LA POLITICA FISCALE NEL MONDO REALE

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1 LA POLITICA FISCALE NEL MONDO REALE 0

2 COSA IMPAREREMO Cosa sono e come si misurano tutte le principali grandezze di finanza pubblica Il debito pubblico: panacea di tutti i mali, o esso stesso un male? Come si evolve il rapporto debito/pil di uno Stato.

3 COSA SAPPIAMO FINORA SULLA POLITICA FISCALE A pensarci bene, abbastanza poco. Sappiamo che la spesa pubblica per acquisto di beni e servizi (G) è una componente di domanda aggregata, ma che è solo una parte delle spese finali pubbliche. Il resto è rappresentato dai trasferimenti (Tr) vale a dire corresponsioni di denaro a famiglie e imprese a fronte di nessuna prestazione (pensioni, sussidi, contributi) e dalla spesa per interessi (ib) 2

4 LA SPESA PUBBLICA IN ITALIA (dati 20 settembre 2012) Nel 2012 si prevedono: SPESE FINALI: 805,711 miliardi di euro Di cui Spese per interessi: 86,119 miliardi di euro Trasferimenti: 313,10 miliardi di euro Spesa pubblica: 406,492 miliardi di euro 3

5 Sappiamo che la spesa pubblica è esogena, in quanto strumento di politica fiscale. Sappiamo che esiste il gettito fiscale (T), che abbiamo trattato sia come esogeno che nelle esercitazioni e al primo parziale come dipendente dal reddito (T = ty, dove t è l aliquota) Sappiamo che esistono i moltiplicatori di politica fiscale, sia su G che su T. 4

6 Ripasso sui moltiplicatori Lo spostamento della IS (e quindi della AD) in assoluto è uguale a: Y G Y T = = 1 1 PMC PMC 1 PMC Dove 0<PMC<1 è la propensione marginale al consumo. Si tratta di un canale di domanda di trasmissione della politica fiscale, basato su un semplice concetto: l aumento di reddito iniziale aumenta anche il consumo tramite aumento del reddito disponibile. 5

7 Tuttavia Abbiamo studiato diversi fattori che riducono notevolmente, in realtà, l entità dei moltiplicatori: 1) l interazione con i mercati monetari (pendenza della LM) 2) la struttura dell offerta (pendenza della AS) 3) la dimensione dinamica e le aspettative (vedi dopo) 4) gli effetti di offerta della politica fiscale Infatti, le stime empiriche sull entità dei moltiplicatori sono generalmente abbastanza basse, anche se il dibattito è in pieno svolgimento. 6

8 Cos altro sapevamo finora? La definizione-standard di disavanzo (=deficit) pubblico (D): D = G + ib + TR T La differenza tra le spese finali e le entrate finali del settore pubblico in un determinato arco temporale. Quindi è un flusso. 7

9 E cosa NON sappiamo ancora? Quello che vediamo questa settimana: 1) Le grandezze di finanza pubblica e come operano 2) Il debito pubblico: cos è, come si riduce. 3) Le regole di politica fiscale 8

10 1. LE GRANDEZZE DI FINANZA PUBBLICA A) IL DEFICIT/SURPLUS (indebitamento netto) B) IL FABBISOGNO C) IL DEFICIT/SURPLUS PRIMARIO D) IL DEFICIT CORRETTO PER IL CICLO E) IL DEBITO PUBBLICO 9

11 Prima però.. Approfondiamo la spesa per interessi (ib) Sono i soldi che lo Stato paga come remunerazione a chiunque gli abbia prestato i soldi (= abbia sottoscritto i titoli del debito pubblico). B = stock di debito pubblico i =..e adesso qual è?! Il tasso-mro? L Euribor? O quale di tutti quelli che abbiamo visto settimana scorsa?!?!?!? 10

12 Quel tasso di interesse (che d ora in poi chiamiamo i B ) è il tasso d interesse medio che si paga sullo stock di debito pubblico esistente. Esempio: Uno Stato ha 300 euro di debito pubblico, così suddivisi: 100 euro di titoli emessi ad un tasso del 3% 100 euro di titoli emessi ad un tasso del 5% 100 euro di titoli emessi ad un tasso del 4% 11

