7. Folli/Il buon senso dei dissidenti Il governo Letta, un fatto storico Un coro, Berlusconi è un mito... 18

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1 Il Mattinale n. 83 Roma, lunedì 29/04/2013 Attualità 1. Berlusconi: è un governo che ci soddisfa È di pacificazione e avrà una vita lunga La nostra agenda per la crescita: meno tasse e meno burocrazia Brunetta: ora via l Imu, un punto fondante Schifani: ora non possiamo sbagliare Cicchitto: ora giù la pressione fiscale Sondaggi/PdL primo, poi M5S, crollo Pd Lettura 7. Folli/Il buon senso dei dissidenti Rassegna stampa 8. Il governo Letta, un fatto storico Un coro, Berlusconi è un mito Il Mattinale Fax Per notizie del giorno consultare anche:

2 (1) Berlusconi: è un governo che ci soddisfa È di pacificazione e avrà una vita lunga La sparatoria di ieri è stata un fatto grave, ma l ordine pubblico, nonostante la crisi economica, non è mai stato in pericolo né ora né in passato, né lo deve essere. Lo afferma Silvio Berlusconi, ospite del programma La Telefonata parlando della sparatoria di ieri davanti palazzo Chigi. E aggiunge: va stigmatizzato chi nell estrema sinistra ha preso il pretesto del gesto di un uomo disperato per lanciare accuse deliranti alla politica e ai politici. Quando si gioca con il fuoco parlando di assalto alle istituzioni e inveendo contro tutto e tutti succedono cose come questa. E invita gli italiani a non cedere alle campagne di odio, io ne sono stato bersaglio per 20 anni e ne ho subito le conseguenze. Ora la nostra solidarietà va ai carabinieri rimasti feriti e alle loro famiglie. Sui primi provvedimenti economici da adottare, non ha dubbi: il governo Letta deve approvare subito le misure di rilancio e sviluppo del nostro programma e che abbiamo illustrato in campagna elettorale, come l abolizione dell Imu, la revisione dei poteri di Equitalia e l abbassamento della pressione fiscale. Sono punti irrinunciabili e Letta si è impegnato a realizzarli e a citarli nel suo discorso di oggi. A chi gli domanda se c è la possibilità che possa essere lui a presiedere la Convenzione per le riforme, risponde: immagino di sì, ho avuto modo per nove anni di verificare come davvero il Paese non sia governabile. Va modificata l architettura dello Stato e vanno dati più poteri al premier, che non può cambiare ministro né usare lo strumento del decreto legge come fanno gli altri colleghi europei. Abbiamo trattato prosegue - per la formazione del governo senza porre alcun paletto e lo abbiamo formato in poco tempo dopo che altri hanno perso due mesi. È un governo che ci soddisfa e spero posa essere di pacificazione tra due forze che si pensava non potessero collaborare. Ritiene, poi, che sia assolutamente necessario pacificare il Paese. Ci sono state nel passato troppe lacerazioni e un Paese come il nostro deve porsi come obiettivo quello di arrivare al bipolarismo sul modello americano, dove ci sono due partiti che si IlM

3 contrappongono e dove nessuno ha il timore prima di un elezione, che se vanno al governo gli altri si debbano sopportare ingiustizie. Questo credo sia l obiettivo. Se ci fosse un fallimento del governo afferma Berlusconi - si dovrebbe andare a elezioni e chi si fosse assunto la colpa ne subirà la pena. E io credo che per il colpevole sia difficile presentarsi al giudizio degli elettori. Da parte nostra c è il reale proposito di farlo lavorare, speriamo anche da parte degli altri. Avendo una fortissima maggioranza spero possa avere una vita duratura per poter approvare tutte le riforme, economiche e costituzionali. Smentisce anche i presunti malumori del PdL sulla nomina di Anna Maria Cancellieri alla Giustizia. Tutti nel Pdl abbiamo grande stima di lei. Sono sicuro che saprà dimostrare, come ha fatto al Viminale, equità di giudizio e equilibrio. C è stata una valutazione serena e condivisa da parte di tutti. Siamo convinti che sia un buon ministro. Ho la fondata speranza che la sinistra faccia autocritica rispetto alla loro identificazione nell ideologia comunista e, anche collaborando con noi, ne possa venir fuori un partito come quelli delle socialdemocrazie europei. Infine, rispondendo ad una domanda sull ipotesi che Alfano abbia rappresentato una moneta di scambio per chiudere l intesa con il Pd, precisa: No, nessuna moneta di scambio. Siamo riusciti a formare un governo in poco tempo e abbiamo inserito i punti del nostro programma, come punti decisivi per l economia. IlM

4 (2) La nostra agenda per la crescita: meno tasse e meno burocrazia Fatto il governo, non c'è più tempo da perdere per dare risposte al malessere sociale che ieri è sfociato nella sparatoria davanti a Palazzo Chigi. La prima priorità del nuovo esecutivo riguarda l'inversione di rotta sul piano economico, abbandonando l'austerity imposta dalla Germania e diminuendo la pressione fiscale. E se si parla di fisco, deve essere subito azzerata l'imu sulla prima casa, come promesso da Berlusconi in campagna elettorale. Questa tassa deve saltare quanto prima per far ripartire il mercato immobiliare e i consumi delle famiglie. Il Pdl ha insistito perché nel programma di Letta rientrasse tra i primissimi punti la riduzione del carico fiscale che, con i tecnici al governo, ha raggiunto livelli insopportabili per i contribuenti. Proprio per questo il nuovo esecutivo non solo dovrà abolire l'imu, ma anche scongiurare l'aumento dell'iva dal 21 al 22%, previsto a partire dal primo luglio, e i pesantissimi rincari per lo smaltimento dei rifiuti introdotti con la Tares. Senza considerare gli aumenti delle addizionali Irpef. Non solo. Nella road map del nuovo ministro dell'economia Saccomanni, è diventata finalmente fondamentale la parola "crescita", dando sostegno "alle imprese e alle fasce più deboli della popolazione" attraverso "una ricomposizione del bilancio pubblico". Ma oltre alla questione fiscale, i dossier aperti che aspettano risposte immediate sono gli ammortizzatori sociali e il rilancio dell'occupazione. Quella del lavoro è, infatti tra le emergenze che il governo dovrà affrontare con una disoccupazione in crescita, soprattutto tra i giovani, e il problema del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per l intero La cig in deroga è coperta infatti solo fino a giugno. Secondo i sindacati circa mezzo milione di lavoratori, dopo aver perso il posto, rischia di restare anche senza sostegno al reddito. Servono insomma 1,5 miliardi di euro per poter garantire tutto il 2013 e chiudere l ultima coda del C'è poi il nodo degli esodati. Il ministro Fornero ha firmato il terzo decreto sui salvaguardati che riguarda lavoratori, che si aggiungono alla prima tranche di 65mila e alla seconda di 55mila. In totale una platea di circa 130mila persone ma ne restano fuori ancora parecchie migliaia. Il numero esatto di soggetti interessati è, tuttavia, ancora sconosciuto così come l ammontare delle risorse necessarie. IlM

