Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali

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1 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 203 Introduzione In questo capitolo analizzeremo le politiche sociali in Umbria alla luce dei più recenti cambiamenti verificatisi nel modello di welfare regionale e in base alla presenza e consistenza delle risorse economiche e abitative e delle reti familiari e sociali nella regione. Innanzitutto, tracceremo un quadro delle riforme intervenute nelle politiche sociali: verrà descritto il nuovo contesto normativo nazionale, entro il quale (ed anzi, come vedremo, con funzione anticipatrice) si è inserito il mutamento del modello di welfare umbro. Verranno analizzati i principali strumenti della programmazione sociale (Piano sociale regionale e Piani di zona), mediante i quali viene delineato il sistema dei servizi sociali, a livello regionale e locale. Poi passeremo ad esaminare le risorse a disposizione delle famiglie umbre, principalmente quelle economiche: redditi percepiti e pensioni (ed altri sussidi). Uno specifico paragrafo verterà su come le famiglie umbre percepiscono il proprio status economico. L analisi delle risorse verrà completata con quella relativa alle abitazioni, con riguardo sia al titolo di godimento e alle modalità di acquisizione, sia ai problemi della casa in cui si abita. Successivamente, descriveremo la consistenza delle reti familiari e sociali presenti nella regione: in particolare, analizzeremo il lavoro di cura nelle famiglie (dei figli e dei familiari ammalati), i sostegni economici (dati e ricevuti) e la presenza di reti sociali (rapporti amicali e di vicinato e aiuti). Per la parte sulle risorse e per quella sulle reti utilizzeremo i dati provenienti dall Indagine retrospettiva sulle famiglie in Umbria (IRFU), integrandoli, laddove necessario e opportuno, con quelli delle Indagini multiscopo dell ISTAT (ISTAT, 2001a; Id., 2001b).

2 204 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA L inserimento di questi due argomenti (risorse e reti) in un analisi dedicata in prima battuta al welfare non è certamente casuale. Osservare la distribuzione reddituale, la situazione economica delle famiglie e la disponibilità delle risorse abitative, infatti, consente di mettere a fuoco le principali diseguaglianze presenti in una società, i bisogni che le persone non riescono a soddisfare, le situazioni di maggiore criticità economica. È compito del welfare farsi carico di tali difficoltà e cercare di agire per rimuoverne cause ed effetti. Inoltre, inteso in una larga accezione, il welfare non è costituito soltanto da politiche e servizi pubblici, ma anche da aiuti, assistenze, sostegni, protezioni, reti e relazioni, presenti tanto all interno delle famiglie e delle parentele quanto nella comunità nel suo complesso. È in base alla diversa interazione che si crea tra questi attori non pubblici in senso stretto e gli altri (pubblici, privati e del terzo settore ) che si delinea il regime di welfare vigente in una società 1. Le nuove politiche sociali Negli ultimi anni le politiche sociali sono state oggetto di un profondo processo di riforma che ne sta ridelineando caratteri e confini. Nato e cresciuto, nel nostro paese, come un sistema prettamente a carattere assistenziale, oggi il welfare italiano sta cambiando rotta, grazie ai mutamenti intervenuti alla fine degli anni novanta: la nuova normativa nazionale ed alcune importanti esperienze a livello regionale (tra le quali va sicuramente annoverata quella dell Umbria) si pongono sostanzialmente l obiettivo di superare, come vedremo, l ottica riparatoria dei servizi sociali e la logica dello sportello, per andare verso un sistema di protezione attivatore di risorse individuali e comunitarie, non più teso soltanto ad occuparsi di particolari target di popolazione disagiata. L approdo è dunque un sistema in cui non venga meno la fondamentale funzione delle politiche e dei servizi pubblici e in cui questi possano essere adeguati anche ai problemi della normale quotidianità delle persone. E proprio il disagio dei normali costituisce uno degli assi portanti del primo Piano sociale regionale (che analizzeremo nelle prossime pagine): il sistema dei servizi sociali deve essere progettato e realizzato ponendo al centro della scena i bisogni e i diritti di tutte le persone che vivono e lavorano nella regione, respingendo con grande nettezza ogni impostazione minimalista o assistenzialista, secondo cui i servizi [ ] vanno organizzati esclusivamente per fornire una risposta alle patologie sociali più evidenti (Regione Umbria, 2000, p. 17) 2. Il nuovo contesto delle politiche sociali in Italia Prima di affrontare nel dettaglio i principali mutamenti che hanno coinvolto le politi-

