Pietre e Terre nel lavoro dell uomo. Antichi siti di estrazione nel territorio di Spoleto Le cave del Castellaccio

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1 Pietre e Terre nel lavoro dell uomo Antichi siti di estrazione nel territorio di Spoleto Le cave del Castellaccio QUADERNI DEL LABORATORIO DI SCIENZE DELLA TERRA 1/2004

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3 Pietre e Terre nel lavoro dell uomo Antichi siti di estrazione nel territorio di Spoleto Le cave del Castellaccio a cura di Bruno Mattioli testi di Alessio Cappelletti Antonella C. Manni Bruno Mattioli Tommaso Mattioli Luigi Rambotti QUADERNI DEL LABORATORIO DI SCIENZE DELLA TERRA 1/2004

4 QUADERNI DEL LABORATORIO DI SCIENZE DELLA TERRA n Comune di Spoleto Laboratorio di Scienze della Terra L.go Ermini Spoleto (Pg) Tel Fax ASSOCIAZIONE AMICI DELLE MINIERE Via dei Filosofi, Spoleto (Pg) COMUNITÀ MONTANA DEI MONTI MARTANI E DEL SERANO Via dei Filosofi, Spoleto (Pg) Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, di registrazione o altrimenti senza previa autorizzazione scritta del Laboratorio di Scienze della Terra. Finito di stampare nel dicembre 2004 per conto della GraficArte Severini di Spoleto ISBN X

5 SOMMARIO 5 Premessa Bruno Mattioli * 7 Quadro delle indagini e approccio metodologico Bruno Mattioli 11 La ricerca storico-archivistica e bibliografica Antonella C. Manni *** 21 Le fonti d archivio per una storia della attività estrattiva: Spoleto e dintorni. Luigi Rambotti ** 25 Le cave del Castellaccio : la geologia del sito Alessio Cappelletti **** 29 Le cave del Castellaccio : caratteri di una riscoperta archeologica Tommaso Mattioli **** 35 Il confronto dei materiali Alessio Cappelletti, Tommaso Mattioli 43 Conclusioni Bruno Mattioli 45 Glossario 47 Bibliografia 49 Tavole * Responsabile del L.S.T., responsabile della Ricerca. ** Direttore Archivio di Stato di Spoleto. *** Consulente L.S.T. **** Collaboratore L.S.T. 3

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7 Bruno Mattioli PREMESSA Il contributo che qui si propone è un primo risultato delle indagini sviluppate nell ambito del progetto Pietre e Terre nel lavoro dell uomo, proposto dall Associazione Amici delle Miniere in riferimento al Bando Legge 6/2000, art. 4 Iniziative per la diffusione della cultura scientifica Progetti annuali Anno 2003, che ha ottenuto dal Ministero dell Istruzione dell Università e della Ricerca (MIUR) il beneficio di un parziale finanziamento così da permettere l avvio del programma di attività. Con tale progetto si intendeva studiare il territorio alla ricerca delle testimonianze dall attività estrattiva di materiali necessari a soddisfare i bisogni dell uomo nel corso della storia, definire gli aspetti scientifici connessi con le caratteristiche fisiche del territorio, con i processi estrattivi e con le relative tecnologie sviluppate nei diversi contesti storici e proporli alla fruizione didattica e turistica, sia con tecnologie multimediali, sia con percorsi sul territorio, creando un primo nucleo di un sistema a rete di un Museo della Cultura Materiale. Si cercava così di valorizzare certi aspetti fisici ambientali, scientifici e tecnologici, storici ed etnoantropologici del nostro territorio, per certi versi trascurati, acquisendoli a Bene Culturale, secondo l accezione adottata dalla Commissione Franceschini nel 1966 che intendeva Tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà, con l obiettivo di avviarne un processo di tutela e di fruizione sostenibile. Soggetto attuatore del progetto è il Laboratorio di Scienze della Terra in quanto già sede di attività didattico scientifiche e custode sia di reperti geolitologici della storica Collezione Toni, sia di materiali documentari archivistici connessi con il tema trattato. Il progetto, sviluppato parzialmente, anche se in forma organica, stante i limiti imposti dalle risorse disponibili, ha comunque conseguito i seguenti risultati: raccolta ed identificazione di numerosi reperti materiali sparsi sul territorio spoletino ed aree adiacenti; individuazione, georeferenziazione, documentazione e campionatura dei materiali delle cave esistenti, attuali o storiche; ampia raccolta di materiali documentari di confronto; raccolta di materiali bibliografici e archivistici; realizzazione di un database relazionale sui vari materiali acquisiti; loro rappresentazione cartografica. Uno dei problemi più importanti e complessi affrontato nel corso del progetto è l individuazione dei siti estrattivi dei materiali utilizzati in antico, dei quali si era persa memoria. Nell ambito di queste indagini è stato possibile riscoprire le cave del Castellaccio, dalle quali probabilmente furono estratti in età preromana e romana parte dei materiali con cui fu edificata l antica Spoleto. 5

