Le vie legali alla crisi di coppia

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1 Le vie legali alla crisi di coppia Le cause della rottura: infedeltà, liti, violenza, sesso, alcol, infermità, educazione dei figli, suocera, fede religiosa, shopping compulsivo Larga prevalenza della separazione consensuale Di Germano Palmieri Se il matrimonio entra in crisi e si pone quindi il problema di un ritorno dei coniugi allo stato di single (nel 2011 l ISTAT ha registrato una durata media dei matrimoni di 15 anni), si aprono due strade: la separazione consensuale e la separazione giudiziale. La separazione consensuale, come la stessa espressione lascia intendere, viene chiesta dai coniugi di comune accordo, mentre si ricorre alla separazione giudiziale se uno dei coniugi, a differenza dell altro, non intende separarsi, o se sorgono divergenze su a chi dei due sia addebitabile il fallimento del matrimonio, lasciando che sia il Tribunale a stabilire torti e ragioni. Se invece i coniugi si separano senza chiedere l intervento del giudice si ha la separazione di fatto, priva di conseguenze per il diritto: per la legge, quindi, è come se fossero ancora marito e moglie a tutti gli effetti. Un diritto che permane in capo al coniuge nonostante la separazione è quello al risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla morte dell altro in seguito a sinistro stradale, purché si accerti -ha precisato la Cassazione con sentenza 17/1/2013, n che l'altrui fatto illecito abbia provocato nel coniuge superstite quel dolore e quelle sofferenze morali che solitamente si accompagnano alla morte di una persona più o meno cara.

2 La separazione consensuale La separazione consensuale è sicuramente preferibile a quella giudiziale: sia perché non vengono resi noti, sia pure a persone tenute al segreto professionale e d ufficio (giudici e avvocati, ma di regola vengono anche escussi amici e conoscenti in qualità di testimoni, che non hanno quest obbligo), fatti intimi e personali se non vere e proprie meschinità e bassezze, con conseguente, ulteriore inasprimento della tensione fra i coniugi; sia perché è sufficiente un solo avvocato che li assista entrambi (diversi Tribunali -fra questi Roma e Milano- non richiedono l assistenza del difensore, per cui il ricorso può essere presentato direttamente dai coniugi), sia, infine, perché si perviene alla sentenza con una certa rapidità, se si considerano i tempi biblici della giustizia civile: circostanza non riscontrabile nella separazione giudiziale, che può richiedere tempi anche molto lunghi, tutto dipendendo dalle munizioni a disposizione dei contendenti e dall abilità dei difensori; si calcola che occorrano in media 4-5 mesi per arrivare alla separazione consensuale, contro quasi tre anni per definire quella giudiziale, e non a caso la prima soluzione è di gran lunga la più praticata: nell 84,8% dei casi nel Entrambe le forme di separazione incidono ovviamente sui cardini del matrimonio, scolpiti nel secondo comma dell art. 143 c.c.; esse, infatti, eliminano l obbligo della coabitazione e attenuano quelli dell assistenza e della fedeltà. Per quanto riguarda in particolare la fedeltà, la Corte d Appello di Perugia (sentenza del 18/7/1997) ha precisato che i coniugi, anche dopo la separazione, hanno il dovere reciproco di fedeltà, dovere che non può ritenersi violabile senza limiti: non solo perché la sua inosservanza può pregiudicare definitivamente la ripresa della comunione interconiugale, e perché in presenza di figli si esige una condotta che non rechi loro pregiudizio, ma soprattutto per la correttezza dovuta alla permanenza del vincolo e al rispetto della dignità dell altro soggetto che conserva la qualità di coniuge. Per la Corte

