variabilità fra gli organismi viventi di ogni

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1 Un approccio di gestione sostenibile per il mantenimento degli stock ittici autoctoni Fabio Borghesan Ittiologo, consulente Veneto Agricoltura Giornate Formative: SALVAGUARDIADELLE RISORSE ITTICHE: ASPETTI SANITARI E NORMATIVI PER UNA CORRETTA GESTIONE; sabato 17 maggio 2014 Sant Artemio - Treviso

2 Cenni di Normativa La gestione dell ittiofauna delle acque interne deve tener conto dell integrazione fra diverse norme e esigenze : Normative ambientali Normative sanitarie Normative dell esercizio della pesca Esigenze della pesca sportiva e professionale Buone pratiche di gestione

3 Ricchezza di specie autoctone ittiche nel bacino del Mediterraneo (IUCN 2005)

4 Distribuzione del numero di specie degli allegati di Direttiva Habitat tra gli stati membri della Comunità Europea. ISPRA 2014 Ripartizione del numero di specie degli allegati di Direttiva Habitat tra gli stati membri della Comunità Europea. ISPRA 2014

5 Diversità Biologica/Biodiversità Vertice sulla Terra, Rio de Janeiro 1992 oltre 150 Paesi firmano la Convenzione sulla Biodiversità : Art.2 variabilità fra gli organismi viventi di ogni tipo, inclusi, fra gli altri, i terrestri, i marini quelli di altri ecosistemi acquatici, nonché i complessi ecologici di cui fanno parte. Ciò include la diversità entro le specie, fra le specie, e la diversità degli ecosistemi.

6 Diversità Biologica/Biodiversità consapevolezza del valore intrinseco della Biodiversità in tutte le sue componenti, e esigenza di una sua tutela conservando in situ gli ecosistemi e habitat naturali, e nel mantenimento e ricostituzione delle popolazioni di specie native

7 Cenni di Normativa 1992 Direttiva europea 92/43/CE Habitat identificazione e tutela dei siti SIC e ZPS per formare la rete di ZSC europea (natura 2000) 1992 Legge nazionale n 157 (recepisce Dir. 93/43 Habitat e la precedente Dir. 79/409 Uccelli del 1979) 1994 Legge nazionale n 124 ( Ratifica della Convenzione di Rio) 1997 DPR nazionale n 357 regolamento di attuazione della direttiva 92/43/ Habitat (modificato nel 2003) 2002 D.M. Ambiente linee guida per la gestione dei siti SIC e ZPS 2003 DPR nazionale D.M. Ambiente elenco siti SIC e ZPS 2009 Direttiva 147 CE 2010 Ministero Ambiente : Strategia nazionale per la Biodiversità

8 Tutela della Biodiversità: cenni di normativa DPR n. 357/ 1997 e n. 120/ 2003 si applica ai ZSC (SIC e ZPS) : fra l altro. Stabilisce l individuazione di ZSC (SIC, ZPS) Definisce un elenco delle specie di interesse comunitario per i ZSC (SIC con misure di gestione) Definisce una scala di rischio per le specie di interesse comunitario ( prioritario, in pericolo, vulnerabile, endemiche) Stabilisce la possibilità di effettuare reintroduzioni di specie autoctone ai fini del ripristino e mantenimento della naturalità della popolazione. Vieta il ripopolamento in natura con specie / popolazioni non autoctone (art. 12 comma 3)

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11 Composizio ne della fauna italiana di interesse comunitario ISPRA 2014

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13 Natura 2000 I siti natura 2000 sono soggette obbligatoriamente a misure specifiche di gestione intese a mantenere/ripristinare/non peggiorare lo stato di conservazione dell habitat. Tali misure sulla base di norme tecniche sono formalizzate dalle Regioni, trasmesse al Ministero dell Ambiente che a sua volta le trasmette agli uffici UE. Tali misure interessano dell ittiofauna autoctona del DPR 357 e succ anche la tutela elencata negli allegati

14 Natura 2000 Le specie ittiche autoctone di interesse comunitario negli allegati del DPR 357 e 120, relative alle ZSC (zone speciali di conservazione) in Italia sono 31 (29 pesci e due crostacei) di cui 19 sono presenti nel veneto. La Regione Veneto le ha indicate come indicatori per le ZSC (SIC/ZPS) Lampreda di mare Lampreda padana Storione cobice Barbo canino Temolo Nono Pigo Cobite Scazzone Cheppia Vairone Savetta Cobite mascherato Ghiozzetto cener. Austropotamobius pallipes Storione comune* Lasca Barbo Trota marmorata Ghiozzetto di laguna Astacus astacus L elenco non è statico ma dinamico

