Ha ancora senso vedere i film in sala?

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1 novembre 2013 numero 5,50 11 A pochi giorni dal passaggio al digitale Ha ancora senso vedere i film in sala? INNOVAZIONI Low budget/no budget tendenze Le estetiche del drone cinema espanso Il fantasma dell'invisibile nella Biennale d'arte Focus Il cinema della Corea del Sud

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3 EDITORIALE di Gianni Canova Quando il cinema si rivela " Volevamo ringraziarla " Si avvicinano timidi. Meno di 40 anni in due. Lui, il ragazzo, ha un aria un po da nerd, occhiali spessi e capelli scompigliati. Non pensavamo che il cinema fosse anche questo, sussurra con tono circospetto e quasi titubante. che potesse essere così sorprendente!, aggiunge lei, la ragazza, nascosta dietro un trucco dark decisamente eccessivo. e così coinvolgente, sibila di nuovo lei. Succede sempre così, da qualche anno a questa parte. Dopo le prime due o tre lezioni di cinema all Università, c è sempre qualcuno che mi avvicina e ringrazia. Non me, il cinema. Per essersi svelato, mostrato, concesso. L anno scorso accadde dopo la proiezione di Vertigo di Hitchcock, quest anno dopo La dolce vita di Fellini. Il cinema appare, e subito rapisce. Il problema è che ai ragazzi che arrivano all Università nessuno, prima, il cinema l aveva fatto vedere. Nessuno gliel aveva offerto, proposto, suggerito. Lo vedono una volta, e restano abbagliati: quasi una folgorazione, una di quelle senza ritorno. In barba a tutti i discorsi sull obsolescenza del dispositivo filmico, o sulla presunta disaffezione dei nativi digitali dai vecchi media novecenteschi, il cinema ha ancora un potere di incantamento sorprendente. Palpabile. Il che però paradossalmente rende ancora più grave la responsabilità di chi da troppi decenni a questa parte ha sottratto il cinema alle nuove generazioni. Di chi l ha nascosto, occultato, secretato, esorcizzato. Via dalla tv pubblica. Via dalle scuole (dove, per la verità, non è mai entrato). Via in alcuni casi anche dalle sale (da certe sale ), trasformate in popcornifici cinici, inospitali e maleolenti. Sappiamo tutti chi sono i responsabili. Non hanno commesso un reato, certo. Ma hanno fatto di peggio. Hanno prodotto la desertificazione culturale per accaparrarsi qualche punto di share (o qualche suddito ) in più. Forse l hanno fatto scientemente, sapendo che dalle folgorazioni del cinema non si torna indietro. Dopo che ti sei emozionato per La dolce vita, difficile che ti accontenti di Maria De Filippi, o delle risse e delle chiacchiere inconcludenti di un qualsiasi talk show. 1

4 SOMMARIO 01 EDITORIALE QUANDO IL CINEMA SI RIVELA di Gianni Canova SCENARI 04 Ex tenebris vita di Gianni Canova ½ NUMERI, VISIONI E PROSPETTIVE DEL CINEMA ITALIANO Per i più piccoli, rischio di strangolamento di Franco Montini Lionello Cerri: Ma noi non siamo in via d estinzione di Cristiana Paternò Un Ulisse moderno seduto in poltrona di Vincenzo Trione È il web la mia Biblioteca di Babele di Alberto Pezzotta La forza dei piccoli di Chiara Gelato Fino all ultimo spettacolo di Franco Marineo VARIARE IL MENù PER SOPRAVVIVERE E SPERIMENTARE di Andrea Guglielmino Nell era del film on demand, recuperiamo le fabbriche dei sogni di Stefano Stefanutto Rosa Unica certezza: i pop corn non fanno rumore di Valerio Orsolini COSA MI PIACE DEL CINEMA ITALIANO 26 karel och Eva Zaoralová di Rossella Rinaldi INNOVAZIONI Il low budget non è di serie B di Andrea Guglielmino Perchè in Italia l autarchico non funziona? di Corrado Adamo partire da zero per produrre un film di Nicole Bianchi interviste ad autori "a costo zero" Alessio Fava e l esperienza di Biennale College di Marilena Vinci Andrea Caccia e il crowdfunding: sulle montagne russe con Bugo di Ang Stefano Bessoni, dal basso all alto di M.V. La leggenda di Davide Manuli di M.V. William Carrer: Venezia impossibile grazie al social network di Ang Massimo D Anolfi e Martina Parenti: Noi facciamo tutto da soli di M.V Massimiliano Verdesca: Ho convinto anche Sandra Milo di M.V. Il prezzo della paura di Paolo Pizzato INNOVAZIONI 2 FLY CAM: QUELL INVENZIONE ANNUNCIATA CHE RIVOLUZIONA IL LINGUAGGIO di Roberto Provenzano Mensile d informazione e cultura cinematografica Iniziativa editoriale realizzata da Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con ANICA e Direzione Generale Cinema Direttore Responsabile Giancarlo Di Gregorio Direttore Editoriale Gianni Canova Vice Direttore Responsabile Cristiana Paternò Capo Redattore Stefano Stefanutto Rosa In Redazione Carmen Diotaiuti Andrea Guglielmino Coordinamento redazionale DG Cinema Andrea Corrado Coordinamento editoriale Nicole Bianchi Hanno collaborato Corrado Adamo, Alberto Crespi, Federica D'Urso, Chiara Gelato, Iole Maria Giannattasio, Kyung Hyun Kim, Stefano Locati, Franco Marineo, Francesca Medolago Albani, Paolo Mereghetti, Franco Montini, Valerio Orsolini, Alberto Pezzotta, Giovanni Marco Piemontese, Paolo Pizzato, Roberto Provenzano, Rossella Rinaldi, Emanuele Sacchi, Roberto Silvestri, Vincenzo Trione, Daniele Vicari, Marilena Vinci 2