5 Questi sono i provvedimenti da attuare nelle prime settimane. Contestualmente, deve partire la Convenzione per le riforme che ha il compito di abolire il Senato e sostituirlo con una Camera delle autonomie, diminuire il numero dei deputati e trovare la quadra per una nuova legge elettorale. La Convenzione sarà composta da parlamentari e non parlamentari, e dovrebbe essere formalizzata attraverso una legge costituzionale. Proporrà il testo di riforma della Costituzione sul quale saranno poi le Camere a deliberare. Sarebbe quindi un organismo di indirizzo, separato dai partiti, al riparo dalle loro eventuali fibrillazioni, in grado di spronare le Camere nel processo di riforma. Per accelerare i tempi di manovra, il testo di riforma dovrebbe essere votato dal Parlamento senza emendamenti. Finalmente si parte, anche se con due mesi di colpevole ritardo, e non certo per colpa nostra. Sacconi: non si sprechi lì opportunità sull occupazione Il gabinetto Letta-Alfano rappresentera' per i partiti che lo sostengono l'ultima opportunita' di assorbire il diffuso rigetto sociale nei confronti della tradizionale rappresentanza. Dobbiamo augurarci che tutti i protagonisti, a partire dal Presidente del Consiglio, dismettano ogni opportunismo ed ogni astratto ideologismo per privilegiare il perseguimento di risultati qualitativamente e quantitativamente apprezzabili. Tra questi, decisivi saranno i numeri dell'occupazione e della disoccupazione con particolare riguardo ai giovani, alle donne, agli anziani e al differenziale nord-sud. Lo scrive Maurizio Sacconi in un editoriale per il blog dell'associazione Marco Biagi. IlM

6 (3) Brunetta: ora via l Imu, un punto fondante Il nostro senso di responsabilità è stato amplissimo. Ma non è infinito. Sul programma di governo ci aspettiamo che il presidente Letta rispetti gli impegni che ha preso con noi. È quanto afferma Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un'intervista a La Stampa. L'abolizione dell'imu, sottolinea, è un punto fondante, un impegno che abbiamo preso con milioni di italiani, e la decisione dev'essere immediata. Se non ci fosse il rimborso dell'imu? Non ci voglio neanche pensare. Tutti i nostri otto punti sono importanti, anche se hanno tempistiche diverse. La decisione sull'imu dev'essere immediata, anche perché a giugno si paga la prima rata. Come è fondante la detassazione delle assunzioni dei giovani; la ridefinizione di Equitalia nel senso della non vessazione di cittadini e imprese; la riforma delle autorizzazioni burocratiche, l'attacco al debito e le riforme del fisco, della giustizia, dell'assetto istituzionale, e della legge elettorale. "Mal di pancia nel Pdl? Non più di tanto. Il rammarico e l'amarezza è stato dover subire dei veti perché servivano a Letta per evitare l'implosione Pd. Non siamo stati contenti. E su Il Giornale, il capogruppo alla Camera scrive, tra l altro: ''Si e' forti in Europa, se e' forte la nostra democrazia. Cioe' se dopo le elezioni si formano governi forti, capaci di affrontare le crisi. Dopo 60 giorni il nostro Paese ce l'ha fatta. Adesso abbiamo tutte le carte in regola per far valere, le nostre istanze di cambiamento della politica economica in Europa''. ''Gia' con il governo Berlusconi - sottolinea - l'italia aveva approvato il 'Six Pack' e la riforma dell'articolo 81 della Costituzione. Ed e' questo che ha reso possibile, durante il governo Monti, l'ok alla relativa riforma costituzionale e al Fiscal compact. A dicembre 2012 e' stata approvata dal Parlamento anche la Legge rafforzata che qualifica i vincoli derivanti dall'inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. Pertanto, l'italia si pone gia' oggi come il Paese piu' avanzato in Europa dal punto di vista del controllo dei bilanci''. ''Il vero compito che l'italia oggi deve portare a termine - continua - e' implementare un nuovo modello di governance economica europea. Dobbiamo essere determinanti nella scelta se continuare nella politica fallimentare e recessiva di stampo tedesco o cambiare rotta verso un'europa solidale e florida''. IlM

7 ''Su questo punto l'italia e' l'unico Stato in cui centrodestra e centrosinistra la pensano allo stesso modo. Lo dimostra la risoluzione approvata all'unanimita' dal Parlamento pochi giorni prima del Consiglio Ue del giugno 2012, con cui il governo si e' impegnato a promuovere iniziative per lo sviluppo con l'obiettivo di creare in Europa l'unione bancaria, di bilancio e politica e di modificare i Trattati per attribuire alla Bce il ruolo di prestatore di ultima istanza, al pari di tutte le altre banche centrali mondiali''. ''Sostenuto da una maggioranza che ha una visione chiara sull'europa e avendo le passate legislature fatto tutto il necessario per porre basi solide, su questo punto il nuovo governo non puo' permettersi di fallire. Adesso - conclude Brunetta - non ci sono piu' alibi''. Gelmini: serve una stagione di pacificazione politica ''Certamente e' sconcertante la concomitanza con il giuramento del nuovo esecutivo, motivo in piu' che deve far riflettere e sollecitare le forze politiche ad aprire con determinazione una nuova stagione di pacificazione nella quale tutti abbassino i toni e mettano da parte il linguaggio di odio per concentrarsi solo ed esclusivamente a realizzare le riforme economiche urgenti che chiede il paese''. Lo afferma il vicecapogruppo vicario alla Camera del Pdl, Maria Stella Gelmini, dopo l'attentato davanti palazzo Chigi. IlM

