GESTIONE, RECUPERO E RICICLAGGIO DEI RIFIUTI INERTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE ALLA LUCE DELLA NORMATIVA DI SETTORE

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1 GESTIONE, RECUPERO E RICICLAGGIO DEI RIFIUTI INERTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE ALLA LUCE DELLA NORMATIVA DI SETTORE * * * 1. Gli aggregati riciclati nell edilizia Per far fronte all incremento della produzione dei rifiuti e delle difficoltà connesse al loro smaltimento, la Comunità europea 1 ha cercato, attraverso l emanazione di alcune importanti direttive, di dare ampio spazio alle forme di riciclaggio e di riutilizzo dei materiali. 1 Nel febbraio 1999, la Commissione europea ha pubblicato uno studio sulla situazione europea dei rifiuti inerti Construction and Demolition Waste Management Practices and their Economic Impacts, evidenziando come il tasso percentuale di recupero e di riciclaggio dei rifiuti inerti in Italia sia di gran lunga inferiore a quello degli altri Paesi europei. I rifiuti da costruzione e demolizione presentano infatti problemi di gestione, non tanto per la presenza di sostanze pericolose (quali asbesto, cromo, cadmio, zinco, piombo, mercurio), che sono presenti in quantità molto limitate, ma piuttosto per i quantitativi prodotti. Il Construction and Demolition Waste Project Group è composto da rappresentanti degli Stati Membri, delle associazioni operanti nel settore (imprenditori, ordini professionali, smaltitori, movimenti ambientalisti, enti locali, ecc.) e da esperti. Lo scopo di tale gruppo di lavoro è stato quello di elaborare, attraverso un lavoro comune della durata di due anni circa, una strategia che potesse approdare ad uno strumento normativo da proporre all approvazione del Consiglio. Il gruppo dedicato ai rifiuti da costruzione e demolizione ha concretizzato i suoi lavori (finiti nel giugno 1995) in due documenti, il documento Informazione e il documento Raccomandazioni. Il documento Informazione fornisce un quadro completo della situazione attuale in materia di rifiuti da costruzione e demolizione ed è suddiviso in quattro capitoli: - legislazione e definizioni; - informazioni statistiche; - trattamento, recupero e riciclo; - progetti e studi. Il documento Raccomandazioni, invece, partendo dalle proposte formulate nel lavoro di gruppo, suggerisce una serie di provvedimenti e di azioni che, se fatte proprie dai vari Paesi, potrebbero portare ad un notevole sviluppo del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione. La strategia proposta tocca i seguenti punti: - prevenzione: oltre ad azioni di educazione/informazione, prevede lo sviluppo di una progettazione dei materiali volta al riutilizzo e alla riduzione dei rifiuti, unitamente alla produzione di materiali a basso impatto ambientale; - separazione: prevede la diffusione della demolizione selettiva orientata al recupero dei materiali, l incoraggiamento del riciclaggio e/o la disincentivazione dello smaltimento in discarica; - trattamento: propone di introdurre un sistema di permessi e licenze rilasciati alle imprese che intervengono nelle attività connesse con la produzione di rifiuti di costruzione e demolizione. Tale sistema dovrebbe garantire che l impresa qualificata, nel richiedere il permesso, sia tenuta ad indicare la quantità dei rifiuti che pensa di generare, le misure che intende adottare per trattare i rifiuti e il destino che essi seguiranno; - mercato: si può sviluppare, ad esempio, se la Pubblica Amministrazione esercita un ruolo esemplare nella sua veste di committente di opere pubbliche. I due documenti non hanno alcun valore legislativo, ma rappresentano un valido supporto tecnicoconoscitivo utile alla stesura di una normativa che regolamenti in maniera idonea il settore dei rifiuti da costruzione e demolizione e dia un significativo impulso al riciclo degli stessi. 1

