L evoluzione degli indicatori e profili metodologici di analisi previsionale in tema di proliferazione e di rischio terroristico CBRN

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1 L evoluzione degli indicatori e profili metodologici di analisi previsionale in tema di proliferazione e di rischio terroristico CBRN Dott. Eugenio Bilardo Tenente Colonnello dei Carabinieri in servizio presso la Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri Dott. Diego Cazzin Esperto tematiche di sicurezza L attuale contesto è caratterizzato dal progresso, in accelerazione esponenziale, delle tecnologie critiche, sia in termini di miniaturizzazione che di letalità, e da un convergente ed altrettanto incrementale cambiamento morfologico dei modelli organizzativi avversari, il che evidenzia, quantomeno in linea tendenziale, l inadeguatezza degli attuali modelli di contrasto. Conseguentemente, un campo di ricerca interdisciplinare ed interistituzionale dovrebbe poter individuare appropriate metodologie analitiche ed in particolare la strutturazione di nuovi ed ulteriori indicatori della violazione degli impegni di non proliferazione sottoscritti dagli Stati e più in genere relativi al rischio terroristico CBRN. Su queste premesse, giova descrivere brevemente gli scenari di riferimento e delineare i possibili spazi di opportunità. Nel cono del plausibile, si evidenzia il ruolo incrementale dei non - State actors, effetto anche della progressiva migrazione delle organizzazioni terroristiche, tradizionalmente intese, verso una forma liquida di microaggregazioni sparse, attive in reti interconnesse di politraffico, quali players in grado di influire sugli equilibri internazionali con peso crescente, paragonabile a quello degli Stati sovrani. Sono conseguentemente necessarie analisi diverse da quelle tradizionali, il che presume approcci metodologici multidisciplinari e inclusivi. Il tendenziale superamento delle categorie di Stati canaglia, TOC (organizzazioni criminali transnazionali) e aggregazioni terroristiche e la forte interconnessione del monstrum risultante da tale simbiosi è, tra l altro, incentivato anche dalla convergenza delle rispettive convenienze (finalità lucrative per le organizzazioni criminali, politiche di destabilizzazione economica per gli Stati, esigenze di finanziamento per le organizzazioni terroristiche). Ne consegue che i tre stadi evolutivi del TOC (predatorio, parassitario e simbiotico) formalizzati da P. Lupsha si rivelano già ampiamente superati dal suddetto monstrum, assieme alla tradizionale tassonomia dei modelli di network finora teorizzati 1

