Sommario. Il sazio non crede al digiuno 5. di Mariano Berriola. Chi difende l Università 6. Rettori da una vita 8. Magnifici Ue: Destini distanti 11

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1 Sommario 5 Anno XIII N. 8 - Dicembre DIRETTORE RESPONSABILE mariano berriola MARKETING, SVILUPPO E PUBBLICITÀ francesco barone SEGRETERIA DI DIREZIONE ivana berriola GRAFICA E IMPAGINAZIONE alfredo cozza AMMINISTRAZIONE marco minucci 6 L EDITORIALE Il sazio non crede al digiuno 5 di Mariano Berriola ATTUALITÀ Chi difende l Università 6 Rettori da una vita 8 Magnifici Ue: Destini distanti 11 Supereroi per la meritocrazia 14 DIFFUSIONE ciro garenna francesco garenna HANNO COLLABORATO maria grazia abbate, manuel massimo, virginia polizzi, anna di russo DIREZIONE E REDAZIONE Piazza dell Enciclopedia Italiana Roma tel fax REDAZIONE DI NAPOLI Piazza Bovio, Napoli tel fax STAMPA Centro Poligrafico srl via Dorando Petri, 20 Tivoli Terme, Roma 11 8 SPECIALE: LA GUIDA AI MASTER ISTRUZIONI PER L USO Il master dell obbligo 18 Occhio alla bufala 20 PANORAMA POST LAUREA Una bussola per il futuro 22 La mappa del post-laurea 23 Il Master 25 Dal Miur: Ho fiducia nelle università 28 L UNIVERSO DEI MASTER Imparare a scegliere 30 Il sistema dell accreditamento 33 DISTRIBUZIONE Parrini & C. S.p.A. Divisione New Trade Via Vitorchiano Roma Milano Via Forlanini 23 PUBBLICITÀ ISTITUZIONALE E LOCALE W&P srl Piazza Enciclopedia italiana, Roma 14 I criteri Asfor 34 MBA: quando il master è un investimento 35 Specializzarsi in un settore 36 Stranezze siglate master 43 PARLANO LE AZIENDE Caccia ai profili più ricercati 50 NAZIONALE Bnl li cerca giovani e coerenti 55 Via Federigo Verdinois, Roma Tel Fax Coca-Cola HBC Italia investe sulle persone 56 IBM Italia, per chi ama mettersi in gioco 57 REG. TRIB. DI NAPOLI n del ISCRIZ. REG. NAZ. STAMPA n del I PROTAGONISTI L esperienza porta consiglio 58

2 Nella società della conoscenza il sapere è il principale valore aggiunto. Risorse strategiche per l uomo: è questa la carta vincente che l Università di Macerata offre ai propri studenti. UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MACERATA Alta formazione, risorse strategiche per l uomo L Università di Macerata è in grado di mettere a disposizione una consolidata esperienza e una ricca proposta formativa in tutti i settori della ricerca scientifica e della formazione professionale che caratterizzano tradizionalmente l Ateneo; esperienza e proposta formativa, che hanno portato l Università al quarto posto tra i medi atenei italiani, secondo l ultima indagine Censis per la Grande guida di Repubblica. I corsi attivati per l anno accademico 2007/2008 sono in totale 28, di cui 21 master e 7 corsi di perfezionamento. L Ateneo maceratese promuove un offerta didattica post lauream in linea con le mutevoli esigenze del mercato del lavoro e, grazie alla collaborazione di partner pubblici e privati, realizza una forte integrazione tra l apprendimento teorico e l esperienza diretta (stage, tirocinii ecc.) nei diversi settori di intervento, rendendo anche possibile la partecipazione a singoli moduli di alcuni master e corsi di perfezionamento per coloro che desiderano aggiornare la propria formazione, con rilascio dell attestato finale di frequenza. I master e i corsi di perfezionamento offerti dall Università di Macerata, per la loro flessibilità organizzativa, per la naturale capacità di adattarsi agevolmente ai cambiamenti del mercato del lavoro, per la possibilità di integrarsi tra loro in forma modulare, per essere un punto di riferimento di saperi e di un saper fare destinati a coinvolgere vecchi e nuovi mestieri lungo l intero arco della vita professionale, rappresentano una risorsa imprescindibile per lo sviluppo qualitativo e quantitativo del capitale umano e sociale. Master FACOLTÀ DI ECONOMIA Economia e legislazione antiriciclaggio Esperto in processi di sviluppo generazionale Finanza quantitativa FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA L intermediazione linguistica nei rapporti commerciali tra Europa e Cina Percorsi della letteratura italiana nella scuola secondaria Corsi di perfezionamento FACOLTÀ DI ECONOMIA Gestione, organizzazione e marketing per le professioni legali Tecniche dell esportazione per le imprese FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE Formatore in rete - Nettraing INTERFACOLTÀ Gestione e controllo nelle aziende del sistema sanitario FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE Comunicazione nella pubblica amministrazione FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE Coordinatore pedagogico nei servizi per la prima infanzia Dirigente scolastico Il coordinamento, la progettazione e la gestione dei servizi di educazione, comunicazione e promozione della salute Tecnico esperto nella progettazione dei percorsi formativi INTERATENEO Metodi e strumenti di ricerca educativa in ambito scolastico Progettazione e didattica disciplinare. Percorsi didattici di matematica, storia, lingue, scienze e biologia Tutor on line FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE Gestione dei sistemi agroalimentari e delle risorse ambientali Imprenditorialità femminile Innovazione nella pubblica amministrazione Relazioni con i paesi dell est Studi migratori e politiche per i migranti INTERFACOLTÀ Formazione gestione e conservazione di archivi in ambito pubblico e privato Modelli di gestione di organizzazioni di volontariato e di sviluppo del territorio INTERATENEO Diritto amministrativo e pubblico comunitario applicato Open distance learning Progettazione didattica, curricoli disciplinari e ricerca educativa Studi italiani PER INFORMAZIONI Area Ricerca Scientifica e Alta Formazione Ufficio Formazione Post Lauream

3 l editoriale di Mariano Berriola Il sazio non crede al digiuno Lo stato di salute dell università riflette lo stato di salute di una nazione. E il caso italiano è emblematico. Chi dovrebbe denunciare la situazione? Forse il mondo della cultura, ma le università tacciono. Mentre la Crui si limita a manifestare il proprio favore o il proprio dissenso rispetto alle iniziative del governo. Senza alcun cenno a una progetto condiviso e propositivo. Non c è Paese al mondo dove l Università non abbia un ruolo di primo piano nella formazione delle persone e nelle attività di ricerca finalizzate al progresso sociale ed economico. Lo stato di salute delle università, dei centri di formazione di eccellenza, normalmente corrisponde allo stato di salute di una nazione. In Italia la condizione degli atenei riflette benissimo quella del Paese. Stallo e confusione. Bulimia di potere e danaro. Ecco perché siamo in profonda stagnazione, ecco perché i giovani non hanno prospettive e i meriti vengono dopo le appartenenze; aumenta la povertà e l infelicità della gente. Per non parlare della giustizia italiana che a causa dei suoi ritardi imperdonabili segna in maniera pesante la vita di molti sospesi, colpevoli o innocenti che siano. Le tasse dirette diminuiscono di un pelo e quelle indirette aumentano a dismisura. Chi dovrebbe intervenire a interrompere tali circuiti virtuosi? Chi dovrebbe denunciare lo stato delle cose? Una risposta dovrebbe venire dal mondo della cultura, dal mondo accademico che in teoria dovrebbe essere la coscienza critica del Paese e dovrebbe indirizzare le scelte del governo e delle imprese verso il progresso, ma anche l equità sociale. E invece le università tacciono. Salvo l iniziativa e la denuncia di pochi eletti, non esiste un progetto comune, una comunanza di intenti per migliorare lo stato delle cose. La Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) che dovrebbe prendere in mano la situazione con piglio e determinazione, si limita a manifestare il proprio favore o il proprio dissenso rispetto alle iniziative del governo, specie in tema di risorse, ma nessuna proposta è stata finora avanzata per un progetto serio e ad ampio raggio per l università e per il rilancio del sistema Paese. Nello specifico, nulla sulla governance, nulla sul sovraffollamento degli atenei, nulla sugli esami allo spezzatino, nulla sui corsi di laurea con due iscritti, nulla sui concorsi, nulla sullo stato giuridico dei docenti, nulla sulla ricerca, nulla sulle telematiche, nulla di nulla. Di lotte per le risorse quelli sì, e con ogni strumento. Per fortuna la finanziaria, grazie alla spinta di alcuni ministri appartenenti all ambiente, ha stanziato per il 2008 un contributo aggiuntivo agli atenei di 550 milioni che in base al patto con le università, sottoscritto con Mussi e Padoa Schioppa, dovrebbe riequilibrare le casse degli atenei e la redistribuzione avvenire in base a criteri meritocratici (aspettiamo ancora l Anvur). Per la verità le risorse sono sempre scarne, anche perché serviranno soprattutto per coprire gli incrementi stipendiali peraltro previsti dalla legge. Altri 63 milioni invece sono stati stanziati dal ministero del Lavoro per potenziare gli uffici di placement e favorire la collocazione dei laureati sul mercato del lavoro (progetto Fixo). Vedremo poi di capire la consistenza dei capitoli dedicati alla ricerca, all edilizia e ad altro. I soldi non mancano dunque, ma le idee? Se i rettori e le università non cominceranno ad offrire segnali di attenzione ai problemi da risolvere, se non dimostreranno il loro senso di responsabilità, le cose si complicheranno e come dice Giovanni Floris nel suo libro Mal di merito : perché i poveri devono pagare l università ai ricchi? Si metterebbe e giustamente in discussione l autonomia con la quale sono gestite le risorse e gli atenei. Negli ultimi anni sono diventati più di cento, fra private, telematiche e non so cos altro, con una flebile opposizione della Crui. Ma andiamo al sodo. L università deve darsi degli obiettivi. Deve dimostrare la sua funzione ed utilità sociale, ma soprattutto deve aprirsi come accade nelle principali università europee al confronto con la società, e ad accettarne con umiltà il giudizio. Basta ai soliti convegni nei quali non si dice nulla, basta alle riunioni fiume per parlare di massimi sistemi. Signori cari, qui c è gente che soffre, che reclama competenza, che vuole gli strumenti per attrezzarsi nella vita. Che sogna qualcosa che assomigli a uno stipendio. È pura arroganza trascurare queste esigenze o fare finta di nulla. Mettetevi per un attimo solo nei panni di chi il 27 del mese non vede arrivare nessun bonifico sul proprio conto. Nessuno stipendio, nessuna certezza. Roba da tremare. Sono tanto amareggiato perché so quanto l università può dare, so che può essere la principale protagonista della rinascita del Paese, ma perché questo si verifichi occorre superare gli egoismi, i personalismi, gli abusi e tutto quello che ci fa vedere l università di oggi come il più grande ammortizzatore sociale per lo Stato. A costo zero.

