de tenis da Cosimo e Francesco il mensile della strada Le banche sono al verde

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1 numero 143 anno 15 luglio - agosto Spedizione in abbonamento postale 45% articolo 2, comma 20/B, legge 662/96, Milano il mensile della strada ventuno de tenis Le banche sono al verde A pranzo da Cosimo e Francesco Con i loro amici, a Firenze, mandano avanti una trattoria speciale, I Ragazzi di Sipario. Sono sempre di più le cooperative sociali che fanno ristorazione: si mangia bene. E solidale... Milano Scuola di circo, che magia! Torino Rinascere dalla crisi Genova Girasole di solidarietà Vicenza Wueliton, barista paesano Rimini I tranelli di internet Toscana Qualità formato sociale Napoli La responsabilità di scrivere Catania La condanna di Fathi Palermo Un Punto per crescere

2 editoriali L impatto della tazzina, remoti ma responsabili La Madre che stupisce Roberto Davanzo direttore Caritas Ambrosiana Nento anni fa nasceva a Skopje, Macedonia albanese, quella che abbiamo imparato a conoscere col nome di Madre Teresa di Calcutta. La sua è la storia di una doppia vocazione : la prima attorno ai 12 anni quando, sulla base dei racconti dei gesuiti della sua città, cominciò a pensare «mi piacerebbe partire per la missione di Calcutta». La seconda nel 1943 quando, in piena guerra mondiale, sul Bengala si abbatté una carestia disastrosa: due milioni di persone morirono di fame a causa di una siccità eccezionale; il pensiero di quelle vittime cominciò a tormentare suor Teresa, nel frattempo giunta in India. Le parve assurdo continuare a insegnare a un piccolo numero di privilegiati, mentre tanti fratelli morivano poco distanti, nel più completo abbandono. Noi l abbiamo cominciata a conoscere bene dagli anni Settanta, ma la sua storia di dedizione ai poveri si radicava in un terreno ben più remoto. La gente che andava a trovarla rimaneva stupita e incredula che ci si potesse occupare con tanta cura e finezza dei più poveri tra i poveri. E a chi le chiedeva il segreto della sua opera, rispondeva in cinque parole: «Lo avete fatto a me», a dire che solo lo sguardo di fede che sa riconoscere nel volto dei poveri i tratti del volto di Cristo diventa capace di giustificare un impegno di carità così radicale. Quella di Madre Teresa fu una straordinaria opera sociale, ma fu prioritariamente un opera di evangelizzazione. Ogni volta che veniva insignita di un premio, lo accettava: «Ciò mi dà l opportunità di parlare di Cristo a persone che altrimenti potrebbero non sentirne parlare mai». Serviva i poveri, insomma, ma per parlare dell amore di Dio. Non si illudeva di cambiare il mondo. Si accontentava di mostrare che «i poveri sono persone davvero amabili e che possono molto arricchirci». Per questo Madre Teresa continua a stupire il mondo. Paolo Brivio L impatto globale della tazzina di caffè, che mi augura buongiorno. E del sorso d acqua che mi fa sopravvivere al solleone. O dei jeans che deciderò di mettermi per la serata. Persino della vacanza che sto per prenotare in internet. Per non parlare della carta di credito, con la quale mi concedo allo shopping (si auspica moderato e intelligente). E della banca a cui l ho chiesta (la carta di credito): armata o etica? Mica per fare della teoria. Ma ogni gesto della quotidanità, nell era dell interdipendenza planetaria, ha ricadute remote. Nello spazio e nel tempo, c è chi ne sopporta o sopporterà gli effetti. E allora devo essere avveduto. Consapevole. Responsabile. Seppure per via indiretta, mangiando bevendo vestendo viaggiando, in una parola consumando (e risparmiando), contribuisco a migliorare o inasprire le condizioni di vita e di lavoro di tante persone e di intere comunità, a rispettare o pregiudicare tradizioni e culture, a preservare o scialacquare risorse della natura, a tutelare o sciupare ambienti e paesaggi, a incoraggiare o bocciare comportamenti economici e finanziari. Si chiamano conseguenze indirette. Economisti, sociologi e filosofi avvertiti, ma anche operatori coraggiosi e sostenitori ostinati di fenomeni relativamente recenti (il commercio equo e solidale, la finanza etica e ora persino quella verde, il turismo responsabile, l agricoltura biologica, la gastronomia slow, la moda e l edilizia ecocompatibili, e tante altre forme di economia sociale), le vanno segnalando ed esplorando da anni. Recentemente hanno ricevuto un avallo importante alle loro posizioni: nell enciclica Caritas in Veritate, citando l esempio della finanza etica, papa Benedetto XVI asserisce che «questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno. I loro effetti positivi si fanno sentire anche nelle aree meno sviluppate della terra». Il papa, insomma, autorevolmente conferma che quanto io faccio hic et nunc, qui e ora, ha effetti altrove e nel tempo, si ripercuote su altri (uomini o luoghi) e nel futuro (sulle prossime generazioni e sulla terra di domani), e perciò ne deriva una chiara responsabilità. La quale non è che non esistesse, nel passato, ma oggi è acuita dalle interconnessioni sempre più sviluppate tra società ed economie e dal fatto che, grazie alle tecnologie della comunicazione, possiamo facilmente prefigurarci le conseguenze indirette di scelte che è tempo di smettere di ritenere solo private. Detto altrimenti: si allarga il nostro villaggio, fino a divenir globale, e con esso si ampliano gli spazi della condivisione con tutti gli uomini, e tra costoro con i vulnerabili. Scarp, umilmente, soprattutto nell inserto Ventuno, da tempo si occupa di economia sociale. Racconta storie. Dà spazio ai testimoni. Azzarda piccoli consigli. Insomma, vive la stagione della responsabilità. Sapendo che c è anche il tempo del relax. Per esempio l estate: buona vacanza! Ancor migliore, se volendo gustarvi una cena fuori, sceglierete un ristorante solidale. Come quelli raccontati da questo numero. Se io mangio bene, siamo felici in tanti.

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4 sommario cos è È un giornale di strada non profit. È un impresa sociale che vuole dar voce e opportunità di reinserimento a persone senza dimora o emarginate. È un occasione di lavoro e un progetto di comunicazione. È il primo passo per recuperare la dignità. In vendita agli inizi del mese. come leggerci Scarp de tenis è una tribuna per i pensieri e i racconti di chi vive sulla strada. È uno strumento di analisi delle questioni sociali e dei fenomeni di povertà. Nella prima parte, articoli e storie di portata nazionale. Nella sezione Scarp città, spazio alle redazioni locali. Ventuno si occupa di economia solidale, stili di vita e globalizzazione. Infine, caleidoscopio: vetrina di appuntamenti, recensioni e rubriche... di strada! dove vanno i vostri 2,50 euro Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio. Il venditore trattiene una quota sul prezzo di copertina. Contributi e ritenute fiscali li prende in carico l editore. Quanto resta è destinato a progetti di solidarietà. Per contattarci e chiedere di vendere Redazione centrale - Milano cooperativa Oltre, via Copernico 1 tel fax Redazione torino associazione Opportunanda via Sant Anselmo 21, tel Redazione Genova Fondazione Auxilium, via Bozzano 12 tel /544 Redazione Vicenza Caritas Vicenza, Contrà Torretti 38, tel Redazione rimini Caritas Rimini, via Madonna della Scala 7, tel Redazione Firenze Caritas Firenze, via De Pucci 2, tel Redazione napoli cooperativa sociale La Locomotiva largo Donnaregina 12 tel Redazione catania Help center Caritas Catania piazza Giovanni XXIII, tel Redazione Palermo Caritas Palermo, vicolo San Carlo 62 tel scarp de tenis Il mensile della strada Da un idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe - anno 15 n. 143 luglio-agosto costo di una copia: 2,50 euro Per abbonarsi a un anno di Scarp: versamento di 25 c/c postale (causale AbbonAMento ScArP de tenis) Redazione di strada e redazione giornalistica via Copernico 1, Milano (aperto da lunedì a giovedì e , venerdì ), tel , fax Direttore responsabile Paolo Brivio Redazione Stefano Lampertico, Ettore Sutti, Francesco Chiavarini Segretaria di redazione Sabrina Montanarella Responsabile commerciale Max Montecorboli Redazione di strada Antonio Mininni, Lorenzo De Angelis e Tiziana Boniforti Sito web Roberto Monevi Hanno collaborato Mario Agostino, Vanessa Baron, Veronica Bevilacqua, Simona Brambilla, Mihai Butcovan, R.C., Lorena Cannizzaro, Piera Coppa, Stefania Culurgioni, Andrea Cuminatto, Roberto De Cervo, Massimo De Filippis, Goffredo De Pasquale, Grazia Di Stefano, Cristina Dragonetti, Elio, Maria Esposito, Marco Faggionato, Sissi Geraci, Silvia Giavarotti, Bernie Gruber, Roberto Guaglianone, Laura Guerra, Sabrina Guarrera, Paola Malaspina, Mateciuc, Mirco Mazzoli, Emanuele Merafina, Michele, Rosana Mura, P., Andrea Polazzi, Aida Odoardi, Marianna Palma, Daniela Palumbo, Antonio Pirozzi, Andrea Pisani, Cinzia Rasi, Grazia Sacchi, Cristina Salviati, Claudia Torre, Antonio Vanzillotta, Gabriella Virgillitto, Francesco Vizzini, Yamada, Marta Zanella Foto di copertina Archivio cooperativa Il Sipario Foto Archivio Scarp Disegni Claudia Ferraris, Silva Nesi, Psichedelio, Luigi Zetti Progetto grafico Francesco Camagna e Simona Corvaia Editore Oltre Società Cooperativa, via S. Bernardino 4, Milano Presidente Luciano Gualzetti Registrazione Tribunale di Milano n. 177 del 16 marzo 1996 Stampa Tiber, via della Volta 179, Brescia. Consentita la riproduzione di testi, foto e grafici citando la fonte e inviandoci copia. Questo numero è in vendita dal 18 luglio all 11 settembre Fotoreportage Preti, specchio d Italia p.6 scarp Italia Inchiesta/1 Indovina chi serve la cena p.12 Inchiesta/2 Mediterraneo tomba d acqua? No, spazio d incontro p.19 Il ricordo I poveri e il vuoto alla mensa di Madre Teresa p.24 scarp città Milano Piccola scuola di circo: persistente magia p.28 Pendolari della salute, un tetto e l amicizia p.31 Torino La bicicletta che purifica l acqua p.36 Genova Il Girasole di Alessandra p.38 Veneto Barista Wueliton, paesano da lontano p.40 Rimini La truffa naviga in rete p.42 Toscana L impresa di Co&So, la qualità è sociale p.44 Napoli Piedimonte: «Le respnsabilità di noi giornalisti» p.46 Catania Fathi, condannato a morire da solo p.50 Palermo C è un Punto per crescere insieme p.54 scarp ventuno Economia Le banche? Sono al verde p.58 Armi Il triste record dell Italia p.62 caleidoscopio Rubriche e notizie in breve p.69 Associato all Unione Stampa Periodica Italiana

5 Preti, specchio d Italia Don Camillo, ma non solo. Perché l esperienza quotidiana e l immaginario del nostro paese sono popolati da diverse figure di sacerdoti. Il cinema ha saccheggiato spesso questa miniera di personaggi in tonaca. A queste figure è dedicata l interessante mostra fotografica Preti al cinema, costituita dalle immagini di scena scattate sui set di film importanti. «La mostra osserva il curatore, monsignor Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente dello spettacolo e direttore della storica Rivista del Cinematografo è nata durante l anno sacerdotale voluto da Benedetto XVI. Attraversando la storia del nostro cinema (e del nostro paese), riflette le trasformazioni del contesto in cui i preti si sono trovati a operare. In molti film la rappresentazione del sacerdote è uno specchio fedele della società italiana, della sua evoluzione e delle sue inquietudini». Fernandel e Benigni, quando il prete fa sorridere. E sorride Nella foto a destra, uno scatto ripreso da Il ritorno di Don Camillo (1953). Qui sotto Roberto Benigni e Walter Matthau in Il piccolo diavolo (1988). Nella striscia in basso, da sinistra gli scatti dai set di Pastor Angelicus (documentario del 1942), La Certosa di Parma (1982) e State buoni se potete (1983) Cento foto, un secolo di pellicole La mostra Preti al cinema. I sacerdoti e l immaginario cinematografico è stata inaugurata il 24 giugno in Vaticano. Curata dalla Fondazione Ente dello spettacolo, in collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia, si compone di circa un centinaio di fotografie: una variopinta galleria di personaggi, dal Frate Sole di Ugo Falena (1918) al capolavoro di Goffredo Alessandrini, Don Bosco (1935), fino al disilluso don Giulio di La messa è finita (1985) di Nanni Moretti e al modernissimo padre Carlo di Io, loro e Lara (2010) di Carlo Verdone Info e programmazione 6. scarp de tenis luglio - agosto 2010

6 fotoreportage luglio - agosto 2010 scarp de tenis.7

7 Il prete nel cinema L Oscar di Germi, la danza di Sordi Qui sopra, un immagine di scena del film di Pietro Germi Divorzio all Italiana (1962), premiato con l Oscar. A sinistra, Alberto Sordi danza tra due file di sacerdoti nel film di Dino Risi Venezia, la luna e tu (1958) 8. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Le notti con Giulietta Nella pagina a destra, in alto un immagine dal set di Le notti di Cabiria, girato da Federico Fellini (1957) e vincitore dell Oscar come miglior film straniero. Sotto, a sinistra una scena intensa tratta da Ostia (1970) di Sergio Citti; a fianco, i due sacerdoti del lungometraggio La feldmarescialla (1967) di Steno

8 fotoreportage luglio - agosto 2010 scarp de tenis.9

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10 anticamera Aforismi di Merafina LA PENSIONE Follie d estate con pensioni basse PERIFERIA Panni stesi sui balconi vecchi che camminano da soli LE RONDINI Le rondini nel cielo scrivono è già sera. Sonnambula Sono sonnambula e scrivo per dare un senso alla mia vita. Venni al mondo per essere e per divenire, per possedere nient altro che un corpo con i suoi strumenti. E segreti. Ed una mente un po complicata, ricca di pensieri, sensibilità e desideri, angoscie e tormenti. Soffro in silenzio e, spesso, sto male. Che sarà mai di me? allora curo le mie ansie come i gatti, raggomitolandomi al caldo e leccando le ferite provocate dalla strada. Ed alla fine, con un discreto piacere, stiracchiandomi un po Silvia Giavarotti Lama a doppio taglio Devo tracciare la mia rotta, trovarla dentro il mare in burrasca Non mi nasconderò davanti ai pirati Andrò avanti da sola e senza armi Coraggiosamente, avrò paura So bene che soffre gli manca una rotella ed io non l ho mai trovata Lo capisco ma non lo assecondo Scarica le colpe e le responsabilità Una lama a doppio taglio Correggimi amore mio se sbaglio Se la vita assieme è come quella che ho già vissuto Per me non c è appello Sono condannata Non c è nulla che ci farà restare uniti Nulla questi due cuori disperati Cinzia Rasi Illusione Amico non ti resta che Dio in questo mondo fatto di illusioni solo piangendo ti liberi dell ansia che hai dentro aspettando qualcuno che ti parli d amore. E quando il discorso finisce rimani solo con il tuo cuore rimani per sempre legato ad un sogno che forse ti aspetta perchè sa che non muore. Davanti a uno specchio in silenzio ti guardi le rughe scavate nel volto che oggi hano sorriso alla morte Marco Faggionato Perle C è la tua voce mamma nei miei silenzi nelle notti algide di giorni uguali, nelle stanze vuote di pensieri smarriti. Nel cuore offeso da perenni sconfitte. C è la tua voce mamma l eco preziosa di antiche parole, la luce bianca di quelle perle rare da cui non mi separo Cinzia Rasi luglio - agosto 2010 scarp de tenis.11

11 Trattorie, e poi catering, bar, agriturismi: le coop sociali si danno alla ristorazione. Ecco dove mangiare bene. In tutti i sensi... Indovina chi serve la cena di Ettore Sutti Fanno lavorare persone con problemi di disabilità o disagio mentale. E offrono prodotti biologici, a chilometri zero, una qualità garantita, prezzi concorrenziali. Gli enti pubblici spesso non aiutano. Ma i ristoranti solidali hanno sempre più successo. Come dimostrano le storie che abbiamo raccolto 12. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Bisognerebbe iniziare a guardare un po più in là del nostro piatto. Per cercare di capire che ogni scelta che facciamo, anche a tavola, ha effetti ben precisi sulla nostra salute e su quella della tanta bistrattata madre terra. E può addirittura diventare un sostegno a progetti di inclusione sociale. Secondo una stima di Coldiretti, gli italiani spendono 205 miliardi all anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 cenando fuori): cifre altissime, che in parte potrebbero essere orientate meglio. Perchè se è vero che il 10 % della spesa alimentare degli italiani finisce nella spazzatura, è altrettanto vero che sta crescendo il numero di persone disposte a pagare lo stesso prezzo, o addirittura qualcosa di più, per cibo etico, biologico, a chilometro zero, che genera lavoro e inclusione sociale per persone fragili. Così sono sem- quelle che operano nel campo della colrano nel campo della ristorazione e pre di più le cooperative sociale di tipo tivazione biologica e del mercato equosolidale. Sono esperienze che nascono B (che fanno lavorare soggetti svantaggiati) che si occupano di ristorazione: dalle attitudini e dalla storia culturale di realtà capaci di offrire tutti questi benefici effetti in un solo progetto. so, è un panorama in costante crescita: chi opera in questo contesto. In ogni ca- «Esiste spiega Beppe Guerini, presidente di Federsolidarietà di Confcoo- sociali di tipo B che operano nel campo in Lombardia abbiamo 29 cooperative perative Lombardia un contesto organizzativo-culturale che facilita i collegava. Si tratta di realtà molto diverse tra lo- del catering e della ristorazione colletimenti tra cooperative sociali che lavoro per tipo di prestazione proposta (dal-

12 Inchiesta Cooperative B il lavoro è di tutti Per una volta essere di tipo B non vuol dire essere inferiori a nessuno. Le cooperative di tipo B sono imprese sociali che inseriscono nel mondo del lavoro persone svantaggiate, secondo la legge almeno il 30% della forza lavoro, percentuale spesso ampiamente superata. Estremamente chiare anche le categorie di persone da inserire al lavoro: soggetti in terapia per problemi psichici, invalidi fisici o mentali, persone in trattamento per dipendenze da droga o alcol, detenuti che usufruiscono di pene alternative. La legge prevede agevolazioni fiscali sui contributi Inps; per il resto le cooperative pagano le tasse come ogni normale azienda. Con una differenza a livello di bilancio: gli utili non si possono distribuire, ma devono essere reinvestiti nel lavoro dei soci. l organizzazione di pranzi di matrimonio nella cerchia dei soci al catering per la grandissima azienda), dimensoni (dai 9 ai 90 addetti) e fatturato (dai 100 mila al milione e mezzo di euro l anno). Tutte, in ogni caso, sono riuscite a ritagliarsi un proprio spazio sul mercato. Molto diversa, invece, la situazione rispetto al settore pubblico, dove queste esperienze, nonostante l importantissimo impatto sociale, partono sfavorite». In effetti le modalità con cui la pubblica amministrazione stila i bandi per assegnare la gestione delle mense pubbliche (ospedali, scuole, ecc) non favoriscono le cooperative sociali. «Normalmente continua Guerini il criterio principale, ai fini della determinazione dei punteggi, è quello economico. Così si svantaggiano le imprese, anche di medie dimensioni, che devono avere almeno il 30% (ma la percentuale reale è sempre maggiore) di forza lavoro rappresentata da persone svantaggiate, e che pure sarebbero in grado di fornire pasti realizzati con prodotti biologici e a chilometro zero, spesso coltivati e raccolti da cooperative dello stesso tipo. La competezione con le multinazionali del settore, che preparano centinaia di migliaia di pasti a livello industriale, è improponibile: servirebbe un ripensamento generale del modo di fare gli appalti pubblici, anche e soprattutto per avviare un processo educativo ai consumi. Non si può ridurre tutto a mere logiche di prezzo». Un diverso rapporto col cibo Tutto ciò, mentre la crisi picchia duro anche in questo settore: «Solo adesso ci stiamo riprendendo da due anni pesantissimi racconta Antonietta Forcella, psichiatra e ideatrice del catering Laboratorio Procaccini 14 di Milano : la crisi ha colpito anche una piccola impresa come la nostra. Nonostante le difficoltà, però, abbiamo scelto di non arretrare nemmeno di un millimetro rispetto alle nostre scelte valoriali e di qualità. Ci abbiamo messo anni a creare una rete in grado di sostenersi: continuiamo su questa strada, per non far pagare ancora una volta ai più deboli». «La crisi non si risolve spendendo di meno conclude Guerini, ma spendendo meglio. Non è tagliando su questi servizi che si risolvono le situazioni debitorie degli enti pubblici. Anzi, investendo in questo settore si aiuterebbero i cittadini a sviluppare un diverso rapporto con il cibo. E visto che le indagini ci dicono che, nella media dei paesi sviluppati, i prodotti alimentari rappresentano dal 30 al 40% del peso dei rifiuti, credo ce ne sia davvero bisogno». Che il soggetto pubblico debba essere impegnato in prima linea è convinzione anche degli ideatori di Last minute market, progetto di ricerca nato nel 1998 nel dipartimento di economia e ingegneria dell Università di Bologna, per riutilizzare le eccedenze di cibo a scopo sociale. «Noi spiega Matteo Guidi, uno dei responsabili del progetto elaboriamo progetti come servizio all ente locale: ma devono essere comuni e provincie a mettere in piedi sistemi di riduzione degli sprechi e valorizzazione della funzione sociale della ristorazione, pensandoli come servizio alla propria comunità, non semplicemente come costi».. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.13

13 Indovina chi serve la cena Pranzi d autore, con Opera 22 A Prato, un ristorante raffinato. Ogni lunedì, si cena serviti da ragazzi autistici di Mario Agostino Opera 22 è il nome di un ristorante situato in un elegante palazzina di due piani situata in via Pomeria 64, a Prato. Fin qui nulla di strano, se non fosse che Opera 22, oltre a essere un luogo incantevole dove gustare prelibatezze, è nato per valorizzare le risorse degli ospiti dell Opera Santa Rita, fondazione promossa dalla diocesi di Prato. La Fondazione svolge attività educative in favore di minori con difficoltà personali, familiari e sociali e di giovani portatori di handicap psicofisici, al fine di favorirne la riabilitazione, il potenziamento delle capacità residue e il reinserimento nella società, sostenendo anche le famiglie. Il progetto, che si è avvalso dei contributi di provincia e comune di Prato e della Fondazione Cassa di risparmio di Prato, oltre ai ragazzi delle case-famiglia coinvolge anche soggetti autistici. Una novità assoluta, a livello nazionale: ogni lunedì i ragazzi affetti da questa sindrome, seguiti dal centro Politano, hanno la gestione del ristorante per l intera serata, curandone ogni aspetto, dalla cucina al servizio Chef e camerieri Una bella immagine dello staff di Opera 22 Formazione e qualità Il locale è stato aperto l anno scorso. Sin dalla cerimonia inaugurale, il presidente della Fondazione, Roberto Macrì, non cessa di evidenziarne le finalità: Opera 22 è un luogo di formazione professioin sala. Aperto tutti i giorni a cena, Opera 22, grazie alla preparazione dello chef Diana Marcantuono e alla competenza del maître e sommelier Simone Bartolozzi, propone una cucina dinamica. Simone e Diana hanno il compito di seguire e istruire i dieci ragazzi, sei normodotati e quattro autistici, scelti secondo precisi criteri formativi. L esperienza maturata, e regolamentata da un contratto, tra le mura di Opera 22 potrà così costituire un biglietto da visita da spendere nel mondo del lavoro. Tutti i clienti dei cuochi matti Laboratorio Procaccini, catering tra i più attivi di Milano. Con una clientela affezionata... di Marta Zanella 14. scarp de tenis luglio - agosto 2010 «Quando ci siamo buttati in questa impresa, dentro di me pensavo che fosse un idea folle, che non avremmo mai trovato clienti, che sarebbe stato troppo difficile far lavorare queste persone racconta Antonietta Forcella, psichiatra e ideatrice di uno dei catering solidali più attivi a Milano. Però ci abbiamo scommesso lo stesso, ci siamo tutti rimboc- cato le maniche. Ed eccoci qui». Oggi, a distanza di dieci anni dalla costituzione della cooperativa, il Laboratorio Procaccini 14 è una delle realtà di riferimento della ristorazione alternativa nel capoluogo lombardo, chiamato a servire pranzi e buffet in occasione di fiere, convegni istituzionali, ma anche matrimoni e incontri aziendali. Al- ternativo : perché cuochi e camerieri sono in gran parte pazienti psichiatrici che frequentano il centro diurno dell ospedale Fatebenefratelli e che hanno trovato, attraverso il lavoro al laboratorio, opportunità di riscatto e autonomia, spesso per la prima volta nella loro vita. «A lungo abbiamo pensato di creare opportunità lavorative per i nostri pazienti, che spesso uscivano da un buon processo riabilitativo, ma poi faticavano a trovare un impiego racconta Forcella. L occasione è arrivata con un corso di formazione professionale per aiuto cuochi e addetti alla ristorazione collettiva, organizzato proprio nei no-

14 l inchiesta nale per i ragazzi del Santa Rita e un locale qualificato e d eccezione. I coperti sono 64, divisi in due sale, poste su due piani, dotate di ampie finestre affacciate su un bastione e un giardino. Per pranzare all Opera ci si iscrive all associazione; il cliente può scegliere se ricoprire la semplice veste di socio fruitore (pagando 5 euro), status che non implica l assunzione di impegni associativi, oppure entrare a far parte degli amici a tutti gli effetti, versando un contributo maggiore. E gustandosi una cena prelibata, ancor più meritata.. Milano, Fabbrica di Olinda Nella vecchia camera mortuaria Jodok mescola i gusti e i ruoli «Dove c era la camera mortuaria, nella quale finivano i giorni tristi dei cosiddetti pazzi, oggi c è il bar ristorante Jodok: un luogo di gioia e mescolanze, di modernità e di memoria». Jodok è un pezzo del mosaico della Fabbrica di Olinda, cooperativa sociale fondata nel 1995 sulle macerie dell ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. Quando i manicomi hanno finito di rinchiudere dentro muri alti le persone con disagio sociale, i luoghi fisici di quella reclusione sono diventati memoria da reinventare. E la scelta della camera mortuaria per il ristorante non è un caso. «Non era giusto abbatterlo racconta Toni Restelli, vicepresidente della Fabbrica di Olinda, educatore di comunità per persone con disagio psichico. Come i campi di concentramento, anche i manicomi devono restare nella memoria, affinché non si ripetano quelle scelte balorde. Su quel luogo di morte bisognava ricreare la vita. Il cibo, che è anche socializzazione, gioia, mescolanza, ci è sembrato la scelta più adatta». A Jodok lavorano 15 persone, 8 delle quali con disagio psichico. La cucina del bar-ristorante Jodok è solare, come gli interni, moderni e luminosi; il capocuoco è Stefano Fable, presidente di Olinda. Gli ingredienti puntano sulla qualità delle materie prime, dal biologico ai presidi slow food al commercio equo. Da questo punto di partenza, si esplorano territori e mescolanze diverse: ci sono le serate etniche, quelle della tradizione regionale italiana e la più grande paella di Milano, specialità di Fable. «Due volontari spagnoli che facevano esperienza a Jodok ci hanno inviato dalla Spagna una pentola per paella da cento porzioni racconta Restelli, è gigantesca...». Jodok, che è anche catering, ospita tirocinanti che prima di fare gli educatori di comunità, gli psicologi e i sociologi fanno esperienza con i baristi e i camerieri di Olinda. «Rovesciamo il punto di vista spiega Restelli : non si parte dalla malattia, ma dalle risorse. Così il paziente non è una diagnosi, ma una persona che sa insegnarti delle cose, con la quale ti devi relazionare. Allora si creano rapporti veri, che in seguito potranno essere d aiuto nell affrontare il disagio». Daniela Palumbo stri locali dall Enaip, l ente di istruzione professionale delle Acli. Il percorso è stato impegnativo, è durato due anni e ha preparato una ventina di persone». Proprio alcune di loro sono state tra i soci fondatori del Laboratorio Procaccini, insieme a un gruppo di operatori, volontari e familiari dei pazienti stessi. Tornano a chiamarci I primi clienti sono stati committenti vicini al centro diurno: l allora Ussl, la provincia di Milano, alcuni amici. Sono stati loro, poi, a fare pubblicità al catering di Procaccini 14, anche attraverso il passaparola. E ora i cuochi matti sfamano banche, politici, manager, novelli sposi, arrivando a realizzare eventi per settecento-mille persone. «Ormai offriamo un alta qualità, altrimenti non ci vorrebbero la seconda volta: chiamare una catering mediocre per solidarietà si fa una volta, di più no. Invece i nostri clienti ritornano, e ci portano i loro amici. Questo è un chiaro segno di apprezzamento», osserva soddisfatta Antonietta Forcella. Oggi, insieme ai pazienti psichiatrici, ci sono anche i cosiddetti normali : ex insegnanti dell Enaip stesso, un ragioniere che ha deciso di mollare tutto e reinventare la sua vita in cucina. E soprattutto c è posto anche per altri soggetti svantaggiati : negli anni si sono aggiunti anche alcuni stranieri, che faticavano a trovare posto altrove. Il Laboratorio Procaccini 14 oggi conta 33 soci, non tutti impegnati tra i tavoli: tra le altre attività della cooperativa ci sono un settore dedicato al recupero di mobili antichi, con attività sia di restauro tradizionale, sia di decorazione creativa, e una sartoria, che oggi ha il suo punto di forza nella realizzazione di abiti da sposa. Prodotti creativi, e soprattutto solidali. Un gran bel contorno: il piatto forte è decisamente a tavola.... luglio - agosto 2010 scarp de tenis.15

