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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIII n. 295 (46.539) Città del Vaticano lunedì-martedì dicembre y(7ha3j1*qsskkm( +%!=!?!$!&! In una cesta di vimini i piccoli degenti nell ospedale pediatrico romano Bambino Gesù hanno deposto i loro sogni e li hanno consegnati a Papa Francesco quando, sabato pomeriggio, 21 dicembre, è andato a trovarli. Sogni legati a un futuro che sperano diverso, soprattutto libero dal male. Li hanno messi nelle mani del Pontefice perché si trasformino in preghiera. E lui li ha ringraziati per la fiducia che essi ripongono nel suo amore. E ha cominciato a pregare subito, circondato da loro, nella cappella dell osp edale. «Li presentiamo insieme a Gesù. Lui ha detto li conosce meglio di tutti; lui conosce quello che c è nel profondo del nostro cuore. Specialmente con voi bambini, Gesù ha un legame speciale, vi sta sempre vicino». E sono queste le uniche parole ufficiali pronunciate dal vescovo di In un inedito di Jorge Mario Bergoglio Storia di una vocazione L incontro di Papa Francesco con i piccoli degenti dell ospedale pediatrico romano Bambino Gesù Una cesta di sogni E all Angelus l appello perché ogni famiglia possa avere una casa PAGINA 5 JUBA, 23. La prospettiva di una guerra civile in Sud Sudan sembra farsi sempre più incombente. Mille morti e oltre sessantamila sfollati sono il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, delle violenze esplose da una settimana tra reparti dell e s e rc i t o rivali, alcuni lealisti al Governo del presidente Salva Kiir Mayardit, altri considerati vicini all ex vice presidente Riek Machar. I dati in questione sono stati diffusi da Toby Lanzer, responsabile Roma nelle quasi tre ore di visita al nosocomio pediatrico. Del resto, aveva immediatamente manifestato il suo desiderio, che non era quello di «visitare la struttura» ma di incontrare i bambini e stare per alcuni momenti accanto a loro, possibilmente solo con genitori e medici curanti. E così è avvenuto: il Papa ha voluto condividere solo con loro la sofferenza che quei piccoli sono chiamati a incarnare. E di condivisione nella sofferenza Papa Francesco ha parlato anche domenica 22, durante l incontro con i fedeli in piazza San Pietro per la recita dell Angelus, dedicato all esemplarità della figura di san Giuseppe. Quando, al termine della preghiera, ha letto su uno striscione di un folto gruppo di manifestanti «I poveri non possono aspettare», ha rivolto il pensiero alle tante famiglie che vivono l esperienza della povertà sino a non avere più una casa in cui abitare. «È molto difficile ha detto portare avanti una famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale, invito tutti, persone, entità sociali, autorità, a fare tutto il possibile perché ogni famiglia possa avere una casa». Le credenziali dell ambasciatore di Cuba Nella mattina di lunedì 23 dicembre il Pontefice ha ricevuto in udienza Sua Eccellenza il Signor Rodney Alejandro López Clemente, Ambasciatore di Cuba, per la presentazione delle lettere con cui viene accreditato presso la Santa Sede. PAGINA 7 Mille morti e oltre sessantamila sfollati in una settimana di violenze Sud Sudan ormai nella guerra civile del cordinamento degli interventi umanitari dell Onu nel Paese, dopo un convulso fine settimana segnato dal diffondersi dell incertezza sulla situazione e dalle violenze, che traggono origine anche da atavici contrasti tra etnie. Il presidente ha annunciato ieri un operazione militare per riprendere Bor, la capitale dello Stato orientale di Jonglei, passato la scorsa settimana sotto il controllo della cosiddetta armata bianca, una milizia guidata da Peter Gadet, considerato vicino a Reik Machar. Da Bor continua la fuga in massa di civili verso le basi delle Nazioni Unite, attaccate anch esse la scorsa settimana, e verso le campagne. DA M A S C O, 23. Mentre la diplomazia internazionale cerca il dialogo in vista della conferenza di Ginevra, che si terrà il prossimo 22 gennaio, in Siria non si allenta la morsa della violenza. È di oltre quaranta morti, tra i quali dieci bambini, l ultimo bilancio dei combattimenti in corso ad Aleppo tra i ribelli e le truppe governative. Fonti degli attivisti riferiscono che 46 persone sono state uccise nei Ma nel frattempo il comandante della quarta divisione dell esercito, il generale James Koang Chuol, si è schierato con l ex vice presidente e ha annunciato la creazione di un amministrazione ad interim a Bombe su Aleppo In occasione delle festività natalizie il nostro giornale non uscirà. La pubblicazione riprenderà con la data dicembre. Bentiu, la capitale dello Stato settentrionale di Unity. In un messaggio diffuso dalle emittenti radiofoniche della zona, Chuol ha detto di controllare la città e di non essere più fedele al Governo di Juba. raid dell esercito sui rioni orientali di Aleppo e sulle località a est della città. Tuttavia, all appello mancano ancora decine di dispersi, probabilmente intrappolati sotto le macerie. Da lunedì scorso dicono le stesse fonti sono centinaia le vittime delle operazioni militari su Aleppo. Il quartiere più colpito è stato Masaken Hanano, nella parte est della città, dove si contano oltre venti morti, tra i quali almeno cinque bambini. Queste notizie non hanno ricevuto nessuna conferma da parte del Governo siriano, che attribuisce invece la responsabilità delle violenze a presunti «gruppi di terroristi» infiltrati dall e s t e ro. Negli ultimi giorni Aleppo è diventata il principale fronte dei combattimenti. Finora infatti la controffensiva delle forze di Assad si era concentrata sulla Siria centrale. Ora invece il confronto militare pare essersi spostato a sud-est di Aleppo, città che per oltre metà della sua estensione è in mano ai ribelli dall estate del Ma le violenze non riguardano soltanto Aleppo. È infatti di almeno dodici vittime, tra le quali cinque bambini, il bilancio di un attacco suicida avvenuto questa mattina nei pressi di una scuola a Homs. Intanto, la Croce rossa internazionale (Cicr) ha reso noto che almeno mezzo milione di persone sono rimaste ferite in Siria dall inizio del conflitto, nel marzo L organizzazione ha inoltre sottolineato come i canali di soccorso siano ancora bloccati «malgrado l e s t re m a urgenza» dei siriani alle prese con il gelo invernale. Secondo Magne Barth, capo delegazione Cicr in Siria, a causa dei combattimenti milioni di persone sono ancora sfollate e decine di migliaia private della lib ertà. Un omelia tenuta il 25 dicembre 513 Nella casa del pane è nato il pastore «Nascita di Cristo» (evangeliario siriaco, XIII secolo) Davanti alla nascita dell unico salvatore Così grande da farsi bambino di HERMANN GEISSLER I l Natale invita a guardare al presepio con stupore, ad aprire il nostro cuore per comprendere perché Dio si è fatto bambino. Dio è più grande di ogni nostro pensiero, come hanno insegnato i teologi. E ciò vale anche per il Messia, più grande delle nostre idee su di lui. Così possiamo intuire in cosa consiste la vera potenza di Dio: nella sua bontà. «Dio è amore» scrive san Giovanni nella prima lettera, e aggiunge: «In questo si è manifestato l amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui» (4, 8-9). Da sempre gli uomini hanno voluto essere vicini a Dio. Questo desiderio è divenuto realtà con la venuta di Gesù. Ora possiamo essere vicini a Dio, perché egli si è fatto vicino a noi. Ora tutti in particolare i semplici, i poveri, i sofferenti, i bambini hanno accesso al cuore di Dio. L amore ha spinto il Dio grande a farsi piccolo. Per cogliere il significato di questa umiltà, pensiamo all inizio. Adamo ed Eva furono creati da Dio a sua immagine, con il compito di reggere il mondo servendo il creatore. Ma si ribellarono pensando che Dio avrebbe limitato la loro libertà. Questa superbia, che ha distrutto l armonia fra Dio e le creature, si trova in qualche modo in ogni uomo come una «goccia di veleno» (Benedetto XVI). Nel presepio vediamo il bambino: indifeso, totalmente dipendente da Maria e Giuseppe. Qui possiamo accorgerci che Dio è veramente diverso da come noi lo immagineremmo. Ha voluto liberarci dalla nostra superbia, scegliendo la strada dell umiltà. Così ha voluto guarire il nostro cuore, liberandolo dal peccato, la causa più profonda dei mali del mondo. Il presepio ci spinge anche all umiltà, sottomettendoci «gli uni agli altri nel timore di Cristo» (Efesini, 5, 21) e sapendo che l umiltà è «la forza del Vangelo» (Papa Francesco). Gesù vuol rinascere anche oggi nei nostri cuori. Dio si è fatto uomo perché noi diventassimo «partecipi della natura divina» (2 Piet ro, 1, 4). Ciò è avvenuto nel momento del battesimo, quando abbiamo ricevuto la nuova vita, quella dei figli nel Figlio. Questa vita dobbiamo nutrire con la preghiera e far crescere tramite la grazia dei sacramenti. Questa vita è un grande mistero: mostra la grandezza di Dio che nel suo amore vuol entrare MANUEL NIN A PA G I N A 6 nel cuore di ognuno di noi e mostra la grandezza dell uomo creato per Dio e che solo in Gesù trova la piena felicità e la vera pace. «Riconosci, o cristiano, la tua dignità. Ricorda a quale capo appartieni e di quale corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio» (san Leone Magno). Il Natale spesso è una festa rumorosa: ci farà bene stare un po in silenzio, per sentire la voce dell Am o re. Dio si è fatto bambino per rivelarci il suo amore che ci attira, per mostrarci la sua umiltà che ci salva, per farci suoi figli che partecipano della sua stessa vita. Siamo grati e fieri di questa nostra vocazione cristiana e rendiamo testimonianza a quel Dio che è così grande da farsi bambino per noi. NOSTRE INFORMAZIONI Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese O rientali. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), con una Delegazione per la presentazione del Presepio offerto in Piazza San Pietro. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: Pedro López Quintana, Arcivescovo titolare di Agropoli, Nunzio Apostolico; Javier Echevarría Rodríguez, Vescovo titolare di Cilibia, Prelato della Prelatura personale dell Opus Dei. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il Signor Rodney Alejandro López Clemente, Ambasciatore di Cuba, per la presentazione delle Lettere Credenziali. In data 23 dicembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Santiago del Estero (Argentina), presentata da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Francisco Polti Santillán, in conformità al canone del Codice di Diritto Canonico. Provvista di Chiesa In data 23 dicembre, il Santo Padre ha nominato Vescovo di Santiago del Estero (Argentina) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Vicente Bokalic Iglic, C.M., finora Vescovo titolare di Summa e Ausiliare di Buenos Aires.