4 Nella foto la sala riunioni della Crui. Chi difende l Università? di Maurizio Boldrini L ex responsabile della comunicazione Crui non ci sta. Tutti attaccano il sistema universitario e chi dovrebbe prenderne le parti resta a guardare. Nel suo intervento, che riceviamo e pubblichiamo, chiede una smossa ai vertici. Non passa giorno (anzi non passa un ora, data la velocità di Internet) senza che i media riportino cattive notizie dal mondo universitario: malefatte, misfatti, test truccati, concorsi annullati, avvisi di garanzia a iosa, polemiche di tutti contro tutti. Giorni neri, anzi nerissimi. I giornali quotidiani, sia nelle cronache locali che in quelle nazionali, rincorrono i processi di quella che viene ormai definita come una infinita concorsopoli. Le televisioni, tambureggiando sulla cronaca nera diventata una miracolosa pozione per tenere alto l ascolto, presentano tutti i giovani universitari ( vedi il caso di Perugia ), come dediti a Bacco, Tabacco e Venere. Si moltiplicano e si specializzano i siti personali o di gruppo sulla vita universitaria, in gran parte riempiti da denunce e proteste. Non c è libro di denuncia del malcostume italico che non contenga un capitolo dedicato agli atenei e alle loro nefandezze. E le istituzioni universitarie? Tacciono o replicano con voce flebile, prese come sono dal salvarsi, ognuna per proprio conto, l anima: ha da passare la nottata, diceva il saggio. Il repertorio di questo calvario è davvero sconfinato. Prendiamo un piccolo campionario dei siti che fioriscono settimana dopo settimana e scopriremo una nuova mappa informativa che supplisce (o influenza) quella delle istituzioni universitarie. A Palermo, una docente Francesca Patanè costringe l intero ateneo a inseguirla nei tortuosi meandri delle denunce, anche le più bizzarre e le più piccole (dai concorsi ai posti macchina, per intendersi); a Firenze Ateneo Pulito.it ha una prima pagina che sulla falsariga dell inferno dantesco è scandita da peccati mortali o da parole che pesano come marchi infamanti: il buco nero, vergogna, vergogna 2, università inutile, la piovra; a Napoli e Bari, Accenti.org costruisce percorsi più ironici ma altrettanto graffianti specie nel mondo delle scienze sociali; a Siena per anni un sito ha denunciato le malefatte dei rettori che si sono susseguiti mentre ora, con l avvento del nuovo rettore, sembra essersi improvvisamente placato; a Roma, un professore de La Sapienza Tommaso Guastaldi ha aperto un sito che è un vero e proprio Osservatorio per la prevenzione delle truffe nei concorsi e negli appalti. E questo solo un piccolo assaggio di ciò che passa la Rete: l immagine che ne esce è quella di una istituzione, l università, governata da furbastri e inguaiata fino al collo. Ma è così davvero l Università italiana? Così è se vi pare, diceva un altro saggio. Se dai siti si passa ad una rapida rassegna di ciò che offrono i libri il quadro non cambia. Se negli anni passati i libri che parlavano di università erano pochi e somigliavano a dei pamphlet che trattavano in modo monografico del grande tema della riforma e dell autoriforma (fra tutti, per brillantezza, ricordo Una ikea di università di Maurizio Fer- 6 dicembre 2007

5 attualità VUOLE CONTARE DI MENO, MA IL SENATO NON CONDIVIDE. E LUI SI DIMETTE Avrebbe voluto rendere più autonome e responsabili le strutture dell ateneo, aprire il sistema università verso l esterno e, tra l altro, ridurre il peso del rettore con un mandato di sei anni non rinnovabile. Ma si è trovato un muro contro. Lo scorso 30 ottobre Fulvio Esposito (nella foto), rettore dell Università di Camerino, ha comunicato le sue dimissioni per consentire alla Comunità Universitaria di esprimersi sul permanere della fiducia negli obiettivi del mandato pettorale. Il Senato Accademico, infatti, si era appena diviso su una mozione appoggiata dai presidi, che ha riscosso 11 voti favorevoli, 10 voti contrari ed un astensione. Proprio quella votazione ha di fatto determinato il blocco della bozza di modifica di Statuto proposta dal rettore. Nella nota con cui ha comunicato la sua scelta, Fulvio Esposito ha dichiarato che il sistema universitario italiano, e dunque anche la nostra Università che ne è parte costitutiva, deve crescere, anche attraverso forti segnali di cambiamento, nella considerazione da parte dell opinione pubblica. Solo questo potrà determinare l assegnazione, all Università e alla ricerca, di una reale priorità da parte della politica e i sostanziali investimenti di cui il sistema ha bisogno. In questo senso, anche gli strumenti di governo, primo fra tutti lo Statuto, che ne è il fondamento, debbono essere adattati e rimodellati per garantire la funzionalità dei meccanismi operativi. Non avendo mai concepito l incarico di Rettore come l occupazione di una carica o, peggio, come l esercizio di un potere volto al conseguimento di privilegi o vantaggi personali, avverto la necessità di chiedere alla Comunità Universitaria se crede ancora in questi obiettivi previsti dal programma del rettorato perché niente è impossibile a chi crede, ma niente si può fare se manca la fiducia.l ateneo inoltre fa sapere che il processo di elaborazione della proposta di modifica dello Statuto è consistito in una condivisione diffusa all interno della Comunità Universitaria attraverso mezzi innovativi quali la creazione di un forum online, o più tradizionali quali incontri e discussioni, con tutte le componenti e strutture della Comunità Universitaria. La proposta presentata in Senato Accademico, si spiega in una nota, è stata dunque frutto di mesi di dibattiti e dell accoglimento di osservazioni pervenute da parte di singoli e di organismi universitari. Ma non ha funzionato. La rottura con meccanismi propri di un mondo universitario fatto di privilegi e autoreferenzialità non è ancora riuscita. Il 5 dicembre nell assemblea della Comunità Universitaria saranno presentate le candidature per le elezioni del nuovo rettore, già fissate per l 11 e il 12 dello stesso mese. E non è escluso che Esposito ci riprovi. Nella foto il presidente della Crui, Guido Trombetti raris) oggi la vita delle università è trattata, con consistenti capitoli, in quei libri, tanto alla moda, in cui si castigano i sempiterni vizi italici. In principio è stato La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella a rappresentare il malcostume degli atenei come parte del più generale malcostume italiano. A ruota sono cresciuti i fustigatori e i titoli, quasi tutti giornalisti, quasi tutti abitatori di quel mondo eclettico che è la televisione. L ultimo arrivato in libreria è Mal di merito di Giovanni Floris dove con toni distesi ma aspri nel merito si raccontano storie emblematiche e casi clamorosi del pianeta università: giovani e validi ricercatori in fuga dall Italia; una visita al Policlinico di Roma ( luogo dove si aggira spesso e con ripetute fortune giornalistiche anche Striscia la notizia ) governato anzi malgovernato da poche famiglie; la storia arcinota dell ateneo barese dove ben otto professori della stessa facoltà hanno lo stesso cognome o quella di Bologna dove si narra che figlio, nuora e suocera del rettore facciano parte del corpo docente. La descrizione della catastrofe in atto è fatta dall esterno con la narrazione rapsodica di fatti e misfatti e dall interno ormai con sarcasmo e ironia, come nell ultimo volume uscito in ordine di tempo, Come ti erudisco il pupo : riprendendo il titolo di un memorabile libro di Luigi Lucatelli pubblicato nel 1915 dalla rivista satirica Il Travaso, tre autori Salvatore Casillo, Sabato Aliberti e Vincenzo Moretti - tracciano un rapporto sullo stato delle università in cui si descrive un sistema universitario che versa in una crisi profonda aggravata da elementi grotteschi e, talvolta, addirittura comici. Dai pesanti libri alla leggera carta dei quotidiani. Mussi dove sei? si domandava, il giorno dei santi, il giornale La Stampa. E se lo domandava perché, a loro volta, se lo domandavano non pochi accademici chiamati ad un pronunciamento sull attività del Ministero dell Università e della ricerca. Il quadro, seppure mitigato dalle successive dichiarazioni del ministro non è apparso roseo. Le accuse vanno dall immobilismo alle promesse non mantenute, dalla mancata affermazione della meritocrazia alla scarsità di risorse che ancora si destinano alla formazione superiore. Salvatore Settis, Luigi Cavalli Sforza, Piergiorgio Strata e Stefano Fantoni sono apparsi come urtati dal non fare e dubbiosi sui modi e sui tempi con i quali sta lentamente, troppo lentamente, prendendo corpo l Agenzia per la valutazione degli atenei. Qualche giorno prima lo stesso Salvatore Settis, questa volta su La Repubblica, aveva scagliato un sasso contro la bonaccia e la stasi del governo e della politica: Unico in Europa, il nostro sventurato Paese ha bloccato da quasi due anni ogni nuovo reclutamento di professori obbligando i giovani più bravi a cercar lavoro altrove. Alle accuse il ministro ha risposto con piglio: sono al mio posto - ha detto - e cambierò l università rilanciando per il prossimo febbraio il varo dell Agenzia di Valutazione. Aiutati che Dio ti aiuta, recitava un vecchio proverbio. Ma le università e coloro che le abitano, principalmente i docenti, sembra che tutto tendano a fare tranne che aiutare l università ad aiutarsi. L unica cosa in cui si stanno specializzando è quella della denuncia dei mali. Non si vede nè ora nè all orizzonte chi sappia passare dalla estenuante stagione della denuncia alla stagione della proposta. Qualche anno fa ci tentò la Crui. Ora anche la Conferenza dei Magnifici sembra essersi chiusa in un magnifico isolamento e silenzio. Chi difenderà, allora, la maltrattata università? Oppure l hanno avuta vinta coloro che in tutti questi anni hanno minato da dentro e da fuori il suo carattere pubblico? Crui, se ci sei ancora, batti un colpo. dicembre

