IL FILO ROSSO DELLE DIFFERENZE DI GENERE. 17 NOVEMBRE 2014

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1 IL FILO ROSSO DELLE DIFFERENZE DI GENERE. 17 NOVEMBRE 2014 Oggi tentiamo un percorso che attraversando più aspetti che riguardano la vita delle donne, ci faccia capire se queste differenze portano alla donna un vantaggio o solo svantaggi. Il mercato del lavoro, la tutela della maternità, la formazione degli stereotipi, le donne anziane accolte nelle case di riposo sono alcuni degli aspetti che toccheremo. Iniziamo dalla salute delle donne. Tutto quello che accade attorno a noi può avere delle ricadute sulla nostra salute fisica e psicologica. La crisi, la perdita di un lavoro, la necessità di rinunciarvi, l ansia dei figli piccoli e dei genitori anziani, tutti i problemi di conciliazione che tutte conosciamo e che sono conseguenza delle mutazioni socio-demografiche di cui siamo tutte testimoni, affaticano in particolare la vita delle donne con ricadute sulla loro salute.. Visto la campagna itinerante fra i vari territori italiani che la Cgil sta facendo, dal titolo SALVIAMO LA SALUTE, per tenere alta l attenzione sulle problematiche della sanità e della salute in generale, facciamo rientrare questa iniziativa all interno della campagna proprio iniziando a parlare di 1

2 medicina di genere. La salute delle donne merita un approccio diverso da quello che si ha per l uomo: non migliore, maggiore o altro, ma diverso perché siamo diverse. Assume quindi un valore peculiare il termine medicina di genere che non si limita a definire i diversi dosaggi di farmaci a seconda della corporatura, ma fa un passo avanti. L Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che, in medicina, il concetto di equità si associa alla capacità di curare l individuo, in quanto essere specifico e appartenente a un determinato genere. Ed è opinione acquisita che proprio la differenza di genere identifichi esigenze diverse sul fronte delle terapie, oltre a influenzare in modo sensibile l accesso, la qualità e l aderenza alle cure stesse. Nel riconoscere questa diversità di esigenze, la Medicina di Genere considera prioritario il diritto delle donne e degli uomini a un assistenza sanitaria e farmacologica specifica, che si basi su un diverso modo di interpretare e valutare la programmazione e la produzione normativa in ambito farmaceutico, sanitario e socio-assistenziale. Il corpo maschile ha sempre costituito, fin dall antichità, la norma, quindi tutto quello che è stato fatto era destinato all uomo; da ciò consegue che i dati ottenuti nell uomo, sono stati traslati immediatamente al femminile, senza tenere conto delle differenze. Solo nel 1991 si è cominciato a riconoscere questo tipo di diversità e su questa si deve continuare a lavorare sia con l inserimento della Medicina di Genere nei percorsi universitari, sia con la formazione degli operatori. In questo senso il tema che emerge si riconduce all appropriatezza delle cure: esso è elemento essenziale in senso generale, cioè rispetto alla riforma sanitaria che è stata approvata e che andremo a verificare, ma anche nell accezione di cura sempre più mirata e personalizzate. 2

3 Oggi non tratteremo della medicina di genere in senso ampio, ma sonderemo la differenza di genere in un ambito specifico che è quello della SSL, ambito particolare perché visto sempre in maniera neutra. Parlando di donne è doveroso parlare di maternità, quella capacità che possiamo considerare la più grande differenza che abbiamo rispetto all uomo. Ci sono donne che i figli li vorrebbero, ma non possono. Ci sono donne che potrebbero averli, ma non li vogliono. Non ci tengono alle nausee, al travaglio, alle notti insonni, alle corse fra casa-asilo-lavoro e ritorno. Poi ci sono le donne che devono rinunciare al lavoro per un figlio e ci sono donne che devono rinunciare a un figlio per il lavoro. È questo il tema più grande: dover decidere se escludere dalla propria vita una parte delle proprie potenzialità, sia quella genitrice oppure lavorativa, oppure vedersi schiacciata dalle mille incombenze che una società che non è costruita a misura di donna, propone. I cambiamenti e le evoluzioni socio demografiche avvenute, hanno avuto molte ricadute spesso negative sulle donne. Troviamo donne che sono già nonne, ma hanno davanti a loro ancora 15 anni di lavoro (questa è una nota autobiografica), anche in virtù l allungamento dell attività lavorativa imposto dalla legge Fornero. Parallelamente ci ritroviamo un sistema welfare che si sta via via restringendo e la funzione vicaria che qualche tempo fa era garantita dalle nonne pensionate, viene meno nelle nonne lavoratrici. Tutto ciò rientra in una sorta di circolo vizioso che favorisce la riduzione del tasso di natalità. È inoltre plausibile supporre che queste donne abbiano dei genitori anziani che, giorno dopo giorno, chiedono più attenzioni e dipendono sempre maggiormente da loro. È evidente la difficoltà a giostrarsi in una situazione che vede queste donne oberate da incombenze, doveri, relazioni. Inoltre, con l obbligo morale di non deludere nessuno, perché è questo che da una donna ci si aspetta. 3

