per i giovani Nuovi protagonisti mondiali Una rivoluzione economica e antropologica L opinione di Rosario Alessandrello Un decennio dopo

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1 Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro panorama per i giovani Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo 74 - Roma - Quadrimestrale - POSTA TARGET CREATIVE Aut. n. S/SA0188/2008 valida dal 01/07/ anno XLIV - n. 3 - settembre-dicembre 2011 BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA GLOBALIZZAZIONE Una rivoluzione economica e antropologica BRIC L opinione di Rosario Alessandrello 11 SETTEMBRE Un decennio dopo Nuovi protagonisti mondiali

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3 Sommario panorama per i giovani n. 3, settembre-dicembre 2011 Il National 9/11 Memorial sorge nel punto in cui si trovavano le Torri Gemelle e ricorda le vittime degli attentati dell 11 settembre (Foto: istockphoto/ vivalapenler). 3. Editoriale di Stefano Semplici Nuovi protagonisti 4. Mutazione globale La globalizzazione: standardizzazione di culture e stili di vita, ma anche attese per il futuro. di Selene Favuzzi 7. Il Brasile, grande attore sulla piazza globale Il paese si prepara ai grandi eventi dei prossimi anni: Giornata mondiale della gioventù, Campionati mondiali di calcio e Olimpiadi. di Serena Berenato e Martina Ratto 11. La veste economica della globalizzazione Gli aspetti economici di una grande trasformazione. di Giovanni Liberatoscioli e Ruggero Pileri 13. Red finance La Cina gioca ormai un ruolo centrale nell economia mondiale. Quali sono gli effetti su Europa e Stati Uniti? di Fabrizio Core e Aleksandra Arsova 16. I mutati scenari della politica internazionale L ascesa dei Bric, i nuovi assetti geopolitici e il Consiglio di sicurezza dell Onu. di Nicola Galvani ed Elena Martini 20. La Russia di Putin alla prova del futuro Dopo il crollo dell Unione Sovietica e l epoca di Eltsin, Vladimir Putin ha dato la sua impronta al paese. di Giovanni Benvenuto 22. Sovrappopolazione e risorse Nel 2050 la Terra avrà 9 miliardi di abitanti. Malthus aveva torto, ma come dobbiamo prepararci? di Sara Centola e Viviana Spotorno 25. Verso un unico modello sanitario L India fra promesse, prospettive e sfide. di Gianmarco Lugli 28. The India Alliance Un investimento di 80 milioni di sterline per aiutare la ricerca scientifica. di Ponnari Gottipati e Megha 30. Roma e Nuova Delhi a scuola di cooperazione Intervista all on. Sandro Gozi, presidente dell Associazione Italia-India. a cura di Gabriele Rosana 32. Spazio al Brasile! Dal 1994 il paese sudamericano ha investito nella ricerca spaziale e ora stanno arrivando i frutti. di Saverio Cambioni 34. L inglese come lingua globale Le ragioni e le prospettive di una lingua franca. di Valentina Pudano 35. Il mercato globale Considerazioni sui Bric di Rosario Alessandrello, Presidente del Gruppo Lombardo dei Cavalieri del Lavoro. di Rosario Alessandrello Primo Piano 40. 9/11. Un decennio che non può essere ignorato Dieci anni fa l attentato alle Torri Gemelle. di Davide Brambilla 42. La globalizzazione delle sette note Le contaminazioni fra tradizioni musicali diverse hanno creato nuovi generi. di Livio Ghilardi 44. L India in mostra: Indian Highway Un esposizione al Maxxi di Roma dedicata alla nuova arte indiana. di Francesca Parlati 46. Il soft power di Bollywood La più grande industria cinematografica del mondo? È in India! di Selene Favuzzi Dal Collegio 48. Incontri L inaugurazione dell anno accademico 2011/2012 e gli altri incontri. PANORAMA PER I GIOVANI Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro - Roma Anno XLIV - n. 3 - settembre-dicembre 2011 Direttore responsabile Mario Sarcinelli Direttore editoriale Stefano Semplici Segretario di redazione Piero Polidoro Redazione: Carmelo Di Natale, Selene Favuzzi, Elisa Giacalone, Nicola Lattanzi, Claudia Macaluso, Francesca Parlati, Gabriele Rosana, Donato Andrea Sambugaro, Sara Simone, Andrea Traficante. Direzione: presso il Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo Roma, tel fax Internet: Agli autori spetta la responsabilità degli articoli, alla direzione l orientamento scientifico e culturale della Rivista. Né gli uni, né l altra impegnano la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Potete leggere tutti gli articoli della rivista sul sito: Autorizzazione: Tribunale di Roma n. 361/2008 del 13/10/2008. Scriveteci Per commenti o per contattare gli autori degli articoli, potete inviare una all indirizzo:

4 INTEGRAZIONE INDUSTRIA SCIENZA INTERVISTE Bucciarelli, Gentili, Morcellini, Masini ep Pescia a CONFRONTI ONTI L istruzione superiore nei i paesi i europei e eincina DATI, DUBBI E DIBATTITI SUL SUL 3+2 IMMIGRAZIONE IGRA pano ra ma per i giovani Interviste a Marcella Lucidi e Alfredo Mantovano t La storia a dell Iri i raccontata contata da Antonio ozurzolo Dai misteri i t i d della matematica t tica...alla..all apent pentola t l a pressione i La città di tutti Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro panorama per i giovani Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo 74 - Roma - Quadrimestrale - Tariffa R.O.C.: Poste italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N 46) art. 1 comma 1, DCB Modena - anno XLII - n. 3 - settembre-dicembre 2009 AMBIENTE ECONOMIA Il mercato elettrico in Italia ECOLOGIA Cosa fare per consumare meno MARCONI L inventore imprenditore Energia da risparmiare panorama per i giovani La riforma riforma i universitaria i Sul sito del Collegio Universitario Lamaro Pozzani puoi leggere e scaricare tutti i numeri e gli articoli di Panorama per i giovani

