Alle Segreterie Regionali e Comprensoriali Spi Cgil. Ai Resp.li della Previdenza. Loro Sedi. Roma, 14 Giugno 07 Circ. n 59 /LC/mn.

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1 SINDACATO PENSIONATI ITALIANI Alle Segreterie Regionali e Comprensoriali Spi Cgil Ai Resp.li della Previdenza Roma, 14 Giugno 07 Circ. n 59 /LC/mn Loro Sedi Allegato 1 Care compagne e cari compagni, nella riunione dei responsabili regionali e di area metropolitana della previdenza di mercoledì 13 c.m. sono stati approfonditi e definiti gli orientamenti sui seguenti temi: 1. La situazione relativa alla cessione del quinto da parte dell INPS e le nostre proposte. 2. L applicazione di una aliquota contributiva dello 0,15% ai pensionati INPDAP e la necessità di una immediata e puntuale informazione. 3. Le modifiche necessarie alla finanziaria 2007 su: casa di abitazione - soglia di esenzione del pagamento addizionale comunale IRPEF - assegno al nucleo familiare. Tali argomenti sono stati oggetto anche di r ecente di circolari del Dipartimento previdenza. Le schede allegate redatte in maniera sintetica e semplice vi possono essere utili ai fini di una corretta informazione ai pensionati. Cordiali saluti. Segretario Nazionale Spi Luciano Caon Sede Nazionale Affiliato FERPA Roma Via dei Frentani, 4/a Federazione Europea Tel. 06/ Fax 06/ Pensionati e Anziani C.F

2 SPI CGIL DIPARTIMENTO NAZIONALE PREVIDENZA Schede utili per la predisposizione di volantini e comunicati ai pensionati su alcuni temi di attualità sindacale I prestiti ai pensionati Il possesso della casa di abitazione e il calcolo delle detrazioni d imposta L esenzione dal pagamento dell addizionale comunale all Irpef L assegno al nucleo familiare 13 giugno 2007

3 Prestiti ai pensionati Scheda n. 1 L INPS E in atto una martellante campagna pubblicitaria per indurre i pensionati a chiedere prestiti concessi, si lascia intendere, a condizioni particolarmente favorevoli, poiché si tratta di prestazioni erogate da istituti finanziari a seguito di autorizzazione dell INPS. Sono molti i pensionati, probabilmente i più bisognosi, che hanno risposto a questa sollecitazione e ora rischiano di dover rimborsare quanto ottenuto con alti tassi di interesse, che in alcuni casi superano quelli di usura. L INPS, come l INPDAP, ha la responsabilità di aver avviato l istruttoria delle oltre centomila domande fin qui pervenute all ente prima ancora di definire i contenuti della convenzione da sottoporre agli istituti finanziari e, quindi, senza le garanzie che questa dovrà offrire. E evidente che ogni ulteriore ritardo sulla sottoscrizione della convenzione diventa intollerabile per noi e per i pensionati che intendono avvalersi di questa possibilità. Per questo, dopo un incontro con il Consiglio di indirizzo e vigilanza nel quale formulammo le nostre osservazioni e proposte, abbiamo scritto al Direttore Generale per ribadire la nostra preoccupazione per il ritardo accumulato dall ente. Le nostre proposte, in sintesi, riguardano: Individuazione della quota cedibile: oltre alle pensioni integrate al trattamento minimo, proponiamo di escludere anche le quote di pensione di natura assistenziale che possono variare, o addirittura venire meno, in funzione del reddito. Vi è il rischio, infatti, che la pensione possa scendere al di sotto del quinto ceduto. In questo caso l istituto finanziario che ha erogato il prestito può pignorare fino alla metà della pensione, senza alcuna garanzia del trattamento minimo. Convenzioni con banche e istituti finanziari: chi eroga il prestito non corre alcun rischio. Per questo le condizioni praticate ai pensionati devono essere più convenienti rispetto a quelle medie di mercato. Abbiamo proposto, come ha già detto il Garante per il mercato, di imporre a banche e istituiti finanziari l obbligo di formulare esclusivamente condizioni migliorative rispetto a quelle medie di mercato indicate nella convenzione. Trasparenza e onnicomprensività dei costi: i contratti di prestito offerti dagli istituti convenzionati non devono prevedere costi aggiuntivi a quelli definiti in convenzione né possono obbligare il

4 pensionato ad accettare servizi aggiuntivi quali l obbligo di accendere un conto corrente presso la banca erogatrice. Adottare soluzioni finalizzate a contenere il costo assicurativo del prestito, facendo solidarietà tra pensionati di diversa età. Rinviare l esame delle domande già presentate a dopo la stipula delle convenzioni oppure, se il prestito è già stato concesso, consentire la rinegoziazione alle nuove condizioni.