3 d Appello di Palermo, invece (sentenza n del 19/12/2011), una volta cessata la convivenza i comportamenti successivi del coniuge, ancorché ex ante idonei ad addebitargli la separazione, sono ininfluenti. Un altro aspetto comune ai due tipi di separazione è che i relativi atti, documenti e provvedimenti sono esenti da imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa, avendo la Cassazione (sentenza n del 2/3/2005) esteso a questi istituti giuridici il beneficio fiscale previsto per lo scioglimento del matrimonio o per la cessazione dei suoi effetti civili dall art. 19 della L. 6/3/1987, n. 74). Come primo atto il Presidente del Tribunale, una volta ricevuto il ricorso, sente personalmente i coniugi, prima separatamente e poi insieme, allo scopo di tentarne la riconciliazione, e solo se questa non riesce (ciò che avviene quasi sempre) dà seguito al procedimento. Affinché la separazione consensuale assuma rilievo per il diritto dev essere omologata dal Tribunale: occorre, cioè, che quest organo la convalidi, previo accertamento della regolarità della procedura seguita; qualora, infatti, le modalità concordate dai coniugi fossero in contrasto con l interesse dei figli, il Tribunale provvederebbe a modificarle prima dell omologazione. Il provvedimento col quale il Tribunale omologa la separazione consensuale (la forma è quella del decreto) può essere impugnato davanti allo stesso Tribunale per vizi del consenso (per es. violenza morale, dolo) ai sensi dell art e segg. c.c. Se un coniuge si era impegnato a rimborsare all altro una spesa da questi sostenuta in favore dei figli, è opportuno riprodurre, o quanto meno richiamare espressamente, quest obbligo nel verbale di omologazione della separazione consensuale, pena la sua inefficacia (Cass. 5/1/1984, n. 14). Le eventuali modifiche apportate dai coniugi agli accordi intervenuti in sede di omologazione della separazione consensuale, anche se migliorative delle condizioni di mantenimento del nucleo familiare includente figli minori, sono inefficaci se non sono omologate dal Tribunale (Cass. 13/2/1985, n. 1208): è pertanto necessario un nuovo intervento di quest organo. Se i

4 coniugi si riconciliano la separazione consensuale omologata s interrompe ed è pertanto necessaria una nuova comparizione presidenziale affinché possa decorrere nuovamente il termine di cui all art. 3, n. 2, lett. b) della L. 1/12/1970, n. 898 (Trib. Brindisi, 1/2/1999), ossia il periodo di tre anni per poter chiedere il divorzio. Affinché si abbia riconciliazione per fatti concludenti, che ai sensi dell art. 157 c.c. faccia cessare gli effetti della sentenza di separazione, è però necessario che vi sia il ripristino del consorzio familiare nei suoi rapporti materiali e spirituali: non è quindi sufficiente che i coniugi ripristino la convivenza a titolo sperimentale, ma occorre la completa ripresa dei rapporti tipici della vita coniugale (Cass. 6/10/2005, n ); il Tribunale di Napoli (sentenza del 19/3/1991) ha ravvisato tali rapporti nella coabitazione nella stessa casa, nella pratica dei rapporti sessuali, nei ricevimenti di amici comuni nella propria abitazione, nelle visite agli amici comuni, nel soggiorno in località di vacanza nei fine settimana, nelle preoccupazioni e nelle attenzioni per la salute dell altro coniuge. Per la Cassazione (sentenza del 16/10/2003, n ) neppure il concepimento di un figlio durante la separazione rappresenta una circostanza decisiva per la sussistenza della riconciliazione, se il contesto del rapporto fra i coniugi è caratterizzato da disistima e indifferenza affettiva; per aversi, infatti, una vera e propria riconciliazione ''non basta il ripristino e il mantenimento di frequenti rapporti, anche sessuali, ma occorre la restaurazione di un nucleo familiare''. Sempre a proposito di riconciliazione, o meglio di tentativo di riconciliazione da parte di un coniuge, la Suprema Corte (sentenza n del 13/1/2006) ha stabilito che non commette reato il marito che, abbracciando con slancio la moglie dalla quale è separato, le chiede di fare l amore "pronunciando alcune parole di affetto, desiderio, frustrazione, forse con l'intento di ripristinare l'intimità perduta. Una volta, comunque, avvenuta la riconciliazione fra i coniugi dopo l omologazione della separazione, oltre a cessare gli effetti personali della separazione, con conseguente impossibilità di pronunciare lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio (Cass.