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì dicembre 2013 Militari ciadiani aprono il fuoco su una manifestazione di oppositori della Seleka A Bangui parlano le armi BANGUI, 23. S intensificano le violenze a Bangui, la capitale della Repubblica Centroafricana dove da alcune settimane si fronteggiano le milizie della Seleka, la coalizione ex ribelle andata al potere con il colpo di Stato che nel marzo scorso ha rovesciato il presidente François Bozizé, e quelle che si oppongono loro. Questa mattina una persona è stata uccisa e almeno un altra è stata ferita dai militari della Misca, la missione inviata dai Paesi confinanti e passata la scorsa settimana sotto controllo dell Unione africana per mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. È accaduto nei pressi dell aeroporto di Bangui, dove si trova la base nella quale dove sono acquartierati sia i soldati africani della Misca sia quelli del contingente inviato da Parigi per disarmare le milizie, e a loro volta coinvolti già più volte, l ultima ieri, in scontri armati con miliziani della Seleka. Questa mattina, invece, i militari del contingente ciadiano della Misca, a bordo di due fuoristrada, sono usciti dalla base per disperdere manifestanti che fin dall alba si erano radunati davanti all ingresso dell aeroporto per reclamare la destituzione di Michel Djotodia, il leader della Seleka che si è autoproclamato presidente di transizione dopo il colpo di Stato di marzo. Proteste anche contro il contingente francese dopo l uccisione di tre miliziani Denuncia brogli il candidato sconfitto Contestato in Madagascar il voto per il presidente Lo scrutinio dei voti ad Antananarivo (Afp) AN TA N A N A R I V O, 23. Sulla base di risultati non ancora definitivi, Hery Rajaonarimampianina ha rivendicato la vittoria nel ballottaggio di venerdì scorso per la presidenza del Madagascar. Il suo avversario, Jean-Louis Robinson, che era in vantaggio al primo turno, ha accusato di brogli la commissione elettorale, considerandola legata alle autorità di transizione guidate da Andry Rajoelina, l ex sindaco di Antananarivo che cinque anni fa guidò, con un sostanziale beneplacito dell esercito, il colpo di Stato con il quale fu rovesciato il presidente Marc Ravalomanana, da allora in esilio. Rajaonarimampianina è considerato il delfino, appunto, di Rajoelina, mentre Robinson è il candidato delle forze politiche che fanno riferimento a Ravalomanana. Al primo turno, lo scorso 25 ottobre, a Robinson erano andate il 21,16 per cento delle preferenze, mentre a Rajaonarimampianina avevano dato fiducia il 15,85 per cento. Quasi otto milioni di cittadini del Madagascar erano chiamati alle urne, venerdì, sia per il ballottaggio per la presidenza, sia per scegliere i 151 deputati del Parlamento. Al momento non si hanno dati certi né sull affluenza alle urne né sui risultati delle legislative. In ogni caso, dopo cinque anni di una transizione che ha fatto ulteriormente sprofondare il Madagascar nella miseria e nella violenza, le prime reazioni al voto fanno temere che nel Paese non si verifichi l auspicato ritorno alla normalità demo cratica. I soccorsi a un uomo ferito durante i disordini nei pressi dell aeroporto di Bangui (LaPresse/Ap) Elezioni in Mauritania vinte dal partito governativo NO UA KC H O T T, 23. L Unione per la Repubblica (Upr), il partito al Governo in Mauritania, ha visto confermato il suo consenso nel secondo turno, ieri, delle elezioni legislative. Con questo voto l Upr conta su 74 dei 147 seggi dell Assemblea nazionale, cioè la maggioranza assoluta. Il dato è reso ancora più imponente dal risultato di alcune piccole formazioni che dell Upr sono alleate, che portano complessivamente la maggioranza parlamentare a 107 seggi. All opposizione ne restano dunque 37. Tra questi, sedici seggi sono andati al partito di ispirazione islamista Tewassoul, che ha accusato di brogli la maggioranza. Le elezioni politiche sono state considerate da molti osservatori come una sorta di nuovo referendum sul presidente Mohamed Ould Abdel Aziz, che assunse il potere cinque anni fa con un colpo di Stato e un anno dopo organizzò elezioni presidenziali e le vinse. Ottiene la fiducia del Parlamento il primo ministro somalo MO GADISCIO, 23. È passata con una maggioranza schiacciante di 243 deputati su 248 la fiducia, ieri, al nuovo primo ministro designato somalo, Abdiweli Sheikh Ahmed, che succede alla guida del Governo ad Abdi Farah Shirdon. Ahmed, un economista, ha alle spalle una lunga esperienza come dirigente della Islamic Development Bank, in Arabia Saudita. «Il mio Esecutivo lavorerà in concordia con il Parlamento e le altre istituzioni. Presto nominerò un Gabinetto più ampio e inclusivo, le cui priorità saranno sicurezza, salute, educazione e ricostruzione» ha detto nel primo discorso programmatico dopo il voto all Assemblea di Mogadiscio. Shirdon era stato sfiduciato dal Parlamento a inizio dicembre dopo settimane di discussioni con il presidente, Hassan Sheikh Mohamoud, proprio riguardo la composizione del nuovo Esecutivo. La nomina di Ahmed dovrebbe ricomporre la grave crisi politica, che minacciava di ostacolare il già difficile percorso di pace intrapreso dalla Somalia più di un anno fa, dopo oltre un ventennio di guerra civile. L arrivo di Ahmed viene incontro anche alle preoccupazioni della comunità internazionale, preoccupata da un vuoto di potere che potesse indebolire lo sforzo per ricostruire le istituzioni, mantenere il controllo sul territorio e riconquistare quello in mano alla milizia islamica Al Shabaab. Stando a quanto riferito da fonti giornalistiche che hanno assistito alla scena, i soldati ciadiani hanno dapprima esploso colpi di avvertimento in aria, poi però hanno abbassato il tiro ad altezza d uomo, sparando in direzione della folla. Secondo le fonti, tra l altro, la protesta non era solo contro Djotodia e la Seleka, ma riguardava anche specificamente i militari ciadiani, sospettati di connivenza con gli ex ribelli. Dopo il colpo di Stato di marzo, fra l altro, a ingrossare le milizie della Seleka, formalmente sciolte dall autoproclamato presidente, sono arrivati numerosi miliziani stranieri di matrice fondamentalista islamica, in particolare proprio dal Ciad, oltre che dal Sudan. I manifestanti contro i quali hanno aperto il fuoco oggi i soldati ciadiani alzavano invece cartelli e lanciavano slogan a favore dell intervento francese. A conferma delle profonde divisioni che si stanno accentuando a Bangui e più in generale nella Repubblica Centroafricana, manifestanti di idee diametralmente opposte avevano organizzato ieri nel centro della capitale una protesta contro il dispiegamento dei soldati francesi, dopo che questi ultimi avevano ucciso tre miliziani della Seleka durante un operazione di disarmo degenerata in uno scontro a fuoco. Su circa diecimila articoli Prezzi controllati in Argentina BUENOS AIRES, 23. A partire dal 1 gennaio, il Governo argentino applicherà una politica di controllo dei prezzi, allo scopo dichiarato di evitare «manovre ingannevoli» dannose per il portafoglio dei consumatori. Una politica che interesserà fino a diecimila articoli, fra alimenti, bevande, prodotti per la pulizia, venduti nei negozi delle quaranta principali catene di supermercati del Paese. Se- Un cartellone pubblicitario a San Miguel de Tucumán (Epa) Centinaia di migliaia di morti in mezzo secolo di scontri Sei milioni di persone colpite dal conflitto colombiano BO GOTÁ, 23. Sei milioni di colombiani sono rimasti vittime, in diversa misura, del conflitto che si protrae da mezzo secolo e che non si è fermato neppure dopo l ap ertura, un anno fa, del negoziato di pace a Cuba tra il Governo di Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) il più antico gruppo guerrigliero di sinistra dell America latina. Il dato, aggiornato allo scorso 10 dicembre, è stato fornito ieri da Paula Gaviria, direttrice dell Unità di attenzione e risarcimento delle vittime (Uarv), un ente governativo, in un intervista alla radio Rcn. Gaviria ha detto che i morti sono stati centinaia di migliaia e che nei registri dell o rg a - nizzazione da lei guidata ci sono in tutto nomi, compresi quelli di cinque milioni di persone obbligate a lasciare le loro case. Nel bilancio dell Uarv figurano non solo le vittime delle Farc, che combattono dal 1964, e delle forze governative, ma anche quelle delle altre formazioni guerrigliere, come l Esercito di liberazione colombiano, anch esso di sinistra, e soprattutto i paramilitari di destra delle cosiddette forze di autodifesa, oltre a quelle delle bande criminali che hanno sempre approfittato della situazione di endemico conflitto mai venuta meno in Colombia. Le riparazioni per le vittime del conflitto costituiscono uno dei principali argomenti in agenda al negoziato all Avana tra Governo e Farc, giunto alla sua terza sessione. Nelle prime due sono stati raggiunti accordi rispettivamente sulla questione della proprietà delle terre agricole principale tema in discussione e motivo originario della lotta armata delle Farc e sui modi di futura partecipazione delle Farc stesse, una volta deposte le armi, alla vita politica del Paese. Nei giorni scorsi, c è stata una tornata di colloqui durata quattro giorni e preceduta dall entrata in vigore di una tregua unilaterale di trenta giorni proclamata dalle Farc per le condo fonti del dipartimento dell Economia, citate dall agenzia ufficiale Télam, «non si applicherà un congelamento dei prezzi, ma una politica di amministrazione degli stessi lungo tutta la catena, a partire dai fornitori». Quest ultimo, secondo le stesse fonti, è il settore in cui le «manovre ingannevoli» sono più presenti. La nuova politica implicherà controlli rigidi e totali sui bilanci delle imprese e il Governo ha affermato che userà tutti i mezzi a sua disposizione per far sì che le aziende si impegnino «a rispettare gli accordi raggiunti, ma anche a evitare che vengano aumentati i prezzi senza una reale base economica, come si è invece verificato negli ultimi mesi e in molti casi». Per i trasgressori ci saranno diverse sanzioni: da quelle previste dalla legge per la difesa dei consumatori, alla denuncia per abuso di posizione dominante. Il ministero dell Economia effettuerà, fra l altro, analisi complete sull uso dei sussidi, al fine rileva l agenzia di stampa Télam di «persuaderli che quando intendono aumentare i prezzi lo debbono fare per una reale necessità di costi e non per aspettative economiche infondate». festività di fine anno. Al centro del negoziato è ora la questione della lotta al narcotraffico, sul quale un accordo sembra ancora lontano. Il Governo del presidente Juan Manuel Santos, ha già varato leggi in favore delle vittime del conflitto civile, comprese quelle volte a restituire due milioni di ettari di terre dei quattro espropriati nel corso dei decenni e in massima parte poi lasciati in abbandono. «Non daremo solo denaro alle vittime, ma metteremo a punto con loro un piano di interventi affinché le risorse siano usate in maniera costruttiva», ha detto Gaviria, secondo la quale sarà necessario un decennio per completare questa gigantesca azione di risarcimento. Il nuovo a m b a s c i a t o re di Cuba Sua Eccellenza il signor Rodney Alejandro López Clemente, nuovo Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede, è nato il 3 maggio 1946, è sposato e ha due figli. Laureato in Psicologia (Università de L Avana), ha ricoperto i seguenti incarichi: direttore della rivista «Juventud Técnica» e Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Brigadas Técnicas Juveniles ( ); vice segretario studentesco del comitato nazionale della Unión de Jóvenes Comunistas e vice direttore del giornale «Juventud Rebelde» ( ); direttore del Centro Studi della Gioventù ( ); funzionario presso il ministero degli Affari esteri (1975); primo segretario e, successivamente, consigliere di ambasciata in India ( ); ministro consigliere di ambasciata in Afghanistan ( ); capo dipartimento presso il ministero degli Affari esteri ( ); Ambasciatore in Romania ( ); direttore presso il ministero degli Affari esteri ( ); Ambasciatore nella Repubblica Federale di Germania ( ); Ambasciatore nel Regno Unito e in Irlanda del Nord ( ); direttore per l Europa presso il ministero degli Affari esteri ( ); Rappresentante permanente di Cuba presso le Nazioni Unite ( ); Ambasciatore in Italia ( ); direttore per l Europa presso il ministero degli Affari esteri ( ); in servizio, col rango di Ambasciatore, presso il ministero degli Affari esteri ( ). A Sua Eccellenza il signor Rodney Alejandro López Clemente, nuovo Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede, giungano, nel momento in cui si accinge a ricoprire il suo alto incarico, le felicitazioni del nostro giornale. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a h t t p : / / w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Carlo Di Cicco v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione TIPO GRAFIA VAT I C A N A EDITRICE L OS S E R VAT O R E ROMANO don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A System Comunicazione Pubblicitaria Alfonso Dell Erario, direttore generale Romano Ruosi, vicedirettore generale Sede legale Via Monte Rosa 91, Milano telefono /3003, fax s e g re t e r i a d i re z i o n e s y s t e i l s o l e 24 o re. c o m Aziende promotrici della diffusione de «L Osservatore Romano» Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese

