RIFIUTI TOSSICI. 1. Questioni legali ed amministrative. 1.1 Raccolta e trasporto. 1.2 Centri di ammasso e di stoccaggio

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1 RIFIUTI TOSSICI 1. Questioni legali ed amministrative 1.1 Raccolta e trasporto La raccolta e il trasporto rivestono particolare importanza nel ciclo dello smaltimento, soprattutto per quanto attiene i controlli. Varie indagini mettono in evidenza come la maggior parte degli incidenti relativi alla non idonea gestione dei rifiuti speciali siano legati alle modalità di trasporto o alla stipulazione di contratti tra il produttore e il trasportatore anziché tra il produttore e lo smaltitore. Ogni riduzione del costo di smaltimento (ottenibile anche con l'attuazione di misure improprie) aumenta i guadagni dell'impresa di trasporto, per cui laddove sia possibile effettuare una scelta sarà opportuno rivolgersi a trasportatori qualificati e referenziati. D'altra parte, la stessa prassi di concessione di licenze per il trasporto dovrebbe costituire un buon mezzo per scoraggiare gli abusi, dato che dette licenze possono essere revocate in caso di cattivo uso. La loro concessione dovrebbe essere subordinata alla garanzia di un servizio affidabile e a verifiche delle attrezzature tecniche, della situazione economica, delle pratiche assicurative e della professionalità del personale. In base all'esperienza pratica, è auspicabile che le licenze possano essere differenziate: ove siano disponibili mezzi tecnici idonei saranno autorizzati la raccolta e il trasporto di ogni tipo di materiale, mentre nei casi in cui le possibilità siano minori, l'autorizzazione sarà relativa ad un campo d'azione più ristretto, ferma restando la possibilità di revoca qualora non vengano rispettate le condizioni stabilite. Di una certa utilità ai fini della continuità di rapporto tra trasportatore e smaltitore, potrebbe essere la subordinazione temporale del trasporto alla scelta della destinazione di smaltimento. Molti sono però i fattori che possono ostacolare l'attuazione di tale prassi (non disponibilità di trasportatori autorizzati, non idoneità delle possibilità di smaltimento disponibili, ecc.) per cui può rendersi auspicabile il trasporto diretto del rifiuto da parte del produttore, che ridurrebbe la necessità di ricorrere ad imprese esterne. In alcuni casi dovrebbe essere sancita l'obbligatorietà di sistemi di raccolta e trasporto specifici per singoli rifiuti, al fine di evitare la miscelazione di materiali incompatibili e la dispersione di sostanze particolarmente pericolose, nonché di facilitare il recupero e il riciclaggio di alcuni tipi di rifiuti. 1.2 Centri di ammasso e di stoccaggio Lo stoccaggio nell'ambito della stessa unità produttiva può essere regolamentato già a livello di autorizzazione per i processi industriali effettuati. In genere, le precauzioni richieste saranno analoghe a quelle adottate per composti chimici simili in forma pura, a meno che le sostanze pericolose si ritrovino solo in tracce nei rifiuti in esame. Nell'ambito di una politica di gestione dei rifiuti dovrebbe comunque essere considerata la possibilità di smaltimento esterno e la costituzione di centri di ammasso. Un centro di ammasso dovrà richiedere molte delle informazioni elencate come necessarie per ottenere l'autorizzazione allo smaltimento e particolare riguardo verrà dato ai rischi legati allo stoccaggio. Dovrà anche essere prevista la ricezione di piccole quantità di rifiuti speciali di origine non industriale, quali quelli provenienti da laboratori, quelli di origine farmaceutica e agricola (pesticidi). 1

2 1.3 Trattamento e smaltimento Lo smaltimento dovrebbe avvenire solo in installazioni autorizzate, in modo da garantirne la correttezza nel rispetto dell'ambiente e della salute pubblica. L'obbligatorietà di tali autorizzazioni non è legata all'intenzione di rendere inutilmente difficile lo smaltimento: la questione deve anzi essere gestita in modo tale da non favorire la diffusione di azioni illegali. Dovrebbero essere concesse licenze per ogni tipo di rifiuto e di installazioni per il trattamento e lo smaltimento (centri di ammasso e stoccaggio, impianti per trattamenti fisici, chimici, biologici e termici, discariche) fisse o mobili. Gli impianti mobili possono comportare i rischi specifici legati al non idoneo smaltimento dei residui (ad esempio reflui contaminati) e al difficile controllo. L elenco dei materiali per cui è consentito un certo tipo di smaltimento dovrebbe essere accluso all'autorizzazione, formulata a sua volta in modo tale da non consentire contrattazioni tra l'operatore e le autorità. Se il campo d'azione della licenza viene stabilito caso per caso, chi la richiede dovrà essere tenuto, per legge, a fornire tutte le informazioni inerenti la situazione operativa. Tale premessa è fondamentale per le discariche, ma è importante anche per gli impianti per l'incenerimento (che dovranno funzionare nel rispetto degli standards di qualità dell'aria) e per il trattamento fisico, chimico e biologico (per i quali dovrà essere prevista l'idonea destina gli scarichi). La richiesta di autorizzazione deve essere corredata da informazioni che consentano la valutazione da parte delle autorità di diversi fattori, quali: ubicazione, dimensioni, capacità, condizioni geologiche, possibilità di espansione, disponibilità (proprietà di terreni, ecc.), tipi di rifiuti che possono essere smaltiti nell'installazione proposta, entità e tipo di lavori necessari, attrezzatura tecnica e di emergenza, vie di accesso (strade, ferrovie, ecc.), prossimità ad installazioni analoghe, caratteristiche inerenti la gestione delle acque, livello base di inquinamento atmosferico, clima, condizioni in cui possono presentarsi particolari rischi, possibilità di controlli sull'ambiente, questioni finanziarie (assicurazioni, gestione a lungo termine). Le informazioni devono essere fornite in modo chiaro e succinto, in modo da minimizzare i tempi amministrativi per la concessione della licenza, richieste in forma standardizzata per quanto attiene gli impianti per il trattamento dei rifiuti; la valutazione di fattibilità di una discarica dovrà comunque passare attraverso studi più complessi della realtà locale, con particolare riferimento alla situazione idrogeologica. Dovranno essere considerati diversi aspetti del problema, tra cui le condizioni geologiche, compresa la situazione idrogeologica, l'impatto ambientale delle operazioni di deposito, con riferimento ai fenomeni di migrazione del percolato e alle possibilità di trattamento dello stesso, il clima, la prossimità a centri abitati, la gestione e manutenzione a lungo termine, la possibilità di controllo dell'impatto ambientale. L'autorizzazione, soggetta ad emendamento o revoca in caso di necessità, può anche prevedere la possibilità di sviluppo di mezzi tecnico-scientifici più avanzati. Se possibile, sarà incoraggiata la partecipazione pubblica nell'ambito delle decisioni, in modo da evitare l insorgere di conflitti locali dovuti a mancata informazione. I provvedimenti da prendere in relazione al sistema di controllo adottato saranno altresì specificati nella licenza. 1.4 Responsabilità civile, penale e amministrativa I provvedimenti civili e penali adottabili in caso di improprio smaltimento di rifiuti speciali vanno intesi solo come supporto per l'applicazione delle normative vigenti. Le autorità responsabili dell'attuazione di tali provvedimenti necessitano di un particolare addestramento, dato che tuttora le azioni che arrechino danno all ambiente vengono spesso considerate di gravità secondaria. L accentramento dei compiti in campo civile ed 2