5 6/12/2006, n ), si ricostituisce ipso iure la comunione legale già disciolta al momento della separazione stessa (Trib. Milano, 10/11/2003, n ). Una separazione, introdotta come consensuale, può trasformarsi in giudiziale se un coniuge, ancorché abbia sottoscritto il ricorso, si presenta il giorno dell udienza davanti al Presidente del Tribunale e dichiara di voler proporre ricorso per separazione giudiziale. Alla trasformazione della consensuale in giudiziale con addebito non è di ostacolo il provvedimento di omologazione; infatti il comportamento di un coniuge che, prima dell omologazione della separazione consensuale e dopo il provvedimento presidenziale di esonero dalla convivenza, ostenti pubblicamente una propria relazione adulterina, può giustificare, su domanda dell altro coniuge, la suddetta modifica, ancorché la separazione sia stata nel frattempo omologata, considerato che il venir meno della convivenza, e quindi dell obbligo di fedeltà, non osta alla configurabilità di una violazione dei persistenti doveri discendenti dal matrimonio quando l infedeltà si traduca in atti gravemente offensivi dell onore e del decoro dell altro coniuge (Cass. 14/4/1988, n. 2964). La separazione giudiziale Se non ricorrono i presupposti per una separazione consensuale i coniugi devono ripiegare sulla più traumatica separazione giudiziale, altrimenti conosciuta come separazione con addebito. La Cassazione (sentenza n. 559 dell 11/7/2002) ha precisato che, ai fini dell addebito della separazione all uno o all altro coniuge, le circostanze affermate da uno dei due non possono considerarsi provate soltanto perché l altro non le ha contestate. Si deve poi stabilire se la violazione dei doveri coniugali da parte di un coniuge sia stata determinante ai fini della crisi matrimoniale, o se sia intervenuta quando già la convivenza era divenuta intollerabile; nel qual caso, infatti, la separazione dev essere pronunciata senza addebito (Cass. 16/7/2003, n ). Separazione senza addebito anche nel caso del marito che

6 intratteneva una relazione extraconiugale perché la moglie non voleva avere figli (Cass. 21/9/2012, n ). E a proposito di relazioni extraconiugali, la Suprema Corte (sentenza n dell 11/12/2013) non ha addebitato la separazione al marito che, durante il matrimonio, aveva concepito un figlio con l amante, poiché la crisi coniugale era intervenuta prima che iniziasse il tradimento. Separazione per colpa del marito, invece (Cass. 25/3/2009, n. 7207), perché intratteneva una relazione omosessuale. Il Presidente del Tribunale, al pari di quanto già visto per la separazione consensuale, come primo atto sente personalmente i coniugi per tentarne la riconciliazione. La sentenza di separazione dispone fra l altro in ordine all affidamento dei figli all uno o all altro coniuge, o ad entrambi (affidamento condiviso), anche se i genitori non sono d accordo su quest ultima soluzione, l importante essendo che lo esiga l interesse dei figli (Trib. Brindisi 11/1/2001 e Trib. Varese 21/1/2013); figli che, in tale ipotesi, convivono stabilmente con uno dei genitori, ma le decisioni più importanti vengono adottate da entrambi. La sentenza stabilisce anche la misura e il modo in cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento, all istruzione e all educazione dei figli. Dalla separazione personale dei coniugi può nascere sul piano economico, a parte l assegnazione della casa coniugale, solo il diritto ad un assegno di mantenimento di un coniuge nei confronti dell altro, quando ne ricorrano le circostanze specificamente previste dalla legge, con conseguente esclusione della possibilità di richiedere ex art c.c., ancorché la separazione sia addebitabile ad uno di essi, il risarcimento del danno a qualsiasi titolo risentito a causa della separazione stessa (Cass. 6/4/1993, n. 4108). Con una successiva decisione (n del 15/9/2011), però, la Suprema Corte, con riferimento all infedeltà, ha stabilito che, se questa è stata la causa che ha portato alla separazione, ed è stata consumata con modalità plateali e particolarmente frustranti per il coniuge tradito, questi ha diritto al risarcimento del danno.

