Indice. 1 Effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

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1 INSEGNAMENTO DI DIRITTO FALLIMENTARE LEZIONE VI EFFETTI DEL FALLIMENTO SUI RAPPORTI GIURIDICI PREESISTENTI PROF. SIMONE LABONIA

2 Indice 1 Effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti Le ragioni di una disciplina speciale La tutela del terzo contraente Azione di risoluzione Fallimento del venditore e contratto preliminare I finanziamenti destinati ad uno specifico affare I contratti di locazione finanziaria Varie ipotesi di contratti di compravendita Il contratto di locazione e l affitto di azienda Ipotesi di scioglimento automatico del contratto Ipotesi di subingresso automatico del fallimento Effetti del fallimento sul possesso Effetti penali del fallimento. I reati concorsuali La bancarotta fraudolenta La bancarotta semplice Altri reati concorsuali Reati commessi da persone diverse dal fallito Reati commessi dai creditori Reati commessi nell ambito di altre procedure concorsuali La costituzione di parte civile di 24

3 1 Effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti 1.1 Le ragioni di una disciplina speciale Il diritto concorsuale in funzione della dichiarazione di fallimento e della tutela paritaria dei creditori, altera le regole contrattuali comuni e produce effetti sui rapporti giuridici preesistenti determinandone, in alcuni casi, lo scioglimento. Occorre, preliminarmente, evidenziare che per rapporti giuridici preesistenti si deve intendere, anzitutto, rapporti giuridici perfezionati, prima del fallimento, in ogni elemento costitutivo e particolarmente, in attuazione del principio consensualistico, nello scambio dei consensi secondo le modalità fissate nell art c.c. Qualora il rapporto non si sia perfezionato e l elemento costitutivo mancante venga ad esistere dopo la dichiarazione di fallimento, esse non è opponibile al fallimento ed è privo di effetti ex art. 44 L.F. Ritornando agli effetti sui predetti rapporti, la eventuale conservazione degli effetti dei contratti, secondo le regole comuni, potrebbe particolarmente nuocere alla finalità liquidatoria dell impresa e collocare il contraente in una posizione di favore rispetto al ceto dei creditori alterando così la par conditio creditorum. Pertanto, alla continuità del rapporto preesistente, che sarebbe una evidente insidia per i creditori, il diritto fallimentare contrappone un effetto, in alcuni casi sospensivo, in attesa di una manifestazione di volontà verso la continuità del rapporto o verso lo scioglimento ad istanza del curatore, ovvero, in altri casi di automatico scioglimento ex lege. Per quanto concerne la disciplina, è opportuno osservare che le vecchie disposizioni non dettavano una disciplina generale ma solo discipline specifiche per i singoli contratti, con conseguente vuoto normativo per i contratti venuti ad esistenza in tempi recenti. La riforma ha inteso colmare tali vuoti, da un lato riproponendo regole già esistenti, dall altro introducendo importanti modifiche al vecchio sistema in conformità con quanto elaborato dalla giurisprudenza. In tale ottica è stata prevista una regola di carattere generale, secondo la quale la decisione sulla sorte dei rapporti giuridici in corso di esecuzione alla data della sentenza dichiarativa del 3 di 24