5 Prestiti ai pensionati Scheda n. 2 L INPDAP Con la pubblicazione dei decreti ministeriali 313/2006 e 45/2007, i pensionati che fruiscono di trattamento pensionistico a carico dell INPDAP possono accedere ai prestiti disciplinati dai due decreti citati, a condizioni e con modalità sostanzialmente diverse. Nel primo caso, D.M. 313/2005, si tratta di prestiti garantiti dalla cessione di una quota della pensione, non superiore ad un quinto, e da un assicurazione sulla vita. I prestiti sono erogati da banche o istituti finanziari alle condizioni di mercato, a meno che non aderiscano alla convenzione promossa dagli enti previdenziali per garantire ai pensionati condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato. Nel secondo caso, D.M. 45/2007, i prestiti sono erogati direttamente dall INPDAP attraverso il Fondo Credito al quale, a decorrere dal 1 novembre 2007, tutti i pensionati pubblici saranno iscritti di diritto con l applicazione di un aliquota contributiva pari allo 0,15% dell importo lordo della pensione, a meno che, entro il 31 ottobre, non comunichino la loro volontà contraria. Nessun contributo è dovuto dai titolari di pensione fino a 600 euro, importo che sarà aggiornato nel tempo secondo le variazioni del trattamento minimo di pensione a carico del fondo lavoratori dipendenti. Il 6 giugno scorso i sindacati dei pensionati SPI-CGIL, FNP e UILP hanno incontrato il Direttore Generale dell INPDAP per un esame dei numerosi problemi che comporta l attuazione dei decreti. La prima questione affrontata è stata la corretta e puntuale informazione ai pensionati circa le finalità del nuovo contributo, le prestazioni fruibili, le modalità ed i tempi per un eventuale comunicazione negativa da parte di coloro che non intendono essere iscritti al Fondo Credito. Su questo punto l INPDAP ha assunto l impegno di comunicare a tutti i pensionati la novità introdotta dalla legge finanziaria del 2005, in tempo utile affinché possano evitare trattenute non volute. Per quanto riguarda la nuova regolamentazione del Fondo, c è l impegno del Direttore Generale a convocare i sindacati dei pensionati per l esame di una serie di questioni che dovranno essere comunque risolte, a partire dai titolari di pensione di importo non superiore a 600 euro che, pur non dovendo versare alcun contributo, possono comunque, a nostro avviso, accedere alle prestazioni creditizie del Fondo. Di rilievo la possibilità di estendere anche ai pensionati l accesso

6 ai mutui edilizi erogati direttamente dell Ente, oggi limitata ai soli dipendenti in servizio. Per quanto riguarda il D.M. 313 le questioni principali riguardano le garanzie che l INPDAP, mediante uno schema di convenzione da sottoporre agli istituti finanziari abilitati, dovrà assicurare ai pensionati in ordine a condizioni più favorevoli rispetto a quelle medie di mercato e la determinazione della quota di pensione cedibile. Lo schema di convenzione sarà definito entro la fine di giugno, per essere poi sottoposto agli istituti finanziari che potranno formulare condizioni migliorative rispetto a quelle massime individuate nello schema di convenzione. Una volta concordata la comunicazione da inviare ai pensionati, che in questo momento è assolutamente prioritaria, avvieremo con l Ente una serie di confronti sugli aspetti applicativi dei due decreti. Coloro che in ogni caso intendono manifestare sin d ora la loro contrarietà possono compilare il modulo predisposto e riprodotto di seguito e inviarlo, con raccomandata e ricevuta di ritorno, all INPDAP della propria città. FAC SIMILE PER LA COMUNICAZIONE DI NON ADESIONE AL FONDO CREDITO DELL INPDAP All INPDAP sede di Il sottoscritto nato a il C.F. residente a titolare della pensione n erogata dalla Sede Provinciale INPDAP di, dichiara, ai sensi e per gli effetti di quanto stabilito all art. 2, comma 1, del D.M. n.45 del 7/3/2007, pubblicato sulla G.U. n.83 del 10/4/2007, di non aderire alla Gestioni Autonomia delle Prestazioni Creditizie e Sociali dell INPDAP istituita dell art.1, comma 242 e segg. della L.662/96. In fede Data Firma leggibile