7 La sentenza di separazione, al pari di quella di divorzio, costituisce titolo per iscrivere ipoteca sui beni del coniuge tenuto al versamento dell assegno di mantenimento. In entrambi i casi il coniuge tenuto al pagamento può, previo accertamento delle sue condizioni economiche, ottenere dal giudice l ordine di cancellazione dell ipoteca ai sensi dell art c.c. (Cass. 6/7/2004, n ). Il Tribunale può vietare alla moglie l uso del cognome del marito, o, al contrario, autorizzarla a non usarlo. Può anche accadere che, nel palleggio di responsabilità fra i coniugi, il Tribunale concluda che la separazione è addebitabile a entrambi; nel qual caso viene meno il diritto al mantenimento e la minore o maggiore responsabilità dell uno o dell altro coniuge può essere presa in considerazione dal giudice limitatamente ai fini degli alimenti che l interessato dovesse chiedere all altro (Cass. 19/10/1988, n. 5698). Tornando alle ragioni che possono indurre il Tribunale ad addebitare la separazione all uno o all altro coniuge, non può costituire addebito per la moglie il fatto che questa, pur non avendone bisogno essendo il marito disposto a mantenerla al livello da lei desiderato, voglia affermare la propria personalità nello svolgimento di un onesto lavoro retribuito o altra attività, anche impegnativa quanto e più di quella del marito stesso, quando ciò non comprometta irreparabilmente l unità della famiglia e sia conforme all indirizzo della vita familiare concordato dai coniugi prima o dopo il matrimonio, e non pregiudichi in modo apprezzabile, per l eccessiva assenza materna da casa, lo sviluppo psico-fisico dei figli (Cass. 21/10/1980, n. 5641). Né può essere sempre motivo di addebito della separazione il fatto che il marito esca sistematicamente da solo la sera, e che trascorra, sempre da solo, le vacanze estive, dovendosi accertare se questi comportamenti sono stati la causa o non piuttosto la conseguenza della crisi coniugale (Cass. 16/11/2005, n ). E stato invece considerato motivo di addebito della separazione il comportamento di un marito che aveva abbandonato

8 la casa coniugale per convivere con un altra donna, riducendo i suoi rapporti con i figli, e che dopo un anno aveva proposto domanda di separazione (Cass. 8/9/1998, n. 8868). A proposito di fedeltà, l inosservanza di quest obbligo matrimoniale può essere causa (anche esclusiva) dell addebito della separazione solo quando risulti accertato che la crisi dell unione sia riconducibile a tale violazione, mentre il comportamento infedele, se successivo al verificarsi di una situazione d intollerabilità della convivenza (maturata quando i coniugi vivevano separatamente perché a ciò autorizzati dal Presidente del Tribunale), non è di per sé rilevante e non può, di conseguenza, giustificare una pronuncia di addebito della separazione quando non sia qualificabile come concausa concorrente della rottura del rapporto (Cass. 17/7/1999, n. 7566). Questo orientamento è stato confermato da tre successiva decisioni. Con la prima (Cass. 27/11/2003, n ) si è stabilito che la violazione, da parte di un coniuge, del dovere di fedeltà, unita all assenza d interesse sessuale nei confronti dell altro coniuge, non legittima di per sé, automaticamente, la pronuncia di separazione con addebito al coniuge infedele, dovendo il giudice accertare l esistenza di un nesso causale fra questa condotta, costituente violazione dei doveri coniugali, e la rottura dell armonia coniugale. Con la seconda (Cass. 26/5/2004, n ) si è invece stabilito che non costituisce necessariamente causa di addebito della separazione una relazione adulterina, nota e sopportata dall'altro coniuge, se, una volta cessata, sia stata superata dalle parti. Può invece costituire causa di addebito, ha precisato questa decisione, la relazione adulterina che duri cinque o sei anni e che, se inizialmente sopportata, può essere causa del fallimento del matrimonio a causa del suo protrarsi, posto che nessun coniuge è tenuto a sopportare per un tempo indefinito una situazione che necessariamente incide sul rapporto di fiducia che deve sussistere all'interno della coppia. Con la terza sentenza (n del 21/10/2005) la Suprema Corte ha escluso che la separazione potesse essere addebitata alla moglie e alla relazione extraconiugale da questa intrattenuta con un terzo, una volta accertato che la domanda di separazione da essa

