Casa Protetta e Centro Diurno San Biagio. arezze che curano. Attività e inattività con gli animali a Casa San Biagio. M.

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1 Casa Protetta e Centro Diurno San Biagio Le C arezze che curano Attività e inattività con gli animali a Casa San Biagio M. Christine Melon QUADERNI CADIAI

2 Le foto sono di Annalisa Miccoli, animatrice di Casa San Biagio.

3 I ntroduzione Gli animali frequentano i servizi socio-assistenziali e riabilitativi gestiti da CADIAI ormai da molti anni e ci aiutano a prenderci cura di persone con differenti sintomi e quadri di disagio. Quando nel 94 abbiamo rilevato la gestione della residenza psichiatrica XXV Aprile di S. Giovanni in Persiceto non sapevamo di ereditare, insieme a tante difficoltà, un efficace strumento terapeutico, seppure non ancora ben consolidato. Tutto è cominciato nel 92 con la richiesta di Franco, un depresso grave con una storia manicomiale del tipo peggiore, che improvvisamente provava il desiderio di possedere un animale da compagnia. La scelta è caduta su Lila, una bastardina buffa e vivace, che condivideva con il suo proprietario un amputazione d arto omolaterale. Il progetto prevedeva l'utilizzo del cane quale animale di proprietà dell'ospite, anche se lasciava spazio a un eventuale futuro avvicinamento dell'animale ad altri ospiti della struttura. Sulla scia dei risultati positivi conseguiti nella prima fase - diminuzione delle crisi depressive di Franco, aumento del senso di responsabilità verso se stesso e verso il proprio animale, sviluppo di un intenso rapporto affettivo fra l'anziano e l'animale - l anno successivo venne avviato un nuovo progetto, che prevedeva il coinvolgimento di piccoli gruppi di ospiti e l'utilizzo di una capretta tibetana con funzione di mascotte della struttura. 1

4 2 QUADERNI CADIAI Gli ospiti si sarebbero dovuti occupare della cura quotidiana dell'animale con l'aiuto degli operatori. La scelta della capretta tibetana era motivata dalle piccole dimensioni, dal carattere docile e dalle ridotte esigenze dell'animale, ma anche dalla considerazione che la maggior parte degli ospiti del XXV Aprile era di origine contadina. Fu necessario attrezzare uno spazio apposito nel grande giardino della struttura, dotato di recinzione, capanna e mangiatoia. Il gruppo di lavoro responsabile dei progetti era guidato dal veterinario dell Igiene Pubblica dr. Antonio Zanangeli, che oggi compare fra i partners del progetto di ricerca pet therapy e anziani promosso dalla Provincia di Bologna. Nei primi mesi del 95 una collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell'università di Bologna portò a una parziale riorganizzazione, a scopo di ricerca, dell'attività con le caprette, che nel frattempo erano aumentate di numero: fu selezionato un campione di ospiti sufficientemente omogeneo per reattività e capacità cognitivo-motorie; il gruppo di lavoro venne ridefinito e integrato con figure diverse; le attività di cura degli animali, VI furono suddivise in tre tranche (alimentazione, igiene e pulizia, controllo sanitario degli animali) organizzate secondo modalità prefissate; agli ospiti venne somministrata a cadenze fisse una scheda di valutazione (SIS - Social Interaction Schedule) per verificare l'efficacia della pet therapy nello sviluppo di comunicazioni verbali e non verbali significative, nel recupero di abilità sociali e di coordinazione motoria. I dati raccolti sono stati elaborati e discussi dalla dr.ssa Silvia Ciandella, psicologa, nella sua tesi di laurea, relatore il prof. Gianni Brighetti. Nell estate del 96 il gruppo di lavoro del XXV Aprile ha condotto una verifica approfondita sui quattro anni di conduzione dell'attività e ha ritenuto opportuno proseguire l'esperienza, dandole però una veste più strutturata e riformulandone il progetto. È stata organizzata una formazione specifica per un gruppo di operatori, scelti fra i più motivati ad occuparsi di pet therapy. Con l aiuto della psicologa del servizio e di accurate osservazioni scritte dagli operatori, sono stati analizzati i comportamenti e i vissuti degli ospiti in