8 (4) Schifani: ora non possiamo sbagliare Mi auguro che il presidente del Consiglio si sforzi per realizzare al massimo un rapporto tra i gruppi parlamentari, i ministri e lui stesso. Impegnandosi in prima persona a realizzare un modello di collegamento preventivo e non successivo, perché partiti che si sono contrapposti fino a poco tempo fa dovranno votare insieme provvedimenti di legge. Lo dichiara il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani, a Sky Tg24. La scommessa di Letta - aggiunge -, al quale auguro buon lavoro, sarà quella di fare in modo che il confronto in Parlamento arrivi dopo una preventiva concertazione e consultazione con i responsabili dei gruppi. Non possiamo sbagliare questa avventura. Noi del Popolo della Libertà ci siamo spesi, e Silvio Berlusconi in primis, per arrivare ad un governo di responsabilità nazionale. Ci siamo arrivati. Adesso è il momento della prova dei fatti. E ancora: quello che è successo stamattina davanti a Palazzo Chigi e' comunque un attacco alle istituzioni che deve indurre a riflettere. Soprattutto chi in questi mesi, e anche negli ultimi giorni, ha alimentato veleni e acuito un clima di scontro politico e sociale. Esprimo profonda vicinanza ai carabinieri feriti e formulo loro gli auguri di pronta guarigione, anche a nome dei senatori del PdL. Bondi: riporre in scantinati dicotomia falchi-colombe ''Ognuno potra' d'ora in avanti esprimere il meglio delle proprie idee e della propria personalita' e non solo una lealta' pure ammirevole''. Lo dice Sandro Bondi a proposito del dibattito interno nel Pdl. ''Questo cambiamento di fase, reso possibile dalla nascita del governo Letta - sottolinea l'ex ministro dei Beni culturali - permettera' anche di riporre negli scantinati la dicotomia fra falchi e colombe in voga nel Pdl, cosi' come peraltro negli altri partiti, permettendo a ciascuno di noi di rivelare il meglio della nostra personalita', delle nostre eventuali capacita' e delle nostre idee finalmente svincolate da un combattimento sfibrante che ha messo in luce la qualita' pure ammirevole della lealta'. Ma spesso a scapito della sensibilita' propria a ciascuna persona''. IlM

9 (5) Cicchitto: ora giù la pressione fiscale Dopo circa 60 giorni nasce finalmente un governo perche' e' stato battuto sia all'esterno che all'interno del Pd lo schema di Bersani che non teneva conto ne' dei rapporti di forza usciti dalle elezioni, ne' del carattere organicamente protestatario del M5s non riconducibile a nessuno schema politico: se invece lo fosse, i parlamentari del movimento avrebbero potuto cogliere al volo l'occasione politica offerta dalla candidatura alla presidenza della Repubblica di Romano Prodi". Lo afferma in una nota il parlamentare Popolo della Libertà, Fabrizio Cicchitto. Detto cio' aggiunge -, adesso le questioni fondamentali sono innanzitutto quelle programmatiche: questo governo deve impegnarsi per una attenuazione della pressione fiscale - in primis l'eleminazione dell'imu e la riduzione del peso fiscale su imprese e lavoro - che va reso possibile anche attraverso politiche di abbattimento del debito. Il recente caso spagnolo - prosegue - ci insegna che a questo punto e' essenziale che il governo italiano si impegni per un mutamento delle politiche dell'europa,non solo per il bene dell'italia ma dell'europa stessa che sta rischiando il suicidio, vista anche gli Usa e il Giappone, se continua in questa linea recessiva e deflazionista. Sul terreno degli organigrammi va detto con franchezza che la composizione del governo non ha risolto l'indebito squilibrio esistente su questo terreno fra due partiti di forza pressocche' uguale. Di conseguenza conclude - occorrera' fare il possibile per qualche riequilibrio sia pure su aspetti oramai secondari rispetto a quelli fondamentali che si presentano come profondamente squilibrati. IlM

10 (6) Sondaggi/PdL primo, poi M5S, crollo Pd Agenzia Ansa di venerdì 26 aprile, ore 14 Con il 27 percento dei consensi, il Popolo della Libertà si conferma primo partito nelle intenzioni di voto. A seguirlo con un distacco di un punto e mezzo e' il Movimento 5 Stelle (25,5%), in ascesa nell'ultima settimana (+1,5%). Crolla il Pd, che perde 5 punti e si attesta al 22 percento. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto Swg in esclusiva per Agora', su Rai Tre. Da notare che, secondo il sondaggio, il 71 percento degli italiani vuole tornare al voto se e non appena il parlamento cambiera' la legge elettorale. I piu' orientati verso le urne sono gli elettori del Movimento 5 Stelle (78%), ma ad essere convinti della necessita' di andare presto a nuove elezioni con una nuova legge elettorale e' anche un'ampia fascia dell'elettorato di centrodestra (75%) e di centrosinistra (71%). Questo il quadro delle intenzioni di voto (tra parentesi la differenza rispetto alla precedente rilevazione del 19 aprile): - Pdl 27,0% (+0,2) - Lega Nord 4,0% (-0,2) - Fdi 1,5% (+0,3) - M5S 25,5% (+1,5) - Pd 22,0% (-5,0) - Sel 5,3% (+2,1) - Scelta civica 6,1% (+0,3) - Udc 2,0% (+0,1) - Rc 1,4% (+0,3) La rilevazione e' stata effettuata dalla Swg Spa-Trieste per Agora'-RAI 3 nei giorni aprile 2013 tramite sondaggio online Cawi e telefonico Cati su un campione casuale probabilistico stratificato e di tipo panel ruotato di 1500 soggetti maggiorenni (su 4500 contatti complessivi). Il campione intervistato online e' estratto dal panel proprietario SWG. Tutti i parametri sono uniformati ai piu' recenti dati forniti dall'istat. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentativita' rispetto ai parametri di sesso, eta' e macro area di residenza. Margine d'errore massimo: +/- 2,9%. IlM