4 fallimento e, dunque, la scelta tra il subingresso della curatela nel rapporto stesso, sono rimesse al curatore previa autorizzazione del comitato dei creditori (art.72 L.F.). La riforma riguarda genericamente i rapporti pendenti, cioè le ipotesi in cui un contratto non è ancora stato eseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti e una delle parti è dichiarata fallita: in tal caso, l esecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni specifiche, rimane sospesa fino a quando il curatore, con l autorizzazione del comitato dei creditori, dichiari di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal contratto stesso, nel qual caso il contraente avrà diritto di far valere nel passivo del fallimento il proprio credito conseguente nel mancato adempimento (art. 72, 1 e 3 comma, L.F.). Per stabilire se al momento della dichiarazione di fallimento, il contratto sia stato o meno eseguito da entrambe le parti, occorre aver riguardo alle obbligazioni principali che a ciascuna di esse derivano dal contratto; più precisamente, il contratto deve ritenersi eseguito quando prima della dichiarazione di fallimento abbia avuto luogo il trasferimento del diritto, mentre è irrilevante che non siano state eseguite altre prestazione accessorie. 1.2 La tutela del terzo contraente Tuttavia le esigenze concorsuali non possono soffocare in assoluto i diritti del terzo contraente, vi sono, pertanto, ragioni imposte dagli obiettivi del concorso cumulate e correlate ad altre necessitate dalla tutela dei diritti del terzo contraente che giustificano una disciplina speciale. Infatti, il legislatore non ha dato una soluzione di generale applicazione, preferendo una regola diversificata in funzione della causa contrattuale e della sua maggiore o minore compatibilità con gli obiettivi del concorso e della tutela del contraente in bonis, salvo in caso di mancata previsione espressa, il rinvio ad un criterio di generale applicazione, ai sensi dell art. 72 L.F., modificato dalla riforma. In particolare, la disciplina dell art. 72 L.F. prevede che il contraente può mettere in mora il curatore, facendogli assegnare un termine non superiore a 60 giorni (e non di otto giorni, come previsto prima della riforma), decorso il quale il contratto si intenderà sciolto (art. 72, 2 comma, L.F.). 4 di 24

5 1.3 Azione di risoluzione Se prima della dichiarazione di fallimento è stata proposta l azione di risoluzione del contratto nei confronti della parte inadempiente poi fallita, detta azione avrà effetti anche nei confronti del curatore, fatta salva, nei casi previsti l efficacia della trascrizione della domanda; se il contraente vuole ottenere con la risoluzione la restituzione di una somma o di un bene o il risarcimento del danno, deve proporre la domanda nelle forme previste dalla legge fallimentare in tema di accertamento del passivo. Sono in ogni caso nulle le clausole negoziali che fanno dipendere la risoluzione del contratto dal fallimento. La disciplina dell art. 72 L.F. rappresenta la regola generale introdotta dalla riforma, che si applica salva diversa disposizione di legge volta a regolamentare il singolo tipo di contratto. 5 di 24

6 2 Fallimento del venditore e contratto preliminare L art. 72 L.F. dispone che, nel caso di fallimento del venditore, il contratto non scioglie qualora il bene oggetto della vendita sia già passato in proprietà del compratore (poiché in questo caso il bene non appartiene più al fallito). Se, invece, la proprietà del bene non è stata trasferita al compratore al momento della dichiarazione i fallimento, essendo stato stipulato solamente un contratto ad effetti obbligatori (ad esempio, un contratto preliminare di vendita, un contratto di vendita di cosa altrui o di cosa futura) si applica il principio generale secondo cui l esecuzione del contratto resta sospesa finchè il curatore, autorizzato dal comitato dei creditori, non abbia scelto se subentrare al fallito o sciogliere il contratto. Qualora un immobile sia oggetto di un contratto preliminare di vendita trascritto ai sensi dell art bis c.c., e il curatore scelga lo scioglimento del rapporto contrattuale, l acquirente avrà il diritto di far valere il proprio credito nel passivo del fallimento senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno (riconosciuto, invece, prima della riforma), e gode del privilegio di cui all art bis c.c., a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla dichiarazione di fallimento. 6 di 24

7 3 I finanziamenti destinati ad uno specifico affare La riforma ha introdotto una nuova norma, l art. 72 ter L.F., relativa agli effetti del fallimento sui finanziamenti destinati ad uno specifico affare. L art bis c.c., modificato dal D.lgs. n. 6/2003 in materia di riforma del diritto societario, prevede che le società per azioni, nello svolgimento dell attività d impresa, possono stipulare contratti relativi al finanziamento, da parte di un terzo, di uno specifico affare, prevedendo che al rimborso totale o parziale del finanziamento siano destinati i proventi dell affare cui lo stesso è destinato. L art. 72 ter L.F. dispone che il fallimento della società determina lo scioglimento del contratto di finanziamento di cui alla citata norma del codice civile quando impedisca la realizzazione o la continuazione dell operazione. In caso contrario il curatore, sentito il parere del comitato dei creditori, può decidere di subentrare nel contratto in luogo della società, assumendone i relativi oneri, o di non subentrare nel contratto e, in tal caso, il finanziatore può chiedere al giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, di realizzare o di continuare l operazione in proprio o affidandola a terzi, trattenendo i proventi dell affare ed insinuandosi al passivo del fallimento, in via chirografaria, per l eventuale credito residuo. 7 di 24