3 industriale, basato sull'operatività di personale specializzato, potrebbe quindi costituire un buon mezzo per garantire il rispetto delle norme ambientali vigenti. I danni derivanti dallo smaltimento illegale di rifiuti speciali, o da una appropriata manutenzione e gestione a lungo termine dei siti di smaltimento potrebbero ricadere sotto responsabilità civile. In casi simili sono comunque necessarie prove che confermino l'ipotesi della negligenza ed indagini che consentano di individuare gli specifici punti in cui tale negligenza si è manifestata. I provvedimenti relativi ad una gestione a lunga scadenza dovrebbero tener conto di due aspetti fondamentali: controllo e monito raggio delle installazioni in disuso, in particolare nel caso delle discariche, e condizioni da rispettare in seguito al riempimento delle discariche stesse. Porre rimedio a situazioni in contrasto con tale principio risulta tra l'altro estremamente costoso, e di difficile ammortamento anche quando sia possibile l'identificazione della persona giuridica responsabile. È comunque prevedibile che problemi di questo tipo continueranno a verificarsi anche nelle discariche controllate, e dato che, in effetti, il monitoraggio a lungo termine e il trattamento del percolato risultano anch'essi piuttosto costosi, le spese potrebbero essere almeno in parte coperte da agevolazioni concesse con l'autorizzazione. I costi relativi alle emergenze non previste non possono invece essere coperti preventivamente in nessun modo, data l'impossibilità di una stima a priori. Attualmente, due sembrano le possibilità di risolvere il problema: l'impiego del tesoro pubblico (solo come ultima risorsa), e la costituzione di un fondo nazionale cui i produttori e/o gli smaltitori di rifiuti sono tenuti a sottoscrivere. Mentre è possibile assicurarsi contro i rischi operativi e accidentali, è difficile che un'assicurazione copra i rischi ambientali a lungo termine. I metodi statistici per una valutazione attendibile di tali rischi non sono infatti sufficientemente affida bili e le compagnie di assicurazione evitano di prendersi carico di danni potenzialmente illimitati. A parte la possibilità precedentemente accennata di costituire un fondo nazionale, che potrebbe comunque essere utilizzato in ogni situazione, l'unica via percorribile per coprire tali costi sembra quella di limitare le responsabilità, di cui esistono esempi nel campo assicurativo, nelle centrali energetiche e nel trasporto di petrolio. Attualmente, sono in fase di elaborazione due convenzioni che chiariscono la questione delle responsabilità in casi di incidenti riguardanti carichi pericolosi, basate entrambe sulla premessa della necessità che i danni subiti siano adeguatamente compensati. La convenzione relativa al trasporto di sostanze nocive via mare (convenzione HNS) è stata affidata al Comitato Legale dell'lnternational Maritime Organization, mentre la seconda, sulle responsabilità di terzi in casi relativi al trasporto di carichi pericolosi via terra o acque interne, all'lnternational Institute for the Unification of Private Law (UNIDROIT), su commissione dell'lnland Transport Committee of the United Nations Economic Commission for Europe. Tuttavia, nessuna di tali convenzioni sembra potersi applicare al trasporto dei rifiuti, anche se i principi relativi all'attribuzione delle responsabilità legali possono costituire un utile riferimento. 2. Pianificazione La messa a punto di un sistema per la gestione dei rifiuti speciali si basa su approcci nazionali differenti, determinati dal tipo di costituzione e di sistema legale, nonché dagli obiettivi politici. Il governo deve impedire l'attuazione di provvedimenti casuali, ed assicurare la possibilità che il trattamento e lo smaltimento vengano effettuati in modo 3

4 compatibile con l'esigenza di tutelare la qualità dell'ambiente. Deve quindi istituire un'efficace struttura legale e amministrativa e gli enti preposti alla regolamentazione e alla concessione delle licenze, ed essere in definitiva implicato in prima persona nella pianificazione della gestione dei rifiuti speciali. Detta pianificazione deve essere effettuata in collaborazione con le autorità responsabili dello smaltimento, con le aziende che svolgono tale servizio e con le principali industrie, rispondere ai requisiti nazionali, ed essere collegata alle norme vigenti per i rifiuti non pericolosi. Oltre a quelle nazionali, devono essere previste disposizioni a livello locale e/o regionale, coordinate dal governo centrale. Vanno inoltre messi a punto schemi di classificazione e definizione per i rifiuti speciali, nonché criteri per lo smaltimento, che possono avere notevole utilità ai fini della razionalità della pianificazione ed essere fondamentali per la valutazione di diversi aspetti della questione, quali: -le quantità dei vari tipi di rifiuti prodotti; -le modalità di smaltimento più opportune per i diversi materiali; - il fabbisogno di installazioni per lo smaltimento. le ubicazioni più indicate e la loro distribuzione; -la necessità di istituire centri di ammasso; - la messa a punto di norme specifiche per alcuni tipi di rifiuti. 2.1 Indagine sulla produzione di rifiuti e sulle possibilità di smaltimento Perché la pianificazione sia realistica è fondamentale conoscere le quantità e i tipi di rifiuti prodotti, i produttori, l'ubicazione dell'insediamento ove detti materiali vengono generati, e la loro destinazione. I responsabili della pianificazione, sia a livello nazionale, sia a livello regionale, dovrebbero quindi poter far riferimento ad indagini nazionali in merito, nonché a disamine delle tecniche disponibili per il trattamento e lo smaltimento. In questa prima fase, è necessario raccogliere informazioni da diverse fonti, ad esempio attraverso questionari inviati per corrispondenza a tutti i produttori di rifiuti o ad un campione scelto, o agli operatori degli impianti per il trattamento. Può essere poi effettuato un approfondimento delle questioni più interessanti mediante sopralluoghi agli impianti, o ulteriori indagini telefoniche o ancora per corrispondenza. Si può inoltre usufruire di informazioni fornite volontariamente da associazioni commerciali o tecniche, sotto il vincolo dell'anonimato, che però non sono in genere verificabili, anche se possono costituire un'utile base per stime e controlli incrociati su quanto ottenuto da altre fonti. Tra l'altro, è presumibile che le società industriali controllino i loro flussi di rifiuti o almeno ne valutino le quantità prodotte dagli impianti - non fosse che per considerazioni di ordine economico e gestionale. Si verifica però spesso una certa riluttanza a divulgare questo tipo di informazioni, probabilmente in relazione al timore di rivelare segreti relativi ai processi produttivi o dati relativi a trattamenti impropri di rifiuti, effettuati attualmente o in passato. Chi gestisce gli impianti per il trattamento o le installazioni per lo smaltimento di rifiuti speciali stima in genere le quantità e talvolta le componenti dei materiali consegnati per poter stabilire le tariffe. Tali stime, inizialmente piuttosto imprecise, possono diventare più attendibili in relazione all'applicazione di normative ufficiali, ma il loro valore dipende innanzitutto dall'esistenza di vincoli legali per cui i produttori di rifiuti e gli operatori degli impianti debbano rendere conto al governo dell'attività svolta, ed in secondo luogo dalle caratteristiche dei questionari utilizzati per raccogliere i dati e dai sistemi seguiti per valutarli. Perché l'indagine sia efficace, è necessario che siano affidati i necessari poteri a chi la svolge: i produttori di rifiuti speciali potrebbero allora essere tenuti a documentarne il tipo, 4

5 la quantità e le modalità di smaltimento, ad aggiornare registri ed a conservare gli eventuali documenti utili, che vanno esibiti alle autorità in caso di richiesta. Un altro approccio all'indagine sui rifiuti speciali può consistere nel registrare o nel concedere autorizzazioni specifiche ai produttori. Qualora tutti i produttori di rifiuti industriali fossero registrati presso gli uffici competenti, con l'obbligo di fornire dettagli circa la loro attività, i dati quantitativi necessari per l'elaborazione del piano di smaltimento verrebbero automaticamente acquisiti e ove fosse inoltre effettuata una revisione annuale dei registri sarebbe garantito anche un continuo aggiornamento. Lo sviluppo e l'attuazione di una procedura di questo tipo risulterebbero tuttavia piuttosto costosi. In ogni caso, qualunque via si segua per svolgere le indagini questa rappresenterà sempre solo un mezzo necessario per mettere a punto strategie realisticamente praticabili, che andranno anch'esse verificate mediante regolare aggiornamento dei dati. La valutazione qualitativa e quantitativa delle installazioni per il trattamento e lo smaltimento verrà rapidamente effettuata ove queste siano soggette al vincolo dell'autorizzazione e gli stessi proprietari siano tenuti a specificarne il regolare impiego. 2.2 Piani per lo smaltimento dei rifiuti In base alle informazioni ottenute con le indagini, possono essere preparati i piani di smaltimento, che devono rispondere a quesiti quali: - i tipi e le quantità presunte di rifiuti da trattare o smaltire nell'area in esame (compresi quelli di cui si interessano direttamente le autorità competenti per le questioni di smaltimento, quelli trattati o smaltiti all'esterno del luogo d'origine e a carico di diverse persone o società, quelli importati o esportati); - il numero, il tipo e l'ubicazione delle autorità preposte al controllo del trattamento e dello smaltimento; - il numero, il tipo e l'ubicazione dei centri di ammasso e degli impianti per il pretrattamento; - il tipo di gestione (pubblica, privata, mista) delle aree o delle installazioni per lo smaltimento; - i metodi proposti per lo smaltimento e/o il riciclaggio; - l'identificazione e l'ubicazione di impianti o installazioni speciali, adatte per singoli rifiuti, particolarmente pericolosi. Per garantire che la raccolta, il trasporto, il trattamento e lo smaltimento finale si svolgano nel modo migliore, le licenze per i nuovi impianti per rifiuti speciali devono essere concesse solo in accordo con il piano vigente. In genere non è limitata l'area geografica di azione delle installazioni per lo smaltimento: si verifica infatti che spesso le società che effettuano tale servizio lavorano a livello nazionale. Sarebbero però auspicabili delle limitazioni in merito, al fine di evitare trasporti di lunghezza eccessiva e di minimizzare i problemi locali. Le installazioni pubbliche a livello regionale verrebbero così ubicate secondo le necessità dell'area servita. Salvo casi particolari in cui in relazione al tipo di rifiuto e al tipo di azienda la destinazione di smaltimento è stabilita dalla legge, in genere il produttore è libero di scegliere. Naturalmente tale libertà di scelta è spesso solo teorica, dato che non tutti i siti di smaltimento sono autorizzati a ricevere qualunque tipo di materiale e che in alcuni casi non esistono alternative reali non solo a livello locale ma addirittura a livello nazionale. Le autorità devono avere la: facoltà di decidere la tecnica da adottare per il trattamento di un particolare rifiuto, ma tale facoltà dovrebbe essere esercitata solo come ultima risorsa in casi particolari. 5

