MANUALE SULL ADOZIONE INTERNAZIONALE FRANCESCO DA RIVA GRECHI

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1 MANUALE SULL ADOZIONE INTERNAZIONALE FRANCESCO DA RIVA GRECHI

2 INDICE 1. La scelta di adottare un bambino straniero I diritti del bambino, la Convenzione sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale stipulata a L Aja il 29 maggio 1993 I presupposti dell adozione: il consenso e lo stato di abbandono La mediazione obbligatoria ed esclusiva degli enti autorizzati 2. Come diventare genitori adottivi La competenza del Tribunale per i minorenni e la dichiarazione di idoneita La procedura in generale La domanda definita dichiarazione di disponibilita La relazione dei servizi sociali Il decreto di idoneita La durata dell efficacia del decreto d idoneita e la sua eventuale revoca 3. A chi rivolgersi per trovare il bambino all estero Il sistema degli enti autorizzati 2

3 La procedura da seguire con gli enti autorizzati L autorizzazione della Commissione all ingresso in Italia del minore 4. Come inserire il bambino nel nostro paese L arrivo in Italia del bambino e l intervento dei servizi locali L efficacia in Italia dei provvedimenti stranieri 3

4 1. La scelta di adottare un bambino straniero I diritti del bambino e la convenzione dell Aja Le domande di adozione internazionale sono cresciute dal 1994 al 1999 da a su un totale di domande rispettivamente di e Negli stessi anni i decreti definitivi di adozione internazionale sono passati da a su un totale rispettivamente di e di In termini percentuali le domande di adottare un bambino straniero incidevano sul totale nel 1994 per il 43,9% mentre nello stesso anno ne venivano accolte in misura del 69.5% rispetto a quelle di adozione di un bambino italiano. Il trend si e mantenuto fino al 1999 in cui la percentuale di decreti di adozione di bambini provenienti dall estero era il 71% del totale. Per quanto riguarda il vigore della nuova legge i dati disponibili attengono alle autorizzazioni all ingresso di minori stranieri concesse a partire dal 16 novembre 2000, giorno successivo alla pubblicazione in G.U. dell Albo degli enti autorizzati che ha reso concretamente applicabile la nuova normativa in esame, fino al 30 giugno Le richieste sono state presentate da coppie e hanno riguardato bambini quindi 1.1 per ogni coppia, ne sono state accolte Per quanto riguarda la provenienza, i due terzi dei bambini proviene da paesi che non hanno ratificato la Convenzione. 4

5 Ai primi cinque posti della graduatoria ci sono paesi dell est, in quest ordine: Russia (17,7%), Ucraina (16,8%), Romania (12,6%), Bulgaria (12,6%) e Bielorussia (8,7%). Altri paesi dai quali proviene un numero non marginale di bambini adottati sono: l Iindia (8,3%), la Colombia (7,5%) e il Brasile (6%). Se adottare un bambino nato al di fuori dei confini nazionali e certamente piu agevole le ragioni sono facilmente intuibili. Discendono dal divario incolmabile che separa il nostro paese e i pochi altri industrializzati e inseriti al vertice del sistema globalizzato da quelli del terzo mondo con tutti i loro problemi. Gli abbandoni dell infanzia, soprattutto alla nascita, sono in Italia non piu di poche centinaia all anno, statisticamente quasi insignificanti seppure intollerabili. Nei paesi del terzo mondo o dell est europeo sono purtroppo un abitudine diffusa. Le condizioni di indigenza delle famiglie piu povere raggiungono in quei paesi livelli tali da considerare migliore per i bambini un futuro in una famiglia che li faccia crescere in un paese benestante. La mancanza di una disciplina organica che operasse a livello internazionale in modo da garantire la legalita delle pratiche necessarie a concludere le adozioni, il cosiddetto fai da te, non consentiva tuttavia una efficace tutela dei minori rispetto ad un flusso che poteva diventare un mercato sulla loro pelle. Si trattava di trovare l accordo tra il maggior numero possibile di Stati in modo da rendere operativo un sistema che offrisse finalmente le maggiori garanzie per il bambino da adottare traducendo in concreto il superiore interesse del minore consacrato quale principio fondamentale secondo lo spirito della Convenzione ONU 1989 sui diritti del fanciullo. 5

