UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO. Dipartimento di Studi Politici. Dottorato di ricerca in Scienza Politica. Ciclo XIX. Petitioning Europe.

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO. Dipartimento di Studi Politici. Dottorato di ricerca in Scienza Politica. Ciclo XIX. Petitioning Europe."

Transcript

1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO Dipartimento di Studi Politici Dottorato di ricerca in Scienza Politica Ciclo XIX Petitioning Europe. Le petizioni online tra strategie di comunicazione istituzionale e pratiche di cittadinanza nellunione europea Tesi presentata da Daria Santucci Coordinatore del Dottorato Prof. Alfio Mastropaolo Anni Accademici 2003/ / /2006 Settore scientifico-disciplinare di afferenza SPS/04

2

3 Ringraziamenti I miei ringraziamenti vanno in primo luogo e soprattutto alla Prof.ssa Franca Roncarolo delluniversità degli Studi di Torino, per aver sempre sostenuto con costanza, fiducia e determinazione il mio progetto di ricerca acconsentendo con grande disponibilità ad incontrarmi negli orari più improbabili, come le pause pranzo o in tarda serata. Il suo apporto è stato determinante per la realizzazione della ricerca, ed è stato per me un piacere poter lavorare con lei in questi anni. Un sentito grazie va anche al Prof. Carlo Marletti e alla Prof.ssa Marinella Belluati, sempre delluniversità degli Studi di Torino, per il fondamentale supporto nelle fasi conclusive della ricerca. Ringrazio anche il Prof. Alfio Mastropaolo, Direttore del Dipartimento di Studi Politici delluniversità degli Studi di Torino, per la sua pazienza e per avermi sostenuta nelleffettuare qualificanti esperienze allestero. Un grazie anche al Sig. Michele Morano, per le sue sollecite risposte, e al Sig. Antonio Castronovo, per avermi sempre accolta con simpatia in Dipartimento. Un ringraziamento speciale va al Dr. Lorenzo Mosca dellistituto Universitario Europeo di Fiesole per il suo fondamentale contributo, umano e scientifico, nella fase di revisione della tesi e per il suo interesse per le mie attività di studio. Desidero inoltre ringraziare quanti hanno contribuito alla presente ricerca attraverso conferenze, incontri, interviste, scambi di o semplici chiacchierate: europarlamentari e funzionari delle istituzioni europee (On. Alexander Alvaro, Dr. Athanassios Chrissafis, Dr.ssa Cesarina dallozzo, Dr. Joseph Hennon, Dr. David Lowe, Dr.ssa Águeda Pérez Guzmán, Dr. Andrea Pierucci, Dr. Federico Rossetto, Dr. Francois Roudié, Dr. Dick Fokke Toornstra), promotori di petizioni (Dr. Philipp Bekaert, Dr. Paul Braithwaite, Dr. Massimo Comparotto, Dr. Matteo Cornelius Sullivan, Dr.ssa Marilyn Croser, Andrea D'Ambra, Dr. Anders Ekberg, Dr.ssa Caroline Gonthier, Dr.ssa Angela Granzotto, Dr.ssa Wendy Higgins, Dr.ssa Katharina Krell, Oscar Margaira, Dr. Riccardo Moschetti, Dr. Olivier Paul Morandini, Marco Pistillo, Dr. David Prosser, Dr. Sauro Sarpelli, Dr. Leslie Seymour, Dr.ssa Carmen Sorrentino, Prof. Piergiorgio Strata, Dr. Peter Van den Bossche, Dr. Frank Van Schaik, Dr.ssa Martina Weitsch, Dr. Justin Woolford), accademici, ricercatori e professionisti con cui sono intercorsi proficui momenti di confronto scientifico (Prof. Lasse Berntzen, Prof. Luigi Bobbio, Dr. Thomas Buchsbaum, Dr. Gherardo Casini, Dr. Cristopher Cepernich, Dr. Fergus Cochrane, Dr. Niamh Corbett, Dr. Peter Cruickshank, Dr. Nico de Abreu, Prof. Bill Dutton, Dr.ssa Daniela Gamba, Dr. James Gilmour, Dr. Andrei Glencross, Dr.ssa Carol Hayward, Dr. Fraser Henderson, Dr.ssa Evika Karamagioli, Prof. Herbert Kubicec, Dr. Daniel van Lerberghe, Dr. Ralf Lindner, Prof. Brian Loader, Prof.ssa Ann Macintosh, Prof. Paolo Mancini, Dr. Shane McCracken, Dr.ssa Eleni Panopoulou, Prof. Lawrence Pratchett, Dr. Michael Remmert, Prof.ssa Ella Tailor-Smith, Prof. Alexander Trechsel) e quanti mi hanno inviato preziosi spunti di riflessione tramite social network per lo scambio di conoscenza (quali Dowire, Demo-net, Facebook). In ultimo, ma non per importanza, desidero ringraziare quanti i miei affetti più cari in questi anni hanno sempre creduto nella mia passione per la ricerca scientifica e, nonostante il difficile connubio tra lavoro e dottorato senza borsa, e il poco tempo libero rimanente, mi hanno sempre sostenuta.

4

5 Indice Premessa Il contesto socio-politico...i Scopo della ricerca... V Approccio teorico... V Metodologia adottata... V Articolazione del lavoro...vi Parte I LEuropa come produzione discorsiva Capitolo 1. La costruzione sociale dello spazio pubblico europeo 1.1. Europeizzazione e sfera pubblica europea Le ricerche empiriche Identità europea e sfere pubbliche nazionali Il ruolo della comunicazione pubblica della Ue Nuove prospettive di studio Capitolo 2. Le azioni di comunicazione delle istituzioni europee 2.1. Le istituzioni europee come soggetto che produce comunicazione Le tre fasi della comunicazione istituzionale europea La prima fase: linformazione push tramite rapporti con gli opinion leader La seconda fase: linformazione push e pull dopo il Trattato di Maastricht La dimensione istituzionale nel Il deficit di comunicazione nella seconda fase e gli orientamenti per il futuro La terza fase: la comunicazione two-way e la governance europea I servizi informativi e comunicativi della Commissione europea Le sfide della democrazia: strategie per il futuro Parte II Coinvolgere i cittadini: le Ict nella comunicazione europea Capitolo 3. e-democracy e democrazia partecipativa 3.1. Le pre-condizioni delle-democracy Teledemocracy e cyberdemocracy Il nuovo cittadino: le prospettive della e-democracy Le élites transnazionali... 72

6 Capitolo 4. Lintroduzione delle Ict nella comunicazione dellue 4.1. Le prime riflessioni sulle Ict nel governo europeo La Commissione europea online Esigenze di riorganizzazione Capitolo 5. Verso una quarta fase: tecnologie per partecipare 5.1. Il referendum sulla Costituzione europea Le nuove politiche di comunicazione dellue e laction Plan Il Piano D come esercizio di ascolto e dialogo White paper: verso la comunicazione come una politica a pieno titolo Gli obiettivi che lue si propone di raggiungere con le sue azioni comunicative Nuovi strumenti di cui leuropa si è dotata Parte III Le petizioni come forma di partecipazione politica Capitolo 6. Il petitioning nella tradizione democratica 6.1. Definizione del petitioning come forma di partecipazione Cenni storici sullevoluzione delle petizioni Il diritto di petizione nei diversi orientamenti giuridici Capitolo 7. Le petizioni online 7.1. Elementi di inquadramento teorico Le-petitioning come nuovo canale di partecipazione Petizioni online: verso una nuova definizione I primi sistemi di e-petitioning formale Cenni su vari casi nazionali Sistemi di e-petitioning informale: il portale PetitionOnline e altri siti Capitolo 8. Il petitioning nellunione europea 8.1. Il quadro normativo del diritto di petizione nellue Il trattato di Lisbona e le prospettive di iniziativa popolare Il Parlamento europeo e Commissione per le petizioni (Peti) Petizioni online al Parlamento europeo e-petitions allunione europea: dimensioni del fenomeno e alcuni risultati

7 Parte IV Le petizioni online indirizzate allue: dati generali e studio di casi Capitolo 9. I dati generali 9.1. Metodologia e fonti Capitolo 10. I casi presi in considerazione Analisi quantitativa Analisi qualitativa Caso 1: Abolizione dei costi di ricarica Caso 2: Abolizione della monarchia nella Ue Caso 3: Sostituzione degli esperimenti sugli animali con altri metodi Caso 4: Abolizione della produzione di pellicce Caso 5: Messa al bando delle pellicce di cani e gatti Caso 6: Sviluppo della cittadinanza europea Caso 7: Messa al bando del commercio delle armi (ControlArms) Caso 8: Contro la regolamentazione inglese della tutela dei consumatori (crisi Equitable Life) Caso 9: Richiesta di stanziamenti comunitari per la ricerca sulle cellule staminali Caso 10: Richiesta di un migliore 112 europeo (numero telefonico unico per lemergenza) Caso 11: Petizione contro nuovi investimenti nel nucleare (No al nucleare) Caso 12: Sospensione dei lavori per il progetto Mose a Venezia (No Mose) Caso 13: Petizione contro la Tav in Val di Susa (No Tav) Caso 14: Abolizione delle riunioni a Strasburgo e trasferimento a Bruxelles del Parlamento europeo (Oneseat) Caso 15: Petizione per la protezione delle tartarughe Caso 16: Richiesta di garanzie di accesso ai risultati delle ricerche finanziate pubblicamente Caso 17: Abolizione dei prodotti chimici pericolosi per la salute (Reach) Caso 18: Richiesta di maggiori fondi per linnovazione e la ricerca Caso 19: Richiesta di risposte più congrue per le petizioni indirizzate alla Peti Caso 20: Sostegno dello sviluppo di veicoli elettrici Rispondenza delle petizioni online agli obiettivi dellunione europea Valutazione delle e-petitions come strumento democratico in Europa La dimensione online: potenzialità e limiti Tipologia delle petizioni online allunione europea Conclusioni Costruire leuropa insieme ai cittadini La democraticità delle petizioni online alle istituzioni europee Le vere frontiere dell'europa senza dogane: potenzialità e limiti delle e-petitions Petizioni e web in Europa: sfera pubblica europea o europeizzazione? Il futuro delle-petitioning nellunione europea Prospettive di studio Allegati Bibliografia

8

9 Quand mes idées seraient mauvaises, si j'en fais naître de bonnes à d'autres, je n'aurai pas tout à fait perdu mon temps. Jean-Jacques Rousseau Prefazione di Émile ou De l'éducation (1762) La clef de toutes les sciences est sans contredit le point d'interrogation. Honoré de Balzac La peau de chagrin - Études philosophiques La comédie humaine (1831) Do not fear to be eccentric in opinion, for every opinion now accepted was once eccentric. Bertrand Russell The Autobiography of Bertrand Russell (1944)

10

11 Premessa Communication is more than information: it establishes a relationship and initiates a dialogue with European citizens, it listens carefully and it connects to people. It is not a neutral exercise devoid of value, it is an essential part of the political process. Action plan to improve communicating Europe by the Commission (2005) Il contesto socio-politico Sei anni fa un forum sulla partecipazione politica a livello europeo, lo European Think-Tank Forum Closing the gap between Europe and its citizens, parafrasava una celebre affermazione di Massimo d'azeglio, dichiarando abbiamo fatto l'europa, adesso facciamo gli europei. Una volta costruita l'europa economica, quella delle politiche comunitarie e della moneta unica, era necessario concentrarsi su chi viveva quotidianamente l'europa: i cittadini europei. I dati allora a disposizione delle istituzioni europee descrivevano, infatti, un'unione europea reduce dalle difficoltà di ratifica del Trattato di Maastricht e vissuta da cittadini sempre più distanti dalle istituzioni, anche al momento del voto. E, qualche anno dopo, la mancata approvazione del progetto di Costituzione europea del 2004 ha inferto un ulteriore colpo al processo di integrazione. Eppure, quella rinchiusa nei palazzi di vetro è la stessa Europa che è riuscita ad allargarsi a 27 Stati membri e a parlare 23 lingue, e che ha introdotto per la prima volta la nozione di cittadinanza europea. I cittadini viaggiano agevolmente come persone grazie all'abolizione delle frontiere e, virtualmente, per via della sempre maggiore diffusione delle Ict, le nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione. Una prospettiva che ha condotto le istituzioni comunitarie a un bivio. LEuropa che stiamo vivendo in questi anni è lesito delle riflessioni che Bruxelles sta maturando ancora oggi per moltiplicare le occasioni di confronto e collaborazione fra le istituzioni e i cittadini, considerati individualmente o in termini aggregati. La crescita dellunione europea e il buon proseguimento dellintegrazione, infatti, si basano sulla necessità di dare nuova legittimità alle istituzioni europee, rafforzandone il ruolo agli occhi della popolazione, e al tempo stesso coinvolgere la cittadinanza allinterno del processo democratico comunitario. Agire sul doppio asse del rafforzamento delle istituzioni e del coinvolgimento dei cittadini ha implicato, per leuropa, lo sviluppo di politiche volte a favorire la partecipazione pubblica. Di fronte alla sempre maggiore complessità in cui agiscono le istituzioni europee uneuropa a 27 Nazioni sospesa tra le politiche degli Stati membri e quelle di integrazione comunitaria ma di fronte anche alla crescente ricchezza di esperienze e competenze dei singoli cittadini e dei loro network, lunione europea ha deciso di orientare il suo processo di ammodernamento nella direzione dello sviluppo di nuove forme di partecipazione grazie allutilizzo delle Ict. Attenzione specifica dovrebbe essere data alla partecipazione dei giovani e delle minoranze e allutilizzo delle nuove tecnologie per aumentare la partecipazione 1. La situazione attuale delleuropa è il risultato di cinquantanni di riflessioni su come costruire leuropa stessa, come dare un senso e una legittimazione a unentità politica anomala e senza precedenti, un ibrido tra autorità nazionale e organizzazione internazionale. Una possibile risposta al problema è stata individuata dalle istituzioni europee nelle attività di informazione e di comunicazione, da sempre praticate dalleuropa ma evolutesi nel tempo in 1 Commissione europea, Piano D (2005:10; traduzione dellautrice). I

12 maniera assai rilevante. Tale consapevolezza è diventata sempre più forte negli anni, al punto che oggi la Commissione europea auspica che la comunicazione diventi una politica a pieno titolo 2, un servizio che dovrebbe basarsi su un dialogo autentico tra i cittadini e i responsabili delle politiche e su un dibattito politico animato tra i cittadini stessi. Ovviare al deficit di legittimità delle istituzioni 3, rafforzandole, e coinvolgere i cittadini nel processo democratico sono quindi diventati il duplice obiettivo della Ue, da raggiungere non solo attraverso lattuazione di politiche e lemanazione di norme tese a favorire lo sviluppo di un senso di appartenenza alleuropa, ma anche attraverso lo sviluppo di strategie di informazione e di comunicazione, in particolare tramite luso delle Ict. Buone attività di informazione e comunicazione su cosa facciamo saranno cruciali. Buone politiche devono essere completate da iniziative valide e creative che cerchino di generare creare un legame con il pubblico e con i media 4. Si può infatti postulare che l'europa sia uno spazio pubblico dotato di senso e che lunione europea sia un soggetto costruito discorsivamente, da approfondire sulla base dellimpatto politico delle strategie di comunicazione. Coscienti della disaffezione del pubblico e della necessità di tenere in vita il soggetto Europa attraverso la sua messa in discorso, le istituzioni europee hanno negli ultimi anni dedicato sempre maggiore alla comunicazione delle proprie iniziative. L'Europa è parte della doxa, in quanto discorsivamente esistente, e viene comunicata dalle istituzioni attraverso un percorso di produzione sociale del senso, ossia attraverso il modo in cui essa si concretizza e diventa parte di un discorso politico che ne legittima lesistenza. Tale processo di legittimazione avviene tanto al livello delle azioni che comunicano (nella misura in cui non si può non comunicare e ogni azione effettuata trasuda senso 5 ), attraverso un crescente processo normativo che ha dotato i cittadini europei di sempre maggiori diritti (oltre ai doveri derivanti dallessere parte del processo di integrazione economica), quanto al livello delle comunicazioni che spingono ad agire, ovvero attraverso i sempre maggiori investimenti per informare i cittadini, comunicare con essi e incrementarne la partecipazione 6. È certamente molto importante che leuropa generi i benefici che la gente desidera lavoro e prosperità economica, giustizia e solidarietà sociale, e una sempre maggiore protezione contro gli effetti avversi della globalizzazione. Tuttavia ciò non è abbastanza. L'Ue sta già facendo molte cose positive di cui il pubblico è inconsapevole. E sta facendo cose che destano la polemica e provocano critiche. È quindi essenziale migliorare la comunicazione, di modo che il pubblico sia meglio informato e i decisori Ue siano più in sintonia con l'opinione pubblica 7. Dal punto di vista normativo, infatti, Bruxelles ha incrementato gli strumenti giuridici a disposizione dei cittadini, ad esempio includendo nel Trattato di Maastricht il diritto di petizione, esistente de facto anche prima del 1992 e tuttavia diventato parte della giurisdizione europea solo in quellanno, con lattribuzione ai cittadini del diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo. E oggi, se il Trattato di Lisbona fosse già in vigore, i cittadini almeno un milione, e provenienti da più Stati membri godrebbero anche del 2 Commissione europea, Libro bianco su una politica europea di comunicazione (2006: 4; traduzione dellautrice). 3 Commissione europea, Piano D (2005: 11). 4 Commissione europea, Piano D (2005: 9; traduzione dellautrice). 5 Come affermato dagli studiosi della Scuola di Palo Alto da Watzlawick, Beavin e Jackson (1967: 43). 6 Così come le azioni possono essere comunicative, le comunicazioni, ovvero i messaggi, possono agire, ovvero essere performative. Secondo Austin, autore di How to do things with words, con le parole è possibile fare oltre che descrivere. Le frasi performative permettono di eseguire delle azioni senza accompagnarle da movimenti fisici che completino lazione stessa. Senza entrare nel merito della casistica degli atti linguistici, non pertinente in questa sede, ci teniamo a sottolineare come le parole, ed i messaggi in generale (anche quelli accompagnati da immagini, ad esempio), facciano delle cose. 7 Estratto da: ec.europa.eu/communication_white_paper/question_answer (traduzione dellautrice). II

13 diritto di iniziativa popolare, ovvero potrebbero invitare formalmente la Commissione ad agire sulla base di una loro richiesta. Una nuova pratica di democrazia sta iniziando a prendere forma in Europa, caratterizzata da apertura, accessibilità e partecipazione. Dal punto di vista comunicativo, poi, le istituzioni europee si sono ampiamente prodigate per dotare di senso quello spazio pubblico che è l'europa e costruire discorsivamente l'unione europea. Inizialmente, Bruxelles ha avviato iniziative per avvicinare le istituzioni alla popolazione e creare un'europa dei cittadini, processo inizialmente avviato dall'alto, negli edifici comunitari. In seguito, ritenendo opportuno accrescere il coinvolgimento della cittadinanza elemento fondamentale per levoluzione del processo di integrazione, da economica a politica lue ha deciso di sviluppare nuove strategie, non solo di promozione ma anche, e soprattutto, di ascolto: un flusso bidirezionale delle idee e delle informazioni fra la gente e i politici, di modo che entrambi si possano comprendere nella migliore maniera possibile. Le persone hanno bisogno di sapere che cosa sta facendo lue e perché. E hanno anche bisogno di dire la loro opinione nelle decisioni 8. A tal fine, hanno assunto sempre maggiore rilevanza le nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione, strumenti che hanno permesso di sviluppare forme di interazione (consultazioni, forum, chat...) che stanno facendo emergere una nuova idea di democrazia: la democrazia elettronica. Fino ad arrivare alle petizioni, presentabili anche online. Il diritto di petizione, riconosciuto oltre che dal Trattato di Maastricht (artt. 21 e 194) anche dalla Carta dei Diritti fondamentali dellunione europea, è il diritto per ogni cittadino europeo (o residente in Europa) di sottoporre una richiesta o un reclamo a titolo individuale o collettivo alle istituzioni europee. Nella fattispecie, lorgano preposto a relazionarsi con i cittadini europei in tal senso è la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo 9. Tuttavia, molti sono gli appelli indirizzati direttamente anche ad altre istituzioni comunitarie. Annualmente sono circa mille le petizioni ricevute dal Parlamento europeo, e tale numero aumenterebbe sicuramente di molto se si prendessero in considerazione le petizioni ricevute dalle istituzioni europee nel loro complesso. Le petizioni, tra laltro, sono ritenute dai cittadini europei come il miglior strumento per fare sentire la propria voce in Europa (15%), seconde solo al voto elettorale (56%) e comunque considerate più importanti delladesione a partiti politici (13%) o della partecipazione a manifestazioni (10%) 10. I cittadini utilizzano le petizioni per ottenere un rapporto formale con le istituzioni comunitarie, stabilendo un collegamento diretto con i loro rappresentanti e portando alla loro attenzione casi di infrazione, cattiva applicazione del diritto comunitario o altro, in modo da sollecitare lintervento delleuropa per porvi rimedio. Una petizione può consistere nella richiesta di soddisfare un bisogno collettivo, come proteggere un monumento, oppure in una rimostranza specifica, come il riconoscimento del diritto agli assegni familiari; o, ancora, nella richiesta di prendere posizione su qualche aspetto di interesse pubblico, come i diritti delluomo. Nellottica di incentivare il rapporto diretto tra cittadini e istituzioni grazie alle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione, oggi le petizioni al Parlamento europeo possono essere presentate sia su supporto cartaceo che online. E molte sono anche le petizioni, inviate ad altre istituzioni europee, che vengono spedite per via elettronica, direttamente al destinatario scelto. 8 Idem (traduzione dellautrice). 9 I cittadini europei possono anche fare riferimento al Mediatore europeo per i casi di presunta cattiva amministrazione, che li riguardano in prima persona, da parte delle istituzioni o organi dellunione europea. 10 Unione europea, Special Eurobarometer on the Future of Europe, n. 251 (2006; traduzione dellautrice). III

14 I cittadini, inoltre, per elaborare, promuovere e inviare la petizione e per creare mobilitazione intorno ad essa fanno essi stessi ampio uso delle Ict ad esempio creando un sito della petizione, spedendo per promuoverla, creando form per la raccolta di firme elettroniche e inviando la petizione via Internet allistituzione preposta. Un fenomeno che ben si inserisce nel cambiamento del ruolo del cittadino, non più semplice e passivo destinatario di politiche ma vero active citizen che desidera intervenire nel processo di decision making. Tale caratteristica rende evidente la natura ibrida delle petizioni, in quanto pratica bottomup spontaneamente messa in atto dai cittadini per intervenire nel processo di decision making, ma anche mezzo top-down di citizens engagement, identificato dalle istituzioni per raggiungere il duplice obiettivo di coinvolgere e, conseguentemente, legittimare. Relativamente al problema della produzione del senso, anche le petizioni si rivelano essere un oggetto bivalente: da un lato, esse sono comunicazioni che spingono ad agire, per via del continuo processo di interscambio con le istituzioni europee e perché inserite, nella loro dimensione online, allinterno del processo di rafforzamento della comunicazione via Internet con i cittadini europei; dallaltro lato, esse sono anche azioni che comunicano, in quanto ogni petizione ambisce a generare un effetto concreto nel processo di decision making e le istituzioni europee sono portate a dover dare un seguito effettivo a ogni richiesta dei cittadini. Inoltre, per via della loro doppia natura politica e comunicativa le petizioni online ben si inseriscono allinterno della strategia che ha individuato nelle attività di informazione e comunicazione lo strumento per coinvolgere i cittadini a livello di immanenza (le strategie dichiarate nei documenti ufficiali) e per legittimare le istituzioni a livello di manifestazione (ovvero nella concreta applicazione delle strategie). La dimensione online di molte delle petizioni oggi inviate allunione europea e la crescente attenzione delle istituzioni europee per le Ict fanno emergere concreti segnali del tentativo di sviluppare una democrazia elettronica europea attraverso lincentivo della partecipazione popolare. Le-democracy consiste, infatti, nelluso delle Ict per supportare il processo di decision making democratico 11, sia attraverso la dimensione delle-voting che attraverso quella della e-participation 12. Nel caso delle istituzioni comunitarie lo sviluppo della e-participation è la fase più recente del lungo percorso avviato con la creazione della Ceca di costruzione del senso attraverso lo sviluppo di una governance europea. E proprio come ipotizzato dallosce 13, lunione europea dopo una prima fase di relazioni pubbliche è passata attraverso diverse fasi dello sviluppo della governance: dallinformazione push (prima) e pull (poi), come primi livelli di interazione one-way tra decisori e cittadini, fino alla comunicazione come relazione two-way. Ciò che stiamo vivendo oggi è unulteriore dimensione della governance (e quarta fase della comunicazione comunitaria, orientata verso le-governance per via delle Ict): la partecipazione attiva. Questultima consente, proprio come avviene nel caso delle petizioni online, anche delle relazioni ascendenti bottom-up attraverso iniziative che vanno dalle consultazioni dei cittadini fino al loro intervento spontaneo ma legittimato dalle istituzioni allinterno dei processi decisionali. Quello che manca è una [] sfera pubblica europea ben sviluppata, all'interno della quale la gente possa imparare e discutere sulle questioni europee. [LUe] sta riflettendo [per reagire a questa situazione] non soltanto nei termini di luoghi fisici di incontro, come le scuole e i municipi, ma anche di spazi virtuali come i siti Internet e i programmi televisivi interattivi Macintosh (2004: 1; traduzione dellautrice). 12 HM Government (2002). 13 Osce (2001). 14 Idem (traduzione dellautrice). IV

