A PROPOSITO DI STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE

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1 A PROPOSITO DI STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE Tullio Fanelli, Federico Testa 1. Dalla politica per l energia e l ambiente alla politica industriale, energetica e ambientala È ormai scontato che la definizione di una Strategia energetica nazionale debba rispondere all esigenza, molto sentita nel Paese, di disporre di uno strumento che dia indicazioni in merito agli obiettivi dello Stato non solo nel settore energetico ma anche in quello ambientale. Sin dagli anni 80 la politica ha preso atto dello stretto rapporto tra energia ed ambiente: il Piano energetico nazionale del 1988, varato dal Ministro Battaglia, fu il primo a sancire tale interdipendenza; la successiva e più recente iniziativa in materia, la Conferenza nazionale energia e ambiente del 1998, promossa dal Ministro Bersani, fu impostata proprio per trattare congiuntamente i due settori. Per molti anni si è ritenuto che l insieme dei due settori fosse sufficientemente completo per assumere decisioni prescindendo dal contesto delle altre politiche settoriali del Paese. Oggi questo non è più vero: oggi non è più possibile trattare di energia e ambiente senza occuparsi di industria e sviluppo. Tre eventi hanno modificato drasticamente la situazione: l ingresso dell Italia nell Euro nel 1999; l ingresso della Cina nella World Trade Organization (WTO) nel 2001; l ampliamento dell UE da 15 a 25 Paesi nel 2004, divenuti poi 27 nel Come è evidente a tutti, questi eventi hanno esposto l Italia alla concorrenza non solo dei Paesi industrializzati ma anche di quelli di nuova indu- Tullio Fanelli e Federico Testa sono, rispettivamente, dirigente ENEA ed ex componente del Collegio dell Autorità per l Energia Elettrica ed il Gas e professore di Economia e Gestione delle Imprese nell Università di Verona e componente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. Economics and policy of energy and the environment, n. 1/2012

2 strializzazione e hanno sottratto ai governi lo strumento della svalutazione per fronteggiarla. È meno evidente a tutti che tali eventi hanno anche determinato una minore efficacia delle politiche di sviluppo basate sulla incentivazione dei consumi, parzialmente vanificate dall attivazione di importazioni aggiuntive; di fatto, gli unici interventi che nel nuovo contesto assicurano una crescita del PIL sono quelli tesi ad incrementare il valore aggiunto dei processi produttivi di beni e servizi. Oggi è chiaramente in corso un processo di depauperamento dell industria attraverso delocalizzazioni o, peggio, fallimenti a causa della concorrenza estera. I motivi sono naturalmente molti: costo del lavoro, costi ambientali, fiscalità, burocrazia amministrativa, legalità, ma anche costo dell energia. In questo contesto non è possibile fare una strategia energetica se non è chiara la strategia-paese, se non è chiaro quale Italia vogliamo. Non è possibile perché ogni ipotesi sulla domanda di energia dei prossimi anni non può essere solo un esercizio contabile fondato su presupposti di mera continuità rispetto al passato, ignorando l evidente discontinuità che invece abbiamo di fronte. Il bivio è tra una politica industriale, che operi delle scelte sulle quali sia lo Stato che le imprese possano concentrare le loro (tutt altro che infinite) risorse, e una politica assente che lasci che si realizzi ciò che nessuno può desiderare, ovvero un impoverimento del Paese. Politica assente vuol dire affidare tutto al mercato; ma vuol dire anche immaginare, senza alcuna credibilità, di poter intervenire a sostegno di tutto e senza alcuna scelta. Senza politica industriale le imprese non sanno se e come il Paese le sosterrà; è quindi maggiore il rischio che anche quelle che non decidono di chiudere o di andarsene non investano e che quelle che vogliono lanciare nuove attività vadano da qualche altra parte. Politica industriale vuol dire invece agire attivamente per difendere, mantenere e eventualmente sviluppare tutta la parte migliore dell industria che abbiamo e per