9 proposta aveva preceduto la conoscenza che il marito aveva avuto dell infedeltà. Addirittura l essersi la moglie abbandonata all esercizio della prostituzione può non essere causa di addebito della separazione, se l unione dei coniugi era entrata in crisi prima di questo comportamento, che ne era anzi la conseguenza (19/9/2006, n ). Ai fini dell addebito della separazione per infedeltà, come sopra anticipato, è ininfluente la relazione extraconiugale sia intrattenuta con una persona dello stesso sesso (Cass. 23/1/2009, n. 1734). L esistenza, o meno, del nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale dev essere frutto di un accertamento rigoroso e di una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi da parte del giudice (Cass. 9/6/2000, n. 7859): è stata, per esempio, addebitata al marito la separazione poiché era risultato che non aveva assoggettato ad un ponderato vaglio le gravi notizie raccolte in ordine ad una presunta relazione extraconiugale della moglie, peraltro non provata in corso di giudizio, prima di assumere iniziative comportamentali (quali l allontanamento dalla casa coniugale) e giudiziali (Trib. Napoli, 19/3/1991). La circostanza, poi, che la moglie abbia tradito il marito che solo dopo un anno e mezzo dalla celebrazione del matrimonio l aveva messa al corrente della propria impotentia generandi, non è stata ritenuta dalla Cassazione (sentenza n del 27/1/2009) motivo sufficiente per addebitarle la separazione. L infedeltà può essere anche apparente (si parla in proposito di adulterio sentimentale), nel senso che non è dimostrata ma si sostanzia in un comportamento tale da recare offesa all onore dell altro coniuge perché per il modo in cui si è manifesta è obiettivamente tale da ingenerare nel consorte e nei terzi il fondato sospetto di tradimento. Affinché essa possa costituire titolo di addebito della separazione è necessario che sia desumibile dal comportamento del coniuge apparentemente adultero, con la conseguenza che la separazione non sarà addebitabile ove sia lo stesso coniuge offeso a rendere pubblico un comportamento dai terzi non conosciuto (Cass. 28/10/1982, n. 5635). Con una successiva

10 pronuncia (n del 29/11/1983) la Cassazione ha chiarito che l infedeltà apparente fra coniugi separati integra l ipotesi dell ingiuria grave e costituisce causa di addebito qualora: a) la condotta del coniuge infedele sia tale da ingenerare nell altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento; b) il comportamento sia animato dalla consapevolezza e dalla volontà di commettere un fatto lesivo dell altrui onore e dignità; c) dalla condotta dell infedele sia derivato un pregiudizio per la dignità personale dell altro coniuge, stante la sensibilità del tradito e dell ambiente in cui vive. Per la Corte d Appello di Perugia (sentenza del 28/9/1994) anche una relazione platonica extraconiugale può portare alla separazione con addebito a carico del coniuge, se in considerazione degli aspetti esteriori con i quali il sentimento è coltivato e dell ambiente ristretto in cui i coniugi vivono, dà luogo a plausibili sospetti di infedeltà, comportando offesa alla dignità e all onore dell altro coniuge. La Suprema Corte (sentenza n del 12/4/2013) non ha invece ritenuto sufficiente alla pronuncia della separazione con addebito la relazione, meramente platonica, intrattenuta dalla moglie con un altro uomo e caratterizzata da telefonate e scambi di , senza sfociare in rapporti sessuali. Non assurge neanche ad infedeltà apparente, ed è quindi irrilevante ai fini dell addebito della separazione, il rapporto di amicizia con persona dell altro sesso, quando non vi siano elementi tali da configurare una concreta e riconosciuta ipotesi di adulterio; fatto, questo, da valutarsi in ogni caso comparativamente ai reciproci comportamenti dei coniugi nel contesto familiare (Trib. Perugia, 14/3/2000). L infedeltà può costituire anche motivo di revoca della donazione ai sensi dell art. 801 c.c. (Cass. 4/11/20110, n ). Anche le liti, per gravi o futili che possano essere i motivi che le innescano, possono essere motivo di addebito della separazione; il Tribunale di Napoli (sentenza dell 8/2/1980) ha però stabilito che lo scambio di espressioni ingiuriose, gli occasionali litigi, gli atti d incomprensione non sono tali da costituire di per sé comportamenti contrari ai doveri derivanti dal matrimonio ex art. 143 c.c., per cui in questi casi ricorre l ipotesi di cui al primo comma dell art. 151 c.c., che stabilisce che