15 Scopo della ricerca Lobiettivo di questo lavoro consiste nellanalisi di un particolare strumento di e- participation, le petizioni online allunione europea, quale istituto di democrazia partecipata allinterno di un processo di produzione di senso intorno alleuropa, con lobiettivo metterne in luce potenzialità e limiti. A tal fine, attraverso lanalisi di documenti e unindagine sul campo, la ricerca studia le petizioni nel loro duplice aspetto di strategia top-down di citizens engagement avviata dalle istituzioni europee per legittimare e coinvolgere, e di pratica messa in atto bottom-up dai cittadini per intervenire nel processo di decision making. Lobiettivo che lautrice si propone è ricostruire una tipologia delle petizioni online allunione europea, per analizzare se esse siano un efficace strumento di partecipazione attiva, tale da agire sul duplice livello di coinvolgimento della cittadinanza e della legittimazione e rafforzamento delle istituzioni comunitarie. Approccio teorico Lanalisi delle-petitioning è ancora una disciplina emergente (Macintosh, 2004; traduzione dellautrice). Gli studi sinora condotti si sono spesso focalizzati sul rapporto tra le petizioni e il supporto tecnologico che le rende possibili. In altre parole, la ricerca per quanto scientificamente assai utile e arricchente è rimasta a lungo funzionale allimplementazione di sistemi di e-petitioning (in particolare su commissione del Parlamento scozzese, dei Comuni di Kingston e Bristol, etc.). Ricordando che le petizioni online costituiscono uno strumento di e-participation sia formale (con petizioni che si sviluppano e vengono inviate all'interno di un quadro normativo predefinito, che contempla le petizioni come uno strumento giuridico effettivamente a disposizione dei cittadini) che informale (petizioni che si sviluppano come azioni di campagna, o di comunicazione, e che si chiamano petizioni ma si rivolgono ai propri interlocutori senza tuttavia rientrare all'interno di alcun ordinamento giuridico) si ritiene opportuno utilizzare un approccio di analisi diverso da quello technology-oriented. In particolare, poiché le e-petitions consistono nellutilizzo delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione per allargare e approfondire la partecipazione politica abilitando i cittadini a collegarsi gli uni con gli altri e con i propri eletti rappresentanti (Macintosh 2004; traduzione dellautrice), si intende qui adottare un approccio multidisciplinare che consenta lanalisi delle strategie di informazione e di comunicazione, da un lato, e delle pratiche di partecipazione, dallaltro. Metodologia adottata Per condurre la ricerca, lautrice ha effettuato unanalisi dei documenti prodotti dalle istituzioni europee (strategie di informazione e comunicazione, iniziative di e-participation e di e-petitioning), che costituiscono la manifestazione della volontà di agire nella direzione di una maggiore integrazione dei cittadini nel processo di policy making. A tale analisi è correlato lapprofondimento delle iniziative destinate ai cittadini poi effettivamente avviate da Bruxelles (tools concreti) sullasse dellinformazione, della comunicazione e della partecipazione. Sempre per analizzare lapproccio top-down, lautrice ha anche effettuato delle interviste in profondità con funzionari delle istituzioni europee responsabili delle attività di comunicazione, e-petitioning ed e-participation. Le considerazioni emerse in occasione di tali incontri sono state utilizzate per indirizzare la ricerca verso ulteriori documenti da approfondire. V

16 Per lanalisi delle pratiche cittadine a livello bottom-up, invece, si è scelto di orientarsi verso un approccio qualitativo per ovviare a quella che, a nostro avviso, è ancora una mancanza nellanalisi delle-petitioning: la variabilità della dimensione e-, che secondo noi non si limita allinvio di un form online ma che può intervenire nei momenti diversi del ciclo di vita di una petizione. Il punto di partenza per lanalisi diventa, quindi, una nuova definizione di e-petition, più ad ampio raggio di quelle technology-oriented sinora presenti in letteratura: le petizioni online sono, a nostro avviso, una particolare forma di e-partecipazione attiva consistente nellinvio di una protesta o una segnalazione a un referente istituzionale, giuridicamente riconosciuto come il responsabile delle petizioni oppure no, da parte di uno o più cittadini o un gruppo di interesse, attraverso: 1) canali di e-petitioning offerti top-down; 2) canali alternativi scelti bottom-up; 3) canali tradizionali, in cui sia presente una forte componente online allinterno di una o più fasi del ciclo di vita di una petizione. Per sviluppare lanalisi delle-petitioning indirizzato allunione europea si è scelto di prendere in considerazione 20 casi di studio, scelti sulla base della loro rilevanza sul web (a nostro avviso indicatore della presenza della dimensione online), sulla base di una ricerca tramite parole chiave condotta per mezzo del motore di ricerca Google, oltre che sulla base di indicazioni fornite dai promotori di petizioni o dai funzionari europei che sono stati intervistati. Per ogni petizione è stato individuato il promotore principale (laddove possibile) a cui è stato inviato un questionario (con domande a risposta aperta e a risposta chiusa). Lanalisi delle risposte ha costituito la premessa per una più arricchente intervista in profondità. A completamento dellanalisi si è anche preso in considerazione il testo della petizione e leventuale sito web sul quale ciascuna petizione è stata promossa, pur senza effettuare unanalisi del contenuto. Gli strumenti valutativi sono da noi stati utilizzati per stabilire in quale misura le petizioni online allunione europea agiscano sul duplice livello del coinvolgimento della cittadinanza e della legittimazione (e rafforzamento) delle istituzioni comunitarie. Articolazione del lavoro La prima parte della ricerca si focalizza sul tema delleuropa come produzione discorsiva. Si approfondisce qui lipotesi che leuropa sia uno spazio pubblico, costruito discorsivamente attraverso un continuo processo di negoziazione tra istituzioni e cittadini. Lattuale situazione politica dellunione europea è caratterizzata da una scarsa partecipazione dei cittadini, con conseguente fragile legittimità delle istituzioni. La rappresentazione più ricorrente delleuropa vede oggi cittadini insofferenti e sempre più propensi a criticare e dissentire verso le politiche di integrazione, come reso evidente dalla bocciatura del Trattato costituzionale. Pertanto, la legittimazione delleuropa si sta spostando dallasse delloutput a quello dellinput. Il citizen assume sempre più importanza agli occhi delle istituzioni e, per avvicinarsi ai cittadini, Bruxelles ha iniziato a investire con sempre maggiore impegno nellinformazione e nella comunicazione. Lanalisi dellevoluzione che ha portato le istituzioni europee a relazionarsi con gli stakeholder, per poi includere i cittadini, costituisce il terzo e ultimo capitolo della prima parte. LAutrice ipotizza qui che esistano tre fasi della comunicazione comunitaria, che segnano il passaggio dallutilizzo delle relazioni pubbliche, allinformazione push e pull fino ad arrivare alla comunicazione two-way. La seconda parte si concentra sulle novità derivanti dallintroduzione delle Ict allinterno delle strategie di informazione e comunicazione europee. Lanalisi inizia con lo studio delluso delle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione da parte delle istituzioni Ue, utilizzate al fine di coinvolgere i cittadini nel processo di decision making. Nei documenti comunitari iniziano a farsi strada, in questa fase, termini come cyberdemocracy, networked VI

17 Europe ed e-participation. Il capitolo successivo si focalizza su quella che si ritiene essere la quarta fase della comunicazione comunitaria, nella quale lobiettivo diventa coinvolgere i cittadini attraverso forme di comunicazione interattiva e strumenti di e-participation. Con la terza parte si entra nel merito delle petizioni quali specifici strumenti per partecipare. Dopo un inquadramento teorico relativo alle petizioni tradizionali, formali o informali, utilizzate dai cittadini, si ricostruiscono brevemente i passaggi salienti dello sviluppo delle petizioni nelle democrazie occidentali: particolare attenzione viene dedicata ai casi inglese e americano. In seguito, nel terzo capitolo, si offre una panoramica della trattazione delle petizioni allinterno dei sistemi giuridici contemporanei. Si giunge così alla dimensione e- delle petizioni, e il quarto capitolo presenta unanalisi della letteratura sul concetto di e- participation finalizzata a fornire il necessario inquadramento teorico per trattare le e- petitions. Viene proposta qui una nuova interpretazione delle petizioni online, attraverso una tipologia che ci consente di impostare una nuova definizione di e-petition, presupposto per lanalisi empirica. Il quinto e ultimo capitolo di questa parte consiste in una panoramica sui principali sistemi di e-petitioning attualmente esistenti. Lanalisi empirica coincide con lultima parte della ricerca. Sono qui analizzati qui venti casi di studio petizioni online rivolte allunione europea che vanno dalla petizione per un miglior numero 112 europeo a quella per la protezione delle tartarughe. Petizioni a vocazione locale (come quella contro la Tav o contro il Mose) e a vocazione internazionale (la campagna ControlArms effettuata da Amnesty International). E, ancora, petizioni che ricercano il milione di firme (come Oneseat, che richiede labolizione della sede di Strasburgo per il Parlamento europeo) e quelle che ne ricercano poche, ma di qualità (ad esempio, campagne per la ricerca firmate da premi Nobel). Lanalisi si completa con una valutazione della realizzazione, allinterno delle petizioni online, della duplice dimensione della percezione delle istituzioni e del coinvolgimento dei cittadini, con particolare attenzione al ruolo giocato dalla componente web. VII

18

19 Parte I LEuropa come produzione discorsiva

20

21 Capitolo 1 La costruzione sociale dello spazio pubblico europeo 1.1. Europeizzazione e sfera pubblica europea Il dibattito sociologico e politologico sul processo di integrazione politica dellunione europea ha preso in considerazione limpatto degli sviluppi istituzionali sul comportamento dei cittadini. Uno dei padri fondatori della teoria dellintegrazione, Ernst Haas (1961; cit. in Statham e Gray, 2004), considera questultima come il processo per cui gli attori politici in situazioni nazionali diverse sono convinti dellopportunità di spostare le loro aspettative e attività politiche verso un nuovo centro politico 15. Si tratta di una visione funzionalista del consenso europeo che oggi pare datata (Schmitter, 2000), benché la necessità delladattamento degli attori sociali (cittadini, politici, stakeholder etc.) al nuovo contesto europeo costituisca la base per nuovi approcci allintegrazione: il neo-istituzionalismo (Stone Sweet et al., 2001), la multi-level governance (Marks et al., 1996) e la network governance (Kohler-Koch ed Eising, 1999). In questa riorganizzazione dello spazio di interazione tra attori politici, istituzioni e cittadini avvengono atti pubblici di comunicazione, che creano uno spazio di relazione [], ovvero una sfera pubblica 16. Secondo Scharpf, infatti, leuropa manca di discorsi politici (Scharpf, In: Merkel e Busch, cit. in Koopmans, Neidhardt e Pfetsch, 2000: 674; corsivo dellautrice). In particolare, secondo Kielmannsegg essa necessita di discorsi politici trascinati dai mass media, che da soli possono rendere la politica un affare pubblico e sono essenziali per rendere la democrazia davvero democratica (Kielmansegg, 1996; in Jachtenfuchs e Kohler-Koch; cit. in Koopmans, Neidhardt e Pfetsch, 2000: 57; traduzione dellautrice). LEuropa, in sintesi, richiede discorsi per essere mantenuta in vita. La volontà, più volte dichiarata dalle istituzioni, di legittimarsi attraverso il dialogo con i cittadini consiste nellalimentare discorsi relativi alleuropa, ovvero la creazione di una sfera discorsiva europea. Come anche Habermas sostiene: non ci sarà rimedio al deficit di legittimità [] senza una sfera pubblica a livello europeo - una rete che dia ai cittadini di tutti gli Stati membri unuguale opportunità di partecipare a un processo onnicomprensivo di focalizzata comunicazione politica Definizione e storia di sfera pubblica Come è noto, il concetto di sfera pubblica è stato introdotto da Jürgen Habermas nel 1962 con la dissertazione Strukturwandel der Öffentlichkeit. Untersuchungen zu einer Kategorie der bürgerlichen Gesellschaft. Nel suo lavoro, Habermas ha svolto un resoconto storico e sociologico dellascesa e del decadimento della cosiddetta sfera pubblica, che egli definisce come Öffentlichkeit: un termine che comprende una varietà di significati ed implica un concetto spaziale, i luoghi sociali o le arene in cui i significati sono articolati, distribuiti e negoziati, come il corpo collettivo costituito dal pubblico (Negt e Kluge, 1993). La sfera pubblica denota le istituzioni specifiche, le agenzie, le pratiche; tuttavia, essa è anche un orizzonte sociale generale di esperienza in cui tutto quello che è realmente o apparentemente 15 Haas (1961: 196; traduzione dellautrice). 16 Statham e Gray (2004; traduzione dellautrice). 17 Habermas (2001; traduzione dellautrice). 1

22 rilevante per tutti i membri della società viene integrato. Compresone il senso, la sfera pubblica è, da un lato, un argomento per una manciata di professionisti (ad esempio, politici, redattori, funzionari del sindacato), ma, dallaltro lato, essa è qualcosa che riguarda tutti e che si realizza soltanto nelle menti della gente, nella dimensione della loro coscienza 18. La sfera pubblica è lo spazio sociale generato dall'agire comunicativo, percorso da atti comunicativi liberi, non vincolati. Essa è una rete per comunicare opinioni, lo spazio dove emergono i problemi, le questioni e dove, a livello ideale, i media agiscono come agevolatori del dibattito pubblico, e i cittadini sono i partecipanti (Shumway, 2003). L'esistenza di una sfera pubblica in cui i cittadini possano esercitare le loro libertà comunicative è un elemento fondante il potere politico legittimo (Carlini, 1996). La nascita della sfera pubblica, così come postulata da Habermas, è avvenuta in concomitanza con lemergere della cultura borghese e lo sviluppo della democrazia liberale, che hanno dato vita a una popolazione sempre più istruita con interessi, diritti ed aspettative ben definite. Le prime manifestazioni di sfera pubblica si sono avute nellinghilterra del XVIII secolo: nelle coffee houses londinesi i centri per larte e la critica letteraria, che gradualmente sono divenuti luoghi per il dibattito economico o politico la conversazione era libera da vincoli e interferenze, e costruiva un ambito di dialogo, confronto, accessibile e paritario. Similmente avveniva nei salons francesi, dove lopinione è stata emancipata dai legami della dipendenza economica (Habermas, 1989). In questi luoghi, ogni nuovo lavoro, libro o opera musicale ha dovuto passare attraverso un processo di legittimazione per poter diventare pubblica: da luoghi per lauto-espressione, le coffee houses e i salons erano diventati dei luoghi per la discussione pubblica e la condivisione di opinioni. Con il capitalismo, secondo Habermas, si è aperta una nuova fase per la sfera pubblica che, con lemergere della società civile e del governo moderno, ha visto i rapporti economici privati spostarsi sotto il controllo dellautorità pubblica. Dalla negoziazione tra le relazioni pubbliche economiche e i rapporti intimi riservati, è emersa la nuova sfera pubblica borghese, in cui un pubblico colto fatto di cittadini privati dibatteva di questioni collettive di vario genere, sulla base della critica razionale e della forza dellargomento migliore. La nuova classe politica, inoltre, stava iniziando a stabilire reti di relazioni con case editrici, giornali e forum di discussione, separando de facto il cittadino sia dalla Chiesa che dal Governo. Tuttavia, la sfera pubblica borghese ha iniziato presto a far trasparire delle contraddizioni. In primo luogo, è emersa la limitata partecipazione alle discussioni pubbliche (Fraser, 1992, ricorda come in realtà da tale contesto fossero ancora escluse le donne, le minoranze e la classe operaia). In secondo luogo, liniqua distribuzione della ricchezza e del potere generata dal capitalismo ha ridefinito la relazione tra società e autorità, con la creazione di rapporti esclusivi tra Stato e i nuovi capitalisti. Ciò che ne è derivato è stato un controllo dellopinione pubblica per compiacere lo Stato, in cambio di una parte del potere e dei privilegi che solo esso poteva garantire. Paradossalmente, ciò è avvenuto in contemporanea alla diffusione dei mezzi di comunicazione e al sempre maggiore accesso allinformazione da parte dei cittadini. Tuttavia, ciò è degenerato nellutilizzo di tali strumenti per controllare le masse, anestetizzando lopinione pubblica e rendendola passiva e dipendente da nuovi bisogni indotti. Nonostante tale pessimistica impostazione, per Habermas esiste una possibilità di riscatto per la sfera pubblica: ciò potrà avvenire se si realizzerà un autogoverno dei cittadini basato sulla 18 Negt e Kluge (1993; traduzione dellautrice). 2

23 sola guida dellintelletto, in cui lelemento cruciale sia lo sviluppo di una sfera civica pubblica, come lambito interattivo che include sempre più i cittadini nei dibattiti pubblici nazionali Sfera pubblica europea Negli anni Novanta il dibattito sullesistenza della sfera pubblica si è esteso allambito europeo. Politici e accademici si sono interrogati sullattuabilità normativa e sulla possibilità empirica che esista, o che possa essere creata, una sfera pubblica europea. Tale dibattito, collegato alle riflessioni sul deficit di legittimità dellunione europea, ha infatti iniziato a svilupparsi dopo le difficoltà di ratifica del Trattato di Maastricht (Gerhards, 1993; Erbring, 1995; Kopper, 1997; Schlesinger, 1995), prima occasione in cui i cittadini europei con la forza del loro voto hanno esplicitato la propria sfiducia nel progetto comunitario. Se immaginiamo l'ue come una polity democratica emergente oltre lo Stato-Nazione, la questione della di una sfera pubblica europea si solleva abbastanza naturalmente 19. La letteratura riporta diverse tesi relative allesistenza empirica di una sfera pubblica sopranazionale in Europa. Tuttavia, concetti diversi di sfera pubblica determinano indicatori empirici differenti per la misurazione, e quindi dati quasi incompatibili: cè poco accordo in letteratura su cosa costituisca una sfera pubblica europea 20. Ad esempio, Gerhards (2000) ha utilizzato dei dati (in serie cronologica nel periodo ) sul trattamento delle questioni europee nella stampa tedesca per dimostrare che leuropa ha pochissima importanza nella sfera pubblica della Germania. Eder e Kantner (2000), invece, hanno analizzato lemergere di una sfera pubblica europea nelle dimensioni della cittadinanza. Con unimmagine evocativa, Mercier (2003) sostiene che lo spazio pubblico europeo sia come una composizione di Kandisky, nella quale linsieme di forme diverse e contrastanti crea una rete sottile di corrispondenze che si sottomettono a una forma dominante unica (Henry, 1988; in Mercier, 2003). 19 Risse e Van de Steeg (2003; traduzione dellautrice), 20 Ibidem (traduzione dellautrice), 3

24 1.2. Le ricerche empiriche In linea di massima si possono identificare due approcci principali allo studio della sfera pubblica europea (Risse e Van de Steeg, 2003). Il primo metodo misura la sfera pubblica attraverso lanalisi della frequenza con cui parole come Europa, istituzioni europee o Unione europea vengono riportate nei mezzi di comunicazione (Gerhards, 1993, 2000, 2002). Il risultato di tali indagini empiriche è che le questioni europee sono presenti in maniera assai ridotta rispetto alle questioni locali, regionali o nazionali: esse ricevono il più basso livello di attenzione da parte dei media rispetto a qualunque altra... area problematica 21. Di opinione diversa è Meyer, che evidenzia una crescente attenzione verso le tematiche europee negli anni Novanta (cit. in Kantner, 2002: 166). Tuttavia, uno studio recente transnazionale guidato da Koopmans (cit. in Risse e Van de Steeg, 2003), che confronta la presenza delleuropa sui media che si occupano di affari nazionali, europei e globali, conclude che essa è rilevante soltanto nei media focalizzati su questioni monetarie, tematiche agricole e problematiche legate alla stessa integrazione. Tale situazione non sembra variare negli Stati membri: studi comparativi riportano che i temi principali sono discussi e riferiti sui media nazionali con un grado di attenzione simile in tutta Europa (Kantner, 2002; Sievert, 1998; Diez Medrano, 2001). La conclusione di questo tipo di lavoro, tuttavia, è piuttosto diretta: non cè una sfera pubblica europea che emerge in modo significativo data la scarsa rilevanza delle problematiche europee, anche se l'importanza delle questioni sulla politica europea è aumentata di un po negli anni Novanta 22. Il secondo metodo consiste invece nel misurare la sfera pubblica europea analizzando come i media, a livello transeuropeo, si occupano di determinati temi come lo scandalo Santer (corruzione nella Commissione europea), la mucca pazza, il dibattito sul futuro dellunione europea o lallargamento (Eder, 1998, 2000; Eder e Kantner, 2000; Trenz, 2000; Van de Steeg, 2000, 2002; Marletti e Mouchon, 2005). A eccezione di Trenz 2000 (che ha confrontato la stampa spagnola e quella tedesca in relazione allo scandalo Santer) si tratta di studi che segnalano una trattazione simile delle tematiche europee, nello stesso momento, con lo stesso stile e livello di attenzione. Il risultato più significativo è che i temi sono frammentati in maniere simili attraverso i media nazionali, conducendo a schemi interpretativi simili []: la maggior parte degli studi che utilizzano il secondo metodo [] tende a essere più ottimista a riguardo di una sfera pubblica europea, poiché osserva più comunanze e somiglianze con una emergente comunità di comunicazione 23. I due approcci di analisi citati precedentemente misurano aspetti diversi di ciò che costituisce una sfera pubblica europea. Tuttavia, essi appaiono accomunati dallattenzione dedicata a un oggetto comune: il ruolo dei media. Nella sfera pubblica i media svolgono funzioni cruciali, quali lagenda-setting, lagenda-setting di secondo livello o framing (Ghanem, 1997; McCombs et al., 2000), e la conseguente formazione di opinione in relazione alla presentazione di posizioni proprie e alla valutazione degli attori (Eilders e Voltmer, 2003: 9-10). 21 Gerhards (2000: 294; traduzione dellautrice). 22 Risse e Van de Steeg (2003; traduzione dellautrice). 23 Ibidem (traduzione dellautrice). 4

25 Per quanto riguarda la definizione dellagenda, che costituisce loggetto del primo approccio empirico delineato precedentemente, i media orientano la scelta delle notizie sulla base delle fonti a disposizione e delle informazioni da questi offerte. Tuttavia, i media possono anche scegliere di modificare lordine del giorno, proposto da attori esterni, a favore di un nuovo ordine del giorno personale. All'interno di un format riconosciuto che prevede editoriali, commenti, brevi, approfondimenti etc. i media hanno un potere discrezionale nella scelta degli argomenti e nella rilevanza da darvi (Dearing e Rogers, 1996; Protess e McCombs, 1991). Così l'ordine del giorno dei media nella sezione editoriale introduce la rilevanza delle tematiche dellagenda, non facendo così riferimento problematiche per gli attori non mediali 24. Lo stesso processo avviene nellagenda-setting di secondo livello: il framing. Le tematiche vengono contestualizzate, costruendo una struttura di significati interpretativi intorno a un tema, che viene presa come la base per la formazione collettiva di opinione. Il metodo del framing risalta il fatto che gli atteggiamenti e il comportamento della gente, nei confronti degli oggetti o dei problemi, dipendono da come questi ultimi vengono immaginati o rappresentati (framed; Pfetsch, 2004: 7). I frames aiutano gli attori a identificare i problemi e a specificare, e rendere prioritari, i loro interessi e obiettivi; indirizzano gli attori verso i giudizi causali e normativi su efficaci e appropriate politiche, nel senso che tendono ad avviare la politica verso un percorso particolare e a rinforzarli una volta su quel percorso; possono inoltre dotare di potere aggiuntivo nellambito di una policy gli attori con autorevolezza morale o status di esperti 25. Sulla base di questa interpretazione, che corrisponde al secondo approccio empirico delineato precedentemente, non si può quindi assumere che tutti considerino lintegrazione europea allo stesso modo. Certamente, alcune rappresentazioni risultano condivise attraverso le collocazioni sociali e nazionali, come linterpretazione delleuropa come un grande mercato (Pfetsch, 2004: 7). Tuttavia, altre rappresentazioni rimangono specifiche di determinate aree: Diez Medrano (2003), ad esempio, ha rilevato come le cornici interpretative relative alleuropa varino in maniera significativa nei pubblici nazionali della Gran Bretagna, della Spagna e della Germania. Per quanto riguarda, infine, limpatto dei framing sulla percezione degli attori e dei temi da parte dei cittadini, ricerche sulla comunicazione di massa hanno cercato di investigare se le tematiche politiche selezionate dai media influiscano sullopinione pubblica. Lesito delle analisi empiriche, sin dai primi studi (Iyengar e Kinder, 1987), ha dimostrato ampiamente come i media siano degli attori del framing su tematiche politiche e sociali, generando degli effetti. Tale considerazione è particolarmente rilevante proprio perché, come anticipato, i media possono selezionare le notizie sia sulla base delle informazioni offerte esternamente, sia sulla base di decisioni interne alle redazioni. Ciò che ne deriva è che le tematiche pubbliche promosse dai media negli editoriali possono non coincidere con quelle presenti nelle agende di altri attori politici (Pfetsch, 2004: 7). I frames propri dei media possono dare forte risalto agli obiettivi europei, mentre allo stesso tempo lagenda e i frames di altri attori coperti dai media possono aderire a una prospettiva eminentemente nazionale Pfetsch (2004: 7; traduzione dellautrice). 25 Bleich (2003: 26-27; traduzione dellautrice). 26 Pfetsch (2004: 7; traduzione dellautrice). 5