15 Indovina chi serve la cena Niente è scontato coi Ragazzi di Sipario Nata a Firenze tre anni fa, la trattoria ha trovato la ricetta vincente. E i clienti tornano di Andrea Cuminatto A Firenze è nata da circa tre anni un esperienza nuova, formidabile: il ristorante I ragazzi di Sipario. Sorta grazie a fondi privati all interno del circolo Mcl di via dei Serragli, la trattoria è aperta dal lunedì al venerdì a pranzo, e occasionalmente il sabato per cene a tema o su richiesta. Il merito di quest iniziativa è dell associazione Sipario, che si occupa di riabilitazione, formazione e inserimento lavorativo di ragazzi con disabilità intellettive. «L obiettivo spiega il presidente Marco Martelli Calvelli è quello di farli integrare nella società, dando loro una prospettiva di lavoro e di vita per quando i genitori non saranno più accanto a loro». I ragazzi di Sipario è una cooperativa sociale di tipo B. La maggioranza dei soci lavoratori (foto a fianco) sono ragazzi con handicap intellettivo o sensoriale. Il ristorante è stato aperto per cercare di rispondere in modo concreto al come e dove è possibile realizzare, nel modo più efficace e proficuo, l inserimento delle non solo raccolta, ma vinta dai ragazzi. persone disabili mentali nel mondo del Il padre di una di loro, che lavora come lavoro. Il lavoro non è solo un mezzo aiuto-cuoca, socio volontario come necessario per procurarsi il sostentamento economico, ma è un fattore co- racconta un episodio che spiega benis- molti altri parenti e amici dei ragazzi, stitutivo dell essere umano, la cui mancanza può procurare una carenza ancor più grave di quella fisiologica o mentale, di cui i ragazzi di sipario patiscono. Questi ragazzi vivono con una difficoltà maggiore l inserimento in conte- ingredienti. E ci sono molti ingredienti La buona cucina si sa, parte dagli sti sociali e organizzativi non protetti, davvero buoni nell esperienza della nonostante abbiano capacità notevoli, AgriSocialCoop di Pianezza, in che richiedono di essere espresse. Il posto ideale per dimostrarle è proprio un provincia di Torino. Buone sono le materie prime: certificate dal marchio GenuinitàAmica e commercializzate ristorante come questo: lavorando come cuochi e camerieri con alcuni zero. Buoni sono i prezzi, calmierati secondo il principio dei chilometri educatori e volontari che danno una del 40% rispetto a quelli di mercato: mano riescono a sperimentarsi, e a far la carne è venduta a 8,5 euro al chilo. fruttare le proprie capacità. Ottimi i giovani agricoltori disabili. Le persone con disabilità intellettive Tutto è iniziato nel 2007, con la se non adeguatamente sostenute nomina del nuovo dirigente dell Istituto possono reagire in maniera non tecnico agrario Dalmasso di Pianezza: Giovanni Paciariello. Quando conforme all ambiente di lavoro e alle si rese conto che dei suoi 700 studenti sue regole, patendone poi le conseguenze: incomprensioni e tensioni, che il 10% era costituito da ragazzi con disagio socio-affettivo, e un altro 10% sono alla base dell insuccesso dell inserimento lavorativo e dell integrazione Roberto Collura, autore di diverse da disabili certificati, insieme a sociale. È per questo che il ristorante di pubblicazioni sul bilancio sociale e via dei Serragli rappresenta una sfida ai presidente dell Inise (Istituto nazionale luoghi comuni e al mondo: una sfida 16. scarp de tenis luglio - agosto 2010 simo il successo del progetto: «Un cliente, quando a fine pranzo gli venne chiesto com erano stati i ragazzi, ha chiesto il motivo della domanda. Non si era accorto che era stato servito da persone con disabilità intellettiva. E il giorno seguente è tornato perché aveva mangiato benissimo...». Massima professionalità Da notare, e in questo risiede il successo dell iniziativa, che i ragazzi con disabilità non svolgono funzioni comple- Una fattoria sociale alle porte di Torino Paolo non prova più panico, coltivando le piante per la valutazione dell impatto sociale dell economia), avviò il progetto Scuola, Impresa, e Solidarietà, dando vita alla AgriSocialCoop, vera e propria fattoria sociale. Il progetto offre ai ragazzi disabili la possibilità di frequentare, sui 27 ettari dell azienda agraria annessa all Ita Dalmasso, corsi di floricoltura, orticoltura, cura dei giardini e gestione del verde. I corsi sono fatti tenendo conto delle difficoltà dei ragazzi, grazie alla presenza degli operatori di La casa del sorriso (partner del progetto). La costituzione della cooperativa consente di inserirli al suo interno, o in altre aziende amiche del territorio. Così, dei 15 corsisti speciali del progetto, 12 hanno già trovato lavoro. Ci sono buone prospettive anche per Paolo, che ha difficoltà cognitive, soffriva di attacchi di panico, e non

16 l inchiesta mentari, ma da protagonisti: cucinano, apparecchiano, prendono le ordinazioni, servono a tavola gestendo il tutto con la massima professionalità. Sull insegna del ristorante si legge I ragazzi di Sipario: dove niente è scontato. In effetti, i prezzi sono così bassi che è impossibile abbassarli. Ma il reale valore della frase è che con loro niente può darsi per scontato: i ragazzi dimostrano di saper fare questo mestiere, ci mettono passione, spirito di gruppo, attitudine a stare con i clienti. La ricetta vincente.. diceva una parola. E che oggi, prima timidamente non ti guarda e poi ti sbircia, inizia a sorridere e a spiegare, mostrando le piantine che cura nella serra: «Questo è un posto diverso. Mi piace lavorare nella natura, curare le piante, vederle crescere». E fare progetti di vita con la fidanzata. All interno della fattoria è stato creato un punto vendita in cui sono commercializzati i prodotti delle vicine aziende (alcune a loro volta frutto di progetti sociali), che hanno accettato di sottoscrivere protocolli di qualità. L AgriSocialCoop paga i prodotti più della grande distribuzione, aiutando così i piccoli agricoltori, e rivende a prezzi calmierati al pubblico. L obiettivo è anche quello di aiutare le famiglie che sono sempre più in difficoltà e favorire lo sviluppo di Gruppi di acquisto privilegiato (Gap). Genova Le quattro stagioni di Emmaus, il catering è affare trasparente Iniziarono Roberto e Lara, circa 15 anni fa. Volevano una festa di matrimonio diversa dalle solite. Lui ne veniva dall anno di servizio civile scaturito dalla scelta di obiezione di coscienza al servizio militare. Con Lara condividevano una lunga pratica di volontariato, a contatto con le persone senza dimora. Così i due chiesero agli altri volontari di organizzare il rinfresco per il loro matrimonio: «La nostra offerta andrà al centro, per Gianni, Ugo, Salvatore». Giovanna coordinò le cuoche, volontarie con consorti a supporto, coppie esperte nella buona cucina casalinga. I più giovani si prestarono come facchini e camerieri. La festa riuscì nel migliore dei modi: tanta fatica, grande soddisfazione, una consistente donazione per le persone senza dimora. «Perchè non ripetere?», si chiesero allora i volontari. Così nacque quello che oggi molti genovesi conoscono come il Catering di Emmaus Genova. Sì, perché dopo un po la faccenda iniziò a lievitare e le ordinazioni crebbero, e divenne più impegnativo farvi fronte. Significava più donazioni, ma anche un organizzazione sempre più complessa e gravosa. La soluzione arrivò con la formula cooperativa sociale e la scelta ricadde su Emmaus Genova. La formula garantiva il rispetto delle finalità sociali e ne aggiungeva di nuove, su tutte la promozione di lavoratori in fascia debole e l attenzione alla sobrietà. I menu si arricchirono di anno in anno, grazie a un appassionato lavoro di ricerca e sperimentazione e di periodiche Giornate dell assaggio, in cui le cuoche condividono le loro produzioni e scelgono quelle meritevoli di diventare portata. Così oggi la proposta culinaria del Catering di Emmaus Genova offre un duttile ventaglio di possibilità, che spazia dalla tradizione della cucina ligure a una selezione di piatti multietnici. Anche agli allestimenti riuscì il piccolo miracolo di rinnovarsi, mantenendosi fedeli all essenzialità delle origini: a carta e plastica si sono sostituiti materiali mater-bi, biologici, biodegradabili e compostabili, così da ridurre l impronta ambientale di ogni servizio. E le location si sono moltiplicate, angoli verdi, per lo più nascosti negli antichi monasteri e conventi della città. «Non abbiamo mai smarrito raccontano Anna Damonte e Antonella Bertorello, responsabili del servizio la ragione di questa esperienza. Chi ci chiama per organizzare il suo catering sa con trasparenza quanto andrà in solidarietà e a chi». Si chiama Progetto Quattro Stagioni : tramite esso, il Catering di Emmaus Genova vincola ogni stagione a un iniziativa sociale, a rotazione. Oltre a ciò, il servizio prevede la possibilità di destinare alle mense sociali servite dalla cooperativa le preparazioni non consumate a fine ricevimento. Mirco Mazzoli luglio - agosto 2010 scarp de tenis.17

17 Indovina chi serve la cena A Biancavilla (Catania) un agriturismo che produce anche accoglienza Nozze a Cana, miracolo etneo di Roberto De Cervo Sergio Pennisi è il fondatore dell associazione Casa di Maria e dell agriturismo Vino di Cana a Biancavilla, in provincia di Catania. «Casa di Maria racconta è un progetto nato per accogliere persone che sentono il bisogno di vivere in piena serenità, come in una grande famiglia, usufruendo dei servizi che offriamo e impegnandosi nelle attività lavorative dell associazione. Ospitiamo ragazze madri o coppie in gravi difficoltà. Per chi, invece, preferisce venire da noi per brevi periodi è nato Vino di Cana, un agriturismo pensato per chi non può spendere cifre assurde e che offre opportunità di lavoro a persone in difficoltà». I fondi raccolti con l agriturismo servono a sostenere l accoglienza alle persone in difficoltà. «La zona di Biancavilla fa parte dei Bar Naut, ottimo il caffé di Valentina... Non solo pazienti psichiatrici, ma anche baristi del Bar Naut. Sono circa una ventina i ragazzi e le ragazze che dal dicembre 2008 lavorano nel baretto nato all interno del Centro diurno dell Asp di Catania. Hanno creato una cooperativa e percepiscono uno stipendio. Sono bravi: preparano caffé e spremute, servono ai tavoli, gestiscono la cassa, mantengono i rapporti con i fornitori. «Lo scopo principale, spiega la dottoressa Yorama Auteri è curare il disagio. I risultati sono tangibili. Ai ragazzi viene offerta l opportunità di uscire dal silenzio e dalla solitudine e di liberarsi da una convinzione di inutilità relativa alla propria vita. «Sono molto contento», afferma Pietro, che da due anni lavora nel baretto e racconta con orgoglio di essersi meritato il ruolo di tutor dei ragazzi. Tra loro Valentina: «Non mi piace lavare le stoviglie, ma ho imparato a preparare un ottimo caffé...». Sissi Geraci vigneti più antichi dell Etna e questo Ma non è tutto. Abbiamo da poco ultimato le prassi e ricevuto i permessi ne- rende ancora più suggestivo il posto: alcune coppie scelgono di fare il banchetto di nozze da noi, risparmiando le anche persone in stato di disagio».. cessari per far lavore dentro la strutture folli spese che richiede un matrimonio. 9:33 Pagina 1 Stannah. Ti ascolta, ti risponde. CHIEDICI TUTTO SUI MONTASCALE. COME POSSO SAPERE SE IL MONTASCALE VA BENE PER LA MIA SCALA? QUAL E IL MODELLO PIU ADATTO A ME? CHE VANTAGGI MI DA IL NUMERO 1 AL MONDO? DOVE POSSO PROVARE UN MONTASCALE? QUANDO POSSO RICEVERE UNA VOSTRA VISITA? COME E IN CHE TEMPI AVVIENE L INSTALLAZIONE? POSSO PAGARE CON UNA DILAZIONE? CI SONO INCENTIVI E AGEVOLAZIONI FISCALI? CHIAMACI SUBITO! Richiedi l interno Scegli il leader mondiale.

18 l inchiesta Tomba d acqua o spazio d incontro? Migrazioni nel Mediterraneo: l Europa che si chiude. Servono politiche di dialogo testi di Roberto Guaglianone A giugno il mondo delle migrazioni ha tagliato un tristissimo traguardo: il morto numero 15 mila nel mare Mediterraneo. L ennesima persona affogata, nel tentativo di raggiungere le coste europee. Il dato riguarda le vittime ufficiali, accertate dalle autorità dal Il confine meridionale dell Unione europea sta dunque diventando il luogo di sepoltura, un immensa tomba d acqua, di decine di migliaia di uomini e donne. Il Mediterraneo, peraltro, è solo una delle possibili vie di collegamento tra Sud e Nord del pianeta. Di morti si sta ormai popolando anche il deserto del Sahara, dal Niger alla Libia, dall Algeria all Egitto, luoghi di andata e ritorno di migranti in fuga e respinti di ritorno. E di detenuti, come in una grande prigione a cielo aperto, si stanno riempiendo i centri di detenzione per migranti di tutta Europa, ma anche spesso su commissione dei governi del Di conseguenza, il ponte levatoio nostro continente nei paesi di origine della Fortezza Europa viene abbassato e di transito per chi fugge da fame, povertà, guerra e persecuzioni. via di sviluppo nel 2009 ospitavano an- sempre meno. Così, mentre i paesi in Numeri e drammi del genere dovrebbero indurre a riflettere sul grado mondo (15,2 milioni di persone), l Eucora l 80% dei rifugiati presenti nel di sicurezza garantito alle persone migranti, nel momento in cui, più o mano il numero dei richiedenti asilo rispetto ropa dei 27 ha visto mantenersi stabile forzatamente, si spostano dal proprio all anno precedente, mentre il dato italiano è calato del 43% dopo il blocco de- luogo natio, cercando prospettive di vita migliore altrove. Tuttavia, l unica gli sbarchi. Allo stesso modo, la presenza di migranti regolari è aumentato solo preoccupazione che sembra prevalere sulla sponda nord (e, sempre più, anche sulla sponda sud) del mar Mediter- che (dati Ocse 2009) nei paesi di vec- per le regolarizzazioni, dal momento raneo pare essere quella della crescente insicurezza percepita dalle popola- immigrati è rimasta stabile, o è leggerchia immigrazione la presenza degli zioni locali, a causa del fenomeno migratorio. Non solo: il sovrano europeo, mente diminuita come in Germania. sempre più arroccato, chiede ai suoi vassalli e valvassori della sponda sud di fermare il nemico prima ancora che arrivi ai bordi del fossato, ricacciandolo in fondo al deserto. In cambio di favori economici e di qualche distrazione sulla sistematica violazione dei diritti umani, civili e politici, che spesso contraddistingue la condotta degli ex nemici dell occidente (il libico Gheddafi su tutti). Sicurezza a senzo unico Mentre racconta che «parecchie migliaia di migranti dal Mali e dal Niger vengono intercettati e respinti» ai confini del paese in cui opera, padre Cesare Baldi, direttore di Caritas Algeria, sostiene convinto che la Fortezza Europa «non sarà una diga sufficiente a contenere le migrazioni, perché non ha le sponde laterali». Infatti le rotte dei migranti si spostano dove trovano meno resistenze: dopo la chiusura armata della rotta spagnola e i respingimenti nel mare di Italia e Malta, ha ripreso vigore la rotta orientale di arrivo in Europa. I nuovi snodi si chiamano Egitto, Libano, Turchia. Da qui si arriva in Europa via terra, attraversando i Balcani, oppure luglio - agosto 2010 scarp de tenis.19

19 Tomba d acqua o spazio d incontro? FONTI: FORTRESS EUROPE, ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE PER LE MIGRAZIONI - OIM, WIKIPEDIA L entità dei transiti tra le due sponde le persone morte negli ultimi dieci anni, attraversando il Sahara 800 mila gli immigrati dell Africa subsahariana nell Ue nel 2008 tra 5 e 25 mila all anno i cittadini dell Africa subsahariana che attraversano clandestinamente il mediterraneo. La maggior parte raggiunge l Europa legalmente, con un visto turistico poi lasciato scadere 120 mila circa gli emigranti subsahariani che entrano nei paesi del nord Africa ogni anno; tra l 8% e il 20% di essi continua il viaggio verso l Europa. Il numero degli immigrati sub-sahariani residenti nei paesi del Maghreb è maggiore che in Europa nel 2007 gli sbarcati a Gibilterra. Erano nel nel 2007 gli sbarcati alle Isole Canarie. Erano 875 nel 1999 ancora via mare, in Grecia e in Italia, sulle sponde ionica e adriatica. Si sa ancora poco su quanto avviene lungo queste frontiere. Vuoi perché i riaffidamenti al comandante della nave cui sono state sottoposte centinaia di persone, solo quest anno, nell Adriatico, violano come i respingimenti le convenzioni internazionali firmate dai paesi Ue. Vuoi perché al momento si predilige come abbiamo scritto sullo scorso numero di Scarp l ostentazione muscolare dei pacchetti sicurezza e si tollera l immigrazione invisibile degli overstayers, quelli che entrano con regolari visti, che puntualmente sono lasciati scadere: ma si parla di badanti, colf, lavoratori stagionali, vittime di tratta. Una pacchia per un economia che, in Europa come in Italia, vede le quote di sommerso in costante crescita. Se poi l insofferenza nei confronti degli stranieri cresce, mettendone sempre più a repentaglio la sicurezza personale, aumentano anche i voti agli imprenditori politici della paura, sempre più al governo nel vecchio continente. Anche per questo le istituzioni fanno di tutto per rendere la presenza dei migranti sul continente sempre più precaria: permessi di soggiorno a punti, rinnovo del permesso di soggiorno collegato al mantenimento di lavoro e casa, tempistica infinita per l ottenimento della cittadinanza, politiche d integrazione senza oneri per lo stato, cioè impraticabili per mancanza di soldi. E intanto si spende sempre più denaro per le politiche di contrasto alla cosiddetta immigrazione clandestina, esternalizzandone persino la costosissima gestione ad agenzie private: si pensi a Frontex (l Agenzia europea che coordina il pattugliamento delle frontiere esterne degli stati Ue e gli accordi con i paesi confi- nanti per la riammissione dei migranti respinti), il cui budget annuo, pari a 88,2 milioni di euro nel 2009 (erano 18,2 nel 2006), coprirebbe ben tre annualità del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) attivo in Italia, e capace di accogliere 8 mila persone ogni dodici mesi. Libano, le donne intrappolate e La terra dei cedri è non è più solo un territorio di transito. Migranti e richiedenti asilo 20. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Siamo abituati a guardare a sud. Dovremmo anche guardare a est. Il bacino del Mediterraneo è terminale o luogo di transito di consistenti flussi migratori anche lungo la sponda orientale. «Il Libano, per esempio, accoglie un milione di stranieri che vivono in condizioni terribili», conferma Najla Chadha, direttrice del Servizio immigrazione di Caritas Libano Qual è la condizione dei migranti economici nel vostro paese? Ci sono migranti asiatici che giungono in Libano come domestici. Il 78% sono donne provenienti da Indonesia, Etiopia, Sri Lanka. Vengono per lavorare con contratti biennali e restano intrappolate in condizioni terribili. Il passaporto viene loro sequestrato all arrivo in Libano e il datore le controlla: spesso sono violentate, se fuggono prive di documenti vengono trattenute nelle carceri. Poi ci sono le donne europee, da Moldova o Ucraina, che arrivano con visti per artisti, ma sono poi obbligate alla prostituzione. Abbiamo aperto un centro per le donne vittime di traffico in collaborazione con il governo. Caritas accoglie queste donne, seguendole anche quando tornano nel paese di origine. Abbiamo avviato anche un progetto pilota in

20 l inchiesta La scommessa di MigraMed Il fenomeno della mobilità umana, nel Mediterraneo, è affrontato dall Europa per certi aspetti in ordine sparso, con una serie di provvedimenti presi, ciascuno con forme proprie, nei diversi paesi di approdo dei migranti. Il paradigma che li ispira, però, è unitario, riassumibile con una sola espressione: immigrazione zero. La grande menzogna del rigore in cambio di integrazione, che sta alla base del Patto europeo per l immigrazione e l asilo dell ottobre 2008, si svela apertamente esaminando i tratti unificanti delle scelte e delle leggi di Italia, Francia, Spagna e Grecia, a diversi livelli: in frontiera, attraverso la militarizzazione dei confini, l aumento dei respingimenti, la scelta di esternalizzare le frontiere; nelle politiche sociali dei paesi d approdo, tramite la precarizzazione della permanenza dei migranti, la stabilizzazione della clandestinità, i pogrom a orologeria (a Rosarno il più recente) e l inasprimento delle politiche di deportazione; da ultimo, nelle coscienze dei cittadini europei, attraverso la demonizzazione dello straniero, del rifugiato e del nomade, e persino tramite la persecuzione dei difensori dei diritti dei migranti. In controtendenza si colloca l iniziativa MigraMed Forum, promossa da Caritas Italiana insieme a Caritas Europa e a Caritas Internationalis e svoltasi a Trapani a metà giugno (vedi box). Il forum ha riunito le Caritas della sponda sud e quelle della sponda nord del Mediterraneo. È stata una prima occasione per riflettere insieme: ne sono scaturiti un documento comune e un piano di lavoro. Perché la sindrome della fortezza può lasciare spazio alla strategia del dialogo: un altra politica migratoria, in Europa, è possibile.. i rifugiati in gabbia sono spesso vittime di trattamenti ai limiti dell umano Migramed Un dialogo tra le Caritas Mediterraneo. Mare di mezzo. Troppo spesso mare degli irregolari, dei trafficati, dei respinti. Spazio di violazione dei diritti e della dignità dell uomo. Quando invece dovrebbe essere piattaforma di incontro, di conoscenza reciproca, di scambio fecondo (benché governato). Che operino nei paesi di approdo, o in quelli di partenza del bacino del Mediterraneo, le Caritas nazionali e diocesane conoscono bene la materia. E convengono che l approccio al tema della mobilità umana, nell area, debba essere unitario. Per confrontare prassi di assistenza e accoglienza, ma anche interrogarsi su come sollecitare politiche realistiche ma sensibili ai diritti dei migranti, è nato MigraMed Forum. A Trapani, convocati da Caritas Italiana, si sono incontrati a metà giugno rappresentanti di nove Caritas del Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna, Marocco, Algeria, Libia, Libano, Turchia e Grecia). Nel confronto, oltre ai problemi di carattere sociale, economico e politico che caratterizzano i vari contesti nazionali, sono emersi elementi critici comuni alle due sponde del mare nostrum. Da Trapani è emersa una prima forma di coordinamento. Il prossimo appuntamento sarà a Bruxelles, nel 2011, dove alle istituzioni nazionali, continentali e internazionali verrà presentato un dossier, che intende diventare annuale, per documentare quanto accade nell intero bacino. Sri Lanka per fare prevenzione, spiegare alle donne quali condizioni possono trovare e come evitare lo sfruttamento. E i rifugiati, come se la passano? Il Libano non ha firmato la Convenzione di Ginevra. Abbiamo 700 mila profughi palestinesi che vivono in Libano in condizioni drammatiche. Dal 2003 sono in aumento i profughi iracheni, molti cristiani. Oggi sono circa 50 mila: passano dalla Siria ed entrano in Libano, intenzionati a partire per l Unione europea. L Alto commissariato Onu rilascia loro un documento ufficiale, ma possono essere fermati in qualunque momento e trattenuti in carcere, dove rischiano di rimanere anche sei mesi, per poi essere rimpatriati in Iraq. Dopo una permanenza media di un anno e mezzo abbandonano il paese, la maggioranza per ritornare in patria. Come sono le condizioni nei centri di trattenimento per migranti? Dal 2000 lavoriamo in un centro di detenzione amministrativa, in cui gli stranieri sono detenuti prima di essere deportati. Vengono rinchiusi in gabbie, distinte tra uomini e donne. Caritas ha cercato di entrarvi per proteggere le persone, soprattutto le donne dalle guardie uomini. Riusciamo a garantire un pasto caldo. Abbiamo spiegato al governo che questa situazione non può essere tollerata. Abbiamo anche cercato di formare gli agenti di sicurezza e li abbiamo inviati in Lussemburgo a visitare un centro di detenzione, con fondi europei. Abbiamo organizzato campagne di sensibilizzazione, realizzato film, denunciato abusi. Ma c è molto da fare, perché i diritti di ogni migrante, anche irregolare, siano davvero rispettati.. luglio - agosto 2010 scarp de tenis..21

21 Tomba d acqua o spazio d incontro? Abbandonati nel deserto, così muoiono i respinti Chi resta sull altra sponda della Libia spesso va incontro a una sorte drammatica Padre Alan Arcebuche, filippino, è il direttore di Caritas Libia. Nella repubblica islamica, fino a un anno fa base di trafficanti e stazione di partenza dei viaggi della speranza di migliaia di persone proveniente dall Africa subsahariana, oggi poliziotto e carceriere per conto dell Europa, dirige l organismo cattolico, che cerca di dare assistenza a migranti spesso sfruttati, violati, ingiustamente detenuti. E non può fare a meno di registrare le ombre, inquietanti, dello scenario libico. «Dopo la fine dell embargo, avvenuta nel 2003 racconta padre Alan Aecebuche, la Libia ha sviluppato una florida condizione economica ed è luogo di attrazione per centinaia di migliaia di migranti, provenienti da 28 stati subsahariani. Il governo ne stima 1,2 milioni, Caritas tra 1,5 e 1,8. Di essi, 450mila sono in partenza, a breve, per l Unione europea». Come funziona il business malavitoso dell emigrazione clandestina? Nel 2008 ci sono state 60 imbarcazioni che hanno raggiunto Malta e Italia: ciascuna aveva a bordo tra 25 e 30 persone; ognuna ha pagato dollari Usa Sono spesso detenuti in uno degli appositi 18 centri, cui aveva accesso l Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), prima della chiusura del suo ufficio, a fine maggio. Oppure possono aderire ai programmi di rimpatrio assistito d inverno e d estate. Ci sono, dell Oraganizzazione internazionale o c erano, sulle coste europee, faci- litatori del transito, cioè immigrati provenienti dagli stessi paesi dei futuri clandestini, al soldo delle organizzazioni criminali locali. Ma i viaggi della speranza verso l Italia si sono davvero fermati? L ultima notizia che abbiamo parla di venti migranti eritrei giunti in Italia, dopo aver pagato oltre duemila euro a testa. Aumenta il numero di chi si affida alle nuove rotte predisposte dai trafficanti, delle migrazioni, anche se sospettiamo che alcune persone utilizzino il denaro loro affidato per diventare referenti di traffici di esseri umani. Ma vediamo anche fotografie o filmati, realizzati con cellulari, di persone morte, anche a gruppi di dieci, dopo essere state respinte e lasciate dai libici nel deserto, vicino al confine. Che aiuto date ai migranti? I nostri servizi sono di accoglienza, che facciamo in chiesa (per esempio a San come quella che dall Egitto, attra- verso Israele, arriva in Libano e Turchia, da cui si parte per l Europa. Da luogo di transito a meta di emigrazione: coma cambia la Libia? La presenza di migranti si concentra soprattutto nelle città, Tripoli su tutte: le spiagge dei sobborghi pullulano di stranieri, accampati in veri e propri slum. La situazione è tollerata, prima o poi guadagneranno i porti di imbarco per l Europa: Zuwarah, Bengasi, Al Khoms. Che fine fanno i respinti dall Italia? 22. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Francesco, a Tripoli). E poi attività di counseling, distribuzione di cibo e vestiti, istruzione per bambini e adulti, addestramento delle donne ai lavori domestici. Inoltre abbiamo accesso alle carceri, almeno sette, dove possiamo celebrare funzioni paraliturgiche a prigionieri detenuti in condizioni molto difficili, per l assenza di bagni e letti sufficienti. La popolazione carceraria femminile è in crescita: le migranti irregolari sono spesso vittime di violenza e avvio forzato alla prostituzione. Per queste ultime, in uscita dalla detenzione, abbiamo approntato un programma di salute, con sette medici e venti infermiere, soprattutto volontari. E i libici, come vedono i migranti? Come parassiti, trafficanti e portatori di malattie: il clima sociale nei loro confronti è caldissimo. Cosa pensa della chiusura imposta dal governo libico agli uffici Unhcr? È un fatto grave. Caritas ha sempre lavorato a stretto contatto con questo ufficio. La Libia non è firmataria della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati: serve vigilanza sull attuazione degli accordi italo-libici, che prevedono respingimenti anche di rifugiati...

