A S S I. Come, Quando, Fuori, Piove. La storia dei 4 gemelli Asso. di Donato Vena

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1 A S S I Come, Quando, Fuori, Piove. La storia dei 4 gemelli Asso 1 di Donato Vena

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3 Avete mai letto un romangiallo? No, non un romanzo giallo. È un altra cosa. Ah, no? Allora preparatevi, perché dovrete fare delle scelte Passato. La vita di Marina non inizia nel migliore dei modi. Ancora molto giovane, si lascia convincere a seguire un ragazzo a Roma, lasciando la sua Ucraina. Lui si rivelerà ben presto un farabutto e lei si ritroverà sola, disperata ed incinta. Il suo solo conforto è l amica Dafne, l unica che le resta accanto. Sarà proprio lei ad aiutarla quando Marina darà alla luce ben quattro gemelli. A questo punto, la storia prende una piega inaspettata: Marina fugge e Dafne viene aggredita. Prima di essere affidati a quattro famiglie diverse, ai bambini viene tatuato sulla mano il seme di una carta da gioco. Cuori, Quadri, Fiori e Picche. Presente. I quattro ragazzi sono adulti. Per 38 anni restano all oscuro dell esistenza degli altri gemelli. Formano il loro carattere vivendo in quattro luoghi diversi: Pisticci (MT), Reggio Emilia, Venezia e Torino. Per loro sta per arrivare una verità che 3

4 potrebbe cambiare tutto. Cosa troveranno, nel momento della verità? Sta al lettore deciderlo. Dopotutto, il futuro è incerto finché non si prende una decisione, no? E questa decisione la prenderai tu lettore leggendo la premessa prima di acquistare il libro. Dispari o Pari? Prima di comprare questo libro leggi la premessa. Un tuo errore modifica il futuro dei protagonisti. 4

5 PREMESSA Molti pensano che il destino di ognuno di noi sia già scritto dal momento in cui nasciamo. I luoghi, le persone che ci circondano e le varie circostanze della vita non influiscono più di tanto sul nostro essere. Sono dei dettagli che non contribuiscono a condizionare la nostra vita già tracciata. Gli eventi che accadono li indossiamo su di noi come se fossero abiti fatti su misura dal nostro sarto di fiducia che è il destino. Nulla e nessuno può modificare il destino e, soprattutto, il carattere di ognuno di noi che è già presente nei nostri geni. Il passato, il presente ed il futuro sono già definiti, chiari al nostro destino che inesorabilmente attende solo il consumarsi del tempo e degli eventi, per rappresentarsi nelle più variegate forme, attribuendo all incolpevole protagonista e a chi gli sta vicino, gioia e dolore, serenità e tristezza, sicurezza ed incertezza, paura e ardire. Se non siete d accordo con questa tesi di vita leggete attentamente questo romangiallo che vi farà cambiare idea o forse no! Potrebbe addirittura rafforzare in voi quella convinzione della vita che avete. Questa è la storia delle storie. A differenza di 5

6 tante altre, vi racconta degli eventi passati, vi fa vivere il presente dei protagonisti e vi anticipa, qui la novità, il futuro a cui andranno incontro, anche se il tempo non è ancora realmente trascorso. Proprio sul futuro sarai tu con la tua scelta ad influenzare gli eventi dei nostri protagonisti. La fine storia si potrà solo immaginare perché non si è ancora consumata nel tempo, quindi, può essere fortemente influenzata da altri fattori. Tu sei uno dei fattori. Questo romangiallo è diviso in quattro capitoli; ha una premessa che in questo momento stai leggendo, un passato, un presente ed un futuro che ha un doppio finale. Il destino ha assegnato a te lettore, nato in giorno dispari, il libro che riporta in copertina la pallina della roulette posizionata sul numero 15; appunto il finale dispari della storia. Se invece sei nato in giorno pari acquista il libro che in copertina riporta la pallina della roulette posizionata sul numero 32; quello è il libro del tuo finale pari. Come vedi se ti attieni alle istruzioni, il finale dei protagonisti del libro lo ha deciso il tuo destino rispettando la scelta collegata al giorno pari o 6

7 dispari della tua nascita. Può capitare che tu abbia acquistato il libro senza aver seguito le istruzioni che ti obbligano a leggere questa premessa. In questo caso a decidere del futuro dei nostri protagonisti ci ha pensato il caso avendo scelto l acquisto del libro tirando a sorte tra i due finali. Capiterà a qualche lettore che, pur leggendo questa premessa, per motivi di scorta della libreria il libro con finale dispari o pari sia esaurito. In questo caso un evento esterno ha ulteriormente condizionato la tua scelta. Devi prendere atto di questo ed acquistare il libro al momento disponibile in libreria. Un fattore esterno ha voluto attribuire a te questa versione del finale. Caro lettore non preoccuparti, qualunque sia il finale del libro acquistato, se vuoi, puoi richiedere l altra versione del futuro dei nostri protagonisti e rimescolare ancora una volta le carte. Dovrai solo scrivere una di richiesta alla casa editrice e riceverai gratuitamente sulla tua posta elettronica l altro finale, a meno che Ricordati però che quello che riceverai soddisfa solo la tua curiosità di lettore. Come abbiamo detto più volte, il destino o chi per lui, ti ha asse- 7

8 gnato un finale ben preciso sempre che, ricevendo l altro finale, non ci sia un colpo di scena che per ora non è previsto. È arrivato il tempo di raccontare il romangiallo. Tutto ha inizio nel

9 IL PASSATO Un anno che ha il 29 febbraio è, per definizione, un anno bisestile. Nel calendario gregoriano, questa data cade negli anni divisibili per quattro ed i giorni della settimana di un anno bisestile si ripetono ciclicamente ogni 400 anni. Il 1956 è un anno bisestile e la nostra storia comincia proprio quell anno a Tsyurupyns k, piccolo paesino del sud dell Ucraina, a circa 220 chilometri da Odessa. Il 29 febbraio nasce la nostra protagonista del racconto, Marina. Figlia di anziani e poveri contadini, Marina impara dalla nonna Viorica l arte culinaria. Non prosegue gli studi perché non ha i mezzi economici per vivere ad Odessa, la città più vicina dove ha sede l università. Due braccia in più che lavorano la terra sono necessarie per la sopravvivenza della famiglia. Gli anni passano e il primo marzo del 1975 (negli anni non bisestili Marina festeggia il suo compleanno il primo marzo), per festeggiare il suo diciannovesimo compleanno, Marina decide di regalarsi un viaggio di alcuni giorni proprio ad Odessa. Ha tanta voglia di vedere e scoprire come si vive in città. Per lei che non si è mai spostata dal suo paese 9

10 natio, quel viaggio rappresenta la tappa più lontana dalla sua tranquilla e sicura Tsyurupyns k. Dopo un lungo viaggio in autobus, Marina arriva ad Odessa alle 8:00 di mattina dove conosce da subito un giovane ragazzo di nome Roman che la corteggia per tutto il giorno, facendole da guida della città. Per Marina quella è la giornata più bella della sua vita. Si sente per la prima volta una donna corteggiata da un bel ragazzo, da cui è attratta, festeggia il suo compleanno e si ritrova in una bellissima città di mare che l affascina. Roman, venuto a sapere da Marina delle sue qualità di cuoca, le prospetta la possibilità di andare con lui a lavorare in Italia, a Roma, presso un loro connazionale che ha aperto da poco un tipico ristorante ucraino e che cerca una brava cuoca che sappia cucinare la famosa zuppa ucraina chiamata borsch. Marina è maestra nel prepararla; i segreti dell antica ricetta che le ha insegnato la nonna Viorica sono infallibili. È affascinata da questa possibilità. Per Roman prova un attrazione che non sa descrivere perché per lei, questa, è la sua prima esperienza sentimentale. L Italia, una terra lontanissima, di cui ha sentito parlare vagamente solo da piccola sui libri di scuola. La 10

11 possibilità di vivere a Roma, la città eterna, la strega tant è che acconsente alla richiesta e decide di partire con Roman. Quella notte Marina non dorme in albergo come aveva programmato ma a casa di Roman dove per la prima volta conosce i piaceri dell amore. L indomani mattina, carica di vita e di speranza, chiama la nonna Viorica e le annuncia la sua decisione. Partirà per l Italia dove le daranno un lavoro. Dopo un paio di giorni Roman e Marina partono per l Italia. Vengono accompagnati in macchina fino ai confini con l Ungheria da un amico di Roman, un signore di mezza età. Lì devono fermarsi per tre giorni in attesa di oltrepassare la frontiera, presso una locanda vicino al fiume Tibisco che divide il confine ucraino da quello ungherese. La notte del terzo giorno, senza nessun preavviso, due boscaioli del posto li prelevano e con una piccola barca attraversano di notte il fiume, trovandosi sull altra sponda in terra ungherese. L unica possibilità per attraversare il confine è farlo in modo clandestino, il regime sovietico non permette gli espatri. Dopo circa un ora di cammino nella fitta boscaglia Marina e Roman incontrano, sul ciglio di una strada 11

12 sterrata, un giovane ragazzo del posto che li attende con una vecchissima auto Lada di nazionalità russa. Il ragazzo fa salire Marina e Roman sull auto e dopo alcune ore di viaggio si ferma presso una fattoria in aperta campagna. Le tappe che si susseguono nei giorni successivi in terra ungherese durano alcune ore, si viaggia solo di notte. Le stradine sono strette e tortuose, a volte anche non asfaltate; è chiaro che si cerca di viaggiare in incognito in sentieri poco controllati. Ad ogni tappa c è sempre una famiglia del posto che li ospita durante il giorno, mentre la notte si riprende il viaggio con direzione Austria. Marina nota durante le varie tappe che sul posto c è sempre qualcuno che li attende come se tutto il viaggio fosse un programma a tappe già stabilito e, soprattutto, già collaudato nelle sue cadenze in altre occasioni simili. Marina non dà peso a ciò, è troppo felice, ha trovato il suo amore, è diretta a Roma ed ha trovato il lavoro più bello che potesse fare: la cuoca, cucinare tutto il giorno ed essere anche pagata ( grazie nonna Viorica per i tuoi insegnamenti! ). Finalmente dopo circa 12 giorni di viaggio con soste 12

13 forzate, arrivano in Italia attraversando a piedi un sentiero tortuoso che si addentra nelle valli alpine. Qui ad attenderli un italiano con un auto nuova di zecca che saluta Roman con grande affetto e con un energico abbraccio, come se fossero vecchi amici che hanno comuni interessi; eppure Roman, le ha detto che anche per lui è la prima volta che viene in Italia. Quell italiano si fa chiamare Er Mejo. Si sale tutti in macchina con direzione Roma. Dopo quasi un giorno di viaggio, finalmente Marina intravede da lontano Roma, è l alba del 16 marzo del Con l auto attraversano la città e Marina resta affascinata dal Colosseo, dall antica Roma, dall Altare della Patria ed infine da lontano riesce anche ad intravedere la cupola di San Pietro. Un incanto, questa città l ha già stregata. Arrivano in una zona vicino al centro e varcano il portone di una grande palazzina. Salgono al primo piano ed entrano in un piccolo appartamento che si affaccia sulla via. Lì sarà la loro casa. Roman una volta entrato nell appartamento riceve dal Er Mejo una gran quantità di danaro che Marina non conosce. Si tratta di lire italiane. È la prima volta che lei vede quelle banconote e non sa nemmeno il loro valore ma nota che sono tante. Pensa che 13

14 sia il denaro pattuito come anticipo per il lavoro che da lì a breve avrebbe iniziato. Forse Er Mejo è il socio del loro connazionale proprietario del ristorante. Fatto l affare, Roman dice a Marina che deve uscire un attimo con il suo amico per fare delle commissioni e vedere dove si trova il ristorante. Ritornerà a casa quanto prima, intanto lei può sistemare le poche cose che hanno portato con loro dall Ucraina. Chiudendo la porta d ingresso, Marina sente il suono della serratura che si chiude per quattro volte. Quel suono segna l inizio per lei di una nuova vita. Mentre sistema i vestiti pensa già ai suoi fornelli del piccolo ristorantino. Ogni tanto si ferma per lunghi minuti alla finestra e apprezza la vitalità della strada con gente che cammina, negozi e vetrine sfarzose e tante auto e moto che solcano la via. Si accorgerà solo dopo poche ore dal suo arrivo in Italia, che le cose prospettate da Roman non stanno come lei ha immaginato. Er Mejo è un malvivente del posto che gestisce in proprio un traffico di prostitute italiane e straniere per conto della sua organizzazione di cui è il capo. I suoi contatti internazionali gli permettono di fornire ragazze giovani di nazionalità straniera ad altre organizzazioni che esercitano lo sfruttamento della pro- 14

15 stituzione in diversi quartieri di Roma. Marina deve prostituirsi in quella stanza per riscattare il suo debito rappresentato dal costo sostenuto per farla espatriare dall Ucraina in Italia e dal compenso pagato all intermediatore Roman. La giovane immersa nel pianto si trova in una terra dove non conosce nessuno, non comprende la lingua ed è stata tradita sentimentalmente dal suo amore. Tutto questo la fa affondare in un dolore atroce. Marina, di Roman, non seppe più nulla. Tradita dal suo amore, picchiata, umiliata e violentata, Marina deve accettare quella terribile vita chiusa in quell appartamento dove ad ogni ora del giorno e della notte Er Mejo si presenta con uomini giovani e vecchi a richiedere prestazioni sessuali a volte anche contro natura e con violenza. Passano così i primi due mesi. Marina a malapena riesce a dire alcune parole d italiano. Qualche vocabolo l ha imparato da alcuni clienti che prima del rapporto amano parlare con la loro preda. La televisione e qualche rivista vecchia a disposizione nelle poche ore di solitudine hanno fatto il resto per contribuire a creare uno striminzito vocabolario a disposizione di Marina. Quello che le manca di più sono la nonna Viorica, i 15

16 luoghi e gli spazi aperti della piccola Tsyurupyns k. Un giorno si fa coraggio e chiede al suo aguzzino di poter almeno uscire un po di casa; anche una semplice passeggiata in strada l avrebbe aiutata a non impazzire. Promette a Er Mejo che non sarebbe scappata anche perché non sa dove andare. Er Mejo a volte quando vuole sa essere buono. Concede a Marina di uscire di casa solo due ore a settimana, il lunedì pomeriggio, per andare a lavare i suoi indumenti presso la lavanderia a gettoni di fronte alla casa degli orrori. Perché il lunedì? È il giorno in cui le prestazioni sessuali sono meno richieste. Marina nel suo primo lunedì di libertà conosce nella lavanderia a gettoni una coetanea di nome Dafne. Marina l ha vista molte volte in strada dalla finestra di casa, infatti ha un laboratorio a fianco della lavanderia. Dafne, originaria della Basilicata, per la precisione di Matera (la città dei sassi), ha aperto da poco a Roma un piccolo laboratorio di parrucchiera e sbarca il lunario con lavori d estetista e piccoli tatuaggi, proprio a fianco della lavanderia. Essendo il lunedì il giorno di chiusura per Dafne quella è la giornata buona delle grandi pulizie, del la- 16

17 vaggio della biancheria di casa e degli asciugamani del laboratorio. Il nome dato al negozio è ASSI Come, Quando, Fuori, Piove ; un nome insolito per un laboratorio di parrucchiera ma la frase ha ispirato Dafne in quanto richiama i quattro semi delle carte da gioco usate per giocare a poker. Come sta per cuori, quando sta per quadri, fuori sta per fiori e piove sta per picche. Per Marina quelle due ore di lunedì in lavanderia a lavare i panni ed a parlare con Dafne sono l unico momento di tranquillità della sua settimana di passione. Le due confidandosi scoprono che sono nate entrambe nel 1956 a distanza di un solo giorno, Marina è nata il 29 febbraio e Dafne il giorno dopo, il primo marzo. Ogni lunedì l amicizia con Dafne diventa un legame sempre più forte e sincero. Marina con lei impara sempre di più a parlare italiano. Purtroppo o per fortuna la sorte vuole ancora incidere in modo pesante sulla vita di Marina. Dopo pochi mesi dal suo arrivo in Italia, a poco più di 19 anni, Marina scopre di essere incinta. In uno dei tanti rapporti a pagamento che ha avuto con un cliente è rimasta incinta. Non sa neanche chi 17

18 potrebbe essere il padre del suo futuro bambino; troppi rapporti in poco tempo, ma questo a lei poco importa. L unico pensiero protettivo di mamma è rivolto al bambino. Proteggerlo diventa il solo desiderio che tiene occupata la mente di Marina. Che fare? Marina sa che Er Mejo l avrebbe costretta ad abortire. È inconcepibile per il suo aguzzino pensare di interrompere gli appuntamenti a pagamento per portare avanti una gravidanza. Marina questo lo sa e non vuole abortire. Quella creatura che cresce in lei, anche se è frutto di dolore, ora le procura amore e speranza nel futuro. Sente che è l unica cosa che la tiene ancora in vita e la spinge a reagire. Dapprima cerca di tenere nascosto il fatto. Non dice nulla neanche a Dafne che negli incontri in lavanderia ha notato un cambiamento nel comportamento di Marina, ma non immagina la causa che lo ha provocato. I giorni passano ed ormai la pancia di Marina comincia a comparire in tutta la sua vistosità. L unica possibilità per lei è confidarsi con Dafne e chiedere aiuto. Il primo lunedì di inizio agosto Marina, recandosi in 18

19 lavanderia, si fa coraggio ed inizia il racconto della sua breve ma intensa storia vissuta in quei circa quattro mesi in Italia. Confida a Dafne la verità e si scusa per non avere detto prima che è costretta a prostituirsi. Ha avuto paura di perderla come amica. Lei è l unica persona di cui si fida in Italia. Dafne rimane sconvolta dal racconto, è senza parole. Interminabili secondi di silenzio creano a Marina un ansia indescrivibile intrecciata a cattivi pensieri. È in quel momento che Marina, per interrompere quell assordante silenzio, aggiunge la ciliegina sulla torta: «Devo ancora dirti un altra cosa Dafne sono incinta da oltre due mesi». In quel momento Dafne cambia il suo sguardo da viso pietrificato in sorriso di speranza e con foga dice: «Marina devi fuggire da questo inferno. Questi bastardi se scoprono che sei incinta ti fanno abortire e chissà cosa fanno a te. Vieni a vivere con me nel retrobottega del negozio, staremo un po stretti ma al sicuro, ci arrangeremo fino alla nascita del bambino. Lì non verranno mai a cercarti, immagina, proprio a pochi metri dalla tua prigione Devi farti coraggio Marina e troncare definitivamente. L importante è 19

20 restare sempre chiusi in casa fino al momento del parto, poi si deciderà cosa fare». Così fanno. Per Marina quella prigione forzata nel retrobottega del negozio di Dafne è un piacevole sacrificio da sopportare. Si è allontanata da quella vita di orrori che è stata costretta a subire. Ha ritrovato la serenità e la voglia di vivere. Dafne si è rivelata per lei non solo un amica di cui fidarsi, ma l angelo che sta salvando la sua creatura. Per rendere Marina diversa nella fisionomia, Dafne le taglia i lunghi capelli chiari che lei porta sciolti dietro le spalle da quando è bambina. Le fa un bellissimo caschetto e le colora di nero scuro i capelli; con un po di trucco, lo sfoltimento delle sopracciglia e l applicazione di un neo finto sul viso, il gioco è fatto. Così ben trasformata e con un paio di occhiali da sole iniziano anche a fare delle piccole uscite di casa modificando il loro piano iniziale che prevede di stare al sicuro nel retrobottega del negozio fino alla nascita del bambino. Giorno dopo giorno Marina sente crescere in sé la sua creatura. La pancia è enorme e sicuramente quel bambino quando nascerà non potrà che pesare un bel po di chili. 20

21 Spesso la notte, distesa sul letto, a fianco di Dafne, sentono entrambe come il piccolo scalcia. Dafne vive con Marina quella gravidanza giorno dopo giorno come se la creatura fosse un po anche sua. Il tempo scorre, le giornate di caldo di agosto e settembre finiscono per far posto alle giornate di pioggia di ottobre e novembre. Quell anno a dicembre per qualche giorno a Roma nevicò e questo non è un evento che si verifica ogni anno. Festeggiano il Natale e l ingresso del nuovo anno, momenti che creano grande euforia tra le due in quel retrobottega. A gennaio, poi, Dafne festeggia per la prima volta nella sua vita un secondo Natale in poco tempo; sì perché Marina, essendo ortodossa, il suo Natale lo festeggia il 7 gennaio. Dafne, la mattina del primo febbraio, apre il negozio e gira pagina al calendario. È passato un altro mese dopo gennaio arriva, come sempre, febbraio. «Marina Marina, lo sai che quest anno è un anno bisestile?». «Sì, sì lo so», risponde ancora mezza assopita nel lettone del retrobottega. 21

22 Il 1976 è un anno bisestile e Marina si appresta a festeggiare il suo ventesimo compleanno. Sarà la quinta volta che festeggia il suo compleanno il 29 febbraio, le altre quindici volte lo ha festeggiato il primo marzo, proprio il giorno in cui lo festeggia Dafne. Coincidenze della vita, tre anni su quattro le due amiche si trovano a festeggiare insieme il compleanno, anche se sono nate in giorni diversi. Quest anno per Marina il compleanno non è particolare solo perché è un anno bisestile o perché attende un bambino, ma lo è per quello che deve accadere. Quest anno il 29 febbraio capita di domenica, giornata in cui il negozio è chiuso. Si possono fare tutti i preparativi per organizzare al meglio una festicciola a due o, sarebbe meglio dire, quasi a tre (?). Questo è un giorno particolare e se ne accorgeranno presto entrambe. Mentre Marina sbatte le uova per preparare l impasto della torta si accascia sulla sedia e grida: «Oh dio mio, si sono rotte le acque». È arrivato il fatidico momento, da lì a poco Marina diventerà mamma e Dafne quasi zia. Dafne esce di corsa dal negozio e si affretta a chiamare una sua cliente che abita nella stessa via, alla quale ha già accennato, senza entrare nei particolari, 22

23 che avrebbe prima o poi avuto bisogno di lei. Le ha detto che sta ospitando una sua cugina di Matera che è scappata dal paese perché è incinta. Non è sposata, e non vuole fare scandalo tra i suoi parenti e compaesani. Da quelle parti queste novità fanno ancora pettegolezzo. La cliente di Dafne è un infermiera professionale e conosce molto bene il suo mestiere. Lavora presso un ospedale di Roma proprio nel reparto maternità. Si è prestata alla futura disponibilità in cambio di alcuni tagli e pieghe di capelli che Dafne le avrebbe fatto in omaggio e, magari, anche qualche tatuaggio gratis. Fortuna vuole che l amica sia in casa. Si precipitano entrambe nel negozio, Dafne abbassa la serranda ed entrano nel retrobottega che da lì a poco diventerà una vera e propria sala parto. Dopo quattro ore di travaglio arriva la sorpresa per tutti. Nasce il bambino: «È un maschio», dice l infermiera. Eccitatissima Dafne prende l asciugamano di colore rosso e avvolge il piccolo ancora sporco di placenta. «Oh mio dio», dice l infermiera, «sono gemelli, sta uscendo il secondo; spingi Marina, spingi è un maschio anche questo». Chi l avrebbe mai detto, due 23

24 gemelli maschi. Dafne poggia il primo bambino sul tavolo da lavoro d estetista, prende un altro asciugamano di colore rosa e avvolge il secondogenito di Marina. «Non ci posso credere», dice l infermiera. «Sorella mia, (rivolgendosi a Marina) tu sei un fenomeno, è in arrivo il terzo fratellino». La cosa inizia a complicarsi! Dafne va in panico; paura e gioia aleggiano nell aria di quel retrobottega. Il fagottino rosa viene poggiato da Dafne a fianco del primo di colore rosso e si appresta a recuperare un terzo asciugamano di colore nero per avvolgere il terzo nato, anch egli maschio. La sorte quando ci mette lo zampino lo fa nel migliore dei modi e se voi credete che la storia sia finita sbagliate, perché da lì ad un minuto esce l ultimo dei quattro gemelli e, come tradizione vuole fino a quel momento, anch egli è un maschio. Panico? No, stanchezza e tanta gioia. Gli asciugamani puliti di Dafne sono finiti. Essendo fine settimana tutti gli asciugamani del negozio sono sporchi, si aspetta lunedì per lavarli. Non resta che avvolgere il quarto nella tovaglia a quadrettini che sarebbe servita per apparecchiare la tavola e festeggiare il compleanno di Marina. 24

25 Dopo un aiuto corposo e concreto, l infermiera, stanca e stupita dall evento che in tanti anni di attività non ha mai né visto e di cui non ha sentito parlare, torna a casa sua sfinita. Dafne e Marina si trovano da sole, si fa per dire, nel retro del locale con quattro pargoli che iniziano a far sentire che al mondo ci sono ora anche loro e vai con la prima poppata. Numero uno alla tetta destra e numero due a quella sinistra; dopo poco, numero tre alla mammella sinistra e numero quattro alla mammella destra. Dal pianto di quest ultimi, non del tutto soddisfatti dalla poppata, si comprende da subito che il primo problema da risolvere nelle prossime ore è quello di recuperare latte in polvere perché quello prodotto da Marina non è sufficiente per tutti e quattro i gemelli. Così Dafne si attiva andando a comprare latte in polvere e biberon in farmacia, altro che torta per festeggiare il compleanno di Marina. Il parto plurigemellare che ha avuto Marina è avvenuto perché più di due feti hanno portato a termine una singola gravidanza. I quadrigemini identici sono assai rari: si verificano quando, dopo la prima divisione in due di un embrione, avviene un ulteriore divisione di entrambi gli embrio- 25

26 ni. I gemelli risultano di sesso uguale e fortemente somiglianti nell aspetto, dato che gli individui che si originano da questo evento casuale, possiedono lo stesso patrimonio genetico e sono quindi identici: hanno lo stesso sesso, gli stessi occhi, gli stessi capelli, lo stesso gruppo sanguigno, cioè, gli stessi caratteri somatici. Marina e Dafne si devono considerare tutto sommato fortunate perché se potessero vedere nel futuro, ma in questo capitolo però parliamo di passato, scoprirebbero che solo quattro anni dopo, nel 1980 (a proposito anche il 1980 è un anno bisestile) l 11 gennaio è avvenuto il primo parto esagemellare italiano (e secondo al mondo), all ospedale Careggi di Firenze. Quindi, calma ragazze e sangue freddo, ora pensiamo al da farsi. Marina è felicissima ma preoccupata. Sa che non potrà garantire ai quattro maschietti un futuro e, soprattutto, non ha risolto il suo problema con Er Mejo. Non vuol tornare a fare quella vita, deve pensare ai suoi piccoli ma sa che, anche con l aiuto di Dafne, sarà impossibile garantire loro un futuro in quelle condizioni. Il giorno successivo è l inizio di un periodo durante 26

27 il quale la serranda del laboratorio ASSI Come, Quando, Fuori, Piove resta chiusa e non perché è primo marzo, ventesimo compleanno di Dafne. Al centro della serranda Dafne ha incollato in bella vista un foglietto in un riquadro nero su cui è scritto: Chiuso per lutto. Beh! Una scusa bisogna trovarla per tener chiuso il negozio per un po senza creare allarmismi tra le clienti. Non poteva scrivere: Chiuso per la nascita di quattro gemelli. Tra allattamenti naturali e latte in polvere, tra bagnetti e dormiveglia, tra un lavaggio e l altro degli asciugamani passano i giorni di lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Dafne e Marina si rendono conto che quello non è il luogo adatto per tenere i bambini. Prima o poi bisognerà aprire il negozio ma mentre Marina nei mesi scorsi era stata in grado di nascondersi nel retrobottega stando in religioso silenzio, così non può avvenire con i rumorosi quattro gemelli. Il venerdì è il giorno in cui le due mamme Marina e Dafne trovano un momento durante il sonno dei piccoli per parlare e prendere una decisione. Marina dovrà tornare momentaneamente in Ucraina a Tsyurupyns k e restare lì per qualche tempo fino 27

28 a quando le acque si saranno calmate. Il rischio concreto è che Er Mejo la possa ritrovare e scoprire il collegamento che c è tra Marina ed i piccoli. I neonati, purtroppo, devono essere abbandonati in chiesa in modo da non collegare la loro nascita alla madre Marina ed evitare tragici finali. I piccoli, inoltre, avrebbero avuto più cure in un luogo adatto che nel retrobottega. Dafne avrebbe poi seguito da lontano la crescita dei quattro piccoli in modo da tenere aggiornata Marina. L obiettivo a lungo termine sarebbe stato riunire la famiglia. Meglio sperare in una loro crescita serena, magari in un collegio o adottati da altre famiglie e non rischiare di essere scoperti da Er Mejo, piuttosto che farli vivere in miseria senza dare loro la possibilità di un buon futuro. Dafne, prima che chiuda la sua banca per il fine settimana, preleva tutto il contante che ha. Poche centinaia di migliaia di lire. Quella notte chiama un taxi che accompagna Marina all aeroporto di Roma; destinazione Kiev. Il volo è previsto alle 7:00 di sabato mattina. Marina, priva di documenti, per imbarcarsi paga lire ad una hostess cliente di Dafne, pronta- 28

29 mente contattata dalle due alcune ore prima al telefono, alla quale hanno chiesto aiuto. Marina si imbarca da un ingresso secondario dell aeroporto saltando tutti i controlli di rito. La tappa finale è raggiungere la sua Tsyurupyns k, mettere al corrente la nonna Viorica di tutta la storia, far passare un po di tempo e poi trovare il modo di ritornare in Italia per riunire la famiglia. Tutto sotto la regia di Dafne che ha il compito di controllare da vicino la crescita dei bambini e informare Marina periodicamente. Il compito imminente di Dafne è meno impegnativo, si fa per dire, accudire i bambini nella giornata di sabato e domenica mattina di buona ora, prima che si celebri la messa mattutina, portare i piccoli in una cesta davanti alla porta della chiesa che si trova a circa un chilometro dal negozio. Ci sono due problemi però da risolvere: Come poter riconoscere i quattro gemelli in futuro? Come riuscire a capire chi è nato per primo, chi per secondo, chi per terzo e chi per quarto? In quei giorni Marina e Dafne sono state così indaffarate a curare i piccoli che non hanno avuto neanche il tempo di dare un nome alle creature. Sono perfettamente uguali, li hanno riconosciuti solo per il colore dei loro 29

30 asciugamani in cui sono stati avvolti. Oltre a Marina e Dafne c è una terza testimone che sa della nascita dei quattro bambini, l infermiera. Dafne deve trovare il modo di costringere l infermiera a mantenere il segreto su quanto è accaduto anche perché già un abbandono di un bambino fa notizia, immaginate cosa può succedere quando l abbandono riguarda quattro gemelli. Dafne ci pensa tutto il giorno ma non trova una soluzione. Quella notte tra sabato e domenica, mentre i piccoli sono a letto nel retrobottega, Dafne si affaccia alla vetrata del negozio semiaperta e con lo sguardo perso sulla strada pensa, pensa, pensa a come risolvere l arcano quesito. Quando gli uomini si trovano a dover prendere delle grandi decisioni o a risolvere quesiti importanti, soprattutto per la vita degli altri, se non riescono a farcela da soli qualche volta è il Padreterno a dare una mano, ma con molta discrezione. Lo sguardo di Dafne perso nel vuoto viene richiamato all attenzione da piccole goccioline di acqua che cadono sulla vetrata. Dopo pochi secondi quelle goccioline di acqua si trasformano in una pioggia copiosa. Ecco l idea per risolvere il primo problema: come, 30

31 quando, fuori, piove. Non è solo il nome del negozio di Dafne ma è anche un modo di dire tra i giocatori di poker per classificare in ordine di importanza i semi delle carte da gioco: come (cuori), quando (quadri), fuori (fiori), piove (picche). È questa la sequenza da dare ai quattro pargoli, in base all ordine di nascita. Dafne tatua sulla mano destra di ognuno di loro un asso: di cuori (come) al primo nato, di quadri (quando) al secondo gemello, di fiori (fuori) al terzo pargolo ed uno di picche (piove) al quarto fratellino. Anche il colore degli assi è stato rispettato, rosso per cuori e quadri, nero per fiori e picche. In realtà, proprio per dire tutta la verità, il colore rosso è finito. È appena bastato per disegnare l asso di cuori sulla mano di Come, tant è che per disegnare l asso di quadri al secondogenito, Dafne ha dovuto aggiungere una goccia di bianco nel barattolino del colore rosso. Il secondo tatuaggio non è venuto proprio un rosso vivo come l asso di cuori, dà più sul rosa ma questo è un dettaglio, almeno per il momento. Dafne sa che i tatuaggi le avrebbero permesso un giorno di ritrovare Come, Quando, Fuori, Piove e di poterli riconoscere anche come primo, secondo, terzo 31

32 e quarto figlio di Marina. Stessa cosa avrebbero potuto fare i gemelli tra di loro nel caso in cui per qualche motivo fossero stati divisi. Con l infermiera come avrebbe fatto? Semplice, dirle la verità. Se avesse parlato, Er Mejo avrebbe fatto del male ai bambini e alla madre Marina e tutto ciò sarebbe pesato sulla coscienza dell infermiera. A rischiare, inoltre, sarebbero state entrambe perché, avendo aiutato Marina ed abitando nello stesso quartiere di Er Mejo, avrebbero subìto l ira del delinquente. Conviene a tutti sigillarsi in un silenzio di tomba. La domenica mattina, di buon ora, Dafne fa mangiare Come, Quando, Fuori, Piove allungandogli nel latte in polvere una buona dose di camomilla. Li fa addormentare, li pone in una grande cesta e si dirige verso la chiesa. Nella cesta pone un foglietto scritto a mano che riporta la dicitura: Sono gemelli, nati il 29 febbraio del Il primo è Asso di Cuori, il secondo Asso di Quadri, il terzo Asso di Fiori ed il quarto Asso di Picche. Si poteva fare anche a meno di riportare l anno di nascita Si vede che i piccoli hanno pochi giorni di vita, mentre aver scritto che sono nati il 29 febbraio e l ordine di nascita collegato agli assi tatuati, servirà 32