6 Un piano di gestione dei rifiuti speciali non va considerato un documento definitivo, ma soggetto a regolari aggiornamenti. L'elaborazione è già difficile e le previsioni sullo sviluppo futuro della situazione possono rivelarsi poco attendibili, tenuto conto di diversi fattori: - il volume dei rifiuti prodotti può variare considerevolmente, in relazione alla tendenza all'ottimizzazione dei processi produttivi; - possono essere sviluppate tecnologie alternative per il trattamento; - in base ai principi per la protezione dell'ambiente, l'applicazione di alcune tecniche di trattamento può essere vincolata a restrizioni, con conseguenti variazioni dei costi; - il controllo a livello dei produttori e dei flussi di rifiuti può risultare più o meno efficace del previsto; - può verificarsi una pubblica opposizione verso particolari tecnologie o comunque verso alternative ad una precedente ipotesi di trattamento. L'obbligo di formulare un piano per la gestione dei rifiuti speciali stimolerà non solo l'informazione ma anche la cooperazione tra le diverse autorità territoriali implicate nella questione. L'approccio al problema risulterà così più concreto e potranno essere adottate strategie convenienti sia sotto il profilo economico sia sotto quello ambientale. 2.3 Criteri per l'installazione di nuovi impianti Sebbene in alcuni casi sia possibile smaltire congiuntamente rifiuti domestici e speciali, spesso tale pratica non è accettata da chi gestisce lo smaltimento, che dovrebbe applicare tecniche diverse in relazione alla presenza di questi ultimi, che rimangono quindi a carico e sotto l'intera responsabilità del produttore (o di chi per altre ragioni ne è proprietario). Il problema è meno grave per le ditte di una certa dimensione che, in base a considerazioni tecniche ed economiche, risultano in grado di installare direttamente impianti per il trattamento, ma è molto più difficile da risolvere per piccole aziende per la quali i costi risulterebbero insostenibili. Da ciò è derivata la pratica dello smaltimento abusivo, per cui in passato, in molte nazioni, i rifiuti speciali venivano talvolta gestiti da società di servizi di dubbia affidabilità. Per le ditte di piccole e medie dimensioni, la soluzione non può quindi essere trovata in modo individuale: in alcune nazioni, negli ultimi anni, sono state costituite società finanziate o unicamente da fondi pubblici o da aziende a partecipazione statale, o da fondi esclusivamente privati. Il progetto dell'impianto differisce fondamentalmente a seconda che si tratti di servire una o più unità produttive. In effetti, la gamma di rifiuti provenienti da un'unica fonte può anche essere vasta, ma le proprietà di questi (volume, stato di aggregazione, potere calorifico, acidità) sono generalmente note e il ritmo di produzione dei singoli materiali di scarto può essere previsto con buona approssimazione. La gestione può allora essere modificata a seconda delle esigenze di analisi, stoccaggio, pretrattamento e trattamento. Nel caso di impianti destinati al trattamento dei rifiuti di un'unica azienda non sussistono quindi particolari problemi logistici, e le stesse operazioni di monitoraggio, controllo, distribuzione dei compiti e scelta del personale, le forniture essenziali (acqua, energia, reagenti) e l'accesso agli impianti e ai laboratori possono essere organizzati in modo più razionale, semplice ed economico. La situazione si presenta differente nel caso di impianti destinati a servire diverse unità produttive: i problemi si presentano già nella fase di scelta dell'ubicazione, su cui le autorità locali (che possono dare parere favorevole solo in accordo con il piano vigente per lo smaltimento dei rifiuti), le persone o società interessate e i gruppi di opinione pubblica possono essere di parere discorde. Inoltre, i dati su cui dovrebbe basarsi il progetto 6

7 risultano raramente attendibili e la quantità e i tipi di rifiuti da trattare possono cambiare in modo rapido ed imprevedibile in relazione alla chiusura o apertura di impianti nei diversi settori industriali. Anche nelle prime fasi della progettazione, va quindi mantenuta una certa flessibilità, in modo da poter far fronte ad eventuali cambiamenti di composizione dei rifiuti. Va inoltre prevista la possibilità che giungano all'impianto materiali di origine e composizione ignota (che non potranno comunque subire alcun trattamento se non previa analisi), e che il carico da trattare risulti superiore a quanto originariamente previsto. L'ubicazione dell'impianto va scelta in funzione della prossimità dei centri di produzione dei rifiuti, nonché di possibili destinazioni per il riciclaggio di prodotti generati durante o alla fine del processo di trattamento, e dei costi di trasporto. Un esempio di un impianto completo per lo smaltimento dei rifiuti speciali è schematizzato in Fig. 1. Figura 1 Esempio di un centro globale di smaltimento di rifiuti tossici. Indipendentemente dalla proprietà, il finanziamento di tali impianti rappresenta sempre un problema. e anche in base al principio del "soggetto inquinante" esistono diverse alternative: le spese possono competere a chi gestisce l'impianto, ai produttori di rifiuti, ad entrambi, a enti pubblici che usufruiscano di fondi derivanti dai contributi degli stessi produttori di rifiuti; possono anche essere trovate soluzioni intermedie che implichino la partecipazione dei diversi soggetti elencati. L'investimento privato può avere un senso solo ove esista un mercato o nei casi inecui lo sfruttamento dell'impianto risulti conveniente ai produttori di rifiuti e garantisca un profitto economico a chi lo gestisce, o vigano normative specifiche in merito. Anche quando l'indagine metta in luce la necessità di impianti ad avanzata tecnologia, un investimento privato può presentare comunque notevoli incognite e, in base alle esigenze di mercato, tradursi in elevati costi di trattamento per chi produce i rifiuti. Si consoliderà così la tendenza a ridurre la quantità di rifiuti che richiedono trattamenti particolarmente costosi, per cui, diminuendo la domanda, i costi aumenteranno 7

8 ulteriormente. Se le possibilità a livello privato risultano insufficienti sarà quindi necessario l'intervento del governo per il finanziamento e la gestione di nuovi impianti. Va in ogni caso evitata la concessione di sussidi per il trasporto e lo smaltimento, che annullerebbero qualunque incentivo al riciclaggio o al recupero di materiali valorizzabili. Il finanziamento pubblico sembra giustificabile solo in casi particolari, rappresentati, ad esempio, dalla necessità di fondi per lo sviluppo di nuove tecnologie nell'ambito dei centri di trattamento. Esistono d'altra parte problemi specifici inerenti il finanziamento a lungo termine dei siti di smaltimento, legati, ad esempio, alla copertura economica di danni all'ambiente provocati a livello di siti per lo smaltimento, lo stoccaggio o il trattamento in disuso o completamente abbandonati. Non è infatti presumibile una copertura illimitata da parte delle compagnie assicurative, per cui, in assenza di altri provvedimenti, i costi relativi ad eventuali danni ambientali ricadrebbero indistintamente sui contribuenti. In molte nazioni i governi stanno studiando un sistema per risolvere il problema; tra le varie proposte, sono state avanzate ipotesi di tassazione sui prodotti dell'industria chimica, sui rifiuti speciali in genere, nonché a livello di chi ne gestisce il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento. In ogni caso, un primo passo fondamentale perché il trattamento e lo smaltimento avvengano in adeguate condizioni di sicurezza è l'attenta scelta del luogo in cui tali operazioni devono essere effettuate. Nonostante in alcune nazioni tale scelta venga effettuata secondo metodi standardizzati, ad esempio mediante matrici, o elaborazione di dati reali, il problema viene in genere affrontato in modo meno accurato di quanto si faccia, ad esempio, per la questione delle definizioni. La scelta dell'ubicazione ottimale può essere compresa nella procedura richiesta per la concessione della licenza o costituire una fase a sè stante. Naturalmente, i criteri adottabili a tale proposito differiscono notevolmente in funzione del tipo di impianto che si intende mettere in opera. Per le discariche, ad esempio, assumono particolare importanza le caratteristiche del suolo e le condizioni delle acque sotterranee, mentre per un sito di raccolta e trattamento risulta fondamentale la possibilità di effettuare pretrattamenti o di attuare l'incenerimento, così come la valutazione del carico industriale effettivamente gravante sull'-area in esame. L'assenso della popolazione rappresenta un fattore fondamentale nell'ambito della scelta dell'ubicazione: l'opposizione può infatti essere controproducente ai fini dell'attuazione di una politica razionale e coerente per la gestione dei rifiuti. Sarebbe pertanto auspicabile la partecipazione attiva del pubblico nelle decisioni, che richiede, però, un certo livello di preparazione e informazione e, quindi, una lunga ed attenta campagna impostata in questo senso. In fase di progettazione, va tenuto presente che, ai fini informativi e didattici, è necessario un certo intervallo di tempo e che anche nei casi in cui l'impianto proposto si basi sulle tecnologie più avanzate e la sua efficacia sia tale da renderlo largamente accettabile sotto il profilo ecologico, un'opinione pubblica contraria, magari legata ad insufficiente informazione, può comprometterne il funzionamento provocando un aumento dei costi o addirittura l'abbandono dell'impianto stesso. 3. Raccolta, trasporto e stoccaggio Lo smaltimento dei rifiuti consiste di diverse fasi, tutte (raccolta, stoccaggio, trasporto, trattamento e smaltimento vero e proprio) strettamente interdipendenti, sia sotto l'aspetto tecnico, sia sotto quello organizzativo. Nel caso di rifiuti pericolosi, è necessario evitare che la popolazione e gli operatori corrano rischi inutili. Per molti versi, sono adottabili le 8