22 Il libro di Fabio Geda Enaiatollah, bimbo perbene accolto dall Italia xenofoba l inchiesta Fabio Geda (nella foto), torinese, ha scritto Nel mare ci sono i coccodrilli (edizioni Baldini Castoldi Dalai) dopo aver incontrato Enaiatollah il ragazzo afgano protagonista del romanzo un giorno, a Torino, al Centro interculturale cittadino dove presentava un altro suo libro Per il resto del tempo ho sparato agli indiani (edizioni Instar). E ha subito capito che quella di Enaiatollah era una storia (vera) più incredibile di qualunque invenzione letteraria. La vicenda comincia con una buca scavata vicino alle patate, dove la madre nascondeva Enaiatollah quando gli uomini del ricco signore a cui il padre, morto, doveva dei soldi, venivano a reclamare il diritto di prendersi la vita del ragazzo, a saldo del debito. Ma presto la buca diventa piccola e il bambino non ci entra più. Così la madre decide di condurre il figlio in Pakistan. Lì lo consegna al suo destino dopo avergli fatto promettere di diventare un uomo perbene, e sparisce. Enaiatollah ha 10 anni. Dopo drammatiche avventure, che non gli hanno portato via ironia e sorriso, il bambino (nel frattempo diventato ragazzo) arriva in Italia passando da Pakistan, Iran, Turchia e Grecia: in ogni paese incontra ostacoli, di terra e di mare, umani e burocratici, che non gli fanno perdere la speranza. In Italia ottiene lo status di rifugiato. È la salvezza. Andiamo al cuore del problema. L Italia respinge nel Mediterraneo aspiranti rifugiati, come Enaiatollah: è un paese razzista? Non mi piace questa parola perché le razze non esistono, dunque affronto il problema in termini di xenofobia. Abbiamo leggi xenofobe perché si parla di negare, a persone che potenzialmente hanno il diritto di chiedere asilo politico, la possibilità di farlo. Noi deleghiamo i libici a occuparsene, ma Gheddafi ha detto che quelli che arrivano dall Africa centrale non sono profughi, perché non ci sono paesi in guerra. Sappiamo che respingerli e affidare la valutazione del diritto di asilo politico alla Libia equivale per molti alla morte (come ha dimostrato a inizio luglio la vicenda degli eritrei nella prigione di Brak a Seba, ndr). Sono leggi xenofobe ma anche criminali, perché sono persone che fuggono da paesi in guerra, da dittature E fra questi ci sono tanti minori non accompagnati Come Enaiatollah, ma non tutti fortunati come lui. Ce ne sono molti che si mimetizzano nelle grandi città, sopravvivendo alla giornata. A Torino c è il problema dei piccoli pusher della droga. Però, contrariamente ad altre città, Torino non presenta grandi emergenze riguardo ai minori stranieri: la nostra città ha sempre avuto una forte tradizione di apertura e solidarietà. Se le leggi sono xenofobe, gli italiani lo sono altrettanto? Io non ho mai creduto a una Italia. Siamo un popolo di tante anime. Ci sono, è vero, tanti italiani xenofobi, hanno paura dello straniero, lo vedono come un pericolo, per la casa, per il lavoro. E la politica cavalca questa paura. Ma ci sono tante persone che si rendono conto che l immigrazione è un fatto naturale: siamo emigrati noi, adesso tocca ad altri. Daniela Palumbo Africa bomber, Kalas può tornare a segnare Goffredo De Pascale, giornalista e scrittore, racconta a Scarp la storia di Kalas (nella foto), nigeriano, protagonista del suo libro Africa Bomber edito da Add. Kalas ha 17 anni quando, un pomeriggio di settembre del 2007, un amico lo chiama al cellulare e lo avverte di non tornare a casa, perché ad aspettarlo c è la polizia. Lui, capocannoniere di una squadra di terza divisione, cantante il sabato sera in un gruppo musicale della sua città, Port Harcourt in Nigeria, decide di scappare. Il suo torto è quello di denunciare le violenze subite dalla sua gente, gli igbo, comunità cattolica del Delta del Niger, costretta a vivere in baracche senza acqua né luce, che sta perdendo anche la sua fonte di sopravvivenza, la pesca e l agricoltura, a causa dell inquinamento causato dalle estrazioni petrolifere. In Nigeria l attivismo politico e la rivendicazione dei diritti da parte di minoranze possono diventare una colpa. Allora Kalas prende un autobus per Kano, a nord, dove saprà che il padre è stato arrestato e torturato. La persona che lo accoglie gli suggerisce di puntare verso il Mediterraneo. Non ha documenti, ma non trova ostacoli al confine. I problemi iniziano ad Agadez, quando deve affrontare il Sahara. Lì conosce un altro nigeriano in fuga: è un uomo di 38 anni, ricercato per furti d auto. I due decidono di proseguire insieme in cammello. La traversata di quasi un mese si rivelerà un incubo. Muore il primo animale, poi il secondo, viveri e acqua scarseggiano. Allo stremo, una sera si addormentano: il giorno dopo si sveglia solo Kalas, che viene avvistato da un gruppo di libici a bordo di un fuoristrada. Nel settembre 2008 i libici riescono a farlo imbarcare per Lampedusa su una carretta del mare. A dicembre Kalas si vede riconosciuto lo status di rifugiato politico. Si trasferisce prima a Roma, poi a Perugia e a Todi, alla Caritas. Lì viene notato mentre gioca a pallone e segnalato al presidente del Tuoro calcio che decide di ingaggiarlo. Kalas oggi vive nel paese umbro, e l anno prossimo tornerà a segnare. luglio - agosto 2010 scarp de tenis..23

23 I poveri e il vuoto alla mensa di Teresa Cent anni fa nasceva la Madre che ha dedicato la vita agli ultimi di Calcutta. Le sue suore sono in tutto il mondo. Anche a Milano. E accolgono chi bussa di Francesco Chiavarini Oggi, lunedì 28 giugno, è una giornata particolare. Farò il volontario alla mensa dei poveri delle Missionarie della Carità a Baggio. Volevamo raccontare l impegno di queste infaticabili suorine per i poveri del mondo, cominciando da quelli più vicini a noi, quelli che vivono nella nostra città, Milano. Pensavamo così di rendere il modesto ma doveroso omaggio di un giornale di strada alla memoria della loro famosissima fondatrice, Madre Teresa di Calcutta, nel centenario della sua nascita. Doveva venirne fuori un servizio classico: un intervista alla superiora, qualche cifra sui pasti distribuiti, le persone assistite e via dicendo. Insomma, un po le solite cose, previste dagli schemi del mestiere. Ma non avevamo fatto i conti con l originalità di questa congregazione religiosa, che in sessant anni si è diffusa rapidamente in tutti i continenti, mettendo radici anche in paesi ostili, l ex Unione Sovietica, Cuba, molti stati islamici. La provinciale per l Italia settentrionale, da Roma, è gentilissima ma irremovibile. «Non rilasciamo dichiarazioni, non ci piace metterci in mostra. Ma se vuole può passare una giornata con le mie consorelle di Milano come volontario. Stia con loro qualche ora e poi racconti quello che vede». Insisto un poco, ma poi penso che forse la madre non ha tutti i torti: che sia meglio così? E allora vada per il pomeriggio da volontario. ORE Parto da via Copernico, la sede di Scarp. Dribblo con la moto fra le 24. scarp de tenis luglio - agosto 2010 auto, maledicendo il traffico e il caldo. Dovevo essere già lì, accidenti. Mi scoccia arrivare in ritardo, oggi più del solito. Ho intuito al telefono che l affabilità e la gentilezza delle suore pretende almeno un rispetto pari. Impensierito dai sensi di colpa, che forse ne nascondo altri ma non mi ci dilungo, tranquilli, arrivo in fondo a viale delle Forze Armate, lo stradone che porta nel cuore di quell ex Suore missionarie: in ben 133 Paesi CHI SONO Le Missionarie della Carità sono una famiglia religiosa di diritto pontificio fondata dalla beata Teresa nel 1950: la famiglia è composta da un ramo attivo e da uno contemplativo con pubblici voti perpetui di castità, povertà, obbedienza e servizio gratuito ai più poveri dei poveri. DOVE OPERANO Le suore Missionarie della Carità sono circa e sono presenti in 440 missioni in 133 paesi. Dal 1950, anche per incoraggiamento della stessa Santa Sede, madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in tutte le parti del mondo, aprendo case di missione e fondazioni, oltre che in India, in America Latina, Africa e, successivamente, in tutti i continenti. Le famiglia religiosa mise radici anche in molti paesi comunisti, inclusa l ex Unione Sovietica, Albania e Cuba. Esiste una consolidata presenza in America, Europa, Filippine e negli stati di religiose islamica. In Italia le sorelle hanno 20 sedi. borgo di campagna che era Baggio, prima di essere inglobato dalla città che cresceva e accoglieva i primi immigrati dal sud d Italia: pugliesi, calabresi, campani. Varcata la soglia della casa, capisci in un attimo quello che è accaduto in questi ultimi anni a Milano. All ombra del pergolato, sulla panchina appoggiata al muro intonacato di bianco, sono sedute una vecchina un po toccata, che

24 il ricordo me per un istinto di autodifesa. «Anche io ho cominciato così interviene Aldo. Avevo detto: Un solo giorno. Sono passati 13 anni e sono ancora qui». Piccolino, canuto, ma vitale come un adolescente, Aldo, 70 anni, ex bibliotecario di periferia, è il tuttofare della comunità: cuoco, capo-cameriere, all occorrenza autista. Sarà lui a prendermi in custodia a dirmi quello che dovrò fare. continua ad alzarsi e a risedersi farfugliando qualcosa in un milanese antico; una giovane africana avvolta in una stola gialla e blu, con i capelli corvini e lucidi annodati in tante treccine; una ragazza bionda, gli occhi azzurri e la pelle lucida e pallida come madreperla. E poi, in mezzo al cortile, bambini neri, mori, bianchi, che si passano e si contendono i secchielli di plastica, le palette, lo scivolo: gli oggetti di quel linguaggio universale che è il gioco. Il mio arrivo crea un po di scompiglio. «Ho un appuntamento con la suora» (la chiamerò semplicemente così, perché mi ha raccomandato di non citare il suo nome), dico a una consorella vestita col tipico sari bianco bordato di blu e a due donne che con lei stanno sbucciando e tagliando a fette pesche e albicocche. E subito dalla panchina si leva un mormorio di protesta. «Ci sia- Un posto a tavola Nella pagina a sinistra, una suora Missionaria della Carità al cancello della casa milanese di Baggio attende gli ospiti per la mensa. Sopra, una consorella e un volontario preparano la cena. A fianco, tutti in attesa del cibo mo prima noi», sento sussurrare. L imbarazzo dura un attimo. La suora arriva. «Meno male che è in ritardo», mi dice sorridendomi e inconsapevolmente rinfocolando i miei astratti sensi di colpa che ormai ne sono certo hanno un altra origine. «Avevo molti colloqui stamane. Sento queste ultime persone e sono da lei». La casa delle suore offre ospitalità a 16 ragazze madri, con i loro bambini, e a 15 donne sole quasi tutte straniere: nigeriane, ucraine, sudamericane. Ma non solo. Le otto sorelle della comunità, anche loro provenienti dai diversi angoli del mondo, distribuiscono pacchi viveri a famiglie in difficoltà, che visitano anche a domicilio. Inoltre a pranzo e a cena danno da mangiare a chi bussa alla loro porta: in media 110 persone, tutti uomini. «Sono qui per fare il volontario, un solo giorno», metto le mani davanti co- ORE 17. Indosso il grembiule e mi metto all opera. Primo compito: versare i tegami di pasta al sugo nelle teglie, dopo un abbondante infarinatura di formaggio. «Queste le hanno preparate in un oratorio qui vicino, ma per servirle belle calde dobbiamo passarle al forno», asserisce Aldo con una sicurezza che non ammette repliche. ORE La mensa apre. Una suora si mette all uscio e accoglie gli ospiti. «Ciao Sister», saluta passando una ragazza. «È stata una nostra ospite spiega. È una ragazza rumena. Ora ha trovato una stanza qui vicino. Va a lavorare all Esselunga oltre la strada. Noi le teniamo ancora il bambino, quando esce dall asilo». Poi arriva un ragazzo, sui 30 anni. «Sorella, quando arriva il medico?», domanda. E mostra le caviglie gonfie. «Mi fanno male, non ho casa, ma non posso camminare. E se non mi passa nessuno mi prende a lavorare». «Cosa c è per cena stasera, sorella?». Fa un altro, un italiano, segnato dalla trada. «Zio, penne. E per secondo le polpette che piacciono a te», gli sorride la suora. «Permesso, permesso», si fanno avanti gli ultimi ritardatari. «Entrate pure. Ma, ehi! Cosa hai nel sacchetto?». «Birre, ma sono per dopo». «Ah sì? Allora lasciale a me, te le restituisco quando hai finito la cena». Accogliente, affabile, ma vigile, penso tra me e me di questa suorina indiana, dalla carnagione olivastra, il viso tondo, e due occhi piccoli e acuti come punte di spillo. ALLE inizia la distribuzione del cibo. Prima però un Padre nostro, un Ave Maria e un canto. Qualcuno recita ad alta voce. Qualcuno muove appena le labbra. Molti tacciono. Non capiscono una parola di italiano. Probabilmente hanno imparato a chiamare Dio con un altro nome. Ma intuiscono che è un luglio - agosto 2010 scarp de tenis.25

25 alla mensa di Teresa momento importante e restano in silenzio. E quando qualcuno prova a protestare, viene immediatamente zittito dagli altri. Servo il primo. Ripasso per il bis. Mi spiegano come vanno ritirati i piatti: una con la forchetta, l altro senza, per evitare di confondersi e dare a uno il piatto dove ha mangiato l altro. Un accortezza igienica, un segno di rispetto, un modo per evitare sprechi. L operazione non è semplicissima ma me la cavo. Poi via con il secondo, le polpette annunciate dalla suora indiana allo zio, piselli e la macedonia. ORE Hanno tutti finito di mangiare e poco alla volta sciamano via. Però, per i volontari non è ancora finita. Bisogna pulire e rassettare lo stanzone. Mi dò da fare con la mazza e il mocio, sotto lo sguardo attento di Aldo. ORE Mi ritrovo con le sorelle, Aldo, Rosangela, e tutti gli altri i cui nomi non sono riuscito ad annotare, davanti alla statua della madonna all ingresso del cortile. Recitiamo una preghiera che a un certo punto dice Dio aiutami a comprendere, più che a essere compreso. Mentre torno verso casa, guido molto più lentamente del solito. Un pensiero mi frulla per la testa. Che cosa spinge queste sorelle ogni giorno a compiere questi umili gesti? Nel loro servizio non c è nulla di eroico. I poveri che incontrano non hanno i pancini rigonfi, le pustole della lebbra sul corpo, gli arti amputati dalle bombe. Non è I drammi e le cure, una zia a Kali Ghat Pediatra, padovana. Teresa da 15 anni opera nel girone dei moribondi di Calcutta di Cristina Salviati Kali Ghat, l'ultima spiaggia, uno stanzone pieno di giacigli dove vengono fatti sdraiare i moribondi raccolti sulla strada. È il luogo dove Teresa Volpato (nella foto), originaria di Cittadella (in provincia di Padova) trascorre ore interminabili a fasciare, disinfettare, assistere persone rese irriconoscibili da malattie trascurate, sporcizia, indifferenza e solitudine. «Ho incontrato madre Teresa di Calcutta durante un viaggio con dei colleghi racconta Teresa. Fu lei a notarmi in mezzo al gruppo e mi fece cenno di raggiungerla. Io non volevo crederci, ma un amica mi convinse ad avvicinarmi e mi sentii dire da quella persona straordinaria che sarei rimasta, in quel posto, al Kali Ghat. Presi quelle parole con incredulità e naturalmente tornai a casa. Ma l anno dopo, era il 1996, ero già di ritorno a Calcutta. E la mia vita cambiò radicalmente». Teresa Volpato è un medico in pensione, pediatra dell ospedale di Padova. Da quasi quindici anni, ormai, considera l India la sua casa, dedicandosi totalmente ai moribondi di Calcutta. Al mattino la sveglia è alle 4.30 e alle 5 si trova già a Kali Ghat. Appena entra cominciano a chiamarla da tutte le parti. «Anti, anti», che significa «Zia, zia». Un coro incessante che, afferma la dottoressa, «mi pare di sentire anche qui in Italia, non mi lascia mai». 26. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Lo shock di quel posto All inizio dell estate Teresa è tornata a Cittadella per riposare, e per curarsi un'irritazione alle gambe che la tormenta da mesi. Ma ha già prenotato il volo di rientro: dovrà essere a Calcutta prima del 20 agosto, per rinnovare il suo permesso di soggiorno. «La aspettano interviene Gigliola Masolo, volontaria vicentina, che da oltre dieci anni si reca a Calcutta ogni inverno per portare medicinali, contributi e tutto quello che può servire al centro. Senza Teresa non sanno come fare. Lei capisce persone che parlano dialetti bengalesi incomprensibili. Di lei si fidano. E si fanno curare dagli altri medici volontari solo se Teresa dà il suo benestare». «In questi ultimi mesi ero così stanca che mi pesava persino rispondere ai tanti occidentali che ogni giorno si affacciano alla soglia di Kali Ghat ammette la dottoressa padovana. Tutto il giorno arrivano turisti e devoti di madre Teresa, da ogni paese. Gli indiani adesso arrivano in pullman zeppi, le agenzie di viaggio propongono la tomba come meta del viaggio, una continua processione. Tutti vogliono vedere, cercano qualcosa e sono sicura che lo trovano. Lo shock provocato da quel posto costringe chiunque a riflettere, a rivedere se stesso nel profondo. Poi ripartono, ma sono molti quelli che tornano per aiutarci o che scrivono, magari anche dopo un anno o due, per dire che Kali Ghat è impossibile da dimenticare». Mongol e la bimba madre Fuori dal Kali Ghat la vita brulica sulla strada. Teresa racconta dei suoi vicini di casa, persone che sono lì, lungo le mura, in tende di fortuna o baracche. «Mongol ormai ha quasi un anno racconta la donna, per aggiornare le altre volontarie venute a salutarla nella sua Cittadella. Sua madre lo portò un giorno dalle suore: il padre era ubriaco e voleva venderli entrambi per duemila rupie. Passata la sbornia, ritornarono a casa. Ma le suore continuano a prendersi cura di Mongol. Per lui nel convento c è un armadio pieno di viveri, omogeinizzati, riso, latte». Teresa porta il bambino nel cuore in modo particolare: «Prima di partire ho raccomandato che gli diano solamente la dose quotidiana: se consegnassimo tutti i viveri, qualcuno li farebbe sparire nel giro di qualche ora». Poi Teresa scartabella i suoi mucchi di fotografie, una vera passione. Ama fermare volti e ricordi, estrae l immagine di un adolescente quattrodicenne: «Da piccola era bruttina, ora si è fatta una bella ragazza...». Anche lei vive in strada con la famiglia, nell immagine tiene tra

26 il ricordo nemmeno l ansia di giustizia a muoverle: nessuno qui si illude che il suo contributo, per quanto piccolo e modesto, possa servire a cambiare le cose per tutti. Mi vengono alla mente, allora, gli occhi sorridenti, la gentilezza paziente e mai stanca della suora che non vuole dirmi il suo nome. Ma mi spiega che in indiano significa vuota. «Sì, vuota, hai capito bene. Perché dobbiamo essere vuoti, se vogliamo essere pieni della grazia di Dio». E allora intuisco che in quel vuoto deve esserci la risposta... L iniziativa Cristiana e orientale, speciale su Mondo & Missione Chi non conosce il volto asciutto e intenso di Madre Teresa di Calcutta? La notorietà della religiosa (albanese di nascita ma indiana di adozione) ha varcato i confini del mondo, specie dopo la beatificazione del E le suore di Madre Teresa, avvolte nel loro inconfondibile sari bianco e azzurro, si sono diffuse ormai in moltissimi paesi di tutti i continenti. Non c è nulla di nuovo, allora, da conoscere della spiritualità di Madre Teresa, della sua inesauribile eredità spirituale, oggi, a centro anni dalla nascita della grande missionaria della carità? Lo speciale che Mondo e Missione, mensile del Pime, proporrà ai lettori nel numero di ottobre, parte proprio da questa provocazione e punta a esplorare aspetti meno noti, ma decisivi, di questa figura. In che senso possiamo considerare Madre Teresa un modello per la missione di oggi? Perché la sua figura è oggetto di devozione intensa anche presso gli indù e i buddisti? Come mai Madre Teresa è riuscita a incarnare il messaggio cristiano in un contesto dove tanti altri tentativi di inculturazione sono andati falliti? Perché la sua mistica, così intrisa di fede cristiana, ma contemporaneamente attenta alla sensibilità orientale, affascina tante persone? Perché, a fronte del calo delle vocazioni, le suore di Madre Teresa vedono ancora entrare tante giovani nelle loro fila? Queste e altre domande sono al centro dello speciale di 36 pagine in uscita su Mondo e Missione (acquistabile insieme alla rivista al prezzo di 5 euro, oppure separatamente, al prezzo di 3 euro; sconti per ordinativi particolari di parrocchie, gruppi, ecc.), che contiene riflessioni, interviste, testimonianze e reportage da varie parti del mondo, col contributo di alcune firme importanti, tra cui il vescovo Thomas Menamparampil, autore dei testi della Via Crucis al Colosseo nel Info e prenotazioni tel le braccia un neonato. «È suo figlio spiega Teresa. Un giorno hanno portato dentro al Kali Ghat suo padre che era invalido e si muoveva su una carrozzella. Anche se non si lamentava, era evidente che stava male. L ho visitato e ho scoperto che aveva una clavicola e un braccio fratturati. Per tutto il giorno ho continuato a ricordare alle suore che necessitava di cure, che bisognava portarlo all ospedale, ma nessuno mi dava retta. Non riuscivo a capire il perché dell indifferenza nei suoi confronti. La situazione è degenerata sempre più, finché il poveretto è morto. A quel punto una suora mi ha avvicinato e mi ha spiegato: era stato lui a mettere incinta la figlia e la moglie lo aveva pestato brutalmente per punirlo. Le suore si erano schierate dalla parte di quelle donne, tradite negli affetti più importanti». Indulgenza e piccole vanità Drammi atroci e cure amorevoli. Bassezze inconcepibili e dedizioni impensabili. A Kali Ghat, e nelle strade accanto, si toccano gli estremi dell umano. E riempiono le giornate, e l esistenza, di Teresa. Che ora stringe tra le mani una fotografia della statua della fondatrice, la religiosa sua omonima, inginocchiata e con lo sguardo rivolto verso il basso: la sua posa quando era in preghiera, affiancata da suor Gertrude, la prima delle sorelle a seguirla. «Per spiegare com era madre Teresa io racconto sempre questa storia conclude la dottoressa. Un giorno le suore avevano allestito la cappella, che poi è anche il loro dormitorio, per l adorazione del Santissimo. Chi entrava, con molto rispetto, si metteva a pregare in silenzio e seduto per terra, come si usa fare lì. A un certo punto è entrata una coppia di sposi novelli con fotografo al seguito. Stavano davanti al Santissimo cercando la posa giusta per lo scatto. Un comportamento irriguardoso, deve avere pensato una suora, che li ha presi per mano e in silenzio li ha condotti fuori. Allora madre Teresa si è alzata dalla sedia a rotelle dove ormai passava le giornate alla fine della sua vita e li ha seguiti. Dopo poco il gruppo è tornato dentro e la foto è stata fatta con madre Teresa in posa insieme agli sposi. Poi li ha accomiatati, ma solo dopo averli accompagnati fuori e aver scambiato qualche parola con loro. Ecco, madre Teresa era così, una donna fuori dal comune, ma vicina a tutti. Piegata sui mali più acuti, e indulgente nei confronti anche delle piccole vanità dell uomo». * * * Per contribuire all'opera di madre Teresa di Calcutta, si possono effettuare donazioni all'associazione Kal, di cui anche Teresa Volpato fa parte, che realizza microprogetti nei villaggi di India, Meghalaya e Bengala. Informazioni sul sito luglio - agosto 2010 scarp de tenis.27

27 milano Insegna circo dal 1991: vinto un contenzioso con il comune, da gennaio regala sogni e acrobazie in una nuova sede Piccola scuola persistente magia Milano Pendolari della salute: poche strutture, ci pensa il privato sociale Torino Rapporto sulla città: rinascere forti, attraversando la crisi Genova Il girasole di Alessandra, al mercatino le idee si tramutano in solidarietà Vicenza Il paesano Weliton, dopo le incertezze il successo con i bar Rimini Truffe e dipendenze, tutti i rischi di internet secondo la Polizia postale Toscana Le ventun cooperative del consorzio Co&So, la qualità è sociale Napoli Il giornalista, la romanziera: incontri in redazione sull arte dello scrivere Catania Fathi, condannato a restare da solo anche dopo la morte Palermo C è un nuovo Punto per far crescere insieme i ragazzi del centro 28. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Oh baby baby / it s a wild world: così canta Cat Stevens quando mi trovo sotto lo chapiteau della Piccola Scuola di Circo, al saggio finale degli allievi del corso semiprofessionale. Prendo posto e mi guardo in giro. Oh baby baby / è un mondo selvaggio: la canzone continua e calza a pennello. È straniante l effetto che fa essere nel Piccolo Circo, che solo pochi mesi fa ha traslocato (con colonia di conigli al seguito) da Porta Volta a via Messina 48, dove Claudio Madia e Camilla Peluso i custodi di questo piccolo mondo hanno ripiantato i picchetti, alzato il tendone nel gelo di gennaio, e permesso alla bandiera del clown (ben salda sopra l entrata del tendone) di garrire ancora nell aria malconcia di Milano. È da tanto che non entravo in un circo. Fuori il tendone è bianco e rosso; una vol- ta dentro e con gli occhi a spasso, ci si trova in un enclave retta da poesia ed efficienza. Tutt intorno agli spettatori un no sotto una tenda magica che mi ha la mia buca mentale questa fantasia: so- fondale blu notte, mentre la sommità preso in consegna in zona Monumentale, facendomi provare lo sberleffo alla dello chapiteau ha tante stelle disegnate; qui è là ci sono tralicci a vista che ancorano trapezi e corde. agendo questi otto ragazzi, che hanno forza di gravità, così come lo stanno Il contrasto, tra le luci fiabesche cominciato il saggio sui trampoli. dentro il piccolo circo e il fuori decisamente metropolitano, mi riporta all aggettivo straniante, mandando nel- I numeri si susseguono senza sosta,uno La determinazione di Camilla dopo l altro, e il momento in cui i giovani acrobati acchiappano il trapezio saltando uno dopo l altro, aiutati da una pedana, è forse quello che mi sta piacendo di più per il suo forsennato dinamismo. Allora, con uno schiocco di dita, penso di bloccare a mezz aria il flic-flac di uno dei ragazzi e, in mezzo a questo fermo-immagine, di dare il là a un rullo di tamburi per introdurre Camilla Peluso: qui di seguito comincia il racconto della sua determinazione per la sopravvivenza del Piccolo Circo. La incontro nella segreteria della Piccola Scuola di Circo, in via Solari al 40. Arrivando, sembra la vetrina di un negozio. Guardando meglio,vicino alle tende colorate si vede un orsacchiotto seduto su un seggiolone: quale migliore sentinella dei sogni che vanno difesi, curati e protetti! Quel giorno avevo la macchina fotogradi Grazia Sacchi foto di Stefano Merlini

28 scarpmilano Equlibrio sotto il tendone In queste pagine, alcuni momenti del saggio di fine anno di alcuni allievi della Piccola scuola di circo. Nella pagina seguente, l attuale sede della scuola, in via Messina fica ma ho fatto la timida: avrei dovuto immortalare quello stanzone un po retrò pieno di attrezzi, piccoli quadri, tende colorate,manifesti di rassegne, clavette, e con una portafinestra che dava sul giardino condominiale squadrato e con dei begli alberi, contornato dalle case popolari della Milano d antan. I convenevoli riempiono il tempo di un caffè, poi Camilla mette il turbo e il suo dire diventa la storia del Piccolo Circo, quando ancora non c era nessun piccolo circo all orizzonte. La prima sede in via Montello Nel 1991, Camilla discute una tesi all Isef sull aspetto educativo, motorio e creativo delle arti circensi: ha messo nero su bianco la sua passione per la ginnastica artistica e acrobatica, fusa con il mimo e il teatro, imparata e insegnata a sua volta con i tipi del Teatro dei Capovolti nella prima sede del Leoncavallo, a Milano, in via Mancinelli. È il suo inizio e ha la portata di un illuminazione: cerca,tra i tomi dei programmi ministeriali, agganci che possano trasformare l arte circense in ma- Oltre 400 iscritti, corsi per ogni età La Piccola scuola di circo è nata nel 1994 su modello di alcune già esistenti in Europa. Realtà unica nel panorama italiano, ha formato centinaia di allievi: oltre 400 iscritti ai corsi, seguiti da 18 insegnanti. Inoltre ha ospitato compagnie di teatro di strada nell ambito di numerose rassegne. E ha un affezionato pubblico che segue le iniziative in calendario (affezionata è anche la piccola colonia di conigli, che ha seguito la Scuola nella nuova sede...). I CORSI: tecniche di circo per scuole medie superiori e adulti (dai 14 anni); gioco e circomotricità (dai 3 ai 7 anni); tecniche di circo per bambini (dagli 8 ai 13 anni). SEGRETERIA: via Solari 40, Milano, telefono teriale didattico e insegnabile in un ora di educazione fisica, credendo in un idea di attività motoria che sia insieme educativa e formativa: è il 1994, quando mette in piedi, col suo compagno Claudio Madia, saltimbanco e scrittore, uno spazio in via Vico con 12 allievi: la Piccola Scuola di Circo comincia così. Partono da zero, inventandosi un metodo e una proposta di contenuti. Comprano manuali all estero con esercizi di acrobazia e giocoleria: ben prima che in Italia, in Francia e in Svizzera esistevano accademie per lo studio delle arti del circo, che diplomavano con il titolo di artista professionista e maestro di circo i propri studenti. Passa il tempo, gli allievi arrivano a una sessantina, i tempi sono maturi per cercare una sede per fare una scuola permanente. Il consiglio di zona propone l area di via Montello, ancora piena di 280 tonnellate di macerie dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, ovviamente da sgomberare a carico degli intrepidi richiedenti. Camilla e Claudio sono quegli intrepidi, e lo fanno personalmente, con la soddisfazione di essere aiutati dalle ruspe di uno sponsor per i rifiuti più grossi. E la sorpresa di regalare spazio intorno a un platano secolare, da anni sepolto nell incuria. Tendone noleggiato da un clown La parte più magica della storia arriva adesso. Dovevano noleggiare un tendone per lo spettacolo, e Camilla mi racconta che vanno fuori Milano, dal Pierino Medini. A quel punto Camilla mi dice che lei ha sempre avuto il circo nel cuore. Mi dice proprio così. E quando arriva lì dal Pierino Medini, esponente di una delle più note famiglie circensi italiane, l atmosfera è proprio quella malinconica del circo a riposo: pochi animali e un po sperlusciati, il contorsionista che prova il numero in tuta lì sul piazzale, il mangiafuoco che fa divertire i bambini degli artisti circensi. Ma torniamo a Camilla. Da bambina, uno dei suoi eroi era il luglio - agosto 2010 scarp de tenis.29

29 scarpmilano Clown CocaCola. Le piaceva un sacco quando veniva a far divertire lei e i suoi compagni alla scuola elementare Pietro Micca di via Gattamelata. Forse ha questo inconsapevole flashback prima di riconoscere il Clown CocaCola nei tratti rugosi del Vittorio Medini,padre di Pietro, seduto sui gradini di una roulotte. Camilla lo chiama e lui si volta, radioso di essere riconosciuto con riconoscenza dagli occhi un tempo bambini che lo guardavano rapiti. Il tendone, in gergo tecnico chapiteau, viene dunque noleggiato, e comincia un tempo buono in cui il progetto di fondare a Milano una scuola di circo stabile, sul modello di quelle europee, convince il settore sport del comune di Milano, che stipula una convenzione valida fino al 2021 per l occupazione dell area di via Montello, zona Porta Volta. È il La parte più brutta della storia, invece, comincia adesso. Comprato il tendone, vengono fatti investimenti per la scuola, che doveva diventare un impianto sportivo a tutti gli effetti. Ma a sorpresa Camilla viene convocata in comune nel dicembre 2003: le comunicano che l area è ritenuta idonea per un parcheggio dei residenti, con le ruspe di un impresa di Roma già pronte a scavare. È un colpo basso. La Piccola Scuola riceve moltissimi attestati di stima, la R Esistenza della Psc viene supportata numerose volte 30. scarp de tenis luglio - agosto 2010 dal Vergani nelle Stanze del Corriere, e parte una petizione di firme. Ne raccolgono e nel maggio 2004 Aldo, Giovanni e Giacomo le presentano al sindaco Albertini. Secondo i racconti del Trio, ci vorranno venti minuti per strappargli una risata. Le luci si riaccendono La petizione però non porta a niente: Camilla e Claudio devono chiedere un aiuto più tecnico per ribattere a tono, visto che da parte del comune la marcia verso lo sfratto prosegue. Presentano due ricorsi; segue la discussione al Consiglio di stato, che dà ragione alla Scuola sia contro il provvedimento del sindaco che contro la gara dei parcheggi. Camilla, che ormai ha familiarizzato con le carte bollate e le sfumature dell avvocatese, decide addirittura di lasciare l insegnamento alla Psc per seguire meglio le sorti del progetto. Fonda un comitato, i Cittadini Propositivi, anche per tenere fuori dalla Psc il suo impegno politico. Quando cambia la giunta comunale e arriva la Moratti, il battagliero comitato riesce a far sospendere il giudizio su 40 aree di Milano che si volevano trasformare in parcheggi. La Moratti riduce la lista a 20, e poi ulteriormente a 7: via Montello non rientra tra le aree salvate dal comitato. La sede della Scuola, dunque, non c è più. Eppure il valore della Psc, e lo sforzo fatto per tenere in vita il suo modo di formare, instillare e insegnare l arte circense, sono stati riconosciuti pubblicamente. Così, per sopravvivere, spunta una nuova opportunità, indicata dallo stesso comune: si va in via Messina. Le luci sulla Piccola Scuola di Circo stazzata in via Montello si sono spente il 28 dicembre Sono state riaccese, sotto il tendone rimontato in via Messina, l 11 gennaio 2010 per l avvio dei corsi. All inizio della storia, il comune aveva concordato un finanziamento di 500 mila euro e, «se avesse tenuto un comportamento più coerente afferma Camilla la città avrebbe guadagnato un impianto sportivo a costo zero». Alla fine, il comune di euro ne ha spesi 240 mila, a rimborso del contenzioso con la Psc e per riavere l area su cui costruire un posteggio i cui lavori non sono ancora iniziati. «Ho messo in fila quello che ho fatto e te l ho raccontato»: così mi saluta Camilla. E io la ringrazio per il racconto appassionato delle fatiche che lei e Claudio hanno affrontato, per continuare ad avere il circo nel cuore. E far scintillare il fuoco di una vita diversa..