33 in futuro anche agli stessi gemelli per distinguersi e ritrovarsi. Manca un quarto d ora alle sette di mattina. Dafne pone la cesta davanti l ingresso della chiesa e si posiziona all angolo del vicolo per controllare la situazione. Dopo alcuni minuti una suora del convento vicino apre il portone della chiesa e si trova questa enorme cesta con sorpresa. Con stupore, ma con tanta gioia, la suora porta subito i piccoli in convento. Dafne controlla da lontano la scena e dice tra sé: Missione compiuta Marina. Ora non resta che contattare l infermiera durante la giornata e chiedere il suo silenzio. Purtroppo se da un lato il Signore aiuta, dall altro c è subito pronto il diavolo a mettere lo zampino. Dafne torna in negozio e nota che la serranda è aperta e la porta d ingresso è spalancata. Avvicinandosi intravede all interno due uomini intenti a rovistare tutto. Riconosce Er Mejo ; con lui un uomo della sua banda. I due si accorgono subito di Dafne che, scoperta, tenta di fuggire ma viene prelevata in strada e letteralmente trascinata a forza nel retrobottega del negozio. I malviventi lì iniziano a picchiarla. 33

34 «Brutta sgualdrina, dimmi dov è Marina altrimenti ti ammazzo», e giù botte e pugni da parte di Er Mejo. Da prima Dafne resiste, cerca di negare, dice di non conoscerla, ma quando Er Mejo le grida che ha saputo dei bambini dall infermiera, allora si sente definitivamente persa. Alla fine cede alle violenze dei due e confessa di aver aiutato Marina a partorire. «Lei è partita per l Ucraina. I piccoli sono stati abbandonati in chiesa e ormai sono già al sicuro», esclama Dafne in un mare di lacrime e sangue. A questo punto Er Mejo continuando a picchiarla le dice: «Se parli con qualcuno di questa storia ti ammazzo. Vattene da questo quartiere, anzi se ti ritrovo un altra volta per le vie di Roma, per te quello sarà l ultimo giorno della tua vita». Con un ultimo pugno la scaraventa a terra facendole perdere i sensi, mentre il socio distrugge definitivamente anche il retrobottega del negozio. Finita la spedizione punitiva, i due se ne vanno. Come ha potuto Er Mejo collegare i fatti? All infermiera Dafne ha detto che è sua cugina, non può collegare le due cose, e poi Marina del fatto che fosse incinta non aveva parlato con nessuno. È accaduto che l infermiera, essendo stata protagonista di un parto non comune, non sia riuscita a te- 34

35 nere per sé l evento eccezionale e ne ha parlato con il suo ragazzo la sera prima al cinema. Al suo ragazzo l infermiera ha anche detto che la madre dei quattro gemelli, che si chiama Marina, non può essere la cugina di Dafne perché non parla bene l italiano. Dall accento deve essere sicuramente una straniera, forse dell Est Europa. Ecco come si intrecciano sfortuna e fortuna: La prima (la sfortuna) perché il ragazzo dell infermiera è proprio il socio di Er Mejo che lo ha accompagnato nella spedizione punitiva presso il laboratorio di Dafne ed ha intuito che si trattava di Marina l ucraina. La seconda (la fortuna) perché è abitudine dell infermiera e del suo ragazzo andare al cinema ogni sabato sera. Questa abitudine, se avesse avuto una cadenza settimanale diversa, per esempio da domenica (giorno del parto) a venerdì, Er Mejo avrebbe trovato nel retrobottega di Dafne sia Marina che Come, Quando, Fuori, Piove e chi sa cosa sarebbe accaduto. La situazione di Dafne è la seguente: ha dato tutti i soldi a Marina; ha ormai il negozio completamente distrutto; non può rischiare di rincontrare Er Mejo a Roma, altrimenti Deve andar via di lì e ricominciare una nuova vita 35

36 nella sua città natale, la piccola e sicura Matera. È troppo terrorizzata da quello che le è successo, ha tanta paura di rincontrare Er Mejo. Deve andar via da Roma. La sua esperienza capitolina si è conclusa dopo alcuni anni in modo tragico. Non può mantenere fede alla promessa fatta a Marina di aggiornarla sulla crescita dei suoi figli e non saprebbe come organizzare con lei la ricongiunzione della famiglia. Dafne di quella storia non parlò più con nessuno e non tentò neanche di conoscere la sorte dei quattro bambini, troppo terrorizzata. Non ha neanche il modo di contattare Marina e raccontare dell accaduto. Il foglietto con tutti i dati che Marina ha consegnato a Dafne, prima di partire per l Ucraina, è andato perso nella distruzione degli arredi del negozio. Chi sa dove è andato a finire! Speriamo almeno che non l abbia trovato Er Mejo. Intanto i piccoli, in mani sicure e tra le braccia affettuose delle suore del convento, dove hanno portato un po di vitalità, dopo solo poche settimane dalla loro nascita, devono essere adottati. Lo ha deciso un giudice del tribunale dei minori. L affidamento deve avvenire lo stesso giorno, a quat- 36

37 tro famiglie diverse che ne hanno fatto istanza, senza che nessuno di loro sappia dell esistenza dei gemelli. Una riservatezza che vuole il giudice per tutelare il futuro dei piccoli. Allertato dell abbandono sin dalla prima ora, ha vietato alle suore di diffondere la notizia del ritrovamento dei quattro bambini. Una notizia del genere avrebbe fatto troppo clamore per la particolarità del caso e avrebbe potuto danneggiare in futuro la vita dei quattro neonati e delle famiglie che si apprestavano ad adottarli. Questo caso particolare preoccupa non poco il giudice che deve assegnare l affidamento dei gemelli a quattro famiglie di una lunga lista di richieste depositata agli atti nel suo ufficio. Non può far incontrare le quattro coppie di genitori assegnatari dell affidamento con i quattro piccoli e dare loro la possibilità di scegliere il bambino da adottare. Troppo squallida questa soluzione anche perché si tratta di gemelli completamente uguali in tutto, tranne che nel tatuaggio. La provvidenza vuole che il giudice, nel suo tempo libero, giochi a poker con gli amici e conosce molto bene il grado d importanza dei semi. Adotta così il 37

38 criterio più logico e giusto per lui; essendo già stabilita la graduatoria dei genitori che hanno fatto richiesta di affidamento in base all anzianità della domanda, non resta che attribuire l affidamento dei piccoli seguendo l ordine di scala dei valori dei semi: cuore alla prima coppia, quadro alla seconda, fiore alla terza e picche alla quarta. La passione del giudice per il gioco del poker prestabilisce che Come (Asso di Cuori) venga affidato ad una coppia un po avanti con l età, benestante, di Torino. La donna col titolo di contessa è un aristocratica del luogo imparentata alla lontana con i Savoia. Il marito, che ha ottenuto il titolo di commendatore, è proprietario di un azienda con una cinquantina di dipendenti. La coppia torinese non ha voluto avere figli, i vari impegni di lavoro di lui e gli incontri in società di lei, hanno fatto trascurare questo aspetto importante della vita ed ormai ad un età avanzata sentono il bisogno di trovare un erede. Ecco il perché della richiesta di affidamento. Quando (Asso di Quadri) venga affidato ad una giovanissima coppia di Venezia. Lei è casalinga ed insieme alla colf cura il palazzotto in cui vive, che ha ereditato dai genitori. Il marito, 38

39 invece, ha ricevuto in eredità dal padre 5 gondole ed esercita insieme a dei collaboratori il lavoro di gondoliere. Tutto sommato si possono definire dei benestanti. La coppia veneziana, a differenza di quella torinese, sin dal primo momento ha desiderato avere un figlio o una figlia, ma la sorte non vuole dare loro un erede naturale. Ha in serbo per loro l adozione di un figlio, Quando per la precisione. Fuori (Asso di Fiori) venga affidato ad una coppia di Reggio Emilia. Lei è laureata in scienze della comunicazione ed è impegnata politicamente nel partito. Il marito è dirigente di una cooperativa che produce Lambrusco, tipico vino della zona. Hanno già una figlia di circa tre anni, adottata anche lei, di origine africana. In quella terra emiliana la visione globalizzata del mondo, che in futuro non potrà essere fermata, è stata già intrapresa dalla coppia anticipando i tempi. I reggiani desiderano tanto avere una coppia di bambini, quindi hanno fatto richiesta di affidamento per coronare il loro sogno. Piove (Asso di Picche) in base alla graduatoria verrà assegnato ad una coppia molto benestante di Roma che, però, quando sa che si tratta di un maschietto, dopo una consultazione veloce, comunica al giudice 39

40 che non si sente ancora pronta ad affrontare l affidamento. In realtà vogliono adottare una femminuccia ma hanno deciso di rifiutare l affidamento trovando un modo elegante (e da ricchi) per dire di no. Già a nascere per ultimi non porta fortuna (ricordate è l unico dei quattro gemelli ad essere stato avvolto, dopo la sua nascita, in una tovaglia e non in un asciugamano come è capitato agli altri), se poi consideriamo il fatto che è stato rifiutato da una ricca coppia romana, possiamo immaginare la sfortuna che perseguiterà per tutta la sua vita il povero Piove. Scorrendo la graduatoria a Piove (è proprio vero che piove sempre sul bagnato!) tocca la quinta coppia nella lista. Si tratta di una casalinga ed un benzinaio entrambi lucani di un paesino della provincia di Matera, Pisticci. In realtà la coppia abita nella frazione Marconia, molto vicino al mare, mentre il distributore di benzina che gestiscono è situato all ingresso del centro storico di Pisticci. Loro hanno un figlio naturale di tre anni, purtroppo nato down. Vogliono dargli un fratellino o una sorellina ma hanno tanta paura di affrontare una seconda gravidanza. Ecco perché hanno fatto richiesta di affi- 40

41 damento. Alcuni giorni dopo le quattro famiglie sono convocate a Roma presso il convento delle suore, scrupolosamente a orari diversi (richiesti dal giudice per evitare che si incontrassero), per ritirare l atto di assegnazione di affidamento del giudice e prendere in consegna i piccoli. Alle ore 10:00 Come parte con l auto nuova e brillante insieme al suo papà, la mamma contessa e l autista della ditta. Direzione Torino, prima capitale italiana. Alle ore 12:00 Quando con la giovane mamma e il papà gondoliere si dirigono con un auto a noleggio con conducente verso Venezia, unica città al mondo che galleggia sull acqua. Alle ore 14:00 Piove viene affidato alla coppia reggiana che alle 16:00 in punto deve prendere il treno dalla stazione Termini con direzione Reggio Emilia, città del Primo Tricolore. Alle ore 16:00 Fuori sta per essere consegnato nelle mani del suo futuro papà che quel giorno ha chiuso il distributore di Pisticci per poterlo prendere in affidamento. Alt! Fermi tutti. C è qualcosa che non quadra ma cosa? 41

42 Come è il primo, Quando è il secondo, il terzo deve essere Fuori e non Piove. Devono capitare proprio due suore che non conoscono il gioco del poker a consegnare i bambini? Come si fa a scambiare un asso di fiori con un asso di picche. È come se il primo Papa Francesco della storia della chiesa cristiana (che sarà nominato fra qualche anno) scambiasse un frate francescano per un frate benedettino! Qui c è per forza lo zampino di qualcuno. Ad accorgersi del guaio, su suggerimento di San Rocco che sta in buoni rapporti con il pisticcese, è il papà benzinaio (poi capirete il perché). Non gioca a poker ma ha letto sull atto del giudice che il tatuaggio sulla mano destra del bambino ha la forma dell asso di picche. Il benzinaio commenta ad alta voce: «Che forma strana ha questo asso di picche». E per forza! È l asso di fiori. Le suore incaricate della consegna dei gemelli restano impietrite. Hanno sbagliato ad affidare ai reggiani il figlio che il giudice ha deciso di assegnare loro. Chiedono al papà benzinaio di attendere lì un attimo per chiarire il mistero. Non potevano dirgli che avevano sbagliato gemello. 42

43 Le due suore prelevano Fuori e col taxi si dirigono di corsa alla stazione Termini, sono le 16:25. Saranno già partiti? Hanno anche detto l orario di partenza del treno che li avrebbe portati a Reggio Emilia, ma le suore non ricordano. In ogni caso bisogna tentare di rimediare all errore. Se uno è destinato ad essere sempre l ultima ruota del carro, non c è casualità che tenga. Hai capito caro Asso di Picche? D altronde quando tra due persone uno chiede e l altro non fa o fa qualcosa di diverso, c è il famoso detto: Mi ha risposto picche!. Il treno che proviene da Napoli con direzione Milano e che ferma a Reggio Emilia, porta un ritardo di 55 minuti per guasto alla locomotiva (non si capisce il perché sono sempre i treni che partono dal Sud verso Nord a guastarsi e mai quelli viceversa, mah!). La coppia reggiana non è ancora partita, è in attesa sul binario quattro che aspetta l arrivo del treno annunciato dal megafono ormai a minuti. Le suore arrivano in stazione, si precipitano ai binari ed identificano da lontano la coppia reggiana che ha in braccio Piove. Si avvicinano con Fuori e comunicano alla coppia il tragico errore. Il giudice ha assegnato loro il bambino 43

44 con l asso di fiori e non quello con l asso di picche. Immaginate voi lo stupore. Sono bastate poco meno di tre ore che la coppia reggiana si è già affezionata a Piove e non vuole cambiarlo, anche se capiscono che si tratta di gemelli. Possono essere anche uguali in tutto, ma sono pur sempre due persone diverse. Mentre i quattro discutono, i due piccoli attendono che la sorte decida del loro futuro. Tentano anche di dire la loro scoppiando a piangere proprio quando arriva sul quarto binario il treno con direzione Reggio Emilia; fermata due minuti e poi riparte. Quei due minuti sono per tutti e sei i protagonisti del binario quattro i più lunghi della loro vita. L intrigo si risolve solo perché una delle suore dice alla coppia: «Se lo sa il giudice che abbiamo scambiato i bambini vorrà ripristinare le cose. Lo potrebbe richiedere anche l altra coppia assegnataria. Cambiatelo adesso, dopo sarà troppo doloroso farlo». Il piccolo Piove pensa: Ma perché questa suora non si fa i fatti suoi!. Il gemello Fuori, invece, pensa: Dài, cambiatemi, non voglio andare a Pisticci. Secondi di silenzio interrotti all improvviso dall arbitro della partita: il capotreno. 44

45 Un fischio lungo e pronunciato avvisa i passeggeri di salire in carrozza e chiudere le porte perché il treno deve partire; ed è così che Fuori sale sul treno con i suoi nuovi genitori e Piove rientra in convento dove il suo nuovo papà l attende per portarlo a Pisticci. Piove in soli due minuti si trasforma da novello polentone in ritrovato terrone. Negli anni a venire il suo repertorio alimentare è stato deciso da quel ritardo del treno. Dal mangiare cappelletti in brodo la domenica, parmigiano reggiano, erbazzone e bere Lambrusco ogni santo giorno, dovrà ingerire nei giorni festivi tappared con sugo d agnello e nei giorni feriali fave e cicoria, caciocavallo, soppressata piccante sottolio e bere Amaro Lucano. I due reggiani in treno sono sconvolti, non tanto per aver ceduto Piove e preso Fuori ma perché hanno scoperto che il loro figlio ha un gemello (e non avrebbero dovuto saperlo) e anche perché ora che ufficialmente Fiore è diventato il loro figlio, lo hanno per qualche minuto rifiutato. Si fanno una promessa. Quella storia nasce e muore a Roma. Non avrebbero più parlato con nessuno di quella dolorosa scelta, tanto meno con il loro figlio adottivo. Intanto, ripristinato l ordine degli addendi, che in 45

46 questo caso cambia di molto il fattore e la vita ad un bel po di persone, le suore rientrano in convento e consegnano Piove (arrabbiato!) al lucano che nota il cambio del tatuaggio e chiede come mai. Una delle sorelle, quella che ha fatto l errore, dice: «Questa mattina ho lavato le braccia al bambino con l alcol. Aveva qualche brufolo sulle braccia e bisognava disinfettarlo. Forse il tatuaggio originale si è smacchiato nei contorni. Ora è tutto a posto». Per sdrammatizzare, poi, si rivolge verso Piove, sorride ed esclama una frase che in futuro la ritroverà di nuovo nel suo destino: «Cosa vuoi di più dalla vita? Un papà lucano!». «Ecco il tuo nuovo papà lucano», continua la suora e mette Piove in braccio al benzinaio il quale felice dell affidamento non dà peso al fatto. Piove si adegua subito alla nuova situazione e pensa già in pisticcese: E ciamma fa, così vol Crist. Uè tà, scem a Pistizz (tradotto dal dialetto pisticcese la frase vuol dire: E che dobbiamo fare, così vuole Cristo. Ehi papà, andiamo a Pisticci ). Piove si è già rassegnato al suo nuovo destino, ma come sia riuscito a pensare quella frase già in dialetto pisticcese questo proprio non ce lo spieghiamo. Misteri della fede; forse c entra qualcosa San Rocco? 46

47 Vedremo! La suora non ha potuto raccontare la storia al benzinaio, il giudice ha detto che nessuna delle coppie deve sapere dell esistenza dei gemelli ed il fatto che la coppia reggiana involontariamente è venuta a conoscenza della cosa (anche se al 50% visto che sanno di due gemelli e non di quattro), è già una violazione della prescrizione imposta dal giudice. Così per la seconda volta Piove, col nuovo padre lucano (il quarto in ordine: il padre naturale che non sa della sua esistenza; il romano che l ha rifiutato come figlio; il reggiano che l ha ceduto in cambio di Fuori; il lucano che l ha accettato perché così ha voluto San Rocco), si dirige verso la stazione Termini per prendere questa volta il treno con direzione Sud (a proposito, per la cronaca, quel treno è partito in orario; ve l avevo detto che i treni in ritardo hanno sempre un unica direzione). La vita scorre per tutti. Dal marzo del 1976 il passato dei nostri protagonisti si consuma giorno per giorno con la propria particolarità, influenzata: dal luogo in cui vivono, dall educazione impartita dai genitori, dalla scuola che frequentano, dal lavoro che svolgono e dal condizionamento degli amici che li circondano. Anche le abitudini alimentari 47

48 influiscono sul fisico e sul carattere dei gemelli. Quattro persone nate completamente uguali in tutto, anche nei geni, che per una serie di circostanze costruiranno i loro caratteri, con pregi e difetti propri, per il solo fatto che la casualità ha voluto destinarli in luoghi diversi. Di Marina, Dafne, Come, Quando, Fuori, Piove non si seppe più nulla per 38 anni fino a quando il passato dei nostri protagonisti si trasforma in presente e riparte il 16 agosto

49 IL PRESENTE Oggi 16 agosto 2014 a Pisticci, in provincia di Matera, è festa patronale, si festeggia San Rocco. Tradizione vuole che la processione del Santo, portato a spalla dai fedeli, inizi alle 10:00 di mattina e finisca la sera alle 21:00, senza interruzione per il pranzo. Ancora oggi si può notare che qualche donna sfila in processione a piedi nudi, questo vuol dire che o ha fatto un voto al Santo e lo sta onorando, o gli sta chiedendo una grazia. Immaginate cosa vuol dire camminare a piedi nudi sull asfalto o sulle pietre bollenti a metà agosto quando il sole tocca quasi i 40 gradi; è un vero e proprio sacrificio. La processione tocca quasi tutte le vie del paese, alcuni fedeli, in segno di stima e rispetto nei confronti del Santo, imbandiscono i loro balconi con coperte e lenzuola multicolori al passaggio della processione. Spari di mortaretti e soste della statua, su tavoli predisposti apposta in strada, sono frequenti per omaggiare il Santo a cui viene offerto un obolo in denaro o un oggetto in oro. Gli uffici pubblici sono chiusi. Le attività di ristoro e di servizio sono aperte anche perché, con l afflusso di po- 49

50 polazione che proviene da altri comuni della Basilicata e con il rientro temporaneo dei tanti pisticcesi espatriati all estero e nel Nord Italia, la popolazione del paese in questo periodo dell anno si raddoppia. Commercianti e pubblici esercizi lo sanno bene che questo è il periodo in cui si può guadagnare qualcosa in più. Si deve tenere aperto dalla mattina presto, fino a notte inoltrata. Pisticci ha una bellezza unica al mondo: il rione Dirupo. È formato da tante piccole casette a schiera di colore bianco che illuminate di notte creano una cartolina naturale d altri tempi; un piccolo presepe vivente che rientra nelle 100 meraviglie della piccola grande Italia. Non da meno è il rione sovrastante il Dirupo, la Terravecchia, un borgo antichissimo ricco di piccole stradine. Affacciandosi in questo rione in direzione dei quattro punti cardinali si ha una visione panoramica del caratteristico luogo lucano: valli, calanchi, colline, altri paesini sullo sfondo e la piana che si infrange fin verso il Mar Ionio. Verso la piana, sempre in territorio di Pisticci, si può godere la pace in tantissime case di campagna im- 50

51 merse nel verde e negli uliveti. Il periodo giusto per godersi tutto ciò va dall ultima decade di agosto fino alla metà di settembre. Se volete rigenerarvi almeno una volta all anno, dovete vivere un paio di settimane in questi luoghi di pace a contatto con la natura. Se non volete farlo in case coloniche private, potete allora alloggiare presso l albergo a quattro stelle Torre Fiore; una grande masseria che occupa un forte antico fuori dal centro di Pisticci, a 18 km dal Mar Ionio. Lì le comodità della vita moderna sono ben incastonate nel rigoroso rispetto architettonico dei luoghi e degli arredi di una Pisticci del passato. La frazione di Marconia, che conta più abitanti del centro storico di Pisticci, è ricca di vitalità con una popolazione giovanissima. Il territorio comunale termina verso la marina fatta da qualche chilometro di splendida spiaggia sabbiosa, priva di strutture cementizie, con un mare pulito e protetto da una fascia boschiva che ne preserva ancora la naturalezza del posto. Prima della fascia boschiva, lungo tutto il litorale, a poco più di un chilometro di distanza dal mare, sono allocati numerosi villaggi turistici che possono offrire la classica vacanza marina. 51

52 Per gli amanti della navigazione, trovate anche un piccolo porticciolo dove attraccare la vostra imbarcazione. Quest anno Piove, che come ricordate bene è stato affidato ad una coppia di Pisticci ormai da oltre 38 anni, deve rispettare il suo turno di apertura del distributore. Lo gestisce ormai da anni in società con il fratello Michele (ha qualche anno più di lui ed è down; da piccolo ha anche avuto seri problemi per una meningite fulminante). Il nome che i suoi genitori adottivi hanno dato a Piove è Donato. L unico distributore aperto a Pisticci quel giorno è quello di Donato. Numerosi turisti che provengono dai paesi vicini per godersi la festa patronale del paese, sono in fila con le loro auto per fare rifornimento. Donato alterna i rifornimenti di benzina e gasolio, mentre il fratello Michele si diverte a lavare i vetri delle auto con una tecnica particolare che lo caratterizza in tutti i momenti della sua vita. Con una pistola ad acqua, tenuta in mano tutti i santi giorni, bagna i vetri delle auto. Con la spugna li pulisce e con la spatola li asciuga. Michele considera un divertimento solo la prima fase, spruzzare acqua con la pistola, le altre due fasi sono 52

53 meno divertenti e le vive meno intensamente. Di tanto in tanto si diverte a spruzzare acqua a suo fratello nelle varie fasi di lavoro nascondendosi subito dopo in modo da non essere scoperto. La stessa sorte capita anche a qualche cliente, soprattutto paesani, che sanno di questa fissa di Michele e, quando sono vittime dello schizzo d acqua, non si arrabbiano più di tanto, almeno nel periodo estivo, le reazioni sono diverse nel periodo invernale. Mentre Donato si prepara per mettere benzina nell auto di turno, i passeggeri approfittano per scendere dal mezzo per alcuni minuti e sgranchirsi le gambe. La giornata è caldissima e non si resiste più di tanto in un auto ferma sotto il sole. Dal veicolo scende una bella signora di circa 60 anni, che guardando la mano destra di Piove che in quel momento sta infilando la pistola della pompa nel bocchettone del serbatoio, nota l asso di picche e resta pietrificata. La signora grida: «Non ci posso credere Piove!». Donato guarda il cielo privo di nuvole e dice: «No signora, con questo sole come fa a piovere». La signora: «Piove, Piove». Donato: «Ho capito è quel disgraziato di mio fratello che si diverte con la pistola ad acqua. Michele, 53

54 dove ti sei nascosto. Quante volte ti ho detto che non devi bagnare i clienti che non conosci!». La signora: «No, no tu sei Piove!». Donato: «No mi stai confondendo con qualcun altro. Io non mi chiamo Piove, sono Donato». Quella donna è Dafne. Coincidenza ha voluto che i suoi nipoti di Matera quest anno siano venuti a Pisticci per godersi la festa e abbiano portato con loro la nonna Dafne. In quel momento Dafne non può raccontare la storia. Donato ha finito di fare rifornimento e deve passare ad un altro veicolo. I nipoti, avendo pagato, hanno fretta di ripartire per raggiungere il centro del paese. Non resta a Dafne che prendere un volantino pubblicitario del distributore, dove sono riportati tutti i dati e il numero di telefono fisso dell attività, e ricontattare con calma Piove per raccontargli la storia. Dafne, prima di salire in macchina coi nipoti dice a Piove: «Donato, io devo raccontarti una storia che riguarda te e la tua famiglia. Mi chiamo Dafne e vivo a Matera, nei prossimi giorni ti cercherò al telefono per parlarti». «Va bene signora», dice Donato, «ora con questo casino non riusciamo a parlare. Mi deve chiamare di pomeriggio, perché la mattina non ci sono mai. Nei 54

55 giorni feriali sono sempre presente di pomeriggio al distributore». Dafne: «Bene Donato! Ci sentiamo quanto prima». Questa volta a metterci il dito o meglio la mano, se vogliamo collegare il fatto con la posizione del tatuaggio, ci ha pensato San Rocco. Lui è uno dei due santi protagonisti del racconto che ha condizionato il futuro di Donato avvisando il padre benzinaio, 38 anni fa, che il gemello affidato dalle suore era il neonato sbagliato. Dopo qualche giorno, per la precisione martedì 20 agosto, intorno alle 16:00 suona il telefono del distributore pisticcese. Risponde, con pistola ad acqua in mano, Michele. «Pronto, chi è?». «Sei Donato?». «No, sono Michele, vuoi che te lo chiami Ma tu chi sei?». «Sono Dafne, mi puoi chiamare Donato per cortesia». «Dafne chi, ti conosco?». «No, non credo». «Bene Dafne, ora ti conosco, così quando vieni a fare benzina ti posso bagnare con la mia pistola ad acqua. Ti vado a chiamare Donato». Così Michele poggia la cornetta del telefono sul tavolo e si dirige 55

56 verso la pompa di benzina per avvisare il fratello che Dafne lo cerca. Dopo qualche secondo di attesa arriva al telefono Donato. «Pronto, chi parla?». «Sono Dafne, la signora di Matera. Ci siamo conosciuti il giorno di San Rocco. Ho fatto benzina presso il tuo distributore. Ti ricordi?». «Certo, ricordo. È quella bella signora che mi ha chiamato Piove». «Donato, devo assolutamente parlare con te. È una storia troppo importante; riguarda la tua vita e la tua famiglia. Ci possiamo incontrare con calma un giorno, così ti racconto tutto?». «Sì sì può fare. Io sono libero di solito la domenica quando non sono di turno al distributore. Mi potrebbe andar bene anche questo venerdì. È San Donato e mi sono preso una giornata di riposo per festeggiare il mio onomastico ma, signora Dafne, di che si tratta?». «Donato, credimi, non si può parlare al telefono di questa storia, è troppo importante, va raccontata di persona. Venerdì 22 agosto è proprio il giorno giusto per incontrarci visto che festeggi anche il tuo onomastico. Vediamoci a Matera, sarai mio ospite a pranzo. 56

57 Parliamo con calma. Credimi, è una storia incredibile ma vera ed è giusto che tu sappia la verità». Donato incuriosito di cosa gli avrebbe raccontato Dafne le risponde: «Va bene, allora ci vediamo venerdì 22 agosto a Matera ma dove ci incontriamo?». «Ci vediamo alle 12:00 al ristorante Il Terrazzino. Lo conosci?». «Sì, lo conosco, è quello che si affaccia sul Sasso Barisano. Mi sono diplomato a Matera da ragioniere e ho viaggiato per molti anni. Ogni mattina partivo alle 6:30 da Pisticci e rientravo da Matera alle 14:30. Non ho mai mangiato al ristorante Il Terrazzino. Da studente mi accontentavo di un panino con la mortadella ed una bibita». «Va bene Donato, a venerdì», e soddisfatta di come sono andate le cose chiude la conversazione. Al ristorante Il Terrazzino, oltre a gustare le ottime pietanze della cucina tradizionale materana, si può godere nell ampia terrazza panoramica, il meraviglioso Sasso Barisano, patrimonio dell Unesco. Un posto migliore al mondo per raccontare il passato di una persona non c è. Venerdì, San Donato (su mandato di San Rocco) e Donato alle ore 12:00 in punto arrivano nel ristorantino materano e ad aspettarli già da qualche minuto c è 57

58 Dafne. Dopo le ripresentazioni di rito, sancite da un caloroso abbraccio da parte di Dafne nei confronti di Donato, a differenza della presentazione fredda vissuta alcuni giorni prima nel piazzale del distributore di Pisticci, si siedono ed inizia la storia Ansiosi entrambi di dialogare, una di raccontare e l altro di ascoltare, per l ordinazione delle portate si affidano al solerte cameriere: «Degustazione mista di vari piatti della casa?». «Va bene!», rispondono insieme Donato e Dafne. «Anche per me va bene», dice San Donato pur sapendo che nessuno dei tre lo sente e lo vede. Dafne prima di raccontare la storia chiede a Donato di parlarle della sua vita. Questa fase serve per preparare Dafne a raccontare nel migliore dei modi l incredibile storia. Donato, come un fiume in piena, venuto per ascoltare, si trova invece a parlare di sé. «Ho studiato a Matera da ragioniere, gestisco il distributore ereditato da mio padre con mio fratello Michele e lavoro come magazziniere la mattina presso l azienda dell Amaro Lucano. Nel mio tempo libero ballo, canto e suono in un gruppo folk del paese che si chiama La Pacchianella. Sai Dafne, abbiamo fatto 58

59 molti spettacoli in Italia e abbiamo partecipato anche a qualche festival all estero. Mi piacciono tanto canto, musica e ballo popolare e gioco anche benino a scacchi. Non sono ancora fidanzato ma ci sto lavorando. A proposito», continua Donato, «sai che quest anno l Amaro Lucano compie 120 anni. L azienda dove lavoro ha fatto anche una bottiglia per l evento. Non un semplice amaro, quello è un Lucano. Dafne, conosci la famosa frase: Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano!». Qui entra in gioco il terzo invitato a pranzo che però non pagherà il coperto. San Donato scoppia in una risata assordante ricordandosi di cosa è successo a Piove 38 anni fa. Per una fatalità di una suora distratta ha rischiato di essere un reggiano. Solo con l aiuto di San Rocco si sono potute ripristinare le cose. Ricordate la famosa frase che la suora le ha detto da piccolo quando lo consegnò nelle braccia di suo padre? Cosa vuoi di più dalla vita? Un papà lucano!. L Amaro Lucano è un genuino prodotto simbolo per tanti lucani sparsi nel mondo. Le prime esportazioni dell Amaro Lucano nelle nazioni del Nord Europa e nell America del Nord e del 59

60 Sud, intorno agli anni 50/ 60, sono state fatte proprio dai migranti lucani. Portavano con sé il prezioso liquido per ricordare profumi e sapori della propria terra nativa abbandonata per motivi di lavoro. Quella dell Amaro Lucano è una storia fatta di passione, autenticità racchiusa nella ricetta segreta del Cavaliere Pasquale Vena. Nel 1894 a Pisticci nel retrobottega dell allora noto biscottificio Vena, Pasquale Vena creava la ricetta, tutt ora segreta, che ha dato vita ad Amaro Lucano. Alcuni anni più tardi Amaro Lucano fu conosciuto e apprezzato in tutta Italia e la premiata Casa Vena, con il suo straordinario amaro, divenne fornitrice ufficiale della Reale Casa Savoia. Durante la seconda guerra mondiale la produzione fu sospesa per mancanza di materie prime. Nonostante questo, lo straordinario liquore continuava a farsi conoscere. Nella seconda metà degli anni 50, grazie al lavoro di Leonardo e Giuseppe Vena, figli del fondatore, il laboratorio artigianale si trasformò in una realtà industriale e la produzione vide una forte impennata. Nel 1961 la produzione di bottiglie di Amaro Lucano raggiunse quota tremila in un anno. Solo quattro anni dopo l azienda si trasferisce da Pisticci, situato in 60

61 collina, a Pisticci scalo, dove fu inaugurato il nuovo stabilimento (è lì che Donato lavora la mattina come magazziniere). Nello stesso anno la produzione raggiunse i litri. Dalla seconda metà degli anni 60 in poi fu un escalation di vendite. La lungimiranza dei fratelli Vena li spinse a investire in grandi campagne pubblicitarie nazionali che amplificarono la notorietà di Amaro Lucano e lo trasformarono da un prodotto locale a un liquore apprezzato in tutto il mondo. La passione si è tramandata di generazione in generazione e oggi il nipote del fondatore, sua moglie e i due figli, lavorano con la stessa determinazione che negli anni ha portato Amaro Lucano al successo. Ma ritorniamo all argomento dell incontro. Dopo aver conosciuto a sommi capi Donato, Dafne inizia il suo racconto. «Devi sapere che io all età di vent anni ho avuto un negozio a Roma di parrucchiera. Mi dilettavo anche in piccoli lavori di estetista e tatuaggi. Lì ho conosciuto una ragazza ucraina di nome Marina, arrivata con un raggiro in Italia; è stata costretta a prostituirsi sotto minaccia del suo aguzzino. Dopo alcuni mesi che la frequentavo, presso la lavanderia a fianco del mio negozio, un giorno mi raccontò la sua triste storia. Mi 61

62 confidò anche di essere incinta da alcuni mesi. Mi chiese aiuto. Voleva tornare a casa e pensare solo al bene del bambino che doveva nascere». Donato resta incantato dal racconto. Sa che i suoi genitori lo hanno adottato ma non ha mai pensato, fino a quel momento, chi potessero essere i suoi genitori naturali. L intuito (anche se non occorre essere un genio) lo porta a pensare che quella storia svelerà la verità. «Ecco signori, vi ho portato un assaggio di fave e cicoria e come primo cavatied al sugo d agnello cotti nella pignata di terracotta». È il cameriere che interrompe il racconto per portare le prime portate. Tranne San Donato che è presente spiritualmente al tavolo, gli altri due, guardandosi negli occhi, danno poco peso ai gustosi piatti e continuano uno a parlare e l altro ad ascoltare. «Così aiutai Marina che restò nascosta nel mio retrobottega per alcuni mesi fino a quando il 29 febbraio del 1976». Un pensiero si insinua nella mente di Donato. L unica informazione certa che lui ha del suo passato è la data di nascita: 29 febbraio del «non abbiamo fatto in tempo quel giorno a festeggiare il compleanno di Marina che da lì a poco 62