3 lunedì-martedì dicembre 2013 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 O rdigno esplo de su un autobus a Tel Aviv TEL AV I V, 23. Un esplosione si è verificata ieri su un pullman a Bat Yam, sobborgo meridionale di Tel Aviv. Non ci sono stati vittime né feriti. Lo rende noto il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld. L ordigno ha spiegato la fonte si trovava in una borsa e, quando questa è stata notata, l autista ha fermato il mezzo e fatto scendere tutti i passeggeri. Le forze dell ordine, immediatamente intervenute sul posto, hanno fatto brillare l o rd i g n o. Dopo che si erano diffuse diverse voci sui possibili responsabili dell attentato, la polizia, pur senza indicare alcuna responsabilità, ha fatto sapere che, in base all esame «degli esplosivi trovati sulla scena», si è trattato «di un attacco terroristico». Il sito Ynet, citando il portavoce della compagnia Dan, che gestisce gli autobus a Tel Aviv, riferisce che la bomba è esplosa «mentre la polizia stava cercando di far allontanare le persone» e che «una persona è stata ferita e trasportata in ospedale». L ultimo attentato su un autobus in Israele è avvenuto nel novembre dell anno scorso. Intanto, resta alta la tensione anche al confine con la Striscia di Gaza. Questa mattina, nei pressi di una stazione di autobus nel sud di Israele, sono stati trovati i resti di un razzo Kassam lanciato da Gaza. Le sirene di allarme erano risuonate ieri notte nella zona, ma, in un primo momento, la polizia non era riuscita a identificare dove il razzo fosse caduto. Per questo si era anche pensato a un falso allarme. Tre giorni di lutto nazionale dopo una nuova strage di soldati Bengasi in balia delle milizie armate TRIPOLI, 23. Il Governo libico ha annunciato ieri tre giorni di lutto nazionale e ha rinviato le celebrazioni per la festa d indipendenza del 24 dicembre in seguito alla morte di 13 soldati in un attentato suicida a un checkpoint a est di Bengasi nella notte tra sabato e domenica. L attentato, bollato dalle autorità come «atto terroristico», è avvenuto nella località di Barsis, a circa cinquanta chilometri dalla capitale della Cirenaica e non è stato rivendicato da nessun gruppo armato. Secondo fonti della sicurezza l attentatore, un giovane a bordo di una vettura, ha parcheggiato davanti al checkpoint e quando i militari si sono I resti della vettura usata per l attentato suicida (Reuters) avvicinati il veicolo è esploso. La Cirenaica, la regione orientale della Libia, è diventata dalla fine della rivolta contro Muammar Gheddafi teatro di scontri e omicidi di matrice politica in cui hanno perso la vita numerosi membri delle forze di sicurezza, attivisti, giornalisti e giudici, soprattutto a Bengasi e Derna. La seconda città del Paese di fatto è ormai controllata da formazioni irregolari che spadroneggiano indisturbate e impongono le proprie leggi alla popolazione. Soltanto tre giorni fa era stato assassinato il capo locale dell intelligence militare, Fetallah Al Gaziri. Quello nella notte tra sabato e domenica è considerato il primo attacco suicida nel Paese. Esperti attribuiscono gli attentati a gruppi estremisti tra cui Ansar Al Sharia, ritenuto responsabile dell attacco al consolato americano di Bengasi dell 11 settembre del 2012 in cui vennero uccisi l ambasciatore, Chris Stevens, e tre altri statunitensi. Il gruppo salafita ha di recente dichiarato di non riconoscere le istituzioni dello Stato, inclusi i servizi di sicurezza. I sanguinosi scontri avvenuti a Bengasi il mese scorso tra militanti del gruppo salafita e le forze dell esercito hanno causato decine di morti. Aggiornati i negoziati tecnici sul nucleare iraniano BRUXELLES, 23. Sono stati aggiornati a dopo Natale i negoziati tecnici per definire le modalità di attuazione dell intesa sul nucleare iraniano, raggiunta a livello politico il 24 novembre a Ginevra. «Probabilmente i colloqui riprenderanno poco prima di Capodanno», ha spiegato Maja Kocijancic, portavoce dell alto responsabile per la Politica estera e di sicurezza comune dell Ue, Catherine Ashton. I rappresentanti del gruppo cinque più uno (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell Onu, più la Germania) e i delegati di Teheran erano tornati a Ginevra giovedì scorso per mettere a punto i particolari della sospensione per sei mesi del programma nucleare di Teheran. Il nodo principale resta quello delle informazioni dettagliate che l Iran dovrà fornire sulle sue installazioni nucleari per consentire agli ispettori di verificare la sospensione del programma. Al termine dell incontro avvenuto ieri con il ministro degli Esteri, Emma Bonino, il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha nel frattempo definito l Italia come un partner importante e un interlocutore decisivo. Per questo secondo quanto ha riferito l agenzia ufficiale Irna Te h e r a n è pronta a sviluppare le relazioni con Roma al massimo livello possibile. Il capo di Stato iraniano ha anche ribadito che il suo Paese è pronto a soddisfare le necessità energetiche italiane, in particolare per quanto riguarda le forniture di petrolio e di gas. Scontro tra Governo e inquirenti dopo alcuni arresti per corruzione Continua la rimozione dei vertici della polizia turca Il ministro della Difesa tedesco in Afghanistan Migliaia di bambini pakistani resteranno senza profilassi Volontari della campagna antipolio in fuga dagli attacchi talebani AN KA R A, 23. Prosegue in Turchia l epurazione ai vertici delle forze di polizia: il Governo ha infatti annunciato la rimozione dei capi di altri 25 tra direzioni e dipartimenti di pubblica sicurezza, portando così il totale a circa una settantina in appena quattro giorni. Tra coloro che sono stati espulsi dal corpo, destituiti o trasferiti ad altro incarico spiccano i nomi del generale Hüseyin Çapkin, comandante della piazza di Istanbul, e di Ertan Erçikti, responsabile dell ordine pubblico nel municipio centrale di Fatih, distretto europeo della città sul Bosforo il cui sindaco, Mustafa Demir, era stato arrestato per essere poi rimesso in libertà dopo un lungo interrogatorio. La rimozione dei vertici della polizia avviene in concomitanza con la vasta inchiesta sulla corruzione e le tangenti legate agli appalti pubblici. Sono già 24 le persone incriminate con varie accuse e Sofia critica Londra sull immigrazione SOFIA, 23. Il presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, ha criticato il premier britannico, David Cameron, per la sua volontà di inasprire le norme in materia di immigrazione, un provvedimento che colpirebbe, soprattutto, cittadini bulgari e romeni. Plevneliev in un intervista all «Observer», ha sottolineato che la Gran Bretagna dovrebbe rimanere fedele alla sua eredità di «grande potenza globale che ha aperto la strada dell integrazione e non giocare sulle paure della gente». Cameron ha da tempo ingaggiato una battaglia contro il cosiddetto «turismo del welfare», che riguarderebbe migranti non tanto interessati alla ricerca di un lavoro, quanto ai sussidi. poste in custodia preventiva: tra loro i figli dei ministri dell Interno, dell Economia, come pure il direttore generale dell istituto statale di credito, Halk Bankasi. Altri indagati sono stati invece rilasciati, ma a tutti è stato imposto il divieto di espatrio. Secondo il premier Recep Tayyip Erdoğan, si tratterebbe in realtà di una «operazione sporca» contro di lui e il suo suo partito per la Giustizia e lo Sviluppo. Erdoğan ha affermato di dover combattere contro «uno Stato all interno dello Stato», e ha accusato non meglio precisati «gruppi internazionali» e «alleanze oscure» di rimestare nel torbido. Il premier ha anche minacciato l espulsione di «certi ambasciatori» che sarebbero «coinvolti in iniziative provocatorie». Ieri la polizia turca è intanto intervenuta con lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti che protestavano a Istanbul contro il Governo. KI E V, 23. Trascorrere Capodanno e il Natale ortodosso (il 7 gennaio) dietro le barricate nel centro di Kiev, ormai da più di un mese cuore delle manifestazioni europeiste in Ucraina. È quello che ha chiesto ieri sera il leader del partito d opposizione Udar, Vitali Klitschko, alle centomila persone scese in piazza. «Continueremo a lottare ha detto non molleremo Maidan. Celebreremo qui Capodanno e Natale». E probabilmente non saranno in pochi ad accettare l invito dell aspirante presidente la cui popolarità è in forte ascesa e che punta a elezioni legislative e presidenziali anticipate. Ed è proprio davanti a questa folla decine di ambulanti hanno fatto affari vendendo bandiere ucraine ed europee che l opposizione ha annunciato la nascita del Movimento popolare Maidan, un organizzazione che, secondo i fondatori, mira a raccogliere KABUL, 23. Il nuovo ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen, è giunto ieri in Afghanistan per incontrare il contingente militare di Berlino, dispiegato in prevalenza nel nord del Paese. Appena cinque giorni dopo aver assunto l incarico, Ursula von der Leyen è giunto nel quartier generale settentrionale della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) a Mazar-e-Sharif: qui è situata l ultima base tedesca in Afghanistan, che ospita attualmente soldati. Anche per i militari tedeschi è previsto, entro la fine del 2014, il ritiro dal territorio afghano. Nel frattempo non si registra alcun progresso nelle trattative tra Afghanistan e Stati Uniti in merito all accordo sulla sicurezza. Il presidente afghano, Hamid Karzai, preferisce prendere tempo mentre Washington preme perché la firma dell intesa avvenga il prima possibile. ISLAMABAD, 23. Si svolge su più fronti l azione destabilizzante dei talebani in Pakistan. Per impedire che le ragazze seguano il consueto cammino di formazione culturale, i miliziani da tempo colpiscono, con attentati dinamitardi, gli istituti scolastici presenti nel territorio. Come pure da tempo hanno nel loro mirino i volontari impegnati a vaccinare i bambini contro la poliomielite, in modo da stroncare lo sviluppo di una popolazione sana e robusta. E su quest ultimo fronte, purtroppo, proprio in queste ore si registra un dato negativo: infatti tutti i volontari attivi nell ambito del programma di vaccinazione contro la poliomielite nella Khyber Agency, territorio tribale nel nordovest del Paese, hanno abbandonato in massa la missione, dopo che sabato scorso uno di loro è stato ucciso dai talebani. Lo ha riferito l emittente Geo Tv. Il responsabile operativo del programma allargato di vaccinazione (Epi), Usman Afridi, ha confermato oggi Non accenna a terminare il muro contro muro tra Esecutivo e manifestanti A Kiev è ormai guerra di logoramento tutti gli ucraini che «sono contro la corruzione» e non vogliono «un ritorno al passato» sotto Mosca. Quella che si prospetta potrebbe essere una guerra di logoramento e secondo alcuni analisti il presidente ucraino, Viktor Ianukovich, punta proprio a lasciare che sia il tempo a raffreddare gli animi. L opposizione spera invece che l accordo con cui martedì scorso la Russia ha concesso all Ucraina 15 miliardi di dollari e un forte sconto sul prezzo del gas non abbia spento le speranze degli europeisti, e che il generale inverno e le feste di Natale oramai alle porte non vanifichino tutto. Anche ieri però migliaia di manifestanti hanno protestato contro il Governo per la decisione di congelare l accordo di associazione con l Unione europea e riavvicinarsi a Mosca. che dopo l uccisione di Ghilaf Khan, capo di un team di vaccinatori, tutto lo staff dell Epi e i volontari di 328 squadre hanno abbandonato il loro lavoro per timore di essere obiettivo di attentati. «In questo modo ha dichiarato Afridi migliaia di bambini resteranno senza protezione contro la poliomielite». Ghila Khan è il quarto volontario ucciso dai talebani nel solo mese di dicembre nella Khyber Agency e nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa. E dall inizio dell anno sono stati trenta i volontari della campagna antipolio uccisi dai talebani. Secondo dati diffusi dal Governo di Islamabad, nel 2013 si sono registrati settantadue nuovi casi dell infezione, la maggior parte nella provincia di Manifestanti europeisti nella capitale ucraina (Reuters) Khyber Pakhtunkhwa, rispetto ai cinquantotto del Il Pakistan, l Afghanistan e la Nigeria sono gli unici tre Paesi a non aver ancora debellato la poliomielite. Si segnala intanto sul versante politico e strategico che Pakistan e India hanno deciso di riprendere il dialogo interrotto dopo una serie di incidenti e violazioni del cessate il fuoco lungo la linea di demarcazione del Kashmir avvenuta la scorsa estate. Il ministero del Commercio di Islamabad ha deciso di riavviare i negoziati bilaterali a partire da gennaio. Domani è previsto poi un incontro tra responsabili dei due rispettivi eserciti al fine di ridurre le tensioni lungo la cosiddetta «Linea di controllo», che divide in due la contesa regione del Kashmir. Si allargano le proteste in Thailandia BA N G KO K, 23. L ennesimo tentativo di spallata al Governo thailandese della premier, Yingluck Shinawatra, ha portato ieri persone in piazza a Bangkok, nell ultima tornata di una protesta che va avanti da quasi due mesi e che tiene alta l incertezza in vista del voto anticipato indetto per il 2 febbraio. Soprattutto dopo il boicottaggio annunciato sabato dall opp osizione del Partito democratico. Con manifestazioni in diversi punti del centro della capitale, tra cui alcune tra le maggiori aree commerciali, i dimostranti guidati dall ex vice premier, Suthep Thaugsuban hanno chiesto le dimissioni dell Esecutivo e protestato contro quello che definiscono il «regime di Thaksin Shinawatra», in riferimento all ex premier in auto-esilio e fratello dell attuale premier, la cui residenza è stata brevemente circondata. Non sono stati registrati incidenti. L opposizione propone l istituzione di un Consiglio del popolo, nominato dagli ambienti monarchici e militari, che possa traghettare il Paese verso le elezioni. Il quadro politico per le prossime settimane rimane, dunque, ad alto rischio di instabilità.