30 Sono migliaia i malati che da altre regioni arrivano a Milano, coi parenti, per curarsi: per fortuna li ospita il privato sociale... Pendolari della salute, un tetto e l amicizia scarpmilano CasAmica, tremila ospiti l anno Sono molte le parrocchie e le associazioni milanesi che mettono a disposizione posti letto e piccoli appartamenti a basso costo. Per esempio CasAmica. «L iniziativa è nata nel 1986, grazie all idea illuminata di una famiglia di imprenditori milanesi racconta la signora Luisella, una delle volontarie. Ogni anno circa tremila persone trovano ospitalità da noi. Disponiamo di tre case, per un totale di 84 posti letto, tutte situate in zona Città Studi, vicine, quindi, all Istituto neurologico Besta e all Istituto tumori. Ogni giorno i 60 volontari si alternano nelle case, cercando di rendere meno pesante agli ospiti la lontananza dagli affetti. E di aiutarli ad affrontare i problemi che la malattia comporta». Le case sono organizzate in comunità-famiglia, in cui si condividono cudi Simona Brambilla Milano d estate si svuota: i negozi sono chiusi, non c è traffico e non si vede quasi nessuno per strada. Ma non mancano turisti particolari: gli emigranti della salute. Sono migliaia le persone, non solo i malati ma anche i loro parenti, che ogni anno affrontano il viaggio della speranza. Speranza di trovare nel capoluogo lombardo cure e risposte appropriate ai loro problemi di salute. Dal punto di vista sanitario, l offerta che Milano può produrre è di alto livello. Scarsa, invece, è l offerta di alloggi economici: considerato che molte permanenze si protraggono a lungo, sono molti a non potersi permettere sistemazioni adeguate. E così c è chi è costretto a dormire in macchina vicino all ospedale, a volte insieme al famigliare che deve sottoporsi alla chemioterapia tre volte a settimana. Chi si fa un giaciglio sotto la pensilina del tram, con la valigia sotto la panchina. Chi non mangia per risparmiare. darietà tra gli ospiti e mantiene un cli- cina e soggiorno. Ciò favorisce la soli- IL problema, dal punto di vista sociale, è molto rilevante. Così da anni il stoviglie alla biancheria, dal televisore ma di casa, dove si trova tutto: dalle privato sociale milanese si è predisposto per dare accoglienza e ospitalità ai una vera famiglia spiega Loretta, ai fiori sul davanzale. «L idea è ricreare malati in terapia e ai loro parenti, nel ospiute a CasAmica. Qui si concentra tentativo di alleviare il dolore, l angoscia, lo sradicamento e l impoverimen- Perciò diventa naturale accantonare il non uno, ma tanti grandi problemi. to cui essi rischiano di andare incontro. tuo, perché un altra persona ha bisogno di te, di essere rassicurata, ascoltata, confortata, sgridata, spronata». L associazione ha in progetto di aprire una nuova struttura, dedicata ai bambini. «Abbiamo ristrutturato un locale di 465 metri quadri, in cui saranno ricavate 12 stanze doppie, tutte con bagno privato e con la possibilità di aggiungere un terzo letto, per accogliere i genitori o un fratello continua Luisella. In questa nuovissima struttura, oltre alle aree comuni sono previsti spazi per il gioco sia al chiuso che all aperto, e una stanza in cui fare i compiti tutti insieme». I bambini di A braccia aperte Il bisogno di spazi e situazioni a misura di bambino è altissimo. Oggi i bambini sono accolti nelle stesse strutture degli adulti, e ciò può creare difficoltà e problemi. I bambini vogliono giocare e guardare i cartoni animati, ma c è sempre il rischio di disturbare qualcun altro. Per affrontare questo bisogno l associazione A braccia aperte ha allestito due appartamenti in zona Loreto, vicino alla fermata della metropolitana di Pasteur. «Ogni anno accogliamo circa 15 famiglie con un minore malato racconta Stefania Biagini, coordinatrice del progetto. Siamo in contatto con tutti i luglio - agosto 2010 scarp de tenis.31

31 scarpmilano reparti di pediatria degli ospedali di Milano, che si rivolgono direttamente a noi quando qualcuno chiede loro dove andare a dormire...». A braccia aperte ospita famiglie provenienti da tutta Italia, in prevalenza dal sud, ma anche famiglie straniere. «Recentemente abbiamo collaborato con un associazione del Kenya spiega Stefania per aiutare una famiglia che aveva un bambino, minore di un anno, con gravi problemi ai reni. Per i medici keniani era inoperabile. Ma aveva bisogno di un trapianto per non morire. Lui, la mamma e il papà sono stati da noi per circa tre mesi, il bimbo ha fatto un delicato intervento al Policlinico, ora sta bene ed è tornato a casa. I nostri ospiti, però, provengono per lo più dal Mezzogiorno. Più volte all anno ospitiamo una famiglia di Napoli, con un bimbo che necessita di cure e terapie periodiche in una clinica milanese. Con loro si è istaurato un rapporto famigliare, ormai ci si conosce bene. Per noi è importante, oltre che rispondere al bisogno abitativo, anche instaurare un rapporto interpersonale con la famiglia e soprattutto con il bambino. I nostri volontari ogni giorno affrontano le relazioni con le famiglie e le sostengono in caso di problemi». Non c è una rete coordinata Sono però ancora molte le persone che arrivano a Milano senza conoscere i servizi d ospitalità della città. Sul territorio, infatti, non esiste una rete tra i diversi enti. Sono le portinerie degli ospedali e le capo sala ad avere elenchi di hotel, pensioni, case d accoglienza e parrocchie a cui indirizzare le persone. «Molti arrivano da noi grazie al passaparola racconta Raffaella Barbanti, responsabile del servizio d accoglienza della parrocchia San Leone Magno. Magari parlano con il vicino di letto, o con un compaesano che ci conosce». Dal 1991 anche un gruppo di volontari della parrocchia di via Carnia (zona piazza Udine) ha messo a disposizione cinque appartamenti per gli ammalati e per le loro famiglie. Situata nei pressi dell ospedale San Raffaele, ma collegata anche alle altre zone della città, grazie alla linea verde della metropolitana, la parrocchia ha ospitato finora per-

32 scarpmilano Una casa per chi soffre La struttura per malati e famigliari resa disponibile dalla parrocchia di San Leone Magno sone. Alcune di queste provenienti dalla nuova foresteria aperta davanti al San Raffaele, che chiede circa 100 euro a notte a persona. Un prezzo insostenibile per chi non ha mezzi adeguati. In via Carnia, invece, in cambio di un piccolo contributo si respira aria di accoglienza e amicizia, tanto che alcuni ospiti, una volta tornati a casa, avviano esperienze di solidarietà, per contraccambiare. Come ha fatto il papà di Marcello. «La famiglia ha vissuto da noi alcuni mesi continua Raffaella, fino a quando purtroppo Marcello è deceduto. Suo padre, tornato a Caltanissetta, ha fondato un associazione in ricordo del figlio a favore delle persone bisognose. L idea era nata proprio dall esperienza di condivisione e accoglienza vissuta da noi». Certo, i volontari della parrocchia e di tutte le associazioni che operano in questo settore sono messi davanti a un compito difficile: incontrare ogni giorno la sofferenza. E non sempre la malattia può essere vinta. Ma le giornate e le serate trascorse insieme a malati e famigliari sono preziose occasioni di scambio, conoscenza e amicizia. Perché la condivisione è una forza che vale, anche quando la vita declina.. I numeri in Lombardia Centomila malati da fuori, mancano spazi per accoglierli Le istituzioni lombarde, regione in testa, non perdono occasione per elogiare le eccellenze e i primati delle strutture ospedaliere del territorio. E così, che effettivamente si tratti o meno dei migliori ospedali d Italia, sono molti i malati che scelgono di venire in Lombardia per farsi curare all Istituto nazionale dei tumori o al Neurologico Besta, allo Ieo o all ospedale San Raffaele: tutti nomi a cinque stelle della sanità milanese. «I numeri sono stabili da parecchi anni spiega Carlo Zocchetti, della Direzione generale Sanità della regione Lombardia. Nel 2009 sono stati ricoverati negli ospedali lombardi pazienti provenienti da altre regioni, l 8,5% del totale. I numeri però sono ancora più alti per Milano città, dove, tra ospedali pubblici e i privati accreditati, sono stati accolti oltre 44 mila malati residenti fuori regione, e cioè il 15% del totale dei ricoveri». Un numero distante dalla media nazionale, che parla di un 7% di malati che scelgono di operarsi in una regione diversa dalla propria. Soprattutto se si considera che solo il 4% dei lombardi va in un ospedale fuori regione. La maggior parte di questi pendolari della salute arriva dal Mezzogiorno o dalle isole. Per chi deve restare a Milano per terapie lunghe, e per i loro accompagnatori, il primo problema da affrontare è l alloggio: i prezzi di alberghi e pensioni sono improponibili sul lungo periodo e nemmeno il mercato degli affitti è abbordabile. In questo campo le istituzioni sono assenti: né il comune né la regione mettono a disposizione stanze a prezzi calmierati, o offrono convenzioni. La regione Lombardia rimborsa le spese solo ai parenti di chi ha subito un trapianto di rene. Nella primavera 2009 ministero della salute, la regione e i comuni di Milano e Novate Milanese hanno sottoscritto un accordo con gli ospedali Sacco, Besta, Istituto tumori e l Università degli studi di Milano per realizzare una Città della salute, che riunirà in un unico polo i tre ospedali e realizzerà anche abitazioni per il personale sanitario, oltre ad alberghi low cost per i parenti dei ricoverati. Per il momento è solo un accordo, dato che i lavori dovrebbero partire a ottobre Gli ospedali, da parte loro, non riescono a offrire anche questo servizio. Le strutture che hanno una bassa percentuale di ricoverati provenienti da fuori regione, spesso con numeri massimi programmati, come ad esempio il San Carlo o il Centro traumatologico ortopedico, oppure hanno periodi di degenza brevi o in regime di day hospital, hanno un attenzione limitata al problema. Le strutture che attirano più pazienti esterni, invece, si sono organizzate, stipulando convenzioni con alberghi o fornendo l elenco di stanze e case di ospitalità del privato sociale. Il San Raffaele ha una foresteria per i parenti dei pazienti, ma è un albergo che, oltre al comfort, ha prezzi da tre stelle. Secondo una ricerca realizzata nel 2007 da Camera di Commercio di Milano e Iulm, a scegliere l albergo è solo un accompagnatore su tre, mentre un altro terzo cerca ospitalità presso conoscenti, il 21% chiede aiuto a una casa di accoglienza, l 11% si adatta a dormire in ospedale, in un letto accanto al parente malato. Il mondo del privato sociale fa quel che può. A Milano si contano una ventina tra associazioni e parrocchie che mettono a disposizione chi un paio di camere, chi decine di posti letto in appartamenti condivisi, monolocali o comunità dedicate. Le spese, alloggiando in queste strutture, diminuiscono di molto: chi dorme in hotel o residence spende in media 207 euro al giorno, contro i 78 di chi riesce a sistemarsi presso conoscenti o case di accoglienza. Marta Zanella luglio - agosto 2010 scarp de tenis.33

33 34. scarp de tenis luglio - agosto 2010 testimoni Alla Fabbrica del Vapore, un laboratorio tra memoria e solidarietà L Accademia e tanti progetti, i giochi dimenticati di Giorgio C di Antonio Vanzillotta Nel museo sono raccolti tanti divertimenti desueti, ma facili da imparare e accessibili a tutti: «Con i bambini vince la fantasia» I SI DIVERTE ANCORA CON I GIOCHI DI UNA VOLTA? Lo chiediamo a Giorgio Reali, fondatore della milanese Accademia del gioco dimenticato. Ci racconta che la passione dei giochi da strada se la porta dietro fin dall infanzia, trasmessagli da suo zio. Giorgio si è da sempre occupato di giochi tradizionali, inizialmente solo per hobby. La sua storia di giocheria è cominciata a Merano, città natale, quando faceva il chierichetto e aiutava lo zio, animatore in parrocchia. Quando lo zio cominciò a stare poco bene, fu lui, a 11 anni, a scegliere di fare il maestro di giochi, insegnando ai bambini che avevano sei o sette anni. Arrivato a Milano, ormai oltre vent anni fa, Giorgio coltivava l idea di aprire una ludoteca. Ma ha finito per fondare l Accademia, in uno stabile della Fabbrica del Vapore. Nel museo-laboratorio del giocattolo dimenticato ci sono centinaia di giochi. Giorgio ci riceve proprio qui, in mezzo a biglie, cerchi, tappi di varie forme e misure, e altro materiale di riciclo. Sono oggetti che colpiscono la fantasia e incuriosiscono, e Giorgio presenta tutti i giochi che ha riabilitato: gioco dei cinque noccioli, gioco della buca, gioco della rana, stecca a elastico, trottola, cavallina, tiro alla fune, corsa dei cerchi ecc. Poi ci sono altri divertimenti, inventati da lui: con le cartoline pubblicitarie distribuite in metrò o nei pub, per esempio, riesce a fare diversi giochi. Ne cita alcuni: puzzle, ghost, salta tappo... Per il gioco più coinvolgente si torna all antico: è il gioco dei cinque sassolini, che tra l altro permetteva alle maestre di capire se i piccoli avessero problemi di coordinamento o di mobilità. Infatti spiega: «Bisogna lanciare un sassetto in aria, mentre gli altri quattro sono a terra; contemporaneamente, bisogna spostare uno che è a terra e prendere al volo quello che è in aria. Poi diventa sempre più difficile: tiri un sassetto ne sposti due, tiri un sassetto ne sposti tre. È un giochino facile da imparare. E puoi coinvolgere tutti i bambini: basta raccogliere il materiale (i sassolini) dal giardino della scuola, senza bisogno di comprare nulla...». Da sempre l Accademia ha inteso integrare le proposte ludiche con iniziative mirate a persone con handicap. Questa attenzione si tradice nell apertura delle manifestazioni a tutti, nella volontà di favorire contatti e amicizie, nell impegno a costruire giochi idonei a persone diversamente abili: giochi tattili o acustici per bambini non vedenti, la pista dei tappi rialzata per poter giocare anche in carrozzina. Giorgio Reali è anche il coordinatore del progetto Città in gioco, che riunisce le città italiane che hanno musei per bambini. Nel 2000 ha promosso il referendum Cento giochi da salvare per il nuovo millennio e ha ricevuto oltre ventimila schede di adesione. Ha fondato pure l associazione mondiale delle ludoteche. Giorgio ama giocare. Molto seriamente. Informazioni:

34 torino L undicesimo Rapporto su Torino delle associazioni Eau Vive e Giorgio Rota : il territorio tra problemi e potenzialità Rinascere forti attraverso la crisi di Claudia Torre Per poter ben progettare, qualsiasi cosa, è bene prima monitorare quanto esiste. È questo lo spirito da cui sono animati il comitato Giorgio Rota e l associazione Eau Vive, che hanno realizzato l 11 rapporto annuale su Torino, intitolato Attraverso la Crisi. Ce lo illustrano i curatori del rapporto Luca Davico e Luca Staricco. Come è cambiato il capoluogo piemontese in questi dieci anni? Staricco. C è poi la questione della for- avrebbe bisogno di crescere. Davico. Torino venti e ancora dieci anni fa era una città-fabbrica, oggi non è zazione è cresciuto, ma rimane basso e mazione: il livello medio della scolariz- più così e sul versante della riqualificazione urbana in Italia è quella migliora- laureati, tra i giovani dai 25 ai 30 anni, non solo tra adulti e anziani. Nel 2008 i ta di più. Ma altre realtà sono partite prima. L immagine della città è cambiata, anche dal punto di vista urbanistico. Ci sono stati il reinserimento delle classi sociali alte nel centro storico e interventi a macchie di leopardo in periferia. L area nord è una scommessa. Ma la crisi non ha avuto lo stesso impatto su tutti e si sono accentuate le differenze sociali, a partire dai consumi. Inoltre, anche se a Torino le case costano meno che altrove, oggi sono aumentati i prezzi degli appartamenti più piccoli e in periferia. La costruzione di case di edilizia popolare ha avuto un rallentamento e tuttora se ne sente la carenza. Torino e la crisi: da dove ripartire? Staricco. Era diffusa la convinzione che, poiché Torino è una città industriale e la crisi é finanziaria, questo ci avrebbe salvaguardato. Invece proprio questa consolidata vocazione ha fatto sì che siamo stati tra i più colpiti a livello nazionale, soprattutto rispetto alle realtà in cui il terziario è più forte. Davico. Nel settore fieristico, congressuale, di eventi e sport business dobbiamo ancora crescere. Le Olimpiadi sono state un evento isolato. Oggi le politiche regionali di innovazione dovrebbero vertere non solo su industria e sanità, ma anche sul terziario, il settore che più sono stati solo il 6,8%: il valore più basso di tutto il centro nord, ma inferiore anche a Cagliari o Bari: a livello di competitività e mobilità, è un handicap. Davico. In tempo di crisi sarebbe utile spendere dopo aver preso sul serio l idea che prima di fare nuovi interventi è bene fare la valutazione di quanto già c è o è stato realizzato. E questo è il contributo che vuole offrire il nostro rapporto annuale.. Povertà estrema e disoccupazione così il Rapporto annuale descrive Torino POVERTÀ ESTREMA. Nel 2009 il comune di Torino ha assistito in centri diurni persone, sono state inserite in strutture di accoglienza, 785 hanno beneficiato dell ambulatorio di bassa soglia Il sottopasso, 381 sono state aiutate dal servizio itinerante notturno. Sono state inoltre fornite derrate alimentari a persone, pasti a e buoni doccia a Le spese per l assistenza economica a soggetti deboli sono cresciute dai 16,7 milioni del 2007 ai 28,1 del Secondo una ricognizione dell Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali, 2009), in Piemonte vi sono almeno organizzazioni di volontariato, 487 cooperative sociali, 400 società di mutuo soccorso, 186 fondazioni civili. A Torino risultano attivi 662 centri di servizi gestiti dal volontariato; solo la Chiesa cattolica gestisce 257 oratori e opere parrocchiali, 82 centri di ascolto e assistenza, 40 punti di distribuzione di cibo e vestiti, 23 strutture di accoglienza, 21 servizi di reinserimento lavorativo. L Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo interviene con una rete di circa 200 volontari. La maggioranza delle richieste di aiuto riguarda difficoltà nel pagare le bollette (56,2%) o l affitto (34,8%), problemi occupazionali (34,8%), difficoltà per le spese quotidiane (22,5%) o per spese straordinarie (21,3%). DISOCCUPAZIONE. Nel 2008 la provincia di Torino presentava un tasso (5,6%) superiore a quello di tutte le altre province metropolitane del centro-nord. Nel 2009 in Piemonte sono state autorizzate 117 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria e 48,7 di straordinaria (+532,7% e +182,5% sul 2008): il 18,1% del totale nazionale. In provincia di Torino è stato autorizzato il 60% circa della Cig regionale: 71,5 milioni di ore di Cig ordinaria e 26,2 milioni di ore di straordinaria (+601% e +164% rispetto al 2008), pari al 12,3% e al 7,7% di quelle nazionali. Quasi tutte le province hanno autorizzato tra le 100 e le 150 ore ogni mille dipendenti, a Torino ci si avvicina alle 400 (fonti: Inps, Istat). Il rapporto Attraverso la crisi è scaricabile dal sito luglio - agosto 2010 scarp de tenis.35

35 scarptorino Tecnologia e solidarietà alleate: l idropedale purifica l acqua. Realizzato dal Sermig, comincerà a operare in Bangladesh La bicicletta che purifica l acqua di Sabrina Guarrera «Tecnologia e ricerca possono offrire non solo speranza, ma percorsi praticabili di solidarietà spiega Rinaldo Canalis, perito elettronico in pensione, responsabile e cofondatore del gruppo Re.Te. (Restituzione Tecnologica) del Sermig. Soprattutto, attraverso la restituzione del nostro tempo, delle nostre risorse e delle nostre competenze, si può arrivare ad esempio a donare la possibilità di una vita migliore a un villaggio del Bangladesh, dove nelle falde acquifere per natura è presente l arsenico». Già, chi penserebbe mai che con soli 500 euro è possibile realizzare il prototipo di una bicicletta che consente, pedalando senza troppo sforzo, di rendere potabile fino a 60 litri di acqua all ora? Un sistema nato per le barche «Questo sistema dice Rinaldo Canalis è usato anche sulle barche, per desalinizzare l acqua marina e renderla potabile». Peraltro un acqua così demineralizzata può essere importante anche per chi ha problemi di reni. La realizzazione dell idropedale è stata resa possibile dalla collaborazione del Sermig con la Smat (Società metropolitana acque Torino), che ha fornito le analisi 36. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Derelitti morti di freddo senza sapere perchè. Indiani bruciati perchè colpevoli di essere diversi. Neri picchiati in nome della Legge. Campi di sterminio negati perchè troppo fastidioso crederlo. E tanto, tanto altro ancora. Elio Tutto ciò non sembri fantasia. Stiamo parlando del primo idropedale, realiz- zato dai volontari del gruppo Re.Te. Come funziona? Pedalando si mette in azione una pompa meccanica, che aspira l acqua infetta e la fa passare attraverso un prefiltro per togliere le im- Telegiornale purità grossolane. L acqua attraversa poi visto con due speciali membrane a osmosi inversa, costellate di microfori che consento- i miei occhi no il passaggio solo alle molecole dell acqua. Il dispositivo a osmosi inversa prevede un ingresso per l acqua inquinata e due uscite, una per quella depurata e l altra per l acqua contenente le impurità (sali, metalli, batteri e virus) ed è montato su un supporto metallico. Durante il pompaggio il supporto viene appoggiato a terra e su di esso vengono ancorati i due perni della ruota posteriore. Pedalando, la pompa viene messa in funzione e, dopo lo spurgo, attiva la funzione osmotica. dell acqua prima e dopo il filtraggio. «In questo modo siamo riusciti a contenere la spesa e realizzare uno strumento semplice e ad impazzo zero racconta con soddisfazione Canalis. E abbiamo potuto verificare un abbattimento dell arsenico del 99,8%». Un primo esemplare dell idropedale è stato donato dal Sermig al Gruppo Rishilpi del Bangladesh: «Pensate conclude il responsabile del Re.Te. a quanto tempo potrebbero risparmiare le donne di un villaggio, non essendo più obbligate ad andare lontano per prendere l acqua, e come questo tempo potrebbe essere impiegato in altre attività! Ora stiamo lavorando a un prototipo azionato da un dispositivo fotovoltaico, che vorremmo portare ad Haiti, a favore delle vittime del terremoto».. Non più armi L ex Arsenale, sede del sermig a Torino. Nel riquadro, l idropedale

36 scarptorino Il sogno del Sermig, Arsenale di pace Il Sermig, Servizio missionario giovani, è nato nel 1964 per concretizzare un sogno: sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo. Il metodo del Sermig è quello della restituzione dei propri beni, delle proprie capacità e del proprio tempo. Dal 1983 la sede è l ex arsenale di Torino, ribattezzato Arsenale della Pace: quarantamila metri quadri che un esercito disarmato di giovani, donne e uomini hanno trasformato in una casa di accoglienza per i poveri, offrendo rifugio per la notte, pasti, cure sanitarie, sostegno a persone che vogliono cambiare vita. Un gruppo di esperti in diverse tecnologie (il gruppo Re.Te. Restituzione Tecnologica) individua e realizza risposte di supporto ai progetti, e ha realizzato più di interventi umanitari e progetti di sviluppo in 89 nazioni del mondo e più di 100 azioni di pace in paesi in guerra. Per gestire questi progetti il Sermig ha dato vita alla Cooperativa internazionale per lo sviluppo (Cis), che ha l obiettivo di sostenere o far nascere comunità che coordinino sul posto i progetti. INFO Il racconto Mi ha accettato come amico, mi ha offerto resti di pizza Un cane strappava una scatola che conteneva i resti di una pizza Margherita, ed è riuscito ad aprirla. Quando m ha visto si è messo dietro la scatola e si è seduto, e mi guardava contento di se stesso (voleva offrirmi quello che aveva trovato?). Nemmeno voleva sentire i ripetuti richiami della sua padrona. Mi ha accettato come amico, e mi ha offerto anche da mangiare. Parlando da solo, per scherzare io gli ho chiesto: «Ma anche tu sei nell esercito del volontariato italiano: trovi le risorse e le offri a tutti? Ti ringrazio per la tua buona anima». La sua padrona continuava a chiamarlo. Io mi sono messo a camminare perché dovevo andare a un appuntamento. Questa scena mi ha fatto pensare molto tempo dopo. Il servizio di volontariato è molto efficace a Torino, è bene organizzato per compensare il disagio sociale. Questo punto forte può servire come buon esempio anche per altri paesi. Mateciuc Storie vere Come si riconosce un amico? Roberto mi è stato accanto Mi presento: mi chiamo Gino (il nome è di fantasia, ma la persona è reale, ndr), sono nato in Piemonte, sono senza dimora, come molti altri. La mia è stata una scelta obbligata, perché dopo anni di lavoro mi sono ritrovato con un pugno di mosche, grazie al mio padre padrone, dopo venti anni per l esattezza, durante i quali ho sempre versato i contributi pensionistici. Mio padre mi ha sempre fatto credere di aver aperto un conto in banca per me, però quando ho verificato c erano solo pochi soldi. Per non litigare, una mattina di febbraio del 1977 ho abbandonato casa mia, per sempre. Ho dormito per anni nel parco del Valentino, vicino al Po, fino al 2001, quando ho trovato lavoro in una cooperativa. È durato fino al 2005, data del fallimento della coop, in cui ho perso tutto... Ho fatto domande nei dormitori, ma le liste comportavano attese di giorni. Una sera camminando mi sono fermato in piazza Cavour, una zona tranquilla. Ma dove mi ero messo a dormire io vi erano altre persone. Dopo due-tre sere ho incominciato a parlare con alcune di loro. E da lì ho conosciuto Roberto Capuano. Dopo alcuni giorni con Roberto ho preso maggior confidenza, da allora non ci siamo più persi di vista. Poi lui ha iniziato a fare volontariato dalle suore Vincenziane, allora ci frequentavamo meno. Come si riconosce un amico? Adesso lo spiego: io soffro di asma bronchiale congenita. Mi era venuta una crisi respiratoria e grazie a lui, che mi era vicino, mi sono convinto ad andare alle Molinette, dove mi hanno subito ricoverato. Ebbene Roberto si è fatto fare il permesso ed è stato con me 23 giorni all ospedale. Dopo mi hanno trasferito per la convalescenza all Istituto climatico di Robilante, in provincia di Cuneo, ed anche lì è stato con me i primi otto giorni. Poi quotidianamente telefonava e nei fine settimana mi veniva a trovare. Da quando sono uscito è stata una grande festa. Mi è stato accanto giorno e notte senza interruzione, poi è andato a Taranto per la triste notizia che il fratello era morto in un incidente. Adesso che è tornato, la prima cosa che ha fatto è stata chiamarmi. E tutti i giorni ci diamo un gancio, anche solo per salutarci! Questo è Roberto Capuano: un amico. R. C. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.37

37 genova Un mercatino nato per aiutare una ragazza speciale si è trasformato in uno strumento di solidarietà con tanti petali... Il girasole di Alessandra Un mercatino nato per amore Oggi il mercatino coinvolge direttamente Alessandra e sua mamma, oltre a un gruppo di sette volontarie storiche, impegnate nella raccolta di ogdi Paola Malaspina Per Cristina Mi ricordo di te bambina e ori ti sposi; quel tuo piccolo corpo è sbocciato in un bellissimo fiore. Sai, a vederti indosso quell abito bianco mi sono sentita mancare: non mi sembrava vero, invece era vero! Tu, Cristina, stai per sposarti Io dal più profondo del cuore ti faccio mille auguri, anche se non servono a nulla perché il matrimonio lo si fa in due. Tanti auguroni e Viva gli Sposi! Un grande girasole di carta dipinto in giallo e arancione. Al centro la scritta: Ogni amico è un petalo, tutti insieme formano un girasole. Questa è la prima cosa che colpisce lo sguardo del visitatore quando entra al mercatino della chiesa di San Carlo, in via Balbi, cuore della Genova multietnica. E in effetti il mercatino è fiorito nel tempo grazie al contributo di molti amici, anche se il centro di questo progetto è una persona in particolare, Alessandra, una ragazza cui la disabilità non ha tolto il sorriso e la voglia di vivere. «Il mercatino è nato circa vent anni fa ci spiega Anna Maria, mamma di Alessandra con l idea di aiutare mia figlia a realizzare il sogno di potersi impegnare in attività concrete e stare a contatto con le persone. Grazie al sostegno di padre Giovanni, allora par- roco di San Carlo, abbiamo potuto realizzare questo progetto. Anche i parroci che sono arrivati dopo, padre Marco e padre Gabriele, ci hanno aiutato molto. E intanto il tempo passa e noi resistiamo». getti e capi di abbigliamento di seconda mano in buono stato e nella realizzazione a mano di oggetti artigianali (tele ricamate, dipinti ad acquerello, capi a maglia e uncinetto). Alessandra ama molto ricamare e dipingere, ma sarebbe limitativo dire che l attività del mercatino sia solo una fonte di gratificazione per lei: di fatto, il mercatino è nato e cresciuto per dare sostegno a chi vive nel disagio. Gli oggetti realizzati e Piera Coppa 38. scarp de tenis luglio - agosto 2010

38 scarpgenova Un fiore con tanti amici Alessandra davanti al girasole che è diventato il simbolo del mercatino della chiesa di San Carlo, in via Balbi, cuore della Genova multietnica, nato per sostenere la voglia di vivere della ragazza. Nella pagina accanto, foto di gruppo con le volontarie storiche del mercatino raccolti, infatti, non vengono solo destinati alla vendita a offerta libera, ma sono anche periodicamente inviati alla missione africana di Boditti (Etiopia), gestita dalla Fondazione Butterfly. Sempre vicini a chi ha bisogno Sono molte le strade che Alessandra e la mamma percorrono per stare vicino a chi è in difficoltà. «Qui nulla viene semplicemente venduto, ma tutto è offerto con un contributo libero, secondo la possibilità di dare di ciascuno. Il nostro motto è Riciclare per dare proprio perché ci spiega ancora Anna Maria si cerca di venire incontro ai bisogni di tutti, anche se sta diventando sempre più complicato. Ormai le esigenze sono molte e diversificate e il bisogno si sta allargando a macchia d olio nel contesto locale». Così il mercatino è ormai diventato un punto di riferimento, e spesso anche l unico, per molti. Vi si rivolgono persone senza dimora, che ricevono gratuitamente capi di vestiario e coperte, ma soprattutto famiglie immigrate, la cui necessità è trovare capi di abbigliamento a prezzi sostenibili. Il mercatino cerca anche di essere un ponte per aiutare le persone a riconquistare una vita normale. Attualmente due ragazzi in uscita dal mondo della tossicodipendenza prestano il loro lavoro in associazione, curando i trasporti degli scatoloni destinati all Africa. In passato, un gruppo di ragazze senegalesi residenti nel quartiere è stato coinvolto in un progetto di inserimento lavorativo, che le ha viste applicarsi in piccoli lavori di riparazione sartoriale per i capi di vestiario del mercatino destinati alla vendita. «Dette così sembrano piccole cose dice sorridendo Anna Maria. Ma bisogna battersi sulle piccole cose per combattere il disagio». Accettando la diversità I progetti di solidarietà cui aderisce il mercatino di San Carlo sono molti, proprio come i petali del girasole dipinto appeso alla parete. Ma, di fatto, la vera missione è offrire a tutti uno spunto di riflessione sulla realtà dei disabili, che ancora oggi è molto lontana dall essere effettivamente accettata e integrata nel contesto sociale. Secondo Anna Maria, sono molto ridotte, nel contesto sociale, le concrete possibilità di coinvolgimento dei disabili in veri progetti di inserimento lavorativo, o perlomeno di sviluppo delle loro potenzialità. Inoltre, anche all interno dei nuclei familiari, le difficoltà sono molte. «Le famiglie con un figlio disabile riconosce Anna Maria sono spesso isolate, dominate dalla tristezza e da un senso di vergogna. Sono ancora troppi i genitori che non fanno neppure uscire di casa i figli disabili. E non perché siano cattivi genitori, quanto perché le barriere, materiali e culturali, sono ancora molto alte ed è difficile portare e ricevere aiuto. Con questo mercatino vorrei soprattutto portare un messaggio di speranza a queste famiglie. Dire loro che purtroppo occorre saper camminare nel fango, e lottare sempre, senza mai cedere». E benché il cammino sia ancora lungo e pieno di ostacoli, il sorriso di Alessandra, felice nel suo mercatino, dà a questa speranza una forza tutta speciale.. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.39

