vivere nell arco della giornata. Il bene pubblico viene azzerato e questo incide notevolmente sulla qualità della vita. Soffermiamoci allora su questo termine chiave: qualità della vita. Ragiono ancora per esempi. Sapere che in paese c è una viabilità per cui un bambino può andare a scuola a piedi in sicurezza senza rischiare di essere investito, è alta qualità della vita. Oppure rispettare l equilibrio del territorio, nel nostro caso quello rurale, per evitare che si costruisca indiscriminatamente e si perda l identità del paese, è alta qualità della vita. Avere una rete di amicizie, un rapporto sereno con i colleghi, la possibilità di gestire con calma il proprio tempo libero, è sempre alta qualità della vita. È interessante che secondo te la qualità della vita si realizzi più con le relazioni che con i mattoni. Beh, paragoniamo l essere umano ad un mosaico. La maggior parte dei suoi tasselli sono posti dagli altri, quindi c è una grande dipendenza dagli altri, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Per questa ragione le relazioni Come si traducono le relazioni in urbanistica? Presto detto. Con la mia tesi ho voluto sferrare un attacco feroce al vecchio modo di pianificare un paese. Il sistema classico con cui si affronta la stesura di un PRG (Piano Regolatore Generale, ndr) è quello che in inglese si chiama zoning, cioè la suddivisione del territorio in aree omogenee, ciascuna delle quali ha un determinata funzione: centro storico, zona di completamento, infrastrutture, eccetera. Secondo me è un modello superato perché è legato all idea della città in espansione, senza che si entri mai nel dettaglio del tessuto esistente e con il rischio di perdere di vista la pianificazione globale e l integrazione complessiva dell abitato. Sì, ma cosa c entrano le relazioni? C entrano. Perché se non entri nel dettaglio, se non lavori di fino (come invece prevede l ottica della riqualificazione dell esistente) rischi che le varie zone siano scollegate tra loro, che non ci sia insomma un disegno complessivo che tenga conto delle relazioni tra le diverse aree e soprattutto tra i cittadini che le abitano. Bisognerebbe, invece, pensare al paese come ad una rete, con i suoi fili e i suoi nodi. I nodi sono i fulcri della socialità, come i parchi e le piaz- 8

9 Società ze, mentre i fili sono le vie di collegamento. Il disegno complessivo non può essere disarticolato. Torno a farti due esempi. Pensa alle nostre strade: sono vie di comunicazione per tutti o spazi destinati soltanto agli autoveicoli? Nel primo caso dovrebbero essere progettate anche per i pedoni, per le biciclette, insomma per tutto ciò che permette di muoversi e incontrarsi. Nel secondo caso, invece, la strada sarebbe proprietà privata delle macchine, punto e basta. Pensa poi ai parchi. Se un PRG mi dice che in un area ci deve essere il 30% di verde, chi mi assicura che quel 30% sarà un bene pubblico a disposizione di tutti e non un grande giardino praticamente privato, ad uso soltanto delle palazzine circostanti? In entrambi i casi, dunque, se si vuole badare alle relazioni si deve entrare nei particolari, nei dettagli, e disegnare un progetto d insieme che non stabilisca soltanto norme generiche. Esistono delle città che hanno adottato il sistema della riqualificazione piuttosto che quello zoning? Certo. Uno dei modelli migliori è rappresentato dal quartiere Casanova di Bolzano. In quel caso l amministrazione ha indetto un concorso per un piano particolareggiato, che prevede ad esempio un bilancio energetico di quartiere. Ciò significa che ogni edificio deve essere costruito con una certa disposizione alla luce del sole, ad una certa distanza da un altro per non oscurarlo e con un certo standard di risparmio energetico (casa clima A). Non si limita a fissare le cubature, ma, ripeto, va nel dettaglio. E per l area SOA quale possibilità di riqualificazione hai previsto nel tuo studio? area SOA è molto più piccola del quartiere Casanova, ma questo non significa che non si possa intervenire allo stesso modo, magari indicando la disposizione, la forma e la classe energetica degli edifici per ottenere il risparmio energetico. Oppure stabilendo con precisione la struttura delle vie di comunicazione, non solo per le automobili. E a tal proposito ho anche lanciato una provocazione Siamo curiosi, quale? Beh, si potrebbe ripensare via Florida e immaginarla a senso unico. Data la futura costruzione della strada di gronda a fianco della variante, il traffico