6 attualità Reggere le sorti di un ateneo: un incarico di prestigio e di grande responsabilità da cui difficilmente ci si distacca. Il rettore - che dovrebbe restare in carica per un tempo prestabilito - rappresenta invece una sorta di stella fissa : fra modifiche di statuto e ricerca di consensi, tutto è lecito per conservare la poltrona. Rettori da una vita ponenti dell'università e con tutte le sue rappresentanze, potrebbe tornargli utile leggere con attenzione la dettagliata proposta dell'andu, di modifica complessiva dell' organizzazione e del governo del Sistema nazionale universitario e di quelli degli Atenei. Ma quali sono, in sintesi, questi suggerimenti? Innanzitutto, la creazione di un unico organo di autogoverno del Sistema nazionale delle università, direttamente eletto da tutte le componenti del mondo universitario con una rappresentanza non frammentata e non corporativa. A seguire, la richiesta che alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento vengano assegnati specifici compiti. Il Rettore dovrà essere eletto da tutti i docenti, con una cospicua partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti. Aspetto, quest ultimo, che in verità non sembra allontanarsi troppo da come abitualmente si svolgono le consultazioni per la designazione del rettore. L elemento innovativo, al contrario, risiederebbe nell esigenza di mettere sotto osservazione il suo operato, ricorrendo se necessario, anche allo strumento della sfiducia. Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione - si può leggere - devono essere sostituiti da un Consiglio di Ateneo composto esclusivamente per elezione diretta e, anche in questo caso, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Altro motivo di contestazione infatti, sarebbe quello di declassare il Senato Accademico e i Consigli di amministrazione degli atenei, al ruolo di organi addetti alle sole scelte di carattere condominiale. I rettori spiegano dall Andu - sono 'impropriamente' podi Raffaella Forte Rettori come piccoli despoti, sempre più potenti e accentratori tutte le volte che c è da prendere decisioni importanti. È questo il quadro tracciato dall Andu -Associazione Nazionale dei Docenti Universitari in un documento ufficiale messo in circolazione e contenente le dichiarazioni del ministro della Ricerca e dell Università Fabio Mussi a proposito della reiterazione dei mandati dei rettori. In occasione di un convegno del Cnr, il rappresentante del governo di centrosinistra avevo espresso un desiderio di cambiamento: "Se mi riesce - annunciava il ministro - vorrei mettere il colpo secco in Finanziaria, prevedendo che non si possano fare modifiche ai regolamenti interni, come spesso accade oggi, per andare oltre il secondo mandato" e prevedendo un "mandato massimo di sei anni, non rinnovabili". Ma questa ferma presa di posizione rispetto al problema non ha trovato spazio nell agenda delle priorità di governo. L Associazione, che ormai da nove anni riunisce professori e ricercatori di tutta Italia, si riallaccia a queste parole, quasi a volerle fare proprie, per denunciare una prassi discutibile che, messa in campo da svariati anni, vede molte università adoperarsi il più possibile per il prolungamento dell esistenza dei rettori. L Andu però, avverte: Il ministro dovrà applicarsi alle questioni universitarie, abbandonando la politica dell apparire e delle minacce giacobineggianti, a cui, dopo un anno e mezzo di immobilismo, non crede più nessuno e poi un invito: Se Mussi volesse fare sul serio, confrontandosi realmente con tutte le com- 8 dicembre 2007