3 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 205 che sociali in Italia nel corso degli ultimi anni, è senza dubbio necessaria una premessa sulla nuova cornice di riferimento normativo definita dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, che ha modificato il Titolo V della Costituzione. Con essa viene introdotto nel nostro ordinamento il principio di sussidiarietà, verticale e orizzontale 3 (art. 118) e la potestà legislativa esclusiva delle Regioni in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato (art. 117). A quest ultimo, per quanto attiene alle politiche e ai servizi sociali, viene attribuita soltanto la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale: le Regioni, fatte salve tali determinazioni, possono delineare come ritengono più opportuno il proprio modello di welfare locale. La modifica costituzionale è successiva all ampio processo di riforma del welfare nazionale, la cui prima tappa di una certa rilevanza è, senz altro, la legge 285/97, relativa all infanzia e all adolescenza, ma contenente, in nuce, molti dei principi che poi saranno alla base della successiva legge 328/2000. In particolare, la 285 introduce il metodo della programmazione nelle politiche sociali e la centralità del livello comunale e di Ambito Territoriale 4 ; il lavoro per progetti come strumento di implementazione di servizi e interventi sociali; l ottica promozionale di diritti e opportunità, al di là degli interventi in risposta al disagio conclamato e nella logica di superamento del welfare assistenziale. Questi principi, come detto, sono stati ripresi ed ampliati dalla legge 328/2000, con la quale si è emanato, dopo più di un secolo di silenzio legislativo, una leggequadro sul sistema dei servizi sociali 5. Tale norma è di estrema importanza per l assetto delle politiche sociali nel nostro paese. Oltre a ribadire il metodo della programmazione, l approccio promozionale e il lavoro per progetti, introduce nel nostro ordinamento il principio dell universalismo (che finora aveva riguardato solo la sanità e l istruzione) e dell esigibilità dei diritti sociali: l accesso ai servizi sociali è per tutti i cittadini, con priorità per coloro che si trovano in maggiori difficoltà. Tutto ciò nell ottica del welfare delle responsabilità condivise: il pubblico (mediante tutti i suoi livelli di governo, dai Comuni allo Stato) assume il compito fondamentale di regia e di regolazione (in un ottica di integrazione con gli altri comparti del welfare) attraverso un sistema di governance. Viene costruito un sistema allargato di governo nel quale gli attori principali sono tanto i soggetti pubblici quanto quelli sociali e privati, così come i cittadini, le famiglie e le comunità 6. Il nuovo welfare italiano prende dunque le distanze da un passato fatto di interventi categoriali e prevalentemente monetari per andare verso un sistema integrato di interventi rivolti alla persona e alla famiglia e un insieme di trasferimenti monetari e servizi in rete; in più, si passa dal riconoscimento del bisogno di aiuto all affermazione del diritto all inserimento sociale. Come detto, il metodo adottato è quello della programmazione 7 : la legge 328/

4 206 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA stabilisce che ad ogni livello di governo venga predisposto un Piano, come strumento di realizzazione del sistema integrato. Nel maggio 2001 è stato emanato il primo Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali Con esso vengono innanzitutto definiti i cinque obiettivi di priorità sociale: 1) valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari; 2) rafforzamento dei diritti dei minori; 3) potenziamento degli interventi a contrasto della povertà; 4) sostegno con servizi domiciliari delle persone non autosufficienti, in particolari anziani e disabili gravi; 5) inserimento degli immigrati, prevenzione delle droghe, attenzione agli adolescenti. La legge 328/2000, all articolo 18, prevede che le Regioni adottino il proprio Piano sociale entro 120 giorni dall adozione di quello nazionale. La Regione Umbria, da questo punto di vista, è stata assai precoce, visto che ha approvato il primo Piano sociale regionale nel dicembre 1999, addirittura in anticipo rispetto all approvazione della legge stessa e prefigurando, così, il modello poi seguito per la riforma a livello nazionale 8. L ultimo livello programmatorio previsto è quello dei Comuni associati in Ambiti Territoriali, che definiscono il Piano di zona, individuando gli obiettivi strategici, le priorità di intervento, gli strumenti, le modalità organizzative e le risorse finanziarie per la realizzazione del sistema integrato a livello locale. Anche in questo caso, in Umbria i Piani di zona sono stati previsti ed elaborati in anticipo rispetto alle altre regioni 9. Il modello di welfare umbro e la programmazione sociale di territorio condivisa: Piano sociale regionale e Piani di zona Come abbiamo già detto, gli indirizzi di politica sociale nazionale sono stati ripresi e, anzi, anticipati dalla produzione normativa regionale umbra in materia. Punto di partenza del nuovo modello di welfare è il primo Piano sociale regionale Gli assi portanti del piano sono stati individuati nell assunzione del disagio della normalità come area di intervento; nella determinazione di una rete dei servizi essenziali per Ambito Territoriale 10 ; nella promozione di un organizzazione sociale che si prenda cura dei suoi membri; nel superamento della logica di sportello o riparatoria del servizio sociale 11. È all interno degli Ambiti Territoriali che viene declinato il modello di welfare locale e che prende corpo la distinzione nelle cinque aree di welfare, graduate in base alla diversità qualitativa e all intensità del supporto assistenziale: 1) leggero; 2) domiciliare e di supporto familiare;