8 4 I contratti di locazione finanziaria L art. 72 quater L.F., introdotto ex novo dalla riforma, dispone che al contratto di locazione finanziaria (cd. Leasing finanziario, contratto di finanziamento con cui una società finanziaria acquista, per conto di un impresa, un bene a questa necessario per la sua attività, cedendolo in godimento alla stessa secondo determinate modalità) si applica, in caso di fallimento dell utilizzatore-conduttore finanziario, l art. 72 L.F., a norma del quale l esecuzione del contratto rimane sospesa fino a quando il curatore, con l autorizzazione del comitato dei creditori, dichiari di subentrare nel contratto, assumendone i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo. Se è disposto l esercizio provvisorio dell impresa, il contratto continua ad avere esecuzione salvo che il curatore dichiari di volersi sciogliere dal contratto stesso. In ogni caso di scioglimento, il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è tenuto a versare alla curatela l eventuale differenza tra la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso e il credito residuo in linea capitale, mentre, se tale differenza è negativa, per tale importo ha diritto ad insinuarsi al passivo del fallimento. Le somme che il concedente ha già riscosso non sono revocabili ai sensi dell art. 67 L.F., in quanto costituiscono pagamento di servizi effettuati nell esercizio dell attività d impresa. Nel diverso caso di fallimento della società concedente il finanziamento sotto forma di locazione finanziaria, il contratto prosegue e l utilizzatore conserva la facoltà di acquistare, alla scadenza del contratto, la proprietà del bene, previo pagamento dei canoni del prezzo pattuito. 8 di 24

9 5 Varie ipotesi di contratti di compravendita L art. 73 L.F. disciplina il contratto di vendita a termine e a rate: nel caso di fallimento del compratore, se il prezzo deve essere pagato a termine o a rate, il curatore può subentrare nel contratto con l autorizzazione del comitato del creditori, a non più del giudice delegato; il venditore può chiedere cauzione salvo che il curatore paghi immediatamente il prezzo con lo sconto dell interesse legale. Nella vendita a rate con riserva di proprietà (fattispecie nella quale il compratore acquista la proprietà con il pagamento dell ultima rata di prezzo: art c.c.) il fallimento del venditore non è causa di scioglimento del contratto: il contratto prosegue con il curatore e il compratore resta debitore delle rate pattuite. In caso di fallimento del compratore, invece, si applica il regime di cui all art. 72 L.F., poiché entrambe le parti non hanno ancora completamente eseguito il contratto (il venditore ha consegnato la cosa ma non ha ancora trasferito la proprietà e il compratore non ha ultimato il pagamento). Se il curatore subentra nel contratto dovrà pagare tutte le rate pattuite, mentre se intende sciogliere il contratto dovrà restituire la cosa al venditore con diritto di costui all equo compenso di cui all art c.c. L art. 75 L.F. (immutato) prevede, per la vendita di cose mobili, che nel caso in cui l oggetto della vendita sia già stato spedito al compratore prima della dichiarazione di fallimento del compratore stesso ma non sia ancora a sua disposizione nel luogo di destinazione, né altri abbiano acquistato diritti sullo stesso, il venditore possa riprendere il possesso del bene, accollandosi le spese e restituendo gli acconti ricevuti, sempre che non preferisca dar corso al contratto insinuandosi nel passivo del fallimento per il prezzo non corrisposto, o il curatore non intenda farsi consegnare la cosa pagandone il prezzo integrale. 9 di 24