9 stesse precauzioni per la gestione dei rifiuti e delle merci pericolose di altro tipo, tuttavia, si pongono ulteriori problemi in relazione alla natura dei rifiuti, perché: - questi, in genere, non hanno un intrinseco valore economico; - non sempre sono note le proprietà fisiche e chimiche del rifiuto, essendo questo costituito, in molti casi, da una miscela complessa da cui sono state previamente estratte le componenti di un certo valore economico; - talvolta risulta conveniente miscelare per lo stoccaggio materiali diversi, che possono però essere incompatibili tra loro, il che crea seri problemi, immediatamente o nelle successive fasi di trattamento e smaltimento (ad esempio, un rifiuto a base di etere contenente residui sodici esplode se viene a contatto con la soluzione acquosa di un altro etere). Il compito di dichiarare la natura e i potenziali rischi legati alle caratteristiche del rifiuto spetta al produttore. Prima del trasporto, il produttore e il centro di smaltimento dovrebbero controllare l'idoneità del carico alla destinazione di smaltimento e al trattamento prescelto. La bolla di trasporto dovrebbe recare le seguenti informazioni: - numero progressivo - nome e numero di codice del produttore - numero di codice del trasportatore - classificazione del rischio - numero di codice del rifiuto, corrispondente alle sue caratteristiche (nel caso cui viga un determinato schema di classificazione) - nome e numero di codice del trattamento e del tipo di smaltimento scelto e di eventuali soluzioni alternative - entità del carico trasportato - certificato di controllo delle operazioni effettuate e proposte. Oltre alle opportune, segnalazioni, il trasportatore deve essere in possesso delle istruzioni necessarie in caso di incidenti. 3.1 Selezione dei rifiuti La selezione dei diversi rifiuti è già stata discussa come fase fondamentale nell'ambito della gestione globale, la cui importanza è analoga per il trattamento e per lo smaltimento. In alcuni casi, ad esempio quando la miscelazione di diversi tipi di rifiuti crea problemi di entità trascurabile, o quando la miscela così ottenuta è più semplice da trattare prima dello smaltimento, può essere conveniente unire rifiuti pericolosi e non. Troppo spesso vengono però combinati rifiuti diversi senza le necessarie precauzioni, il che si traduce in un aumento della difficoltà di smaltimento. Il contatto tra rifiuti speciali di diverse caratteristiche può dar luogo a reazioni pericolose, da cui possono originarsi incendi, esplosioni, o emissioni di vapori tossici e rendere quindi più difficile la scelta dello smaltimento più idoneo. La selezione, più efficace ed economica se effettuata nel luogo di produzione dei singoli rifiuti, va quindi programmata prima della raccolta. Nelle fasi successive, è necessario valutare il tipo e la quantità del rifiuto che si vuole isolare, nonché i rischi legati a tale pratica. In particolare, la selezione può essere vantaggiosamente effettuata nei casi in cui, ad esempio, è possibile il riciclaggio interno o esterno di una o più frazioni, con una conseguente riduzione dei problemi e degli oneri di smaltimento. Tale via risulta altresì percorribile qualora alcune, ma non tutte le componenti del rifiuto richiedano trattamenti speciali (e quindi costosi), consentendo di ridurre allo stretto necessario la quantità da trattare. Molto spesso, trattandosi di rifiuti composti, i criteri per il trattamento e/o lo smaltimento si basano sulle caratteristiche della componente a più alto rischio. Lo 9

10 smaltimento in discarica può, ad esempio, non risultare idoneo per rifiuti caratterizzati dalla presenza di sostanze che necessitino di un trattamento termico. Si presentano inoltre casi in cui i rischi legati alla gestione derivano dall'incompatibilità dei diversi rifiuti previamente uniti. La miscelazione deve quindi essere effettuata solo qualora se ne possano chiaramente escludere conseguenze negative. Ove la miscelazione venga attuata precipuamente nell'ottica di innocuizzare un rifiuto speciale, l'operazione deve essere affidata a personale specializzato. Se il produttore del rifiuto non ha sufficiente esperienza, dovrà ricorrere ad operatori esperti. In linea generale, i rifiuti speciali vanno tenuti separati da quelli che possono essere ordinariamente smaltiti insieme ai RSU. Va altresì mantenuta una separazione tra residui solidi e liquidi, perché la loro miscelazione può rendere più difficile e costoso il trasporto e lo smaltimento. Per le soluzioni acquose va previsto un trattamento specifico, e i fanghi vanno disidratati. Naturalmente, vanno valutate tutte le possibilità di trattamento, tanto per i rifiuti quanto per le acque di scarico. 3.2 Raccolta routinaria e occasionale La raccolta dei rifiuti può essere effettuata routinariamente, ad intervalli fissi, o occasionalmente, su richiesta. Entrambe le modalità presentano aspetti negativi. Seguendo uno schema fisso, la regolarità della raccolta minimizza il rischio di uno smaltimento inadeguato, e rende relativamente più facile il controllo e più efficace l'eventuale recupero di risorse. Il trasportatore può inoltre pianificare l'uso dei suoi veicoli, e chi gestisce lo smaltimento può basarsi su minori capacità di stoccaggio ed elaborare programmi a più lunga scadenza. Compatibilmente con la limitazione di essere applica bile solo nei casi in cui i rifiuti vengano prodotti ad intervalli regolari e in quantità superiori ad un certo livello, una gestione di questo tipo andrebbe sicuramente incoraggiata. Laddove non esista un flusso regolare di trattamento e smaltimento risulta d'altra parte necessaria la messa a punto di un sistema di raccolta occasionale. Naturalmente, la raccolta dovrebbe essere regolamentata da norme specifiche, che contemplino ad esempio l'uso obbligatorio di certi tipi di trattamento o smaltimento, e di determinati mezzi di trasporto. Una buona regolarità di raccolta e smaltimento potrebbe essere garantita dalla costituzione di appositi centri deputati alla gestione dei diversi aspetti del problema. 3.3 Centri di ammasso Tali centri dovrebbero prendersi carico dello stoccaggio temporaneo dei rifiuti speciali. La loro costituzione sarebbe auspicabile soprattutto dove a) le possibili destinazioni di smaltimento sono limitate, e b) diverse piccole industrie, lontane da eventuali siti di smaltimento, generano sottoprodotti il cui smaltimento risulterebbe altrimenti troppo costoso. Per evitare il trasporto di materiali pericolosi per lunghe distanze, i centri di ammasso dovrebbero essere attrezzati per attuarne la neutralizzazione e la detossificazione; dovrebbe essere prevista anche la disidratazione, in modo tale da ridurre al minimo il volume del carico da trasportare. Anche lo stoccaggio dovrebbe essere organizzato in modo tale da risultare idoneo anche per piccole quantità di rifiuti altamente tossici, per i quali le possibilità di smaltimento sono limitate. Tali centri dovrebbero essere ubicati in modo tale da poter servire insediamenti industriali e domestici e da consentire facile accesso ai veicoli. La loro sede potrebbe coincidere, ad esempio, con quella di centri deputati alla gestione dei RSU o di altre funzioni municipali. Il trasporto del materiale ammassato verso la destinazione di smaltimento può avvenire con qualunque mezzo idoneo; in alcuni casi, nell'ambito dei paesi europei, vengono utilizzate per i trasferimenti sia la rete stradale sia quella 10