5 SOMMARIO NUMERI di Unità di Studi congiunta DG Cinema/ ANICA 46 LE FRONTIERE DELLA MULTIPRO- GRAMMAZIONE di Iole Maria Giannattasio, Federica D Urso, Francesca Medolago Albani RICORDI Carlo Lizzani, Giuliano Gemma Fuori dal coro di Gianni Canova CINEMA ESPANSO YURI ANCARANI, ALTRE FORME DI PRODUZIONE SONO POSSIBILI di Rossella Rinaldi il palazzo dell'invisibile di Gianni Canova 63 DISCUSSIONI Ho scoperto che è un finto stracultista di Alberto Crespi 64 OCCHI IMPLACABILI COME AMANTI DELUSI di Roberto Silvestri FOCUS IL CASO corea del sud Dove il blockbuster è di casa di Stefano Locati e Emanuele Sacchi La strategia di localizzazione globale del cinema sud coreano di Kyung Hyun Kim GEOGRAFIE Autunno a... di Nicole Bianchi INTERNET E NUOVI CONSUMI Rivoluzione streaming: dal possesso alla libertà di accesso di Carmen Diotaiuti PUNTI DI VISTA Svegliamoci! Basta ballare il foxtrot in un rave party di Daniele Vicari la critica del critico di Paolo Mereghetti 80 BIOGRAFIE 58 SPEED DATE COL PRODUTTORE. CARO PRODUTTORE, TI SCRIVO di G.C. Progetto Creativo 19novanta communication partners Creative Director Bruno Capezzuoli Designer Giulia Arimattei, Matteo Cianfarani, Valeria Ciardulli, Tommaso Dal Poz, Lorenzo Mauro Di Rese, Simona Merlini Stampa ed allestimento Arti Grafiche La Moderna Via di Tor Cervara, Roma Distribuzione in libreria Joo Distribuzione Via F.Argelati,35 Milano Registrazione presso il Tribunale di Roma n 339/2012 del 7/12/2012 Direzione, Redazione, Amministrazione Istituto Luce-Cinecittà Srl Via Tuscolana, Roma Tel fax: Chiuso in tipografia il 30/10/2013 3

6 SCENARI Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Ex tenebris vita di Gianni Canova Lo switch off digitale e la rilocazione dell esperienza filmica offrono l occasione di ripensare la sala cinematografica come luogo impagabile di piacere e di socializzazione emozionale. Prima di tutto c è il buio. Quel buio amniotico, avvolgente e assoluto da cui come per incanto sgorgano la vita e la luce: Ex tenebris vita, come ricorda la scritta gigantesca che campeggia nella sala grande di quello che un tempo era il Cinema Odeon di Milano. In nessun altro luogo trovi un buio così. Così elettrico, così profondo, così eccitante. Se un film lo vedi in tv, o sul computer, o su un tablet qualsiasi, tutt al più lo vedi in penombra, non nel buio. Fuori della sala cinematografica i film piaccia o no diventano diurni. Non profumano di notte. Non ti danno mai quel senso di essere altrove che ti dà invece, sempre, l esperienza della visione in sala. Poi c è la grandezza. In sala le immagini che vedi sullo schermo sono più grandi di te. Molto più grandi. Ti soggiogano. Ti dominano. Tu non sei come loro. Senti che loro sono più forti. Con loro non puoi interagire. Non decidi tu come e dove andare. Guidano loro. Ma proprio questo aspetto - che molti giudicano un limite - costituisce uno dei punti di forza della visione di un film in sala: il cinema in sala non ti dice mai Fai tu!, Scegli tu!, Decidi tu! (come iniziare, quando smettere, dove interrompere, cosa ingrandire, e così via ). In sala il cinema non è un tuo strumento di piacere onanistico. Al contrario, proprio in sala il cinema rivendica (e trova ) la sua identità e la sua necessità. Come dire: la differenza che c è fra vedere un film in sala o su un altro dispositivo è simile a quella che intercorre fra un amplesso e una masturbazione. In sala si è sempre almeno in due, in tv o sul computer ci sei solo tu, illuso di poter bastare a te stesso. Beninteso: entrambe le esperienze (l amore a due e l amore solitario) producono piacere. Ma sono piaceri diversi. E sarebbe opportuno quanto meno che tutti fossero consapevoli della differenza. E poi - oltre al buio e all amore a due con le immagini - in sala ci sono gli altri. C è il pubblico. Chi non ha mai provato l esperienza di trovarsi seduto vicino a una sconosciuta (o a uno sconosciuto) in una sala cinematografica, chi non sa cosa sia l esperienza di sentire il calore di quel corpo anonimo, di lasciarsi contagiare dalle sue risate o dalle sue paure, chi non ha mai percepito il brivido che si prova quando un corpo collettivo vibra all unisono per la medesima emozione e i singoli corpi si contagiano l un l altro, si passano sensazioni e piaceri, chi 4

7 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Lo storico proiettore Prevost, all old cinema Rossi, Mentana (Roma) non ha mai provato questo - in tutta franchezza - non sa cos è il cinema. Perché la sala è questo. È stata tutto questo. Non è vero che il cinema in sala è più bello perché banalmente si vedono meglio le immagini. O perché le immagini sono come le ha volute l autore. Nessuno comprerebbe un biglietto per questo. Ma per il buio, per l amore con lo schermo e per il piacere collettivo forse sì. Senz altro sì. Ma allora dobbiamo avere l onestà intellettuale di riconoscere che abbiamo sbagliato tutto quando abbiamo cominciato a considerare le sale come luoghi in via di estinzione, come specie da proteggere, o nel migliore dei casi come fortilizi dentro cui organizzare la resistenza contro le insidie della tecnologia nell era dei new media. L imminente switch off determinato dal passaggio al digitale dovrebbe fornire a tutti l occasione di una rivoluzione culturale: ripensare alla sala e rilanciarla come luogo impagabile di piacere collettivo. Uscire dalla logica piccola e miope della resistenza e offrire - soprattutto ai giovani, ai ragazzi, anche ai bambini - un esperienza diversa. Certo i multiplex non aiutano: spesso anzi - con la loro sfacciataggine bottegaia - sono i primi responsabili della rottura della magia. Quando mi capita, ad esempio, di vedere un film in una sala del circuito The Space e sono costretto - se va bene - a sorbirmi 20 minuti di pubblicità non richiesta prima dell inizio del film per cui ho pagato il biglietto e poi altri cinque minuti di intervallo (e di luce accecante) per i pop corn, ho la sensazione di non essere più al cinema ma in un bazaar in cui - più che uno spettatore - sono un pollo da spennare. Mi è capitato personalmente più di una volta, ad esempio, di andare al cinema con mia figlia a vedere un film per bambini, di chiedere alla cassa l ora esatta di inizio, di entrare in sala a quell ora e di dover tollerare comunque, ancora, sette o otto minuti di trailer assolutamente non richiesti e soprattutto inadatti (assolutamente, vergognosamente inadatti ) a un pubblico di bambini. Chi fa così, il cinema lo uccide. Lo rende una succursale della tv. Dei suoi linguaggi, dei suoi ritmi, delle sue luci, dei suoi consumi. Della sua cialtroneria. Se la sala funziona così, se dev essere solo una brutta copia del dispositivo televisivo, allora davvero non c è differenza e tanto vale scaricare film o vederli su uno degli schermi di casa. Ma se vogliamo che ci sia un futuro per il cinema in sala, pur nell epoca dell inevitabile rilocazione, allora davvero dobbiamo ripartire da qui: il buio, il piacere, gli altri. E il rispetto per chi esce di casa e compra un biglietto per vedere un film. 5