26 1.3. Identità europea e sfere pubbliche nazionali In Demokratieprobleme in der europäischen Mehrebenenpolitik (1999: 672, in: Merkel e Busch, Demokratie in Ost und West. Für Klaus von Beyme), Fritz W. Scharpf sostiene che lostacolo più importante sulla strada per uneuropa democratica è la mancanza di identità collettiva che può fornirle la legittimità. Lipotesi di Scharpf può ritenersi corretta a seconda dellidea di democrazia che si ha in mente per leuropa: il senso di comunitarietà europea necessario deriva dalle competenze di decision making assegnate alle istituzioni europee, ovvero da quanto sono snazionalizzate (Koopmans, Neidhardt e Pfetsch, 2000: 7). Anche per una forma di federalismo profondo un certo grado di solidarietà e identità europea è necessario, anche se al momento attuale sembra ancora presente in maniera insufficiente, ma ci si potrebbe aspettare che venga prodotto in parte dal processo stesso di integrazione 27. Risse e Van de Steeg (2003) hanno riflettuto sul tema della relazione tra identità e sfera pubblica europea, sostenendo che è possibile parlare di una significativa sfera pubblica transnazionale europea senza presupporre un grado di identificazione collettiva con la polity europea: le sfere pubbliche e le identità collettive nazionali vanno di pari passo nelle democrazie liberali (Risse e Van de Steeg, 2003: 20; traduzione dellautrice). Anche Gerhards collega la nozione di sfera pubblica europea al senso di appartenenza alleuropa da parte di tutti gli attori (cittadini, politici, stakeholder etc.) affermando che i contorni territoriali della sfera pubblica sono, quindi, essenzialmente identici ai contorni territoriali delle democrazie, perché i rappresentanti eletti orientano il loro comportamento comunicativo e pubblico al demos che li ha eletti e da cui dipendono (Gerhards, 2000: 292). Senza gruppi di interesse, partiti e movimenti sociali transnazionali è quindi improbabile che si sviluppi una sfera pubblica europea nella quale i temi sono discussi da un punto di vista europeo, anziché nazionale: in assenza di gruppi di interesse, partiti e movimenti sociali sopranazionali, è improbabile vedere emergere una sfera pubblica europea nella quale le problematiche siano discusse sotto una prospettiva europea piuttosto che dalle varie prospettive nazionali (Risse e Van de Steeg, 2003: 20; traduzione dellautrice). Ciò che ne deriva è che è necessario risolvere il deficit democratico per rendere possibile una sfera pubblica europea. Oppure, è invece necessario che emerga una sfera pubblica europea affinché si possa superare il deficit democratico Europeizzazione delle sfere pubbliche nazionali Lanalisi della sfera pubblica europea è stata accompagnata dallo sviluppo di un altro concetto, che ha trovato ampio spazio nella letteratura: leuropeizzazione (Europeanisation). Tale nozione deriva dalla constatazione che la tendenza analitica ha portato a guardare alla sfera pubblica europea sempre sulla base di una concezione idealtipica di sfera pubblica nazionale (Koopmans e Erbe, 2003). I critici della sfera pubblica europea hanno provato a spostare lattenzione sulla probabilità dello sviluppo di unazione e organizzazione transnazionale, collettiva o dei mass media, a livello europeo. Secondo alcuni autori, la sfera pubblica europea non potrà crearsi, per svariate ragioni (Schlesinger, 1999). Innanzitutto, a causa delle barriere linguistiche (anche se De Swaan 1993 ha postulato lemergere di sfere transnazionali grazie allutilizzo dellinglese come lingua franca). In secondo luogo, a causa dellinefficacia, verificata a posteriori, dei mass media europei: questi ultimi hanno oggi un ruolo marginale (e spesso sono finanziati dalle istituzioni europee, come EuroNews), e i media che sono riusciti a creare una nicchia transnazionale hanno carattere globale, piuttosto che europeo (Cnn, Bbc World, International Herald Tribune, Le Monde diplomatique, Financial Times). Infine, anche i movimenti 27 Koopmans, Neidhardt e Pfetsch (2000: 7; traduzione dellautrice). 6

27 collettivi raramente hanno avuto una dimensione di mobilitazione prettamente europea (Imig e Tarrow, 2001). Lo scenario più probabile a livello europeo non è più, quindi, lemergere di una sfera pubblica, ma leuropeizzazione delle sfere pubbliche nazionali (Gerhards, 1993, 2000). Secondo i teorici delleuropeanisation, i mass media nazionali oggi continuano, infatti, a svolgere la propria funzione, assumendo tuttavia una prospettiva sempre più europea. Gli indicatori di tale processo, come riferito nellanalisi delle esperienze empiriche, possono essere, da un lato, lincremento della copertura di temi e attori europei da parte dei media e, dallaltro, lato la valutazione di questi temi e attori da prospettive che superano i limiti e gli interessi degli Stati-Nazione. Levidenza empirica, secondo Gerhards (2000), dimostra che il deficit di sfera pubblica europea deriva direttamente da un deficit democratico, che egli vede come la mancanza di dinamiche governo-opposizione. Questa posizione è stata ritenuta troppo restrittiva da Eder, Kantner e Trenz (2000), i quali sostengono che, per via della complessa natura multilivello della politica, uneuropeizzazione delle politiche e della regolazione potrebbe portare a un parallelismo tra le sfere pubbliche nazionali, nel senso che gli stessi temi sono discussi nello stesso momento con simili criteri di rilevanza. 7

28 1.4. Il ruolo della comunicazione pubblica della Ue I sostenitori della sfera pubblica europea e quelli della Europeanisation sembrano concordare sul fatto che ciascuno dei due processi non potrà che essere favorito da una maggiore consapevolezza dei cittadini relativamente alle competenze delleuropa. Lattuale processo decisionale comunitario, infatti, con le sue complessità e con i suoi limiti (derivanti dalle ancora numerose politiche intergovernative), non rende facile ai cittadini comprendere quanto, dove e come leuropa ha importanza per loro (Koopmans, Neidhardt e Pfetsch, 2000: 15; traduzione dellautrice). La pluralizzazione dei regimi e la netta separazione tra i differenti livelli differenti di decisionmaking complicano la percezione del sistema di multilivello dinamico in una maniera che supporta lidentità 28. Il deficit delle istituzioni europee sembra essere, insomma, non solo un deficit di legittimità ma anche un deficit di semplicità e chiarezza, e anche di trasparenza, flessibilità e adattabilità (Weizsäcker, Dehaene e Simon, 1999: 9; traduzione dellautrice). Sulla base di queste considerazioni, molti autori enfatizzano il ruolo della comunicazione pubblica come prerequisito essenziale per lo sviluppo di una sfera pubblica europea, verso un processo di integrazione europea significativo (Statham e Gray, 2004). Calhoun (2003: 243) sostiene che se leuropa non è semplicemente uno spazio, ma uno spazio in cui le relazioni europee sono già forgiate e le visioni europee del futuro sono già presenti, allora essa dipende dalla comunicazione pubblica 29. Secondo Statham e Gray (2004) la comunicazione pubblica nellunione europea costituisce una sfera pubblica intermedia che può colmare il vuoto tra le istituzioni europee e la cittadinanza e contribuisce al superamento del deficit di democraticità. Questultimo, infatti, è 28 Lepsius (1999: 214). 29 Si possono individuare fondamentalmente tre modalità duso della comunicazione da parte delle istituzioni pubbliche (Rolando, 1992). In primo luogo, la comunicazione istituzionale, che esterna le attività e le funzioni dellistituzione, applica le norme e regola giuridicamente i rapporti fra i soggetti membri dellordinamento (comunicazione normativa o giuridico-formale). Essa informa gli utenti sulle modalità di funzionamento degli uffici e sullapplicazione di norme (comunicazione di servizio), e fa conoscere lidentità e orientamento operativo delle istituzioni pubbliche (comunicazione dimmagine). Questultima modalità di comunicazione attua i principi di trasparenza, pubblicità, informazione dellazione amministrativa, e aumenta le conoscenze degli utenti con lobiettivo di diminuire i rischi di illegittimità e disservizi, dovuti alla carenza di informazioni, e limitare la sfiducia collettiva. Promossa dalla Pubblica Amministrazione e da enti di servizio pubblico, la comunicazione istituzionale divulga notizie e informazioni su normative, regolamentazioni, servizi, strutture e progetti istituzionali e amministrativi; contribuisce al posizionamento, alla costruzione della Corporate Identity (immagine istituzionale). Risponde ai bisogni informativi delle grandi utenze, dei segmenti dellopinione pubblica, del cittadino attraverso luso dei media classici e degli strumenti della comunicazione integrata. In secondo luogo si colloca la comunicazione politica, è incentrata su tematiche di interesse generale sulle quali sussistono orientamenti e opinioni contrastanti. Si riporta la comunicazione politica come forma di comunicazione istituzionale, sia a livello di collettività che di classe dirigente, in quanto la politica ha occupato alcuni spazi lasciati liberi dal potere amministrativo anche nel campo della comunicazione pubblica. La comunicazione politica è promossa dai partiti e movimenti politici e di pressione, dai vertici politici delle istituzioni per la promozione elettorale, la battaglia delle idee, la segnalazione della posizione e lesternazione politico-istituzionale. Infine, la comunicazione sociale promuove la risoluzione di problemi di interesse generale (tutela ambientale, salute, previdenza, istruzione, occupazione, sicurezza sociale, ordine pubblico, ecc.). Lobiettivo della comunicazione sociale che può distinguersi in comunicazione di pubblica utilità e comunicazione sociale in senso proprio è sensibilizzare su determinati temi, eventualmente anche imponendo un certo comportamento attraverso il prospetto di eventuali sanzioni in caso di inadempienza. Oltre che da istituzioni e Amministrazioni Pubbliche, la comunicazione sociale può essere promossa anche da soggetti autonomi, enti associativi, collettivi, privati a carattere di no-profit. 8

29 spesso visto come un problema relativo al disegno istituzionale della struttura politica europea, oppure come un problema di scarsa identificazione dei cittadini nelleuropa. Anche se tali fattori sono importanti, consideriamo che il deficit democratico potrebbe essere risolto più efficacemente aumentando il coinvolgimento degli attori intermedi, quali i partiti politici e gli attori della società civile, negli atti della comunicazione politica 30. Tale interazione svilupperà i collegamenti comunicativi fra lélite europea e la cittadinanza, contribuendo così a generare un processo politico europeo con migliori decisioni politiche da parte delle istituzioni e una più forte identificazione dei cittadini con leuropa. Nei capitoli seguenti analizzeremo in dettaglio le principali iniziative di comunicazione orientata ai cittadini avviata dalle istituzioni europee. Da alcuni anni, infatti, leuropa sta investendo notevolmente in comunicazione, con la consapevolezza che una buona comunicazione è essenziale per una democrazia in buona salute (Wallström, 2005b; traduzione dellautrice). Le iniziative di Bruxelles spaziano dal tentativo della Commissione di definire una politica comune di informazione e comunicazione 31, per migliorare limmagine dellunione europea, alla comunicazione di servizio (il trasferimento di informazioni pratiche, amministrative e gestionali di diretto impatto sui cittadini europei) fino allutilizzo della comunicazione come strumento per rafforzare la democrazia con la comunicazione attraverso il Piano D, dove D sta per democrazia (Wallström, cit. traduzione dellautrice). Nonostante gli sforzi profusi, è opportuno sottolineare alcune inevitabili criticità di fronte a cui la comunicazione istituzionale europea si è sinora trovata. In primo luogo, uno dei punti problematici risiede nel processo di attuazione di alcune politiche europee, rispetto alle quali le istituzioni dellunione sono responsabili solo dellelaborazione delle linee guida e dei criteri di orientamento, ma per le quali lattuazione e le azioni di disseminazione delle informazioni spettano agli Stati membri. Per ovviare a tale situazione, il recente Piano D si focalizza sul going local, attraverso iniziative concrete quali il rafforzamento delle Rappresentanze negli Stati membri e delle azioni di comunicazione rilevanti per il cittadino nella sua vita quotidiana. In seconda istanza, i cittadini europei per lungo tempo sono stati scarsamente coinvolti nel processo di policy making, generando de facto la sensazione che leuropa sia più uneuropa dei burocrati che non uneuropa dei cittadini. A tal proposito, da alcuni anni a questa parte innumerevoli sono state le iniziative per dare maggiori poteri ai cittadini (come postulato dal Trattato di riforma firmato a Lisbona il 19 ottobre 2007) e coinvolgerli in un processo di comunicazione two-way, che spazia dai forum di discussione online alle e-consultations. Inoltre, grazie a iniziative di e-participation, ai cittadini (e agli stakeholder) sono state offerte nuove opportunità di intervenire nella creazione di politiche, come nel caso delle petizioni online. Un terzo elemento di criticità consiste nella duplica natura delloggetto della comunicazione: da un lato, infatti, si colloca una comunicazione oggettiva, che presenta informazioni sul funzionamento delle istituzioni europee, le nuove politiche avviate, le opportunità per i cittadini etc.; dallaltro lato si colloca, invece, una comunicazione soggettiva, o valoriale, che intende promuovere lidentità europea, le radici comuni, la bontà del progetto di integrazione. Questultima forma di comunicazione risulta più complicata, poiché intende trasmettere qualcosa che, nelle esperienze degli Stati-Nazione, è un elemento vissuto. 30 Statham e Gray (2004: traduzione dellautrice). 31 Commissione europea, Action Plan (2005). 9

30 Le tre criticità evidenziano come la comunicazione istituzionale europea non possa prescindere da situazioni che si presumono extra-comunicative, come ricorda Margot Wallström (2005a). La Commissaria alla comunicazione sostiene infatti la necessità di: 1. creare una cultura politica europea: i partiti politici sono la linfa di tutto il sistema democratico. Una democrazia a livello europeo ha quindi bisogno di partiti politici a livello europeo, o almeno della cooperazione transfrontaliera fra i partiti nazionali. Questa cooperazione dovrebbe avvenire non soltanto ad alti livelli, ma anche tra gli attivisti alla base; 2. sviluppare unarena pubblica europea: attualmente, la gente in Europa tende a vedere le tematiche europee attraverso gli occhiali delle preoccupazioni nazionali presentate dai media nazionali. Dobbiamo quindi trovare i modi innovativi per sollevare il dibattito dal contesto nazionale ad una più vasta arena europea. Anche la società civile svolge un ruolo importante nel processo democratico, portante le preoccupazioni dei cittadini all'attenzione dei politici eletti; 3. creare dei forum europei: possiamo e dobbiamo fare di più per incoraggiare gli scambi tra le persone. Dobbiamo promuovere dei forum europei nei quali la gente comune di tutti i settori possa incontrarsi, conoscersi, scambiare opinioni e studiare insieme. Tali luoghi potrebbero essere luoghi per lincontro fisico, siti internet o network di apprendimento basati sulle scuole e sulle università 32. In altre parole, promuovere una sfera pubblica europea. 32 Wallström (2005a; traduzione dellautrice). 10

31 1.5. Nuove prospettive di studio La specificità delloggetto di studio lunione europea ha portato alcuni autori a ipotizzare nuovi approcci metodologici per lo studio della costruzione discorsiva delleuropa, derivanti da nuove definizioni teoriche di sfera pubblica europea o di Europeanisation. Risse e Van de Steeg (2003) sostengono che una genuina sfera pubblica europea potrà realizzarsi: 1. se e quando gli stessi temi (europei) saranno discussi allo stesso momento con livelli simili di attenzione attraverso le sfere pubbliche e i media a livello nazionale; 2. se e quando frames di riferimento, strutture significative e modelli di interpretazione simili saranno utilizzati attraverso le sfere pubbliche e i media a livello nazionale; 3. se e quando emergerà una comunità transnazionale di comunicazione nella quali chi parla e chi ascolta non solo osserva laltro attraverso gli spazi nazionali, ma riconosce anche che leuropa è un tema dinteresse comune. Su questa base, unanalisi empirica che valuti la presenza di una sfera pubblica europea dovrà basarsi sulla ricerca di 1) un alto grado di rilevanza delle tematiche europee, 2) simili frames di riferimento e strutture significative attraverso le sfere pubbliche nazionali e 3) una consapevolezza reciproca dellaltro in uno spazio transnazionale. Dal punto di vista delleuropeanisation, invece, Koopmans ed Erbe (2003) postulano lesistenza di tre possibili forme di europeizzazione della comunicazione pubblica e della mobilitazione: 1. lemergere di una sfera pubblica europea sopranazionale costituita dall'interazione fra le istituzioni e gli attori collettivi a livello europeo e su temi europei, idealmente in contemporanea allo sviluppo dei mass media a livello europeo (o ponendo le basi per tale sviluppo); 2. leuropeizzazione verticale, che consiste nei collegamenti comunicativi fra il livello nazionale e quello europeo. Ci sono due varianti di base per questo modello: quello bottom-up, nel quale gli attori nazionali si rivolgono agli attori europei e/o fanno i reclami sulle tematiche europee; e quello top-down, nel quale gli attori europei intervengono nelle politiche e nei dibattiti pubblici nazionali sulle regolamentazioni europee e gli interessi comuni; 3. leuropeizzazione orizzontale, che consiste nei collegamenti comunicativi tra i diversi Stati membri. Si può distinguere una variante debole e una variante forte: nella prima, i media in un Paese coprono i dibattiti e le contestazioni in un altro Paese, ma non cè collegamento fra i Paesi nella struttura con cui si fanno i reclami; nella seconda, gli attori di un Paese parlano esplicitamente, o fanno riferimento ad attori o a politiche in un altro Stato membro. I due approcci, benché pongano laccento sul ruolo dei media nella costruzione di una sfera pubblica europea, o nelleuropeizzazione delle sfere pubbliche nazionali, introducono il duplice elemento della relazione (orizzontale) tra i cittadini a livello europeo e quella (verticale) tra i cittadini e le istituzioni europee. LAutrice ritiene opportuno evidenziare questo duplice aspetto per una triplice ragione. In primo luogo, perché le istituzioni europee si sono accorte che investire unicamente nelle relazioni con i media non ha risolto il problema del deficit di legittimità e dello scarso coinvolgimento dei cittadini. In secondo luogo, perché le politiche europee si sono rivolte sempre più nella direzione di 11

32 rafforzare i legami diretti con i cittadini e tra i cittadini, attraverso per citare alcune iniziative listituzione della cittadinanza europea, iniziative transeuropee di scambio e mobilità e politiche di comunicazione Internet two-way volte a favorire linterazione. Infine, perché è opportuno ridimensionare il ruolo, finora ritenuto centrale, dei media come principale parametro di misurazione dellesistenza (o meno) della sfera pubblica europea (o delleuropeanisation): la diffusione delle tecnologie internet, e la crescente alfabetizzazione dei cittadini, dovrebbero oggi spostare lattenzione sui new media e sul ruolo attivo svolto dai cittadini internauti sia nella ricerca che nellofferta di informazioni (ad esempio, citizens journalists). In questo contesto, loggetto di analisi della presente ricerca le petizioni online allunione europea costituisce a nostro avviso un ottimo terreno per la valutazione delle pratiche cittadine di e-petitioning come indicatore delleventuale esistenza di una sfera pubblica europea (nelle petizioni sono presenti: un alto grado di rilevanza delle tematiche europee; simili frames di riferimento e strutture significative attraverso le sfere pubbliche nazionali; una consapevolezza reciproca degli altri cittadini in uno spazio transnazionale), di uneuropeizzazione verticale (i cittadini di uno Stato membro si rivolgono alle istituzioni europee per presentare petizioni sulle tematiche europee; oppure le istituzioni europee intervengono nelle politiche e nei dibattiti pubblici nazionali riguardo alle petizioni) oppure di uneuropeizzazione orizzontale (le petizioni inducono collegamenti comunicativi tra i diversi Stati membri, nei quali i cittadini si occupano dei dibattiti e delle contestazioni in un altro Paese). 12

33 Capitolo 2 Le azioni di comunicazione delle istituzioni europee 2.1. Le istituzioni europee come soggetto che produce comunicazione Di Europa si parla da più di 2000 anni 33. Da allora in poi questespressione è stata tenuta in vita da unintensa produzione discorsiva che è andata a far sedimentare il termine nella doxa 34 e ha costituito il contesto 35 in cui si inseriscono le attuali strategie comunicative dellunione europea. Quella che prima era solo unidea è diventata oggi una rappresentazione economica e politica che alimenta discorsi relativi a se stessa. Parlare di comunicazione istituzionale Ue non significa considerare come comunicativi i messaggi in senso stretto, ma richiede di includere allinterno delloggetto di studio anche i fatti, gli atti istituzionali con una valenza comunicativa 36. Oltre a compiere azioni che comunicano, le istituzioni producono anche comunicazioni che agiscono, ovvero elaborano strategie di informazione e comunicazione che sono performative Azioni che comunicano LUnione europea, fin dalle sue origini in quanto Ceca, ha comunicato attraverso i fatti, i quali sono in un certo senso conseguenze del processo legislativo. Ad esempio, listituzione e lentrata in vigore del prelievo Ceca 37, la prima imposta europea, è stata sicuramente comunicativa: il fatto che una entità disponga del diritto di riscossione dell1% sulla produzione carbosiderurgica significa un suo potere, una sua sovranità. Le leggi attraverso le 33 Sembra che il termine sia apparso per la prima volta nellinno omerico ad Apollo, che risale a più di 2500 anni fa. Esso è passato attraverso il mito della sorella di Cadmo, il pensiero di Erodono (Historiae 490 a.c.) e di altri illustri pensatori (Tra i Greci: Eschilo, Isocrate, Strabone). È entrato nel vocabolario di Isidoro il Giovane che, descrivendo la battaglia di Poitiers, definì lesercito di Carlo Martello come un esercito di Europei (Malandrino in Morelli, 2000: 15). È stato un punto di riferimento per Carlo Magno e il suo Sacro Romano Impero, che molti studiosi ritengono abbia dato i natali a una idea delleuropa unita (Montesquieu, Kant, Saint- Simon, Thierry, Hugo, Cattaneo, Mazzini, Seeley, Bauer, Renner, Kautsky, Turati, Wilson, Einaudi, Coudenhove-Kalergi, Churchill, Spinelli, Rossi, Monnet, Schuman, Adenauer, Spaak, De Gasperi). Ha ispirato Saint-Pierre (Progetto per rendere perpetua la pace), considerato lautore della prima opera che avesse come oggetto la costruzione delleuropa (Laschi, 1999; Morelli, 2000). 34 Per Landowski (2000: 211) la doxa si identifica con luniverso delle credenze del gruppo considerato, e fornisce agli enunciatori alla ricerca di credibilità una vasta gamma di stereotipi espressivi adatti alle più diverse situazioni e, parallelamente, altrettanti stereotipi di lettura a disposizione degli enunciatari. 35 Il contesto, che pare come oggettivo e naturale a confronto del messaggio, soggettivo e finzionale, è in realtà creato dalla società. Concordiamo dunque con Landowski quando afferma che la scommessa avanzata dalla semiotica consiste [] nel ridefinire il preteso contesto del discorso, altrimenti detto mondo reale che gli funziona da riferimento, come un linguaggio [] il cui privilegio [] dipende dalla posizione che gli viene culturalmente assegnata in rapporto ad altri sistemi semiotici ugualmente costruiti (Landowski 1989, trad. it.: 190). 36 Secondo Watzlawick, gli atti hanno una valenza comunicativa, anche quando non viene esplicitamente dichiarato con un messaggio verbale, ad esempio porgendo la mano, il concetto io ti vorrei salutare. Allo stesso modo, anche una serie di atti istituzionali ha una valenza comunicativa Il prelievo Ceca - La Comunità europea del carbone e dell'acciaio dispone, dalla sua istituzione (1952), del diritto di riscuotere un prelievo sulla produzione carbosiderurgica, che ha costituito la prima risorsa propria comunitaria. Detto prelievo è deciso dalla Commissione, a condizione che non superi l'1% della produzione. Per un tasso superiore, la Commissione deve chiedere l'autorizzazione al Consiglio, il quale decide con maggioranza dei due terzi. Considerando che il trattato Ceca scade nel 2002, varie opzioni sono attualmente all'esame per decidere il futuro di detta risorsa. Estratto da: 13