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9 Bruno Mattioli QUADRO DELLE INDAGINI E APPROCCIO METODOLOGICO Nell ambito del progetto Pietre e Terre nel lavoro dell uomo il nucleo di partenza delle indagini era quello geologico riguardante essenzialmente due aspetti del problema: quello della distribuzione dei diversi materiali litoidi nell area di studio e quello della provenienza dei materiali costituenti i diversi reperti e manufatti presi in considerazione. Il primo aspetto, classico della geologia, non presenta problemi di particolare difficoltà, se rimaniamo nell ambito delle formazioni geologiche con cui normalmente viene descritta la geologia del territorio, prendendo come termini di riferimento: da una parte la colonna stratigrafica del bacino sedimentario umbro con cui gli studiosi del tema sintetizzano i diversi depositi sedimentari che hanno caratterizzato i processi di colmamento del bacino, dall altra la distribuzione sul territorio delle differenti formazioni geologiche, normalmente descritta dalle carte geologiche redatte dai diversi autori succedutisi nel tempo. Tralasciando gli studi classici del Lotti (1926) e la prima edizione del Foglio 131 della Carta Geologica d Italia del 1927, ad opera di B. Lotti, C. Pillotti e L. Fiorentin, e degli altri per i quali si rimanda alla bibliografia, il documento cartografico che fornisce una descrizione sintetica ed omogenea del territorio in esame è la seconda edizione del Foglio Foligno del 1968, ad opera di A. Moretti. Cartografie geologiche più recenti, a parte indagini circoscritte, sono costituite dalla carta alla scala 1:25000 di A. Decandia (1982), che descrive una ampia porzione della montagna spoletina e le carte al 1:10000 del rilevamento geologico delle aree terremotate (REGIONE UMBRIA 2002), che però coprono soltanto i rilievi orientali del territorio in esame. In tale quadro i materiali lapidei più interessanti dal punto di vista applicativo e quindi i più utilizzati nel corso della storia sono quelli che presentano le migliori caratteristiche di resistenza, di lavorabilità e di durevolezza. Vari Autori si sono interessati al problema sia per quanto attiene l aspetto architettonico e le opere d arte, sia più in generale per i prodotti della cultura materiale. Tra questi si possono citare per l importanza degli studi geologico applicativi Bernardino Lotti (1926), Paolo Principi (1910), che hanno fornito importanti cataloghi di materiali disponibili in Umbria, tra cui spiccano i vari calcari, calcari marnosi, calcari con selce, arenarie, travertini, conglomerati e brecce presenti nella serie litostratigrafica. Il secondo aspetto dell indagine, quello dell individuazione degli antichi siti estrattivi da cui provengono i materiali costituenti i diversi reperti e manufatti presi in considerazione, incontra difficoltà essenzialmente riconducibili a tre aspetti: dal fatto che, ad esempio, il litotipo Scaglia Rossa non costituisce un unicum sul territorio in cui è rappresentata come affiorante, ma presenta talora importanti variazioni sia sincronicamente nelle diverse porzioni del bacino di sedimentazione (presenza di corpi plastici diversamente colorati, frazioni detritiche, ecc.), sia diacroniche (variazioni delle condizioni di sedimentazione in relazione all evoluzione temporale della porzione di bacino interessata, sia per azione diageniche che di sollecitazioni tettoniche (linee stilolitiche, litoclasi riempite di calcite, brecciature tettoniche, ecc.); dal fatto che i siti potenzialmente passibili di estrazione dipendono dalla loro accessibilità in relazione alla giacitura dei materiali e alla distanza dai luoghi di utilizzo, dalla possibilità e dalla efficacia del lavoro estrattivo. Quindi nell ambito di un ampia area di affioramento rappresentata in cartografia, solo alcuni siti sono potenzialmente idonei alle attività estrattive e la loro individuazione necessita di minuziose indagini areali non sempre compatibili con l economia dei progetti di studio; dal fatto che nel corso del tempo i fabbisogni materiali e le tecnologie disponibili hanno cambiato l approccio dell uomo al problema estrattivo, cosicché attualmente, nelle dimensioni globalizzate dell attività industriale, la cava di S. Chiodo, presso Spoleto (considerando per l occhio umano il potere risolutivo comunemente accettato di 60 ) risulta teoricamente visibile ancora dalla distanza di circa 400 km, mentre siti estrattivi dell età classica o medievali, delle dimensioni al più di poche decine di metri e spesso naturalmente riambientati dalla vegetazione, risultano pressoché invisibili, a meno di non capitarci dentro! 7

10 L approccio adottato quindi per lo sviluppo del progetto è sinteticamente quello indicato nel diagramma di flusso di seguito riportato, in cui l interdisciplinarietà delle indagini ha permesso lo sviluppo di un preciso percorso di indagine che ha portato tra i primi risultati alla individuazione delle cave del Castellaccio. Antichi siti estrattivi nel territorio di Spoleto: la riscoperta delle cave del Castellaccio Si ritiene interessante proporre come esempio del lavoro svolto il caso delle cave del Castellaccio, sia perché emblematico delle difficoltà generalmente incontrate, sia perché certamente rappresentativo del lavoro svolto nelle altre situazioni affrontate nell area, sia soprattutto per la rilevanza dei risultati, che hanno riportato alla luce importanti testimonianze archeologiche di cui si era persa memoria. Un primo approccio settoriale di tipo bibliografico geologico, forniva una rilevante indicazione di Arpago Ricci, che nel suo lavoro del 1883 Il calcare compatto del Castellaccio, dava dettagliate notizie sulla presenza di un sito estrattivo di età presumibilmente classica poco a sud di Spoleto. Ad una prima analisi del problema per la localizzazione del sito si avevano indizi in qualche modo problematici costituiti da: una incertezza della toponomastica, in quanto nella cartografia disponibile (Foglio Spoleto 131 II SO ed. 1 IGMI serie M891 alla scala 8

11 1:25000, e C.T.R. Regione dell Umbria Sezione Spoleto alla scala 1:10.000) non si aveva alcun riscontro per il toponimo Castellaccio ; una indicazione del Ricci circa la presenza di bancate di calcare compatto del Lias (inferiore e superiore) di alcuni metri, che potrebbero appartenere alla formazione del Calcare Massiccio o ad una facies detritica della Corniola; l assenza di Calcare Massiccio, nel rilievo Decandia (1982), nell intorno dell area indicata (2 km da porta S. Luca) che dava posto invece alla formazione della Corniola (calcare compatto ma non vacuolare e con presenza di selce); la diffusa presenza di Calcare Massiccio non nell area di Colle Attivoli, bensì sensibilmente più a sud verso i Casali; la somiglianza, indicata dal Ricci, della pietra del Castellaccio con i materiali lapidei costituenti, tra gli altri, parte delle mura antiche e parte del Palazzo Toni, che risultano spesso decisamente brecciati (vedi Fig. 4, Tav. V) e quindi generalmente diversi dalla Corniola cartografata nell area a sud di Colle Attivoli. Stante la contraddittorietà dei vari indizi si rendeva necessario procedere con un approccio integrato multidisciplinare schematizzato nel diagramma del precedente paragrafo. La ricerca delle cave del Castellaccio pertanto è stata sviluppata secondo tre direttrici, una geomorfologica e geolitologica, la seconda con l ulteriore ricerca ed approfondimenti su materiali d archivio, la terza mediante analisi litologiche sia delle aree investigate che dei manufatti attribuiti dal Ricci a tali cave. L indagine geomorfologica è stata sviluppata con l esame aereo dell area, che suggeriva due ipotetici siti nell area a monte di Casali intorno a quota 568 e in località la Troscia, poco oltre le distanze chilometriche indicate dal Ricci. Una successiva esplorazione diretta dava esito negativo per i due siti e per le aree adiacenti la viabilità longitudinale alla dorsale sia a quota circa 550 che sulla zona di crinale. Parimenti le indagini geologiche, effettuate partendo dal rilievo Decandia (1982), confermavano i risultati precedenti, tanto più che nelle aree indiziate non vi era presenza di Calcare Massiccio. L analisi litologica dei manufatti attribuiti dal Ricci alla pietra del Castellaccio risultava altrettanto problematica, in quanto una buona parte dei blocchi del segmento dell antica cinta muraria di Spoleto in opera poligonale ed in opera quadrata presenti in via Cecili, mostravano la presenza di un calcare piuttosto vacuolare (vedi contributo CAPPELLETTI-MATTIOLI, Il confronto dei materiali), spesso intensamente brecciato, riferibile a quello indicato da Decandia per l area di Patrico-Vallocchia, così come le bugne di Palazzo Toni. Tra i massi delle mura erano inoltre presenti alcuni massi calcarei compatti con liste di selce e quindi non riferibili al Calcare Massiccio bensì alla Corniola, che dalla cartografia risultava ampiamente diffusa nell area dell ipotetico Castellaccio, riportando quindi l attenzione sull area già esplorata con esito negativo. La contestuale indagine storico archivistica orientava le ricerche intorno ai nomi di Toni e Gismondi quali proprietari dell area delle cave, come indicati dal Ricci. L esplorazione del Catasto Gregoriano indicava nell area la presenza di alcune particelle tra Paladina e Torricella attribuite al Toni, mentre tutta l area del versante orientale della dorsale, tra il crinale e la strada di quota 550 compresa tra Paladina e fosso Napoletto era attribuita al Gismondi (vedi contributo A. C. MANNI, La ricerca storico-archivistica e bibliografica). A questo punto si aveva una coincidenza abbastanza circoscritta tra: l indicazione topografica data dal Ricci (2 km da Spoleto); la coincidenza con le proprietà catastali (Toni e Gismondi); la presenza nell area di calcare compatto con selce (Corniola: che secondo Decandia (1982) si può presentare anche in potenti bancate calcarenitiche), riferibile ad alcuni blocchi dell antica cerchia muraria di Spoleto; così da suggerire una esplorazione sistematica dell area compresa tra UTM X= E ed Y= N (Tav. I, Fig. 1). 9