dovrebbe abbandonare in buona misura via La SOA. Lascerà il posto a... Florida, la cui carreggiata potrebbe essere ridotta. Si potrebbe destinare lo spazio rimasto ad un percorso pedonale e alberato che unisca, non solo idealmente, il parco delle Albere all area SOA. In questo modo il nuovo quartiere sarebbe molto più integrato con l abitato. Interessante, anche se difficile da immaginare Tutto quello che non c è è difficile da immaginare. Ma poi, quando viene realizzato, diventa comune. A tal proposito, allora, come ti immagini nel futuro? Quando penso al mio futuro ho dei grandi interrogativi. Di certo, cercherò di trovare nuovi stimoli, come ho sempre fatto. E poi di portare in ogni ambiente le mie competenze. C è forse eccessiva cautela nei riguardi dei giovani, che invece devono avere la possibilità di guadagnarsi la fiducia e dimostrare ciò che sanno fare e se lo sanno fare bene. 9

10 Società Davanti alla TV Il rapporto dei bambini aldenesi con la pubblicità. Un ricerca tra gli alunni della scuola elementare di Aldeno di Marzia Lucianer Guardare la televisione è diventato, secondo le più recenti ri-cerche, il modo più diffuso di utilizzare il tempo libero non solo tra gli adulti, ma soprattutto tra i minori. irruzione dei mass - media nella società odierna ha cambiato il quadro dei processi di socializzazione, facendo perdere peso alle tradizionali agenzie educative. Da anni ormai, la televisione occupa uno spazio superiore a quello complessivamente dedicato alle altre agenzie di socializzazione e la sua presenza ha l effetto di influenzare notevolmente l individuo nei diversi aspetti della propria vita. Quali sono però i condizionamenti sui più giovani, soggetti in fase di formazione e ancora privi di quelle protezioni, di quegli scafandri capaci di smussare le aggressioni esterne e quotidiane. Si sentono spesso genitori preoccupati, discutere tra loro sulle sorti dei loro figli. Emergono, dalle loro osservazioni, frequenti espressioni di sdegno o di rabbia, parole come diseducativo, alienante, violento, come isolamento, caduta di comunicazione. Lamentazioni che si concludono sovente con la minaccia di mettere la parola fine all uso del televisore in casa, o, per lo meno, in alcune zone della casa o in alcuni momenti particolari della vita domestica: il luogo del pranzo, il tempo dello studio. Pur tuttavia, ci sono indicatori che muovono, anche se a fa-tica, all ottimismo. Troppo spesso la tv è tacciata di essere un esempio negativo. Troppo spesso si giunge a conclusioni genera-lizzate e di comodo. E ancora troppo spesso si giudica senza cono-scere. Ha certamente una forte rilevanza la discussione sulla fun-zione che sempre più si attribuisce alla tv come baby - sitter e hanno certamente fondamento le perplessità che questa delega al mezzo elettronico suscita. Quel che è certo, è che la televisione è un mezzo in continuo mutamento sia sul piano tecnico (è già in atto il processo che la avvia a diventare uno strumento multimediale e interattivo), sia sul piano dei contenuti. Il problema è ora quello di capire quanto la società possa governare la televisione e quanto viceversa la televisione possa o debba influire sull evoluzione della società. La televisione riassume in sé una forte caratteristica di ambivalenza. Essa si riscontra, ad esempio, nella contraddi-zione fra il giudizio negativo che di essa si dà e l uso intensivo che se ne fa. Dopo decenni di reprimende da parte di psicologi, sociologi, moralisti, filosofi, educatori e gerarchie religiose, è compito davvero arduo metterne in rilievo invece i pregi e le va-lenze positive. E comodo da parte dei genitori affidarsi alle cure della tv baby - sitter nei momenti di bisogno. La tv c è sempre. Non costa nulla. E gratis, se ne resta lì scura e silenziosa, ma quando serve basta un click e comincia a fun- 10