5 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 207 3) comunitario; 4) residenziale e semi-residenziale; 5) di sostegno all emergenza 12. Per ogni area, il Piano individua le tipologie di servizio o intervento che costituiscono la dotazione obbligatoria dei servizi essenziali in ciascun Ambito Territoriale. Ogni tre anni, gli Ambiti elaborano in base a quanto stabilito dal Piano sociale regionale e, oggi, dalla legge 328/2000 il proprio Piano di zona. La programmazione dal basso è resa necessaria dall esigenza di pensare servizi che pur rispondendo a un impianto regionale unitario, sappiano tenere conto delle peculiarità di ogni situazione (Regione Umbria, 2000, p. 65). Il metodo da utilizzare per la realizzazione su scala territoriale del sistema dei servizi è il medesimo di quello previsto dalla legge 328/2000, cioè la programmazione, intesa, a livello regionale umbro, come programmazione sociale di territorio condivisa, definita nell Atto di indirizzo ai Comuni come strategia di sviluppo comunitario che coniuga l aiuto alla persona con l azione di territorio, tramite pratiche di concertazione che conducono alla condivisione di obiettivi e processi 13 : un sistema di responsabilità condivise in un quadro di regolazione universale definito dal pubblico. Il Piano di zona deve contenere una lettura dei punti di forza e di debolezza del tessuto sociale, gli obiettivi di promozione e protezione sociale, i servizi esistenti o da realizzare per ciascuna area di welfare, la descrizione dei servizi propri del singolo Comune, le modalità di coordinamento tra Comuni dello stesso Ambito, le forme di collaborazione con i soggetti privati e del terzo settore e le risorse impegnate 14. Il mutamento del welfare: le politiche per l infanzia e l adolescenza e gli Uffici della cittadinanza A conclusione della parte relativa alle politiche sociali, prenderemo brevemente in esame due esempi che ci sembrano emblematici per descrivere il nuovo welfare in Umbria: il primo riguarda il complesso degli interventi per l infanzia e l adolescenza, mentre il secondo la sperimentazione degli Uffici della Cittadinanza. Le politiche sociali regionali per l infanzia e l adolescenza sono state improntate, negli ultimi anni, ad un ottica promozionale di diritti e opportunità, in linea con la rinnovata normativa nazionale in materia. Come detto, la legge 285/97 ha offerto una nuova cornice entro cui inserire servizi e interventi specificamente rivolti a bambini e ragazzi. Sono stati elaborati dalla Regione Umbria gli Indirizzi regionali di attuazione di tale normativa, per gli anni e In essi vengono specificate le linee-guida per l elaborazione dei Piani territoriali di intervento per l infanzia e l adolescenza, adottati successivamente dai 12 Ambiti Territoriali

6 208 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA umbri, che contengono i progetti esecutivi, nonché i servizi e gli interventi previsti. Gli Indirizzi regionali si muovono nella direzione della sperimentazione di interventi innovativi, del potenziamento delle azioni preventive del disagio e della istituzionalizzazione e dell adeguata risposta alle situazioni di emergenza. Essi prevedono una ricca e dettagliata tipologia di azioni rivolte all infanzia e all adolescenza, ma anche alle famiglie: infatti, accanto ai servizi per la prima infanzia, a quelli ricreativi per il tempo libero (centri di aggregazione, animazione estiva, ecc.), agli interventi per la città educativa e a quelli di prevenzione e contrasto delle situazioni più disagiate, gli Indirizzi prevedono anche interventi di sostegno alla genitorialità e alle relazioni familiari (centri per le famiglie, mediazione familiare, prestiti d onore, ecc.). Recependo le indicazioni regionali, sono state così messe in campo, da parte dei Comuni, una serie di azioni per i bambini e i ragazzi per molti aspetti innovative rispetto al passato, a tutto campo e non soltanto centrate su situazioni di bisogno 15. L Ufficio della Cittadinanza, invece, è un servizio sociale locale di primo livello, che rientra nell ambito del welfare leggero. Si configura come uno spazio pubblico a disposizione di tutti i cittadini di un dato territorio dove possono essere mobilitate risorse aggiuntive, secondo necessità, attraverso azioni di ascolto, orientamento, accompagnamento e mediazione per rispondere a bisogni e problemi delle persone e delle famiglie (Regione Umbria, 2000, p. 39). L aspetto forse più interessante di tale servizio è che esso risponde a disagi e problemi che insorgono nella normale quotidianità delle persone: è in questa dimensione, infatti, che prende forma la diversa qualità del vivere ed è lì che si registrano le difficoltà, i fallimenti, le impossibilità che possono aprire percorsi di emarginazione e di disagio, a volte senza ritorno (ibidem). I servizi di welfare leggero sono attivatori di risorse, non incardinati sul disagio conclamato; essi fanno leva su ciò che si ha e non su ciò che si è perso e mettono in rete le persone e le famiglie nei momenti di difficoltà del loro corso di vita affinché, in autonomia, possano gestirsi segmenti della propria realtà sociale (ibidem). Per ogni Ufficio sono previsti due assistenti sociali, un educatore e un operatore sociale/comunicatore: l operatività sociale dell Ufficio della Cttadinanza richiede un team di professionalità diverse e integrabili, in grado di fornire letture adeguate dei problemi e orientamenti congrui alle esigenze delle persone; altresì richiede di superare la logica che prevede all interno del servizio la sola professionalità dell assistente sociale, a cui va il compito di coordinare i diversi interventi (ivi, p. 41) 16. Le risorse Dopo aver preso in esame i principali cambiamenti intercorsi nelle politiche sociali e il processo di riforma del welfare in Italia e in Umbria, in questo paragrafo