11 (7) Folli/Il buon senso dei dissidenti Da Il Sole 24 Ore, a firma Stefano Folli Come accade in questi casi, gli spari di Palazzo Chigi si sono sentiti quasi all'istante fino ai confini del mondo, rilanciati dai "social network". E i commenti che si sono intrecciati su internet tradivano, chi più chi meno, una certa inquietudine. Perché si tratta dell'italia e anche chi sa poco del nostro Paese conserva un po' di memoria storica: conosce gli anni del terrorismo e sa quanto abbiano pesato nella vicenda nazionale. Poche ore dopo si è capito che il terrorismo non c'entrava nulla e che la pistola era nelle mani di un uomo dalla mente scossa. Ma resta la drammatica coincidenza: al Quirinale il giuramento del Governo Letta, con le sue ambizioni e le sue contraddizioni; a Palazzo Chigi due carabinieri feriti. Non il miglior viatico per il nuovo esecutivo, a voler dar retta ai superstiziosi. Certo, è singolare l'enfasi con cui nel corso della giornata è stata ripresa la frase attribuita all'attentatore («volevo colpire i politici»), quando la realtà è che per terra sono rimasti i militari dell'arma. Ma il punto sostanziale riguarda il clima politico che si respira nel paese. Ad esempio Nichi Vendola, che è persona di solito equilibrata, pensa che si voglia «criminalizzare il dissenso», inteso come opposizione al governo delle larghe intese. Ma davvero il governatore della Puglia sente nell'aria «odore di regime»? Il ragionamento potrebbe essere rovesciato, visto che il «dissenso» nei giorni scorsi ha preso la forma di un assedio a Montecitorio, poi di un'accusa di «colpo di Stato» e infine ha imboccato la via dell'intolleranza verbale nei confronti di alcuni parlamentari. Oggi Grillo esprime solidarietà ai carabinieri colpiti e ribadisce che i Cinque Stelle sono un movimento «non violento». Non c'è motivo di dubitare della sua buona fede, ma il leader anti-sistema dovrà imparare a misurare le parole e i gesti. Quando si rappresenta il 25 per cento dell'elettorato e si è in grado di mobilitare grandi masse di militanti, si hanno doveri irrinunciabili: perché c'è sempre in giro qualcuno non del tutto sano di mente che può equivocare. In ogni caso, chi pensa di accusare i «dissidenti» di sicuro sbaglia. Le revolverate di Roma non sono figlie dei contrasti politici, per quanto ruvidi e impropri. Tuttavia gli stessi cosiddetti «dissidenti» dovranno convincersi che non vivono nel Cile di IlM

12 Pinochet o nell'urss di Stalin. Di conseguenza le loro polemiche con le forze che hanno composto il governo Letta non dovrebbero superare la soglia del buon senso. A meno di non ammettere che si tratta solo di piccolo cabotaggio per avvantaggiarsi in tutti i modi della crisi del Pd. Se è così, Vendola rischia di diventare subalterno al movimento di Grillo. Il quale a sua volta potrebbe scivolare verso derive estremiste sempre più insidiose, specie se il nuovo governo riuscirà a ottenere qualche risultato. Oggi Letta dovrà essere molto chiaro circa le sue intenzioni e le sue priorità. Ormai è la sola cosa che conti, visto che la maggioranza a sostegno dell'esecutivo è ampia. Lo stesso Pd ha in buona misura ricucito i contrasti interni, almeno per quanto riguarda il voto di fiducia. Il «no» di cinquanta-sessanta parlamentari era un'ipotesi estrema e poco realistica. Anche perché vorrebbe dire una scissione inevitabile e nessuno è ancora preparato a questo. Ecco allora che nel Pd molti dei contrari alla linea dell'intesa con il Pdl hanno colto la triste occasione della sparatoria di Roma. Hanno spiegato che di fronte a una svolta drammatica si deve compiere una scelta responsabile. In sostanza, voteranno la fiducia a Letta. Nonostante il richiamo della foresta di Vendola. Questo vuol dire che in un modo o nell'altro, talvolta con le migliori intenzioni del mondo, i due carabinieri feriti sono stati strumentalizzati. Ma era forse inevitabile che accadesse, visto che siamo ai primi passi di un governo che porta con sé grandi attese. E in fondo è stato Napolitano a rendere omaggio all'arma con le parole giuste, confermandole l'affetto di tutti gli italiani. IlM