11 Società zionare. Semplicissimo. Questa stessa forza misteriosa che ammansisce il bambino, lasciando il genitore libero di occuparsi delle sue cose, fa però paura. E una forza persuasiva e potente, capace di sottrarre il fi-glio all affetto della madre e di impadronirsene in un rapporto esclusivo e solitario, di interrompere il fluire del dialogo, di iso-lare un individuo dalla sua famiglia e dal suo mondo. Pur tuttavia è utile e la sua utilità è proprio in questo suo tre-mendo magnetismo. E utile quando informa, ma informando mo-stra nelle immagini la violenza del mondo; è utile quando diverte, ma divertendo assopisce il senso critico, è utile quando riunisce davanti al suo schermo la famiglia, ma al contempo ne ammutoli-sce il dialogo. Mezzo ambiguo, dunque, nel quale bene e male convivono in un apparente indissolubilità. Ciò nonostante è necessa-rio giungere ad una discriminazione, superando la tentazione dell esorcismo, per giungere ad una corretta valorizzazione delle sue migliori potenzialità. La pubblicità poi rappresenta il principale mezzo di finanziamento della televisione. La alimenta, ne permette la messa in onda dei programmi, molti dei quali altrimenti non sarebbero realizzabili, ed ha un ruolo ed uno spazio televisivi smisuratamente dilatati. Nella tv commerciale di oggi è il programma, lo spettacolo stesso che diventa pretestuoso contenitore di pubblicità, la vera ragione dell irradiazione televisiva. Affrontare l argomento dell influenza della pubblicità televisiva sui bambini significa riflettere da un lato sulla effettiva fruizione e sul consumo, dall altro vuol dire analizzare la qualità delle trasmissioni dedicate ai bambini, nelle quali si inserisce anche la pubblicità. Come emerso dalle interviste sottoposte ai piccoli teleutenti, e che verranno raccontate più avanti, essi imparano a memoria gli slogan e le musiche degli spot e poi desiderano possedere i prodotti reclamizzati. Ai bambini, inoltre, si presentano programmi che sono contenitori di pubblicità ed offrono loro il ruolo di attori sfruttando così la loro naturale capacità di coinvolgere emotivamente gli adulti. utilizzazione dell innocente curiosità, il voler conoscere e sperimentare il mondo misterioso in cui si trovano i più piccoli, ha finalità educative o ci troviamo di fronte ad una volontà crudele e spietata che si avvale della loro spontaneità? Quali sono le reali intenzioni di chi realizza e mette in onda spot televisivi dedicati ai bambini? Con quali espedienti vengono attratti i giovani telespettatori per servirsene e farli diventare «esca che induce i genitori all acquisto»? In cosa consiste e quali conseguenze porta quel processo che accelera la socializzazione del bambino nel mondo adulto? Domande che potrebbero apparire scontate se attorno ad esse non si prolungasse un ampia ed approfondita e più che mai attuale discussione. Questo piccolo studio non è nato tuttavia con intenti rivendicativi o contestativi, anzi, l obiettivo principale è quello di realizzare una ricerca a carattere riflessivo e priva di un giudizio a priori. intento, semmai, è di fornire uno spunto d analisi più attuale e contestualizzato alla realtà del paese di Aldeno, comune di circa 3000 abitanti a 10 chilometri dal capoluogo trentino. Si tratta di una ricerca realizzata sulla fruizione, sul consumo, sulla percezione e le opinioni dei bambini nei riguardi della televisione e della pubblicità, condotta in una prospettiva pedagogica, ed offerta ai genitori, agli operatori dell educazione e a quanti sono interessati, per avviare un dialogo in un ambito particolarmente importante e delicato della crescita del bambino. 11

12 Società LA RICERCA SUL CAM- PO: gli alunni della scuola elementare di Aldeno (TN) indagine ha coinvolto due classi di quarta (31 alunni) e due classi di quinta elementare (35 alunni) del plesso scolastico di Aldeno, per un totale di 66 questionari. età degli alunni del campione preso in considerazione è tra i 9 e gli 11 anni; 34 sono le femmine, 32 i maschietti. La struttura del formulario sottoposto agli alunni di Aldeno è stata questa: il questionario, anonimo, è stato distribuito dagli insegnanti durante l orario scolastico, nel mese di Gennaio Il questionario è stato diviso in due parti. La prima, denominata fruizione e consumo, ha avuto come scopo quello di verificare l effettiva fruizione che i bambini fanno della tv ed era composta da 4 domande. La seconda, percezione, valutazione, memorizzazione spot, raggruppata in 6 domande, ha voluto rilevare come i piccoli percepiscono la pubblicità, quali e perché le ricordano. Nella sezione iniziale, ai bambini è stato chiesto di specificare la loro età, il sesso, la classe frequentata. Nella scelta delle domande da proporre ai bambini, ho usufruito della traccia dell intervista guidata che Gianni Statera, Sara Bentivegna e Mario Morcellini propongono in Crescere con lo spot (AA.VV., G. Statera, S. Bentivegna, M. Morcellini, Crescere con lo spot, Pubblicità televisiva e socializzazione infantile, Nuova Eri, Torino, 1992, pag. 151 e seguenti). PRIMA PARTE: Fruizione e consumo Nel paese di Aldeno, la media del consumo