promuovere una nuova industria meno energy intensive e più knowledge and labour intensive che concorra ad assicurare lo sviluppo del Paese. Ciò non implica affatto un incremento del ruolo pubblico nell economia e tantomeno un ritorno al sistema delle partecipazioni statali, ma significa rendere noti, in modo chiaro, credibile e duraturo, gli strumenti (organizzativi, fiscali, di incentivazione) che lo Stato mette in campo a favore del modello di sviluppo industriale che ha scelto. Il primo e forse maggiore obiettivo conseguibile è la riduzione del rischio-paese, che oggi vuol dire rimuovere un formidabile freno agli investimenti. 20

3 Se esiste una politica industriale allora esiste anche una politica energetica ed ambientale che deve non solo soddisfare la domanda (di energia e di ambiente) ma concorrere, in piena coerenza, a perseguire il modello di sviluppo. Superando ogni ambiguità: nell energia e nell ambiente forse fino ad alcuni anni or sono era ancora possibile immaginare di avere le risorse necessarie per incentivare tutto; oggi certamente non è più così ed occorre scegliere ciò che è funzionale allo sviluppo. La logica della Strategia energetica (o di ogni altro nome si voglia attribuire allo strumento programmatico) è quindi quella di fornire indicazioni ai cittadini, ma soprattutto alle imprese, non solo del settore energetico, sulle iniziative che lo Stato intende assumere e sulle conseguenze, in termini di disponibilità, di prezzi, di impatto sull ambiente, che da esse potranno derivare. 2. Gli obiettivi Compito della politica è assumere tempestivamente le decisioni necessarie ai fini di: assicurare la disponibilità di energia in piena sicurezza, ora non adeguata a causa dell insufficiente dotazione infrastrutturale e dell instabilità di alcuni Paesi fornitori; ridurre l impatto sull ambiente sia per concorrere alle iniziative su scala globale per contrastare i drammatici effetti del cambiamento climatico sia per dare soluzione al problema dell elevato livello di inquinamento dei centri urbani; operare per un Italia che tragga dall efficienza energetica e dalle fonti rinnovabili un vantaggio competitivo, e non un onere, per le imprese; proporre l energia come contributo allo sviluppo, occasione di innovazione, di nuova imprenditorialità e nuova occupazione ad elevata qualificazione professionale. garantire mercati energetici liberi, competitivi e trasparenti, governati da Istituzioni forti e indipendenti che assicurino ai consumatori servizi di elevata qualità al minimo costo attraverso l eliminazione di rendite ed inefficienze; creare un Governo dell energia che lasci al centro la definizione delle strategie e agli enti locali l attuazione delle stesse, ma al tempo stesso un Governo dell energia nel quale ad ogni potere corrisponda una responsabilità ed una conseguenza e nel quale vengano superati i conflitti tra industria e ambiente, tra stato azionista e mercato. 21

4 3. Gli scenari di medio e lungo termine I consumi energetici italiani nel 2010 sono risultati pari a circa 185,2 Mtep dei quali il 39% petrolio, il 37% metano, il 12% fonti rinnovabili, il 7% carbone ed il 5% importazioni di energia elettrica. In termini di usi finali il consumo nel 2010 è risultato pari a circa 137,5 Mtep dei quali gli usi civili ed i trasporti assorbono ciascuno il 31,5%, il settore industriale il 26,5%, mentre il 5,7% è destinato ad usi non energetici, in particolare nell industria petrolchimica; la parte rimanente è impiegata dal settore agricolo e per i bunkeraggi. In assenza di una efficace politica industriale, uno scenario di medio termine non potrebbe che prevedere una sensibile riduzione della domanda determinata principalmente dalla diminuzione di quella industriale, in un quadro di crescita del PIL, al più, minima. L alternativa è uno scenario, senz altro possibile, in cui vengano poste in atto le iniziative (sui fronti della fiscalità, dell organizzazione e del costo della pubblica amministrazione, della legalità e delle incentivazioni) necessarie a restituire competitività al sistema industriale, affinché l Italia rimanga un Paese con una forte industria