8 6 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive

9 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Una grande opportunità di sviluppo e rilancio per i cinema o la pietra tombale per centinaia di sale? È fra questi due estremi che si gioca la partita del digitale per ciò che riguarda l esercizio. I vantaggi della nuova tecnologia sono evidenti ed innegabili: contenimento delle spese gestionali; maggiore elasticità nella programmazione, con proiezioni di film diversi nella stessa giornata, fino ad ipotizzare il coinvolgimento del pubblico nella scelta e nella selezione, grazie alla possibilità di creare una piattaforma di film on demand su grande schermo; proiezioni di contenuti extra cinematografici, Per i più piccoli, rischio di strangolamento di Franco Montini Entro fine anno tutte le sale dovrebbero essere digitalizzate, attualmente solo 2000 hanno potuto sostenere il passaggio, ancora 1800 le rimanenti: rischio di chiusura o ipotesi blu-ray. come eventi live di spettacolo e di sport e, grazie al collegamento via etere, organizzazione di videoconferenze e lezioni di cinema in simultanea ed apertura ad altre funzioni, come quelle richieste dalle imprese per attività di comunicazione, promozione e formazione. Il passaggio alla proiezione digitale non è solo una mera sostituzione di tecnologia, ma qualcosa che muta profondamente l identikit della sala, non più intesa come luogo deputato esclusivamente al consumo di film, ma come arena tecnologica aperta ai prodotti più svariati. Insomma, il digitale trasforma i cinema in veri centri di aggregazione sociale e impone agli esercenti di trasformarsi da negozianti ad operatori culturali. La sala digitale non pone più al centro il film, bensì lo spettatore. Ma tutto ciò si scontra con l ostacolo dei costi: l installazione di un impianto digitale richiede fra i 40 e i 70mila euro a schermo e nel nostro paese un preoccupante numero di aziende, già in sofferenza, non sembra nelle condizioni di sostenere la spesa necessaria. La deadline per il passaggio alla nuova tecnologia è fissata al prossimo 31 dicembre, ma attualmente in Italia, contrariamente alla realtà di altri paesi europei che hanno quasi completato il processo, gli schermi digitalizzati sono circa 2000, poco più del 60% del totale, ed è irrealistico pensare che i restanti 1800 possano provvedere alla trasformazione entro la fine dell anno, quando le società di distribuzione non forniranno più film in pellicola. Se non vi saranno proroghe, il destino di questi cinema appare segnato: semplicemente spariranno. Sarebbe un danno enorme, non solo dal punto di vista culturale, a causa della desertificazione dei centri storici e delle città di provincia, già oggi carenti di strutture, ma anche dal punto di vista economico, perché la chiusura di tante sale danneggerebbe gli incassi di tutta la filiera: dalla produzione alla distribuzione. In particolare ad essere penalizzato sarebbe soprattutto il cinema di qualità, che proprio nel segmento di esercizio attualmente non digitalizzato ha il proprio principale referente. Il paradosso è evidente: grazie ad una maggiore facilità nell accesso al prodotto e alla possibilità di creare offerte di nicchia per pubblici specializzati in orari diversi nella stessa giornata - di fatto moltiplicando la varietà dell offerta, elemento che può essere decisivo in bacini d utenza dotati di poche strutture e in qualche caso di un unico cinema - la digitalizzazione, che avrebbe dovuto favorire principalmente proprio l esercizio più piccolo, debole e periferico, rischia invece di strangolarlo. I meccanismi finora messi in campo per sostenere la trasformazione delle sale si sono rivelati inadeguati nei confronti dell esercizio più debole. Il Virtual Print Fee (VPF), ovvero il contributo che le distribuzioni, in quanto soggetti maggiormente beneficiari del passaggio al digitale, grazie al risparmio nella stampa delle copie e nelle spese di trasporto, dovrebbero versare agli esercenti che programmano film in formato digitale, obbligando a teniture che le piccole sale difficilmente riescono a raggiungere e garantire. Il tax credit prevede una tempistica relativa al recupero del credito di imposta, molto rapida per le grandi strutture, che infatti ne hanno abbondantemente approfittato, ma che per le piccole sale necessita di periodi lunghissimi, annullando di fatto il beneficio. Ed anche le risorse pubbliche che molte Regioni hanno messo a disposizione dei cinema per il sostegno alla digitalizzazione impongono all esercente di sostenere prioritariamente l investimento, prevedendo un successivo rimborso, ma non tutte le imprese d esercizio, soprattutto quelle a gestione familiare o volontaristica, come nel caso di numerose sale della comunità, sono in grado di anticipare le spese. E allora la soluzione potrebbe essere consentire ai cinema, almeno a quelli caratterizzati da particolari situazioni di difficoltà e impegnati a svolgere un attività non esclusivamente commerciale, la possibilità di proiettare film anche in formato blu-ray, avvalendosi di strumentazioni tecnologiche per la proiezione del digitale professionale. La qualità delle proiezioni con questi impianti non consentirebbe di raggiungere gli stessi standard di qualità della pellicola o del digitale, ma eviterebbe una disastrosa decimazione. A sinistra: il proiettore e la scala. Il passato tangibile all'old cinema Cinecittà, Levico (Trento) 7