5 Editoriale Le litanie della globalizzazione si sono ormai imposte come il mantra della politica, dell economia e della cultura del nostro tempo. Non tutti gli studiosi condividono in realtà questa semplificazione. David Held e Anthony McGrew, nel loro volume su Globalismo e antiglobalismo, riassumono in tre punti la posizione degli scettici che si sono allineati a una battuta del premio Nobel per l economia Joseph Stiglitz, secondo il quale la globalizzazione oggi è stata troppo gonfiata. L esagerazione riguarderebbe prima di tutto il valore descrittivo di questa idea-guida: concetti come quelli di internazionalizzazione o regionalizzazione sarebbero per molti più adeguati a cogliere le tendenze dominanti sui mercati e la stessa insistenza sulla novità epocale del fenomeno sarebbe ridimensionata dalla rivisitazione di quanto già accaduto in altri periodi storici. Anche sotto il profilo esplicativo la cosiddetta svolta globalistica potrebbe essere alla resa dei conti una forzatura: è la logica espansionistica delle società capitaliste la vera causa delle trasformazioni in atto e rispetto a essa le parole e le figure della globalizzazione dovrebbero essere considerate come una sorta di ridondanza epifenomenica. In termini di progetto politico, infine, si dovrebbe parlare di un idea finora smentita alla prova dei fatti: gli Stati rimangono i protagonisti indiscussi delle relazioni e dei rapporti di forza fra i popoli, anche se la loro sovranità risulta qua e là erosa da tentativi di integrazione come quello in atto da ormai mezzo secolo in Europa. È difficile, tuttavia, negare che qualcosa di radicalmente nuovo stia accadendo. Il sociologo Ulrich Beck, pur riconoscendo l importanza dello sguardo economico sul mercato e di quello politico sulle nuove dinamiche transnazionali, preferisce parlare di una dimensione di globalità, nella quale questi fattori si sovrappongono ad altri vettori di legame fra loro sempre più variamente intrecciati: la rivoluzione delle tecnologie dell informazione; l impegno per i diritti umani, anche da parte di organizzazioni non governative che rendono progressivamente meno astratta l ipotesi di una società civile post-nazionale; i flussi di musica, immagini e modelli di vita diffusi dall industria culturale; le sfide della povertà e dello sviluppo sostenibile, che pongono rischi, a partire da quelli ambientali, che non possono essere vinte con lo sforzo solo di alcuni Stati. La Conferenza sul clima di Durban si è conclusa l 11 dicembre con l impegno a un accordo appunto globale entro il 2015, perché ciò che non vale per tutti e con il consenso di tutti rischia in questo caso di essere semplicemente inutile. Lo stesso Stiglitz ha pubblicato nel 2006 un volume su La globalizzazione che funziona e, dunque, c è. Non sono allora in discussione l estensione, la qualità e il carattere duraturo degli effetti che si L alternativa al bipolarismo della guerra fredda è una condivisione policentrica della responsabilità (del potere) della politica. stanno producendo. Forse, alla resa dei conti, non è neppure in discussione la consapevolezza che, pur fra tante contraddizioni, questa dinamica è un potenziale motore di riscatto proprio per i continenti e i popoli più sfortunati. E vale allora la pena di mettere alla prova questa tesi proprio in un momento come quello che stiamo vivendo, di fronte alle faglie di disuguaglianza ulteriormente approfondite dalla crisi finanziaria e alle tante declinazioni della logica non sempre e non necessariamente espressa dalla forza militare dell antico adagio per il quale, almeno sulla scena internazionale, might is right e non c è altro da aggiungere. Può e deve esserci altro, appunto perché la globalizzazione può e deve funzionare. Abbiamo scelto di parlare di globalizzazione parlando dei paesi Bric. Perché sono passati dieci anni da quando questo acronimo è stato introdotto per sottolineare il ruolo crescente di Brasile, Russia, India e Cina (e un anno da quando il gruppo è diventato Brics, con l aggiunta del Sudafrica). Ma anche e soprattutto perché ci sembra il modo più efficace per richiamare una duplice consapevolezza. La prima è quella che la fine degli Stati e della loro sovranità è lontana e che tuttavia la cornice istituzionale delle relazioni internazionali uscita dalla Seconda guerra mondiale è ormai irrimediabilmente logora. Non si tratta semplicemente di stabilire se Brasile e India hanno il diritto di affiancarsi a Giappone e Germania nella pretesa di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite. Si tratta di prendere atto che l alternativa al bipolarismo della guerra fredda va cercata nella direzione di una condivisione policentrica della responsabilità (del potere) della politica, liberandosi una volta per tutte dalla pigrizia interessata che ha fatto di una contingenza storica, per quanto importante, una sorta di armatura eterna della storia. Usare la lente d ingrandimento dei Bric per cercare di capire come stanno cambiando a livello mondiale i linguaggi e le pratiche della politica, dell economia, della cultura, del rispetto dei diritti universali dell uomo è però anche un modo per capire come alla pluralità dei protagonisti corrisponda necessariamente una pluralità di strategie e di priorità. Siamo di fronte a sfide che si declinano nella concretezza di diverse condizioni, tradizioni, modelli di sviluppo. Per questo abbiamo puntato a evidenziare, fra le molte possibili, alcune questioni specifiche cruciali per ciascun paese. Non siamo e non diventeremo uguali. Possiamo però imparare a convivere meglio e in modo più giusto. Può darsi che gli italiani abbiano bisogno più di altri di essere richiamati al dovere del rigore. La globalizzazione ci impegna a sottolineare non a dimenticare che crescita ed equità, cioè sviluppo, sono un diritto per tutti. Stefano Semplici panorama per i giovani 3

6 Mutazione globale Not only is globalisation a standardisation of cultures and ways of living... but it involves a deep change in perspectives and expectations for all humankind. Borders and barriers crumble in this liquid modernity the result is a new society. An uncontrolled broadening of the gap between upper and lower social classes is one of the main risks of globalisation, along with the loss of a previously shared and common set of values or means of legitimacy. A look into the topic, through lenses of philosophical and sociological analysis, is warranted. di Selene Favuzzi Tentare di definire in termini precisi e indiscutibili la globalizzazione sarebbe La globalizzazione ha rovesciato le categorie della modernità: l ordine politico, la razionalità, il senso di uno spazio. come cercare di rappresentare il globo terrestre sulla superficie piana di una carta geografica. È allora col linguaggio della sociologia e con gli strumen- ti malleabili e versatili della filosofia che ci si può avvicinare all argomento, senza pretese di verità assoluta e con l umiltà del dubbio. Delimitare le dimensioni d un oggetto di studio che nasce senza barriere d alcuna sorta (tanto da essere incapace di percepire o addirittura concepire un limite) è una sfida affascinante per il pensiero umano. Il fenomeno è di grande complessità e investe quasi tutte le sfere dell agire umano: dalla cultura, al diritto, alla politica; dall economia all antropologia. Gli orizzonti sono cangianti come i colori d un caleidoscopio e sfuggenti come acqua fra le dita di chi cerchi di afferrare il volatile termine modernità. Non a caso Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo polacco che vi ha a lungo riflettuto, per parlare del nostro tempo ha scritto di modernità liquida. La miriade di gocce che compone l umanità è in perenne ricerca d una forma, un contenitore cui adattarsi, affidare la vita e ricevere in cambio una parvenza di stabilità; in cui riconoscersi come gruppo. L attanagliante sensazione di vuoto dell uomo moderno è suscitata dal suo essersi trasformato in Homo consumens: il passaggio da produttore a instancabile consumatore, uno che compra per sentirsi parte della modernità. Una galassia di pensiero dal grande spessore filosofico si è riversata sulla globalizzazione, approfondendo oltre ogni limite una tematica che per mol- Foto: istockphoto/exi5 4 n. 3, settembre-dicembre 2011

7 ti rimane superficialmente confinata a stereotipi e banalità. L immaginario collettivo, infatti, spesso la associa solo alla diffusione del modo di vita occidentale o alle logiche di profitto e ai marchi delle multinazionali. Essa incarna invece un processo, tuttora in atto, di mutazione antropologica, sociale e culturale. È un cambiamento di aspettative, valori, orizzonti cognitivi; di coscienza e percezione della realtà. Un nuovo Lebenswelt (mondo della vita). Bauman, Habermas, Beck, Harvey, Augé, Ritzer, Robertson, Giddens sono solo alcuni dei nomi che hanno provato a guardare nella sfera nebulosa e incerta dei nostri giorni. Bisogna abbandonare ogni linearità di pensiero per accostarsi al multiverso instabile in cui siamo immersi. La globalizzazione pare, infatti, aver rovesciato l insieme delle categorie classiche prodotte dalla modernità: l ordine politico, una razionalità dominante, il preciso senso dello spazio incarnato in un territorio. Il sociologo tedesco Ulrich Beck, nel suo libro Che cos è la globalizzazione? Rischi e prospettive della società planetaria (Carocci, Roma 1999, pagg. 130), ha scritto che essa è una evidente perdita di confini dell agire quotidiano nelle diverse dimensioni dell economia, dell informazione, dell ecologia, della tecnica, dei conflitti transculturali e della società civile, cioè, in fondo qualcosa di familiare e nello stesso tempo inconcepibile, difficile da afferrare, ma che trasforma radicalmente la vita quotidiana, con una forza ben percepibile, costringendo tutti ad adeguarsi, a trovare risposte. L individuo nella società globale si sente sperso, frammentato, sostituibile, marginale: problemi globali, irrisolvibili coi tradizionali strumenti locali, urgono soluzioni che non possono essere rinviate. Le operazioni finanziarie, ad esempio, sono inserite in un quadro normativo in cui, essendo assente un diritto globale, vigono solamente sistemi giuridici nazionali. Le categorie tradizionali di spazio e tempo risultano sconvolte, nell epoca dei voli transcontinentali e delle . Il sistema economico ha ucciso le distanze. I capitali sono smaterializzati e svincolati da un luogo fisico; il controllo sui loro movimenti sempre più rapidi e convulsi sfugge agli strumenti di razionalizzazione dei singoli Stati. Tutto accade simultaneamente e la rete cattura le notizie ancor prima dei servizi d informazione. Notte e giorno sono attraversati da un flusso continuo e senza fine di informazioni, preziosa merce dei nostri giorni. Lo spazio disponibile è ormai quasi del tutto saturato e l altrove, da sempre propellente Nei nonluoghi lo spazio è orientato al consumo o al passaggio rapido di individualità che vengono azzerate. per le fantasie, i desideri e i fondativi miti di scoperta dell uomo, è scomparso, indicizzato nei numeri d un algoritmo su Google Maps. panorama per i giovani 5