63 divenne mamma». «Cosa vuoi dirmi, che Marina è mia madre?». San Donato, intanto, continua ad annusare le portate e pensa che si possa pure essere Santo ma le gioie che la vita terrena dà, soprattutto al palato degli uomini, è qualcosa di divino. «Sì Donato, Marina è tua madre», e nel rivelare il segreto tenuto dentro per tutti questi anni i suoi occhi diventano lucidi e bagnati da lacrime. Donato allunga le mani e stringe quelle di Dafne chiedendole di continuare il racconto. «Devi sapere che quel giorno a nascere siete stati in quattro; quattro gemelli tutti maschi, uno dietro l altro. Tu sei il quarto nato». Donato, meravigliato della doppia sorpresa, è comunque sempre pronto alla battuta. Pensa tra sé e sé: ti pare che non dovevo essere io l ultima ruota del carro?. Poi ad alta voce chiede: «Come fai a dire che sono il quarto?». «Vedi quell asso di picche che hai sulla mano, l ho tatuato io. Sta ad indicare che tu sei il quarto dei gemelli. Ai tuoi fratelli, sempre sulla mano destra, ho tatuato un asso di cuori al primo, un asso di quadri al secondo ed un asso di fiori al terzo. Sai, nel gioco del poker per identificare l ordine dei semi si usa la frase 63

64 come, quando, fuori, piove per indicare cuore, quadri, fiori e picche. Ecco perché quando ti ho visto ti ho chiamato Piove. Anche il mio laboratorio a Roma si chiamava ASSI Come, Quando, Fuori, Piove». Qui la mente di Donato, riparte con le battute: Meno male che ha avuto un laboratorio di parrucchiera, se gestiva un bordello dal nome dacci, sotto, col, bastone, cosa ci tatuava sulla mano. San Donato che è in grado di leggere il pensiero di Piove, da Santo, non capisce il senso ironico ed a sfondo sessuale della frase. Pensa ingenuamente che Dafne avrebbe tatuato sulla mano dei quattro bambini gli assi del mazzo di carte napoletane: denari (dacci), spade (sotto), coppe (col), bastoni (bastone). «Dov è mia madre e dei miei fratelli sai qualcosa?». Purtroppo a queste domande Dafne non ha una risposta. Solleva solo le spalle in segno di diniego. Sa solo che la madre è partita per l Ucraina e loro sono stati abbandonati presso la chiesa vicina al negozio romano dove le suore del convento li hanno presi in carico. Dafne descrive i fatti e le violenze che ha subito da Er Mejo, motivo per cui ha abbandonato Roma. Non ha potuto neanche onorare la promessa fatta alla 64

65 madre Marina d informarla dei suoi bambini e di riunire la famiglia. Tra l altro i dati di Marina, riportati su un foglietto, sono andati persi nella distruzione del negozio. Dopo il racconto, dover mangiare le portate che il cameriere ha messo in tavola, è un momento appropriato per racchiudersi in un silenzio assordante e dare spazio ai propri pensieri. I nostri due protagonisti, tra una forchettata e l altra, nelle loro menti elaborano pensieri e sentimenti appropriati al momento che neanche San Donato, seduto a quel tavolo, è in grado di sapere (non perché è un atto difficile la lettura del pensiero da parte di un Santo, ma per il solo fatto che è troppo distratto ad ammirare come gustano le portate lucane Donato e Dafne). Dopo il pranzo si incamminano tra le vie del Sasso Barisano per continuare il racconto di quei brevi momenti vissuti tra Dafne e Marina. Finalmente Dafne ha parlato con qualcuno di quella storia tenuta segreta fino a quel momento. Non ha detto nulla di quei fatti neanche ai suoi familiari di Matera. Donato che vuole conoscere particolari di sua madre e dei suoi fratelli, si dimostra attento e premuroso 65

66 nell ascoltare Dafne. A proposito, San Donato è andato via. Non ha seguito i due, ormai il pranzo è terminato e l interesse per lui è scemato. La giornata, tra l altro, volge al termine e non c è più motivo di stare lì e poi San Donato deve andare a riferire a San Rocco di come è andato l incontro tra Donato e Dafne. Donato ringrazia Dafne della bellissima giornata ricca di sorprese e sentimento. Decidono, naturalmente, di tenersi in contatto. Hanno ora un altro compito da svolgere, ritrovare gli altri tre gemelli; ma come? Il giorno dopo presso il distributore, Donato e Michele hanno un momento di calma. Per la verità sono le 15:00 di un pomeriggio di un giorno d agosto, con circa 38 gradi; ditemi voi chi è quel pazzo che va a fare benzina in quelle condizioni. Mentre Michele con la sua pistola annaffia a tempi alterni Donato, nota che lui invece di reagire in modo focoso (in realtà Picche reagisce così solo perché sa che suo fratello si diverte di più), sta fermo e pensieroso. «Cosa hai oggi, perché sei pensieroso?», dice l armato Michele. Donato gli racconta tutta la storia e poi pone il quesito al fratello: «Come faccio a trovare i miei gemel- 66

67 li?». Michele eccitatissimo di poter annaffiare non più un solo Donato ma addirittura quattro, ingenuamente dice: «Vai in televisione e racconta la storia. Di persone che hanno il tatuaggio sulla mano e assomigliano a te non ce ne sono tante al mondo». Ha proprio ragione! Se sono gemelli, possono differenziarsi di poco nella fisionomia, magari nel taglio dei capelli, avere o no baffi o barba, qualche chilo in più o in meno in base a quello che mangiano nel luogo in cui stanno, ma se Donato fosse comparso in televisione i gemelli o qualcuno che li conosce avrebbe collegato la rassomiglianza e data notizia. Non dimentichiamoci poi dei tatuaggi. Sono la firma finale della certificazione di gemello. Donato chiama al telefono Dafne e le propone di andare in televisione. Dafne gli risponde che è un ottima idea ma che non se la sente di venire anche lei. Il protagonista che deve ritrovare i gemelli è lui; lei gli sarà vicino nell avventura. I giorni passano e Donato cerca di studiare un piano d azione. Non è pratico di queste cose. La televisione la vede poco, non sa a chi scrivere, di tanto in tanto chiede consigli a qualche cliente su come fare 67

68 per partecipare ad una trasmissione nazionale e raccontare la storia. Indovinate chi risolve il problema? Il fratello Michele. Lo stesso giorno che è venuto a sapere del racconto ha scritto una lettera ad una trasmissione televisiva che nei suoi palinsesti tratta di persone scomparse. La storia giornalisticamente è appetibile. Visto che a settembre i palinsesti televisivi ripartono con i programmi dopo la pausa estiva, Donato viene subito contattato. Dopo lunghe telefonate con una signorina della redazione della trasmissione televisiva, che appunta la storia con minuzia di particolari, arriva il giorno in cui bisogna partire per Roma e partecipare in diretta alla trasmissione. Questa avventura mette un po d ansia e paura a Donato. Ci sono tutti gli elementi giusti: non ha mai affrontato un viaggio da solo al di fuori del territorio della sua piccola Basilicata; deve andare in diretta televisiva su scala nazionale in prima serata con la presenza di un folto pubblico in studio; da lì a poco qualche milione di persone ascolterà la sua storia. Deve però vincere ansia e paura. Donato ha tanta 68

69 voglia di ritrovare la sua famiglia e, soprattutto, svelare ai gemelli l esistenza degli altri. Arrivato in studio, viene subito seguito dalla ragazza della redazione che nei giorni scorsi ha parlato con lui più volte per trascrivere, per la conduttrice della trasmissione, i particolari della storia. Un po di trucco e dopo circa un ora di attesa arriva il suo fatidico momento. Per la redazione della trasmissione la storia di Donato è il pezzo forte della serata. La ricerca di una mamma che ha abbandonato i suoi figli; il fatto che i figli sono quattro e addirittura gemelli (caso più unico che raro); l affidamento e la reciproca ignoranza dell esistenza degli altri tre gemelli; la controprova dei tatuaggi sulle mani; sono tutti elementi per un successo di ascolto. Forse la storia ispirerà qualche scrittore a scrivere un romanzo di successo (quasi un giallo visto i tanti indizi e colpi di scena) o, addirittura, potrebbe diventare per un regista un ottimo racconto per redigere una sceneggiatura per un film. Vedremo! Un racconto eccezionale! Il pubblico in studio stupito ed incredulo vive con sentimento ogni parola di Donato. I volti degli ospiti esprimono nei vari momenti del 69

70 racconto commozione, sorriso e pianto. Durante la trasmissione numerose sono le chiamate di persone che confermano di conoscere almeno uno dei gemelli. La fisionomia del volto di Donato è la prima prova. Gli interlocutori telefonici danno informazione alle operatrici della redazione dei luoghi, dei nomi e dei particolari per rintracciare il gemello da loro identificato. Qualcuno ha anche confermato di aver visto il tatuaggio sulla mano di uno dei gemelli da lui conosciuto. Ad un certo punto la regia passa una telefonata in studio: «Chi parla?», fa la conduttrice. «Sono il gemello Asso di Fiori», risponde l uomo al telefono. «Possiamo sapere il suo nome, Asso di Fiori, e da dove chiama?», dice la conduttrice creando attesa tra il pubblico. «Ho già dato i miei dati alla redazione, preferisco restare nell anonimato. In ogni caso chiamo da Reggio Emilia. Vedere il proprio volto in televisione e scoprire di avere altri tre gemelli è un emozione troppo forte. Ti scombussola la vita. Sapevo di essere stato adottato, i miei genitori me l hanno detto da piccolo, 70

71 ma non mi hanno mai parlato di avere dei gemelli. Probabilmente non lo sapevano neanche loro». «Asso di Fiori, ci dobbiamo incontrare», fa Donato. «Certo che lo faremo Asso di Picche. In due siamo già una coppia d assi. Abbiamo bisogno però di riunire l altra coppia d assi per fare insieme poker». Nonostante il momento delicato, le battute non mancano e fanno capire l indole scherzosa dei due. Dalla regia arriva ancora l annuncio di un altra telefonata in diretta. «Chi parla?», domanda la conduttrice. «Sono la mamma adottiva di Asso di Quadri. Chiamo da Venezia», e spontaneamente parte l applauso del pubblico in studio. «Bene, abbiamo identificato anche Asso di Quadri. Ci parli di lui signora». «Preferisco di no; questa storia ha sconvolto anche me. Quando era piccolo ho detto ad Asso di Quadri che è stato adottato, ma immaginare che lui fosse uno di quattro gemelli, questo no non lo sapevo proprio, altrimenti glielo avrei detto. Purtroppo Asso di Quadri non è in casa, altrimenti avrebbe chiamato lui. Bella sorpresa avrà quando rientra. È giusto che sia lui a raccontare della sua vita ai fratelli, anche perché a quanto pare questa storia continua ad essere ricca di 71

72 colpi di scena dovuti agli eventi della vita». Cosa vuol intendere la mamma di Asso di Quadri? Vedremo! Come ogni cosa bella anche la trasmissione volge al termine, tre quarti dell obiettivo sono stati raggiunti. Il pubblico in studio, quello a casa, la redazione al completo ed i protagonisti della serata sono tutti appagati dall aver vissuto insieme un ricongiungimento, seppur parziale, di una famiglia divisa dalla nascita e privata per molti anni di conoscere la verità: l esistenza di altri gemelli. A fine trasmissione le telefonate sono state centinaia. Alcune sono arrivate da Torino e sono state fatte da un paio di operai di un azienda locale che confermano che Asso di Cuori, il conte Leonardo, è il loro datore di lavoro. Non ci sono dubbi sulla persona, anche lui ha tatuato un asso di cuori rosso sulla mano. Lo conoscono bene loro il padrone. È il figlio del Commendatore che ora, da pensionato, non si occupa più della fabbrica che ha ceduto al figlio. Asso di Cuori va spesso in azienda per verificare come pro-cede la produzione ed alcune volte fa anche un giro nelle officine per verificare e controllare che tutta sia in regola. 72

73 L unica differenza fisica che ha il conte Leonardo con Donato (a detta dei due operai) è il pizzetto portato dall età di vent anni. Asso di Cuori ha qualche capello in meno di Asso di Picche ma in compenso può contare qualche chilo in più di lui. L avere qualche capello in meno e qualche chilo in più certo non è dato dal fatto che Asso di Cuori sia più vecchio di Asso di Picche di una decina di minuti, la spiegazione più probabile è che forse essere imprenditore (e nobile) dà qualche grattacapo in più che fare il dipendente. Lauti pasti e il poco movimento fisico di Leonardo non sono paragonabili, per tenersi in forma, ai tanti chilometri che a piedi deve percorrere Donato dalla pompa di benzina a quella di gasolio, un po distanti tra loro. Movimentare poi le casse di Amaro Lucano la mattina non è cosa da poco, ecco perché quella differenza di chili. La redazione dà a Donato tutti i riferimenti per contattare Asso di Fiori, la mamma di Asso di Quadri e nome ed indirizzo della fabbrica torinese di Asso di Cuori. Il giorno dopo a confermare il gran consenso dell evento trasmesso in diretta la sera prima, ci pensano i dati auditel. In quei venti minuti di intensa trasmis- 73

74 sione l ascolto è schizzato alle stelle. Ha raggiunto quasi il doppio della media d ascolto delle trasmissioni passate e della prima parte della serata che aveva parlato d altro. Donato dopo un pernottamento in albergo privo di sonno, perché la sua mente ha rielaborato più volte i vari momenti della trasmissione, la mattina presto si avvia alla stazione romana per prendere il treno che lo porterà a Pisticci Scalo. Per lui la stazione Termini è qualcosa di molto confusionario e poco chiaro; è abituato al treno che passa dalla stazione di Pisticci Scalo, unico binario sulla linea che nella stazione si raddoppia per consentire il passaggio alternato dei treni che vanno verso Taranto (o la Calabria) e viceversa verso Potenza. Troppi binari, troppi treni in arrivo e in partenza, e soprattutto tanti tabelloni elettronici che pubblicizzano gli imminenti arrivi e partenze. Unica soluzione per non aver mal di testa nel ricercare il treno giusto è quella di chiedere a qualche ferroviere in divisa qual è il treno Roma-Taranto. «Devo andare a Pisticci e prendere il treno Roma- Taranto delle 6:26; quale binario devo prendere?», chiede Donato. «Ma lei non è quello della televisione di ieri sera? 74

75 Quello che cerca i suoi fratelli gemelli?». Di punto in bianco Donato si sente un divo. Con la sua storia è diventato famoso. «Sì sono io Donato detto anche Asso di Picche o Piove». «Sono contento per lei che abbia trovato già due dei tre gemelli, vedrà che ritroverete con gli altri anche il quarto. Guardi il tabellone luminoso Asso di Picche, il binario del suo treno è il quarto. Vede?». «Grazie!», risponde Donato e poi continua: «Per la cronaca, dalla redazione ho saputo anche dove si trova il quarto gemello. Vive a Torino», e si avvia verso il binario numero quattro. Ancora il quarto binario, ma è una persecuzione per Donato. Ricordate, lì c è già stato molti anni fa. Da quel binario numero quattro, però, non è mai partito per Reggio Emilia con i suoi temporanei genitori emiliani. Le suore dopo lo scambio con Asso di Fiori hanno portato Asso di Picche dal nuovo papà lucano. Donato con non poca difficoltà trova il treno posizionato sul binario quattro. Si tratta di un nuovissimo Frecciarossa ad alta velocità, molto diverso da quello che lo ha portato a Roma. Il treno è già da dieci minuti sul binario a disposizione dei viaggiatori. Donato sale sulla quarta carrozza prenotata e si dirige alla poltro- 75

76 na numero quattro. È proprio il destino che perseguita Asso di Picche con questo numero quattro. Arriva alla poltrona prenotata e la trova occupata. C è seduta una giovane quarantenne in compagnia di altre tre ragazze, più o meno della stessa età, sedute nelle poltroncine vicine. Donato che di donne non è ancora tanto esperto, pensa che finalmente farà un viaggio piacevole dove almeno i suoi occhi avranno da godere un po. Con imbarazzo e gentilezza chiede scusa alla ragazza attirando la sua attenzione. «Scusi, devo sedermi sulla poltroncina numero quattro in quanto è prenotata da me». Proprio quella ragazza che è seduta sulla poltroncina numero quattro dice: «Ma tu sei Asso di Picche», e rivolgendosi verso le amiche continua: «È il gemello di ieri sera che abbiamo visto in televisione. Ci ha fatto piangere tutta la serata». «Sì, sì è vero, dai, facciamoci una foto Asso di Picche», dice una delle ragazze. Donato eccitato da quella popolarità inaspettata, è stretto mai così nella sua vita dalle quattro donne. Si mette in posa, le abbraccia e mostra in primo piano la mano con il tatuaggio. 76

77 Dopo il suo primo selfie, la sua foto da divo televisivo con le quattro ragazze un secondo dopo si trova pubblicata su Facebook, cosa di cui Donato non conosce neanche l esistenza. La donna numero quattro gli dice: «Asso di Picche, noi abbiamo prenotato questi posti, forse hai sbagliato vagone, questa è la carrozza numero quattro». «Probabile», dice Donato e tirando fuori il biglietto controlla i dati sopra riportati. «Vedi», rivolgendosi alla ragazza, «è la carrozza numero quattro ed il posto è il numero quattro». La ragazza prende in mano il biglietto e conferma alle amiche che si trattava della carrozza giusta ed il posto è il numero quattro. Scuotendo la testa esclama: «Che strano, possibile che hanno fatto prenotare lo stesso posto a due persone?». No, non è possibile, infatti, guarda meglio il biglietto e si accorge che la tratta ferroviaria riporta Roma- Pisticci Scalo (via Napoli-Salerno-Potenza). Ecco l arcano errore. «Donato», dice la ragazza, «ma questo treno va a Milano e noi siamo dirette a Reggio Emilia, non va a Pisticci Scalo». Panico e imbarazzo impregnano la mente ed il cor- 77

78 po di Asso di Picche. «Che figura di merda!», pensa ad alta voce Donato. «Ancora una volta ha sbagliato treno». Quel maledetto quarto binario lo continua a perseguitare. Come un fulmine saluta le ragazze con affetto, dando loro la mano. Le bacia sulle guance (abitudini del Sud, almeno è servito a qualcosa questo errore) ed uscendo dall imbarazzo dice: «Prima o poi verrò anch io a Reggio Emilia. Mio fratello Asso di Fiori, che ha chiamato ieri sera, abita proprio lì. Vado ragazze, ci vediamo a Reggio Emilia quanto prima». Bagaglio in mano e via a cercare questo benedetto treno direzione Sud. Proprio in quel momento la comunicazione sonora della stazione avvisa: «I viaggiatori diretti a Taranto con l intercity delle 6:26 con direzione Napoli, Salerno, Potenza sono pregati di dirigersi verso il binario 14 invece del binario 4 come erroneamente riportato sul tabellone delle partenze. Per un guasto tecnico al tabellone non compare il numero 1 davanti al numero 4. È corretto, invece, il binario 4 per i viaggiatori del treno Frecciarossa che è in partenza alle ore 6:20, diretto a Milano. Ci scusiamo con i viaggiatori del disguido tecnico». «ma vafangul!», esclama Donato che è un tipi- 78

79 co modo di dire un po dovunque in Italia quando si vuole sottolineare un forte disappunto. La parola è marcatamente lucanizzata grazie alla sostituzione di una c con una g ed al troncamento della parola finale privata della lettera o. A passo svelto Donato si dirige verso il binario 14. Il treno in fermata è un Intercity, altro che alta velocità e poltroncine, è il classico mezzo utilizzato da Trenitalia per le tratte in direzione Sud. Donato, finalmente, raggiunge il binario 14 appena in tempo. Sale sulla carrozza 4 e si siede sul sedile numero 4. Che fatica! Si parte, e vai in poco meno di sei ore il treno a bassa velocità lo porta nella tranquilla e piccola stazione di Pisticci Scalo. Dalla stazione Donato si dirige a Pisticci centro con l autobus per poi avviarsi a piedi verso il distributore dove lo aspetta il fratello Michele. Quei pochi chilometri a piedi sono per Donato una vera via crucis. Ogni incontro con i paesani diventa una sosta forzata con richiesta di racconti e sensazioni avute in trasmissione. Anche chi fino ad allora, pur conoscendolo di vista, non ha mai interloquito con lui, approfitta del suo camminare per dire la sua e chiedere se ha già trovato anche il quarto fratello. 79

80 Tutti in paese lo hanno visto ieri sera in televisione, la sua presenza dava indirettamente lustro anche all intero paese che per una serata è stato protagonista della cronaca nazionale. Quei pochi paesani che non l hanno visto in televisione la sera prima, hanno un buon motivo per non averlo fatto; sono ciechi e, quindi, l hanno ascoltato ma non visto. Dopo la trasmissione, il benzinaio Donato, diviene per tutti i pisticcesi Asso di Picche, detto Piove. Per giorni è la notizia presente in tutti i discorsi degli abitanti del paese, nel chiacchiericcio da bar, all uscita della chiesa (ma anche dentro), tra vicine di casa. La storia di Asso di Picche che è alla ricerca degli altri tre gemelli è sulla bocca di tutti. La realtà, poi, si intreccia con i si dice della gente che riguardano i gemelli non pisticcesi. Di loro si narra di tutto e di più. Si inventano varie storie inesistenti (è il brutto ed il bello dei piccoli paesi del Sud dove tutti si conoscono). Naturalmente gli interlocutori privilegiati di Donato nei giorni successivi, diventano il fratello Michele, qualche collega del magazzino dell Amaro Lucano e, naturalmente, Dafne con la quale ormai si sente puntualmente ogni pomeriggio come se fosse una mam- 80

81 ma. I giorni passano e Donato deve capitalizzare le informazioni che ha avuto in trasmissione. Occorre incontrare i suoi gemelli i quali, avendo lasciato i loro recapiti alla redazione televisiva, non hanno altro mezzo per contattare Donato. Devono aspettare che li contatti direttamente lui. Sotto pressione di Dafne, Donato un giorno chiama il fratello reggiano, che ha saputo dalla redazione chiamarsi Vladimir, tipico nome russo (si sa che da quelle parti alcuni decenni fa le simpatie politiche verso la grande madre Russia erano molto forti. Spesso la popolazione emiliana lo dimostrava dando ai propri figli nomi marcatamente russofoni). Donato gli chiede di incontrarlo. Fuori o meglio Vladimir, che da giorni è in attesa di essere contattato da Donato, resta entusiasta della telefonata e lo invita a Reggio Emilia a trascorrere l ormai imminente festa patronale di San Prospero prevista per lunedì 24 novembre. Così Donato si organizza con le ferie e la gestione del distributore e, finalmente, parte in treno con direzione Reggio Emilia. Un viaggio quanto mai ambito, più volte sfiorato ma mai concretizzato per le note coincidenze della vita. 81

82 A proposito di treni Frecciarossa ad alta velocità, neanche a parlarne, c è il solito Intercity, almeno fino a Bologna. Giunto a Bologna, Donato sa che deve cambiare treno e prendere un altro mezzo ferroviario che lo porterà in breve tempo alla stazione di Reggio Emilia, dove l attende il fratello gemello Vladimir. Chiede alla biglietteria qual è il primo treno che parte e ferma a Reggio Emilia. L addetto lo indirizza al binario quattro, dove sta per arrivare il treno ad alta velocità da Roma che effettua la fermata a Reggio Emilia. Donato si fida poco del binario numero quattro di Trenitalia, gli ha dato troppe fregature nel passato. Si reca sul luogo e controlla sul monitor le fermate che deve fare il treno che sta per arrivare. Questa volta ci siamo. Sul monitor compare la fermata di Reggio Emilia che segue quella di Bologna e precede quella di Milano, stazione d arrivo del treno. Non c è più dubbio. Il treno arriva e prima di salire chiede al capotreno che è appena sceso se quel Frecciarossa ferma a Reggio Emilia. Meglio essere prudenti, pensa Donato, non vorrei che il monitor sul binario non funzionasse come quello di Roma. 82

83 in culo alla sfortuna, il treno del binario quattro della stazione di Bologna è quello giusto. Sale con slancio atletico e proprio per ammazzare definitivamente la sfortuna che l ha perseguitato tutta la vita, si dà anche una grattata Sì, proprio lì. O lettori, vorrei vedere voi dopo tutte quelle fregature subite sul binario quattro se non avreste fatto la stessa cosa. Neanche il tempo di sedersi che il treno Frecciarossa in 19 minuti trasporta Donato dalla stazione di Bologna a quella di Reggio Emilia. Vedere sfrecciare il treno come un lampo a 300 chilometri orari è stato per Donato una bellissima sensazione. Arrivato nella nuovissima stazione Donato scende e resta stupefatto dall architettura. Circa 450 metri di travi d acciaio di colore bianco affiancate l una all altra e poste con dislivelli modulati creando delle onde naturali. Per i viaggiatori che sfrecciano a 300 chilometri l ora nella stazione, ci riferiamo a quei pochi treni che non fermano a Reggio Emilia, la sensazione di vedere queste onde poste su e giù, è fantastica. Anche la visione dalla vicina autostrada fa il suo effetto scenico. Torniamo a Donato. Sul binario deve esserci già suo fratello Vladimir 83

84 ma, dopo quel via vai di viaggiatori, tra chi è sceso e chi è salito, la stazione si è svuotata. Sui binari c è solo lui, in ogni caso non c è pericolo per Donato, la stazione, che è in sopraelevata, ha solo due binari, uno con direzione Sud, l altro con direzione Nord. Diciamo questo per tranquillizzare tutti coloro che sono terrorizzati dal binario quattro, lì non c è e non ci possono essere errori dietro l angolo. Donato attende una decina di minuti sui binari rivolgendo lo sguardo all insù per apprezzare le travi sfalsate; sembra quasi che siano errori di montaggio: una trave su, l altra giù; una trave sale, l altra cala. Dopo un po si pone il problema: Vuoi vedere che mio fratello sta aspettando fuori dalla stazione? Forse ho capito male io, ora provo ad uscire. Così Donato prende il suo bagaglio e si incammina fuori dalla stazione, scende al piano di sotto e quando giunge sulla porta d ingresso rimane stupito dalla visione. Un piazzale abbastanza grande che funge da parcheggio ed una distesa di terreno tutt intorno. Non si intravede nessuna abitazione nelle vicinanze, solo un grande spazio vuoto. «E dove cazzè sta Reggio Emilia», esclama Donato in dialetto pisticcese. 84

85 In quel momento suona il suo cellulare, a chiamarlo è Vladimir. «Donato, ma dove sei, non ti ho visto scendere dal treno che è arrivato da Bologna, ma sei ancora in viaggio?». «No, sono arrivato da circa un quarto d ora ma io non ti ho visto, eppure siamo uguali, almeno credo». «Certo che siamo uguali. Neanche io ti ho visto scendere. Ora dove sei?». «Sono davanti l ingresso della stazione, ma qua non c è niente, non vedo nessuno». «Non ti muovere aspetta lì, il tempo di arrivare, sono sul quarto binario». Chiude il telefono e Vladimir si dirige verso l ingresso della stazione. Donato intanto ad alta voce farnetica: «Ancora con sto cazz di quarto binario, ma dove si trova se qui ne ho visti solo due». Passano circa quattro minuti e nessun sosia gemello si avvicina a Donato, anzi sembra che, tranne un paio di tassisti in attesa di clienti, lì non ci sia anima viva. Squilla di nuovo il cellulare di Donato. «Donato, sono davanti l ingresso della stazione. Ti sei spostato? Io non ti vedo, ma dove sei di preciso? 85

86 Dimmi cosa vedi davanti a te». «Caro fratello, qua io non vedo nulla, è tutta campagna, c è solo questa stazione bianca con queste travi che salgono e scendono». «Come? Sei alla stazione di Reggio Emilia dell alta velocità. La stazione di Calatrava». «Sì, sono in questa stazione cal a trav com disch tu; qua na trav cal e lold gnjan (tradotto: cala la trave come dici tu; qui una trave cala e l altra sale)». «Adesso ho capito, sei nella stazione nuova di Reggio Emilia dell alta velocità, la stazione Mediopadana. Dammi tempo un quarto d ora che arrivo a prenderti. Io ti aspettavo alla stazione centrale di Reggio Emilia, visto che hai cambiato treno a Bologna di solito per tratti così brevi si usa la ferrovia tradizionale. Arrivo!». Non c è sorte che tiene, quando un binario di Trenitalia ti ha preso di mira da piccolo non molla mai la presa. Maledetto binario quattro, la direzione era giusta la stazione no. Finalmente dopo circa un quarto d ora d attesa Asso di Picche e Asso di Fiori si incontrano per la prima volta sotto la splendida stazione ideata dallo spagnolo Santiago Calatrava o, meglio denominata da Donato, 86

87 la stazione di Cal a trav (tradotto dal pisticcese cala la trave, dall architettura calante delle travi di ferro che ricoprono la stazione). Nel dirigersi verso il centro città, Vladimir fa vedere a Donato la prima caratteristica di Reggio Emilia che da una decina d anni a questa parte può vantare ben quattro (ancora questo numero quattro) opere dell architetto spagnolo: la stazione Mediopadana ed i tre ponti che hanno forma e dimensioni diverse. Uno molto visibile è posizionato ad arco sull autostrada A1. I ponti, tutti di colore bianco, attirano la curiosità di Donato che chiede al fratello quali nomi hanno dato ai manufatti. Vladimir, dopo qualche secondo di silenzio, resta bloccato da una così semplice domanda. Poi risponde: «Non ci ho mai pensato. I ponti non hanno nome!». Allora Donato prende al balzo la palla dall origine spagnola dell architetto e li battezza al momento: «Questi ponti hanno origine spagnola come le tre caravelle di Colombo. D ora in poi li puoi chiamare la Nina, la Pinta e la Santa Maria. Alla stazione il nome gliel ho già dato, Cal a trav». Vladimir sorride ed apprezza la battuta del fratello. Dopo la sistemazione e qualche ora di conversazione tra i due, Donato arricchisce il racconto che li ri- 87

88 guarda con minuzia di particolari appresi da Dafne che in televisione, per motivi di tempo, non ha potuto dire. Vladimir si sente appagato di conoscere con finezza di particolari il suo passato e di aver scoperto le sue origini. Non ha solo il nome che i genitori adottivi di Reggio Emilia gli hanno dato, preso dalla tradizione dell URSS, ma ora può anche dire di avere origini dall Est Europa. La sera è l occasione per cenare tutti insieme: Donato, Vladimir, la sorella adottiva di colore Anna ed i loro genitori. Una cena tipica reggiana a base di cappelletti in brodo (anche se non è domenica, l occasione crea un clima di festa), bolliti di carne varia, erbazzone, parmigiano reggiano e Lambrusco a gogo. La cena è stata ricca di discussione. Donato ha ripetuto tutta la storia arricchita di tanti particolari. Parla pure della sua vita trascorsa a Pisticci in questi 38 anni ed ascolta con interesse la vita dei commensali che in sole poche ore sembrano già dei componenti aggiunti di famiglia. Donato pensa che a facilitare questo atteggiamento cordiale e familiare nei suoi confronti, soprattutto da parte della mamma adottiva di Vladimir, sia dovuto al fatto della grande rassomiglianza che ha con il fratel- 88

89 lo. A fine cena Donato invece di gustare il solito Amaro Lucano che è abituato a bere nella sua Pisticci (a proposito, come usanza vuole, ogni buon lucano ospite in terra straniera per terra straniera s intende al di fuori della Basilicata porta sempre con sé una bottiglia di Lucano da regalare e anche Donato l ha fatto) riceve dalla mamma di Vladimir un altro amaro che da lì a breve sapremo cos è. Mentre la famiglia allargata si è comodamente spostata ed accomodata nel soggiorno (Donato per sedersi sul divano ha dovuto calpestare un tappeto nuovo di zecca di pelle di mucca), la mamma di Vladimir vede la scena e scoppia in un pianto vistoso. Cosa sta succedendo? Donato, in atteggiamento imbarazzato chiede, rivolto alla mamma di Vladimir: «Sono per caso io la causa di questo pianto?». «Sì Donato la causa sei proprio tu?», risponde la signora. «Io non volevo sedermi sul divano. Vladimir mi ha fatto segno di sedermi lì. Se il motivo è che ho sporcato il tappeto nuovo ci penso io a pulirlo». «Ma no Donato, non è questo il motivo del mio pianto. Cari figli miei», rivolgendosi a Vladimir e Donato, 89

90 «devo dirvi una cosa che io e mio marito per 38 anni abbiamo tenuta nascosta». Da lì inizia la storia consumatasi a Roma 38 anni fa sul quarto binario della stazione Termini. «Donato, per alcune ore io ti ho tenuto in braccio», e spiega la storia della suora distratta, «ma quando sono arrivate quelle due suore con Vladimir in braccio è stato difficile lasciarti e», segue un mare di pianto. «Noi non volevamo cambiarti con Vladimir, ma non perché lo rifiutavamo. Le suore, però, hanno insistito, altrimenti sarebbe intervenuto il giudice e la sostituzione in futuro sarebbe stata molto più dolorosa. Magari avessi potuto adottarvi tutte e due; è la sorte che ha deciso del nostro futuro. Quel giorno, il treno per Reggio Emilia, è partito con un ora di ritardo. Solo per questo motivo si è potuto fare lo scambio dei bambini. Se quel treno fosse arrivato in orario oggi nostro figlio saresti tu Donato». Cala un silenzio di piombo in sala. Anna, la più serena del gruppo, inizia ad immaginare come sarebbe cresciuta col fratello Donato invece che con Vladimir. Il papà ha già digerito la cosa 38 anni fa e pensa solo a consolare la moglie immersa nel pianto. Vladimir si sente un po in colpa, sembra essere il 90