12 L esplorazione portava nella prima uscita all individuazione di due cave attribuibili alla prima metà del Novecento ubicate sopra la strada asfaltata nel versante nord del rilievo posto a quota 620 metri s.l.m. fra la località Torricella a nord e Case Napoletto a sud, rilievo da identificarsi col toponimo Castellaccio citato dal Ricci (1883), anche per la presenza del basamento a pianta quadrata di una struttura antica in pietra, non riportata nella cartografia. Con la seconda uscita veniva individuato il complesso delle cave antiche del versante sud est del rilievo, ubicate sopra la carrareccia che corre a quota 575, alla testata del fosso di Napoletto. I ripetuti sopralluoghi hanno mostrato un sistema complesso di attività umane, presumibilmente distribuite in un lungo arco di tempo, che investiva buona parte del versante orientale della dorsale in sinistra Tessino presso Napoletto, con la presenza di tagliate di estrazione della pietra, blocchi lapidei di cava a diverso stadio di lavorazione spesso con evidenti tracce di utensili e in alcuni casi perfettamente squadrati, segni di corde di lizzatura (chiaro indice del trasporto a valle dei blocchi), calcinaie e imponenti depositi di cenere oltre ad una vasta area di dispersione di materiali di risulta delle lavorazioni. La prima operazione è stata quella di un inventario fotografico e catalogazione dei materiali, e del rilievo speditivo con squadro e rotella metrica di tutta l area delle attività estrattive, stante l imprecisione delle misure con GPS verificatesi nel sito. Successivamente si è reso necessario procedere ad una accurata indagine geologica del sito per dirimere le contraddizioni presenti in bibliografia oltre allo studio litologico sia dei materiali presenti in cava, sia di un campione significativo (in relazione alle indicazioni bibliografiche) dei presumibili utilizzi di quei materiali nell area di Spoleto. Il quadro delle indagini è stato completato nella presente fase da uno studio archeologico volto alla definizione sia della tipologia dei prodotti lapidei e delle tecniche di cavatura, sia delle possibili datazioni. I contributi che seguiranno esporranno i diversi momenti delle indagini. 10

13 Antonella C. Manni LA RICERCA STORICO-ARCHIVISTICA E BIBLIOGRAFICA Introduzione Per quanto attiene l indagine prettamente storica, nell affrontare lo studio di quanto è testimoniato dalle fonti sul tema delle pietre utilizzate come materiale da costruzione e dei siti di estrazione ad esse pertinenti nel territorio di Spoleto, si è ritenuto opportuno procedere iniziando con la raccolta sistematica delle notizie desunte da fonti di tipo bibliografico e archivistico accompagnata da sopralluoghi di verifica. La ricerca si è quindi diretta verso la consultazione di materiale bibliografico ed archivistico presso le seguenti Istituzioni: 1. Biblioteca Comunale Augusta di Perugia 2. Biblioteca Nazionale Centrale di Roma 3. Biblioteca Comunale di Spoleto 4. Sezione dell Archivio di Stato di Spoleto In questo ambito sono state sino ad ora selezionate ed elaborate n. 28 Fonti bibliografiche e n. 29 Fonti archivistiche dalle quali sono state ricavate n. 73 Indicazioni topografiche e tipologiche. In una prima fase, i testi relativi alle Fonti bibliografiche ed archivistiche sono stati digitalizzati e ordinati cronologicamente dall antichità al Le indicazioni ricavate dalle Fonti sono inoltre confluite in un archivio informatizzato aperto, in quanto passibile di continui aggiornamenti, poi disaggregate secondo le seguenti categorie: località/tipologia/note/fonte/bibliografia/immagini. Questo passaggio rende possibile sottoporre una consistente quantità di informazioni complesse ad una valutazione immediata e relativamente semplice. In una seconda fase, il materiale raccolto, comprese le riproduzioni di mappe storiche e di documenti d archivio, è stato trasferito in un database informatico relazionale approntato specificatamente per l elaborazione integrata di tutti i risultati del Progetto. I primi risultati della ricerca nell ambito del progetto Pietre e Terre nel lavoro dell uomo L uso prevalente della pietra fin dall epoca romana si deve alla disponibilità di questo materiale nel territorio che ha portato ad un uso sporadico di laterizi del tutto subordinato a quello dei materiali lapidei. L abbondante messa in opera dei calcari secondari sia bianchi che rossi, nelle murature a vista da parte dei costruttori medievali ha lasciato ancora oggi la sua chiara impronta anche se tra Quattrocento e Cinquecento a Spoleto aumentò la ricerca e l uso di materiali più facilmente lavorabili, calcari e arenarie del terziario 1. Nello stesso periodo si introdusse anche l uso dei laterizi o di murature miste, ricoperti d intonaco come nella chiesa della Manna d Oro o in quella della Madonna di Loreto, opere nelle quali solo le membrature sono in bella pietra calcarea da taglio. Sulla pietra caciolfa, che presumibilmente ha preso o dato nome al Monte Caciolfo, alcuni riferimenti si trovano nel trattato di Fran- 1 RODOLICO 1953, p