televisivo risulta piuttosto contenuto. Il campione da me analizzato si trova nella fascia d età tra i nove e gli undici anni, un età più controllata da parte della famiglia che non quella degli adolescenti, certamente più propensi ad un maggiore consumo quotidiano. Il grafico sottostante riguarda le risposte alla prima domanda: In genere, quante ore al giorno guardi la televisione?. Il 52% degli intervistati guarda la televisione meno di tre ore al giorno. Un buon 11% ha dichiarato di guardarla da tre a quattro ore. 1% vi si dedica dalle quattro alle cinque ore al giorno e un 2% passa più di cinque ore davanti al video. Tutto sommato, paragonati a ricerche sviluppate sul territorio nazionale, i bambini di Aldeno trascorrono meno tempo davanti alla tv. Le risultanze minori però (quel 17% di bambini che passa da 3 a 4 ore guardando la tv o quel 3% che la tiene accesa più di 5 ore al giorno) ci portano inevitabilmente a riflettere sugli effetti che l uso eccessivo della televisione provoca sugli spettatori e che non deve essere trascurato, perché ha una rilevanza ancora maggiore quando riguarda i minori. In primo luogo, la sottrazione di tempo che la massiccia fruizione della televisione provoca a danno di altre attività. Altri effetti poi sono stati riscontrati da molti ricercatori di queste problematiche. Alcuni hanno a che fare con una riorganizzazione al contrario della trasmissione culturale tra generazioni. «Se in passato infatti il compito di trasmettere i valori della società, le opinioni e la cultura, era dei genitori e degli anziani, ora sono i giovani a svolgere il ruolo di divulgatori principali della cultura televisiva 1». Ci sono poi gli effetti sul fisico: il bambino che rimane troppo a lungo davanti al televisore, subisce uno stress determinato dall eccessiva quantità di stimoli che raggiungono il suo cervello. Vari 12

13 Società effetti neuro psichici, come la scarsa esperienza fisica e inattività che aumentano progressivamente nel bambino disfunzioni a livello fisico e psichico, soprattutto per quanto riguarda la formazione del senso di sicurezza e della stima di sé che si sviluppano attraverso l interazione con altri soggetti. Non sono trascurabili nemmeno le alterazione dell apprendimento e percezione, l incentivazione dei comportamenti aggressivi nei bambini più sensibili e predisposti alla violenza, o che soffrono di qualche disturbo emotivo legato all ambiente familiare sfavorevole, come il mutamento dello stile di vita. Si tratta ovviamente di effetti che si riscontrano ai livelli più alti di permanenza televisiva, evitabili attraverso una limitazione delle ore di esposizione e, soprattutto, attraverso una corretta educazione comportamentale atta a fornire ai piccoli telespettatori le indicazioni e le competenze che li aiutino a padroneggiare il mezzo televisivo con consapevolezza. Quando la guardano La seconda domanda del questionario richiedeva di indicare Di solito, quando guardi la televisione?. Dalle risposte si evince che 2 bambini su 3 dedicano tempo alla televisione nel pomeriggio e durante le ore serali (prima delle 22). Ben 24 sono stati coloro che hanno risposto di guardare la televisione appena svegli, la mattina prima di andare a scuola; due su 66 la guardano anche dopo le 22 durante la settimana e 6 dopo le 22 durante il weekend. Solo un bambino ha dichiarato di guardare la tv anche durante le ore del pranzo. Il programma preferito La dieta televisiva dei bambini di Aldeno è composta principalmente da: cartoni animati (29,4%), film e telefilm (24,4%) e programmi per ragazzi (16,1%). Si suppone che in questo ultimo contenitore siano inseriti anche i cartoni animati. Possiamo quindi aggregare i due dati sulle preferenze: ne emerge che il 45,5% dei bambini attribuisce la propria simpatia per i programmi espressamente dedicati a loro e che, guarda caso, vengono messi in onda proprio nella fascia a più alta presenza di piccoli spettatori, quella del pomeriggio. Preoccupa il fatto che in tutto que-sto siano i bambini a fare le spese di programmi che a loro piac-ciono tanto, ma che altro non sono che contenitori di pubblicità. Questo tipo di produzione televisiva è studiata e rea-lizzata con l unico scopo di avvincere piccoli spettatori inermi e passivati, tanto da farne meri recettori di messaggi pubblicitari, quanto accaniti consumatori. Il 10% guarda volentieri programmi sportivi, il 7,2% ama guardare programmi scientifici (7 maschi e 6 femmine), il 5% quiz e varietà (6 