2 Le problematiche ambientali legate alle consistenti quantità di rifiuti prodotte ogni anno, come emerge dal Rapporto Rifiuti , impongono di cercare soluzioni innovative per un più efficace smaltimento e recupero di materiali riciclabili. L Italia, tuttavia, per quanto riguarda le percentuali di recupero, si colloca ancora in una posizione piuttosto arretrata, in particolare nel settore dell edilizia e dei rifiuti da costruzione e da demolizione e dei rifiuti inerti in genere. Sotto la denominazione di inerti di riciclo in edilizia sono ricompresi, infatti, tutti i materiali di rifiuto o scarto prodotti nelle diverse fasi del processo edilizio, in primo luogo quelli che provengono da attività di costruzione e di demolizione (mattoni, piastrelle, pannelli, scorie di cemento, componenti strutturali, etc.) ed, in minor parte, quelli che provengono da attività estrattive, da lavorazioni di minerali non metalliferi e dalle industrie agroalimentari. Di tutta questa tipologia di rifiuti, possono essere definiti inerti di riciclo solamente quei materiali che non producono effetti negativi di impatto ambientale perché non inquinanti, né nocivi. Attualmente non sussiste una adeguata contabilità dei rifiuti inerti ed, in particolare, di quelli che provengono dalle operazioni di costruzione e di demolizione, così come è alquanto difficile effettuare un censimento degli impianti di riciclaggio attivi sul territorio nazionale. Il problema può, comunque, essere osservato sotto un triplice profilo: 2 Il Rapporto Rifiuti 2005 è il frutto dell attività di raccolta, analisi ed interpretazione dei dati svolta dall APAT (Agenzia per la Protezione dell Ambiente e per i Servizi Tecnici) e dall ONR (Osservatorio Nazionale sui Rifiuti), che ha messo in evidenza come, in Italia, sia considerevole la crescita e la produzione dei rifiuti. 2

3 1. problema connesso alla collocazione e allo smaltimento dei rifiuti da costruzione e da demolizione dovuto alla lentezza delle Amministrazioni a recepire le innovazioni tecniche ed a modificare capitolati ormai datati; 2. problema legato ad una forte resistenza culturale all impiego di aggregati riciclati, dal momento che, generalmente, si è portati a pensare ad aggregati con caratteristiche e requisiti prestazionali inferiori a quelli tradizionalmente e ampiamente collaudati 3 ; 3. problema dell inesistenza di adeguate normative volte a favorire sia l utilizzo di materiali riciclati sia la loro innovazione su larga scala. È stato stimato che solamente il 10% circa della grande quantità di rifiuti inerti prodotti annualmente è materiale da riciclo, percentuale piuttosto bassa se si pensa che la produzione annua di tali scarti si aggira intorno a 40 milioni di tonnellate di detriti di risulta (il 30% circa del totale dei rifiuti urbani e speciali prodotti sul territorio nazionale!). Nonostante da alcuni anni si stia sperimentando di impiegare i rifiuti inerti, in realtà si è molto lontani da un loro utilizzo su larga scala. Le finalità promosse da associazioni senza scopo di lucro come l A.N.P.A.R. 4 mostrano il tentativo di impiegare, in alternativa ai 3 In realtà, gli aggregati provenienti dal riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, nella maggior parte dei casi, presentano le stesse caratteristiche prestazionali di quelli naturali e sono parimenti assoggettati all obbligo di marcatura CE. 4 Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati che nasce dalla volontà di alcuni imprenditori che, a fronte della loro esperienza maturata nel settore del riciclaggio, si fanno portavoci della possibilità di creare un canale alternativo nel settore della fornitura di materiale edile. Le finalità dell Associazione sono la promozione dello sviluppo e del progresso delle tecniche di produzione e soprattutto di impiego degli aggregati inerti riciclati. 3