10 6 Il contratto di locazione e l affitto di azienda La riforma del diritto fallimentare ha modificato la previgente disciplina in tema di effetti del fallimento sui contratti di locazione di immobili introducendo una distinzione tra il fallimento del locatore e quello del conduttore (art. 80 L.F.). In particolare, il fallimento del locatore non scioglie il contratto e il curatore subentra nello stesso, acquisendo all attivo fallimentare il canone prima riscosso dal fallito. In caso di fallimento del conduttore, il curatore può in qualunque momento scegliere tra l esecuzione e lo scioglimento del contratto. Nel caso di esecuzione del contratto, il curatore che subentra al conduttore è obbligato a pagare i canoni locatizi nei termini e secondo le modalità pattuite. Il credito del locatore maturato dal subingresso del fallimento, rientrando tra le spese occorse per la custodia e l amministrazione dell attivo fallimentare, è un credito prededucibile ai sensi dell art. 111, n. 1, L.F., Nel caso di inadempimento del curatore subentrato, il locatore potrà chiedere la risoluzione del rapporto per morosità con azione giudiziale non soggetta alla vis attractiva del foro fallimentare di cui all art. 24 L.F. Per i canoni maturati in epoca anteriore al fallimento il locatore dovrà presentare domanda di insinuazione al passivo secondo quanto disposto in materia di accertamento del passivo. Nel caso di scioglimento del contratto, il curatore deve corrispondere al locatore un equo indennizzo per l anticipato recesso, che, nel caso di dissenso tra le parti, è determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati (art. 111, 1 comma, n. 1, L.F. e art c.c.). Quanto agli effetti del fallimento sul contratto di affitto di azienda, l art.80 bis L.F., introdotto dalla riforma, prevede che il fallimento non è causa di scioglimento del contratto: entrambe le parti possono, però, recedere entro sessanta giorni corrispondendo alla controparte un equo indennizzo che, nel dissenso tra le parti, è determinato dal giudice delegato sentiti gli interessati (art. 111, comma 1, l.f.). 10 di 24

11 7 Ipotesi di scioglimento automatico del contratto Vi sono alcuni contratti, basati sull intuitus personaes, che si sciolgono di diritto in conseguenza del fallimento, fra i quali: o L associazione in partecipazione, a norma dell art. 77 L.F., si scioglie per il fallimento dell associante: l associato ha diritto di far valere nel passivo del fallimento il credito per quella parte dei conferimenti che non è assorbita dalle perdite a suo carico ed, a sua volta, è tenuto al versamento della parte ancora dovuta nei limiti delle perdite eventualmente a suo carico. Per la parte ancora dovuta è comunque applicabile la compensazione ai sensi dell art. 56 L.F. Nei suoi confronti trova applicazione l art. 150 L.F. in tema di versamenti dei soci a responsabilità limitata (ingiunzione con decreto del giudice delegato); o L art. 78 L.F., ampiamente modificato dalla riforma, prevede che i contratti di conto corrente, anche bancario, e di commissione si sciolgono automaticamente per il fallimento di una delle parti. In particolare, per il contratto di conto corrente, ove ci sia prosecuzione di fatto, gli accrediti devono essere acquisiti alla massa attiva del fallimento e la banca non può operare pagamenti a terzi su disposizione del correntista fallito; più però trattenere le spese per la tenuta e la conservazione del conto stesso. Quanto alla commissione è previsto che il committente possa rivendicare le cose acquistate per suo conto ma in nome proprio dal commissionario fallito sempre se ancora esistenti nel patrimonio di questi; in caso contrario potrà insinuarsi al passivo per un valore corrispondente al bene stesso. La stessa norma, per quanto riguarda il contratto di mandato prevede una distinzione a seconda se a fallire è il mandante o il mandatario. Il contratto di mandato, infatti, si scioglie automaticamente solo in seguito al fallimento del mandatario: il mandante ha un diritto di rivendicazione nei confronti del fallimento sulle cose di sua proprietà già in possesso del fallito a seguito dell esecuzione del mandato; il mandatario ha in ogni caso un diritto di credito nei confronti del mandante per quanto gli spetta in esecuzione del mandato. Se, invece, fallisce il mandante, si applica la regola generale di cui all art. 72 L.F. per cui il curatore può decidere di subentrare o di sciogliersi: nel primo caso, il mandatario ha un diritto di credito derivante dalla esecuzione del mandata e può proporre domanda di insinuazione al passivo del fallimento; tale credito è privilegiato sulle cose di proprietà 11 di 24

