COMUNICAZIONE DI MARIA CATERINA SOLIMANO Segretaria Generale Fisac CGIL di GENOVA

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1 COMUNICAZIONE DI MARIA CATERINA SOLIMANO Segretaria Generale Fisac CGIL di GENOVA La domanda a cui mi è stato chiesto di rispondere partecipando a questo convegno, ossia quale il ruolo sociale agito dalle banche in questi anni di crisi, è una domanda complessa la cui risposta, inevitabilmente, non può che essere articolata, intrecciando tutte le variabili che hanno determinato la politica creditizia in Italia nel periodo che vogliamo prendere in considerazione. Le banche, dunque, hanno svolto e svolgono il proprio ruolo di sostegno all economia reale durante la crisi che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo? Sicuramente non come avrebbero dovuto, complici le esigenze del regolatore europeo, attraverso le disposizioni emanate dall accordo di Basilea II, fortemente connotato da politiche pro-cicliche rispetto alla fase congiunturale. Senza volermi dilungare, ritengo utile soffermarmi sui contenuti che sono alla base dell accordo in questione. Il nuovo accordo, ritenendo troppo poco cogenti le norme del primo trattato, Basilea I, si basa su tre pilastri, i requisiti patrimoniali, il controllo prudenziale e la disciplina di mercato, con l obiettivo che il 1

2 patrimonio delle banche sia sufficiente per far fronte a situazioni di crisi e, in special modo, a casi di insolvenza da parte dei clienti. Il capitale che le banche detengono, perciò, dovrà dipendere dalla qualità e dalle caratteristiche dei prestiti concessi al cliente, per cui quanto maggiore è il rischio, tanto maggiore sarà il capitale che la banche dovranno accantonare, in una parola, quanto maggiore è la rischiosità del cliente, tanto maggiori potranno essere gli oneri e tanto più stringenti le condizioni per la concessione del prestito. Inoltre, poiché la valutazione del rischio può essere in capo a società esterne, ma anche alle stesse banche, Basilea II prevede la necessità di assicurare principi di trasparenza e di omogeneità attraverso modelli di valutazione che abbiano le proprie radici in procedure automatizzate. Mi soffermo su questo aspetto perché, attraverso quest ultima indicazione, si è verificata, all interno degli istituti di credito, una progressiva, costante diminuzione di quel patrimonio di conoscenza del territorio, delle storie e della reale affidabilità dei propri clienti, in una parola delle professionalità e delle competenze in capo al dipendente che, da un lato, ha depauperato la figura e il ruolo del lavoro bancario e dall altro, attraverso l irrigidimento dei criteri, ha determinato la mancanza di erogazione di finanziamenti, poiché i parametri di riferimento non si coniugano più con la struttura economica sottesa. Così, negli ultimi 15 anni, la forte evoluzione dei sistemi automatici del credito ha fatto sì che le delibere e i tassi applicati derivassero dalla valutazione sintetica attribuita al cliente attraverso le procedure automatiche, il famoso rating, con i limiti che un sistema di tal genere ha in se e cioè, i dati storici che sono presi a riferimento si riferiscono tendenzialmente a quelli a breve e medio termine (massimo 5 anni), la valutazione si basa su comportamenti passati rendendo irrilevanti o quasi le considerazioni sulle prospettive future, per cui il cliente che si trova in difficoltà viene automaticamente declassato, gli vengono ridotte le concessioni e aumentati i tassi, perde importanza la destinazione e lo scopo del finanziamento. Proprio a fronte di questa situazione che colpisce sia il cliente che il lavoratore del credito, nella piattaforma rivendicativa per il rinnovo del CCNL, le organizzazioni Sindacali hanno avanzato la richiesta di una maggiore attenzione per quelle figure professionali che, attraverso la propria competenza, possono indirizzare la clientela rispetto a problematiche non solo di investimento ma anche di consulenza fiscale attraverso una via alta del lavoro che coniuga interessi e bisogni, e contro politiche commerciali messe in atto che ritengono di attirare la clientela vendendo telefonini ed elettrodomestici di vario genere in concomitanza all erogazione di crediti di vario anch essi di vario tipo. 2