7 LA TOP TEN: I MAGNIFICI IN CARICA DA PIÙ DI 10 ANNI Rettore Ateneo Inizio mandato In carica Fine mandato Preti Augusto Università degli Studi di Brescia Ferrara Gennaro Università degli Studi di Napoli Parthenope Mistretta Pasquale Università degli Studi di Cagliari Dalla Torre Giuseppe Libera Università Maria Santissima Assunta Roma De Sanctis Francesco Maria Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa Cannata Giovanni Università degli Studi del Molise Finazzi Agrò Alessandro Università degli Studi di Roma Tor Vergata Verzé Luigi Maria Università Vita-Salute San Raffaele Milano Cuccurullo Franco Università G.D Annunzio di Chieti- Pescara Maida Alessandro Università degli Studi di Sassari Pacetti Marco Università Politecnica delle Marche Ancona tenti non per le specifiche competenze attribuite loro dalle leggi, ma perchè essi operano in presenza di organi di ateneo non in grado di compiere scelte nell'interesse complessivo della loro università; organi, peraltro, direttamente 'gestiti' dal rettore che presiede entrambi. Ma di tutto questo cosa ne pensano i diretti interessati? Dall ufficio stampa della Crui - Conferenza dei Rettori delle Università Italiane -, Mario Santamaria fa sapere che, al momento, l associazione non ha espresso alcuna posizione comune. La polemica - continua - si è sgonfiata nel giro di poco tempo. Lo stesso Mussi non ha dato seguito ai suoi propositi, visto che in Finanziaria manca il riferimento a quel famoso tetto da stabilire sui mandati, anche se - aggiunge - pare che un decreto delegato possa intervenire in un secondo momento per colmare questa lacuna. I temi caldi insomma, sono ben altri. Anche laddove si volesse stabilire un dibattito - continua - sarebbe difficile arrivare ad una conclusione che sia in grado di riunire le diverse opinioni espresse dai rettori. Prima di rendere nota ogni cosa ci vorrà comunque del tempo. E riguardo al fatto che gli atenei di Bologna e Pisa avrebbero inaugurato, dal 1999, la tendenza alle modifiche statutarie per permettere ai rettori in carica di mantenere inalterata la propria posizione di dominio, Santamaria aggiunge: Se è per questo, pratiche del genere possono rintracciarsi un po ovunque. Da Roma Tre all Università di Cagliari, fino ad arrivare a Brescia dove l attuale rettore risulta in carica da 23 anni. E alla domanda se non vi sia il rischio che la rielezione dei rettori possa cementare il rapporto con i docenti in uno scambio reciproco di favori, Santamaria risponde: Il fatto che ciò sia possibile non autorizza a pensare che la rielezione di un rettore sia dovuta a questi motivi. Per dire questo ci vogliono le prove. Personalmente - continua - non credo che si debba imporre un limite ai mandati, peraltro disciplinati autonomamente all interno di ogni singolo ateneo. In questo modo, infatti, si rischierebbe di non poter più contare su personalità che, magari nell espletamento delle loro funzioni di rettore, hanno saputo svolgere un buon lavoro. Sugli scarsi poteri di Senato accademico e Consiglio di amministrazione, Santamaria precisa che non si può generalizzare ma piuttosto contestualizzare a livello di ogni singola università, la capacità o meno degli organi di rappresentanza di imporsi nell interesse del proprio ateneo. Si tenga conto comunque, - tiene poi a puntualizzare - che l Andu, le cui posizioni sono rispettabilissime, ha una visione anti-rettorato, che la porta ad essere contraria a qualunque tentativo di aziendalizzazione del mondo universitario. E in effetti, su questo punto, l Andu è pronta a dare battaglia. Consegnare completamente le risorse pubbliche per l università, a coloro che hanno realizzato, con i soldi dello Stato, centri di autoproclamata eccellenza e che hanno operato o stanno operando quelle modifiche statutarie ad personam, ora denunciate anche dal ministro equivarrebbe a rendere, sempre secondo l Andu, ancora più potenti i rettori. Come se non lo fossero già abbastanza. Mistretta: Orientiamo Senato e Cda Vedovelli: Un falso problema Capacità professionali, disponibilità ed entusiasmo. Sono queste le regole vincenti per rimanere ai vertici dell università nel ruolo di rettore, almeno nel caso cagliaritano. Al bando dunque, tutte quelle trame oscure che vorrebbero i docenti eletti, seduti sulle poltrone della prestigiosa carica perché sostenuti dal voto unanime di un assemblea che inspiegabilmente li segue nelle loro ambizioni di carriera e di successo. Chi mi conosce - spiega Pasquale Mistretta, rettore dell Università di Cagliari - sa bene che sia il personale amministrativo che gli studenti hanno sempre potuto contare su di me. La mia porta è aperta in ogni momento e per qualsiasi confronto. Mi si può fermare al bar come sotto al portone. Con i ragazzi poi, ho stabilito un dialogo sincero, senza far uso di discorsi truccati o atteggiamenti paternalistici. Questo spiegherebbe, in modo molto più semplice, come sia possibile riuscire a durare in carica sedici anni, perché tanto è il tempo trascorso fino ad oggi dalla prima elezione di Mistretta alla carica di rettore presso l ateneo sardo. D altra parte - continua - sarebbe interessante capire per quale motivo, presidenti della provincia o della regione cambino di continuo e per i rettori questo non accada, almeno in certi casi. Non penso che sia così difficile non sostenere la candidatura del rettore uscente e votarne un altro al suo posto. E sul presunto strapotere dei rettori a scapito di alcuni organi universitari, aggiunge: Certo non si può negare il fatto che un rettore di peso e soprattutto di esperienza, sia in grado di orientare C.d.A. e Senato accademico più di quanto non faccia uno alle prime armi. Il discorso potrebbe estendersi ad un sindaco che non sia capace di coordinare la sua giunta, e alle altre figure istituzionali. Molto più deciso è Massimo Vedovelli, rettore al suo primo mandato dell Università per Stranieri di Siena che, sull argomento, non ha dubbi nel definire tutta la polemica un falso problema, soprattutto riguardo le questioni generali della governance degli atenei rispetto ai nuovi compiti imposti dalle riforme, dalle sollecitazioni provenienti dalla società. Non vedo di che cosa ci si debba preoccupare, se una comunità accademica decide di voler liberamente confermare un rettore. Nella mia visione della democrazia, forse un po ingenua, chiunque indirizza in modo consapevole il proprio voto, riservandosi, se lo ritiene opportuno, di non votare il candidato uscente. Il rettore insomma, non si elegge da sé, né tantomeno può permettersi di modificare le disposizioni statutarie di punto in bianco. L iter di modifica di uno Statuto universitario è particolarmente complesso e diversi sono gli attori coinvolti. Anche se in linea di principio posso trovarmi d accordo con chi solleva dubbi sulle modifiche strumentali dello Statuto ai fini della rielezione del rettore, dall altra non ritengo giusto che si debba imporre un tetto massimo di mandati. dicembre

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9 attualità Rettori, vicecancellieri o University-Board. Sulla poltrona più alta delle università europee siedono figure più o meno simili ai nostri Magnifici. Cariche sempre elettive, a volte scelte direttamente dal Governo. Oppure, come a Cambridge, riservate direttamente alla famiglia reale. Destini distanti di Carlotta Balena Rettori all estero: come sono chiamati? Che responsabilità hanno? Come si diversificano rispetto alla prestigiosa carica che rivestono in Italia? Abbiamo svolto una ricerca in alcune delle Università Europee più frequentate e prestigiose per scoprire che differenza c è, se c è, tra i nostri stimati Rettori e quelli dei colleghi universitari europei. Il quadro che ne esce fuori è estremamente interessante e variegato: il nostro viaggio nelle università estere ci ha portato, infatti, a scoprire una miriade di nomi, cariche, organi amministrativi e modalità d elezione che mostrano chiaramente come ogni stato si differenzi dall altro. Procediamo dunque nel presentare queste diversità partendo dalla nostra esperienza: il Rettore italiano. Gli stati che hanno al vertice dell organizzazione delle loro università una figura simile, se non del tutto equivalente, al nostro Rettore, sono quelli più vicini a noi, ovvero Germania, Francia e Spagna. In questi Paesi, infatti, il Rettore è la massima carica dell università ed è affiancato da un organo collegiale che può essere un Senato Accademico, nel caso di Berlino, oppure da Commissioni esecutive, che, nel caso di Barcellona, il Rettore presiede. Salendo un po più a Nord invece, Paesi come Danimarca, Svezia e Norvegia affidano le mansioni più alte delle loro Università a un University Board, cioè un Consiglio Universitario. Questo è il più importante organo nella gestione universitaria ed è formato da membri eletti in vari modi, direttamente dal governo, da ulteriori consigli minori o dagli studenti. Affianco all University Board, nel caso delle Università di Stoccolma, Uppsala, Zurigo, c è un Vice-Chancellor ovvero un vice-cancelliere che si può immaginare come la figura più vicina al rettore, con mansioni esecutive, rappresentative e anche gestionali nel caso dell amministrazione universitaria. Per quanto riguarda gli atenei di Oslo e Copenhagen, il Consiglio universitario è fiancheggiato da un Rector, un Pro-Rector dalle funzioni molto simili, e da un Direttore Universitario che ha la responsabilità del corretto andamento della vita d ateneo e dell amministrazione delle varie facoltà. Un discorso a parte va fatto poi per l Inghilterra, famosa per i suoi prestigiosi e grandi College. Gli atenei inglesi sono presieduti da un Chancellor e da un Vice-Chancellor, cariche estremamente autorevoli la cui storia è orgogliosamente tramandata negli annali delle Universities. Il Chancellor dell Università di Cambridge è niente di meno che il Principe Filippo duca di Edimburgo, ma questa carica in realtà ha un valore più onorifico che esecutivo o deliberativo agli atti dell università: colui che ha effettivamente in mano la gestione e il potere, anche finanziario, dell ateneo è il Vice-Chancellor. In tutti i Paesi europei comunque, le massime cariche nelle università sono strettamente collegate, e devono rispondere, allo Stato e al Governo, che spesso sono gli organi che le eleggono. dicembre