della trasformazione. In questo scenario alternativo le iniziative sul fronte energetico ed ambientale hanno un ruolo centrale. Il traguardo complessivo delle politiche, che saranno declinate più in dettaglio nei successivi paragrafi, deve essere quello di: assicurare alle imprese un costo dell energia per unità di prodotto paragonabile a quello dei Paesi concorrenti; ciò è conseguibile non solo attraverso una riduzione dei prezzi unitari dell energia (agendo sulle liberalizzazioni e la fiscalità energetica per le imprese), ma soprattutto attraverso una riduzione della quantità di energia utilizzata nella produzione dei beni e servizi (con forti misure a favore dell efficienza energetica); consentire alle imprese di valorizzare sul mercato la superiore qualità, in termini di impatto sull ambiente, dei consumi energetici dei propri processi produttivi rispetto a quella dei Paesi concorrenti; ciò è possibile attraverso una progressiva etichettatura dei beni e servizi che consenta ai consumatori di esplicare la loro propensione verso prodotti più ecocompatibili; creare le infrastrutture, fisiche e di conoscenza, che determinino quel vantaggio competitivo necessario a indurre la scelta dell Italia rispetto ad altri Paesi per l insediamento di nuovi stabilimenti di produzione di prodotti e componenti energetici e ambientali innovativi. 22

5 Deve essere chiaro che tali misure rappresentano una scelta netta a favore delle imprese che, attraverso investimenti in efficienza energetica adeguatamente incentivati, possono recuperare il gap di costo dell energia rispetto alla concorrenza internazionale; ciò è possibile in moltissimi settori industriali, ma non in tutti. Tuttavia se tale traguardo sarà conseguito, diventa possibile uno scenario in cui, a fronte di una crescita del PIL almeno in linea con il contesto europeo, la domanda di energia si riduce non per effetto della contrazione dell industria ma per effetto dell efficienza e di una progressiva sostituzione di produzioni industriali con altre meno energy intensive. Tenendo conto anche dei vincoli europei 1 al 2020 su emissioni, rinnovabili ed efficienza, un possibile scenario al 2020 è un consumo energetico pari a circa 182 Mtep dei quali il 33% petrolio, il 36% metano, il 20% fonti rinnovabili, il 7% carbone ed il 4% importazioni di energia elettrica. Il maggior contributo delle fonti rinnovabili andrà a sostituire, sia nel settore elettrico che in quello del riscaldamento, prevalentemente quello del metano, mentre nel settore dei trasporti sostituirà consumi di prodotti petroliferi; tuttavia il metano continuerà a subentrare ai prodotti petroliferi sia nei residui consumi per il riscaldamento e per la produzione elettrica sia, in misura minore, nel settore dei trasporti; in definitiva è quindi prevedibile che al 2020 i consumi di metano superino quelli di petrolio. 4. Le fonti fossili La massima parte dell energia utilizzata oggi in Italia deriva da fonti fossili, ovvero petrolio, metano e, in minor misura, carbone. Nessuna di queste fonti è in via di esaurimento, almeno in questo secolo, ma tutte pongono problemi in termini di costi e di impatto sull ambiente. Il gas naturale svolgerà nel mondo il ruolo di principale fonte di transizione verso le fonti rinnovabili. Il rapido sviluppo del gas non convenzionale (che peraltro presenta notevoli ricadute ambientali nella fase estrattiva) ha determinato un forte in- 1 Tali vincoli implicano per l Italia un obiettivo di riduzione di gas serra di almeno il 21% per i settori ETS e del 13% per gli altri, un consumo finale di energia non superiore a 133 Mtep e almeno il 17% del consumo finale proveniente da fonti rinnovabili; quest ultimo obiettivo, tenuto conto delle diverse metodologie di calcolo della Commissione europea (nel 2010 la percentuale del consumo finale proveniente da fonti rinnovabili calcolata secondo la metodologia UE è pari a circa l 8% a fronte del 12% calcolato sui consumi globali), corrisponde ad un peso delle rinnovabili pari ad almeno il 20% dei consumi energetici totali, ed al 30% dei consumi di energia elettrica. 23