2 (1), stante la impossibilità di inquadrarvi aggregazioni terroristiche e reti criminali interconnesse ed integrabili con gli attori di ogni mercato di interesse. Un benchmarking per la comprensione delle dinamiche di tali aggregazioni presume il disegno di innovativi parametri per la misura della capacità di condizionamento e di interattività del nuovo avversario, attuale e tendenziale, rispetto alle strutture proprie, nonché del grado di efficacia ed efficienza di tali network nelle varie attività critiche (reclutamento, comunicazione, sicurezza, ecc.). Le nuove tecniche dinamiche di social network analysis rendono possibile individuare leadership, capacità e nodi critici, anche tendenziali, delle aggregazioni in questione e permettono di operare simulazioni dinamiche dei possibili scenari conseguenti alle proprie politiche, permettendone la valutazione dell impatto. Già da tempo detta tendenziale configurazione avversaria in meta-network simbiotici, provvisti di sofisticate strutture di intelligence, ha comportato a livello internazionale esperienze di integrazione funzionale, in varia misura, tra apparati di controingerenza ed assets investigativi, con contestuale diffusione di strumenti di analisi, quantomeno basici, finalizzati alla scansione di ambiente e sistema di riferimento. P. Lupsha (2) e M. K. Sparrow (3), confermano peraltro che non sempre le agenzie investigative dimostrano sufficiente capacità di analisi, stante la difficoltà di profilare aggregazioni transnazionali multiruolo, essendo le stesse istituzionalmente orientate ad ottenere un riscontro giudiziario dalla disarticolazione di singoli gruppi. E pacifico che l eliminazione di uno o più nodi non comporta la disarticolazione di un network, tanto che la delazione è teorizzata come modello di turnover. L ingresso di nuovi approcci, maggiormente strutturati, alle aggregazioni multiruolo e liquide si è storicamente palesata (4) con apporti specialistici (5) ed è ben descritta l efficienza della struttura avversaria (6) ed il livello di intelligence/ci di tali formazioni (7). Le auspicabili linee metodologiche di contrasto dovrebbero prevedere lo sviluppo di capacità sistematica di red teaming 1 United Nations-Office on drugs and crime- Global programme against transnational organized crime, Results of a pilot survey of forty selected organized criminal groups in sixteen countries, september 2002, pagg Lupsha, P.A., 1980, Steps Toward a Strategic Analysis of Organized Crime Police Chief 47(5) [5 p.] (May). 3 Malcolm K. Sparrow, Network Vulnerabilities and strategic intelligence in law enforcement, International Journal of intelligence and counterintelligence, Vol. 5 (1991) #3. (p.256). 4 Brito Ruiz Fernando (Direttore del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza della Colombia), I cartelli del narcotraffico e narcoterrorismo in Colombia, Analisi comparata dei sistemi criminali nel mondo contemporaneo, Letture Gino Germani Roma, Volker Foertsch, The role of Counterintelligence in countering transnational organized crime in Trends in organized crime, vol. 5, N 4, winter 1999.(p.125). Peter Lupsha, Transnational Organized Crime Versus the Nation-State, in Transnational Organized Crime, Vol. 2, N 1, spring Robert J. Nieves, Colombian cocaine cartels: lessons from the front US working group on organized crime, (Washington: national strategy information center, 04/97). 7 Paul Kaihla, The technology secrets of cocaine Inc., Business 2.0. luglio 2002, 2

3 finalizzata all individuazione di nodi critici (8), attraverso un approccio scientifico interdisciplinare ed integrato tra forze di polizia, organi di intelligence e centri di previsione, tanto da formare un sistema polifunzionale di early warning attivo, nel suo complesso, in un esercizio permanente. In tale futura cornice organizzativa, un aspetto metodologico dovrebbe riguardare la incentivazione di iniziative diffuse e collettive sul modello bottom-up. La nota affermazione di Zuckerberg secondo cui le comunità non vanno forzate, bensì studiate al fine di offrire loro uno spazio per interagire, è valida per ogni tipo di comunità, attuali e potenziali. Recentemente, è stata istituzionalmente evocata ( 9 ) la tendenziale centralità del ruolo dei social media anche nel contrasto alla proliferazione, con un esplicito invito alla comunità digitale a mettersi a disposizione al fine di sviluppare strumenti di possibile uso nella verifica del rispetto degli accordi internazionali sul disarmo NBC. E conseguentemente presumibile che, nel breve periodo, i social media costituiranno vettori di nuove forme di contrasto alla proliferazione, caratterizzate da ampia partecipazione e condivisione. La convergenza in tempo reale di flussi informativi globali su piattaforme pubbliche user-friendly è ritenuta suscettibile di individuare precocemente nuove iniziative di proliferazione catalizzandovi riprovazione a livello globale ed elevandone ipso facto costi e tempistica. E evidente a riguardo l opportunità di esplorare le potenzialità di tali vettori informativi per le OO. II., nonché per gli attori a livello nazionale, in termini di valore aggiunto alle iniziative istituzionali di contrasto alla proliferazione di WMD e alla minaccia CBRN in genere. Un appropriato impiego dei social media appare inoltre suscettibile di determinare ricadute positive anche sugli attuali livelli di rischio terroristico CBRN. Va premesso che, se negli attuali modelli di business, le possibilità di efficientazione del capitale si basano sul passaggio a tecnologie cloud per il capitale fisico e al crowdsourcing per quello umano, anche nei modelli istituzionali è evidente la necessità di introdurre un cambio di paradigma culturale, con il superamento dei tradizionali vincoli di segretezza in favore di modelli aperti e connotati da condivisione ed interazione. E noto che il crowdsourcing, sorto come modello di ideazione e di apertura delle imprese a forza lavoro esterna, si è esteso alla creazione di contenuti fino divenire luogo di combinazione di ideazione, tecnologia e capitale umano per lo sviluppo di 8 Volker Foertsch, The role of Counterintelligence in countering transnational organized crime in Trends in organized crime, vol. 5, N 4, winter 1999.(p.135). 9 State Arms Control Chief Sees Uses for Social Media in Nuke Verification Efforts, Feb. 9,