11 ferroviaria. I centri di ammasso possono contribuire a bilanciare i costi di smalti mento e ridurre gli svantaggi derivanti da un'eccessiva distanza tra il luogo d'origine dei rifiuti e la loro destinazione finale. A tal fine si potrebbe includere il costo del trasporto nella tariffa relativa alla consegna del materiale. Laddove fossero in funzione tali centri, vi potrebbero essere smaltite anche le componenti pericolose che normalmente vengono incluse negli RSU, migliorando così significativamente la qualità di questi ultimi, con benefici tecnici ed economici a lungo termine relativamente alla loro gestione e alloro smaltimento. La progettazione e la costruzione dei centri deve essere tale, qualunque sia la loro ubicazione, da garantire un buon livello di sicurezza e deve essere sottoposta a controlli analoghi a quelli adottati per le diverse fasi della gestione dei rifiuti speciali. Figura 2 Organizzazione di un centro di ammasso di rifiuti speciali. 3.4 Sicurezza In linea generale i rifiuti speciali devono essere trattati secondo le stesse misure di sicurezza adottate per altre sostanze pericolose, a meno che, dalle caratteristiche dei primi derivino rischi nettamente inferiori. Nell'ambito delle diverse operazioni, questi dovrebbero essere trattati secondo le stesse modalità prescritte dalle leggi relative alla sicurezza sul lavoro o al trasporto di merci pericolose. Per rifiuti altamente pericolosi, ad esempio per materiali polverulenti o molto volatili, o particolarmente reattivi, per lo stoccaggio e il trasporto devono essere utilizzati appositi contenitori. In molti paesi la legislazione prevede modalità di classificazione ed etichettatura per le sostanze pericolose in transito, entro le quali, però, non sempre sono compresi i rifiuti. Diverse organizzazioni internazionali stanno attualmente lavorando per l'elaborazione di un sistema di classificazione ed etichetta tura specifico per tali materiali. In fase transitoria, è possibile utilizzare codici già messi a punto - quali quelli internazionali delle European Member Countries of the United Nations (ADR e RID), dell'international Maritime Organization e dell'lnternational Air Transport Association per il trasporto di merci pericolose e i relativi simboli segnaletici. 11

12 Per lo stoccaggio, fei rifiuti vanno considerati alla stessa stregua di qualunque sostanza pericolosa. Per quanto possibile, va evitato lo stoccaggio di quantitativi ingenti, e nell'ambito dell'autorizzazione va stabilito e specificato il tempo di permanenza massimo nel centro di ammasso. Le modalità di trattamento e smaltimento devono essere chiaramente definite ed indicate prima della consegna. È essenziale anche una particolare attenzione circa le condizioni di stoccaggio: i contenitori non devono essere tenuti all'aperto, ma in ambiente fresco, secco e ben ventilato, e vanno etichettati in modo chiaro ed indelebile. Devono essere evidenziate le informazioni necessarie in caso di emergenza, e deve essere prontamente disponibile tutta l'attrezzatura eventualmente richiesta, tra cui ad esempio abiti protettivi, maschere ad ossigeno, estintori. 4. Gestione, trattamento e smaltimento La gestione dei rifiuti consiste nel destinare in modo organizzato e sistematico tali materiali alle vie di recupero o smaltimento più idonee tecnicamente, praticamente ed economicamente, nel rispetto della salute pubblica e della qualità dell'ambiente. Tutte le possibilità di riduzione di volume, di recupero e di riciclaggio devono essere vagliate e, ove possibile, percorse prima di passare a trattamenti o allo smaltimento finale. 4.1 Scopo e modalità del trattamento Nei paesi più avanzati è possibile seguire tecniche numerose e diversificate per il trattamento dei rifiuti speciali, sia a monte dello smaltimento, sia direttamente in tale fase, il cui fine ultimo consiste comunque nel modificarne le caratteristiche fisiche elo chimiche. Tali tecniche possono essere volte ad ottenere una riduzione di volume (precipitazione, disidratazione, separazione di fase), o l'immobilizzazione delle componenti tossiche (processi di solidificazione), o la detossificazione (incenerimento e smaltimento in mare o sulla terra ferma, trattamenti chimici per la neutralizzazione, ossidazione e riduzione, tra ttamen ti biologici aerobici o anaerobici). Normalmente una tecnica particolare non è applicabile per tutti i tipi di rifiuti, e la scelta del trattamento più idoneo dipende da molti fattori, tra cui, la possibilità di attuare le opportune misure di sicurezza, nonché la convenienza economica. Nessun sistema di trattamento o smaltimento può essere ritenuto sicuro in termini assoluti, e ad ognuno è associato un certo livello di rischio, che risulta generalmente inferiore nel caso di tecniche particolarmente rigorose e quindi più costose Trattamenti fisici I trattamenti fisici normalmente seguiti per i rifiuti speciali comprendono diversi processi di separazione di fase e di solidificazione, attraverso cui il materiale trattato viene fissato in una matrice inerte. La separazione di fase comprende, come prima tappa, le normali tecniche di lagunaggio ed essiccamento dei fanghi su letti, e di prolungato stoccaggio. I tre processi si basano sulla sedimentazione, e i primi due consentono anche la rimozione della fase liquida per decantazione, drenaggio ed evaporazione. Lagunaggio e stoccaggio sono largamente usati per separare oli i e acqua dai rifiuti misti, talvolta previo trattamento con disemulsionanti; in alcuni casi, allo stoccaggio viene abbinato il trattamento termico. Un ulteriore sviluppo di quest'ultima tecnica è rappresentato dalla combustione della frazione oleosa con recupero di calore per il trattamento termico del residuo stoccato. Vengono anche seguiti metodi più sofisticati, quali flottazione ad aria, filtrazioni e centrifugazioni di vario tipo. In particolare, per il recupero dì sostanze chimiche valorizzabili 12

13 possono essere adottate tecniche di adsorbimento-desorbimento, distillazione a vuoto, distillazione estrattiva e azeotropica. I processi di solidificazione o fissazione, che convertono il rifiuto in materiale insolubile e inerte, sono generalmente impiegati come pretrattamenti in vista dello smaltimento in discarica. Tale conversione viene ottenuta per miscelazione con diversi reagenti, da cui deriva un prodotto assimila bile al cemento. In altri casi si sfruttano reazioni di polimerizzazione organica, o si uniscono al rifiuto leganti organici quali il bitume Trattamenti chimici Vengono effettuati trattamenti chimici sia per ottenere una completa distruzione dei rifiuti con evoluzione di gas non tossici, sia, più comunemente, per modificare le caratteristiche, ad esempio riducendone la solubilità in acqua, o neutralizzandone l acidità o l alcalinità. Ossidazione dei cianuri I sali prodotti dal trattamento termico dei rifiuti contenenti cianuri possono a loro volta contenere dal 2 al 40% di cianuro di sodio, composto estremamente tossico, che può avere effetti letali per l'uomo se ingerito in quantità superiori a 100 mg. Tali residui, originati dalla solidificazione di quanto era stato precedentemente fuso, vengono generalmente inseriti in fusti metallici e presentano seri problemi di trasporto e di gestione. Il blocco solidificato va innanzi tutto ridotto a pezzi più piccoli, che possono quindi essere trattati secondo diverse tecniche chimiche o elettrolitiche per la detossificazione. A tal fine si fa reagire una soluzione acquosa del residuo con cloro o ipoclorito di sodio: il cianuro viene così ossidato a cianato, dal quale si liberano in seguito azoto e anidride carbonica. Lo stesso procedimento viene frequentemente seguito per eliminare i cianuri dalle acque di lavaggio delle industrie galvaniche. Precipitazione dei metalli pesanti Le acque reflue delle industrie galvaniche contengono spesso anche diversi metalli, quali rame, nichel e zinco. Questi vengono rimossi come precipitati insolubili dopo trattamento con calce o con soda. In alternativa, possono essere usati solfuro di sodio, tiourea e ditiocarbonati, che reagiscono con i metalli provocandone la precipitazione in forma di solfuri insolubili. Salvo casi particolari (ad esempio per mercurio e arsenico), la precipitazione dei solfuri viene generalmente utilizzata come processo di depurazione finale previo trattamento con calce o soda. I fanghi contenenti solfuri sono soggetti ad ossidazione atmosferica, e i metalli possono così essere rilasciati in forma solubile. Riduzione del cromo (VI) L'acido cromico, corrosivo e fortemente tossico, è largamente usato nel trattamento superficiale dei metalli e per le cromature. Può essere ridotto chimicamente a cromo (111), relativamente non tossico, per reazione con sodio metabisolfito. In virtù del suo potere ossidante, l'acido cromico può anche essere utilizzato per l'ossidazione dei cianuri, subendo nel contempo una riduzione. L'ossidazione dei cianuri con cromo (VI) è stata seguita in diversi casi di smaltimento industriale, ma non è applica bile routinariamente per il trattamento dei rifiuti speciali Neutralizzazione degli acidi Numerose industrie generano, come sottoprodotti, soluzioni fortemente corrosive a base di acidi minerali, che possono però essere facilmente neutralizzate. Il gesso prodotto nel corso di tale neutralizzazione può essere smaltito in discarica. 13