3 Perché se è vero che si può affermare che, oggi, il sistema creditizio italiano è più sicuro e solido rispetto a qualche anno fa, e che le banche hanno ottenuto dai loro azionisti il denaro necessario per rendere più solido il patrimonio di qualità primaria, è pur vero che le banche, per ottenere un rapporto migliore rispetto al passato, fra patrimonio e impieghi, hanno ridotto di molto l erogazione dei prestiti. Perché le banche potevano scegliere un altra via : utilizzare esclusivamente la leva degli aumenti di capitale e, in questo caso, il restringimento del credito, l ormai famoso credit crunch, non avrebbe pesato così fortemente sull economia reale! Ed ecco che si spiega come mai, nel corso di questi anni, le erogazioni alle imprese, soprattutto medio e piccole, che costituiscono l ossatura delle nostra economia e alle famiglie, seppur con alcuni distingui, si siano progressivamente ridotte: è la stretta creditizia, a cui ha contribuito anche una domanda minore da parte dei soggetti interessati, sempre più sfiduciati sulla sorte dell economia del nostro Paese. Secondo il Sole 24 ore, dal 2009 ad oggi le prime cinque banche italiane hanno tagliato i prestiti per 180 miliardi, pari al 12% dell ammontare complessivo di impieghi a famiglie e imprese. Senza dimenticare che la necessità delle banche ad avere, comunque, utili per remunerare i propri azionisti, ha spinto l intero sistema creditizio a una forte compressione dei costi da lavoro e, contemporaneamente all utilizzo di speculazioni finanziarie altamente redditizie, nonostante alcuni importanti benefici acquisiti, come la disciplina sulla deducibilità delle rettifiche sui crediti deteriorati ( vantaggio stimabile in 3,7 miliardi di euro) e la rivalutazione delle quote della Banca d Italia con un conseguente rafforzamento patrimoniale di 7,5 miliardi. Dicevo prima che in questi anni si è assistito ad un calo dell offerta ma anche della domanda. Questo risponde al vero, ma è necessario mettere in progressione cronologica le due cose, poiché, la fase iniziale della crisi è stata caratterizzata dal calo dell offerta e solo negli ultimi tempi si è registrato un calo della domanda, con i distinguo cui prima accennavo fra PMI e famiglie, poiché le famiglie, grazie ad un welfare che potremmo definire di rete, hanno saputo meglio far fronte ai propri debiti, inducendo le banche a non rinunciare, anche se dilazionati, ai propri introiti. In pratica, il mercato finanziario ha offerto e sta tuttora offrendo denaro ai medesimi clienti, ignorando la piccolissima e microimpresa che, per numero e capillarità sia sul territorio nazionale che sul nostro, ha da sempre caratterizzato il sistema economico del Paese. Non solo, le banche hanno anche ignorato e ignorano quelle imprese in difficoltà congiunturale, perché, ad esempio, in attesa di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, i cui tempi, come ben sappiamo, sono talora infiniti o quasi. 3