91 terzo incomodo, ma poi attribuisce alla casualità degli eventi il suo e l altrui destino. Viene fuori dall imbarazzo con una battuta: «Che bello sarebbe stato vivere in un paesino sul mare e non tra nebbia e zanzare». Donato non dice niente ma è incazzatissimo. Nella sua mente c è un odio frenato che lo affligge, trova sfogo pensando ad una sola cosa: Vafangul a Trenitalia e a tutti i binari quattro delle stazioni d Italia. Non è arrabbiato perché non è contento della sua vita pisticcese (anzi!), ma gli dà fastidio il fatto che Trenitalia abbia scelto il suo futuro. È ora di andare a nanna, si è fatto tardi, la stanchezza del viaggio in treno si fa sentire. La mattina successiva Vladimir porta in giro per la città Donato per fargli scoprire le bellezze del luogo e la sua storia. Reggio Emilia non è un luogo a vocazione turistica ma almeno un fine settimana della vostra vita dovete viverlo in questa città. Aggiornatevi dei tanti eventi, anche internazionali, in modo da dedicare 2 o 3 giorni della vostra vita per conoscere la città del Primo Tricolore e vivere l evento organizzato. Ci sono per i turisti alcune cose assolutamente da vedere e da fare e Vladimir, da buona testa quadra, 91

92 le mette in fila in un percorso prestabilito. A proposito, l appellativo di teste quadre con cui i modenesi apostrofano i vicini reggiani, sembra derivi da alcuni versi della Secchia Rapita di Alessandro Tassoni e precisamente dalla strofa 66 del canto IV, dove si dice che Marte, mentre rilascia dal castello di Rubiera i soldati reggiani sconfitti, li percuote con l asta in modo che A tutti fatte avea le teste quadre. Di risposta i reggiani, che non vivono questo appellativo come un offesa ma lo collegano alla loro testardaggine nel voler fare le cose (quindi in modo positivo) ai modenesi rispondono in questo modo: Voi l avete tonda perché gli spigoli ve li hanno rosicchiati i pidocchi. La prima tappa del percorso alla scoperta della città passa per la visita ai Musei Civici, da poco ristrutturati ed aperti al pubblico. Sono qualcosa di unico in Italia o forse al mondo. Migliaia di animali di specie diverse, piccoli e grandi, imbalsamati in una collezione che può contare un infinità di pezzi raccolta in decine d anni. Carnivori, erbivori, uccelli, pesci, pietre laviche di ogni genere, reperti d archeologia, ossa umane, la tazza d oro ed una sezione particolare dove ammirare, in contenitori pieni di alcol, animali e uomini (si 92

93 uomini) intatti nella fisionomia. Trovate, infine, anche i resti della balena Valentina, questo il nome dato allo scheletro fossile di balena rinvenuto nell autunno 1997 nei calanchi del Rio della Rocca, nei pressi dell abitato di San Valentino, in comune di Castellarano. Al fossile di balena è stata attribuita un età di 3,5 milioni di anni. All ingresso del lungo percorso museale c è una bacheca che anticipa subito a cosa andrà incontro il fortunato turista fai da te (a proposito, ingresso gratuito). Proprio qui Vladimir si sofferma con Donato e comincia a fargli notare quello che è collocato in bella mostra in vetrina. Tra le tante cose strane spiccano i seguenti oggetti. In un contenitore di vetro trasparente si possono notare due piccoli gemelli siamesi attaccati tra di loro, con spalle, parte del corpo e le due teste. Probabilmente sono morti subito dopo la nascita o poco prima di nascere. La visione è impressionante, anche quella è una storia vera di gemelli. Una capra imbalsamata con due teste attaccate ad un unico corpo e sempre nello stesso scaffale un altro ungulato che ha sei zampe, due delle quali collocate 93

94 sulla schiena. In una campana di vetro, in bella vista ed imbalsamato, predomina un grande fallo. Un organo maschile, privo di attributi, della grandezza di circa 25 centimetri. Si possono notare i particolari e le tante venature Proprio quest ultimo organo in esposizione cattura la fantasia e la curiosità di Donato. Non possiamo sapere se per la particolarità del reperto, mai visto da Donato staccato dal resto del corpo, o se per le dimensioni dello stesso che ha, forse, paragonato al suo. Fatto sta che Vladimir per fargli continuare il percorso del museo è costretto letteralmente a tirare per il braccio Donato rimasto incantato da quella prima bacheca. Il percorso continua e Donato scopre l esistenza di animali di cui mai aveva né sentito parlare né visto. Si passa dalla giraffa all elefante, dall orso bruno al leone, dalla scimmia alla balena, dal dodo all aquila reale, pesci palla e squali ed ancora centinaia e centinaia di animali ed insetti minuscoli e mastodontici. Di particolare ricchezza la zona destinata ai volatili. In un enorme bacheca decine e decine di uccelli, poco più grandi di un unghia di pollice ad uccelli con apertura alare di oltre un metro. 94

95 Proprio in questa sezione Donato scopre un altra dote del fratello Vladimir. A lui piace inventare barzellette, ha subito la battuta pronta a differenza di Donato che le battute non le cerca, le fa perché è proprio così. «Donato, mi hai detto che lavori anche come magazziniere nell azienda dell Amaro Lucano». «Sì, solo la mattina». «Guardando questa bacheca di uccelli sono stato ispirato da una barzelletta. Ascolta! Ci sono su un ramo due passere, una giovane e bella, l altra anzianotta. Intorno a loro vola un bellissimo uccellino giovane e forte che dopo poco si posa sulla giovane passera e fa l amore con lei. Dopo aver soddisfatto reciproci piaceri con la giovane passera, vola via. La passera anziana, un po invidiosa della collega soddisfatta, le dice: cosa vuoi di più dalla vita?. L altra risponde: Un tucano!». Vladimir scoppia in una risata travolgente, mentre Donato lo guarda e gli dice: «Non l ho capita; ma cos è sto tucano». Ecco il motivo per cui Donato non è scoppiato a ridere. Vladimir allora gli fa vedere in vetrina cos è il tucano. «Vedi, il tucano è quell uccello caratterizzato dal 95

96 gigantesco e lungo becco. Lo vedi che il becco è più o meno delle dimensioni dell organo visto poco prima?». Con quasi una decina di secondi di ritardo, Donato si aggiunge al fratello alle risate; con un po di ritardo c è arrivato anche lui. Prende una penna ed un foglietto di carta e scrive qualcosa. Sono gli appunti della barzelletta perché quando ritornerà a lavoro in magazzino vuole raccontarla anche lui ai colleghi dell Amaro Lucano. La visita al museo continua nella sezione archeologica ricca di reperti provenienti dall Età della pietra con numerose casse che custodiscono i resti di ossa umane dei primi abitanti della zona. Continuando nel percorso, destino vuole, visto che ci sono due possibilità per uscire dal museo, quella da cui sono entrati ed un altra, che Vladimir e Donato si ritrovino nello stesso punto da dove sono entrati. Come prevedibile Donato si ferma di nuovo vicino a quella bacheca che l ha colpito prima. Il suo sguardo è ancora diretto verso quella campana di vetro che contiene quell esemplare di pene umano. Forse vuole paragonarlo al becco del tucano. «Donato, allora ti piace questo museo?». Donato, con lo sguardo verso il fallo in vetrina dice: «Cazzo com è bello». 96

97 Risposta rivolta a soddisfare la domanda del fratello o esclamazione di bellezza di quello che sta osservando? Bisogna chiederlo a Donato, ma non abbiamo tempo, la visita della città deve continuare. Prossima tappa il museo del Primo Tricolore. La bandiera nazionale italiana è nata a Reggio Emilia il 7 gennaio Quel giorno i rappresentanti delle quattro città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, riuniti in Congresso, proclamarono il tricolore bianco, rosso e verde come vessillo della Repubblica Cispadana, il nuovo stato sorto sotto la protezione delle armi francesi. La storica seduta si svolse all interno del Palazzo Comunale nella grande sala che, su progetto di Lodovico Bolognini, è stata edificata negli anni tra il 1772 e il 1787 per ospitarvi l archivio generale del Ducato. Il salone è stato denominato in seguito Sala del Congresso e poi Sala del Tricolore. Ora è sede del Consiglio Comunale. Arriva l ora di pranzo e i due fratelli si dirigono al ristorante Canossa, tipico ristorantino di vera cucina emiliana, nel centro storico della città. Lì trovano grandi primi e l eccellenza rappresentata dal carrello dei bolliti. Una vera delizia per gli amanti. 97

98 Squilla il telefono di Donato e questo interrompe la delizia delle papille gustative che sono concentrate ad assaporare quei magnifici bolliti. Numero sconosciuto, chi sarà. Bah! Donato deve in ogni caso rispondere, il fratello Michele presso la stazione di benzina potrebbe avere bisogno di lui. «Chi è?». «Parlo con Donato». «Sì, sono io, ma chi parla». «Sono Asso di Quadri, uno dei quattro gemelli». «Asso di Quadri, ma come hai fatto a rintracciarmi. Ti avrei chiamato io appena possibile, sono a Reggio Emilia con il nostro gemello Asso di Fiori. Si chiama Vladimir e siamo a tavola». «Asso di Quadri, il nostro gemello?». «Sì, nostro fratello». «Che bello, vorrei essere anch io con voi due lì. Donato, il numero di telefono me l ha dato tuo fratello Michele. È un grande simpaticone. Ho chiamato la redazione della trasmissione e mi hanno dato il numero del distributore». «Donato, fammi parlare con Asso di Quadri. Perché non viene anche lui a Reggio Emilia, sarà mio ospite», fa Vladimir e prende in mano il telefono di 98

99 Donato. «Ciao fratello, sono il gemello Vladimir detto anche Asso di Fiori ma dove ti trovi?». «Io abito a Venezia, con la mia compagna». «Vieni a Reggio Emilia, abbiamo entrambi voglia di conoscerti, sarai mio ospite. In tre, quattro ore puoi essere qui. Domani è domenica e lunedì a Reggio Emilia è festa patronale, San Prospero (24 novembre)». «Mi piacerebbe tanto, ma ho bisogno di un paio di giorni per organizzarmi. Donato per la fine della prossima settimana è ancora lì?». «Sì, lui partirà lunedì mattina del primo dicembre». «Ok Vladimir, venerdì pomeriggio vengo a Reggio Emilia con la mia compagna. Prenotiamo una camera in albergo per il week end». «Stai scherzando? Siete ospiti in casa mia nella stanza degli ospiti dorme Donato, voi vi arrangerete in soggiorno sul divano letto». Così dicendo, saluta e ripassa il telefono a Donato. «Allora ti aspettiamo qui venerdì pomeriggio ma fratello mio come ti devo chiamare?». Interminabili secondi di silenzio da parte di Asso di Quadri «I miei genitori adottivi mi hanno voluto dare il nome 99

100 di Giovanni ma poi ti spiego meglio di persona tutto. Sai Donato, la mia vita è bella ma è stata un po travagliata». «Va bene Giovanni, ci vediamo venerdì pomeriggio. Veniamo a prendervi in stazione a proposito vedi bene in quale stazione arrivi; qui a Reggio Emilia ci sono due stazioni e poi, stai attento al quarto binario di Trenitalia, fratello mio». «Ok Donato, ci vediamo venerdì». È stata per i due una piacevole interruzione, i bolliti si sono un po raffreddati ma a quella telefonata non si poteva non rispondere. Tre quarti dei gemelli Asso si sono quasi ritrovati, manca all appello solo il primogenito, il torinese Asso di Cuori di cui si sa solo che lavora presso la sua fabbrica a Torino. Venerdì pomeriggio alle 17:42 è previsto l arrivo dei veneziani alla stazione di Cal a trav come la chiama Donato. La coppia d assi di colore nero (Donato e Vladimir) è presente sul binario della stazione già dalle 17:20, in anticipo giustificato dalla voglia dei due di incontrare il loro terzo gemello. Il treno con puntualità arriva alla stazione Mediopadana. Questa volta non si tratta di Trenitalia, ma di 100

101 Italo. Il flusso delle persone presenti sul binario che sale sul treno e quello che scende è abbastanza copioso. Difficile identificare subito la coppia veneziana anche se la faccia di Giovanni non può che essere uguale alla loro. Dopo qualche minuto il treno riparte e le persone che sono scese iniziano a dirigersi al piano di sotto verso l uscita, ma di Giovanni e della moglie nessuna traccia. Sulla banchina restano solo loro due e due donne a circa un centinaio di metri da loro. «Vuoi vedere che Giovanni e la moglie hanno preso un treno che li ha portati all altra stazione? Gli ho anche detto di controllare bene La maledizione del binario quattro, evidentemente, perseguita anche lui», fa Donato. «Provo a chiamare Giovanni al telefono», dice Vladimir. Qui avviene l inimmaginabile. Ricordate cosa è successo a Dafne quando ha tatuato l asso di quadri a Quando? Il colore rosso è finito. È bastato appena per tatuare l asso di cuori sulla mano di Come. Dafne, infatti, per poter tatuare Quando ha aggiunto una goccia di 101

102 bianco nella boccetta di colore rosso creando quel po d inchiostro che è servito per disegnare l asso di quadri. Rammentate, il colore non è un rosso acceso, diluito col bianco è diventato rosa (indizi riportati anche in copertina dove notate che l asso di quadri e la prima S del titolo sono di colore rosa). Trentotto anni fa questa scena l abbiamo descritta come un dettaglio, almeno fino ad ora. Bene, questo dettaglio della vita di Asso di Quadri, oggi si manifesta tutto nella sua realtà delle cose. «Donato, Vladimir siamo qua!». Quando, con il foulard in mano, lo sventola in alto per attirare l attenzione dei due gemelli e, contemporaneamente, si muove verso di loro, con la moglie accanto. I quattro, divisi in coppia, si avvicinano e, quando sono ormai a pochi metri di distanza, arriva la sorpresa; quelle due donne sono: Giovanni (o meglio Giovanna) e la sua compagna. Paralisi totale. A rompere il ghiaccio è proprio Giovanna. «Ve l avevo detto che la mia vita è stata un po travagliata», e abbraccia i due fratelli, mettendo il suo capo fra le loro teste e avvicinandole al suo con le mani tiepide alle loro guance. 102

103 «Ma sì, una sorella in famiglia ci vuole. Dammi un forte abbraccio Giovanna», fa Vladimir e si stringono. Il senso di affetto e di condivisione tipici dell Emilia permettono a Vladimir di adeguarsi senza fatica alla nuova situazione. D altronde, l orientamento sessuale personale, non è suscettibile di censura altrui. Donato è un po più imbarazzato del gemello emiliano, ma alla fine Giovanni o Giovanna è pur sempre suo fratello pardon, sua sorella. Lei ha deciso di essere ciò che si sente, lui in linea di principio deve solo accettare la sua scelta. Baci e presentazione completano la conoscenza tra Donato, Vladimir, la loro gemella Giovanna e la sua compagna Antonella (sì perché le due sono sposate) e così si avviano verso l uscita. Tutti in macchina con direzione casa di Vladimir. Nessuno di loro, però, sa della storia della goccia di colore bianco utilizzata da Dafne. Quando raccontò la storia dei tatuaggi a Donato, Dafne non descrisse quell episodio perché lo riteneva un dettaglio, o forse l aveva proprio dimenticato. A cena, Giovanna racconta per prima la sua storia. È stata adottata da una coppia di veneziani e gestisce da una decina d anni la piccola impresa di gondole ereditata dal padre. Da adolescente ha anche fatto 103

104 il gondoliere ma, raggiunta la maggiore età, qualcosa è scattato in lei. Nelle vesti di uomo non si sentiva realizzata. Da prima ha iniziato a vivere la sua nuova vita vestendosi e truccandosi da donna ma man mano che gli anni passavano voleva essere sempre di più una vera donna. All età di 25 anni ha preso la decisione più importante della sua vita, quella di affrontare una serie di operazioni all estero che l hanno poco alla volta modellata nel corpo, nel seno e nelle parti intime, come se fosse una vera donna. Da otto anni ha conosciuto Antonella, alla quale chiaramente ha confidato tutto. Tra loro i sentimenti si sono trasformati in vero amore e da tre anni si sono anche sposate. «Come sposate siete andate all estero a fare il matrimonio?», domanda Vladimir. «No, anche se mi sono trasformata in tutto e per tutto in una donna, all anagrafe risulto ancora di genere maschile, ecco perché siamo riusciti a sposarci in comune a Venezia». «Bellissimo, alla faccia di chi si oppone ancora oggi in Italia al matrimonio dei gay e delle lesbiche!». Donato, non riesce a seguire tutti i ragionamenti, 104

105 troppo complicati per lui. È abituato a vedere le cose nella sua semplicità: il bianco è bianco, il nero è nero. Chiudendosi in un silenzio religioso e astenendosi da qualsiasi commento continua a mangiare e si limita a seguire la discussione degli altri commensali. «E tu Antonella, sei veneziana?», domanda Vladimir. «No, io sono nata a Collodi, il paese associato alla storia di Pinocchio. Ho conosciuto Giovanna a Venezia e da allora ci siamo dapprima scritte e poi i nostri incontri sono diventati sempre più frequenti, fino al mio trasferimento a Venezia». Finita la cena, i quattro continuano a parlare fino a notte fonda. L indomani, come consuetudine vuole, Vladimir porta gli ospiti in centro e riparte il tour turistico: prima tappa Musei Civici. A Donato questo non dispiace. Rivedere con più calma tutti quegli animali imbalsamati gli va bene, e poi non si paga l ingresso, dettaglio fondamentale per lui. Si inizia proprio dalla prima bacheca, quella che contiene tra l altro anche l organo maschile che ha ipnotizzato Donato. Quella vetrina è veramente particolare, tant è che anche Giovanna e Antonella ne restano meravigliate. 105

106 Vladimir, come al solito non perde colpo per fare le sue battute: «Giovanna, guarda lì», e le indica la campana di vetro che racchiude il grande organo maschile. «Vecchio ricordo vero?». Giovanna gli risponde con la sua vocetta ben costruita e ironica: «Vladimir dai, non fare il maschilista», e si allontana sorniona sotto braccio ad Antonella verso la teca a fianco. Vladimir rivolto a Donato gli sussurra all orecchio, con complicità e ironia: «Spero che Giovanna non si sia incazzata!», muovendo la mano con le dita del pollice e l indice posizionate ad arco, come per collegare la parola incazzata alla situazione di Giovanna. «Ma va a cacà», esclama Donato in pisticcese con un ampio sorriso. Vladimir insiste, giocoso: «Donato, voglio vedere se siamo gemelli in tutto. Vedi quell organo maschile, il mio ha più o meno le stesse dimensioni. Il tuo com è?». Donato risponde, tra il serio e il faceto: «Vladimir, non sono cazzi tuoi», e si dirige fingendosi scocciato verso la sorella. Ecco, esatto. Tutto sommato la battuta che ha fatto Donato ci sta, pensa Vladimir, sogghignando, e si dirige verso il gruppo sbraitando a voce alta: «Questi 106

107 gemelli non hanno proprio il senso dell umorismo!». Finita la visita ai Musei Civici, passano a visitare il museo del Primo Tricolore, la chiesa della Ghiara, i leoni di San Prospero e il Teatro Valli. Dopo pranzo, decidono di fare un salto nella vicina Modena: due cose da vedere sopratutto: il duomo di Modena ed il Museo casa Enzo Ferrari, noto anche con il suggestivo acronimo MEF. Tutti in macchina con direzione Modena, dopo circa 30 minuti di via Emilia, Vladimir arriva nei pressi del centro storico e parcheggia lungo i viali pagando il parcheggio. Due ore di sosta sono sufficienti. La piacevole camminata fa scoprire ai gentili ospiti l esistenza della bellissima Cattedrale di Modena, la Torre Civica e Piazza Grande che dal 1997 sono stati dichiarati Patrimonio dell Umanità dall Unesco. Fatto il primo giro turistico Vladimir chiede ad una coppia di vigili appiedati (pardon, operatori di polizia municipale) la direzione per raggiungere il MEF. Con garbo e gentilezza la vigilessa, con il numero identificativo numero 68, descrive la strada più breve per raggiungere a piedi il Museo Enzo Ferrari. Dopo una decina di minuti giungono sul posto e si godono la casa museo. All interno tutta la storia della Ferrari e del suo ideatore raccontata con oggetti e 107

108 auto d epoca. Donato rimane impressionato, quello delle auto è un mondo che conosce molto di più di quello animale (vedi tucano). Resta affascinato da tante Ferrari tutte allineate. Nel suo distributore ne ha vista qualcuna ma lì c è tutta la storia di questa prestigiosa casa automobilistica (ora in mano straniera?). Donato, rivolgendosi a Vladimir, dice: «Ogni italiano dovrebbe avere una Ferrari!». «Questi sì che sono ragionamenti di un vero uomo di sinistra. Tutti gli italiani dovrebbero avere la possibilità di potersi comprare una Ferrari, invece, la maggior parte ha stipendi da fame. Bravo Donato, pensare alla ridistribuzione della ricchezza in Italia vuol dire oggi essere un uomo di sinistra». «Io pensavo però al fatto che se tutti gli italiani avessero la Ferrari, sai quanta benzina in più potrei vendere con il mio distributore?». L ingenua risposta di Donato lascia di sasso Vladimir, mentre Giovanna e Antonella sorridono tra loro per la figura di cacca che ha fatto l emiliano. Si è fatto tardi e i quattro si dirigono, sempre a piedi, verso i viali dove hanno lasciato il veicolo. Tra l altro bisogna anche aumentare il passo perché il tempo del parcheggio a pagamento sta per scadere. Sono quasi 108

109 passate le due ore di sosta. Mentre i quattro stanno attraversando via Modonella completamente deserta (è una piccola viuzza del centro storico di Modena) da lontano vedono un signore, magro e mal vestito, che si dirige verso di loro. Il braccio sinistro è tenuto penzolone affiancato al corpo, il braccio destro è inarcato con il pugno chiuso e poggiato sul fianco destro. Il braccio destro posizionato in quel modo, con parte del corpo, forma un bel cerchio vuoto. Il signore zoppica anche leggermente come se affaticato da un peso che trasporta. «Guardate quel poverino, avrà problemi all anca, vedete come spinge il pugno del braccio sull anca. Gli farà un male». «Ma che dici Vladimir, quello porta il braccio così perché gli è comodo farlo». «Donato, quello o ha qualche problema all anca o ha il braccio malato». «A me sembra che sia il suo modo di camminare», fa Giovanna. «Per me ha problemi di deambulazione alla gamba e al braccio, vedete che zoppica anche un poco», dice Antonella. Intanto i quattro e l uomo dal braccio ad arco pog- 109

110 giato sull anca destra si avvicinano sempre di più, fino ad arrivare tutti a poco più di tre metri. A quel punto il più sfacciato di tutti, cioè Vladimir, gli chiede: «Scusi signore, ha qualche problema al braccio o all anca o porta il braccio così perché gli è comodo farlo?». Il signore si ferma, guarda i quattro, poi piega la testa guardando il braccio ad arco e dice: «Porca puttana, mi hanno fregato l anguria!». Si mette a correre continuando a gridare: «M hanno fregato l anguria m hanno fregato l anguria». I quattro si guardano prima in viso, poi iniziano a sorridere meravigliati e infine giù una valanga di risate risate a crepapelle durate circa una decina di minuti. Non riescono più ad andare avanti. Tra una risata irrefrenabile ed un passo, poco alla volta arrivano nei pressi dei viali dove hanno parcheggiato il veicolo. Lì trovano, finalmente, il motivo per finire di ridere, almeno per Vladimir. «Porca misera», esclama Vladimir, «mi hanno fatto il verbale. Questi vigili di Modena sono peggio dei pescecani, come sgarri un attimo sono pronti a punirti». Il tagliando del parcheggio è scaduto da circa

111 minuti, tanti per far scattare la sanzione. Poveri operatori della polizia municipale di Modena quante benedizioni hanno avuto dalla testa quadra reggiana. Eppure loro, almeno questa volta, non c entrano assolutamente niente. Il preavviso di violazione a Vladimir non l hanno fatto loro. A Modena, ma così è in molte città d Italia, la gestione delle soste a pagamento viene curata dagli addetti alla sosta che nulla hanno a che vedere con la polizia municipale. Pazienza ragazzi, è destino di tutta la polizia locale d Italia quello di avere a volte colpe dal cittadino, anche se non c entrate! «Dai Vladimir, non te la prendere dividiamo in quattro il costo del verbale», dice Giovanna. «Come dividere in quattro», fa Donato. «No, non vi preoccupate la pago io», esclama Vladimir. Donato prende la palla al balzo: «E va bene, se vuoi pagarla tu non ci sono problemi». Pericolo scampato! Anche questa volta Donato ce l ha fatta a non cacciare un euro. A differenza del fratello Michele che ha le mani bucate, lui è leggermente tirchio. Si rientra a Reggio Emilia e si passa una serata splen- 111

112 dida ed una domenica mattina piacevole facendo tappa alla Pietra di Bismantova nell Appennino reggiano. La Pietra di Bismantova è quel massiccio roccioso a forma di nave che contraddistingue il paesaggio dell Appennino reggiano. Con una lunghezza di un chilometro, una larghezza di 240 metri ed un altezza di 1041 metri sul livello del mare, di cui 300 metri emergono dall altopiano che le fa da base, la Pietra di Bi-smantova è un gigantesco esempio di erosione residuale. Ormai i tre gemelli sono entrati in sintonia, ma hanno ancora un compito da svolgere. Contattare il primogenito, Come, detto anche Asso di Cuori. Donato ha tentato più volte di contattarlo chiamando l azienda del fratello, ma ogni volta la segretaria ha sempre risposto: «Il conte Leonardo non è in ufficio». Si danno tutti un compito, bisogna contattare Leonardo per ricomporre la famiglia. Donato dà i recapiti della ditta di Torino e il numero di Dafne in modo che possano anche loro contattarli. Telefonate e lettere vanno inviate al fratello Leonardo sperando che risponda al loro appello. Danno il compito a Vladimir di sviluppare in settimana le foto che hanno fatto in questi giorni a Reggio 112

113 Emilia e di inviarle con raccomandata a Leonardo, accompagnate da una lettera, a firma di tutti e tre i gemelli. Naturalmente avrebbe dovuto inviare copia delle foto anche a Giovanna e Dafne, via , mentre a Donato per posta (lui non è un gemello informatico). Di pomeriggio Giovanna e Antonella devono ripartire in treno, questa volta dalla stazione centrale, con direzione Venezia. Le accompagna in macchina Vladimir. Quella è l occasione per Donato di fare una domanda al fratello: «Vladimir, perché qui tutti quelli che vanno in moto portano il casco?». Come si può rispondere ad una domanda del genere? «Perché dalle tue parti i motociclisti non lo portano?». «No, qualcuno lo porta ma sono pochi». Vladimir con voce energica dice: «A Reggio Emilia il casco lo usano solo i meridionali per nascondere il fatto di non avere la testa quadra come i reggiani puri Donato, il casco in Italia è obbligatorio portarlo quando si guida una moto». «Non lo sapevo Giovanna, a Venezia portano il casco?». 113

114 «Da noi no». «Hai visto Vladimir che anche a Venezia non portano il casco», risponde Donato interrompendo quello che voleva dire Giovanna. «No volevo dire che a Venezia centro dove abitiamo noi non ci sono motociclisti, lì andiamo tutti a piedi o in gondola», risponde Giovanna. Arrivano in stazione e dopo alcuni minuti di attesa prendono il treno con direzione Bologna. Dopo la partenza della coppia veneziana, Vladimir verifica l orario del treno che la sera deve portare Donato a Pisticci Scalo. «Il treno parte alle 21:00 dal binario quattro. Conviene acquistare ora il biglietto così non perdiamo tempo questa sera», dice Vladimir. «No. Dal binario quattro no. Mi ha detto mio fratello Michele che parte un autobus ogni sera dal piazzale dietro alla stazione con direzione Matera. Questa fermata intermedia a Matera, prima di rientrare a Pisticci, mi permette anche di incontrare Dafne e aggiornarla su di voi. Vorrà sicuramente sapere tutto e poi devo darle i vostri contatti telefonici così potrà chiamarvi», dice Donato. «Come vuoi, se ti è più comodo viaggiare in autobus». 114

115 «Sì, sì viaggiare in autobus è più comodo e soprattutto più sicuro per me». «Come vuoi. Ricordati di dire a Dafne di tampinare anche lei Asso di Cuori fino a quando non decide di incontrarci». «Certo, certo», risponde Donato facendo sì con la testa. Così avviene che Donato rompe definitivamente i rapporti con Trenitalia e con i binari numero quattro di tutte le stazioni ferroviarie d Italia. Passano le settimane ed i mesi. Puntualmente i tre gemelli e Dafne si sentono telefonicamente tra loro. Vladimir, Giovanna e addirittura Dafne alla sua età, interloquiscono tra loro via internet con skype. Copiosa è anche la corrispondenza via mail tra i tre. Donato, un po a digiuno d informatica e un po per evitare l acquisto di un computer e l installazione di una linea adsl, che costano, contatta i tre solo telefonicamente. Gravoso è anche il compito che si sono dati. Contattare telefonicamente almeno una volta a settimana il quarto gemello e scrivere lettere mensili con invio di foto. Da Torino, però, non è mai arrivata nessuna rispo- 115

116 sta. La povera segretaria del conte Leonardo, ormai ha esaurito le scuse che è costretta a dire per non passare le telefonate. Comprende l esigenza dei gemelli e di Dafne di contattare il suo titolare, ma gli ordini che ha avuto sono quelli di trovare sempre scuse per dire che in quel momento non può passare la telefonata. Natale è l occasione per scambiarsi auguri e doni. Come pure la festa di fine anno e le rituali telefonate fatte dopo la mezzanotte del 31 dicembre per augurarsi un felice anno È domenica primo marzo, giorno in cui Dafne festeggia il suo 59 compleanno. Il 2015 non è un anno bisestile ed i gemelli festeggiano il compleanno (come la loro madre Marina, coetanea di Dafne) il primo marzo; trentanove anni. Non c è giorno migliore per festeggiare il compleanno quando capita di domenica. I quattro sono in contatto via skype. Sì, anche Donato (no non ha comprato né computer né collegato la linea adsl, ricordiamoci che è leggermente tirchio). È ospite di Dafne a Matera per festeggiare insieme il compleanno. Lì scopre le meraviglie della tecnologia moderna. Il collegamento in diretta audio e video crea quell atmosfera come se tutti i protagonisti fossero lì in 116

117 quella stanza a godersi questo magnifico compleanno. Come se fossero lì ma non lo sono. In effetti, in questi momenti di gioia gli abbracci e i baci, il potersi toccare, sono sensazioni forti che rafforzano i sentimenti tra le persone ed un collegamento skype, per il momento, non riesce a rimpiazzarli. Quella è l occasione per farsi tutti una promessa. La prossima estate, nel mese di agosto, devono passare insieme tre settimane di ferie a Pisticci. Tre settimane piene per godersi un mare pulito, immergersi nella storia millenaria della Magna Grecia, godersi il Sasso Barisano e, soprattutto, gustare la buona cucina lucana. I nordisti saranno ospiti dei sudisti. Promessa fatta e, come vedremo mantenuta. Manca però ancora il quarto tassello. Tutte le lettere e le telefonate inviate a Torino da Giovanna, Vladimir, Donato e Dafne, fino a quel momento, non hanno dato esito positivo. Bisogna insistere ancora, soprattutto, occorre informare Leonardo che i quattro si incontreranno a Pisticci nel mese di agosto. Quello per Asso di Cuori è un appuntamento a cui non può mancare. Il sangue del suo sangue lo chiama al dovere. Il torinese non può cancellare le sue origini 117

118 ed il fatto di avere dei gemelli che ancora non conosce, è una lacuna che deve sanare. Lo deve in primis a lui stesso e poi ai fratelli. Se Leonardo continua a non rispondere alle lettere e alle telefonate, Vladimir ha avuto il compito dagli altri di presentarsi da lui in fabbrica, a Torino. Trascorrono i mesi e i messaggi telefonici e le lettere si intensificano verso Torino, ma ancora una volta, con esito negativo. I primi giorni di luglio Vladimir si presenta di persona presso la ditta del fratello a Torino. Grandi cortesie dai dipendenti (troppo simile al fratello, sembra quasi avere in fabbrica due padroni). Viene accolto anche dalla segretaria personale del conte con la quale ha parlato molte volte al telefono ma la risposta che si sente dire dopo una lunga attesa è la seguente: «Il conte Leonardo è all estero per qualche giorno, deve concludere alcuni contratti che riguardano l azienda». Un viaggio a vuoto che fa emergere la cruda verità. Asso di Cuore rinnega le sue origini, vuol cancellare il suo passato e non vuol aver a che fare con i suoi fratelli. Prima di andar via Vladimir lascia alla segretaria un foglietto con tutti i recapiti dei gemelli e di Dafne. In- 118

119 forma la segretaria che loro dal primo fino al 23 agosto si incontrano tutti a Pisticci per trascorrere le ferie insieme. Quella per il conte Leonardo è la sua ultima occasione di conoscere la sua vera famiglia. Non ci sono più scuse, ora lui di persona ha dato i recapiti e, quindi, se Asso di Cuori non si metterà in contatto sarà dimenticato per sempre. Con delusione Vladimir informa telefonicamente gli altri del fatto e rassegnato non gli resta che ritornare a Reggio Emilia ed attendere, come tutti, l arrivo di sabato primo agosto, giorno in cui si incontreranno tutti a Pisticci. Giovanna ed Antonella venerdì 31 luglio arrivano in treno a Reggio Emilia. Dopo una breve notte serena, la mattina presto con Vladimir e la sorella Anna partono con direzione Pisticci. La Panda nuova a metano di Asso di Fiori, pur predisposta per cinque posti, è un po stretta per i grandi bagagli che i quattro portano con sé (soprattutto le tre donne). Il viaggio, comprese soste, qualcuna anche al di fuori dell autostrada per consentire a Vladimir di fare metano, dura circa nove ore. A tanto ammonta il tempo necessario per poter percorrere gli 800 chilometri che separano la casa di Asso di Fiori dal distributore di 119

120 Asso di Picche. Alle 18:00 circa, la panda a metano di Vladimir fa gli ultimi chilometri in salita per raggiungere la collina pisticcese attraversando un ultima e tortuosa galleria che taglia le viscere argillose delle tre colline su cui sorge il centro storico di Pisticci, Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como. Le tre colline, la più alta sfiora i 387 metri sul livello del mare, sono affiancate da versanti caratterizzati da profonde scanalature, i famosi calanchi citati nel libro di Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli. Il territorio del centro lucano si estende tra i fiumi Basento, ad Est, e Cavone, a Ovest, mentre nella parte orientale c è un altopiano che digrada dolcemente verso la pianura metapontina e verso gli 8 km di costa, limite comunale sul Mar Ionio. Con facilità trovano il distributore di Donato ed ad accoglierli c è Michele che, dopo le prime presentazioni inizia, come tradizione vuole, a bagnare con la sua pistola ad acqua preferita i suoi nuovi amici. Grande empatia scoppia da subito tra lui e Anna, quella più gettonata dal suo spruzzo d acqua. Donato accompagna gli ospiti nel rione Dirupo, dove ha affittato per tre settimane due lammie (sono piccole casette bianche a schiera di circa una trentina di 120

