Provincia di Avellino Settore Governo del Territorio

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1 Provincia di Avellino Settore Governo del Territorio PIANO - PROGRAMMA per l organizzazione della gestione e smaltimento Rifiuti Urbani in autosufficienza dell Ambito Territoriale Ottimale Provincia di Avellino Art.197 D.lgs.n.152 del Art. 6 L.n.87 del Art. 8 L.R. n.4 del Ordinanza Commissario Emergenza Rifiuti Regione Campania n. 215 del Assessore GOVERNO DEL TERRITORIO Bruno Fierro Linee Guida Responsabile del procedimento Francesco D ONOFRIO Architetto Dirigente Settore Governo del Territorio Prov. AV Progetto Liliana MONACO - Ingegnere Dirigente Settore Infrastrutture e Trasporti Prov. AV Francesco PEPE - Professore Associato Dip. Ingegneria Impianti Chimici Univ. del Sannio Antonio RISI - Architetto Autorità Ambientale Regione Campania Ruggero ZUCCATTI - Ingegnere Esperto in Tecnologie Impiantistiche Collaborazione Settore Governo del Territorio Provincia AV Maura DELLA SALA Maurizio GRAZIANO Daniela MANZI Claudio GALASSO Antonio ANDREOTTI Antonio PELLEGRINO Enzo DE FALCO Michele GIMELLI Antonio AMATUCCI Agosto

2 Sommario Sommario 2 CAPITOLO I - QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Unione Europea Quadro Normativo Nazionale Quadro Normativo Regionale Quadro Normativo Straordinario 23 Capitolo II GESTIONE RIFIUTI: LO STATO ATTUALE Contesto regionale Il contesto locale Censimento degli impianti realizzati, in corso di realizzazione e programmati dai Consorzi 39 Capitolo III L AUTOSUFFICIENZA DELL AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE PROVINCIA DI AVELLINO Coerenza con i principi costituzionali di attribuzione di competenze agli Enti Locali Coerenza con il quadro normativo nazionale Coerenza con gli indirizzi regionali 43 Capitolo IV SCELTE E PRIORITÀ STRATEGICHE Programmazione economica dei fondi strutturali europei per il ciclo integrato dei rifiuti Raccolta Differenziata Strategica La RD dei materiali organici La RD delle frazioni riciclabili Il trattamento del secco sporco e la chiusura del ciclo Presentazione degli scenari di piano 55 A 1 Scenario di integrazione con il sistema impiantistico regionale 56 2

3 B 2 Scenario di integrazione con il sistema impiantistico regionale 57 C 1 Scenario di autonomia provinciale 58 D 2 Scenario di autonomia provinciale 59 E 3 Scenario di autonomia provinciale La Gestione Ambientale del Ciclo dei Rifiuti 62 Capitolo V DEFINIZIONE DEI CRITERI PER L INDIVIDUAZIONE DELLE AREE IDONEE E NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DI NUOVI IMPIANTI DI RECUPERO, TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI Premessa La macrolocalizzazione La microlocalizzazione Fattori escludenti e penalizzanti Criteri per l individuazione delle aree non idonee Fattori preferenziali 82 Capitolo VI GESTIONE DEI SERVIZI Premessa Prevenzione della produzione dei rifiuti Recupero dei rifiuti Obiettivi ed iniziative del Piano- Programma Provinciale Obiettivi generali Le raccolte differenziate Obiettivi di prevenzione della produzione dei rifiuti e recupero degli stessi Principali frazioni merceologiche dei rifiuti da differenziare ed avviare a corretto smaltimento e/o recupero Indicatori determinanti la scelta delle tipologie di raccolta Allegato A) Quadro riassuntivo degli scenari 105 3