10 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Lionello Cerri: "Ma noi non siamo in via d'estinzione" di Cristiana Paternò L Anteo è nato nel 79, avevo 23 anni. Occupandomi di sociale, con una passione per la politica, lavorare nello spettacolo era per me un modo per portare avanti i miei sogni. Da subito con i miei soci ho pensato a una sala polivalente, dove fare non solo film, ma anche musica e teatro. Per me la scelta del prodotto andava di pari passo con la ricerca di un pubblico, la stessa esigenza che mi spinge anche oggi, anche come produttore. A parlare è Lionello Cerri, esercente milanese ormai storico, anche se non viene da una famiglia del settore, produttore dal 94 con la Lumière & Co. (Soldini, Piccioni, Diritti in scuderia), presidente dell Anec e vicepresidente dell Agis. Con lui abbiamo cercato di capire cosa accadrà dal 31 dicembre prossimo e con la sparizione della pellicola, un tema che è stato al centro di un convegno sul futuro della sala, nell ottobre scorso a Roma. A che punto è lo switch off? Per i distributori dovrebbe essere totale al 31 dicembre, noi esercenti pensiamo di arrivare al 70% e questo comporta che molte strutture avranno dei seri problemi. Il ministro Massimo Bray ha proposto un piccolo intervento di 2 milioni di euro che sarà rivolto alle sale che ne hanno più bisogno, ma il regolamento è ancora allo studio. Comunque dei schermi totali un migliaio saranno in sofferenza. Le più a rischio sono le monosale dei piccoli centri, in una metropoli è più facile essere competitivi anche perché c è maggiore popolazione. Che investimento richiede la digitalizzazione? 8 50/60 mila euro che si possono recuperare al 30% attraverso il tax credit in 6/7 anni. Ma gli esercenti dei piccoli centri hanno più difficoltà a recuperare questo investimento. Anche il business altro (la vendita di pop corn o il merchandising) dipende sempre da quanti spettatori frequentano la sala. Quali sono gli aiuti che vengono messi in campo e da chi? C è il Virtual Print Fee (VPF), il contributo che i distributori versano agli esercenti che programmano il film in digitale, anche questo per i piccoli è poco efficace. Poi ci sono gli interventi regionali e le agevolazioni delle banche tramite credito diretto o attraverso il fondo di garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico. Se Stato, Regioni e Comuni vogliono salvaguardare e rilanciare la sala non devono fare interventi a pioggia ma aiutare direttamente l esercente. Il digitale può essere anche un opportunità di innovazione per la sala tradizionale. Certamente il digitale offre occasioni che la pellicola non offre, una maggior flessibilità, altri contenuti. La sala da tempo è in grande trasformazione, la sala polivalente esiste da trent anni. Il cinema può dare spazio anche al teatro, alla musica, cercare un pubblico sul territorio e aggregarlo. I pubblici di cinema, teatro e musica sono contigui e col digitale è possibile programmare uno spettacolo teatrale o un opera lirica in diretta dalla Scala o dal Metropolitan di New York. La sala di città, quella che sta scontando maggiormente la crisi e non da ora, è anche un luogo simbolico che contribuisce a far vivere un centro storico. Il ruolo della sala è di aggregazione. Serve a creare comunità, identità nazionale o territoriale, alimenta i nostri centri storici e può farli vivere anche di notte anziché spegnerli. Eppure le sale continuano a chiudere. Nel 2012 sono 60 le sale chiuse per un totale di 77 schermi. Nello stesso periodo sono state solo 13 le sale aperte (o riaperte dopo un periodo di chiusura) per complessivi 19 schermi. Indubbiamente i multiplex hanno rappresentato una concorrenza forte, per l ovvio appeal esercitato da un luogo dove si può scegliere fra 10 film diversi anziché uno solo. Sicuramente la monosala deve trasformarsi in piccola multisala. I primi multiplex sono del 94 e già allora chiusero molte monosale. Ma il problema vero è che, negli ultimi vent anni, non è cambiato sostanzialmente il numero degli spettatori, attestato sui 100 milioni di

11 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Il presidente dell Anec alla soglia dello switch off. Dal 31 dicembre circa schermi saranno in sofferenza. Il problema vero è però che, negli ultimi vent anni, non è cambiato sostanzialmente il numero degli spettatori, attestato sui 100 milioni di persone. E per le realtà più piccole diventa difficile sostenere l innovazione che pure sarebbe un opportunità di crescita. Il terzo tempo, cartello all old cinema Rossi, Mentana (Roma) Il terzo tempo all'old cinema Rossi, Mentana (Roma) persone, che possono arrivare a 110 l anno in cui c è un film forte come Avatar nel 2010 o Checco Zalone o Titanic. Quindi occorre soprattutto formare un nuovo pubblico. Con una crisi di numeri e di costi, come quella attuale, se devi anche investire per l innovazione tecnologica, non ce la fai. Il pubblico della sala è invecchiato, mentre le nuove generazioni hanno abitudini di fruizione completamente diverse. Cosa si può fare? Occorre far crescere nuovi spettatori. Noi lavoriamo molto con le scuole e col Miur per formare il pubblico dei giovani. Ci sono iniziative di approfondimento culturale per insegnanti e ragazzi, lezioni di cinema, incontri con registi e attori. Gli esercenti devono saper essere operatori culturali, saper dialogare col pubblico anche attraverso internet, ad esempio. Lei ha parlato più volte di uscire dalla logica dei "Cinema Paradiso", della sala come panda da proteggere. Come vede il futuro del settore? La sala non ha solo un problema di programmazione, ma di identità, di ricerca di pubblici, di radicamento sul territorio. Siccome tutto questo è più facile se hai più schermi, è opportuno creare consorzi di sale che usino servizi comuni, come ad esempio la comunicazione web, magari dando lavoro a giovani operatori culturali. Lei a che pubblico si rivolge? Non a una cerchia ristretta in via di estinzione per generazione e per interessi. Il degrado culturale di questi anni che, tra le molte cause, discende sicuramente da una certa televisione, richiede un colpo di coda per andare verso una dimensione di maggior profondità. La cultura non è gratuita, è qualcosa per cui bisogna sudare, specialmente se uno nasce in una famiglia meno attrezzata. Ed è importante dare ai giovani questi stimoli. 9

