Prevenzione incendi e sicurezza: risponde l'esperto

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1 Prevenzione incendi e sicurezza: risponde l'esperto Semplice, veloce e di particolare utilità per gli utenti meno esperti, questo servizio è offerto gratuitamente dal coordinamento Nazionale Fp-Cgil Vigili del Fuoco. Si avvale del contributo dei massimi esperti del settore coordinati dai componenti della Cgil all'interno del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero dell'interno Corpo Nazionale Vigili del Fuoco. L'Ing. P. G. chiede: "Se ho un capannone industriale (carpenteria) con diversi generatori di aria calda a metano di tipo C di potenza singola inferiore a 35 Kw, ma con potenza complessiva superiore ai 116 Kw, devo considerare l'ambiente (con lavorazione ordinaria di carpenteria metallica) come una "centrale termica" sui generis soggetta al parere preventivo dei Vigili del Fuoco"? Il Decreto M.I. 12 aprile 1996, regola tecnica di prevenzione incendi per impianti termici alimentati da combustibili gassosi, all'art. 1 comma 2 dice: "più apparecchi termici alimentati a gas installati nello stesso locale o in locali direttamente comunicanti sono considerati come facenti parte di un unico impianto di portata termica pari alla somma delle portate termiche dei singoli apparecchi", pertanto attività 91 del DM Per ciò che riguarda, invece, lo scarico dei prodotti della combustione la norma di riferimento è la UNI-CIG 7129/92. (100) Il Sig. S. B. chiede: "A vosto giudizio, vista la proroga al per l'adeguamento delle strutture ricettive, è da ritenersi valido il NOP fino a tale data"? La proroga mantiene ancora in "vita" il NOP (nulla osta provvisorio), a meno che non siano cambiate le condizioni del rilascio dello stesso, come da art. 7 DPR 12 gennaio 1998 n. 37. E' quasi certa ulteriore proroga al (99) Il Sig. E. M. di Ascoli P. chiede: "Come previsto dal DPR 547 art. 34, i mezzi antincendio devono essere controllati almeno una volta ogni sei mesi da personale esperto. Vorrei un chiarimento sulla definizione "personale esperto": - un addetto all'evacuazione dei posti di lavoro con rischio d'incendio medio che ha fatto il corso presso i VVF di 8 ore può essere considerato idoneo ad effettuare queste verifiche e quindi applicare la normativa UNI che da indicazioni sulle modalità di verifica? - come ci si può qualificare "esperto" per effettuare questo lavoro senza ricorrere a terzi?" La definizione di "Imprese singole o associate e, di conseguenza, "personale esperto" con competenza specifica, rientra nelle specifiche della legge 46/90 e DPR 447/91 che identificano quelle regolarmente iscritte alla Camera di Commercio nel registro delle ditte o nell'albo provinciale delle Imprese Artigiane ed in possesso dei requisiti secondo quanto previsto dalla stessa legge.(98) L'Ing. A. M. di Brindisi chiede: "In una piscina coperta la copertura posta ad una altezza minima di 4.5. metri è in legno lamellare, non vi sono spettatori, si pratica solo attività natatoria con presenza contemporanea massima di bagnanti pari a 176 unità. Si tratta di una attività soggetta al controllo dei Vigili del Fuoco? Devo considerare nel carico d'incendio tale copertura? A quale normativa devo fare riferimento?" Le piscine coperte prive di spettatori sono disciplinate dall'art. 20 del DM

2 Interno 18 marzo 1996 "Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi". Per quanto riguarda il controllo da parte dei vigili del Fuoco, rientra al punto 83 del DM La copertura per impianti sportivi con struttura in legno lamellare non concorre al carico d'incendio, ma è disciplinata dalla lettera Circolare Min. Interno del n. 4625, che rimanda ad una certificazione della struttura del Centro Studi Esperienze del Corpo Nazionale VV.F. Completiamo l'informazione invitando a leggere anche la lettera Circolare del Min. Interno del n. 559 "Piscine annesse a complessi ricettivi..."(97) Il Sig. L. Z. chiede: "Vorrei avere indicazioni in merito al sistema di allarme antincendio di cui al IV DM Il capannone da coprire ha un'estensione di circa mq. (distinti in tre reparti che però fanno tutti parte dello stesso compartimento e la zona uffici (stesso compartimento del capannone) occupa 340 mq.. Esiste qualche norma che specifica come deve essere realizzato l'impianto? (se autoalimentiamo o meno, numero e tipo di sirene, ecc). Se si aziona l'allarme nel capannone deve entrare in funzione anche la sirena degli uffici?. Grazie e complimenti per l'iniziativa." Le norme da prendere in considerazione per quanto riguarda il presidio antincendio per il capannone in questione, oggi, si possono così identificare: - UNI 9795 "Sistemi fissi automatici di rivelazione e segnalazione manuale di incendio" NFPA 72 "Nationale Fire Alarm Code" edizione 1993 ed altre eventuali norme di buona tecnica esistenti in Europa. Si suggerisce di installare dispositivi di allarme che evitino, per quanto possibile, momenti di panico in presenza di incendi di modesta entità; altresì l'invio della segnalazione di allarme deve essere in luogo presidiato ed in grado di attivare i provvedimenti del caso.(96) Il Sig. V. M. chiede: "Sono gestore e proprietario di un albergo di montagna, composto da una parte costruita negli anni 30 ed una parte 20 anni fa, con un piano rialzato ed altri due sopra. La capacità ricettiva attuale, in base alla licenza, di 24 camere e 36 posti letto mai tutti effettivamente utilizzati. Ai sensi del DM per poter continuare l'attività, tra le altre cose, mi è stato detto che entro il 2002 devo sostituire materassi, coperte, tende ecc., nonché le porte delle camere che devono essere a norme REI ed insonorizzate. Riducendo la capacità ricettiva a 24 posti letto sarei, comunque, costretto alle sostituzioni di cui sopra, oppure le norme che riguardano gli alberghi fino a 25 posti letto mi permettono di continuare l'attività senza dover fare grandi ristrutturazioni?" Le attività alberghiere con meno di 25 posti letto non sono soggette al rilascio del CPI (Certificato di prevenzione incendi) perché non rientrano al punto 84 del DM 9 aprile 1994 "Disposizioni relative alle attività ricettive con capacità non superiore a 25 posti letto" che definisce le misure di prevenzione incendi da adottare per questo tipo di strutture. L'analisi dell'albergatore per quanto riguarda l'adeguamento alla normativa sono esatti perchè la minore capacità ricettiva impegna l'utente al solo rispetto del titolo III del sopra citato DM.(95) L'Ing. I. chiede: "Ho da poco scoperto il vostro sito che trovo estremamente interessante; complimenti. Vi chiedo se esiste un elenco completo ed ufficiale delle omologhe ministeriali secondo la norma UNI-CNVVF 9723 rilasciate ai costruttori di chiusure tagliafuoco". Grazie per i complimenti; per quanto ci riguarda cerchiamo solo di colmare la poca trasparenza legislativa, sforzandoci di garantire l'informazione sulla Prevenzione Incendi, così complessa nel suo termine più completo, coscienti che l'interdisciplinarietà ed il numero delle norme di sicurezza che la regolano, non ne rendono facile l'applicazione. Per quanto riguarda la

3 resistenza al fuoco di porte ed altri elementi di chiusura, non siamo a conoscenza di uno scritto comparativo tra le Norme UNI-CNVVF 9723 ed altre omologhe. Sappiamo che il problema è presente nel Comitato Tecnico Scientifico presso il Ministero dell'interno che certamente darà una risposta. Completiamo l'informazione ricordando che nella Gazzetta Ufficiale del n. 45 è stato pubblicato il DM 27 gennaio 1999 "Resistenza al fuoco di porte ed altri elementi di chiusura; prove e criteri di classificazione"(94) L'Arch. G. B. di Rimini chiede: "Complimenti per l'iniziativa; in questo campo è così difficile avere risposte sicure. In un locale di pubblico spettacolo, i mobili di arredo (banchi bar, sedie, tavoli, panche, ecc.) non essendo compresi nell'allegato A2.1 del DM 26 giugno 1984 devono essere realizzati con materiali di classe di reazione al fuoco 1 e certificati in tal senso? Se si, in base a quale disposizione legislativa? Il punto del DM 19 agosto 1996 detta le caratteristiche di reazione al fuoco dei materiali per locali di pubblico spettacolo. Per quanto riguarda il quesito, sembra di capire che l'installazione sia relativa ad un bar che deve, quindi, essere conforme al punto comma del DM. Se quanto sopra è corretto, i mobili di arredo a disposizione del bar rientrano nel conteggio del carico d'incendio, per le sedie o poltrone imbottite vale quanto prescritto ai commi "d" e "f" e punto del sopra citato Decreto.(93) Il P.I. L. F. di VR chiede: "Se è corretta l'interpretazione della legge n. 179 del 16 giugno 1997 che abolisce la funzione dei consorzi per lo smaltimento HALON (rif. Legge del )". - Se detti estintori portatili omologati possono restare in commercio sino alla data del , mentre per quelli non omologati è cessata la commercializzazione e l'uso alla data ". - Se lo smaltimento è soggetto ad un costo a carico del proprietario o se lo smaltimento non ha alcun fine di lucro". La Legge n. 179 del 16 giugno 1997 all'art. 3 comma 6, istituisce i centri di raccolta autorizzati per lo smaltimento dell'halon ; altresì lo smaltimento è soggetto ad un costo a carico del proprietario. Dal non è più possibile detenere ed impiegare l'agente estinguente denominato HALON 1301, 1211 e 2402 (fluobrene), sia in impianti fissi sia mobili. Conformemente agli accordi internazionali, nonché alla Legge 549/93 sulla difesa dell'ozono stratosferico e dell'ambiente così come modificata dalla legge 179/97 ed al D.Lgs. 56 del , la produzione e la commercializzazione dei prodotti chimici HALON sono cessate.(92) Il Sig. V. T. chiede: "Sono proprietario di un bar ed ho lasciato in affitto il locale a 4 ragazzi (da 5 mesi). Pochi giorni or sono tramite raccomandata mi chiedono che installeranno un impianto d'aspirazione per fumi più condizionatore all'esterno. A questo punto, visto che io abito nel cortile sul retro del locale, devo subire il rumore terrificante del condizionatore? Come posso rispondere ai ragazzi?" Se il problema dell'installazione di un gruppo condizionatore a servizio del bar è relativo alla sua rumorosità, il titolare della licenza può invitare i ragazzi ad insonorizzare la struttura in modo che non disturbi gli inquilini vicini. Altra eventualità nel caso di rumorosità insopportabile è quello di un esposto alla ASL competente che dovrebbe intervenire ed effettuare le dovute misure per accertare l'esistenza di inquinamento acustico (91) Il Sig. I. C. chiede: "Oltre alla pressione di ciascun idrante occorre verificarne anche la portata? Quali strumenti possono essere utilizzati per tali verifiche?" Le prestazioni idrauliche di una rete che alimenta gli idranti devono