4 materiali tradizionali di cava, i detriti di risulta delle demolizioni dei manufatti edilizi, previo loro adeguato trattamento. 5 Questi aggregati riciclati costituiscono un ottima alternativa, in vista soprattutto della necessità sempre maggiore di porre strumenti idonei per la salvaguardia dell ambiente e del territorio. Riciclare i rifiuti inerti significa, infatti: ridurre il prelievo indiscriminato di inerti naturali da attività estrattive mal regolamentate e di materie prime non rinnovabili, con conseguente preservazione ed ottimizzazione dello sfruttamento dei giacimenti; creare materiali sostitutivi delle materie prime naturali (ghiaia e sabbia) dalle prestazioni equivalenti almeno nel settore dell ingegneria non strutturale; evitare lo smaltimento dei rifiuti in discariche (spesso abusive 6 ); consentire un abbassamento dei costi di smaltimento. Se è vero che si tratta spesso di materiali definiti fuori prescrizioni di norma, per i quali il recupero avviene mediante correzioni o stabilizzazioni, è pur vero anche che la non perfetta rispondenza al corpus ormai consolidato delle prescrizioni di normativa non deve rappresentare a priori un ostacolo per l impiego di questi materiali che rappresentano una ricchezza inestimabile per la realizzazione di nuove opere nel rispetto dell ambiente. 5 Il materiale, al fine di essere convenientemente avviato al reimpiego, deve essere sottoposto ad un processo di trattamento piuttosto complesso. Le diverse fasi di riqualificazione del materiale (attraverso una serie di operazioni che possono essere distinte in processi successivi di selezione, frantumazione, deferrizzazione, asportazione di materiali leggeri ed omogeneizzazione del prodotto finale) richiedono una tecnologia evoluta ed innovativa, controllata possibilmente in modo automatico. Purtroppo le stime attuali dimostrano che il trattamento cui sono sottoposti i rifiuti inerti è ancora inadeguato e non conforme alle normative nazionali e alle norme europee. 6 Non esistono, infatti, ad oggi, sufficienti impianti di smaltimento economicamente e tecnologicamente efficienti, così che l abbandono abusivo prende sempre maggior campo. 4

5 Ne consegue che un prelievo superiore alla capacità di rinnovamento affiancato ad una produzione sempre maggiore di rifiuti rispetto alla capacità di assorbimento degli stessi, incidendo sensibilmente e negativamente sull ambiente, impone sempre più urgentemente di regolamentare, attraverso prescrizioni normative adeguate, il settore del riciclaggio. * * * 2. D.M. n. 203/ Lo Stato italiano, che si è assunto il dovere di recepire nell ordinamento interno le direttive emanate dall Unione Europea, ha cercato di attuare strategie volte ad una più razionale politica e gestione del rifiuto, cercando di dare maggior seguito alle azioni di prevenzione e di smaltimento sicuro dei rifiuti, oltre che, inevitabilmente, alle azioni di riciclaggio e di riutilizzo dei materiali. Il D.M. 203/2003, denominato anche Decreto 30%, rappresenta una importante opportunità per lo sviluppo del mercato degli aggregati riciclati anche nel settore dell edilizia italiana. Si tratta di un decreto del Ministero dell Ambiente e della tutela del territorio, attuato di concerto con i Ministri delle Attività Produttive e della Salute, che definisce con chiarezza alcune regole e dà un impulso al settore del riciclaggio. Tale decreto, infatti, individua i criteri attraverso i quali le Regioni possono adottare le disposizioni necessarie affinché gli enti pubblici e le società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione 7 Decreto Ministeriale 8 maggio 2003, n Norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo. 5

6 dei servizi, garantiscano che il trenta per cento del fabbisogno annuale di manufatti e beni siano realizzati con materiale riciclato 8. Spetta, pertanto, alle Regioni il compito di adottare tutte quelle disposizioni necessarie per favorire ed ampliare l uso di materiali riciclati. A tal fine, l art. 4 del presente decreto, istituisce il Repertorio del Riciclaggio (RR inserire un link al seguente indirizzo: tenuto e reso pubblico a cura dell Osservatorio Nazionale dei Rifiuti (ONR) 9. Questo repertorio costituisce un vero e proprio catalogo di tali beni e contiene un elenco aggiornato degli articoli che sono prodotti con materiale riciclato, con indicazioni riguardanti la disponibilità, il loro reperimento sul mercato e relativo prezzo. * * * 3. Circolare del Ministero dell Ambiente e della Tutela del territorio del 5 luglio 2005 n Si tratta di un provvedimento che fornisce delle basi concrete per il settore del riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione e che rappresenta la diretta promanazione del D.M. 203/2003, in cui già all art. 3 comma 3 si statuiva l obbligo per le pubbliche amministrazioni, in sede di formulazione dei capitolati d appalto, di prevedere l impiego di materiali riciclati. 8 L iniziativa di introdurre questo obbligo nasce con l art. 56 della Legge Finanziaria 2002, n. 448/2001 che, in origine, si indirizzava alla sola fornitura di beni, quali impiego della carta riciclata per l uso delle fotocopiatrici degli uffici pubblici, divise dei vigili e degli operatori ecologici, mobili per ufficio, articoli di cancelleria ed altre tipologie affini di prodotti. 9 L articolo 26 del D. Lgs. n. 22/1997 ha previsto l istituzione, presso il Ministero dell Ambiente, dell Osservatorio Nazionale sui Rifiuti. L ONR è stato costituito con il chiaro intento di garantire l attuazione delle norme previste dal decreto stesso, in modo particolare con riferimento alla prevenzione della produzione e pericolosità dei rifiuti ed all efficacia, efficienza ed economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonché alla tutela della salute pubblica e dell ambiente. 10 Indicazione per l operatività nel settore edile, stradale ed ambientale, ai sensi del D.M. 203/