14 cesco Rodolico che ne individua i siti di estrazione nella regione a greco del Subasio, falde dei Monti Martani, quivi tra l altro al Piano della Noce, una dozzina di chilometri in linea d aria a ponente della città 2. Lo stesso Rodolico associa questo materiale ad alcuni elementi del palazzo Arroni, ai pulpiti laterali del portico del Duomo, al portale di San Gregorio Maggiore (1515). Le fonti archivistiche tuttavia fanno riferimento ad un altro materiale che sarebbe stato utilizzato per i pulpiti del portico del Duomo, e cioè la pietra estratta da Faubello presso Cammoro che viene di nuovo citata riguardo l esecuzione del Monumento funerario di Francesco Orsini di Pitigliano, posto nel transetto destro del Duomo e realizzato in pietra di Favobello in tenimento Cammori districtus Spoleti 3. Riferimenti ad una attività estrattiva sul Monteluco e sulle pendici orientali del colle S. Elia, sono inoltre documentati dal Cinquecento sino a circa la metà del Novecento. Ma già nel 1854, l ingegnere comunale Antonio Galli scriveva al Gonfaloniere Raffaele Angelici di Spoleto per denunciare... un vero vandalismo che si sta ora commettendo in prossimità del Ponte detto delle Torri... per un vile interesse degli Intraprendenti che hanno preso in appalto varj lavori nella Rocca medesima.... Fatto che... non era convenevol cosa estrarre i sassi in quella località, specialmente coll adoperare le mine, si prosegue anzi con indicibile alacrità alla esecuzione di un tale detestabile lavoro In un fascicolo stampato a Roma nel 1859 dal titolo Topografia statistica dello Stato Pontificio... compilata dal cav. Adone Palmieri, parte V, Provincie di Spoleti e Camerino, la Provincia di Spoleto viene descritta nelle sue peculiari risorse:... vi esistono miniere di zinco... Dalle sponde del Velino e del Nera ritraesi una pietra ben facile a lavorarsi, e che adoperata nell arte muraria, addivien poi durissima al contatto dell aria. In altri punti vi sono cave d ottima pozzolana, di belli alabastri bianchi, e variamente colorati... la città di Spoleti, ch ebbe un giorno facoltà di batter moneta, è anche fornita di grandi opifici per manifatture di lana; vi sono filande di seta, concie di pellami; tintorie, fabbriche di candele di sevo, stamperie, fornaci di mattoni e di tegole, oreficerie, raccolta di genziana, valeriana, arnica, vallonea, escavazione di pozzolana eccellente Nel Quadro Statistico delle cave esistenti nella Comunità di Spoleto compilato nel 1860 si fa riferimento alla presenza di pietra arenaria... a Terraia...: la pietra serve per selciati;... pietra forte da fabbrica... a Monte San Giuliano e Testaccio... È in monte a breve distanza dalla strada nazionale. La pietra serve per calce e fabbriche... Pozzolana... a Eggi... si usa in specie nei lavori idraulici ed in quelli in cui si desidera una maggiore solidità 6. La cava del Castellaccio attraverso le fonti bibliografiche ed archivistiche Il primo indizio per l individuazione di un antico sito di estrazione di calcare detto del Castellaccio prossimo alle località di Colle Atti- 2 RODOLICO 1953, p S.A.S.S., ASCS, Riformanze, 9 febbraio 1499, fogl. 5, cfr. A. SANSI, II, p. 157 nota 4 e La cattedrale di Spoleto. Storia, arte, conservazione, a cura di G. Benazzi e G. Carbonara, Milano-Spoleto, 2002, p Lettera di Antonio Galli Ing. del Comune di Spoleto al Gonfalone Raffaele Angelici, 18 apr. 1854, S.A.S.S., Archivio Storico Comunale, Amministrativo, B. 427, Tit. I, cat. 5, art. 1, Topografia statistica dello Stato Pontificio... compilata dal cav. Adone Palmieri, parte V, Provincie di Spoleti e Camerino, Roma 1859, B C S, fondo antico, miscellanea Pila, 41/5. 6 Cfr. B. SPERANDIO 2004, p

15 voli e della Paladina a sud di Spoleto, si deve ad uno scritto di Arpago Ricci pubblicato nel 1883 nel quale si fa riferimento a... vestigia indubbie di antiche cave quivi esistenti 7. Secondo quanto descritto dal Ricci, vi sarebbero stati infatti monumenti e dati storici irrefragabili di cui è ricca Spoleto attraverso i quali poter trovare riscontro dell utilizzo di quella cava dall epoca preromana al secolo XVI, fino alla prima metà dell Ottocento: Di che a far fede basterebbero le traccie a scalpello visibili qua e colà sul nudo sasso, chiaramente palesanti l esercizio remoto di cave di grandi entità, dapoicché si osservino lavori iniziati per estrarre massi di tre o quattro metri di lunghezza, destinati forse a far colonne, traccie poi rimastevi malgrado le vicissitudini a cui soggiacquero per l azione ben lunga degli agenti atmosferici e della scarsa vegetazione, od ancora l esistenza di qualche avanzo delle più remote escavazioni, tra cui, a piè della Paladina e di fronte al Castellaccio, havvi un parallelepipedo abbandonato, che, raffrontato ai conci di alcuni edifici costrutti più di due secoli or sono con la pietra del Castellaccio, presenta cavernosità simili a quelle riscontrate nei calcari coi quali si eressero in Spoleto le mura Pelasgiche e romane... nell era moderna il Palazzo Toni [Spoleto] edificato alla fine del secolo XVI, ed in cui si scorgono parti specialmente ornamentali di calcare compatto, l estrazione del quale venne compiuta al sud-ovest del Castellaccio, come da mezzadri di colà oriundi ed ivi dimoranti tradizionalmente oggidì continua ad affermarsi: e soprattutto interessa indicare la porta S. Gregorio totalmente innalzata con conci della pietra di Castellaccio, fra il 1823 ed il 1829, per volere di Leone XII 8. Rispetto alle condizioni rilevate da Arpago Ricci nel sito del Castellaccio, va tenuta in considerazione l attuale maggiore presenza di vegetazione in confronto a quella che doveva interessare la zona sul finire dell Ottocento, come si può giudicare dalle immagini fotografiche che ritraggono quei luoghi tra il XIX ed il XX secolo. Ne consegue che ai tempi del Ricci le tracce degli antichi siti di estrazione dovevano essere ben visibili mentre oggi quanto lui descrive è reso di difficile accesso per la fitta boscaglia nella quale è immerso. Un primo problema è stato l assenza del toponimo Castellaccio sia nella cartografia IGM del 1955, sia nella Carta Tecnica Regionale (1ª ed. 1989) sia nelle mappe del Catasto Gregoriano, il primo catasto generale geometrico particellare dello Stato Pontificio promosso da Pio VII nel 1816, nell ambito di una complessiva riorganizzazione amministrativa dello Stato. Tuttavia, partendo dalle indicazioni topografiche e dall assetto proprietario che lo stesso Ricci riporta nel suo saggio, è stato possibile individuare con buona approssimazione il luogo della cava del Castellaccio rilevando anche i reperti descritti dall autore. Il primo punto sul quale ci si è soffermati ha riguardato l assetto proprietario. Attraverso l indicazione dei nomi dell avvocato Antonio Gismondi e del conte Francesco Toni, quali proprietari della cava riportati da Arpago Ricci, controllando i registri del catasto terreni di Spoleto si sono potute ricavare le particelle catastali loro appartenute in località Castellaccio 9. Inoltre, in un repertorio delle cave comprese nella provincia di Perugia, nel 1977 quella del Castellaccio risultava registrata come dismessa ma di possibile riattivazione RICCI 1883, p IDEM. 9 S.A.S.S., ex Ufficio imposte dirette, catasto terreni di Spoleto, Registro matrice n. 3, partita 1311, Gismondi Antonio di Pietro, n. part e 490: loc. Castellaccio, mappa S. Giuliano. S.A.S.S., Idem, Registro matrice n. 7, serie 9, partita 2823, C. Toni Francesco, n. particelle 78 e 502: loc. Castellaccio, mappa S. Giuliano. 10 GIOVAGNOTTI-CALANDRA Nell elaborato si legge tra le cave inattive (Tabella II) a Spoleto al n. 21: Pucci della Genga A. Castellaccio Pietra da costruzione mq Non sistemata (se ne prevede la riapertura). Al n. 29 (stessa Tabella): Pucci della Genga A.: Castellaccio e Forcella Pietra da costruzione mq sistemata. 13