4 garantire la portata e la pressione. Uno degli strumenti utilizzabili per tali verifiche è il tubo di PITOT (90 ) L'Arch. S. B. dello Studio... di Milano chiede: "Vorrei sapere come comportarsi nella valutazione della prevenzione incendi relativa ad un capannone industriale prefabbricato in cui si svolge un'attività di corriere internazionale (attività 88) in cui non vi è stoccaggio di merci in quanto la movimentazione delle stesse è giornaliera. Eventualmente come comportarsi per il calcolo del carico d'incendio? Se per scelte, progettuali, gli automezzi in fase di carico/scarico sono parzialmente all'interno dell'edificio questo incide in merito al carico d'incendio?" il D.M termini e definizioni di prevenzione incendi - definisce il carico d'incendio quale "potenziale termico della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, ivi compresi i rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei pavimenti e dei soffitti". Pertanto l'eventuale calcolo dovrà essere effettuato sulla media giornaliera dei materiali combustibili presenti nell'attività. A giudizio dello scrivente l'automezzo non rientra in detto calcolo.(89 ) Il Sig. F. T. chiede: "Lavoro in un Ospedale per il quale non è stata approntata la mappa dei rischi e no sono mai state fatte esercitazioni per i casi di emergenza. La centrale termica, inoltre, sembra sia a forte rischio! Quali sono le normative vigenti e quale è la strada più veloce per ottenere l'intervento di qualcuno per porre rimedio a questa situazione a rischio?" La filosofia preventiva del D.Lgs 626/94 per quanto riguarda il sistema sicurezza e prevenzione incendi negli ospedali, identifica nella formazione ed informazione dei lavoratori, un ruolo prioritario per costituire un efficace sistema di sicurezza. L'attivazione degli organi di controllo ASL e Vigili del Fuoco dovrà dare una risposta alle Sue preoccupazioni. Come riferimenti normativi per l'ospedale ricordiamo la Circolare Min. Int. 8351/4122 del ed il DM (strutture alberghiere) per similitudine; per la centrale termica a gasolio la Circ. Min. Int. n. 68 del ed il Decreto M. I (88 ) L'Ing. F. B. di PD chiede: "In relazione ad attività alberghiera preesistente al DM , le scale sono di tipo protetto con larghezza minima delle uscite pari 1 m. (maggiore di 90 cm minimi richiesti). Le porte (REI 120) tuttavia si aprono sulle scale e riducono la sezione dello spazio utile alla scala, è ammissibile? Al piano terra tra la scala protetta e l'uscita in un luogo sicuro vi è un tratto di circa 15 metri in altro compartimento, è ammissibile?" Per quanto riguarda il primo quesito, le porte che si aprono sulle scale non possono ridurre la larghezza utile delle stesse. La lunghezza dei percorsi di esodo di cui al punto 20.4 del DM è abbastanza chiara, la domanda si presta a diverse interpretazioni, sarebbe opportuno qualche elemento in più, tipo il tratto di circa 15 metri si può definire "luogo sicuro dinamico?" (87) L'Ing. F. B. di PD chiede: "In riferimento alla mia domanda ed alla vostra risposta n. 76, cambia qualche cosa se il combustibile è gasolio? Per il gas nelle serre c'è una normativa specifica per il gasolio dove ho incombusti, nel DM si tralascia la descrizione dei camini, significa che mi devo rifare al caso generale?" Il DM "Norme di sicurezza antincendio da applicarsi nella progettazione ed installazione di impianti di produzione di calore a servizio di serre" disciplina gli impianti con combustibile liquido (gasolio). Per quanto riguarda lo scarico dei gas combusti il riferimento normativo è la Circolare Ministero dell'interno n. 73 del 1971 e successive modificazioni ed integrazioni.(86)

5 Il Sig. P.P chiede: "In una vostra risposta citate estintori con classe 39A 144B-C; questo tipo non esiste in commercio, come mai li avete citati?" Gli estintori con capacità estinguente non inferiore a 39A - 144B-C idonei anche all'utilizzo su apparecchi sotto tensione elettrica, sono prescritti nel DM 19 marzo Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti e complimenti per la Sua rivista della quale siamo assidui lettori.(85) Il Sig. A. L. della... SpA di Padova chiede: "Il registro di controllo dei mezzi antincendio per quanto tempo deve essere tenuto?" Se il registro controllo mezzi antincendio si riferisce agli obblighi connessi con l'esercizio dell'attività di cui all'art. 5 comma 2 del DPR n. 37, la risposta è che tale registro deve essere mantenuto sempre aggiornato e reso disponibile ai fini dei controlli di competenza. (84) L'Arch. M. G. chiede: "Su quale G.U. è stato pubblicato l'elenco più recente dei professionisti abilitati alla prevenzione incendi? Per ritenersi abilitato è sufficiente il numero di matricola, oppure occorre attendere la pubblicazione sulla G.U.?" Il DM 25 marzo 1985 "Procedure e requisiti per l'autorizzazione e l'iscrizione dei Professionisti negli elenchi del Ministero dell'interno di cui alla Legge 818/84, stabilisce i requisiti per essere iscritti negli elenchi del Ministero dell'interno. Per quanto riguarda l'abilitazione alla certificazione, il titolo secondo della legge 818/84 è stato superato dal DM che all'art. 4 comma 1 stabilisce l'annualità dell'aggiornamento degli elenchi ribadendo il rispetto delle procedure di cui al DM per l'iscrizione negli elenchi e, con l'art. 5 "Autorizzazioni provvisorie" demanda agli Ordini e Collegi Professionali le prerogative di provvisorietà già presenti nel precedente DM.(83) Il Geom. C. B. chiede: "Quali sono gli adempimenti per un'azienda di autotrasporti che presso la sede ha un serbatoio da 7000 litri di gasolio per il rifornimento dei propri automezzi?" La normativa di riferimento per il deposito in oggetto è il DM 19 marzo Il contenitore non deve superare i 9000 litri di gasolio, il serbatoio distributore deve essere di tipo approvato dal M. I. ai sensi del DM 31 luglio 1934; deve essere provvisto di bacino di contenimento di capacità non inferiore alla metà della capacità geometrica del serbatoio; deve essere osservata distanza di sicurezza interna non inferire a 3 metri, deve essere contornato da area sgombra di vegetazione non inferiore a 3 metri; devono essere osservati i divieti e le limitazioni previsti dal DM ; in prossimità dell'impianto devono essere installati n. 3 estintori omologati per fuochi di classe A-B-C con capacità estinguente non inferiore a 39A - 144B - C. Gli impianti e le apparecchiature elettriche devono essere realizzate in conformità di quanto stabilito dalla legge 1 marzo 1968 n L'attività non è soggetta al rilascio del CPI.(82) Il Sig. B. D. di Rho chiede: "Nel corso della realizzazione di un piano di recupero urbanistico è nata l'esigenza di posizionare nuove condotte per il gas metano e per l'acqua potabile di servizio dei condomini da poco ultimati. Il nuovo impianto interesserebbe, anche solo marginalmente, l'area esterna di una scuola media, venendo interrato in prossimità di attrezzature per il gioco e lo sport. Il Comune chiede al Consiglio d'istituto un consenso in merito. Il sottoscritto, Preside della scuola in questione, che si trova nella posizione del datore di lavoro ai fini della rilevazione dei rischi, è molto perplesso e chiede se la normativa in materia di impianti per il gas metano consente un simile intervento e, in caso di risposta affermativa, quali regole devono essere osservate e quali sono le norme di riferimento." La normativa da osservare per quanto riguarda le condotte di gas è il DM 24