7 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 209 ci occuperemo delle risorse a disposizione delle famiglie (reddito, sussidi, abitazione) e della loro situazione economica. Il reddito percepito dalle famiglie I dati relativi al reddito netto percepito dalle famiglie umbre rilevati nell IRFU denotano una sostanziale omogeneità tra Umbria e Italia. Infatti, il reddito familiare medio complessivo 17 è superiore solo di circa 500 euro in Umbria rispetto al valore nazionale: euro all anno contro (tab. 1). La differenza nel valore mediano è invece più marcata: euro in Umbria, in Italia, con una differenza pari a circa euro 18. Nel campione, dunque, il reddito segue una distribuzione caratterizzata da asimmetria positiva, visto che la media è maggiore della mediana. Questo vuol dire che la maggior parte delle fami- Tab. 1 - REDDITO MEDIO FAMILIARE NETTO CONSEGUITO IN UMBRIA (2000) E IN ITALIA (1998) Reddito medio (euro) N. intervistati RESIDENZA (*) Grandi centri Medi centri Piccoli centri SESSO (*) Maschi Femmine ETÀ (*) anni anni anni anni e oltre TITOLO DI STUDIO (*) Fino alla licenza elementare Licenza media Diploma Laurea OCCUPAZIONE (*) Imprenditore, libero professionista, dirigente Lavoratori autonomi Impiegati Operai Non occupati Totale Umbria Italia (*) Riferito al capofamiglia. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, 2002.

8 210 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA glie ha redditi più bassi della media, mentre un numero più ristretto percepisce redditi più elevati ( - Osservatorio sulle povertà in Umbria, 2004). L analisi condotta nell IRFU rileva che la disegugalianza nella distribuzione dei redditi è comunque inferiore in Umbria rispetto all Italia. La nostra regione sarebbe più egualitaria di quanto non si riscontri nell intero territorio nazionale (tab. 2): in Italia il 20% più povero delle famiglie detiene il 6% del reddito totale e il 20% più ricco dispone del 43%; in Umbria, invece, il 20% più povero detiene il 7% del reddito totale, mentre il 20% più ricco dispone del 38%. La differenza fra quintile più ricco e quintile più povero, quindi, è inferiore in Umbria rispetto all Italia: è pari al 31% nella nostra regione e al 37% sul territorio nazionale ( - Osservatorio sulle povertà in Umbria, 2004) 19. Il reddito medio familiare è più basso (graf. 1) nelle famiglie che risiedono nei grandi e medi centri rispetto a quelle che abitano nei piccoli centri (circa contro euro circa) 20. Poi, laddove il capofamiglia è più anziano: tra quelli ultrasettantenni, la media annuale familiare è pari a poco più di euro, mentre per le altre coorti di età a poco più di euro. Redditi meno consistenti si registrano anche quando il capofamiglia è donna, prevalentemente vedova o divorziata: la differenza annuale è di euro a vantaggio dei capofamiglia maschi. Infine, le diseguaglianze reddituali più cospicue si riscontrano, come prevedibile, se si prendono in considerazione le classi occupazionali e i livelli di istruzione dei capofamiglia. L ammontare del reddito medio annuo dei non occupati (pensionati e inoccupati) è pari a meno della metà di quelli della classe di cui fanno parte gli imprenditori, i liberi professionisti e i dirigenti ( contro euro), ed aumenta progressivamente all aumentare del livello occupazionale. In realtà, decresce leggermente di circa euro tra impiegati e lavoratori autonomi, ma, probabilmente, per quest ultima classe occupazionale potrebbe essere maggiormente influente la reticenza a rispondere alle domande sul reddito 21. Ancora più evidente è il divario tra i laureati e coloro che sono in possesso della sola licenza elementare: più di euro l ammontare del reddito dei primi, meno di quello dei secondi, con costante calo al diminuire del titolo di studio. Il livello di istruzione è in stretta relazione, dunque, con la distribuzione del reddito, anche in misura mag- Tab. 2 - DIFFERENZA TRA QUINTILE PIÙ RICCO E QUINTILE PIÙ POVERO DELLA POPOLAZIONE NELLA DISTRIBUZIONE DEI REDDITI Quota di reddito detenuta dal 20% più povero della popolazione Quota di reddito detenuta dal 20% più ricco della popolazione Differenza percentuale Umbria (2000) 7,0 38,0 31,0 Italia (1998) 6,0 43,0 37,0 Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, 2002.

9 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 211 Graf. 1 - DISTRIBUZIONE DEL REDDITO FAMILIARE MEDIO ANNUO IN UMBRIA (2000) Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, giore rispetto alla struttura occupazionale 22. Bisogna anche considerare, tuttavia, che coloro che hanno titoli di studio più bassi sono le persone più anziane (visto il progressivo diffondersi della scolarizzazione in Umbria; cfr. infra il capitolo L istruzione), cioè coloro che oggi sono percettori di una pensione. Per quanto riguarda invece la struttura del reddito familiare, i dati rilevati nell IRFU permettono di analizzare in maniera abbastanza dettagliata sia il contributo di ciascuno dei membri della famiglia, sia la composizione percentuale in base al tipo di reddito percepito (da lavoro, da capitale, pensioni). Sia in Italia che in Umbria, la quota di reddito prodotta dal capofamiglia è pari a circa i tre quarti del totale (tab. 3, graf. 2): il 70,9% nella nostra regione e il 75,3% nell intero Paese.