13 Quindi B = 300 E i B? E la media dei tassi pagati sui titoli che costituiscono il debito pubblico. In questo caso il conto è molto semplice. Il tasso medio è del 4%. Domandone: se la prossima asta dei titoli di Stato aggiudica un Btp di 100 euro al 12% (a causa del crescere dello spread), a quanto ammonta il costo medio del debito i B? 12

14 Quindi B = stock di debito pubblico esistente i B = costo medio del debito (frutto delle passate emissioni di titoli di Stato) E come si calcola?!?! 13

15 Dati 2011 Nota di aggiornamento DPEF 2012 i B B = 78,021 miliardi di euro B = 1894,630 miliardi di euro i B = (i B B) / B i B = 78,021 / 1894,630 i B = 4,11% Nel 2011, il tasso di interesse medio sul nostro debito pubblico era pari al 4,11%. 14

16 E da cosa dipende i B? a) dalla politica monetaria (vedi settimana scorsa: dalla misura in cui i movimenti di i MRO ) riescono a trasmettersi lungo tutta la curva dei rendimenti, e quindi anche sui tassi a cui vengono aggiudicati i titoli del debito pubblico. b) dai fattori di rischio (durata, credito, liquidità, cambio e inflazione) che aumentano il premio al rischio sulle emissioni di titoli del debito pubblico. 15

17 A) IL DEFICIT (= disavanzo) D = G + ib + TR T Questa grandezza, a rigore, viene chiamata indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni. Se D <0, ovviamente, siamo in presenza di un avanzo (=surplus) di bilancio pubblico. 16

18 Il deficit pubblico in Italia nel 2011 (fonte: Aggiornamento DEF 2012, pag.10) ENTRATE (miliardi) USCITE (miliardi) Entrate tributarie 516,33 Spese correnti 367,50 Contributi sociali 216,340 Trasferimenti 305,12 Entrate in conto capitale 3,527 Interessi passivi 78,02 Investimenti 47,91 TOTALE ENTRATE 736,20 TOTALE USCITE 798,55 17

19 D = G + ib + TR T D= 798,55 736,20 D = 62,35 miliardi di euro Nel 2011, l indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni è stato pari a 62,363 miliardi di euro. Il settore pubblico ha speso poco più 62 miliardi in più rispetto a quello che ha incassato. 18

20 In rapporto al PIL Le grandezze pubbliche vengono espresse in rapporto al Pil (= in rapporto al reddito di un Paese). Pil nominale 2011 = 1580,2 miliardi di euro Rapporto deficit / PIL = 62,363 / 1580,2 Rapporto deficit / PIL = 3,9% 19

21 Quando aumenta il deficit? a) quando aumenta la spesa pubblica ( G ) b) quando aumentano i trasferimenti (Tr) c) quando diminuisce il gettito fiscale (T) d) quando aumenta il costo medio del debito pubblico (i B ) Quando aumenta il rapporto deficit / PIL? Per tutte le ragioni precedenti, e in più: e) quando diminuisce il PIL (Y) 20

22 B) IL FABBISOGNO Il fabbisogno è la versione di cassa dell indebitamento netto. Che vuol dire di cassa.?! Il 30 dicembre 2012 firmo un assegno per 100 euro, che mi viene addebitato sul conto corrente il 5 gennaio Quella spesa è segnata nel bilancio di competenza 2012, ma in quello di cassa

23 La competenza misura il momento in cui sorge l obbligazione giuridica ad incassare o a spendere. La cassa misura il momento in cui i soldi materialmente entrano e escono. L indebitamento netto è una misura di competenza. Il fabbisogno è una misura di cassa. 22

24 C) IL DISAVANZO PRIMARIO D pr = G + Tr T E il deficit (indebitamento netto) senza considerare la spesa per interessi. Che senso ha un aggregato del genere? E il vero saldo di policy, nel senso che contiene esclusivamente variabili sotto il controllo diretto della politica fiscale. 23

25 B = è ereditato dal passato i B = in gran parte dipende anch esso dal passato (= come sono andate le precedenti aste de titoli di Stato), e in parte dipende dai fattori visti in precedenza (politica monetaria e fattori di rischio). Il disavanzo primario è quindi la vera variabile di politica fiscale (o meglio, il saldo tra le variabili di politica fiscale) Se D PR <0 parliamo di avanzo (=surplus) primario. 24