8 Glocal (agg. e s.m. e f. inv.) Che opera per la tutela e la valorizzazione di identità, tradizioni e realtà locali, pur all interno dell orizzonte della globalizzazione (Dizionario Hoepli). Il motto di chi agisce seguendo i dettami del glocale è think globally, act locally (pensa in modo globale, agisci in modo locale), per integrare le culture con una politica di nonviolenza. Il glocal è una patina unificante, distesa e modellata volta per volta sulle irregolarità d un sottosuolo diversificato; una strategia uno schermo che interfaccia due realtà altrimenti inavvicinabili. In una società liquida le scosse si trasmettono rapide come un onda di tsunami. La leva della paura è infatti una delle più potenti per muovere le masse, essendosi smaterializzato il senso di sicurezza personale. Beck parla del rischio come comunanza di destino e Bauman sostiene che la paura sia ormai divenuta paura secondaria : una condizione di smarrimento permanente, angoscia freudiana senza oggetto, uno stato di allerta ontologico; una crisi di fiducia che arriva paradossalmente nel momento in cui il livello di benessere materiale è al massimo storico nel mondo occidentale, e non solo. L odierna caduta degli ordini sociali, dei valori condivisi e degli orizzonti fisici ricorda quella della mutazione antropologica dovuta al crollo di certezze del La linea di demarcazione fra pubblico e privato si assottiglia sempre più lungo le pagine aperte dei social network e l identificazione di sé si complica con l aggiunta del proprio alter ego virtuale di un mondo avatar. L etnologo francese Marc Augé ha definito i nonluoghi, in contrapposizione ai luoghi antropologici, come spazi che non sono identitari, relazionali o storici; ma necessari alla circolazione accelerata di beni o persone in un mondo che gira sempre più veloce. Ne sono esempi aeroporti, autostrade, stazioni, ma anche centri commerciali o campi profughi. Nei nonluoghi lo spazio è orientato al consumo o comunque al passaggio rapido e vuoto d individualità che vengono azzerate, transitando in continuo senza mai entrare in relazione. A questa perdita di potere relazionale (fondativo dell agire umano), si contrappone una forte richiesta, talvolta violenta, di appartenenza a una comunità etnica, religiosa o culturale che sia. Non a caso il lessico dei social network, ponendosi come inaspettato rifugio nella deriva dell identità, abbonda di termini quali comunità, contatti, pubblica, condividi, amici. La globalizzazione in libreria Anche se il lemma globalizzazione risulta in uso già dal lontano 1944, il primo a utilizzarlo con coerenza è stato l illustre economista statunitense e accademico del marketing Theodore Levitt coordinatore dell Harvard Business Review nell articolo The globalization of markets nel numero di maggio/giugno 1983 della rivista. Sin d allora il termine ha goduto d una fama sempre più vasta, diffondendosi nella società di massa sino a divenire parola d uso comune. L Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) definisce la globalizzazione un processo attraverso il quale mercati e produzione nei diversi paesi diventano sempre più interdipendenti, in virtù dello scambio di beni e L odierna caduta degli ordini sociali, dei valori condivisi e degli orizzonti fisici ricorda la mutazione antropologica del servizi e del movimento di capitale e tecnologia. Per avere una rapida idea complessiva del fenomeno sarebbe utile leggere Globalizzazione. Una mappa dei problemi di Danilo Zolo (Laterza, 2004), testo che tratta le varie interpretazioni del fenomeno, accompagnandole con una valutazione critica e partendo dall assunto fondamentale che nessuna teoria della globalizzazione ha acquisito un autorevolezza indiscussa. Altri testi fondamentali per approfondire la tematica sono Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone di Zygmunt Bauman (Laterza, 1999), che ruota attorno allo spaesamento prodotto dal crollo di certezze e valori condivisi nell uomo moderno; Globalizzazione e libertà, nove brevi Le disuguaglianze fra i redditi e le condizioni di vita non sono diminuite, mentre si è venuta sempre più chiaramente delineando una stratificazione sociale planetaria, che vede contrapposta una classe alta globalizzata, che può cogliere a piene mani le enormi potenzialità date dall abbattimento dei confini geografici, a una classe sociale bassa estremamente localizzata, che si ritrova esclusa spettatrice del cambiamento, in balia di scelte altrui (reietti, avrebbe scritto Verga, lasciati sulla riva dalla fiumana del progresso). È possibile trovare un punto di equilibrio fra due masse che scorrono a velocità differenti e con diverse densità? Le possibilità, che gli orizzonti forse senza barriere della globalizzazione pongono all umanità, non sono però da sottovalutare: nuovi spazi di convivenza e confronto politico e una maggiore libertà d informazione per una società civile solidale, cosmopolita e dall alto potere emancipativo, che trasformi la comunanza di destino in saldi valori condivisi, fondativi d una società nuova. interventi sul tema del premio Nobel per l economia Amartya Sen (Mondadori, 2002); Globalizzazione: un mondo migliore di Jesus Villagrasa (Logos, 2003), che affronta gli aspetti e le conseguenze della globalizzazione nel mondo dell economia; L occidentalizzazione del mondo. Saggio sul significato, la portata e i limiti dell uniformazione planetaria (Bollati Boringhieri, 2002), in cui Serge Latouche analizza responsabilità e prospettive dell Occidente in un mondo sempre più privo di frontiere; Globalizzazione contro democrazia di Antonio Baldassarre (Laterza, 2002), che si chiede se sia possibile un demos globale; I rischi della libertà (il Mulino, 2000), una sorta di appendice di Ulrich Beck al suo libro La società del rischio. 6 n. 3, settembre-dicembre 2011

9 Il Brasile, grande attore sulla piazza globale The XXVIII edition of the World Youth Day, the FIFA World Cup and the Olympic Games: these are the events assuring Brazil the world-stage limelight over the next five years. Spotlights will show how the Country is fast developing as regards the economy and democracy, trying to reconcile progress with lasting social disease. di Serena Berenato e Martina Ratto La piaga della povertà, dell analfabetismo e della criminalità organizzata affligge soprattutto i giovani. Nello scenario di un emergente città globale, è il Brasile a essersi imposto come il mattatore di un agorà che, da virtuale, diventerà più che mai reale nel prossimo quinquennio. La Giornata mondiale della gioventù, i Campionati mondiali di calcio e le Olimpiadi sono gli eventi che si susseguiranno sul suolo brasiliano a un ritmo incalzante (2013, 2014, 2016) e promettono di dare spettacolo. Non solo per la loro intrinseca portata mondiale, ma perché rappresenteranno per un paese in pieno sviluppo, che ha accettato prontamente e con orgoglio la sfida dell accoglienza e della mobilitazione, la possibilità di mettersi in mostra davanti a un pubblico che guarda con interesse e curiosità a questo debutto. La Chiesa cat- La città di San Paolo è la più grande del Brasile e, con la sua area metropolitana, conta quasi 20 milioni di abitanti. tolica brasiliana, che può vantare tra i suoi fedeli il 67% della popolazione, ha colto al volo l opportunità di un incontro più spirituale e focalizzato con i giovani. I protagonisti della XXVIII Gmg sono chiamati allo spirito missionario e solidale, a entrare in contatto con i loro coetanei più sfortunati che, come tengono a sottolineare i prelati sud-americani, avranno l opportunità di vedere il mondo a casa loro. Non bisogna dimenticare, infatti, che il Brasile presenta un variegato contesto sociale, caratterizzato da una fortemente diseguale distribuzione della ricchezza, che ben si esplicita nella coesistenza di una vigorosa crescita economica e del degrado ancora rappresentato dalle favelas. A fronte di un Pil ormai all altezza di quello delle grandi potenze economiche, il Brasile sopporta ancora il peso di oltre 700 favelas nella sola Rio de Janeiro. Sono le abitazioni nelle quali vive un quinto della popolazione di Rio, con meno di 100 dollari al mese e poche prospettive per il futuro. La piaga della povertà, dell analfabetismo e della criminalità organizzata, che trova nel degrado e nell ignoranza gli alleati migliori, affligge soprattutto i giovani. Essi sono posti al centro di una campagna di evangelizzazione della chiesa brasiliana, che promette loro attenzioni e opportunità di scambi culturali, così come strategie di recupero che passano anche per interventi sociali ad ampio raggio in quelle che vengono adesso chiamate comunità. Foto: istockphoto/josemoraes panorama per i giovani 7

