Rassegna stampa. 31 dicembre 2 gennaio Ufficio stampa. Responsabile : Claudio Rao (tel. 06/

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1 Ufficio stampa Rassegna stampa 31 dicembre 2 gennaio 2006 Responsabile : Claudio Rao (tel. 06/

2 SOMMARIO Pag. 3 CASSAZIONE: Avvocatura in primo piano (il sole 24 ore) Pag. 4 PROFESSIONI: L'arrocco degli ordini professionali di Giuseppe Lupoi, coordinatore CoLap (italia oggi) Pag. 6 PREVIDENZA:Un piano per aiutare i giovani (il sole 24 ore) 02/01/2006 2

3 IL SOLE 24 ORE PROFESSIONI E CONTRATTI Avvocatura in primo piano Si giunge quasi a sfiorare il tetto delle trentamila sentenze quest' anno: la Cassazione civile ha lavorato a pieno ritmo, e così risulta arduo estrapolare da questa composita moltitudine di precedenti linee di tendenza, innovazioni, e addirittura giri di boa, che certo non mancano. A cominciare dalla professione forense, che è stata assoggettata ad esame da più parti, sia sotto i molteplici aspetti ordinistici e previdenziali, sia con riguardo ai profili più operativi. Si segnalano in proposito varie decisioni delle Sezioni unite, che si sono occupate degli aspetti disciplinari dell'avvocato sin dai suoi primi vagiti, del praticante legale cioè, nello stigmatizzare con la sentenza n. 1727/05 1' operato di un apprendista che abbia gestito uno studio in posizione di supremazia rispetto agli avvocati da lui retribuiti. E anche in tema di previdenza forense la compagine allargata della Suprema corte ha posto alcuni punti fermi, quali con sentenza n /05 - il limite dell'ultimo quinquennio nell' indagine sulla continuità dell'esercizio professionale a fini pensionistici. Porte aperte poi per gli avvocati nelle Spa istituite per la gestione di servizi pubblici, purché assegnati in via esclusiva all'ufficio legale staccato e autonomo dell' ente (sentenza n. 9096/05). Numerose inoltre le decisioni relative a spese e compensi dovuti agli avvocati per attività giudizi aria e stragiudiziale. Quanto a quest'ultima, per esempio, si segnala la sentenza n /05 che ha riconosciuto il diritto dell'avvocato di farsi compensare dalla compagnia assicuratrice del danneggiante per l'assistenza prestata nelle trattative per il recupero bonario. Per converso rimane in pratica discrezionale il potere del giudice di compensare fra le parti le spese di lite, avendo la sentenza n. 8540/05 confermato che il provvedimento di compensazione, nonostante la soccombenza anche piena di una parte, non necessita di specifica motivazione. Quello dei compensi professionali, con specifico riguardo all'inderogabilità dei minimi, continua del resto a costituire uno dei temi "caldi", considerati gli strali anche recenti dell' Autorità garante della concorrenza, in Italia come in Europa in argomento. I minimi tariffari inderogabili tuttavia sono stati mantenuti fermi dalle Sezioni unite (sentenza n /05) per gli ingegneri, pur ritenendosi valido il patto con un ente pubblico territoriale che condizioni la corresponsione del compenso alla concessione del finanziamento per la realizzazione dell' opera. Per altri versi, non sono mancati interventi, a volte evolutivi, a volte chiarificatori, nei più svariati e travagliati settori del diritto. Uno degli aspetti che ha più impegnato i legali è stato quello dell' estensione del risarcimento per danno esistenziale e morale, accordato in via evolutiva anche ai nipoti per la perdita del nonno, purché in costanza di elementi di prova, seppure indiziari e presuntivi (sentenza n /05). Fra gli apporti chiarificatori va menzionata la decisione delle Sezioni unite (sentenza n /05) che ha negato la giurisdizione italiana nelle cause promosse dai risparmiatori nei confronti della Repubblica argentina per la vendita di bonds. Ma ce ne sono anche altre, sempre di tenore chiarificatore, come la sentenza n /05 che ha ritenuto abilitato il giudice a ridurre anche d'ufficio l'importo della clausola penale, la sentenza n /05 che ha stabilito l'obbligo di notificare l'atto di appello al soggetto divenuto maggiorenne in corso di causa e la sentenza n. 4806/05 che sancisce l'annullabilità, anziché la nullità, della delibera assembleare in mancanza di convocazione di un condomino. EUGENIO SACCHETTINI 02/01/2006 3