16 Da quanto riportato da Arpago Ricci, i monumenti riconducibili ai materiali estratti dal Castellaccio sarebbero quindi: le mura antiche, alcuni elementi decorativi della facciata di Palazzo Toni della fine del XVI secolo e la porta di S. Gregorio fatta costruire da papa Leone XII (Della Genga) nella prima metà dell Ottocento. Quest ultima è andata distrutta nel corso di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale mentre per gli altri due manufatti ancora esistenti, si è stabilito di effettuare un raffronto con i materiali della cava del Castellaccio allo scopo di definirne la eventuale compatibilità. Riporto delle notizie estratte dalle fonti 1469 PIETRE DI ROSELLI 1 fiorino a due maestri per pietre da Roselli (1469) utilizzate per lavori nel Duomo di Spoleto. S.A.S.S., Opera del Duomo, 1 c., 120 r., 1469 ago. 26 (segnalato da Luigi Rambotti) CALCINAIA SOTTO L EREMO DI SAN GREGORIO A MONTELUCO PER S. MARIA DEL MASSACCIO Gli operai della fabbrica della chiesa di S. Maria del Massaccio chiedono, non avendo calcina per terminare l edificio, che gli si concedesse pro una cocta tantum quidam fossus fornacchie situs in Monteluco subtus Sanctum Gregorium del Monteluco juxta fossatum et alia latera cum lignamine ad supplementum comodis dicte fornacchie. (cfr. S.A.S.S., ASCS, Riformanze, 14 giugno 1490, f. 560; in A. SANSI, Storia del Comune di Spoleto dal secolo XII al secolo XVII, II, Foligno 1884, p. 103, n. 3) PIETRA DI FAUBELLO Pietra estratta da Faubello presso Cammoro, per il portico del Duomo di Spoleto. (Contratto tra gli operai ed Ambrogio da Milano, Riformanze del Comune di Spoleto, 1 dic. 1491, fogl. 159: cfr. A. SANSI, 1884, II, p. 104 nota 1, e A. SANSI, 1869, p. 245 nota 4 e La cattedrale di Spoleto. Storia, arte, conservazione, a cura di G. Benazzi e G. Carbonara, Milano-Spoleto, 2002, p. 468) PIETRA DI FAUBELLO Monumento funerario di Francesco Orsini di Pitigliano, realizzato in pietra di Favobello in tenimento Cammori districus Spoleti, nel transetto destro del Duomo di Spoleto. (Riformanze del Comune di Spoleto, 9 febbraio 1499, fogl. 5, cfr. A. SANSI, II, p. 157 nota 4 e La cattedrale di Spoleto. Storia, arte, conservazione, a cura di G. Benazzi e G. Carbonara, Milano-Spoleto, 2002, p. 469). XVI secolo PIETRE BUONE DI MONTE MARTANO Utilizzate per il portico antistante la chiesa di S. Gregorio. S.A.S.S., Notarile, 101, Valeri di Niccolò, c. 133r-134r. S. NESSI, 1992, p PIETRE, MONTE PIZZUTO Pietre dal fossato di Monte Pizzuto (1573). S.A.S.S., Archivio notarile (segnalato da Luigi Rambotti) CAVA A VOC. CASCIOLFO, ROSELLI 4 DICEMBRE 1518, vendita di 2/3 di cava a Roselli in vocabolo Casciolfo. S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 575, c. 734 (segnalato da Luigi Rambotti) CAVA DI PIETRA, VALLE MONTANA... a Valle Montana esiste una cava di pietra (1524). S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 287, c. 8 (segnalato da Luigi Rambotti) TRASPORTO PIETRE, SPOLETO, CHIESA MADONNA DI LORETO 21 SETTEMBRE 1572, Filippo di fu Francesco Scapuccini promette di portare 30 pertiche di pietre buone per la fabbrica della Madonna di Loreto a Spole- 14