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì dicembre 2013 di I SY LV I E BA R N AY piccoli Gesù di cera prendono posto nel presepio di Natale. I tesori delle chiese e i depositi dei musei a volte li conservano ancora nei loro scrigni di paglia. Vengono da sempre fabbricati artigianalmente nei monasteri. Questi giocattoli teologici raccontano anche a modo loro la bella storia della Natività. I primi Gesù di cera fanno la loro apparizione alla fine del XIV secolo. Vedere il bambinello di Natale modellato con la cera è per il mondo medievale un modo di esprimere la duplice natura di Cristo, umana e divina, come la cera, che è solida e liquida. In Italia, nelle case fiorentine delle classi signorili, le giovani possedevano simili oggetti per giocare con il Cristo bambino, in una santa familiarità che consisteva nell imitare la vita della Vergine Maria. Se ne servivano così per la meditazione e l edificazione, ma anche come modello e materializzazione delle loro immagini interiori. Simili bambinelli di cera circolavano nelle corti laiche e principesche. Le dame di corte li utilizzavano anche come promemoria, similmente agli scribi che nell antichità incidevano le loro idee su tavolette di cera per non dimenticarle. Le deliziose collezioni costituite corrispondevano anche a una forma di enciclopedia. Nel mondo in miniatura dei giocattoli, le giovani nobili in effetti apprendevano l etichetta che le donne del loro rango dovevano acquisire. Le bambole che regine e principesse si scambiavano in dono, servivano da documentazione. Il loro guardaroba e i loro piccoli utensili in argento, vero gabinetto di curiosità o stanza di meraviglie, permettevano in particolare di memorizzare gli usi delle diverse corti europee. Verso il 1380, per esempio, dalla corte di Carlo VI vengono inviate a quella d Inghilterra alcune statuette per mostrare le nuove tendenze della moda. Il giocattolo di cera permetteva dunque di memorizzare sia la vita dei santi sia gli usi e i costumi delle monarchie. Teresa d Avila ( ), la riformatrice del Carmelo, si ricorderà di uno di questi tesori principeschi intravisto una volta dalla duchessa d Alba. È di fatto l immagine di un gabinetto di curiosità che le torna in mente nel momento in cui deve trovare le parole per esprimere il suo incontro con Dio. L immagine del castello in quel caso non basta più per dire e descrivere la fusione dell anima con Dio, la sua trasformazione in sposa, come la cera che Il 25 dicembre al Pims Si apre con Messiaen la Musicometa Inaugura il 25 dicembre nella Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra la XIX edizione di Musicometa, rassegna musicale che porta come sottotitolo Nova stella, Buona Novella, passaggi ardenti nella partitura del cielo. Sul tema Visioni messianiche si svolge il primo concerto dedicato a La Nativité du Seigneur di Olivier Messiaen, con un istallazione video basata sui nove pastelli realizzati dal pittore svizzero Charles Blanc-Gatti. Stefano Vasselli sarà all organo e Dario Paolini alla regia e alla ricostruzione interattiva del procedimento suono-immagine. Dopo gli appuntamenti del 26 dicembre nella Chiesa Evangelica Luterana e del 28 nella Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, la manifestazione tornerà il 30 dicembre ancora alla Chiesa Evangelica Luterana per il concerto finale sul tema Variazioni sulla Buona Novella : un recital di Livia Mazzanti all organo, con Sarah Nicolucci voce recitante, che prevede brani di Bach, Ives, Domenico Scarlatti, Barber e D aquin. Il piccolo Gesù di cera Giocattolo teologico passa dallo stato solido a quello liquido. Santa Teresa richiama così alla memoria un luogo particolarmente ricco di tesori e di meraviglie per esprimere tutta l interiorità di questo punto culminante dell esperienza mistica: «Lo stesso per l estasi, l anima, Le statuine o piccoli santi ricordano che l uomo è chiamato a crescere gradualmente in santità Dall infanzia spirituale alle nozze con l agnello mistico di INOS BIFFI Uno della Trinità, il Figlio di Dio, si è incarnato. E ci imbatteremmo in lui, se ci fosse possibile risalire la china solo di qualche secolo. Forse ci siamo abituati, e l originalità inattesa e inimmaginabile dell avvenimento che la Chiesa commemora nella festa del Natale s è un poco appannata e usurata. E, pure, per poco che ci riflettiamo, è difficile non rimanere smarriti ed estatici: il figlio di Dio ha assunto la natura umana e l ha unita Giotto, «La Natività e l annuncio ai pastori» (particolare, , Cappella degli Scrovegni, Padova) così perduta in Dio da essere un tutt uno con Lui, entra in quel gabinetto celeste che è in ognuno di noi» (Las Moradas, a cura di Tomás Navarro Tomás, Madrid, Espasa- Calpe, 1968, Moradas sextas, cap. I V, pp ). Nella Spagna del XVI secolo, la fabbricazione dei Gesù di cera è contemporanea a queste esperienze edificanti e trasformatrici. Accompagna quindi la devozione per il Bambino Gesù che ne è anche la fase iniziale. Diverse confraternite ne adottano così la produzione e l uso. I Gesù di cera figurano pure nel presepio che il sud dell Europa ora miniaturizza per memorizzarlo meglio. Le statuine o piccoli santi r i c o rd a n o dunque a modo loro cos è il piccolissimo santo, ossia l uomo che è chiamato a crescere gradualmente in santità, dall infanzia spirituale alla speranza delle nozze con l agnello mistico. I Gesù di cera diventano anche, alla fine del XVII e all inizio del XVIII secolo, un ornamento degli alberi di Natale. A sua volta eco della pietà dei laici rivolta nel XIX secolo alla Santa Famiglia, il Carmelo di Lisieux in Francia acquista, per esempio, uno di quei Gesù di cera che non hanno mai smesso di circolare nelle valigette delle carmelitane dell ep o- ca moderna. Sappiamo che Teresa stessa lo fascia. È ancora uno di questi piccoli Gesù di cera che la carmelitana fa utilizzare come giocattolo teologico nell opera teatrale intitolata Il piccolo divino mendicante di Natale chiede l elemosina alle carmelitane, che scrive nel 1895, all età di ventidue anni. La giovane donna l ha scritta per la sera di Natale, perché venga rappresentata come ric re a z i o n e dalla comunità, secondo la pratica allora in uso in tutti i conventi carmelitani della riforma. L opera metteva così in scena l infanzia spirituale vissuta nel Carmelo, che consisteva nell entrare nel mistero della somiglianza con il Bambino Gesù. Le ventisei suore della comunità di Lisieux erano dunque invitate a presentarsi, secondo il loro rango religioso, davanti al piccolo Gesù di cera del Presepio, e poi a estrarre a sorte una delle ventisei strofe che componevano l op era per recitarne la storia. Il giocattolo teologico consentiva così a ogni anima di sperimentare l arte divina di amare Dio in suo Figlio attraverso la grazia dello Spirito Santo. Invitate a ricordarsi di Cristo bambino all inizio della sua incarnazione, le religiose rivisitavano così mentalmente tutta la storia santa. L autrice affidava pertanto al teatro il compito di tradurre, in una forma accessibile a qualsiasi anima ma spogliata di ogni proiezione personale, l esperienza di Dio che lei stessa aveva vissuto nell infanzia e «S avvicina Natale e le vie della città s ammantano di luci»: inizia così lo scritto Hanno sloggiato Gesù di Chiara Lubich, rimasta improvvisamente colpita dall esteriorità che si coglieva agli angoli delle nostre città, ormai orfane del significato vero e profondo della festa: «Questo mondo ricco si è accalappiato il Natale e ha sloggiato Gesù! Punta sul Natale per il guadagno migliore dell anno. Ma a Gesù non pensa». E così, ormai da diversi anni, i bambini del suo movimento cercano, per un pomeriggio almeno, di dare vita a quel sogno della fondatrice, riportando Gesù bambino al centro del Natale. Lo hanno, ad esempio, fatto il 21 dicembre a Roma, presso la Galleria Alberto Sordi, celebre ritrovo dello shopping, quando, tra canti natalizi, hanno distribuito ai presenti dei Gesù bambino da loro confezionati. Per riportare il bambinello al centro del Natale Tra le vie dello shopping L incarnazione di Cristo Ecco perché esistono il tempo e lo spazio Se scomparisse il Nazareno il genere umano semplicemente si sfascerebbe per la sottrazione della sua ragione Non è mai esistita un umanità che non fosse quella deliberata per lui indissolubilmente a sé, legandola e collocandola nell intimo della Trinità. Secondo la fede cristiana Gesù di Nazaret è personalmente Dio. Paradossalmente il figlio di Dio, eterno e immenso, assume il tempo e si dispone nello spazio. L incarnazione non è un mito senza data, o un fenomeno ciclico prevedibile e necessariamente ricorrente. Si dovrebbe, anzi, dire che tempo e spazio nel disegno divino sono ideati a motivo e a servizio di Cristo, nel quale trotà, neutra o indip endente, o che non fosse quella destinata e deliberata per lui. Ma, se è così, noi non possiamo sapere che cosa e come sarebbe stata un umanità diversa; anzi, a rigore, neppure la potremmo chiamare umanità. Una umanità pura non solo è un ipotesi, ma non è neppure contenutisticamente rappresentabile. Quello di umano che esiste è, in ogni caso, tutt altra cosa. A Natale nel Verbo incarnato appare l unica umanità conforme al disegno trinitario, l umanità gestita divinamente e, perciò, la sola valida al giudizio di Dio. In Gesù di Nazaret noi troviamo come Dio si comporta da uomo, o come si è uomini. L antrop ologia reale si ritrova nella cristologia. Di conseguenza, le azioni di Cristo sono la descrizione della condizione umana o l attuazione storica dell essere uomo. Esse rappresentano le vicissitudini esemplari o paradigmatiche che l uomo è chiamato a rivivere, per essere che aveva chiamato piccola via. Le immagini che nascono nella sua creazione letteraria hanno dunque come fine quello di far comprendere in modo nuovo cos è la via della piccolezza per colei che chiede di prendere il nome di suor Teresa del Bambin Gesù quando entra nel Carmelo il 9 aprile Al momento di comunicarla agli altri, è un immagine di memoria, un piccolo Gesù di cera, che permette a Teresa di fissarne per iscritto la storia al fine di trasmetterla. Il cristianesimo è qui uno stile. «L infinito ha le fasce» [come un bambino] dicevano con tanta grazia già i sermoni greci nel IV secolo. vano il loro senso originario. Se non ci fosse dovuto essere Gesù, il tempo e lo spazio non sarebbero esistiti e sarebbero stati inutili. È con la sua apparizione che il mondo prende coscienza della ragione del loro ess e rc i. A questo punto il pensiero va a Maria. Grazie alla discesa dello Spirito Santo e alla potenza avvolgente dell Altissimo, quell Uno della Trinità veniva umanamente concepito nel grembo della Vergine, che lo avrebbe dato alla luce e che poteva in tutta verità volgersi a Lui con le parole: «Tu, che sei il mio Dio, sei mio Figlio». Vengono in mente i versi di Dante, il più alto poeta e teologo mariano: «Vergine madre, figlia del tuo figlio» (Paradiso, XXXIII, 1). Elisabetta, incontrandola, la chiama: «La madre del mio Signore» (Luca, 1, 43): per Elisabetta Gesù è «il Signore», e «Signore» è il titolo divino di Gesù risorto. Chi era eterno e infinito nasceva nella finitezza di una vera natività umana. La relazione umana più stretta e singolare col figlio di Dio e quindi con la Trinità era in atto in Maria di Nazaret, che in maniera unica e incomparabile entrava in comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. La divina maternità è la sorgente e il fondamento dell ammirata devozione della Chiesa per la Vergine. Rimuoverla o contestarla comprometterebbe irrimediabilmente o non lascerebbe intatto il dogma cristologico. Il mistero più alto, incommensurabile, era silenziosamente racchiuso in questa fanciulla, «Piena di grazia», che nel canto del Magnificat ci lascia intuire i pensieri e i sentimenti che intimamente la animavano. Essa si proclama, come nell Annunciazione, un umile serva a cui il Signore si è degnato di volgere lo sguardo. Sa che sono avvenute in lei «grandi cose», e che lungo i secoli la chiameranno beata, ma non per suo merito, poiché tutto risale alla misericordia dell O n- nip otente. Ma importa un altra considerazione, che non manca di lasciarci stupiti: il figlio di Dio, nella sua uscita, per così dire, dalla Trinità, ha fissato la sua scelta e la sua preferenza sull umanità e non su un altra creatura, come potrebbe essere l angelica. «Si fece carne e si attendò in mezzo a noi» (Giovanni, 11, 14). A Dio è piaciuta l umanità. Verrebbe da dire che l umanità lo ha attratto. In realtà, e più esattamente, l umanità è concepita e voluta originariamente per il Figlio, chiamato ad assumerla personalmente. Propriamente, non noi abbiamo dato al Figlio di Dio l umanità, ma lui l ha iniziata in sé e quindi l ha comunicata a noi come umanità in grazia. Noi siamo stati preceduti, e infatti, «per mezzo di lui», «in lui» e «in vista di lui», «Primogenito di tutta la creazione», «furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra» (Colossesi, 1, 15-16). Se scomparisse Cristo, l umanità semplicemente si sfascerebbe e scomparirebbe, per la sottrazione del suo fondamento, del suo principio e della sua ragione. Non è mai esistita un umaniautenticamente uomo. I misteri singolari di Gesù elaborano la sua vita, ma intenzionalmente intessono anche la nostra, in quanto sono destinati a essere rivissuti da ogni uomo. Essi offrono il vissuto ontologico umano. Ma qui sorge la domanda: se l umanità concreta è connessa a Cristo così intimamente o creativamente, che non è pensabile di fatto un umanità non connessa a lui, possiamo ancora parlare di grazia? Certamente, e nel modo ancor più assoluto, dal momento che, in questa prospettiva, l umanità è in grazia cioè in Cristo non perché questo le sia sopraggiunto a un certo momento, ma perché tale umanità fu costitutivamente e radicalmente suscitata da Cristo e per Cristo, e non per un esigenza dell umanità, ma per una gratuita deliberazione o per una scelta d amore da parte di Dio, il quale volle in Gesù una umanità da amare paternamente e volle tutti gli uomini come figli adottivi. Com è detto in Efesini: in Cristo Dio «ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere figli adottivi mediante Gesù Cristo» (1, 4-5). A ben vedere, la grazia è lo stesso Cristo e la gratuità della grazia è il dono dell incarnazione del Figlio di Dio, e quindi la sua impronta in noi (la grazia creata). Siamo, così, di fronte a un eccesso di grazia, fin dal principio, e questo va oltre la stessa convinzione di Tommaso d Aquino secondo il quale l uomo, come l angelo, è stato «creato in grazia» (Summa Theologiae, I, 62, 3; 95, 1). Noi siamo stati pre-creati nell umanità originariamente istituita per il Figlio di Dio incarnato, nel quale siamo resi uomini e portati al Padre, il quale, avendo immensamente a cuore il Figlio, ha immensamente ha cuore tutti noi. In ogni uomo, da sempre, si riflette l umanità del Figlio di Dio, presente e interessato là dove appaia un uomo. Gesù l uomo se lo ritrova in sé, essendone lui l iniziatore e l immagine. Dove c è un uomo, là c è la propensione del Padre celeste e l inclinazione di Cristo.