12 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Punti di vista opposti sulla fruizione: pro e contro il film sul grande schermo. Un Ulisse moderno seduto in poltrona di Vincenzo Trione Confesso di non riuscire a vedere i film sullo schermo del televisore di casa. Forse, perché detesto la fruizione distratta. E non mi appartiene la pratica contemporanea del multitasking: ovvero, il gesto che ti porta a essere sempre deconcentrato, a transitare ininterrottamente tra territori lontani. Guardi un film e insieme consulti le , mandi un tweet, vai su Facebook e fai mille altre cose ancora. A queste consuetudini preferisco il gesto quasi sacrale che, settimanalmente, mi porta a entrare nella sala buia. È un rito laico che conserva ancora, per me, un potere simbolico straordinario. Entri nell oscurità. Ti consegni alla fermezza. Lì, in quella sorta di caverna platonica, si modella ogni nostra proiezione immaginaria. Sei in un assenza di luce, vuota ma colma di visioni possibili. Del resto, come ricordava Albert Camus, al cinema non c è sole senz ombra. Nella sala buia ti senti un Ulisse moderno. Seduto in poltrona, puoi compiere un viaggio nei luoghi e negli avvenimenti che sono proiettati sullo schermo. Dapprima - quando comincia un film - ti senti a disagio. Poi, ti fai avvolgere da un mondo fittizio, dalla sua forza visiva e dai suoi meccanismi narrativi. Sei coinvolto, ma non perdi il senso dell orientamento. Sai sempre dove ti trovi; ti senti al sicuro; puoi limitarti ad assecondare il La cassa dell'old cinema Cinecittà, Levico (Trento) succedersi dei fatti. Non vieni mai sommerso. Passi da un posto a un altro; osservi una cosa da lontano, da vicino, dall alto, dal basso, attraverso una finestra, da destra, da sinistra. Ma non sei costretto a spostarti. Sei come un contemplatore solitario di spettacoli che ti ignorano. Vieni immesso nel cuore di alcuni eventi, ma conservi sempre una distanza di sicurezza: non ti smarrisci mai. È un po come quando nel vortice della folla sappiamo sempre bene chi siamo, dove ci troviamo e dove stiamo andando. Abiti una soglia che non puoi mai varcare. Come dice anche la tua postura, resti seduto, fermo. Solo con te stesso. Non sei chiamato a prendere parte alla messa in scena. Puoi solo lasciare che i fatti si svolgano indipendentemente da te. Resti immobile. Mentre puoi leggere un libro o guardare un quadro passando liberamente da un dettaglio a un altro o da una pagina a un altra, dentro una sala cinematografica sei costretto a restare incollato alla poltrona, in una prolungata attesa. Poi, d incanto, il cinemaal-cinema ti porta altrove. Ti conduce da geografie note a imprevisti spaesamenti. Dischiude finestre su altri mondi. Dentro l oscurità avviene un avventura sempre nuova. A differenza della pittura, infatti, il cinema non impone immagini statiche o immutabili. Non mostra solo quel che è qui e ora : ma va a prendere il mondo e lo riporta dentro la nostra casa. Suggerisce tensioni, azioni. È puro movimento: ci porta dentro le scene. È come un servizio navetta tra luoghi ed epoche diverse, ha affermato John Berger. Implica sempre uno spostamento. Restiamo qui ma, mentre osserviamo, la nostra immaginazione è trascinata fuori. Appena si spengono le luci, la superficie piatta si trasforma. Non più muro, ma cielo pieno di avvenimenti e di personaggi. Tornano alla memoria le parole di Italo Calvino nell Autobiografia di uno spettatore. Il cinema, ricordava, serve a soddisfare un bisogno di spaesamento, di proiezione della mia attenzione in uno spazio diverso, ( ) una tappa indispensabile di ogni formazione. Si tratta di un bisogno che determina inattesi passaggi. All improvviso, varchiamo frontiere e abbandoniamo paradigmi: modelli stabili, percorsi certi. Il nostro mondo finisce. Se ne dischiudono altri. 10

13 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive È il web la mia Biblioteca di Babele di Alberto Pezzotta Old cinema Vittoria, Mori (Trento) Quando ero un ragazzino le sale di quartiere e i cineclub stavano morendo e il boom delle tv private trasformava il piccolo schermo nella più grande e selvaggia cineteca immaginabile. Poco dopo non potei che applaudire Truffaut quando dichiarò: In quanto cinefilo, non posso che amare le vidéo. Oggi la stessa funzione di accesso alla Biblioteca di Babele è svolta dal web, in forme legali e non. E non mi lamento. Il percorso, in sé, potrebbe appartenere alla mera nostalgia autobiografica e non avere rilevanza che non sia di feticismo generazionale. Il fatto, però, è che il cinema e il mercato, nel frattempo, hanno subito mutazioni enormi e ben note, di cui la digitalizzazione delle proiezioni è l ultima. E un percorso da spettatore come il mio diventa inevitabile. Piaccia o no. Invocare il purismo della pellicola, ieri era snobismo da privilegiati giramondo; oggi è semplice mancanza di senso della realtà. Difendere la sala come luogo ideale della visione significa invece dimenticare che cosa sono diventati i cinema: non-luoghi in cui si consuma qualcosa spesso pagato in anticipo, in una posizione spesso assegnata da un computer. I multiplex non solo hanno tolto all andare al cinema ogni piacere legato al flâner e alla libera scelta ma hanno anche de-socializzato e atomizzato lo spettatore, rendendolo un prolungamento di quello stesso utente domestico che fruisce i film in pay per-view o in qualsiasi altra modalità. Davanti al grande schermo oggi non c è un pubblico, ma tanti consumatori. Il senso di comunità spettatoriale può resistere altrove, certo. Nei festival, magari; in Piazza Grande a Locarno, a Bimbi belli di Nanni Moretti. Ma sono sempre esperienze di nicchia per fortunati o addetti ai lavori. Il cinema vero si vede e si vende altrove. Al momento, potrei dire che solo un quarto delle mie visioni si svolgono in sala. Ma se parliamo di sale vere e non di anteprime per la stampa, il rapporto diventa uno a trenta... Certo, mi perdo qualcosa e dalle reazioni della gente (ricordo le sciure che commentavano allibite Noi credevamo) si impara sempre. Ma della sala in sé non ho alcuna nostalgia. Tra l altro, il film che amo di più nella storia del cinema non l ho mai visto su grande schermo. E allora? Cambia qualcosa? Non so se il cinema sia un arte del passato. Di certo, da tempo vive nei DVD e nei file.avi sul nostro pc. E se non li vediamo dall inizio alla fine e li sbocconcelliamo, cambia qualcosa? Non facciamo lo stesso con i libri? 11