6 cremento delle riserve mondiali recuperabili 2 ; esse hanno superato, rapportate agli attuali livelli di consumo, i 250 anni 3. Tale incremento delle disponibilità ha causato un irreversibile disaccoppiamento dei prezzi del gas da quelli del petrolio salvo i residui effetti, in particolare in Europa, dei contratti di lungo termine. In un contesto in cui i prezzi nel Nord America sono pari alla metà di quelli europei, il problema dei contratti di lungo termine indicizzati al petrolio non può essere affrontato solo in una logica di normali revisioni dei prezzi: è indispensabile una revisione della struttura contrattuale che si allontani dall ancoraggio al petrolio e si avvicini ai mercati spot; solo in questo modo si può valorizzare la componente positiva di tali contratti, che è per gli acquirenti la garanzia di approvvigionamento di lungo termine e per i venditori la garanzia di copertura dei costi di investimento. L Italia, in questo quadro, si trova in una situazione potenzialmente favorevole, avendo spostato gran parte dei propri consumi, in particolare nel settore civile e nella produzione elettrica, verso il gas. Tuttavia in Italia le infrastrutture di importazione non sono adeguate né per garantire un appropriato grado di sicurezza degli approvvigionamenti, come hanno dimostrato le ricorrenti situazioni di emergenza, né, tantomeno, per attivare una seria concorrenza. Per conseguire sia l obiettivo della sicurezza che quello dell economicità dei prezzi occorre operare per fare diventare l Italia il mercato di riferimento per gli approvvigionamenti di metano dai Paesi produttori africani ed asiatici verso l Europa centrale. Sul fronte degli utilizzi del gas naturale deve essere realizzato il completamento della metanizzazione, con particolare riferimento alla Sardegna, e deve essere favorita la penetrazione di veicoli a metano (di cui l industria italiana possiede la leadership tecnologica mondiale). 2 Le riserve recuperabili (recoverable resources) sono definite come le riserve che si ritiene possano essere messe in produzione con profitto ai prezzi attuali e con le attuali tecnologie. 3 Le riserve recuperabili di gas convenzionale e non convenzionale sono valutate pari a oltre miliardi di metri cubi a fronte di consumi pari a poco più di miliardi di metri cubi/anno (IEA International Energy Agency World Energy Outlook Special Report Are we entering a golden age of gas?). I costi dei nuovi giacimenti sono attesi essere compresi in un intervallo tra gli 8 ed i 20 centesimi di euro a metro cubo corrispondenti, a parità di contenuto energetico, a $/barile di petrolio.in quasi tutte le aree geografiche del pianeta è attesa una rapida crescita della domanda e della produzione di gas non convenzionale, in particolare in Cina, India e Australia; in Europa, nonostante le importanti attività esplorative, ad esempio in Polonia, l evoluzione dell offerta potrà essere frenata dall impatto sull ambiente di tali produzioni, ma in ogni caso gli effetti dell abbondanza di offerta mondiale si rifletteranno sulla riduzione dei prezzi anche per l Italia. 24

7 Per quanto riguarda il petrolio, a fronte di una crisi sempre più evidente del settore della raffinazione e della logistica a causa della riduzione della domanda e della concorrenza internazionale, la soluzione non è certamente la chiusura degli impianti. Occorre invece procedere in parallelo, e senza pericolosi sfasamenti, ad un programma di interventi sia lato domanda sia lato offerta: lato domanda occorre accelerare la sostituzione dei residui utilizzi di prodotti petroliferi nel riscaldamento con fonti rinnovabili (biocombustibili) o pompe di calore, lo spostamento su rotaia e su acqua del trasporto di merci e passeggeri, la progressiva riduzione dei consumi specifici dei veicoli, l incremento della percentuale di utilizzo di biocarburanti, la penetrazione di veicoli elettrici e ibridi; ma occorre anche incentivare l uso di benzine e gasoli di qualità ambientale superiore a quella imposta dalle regole europee: ciò può indurre non solo benefici sull inquinamento urbano ma anche un vantaggio competitivo della raffinazione nazionale; lato offerta occorre riconvertire