10 212 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA Più alta è invece, in Umbria, la quota che proviene da altri membri della famiglia (esclusi il coniuge e i figli): ben il 10,1%, contro il 2,6%, vista la maggiore presenza di famiglie complesse (cfr. infra il capitolo Le famiglie). Questa quota sale fino a oltre il 50% nel caso in cui il capofamiglia abbia un età compresa tra i 18 e i 29 anni: è evidente, in questi casi, la forte incidenza della convivenza tra giovani (sposati o non) e genitori ancora in vita. Tuttavia, va considerato che nell IRFU la condizione fondamentale per l individuazione del capofamiglia, come abbiamo detto, è quella di essere occupato: ciò vuol dire che potremmo trovarci di fronte a famiglie in cui chi lavora è il figlio, ma in cui i genitori (pensionati) contribuiscono in maniera ancora rilevante alla formazione del reddito familiare. Scorrendo la tabella 3, notiamo anche che laddove il capofamiglia è laureato, è più alta la componente del reddito prodotta dal coniuge (25,2%): all aumentare del livello di istruzione, dunque, aumenta anche la probabilità che il coniuge (e quindi la donna) lavori. Da ultimo, segnaliamo che tra i capofamiglia lavoratori autonomi si registra la percentuale più alta di reddito familiare prodotto dai figli (7,7%), probabilmente a causa del fatto che questi ultimi potrebbero essere impegnati in attività a conduzione familiare. Non si registrano, invece, particolari differenze nei contributi al reddito in base al livello occupazionale e di istruzione. Anche nel caso della composizione percentuale del reddito familiare secondo i tipi di fonte (tab. 4; graf. 3), l Umbria e l Italia presentano valori non molto distanti tra loro: il reddito da lavoro incide in ambedue i casi per circa il 60% (in Italia per un 5% in più). Graf. 2 - CONTRIBUTO DEI VARI MEMBRI ALLA FORMAZIONE DEL REDDITO DELLA FAMIGLIA IN UMBRIA (2000) E IN ITALIA (1998) Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, 2002.

11 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 213 Tab. 3 - CONTRIBUTO DEI VARI MEMBRI DELLA FAMIGLIA ALLA FORMAZIONE DEL REDDITO FAMILIARE IN UMBRIA (2000) E IN ITALIA (1998) (valori percentuali) Capofamiglia Coniuge Figli Altri Totale N. intervistati RESIDENZA (*) Grandi centri 71,6 13,9 1,8 12,7 100,0 225 Medi centri 70,2 15,9 6,4 7,5 100,0 124 Piccoli centri 70,6 16,7 4,3 8,3 100,0 161 SESSO (*) Maschi 68,5 17,2 3,6 10,6 100,0 409 Femmine 80,6 7,4 4,0 7,9 100,0 101 ETÀ (*) anni 40,2 3,8 1,5 54,4 100, anni 70,3 15,9 1,1 12,7 100, anni 72,0 15,5 7,5 4,9 100, anni e oltre 78,2 16,6 1,9 3,2 100,0 101 TITOLO DI STUDIO (*) Fino alla licenza 74,2 15,9 5,5 4,4 100,0 167 elementare Licenza media 74,0 11,2 3,8 11,0 100,0 131 Diploma 65,6 15,9 2,5 16,0 100,0 179 Laurea 71,1 25,2 0,9 2,7 100,0 33 OCCUPAZIONE (*) Imprenditori, liberi 75,5 22,7 1,7 0,0 100,0 20 professionisti, dirigenti Lavoratori autonomi 64,1 16,5 7,7 11,7 100,0 74 Impiegati 63,8 20,7 1,3 14,2 100,0 80 Operai 67,9 11,5 4,4 16,2 100,0 148 Non occupati 78,2 15,7 2,8 3,3 100,0 173 Totale Umbria 70,9 15,3 3,7 10,1 100,0 510 Italia 75,3 16,8 5,4 2,6 100, (*) Riferito al capofamiglia. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, L altra principale fonte è la pensione, che conta per il 41% nella regione e per il 36,2% nell intero Paese. I redditi da capitale sono quasi ininfluenti (0,5% in Umbria e 0,9% in Italia) ma, con tutta probabilità, vengono sottostimati nell IRFU, considerata l elevata propensione al risparmio degli italiani: valori così bassi nella composizione del reddito familiare sembrano dunque attribuibili alla reticenza a fornire informazioni sui propri investimenti finanziari ( - Osservatorio sulle povertà in Umbria, 2004). I redditi da lavoro sono più importanti per chi abita nei grandi centri (62,6%), laddove il capofamiglia è maschio (61,1% contro 45,1% quando il capofamiglia è femmina) e all aumentare del livello di istruzione (77% tra i diplomati e i laureati). La pensione, viceversa, incide di più tra le donne