26 D) IL DEFICIT CORRETTO PER IL CICLO Impariamo il concetto di stabilizzatore automatico. Partiamo da un punto in cui Il deficit è pari a D Ora vediamo che succede se Y t suo livello di lungo periodo. Yt = Y varia attorno al Cioè vediamo che succede durante le fluttuazioni di breve periodo del ciclo economico. 25

27 Se Yt Ciclo economico positivo > Y Tr è più basso perché c è meno bisogno di sussidi di disoccupazione in quanto u<u N T (= ty) è più alto perché.y è più alto. Quindi. Il deficit è automaticamente più basso (in quanto una componente di spesa automaticamente diminuisce, e una di entrata automaticamente sale) D t < D 26

28 Se Yt Ciclo economico negativo < Y Tr è più alto perché c è più bisogno di sussidi di disoccupazione in quanto u>u N T (=ty) è più basso perché.y è più basso. Quindi Il deficit è automaticamente più alto (in quanto una componente di spesa automaticamente aumenta, e una di entrata automaticamente sale). Dt > D 27

29 Cioè fammi capire. Il ciclo economico ha conseguenze automatiche sul deficit pubblico? Esatto.. PIL Y t > Y Y t < Y DEFICIT D t < D D t > D Questo meccanismo si chiama stabilizzatore automatico 28

30 Il disavanzo corretto per il ciclo (D CC ) è il disavanzo ( = indebitamento netto) che si avrebbe se il Pil fosse uguale al suo livello potenziale, strutturale, di lungo periodo. Indica la posizione fiscale del governo, indipendentemente dagli effetti automatici del ciclo economico. E un indicatore che riconosce che quando il Pil è più debole di quanto potrebbe essere, il deficit è più alto (e quando è più forte, è più basso). Pertanto depura il calcolo da questi effetti e indica qual è l atteggiamento discrezionale del governo, al netto degli stabilizzatori automatici. 29

31 Come si calcola? Occorre fare due cose: a) individuare il livello del PIL di lungo periodo b) quantificare l entità degli stabilizzatori automatici (= di quanto si muove automaticamente il deficit quando il Pil sale/scende di un 1% sopra/sotto il potenziale) 30

32 a) sto benedetto PIL strutturale E tutto il corso che ci imbattiamo in questo benedetto Pil di lungo periodo.. Nella realtà, ci sono due modi per calcolarlo: a) una media statistica degli ultimi anni (filtro Hodrik- Prescott) b) un calcolo basato sulla quantità di fattori produttivi presenti nell economia ( Production function approach ) Negli ultimi anni si sta cominciando ad utilizzare il metodo b), sicuramente più coerente con la teoria economica. Ciònonostante, la misurazione puntuale del Pil di lungo periodo è una delle sfide più affascinanti della ricerca macroeconomica. 31

33 b) L elasticità agli scostamenti ciclici Convenzionalmente, si usa il valore 0.5. Se la crescita del PIL è superiore del 2% alla crescita potenziale, il deficit è inferiore del 1% al deficit corretto per il ciclo. Se la crescita del PIL è inferiore del 5% alla crescita potenziale, il deficit è superiore del 2,5% al deficit corretto per il ciclo. 32

34 Il deficit è al 5% del PIL. Esempio Ma la crescita del PIL è inferiore del 2% alla crescita strutturale. Quindi il deficit corretto per il ciclo è il 4%. Questo è l indicatore che individua in maniera più corretta l atteggiamento discrezionale del governo: significa infatti che il governo sta spendendo discrezionalmente il 4% del PIL; il rimanente 1% è frutto del fatto che siamo in presenza di un ciclo economico negativo, e non della volontà del governo di attuare una politica fiscale espansiva. 33

35 E) IL DEBITO PUBBLICO Tutti gli indicatori visti in precedenza sono flussi. Indicano quanto il governo spende (in relazione a quello che incassa) in un dato arco temporale. Quanto spende in generale (deficit o fabbisogno) Quando spende senza considerare il peso del passato (deficit primario) Quanto spende indipendentemente dalle fluttuazioni del ciclo economico (deficit corretto per il ciclo). 34