10 La risorsa agricoltura Per le migliaia di giovani e di accompagnatori che si sono già mobilitati in preparazione del grande evento, la specificità della Giornata mondiale della gioventù 2013 risiederà anche nella possibilità di entrare in contatto con una popolazione la cui composizione richiama da vicino il melting pot americano, caratterizzato, come i brasiliani orgogliosamente sottolineano, da un elevato grado di integrazione e rispetto tra le diverse etnie. L entusiasmo e l attesa per l evento non sono solo dei giovani che hanno già accolto la Croce e l icona di Maria, simboli della Gmg, a San Paolo, prima tappa di un lungo pellegrinaggio che coinvolgerà oltre 200 diocesi sudamericane. Le autorità governative hanno assicurato sostegno e partecipazione, anche se il loro coinvolgimento sarà certo maggiore nell organizzazione delle manifestazioni sportive. Notevole impegno era già stato profuso dal presidente Lula, il quale non si è risparmiato nel convincere il Secondo le stime, oltre venti miliardi di euro verranno investiti per le strutture dei Mondiali di calcio e delle Olimpiadi. comitato del Cio a scegliere Rio tra una rosa di candidature importanti (Chicago, Madrid e Tokyo). Con i suoi sapienti discorsi ha presentato al mondo una nazione impaziente di mostrare le sue potenzialità, puntando anche sulla suggestione di un coinvolgimento del Sud America unico nella storia delle Olimpiadi. All immagine di un Brasile che racchiude i cinque cerchi olimpici nella sua popolazione ed è, quindi, naturalmente predisposto all accoglienza di eventi mondiali, si è affiancata la certezza offerta da un paese che è tra le prime 10 economie mondiali e che sfrutterà gli eventi sportivi come opportunità per migliorarsi. Rinnovato interesse per l assegnazione del Campionato mondiale si è avuto in seguito all elezione di Dilma Rousseff alla presidenza, producendo non poche tensioni tra la Fifa e il paese ospitante per le competenze di gestione dell evento. In occasione del sorteggio preliminare dei modiali, a Rio de Janeiro nel giugno scorso, Dilma Roussef nel suo discorso in qualità di anfitrione aveva chiarito che il governo brasiliano non intende essere un semplice esecutore delle richieste e delle esigenze della Fifa e del Comitato organizzatore locale. Data la reticenza del governo di Brasilia di derogare leggi quali il divieto di consumare alcolici sugli spalti e la riduzione del 50% del prezzo dei biglietti per studenti e anziani in occasione dei Mondiali, i rapporti con la Fifa sono tesi. L organizzazione non intende rinunciare a un ingente fetta di fatturato e ha pertanto cassato anche l originale proposta del Brasile di offrire biglietti scontati a chi avesse Sopra e nella pagina seguente: le spiagge e le favelas di Rio de Janeiro illustrano bene le contraddizioni del Brasile di oggi. riconsegnato un arma da fuoco. È comunque significativo il profondo sforzo che il governo brasiliano sta compiendo per modellare l evento alla dimensione sociale del paese, a testimonianza dell endogeno interesse da cui è motivato. La speranza rimane comunque nell incessante lavoro diplomatico che tiene impegnati governo di Brasilia e presidenza della Fifa, per appianare le divergenze venutesi a creare. Si stima che saranno oltre 20 i miliardi di euro che verranno investiti per la creazione o l ammodernamento delle strutture in vista della XX edizione del Mondiale di calcio, mentre Rio de Janeiro, che ospiterà i giochi olimpici, avrà a disposizione 13 miliardi. Dilma Rousseff, la presidente che raccoglie l eredità di Lula, può comunque contare su investimenti ancora più consistenti a opera di aziende pubbliche e private, fra le quali ve ne sono anche di italiane. I fondi non saranno destinati esclusivamente alla costruzione di stadi, sebbene questi rappresentino il grande fermento che anima il Brasile, ma anche all ampliamento e alla modernizzazione dei porti, degli aeroporti e delle attrezzature urbane, con l inclusione di importanti opere nei settori dei trasporti, del turismo, delle comunicazioni e dell energia. Una vera, qualificata convergenza di azioni settoriali, intesa a incrementare il vertigi- Foto: istockphoto (celsopupo; luoman) 8 n. 3, settembre-dicembre 2011

11 La risorsa agricoltura noso sviluppo che interessa il Brasile sin dal 1994, anno in cui, con il Piano Real, fu avviato un processo di stabilizzazione dell economia. All arrivo dei fondi si affiancherà, per la grande attenzione mediatica puntata sugli eventi, un puntuale controllo sul loro impiego, così da garantire alla giovane democrazia brasiliana la possibilità reale di investire nella costruzione delle infrastrutture di cui al momento essa è carente: il governo ha in mente di realizzare entro il 2014 un collegamento ferroviario ad alta velocità tra San Paolo e Rio de Janeiro. Il prezzo di questi ammodernamenti non è, tuttavia, esclusivamente economico: centinaia di famiglie delle zone più povere hanno subito sgomberi forzati per lasciare spazio a infrastrutture destinate a ospitare le Olimpiadi del Nonostante le autorità di Rio de Janeiro sostengano che tutte le famiglie hanno ricevuto un risarcimento appropriato per la perdita delle loro abitazioni, le organizzazioni locali e internazionali e lo stesso Ufficio del difensore pubblico di Rio sono di opposto parere. Il successo delle manifestazioni sportive rischia così di compromettere il futuro già precario della parte meno tutelata della popolazione, mettendo in dubbio il beneficio che può derivare dalla loro realizzazione. Lo sport è sempre stato un espressione precipua dello spirito brasiliano: basti pensare alla lunga e gloriosa tradizione calcistica, che ha avuto l apporto di grandi talenti e può vantare fantastici successi. In questo caso, però, il valore degli eventi sportivi supera l aspetto ludico: il Brasile si esibirà sulla piazza globale, e dovrà farlo mettendo in luce i propri aspetti migliori e colmando le lacune di un paese ancora in corsa verso la modernità. La popolazione brasiliana, nel suo complesso, guarda con aspettativa, curiosità e favore al susseguirsi di Gmg, Mondiali di calcio e Olimpiadi, eventi che, insieme ai concerti, sembrano ormai rimasti gli unici capaci di muovere e coinvolgere senza riserve folle di giovani. L entusiasmo per lo sport e per la fede (il tifo per la nazionale brasiliana e le allegre messe ricche di suoni e danze sono denominatori comuni di un modo d essere e d intendere la vita) si rivelano sollecitazioni irresistibili per lo spirito del pubblico brasiliano, che, certamente, offrirà uno spettacolo in cui si esprimerà ancora una volta la gioia di vivere... Nonostante le favelas e i ninhos de rua. panorama per i giovani 9