5 relazione ai diversi animali che ruotavano attorno alla struttura (la cagnolina, le caprette tibetane, alcuni gatti randagi). Si è stabilito infine di riorganizzare l'attività di pet therapy seguendo quattro diverse linee di progetto, inserendo nel gruppo degli animali coinvolti anche i gatti - che finora erano stati osteggiati e mantenuti il più possibile fuori dalla vita della struttura, ma che, a dispetto di questo generale ostracismo, erano stati "adottati" da alcuni degli ospiti, di cui ricambiavano l'affetto - e il cavallo. La fine della storia non possiamo raccontarla, perché tutto è stato deciso a tavolino dall istituzione: la struttura svuotata in pochissimi mesi, uomini e animali dislocati a tempo di record in situazioni diverse. Ma ci restava Angiolino, placido gattone fulvo accolto dapprima al Provvidone 1 e poi adottato dagli ospiti del Gruppo Appartamento S. Isaia, che fino a una decina di anni fa erano tutti adulti con grave handicap psichico e una triste storia di istituzionalizzazione e che nel tempo sono stati in buona parte sostituiti da giovani con prevalente disagio psico-sociale accompagnato da deficit cognitivi medio-lievi. Angiolino era un gatto di casa a tutti gli effetti, con cui gli utenti imparavano a interagire anche nel caso di iniziali rifiuti, fastidi o paure, a cui si sono tutti molto affezionati e che regolarmente accudivano con il supporto, spesso molto paziente e meritorio, degli operatori. La presenza di Angiolino favoriva non solo l interazione fra gli abitanti della casa, ma anche le relazioni di vicinato, perché il gatto frequentava il cortiletto interno del palazzo e perché alcuni vicini lo accudivano nei periodi di vacanza. E, soprattutto, la relazione con Angiolino influiva positivamente sul tono dell umore di tutti i ragazzi : essere accolti affettuosamente dal gatto al rientro dal lavoro o dal centro diurno, tenere il gatto sulle ginocchia e accarezzarlo nei momenti di relax, nutrirlo e curarlo trasmetteva a tutti una sensazione di benessere e di calda accettazione. Anche il più ansioso e fobico fra loro aveva imparato, dopo una diffidenza e un palese fastidio iniziali, a rilassarsi e persino a sorridere, qualche volta, giocando con il gatto. Angiolino se n è andato alla fine del 2004, vecchissimo, amorevolmente curato da tutti fino all ultimo giorno. 1 Servizio residenziale per tossicodipendenti 3

6 QUADERNI CADIAI VI Ci siamo ritrovate nel 2002, stessa psicologa e stessa coordinatrice, ad avviare il Centro Diurno Specializzato San Biagio e abbiamo avuto pochi dubbi. Non avevamo spazio a sufficienza per le capre e i gruppi di lavoro non erano ancora pronti ad occuparsi di un cane. Ci siamo date il tempo necessario per consolidare l assetto organizzativo, il gruppo-ospiti, l organico, subito dopo è arrivato Biagio. Il nome non è troppo originale, ma l hanno scelto i nostri anziani e a loro piace. 4

7 ualche considerazione Qpreliminare 2 Una delle prime ricerche sulla pet therapy applicata al trattamento di persone anziane istituzionalizzate è quella dei coniugi Corson (1978, 1980, 1981), due psichiatri americani che hanno impiegato cani e gatti per favorire l interazione e la comunicazione fra gli ospiti di una casa di cura per malati mentali, handicappati fisici e anziani che vivevano nell isolamento ed erano incapaci di comunicare. I Corson hanno rilevato importanti miglioramenti dei rapporti interpersonali tra pazienti e tra pazienti e personale di cura: il paziente interagisce spesso positivamente con l'animale tramite interazioni non verbali e tattili, successivamente la cerchia delle relazioni sociali si amplia e include inizialmente il terapeuta che ha introdotto l animale, poi gli altri pazienti e il personale medico, con una progressiva espansione di interazioni sociali positive anche al di fuori dell ospedale (Corson, 1980). Salmon (Salmon, 1981; Salmon et al., 1983) ha invece condotto una ricerca su anziani degenti in un ospedale geriatrico. In questo studio sono stati coinvolti anziani dell età media di 80 anni, sofferenti di varie patologie, come artrite, morbo di Parkinson, demenza senile e disturbi cardiovascolari. La situazione psico-sociale ed emozionale di ciascun anziano è stata valutata dallo staff dell ospedale in base a diversi parametri quali il grado di felicità dimostrato, lo stato di vigilanza, i rapporti con gli 2 Sono ampiamente debitrice, per le informazioni contenute in questo paragrafo, a Elena Cristoni, educatrice professionale che ha rilevato i dati sperimentali sugli anziani di San Biagio e ha condotto un paziente lavoro di ricerca bibliografica per la sua tesi di laurea Desy fa miracoli? Un cane all interno di una casa di cura per anziani. 5