15 DPR 357/97 art.2, comma 1, punto o autoctonia Popolazione o specie che per motivi storico-ecologici è indigena del territorio italiano non autoctonia Popolazione o specie non facente parte originariamente della fauna indigena italiana

16 Cenni di Normativa Attualmente è assente una lista nazionale delle specie autoctone formalizzata in una norma di legge. Sono legalizzate le liste di provincie/regioni, quella del DPR 357/97 e del Dlvo 152/2006 Il Ministero dell Ambiente è in attesa di emanare un elenco ufficiale. Attualmente si possono considerare consultive quelle del quaderno n.17 conservazione natura (2008 ISPRA), e dell IUCN 2013 (più accreditata)

17 Specie autoctone e parautoctone (*) presenti in Italia nelle acque interne Quaderno conservazione natura n ISPRA Lampreda di mare Storione comune* Lampreda di fiume Storione ladano+ Lampreda di ruscello Storione cobice* Anguilla Lampreda padana Pigo Agone Rovella Triotto Cavedano Vairone Sanguinerola Tinca Scardola Alborella Alborella meridionale Savetta Lasca Gobione Barbo Cobite Cobite mascherato Barbo canino Cobite barbatello Luccio Trota fario Trota marmorata Trota macrostigma Carpione del Fibreno Carpione del Garda Salmerino alpino Temolo Bottatrice Nono Latterino Spinarello Pesce ago di rio Scazzone Persico reale Cagnetta Ghiozzetto cenerino Ghiozzetto di laguna Panzarolo Ghiozzo padano Ghiozzo di ruscello Carpa Crostacei d acqua dolce (4 specie) Cheppia

18 Specie parautoctona Specie che pur non essendo originaria del territorio via sia giunta, intenzionalmente o involontariamente da parte dell uomo, e quindi naturalizzata in un periodo storico antico (anteriormente al 1500 DC). Definizioni del INFS nel Quaderno Conservazione Natura n. 27 (2008) ( Linee guida per l immissione di specie faunistiche, ),

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20 Il numero delle specie autoctone (o indigene) in Italia varia da ca n. 48 a 54 a seconda degli Autori L aumento delle ricerche nel settore a livello nazionale e internazionale, i dati derivanti dalla tecniche delineando filogeografia e dall utilizzo di biologia ancora ben definito. molecolare delle stanno un quadro più complesso e non Si evidenziano nuove specie, e endemismi locali.

21 10 Ml Miocene medio 5 Ml Messiniano Pleistocene (1 Ml )

22 Regioni Biogeografiche Europee Pesci Acque Interne

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24 Alcuni esempi Trota marmorata (Salmo trutta marmoratus Salmo marmoratus) Differenze genotipiche fra i ceppi di diversi bacini idrografici Veneto : fiumi Adige, Brenta, Piave

25 Luccio (italico) (Esox lucius ) Esox cisalpinus Esox flaviae Differenze genotipiche fra il luccio italico e quello di ceppo atlantico e danubiano ; Proposta una nuova specie.

26 Principali livree riscontrate nei lucci Europei. Desunte da Fickling (1982), integrate e modificate come riportato in Lucentini et al (2009b). Disegni di Lorenzo Stefani, Veneto Agricoltura

27 Temolo (adriatico) Thymallus thymallus Thymallus aeliani??? Differenze genotipiche fra il temolo adriatico e quello atlantico e danubiano. Proposta cambio specie; Presenza di Ibridi

28 Trota macrostigma (mediterranea, insulare) Salmo trutta macrostigma Salmo cettii Trota appeninnica/adriatica? Salmo ghiigi? Nuova specie? E ipotizzabile che gli studi futuri definiranno ulteriori popolazioni ittiche endemiche, o forse altre specie, che saranno soggette a misure di protezione, con ricadute di gestione nelle ZSC, SIC, ZPS

29 Distribuzione della ricchezza di specie di lamprede e pesci ossei di interesse comunitario. ISPRA 2014 Distribuzione della ricchezza di specie di lamprede e pesci ossei con stato di conservazione sfavorevole (inadeguato o cattivo). ISPRA 2014

30 Pressioni per le specie di lamprede e pesci ossei in ciascuna regione biogeografica. È riportato il numero di volte in cui sono state segnalate le pressioni afferenti a ciascuna categoria diprimo livello gerarchico. ISPRA 2014

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33 Bianco PG, 2013,

34 Effetti ecologici negativi della presenza di specie alloctone Competizione Predazione Patogeni Ibridazione Alterazione habitat Peggioramento stato ecologico

35 Alcuni esempi di ibridazione Trota marmorata X Trota fario Barbo comune X Barbo danubiano Temolo adriatico x Temolo Atl./balcanico Luccio italico X Luccio danubiano???