4 E all ordine del giorno la situazione di piccole imprese, con ordinativi in portafoglio che non vengono pagati secondo le tempistiche concordate, e che per questo cadono vittime della spirale negativa per cui il rating loro assegnato viene drasticamente peggiorato, il cliente viene messo a rientro di fidi concessi, con conseguente e molto frequente, default definitivo dell impresa. In sintesi la messa in atto di politiche pro-cicliche in periodi di recessione colpisce, spesso in modo irreparabile, soprattutto la micro-imprtesa, strozzata dall impossibilità di ricorrere al credito e dalla mancanza di liquidità per mancati incassi. Solo negli ultimi due anni le banche si sono attivate per agevolare i clienti che hanno debiti in arretrato o scaduti, proponendo piani di rientro modificati o allungati che prevedono esborsi inferiori; gli istituti di credito, infatti, devono fare i conti con la svalutazione degli immobili che ha generato situazioni nelle quali il prezzo dell eventuale vendita della casa non è sufficiente a coprire il debito residuo del mutuo acceso quattro o cinque anni prima, ma anche con la convenienza di riportare in bonis i propri clienti in modo da alleggerire i bilanci dagli incagli e dalle sofferenze. Con il perdurare della crisi, abbiamo assistito al fenomeno della crescita della attività delle società di recupero crediti. Queste società operano in due modi: il recupero sui crediti rimane in capo alla banca, per cui le cifre incassate vengono girate alla banca che procede alla riduzione del debito del cliente, oppure la società acquisisce il credito, pagandolo al massimo il 25% del valore, e poi procede al recupero per conto proprio nei confronti del debitore. Purtroppo non sempre queste società seguono regole deontologiche, al contrario, può succedere che le loro attività sfocino nell illegalità. Nel primo caso in cui la società riscuote per conto della banca, può succedere, infatti, che le somme incassate non vengano girate dalla società alla banca, quindi, permanendo la posizione debitoria, sussistono i rischi di azione coatta di recupero da parte dell istituto di credito, nel secondo caso i rischi di modalità criminale diventano molto forti e fortemente sospetti di connessioni al mondo dell usura. Perché se da un lato non penso, pur considerando tutte le responsabilità del settore del credito rispetto al sostegno all economia reale e alla propria funzione, che si possa addebitare alle banche, non escludendo possibili episodi, la pratica dell usura, penso altresì che, ciò possa riguardare in maniera significativa lo shadow banking, la finanza ombra delle molteplici finanziarie, dei mediatori creditizi, delle agenzie di debito, di quei soggetti, insomma, che hanno trovato nuove modalità di lucro sulle altrui difficoltà e che propongono ai soggetti in difficoltà di gestire la loro situazione debitoria dietro il pagamento di una commissione di consulenza, millantando nuove possibilità di accesso al credito o di trovare accordi con i creditori per ridurre l ammontare dello stesso. 4

5 Con questo non voglio generalizzare, ma è chiaro che le attività degli organi di vigilanza sul sistema creditizio, la Banca d Italia innanzi tutto, preservano i risparmiatori da molte delle insidie di cui dicevo. Le ispezioni costanti di Banca d Italia per rilevare i tassi applicati, la costituzione dell Arbitro bancario finanziario a cui ogni cittadino può rivolgersi nel caso ritenga di essere vittima di forma usuraie da parte della banca a cui si è rivolto, il Fondo antiusura e i diversi accordi stipulati fra l associazione dei banchieri, l Abi, e il Governo, ma anche a livello locale (ad esempio fra Cassa di Risparmio e Filse) danno al cittadino strumenti di intervento direi significativi, così come le pratiche messe in atto da alcuni istituti di credito che supportano il cliente per non farlo cadere nelle mani dell usura, assolvono le banche da questo reato, ma non le assolvono dallo loro vocazione sempre più finanziaria e dalla politica degli utili e dei dividendi che le allontana sempre più dal loro ruolo sociale. In tal senso penso che la divisione proposta dalla Fisac CGIL nel proprio Manifesto per la buona finanza del 2013, e cioè la separazione tra banca commerciale e banca d affari, potrebbe essere una delle strade da percorrere per una netta divisione fra ruoli e finalità del sistema creditizio italiano. Direttamente dal documento in questione cito : Dalle elaborazioni del sindacato risulta che se dei 200 miliardi di derivati riconducibili alla banche, 50 fossero veicolati verso l economia reale, si stima una crescita del PIL potenziale dell 1,5%. Le banche devono perciò tornare ad essere un volano per la ripresa, favorendo la crescita dimensionale delle imprese; fare credito all economia reale e smetterla di preferire l attività speculativa su quella tradizionale. Vanno quindi reperite le risorse per uscire da questa fase patologica di stallo, superare la finanziarizzazione delle risorse e mettere il sistema bancario al servizio del Paese. CGIL e Fisac propongono così la separazione, a livello europeo, tra banche commerciali e banche d affari in cui le prime concentrino la loro attività verso il credito a imprese e famiglie e mettano le proprie competenze al servizio del Paese. E affinché le seconde possano svolgere non solo la vendita ma anche la realizzazione dei prodotti finanziari che vendono. Il Manifesto per la buona finanza articola la propria proposta su sette punti, di cui quello che ho citato è il terzo. Per brevità ma anche per completezza vorrei elencare per titoli il pensiero della Fisac CGIL contenuto in questo documento, le misure che, secondo noi, sono necessarie per uscire da questa fase patologica di stallo. Innanzi tutto regolamentare la finanza strutturata e i derivati, con la definizione di una black list di derivati che siano vietati alle banche commerciali e l istituzione di una commissione di indagine e rinegoziazione con le banche che quantifichi l ammontare complessivo e la tipologia dei derivati in circolazione; il riordino delle autorità di vigilanza, delle fondazioni bancarie e della governance delle 5