6 L accordo in questione e la Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione siglata a L Aja il 29 maggio Questa convenzione e stata ratificata dall ordinamento italiano con la legge 31 dicembre 1998, n I diritti del bambino sono sanciti nel testo della convenzione attraverso i suoi principi fondamentali. Abbiamo gia accennato al primo: il superiore interesse del minore che serve da criterio direttivo per risolvere qualsiasi questione. Un secondo e quello di sussidiarieta o residualita, per il quale il minore non puo essere avviato all adozione se lo Stato d origine non ha prima senza successo cercato un idoneo affidamento al proprio interno. Si riafferma in tal modo il legame del minore con lo Stato nazionale e l esercizio della sovranita di quest ultimo nella scelta di come provvedere ad assisterlo. Il terzo principio fondamentale e quello che informa la struttura organizzativa del sistema dell adozione internazionale e si fonda sulla cooperazione e competenza esclusiva delle Autorita centrali istituite presso gli Stati membri, rigettando definitivamente il sistema del fai da te. Nel caso dell Italia e la Commissione per le Adozioni internazionali istituita presso la Presidenza del Consiglio unico organismo deputato alla gestione delle procedure attinenti il reperimento e il trasferimento del minore dallo Stato d origine allo Stato d accoglienza prima di essere inserito nella famiglia adottiva. Il sistema si completa con le competenze degli enti di intermediazione, autorizzati dalla stessa Commissione, che hanno la 6

7 delega esclusiva per svolgere all estero l attivita preparatoria e realizzativa dell adozione internazionale, il raccordo pratico giuridico fra le competenti autorita del paese di provenienza del minore e del paese di accoglienza. Una volta ottenuta la dichiarazione di idoneita dal Tribunale per i minorenni i genitori aspiranti adottandi hanno l obbligo di rivolgersi ad uno di questi enti anziche ad intermediari non autorizzati. Questo consente di evitare l intervento di speculatori che potrebbero arricchirsi illecitamente gestendo il traffico dei bambini per il loro vantaggio economico mettendo in tal modo in essere una della attivita che piu ripugna la coscienza collettiva. La legge di ratifica, 31 dicembre 1998, n. 476 ha previsto sanzioni penali per chiunque svolge pratiche per l adozione internazionale senza autorizzazione. La convenzione ha quindi disegnato un sistema coerente volto alla cooperazione fra gli Stati membri in modo da ottenere l efficacia automatica dei provvedimenti di adozione pronunciati all estero che rispettino il principio del superiore interesse del minore. Le stesse garanzie, attinenti alle procedure, sono attuate anche con riferimento alle adozioni di bambini provenienti da paesi che non hanno ratificato la Convenzione, come quelli dell est europeo. In tali casi il provvedimento del paese di provenienza non e efficace automaticamente ma puo comunque essere riconosciuto a mezzo decreto del Tribunale per i minorenni che attribuisce ad esso valore di provvedimento di affidamento preadottivo in Italia. 7

8 I presupposti dell adozione, il consenso e l oggettivo stato di abbandono La convenzione si applica alle adozioni e agli affidamenti a scopo di adozione da parte di coniugi o di persone singole ma per questo aspetto non e intervenuta la ratifica quindi rimane il requisito secondo cui puo adottare solo una coppia e per giunta sposata e contempla unicamente le adozioni che determinano un legame di filiazione. Quale presupposto essenziale dell adozione essa pone l acquisizione del consenso delle persone, istituzioni ed autorita, il cui consenso e richiesto per l adozione, dopo aver loro assicurato la necessaria consulenza e informazione sulle conseguenze, particolarmente a proposito della rottura, a causa dell adozione, dei legami giuridici tra il minore e la sua famiglia di origine. Si tratta, ovviamente, dei genitori o di qualsiasi altra persona ne abbia la custodia. Per evitare il consenso estorto ad una madre prima del parto e stabilito che, nel caso sia richiesto, esso debba essere prestato solo successivamente alla nascita del minore. Anche quest ultimo, se richiesto, deve esprimere il suo consenso informato e assistito. Deve tenersi conto dei suoi desideri e opinioni, considerandone eta e maturita. La nostra disciplina nazionale contenuta anzitutto nella legge n. 184 del 1983 nella applicazione ricevutane dalla giurisprudenza anziche sul consenso fondava l adottabilita del minore sul suo stato di abbandono morale e materiale del quale il consenso poteva, al piu, considerarsi una prova. 8