6 novembre 1984 "Norme di sicurezza antincendio per il trasporto, la distribuzione, l'accumulo e, l'utilizzazione del gas naturale con densità non superiore a 0,8. tale normativa evidenzia che le condotte di gas metano necessitano di distanze di interramento con altri servizi.(81) Lo Studio G... di Novara chiede: 1 - "E' possibile, con quali limiti e secondo quali norme, depositare nello stesso scavo i tubi per il passaggio di gas metano e quelli dell'acqua della rete idranti? i tubi sono tutti in polietilene A.D." 2 - "Ho letto con sorpresa, ma non riesco a ritrovare il documento, che il termine per l'adeguamento della larghezza delle porte adibite ad uscita di sicurezza è stato fissato a fine anno Ricordo bene?" 3 - "Per questioni ergonomiche e di forza fisica siamo orientati a preferire estintori da 6 Kg in ambienti a prevalente presenza femminile, rispettando il numero indicato sul DM 10 marzo Quale è il criterio per la scelta della capacità degli estintori?" 1 - E' possibile con le limitazioni di cui al DM (norme di sicurezza antincendio per il trasporto, la distribuzione, l'accumulo e l'utilizzazione del gas naturale con densità non superiore a 0, Il Decreto Interministeriale 10 marzo 1998 all'art. 8 (disposizioni transitorie e finali) specifica quali sono le attività che per quanto riguarda le vie di esodo da utilizzare in caso di emergenza, devono essere adeguate entro due anni dalla data di entrata in vigore del sopra citato Decreto. 3 - L'Allegato V del DM 10 marzo 1998 al punto 5.2 specifica che tipo di estintore deve essere scelto in base alla tipologia della superficie da proteggere (rischio basso - medio-elevato) per le attività cosiddette non normate. Per quelle normate sono le norme di riferimento a stabilire la capacità estinguente degli estintori portatili. Spiace sinceramente che le normative di prevenzione incendi non tengano nel debito conto le donne. (80) Lo Studio E... chiede: "Un'attività artigianale (due addetti) di manutenzione, riparazione e vendita di moto/motorini con capienza superiore a 9 motocicli è soggetta alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi? (attività n. 72 DM L'attività descritta potrebbe non rientrare al punto 72 del DM , ma nel punto 92 con le caratteristiche di autosalone (numero di motocicli superiore a 9 ed eventualmente al punto 87 se la superficie del locale supera i 400 mq. Tutte le tre attività di cui sopra sono soggette ai controlli di prevenzione incendi ed al rilascio del CPI da parte dei Vigili del Fuoco (79) Il Sig. M. G. "RLS" del Comune di... chiede: "Nel sottotetto di Palazzo C., privo, sembra anche di agibilità, sono ammassate in maniera allucinante cataste di fascicoli di anni passati. Si accede al piano solo attraverso una scala di marmo di circa 70 cm di larghezza o con un ascensore che ogni tanto si blocca. All'interno lavorano 15 dipendenti che in caso di veloce evacuazione senza ascensore impiegherebbero parecchi minuti a causa della scala stretta. Non sono segnalate vie di fuga, esistono solo due estintori su 200 mq (12 stanze + archivi), tutte le tramezzature delle stanze sono di faesite stampata ed i controsoffitti sono di stoffa. Secondo voi quale è la strada più giusta per intervenire a tutela dei dipendenti? Il quesito non offre sufficienti elementi per fare una valutazione del rischio che consenta di approntare misure di sicurezza certe a tutela dei lavoratori. Si consiglia, quindi, di rivolgersi con esposto al locale Comando dei vigili del Fuoco rappresentando tutte le "perplessità" in merito alla sicurezza della struttura. La struttura in oggetto dovrebbe rientrare al punto 90 del DM e disciplinata dal DPR 30 giugno 1995 n. 418 che è il regolamento concernente norme di sicurezza antincendio per edifici di interesse storico-artistico destinati a biblioteche ed archivi. Il decreto di cui sopra fornisce una risposta tecnica alle Sue preoccupazioni. (78) L'Ing. A. S. chiede:

7 "Vorrei sapere se la recente norma uni dà indicazioni anche in merito al numero minimo di idranti da collocare presso unità produttive o se questa variabile rimane una scelta del progettista. Il criterio generale del posizionamento degli idranti è quello che devono essere posizionati in modo che ogni parte dell'attività sia raggiungibile con il getto d'acqua di almeno un idrante. La norma UNI dà indicazioni in merito all'installazione degli stessi, cioè non toglie al professionista la possibilità di progettare un impianto purché rispetti la prova dell'arte dell'impianto.(77) L'Ing. F. B. di PD chiede: "Parliamo di serre per floricoltura con struttura in nylon o prefabbricata in vetro. Installazione di generatori di aria calda a scambio diretto di potenzialità inferiore (singolarmente) a Kcal/h. Problema n. 1. Se nel medesimo ambiente installo più generatori, e quindi supero le Kcal/h mi serve il CPI? IO sostengo di SI, il produttore dice NO, chi ha ragione? Problema n. 2. Dato che la potenzialità del singolo generatore supera le Kcal/h, devo realizzare dei camini ai sensi del DPR 1391/70 e UNI 9615, con camera di raccolta incombusti ecc. Il produttore sostiene che è sufficiente porre in opera dei terminali di ventilazione, o meglio, un "tubo" assimilabile al canale di fumo che porta all'esterno i prodotti della combustione. Chi ha ragione ed in base a quali norme. Grazie e complimenti per il servizio. n. 1 - Più apparecchi termici alimentati a gas installati nello stesso locale, o in locali direttamente comunicanti, sono considerati come facenti parte di un unico impianto di portata termica pari alla somma delle portate termiche dei singoli apparecchi, art. 1 punto 2 del DM 12 aprile Riposta n. 2 - Lo scarico dei prodotti della combustione deve avvenire nel rispetto della normativa vigente (rif. norme UNI 9615 e UNI). Il riferimento normativo per apparecchi a gas installati all'interno di serre è il sopracitato DM 12 aprile 1996, punto 4.7.(76) Il sig. M. M. di Ancona chiede: "Nel DM "regola tecnica di prevenzione incendi..." si stabilisce che nei locali adibiti a pubblico spettacolo è obbligatorio prevedere l'installazione di un sistema di rilevazione automatica d'incendio, quando il rischio (d'incendio) è superiore a 30 Kg per metro quadro. Cosa significa precisamente carico d'incendio pari a tot. Kg per metro quadro?" La normativa tecnica per il calcolo del carico d'incendio è la Circolare 14 settembre 1961 n. 91 (Ministero dell'interno). Il DM 30 novembre 1983, termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi così lo definisce: CARICO D'INCENDIO; POTENZIALE TERMICO DELLA TOTALITA' DEI MATERIALI COMBUSTIBILI CONTENUTI IN UNO SPAZIO, IVI COMPRESI I RIVESTIMENTI DEI MURI, DELLE PARETI PROVVISORIE, DEI PAVIMENTI E DEI SOFFITTI. Convenzionalmente è espresso in Kg di legno equivalente (potere calorifico inferiore del legno K/cal Kg). (75) Il P.I. A. S. di Milano chiede: "Realizzazione di una scenografia per uno studio televisivo al di sotto dei 100 posti (studio televisivo). - colui che progetta e/o realizza la scenografia quali certificazioni o attestati deve rilasciare? - al termine dell'esecuzione dei lavori è necessario richiedere l'agibilità o autorizzazione all'utilizzo alla Commissione Provinciale di Vigilanza? - quali sono le normative di riferimento relativamente al/ai campi di intervento della Commissione?" La realizzazione di materiale scenico per studi televisivi o cinematografici rientra al punto del DM 19 agosto 1996, regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di