36 Lista rossa IUCN 2013 RE: estinto nella regione CR: in pericolo critico presente in allegato DPR 357 per Regione Veneto EN: in pericolo VU: vulnerabile

37 RE: estinto nella regione CR: in pericolo critico EN: in pericolo VU: vulnerabile

38 Gestione corretta dell Ittiofauna nelle zone ZSC/ZPS/SIC Attenersi scrupolosamente alle misure tecniche di gestione previste dalla Provincia/Regione/Stato. Divieto di immissione di specie alloctone/esotiche Evitare ripopolamenti scorretti che deteriorano l habitat E possibile derogare ad alcune misure tecniche di gestione a mezzo dell approvazione formale di una: V INCA (Valutazione di Incidenza Ambientale) procedura amministrativa di supporto per l'autorità decisionale finalizzata a individuare, descrivere e valutare gli effetti prodotti dall'attuazione di un determinato piano, progetto o intervento su ZSC psic, SIC, ZPS, in grado di poter peggiorare il grado di conservazione dell habitat.

39 Norme sanzionatorie D.lgs. 7 luglio 2011, n. 121 modifica del codice penale - reati di Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette e di Distruzione o deterioramento di habitat all interno di un sito protetto (direttiva 2008/99/CE) /CE): inserisce due nuovi articoli: l art bis relativo alle specie dell allegato I e IV delle direttive CE 92/43 e 2009/147 CE l art. 733-bis relativo agli habitat: ZPS (DIR 2009/147 art 4, par. 1 e 2), ZSC (DIR 92/43 art.4 par. 4 )

40 Norme sanzionatorie Art. 727-bis. (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette). Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta è punito con l arresto da uno a sei mesi o con l ammenda fino a euro, salvo i casi in cui l azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbia un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie. Art. 733-bis. (Distruzione o deterioramento di habitat all interno di un sito protetto) 1. Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l arresto fino a diciotto mesi e con l ammenda non inferiore a euro.

41 Direttiva acque 2000/60/CE e succ.: si applica a tutti i corpi idrici entro il 2015 attuazione delle misure per raggiungere il buono stato delle acque (migliorare /impedirne il deterioramento): «buono stato delle acque superficiali»: lo stato raggiunto da un corpo idrico superficiale qualora il suo stato, tanto sotto il profilo ecologico quanto sotto quello chimico, possa essere definito almeno «buono» Recepimento in Italia: D.lvo 152/2006 D.lvo 260/2010

42 Cenni di Normativa: Tutela delle acque D.lvo 152 art. 78 finalità : - mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonché la capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate - impedire un ulteriore deterioramento, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, degli ecosistemi terrestri e delle zone umide..

43 Cenni di Normativa: Tutela delle acque indici tecnici per la valutazione dello stato dei corpi idrici: Stato: fisico-chimico chimico, idro-morfologico morfologico, ecologico Stato ecologico : valutazione della comunità vegetale comunità animale: macrovertebrati bentonici fauna ittica Fauna ittica: valutazione della condizione biologica/ecologica delle popolazioni, presenza di specie endemiche, alloctone, di ibridi,

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45 Cenni di Normativa: Tutela delle acque In base ai risultati degli indici di valutazione globali vengono decise delle azioni di mantenimento /ripristino / miglioramento / non deterioramento dei corpi idrici. La presenza di specie alloctone/ibridi penalizza fortemente la valutazione dello stato delle acque. La presenza di specie autoctone/endemiche qualifica fortemente lo stato delle acque

46 Come gestire i ripopolamenti l ittiofauna senza deteriorare l habitat/l ittiofauna? Gestione rispettosa della direttiva Habitat nelle zone SIC e ZPS Gestire i ripopolamenti in funzione della rete ecologica fra le specie (evitare ripopolamenti squilibrati di carnivori) Ripopolamento con specie autoctone Ripopolare con genetica locale caratterizzata (impianti ittiogenici locali / incubatoi gestiti correttam. ) Assicurarsi che materiale di provenienza esterna risponda ai requisiti Ripristinare/migliorare l ittiofauna ( eradicare gli ibridi e le specie alloctone se possibile)