9 Trattandosi di materia attinente a diritti indisponibili non si riteneva infatti il consenso sufficiente essendo invece indispensabile un provvedimento del giudice basato sull accertamento di una situazione oggettiva ed irreversibile di uno stato di abbandono morale e materiale.. La legge di riforma della 184/83 e di ratifica della convenzione, la 476/98, agli articoli 32, comma 2, lett. b) e 36 comma 2, lett. a) considera equipollenti le due fattispecie della condizione di abbandono del minore straniero e del consenso dei genitori alla perdita dei rapporti giuridici con il minore, per effetto del suo divenire figlio legittimo degli adottanti. Si tratta quindi di due presupposti alternativi per ritenere comunque l adottabilita del minore da parte della Commissione per le adozioni internazionali al momento di rilasciare l autorizzazione all ingresso e alla permanenza del minore straniero in Italia. La legge 28 marzo 2001, n. 149 che ha di recente nuovamente modificato la 184/83 sancisce l obbligo di acquisire il consenso del minore che abbia compiuto gli anni 14 al fine di perfezionare l adozione mentre per il minore che abbia almeno 12 anni e necessario solo che sia sentito. I minori che hanno un eta inferiore devono essere ascoltati in considerazione della loro capacita di discernimento. Naturalmente il consenso dei genitori e, per quanto possibile, del bambino, deve essere libero, assistito e informato altrimenti si rischia di ricadere in una prospettiva basata sulla capacita di persuasione e pressione da parte di poteri che non sempre agiscono nell ambito della legalita. Cio vale in primo luogo nel paese di origine del minore laddove il consenso deve essere anzitutto prestato all Autorita centrale ivi operante e poi certificato dalla Commissione italiana. 9

10 Anzi, negli ordinamenti stranieri, la consensualita alternativa all oggettiva situazione di abbandono e considerata molto piu favorevolmente nell interesse del minore ad una piu sollecita definizione dello stato di adottabilita. Di qui la necessita del rispetto dei requisiti previsti dalla Convenzione della liberta, informazione e assistenza riferiti al consenso stesso. La mediazione obbligatoria ed esclusiva degli enti autorizzati Proprio al fine di evitare che la maggiore facilita nell ottenere adozioni di bambini provenienti da paesi meno organizzati si traduca in rischi per i minori connessi alle ipotesi di sfruttamento non regolamentato la Convenzione ha imposto la mediazione obbligatoria ed esclusiva di enti che devono ricevere un autorizzazione ad operare all estero dall Autorita centrale del loro paese. Rivolgersi a questi enti e, come abbiamo visto, obbligatorio per i genitori che, ottenuto il decreto di idoneita all adozione debbano ricercare all estero il bambino da adottare. L esclusiva e invece assicurata dalla sanzioni penali che sono comminate a chiunque voglia agire in concorrenza con questi enti oppure si avvalga di soggetti non autorizzati nello svolgimento delle pratiche per l adozione di minori stranieri. Questi enti svolgono un ruolo essenziale in quanto delegati dalla Commissione ad agire all estero per curare i rapporti con l Autorita centrale straniera e svolgere quindi funzioni tipiche che rientrano nella Sovranita dello Stato. Caratteristica essenziale di questi enti e l assenza del fine di lucro. 10

11 Essi sono al centro del sistema delineato dalla Convenzione in quanto braccio operativo della Commissione per le adozioni internazionali. Agiscono nell interesse delle famiglie che ad essi si rivolgono. I requisiti previsti dalla legge affinche ottengano il rilascio dell autorizzazione da parte della Commissione sono: la struttura organizzativa adeguata ad operare al di fuori del territorio nazionale la specializzazione del personale addetto allo svolgimento delle pratiche l assenza del fine di lucro l assenza di discriminazioni ideologiche o religiose l impegno a partecipare ad attivita di promozione dei diritti dell infanzia nei paesi d origine la sede legale in Italia 2. Come diventare genitori adottivi Il sistema delineato dalla Convenzione e bipolare e assegna all Autorita centrale dello Stato di accoglienza il compito di stabilire l idoneita di chi aspira all adozione e all Autorita centrale dello Stato di origine la scelta del minore, alla luce delle caratteristiche degli aspiranti all adozione descritte in una relazione trasmessale dall Autorita dello Stato di accoglienza. 11