7 La legge finanziaria per il 2007 e i redditi da pensione Scheda n. 1 Possesso della casa di abitazione e misura delle detrazioni d imposta. Obbligo di presentare dichiarazione dei redditi nel La nuova disciplina delle detrazioni d imposta comporta una ricaduta di un certo rilievo sui redditi da pensione i cui titolari siano proprietari della casa di abitazione. Per determinare l importo delle detrazioni sia la detrazione per rediti da lavoro dipendente, da lavoro autonomo e da pensione sia le detrazioni per carico di famiglia dal 1 gennaio 2007 si adopera un procedimento di calcolo che permette di evitare il salto che si verificava, utilizzando le vecchie tabelle a scaglioni, quando il reddito superava sia pure di poco uno dei numerosi limiti di soglia. In questo procedimento di calcolo entra il reddito complessivo, mentre prima, per selezionare lo scaglione di appartenenza, si faceva riferimento al reddito da lavoro dipendente e assimilato. Il reddito complessivo comprende anche il reddito derivante dal possesso della casa di abitazione: la rendita catastale, o quota parte di essa, opportunamente rivalutata. L obbligo di presentare dichiarazione dei redditi Poiché dal 2001 la rendita dell unità immobiliare adibita ad abitazione principale e sue pertinenze è interamente deducibile dal reddito assoggettabile all Irpef, i pensionati che vivono in casa di proprietà e che non hanno altri redditi oltre la pensione, esaurivano i loro obblighi verso il fisco con le ritenute d acconto operate dagli Enti previdenziali sulla pensione. Dal 1 gennaio 2007 non è più così: gli Enti previdenziali calcolano l importo delle detrazioni fiscali basandosi sul reddito da loro conosciuto, cioè il reddito della pensione che erogano (o comunque dell insieme delle pensioni, con la mediazione del Casellario centrale pensionati), senza tener conto di altri redditi. Se, con il concorso del reddito della casa d abitazione, l importo effettivamente spettante della detrazione dovesse risultare minore di quello applicato dall Ente previdenziale, il pensionato è tenuto a presentare dichiarazione dei redditi e a versare, in quella sede, la differenza d imposta.

8 L aumento di imposta Con 500 euro di rendita, l aumento d imposta va dai 15 ai 35 euro a seconda dell importo di pensione, mentre va dai 30 ai 70 se il valore dell immobile o della quota è di euro. Per un maggior dettaglio delle differenze d imposta in diverse situazioni (con o senza coniuge a carico, su pensioni da 576 a euro mensili) le sedi SPI hanno a disposizione le tabelle inviate con circolare n. 41 del 10maggio u. s. L iniziativa per modificare la legge finanziaria Questo aggravio d imposta contribuisce ad annullare i benefici fiscali disposti per i redditi fino a euro annui dalla manovra finanziaria del Governo. Inoltre, appare nettamente in controtendenza rispetto alla tendenza, dimostrata dall attuale maggioranza di Governo, a ridurre il carico fiscale anche locale sulla prima casa. Per queste ragioni il Sindacato pensionati della CGIL ha chiesto l intervento della Confederazione per una modifica alla legge finanziaria tendente ad escludere almeno il reddito derivante dal possesso della casa di abitazione dal reddito utilizzabile per il calcolo della misura della detrazioni d imposta. Questa richiesta sarà portata anche al tavolo della trattativa sul recupero del potere d acquisto delle pensioni e dovrebbe essere discussa ed approvata entro la fine dell anno, in tempo per evitare la presentazione della dichiarazione dei redditi da parte di migliaia di pensionati che finora non avevano bisogno di farlo.