17 to per 5 fiorini per ogni pertica. Promette di portare pietra a cominciare dai prossimi 8 giorni e nei giorni successivi fino alla fine, così che fino a maggio arrivi alla somma di 20 pertiche. S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 1659, c. 64 r (segnalato da Luigi Rambotti) TRASPORTO PIETRE, SPOLETO, CHIESA MADONNA DI LORETO 3 GENNAIO 1573, Cosimo Brunotti detto Mezzecalze e Giuseppe Perdominici delle Valli, si impegnano per la chiesa di Loreto a Spoleto a condurre tutte le pietre grandi dal Ponte Sanguineto, dove le pietre vengono lavorate, e si impegnano a trascinarle ( trascino ) con un paio di buoi ognuno fino al luogo della fabbrica. S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 1660, c. 3 (segnalato da Luigi Rambotti) MONTELUCO, CAVA DI PIETRA E ATTREZZI PER ESTRAZIONE 26 GENNAIO 1574, Viene concessa ad uso gratuito la cava tra SAN LEONARDO e non più oltre il PONTE SANGUINETO per la fabbrica di S. Maria di Loreto a Spoleto. Inoltre si forniscono ai cavatori gli attrezzi per l estrazione: ZEPPE, PIASTRE, PALE DI FERRO, MAZZE, PICCONI et altri fornimenti grossi. S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 1936, cc. 2 r-4 v (segnalato da Luigi Rambotti) FORNACE DI CALCE, MONTELUCO 15 SETTEMBRE 1575, Attivazione di una fornace di calce a Monteluco, vocabolo Lo Fondaccio, per la fabbrica della chiesa della Madonna di Loreto a Spoleto. S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 1936, c. 15 r (segnalato da Luigi Rambotti) CAVA PIETRA A MONTELUCO PONTE SANGUINETO 9 SETTEMBRE 1575, Mastro Giovangiacomo si impegna a consegnare pietra da lavorare e sistemare con lo scalpello presso il ponte Sanguineto, per la fabbrica di Santa Maria di Loreto a Spoleto. S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 1936, c. 14 r e ss. (segnalato da Luigi Rambotti) SCARPELLINI A CASCIOLFO E ROSELLI Contratto con Giovandomenico di Totto di Casciolfo e Benedetto di Caterino di Roselli scarpellini per l esecuzione di 2 camini di pietra concia per la sala di Gerolamo Bonavica (1580). S.A.S.S., Archivio notarile, prot. 1719, c. 30 (segnalato da Luigi Rambotti). XV-XVI MAESTRI LOMBARDI Tra XV e XVI secolo nel territorio influenzato politicamente da Spoleto e comunque nell ambito della diocesi spoletina si crearono, al pari di altre zone, le condizioni più favorevoli per una presenza di artisti lombardi; infatti, architetti, maestri muratori, tagliatori di pietra e manovali provenienti dalla Lombardia vennero nello spoletino sollecitati dalla disponibilità delle comunità locali ad impiegare cospicui mezzi finanziari in opere di pubblica utilità e dalla mancanza od insufficienza di mano d opera locale idonea a progettare e realizzare queste opere. S. CECCARONI,1986, p. 68. XVI secolo PIETRA CACIOLFA Riguardo al portale della chiesa di S. Maria della Bruna (XV secolo): La pietra caciolfa è un calcare grigio o giallognolo di notevole omogeneità e finezza di grana,particolarmente adatta ad essere impiegata per elementi scolpiti, considerata l estrema facilita di lavorazione dal materiale appena estratto dalla cava ma che indurisce nel tempo. Posta all esterno, tuttavia, le sue caratteristiche non la rendono particolarmente resistente agli agenti atmosferici che ne provocano, infatti, la disgregazione. A.C. MANNI, 1986, p. 27 n c. FORNACE DI CALCINA S.A.S.S., Archivio Storico del Comune di Spoleto, Vertenze, S. Mamiliano, Mappa che riporta segnata una Fornace di calcina a Valle Marzano tra il fosso e la strada per S. Mamiliano, s.d. ma 1700 c ROSELLI CAVA Cava di pietra in vocabolo il Colle della Cava e la Selva della Scarpellina (Roselli), proprietà del Marchese Adriano Leti di Spoleto (1783). S.A.S.S., Registri delle comunità del Governo di Spoleto, Catasto Piano, 8, Roselli (Terziero di S. Severo),

18 CAVA DI PIETRA, COLLE S. ELIA (attivata in prossimità del Ponte delle Torri) Non posso [sic] a meno di rendere inteso la S. V. Ill.ma di un vero vandalismo che si sta ora commettendo in prossimità del Ponte detto delle Torri nei beni Pila alla sinistra del Torrente Tessino, e precisamente nella china del colle ove è piantata la Rocca, per un vile interesse degli Intraprendenti che hanno preso in appalto varj lavori nella Rocca medesima. La bella scogliera che esisteva in detto Colle e che adornava l orrida si, ma ammiranda veduta del Ponte, e del Monteluco, fra pochi istanti sarà quasi per intero distrutta mediante mine che in copioso numero vi si fanno senza badare al pericolo che minaccia il Ponte, al condotto che porta l acqua in città, ed a quello che conduce nella rocca. Fatto che fin dal bel principio ne facessi avvertenza agli appaltatori che non era convenevol cosa estrarre i sassi in quella località, specialmente coll adoperare le mine, si prosegue anzi con indicibile alacrità alla esecuzione di un tale detestabile lavoro. Io prego caldamente la S.a V.a Ill.ma di invocare dall Apostolica Delegazione la sollecita soppressione fin per impedire danni che potrebbero avvenire alle condutture non solo, ma ad un monumento rispettabile quale è quello del Ponte, e maggiormente ancora per il decoro della città nel conservare quei luoghi che tanto richiamano l attenzione di ogni istruito viaggiatore Antonio Galli. (Lettera di Antonio Galli Ing. del Comune di Spoleto al Gonfalone Raffaele Angelici, 18 apr. 1854, S.A.S.S., Archivio Storico Comunale, Amministrativo, B. 427, Tit. I, cat. 5, art. 1, 1855) FOSSILI E MINERALI Passando dai fossili ai minerali (seguita a dire il sig. Rutili) è da avvertire primieramente, che quantunque sia comune l opinione di spesse cave di ferro nella montagna Spoletina, non sono tuttavia queste che incerti ed impuri infiltramenti di vene ferruginose, comuni a tutti gli ammassi prediluviani dei terreni discesi dagli appennini, e deposti dalle acque nei loro avvallamenti, negli spacchi delle loro rupi. Tali sono almeno le cave di Pompaggi, e di Gavelli riaperte dagli interessati per la ferriera di Terni, e tali quelli di Monteleone, per cui fu lusingato Pio VI di Sacra Memoria a costruire una ferriera sul fiume Corno. Il fossile del resto che principalmente abbonda nella provincia, e forse di più in essa che in tutte le altre dello Stato, è la lignite copiosissima nelle lande subappennine dei Martani dalla parte sì di levante che di ponente, e specialmente nei territori di Giano, di Montecchio, e di Marcellano, ed in quelli di Santo Gemine, e di Acquasparta. Una collina in gran parte composta di questo fossile arse durante gli anni 1830 e 1831 nel nominato territorio di Montecchio, ed altra nelle pertinenze di Saraceno era in combustione nell anno Certo che se questa lignite composta in grossi strati, e divisa per il ritiro in regolari parallelepipedi, è di qualità inferiore al carbon fossile, non è del tutto incapace rimpiazzarne gli uffici, producendo essa nella combustione una fiamma bianca e lunga come i carboni fossili d inferiore qualità. (AA.VV., Roma 1870, p. 21. Una copia della pubblicazione si trova nella Biblioteca Comunale di Spoleto, Fondo Antico, Miscellanea Pila, 49) CAVE p. 4: [Nella spoletina provincia]... vi esistono miniere di zinco... Dalle sponde del Velino e del Nera ritraesi una pietra ben facile a lavorarsi, e che adoperata nell arte muraria, addivien poi durissima al contatto dell aria. In altri punti vi sono cave d ottima pozzolana, di belli alabastri bianchi, e variamente colorati.... p. 10:... la città di Spoleti, ch ebbe un giorno facoltà di batter moneta, è anche fornita di grandi opifici per manifatture di lana; vi sono filande di seta, concie di pellami; tintorie, fabbriche di candele di sevo, stamperie, fornaci di mattoni e di tegole, oreficerie, raccolta di genziana, valeriana, arnica, vallonea,escavazione di pozzolana eccellente.... p. 11:... A 3 miglia a greco della città evvi il Monte Agliano, ch è un alta vetta dell Appennino tutta coperta di faggi, e vi si rinviene marmo bianco, e di varii colori.... p. 48:... [Sellano]... oggi possiede 10 fabbriche di raspe e di lime, unico nello Stato pontificio, le quali producono dodicimila dozzine di raspe e di lime grosse e 24 mila/p. 49: dozzine d altri... de quali lavori, due terzi se ne esportano all estero. Vi si lavorano anche rurali stromenti, come vomeri, vanghe, zappe, facendosi di tali cose lucroso e grande smercio. Nel suo territorio della superficie di tavole 3671 ove raccolgonsi tutti i generi a sufficienza, v è anche una miniera di ferro... p. 61: [Monte Leone]... Nel suo territorio al nord est di Terni vi esistono miniere di ferro nella diramazione degli Appennini nei monti Roscio, Cornuvole, e in Gavelli a 5 miglia dal/p. 62 paese, aperta nel La miniera è di ematite bruna, fusibile, e Pio VI facevi molte spese, ma quella rimase nella sua oscurità. Prima però, cioè nel 1634 furono ritrovate ed aperte le miniere di Monte Leone da Urbano VIII, sebbene altri vogliono che si conoscessero dagli abitanti fin dal 1496, come da un atto che esiste nell Archivio Vaticano. p. 71 [Nel territorio di Terni]... vi si trova anche quella bella pietra da ornamenti detta Rosso venato di Terni, e nei monti v è molto ferro. Presso la città nel Monte di Valle, rinvienesi assai Alabastro detto tartarugato. p [Cesi]... Ma quello che rende più celebre il paese è il monte ridetto tutto di carbonato calcaree, di arenaria e gres composto di quarzo e pochissima mica in letti, alternati da tenui strati di argilla, con grande copia di marine petrificazioni. 16