maschi e 3 femmine), il 3,8% programmi musicali (4 femmine e 3 maschi). Il resto del campione ha dichiarato anche la propria preferenza per le telenovele (3 su 66, di cui 2 femmine e 1 maschio), i telegiornali (3 femmine) e programmi di informazione (1 maschio). Con chi la guardano Grazie all analisi della risposte del questionario, ho potuto quantificare personalmente quanto i minori si dilettano con la tv senza i genitori. Si può notare dal grafico seguente che il 30% degli intervistati è solo mentre guarda la televisione, e ben il 41% è rappresentato dai bambini che rimane in compagnia di fratelli o sorelle. Nessuno guarda la tv in compagnia dei nonni, degli zii o dei cugini. 13

14 Società Considerando che spesso i più piccoli vengono lasciati in custodia ai più grandicelli mentre i genitori si trovano ancora al lavoro, è intuibile come nel 41% dei bambini che guardano la tv con i fratelli vi sia un ampio sottoinsieme che assiste allo spettacolo televisivo in completa assenza dei genitori. Altro dato interessante: comparando i dati sul programma che viene seguito più volentieri con quelli relativi alla domanda Con chi guardi la tv?, si ricava che su 53 bambini che guardano i cartoni animati, 16 li guardano da soli, 23 con fratelli e sorelle e 14 con i genitori. Approfondendo questo aspetto dell indagine, ho voluto comparare anche un altro dato: il tempo trascorso davanti al televisore in relazione alla compagnia. Nel grafico sottostante possiamo verificare che i bambini che guardano meno di tre ore al giorno la tv, lo fanno principalmente da soli o con fratelli e sorelle. E ancora più significativo è questo dato: su 13 bambini che guardano la tv per più di tre ore al giorno, solo 2 sono in presenza dei genitori, 5 rimangono con fratelli e sorelle, 6 bambini sono lasciati completamente soli. Come giudicano la pubblicità In un sistema televisivo che lascia ampio spazio alle trasmissioni per i minori, questi ultimi si sentono coinvolti e coccolati dalla televisione. I messaggi pubblicitari coinvolgono prioritariamente, come dimostrano le ricerche condotte in questo campo, la sfera delle emozioni, dei sentimenti e delle percezioni dei bambini. Queste e altri meccanismi spiegano il fatto che tanti bambini ne vengano influenzati. Tanto più se consideriamo che data la loro giovane età, non tutti riescono a cogliere espressamente le finalità persuasive degli spot, ma si lasciano piuttosto catturare dalle caratteristiche che li rendono piacevoli, divertenti e memorizzabili. Molto spesso i bambini si ricordano degli spot perché sono divertenti (14% degli intervistati) e molto divertenti (10%). E importante sottolineare come invece quasi la metà dei bambini (49%) ha espresso complessivamente un giudizio negativo sulla pubblicità: se la ricordano nel 23% dei casi anche quando la ritengono insopportabile e nel 26% quando è noiosa. E un dato interessante perché ci porta alla conclusione che, nonostante non piaccia, la pubblicità ha raggiunto il proprio scopo: i bambini la memorizzano. Le pubblicità più citate Nella domanda Quale pubblicità ricordi i bambini hanno avu- PARTE SECONDA: Percezione, valutazione, memorizzazione degli spot 14

15 Società to la possibilità di segnalare fino a cinque spot. Sono state davvero molte le pubblicità segnalate. Ho realizzato una selezione perciò tra tutte quelle più citate, raggruppandole per grandi insiemi. Tra i più memorizzati, troviamo gli spot dei giocattoli (73 citazioni), dei prodotti alimentari (60, di cui 34 relativi a dolciumi e caramelle), programmi televisivi (31), prodotti per la casa (26), prodotti di bellezza (14), telefonia (14), prodotti per l infanzia (12). E appena il caso di osservare che nella categoria più amata trova sede la pubblicità di prodotti che maggiormente piacciono ai bambini. Anche gli spot delle automobili, dei medicinali e delle banche hanno avuto una discreta segnalazione e questo probabilmente grazie ai jingle ben riusciti, all utilizzo di immagini accattivanti e alla martellante programmazione. Tra le motivazioni di chi si ricorda queste pubblicità infatti, la metà dichiara che è perché le fanno sempre o le vedo spesso, o ancora continuano a farle 4 volte in 5 minuti. Nel grafico che segue, ho evidenziato con il colore rosso le motivazioni negative che forzano i bambini a memorizzare gli spot; con il colore verde invece sono evidenziate le giustificazioni positive ( sono belle, sono divertenti, sono sportive, mi ricorda il cielo, le ricordo perché