4 Allegato B) Alcune note sui principali trattamenti termici per i Rifiuti Solidi Urbani 113 4

5 INTRODUZIONE Il Piano per l organizzazione della gestione e smaltimento Rifiuti Urbani in autosufficienza dell Ambito Territoriale Ottimale Provincia di Avellino, prefigura un modello gestionale per l attivazione del cosiddetto sistema integrato che porti all autosufficienza della Provincia per quanto riguarda il trattamento dei materiali raccolti e l avvio a corretto smaltimento della frazione residua. Detto sistema deve comprendere strumenti, metodi e forme gestionali in cui i vari livelli istituzionali sono chiamati a cooperare al fine di garantire, nel contempo, al pubblico un incremento dell efficienza economica ed ambientale del servizio offerto e ai privati l opportunità della partecipazione alla gestione operativa delle attività industriali economicamente rilevanti che possono gravitare intorno al settore. Il presente documento definisce gli indirizzi applicativi del Piano basati su principi e criteri che sono stati selezionati attraverso l analisi : - della normativa in vigore in sede comunitaria, nazionale e regionale; - dell evoluzione dello scenario regionale e Provinciale; - dell evoluzione delle tecnologie innovative e dei modelli gestionali efficienti ed efficaci; - delle indicazioni relative alla sostenibilità delle politiche locali di gestione dei rifiuti; - degli obiettivi di raccolta differenziata e susseguente avvio a riciclaggio; - delle problematiche relative al passaggio da Tassa per Asporto degli RSU (TARSU) al Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) che presuppone il passaggio in futuro a tariffa basata sull effettiva fruizione del servizio in base al principio di causalità secondo il quale chi più produce più paga. 5

6 CAPITOLO I - QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Il complesso delle norme che disciplinano la materia dei rifiuti costituisce un quadro di riferimento piuttosto vasto, articolato ed in continua evoluzione con alcuni elementi, tra l altro, di sovrapposizione e di contraddizione. Un analisi dettagliata risulta, pertanto, piuttosto gravosa e, comunque, esula dallo scopo del presente documento. Resta inteso che, in ogni caso, la definizione di un Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti non può prescindere da un analisi critica e da una presentazione di carattere sintetico ed operativo della normativa di riferimento vigente. Le norme che è doveroso richiamare si suddividono in relazione all ambito decisionale in cui sono state promulgate: Unione Europea; Stato; Regione. 1.1 Unione Europea La strategia prioritaria della Comunità Europea nel settore ambientale ha come principale scopo la riduzione dei quantitativi pro capite di rifiuti prodotti, nonché la riduzione della loro nocività, prevedendo la massimizzazione del recupero e del riciclaggio, in ogni sua possibile forma, e le modalità di smaltimento definitivo in condizioni di massima sicurezza per l ambiente e la salute pubblica. Tali orientamenti strategici sono via via sempre più riconoscibili nei vari Programmi di Azione dell Unione Europea a partire dal primo approvato nel 1973 (1 Programma di Azione ), nonché in innumerevoli atti normativi comunitari (direttive) che vincolano i Paesi membri al rispetto dei principi e degli standard fissati dalle normative stesse. 6

7 L emanazione della Direttiva 75/442/CEE ha costituito il primo importante passo verso l adozione di una legislazione europea che tenesse conto delle problematiche connesse alla gestione dei rifiuti. Detta Direttiva imponeva, anzitutto, l adozione di misure appropriate riguardanti la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, promuovendo, contemporaneamente, lo sviluppo di tecnologie e di prodotti puliti per i quali dovesse venire previsto anche il relativo recupero. Il tutto garantendo sempre e comunque un elevato grado di protezione dell ambiente e della salute pubblica. Tale Direttiva rappresentava la prima vera e propria normativa quadro, a cui sono seguite altre direttive specifiche, come la Direttiva 76/403/CEE sullo smaltimento dei policlorodifenili e policlorotrifenili e la Direttiva 78/319/CEE in materia di rifiuti tossico-nocivi. Esse hanno rappresentato, come si vedrà in seguito, la base per una prima disciplina quadro nazionale emanata soltanto nel 1982 che ha rappresentato l unico riferimento fino all emanazione del noto Decreto Ronchi avvenuta nel 1997 (D. Lgs. 22/97). La normativa comunitaria ha subito, in seguito, un processo di evoluzione con la revisione della Direttiva 75/442/CEE (modificata dalla Direttiva 91/156/CEE) e con l emanazione della Direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi. Le principali disposizioni della Direttiva 75/442/CEE così come modificata dalla Direttiva 91/156/CEE, sono: la definizione del termine rifiuto ulteriormente sviluppata nel Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) istituito con Decisione 94/3/CE della Commissione, e di altri termini relativi alla gestione dei rifiuti; la gerarchia dei principi di gestione: prevenzione, raccolta, recupero/riutilizzo, smaltimento sicuro; 7