8 6 QUADERNI CADIAI altri pazienti e con il personale della struttura. È stato quindi inserito un cane come mascotte in uno solo dei reparti dell ospedale in modo tale che l altro reparto servisse come gruppo di controllo. Per tutta la durata della ricerca sono stati ripetuti i test psicologici a cadenza mensile. Alla fine dello studio sono stati rilevati importanti cambiamenti nel reparto che ospitava il cane: gli ospiti apparivano più felici, ridevano di più, erano maggiormente ottimisti e soprattutto erano più interessati agli altri e avevano instaurato rapporti positivi anche con il personale di cura. All opposto, il gruppo di controllo era sostanzialmente invariato rispetto al pre-test. Risultati analoghi vengono riferiti anche da Andrysco (1981) negli anziani ospitati in casa di riposo: 15 dei 23 soggetti del gruppo di anziani che interagivano regolarmente con un animale mostravano VI significativi miglioramenti del comportamento sociale, mentre nel gruppo di controllo, privo dell esperienza con l animale, non si erano manifestati cambiamenti. Particolare interessante: il gruppo sperimentale aveva migliorato le relazioni fra anziani e quelle con esterni alla casa di riposo, ma non si era verificato un analogo aumento delle relazioni con il personale di cura. Sarebbe utile conoscere il tipo di coinvolgimento del personale di cura e il grado di adesione al progetto di ricerca: nella nostra esperienza questi sono aspetti fondamentali per la buona riuscita di qualunque attività con gli animali. Hendy (1983) ha confrontato il differente effetto di animali da compagnia, di animali impagliati (fantocci) e di videoregistrazioni di animali, sul comportamento sociale degli anziani, fornendo a gruppi diversi una sola di queste presentazioni e rilevando che gli animali vivi erano in grado di indurre un sensibile aumento dei sorrisi e una maggiore attivazione dell attenzione, con effetti che si prolungavano per 4-8 settimane. Anche in questo caso si era osservata l azione di stimolo sui rapporti interpersonali degli animali vivi, mentre le altre forme di presentazione sono risultate, da questo punto di vista, inefficaci.

9 Nel 1995 uno studio di Friedamnn, Bernstein e Malaspina ha inoltre misurato l efficacia dei programmi di attività assistita dagli animali sulle interazioni sociali, comparandola con quella di altri tipi di attività ricreativa - come ad esempio lavori manuali e artistici o gioco del bingo - all interno di strutture di cura: è stato dimostrando che le interazioni verbali tra gli anziani erano molto maggiori durante le attività con gli animali che non negli altri contesti di gruppo. Sulla base delle precedenti esperienze Thomas (1994) ha creato un centro per anziani che ospita uccelli di vario tipo all interno delle stanze, cani e gatti liberi di interagire con i residenti tutti i giorni, e inoltre conigli e polli all esterno degli edifici. Per valutare l efficacia dell attività condotta nella sua struttura, Thomas ha comparato i dati relativi ai suoi anziani con quelli di un gruppo di controllo composto da anziani residenti presso una casa di cura assimilabile alla sua per età media e per background culturale degli ospiti: nell arco di due anni di osservazione ha potuto documentare una netta riduzione nell uso di farmaci psicotropi all interno della sua struttura, e ha constatato una diminuzione del 15%, rispetto al gruppo di controllo, nella mortalità degli anziani. La presenza di un animale si è dimostrata efficace anche nel contrastare i sintomi depressivi così frequenti negli anziani, soprattutto se soli o istituzionalizzati 3. Zaki (1989) riferisce inoltre risultati positivi della pet therapy applicata ai malati di Alzheimer: si è dimostrata efficace per contrastare la depressione, incentivare le interazioni sociali e aiutare il paziente a convivere con la malattia, oltre a fornire un valido supporto psicologico ai caregivers familiari. 3 Come dimostrano le ricerche di Ralph Holcomb (1992) e di Mara Baun (1992, 1995). 7