34 quali la Comunità ha creato delle situazioni di fatto, ha effettuato delle azioni, sono state comunicative. Per fare alcuni esempi, sono comunicative le seguenti azioni intraprese da Bruxelles: 1. il francese, l'italiano, l'olandese e il tedesco sono decretate lingue ufficiali delle Comunità (15 aprile 1958); 2. sono concessi i primi prestiti dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) (5 marzo 1959); 3. entra in vigore la convenzione di Yaoundé (1 giugno 1964); 4. entra in vigore il trattato di fusione degli esecutivi delle Comunità europee (Ceca, Cee, Euratom). Le Comunità europee avranno un'unica Commissione e un unico Consiglio (1 luglio 1967); 5. è istituito il "serpente" monetario europeo: impegno dei sei a limitare al 2,25% lo scarto massimo di fluttuazione fra le loro valute (24 aprile 1972); 6. nasce l'europa dei Nove: Danimarca, Irlanda e Regno Unito entrano nella Comunità (1 gennaio 1973); 7. adozione da parte del Consiglio della decisione che fissa la data della prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento europeo (25 agosto 1978); 8. entra in vigore il Sistema monetario europeo (Sme) (13 marzo 1979); 9. "la bandiera europea, adottata dalle istituzioni comunitarie, è issata per la prima volta dinanzi al Berlaymont e viene suonato l'inno europeo" 38 (19 maggio 1986). Oltre alla valenza comunicativa che queste azioni possono avere avuto a livello mediatico, esse hanno creato delle situazioni comunicative che riguardano i cittadini europei nella loro vita quotidiana. La firma degli accordi di Schengen del 1990, ad esempio, ha permesso la libera circolazione dei cittadini allinterno dello spazio europeo ed ha consentito loro di comunicare vis-à-vis più agevolmente. Il caso delleuro. Sostiene Armand Mattelart che la comunicazione riguarda la circolazione di beni, persone e messaggi e aggiunge che una definizione del genere abbraccia le vie di comunicazione e le reti di trasmissione a lunga distanza, come pure i mezzi di scambio simbolico, quali le esposizioni universali, la cultura alta, la religione, la lingua e, ovviamente, i media. Tra quelli che Mattelart definisce mezzi di scambio simbolico indiscutibilmente vi è anche la moneta. È evidente quindi che il tema della comunicazione può essere collegato in modo stringente a quello della moneta unica europea 39. Lintroduzione delleuro come mezzo di scambio obbligatorio nella Comunità è stata unulteriore, e fortemente simbolica, azione comunicativa dell'unione. Nelle intenzioni dei suoi promotori, essa manifesta infatti lobiettivo comunicativo, oltre a quello economico, di rafforzare il senso di appartenenza allunione europea: la moneta unica è un segno tangibile che deve permettere, più di tutto, di mostrare al cittadino che lunione europea è una realtà 40. Azzardando, si potrebbe affermare che lintroduzione delleuro è unazione comunicativa polisemica giacché, per citare alcuni significati, essa: 1. comunica la facoltà di una entità (lunione europea) di arrivare a modificare la moneta in uso quotidianamente; 38 Idem. 39 Caligiuri (1998: 1). 40 Santer (1998; traduzione dellautrice). Estratto da: europa.eu.int/euro. 14

35 2. permette alle persone di comunicare economicamente con un unico mezzo di scambio in paesi diversi; 3. comunica al mondo esterno la concretizzazione di ununione monetaria in cui il tutto è più della somma delle parti. Non si intende in questa sede approfondire la tematica degli effetti comunicativi dellintroduzione delleuro, tuttavia è interessante citare Bruno Théret, sociologo francese che dallanalisi dellaspetto degli euro-billets è giunto alla conclusione che siano i portatori di tristi simboli di uneuropa senzanima: la polisemia consiste anche nella ricezione di messaggi diversi da quelli che lemittente avrebbe voluto trasmettere Comunicazioni che agiscono Così come le azioni possono essere comunicative, le comunicazioni, i messaggi, possono agire, ovvero essere performativi. Secondo Austin, autore di How to do things with words (1962), con le parole è possibile fare oltre che descrivere. Le frasi performative permettono di eseguire delle azioni senza accompagnarle da movimenti fisici che completino lazione stessa. Come ricorda brevemente ed efficacemente un opuscolo della Commissione europea, destinato ad unampia divulgazione e significativo dal punto di vista della produzione discorsiva delle istituzioni comunitarie, da circa 50 anni il mantenimento in vita del morfema euro è stato garantito da unintensa produzione di comunicazione da Bruxelles. Quella che per anni era stata unidea si voleva diventasse una rappresentazione economica e politica: Nella primavera del 1950 l'europa è sull'orlo del baratro. La guerra fredda fa gravare la minaccia di un conflitto armato fra paesi occidentali e paesi dell'est. Benché siano passati cinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale, gli avversari di un tempo sono lungi dall'essersi riconciliati. Il problema cruciale per l'europa era capire come evitare di ripetere gli errori del passato e come creare le condizioni per una pace duratura fra nemici storici. Il nocciolo della questione stava nel ricostruire le relazioni tra Francia e Germania su basi completamente nuove: la creazione di un legame più stretto fra i due paesi avrebbe spinto tutti gli stati liberi d'europa a costruire insieme un destino comune. Ma come si poteva fare? È Jean Monnet, forte della sua eccezionale esperienza di negoziatore e uomo di pace, a proporre un progetto ambizioso al ministro degli Affari esteri francese Robert Schuman e al cancelliere tedesco Konrad Adenauer: istituire un mercato comune del carbone e dell'acciaio sotto il controllo di un'autorità indipendente, per creare una sfera d'interesse comune ai due paesi. L'unione delle due industrie chiave per la produzione di armamenti avrebbe reso impossibile qualsiasi conflitto futuro tra i due paesi. La proposta, formulata solennemente dalla Francia il 9 maggio 1950, viene accolta con favore da Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo.[] Il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (Ceca) - il primo nucleo di quella che 41 Contrairement au dollar, l'euro ne se réfère à aucune autorité supérieure, politique et symbolique, fondant le lien de confiance qui fait société. Affichant portails et fenêtres ouverts sur le vide, ses billets renvoient uniquement à un espace sans limites, déterritorialisé et déshumanisé : celui du marché. Et, en guise de garantie ultime, une institution technocratique n'ayant de comptes à rendre à personne : la Banque centrale européenne. Le pari implicite est que, de la monnaie, sortira nécessairement une communauté politique. L'histoire ne connaît cependant que la séquence inverse... [] On constatera d'abord que les euro-billets reflètent strictement la dynamique purement économique et financière qui est au principe de leur apparition. Ils exhibent une froide esthétique post-moderne de ponts, de portes ou fenêtres qu'on a pris soin d'épurer de tout trait permettant de les localiser, représentations qui cherchent exclusivement à symboliser la communication, l'ouverture et le passage des frontières. Aucun message écrit: la seule dénomination euro, et le sigle de la Banque centrale européenne (Bce) en diverses langues; aucun symbole, autre que géographique, de la Communauté européenne ; aucune référence politique aux Pères fondateurs et à l'histoire ; aucun emblème de garantie souveraine. On est en présence d'une monnaie purement fonctionnelle dans sa nudité économique, d'un simple instrument d'échange qui fait fi du passé et ne le raccroche pas au futur, faute de pouvoir ou de vouloir s'appuyer sur des symboles communs aux différentes nations qui cherchent pourtant à s'unir. Sa seule dimension collective réside dans son nom même, euro, évoquant l'europe comme le franc évoque la France". Théret (2001). 15

36 ora è l'unione europea - sarà firmato nell'aprile del 1951 e segnerà l'inizio dell'europa delle realizzazioni concrete. 42 Si noterà nel testo appena esposto che si definisce la Ceca come linizio delleuropa delle realizzazioni concrete. La storia insegna, infatti, che alla fondazione della Ceca seguì, nel 1957, la firma a Roma dei Trattati che istituiscono la Comunità economica europea (Cee) 43 e la Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). Dieci anni dopo, entra in vigore il Trattato di fusione degli esecutivi delle Comunità europee: Ceca, Cee, Euratom si unirono ed ebbero un'unica Commissione e un unico Consiglio. Da quel momento si parlò di Comunità europea o Ce. La Comunità europea ha già ottenuto due degli obiettivi che si era prefissata: lunione doganale e il mercato unico. La prima si è realizzata il 10 agosto 1968, con la caduta delle ultime barriere doganali, con ben diciotto mesi di anticipo sui tempi previsti dal Trattato di Roma. La soppressione dei dazi doganali all'interno della Comunità produce effetti spettacolari: tra il 1958 e il 1970 il volume del commercio intracomunitario aumenta di sei volte, mentre il volume degli scambi della Cee con il resto del mondo risulta triplicato. Nello stesso periodo, il prodotto nazionale lordo della Comunità aumenta del 70 %. Per la prima volta le aziende europee hanno accesso ad un mercato continentale, come negli Stati Uniti, e possono trarre vantaggio dagli effetti dinamizzanti dell'apertura delle frontiere. Con l'unione doganale anche la gente comune può rendersi conto dei vantaggi pratici dell'integrazione europea: grazie alle importazioni da altri paesi comunitari, i consumatori godono di una scelta più ampia di prodotti 44. Il secondo è stato creato nel 1986 con la firma dell'atto Unico Europeo, con cui la Comunità si propose di eliminare altre barriere (fiscali e giuridiche) che rallentavano il commercio. Il 7 febbraio 1992 è stato firmato a Maastricht il Trattato sull'unione europea, un chiaro segnale della volontà dell'europa di essere qualcosa di più di una comunità economica 45. Oltre al rafforzamento delle realizzazioni precedentemente elencate, limponente 46 trattato si fonda infatti su tre pilastri 47 : la Comunità europea 48, la Politica Estera e della Sicurezza Comune (Pesc) e la Giustizia e gli Affari interni (Cgai). Tuttavia, per i cittadini comuni forse il cambiamento più eclatante prodotto dal trattato di Maastricht [fu] il varo dell'unione economica e monetaria e l'introduzione dell'euro [], un evento politico di importanza straordinaria [], il segno esteriore più tangibile dell'unione europea, simbolo della nostra comune appartenenza ad un continente unito 49. Infine, evento non di minore importanza, fu istituita la Cittadinanza dellunione 50. Nel 1997 è stato firmato il Trattato di Amsterdam, che ha confermato la terza importante revisione (effettuata nel corso della Conferenza intergovernativa 51 del ) dei trattati 42 Commissione europea, Ciao Europa (2000). 43 Per approfondimenti: Unione europea 1999, Trattato che istituisce la Comunità europea (firmato a Roma il 25 marzo 1957) - Versione consolidata, Unione europea - Raccolta dei trattati - Volume I - Tomo I. 44 Commissione europea, Ciao Europa (2000; corsivo dellautrice). 45 Idem. 46 Il trattato di Maastricht è composto di 252 articoli, 17 protocolli e 31 dichiarazioni. 47 Commissione europea, Cosa è cambiato in Europa con il trattato di Amsterdam (1999: 6). 48 Il presente trattato segna una nuova tappa nel processo di creazione di ununione sempre più stretta tra i popoli delleuropa, in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini. LUnione è fondata sulle Comunità europee, integrate dalle politiche e forme di cooperazione instaurate dal presente trattato. Essa ha il compito di organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro popoli. 49 Commissione europea, Ciao Europa (2000; corsivo dellautrice). 50 Articolo 17, comma 1: È istituita una cittadinanza dellunione. È cittadino dellunione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dellunione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce questultima. Articolo 18, comma 1: Ogni cittadino dellunione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. 51 Anziché limitarsi alla revisione e alla modifica dei trattati, come previsto dal trattato di Maastricht, il suo compito era anche quello di porre le basi per un'unione europea più vicina ai suoi cittadini, più forte, in grado di 16

37 istitutivi dellue. Il Trattato, da molti ritenuto un fallimento 52, aveva lobiettivo di porre [] i diritti dei cittadini al centro dell'attività dell'unione [ed] eliminare le barriere residue alla libertà di circolazione 53, incorporando nel quadro istituzionale laccordo di Schengen del 1985, che sanciva labolizione di tutti i controlli alle frontiere. All'Unione europea possono aderire tutti i paesi europei che siano disposti ad accogliere senza riserve i principi e gli impegni previsti dai trattati istitutivi. I candidati all'adesione devono soddisfare i seguenti requisiti principali: appartenere al continente europeo, avere un'economia basata sul libero mercato e rispettare i principi della democrazia e della legalità. 54 LUnione è in continuo ampliamento. Dal primo allargamento del 1973 che ha sancito il passaggio dalleuropa dei Sei alleuropa dei Nove, il 9 ottobre 2002 si è arrivati, attraverso la pubblicazione di Agenda 2000 (proposte per l'ampliamento e le riforme dell'ue), alla raccomandazione della Commissione per la conclusione delle richieste di adesione di altri 12 stati candidati. Questi paesi, con una ricchezza di differenti storia e culture, si sono preparati per ladesione per più di un decennio. Per entrare nell'unione, devono attenersi alle condizioni economiche e politiche conosciute come i criteri di Copenaghen, secondo i quali un futuro membro deve - essere una democrazia stabile, che rispetta i diritti dell'uomo, lo stato di diritto e la protezione delle minoranze; - avere un'economia di mercato funzionante; - adottare le norme, gli standard e le politiche comuni che compongono il corpus giuridico della Ue 55. Oggi lunione europea è composta di ben 27 Stati: la piccola Europa dei Sei ha allargato di molto i propri spazi. operare con maggiore efficacia e pronta per accogliere nuovi membri, Commissione europea, Ciao Europa (2000). 52 La revisione del Trattato di Maastricht produceva risultati modesti e il nuovo Trattato [] avrebbe registrato ben poche novità, Mammarella e Cacace (2001: 277). 53 Commissione europea, Ciao Europa (2000). 54 Idem. 55 Estratto da: (traduzione dellautrice). 17

38 2.2. Le tre fasi della comunicazione istituzionale europea Le istituzioni europee hanno più volte sottolineato la necessità di distinguere tra le nozioni di informazione e comunicazione. Peter Pex, nella sua relazione sulla politica dinformazione e comunicazione dellunione europea (Relazione Pex, 1998), ha precisato la differenza tra le due nozioni: è preferibile utilizzare lespressione politica di comunicazione, che assicura una migliore comunicazione tra i cittadini e le istituzioni europee, riservando il tema di politica di informazione al compito limitato di fornire informazioni ai cittadini (Relazione Pex, 1998: 14; traduzione e corsivo dellautrice). Per ottenere una visione più sistematica dellinsieme delle produzioni discorsive europee, lautrice ha analizzato linformazione e la comunicazione dal punto di vista delle dimensioni dellinterattività e tenendo conto della distinzione tra informazione (e comunicazione) pull (cercata e selezionata volontariamente dal destinatario) e push ( spinta dallemittente verso il destinatario). A seconda del comportamento dellunione relativamente alle strategie di informazione e di comunicazione, e sulla base della distinzione di cui sopra, è possibile identificare tre fasi nella comunicazione comunitaria: 1. le relazioni pubbliche (le origini: ); 2. linformazione diretta pull e push (il dopo-maastricht: ); 3. linformazione diretta pull e push e la comunicazione (il dopo-santer: dal 1999 al 2005). Strategie di informazione e comunicazione UE: tre fasi Fase 1 ( ): RELAZIONI PUBBLICHE Fase 2 ( ): INFORMAZIONE DIRETTA PULL & PUSH 1995 EUROPA EUROPA II (oggi Fase 3 ( ): INFORMAZIONE DIRETTA PULL & PUSH + COMUNICAZIONE Apertura e partecipazione (Libro Bianco "La riforma della Commissione 2000) = ICT 18

39 2.3. La prima fase: linformazione push tramite rapporti con gli opinion leader Le relazioni con la stampa nella fase iniziale Secondo Eric Dacheux, coordinatore del gruppo di ricerca Espace Public Européen presso il Cnrs 56, la vera strategia di comunicazione europea si mette in moto con lobiettivo del Mercato unico europeo, quindi nel Tuttavia, la storia della comunicazione istituzionale delle istanze europee è più vecchia poiché, col trattato di Roma, la Commissione europea aveva, sul modello della Ceca, un servizio di relazioni pubbliche il cui scopo era lottare contro la propaganda anti-europea 57. Tale ipotesi è convalidata dalla considerazione di Max Kohnstamm, Segretario generale dellalta Autorità della Ceca, il quale sosteneva che lobiettivo del servizio di informazione doveva essere disarmare gli avversari dellintegrazione 58. Gérard De Sélys, giornalista per Le Monde Diplomatique, si è occupato in un suo articolo, La machine de propagande de la Commission, della problematica delle strategie di comunicazione comunitarie fin dai tempi della Ceca. Nella sua dissertazione, egli fornisce numerose informazioni per sostenere la tesi che, già dagli anni Cinquanta, le istituzioni comunitarie avessero messo in atto delle politiche di relazioni con la stampa. Ancora oggi, scrive lautore, buona parte dei 765 giornalisti accreditati a Bruxelles si vedono proporre delle offerte molto generose sotto forma di reportage integralmente pagati [] o di collaborazioni occasionali o regolari a una o più delle innumerevoli pubblicazioni prodotte essenzialmente dalla Commissione. Questo dispositivo [] si è rivelato estremamente efficace non solamente per diffondere la buona parola, ma anche per occultare delle pratiche di cui si potrebbe dubitare 59. Analizzando documenti ufficiali comunitari, emerge che le strategie di informazione delle origini erano costituite in gran parte da relazioni pubbliche con gli opinion leader e con i professionisti della stampa (secondo De Sélys, con lobiettivo di impedire la nascita di una propaganda anti-europea 60 ). Lufficio franco-tedesco Bros&Elvinger, incaricato dallalta Autorità di studiare una politica di relazioni pubbliche, ha pubblicato nel 1955 un documento in cui affermava che era necessario fare giocare i sentimenti, chiamarli alle credenze ammesse senza giudizio, in sostanza a tutto ciò che costituisce il temperamento psicologico della folla. [] Le pubbliche relazioni, molto meglio della pubblicità, danno la possibilità di influenzare lopinione nei momenti critici, di combattere i pregiudizi, ed anche di trasformare dei sentimenti di sfiducia in correnti di simpatia Tra relazioni pubbliche e informazione push Sul versante dellinformazione pull, ovvero del libero accesso alle informazioni, secondo De Sélys vi erano diverse restrizioni e controlli. Durante una riunione del 1955 Reinaldus Renckens, uno dei responsabili dellinformazione della Ceca, affermò che sarebbe [stato] pericoloso documentarli 62 in dettaglio su [] questioni interne Centre Nationale de Recherche Scientifique. 57 Estratto da: Dacheux 2002 ( ; traduzione dellautrice) 58 Kohnstamm (1954; cit. in. De Sélys, 1996; traduzione e dellautrice). 59 De Sélys (1996; traduzione dellautrice). 60 Lattacco alla Commissione sferrato da De Sélys era stato preceduto da due interpellazioni parlamentari, nel 1956 (da parte del belga Paul Struye) e nel 1961 (da parte del francese Christian de La Malène), in cui veniva messa in questione la politica di comunicazione delle istituzioni. 61 Bros&Elvinger (1955; cit. in. De Sélys, 1996; traduzione dellautrice). 62 Il li si riferisce ad alcuni parlamentari che volevano seguire i lavori interni della Alta Autorità. 63 Renckens (1956; cit. in De Sélys, 1996; traduzione dellautrice). 19

40 Se linformazione pull non era garantita, le notizie riguardo le attività delle istituzioni venivano fornite in maniera push tramite un Gruppo del Portavoce (afferente al servizio dinformazione) il quale, cita De Sélys, aveva la responsabilità dellopportunità [di informare] e il monopolio dellortodossia 64. Il 7 gennaio 1985 iniziò il mandato della nuova Commissione, presieduta da Jacques Delors. Lo stesso anno, nel mese di giugno, fu sancito laccordo di Schengen (Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi stabilirono l'eliminazione dei controlli alle frontiere) e venne trasmesso al Consiglio europeo un libro bianco elaborato dalla Commissione sul completamento del mercato interno entro il Come ipotizzava Dacheux, Delors decise di effettuare alcune modifiche alla politica di informazione comunitaria. In particolare, trasformò il Gruppo del Portavoce in Servizio del Portavoce (Spp 65 ), al quale assegnò due missioni essenziali: proteggere la Commissione ed il suo presidente, e misurare quotidianamente i risultati dellinformazione istituzionale nei media 66. Nel 1989 fu redatto un vademecum dellspp nel quale si affermava, come riporta De Sélys, che il fine di ogni nota 67 è, in principio, di suscitare un comunicato dagenzia, un articolo di giornale, uninformazione di radio o di televisione favorevole alla posizione presa dalla Commissione. [] Lesperienza prova che una prudenza particolare si impone nei contatti con i giornalisti che non sono accreditati a Bruxelles e che non sono conosciuti personalmente 68. La politica di informazione indiretta push e di relazioni pubbliche delle istituzioni comunitarie continuò sua questa linea, parere dellautrice, fino al 1992, anno in cui le difficoltà di ratifica del Trattato di Maastricht rivelarono una carenza di legittimazione delle istituzioni comunitarie presso i cittadini europei Le campagne e gli investimenti televisivi Una considerazione particolare nella riflessione sulle strategie dinformazione pre-maastricht lo merita il ruolo giocato dalla televisione. Con lobiettivo espresso a Fontainebleau 69 di adottare le misure proprie a rafforzare ed a promuovere la sua identità e la sua immagine presso i suoi cittadini e nel mondo 70, la Comunità si orientò verso la promozione del mezzo televisivo per perseguire i suoi fini. Convinta che la televisione senza frontiere avrebbe permesso a un più gran numero di telespettatori in Europa [di] vedere programmi televisivi di altri paesi o programmi televisivi europei, cosa che [avrebbe potuto] contribuire alla comprensione tra i popoli, migliorare la conoscenza della cultura e della storia di altri popoli così come promuovere la formazione di una coscienza europea 71, la Comunità adottò il programma Media (Misure per Incoraggiare lo Sviluppo 72 dellindustria Audiovisiva) 73 e 64 Rabier (1958; cit. in De Sélys, 1996; traduzione dellautrice). 65 Service du Porte-Parole. 66 De Sélys (1996; traduzione dellautrice). 67 Note dinformazione di stampa. 68 Vademecum dellspp (1989; cit. in De Sélys, 1996; traduzione dellautrice) giugno Commissione europea, LEurope des citoyens (1985; cit. in Dacheux, 1994: ; traduzione dellautrice). 71 Commissione europea, Livre vert sur la télévision sans frontières (1984 ; cit. in Dacheux 1994: 192; traduzione dellautrice). 72 Mesures pour le Développement de lindustrie Audiovisuelle. 73 Lobiettivo [] è duplice : imporre lo standard Hd-Mac [] a livello mondiale, creare un numero critico di programmi che possano essere diffusi con questa norma. Linteresse per la televisione si spiega ugualmente con il numero importante di europei che possiedono un televisore. Secondo Eurostat, quasi la metà degli europei possiede un televisore. La Commissione vede dunque in questo media la possibilità di toccare direttamente i cittadini. Attraverso la televisione, essa auspica di portare linformazione ai cittadini, senza che questi non debbano spostarsi. Inoltre, la Commissione accorda a questo media un enorme potere simbolico: quello di creare i sentimento di appartenenza ad una comunità, Dacheux (1994: ; traduzione dellautrice). 20