7 Condizione essenziale dei materiali riciclati è quella che si tratti di materiali iscritti al Repertorio del Riciclaggio e per materiale riciclato ammissibile a tale iscrizione si intende quel materiale che viene realizzato utilizzando rifiuti post-consumo da costruzione e demolizione. La circolare, al punto 1, riporta tutte le caratteristiche che gli aggregati riciclati devono possedere, per settore di applicazione (cfr. allegati alla circolare) ed elenca, anche se non esaustivamente, i prodotti che vengono realizzati con l uso di rifiuti da costruzione e demolizione derivanti dal post-consumo. L ammissione al Repertorio, di cui al punto 5 della circolare, prevede che sia compilata una domanda che l azienda produttrice deve inviare all Osservatorio, corredata dalla documentazione tecnica necessaria e specifica per ogni settore (in allegato la D.M. 203/2003). Nei punti 3 e 4 vengono contemplate due ulteriori condizioni essenziali perché il bene riciclato sia impiegato dalle pubbliche amministrazioni: i materiali iscritti al Repertorio del riciclaggio devono presentare medesimo uso, ancorché con aspetto, caratteristiche o ciclo produttivo diversi e prestazioni conformi all utilizzo cui sono destinati rispetto a quelli realizzati a partire da materiali vergini ; congruità del prezzo: la congruità di prezzo degli aggregati riciclati iscrivibili al repertorio del riciclaggio si ritiene rispettata se tale valore non risulta superiore a quello relativo ai corrispondenti materiali che si vanno a sostituire. Senza dubbio, dal punto di vista della valorizzazione dei rifiuti, il settore dell edilizia rappresenta un esempio importante e 7

8 significativo per l impiego di numerosi manufatti realizzati con materiali riciclati. * * * 4. Scenari di mercato e promozione per una corretta gestione di politica ambientale Abbiamo visto come l elevato volume di rifiuti prodotti richiede una loro rigorosa gestione (cioè la raccolta, il trasporto, il trattamento, il recupero e lo smaltimento definitivo) per annullare o almeno contenere gli impatti ambientali. Le attuali politiche ambientali comunitarie, nazionali e regionali prevedono, pertanto, obiettivi ed azioni mirate a modificare gli attuali modelli di produzione, consumo e smaltimento dei rifiuti. Gli inerti derivanti dai rifiuti delle demolizioni nel campo dell edilizia e delle grandi opere strutturali, insieme con gli scarti provenienti dai processi di produzione di elementi, componenti e manufatti prefabbricati, rappresentano oggi una fonte secondaria di immensa importanza per la realizzazione di nuove opere, nel rispetto della tutela dell ambiente. In considerazione di ciò, la normativa nazionale e regionale prevede anche la stipula di Accordi di programma con i soggetti interessati. In Toscana 11, dopo le opportune fasi di concertazione, sono state, ad esempio, stipulate Intese Ambientali per favorire l utilizzazione di materiali raccolti in forma differenziata, tra cui la promozione del recupero e riciclaggio dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione. Attualmente è in corso una lunga serie di studi per la caratterizzazione del materiale ottenuto dagli impianti di trattamento, 11 A fronte della sempre maggiore offerta di trattamento e di recupero di rifiuti inerti, si segnala un recente Accordo volontario deliberato dalla Giunta Regionale Toscana n. 100 del 10 febbraio 2003, consultabile sul sito 8