6 banche; la dismissione del capitale delle banche detenuto dalla Fondazioni bancarie; la ridefinizione del ruolo della BCE nella politica monetaria e nella vigilanza bancaria per un Europa unita non solo per favorire lo scambio di merci ma anche come strumento di crescita e prosperità condivisa. E fondamentale, per noi, favorire la legalità e la finanza sostenibile attraverso la trasparenza e l incentivazione della tracciabilità, una sempre maggiore diffusione della moneta elettronica e il rafforzamento della normativa antiriciclaggio. Tutte misure che si dimostrano sempre più necessarie, anche alla luce dei recenti dati forniti da Banca d Italia sull anomala circolazione nel nostro Paese delle banconote da 500 euro, definite altrove, Bin Laden. Al netto dei ritiri di banconote di pari taglio, i depositi di Bin Laden presso le banche italiane valevano poco più di 3 miliardi nel 2010 e poco più di 4 nel Poi sono letteralmente esplosi nel 2012, fino a circa 10 miliardi per ciascuno degli ultimi 3 anni. Nel frattempo pochissimi hanno chiesto di ritirare in banca banconote da 500 euro, per un totale di soli 83 milioni. Dai dati di Banca d Italia emerge pure che nessun altro tipo di biglietto di banca in euro presenta anomalie di questo genere. E percepibile la preoccupazione dell organismo di vigilanza, anche attraverso le nuove indagini predisposte per capire cosa di fatto stia succedendo, visto che le banconote da 500 euro sono quelle che le agenzie anticrimine considerano le preferite da trafficanti di droga e armi, corrotti e corruttori, terroristi o grandi evasori fiscali. Per concludere rispetto alle proposte contenute nel manifesto per la buona finanza, riteniamo necessari la riduzione dei compensi del top management, l armonizzazione delle fiscalità a livello europeo, l uso della liquidità presente nel sistema per far ripartire gli investimenti. Un altro tema che si pone da tempo, è quello di togliere dai bilanci delle banche i crediti incagliati per liberare risorse da destinare alle imprese e alle famiglie. Il ragionamento sulla necessità della costituzione di una o piu bad-bank, parte, appunto dalla constatazione che i crediti deteriorati, inclusi quelli delle famiglie e delle imprese in difficoltà ma non ancora insolventi, superano i 330 miliardi e la BCE sta premendo affinché i manager del credito accelerino la pulizia dei conti. Finchè le sofferenze peseranno in modo così forte sui bilanci degli Istituti di credito, la prima preoccupazione delle banche non sarà dare nuovo credito, ma difendersi di fronte alla pressante richiesta dei regolatori di rafforzare il patrimonio. 6