13 (8) Il governo Letta, un fatto storico Dai giornali di domenica 28 aprile Corriere della Sera (Sergio Romano) - Il Pd, il Pdl e Scelta Civica hanno un eguale interesse ad avviare una fase costituente. Dovrebbero sapere ormai che il ritorno alle urne con questa legge elettorale rischia di precipitare il Paese in una situazione ancora più caotica di quella emersa dalle ultime elezioni. Hanno programmi economici e sociali che, una volta ripuliti degli strati di retorica con cui vengono enunciati, sono meno diversi di quanto non appaia. Li dividono ancora, purtroppo, il timore che uno di essi raccolga più degli altri i frutti della collaborazione e la voglia di rompere il matrimonio prima che questo accada. Si guardino attorno e scopriranno che le migliori grandi coalizioni europee sono quelle in cui questi timori, nell'interesse del Paese, sono stati messi a tacere. La Stampa (Marcello Sorgi) - La nascita del governo Letta è in qualche modo un fatto storico. Non è un'esagerazione: occorre tornare al 1946, per trovare partiti con posizioni opposte chiamati a collaborare, in condizioni d'emergenza, nello stesso esecutivo Le premesse positive, la ventata di freschezza e il sospiro di sollievo che accompagnano l'esordio dell'esecutivo, di per sé non sono sufficienti ad assicurargli una navigazione tranquilla. La strada che Letta e i suoi ministri dovranno percorrere è tutta in salita. Con almeno tre fermate decisive: dopo le quali il governo potrà, certo, riprendere il suo cammino, oppure no. La prima, a detta di tutti, è la sentenza d'appello del processo Mediaset La seconda strettoia - ma prima, in realtà, in ordine di importanza - è rappresentata dalla situazione economica. Monti lascia in eredità a Letta una manovra che oscilla fra i tredici e i diciannove miliardi, Imu esclusa, che quindi possono diventare ventitré, in caso di cancellazione della tassa sulle prime case, o addirittura ventisette, se si cercherà il modo di restituire quella versata nel 2012, come ha promesso Berlusconi La terza incognita è politica e proviene (ma non solo) dal Pd. È chiaro, basta guardare con attenzione alla composizione della lista, che il maggior partito del centrosinistra - nel momento in cui s'è rotta l'alleanza con Vendola, passato all'opposizione, e continuando, Grillo, a sparare sull'«inciucio» -, non è stato in grado di mettere la faccia fino in fondo sulle larghe intese. L'esclusione dei big è stata vista come l'occasione di proporre nomi tecnici o colpi d'immagine, vedi la ministra ex-atleta Iosefa. Idem o la prima ministra di colore Cècile Kyenge, ed anche di tenersi a distanza di sicurezza da una parte dei propri elettori Tirando le somme, e cercando di ragionare sul calendario, è realistico prevedere per il governo almeno un tagliando al mese e tra manovra primaverile, legge di stabilità e impegni di riequilibrio di Bilancio con l'europa, una verifica più approfondita ogni trimestre Letta, Alfano e la loro nuova squadra di IlM

14 ministri hanno tutte le carte in regola per superare gli ostacoli che li attendono. Ma hanno anche bisogno di un po' di fortuna, e di molti auguri, perché gli toccherà faticare per davvero. Il Sole 24 Ore (Fabrizio Forquet) - A oltre due mesi dalle elezioni, e a cinque dalle dimissioni di Mario Monti, l'italia torna ad avere un Governo nel pieno dei suoi poteri. In questi 61 giorni, trascorsi tra querule cantilene su improbabili candidati al Colle e vere e proprie sciocchezze sulla democrazia diretta via web, abbiamo perso altre tremila imprese industriali con i relativi posti di lavoro. È su questo che il governo Letta sarà giudicato: sulla capacità di rispondere all'emergenza lavoro e di frenare l'emorragia che va dissanguando il sistema produttivo italiano. Il Governo nasce con non poche incognite. L'inesperienza dei suoi componenti, l'incerto sostegno parlamentare, la coesistenza contro-natura di ministri Pd e Pdl. Ma ciascuno di questi elementi può ribaltarsi in un argomento a favore. Le risorse giovanili messe in campo, in particolare, possono rivelarsi un'importante leva di rilancio. Perciò non vale la pena soffermarsi, e perdere altro tempo, in discussioni sui nomi, le età e la solidità politica dei componenti del primo governo Letta. Quello che conta è che questi giovani ministri si mettano subito all'opera e diano risposte immediate al Paese, ai suoi ragazzi senza lavoro e alle sue imprese senza futuro Il Giornale (Alessandro Sallusti) - E resta comunque il fatto storico che destra e sinistra governano insieme. Non accadeva dai tempi della Costituente del Era per sostenere il governo De Gasperi mentre deputati e senatori stavano scrivendo la Costituzione. Potrebbe essere utile riprovare lo stesso schema, portando l'italia in una Repubblica presidenziale non occulta, come ora, ma palese Il Fatto Quotidiano (Antonio Padellaro) - Il governo Letta è una vera e propria bomba a orologeria per un partito in dissoluzione, con la base in rivolta e che in Parlamento sarà costretto a cogestire i problemi personali dell ex nemico. Una delegazione di basso profilo completa la tragedia. Il resto, il rinnovamento generazionale, la bella storia di Josefa Idem campione di governo e la novità di un ministro dell Integrazione di colore, Cécile Kyenge servono solo ad addolcire un piatto avvelenato. Libero (Maurizio Belpietro) - perché quello che lunedì si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia è un esecutivo a bassa caratura politica, esattamente ciò che chiedeva il Partito democratico per potersi sfilare appena possibile. È vero, il Pd ha prestato a Palazzo Chigi il suo vicesegretario, ma nulla più di questo. Quando, dopo averla comunicata a Giorgio Napolitano, Enrico Letta ha ufficializzato la lista dei ministri, abbiamo fatto fatica a riconoscere nell'elenco i nomi riconducibili al partito che a Montecitorio ha la maggioranza. L'unico che si distingue nel catalogo di sconosciuti con in tasca la tessera della sinistra è Dario Franceschini, a cui però è stato affidato un ministero di terza fila Se i ministri fossero stati Epifani, D'Alema, Fassino, Bindi o Violante sarebbe difficile, se non impossibile, disconoscere la paternità del Pd. Così al contrario sarà più facile. L'esecutivo a bassa caratura politica (definizione della IlM