11 la separazione personale dei coniugi dev essere dichiarata senza addebito. In questo ambito il Tribunale di S. Maria Capua Vetere (sentenza del 5/2/2004) ha escluso che lo schiaffo inferto dal marito alla moglie, pur censurabile in altra sede come violenza privata, potesse assurgere a motivo di separazione con addebito, essendosi accertato che il fatto si era verificato dopo quello, giuridicamente rilevante, della separazione morale e personale dei coniugi. Né è stato ritenuto motivo di addebito della separazione a carico della moglie l avere questa deciso l interruzione della gravidanza senza avere preventivamente reso partecipe il marito-padre della propria decisione (Trib. Monza 26/1/2006, n. 388). Se il comportamento di un coniuge assume i connotati dei maltrattamenti in famiglia, la valutazione del giudice penale, che all esito dell indagine diretta ad accertare l elemento psicologico del reato lo escluda, per avere la pretesa vittima tenuto comportamenti reattivi analoghi a quelli dell imputato, non preclude al giudice civile di valutarli diversamente ai fini dell addebito della separazione (Cass. 5/6/1987, n. 4911). Fra le cause di addebito della separazione il Tribunale di Genova (sentenza del 10/3/1981) non ha annoverato lo stato di ubriachezza, che è soprattutto malattia, e che in quanto tale dovrebbe trovare comprensione e conforto nell ambito della famiglia. La separazione con addebito è stata negata dai giudici (Cass. 18/12/2013, n ) anche nel caso di un coniuge dedito all alcol, se prima del matrimonio questa patologia era nota all altro coniuge. Di diverso avviso il Tribunale di Bologna (sentenza n del 15/12/2003), che ha considerato rilevante l uso di bevande alcoliche non accompagnato dalla prova di aver intrapreso cure disintossicanti. Separazione con addebito anche a carico del coniuge affetto da shopping compulsivo (Cass. 18/11/2013, n ). I coniugi, come stabilito dall art. 144 c.c., concordano l'indirizzo della vita familiare, per cui il perdurare, da parte di un coniuge, di un atteggiamento sordo alle valutazioni e alle richieste dell'altro coniuge, e a tratti violento ed eccessivamente rigido, può tradursi, oltre che in una

12 violazione degli obblighi del genitore nei confronti dei figli, anche nella violazione dell'obbligo nei confronti dell'altro coniuge di concordare l'indirizzo della vita familiare, tale da giustificare una richiesta di separazione per colpa (Cass. 2/9/2005, n ). Nei rapporti fra coniugi di diversa nazionalità occorre tener conto della cultura e della concezione della famiglia vigenti nei due Paesi; alla luce di questo criterio, se il comportamento autoritario e indipendente della moglie, cittadina straniera, è contrario alla concezione dei rapporti familiari comunemente sentita in Italia, esso non può essere imputato alla moglie, alla quale non può pertanto essere addebitata la separazione (App. Messina, 23/11/1979). A proposito di comportamento autoritario, il divieto imposto dal marito alla moglie di recarsi dal parrucchiere e di acquistare cosmetici, e la pretesa di tagliare personalmente i capelli a lei e ai figli, sono stati considerati dal Tribunale di Catania (sentenza del 31/12/1992) grave offesa alla dignità della moglie e non lieve pregiudizio al decoro e all aspetto estetico della partner e della prole, e quindi motivo di addebito della separazione. La regola è che ciascuno abbia piena ed illimitata libertà di professare e manifestare qualsiasi fede religiosa, essendo il nostro ordinamento improntato a principi di laicità e di aconfessionalità. Da ciò consegue che il praticare e manifestare la propria fede, anche nelle forme più rigorose e integraliste, con l unico limite dell ordine pubblico e del buon costume, non può di per sé costituire causa di addebito della separazione, a meno che non si accerti in concreto che i comportamenti di vita adottati abbiano prodotto violazione dei doveri derivanti dal matrimonio, verso il coniuge o verso i figli, tali da rendere intollerabile la convivenza coniugale (Cass. 9/8/1988, n. 4892). Seguendo questa linea interpretativa il Tribunale di Bologna (sentenza del 5/2/1997) ha addebitato la separazione al marito che, privilegiando i doveri derivanti dall appartenenza alla religione professata, era venuto meno a quelli elementari di assistenza e collaborazione verso la moglie, privata anche della privacy