7 E per questo che gli aumenti di capitali da 15miliardi di euro compiuti nell ultimo anno dagli istituti di credito hanno coinciso con una continua erosione del credito pari a 60 miliardi in meno nell ultimo biennio. Tenendo conti che i due terzi dei prestiti alle imprese, in Italia, vengono ancora dalle banche, ecco come si spiega perchè Banca d Italia, per favorire l aumento dei prestiti, ha deciso di allargare la platea dei soggetti che possono erogarli, includendo le assicurazioni, alcuni fondi di investimento, le società veicolo di cartolarizzazione. Rainer Masera e con lui il ministro Padoan e il governo, che ha al vaglio una proposta di legge in tal senso, ritengano che l istituzione della bad bank, in questo momento congiunturale, in cui sembra profilarsi una prospettiva di ripresa economica, sarebbe un supporto importante per questa fase, il problema è come realizzarla e far si che questo nuovo soggetto, non vada a pesare sullo Stato e, perciò, sui cittadini, che non potrebbero capire un aiuto alle banche che non preveda l imposizione alle stesse di condizioni precise come è avvenuto in Usa nel 2008, allorchè il Tesoro entrò si negli istituti di Wall Street ma, contemporaneamente, bloccò i bonus ai manager e impose dividendi a favore del contribuente. Oggi il Paese e le banche devono saper cogliere l opportunità del momento: Il Quantitative Easing, la grande massa di liquidità che è stata messa a disposizione delle banche dalla BCE; I fondi, TLTRO, messi sempre a disposizione dalle BCE per il sostegno alle imprese, per cui le banche che non li utilizzeranno in quel senso dovranno restituirli ad un tasso maggiore; La svalutazione dell euro; Il prezzo del petrolio Tutti questi elementi fanno si che la situazione congiunturale tolga alle banche le argomentazioni di una situazione critica, anche a fronte di un leggero ma significativo calo delle sofferenze nelle ultime previsioni di bilancio. E possibile dunque pensare ad un sistema creditizio che dia fiato alla ripresa degli investimenti ancor prima della ripresa della domanda? A un sistema creditizio che operi in una dimensione di reale trasparenza? Il sindacato, nell ipotesi di rinnovo del CCNL, si è fatto carico del problema, ottenendo l impegno delle banche a mettere in atto comportamenti commerciali coerenti con i principi del Protocollo di settore del 16 giugno 2004, a tutela dell integrità e della professionalità dei lavoratori e, quindi, dei cittadini. Un ultimo pensiero sul ruolo delle Fondazioni bancarie e dei Confidi. 7

8 Nel sostegno alle famiglie e alle imprese che sono in difficoltà potrebbero giocare un ruolo attivo e, peraltro, connaturato alla loro funzione istituzionale, le Fondazioni bancarie,prendendo esempio dalla Fondazione di CRT, fortemente impegnata sul fronte del contrasto all usura e che fornisce gratuitamente l assistenza tecnica e le informazioni giuridiche ed economiche che consentono a tante persone di raggiungere la riva con le loro forze, ma anche porgendo il salvagente della garanzia con banche convenzionate. Su questo esempio, le fondazioni presenti in regione e sul territorio potrebbero muoversi sinergicamente con le associazioni già impegnate sul fronte del contrasto all usura, mettendo a disposizione fondi ma anche le loro peculiari conoscenze in materia di credito. Ultimo ma non ultimo il ruolo dei Confidi, anch essi potenziali strumenti anti-usura, la cui attività, purtroppo, non si esplica nella giusta direzione, togliendo ai piccoli imprenditori ed artigiani la possibilità di accedere al credito grazie a garanzie maggiori rispetto a quelle in loro possesso. Penso che per tutti i soggetti interessati a queste problematiche, cioè per l intera società civile, valga il pensiero di Giancarlo Caselli per cui legalità significa maggior ricchezza per tutti. 8

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