8 intrattenimento e di pubblico spettacolo. La Commissione Provinciale di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo presso le Prefetture è un Organismo tecnico-consultivo che deve rispondere delle condizioni di sicurezza di tutte le strutture o spazi allestiti per la circostanza in cui si svolgono pubblici spettacoli, al fine di consentire all'autorità sindacale il rilascio previsto dall'art. 68 del T. U. delle leggi di P.S. La normativa di riferimento è la regola tecnica sui locali di pubblico spettacolo già menzionale.(74) L'Ing. M. B. di Brescia chiede: "Quali sono le caratteristiche (secondo le normative) di scale, parapetti e soppalchi nei luoghi di lavoro?. Si faccia riferimento a magazzini ed aziende produttive in Lombardia". La normativa di riferimento per attività produttive con lavoratori dipendenti per quanto concerne le scale, parapetti e soppalchi, è il DPR 27 aprile 1995 n. 547 e il D.Lgs 19 settembre 1994 n. 626 e successive modificazioni ed integrazioni.(73) L'Ing. L. C. di Palermo chiede: "Desidero conoscere la norma relativa ai rilevatori di fumo lineari, visto che la UNI 9795 si occupa soltanto dei rilevatori di fumo puntiformi. Nel caso in cui non ci fosse la norma relativa, sono utilizzabili ed in che modo?" La normativa di riferimento per i rilevatori di fumo è la UNI 9795 per quanto concerne le modalità operative relative all'esercizio del sistema. Per quanto riguarda i rilevatori di fumo lineari il sistema è costituito da una sorgente di raggi infrarossi, opportunamente modulati, e da un elemento ricevente. Quando il raggio è attraversato dal fumo o dal calore prodotto da un incendio si ha un'alterazione del segnale e, quindi, l'allarme. Questi rilevatori sono impiegati nella protezione di ampi locali (mostre, depositi, ecc.). Le limitazioni di utilizzo sono analoghe a quelle dei dispositivi puntiformi; non possono essere installati dove il raggio stesso può essere intercettato da elementi in movimento. Inconvenienti, infine, si possono riscontrare soprattutto nel caso di tratte protette molto lunghe, in seguito a vibrazioni e a disallineamento della sorgente rispetto al ricevitore.(72) Il Geom. V. T. (CN) chiede: "Il DL 494/96 richiede nella descrizione cronologica delle varie lavorazioni, di indicare l'importo relativo ai costi previsti per la sicurezza. Gradirei sapere se tali costi si riferiscono esclusivamente agli onorari e spese del coordinatore della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori, oppure ad altri oneri che ovviamente sono già calcolati nei prezzi unitari adottati nella stesura del computo metrico estimativo dei lavori". La Rubrica è finalizzata a fornire informazioni tecniche di prevenzione incendi; per quanto riguarda la gestione degli investimenti, per ottenere un reale miglioramento delle condizioni di sicurezza evitando lo spostamento di capitali e risorse in documentazioni sterili che ben poca rilevanza rivestono per la sicurezza dei lavoratori, necessita di piani di spesa certi e finalizzati. Considerazioni in merito a tale problema sono state pubblicate sulla rivista ANTINCENDIO nel numero di luglio 1998, a firma dell'ing. S. Marsella.(71) L'Ing. G. C. di Catania chiede: "Nell'ambito della progettazione di un acquedotto cittadino, desidererei conoscere le prescrizioni relative all'installazione degli idranti nelle reti cittadine, distanze reciproche tra un idrante e l'altro e la relativa norma di riferimento". La progettazione di una rete idranti in ambito Comunale deve rispettare i criteri di costruzione tipici degli acquedotti e delle reti di distribuzione dell'acqua potabile. I presupposti ai quali deve rispondere una rete idrica antincendio sono la portata e la pressione, e la destinazione, esclusiva a tale scopo. L'alimentazione idrica delle reti idranti antincendio, salvo quanto stabilito eventualmente da disposizioni emanate dalle autorità

9 competenti, deve essere realizzata secondo criteri di buona tecnica; la normativa di riferimento, a giudizio di chi scrive, è la UNI del settembre 1998.(70) Il Sig. F. L. chiede: "Il DM nelle norme transitorie prescrive, decorsi 15 anni dalla data di emanazione, il ritiro di tutti gli estintori che non rispondono ai requisiti richiesti dallo stesso DM. Desidero sapere: - rientrano in tale prescrizione gli estintori a polvere da kg 10 tipo a soffitto automatici che siano senza numero di matricola? - esistono in commercio estintori del tipo a polvere da 10 Kg tipo a soffitto automatici con le caratteristiche richieste dallo stesso DM? - se esistono è possibile avere indicazioni su eventuali fornitori? - devono essere ritirati dall'esercizio anche gli estintori tipo carrellato senza numero di matricola devono essere ritirati dall'esercizio e comunque quali sono le norme tecniche di riferimento? - in una bombola della capacità di 30 litri quanti Kg di NAF SIII possono essere contenuti, e comunque quali sono le norme tecniche di riferimento?" Il DM all'art. 4 stabilisce che decorsi sedici anni dalla data d'emanazione del DM (G.U ) quindi dal , dovranno essere utilizzati solo estintori d'incendio portatili i cui prototipi siano stati approvati a norma del DM Decorso il suddetto termine, gli estintori i cui prototipi non siano stati approvati ai sensi de DM dovranno essere ritirati dall'esercizio e resi inutilizzabili a cura del proprietario o dell'esercente (anche quelli a polvere da 10 Kg a soffitto). Per quanto riguarda gli estintori carrellati il Decreto stabilisce all'art. 10 che decorsi 13 anni dalla data d'emanazione dello stesso ( ), quindi dal , potranno essere utilizzati solo estintori d'incendio carrellati i cui prototipi siano stati, ai sensi dello stesso Decreto, omologati. Decorso il termine... come i portatili. Informazioni dettagliate sull'agente estinguente NAF SIII si trovano sul sito internet dell'importatore Per i fornitori di estintori con caratteristiche di cui al quesito, per correttezza consultare le pagine gialle o chiedere informazioni alle locali Camere di Commercio.(69) Il Sig. G. M. chiede: "E' possibile il passaggio di un gasdotto per la distribuzione di gas naturale con densità inferiore a 0,8 di diametro 150 Dn in una strada vicinale larga 1,95m (di difficile accesso da mezzi di soccorso e/o manutenzione) delimitata per tutta la sua estensione da un muro di sostegno h=2 a monte e per un tratto di circa 15 m da un fabbricato rurale h=6m a valle?" Per valutare la corretta posa e la profondità di interramento in strade carrabili, fissata dalla tabella contenuta nell'art lettera a del DM è necessario conoscere la "Specie" della condotta. La "Specie" è identificata dalla pressione di esercizio. Tubo acciaio 1a - 2a - 3a specie > 5 bar (profondità d'interramento 0,90 m) Tubo acciaio 4a specie da 1,5 a 5 bar (profondità d'interramento 0,90 m) Tubo acciaio 5a specie da 0,5 a 1,5 bar (profondità d'interramento 0,90 m) Tubo acciaio 6a specie da 0,04 a 0,5 bar (profondità, d'interramento 0,60 m) Tubo acciaio 7a specie < 0,04 bar (profondità d'interramento 0,60 m) (68) L'Arch. P. M. di Bari chiede: "Sono in procinto di progettare l'interno di una palestra privata per il fitness. Il locale ha una superficie di circa 600 mq ubicato al piano terra di un edificio residenziale di quattro piani con cortile interno. Dei 600 mq circa 400 si sviluppano nel cortile condominiale. A garantire luce ed aria di questa parte provvede un grande lucernario ricavato dal solaio di copertura del piano terra e delle finestre che si aprono su una parete perimetrale del cortile. La destinazione originaria d'uso del locale era di garage con officina meccanica, ma non lo è più da diversi anni. Quali norme antincendio devo osservare data la nuova destinazione d'uso a palestra ed una capienza presumibile di 60/80 persone?"

10 La norma antincendio da osservare per un impianto sportivo tipo palestra con attività di Fitness con capienza inferiore alle 100 persone, è il DM 18 marzo 1996 "Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi" che all'art. 20 disciplina i complessi e gli impianti con capienza non superiore a 100 spettatori o privi di spettatori.(67) L'Ing. V. B. di Cuneo chiede: Innanzitutto vi ringrazio per l'encomiabile servizio che fornite in questo settore così, permettetemi,... irto di insidie e di dubbi. Il quesito è il seguente: "Vorrei conoscere, al fine del calcolo del carico d'incendio, i valori del potere calorifico superiore dei seguenti materiali; polistirolo in cristalli, nylon, resine acetaliche, coloranti a base di resine olefiniche, pallets di legno. Vorrei inoltre sapere il limite per il carico d'incendio per le attività n. 57 e n. 58 del DM ". Le attività 57 e 58 del DM rientrano nella sfera delle attività industriali; per tali attività non esiste normativa specifica per quanto riguarda la resistenza al fuoco delle strutture. pertanto sulla base di quanto indicato all'art. 3 della Circ. Ministero dell'interno 91/61, il carico d'incendio in Kg mq di legno standard esprime in minuti primi le durate minime di resistenza al fuoco per le strutture (per il coefficiente di riduzione K si assume il valore massimo pari all'unità). In linea di massima il potere calorifico superiore dei seguenti materiali è: - Polistirolo con il 30% fibre vetro 37,7 MJ/Kg - Nylon 42 MJ/Kg - Resine acetaliche 42 MJ/Kg - Resine olefiniche 42 MJ/Kg - Pallets di legno 17 MJ/Kg Si ricorda altresì che esistono norme che stabiliscono dei valori minimi per la resistenza al fuoco delle strutture, indipendentemente dal carico d'incendio(66) Il Sig. M. M. di Viareggio chiede: "Vorrei sapere riguardo la prevenzione incendi, e la legge 626/94 di un cantiere di lavoro di 800 mq e sei addetti con lavorazione di stampi in resina, se la caldaia da Kcal è soggetta ad altre norme". I riferimenti normativi di prevenzione incendi per la caldaia da Kcal/h sono quelli degli impianti termici. Per quanto riguarda il cantiere con lavorazione di stampi di resina, il DM "Luoghi di lavoro per i quali sono prescritte le particolari norme di cui agli articoli 329 e 331 del DPR 547" evidenzia alla tabella B che le polveri di acetato di cellulosa, resine fenoliche, metacriliche, polistiroliche, ureiche rientrano nelle competenze del DPR 547/55 e del più recente DM 10 marzo 1998 in attuazione di quanto disposto dall'art. 13 del Dlgs n (65) Il Sig. F. F. precisa: "Vorrei fare una precisazione riguardo la risposta (n. 61) da Voi fornita all'ing. P.C. S. in merito alla necessità di redigere un documento di valutazione dei rischi per una falegnameria con meno di 10 addetti. Se non sbaglio, ai sensi dell'art. 5 del DM vige l'obbligo per aziende con più di 10 addetti o svolgenti attività soggette ai controlli dei VV.F. di redigere un piano di emergenza e non di un documento di valutazione dei rischi d'incendio, che è cosa diversa (obbligatorio solo per aziende con più di dieci dipendenti, D.Lgs. 626/94, art. 4, comma 2) e nello specifico è l'oggetto del quesito del Vostro interlocutore". Ringrazio il Sig. F. F., attento lettore della nostra pagina, per l'interesse mostrato con la richiesta di precisazioni in merito al documento di valutazione del rischio incendio oggetto della nostra risposta n. 61. L'attività di falegnameria rientra al punto 47 del DM e quindi soggetta al controllo dei Vigili del Fuoco. Il DPR n. 37, nuovo Regolamento di Prevenzione Incendi, disciplina i procedimenti relativi alle misure di sicurezza antincendio; il DM 4 maggio 1998 detta le modalità di presentazione ed il contenuto delle domande per l'avvio dei procedimenti di