4 Così nell ambito lavorativo: ci si aspetta sia brava, ed è giusto, ma della sua capacità si chiede conferma costantemente, a ogni occasione. Così che una donna si sente costantemente sotto esame. Ineludibile un altro grande tema che fin troppo spesso segna la vita di molte donne. Le donne sono spesso vittime di violenza maschile e lo sono in quanto donne. Una violenza che arriva fino alla sua manifestazione più estrema, una donna uccisa ogni tre giorni per mano, nel 70% dei casi da parte di un marito, un fidanzato o un ex. C è anche quella violenza che la donna non vuole far vedere e maschera denunciando un incidente domestico, una caduta accidentale. Poi c è tutta quella gamma di violenza che non si vede seppur fisica, come la violenze di tipo sessuale oppure quella psicologica, economica, di ricatto che utilizza anche i figli. Tutto ciò solo perché donna e in quanto tale deve soggiacere alla forza maschile che di base nasconde un enorme insicurezza, la cui natura si ricerca ancora nella donna, nel suo cambiamento di ruolo, nella sua emancipazione. Capro espiatorio comunque!!! Ma la violenza ha mille sfaccettature e definirei tale anche il limite alla autodeterminazione. Se si rimane incinta e si decide, la maggior parte delle volte con un enorme sofferenza, di mettere fine a quella gravidanza, si deve affrontare la difficoltà di trovare un equipe che non sia obiettrice di coscienza. Parlo di un equipe perché partiamo addirittura dal farmacista che non vorrebbe venderti neanche la pillola del giorno dopo che è classificata fra i contraccettivi, fino poi ai vari professionisti della sanità che, dopo essere stati assunti in un ospedale pubblico che deve garantire l accesso ai diritti a ogni persona, dichiarano la loro obiezione di coscienza. Sappiamo che in certe zone d Italia questo fenomeno arriva proprio a limitare completamente la libertà della donna, ma anche in FVG ci difendiamo bene, per così dire. A metà settembre un associazione di Padova ha chiesto conto alla Presidente Serracchiani su tre diversi casi avvenuti nell ultimo anno e mezzo, in cui non è 4

5 stata garantita la legge 194. Gli obiettori ginecologi superano abbondantemente il 50% dei ginecologi presenti in regione. Attorno al 30% gli anestesisti e il personale non medico. Questa è la punta di un iceberg che vede alla sua base una scarsissima attenzione ai problemi della donna in generale che negli ultimi anni anche nella nostra Regione si è evidenziata ad esempio con lo svuotamento reale e di significato, dei consultori che si sono visti ridurre il personale e la loro conseguente capacità di risposta ai problemi delle donne e della famiglia in generale. Ovviamente ci attendiamo un sostanziale cambio di verso con questa riforma sanitaria che punta in maniera preponderante sul territorio. Migliori le notizie che arrivano sul versante relativo alla legge 40sulla procreazione medicalmente assistita, approvata fra molte polemiche nel 2004, prevedeva una serie di «paletti» che, in 10 anni, sono stati modificati o eliminati a colpi di sentenze. Ad aprile di quest anno è stata la volta della bocciatura del divieto di fecondazione eterologa da parte della Consulta che ha sancito che quel divieto è incostituzionale. Voglio finire di parlare della violenza sulle donne ricordando che purtroppo è una costante che ritroviamo in tutto il mondo. Cito le schiave rumene violentate nei campi del ragusano: una realtà fatta di violenza, aborti e omertà; il Brasile dove ogni due giorni muore una donna per aborto clandestino perché l aborto non è un diritto, ma nemmeno una priorità della rieletta presidente Dilma Roussef, del partito del lavoro; alla iraniana Reyhaneh che è stata impiccata dopo cinque anni di detenzione nel braccio della morte, perché è riuscita a uccidere il proprio violentatore,come per indicare che la violenza sessuale è un reato dal quale non sia legittimo difendersi con ogni possibile mezzo; per finire con gli stupri di guerra utilizzati quasi fossero un dovere ineludibile. Anche quando le leggi di guerra hanno riconosciuto e proibito le aggressioni sessuali, sono stati eseguiti pochi 5