15 presidentessa dimissionaria) si può liquidare quando si vuole, dando la colpa delle politiche economiche alla Banca d'italia e all'istat. O, meglio ancora, gettando la croce addosso al Popolo della libertà, l'avversario cui sono stati lasciati alcuni dei posti chiave, come ad esempio gli Interni, le Infrastrutture, la Salute o le Riforme Corriere della Sera (Francesco Verderami) - Per il governo sarà più facile conquistare la fiducia dei mercati che quella del Parlamento, abbassare lo spread che diminuire la tensione dei partiti che lo sostengono. Il primo a saperlo è il presidente del Consiglio, consapevole che un conto sarà ottenere il via libera delle Camere la settimana prossima, altra cosa sarà garantirsi la maggioranza nei mesi che verranno. Ecco perché, quando ancora non aveva annunciato la lista dei ministri, Enrico Letta si era già premurato di approntare un «piano antiscivolone», che è come mettere la para alle scarpe per evitare la caduta Per questo al ministro per i rapporti con il Parlamento toccherà ogni settimana organizzare un vertice con i capigruppo di Montecitorio e Palazzo Madama, per stabilire l'agenda dei provvedimenti da esaminare e concordare anzitempo le eventuali correzioni L Unità (Claudio Sardo) - Il governo Letta, così nuovo e così difficile, è un opportunità per la sinistra. Proprio perché è oggi la speranza a cui si aggrappano le forze economiche e sociali del Paese, che chiedono anch esse il cambiamento. Non è il governo che speravamo. Ma il cambiamento sta ora nella battaglia e nell intelligenza che il centrosinistra e i suoi uomini metteranno a servizio dell Italia, della scuola, dell ambiente, del lavoro, delle classi più deboli, della cultura, della ricostruzione di una solidarietà sociale. Il Fatto Quotidiano (Davide Vecchi) - Gran festa nel regno di Arcore. Silvio Berlusconi ritorna vincitore. Ora guarda allo scranno da Senatore a vita e aspetta che si liberi il Quirinale. Sognare è più che legittimo. Ciò che sembrava utopia, del resto, s è realizzato. Appena tre mesi fa era dato per spacciato. Il Pdl raggiungeva negli adorati sondaggi un nuovo minimo storico ogni giorno. Tanto che per comporre le liste elettorali, a Palazzo Grazioli ci fu una drammatica sfilata di peones per i primi posti: il rischio di restare a casa, per molti, era alto. Oggi il partito dell amore è l indispensabile colonna del governo e il suo segretario, Angelino Alfano, vicepremier. Il Cavaliere lo propose a Pier Luigi Bersani a fine marzo e per tutta risposta l allora segretario del Pd disse: Alfano vice? Non scherziamo, serve serietà. Alfano oggi è lì. Bersani no La Stampa (Michele Brambilla) - Qualche mal di pancia nel Pdl ci sarà. Ma niente in confronto a quelli che porteranno dal gastroenterologo mezzo Pd, che non digerisce l alleanza con «il Caimano» e che teme di essere spazzato via, alle prossime elezioni, da Grillo, destinato ad egemonizzare un opposizione in cui si troverà con Sel e (forse) la Lega. Berlusconi era stato dato per morto quando dovette lasciare Palazzo Chigi e ancora pochi mesi fa, al tempo delle gloriose primarie del Pd, si diceva che il Pdl era attorno al per cento. In poco tempo il Cavaliere ha ribaltato la situazione, «pareggiato» alle elezioni e oggi porta a casa i ministeri più importanti, dagli Interni alle Riforme Costituzionali. Ma vedremo. In realtà tutti, sia nel Pd che nel Pdl, hanno IlM

16 interesse a che il governo duri nel tempo. Certo, per parteciparvi tutti hanno dovuto rinunciare a una parte di sé: ma si muore un po per poter vivere. Il Giornale (Francesco Cramer) - Estremo gesto di responsabilità: Berlusconi fa un passo indietro sui nomi e dà il suo nulla osta. Ma pretende rassicurazioni su Imu e calo delle tasse. Il governo nasce dopo un travaglio lungo e tormentato e fino all'ultimo Berlusconi tratta con il coltello tra i denti Il Cavaliere veste i panni della colomba. Al di là degli uomini contano le azioni e da domani ci sarà da battagliare sui provvedimenti a palazzo Chigi. È su questo che non si faranno sconti, consapevoli che la partita sarà complessa. Qualche falco pidiellino ammette che, con la rassicurazione dell'anonimato, «il difficile arriva ora. Dovremo sudare sette camicie per ottenere i nostri otto punti» Corriere della Sera (Enrico Marro) - E allora quando si chiede a Brunetta se definirebbe questo esecutivo più politico o più tecnico, risponde che si tratta di un «governo di programma». Che quindi, conclude, ha bisogno di molto tempo per lavorare. Il dirigente del Pdl sostiene perfino che il governo Letta può durare «tutta la legislatura». Basta che cominci col piede giusto: il decreto legge sull'imu, appunto. Altrimenti l'apparente felicità, fin troppo ostentata, di Brunetta lascerà presto il posto a tutta l'ira di cui il ministro mancato è capace. Libero (Fausto Carioti) - Enrico Letta non trova ragioni di ottimismo nemmeno se guarda al proprio partito. La pattuglia del Pd chiamata a far parte del governo, sebbene più numerosa (9 contro 5), è di struttura politica assai più gracile di quella del Pdl. Il pezzo grosso è Dario Franceschini, relegato peraltro a un dicastero di terzo livello come quello dei Rapporti con il Parlamento. E questo già dice molte cose. Franceschini e Letta: due margheritini, che con il renziano Graziano Delrio fanno tre. Nessun big nazionale del partito proveniente dal Pci o dai Ds è entrato nell esecutivo, nemmeno quel Sergio Chiamparino di cui tanto si è scritto negli ultimi giorni. Il pesce più grosso tra i post comunisti di governo è il bersaniano Andrea Orlando, spedito all Ambiente. Davvero poca roba La Nazione (Gabriele Canè) - Nel bilancio ci stanno ovviamente vinti e vincitori. Il Pd ha perso facendo del male a se stesso e all Italia. Ma per gli strani destini della politica, ha fatto un inedito en plein delle cariche istituzionali. Ora ha l opportunità di ripartire con Letta, con tanti giovani, con Matteo Renzi, a cui una sorte benigna assegna la possibilità di maturare e crescere con più calma. Ha perso Grillo, isolato in questo suo penoso gridare all inciucio. Per lui, solo una domanda prima di spegnere la luce sulle 5 stelle: quando imprese e sindacati firmano un accordo, che fanno, inciuciano? Addio. Ha vinto Berlusconi. Morto e sepolto politicamente sei mesi fa, ora è sugli scudi e ago della bilancia. Inaffondabile. Non sarà l uomo del futuro, ovvio, ma nel presente, e oltre, è ancora con lui che bisogna fare i conti. E infine, ha vinto Napolitano. Gli hanno fatto venire il mal di pancia. Ora è guarito e ha detto: signori, tocca a voi. La Repubblica (Claudio Tito) - Nessuno può nascondere le criticità del neonato governo. Il quale poggia le basi su un'alleanza che difficilmente muterà la sua natura di IlM