36 Il debito pubblico invece è un concetto di stock. E l accumularsi dei deficit passati. Infatti ogni volta che c è un deficit, il governo lo copre accendendo un prestito (sotto forma di mutui o titoli). Stock di debito delle pubbliche amministrazioni (B): l insieme delle passività finanziarie del settore pubblico (titoli di Stato a breve, medio e lungo termine, e prestiti di varia natura). 35

37 L equazione fondamentale L emissione di debito (ΔB) va a coprire il deficit (o meglio il fabbisogno). B = D t Cioè: B B = G + Tr T + i B B t t 1 t t t t t 1 36

38 Cioè, il debito pubblico nell anno t: = (1 + B ) + PR t t t 1 t B i B D Dipende da tre cose: a) il costo medio del debito (i B t ) b) lo stock ereditato del debito (B t-1 ) c) il deficit primario che il governo realizza (D PR t ) 37

39 Per ridurre il debito quindi, ci sono solo due strade: a) realizzare (sperare?) in un abbassamento del costo medio del debito b) realizzare avanzi primari (D <0) Il fattore a) non è una variabile sotto diretto controllo del governo. A proposito 38

40 Come avvengono le emissioni di debito pubblico? Tramite le aste del Ministero del Tesoro, che si svolgono normalmente ogni mese. E il cosiddetto mercato primario, cioè quello in cui gli investitori comprano i titoli direttamente dal Tesoro, in asta. Il Ministero verifica l emergere di un fabbisogno di cassa (che è poco distante dall indebitamento netto, che però è una misura di competenza), e per coprirlo emette un pari ammontare di titoli di Stato, verificando qual è il tasso di interesse che il mercato richiede per sottoscrivere quei titoli (e cioè prestare soldi allo Stato). 39

41 Come funzionano in concreto le aste? Ci sono due modalità: a) l asta competitiva (per i titoli a breve scadenza) b) l asta marginale (per i titoli a media-lunga scadenza) In a), ciascun aggiudicatario paga il prezzo dichiarato nella propria offerta. In b), tutte le offerte sono aggiudicate al prezzo marginale. 40

42 Come funzionano in concreto le aste? _stato/aste_titoli_stato.html File allegato in materiale didattico. Da studiare. 41

43 Per capire come va un asta, si guardano due indicatori: a) ovviamente il tasso di interesse al quale sono aggiudicati quei titoli b) il bid-to-cover ratio: il rapporto tra domanda di titoli di Stato e importo aggiudicato in asta. Un rapporto superiore ad uno significa che c era domanda in eccesso per quei titoli. E un indicatore che serve a capire quanta domanda potenziale c è; più è alto, minore è il rischio che la prossima volta l asta vada deserta. 42

44 Un esempio per afferrare il concetto Alessandro Del Piero si è trasferito in Australia con la famiglia, e ha deciso di regalarvi la sua casa a Torino, inclusi tutti gli oggetti ivi contenuti. Per sopravvivere, vi inventate un lavoro: ogni mese mettete all asta alcuni degli oggetti di Del Piero. Ogni 30 giorni quindi, quantificate di quanto denaro avete bisogno per arrivare a fine mese, e mettete all asta un certo numero di suoi beni. 43

45 Questo mese, contate di aver bisogno di 500 euro. Allora mettete all asta le tazzine da caffè usate da Del Piero per fare colazione. Alle 11 di domani mattina, aprite la procedura di partecipazione all asta via Internet: le offerte devono arrivare entro le 12. Alle 12, queste sono le offerte pervenute: 44

46 Marco Rossi è disposto a comprare una tazzina per 300 euro. Paolo Bianchi è disposto a comprare due tazzine a 100 euro ciascuna. Maria Verdi è disposta a comprare una tazzina a 80 euro. Voi avete bisogno di 500 euro. Quante tazzine aggiudicate, e a che prezzo? 45

47 La tazzina richiesta da Marco Rossi (introito: 300 euro) Le due tazzine richieste da Paolo Bianchi (introito: 200 euro) La richiesta di Maria Verdi rimane inevasa. Bid to cover ratio: 580/500 = 1,16 46