12 214 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA Tab. 4 - COMPOSIZIONE PERCENTUALE DEL REDDITO FAMILIARE NETTO IN UMBRIA (2000) E IN ITALIA (1998) (valori percentuali) Reddito Reddito Altre Pensioni da lavoro da capitale fonti Totale N. intervistati RESIDENZA (*) Grandi centri 62,6 1,0 36,0 0,4 100,0 225 Medi centri 52,2 0,0 47,7 0,1 100,0 124 Piccoli centri 55,8 0,2 42,8 1,2 100,0 161 SESSO (*) Maschi 61,1 0,6 38,2 0,1 100,0 409 Femmine 45,1 0,2 52,2 2,4 100,0 101 ETÀ (*) anni 61,0 0,0 37,1 1,9 100, anni 86,4 0,6 12,4 0,5 100, anni 57,8 0,2 41,1 0,8 100, anni e oltre 3,2 0,9 95,9 0,0 100,0 101 TITOLO DI STUDIO (*) Fino alla licenza 24,5 0,1 74,6 0,9 100,0 167 elementare Licenza media 69,4 0,3 30,1 0,1 100,0 131 Diploma 77,0 0,6 21,6 0,8 100,0 179 Laurea 77,9 3,0 19,1 0,0 100,0 33 OCCUPAZIONE (*) Imprenditori, liberi 97,2 0,5 2,2 0,0 100,0 20 professionisti, dirigente Lavoratori autonomi 84,2 0,9 14,2 0,7 100,0 74 Impiegati 83,3 0,3 16,4 0,0 100,0 80 Operai 85,1 0,3 13,9 0,7 100,0 148 Non occupati 9,8 0,6 89,2 0,3 100,0 173 Totale Umbria 57,9 0,5 41,0 0,6 100,0 510 Italia 61,4 0,9 36,2 1,5 100, (*) Riferito al capofamiglia. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, capofamiglia (spesso vedove) e tra coloro che hanno livelli di istruzione più bassi, anche tra i capofamiglia ma la cui età è compresa tra i 18 e i 29 anni, per ben il 37,1%: visto che i giovani, praticamente, non percepiscono pensioni, la quota relativa a questa fonte di reddito è attribuibile ai genitori anziani e pensionati che vivono con i propri figli. I sussidi Le pensioni percepite - Il questionario IRFU conteneva una specifica sezione de-

13 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 215 Graf. 3 - COMPOSIZIONE DEL REDDITO SECONDO LA FONTE IN UMBRIA (2000) E IN ITALIA (1998) Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, dicata ai sussidi percepiti dagli intervistati. Tra questi, una larga parte è ovviamente occupata dalle pensioni. Il 35,4% del campione ha dichiarato di ricevere attualmente una pensione (tab. 5) 23. Tale cifra è più alta rispetto sia al dato nazionale (25,2%) che a quello relativo all Italia centrale (29,3%). Ciò può trovare spiegazione nel fatto che l indice di vecchiaia della nostra regione è tra i più alti d Italia. Anche l importo medio mensile, però, è più alto: è pari a 732 euro in Umbria, contro 698 euro dell Italia e 688 euro del Centro 24. È interessante notare la diseguaglianza di genere: le pensioni percepite dagli uomini sono superiori mediamente di circa 230 euro rispetto a quelle delle donne, probabilmente in considerazione del fatto che queste, in passato, erano molto meno presenti nel mercato del lavoro (graf. 4). Altre diseguaglianze distributive si riscontrano tra grandi centri da una parte e medi e piccoli centri dall altra (più alte di circa euro le pensioni nei primi) e, soprattutto, in base ai livelli di istruzione. Infatti all aumentare di questi ultimi cresce anche il livello di occupazione che, a sua volta, incide sull importo della pensione. Chi è laureato percepisce una pensione quasi doppia di chi ha la licenza elementare, e tale ammontare diminuisce proporzionalmente al decrescere del titolo di studio. Altri sussidi economici percepiti - Riguardo agli altri sussidi, il questionario poneva una domanda generica, potendo l intervistato inserire in questa voce ogni forma di sussidio economico percepito a qualsiasi titolo dallo Stato o

14 216 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA Graf. 4 - IMPORTO MEDIO DELLE PENSIONI PERCEPITE IN UMBRIA (2000) Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, dall Ente locale, nel 2000 e nel 2001 (indennità di cassa integrazione, indennità di disoccupazione, mobilità, ma anche indennità di accompagnamento per anziani o disabili, contributi del Comune, ecc.). La prospettiva diacronica permette di avere l andamento dei sussidi percepiti: tuttavia, tale andamento sarà maggiormente visibile tra qualche anno (se l indagine verrà ripetuta). Comunque, nel corso di un anno l ammontare medio annuo dei sussidi percepiti, nel campione, è aumentato: si è passati da 993 a euro (tab. 6). A ben vedere, però, tale aumento ha riguardato solo coloro che si trovano nelle classi occupazionali più elevate (imprenditori, liberi professionisti, dirigenti e lavoratori autonomi) 25 e i non occupati, mentre per gli altri (impiegati e operai) la situazione è di sostanziale stabilità. Sussidi economici sono percepiti, nel 2001, dal 7,2% del campione (era il 7,5% nel 2000). La quota più alta all interno delle classi occupazionali si registra tra gli operai. Tra di essi, ben 1 su 10 riceve un sussidio. La diseguaglianza tra maschi e femmine è ancora evidente: tuttavia, stavolta il divario è nettamente a favore delle donne, che ricevono un importo medio annuo quasi doppio dei maschi. La percentuale delle donne che ricevono sussidi è di circa il 4%, quella degli uomini di circa il 10%. La situazione economica delle famiglie In questo paragrafo analizzeremo la situazione economica delle famiglie umbre