47 Come gestire i ripopolamenti l ittiofauna senza deteriorare l habitat/l ittiofauna? Ma per conseguire gli obbiettivi i gestori devono : Coordinarsi correttamente con gli Enti decisori Fare formazione e aggiornamento continuo Affidarsi a personale tecnico/scientifico accreditato Essere consapevoli di gestire un patrimonio di tutta la comunità

48 L esempio dell azione di ripristino delle popolazioni di trota marmorata in Veneto: 1) problema ibridi trota fario X trota marmorata 2) valutazione dello stato delle popolazioni di marmorata 3) acquisizione conoscenza di diversi genotipi riferibili ai bacini idrografici 4) elaborazione di un piano coordinato regionale /provinciale per ricostituire le popolazioni 5) individuazione degli Enti Scientifici accreditati di supporto 6) individuazione dei siti di mantenimento e allevamento di stock di riproduttori caratterizzati geneticamente

49 L esempio del ripristino delle popolazioni di trota marmorata in Veneto: 7) tecniche di allevamento massimizzando la variabilità genetica e la rusticità dei pesci prodotti; ricambio dei riproduttori con selvatici (risanguamento) 9) Divieto di ripopolamento con trota fario nelle zone ZPS-SIC SIC vocate a marmorata Questo iter può rappresentare un esempio anche per altre specie da ricostituire: es. Temolo, Luccio..

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51 L uso di salmonidi sterili Come conciliare l esigenza di pesca con i siti di Natura 2000 in assenza di ripopolamenti significativi di specie autoctone? Esempio: l utilizzo di trote fario sterili nelle zone SIC e ZPS, per evitare l ibridazione con la marmorata

52 Uso di salmonidi sterili : La sterilità nei salmonidi è ottenuta sottoponendo le uova poco dopo la fecondazione ad elevate temperature o pressioni per pochi minuti. In tal modo si induce un numero di cromosomi alterato (triploide) rispetto a quello normale ( diploide). I soggetti una volta adulti non sono in grado di riprodursi in quanto le gonadi sono malfunzionanti. Non sono organismi OGM secondo il D.lvo 224/2003 (attuazione Direttiva 2001/18/CE) all. 1, parte 2.

53 Uso di salmonidi sterili : Nella trota iridea la pratica è in uso da oltre 20 anni per ottenere pesci a più rapido accrescimento per il consumo alimentare. In Inghilterra entro il 2015 in alcune aree il ripopolamento con la fario di allevamento avviene solo con pesci sterili per evitare che si riproducano con la fario selvatica. In Italia da ca 10 anni si sono fatte piccole produzioni di fario sterili e da 2 anni si producono numeri significativi Veneto Agricoltura ha avviato un progetto di sperimentazione in tal senso.

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55 Come gestire i ripopolamenti a rischio in assenza di dati, informazioni tecniche? In mancanza di dati scientifici e/o conoscenze sull habitat e/o dell ittiofauna applicare il principio di precauzione : l art.15 Dichiarazione di Rio de J., afferma che Ove vi siano minacce di danno serio o irreversibile, l assenza di certezze scientifiche non deve essere usata come ragione per impedire che si adottino misure di prevenzione della degradazione ambientale che possono ripercuotersi sull assetto delle comunità.

56 Bibliografia consultata AA.VV., I salmonidi italiani: Linee guida per la gestione della biodiversità. Documento tecnico AIIAD (Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci). Disponibile su RONDININI C., BATTISTONI A., PERONACE V. & TEOFILI C. (ED.), Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani. Comitato Italiano IUCN e Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Roma: 54 pp. ZERUNIAN S., Piano d azione generale per la conservazione dei Pesci d acqua dolce italiani. Ministero dell Ambiente e Istituto Nazionale Fauna Selvatica. Quaderni Conservazione Natura, 17: 123 pp. AAVV Specie e Habitat di Interesse Comunitario in Italia: distribuzione, stato di conservazione e trend.. ISPRA, Ministero Ambiente Rapporto 194/2014 Legge 124/1994 ; Direttiva europea 92/43/CE Habitat ; DPR n 357/1997 ; DPR n 120/2003 ; 120/2003 ; D.lvo 152/2006 ; D.lvo n.260/2010 Ministero Ambiente, La Strategia Nazionale per la Biodiversità. PG Bianco 2013, An Update on the status of native and exotic freshwater fishes of Italy. J. Appl. Ichthyol.

57 Foto: dal web Grazie dell Attenzione Giornate Formative: SALVAGUARDIADELLE RISORSE ITTICHE: ASPETTI SANITARI E NORMATIVI PER UNA CORRETTA GESTIONE; sabato 17 maggio 2014 Sant Artemio - Treviso

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