41 sviluppò lidea di fondare una televisione pubblica europea che si [appoggiasse] sul patrimonio culturale europeo, poiché la cultura partecipa al processo di presa di coscienza delleuropa 74. Secondo Dacheux, al giorno doggi una rete televisiva come Arte manifesta i limiti di tale progetto, a causa dei problemi di traduzione, dei modi diversi di concepire ed affrontare la cultura e delle difficoltà di toccare il grande pubblico. Senza entrare nel merito di un giudizio di valore, interessa qui evidenziare la duplice funzione comunicativa della televisione a partire dalla Commissione Delors: Verticale Come punto finale della catena di relazioni tra istituzioni - giornalisti - cittadini ISTITUZIONI Relazioni pubbliche/informazione GIORNALISTI Informazione/Comunicazione T V Duplice funzione comunicativa della televisione Orizzontale Come mezzo di collegamento a reti televisive straniere (a livello comunitario) C.le 4 Canale 1 T V TV CITTADINI TV T V CITTADINI C.le 3 C.le 2 Le due modalità di utilizzo della televisione avrebbero dovuto contribuire, nelle intenzioni dei promotori, ad una presa di coscienza delleuropa 75. Tuttavia, nel 1992 tale obiettivo si rivelò unillusione: solamente il 14% dei cittadini si riteneva europeo 76. Era dunque necessaria una riflessione. 74 Desgraupes (1985; cit. in Dacheux, 1994: 192; traduzione dellautrice). 75 Idem (traduzione dellautrice). 76 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 11, allegato 2; traduzione dellautrice). 21

42 2.4. La seconda fase: linformazione push e pull dopo il Trattato di Maastricht Interesse per i cittadini Il 7 febbraio 1992 venne firmato a Maastricht il Trattato sullunione europea, altresì detto Trattato di Maastricht, con il quale i firmatari si prefiggevano di: - rafforzare la coesione economica e sociale e creare uno spazio senza frontiere interne; - affermare lidentità sulla scena internazionale (mediante l'attuazione di una politica estera e di sicurezza comune []; - rafforzare la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini dei suoi Stati membri mediante l'istituzione di una cittadinanza dell'unione []; - sviluppare una stretta cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni []; - mantenere integralmente l'acquis comunitario e svilupparlo [] 77. Il trattato segnò una nuova tappa nel processo di creazione di un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'europa, in cui le decisioni [fossero] prese il più vicino possibile ai cittadini e disinteresse dei cittadini Nell'inverno del 1991, sembrava che la storia stesse scorrendo verso la sempre più stretta Unione del Trattato di Roma, e fu firmato il Trattato di Maastricht. Poi, seguirono lo shock dei referendum, i dibattiti parlamentari e le sfide delle Corti degli Stati membri, che ritardarono la ratifica fino al novembre Nonostante limportante risultato politico, i cittadini non si sentirono particolarmente coinvolti da tale avvenimento. La mancata ratifica del Trattato in Danimarca (2 giugno 1992) e le difficoltà di ratifica in altri paesi (Francia e Gran Bretagna) fecero sentire la necessità di una riflessione sulla considerazione che i cittadini avevano delle istituzione e delleuropa in generale. Uno studio sulle opinioni pubbliche europee 80, pubblicato nel 1993, rivelò infatti che lattaccamento affettivo alleuropa era raro (12%) e che un europeo su tre sentiva leuropa in modo ambivalente. Nonostante ciò, a livello delle aspirazioni i cittadini erano favorevoli alleuropa (il 60% si augurava che essa avanzasse più velocemente, il 70% era favorevole a una politica comune in materia di sicurezza e di difesa e il 55% era favorevole a una banca centrale europea). Ciò che saltava allocchio, e che rese necessario un cambiamento di rotta, era il sentimento di sottoinformazione (il 65% degli intervistati si riteneva mal informato) e la scarsissima conoscenza delle istituzioni (su 4, ne erano citate in media 1,5). Lo studio guidato da Mulders sosteneva che la Comunità, in quanto servizio pubblico, deve affermare una vocazione di unione riconoscendo lautonomia del cittadino. Allo stesso modo, il cittadino deve potere identificarsi in unimmagine coerente, credibile e seducente. Conviene dunque lavorare su una strategia di comunicazione che favorisca questa doppia implicazione nella trasparenza, il tutto rispettando gli ambiti riservati degli Stati membri 81. Venne dunque stimolata una riflessione sulla relazione tra le istituzioni comunitarie e i cittadini, e in particolare sul modo in cui le prime comunicavano con i secondi. Willy De Clercq, membro 77 Trattato sull'unione europea, Titolo 1, Art. B. Estratto da: 78 Ibidem, Art. A. 79 Pedlar (1994; traduzione dellautrice). 80 Si afferma infatti che non esiste unopinione pubblica europea, ma un insieme di opinioni varie, specifiche non solamente ai differenti stati, ma anche a classi di età, ai sessi, alle categorie sociali e più generalmente a tutta una serie di indicatori, tanto sul piano nazionale che su quello comunitario, Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 4, allegato 2; traduzione dellautrice). 81 Idem (traduzione e grassetto dellautrice). 22

43 del Parlamento europeo, fu incaricato di fare una riflessione sulla politica di informazione e di comunicazione dellunione, pubblicata nel La relazione De Clercq Durante il 1992, ed a partire da allora, il dibattito provocato dalla costruzione delleuropa ha rivelato una crescente perplessità nei cittadini. Questa perplessità sembra evidenziare, per la prima volta, una frattura nel tradizionale supporto dei cittadini europei per la causa dellintegrazione europea. Per la prima volta, sembrerebbe che la validità del buon progetto in altre parole, lintegrazione e la costruzione europea sia messa in questione. Non è più un né soggetto di unanimità né è percepita come qualcosa di normale o ovvio []. Questo stato di cose, enfatizzato da un numero di studi recenti, chiama ad una riflessione in profondità su tutti gli aspetti delle politiche di informazione e di comunicazione della Comunità 82. Willy De Clercq introdusse con le precedenti parole la riflessione del gruppo di esperti da lui guidato sulle politiche di informazione e di comunicazione dellunione europea. Gli obiettivi che gli erano stati richiesti erano di: - compilare un inventario descrittivo delle politiche di informazione e comunicazione a livello nazionale e comunitario; - valutare la qualità delle politiche, azioni, procedure, attitudini e risorsa in atto e indicare le principali cause del gap di informazione; - formulare raccomandazioni per una strategia di informazione e comunicazione da seguire. 82 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: prefazione; traduzione dellautrice). 23

44 2.5. La dimensione istituzionale nel 1993 Gli organi principali dell'unione sono quelli appartenenti al cosiddetto triangolo istituzionale, offriremo alcune informazioni riguardanti le attività di informazione e comunicazione del Parlamento europeo e del Consiglio dei Ministri. La relazione De Clercq offre innumerevoli informazioni in relazione alla gestione della comunicazione da parte di tali istituzioni nel Parlamento Direzione Generale dell'informazione e delle Relazioni Pubbliche (DG III), articolata in tre direzioni: - Direzione della stampa - Direzione delle relazioni pubbliche - Direzioni degli uffici esterni Emittente istituzionale Reti di comunicazione Messaggi di comunicazione Pubblico-target Tecniche di comunicazione Media impiegati Le azioni di informazione della DG III si dividono in sette categorie: - pubblicazioni - audiovisivo - accoglienza ed informazioni di stampa - accoglienza visitatori nelle tre sedi dell'istituzione - organizzazione di seminari d'informazione generale e tematici - partecipazione, sotto forma di stand, a grandi esposizioni internazionali - borse per i soggiorni di studio presso le istituzioni Uffici di rappresentanza del Parlamento degli stati membri Obiettivi generali nei testi: - fare comprendere il ruolo del Parlamento europeo nella costruzione europea, la sua funzione legislativa; - mostrare la sede del Parlamento europeo nella costruzione della democrazia europea - promuovere una reale interazione con i cittadini - promuovere una reale trasparenza Obiettivo finale: - I cittadini - I visitatori delle sedi istituzionali - I giovani Soprattutto le relazioni pubbliche ("le linee di budget votate dall'autorità politica impongono delle priorità alla politica di informazione del Parlamento europeo. Prima priorità: l'accoglienza dei visitatori; seconda priorità: le pubblicazioni; terza priorità: l'audiovisivo" 84 ). - priorità al settore audiovisivo - elementare considerazione dei media elettronici - "sponsorizzazione" dei giornalisti Consiglio dei Ministri In seguito al Vertice di Birmingham, i Capi di stato e di Governo richiesero ai Ministri degli Affari Esteri di rendere i lavori delle istituzioni, tra cui anche quelli del Consiglio, più trasparenti e scritti con un linguaggio più semplice e più chiaro. In particolare, gli obiettivi che il Consiglio si propose in tale occasione riguardo alle politiche d'informazione e comunicazione erano: - trasparenza delle decisioni del Consiglio, tramite: o organizzazione di conferenze stampa 83 Le informazioni riportate sono interamente tratte dal Rapporto De Clercq. In alcuni casi, esse ne riflettono l'organizzazione o prendono spunto da esso; in innumerevoli occasioni ne sono la traduzione fedele. 84 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 220, allegato 2; traduzione dellautrice). 24

45 o diffusione di dossier che spieghino come si è giunti a determinate decisioni del Consiglio (dossier di background) o diffusione di comunicati stampa al termine di ogni riunione del Consiglio o diffusione rapida delle notizie in tutte le lingue comunitarie; - migliore informazione sul ruolo e le attività del Consiglio: o rendendo più attrattiva e disponibile più rapidamente la relazione annuale sulle attività svolte o incrementando le visite per il giornalisti o rafforzando il servizio stampa e le attività del Consiglio in materia di informazione in generale; - migliore cooperazione e trasmissione più rapida delle informazioni: o rafforzando la cooperazione interistituzionale al fine di elaborare delle strategie di informazione coordinate o vigilando sulla cooperazione tra Stati membri o rafforzando la nuove tecnologie di informazione (quali, ad esempio, le basi di dati) per accelerare la circolazione di informazione Commissione L'organizzazione generale della comunicazione ruotava (allora) intorno a: - il Segretariato generale - il Servizio del Portavoce (Spp) - la Direzione Generale X Audiovisivo, Informazione, Comunicazione e Cultura - gli Uffici di Rappresentanza localizzati nelle capitali dei 12 Stati membri - le 23 Direzioni Generali della Commissione - l'ufficio Pubblicazioni Ufficiali delle Comunità europee - l'ufficio Statistico delle Comunità europee. Segretariato Generale. Diverse unità del Segretariato Generale si occupavano di attività di: - informazione: o pubblicazioni ufficiali o comunicazione delle attività comunitarie alle delegazioni esterne; - comunicazione: o esterna: organizzazione di eventi di grande rilevanza, come i giochi olimpici o interna: ottimizzazione dei circuiti di comunicazione e di informazione verso i funzionari o coordinamento: con la DG X e gli Uffici di Rappresentanza. Servizio del Portavoce (Spp). L'Spp era l'organo di informazione della Commissione. La politica perseguita rispecchiava quattro principi stabiliti col vademecum del Portavoce, redatto nel 1989: 1. l'informazione è tanto completa quanto lo permettono le circostanze. La Commissione ha interesse a far conoscere al grande pubblico le sue attività; 2. l'informazione deve essere il più chiara, semplice e concreta possibile. essa deve situare la decisione della Commissione nel suo contesto al fine di fare emergere i suoi legami con la strategia dell'istituzione, le sue priorità, le sue responsabilità. [...]; 25

46 3. l'informazione deve essere rapida; 4. l'informazione non deve essere discriminatoria 85. L'Spp, che aveva la funzione di diffondere l'informazione ed esprimere l'opinione della Commissione (e non quello dei singoli Commissari), si relazionava in particolare con i giornalisti accreditati (950 nel 1993). Direzione Generale X Audiovisivo, Informazione, Comunicazione e Cultura. La DG X aveva il compito di gestire la comunicazione e l'informazione della Commissione, in collaborazione con l'spp e il Segretariato Generale. Essa si articolava intorno alla Direzione A (audiovisivo), la Direzione B (informazione, comprese le relazioni con gli uffici e i programmi d'azione prioritari) e la Direzione C (cultura, comunicazione ed Europa dei cittadini). "La DG X gioca un ruolo centrale nell'attività di informazione e di comunicazione della Commissione. Essa assicura la diffusione dell'informazione a medio e lungo termine, produce l'essenziale delle pubblicazioni, gestisce gli uffici della Commissione negli Stati membri ed i servizi stampa e informazione a Washington, New York, Tokyo e Caracas, è responsabile dei sondaggi, gestisce gli studi televisivi e della radio (e assicura in questo campo, congiuntamente con il Servizio del Portavoce, le relazioni con la stampa), è responsabile di un vasto insieme di reti (comprese nell'ambito dell'educazione), prende in carico l'accoglienza dei visitatori [...], assicura la partecipazione della Commissione a fiere ed esposizioni, organizza le campagne e le manifestazioni grande pubblico. Essa assicura alcune funzioni di coordinamento, di impulso e di consiglio di altre direzioni generali". "La DG X assicura le relazioni con i servizi di informazione del Parlamento europeo, del Comitato Economico e Sociale e, meno frequentemente, con le altre istituzioni comunitarie. Partecipa ai lavori del Gruppo Informazione del Consiglio. Intrattiene relazioni con i servizi d'informazione degli Stati membri [...]" 86. Uffici di Rappresentanza localizzati nelle capitali degli Stati membri. Gli Uffici di Rappresentanza avevano una funzione di mediazione tra le istituzioni europee e le realtà nazionali e regionali. Venivano spesso consultati al momento della preparazione di campagne gestite dagli Stati membri. Esistevano dei contatti tra i vari centri a livello di rete europea, tuttavia erano informali e sporadici. 23 Direzioni Generali della Commissione. Ciascuna Direzione Generale della Commissione aveva a sua disposizione una certa quota del proprio budget per offrire servizi di informazione e di comunicazione. Il gruppo di lavoro de Clercq suddivise le varie DG secondo il loro modo di comunicare e di informare in: - DG leader en échappée: le DG V, XI, XII, XIII, XXIII, le quali gestiscono la loro comunicazione con una certa professionalità, si appoggiano su un insieme di reti di informazione, organizzano spesso delle [...] campagne [spesso] incentrate intorno al concetto "Anno del..." (ambiente, lingue,...) [...]. In generale queste DG sono riuscite a combinare l'informazione verso dei target precisi e verso i cittadini in generale 87 ; - DG du peloton: le DG III, IV, VIII, XVI, XVII, le quali dispongono di strutture ad hoc e vogliono gestire la comunicazione con competenza. Esse si appoggiano principalmente su tecniche di relazioni pubbliche: colloqui, stampa, visite, e veicolano le loro informazioni con delle pubblicazioni 88 ; 85 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 234, allegato 2; traduzione dellautrice). 86 Ibidem, p.229 (traduzione dellautrice). 87 Ibidem, p.225 (traduzione dellautrice). 88 Ibidem, p.226 (traduzione dellautrice). 26

47 - DG lâchées: le DG XV, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, alcune delle quali sono totalmente a ruota libera, [e] altre sembrano comunicare perché si deve 89. Le varie Direzioni generali intrattenevano delle relazioni con la DG X che, nelle interviste presentate da De Clercq, oscillavano tra cattive e buone. Tuttavia, in linea generale, più una DG ha strutturato la sua organizzazione della comunicazione, meno essa sente la necessità di ricorrere alla DG X Idem (traduzione dellautrice). 90 Ibidem, p.227 (traduzione dellautrice). 27

48 2.6. Il deficit di comunicazione nella seconda fase e gli orientamenti per il futuro Le ragioni dell'insuccesso Nel 1993 la Comunità europea era in una situazione critica in termini di fiducia, credibilità, desiderabilità, performanza economica, capacità di mantenere la pace, approvazione pubblica e supporto pubblico. La speranze inerenti il 1992 erano state sostituite da un senso di anticlimax 91. L'Obiettivo 92, promosso da Jacques Delors in occasione della riforma delle istituzioni europee 92 e del lancio del progetto di realizzare il Mercato Unico Europeo il 31 dicembre 1992, "e dal punto di vista economico [...] fu un netto successo (il mercato unico ha visto la luce alla data prevista), esso fu, dal punto di vista politico, un fallimento grave. Da un lato, i cittadini europei continuarono a restare bloccati alle frontiere, mentre i capitali e le merci circolavano liberamente 93. Nasceva dunque un'unione monetaria che, da un lato, non rispettava parte delle promesse fatte (ad esempio la mancata riduzione della disoccupazione), alimentando la disillusione, e che, dall'altro lato, era un'unione voluta soprattutto da una classe politica barricata a Bruxelles e che non consultava i cittadini: di conseguenza, gran parte dei cittadini dell'europa [ebbero] l'impressione che qualcosa di cui loro [sapevano] molto poco, e riguardo alla quale non [erano] stati consultati, [fosse] stata loro imposta dall'alto in basso: da Bruxelles 94. La ragione di tale insuccesso, secondo De Clercq, fu il fatto che l'europa non era stata comunicata in una maniera rilevante e persuasiva per i cittadini d'europa: un problema unicamente di comunicazione, apparentemente. Le cause della crisi, secondo tale analisi, erano molteplici: - il prodotto sbagliato: innanzitutto, la ragione principale fu la vendita del prodotto sbagliato: si era cercato di vendere Maastricht (sic.) anziché gli effetti benefici per me che deriveranno dallunione europea assenza di direzione strategica: non c'era né una direzione strategica per la comunicazione comunitaria né un Ufficio Centrale delle Comunicazioni (presenti invece nelle amministrazioni del Giappone, degli USA e degli Stati membri). L'Europa, insomma, non parlava con una voce sola 96 con la conseguenza di avere una molteplicità di emittenti e messaggi non consistenti messaggi astratti: i messaggi, secondo De Clercq, erano stati percepiti nella maniera errata in quanto il loro contenuto non era rilevante per la vita quotidiana dei cittadini e poiché la loro forma dell'espressione [era] spesso in un gergo incomprensibile. I sistemi di trasmissione dei messaggi saranno old-fashioned fino a quando il pubblico non sarà raggiunto attraverso i media elettronici management eterogeneo e struttura povera: c'è una massa di informazione irrilevante, confusa e direzionata male che fa sì che sia virtualmente impossibile rendere la comunicazione efficace, trasmettendo il messaggio giusto al pubblico giusto nel modo giusto al momento giusto e nel posto giusto lavori non svolti: gran parte dei progetti relativi all'avvicinamento delle istituzioni ai cittadini non era stata compiuta. 91 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 1; traduzione dellautrice). 92 In occasione dell'atto Unico (1986). 93 Dacheux (1997: 45; traduzione dellautrice) 94 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 1; traduzione dellautrice). 95 Ibidem, p.4 (traduzione dellautrice). 96 Idem (traduzione dellautrice). 97 Idem (traduzione dellautrice). 98 Ibidem, p.5 (traduzione dellautrice). 99 Idem (traduzione e grassetto dellautrice). 28

49 Orientamenti per il futuro La Relazione De Clercq, oltre che descrivere la situazione in cui si trovavano le istituzioni relativamente alle loro strategie di comunicazione, aveva anche il compito di elaborare delle proposte e delle soluzioni per il futuro. Per migliorare la situazione ed avvicinare l'europa ai cittadini, furono proposti i seguenti metodi: 1. identificare i vantaggi dell'unione: l'unione europea deve essere presentata e promossa al pubblico come un "buon prodotto" [...]. È un'entità vivente che offre molti benefici per tutti in termini di progresso e prosperità, protezione e pace, che includono i concetti di solidarietà e di un "domani migliore". Il nome che deve essere usato [...] in tutte le comunicazioni è Unione europea]; 2. evitare la confusione: è da evitare la confusione tra "Europa" e istituzioni europee. Le organizzazioni e le istituzioni non sono l'europa. [...] La gente è molto più interessata al cibo che arriva in tavola che a coloro che lavorano nella cucina; 3. posizionamento: l'unione europea dovrebbe essere posizionata nelle menti delle persone come la più grande entità democratica, socio-economica e politica nel mondo. La sua ragione di esistere è che [...] il tutto è più grande e più efficace della somma delle parti. [...] il suo motto potrebbe essere In uno plures; La Commissione dovrebbe essere posizionata chiaramente come il garante del benessere e della qualità della vita dei cittadini d'europa. [...] Deve essere presentata con un volto umano [...]. Dovrebbe avere un suo proprio simbolo, che potrebbe essere una stella con dodici punte [...]; il Parlamento europeo è il garante del pluralismo e della democrazia, e il mezzo attraverso il quale [...] i cittadini possono partecipare [...]; il Consiglio rappresenta direttamente i governi degli Stati membri; 4. lavorare insieme per obiettivi comuni: l'unione richiede una valutazione onesta di quanto possa essere realisticamente fatto. Ciò significa [...] non creare false aspettative; 5. utilizzare un linguaggio chiaro e mezzi adeguati: deve essere utilizzato un linguaggio nuovo, semplice e credibile, e devono essere impiegati nuovi e diversi sistemi di trasmissione dei messaggi. [...] le comunicazioni della Commissione sono principalmente su carta stampata, mentre i destinatari ricevono la maggior parte delle loro informazioni attraverso mezzi audiovisivi. [...] le abitudini dell'emittente devono cambiare se si vuole creare un contatto efficace. I media elettronici [...] devono diventare i mezzi-chiave per la pubblicità, coproduzioni, interviste, programmi di interesse speciale. [...] le reti di informazione dovrebbero essere incoraggiate; 6. aiuto esterno: dovrebbero essere chiamati esperti di comunicazione esterni [...]; 7. ufficio delle Comunicazioni: la Commissione stessa dovrebbe modernizzare i suoi metodi, iniziando con la creazione immediata di un Ufficio delle Comunicazioni; 8. cambiamenti nell'organizzazione e nelle risorse umane: è necessario fare dei cambiamenti nell'organizzazione e nella gestione del personale per assicurare il coordinamento degli sforzi tra le Istituzioni e gli Stati membri, tra le Istituzioni, ed all'interno di ciascuna Istituzione; 9. denaro e leadership: condizione sine qua non: 29

50 non coinvolgeremo emotivamente i cittadini europei nella costruzione dell'europa, e non otterremo i nostri obiettivi senza una leadership decisa e fondi finanziari 100. Informazione e comunicazione: due obiettivi distinti. Come da noi ipotizzato precedentemente, anche in questa occasione venne fatta una distinzione netta tra la comunicazione e l'informazione: un grande cambiamento deve essere fatto in termini di politica e strategia, con una chiara distinzione tra gli obiettivi della comunicazione generale e gli obiettivi dell'informazione. La distinzione deve essere riflessa nell'organizzazione e nelle strutture 101. Le strutture proposte, ed i relativi ruoli, in funzione dell'informazione o della comunicazione erano: Direzione Generale responsabile per la comunicazione generale e gli eventi COMUNICAZIONE Essa "deve essere rinforzata ed avere uno staff di professionisti. Il suo ruolo specifico e le sue funzioni dovrebbero essere: - campagne per l'unione europea, in particolare per il grande pubblico, coloro che si occupano di affari, le donne e i giovani; - eventi culturali; - comunicazioni individuali (colloqui, seminari, forum) - fiere, esibizioni, etc. - progetti di partnership con altre istituzioni, ad esempio cultura e sport; - programma per i cittadini ("end-user"-oriented): promozioni, servizi visitatori; - [...] servizi interni [...]" 1 1 ibidem, p.43 (traduzione dellautrice) Servizio di informazioni "One stop" Servizio del Portavoce Uffici di Informazione e Documentazione del Parlamento europeo e Uffici della Commissione negli Stati membri 1 Ibidem, p.44 (traduzione dellautrice) INFORMAZIONE Un indirizzo, telefono e numero di fax dove l'utente possa sapere come ottenere una risposta alla sua richiesta di informazioni relativa all'europa. Deve essere responsabile per l'informazione a tutti i media (stampa, televisione e radio). "L'SPP deve essere rinforzato, essere user-oriented ed in un linguaggio user-friendly" 1. È necessario migliorare la cooperazione tra le istituzioni e le loro rappresentanze negli stati membri Riforme: tra il 1993 e il 1999 Una ricerca sull'informazione dell'unione europea definisce la Comunicazione SEC (1993) 916/9, approvata dal Commissario De Deus Pinheiro, la riforma del Con tale documento si posero le basi della riforma, che [disegnava] quelli che sono ancora oggi la missione, i contenuti, le strategie e gli strumenti dell'informazione dell'unione e sull'unione, come viene realizzata dal suo principale strumento operativo, la Commissione 102. La comunicazione, esito di innumerevoli studi precedenti 103, tra i quali la Relazione De Clercq, era un documento di programmazione organizzativa, più che un documento politico. Essa identificava i cambiamenti che era necessario effettuare al fine di un miglioramento della strategia di comunicazione e di informazione dell'unione europea. Linformazione e la comunicazione non possono rimpiazzare la politica, ma esse sono indispensabili per qualsiasi politica efficace. Senza arrivare ad affermare che la politica non esiste 100 Ibidem, pp (traduzione e grassetto dellautrice) 101 Ibidem, p.42 (traduzione e grassetto dellautrice) 102 L'informazione dell'unione europea. 103 Commissione europea, Communication de M. Pinheiro, en accord avec M. le Président - Rapport sur le droit dacces à linformation détenue par les institutions - Texte F, COM(1993) 191; Communication de M. Pinheiro, en accord avec M. le Président - La transparence dans la Communauté - Texte E, COM(1993) 258/4: 30