8 il principio della prossimità e dell autosufficienza in materia di smaltimento e la creazione di una rete integrata di impianti di smaltimento; l obbligo, da parte degli Stati Membri, di elaborare piani di gestione dei rifiuti; la procedura di autorizzazione per gli stabilimenti o le imprese che effettuano le operazioni di smaltimento e recupero; l introduzione del principio di causalità secondo il quale chi più inquina più paga. Lo scopo finale della Direttiva era la minimizzazione degli smaltimenti finali in discarica grazie all attivazione di una gestione integrata dei rifiuti orientata alla differenziazione degli stessi, alla massimizzazione del recupero e riutilizzo delle varie tipologie di materiali. Seguendo tali linee guida, dopo la Conferenza mondiale di Rio de Janeiro del 1992, in occasione della quale con l Agenda 21 è stato elaborato un atto fondamentale per la programmazione delle politiche ambientali, è stata emanata la Direttiva 94/62/CE (oggi modificata dalla Direttiva 2004/12/CE), che ha introdotto una disciplina innovativa in merito alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio, ed altre particolari direttive in materia di trasporto transfrontaliero, incenerimento e gestione di specifiche categorie (olii esausti, fanghi, ecc ). Il continuo impegno da parte dell Unione Europea verso la problematica dei rifiuti è stata confermata anche con l emanazione della Direttiva 99/31/CE relativa alle discariche per i rifiuti, che prevede requisiti operativi e tecnici estremamente rigidi per i rifiuti da smaltire e per la gestione dell intero ciclo di vita delle discariche. L atto più recente è stato poi rappresentato, appena l anno scorso, dall emanazione della Direttiva 06/12/CE, che esplicitamente individua una gerarchia nella quale al primo posto è la prevenzione o la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, mediante lo sviluppo di tecnologie pulite, la messa a punto di prodotti concepiti in modo da inquinare il meno possibile e 8

9 lo sviluppo di tecniche per l eliminazione delle sostanza pericolose contenute nei rifiuti, e al secondo posto è il recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo ecc., ovvero il loro uso come fonte di energia. 1.2 Quadro Normativo Nazionale Il primo vero tentativo di introduzione di una normativa quadro in materia di smaltimento di rifiuti in Italia è rappresentato dal DPR 915 del 10 settembre 1982 che trae origine dalla necessità di recepire le prime Direttive Comunitarie in materia: la 75/442/CEE relativa ai rifiuti, la 76/403/CEE relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e policlorotrifenili e la 78/319/CEE relativa ai rifiuti tossico-nocivi. Tale norma, in particolare, prevedeva la necessità di evitare ogni danno o pericolo per la salute pubblica, garantire il rispetto delle esigenze igienico-sanitarie ed i rischi di inquinamento delle risorse naturali e del paesaggio, oltre alle esigenze della pianificazione economica e territoriale. L impostazione, tuttavia, era incentrata sulle modalità di avvio a smaltimento degli RSU, senza, però, determinare adeguate linee guida finalizzate ad introdurre ed incentivare una politica della differenziazione, del recupero e del riciclaggio dei materiali. Tale buco normativo ha, successivamente, reso necessaria la definizione di altri provvedimenti legislativi che, pur risultando importanti al fine di fronteggiare situazioni specifiche, non hanno determinato un raccordo complessivo della normativa di settore. La legislazione italiana, peraltro, risultava fortemente carente di regole concepite in funzione della creazione di opportunità tecnologiche ed economiche per gli operatori che devono assicurare l efficienza e la razionalità delle modalità di gestione dei rifiuti. 9