10 Breve descrizione del servizio 8 La Casa Protetta/Centro Diurno San Biagio è una struttura residenziale e semiresidenziale per anziani non autosufficienti, solitamente pluripatologici e con netta prevalenza di sindromi dementigene. Il Centro Diurno, in particolare, è nato come Centro Diurno Specializzato: accoglie per oltre l 80% malati di demenza di varia origine, che risiedono ancora presso il loro domicilio e che frequentano il centro a giorni alterni. Sono quasi sempre malati in fase moderata o moderato-severa, perché purtroppo è abbastanza raro che i familiari dei malati in fase lieve chiedano aiuto. Due posti su dieci sono riservati ad anziani provenienti dalla fisiatria territoriale, che non possono più avvantaggiarsi di cicli di riabilitazione intensiva o che presentano in associazione ai deficit motori un lieve deterioramento cognitivo. Il Centro Diurno eroga prestazioni diverse: riabilitazione fisica, riabilitazione cognitiva, attività occupazionali e di animazione, prestazioni alberghiere e assistenziali, ovviamente calibrate sul grado di disabilità degli anziani che lo frequentano. Nel tempo siamo riusciti a costituire gruppi di frequentanti sufficientemente omogenei per caratteristiche e deficit e su questi tariamo la programmazione: le attività svolte il venerdì sono molto diverse, per esempio, da quelle programmate per il martedì. Il Centro Diurno ha dieci posti, ma grazie all alternanza delle giornate serviamo mediamente famiglie. La Casa Protetta ospita venti persone con diverse patologie, dai 54 ai 97 anni. Si avvale delle stesse figure professionali - psicologa, fisioterapista, animatrice - che operano presso il Centro Diurno, ha in più un servizio sanitario, medico geriatra e infermieri, che nel Centro Diurno non è previsto. Il personale di base ruota di fatto su entrambi i servizi, benchè entrambi gli organici siano definiti; la coordinatrice è la stessa perché la struttura è unica. Tutti i posti sono convenzionati.

11 Attività Assistita L dall Animale a San Biagio 4 Biagio è un coniglio fulvo da cortile, di taglia normale, cresciuto libero come un gatto. Finchè è stato giovane ha scorrazzato negli spazi del centro strofinandosi contro le gambe degli anziani, saltando su sedie e tavoli e da lì curiosando fra i lavori che gli anziani producevano. Era per nostra fortuna molto socievole e affettuoso, sempre pronto a farsi accarezzare. Ora che è invecchiato viene ancora liberato, ma è molto meno socievole e non ha più tanta voglia di giocare. Spesso torna nella gabbia spontaneamente. Preferiamo non sapere quanto ci è costato in fili elettrici, documenti e materiali vari rosicchiati, ma sappiamo bene, per averlo osservato ogni giorno, quanto ci ha aiutati a tranquillizzare anziani in preda all ansia, quanto ha contribuito a sbloccare anziani apatici o chiusi a qualunque comunicazione, quanto ha favorito l interazione fra di loro. Le attività con il coniglio, diversificate in base al livello di complessità che l anziano poteva affrontare, sono entrate nella programmazione personalizzata di molti ospiti del Centro Diurno. Raccogliere l erba per Biagio è diventata anche un attività praticata spontaneamente da diversi ospiti della Casa Protetta: 4 Quando abbiamo cominciato ad occuparcene era solo pet therapy. Oggi si distingue fra Attività o Terapie Assistite dagli Animali (AAA/TAA). Le Attività Assistite dagli Animali sono interventi che hanno l obiettivo generale di migliorare la qualità di vita delle persone che ne usufruiscono. Sono programmi erogati in ambienti diversi (scuole, ospedali, residenze per anziani, sale d aspetto), realizzati da personale opportunamente formato, in cui vengono coinvolti animali che rispondono a determinati requisiti attitudinali e di capacità. Le Terapie Assistite dagli Animali sono invece interventi con obiettivi specifici predefiniti, in cui animali che rispondono a determinati requisiti sono parte integrante di trattamenti volti alla risoluzione di specifici problemi. 9