51 se non è comunicata, si deve tuttavia riconoscere che una comunicazione efficace è fondamentale per il successo di una politica 104. Trasparenza e informazione. Oltre alla Relazione De Clercq, altri studi furono voluti dalla Commissione europea per rimediare al deficit di legittimità che si era manifestato in occasione della difficoltà di ratifica del Trattato di Maastricht. Peraltro, altre contingenze storiche quali le elezioni europee del giugno 1994, l'allargamento della Comunità e la nuova Conferenza Intergovernativa prevista per il 1996 fornivano impulsi affinché si lavorasse nella direzione di un avvicinamento ai cittadini. Innumerevoli analisi furono redatte da comitati di esperti e furono prodotte più proposte di cambiamento. Nel 1992 la Commissione suggerì la creazione di un Programma dazione informativa per i giovani 105. Il 29 ottobre dello stesso anno la pubblicazione della Relazione Sutherland Il mercato interno dopo il 1992, rispondere alla sfida 106, fu un ulteriore contributo alla discussione sull'apertura. La Commissione deve sviluppare una strategia di comunicazione. [] La Commissione dovrebbe, in collaborazione con il Consiglio e il Parlamento, avviare una vasta discussione sulle regole e le procedure oppure assicurare formalmente la trasparenza dellintero processo legislativo della Comunità 107. Il 2 dicembre 1992, anche in virtù della dichiarazione 17 del Trattato di Maastricht sul Diritto dell'accesso all'informazione 108, la Commissione emise la comunicazione Maggior trasparenza nei lavori della Commissione 109. Con tale documento l'istituzione raccomandava una preparazione più approfondita dei lavori e si proponeva di rendere il diritto comunitario più accessibile, chiaro e trasparente: infatti i cittadini della Comunità, si legge, sono estremamente interessati a ricevere documenti 110. Il cammino verso una maggiore apertura delle istituzioni proseguì ulteriormente. Nel 1994 Duverger, nella sua Relazione sulla trasparenza nella Comunità 111, criticò le istituzioni per la loro chiusura e per la difficoltà di accesso ai documenti per il pubblico. Il Parlamentare francese affermò che non si sarebbe potuto dire che le varie istituzioni erano sufficientemente aperte finché il sistema della comunità nell'insieme [...] fosse rimasto impenetrabile al pubblico 112. Il Consiglio d'europa, il meno aperto delle tre [istituzioni] 113 pubblicò il 20 dicembre 1993, in seguito alla Comunicazione della Commissione Accesso del pubblico ai documenti delle istituzioni 114, una Decisione sull'accesso pubblico ai suoi documenti 115. Il principio di base di tale documento era che il pubblico avrebbe avuto il più ampio margine possibile di consultazione dei documenti comunitari. Nonostante tali buoni propositi, molti limiti alla trasparenza furono mantenuti in vigore. 104 Commissione europea, SEC (1993) 916/ Commissione europea, COM (1992) 297 def. 106 Commissione europea, SEC/92/ Parlamento europeo, Relazione Sutherland (1992; cit. in Pedlar, 1994; traduzione dellautrice). 108 La trasparenza del processo decisionale rafforza il carattere democratico delle Istituzioni, nonché la fiducia del pubblico nei confronti dell'amministrazione, Unione europea, Trattato di Maastricht, Dichiarazione Commissione europea, SEC(1992) 2274 def. 110 Ibidem, p Parlamento europeo, PE /def Parlamento europeo, Relazione Duverger (1994, cit. in Pedlar, 1994; traduzione dellautrice). 113 Pedlar (1984; traduzione dellautrice). 114 Commissione europea, COM(1993) 191 def. 115 Consiglio d'europa (1993). 31

52 Il caso Financial Times. Nel maggio 1994 il Financial Times provò a testare il nuovo sistema di accesso all'informazione deciso dal Consiglio e domandò di ottenere la raccolta dei voti dei 12 Stati membri relativi gli affari esteri, il mercato unico, gli affari sociali e l'agricoltura del La richiesta non fu accettata dal Consiglio e il giornale pubblicò lo scambio di corrispondenza relativo all'argomento con il titolo EU fails to keep open-government pledge. Il caso Statewatch. Anche lo Statewatch provò a richiedere alcuni documenti a partire dal 1994: gli furono rifiutati 14 documenti in prima istanza, 11 dei quali gli furono consegnati in appello. Tuttavia, alcuni dei documenti furono censurati prima di essere consegnati a mani esterne alle istituzioni 116. Innumerevoli altre richieste inoltrate da un giornalista dello Statewatch furono rifiutate, alcune negando l'esistenza dei documenti stessi 117. Insieme allo Statewatch e al Financial Times, diversi altri giornali (The Guardian, l'unione dei Giornalisti Svedesi) criticarono l'opaca trasparenza delle istituzioni 118, che nel periodo post-amsterdam (dal 1997 in poi) presero delle misure volte a migliorare ulteriormente l'accesso dei cittadini ai documenti ufficiali. Tuttavia, come disse il presidente della Commissione delle Leggi del Parlamento svedese, Magnus Isberg, non c'è bisogno di dover conoscere particolarmente bene la natura umana per comprendere che, in materia di controllo democratico, le informazioni più interessanti saranno esattamente quelle che i servizi ufficiali forniranno per ultime 119. Comunicazione. Nel corso degli anni tra il 1993 ed il 1999, di tutte le spiegazioni sulle ragioni della crisi di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni, una [...] fu regolarmente evidenziata dai parlamentari europei [...]: l'insufficienza della politica di comunicazione attuata dalla Commissione europea 120. Il Parlamento europeo, nella Risoluzione sulla politica della Comunità in materia di informazione del 1993, affermò infatti che il processo decisionale complesso [...] aveva comportato una certa opacità nel funzionamento della Comunità, il che [...] aveva avuto come 116 We applied for the report at the next stage, the one from Coreper agreed by the Council of Ministers. This showed that 14 member states had indicated their agreement with the response to send an additional 11 documents. But the version sent to us had been subject to the dreaded black marker pen and the views of the 15th member state had been blanked out. Sometime later, from "other sources", we did get hold of an uncensored version. The blanked area reads as follows: the French delegation opposed it [the reply]. It felt that documents in certain areas, currently posing no problem regarding free access to information, might do so in the future and it would then be difficult to refuse such access on account of the precedent principle, Bunyan (2002: cap. 3). 117 Tale lista (la lista richiesta era relativa a tutte le misure adottare dal Consiglio della Giustizia e dai Ministri degli Affari Interni, N.d.A.) non esiste; non esistono tali socumenti del Consiglio, ibidem (traduzione dellautrice). 118 L'opaque transparence des institutions européennes è il titolo di un articolo di Ingrid Carlberg, giornalista svedese, comparso nel 1997 su Le Monde Diplomatique. L'articolo è una critica alla cultura del segreto delle istituzioni europee, le quali hanno fatto perdere ai cittadini la capacitàmdi controllo sulle decisioni che si applicano direttamente a loro, e che sono, in ultima istanza, delle decisioni nazionali. La tematica dell'opacità delle istituzioni ha creato innumerevoli dibattiti, soprattutto all'interno di quei Paesi (Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia) che rappresentavano una pratica aperta dellamministrazione, mentre il Regno Unito, la germania, la Francia, il Belgio e il Lussemburgo costituiscono il nocciolo diuna tradizione amministrativa più chiusa (traduzione dellautrice). 119 Carlberg (1997; traduzione dellautrice). 120 Dacheux (2000; traduzione e grassetto dellautrice). 32

53 conseguenza quella di creare un deficit di informazione e una difficoltà di comunicazione da parte di quest'ultima 121 ed invitò la Comunità a dotarsi di importanti mezzi di comunicazione e di una struttura per la diffusione dell'informazione ampiamente decentralizzata. L'auspicio del Parlamento era che la politica di informazione non fosse monolitica, bensì si dividesse in due settori principali: - la politica di informazione in senso lato di cui si occupano i mezzi di comunicazione e destinata al grande pubblico [...]; - la diffusione di informazioni pratiche ai cittadini e all'insieme delle organizzazioni rappresentative in merito ai programmi, agli aiuti, alla normativa comunitaria, etc Nel 1998, ritenendo che fosse necessaria una riforma urgente della politica di comunicazione delle istituzioni europee, per migliorarne la visibilità e renderla più efficace, Peter Pex 123 affermò che era necessario evitare che l'informazione diventasse propaganda e avvicinare i cittadini alle istituzioni. Ritenendo che molti dei consigli espressi da Arie Oostlander nella sua relazione sulla politica di informazione 124 non fossero stati seguiti, ma fossero sempre validi, Pex li ripropose come consigli per il futuro. Prospettive e obiettivi. Le relazioni degli esperti, le risoluzioni parlamentari e le decisioni del Consiglio si orientavano in linea generale nelle seguenti direzioni, che diventarono dei veri e propri obiettivi: Informazione pull mezzo target Comunicazione push mezzo Pubbliche relazioni target mezzo - Promozione della trasparenza - Incremento delle Ict - Decentramento - Comunicazioni incentrate sul target: - Donne - Giovani - Businessmen - Comunicazioni per il grande pubblico in generale - Incremento di - Informazione audiovisiva (tv): - Euronews - EbS - ARTE - Gruppi di interesse - Visite, corsi, fiere, esposizioni Nel 1998 la DG X gestiva un budget di circa 110 milioni di euro 125. Il suo personale si aggirava intorno alle 400 unità, che si occupavano delle relazioni tra le istituzioni (orizzontali) ovvero dellemissione di messaggi di direzioni specializzate (verticali). Essa si occupava anche della creazione e del coordinamento di reti decentrate, quali tre Grandi centri di informazione sulleuropa (Parigi, Lisbona, Berlino), 65 Info-Point Europa destinati al grande pubblico, 95 Carrefours rurali destinati al mondo agricolo, 550 Centri di Documentazione Europea (Cde) destinati a studenti e ricercatori 126. Queste reti [diffondevano] brochure, 121 Parlamento europeo, GUCE(1993)C 268 (pp ; grassetto dellautrice). 122 Idem. 123 Parlamento europeo, Relazione Pex (1998; traduzione dellautrice). 124 Parlamento europeo, Relazione Oostlander (1993; traduzione dellautrice). 125 Dacheux (2000; traduzione dellautrice). 126 Dacheux (2000; traduzione dellautrice). 33

54 depliant, libri, etc. pubblicati dallufficio Pubblicazioni europee, con sede in Lussemburgo, ma molti dei quali [erano] realizzati da ununità specializzata (X-D-4) della DG X 127. La DG X aveva anche la facoltà di creare prodotti audiovisivi destinati ai professionisti trasmessi su EbS (Europe by Satellite) e documentari destinati al grande pubblico trasmessi da Euronews. Nellambito del rinnovo del Programma Prince 128 (varato per la prima volta nel 1995) per il 1996/7, essa si occupava di ambiziose campagne quali Euro (budget: 38 milioni di euro 129 ). La Commissione europea, e la DG X in particolare, nonostante ciascuna istituzione europea potesse emettere messaggi, diventava lemittente comunitario privilegiato. Tuttavia, benché la mole di informazione prodotta e lingente quantità di denaro utilizzata, sussistevano ancora alcuni problemi relativi alla politica di informazione e di comunicazione. Ma un avvenimento era destinato a muovere le acque. 127 Idem (traduzione dellautrice). 128 PRogramma di InformazioNe del Cittadino Europeo. 129 Dacheux (2000; traduzione dellautrice). 34

55 2.7. La terza fase: la comunicazione two-way e la governance europea Riforma della Commissione Nel 1999 il Parlamento europeo incaricò una commissione di esperti indipendenti di indagare su presunti casi di frode nella Commissione europea. Il 15 marzo 1999 la pubblicazione da parte del comitato di esperti della Prima relazione sui presunti casi di frode, cattiva gestione e nepotismo in seno alla Commissione europea portò alle dimissioni della Commissione Santer nella notte tra il 15 e il 16 marzo La crisi mise in evidenza i limiti di un sistema istituzionale nato cinquantanni prima, con la piccola Europa dei Sei. Lesecutivo europeo soffoca sotto il peso dei compiti che gli sono affidati: con un personale quattro volte meno numeroso di quello del Comune di Parigi, deve assumere un ruolo di proposta di testi di legge, controllore di un mercato comune di quasi 450 milioni di abitanti, mettere in opera un budget di 85,5 miliardi di euro e gestire una moltitudine di programmi di azione 130. Tuttavia, per dirla con le parole di De Clercq, una crisi implica un pericolo ed unopportunità insieme 131. La Commissione cercò di cogliere l'opportunità: il 24 marzo 1999, con la nomina di Romano Prodi a nuovo presidente della Commissione, si diede inizio alla riforma. Nellaprile 2000 fu pubblicato il Libro bianco La riforma della Commissione I e II parte 132 con il quale la Commissione si proponeva di raccogliere la sfida 133 e di riorganizzare l'istituzione: una Commissione forte, indipendente ed efficiente è condizione indispensabile al funzionamento dellunione europea nel suo insieme e allaffermarsi della sua posizione sulla scena mondiale. Per poter adempiere efficacemente i compiti assegnati dai trattati, si devono rendere più funzionali le strutture e i sistemi. [...] La riforma amministrativa consentirà alla Commissione di svolgere il proprio ruolo istituzionale di motore dellintegrazione europea 134. Gli obiettivi politici principali che la Commissione Prodi si proponeva per il quinquennio erano i seguenti: - promuovere nuove forme di governo in Europa, tenendo maggiormente conto dellopinione dei cittadini sul modo in cui è gestita leuropa e rendendo più trasparente ed efficace il funzionamento delle istituzioni europee []; - uneuropa stabile ed allargata, con maggior peso nel mondo; - un nuovo programma economico e sociale che metta leconomia al passo con lera digitale, promuovendo nel contempo loccupazione e lo sviluppo sostenibile; - favorire una migliore qualità di vita con risposte concrete ai problemi dellesistenza quotidiana di tutti i cittadini 135. All'interno di tale riforma trovò spazio anche quella della politica di informazione e di comunicazione Riforma della comunicazione La governance europea. La riforma della Commissione, e quindi della comunicazione, si inseriva nellampio dibattito sulla governance europea. Questultima fu riformata secondo criteri espressi nel Libro bianco sulla governance europea 136, pubblicato nel Il documento si apriva con una riflessione sul paradosso dellunione: da un lato i cittadini chiedono loro (i responsabili politici di tutta Europa, N.d.A.) di risolvere i grandi problemi della nostra società, dallaltro, 130 Robert (1999; traduzione dellautrice). 131 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 1; traduzione dellautrice). 132 Commissione europea, COM(2000) 200 def., parte I e II. 133 Ibidem, parte I, p Idem. 135 Idem. 136 Commissione europea, COM(2001) 428 def./2. 35

56 questi stessi cittadini nutrono sempre minor fiducia nelle istituzioni e nelle politiche che queste adottano, o finiscono per disinteressarsene 137. Il concetto di governance designa le norme, i processi e i comportamenti che influiscono sul modo in cui le competenze sono esercitate a livello europeo, soprattutto con riferimento ai principi di apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia e coerenza. Esso si riferisce, quindi, alla relazione tra cittadini e istituzioni. Queste ultime, spronate dalla difficoltà di colmare il deficit di legittimità che le caratterizzava, si proposero di modificarsi per una migliore gestione, con politiche più coerenti tra loro. I principi della buona governance indicati nel Libro Bianco sono tuttora validi. Essi sono: - apertura: le istituzioni devono chiarire ai cittadini quali sono le loro funzioni e in cosa consistono le decisioni che prendono; - partecipazione: è necessario che le istituzioni coinvolgano i cittadini nellelaborazione e dellattuazione delle politiche dellunione, essendo la partecipazione una condizione sine qua non per accrescere la fiducia nelle istituzioni; - responsabilità: i ruoli ricoperti dalle varie istituzioni nei processi legislativi ed esecutivi vanno definiti con precisione e comunicati ai cittadini; - efficacia: le politiche comunitarie devono essere efficaci e tempestive, e rispondere a obiettivi chiari e definiti; - coerenza: a causa dellincremento delle mansioni da svolgere, è presente il rischio di incoerenza. È fondamentale che le istituzioni, invece, effettuino politiche e interventi in maniera coerente e coordinata, sotto il controllo di una leadership politica attiva che se ne assume le responsabilità. Il concetto che lega insieme tali criteri è, secondo il Libro bianco, la comunicazione. È necessario, infatti, che le istituzioni e gli Stati membri comunichino più attivamente con il pubblico sulle questioni europee. Informare e comunicare di più e meglio è la condizione per sviluppare il sentimento di appartenenza alleuropa. Lo scopo deve essere la creazione di uno spazio transnazionale, nel quale i cittadini di paesi diversi possano discutere quelle che a loro parere sono le grandi sfide dellunione. In questo modo si aiuterebbero i politici a rimanere in contatto con la pubblica opinione in Europa ed a meglio individuare i progetti atti a suscitare ladesione della popolazione 138. Nascita della DG Stampa e comunicazione. Con la riforma della Commissione si ebbe anche una riforma della comunicazione, o meglio degli organi preposti ad organizzarla e gestirla. Sulla base delle proposte elaborate dai responsabili delle relazioni sullo stato dell'informazione comunitaria, i quali auspicavano la creazione di un organo che si occupasse di coordinare la comunicazione delle istituzioni 139, la DG X Audiovisivo, Informazione, Comunicazione e Cultura fu scissa in due DG distinte: 1. DG Stampa e Comunicazione, o DG Press (oggi chiamata DG Comm e presieduta da Margot Wallström); 137 Ibidem, p Ibidem, p.12 (grassetto dellautrice). 139 La Commissione stessa dovrebbe modernizzare i suoi metodi, iniziando con la creazione immediata di un Ufficio delle Comunicazioni [...]; è necessario fare dei cambiamenti nell'organizzazione e nella gestione del personale per assicurare il coordinamento degli sforzi tra le Istituzioni e gli Stati membri, tra le Istituzioni, ed all'interno di ciascuna Istituzione", Relazione De Clercq 1993, pp (trad e grassetto dellautrice). "I servizi delle istituzioni devono coordinare l'organizzazione dei progetti d'informazione, Parlamento europeo, Relazione Pex (1998: 15; traduzione dellautrice). 36

57 2. DG Istruzione e cultura, o DG Eac (attualmente presieduta da Ján Figel). La neonata DG Stampa e Comunicazione, ha come compiti e obiettivi quelli di informare i cittadini ed i mass media sulle attività della Commissione (facendo conoscere gli obiettivi delle sue politiche ed azioni) e aggiornarla sullevoluzione dellopinione pubblica negli Stati membri. Per svolgere le proprie funzioni, essa coordina le attività delle Rappresentanze negli Stati membri; gestisce a livello centrale tutti i contatti con i media; si adopera per coordinare la politica di comunicazione e di informazione della Commissione con regolari contatti con le Direzioni generali e i servizi della Commissione che dispongono di unità responsabili per l'informazione settoriale 140. Per dare un'idea più chiara delle funzioni della DG Press, si allega l'organigramma del : Informare e comunicare: due risorse fondamentali per avvicinare leuropa ai cittadini. Informare e comunicare sono diventati quindi obiettivi prioritari per le istituzioni europee. Come esplicitato nella comunicazione della Commissione Un nuovo quadro di cooperazione per le attività di politica dellinformazione e della comunicazione nellunione europea 142, alla base della politica di informazione e comunicazione sta lobbligo di avvicinare leuropa ai suoi cittadini 143. Le istituzioni comunitarie devono attuare un politica finalizzata a far sì che leuropa sia a portata di mano con informazioni chiare, adeguate e sintonizzate su problemi reali 144. Informare e comunicare diventano dunque un dovere ed una chance per le istituzioni, che devono comunicarsi e garantire ai cittadini il diritto di 140 Estratto da: 141 Estratto da: 142 Commissione europea, COM(2001) 354 def. 143 Ibidem, p.4 (grassetto dellautrice). 144 Idem. 37

58 accedere ai documenti comunitari. Le priorità della nuova governance europea diventano dunque: Priorità Informare (pull) ovvero diritto di accesso allinformazione Comunicare (push) ovvero diffusione dellinformazione Mezzi Incrementare la trasparenza e garantire ai cittadini la possibilità di accedere allinformazione: uneuropa dei cittadini sarà realizzata soltanto se i cittadini potranno partecipare efficacemente alla creazione dellunione europea. Tale partecipazione implica che i cittadini siano ben informati sui problemi relativi al funzionamento dellue ed alle attività di essa 145. Diffondere uninformazione coerente ed affidabile, con un alto grado di decentramento. In particolare, è necessario distinguere: - informazione generale: destinata al grande pubblico, anche nel caso in cui comporti contenuti specifici per un pubblico prioritario; - informazione specialistica: destinata a gruppi specifici che abbiano necessità di approfondire alcuni aspetti dellunione; - informazione per la stampa: materiale specialistico e notizie dellultimo minuto Canali dinformazione e comunicazione comunitari In seguito alla riforma della governance europea è migliorata la collaborazione tra le istituzioni europee, in particolare quelle del triangolo istituzionale. È possibile distinguere tre livelli su cui operano gli attori della cooperazione: Politico Operativo Livello Attore Mansione Igi DG X Stampa e Comunicazione (Commissione) DG III Informazione/Relazioni Pubbliche (Parlamento) Definizione degli orientamenti generali e delle priorità della politica dinformazione e di comunicazione nel rispetto delle competenze settoriali delle commissioni parlamentari Decisione e controllo delle attività Decentrato Rappresentanze ed Uffici esterni Esecuzione delle attività negli Stati membri Gli attori. L'Igi. Il Gruppo Interistituzionale sullinformazione (Igi) è lorgano centrale di cooperazione politica tra Commissione e Parlamento. Creato nellambito della campagna Prince, esso ha visto aumentare le sue mansioni. Co-presieduto dalle due istituzioni, esso ha lobbligo di controllare il buon funzionamento della cooperazione, di valutarne annualmente lo stato di avanzamento e stabilirne gli orientamenti per attività generali. La DG X della Commissione e la DG III del Parlamento. I due servizi operativi hanno il compito di approntare, attuare, monitorare e valutare le attività dinformazione secondo gli orientamenti e le istruzioni convenuti nel quadro per la cooperazione 146. Essi sono inoltre tenuti a garantire la cooperazione, lo scambio di informazioni e lassistenza reciproca: a tal fine, vengono periodicamente inviati degli osservatori da unistituzione allaltra. Le due DG hanno anche la funzione di riflettere su come condividere i canali di comunicazione, quali ad esempio il sito EUROPA, l'emittente televisivo EbS, le biblioteche, etc. Compito ulteriore dei servizi delle due istituzioni è fare in modo che si tragga sempre il massimo dalle nuove tecnologie, potenziandole e diffondendole tra il pubblico. 145 Commissione europea, COM(1998) Commissione europea, COM(2001) 354 def., p.7. 38

59 Rappresentanze e Uffici esterni. Le Rappresentanze della Commissione e gli Uffici esterni del Parlamento sono i tramiti del decentramento della comunicazione e dell'informazione. Devono essere il più vicino possibile ai cittadini, promuovendo un'informazione moderna, di facile accesso e incentrata su reali interessi, e hanno il compito di unire le forze e "perseguire il massimo della sinergia nelle loro azioni" 147. Cooperazione con altre istituzioni. Poiché anche altre istituzioni hanno la facoltà di emettere messaggi, e di gestire quindi l'informazione e la comunicazione, è necessaria una cooperazione tra i vari attori. Per quanto riguarda il Consiglio dell'unione europea, la sua principale attività di comunicazione è costituita dalle relazioni con la stampa e i mass media, che gestisce in maniera indipendente dalle altre istituzioni. Collabora invece con altri attori nella gestione del sito EUROPA e dell'emittente EbS. Le innumerevoli altre istituzioni dell'unione hanno facoltà di emettere comunicazione autonomamente. Tuttavia, sono invitate a collaborare con la Commissione al fine di gestire coerentemente l'informazione. Gli Stati membri ed i Parlamenti nazionali sono il mezzo sine qua non di una comunicazione decentrata. È fondamentale creare una cooperazione costante ed efficace tra istituzioni a livello comunitario e nazionale per garantire il raggiungimento dell'obiettivo politico di fornire informazioni al pubblico: una strategia è efficace quando garantisce che il messaggio è recepito anche dal cittadino al livello più decentrato Ibidem, p Ibidem, p10. 39