10 attualità BERLINO Un Rettore tutto fare Rettore: Dieter Lenzen Le responsabilità del Rettore della Freie Universitat riguardano la politica universitaria, la gestione delle finanze e le decisioni riguardanti il mantenimento o il ripristino dell ordine. Altri compiti di questa figura sono la pianificazione strategica di programmi di sviluppo, di misurazione della qualità e iniziative per incrementare l eccellenza dell ateneo. Si occupa di trovare un accordo con i dipartimenti per la gestione delle spese, è responsabile del network internazionale dell università, si occupa delle pubbliche relazioni, della pubblicità e della rappresentanza. BARCELLONA La voce dell ateneo Rettore: Dr. Màrius Rubiralta i Alcañiz Il Rettore dell Università di Barcellona è la massima autorità accademica dell università. Presiede il Consiglio e la Giunta Consultiva e rappresenta l università in ambiti pubblici e internazionali. Consegna i titoli universitari, nomina i vice-rettori, le più alte cariche governative dell università e il personale accademico amministrativo. Ha la responsabilità di prendere decisioni circa situazioni amministrative e gestionali, anche riguardanti i finanziamenti e la gestione delle risorse. Presiede inoltre le due Commissioni legate al rettorato, ovvero la Commissione Economica e la Commissione di Regolamento e delega i vice-presidenti di tali Commissioni. OXFORD Un Vice per le direzioni strategiche Chancellor: The Lord Christopher Francis Patten of Barnes dal 2003 Vice-Cancelliere: Dr John Hood dal 2004 Dr John Hood è stato il primo ad esser eletto alla carica di Vice-Cancelliere pur non appartenendo al corpo accademico corrente dell Università. Il Vice-Cancelliere è l ufficiale di grado più alto che si possa eleggere nell università. Il suo ruolo è quello di fornire le direzioni strategiche per lo sviluppo e il miglioramento dell ateneo che rappresenta a livello nazionale e internazionale. Il Vice-Cancelliere presiede il Consiglio e gli altri principali corpi universitari e nomina i vice per presiedere i vari enti. Lavora a stretto contatto con i College per assicurare una visione coerente dell università attraverso tutte le sue parti costituenti. Collabora con il Consiglio, le conferenze dei College e le congregazioni per assicurare che il governo, la gestione e l amministrazione dell ateneo siano efficienti e funzionali. Il Vice- Cancelliere ha inoltre il ruolo di assicurare e continuare la crescita della base finanziaria dell università ed ha la responsabilità fondamentale di amministrare il fondo finanziario. Egli tiene importanti cerimonie e compiti civili, come l introduzione delle matricole e le cerimonie di laurea. COPENHAGEN Sotto lo sguardo dello Stato STOCCOLMA Nelle mani del Parlamento L Università di Copenhagen è un unità autogovernante sotto lo Stato. L università deve rispondere al Ministero della Scienza, Tecnologia e Innovazione al quale il Consiglio dell Università stila un Performance Contract ovvero documento che precisa ed elenca gli obiettivi e le attività di un determinato periodo di tempo. Trascorso questo periodo, solitamente di due anni, l università mostra quali sono stati i traguardi raggiunti, le attività praticate e lo sviluppo apportato all Università. Consiglio dell Università: Il Board of University cioè il Consiglio dell Università è la più alta autorità dell Università di Copenhagen. Quest anno il Consiglio è formato da 17 membri (nove esterni e otto interni all università). Il loro compito è di gestire gli interessi generali dell università come un istituzione di formazione e di ricerca. Rettore: Ralf Hemmingsen dal 2005 Un rettore e un pro-rettore sono nominati dal Consiglio per dirigere l amministrazione quotidiana dell Università. Dopo la nomina da parte del rettore, sempre il Consiglio nomina i presidi che dirigeranno le otto facoltà. Il Rettore ha sotto la sua responsabilità l amministrazione centrale per gestire le questioni di tutti i giorni e le iniziative speciali. Questa parte, inoltre, è gestita in particolar modo da un altra figura, il Direttore Universitario: egli sovrintende all economia e all amministrazione generale delle varie facoltà, che hanno singolarmente al loro interno poi i dipartimenti individuali. L ateneo di Stoccolma è una delle più grandi e proficue università della Svezia. Persone di varie nazionalità con contatti in tutto il mondo contribuiscono a dare all università un atmosfera cosmopolita e internazionale. Il parlamento svedese prende tutte le decisioni più importanti circa l istruzione e la ricerca in accordo con il Consiglio del governo. Sotto il mandato del governo le università statali e i college decidono la loro propria organizzazione, i curricula, i criteri di ammissione e i fondi interni per i programmi universitari. Consiglio dell Università: Il Consiglio Universitario è il più alto corpo decisionale dell università. Metà dei membri del Consiglio rappresentano il pubblico interesse, incluso il Presidente, e i rimanenti membri rappresentano invece l università e il corpo studentesco. Vice-Chancellor: Kåre Bremer Pro Vice-Chancellor: Lena Gerholm University Director: Leif Lindfors Il Vice-Cancelliere e il Pro Vice-Cancelliere prendono decisioni ed hanno la responsabilità di far attuare le questioni delegate dal Consiglio; in più hanno il compito di vigilare sulle operazioni quotidiane che si svolgono nell Università e lavorano a stretto contatto con il Direttore Universitario e gli impiegati. Sito: 12 dicembre 2007

11 attualità PARIGI LA SORBONA Il braccio del Ministero Rettore: Maurice Quenet dal 2002 Il Rettore è nominato per decreto del Presidente della Repubblica ed esercita le funzioni di Direttore dei Dipartimenti per l Educazione. È il rappresentante del ministro dell Istruzione presso le università e gestisce, applica e controlla tutte le direttive che gli sono di dovere. Controlla l andamento morale e materiale degli organi e istituzioni accademiche, sorveglia la gestione finanziaria di ogni singolo dipartimento, verifica l organizzazione e l applicazione dei programmi universitari, degli esami, dei concorsi e della formazione superiore. Ha la responsabilità di assegnare i titoli, le borse universitarie e i riconoscimenti onorifici. Direttore dell Accademia: Gérard Blanchard Il Direttore, nominato dal Presidente della Repubblica, lavora affianco al Rettore nelle questioni relative ai College e alla formazioni degli studenti. UPPSALA (SVEZIA) Un vertice collettivo Consiglio dell Universitario Il Consiglio Universitario è il responsabile dell organizzazione e della direzioni delle operazioni all interno dell università. La gestione delle operazioni è compito del Vice- Cancelliere. La maggioranza dei membri del consiglio è decretata dal governo; i docenti e gli studenti hanno dei rappresentanti eletti nell università. Vice-Cancelliere: Anders Hallberg dal 2006 Il Vice-Cancelliere si occupa dell amministrazione, della gestione finanziaria e delle azioni disciplinari all interno dell ateneo. Deve rispondere del suo operato al Consiglio. Senato Accademico È il gruppo consultivo per la gestione dell università con rappresentanti di docenti e studenti; gli incontri del senato si svolgono almeno una volta a semestre. ZURIGO Il Chairman dopo il Board L Università di Zurigo è un istituzione autonoma soggetta allo Stato. Il comitato esecutivo assicura che l ateneo mantenga un andamento efficiente salvaguardando la libertà accademica e l interesse della comunità. Consiglio dell Università Il Board of University è l organo deliberativo più alto dell università. È responsabile delle decisioni strategiche e supervisiona direttamente l intero ateneo. A questo Consiglio se ne aggiunge un altro, con poteri esecutivi, ovvero l Executive Board, il cui presidente è il Chairman ovvero la figura più importante del senato accademico. L Executive Board si occupa della parte più strettamente gestionale delle decisioni prese dal Consiglio, interviene in tutte le questioni dell università, agendo in tutte le aree e dipartimenti. Presidente del Consiglio dell Università: Regine Aeppli Chairman: Hans Weder CAMBRIDGE Sua maestà il Principe OSLO Il Magnifico eletto dagli studenti L Università di Oslo è stata fondata nel 1811 dal Re Frederik VI ed è la più antica e grande istituzione per l istruzione e la ricerca nella Norvegia. Consiglio dell Università È l organo più importante, si occupa dei compiti amministrativi e prende le decisioni più importanti per l andamento e lo sviluppo dell ateneo. Il Consiglio comprende 11 membri che hanno un mandato di quattro anni, ad eccezione dei rappresentanti degli studenti che vengono rieletti ogni anno. Rettore: Geir Ellingsrudn dal 2006 al 2009 Il Rettore è eletto dagli studenti e dagli impiegati di tutte le facoltà dell università. È Presidente del Consiglio dell Università ed ha le massime responsabilità per le attività accademiche e amministrative. Ha un Pro-Rettore che lo assiste e che fa le sue veci in caso di necessità. Direttore dell Università: Tove Kristin Karlsen dal 2007 Il Direttore dell Università è scelto dal Consiglio e lavora a stretto contatto con il Rettore. Ha il compito di far presenti tutti i problemi che sorgono nell ateneo, ed ha la responsabilità di controllare che tutte le decisioni prese dal Consiglio vengano attuate. Inoltre ha il compito di mediare i contatti tra il Rettore e l amministrazione. L università di Cambridge è una delle principali università mondiali e istruisce circa 18mila studenti attraverso il famoso sistema di College autonomi. Lo staff accademico è reclutato in tutto il mondo in base all eccellenza nell insegnamento e nella ricerca. Chancellor: Principe Philipp, duca di Edimburgo Il Cancelliere dell Università di Cambridge è sua maestà il Principe Philipp, duca di Edimburgo dal Il Cancelliere è il capo titolare dell Università e in tempi antichi il capo attivo eletto dai docenti. Secondo i documenti del tredicesimo secolo il Cancelliere deve prontamente attuare i diritti dei maestri quando loro li portano alla sua attenzione. Vice-Cancelliere: Alison Fettes Richard dal 2003 Il Vice-Cancelliere è il principale funzionario accademico e amministrativo dell Università. La professoressa Alison Richard è diventata il 344esimo Vice-Cancelliere dell Università di Cambridge il primo ottobre 2003, ed è la prima donna a rivestire la posizione a tempo pieno. In Cambridge, il Vice-Chancellor è nominato dal Consiglio (il principale corpo esecutivo e politico dell Università) ed eletto da più di 3000 membri della Regent House (il corpo governativo e della politica elettorale dell Università). Il ruolo del Vice-Cancelliere si è evoluto attraverso la storia dell Università: fino al 1504, lo statuto di Cambridge decretava che il cancelliere dovesse esser residente a Cambridge e il Vice-Cancelliere si nominava solo nell eventuale sua assenza. Nel 1504 invece la carica di Cancelliere diventò una posizione non residenziale e la nomina di un Vice-Cancelliere diventò una ricorrenza annuale. Il periodo in cui il Vice-Cancelliere resta in carica venne poi esteso prima a metà del 1800 a due anni, poi nel 1992 fino a sette anni. dicembre