17 ircocervo: per metà progressista e per metà conservatore, con una linea politica tutta da decifrare e con l'elettorato del centrosinistra in subbuglio, confuso dal patto stretto con Berlusconi. Del resto questo esecutivo è il frutto dell'emergenza e il prodotto di un risultato elettorale a dir poco nebuloso. Senza una maggioranza netta e ora con il partito più importante - il Pd - in frantumi a causa della gestione disastrosa del voto per il Quirinale. Eppure questo esecutivo rappresenta comunque una svolta nella palude della politica italiana. Con un tratto di penna sono stati cancellati praticamente tutti i leader che hanno guidato e condizionato la vita del Paese negli ultimi venti anni Corriere della Sera (Massimo Franco) - È vero, è politico, con Angelino Alfano vicepremier. Ma lo sfondo evoca qualcosa di più. Segna il primo esplicito tentativo di pacificazione dell'italia dopo la parentesi dell'esecutivo dei tecnici di Mario Monti, alla guida di una maggioranza definita allora «anomala». Adesso, quella maggioranza assume contorni «normali» che fanno storcere il naso a sacche di un elettorato trasversale di destra e di sinistra. Ma proprio per questo suggerisce una svolta. È la conferma che non si poteva tornare indietro; e la conseguenza obbligata di elezioni senza vincitori né vinti, almeno dal punto di vista dei numeri: gli unici che contino in democrazia, mentre si gonfia un'onda populista minacciosa Si può anche dire che ha vinto ai punti Silvio Berlusconi; e che il Pd appare sottorappresentato nei ministeri. Ma gridarlo significherebbe sbilanciare strumentalmente l'equilibrio raggiunto. Quanto sta accadendo grazie alla determinazione di Napolitano, alla tenacia del premier e al senso di responsabilità, o magari solo alla rassegnazione dei partiti, è un ritorno della politica alla realtà: tutti hanno rinunciato a qualcosa. E dal modo in cui Letta e gli alleati riusciranno a governare e a durare, si capirà se segna anche il ritorno della politica in quanto tale. C'è poco tempo per dimostrarlo. E l'attesa dell'opinione pubblica è enorme e, a questo punto, giustamente impaziente. Libero (Salvatore Dama) - Il leader del Pdl ha voluto portare a termine la strategia delle larghe intese. E si sa perché. Era stato lui a proporla dall'inizio e il fatto che vada in porto «è una mia vittoria». Poi l'ha promesso a Giorgio Napolitano e «la parola data al Capo dello Stato va onorata». Infine è preoccupato per il Paese: «Tornare subito al voto è uno scenario deleterio per un'economia in crisi» IlM

18 (9) Un coro, Berlusconi è un mito Dai giornali di oggi, lunedì 29 aprile Corriere della Sera (Paola Di Caro) - Il malumore resta forte nel Pdl, e Silvio Berlusconi lo sa. Ma, almeno per il momento, la scelta di aver dato il via al governo con una squadra di ministri che per i falchi del partito rappresentano l'area «moderata» e a lui meno fedele, la rivendica. «Usate senso di responsabilità, sostenete le nostre battaglie con forza, difendete le nostre posizioni. E siate collaborativi, con tutti certo, ma soprattutto utilizzate anche la vostra presenza al governo per stabilire contatti con i vostri colleghi centristi, con gli esponenti di Scelta civica, per saldare amicizie e costruire alleanze per il dopo, per quando si andrà a votare». Questo, raccontano, il succo del discorso che Silvio Berlusconi ha fatto ad Alfano, Lupi, Quagliariello, Lorenzin e De Girolamo, che assieme ai familiari e a Denis Verdini ha voluto vedere a pranzo ieri dopo il primo Consiglio dei ministri. «Non è più tempo di falchi e colombe, la linea è la stessa per tutti. E non dovete sentirvi offesi da critiche e malumori che oggi sentite o leggete nei vostri confronti: è naturale, avviene sempre quando nasce un nuovo governo. Le acque si calmeranno, stanno già calmandosi», l'assicurazione del Cavaliere. Che però, naturalmente, sa che perché la linea delle larghe intese, «la più giusta che potessimo intraprendere», sia produttiva e serva anche al partito bisogna «portare a casa risultati sulle nostre proposte. A partire dall'imu» Ma Berlusconi sembra fidarsi: Abbiamo fatto la scelta giusta. Adesso seguiamola per ottenere risultati. I delusi dovranno farsene una ragione. Il Messaggero (Claudia Terracina) - Il Cavaliere e i suoi attendono «un segnale sull'imu», tuttavia non danno a Letta un aut aut drammatico come ha fatto il presidente dei deputati, Renato Brunetta, che sul Messaggero ha lanciato un avvertimento netto: «O c'è l'impegno a varare subito un decreto per abolire l'imu già a giugno e a restituire la tassa 2012, o niente fiducia». Ma Berlusconi, pur comprendendo «il sacro fuoco» del suo capogruppo, durante la riunione assicura ai suoi di voler andare avanti. Intanto perchè su questo governo, affidato alle cure di Alfano, l'unico con esperienza nell'esecutivo Pdl-Lega, di Lupi, Quagliariello e di due giovani donne, Lorenzin e Di Girolamo, il Cavaliere dice di «aver messo la faccia». Poi, perchè non intende mancare alla parola data a Napolitano. Infine, perchè vuole verificare la volontà del Pd di avviare le riforme. E punta davvero sulla Convenzione per le riforme, che gli ha offerto l'ex segretario del Pd Bersani IlM