39 vicenza Viene del Brasile, ha perso il lavoro da conciatore. Ma vuole battere la crisi: con un amico, apre locali che funzionano... Barista Wueliton paesano da lontano di Cristina Salviati 40. Appuntamenti Cena in allegria all Albergo cittadino L ultimo sabato sera di giugno all Albergo cittadino si è deciso di cenare all aperto. Ne è venuta fuori una festa di fine estate con tanti ospiti. A organizzare i volontari della struttura civica, giovani delle parrocchie vicine e le signore di San Lazzaro, che distribuiscono gli indumenti agli homeless della struttura di accoglienza comunale. Tra gli invitati, l assessore ai servizi sociali e funzionari comunali, il presidente del centro diurno san Faustino, un educatore Caritas, la giornalista di Scarp. Un occasione per incontrarsi, assaggiare i manicaretti preparati dai volontari e conoscere le persone senza dimora chiacchierando in allegria. In un Veneto in profonda crisi economica c è anche chi, con grande coraggio e spirito di impresa, si butta in nuove avventure. È il caso di Wueliton de Arruda, extracomunitario, ma solo, è proprio il caso di sottolinearlo, nel senso che proviene da un paese non europeo, il Brasile. In realtà Wueliton è molto più italiano di tanti autoctoni, visto che fin dal suo arrivo nel nostro paese, vent anni fa, si è sempre occupato di temi di convivenza, impegnandosi come mediatore per gli stranieri. «Ho fatto questo servizio a Noventa (paese nel sud del Vicentino), come volontario, non appena la padronanza delle lingua italiana me l ha permesso. Grazie all interessamento del comune avevo aperto uno sportelscarp de tenis luglio - agosto 2010 lo stranieri, per dare consigli e informazioni: allora la figura del mediatore non era ancora istituzionale». Oggi Wueliton de Arruda è cittadino italiano, e il suo impegno civile è un po diminuito. Ma solo perché, in quanto imprenditore, dispone di minor tempo libero. Il primo lavoro in conceria Arrivato nel nostro paese il giovane brasiliano aveva trovato lavoro in una delle concerie della zona del Chiampo. Il lavoro era duro, ma permetteva di passarsela piuttosto bene. «È proprio grazie a quel lavoro che ho conosciuto il mio grande amico Fabio Morin racconta il brasiliano. Si può dire che da vent anni io e lui ci sosteniamo spalla a spalla. Il primo a perdere il lavoro sono stato io, e con esso anche la moglie che: data la non facile situazione, ha deciso di rimpatriare. Volevo seguirla, ma Fabio mi ha convinto a restare, ospitandomi a casa sua. Qualche tempo dopo ho scoperto di avere anche una figlia, in Brasile: la mia compagna non mi aveva detto di essere incinta al momento della partenza. Così sono tornato a casa, per vedere la bambina e decidere cosa fare. Ma ormai era tardi: il matrimonio ormai era distrutto, e io ho deciso di tornare in Italia». Rientrato, Wueliton ha trovato lavoro come cameriere in un ristorante sui colli di Vicenza, e ha scoperto di saperci fare, con i clienti. «Il proprietario non c era mai, a conti fatti ero più un gestore che un cameriere, e i clienti tornavano numerosi racconta. Poi, però, ho trovato di nuovo un lavoro stabile e ho lasciato il ristorante. Tempo dopo è toccato a Fabio di restare

40 scarpvicenza senza lavoro: un giorno mi viene a trovare e mi dice che a starsene con le mani in mano non ce la fa proprio. In breve, mi convince a rilevare un bar di paese, a Brendola». Una targhetta per conoscersi Wueliton torna, dunque, a radicarsi sui colli Berici, stavolta come barista e comproprietario. «Lì mi sono davvero accorto di essere uno straniero straniero : i clienti affezionati del piccolo locale mi guardavano storto. Allora mi sono inventato la targhetta col nome in modo da togliere, se non altro, l imbarazzo quando non sapevano come chiamarmi». Dalla targhetta è nata un amicizia tra paesani, stranieri e non. L impresa da quattro anni funziona benissimo e oggi ha spinto i due soci a lanciarsi in una nuova avventura: rilevare un bar molto noto e frequentato sulla statale per Verona, all altezza di Tavernelle. In molti lo conoscono come Giampanino, da qualche settimana è diventato Welfa Bar, e propone anche da mangiare, piatti del luogo e sudamericani. «Con moderazione, però sorride Wueliton. Perché qui si ferma molta gente a mezzogiorno e bisogna saper offrire cibi leggeri, a chi poi deve riprendere il lavoro...».. Un bar contro la crisi Wueliton De Arruda e lo staff dei suoi collaboratori durante l inagurazione del nuovo locale a Tavernelle Visti dalla scuola La bici e i calzini di Samuel, Anna che non c è più con la testa Due storie, raccolte da studentesse dell istituto professionale per i servizi socio-sanitari Remondini di Bassano del Grappa. Scarp, a maggio, ha incontrato in aula queste giovani donne, che si preparano a diventare educatrici e operatrici di comunità. Confrontandosi sul tema degli homeless e della comunicazione, è nata una positiva collaborazione, di cui questi racconti sono un frutto. Ho avuto l occasione di intervistare un giovane che si guadagna da vivere come ambulante: Samuel parla un italiano non troppo corretto, e ci aiutiamo con qualche parola di inglese. «Vendo calzetti tutto il giorno, vado di casa in casa attacca, ma sono in cerca di un lavoro stabile: unica fortuna, quella di non avere figli, non sarebbero di certo orgogliosi di un padre che vive per strada...». Samuel ha 30 anni ed è in Italia da cinque, viene dal Brasile dove ha studiato fino a laurearsi in lingue, è arrivato nel nostro paese sperando di trovare lavoro. «Ho cercato tanto, mi accontento di qualsiasi attività, anche precaria, ma che mi consenta di mangiare tutti i giorni e di dormire su un letto. Non sono mai stato una persona troppo esigente, ma la vita in strada è brutta». Cade una lacrima dai suoi occhi, poi il giovane prosegue: «Quello che guadagno, anche se è poco, lo mando a mia madre, è in Brasile ed è ammalata. Faccio a meno di mangiare, ma voglio vedere ancora una volta i suoi occhi, e mi impongo di risparmiare anche sugli spiccioli». La vita per strada fa paura anche a un giovane come lui, quando vede l inquietudine e il disprezzo nelle persone che incontra. L inverno poi è tanto freddo: «Per il gelo continua Samuel ti si chiude lo stomaco e cominci a vomitare. Quando stai finalmente meglio, tutto quello che resta è un paio di calzini da vendere, e una bicicletta per spostarsi...». Vanessa Baron All'apparenza era una storia come tante altre, in realtà la storia di Anna (nome di fantasia) mi ha colpita fino da quando ero ancora una bambina e la incontravo per strada. Allora mi faceva tanta paura, così magra, trasandata, sempre sporca e ubriaca: alternava momenti di apatia a ire violente verso chi le capitava a tiro. Mi sono informata e ho saputo che Anna oggi ha 49 anni. È la seconda di quattro fratelli, nata da una madre costantemente ubriaca, che l ha rifiutata sempre, a causa della malformazione alle anche che rendeva Anna diversa dagli altri. Donna, mai stata bambina, cresciuta senza amore, Anna non sa nemmeno distinguere tra chi le vuole bene e chi no, del resto ha dovuto sbrigarsela sempre da sola; nessuno si è preoccupato di farla curare, anzi i suoi stessi fratelli la evitavano. Finita la terza media ha cominciato a lavorare, ma beveva molto ed era sempre ubriaca, così è stata licenziata tante volte. E a casa, se non portava i soldi, veniva maltrattata. Passati i 30 anni se ne è andata a vivere per strada, o in sistemazioni abusive e per un po non si è più saputo niente di lei. Qualche tempo dopo, i miei genitori hanno letto sul quotidiano locale che avevano tentato di violentarla e non essendoci riusciti, dopo averla cosparsa di alcol, le avevano dato fuoco. Per cinque mesi Anna è rimasta ricoverata al centro grandi ustionati di Padova. Finalmente qualcuno si è accorto di lei e dall ospedale la donna è uscita disintossicata: dopo aver seguito una terapia psicologica, ha potuto tornare a lavorare. La titolare della ditta l ha aiutata a trovare casa e la segue, anche se Anna ormai non c è più tanto con la testa. Spesso ricade nell abitudine del bere e si ribella proprio con le persone che le stanno più vicino. Veronica Bevilacqua luglio - agosto 2010 scarp de tenis.41

41 rimini Internet, risorsa e minaccia. In costante aumento dipendenze, raggiri e pedopornografia. L allarme della Polizia postale La truffa naviga in rete di Andrea Polazzi Grande risorsa, ma anche possibile pericolo. Internet incarna entrambe le possibilità. Difficile immaginare, al giorno d oggi, una vita senza rete. Ma è necessario essere consapevoli che navigando si rischia di incorrere in pericoli non sempre facili da avvistare ed evitare. Il rischio, purtroppo, è dietro l angolo, specie per i giovani. Per un numero sempre maggiore di persone internet sta infatti valicando la linea virtuale oltre la quale si trasforma, da opportunità positiva, in fonte di dipendenza. Dai social network al gioco d azzardo, gli esempi sono tanti, e la dipendenza non è il solo pericolo: pedofilia, pornografia e violenza sono sempre più a portata di click. E si sente parlare anche di cyberbullismo, phishing, furti d identanti. Ad esempio, quando si risponde tità, di vere e proprie truffe... alle mail che offrono lavoro...». In questi casi, in genere, il mestiere offerto è quello dell intermediario finanziario. «I truffatori chiedono al malcapitato di fornire il proprio Iban e poi depositano sul suo conto alcune somme chiedendogli di ritirarle e rispedirle, trattenendo una piccola percentuale. Il gioco va avanti, finché la persona a cui è stato spillato il denaro dal conto presenta denuncia. Le indagini allora iniziano e si arriva a individuare il conto dello sprovveduto che, fornendo il proprio Iban, si è prestato alla truffa. E a questo punto sarà proprio lui a rispondere di riciclaggio, ma non solo. Sarà anche civilmente responsabile nei confronti della vittima di phishing...». E naturalmente recuperare i soldi, che vengono solitamente spediti all estero, sarà praticamente impossibile. Le truffe on line La tecnologia evolve e i più attenti alle novità sono purtroppo i malviventi, sempre pronti a sfruttare le maglie larghe della rete. E così cadere in trappola per i normali utenti diventa sempre più semplice. «I malviventi sono ormai veri e propri specialisti spiega Alessandro Marchini, agente della Polizia postale di Rimini, e sono in grado di mettere in campo le classiche truffe, ma anche vere e proprie frodi come il phishing». Un rischio nel quale rischiamo di essere invischiati quasi ogni giorno. «Chiunque abbia una casella di posta elettronica specifica infatti Marchini è abituato a ricevere mail di Poste Italiane che annunciano l ottenimento di bonus speciali, oppure di qualche banca che richiede gli estremi del conto corrente per poterlo riattivare. Si tratta sempre di falsi. Cliccando sugli indirizzi mail indicati si finisce infatti su siti simili a quelli originali (ad esempio quello delle Poste), dove vengono richiesti dati personali, come i codici dei conti, che servono poi ai truffatori per spillare denaro». «Alle volte è la curiosità a far cadere nella trappola fa eco Vincenzo Papagni, comandante della Polizia postale di Rimini, ma i rischi sono veramente 42. scarp de tenis luglio - agosto 2010 L affare che non c è. Mai Serve molta attenzione, insomma, da parte degli internauti, per non finire nella rete dei truffatori. Anche quando si fanno acquisti online, specie se i prezzi sono molto bassi. «Molti racconta il comandante Papagni cadono nei tranelli pensando di fare un affare. In rete si trovano spesso beni di consumo a prezzi inferiori a quelli di mercato, ma in molti casi si tratta di truffe. I numeri telefonici per contattare i venditori o suonano a vuoto o appartengono a persone che non ne sanno nulla. I contatti avvengono solo via mail». Tutti indizi che permetterebbero di fiutare la truffa, ma a giocare brutti scherzi è il fatto che per accedere alla pseudo-offerta il tempo è spesso limitato, così l utente è costretto a decidere in fretta senza riflettere. «C è anche chi affitta una casa per le vacanze avendola vista solo in foto continua Papagni, poi al suo arrivo scopre che l abitazione non esiste. La scorsa estate è accaduto anche nel nostro territorio, lungo la Riviera, a Riccione».

42 scarprimini Scam, truffa alla nigeriana Un altra truffa assai diffusa è lo scam, un raggiro informatico (detto truffa alla nigeriana) inventato nel 1992 per lettera e diffuso dal 1994 per . «In genere riprende l agente Marchini questo raggiro gioca sui sentimenti». A rischio, in questo caso, sono le conoscenze fatte nei siti per incontri. «Si conosce qualcuno racconta Papagni e quando si è instaurato un buon rapporto, se non un vero e proprio legame, accade qualcosa, spesso alla vigilia del primo incontro faccia a faccia: problemi economici, una malattia, prestiti in scadenza. Alla vittima viene quindi chiesto del denaro per far fronte all urgenza con il rischio, altrimenti, di non potersi incontrare più». Il denaro viene quindi versato tramite conto bancario o con un trasferimento di contanti e, subito dopo aver incassato i soldi, il truffatore fa perdere i propri contatti. Episodi analoghi possono accadere anche cercando cuccioli on line: acquistati all estero, i cagnolini finiscono per avere problemi alla dogana, che impongono il pagamento di ingenti somme di denaro. I social network Ad accrescere i pericoli della rete negli ultimi anni ci hanno pensato anche i social network. Navigando su Facebook o Twitter si ricevono richieste d amicizia L esperto «I ragazzi e l assenza di privacy: controlli inutili, meglio il dialogo» Tra le categorie di internauti più a rischio ci sono i giovani. «Questa generazione è chiamata di nativi digitali racconta Renato Laurita, direttore generale di Tecnetica e autore del libro Minori e Internet, quindi mettere filtri e protezioni sui pc può essere utile ma, probabilmente, i ragazzi riusciranno facilmente a saltarli. È importante quindi, per proteggerli dai rischi della rete, lasciare da parte la tentazione di controllarli, e piuttosto instaurare con loro un rapporto franco e schietto su queste tematiche. L uso che i giovani fanno di internet è spregiudicato ed è compito dei genitori fornire loro gli strumenti necessari per percepirne anche i rischi. Se dovesse succedere qualcosa di strano nella navigazione, i ragazzi devono sentirsi stimolati a raccontare l accaduto». Quello che manca ai ragazzi è la percezione dell assenza di privacy che si ha in rete. «La riservatezza su internet non esiste. I giovani però non se ne rendono conto e inseriscono troppe informazioni personali. Il passaggio da virtuale a concreto è più semplice di quanto si creda. Un amicizia nata su Facebook può trasformarsi facilmente in un grimaldello reale». Ad esempio, dare informazioni sulle proprie vacanze estive e su quelle degli amici può fornire a un malintenzionato una precisa mappa delle abitazioni vuote da svaligiare. L educazione e la fiducia, però, vengono prima del controllo. «Nessun divieto concorda Papagni ma è consigliabile far usare il computer ai figli solo come utenti e non come amministratori. È un modo per mettere i ruoli in chiaro». Inoltre sarebbe bene posizionare il pc in luoghi di passaggio e non troppo isolati, come la camera da letto. Insomma, la fiducia va bene. Ma una sbirciatina non guasta... da perfetti sconosciuti. «Una volta che si accettano queste amicizie spiega il comandante della Polizia postale questi soggetti possono arrivare a sapere qualsiasi cosa di noi. È bene sapere che ci sono notizie da non postare : la propria città, la scuola che si frequenta, il numero di telefono. Mai pubblicare in rete le proprie informazioni personali». Sono però sempre più frequenti i casi di vere e proprie persecuzioni scaturite da amicizie nate sui social network, giocando anche sulle debolezze dei più giovani. «Quando indaghiamo racconta Papagni scopriamo di regali, ricariche telefoniche o addirittura soldi. Inizialmente non ce lo dice quasi nessuno, ma prima o poi la verità emerge e i più sorpresi sono sempre i genitori». La realtà più aberrante di internet resta purtroppo quella della pedopornografia, che proprio la rete contribuisce a veicolare per il mondo. «Da quando la Polizia postale è attiva in provincia, vale a dire da tre anni racconta il comandante Papagni, abbiamo effettuato ben 40 perquisizioni domiciliari. Noi eseguiamo monitoraggi, andando alla ricerca di un determinato file. Quando arriviamo a casa delle persone spesso, oltre al file in questione, troviamo decine di altre foto e video». La legge condanna sia la detenzione sia la diffusione. «Con i software peer to peer (ad esempio Emule) continua il comandante ogni video scaricato viene ceduto ad altri. Proprio per questo consigliamo di stare molto attenti a quello che si scarica sul proprio computer: spesso dietro a titoli di cartoni animati si nascondono contenuti pedopornografici. In caso di file sospetti bisogna contattarci. Mai tenere il video per qualche giorno (magari indecisi sul da farsi) e poi cancellarlo senza dire niente. In questo caso si rischia, se il file era monitorato, di ritrovarsi la polizia alla porta dopo qualche mese».. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.43

43 toscana A Empoli, in otto anni il consorzio ha generato 21 cooperative con 850 addetti. Nessuna flessione causata dalla crisi. Anzi... L impresa di Co&So la qualità è sociale di Cristina Dragonetti e Mario Agostino Felicità Vivo la strada ho visto il passaggio delle stagioni: dal caldo al freddo e dal freddo al caldo. Adesso un soffice riposo io chiedo ma la ricerca è faticosa. Mi lascio trasportare dalla magia di un momento, di uno spazio. E cerco la mia felicità. Nel 2002, dopo aver raccolto i frutti di esperienze di solidarietà nate prima dall associazionismo e poi da cooperative, è nato il consorzio di cooperative sociali Co&So di Empoli. Un esperienza che, guardando a Firenze e tendendo verso Pisa, ha costruito negli ultimi otto anni un modello di impresa sociale capace di contenere e promuovere idee diverse e realtà imprenditoriali importanti. Oggi conta 21 cooperative associate, 850 addetti e più di 100 inserimenti lavorativi. Come ogni impresa sociale, il Co&So ha un core business concentrato sui servizi alla persona (centri per anziani, disabili, minori e asili nido, gestiti da cooperative sociali di tipo A), ma si occupa anche di servizi di manutenzione verde, raccolta rifiuti, amministrativi, gestione di cimiteri, riparazione di ausili, falegnameria e gestione di c è un agenzia formativa accreditata che (dati 2009) ha erogato, ad esempio, corsi per addetto all assistenza di base e ha visto l 80% delle persone qualificate trovare lavoro nell arco di sei mesi. Ma questa è una delle tante attività. Nel concreto, la specificità che caratterizza la struttura sta nella costante ricerca di reti, costruite e da costruire, per realizzare meglio, e in modo integrato, le risposte ai bisogni. I luoghi in cui questo accade sono le sedi delle cooperative sociali socie e il consorzio stesso. Negli ultimi tre anni la lettura dei bisogni ha messo in evidenza come non sia più un fatto così lineare rispondere ai bisogni dei soggetti fraparcheggi (attività svolte da cooperative di tipo B, dove è inserito chi ha problemi di svantaggio). In questo il consorzio non si discosta, almeno nei suoi tratti principali, da molte realtà consortili presenti in Italia. La cornice in cui opera, un po per legge e un po per vocazione, ha tratti comuni al dna della cooperazione sociale. Ma dentro alle cornici ogni pittore disegna con un tratto diverso, e cerca colori che rappresentino mondi interiori caratterizzati da storie ed emozioni uniche. Una costante ricerca di fare rete A Empoli è nata una tela ricca, che ha coniugato mosaici tradizionali e nuovi. Una rete che, guardando al territorio, ha costruito risposte solide. Dentro il consorzio Michele 44. scarp de tenis luglio - agosto 2010

44 scarptoscana gili: essi sono aumentati e si sono complicate le difficoltà. L intuizione allora è stata ripartire dall articolo 1 della legge che ha istituito le cooperative sociali, laddove menziona le imprese al servizio della comunità e del cittadino. Il punto accoglienza famiglie Con un investimento di idee e persone, il consorzio ha deciso di mettere la famiglia al centro di un attenzione progettuale nuova. La famiglia come cellula fondante di un organismo sociale sempre più debole e sempre più esposta a pressioni, domande, fatiche. Nelle imprese sociali c erano e ci sono risorse per rispondere alla non autosufficienza, per crescere figli, per consulenze su badanti e servizi amministrativi, e molto di più. Co&So Empoli ha aperto Paf (Punto accoglienza famiglie): insieme alle Caritas parrocchiali, al volontariato, alle associazioni di categoria questo servizio ascolta bisogni di assistenza, orientamento e accompagnamento nelle scelte (rispetto per esempio a casa e lavoro), non solo di famiglie italiane ma anche molti stranieri. La famiglia, come ogni cellula viva, ha generato vita ed energia e intorno ai suoi bisogni sono nate nuove idee e nuove strade. Addirittura, l orizzonte di Co&So va oltre i panorami locali. Con la prefettura di Firenze e il ministero dell interno, infatti, grazie a un progetto finanziato dal Fondo europeo per l integrazione dei cittadini dei Paesi Terzi è stata aperta una strada di confronto e azioni, che a un certo punto ha portato in Georgia, nella capitale Tbilisi, dove con Caritas Georgia si sono visitati ambulatori per nullatenenti e sono state progettate azioni per il settore socio-sanitario. Un consorzio di imprese è un sistema complicato di regole e relazioni, di strategie e di ordinaria gestione. Che però può arrivare lontano. Un mosaico fatto di esperienze Nelle singole imprese poi, come nella cooperativa Colori, ci si occupa di tante persone. A cominciare dai diversamente abili. Una casa per il dopo di noi e un osteria ( Oh, per Bacco ) sono nate per dare lavoro a chi è nato con chance diverse. La cooperativa Orizzonti invece ha aperto un magazzino per recuperare ausili per la disabilità: le carrozzine e i deambulatori, una volta che hanno Co&So ed efficiente Il consorzio è fatto anche di strategia: bisogna puntare sulla formazione degli operatori (foto sopra). Nella foto sotto, la sede di Co&So smesso di essere utilizzati, vengono sanificati e reimmessi sul mercato; una stampella, dopo che una gamba è guarita, può essere nuovamente usata. La cooperativa Minerva ha aperto una casa di riposo con la Misericordia di Montelupo Fiorentino e con la Pubblica assistenza: un esperimento tra soggetti diversi, che s affacciano nel mondo degli anziani con valori e professionalità uniti. La cooperativa Il piccolo principe, con l associazione Centro accoglienza, ha aperto un centro per giovani adolescenti a rischio di disagio e ha promosso l associazione Vecchie e Nuove Povertà (associazione di Caritas parrocchiali, presieduta dal preposto di Empoli): quando le imprese sociali non riescono a rispondere a certi bisogni, essaa interviene con gli strumenti classici del centro di ascolto; anche qui, il valore aggiunto è fare tutto in modo condiviso. Ultimo esempio, ma si potrebbe continuare, la cooperativa Pegaso, che in un orto con 25 persone speciali, dette svantaggiate, coltiva verdure biologiche e si affaccia al mercato degli acquisti solidali. Sarebbe disonesto pensare che la storia del consorzio sia solo una lunga somma di successi e fortune: è una storia che ha avuto le proprie criticità e che ha faticato per ottenere le tonalità di colore giuste. È fatta anche di tante fatiche, di documenti, certificazioni di qualità e servizi, di gare in appalto e burocrazie infinite: non esiste diritto senza rovescio. Eppure in molte imprese profit del territorio, negli ultimi due anni, in tanti hanno perso il posto di lavoro e importanti aziende hanno chiuso. Il modello dell impresa sociale non solo ha retto, ma in alcuni settori ha addirittura incrementato. Anni fa uno slogan di un marchio della grande distribuzione recitava: Da noi la qualità è qualcosa di speciale. Nell empolese, Co&So potrebbe azzardare: Da noi la qualità è qualcosa di sociale. Nessuno dei cooperatori (contratto alla mano) diventerà molto ricco, nessun presidente di consorzio o cooperativa potrà mai guadagnare in misura proporzionale alle responsabilità che si assume. Ma ogni dipendente ha con sé una forte motivazione. E un modo di lavorare, in virtù del quale la gratificazione compensa altri sacrifici.. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.45

45 napoli Incontro-intervista con Antonio Piedimonte, coordinatore delle pagine napoletane di City, più volte minacciato dalla camorra «Le responsabilità di noi giornalisti» di Maria Esposito e Andrea Pisani A Napoli vengono distribuiti ogni giorno tre quotidiani gratuiti: Leggo, Il Napoli e City. Quello che leggiamo di più nella redazione di Scarp è City, perché si trova facilmente in tante piazze, strade e stazioni. Nel laboratorio di giornalismo abbiamo fatto un confronto fra i tre giornali per cogliere le differenze che li distinguono. E, per meglio leggere le differenze abbiamo invitato in redazione Antonio Piedimonte, redattore responsabile delle pagine napoletane di City, che è stato con noi per un intero pomeriggio, rivelandoci tanti aspetti del suo lavoro. Antonio è una persona molto disponibile, simpatica e gentile e se all inizio eravamo un po intimoriti, dopo pochi minuti ci siamo sentiti subito a nostro agio e come si fa tra colleghi ci siamo dati del tu. In sei (Maria Esposito, Domenico Capuozzo, Arco Febbraro, Andrea Pisani, Bruno Limone e Massimo De Filippis) abbiamo presentato tro lavoro. mestiere. Non avrei saputo fare un al- il nostro giornale e raccontato del nostro lavoro. carriera? Ci racconti un episodio della tua Antonio, qual è la differenza fra Avevo poco più di vent anni e scrivevo giornalista e paparazzo? per La Repubblica. Mi mandarono a Il giornalista cerca e pubblica notizie seguire la protesta in una scuola di periferia dove non funzionava niente: di cronaca, paparazzo è un espressione che indica il fotografo di cronaca rosa che si apposta per scattare fo- elettrici scoperti. I genitori del quar- aule fatiscenti, bagni senz acqua, fili tografie a persone famose a cena, in tiere protestavano per ottenere condizioni migliori per i loro bambini. Io ar- discoteca, in vacanza, cercando di rubare momenti privati della loro vita. rivai in giacca e cravatta e mi presentai, fui assalito dalle mamme che, fra Gli scatti di alcuni personaggi valgono a volte migliaia di euro e alcuni paparazzi guadagnano molto, mentre non mostrarmi tutto quello che non fun- spintoni e urla, facevano a gara per tutti i giornalisti guadagnano molto. zionava. Fui salvato dalla preside. Che cosa pensi di Fabrizio Corona? Capii che quando si deve raccontare Non è un personaggio che mi piace, è un fatto è meglio non farsi notare troppo e raccogliere informazioni con di- arrogante e presuntuoso e fa parte della tv spazzatura: per fortuna in televisione non ci sono solo brutti programta di situazioni legate alla camorra. screzione, soprattutto quando si tratmi, basta usare il telecomando per trovare bei film, documentari, inchieste dei senza dimora? Ti sei mai occupato dei problemi curate, spettacoli divertenti. Il telecomando è un arma molto intelligente. episodi di cronaca che riguardano le Capita di parlarne, ma solo per per Come hai scelto di diventare giornalista? volta che mi confronto con gli emargi- persone che vivono in strada. Ogni Nella casa dove sono cresciuto c erano nati rifletto sul fatto che non bisogna libri e giornali, che sono stati per me generalizzare. Spesso noi giornalisti una presenza abituale: è stato naturale a un certo punto scegliere questo nomeno, questione, emergenza ; usiamo a sproposito parole come fe- il 46. scarp de tenis luglio - agosto 2010 nostro è un mestiere che richiede, o richiederebbe, molta responsabilità. Molti pensano che sia un lavoro interessante, che fa diventare importanti e famosi... È un mestiere bellissimo e per farlo bene servono rigore, rispetto per il lettore e disciplina. Capita, ad esempio, di dover seguire le direttive di un caporedattore anche quando se non se ne condividono le ragioni. A volte, col tempo si arriva poi a capire la ragione di quelle scelte. Altre volte restano davvero incomprensibili.