48 Come giudica il mercato l andamento dell asta? Innanzitutto, avete centrato l obiettivo: raccogliere 500 euro. Avete ottenuto un buon prezzo medio (tre tazzine, 500 euro di incasso complessivo: prezzo medio: 166,66). Il mercato non ha riscontrato un eccessivo interesse nella vostra asta, perché vi era una domanda superiore solo del 16% alla quantità messa in offerta. E un segnale forse preoccupante per la prossima asta. 47

49 Dalle tazzine di caffè ai titoli di Stato Esempio appena fatto quanto vi serve per arrivare a fine mese Tazzine di caffè Prezzo spuntato, che serve a reperire le risorse per arrivare a fine mese Realtà di politica fiscale Fabbisogno di cassa del settore pubblico Titoli del debito pubblico Tasso di interesse che colloca l ammontare di titoli che è necessario a coprire il fabbisogno 48

50 Quali sono i titoli del debito pubblico italiano? a) Buoni Ordinari del Tesoro (BOT). Titoli a breve scadenza (3 mesi, 6 mesi, 1 anno), senza cedole. Se il tasso di interesse è 5,26%, significa che si compra a 95 e si viene rimborsati 100. b) Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ). Titoli a breve scadenza (2 anni), funzionano come i BOT. 49

51 c) Certificati di Credito del Tesoro (CCT) Titoli a lunga scadenza (7 anni), cedole semestrali (=ogni 6 mesi vengono corrisposti gli interessi). d) Buoni del Tesoro Pluriennali (BTP) Titoli a breve, media e lunga scadenza (3,5, 10 e 30 anni), cedole semestrali. 50

52 Composizione del debito pubblico italiano al 31/12/2010 TIPOLOGIA DI TITOLO BTP 65.04% BTP indicizzati all inflazione 6,78% CCT 8,79% BOT 9.62% CTZ 4.72% PESO SUL DEBITO COMPLESSIVO TOTALE 94.95% 51

53 Il rimanente 5% è composto da: a) titoli in valuta estera b) mutui e prestiti vari c) variazioni del conto di disponibilità del Ministero del Tesoro presso la Banca d Italia. 52

54 Il debito pubblico degli enti locali Il debito delle amministrazioni locali (Comuni, Province, Regioni è per la maggior parte costituito da mutui e prestiti. In misura meno prevalente, poi, esistono anche obbligazioni pubbliche. Per i Comuni, si tratta dei B.O.C (Buoni Ordinari Comunali). 53

55 Mercato primario Vs mercato secondario Il mercato primario è quello in cui il lato dell offerta è costituito dai governi che offrono in asta i titoli del debito pubblico, e il lato della domanda è costituito dagli istituiti di credito abilitati a partecipare alle aste del Tesoro (primary dealers) e ad altri investitori istituzionali. In altre parole, nel mercato primario a cui non tutti possono accedere si compra all emissione (chiamato anche collocamento ). Non tutti possono accedere.mica tanto! ll più recente titolo di Stato italiano (il Btp-Italia) può essere acquistato direttamente on-line dal semplice risparmiatore, senza commissioni. 54

56 Nel mercato secondario invece si scambiano i titoli di Stato precedentemente acquistati in emissione. Quindi Nel mercato primario vengono trattati gli strumenti finanziari di nuova emissione. Nel mercato secondario si trattano i titoli già emessi. Ovviamente, un titolo può avere un determinato prezzo all emissione (risultante dall incrocio tra domanda e offerta in asta), per poi averne un altro nel mercato secondario (risultante dall incrocio tra domanda e offerta degli operatori che agiscono sul mercato secondario). 55

57 IMPORTANTE: COS E LO SPREAD? Quello che normalmente viene chiamato spread è il differenziale di rendimento tra un titolo di Stato a 10 anni e un titolo di Stato di pari durata dell emittente più sicuro (risk-free) sul mercato secondario. In Europa l emittente più sicuro è considerata la Germania. Quindi lo spread italiano è il differenziale di rendimento sul mercato secondario tra i titoli di Stato italiani a 10 anni e i titoli di Stato tedeschi a dieci anni. 56