12 dl mandante fallito ed in deposito presso il mandatario ed il privilegio riguarda il capitale e gli interessi. Il credito per l attività compiuta dopo il fallimento è prededucibile ai sensi dell art. 111 L.F. o Ai sensi dell art. 76 L.F., immutato, il contratto di borsa a termine si scioglie alla data di dichiarazione di fallimento, qualora il termine scada dopo la dichiarazione di fallimento di uno dei contraenti. La differenza tra il prezzo contrattuale e il valore delle cose o dei titoli alla data della dichiarazione di fallimento, se il fallito risulta vantare un credito, è versata alla massa fallimentare; i caso contrario, è ammessa al passivo del fallimento. o Il contratto d appalto è disciplinato dall art. 81 L.F., a norma del quale il curatore ha la facoltà di dichiarare di voler subentrare nel contratto, previa autorizzazione del comitato dei creditori, nel termine di 60 giorni (e non più 20, com era prima della riforma) dalla dichiarazione di fallimento, offrendo idonee garanzie. In caso contrario il rapporto si scioglie. L art. 81 L.F. prevede un ipotesi in cui il subentro del curatore richiede il consenso del committente, stabilendo che se la persona dell appaltatore dichiarato fallito è stato determinante per la conclusione del contratto, ilo contratto si scioglie, salvo che il committente non consenta la prosecuzione del rapporto. In altri termini, quando il contratto d appalto è stipulato intuitu personae, il committente può decidere se proseguirlo o meno con il curatore fallimentare. La norma fa espressamente salve le norme relative al contratto di appalto per le opere pubbliche, che generalmente prevedono lo scioglimento di diritto del contratto in seguito al fallimento dell appaltatore. 12 di 24

13 8 Ipotesi di subingresso automatico del fallimento Vi sono dei contratti per i quali è previsto poi il subingresso automatico del curatore. Tutto accade nel caso di assicurazione contro i danni e per i rapporti di lavoro subordinato laddove l imprenditore-datore di lavoro ma vi è esercizio provvisorio dell impresa: o In caso di contratto di assicurazione, a norma dell art. 82 L.F., rimasto invariato, il fallimento dell assicurato non scioglie il contratto di assicurazione contro i danni, salvo patto contrario e salva l applicazione dell art c.c se ne deriva un aggravamento del rischio: al di fuori di tali ipotesi, dunque, il curatore può scegliere di recedere dal contratto ai sensi dell art. 72 L.F. Se il contratto continua, il credito dell assicuratore per i premi non pagati deve essere soddisfatto integralmente, anche se la scadenza del premio è anteriore alla dichiarazione di fallimento. In tal caso, trattandosi di credito verso la massa, va pagato in prededuzione. La norma di applica anche ai contratti di assicurazione della responsabilità civile. Nulla è previsto per i contratti di assicurazione sulla vita, rispetto ai quali la prevalente dottrina propende per la risoluzione del contratto nel caso di fallimento dell assicurato; o L art. 83 L.F. prevede che gli effetti del fallimento dell editore, in tema di contratto di edizione, sono regolati dalla legislazione sul diritto di autore, ovvero dalla l. n. 633/1942. L art. 135 di questa legge prevede che il fallimento dell editore non determina la risoluzione del contratto in corso di esecuzione. Tuttavia, il contratto si risolve se entro un anno dalla dichiarazione di fallimento non è stata disposta la continuazione dell esercizio dell attività di impresa editoriale o se l azienda non è stata ceduta ad altro editore. Inoltre, l art. 132 della L.633/1942 prevede che in caso di cessione dell azienda i diritti dell editore cedente non possono essere trasferiti se pregiudicano la reputazione o la diffusione dell opera. La dottrina è unanime nel ritenere che. Nel caso di fallimento dell autore, non disciplinato dalla legge, il contratto si sciolga; o Il rapporto di lavoro subordinato prosegue dopo il fallimento del datore di lavoro, salva la facoltà del curatore di recedere dal contratto; il fallimento, però, non costituisce giusta causa che esoneri la curatela fallimentare, in luogo dell imprenditore fallito, dal pagamento dell indennità per mancato preavviso, secondo il disposto di cui all art c.c. 13 di 24