121 metri quadrati, rigorosamente a piano terra). La visione del rione, sin da subito, appaga di tutta la stanchezza del viaggio i turisti venuti dal Nord. Una visione unica al mondo (e non l hanno ancora visto di notte con le luci quando il rione si trasforma in un presepe naturale). Giunti nella stradina dove sono le due lammie poste una di fronte all altra, casualità vuole che quella con il numero civico pari tocchi alla coppia sposata veneziana (gemello, numero 2), quella al civico dispari al fratello e alla sorella reggiani (gemello, numero 3). Donato, prima di lasciarli per la sistemazione dei bagagli, gli indica come arrivare al ristorante-pizzeria L incontro, posizionato proprio all imbocco del rione in via Risorgimento n. 4 (inutile, questo è un numero che perseguita tutti i protagonisti per tutto il racconto). Alle 20:30 hanno appuntamento con Dafne che sta arrivando da Matera per cenare insieme in questa prima giornata di ferie. Donato assicura che mangeranno quella sera la pizza più buona del mondo (almeno il mondo che conosce lui) e che la caratteristica del posto è che non troveranno le solite pizze ma i gusti da scegliere sono particolari ed i nomi dati alle pizze corrispondono ai 121

122 rioni del paese. Donato, infine, si concede un esclamazione che in realtà capisce solo lui ed i lettori di questo libro: «Non vi preoccupate della pizzeria che è al civico 4, Beniamino, che è il titolare e cuoco del ristorante-pizzeria, non c entra nulla con Trenitalia». Mah! Alle 20:30 sono tutti lì intorno alla tavola apparecchiata. Dafne a capotavola; alla sua destra si posizionano Giovanna e la moglie Antonella; subito dopo Vladimir, mentre la sorella Anna, che dà un tocco di colore alla serata, si posiziona all altro lato del tavolo; Michele si siede a fianco e chiude il cerchio Donato a contatto con Dafne. Ordinate le pizze in base ai gusti dei commensali la serata trascorre in modo piacevole per tutti. Michele, sgranchendosi la schiena, alza le braccia e pone le mani, con le dita incrociate e con il palmo all insù, sopra la testa. Si stiracchia e chiede scusa ai commensali. Deve andare in bagno a fare pipì. Quello è il momento che la vena umoristica di Vladimir fa accendere una lampadina e vai con la nuova barzelletta inventata al momento. «Fermi tutti! Bravo Michele mi hai dato lo spunto per una barzelletta», fa Vladimir. «C è un signore che è in bagno che fa la pipì. Ad un 122

123 tratto entra un ragazzo che ha le braccia e mani come un secondo fa le aveva Michele (alzate sopra la testa, con i palmi delle mani all insù e le dita intrecciate tra loro). Il giovane si avvicina all uomo e gli chiede se per cortesia lo aiuta a fare pipì. Con quelle mani messe così non riesce ad aprire la cerniera dei pantaloni. L uomo, che ormai aveva finito i suoi bisogni, dice al ragazzo: Mi dispiace della sua situazione fisica ma non ho mai fatto una cosa simile. La prego signore, mi aiuti ad aprire la cerniera dei pantaloni, io non riesco a farlo, altrimenti me la faccio addosso. Impietosito il signore gli abbassa la cerniera, con un po di carta igienica prende lo strumento e fa fare pipì alla persona in difficoltà. Rimette dentro e chiude la cerniera. A quel punto gli dice: Lei oggi mi ha fatto fare una cosa che non avrei mai immaginato di fare nella mia vita, ma mi dica almeno cosa gli è successo alle mani. Il giovane disabilitato, pieno di soddisfazione per aver evacuato gli dice: Non m è successo niente, e stiracchiandosi come aveva fatto Michele continua a parlare sbadigliando è una di quelle giornate che non ti va di fare niente». Risate a crepapelle per tutti. Terminata la cena e degustato l Amaro Lucano, il gruppo si dirige in Terravecchia per esplorare le varie 123

124 stradine del centro storico e la composizione del gruppo diventa la seguente: Michele ed Anna, muniti di due pistole ad acqua vanno avanti; a seguire Vladimir ed Antonella; chiude la fila Donato che porta a braccetto Dafne e Giovanna. Mentre si scalano le strade in salita per arrivare sul punto più alto del paese, Dafne confida a Donato e Giovanna il dettaglio che non ha mai raccontato. Sì, non l ha dimenticato, per lei è stato un dettaglio che però è ben collegato, forse, con la scelta fatta da Giovanni nel volersi trasformare in Giovanna. «Non penso che quella goccia di bianco, che ha fatto diventare il tatuaggio dell asso di quadri rosa, abbia influito sulle mie scelte future. Ammesso il caso che abbia influito, sono felice che sia capitato a me! È stato forse un segno del destino», fa Giovanna. «Hai ragione, a volte succedono delle cose nella nostra vita che non possiamo comprendere», dice Dafne. Donato, che è tra le due, commenta nella sua testa: Meno male che era finito il colore rosso. Cosa sarebbe successo se fosse finito il nero? Il secondo tatuaggio sarebbe stato il mio, l asso di picche. Che cul! (Che fortuna!). Arrivati sul piazzale della chiesa Madre in Terra- 124

125 vecchia una visione paradisiaca appare al gruppo: il rione Dirupo visto dall alto, illuminato di notte, sotto un cielo stellato ed una luna raggiante. È bellissimo! Se non fosse per qualche gocciolina d acqua che cade dal cielo e li sta bagnando, sarebbe proprio un luogo da sogno. «Michè e basta co sta cazza d acqua» ( Michele e basta con questa cazzo d acqua ), gli dice Donato. Dietro l angolo non solo Michele ma anche Anna, con la seconda pistola, si stanno divertendo a bagnarli. Il virus della pistola ad acqua ha contagiato ormai anche l abbronzatissima reggiana. La domenica mattina la tappa del gruppo è il mare. Giornata indimenticabile. La telecamera di Antonella ha filmato tutto anche alcuni momenti della prima cena. È inutile raccontare le pistolettate tra Michele e Anna sulla spiaggia, con una risorsa infinita d acqua a disposizione sarebbero potuti stare lì anche un secolo. Nel pieno dell allegria la discussione cade sull assente Asso di Cuori. «Nessuna possibilità di convincerlo ad incontrarci?», chiede Dafne. «Credo di no, d altronde su quattro gemelli le probabilità che uno possa nascere stronzo ci sono», risponde Vladimir. 125

126 «Dai non dire così, perché non proviamo a fare un ultimo tentativo. Registriamo un vostro video messaggio con le immagini di ieri sera a cena e quelle che ho registrato questa mattina, così gli spediamo un bellissimo dvd», fa Antonella. «È una buona idea dai ragazzi registrate un vostro video messaggio, chiediamogli tutti di raggiungerci qui», conclude Dafne. Antonella registra in ordine: Giovanna, Vladimir, Donato e Dafne. Il video messaggio più toccante è proprio l ultimo. Dafne, che sembrava la più amareggiata del gruppo del comportamento di Asso di Cuori, racconta in breve i momenti della loro nascita e quei sette giorni in cui li ha tenuti in braccio ed allattati. Evidenzia con grande emozione che la madre non lì ha abbandonati, si è sacrificata per salvare loro la vita. L ultima frase di Dafne è la seguente: «Aiutami a mantenere quella promessa che ho fatto 39 anni fa a tua madre di riunire la famiglia lo meritate voi quattro ma soprattutto lo merita tua madre». La sera stessa Antonella crea il dvd dei video e il pacchettino che lo contiene viene affidato da Dafne il lunedì mattina ad un corriere nazionale che ha sede a Matera. Spedizione raccomandata ed urgente, dire- 126

127 zione Torino. Mercoledì nella mattinata tardi il pacchettino è già sulla scrivania della segretaria del conte Leonardo; che fine farà? Probabilmente come tutte le altre missive inviate nei mesi scorsi. I giorni passano in fretta quando si è in ferie, soprattutto se i luoghi da vedere sono belli ed interessanti. Dafne, intanto, si è sistemata a casa di Donato e Michele, per evitare di viaggiare ogni giorno da Matera a Pisticci. Ha tanta voglia di stare il più tempo possibile con i gemelli e conoscerli bene nel loro intimo. Con la scusa di essere in sette, spesso e volentieri Michele e Anna, si autoescludono dal gruppo ed è così che Giovanna, Antonella, Vladimir, Donato e Dafne con la panda a metano cinque posti, programmano incursioni nella zona. Oltre alla solita tappa mattutina a mare, ogni pomeriggio si programma un luogo facilmente raggiungibile da visitare al fine di scoprire le bellezze e la storia del territorio che li ospita. Così si susseguono le seguenti incursioni pomeridiane e serali. Metaponto: a vedere le Tavole Palatine, resti di una civiltà millenaria dell antica Grecia con visita al museo ricco di vasellame ritrovato nella zona. 127

128 Lì i nostri turisti scoprono la storia di Pitagora, filosofo greco antico nato a Samo il 570 avanti Cristo e morto a Metaponto il 495 avanti Cristo. Fu matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato e politico. Ricordate il teorema di Pitagora? Quello l ha scoperto lui: In ogni triangolo rettangolo l area del quadrato costruito sull ipotenusa è sempre uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti. Matera: a scoprire non solo il Sasso Barisano ma anche le tante chiese rupestri. Carlo Levi e Giovanni Pascoli sono solo due dei tanti artisti rimasti affascinati dalla bellezza mozzafiato di Matera. L uno diceva che Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanta è espressiva e toccante la sua dolente bellezza»; mentre l altro così si esprimeva: Delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e malinconia. La città è in fermento. Un anno fa, il 17 ottobre 2014, Matera è stata scelta come Capitale europea della cultura 2019 insieme alla città bulgara di Plovdiv. Vladimir collega subito un affinità tra Matera e Reggio Emilia, infatti, quest ultima è in competizione 128

129 con altre città europee per diventare Capitale verde europea È stato proprio lui, nell agosto del 2013, a pubblicare un appello sui giornali locali chiedendo all amministrazione comunale reggiana dell epoca di partecipare al bando di assegnazione. Appello accolto ed ora il testimone è passato alla nuova amministrazione. Marconia: una serata la passano nella frazione di Pisticci (appunto Marconia). Qui scoprono il monumento ai confinati politici. Cosa che attira l attenzione di Vladimir perché scopre che nel ventennio fascista quel luogo è stato disboscato da confinati politici provenienti proprio da Reggio Emilia e Parma. Uno di questi è il reggiano Carlo Porta di cui lui conosce la storia di uomo antifascista (morto alcuni anni fa). Scopre pure che il comune di Pisticci ha intitolato al reggiano antifascista una via nella frazione di Centro Agricolo dove all epoca alloggiavano i confinati politici. Vladimir chiede a Donato, nel viaggio di rientro a Pisticci, di fermarsi un attimo nel borgo per fare una foto dell insegna della via dedicata a Carlo Porta per farla vedere agli amici di Reggio Emilia. E così fecero. Parco del Pollino: un giorno intero indimenticabile. 129

130 Immersi nella natura a scoprire la tradizione popolare e i piccoli paesi dell area. Imparano anche a ballare la tarantella del Pollino suonata da un gruppo locale con zampogna, ciaramella e tamburello. Lì vedono per la prima volta il simbolo del Parco, il famoso Pino Loricato (Pinus leucodermis Ant). È un albero a corteccia fessurata in placche a scaglie lucenti; ha rami bianchi grigiastri ed aghi verdi e cupi, larghi fino a 2 millimetri e lunghi fino a 6-7 centimetri. È un relitto dell ultima glaciazione. Vegeta ormai nelle zone rocciose più impervie, modellato dal vento, dal gelo e dai fulmini. Venerdì 8 agosto si organizza un viaggio pomeridiano a Colobraro. È un paese che gli abitanti dei comuni limitrofi per scaramanzia non nominano mai a causa della presunta innominabilità della parola Colobraro per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna. Approfittando di questa sventura, intelligentemente gli abitanti del paese, nel periodo estivo, hanno creato un percorso turistico culturale per le vie del centro dove si possono scoprire storie di maghi, fattucchiere e cose simili (argomenti molto interessanti). 130

131 Non a caso quel pomeriggio Donato non accompagna la comitiva a Colobraro, ha da fare dei lavori di manutenzione al distributore. Sarà vero o essendo del posto è scaramantico e crede a quelle storie? Tra l altro è anche venerdì. Fatto sta che Vladimir rientrando a Pisticci dopo la visita a Colobraro si accorge di aver bucato una gomma della panda. Una casualità? Mah! Martedì 10 agosto il gruppo decide di non andare al mare ma di effettuare una doppia tappa nell entroterra della pianura Metapontina, visitando la mattina Valsinni ed il pomeriggio Tursi. Valsinni: fino al 1873 si chiamava Favale. Quest ultimo nome significa terra ricca di sorgenti. A Valsinni è stata assegnata la Bandiera arancione, un marchio di qualità turistico ambientale conferito ai piccoli comuni dell entroterra italiano. A Favale è nata la prima femminista italiana: Isabella di Morra. Questa donna, nella prima metà del XVI secolo illuminò il panorama letterario italiano. Fu uccisa in giovane età dai suoi stessi fratelli per via di una presunta relazione clandestina con il barone spagnolo Diego Sandoval de Castro. Tursi: vedere la Rabbatana è come tornare indie- 131

132 tro nel tempo. Il dialetto parlato è stato salvato dai versi del poeta Albino Pierro (da A terra d u ricorde: «Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera, era una delle tante parlate destinate a scomparire. Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente»). La sera del 14 agosto Dafne torna a Matera. Ha anche lì degli obblighi di nonna da adempiere. Deve trascorrere con la propria famiglia il ferragosto e poi in verità deve sbrigare alcune faccende in casa. Il giorno 15 agosto, non solo è festa nazionale, ma a Pisticci inizia il primo dei tre giorni di festa collegata al Santo Patrono, San Rocco. Il gruppo dei turisti del Nord durante la mattinata viene svegliato dalla tradizionale banda musicale che dà inizio ai festeggiamenti girando per le vie del paese. Non è in programma quella mattina per loro la tappa a mare. L appuntamento con Donato e Michele è in piazza Municipio, davanti alla chiesa di Sant Antonio. Alle nove e qualche minuto il gruppo si ricompone, mentre Michele e Anna formano ormai coppia fissa, gli altri quattro decidono di visitare la chiesa ricca di quadri antichi e numerose statue di santi. Dopo un primo giro del gruppo, sul lato sinistro della 132

133 navata della chiesa i coniugi Giovanna e Antonella si posizionano sotto la quarta statua lì presente. È la statua di San Giuseppe che tiene in mano il Bambinello, Gesù. Le due chiedono a Vladimir di fare una foto ricordo e quando il reggiano inquadra nell obiettivo della macchina fotografa San Giuseppe, Gesù, la veneziana e la moglie nativa di Collodi, si accende non solo il flash della macchina fotografica ma anche quello del suo cervello. Ha appena inventato un altra barzelletta. Una bomba, infatti, inizia a ridere a crepapelle catturando l attenzione degli altri. «Silenzio, siamo in chiesa», fa Giovanna. Usciti dalla chiesa Vladimir è pronto a raccontare la sua ultima creazione: «Nel farvi la foto ho creato una barzelletta che è una bomba». E vai col racconto «Da 2000 anni in Paradiso si è perso San Giuseppe. Nessuno ha avuto più sue notizie. San Pietro, di guardia alle porte del Paradiso, vede da lontano avvicinarsi un vecchietto, con un bastone lungo, un po malandato. Più si avvicina e più San Pietro si convince che quel vecchietto è San Giuseppe. La conferma aumenta quando riesce a vedere in viso il vecchietto. La fisio- 133

134 nomia è quella di San Giuseppe, un po invecchiata ma è la stessa. San Piero gli chiede: Come ti chiami?. Il vecchietto gli risponde: Non me lo ricordo, sono 2000 anni che giro per il mondo, ho perso la memoria. San Pietro: Ti ricordi che lavoro facevi sulla terra?. Sì, facevo il falegname!, risponde il vecchietto. San Pietro nella sua mente pensa: Questo è San Giuseppe. Poi rivolge un altra domanda: Hai un figlio?. Sì, ho un figlio avuto da una moglie bellissima che sembra una Madonna. San Pietro si convince; è lui, San Giuseppe. Aspetta non ti muovere. Vado a chiamare tuo figlio. Corre da Gesù e gli dice: Gesù Gesù, ho ritrovato tuo padre San Giuseppe. Gesù, entusiasta della notizia, col cuore pieno di gioia, corre verso San Giuseppe e gli grida da lontano: Padre Padre. In quel momento al vecchietto torna la memoria e rivolto verso il figlio grida: Pinocchio!». Un ondata di risate colpisce i quattro. Ecco l ispirazione avuta nel fare la foto: San Giuseppe, Gesù e Antonella nativa di Collodi, il paese il cui nome ispirò lo pseudonimo che rese Carlo Lorenzini (detto Collodi) famoso in tutto il mondo con il romanzo Le avventure di Pinocchio. La giornata passa e la si vive fino a notte fonda, tant è che l afflusso delle persone nelle vie del paese 134

135 dura, per qualcuno, fino alle quattro di notte. La mattina del 16, San Rocco, di buon ora arriva la telefonata di Dafne a Donato, ancora mezzo assonnato della movimentata nottata. Dafne: «Donato, questa mattina dobbiamo assolutamente andare a mare. Vai a svegliare gli altri, dobbiamo esserci tutti. È molto importante», fa Dafne. «Non possiamo andare domani? Oggi è San Rocco, c è festa in paese». «No, fidati di me. Dobbiamo incontraci tutti ed andare al mare, anzi dobbiamo andare al Porto degli Argonauti. Io sto partendo da Matera, tra meno di un ora ci vediamo al distributore». «Va bene, ma che ore sono?», chiede Donato. «Sono le sette. Alle otto ci vediamo tutti lì e facciamo colazione insieme». Con santa pazienza Donato si lava, si cambia e si dirige in paese con direzione rione Dirupo a svegliare i nostri nordisti. Vi tralascio il dialogo avvenuto soprattutto tra Donato e Vladimir quando per svegliarlo ha dovuto bussare energicamente sulla porta d ingresso della lammia in quanto con il solo chiamare a voce alta, non ha avuto i risultati voluti. L impatto mattutino tra Donato e Giovanna è meno 135

136 focoso del primo, anche se Asso di Quadri avrebbe voluto cantarne quattro ad Asso di Picche ma si sa una signora è sempre una signora! Dovete sapere che le lammie, soprattutto quelle con ingresso a piano terra, non hanno campanelli. Anticamente, ma anche oggi, le porte delle case durante il giorno sono sempre aperte. Chi deve fare visita bussa ed entra, ecco perché non ci sono i campanelli. Tutte le case sono così. Qualsiasi estraneo o mal intenzionato al di fuori delle conoscenze degli abitanti del rione, viene tenuto sotto controllo a vista dagli altri abitanti. Non capita quasi mai che in una viuzza del Dirupo non ci sia almeno una persona in strada o seduta davanti alla porta di casa. È una specie d antifurto collettivo che quasi sempre funziona. Non alle ore 8:00 ma con ben 40 minuti di ritardo d altronde sono andati a letto alle quattro di mattina tutti si ritrovano con occhi semichiusi al distributore di Donato. Tutti tranne Anna che, con la scusa di avere appuntamento con Michele alle ore 11:00, continua a dormire. «Si poteva fare a meno di andare stamattina al mare. Ma cosa è successo Dafne?», chiede Vladimir. «Proprio un anno fa nel giorno di San Rocco in que- 136

137 sto distributore ho ritrovato dopo 38 anni uno di voi, Donato, e poi ho incontrato anche voi due», rivolgendosi a Giovanna e Vladimir. «Oggi, e credo proprio che non sia una coincidenza ma una grazia che San Rocco ha voluto fare a tutti noi, incontreremo al porticciolo degli Argonauti vostro fratello Leonardo». Stupore e gioia attraversano i cuori e la mente dei presenti. A distanza di un anno preciso si sta per chiudere il cerchio. I quattro gemelli per la prima volta si incontreranno tutti insieme. «Leonardo, allora il video che gli abbiamo mandato ha dato i suoi frutti Ca vol scij sop a crap», fa Donato (tipico detto psticcese che vuol dire letteralmente: Che possa andare sopra la capra, volendo intendere che la persona a cui si dice la frase, in senso bonario, possa trovarsi in una situazione scomoda e ridicola come quella di cavalcare una capra). «Finalmente potremo vederci per la prima volta tutti e quattro. Come al solito mia moglie Antonella ha sempre delle efficaci idee», dice Giovanna. Vladimir, imitando il fratello Donato pronuncia anche lui un detto reggiano: «Al s la tôs dolsa», che vuol dire se la prende con calma o con comodo. «Sei sicura Dafne che ci sarà? Io fino a quando non lo vedo non ci credo». 137

138 «Andiamo a fare colazione così parliamo con calma da seduti. Crepi l avarizia, oggi voglio offrire io», dice Donato. «Al dôrom in cavèsa ( dorme in cavezza, dorme in piedi ) approfittiamo dell offerta di Donato prima che si sveglia del tutto e la ritiri», dice Vladimir. «Questa non l ho capita», fa Donato. «L abbiamo capito noi fratellino dal braccino corto», dice Giovanna. Il gruppo dopo pochi passi giunge nei pressi di un piccolo bar lì vicino. «Entriamo qui!», propone Dafne. «No, andiamo più avanti c è un altro bar», ribatte Donato. «Dai, un bar vale l altro, se dobbiamo essere per le dieci al porticciolo conviene fare qui una colazione veloce», dice Vladimir. «Sono solo duecento metri, andiamo all altro bar», continua Donato. «Dai, andiamo dove dice Donato, è meglio una buona colazione che una cattiva», si arrende Giovanna pensando che la scelta di Donato vada sulla qualità della colazione. Fatti i duecento metri, tutti in salita, giungono in un piccolo bar, per la verità meno invitante dell altro e tra 138

139 caffè, cappuccini e cornetti, la discussione continua con il racconto del primo dialogo che ha avuto Dafne con il conte Leonardo. «Ieri sera, rientrando a casa ho ricevuto una telefonata. Ho risposto al telefono e dall altra parte del cavo mi sento dire: Pronto, è la signora Dafne?, frase detta con voce ferma e sicura. Sì sono io, chi parla?, domando senza conoscere quella voce possente e con accento del nord. Sono Asso di Cuori, il conte Leonardo. Oh Dio mio, Leonardo!. Sono in ferie con mia moglie e sto girando i porti italiani con il mio yacht. Domani intorno alle ore 10:00 ormeggio per alcuni giorni al Porto degli Argonauti in territorio di Pisticci. Se vuoi contattare i miei gemelli e volete ancora incontrami sono disponibile. Ho visto il vostro video e mi ha fatto riflettere e poi devo dirvi una cosa. Bravo Leonardo, mi dai una gioia immensa sai, tu sei stato il primo che ho tenuto in braccio. Siete tutti e quattro uguali per me, ma tu sei quello che mi ha dato la prima gioia. Ci vediamo al porticciolo domani alle 10:00 con tutti gli altri. Come si chiama lo yacht, così riusciamo ad identificarlo. Gli ho dato il nome della mia data di nascita, 29 febbraio». Così conclude il suo racconto Dafne, mentre Leonardo commentava nella sua mente: A quanto pare l unica cosa certa della mia vita!. 139

140 «Dai ragazzi, muoviamoci a fare colazione, andiamo a conoscere vostro fratello», esclama Dafne rivolgendosi al gruppo. «Dove si trova questo porticciolo, perché non ci siamo mai andati?» chiede Giovanna rivolgendosi a Donato. «Il Porto degli Argonauti si trova in territorio di Pisticci ed è stato inaugurato nel Mi hanno detto che può ospitare oltre 450 imbarcazioni. Però non so se si paga per entrare. Io lì non ci sono mai stato», risponde Donato. «Si paghi o no noi dobbiamo entrare, abbiamo appuntamento alle 10:00 con nostro fratello, anzi se avete finito di fare colazione possiamo andare», fa Giovanna. «Sì, dai andiamo pago io la colazione oggi sono troppo felice», commenta Dafne. «No Dafne ho detto che offrivo io», si intromette Donato. Così tutti si incamminano verso la panda a metano parcheggiata nel piazzale del distributore per raggiungere il porticciolo lucano. «Donato, ho visto che hai salutato il barista, ma non hai pagato!», fa Giovanna. «No, non ti preoccupare. Un mese fa è venuto a 140

141 lavare l auto al distributore e mi deve ancora dare 15 euro del lavaggio. Siamo venuti qua a fare colazione così pareggio i conti, altrimenti chi sa quando avrei visto quei 15 euro». Vladimir, che è a qualche metro più avanti di Giovanna e Donato esclama: «Non solo col braccino corto ma è anche esattore!». Giungono al porticciolo degli Argonauti alle 9:45. Per arrivare sulla banchina del porto, come ovvio sia, non hanno pagato nessun biglietto d ingresso, cosa sicuramente apprezzata da Donato convinto, invece, del contrario. Rintracciare lo yacht dal nome 29 febbraio è stato facilissimo e non solo perché è il più grande ormeggiato nel porticciolo. È molto bello e lussuoso. Lo yacht è ancorato alla banchina e sventola bandiera del Principato di Monaco. Dafne chiede al capitano, indaffarato sulla prua della barca, se quello è lo yacht del conte Leonardo. La conferma arriva con un cenno di testa che fa intendere di sì. «Siete gli ospiti che sta aspettando il conte?», chiede il capitano. «Sì, siamo noi. Possiamo salire?», chiede Dafne. «Certo, accomodatevi nel salottino di poppa, io in- 141

142 tanto chiamo il conte». Così con l aiuto di San Rocco, nel giorno del Santo Patrono di Pisticci, sullo yacht chiamato 29 febbraio, i quattro gemelli, con i loro assi tatuati sulla mano destra, stanno per fare poker in presenza di Dafne, la loro donna di cuori. L incontro si consuma nel seguente modo Donato, Antonella e Vladimir sono seduti sul salottino; alla loro destra c è Dafne alzata, mentre dalla parte opposta, Giovanna è poggiata sulla fiancata dello yacht con lo sguardo rivolto verso il mare. Dalla cabina compare Leonardo con una donna al suo fianco. Qualche secondo di silenzio serve a tutti per calibrare bene il tiro di un incontro fortemente richiesto ma altrettanto energicamente da qualcuno rifiutato fino a quel momento. Poi finalmente si rompe il ghiaccio. «Benvenuti a bordo del 29 febbraio ; piacere, sono Maria la moglie di Leonardo. Ho visto doppio una volta mio marito quando ho preso una sbornia colossale a Montecarlo, ma mai avrei immaginato di vederlo quadruplo qui a Pisticci e senza aver bevuto. Siete veramente simili, tranne qualche piccolo particolare». Beh, non proprio piccoli i particolari che rendono Giovanna diversa dagli altri tre gemelli. 142

143 «Quasi simili, perché di noi tre nessuno è conte», dice Donato e strappa un sorriso ai presenti. Leonardo si avvicina a Dafne e l abbraccia ringraziandola di quanto ha fatto per loro e poi si avvicina a Vladimir e dice: «Scusami fratello per il viaggio a vuoto che ti ho fatto fare». Seguono gli intrecci di mani, gli abbracci e i baci tra i sette protagonisti sulla poppa dello yacht 29 febbraio. Leonardo invita gli ospiti a pranzo, ha un ottima cuoca che cucina magnificamente il pesce. Siccome hanno così tante cose da raccontarsi la risposta non può che essere positiva. «Allora chiamo Michele e l avviso che non vado a pranzo oggi», fa Donato. Leonardo chiede attenzione al gruppo perché vuol motivare il suo comportamento scontroso avuto in questo anno ed inizia a raccontare. «Dovete capire il mio comportamento iniziale, io a differenza di voi, non ho mai saputo dai miei genitori di essere stato adottato. Sono cresciuto in un mondo dove contano troppo l immagine e le apparenze. La mia cultura politica, poi, mi ha portato a vedere le cose da un solo verso, quello di un nobile ricco, imprenditore, cresciuto in ambienti che contano. Per me scopri- 143

144 re la realtà e soprattutto l averla resa pubblica al mondo che conosco, dalla trasmissione televisiva, è stato un vero trauma. Di punto in bianco tutti i miei stereotipi della vita mi sono crollati addosso. Ho scoperto di non essere di sangue nobile, di essere stato adottato, di avere origini extracomunitarie (ucraine), di essere nato a Roma (la città che ho sempre definito come Roma Ladrona). Come se non bastasse, i miei fratelli gemelli sono: un comunista, l altro ha cambiato sesso e l ultimo è pure terrone». «scusate, interrompo un attimo ho avvisato Michele che non vado a pranzo, è con Anna, si organizzano loro ma continua Leonardo, ho sentito che parlavi di torrone, mi hanno detto che a Torino sono maestri in questo. Dicono che è molto buono», interviene Donato. «Leonardo stai esagerando, il passato è passato; ora godetevi questo momento», dice Maria. «No, è giusto che sappiano cosa ho pensato di loro in questo anno. Sono stato un egoista, ho pensato solo a me ed al mio mondo. Non ho dato nessun valore al fatto di avere dei gemelli ed una madre da trovare», dice Leonardo. Sì, una madre da ritrovare che fino a quel momento nessuno degli altri tre fratelli ha nominato. Troppo in- 144

145 tenti in quest anno a ritrovarsi e a conoscersi dopo tanti anni. Neanche Dafne, che è l unica del gruppo che l ha conosciuta, ha mai mostrato interesse nel ritrovare Marina. «Devo ringraziare mia moglie Maria che mi ha letteralmente costretto a vedere il video dopo che tutta la vostra corrispondenza arrivata in questo anno l ho letta ma subito dopo cestinata», dice Leonardo. «Mi sono deciso solo in quel momento, vedendo il video della vostra felicità e della grande rassomiglianza che abbiamo. Voi in quelle immagini registrate siete felici, una vera felicità che il mio mondo non mi ha mai dato. È stato lì che ho capito cosa mi sono perso in questo anno». Il gruppo resta senza parole ed ognuno commenta nel suo io le frasi di liberazione che ha pronunciato Leonardo. Intanto San Rocco, che ha temporaneamente abbandonato la processione in paese, sapendo di non essere né visto né sentito, si è intromesso nel gruppo per verificare gli eventi a che punto si trovino. Vista la situazione esclama: «A posto, qui le cose si mettono bene, posso ritornare alla mia processione. Buon pranzo a tutti», e rivolgendosi a Maria, San Rocco le sussurra nell orecchio: «Noi ci vediamo domani sera 145

146 al traino del carro poi ti spiego meglio Maria». «Quello che mi ha definitivamente spinto ad incontrarvi è stato il messaggio di Dafne. La promessa fatta a nostra madre di riunire la famiglia. Con oggi ci siamo riuniti solo noi figli non l intera famiglia, io voglio ritrovare nostra madre Marina», dice deciso Leonardo. Proprio in questo momento il gruppo si rende ancora di più conto che in questo anno, con la foga di ritrovarsi, nessuno dei gemelli ha mai sentito il bisogno di ritrovare la madre. A questa mancanza ha contribuito pure Dafne che a Marina ha fatto la promessa di riunire la famiglia. La cosa più grave di cui portano ora la colpa è che dagli inizi del 2014 e per tutto l anno c è stata una vera e propria guerra civile in Ucraina e nessuno ha sentito il bisogno di rivolgere un pensiero alla loro madre che vive lì. Ricordate l occupazione della piazza di Maidan a febbraio del 2014, dove sventolavano sia bandiere dell Europa che le preoccupanti bandiere rosse e nere dei nazionalisti nazisti? L annessione della Crimea alla Russia dopo un legittimo referendum della popolazione locale? I drammatici e sanguinari scontri durati mesi tra l esercito 146

147 ucraino e la stessa popolazione ucraina di Donetsk e Lugansk definita filorussa? Bene, in tutto questo tempo, nessuno ha mai pensato a Marina, dove fosse e cosa le stesse capitando in Ucraina. «Ho già chiesto aiuto ad una ditta di Kiev che importa le merci della mia azienda di aiutarmi a rintracciare nostra madre. Gli ho comunicato i pochi elementi che abbiamo: il nome Marina, nata il 29 febbraio 1956 a Tsyurupyns k nel Sud dell Ucraina. Hanno bisogno di un po di tempo ma si sono impegnati a fare la ricerca, anche se sono passati 39 anni». Le parole di Leonardo non possono che essere condivise dagli altri che ora sentono anche loro la mancanza su quello yacht della loro mamma Marina. «È giusto cercare di rintracciare vostra madre, ma ora godiamoci questo bellissimo incontro. Leonardo, quanto tempo ti trattieni nel porticciolo?», domanda Dafne. «Un paio di giorni. Dopo devo riprendere il giro che ci siamo programmati con lo yacht». «A proposito costa molto questo yacht, certo che la tua ditta rende bene!», osserva Vladimir. «Non mi posso lamentare anche se lo yacht, come vedete batte bandiera del Principato di Monaco, è in- 147

148 testato ad una mia società con sede all estero». «Capisco, aspetti fiscali che voi ricconi dovete tenere sotto controllo», ribatte Vladimir. «Beh! Noi a Venezia non abbiamo uno yacht ma gestiamo cinque gondole ereditate dalla ditta dei miei genitori», ed a mo di battuta continua: «e battono bandiera del Doge». La discussione continua fino all ora di pranzo dove gli ospiti possono apprezzare veramente l arte culinaria che la cuoca di Leonardo ha messo in tavola. Tutto è a base di pesce fresco da loro stessi pescato il giorno prima. Il pomeriggio è l occasione per fare un giro in alto mare e godersi un bagno in un mare pulito e profondo. Questo rafforza ancora di più i legami tra loro annullando definitivamente le diverse condizioni sociali del gruppo. Durante la serata i componenti della panda a metano rientrano a Pisticci per godersi la seconda giornata di festa, mentre la coppia torinese decide di restare in barca. L appuntamento che si sono dati è alle 11:00 di mattina a Pisticci centro per godersi l ultimo giorno di festa in paese. Avrebbero mangiato insieme e conosciuto gli altri due della famiglia non presenti al porto, Mi- 148