la raffinazione verso la produzione di carburanti di nuova generazione con tecnologie, già disponibili, che consentono l utilizzo totale (impianti gas to liquids) o parziale del metano, e procedere con determinazione nel progetto di riconversione alla chimica verde, basata sull utilizzo delle biomasse. Quanto al carbone, vanno ricordati l assenza di rischio geopolitico relativo agli approvvigionamenti, prezzi della materia prima bassi e poco legati al petrolio, limitata elasticità di utilizzo, relativa diffusione di tecnologie per l abbattimento delle polveri in fase di escavazione, trasporto, utilizzo, emissioni di CO 2 elevate. In prospettiva l utilizzo di tale fonte deve essere esclusivamente accoppiato alle tecnologie di CCS (carbon capture and storage), sulle quali le nostre imprese hanno le competenze per poter competere anche a livello internazionale, sempre che le sperimentazioni in atto portino a risultati positivi in termini economici e ambientali. 5. Le liberalizzazioni Nell energia non si possono affidare al mercato la salute e la sicurezza, che devono essere garantite non solo dalle norme ma anche da un efficace azione di indirizzo, di incentivazione e di controllo delle Istituzioni. Ma, fermo restando tale essenziale ruolo pubblico, per assicurare ai consumatori servizi energetici di elevata qualità al minimo costo ci vogliono mercati che funzionino senza monopoli, corporazioni, posizioni di dominio. 25

8 L Italia non è ricca di risorse energetiche fossili; questa è una ragione in più perché sia ricca di mercati energetici liberi, competitivi e trasparenti, governati da Autorità forti e indipendenti che inducano lo sviluppo efficiente di infrastrutture materiali ed immateriali per il trasporto, lo stoccaggio e le negoziazioni di prodotti energetici e di CO 2. Le prime liberalizzazioni nel settore energetico hanno dimostrato che con la concorrenza e con una regolazione affidabile è possibile attivare ingenti investimenti privati a beneficio dei consumatori e dell economia del Paese senza risorse del bilancio pubblico e senza gravare sui consumatori con nuove imposte o con tariffe più alte. La liberalizzazione dei mercati energetici è ormai da molti anni entrata a far parte a pieno titolo della politica europea: le prime direttive sul mercato unico dell energia, quando ancora l energia non era inclusa nei Trattati, erano infatti basate sul tema della concorrenza. Nonostante l approvazione del Terzo pacchetto energia, che definisce un nuovo quadro di riferimento istituzionale e regolatorio per il mercato interno, l unificazione dei mercati energetici europei è ancora un percorso lungo e difficile nel quale spesso hanno prevalso le resistenze aziendalistiche nei confronti della concorrenza e dell apertura dei mercati. Confondere gli interessi aziendali con quelli del Paese è stato tuttavia il più grave errore commesso non solo dall Italia ma anche da altri importanti Paesi europei. L Italia e l Europa hanno bisogno di imprese forti, ma questa forza deve essere solo il frutto dell efficienza e della competitività, non di mercati protetti e di rendite a spese dei consumatori: l interesse degli azionisti non sempre coincide con l interesse del Paese. Nuove iniziative di liberalizzazione devono quindi essere assunte in Italia almeno in tre settori energetici: energia elettrica, gas naturale e prodotti petroliferi. A) Energia elettrica Che la liberalizzazione dell energia elettrica abbia giovato all Italia è certamente un fatto. Nel 1999, quando varò il decreto legislativo di liberalizzazione, le condizioni di questo settore erano molto critiche 4 ; oggi l Italia ha un parco di 4 La situazione infrastrutturale nel settore elettrico era non solo al limite del collasso ma ingessata dalla difficoltà di realizzare nuove centrali e nuove linee di trasmissione; non esisteva un mercato ma solo grandi e piccoli monopoli; i prezzi erano ben superiori a quelli degli altri Paesi europei nonostante un prezzo del petrolio che viaggiava intorno ai $/barile; non esisteva una diffusa consapevolezza da parte dei consumatori. Gli effetti delle liberalizzazioni non furono, peraltro, immediati; basti ricordare che il 2003 fu un anno orri- 26