12 La veste economica della globalizzazione The structure of the world economic system has been radically changed by the second wave of globalisation: it has knocked down barriers to world trade and investment flows, while outsourcing and offshoring have increasingly opened the way to the rise of emerging countries. In order to analyse the progressive integration of national economies across the world two indicators among others turn out to be particularly suitable: global exports as percentage of world s Gdp and Fdi flows. di Giovanni Liberatoscioli e Ruggero Pileri La delocalizzazione consiste nel trasferimento di segmenti di produzione di beni o di servizi all estero. La globalizzazione è un fenomeno complesso e il sistema di relazioni internazionali che si è consolidato negli ultimi decenni interessa una moltitudine di aspetti della società. Ci soffermeremo su quello delle relazioni economiche e in particolare su quelle commerciali stabilite dalle imprese a livello globale, sulla flessibilità del sistema di produzione interno alle aziende e sull insieme di flussi finanziari che la globalizzazione ha sviluppato. Secondo l analisi svolta da R. Baldwin e P. Martin nell opera Two waves of globalisation si possono identificare due diverse fasi di questo processo: la prima, tra il 1870 e il 1914, fu inaugurata dalla politica di libero commercio adottata dall Inghilterra e alimentata dalle innovazioni tecnologiche nel settore dei trasporti; la seconda affonda le sue radici nella costituzione del nuovo ordinamento politico globale a seguito della conclusione della Seconda guerra mondiale. Il premio Nobel per l economia Paul Krugman condivide questa classificazione, riferendo che tra il 1850 e il 1913 le esportazioni mondiali di merci crebbero dal 5 al 12% del Pil mondiale, per poi contrarsi nel periodo dei conflitti (7% nel 1950) e infine ricominciare a crescere, attestandosi al 17% nei primi anni Novanta del secolo scorso. In entrambe le ondate di globalizzazione, come le definiscono Baldwin e Martin, il progresso tecnologico è considerato un elemento chiave nell andamento dei flussi commerciali; tuttavia, secondo lo stesso Krugman, l importanza del ruolo della tecnologia non si legge tanto nel volume del commercio quanto nell emergere di nuovi modelli del commercio stesso, come la dispersione geografica delle fasi di un processo produttivo e la possibilità di realizzare un coordinamento tra di esse. L affermazione dell economista statunitense si riferisce in particolar modo ai Foto: istockphoto (skegbydave; EdStock) 10 n. 3, settembre-dicembre 2011

13 processi di outsourcing e delocalizzazione che le aziende più dinamiche a livello globale hanno messo in atto negli ultimi decenni. Il primo processo consiste nella stabile assegnazione a fornitori esterni della gestione di una o più funzioni o attività in precedenza svolte all interno; questa esternalizzazione è stata largamente favorita dalla rivoluzione dei sistemi di comunicazione e dalla crescente integrazione tra imprese operanti anche a grande distanza tra loro. Le scelte di outsourcing possono essere motivate dallo sfruttamento di differenziali di costo, dall esigenza di far fronte a una capacità produttiva dell azienda insufficiente oppure da una scelta di trasferire all esterno fasi di produzione caratterizzate da bassa complessità. L altro aspetto rilevante del cambiamento avvenuto nel mondo dell impresa, che ha cambiato il sistema di relazioni internazionali, è la delocalizzazione. Questo fenomeno è in parte collegato all outsourcing, poiché consiste nel trasferimento di segmenti della produzione (di beni o di servizi) all estero, in modo da sfruttare le condizioni più favorevoli presenti in altri paesi. Un esempio tipico riguarda le imprese industriali che cercano manodopera a basso costo nelle realtà dell Europa dell Est oppure dell Estremo Oriente. Le due strategie non devono tuttavia essere confuse. Ai fini della delocalizzazione di processi produttivi, un impresa non necessariamente deve ricorrere all outsourcing: essa, specialmente quando è caratterizzata da dimensioni mediograndi, può decidere anche di aprire una propria filiale nello Stato che le offre condizioni migliori. Il processo di delocalizzazione rientra tra le possibili modalità attraverso le quali un impresa sceglie di internazionalizzarsi e nella pratica può avere la forma di joint venture, accordi di subfornitura, investimenti diretti all estero (sui quali torneremo fra poco). La conseguenza ormai chiaramente visibile di questi fenomeni è la creazione di reti produttive internazionali. A queste ultime prendono parte anche quei paesi che in passato erano rimasti al margine della globalizzazione e che oggi sono detti emergenti : è il caso, ad esempio, di Messico, Turchia, Corea del Sud, Sudafrica, Brasile, Russia, India, Cina; gli ultimi quattro, in particolare, indicati con l acronimo Bric (Brics, dopo l inclusione del Sudafrica), hanno già dimostrato di avere dimensio- ni, ritmi di crescita demografica, risorse e disponibilità di fattori produttivi tali da poter influenzare gli equilibri economici e di potere mondiali. Due fra tutti, l India e la Cina, ricoprono un ruolo di leadership nel gruppo; la loro entrata in scena è stata annunciata da un ventennio di sviluppo impressionante culminato con la crisi del 2008, la quale ha messo in evidenza l elevata fragilità dei sistemi economici occidentali in confronto alla dinamicità dei paesi asiatici. Le trasformazioni subite dal contesto del commercio internazionale dagli anni Ottanta a oggi hanno indotto alcuni studiosi a distinguere due momenti differenti nell ultima ondata di globalizzazione, tanto da poter parlare di una terza globalizzazione. A tal proposito, è interessante l analisi svolta dal professor Razeen Sally, il quale evidenzia l evoluzione dei modelli economici di riferimento a livello globale: nel 1980 il 20% della popolazione viveva in economie di libero mercato; oggi circa il 90% della popolazione vive in sistemi economici liberi o comunque ad alta remuneratività dell iniziativa privata; nel corso di questo periodo di tempo si segnalano l istituzione del Wto (World Trade Organisation, l Organizzazione mondiale per il Commercio) nel 1994 e la progressiva liberalizzazione delle relazioni economiche e commerciali. Sopra: un manifestante durante una protesta contro il Wto a Hong Kong nel Nella pagina precedente: la globalizzazione è strettamente legata alla velocizzazione dei trasporti e delle comunicazioni su scala mondiale. Oggi il 90% della popolazione vive in sistemi economici liberi o ad alta remuneratività dell iniziativa privata. Accanto alla dinamica produttiva e commerciale, un processo altrettanto rilevante è quello della integrazione finanziaria globale. Per comprenderla è necessario esaminare l insieme dei flussi internazionali di capitale. Questi consistono essenzialmente in investimenti diretti all estero (Ide) e in investimenti di portafoglio. I primi seguono una logica di tipo industriale: un azienda decide di implementare una strategia di lungo periodo effettuando un operazione di acquisizione o di fusione con un azienda estera. Obiettivo dell Ide è stabilire una relazione duratura nel paese straniero attraverso l influenza significativa sulla gestione di un azienda localizzara nel paese stesso. Gli investimenti di portafoglio seguono una logica completamente diversa: un soggetto decide di puntare sulla futura crescita di un azienda, la cui sede è situata in un altro Stato, e a tal fine acquista titoli obbligazionari o azionari dell azienda stessa. È evidente come questo tipo d in- panorama per i giovani 11