13 domestica a causa della continua presenza, imposta dal coniuge, nella casa coniugale (un monolocale), di correligionari di passaggio, pretendendo altresì di trasmettere al figlio un atteggiamento d intransigenza, intolleranza e acritico rifiuto verso l altrui condotta, soprattutto religiosa, impedendogli in tal modo di vivere ed assimilare un regolare processo di socializzazione. Separazione con addebito anche per il coniuge che, in seguito all adesione a una confessione religiosa, si allontani dalla casa familiare (Cass. 6/8/2004, n ). Per restare in tema, motivo di contrasto fra i coniugi può essere l educazione religiosa dei figli. In forza del principio costituzionale della libertà di fede e di culto, ciascuno ha il diritto di mantenere o di mutare la propria fede religiosa, e di partecipare, con il proprio bagaglio culturale e confessionale, alla determinazione dell indirizzo della vita familiare, ed in particolare all educazione della prole; ne consegue che non può addebitarsi la separazione a quello dei coniugi che abbia mutato la propria fede religiosa, al tempo delle nozze comune a entrambi (nella specie, cattolica), ed abbia abbracciato altro credo (nel caso di specie testimoni di Geova), curando altresì di far conoscere alla prole, senza imporla, la nuova religione, allorché quest ultima non si traduca in pratiche contrarie alla morale e all ordine pubblico (Trib. Velletri, 17/5/1986). La Suprema Corte (sentenza n del 4/11/2013) ha puntualizzato che un genitore separato non può pretendere d imporre ai figli minori un credo religioso diverso da quello nel quale sono stati allevati, poiché ciò potrebbe influire sulla loro corretta formazione psicologica e affettiva.

14 Il grave stato d infermità di uno dei coniugi, perdurante nel tempo e non reversibile, può costituire, per le modalità in cui si manifesta e per le implicazioni che proietta sulla vita degli altri componenti il nucleo familiare, specialmente se investe la sfera psichica della persona, precludendo ogni possibilità di comunicazione o di intesa, elemento di grave alterazione dell equilibrio coniugale, tale da determinare un oggettiva impossibilità di prosecuzione della convivenza; in una situazione del genere, se l altro coniuge non adempie ai doveri di assistenza morale e materiale, ai fini dell eventuale pronuncia di addebito della separazione la violazione di tale dovere non può essere valutata in sé, ma occorre accertare in concreto, con riferimento a tutte le circostanze e alla successione temporale degli avvenimenti, se la condotta del coniuge rifletta un atteggiamento di mero rifiuto dell impegno solidaristico assunto con il matrimonio, con efficacia diretta sulla definitiva dissoluzione del vincolo matrimoniale, o non costituisca piuttosto la presa d atto di una non superabile e già maturata situazione d impossibilità della convivenza (Cass. 20/12/1995, n ). In particolare, la sopravvenuta malattia psichica di un coniuge, che induca quest ultimo a un comportamento anormale e pericoloso, è stata ritenuta motivo di separazione personale ma senza addebito di responsabilità (Trib. Monza, 12/12/1985). Anche la sterilità di un coniuge può essere motivo di addebito della separazione; in particolare, è stata addebitata al marito la separazione in una situazione in cui questi, non accettando la sterilità della moglie, si era sottratto, fino a chiedere la separazione con addebito alla moglie stessa, ai propri doveri di assistenza morale in favore del coniuge, tanto più che la moglie si era sottoposta a lunghe e costose, ma vane, terapie specifiche, pur rifiutando, nonostante le pressioni del marito, di continuarle dopo il raggiungimento di un età cronologicamente avanzata (nella specie 41 anni), nella quale un eventuale gravidanza sarebbe stata a rischio (Trib. Lecce, 14/10/1994). Addebitata al marito la separazione anche nel caso in cui egli, pur essendo stato edotto, in sede di visita di leva,