9 generazione completamente rinnovato tra i più efficienti del mondo, un mercato competitivo e un gestore indipendente della rete di trasmissione che investe cinque volte di più rispetto a quando era una costola dell ENEL. I consumatori godono di un servizio migliore in termini di sicurezza, di minori interruzioni e di maggiori diritti verso i propri fornitori; gli utenti sono diventati clienti; milioni di clienti hanno cambiato il loro fornitore e le associazioni dei consumatori sono diventate un riferimento affidabile e competente. Ma la liberalizzazione ha garantito risultati tangibili anche sotto il profilo economico 5 : i prezzi dell energia elettrica continuano ad essere superiori rispetto a quelli di molti Paesi europei, ma, nonostante il prezzo del petrolio sia cresciuto di almeno 5 volte è ormai in corso un percorso di progressiva riduzione del differenziale di prezzo con Paesi come la Francia e la Germania dove è ben più ampio il ricorso a fonti diverse dagli idrocarburi. Ormai da alcuni anni l Italia non è più importatrice di energia elettrica per necessità ma solo per convenienza, ed anzi in particolari periodi di punta è l Italia che esporta energia verso l Europa. Tale processo subirà certamente un accelerazione in conseguenza della chiusure e delle manutenzioni di numerose centrali nucleari in Europa: è possibile che presto le centrali italiane svolgano una funzione essenziale per il sistema elettrico europeo e i prezzi europei si avvicinino ulteriormente a quelli italiani. Tutto ciò è senza dubbio un buon risultato per il settore elettrico, frutto di una regolazione molto avanzata, di meccanismi tariffari evoluti e della maggiore concorrenza; basti pensare che si è ridotta a meno del 30% la quota dell operatore ex monopolista Enel, che ha comunque saputo compensare con una significativa penetrazione nel più vasto mercato internazionale. Se oggi il settore elettrico potesse approvvigionarsi di gas ai prezzi del mercato USA, i prezzi del mercato elettrico all ingrosso italiano non sarebbero significativamente diversi da quelli dei mercati francesi o tedeschi: intervenire nell assetto del sistema del gas è la via maestra per risolvere anche il problema della competitività dell energia elettrica. Va comunque sottolineato come l attuale sovradimensionamento del parco termoelettrico, se da una parte comporta un sottoutilizzo di molte bile per l energia elettrica: il black out di settembre fu solo il tragico culmine di una lunga serie di criticità. 5 L Autorità per l energia elettrica e il gas ha valutato che nel settore elettrico del nostro Paese si è ottenuta una riduzione di oneri stimabile in più di 4,5 miliardi di euro all anno, rispetto al 1999, in termini di minor consumo di combustibili, di minori emissioni di CO2 e di efficienze gestionali. 27

10 centrali, dall altra fornisce una garanzia sul fronte del backup in uno scenario di diffusione più spinta delle rinnovabili. Ma altre iniziative possono essere assunte in Italia per rendere il settore elettrico più efficiente e per perseguire la riduzione dei prezzi dell elettricità. In particolare: proseguire il programma di realizzazione delle nuove linee di trasmissione che consentiranno di ridurre gli oneri di congestione e di incrementare gli scambi non solo con l Europa ma anche con i Paesi del Mediterraneo; accelerare i programmi di investimento verso una smart grid, ovvero una rete che disponga della capacità di accumulo per gestire le fonti rinnovabili e dei dispositivi tecnologici necessari per cogliere compiutamente gli effetti di efficienza connessi al coinvolgimento della domanda grazie alla telegestione e ai prezzi biorari, temi sui quali l Italia è già in una situazione di leadership a livello internazionale; completare il mercato elettrico con strumenti capaci di guardare non solo al giorno dopo o all anno dopo ma anche al lungo e lunghissimo termine, per supportare tutti gli investimenti di produzione di energia ad alta intensità di capitale, come ad esempio gli impianti a carbone con stoccaggio delle emissioni di CO 2 o l