12 attualità Dopo aver affrontato i problemi economicopolitici della nostra società parafrasando famosi giochi da tavolo ( Monopoli nel 2005 e Risiko l anno successivo), il conduttore di Ballarò è tornato in libreria con un testo che documenta un fatto: il mal-di-merito imperante, che relega i migliori in un angolo facendo avanzare a larghe falcate i raccomandati-figli-di Supereroi per la meritocrazia di Manuel Massimo di raccomandazioni che paralizza l Italia. Il sottotitolo dell ultima fatica letteraria di Giovanni Floris è molto eloquente e ci costringe a guardare in faccia la realtà: la no- L epidemia stra società non si fonda su basi meritocratiche. Per riuscire a farsi una posizione conta di più il cognome che si porta e le entrature che si possono vantare, non certo le competenze effettive che si hanno. Un ragionamento che purtroppo come ampiamente documentato nel libro - vale in tutti i campi: imprenditoria, università, libere professioni. E a farne le spese è la società stessa, cioè tutti noi: la prevalenza del raccomandato-inetto ci fa perdere in competitività e credibilità sul piano internazionale. Ma si può guarire da questo Mal di merito che pende sulla nostra testa come una spada di Damocle? Lo abbiamo chiesto direttamente all autore. Come nasce l idea di questo libro: ritieni che il Mal di merito sia una patologia tutta italiana? No, non lo è. Prendiamo la Francia e l America, spesso portate ad esempio di virtù. Hanno i nostri stessi problemi: Chirac ha probabilmente fatto la peggiore figura della storia in tema di raccomandazioni, quando cercò di imporre al regista americano Ron Howard un amica della figlia per la parte di protagonista ne Il Codice da Vinci. Ron Howard raccontò tutto a film montato (con la protagonista che voleva lui). Chirac ci rimise la faccia e non ottenne il favore. In America Bush finì sotto accusa per la gestione dell Uragano Katrina, che fu fronteggiato (malissimo) da un capo della protezione civile impreparato e amico dei politici. La raccomandazione è un fenomeno mondiale, ma altrove ci si organizza per fronteggiarla, per combatterla. Da noi invece è parte strutturale del sistema di selezione delle classi dirigenti, parte strutturale del mercato del lavoro. Altrove le raccomandazioni ci sono, ma il sistema 14 dicembre 2007

13 attualità MAL DI MERITO Segnalazione, raccomandazione, spintarella. Si può chiamarla in molti modi, ma la sostanza rimane la stessa: a fare le spese di questo sistema basato su favori e amicizie è la meritocrazia, cioè in definitiva le persone più capaci che si vedono passare davanti i meno bravi, i più furbi. Questo il tema portante di Mal di merito L epidemia di raccomandazioni che paralizza l Italia (Rizzoli, 17,50 euro), l ultima fatica letteraria di Giovanni Floris. Il libro ci racconta di un Italia in cui impera il nepotismo, in cui i padri tramandano il proprio mestiere ai figli, come se ci trovassimo ancora nel medioevo. Ed è proprio in questo neo-feudalesmo del Terzo Millennio che ha gioco facile la genia dei raccomandati: chi nasce figlio di casca sempre in piedi, non deve lottare per guadagnarsi una posizione di prestigio ma semplicemente - la eredita. Proprio per questo chi non fa parte delle varie conventicole presenti in tutti i campi (dall imprenditoria all alta finanza, dall università alla politica) deve diventare imbattibile, per dirla con l autore: essere un supereroe, dimostrare di valere il triplo per poter essere preso in considerazione e sbaragliare la concorrenza dei raccomandati. Un ampia e gustosa appendice, ricca di dati, chiude il volume: geografia della raccomandazione, mobilità sociale, istruzione e occupazione. Dulcis in fundo: la classifica Top 50 del Global Competitiveness Index , che misura il grado di competitività di una nazione sul mercato internazionale. Che posizione occupa l Italia? La quarantaduesima: un gradino al di sotto dell Ungheria e appena uno sopra all India. Biografia Giovanni Floris. Classe 1967, giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del Giornale Radio Rai i maggiori avvenimenti di politica, esteri, ed economia. Ha condotto Radio anch io e, nel 2002, è stato corrispondente dagli Usa. È autore e conduttore della trasmissione d approfondimento politico Ballarò in onda il martedì sera su Rai Tre - giunta quest anno alla sesta edizione. è organizzato per premiare il merito. Per introdurre il tema della meritocrazia, parti da un aneddoto sui test d ingresso per entrare all università: chi cerca di fregare il sistema copiando in realtà sta fregando se stesso Il preside disse: Se volete far copiare, fate pure: sappiate però che chi copia potrebbe entrare al posto vostro.... Per noi gruppetto di 4 amici che venivamo dal liceo fu uno shock: ci eravamo messi vicino per copiare e far copiare. Credo che lo facemmo uguale, ma il dubbio iniziò a far scricchiolare le nostre certezze... Nel libro parli di futuro ereditario : il padre tramanda il proprio mestiere ai figli, come se ci trovassimo ancora nel medioevo. E chi non è figlio di, per emergere, dev essere un supereroe, come sostieni giustamente tu: deve essere molto più bravo degli altri, perché per dirla con il sociologo Schizzerotto - c è un forte squilibrio competitivo. In Italia è semplicissimo, conoscendo i figli, risalire al mestiere del padre. Siete con un notaio? Il padre fa il notaio. Siete con un avvocato? Il padre fa l avvocato. Imprenditore? Padre imprenditore. Giornalista? Padre giornalista. Operaio? Padre operaio. In particolare, se tuo padre fa, ad esempio, l operaio edile, preparati a combattere contro una società che farà di tutto per vedere anche te con la cazzuola in mano. Passiamo, più nello specifico, al mondo accademico. Le cattedre delle università italiane pullulano di cognomi uguali. E non si tratta di omonimie. Come se non bastasse, quello di professore universitario è un incarico che si può svolgere tranquillamente anche oltre i 70 anni, il sistema è bloccato. Come si può uscire da questa impasse? Il tema è complesso, le soluzioni tante. Di certo quella nostra è un università pagata da tutti, in cui si laureano solo i figli dei benestanti. In pratica i poveri pagano gli studi ai ricchi. Ogni università dovrebbe essere responsabile dei docenti che sceglie, offrire cattedre a chi sa insegnare e non a chi ha vinto concorsi il più delle volte pilotati. Se l Università sceglie bene il personale docente, bene per lei, altrimenti peggio per lei. Per gli studenti invece dovrebbe valere il sistema di borse di studio: aiuti ai più meritevoli, aiuti alle fasce più deboli, e un università in cui tutti si possano non solo iscrivere, ma anche laureare. Affronti anche il tema dei concorsi pilotati, in cui già si sa in anticipo chi vincerà. Ma poi affermi che: Il problema non è solo la poca trasparenza della procedura: in realtà il concorso è inadeguato a selezionare i migliori anche quando si svolge correttamente. Perché? Il concorso non è la risposta giusta. Primo perché può sempre essere pilotato (basti pensare a quello che succede nelle università), secondo perché i concorsi (se regolari) li vincono quelli che studiano più degli altri, e non sempre la caratteristica necessaria in un posto di lavoro è questa. Per semplificare diciamo che non sempre si ha bisogno di un secchione. In America per insegnare all università si deve presentare il proprio curriculum e sostenere un colloquio ed è ben accetta anche una lettera di recommendation, che però è ben diversa dalla nostra raccomandazione Il fenomeno della segnalazione non è solo italiano. E però tutto italiano il significato che alla segnalazione si dà. Anche in Inghilterra ad esempio - un professore universitario può inviare ad un collega un curriculum accompagnato da una sua lettera, ma in Gran Bretagna nessuno si spenderebbe mai per qualcuno che non lo meritasse, pena la perdita di credibilità nel proprio ambiente. Da noi, in pratica, promuovere un inetto è una prova di forza, altrove sarebbe una prova di debolezza. In definitiva, esiste una medicina per curare questo male? Quali consigli ti senti di dare ad un giovane studente universitario che sta cercando di costruirsi il proprio futuro con serietà e impegno? Studiare, prepararsi, risultare imbattibile. Diventare imbattibile, anche da parte dei raccomandati. dicembre