14 9 Effetti del fallimento sul possesso L art. 79 L.F. disciplina il possesso del fallito a titolo precario. La norma prevede che, se le cose delle quali il fallito deve la restituzione non si trovano più in suo possesso dal giorno della dichiarazione di fallimento e il curatore non può riprenderle, l avente diritto può far valere nel passivo il credito per il valore che la cosa aveva alla data della dichiarazione di fallimento. La riforma ha rinnovato con la previsione dell inserimento di tale credito tra quelli prededucibili nel caso in cui il possesso della cosa sia cessato dopo l apposizione dei sigilli ed al terzo spetti l integrale pagamento della cosa a norma dell art. 111 L.F., sono salve le disposizioni dell art c.c. 14 di 24

15 10 Effetti penali del fallimento. I reati concorsuali Sono reati concorsuali quei fatti compiuti dal fallito o da altri soggetti, antecedentemente o durante una procedura concorsuale, che la legge punisce come reati. Sono reati particolari in quanto riferiti ad una procedura concorsuale. Il reato fallimentare tipico è quello di bancarotta che può essere semplice (art. 217L.F.) o fraudolenta (art. 216 L.F.). Trattasi di reati propri, in quanto possono essere commessi soltanto dall imprenditore fallito. Per le società commerciali, soggetti attivi del reato non sono le imprese dichiarate fallite, ma le persone preposte all amministrazione ed al controllo e, dunque, amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori; tuttavia i beni oggetto materiale dell attività illecita non sono, in tal caso, i beni appartenenti all autore del reato, bensì i beni dell impresa sui quali l autore stesso esercita poteri di gestione o di controllo. Come a tutti i reati propri, anche al reato di bancarotta è applicabile il concorso di persone nel reato, quando più soggetti abbiano casualmente partecipato alla condotta illecita, pur non rivestendo la qualità di imprenditore commerciale fallito. Il concorso estranea al fallimento può però, configurarsi solo laddove il soggetto abbia agito con la consapevolezza e la volontà di aiutare l imprenditore, poi fallito, nell attività illecita. 15 di 24

16 11 La bancarotta fraudolenta A norma dell art. 216 L.F., rimasto immutato, che disciplina il reato dio bancarotta fraudolenta, è punito con la reclusione da tre a dieci anni, l imprenditore dichiarato fallito che: 1. prima o durante il fallimento ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni (anche detenuti a titolo di possesso), ovvero, al fine di arrecare danno ai creditori, hanno esposto o riconosciuto passività inesistenti ( bancarotta fraudolenta in senso stretto); 2. prima del fallimento ha sottratto, distrutto o falsificato in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili, o li abbia tenuti in maniera tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari cd. Bancarotta fraudolenta documentale); 3. durante il fallimento ha sottratto, distrutto o falsificato i libri o le altre scritture contabili. E, poi, punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito che, prima o durante il fallimento, ha eseguito pagamenti o simulato titoli di prelazione al fine di favorire alcuni creditori (cd. Bancarotta preferenziale). La condanna per uno dei fatti previsti nella citata norma prevede anche la pena accessoria dell inabilitazione per dieci anni all esercizio dell attività di un impresa commerciale, e l incapacità, sempre per dieci anni, ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa. A norma dell art. 223 L.F., le pene di cui all art. 216 L.F. si applicano anche agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci ed ai liquidatori di società dichiarate fallite, che abbiano commesso i fatti previsti da tale norma; si applica a detti soggetti la pena della reclusione da tre a dieci anni (ex art. 216 L.F.), se abbiano cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti integranti ipotesi di reati societari previsti dagli artt e ss. del c.c. Tali fattispecie sono già di per sé reati societari, ma vengono punite in maniera più grave se è intervenuto il fallimento della società nella quale operava l autore dell illecito. Ancora, sono puniti con la reclusione da tre a dieci anni qualora abbiano cagionato, con dolo o per effetto di operazioni dolose, il fallimento della società (art. 223 L.F.) o anche abbiano solo aggravato una situazione di dissesto già esistente (Cass, n /2003). 16 di 24