idroelettrico o la geotermia o altre tipologie innovative di rinnovabili; accelerare il percorso di accoppiamento del mercato con quelli dei principali Paesi europei, per fornire al parco produttivo italiano più opportunità di utilizzo. B) Gas naturale Anche il settore del gas non è certamente rimasto immobile in Italia dopo il varo nel 2001del decreto legislativo liberalizzazione: molto è stato fatto in tema di tariffe, di regolazione delle attività di vendita e soprattutto di regolazione della qualità dei servizi gas. Tuttavia il sistema del gas appare ancora bisognoso di interventi radicali. Più volte negli ultimi anni si sono avute evidenti e amare dimostrazioni della povertà infrastrutturale del sistema di approvvigionamento e stoccaggio: non si possono scordare le gravi crisi di approvvigionamento innescate o da picchi di domanda invernale o da temporanee indisponibilità di importazioni per cause tecniche o politiche; ancora oggi il Paese convive con le incertezze connesse con la crisi dei Paesi del Nord Africa. I problemi maggiori legati al mercato del gas oggi in Italia sono legati al numero ridotto di investimenti in infrastrutture di trasporto e trasformazione che, se realizzati, permetterebbero di sfruttare le opportunità che si sono 28

11 create nel mercato internazionale di approvvigionamento di gas a prezzi ben più favorevoli. Questi scarsi investimenti sono la diretta conseguenza di un mercato ancora poco liberalizzato (a differenza del mercato elettrico) in cui l incumbent, oltre a dominare il mercato, possiede ancora le reti in ragione di un sostanziale non risolto disaccoppiamento. Date queste premesse, è necessario adottare tutte quelle misure per incentivare la liberalizzazione e per permettere al mercato di esprimersi secondo le sue possibilità, e quindi puntare non solo al soddisfacimento dei fabbisogni nazionali, ma, sfruttando la favorevole posizione geografica ed il significativo potenziale di sviluppo di infrastrutture di stoccaggio, anche all obiettivo di trasformare l Italia in un hub del gas, in grado non solo di importare, ma anche di riesportare gas verso il resto dell Europa, dove la domanda potrebbe aumentare anche a seguito della riduzione della produzione nucleare. A tale riguardo occorrere creare un significativo eccesso di offerta (rispetto alla domanda nazionale) sia tramite nuovi gasdotti (principalmente quelli relativi al corridoio sud ecc.), sia soprattutto tramite nuovi terminali di rigassificazione, in grado di incrementare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e di dare accesso ai mercati spot, favorendo quindi il disaccoppiamento tra prezzi del gas e prezzi del petrolio, tipici dei contratti di lungo termine. Gli operatori che attualmente controllano il mercato sono legittimamente non interessati alla realizzazione di nuove infrastrutture che consentano l ingresso di nuovi venditori ed incrementino il livello dell offerta, ma questo legittimo interesse degli operatori non coincide con l interesse dei consumatori. In tale contesto il primo intervento da porre in atto è la separazione proprietaria della rete di trasporto e degli stoccaggi: un soggetto indipendente consentirebbe infatti di superare quel conflitto di interessi che oggi impedisce a Snamretegas di partecipare alla realizzazione di nuovi metanodotti di importazione, rigassificatori e stoccaggi aperti a tutti gli operatori, e non solo a chi li realizza. Tale intervento è reso ancora più urgente dal fatto che nel frattempo l Antitrust europea, con numerosi interventi, l ultimo dei quali proprio nei confronti dell ENI, sta procedendo verso la separazione proprietaria di alcune rilevanti infrastrutture di trasporto europeo; tali interventi, se da una parte confermano ovviamente ancora una volta l importanza della separazione degli interessi dei soggetti che operano nei settori regolati della filiera dai singoli operatori di mercato, dall altra riducono le opportunità di Snamretegas di svilupparsi anche oltre i confini nazionali diventando così uno degli operatori portanti della rete europea di trasporto. 29

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