12 All Autorita dello Stato d origine compete la decisione in merito all adozione o all affidamento del minore a scopo di adozione, se e certo il consenso dei genitori adottivi e se c e, da parte dell altra Autorita centrale, concordanza sull ulteriore corso della procedura, nonche l impegno ad autorizzare l ingresso e la permanenza definitiva del minore nel proprio Stato. Una volta trasferito, il minore sara protetto dall Autorita centrale dello Stato di accoglienza, che si occupera di lui disponendo, se necessario, l affidamento ad un altra famiglia o addirittura il rimpatrio, previa informazione allo Stato d origine. Si tratta di uno schema che sostanzialmente esclude la giurisdizione in una materia che, incidendo sullo status delle persone, nel nostro ordinamento e, al contrario, appannaggio esclusivo del giudice. La competenza del Tribunale per i minorenni e la dichiarazione di idoneita La competenza del Tribunale per i minorenni e stata posta dalla nuova legge 476/98 all inizio e alla fine della procedura complessiva che si apre con la dichiarazione di idoneita, e si conclude con l ordine del Tribunale di trascrivere l adozione nei registri dello stato civile con efficacia costitutiva dell acquisto della cittadinanza. Si tratta di una rottura significativa rispetto al sistema dell adozione nazionale dominato dalla figura del giudice. Ne potrebbe essere altrimenti essendo l istituto fondamentale operante dal punto di vista giuridico quello dell adozione pronunciata all estero. 12

13 La procedura tuttavia prende il via a seguito della dichiarazione di idoneita pronunciata dal Tribunale e successivamente trasmessa alla Commissione e quindi tutto l ulteriore corso viene ad essere condizionato dalle prescrizioni poste dal giudice. Il decreto inoltre puo anche essere mirato cioe contenere indicazioni specifiche ai fini dell incontro tra i genitori adottandi e i minori (126 dei decreti di idoneita pronunciati dai Tribunali per i minorenni dal 16 novembre al 30 giugno sono stati di questo tipo). Il rispetto di queste indicazioni sara poi verificato dal Tribunale stesso al momento in cui dovra ordinare la trascrizione nei registri dello stato civile ma i momenti fondamentali della scelta del bambino e della pronuncia della sua adozione, soprattutto nel caso di adozione gia perfezionata all estero e non di affidamento preadottivo, sono sottratti alla sua competenza essendo i provvedimenti in essa rientranti destinati esclusivamente a rendere efficace in Italia la pronuncia dell autorita straniera. La procedura in generale La dichiarazione di idoneita e il primo atto di competenza del Tribunale per i minorenni e costituira poi il presupposto per tutti gli atti piu importanti che gli aspiranti genitori adottivi incontreranno nel successivo corso della procedura necessaria per portarsi a casa il loro bambino straniero. Essa e infatti richiesta nei passaggi fondamentali: al momento di dare incarico ad un ente autorizzato di curare la pratica all estero (art. 31 comma 1); affinche la competente autorita straniera, cui l ente l avra 13

14 trasmessa (31 comma 3, lett. b) formuli la proposta di incontro con il minore da essa prescelto; ai fini della dichiarazione di rispondenza dell adozione al superiore interesse del minore pronunciata dalla Commissione allo scopo di autorizzare l ingresso e la residenza dello stesso in Italia. Il decreto di idoneita costituisce quindi in ogni momento il parametro per valutare la capacita dei genitori adottanti ad accogliere il minore straniero nella loro famiglia. La domanda definita dichiarazione di disponibilita Nella procedura stabilita dalla nuova legge 184/83 riformata dalla l. 476/98 di ratifica della Convenzione sull adozione internazionale e nuovamente modificata dalla l. 28 marzo 2001 n. 149, la domanda per la dichiarazione di idoneita, da presentarsi al Tribunale per i minorenni del distretto dove gli interessati hanno la residenza (art. 29 comma 1) (se residenti all estero vale il luogo dell ultima residenza o il Tribunale di Roma), viene definita dichiarazione di disponibilita. Naturalmente il Tribunale e obbligato a ricevere e a protocollare tale dichiarazione di disponibilita ma soprattutto e obbligato a pronunciarsi con un decreto reclamabile avanti la Corte d Appello. Il Tribunale puo pronunciare immediatamente decreto di inidoneita per manifesta carenza dei requisiti che sono quelli previsti dall art. 6 della legge 184/83 riformata dalla 149/2001 e cioe : tre anni di matrimonio o convivenza stabile e continua nel periodo precedente al matrimonio per almeno tre anni accertata dal Tribunale (comma 4), non 14