46 Qual è il tuo giudizio su Roberto Saviano? Grazie a lui c è stato un grande ritorno di attenzione sul fenomeno della camorra. Poi è una persona che rischia in prima persona e per questo va rispettato. Personalmente non mi piace il suo stile di scrittura, ma questo non è importante. Il grande successo che ha avuto ha fatto e fa tenere al centro dell attenzione il tema della legalità e della lotta alla criminalità organizzata. La tua firma su City non compare sempre, come mai? Ho scelto di firmare sempre gli articoli che trattano di fatti di camorra, per tutelare i miei colleghi dalle minacce. Hai lavorato per Repubblica e Corriere del Mezzogiorno; come mai hai scelto la free press, che alcuni considerano informazione di serie B? I giornali gratuiti sono completamente diversi da quelli tradizionali. Il formato è piccolo, la selezione, lo stile e la lunghezza delle notizie sono pensati per essere letti in modo veloce, magari solo il tempo di un viaggio in metropolitana. Chi li considera informazione di serie B non ha capito che stiamo parlando di un prodotto diverso, scarpnapoli Il personaggio In prima linea contro il crimine, indagatore di misteri e leggende La conversazione con Antonio Piedimonte è stata molto interessante e anche divertente. Abbiamo parlato di tanti argomenti: il suo lavoro, Napoli e la camorra, il piacere di scrivere e di leggere che ha scoperto fin da bambino. Ma quello che mi ha interessato di più sono gli argomenti che tratta nella sua attività di scrittore: miti, leggende, storie misteriose che parlano di presenze cattive e spiriti buoni, e che popolano tanti racconti napoletani. Mentre parlava con noi ho pensato che è una persona colta, ma anche molto disponibile. Antonio Emanuele Piedimonte è il capocronista di City, quotidiano gratuito del gruppo Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera), distribuito in diverse città italiane, fra cui Napoli. Ha scritto per Repubblica e Corriere del Mezzogiorno e dal 2004 è responsabile delle pagine napoletane di City. Ha deciso di firmare sempre gli articoli di cronaca nera che raccontano fatti di camorra e più volte è stato minacciato per questo motivo. Ha scritto molti libri su misteri, leggende, segreti di Napoli e della Campania, sulla città parallela e sulla terra delle janare, streghe protagoniste dei racconti popolari. L ultimo libro che ha pubblicato si intitola Raimondo di Sangro principe di Sansevero (edizioni Intramoenia Napoli 2010, pagine 172, euro 14,90). La passione per i misteri e le leggende gli è nata da ragazzino, quando abitava a Capodichino di fronte all ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi: osservava le persone ricoverate in quel luogo, ascoltava le loro storie e da allora pensa che ogni persona ha un suo lato oscuro e inesplorato. In questo periodo sta lavorando a un volume che raccoglie le storie d amore di personaggi famosi napoletani. Ha scritto e pubblicato altri testi importanti: Tra i misteri di Partenope; Scrivere, guida ai mondi della parola scritta; Il cimitero delle Fontanelle, il culto delle anime del Purgatorio; La città parallela, guida alla Napoli sotterranea; Vesuvio, il vulcano; Filtri e magie d amore. Da Orazio a Shakespeare, da Gesualdo a Jung; Nella terra delle Janare. Viaggio nell Irpinia segreta, tra leggende, magie e misteri. Procida, uno scrigno sul mare. Massimo De Filippis Dialogo tra colleghi Antonio Piedimonte, responsabile delle pagine napoletane di City (a capotavola) incontra alcuni rappresentanti della redazione di Scarp ma non per questo peggiore. A me la sfida di fare un prodotto innovativo è piaciuta fin dall inizio. Si conosce poco della vita privata dei giornalisti. Ci parli un po di te, interessi, amori, piatto preferito Sono single e non ho figli. Sono appassionato di miti, leggende, misteri e ho pubblicato vari libri su questi argomenti. Adoro lasagne, pasta al forno, e frittura di pesce. Come mai la passione delle leggende del passato? Ho sempre pensato che tutti noi abbiamo un lato oscuro e mi appassiona indagarlo e raccontarlo. Fra i tanti libri di mistero che Antonio Piedimonte ha pubblicato, l ultimo, appena presentato in città, riguarda la storia del principe alchimista Raimondo di Sangro. Sarebbe bello e interessante se tutti insieme, guidati da Antonio, riuscissimo a organizzare una visita alla cappella di Sansevero dove sono custodite tante storie legate al principe alchimista, che Piedimonte ci potrebbe svelare e raccontare.. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.47

47 scarpnapoli Antonella Cilento, scrittrice e insegnante di scrittura creativa: incontro a Scarp, tra ricordi degli inizi e nuove pubblicazioni «Grazie ai miei lettori riesco a ritrovarmi» Libertà Non si può comprare. Cosa non si farebbe per sentire a pieni polmoni la libertà? È come una ventata con un profumo che ti arriva alle narici. E pensa che bello non sentire il peso di non essere te stessa. Perché nessuno ha il diritto di toglierci la nostra identità. Libertà, libertà: quando la senti è come avere delle piccole ali, che ti portano nelle nuvole, nessuno può raggiungerti e puoi vedere i colori della vita della città, essere amica degli uccellini, sentire il loro canto che come una ninna nanna ti conduce nell azzurro infinito. Rosana Mura Professionista, creativa In questa pagina, una foto della scrittrice Antonella Cilento: Nella pagina accanto, le copertine degli ultimi suoi due libri, editi da Guanda 48. scarp de tenis luglio - agosto 2010 di Antonio Pirozzi Nel corso del laboratorio di scrittura di Scarp de tenis abbiamo avuto la possibilità di conoscere la scrittrice Antonella Cilento. Una donna molto simpatica, intelligente e, almeno a guardarla negli occhi, sotto i suoi occhiali, anche con un velo di tristezza che riesce a mascherare bene, grazie a una disponibilità non comune. Un sorriso innato, stampato sul volto. Le abbiamo domandato come le è venuta la passione per la scrittura. «Ho iniziato a scrivere sin da piccola racconta, avevo 8 anni e a scuola mi diedero il compito di scrivere una poesia sulla primavera. Presi il primo verso da un antologia di mia madre e poi andai avanti da sola, non lo sapevo ma stavo usando la tecnica della scrittura creativa, che molti anni dopo avrei usato nei laboratori di scrittura che conduco, facendo scrivere persone di età e condizione diverse. Iniziai così. All età di 12 anni cominciai a scrivere racconti, anche fantasiosi, per esempio quello che narra di un cieco che parla con un sordo e alla fine si guardano negli occhi». La fatica di scrivere Il primo libro di Antonella Cilento, Il cielo capovolto, è stato pubblicato nel «Mi ha ispirato un quadro di Icaro continua l autrice, quindi ho immaginato che Dedalo e Icaro si chiudano nella cella di un grande pittore. Per scrivere un libro si impiega nche un anno intero; i miei genitori mi hanno lasciata libera nel mio percorso di scrittrice, hanno osservato forse perplessi, ma non mi hanno mai ostacolato». Tra i vari riconoscimenti, Antonella Cilento ha ottenuto anche il premio Tondelli, dedicato a uno scrittore che ebbe grande fama negli anni Ottanta. «Ne sono stata veramente contenta e fiera, perché Tondelli è uno scrittore che ho molto amato. A lui ho dedicato la mia tesi di laurea. Per me è stato il premio più bello. Poi ho vinto anche il Premio Viadana (piccolo paese con una grande biblioteca): tutti gli abitanti avevano letto i miei libri e in piazza mi hanno fatto un intervista lunga e molto approfondita. Per me ricevere il premio è stato ancora più bello, molte persone già conoscevano il mio libro: è stato come quando una persona si perde e poi viene riconosciuta. É come ritrovarsi». La bellezza di insegnare Oltre a scrivere, Antonella Cilento dirige laboratori di scrittura creativa che si chiamano Lalineascritta : «È un lavoro che mi piace ci confida ed è per me una motivazione di vita. L ultimo libro che ho pubblicato si intitola Isole senza mare, è un romanzo che racconta la storia di una famiglia seguendola tra Ottocento e Novecento. Le protagoniste sono due donne, Nina e Aquila, che fra Sardegna, Spagna e Italia incrociano i loro destini. Il libro in uscita si intitola, invece, Asino chi legge e racconta delle esperienze che ho fatto in tante scuole di Napoli e provincia, dove sono stata a insegnare scrittura creativa. Parla dei ragazzi che ho incontrato, della condizione della scuola, di tanti insegnanti bravi. E di quelli che invece fanno il loro lavoro senza voglia»..

48 scarpnapoli Scrittura: uno stage tra notte e giorno Si intitola Quel che la notte racconta al giorno lo stage proposto da Lalineascritta, dal 2 al 5 settembre nella suggestiva cornice dell hotel Casa Michelangela di Casamicciola (Ischia), per sperimentare la scrittura creativa con Antonella Cilento, l uso del colore con Iole Cilento, il voicing con Rosaria Maglio e il teatro con Paolo Oliveri del Castillo. Notte e giorno, l alternarsi di oscure e seducenti forze che si agitano nel buio della nostra immaginazione creativa: gli animali, i mostri che non hanno parola, la sensualità che il giorno si nega, la trasgressione, la magia. Questi gli attrezzi della notte. Nella luce diurna siamo invece abili organizzatori: la chiarezza di visione, il calore attivo e la bellezza ci guidano nella concreta realizzazione dell opera, sia essa racconto, romanzo, drammaturgia o invenzione visiva. Seguendo il filo della luce attraverso la scrittura creativa, il voicing, l uso del colore e l improvvisazione teatrale, nasceranno tante storie, affinché la notte si racconti al giorno. Per informazioni e iscrizioni, consultare il sito Il programma di Lalineascritta, ora nella nuova sede, ospite dell associazione A Ruota Libera in via Luca Giordano, è molto fitto anche per l anno a venire. I percorsi si moltiplicano: sono previsti un corso di primo livello dedicato all introduzione alla scrittura creativa e alla costruzione del racconto; un corso di secondo livello dedicato al racconto, al racconto lungo e al romanzo; un corso di drammaturgia teatrale; un corso di sceneggiatura per il cinema; un laboratorio di opera lirica e scrittura; la quarta edizione di Strane Coppie in collaborazione con il Goethe Institut, l Institut Français de Naples e l Instituto Cervantes. Laura Guerra L esercizio La notte tutti hanno le ali Nella mia vita non ho mai avuto la possibilità di conoscere di persona una scrittrice. Quindi ero molto eccitata all idea di poterne conoscere una. L opportunità l ho avuta grazie al laboratorio di scrittura narrativa che facciamo in redazione, dove ci è venuta a trovare la scrittrice Antonella Cilento. A dire la verità, non leggo tanti libri, un po per carenza di tempo, ma soprattutto perché, in questo periodo, non sono abbastanza tranquilla per stamene seduta e rilassarmi leggendo un bel libro. Abbiamo preparato l incontro con Antonella Cilento leggendo la sua biografia e abbiamo preparato le domande simulando un intervista tra di noi. Arrivato il giorno dell intervista ero molto emozionata. Antonella è una donna carina, molto semplice, ma soprattutto aperta e socievole. Ha 40 anni, non è sposata ma convive con Paolo, con cui sta insieme dai tempi dell università, da molti anni. Non hanno figli. Vedendo che eravamo intimiditi dalla sua presenza è stata bravissima a fare lei il primo passo, chiedendo a ognuno di noi di presentarci. Nel rispondere alle domande è stata sempre molto leale con noi venditori di Scarp. Ha ascoltato le nostre curiosità con attenzione e nel risponderci sorrideva sempre, sorrideva con gli occhi e dalle sue parole abbiamo capito che scrivere è la sua grande passione. Ci ha detto che avrebbe potuto fare anche degli altri lavori, ma ha sempre scelto di dedicare la sua vita alla scrittura, anche se quello di scrittore è un mestiere difficile. Poi ha regalato molto consigli preziosi sulla scrittura creativa, invitandoci a leggere molto per poterci esercitare meglio a scrivere. Ci ha anche promesso di regalarci alcuni volumi della sua biblioteca, che conserveremo nella redazione di Scarp. A fine intervista ci ha proposto di fare un esercizio di scrittura creativa: ci ha dettato una frase ( la notte tutti hanno le ali ), dicendo di scrivere liberamente, senza soffermarci troppo su quello che pensavamo in quel momento e, nel caso ci fossimo bloccati, di riscrivere di nuovo quella parola e proseguire. Abbiamo scritto per dieci minuti tutti insieme io, Antonio Pirozzi, Umberto D Amico, Sergio Gatto e alla fine del tempo stabilito abbiamo letto il nostro esercizio. Antonella li ha commentati e ha incoraggiato ognuno di noi a dedicare un piccolo spazio della giornata alla scrittura, perché è convinta che tutti possono scrivere, anche chi come me a scuola non era tanto bravo. Spero di riuscire a seguire questo prezioso consiglio. Non é da tutti incontrare una scrittrice personalmente, per me è stata un esperienza magnifica. Marianna Palma luglio - agosto 2010 scarp de tenis.49

49 Lo sgombero non ci sarà «In uno stanzino buio, maleodorante, pieno di masserizie e carcasse di animali, all interno del palazzo fatiscente, di proprietà del comune e abbandonato da anni, è stato trovato il corpo di Fathi Moussad aveva annunciato qualche giorno prima padre Valerio Di Trapani, direttore della Caritas diocesana di Catania. Siamo andati in quello stabile e abbiamo rinvenuto il corpo». Padre Valerio ha ricordato che il tunisino, che frequentava la mensa e il servizio docce della Caritas, aveva «problemi gravi di alcolismo e una tubercolosi che rifiutava di curare, anche perché, non avendo permesso di soggiorcatania Un tunisino giace abbandonato, per giorni, nell Hotel dei disperati : la denuncia della Caritas, le promesse del comune Fathi, condannato a morire da solo Qualche settimana fa, a Catania, è avvenuto un fatto di cronaca drammatico: la morte, in assoluta solitudine, di un uomo, un immigrato clandestino di origine tunisina, trovato cadavere in uno degli edifici abbandonati del vecchio palazzo della posta, un posto da anni in stato di incuria e assoluto degrado, nel centro cittadino. Era malato e alcolista, non aveva documenti; di lui, in un primo momento, non si conosceva neppure il nome. Era seguito dai volontari della Caritas diocesana, dove si recava per mangiare e ricevere assistenza medica. Il cadavere è stato rinvenuto dall unità di strada (ronda notturna di Caritas, che porta coperte e bevande calde a chi trascorre la notte all aperto) solo dopo alcuni giorni. Nessuno, tra coloro che con lui condividevano la vita nel vecchio edificio, ha avuto il coraggio di denunciarne la morte: avevano paura di essere cacciati dal loro rifugio. troppo non è avvenuto, perché a Catania non esiste un cimitero islamico; Sono stati due giovani tunisini, alla fine, a decidere di rivolgersi ai volontari perciò l uomo è stato sepolto nella fossa comune del cimitero di Catania, co- della Caritas, per far sì che il proprio fratello potesse ricevere una sepoltura alla me accade nei casi in cui non è possibile riportare la salma in maniera islamica. Questo però pur- patria. di Gabriella Virgillitto Alla Festa multietnica più di mille persone musica e incontro, ma anche riflessione sulla povertà Un bel momento di incontro tra la città e le tradizioni culturali dei popoli presenti nel territorio etneo: alla Festa multietnica della Caritas diocesana di Catania, giunta alla quarta edizione, hanno partecipato più di mille persone. Dopo metà giugno, nell anfiteatro Le Ciminiere, hanno partecipato a momenti musicali e aggregativi, ma anche discusso sull integrazione e la convivenza tra culture. La festa è stata anche un occasione per restituire alla città alcuni importanti dati relativi al bilancio di un anno di attività Caritas: «Abbiamo voluto lanciare un messaggio di pace e solidarietà. Catania, più di altre città, ha bisogno di risposte immediate rispetto all incremento delle povertà, che investono soprattutto le famiglie ha affermato padre Valerio Di Trapani, direttore di Caritas Catania. Diversamente da quanto accade al nord, nelle regioni meridionali la povertà riguarda più gli italiani che gli stranieri». In Italia, il 70% (in media) delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto e ai servizi Caritas sono stranieri; invece a Catania gli utenti italiani prevalgono nettamente (81,9%). Inoltre, la povertà relativa è aumentata, nella città etnea, dal 29,85% del 2008 al 38,8% dei primi cinque mesi del «Occorre agire su due fronti insiste padre Di Trapani : 50. scarp de tenis luglio - agosto 2010 aiutando le famiglie a rimodulare il proprio budget familiare e adottando misure di abbattimento dei costi della casa e dei generi alimentari». Ogni giorno più di 80 nuovi utenti si avvicinano ai servizi dell Help Center della Caritas di Catania: sono persone in cerca di lavoro o che, pur avendo un lavoro, non arrivano a fine mese; non ce la fanno a pagare affitto e utenze, o addirittura a soddisfare le esigenze alimentari della famiglia. «La Festa multietnica rappresenta occasione di incontro, di divertimento, ma anche di confronto sui temi della povertà e dell inclusione sociale ha concluso padre Di Trapani. La convivenza di culture diverse deve essere motivo di arricchimento e di progresso per tutti».

50 no, aveva paura». Nella medesima condizione di precarietà di Fathi, vivono in quella struttura centinaia di persone, regolari e non. «La Caritas, attraverso la sua unità di strada, opera ogni giorno per la riduzione del danno afferma ora padre Di Trapani. Tuttavia le istituzioni dovrebbero farsi presenti in queste aree marginali, comuni a tutte le grandi città, quantomeno con servizi sociali e sanitari e restituendo un minimo di decoro, per evitare che vengano percepite come zone franche, abbandonate da tutti». A Catania esistono infatti anche altri luoghi simili, dove centinaia di persone vivono senz acqua, luce né servizi igienici. Sul caso della morte di Fathi e sulla questione delle terre di nessuno cosa affermano le istituzioni? «Non ci sarà uno sgombero dello stabile dove il tunisino è morto assicura a Scarp l assessore ai servizi sociali del comune di Catania, Carlo Pennisi. Una tale soluzione servirebbe solo a riprodurre la medesima situazione da un altra parte. Piuttosto, cercheremo soluzioni di decongestionamento delle zone della città divenute da tempo rifugio dei disperati. L idea è creare presidi, composti da persone in grado di gestire la situazione sanitaria e da mediatori culturali che supporteranno l unità di strada di Caritas. Solo il volontariato, infatti, è in grado di agire efficacemente in queste situazioni». Il racconto su Telestrada Le soluzioni, però, sono tutt altro che semplici. «Le persone che vivono in queste aree, sono immigrati clandestini, rom o senza dimora continua l assessore. In prospettiva, dovranno essere accompagnati all area di transito (destinata alla popolazione rom della città, ndr), ai dormitori il cui numero sarà potenziato (al momento la città dispone solo di 75 posti letto) e, per coloro che hanno una capacità di vita autonoma, ai gruppi appartamento». TeleStrada, la web tv della Caritas di Catania, ha denunciato il caso di Fathi, attraverso la testimonianza di un altro ragazzo tunisino, costretto a vivere in clandestinità nello squallido Hotel dei disperati, come lo ha ribattezzato la stampa locale. Per ascoltare il racconto, scarpcatania L esperienza di Riesi Il Servizio dei valdesi, scommessa contro la mafia Tanti anni fa in Germania io non conoscevo molto della Sicilia. Certo, abbiamo ascoltato della Mafia. Ma anche degli esperimenti sociali e contro la mafia di Danilo Dolci a Corleone e della chiesa Valdese a Riesi. Il 23 maggio sono stato finalmente a Riesi e ho visitato questo centro e, spontaneamente, ho deciso di scrivere un articolo su quest opera grandiosa. L idea del Servizio Cristiano nacque nel 1959 e il progetto iniziò nel novembre Fondatore e promotore fu il pastore valdese Tullio Vinay che, destinato in quegli anni alla chiesa valdese di Riesi, decise che quel paese era il luogo adatto dove far sorgere il Servizio Cristiano, perché è nella zona piu povera della Sicilia. Dopo tanti problemi, nel 1962 furono elaborati i primi programmi del centro. E anno dopo anno i servizi sono diventati più importanti per Riesi e i suoi abitanti. Ora ci sono due scuole, una materna e una elementare. Ogni mattina un pulmino accompagna i bambini al centro, per poi riaccompagnarli al termine delle lezioni. I giovani alunni studiano e giocano in un ambiente naturale, in classi multietniche e multiculturali. Gli insegnanti sono del posto e anche stranieri, gli ultimi sono tutti volontari. La scuola è aperta a tutti i bambini gratuitamente, le famiglie devono farsi carico soltanto delle spese per il pulmino e per il pranzo; ma circa trenta bambini che appartengono a famiglie molto povere vengono accolti a titolo gratuito. A volte, quello che consumano al centro sarà per loro l unico pasto della giornata. Nel territorio di Riesi c è inadeguatezza di servizi sociali. La violenza sulle donne è una tra le preoccupazioni prioritarie di chi lavora al centro. Nel 1967 nacque l ambulatorio. Attualmente sono attivi servizi di preparazione al parto, consulenze psicologiche, assistenza sociale, spazio donna, servizi ginecologici (grazie anche all unico ecografo della zona). Altra grande attività del Servizio Cristiano riguarda l agricoltura: si coltivano ulivi, mandorli, pomodori, funghi e tanti altri prodotti. Dagli anni Ottanta la coltivazione è interamente biologica. Esistono anche un frantoio e l apicoltura. I ricavi della vendita servono per sostenere il progetto. Il centro gestisce una foresteria aperta a tutti: un servizio importante per la sopravvivenza del centro, grazie anche a una forte presenza di volontari, che permette di abbattere i costi di gestione e massimizzare gli introiti, tutti reinvestiti. Oltre ai dipendenti locali, ogni anno si registra la presenza di un gruppo di circa 15 volontari internazionali, che a turno vivono e lavorano nel centro. In più c è anche la possibilità di partecipare ai campi di lavoro per la raccolta dei prodotti agricoli. «Siamo presenti qui da quasi 50 anni dice il direttore, Gianluca Fiusco : siamo consapevoli dell importanza della nostra opera. Senza il nostro intervento, la povertà di molti bambini si sarebbe potuta trasformare in manodopera per la mafia, in abbandono, violenza, distruzione». Per saperne di più sul Servizio Cristiano e sulla situazione di Riesi: Bernie Gruber (traduzione in italiano di Lorena Cannizzaro) Posta a 325 metri sopra il livello del mare, Riesi (Caltanissetta) è una cittdina prevalentemente agricola, con un passato di zolfara. Conta poco più di diecimila abitanti residenti, molto diminuiti, rispetto ai decenni scorsi, a causa dall emigrazione. La quale è spesso l ultima chance per avere un futuro: nel 2009 Riesi e stata identificata dallo Svimez (istituto di ricerche sociali sullo Sviluppo del Mezzogiorno) come capitale dell emigrazione in Italia. Il nome Riesi deriva da una parola araba che significa luogo abbandonato, incolto. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.51

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52 Dare speranza a ragazze vittime del racket della prostituzione: con questo scopo, a Messina, è nato un interessante progetto Casa accogliente contro la tratta scarpcatania di Grazia Di Stefano È nato da poco tempo a Messina un progetto di reinserimento socio-lavorativo per il recupero di donne vittime di tratta, ragazze straniere avviate alla prostituzione. Il progetto ha preso vita grazie alla collaborazione tra la Caritas diocesana della città e la cooperativa Ecosmed. Grazie ai fondi dell 8 per mille messi a disposizione da Caritas Italiana, è stato possibile ristrutturare e rendere disponibile un edificio, ceduto da una volontaria storica alla Caritas. In questo struttura recuperata possono essere ospitate fino a sei donne vittime di tratta. La responsabile del progetto di recupero e di reinserimento delle ragazze è Laura Ugdulena. «Sono un assistente sociale che collabora con la cooperativa Ecosmed racconta. Grazie a un lavoro d èquipe, abbiamo presentato un progetto di accoglienza al direttore della Caritas diocesana di Messina. Progetto che poi è stato approvato e finanziato». un esperto che fa da tramite con la questura, per quanto riguarda il disbrigo Qual è il tempo medio di permanenza nell appartamento protetto? delle pratiche per il soggiorno e di tutti Dipende dalla situazioni. Nel caso in cui gli aspetti legali. occorra attivare le procedure per il permesso di soggiorno straordinario, ci sodo del lavoro. Quali sono i proget- Ha parlato d integrazione nel monno precisi tempi tecnici da rispettare. Di ti che permettono a queste donne solito si studia un progetto personalizzato, che dura circa sei mesi. Se invece Siamo riusciti a portare a termine pro- di riqualificarsi? ci sono motivi di sicurezza urgenti per la getti con esiti davvero favorevoli, attraverso percorsi di auto-imprenditoria- donna, oppure non si riesce ad avviare un percorso sociolavorativo e quindi a lità, inserendo queste donne all interno dare continuità e piena realizzazione al di cooperative sociali. Inoltre ci sono le percorso d autonomia della donna, non borse lavoro, che attraverso stage all interno di imprese hanno formato queste c è un limite di tempo. Ci sono problemi di convivenza tra donne e, in alcuni casi, anche gararantito un lavoro. Siamo riusciti a ottenere donne di etnie diverse? Il primo problema è quello di doversi dei successi reali. abituare ad abitudini diverse: cibo, limgua, odori diversi. Più profondi sono indare? C è una storia che le piace ricorvece i problemi relativi alla decisione di Fortunatamente sono tante le storie che inserirsi in percorsi di protezione sociale, o di trovare e adattarsi a un lavoro ce, non si ottiene il successo sperato è sono andate a buon fine. Quando, inve- che, economicamente (soprattutto nel perché non si riesce a trovare una soluzione lavorativa che garantisca il rag- caso di ex prostitute), renderà poco. Queste condizioni di sofferenza, nella giungimento di un autonomia economica. Sinceramente, data anche l atten- convivenza possono causare maggior e difficoltà. zione che poniamo alle nostre ospiti, Da chi sono seguite le donne inserite nel centro? cuna delle donne che abbiamo forma- non ci è mai accaduto di perdere qual- Da un equipe formata da psicologi, assistenti sociali, volontarie Caritas e da soddisfa davvero. to e inserito strada facendo. E questo mi. Una nuova primavera Sorridimi e porgimi la mano. Voglio che la tua sofferenza sia anche un po mia. Percorri con me il sentiero della speranza dove le idee non sono separate per colore. Lascia fluttuare i tuoi pensieri, sprigiona la tua voglia d amare e coltivala al sole di questa tiepida primavera. Sarò accanto a te in ogni istante di questa nuova vita che sta per sorgere. Roberto De Cervo luglio - agosto 2010 scarp de tenis.53

53 palermo Il Pig (Punto incontro giovani) è il primo traguardo del progetto Con-te-sto bene. Presto attiva anche l educativa di strada C è un Punto per crescere insieme di Francesco Vizzini 54. Lo scorso marzo a Palermo sono iniziate le attività del Punto incontro giovani Padre Messina. Il Pig è destinato, in particolare, ad adolescenti e giovani ed è pensato come luogo per lo studio, per l ascolto, l orientamento e l accompagnamento tramite il gioco, per la crescita insieme. Il Pig si trova al Foro Italico, in via Foro Umberto I, dentro la Casa lavoro e preghiera padre Messina delle Piccole Suore Missionarie della Carità Don Orione, che hanno destinato ai giovani parte dei locali. Il centro è dotato di un grande salone per gli incontri, due sale per le riunioni e una piccola cappella, mentre al primo piano alcune camere permettono di ospitare oltre venti persone, dietro corrispettivo di un offerta. I locali sono disponibili anche per ospitare gruppi che richiedono di incontrarsi per riunioni, ritiri spirituali, incontri di formazione, momenti di fraternità. Il Pig è inserito nel progetto Conte-sto bene, che mira ad attivare iniziative concrete di prevenzione, promozione e accompagnamento rivolte a minori e giovani. La realizzazione del progetto si articola in tre ambiti di intervento: oratorio, per favorire la cultura dell oratorio come luogo ed esperienza significativa di incontro, aggregazione, evangelizzazione e formazione dei giovani; pastorale di strada, per raggiungere i luoghi di incontro dei giovani e degli adulti che difficilmente entrano in contatto con le realtà parrocchiali e oratoriali; il Pig vero e proprio, struttura destinata a essere luogo di comunità culturale e spirituale, significativo per i giovani e per gli operatori degli altri due obiettivi. Un progetto pilota Con-te-sto bene è un progetto della Caritas diocesana, insieme ad Azione Cattolica, padri Salesiani, Piccole Suore Missionarie della Carità e Servizio di pastorale giovanile, ed è destinato ai giovani dell arcidiocesi di Palermo, con una particolare attenzione al secondo vicariato. Il progetto è stato approvato dalla Cei e finanziato con fondi dell otto per mille. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Per superare le iniziali difficoltà di coinvolgimento dei destinatari del progetto, in particolare adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, gli operatori hanno organizzato diverse iniziative estive. Lo scorso 24 giugno diversi ragazzi hanno visto insieme la partita Italia-Slovacchia, ultima del girone di qualificazione dei Mondiali di calcio, interrotti solo da una merenda estiva durante l intervallo. Al termine della partita gli animatori del Pig hanno proposto alcuni giochi e dopo la cena è stata proposta un po di musica dal vivo e la possibilità per i ragazzi coraggiosi di esibirsi in un karaoke. Ma non è finita qui. Infatti sono stati organizzati due campi scuola residenziali, per coinvolgere in un lavoro più costante gli adolescenti destinatari del progetto. I campi si sono svolti proprio al Pig, il primo dal 28 giugno al 1 luglio, il secondo dal 5 all 8 luglio, inaugurando, di fatto, i locali del primo piano. Durante i campi scuola i ragazzi hanno cercato di ripercorrere la propria vita sulle tracce di due testimoni inizialmente a sorpresa: santa Rosalia e padre Puglisi, due personaggi importanti per la città e la chiesa di Palermo, che con la loro vita hanno testimoniato la purezza di vita e la fedeltà al Vangelo, proprio una via da riscoprire e una via da seguire, come recitavano i titoli dei campi. L ultimo giorno di campo è stato dedicato alle scelte di vita e agli impegni da prendere suggeriti dai due testimoni. Durante le giornate di campo gli animatori non hanno fatto mancare ai ragazzi spazi di gioco, di preghiera e anche giornate a contatto con la natura, al monte Pellegrino e a Godrano, luoghi legati ai due eminenti testimoni. I campi hanno coinvolto sia ragazzi che frequentano la parrocchia o gruppi ecclesiali, sia coloro che con difficoltà si inseriscono in percorsi strut- Riatagliarsi nuovi spazi Laboratori con i ragazzi al Punto d incontro giovani Padre Messina

54 turati, tendendo a stare fuori dai locali parrocchiali ma ad essi vicino. Con l inizio dell anno scolastico riprenderanno le attività ordinarie al Pig, sempre all interno del progetto Con-te-sto bene, per le quali il centro è aperto nei pomeriggi di martedì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 19. Il Pig è soltanto l inizio Nelle attività del punto d incontro sono coinvolti alcuni animatori provenienti da diverse esperienze ecclesiali e sociali, che cercano di condividerle e creando sinergie che possano coinvolgere adolescenti e giovani del centro storico, territorio disagiato ma anche luogo di profondo impegno della chiesa e della società cittadina. In autunno partiranno anche le attività della pastorale di strada, secondo obiettivo del progetto, attraverso le quali giovani operatori, sacerdoti e suore incontreranno i giovani nei loro luoghi di ritrovo quotidiano: strade, piazze, ma anche i luoghi della movida e della vita notturna cittadina, integrando così il lavoro di evangelizzazione di strada, già portato avanti in città da un paio d anni da alcune realtà ecclesiali. Infine, per seguire i ragazzi nel loro mondo, il Pig è anche su Facebook, con il gruppo Punto incontro giovani padre Messina, in cui vengono caricate notizie e fotografie.. scarppalermo Il racconto Che stronzo sono stato, col mio concetto di libertà... Finalmente ho una casa. Dopo anni trascorsi tra dormitori, centri di accoglienza, mense e strada, adesso ho una casa tutta mia. In realtà non è del tutto mia: io vivo in qualche metro quadrato della casa, occupo una stanza, mentre nel resto dell appartamento ci vivono dei giovani studenti universitari. Questa stanza, in ogni caso, rappresenta il mio mondo, la mia libertà, la mia privacy. Ho vissuto la strada per troppi anni e ora sono stanco. In realtà è stata una mia scelta, avevo deciso io di intraprendere questa vita. Inizialmente è stato piacevole: mi sentivo libero di fare ciò che volevo, ero il padrone del mondo, tutto mi era dovuto. Ho viaggiato per tutta l Italia con la mia chitarra. Mi sono fermato in piazze bellissime e lì, la sera, strimpellavo, sino a trovarmi tanta gente intorno che applaudiva e mi dava anche qualche offerta. Mi sentivo un professionista, avevo trasformato il mio piacevole hobby nel lavoro più bello del mondo. Quindi non mi sono mai fatto problemi su come pagare i biglietti per i miei spostamenti, o su come mangiare: la provvidenza era sempre pronta a darmi una mano e io ero pronto a godermi ogni attimo. Quanta gente ho conosciuto in strada! Gente che però non ci viveva per scelta come me, ma soltanto perché la vita era stata crudele nei loro confronti. Allora non capivo. Poi l età avanza e ho iniziato a sentirmi stanco di fare quella vita, ho cominciato a pensare che forse era meglio riprendere in mano la mia esistenza. Dovevo lavorare (un lavoro serio, di quelli che in genere non ti piacciono, ma che ti permettono di avere un certo tenore di vita e anche una rispettabilità) e pensavo anche che volevo avere una famiglia. Tutto mi sembrava semplice. Ma mi sbagliavo. E tanto. Ho pensato che sarebbe stato facile tornare dalla mia famiglia d origine, fare finta che non fosse successo nulla, tanto sapevo che le braccia di mia madre sarebbero state sempre aperte. Immagino che lei sia stata l unica a soffrire per la mia scomparsa, che stronzo che sono stato, non le ho fatto mai una telefonata. Le avrò dato un dolore immenso, penso di averla portata io alla morte, almeno questo è quello che mi ha urlato mio padre quando dopo diversi anni ho bussato alla sua porta. Allora capii che non era la strada giusta; nel cuore il dolore per la perdita di mia madre, lasciai per sempre la mia città natale, Bologna. Sono tornato a Palermo, città che con tanta allegria mi aveva accolto. E qui ho cercato di inserirmi nel mondo del lavoro, per ricominciare una nuova vita. Ma ho trovato tutte le porte chiuse: anche gli amici che credevo di avere non erano veri amici. Mi sono accorto di essere diventato un uomo di strada, uno di quelli che la strada non la scelgono come stile di vita (proprio come avevo fatto io). Ero diventato come tutti i barboni che avevo trovato nel mio percorso di vita. Allora ci condividevo solo una birra, con aria anche di superiorità: solo oggi mi rendo conto che sono sempre stato come loro. La mia situazione, però, è peggiore. Col senno di poi, capisco che sono stato io a crearmi questo destino crudele, solo per l immaginaria voglia di libertà. Libertà... Che strano concetto avevo, della libertà... Comunque finalmente sono a una svolta. Penso che la vita mi stia dando una seconda possibilità. Lavoro in un ristorante: faccio il lavapiatti. Lo so, non è moltissimo, ma per lo meno ho potuto affittarmi una stanza. Ho fatto tante stupidaggini: non posso e non devo più sbagliare. P. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.55