14 4.1.3 Trattamenti biologici Molti rifiuti industriali vengono trattati biologicamente se con do processi analoghi a quelli normalmente adottati per la depurazione delle acque. Talvolta anche i rifiuti speciali possono subire trattamenti di questo genere, sebbene spesso vi si possano riscontrare concentrazioni in elementi o composti tossici tali da bloccare lo sviluppo e l'attività dei microrganismi e si renda quindi necessaria una previa diluizione in acqua. Sono stati inoltre selezionati ceppi microbici in grado di degradare specificamente alcune molecole tossiche. Per la decomposizione di alcuni composti organici, in particolare oleosi, può essere altresì sfruttata la normale attività microbica del suolo. In alcuni casi, può anche essere effettuato il compostaggio. 4.2 Smaltimento Discarica Lo smaltimento dei rifiuti speciali in discarica riveste notevole importanza in molti paesi, nei quali tale pratica, con eventuale localizzazione differenziata dei materiali più o meno pericolosi, è normalmente accettata. La messa a punto di un unico schema di gestione per le discariche di rifiuti speciali è comunque praticamente impossibile, date le differenze geologiche, idrogeologiche, topografiche, climatiche e demografiche esistenti tra i diversi paesi. È largamente diffusa la convinzione che lo smaltimento dei rifiuti speciali in discarica possa facilmente generare inquinamento idrico, soprattutto a livello delle acque sotterranee. D'altra parte, laddove tale tipo di inquinamento si è effettivamente verificato, le sue cause sono risultate generalmente legate alla scelta di un'ubicazione non adeguata, o ad errori di gestione piuttosto che all'assoluta non percorribilità della via di smaltimento in discarica. Per quanto molti rifiuti speciali vi possano essere tranquillamente smaltiti, la discarica, anche se opportunamente ubicata e gestita, non può certo rappresentare una soluzione universale. Un impianto moderno, correttamente progettato e organizzato, risulta ben diverso da una discarica non controllata o da un deposito all'aperto, il cui uso appare chiaramente inaccettabile, che dovrebbero quindi essere urgentemente rimpiazzate. Prima di stabilire l'idoneità della discarica come destinazione finale di un rifiuto, vanno valutati i diversi aspetti del problema, prendendo in considerazione le caratteristiche sia del potenziale sito di smaltimento sia del rifiuto in questione. Considerazioni circa la scelta del sito di smaltimento Sono state pubblicate dal Regional Office indicazioni pratiche circa gli studi preliminari alla scelta della località idonea ad accogliere una discarica controllata per rifiuti solidi e la gestione della stessa. Nonostante si riferiscano principalmente a rifiuti non pericolosi, tali indicazioni, i cui punti principali verranno esposti qui di seguito, sono ugualmente applica bili allo smaltimento di materiali diversi e dovrebbero essere osservate strettamente. La discarica per rifiuti speciali va ubicata solo ed esclusivamente in luoghi che risultino idonei in seguito ad approfondite indagini geologiche e idrogeologiche, relative non solo all'ipotetico punto interessato, ma anche ai dintorni. Le indagini devono individuare, in un sito proposto, le acque potenzialmente soggette ad inquinamento per percolazione o ruscellamento dalla discarica, e consentire la messa a punto delle più opportune misure di sicurezza. In una 14

15 discarica già in funzione, devono essere controllate la natura e l'entità dell'eventuale inquinamento; vanno altresì individuati il livello della falda e la direzione e il flusso delle acque sotterranee, in modo tale da posizionare nel modo più idoneo i fori di sonda per i controlli, e gli eventuali drenaggi diretti dalle zone circostanti alla discarica vanno deviati. In fase di progettazione va invece prevista la possibilità di deviare i corsi d'acqua insistenti sulla zona proposta, o di convogliarli in canalizzazioni sotterranee. Deve essere vietata l'installazione di una discarica per rifiuti speciali in zone caratterizzate da continuità idrica con pozzi utilizzati o utilizzabili per l'estrazione di acqua per uso pubblico. In merito ai criteri per la scelta dell'ubicazione più adatta per una discarica controllata esistono opinioni nettamente discordi. Alcuni considerano idonei quei siti che, in virtù delle loro caratteristiche geologiche e idrogeologiche, siano in grado di trattenere i materiali depositati e il percolato da questi originato. Altri ritengono che l'idoneità di un determinato sito dipenda non dalla capacità di trattenere ciò che vi viene apportato, ma dalla proprietà di consentire una lenta migrazione dei liquidi, in relazione ai processi naturali di diluizione e dispersione, sia a livello della discarica, sia al di sotto della stessa provocando così un calo nella concentrazione degli inquinanti. Risultati sperimentali ed esperienze pratiche dimostrano che la filosofia della diluizione può presentare molti vantaggi tecnici ed ambientali, ma è valutata con una certa diffidenza in diversi paesi. Secondo il criterio del trattenimento del materiale depositato, va prevista la rimozione del percolato secondo determinate modalità; analoghi provvedimenti vanno d'altra parte adottati anche in discariche progettate diversamente, se l'immissione dei liquidi non è sottoposta ad attenti e regolari controlli. Si tratta infatti, generalmente, di reflui altamente contaminati, che devono subire ulteriori trattamenti prima di confluire alla rete fognaria o, addirittura, a corsi d'acqua. Per un sito di trattenimento va inoltre prevista, a livello di progettazione, una copertura impermeabile che consenta di allontanare l'acqua piovana. In relazione all'accettabilità di un particolare rifiuto, hanno un'importanza fondamentale le caratteristiche degli altri materiali già presenti in discarica. Si deve infatti evitare che si verifichino, tra i diversi rifiuti, reazioni chimiche tali da generare prodotti indesiderati. La capacità assorbente dei diversi residui verso i liquidi è inoltre variabile ed è determinante ai fini della scelta delle modalità operative. In qualunque tipo di discarica per rifiuti speciali gli operatori devono essere opportunamente equipaggiati con abiti protettivi. Oltre alle normali attrezzature, indicate dal Regional Office, devono essere previsti docce per casi di emergenza, ed equipaggiamenti di scorta per gli operatori. Sono essenziali anche un telefono ed una regolare forni tura di acqua e, dove viene praticato il lagunaggio, alcune cinture di sicurezza. Per certi rifiuti, il trasferimento ai veicoli specifici della discarica può non essere attua bile (in particolare per i rifiuti liquidi); le vie d'accesso alle aree di scarico devono quindi consentire il passaggio dei normali mezzi da strada. In alternativa, si può ipotizzare il trasferimento dei liquidi all'area di scarico mediante condotte a partire da un punto facilmente accessibile. In questo caso vanno però adottate strette misure precauzionali per evitare il contatto tra rifiuti incompatibili. Considerazioni circa le caratteristiche dei rifiuti Ogni rifiuto va caratterizzato in termini di quantità, tenendo conto della frequenza occasionale o regolare di produzione, di forma fisica e di ogni proprietà che possa renderlo pericoloso, quale infiammabilità, volatilità, corrosività o esplosività, tossicità, solubilità in acqua e reattività chimica. Oltre alla quantità, anche il modo in cui il rifiuto viene trasportato, ad esempio come massa tal quale o racchiuso in fusti, ha una certa importanza. Un tipo di smaltimento compatibile con l'esigenza di tutelare l'ambiente e perfettamente accettabile per piccole quantità può risultare inadeguato per carichi cospicui e regolari dello stesso materiale. In genere, residui ad elevato contenuto idrico, liquami e 15