15 separazione personale neppure di fatto, effettiva idoneita ad educare, istruire e mantenere i minori che si intendono adottare. Come abbiamo gia accennato la nostra legge non ha seguito la Convenzione dell Aja fino ad ammettere la possibilita di adottare in capo ai singles. L unico caso in cui questo sarebbe possibile per un cittadino italiano e quello di colui che risiede all estero da almeno due anni e quindi puo adottare in base alla legislazione vigente nel suo Stato di residenza; se questa gli consente l adozione in quanto single il Tribunale per i minorenni italiano deve riconoscerla in base al comma 4 dell art. 36 della nostra legge ad ogni effetto se conforme ai principi della Convenzione. Per quanto riguarda il limite di differenza di eta esso e stato recentemente innalzato dalla l. 149/2001 che ha modificato l art. 6 della l. 184/83 fissandolo nel comma 3 ad almeno diciotto anni e a non piu di quarantacinque. Questi stessi limiti sono inoltre ulteriormente superabili qualora dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti evitabile per il minore oppure quando sia superato da uno solo dei coniugi e in misura non superiore a dieci anni ovvero quando i coniugi hanno gia almeno un figlio naturale o adottivo di eta minore o, infine, quando l adozione riguardi un fratello o una sorella del minore gia dagli stessi adottato. 15

16 La relazione dei servizi sociali Se il Tribunale ritiene ammissibile la dichiarazione di disponibilita ha l obbligo di trasmetterne una copia entro 15 giorni dalla ricezione ai servizi sociali territoriali degli enti locali. I compiti di questi ultimi sono prescritti dall art. 29-bis, comma 4, della legge. Essi devono anzitutto informare gli aspiranti genitori adottivi, prepararli e acquisire ogni elemento utile dal punto di vista psicologico, sociale e familiare al fine di valutare la loro idoneita e soprattutto devono rendere una relazione completa al giudice entro il termine di quattro mesi dal ricevimento della dichiarazione di disponibilita degli adottanti. Nella loro attivita i servizi locali come pure gli enti autorizzati sono soggetti alla disciplina di tutela dei dati personali (legge sulla privacy). Segnaliamo fin da ora che gli stessi svolgono inoltre un ruolo fondamentale a partire dal momento in cui il minore fa il suo ingresso in Italia sia collaborando con l ente incaricato sia con un attivita di sostegno della famiglia ai fini di un corretto inserimento del minore che durera per almeno un anno. Tornando alla procedura per il decreto di idoneita, il Tribunale per i minorenni, ricevuta dai servizi la relazione sociale, puo disporre, eventualmente delegando un giudice singolo, degli ulteriori approfondimenti se lo ritiene necessario. 16

17 Esaurita l istruttoria il Giudice deve naturalmente convocare gli aspiranti all adozione per sentirli nell ambito della procedura in camera di consiglio. Il decreto d idoneita Comunque entro il termine di due mesi dalla ricezione della relazione dei servizi sociali il Tribunale per i minorenni dichiara con decreto motivato la sussistenza o meno nella coppia dei requisiti richiesti per adottare. Ritenuta quindi l idoneita il Giudice puo inserire nel decreto ulteriori indicazioni che costituiranno un binario da seguire nel corso successivo della procedura di adozione in particolare ai fini dell incontro che si svolgera all estero con il bambino adottando. Nel decreto quindi devono essere contenuti elementi di indirizzo nella scelta del minore da parte dell Autorita straniera competente, cui e trasmesso dall ente incaricato. Lo stesso decreto, inoltre, potra precisare il numero dei minori cui e commisurata l idoneita (il comma 7 del nuovo art. 6 della legge 184/83, riformulato dalla l. 149/2001 prevede che ai medesimi coniugi siano consentite piu adozioni anche con atti successivi soprattutto se relative a piu fratelli o a minori handicappati), nonche limitazioni specifiche con riferimento alle condizioni del minore o dei minori. Un tale potere del giudice e sempre stato riconosciuto dalla giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione e della Corte Costituzionale. 17