149 chele e Anna. Il terzo giorno di festa a Pisticci (il 17 agosto) si festeggia San Vito. La sera, intorno alle 20:00 proprio nelle vicinanze del distributore di Donato, c è la caratteristica sfilata del carro di San Rocco, trainato da quattro cavalli neri e preceduto da una ventina di cavalli e cavalieri bordati che fanno da apripista. Tradizione vuole che il traino del carro venga messo all asta tra i vari concorrenti che liberamente possono partecipare alle offerte. L offerta più alta si aggiudica la gara e il singolo o il gruppo di persone che ha offerto la somma, ha diritto di condurre il carro che nella parte posteriore in alto vede collocata la statua di San Rocco. Il carro, poi, attraversa le vie principali del paese. Migliaia sono le persone che come due sponde di un fiume incanalano la processione. Lo speaker (il mitico Mario S) al passaggio del carro nei vari rioni ripete con enfasi la persona o il gruppo di persone che si sono aggiudicate l asta del carro pubblicizzando anche l importo offerto. A volte questa gara mette in competizione le varie fazioni del paese ed è, secondo loro, motivo di grande vanto aggiudicarsi la gara per trainare il carro. La sfilata termina intorno alle ore 23:00 circa quan- 149

150 do il carro arriva in piazza San Rocco. Chi non è presente nei dintorni della piazza sa dell arrivo del carro perché in quel momento viene dato sfogo al tradizionale fuoco d artificio in onore del Santo. Giornata indimenticabile quella del 17 agosto, la più entusiasta è proprio Maria, la moglie del conte. Non ha mai sopportato i ricevimenti di alta nobiltà organizzati a Torino, troppo rigidi negli schemi. Sono una noia mortale. Nessuno che improvvisava come hanno fatto su di lei Michele e Anna che con le pistole ad acqua per tutto il giorno l hanno annaffiata. Anche Leonardo si è scrollato di dosso il ruolo di conte e con gli altri fratelli si diverte un mondo. Alle 19:30 il gruppo raggiunge il distributore di Donato dove prende posto per assistere all asta del carro prevista per le 20:00. Si siedono intorno ad un vecchio tavolino rotondo tutto sgangherato, su sedie in plastica ed una panchina in ferro, saldata male (tanto da non avere i piedi in piano ed oscilla in base al peso delle persone e alla loro collocazione sulla panchina). Un ritrovo peggiore di quello, non solo Maria e Leonardo, ma anche gli altri nordisti, non l hanno mai visto. Eppure questo a loro non importa perché sono felici. Parlare e mangiare quel chilo di noccioline acqui- 150

151 state in una bancarella lì vicina, contenute in una busta di plastica, sono azioni apprezzate dal gruppo che il luogo squallido e l arredo scadente non sminuiscono. Ad innaffiare le noccioline ci ha pensato Donato che poco prima ha acquistato al solito bar (erano rimasti a credito dalla colazione di ieri tre euro e trenta centesimi ancora da recuperare dai quindici euro del lavaggio dell auto del barista) nove bottiglie grandi di birra fresca. Una a testa. La birra scende nella gola dei componenti del gruppo meravigliosamente (altro che champagne!). Maria è la più euforica, non solo perché oltre a bere la sua bottiglia di birra ha fatto la cresta a quella di suo marito, ma quel luogo e quelle circostanze la rendono libera dai finti schemi che nel suo mondo è costretta a seguire. «Finite di bere le birre, è arrivato il carro. Andiamo a vedere lo svolgimento della gara. Chissà chi si aggiudicherà quest anno il traino del carro», dice Donato. «Sì, dai ragazzi che è ora, Maria mi raccomando dacci sotto», dice San Rocco dall alto. Un mare di gente già circonda il carro. Donato informa il gruppo di come si svolgerà la gara. 151

152 Ci sono tre tappe da rispettare a circa duecento metri l una dall altra, quella che conta è la terza, proprio davanti al bar del suo amico debitore (ora non più dopo l acquisto delle birre). «Vedrete», dice Donato, «che all inizio le offerte saranno poche, poi si scateneranno tutti alla terza ed ultima tappa». Chi gode di più della folla intorno al carro sono proprio Michele e Anna che con le loro pistole si divertono a innaffiare le persone tra il pubblico che, proprio perché impossibilitate a muoversi per l alta affluenza, si tengono senza fiatare la spruzzata che, tra l altro, non riescono a capire da dove arrivi. La prima tappa è scarna, povera di competizione al rialzo. Due sole offerte, la prima di euro e la seconda superata di 100 euro. Alla seconda tappa entra in gioco un terzo concorrente e l offerta sale fino a euro. Finalmente si arriva alla terza ed ultima tappa; qui la cosa si fa più seria. «Offro euro!», si sente gridare dal pubblico. Lo speaker incita i contendenti ad offrire di più. «2.200 euro», la controfferta da parte di chi si è aggiudicato la seconda tappa. Dall altro lato del carro si vede una mano alzata seguita da una voce squillante: «2.500 euro offro 152

153 2.500 euro». Arriva immediatamente la risposta: «2.600 euro». Si intromette nella gara un gruppo di persone che ha fatto cartello che, fino a quel momento, non ha proposto offerte: «Offriamo euro; il gruppo dei cittadini di via Aurelio Saffi del rione Matina offrono euro». La folla applaude e lo speaker stuzzica gli altri: «Coraggio, nessuno offre di più?». «3.000 euro ed uno euro e due». San Rocco da sopra il carro guarda la moglie di Leonardo e dice sottovoce: «Vai Maria, è il tuo momento!». Maria sente un forte sibilo nelle orecchie come se qualcuno le stesse bisbigliano qualcosa e d istinto grida: «Offro euro per portare il carro di San Rocco». Un boato di meraviglia si alza dal pubblico che le è intorno seguito da un applauso spontaneo. «Ho sentito bene? C è un offerta di euro che proviene da questa parte», dice lo speaker. «Sì, offro io euro per portare il carro», conferma Maria e sventola il foulard tenuto in mano alzando il braccio per farsi identificare dallo speaker. « euro li offre quella signora alla mia sini- 153

154 stra euro e uno euro e due euro e tre. Aggiudicato alla signora, che si chiama?». «Mi chiamo Maria», e manifestando la gioia per essersi aggiudicata il traino del carro, salta più volte a piedi uniti battendo le mani. «Quest anno il carro di San Rocco lo traina la signora Maria. Un applauso!», dice lo speaker al megafono. Tutto è avvenuto nell arco di dieci secondi e i componenti del gruppo non hanno fatto in tempo nemmeno a capire cosa stesse succedendo. Effetto San Rocco? Effetto birra? Euforia del luogo e del momento? Fatto sta che il traino del carro se l è aggiudicato Maria che a quel punto, non volendo guidare direttamente lei il mezzo come le spetterebbe, cede il privilegio a Michele e Anna. Il traino del carro di San Rocco non è stato mai aggiudicato ad una cifra così alta, euro. Per la verità l anno prima, nel 2014, un offerta simile di euro c è stata ma per battibecchi tra fazioni diverse (litigi per chi doveva condurre materialmente il carro) gli organizzatori non l hanno ritenu- 154

155 ta valida; invece, quella di euro, sì. Forse quest anno San Rocco ha voluto prendere due conigli con un pugno di ceci: esaudire il desiderio dei quattro gemelli di ritrovare la mamma Marina tramite il voto/offerta fatta da Maria; punire le varie fazioni pisticcesi per quello che era successo l anno prima, facendo aggiudicare il traino del carro ad una forestiera, che non c entra nulla con Pisticci e San Rocco. Mah! Non lo sapremo mai. Mentre gli altri del gruppo salgono sulla parte centrale del carro, dopo che gli uomini del comitato della festa hanno ottenuto l assegno di euro staccato da Maria (meglio incassare subito, l euforia della forestiera potrebbe finire), Michele e Anna si posizionano alla guida, nella parte anteriore del mezzo. Chi l avrebbe mai detto che i nostri protagonisti sarebbero saliti sul carro di San Rocco a festeggiare il loro incontro? «Certo cara che tu la birra non la reggi bene! Meno male che i soldi non ci mancano», dice Leonardo all euforica moglie. «Potevi pure dire euro invece che , avresti vinto lo stesso e risparmiato sicuramente euro», dice Donato a Maria (come se quei euro 155

156 in più li abbia sborsati lui di tasca propria). «È bellissimo qui sopra, con tutta questa folla intorno. L oscillazione che procura il carro quando è in movimento trainato dai cavalli, dà l impressione di stare in gondola», osserva Giovanna. «Se sapessero i compagni di Reggio altro che madre Russia», fa Vladimir. «Non mi sono mai sentita così al centro dell attenzione. È una sensazione bellissima», dichiara Antonella e con la mano saluta calorosamente la folla posta ai due lati della strada. «Maria, perché l hai fatto?», chiede Dafne. «Mi hai detto che tutto è iniziato un anno fa, il giorno di San Rocco. Mio marito ha incontrato voi proprio un anno dopo sempre il giorno di San Rocco. Questo mi ha fatto pensare che il Santo qualche ruolo nella vicenda deve averlo avuto e poi ho sentito dentro di me come se qualcuno mi spingesse a fare quell offerta», dice Maria. «E tien propr ragion Marì» ( E tieni proprio ragione Maria ), risponde San Rocco dalla parte superiore del carro dove è stato collocato. Maria continua: «e poi, ricordati il compito che ci siamo dati ieri, dobbiamo ritrovare Marina, la madre dei gemelli. Questa offerta fatta a San Rocco, sono 156

157 sicura, servirà ad aiutarci nella ricerca». «Tranquilla Maria, sarà fatto ogni promessa è debito», risponde il Santo. ed il cerchio si stringe intorno a Dafne il perché lo vedremo al momento giusto, ora godiamoci la sfilata. Il carro che procede a passo lento con numerose soste lungo il tragitto si accinge ad arrivare in Piazza San Rocco intorno alle 23:30 salutato dalla folla con lo scoppio del fuoco pirotecnico che funge, come abbiamo già detto, da segnale per gli abitanti del paese non presenti in zona, per avvisare che il carro è arrivato a destinazione. La giornata volge al termine e il gruppo ritrovato si saluta. Leonardo e Maria l indomani proseguono il loro viaggio con lo yacht e gli altri ormai si apprestano a godersi le ultime giornate di sole e di mare per rientrare ognuno nelle rispettive città. Qui finisce il presente dei nostri protagonisti. Quello che leggerete nel prossimo capitolo rappresenta il futuro, quindi eventi non ancora accaduti e suscettibili di influenze esterne che in qualsiasi momento possono cambiare le circostanze. 157

158 IL FUTURO Finite le ferie i nostri protagonisti riprendono la routine quotidiana. L unico elemento di novità nei mesi che seguono agosto 2015 è il fatto che Donato si è deciso a comprare un computer portatile ed a collegare la linea adsl nell ufficio del distributore. Come mai un braccino corto come lui ha deciso di affrontare un costo del genere? Il caro fratello Michele, oltre alla storica passione per le pistole ad acqua e il loro utilizzo sui clienti e amici, dopo aver conosciuto Anna amplia le sue abitudini quotidiane con un altro interesse: telefonate fiume con la reggiana. Tre, quattro anche cinque telefonate al giorno, soprattutto la mattina quando il fratello lavora al magazzino e non è presente al distributore. «Michele Michele ma che hai fatto a sto cazzo di telefono La bolletta telefonica è di 213 euro. Abbiamo sempre pagato massimo 40, 50 euro a bimestre», chiede Donato. Siccome il rimprovero non ha dato l effetto sperato, infatti, la seconda bolletta telefonica ha un importo addirittura superiore rispetto alla prima (294 euro), Donato è costretto a ricorrere ai ripari. Affronta il costo per l acquisto del computer e del collegamento 158

159 adsl per attivare skype e far parlare gratuitamente Michele e Anna (meglio soffrire una sola volta che puntualmente ogni bimestre). A spese fatte, chiaramente, anche lui si cimenta con l informatica parlando con gli altri su skype incontrando per la verità quasi sempre problemi tecnici risolti dal solerte Michele. Per un periodo Donato pensa che l azienda che ha fornito il collegamento adsl c entrasse qualcosa con Trenitalia, visti i continui disagi in cui si imbatte ogni volta che accende il computer e tenta di collegarsi a skype o ad internet. Continuano a trascorrere i giorni. Quest anno il Natale è più freddo del solito. Giovanna e la moglie Antonella sono ospiti per quattro giorni nello chalet di montagna di Leonardo e Maria in provincia di Torino. Tutti e quattro sono amanti della montagna e gli piace sciare. Michele, dopo un tranquillo viaggio di andata in treno, passa la fine dell anno a Reggio Emilia ospite di Anna. A differenza del fratello Donato, Michele non ha avuto nessun problema né con le stazioni ferroviarie di Reggio Emilia (la centrale e quella di Cal a trav come la chiama il fratello), né con il binario quattro. Probabil- 159

160 mente le avvertenze di Donato lo hanno messo all erta e per tutto il viaggio non ha trovato difficoltà. Michele, come ha promesso al fratello, è andato con Anna a vedere i Civici Musei dove sa già quale bacheca deve particolarmente ammirare. Sì, caro lettore, è proprio la bacheca che immagini! Donato non potendo avere ferie dalla ditta (il magazzino in quel periodo è movimentato più del solito) e dovendo gestire da solo il distributore, vista l assenza di Michele in ferie a Reggio Emilia, quelle feste natalizie le passa a Pisticci. Festeggia la fine dell anno con Dafne e la sua famiglia a Matera dove pernotta per pranzare con loro il primo dell anno. Siamo a Capodanno, primo gennaio 2016, anno bisestile. Il 7 gennaio alle 9:30 in punto Michele e Anna sono in Piazza Prampolini a festeggiare il 219 anniversario della bandiera. La stessa sera Michele prende il treno per rientrare a Pisticci. Passa anche gennaio che lascia il posto a febbraio. Il 29 febbraio quest anno capita di lunedì. Per i nostri protagonisti, se non accadrà qualcosa di esterno a modificare gli eventi prestabiliti, sarà un compleanno speciale, ricco di emozioni ma anche di dolori. Forse! 160

161 Nei primi giorni di febbraio Leonardo si mette in contatto con i fratelli e Dafne. Chiede loro di organizzarsi per domenica 7 febbraio (a proposito è Carnevale!) alle 10:00 di mattina, per poter parlare con tutti in teleconferenza in quanto deve aggiornarli di una cosa estremamente importante. Puntualmente domenica alle 10:00 i quattro gemelli e Dafne sono collegati in teleconferenza per ascoltare le novità che il fratello maggiore deve dare. «Allora Leonardo cosa è successo?», chiede Vladimir. «Un attimo Vladimir, Donato ci sei? Vedo che parli ma io non ti sento», fa Leonardo., dice Donato. «Non ti sentiamo», ripete Leonardo. Grazie all intervento di Michele viene alzato il volume del computer, operazione molto semplice per una persona normale, ma per un imbranato d informatica come Donato diventa un azione ardua. «Ok, ora è tutto a posto. Questo è il problema di tutti quelli nati per ultimo. Hanno bisogno sempre di un po di tempo più degli altri per arrivare al dunque», osserva Donato. «Donato e quando mai arrivi al dunque. Povera quella donna che ti sposerà», dice Vladimir. 161

162 «Cosa vuoi intendere che non arrivo mai». «Dai ragazzi, basta battute a doppio senso, ascoltiamo le novità di Leonardo», li interrompe Giovanna. «Ho avuto finalmente notizie dalla segretaria della ditta ucraina che importa materiale dalla mia azienda. Mi ha riferito che ha fatto delle ricerche e, in effetti, risulta essere nata a Tsyurupyns k una certa Marina il 29 febbraio del Non mi ha saputo dire però se vive ancora lì. Il cognome da nubile è comune in quel paese, ma potrebbe aver cambiato cognome, prendendo quello del marito, se si è sposata. Per rintracciarla occorre proprio recarsi nel paesino del Sud dell Ucraina. Loro stanno a Kiev ed è difficile da lì fare ricerche». «Bisogna fare ricerche più approfondite! Occorre trovarla, ma come?», chiede Giovanna. «Pagando le spese di viaggio e di disturbo non possiamo trovare qualcuno in Ucraina a cui dare mandato per la ricerca?», osserva Vladimir. «Se c è bisogno di fare questo sforzo economico facciamolo. Dobbiamo trovarla», si unisce Donato. Dafne è l unica che non commenta le parole di Leonardo (perché?) ma apprezza la voglia dei gemelli di ritrovare la loro madre Marina. Segno che non danno importanza al passato della madre, ma per loro conta 162

163 il futuro e vogliono con forza ritrovarla. «Qui non è un problema di soldi per dare un incarico a qualcuno in Ucraina. Io vi ho chiamato per proporvi di andare noi lì a cercarla», dice Leonardo. «Il 29 febbraio compiamo 40 anni, mentre lei ne compie 60 come anche Dafne il primo marzo. Pago tutto io, siete miei ospiti, vi propongo di partire venerdì 26 febbraio per Kiev. Lì prendiamo il treno per il Sud dell Ucraina così festeggiamo il nostro prossimo compleanno con tutta la famiglia riunita. Cosa ne pensate?». Un silenzio attraversa gli interlocutori rotto dopo alcuni secondi da Donato: «Io ci sto!». «Anch io, ho degli impegni presi ma mi sostituirà Antonella», dice Giovanna. «Ok, dopo aver visto Mosca vuol dire che vedremo anche Kiev», dice Vladimir. «E tu Dafne, sei con noi?», chiede Leonardo. «Sì, certo sono con voi, non posso lasciarvi soli in questa avventura», risponde in modo pensieroso Dafne. «Bene, allora penso io ad organizzare tutto. Probabilmente dovremo partire dall aeroporto di Roma, ma vi faccio sapere domani con precisione. A proposito, abbiamo tutti il passaporto valido, vero?». 163

164 «Il passaporto? No, io no, ma ora mi attivo a fare richiesta», dice Donato e continua la frase nella sua testa: Chi sa quanto costa sto passaporto, meno male che il biglietto aereo lo paga il conte!. Tutto deciso, partenza per Tsyurupyns k alla ricerca di Marina per festeggiare insieme il loro compleanno il 29 febbraio Utilizzando l alta velocità Leonardo, Giovanna e Vladimir raggiungono Roma venerdì 26 febbraio in pochissime ore per poi dirigersi in aeroporto. Il volo per Kiev è previsto per le ore 15:00. Donato e Dafne, invece, hanno preso l autobus da Matera che li ha portati in stazione a Roma. Il viaggio è stato un po scomodo per Dafne ma ha dovuto accontentare Donato che non voleva prendere il treno. Dalla stazione, poi, si dirigono in aeroporto con un taxi; paga Dafne. Si ritrovano tutti al check-in per poi salire dopo poco sull aereo. Cinque posti prenotati nelle prime file della business class (questo è uno dei privilegi ad avere un gemello ricco e pure conte). Una volta sistemati i bagagli a mano e sedutisi sulle poltroncine di prima classe, Donato, che è l unico ad affrontare per la prima volta un viaggio aereo, esclama: «Speriamo che Alitalia non sia come Trenitalia, 164

165 altrimenti so cavoli nostri!», e scoppia in una solitaria risata. Vladimir, che sta allacciando la cintura, approfitta per allungare di poco le mani per effettuare una scaramantica toccatina, cosa che Giovanna non può fare, non solo per ovvi motivi di taglio, ma anche perché è una signora. Manifesta però a Donato, con un movimento oscillante della testa, il disappunto della battuta non appropriata. Leonardo e Dafne, posizionati sull altra fila di sedili, non partecipano a scaramantici gesti solo perché non hanno sentito la frase di Donato. Il viaggio, durato meno di tre ore, è stato molto piacevole e confortante soprattutto per le bevande e stuzzichini vari offerti dalle hostess, rigorosamente gratis, cosa apprezzata soprattutto da lui. Non riesco a capire a cosa stai pensando gentile lettore a, chi è lui? Domanda scontata, lui è chiaramente Donato. Arrivati a Kiev ed espletate le operazioni di rito alla dogana, i cinque ritirano i bagagli. Nel salone dell aeroporto trovano ad attenderli la giovane segretaria trentaduenne, della ditta di Kiev, che si è messa a disposizione per accompagnare gli italiani in questi giorni alla ricerca di Marina. 165

166 Avere una persona del posto che conosce costumi, usanze e soprattutto la lingua è condizione fondamentale per affrontare il viaggio e la ricerca. La nazione non si è ancora ripresa dalla rivoluzione civile interna consumatasi con migliaia di morti due anni prima; i servizi pubblici e la vita del luogo ancora non funzionano alla perfezione. Questo incontro vivacizza lo spirito socializzatore di Donato. Fortuna vuole per lui che la ragazza di nome Nadia parli anche bene l italiano. Dopo le presentazioni di rito, con due taxi il gruppo raggiunge il centro della città di Kiev dove si trova la stazione centrale. «Qui non possiamo farci niente Donato, l unico modo di raggiungere Tsyurupyns k è il treno. Affrontare un viaggio così lungo in macchina con le condizioni delle strade ucraine è impensabile», gli dice Leonardo. Alle 21:00 di sera è prevista la partenza dalla stazione; durata del viaggio poco più di dodici ore (per fare 560 chilometri?). Di alta velocità in Ucraina non se ne parla nemmeno. In stazione i nostri sei personaggi in cerca di Marina di pirandelliana memoria, salgono sul treno in partenza posizionato, indovinate dove? Sì, sul binario numero quattro. 166

167 Se pensate, però, che Donato sia preoccupato del viaggio sbagliate di grosso. Due sono le cose che lo tranquillizzano: la bella Nadia ed il fatto che lì le ferrovie non sono gestite da Trenitalia ma Trenucraina. Visto il lungo viaggio notturno, Nadia ha provato nei giorni scorsi a prenotare tre cuccette da due posti letto ma, considerando che quel treno nel fine settimana è affollatissimo, le uniche cuccette disponibili sono da sei posti letto. È riuscita, con le solite conoscenze ucraine (piccole mance), a recuperare una cuccetta da due posti ed una da quattro letti. Ora bisogna fare le combinazioni dei viaggiatori. Con tutta la buona volontà, diventa difficile fare l assegnazione delle cuccette considerando che ci sono tre donne e tre uomini. Le tre donne devono andare per forza nella cuccetta da quattro, e dei tre gemelli maschi, due devono prendere la cuccetta piccola ed uno di loro deve andare con le donne. «Ci vado io, ci vado io così facciamo stare comodo il conte ed il reggiano», propone Donato. Vladimir nella sua mente pensa: Questa volta il lucano mi ha fregato. È stato più veloce di me! Il vecchio porco ha messo gli occhi su Nadia. 167

168 Fatte le combinazioni degli alloggi Donato fa in modo che le accoppiate dei quattro letti della cuccetta, due sotto e due sopra, abbiano la seguente disposizione. «Tu Dafne mettiti nel lettino basso così eviti di salire la scaletta, alla tua età potrebbe essere pericoloso», fa Donato. «Tu pensa per te. Comunque, va bene il letto basso, così se devo andare questa notte in bagno la posizione mi è più comoda», accetta Dafne. «Tu Giovanna fai compagnia a Dafne nei piani bassi?», chiede Donato. «ma sì, va bene qui, però se vuoi stare tu Donato, per me è indifferente», fa Giovanna. «Giovanna, non mi permetterei mai. Tu sei più grande di me di qualche minuto e tocca a te la scelta». «Donato se vuoi posso stare anche sopra nessun problema». «No, no io e Nadia ci mettiamo sopra». «Va bene, facciamo come vuoi». Inizia proprio a convincersi Donato che le sfortune di Trenitalia siano compensate delle fortune di Trenucraina. Nadia, previdente, ha portato con sé roba da mangiare per tutti sapendo che molti treni a lunga percorrenza non hanno un vagone ristorante. 168

169 Ha pensato, meglio non rischiare visto l orario di arrivo degli ospiti all aeroporto internazionale di Borispol e, considerato l orario di partenza del treno dalla stazione centrale di Kiev, non ci sarebbe stato tempo per cenare. Caso vuole, invece, che quel treno abbia il vagone ristorante. Il conte Leonardo invita tutti a cena. Nadia chiede se per loro non è un problema se resta a mangiare nel vagone letto. Ha portato tanta roba da mangiare pensando che non ci fosse su quel treno il vagone ristorante. Dovete sapere che quando si vive in un luogo dove lo stipendio basta a malapena ad acquistare roba da mangiare, sarebbe un insulto alla dignità umana dover buttare tanta roba alimentare sapendo che, purtroppo, in quella nazione c è chi realmente muore di fame. «Dai, andate voi al ristorante, io faccio compagnia a Nadia così gusto le specialità locali», fa Donato. I commensali, dividendosi in due gruppi, si apprestano a gustare la loro prima cena ucraina. Quell ora in cui Donato e Nadia mangiano l una di fronte all altro, seduti sui lettini bassi, diventa un momento piacevole per entrambi e non solo per la bontà delle portate ma anche per il colloquio che avviene tra 169

170 loro. Rientrando i quattro dal vagone ristorante si posizionano nelle rispettive cabine per affrontare il lungo e travagliato viaggio molto movimentato dai continui sbalzi delle ruote del treno, prive di buoni ammortizzatori, sui binari. Donato e Nadia, invece, approfittano della scusa di sgranchirsi un po le gambe, camminando nel corridoio del vagone letto, per continuare la loro piacevole conversazione. Dovete sapere che Nadia, quando era all università, ha fatto parte del gruppo folk della scuola ed è lì che lei ha avuto la possibilità di venire in Italia per partecipare ad un festival internazionale del folclore ad Aviano in Friuli. Proprio questa opportunità ha fatto nascere in lei la voglia di studiare l italiano che, poi, l ha portata ad essere assunta dalla ditta in cui lavora attualmente che importa materiali dall Italia. La ditta aveva bisogno di una segretaria che conoscesse la lingua italiana e lei ha soddisfatto questa esigenza aziendale. Donato apprezza molto le doti fisiche e mentali di Nadia. Il fatto poi che entrambi abbiano la passione per la tradizione popolare della loro terra e per il folklore in generale, li accomuna sempre di più uno all al- 170

171 tro. Si raccontano a vicenda storie ed esperienze di festival ai quali i due hanno partecipato negli anni passati con i rispettivi gruppi folk. Allo scoccare della mezzanotte i due si incamminano verso la cuccetta per affrontare la notte interrompendo la piacevole conversazione. Posizionatisi l una di fronte all altro sui lettini alti, prima di addormentarsi, i due, che non possono più parlare per non disturbare il sonno di Dafne e Giovanna, si scambiano sguardi profondi e sorrisi piacevoli. La notte trascorre serena per Donato, un po meno per le altre tre persone presenti nel vagone letto. Tra i tanti pregi e difetti di Donato ce n è uno finora sconosciuto a tutti. Russa in un modo pazzesco! La mattina con un ora e dieci minuti di ritardo, il treno proveniente dal Nord arriva nella stazione di Kherson (Trenucraina, a differenza di Trenitalia, è capace di uniformare i ritardi dei treni sia che provengano dal Sud con direzione Nord, sia con direzione inversa). La città di Kherson, che è anche il capoluogo della regione, si trova ad una ventina di chilometri dal paesino di Tsyurupyns k. Bisogna solo attraversare il ponte sul fiume Dnepr e si arriva nella piccola cittadina di 171

172 Marina. Dalla stazione prendono un pullman che collega i due centri ed arrivano nel paesino dove alloggiano nell unico alberghetto disponibile. Le prenotazioni, chiaramente, sono state fatte da Nadia e questa volta la disponibilità di letti nelle stanze è più ampia che quella trovata per le cuccette in treno. Le stanze prenotate sono due doppie e due singole. Le speranze di Donato di effettuare combinazioni strane come quelle delle cuccette svaniscono. Leonardo e Nadia prendono le due singole e le due doppie rispettivamente per Dafne e Giovanna e Vladimir e Donato. Dirigendosi verso le stanze per sistemare i bagagli, si danno appuntamento alla reception tra trenta minuti. «vecchio porco, questa volta ti è andata male con Nadia. Caro gemello ti devi accontentare di me», fa Vladimir. «Ridi, ridi quando mi sentirai russare questa notte te ne accorgerai», gli ribatte Donato. In effetti, se ne accorgerà come se ne sono accorte Dafne, Giovanna e Nadia che hanno passato una notte da incubo in cuccetta. 172

173 Passata la mezz ora si ritrovano tutti alla reception dove Nadia ha incominciato le ricerche di Marina proprio chiedendo informazioni al proprietario dell alberghetto. Nel paesino si conoscono quasi tutti ma trattandosi di fatti risalenti a circa quarant anni fa la ricerca non è facile. Nadia ha anche chiesto nei giorni scorsi informazioni telefoniche presso il comune di Tsyurupyns k ed è riuscita a sapere, in base alla data di nascita, il cognome di Marina, ma negli uffici non risultano informazioni aggiornate. Quella di Marina è una delle tante pratiche anomale dovute, secondo l operatore del comune, ad errori di trascrizioni e quant altro. Nadia, tramite il cognome di Marina, riesce a sapere dall albergatore che alcune famiglie con quel cognome abitano in una piccolissima frazione nell entroterra di Tsyurupyns k. Sono famiglie contadine che lavorano i campi in quella zona ed una volta a settimana vengono in paese a vendere i prodotti della terra. Le ricerche non possono che partire da lì, dalla piccola frazione. Nadia aggiorna gli altri delle informazioni che ha avuto. Non è sicura che Marina sia parente di quelle 173

174 famiglie che abitano nella frazione ma, portando lo stesso cognome, è probabile che possano dare notizie di Marina. Per raggiungere la frazione di case bisogna per forza prendere un taxi in quanto gli autobus da lì non passano. Qui nasce il primo problema. A Tsyurupyns k non ci sono taxi, bisogna farlo venire dalla città. A risolvere il problema è il proprietario tutto fare dell albergo che, possedendo un piccolo e vecchissimo furgoncino, si presta ad accompagnarli dietro compenso. Nessun problema, andiamo. Fatto sta che il furgoncino ha cinque posti ed un cassone nella parte posteriore. Dei cinque italiani nessuno vuole restare in albergo ad aspettare la notizia se hanno o no trovato Marina. L albergatore è l autista del mezzo e non può far a meno di andare. Nadia è indispensabile per fare da interprete. L unica soluzione per risolvere il problema è la seguente: l autista e il conte davanti; Dafne, Giovanna e Vladimir nei posti retrostanti al mezzo; Nadia e Donato sul cassone seduti su due sedie vecchie impagliate e legate con spago alle sponde del furgoncino. Vai col liscio Durata del viaggio circa 30 minuti. Una trasferta 174

175 fatta di: scossoni, buche e avvallamenti sull ultimo tratto di strada sterrata; unica via quella per raggiungere la frazione in aperta campagna posta al confine con un folto e bellissimo bosco. Donato e Nadia tra risate, salti poderosi sulle sedie, scricchiolii del legno vecchio, restano aggrappati con le due mani alle sponde del furgoncino per tutto il viaggio. Vivono l avventura sul nuovo tagadà ucraino. Sembra che il loro movimento del corpo abbia inventato un nuovo ballo tradizionale, un misto tra una tarantella lucana ed una danza ucraina chiamata gopak cosacchi. Finalmente il furgoncino arriva nella frazione; si possono contare una quindicina di case, quattro o cinque fienili, tre stalle ed una piccola chiesetta. Tutti i manufatti sono disposti in quadrato in modo da formare l unica piazzetta della frazione dove è posizionata, al centro, una fontana. L arrivo del mezzo diventa subito motivo d interesse fra gli abitanti della frazione. Si forma subito un piccolo capannello di persone con alcuni bambini euforici della presenza di stranieri. Nadia parla in ucraino (o forse in russo non si capisce bene. In quella zona dell Ucraina, quasi ai confini della Crimea, molta della popolazione ha origini russe) 175

176 chiedendo se qualcuno conosce Marina Iermacova. È una donna del posto che ha circa 60 anni. Continua dicendo che le persone che sono con lei sono italiane e vorrebbero incontrare Marina per parlarle. Si nota da subito una gran diffidenza tra le persone della frazione restie a parlare con gli stranieri. Neanche la presenza dell albergatore, improvvisato autista, che è dello stesso paese, porta una ventata di fiducia. Una donna risponde alle richieste di Nadia. «Perché volete parlare con Marina Iermacova?». «È molto importante che queste persone riescano a parlare con lei. Ma voi la conoscete? Lei abita qui?», chiede Nadia. A questo punto la donna risponde: «Andate via da qui. Non c è nessuna Marina. Tra poco tornano i nostri uomini dal lavoro e dobbiamo preparare la cena». Poi rivolgendosi con energia verso gli altri abitanti della frazione, in una forma di dialetto locale, gli comunica qualcosa che provoca lo scioglimento del capannello ed il rientro delle persone nelle rispettive abitazioni. Troppa diffidenza verso gli stranieri. Bisogna pensare ad un altra soluzione. Non resta che rientrare in 176

177 albergo e inventarsi altre soluzioni. Il rientro con il furgoncino è vissuto in modo meno travagliato dell andata, non perché nel frattempo qualcuno ha riparato le strade ma per il solo fatto che i trasportati sono predisposti mentalmente ad affrontare il percorso a ritroso. Arrivati in albergo il gruppo fa il punto della situazione. Quelle persone della frazione non si fidano ma devono sapere qualcosa. La sensazione che hanno avuto tutti, nel vedere lo sguardo degli abitanti della frazione quando è stato nominato il nome di Marina Iermacova, è che sapessero qualcosa. A dare l idea di un nuovo approccio è proprio l albergatore che da autista, si trasforma in consigliere. Dice a Nadia che, come ogni domenica mattina di fine mese, il prete ortodosso di Tsyurupyns k si reca presso la chiesetta della frazione per celebrare il rito religioso a quel gruppo di parrocchiani che non ha la possibilità di venire spesso in chiesa in paese. Quelle persone del prete ortodosso si fidano. Se fosse lui a chiedere agli abitanti della frazione informazioni su Marina, è sicuro che gli direbbero quello che sanno. Conviene parlare col prete e chiedere il suo intervento. «?????????!», dice Nadia all albergatore e rivol- 177

178 gendosi agli italiani ripete: ah, dimentica che loro non conoscono l ucraino traduciamo: Buona idea». «Cos è una buona idea?», chiede Leonardo. «Ci ha consigliato di andare a trovare questa sera il prete ortodosso del paese. Lui ogni domenica mattina di fine mese si reca nella chiesetta della frazione per celebrare messa agli abitanti contadini. Di lui si fidano e se lo convinciamo ad aiutarci sapremo sicuramente qualcosa in più su Marina». «Bene! È veramente una buona idea», fa Giovanna. Ora il compito di Nadia è andare a trovare il prete con l aiuto dell albergatore e chiedere il suo sostegno. «Meglio andare in pochi ad incontrare il prete. Vi propongo di far venire con me, solo Dafne», propone Nadia. «Ok, penso che sia la cosa giusta da fare», accetta Vladimir. Dopo cena l albergatore (improvvisatosi prima autista, poi consigliere ed ora guida) accompagna Nadia e Dafne nella casa del prete posizionata a fianco della chiesa del paese. L incontro è cordiale, il primo a parlare è l alberga- 178