16 fanghi liquidi devono essere trattati prima dello smaltimento, in modo tale da ottenere un fango disidratato da destinare alla discarica e un effluente da convogliare, dietro specifica autorizzazione, alla rete fognaria o a corsi d'acqua. La quantità di liquidi che possono essere immessi in una discarica è limitata. Questi devono essere scaricati in fosse o bacini scavati in materiali assorbenti predisposti. Al momento in cui i bacini o le fosse vengono riempiti, questi vanno chiusi e sostituiti da altri. Naturalmente, gli scavi devono mantenersi al di sopra del livello medio della falda. Mentre procede la sistemazione dei rifiuti depositati, i liquami e i fanghi possono essere distribuiti su tutta la superficie che verrà poi coperta utilizzando così al massimo il potere assorbente della discarica, con un impatto minimo sulla stabilità dell'insieme. I rifiuti altamente infiammabili, come alcuni solventi organici a basso punto di infiammabilità, dovrebbero essere accettati in discarica solo occasionalmente e in quantità strettamente limitate. In presenza di qualunque fattore in grado di favorirne la combustione, quale può essere anche il semplice spostamento delle macchine, tali materiali implicano infatti seri rischi di incendi. Analogamente non vanno accettati rifiuti chiaramente caratterizzati dalla tendenza all'autocombustione. I residui altamente corrosivi, come gli acidi minerali o gli alcali forti, presentano notevoli difficoltà di gestione, e possono avere effetto solubilizzante sui materiali precedentemente depositati, quali i fanghi contenenti metalli in forma di idrossidi. D'altra parte, i rifiuti urbani e i residui di costruzioni e demolizioni hanno effetto tampone sugli acidi. Esistono discariche in cui sono stati immessi regolarmente acidi insieme a rifiuti urbani per molti anni in cui il percolato si mantiene tipicamente neutro o leggermente alcalino. In genere, non sono accettabili in discarica elevate quantità di rifiuti altamente tossici e solubili in acqua. Tali materiali possono però essere recepiti, in piccole quantità, da siti di trattenimento attrezzati per la rimozione del percolato. Piccole quantità possono essere accolte anche in discariche previste per la migrazione e diluizione del percolato, quando la destinazione finale di questo sia costituita da acqua non utilizzabile, ad esempio in località costiere in cui l'acqua sotterranea sia già contaminata da forti concentrazioni saline. In alcuni casi, i rifiuti possono essere chimicamente incompatibili tra loro, come si verifica ad esempio tra solfuri e acidi, e tra residui contenenti arsenico e acidi e alcuni metalli. La destinazione di tali materiali può essere la stessa solo a condizione che, in tale ambito, ne venga garantita la separazione. Quando ciò non sia attuabile, va vagliata la possibilità di smaltimento in siti diversi. In linea di principio, residui reattivi o esplosivi quali perossidi, azidi e perdorati non devono essere smaltiti in discarica. Fanghi liquidi o comunque ad elevato contenuto idrico possono fuoriuscire dal contenitore in caso questo venga corroso, creando problemi se nelle vicinanze è in corso un incendio. Quando possibile, i fusti contenenti residui liquidi dovrebbero essere svuotati in discarica, lavati e restituiti. Il procedimento implica però rischi operativi e dovrebbe essere attuato solo sotto una supervisione competente e dietro autorizzazione del produttore del rifiuto. Smaltimento misto in discarica Lo smaltimento in discarica di rifiuti misti industriali (compresi quelli' pericolosi) eeurbani viene attivamente incoraggiato da diverse parti del mondo, in quanto, per quanto attiene la tutela delle acque, presenta notevoli vantaggi rispetto allo smaltimento dei soli rifiuti chimici. Risultati sperimentali ed esperienze pratiche mostrano come le reazioni chimiche e fisico-chimiche che si svolgono in una discarica di rifiuti urbani possano eliminare, o quanto meno ridurre decisamente i potenziali rischi legati alla presenza degli stessi. Studi effettuati su discariche miste hanno evidenziato il ruolo dei rifiuti urbani nell'assorbire e trattenere olii e altre sostanze organiche quali gli idrocarburi alogenati. In condizioni idonee, i fenoli vengono transitoriamente adsorbiti e quindi attivamente degradati. Nonostante le elevate concentrazioni di acidi carbossilici presenti nel percolato da rifiuti 16

17 urbani, queste non contribuiscono in modo significativo alla solubilizzazione dei metalli pesanti. È stato verificato un certo potere tampone nei rifiuti urbani, ed è stato riscontrato che, in condizioni anaerobiche e in presenza di sostanze putrescibili, i metalli possono essere immobilizzati per conversione a solfuri insolubili. Va comunque sottolineata la necessità, nell'ambito di uno smaltimento integrato, di evitare la sovrastima della capacità dei rifiuti urbani di attenuare i rischi di inquinamento da rifiuti industriali. Ad esempio, il rapporto solidi/liquidi va regolarmente controllato in modo tale che questi ultimi non vengano apportati in quantità eccessive. Sovraccarichi di questo tipo possono infatti generare l'allagamento permanente della discarica, con conseguente ruscellamento verso le zone circostanti; la saturazione della capacità assorbente dei rifiuti può inoltre portare all'inibizione dei processi di decomposizione aerobica degli stessi. La capacità dei rifiuti solidi di trattenere olii e solventi può risultare anch'essa alterata, col conseguente rilascio di tali sostanze verso i liquidi. La stessa capacità assorbente va stimata in relazione alle condizioni locali, al tipo di rifiuti accettati, ecc. I fenoli, ad esempio, vengono facilmente degradati, sia per via aerobica, sia per via anaerobica, ma hanno un certo potere battericida, il che va a scapito dei microrganismi più attivi nella decomposizione dei residui in una discarica. Per evitare squilibri a livello microbico, l'apporto di composti fenolici va quindi attentamente controllato Incenerimento L'incenerimento è un processo di ossidazione ad alta temperatura di rifiuti solidi, liquidi o gassosi, che li converte a gas e residui solidi non combustibili. I gas prodotti vengono liberati nell'atmosfera (con o senza depurazione e recupero di calore), e le scorie e le ceneri vengono smaltite in discarica. In linea di principio, l'incenerimento può essere considerato un metodo alternativo di trattamento dei rifiuti non recuperabili. Applicando le tecnologie più avanzate, alcuni inquinanti tossici o nocivi possono essere convertiti a composti innocui. L'incenerimento abbina ad una notevole efficacia nel ridurre il volume dei rifiuti la possibilità di recuperarne energia termica. Il recupero di materiali è decisamente più modesto, anche se alcuni sfridi possono essere utilizzati in siderurgia. I restanti residui solidi (scorie e ceneri) dell'incenerimento di rifiuti speciali hanno un uso ancora più limitato (ad esempio come riempitivi) di quelli derivanti dall'incenerimento di rifiuti urbani. Talvolta, ad esempio nel caso delle ceneri dei precipitatori elettrostatici e dei residui di vaporizzazione dei lavaggi di gas, i prodotti dell'incenerimento di rifiuti speciali vanno addirittura considerati, in base a quanto riscontrato analiticamente, alla stessa stregua dei materiali di partenza. Gli inceneritori vengono normalmente impiegati per i seguenti tipi di materiali: residui e fanghi di solventi, oli minerali, residui e fanghi di vernici, emulsioni e fanghi di plastica, gomma e lattice, emulsioni oleose e miscele di oli e acqua, fenoli, catrame acido e argilla esausta, composti organici contenenti alogeni, zolfo o fosforo. I rifiuti ad elevate concentrazioni in doro, zolfo, azoto e fosforo, o contenenti PCB, metalli pesanti ed alcuni composti cancerogeni richiedono, per l'incenerimento, particolari tecnologie e precauzioni. Un inceneritore ben progettato può far fronte a fluttuazioni di quantità e di qualità dei materiali da trattare. Il processo dà comunque risultati soddisfacenti solo se l'operatore conosce le caratteristiche e la quantità dei rifiuti, e può così gestirlo nel modo più adeguato. Ciò richiede un attento controllo dei rifiuti in arrivo: deve esserne determinato il peso (il che è importante anche ai fini della programmazione dei carichi) e il volume, e il materiale deve essere caratterizzato o secondo metodiche analitiche routinariamente adottate, o mediante analisi di campioni prima della consegna. Per quanto attiene le caratteristiche fisiche, devono essere individuati almeno il potere calorifico, il contenuto idrico, il punto di infiammabilità, e quantificati i solidi sospesi e le ceneri. L'analisi chimica 17

18 deve riguardare, essenzialmente, il ph, la concentrazione di composti organici alogenati e di metalli pesanti, e consentire l'identificazione e la quantificazione dei principali gruppi di composti organici presenti. Alcuni di questi dati sono necessari non tanto per assicurare l'efficacia dell'incenerimento, quanto per una buona manutenzione della funzionalità dell'impianto e dell'attrezzatura relativa. Per ottenere risultati soddisfacenti, è necessario un notevole pretrattamento del rifiuto. Se l'inceneritore è collegato a diversi centri di ammasso, parte del pretrattamento può essere effettuato in tale sede, in modo da migliorare le condizioni di sicurezza del trasporto ottenendo nel contempo una riduzione di volume del materiale trasportato. Il pretrattamento può comprendere la filtrazione, l'omogeneizzazione la decantazione, la separazione delle emulsioni, e la neutralizzazione. Se necessario, possono essere attuati anche altri processi quali la disidratazione, la distillazione e la stacciatura. Per gli inceneritori di rifiuti domestici è stato sviluppato uno schema di progetto generale, il che non è stato possibile per gli impianti destinati a ricevere rifiuti speciali, data la larga varietà dei materiali rientranti in tale categoria e la necessità di adottare tecniche specifiche a seconda dei casi. Fra i diversi approcci possibili verso l'incenerimento dei rifiuti speciali, si presentano qui di seguito le principali tecnologie adotta bili, rimandando, per i dettagli, alla letteratura specifica. Il forno rotativo viene considerato impianto di uso pressoché universale. È adatto per il trattamento simultaneo di rifiuti solidi, liquidi e semi-solidi di potere calorifico molto diverso. Tuttavia, non rappresenta la soluzione migliore per l'incenerimento di residui esclusivamente liquidi o gassosi. Per questi ultimi, è più idonea l'iniezione dei liquidi (camera di combustione fissa/muffola/inceneritore a vortice). La semplice camera di combustione è adatta per tutti i tipi di rifiuti, ma la sua potenzialità cala notevolmente nel caso di materiali ad elevato residuo solido (con elevato rapporto scorie/ceneri), la cui rimozione presenta dei problemi. In genere, è possibile combinare muffole a funzionamento discontinuo con forni rotativi a funzionamento continuo, il che deve essere previsto, in fase di progettazione, per casi particolari. Gli inceneritori a griglia per rifiuti solidi vengono usati principalmente per residui urbani e non industriali, salvo casi di incenerimento misto. Con gli inceneritori a camera multipla si trattano soprattutto fanghi, catrami e idrocarburi; tali impianti possono inoltre presentare notevole interesse per il trattamento integrato di fanghi di depurazione e di alcuni tipi di residui tossici e nocivi (ad esempio pesticidi). Gli inceneritori a letto fluidizzato sono molto versatili e trovano applicazione a livello di rifiuti combustibili, sia solidi, sia liquidi, sia gassosi. I loro impieghi più comuni riguardano l'industria petrolifera e cartaria e i fanghi di depurazione. Uno dei criteri determinanti al fine della scelta dell'incenerimento per i rifiuti speciali si basa sulla possibilità, almeno virtuale, di ottenere per questa via una distruzione completa del materiale di partenza. L'efficacia del processo dipende da tre fattori principali: il tempo, la temperatura e la turbolenza. Mentre il tempo di ritenzione e la turbolenza nella zona di combustione sono legati alla struttura dell'inceneritore e possono essere solo limitatamente modificati, la temperatura può essere controllata in base a 4 metodi: eccesso di aerazione, trasferimento di calore per irraggiamento, combustione in due fasi, trasferimento diretto di calore. Per individuare le condizioni in cui la combustione consente di ottenere una sufficiente distruzione del materiale trattato, sono state effettuate ampie sperimentazioni su scala ridotta. Ne è risultato che gli inceneritori per rifiuti speciali devono garantire una temperatura minima di 1OOO C ed un tempo di ritenzione di almeno 2 secondi per fornire risultati soddisfacenti. Se un impianto è previsto esclusivamente per la combustione di un materiale specifico che può essere distrutto a temperature più basse, tali limiti possono però essere abbassati. D'altra parte, composti termicamente più stabili 18