58 Domandone Lo spread così come l abbiamo definito impatta direttamente sul costo medio del debito i t B? No. Quello che impatta sul costo medio del debito è il costo all emissione (cioè quello che si verifica nelle aste del Tesoro). Cioè conta lo spread sul primario, non sul secondario. 57

59 Tuttavia Se lo spread è pari a 400 sul mercato secondario (= i titoli di Stato italiani, a causa del più elevato premio al rischio, rendono il 4% in più dei corrispondenti titoli tedeschi), a quanto vi aspettate che vengano emessi i titoli di Stato nella prossima asta? Se fossero emessi con uno spread di 399, a nessun investitore converrebbe acquistarli. Basterebbe, infatti, acquistarli sul mercato secondario anziché sul mercato primario. 58

60 Quindi, riassumendo (e con tutti gli accorgimenti del caso) Lo spread definito come differenziale sul mercato secondario di per sé non significa nulla, nell immediato, per i conti pubblici. Ma è un pericolosissimo termometro, perché segnala che i tassi di interesse alla prossima asta dei titoli di Stato, si impenneranno. E così facendo, aumenteranno il costo medio del debito. Che, come vedremo tra poco, è cruciale per valutare la sostenibilità del debito pubblico. 59

61 2. DEBITO: PANACEA DI TUTTI I MALI, O ESSO STESSO UN MALE? Considerate una riduzione fiscale che a parità di tutte le altre condizioni comporti un aumento del debito (tramite aumento di indebitamento netto/fabbisogno). Ci sono due approcci per esaminarne le conseguenze: 1. La visione tradizionale 2. La visione Ricardiana. 60

62 1. La visione tradizionale Breve periodo: Y, u Lungo periodo: Y e u tornano ai loro valori naturali Economia chiusa: r, I Economia aperta: ε, NX 61

63 2. La visione Ricardiana Originariamente avanzata dall economista inglese David Ricardo (1820), e riproposta nel 1974 dall economista americano Robert Barro Secondo la cosiddetta equivalenza ricardiana, un taglio delle tasse finanziato con emissione di debito pubblico non ha effetti (su consumo, risparmio nazionale, tasso di interesse reale, investimenti, esportazioni nette o Pil reale) neanche nel breve periodo. 62

64 La logica dell equivalenza ricardiana Gli agenti economici sanno che una diminuzione delle tasse oggi se finanziata con aumento di debito significa maggiori tasse domani: un aumento uguale in valore attuale alla diminuzione di tasse oggi. Quindi il taglio delle tasse oggi non aumenta il reddito permanente degli agenti economici, perchè sanno che il maggior reddito disponibile di oggi (=minori tasse) verrà compensato da un minor reddito disponibile domani (=maggiori tasse). 63

65 Quindi gli agenti economici non spendono l aumento del reddito disponibile..bensì Lo risparmiano. Come risultato, il risparmio privato sale esattamente dell ammontare di cui è diminuito il risparmio pubblico (come conseguenza dell aumento del deficit). Il risparmio nazionale rimane lo stesso, e quindi non c è effetto su nessuna variabili macroeconomica. 64

66 Problemi con l equivalenza ricardiana Miopia: Non tutti gli agenti economici sono così perfettamente razionali. Vincoli di indebitamento: Non tutti i consumatori possono ragionare sul loro reddito lungo tutto l arco della vita ( reddito permanente ), semplicemente perchè essendo impossibilitati a indebitarsi devono basarsi solo sul loro reddito corrente. Pertanto, se c è un beneficio sul loro reddito corrente (dovuto al taglio delle tasse), lo spendono. 65

67 Altruismo generazionale: Se gli agenti economici si aspettano che il peso di ripagare il debito attuale ricadrà sulle future generazioni, allora potrebbero essere indotti a non internalizzare l effetto, e voler scaricare su di esse il costo del maggior benessere oggi. Quindi spendono l aumento del reddito disponibile, senza curarsi di chi dovrà ripagarlo... 66