14 Foto: istockphoto/dan_prat vestimento abbia generalmente un orizzonte temporale molto limitato rispetto al primo; allo stesso tempo non mira a esercitare una forma di controllo su un impresa, poiché è motivato esclusivamente dal ritorno economico che l investimento iniziale può generare. Dagli inizi del XX secolo i flussi internazionali di capitale e in particolare gli Ide hanno costituito un motore del processo di sviluppo di regioni economicamente arretrate, grazie alla loro capacità di finanziare progetti ritenuti validi. Ciononostante, le regioni più avanzate sono da sempre le principali fonti e allo stesso tempo i principali destinatari a livello globale di tali flussi. È interessante notare come i paesi in via di sviluppo, nel passato quasi esclusivamente aree di sbocco, hanno aumentato in modo rilevante i loro flussi in uscita negli ultimi venticinque anni. Focalizzando l attenzione sugli investimenti diretti all estero, l evoluzione seguita dal volume dei medesimi segue da una parte il ciclo economico globale e dall altra il susseguirsi di politiche di liberalizzazione riguardanti i flussi di capitali e i margini di libertà delle multinazionali (queste ultime hanno svolto un ruolo chiave nel processo di globalizzazione poiché, pur non andando esenti da fiumi di critiche sull eticità del loro operato, hanno oggettivamente contribuito al processo di diffusione delle tecnologie essenziali nei paesi meno avanzati). Relativamente alla classificazione di Baldwin e Martin, citata in precedenza, si può in generale affermare che il periodo dal 1870 al 1914 è stato dominato da flussi di Ide dai paesi più I flussi internazionali di capitale hanno costituito un motore per lo sviluppo di regioni economicamente arretrate. Sopra: una nave trasporta container carichi di merci. sviluppati verso i paesi in via di sviluppo; nel periodo successivo al 1950 la maggior parte degli Ide ha avuto origine nei paesi industrializzati ma è stata diretta principalmente verso gli stessi paesi; infine, negli ultimi decenni, è tornata rilevante la quota di Ide in direzione dei paesi in via di sviluppo, fino ad arrivare ad una situazione nella quale sono proprio le nuove potenze economiche a diventare protagoniste assolute sui mercati. I Bric svolgono ormai un ruolo fondamentale nello scenario finanziario internazionale. Se da un lato un ingente ammontare di capitali è stato diretto negli ultimi decenni verso le economie emergenti che offrivano interessanti opportunità (in particolare Cina, India, Brasile, oltre a Hong Kong, Messico, Singapore), allo stesso tempo alcune di queste realtà, a partire appunto dalla Cina, ma anche dal Brasile e dall India, hanno intrapreso un imponente strategia d investimenti, rivolta sia verso regioni in via di sviluppo sia verso paesi industrialmente avanzati. Spostando l attenzione sugli investimenti di portafoglio, l evoluzione che tali flussi hanno avuto nel tempo segue in gran parte l andamento degli Ide. Tuttavia, a differenza di questi ultimi, gli investimenti di portafoglio presentano una volatilità molto superiore. Ci sono state due notevoli ondate di flussi di capitali in entrata nei paesi in via di sviluppo. La prima, dal 1976 al 1981, è consistita essenzialmente in prestiti bancari. La seconda (negli anni Novanta) è stata composta principalmente da investimenti privati di portafoglio ed è terminata con lo scoppio delle crisi finanziarie in Asia e in Russia. L ultima fase di euforia finanziaria è stata quella dal 2003 al 2007, nella quale gli investimenti internazionali hanno raggiunto livelli incredibili; basti pensare che, secondo un analisi svolta nel giugno del 2007 dall Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nel decennio il rapporto tra Nel decennio il rapporto tra movimenti internazionali di capitali e Pil mondiale è triplicato. movimenti internazionali di capitali e Pil mondiale è triplicato. Gli eventi di natura economica avvenuti negli ultimi quindici anni hanno portato la comunità internazionale a riflettere sulla necessità di un più alto livello di responsabilità condivisa. L attuale fase di globalizzazione finanziaria è infatti caratterizzata da movimenti di capitale a sempre più breve termine, i quali hanno causato, in determinati momenti, un elevata instabilità nel sistema globale. Si invoca un maggiore coordinamento, a livello internazionale, riguardo alle normative che consentono di investire in paesi finanziariamente vantaggiosi e che permettono, più in generale, di trasferire ingenti flussi di risorse finanziarie da uno Stato all altro, ma è vox clamans in deserto. 12 n. 3, settembre-dicembre 2011

15 Red finance Contemporary China is very different from that of twenty years ago. Thus we are required to quit the idea of China as a peripheral reality at the margin of the Western World and to accept a new point of view, that of an emergent country playing an important role in the global economy. How did such a process take place? How does this situation affect the relationship between China and the other main economic actors such as the US and the EU? di Fabrizio Core e Aleksandra Arsova Shanghai è storicamente la città simbolo della Cina nell immaginario degli occidentali. Nella prima metà del XX secolo Il gigante asiatico è diventato a tutti gli effetti un investitore internazionale e il suo ruolo è cresciuto con la crisi economica. americani e inglesi, approfittando della sua condizione di extraterritorialità, ne fecero il maggior centro finanziario dell Oriente, nonché una raffinata città di bordelli e fumerie. In seguito la città divenne uno degli emblemi di quella che gli storici chiamano l Estetica del Traliccio, un ingarbugliato ammasso di fabbriche e centrali elettriche. Ai giorni nostri la città si presenta come il centro del capitalismo cinese, con il suo futuristico skyline griffato dai più importanti archistar di fama mondiale. Nessuna città meglio di Shanghai può rappresentare dunque il passato, il presente e il futuro della Cina, un paese ormai saldamente entrato nell empireo delle superpotenze economiche. Il gigante asiatico ha posto le basi della sua crescita su sistematici e cospicui avanzi della bilancia commerciale (esportando più di quanto non importi). Questi surplus sono sempre stati conseguiti prestandosi a ricoprire il ruolo di manifattura a buon mercato delle grandi industrie occidentali il più grande opificio a cielo aperto del mondo eseguendo la copia dei loro prodotti o ricorrendo direttamente alla loro contraffazione. Ci sono però alcuni segnali che impongono una certa attenzione. Gli ultimi dati macroeconomici dicono che la Cina ha un avanzo commerciale di circa 11 miliardi di dollari, a fronte di un deficit statunitense di oltre 48 miliardi di dollari. Tutto questo, per le leggi dell economia monetaria, dovrebbe determinare l apprezzamento della moneta cinese, lo yuan, che però è fortemente Foto: istockphot/cuiphoto panorama per i giovani 13

16 controllato dalle autorità cinesi. Perciò si inducono a sottoscrivere titoli del Tesoro americano e tollerano che l inflazione galoppi a tassi del 10% (in Europa riteniamo eccessivo il 3%), con punte del 30% per beni come la frutta. Questo surriscaldamento dell economia e la conseguente caduta del potere d acquisto della moneta stanno trascinando alle stelle i livelli salariali, che appaiono destinati a salire di oltre il 20% su base annua sia in campagna sia nelle città. Ciò ha indotto molte imprese occidentali a rivedere i loro piani di delocalizzazione sul territorio del colosso asiatico, cancellando ambiziosi investimenti e dirottandoli su paesi come il Vietnam e la Thailandia. La crisi del capitalismo americano ed europeo ha accentuato questo fenomeno, portando molti analisti a parlare di fine della delocalizzazione in Cina. L emergere di insidiosi vicini, come la Corea del Sud, recentemente diventata regina della cantieristica mondiale, ha così portato Pechino a rivedere il suo progetto di crescita. Il nuovo piano quinquennale varato in marzo ha alla base un imperativo del tutto nuovo: diffondere il consumismo tra la più grande popolazione del mondo. Insomma: d ora in poi i cinesi dovranno andare incontro al Sol dell Avvenire non più con falce e martello, ma con uno strapieno carrello della spesa. La strategia del Partito consiste nel soppiantare la domanda occidentale, ad oggi duramente provata dalla crisi, con quella interna, con il duplice intento di stabilizzare l economia e di sedare le pulsioni libertarie con robuste iniezioni di benessere da consumo. I consolidati avanzi delle esportazioni sulle importazioni hanno però fatto sì che la Cina sia diventata nel tempo la principale detentrice di liquidità, denominata in dollari, del mondo. Migliaia di miliardi di valuta americana si sono L incontro fra Europa e Cina, più che collaborazione strategica, è un dialogo vivace e talvolta scontroso. riversati nelle casse di Pechino, che li ha reinvestiti in attività come i bond del governo americano, finanziando le spese che gli americani non si potevano permettere. Ad oggi la Cina detiene miliardi di dollari in titoli di Stato americani, oltre l 8% dell intero debito federale degli Usa. In parole povere: la Cina potrebbe far fallire la più grande potenza mondiale semplicemente non rinnovando a scadenza i titoli che ha in portafoglio. Questa alleanza tra the Big Spender and the Big Saver, per dirla alla Niall Ferguson, ha comunque permesso che la massiccia produzione di beni di consumo trovasse uno sfogo assicurato sugli scaffali di tutti i Walmart degli Stati Uniti. Inoltre questa grande mole di liquidità si genera per effetto di una politica del cambio, secondo molti economisti scorretta, volta a difendere l attuale livello di competitività delle merci cinesi: Pechino compra massicce quantità di dollari per sostenere il valore della moneta statunitense contro quello dello yuan. Ultimamente, inoltre, la Cina ha cominciato una strategia di diversificazione delle sue riserve valutarie acquistando euro. Tutto questo ha portato il paese asiatico a diventare a tutti gli effetti un investitore internazionale, il cui ruolo è ancora cresciuto con la crisi economica. Quest ultima sta dando a Pechino la possibilità di acquistare assets industriali e tecnologici a prezzo di saldo, permettendogli non solo di acquisire knowhow occidentale, ma anche di cominciare a limitare quella montagna di dollari che rischia di diventare una spada di Damocle se continueranno i timori sul debito sovrano americano. Resta vero, comunque, che gli investimenti diretti esteri cinesi non sono diretti per la maggior parte in Occidente. Analizzando i dati, emerge che le mete preferite dello shopping cinese sono l Africa e l Australia, destinatarie rispettivamente di 5 e 3,3 miliardi di dollari nel 2009 (per confronto l Unione Europea è stata in grado di attrarre solamente poco più di 2 miliardi di dollari; 2,3 gli Usa). La ragione di questa scelta è che Pechino preferisce dirottare i propri capitali laddove possono essere usati per mettere le mani su sostanziosi giacimenti di materie prime, non solo petrolio ma anche metalli. Insomma, mentre in Occidente negli ultimi anni si è molto parlato di no global, in Cina si è imparato il go 14 n. 3, settembre-dicembre 2011