11 prevenzione incendi, nel nostro caso del parere di conformità al progetto di cui all'art. 2 del DPR 37/98. L'art. 1 del sopra citato DM, al punto 2 dice: alla domanda sono allegati: a) documentazione tecnico progettuale in duplice copia a firma del tecnico abilitato e conforme a quanto specificato nell'allegato I al presente Decreto. L'allegato I al punto A2 (relazione tecnica) dice: la relazione tecnica evidenzia l'osservanza dei criteri generali di sicurezza antincendio, tramite l'individuazione dei percoli d'incendio, la VALUTAZIONE DEI RISCHI CONNESSI e la descrizione delle misure di prevenzione e protezione antincendio da attuare per ridurre i rischi. Seguono altre indicazioni di sicurezza fino al punto A.2.3. VALUTAZIONE QUALITATIVA DEL RISCHIO, che indica nella terza parte della relazione tecnica la valutazione qualitativa del livello di rischio. Dal combinato dei Decreti di cui sopra si evince che il documento di valutazione dei rischi d'incendio, per le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, sta all'interno della relazione tecnica propedeutica all'esame progetto. Siamo a disposizioni per eventuali precisazioni.(64) Il Sig. C. B. della I... di Imola, chiede: "Elenco delle norme che regolano, dal punto di vista della sicurezza antincendio, i distributori di carburanti (attività n. 18 dell'allegato al DM )". Le norme tecniche che regolano la sicurezza antincendio per l'attività n. 18 del DM sono: - DM art. 82; - Circ. n. 10 del ; - DM (riguarda i distributori mobili ad uso privato); - DM Ambiente del (installazione sistemi di recupero dei vapori di benzina durante il rifornimento).(63) Il Sig. F. F. chiede: "Dovendo gestire per un'azienda un registro dei controlli, vorrei venire a conoscenza delle indicazioni previste dalle norme riguardo i controlli periodici per gli impianti termici e di condizionamento (e, se possibile, delle norme che regolano tali obblighi)". Vi ringrazio in anticipo per la risposta e porgo i miei complimenti per il servizio fornito. Le norme di riferimento che regolano gli impianti termici a gasolio e/o gas sono: GASOLIO - Legge 13 luglio 1966 n. 615; - DPR 22 dicembre 1970 n. 1391; - Circ. n. 73 del luglio GAS - Circ. n. 68 del 25 novembre 1996; - DM 12 aprile Per quanto riguarda i dispositivi automatici di sicurezza a corredo degli impianti, negli estremi dei certificati di approvazione del Ministero dell'interno sono presenti le scadenze dell'omologazione. Altri riferimenti normativi sono: - Scarico dei prodotti della combustione, norme UNI 9615 e 9731; - Impianti elettrici, norme CEI 64-2 appendice b e 64-8; - Bruciatori ad aria soffiata, norme UNI-cig 8042; - Impianti di protezione antincendio, norma UNI-VVF 9494 per gli evacuatori di fumo e calore, norma UNI-VVF 9796 per sistemi fissi di rilevazione e segnalazione d'incendio, norma UNI-VVF 9489 e 9490 per gli impianti di estinzione automatici a pioggia sprinkler, norma UNI per rete idranti fissi. L'obbligo a mantenere aggiornato il registro dei controlli è richiamato dall'art. 5 del DPR 12 gennaio 1998 n. 37.(62) L'Ing. P.C. S. (AT) chiede:

12 "Una falegnameria (attività n. 47) con meno di dieci addetti è obbligata a redigere il documento di valutazione del rischio d'incendio?" L'art. 5 del DM afferma che la redazione del piano di emergenza per la valutazione dei rischi d'incendio è obbligatoria solo se il datore di lavoro impiega lavoratori dipendenti in numero superiore a 10, ad eccezione delle aziende di cui all'art. 3 comma 2 stesso Decreto che fa riferimento alle attività soggette al controllo dei VV.F. ai sensi del DPR 29 luglio 1982 n Pertanto essendo la falegnameria inserita nel DM punto 47 e soggetta ai controlli dei VV.F., il titolare l'attività deve redigere il documento di valutazione dei rischi antincendio. (61) L'Ing. L. M. di Roma chiede: - "Un ostello per la gioventù con capacità superiore a 25 posti letto è soggetto al DM 9 aprile '94 come "attività di nuova costruzione"; - "Il locale (con capienza superiore a 100 persone) destinato al servizio mensa di tale ostello deve rispettare le prescrizioni indicate al punto 8.4. del DM 9 aprile '94?. Preciso che tale locale non verrà utilizzato per nessuna delle "manifestazioni" elencate al citato punto 8.4"; - "Nel caso il locale mensa venga ubicato al primo piano interrato (calpestio 3,8 sotto il livello stradale) quali sono le norme tecniche da seguire per quanto riguarda la prevenzione incendi, l'areazione, ecc.?"; - "E' possibile ubicare anche la cucina al primo piano interrato? Quali sono le norme tecniche da seguire?" L'ostello per la gioventù con capacità superiore a 25 posti letto è soggetto al DM 9 aprile 1994 in quanto inserito al punto "h" dell'art. 1. Un locale adibito a ristorante non rientra al punto 8.4 del DM, ma eventualmente nella regola tecnica di P. I. per la progettazione, la costruzione e l'esercizio degli impianti termici alimentati da combustibile gassoso di cui al DM 12 aprile 1996 punti 4.4. e se con portata complessiva degli utilizzatori maggiore di 35 KW. Certamente l'ubicazione del locale punto 5 e la separazione e comunicazione punto 5.2. del decreto sugli alberghi devono essere rispettati; per tanto si applica il comma "C" del punto 5.2 nel caso che l'impianto cucina rientri tra le attività soggette al controllo dei vigili del fuoco. Per quanto riguarda l'ubicazione nei piani interrati dell'impianto cucina e locale mensa, se la potenzialità è superiore ai 35 KW deve essere applicata la regola tecnica sugli impianti a gas, se inferire ai 35 KW il riferimento normativo è la norma UNI-CIG 7129/92.(60) Il Sig. G. C. della provincia di Cremona chiede: "Vi sarei grato se poteste chiarire un dubbio in merito al Decreto 10 marzo Nell'allegato V viene riportata la tabella I per la scelta degli estintori in base alla classe di rischio. La domanda è la seguente; in un luogo classificato a rischio d'incendio elevato, nel caso in cui sia presente anche un impianto di estinzione ad idranti, è comunque necessario adottare il numero di estintori che si ricava dall'applicazione della tabella I?" La risposta alla domanda è SI. Vorrei altresì ricordare che il decreto 10 marzo 1998 copre tutte quelle attività con lavoratori dipendenti che non sono normate. Per normate si intendono quelle attività regolamentate con linee guida o norme deterministiche di cui al DM , come ad esempio centrali termiche, autorimesse, locali di pubblico spettacolo, alberghi, scuole, centri commerciali, ecc.(59) Il Sig. G. F. chiede: "Amministro un "condominio" di box di cui 10 sono interrati e 4 sovrastanti. Si chiede 1 - Deve essere richiesto il CPI per i box interrati e a quale DM si fa riferimento? 2 - Il CPI ha una scadenza? 3 - Quanti e di che tipo devono essere gli estintori da posizionare nella parti comuni della rimessa sotterranea? 4 - Nella parte interrata comune vi è la possibilità di parcheggiare un'ulteriore auto che, per'altro, non impedisce l'accesso o l'uscita dai box;