68 3. COME SI EVOLVE IL RAPPORTO DEBITO/PIL Ricordate l equazione che descrive l andamento del valore assoluto del debito pubblico: = (1 + B ) + PR t t t 1 t B i B D Abbiamo già accennato al fatto che per valutare correttamente il peso di un debito occorre rapportarlo al reddito di un individuo. 67

69 La famiglia Rossi e la famiglia Bianchi hanno entrambe euro di debito sulle spalle. A prima vista, sembrano ugualmente nei guai. La famiglia Rossi ha un reddito annuo netto di euro. La famiglia Bianchi ha un reddito annuo netto di euro. Direste ancora che entrambe le famiglie sono ugualmente nei guai? 68

70 La famiglia Rossi è indebitata per il 50% del suo reddito annuo, mentre la famiglia Bianchi solo per il 10%. Perché rapporto il debito al reddito? Così misuro il debito in rapporto alla capacità che la famiglia ha di ripagarlo. Qual è il reddito di un Paese? Il Prodotto Interno Lordo (Y). Ecco perché debito (e deficit) sono misurate in rapporto al Pil. 69

71 Siamo sicuri che sia la misura più corretta? Ci sono due problemi principali con l utilizzo dell indicatore debito / PIL: 1) Il PIL è davvero una misura corretta per indicare la capacità di ripagare il debito? 2) Il debito è uno stock, il PIL è un flusso. Non è più corretto rapportare lo stock ad un altro stock? 70

72 1) Capacità di ripagare debito L idea di utilizzare il PIL come indicatore della capacità di ripagare il debito (così come abbiamo usato il reddito di una famiglia) è basata sul fatto che il governo può mobilitare risorse non solo all interno della componente pubblica del reddito (come è ovvio) ma anche nelle componenti private, ad esempio aumentando la tassazione. 71

73 Qualora invece volessimo soffermarci soltanto sulla capacità fiscale attuale di un governo, dovremmo utilizzare un altro indicatore, ad esempio le entrate finali del settore pubblico (T). Il rapporto debito/entrate pubbliche comincia ad essere utilizzato. Essendoci tuttavia una forte correlazione (com è ovvio) tra PIL ed entrate pubbliche, questo cambia il livello dell indicatore, ma non cambia le classifiche internazionali. 72

74 2) Stock Vs flussi Un problema senza dubbio più rilevante è rappresentato dal fatto che: Il debito pubblico è uno stock. Il Pil (e anche le entrate!) è un flusso. E corretto mischiare stock e flusso? 73

75 Alcuni economisti propongono di riconciliare i due piani, utilizzando un indicatore che nelle aziende viene utilizzato per rappresentare la situazione patrimoniale delle imprese: debito / patrimonio Che sono entrambi due stock. In altre parole, un indicatore del genere misura il rapporto tra passività e attività. Ed è, in teoria, corretto dal punto di vista aziendale. 74

76 Tuttavia. Cosa dobbiamo esattamente considerare come patrimonio del settore pubblico? In teoria, le proprietà pubbliche. a) il patrimonio immobiliare b) il patrimonio mobiliare (partecipazioni in aziende pubbliche: Rai, Finmeccanica, Poste italiane, ecc). Ma nel punto a) mettiamo anche il Colosseo.?! 75

77 Logica vorrebbe, infatti, che il denominatore di quel rapporto indicasse le risorse effettivamente mobilizzabili per ridurre il debito. Un altro punto di vista per vedere lo stesso problema è contenuto nel dibattito debito lordo Vs debito netto (approfondimento nel riquadro a pag. 346 del cap.15) 76

78 Tutto ciò detto e premesso. Al giorno d oggi è ancora il rapporto debito/ PIL quello prevalentemente utilizzato. Quindi abbiamo un problema: dobbiamo arrivare da : = (1 + B ) + PR t t t 1 t B i B D.ad un espressione in B/Y. 77

79 Con pochi calcoli si arriva a: = (1 + B Y ) + PR t t t t t 1 t b i g π b d b t = rapporto debito/pil nell anno t i tb = costo medio del debito nell anno t g ty = crescita del PIL reale da t-1 a t π t = inflazione da t-1 a t b t-1 = rapporto debito/pil nell anno t-1 d PR t = deficit primario in rapporto al PIL 78