14 12 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive

15 Il SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive La forza dei piccoli di Chiara Gelato Un viaggio attraverso sei esperienze storiche da Melzo a Bari - esempio di spazi che salvaguardano, con grande fatica, una propria identità senza aver ceduto all omologazione e all anonimato del multiplex nei centri commerciali. ANTONIO SANCASSANI CINEMA MEXICO, MILANO Monosala (285 posti) Mexico è uno dei pochissimi monoschermi rimasti a Milano: in tutto tre. È un cinema abbastanza decentrato, autofinanziato e autogestito, che non è legato ad alcun circuito e ha fatto di necessità virtù, cercando di dotarsi di una sua identità, ritagliandosi uno spazio per un pubblico d essai. Una sala che i film se li deve cercare, spesso piccoli, dialogando con le distribuzioni indie (che oggi sono agevolate dall assenza di copie da stampare) o direttamente con gli autori che hanno prodotto il loro film, perché un cinema come il nostro ha difficoltà ad accedere alle distribuzioni canoniche. Un esempio per tutti: Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, prodotto dall Arancia Film (la società di produzione del regista), è stato programmato per due anni: una tenitura unica in Italia. L esperienza del Mexico dimostra come una piccola impresa possa dare risultati. Noi abbiamo inventato il progetto dell Independent Movie tutti i lunedì all ultimo spettacolo per fidelizzare il pubblico, dando la possibilità ai nuovi autori di essere distribuiti in sala. Ci muoviamo molto su questo tipo di titoli. Da trentadue anni proiettiamo The Rocky Horror Picture Show, che è stato visto al Mexico da tre generazioni di spettatori. E il giovedì proponiamo insieme ad altri locali di Milano i film in lingua originale, aprendo a nuove fasce di pubblico. Bisognerebbe prolungare la vita media di un film, dare maggior respiro alla programmazione, perché alcuni titoli hanno una longevità che va testata. In estate le arene che propongono i film della passata stagione sono affollatissime e questo dimostra che a monte si è fatto qualche errore di valutazione. Al cinema il passaparola è determinante, vale più di qualsiasi flano. E per attivare questi meccanismi è necessario far passare almeno due week-end. Poi il film deve farsi da solo, perché è il pubblico a decretarne il successo. L ideale sarebbe poter programmare due o tre titoli al giorno per fasce di pubblico diverse, ma bisognerebbe che il noleggio concedesse nella pratica la multiprogrammazione, perché finora è rimasta una parola vuota, più sulla carta che reale. I vantaggi derivanti dalla digitalizzazione li ha avuti soltanto il noleggio. La nostra è una sala digitalizzata da tre anni con un proiettore 2K, fruendo di un agevolazione del 30% a fondo perduto messa a bando dalla Regione Lombardia. Ma ad oggi non c è stato alcun ritorno dal passaggio al digitale. RICCARDO BIZZARRI CINEMA ZENITH, PERUGIA Monosala (216 posti) I piccoli cinema devono proporre modalità differenti, non fare concorrenza ai multiplex. Da noi si tengono lezioni, rassegne, incontri, proiettiamo film d autore, in molti casi attinti dai festival, e su ogni titolo costruiamo un evento; c è anche un piccolo ristorante. Proponiamo un idea di slow cinema che combatte i fast food e la fruizione da multiplex. Qualche tempo fa ci siamo inventati Il cinema che ci pare : quella volta sono stati i liceali a decidere la nostra programmazione. Ma non sempre la sperimentazione viene ripagata. E il processo di digitalizzazione in atto non ha dato un contributo in questa direzione, perché i cambiamenti sono stati marginali. Nella realtà siamo ben lontani dalla possibile applicazione di un modello di multiprogrammazione, perché si continuano ad adottare strategie conservative. Esistono condizioni prestabilite che l esercente si trova a dover accettare senza negoziazioni. E questo vale per tutte le case di distribuzione che hanno un peso. A farne le spese sono soprattutto i piccoli esercizi, strutture che non hanno potere contrattuale. In questi nuovi equilibri le distribuzioni indipendenti giocano un ruolo interessante, che andrebbe monitorato. In molti casi non prevedono VPF e abbassano le percentuali di noleggio. Acquisiscono i diritti di piccoli film che altrimenti non sarebbero mai distribuiti. A questo tipo di lavoro si potrebbe legare l attività di mk locale gestita dalla sala. Noi la facciamo da tempo: oggi si lavora sul web, con i social network la comunicazione del film è cambiata. Questa è una fase di transizione, dobbiamo darci del tempo per sperimentare e definire le politiche future, anche correndo qualche rischio. Vedo quello che fanno in altre parti d Europa, dove nell arco della giornata si programmano minimo tre film, dando spazio anche al cinema indie e ai nuovi autori. Lo Zenith ha un suo pubblico definito, disposto ad andare al cinema anche due o tre volte alla settimana, se l offerta esiste. Per me la varietà della programmazione è un arricchimento. E comunque rendo un servizio alla comunità. Ora sto provando a fare un ulteriore passo, restando aperto tutto l anno. Per creare abitudine al consumo cinematografico anche in estate bisogna tenere aperte le sale, possibilmente dal mattino alla notte. Uno sforzo che andrebbe ripagato con una riduzione delle percentuali di noleggio nella stagione estiva. Non siamo una sala assistita: fatta eccezione per gli Schermi di qualità, non percepiamo alcun finanziamento. Lo trovo un motivo di orgoglio, in quanto ci consente una grande libertà. Allo Zenith siamo in tre e tutti fanno tutto. Ma l atteggiamento di resistenza non lo condivido, perché ritengo, al contrario, che il nostro sia un andamento controcorrente. Il mio cinema rappresenta un modello di imprenditoria che riesce a vivere attraverso la cultura. A sinistra in alto: old cinema Manzoni di Trento, oggi biblioteca. A sinistra in basso: l'insegna dell'old cinema Dolomiti, Pinzolo (Trento) 13