17 Foto: istockphoto/fototrav tegoria della cosiddetta partnership strategica. Tale caratterizzazione, però, può risultare alquanto ambigua e forviante, dal momento che le diversità fra questi due mondi politico-economici sono troppe e troppo rilevanti per poter definire semplicemente in questi termini la loro interazione. In primo luogo, il clima politico, economico e culturale in cui queste due realtà si sono sviluppate è quasi agli antipodi: la Cina, secondo la logica della ragion di Stato e del bene comune, cioè della Nazione, punta allo sviluppo economico per rafforzare il proprio potere politico e militare, col principale fine di riconquistare una posizione privilegiata all interno delle dinamiche internazionali e di uscire finalmente dal cono d ombra dell egemonia occidentale; l Unione Europea, al contrario, non nasce dall esigenza di creare un nuovo potere politico, bensì dal bisogno di creare un sistema di cooperazione che eviti di ricadere in un inutile quanto pericoloso nazionalismo e, quindi, nel protezionismo economico. Venendo da contesti così differenti, è faci- A sinistra: lo stadio progettato dagli architetti Jacques Herzog e Pierre De Meuron è stato il simbolo delle Olimpiadi di Pechino del Nella pagina precedente: la città di Shangai è uno dei centri della Cina contemporanea. le comprendere che l incontro fra Europa e Cina, più che come collaborazione strategica, si configuri come un dialogo vivace e talvolta anche scontroso. Per quanto da entrambe le parti ci sia la volontà di trovare elementi di accordo global, realizzato in via preferenziale attraverso le grandi imprese statali, araldi del Partito. La Cina, peraltro, non investe in paesi in via di sviluppo solo per conquistare posizioni economiche che le permettano di esercitare un controllo politico e strategico su di essi, ma soprattutto, come si è detto, per soddisfare le sue colossali esigenze di materie prime. Pechino, in altre parole, non investe all estero per indebolire la supremazia commerciale dell Occidente, anche se un ombra si profila all orizzonte: la Cina sembra puntare a trasformare lo yuan nella moneta dominante nei commerci regionali dell area asiatica, in luogo del dollaro. La situazione sembra paragonabile a quella degli anni Trenta, quando la formazione di blocchi monetari fu un avvisaglia della futura formazione di blocchi politici concorrenti, che distrussero la precedente Pax Britannica. A questo punto, cerchiamo di capire come la rinascita della Cina ci riguardi più da vicino, ovvero quali rapporti intercorrano fra questa potenza emergente e l Unione Europea. Le relazioni fra Europa e Cina vengono abitualmente inquadrate nella cae di comune interesse, restano così antiche e nuove divergenze: citiamo in primis la situazione in Tibet e la questione del rispetto dei diritti umani, ma anche la rivalutazione dello yuan, lo sbilancio commerciale bilaterale, la sicurezza dei prodotti importati dalla Cina, le dispute commerciali di fronte al Wto (World Trade Organisation) o il problema dello status di economia di mercato ricercato da Pechino. È inevitabile anche un accenno alla crisi economica che ci ha colpiti recentemente e i cui effetti hanno avuto un influenza non indifferente negli equilibri internazionali. La Cina non ha esitato a esprimere la propria disponibilità a correre in aiuto dei paesi messi in ginocchio dalla crisi, sia pure a certe condizioni. Non è detto che questa scelta vada letta nei termini della mera volontà di affermarsi come nuova superpotenza. Probabilmente è all opera anche la consapevolezza della necessità di limitare i danni alla propria economia e di mantenere stabili certi equilibri che tengono in piedi il commercio cinese. L Europa rimane il principale destinatario dell export cinese: investendo riserve valutarie in Europa, di conseguenza, la Cina intende evitare che nel Vecchio Continente si freni ancor più la crescita e, di conseguenza, il consumo di merce importata. Acquistare il debito pubblico dell Europa meridionale significa inoltre aumentare il rendimento delle proprie riserve, diversificare gli investimenti delle medesime, mettere queste ultime al sicuro dall inflazione americana, secondo una strategia di minore esposizione al dollaro. Si può affermare, in conclusione, che un futuro di cooperazione strategica fra Cina e Occidente sia non solo auspicabile ma anche necessario per mantenere gli equilibri dei mercati e dell economia La collaborazione fra Europa e Occidente è necessaria per mantenere gli equilibri dei mercati e dell economia globale. globale. Quella che si presenta oggi è una situazione di win-win cooperation, in cui il benessere di un singolo paese è strettamente connesso con quello di tutti gli altri. panorama per i giovani 15

18 La Nuovi salute protagonisti nel mondo Foto: istockphoto/andrearoad I mutati scenari della politica internazionale Global geopolitics underwent sweeping changes over the last decades. Following the break-up of the soviet bloc and the end of the Cold War, the need for a new model of global governance found various answers. All of these, though, proved ineffective. Today, the astonishing demographic and economic growth of emerging countries gives birth to Bric. Countries like Brazil and India, besides Russia and China, may be the next world leaders, and this entails the urgent need of reforming UN Security Council membership. di Nicola Galvani ed Elena Martini 26 giugno Gli stati fondatori dell Organizzazione delle Nazioni Unite firmano a San Francisco la Carta dell Onu garante e governante dell ordine mondiale. L idea delle Nazioni Unite, che riprende la Società delle Nazioni prebellica, era nata già da qualche anno nell ambito delle conferenze al vertice delle potenze alleate; si ispira al desiderio di fondare le relazioni internazionali su basi più stabili e di mutarne le regole a seguito della catastrofe bellica della seconda guerra mondiale. Lo Statuto dell Onu reca tuttavia l impronta di due diverse concezioni: quella dell utopia democratica wilsoniana e quella invece rooseveltiana della necessità di un direttorio delle grandi potenze come unico efficace strumento di governo degli affari mondiali. La prima si rispecchia in un Assemblea generale priva di poteri vincolanti; la seconda in un Consiglio di sicurezza dominato da cinque membri permanenti e titolari di diritto di veto. Stati Uniti, Unione Sovietica, Cina, Gran Bretagna e Francia: questi sono i cinque grandi del mondo alla vigilia della guerra fredda. L idea di riconoscere particolari poteri e compiti a queste potenze nelle rispettive aree geografiche si avvicina molto al concetto di informali sfere di influenza e su questo tronco direttoriale l Onu deve svilupparsi lentamente per divenire una nuova organizzazione internazionale aperta e universalistica. 16 n. 3, settembre-dicembre 2011