9 La legge finanziaria per il 2007 e i redditi da pensione Scheda n. 2 Applicazione automatica dell esenzione dal pagamento dell addizionale comunale all Irpef. Alla data del 30 aprile scorso, circa 400 Comuni italiani si sono avvalsi della facoltà di stabilire una soglia di esenzione dal pagamento dell addizionale comunale all Irpef, fissata con la legge finanziaria per il 2007, per i soggetti che si trovano indeterminate condizioni di reddito. Poiché, sempre da quest anno, è stato istituito il pagamento in acconto di una quota dell imposta addizionale comunale, a partire da marzo, i pensionati che si trovano nelle condizioni di essere esentati per l anno 2007 avrebbero dovuto essere risparmiati dalla trattenuta sulla rata di pensione di marzo e seguenti. Trattenute effettuate anche se c è il diritto all esenzione Tuttavia non è stato così. Infatti, in una prima fase, con la circolare n. 15 del , l Agenzia delle entrate aveva condizionato il diritto all esenzione a specifica richiesta. In mancanza di richieste, gli Enti previdenziali hanno disposto, e stanno effettuando, le trattenute di legge sulle pensioni, a partire dalla rata di marzo, anche per i pensionati che risiedono in Comuni che hanno stabilito soglie di esenzione e la cui pensione si trova sotto tale soglia. Questo comportamento paradossale degli Enti previdenziali dipende dall orientamento dell Agenzia delle entrate, in netto contrasto con il criterio che è stato seguito in altre occasioni analoghe e che prevede l applicazione automatica di detrazioni, deduzioni o altro genere di benefici fiscali. In questi casi, l intervento del contribuente era richiesto solo se non desiderava l applicazione del beneficio fiscale in questione, ad esempio perché, essendo titolare di altri redditi oltre la pensione, avrebbe dovuto comunque restituire (ed in unica soluzione) quanto indebitamente risparmiato in anticipo. L esenzione dal pagamento dell addizionale deve essere applicata automaticamente L operato dell Agenzia delle entrate è stato fortemente criticato, per questi motivi, dai CAF, da altre organizzazioni sindacali, associazioni e perfino da qualche amministrazione comunale. Di conseguenza, l Agenzia delle entrate, con la nuova circolare n. 23 del 20 aprile 2007, ha fatto marcia indietro, chiarendo che il sostituto d imposta, qualora il reddito da lui erogato nel periodo d imposta precedente sia inferiore alla

10 soglia deliberata dal comune, applica automaticamente l esenzione, anche in assenza di specifica richiesta da parte del percipiente. Le trattenute indebite verranno restituite solo in sede di conguaglio Questa decisione è giunta tardi: gli Enti previdenziali non sono in grado di disporre una ricognizione dei pensionati residenti nei comuni individuati (alcuni dei quali grandi capoluoghi di regione: l elenco è allegato alla circolare SPI n. 42 del 10 maggio 2007, insieme con i limiti di reddito stabiliti per avere diritto all esenzione) e di modificare, a volte di pochi centesimi, migliaia di pensioni in pagamento. E molto probabile che l applicazione delle esenzioni avverrà in occasione del rinnovo dei mandati di pagamento per il 2008, con contestuale restituzione degli importi indebitamente trattenuti. Nel frattempo, poiché si annunciano importanti modifiche nei criteri di afflusso agli Enti locali delle imposte di loro pertinenza, non è escluso che si ritorni alle precedenti modalità di pagamento dell imposta addizionale comunale soltanto a saldo. Parte di questo processo dovrà compiersi entro il 30 giugno, data di scadenza per l emanazione del decreto delegato dalla legge finanziaria per il 2007 in materia di ripartizione delle imposte locali, e parte con la prossima legge finanziaria.