15 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 217 Tab. 5 - PENSIONI DI QUALSIASI TIPO ATTUALMENTE RICEVUTE IN UMBRIA (2000) E IN ITALIA (1998) % di coloro che ricevono una pensione Media (euro) RESIDENZA (*) Grandi centri 34,3 817 Medi centri 40,4 685 Piccoli centri 33,3 704 SESSO (*) Maschi 38,2 841 Femmine 32,5 610 ETÀ (*) , , , e oltre 93,2 711 TITOLO DI STUDIO (*) Fino licenza elementare 71,6 638 Licenza media 25,7 800 Diploma 9, Laurea 21, OCCUPAZIONE (*) Imprenditori, liberi professionisti, dirigenti 16, Lavoratori autonomi 14,3 765 Impiegati 3,1 811 Operai 5,6 356 Non occupati 74,6 766 Totale Umbria 35,4 732 Italia Centrale 29,3 698 Italia 25,2 688 (*) Riferito al rispondente. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, con l aiuto dei dati provenienti dall IRFU: l andamento rispetto all anno precedente, il giudizio sulle capacità economiche, la propensione al risparmio negli ultimi 12 mesi, gli eventuali ritardi nei pagamenti e un analisi di un paniere di beni che si possiedono o si potrebbero possedere 26. L andamento della situazione economica rispetto all anno precedente - Per quanto riguarda la comparazione della situazione economica familiare rispetto all anno precedente, il questionario prevedeva cinque possibili risposte: nettamente peggiorata, leggermente peggiorata, praticamente la stessa, leggermente migliorata e nettamente migliorata. Il 65,6% del campione ha dichiarato una

16 218 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA Tab. 6 - SUSSIDI ECONOMICI CONCESSI DALLO STATO O DAGLI ENTI LOCALI IN UMBRIA (2001) E IN ITALIA (1998) % di coloro che nel 2001 hanno ricevuto sussidi dallo Stato N. intervistati Media (euro) RESIDENZA (*) Grandi centri 6, Medi centri 6, Piccoli centri 8, SESSO (*) Maschi 10, Femmine 4, ETÀ (*) anni 2, anni 13, anni 3, anni e oltre 7, TITOLO DI STUDIO (*) Fino alla licenza elementare 6, Licenza media 9, Diploma 7, Laurea 3, OCCUPAZIONE (*) Imprenditori, liberi professionisti, dirigente 12, Lavoratori autonomi 2, Impiegati 7, Operai 12, Non occupati 6, Totale Umbria 7, (*) Riferito al rispondente. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, situazione economica sostanzialmente invariata (tab. 7). La quota di coloro che la percepiscono peggiorata è del 23,9% (il 18,8% leggermente e il 5,1% nettamente ), mentre quella di chi la ritiene migliorata ammonta al 10,6% (9% leggermente e 1,6% nettamente ). Coloro che la percepiscono peggiorata sono soprattutto i capofamiglia donne (il 32,3% contro il 21,8% tra i maschi), probabilmente anziane sole o monogenitore (graf. 5). Denotano una minore propensione a percepire la propria situazione economica peggiorata i capofamiglia con un età compresa tra i 18 e i 29 anni (3,8%), laureati (12,1%) e imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (10%). In tutti questi casi, però, i valori assoluti di riferimento sono troppo bassi per trarre conclusioni generali. Per il resto, non ci sono sostanziali differenze né per dimensione comunale, né per fasce d età, né per titolo di studio, né per livello occupazionale. Dai dati a nostra disposizione sembra, quindi, che il peggioramento della situazione economica (che riguarda 2 umbri su 10) sia trasversale e non si concentri su

17 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 219 Graf. 5 - FAMIGLIE UMBRE CHE DICHIARANO NETTAMENTE O LEGGERMENTE PEGGIORATA LA LORO SITUAZIONE ECONOMICA RISPETTO ALL ANNO PRECEDENTE Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, particolari categorie di famiglie a parte, significativamente, quelle il cui capofamiglia è donna. Il giudizio sulle capacità economiche della famiglia - Per analizzare le capacità economiche delle famiglie umbre considerando il reddito di tutti i componenti, il