5 lunedì-martedì dicembre 2013 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 In un inedito di Jorge Mario Bergoglio Storia di una vocazione Fu il salesiano Enrique Pozzoli a battezzarlo nel giorno di Natale Uno non sapeva dove voleva andare, lui sì e generalmente non voleva arrivare a un punto dove si riconoscesse che aveva vinto Quando annusava che ormai stava per ottenere quello che voleva si ritirava prima che gli altri si rendessero conto il 24 settembre P. Pozzoli viene alla camera ardente e vuole fare una foto di papà con i suoi cinque figli Io mi vergogno e con la sufficienza dei giovani riesco a far in modo che la cosa non riesca. Credo che P. Pozzoli si rese conto del mio atteggiamento, ma non disse nulla. E pensare che meno di un mese dopo sarebbe morto La seconda occasione fu la sua morte. Pochi giorni prima lo visito nell Hospital Italiano. È addormentato. Non lascio che lo sveglino (in fondo stavo male, e non sapevo cosa dirgli). Esco dalla stanza e resto a parlare con un padre che è lì. Poco dopo un altro padre esce dalla stanza e avvisa che P. Pozzoli si è svegliato, che gli hanno detto della mia visita, e chiede, se sono ancora lì, che entri. Dico di dirgli che già me ne sono andato. Non so cosa mi accadde, se era timidezza o che a l t ro Avevo 25 anni e facevo il primo anno di filosofia Ma le assicuro, padre Bruno, che se potessi r i f a re quel momento lo farei. Quante volte ho provato profonda pena e dolore per quella mia bugia a P. Pozzoli quando stava per morire. Sono di quei momenti (pochi, forse) della vita che uno vortese (nato ad Asti) e aveva vissuto in prevalenza a Torino (in via Garibaldi e Corso Valdocco). La vicinanza con la Chiesa Salesiana gli fece frequentare i Padri di lì, cosicché quando arrivò già Raggionere [sic] da tempo apparteneva alla famiglia salessiana [sic]. Arrivarono sul Giulio Cesare, ma avrebbero dovuto viaggiare su una traversata precedente: con il Principessa Mafalda, che colò a picco. Lei non immagina quante volte ho ringraziato la divina Provvidenza! Papà lavorava nella Banca d Italia a Torino e Asti. La nonna, doña Rosa Margarita Vasallo de Bergoglio (la donna che ha avuto il maggiore influsso nella mia vita) lavorava nella nascente Azione Cattolica: teneva conferenze dappertutto (sino a poco tempo fa ne avevo una, pubblicata su un volantino, che aveva tenuto a S. Severo (?) di Asti sul tema: San Giuseppe nella vita della nubile, della vedova e della sposa ). Sembra che mia nonna dicesse cose che non piacevano alla politica di allora Una volta le chiusero la sala dove doveva parlare, e allora lo fece per strada, salita su un tavolo. Conosceva il Beato Pier Giorgio Frasatti [sic], e lavorava insieme alla Prof. Prospera Gianasso (che ha avuto abbastanza influenza nella A.C. Italiana). Ma non credo che la situazione politica sia stata il motivo dell emigrazione in Argentina (nemmeno ha dovuto prendere olio di ricino). Un fratello di mio nonno era già radicato a Paraná e l impresa gli andava bene. Vennero per aggiungersi a questa impresa di pavimentazione, azienda familiare dove lavoravano 4 dei 5 maschi Bergoglio. Papà era figlio unico e iniziò a lavorarvi come contabile, muovendosi a Paraná, Santa Fe e Buenos Aires. Quando arrivò a Buenos Aires andò ad abitare con i Salesiani nella Calle Solís, e fu lì dove conobbe P. Pozzoli che subito (1929) divenne suo confessore. Entrò a far parte dei ragazzi che stavano intorno a P. Pozzoli, qui conobbe i fratelli di mamma e attraverso loro mamma, con la quale si sposò il 12 dicembre 1935 a San Carlos. Papà raccontava molti episodi di P. Pozzoli e di altri padri: ricordo che ne raccontava alcuni di P. Carlos Scandroglio, quando 2. P. Pozzoli era molto legato alla famiglia Sívori, la famiglia di mamma, che viveva in Quintino Bocayuva 556. I fratelli di mamma, soprattutto il maggiore, Vicente, gli era molto vicino (anche lui aveva l hobby della fotografia). I fratelli di mamma prendevano anche parte ai Círculos Católicos de Obreros (credo nella calle Belgrano). Papà era arrivato dall Italia il 25 gennaio Era piemonlo accompagnava ad assistere moribondi. Papà si chiamava Mario José Francisco, e mio nonno Juan Angel. nisevich (poi divenuto Ministro dell Educazione) e muore. Le due cose la recessione e la morte di Juan Lorenzo ro v i - narono l impresa. Dovettero vendere tutto, persino la loro Cappella del Cimitero (ancora esiste a Paraná il Palazzo Bergoglio di 4 piani, dove vivevano i quattro fratelli), e i miei nonni e papà restarono senza nulla. Menziono questo avvenimento perché fu P. Pozzoli a presentarli a una persona che gli prestò pesos, con i quali i miei nonni comprarono un negozio nel quartiere di Flores e papà che era stato Raggionere [sic] nella Banca d Italia e contabile in azienda andava in giro per le consegne. Don Enrico Pozzoli Questo mostra la preoccupazione di P. Pozzoli per i suoi ragazzi, quando passavano qualche situazione difficile. 4. Ricordo l intervento di P. Pozzoli quando, alla fine del 1948, si adopera perché io e il mio secondo fratello potessimo entrare nel 1949 come interni nel Colegio Wilfrid Barón de los Santos Angeles in Ramón Mejía. Io ho fatto lì il mio sesto grado, nel 1949, e mio fratello il quinto e sesto nel Succede che, nel febbraio del 1948, mamma aveva avuto il suo ultimo parto (mia sorella, la quinta e ultima) ed era rimasta seriamente prostrata. Fu necessario mettere come interni i tre maggiori (mia sorella, la terza, oggi madre di un gesuita e di una Religiosa, fu messa come interna a María Auxiliadora. Anche qui intervenne P. Pozzoli). A lui ci si rivolgeva in famiglia ogni volta che c era un problema, o quando si aveva bisogno di un consiglio. Ci ha battezzati tutti, meno il mio secondo fratello Più volte Papa Francesco ha parlato con efficacia dell importanza del battesimo, chiedendo ai fedeli se si ricordano la data di quando sono diventati cristiani. E in Jorge Mario Bergoglio la memoria di chi il 25 dicembre 1936 lo ha battezzato il salesiano di origine italiana Enrique Pozzoli è sempre vivida, legata com è alla storia della sua vocazione. Consegnata in sei fitte pagine battute personalmente a macchina il 20 ottobre 1990, la rievocazione è stata scritta a Córdoba dal gesuita per tenere fede a una promessa fatta al salesiano Cayetano Bruno, lo storico della Chiesa in Argentina. Era il ventinovesimo anniversario della morte di Pozzoli e quella mattina, dopo aver celebrato messa per lui, padre Bergoglio si mise a scrivere di getto la lunga lettera. A questa fece seguire subito dopo per lo stesso destinatario un a l t ra, di cinque pagine anch esse dattiloscritte, con alcuni dei ricordi salesiani. Nell anniversario di battesimo del Papa, pubblichiamo quasi per intero la prima re l a z i o n e dedicata al religioso, nel quale si univano le immagini del missionario, del confessore, dell orologiaio e del fotografo e la cui storia s intreccia, più di una volta in modo decisivo, con quella della famiglia Bergoglio. E di molti altri. Il testo, conservato nell a rc h i - vio storico salesiano di Buenos Aires, è qui presentato in una nostra traduzione che conserva tutte le particolarità e i rarissimi lapsus dell originale, mentre i pochi interventi sono inseriti in corsivo e tra parentesi quadre. (g.m.v.) Pochi giorni prima della sua morte lo visito nell Hospital Italiano È addormentato e torno indietro Appena esco, lui chiede di me e io mi nego Se potessi r i f a re quel momento lo farei Quanto dolore per quella mia bugia perché (nel gennaio-febbraio del 1938) P. Pozzoli era a Usuahia. Alcune volte durante l anno (in genere per Sant Enrico) veniva a pranzo a Quintino Bacayuva 556, casa dei miei nonni materni (Francisco Sívori e María Gogna de Sívori), e lì ci riunivamo tutti a festeggiarlo con ravioli: era il P. Spirituale della famiglia. ( ) 6. È intervenuto in modo decisivo, nel 1955, con la storia della mia vocazione. Il 21 settembre 1954 mi hanno buttato giù dal cavallo. Ho conosciuto P. Carlos B. Duarte Ibarra a Flores (la mia parrocchia). Mi sono confessato con lui per caso e lì senza che io stessi nel banco delle imposte come il santo del giorno [Ma t t e o ] mi aspettava il Signore miserando et eligendo. Lì non ho avuto dubbi che dovevo essere sacerdote. La vocazione l avevo sentita per la prima volta a Ramos Mejía, durante il mio sesto grado, e ne parlai con il famoso p escatore di vocazioni, P. Martínez S.D.B. Ma poi cominciai la scuola secondaria e ti saluto! Studiavo Chimica nell Industriale e solevo passare lunghi periodi (soprattutto in estate) in casa dei miei nonni materni nella calle Quintino Bocayuva. Curiosamente non ero solito confessarmi con P. Pozzoli, ma lo facevo con alcuni di rito per aiutare una vocazione! A metà della colazione si pone la questione. P. Pozzoli dice che l Università va bene, ma che le cose vanno prese quando Dio vuole che si prendano e comincia a raccontare storie diverse di vocazioni (senza prendere partito), e alla fine racconta la sua vocazione. Racconta come un sacerdote gli propone di diventare sacerdote, come in pochissimi anni diventa suddiacono, poi diacono e sacerdote come gli fu dato quello che non aspettava Bene, a questo punto ormai i miei genitori avevano sciolto il cuore. Naturalmente P. Pozzoli non finì dicendo che mi lasciassero andare in Seminario né esigendo da loro una decisione Semplicemente si rese conto che doveva a m m o r b i d i re, lo fece e il resto venne da sé. Era tipico di lui: una de cal y otra de arena direbbero gli spagnoli [ calce e sabbia, equivalente all italiano bastone e caro t a ]. Uno non sapeva dove voleva andare ma lui sì; e generalmente non voleva arrivare a un punto dove si riconoscesse che aveva vinto. Quando annusava che ormai stava per ottenere quello che voleva, si ritirava prima che gli altri si rendessero conto. Allora la decisione veniva da sola, liberamente dai suoi interlocutori. Non si sentivano forzati ma lui gli aveva preparato il cuore. Aveva seminato, e bene ma lasciava agli altri il gusto della raccolta. 7. Sono entrato nel Seminario nel Nell agosto del 1957 mi viene la polmonite. Sto per morire. Poi mi operano al polmone. P. Pozzoli mi visita durante la malattia. Durante il secondo anno di Seminario avevo maturato la vocazione religiosa. E così una volta guarito, in novembre, non torno più in Seminario e voglio entrare nella Compagnia. Ne parlo con P. Pozzoli, esamina la vocazione e dà il via libera. Sono frequenti le mie 3. Venne la Recessione Economica. Il Presidente dell Azienda, fratello di mio nonno (si chiamava Juan come mio nonno ma il secondo nome era Lorenzo) si ammala di leucemia e linfosarcoma. Lo cura il Dr. Iva- quei giganti del confessionale: P. Montaldo (doppiamente gigante), P. Punto, P. Carlos Scandroglio (anche se di lui avevo un po paura). Ma nel settembre del 54 brucia Troia e inizio una seria direzione spirituale con P. Duarte Ibarra, che sarebbe morto l anno seguente nell Hospital Militar assistito da P. Aristi, Sacramentino. Non dico nulla in casa fino al novembre del 1955: quell anno finivo l Industriale (erano sei anni) e mi iscrivevo come tecnico chimico. A casa non sono convinti. Erano cattolici praticanti ma preferivano che aspettassi alcuni anni, studiando all Università. Poiché capivo su chi sarebbe finito il conflitto, andai da P. Pozzoli e gli raccontai tutto. Esaminò la mia vocazione. Mi disse di pregare e di lasciare tutto nelle mani di Dio. Mi diede la benedizione di Maria Ausiliatrice. Ogni volta che recito il Sub tuum praesidium mi ricordo di lui. Naturalmente in casa nasce l idea: perché non sentiamo P. Pozzoli? E io, con la miglior faccia del mondo, dissi di sì. Ricordo ancora la scena. Era il 12 dicembre Papà e mamma festeggiavano 20 anni di matrimonio. La festa consistette in una Messa (solo i miei genitori e i cinque figli) nella parrocchia San José di Flores. Il celebrante sarebbe stato P. Pozzoli. Finita la Messa, papà invita a colazione nella Pasticceria La Perla de Flores (Rivera Indarte e Rivadavia, a mezzo isolato dalla Basilica) Papà pensava che P. Pozzoli non avrebbe accettato perché gli chiese se poteva (credo che se altrimenti saremmo andati a casa, a 6 isolati), ma P. Pozzoli (che sapeva di cosa si sarebbe parlato) accettò senza esitare. Che libertà di spivisite a P. Pozzoli e alla cappella di Maria Ausiliatrice. Ma P. Pozzoli è preoccupato per il tempo che devo passare a casa fino a marzo, quando entrerò in noviziato. Non gli piace tanto tempo fuori e di meno essendo epoca di vacanze. Non so come fa, ma parla con l Ispettore e ottiene che mi invitino a passare le vacanze con i chierici a Tandil. P. Grosso era il Direttore. A Tandil ho La vocazione l avevo sentita a Ramos Mejía durante il mio sesto grado Ma poi cominciai la scuola secondaria e ti saluto! conosciuto buoni chierici Uno di loro era P. Wenceslao Maldonado A marzo entro in noviziato. 