16 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive GEORGETTE RANUCCI CINEMA ALCAZAR, ROMA Monosala (210 posti) L Alcazar è stata tra le prime sale ad offrire spettacoli senza intervallo e in versione originale. Siamo nati nell 89, quando i presupposti di mercato erano completamente differenti perché il numero di cinema era inferiore, non esistevano multisale e multiplex, si facevano ancora le esclusive. E in tanti anni non abbiamo mai programmato un film commerciale, anzi ne abbiamo proiettato solo uno: Terminator, però in versione originale! In quel periodo era il film che incassava di più, ma da noi è andato malissimo, non è entrato nessuno. L identità è l unica forza che possano vantare i piccoli cinema, frequentati da spettatori che sanno di potersi fidare, perché la programmazione è all insegna della qualità. All Alcazar hanno visto la luce Cannes a Roma e Venezia a Roma, il dibattito tra cineasti e pubblico è sempre stato vivo e da qualche tempo si fa sempre più strada nella programmazione il documentario, che ha una sua nicchia di appassionati; forse non amplissima ma presente. E in crescita. Quest anno, poi, ho fatto un esperimento: ho iniziato con la Festa del Cinema a 3 euro e l ho proseguita, proponendo film che nessuno voleva, come Bellas Mariposas, che ho programmato unica su Roma per un mese e poi è passato anche a Milano e in altre città. Una scommessa vinta. Fino a 15 anni fa i film venivano selezionati sulla base della sala, mentre adesso la scelta ricade sul film spalmato nei diversi cinema, per cui si tende a privilegiare il quartiere di riferimento. Trastevere, nonostante le diverse chiusure (il Garden, che adesso è un bingo, l America, la Sala Troisi e il Roma), In alto: old cinema Iris, all'interno del Casinò municipale, Arco (Trento) è ancora una zona cinematograficamente fertile, con una connotazione forte sul cinema d autore, dal Sacher all Intrastevere. Quello che è certo, è che si sopravvive con difficoltà. Si resiste solo grazie alla passione. Del resto, Alcazar significa fortezza. Lo scorso anno ho introdotto il digitale, tentando di accedere ai contributi della CE tramite bando Media, ma alla fine non sono rientrata per numero di film. Una cosa scontata, trattandosi di una monosala. L Alcazar è una struttura completamente indipendente, direttamente proporzionale all età del nostro pubblico, che va morendo. L augurio è che il pubblico che si sta esaurendo abbia messo al mondo figli e nipoti illuminati. Ma il problema dei giovani non me lo pongo, perché ho una specie di barriera nei confronti di spettatori che non ritengo ancora maturi per un certo tipo di film, a meno che non li tocchi direttamente. Bisognerebbe spendere un lungo periodo ad educare il pubblico, per mantenere in vita quello che è un bene della città e dei centri storici. Ma quando si è con l acqua alla gola questi ragionamenti non sono possibili. La mia proposta è che il Comune, la Regione o istituzioni come il CSC supportati dalle scuole e dalle università prendano a cuore la situazione di alcune sale, perché questo significherebbe costruire quel famoso pubblico del futuro che oggi vedo a rischio. GIANCARLO CASTELLANO CINEMA ABC, BARI Monosala (130 posti) L ABC nasce come sala gestita dall Agis di Puglia e Basilicata oltre trent anni fa e da allora è rimasta un punto di riferimento per il cinema di qualità. Siamo i capofila del Circuito d Autore gestito dall Apulia Film Commission e finanziato dalla Comunità Europea, e riceviamo sovvenzioni dal Mibact per la programmazione come sala d essai. Se dovessimo vivere dei soli incassi di sala probabilmente avremmo già chiuso da tempo, perché l offerta esclusiva di titoli di estrema qualità non ci consentirebbe di stare sul mercato. Organizziamo retrospettive, eventi, incontri con gli autori, molti dei quali in collaborazione con la Cineteca di Bologna e quella lucana. Nel 2012, per fare solo qualche esempio, si è svolta la seconda rassegna di cinema israeliano indipendente Cinematov, mentre in estate abbiamo programmato Le vacanze intelligenti, una selezione di film in 35mm provenienti dalla Cineteca lucana. Il nostro target di pubblico? Aderendo ai progetti targati Agiscuola operiamo anche con le fasce giovanili, ma in massima parte la sala è frequentata da un pubblico di 40-60enni (circa mila spettatori l anno), più maturo dal punto di vista culturale oltre che anagrafico. I 14

17 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive ragazzi vanno sollecitati, solleticati. Spingendo sui contenuti, ma anche sui prezzi. Come Agis regionale proponiamo una carta universitaria (Showcard) che consente di vedere film a 2,90 euro. Particolarmente innovativa l idea degli ultimi mesi di dedicare una speciale scontistica agli amici di Facebook. Se sono interessati ad uno specifico titolo, i giovani vengono. Il consumo di cinema è un abitudine, se la si perde abbiamo perso tutti. Ma l ABC non è solo un cinema: è anche, e soprattutto, un Centro di Cultura Cinematografica. Oggi i locali che si trovano sopra la sala sono in restauro. Contengono un archivio con manifesti d epoca, una biblioteca specializzata, sceneggiature e copioni originali, una cineteca con oltre 200 film e una raccolta - probabilmente unica in Italia e rimasta in ottime condizioni perché in b/n - di Cinegiornali dal 1975 al Stiamo cercando di trovare i fondi per digitalizzarli. Quando abbiamo fatto la Festa del Cinema in Puglia li abbiamo proiettati gratuitamente nelle sale: è stato un grande successo. L ABC è il braccio operativo del Centro culturale cinematografico, è nato con questa mission. Ora vorremmo valorizzarlo e, soprattutto, restituirlo al suo pubblico. STEFANIA MEDDA SPAZIO ODISSEA, CAGLIARI 2 sale (da 150 e 50 posti) Quando abbiamo cominciato, nel 2001, qualcosa stava iniziando a cambiare: era l anno dell avvio dei multiplex a Cagliari, ben tre aperture nello stesso periodo. Così abbiamo assistito alla nascita di un pubblico giovane che cominciava allora a frequentare strutture diverse dalla nostra, per identità e programmazione. Un processo che ci ha portato fino ad oggi alla tendenza sempre più diffusa di una fuga giovanile dai piccoli cinema di città. Dal nostro osservatorio la difficoltà dei ragazzi a fruire il film in una sala piccola, e senza rituali come quello di pop corn e Coca-Cola, è tangibile: sono spettatori nati dentro al centro commerciale. E questo è un problema che riguarda tutto il piccolo esercizio che fa delle precise scelte di qualità. Come attrarre i giovani? Creando eventi attorno al film, invitando ospiti, inventando ogni volta qualcosa di nuovo. Come la rassegna dei Diritti al cinema, un progetto nato in collaborazione con l Associazione Magistrati per parlare di cittadinanza e legalità, o quella su Cinema e Psichiatria. Nel 2012 Nanni Moretti è stato nel nostro cinema tre giorni per gli Assaggi di Sacher, senza contare i moltissimi interventi di diversi altri registi. Sono i momenti che il nostro pubblico ama di più. Da sempre siamo impegnati nella formazione di una cultura cinematografica, perché gli spettatori crescono con te. L Odissea ha un pubblico specifico che ama le sale come la nostra, dove c è un contatto umano, si esce dal cinema e si parla, le dimensioni sono ridotte e la programmazione ha una connotazione forte. Normalmente programmiamo film di prima visione, legati a Circuito Cinema. Tutti i giorni proponiamo due o tre spettacoli, spesso a tariffe agevolate perché l attenzione ai costi è prioritaria: dal lunedì al giovedì l ingresso è a 4 euro e con le campagne abbonamenti è possibile acquistare 10 biglietti a 40 euro. Lo scorso anno la domenica abbiamo proposto l ingresso all ultimo spettacolo a 3 euro e questo ha contribuito ad avvicinare alla sala un altro pubblico. Un altro tentativo è stato di scegliere un giorno della settimana (il giovedì) per programmare la sera i film in lingua originale con sottotitoli in italiano, un iniziativa che ha richiamato tanti giovani. Poi lavoriamo molto con le scuole di tutte le fasce, anche quella primaria. Per molti anni abbiamo fatto un percorso di costruzione di progetti laboratoriali, collaborando con gli addetti ai lavori, allo scopo di far comprendere ai ragazzi come si costruisce un film, per affascinarli, perché l altro grande pericolo è che i giovani si allontanino dalle sale, abituandosi a vedere il film a casa sull iphone o sull ipad, isolati. Ora, con il digitale, si aprono nuove possibilità. Entro la fine dell anno anche l Odissea si doterà di proiettori digitali e questo, forse, allargherà le prospettive. Però sarà necessario comprenderne le potenzialità e, soprattutto, tessere nuove relazioni tra le parti. Poltrone in cerca di spettatore, old cinema Cinecittà, Levico (Trento) 15