11 La legge finanziaria per il 2007 e i redditi da pensione Scheda n. 3 Assegno al nucleo familiare. Per attuare gli impegni del DPEF a sostegno dei nuclei familiari con figli, la manovra messa in atto con la legge finanziaria per il 2007 agisce sul versante fiscale e su quello dei trattamenti di famiglia. Difatti, sono stati aumentati del 15% gli importi destinati ai nuclei con figli e sono state anche ristrutturate le prime due tabelle (11 e 12), applicabili ai nuclei con figli minorenni e senza soggetti inabili, in modo da rendere più graduale il decrescere dell importo spettante in funzione del reddito familiare. La combinazione di queste modifiche, però, oltre al previsto miglioramento, ha comportato anche qualche aspetto deteriore: tra questi, la disparità che si è creata nel trattamento derivante dall applicazione delle tabelle 11 e 12 e quello delle tabelle 14 e 15, e la mancata rivalutazione dei limiti di reddito il 1 luglio p. v. L incongruenza tra nuclei con o senza soggetti inabili La legge finanziaria per il 2007 ha sostituito le tabelle dei redditi e degli importi previsti per i nuclei familiari comprendenti figli minorenni e senza soggetti inabili (tabelle 11 e 12). Se prima tali tabelle erano costituite da una quindicina di scaglioni di reddito, ciascuno di ampiezza di circa euro, ora si tratta di centinaia di scaglioni di reddito annuo che vanno di cento euro in cento, e di conseguenza l importo mensile dell ANF decresce, in corrispondenza, con una progressione di pochi centesimi al mese. Invece, le tabelle 14 e 15 (stessa composizione familiare ma con presenza di inabile), pur conservando, il diritto ad un importo complessivamente maggiore di quelle senza inabile, hanno mantenuto lo scaglionamento previsto nella legge istitutiva del 1988, che produce variazioni di importo, tra uno scaglione e l altro, che arriva anche a 30 euro mensili. Così, ad esempio, un nucleo familiare con inabile, composto dai genitori e un figlio, che abbia un reddito annuo di euro, spetta un assegno mensile di 55,83 euro, contro i 44,17 che spettano ad un nucleo composto nell identica maniera e con lo stesso reddito ma senza inabile. Se però prendiamo altri due nuclei, uno con inabile e l altro senza, con reddito di euro (quindi maggiore di 100 euro annui rispetto a quello dei due primi nuclei), l importo spettante al nucleo con

12 inabile scende a 32,67 euro, mentre l altro perde solo 4 centesimi, attestandosi a 44,13. Il decreto ministeriale del 7 marzo Diverse associazioni di disabili e familiari hanno sollevato per prime la questione, segnalata anche dai patronati e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei pensionati agli Enti previdenziali competenti e da questi al Governo. La risposta è giunta con il decreto ministeriale del 7 marzo u. s. che sancisce il principio secondo cui l assegno per il nucleo familiare per i nuclei che includono soggetti inabili non può essere inferiore, a parità di reddito e di composizione numerica, a quello corrisposto agli equivalenti nuclei che non includono soggetti inabili. Si tratta di una soluzione provvisoria, perché le tabelle dovranno essere tutte ristrutturate con gli stessi criteri seguiti per la 11 e la 12 ed allora verrà ristabilita la giusta differenza in più a favore dei nuclei con inabili, a parità di altre condizioni. Nel frattempo, gli Enti previdenziali sono tenuti ad applicare questa norma di salvaguardia, che almeno impedisce il verificarsi delle conseguenze più assurde. In seguito a tali disposizioni, l importo dell ANF in pagamento ai pensionati interessati verrà adeguato a partire dalla prima scadenza utile (essendo entrato in vigore il decreto soltanto a maggio, per l Inps si tratterà probabilmente della rata di agosto) con contestuale corresponsione degli arretrati da gennaio. Rivalutazione dei limiti di reddito influente sull importo dell ANF In conseguenza dei miglioramenti apportati con la legge finanziaria alla disciplina dell ANF, che hanno efficacia dal 1 gennaio 2007, la sessa legge stabilisce che la prossima rivalutazione degli scaglioni di reddito abbia luogo nell anno Questo significa che quest anno, la consueta rivalutazione dei livelli di reddito non avrà luogo mentre rimarrà operante il cambio di reddito di riferimento, dal 2005 al In altre parole, per stabilire il diritto e l importo dell ANF spettante in una determinata situazione familiare, dal 1 luglio 2007 si prenderà in considerazione il reddito complessivo conseguito dal nucleo nell anno 2006, anziché quello del 2005; ma, questa volta, tale reddito che si presume maggiore del precedente andrà raffrontato con limiti che non saranno stati corrispondentemente adeguati, rimanendo gli stessi in vigore fin dal 1 luglio Se lo svantaggio derivante da questa situazione non verrà avvertito nei nuclei con figli, grazie all aumento degli importi già operante dal 1

13 gennaio 2007, per i nuclei senza figli cui si applicano le tabelle 20 e 21, che sono in maggioranza nuclei familiari di pensionati, il rischio di diminuzione dell importo dell ANF in pagamento o addirittura di perdita del diritto a partire dal 1 luglio 2007 è un rischio reale. Anche per queste situazioni, che pure non hanno beneficiato di aumenti, la soluzione è rappresentata dalla ristrutturazione delle tabelle, del resto già prevista dalla legge, che neutralizza l effetto negativo dei salti di scaglione. Si tratta di intervenire per sollecitarne l attuazione.

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