19 Viene detto da alcuni Monte Eolo dagli interni moltissimi... che si appellano grotte Eolie, o bocche di vento, le quali sono naturali fenditure del seno del monte, o caverne tra loro comunicanti, da ove spira vento gagliardo, gelato, che rinfresca i vini nel caldo, e le abitazioni rese per qualche condotto con quelle in rapporto. Nell interno di tali grotte, ed in specie in quella scavata dal canonico D. Carlo Stocchi nei suoi sotterranei, lunga metri 96, e 30 vi si osservano mille bizzarri andirivieni, labirinti e musei di sorprendenti e magnifiche stalattiti e stalagmiti, obelischi, come colonne, paesaggi, balze, caverne, padiglioni, e massi d alabastri, di schisti, di carbonati, di quarzi, lavori tutti di secoli dello sgocciolio d acqua, ch ivi mostrano agl inglesi, ai Dotti che vi scendono, tutta la bellezza e l orrore della natura; ed avvi un apertura in un punto che non hafondo, e altrove alla luce delle fiaccole, sembravi incrostato il tutto d imbrillantate luccicanti molecole. p.98:... In contrada Pozzacchiette v è il travertino bianco; al vocabolo Coltelle una cava di pietra diafana simile all alabastro bianco; al vocabolo Schegge cava di pietra rossa screziata di bianco; a Colle La roscia vi sono pietre focaje; al vocabolo Crocemicciola, cava di breccia mischia a più colori; al vocabolo la Lamata, cava di breccia corallina. Alle radici del Monte Rotondo, che è una delle alture della concatenazione Lucrezia, vicino al convento di S. Simone trovasi una trascurata acqua minerale.... p. 102:... Lungo il fosso Beccio sotto Foce, si rinviene uno spolverino assai buono... due fornaci di mattoni. p. 113:... Nel territorio di Narni..., vi sono terre pel rosso, e per il giallo. Evvi un abbondante cava di pozzolana, e vi si vedono ferriere fabbricatevi da Clemente XI. p. 94 [Santo Gemini]... fornaci di terracotta. (Topografia statistica dello Stato Pontificio... compilata dal cav. Adone Palmieri, parte V, Provincie di Spoleti e Camerino, Roma 1859, B.C.S., fondo antico, miscellanea Pila, 41/5) Quadro Statistico delle cave esistenti nella Comunità di Spoleto (vedi B. Sperandio, in corso di pubblicazione) pietra arenaria... Terraia... la pietra serve per selciati... pietra forte da fabbrica... Monte San Giuliano e Testaccio... È in monte a breve distanza dalla strada nazionale. La pietra serve per calce e fabbriche... Pozzolana... Eggi... si usa in specie nei lavori idraulici ed in quelli in cui si desidera una maggiore solidità VOCABOLO CASCIOLFO (CAVA?) Proprietà della famiglia Agliani in loc. Monte Casciolfo attorno al 1872, cfr.: S.A.S.S., tav. XVII, partt ; tav. XXII, part. 1170; tav. XVII, partt. 942, PROPRIETÀ CALCARE DI CASTELLACCIO (SPOLETO) S.A.S.S., ex Ufficio imposte dirette, catasto terreni di Spoleto, Registro matrice n. 3, partita 1311, Gismondi Antonio di Pietro, n. part e 490: loc. Castellaccio, mappa S. Giuliano. S.A.S.S., Idem, Registro matrice n. 7, serie 9, partita 2823, C. Toni Francesco, n. particelle 78 e 502: loc. Castellaccio, mappa S. Giuliano CALCE, CEMENTO Enciclopedia delle Arti e Industrie compilata colla direzione dell ingegnere M.se Raffaele Pareto e vice-direzione del Cav. Ingegnere Giovanni Saccheri, Torino v. II, p. 61:... Cottura della calce: La pietra da calce può calcinarsi: 1. in cataste (calcare); 2. in forni di campagna (forni provvisori); 3. in forni di calce propriamente detti: a) riscaldati a gas; b) riscaldati con combustibili; c) riscaldati a fuoco discontinuo; d) riscaldati a fuoco continuo. Wagner nel suo trattato di Chimica industriale così ne dà conto. Cottura in cataste si ammonticchiano le pietre calcaree in grossi cumuli, che si rivestono con una camicia d argilla come si fa colle carbonaje, e si regola il fuoco in modo che i grossi pezzi di pietra da calcina siano cotti anche internamente. Cottura in forni da campagna somigliano molto alle calcare.... Quando si tratta di calci grasse conviene per l economia del trasporto che la cottura si faccia quanto è più possibile a contatto della cava del calcare e che essa cava sia aperta in prossimità del combustibile. Se questo poi consiste in legno da passo, in fascine o in eriche, e la produzione sia subordinata alla circostanza eccezionale della disponibilità di simile combustibile, egli è chiaro che mal si provvederebbe all economia costruendo fornaci stabili e di grande spesa. Ecco il perché degli usi inveterati delle calcare e delle fornaci da campagna che vediamo fumare qua e colà fra gli appennini e fra le Alpi. Il procedimento più semplice, dice Sobrero nella sua Chimica docimastica, è quello di far mucchi di pietre calcaree con interposizione di materiale combustibile, quasi come si pratica per la carbonizzazione del legno, procedimento sicuramente economico... ma la cottura non procede uniforme e regolare. La forma dei forni può variare assai. La fornace più elementare è data dalla figura 93, ch è nel tempo stesso quella comunemente usata