13 questo comporta ulteriori adempimenti e verifiche essendo aumentato il numero delle auto parcheggiate nel sotterraneo? 5 - Se l'assemblea non dovesse approvare i necessari interventi di messa a norma, la responsabilità potrebbe ricadere anche sull'amministratore?" Grazie per le vostre graditissime risposte. Risposte 1 - Deve essere richiesto il CPI come da DM ; 2 - Il CPI scade ogni 6 anni; 3 - Estintori per fuochi di classe ABC con capacità estinguente non inferiore a 21 A, 89 B: il numero degli estintori deve essere di 1 ogni 5 autoveicoli per i primi 20 ed 1 ogni 10 autoveicoli fino a 200; 4 - La superficie specifica di parcamento non può essere inferiore a 20 mq per autoveicolo; 5 - Le responsabilità ricadono tutte sull'amministratore.(58) Il Sig. A.S. chiede: "Il DM 31 marzo 84 stabilisce all'art. 2.2 le prescrizioni per l' istallazione di un serbatoio fisso di gas GPL in cortile chiuso. Nello svolgimento della mia professione di professionista antincendio mi sono trovato di fronte ad una situazione che ritengo particolare perché il capannone industriale in cui si doveva installare il serbatoio era posto all'interno di un area circondata da recinzione di cemento armato di altezza 2.20 mt., ma l'ampiezza del cortile era tale (circa mq.) che a mio giudizio non giustificava la necessità di interrare il serbatoio e portare il punto di riempimento all' esterno del cortile in nicchia. Domanda: si può ottenere deroga all'art. 2.2 del DM 31 marzo 1984 quando il cortile chiuso racchiude un' area talmente estesa da rendere non necessarie, ai fini della sicurezza, le prescrizioni di tale articolo? E se si quale potrebbe essere l'ampiezza dei cortili per far accettare la deroga?" Dalla descrizione del contorno l'area dove è stato installato il serbatoio di GPL, la recinzione in cemento armato di altezza di 2.20 mt. non si configura, a giudizio dello scrivente, come cortile pertanto pare legittima l'osservazione del tecnico di non interrare il deposito. La definizione enciclopedica di CORTILE è: Area scoperta delimitata dai corpi di fabbrica di uno solo o più edifici contigui necessaria per illuminare e areare gli ambienti interni. (57) Il Sig. R. A. chiede: "Un gruppo di dipendenti dell' ASL di M., in servizio presso una struttura ospedaliera che, in quanto tale, è un luogo a rischio d'incendio elevato, ha seguito un corso tenuto dal Comando VVF di M. e, prossimamente, dovrà sostenere l'esame finale. Poiché, da quanto ci è stato detto, le norme per tale esame finale sono recentemente cambiate ed la Direzione Centrale VVF ha inviato ai Comandi Provinciali l'elenco dei nuovi quiz da utilizzare per gli esami suddetti, chiedevo se esisteva la possibilità di avere copia di tali, per procedere ad "allenare" alla prova i nostri dipendenti. Se tale possibilità esiste, vorrei sapere dove o da chi è possibile ottenere tali quiz." Il questionario inviato ai Comandi Provinciali VVF è composto da 550 domande di tipo vero-falso e di 60 a risposta multipla. Il numero dei quesiti che sarà sottoposto ai candidati sarà pari a 30 (di cui 10 a risposta multipla) e in tempo massimo di 15 minuti. Seguirà la prova orale che verterà sugli argomenti trattati nel corso con particolare riferimento agli argomenti sui quali il candidato, nella prova scritta, ha dimostrato una non completa conoscenza. Ultimo atto la prova pratica. Per quanto riguarda i quiz, di cui abbiamo copia, non riteniamo corretta la loro divulgazione, anche se lo scrivente coglie il vero senso della richiesta.(56) Il Sig. N. M. chiede: "Quale tipo di impianto di riscaldamento può essere installato all' interno di una falegnameria in relazione al rischio di incendio?"

14 L'attuale normativa che regola gli impianti termici, il DM 12 aprile 1996, non consente l'istallazione di impianti di riscaldamento se non ubicati in ambienti ad uso esclusivo. La norma tecnica di cui sopra regolamenta impianti termici maggiori di 35KW. Gli apparecchi di tipo C con circuito di combustione a tenuta che consente l'alimentazione di aria comburente al bruciatore con prelievo diretto dall'esterno e contemporaneamente assicura l'evacuazione diretta all'esterno di prodotti della combustione a tiraggio naturale o forzato, di portata termica nominale non maggiore di 35KW, regolamentati dalla norma tecnica UNI- CIG7129/92, potrebbero essere una soluzione.(55) Il Sig. M. M. chiede: "Esiste un Decreto Legge in cui vengono dettagliatamente elencate le condizioni che obbligano un'azienda, un cinema, un'ospedale o un qualsiasi altro luogo pubblico a munirsi di un sistema di rilevazione automatica d'incendio?" Gli impianti di rilevazione e segnalazione automatica degli incendi, quando necessario, sono prescritti all'interno delle normative di prevenzione specifiche per ogni attività. Per i locali di pubblico spettacolo, il DM 19 agosto 1996 "Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo" al titolo XVI prescrive quando e come deve essere realizzato l'impianto di rilevazione; per le strutture ospedaliere il riferimento normativo per estensione è quello del DM 9 aprile 1994 "Regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attività ricettive turistico-alberghiere che al punto 12 stabilisce i criteri per l'installazione di impianti di rilevazione. Per tutto ciò che non è normato è buona regola prescrivere un impianto di rilevazione e segnalazione automatica degli incendi negli ambienti con carico d'incendi superiore a 30 Kg/mq. Completiamo l'informazione citando la Direttiva CEE: DIR 89/654/CEE, allegato I, p.to 5.1: "A seconda delle dimensioni e dell'uso degli edifici, delle attrezzature presenti, delle caratteristiche fisiche e chimiche delle sostanze presenti, nonché del numero massimo delle persone che possono essere presenti, i luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi adeguati per combattere l'incendio e, se del caso, di rilevatori di incendio e di sistemi di allarme". (54) Il Sig. R. R. chiede: "La sede espositiva di una Associazione culturale di artisti, pittori e scultori, consiste in un vano tipo negozio di 7 metri per 5 metri con accesso libero al pubblico, in cui si tengono mostre con esposizione di quadri (tipo galleria d'arte), incontri culturali, discussioni sull'arte e lezioni, necessita del CPI o a quale altra normativa sulla sicurezza deve rispondere?" Per poter esprimere un parere compiuto al riguardo necessitano informazioni più dettagliate in riferimento all'attività. Comunque, essendo il locale in questione di circa 35 mq. si presume un affollamento massimo inferiore alle 100 persone e quindi non soggetto al rilascio del CPI come attività n. 83 locale di pubblico spettacolo. Il DM 19 agosto 1996 regola tecnica di prevenzione incendi per i locali di intrattenimento e pubblico spettacolo, disciplina al titolo XI anche i locali con capienza inferiore a 100 persone per quanto riguarda le vie di esodo, la statica delle strutture e l'esecuzione a regola d'arte degli impianti tecnici. (53) Il Sig. V. R. chiede: "Ho da poco assunto l'amministrazione del mio condominio e, come spesso accade, analizzando la documentazione mi sono accorto che il CPI è scaduto da circa due anni e che gli amministratori che mi hanno preceduto non hanno fatto nulla in tal proposito. Un rapido sopralluogo ha evidenziato che al posto degli originari 3 estintori CO2 da 10 Kg si trovano 3 estintori a polvere di Kg 9. Inoltre nel mio stabile composto da 9 appartamenti e 9 box esiste un ascensore che dal piano terra arriva al secondo piano, non servendo

15 box e soffitte rispettivamente al piano interrato ed al terzo piano. A questo punto vi chiedo cosa devo fare per sanare la situazione dei box e ascensore non essendoci in quest'ultimo nessuna dotazione antincendio?" Per sanare il contenzioso del condominio ai fini del rinnovo del CPI, l'amministratore dovrà inoltrare richiesta di sopralluogo al competente Comando Provinciale Vigili del Fuoco, evidenziando che precedente istanza era stata presentata nell'anno 1991e che era stato pagato il bollettino per la visita di collaudo. Dal quesito si evince che le attività in questione sono: - n. 94, edificio destinato a civile abitazione con altezza in gronda superiore a 24 metri; n. 95, vani di ascensori in servizio privato aventi corsa sopra il piano terreno > di 20 metri, installati in edifici aventi altezza in gronda > di 24 metri; - n. 92, autorimessa privata con più di 9 autoveicoli. Come si legge si potrebbe pensare che tutte e tre le attività non sono soggette al rilascio del CPI perché sprovviste delle caratteristiche richieste come sopra elencate. Per una valutazione più attenta vi suggeriamo di rivolgersi a professionista abilitato.(52) L'Ing. A. L. C. di Avellino chiede: 1. "In merito alla risposta del relativa alla valutazione del REI e permeabilità al gas di una muratura di tufo, non essendoci riferimenti tabellari e normativi, è ipotizzabile applicare il "criterio di confronto" con murature di altro materiale (es. in mattoni pieni o forati), e quindi estrapolarne un valore significativo? O possono ancora escludendo la prova in laboratorio per i suoi costi, ma soprattutto per i suoi tempi, quali metodi possono a suo parere essere applicati per risolvere il quesito in esame?" 2. "Nel caso di autorimesse scoperte quali sono le norme da applicare ai fini dell'antincendio e del regolare esercizio dell'attività. Vi sono riferimenti che individuano giuridicamente un'area scoperta quale autorimessa?" Rinnovando i complimenti per il servizio offerto, porgo distinti saluti. 1) La valutazione della classe di resistenza al fuoco può essere di tipo sperimentale - tabellare o analitica. Pertanto la soluzione da Lei suggerita può essere percorribile. 2) Per quanto riguarda le autorimesse scoperte la normativa che le regolamenta è il DM 1 febbraio 1986 "Norme di sicurezza antincendio per la costruzione e l'esercizio di autorimesse e simili", al punto 7.(51) Il Sig. G. P. chiede: "Desidero sapere se la norma di riferimento più aggiornata per gli edifici civili è il DM 246/87 e quella per le autorimesse è il DM Inoltre qual'è quella per gli ascensori". La norma di riferimento per gli edifici civili è il DM 246/87. Per le autorimesse è il DM , integrato dalla Circolare 29 agosto 1995 prot. P. 1563/4108 sott. 28, che deroga in via generale ai punti del DM di cui sopra. Gli ascensori sono regolamentati dal: DPR 29/5/63 n. 1497, regolamento per ascensori e montacarichi in servizio privato; DM 246/87 punti ; DM 9/12/87 n. 587 in attuazione della direttiva n /CEE relativa agli ascensori elettrici; Lettera Circ. 13 luglio 1995 prot. P. 1208/4135 sott. 9, chiarimenti per le porte di piano. (50)