sono cose che vorrei, mi piacciono, sono informative, mi interessano ). Riepilogando il dato, le motivazioni negative (52%) sono state superiori a quelle positive (42%); il 3% ha espresso un giudizio neutro ( durano poco, non so, sono le prima che mi vengono in mente ). Tra i più memorizzati, ci sono gli spot degli Skifidol (giocattoli, carte e pupazzi), delle figurine dei calciatori Panini, della Chicco (prodotti per l infanzia), dei giocattoli in generale, della Barilla (pasta) e del Mulino Bianco (biscotti, dolciumi). Da segnalare anche il successo della pubblicità della compagnia telefonica Wind, grazie alla presenza dei comici Aldo, Giovanni e Giacomo. Una menzione particolare, a giudizio dei bambini, meritava la pubblicità delle Vivident, rimasta famosa per l utilizzo dei personaggi sotto forma di cartoni animati (scoiattoli e pinguini) che salvano il mondo dalle fiamme grazie all aria fresca prodotta dall ingestione delle caramelle. Così il commento di un bambino: Lo scoiat- 15

16 Società tolo quando scoreggia fa ridere, e Mi piace di più la pubblicità delle ciunghe Vivident perché è divertentissima e buffa. Anche lo spot delle caramelle Ricola ha suscitato l interesse dei piccoli: E divertente perché gli tira giù l asciugamano, oppure E una pubblicità che non fa ridere. Stesso effetto ha suscitato lo spot del dentifricio Mentadent White: Quando la femmina si lava i denti e sorride, tutti fanno quello che lei vuole e mi piace perché è fantasiosa un po. Si sono distinti anche diversi prodotti non indirizzati ai bambini, come i prodotti per la pulizia della casa (lo sgrassatore Chante Cleire, Mastro Lindo, ecc) i medicinali (Moment, Listerine colluttorio, Actimel, Danagol), ma anche alcune banche (Conto Arancio, per citarne una). La pubblicità preferita Lo spot maggiormente amato dai bambini è quello degli Skifidol. Si tratta di una collezione di 132 Skifo-Cards da gioco, irriverenti, deliranti, divertenti ma soprattutto puzzolenti! cita lo spot - Collezionale tutte nello Skifo-Book 2. Gli Skifidol sono la nuova invasione 2009 di carte da gioco: nel sito si trova persino una classifica in cui votare il più schifoso tra dieci Skifidol. Della nuova collezione fanno parte le Skifidol Puzz, uguali alle vecchie card, solo che se grattate emanano tanfo. Tra le più famose card si trova: l obeso Alfonso Espanso, il disgustoso Mirkone Marcione, lo spaventoso Umbi Amicozombi, il ripugnante Sandrone Vomitone e la raccapricciante Isabella Pocobella. Un primo esame delle motivazioni della preferenza mi ha permesso di stabilire come il possesso o il desiderio del prodotto siano fondamentali nella sua indicazione: Mi piace perché ce li ho anch io, Mi piacciono perché sono puzzolenti, Ho una sorella che gli piace molto, oppure Mi interessano e Perché faccio anche la collezione. Al secondo posto si colloca la pubblicità della compagnia telefonica Wind i cui protagonisti sono i comici Aldo, Giovanni e Giacomo, che da molti anni ormai, interpretando personaggi sempre diversi, dalle indimenticabili apparizioni a Mai dire gol ai protagonisti dei film Tre uomini e una gamba e Così è la vita ; dalle folli interpretazioni nei vari spettacoli teatrali ha ottenuto un successo enorme anche tra i piccoli utenti, tanto da diventare ricercati testimonial per le agenzie pubblicitarie. Il paradosso ottenuto nello spot della Wind, legato all uso di locuzioni non-sense e ad una mimica buffa e scoppiettante, sono stati gli ingredienti del vasto consenso ottenuto tra i bambini. Tra i commenti infatti si legge: Quelle di Aldo Giovanni e Giacomo perché fanno delle belle battute e fanno ridere. Al terzo posto, troviamo gli spot delle figurine Panini e di diversi programmi televisivi. Solo 9 bambini hanno affermato di non avere alcuna pubblicità preferita. Anche in questo caso, tra le pubblicità più amate trovano sede 16