19 Dopo oltre cinquant anni di contrapposizione bipolare, il rapido e inatteso collasso del blocco sovietico simboleggiato dal crollo del muro di Berlino stravolge gli equilibri internazionali nati dalla seconda guerra mondiale e lascia un vuoto politico e ideologico sul quale è necessario ricostruire un modello di governance mondiale. Su questa base si sviluppa una serie di contributi teorici i cui estremi sono rappresentati dalla fine della storia di Francis Fukuyama (La fine della storia e l ultimo uomo, Mondadori, Milano 1993) e dallo scontro di civiltà di Samuel Huntington (Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 1997). Nell ottica del Consiglio di sicurezza, la fine della guerra fredda significa la fine del blocco operativo determinato di fatto fino a quel momento dai veti incrociati dei membri permanenti. La successione della Federazione Russa all Unione Sovietica Il crollo del muro di Berlino (a sinistra uno degli ultimi tratti rimasti) è stato il simbolo della fine del blocco sovietico e di una fase che ha portato a un nuovo assetto politico mondiale. nel suo seggio viene accettata dagli Stati membri, ma resta e anzi si accentua l incertezza su un nuovo equilibrio di poteri che va comunque ricercato. Già all inizio degli anni Novanta ci si rende conto che il mantenimento dello status quo nella composizione del Consiglio rappresenterebbe la perpetuazione di una distorsione che, già presente alla nascita dell organizzazione, si fa sempre più evidente rispetto ai nuovi scenari geopolitici ed economici che iniziano a emergere. All indomani della fine della guerra fredda l unica superpotenza superstite, gli Stati Uniti, si sente chiamata ad agire e intervenire in tutto il mondo come garante di un ordine nel quale debbono essere diffusi i suoi valori. Nel frattempo, la Russia post-comunista si muove sulla via delle riforme in senso liberistico ma rimane a lungo intrappolata in infiniti rivolgimenti economici e sociali interni che impediscono l elaborazione di un efficace politica di affermazione sul piano internazionale. Dopo un decennio di unipolarismo incentrato sull iperpotenza americana e sul modello del Washington consensus, emergono in maniera prepotente potenze regionali vecchie e nuove: oltre alla stessa Russia, Cina, India e Brasile. Il boom dei Bric Brasile, Russia, India e Cina sono accomunati da un sempre maggiore rilievo dal punto di vista politico ed economico, ragion per cui i Bric acronimo utilizzato per fare riferimento ai quattro paesi si ritagliano nello scenario internazionale un ruolo costantemente crescente. I russi, che potevano già vantare un contributo importante nella determinazione del nuovo assetto mondiale all indomani del secondo conflitto mondiale, non a caso godono di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza. Dopo lo stallo dell era sovietica e della transizione a un modello di stampo capitalista, l economia russa è risorta sotto la presidenza Putin. Il mantenimento dello status quo nel Consiglio di sicurezza rappresenterebbe una distorsione rispetto ai nuovi scenari. La Cina, come la Russia membro permanente del Consiglio di sicurezza, nella seconda metà del Novecento aveva assistito al fallimento delle politiche di stampo comunista della repubblica di Mao. Puntando su politiche capitalistiche, la Cina si è oggi affermata come seconda potenza economica mondiale e presenta da anni un tasso di sviluppo elevatissimo. Anche l India, dopo aver raggiunto l indipendenza nel 1947, ha basato la propria economia su un modello fortemente statalistico. Dal 1991 il paese ha però cominciato a operare una politica di riforme finalizzata a potenziare il commercio con l estero. Grazie a queste manovre, le riserve dell India in dollari americani sono quasi centuplicate negli ultimi venti anni. Il Pil indiano occupa oggi il dodicesimo posto nella classifica mondiale e ha un tasso di crescita vicino al 10%. Il Brasile, infine, ha cominciato ad assumere un ruolo di spessore nello scenario economico internazionale dalla seconda metà del ventesimo secolo. Sfruttando finanziamenti esteri il paese ha potuto incrementare notevolmente il volume della propria produzione industriale e, di conseguenza, quello delle proprie esportazioni. La crescita economica brasiliana nell ultimo quinquennio è compresa tra i sette e gli otto punti percentuali e il Pil del paese è il settimo del mondo. Le analogie sono evidenti: tutti e quattro i paesi sono in netta ascesa e presentano ampi margini di miglioramento, dal momento che possono vantare grandi potenzialità demografiche (Cina e India superano il miliardo di abitanti), vasti territori ricchi di risorse naturali e tassi di crescita economica elevatissimi. Nuovo membro del gruppo è il Sudafrica, che nell ultimo decennio ha accresciuto notevolmente la propria produzione industriale. Tuttavia, nonostante i cittadini sudafricani godano di un benessere superiore rispetto a quello dei paesi Bric, il paese non rientra nemmeno tra le venti economie più sviluppate a livello mondiale. Il senso della sua ammissione nel novero dei paesi emergenti è dunque di natura esclusiva- panorama per i giovani 17

20 La Nuovi salute protagonisti nel mondo mente politica: con un referente africano, il gruppo diventa Brics e può divenire un vero e proprio club mondiale. Un club che rafforza i propri legami attraverso riunioni al vertice: i summit I paesi Bric vogliono svolgere politiche condivise rispetto alle istituzioni economico-finanziarie internazionali. di Yekaterinenburg del 2009, di Brasilia del 2010 e di Sanya del In queste occasioni è emersa in modo chiaro la volontà dei paesi Bric di svolgere politiche condivise rispetto alle istituzioni economico-finanziarie internazionali al fine di tutelare e promuovere a livello globale le condizioni che rendono possibile il loro sviluppo economico e industriale. Il peso dei paesi emergenti si sta facendo sentire in modo particolare negli ultimi anni, in virtù della crisi globale: i paesi Bric non solo non sono stati colpiti dalla tempesta che sta mettendo in ginocchio l Europa, ma ne hanno addirittura tratto giovamento. Essi si presentano ora come possibile ancora di salvezza per gli Stati del vecchio continente, in una situazione quasi paradossale nella quale al primo mondo verrebbe in aiuto il terzo. L eventualità di usare i surplus finanziari per comprare euro e risollevare la situazione europea è sotto esame da parte dei Bric, che tuttavia chiedono in cambio l attribuzione di un maggiore potere decisionale a livello globale. Per la verità, gli interessi rivendicati sono molto diversi a seconda dello Stato che se ne fa portavoce: la Cina esige la fine delle pressioni per la rivalutazione dello yuan; la Russia ha ottenuto l ammissione nell Omc; il Brasile pretende la revisione delle politiche economiche statunitensi verso il Sud del mondo. Questa diversità di esigenze rispecchia la profonda diversità che in realtà esiste fra i membri del Bric. Su tutti, il fatto che la Cina produca da sola più valore di tutti gli altri messi insieme, che abbia relazioni intense e frequenti con gli Stati Uniti e una popolazione superiore al miliardo di abitanti. La relazione tra questo paese e gli altri appare dunque fortemente asimmetrica e la vera ragione per la quale la Cina accetta di buon grado di far parte del gruppo è probabilmente la volontà di affermarsi a livello internazionale come stato civile e democratico. Questo può avvenire solo mettendosi sullo stesso piano di paesi relativamente più avanzati dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. Un ulteriore spaccatura esiste tra paesi asiatici e non: la popolazione di India e Cina è infatti oltre dieci volte più numerosa di quella di Brasile e Russia e i due colossi asiatici hanno maggiore peso in termini di produzione energetica. Previsioni sull evoluzione del fenomeno Bric sono dunque difficili da fare, anche in virtù del fatto che, men- Bric Storia di una sigla di successo 30 novembre Il dirigente di Goldman Sachs Jim O Neill prevede la rapida ascesa di Brasile, Russia, India e Cina e scrive: sarà necessario modificare la rappresentanza ai vertici della politica economica globale. 20 settembre I ministri degli esteri dei paesi Bric si riuniscono a New York a margine di una seduta dell Assemblea Generale ed esprimono interesse a istituzionalizzare la propria collaborazione. 16 giugno Primo summit dei leader dei paesi Bric a Yekaterinenburg, che lancia un appello per un ordine mondiale più democratico basato su processi decisionali che includano tutti gli stati. 25 settembre I Bric ottengono una favorevole ridistribuzione delle quote e dei diritti di voto nel Fmi e nella Banca Mondiale. 15 aprile Secondo summit di Brasilia: i leader dei Bric chiedono una riforma dell Onu. Dicembre La Cina invita il Sud Africa ad aderire al gruppo, che diventa Brics. 14 aprile Terzo summit dei Brics a Sanya: la Cina dichiara il proprio sostegno alle aspirazioni a un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza di India, Brasile e Sud Africa Secondo Goldman Sachs, in quest anno le economie Brics dovrebbero sorpassare quella degli Stati Uniti. tre l egemonia economica degli Stati Uniti e delle potenze europee si basava su una forma di globalizzazione di stampo liberista, quella dei paesi Bric è una globalizzazione statuale, che sottopone l apertura al commercio internazionale a residui indirizzi statalistici. Brasilia ha ospitato nel 2010 il summit dei paesi Bric (a sinistra il Palazzo del Congresso). Nella pagina seguente: il Palazzo di Vetro, sede dell Onu a New York. 18 n. 3, settembre-dicembre 2011

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