4 ITALIA OGGI di Giuseppe Lupoi, coordinatore CoLap L'arrocco degli ordini professionali L'articolo di Maurizio de Tilla del 17 dicembre non può essere lasciato andare senza commenti. Innanzitutto bisogna riconoscere a de Tilla l'onestà intellettuale di dire con chiarezza cosa vogliono gli ordini professionali: nessuna abolizione delle tariffe obbligatorie, nessuna liberalizzazione dell'accesso alle professioni, nessuna pubblicità commerciale per i professionisti, nessuna possibilità di società di capitali per l'esercizio di attività professionali, nessuna abolizione di albi professionali, neppure di quelli palesemente inutili, nessuna rivisitazione dei codici deontologici, eliminando le norme in contrasto con la concorrenza tra professionisti, nessuna ipotesi di abolizione del valore legale del titolo di studio. Non lo dice, ma è facile immaginare che non vogliono neppure una rivisitazione delle riserve degli atti di professione, né un adeguamento delle norme sui processi' a carico degli iscritti agli ordini, introducendo i principi del giusto processo'. Le affermazioni di de Tilla hanno il merito di semplificare enormemente il dibattito sulla riforma delle professioni intellettuali: la parte ordinistica vuole una riforma che aggiunga funzioni, ampli le competenze, i campi di azione, gli atti di professione riservata. La questione della concorrenza è risolta per vie interne al sistema ordinistico, tra ingegneri e architetti, tra ragionieri e dottori commercialisti, tra periti agrari e periti industriali ecc. Devo dire che, dal suo punto di vista, de Tilla ha ragione. Perché mai dovrebbe rinunciare ai diritti acquisiti con tanti anni di capillare lobby parlamentare quando ha un governo che, affermando di effettuare una mera ricognizione della legislazione esistente, introduce invece il principio di attività tipica' per le professioni ordinistiche, del tutto assente nel panorama legislativo, anzi in totale contrasto con le leggi vigenti, che di fatto amplia a dismisura le competenze riservate degli iscritti agli ordini professionali, senza che nessuno, a eccezione del sottoscritto, si lamenti, senza che Giavazzi senta il bisogno di uscire dalle provocazioni fini a se stesse e gridare alla scandalo, senza che Ostellino o Galli della Loggia ritengano di dover sprecare una riga dei loro preziosi editoriali. Perché mai dovrebbe contenere gli appetiti quando il senato della repubblica approva la costituzione di una decina di nuovi ordini professionali nel campo della sanità, di cui nessuno può sentire il bisogno (all'ultimo hanno rinunciato a quello degli accalappiacani, ma non si sa se verrà ripescato alla camera), ampliando ancora di più il divario tra l'ordinamento italiano e quello degli altri paesi europei in tema di legislazione sulle professioni. Da uomo di mondo, de Tilla sa che il ferro va battuto quando è caldo, e in questi mesi è al calore rosso, quindi, su con le richieste! C'è però un'altra parte del mondo professionale, quella dei professionisti associativi, che vale tre milioni di cittadini italiani e che non la pensa così. Vuole poter continuare a lavorare in Italia, forte della clientela che la ha scelta e che trova sicuramente soddisfazione nelle prestazioni che riceve (altrimenti non sarebbe più clientela); vuole andare a lavorare in Europa, potendo esibire le credenziali delle competenze che ha acquisito sul campo; vuole poter avere una previdenza degna di questo nome; vuole poter mettere alla prova il proprio saper fare in concorrenza, perché no, anche con professionisti che 4