55 56. scarp de tenis luglio - agosto senza povertà Corina, rumena. Dentro e fuori dall orfanotrofio. Fino al viaggio in Italia La mia amica in discarica. Ma non ho pianto, ancora racconto di Mihai Butcovan V Mihai Mircea Butcovan è nato nel 1969 a Oradea, in Transilvania, Romania. In Italia dal 1991, vive a Sesto San Giovanni e lavora a Milano come educatore professionale. Vincitore nel 2003 del premio Voci e idee migranti, ha pubblicato il romanzo Allunaggio di un immigrato innamorato (Besa 2006). Con la raccolta di poesie Borgo Farfalla (Eks&Tra 2006) ha vinto, nel 2006, la dodicesima edizione del Premio Eks&Tra. Premio Multietnicità ed Intercultura 2007 e premio Marenostrum Collabora con riviste e giornali, tra cui Internazionale, Il Manifesto e Caposud. Membro del comitato editoriale della rivista El-Ghibli. Nel 2009 ha pubblicato Dal comunismo al consumismo, Fotosafari poetico esistenziale romeno-italiano, raccolta di poesie corredate dalle fotografie di Marco Belli (Linea BN - La Carmelina edizioni). uoi raccontarmi, Corina? Così magari ci conosciamo meglio. L assistente sociale sorride ma in effetti io non ci trovo niente da ridere. Infatti resto seria. Cosa dovrei raccontare? La mia vita? Non c è niente di interessante. Per conoscerci meglio, dice lei. E chi l ha detto che ho voglia di conoscerla meglio? Non mi va molto, signora, ma qui fa caldo, fuori si gela, tanto vale fermarmi un po, tirarla per le lunghe. Ma non glielo dico. Grazie per il tè signora, Dove posso buttare la gomma? Fa niente, la metto in tasca, basta che poi non mi mettete in punizione. Succedeva così, in orfanotrofio. Sono stata abbandonata in ospedale, a Bucarest, da mia madre, non l ho mai conosciuta. Mio padre? Forse non lo conosceva nemmeno lei, tante ragazze madri si vergognano, abortiscono oppure abbandonano i bimbi. Allora sono finita in un orfanotrofio, poi sono stata in una specie di famiglia affidataria, sono scappata, per fortuna. Poi ancora l orfanotrofio e poi la comunità alloggio. Ho fatto anche la prima superiore, a 15 anni sono di nuovo scappata, per strada. La conosco bene io, la strada, chiedevamo elemosina e ci si arrangiava un po, ma a Bucarest eravamo troppi, mica si possono occupare di tutti noi orfani, c è la politica, c è la Nato, c è l Europa, tutte cose importanti, no? Sono arrivata in Italia sei mesi fa, mi ha accompagnata uno, ma non faccio i nomi, lui ci ha portati da suo zio che ci fa lavorare, mendichiamo agli angoli delle strade, però era meglio in Romania, almeno lì capivi gli insulti della gente e sapevi anche rispondere. Ho sentito che qui ci chiamano minori non accompagnati, dicono che siamo scomparsi dalle statistiche perché i romeni sono europei comunitari, io sarei un minore non accompagnato europeo comunitario? Mi fa ridere questa cosa. Stamattina mi hanno portato via i vigili, sono più gentili di quelli romeni, mi hanno fatto mangiare la pizza e dato la coca cola, mi hanno fatto un sacco di domande ma non ho risposto, allora mi hanno detto di aspettare lei, Mariella, l assistente sociale. Non ho avuto una famiglia, non so se ho fratelli. Vuole sapere se ho degli amici? Georgeta l ho lasciata a Bucarest che sniffava colla tutto il giorno, quando l ho salutata stava riversa su una fontana dei giardinetti, non ha nemmeno capito che me ne stavo andando via, le volevo un gran bene, la chiamavo sorella, invece suo fratello Marian è stato il mio primo amore, il primo primo, poi ha iniziato con l eroina, ora è in carcere, questa cosa mi fa piangere spesso. Però l amica del cuore l ho persa sei anni fa, è scappata dalla comunità e poi l hanno trovata seminuda in una discarica fuori città, i giornali hanno detto che si prostituiva. Ma non ho pianto, ancora. Non mi viene, eppure le volevo bene. Anche lei, Mariella, pensa che una ragazzina di dieci anni vive in strada e si prostituisce per soldi? Me lo dica, così magari ci conosciamo meglio..

56 ventuno Ventuno. Come il secolo nel quale viviamo, come l agenda per il buon vivere, come l articolo della Costituzione sulla libertà di espressione. Ventuno è la nostra idea di economia. Con qualche proposta per agire contro l ingiustizia e l esclusione sociale nelle scelte di ogni giorno. ventunodossier Green banking. Ovvero banche interessate a conciliare business e ambiente. Offrendo servizi innovativi a imprese e famiglie sensibili ai comportamenti eco-sostenibili di Stefania 1Culurgioni ventunoeconomia Il triste record. Nel 2009 l export di armi italiane si è avvicinato ai 5 miliardi di euro: mai tanto in alto da vent anni di Max Mandello ventunoeconomia Beud Dieng, Senegal. Agricoltura bio e turismo equosolidale. Uno sviluppo a misura di comunità. Grazie a un associazione che impiega per interessi collettivi le rimesse degli emigrati di Marta Zanella ventunorighe I maiali del debito pubblico di Mauro Meggiolaro Il Fatto quotidiano - blog luglio - agosto 2010 scarp de tenis. 57

57 ventunodossier 1 Green banking: gli istituti di credito devono ripulirsi l immagine. La scelta di finanziare l ambiente può essere la via giusta Le banche? Sono al verde dossier a cura di Stefania Culurgioni Tassi e finanziamenti agevolati per chi acquista un auto elettrica, per chi installa pannelli solari, per gli imprenditori che investono in sistemi di risparmio energetico. O carte di credito valide solo per l acquisto di beni ecocompatibili. Sono le frontiere del futuro. E le idee che sta già diffondendo il green banking, un nuovo modo di pensare il rapporto tra finanza, consumatori e ambiente. In Italia ci sono i primi esempi significativi. Conciliare business ed ecocompatibilità forse non è un miraggio scarp de tenis luglio - agosto 2010 Il fondatore di Ggbanking «Se il mondo cambia il credito lo seguirà» Il primo a parlare di green economyalle masse, dopo che per decenni molti studiosi e attivisti l avevano fatto con convinzione e competenza, ma sempre a pubblici ristretti, è stato il presidente degli Usa, Barack Obama. Accadde l anno scorso, nel 2009, quando i mass media martellavano con quella angosciante tiritera sulla crisi economica, i telegiornali aprivano ogni giorno con pessime notizie sul crollo dei mercati finanziari, le riviste analizzavano tutti i risvolti sociali dello spettro della recessione e, a casa, le persone incrociavano le dita, sperando di tirare avanti ancora un po e di non perdere il posto di lavoro. Obama era l uomo nuovo, il viso giovane e promettente di un avvenire migliore, la promessa di una rivoluzione nel modo di fare e vedere le cose. Per uscire dalle sabbie mobili in cui il suo paese si era arenato, affacciò la seguente ipotesi: rilanciamo l economia americana attraverso l economia verde, l ecologia, l ambiente. elasticamente. Pensando a prodotti e teranno. Fluidamente, specularmente, Se, insomma, finora tutto si è basato servizi che si sposino con le nuove tendenze. Indomma, se la green economydi- su un modello economico a sua volta fondato sui combustibili fossili (petrolio, venta un tema forte, di attualità, sempre carbone e gas), proviamo a ripensare tutto in chiave eco-sostenibile, argomen- banche, per il loro business, ma non so- più sentito a livello sociale, ecco che le tava il presidente Usa. E quindi: nuova lo, apriranno una nuova stagione. Qualcuno la chiama già green banking. impostazione dell economia che parta dal rispetto di ambiente e clima, investimenti, opere pubbliche, fabbriche, modelli di produzione e consumo basati su «Siamo nell epoca della green economy Nuova immagine per le banche nuove fondamenta. Nessuno, come che, prima di tutto, è un grande processo che ha cambiato i consumi e i com- Obama, poteva avere un eco tanto forte. Ma se la società cambia, se le esigenze dei consumatori si modificano, se la fessor Marco Fedeli, docente di markeportamenti delle persone spiega il pro- realtà dei bisogni, delle mode, del lavoro, ting ed economia all Università di Genova e fondatore di Green Globe Banking. della gestione familiare della vita quotidiana si modificano, le banche come si All interno della green economy ci sono comporteranno? Naturalmente si adat- davvero moltissime cose, tra cui anche le

58 green banking banche. O, meglio, un nuovo tipo di rapporto tra gli istituti di credito e i consumatori». Il green globe banking che, abbreviato, diventa ggbanking è esattamente questo: una nuova tendenza, una nuova iniziativa di mercato che ha spinto le banche a occuparsi per la prima volta, in modo più serio, di tutela e sostenibilità ambientale, attraverso un nuovo orizzonte di business mai esplorato prima. «Parlando di questi concetti precisa il professor Fedeli entriamo nel vasto ambito della responsabilità sociale d impresa. Non è un modo di fare beneficenza, questo è chiaro, ma un modo nuovo di pensare il businessfinanziario: se l ambiente è il nuovo tema all attenzione del mondo, le banche devono occuparsene. In questo modo contribuiranno al miglioramento dell umanità, ma genereranno anche nuovi profitti». E per le banche, che in questo periodo risentono di una grave crisi d immagine, anche e soprattutto per il ruolo che hanno avuto nell ingenerare la crisi, questo rappresenta una via di riscatto etico, ma anche una nuova fonte di profitto, considerando la sfiducia nei prodotti di investimento finanziari che la crisi economica ha generato nelle persone. «Il ggbanking precisa il professor Fedeli è una nuova filosofia, una nuova tendenza diffusa. Essa trova la sua voce nel sito internet omonimo, di cui sono fondatore, un laboratorio di pensieri e proposte. L obiettivo è rispondere alla nuova emergenza, fortemente sentita nella società in tema di ambiente e territorio, studiando nuove strategie finanziarie. Le banche si relazionano con le famiglie, con le imprese, con la pubblica amministrazione: hanno quindi una certa influenza sul comportamento di questi soggetti, e possono sviluppare azioni finalizzate all adozione di scelte ecocompatibili». Carte, tassi, finanziamenti Facciamo esempi concreti. Se ci fossero a disposizione finanziamenti speciali, magari con tassi di interesse più bassi o con forme di pagamento più appetibili, pensati per chi si vuole comprare un automobile ibrida, ci sarebbero più persone che ci farebbero un pensierino. Se conviene farlo e le condizioni sono buone, perché non scegliere quella? Per dire: avere un prodotto bancario che conviene, fatto ad hoc, potrebbe spingere i clienti a comprarsi macchine ecologiche. «Il tessuto sociale è ormai culturalmente pronto a recepire la sostenibilità luglio - agosto 2010 scarp de tenis.59

59 La lettura Dieci anni di Banca Etica, il sogno punta all Europa Ho sognato una banca, dal 7 aprile in tutte le librerie, racconta la storia di Banca Etica: un organizzazione finanziaria nata dal basso, su iniziativa di movimenti pacifisti e ambientalisti, di alcuni grandi soggetti dell associazionismo italiano, di tante botteghe del commercio equo e solidale e di migliaia di cittadini attivi. A dieci anni dalla fondazione, il presidente Fabio Salviato ripercorre le tappe principali della coraggiosa avventura finanziaria, con una narrazione in prima persona che attraversa trent anni di attivismo sociale, dagli scontri del 1977 all occupazione della base americana di Comiso, dal messaggio rivoluzionario del commercio equo agli anni Novanta, con il boom del terzo settore. Fino ai giorni nostri, quando il modello Banca Etica è pronto per essere esportato in altri paesi europei. Oltre a narrare le vicende e i personaggi principali legati alla nascita della banca, il libro si propone di rendere nota una storia mai scritta: quella dei movimenti e delle reti cooperative che da decenni animano la coscienza critica dei cittadini europei. Lontani dai riflettori della politica-spettacolo e dai salotti buoni delle grandi famiglie dell industria e della finanza, le cooperative, le associazioni e le organizzazioni non governative hanno saputo rispondere in modo creativo e partecipato ai bisogni di milioni di persone, creando opportunità di lavoro e integrazione per giovani emarginati, disabili, disoccupati, dalle regioni più depresse fino alle periferie delle grandi città contemporanee. Il progetto di una nuova grande Banca Etica Europea, illustrato nella seconda parte, è accompagnato dalle voci di chi sta cercando di costruirla: i francesi della finanziaria La Nef, i baschi del Mondragon, ma anche i palestinesi del Parc, che lottano per la difesa delle proprie terre, e i pionieri israeliani dei kibbutz. Ho sognato una banca è un libro di sogni che si possono realizzare tutti i giorni attraverso la raccolta di risparmi e la concessione di crediti. Finanziamenti che rendono possibile la coltivazione dei terreni sottratti alla mafia, il recupero di aree naturali protette, la conversione biologica di fattorie abbandonate, ma anche l installazione di pannelli solari sul tetto di casa o la ristrutturazione di immobili con le tecniche della bioedilizia. In un periodo di grave crisi economica e di sfiducia nel sistema bancario, la storia di Banca Etica indica una via d uscita, a partire dal basso, dal coinvolgimento di clienti, soci e cittadini, in un piano di sviluppo sociale che ha come motore il credito. Il libro ha lo scopo di risvegliare la creatività e la passione per il fare, per l attivismo sociale, in un momento storico segnato dall apatia e dal ripiegamento dei cittadini nella propria sfera privata. L esperienza di Banca Etica e delle migliaia di persone che hanno contribuito a farla crescere sono la dimostrazione che, mettendosi in rete, si possono realizzare idee straordinarie e contribuire concretamente a rendere migliore il mondo in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli. 60. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Ho sognato una banca. Dieci anni sulla strada di banca etica di Fabio Salviato in collaborazione con Mauro Meggiolaro Prefazione di Ilvo Diamanti Postfazione di Stefano Zamagni Editore: Feltrinelli, Serie bianca, aprile 2010 Pagine 250 ambientale riflette il professore secondo una nostra ricerca il 98% dei clienti delle banche ritengono che quello dell ambiente sia un tema importante. Ecco perché è necessario studiare e garantire nuovi servizi che lo riguardino. Di green bankingin realtà se ne parla già dagli anni Ottanta, quando sono nati fondi etici fatti apposta per sostenere pratiche ecosostenibili avviate dai consumatori, ma si trattava di élite, di poche persone. Quello insomma che non si è mai avviato è una vera mass market economy verde». Un economia, cioè, modellata ad hoc per le famiglie che, come servizi prioritari, utilizzano conto correnti, mutui, carte di credito, finanziamenti. «Si potrebbe pensare, per esempio, a una carta di credito che possa essere usata solo per l acquisto di beni sostenibili spiega il professore : alimenti biologici, biciclette, altri prodotti verdi. O a mutui agevolati per chi decide di costruire o acquistare case ad alta efficienza energetica. O a forme di finanzia-

60 Il Green Globe Banking Award ha premiato quest anno il Credito Trevigiano e Intesa San Paolo. Menzione d onore per Legambiente L esempio di Legambiente La cerimonia di consegna dei premi ha visto come protagonista anche Legambiente, a cui è stato consegnato un premio ad honorem, con la seguente motivazione: «Legambiente da trenta anni è un punto di riferimento insostituibile per la diffusione della cultura della sostenibilità ambientale e dell ecoefficienmento per chi si sposta solo con i mezzi pubblici e senza auto, o per chi decide di installare il fotovoltaico. Le banche devono entrare in gioco sviluppando un nuovo business, nuovi servizi per supportare ecologicamente le famiglie». stione interna: ha in pratica ottimizzato i propri consumi, stabilendo per esempio un sistema tecnologico per cui tutti i computer della banca si spengono da remoto alle ore 19 e si accendono da remoto alle 8 del mattino. In questo modo si risparmia notevolmente energia. Inoltre, l 80% dei consumi dello stesso istituto di credito provengono da energie rinnovabili. Ma da segnalare c è anche un altra esperienza: quella della Bnl, che ha deciso di piantare un albero per ogni conto corrente aperto. «Ecco spiega il professor Marco Fedeli la green economy si sviluppa anche così. E poi, certamente, c è da sviluppare tutto il resto. Perché per esempio non pensare a un conto corrente green, che sia solo online per non sprecare carta, che garantisca una carta di credito speciale per chi ama l ambiente, che offra consulenza amministrativa su come installare impianti fotovoltaici, che favorisca insomma comportamenti più verdi?». Comportamenti virtuosi I primi passi, in ogni caso, già si intravedono. Il Green Globe Banking Award, organizzato dal sito ggbanking, è un concorso che premia le banche che hanno avviato nuove pratiche e iniziative, o sviluppato nuove idee in tema di impatto ambientale, ovvero prodotti o comportamenti virtuosi che tutelino e valorizzino il capitale naturale dei territori in cui operano. Il premio è stato assegnato a Milano a giugno e i vincitori sono stati due: il Credito Trevigiano e la Banca Intesa San Paolo. Il primo istituto ha vinto perché, a sua volta, si è inventato un premio rivolto alle aziende del suo territorio: quelle più virtuose dal punto di vista ambientale hanno cos potuto avere accesso a una forma di credito agevolata, con tassi più bassi e altri servizi privilegiati. In questo modo il Credito Trevigiano ha stimolato le piccole imprese a sviluppare un attenzione maggiore e comportanti ambientalmente virtuosi, facendo da perno nella comunità locale per un cambiamento di mentalità. La Banca Intesa San Paolo invece ha vinto con un progetto legato alla sua geza, che svolge coniugando scientificità e pragmatismo. Con particolare riferimento all ambito bancario, Legambiente ha sostenuto e incentivato con il suo apporto tecnico, conoscenza e passione lo sviluppo della filosofia di green bankingdi alcune delle più sensibili banche italiane». «In effetti il nostro impegno per aiutare le banche a elaborare prodotti che sostengano, in futuro, la sostenibilità ambientale si protrae da tempo conferma Andrea Poggio, vicedirettore dell associazione. Con molte banche di credito cooperativo abbiamo dato vita a prestiti finalizzati al risparmio energetico. In tutto sono stati erogati 90 milioni di euro di investimenti per abitazioni ecologiche e da più di dieci anni portiamo avanti una collaborazione con Unicredit per sviluppare le campagne locali di Puliamo il Mondo. Ma è anche vero che le banche sempre di più stanno cercando di sviluppare un nuovo rapporto che le lega alla clientela, passando anche per la filosofia green. La scelta è interessante se fatta seriamente: se dovessi infatti pensare a un regalo per mio nipote e per il suo futuro, mi immagino un bosco e una casa con i pannelli solari, piuttosto che un investimento in borsa. Il greenserve a tutti, ma serve anche alle banche per aprirsi un nuovo mercato. Questa reciprocità potrebbe essere la chiave del suo successo».. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.61

61 1 ventunoeconomia I dati della Relazione della presidenza del consiglio confermano il momento florido dell industria bellica Armi italiane il triste record Non conosce la parola crisi il settore dell industria bellica italiana. Mai raggiunti negli ultimi vent anni risultati così positivi... I numeri confermano la crescita I grafici e la tabella nella pagina a fianco sono tratte dalla Relazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri sull export di armi autorizzato nel scarp de tenis luglio - agosto 2010 L'industria bellica italiana non conosce la parola crisi. Fatturato alle stelle, nuovi ordini già in produzione, nuovi clienti. E parliamo di cifre che si avvicinano ai 5 miliardi di euro l anno. È stato questo infatti l ammontare dell export italiano di armi autorizzato dal governo nel E il dato ufficiale reso noto dalla presidenza del consiglio ministri, che è tenuta a farlo in virtù della legge 185 del 1990, tratteggia con eloquenza il quadro positivo per il settore bellico. Stiamo parlando di cifre mai raggiunte negli ultimi venti anni: l incremento rispetto all anno precedente è addirittura del 61%! Nel 2009 le autorizzazioni rilasciate sono state infatti (300 in più del 2008), di cui quasi per esportazioni definitive. Il controvalore preciso è di milioni di euro, contro i poco più che 3 mila del Un exploit dell industria bellica che il governo, nel Rapporto, definisce così: «L industria italiana per la tali da consentirle di affermarsi in mer- tecnologiche di integratore di sistemi, difesa ha, di fatto, consolidato e incrementato la propria presenza sul merca- Dati in crescita anche per quanto ricati tecnologicamente all avanguardia». to globale dei prodotti per la sicurezza e guarda le esportazioni effettive e definitive di materiale di armamento, che difesa, confermando le sue capacità so-

62 Page 1 of 1 gli Emirati Arabi Uniti (175,9 milioni), il Marocco (156,4 milioni) e la Libia (111,8 milioni) per citare solo i principali. Nell insieme primeggiano le autorizzazioni verso i paesi del Sud del mondo, che totalizzano più di 2,6 miliardi di euro (pari al 53,2%), mentre quelle verso paesi Nato-Ue si fermano a 2,3 miliardi di euro, pari al 46,8% Dati interessanti arrivano anche dalle transazioni autorizzate dagli istituti di credito. Al primo posto si colloca Ubi Banca, con 1 miliardo 231 milioni di autorizzazioni transate. Nel consiglio di sorveglianza della banca, come ha fatto giustamente notare l agenzia Adigrafico 1 Valori delle autorizzazioni all esportazione per aree geografiche grafico 2 Analisi e comparazione delle autorizzazioni all esportazione Page no state registrate dai movimenti doganali e che vanno a concretizzare gli affari a cui era stato concesso il nulla osta negli anni precedenti. Il controvalore delle esportazioni definitive si è infatti attestato sui milioni di euro, con una crescita del 25% rispetto ai milioni del Nell ultimo anno si sono invece mantenuti i costanti i flussi di pagamento tracciati e autorizzati presso le banche italiane che prestano i propri sportelli a tali operazioni: si tratta di circa 4 miliardi di flussi di pagamento (in leggera flessione rispetto al 2008), di cui circa milioni (+94 milioni) riferiti a operazioni di esportazione definitiva. ments and Settin s\tvannozzi\desktop\pubblicazione sito\tabelle\tabella 5.htm 29/03/2010 Il record di Ubi Banca Ma chi sono i destinatari delle nostre armi? Il 53% delle autorizzazioni si rivolgono a paesi non apprtenent alla Nato o all Unione europea. Ci sono paesi con regimi non precisamente democratici o protagonisti di conflitti in sonno : Qatar, India, Emirati Arabi Uniti, Marocco. L operazione più rilevante è comunque quella che ha coinvolto alcune tra le più importanti industrie del nostro paese come l Alenia in un programma di fornitura congiunto (con Germania, Spagna e Gran Bretagna) del caccia Efa Eurofighter all Arabia Saudita. Dietro Alenia ci sono Agusta e Avio, seguite da Fincantieri e Selex Galileo. Nomi che, ovviamente, ogni anno tornano con ruoli da protagonista nella Relazione. Tra i maggiori acquirenti, invece, oltre all Arabia Saudita (1,1 miliardi di euro di commesse, pari al 16,3% del totale) spiccano come si diceva il Qatar (317,2 milioni di euro, soprattutto per la fornitura di elicotteri EH 101 Sar dell Agusta), file://c:\documents and Settin s\tvannozzi\desktop\pubblicazione sito\tabelle\tabella 10.htm sta, siede Pietro Gussalli Beretta, vicepresidente di Beretta Holding spa, una delle prime aziende al mondo per produzione di armi leggere. Ubi Banca è la banca italiana che ha movimentato più soldi per conto delle industrie che hanno esportato armi. La seconda banca armata è la tedesca Deutsche Bank, con 913 milioni di euro, seguita dal gruppo italo-francese Bnl-Bnp Paribas, con 904 milioni di euro. Questi tre gruppi bancari, da soli, coprono i tre quarti del mercato finanziario relativo alle esportazioni. Seguono circa venti banche, sia italiane che estere, con importi assai inferiori.. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.63 29/0

63 Beud Dieng conta 400 anime ed è servito da un unico mezzo di trasporto: un carretto a cavallo, che percorre il chilometro di distanza dalla strada statale che collega la capitale Dakar alla splendida città coloniale di Saint Louis, nel nord del Senegal. Non può che lasciare stupiti, quindi, arrivare in questo luogo isolato nel Sahel africano e leggere una scritta che campeggia sull edificio bianco e grigio, all ingresso del villaggio: Casa dei bianchi. C è un collegamento stretto tra l Italia e questo angolo del Senegal: i molti uomini emigrati nel nostro paese in cerca di lavoro. Se da un lato Beud Dieng è simile a molti altri villaggi africani, quanto alla diaspora che alimenta verso l Europa, d altro canto i suoi emigrati hanno saputo mettersi insieme, e trasformare il proprio paese in un luogo da cui non è più necessario andarsene per sopravvivere. All origine di tutto questo c è Modou Gueye, a Milano da più di vent anni, che nella sua vita in Italia ha fatto quello che capitava: il vu cumprà, il panettiere, il parte dei propri guadagni e portare le gommista, e oggi è attore affermato ha infrastrutture di base (acqua ed elettricità) nei villaggi dai quali provengono. lavorato con Zelig e con Paolo Rossi e mediatore culturale. Qualche anno fa, Oggi Sunugal questo il nome dell associazione riunisce circa 500 immi- con un gruppo di compaesani immigrati in Italia, ha deciso di formare grati provenienti da sette villaggi della un associazione per mettere insieme regione di Louga, coordinatisi per rea- 1 ventunoeconomia Coltivazioni bio, turismo responsabile: Sunugal investe i risparmi degli emigrati senegalesi. Per evitare che altri debbano partire... La Casa dei bianchi cambia Beud Dieng di Marta Zanella foto di Roberto Colombo 64. scarp de tenis luglio - agosto 2010 L obiettivo di un associazione senegalese: trasformare i villaggi da cui si emigra in luoghi dove poter vivere e lavorare lizzare progetti di sviluppo. Anche Ker Toubab, la casa dei bianchi, è stata costruita tramite Sunugal: oggi ospita volontari italiani e funge da sede per le riunioni di coordinamento e le attività di formazione. «Il nostro villaggio ormai è a preva-

64 Le rimesse dei migranti Manna per le famiglie ma anche veicolo di sviluppo Quasi 7 miliardi di euro solo nel Per la precisione, 6 miliardi 752 milioni 867 mila euro. A tanto ammontano le rimesse che lo scorso anno gli stranieri che vivono in Italia hanno inviato alle famiglie nei paesi di origine. La cifra, sui dati della Banca d Italia, è stata calcolata dalla Fondazione Leone Moressa di Venezia, che precisa però che il numero tiene conto solo dei canali ufficiali (banche, agenzie, poste, money transfer) ma non include le vie informali: familiari, conoscenti, corrieri. Se si riuscissero a conteggiare anche questi flussi, si arriverebbe anche a 10 miliardi. Le regioni più attive sono il Lazio, da cui sono partiti, nel 2009, quasi 2 miliardi di euro, poco meno di un terzo del totale nazionale, la Lombardia, i cui immigrati spediscono 1 miliardo 330 milioni di euro, e la Toscana (934 milioni). Questi soldi servono prevalentemente per mantenere genitori, fratelli o figli rimasti a casa. Ma rappresentano anche una risorsa finanziaria fondamentale per il Sud del mondo. Sono ormai diversi i progetti di cooperazione decentrata e di co-sviluppo che incanalano le rimesse in costruzioni di infrastrutture (ponti, scuole, ospedali) e piccole imprese nei paesi di origine, coinvolgendo associazioni di migranti, istituzioni locali degli stati coinvolti, fondazioni bancarie e il mondo della cooperazione. Nell ultimo decennio, in Italia, sono nati diversi progetti basati proprio sulle rimesse dei migranti e sostenuti dall Oim (Organizzazione mondiale delle migrazioni): ci sono Migravalue, promosso da Veneto ed Emilia Romagna per immigrati dall Europa dell Est; Migranti per lo sviluppo, a cui partecipano anche Banca Etica, Acli e Arci; Mida Migration for Development in Africa, che aiuta ghanesi e senegalesi a sostenere le proprie comunità di appartenenza con investimenti produttivi, creazione di piccole imprese e sviluppo di sbocchi import-export con l Italia; Midla Migración para el Desarrollo en Latinoamerica, finalizzato a favorire iniziative di sviluppo socio-economico in Sudamerica e a migliorare le competenze professionali di potenziali imprenditori migranti. Tra bungalow e ortaggi bio Nel villaggio di Beud Dieng bungalow per il turismo responsabile e campi coltivati con tecniche biologiche. Pagina a sinistra: la Casa dei bianchi lenza femminile, proprio a causa dell alto numero di uomini che emigrano. Stiamo allora investendo molto sulla formazione delle donne, sia in termini di alfabetizzazione sia di competenze agricole spiega Mody Diop, coordinatore del progetto in Senegal. L obiettivo è sia insegnare loro tecniche per la coltivazione e la conservazione degli ortaggi, sia renderle a loro volta formatrici per gli altri villaggi». Il programma centrale dell associazione, infatti, è proprio il potenziamento della produzione agricola locale, per arrivare a coprire il fabbisogno domestico e destinare una parte del prodotto al commercio. «Siamo ancora in una fase sperimentale, abbiamo convogliato le forze su tre campi: uno a Ndiaye Thioro, uno dei villaggi consorziati; luglio - agosto 2010 scarp de tenis.65

65 ventunoeconomia uno, più piccolo, gestito dalle donne; infine quello più grande, in cui stanno lavorando tredici persone spiega Mody Diop, guidandoci tra gli orti. Il problema principale è l irrigazione: abbiamo costruito quattro pozzi in tutto, ma per due non abbiamo ancora un impianto di estrazione dell acqua, e per i rimanenti la pompa funziona a gasolio. Dovremmo trovare un alternativa più sostenibile e più sicura». Prodotti bio, ma non solo Le coltivazioni sono biologiche, e c è spazio per un po di tutto: melanzane, manioca, insalata, bissap. I progetti futuri prevedono anche di investire nei prodotti trasformati e nell irrigazione artificiale, per produrre in anticipo sulla stagione e spuntare sul mercato prezzi di vendita più alti. «In ogni caso il programma sembra già funzionare spiega soddisfatto Diop, perché qualcuno inizia a vedere prospettive di lavoro anche qui. E ha rinunciato a emigrare...». Ma l agricoltura non è l unica strada per promuovere lo sviluppo investendo i soldi degli emigrati, utilizzati per un impresa collettiva, invece che solo privatamente, per il sostentamento delle singole famiglie. C è anche chi ha scelto la strada del turismo. Turismo responsabile, naturalmente. A Lompoul sur mer, villaggio sulle coste dell Atlantico, una cinquantina di chilometri più a nord, da qualche mese ha aperto un campement (un piccolo villaggio scarp de tenis luglio - agosto 2010 turistico) per viaggiatori attenti alla cultura e all ambiente locali. Gli abitanti di Lompoul vivono principalmente di pesca: da queste acque, insieme a quelle di Saint Louis e Mbour, più a sud, arrivano i tre quarti del pescato senegalese. Ma il turismo potrebbe diventare una risorsa preziosa. Anche qui c è lo zampino di un immigrato in Italia: Mamadou Samb, 46 anni, di cui venti a Torino, dove fa il mediatore culturale in tribunale. «Quando ero piccolo e vedevo i cooperanti, pensavo che investire nello sviluppo di questo paese fosse cosa da bianchi. Invece è venuto il momento per noi senegalesi, che abbiamo messo da parte dei soldi emigrando, di impegnarci in prima persona argomenta. Inizialmente il progetto del campement non è stato accolto bene dagli abitanti, perché qui esiste già un piccolo villaggio turistico, ma la famiglia proprietaria non ha condiviso i proventi con la comunità, così pensavano che anch io volessi arricchirmi. Poi hanno visto che i nostri turisti sono diversi, che vogliono conoscere realmente il luogo in cui sono arrivati, e hanno accettato di contribuire all accoglienza e all organizzazione delle attività. Abbiamo anche avviato una collaborazione con l Unione gruppi produttori di Lompoul, che riunisce trenta realtà e persone attive nella pesca, nell artigianato e nell agricoltura. Ma all inizio non è stato facile». Ovviamente Mamadou non è solo in questa impresa: dietro a lui ci sono Paesaggi mozzafiato Una spiaggia non lontana da Dakar, con le caratteristiche imbarcazioni usate dai pescatori locali l associazione italo-senegalese Trait d union, l ong torinese Cisv, la regione Piemonte, la provincia e il comune di Torino e quattro fondazioni bancarie, riunite in Fondazioni4Africa. In campeggio, in Senegal Il campement è stato pensato per piccoli gruppi, in modo da avere il minimo impatto a livello di numeri e da favorire la conoscenza con gli abitanti di Lompoul: offre posto a una decina di persone in cinque bungalow costruiti secondo l architettura tradizionale (ma dotati di bagno interno e standard occidentali), la possibilità di pranzi in famiglia e l opportunità di escursioni nel piccolo deserto di dune alle spalle del villaggio, o in mare sulle piroghe dei pescatori. «Sarebbe molto bello mettere in rete tutti i piccoli progetti di turismo responsabile del Senegal: così proporremmo ai turisti un pacchetto viaggio completo, più ampio, veramente ricco di esperienze, e potremmo aiutarci a vicenda a promuovere lo sviluppo del paese in modo sostenibile. Stiamo già stringendo accordi con alcuni, credo che la direzione da prendere sia questa...». La direzione dall Europa all Africa: un viaggio al contrario, per tornare a casa. E renderla migliore per e con tutti..