8. Ci sono due momenti, nella mia relazione con P. Pozzoli, che mi intristiscono quando li ricordo. Uno è la morte di papà, I protagonisti Nato a Senna Lodigiana, sulle rive del Po, il 29 novembre 1880, Enrico Pozzoli fu inviato a Buenos Aires nel 1906, tre anni dopo l o rd i n a z i o n e sacerdotale. Fu un viaggio a senso unico: don Pozzoli rimase infatti nella capitale argentina fino alla morte, sopraggiunta il 20 ottobre Anche lui salesiano, Cayetano Bruno ( ) è stato il maggior storico della Chiesa in Argentina. «Desidero con tutto il cuore scrive Bergoglio, ormai cardinale, al salesiano José Mario Repovz, il 14 luglio 2003 che il suo esempio di vita apostolica e la sua fedeltà religiosa costituiscano per tutti noi un edificante modello da imitare. In particolare mi unisce all amato Padre Bruno un fraterno e grato affetto, poiché è stato il mio padrino di Ordinazione Episcopale e testimone della presentazione della Bolla di nomina ad Arcivescovo Coadiutore di questa Arcidiocesi, dinanzi al Collegio dei Consultori. Egli mi ha onorato della sua preziosa amicizia ed è ancora vivo in me il ricordo delle nostre lunghe conversazioni quando risiedevo nella Comunità dell Editrice. Va anche sottolineata la riconoscenza che dobbiamo a questo insigne e illustre membro della Famiglia Salesiana per il suo grandioso contributo alla Storia della Chiesa in Argentina, sviluppato nel corso di tanti anni di esaustiva ricerca unita a una singolare e semplice pietà. Il P. Furlong s.j. diceva di lui che era Don Bosco Redivivo». Con i genitori Regina e Mario rebbe poter vivere di nuovo per comportarsi in altro modo. ( ) 10. Quale fu la traccia che lasciò P. Pozzoli? Innanzi tutto mi riferisco alla mia esperienza familiare. Se nella mia famiglia oggi si vive seriamente da cristiani è grazie a lui. Ha saputo porre e far crescere fondamenti di vita cattolica. Ci sono vocazioni: mio cugino Julio Picchi; mio nipote José Luis (gesuita) e mia nipote María Inés (Ancella del Sacro Cuore): entrambi figli di mia sorella; io E tra gli altri nipoti, che sono minorenni, c è inquietudine vocazionale. Inoltre noi cinque fratelli abbiamo una vita di fede, e questa fede fu coltivata da P. Pozzoli attraverso i consigli e gli orientamenti ai miei genitori. Quando noi fratelli ci riuniamo, sempre si viene a parlare di P. Pozzoli: è un riferimento che portiamo dentro di noi, e i miei nipoti (nessuno lo ha conosciuto) sanno chi è P. Pozzoli. Ha saputo consolidare la fede e la pietà in quel gruppo di giovani che aiutava nella loro vita cristiana. Dava molta importanza alla devozione a Maria Ausiliatrice. Anche a San Giuseppe. ( ) In definitiva: lasciò eredità spirituale. È stato un operaio del Regno di Dio. ( ) 11. Bene, padre Bruno, finisco. Sento che oggi ho solo fatto il mio dovere. Alla mia età uno comincia ad accettare che la vita gli porti il conto, cioè che gli vada indicando le persone che lo hanno aiutato a vivere, a crescere, a essere cristiano, sacerdote, religioso E, nel riconoscere il bene che mi hanno fatto tante persone, vado gustando ogni giorno di più la gioia di essere riconoscente. Con P. Pozzoli mi succede proprio questo. Tutti i giorni (sic!) lo ricordo nell ufficio divino quando prego per i defunti E mi creda che gioisco con questo sentimento di gratitudine che mi regala il Signore.

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì dicembre 2013 Un omelia tenuta il 25 dicembre 513 Nella casa del pane è nato il pastore Nei messaggi delle organizzazioni ecumeniche Tre parole per il Natale di MANUEL NIN La trentaseiesima omelia di Severo di Antiochia fu predicata il giorno di Natale del 513, secondo anno del suo episcopato nella sede dell O ronte, esattamente millecinquecento anni fa. Si tratta di una delle 125 omelie cattedrali che il vescovo predicò dal 512 al 518, quando fu patriarca di Antiochia. L omelia porta come titolo «Sulla natività secondo la carne del grande Dio e salvatore nostro Gesù Cristo». Severo, come è solito fare, inizia con una sorta di captatio benevolentiae presentandosi al suo uditorio con animo diviso tra il rimanere in silenzio di fronte al mistero che si celebra in questo giorno e lo slancio come pastore del gregge a parlarne a coloro che l ascoltano. In diverse omelie, infatti, Severo accenna alla grande quantità di popolo e di monaci accorsi per ascoltarlo: «Ammirando la grande meraviglia di questa festa, mi sento con l animo diviso: da una parte mi sento spinto a un totale silenzio, e dall altra a parlare in modo abbondante. Chi, sentendo che celebriamo il giorno della natività di colui che è increato e scrutando questo fatto meraviglioso, non sentirebbe le vertigini e onorerebbe col silenzio ciò che non si può comprendere? Chi invece, accorgendosi del motivo per cui il Verbo, che è al di sopra di tutto, è disceso fino ad abbassarsi dal tutto e ha accettato una nascita carnale per noi che eravamo caduti nelle cose carnali ( ) non innalzerebbe il suo spirito e si desterebbe per farne l elogio, e non sarebbe spinto e mosso dalla grandezza dell amore di Dio per gli uomini?». In un lungo paragrafo Severo si sofferma parlando della vera incarnazione del Verbo di Dio, e lo fa giocando coi termini creatore e creatura, fabbricatore e opera fatta: «Veramente tutta la creazione è onorata dal divino farsi uomo, e noi in primo luogo, perché il Verbo ha partecipato, eccetto il peccato, alla nostra creazione. E non è diventato uomo dopo il rifiuto di quello che egli è, cioè Dio. E anche il resto delle creature è onorato per il fatto che il creatore ha accettato di essere creato e il fabbricatore di essere tra le sue stesse opere». E prosegue presentando la creazione stessa come un opera frutto della provvidenza divina verso l uomo: «Ma è per un altro fatto che questo mondo visibile prende giovamento da questa bella opera, per il fatto che è stata compiuta per servizio e utilità nostra. Per me infatti il sole è stato creato, la luna e le stelle per mostrare la luce, il cielo per far piovere, e l aria per dare vita, e la terra per produrre frutti». Severo prosegue la sua omelia commentando il secondo capitolo della lettera ai Filipp esi, l annientarsi del Verbo di Dio prendendo la condizione di servo, e il terzo del libro di Baruc, il conversare di Dio con gli uomini, e presenta i due brani come testimoni della benevolenza e dell amore di Dio nella creazione e nell incarnazione, che dovrebbero portare alla lode, al pentimento e alla conversione. Qui si serve dei termini v e rg i n i t à e condotta angelica che rimandano anche a un linguaggio e a un contesto monastici: «Lui che per noi si è fatto povero per poter incarnarsi, lui che annienta il peccato, che fa dalla terra un cielo, e la fa fertile per la verginità, per una vita non corporale e per una condotta angelica». Lungo tutta l omelia, Severo parla dell incarnazione anche della ricerca amorosa di Dio verso tutti coloro che gli sono lontani sia a causa del peccato sia a causa dell errore nella professione di fede. L annuncio della nascita di Cristo fatto ai pastori che erano nei campi, viene letto in chiave ecclesiologica: costoro debbono essere modello di quegli altri pastori messi a reggere le comunità cristiane: «È evidente che colui che è stato lodato dagli angeli è stato manifestato per primo ai pastori, che sono il modello di coloro che debbono proprio pascolare le Chiese. E per primi dovevano sentire questa parola: Sulla terra pace, perché essi dovevano annunciare la pace a tutte le Chiese. È a causa di questo gregge che era errante che il buon pastore è venuto. Perché niente rallegra tanto i pastori che il ritrovare una pecora smarrita; di EGIDIO PICUCCI e nessun altro poteva ritrovarla se non Cristo, il capo dei pastori». L annuncio ai pastori e il loro correre verso Betlemme sono modello della Chiesa stessa che custodisce i santi misteri e dei vescovi veri pastori nel vegliare sul gregge e nel pascolarlo: «Dissero: Andiamo fino a Betlemme, e vediamo quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto c o n o s c e re. Ecco l immagine del mistero degno di Dio! Perché Betlemme si traduce come casa del pane. Allora dove i pastori dovevano correre dopo l annuncio della pace, se non alla casa spirituale del pane celeste, cioè la Chiesa? Perché Cristo è il pane vivente disceso dal cielo, che è dato per la vita del mondo». Nell ultima parte dell omelia Severo introduce la figura della Madre di Dio: «Alla Vergine invece offro un discorso a parte, e da sola sarebbe origine di molti discorsi; oltre al fatto che quello che adesso diciamo le appartiene da buona fonte, perché giustamente ha sentito di Elisabetta: Benedetta sei tu tra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno. Colui che benedice il frutto, benedice anche il seno che lo produce». E Severo prosegue il discorso in chiave cristologica, anche polemica, soprattutto antidoceta. A conclusione dell omelia, Severo riprende ancora una volta il carattere ecclesiologico del suo discorso: per il cristiano Maria diventa modello, specialmente per le donne, nella sua verginità, nella sua fedeltà all amore di Dio: «E se tu vai alla sua santa casa rivestita di splendore spirituale, quando rientrerai da tuo marito e dai tuoi figli porterai loro una grande benedizione. Vedete le cose che ci fa dire la Madre di Dio, quando all inizio avevamo scelto di non parlarne, ma anche per coloro che non hanno né sapienza né conoscenza, non ha voluto che io lasciassi in silenzio che lei è la Madre del Dio Verbo e della Sapienza». Evangeliario siriaco, Miniatura della nascita di Cristo (XIII secolo) Perché Francesco scelse Greccio per il suo presepio? Oltre alla gente comune, che ogni anno stupisce davanti alla rievocazione della nascita di Gesù a Betlemme, se lo son chiesto anche i più seri studiosi del Francescanesimo, uno dei quali Luigi Pellegrini (I luoghi di Frate Francesco, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2010, pagine 256, euro 16) risponde con le parole del biografo Tommaso da Celano: «Perché c era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, che era molto caro al beato Francesco, perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà di spirito che quella della carne». Il motivo della scelta di Greccio sta, dunque, sulla rara disponibilità di un generoso cristiano; sul rapporto di una vera e profonda amicizia tra lui e Francesco e non, come comunemente si pensa, su una particolare attrazione di quest ultimo per il luogo o per i suoi abitanti. Nelle Fonti Francescane non si parla mai del castrum Grecii prima del Natale del 1223, quando il Poverello disse all amico: «Se vuoi che celebriamo a Greccio l imminente festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei far memoria di quel bambino che è nato a Betlemme e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l asinello». Francesco in quei giorni non era a Greccio, ma in un luogo imprecisato in cui convocò l amico Giovanni, il quale, non appena conosciuto di RICCARD O BURIGANA Gioia, pace e speranza: sono queste le tre parole fondamentali del messaggio per il Natale firmato dai responsabili delle Chiese e delle comunità ecclesiali di Gerusalemme. Tredici firme: dal patriarca greco ortodosso, Theophilos III, al patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, al custode di Terra Santa, il francescano Pierbattista Pizzaballa, al vescovo episcopaliano per Gerusalemme e il Medio Oriente, Suheil Dawani, al presule luterano Munib Younan, fino al vescovo armeno Joseph Antoine Kelekian, che manifestano una comunione sempre più visibile dei cristiani nella terra dove Gesù è nato. Si tratta di una comunione che è tanto più importante in un momento particolarmente difficile per la vita delle comunità cristiane che vedono il numero dei fedeli ridursi progressivamente per le condizioni economiche e politiche del Medio Oriente. La nascita del Signore «porta gioia a coloro che sono nella sofferenza e nel dolore, pace agli oppressi, che vivono l occupazione e l ingiustizia, speranza a coloro che sono nella disperazione e amore là dove c è odio e inimicizia, soprattutto nei confronti degli stranieri». Questa preghiera, rivolta a tutto il mondo, assume un significato particolare per il Medio Oriente: i capi delle Chiese e delle comunità ecclesiali scrivono di pensare alla Siria, dove si chiede che cessi la violenza e lo spargimento di sangue, e