12 10 QUADERNI CADIAI ne sa qualcosa la bella siepe fiorita dell ingresso, martoriata dalla nostra Zita, che non distingue bene la gramigna dalle piante coltivate, però sa ancora che per i conigli ci vuole del verde. Con la collaborazione di due ospiti che hanno una fattoria in collina abbiamo deciso di tenere in considerazione anche le esigenze fisiologiche di Biagio, che pur essendo un pet è comunque un coniglio maschio. Un breve soggiorno a Sasso Marconi e abbiamo arricchito la famiglia con Biagina (decisamente la creatività per i nomi non è una delle doti migliori dei nostri anziani!), una delle figlie di Biagio, albina, schiva e riservata quanto il padre è solare. Non vigendo un codice morale sugli accoppiamenti fra conigli, nel giro di breve tempo Biagina ha prodotto nuovi esemplari. Eravamo tutti pronti a sfruttare l occasione VI della nascita e i suoi effetti positivi sul tono dell umore e sulla motivazione degli anziani, ma lei ci ha presi tutti in contropiede: è una femmina che non allatta e rifiuta i cuccioli, che nati vispi e sani finiscono per morire nel giro di poche ore. Riflettendoci in équipe abbiamo ritenuto che non fosse opportuno rendere gli anziani partecipi di questa piccola tragedia, anche perché trattandosi di persone con marcati deficit del giudizio critico e capacità di elaborazione spontanea notevolmente ridotte è sempre pericoloso minacciare le poche evidenze consolidate a cui ancora possono aggrapparsi. Il mito della maternità oblativa è sicuramente una di queste: mamma è una parola che non dimenticano mai. L energia e la rapidità di Biagio ci hanno costretti comunque a un altro paio di tentativi. La prima volta abbiamo provato a garantire alla puerpera un ambiente protetto e tranquillo, una nursery ovattata per la gravidanza e il parto all interno della struttura; la seconda volta l abbiamo mandata in campagna con altre coniglie prossime al parto, sperando in un apprendimento per imitazione, ma non è servito a nulla. Questo è il motivo per cui i conigli a San Biagio sono oggi un po meno liberi di un tempo: quan-