14 UNIVERSITÀ ROMA TRE FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE MASTER DI I LIVELLO ORIENTAMENTO DEGLI ADULTI E BILANCIO DI COMPETENZE Interpretare le tendenze del mercato del lavoro? Incrociare domanda e offerta? Orientare gli adulti nell ottica del lifelong learning? Progettare lo sviluppo delle risorse umane nelle organizzazioni? Sono solo alcuni degli obiettivi previsti per chi partecipa al Master di I livello in Orientamento degli Adulti e Bilancio di Competenze organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell Università Roma Tre e coordinato dalla Prof.ssa Aureliana Alberici, titolare della Cattedra di Educazione degli Adulti presso la stessa Facoltà. Il Master presenta un articolazione didattica innovativa, suddivisa in moduli di base, applicativi e di approfondimento, tra di loro complementari e sequenziali. Pertanto, i partecipanti seguiranno un percorso graduale che inizierà con lo studio delle competenze e la storia del bilancio e dell orientamento degli adulti e proseguirà con lezioni teoriche approfondite e attività pratiche coordinate da esperti del settore nazionali e stranieri. Inoltre, tutti i partecipanti al Master intraprenderanno un percorso completo, non simulato, di bilancio delle competenze con rilascio della certificazione. Sono previsti stage di 200 ore presso le numerose aziende pubbliche e private in regime di convenzione con l Ateneo e con la Facoltà. Inoltre, grazie alla collaborazione con la Federazione Europea dei Centri di Bilancio di Competenze e Orientamento Professionale, sarà possibile effettuare brevi periodi di permanenza all estero presso i Centri Interistituzionali di Bilancio delle Competenze di Lione e Strasburgo. Le attività formative saranno anche integrate da convegni e seminari di studio. Gli ambiti occupazionali privilegiati di chi frequenta il Master in Orientamento degli Adulti e Bilancio di Competenze sono numerosi e coprono sia il settore pubblico che privato: Servizi per l impiego; Uffici del personale o Risorse umane; Centri per la formazione professionale; Centri per l orientamento; Regioni ed Enti locali; Scuole di formazione dei Ministeri e degli Enti locali; Agenzie di ricerca, formazione e consulenza; Privato sociale; Enti bilaterali. Il Master è aperto a tutti coloro che sono in possesso di laurea triennale, di laurea quadriennale del vecchio ordinamento, o di laurea magistrale, conseguita in Italia o all estero, fino ad un massimo di 20 posti. Qualora il numero delle domande fosse superiore ai posti disponibili, costituirà titolo preferenziale una comprovata esperienza professionale nel settore delle risorse umane, della formazione e dell orientamento. Avrà inizio a febbraio 2008, durerà un anno e consente di acquisire 60 crediti formativi. È obbligatoria la frequenza ad almeno il 70% delle lezioni che si svolgeranno il venerdì pomeriggio e il sabato, a settimane alterne. Il costo complessivo è di euro, ma sono previste borse di studio parziali. Le domande di prescrizione dovranno pervenire entro e non oltre il 14 dicembre 2007 collegandosi al sito Per informazioni, contattare la d.ssa Cinzia Angelini:

15 Istruzioni per l uso Dati Miur e Censis Attenti al Placement Un caso da manuale SPECIALEG uida a cura di Maria Grazia Abbate Anna Di Russo Manuel Massimo Virginia Polizzi Panorama post laurea Le parole chiave Le caratteristiche I criteri di scelta La voce del Miur alla scelta dei Master L universo dei Master Le categorie L accreditamento Le classifiche internazionali Le ultime novità Quelli più insoliti Parlano le aziende L andamento del mercato del lavoro I giudizi delle imprese I profili più richiesti I protagonisti Le testimonianze I dubbi I consigli degli ex studenti

16 Il master dell obbligo Un passaggio obbligato dovuto anche alla difficoltà di inserisi nel mondo del lavoro. I laureati che scelgono di iscriversi ad un master sono sempre più numerosi. E, quando possono, preferiscono quelli più costosi. Ecco qualche dato (Censis e Miur) per capire l entità di un fenomeno che non ha intenzione di ridimensionarsi istruzioni per l uso Più che una marcia in più, sta diventando un passaggio obbligato. Sembra il gioco del chiodo scaccia chiodo : la laurea triennale non basta per lavorare, quindi in massa i dottori junior si iscrivono alla specialistica. Ma dopo altri due anni di studio non è detto che il mondo del lavoro aspetti gli specializzati a braccia aperte. Così, spesso, ci si guarda intorno per qualche mese, e l attesa di un posto che non arriva finisce compilando un modulo di iscrizione ad un nuovo corso di studi, un master. L offerta è sterminata. In assenza di un ente che ne certifichi la qualità, chiunque può inventare il corso dei sogni, promettere futuri professionali da capogiro, senza dover rendere conto a nessuno. Non c è normativa che ne regoli criteri, dinamiche, requisiti minimi. Parlare di giungla dei master è poco, ne esistono di tutti i tipi, da quelli che in una settimana giurano di stravolgervi la vita a quelli che durano due anni e garantiscono fino a 120 crediti formativi. Si tratta pur sempre di master: una parola da stiracchiare a dismisura, che calza perfettamente su migliaia di corsi che potrebbero non avere nulla in comune. A differenza di università infatti, non si tratta di un termine protetto. E la parola master può continuare a decorare i corsi più disparati. Ma quanti ne sono? Non è facile fare un vero e proprio censimento dei master presenti sul mercato. Nascono come funghi e non vengono tenuti sotto controllo da nessun organo. Il Ministero dell Università monitora solo quelli organizzati dagli atenei, che in virtù dell autonomia didattica possono inventarne quanti ne vogliono, senza particolari restrizioni. Nel Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese, il Censis (Centro studi investimenti sociali) parla di circa master presenti sul mercato, di cui ben 2 su 5 sono alla prima edizione. Un dato che la dice lunga sul ciclo di vita di questi corsi, in piena fase di crescita, nel periodo di massima espansione. Il successo dei primi è stato lo stimolo per la proliferazione dei nuovi. Nello specifico, dall Ufficio Statistico del Miur fanno sapere che, nell anno accademico 2005/06, quelli di primo livello attivati dagli atenei sono poco più di 700, mentre quelli di secondo livello sono circa 660, per un totale che sfiora 1400 corsi post laurea universitari: dal mondo accademico, quindi, arriva l offerta maggiore. Universitari versus privati Le macrocategorie in cui si distinguono i master sono due: universitari e non universitari. Dalle origini statunitensi, il termine è comparso per la prima volta nei corridoi ministeriali quando nel 1996, l allora ministro dell Università Luigi Berlinguer, consigliò agli atenei di sperimentarlo per i corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione. Entrato pienamente a regime dal 1999, sta quindi ad indicare una specializzazione dopo la laurea. Che è ben altra cosa dai master di tipo anglosassone, i quali corrispondono ad un secondo livello di formazione: in Italia infatti questo ulteriore livello è già rappresentato dalle lauree specialistiche. 18 dicembre 2007

17 qualità, chiunque può inventare il corso dei sogni, promettere futuri professionali da capogiro, senza dover rendere conto a nessuno. La parola master quindi ha regalato nuovo appeal a corsi di specializzazione e perfezionamento un po impolverati. Ma nella caciara della riforma universitaria e in concomitanza dell autonomia didattica, è stato un vero e proprio boom incontrollato. I master universitari si distinguono in primo e secondo livello: i primi sono rivolti anche ai laureati triennali, i secondi solo ai laureati della Specialistica o di vecchio ordinamento. Entrambi danno crediti formativi universitari, da un minimo di 60 ad un massimo di 120. I master privati, invece, non hanno nulla a che vedere con l università. Sono organizzati dagli enti più disparati e non devono rispondere a nessun criterio: è questo che rende difficile verificarne la validità. In assenza di un ente che ne certifichi la Piacciono sempre di più Se nell a.a. 2001/2002 sono ben i ragazzi iscritti a master universitari, nel 2005/2006 (ultimo anno monitorato dal Ministero) il numero cresce esponenzialmente, con iscritti. Calcolando che nel 2006 i laureati sono circa 300mila, si evince che più di un laureato su 10 sceglie un master universitario dopo la laurea. Il Censis parla di un volume di affari totale (comprendendo anche i master privati) di 180 milioni di euro, con un costo medio di iscrizione di euro, che varia in base agli indirizzi di studio. Il costo medio di un master di management infatti è di 8mila euro, per uno finanziario e per un master umanistico. Ma, se possono, i neolaureati scelgono quelli più costosi. Il ricavo medio per iscritto infatti è di euro, superiore al prezzo medio di iscrizione in virtù del maggior numero di iscritti ai master più costosi. In media i corsi durano 500/600 ore e per la didattica sono coinvolti 18mila docenti universitari e 16mila extra-accademici. Al Nord, tra lezioni e stage L offerta dei master è ampia sull intero territorio nazionale. Sempre secondo i dati del Censis, però, la rete di enti organizzatori è più radicata nelle regioni del Nord, dove si concentra oltre il 48% dei master e il 43% dei posti disponibili. Ed è sempre nel Settentrione che le relazioni con le aziende sono particolarmente sviluppate. Nel complesso infatti 2 master su 3 hanno firmato una convenzione con un totale di aziende per la sponsorizzazione del corso e ben 20mila soggetti economici sono coinvolti nell offerta di ospitalità per stage. E per quanto riguarda il post-master? Tre aziende su 5 conducono indagini sulla condizione occupazionale degli ex-studenti. Ma i master con maggior tasso di occupazione sono quelli in ambito tecnico e finanziario-manageriale. Secondo il Censis, più è alto il costo del master maggiori sono le probabilità di trovare lavoro: è occupato il 72% di chi ha frequentato un master dal costo inferiore a euro, contro l 89,7% degli iscritti ad un master con costo superiore a euro. istruzioni per l uso dicembre