9 associata ad una successiva fase sperimentale attuata con la finalità, da una parte di ottimizzare i campi di impiego di queste materie, dall altra di migliorare le operazioni di trattamento cui devono essere sottoposti tali scarti. Questi sono passi importanti e significativi affinché gli aggregati inerti possano trasformarsi da elementi marginali od alternativi a materiali tradizionali e di uso codificato, anche se persiste un atteggiamento conservatore da parte di molti esponenti del settore. Sarebbe auspicabile, per una corretta gestione dei rifiuti e per la salvaguardia delle risorse ambientali, operare un confronto continuo tra gli operatori dei servizi pubblici e privati, le imprese di produzione delle tecnologie ambientali e le pubbliche amministrazioni sulle innovazioni tecnologiche, sulle opportunità e le prospettive del mercato, alla luce delle più recenti indicazioni normative sia comunitarie che legislative. Si ricordi che in passato, le pubbliche amministrazioni, tese a risolvere le problematiche ambientali derivanti dai rifiuti di origine urbana, non hanno mai posto la giusta attenzione alla gestione dei rifiuti derivanti da costruzione e da demolizione. Solo in questi ultimi anni, sotto la spinta dell Unione Europea, anche in Italia si sta cercando di regolamentare il riciclaggio di materiali inerti; si sta riscontrando, infatti, specie nelle regioni del nord Italia 12, una notevole difficoltà a reperire materiali da cava, dal momento che molte Amministrazioni regionali hanno adottato, a tutela dell ambiente, misure più restrittive di prelievo estrattivo. 12 Recentemente sono stati installati diversi impianti fissi di riciclaggio di rifiuti inerti, creando sia vantaggi economici per le imprese edili che possono così smaltire legalmente i rifiuti inerti a costi sensibilmente più bassi di quelli imposti dalle discariche, sia vantaggi economici per le imprese di costruzione che comprano i materiali inerti a costi più bassi rispetto a quelli imposti dalle cave. Il tutto con benefici ambientali per il territorio nazionale. 9

10 Si registrano, comunque, numerosi tentativi per superare l ostacolo legato all utilizzo costante di materiali inerti riciclati, in primo luogo attraverso la loro introduzione nei prezzari della Camera di Commercio e dall elaborazione di capitolati di appalto che prevedano l utilizzo degli aggregati riciclati. In Italia, possiamo segnalare quali pionieri dell utilizzo degli aggregati: Provincia di Modena: all interno del capitolato d appalto per la costruzione di rilevati sono state introdotte delle prescrizioni particolari per l uso dei materiali provenienti da riciclaggio dei rifiuti inerti speciali; Regione Toscana: già prima dell emanazione del D.M. 203/2003, con Delibera del n. 265, ha prescritto che, nei bandi di gara per l affidamento dei lavori, le offerte dei concorrenti prevedano una percentuale minima di materiale riciclato pari al 15% del materiale da costruzione da utlizzare. Comune di Pisa: all interno del capitolato d appalto per la realizzazione del piano urbano dei parcheggi permette l impiego, in alternativa alle terre rispondenti ai gruppi della classificazione CNR-UNI , l impiego di materiali provenienti da recupero di inerti artificiali. L uso di tali materiali proveniente da demolizioni, costruzioni e scavi è consentito soltanto previo trattamento in appositi impianti di riciclaggio autorizzati secondo la normativa vigente; Ferrovie dello Stato: le Ferrovie dello Stato hanno elaborato una specifica tecnica per l utilizzo dei materiali provenienti dalle demolizioni edilizie. L utilizzo di tali materiali è consentito: 1. nella costruzione del corpo dei rilevati ferroviari; 10

11 2. nella costruzione del corpo dei rilevati stradali delle strade di pertinenza FS e delle strade da consegnare ad Enti terzi, qualora l Ente gestore ne condivida l utilizzo; 3. nella realizzazione dello strato di bonifica dei rilevati stradali e ferroviari; 4. nella realizzazione di opere in terra, quali dune, colline artificiali, ritombamenti, sistemazioni ambientali, etc.. 11

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