6 procedimenti giudiziari, considerando di fatto le aggressioni sessuali contro le donne come crimini meno significativi, non degni di accusa. Voglio terminare con un tema qualificante per un sindacato, il lavoro. Sappiamo che l Europa ha una propria strategia riguardo all occupazione femminile. Nel 2000 è stata definita quella di Lisbona che prevedeva fra i vari obiettivi quello di portare l occupazione femminile al 60%. I motivi di questo obiettivo erano molteplici: portare un innalzamento del pil, aumentare la natalità perché dove le donne lavorano e ci sono servizi adeguati si fanno più figli, favorire il circolo virtuoso che deriva dalle necessità delle donnemadri-lavoratrici e che favorisce lo sviluppo di altri posti di lavoro per lo più femminili. La lunghissima crisi economica, tuttora in atto, è stato l ostacolo più consistente perché l obiettivo non sia centrato compiutamente. O meglio, se la media europea si è comunque attestata al 59% nel 2009, il problema sono i dati dei vari Paesi, assolutamente diversi fra loro. Andiamo da un 73,1% della Danimarca (dove si fanno anche più figli) al 46,4% dell Italia.Ora l Europa ha elaborato un altra strategia, anche questa di durata decennale come la precedente, EUROPE 2020, che, per quanto riguarda l occupazione femminile, si è posta un obiettivo più sfuocato e cioè il generico aumento di partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il lavoro è un tema che ha molti aspetti. Cito solo un paio di dati. Nell indice sul gender gap 2014, cioè il divario di genere all interno di un Paese, calcolato dal World Economic Forum, l Italia si trova solo al 69simo posto su 142 Paesi, dietro il Bangladesh e ultima fra i Paesi industrializzati. Solo 129simo per l uguaglianza salariale per il medesimo lavoro. Questo ci fa capire quanta strada dobbiamo percorrere e quanto possiamo dire che ci sentiamo su un tapis roulant: camminiamo da anni, ma siamo sempre più o meno ferme lì!!! 6

7 Noi sappiamo che non è più rinviabile trovare una via d uscita a questa crisi e che questo lo si ottiene con l ascolto e l attiva partecipazione di chi rappresenta il mondo del lavoro. Un mondo che, come si è visto nella grande manifestazione del 25 ottobre, chiede con forza proprio lavoro perché nel lavoro risiede il nostro futuro. Non un lavoro purché sia, ma un lavoro buono e tutelato. Per ottenerlo ci vuole una strategia fatta da un serio piano industriale per il Paese, un vero e proprio Piano per il lavoro, una politica economica espansiva che non può ridursi al taglio delle tasse e della spesa o qualche bonus al posto dei servizi, che necessita di investimenti anche pubblici perché è questo il modo per creare uguaglianza e giustizia sociale. È opportuno uno sforzo da parte di tutti e non solo della parte più debole del mondo del lavoro, cioè i lavoratori e le lavoratrici che hanno già dato in termini di perdita di posti di lavoro e potere d acquisto. Le donne sono pronte a fare la loro parte e ancor di più le donne della Cgil che da sempre si battono per il lavoro e i diritti di tutti, ma anche per il giusto ruolo delle donne, la loro difesa, la loro salute, per la loro autodeterminazione, la libertà di scelta, la presenza attiva e fattiva nei livelli dirigenziali di questa organizzazione e di qualsiasi altra. Il filo rosso, quel file rouge che attraversa la nostra vita e la caratterizza proprio perché diversa e peculiare, non deve essere interpretato come una corda che ci lega e che ci blocca, ma come una sorta di filo d Arianna che ci permette di esplorare il mondo rimanendo sempre ancorate alla realtà. Quella realtà che fa di noi delle persone forti, capaci, indipendenti, libere, sensibili ed emotive, ma sempre disposte a lottare per i diritti di tutti. 7

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