17 Tali previsioni si intendono estese anche a coloro che esercitano solo di fatto le funzioni dei soggetti di cui sopra, anche se non formalmente investiti di tali qualifiche, ferma la responsabilità dell amministratore che, per la carica ricoperta, ha doveri di controllo e di vigilanza la cui violazione comporta responsabilità per omissione. 17 di 24

18 12 La bancarotta semplice La bancarotta semplice è, invece, prevista dall art. 217 L.F., a norma del quale è punito con la reclusione da sei mesi a due anni, l imprenditore dichiarato fallito che, fuori dai casi previsti dall articolo precedente: 1. abbia fatto spese personali o per la propria famiglia eccessive e sproporzionate rispetto alla sua condizione economica; 2. abbia consumato gran parte del patrimonio in operazioni puramente aleatorie o manifestamente imprudenti; 3. abbia compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento; 4. abbia aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con colpa grave; 5. non abbia soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare. La medesima pena da sei mesi a due anni è prevista per il fallito che, durante i tre anni precedenti il fallimento ovvero dall inizio dell impresa, se questa ha avuto una minore durata, non abbia tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li abbia tenuti in modo irregolare o incompleta. In tutti i precitati casi è prevista anche una pena accessoria dell inabilitazione all esercizio di un impresa commerciale e l incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino ad un massimo di due anni. L art. 224 L.F. prevede l applicazione delle pene stabilite dall art. 217 L.F. agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai liquidatori di società fallite che abbiano commesso alcuni dei fatti previsti nel precitato articolo, oppure che abbiano concorso a cagionare o ad aggravare il dissesto della società con l inosservanza degli obblighi ad essi imposti dalla legge. 18 di 24

19 13 Altri reati concorsuali L art. 218 L.F. prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un attività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito anche al di fuori dei casi di cui agli articoli precedenti, con la consapevolezza del proprio stato di dissesto e con un comportamento teso a nascondere l insolvenza (ricorso abusivo al credito). Alla pena della reclusione, che è aumentata nel caso di società soggette alle disposizioni di cui al capo II, titolo III, parte IV, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al D.lgs. n. 8/1998 e successive modifiche, si aggiunge la pena accessoria dell inabilitazione all esercizio dell impresa commerciale e l incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a tre anni (il precedente testo prevedeva quale autore del reato solo l imprenditore commerciale con la pena della reclusione sino a due anni e la pena accessoria dell inabilitazione all esercizio dell impresa commerciale e l incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a tre anni). Il successivo art. 219 L.F. prevede che, nel caso in cui i fatti previsti dagli artt. 216, 217 e 218 abbiano cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità, le pene per questi stabilite sono aumentate fino alla metà. Le pene previste negli articoli predetti sono inoltre aumentate qualora il colpevole abbia commesso più fatti illeciti previsti dalle precitate norme, o se per divieto di legge questi non poteva esercitare un impresa commerciale. Circostanza attenuante si ha nel caso in cui i fatti di cui al primo comma della norma abbiano cagionato un danno patrimoniale di speciale tenuità. Altre ipotesi di reato sono, a norma dell art. 220 L.F., la dichiarazione di creditori inesistenti o l omessa dichiarazione di beni da comprendere nell inventario, o ancora l inosservanza degli obblighi imposti dagli artt. 16 (inottemperanza all obbligo di deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell elenco dei creditori, nei tre giorni successivi alla dichiarazione di fallimento) e 49 L.F. (inottemperanza all ordine di presentarsi al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori e l omessa comunicazione al curatore del cambio di residenza). A norma dell art. 221 L.F., se al fallimento si applica il procedimento sommario, le pene previste per i predetti reati sono ridotte fino ad un terzo. 19 di 24

20 Nel caso di fallimento delle società in nome collettivo e in accomandita semplice le disposizioni sinora enunciate si applicano ai fatti commessi dai soci illimitatamente responsabili. 20 di 24

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