4 progetti, una rete di partecipanti scalabile, una smart crowd di microspecialisti in grado di completare on demand aspetti specifici di un progetto con risultati di qualità superiore a quelli che si potrebbero ottenere tradizionalmente. Attualmente, le sinergie tra detto modello di crowdsourcing crudo e i sistemi di georeferenziazione delle informazioni (crowdmapping) potrebbero costituire, se ben orientate, un punto di svolta epocale nella percezione collettiva dell impatto delle crisi, oltre che una sfida da raccogliere per le Amministrazioni coinvolte nella gestione delle emergenze, stanti le opportunità di gestire in tempo reale i flussi informativi critici, ma anche e soprattutto la percezione complessiva dell evento. Notoriamente, l offerta web consiste nella disponibilità globale, immediata e gratuita di sistemi di crowdmapping chiavi in mano, alimentabili da ogni tipo di terminale, il cui prodotto è automaticamente visualizzato come mappa o serie temporale, aperto a ogni altro tipo di analisi (per tipologia di fonte, ecc.). Non vi è alcuna organica iniziativa in ambito nazionale che interessi trasversalmente i segmenti sensibili a tali sviluppi (infrastrutture critiche, protezione civile, pubblica sicurezza, difesa, esteri, sviluppo economico, ecc.) come dimostrato dal risultato di una semplice ricerca sul web con parole chiave crowdmapping, crisi, emergenza che evidenzia solo isolate esperienze a macchia di leopardo da parte di Amministrazioni ed Enti. Atteso che un sistema di early warning non dovrebbe prescindere dalla considerazione della influenza tendenziale di dette metodologie, peraltro in rapida evoluzione, andrebbero conseguentemente considerate iniziative interistituzionali in simbiosi con la comunità scientifica, finalizzate alla implementazione di piattaforme aperte cui indirizzare la pertinente tipologia di flussi informativi. Un ulteriore e convergente opportunità è offerta dall applicazione del crowdsourcing c. d. smart alle scienze previsionali, applicate alla proliferazione ed al rischio terroristico CBRN. L ossimoro insito nella rappresentazione della folla intelligente o perfino saggia è fugato dalla constatazione del superiore tasso di predittività e dal rigore metodologico osservabile nei più recenti esercizi svolti, che integrano sofisticate tecniche sociometriche (vds. quello di foresight ACE finanziato dalla statunitense IARPA dell ufficio del D. N. I.). I modelli previsionali diffusi ovviamente non rappresentano una novità sotto il profilo metodologico, bensì una evoluzione dei vari policy / public Delphi, ancorché sofisticata, caratterizzandosi, come accennato, per tassi di predittività talmente incoraggianti che, entro breve termine, sarà ben difficile assumere una importante decisione politica prescindendo dalla considerazione per il risultato di questa tipologia di esercizi. 4

5 E conseguentemente lecito presumere che, a breve, l applicazione di metodologie crowdsourced alle discipline previsionali comporterà un ancor più deciso cambio di paradigma, come dimostra il forte incremento della offerta gratuita di strumenti di visualizzazione ed analisi semplificati e interattivi, nell intento di coinvolgere un pubblico indiscriminato al lavoro su un ben definito standard di base, con ulteriori prevedibili sviluppi. 5

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