13 do è libero Biagio, Biagina sta in gabbia e viceversa. Lo zoo si è andato progressivamente ampliando, visto che gli anziani rispondevano molto positivamente all attività. Prima sono arrivati i pesci tropicali variopinti 5, che non interagiscono molto, ma necessitano di cure molto precise e regolari per vivere bene, dunque impegnano gli anziani che se ne occupano all esercizio della memoria, dell orientamento temporale, della capacità di programmazione. Inoltre allenano in modo piacevole la capacità attentiva, le competenze visuospaziali, la capacità di riconoscimento e di denominazione dei colori, la percezione delle differenze fra grandezze e altro ancora. Sono poi arrivate quattro gallinelle padovane 6, per le quali abbiamo allestito un recinto e un pollaio con la collaborazione di qualche anziano. La gallina è un animale poco affettivo, ma è fortemente collegata alla memoria autobiografica e procedurale del nostro gruppo di anziani, provenienti da un territorio pedemontano e collinare. Le galline non hanno mai avuto nomi, nessun anziano le ha mai accarezzate, ma c era chi le osservava per ore mentre becchettavano sul prato, chi preparava con estrema competenza il pastone, chi forniva utili suggerimenti ai giovani operatori del servizio, troppo cittadini per capire qualcosa di polli ancora vivi. La cosa decisamente più divertente da osservare erano le strategie messe in atto da qualche anziano fra i più competenti per eludere la rigida sorveglianza del personale e rubare un uovo appena deposto da bere crudo. Il personale si è sempre diviso e goduto le uova fresche delle gallinelle ruspanti di San Biagio, controllate regolarmente dal veterinario e dunque sicuramente sane, ma le normative dell igiene di comunità ci vietano rigidamente di condividere questo piacere con i nostri anziani. Nel nostro intimo, lo confesso, tutti noi abbiamo sperato che qualcuno di loro riuscisse prima o poi ad imbrogliarci. Poiché una delle galline manifestava apertamente l esigenza di esercitare un maternage, dal solito podere di Dante e di Maria sono arrivate due decine di uova ingallate 5 Dobbiamo questa innovazione a Fabio Liistro, operatore del Centro Diurno e acquariofilo convinto, che cura con passione i due acquari della struttura. Una delle ospiti inserite nel progetto provinciale pet therapy aveva già un suo progetto personalizzato che la coinvolgeva nella cura dell acquario della Casa Protetta. 6 Gentile donazione della Casa Protetta Torre di Galliera, che pratica una sua personale forma di pet therapy, molto ancorata alla cultura contadina della bassa e fortemente personalizzata. 11

14 QUADERNI CADIAI [fecondate, per chi non maneggia il dialetto montanaro], che dopo attenta e amorosa cova hanno liberato una nidiata di pulcini. Una festa per tutti, come sempre accade in questi servizi quando entrano in campo i cuccioli: d uomo o d animale non fa troppa differenza, è l istinto di cura filogeneticamente determinato che fa vibrare le sue corde e non c è demente, per quanto grave, che non lo riconosca. L esperienza del pollaio è stata bruscamente interrotta dalla psicosi dell Aviaria. VI Con l arrivo dell inverno abbiamo preferito mandare i volatili in pensione in un luogo dove sapevamo che li avrebbero trattati bene, piuttosto che rischiare il panico generalizzato al primo attacco influenzale. Ci sono rimasti, in rappresentanza dei piumati, i due pappagallini inseparabili, che una domenica pomeriggio sono spariti misteriosamente insieme alla loro gabbia. E infine è arrivata Desy, un setter irlandese di circa sette anni che ha decisamente cambiato la vita di Casa San Biagio. 12

15 l progetto provinciale IPET THERAPY E ANZIANI La proposta di inserimento nella ricerca promossa dalla Provincia di Bologna sugli effetti dell AAA a domicilio e nelle strutture residenziali per anziani 7 è stata l occasione per allargare l attività già da tempo praticata presso il Centro Diurno anche alla Casa Protetta. Certamente gli anziani della Casa Protetta avevano beneficiato della presenza dei pesci, dei pappagallini e delle galline in struttura. Qualcuno fra i più autonomi aveva anche interagito con il coniglio. Ma l AAA applicata seriamente richiede tempo, organizzazione, metodo e motivazione. Il tempo, in particolare, nell organizzazione di una Casa Protetta è una risorsa rara, perché gli anziani ospiti hanno bisogni primari così numerosi e così impellenti da lasciare poco spazio ad altre attività. Il lavoro a turni, inoltre, non facilita la distribuzione dei compiti e la continuità nella loro esecuzione. Potevamo però contare sulla continuità garantita da Annalisa Miccoli, animatrice sia del Centro Diurno che della Casa Protetta e sulla forte motivazione di quasi tutto il personale assistenziale, che non aveva dubbi sul fatto che un cane abbandonato si sarebbe trovato meglio a San Biagio che al canile municipale e nemmeno sul fatto che per gli anziani potesse essere positiva la presenza di un cane in struttura 8. Le uniche obiezioni emerse durante le prime riunioni indette per discutere l adesione al progetto riguardavano i potenziali rischi per l animale (eventuali reazioni di anziani aggressivi e simili). Sembra una banalità, ma non è così. Decidere di accogliere un cane 7 Il progetto è presentato in appendice. 8 Vanno riconosciuti al gruppo di lavoro della Casa Protetta un impegno e un entusiasmo che non deflettono a distanza di un anno dall avvio del progetto. Le difficoltà ci sono, è inutile negarlo, non tutti sono ugualmente soddisfatti e disponibili. Gli scostamenti dalle regole sono pure presenti, quasi sempre per un eccesso di affetto verso il cane, ma nessuno mai si è lamentato del carico aggiuntivo rappresentato dalla presenza di Desy e tutti si opporrebbero a un suo eventuale allontanamento. 13