alla Terra Santa dove israeliani e palestinesi devono trovare pace e riconciliazione. Nel giorno del Natale i cristiani sono chiamati a pregare affinché tutti possano «vedere l amore di Dio nel volto dell a l t ro». Questo messaggio è uno dei tanti che gli organismi ecumenici, a vario livello, hanno redatto in occasione del Natale per riaffermare cosa i cristiani sono chiamati a fare insieme, leggendo la nascita del Signore in una prospettiva comune per farsi testimoni della pace, della condanna della violenza, dell accoglienza dello straniero, del povero, dell e m a rg i n a - to. Proprio il tema della pace è centrale nel messaggio del pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, San Francesco e l origine della scelta di Greccio come luogo per ambientare la Natività Il presepio nato da un amicizia il desiderio dell amico «si affrettò con la maggiore sollecitudine e preparò nel luogo detto sopra tutto ciò che il santo gli aveva indicato». Tutto questo avvenne quindici giorni prima del Natale. Il racconto della celebrazione fatto da Tommaso da Celano, si svolge sui toni di una melodia profondamente evocativa: folle di devoti che scendono dal castello nel chiarore dei firmamenti, e di «molti frati convocati da diverse parti» non in un luogo di culto, ma tra le piante di un bosco, all aperto, al di là e al di fuori di ogni norma liturgica. Al regista della rievocazione, Francesco, interessa rivivere e far rivivere la Natività, non solo come narrata da Matteo e Luca, ma con tutti i particolari di cui l aveva arricchita la tradizione. Tutto si svolge al freddo lume delle stelle; al posto della chiesa la solen- che, poche settimane fa, a Busan, nell assemblea generale, ha discusso di come i cristiani, insieme, devono costruire la pace nel mondo secondo quanto è stato chiesto loro da Gesù. Si devono abbattere «i tanti muri di ostilità che dividono nazioni, culture, classi e famiglie». Per Fykse Tveit i cristiani devono farsi carico dei profughi delle guerre, nel Medio Oriente come nella regione dei Grandi Laghi in Africa, rinnovando la condanna di ogni parola e ogni atto con i quali si vuole giustificare la violenza in nome della religione. L accoglienza di coloro che fuggono dalla guerra, dalla persecuzione, dalla povertà, da un futuro senza domani è stato affrontato nel messaggio del Consiglio delle Chiese cristiane in Australia, che comprende anche la Chiesa cattolica. La nascita e i primi anni della vita di Gesù, così come sono narrati dal Vangelo, mostrano chiaramente come il Salvatore conoscesse «l esp e- rienza di coloro che cercano rifugio in un altro Paese». Il prossimo 25 dicembre festa nazionale in Iraq BAGHDAD, 23. Il prossimo 25 dicembre sarà festa nazionale in Iraq. Lo ha stabilito il Governo, accogliendo la proposta fatta nei giorni scorsi dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Sako. La decisione delle autorità irachene vale al momento solo per quest anno. La settimana scorsa il patriarca aveva inviato una lettera al primo ministro Nouri al-maliki, chiedendogli appunto di dichiarare il 25 dicembre festa nazionale per tutti gli iracheni. Il Governo ha accolto la richiesta nella riunione di domenica mattina. La notizia è stata confermata dallo stesso patriarcato di Babilonia dei Caldei. nità di piante secolari; al posto dell altare una mangiatoia, sulla quale secondo san Bonaventura è celebrato il santo sacrificio, col fieno, l asino e il bue che Francesco vuole accanto alla mangiatoia, come racconta la tradizione accolta dal vangelo apocrifo dello pseudo-matteo. «Se non fosse conosciuta la volontà di Francesco di riprodurre e rivivere la scena evangelica, pur con qualche riferimento folclorico scrive Pellegrini si avrebbe l impressione di una dissacrazione: una stalla invece di un chiesa, una mangiatoia invece dell altare, fieno invece degli indumenti liturgici della mensa dell altare e, per di più, un asino e un bue». La cosa deve stupire lo stesso Bonaventura, che, a scanso di distorte interpretazioni, si premura di far sapere che tutto avviene con il consenso del Papa. Solo più tardi, e come conseguenza di quella straordinaria r i c o s t ru z i o n e, furono costruiti gli elementi essenziali per un luogo di culto: un altare e una chiesa, tutto dopo la morte del Poverello e dopo la sua canonizzazione, necessaria perché si potesse dedicare una chiesa in onore del nuovo santo. A Greccio, quindi, sarebbe stata costruita una delle prime chiese dedicate a Francesco. Prima di questo, però, fiorirono i miracoli, legati dalla mentalità popolare alle reliquie che fanno riferimento, in un rapporto più o meno diretto, con il corpo di un santo o con un avvenimento prodigioso, a beneficio dell anima o del corpo. A Greccio la strana reliquia è costituita dal fieno allargato sulla mangiatoia che, secondo l agiografo, è conservato gelosamente e con il quale si ottengono guarigioni prodigiose di animali, nonché notevoli vantaggi per le partorienti in pericolo, sulle quali il fieno è devotamente sparso. Non sappiamo fino a quando a Greccio le cose siano rimaste allo stato iniziale, prima che vi si costruisse il locus (termine classico per designare una dimora stabile dei frati) conventuale. Pare, tuttavia, che nel 1246 esso fosse già costruito perché in quell anno sarebbe partita da Greccio una lettera dei Tr e compagni (Leone, Angelo e Rufino) che accompagnava un testo passato alla storia come la Leggenda dei tre compagni, scritta proprio lì. Sono notevolmente tardive la descrizione che il Celano fa delle strutture interne del romitorio, compresa l ubicazione di una cella riservata a Francesco; quella di episodi relativi al paese, liberato dalla ferocia dei lupi e dalla grandine che periodicamente distruggeva i raccolti; quella della visita di «alcuni frati venuti da lontano per vedere il santo e ricevere la sua benedizione». E quella, infine, della contestazione del Santo per la mensa festosamente imbandita dai frati a Natale nel locus in cui Francesco arriva come un povero pellegrino che entra, siede a terra e chiede umilmente l elemosina. Le successive evoluzioni del luogo furono segnate dalla presenza di Giovanni da Parma (ex ministro generale dell Ordine), di Ubertino da Casale e di altri religiosi, impegnati in una rigorosa e rigida difesa della povertà. A un impegno per l accoglienza di coloro che vivono nella sofferenza è dedicato il messaggio del Consiglio delle Chiese delle Filippine. I cristiani devono operare per testimoniare la fedeltà alla Parola di Dio, per porre termine a violenze, pregiudizi, sperequazioni, persecuzioni e ingiustizie. I battezzati devono portare con loro la speranza per la realizzazione di un mondo migliore. Su questo stesso piano si pone anche il messaggio, firmato da Godfrey O Donnell, presidente del Consiglio delle Chiese d Irlanda, che richiamandosi a Papa Francesco, rivolge un appello per individuare le priorità pastorali, cioè l accoglienza dei poveri ai quali va donata la speranza così come Cristo ha fatto per l umanità con la sua nascita. Proprio la speranza, come si legge nel messaggio del Consiglio delle Chiese cristiane di Francia, deve guidare i cristiani in un mondo dominato dalla violenza e dall indifferenza; la nascita di Cristo ricorda che per tutti gli uomini e per tutte le donne «una speranza è stata offerta, un futuro si è aperto e un Salvatore è stato donato».

7 lunedì-martedì dicembre 2013 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Nelle mani del Papa le speranze dei piccoli malati incontrati durante la visita all ospedale Bambino Gesù Una cesta di sogni e preghiere In un grande cesto di vimini i piccoli ricoverati nel reparto oncoematologico del Bambino Gesù hanno raccolto le loro speranze per un futuro quanto mai incerto e, nella cappella del nosocomio, le hanno consegnate al Pontefice perché le trasformasse in preghiera. È stato il momento più toccante della visita che Papa Francesco ha compiuto sabato pomeriggio, 21 dicembre, ai piccoli degenti dell ospedale pediatrico romano. E con loro ha voluto recitare la prima preghiera. Cari bambini, vi ringrazio per i vostri sogni e le vostre preghiere che avete raccolto in quella cesta che mi avete dato. Grazie tante! Li presentiamo insieme a Gesù: Lui li conosce meglio di tutti; Lui conosce quello che c è nel profondo del nostro cuore. Specialmente con voi bambini, Gesù ha un legame speciale, vi sta sempre vicino. Adesso, recitiamo insieme una preghiera alla Madonna davanti a questa bella statua: la Madonna con Gesù. Ave Maria,... Vi benedica Dio onnipotente... Grazie tante! Poche chiacchiere e niente gesti da telecamera. Solo la testimonianza di un amore vero, concreto, reale per i bambini. Soprattutto per quelli che giocano con la vita una partita al buio. Sabato pomeriggio, 21 dicembre, Papa Francesco lo ha detto subito, appena arrivato all ospedale pediatrico Bambino Gesù: «Sono qui non per visitare la struttura. Sono qui per loro, per i bambini». Forse non ci sono altri come i bambini che sanno intuire, magari inconsapevolmente, il sentimento vero di chi li ama. E certo non guardano alle formalità. È stato così che nel momento della visita programmato per i convenevoli di rito e lo scambio dei discorsi, loro, i bambini, non hanno accettato di cedere neppure quella manciata dei minuti che il Papa aveva promesso. Una piccola rappresentanza di genitori, medici e piccoli assistiti raccolti nello spazio della ludoteca. Il presidente dell osp edale, Giuseppe Profiti, intento a rivolgere al Papa il saluto a nome dell intera comunità, a spiegare il senso della A Natale si vivono le «percezioni interiori al femminile» proprie dell «attesa di un parto». Un atteggiamento spirituale che prevede uno stile di «apertura»: per questo non si deve mai mettere sulla porta della nostra anima «un cartellino educato» con la scritta: «Si prega di non disturbare». È un forte richiamo al significato più vero del Natale quello che Papa Francesco ha proposto durante la messa celebrata lunedì 23 dicembre nella cappella di Santa Marta. «In quest ultima settimana» che precede il Natale ha ricordato il Pontefice «la Chiesa ripete la preghiera: Vieni, Signore!». E così facendo, «chiama il Signore con tanti nomi diversi, pieni di un messaggio sul Signore» stesso: «O sapienza, o saggezza, o radice di Iesse, o sole, o re delle genti, o Emmanuel oggi». La Chiesa fa questo, ha spiegato il Santo Padre, perché «è in attesa di un parto». Infatti «anche la Chiesa, in questa settimana, è come Maria: in attesa del parto». Nel suo cuore la Vergine «sentiva quello che sentono tutte le donne in quel tempo» così particolare: quelle «percezioni interiori nel suo corpo e nella sua anima» dalle quali comprende che il figlio sta ormai per nascere. E «nel suo cuore diceva sicuramente» al bambino che portava in grembo: «Vieni, voglio guardarti la faccia perché mi hanno detto che tu sarai grande!». È un esperienza spirituale che viviamo anche «noi, come Chiesa», perché «accompagniamo la Madonna in questo cammino di attesa». E «vogliamo affrettare questa nascita del Signore». Questo è il motivo della preghiera: «Vieni, o chiave di Davide, o sole, o saggezza, o Emmanuel. Vieni!». Un invocazione riecheggiata anche dagli ultimi versetti della Bibbia quando, alla fine del libro dell Ap o- calisse, la Chiesa ripete: «Vieni, Signore Gesù». E lo fa con «quella parola aramaica maranathà che Il Papa con i bambini missione che l ospedale svolge nel mondo, e non solo in Italia, e a illustrare l iniziativa della erigenda Casa anti-violenza. Il Papa ascoltava mentre con gli occhi frugava in mezzo a quella piccola folla, per cogliere lo sguardo comunque gioioso dei bambini, pur nella pena provata durante il primo passaggio in corsia e nell incontro in cappella con i ricoverati in oncologia. E quando ha incrociato quelli del gruppetto incontenibile che aveva già guadagnato il primo gradino del palco allestito, è scattata l incursione. Vedendo che il Pontefice sorrideva, quasi volesse incoraggiarli a osare, hanno rotto gli indugi e lo hanno circondato. Chi si è avvinghiato alle gambe, chi lo ha tirato per la tonaca, chi si è aggrappato alle braccia per guadagnare il volto da baciare. Il Papa certo non si è sottratto a quella festa: ha preso in braccio il più piccolo, si è chinato sugli altri, li ha abbracciati uno a uno. Il presidente Profiti ha allora ripiegato il foglio del discorso che stava rivolgendo al Papa e lo ha riposto in tasca. A riportare tutti alla realtà che si vive nell ospedale pediatrico, una delle mamme dell associazione Bambini in cielo si è presentata al Papa. «Santità lo ha implorato p re g h i per i