17 Società i prodotti che maggiormente piacciono ai bambini, i giocattoli (47%). La pubblicità che piace meno Se quelli degli Skifidol sono gli spot preferiti, quelli delle figurine dei calciatori Panini e delle Barbie hanno accolto il maggior numero di disapprovazioni. Vediamo alcune delle motivazioni che i bambini hanno espresso su queste pubblicità: Perché io le Barbie in poche parole le odio e anche perché interrompono i film sempre queste brutte pubblicità, E noiosa e non mi piace, oppure Perché è da femmine, o Non la sopporto, E davvero insopportabile. Sullo spot delle figurine si legge: La fanno vedere moltissime volte ed è noiosa, La fanno ogni 30 secondi, La fanno ogni 5 minuti, e via dicendo. Anche lo spot della Chicco è tra quelli più nominati, in particolare perché l azienda pubblicizza prodotti che non interessano al campione preso in esame: E solo da bambini piccoli - si legge tra le risposte - Dura tanto e non è interessante, Fa vedere giocattoli per i piccoli, La musica e le immagini sono pedanti. Tralasciando ancora una volta tutte le pubblicità citate meno frequentemente, l ordine di accoglimento negativo è così quantificato: tutte (14%), Barbie (11%), figurine calcio Panini (9%), Chicco (8%), automobili (8%). La motivazione principale rilevata tra la maggioranza degli intervistati è il senso di fastidio nel momento in cui il programma che si sta guardando viene interrotto dalla pubblicità: è lunga, non la sopporto, non mi piace, è noiosa, sono inutili, le ripetono spesso, interrompono il programma più e più volte, le continuano a rifare, la fanno vedere sempre, la fanno ogni trenta secondi, rompe le scatole fino in fondo. E altrettanto evidente l importanza della rilevazione distinta tra i sessi, soprattutto dove i dissensi riguardano gli spot con target solo femminile e rispettivamente solo maschile. Le bambine, infatti, disprezzano gli spot dei giocattoli per maschi (Dragon Ball e Skifidol per citare solo un paio di esempi) proprio perché «è da maschi» e perciò un prodotto non adatto a loro. Barbie, Chicco, e i giochi per bambine, sono, per i maschi, non a caso, le pubblicità più noiose. (Footnotes) 1 A. Oliverio Ferraris, Insegnare la tv, cit., Roma, 1995, pag Fonte: 17

18 Società Un anno di lavoro Con i giovani significa per i giovani: risultati di valore si ottengono solo con costanza ed impegno, incrociando continuamente il lavoro e l esperienza di generazioni diverse. di Paolo Bisesti* Un momento del Progetto compiti. Salutato il duemilaotto che, nel bene e nel male finisce diritto nell album dei ricordi, anche per Progetto Giovani arriva il momento di guardare all anno che verrà. E inutile nascondersi che il 2009 sarà per tutti un anno importante. Le elezioni comunali alle porte segneranno, infatti, per la nostra attività, come è naturale che sia, uno spartiacque tra il percorso fin qui fatto, che giunge al termine, e una nuova strada che si apre davanti. Intanto, la speranza e l obiettivo, sono quelli di continuare ad offrire a tutti i nostri giovani, adolescenti e non, importanti occasioni per crescere e maturare una più ampia consapevolezza del proprio esistere, della propria unicità, una consapevolezza di essere elemento fondamentale di e per questa comunità. Questo obiettivo è stato, da quando ha preso vita Progetto Giovani, il faro che ne ha guidato l attività. E giusto ricordare che Progetto Giovani non è né un ente né una associazione. Progetto Giovani è un nome. E il nome con cui si definiscono le attività rivolte proprio a quei giovani di cui stiamo parlando, attività che sono promosse direttamente dal Comune, attraverso l assessorato alle Politiche Giovanili. Credo dunque che, e non mi stancherò di ripeterlo, sia fondamentale per tutti coloro che operano nel campo delle politiche giovanili tenere presente che lavorare con i giovani significa soprattutto lavorare per i giovani, che dietro una qualsiasi attività, sia essa ricreativa, culturale o formativa, si cela per loro un importante opportunità di maturare capacità ed esperienza, di capire e farsi capire, di valorizzare se stessi e le proprie caratteristiche,di trovare magari uno spunto per il proprio futuro. Gran parte di questa partita, credo però, debba essere disputata in prima persona dai giovani stessi, devono essere, e qui l appello va a tutti loro, i primi che si mettono in gioco, senza troppi preconcetti, per partecipare, proporre, vivere le tante opportunità che il nostro ricco panorama, associazionistico e non, offre loro. Le occasioni non mancano. Tocca a noi, a voi, sfruttarle. Naturalmente tutto questo si- 18