16 QUADERNI CADIAI in struttura significa aumentare il carico di lavoro del personale assistenziale. Il cane deve essere accudito, nutrito, pulito, curato per 365 giorni l anno. Qualcuno deve preoccuparsi ogni giorno di raccogliere le sue deiezioni, di pulire le sue ciotole, di acquistare il cibo necessario, di farlo spazzolare, di monitorare la sua salute, di controllare i suoi ingressi in base al progetto stilato, di tutelare gli spazi privati degli anziani, a meno che loro non siano consenzienti all invasione. Il cane diventa di fatto il ventunesimo utente della struttura. Anche la scelta dell animale è stata complicata, perché i canili non dispensano con facilità i loro ospiti e perché non tutti i cani sono adatti a stare con gli anziani, soprattutto se deteriorati. Prima di inserire un cane in un programma di dog-therapy, occorre procedere con una visita sul suo stato di salute, un'accurata valutazione comportamentale e temperamentale da parte di educatori cinofili e veterinari, nonchè un adeguato addestramento partendo da una buona educazione di base. Nel caso di persone con gravi deficit motori e cognitivi, inoltre, occorre dare la preferenza ad animali adulti, di taglia media, sufficientemente tranquilli e con caratteristiche somatiche rassicuranti: un bobtail o un pastore di Chianina grande, grosso e scuro non possono essere riconosciuti in automatico dai nostri anziani come figure non minacciose, perché la loro esperienza è limitata ai cani da pagliaio, da tartufi o da caccia. Bisognava poi tenere conto del parere dei familiari degli anziani, perché se loro non avessero condiviso il progetto il cane in struttura non sarebbe mai arrivato. Last but not least il problema della tutela igienico-sanitaria del cane e degli anziani. Ottenuta la condivisione del gruppo di lavoro, Annalisa Miccoli e il veterinario dell Ausl, dr.ssa Tognoli, si sono attivate per trovare l animale adatto. Sono state convocate due riunioni plenarie dell équipe: nella prima, presenti la professoressa Farneti 9 e la dr.ssa Lazzari in rappresentanza della Provincia, sono state presentate le linee guida e le motivazioni del progetto. Nella seconda il dr. M. Zanasi 10 e la dr.ssa E. Piva 11 hanno istruito il gruppo di lavoro VI 14 9 Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna. 10 Dipartimento di Scienze dell Educazione, Università di Bologna. 11 Dipartimento Clinico Veterinario, Università di Bologna.

17 sugli obiettivi dell AAA e sulla decodificazione del linguaggio non verbale dei cani fornendo anche una dispensa. È stato inoltre somministrato un questionario per valutare la motivazione e il grado di adesione del personale. In seguito, la dr.ssa Piva ha fornito un istruzione operativa molto dettagliata sulla corretta gestione, anche psicologica, dell animale. Il servizio ha stilato i profili degli ospiti potenzialmente coinvolgibili nell attività (11 per la Casa Protetta e 18 per il Centro Diurno) e li ha trasmessi alla professoressa Farneti e al dr. Zanasi, che hanno selezionato quattro candidati per i progetti individuali 12. Altri anziani sono stati coinvolti in in progetto di attività di gruppo. Alla professoressa Farneti sono stati forniti anche gli strumenti testistici di cui solitamente il servizio si avvale per la valutazione degli ospiti. Per monitorare le variazioni comportamentali degli anziani inseriti nel progetto è stata scelta una scala che misura numerosi tipi di disturbo del comportamento e la frequenza con cui tali disturbi si presentano. 12 Vedi profili in appendice. 15