60 2.8. I servizi informativi e comunicativi della Commissione europea Nell'analisi delle attività di informazione e di comunicazione della Commissione è necessario distinguere tra servizi di informazione generale e servizi di informazione settoriale. I primi sono gestiti dalla DG Stampa e Comunicazione (DG Press), la quale ha la responsabilità della relazione tra la Commissione e i mass media (attraverso i portavoce). Nella sua attività di comunicazione con i giornalisti, la DG Press collabora con le Rappresentanze, che hanno il compito di costituire una rete di informazione politica e di feedback delle informazioni verso la sede centrale di Bruxelles 149. La seconda viene effettuata dalle singole Direzioni Generali e i singoli servizi della Commissione. Ognuno di tali organismi dispone, infatti, di un'unità preposta all'informazione settoriale. È necessario garantire un coordinamento tra i vari servizi d'informazione specialistica e la DG Stampa e Comunicazione al fine di ottenere una comunicazione più efficace e, soprattutto, coerente. Esistono comunque già alcuni dispositivi di coordinamento tra le varie DG quali il Programma prioritario di pubblicazioni 150, il sito EUROPA e EbS. In ambedue i casi, è necessario disporre di strumenti e mezzi di valutazione adeguati, che garantiscano di verificare gli effetti delle strategie d'informazione e comunicazione. Nel documento Un nuovo quadro di cooperazione per le attività di politica dell'informazione e della comunicazione nell'unione europea, la Commissione simpegna a elaborare una strategia di informazione e comunicazione che sia: 1. sostenuta e permanente: il pubblico deve sapere che può accedere in permanenza a un'informazione fattuale e che l'informazione sulle questioni europee non è privilegio esclusivo della Commissione, bensì responsabilità condivisa fra le istituzioni e gli Stati membri. L'obiettivo della politica in materia di comunicazione è produrre e veicolare messaggi di qualità, adeguati al pubblico e durevoli; 2. decentrata e basata su effetti moltiplicatori: data l'impossibilità di comunicare direttamente con il vasto pubblico, occorre avvalersi di una moltitudine di centri di diffusione e di operatori. La Commissione continuerà a sviluppare e rafforzare le sue azioni attraverso i giornalisti e i mass media, le reti, gli enti pubblici e semipubblici, il settore privato, le ONG e la società civile 3. adeguata e pertinente: a fronte della massa di informazioni disponibili oggigiorno è necessario garantire che il messaggio, compreso il mezzo con cui è diffuso, sia adeguato al pubblico destinatario, sia ricevuto e compreso. Per questo, le azioni vanno sottoposte a disamina e adeguamento costanti Attività di informazione e comunicazione L'Unione ha avviato innumerevoli attività di informazione e di comunicazione. Il Programma Prince. Introdotto nel 1995, è un programma di informazione prioritaria che agisce sulla base dei criteri di vicinanza ai cittadini e di decentramento, partenariato, flessibilità e trasparenza. Inizialmente limitato a tre campagne 152, esso copre attualmente i progetti relativi alla strategia di comunicazione sull'allargamento, il dibattito sul futuro 149 Ibidem, p Programma istituito nell'ambito del programma di lavoro della Commissione, riguarda le pubblicazioni destinate a un pubblico generico nell'intento di trasmettere un messaggio strutturato e coerente e dare una visione generale della gamma di materiale informativo prodotto dalla Commissione", ibidem, p Ibidem, p Citizens First, Costruire assieme leuropa e L'Euro. Estratto da: Ibidem, p

61 dell'unione, la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e il ruolo dell'unione europea nel mondo. Reti e centri di informazione. Le reti ed i centri di informazione sono i mezzi per garantire una diffusione delle informazioni e della comunicazione in maniera decentrata e vicina ai cittadini. I centri si distinguono, a seconda del livello a cui operano, in centri a livello nazionale, interregionale e locale/regionale. I centri di informazione e documentazione a livello nazionale hanno il compito di fungere da responsabili della rete nazionale di tutti gli altri centri e preparare i materiali da distribuire alla rete. I centri a livello interregionale sono localizzati in regioni considerate prioritarie secondo una prospettiva socio-economica. I centri a livello locale/regionale "costituiscono la pietra angolare della politica di informazione decentralizzata" 153 in quanto sono i centri più prossimi ai cittadini nella loro realtà locale. Sono gestiti direttamente dagli enti ospitanti (regioni, comuni,...) e tuttavia sono in relazione con la Commissione, che fornisce loro fondi ed assistenza tecnica. Sono di due tipi: Info-Point Europa (Ire), generalmente situati in capoluoghi di provincia e regione, destinati alla popolazione urbana, e Carrefours di Informazione Rurale, con target gli individui che abitano in ambiente rurale. Ad essi si aggiungono i Centri di Documentazione Europea (Cde). Il sito EUROPA e le pubblicazioni. Poiché EUROPA sarà ampiamente trattato nel capitolo successivo, in questa sede si trattano unicamente le pubblicazioni. L'Unione europea pubblica un'innumerevole quantità di brochure e documenti divulgativi relativi al funzionamento delle istituzioni e le attività svolte. Gli attuali progressi hanno eliminato la distinzione fra pubblicazioni tradizionali e elettroniche; i processi produttivi sono ora gli stessi per entrambe 154. Un obiettivo che la comunità si propone è di elaborare una presentazione comune a tutte le istituzioni per offrire un'immagine più coerente. I servizi one-stop destinati ai cittadini. Sono attualmente in funzione due servizi a cui i cittadini possono rivolgersi per ottenere chiarimenti e risposte alle loro domande e curiosità: Europe Direct ed Eurojus. Europe Direct è un call center contattabile via telefono, , lettera o fax. Ha il ruolo di offrire indicazioni ai cittadini che desiderano entrare a conoscenza dei loro diritti e di indicare le varie opportunità che l'unione offre. Eurojus è un servizio, integrato ad Europe Direct, che offre consulenza ed assistenza gratuita relativamente a problemi giuridici derivanti dall'interpretazione o dall'applicazione del diritto comunitario. I consulenti sono accessibili attraverso le Rappresentanze 155. Trasmissioni radiotelevisive e formazione dei giornalisti. Importanti stanziamenti di bilancio sono destinati alla trasmissione di informazione al pubblico tramite i media audiovisivi. Vengono svolte alcune azioni decentralizzate ma attualmente sono più consistenti le azioni centrali, quali EuroNews e Europe by Satellite. EuroNews, che prevede una la cooperazione tra l'emittente e le istituzioni, è oggi basata su un vero e proprio contratto di coproduzione. Gli argomenti sono individuati su base trilaterale 153 Ibidem, p Ibidem, p Idem. 41

62 (Commissione, Parlamento, EuroNews) pur mantenendo la libertà editoriale dal canale 156. Europe by Satellite (EbS) è il nuovo strumento televisivo delle istituzioni Ue. EbS offre [...], sostanzialmente, uninformazione completa dal vivo dell'attività delle istituzioni (40% di tutte le trasmissioni). Essa diffonde inoltre nuovi notiziari quattro volte al giorno a orari fissi (20% delle trasmissioni). il resto del tempo è occupato da documentari concernenti questioni di attualità (15% delle trasmissioni) e da programmi preparati da canali partner 157. Per quanto riguarda la formazione per giornalisti, essa è stata portata avanti per molti anni dalla Commissione. Nello specifico, essa consiste in corsi di specializzazione, tenuti presso il Centro europeo di giornalismo (Maastricht), l'association pour la formation au journalisme européen (Bordeaux), la Fondation journalisme en Europe (Parigi) e lassociazione europea dei giornalisti. Biblioteca centrale e Rete dei Centri di Documentazione. A causa della loro visibilità e dellinteresse pubblico che suscitano, le biblioteche possono essere considerate lo specchio della loro istituzione madre. Attualmente esiste la Biblioteca Centrale 158 della Commissione a Bruxelles. Una cooperazione tra Commissione e Parlamento è stata raccomandata per lo sviluppo di una biblioteca interistituzionale virtuale. La Rete dei Centri di Documentazione Europea (Cde) comprende diverse centinaia di centri con il duplice compito di "aiutare i docenti ed il grande pubblico ad accedere alle fonti di informazione congiuntamente con altri centri e reti" 159. Le visite. Parlamento e Commissione incentivano le visite alle istituzioni destinate al grande pubblico (nel 2000 il Parlamento ha potuto accogliere 300mila visitatori). Il Servizio Visite della Commissione, in particolare, dedica la maggior parte delle sue risorse umane e finanziarie allorganizzazione di visite prioritarie di gruppi di diffusori dellinformazione e di opinionisti dei vari Stati membri. [...] Tali visite prioritarie di informazione dirette a pubblici mirati, in particolare parlamentari, giornalisti, rappresentanti della società civile e delle Università, sono organizzate in stretta cooperazione con le Rappresentanze negli Stati membri Il feedback Gli insuccessi delle campagne di comunicazione sviluppate negli anni Novanta hanno fatto sentire, sempre di più, l'esigenza di utilizzare con regolarità e professionalità i mezzi di valutazione dell'effetto dei servizi di informazione e comunicazione. Molti propositi sono stati presi nel 2001, tra cui la volontà di calcolare l'impatto in termini qualitativi (verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti, qual è la percezione del pubblico e se esso è soddisfatto 161 ). Gli strumenti di analisi dell'impatto si possono distinguere in generalisti e specifici. 156 Ibidem, p Idem. 158 La Biblioteca centrale acquista, cataloga, gestisce finanziariamente e mette a disposizione dei funzionari di tutte le Istituzioni europee e del pubblico interessato, numerose raccolte di opere e periodici sullintegrazione dell'unione europea e delle sue politiche dal Essa gestisce inoltre tutte le raccolte delle Direzioni Generali e dei Servizi della Commissione, nonché dei quotidiani inviati alla Commissione e più precisamente al Servizio stampa. E possibile consultarne il catalogo completo on line, su EUROPA, ibidem, p Idem. 160 Idem. 161 Ibidem, p

63 Gli strumenti generalisti, se correttamente interpretati, possono fornire un quadro della reazione del pubblico 162. Tra di essi figura leurobarometro, strumento di analisi esistente da trent'anni (ogni anno vengono pubblicati circa 50 studi) che offre regolari istantanee dell'opinione pubblica. Grazie ad esso, è possibile avere a disposizione dati utili al fine di preparare azioni di informazione e comunicazione. Un altro strumento generalista di valutazione del lavoro svolto sono le rassegne stampa, fortemente incentivate dalle istituzioni (la Commissione effettua due rassegne stampa al giorno, quattro rassegne giornaliere di dispacci di agenzia e gestisce una banca dati). Tra gli strumenti specifici compare il feedback degli utilizzatori (le informazioni provenienti da gruppi della popolazione verso cui sono state dirette azioni specifiche di informazione o comunicazione offrono un quadro più preciso di come vengono recepiti gli sforzi delle Istituzioni, anche se, nella maggior parte dei casi, su scala molto limitata 163 ). Utili strumenti per effettuare audizioni pubbliche sono il servizio Europe Direct ma soprattutto Internet: il sito EUROPA riceve infatti reazioni e richieste da parte del pubblico attraverso i servizi di posta elettronica diretta (gli utenti hanno la possibilità di fare domande, osservazioni o ordinare pubblicazioni e altro materiale), le statistiche delle pagine più visitate sui siti e le audizioni pubbliche (che possono condurre a "fruttuosi scambi sulle strategie e le priorità della comunicazione" 164 ). L'utilizzo sistematico di strumenti di valutazione è una conquista molto importante per le istituzioni europee, che a lungo hanno valutato l'impatto delle strategie di comunicazione unicamente in termini quantitativi (ovvero il numero di brochure stampate, ad esempio) e non in termini di "ritorno", ossia di quanto un determinato messaggio fosse stato interiorizzato. Il terzo millennio ha segnato una svolta nelle strategie comunicative della Comunità, che sembra realmente intenzionata a raggiungere i suoi cittadini 165. Tuttavia, come sostenuto da Peter Pex, l'informazione non è una politica in sé stessa, ma è un mezzo per sostenere le politiche definite dall'unione 166 : essa non è sufficiente a risolvere le problematiche una buona governance o la sfida democratica, ma può dare un contributo Idem. 163 Ibidem, p Ibidem, p The European Union must do more than just formulate clear, simple and instructive messages; it must back up its assertions. If the message to be developed is not supported by positive practical examples that speak to everybody, it will never strike home, ibidem, pp Parlamento europeo, Relazione Pex (1998: 19; traduzione e grassetto dellautrice). 167 Commissione europea, COM(2002) 350 def., p.4 (traduzione e grassetto dellautrice). 43

64 2.9. Le sfide della democrazia: strategie per il futuro Il 2 luglio 2002 la Commissione europea ha adottato la Comunicazione su Una strategia di informazione e comunicazione per l'unione europea 168. Il documento, successivo alla comunicazione Un nuovo quadro di cooperazione per le attività di politica dellinformazione e della comunicazione nellunione europea 169, propone un nuovo quadro più coerente sulla politica di informazione e di comunicazione della Comunità. Reagendo alle mancanze nell'ambito della comunicazione, la Commissione chiama le altre istituzioni a una "politica di informazione e di comunicazione dell'unione europea più coerente e più ampia che migliorerà la percezione pubblica dell'unione ed il suo ruolo" 170. Tuttavia, la strategia non ambisce a rispondere a tutti i bisogni delle istituzioni o coprire tutte le loro azioni nella sfera dell'informazione e della comunicazione. Ciò che essa fa è completare il loro ruolo come interfaccia con il pubblico La sfida democratica Come gli Stati membri, l'unione europea si trova di fronte alla forza del disinteresse del pubblico per la politica. La crisi di rappresentanza è ancora più grande a livello europeo in quanto non c'è una chiara percezione pubblica della legittimità delle istituzioni europee 172. Di fronte alla mancanza di sostegno da parte dell'opinione pubblica, le istituzioni europee sentono la necessità crescente di rendere i progetti europei visibili e ricchi di significato per i cittadini. La situazione di partenza: l'ignoranza del pubblico. Nonostante gran parte dei cittadini europei dichiari di ritenere l'unione come l'espressione dell'unità di un continente che condivide la libertà, la solidarietà e la diversità, molti di essi non hanno alcuna idea di cosa facciano le istituzioni comunitarie. L'obiettivo di combattere l'ignoranza e l'apatia diventa quindi fondamentale per l'unione, se vuole superare un deficit che è diventato un leitmotiv dagli anni Novanta ad oggi. e SITUAZIONE DI PARTENZA = APATIA, IGNORANZA E DISINTERESSE DEL PUBBLICO OBIETTIVO POLITICO = COINVOLGERE IL PUBBLICO, COLMARE IL DEFICIT DI LEGITTIMITA' DELLE ISTITUZIONI Le cause. L'ignoranza dei cittadini nasce da una duplice causa: la complessità delle istituzioni europee e l'assenza di una politica di informazione e comunicazione. Le istituzioni dovrebbero quindi agire sul duplice livello istituzionale e dell'informazione e della comunicazione. CAUSE = COMPLESSITÀ DELLE ISTITUZIONI EUROPEE ASSENZA DI UNA POLITICA DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE. 168 Ibidem, p Commissione europea, COM(2001) 354 def. 170 Commissione europea, COM(2002) 350 def., p.4 (traduzione dellautrice). 171 Ibidem, p.5 (traduzione e grassetto dellautrice). 172 Ibidem, p.6 (traduzione dellautrice). 44

65 Cambiamenti necessari: un approccio "fresco". La Commissione invita le istituzioni comunitarie ad avere un approccio "fresco" ed innovativo, al fine di perseguire l'obiettivo politico di coinvolgere il pubblico: agire in maniera coordinata, coerente, collaborativa e trasparente, e garantire una politica di informazione e comunicazione genuina. CAMBIAMENTI NECESSARI = AGIRE IN MANIERA COORDINATA, COERENTE, COLLABORATIVA E TRASPARENTE; GARANTIRE UNA POLITICA DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE GENUINA. Nonostante le buone intenzioni della Commissione e delle altre istituzioni, la dimensione della sfida è immensa, mentre i mezzi disponibili sono limitati 173. A causa della grande difficoltà del problema da risolvere, la soluzione proposta è un approccio graduale e realistico in due fasi. La prima consiste nel dare all'unione europea la capacità di formulare e diffondere messaggi gestiti e focalizzati sui suoi obiettivi principali, mentre la seconda nello stabilire un partenariato volontario di collaborazione con gli Stati membri, promuovendo una sinergia genuina tra le loto strutture e know-how e le attività dell'unione europea 174. APPROCCIO REALISTICO IN 2 FASI = 1. DIFFUSIONE DI MESSAGGI GESTITI E FOCALIZZATI SUGLI OBIETTIVI PRIORITARI DELL'UNIONE EUROPEA 2. PARTENARIATO VOLANTARIO DI COLLABORAZIONE CON GLI STATI MEMBRI, CON SINERGIA LE LORO STRUTTURE E KNOW-HOW E LE ATTIVITÀ DELL'UNIONE EUROPEA La risposta Per poter agire concretamente, secondo tale approccio in due fasi l'unione europea deve escogitare una strategia basata su un chiaro impegno con obiettivi precisi, che permettano di sviluppare una serie di messaggi relativi ad un unico argomento, trattato come parte di un processo complessivo che coinvolge sia le istituzioni sia gli Stati membri. OBIETTIVI DELLA STRATEGIA = MIGLIORARE LA PERCEZIONE DELL'UNIONE EUROPEA, LE SUE ISTITUZIONI E LA LORO LEGITTIMITÀ MEZZI GENERICI DELLA STRATEGIA = 1. CREARE FAMILIARITÀ E COMPRENSIONE - DELLA SUA STRUTTURA - DEI SUOI COMPITI - DELLE SUE CONQUISTE 2. CREARE UN DIALOGO CON IL GRANDE PUBBLICO Per raggiungere gli obiettivi della strategia, l'unione deve sviluppare un dialogo genuino basato su una strategia informativa per due terzi, ovvero le istituzioni devono avere un approccio divulgativo sulle loro politiche, al fine di garantire una governance migliore Ibidem, p.8 (traduzione dellautrice). 174 Ibidem, p.9 (traduzione dellautrice). 175 This didactic stance should be manifested in two basic ways: first, in general information aiming to boost awareness of the Unions existence and legitimacy, polishing its image and highlighting its role; this would merit specific study by the Community institutions and the Member States; then, on the basis of the Unions major projects and challenges, which the Community institutions will translate into priority information topics 45

66 Unimmagine coerente. Per rendere migliore la sua capacità di comunicazione in base a questi criteri, l'unione europea deve iniziare a sviluppare in maniera graduale il significato del controllo della propria immagine. Le istituzioni devono identificare un filo centrale che caratterizzi la raison d'être della Comunità. Intorno a tale filo, che costituirà l'immagine comune a tutta l'unione, le istituzioni potranno poi elaborare messaggi adeguati. Il filo centrale che indica in maniera univoca gli obiettivi della Comunità deriva dal Trattato sull'unione europea (in particolare dagli Articoli 2 e 6): la Ue è una garanzia di grande libertà, prosperità e sicurezza per gli europei; promuove un modello di società ispirato alla solidarietà, la dinamicità ed il rispetto della diversità; permette ai cittadini di avere un peso e di giocare un ruolo nel mondo relativamente ai nostri valori. Sintetizzati, i valori che costituiscono il denominatore comune alle istituzioni europee, e che costituirebbero i valori base della comunicazione, sono avvicinamento e scambio (opportunità), uguaglianza e solidarietà (prosperità) e protezione (sicurezza). VALORI BASE DELLA COMUNICAZIONE COMUNITARIA = 1. AVVICINAMENTO E SCAMBIO: OPPORTUNITA' 2. UGUAGLIANZA E SOLIDARIETA': PROSPERITA' 3. PROTEZIONE: SICUREZZA Argomenti e messaggi. Una volta definito il nucleo intorno al quale costruire un'immagine coordinata e coerente, le istituzioni possono elaborare i singoli messaggi della comunicazione. In particolare, la comunicazione del luglio 2002 propone quattro argomenti prioritari di informazione, sui quali concentrare le energie negli anni a venire. Gli argomenti sono l'allargamento, il futuro dell'unione europea, uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e il ruolo dell'unione europea nel mondo. ARGOMENTI PRIORITARI = 1. L'ALLARGAMENTO 2. IL FUTURO DELL'UNIONE EUROPEA 3. UNO SPAZIO DI LIBERTÀ, SICUREZZA E GIUSTIZIA 4. IL RUOLO DELL'UNIONE EUROPEA NEL MONDO Il ricevente. Secondo le indicazioni della Commissione nella Comunicazione in questione, l'unione europea deve praticare una targeted communication. In particolare, l'informazione deve essere trasmessa a due categorie di destinatari distinte: da un lato, gli opinion multipliers (determinati messaggi d'informazione devono essere indirizzati a quelli che sono ben informati e che sono interessati alle tematiche comunitarie); dallaltro, il general public (altri messaggi devono essere diretti a coloro i quali sono disinteressati alle tematiche europee e non hanno familiarità con le istituzioni). Infine, oltre a tali categorie, particolari campagne d'informazione devono essere gestite dalle realtà locali, al fine di utilizzare i linguaggi e colpire gli interessi di particolari gruppi target. La Commissione raccomanda di prestare attenzione ai giovani e al settore dell'istruzione, per alimentare lo studio dell'integrazione europea. to be slotted into the Prince programme (Programme of Information for the Citizen of Europe), in accordance with the new interinstitutional framework that is now operational, ibidem, pp

67 Strumenti di azione L'Unione europea e le sue istituzioni, al fine di controllare la propria immagine e creare messaggi appropriati, dovranno seguire con precisione una strategia di ampia portata orientata al futuro. STRUMENTI DI AZIONE = 1. APPROCCIO PROATTIVO 2. LEADERSHIP AFFIDABILE 3. SINERGIA TRA I VARI MEZZI Approccio proattivo. Innanzitutto, è necessario che le istituzioni evitino di avere un atteggiamento puramente reattivo, tale per cui esse si propongano di agire solo conseguentemente al manifestarsi di problemi. È necessario, al contrario, avere un approccio proattivo, creando gli strumenti necessari al raggiungimento degli obiettivi desiderati. Anche se agiscono collettivamente, le istituzioni europee non hanno la capacità di coinvolgere l'uomo nella strada 176. Si rende dunque necessario un doppio processo di formazione di una leadership affidabile cui fare riferimento e di decentralizzazione e collaborazione tra i vari attori della comunicazione. Affinché sia garantito un decentramento efficace, è importante che esista un punto di riferimento valido, ossia una leadership vera ed efficiente. La DG Press della Commissione dovrà essere in grado di garantire il coordinamento tra le istituzioni stesse, tra istituzioni e Stati membri, tra le varie Direzioni Generali. Per garantire una buona qualità delle campagne di informazione, la Commissione deve disporre e fare uso di affinati strumenti per valutare l'impatto delle strategie di comunicazione, e quindi anche della collaborazione tra i vari attori. Il piano di organizzazione proposto può essere schematizzato come segue 177 : 176 Ibidem, p Estratto da: Ibidem, p

68 Sinergia tra i vari mezzi. Oltre al coordinamento delle istituzioni, è anche importante che vi sia sinergia nell'uso dei vari canali di comunicazione: le potenzialità delle risorse disponibili dovranno essere massimizzate. In primo luogo, leurobarometro dovrà essere adattato alla misurazione dell'opinione pubblica negli Stati membri relativamente ad argomenti precisi, al fine di elaborare messaggi adeguati alle aspettative del pubblico. In secondo luogo, il sito EUROPA lo strumento principale per avvicinare le istituzioni alle persone e per facilitare i contatti tra europei 178 è da migliorare per rendere ulteriormente più facile al pubblico l'accesso alle fonti di informazione che interessano, ed anche per incentivare la dimensione interattiva, poiché un dialogo genuino col pubblico si sviluppa naturalmente attraverso canali come il sito EUROPA 179. In terza istanza, le pubblicazioni tradizionali restano fonti importanti di informazione per i cittadini: in virtù della nuova strategia, è quindi necessario elaborare delle linee guida comuni alle istituzioni per la creazione di pubblicazioni. Infine, per quanto riguarda la radio e la televisione, è necessario valorizzare maggiormente EbS. Peraltro, la politica di comunicazione audiovisiva comunitaria dovrà essere rivalutata in maniera generale Un duplice approccio Per raggiungere gli obiettivi prefissati la Commissione propone dunque un duplice approccio, ovvero: - migliorare il coordinamento tra le istituzioni e gli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale in modo da rendere le informazioni, la formulazione e divulgazione dei messaggi sui temi prioritari maggiormente coerenti e incentrate sugli utilizzatori finali, cioè i cittadini europei; - istituire una collaborazione operativa su base volontaria con gli Stati membri, promuovendo una sinergia tra le loro strutture e know-how e le attività dell'unione europea. DUPLICE APPROCCIO = 1. COORDINAMENTO TRA ISTITUZIONI E STATI MEMBRI (A LIVELLO NAZIONALE, REGIONALE E LOCALE) 2. COLLABORAZIONE OPERATIVA SU BASE VOLONTARIA CON GLI STATI MEMBRI Se l'europa vuole diventare una realtà tangibile per i suoi cittadini, l'informazione deve adattarsi alle realtà locali Ibidem, p.19 (traduzione dellautrice). 179 Idem. 180 Attualmente, il 66% degli europei considera la radio e la televisione come la loro fonte principale di informazioni sull'unione europea, ibidem, p. 20 (traduzione dellautrice). 181 Orsingher (2002). 48