18 Occhio alla bufala Il mercato dei master è in forte espansione. Molti promettono posti di lavoro, contatti importanti, ma poi, quando avete tirato fuori i soldi, sono in pochi a mantenere gli impegni presi. Quindi, prima di fare la vostra scelta, tenete gli occhi ben aperti e informatevi! istruzioni per l uso Il mondo del lavoro è capriccioso e sempre più esigente. Se nel dopoguerra si accontentava di operai con un titolo di studio che non andava oltre la terza elementare, negli anni ha preteso che quasi tutti fossero laureati e, nel nuovo millennio, sembrerebbe che senza un master non si vada da nessuna parte. Così il giorno in cui un ragazzo, che ormai è diventato un uomo, può finalmente chiudere i libri si fa sempre più lontano. Il bagaglio culturale cresce, la specializzazione anche e l entrata nel mondo del lavoro si fa sempre più carica di aspettative. Provocando un secondo effetto, uguale e contrario al primo: chi cerca lavoro è capriccioso e sempre più esigente. Sì perché, dopo aver investito anni in istruzione, uno sforzo inteso sia a livello di tempo sia economico, diventa difficile accontentarsi di un posto di lavoro qualunque. Tutto sembra dovuto. Ma non sempre è facile riuscire a trovare l occupazione dei sogni. Così si punta sui master vissuti come l ultimo sforzo per trovare un lavoro altamente qualificato. Dove vengono riposte le speranze di un percorso formativo iniziato tra i banchi delle scuole elementari. Per questo si sceglie con accuratezza, non solo per l offerta formativa ma soprattutto per le promesse di lavoro. Quindi, stage e uffici placement, sono queste le prime informazioni che si cercano di un corso post-universitario. Come conferma Jacopo, 25 anni, che dopo una laurea in Lettere e Filosofia a Bologna, si è specializzato in Fund Raising e Responsabilità Sociale, sempre nel capoluogo emiliano. Vorrei specificare dice - che la preparazione offerta da un master o da un altro corso specifico da sola non basta. Fondamentale è il ruolo dell ufficio di placement per la ricerca di un primo contatto di lavoro. Al master si chiede un aiuto per l inserimento nel mercato. E gli si dedica l ultimo investimento economico, spesso anche molto oneroso (si va da cifre di 3mila fino anche ai 30mila euro), credendo fortemente a tutte le promesse degli efficientissimi uffici amministrativi di questi corsi. Che sparano percentuali di placement altissime, millantano contatti con le principali aziende del settore. Il mercato dei master frutta molto bene: sicuramente non tutti, ma molti, quindi, ci marciano e giocano sulle promesse fatte a mezza bocca e mai messe nero su bianco. Abbiamo provato a contattare varie scuole, per sapere la percentuale di chi lavora alla fine del corso: al telefono i numeri rivelati sono stati fantasmagorici, ma nessuno si azzarda a scriverli, neanche sul sito internet. Perché? Forse, perché non è tutto oro quel che luccica. E non sempre, si possono mantenere le promesse, anche se magari, le buone intenzioni ci sono tutte. Quindi, occhio alle bufale. Anche perché il mondo dei master è così ampio che è difficile sapere quale sia veramente qualificato. Inoltre, non esiste nessun 20 dicembre 2007

19 Il bagaglio culturale cresce, la specializzazione anche e l entrata nel mondo del lavoro si fa sempre più carica di aspettative. organismo che li controlla e nessuna normativa che li disciplina. L unico modo per avere credenziali è quello del passa parola, o l affidabilità del nome dell ente. Ma anche in questi casi non c è nessuna sicurezza. Ho fatto un master organizzato da Le Scuole del Gambero Rosso, racconta Serena, 27 anni. Una scelta fatta per conciliare due sue grandi passioni: la comunicazione e la gastronomia. Dopo il master ho svolto un periodo di stage presso un agenzia di comunicazione della capitale. Terminato lo stage ho collaborato come recensore alla redazione di una guida dei ristoranti di Roma, alla redazione di un ricettario/diario di cucina e recentemente con un ufficio stampa, nel settore dello spettacolo. Tutto ciò alternato a lavoretti saltuari che poco c entrano con quello che vorrei fare. E adesso sono di nuovo alla ricerca di un lavoro qualificante. IL CASO Prometteva l 80% di placement ma lavorano solo 2 su 12 Master e poi ancora master. Ma alla fine quanto fruttano? Ce ne sono talmente tanti che è difficile orientarsi e capire quali sono i più affidabili. Per evitare brutte sorprese e non buttare soldi, quindi, cercate credenziali e certificazioni, ma soprattutto mettetevi in contatto con chi ha frequentato quel corso negli anni precedenti. Per fare un esempio della realtà dei master che non funzionano come promettono, siamo andati a curiosare in un istituto privato di Roma che organizza master in comunicazione. Chiamiamo al telefono e la responsabile amministrativa dopo una sviolinata sulla qualità dei corsi offerti, dichiara che la loro percentuale di placement è dell 80%. Siamo andati, allora, a cercare una delle classi di ex alunni che, in questa scuola, ha frequentato il master in giornalismo: quattro mesi di corso, un week-end sì e uno no, per 112 ore complessive e tre mesi di stage. Il tutto tra novembre 2005 e maggio 2006, per un prezzo di oltre 4mila euro. Bene, attualmente, su 12 alunni, solo due hanno trovato lavoro grazie al master. Quindi solo il 16%, altro che l 80%! Queste alcune delle dichiarazioni dei ragazzi: Ho talmente tanto veleno in corpo ci confessa Federica, 25 anni - da rasentare la diffamazione. E soprattutto non voglio sentir nominare ancora quella gente. Ho avuto problemi con lo stage, che in teoria dovrei ancora iniziare. Io sono in perenne ricerca di un qualsiasi impiego senza alcun risultato, è dura! Sinceramente non mi capacito di quello che hanno combinato. Soprattutto perché mi sono indebitata per pagarli e li ho pagati per intero e mi sono trovata senza niente in mano. Della stessa linea le dichiarazioni di Raimondo: Soprattutto sono stato deluso dalle promesse del master, cioè quello che loro ci avevano fatto intendere. Il problema principale è stato lo stage, che ho fatto in una televisione locale di Roma. Dove, tra le altre cose, si aspettavano da me una preparazione tecnica di montaggio dei servizi. Cosa che al corso non ci avevano insegnato. Elisa, è una dei due fortunati che, dopo lo stage, ha trovato lavoro. Ma anche lei lamenta di aver avuto molto poco rispetto a quello che le era stato promesso: Attualmente lavoro a 35mm.it dove avevo iniziato lo stage per conto di questo corso. Diciamo che in fondo ho avuto molta fortuna e costanza. Di certo il master non mi ha dato né una formazione professionale (che mi sono fatta sul campo), né quello che prometteva. istruzioni per l uso dicembre

20 Una bussola per il futuro panorama post laurea Una laurea non basta. La triennale non prepara al mondo del lavoro, lamentano le aziende seguite a ruota dagli studenti. La riforma universitaria voleva accorciare i tempi di immissione nel mondo del lavoro, ma ha disatteso gli intenti di chi l aveva inventata. Con il risultato di allungare i tempi di studio. In molti, infatti, continuano con la Specialistica, nella speranza di piacere di più ai responsabili risorse umane. Ma anche il dottore bis trova qualche ostacolo una volta fuori dalla facoltà. Il nostro sistema di piccole e medie imprese infatti, fa ancora fatica ad accogliere i laureati e i tempi di attesa per un lavoro adeguato agli studi si allungano. Con il risultato che istituti privati e università offrono una gamma di corsi postlaurea sterminata. Insomma, nonostante corona di alloro e pergamena, può essere ancora il momento di iniziare a studiare. Parola d ordine: orientamento Non far sporcare le mani ai ragazzi. Di questo è accusata l università italiana, dell incapacità di offrire agli studenti una preparazione anche un po pratica. L istruzione universitaria resta sempre troppo teorica e scollata dal mondo del lavoro. È una situazione nota da tempo. Qualcuno ha tentato di trovare una soluzione con la riforma del 3+2. Che purtroppo ha disatteso le aspettative. Per questo, spesso, dopo la laurea arriva il momento più difficile: l incontro/scontro con un mondo del lavoro che parla una lingua per molti mai sentita. Per evitare ai neolaureati di sprofondare in una sorta di depressione post laurea, la parola d ordine è:orientamento. Orientamento significa innanzitutto conoscenza di se stessi e poi del mondo che ci circonda. Il mondo del lavoro rifiuta curricula indifferenziati e generici e punta alle attitudini personali di ogni ragazzo. Le società di recruiting e gli uffici di selezione delle aziende vengono attratte da quei curricula da cui si evincono le qualità fondamentali e le caratteristiche personali che fanno di ognuno un individuo unico. Conoscere le proprie attitudini è fondamentale quanto indirizzarsi verso precisi percorsi professionali, quelli più adatti alle proprie caratteristiche e non quelli più scontati perché di moda o perché sembrano garantire maggiori guadagni. Oggi ci troviamo di fronte ad un panorama talmente vasto di offerte formative che non si limitano all ambito accademico ma vengono proposte anche da enti di formazione e aziende. Master, scuole di specializzazione, dottorati di ricerca, stage, corsi finanziati dal Fondo Sociale Europeo. Tutti percorsi che un neolaureato può decidere di intraprendere per rendere la propria formazione un processo di continuo adeguamento, proprio come richiesto dalla società in cui viviamo. 22 dicembre 2007

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