18 QUADERNI CADIAI Sono state poi convocate due assemblee con i familiari degli anziani. Alla prima hanno partecipato anche il dr. Zanasi e la dr.ssa Piva per illustrare il progetto e le sue finalità; nella seconda la Responsabile di struttura, Simona Onofri, ha raccolto le adesioni al progetto e fugato gli ultimi dubbi. Il percorso è stato monitorato a varie riprese sia dai veterinari, per quanto riguarda la parte animale, sia dai pedagogisti e dagli psicologi per quanto riguarda la parte umana 13. L animatrice ha compilato le schede di osservazione fornitele dal dr. Zanasi 14 dopo ogni seduta individuale e di gruppo. In più, il monitoraggio degli anziani ha continuato a seguire l iter standardizzato della valutazione dei risultati dei servizi erogati dal Settore Residenze Protette, per cui disponiamo di valutazioni cognitive e funzionali intermedie per ciascun soggetto coinvolto. Nel caso di uno dei soggetti inseriti nei progetti individuali, inoltre, disponiamo di rilevazioni ripetute effettuate dall équipe della Clinica Neurologica di Bologna, che certificano un miglioramento della performance cognitiva dell anziana e ipotizzano, in assenza di ulteriori dati, una correlazione fra il miglioramento rilevato e l Attività Assistita dall animale. VI Vedi relazione in appendice. 14 In appendice.

19 R isultati e valutazione I dati sono stati raccolti dalla dr.ssa Valentina Livera per l aspetto riguardante il comportamento animale e dalla dr.ssa Elena Cristoni per quanto riguarda il comportamento umano e sono stai elaborati dalla professoressa Farneti e dal dr. Zanasi per la parte umana, dai veterinari dell UniBO e dell AUSL- BO per la parte animale. I dati della dr.ssa Livera ci confortano rispetto al fatto che, dopo un inevitabile momento di stress da adattamento, Desy è perfettamente a suo agio nella relazione con gli anziani e con il personale di cura, che si trova bene nell ambiente in cui vivrà fino alla fine dei suoi giorni e che viene trattata nel modo migliore possibile da tutti. I dati della dr.ssa Cristoni, sono stati raccolti con la Nursing Home Behavior Problem Scale (NHBPS) 15 e sono stati elaborati con il pacchetto statistico SPSS, versione È stata calcolata la media dei punteggi per ogni item, confrontando il risultato delle tre somministrazioni, prima/durante/dopo, con il t di student per campioni dipendenti. È evidente che se la media dei punteggi relativi ai disturbi comportamentali si abbassa nel corso della ricerca, si può ipotizzare una correlazione positiva con la presenza del cane, fatta salva la sostanziale stabilità delle altre variabili intervenienti - condizioni psicofisiche dell anziano, terapia farmacologica, figure assistenziali coinvolte e simili. Possiamo documentare che nel caso dei quattro anziani oggetto di indagine queste variabili non hanno subito modifiche durante la ricerca. Sono stati registrati cali evidenti delle medie in ciascun item considerato nella scala, ma solo alcuni sono risultati anche statisticamente significativi, per un valore di p<0.05. Più in specifico, risultano significativamente variati gli items diventa indisponente e perde la calma 15 Presentata in appendice 17

20 QUADERNI CADIAI facilmente, ha difficoltà a prendere sonno, discute, minaccia o maledice, accusa gli altri di cose che non sono vere, chiede attenzione o aiuto anche senza nessuna necessità, si lamenta o piagnucola, tenta di fare cose che sono pericolose. Come si può notare sono tutte rilevazioni legate a manifestazioni comportamentali del tono dell umore e del bisogno di attenzione: sembra ragionevole ritenere che la relazione con Desy abbia contribuito a far sentire gli anziani esaminati meno soli, più sereni, più accolti e più rilassati. I dati riguardanti l irritabilità e il ritmo sonno-veglia, in particolare, sembrano a favore di quest ultima ipotesi. VI Presentiamo di seguito i grafici relativi alle voci selezionate, di cui sono ancora una volta debitrice a Elena Cristoni e alla professoressa Farneti. Diventa indisponente perde la calma 18

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