10 Dal 1993 al 1997 il regime normativo dei rifiuti potenzialmente recuperabili è stato caratterizzato dalla emanazione e reiterazione, con modifiche più o meno incisive, di una lunga serie di decreti legge mai convertiti. A queste e ad altre carenze non citate, oltre alla necessità di adeguare la normativa di settore alle revisioni e alle nuove emanazioni di Direttive Comunitarie, ha tentato di ovviare il Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n il cosiddetto Decreto Ronchi - avente come oggetto l Attuazione delle Direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Il Decreto Ronchi ha rappresentato il primo esempio di Legge Quadro in materia ambientale in Italia segnando una vera e propria svolta nel settore della programmazione e della gestione dei rifiuti. Con tale normativa, infatti, sono stati introdotti principi innovativi volti al raggiungimento di obiettivi ambiziosi, ma indispensabili, per una corretta gestione del ciclo di vita del rifiuto. La principale novità consiste nel passaggio dal concetto di smaltimento a quello di gestione a carattere integrato, intesa come sistema di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura. Viene affermato, inoltre, il principio di individuare l attività di smaltimento solo come fase finale del processo di gestione del rifiuto, da mettere in atto, per quelle frazioni che non possono essere destinate al recupero, secondo una logica che vede come preminente il reimpiego o il riciclaggio diretto del materiale, considera preferibile il recupero come sistema di reimmissione nel ciclo produttivo di materie prime e giunge a prevedere come metodo ulteriore di recupero l utilizzo principale dei rifiuti come combustibile o come mezzo per produrre energia. Per la gestione ottimale dei rifiuti urbani viene prefigurata una suddivisione del territorio regionale in bacini, gli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), di norma coincidenti con i confini territoriali delle Province. 10

11 Si prevede che le operazioni di gestione vengano svolte attraverso una rete appropriata ed adeguata di impianti al fine di realizzare, per i rifiuti urbani, l autosufficienza della gestione in ambiti territoriali ottimali, riducendo, compatibilmente con il contesto territoriale, la movimentazione dei rifiuti e, soprattutto, limitando sensibilmente per tipologia, quantità e provenienza, la possibilità di conferire rifiuti in discarica. La norma, in sintesi, definisce corretta gestione quella che favorisce la riduzione dello smaltimento finale attraverso: il reimpiego ed il riciclaggio; altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; l adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l impiego di materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi; l utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia. In linea con tali principi, a partire da scadenze prestabilite, lo stesso decreto ha disposto: che la realizzazione e gestione di nuovi impianti di termovalorizzazione potranno venire autorizzati solo se il relativo processo di combustione prevede l abbinamento col recupero energetico; che i rifiuti urbani devono venire smaltiti nell ambito regionale ove gli stessi vengono prodotti, salvo particolari deroghe. Il passaggio da Tassa per l Asporto degli RSU (TARSU) a Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) da commisurare con l effettiva fruizione del servizio da parte del cliente/utente. 11

12 Con il D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006, il Legislatore ha consolidato la necessità di concretizzare gli obiettivi che venivano indicati dal Decreto Ronchi prefissando quale obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali. Per ottemperare a tali finalità il medesimo decreto provvede al riordino, al coordinamento ed all'integrazione delle disposizioni legislative nelle materie di difesa del suolo, tutela delle acque, gestione dei rifiuti, bonifica dei siti contaminati e tutela dell'aria. in conformità ai principi e criteri direttivi di cui ai commi 8 e 9 dell'articolo 1 della legge 15 dicembre 2004, n. 308 e nel rispetto dell'ordinamento comunitario, delle attribuzioni delle regioni e degli enti locali. Nella parte quarta del Codice dell Ambiente viene disciplinata la gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi, sugli olii usati, sulle batterie esauste, sui rifiuti di imballaggio, sui policlorobifenili (PCB), sulle discariche, sugli inceneritori, sui rifiuti elettrici ed elettronici, sui rifiuti portuali, sui veicoli fuori uso, sui rifiuti sanitari e sui rifiuti contenenti amianto. Nelle finalità elencate all art. 178 del medesimo testo normativo al comma 1. viene chiarito che la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. Risulta, quindi, chiaro, che il fine primario di detto Codice risulti essere quello di adottare tutti gli accorgimenti necessari affinché i rifiuti vengano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare: senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; senza causare inconvenienti da rumori o odori; 12

13 senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente. La gestione dei rifiuti viene effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario secondo il quale chi più inquina più paga. A fine di ottemperare a tali prescrizioni viene chiarito che la gestione dei rifiuti debba venire effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza. Per conseguire le finalità e gli obiettivi della parte quarta del Decreto, lo Stato, le Regioni, le Province Autonome e gli Enti Locali esercitano i poteri e le funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti in conformità alle disposizioni, adottando ogni opportuna azione ed avvalendosi, ove opportuno, mediante accordi, contratti di programma o protocolli d'intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o privati. Il Decreto tenta, altresì, di mettere ordine nel delicato ginepraio delle competenze attribuite ai diversi livelli amministrativi. In sintesi: Allo Stato spettano, ai sensi dell art. 195 del D.Lgs. n. 152/2006 le funzioni di indirizzo e coordinamento necessarie all'attuazione della parte quarta del decreto e la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti. Alla Regione spetta ai sensi dell art. 196 del D.Lgs. n. 152/2006: 13