19 Società gnifica spendere costanza e impegno. Un impegno che Progetto Giovani ha impiegato in tutto l anno appena concluso e che impiegherà anche in quello che si apre dinnanzi. Anno che per noi è in realtà iniziato prima della scadenza del calendario, con la ripresa della scuola in autunno. La programmazione delle nostre attività ha sempre cercato di favorire e stimolare il dialogo con tutte quelle istituzioni che a vario titolo si occupano di giovani,dalla scuola alla parrocchia, cercando sempre e comunque di sostenere quelle realtà associative giovanili che operano più che egregiamente nella nostra comunità, come il Circolo Giovanile, con cui è attiva un importante collaborazione. Si è lavorato per migliorare, in modo sempre più importante, il valore qualitativo e formativo delle nostre offerte. La partecipazione al piano giovanile di zona, Arcimaga, apre importanti prospettive non solo da un punto di vista economico, ma soprattutto per l opportunità di conferire alla nostra attività una dimensione che superi la realtà del paese, offrendo ai nostri giovani possibilità, maturate in altri contesti, ma che benissimo si possono rivelare significative per la nostra, loro, crescita. Partendo quindi da quelle attività che da sempre hanno caratterizzato l azione di Progetto Giovani, siano essi il progetto di recupero scolastico alle scuole medie o i tornei sportivi indoor e all aperto, si cercherà nei prossimi mesi di proporre iniziative che, da un lato rappresentino una continuazione delle proposte già sperimentate nel duemilaotto, ma dall altro, sappiano portare qualche novità. E il caso di nonni e nipoti al computer, corso d informatica che unisce la passione dei ragazzi e la voglia d imparare dei nonni, che dopo il successo dello scorso anno,verrà riproposto non appena disponibile l aula informatica della scuole medie. Oppure il progetto orienta giovani, iniziative dedicate alla formazione e all orientamento per giovani che muovono i primi passi nel mondo degli adulti, dalla ricerca di lavoro alla scelta scolastica. Un primo appuntamento si è già svolto nello scorso dicembre ed ha avuto come soggetto la formazione del curriculum vitae. Sempre dal mese di dicembre è stato attivato presso la sede di Progetto Giovani un punto internet gratuito. Aperto durante la settimana, nei pomeriggi di lunedì e giovedì e la sera del mercoledì, utilizza le postazioni informatiche là presenti. Verrà riproposto il percorso formativo rivolto a genitori ed educatori, la sfida più bella. La Il viaggio a Roma, iniziativa del Progetto Giovani. nostra sfida, questa volta, è quella di accompagnare figli e genitori in un confronto e dialogo su quelle che sono le problematiche che emergono nella pratica sportiva, nel rapporto tra genitori, figli e allenatori. Sempre con lo sport come valore di fondo e filo conduttore, anche nel 2009 verrà rinnovato, in collaborazione con le associazioni sportive del paese e la scuola elementare, l impegno per una promozione dell attività sportiva rivolta ai più giovani per uno sport inteso come dimensione di vita, di relazione, di salute, di crescita. Questo vuol essere solo un riassunto. Giorno dopo giorno impareremo a conoscere, affianco a Progetto Giovani, le proposte del piano di zona, proposte per tutti, e aperte a tutti. Abbiamo visto che le occasioni non mancano. Tocca a noi saperle sfruttare, far diventare ognuna di loro parte del nostro bagaglio di viaggio. *coordinatore Progetto Giovani 19

20 Società Bambole di pezza Sono le 170 Pigotte, che il comune ha affidato ad ogni nuovo nato di Aldeno, per testimoniare un impegno di solidarietà: la vaccinazione di un bimbo nato in un paese povero. di Alida Cramerotti* Dal 2004 ogni bambino nato ad Aldeno riceve in dono dal Comune una graziosissima bambola di pezza; si tratta di una bambola speciale, chiamata Pigotta, ideata e proposta dall UNICEF come simbolo di una importante campagna di vaccinazione mondiale che va sotto il nome ed è conosciuta come Adotta una Pigotta. In virtù dell adesione del nostro Comune all iniziativa, per ogni bambino iscritto per nascita all anagrafe di Aldeno, il Comune corrisponde all UNICEF un contributo in denaro che consente di fornire, ad un bambino di un Paese Africano, interventi mirati che riducono il pericolo di mortalità nei suoi primi cinque anni di vita. Il contributo è infatti destinato a coprire i costi di vaccinazione completa contro le sei principali malattie che sono causa di morte infantile (difterite, pertosse, morbillo, poliomelite, tetano e tubercolosi), ma anche i costi per l acquisto di dosi di vitamina A, di un kit ostetrico per un parto sicuro, di antibiotici e di una zanzariera antimalaria. Molto di più si potrebbe e si dovrebbe fare per assicurare un futuro degno di essere vissuto ai tanti bambini che vivono in condizioni di povertà e che continuano a pagare l ingiusto prezzo della guerra; pur tuttavia, attraverso il dono di una Pigotta ad ogni no- 20

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