nostri bambini». E Papa Francesco di rimando: «Sono loro che pregano per noi». Messa a Santa Marta Come in attesa del parto può significare un desiderio o anche una sicurezza: il Signore viene». In realtà, «il Signore viene due volte». La prima, ha spiegato il vescovo di Roma, è «quella che commemoriamo adesso, la nascita fisica». Poi «verrà alla fine, a chiudere la storia». Ma, ha aggiunto, «san Bernardo ci dice che c è una terza venuta del Signore: quella di ogni giorno». Infatti «il Signore ogni giorno visita la sua Chiesa. Visita ognuno di noi. E anche la nostra anima entra in questa somiglianza: la nostra anima assomiglia alla Chiesa; la nostra anima assomiglia a Maria». In questa prospettiva Papa Francesco ha ricordato che «i padri del deserto dicono che Maria, la Chiesa e l anima nostra sono femminili». Così «quello che si dice di una, analogamente si può dire dell altra». Dunque «la nostra anima è in attesa, in questa attesa per la venuta del Signore. Un anima aperta che chiama: vieni, Signore!». Proprio in questi giorni, ha detto ancora il Pontefice, lo Spirito Santo muove il cuore di ciascuno a «fare questa preghiera: vieni, vieni!». Del resto «tutti i giorni di Avvento ha ricordato abbiamo detto nel prefazio che noi, la Chiesa, come Maria, siamo vigilanti nell attesa». E «la vigilanza è la virtù, è l atteggiamento dei pellegrini. Siamo pellegrini». Una condizione che ha suggerito al Papa una domanda: «Siamo in attesa o siamo chiusi? Siamo vigilanti o siamo sicuri in un albergo nel cammino e non vogliamo andare più avanti? Siamo pellegrini o siamo erranti?». Ecco perché la Chiesa ci invita a pregare con questo «Vieni!». Si tratta in definitiva di «aprire la nostra anima» perché in questi giorni sia «vigilante nell attesa». È un invito a comprendere «cosa succede» intorno a noi: «se viene il Signore o se non viene; se c è posto per il Signore o c è posto per le feste, per fare spese, fare rumore». Una riflessione che, secondo il Pontefice, porta a un altra La visita ai reparti, l incontro con i piccoli degenti, lo scambio di poche ma sentite parole con genitori e medici curanti restano un fatto personale tra Papa Francesco e ciascuno di loro. Unica eccezione per quella che si può dire sia una vecchia conoscenza per il Pontefice. Si chiama Giorgia, ha diciassette anni, si trova nel reparto pediatria già da quasi un anno. Ha subito un trapianto cardiorespiratorio che non ha avuto gli esiti sperati. Ora è in attesa del secondo. La nonna di Giorgia scrisse a Papa Francesco all indomani della sua elezione chiedendogli preghiere per la nipotina. Il Pontefice rispose immediatamente. La corrispondenza si concluse con l auspicio di potersi incontrare. Da quel momento Giorgia ha vissuto nell attesa. E quando ha saputo dell arrivo del Santo Padre si è data un gran da fare per sistemare la sua stanzetta. Anche un sacrificio per lui: ha sostituito con la foto di Papa Francesco quella di Francesco Totti, il giocatore della Roma suo campione preferito. La teneva accanto a sé sul comodino, insieme con la maglia offertale dal calciatore con su scritto il suo incitamento personale in romanesco: «Daje Giorgia». domanda da rivolgere a se stessi: «La nostra anima è aperta, come è aperta la santa madre Chiesa e come era aperta la Madonna? O la nostra anima è chiusa e abbiamo attaccato sulla porta un cartellino, molto educato, che dice: si prega di non disturbare?». «Il mondo non finisce con noi» ha affermato ancora il Papa, e «noi non siamo più importanti del mondo». Così, ha proseguito, «con la Madonna e con la madre Chiesa ci farà bene ripetere oggi in preghiera queste invocazioni: o saggezza, o chiave di Il Papa l ha accarezzata con tenerezza. Lei, con quel filo di voce che le è rimasto, lo ha ringraziato. Gli ha raccontato della sua passione per la fotografia. Anzi ha chiesto al Pontefice di scegliere una delle quattro foto incorniciate e appese alle pareti della sua stanza, che lei ritiene tra le sue migliori. «A me piace quella con le tartarughe» ha detto sicuro il Santo Padre. E Giorgia: «Ottima scelta. Gliela manderò a casa sua». Poi è ripresa la visita agli altri reparti. Si è protratta sin quasi alle 19, quando il Pontefice ha lasciato il nosocomio. Era arrivato qualche minuto prima delle 16, accolto dal cardinale Tarcisio Bertone, dal segretario di Stato, l arcivescovo Pietro Parolin, dal presidente dell ospedale e dalla duchessa Maria Grazia Salviati, discendente della famiglia che nel 1924 fece dono del terreno e del complesso originario alla Santa Sede. Con il Papa erano l arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, il reggente monsignor Leonardo Sapienza e il medico Patrizio Polisca. (mario ponzi). David, o re delle genti, vieni, vieni!». E, ha insistito, sarà bene «ripetere tante volte: vieni!». Una preghiera che diventa esame di coscienza, per verificare «com è la nostra anima» e fare in modo «che non sia un anima che dica» agli altri di non essere disturbata, ma piuttosto «un anima aperta, un anima grande per ricevere il Signore in questi giorni». Un anima, ha concluso il Santo Padre, «che incomincia a sentire quello che domani nell antifona ci dirà la Chiesa: sappiate che oggi viene il Signore e domani vedrete la sua gloria». Presentato al Papa il presepe per piazza San Pietro Il presepe allestito quest anno in piazza San Pietro è stato presentato al Papa lunedì mattina, 23 dicembre, dal cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, accompagnato da alcuni rappresentanti dell arcidiocesi, della regione Campania, della bottega artigiana Cantone e Costabile e della società che cura l allestimento. All incontro erano presenti il cardinale Giuseppe Bertello, il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, monsignor Paolo Nicolini e don Rafael García de la Serrana Villalobos. Appello del Pontefice all Angelus in piazza San Pietro Una casa per ogni famiglia Con il suo atteggiamento di «piena disponibilità interiore alla volontà di Dio» san Giuseppe è un esempio per ogni cristiano. Lo ha detto Papa Francesco all Angelus di domenica 22 dicembre, in piazza San Pietro, indicando nello sposo di Maria il modello di «uomo buono», che «non odiava» e non permetteva «che il rancore gli avvelenasse l animo». Cari fratelli e sorelle, buongiorno! In questa quarta domenica di Avvento, il Vangelo ci racconta i fatti che precedettero la nascita di Gesù, e l evangelista Matteo li presenta dal punto di vista di san Giuseppe, il promesso sposo della Vergine Maria. Giuseppe e Maria vivevano a Nazareth; non abitavano ancora insieme, perché il matrimonio non era ancora compiuto. In quel frattempo, Maria, dopo aver accolto l annuncio dell Angelo, divenne incinta per opera dello Spirito Santo. Quando Giuseppe si accorge di questo fatto, ne rimane sconcertato. Il Vangelo non spiega quali fossero i suoi pensieri, ma ci dice l essenziale: egli cerca di fare la volontà di Dio ed è pronto alla rinuncia più radicale. Invece di difendersi e di far valere i propri diritti, Giuseppe sceglie una soluzione che per lui rappresenta un enorme sacrificio. E il Vangelo dice: «Poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto» (1, 19). Questa breve frase riassume un vero e proprio dramma interiore, se pensiamo all amore che Giuseppe aveva per Maria! Ma anche in una tale circostanza, Giuseppe intende fare la volontà di Dio e decide, sicuramente con gran dolore, di congedare Maria in segreto. Bisogna meditare su queste parole, per capire quale sia stata la prova che Giuseppe ha dovuto sostenere nei giorni che hanno preceduto la nascita di Gesù. Una prova simile a quella del sacrificio di Abramo, quando Dio gli chiese il figlio Isacco (cfr. Gen 22): rinunciare alla cosa più preziosa, alla persona più amata. Ma, come nel caso di Abramo, il Signore interviene: ha trovato la fede che cercava e apre una via diversa, una via di amore e di felicità: «Giuseppe gli dice non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1, 20). Questo Vangelo ci mostra tutta la grandezza d animo di san Giuseppe. Egli stava seguendo un buon progetto di vita, ma Dio riservava per lui un altro disegno, una missione più grande. Giuseppe era un uomo che dava sempre ascolto alla voce di Dio, profondamente sensibile al suo segreto volere, un uomo attento ai messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall alto. Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata. È così, era un uomo buono. Non odiava, e non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l animo. Ma quante volte a noi l odio, l antipatia pure, il rancore ci avvelenano l anima! E questo fa male. Non permetterlo mai: lui è un esempio di questo. E così, Giuseppe è diventato ancora più libero e grande. Accettandosi secondo il disegno del Signore, Giuseppe trova pienamente se stesso, al di là di sé. Questa sua libertà di rinunciare a ciò che è suo, al possesso sulla propria esistenza, e questa sua piena disponibilità interiore alla volontà di Dio, ci interpellano e ci mostrano la via. Ci disponiamo allora a celebrare il Natale contemplando Maria e Giuseppe: Maria, la donna piena di grazia che ha avuto il coraggio di affidarsi totalmente alla Parola di Dio; Giuseppe, l uomo fedele e giusto che ha preferito credere al Signore invece di ascoltare le voci del dubbio e dell orgoglio umano. Con loro, camminiamo insieme verso Betlemme. Al termine della preghiera mariana il Pontefice, riferendosi a uno striscione portato in piazza sul quale si leggeva la scritta «I poveri non possono aspettare», ha rivolto un pensiero a coloro che non hanno una casa dove vivere, invitando a fare «tutto il possibile» per garantire un alloggio a ogni famiglia. Leggo lì, scritto grande: I poveri non possono aspettare. È bello! E questo mi fa pensare che Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa. Dopo è dovuto fuggire, andare in Egitto per salvare la vita. Alla fine, è tornato a casa sua, a Nazareth. E io penso oggi, anche leggendo quella scritta, a tante famiglie senza casa, sia perché mai l hanno avuta, sia perché l hanno persa per tanti motivi. Famiglia e casa vanno insieme. È molto difficile portare avanti una famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale, invito tutti persone, entità sociali, autorità a fare tutto il possibile perché ogni famiglia possa avere una casa. Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti da vari Paesi per partecipare a questo incontro di preghiera. Il mio pensiero va alle famiglie, ai gruppi parrocchiali, alle associazioni e ai singoli fedeli. In particolare, saluto la comunità del Pontificio Istituto Missioni Estere, la Banda musicale di San Giovanni Valdarno, i ragazzi della parrocchia San Francesco Nuovo in Rieti, eipartecipanti alla staffetta partita da Alessandria e giunta a Roma per testimoniare l impegno in favore della pace in Somalia. A quanti dall Italia si sono radunati oggi per manifestare il loro impegno sociale, auguro di dare un contributo costruttivo, respingendo le tentazioni dello scontro e della violenza, e seguendo sempre la via del dialogo, difendendo i diritti. Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità. Buon pranzo e arrivederci! Nomina episcopale La nomina di oggi riguarda la Chiesa in Argentina. Vicente Bokalic Iglic vescovo di Santiago del Estero ( A rg e n t i n a ) Nato l 11 giugno 1952 a Lanús (Buenos Aires), nel 1970 è entrato nella congregazione della Missione (lazzaristi). Ha compiuto gli studi filosofici presso il Collegio Maximo dei gesuiti in San Miguel e quelli teologici nel seminario di Buenos Aires. Ha emesso i voti perpetui il 5 giugno Ordinato sacerdote l 11 aprile 1978, è stato incaricato della pastorale vocazionale e giovanile di Buenos Aires, e dal 1981 ha esercitato anche l ufficio di vicario parrocchiale di Nuestra Señora de la Medalla Milagrosa. Dal 1983 al 1986 è stato formatore ed economo, e dal 1987 al 1990 superiore nel seminario della congregazione della Missione. Dal 1991 al 1993 ha lavorato ancora nella parrocchia Nuestra Señora de la Medalla Milagrosa, dal 1994 al 1997 è stato missionario nella prelatura di Deán Funes e, dal 1997 al 2000, superiore del seminario della sua congregazione in San Miguel. Missionario e parroco nella diocesi di Goya dal 2000 al 2003, dal dicembre del 2003 al dicembre del 2009 ha esercitato l ufficio di superiore provinciale della congregazione della Missione. Quindi è stato destinato nuovamente alla parrocchia Nuestra Señora de la Medalla Milagrosa di Buenos Aires. Il 15 marzo 2010 è stato nominato vescovo titolare di Summa e ausiliare di Buenos A i re s.

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