14 o la predisposizione, l'adozione e l'aggiornamento, sentiti le province, i comuni e le Autorità d'ambito, dei piani regionali di gestione dei rifiuti, di cui all'articolo 199; o la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, anche pericolosi, secondo un criterio generale di separazione dei rifiuti di provenienza alimentare e degli scarti di prodotti vegetali e animali o comunque ad alto tasso di umidità dai restanti rifiuti; o l'elaborazione, l'approvazione e l'aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate di propria competenza; o l'approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e l'autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti, fatte salve le competenze statali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera f); o l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi; o le attività in materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti che il regolamento (CEE) n. 259/93 del 1 febbraio 1993 attribuisce alle autorità competenti di spedizione e di destinazione; o la delimitazione, nel rispetto delle linee guida generali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera m), degli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati; o la redazione di linee guida ed i criteri per la predisposizione e l'approvazione dei progetti di bonifica e di messa in sicurezza, nonché l'individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad 14

15 autorizzazione, nel rispetto di quanto previsto all'articolo 195, comma 1, lettera r); o la promozione della gestione integrata dei rifiuti; o l'incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi; o la specificazione dei contenuti della relazione da allegare alla comunicazione di cui agli articoli 214, 215, e 216, nel rispetto di linee guida elaborate ai sensi dell'articolo 195, comma 2, lettera b); o la definizione di criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali indicati nell'articolo 195, comma 1, lettera p); o la definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento e la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare (le regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento, tale disposizione non si applica alle discariche); o l'adozione, sulla base di metodologia di calcolo e di criteri stabiliti da apposito decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attività produttive e della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del 15

16 decreto, delle disposizioni occorrenti affinché gli enti pubblici e le società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, coprano il proprio fabbisogno annuale di manufatti e beni, indicati nel medesimo decreto, con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato non inferiore al 30 per cento del fabbisogno medesimo. A tal fine i predetti soggetti inseriscono nei bandi di gara o di selezione per l'aggiudicazione apposite clausole di preferenza, a parità degli altri requisiti e condizioni. Sino all'emanazione del predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 8 maggio 2003, n. 203, e successive circolari di attuazione. Restano ferme, nel frattempo, le disposizioni regionali esistenti. Alle Province, ai sensi dell art. 197 del D.Lgs. n. 152/2006, in attuazione dell'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, spetta: o il controllo e la verifica degli interventi di bonifica ed il monitoraggio ad essi conseguenti; o il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, ivi compreso l'accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto; o la verifica ed il controllo dei requisiti previsti per l'applicazione delle procedure semplificate, con le modalità di cui agli articoli 214, 215, e 216; o l'individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento di cui all'articolo 20, comma 2, del decreto legislativo 16

17 18 agosto 2000, n. 267, ove già adottato, e delle previsioni di cui all'articolo 199, comma 3, lettere d) e h), nonché sentiti l'autorità d'ambito ed i comuni, delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti; o nell'ambito delle succitate competenze, le province sottopongono ad adeguati controlli periodici gli stabilimenti e le imprese che smaltiscono o recuperano rifiuti, curando, in particolare, che vengano effettuati adeguati controlli periodici sulle attività sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 214, 215, e 216 e che i controlli concernenti la raccolta ed il trasporto di rifiuti pericolosi riguardino, in primo luogo, l'origine e la destinazione dei rifiuti. o in qualità di Ambito Territoriale Ottimale l elaborazione e gestione della Tariffa di Igiene Ambientale da calare sulla specifica realtà territoriale. Ai Comuni, ai sensi dell art. 198 del D.Lgs. n. 152/2006, spetta: o la concorrenza, nell'ambito delle attività svolte a livello degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200 e con le modalità ivi previste, alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati. Sino all'inizio delle attività del soggetto aggiudicatario della gara ad evidenza pubblica indetta dall'autorità d'ambito ai sensi dell'articolo 202, i comuni continuano la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui all'articolo 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 17