5 provengono da percorsi formativi diversi. In altre parole, vuole poter operare sul mercato in regime di piena e libera concorrenza. Questo governo ha ormai ultimato la sua corsa. Ad aprile le nuove elezioni ci daranno un nuovo governo. A quel punto sapremo se la linea di de Tilla sarà la vincente o quella delle nostre associazioni professionali. Dell'articolo di de Tilla non riesco a comprendere, invece, altre affermazioni. Perché mai le Casse private di previdenza dovrebbero essere dissolte da una riforma degli ordini, quand'anche si dovesse giungere, ma non lo ha detto nessuno, a un'abolizione degli ordini? Dove sta scritto che lo status di professionista deve essere dato esclusivamente dall'iscrizione a un albo? Dove ha trovato la notizia che in ogni paese europeo, a esclusione della Gran Bretagna, gli ordini sono considerati indispensabili (nel numero e con le caratteristiche di quelli italiani)? (riproduzione riservata) 31/12/2005 5

6 IL SOLE 24 ORE L Adepp ipotizza prestiti finalizzati alla pensione integrativa Un piano per aiutare i giovani ROMA. L'obiettivo dell'adepp, l'associazione degli enti di previdenza privata, è ambizioso: instradare i giovani professionisti verso la previdenza complementare, in una fase professionale dalle entrate basse e con ridotta propensione agli accantonamenti per una pensione "di scorta", per evitare una drastica caduta del tenore di vita, al passaggio dall'attività lavorativa alla pensione. I dettagli di questa strategia sono illustrati sul numero odierno di Plus, a pagina 8. Vediamo però quali sono le condizioni di partenza del progetto. Poco più un terzo delle famiglie dei liberi professionisti, al 2002, ha aderito a una polizza vita (circa il 37% delle famiglie con capofamiglia professionisti, contro un 46,4% di imprenditori), e per cifre molto modeste, poco più di 500 euro annui. Ma tra gli iscritti agli Albi professionali è in deciso aumento la propensione ad avviare una posizione previdenziale integrativa: uno su due si dice pronto a versare contributi in un fondo di categoria percentuale che sale al 75,9% tra i notai e al 66,7% tra gli avvocati. L'iniziativa dell'adepp e del suo presidente, Maurizio de Tilla, punta a incentivare, in epoca professionalmente e anagraficamente precoce, i contributi integrativi. Il meccanismo cui stanno lavorando i tecnici dell'adepp, guidati dall'ex presidente di Covip Lucio Francario, è in buona sostanza quella (l'ipotesi è di circa 20mila euro annui) i contributi, conferendoli presso una Fondazione, che sarà chiamata a gestire un delle cartelle fondiarie; la Cassa professionale "presta" al giovane professionista dal reddito inferiore a una certa soglia fondo inteprofessionale di previdenza complementare. I contributi "in prestito" dovranno essere restituiti dall' iscritto alla Cassa, al superamento di un determinato reddito o trascorso un numero congruo di anni, al decollo della propria professione. La mossa dell' Adepp sulla previdenza complementare dei giovani si iscrive in un contesto di evoluzione finanziaria del mondo professionale, che vede al centro dell'attenzione il lancio di un istituto di credito: la Banca europea dei professionisti e delle imprese (il nome è appena stato depositato), si prepara a ricevere il via libera di Consob a gennaio, per poi presentare richiesta di autorizzazione ad aprile in Banca d'italia. Il bacino potenziale di queste iniziative travalica l'ambito degli 1,8 milioni di professionisti, e si allarga ai loro familiari e ai dipendenti degli studi; per un totale vicino ai 3 milioni di soggetti. Cui offrire conti correnti, prestiti, mutui, factoring, leasing. E previdenza complementare. Marco Lo Conte 31/12/2005 6

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