179 tore e poi conduce il discorso Nadia. Dafne è intenta a seguire la conversazione e, pur non capendo niente del dialogo, intuisce l andazzo delle cose dal tono di voce, dai gesti e delle facce. «Dafne, ho spiegato in breve di cosa si tratta ed il prete è disposto ad aiutarci ma vuole sapere qualcosa di più del perché voi volete parlare con Marina», dice Nadia. Dafne attende un pochino prima di rispondere, lei sa la verità ma non è convinta del tutto che sia arrivato il momento per dirla. «Nadia, digli che io l ho conosciuta quarant anni fa a Roma in una circostanza non piacevole. L ho aiutata a rientrare in Ucraina e con lei si è creato un legame forte e poi», si interrompe di nuovo a pensare: «e poi c è la storia dei figli, i quattro gemelli» (strana questa perplessità di Dafne a parlare dei figli di Marina). Ricevute le informazioni il prete conferma la sua volontà nell aiutare gli italiani. Domani mattina, dopo la messa, chiederà agli abitanti della frazione notizie di Marina Iermacova ed è convinto che se qualcuno sa qualcosa a lui darà notizia. Ormai sono quattro anni che celebra messa lì e conosce molto bene tutti. Si danno appuntamento per le 16:00 di pomeriggio 179

180 sempre da lui. Chiede di portare con loro anche i quattro gemelli poiché al di là delle buone o cattive notizie che dovrà dare, è curioso di vedere quattro persone uguali. Anche per lui questa novità sa di eccezionale e vuol dar sfogo alla sua curiosità. Si rientra in albergo e Dafne informa i gemelli della proficua discussione avuta con il prete. Le notizie le avranno l indomani di pomeriggio alle ore 16:00 quando tutti insieme andranno a trovare il prete. Pur essendo sabato sera, in paese non ci sono grandi attrazioni, l unico luogo di ritrovo è un bar in centro con un grande salone ed un piccolo palchetto da teatrino dove a volte vanno in scena spettacoli vari. In quel luogo i giovani del paese si ritrovano per bere birra e qualche bicchierino di vodka. Mentre Leonardo, Dafne e Giovanna stanchi preferiscono andare a letto, Donato, Nadia e il terzo incomodo Vladimir si avventurano verso il bar per passare qualche ora in compagnia. La serata è abbastanza fredda e ritrovarsi in un luogo caldo e affollato serve a riscaldare un po i cuori di tutti. Il bar è abbastanza accogliente. Nel salone ci sono molti tavoli dove sono seduti sia giovani che qualche coppia di mezza età. Non c è tavolo occupato privo di boccali di birra o di qualche bottiglia di vodka. 180

181 Il bar funge pure da trattoria del paese e la sua specialità è pollo arrosto e pesce alla griglia su fiamma viva di bracieri ardenti. Quella sera sul palchetto si deve esibire un piccolo gruppo musicale locale; una batteria, un contrabbasso, una chitarra ed una fisarmonica, questi gli strumenti del complesso. La voce del gruppo è quella di una giovane cantante su cui Vladimir ha già messo gli occhi. I tre si siedono intorno a un tavolo, lontani dal bancone del bar e dalla cucina ma vicino al palchetto degli artisti, dove la disposizione degli altri tavoli, a semicerchio, fa ben intendere che lo spazio centrale creato, da lì a poco, diventerà un area destinata al ballo. La prima ordinazione prevede un pollo arrosto e un vassoio di pesce di fiume alla griglia; tre boccali di birra ed un bicchiere di vodka a testa. La serata da fredda si riscalda in un attimo e non solo perché il gruppo ha dato inizio alla serata ludica con la sua musica briosa. Come in ogni locale, anche lì si rispetta la tradizione. Le prime ordinazioni che arrivano in tavola sono le bevande: birra e vodka. Per il resto c è da attendere un po, non per colpa dei polli o dei pesci che ormai hanno già dato la loro disponibilità privandosi della vita 181

182 per accontentare il palato degli ospiti, ma perché le prenotazioni quella sera sono tante. La possibilità da parte del pubblico di poter ascoltare musica e ballare al costo di una cena è un occasione troppo ghiotta e a buon prezzo per gli abitanti di Tsyurupyns k. La musica è briosa ed aiuta i vari commensali a gustare polli e pesci innaffiati di birra e vodka. I nostri tre amici iniziano a bere e l euforia generale domina il luogo. Passa la prima mezzora di allegra compagnia ma pollo e pesci non arrivano allora, finito il primo giro di birra e vodka, si passa al secondo. Intanto, qualche coppia che ha ordinato prima, è già riuscita a mangiare ed inizia a ballare. Donato si è già adeguato al luogo, canticchia anche lui le canzoni del gruppo anche se sono in ucraino. Non si capisce nulla di cosa dice, ma riesce almeno ad andare a tempo con la musica. La lingua si intreccia nella sua bocca dando origine a suoni e lamenti che coniano una nuova lingua, un misto tra lucano stretto ed ucraino, che si potrebbe chiamare lucrano. Con le posate porta il tempo picchiando i bicchieri di birra e di vodka che, secondo la loro quantità di 182

183 liquido che contengono, producono un suono diverso. Questo atteggiamento di Donato lo porta a mettersi in evidenza tra il pubblico, tant è che la cantante lo guarda e lo incita con gesti a continuare nella sua performance. Nuovo giro di bevande in attesa del pollo e dei pesci. Donato non si preoccupa del costo della cena, sa che deve offrire lui questa volta (o al massimo dividere il conto con il fratello) per rafforzare atteggiamenti da cavaliere nei confronti di Nadia. In ogni caso ha già capito che col cambio favorevole dell euro sulla grivna il conto sarà leggero; lì il cibo e le bevande, inoltre, costano molto meno che in Italia. Finalmente alla terza tornata di birre e vodka arrivano anche il pollo e i pesci accompagnati da un cestino di pane nero con semi di girasole, molto denso e buono. Meno male! Bere così tanto a stomaco vuoto è da pazzi. «Ho bevuto così tanto che vedo doppio il pollo», dice Vladimir per fare una battuta. «Caro fratello visto che vedi doppio il pollo lo dividiamo così; una coscia per Nadia, una coscia per me e le altre due per te». Donato, così dicendo, provoca il sorriso di Nadia e 183

184 Vladimir ma, intanto, rafforza l atto di cavalleria verso la prima e priva il secondo del pezzo migliore del pollo. La contromossa di Vladimir, in risposta all attacco di Donato è la seguente: «Donato, come al solito hai sempre delle ottime idee, però, prima di mangiare le due cosce dell altro pollo che mi hai lasciato, preferisco assaggiare il pesce». Non è proprio una cattiva idea soprattutto se ci si rende conto che nel vassoio ci sono solo due enormi pesci di fiume cotti alla griglia. Così facendo Vladimir prende un intero pesce ed inizia a cenare sapendo che il secondo pesce Donato lo dovrà dividere con Nadia. Tamponato il buco nello stomaco i nostri amici si danno alla danza. Donato balla con Nadia e Vladimir invita a ballare la cantante che accetta. Quel brano di polca briosa è solo suonato e permette di creare questa nuova coppia con la cantante. Man mano che la serata giunge al termine una parte del pubblico si avvia verso casa mentre restano nel salone solo i più fedeli al ballo, al canto e alla vodka. Gli ultimi minuti della festa si consumano con il gruppo che, terminato lo spettacolo, scende dal palco e raggiunge il pubblico rimasto per suonare dal vivo (sen- 184

185 za impianto) gli ultimi brani della serata. Oci ciornie ( Occhi neri ) è il pezzo che chiude la serata e che vede stretti in un caloroso semicerchio: musicisti, pubblico e camerieri abbracciati e con bicchieri di vodka in mano. Donato, casualmente, si trova abbracciato con Nadia, e Vladimir, sempre casualmente, si trova abbracciato con la cantante con cui ha ballato prima (e chiamali fessi i due italiani in terra straniera!). È ora di chiudere il bar e dirigersi ognuno, per chi ce la fa da solo, a casa propria. «Vado un attimo al bagno, questa sera ho bevuto troppo!», fa Donato. «Vai fratello, cambia pure l acqua alle tue olive pisticcesi, noi ti aspettiamo fuori», risponde Vladimir e prende sottobraccio Nadia. Donato dopo aver evacuato rientra in sala e si dirige verso l uscita dove sulla porta lo attendono il reggiano e Nadia. «Devo pagare la cena, dove si paga Nadia?», chiede Donato. «Ha già pagato Vladimir mentre tu eri in bagno. Possiamo andare». «No Vladimir, volevo pagare io questa sera». «Cammina, andiamo via. Come se non ti conosces- 185

186 si, pur di non pagare ti sei sforzato per andare al bagno a fare pipì». «Non è vero Nadia, dovevo veramente andare al bagno, dopo tutta quella birra e vodka avevo la vescica piena». Dobbiamo credergli? Bah! Fatto sta che anche questa volta ha scroccato la cena gratis. Nadia, Donato e Vladimir si avviano verso l albergo. Di punto in bianco il freddo della serata inverale è meno sentito di prima, non perché la temperatura si sia alzata di qualche grado, ma perché quella sensazione di calore è l effetto del tanto alcol in corpo. Nadia si è messa sottobraccio con entrambi i gemelli che continuano a canticchiare Oci ciornie. Dopo un centinaio di metri fatti a piedi, la temperatura fredda si fa sentire. Il freddo ha stimolato la vescica di Vladimir e la sensazione di fare pipì è forte. Non può però dire nulla soprattutto per quello che ha detto un minuto prima al fratello. Contorcendosi e stringendo le gambe prova a seguire i due ma lo stimolo è troppo forte. Qui c è il rischio che si bagni tutto e se dovesse accadere sarebbe la sua rovina, soprattutto per la rivincita che si 186

187 sarebbe sicuramente preso Donato. Per arrivare all albergo, però, occorre camminare almeno altri dieci minuti. Non ce la posso fare, pensa Vladimir. «Aspettatemi un attimo, vado dietro quella stalla che voglio vedere la zona», e senza aspettare risposta lascia i due e parte a gambe strette e passo svelto. «Vladimir, dove vai ho capito, devi cambiare anche tu l acqua alle olive quadrate. Muoviti reggiano testa quadra che qui fa freddo. Noi andiamo avanti a passo lento», gli dice Donato. «Donato, fatti i fatti tuoi che campi, forse, cent anni. Andate avanti che vi raggiungo subito». Raggiunto l angolo di una stalla là vicino Vladimir dà sfogo alla sua vescica e, mentre vive una goduria fumante, nota dalla finestra della stalla un cavallo sdraiato a terra, un gallo ed altri animali da cortile. Anche questa occasione per Vladimir è motivo di ispirazione per inventarsi una barzelletta. Alleggeritosi del liquido superfluo Vladimir, senza più stringere le gambe e a passo svelto, raggiunge Nadia e Donato e subito racconta la barzelletta. «Vi racconto una barzelletta fresca, fresca. In una fattoria c è un cavallo che sta male. Si è sdraiato per terra nella stalla e non riesce più ad alzarsi. Il contadi- 187

188 no chiama il veterinario che, dopo aver visitato l animale, consegna tre pillole all uomo che deve somministrarle all equino una al giorno. Se le pillole non faranno rialzare il cavallo dopo i tre giorni allora non ci sarà più nulla da fare. Bisognerà ammazzare il cavallo. Ad ascoltare il discorso c è un gallo che va dal cavallo e gli racconta tutto. Passa un giorno, passa il secondo ed arriva il terzo ma il cavallo, anche se ha preso le tre pillole, non riesce proprio ad alzarsi». «Reggiano, accorcia l anguilla che siamo arrivati all albergo», lo interrompe Donato. «Donato, continui a non farti i fatti tuoi e questa è proprio una barzelletta che fa per te ascolta», e prosegue il racconto. «Il veterinario ed il contadino si dirigono verso la stalla per controllare la salute del cavallo. Il gallo, vedendo la scena dalla finestra, incita il cavallo ad alzarsi: Alzati stanno arrivando. Se non ti trovano in posizione eretta ti ammazzano dai, fai uno sforzo. Il cavallo incoraggiato ed aiutato dal gallo riesce ad alzarsi proprio quando i due aprono la porta della stalla. Il contadino, contento che non deve più ammazzare il cavallo, molto utile per i lavori della fattoria, ringrazia energicamente il veterinario e gli dice: Grazie per avermi salvato il cavallo. Questo è un giorno di festa 188

189 per me, resta a cena da noi, poi chiama ad alta voce la moglie che è in casa: Nadia Nadia, il cavallo è guarito. Questa sera a cena facciamo festa; vieni ad ammazzare il gallo!. Morale della favola, caro Donato, devi sempre farti i cactus tuoi», dice Vladimir al gemello lucano. Con il sorriso in bocca i tre arrivano in albergo e finalmente vanno a dormire nelle rispettive stanze. La mattina successiva, domenica 28 febbraio 2016, la giornata dà subito una sorpresa agli ospiti dell albergo. Dalle prime ore dell alba sta nevicando e il luogo si è già tutto imbiancato. Non è proprio la giornata adatta per uscire di casa ma per chi deve esercitare il suo credo non c è neve che tenga. Il prete, infatti, puntualmente si dirige verso la frazione per celebrare messa e mantenere fede alla promessa fatta a Dafne. Alle 15:30 di pomeriggio il gruppo si dirige verso la chiesa per incontrare il prete. Devono acquisire le agognate informazioni su Marina che il prete avrebbe già dovuto avere durante la mattinata dagli abitanti della frazione. Il folto gruppo viene accolto con cortesia dal religioso che non riesce a nascondere la meraviglia di vedere quattro gemelli, tre uomini ed una donna (non 189

190 è il caso di spiegare proprio tutto al prete della scelta di vita fatta da Giovanna). L ansia domina nella stanza e Nadia inizia a parlare con il prete il quale informa delle notizie che ha avuto su Marina. «Mi ha detto che Marina Iermacova ha abitato nella frazione con la nonna Viorica molti anni fa. Poi è andata via per qualche mese in Italia per ritornare a vivere con la nonna. Dopo pochi giorni dal suo rientro, Marina e Viorica, si sono definitivamente trasferite in una fattoria di famiglia a 50 chilometri da qui. Da allora non hanno avuto più notizie», traduce Nadia per gli altri. Il prete interrompe Nadia e le consegna un biglietto scritto a mano dove è riportato l indirizzo della fattoria e la piantina della strada per poter raggiungere il luogo. Il gruppo ringrazia per l interessamento ricevuto e si dirige verso l albergo. Domani sarà lunedì 29 febbraio. Marina compie 60 anni e i quattro gemelli 40 anni. Devono assolutamente raggiungere questo posto isolato domani mattina e ricongiungere la famiglia proprio nel giorno del loro compleanno. Sarà una giornata stupenda. Rientrati in albergo, prendono accordi con l alber- 190

191 gatore per raggiungere il posto l indomani mattina presto. Occorre però trovare un altro mezzo da noleggiare. Con tanta neve non possono certo sedersi Donato e Nadia di nuovo sul cassone del furgoncino e poi stiamo parlando di 50 chilometri. Nessun problema, a questo ci pensa l albergatore. Trovare amici con l auto privata che vogliono arrotondare lo stipendio mettendo a disposizione il mezzo ce ne sono a iosa. Dopo pochi minuti arriva la conferma. Tutto organizzato. Colazione alle ore 8:00 e subito dopo partenza per la masseria descritta nella cartina. Quella sera tutti passano alcune ore dopo cena nel salone dell albergo con il camino acceso e intenti a parlare tra loro. Fuori non fa tanto freddo. Ha terminato di nevicare e si spera che la temperatura non si abbassi sotto lo zero durante la notte, per evitare che la neve ghiacci e renda difficile il viaggio di domani. Molto dialogo tra il gruppo: una partita a scacchi commentata tra Donato e Nadia; Dafne e Giovanna parlano tra loro di cose da donna; Vladimir e Leonardo degustano la vodka, parlando animatamente di politica stando su due posizioni, ovviamente, diverse e contrapposte. Tutti, però, con una parte del cervello che elabora pensieri sull incontro di domani. Hanno 191

192 probabilmente trovato dopo 40 anni la loro mamma e Dafne potrà finalmente riabbracciare la sua amica e coetanea Marina. Passa un altra notte d insonnia il povero Vladimir, imparando a proprie spese un altro difetto che ha Donato, quello di russare come un vecchio motore Landini a testa calda. Durante tutta la notte l ululato del Minotauro pisticcese non si è fermato un attimo. Ogni tanto Vladimir lo sveglia scuotendolo, gli fa cambiare posizione, qualche minuto di tranquillità ma subito dopo riparte la messa in moto del Landini a testa calda. La scena è la stessa della notte prima, solo che ieri notte, con tutto l alcol in corpo ingerito al bar, Vladimir ha attenuato il disagio a differenza di adesso. «Chi chi ri chiiii!». È il segnale mattutino delle ore 7:00 che il gallo dell albergatore, che non si fa i fatti suoi, puntualmente ogni giorno regala agli ospiti dell albergo e, soprattutto, alle sue pollastrelle. È lunedì 29 febbraio Donato è il primo a svegliarsi, proprio quando Vladimir riesce a chiudere occhio grazie all attutirsi del russare del fratello. Il pisticcese ha un gran mal di testa, effetto ritarda- 192

193 to della gran quantità di neuroni attivati la sera prima per poter giocare a scacchi con Nadia che, naturalmente, ha vinto tutte le partite tranne l ultima (fatta vincere di proposito visto la depressione che aveva colpito Donato). Il lucano, non prendendo più sonno in quanto svegliato dal canto del gallo, va fuori dall albergo per respirare aria fresca e mattutina. Risentendo il canto del gallo a Donato torna in mente la barzelletta di due sere prima raccontata da Vladimir al bar: «Stu jadd parl trop non s fasch li cazzr sò, ammaccid!» ( Questo gallo parla troppo non si fa i cazzi suoi, lo dobbiamo uccidere ) e scoppia in una risata solitaria puntando le dita della mano a mo di pistola verso l innocente gallo, imitando uno sparo. Mentre il pennuto, divenuto diffidente nei confronti di Donato, continua il suo canto, passa un altra ora in cui Vladimir riesce ad addormentarsi perché rimasto solo in stanza. La prima a presentarsi nella sala per la colazione è Nadia che quando vede entrare Leonardo esclama: «Buongiorno ed auguri signor conte». «Grazie Nadia, buon giorno anche a te», risponde Leonardo e poi vedendo entrare Dafne continua. «Ben alzata Dafne, oggi è giornata di auguri». 193

194 «Sì, per voi gemelli, per i miei auguri dovete aspettare domani primo marzo», risponde sorridendo Dafne. Giovanna con un vestito vistoso entra nella stanza: «Una meravigliosa giornata a tutti voi e buon quarant anni ai miei fratellini». «Buongiorno! Auguri Donato», continua Giovanna vedendo entrare nella stanza anche il fratello dalla porta che dà verso il cortile estero. «Madonna mej che mal d cap ca tegnj ( Madonna mia che mal di testa che ho ). Sono stato qualche minuto fuori per respirare aria fresca. C è una bellissima giornata, con un sole splendente. Tutto il panorama è innevato. Bel modo di festeggiare quarant anni. C è solo un gallo che non si fa i fatti suoi. Canta sempre!», fa Donato. «Ah sì l ho sentito questa mattina, mi ha svegliato sul più bello. Vi ha voluto dare per primo gli auguri di buon compleanno», dice Dafne ai gemelli. Arriva, infine, Vladimir, l ultimo a prendere sonno e a svegliarsi: «Buongiorno e auguri a tutti voi tranne al trattore testa calda. Mai più dormire con Donato. Russa come un orso in calore». «Te l avevo detto che russo leggermente», risponde Donato. 194

195 Tutti puntuali. Il gruppo fa colazione e poi con il furgoncino ed un auto dell amico dell albergatore, si avventurano a fare una cinquantina di chilometri in strade innevate che nessuno, chiaramente, ha pulito. Lì si usa così. Il viaggio inizia con una velocità moderata. I mezzi più o meno tengono la strada grazie anche alle catene montate sui veicoli. La neve è soffice, durante la notte per fortuna non è ghiacciata. Andando ad una velocità media di circa trenta chilometri orari, dopo circa due ore e varie informazioni reperite su strada dagli abitanti locali, i viaggiatori sui due veicoli si ritrovano su una strada sterrata. A un chilometro circa di distanza intravedono, ai margini di un grande bosco, due case affiancate, una grande stalla, un fienile e una porcilaia. Giunti finalmente davanti alle case l albergatore suona il clacson per richiamare l attenzione degli abitanti di quella fattoria. Ad uscire da una delle due case è un giovane di circa trentacinque anni, subito dopo affiancato da un bambino di cinque/sei anni. Contemporaneamente dall altra casa si affaccia alla finestra una ragazza bionda con capelli lunghi che potrà avere una trentina d anni. 195

196 Nadia rivolgendosi al ragazzo chiede se possono entrare in casa, degli italiani sono venuti a trovare Marina Iermacova. Il ragazzo fa cenno di entrare con la mano e chiama la ragazza della casa accanto, facendogli cenno di venire in casa da lui. La casa ha un ampia stanza con una grande tavola in legno massiccio posta al centro. Su un lato della stanza un bellissimo camino in pietra acceso che riscalda tutta la casa. Sul lato opposto una scala in legno che porta al piano di sopra dove si intravedono due porte, probabilmente portano alle camere da letto. Vicino al camino c è una signora, sempre bionda con capelli lunghi, che sta cucinando qualcosa che dall odore non poteva che essere del borsch, una tipica zuppa di verdure e carne. La tavola centrale viene in poco tempo accerchiata con le sedie da tutti i personaggi, compreso il giovane padrone di casa. Dopo poco entra nella stanza, con una bambina in braccio, la giovane donna della casa a fianco che s è affacciata prima alla finestra e, subito dopo, un altro giovane ragazzo, probabile marito della donna. La prima meraviglia notata da entrambi i gruppi è quella di constatare che in quella stanza ci sono oltre 196

197 ai quattro gemelli italiani, anche due gemelle ucraine, mogli dei due giovani ragazzi, pure loro gemelli. Quindi, da una parte abbiamo un poker d assi, rappresentato dai quattro gemelli italiani e dall altra una doppia coppia di re e regina. Il padrone di casa chiede perché gli italiani vogliano incontrare Marina. Nadia, allora, inizia a raccontare la storia di Dafne e di Come, Quando, Fuori, Piove. 197

198 IL FINALE CHE IL DESTINO O LA SORTE TI HA ASSEGNATO Terminato il racconto l altro uomo risponde alle richieste: «Noi abbiamo acquistato la fattoria dalla famiglia Iermacova una decina d anni fa. Marina Iermacova è morta da circa 40 anni. Noi non l abbiamo conosciuta ma i parenti ci hanno raccontato la sua storia». Tradotta la notizia, un dolore immenso squarcia il torace dei gemelli. È come aver ricevuto contemporaneamente quattro pugnalate ai cuori. Dafne scoppia a piangere e la tristezza invade la stanza. Un finale triste e con spasimo che trasforma totalmente l inizio gioioso e festoso della giornata. Un giorno peggiore per festeggiare i propri quarant anni non poteva esserci. Continua intanto il dialogo tra il padrone di casa e Nadia che con un groppo in gola traduce agli italiani. «La sua tomba è dietro il fienile dove sono sepolti altri famigliari. Lì c è un piccolo cimitero della famiglia Iermacova. Raccontava suo zio che tanti anni fa è tornata dall Italia dove era rimasta alcuni mesi a lavorare in un ristorante. Da quando è tornata, però, non era più lei. I suoi modi gioiosi di vivere la vita si 198

199 erano trasformati in giornate di tristezza e di pianto. È rimasta scossa da quella permanenza in Italia, ma Marina non ha mai voluto dire alla famiglia cosa fosse successo. I suoi parenti hanno anche riferito che dopo circa un mese dal suo rientro dall Italia, l hanno trovata una mattina impiccata nella stalla. Lo zio, però, sostiene che lei non si sarebbe mai suicidata. Forse è stata uccisa da qualcuno che ha voluto camuffare la sua morte facendo credere ad un suicidio». Nonostante la triste notizia, le mogli gemelle vogliono offrire da bere agli ospiti, come è consuetudine da quelle parti quando delle persone vengono a farti visita, ma le circostanze non sono favorevoli. «Nadia, chiedigli se è possibile vedere la tomba di nostra madre. Voglio vederla!», dice Leonardo. La risposta è positiva ed i quattro gemelli, Dafne, Nadia e il giovane padrone di casa escono per dirigersi dietro il fienile. Raggiunto il posto si possono notare poco meno di una decina di croci in legno in un lenzuolo di terreno delimitato da uno steccato. La neve ha coperto il terreno con un soffice manto bianco; nonostante ciò, sulle croci si intravedono i nomi dei defunti. Su alcune di esse ci sono anche le foto incorniciate in bianco e nero. Foto sbiadite ed usurate 199

200 dal tempo. «Ecco, questa è la tomba di Marina Iermacova», dice il giovane ucraino indicando con la mano una croce. Sopra è inciso il nome Marina Iermacova e sotto due date 29/02/ /04/1976. Non c è la foto su quella croce. I gemelli sono privati anche della consolazione di vedere in viso la loro mamma. Giovanna si piega e pulisce la croce dalla soffice neve, mentre scorrono sulle sue guance due lacrime che solcano tutto il viso. Poi, col dito indice della mano destra, scrive sulla soffice neve: «Buon compleanno mamma». I quattro gemelli e Dafne sono raccolti intorno alla tomba di Marina. Dafne prende per mano Donato e Leonardo e chiede a loro di dare la mano a Giovanna e Vladimir per formare un cerchio intorno alla tomba. «Ragazzi, anche se oggi è un giorno triste, che pone fine alle nostre ricerche, sono sicura che Marina da lassù ci sta guardando. Non può che essere felice di vedere finalmente riunita la sua famiglia oggi qui, proprio nel giorno del suo e del vostro compleanno. Ognuno di noi chiuda gli occhi e le mandi un pensiero», dice Dafne. Così facendo, i cinque, in cerchio intorno alla tom- 200

201 ba, restano alcuni minuti in silenzio con gli occhi chiusi, la testa bassa e stringendosi forte le mani. Quel momento toccante lo si può capire e vedere dalle lacrime che scorrono sul viso di Nadia che tutto sommato non è direttamente coinvolta nella storia. Partecipa, però, attivamente al dolore dei suoi amici italiani e lo dimostra poggiando le mani sulle spalle di Donato, con cui ha avuto modo di stringere un legame più forte, in segno di condivisione del triste momento. Passa ancora qualche minuto di silenzio fino a quando Leonardo esclama: «Buon compleanno mamma, troveremo il modo di incontrarci prima o poi lassù». «Con gli occhi pieni di lacrime, ciao mamma e buon compleanno, ti voglio bene!», aggiunge Giovanna. Donato e Vladimir, i due più ironici della compagnia, hanno un groppo in gola che non gli permette di parlare. La loro indole briosa e scherzosa è messa a dura prova. Si sono trovati poche volte in situazioni simili ma mai con così intenso dolore. L amarezza è doppiamente sentita dai due che non riescono proprio a dare sfogo al dolore con un salutare pianto. Sono costretti a tenersi tutto dentro amplificando il loro strazio. «Ragazzi, dobbiamo andare». Così dicendo Dafne rompe quel cerchio magico che per alcuni minuti li ha 201

202 uniti facendoli sentire come se fossero un tutt uno. Ringraziando gli abitanti della fattoria i nostri amici riprendono il viaggio in direzione opposta. Nei due mezzi per le due ore occorrenti per il rientro, nessuno ha voglia di parlare. Neanche gli autisti, che sono stati catapultati involontariamente nelle vicende degli italiani, hanno voglia di parlare. Leonardo tenta nel viaggio di ritorno di chiamare con il cellulare in azienda per annunciare il suo imminente rientro in Italia, ma lì non c è linea. Ora che deve tornare alla vita quotidiana riflette che da quando è arrivato a Tsyurupyns k non è mai squillato il telefono a dimostrazione che probabilmente la ricezione in quella zona dell Ucraina è pessima. Sono stati, di fatto, isolati dalle notizie italiane almeno da due se non proprio tre giorni. La conferma arriva pure dagli altri gemelli che nelle giornate di sabato e domenica hanno tentato di contattare Michele, Anna e Antonella ma non ci sono riusciti. Arrivati in albergo Leonardo dà il compito a Nadia di chiamare la propria ditta a Kiev per acquistare cinque biglietti sul volo Kiev-Roma per domani e di prenotare, per la sera, anche il treno che da Kherson li poterà nella capitale Ucraina. 202

203 Nadia si attiva subito e dopo poco meno di un ora conferma a Leonardo che le prenotazioni sono andate in porto. Questa sera la partenza è prevista alle 21:00 dalla stazione di Kherson e il volo aereo è fissato per domani primo marzo alle ore 15:30 dall aeroporto di Borispol. L arrivo previsto a Roma è alle 17:40 ore locali, tenendo conto anche di un ora di fuso orario che c è tra l Italia e l Ucraina. «Grazie Nadia, hai fatto veramente un buon lavoro. Parlerò molto bene di te al tuo datore di lavoro», dice Leonardo. «Grazie signor Leonardo, ho dato il mio aiuto con molto piacere. Mi dispiace per come sono andate le cose». Leonardo avvisa tutti della partenza e dà appuntamento al gruppo alle 19:30 alla reception. Due taxi che arriveranno da Kherson si faranno trovare pronti davanti all albergo per portarli in stazione. Donato, appresa la notizia, prova a mandare col cellulare un messaggio al fratello Michele dicendo che domani arriverà all aeroporto di Roma alle ore 17:40. Non c è ancora linea e non sa se il messaggio è partito o no e, soprattutto, se è arrivato a destinazione. 203

204 Tutti sono nelle proprie stanze a preparare le valigie. Alle 19:30 i sei sono pronti davanti all albergo con i taxi che sono già in attesa da qualche minuto. Leonardo salda il conto per tutti e ringrazia l albergatore per la disponibilità che ha dato in questi tre giorni. I due mezzi lasciano il paesino di Tsyurupyns k, attraversano il ponte sul fiume Dnepr e arrivano alla stazione di Kherson. I nostri viaggiatori salgono sul treno notte con direzione Kiev che è già posizionato sui binari da venti minuti in attesa della partenza. Questa volta le prenotazioni infrasettimanali hanno avuto maggior successo di quella del fine settimana. I nostri sei viaggiatori, infatti, hanno a disposizione per il ritorno tre cuccette da due posti. Senza che qualcuno assegni le cuccette, la ripartizione avviene in modo spontaneo formando le seguenti coppie di viaggiatori: Giovanna e Dafne, cuccetta uno; Leonardo e Vladimir, cuccetta due; Donato e Nadia, cuccetta tre. Quella notte i viaggiatori del vagone letto vivranno un viaggio completamente diverso dall andata. In ogni cuccetta ci sarà un clima diverso. Il conte ed il reggiano non hanno fame e questa volta non usufruiscono del vagone ristorante. 204

205 Leonardo dopo aver cercato per un po di mettersi in contatto telefonico con l Italia, senza riuscirci, si addormenta seguendo la scelta che ha fatto il fratello Vladimir già da qualche minuto (ricordate, la sera prima Vladimir non è riuscito a dormire perché Donato ha russato tutta la notte ed è stanchissimo). Giovanna e Dafne quella notte non riusciranno a prendere sonno. Anche loro non hanno fame, le note vicende hanno letteralmente chiuso lo stomaco alle due donne. Troppi pensieri rivolti alla tragica morte di Marina che, pur avvenuta quarant anni fa, per loro è come se fosse accaduta quella mattina quando hanno appreso la notizia. Dafne, poi, è molto più agitata di Giovanna. Ha un dilemma in più da risolvere con i gemelli che prima o poi dovrà affrontare, sopratutto ora che hanno appreso della morte della madre Marina. Non si riesce a capire bene cosa sia questo dilemma che agita Dafne. Sicuramente è qualcosa d importante che coinvolge lei ed i gemelli; di questo se ne potrà parlare quando lei deciderà di farlo. Nella terza cuccetta, invece, oltre ad esserci un aria triste c è pure un clima di affettuosità che allieta e distoglie la mente di Donato dai pensieri mattutini. 205

206 «Nadia, andiamo a mangiare qualcosa nel vagone ristorante? Dai, offro io, anche se non è stata una bella giornata compio sempre gli anni oggi». «Va bene, devo chiamare gli altri?». «No, no forse dormono, meglio non disturbare». Questa è la prima volta che il suo no alla compagnia degli altri non è dovuto al fatto di rischiare di dover pagare lui per tutti, ma perché vuole cenare con Nadia da solo. Quella potrebbe essere l ultima occasione per stare con lei un po da solo. I due si incamminano tra i corridoi dei vagoni con direzione testa del treno. Dopo il terzo vagone incrociano il capotreno che alla richiesta di Nadia di sapere dove è il vagone ristorante si sentono dire: «???,???????????????????????» ( No, non c è ristorante in questo treno risposta data in russo, anche se siamo in Ucraina. Questo dimostra che con un alta presenza di russofoni in quella zona della nazione, è stato un grave errore da parte del governo ucraino fare una legge, dopo i fatti di Maidan, che ha vietato di parlare russo in territorio ucraino. Questo è stato anche uno dei motivi dello scoppio della guerra civile consumatasi nel 2014 in Crimea, pacificamente, e nella regione del Dombass, tragicamente). 206

207 «Ha detto che questo treno non ha il vagone ristorante. Te l avevo detto all andata che non tutti i treni ucraini ce l hanno». «Na volda tant ca vulev pajà veramend ij». «Cosa hai detto?». «No, niente. Ho detto che peccato che non possiamo cenare insieme». Falso! La traduzione letterale della frase in pisticcese è la seguente: Una volta tanto che volevo pagare veramente io. Chiaramente Donato non può tradurla a Nadia, altrimenti confermerebbe quello che gli dice sempre suo fratello Vladimir (che non ha peli sulla lingua), che ha il braccino corto (cioè, è tirchio). Allora i due a stomaco vuoto ma a cuore pieno continuano a parlare della loro vita. Entrambi sanno che tra meno di venti ore si dovranno salutare e chi sa se un giorno potranno ricontrarsi. Tre giorni sono pochi per conoscersi ma quel breve periodo è bastato per far nascere del tenero e dell empatia tra i due. Molto è dovuto dalla loro passione verso il folk (le tradizioni popolari) che li portano ad amare fortemente la loro terra d origine e, soprattutto, a comprendere e rispettare usanze e tradizioni al- 207