80 Il rapporto debito/pil dall anno t-1 a t aumenta se: a) il costo medio del debito è maggiore del tasso di crescita del PIL nominale (= crescita reale + inflazione) b) il governo realizza un deficit primario (cioè spende più di quello che incassa, al netto degli interessi). Combinazioni di a) e b) possono accelerare o compensare l aumento del debito/pil. 79

81 Il rapporto debito/pil dall anno t-1 a t diminuisce se: a) il costo medio del debito è minore del tasso di crescita del PIL nominale b) il governo realizza un avanzo primario. 80

82 Esempio Il rapporto debito/pil lo scorso anno era pari al 60%. Quest anno il costo medio del debito è il 4%, il tasso di crescita del Pil reale è l 1%, l inflazione è al 2%. Se il governo realizza un surplus primario dell 1%, a fine anno di quanto è cambiato il rapporto debito/pil? 81

83 b t-1 = 0.60 g ty = 0.01 π t =0.02 i tb =0.04 d t PR = = (1 + B Y ) + PR t t t t t 1 t b i g π b d b t = ( )* b t =0,596 Il rapporto debito/pil scende dal 60% al 59,6% 82

84 Ma se l avanzo primario è dell 1% del PIL (cioè se il governo, al netto degli interessi, incassa più di quello che spende) come mai il debito non scende dell 1%? Perché il primo addendo di quell equazione dà un contributo positivo alla crescita del debito: il differenziale tra costo medio e crescita nominale è infatti positivo. E questo si mangia un po dell effetto benefico dovuto al realizzarsi di un avanzo primario. 83

85 La variabile di politica fiscale In tutto questo quadro, l unico vero strumento di politica fiscale è il deficit/surplus primario: d t PR = G t +Tr t T t Queste variabili vengono decise dal governo tramite il bilancio dello Stato, che viene approvato ogni anno dal Parlamento entro il 31 dicembre (per l anno successivo). 84

86 E le altre variabili? Da cosa dipendono? π t = inflazione Nel lungo periodo, dall eccedenza della crescita dell offerta di moneta rispetto alla crescita del Pil reale. Nel breve periodo, da: a) shock di offerta b) aspettative di inflazione c) shock di offerta 85

87 i tb = costo medio del debito Dipende da: a) politica monetaria (decisioni su i MRO ) b) rendimenti dei titoli di Stato alle differenti scadenze (a loro volta influenzati dai 4 premi al rischio esaminati la settimana scorsa). 86

88 g ty = tasso di crescita del Pil reale Nel lungo periodo, dipende da: a) accumulazione di fattori produttivi (capitale e lavoro) b) produttività totale dei fattori Nel breve periodo, dipende da: le fluttuazioni del ciclo economico (le cui determinanti sono state studiate nella terza parte del corso). 87

89 b t-1 = rapporto debito/pil dell anno precedente Dipende da: a) le scelte fatte in passato. 88

90 Aspetta un attimo però Ma sei sicuro che la nostra variabile-strumento (il deficit/surplus primario). Non influenza in qualche modo le altre variabili che determinano l andamento del rapporto debito/pil? 89

91 IL CUORE DEL PROBLEMA. DI OGGI E DEI PROSSIMI ANNI. Le scelte di politica fiscale (che risultano nell andamento della variabile d t PR ) influiscono su: a) Il tasso di inflazione e tasso di crescita del Pil reale (= tasso di crescita del Pil nominale) b) Il costo medio del debito VEDIAMO (anzi, ricordiamo!) COME. 90

92 a) Effetti di d t PR su inflazione e Pil Le componenti del disavanzo primario hanno effetto (diretto o indiretto) sulla domanda aggregata. Che nel breve periodo influenza Pil e inflazione. Se aumenta d t PR aumentano g t Y e π t, e questo migliora del rapporto debito/pil 91

93 b) Effetti di d t PR sul costo medio del debito L aumento del disavanzo primario peggiora il rischio di credito, pertanto aumenta il premio al rischio e aumenta il tasso di interesse sui titoli di Stato, alle differenti scadenze. Le aste del Tesoro vanno peggio se il Paese continua a spendere più di quello che incassa. Se aumenta d t PR aumenta i tb, e questo peggiora il rapporto debito/pil 92

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