18 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive LAURA FUMAGALLI CINEMA ARCADIA, MELZO (MI) 5 sale (1 da 630 posti e 4 da 220) Da sempre abbiamo cercato un rapporto diretto con il pubblico, tra chi gestisce la sala e chi la frequenta. All Arcadia il tentativo di coinvolgere gli spettatori in un esperienza cinematografica a tutto tondo è andato oltre i contenuti, abbracciando la progettazione architettonica delle sale, il disegno degli spazi. Un esempio per tutti: le cabine di regia trasparenti. Un dettaglio all apparenza insignificante ma che coinvolge il pubblico in qualcosa che normalmente gli è precluso, svelando i meccanismi del cinema. Fin dall inizio l Arcadia ha rappresentato un esercizio all avanguardia per tecnologie, un modo per educare lo spettatore all evoluzione tecnica che sottende alla settima arte. Proiettiamo in digitale dal 2000: in questi tredici anni abbiamo testato gli aspetti positivi e quelli negativi di essere pionieri. Abbiamo cambiato proiettori almeno quattro volte e siamo stati precursori nella multiprogrammazione, offrendo contenuti alternativi già nel Nel corso degli anni abbiamo continuato a proporre contenuti altri, ma sempre nella direzione di eventi in linea con il nostro target di pubblico. A ciascuno schermo il suo cinema: l Energia è il punto di riferimento per il film spettacolare e di genere fantascientifico, che esalta le caratteristiche tecniche della sala, mentre le quattro sale gemelle (Aria, Acqua, Terra, Fuoco) proiettano i principali film in uscita, con un attenzione particolare al cinema d autore. Tante le rassegne proposte, spesso in collaborazione con la Cineteca di Milano. Da quella sui film in 70mm alla retrospettiva Film Legend dedicata ai grandi titoli della storia del cinema rimasterizzati in digitale, fino all evento Come siamo messi sulle regole? dello scorso ottobre, rivolto agli studenti delle scuole superiori e trasmesso in diretta satellitare alla presenza di Gherardo Colombo e Claudio Bisio. Un esempio importante di multiprogrammazione perché contribuisce nel contempo all educazione del pubblico e alla frequentazione delle sale. Gli spettatori dell Arcadia non sono quelli dei multiplex fuori città. Nell atrio del cinema c è una libreria multi tematica, oltre a uno spazio dedicato all allestimento di mostre. L abbiamo connotato come un luogo dove poter trascorrere del tempo, offrendo una serie di stimoli culturali. I primi anni abbiamo raggiunto picchi di affluenza di 800mila presenze annuali: era il periodo del Titanic e all epoca eravamo l unica multisala presente nell hinterland milanese. Ora la concorrenza sul territorio è altissima e le presenze si sono ridimensionate. Facciamo sforzi quotidiani per far tornare la gente al cinema. In quest ottica, l annosa questione della programmazione spalmata lungo i 12 mesi è prioritaria, perché è indubbio che in estate, data la scarsa offerta di film, lavoriamo pochissimo. A destra: old cinema Dante, Pieve di Bono (Trento) 16

19 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive 17

20 SCENARI // Le sale cinematografiche. Problemi e prospettive Fino all ultimo spettacolo di Franco Marineo Le storie della chiusura delle sale sono un soggetto che il cinema stesso ha spesso ripreso, sempre con un tono di nostalgia e quasi come se il momento dell agonia coronasse il senso più intimo di quel luogo. Da Vertov a Carax, da Scola a Wenders: viaggio nella mistica del cinematografo. Esiste una sorta di ossessione distruttiva, quasi obbligatoriamente malinconica, forse involontariamente nostalgica, nel modo in cui il cinema ha raccontato e racconta la vita di una sala cinematografica. Quando un film ruota intorno a un cinema, il più delle volte assistiamo alla rappresentazione degli ultimi giorni, delle ultime ore di vita di quel luogo: un canto nostalgico che racconta L ultimo spettacolo (Bogdanovich, 1971), la chiusura definitiva (Goodbye Dragon Inn, Tsai Ming Liang, 2003), la resistenza contro la chiusura di una sala (l irrisolto Splendor, 1988, di Ettore Scola), la dissoluzione di un surrogato d identità legata a un cinema di provincia (The Majestic, 2001, di Frank Darabont). Come se la vita di un cinema raccontata dentro un film trovasse la propria mistica solo nella dimensione terminale dell assenza di un domani. Come se una sala cinematografica potesse trarre forza iconica, valore narrativo, dentro l agonia. Questa tendenza è certamente legata a quel particolare rapporto con la dimensione del tempo che il cinematografo intrattiene sin dal momento in 18

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