16 Il Sig. M. C. chiede: "Potreste cortesemente segnalarmi le norme a cui deve attenersi chi volesse adibire dei capannoni industriali per lo stoccaggio di campioni di materiale infiammabile (idrocarburi). Il quantitativo massimo previsto è di 20 metri cubi. Il materiale sarebbe contenuto in lattine o bottiglie della capacità massima di 10 litri". La normativa tecnica a cui attenersi per depositi di liquidi infiammabili è ancora oggi il Decreto Ministeriale 31 luglio 1934 "Approvazione delle norme di sicurezza per la lavorazione, l'immagazzinamento, l'impiego o la vendita di olii minerali, e per il trasporto degli stessi". Il testo è stato modificato nel tempo con disposizioni emanate successivamente al 31 luglio 1934, pertanto si consiglia di acquisire una versione aggiornata. (49) Il Geom. S. G. di Venezia chiede: "Nella norma UNI per impianti idrici antincendio sono previste tubazioni interrate in acciaio. E' possibile installare tubazioni in polietilene? Quali altri materiali sono utilizzabili? Quale è la specifica normativa di riferimento citata al punto della normativa UNI per le tubazioni in polietilene? Applicando i criteri e le modalità di questa specifica normativa di riferimento e le altre prescrizioni della UNI potrò considerare l'impianto conforme alla regola d'arte o è necessario altro?" L'impianto idrico è considerato alla regola dell'arte applicando la Norma di concerto con i riferimenti normativi di cui alla pagina "uno" della norma in oggetto, ed in particolare le UNI L'uso del polietilene è consentito soltanto nelle installazioni interrate. (48) L'ing. S. dello Studio... di Asti chiede: "Una falegnameria soggetta a CPI con meno di 10 addetti è obbligata a redigere il piano di emergenza? L'obbligo esiste anche per la redazione del documento di valutazione del rischio incendio, tenendo conto che la stessa non ha eleborato un documento di valutazione dei rischi (ai sensi dell'art. 4 del D.lgs. 626/94 e successive modifiche)?" Il piano di emergenza è obbligatorio ai sensi dell'art. 5 del DM 10 marzo 1998 che prevede la redazione del piano di emergenza in conformità ai criteri riportati nell'allegato VIII, per i luoghi di lavoro ove sono occupati non meno di 10 lavoratori o, comunque, per attività soggette al controllo obbligatorio dei Vigili del Fuoco al fine del rilascio del CPI. L'art. 2 del DM 10 marzo 1998, con l'allegato 1, fissa le linee guida per la valutazione dei rischi d'incendio nei luoghi di lavoro. Le valutazioni di cui sopra e le conseguenti misure vanno riportate nel documento di cui all'art. 4 comma 2, del D.lgs. 626/94; tale specifico adempimento non è previsto per le aziende riportate al comma 11 dell'art. 4 del D.lgs. 626/94, in tale circostanza è sufficiente una autocertificazione sull'avvenuta valutazione del rischio d'incendio. (47) Il Sig. G. A. di S. Benedetto del Tronto chiede: "Per uno o più generatori di aria calda a tenuta stagna installati in unico ambiente, alimentati da gas metano e di potenza complessiva maggiore di Kcal/h, è necessaria la pratica ISPELS?" Il Decreto MI del 12 aprile 1996 "Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio degli impianti termici alimentati da combustibili gassosi", disciplina gli impianti termici di portata termica complessiva maggiore di 35 Kw ( Kcal/h) e, pertanto, soggetti al controllo dei Vigili del Fuoco. Una precisazione importante si rende necessaria quando si tratta di apparecchi di tipo C (stagni). L'installazione di apparecchi "stagni" in locali privi di areazione è vietata; la norma UNI-CIG 7129/92 non consente al punto l'installazione di giunzioni filettate in locali non ventilati, e cioè privi di aperture verso l'interno. Essendo il collegamento della condotta del gas

17 all'apparecchio ed al rubinetto realizzata mediante giunzione filettata e non saldata, ne determina il divieto.(46) Il Sig. P.C. di Fabriano chiede: "Il sottoscritto P. C. desidera conoscere la normativa per realizzare un impianto alimentato a gas GPL con serbatoio interrato per il riscaldamento e relativo uso domestico, nella propria abitazione sita su un terreno le cui abitazioni limitrofe sono a circa 20 metri di distanza". Per quanto riguarda la normativa tecnica per la progettazione, la costruzione, l'installazione e l'esercizio dei depositi di gas GPL con capacità complessiva non superiore a 5 mc, la normativa è quella del Decreto Ministeriale 31 marzo La mormativa UNI CIG 7131/72 disciplina gli impianti a gas GPL per uso domestico. (45) Il P.I. P. N. chiede: 1. "All'interno di un condominio devono essere predisposti estintore anche nel locale macchina dell'ascensore e nei locali contatori o in altre parti comuni? Se si quali regole si devono seguire per l'individuazione del tipo? 2. "L'amministratore del condominio quali azioni deve compiere per adempire al D.lgs. 626/94 nei confronti di lavoratori esterni e nei confronti dei condomini? 1) Un condominio deve installare presidio antincendio (estintore, idrante, ecc.) nei locali tecnici in cui le norme di prevenzione incendi lo prescrivono. Non sono definiti locali tecnici il locale contatori o altri locali non meglio specificati. Per quanto riguarda il locale macchina ascensore, essendo l'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi, deve essere alloggiato estintore nelle immediate adiacenze; l'individuazione del tipo di estinguente è data dal tipo di materiali presenti nell'attività e nel caso in questione essendoci apparecchiature elettriche è consigliato CO2 e la polvere. Per quanto riguarda l'amministratore del condominio, la Circ. 5 marzo 1997 n. 28/97 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale individua come lavoratori, con rapporto di lavoro privato, esclusivamente chi svolge mansioni di portierato. Pertanto l'amministratore condominiale, ai fini dell'assolvimento degli obblighi d'informazione e formazione, è individuato come datore di lavoro. (44) La signora A. B. chiede: "Sono proprietario di un cortile sovrastante un'autorimessa condominiale interrata comprendente una ventina di box, costruita una ventina di anni fà al servizio di un palazzo contiguo. Come posso far verificare la rispondenza della stessa alle norme di sicurezza dal momento che mi pare del tutto trascurata, come si è anche verificato recentemente in occasione di un incidente?" L'Amministrazione Pubblica che può rilasciare parere di conformità su una autorimessa è il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Pertanto il proprietario del cortile sovrastante l'autorimessa deve presentare istanza di sopralluogo presso il locale Comando, rappresentando il recente incidente e finalizzando l'esposto al controllo di eventuali situazioni di pericolo.(43) Il Sig. C. M. di Vigevano chiede: "Oltre alla UNI 9994, quali altre disposizioni riguardano le verifiche sugli estintori portatili?" Le norme tecniche e procedurali per l'approvazione e omologazione degli estintori portatili d'incendio è il DM Il DM integra le norme sulle procedure, la commercializzazione e proroga i termini di validità. La norma UNI 9994 prescrive i criteri per effettuare la sorveglianza, il controllo, la revisione ed il collaudo degli estintori al fine di garantirne l'efficienza operativa. (42)