18 Naturalmente non saranno ammesse restrizioni in violazione del principio di uguaglianza e quindi relative alla razza, alla religione o comunque discriminatorie. E indubbio, del resto, che le determinazioni attinenti all idoneita, anche in rapporto al numero degli adottandi, attengono alla realizzazione del superiore interesse del minore. Una volta deliberata la dichiarazione d idoneita va trasmessa immediatamente e d ufficio alla Commissione per le adozioni internazionali, insieme a copia della relazione del servizio sociale e della domanda esistente agli atti. Se gli interessati hanno gia dato incarico ad un ente autorizzato copia del decreto sara trasmessa anche a questo. La durata dell efficacia del decreto di idoneita e la sua eventuale revoca L efficacia del decreto di idoneita copre tutta la durata della procedura - da intendersi successiva - che deve essere promossa dagli interessati entro un anno dalla comunicazione del provvedimento (art. 30 comma 2). L atto con cui si da impulso alla procedura stessa e l incarico obbligatorio ad un ente autorizzato previsto dal successivo art. 31. La copertura per tutta la durata della procedura si protrae fino all ordine con cui il Tribunale dispone la trascrizione nel registro dello stato civile del definitivo provvedimento di adozione. Quest ultimo puo essere il provvedimento definitivo perfezionatosi all estero come adozione e automaticamente efficace in 18

19 Italia in base alla Convenzione oppure un provvedimento del Tribunale italiano che ha dato seguito ad una fase di affidamento preadottivo svoltasi in Italia essendo in questo caso il minore giunto nel nostro paese senza un provvedimento perfezionato come adozione. Nel caso di adozione plurima la dichiarazione di idoneita pronunciata per piu bambini e da ritenersi efficace fino all adozione definitiva dell ultimo di essi in quanto prevista nella stessa dichiarazione. La revoca del decreto per cause sopravvenute, che incidano in modo rilevante sul giudizio d idoneita e disposta previo ascolto degli interessati e va comunicata d ufficio, immediatamente, dal Tribunale alla Commissione nonche all ente autorizzato cui i coniugi abbiano eventualmente gia conferito l incarico in modo da bloccare tempestivamente la procedura in corso. La legge non chiarisce se questa revoca e disponibile dal giudice d ufficio o su richiesta del Pubblico Ministero ma essendo quest ultimo legittimato ad agire per un eventuale reclamo e da ritenere lo sia anche in ordine alla revoca. Si applicano, del resto, le norme sui procedimenti in camera di consiglio. 3. A chi rivolgersi per trovare il bambino all estero Il sistema degli enti autorizzati Abbiamo visto come, ottenuto il decreto d idoneita, i genitori che aspirano ad adottare un bambino straniero devono compiere come primo atto dell ulteriore corso della procedura di adozione il conferimento 19

20 dell incarico ad un ente che sia autorizzato al fine specifico di agire all estero per svolgere le pratiche inerenti la scelta e l adozione del minore nel suo paese di origine. Tale incarico, giova ribadirlo, e obbligatorio ed esclusivo essendo previste sanzioni penali (fino a 8 mesi di reclusione o fino a 6 milioni di multa) anche per coloro che si rivolgono ad enti o persone non autorizzate semplicemente alla ricerca di un bambino da adottare e senza intenti speculativi, salvo che non risiedano gia, da almeno due anni, all estero (art. 72-bis l.184/83).. Naturalmente piu gravi, di un terzo, le sanzioni per coloro che svolgono l attivita di intermediazione senza l autorizzazione della Commissione. La scelta dell ente e anzitutto condizionata dal paese al quale gli aspiranti genitori adottivi intendono rivolgersi in quanto presso quel paese non tutti gli enti possono essere accreditati. Sebbene l ente eserciti poteri propri della Commissione ad essa attribuiti dalla Convenzione cosi come ratificata dalla legge italiana e da essa delegati agli enti stessi, questi ultimi sono soggetti privati a tutti gli effetti. Cio vale, anzitutto, per quanto attiene al funzionamento di quelle strutture organizzative che proprio la Commissione avra valutato prima di rilasciare l autorizzazione insieme agli altri requisiti che abbiamo gia visti. Tra questi occorre ricordare anzitutto l assenza del fine di lucro. Cio non significa che l ente non abbia diritto al rimborso delle spese legittimamente sostenute nonche agli onorari dovuti, in misura 20