18 o la concorrenza a disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità e in coerenza con i piani d'ambito adottati ai sensi dell'articolo 201, comma 3, stabiliscono in particolare: le misure per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani; le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione di cui all'articolo 184, comma 2, lettera f); le misure necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare; le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento; l'assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all'articolo 18

19 195, comma 2, lettera e), ferme restando le definizioni di cui all'articolo 184, comma 2, lettere c) e d). Come si può facilmente evincere si tratta di una serie di competenze che necessitano di uno stretto rapporto di collaborazione e di una stringente attività di coordinamento tra i diversi livelli al fine di non vanificare, nell ambito di un processo di intervento a cascata, alcune delle azioni di programmazione e di gestione attribuite ai diversi soggetti pubblici. Emerge chiaramente il ruolo centrale attribuito alla Provincia che, accanto ai consueti compiti di controllo, assume competenze rilevanti nella pianificazione e nell organizzazione della gestione dei rifiuti, in accordo con le realtà locali interessate. Per completare il quadro normativo nazionale è doveroso richiamare il recente decreto legislativo del 13 gennaio 2003 n. 36, con cui l Italia, seppur con ritardo, ha recepito la Direttiva 99/31/CE in materia di discariche di rifiuti. Il decreto, in particolare, stabilisce requisiti operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche, misure, procedure e orientamenti tesi a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull ambiente,, nonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l intero ciclo di vita della discarica. Molte sono le novità introdotte dal decreto; prima tra tutte, la nuova classificazione delle discariche suddivise in: discariche per rifiuti inerti (ex discariche di II categoria, tipo A), per rifiuti non pericolosi (ex discariche di I e II categoria, tipo B) e per rifiuti pericolosi (ex discariche di II categoria tipo C e III categoria). Importanti sono anche le definizioni, tra le quali quelle relative alle tre figure principali (gestore, detentore, richiedente), i criteri per l ammissibilità e la non ammissibilità dei rifiuti in discarica, le procedure autorizzatorie e la disciplina per la gestione dell intero ciclo di vita della discarica fino al ripristino ambientale del sito, a sua chiusura, e il monitoraggio post chiusura. 19

20 Il decreto, infine, definisce chiari obiettivi di riduzione del conferimento dei rifiuti biodegradabili in discarica da raggiungere attraverso la definizione e l attuazione da parte delle Regioni di un apposito programma. 1.3 Quadro Normativo Regionale La Regione Campania per iniziativa propria e/o secondo quanto previsto in applicazione delle leggi nazionali, ha emanato numerose norme in materia di rifiuti. Omettendo di citare le norme e i Piani degli anni 70 e 80, ormai completamente superati, e considerando gli strumenti più recenti e tuttora vigenti, già la Legge Regionale n. 10 del 10/02/93 fissava fondamenti e criteri per la realizzazione degli interventi necessari ad una corretta gestione del territorio regionale in relazione alla materia dei rifiuti, con la predisposizione del Piano per lo Smaltimento dei Rifiuti nella Regione Campania. Con l entrata in vigore della L.R. n..4 del , vengono sanciti, a livello regionale, i principi normativi di cui al D.Lgs. 152/2006, infatti è ribadito che la razionale, programmata, integrata e partecipata gestione dei rifiuti è condizione ineludibile di tutela della salute e di salvaguardia dell ambiente e del territorio assicurando il rispetto dei principi di equità tra territori e generazioni. La norma si ispira, altresì, al conseguimento dell obiettivo Rifiuti zero attraverso le forme di organizzazione previste, appunto, dalla normativa nazionale, e: disciplina le attività di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, la individuazione, la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati sul territorio regionale; individua le funzioni ed i compiti amministrativi che richiedono l unitario esercizio a livello regionale, disciplinandone l organizzazione e le modalità di svolgimento; 20

CAPITOLO 4 - LA PROGRAMMAZIONE D EMERGENZA

CAPITOLO 4 - LA PROGRAMMAZIONE D EMERGENZA CAPITOLO 4 - LA PROGRAMMAZIONE D EMERGENZA 4.1 IL PIANO DEGLI INTERVENTI PRIORITARI L Ordinanza n. 2983/99, all art. 1, nominava il Presidente della Regione siciliana commissario delegato per la predisposizione

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