18 Il Sig. G. Z. di S. Benedetto del Tronto chiede: "Dovendo installare all'interno di un capannone n. 6 generatori di aria calda a gas (scambio diretto) con potenza pari a Kcal/h ciascuno, è necessario richiedere il CPI? E' possibile installare i generatori in posizione non adiacente alle pareti esterne?" Il DM 12 aprile 1996 all'art. 1 comma 2 stabilisce che più apparecchi termici alimentati a gas installati nello stesso locale, o in locali direttamente comunicanti, sono considerati come unico impianto di portata termica pari alla somma delle portate termiche dei singoli apparecchi. Pertanto il caso in oggetto si configura come generatore di aria calda a gas di potenzialità pari a Kcal/h e, quindi, soggetto al rilascio del CPI. Il punto 4.5. del DM specifico per i generatori di aria calda a scambio diretto, consente di installare i generatori anche non adiacenti alle pareti esterne.(41) L'Ing. B. F. chiede: "Un'impianto di lavorazione rifiuti che prevede lo stoccaggio di RSU in 4 vasche, ognuna di dimensioni pari a 4m X 4m X 5m, la macinazione e la successiva separazione della parte organica è soggetto a CPI? La presenza degli RSU, data l'eterogeneità dei componenti, può far rientrare l'impianto al pt 28 dell'elenco allegato al DM ? Se la risposta è affermativa gradirei conoscere la normativa di riferimento". Lo smaltimento dei RSU e di quelli ad essi assimilabili costituisce un serio problema i cui aspetti igienico-sanitari e di tutela ambientale debbono essere tenuti nella massima considerazione. Ciò premesso, per un impianto di lavorazione di rifiuti solidi urbani, probabilmente su spazio a cielo libero ed il conseguente stoccaggio in vasche, non riteniamo che l'attività così come rappresentata nel quesito, sia soggetta al rilascio del CPI né rientrante al punto 28 del DM (40) L'Ing. A. L.C. chiede: "Dovendo valutare la REI di una muratura di tufo e la sua permeabilità al gas, vorrei sapere se esistono riferimenti o valori tabellati relativi a tali caratteristiche". Non esistono riferimenti normativi per valutare la REI di una muratura in tufo. Bisogna ricorrere a prove sperimentali presso laboratori. Il Decreto Interministeriale "Norme tecniche relative ai criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi", può rappresentare un valido avvio. (39) L'Uffico Tecnico... di Chieti chiede: "Quali sono le norme alle quali riferirsi per il parcamento di auto alimentate a GPL in garage seminterrati in condominio con sette garage? La normativa di riferimento per il parcamento di auto è il Decreto Ministero dell'interno Per quanto riguarda il quesito il Decreto di cui sopra cita al punto 10.6: "Il parcamento di autoveicoli alimentati a gas avente densità superiore a quella dell'aria (il GPL) è consentito soltanto nei piani fuori terra non comunicanti con piani interrati". (38) Il Sig. M. G. di Ferrara chiede: "E' regolare che un computer portatile sia stato venduto alla fine dell'anno 1994 senza marcatura CE? Da quale data tali apparecchiature devono essere marcate CE? " Pubblicheremo la risposta tra breve, non essendo il quesito materia di prevenzione incendi.(37) Il Sig. C. T. chiede: Vi sarei grato se potessi avere indicazioni per attuare una reale prevenzione e gestione dell'eventuale evento "incendio" rispetto ad una piccola casa di riposo". Il tragico evento verificatosi presso la casa di riposo per anziani di Motta

19 Visconti (Milano) ha posto l'attenzione sulle problematiche afferenti la sicurezza antincendio in tali strutture. Le anzidette strutture, infatti, sono soggette ai controlli di prevenzione incendi come attività 86 del DM La normativa di riferimento è la "Regola tecnica di prevenzione incendio per la costruzione e l'esercizio delle attività turistico alberghiere" Decreto 9 aprile Pertanto gli adempimenti di prevenzione incendi di cui all'art. 13 del Dlgs 626/94, ed il conseguente DM che stabilisce i criteri per la valutazione del rischio incendio nei luoghi di lavoro, non sono riferimenti normativi per le case di riposo perché l'attività è disciplinata dal Decreto 9 aprile (36) Il Sig. D. C. di Palermo chiede: "Informazioni in merito all'obbligo o meno del datore di lavoro di frequentare il corso di cui al DM ". L'art. 95 del Dlgs 626/94 ha consentito fino al 31 dicembre 1996 ai datori di lavoro di svolgere quanto previsto dall'art. 10 senza l'obbligo di frequentare l'apposito corso di formazione. Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale con il Decreto 16 gennaio 1997 ha stabilito i contenuti minimi dei corsi di formazione per i datori di lavoro che intendano svolgere direttamente i compiti di cui all'art. 10. Dalla data di entrata in vigore del DM , il corso di cui sopra per la parte attinente alla sicurezza antincendio deve recepire i contenuti di cui all'allegato IX. Pertanto il datore di lavoro deve, a giudizio dello scrivente, frequentare il corso preposto in quanto la norma transitoria di cui all'art. 95 dalla 626/94 esclude solo in prima applicazione e COMUNQUE NON OLTRE IL 31 DICEMBRE 1996 la possibilità di non frequentare il corso. Di conseguenza dal giorno 1 gennaio 1997 tutti i datori di lavoro nelle condizioni dell'esponente dovevano attivarsi in merito. (35) Il Sig. F. F. chiede: 1. "Che periodicità devono avere i controlli di manutenzione di un impianto elettrico e quali normative regolano tale obbligo?" 2) "In merito alla canna fumaria della cucina di un albergo, è obbligatoria la presenza di un sistema di aspirazione meccanica o è sufficiente il tiraggio naturale della suddetta condotta?" 1) Il DPR 27 aprile 1955 n. 547 "Norme per la prevenzione nei luoghi di lavoro" è il riferimento normativo che prescrive delle verifiche agli impianti elettrici. L'art. 336 stabilisce che le installazioni elettriche previste dall'art. 330 installazioni elettriche antideflagranti di tipo stagno e dall'art. 332 impianti di illuminazione elettrica nei luoghi pericolosi, devono essere sottoposte a verifica almeno una volta ogni 2 anni. 2) Il sistema di evacuazione forzato (es. cappa munita di aspiratore meccanico) è prescritto per apparecchi a gas a servizio di cucine in locali in cui avviene anche la consumazione dei pasti, vedasi DM punto (34) Il Sig. A. S. chiede: "Esistono dei limiti di tempo per la presentazione di una richiesta di sopralluogo di controllo per il rilascio del certificato di prevenzione incendi (CPI)". Non esistono limiti di tempo per la richiesta di sopralluogo dopo l'approvazione di un progetto da parte del Comando Provinciale Vigili del Fuoco. Si evidenzia che per non incorrere nell'esercizio abusivo dell'attività soggetta alle norme di Prevenzione Incendi, l'art. 3 del DPR 37/98 prevede la possibilità per il titolare dell'attività di presentare, in attesa del sopralluogo, una dichiarazione attestante il rispetto della normativa di sicurezza antincendio finalizzata all'esercizio provvisorio dell'attività stessa.(33) La Sig.a D. M. chiede: "A quali norme di prevenzione incendi occorre fare riferimento per l'attività n. 35 (mulini per cereali e relativi depositi) di cui al DM ?".

20 Non esiste una norma deterministica per l'attività n. 35. Pertanto il professionista può in prima istanza far riferimento al DM 8 marzo 1985 (direttive sulle misure più urgenti ed... ) per la stesura del progetto da sottoporre al parere del locale Comando Provinciale Vigili del Fuoco. (32) L'Ing. A. P. della provincia di Pisa chiede: "Gradirei avere un chiarimento circa l'art resistenza al fuoco delle strutture - del DM 19 agosto 1996?" 1) Le strutture devono avere i requisiti di resistenza al fuoco valutati in base alla circolare 91/61 (1 e 2 comma); 2)La tabella al 3 comma dei valori R e REI in funzione dell'altezza antincendio si riferisce esclusivamente alle strutture dei locali inseriti in edifici pluripiano (es. condomini) oppure è valida in ogni caso?. Il riferimento alla tabella di cui al punto del DM 19 agosto 1996 è valido in ogni caso di edificio pluripiano. Ricordo altresì che l'ultimo comma del citato punto dice: "per le strutture di pertinenza delle aree a rischio specifico devono applicarsi le disposizioni emanate nelle relative normative di prevenzione incendi". (31) Il Sig. A. M. di Prato chiede: "Per quanto riguarda la manutenzione degli idranti/naspi a quale normativa si deve fare riferimento (UNI...) in mancanza di una normativa e quali sono le procedure da adottare?": Le normative UNI VVF relative ai componenti per idranti e naspi sono: - UNI VVF 9485, idranti a colonna soprasuolo in ghisa; - UNI VVF 9486, idranti sottosuolo in ghisa; - UNI VVF 9487, tubazioni flessibili antincendio di DN 45/70 per pressioni d'esercizio fini a 1.2. MPa; - UNI VVF 9488, tubazioni semirigide DN 20 e 25 per naspi; - UNI settembre 1998, specifica per la progettazione, l'installazione e l'esercizio della rete idranti. (30) L'Ing. T. M. C. di Bologna chiede: 1. "E' possibile mantenere in servizio un deposito per gasolio asservito a centrale termica di potenzialità pari Kcal, avente capacità pari a 50 metri cubi?". 2. 2) "Quali sono i riferimenti normativi (leggi, decreti, circolari ecc.) ai quali fare riferimenti?". 1) La Circolare M.I. n. 73 del 29 luglio 1971 al punto 2.2 stabilisce che la capacità di ciascun serbatoio al servizio di un impianto termico non può essere superiore a 15 mc. 2) I riferimenti normativi per C.T. a gasolio sono: - Legge 13 luglio 1966 n. 615; - DPR 22 dicembre 1970 n. 139; - Circ. Min. n. 73 del 29 luglio Per i depositi di olio combustibile (gasolio) da 50 metri cubi, la normativa di riferimento è il DM 31 luglio 1934 che li inserisce alla categoria C - classe 9a. (29) Il Sig. F. F. chiede: "Quali sono le normative di riferimento per una pompa di erogazione del gasolio ad uso privato (deposito ditta di autotrasporti)?". Le norme di riferimento per la distribuzione di liquidi infiammabili (benzine, gasolio) sono regolamentate dall'art. 82 del DM , integrate dalla Circolare n. 10 del 10 febbraio 1969 che coordina tutta una serie di disposizioni emanate a partire dal Per completezza d'informazione diciamo che con DM 19 marzo 1990 è consentita l'installazione e l'utilizzo di contenitori distributori mobili ad uso privato per liquidi di categoria C (gasolio), esclusivamente per il rifornimento di macchine e automezzi all'interno di aziende o cantieri edili.

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