21 ragionevole, alle persone che sono intervenute nella procedura per l adozione. Naturalmente dei limiti sono gia previsti nella disciplina della Convenzione: non sono ammessi, cioe ne un profitto materiale indebito ne una remunerazione sproporzionata per i dirigenti, gli amministratori e gli impiegati che operano nell organizzazione. Entro questi limiti, tuttavia, ricavabili anche dalla nostra legislazione in materia di ONLUS (d.lgs 460/97), e da riconoscersi una certa autonomia in materia di compensi. Ovviamente le entrate dell ente costituiscono le spese della procedura di adozione che gravano sui i fruitori del servizio, aspiranti genitori adottivi. Questi costi sono oggetto di controllo da parte della Commissione che esercita i poteri di vigilanza previsti dal regolamento che disciplina il suo funzionamento (D.P.R. 1 dicembre 1999, n. 492) tra i quali quello di definire uniformi parametri di congruita dei costi delle procedure di adozione. Del resto, fin dalla presentazione dell istanza per richiedere l autorizzazione alla Commissione, questi enti devono specificare il costo, per ciascun paese di operativita, richiesto alle coppie che intendono adottare un bambino. Il contenuto del rapporto tra l ente e le coppie quindi, sebbene di natura privatistica, non puo dirsi determinato interamente dall autonomia contrattuale. Si tratta di un contratto di mandato in cui, da un lato gli interessati manifestano la volonta di affidarsi all ente prescelto, accettandone ai fini di legge il modulo operativo e le condizioni in base alle informazioni che 21

22 questo deve avere loro preventivamente fornito (art. 31 comma 3, lett. a)) e dall altro lato l ente deve manifestare ai predetti il proprio impegno ad attivarsi per compiere le attivita sia materiali che giuridiche attinenti alla procedura di adozione. Nelle prestazioni dovute dall ente rientrano quelle dei professionisti dei quali esso si avvale e che forniscono prestazioni d opera intellettuale (avvocati, assistenti sociali, psicologi, sociologi ecc.). L attivita che l ente autorizzato svolge tuttavia non e solo quella che rientra nell incarico affidatogli dalla coppia. Esso agisce anche come delegato della Commissione espletando mansioni che costituiscono esercizio privato di pubbliche funzioni delicatissime essendo svolte per la maggior parte all estero in rappresentanza della Commissione stessa e quindi, indirettamente, dello Stato italiano. La procedura da seguire con gli enti autorizzati Ricevuto l incarico, l ente informa gli interessati sulle procedure e le concrete prospettive. Questi ultimi presentano all ente una domanda di adozione rivolta anche, genericamente, all autorita competente del paese verso cui sono intenzionati a rivolgersi per individuare il bambino da adottare. Dalla Commissione o dal Tribunale per i minorenni ( a seconda che l ente non abbia o abbia gia ricevuto l incarico al momento del decreto di idoneita ) l ente stesso riceve lo stesso decreto e la relazione dei servizi socio assistenziali locali. 22

23 L insieme della documentazione viene da questo trasferita all Autorita centrale del paese estero alla quale compete la formulazione della o delle proposta/e di incontro tra il minore o i minori adottabili da essa prescelto e gli aspiranti all adozione. La scelta del minore avviene da parte della stessa Autorita secondo il sistema di tutela e assistenza all infanzia operante nel suo paese. E chiaro che nei paesi piu poveri dove tale sistema e meno organizzato l ente incaricato ha piu liberta di movimento nella ricerca dei minori presso gli organismi di tutela dell infanzia o gli orfanotrofi. Naturalmente l attivita di intermediazione comprende ogni aspetto utile alla riuscita dell abbinamento. Da parte dei genitori che hanno conferito l incarico viene curata anzitutto la completezza dell informazione attinente alla salute del minore, alla sua famiglia e alla sua storia personale. Da parte dell Autorita centrale straniera interessa in primo luogo l acquisizione del consenso libero, informato e soprattutto certificato dei genitori adottivi cosi come richiesto dalla disciplina della convenzione. Non a caso tale consenso e richiesto rispetto alla proposta d incontro anziche all adozione vera e propria. La nostra disciplina si e discostata sul punto da quella della Convenzione che si e ispirata al principio della consensualita dell adozione. Quest ultima nel nostro ordinamento puo essere pronunciata solo a seguito del riscontro di presupposti obbiettivi a partire dalla situazione di abbandono del bambino. 23

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