208 trui. «Quanto mi piacerebbe rivedere l Italia», fa Nadia. «E che ci vuole, parti con noi domani. Ti ospito io tutto il tempo che vuoi», risponde fulmineamente Donato. «Magari, ma come faccio col lavoro?». «Mo ci penz ì!» ( Adesso ci penso io! ). Sono ormai le 23:30 e i due si dirigono nella cuccetta per affrontare la movimentata notte che, questa volta, lo sarà non per colpa dei contraccolpi delle ruote ferrate che passano sui raccordi dei binari, come all andata, ma per altri motivi. Entrati nella cuccetta Nadia rivolgendosi a Donato dice: «Non ho avuto neanche il tempo di farti un regalo per i tuoi quarant anni», e gli poggia la mano sulla spalla. «Fai ancora in tempo, manca mezz ora alla fine della giornata», e con la mano destra prende la mano sinistra di Nadia. «Ma dove vado a comprarlo il regalo? Siamo sul treno». «Regalami», chiude gli occhi e avvicina le sue labbra su quelle di Nadia e si immerge in un lungo e sensuale bacio. A coronare il sentito momento c è l abbraccio dei due che avvinghiano i propri corpi in un 208

209 sensuale tutt uno. Ora arriva il contraccolpo di grazia; l aiuto finale ed inaspettato da parte delle ferrovie Trenucraina che porta il treno su uno scambio binario creando un forte scossone. Il vagone si sposta verso sinistra (o verso destra, non ricordo, comunque non parlando di politica questo dettaglio non conta chiarirlo per gli stessi effetti che produce) facendo perdere l equilibrio ai due. Da alzati al centro della cuccetta cadono su uno dei due lettini ritrovandosi l una sull altro. Al resto ci pensa la passione dei due che come dicevamo prima porterà, dal quel momento e fino a notte inoltrata, a piacevoli scossoni (o contraccolpi) che salderanno definitivamente i sentimenti amorosi tra i due. E quando mai sarebbe capitata una cosa simile a Donato sui treni di Trenitalia, lì ha provato solo dispiaceri. Al massimo ha ottenuto un abbraccio e un bacio sulla guancia da quelle quattro ragazze reggiane che hanno voluto fare la foto con lui dopo la trasmissione televisiva a Roma (ricordate!). Vogliamo paragonare la vicenda del bacio sulla guancia con le soddisfazioni che gli sta dando ora Trenucraina? 209

210 Una soddisfazione dietro l altra, per la precisione Donato è rimasto soddisfatto per tre volte nel caso specifico, mentre Nadia qualcuna in più. Nella sua vita Donato ha avuto poche occasioni per stare con delle ragazze, ecco perché dopo la prima e la seconda riesce a mettere a segno anche la terza soddisfazione. Un azione a sequenza che non ha nulla da invidiare alla grandezza del fallo visto in vetrina ai Musei Civici di Reggio Emilia. Sonno profondo nella cuccetta uno; insonnia, pensieri e dilemmi da sciogliere nella cuccetta due; passione e amore nella cuccetta tre. Questa la fotografia che accompagna per tutta la notte i nostri sei viaggiatori fino all arrivo in stazione a Kiev la mattina del primo marzo 2016, sessantesimo compleanno di Dafne. La mattinata passa in fretta. Arriva l ora di dirigersi all aeroporto, non prima di aver pranzato tutti insieme in un ristorante della città con un piccolo e sottotono festeggiamento dei sessant anni di Dafne. Aeroporto di Borispol. Abbracci e baci da parte di tutti a Nadia. Donato, che ha parlato con Leonardo, dice a Nadia che se lei vuole venire in Italia a lavorare nella fabbrica del conte deve solo dirlo. 210

211 A Torino hanno bisogno di una ragazza che parli ucraino e russo per interloquire con le imprese estere dei paesi dell Est per esportare le merci prodotte dalla ditta. Se poi non si dovesse trovare bene in Italia parlerà Leonardo con la ditta di Kiev per farla riassumere di nuovo. Giovanna, avendo raccolto dagli altri tutte le grivna non spese, le dona a Nadia. A loro in Italia non servirebbero a nulla, Nadia, invece, può comprarsi qualcosa per sé. Come ringraziamento per quello che ha fatto in quei giorni Leonardo dona mille euro a Nadia per il suo disturbo. Mille euro corrispondono a circa cinque mensilità del suo lavoro, una bella mancia. Nadia ringrazia tutti, in particolare il conte Leonardo sia per la mancia e sia per l offerta dicendo che si terrà in contatto con Donato per aggiornarlo sulla sua decisione di venire a lavorare in Italia. È arrivato il momento del saluto a Donato che con passione bacia sulle labbra ed abbraccia con forza Nadia ufficializzando a Dafne ed ai gemelli la nascita di un forte sentimento tra i due. Per arrivare a Roma ci sono volute poco meno di tre ore e dopo le operazioni di rito e ritiro bagagli si 211

212 ritrovano nel salone degli arrivi dell aeroporto. A qualche centinaia di metri intravedono una piccola folla ad attenderli oltre ad un paio di operatori con telecamera e la giornalista della nota trasmissione televisiva che ha ospitato Donato. «Eccoli, eccoli i quattro gemelli sono lì», grida qualcuno della folla. Avvistati dalla troupe televisiva la folla si dirige verso di loro. Vicini alla giornalista Michele, Anna, Antonella e Maria. «Ma che cavolo ci fanno qua Michele, Anna, Antonella e Maria e questi con le telecamere che vogliono», fa Donato. Non riescono a capire nulla di cosa stia succedendo; lo capiranno fra qualche secondo quando la folla li raggiungerà. Come al solito il colpevole del casino che è scoppiato è Michele. Ha ricevuto ieri il messaggio inviato da Donato che preannuncia il loro rientro per oggi in Italia ed ha avvisato tutti. Dovete sapere che venerdì 26 febbraio, giorno della loro partenza per l Ucraina alla ricerca della mamma Marina, Michele ha telefonato alla redazione della nota trasmissione televisiva che ha ospitato poco più di un anno prima Donato quando ha fatto l appello per 212

213 ritrovare i suoi gemelli. Ha raccontato tutto quello che è accaduto dopo la trasmissione televisiva: Donato ha ritrovato i suoi gemelli e sono partiti per l Ucraina in cerca della mamma Marina in quanto hanno saputo dove abita. Ditemi voi quale giornalista si fa sfuggire uno scoop così. Una fine storia travolgente ed intrecciata che ha una conclusione (a loro sì, che è noto!) che il pubblico della trasmissione deve conoscere. Ieri, lunedì 29 febbraio, mentre i gemelli erano in viaggio in treno con direzione Kiev, in Italia in televisione veniva mandato in onda il servizio su di loro. In prima serata la trasmissione ha ripreso il caso rimandando un sunto della vecchia diretta che vedeva protagonista Donato alla ricerca dei suoi gemelli. Il servizio, poi, è stato aggiornato con le notizie che ha dato Michele: il ritrovamento dei quattro gemelli e la loro partenza per l Ucraina in cerca della mamma. Un altro successo di audience arricchito da un bellissimo colpo di scena, anzi da un doppio colpo di scena. Ad un certo punto in regia arriva una telefonata poi mandata in diretta televisiva alla conduttrice del programma. «Chi parla?», domanda la conduttrice. 213

214 Ed una voce tremolante impregnata di passione si diffonde in studio: «Sono Marina, la mamma dei gemelli». Marina! Ma se i gemelli e Dafne hanno appreso in Ucraina una decina di ore prima che Marina è morta. Hanno pure pregato sulla sua tomba dietro al fienile. Mah! «Marina, da dove chiami?», chiede la conduttrice. «Chiamo da Roma, lavoro come badante da undici anni e sono venuta in Italia proprio per ritrovare i miei figli. Non ho saputo nulla della vostra trasmissione di un anno fa. In quel periodo sono andata a trovare i miei parenti in Ucraina per un mese. Ci vado quasi sempre un anno sì ed uno no purtroppo non ho visto la vostra trasmissione». Marina è viva ed è in Italia da undici anni per ritrovare, fino a quel momento invano, i suoi quattro figli. Anni di ricerca che non hanno dato esito positivo ed ora, di punto in bianco, quando ormai le speranze sono quasi svanite, si riapre il lieto fine della storia. Dovete sapere che la nonna di Marina, appresa tutta la storia dalla nipote, ha messo in scena una finta morte, comunicando anche ai vicini la tragedia che l aveva colpita. La messinscena è stata architettata proprio per evi- 214

215 tare che qualcuno di quei delinquenti (soprattutto Roman) la venisse a cercare. La nonna Viorica ha pensato alla finta morte per creare una specie di salvacondotto definitivo alla nipote. In realtà Marina, dopo il rientro dall Italia, è stata con la nonna Viorica alcune settimane per poi trasferirsi, presso lontani parenti, in un paesino vicino Kiev in attesa di poter un giorno tornare in Italia per ritrovare i suoi figli. In effetti, se qualcuno ci pensa sulla croce c erano due date: il 29/02/56, la data di nascita di Marina; il 25/04/76, la data della morte (meglio dire della finta morte) della nipote. La nonna Viorica si è voluta divertire a scegliere quella data del 25 aprile 1976 che è stato giorno di Pasqua per gli ortodossi (per gli italiani cattolici, invece, quell anno la Pasqua è stata il 18 aprile), proprio il giorno della Resurrezione di Cristo dopo la morte. Bella mossa della nonnina. La redazione, subito dopo, passa un altra telefonata alla conduttrice. «Marina, attendi un attimo in linea, la regia ci dice che abbiamo un altra telefonata in diretta. Chi parla?». «Sono Michele, fratello del gemello Donato. Vi chia- 215

216 mo da Pisticci». «Buona sera Michele», e rivolgendosi verso la telecamera dice: «Dovete sapere che grazie alle notizie che ha fornito Michele alla nostra redazione oggi noi possiamo aggiornarvi sulla vicenda dei gemelli. Ti ascoltiamo Michele, cosa vuoi comunicarci?». «Ho ricevuto proprio adesso un messaggio da mio fratello Donato. Domai alle 17:40 tutti i gemelli arrivano all aeroporto di Roma, di ritorno dal viaggio in Ucraina». «Marina, hai sentito. Sei contenta? Domani potrai abbracciare finalmente i tuoi figli». «Mi avete fatto il regalo più grande che potevate farmi per festeggiare oggi i miei sessant anni». La conduttrice, rivolta ai telespettatori, dice: «Dopo 40 anni la mamma Marina ed i quattro gemelli si incontreranno per la prima volta all aeroporto di Roma e noi saremo lì, con le nostre telecamere, a documentare l incontro che vi faremo vedere nella prossima puntata». E bravo Michele col suo fare ha scatenato il finimondo. Intanto la folla dell aeroporto ha quasi raggiunto i gemelli. Quella signora che stringe la mano a Michele che fra quattro secondi sarà a due passi da Come, 216

217 Quando, Fuori, Piove e Dafne, è proprio Marina. Michele grida a squarciagola: «Donato, ecco tua madre Marinaaa», e gli spara un getto d acqua con la pistola. «Uagliò ma cè stat a disch» ( Ragazzo, ma che stai a dire ), impreca Donato asciugandosi con la mano la fronte colpita dal getto acqua. «Sono Marina, vostra madre!». «Marina, Marina», ripete Dafne, e le va incontro. «Dafne, sei proprio tu!», dice Marina. Da lì in poi tutto quel dolore portato in petto per oltre ventiquattro ore dai cinque viaggiatori svanisce dando spazio a pianti di gioia, abbracci, baci e a piaceri immensi che inondano i cuori di tutti i presenti. Tutto documentato, secondo per secondo, da riprese televisive che renderanno felici e con lacrime agli occhi il pubblico della prossima puntata della trasmissione televisiva. Ci sono voluti: quaranta lunghi anni; gli interventi di due Santi (San Rocco e San Donato); un pieno di benzina per scoprire l asso di picche sulla mano di Donato; un intraprendente Michele che come il gallo del racconto di Vladimir (ma anche quello ucraino), non si è fatto i fatti suoi; per ricongiungere la famiglia Iermacova. 217

218 Questo è il miglior regalo che i gemelli e Marina potessero dare a Dafne nel suo sessantesimo compleanno. Questo è il finale attribuito a te lettore che voglio ricordare è il futuro della storia e non è ancora accaduto, siamo ancora nel Per completare il romangiallo immaginate, in questo ipotetico futuro a voi destinato, due avvenimenti che si consumeranno dopo l incontro avvenuto all aeroporto di Roma. Concepite con la fantasia come se l ipotetico film di ASSI Come, Quando, Fuori, Piove fosse finito e sullo schermo stiano scorrendo i titoli di coda e, contemporaneamente, possiate vedere delle immagini dei nostri protagonisti che non fanno parte delle scene del film. Le prime immagini sono che Nadia ha accettato il lavoro offerto da Leonardo. È venuta in Italia e nei mesi dispari scende 4/5 giorni a Pisticci a trovare Donato, mentre lui nei mesi pari fa la stessa cosa andando a Torino. Questo avviene per tutto il 2016 perché nel 2017 Donato e Nadia si sposano e quest ultima si trasferisce definitivamente a Pisticci. Le seconde immagini che scorrono riguardano Mi- 218

219 chele e Anna che ad agosto 2016 si sposano e celebrano il loro matrimonio nella piazzetta del rione Terravecchia davanti al portone della chiesa Madre, in una splendida giornata di sole e con una scenografia pisticcese bellissima. Tutti e quattro i gemelli, Marina, Dafne, Antonella, Maria e Nadia in prima fila ad ascoltare i due sì di Michele e Anna. Subito dopo il sì, pistole ad acqua in mano e giù ad annaffiare gli sposi vendicandosi per tutte le bagnate avute nei mesi prima. Michele e Anna, bagnati e contenti, hanno per la verità pensato anche loro a una sorpresa per gli invitati. Entrano in chiesa, aprono il grande portone che porta sul sagrato esterno, dove ci sono gli invitati, e compare una grande pistola ad acqua da un metro su una struttura carrellata che inonda tutti gli invitati in una bella giornata di agosto sotto il sole pisticcese. 219

220 Caro lettore, sapendo che sei ansioso di conoscere il secondo finale (che non ti è stato assegnato dal destino o dalla sorte) ho anticipato la tua richiesta via allegandoti al libro l altra fine storia. Ricordati, però, che questo secondo finale soddisferà solo la tua sete di curiosità. Non è il fine storia che il destino o la sorte ha voluto per te. Occhio alle sorprese! 220

221 IL FINALE CHE IL DESTINO O LA SORTE NON TI HA ASSEGNATO Come inizia a parlare Nadia viene interrotta da un signore anziano che, aprendo una delle due porte al piano di sopra, scende le scale e si siede anche lui al tavolo. «Prima che parli voglio sapere le date di nascita degli italiani», dice a Nadia il signore anziano. Nadia non comprende bene il perché della richiesta, ma dopo aver tradotto agli italiani, questi acconsentono e lei dà le informazioni richieste. Facendo segno con la mano verso Dafne, Nadia dice alle persone presenti: «Dafne è nata il primo marzo del 1956, mentre i quattro gemelli il 29 febbraio del 1976». Il signore anziano guarda negli occhi le due donne ucraine e chiede ad una di loro di salire in camera a prendere la busta ed il vaso. Cosa sarà questa novità della busta e del vaso? Nessuno degli ospiti lo sa ma i residenti della fattoria, dopo che Nadia ha pronunciato la data 29 febbraio 1976, hanno tutti concentrato la loro attenzione sugli italiani. Mentre Leonardo chiede spiegazioni a Nadia di cosa stesse accadendo, lei gli risponde di non capire cosa 221

222 intende dire l anziano signore. Bisogna aspettare che la ragazza ritorni con questa busta e il vaso che è andata a prendere su al primo piano. Quel minuto di attesa in silenzio da parte di tutti è interminabile. Gli unici movimenti nella stanza sono gli occhi dei presenti che si guardano a vicenda e la coppietta di bambini che si sono messi a giocare in un angolo della stanza. Finalmente la ragazza esce dalla camera del primo piano e scende le scale con una busta bianca in mano e un vaso in terracotta, chiuso da un coperchio. Li poggia sul tavolo dalla parte dove è posizionato l anziano signore e riprende la posizione nella stanza che aveva prima. L anziano signore mette la mano sul vaso e rivolgendosi a Nadia dice: «Marina è morta l anno scorso per un male incurabile». Come si fa a tradurre una frase così straziante già per lei che non è coinvolta direttamente nella vicenda, figuriamoci gli effetti che avrà la notizia quando dovrà dirla ai figli di Marina e l amica Dafne. Nadia con voce rauca ed occhi lucidi, rivolgendosi verso gli amici italiani, dice: «Mi dispiace, devo darvi una brutta notizia; il signore mi ha detto che Marina è morta l anno scorso per un male incurabile». 222

223 Apriti cielo Le prime ad essere colpite al cuore da un forte dolore sono le due donne, Giovanna e Dafne, che iniziano a piangere. Leonardo sbatte un pugno sul tavolo per esprimere rabbia e per dare sfogo fisico alla dolorosa notizia che non vuole accettare. Donato e Vladimir restano impietriti. La loro indole scherzosa è messa a dura prova con questa straziante notizia che li colpisce nel profondo dell anima. Hanno un dolore immenso ma tengono tutto dentro senza esprimerlo. L anziano continua a parlare: «Mi chiamo Carmine e sono il marito di Marina Iermacova. Loro due sono le nostre figlie gemelle Marigiò e Fenia. Si sono sposate con questi due giovani, anche loro gemelli, ed hanno avuto i due bambini. Quelli», facendo segno sui bambini, «sono i nipoti di Marina». Almeno questa per Nadia è una traduzione più facile della prima per le emozioni diverse che procurerà. Dopo tanto nero dolore uno spiraglio di luce è quello che ci vuole. Nadia appena traduce porta una ventata di alleggerimento dello strazio provato prima. «Allora oltre a noi quattro abbiamo altre due sorelle e due nipotini?», fa Donato. Pare proprio di sì, le due giovani donne gemelle, 223

224 Marigiò e Fenia, sono figlie di Marina, quindi sorelle degli italiani. Il marito di Marina continua la storia raccontando alcuni particolari che dal volto di Nadia fanno emergere che le sorprese non sono ancora finite. «Vi traduco cosa mi ha detto. In quel vaso ci sono le ceneri di Marina. Prima di morire ha stabilito che alla sua morte fosse cremata e le sue ceneri conservate in un urna fino a quando uno o più italiani l avessero cercata. Marina ha fatto promettere al marito ed alle figlie che se degli italiani fossero venuti a cercarla dopo la sua morte e questi fossero nati il 29 febbraio del 1976 se uomini, o il primo marzo del 1956 se donna, gli avrebbero dovuto raccontare la sua storia. Dovevano anche consegnare la busta che contiene una lettera che avrebbero dovuto leggere insieme. Qualsiasi altro italiano che non avesse tali requisiti non avrebbe dovuto ricevere nessuna informazione su di lei». Cosa ci sarà scritto in questa lettera? Il compito di aprire la busta viene affidato a Nadia che dovrà leggerla agli ucraini e tradurla agli italiani. Tutti i presenti nella stanza, tranne i bambini che continuano con i loro giochi, sono in trepidante attesa di sapere cosa c è scritto. 224

225 Aperta la busta all interno Nadia trova una lettera scritta a mano, firmata da Marina, e cinque foto uguali che ritraggono: Marina e il marito Carmine al centro della foto; sulla loro sinistra la prima gemella Marigiò che tiene in braccio il bambino ed al suo fianco il marito; sulla destra la seconda gemella Fenia vicino al marito che tiene in braccio la figlia. Tutti con una postura eretta. Sullo sfondo delle foto si intravede la masseria e, davanti a loro, quattro sedie vuote. Carmine prende in mano una foto e dice: «È una foto che Marina ha voluto fare circa tre anni fa quando ha appreso del suo male incurabile. Ha deciso lei la disposizione da tenere per fare la foto, ma non abbiamo mai capito e non ha voluto neanche dircelo, perché ha voluto mettere davanti a noi quelle quattro sedie vuote». Lo hanno capito bene, invece, i quattro gemelli italiani del perché Marina ha voluto mettere quelle quattro sedie vuote. A quella foto di famiglia mancano loro, ma il pezzo di famiglia ucraina non sa ancora che i gemelli italiani sono figli di Marina, evidentemente lei ha voluto tenere nascosto questo segreto. D altronde Nadia, che all inizio del discorso stava per raccontare la storia, è stata bruscamente interrotta dal marito di Marina che 225

226 voleva sapere prima le date di nascita degli italiani. Intanto sul retro delle cinque foto c è scritto qualcosa in italiano: sulla prima Per Dafne e Nadia la consegna a Dafne; sulla seconda foto sul retro Marina ha scritto Al primo nato e Leonardo sentendo così stende la mano e la prende; sulla terza foto, sempre nel retro, si legge Al secondo nato e Giovanna la ritira, la guarda da vicino per vedere i lineamenti della mamma e poi la bacia. Sulla quarta foto è riportato Al quarto nato. Vladimir istintivamente, pensando che le foto fossero in ordine crescente ed essendo il terzo nato, stende la mano per ritirarla ma viene bloccato, con uno slancio felino, da Donato che dice: «Questa è mia. Sono io l ultimo nato». Poi pensa: Non basta che mi hai già rubato i genitori sul quarto binario, ora vuoi prendermi anche la foto che mi ha lasciato mia madre. Sull ultima c è scritto Al terzo nato e questa volta tocca a Vladimir prendersi il ricordo della mamma. È arrivato il momento per Nadia di leggere la lettera agli ucraini e di tradurla agli italiani. Un compito veramente importante che Marina inconsapevolmente le ha assegnato. Alla mia famiglia. Se un giorno leggerete questa lettera vuol dire 226

227 che o la mia amica italiana Dafne o uno o più dei miei quattro figli italiani è venuto a cercarmi. Figli italiani, ma cos è questa storia, avranno pensato i familiari ucraini di Marina. In tutti questi anni ho atteso con ansia notizie dall Italia, notizie mai arrivate. Ho pure tentato più volte di rintracciarvi tramite nostre connazionali che lavoravano come badanti a Roma, ma le ricerche non sono mai andate a buon fine. Mi sarebbe piaciuto tornare in Italia di persona a cercarvi ma non ho mai avuto i mezzi per farlo. Ho dovuto abbandonarvi per il vostro bene. Voi eravate in pericolo e chi mi ha fatto del male se avesse collegato la mia fuga dalla loro prigione alla vostra nascita vi avrebbe ucciso. Alle mie due figlie Marigiò e Fenia voglio dire che hanno quattro fratelli maggiori che io ho partorito in Italia, quattro gemelli come loro, nati il 29 febbraio del 1976 nel giorno del mio ventesimo compleanno. Ho sofferto tanto in Italia. Con l inganno mi hanno costretto a prostituirmi; ero troppo giovane e debole per ribellarmi. Lì non conoscevo nessuno, tanto meno i luoghi e la lingua. Grazie a Dafne ho trovato la forza di scap- 227

228 pare, portando il frutto del male subìto dentro di me. Appena nati, figli miei, mi avete fatto dimenticare tutto il male che mi hanno fatto. Non mi importava più di nulla, volevo solo il vostro bene. A mio marito Carmine chiedo scusa di aver tenuto nascosta questa verità per tanti anni ma non volevo farlo soffrire. Soltanto se costretta dalla presenza dei miei figli italiani, gli avrei detto la verità sul mio passato. Marito mio, io ti ho amato dal primo momento che ti ho visto e grazie al tuo amore e a quello delle nostre figlie, in tutti questi anni ho avuto la forza di portare dentro di me questo pesante fardello. Ora sapete tutti la verità. Voi tutti siete la mia famiglia; la nostra famiglia. Vi chiedo un ultimo desiderio. Quando vi sarete conosciuti e riuniti tutti, quando quelle quattro sedie vuote sulla foto saranno occupate dai miei figli italiani, spargete tutti insieme le mie ceneri al vento. In quel momento io sarò lì con voi e saprò finalmente che tutta la mia famiglia si è ritrovata. Marina Iermacova, moglie e mamma di sei figli. 228

229 Cosa si può aggiungere? Nulla! Ognuno dei nostri protagonisti, nel proprio io, sta elaborando ricordi, pensieri e sentimenti che collegano il passato al momento attuale. Ora che si sono rincontrati e tutti hanno appreso e digerito i vari risvolti della storia devono svolgere l ultimo compito che Marina ha scritto nella lettera: spargere tutti insieme le sue ceneri al vento. Carmine con la faccia solcata dalle rughe che può avere un contadino che da oltre cinquant anni lavora nei campi, si rivolge ai presenti e dice: «Figli miei», guardando anche i gemelli italiani, «dobbiamo esaudire l ultimo desiderio di vostra madre». Prende il vaso e si avvia verso l uscita. Viene seguito dalle due figlie e dai rispettivi mariti. Stessa cosa fanno gli altri. Dopo un centinaio di metri dalla casa, ai margini del folto bosco, si raggruppano tutti in semicerchio a fianco del marito di Marina. Apre l urna, la capovolge e scuotendo il vaso inonda l area circostante delle ceneri di Marina; una parte viene trasportata dal vento e l altra cade depositandosi sulla soffice neve bianca ingrigita dalla cenere. Buon compleanno Marina! Gli italiani sono venuti in Ucraina per ritrovare la 229

230 loro mamma ma non hanno fatto in tempo. L unico ricordo che hanno della madre Marina è quella foto che ad ognuno di loro ha voluto lasciare. Non l hanno potuta abbracciare, né baciare, tanto meno chiamarla mamma, ma lei, pur non essendoci più, ha voluto offrire loro un grande regalo. I quattro fratelli italiani hanno scoperto di non essere soli ma di avere un altro pezzo di famiglia in terra ucraina: le due sorelle Marigiò e Fenia, la coppietta dei due nipotini ed altri parenti affini. Marina, svelando il suo segreto con quella lettera, ha lasciato un segno indelebile anche alla famiglia ucraina. Il marito e le figlie hanno conosciuto un pezzo di vita segreta di Marina tenuto nascosto per molti anni. Nel giorno del suo sessantesimo compleanno lei ha voluto donare ai due pezzi della sua famiglia italiana ed ucraina la conoscenza della reciproca esistenza. Questo è l inizio di una lunga convivenza tra i due pezzi di famiglia di Marina Iermacova che finalmente ora può riposare in pace. 230

231 LA VERITÀ Quale finale il destino ha assegnato a te lettore? Il finale dispari o il finale pari del futuro dei nostri protagonisti? Ora che li hai letti tutti e due, al di là di quello che la sorte ti ha assegnato, quale preferisci? Caro lettore questo dettaglio non è determinante perché la vera fine del racconto si è già consumata molti anni fa ed a noi tutti è passata inosservata. Dovete sapere che tutti i numeri sono o dispari o pari, tranne uno. Lo zero è un numero che non è né pari né dispari, quindi, si definisce impari! Ricordate? Tra i principali protagonisti elencati nella prima pagina c è anche lui; il numero zero. Ora racconto l ultima sorpresa prevista del romangiallo (o romanzyellow se vogliamo dargli un tocco all inglese). Tra i due finali futuri ipotizzati (dispari e pari) che devono ancora accadere, esiste una terza versione, quella impari. Questa è la verità della nostra fine storia che nessun evento, anche esterno al racconto, può a questo punto cambiare, perché è già accaduta tanti anni fa. Nessuno di noi è al corrente di questa nuova realtà 231

232 tranne Dafne, Marina e l infermiera. Mentre Nadia sta iniziando a raccontare la storia degli italiani agli abitanti della fattoria, dalla porta d ingresso entra in casa una signora con un secchio di latta, pieno di latte. È latte appena munto. «Zia Marina ci sono queste persone italiane che ti vogliono parlare», dice il giovane padrone di casa. Non c è neanche il tempo di tradurre che «Marina Marina, mi riconosci sono Dafne». «Dafne sei proprio tu, ma cosa ci fai qui?», esclama Marina. Si vanno incontro e parte un forte abbraccio tra le due tant è che qualche goccia del prezioso latte cade dal secchio tenuto con una mano da Marina e bagna il pavimento. I presenti nella stanza, incantati dal caloroso abbraccio (gli ucraini) e dalla presenza di Marina (gli italiani), stanno in silenzio in attesa di sviluppi. Dafne ormai non può più tacere, quel piccolissimo segreto che si è tenuta dentro ora deve per forza confessarlo. Ormai tutte le carte sono sul tavolo scoperte. Come nel poker, tanto per restare in tema di assi. Si arriva a fine gioco quando gli avversari hanno accettato di 232

233 vedere il tuo punto. Lì non si può più bluffare. Rivolgendosi ai gemelli Dafne dice: «Dovete sapere che quello che vi ho raccontato su vostra madre, che è stata costretta a prostituirsi, è vero. Come è vera la storia dell abbandono e di quello che è successo quarant anni fa a Roma». Cosa vuol dire Dafne di così sconvolgente sul loro passato, che fino a quel momento non ha detto? È così importante dirlo ora che i gemelli hanno ritrovato la loro mamma Marina? Sì, è proprio importante dirlo ora. Il momento è quello giusto! «Solo una cosa del racconto non corrisponde al vero. Vostra madre non è Marina, sono io!», confessa Dafne. Colpo di scena Il poker d asso dei gemelli è stato battuto dalla scala reale di cuori di Dafne. La mamma dei gemelli è Dafne e non Marina; anche lei è stata costretta da Er Mejo a prostituirsi e quando è rimasta incinta, insieme a Marina hanno organizzato la loro fuga. Come, Quando, Fuori, Piove sono i figli di Dafne. Quando li ha ritrovati, uno alla volta, non ha avuto il coraggio di raccontargli tutta la verità sul suo passato. 233

234 Doveva prima conoscerli bene, conquistare il loro amore e poi avrebbe trovato il momento giusto per dirgli che la mamma è lei e non Marina. Quando si è resa conto alcuni mesi fa che, nonostante abbia detto ai quattro gemelli che la loro madre Marina è stata una prostituta e che li ha abbandonati, loro, in ogni caso, volevano conoscerla. Lì ha capito che i tempi stavano maturando per poter svelare l ultimo segreto. Dafne ha trovato maggiore sicurezza sul forte legame che la unisce ai figli anche quando i gemelli si sono messi in mente di rintracciare la loro madre. Addirittura affrontando un viaggio di oltre 2500 chilometri, in una terra sperduta del Sud dell Ucraina, tra l altro senza avere certezza di trovarla. Orgogliosa del gesto dei gemelli ha compreso che questa è la prova definitiva che conferma il fatto che a loro interessa solo ritrovare la madre. Si è resa finalmente conto che i tempi sono maturi per raccontare la verità. Bisognava attendere solo il momento giusto. Adesso è il momento giusto, d altronde con la presenza di Marina è costretta per forza a dire la verità che sarebbe in ogni caso venuta a galla da lì a poco. Nessuno dei gemelli commenta il comportamento 234

235 di Dafne ma l abbraccio dei quattro figli intorno alla nuova mamma pone fine alla storia rifacendo ritrovare nell anima una famiglia che si è già ritrovata alcuni mesi prima nei sentimenti. Buon compleanno a tutti. Ricordate? Oggi è il 29 febbraio del Nadia traduce il colpo di scena in ucraino mentre Marina si avvicina ai quattro gemelli e dice: «Buon compleanno figlioli miei». Qui non c è bisogno che Nadia traduca la frase di Marina, lei ricorda ancora qualche parola d italiano. Dopo un assestamento generale degli animi e dei sentimenti di tutti i presenti nella stanza, si apparecchia la tavola e si passa ad un semplice ma gustosissimo pranzo ucraino a base di latte fresco appena munto e di un bel piatto di borsch caldo appena tolto dalla pentola poggiata sul treppiede del camino. Brava Dafne! 235

236 P.S.: Il nome Dafne significa lauro, alloro e nella mitolo-gia greco-romana l alloro era una pianta sacra e simboleggia-va la sapienza e la gloria. Una corona di alloro cingeva la fronte dei vincitori nei gio-chi e costituiva il massimo onore per un poeta che diveniva un poeta laureato. Da qui l accezione figurativa di simbolo della vittoria, della fama, del trionfo e dell onore. Solo per la cronaca, mia figlia si chiama Dafne. Donato Vena 236

237 INDICE PREMESSA 5 IL PASSATO 9 IL PRESENTE 49 IL FUTURO 158 IL FINALE CHE IL DESTINO O LA SORTE TI HA ASSEGNATO 198 IL FINALE CHE IL DESTINO O LA SORTE NON TI HA ASSEGNATO 221 LA VERITÀ

238 - Anno X n. 2 - giugno 2017 Editore/direttore responsabile Donato Vena Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n del 29/05/08 - Via Ferrari Bonini, 13/A - RE 238

239 239

240 Donato Vena è nato a Pisticci (MT) nel 1964 ed ha vissuto nel paese nativo fino all età di trent anni dove ha fondato il mensile Pisticonia ed il quindicinale Spazio Libero. Dal 1995 vive a Reggio Emilia. È diplomato in ragioneria ed è iscritto da ventidue anni all Ordine dei giornalisti dell Emilia Romagna. Ha svolto il ruolo di vice presidente vicario del consiglio comunale di Reggio Emilia dal 2004 al Ha fondato ed è direttore responsabile del periodico A tutt oggi è presidente dell Associazione Lucani della provincia di Reggio Emilia. Da 16 anni lavora presso il Comando di Polizia Municipale di Modena con il grado di Assistente Scelto ed è delegato RSU. Nell agosto 2012 ha pubblicato l e-book La Ricetta Come portare a zero lo spread (Esten Edition, Ferrara). Nel maggio 2015 ha pubblicato il romanzo ASSI - Come, Quando, Fuori, Piove (Europa Edizioni s.r.l., Roma - prima edizione). Nel maggio 2016 ha pubblicato Anno Zero - I comuni modenesi e reggiani nel Nell agosto 2016 ha pubblicato La Provincia di Basilicata nel Nel febbraio 2017 ha pubblicato Evasione Fiscale - Vademecum per Nuclei Antievasione della Polizia Municipale. 240

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