18 220 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA Tab. 7 - COMPARAZIONE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLA FAMIGLIA RISPETTO ALL ANNO PRECEDENTE IN UMBRIA (2002) Nettamente peggiorata Leggermente peggiorata Praticamente la stessa RESIDENZA (*) Leggermente migliorata (valori percentuali) Nettamente migliorata Totale Grandi centri 4,3 22,4 60,9 11,2 1,2 100,0 Medi centri 5,7 17,1 69,9 6,5 0,8 100,0 Piccoli centri 5,3 17,2 66,5 8,8 2,2 100,0 SESSO (*) Maschi 4,4 17,4 67,0 9,5 1,7 100,0 Femmine 7,8 24,5 59,8 6,9 1,0 100,0 ETÀ (*) anni 0,0 3,8 73,1 15,4 7,7 100, anni 6,2 17,1 63,2 11,4 2,1 100, anni 5,2 20,9 64,9 8,4 0,5 100,0 70 anni e oltre 4,0 21,8 69,3 4,0 1,0 100,0 TITOLO DI STUDIO (*) Fino alla licenza 4,8 20,4 70,1 4,8 0,0 100,0 elementare Licenza media 7,7 19,6 58,7 11,9 2,1 100,0 Diploma 3,6 18,5 63,7 11,9 2,4 100,0 Laurea 3,0 9,1 81,8 3,0 3,0 100,0 OCCUPAZIONE (*) Imprenditori, liberi 5,0 5,0 85,0 5,0 0,0 100,0 professionisti, dirigente Lavoratori 2,7 20,3 62,2 12,2 2,7 100,0 autonomi Impiegati 2,5 19,0 63,3 15,2 0,0 100,0 Operai 7,4 17,6 62,8 8,8 3,4 100,0 Non occupati 5,1 20,6 68,0 5,7 0,6 100,0 Totale Umbria 5,1 18,8 65,6 9,0 1,6 100,0 (*) Riferito al capofamiglia. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, questionario IRFU prevedeva una specifica domanda cui il capofamiglia poteva rispondere valutando come se la cavava la propria famiglia, secondo una scala numerica da 1 a 6: il valore 1 denotava una situazione di grande difficoltà, mentre il 6 corrispondeva alla percezione della situazione di nessuna difficoltà. È evidente che l autovalutazione da parte del capofamiglia è fortemente influenzata dal sistema di valori e di aspettative individuali e familiari, ma proprio per questo l elaborazione dei dati risulta particolarmente interessante. In Umbria si segnala una situazione generalmente tutt altro che problematica (tab. 8): coloro che hanno risposto 5 o 6 rappresentano ben il 38,7% del campione; un

19 Il welfare, le risorse familiari, le reti parentali e sociali 221 Tab. 8 - RISPOSTE ALLA DOMANDA: COME SE LA CAVA LA SUA FAMIGLIA CONSIDERANDO IL REDDITO DI TUTTI I COMPONENTI? IN UMBRIA (2002) Grande difficoltà (*) (valori percentuali) Nessuna difficoltà Totale RESIDENZA (**) Grandi centri 1,9 3,7 19,9 34,8 26,7 13,0 100,0 Medi centri 0,0 3,3 14,6 38,2 23,6 20,3 100,0 Piccoli centri 0,0 3,1 19,4 42,3 25,1 10,1 100,0 SESSO (**) Maschi 0,2 2,2 18,1 40,3 25,2 13,9 100,0 Femmine 2,0 7,8 19,6 33,3 25,5 11,8 100,0 ETÀ (**) anni 0,0 3,8 23,1 42,3 23,1 7,7 100, anni 0,5 3,6 15,5 41,5 28,5 10,4 100, anni 1,0 2,1 18,8 37,7 25,7 14,7 100,0 70 anni e oltre 0,0 5 21,8 35,6 18,8 18,8 100,0 TITOLO DI STUDIO (**) Fino alla licenza 1,2 4,2 23,4 38,3 22,8 10,2 100,0 elementare Licenza media 0,7 4,9 21,0 39,2 27,3 7,0 100,0 Diploma 0,0 1,8 12,5 42,3 26,8 16,7 100,0 Laurea 0,0 0 12,1 24,2 21,2 42,4 100,0 OCCUPAZIONE (**) Imprenditori, liberi 0,0 0,0 20,0 20,0 20,0 40,0 100,0 professionisti, dirigente Lavoratori autonomi 0,0 0,0 9,5 43,2 32,4 14,9 100,0 Impiegati 0,0 1,3 11,4 41,8 27,8 17,7 100,0 Operai 1,4 4,7 20,3 41,2 27,0 5,4 100,0 Non occupati 0,6 4,6 23,4 36,0 20,6 14,9 100,0 Totale Umbria 0,6 3,3 18,4 38,9 25,2 13,5 100,0 (*) Il grado di difficoltà è stato assegnato dagli intervistati secondo una scala di valori che andavano da 1 (= grande difficoltà) fino a 6 (= nessuna difficoltà). (**) Riferito al capofamiglia. Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, po più della metà (57,3%) si posiziona tra 3 e 4 e solo il 3,9% ha risposto 1 o 2. Le situazioni di estrema difficoltà sono dunque assai circoscritte (solo 3 capofamiglia del campione hanno risposto 1). Vista l esiguità dei valori assoluti, per poter effettuare un analisi di un certo rilievo e capire quali siano i fattori che più influenzano le situazioni di difficoltà, abbiamo sommato le percentuali delle risposte 1, 2 e 3, considerando chi ha indicato 3 più vicino ad una situazione di una qualche difficoltà (graf. 6). In totale, gli umbri in tale condizione sono il 22,3%. Ancora una volta, coloro che

20 222 RAPPORTO ECONOMICO E SOCIALE DELL UMBRIA Graf. 6 - FAMIGLIE UMBRE CHE DICHIARANO DI CAVARSELA MALE O ABBASTANZA MALE IN BASE AI REDDITI DI TUTTI I COMPONENTI Fonte:, Indagine retrospettiva sulle famiglie umbre, si trovano con più frequenza in difficoltà sono soprattutto operai e non occupati (26,4% e 28,6%) 27, ma anche 1 impiegato su 10 e 1 lavoratore autonomo su 10. Il livello di istruzione sembra incidere anche in questo caso: chi ha la licenza elementare o media risulta maggiormente disagiato dal punto di vista economico (28,8% e 26,6%) rispetto a coloro che hanno titoli di studio più alti. Le donne,

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