66 1 ventunobrevi Consumi Conferma Istat: la crisi ha inibito la spesa delle famiglie Dai dati Istat sui consumi delle famiglie italiane emergono aspetti specifici anche sulla composizione della spesa. Nel 2009 quella mensile per generi alimentari e bevande ha rappresentato, in media, il 18,9% della spesa totale (il 16,4% tra le famiglie del Nord, il 24,4% nel Mezzogiorno). La spesa per l acquisto di carne si conferma la più alta tra le spese alimentari (105 euro al mese) e continua a rappresentare il 4,3% della spesa totale. Il supermercato si conferma il luogo di acquisto prevalente (68,4%), soprattutto nel centro-nord (superiore al 70%); nel Mezzogiorno, invece, ben il 76,9% delle famiglie continua ad acquistare nei negozi tradizionali. Sul fronte abbigliamento, in aumento, tra 2008 e 2009, la percentuale di famiglie che ha fatto acquisti nei supermercati. Ma in generale, ben il 62,5% delle famiglie ha dichiarato di aver modificato, nel 2009, a causa della crisi, i propri comportamenti di acquisto rispetto all anno precedente: ha diminuito la quantità il 38,2%, la qualità il 9,8% e il 14,5% ha diminuito entrambe. Scesa, dal 3,8% del 2008 al 3,6% del 2009, anche la quota della spesa per sanità. Diminuite anche quella per tabacchi, per l acquisto di nuove tecnologie (cd, dvd, apparecchiature elettroniche); in aumento solo quella per l acquisto di televisori (indotta dal passaggio al digitale terrestre), oltre che per attività sportive e totocalcio, lotto e altri giochi con vincita. Lotta alle mafie Prima cooperativa Libera Terra nella Sicilia orientale A Catania è nata la cooperativa sociale Beppe Montana Libera Terra, la prima a gestire terreni nelle province di Catania e Siracusa. É dedicata alla memoria di un commissario di polizia ucciso dalla mafia. La cooperativa aderisce all associazione Libera: quattro giovani soci lavoratori (saranno presto sei), selezionati per bando pubblico curato dalle prefetture di Catania e Siracusa in collaborazione con Libera, gestiranno 75 ettari nei comuni di Belpasso, Rammacca, Motta Sant Anastasia e Lentini. I terreni saranno coltivati in regime biologico. Prodotti come olio, conserve e farina saranno commercializzati col marchio Libera Terra. Ecomafie Rapporto annuale: affare da 20 miliardi, infrazioni in aumento Il business dell ecomafia continua a rivelarsi più che redditizio. Il Rapporto sulle ecomafie 2010 di Legambiente e Libera conferma il dato emerso l anno precedente: il fatturato totale ammonta a più di 20 miliardi di euro. Cresce anche il numero delle infrazioni accertate: nel 2009 sono state oltre , ben 3 mila in più rispetto all anno precedente. ConsumAttori a cura del Movimento Consumatori tel Nasce il Decalogo del turista garantito Il Decalogo del turista garantito è un documento nato dall esigenza di sensibilizzare i turisti alla necessità di reperire tutte le informazioni utili a evitare disagi o controversie prima, durante e dopo l acquisto dei viaggi. Le associazioni coinvolte, Movimento Consumatori, Federconsumatori, Associazione tour operator italiani e Confindustria Assotravel, hanno sviluppato una lista di dieci regole di semplice buon senso, volte a promuovere un turismo informato e a orientare gli utenti verso comportamenti più attenti. Ecco il decalogo: 1. Comunicare al tour operator in modo chiaro aspettative ed esigenze rispetto alla vacanza. 2. Richiedere il maggior numero di informazioni sul paese dove ci si reca: documenti, vaccinazioni, condizioni politiche e sociali, ambasciate e consolati La scelta del tour operator e delle compagnie aeree deve avvenire in base all esperienza e all affidabilità. 4. Ricordare che l acquisto di servizi singoli (per esempio, il solo soggiorno alberghiero) comporta responsabilità giuridiche minori rispetto a quelle legate all acquisto di un pacchetto. Chiedere quali sono. 5. Leggere tutte le informazioni contenute nelle condizioni di contratto, anche quelle dei siti. 6. Farsi sempre consegnare copia del contratto di acquisto del viaggio. È un diritto. 7. In caso di disservizio si può contattare il rappresentante locale del tour operator con il quale si è acquistato il viaggio. Fare foto e documentare il più possibile il disservizio. 8. Rammentare che ci sono modalità e tempi precisi, da rispettare, per eventuali reclami. 9. Nel caso di controversie non risolte, oltre alla possibilità di procedere alle normali azioni legali (a tal proposito, informarsi sui termini di prescrizione), ci si può rivolgere alle associazioni dei consumatori. 10. L acquisto online su siti web di operatori stranieri, in caso di controversia, potrebbe comportare la necessità di instaurare cause internazionali con oneri elevati. luglio - agosto 2010 scarp de tenis.67

67 ventun righe di Mauro Meggiolaro Il Fatto quotidiano - blog I maiali del debito pubblico Li chiamano Pigs (Portogallo, Irlanda o Italia, Grecia, Spagna). Proprio Pigs. Maiali d Europa. Colpevoli di aver speso troppo, di aver ingrossato a dismisura i rispettivi debiti pubblici. La banca d investimenti Morgan Stanley misura oggi l esposizione delle banche dei paesi seri del nord ai crediti concessi ai cattivi dell Europa del sud. Francia e Germania, per esempio, hanno troppa Italia nei propri portafogli. E il Mercato le punirà. Peccato che ci si dimentichi di dire che, tra i maiali che si stanno ingrossando a dismisura, ci sono anche Stati Uniti e Gran Bretagna, dove non dimentichiamolo la crisi finanziaria è cominciata. Negli Usa la percentuale del debito pubblico sul Pil sta per superare il 90%, come durante la seconda guerra mondiale. La crisi del debito è sistemica e coinvolge buona parte dei paesi occidentali, non solo i Pigs. Porterà presto, come ha osservato Mohamed El Erian, direttore di Pimco (il più grande investitore mondiale in titoli di stato), a una ridefinizione del rapporto tra paesi avanzati e paesi emergenti, perché, grazie alla crescita e ai surplus di bilancio, un numero sempre maggiore di paesi emergenti (Cina, India, Brasile) avrà prospettive più rosee rispetto ai paesi cosiddetti avanzati, ancorati a terra da un debito pesantissimo. Per perdere peso i paesi occidentali non avranno scelta: dovranno aumentare le tasse e tagliare la spesa pubblica, sperando che nel frattempo l economia cresca. In una situazione del genere, puntare il dito sui Pigs è come sparare sulla croce rossa. A farne le spese, come sempre, sono i cittadini che pagano le tasse. 68. scarp de tenis luglio - agosto 2010

68 lo scaffale Le dritte di Yamada Si avvicina e noi non ci spostiamo. Si avvicina sempre più e allarghiamo le braccia, temerari nell accoglienza. Il manico del chitarrista dei Sigur Ros è contro il nostro sterno e noi siamo pronti a ricevere la scarica d urto di note capaci di picconare zone di buio profondo. È Glosoli la canzone squarcia-buio: con queste ferite di luce che ci ri-mappano, restiamo aperti e trasmittenti. Un nastro rosso, infinitamente lungo e fluttuante, ci viene vicino, entra ed esce da un nostro squarcio e poi da un altro ancora, senza smettere di andare a tempo col suono del violoncello di Pablo Casals: è la Suite n 1 in Sol Maggiore di Bach, il Preludio per la precisione, a far danzare il nastro nei nostri interstizi luminosi che dopo poco non sono più tali, appaiono rimarginati. Con Bach a fare da pifferaio magico, un manipolo di note quarti, ottavi e sedicesimi, scala in ordinata processione, una parete per andare a compattarsi sul soffitto di una stanza formando una sfera e rinascendo in una mirrorball, che ora gira sopra di noi spargendo particelle elementari magiche. Le sue lucine colonizzano la nostra visione, e il sottofondo non può che essere Let s Dance di David Bowie. Stiamo assistendo a un concerto dentro la nostra stanza preferita: ognuno di noi ha la sua sedia e c è l attesa di una sorpresa dietro l altra. Dopo il Duca Bianco, entra un orchestra che, silenziosa, si sistema. Silenzioso, entra pure il cantante. È un bell uomo, occhi chiari e faccia da buono, in mano lo spartito di un capolavoro, Close To You di Burt Bucharach. Ragazzi, è il paradiso. Ne ho sentite di versioni (chessò, la Streisand, Isaac Hayes, Barry White ), ma come lo canta Mario Biondi, beh, davvero mozza il respiro. Ci porta dove vuole con la sua voce, e in vetta al brano si becca due applausi a scena aperta, inevitabili. Va via Biondi, resta l orchestra, ed entra Patty Pravo. È vestita da geisha, ha un enorme ventaglio e fa cenno che parta la musica di Per una Bambola, canzone struggente presentata al Sanremo dell 84, e mai dimenticata. La Patty è una maga e il Cooperare, per il bene del pianeta L umanità è minacciata da inquietanti cambiamenti che stravolgono società ed ecosistemi. Eppure alcune voci autorevoli suggeriscono che sarà il progresso tecnologico a porre rimedio ai guasti da esso causati. Scahs, economista, esamina i problemi epocali dei prossimi decenni. A mancare è la consapevolezza della gravità della situazione e una reale volontà di trovare nuove forme di cooperazione globale. Jeffrey D. Sachs Il bene comune Mondadori Milano, 2010 Pagine 416 Euro 20 suo ventaglio diventa sempre più grande, fino a farsi scenografia: fa aria a un sogno che fa camminare dentro lo sfondo blu dei mandorli in fiore dipinti da Vincent Van Gogh. Resettiamo, giacché possiamo: via tutto, anche la Patty, l orchestra,tutto. Misteriosamente scivola in proscenio un piano a coda sulle rotelle, e quando si ferma entra Ryuichi Sakamoto: chiudiamo gli occhi e diamo inizio al conto profitti & perdite dei nostri personalissimi fotogrammi, con nove minuti di flusso di coscienza ininterrotto,sulle note di Bibo No Aozora. La dolcezza della vita è così effimera : è questa la scritta che affiora nella mia mente a musica finita, è questo il mio fotogramma (viene dal film Daddy Nostalgie di Tavernier, con Jane Birkin e Dirk Bogarde) che vince il giro-premio di questa giostra sonica. La dolcezza della vita è così effimera : me lo ripeto, e mi sembra una rivelazione dissepolta e fluttuante, nella stanza dove fino a poco fa c era un concerto immaginario e ora il silenzio: solo io e la mirrorball, che gira ancora e fa luci sopra la mia testa. L ultima canzone è la carta scoperta di questo sogno e sarebbe bello se la sentiste veramente. È di Fiorella Mannoia (foto a fianco) e s intitola Torneranno gli angeli. Viene e bussa la speranza quando canta tornerà l azzurro, la magia, il lampo di un idea, la voglia di non dire basta.. : che sia l augurio per la nostra estate e i nostri intenti.. Playlist per l estate dai Sigur Ros a Fiorella Mannoia Le ragazze trapiantate a Dongguan Le operaie della città di Dongguan, in Cina, sono il prototipo della nuova classe operaia cinese: donne provenienti dalle campagne, condizioni di vita durissime, turni massacranti, paghe minime, sul lavoro non si può parlare. Soprattutto, l amara consapevolezza che non si può contare su nessuno: un operaia cinese è sola, il cellulare è l unica risorsa. Perché consente di restare in relazione con chi è rimasto in campagna. Leslie T. Chang Operaie Adelphi Milano, 2010 Pagine 398 Euro 24 I bambini e un mondo da capire Centoventi risposte a centoventi domande di bambini. I genitori le avranno già sentite: si va da Dove ero quando non ero ancora nato?, a Il mondo un giorno finirà?. Oppure: Perché si deve sempre dire la verità?.- Il libro, con semplicità e sintesi, aiuta i genitori a farsi un idea più matura sulla possibilità di soddisfare le curiosità dei piccoli. Trad. di Roberta Grazzani Il mondo, gli altri e io Edizioni Messaggero Padova, 2010 Pagine 186 Euro 19,50

69 Milano Da vicino nessuno è normale, estate all ex Op Da vicino nessuno è normale è il festival di teatro che si tiene anche quest anno all ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, fino al 24 luglio. Fra le proposte, il ritorno di Marat-Sade della Compagnia La Fortezza, spettacolo nato nel carcere di Volterra con la partecipazione dei detenuti. Non solo teatro: anche stand, incontri, presenza di volontari e associazioni. E concerti, con Pacifico e Max Gazzé. INFO Miriguarda di Emma Neri Fotografia sociale, scatti tra arte e cambiamento 70. scarp de tenis luglio - agosto 2010 Milano Viaggiatori si diventa, una scuola lo insegna C è un posto dove si impara a diventare viaggiatori (e non turisti). È la Scuola del viaggio, ha sede a Milano ma si può frequentare in rete. Organizza lezioni, laboratori, week end tematici e scuole estive. Fra i corsi più frequentati, quelli di scrittura, foto e disegno di viaggio. La Scuola aderisce all Aitr (Associazione turismo responsabile). Viaggi per i soci, ma tutti possono diventarlo. INFO La fotografia? Non è solo uno strumento di cronaca. Un archivio del ricordo. Un fatto estetico. Può essere anche un veicolo di documentazione, magari di provocazione sociale. È a partire da questa convinzione che Fondazione Forma per la fotografia (creata da Contrasto, una della più importanti istituzioni di settore a Milano) e Fabrica (centro di ricerca sulla comunicazione, voluta dal Gruppo Benetton a Treviso) hanno dato vita alla terza edizione dei premi "F" e "F25" (riservato agli under 25) per la fotografia di documentazione sociale. La giuria ha esaminato 287 progetti di fotografi, provenienti da 43 paesi. Il premio F è stato vinto da Jérôme Sessini (Francia) con il fotoprogetto So far from God, too close to America ("Così lontano da Dio, troppo vicino all'america" - foto sopra), che documenta la violenza legata alla droga ai confini tra Messico e Stati Uniti. Il premio F25 è invece stato appannaggio di Matt Eich (Usa), con il progetto Carry Me Ohio ( Portami Ohio - foto sotto) che documenta le vite quotidiane delle persone che vivono nelle comunità distrutte da quasi 150 anni di sfruttamento minerario, nello stato orientale degli Stati Uniti. Invece la galleria di arte contemporanea Camera16 organizza a Milano una mostra fotografica, Storie in 3 scatti, dedicata al fotogiornalismo a forte impronta sociale. Espongono scatti di molti autori italiani, fra i quali Pietro Masturzo (primo al World presso photo 2010). Iniziativa lodevole, per valorizzare un genere giornalistico che nell era delle immagini viene affrontato superficialmente dagli stessi mass media. E invece la mostra attesta che il fotogiornalismo può anche essere un arte. Fino al 15 settembre. INFO e Torino Estate di mercatini con prodotti agricoli della filiera corta Torna Torino Spiritualità, dal 22 al 26 settembre: Gratis. Il fascino delle nostre mani vuote. Il festival è un occasione per riflettere sui diversi significati del dono, del gesto gratuito, delle azioni che non aspettano nulla in cambio. Il senso del donare e del ricevere, osservato da tre punti di vista: esistenziale, economico, artistico. All interno di Torino Spiritualità c è il progetto 2010.com_ andamenti : luogo di riflessione dove ognuno può inviare il suo personale decalogo (200 battute) per evidenziare le urgenze e i punti critici del vivere odierno e per ridefinire priorità e scelte di vita, personali e collettive, a livello etico, sociale, politico. I migliori decaloghi saranno discussi durante il Festival. INFO Genova Escursioni accessibili a tutti È arrivato alla quarta edizione il ciclo di escursioni (fino al 14 settembre) che La Cruna - Terre di Mare organizza su mandato della provincia, in collaborazione con la Consulta Handicap. Anche quest anno le mete sono selezionate per proporre ai partecipanti scorci panoramici e percorsi storico-naturalistici del territorio ligure. Ogni escursione è studiata per permettere la partecipazione a chi si muove in carrozzina. INFO Vicenza Sette reportage fotografici raccontano la biodiversità In occasione dell Anno internazionale della biodiversità, indetto dall Onu, il museo regionale di Scienze naturali

70 caleidoscopio cinque domande a... Pietro Grasso di Danilo Angelelli Per non morire di mafia, legalità sul palcoscenico Da bambino il suo gioco preferito era nascondino. Amava restare per ultimo, fare tana e liberare gli altri bambini, con la formula Liberi tutti. Visto che il buongiorno si vede dal mattino, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ricorda questa passione dell infanzia nel libro-intervista Per non morire di mafia, pubblicato lo scorso anno. E sono proprio alcuni bambini che giocano a Liberi tutti ad aprire e chiudere lo spettacolo teatrale, tratto dal libro, che ha debuttato a giugno al Festival dei due Mondi di Spoleto. Si tratta di un monologo di poco più di un ora, che tratteggia la figura di un uomo impegnato da sempre nella lotta al crimine e nell affermazione della legalità. In scena, a dare corpo e modulare forza e delicatezza delle parole di Grasso, l attore Sebastiano Lo Monaco. Lo spettacolo Per non morire di mafia a luglio sarà al Festival di Serravalle e girerà per i teatri della Sicilia. Al debutto di Spoleto, Grasso era presente tra il pubblico. Cosa ha provato a ritrovare su un palcoscenico le sue parole, la sua vita? Ero lì con l intenzione di essere uno spettatore distaccato, ma non ci sono riuscito. Mi sono emozionato tantissimo, sono uscito con il magone. È uno spettacolo che dà la speranza di potere cambiare la realtà, che sollecita la solidarietà. E la soluzione scenica di fissare le parole su una lavagna dà poi la spinta a passare dall emozione al progetto. Lo spettacolo, attraverso l attore in scena, cosa grida alle nostre coscienze? Vuole suscitare una presa di posizione. Ci sono messaggi precisi, rispetto al fatto che noi contribuiamo a questa idea di mafia che si espande sempre più. Lo spettacolo cerca di promuovere una sorta di autocoscienza, per comprendere se e come con il nostro atteggiamento rischiamo di mantenere questo sistema. E vuole che troviamo la forza di dire no, di dire che stiamo dalla parte della legalità, dello Stato. Per non morire di mafia rappresenta anche un occasione per ricordare che il teatro non deve perdere la sua funzione civile? Certamente. E ne sono una riprova le storie riprodotte in scena da Sebastiano Lo Monaco, autentiche testimonianze di vita. Hanno un valore enorme, perché sono cose vissute, che restano nella memoria di chi le segue. E costituiscono un esempio. Eppure lei aveva dei dubbi rispetto alla trasposizione teatrale del libro. Da dove nascevano? Da un certo pudore, perché scrivere qualcosa conduce a un rapporto a due, portare sulla scena i propri sentimenti, i propri ricordi significa mettersi a nudo. Ma non potevo tirarmi indietro, il progetto è serio e può far arrivare a più persone l invito a sperare che le utopie di oggi possano essere le realtà di domani. Speranze che ci danno tutti coloro che sono morti per un idea, come Falcone e Borsellino. Lo spettacolo ci spinge a muoverci riconoscendoci comunità? Rispondo svelando una semplice e secondo me grande idea di chi ha realizzato lo spettacolo. La lavagna sulla quale l attore scrive le Parole di giudice Sopra il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso. Sotto, la copertina del libro-intervista e una foto di scena dello spettacolo che ne è stato tratto, presentato al festival dei Due Mondi di Spoleto parole chiave del monologo, alla fine viene girata e diventa uno specchio, che prima riflette una luce che abbaglia, e poi riflette il pubblico. Ognuno entra così fisicamente dentro i temi trattati. Anche io mi sono visto riflesso in quello specchio. E la cosa bellissima è che ero insieme a tutti gli altri, facevo parte di una comunità, con le stesse utopie, lo stesso desiderio di farle diventare realtà. ospita la mostra Sette storie di biodiversità, del fotografo e giornalista scientifico Francesco Tomasinelli, con contributi di Emanuele Biggi, Fabio Pupin, Giacomo Radi ed Emilio Scoti. I reportage fotografici sono suddivisi in sette sezioni: Vado a vivere in città ; La guerra delle formiche ; Il gambero venuto da lontano ; Il popolo delle tenebre ; Vita da chioccia ; Il parco delle Quirimbas. Fino al 1 agosto. INFO Vicenza Il teatro di strada colora l estate dei bambini Al castello di Arzignano e nelle strade della cittadina l agosto dei bambini luglio - agosto 2010 scarp de tenis.71

71 Street art di Emma Neri Fabio disegna con lo smog le città senza più confini Fabio Giampietro, artista di strada milanese, classe 1974, si è laureato allo Iulm in lingue moderne, ma la sua passione è sempre stata il disegno. Si è affermato con le sue Vertigo, immagini estreme di città inquietanti e apocalittiche, vedute cinematografiche che si affacciano sulle nostre ansie metropolitane. Come nascono le tue opere? Sono venuto al mondo qui a Milano e ho trascorso l infanzia e l adolescenza tra il dormitorio alveare di Cologno Monzese e la Brianza. Ho visto man mano scomparire la linea verde che separava la città dalla campagna: mobilifici, ditte, benzinai e capannoni hanno preso il posto di campi, orticelli e boschetti incolti. L immaginario di cui si nutrono oggi i miei lavori viene da qui. Esploro il confine tra città e campagna che scompare, rendendo il paesaggio omologato e la natura un ricordo. O il fascino del quartiere fatiscente della Falck, con le strutture in ferro che ricordano vecchie giostre arrugginite... E c è di più. Tu per dipingere usi lo smog... Sono autodidatta, nel tempo ho provato e sperimentato diverse tecniche, quella di oggi è il risultato di questo percorso di pasticci! Di base è una pittura a olio, ma lavorata con mezzi poco convenzionali: insieme ai pennelli utilizzo carta, legni, timbri di legno e cotton fioc. Ultimamente sto sperimentando una pittura a base di smog: comprende le polveri che si appoggiano su auto, statue e marciapiedi della città. Chi è l artista di strada? Ho una visione molto romantica dell artista di strada. Per me è chi vive la strada e l arte con uno spirito libero: il giramondo, il senzapatria, il cantastorie e il pittore scapestrato. Immagine contrastante con quelle dei moderni street artist, rapper e writer. Io rimango ancorato a una visione antiquata e nobile... Sì, anche io, a tratti, nella mia vita mi sono illuso di essere uno spirito libero, un artista di strada....che fa i conti con la contemporaneità... La contemporaneità è scandita dall informazione: un dio che si muove veloce e porta con sé musiche, storie, immagini, stili e linguaggi che si fondono e si contaminano. Mai come oggi il mondo è stato una tavolozza ricca di colori. Ogni artista ha le sue predilezioni: io scelgo i colori scuri, quelli del petrolio che uccide e del cemento che ci culla e ci soffoca. sarà all insegna del teatro dal vivo, grazie all associazione Theama Teatro: domenica 8 agosto, alle 21, DottorClown, viaggio nelle infinite trasformazioni di un pagliaccio nato per donare un sorriso ai bimbi malati. Il 72. scarp de tenis luglio - agosto agosto è la volta di Il castello incantato, letture con musiche dal vivo grazie a un arpa rinascimentale. Infine il 29 Pollicina, teatro di burattini, produzione è italo-romena. INFO Vicenza Promuovere la mobilità sostenibile, concorso per immagini Si chiama Scatti d aria pulita. Immagini di mobilità sostenibile il concorso fotografico indetto dal comune di Vicenza per riflettere sull utilità di usare mezzi alternativi agli autoveicoli. I partecipanti devono presentare i loro lavori entro il 28 agosto. Le foto verranno esposte in una mostra che sarà inaugurata il 18 settembre al Forum Center cittadino. L esposizione si inserirà nella della Settimana europea della mobilità sostenibile, in programma dal 16 al 22 settembre. INFO Firenze Feste di strada, il Medioevo si prende la scena Due week end all insegna delle feste medievali, rigorosamente in costume: a Palazzuolo sul Senio (Fi) il 16, 17 e 18 luglio, e ancora il 23, 24 e 25 luglio. Tante le iniziative, per adulti e bambini: dalle scene di vita medievale, agli armati che insegnano a scoccare dardi a piccoli e grandi. Anche spettacoli teatrali e artisti di strada con giocolieri, circensi, saltimbanchi, mangiafuoco. INFO Napoli Le nuove iniziative della web tv dedicata agli homeless Lamiastrada.tv, web tv sociale creata con il patrocinio dei comuni di Napoli e Torre Annunziata, della Fnsi e dell Unione cronisti italiani, dà voce a chi vive sulla strada. Il progetto, sulla scia di Telestrada, prototipo pluripremiato, nato a Catania dalla redazione di Scarp, intende anche essere un opportunità concreta di lavoro e formazione: alcuni homeless hanno cominciato ad affiancare giornalisti e operatori della web tv nella realizzazione dei servizi. Il progetto si arricchisce di tre iniziative: lamiastradaphotogallery, mostra permanente sul tema della strada;

72 caleidoscopio Pillole senza dimora Asfalto rischia di chiudere È a rischio di chiusura Asfalto, il blog delle persone senza dimora, nato a Bologna nel La causa è il taglio ai servizi sociali del Comune, che verosimilmente provocheranno il non rinnovo della convenzione con il centro diurno Via Del Porto dal quale era nato il blog. Il progetto, che comprendeva anche dei laboratori e delle borse lavoro, era finanziato con euro l anno. Il blog ha 70 iscritti, 800 post on line e 60 video. All attivo, anche la creazione di un cd musicale. Tv spagnola, che imbarazzante figura! Il protagonista è Manolo Lama, uno dei reporter più pagati dell tv spagnola. Durante un collegamento in diretta da Amburgo per una partita di calcio, il giornalista, circondato dai tifosi spagnoli, ha inquadrato un senzatetto dicendogli: «Oggi vogliamo far vedere a tutta la Spagna quanto sono generose le persone». Poi è arrivata la monetina e le risate di tutti i presenti. Lama ha continuato: «Così quest uomo potrà perlomeno guardare la partita in pace e al caldo». Il senzatetto, Kalle, di 49 anni, da sette anni è seduto sul ponte di Amburgo: ha detto che mai gli era capitato di sentirsi così ferito per la mancanza di rispetto. La Tv spagnola ha chiesto pubblicamente scusa. lamiastradacafé, spazio con iniziative culturali; lamiastradastage, corsi di videogiornalismo, montaggio e riprese. INFO Catania Sulle ali della danza si incontrano Oriente e Occidente Ad Aci Bonaccorsi, grazioso paesino alla falde dell Etna, dal 16 al 18 luglio si svolge la prima edizione dell International Festival Khamsin, omaggio alla cultura e alla danza, all arte e al folklore di due mondi, Oriente e Occidente, solo apparentemente lontani. Il Khamsin Festival ospiterà in Sicilia, per la prima volta, alcuni tra i nomi più illustri della danza orientale, artisti che hanno fatto la storia della danza contemporanea. Ma è anche occasione di riabilitare le danze popolari siciliane per quello che rappresentavano: aspetti rituali, socialmente importanti. INFO Concorsi Lingua Madre, racconti di donne che intrecciano cultura Provenienze, origini, angosce, speranze: storie e stati d animo che diventano narrativa. Al femminile. Il concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato dalla scrittrice Daniela Finocchi e sostenuto da regione Piemonte e Salone del libro di Torino, è aperto a tutte le donne straniere, anche di seconda o terza generazione, residenti in Italia e che, utilizzando la nostra lingua vogliano approfondire il rapporto tra identità, radici e il mondo altro. Nato nel 2005, aperto anche a italiane che raccontano storie di straniere, il concorso punta a valorizzare l intreccio culturale, che è prima di tutto intreccio relazionale. Per partecipare all edizione 2010, occorre spedire gli elaborati entro fine anno; le opere selezionate saranno pubblicate in un libro che verrà presentato nell edizione 2011 del Salone del libro di Torino. Informazioni per partecipare (e anche una sezione con le opere delle precedenti edizioni) sul sito pagine a cura di Daniela Palumbo per segnalazioni Tarchiato Tappo - Il sollevatore di pesi luglio - agosto 2010 scarp de tenis. 73

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