15 conclusasi con l esonero immediato e definitivo dall attività militare, di un anomalia fisica (nella specie, sindrome di Klinefelter) tale da renderlo sicuramente incapace alla procreazione, pur se non del tutto incapace alla congiunzione carnale, aveva, prima delle nozze, taciuto tale sua condizione all altra parte (Trib. Monza, 4/3/1988). A riguardo la Cassazione (sentenza n del 10/5/2005) ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale, in capo al coniuge cui l altro coniuge, prima del matrimonio, non aveva comunicato una propria disfunzione sessuale, tale da impedirgli l'assolvimento dell'obbligo coniugale, ledendo così il diritto fondamentale del coniuge a realizzarsi pienamente nella famiglia, nella società ed eventualmente come genitore. L addebito della separazione, a norma del secondo comma dell art. 151 c.c., presuppone che la situazione d intollerabilità della prosecuzione della convivenza, o di grave pregiudizio per la prole, giustificativa della separazione stessa, sia imputabile a comportamenti coscienti e volontari; pertanto, se la rottura fra i coniugi deriva dall astenia sessuale dell uno, a causa di malattia, e da intolleranze e recriminazioni dell altro, in reazione a tale disfunzione, assume rilevanza, al fine indicato, il secondo dei predetti comportamenti, in quanto, a differenza del primo, implica una volontaria inosservanza degli obblighi di assistenza e comprensione verso l altro coniuge (Cass. 6/9/1985, n. 4639). Per concludere sul punto, il rifiuto di un volontario di un coniuge d intrattenere rapporti affettivi e sessuali con l altro (nella specie protrattosi per sette anni) è stato riconosciuto dalla Suprema Corte (sentenza n del 23/3/2005) giusto motivo di addebito della separazione, senza che fosse necessario procedere ad una valutazione comparativa con la condotta dell altro coniuge. L obbligo di assistenza morale e materiale fra i coniugi non esige che ciascuno di essi esaurisca ogni sua esperienza nell ambito familiare, e che in esso debba necessariamente rivelare ogni attività, inclinazione o aspirazione; di conseguenza, se un coniuge (nel caso di specie la moglie) contribuisce in proporzione ai propri redditi ai bisogni della famiglia, può

16 versare parte delle sue entrate su un conto corrente autonomo ed acquistare un immobile anche all insaputa dell altro coniuge, senza che questi comportamenti costituiscano violazione degli obblighi matrimoniali, tali da giustificare l addebito nella separazione personale (Trib. Genova, 31/1/1981). Niente addebito neppure se tra i coniugi non si è instaurato un normale rapporto di convivenza e, conseguentemente, non si è creata quella comunione di vita materiale e spirituale che sta alla base del matrimonio, poiché in tal caso non è riscontrabile alcuna violazione dei doveri coniugali (Trib. Cagliari 11/3/1997). Ultima, ma non per questo meno frequente, causa di addebito della separazione a un coniuge può essere il rapporto con la suocera, nei casi in cui il marito, applicando alla convivenza matrimoniale un errata scala di valori, favorisca una posizione di soggezione della moglie nei confronti della suocera convivente e la sua totale emarginazione dalle decisioni e dall ordinaria conduzione della famiglia (Cass. 28/10/1982, n. 5632); i termini di questa situazione sono ovviamente invertibili. La suocera può anche essere motivo di legittimo abbandono del tetto coniugale da parte del genero o della nuora: preferibile allora, se i coniugi sono separati di fatto e la suocera vive con loro, invitarla a lasciare l abitazione, se del caso denunciandola per violazione di domicilio qualora dovesse opporsi (Cass. 6/12/2012, n ). Nulla impedisce che una separazione, introdotta come giudiziale, possa tramutarsi in consensuale se i coniugi trovano un accordo. La separazione, infine, può essere pronunciata anche con sentenza non definitiva, con il giudice che si pronuncerà in un secondo momento, all esito di opportune indagini, sull eventuale richiesta di addebito, sull affidamento dei figli e sulle questioni economiche (Trib. Bari 12/6/2008, n. 1509). Copyright Dott. A. Giuffrè Editore Spa 2014

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