20 C. CAPACCI, ad vocem cave, vol. II, pp p. 505: Cave di pietra da macine. Una buona pietra da macina deve avere le proprietà caratteristiche seguenti, cioè esser dura, tenace, nervosa, mordente e non andare in scaglie sotto i colpi del martello. La durezza è necessaria onde macinare i grani, la cui scorza è siliciosa.... p. 506:... In Italia si escavano pietre da molino da roccie di varia natura. In Lombardia si coltivano a tale oggetto cave nelle brecce silicee paleozoiche di storo... In Toscana vengono impiegate macine di granitone o eofotide, scavate al Monferrato presso Prato. Quivi esiste una massa di eofotide importante, nella quale, presso al villaggio di Figline, sono aperte le cave, situate a mezzacosta sul fianco del monte, sono a cielo scoperto.... F. POZZI, ad vocem ciottolato e lastricato, vol. II, pp p. 646:... Lastricati... Materiali adoperati... I materiali che si adoperano per la formazione dei lastricati variano nelle località in cui si fanno. Siccome però devono sopportare le pressioni di pesanti carri, saranno costituiti da pietre dure, ma non di quelle che col fregamento finiscono per diventare troppo levigate, con continuo pericolo di sdrucciolamento degli animali che vi passano. Il gres è, senza dubbio, la pietra la più conveniente per lastricati, in causa della sua durezza, della sua omogeneità, e della facilità colla quale lo si riduce a dimensioni convenienti... Nessuna pietra presenta tante varietà come il gres.... p. 647:... Oltre il gres, molte sono le pietre adoperate per la formazione dei conci per lastricare, fra cui abbiamo i graniti, i quali si vedono adoperati anche in molte città della Francia... Molte città d Italia sono lastricate con conci di granito, per esempio, Milano e Torino CALCARE DI CASTELLACCIO (SPOLETO) p. 6:... vestigia indubbie di antiche cave quivi esistenti, monumenti e dati storici irrefragabili di cui è ricca Spoleto, non mancano per dare a quella, con la sanzione del tempo, maggiore importanza industriale. Di che a far fede basterebbero le traccie a scalpello visibili qua e colà sul nudo sasso, chiaramente palesanti l esercizio remoto di cave di grandi entità, dapoicché si osservino lavori iniziati per estrarre massi di tre o quattro metri di lunghezza, destinati forse a far colonne, traccie poi rimastevi malgrado le vicissitudini a cui soggiacquero per l azione ben lunga degli agenti atmosferici e della scarsa vegetazione, od ancora l esistenza di qualche avanzo delle più remote escavazioni, tra cui, a piè della Paladina e di fronte al castellaccio, havvi un parallelepipedo abbandonato, che, raffrontato ai conci di alcuni edifici costrutti più di due secoli or sono con la pietra del Castellaccio, presenta cavernosità simili a quelle riscontrate nei calcari coi quali si eressero in Spoleto le mura Peslagiche e romane... nell era moderna il Palazzo Toni [Spoleto] edificato alla fine del secolo XVI, ed in cui si scorgono parti specialmente ornamentali di calcare compatto, l estrazione del quale venne compiuta al sud-ovest del Castellaccio, come da mezzadri di colà oriundi ed ivi dimoranti tradizionalmente oggidì continua ad affermarsi: e soprattutto interessa indicare la porta S. Gregorio totalmente innalzata con conci della pietra di Castellaccio, fra il 1823 ed il 1829, per volere di Leone XII. p. 7:... [Castellaccio, Colle Attivoli, Spoleto] al sud di Castellaccio... una specie di schisto marnoso, che da certi saggi avuti sembrerebbe assai acconcio per calci idrauliche... potrebbero giovare nelle costruzioni quanto di già giovano le pozzolane rosse di Eggi e quelle chiare di Castelritaldi e Montefalco. p. 8:... caciolfe di Castelritaldi e di Foligno. p. 9:... lo stesso scalpellino Pericle Biancalana, avendo lavorato altri due calcari liassici posti lungo il versante nord-est di Spoleto, cioè l uno del passo della Spina presso Campello e biancastro da annoverarsi fra i palombini, l altro della Caprareccia lungo la stradale che da Spoleto conduce a Norcia e di color bigio. A. RICCI, Il calcare compatto di Castellaccio presso Spoleto e la importanza come materiale da costruzione, Spoleto 22 aprile PIETRA ARENARIA A TERZO LA PIEVE Cava di pietra arenaria in Terzo La Pieve ( ). S.A.S.S., Archivio Storico del Comune di Spoleto, Amministrativo, B. 1069, Tit. XI, cat. /, art. 7, CAVA DI PIETRA A PERCHIA Cava comunale di pietra in Perchia per usi stradali (1904). S.A.S.S., Archivio Storico del Comune di Spoleto, Amministrativo, B. 1268, CAVA DI CALCARE Cava Genestreto, Domenico Scuzzi Calcare (1906) S.A.S.S., Archivio Storico del Comune di Spoleto, Amministrativo, B. 1328, CAVA DI PIETRA Cava comunale di pietra in Boilano (1907) S. A.S.S., Archivio Storico del Comune di Spoleto, Amministrativo, B. 1354,

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