19 La Repubblica (Ilvo Diamanti) - Diventeremo tutti berlusconiani? Difficile non chiederselo, mentre assistiamo all'avvio del nuovo governo, che oggi otterrà la fiducia Una maggioranza di "larghe intese" si tratta di un governo "politico", per quanto spinto (come nel 201 1) dall'emergenza. Alla guida di Enrico Letta, leader del Pd. Con il sostegno determinante del Pdl. Oggi, di nuovo il primo partito in Italia, secondo i sondaggi. Mentre il Pd è in caduta. Sceso al di sotto del 25% (secondo Ipsos). Se si votasse presto, il centrodestra "rischierebbe" di conquistare la maggioranza in entrambe le Camere, anche con questa orribile legge elettorale. Berlusconi, dunque, incombe di nuovo, sulla politica italiana. Come avviene da vent'anni. Eppure sei mesi fa, appena, tutti davano la sua avventura politica praticamente conclusa lo stesso consideravo il "berlusconismo", il modello politico e culturale imposto da Berlusconi, in declino Il berlusconismo interpreta il mito dell'imprenditore del Nord che si è fatto da sé È il "sogno italiano" negli anni della crescita e del benessere Berlusconi non è finito. È sopravvissuto al berlusconismo. Meglio dei suoi stessi antagonisti. Oggi in profonda crisi, assai più di lui direi che Berlusconi ha perso le elezioni ma ha vinto il dopo-elezioni. Perché il Pd, guidato da Bersani, il vincitore predestinato con largo anticipo, in effetti, non ha vinto di giorno in giorno, il ruolo di Berlusconi cresceva. Mentre Berlusconi poteva permettersi atteggiamenti da leader responsabile. Pronto a fare la propria parte. Fino al punto di concedere alla "sinistra" tutte le presidenze. Della Camera e del Senato, Perfino la presidenza della Repubblica (Napolitano non ha mica una storia di destra...). E, infine, la presidenza del Consiglio. Per il Bene del Paese. Così Berlusconi ha vinto il dopo-elezioni. E il centrosinistra l'ha perso Il centrosinistra. Condannato, da Berlusconi, a rimanere comunista. Dopo la caduta del muro e la fine del comunismo. Condannato a restare antiberlusconiano, anche dopo la fine del berlusconismo. Oggi sembra incapace di liberarsi da questa eredità. Anche e soprattutto perché il Pd non è mai riuscito ad affermare una propria, specifica, identità. Un partito né-né. Né socialdemocratico né popolare In fondo, anche Berlusconi, per il Pd e la Sinistra, è un mito e i miti, si sa, non muoiono La Stampa (Ugo Magri) - Berlusconi tira diritto e se ne infischia dei suoi «falchi», i quali (se Silvio non cambia idea) dovranno farsene una ragione. Chi l'ha incontrato nel weekend sostiene che l'uomo è «felice» delle sue scelte. Compresa quella, contestatissima nel partito, di dare disco verde a Letta. Viene colta una significativa differenza: nei giorni scorsi, dinanzi allo sgomento incredulo di certi suoi collaboratori, Silvio si limitava a rispondere, quasi imbarazzato: «Non posso fare diversamente, in quanto ho dato a Napolitano la mia parola d'onore»; adesso, invece, Berlusconi vanta addirittura la paternità ideale del governo, la rivendica come risultato di una strategia lucidamente perseguita dal giorno successivo alle elezioni: la politica delle larghe intese. «Dopo che mi sono battuto per farla digerire al Pd», è l'interrogativo retorico del Cavaliere, «come avrei io potuto tirarmi indietro all'ultimo momento?». Il suo pensiero è già avanti, a un quadro di spericolate scomposizioni e IlM

20 ricomposizioni del quadro politico che oggi potrebbero sembrare pura fantascienza: i moderati tutti insieme alleati, e gli estremisti di ogni sorta relegati nell'angolo... Il Messaggero (Carlo Fusi) - Il partito al momento è acefalo; né sembra che Matteo Renzi sia interessato alla leadership: le voci di una sua possibile presidenza dell'anci la dicono lunga. Ma che il maggior partito marci senza un solido timoniere è una anomalia che può solo provocare fibrillazioni. Però, appunto, al governo Letta non c'è alternativa. L'immobilismo che ha caratterizzato il quadro politico nei due mesi dopo il voto ha incancrenito i problemi e favorito un pericoloso misto di rabbia e risentimento nell'opinione pubblica. Urgono interventi di forte impatto. Letta lo sa, e oggi nel discorso di fiducia dovrà annunciarne i principali. Corriere della Sera (Giovanni Belardelli) - La formazione del governo Letta potrebbe segnare la fine della «guerra civile fredda» (come molti l'hanno definita) che ha caratterizzato l'italia degli ultimi vent'anni. Un periodo nel quale la contrapposizione faziosa e ultimativa tra blocchi contrapposti ha sostituito una competizione politica anche dura ma rispettosa dell'avversario, un avversario che si dovrebbe puntare a sconfiggere nelle urne e non ad eliminare dalla vita politica. Certamente, a favore della pacificazione tra Pd e Pdl opera adesso la nascita del governo Letta, il quale per il fatto stesso della sua esistenza renderà presto difficile utilizzare di nuovo i toni aggressivi di un tempo: è arduo infatti chiamare alla lotta ad oltranza contro una parte politica se con essa si è collaborato fino a poco prima Libero (Salvatore Dama) - «Ho sperimentato sulla mia pelle cosa significhi il gesto sconsiderato di un folle», Silvio Berlusconi torna con la memoria a quella sera del 2009 a Milano. Quando fu centrato in pieno volto con una statuetta del Duomo. Come in quella situazione, anche adesso «noi non faremo mancare il nostro senso di responsabilità» mandando «messaggi distensivi» al Paese. A partire da oggi quando il Popolo delle libertà voterà compatto la fiducia al governo di Enrico Letta IlM

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