19 come alcuni idrocarburi aromatici alogenati, richiedono condizioni più rigorose e devono essere trattati a temperature più elevate o con un maggior tempo di ritenzione. Il tipo e la quantità di inquinanti presenti nel gas di combustione dipende principalmente dalla composizione del rifiuto, dal processo di incenerimento, dal controllo del gas nella camera di combustione e dalla temperatura raggiunta. Normalmente sono necessari processi di depurazione dei gas. L'abbattimento delle polveri è possibile per mezzo di cicloni, filtri a manica, precipita tori elettrostatici e' abbatti tori a umido. L'efficienza dei cicloni, però, non è sufficiente, in particolare nel caso di particelle fini. I filtri a manica richiedono un notevole raffreddamento dei gas da trattare e sono molto costosi. Per l'assorbimento di gas nocivi, quali acido cloridrico, acido fluoridrico, anidride solforosa risultano adatti diversi tipi di abbatti tori. Tutti i metodi menzionati si basano sulla solubilità in acqua dei gas, ma per la rimozione dell'anidride solforosa è necessario anche l'uso di assorbenti alcalini. Essendo spesso impossibile ottenere l'autorizzazione allo scarico in fognatura o in acque superficiali dei liquidi degli abbattitori, questi devono essere a loro volta trattati prima dello smaltimento. Generalmente, si effettuano la separazione dei solidi e la neutralizzazione della fase liquida. I fanghi cosi ottenuti possono essere disidratati o miscela ti con altri rifiuti chimici in modo da ottenere un prodotto accettabile nelle discariche opportunamente attrezzate. I processi di abbattimento a secco, basati sull'assorbimento dei gas tossici su substrato solido quale la calce, e sulla successiva rimozione delle polveri, non sono ancora in grado di garantire risultati soddisfacenti a costi accettabili. Inoltre, si stanno mettendo a punto tecniche di abbattimento quasi a secco, in cui l'assorbente viene vaporizzato nel gas di combustione in forma di soluzione acquosa, con immediata evaporazione dell'acqua. Altri metodi prevedono la rimozione dei gas e dei fumi acidi per mezzo di una fase iniziale di abbattimento, mentre i reflui dell'abbattitore vengono fatti evaporare in un reattore a secco utilizzando il calore della combustione. La sostanza secca viene poi precipitata e filtrata. Su tali processi si sta svolgendo un cospicuo lavoro di ricerca e sviluppo, dati i notevoli vantaggi che potrebbero derivare da una loro diffusa applicazione. Dato il continuo aumento dei prezzi dei combustibili tradizionali, il recupero di certi rifiuti come fonte di energia termica si presenta sempre più allettante. Tale tipo di riciclaggio presenta, oltre ad un notevole risparmio economico, la possibilità di recuperare il materiale residuo per altri scopi. Impiegando rifiuti speciali come combustibili in processi industriali quali la lavorazione del cemento, le sostanze nocive ed i residui dell'incenerimento possono entrare nella composizione del prodotto finale senza effetti negativi sull'ambiente o sulla qualità del prodotto stesso. In un rifiuto, le caratteristiche determinanti ai fini di tale impiego sono un elevato potere calorifico, una composizione in inerti tale da non ripercuotersi negativamente sulla qualità del clinker, e una frazione volatile tossica che possa essere assorbita dai materiali grezzi nel corso della lavorazione e incorporata nel clinker, o rimossa in forma di cenere. Attualmente, i seguenti materiali sono oggetto di indagine circa il possibile inserimento nell'ambito dei processi di produzione del cemento: - pneumatici vecchi e altri materiali gommosi - rifiuti oleosi - catrame acido, terre decoloranti - idrocarburi alogenati (ad esempio i PCB) - residui di vernici e pitture - frazioni organiche dei rifiuti domestici - residui organici della demolizione delle automobili - fanghi industriali e di depurazione ad elevato potere calorifico. 19

20 In particolare, in Canada, in Germania Federale, in Norvegia e in USA si stanno studiando il comportamento di tali materiali nel corso del processo di combustione e i loro effetti sulla qualità del clinker e delle emissioni. In alcuni casi, si possono combinare i vantaggi derivanti dalla distruzione termica dei composti tossici e dallo smaltimento in mare, utilizzando inceneritori installati su appositi natanti. Vengono inceneriti e smaltiti in mare principalmente idrocarburi alogenati liquidi (che possono contenere azoto e zolfo) o altri composti alogenati derivanti dalla produzione e lavorazione di idrocarburi clorurati. Le caratteristiche fisiche dei rifiuti da destinare a tale trattamento devono essere idonee al tipo di attrezzatura per il trasporto sul natante. Stante l'attuale realtà è richiesta principalmente la pompabilità del rifiuto. Tale sistema implica ovviamente che i prodotti della combustione vengano liberati direttamente all'esterno e quindi dispersi nell'atmosfera o assorbiti dall'acqua del mare, per cui, contrariamente a quanto succede sulla terra ferma, non sono necessarie costose strutture per il trattamento delle emissioni; il processo risulta quindi, nell'insieme, più conveniente da un punto di vista economico. Per quanto riguarda la tutela dell'ambiente, l'accettabilità dell'incenerimento su mare degli idrocarburi clorurati è fondata sui seguenti fatti: - l'incenerimento in mare viene effettuato ad adeguata - distanza dalla costa; - data la sua elevata concentrazione in doruri, il mare rappresenta una ottima destinazione per i doruri inorgganici prodotti nel corso dell'incenerimento; - l'acido doridrico prodotto viene prontamente assorbito dall'acqua marina senza che se ne possano individuare conseguenze di sorta; - lo smaltimento di reflui da abbatti tori non presenta problemi ed i rifiuti a base di idrocarburi dorurati possono essere smaltiti in modo più rapido e conveniente in mare che sulla terra ferma. Gli svantaggi di tale pratica sono i seguenti: - la destinazione del gas di combustione (composto prevalentemente da acido cloridrico) e la sua incorporazione nelle acque marine non è completamente prevedibile; - non è possibile il recupero di sottoprodotti della combustione; - ulteriori fattori di rischio sono rappresentati dal trasporto dei rifiuti per lunghe distanze (per nave o ferrovia) fino all'inceneritore posto sul natante ed al trasferimento in porto. Dal 1969 al 1978 sono state incenerite in mare, soprattutto nel mare del Nord, quasi tonnellate di rifiuti provenienti dall'europa occidentale. Per quanto attiene il mare del Nord, l'incenerimento sul mare fa riferimento alla convenzione di OsIo del 1972, e, a livello europeo, alla convenzione di Londra del Tale convenzione ed i successivi emendamenti sono particolarmente restrittivi e consentono il trattamento solo di quei materiali che possano essere distrutti completamente secondo modalità tali da prevenire qualunque danno a livello dell'ambiente marino. Ciò nonostante, in molti Paesi, l'incenerimento sul mare è considerato una soluzione solo temporanea, mentre una minoranza vede la questione in modo meno pessimistico Smaltimento in mare Lo smaltimento dei rifiuti in mare si basa sulla convinzione che l'enorme volume di acqua in grado di diluirli possa impedire il verificarsi di danni permanenti. La scelta di questa via è normalmente determinata da valutazioni economiche e geografiche e, in alcuni casi, alimentata dalla difficoltà di smaltire sulla terra ferma. 20

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