69

70

71 Parte II Coinvolgere i cittadini: le Ict nella comunicazione europea

72

73 Capitolo 3 e-democracy e democrazia partecipativa 3.1. Le pre-condizioni delle-democracy L'e-democracy è un concetto sia descrittivo che prescrittivo, nella misura in cui in passato sono state proposte soluzioni per rendere i processi democratici più accessibili grazie alle Ict, ampliare la partecipazione dei cittadini nelle fasi di policy making, aumentare la trasparenza, mantenere i governanti più vicini ai governati etc. Tutte le definizioni, pur nella loro diversità, tendono a focalizzarsi sulle potenzialità delle Ict per incrementare il processo democratico a livello locale, regionale, nazionale e sopranazionale facendo in modo che le persone interagiscano, deliberino, prendano decisioni e partecipino alle elezioni. E, infatti, sulla base del neologismo che la caratterizza, e-democracy indica proprio l'utilizzo delle Ict all'interno dei processi democratici e il contributo delle nuove tecnologie per levoluzione della democrazia. Per Grönlund (2002; traduzione dellautrice) l'e-democracy consiste nell'utilizzo delle information technologies nei processi democratici, nelluso di internet da parte di governi, partiti politici e gruppi di interesse per produrre informazione, comunicare, fornire servizi o incrementare la partecipazione per generare un dibattito più robusto tra i cittadini. Kearns (2002; traduzione dellautrice) la definisce come l'utilizzo delle tecnologie di informazione e di comunicazione in supporto dei processi democratici incentrati sui cittadini mentre la Hansard Society (2003; traduzione dellautrice) la associa agli sforzi per ampliare la partecipazione politica, consentendo ai cittadini di connettersi tra loro e con i propri rappresentanti grazie alle Ict. Se, come è vero, un prefisso resta un prefisso, Caldow (2004; traduzione dellautrice) enfatizza affermando che mettere una 'e' davanti alla democrazia non indica altro se non gli strumenti delle tecnologie dell'informazione a facilitare, migliorare e in ultima istanza estendere l'esercizio della democrazia. Alcuni studiosi sottolineano come l'e-democracy possa risollevare le attività politiche dall'attuale caduta a picco della partecipazione e dell'interesse da parte dei cittadini. L'Ippr (2005; traduzione dellautrice) sostiene che le tecniche di e-democracy sono rilevanti per cercare di bloccare questo declino sia attraverso l'e-voting che attraverso più ampi sforzi per stimolare la e-participation tra le elezioni. Riprendendo Aristotele che riteneva che se libertà ed eguaglianza devono esser parte della democrazia, esse si raggiungeranno più facilmente quando tutte le persone parteciperanno in massima misura nel governo Soctim et al. (2004; traduzione dellautrice) ricordano come il governo locale guadagni quando la comunità che serve è attiva e impegnata nel processo democratico. E Internet è proprio ciò che ci può liberare dalle gerarchie sociali e dalle relazioni di potere che esistono offline (Witschge, 2002; traduzione dellautrice), sostenendo una più libera e intensa partecipazione da parte dei cittadini. A tal proposito Howland (2002; traduzione dellautrice) cita il rapporto Demos 2004, che studia il ruolo delle Ict nel rafforzare il rapporto tra i giovani e i processi democratici, evidenziando che la ricerca ha trovato che esistono caratteristiche delle nuove ed emergenti tecnologie che le rendono particolarmente rilevanti per questa agenda. Nonostante le differenze, le definizioni di e-democracy hanno per oggetto l'interazione tra le nuove tecnologie e la democrazia. Timisi (2004; traduzione dellautrice) ben evidenza il tema centrale, sostenendo l'idea che la tecnologia ha un potenziale che ci mostra la strada per una potente e diretta democrazia basata sulla partecipazione della cittadinanza. E, addirittura, i recenti sviluppi nelle Ict sono da vedere come le centrali trasformazioni nel modo in cui 53

74 diamo senso al nostro mondo sociale e politico... e, come risultato, la maniera di percepire la democrazia (Bryant et al., 1998; traduzione dellautrice). Tuttavia, c'è anche chi frena i facili entusiasmi: Binber (2003; traduzione dellautrice) raggela affermando che gli americani, nel loro complesso, non crescono più con il coinvolgimento per il loro sistema politico proprio a causa delle nuove tecnologie. Mantenendo un approccio critico, ma senza essere così radicali, altri autori sottolineano come oggi l'accesso alle nuove tecnologie, benché cresciuto, sia tutt'altro che universale, ed è quindi necessario non solo essere consapevoli ma anche rimediare al gap tra chi è dotato di e-access e chi no (Street, 2001; traduzione dellautrice) e-democracy: definizione Lapproccio analitico dellautrice adotta la definizione di Trechsel et al. (2004), secondo cui le-democracy consiste in tutti gli strumenti di comunicazione che supportano il cittadino (enable/empower) nei suoi sforzi per rendere i politici attenti alle proprie azioni nellarena pubblica. Approfondendo gli aspetti di democrazia che sono promossi, le-democracy può utilizzare diverse tecniche per incrementare la trasparenza del processo politico, aumentare il coinvolgimento diretto e la partecipazione dei cittadini e migliorare la qualità della creazione di opinione aprendo nuovi spazi per linformazione e la deliberazione. Similmente, Tuzzi et al. (2007: 33-34) categorizzano le-democracy in tre livelli, basati sul grado di coinvolgimento del cittadino: il livello dellinformazione, che consiste nellaccesso per i cittadini allinformazione rilevante, in particolare attraverso siti web e motori di ricerca; il livello consultativo, che contiene più interattività, in quanto i governi e i cittadini possono usare forum online o piattaforme web per discutere pubblicamente tematiche politiche; il livello della partecipazione attiva, che enfatizza la partecipazione pubblica al processo di policy making Prospettiva storica Nel 1997 Inglehart ha postulato che sviluppo economico, cambiamento culturale e cambiamento politico stiano oggi andando di pari passo sulla base di modelli coerenti e, in qualche modo, prevedibili. L'industrializzazione ha implicato importanti cambiamenti sociali quali la mobilitazione di massa e la diminuzione nelle differenze di genere che avvengono di riflesso a quelli economici e politici, e si verificano con un ritardo generazionale. E proprio oggi, con il superamento dell'era industriale, la società postmoderna sta quindi vivendo quella significativa variazione di valori che toglie enfasi alla razionalità strumentale. Ne consegue che il sistema di valori postmoderni determina ulteriori, nuovi, cambiamenti sociali, come l'insediamento di istituzioni politiche democratiche e il declino dei regimi socialisti. Nellera postindustriale e globalizzata, la società quella attuale per intenderci si riscopre con nuove priorità e nuove credenze, con effetti e interdipendenze a livello globale, sistema democratico incluso. In primo luogo, la società postmoderna è caratterizzata da valori nuovi, quali lautoespressione, il senso di stima e di appartenenza, la partecipazione alla vita sociale, la soddisfazione estetica e la difesa della natura 182. A determinare tale mutamento sono la 182 Esiste inoltre, e non può non avere un legame con la democrazia, anche una correlazione che si rivela essere negativa tra tali nuovi valori e la crescita. Inglehart nota come, accanto ai valori borghesi classici della competitività individuale e della stabilità sociale, si diffondono iniziando dalle classi sociali medio-alte occidentali, ma espandendosi a fasce più ampie della popolazione mondiale ideali non-acquisitivici rallentano le attività mercantili. Ciò si verifica in quanto ciascuno conferisce il maggior valore soggettivo alla risorsa che gli appare socialmente più scarsa: in società come quelle odierne in cui i problemi della sopravvivenza sono attenuati o svaniti, è la definizione autonoma di uno stile di vita che viene valutata il bene più prezioso, Bellanca, p.2. 54

75 sicurezza economica (chi ha da mangiare a sufficienza, e non si sente minacciato, agisce in modo più indipendente e può dedicare maggiore energia all'auto-realizzazione; i valori legati alla sopravvivenza vengono sostituiti da valori quali la tolleranza, la democrazia o la tutela dell'ambiente, etc.) e il tipo di lavoro (l'uomo che lavora i campi dipende dalla natura, e il suo raccolto può essere buono o cattivo a seconda delle condizioni atmosferiche; a questi non rimane dunque che affidarsi a potenze superiori, e i valori religiosi nella società agricola occupano una posizione centrale. Tuttavia, quando l'aratro viene sostituito dalla catena di montaggio, la religione viene sostituita dall'industrializzazione e i valori si secolarizzano). In secondo luogo, a caratterizzare i giorni nostri sono la disaffezione politica e una diminuzione della partecipazione cittadina, come dimostrano indicatori quali: il calo dei votanti, la perdita di presa sullelettorato da parte dei partiti politici più affermati, le continue affermazioni sulla crescente indifferenza del pubblico politico. Inoltre, le masse stanno disertando le vecchie organizzazioni politiche, adottando comportamenti non convenzionali (boicottaggi, scioperi non ufficiali, etc.) e di rimessa in discussione della classe politica. A causa della sicurezza e del benessere post-moderni, le nuove generazioni dovrebbero essere propense a dedicare tempo ed energie ad attività secondarie secondo la piramide dei bisogni di Maslow quali la politica. Eppure, nonostante i più grandi spazi e la maggiore importanza che la politica potrebbe avere oggi, negli ultimi 40 anni tra i cittadini (dei Paesi considerati) si è sempre più diffusa la convinzione di non poter riporre fiducia nel proprio governo nazionale 183. E le trasformazioni in corso nell'era postmoderna esse sono caratterizzate: da mobilitazione economica crescente, unita a mobilitazione sociale declinante; estensione di marginalizzazioni ed esclusioni sociali; aumento della pluralità dei gruppi e delle culture con un indebolimento del pluralismo; separazione e incomunicabilità tra lagire pubblico e quello privato (Ceri, 2005). A ridursi non è l'interesse per la politica ma la partecipazione tradizionalmente gestita dalla classe politica al potere. Infine, terza caratteristica delle società attuali è quella di essere economie della conoscenza come l'europa occidentale, il Nord America e il Giappone nelle quali le ripercussioni del passaggio da moderno a postmoderno sono ancora più profonde: i ritmi di cambiamento sono vertiginosi, l'individuo deve adattarsi senza sosta con capacità di innovare e con creatività, e la realizzazione di sé diventa un imperativo. Nelle economie della conoscenza le parolechiave diventano tre, ovvero globalizzazione, individualismo e diffusione delle Ict. La globalizzazione 184 è la crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale osservati a partire dalla fine del XX secolo, sia in ambito economico che sociale, tecnologico e politico. Essa vede i suoi simboli nei McDonald e nella Nike, icone nuove rispetto a quelle che per secoli avevano caratterizzato la civiltà occidentale: le cattedrali, i municipi, i parlamenti, le biblioteche, i teatri, le fiere e le fabbriche. Oggi, invece, c'è una forma nuova e anonima, lo shopping center che esercita un'attrazione irresistibile sulla quasi totalità degli esseri umani. Nelle tante e differenti versioni dal supermercato di villaggio alle complesse architetture metropolitane nessun Paese vi si sottrae, da Boston a Seoul, da Edimburgo a Città del Messico, da Shangai a Calcutta 185. E proprio come in un supermercato, la politica propone oggi un rapporto rovesciato (Ohmae, 1996; traduzione dellautrice), concentrandosi sulle figure sociali chiave del mondo contemporaneo (il finanziere, l'azionista, il cliente, il manager, il tecnico, il lavoratore dipendente, il piccolo imprenditore, il lavoratore marginale, il consumatore). Essa offre a ciascun profilo non tanto nuovi valori quanto piuttosto politiche particolari, che i rispettivi gruppi di interesse portano negli enti locali, nei parlamenti e nei governi per rappresentarle e trarne risultati da 183 Inglehart (1997). 184 A tale concetto è correlato quello di governance globale: la crescente complessità di un mondo sempre più globalizzato potrebbe richiedere una qualche forma di ordinamento che agisca a livello globale. 185 Di Leo, p. 14. Estratto da: 55

76 far valere al momento delle scelte di politica che ciascun Paese compie all'interno della comunità economica di riferimento 186. La globalizzazione è quindi correlata a una personalizzazione di proposte e percorsi anche in ambito politico. Lindividualismo, correlato (e in antitesi) alla globalizzazione, è l'atteggiamento (filosofico, politico o morale) che enfatizza il valore dell'individuo rispetto a quello della comunità o della società. Esso viene associato alla modernizzazione per l'emergere di un ethos individualista come suo output, che renderebbe gli individui meno dipendenti dalle istituzioni tradizionali e più orientati alla libertà individuale e all'autonomia personale 187. Modernizzazione e individualismo, insomma, avrebbero generato una crescente erosione dei valori morali tradizionali e dell'autorità, con la conseguente ricaduta su tutti i tipi di istituzioni, nei confronti delle quali emerge sempre maggiore disaffezione per la loro inadeguatezza a soddisfare i nuovi bisogni e le nuove domande della gente (Inglehart, 1977) La nascita delle-democracy: il Minnesota come precursore Nel 1994 un gruppo di cittadini del Minnesota (Usa) ha lanciato Minnesota e-democracy, una vera e propria piazza cittadina pubblica online. Il progetto, che aveva come oggetto la corsa alle elezioni per le cariche di Governatori e Senatori Usa, consisteva nel sito web che includeva papers, discorsi e materiale elettorale relativo alla maggioranza dei candidati al Senato Usa e aspiranti senatori. Esso aprì rapidamente la strada a tutta una serie di iniziative: - dibattiti online per tutti i candidati governatori e senatori del Minnesota, che includevano un forum 188 per le discussioni dei cittadini; i dibattiti vennero cosponsorizzati dalla Minnesota league of women voter - la Bit bucket brigade, un gruppo di informatici volontari, fu creata per rendere i risultati delle elezioni disponibili su Internet la notte stessa - dopo le elezioni, sia il sito web che il forum di discussione tra cittadini hanno continuato ad essere funzionanti e operativi - il sito e-democracy oggi include i link a innumerevoli partiti politici del Minnesota, compreso il Dfl, il partito Repubblicano e il partito per l'indipendenza. Secondo Erna J. Koch del Center for Policy Alternatives il progetto di e-democracy del Minnesota ha generato uno spazio elettronico per lincontro dove i candidati potevano rispondere alle domande pubbliche e alle critiche dei loro avversari - e dove i cittadini potevano trovare dettagliate informazioni sulla politica del Minnesota, commentare i candidati e intervenire nel processo democratico. Questo è stato il primo dibattito politico a livello di un Stato avvenuto nel Paese e condotto online nel cyberspazio 189. Nonostante sia irragionevole tentare di stabilire il momento esatto in cui è stato introdotto il concetto di e-democracy poiché le riflessioni a proposito in realtà erano già in corso da qualche anno è invece opportuno ricordare il contesto in cui è nata: lamerica (a metà degli anni Novanta il luogo in cui l'utilizzo delle reti di computer nel processo politico era più diffuso; Hagen, ). Allora, la Presidenza (con il sistema informativo della Casa Bianca), il Congresso (con il database legislativo Thomas, le pagine web personali dei Membri e l'iniziativa privata Cap-Web; Casey, 1996), la Giustizia e molti Governi statali e locali erano online, in un modo o nell'altro. I media più potenti avevano i propri sistemi di diffusione delle notizie (come il Time-Warners PoliticsNow o la Cnn Interactive) e aumentavano a vista 186 Di Leo Rita, p. 10. Estratto da: 187 Estratto da: spazioinwind.libero.it/ildubbio/numero1_01/occhionero.htm Estratto da: (traduzione dellautrice). 190 Estratto da: 56

77 d'occhio le iniziative private tese a creare sistemi di informazione politica, per offrire ai cittadini americani sempre più dati sui leader politici. In quegli anni che fossero sviluppati a partire da motivazioni politiche, imprenditoriali o veramente democratiche la maggior parte dei progetti di democrazia elettronica batteva bandiera a stelle e strisce. Ma se tutte le applicazioni si presentavano in forme simili, almeno da un punto di vista tecnologico, certamente molto diverse erano le interpretazioni sul significato dello sviluppo politico di network tra computer, la loro implementazione, le loro potenzialità e le loro finalità Tre diversi approcci nella storia della democrazia elettronica Dopo essere stato coniato, il termine e-democracy è stato prevalentemente utilizzato da quegli studiosi che hanno approfondito le implicazioni delle tecnologie informatiche sul processo politico (Dutton, 1992; London, 1994; Van de Donk e Tops, 1995). E tuttavia la parola elettronica potrebbe, a buona ragione, indurre in errore: infatti elettronici sono un microfono, una televisione... e anche una lavatrice programmabile. Da un punto di vista strettamente terminologico, quindi, se la democracy si riferiva unicamente all'utilizzo democratico delle Ict essa allora avrebbe dovuto più correttamente auto-definirsi digital (Fineman, 1995). Altri studiosi l'hanno chiamata cyberdemocracy (Ogden, 1994; Poster, 1995), Virtual democracy o Information Age democracy (Snider, 1994). Svariati termini sono utilizzati per descrivere luso civico di Internet, che spaziano dalla democrazia digitale, alle-government, alla cyberdemocracy. Mentre a volte sono utilizzati come intercambiabili, i termini non significano le stesse cose per tutte le persone. I sostenitori della cyberdemocracy danno considerevole enfasi sulla natura interattiva dei siti web, sostenendo che i siti governativi dovrebbero essere più di semplici bollettini elettronici che forniscono semplicemente le informazioni 191. Il termine che si è imposto maggiormente è, in ogni caso, electronic. Tutte le differenti definizioni di democrazia elettronica fanno riferimento a reti di computer come lo strumento centrale nel lavoro di un sistema politico democratico. Una democrazia elettronica è qualunque sistema politico nel quale i computer e le reti di computer sono utilizzate per svolgere funzioni cruciali per il processo politico come informazione e comunicazione, articolazione e aggregazione degli interessi e il decision-making (deliberazione e voto). Hagen (1997) distingue tra tre diverse concezioni di e-democracy: teledemocracy, cyberdemocracy e electronic democratization. Tali concetti si distinguono l'uno dall'altro nel loro approccio normativo, in relazione all'utilizzo di forme dirette/rappresentative di governo e i vari (attivi o passivi) ruoli che i cittadini dovrebbero avere nella democratic polity. Ciò che condividono, ricorda Hagen, è la convinzione che le svariate qualità dei new media interattività, veloci modalità di trasmissione, sistemi di controllo dell'utente possono contribuire favorevolmente al sistema politico democratico. L'obiettivo principale, e comune, è accrescere il livello di partecipazione politica. Per proporre la distinzione tra le tre concezioni di e-democracy, Hagen parte dal lavoro di Van de Donk e Tops (1995), che hanno identificato tre diverse applicazioni di democrazia elettronica (in questo caso, la ricerca si riferiva unicamente all'europa): 1. quelle che si basano sulla democrazia diretta; 2. quelle che vogliono rendere la democrazia indiretta (rappresentativa) più responsabile; 3. quelle che ritengono che la democrazia sia più di un metodo di decision-making (ad esempio, democrazia come percorso di educazione civica) e sottolineano il concetto di cittadinanza attiva. 191 Ferber, Foltz e Pugliese, 2004 (traduzione dellautrice). 57

78 Mantenendo la categoria democrazia rappresentativa/diretta, Hagen approfondisce la nozione di cittadinanza attiva, distinguendo tra quattro differenti dimensioni di partecipazione politica: la ricerca di informazioni e il tenersi aggiornati sui temi-chiave (profilo che corrisponde al cittadino ideale che Thomas Jefferson aveva in mente quando invitava la popolazione a mantenersi informata); l'attiva discussione politica con la propria famiglia, gli amici, i colleghi, i vicini; il voto; l'attività politica, ovvero gli attivisti politici che lavorano su campagne, organizzano eventi locali per i partiti o iniziative per i cittadini, gestiscono organizzazioni partitiche o gruppi di interesse, svolgono attività di volontariato nel tempo libero sui temi del governo locale, etc. Se le diverse facce della democrazia elettronica devono fare riferimento ai diversi aspetti sopra citati, è pur vero che nella pratica la maggior parte dei concetti di e-democracy segue profili ibridi, con agende politiche differenti. Questo anche perché i paradigmi dell'edemocracy risultano influenzati allo stesso tempo sia da teorie democratiche che da oggetti di riferimento quali le tecnologie di comunicazione. Quattro sono, quindi, i concetti analitici che permettono di distinguere tra diverse le forme di e-democracy: oggetti tecnologici di riferimento (tecnologie di comunicazione, come la TELEVISIONE via cavo, le reti di computer); forme di democrazia preferite (diretta o rappresentativa); dimensioni della partecipazione politica ritenute le più vitali per la democrazia (informazione, discussione, voto, azione politica); agenda politica perseguita (liberale, conservatrice, etc.). Tali parametri rendono così possibile la tipologia teledemocracy, cyberdemocracy, electronic democratization. 58

79 3.2. Teledemocracy e cyberdemocracy Teledemocracy La teledemocracy è il più antico concetto di democrazia elettronica. Se non è possibile definire con chiarezza chi abbia coniato il termine per primo, è però certo che il termine sia stato utilizzato da Ted Becker negli anni Settanta, per sperimentare l'utilizzo della televisione via cavo nel processo di decision-making politico americano. A seguire, negli anni Ottanta, anche Christopher Arterton (1987) ha utilizzato il neologismo all'interno di altri progetti, sempre sviluppati negli Usa. Come ricorda Hagen, la teledemocracy ha per obiettivo l'incremento delle forme di democrazia diretta all'interno del sistema politico americano, il tutto attraverso l'impiego delle nuove tecnologie di comunicazione. Il punto di vista dei teledemocratici dell'america degli anni Settanta era, inevitabilmente, assai parziale. Essi ritenevano, infatti, che la politica Americana fosse decisamente influenzata da due forze, la marcia, lunga duecento anni, verso l'uguaglianza politica per tutti i cittadini e lo sviluppo esplosivo di nuovi mezzi di telecomunicazioni, la notevole convergenza di televisione, telefono, satelliti, cavo e personal computer 192. Come intuito da Backer, l'innovazione tecnologica del momento era una sola: la televisione via cavo. Essa prospettava un'offerta di informazione assai localizzata e dai contenuti diversificati, il che avrebbe potuto rendere possibili esperimenti teledemocratici. La pensavano così attivisti come Smith (1972) e De Sola-Pool e Alexander (1973). Ma anche scienziati e sociologi come il succitato Ted Becker (1981) e Amitai Etzioni (1983) che, negli anni Ottanta, erano nel pieno dei loro esperimenti pratici sulla democrazia elettronica. Lentusiasmo del momento era tanto che sia Alvin Toffler (1980) che John Naisbitt (1982) definirono la teledemocracy come la chiave per risolvere la maggior parte dei più rilevanti problemi americani 193. E Hollander (1985) addirittura elevò il proprio popolo al rango di eletto spingitore del tasto, in quanto noi amiamo i dispositivi, manopole, display numerici, funzionamenti meccanici. La televisione interattiva introduce un nuovo giocattolo nel domestico 194. Con più prudenza si esprimevano, invece, i teorici della democrazia Benjamin Barber (1984) e Robert Dahl (1989), che comunque suggerivano di proseguire con i tentativi di teledemocrazia. I due studiosi si esprimevano, in effetti, qualche anno dopo: quanto bastava per aver visto con i propri occhi che la Televisione via cavo non aveva condotto a più forme della democrazia diretta né a maggiore partecipazione politica da parte del grande pubblico 195. Era inevitabile che iniziasse a diffondersi un certo scetticismo (Elshtain, 1982; Graber; 1995), anche se qualcuno tra i teledemocrats continuava a effettuare esperimenti sull'utilizzo della televisione via cavo, in particolare a livello locale (ad esempio, il progetto Reading). Si arrivò così agli anni Novanta: Tim Berners-Lee era prossimo alla sua geniale invenzione, il web, Internet stava per spopolare e la società stava per diventare della conoscenza. I network tra computer erano inevitabilmente destinati a riaccendere il dibattito sulla democrazia elettronica. E in America stava avendo luogo il Rinascimento della teledemocracy: il candidato alle presidenziali Ross Perot premeva per effettuare televised electronic town meetings, e Bill Clinton non era da meno. Si trattava, certo, di annunci per reclutare nuovi votanti, ma erano comunque eventi che davano nuova legittimità alle teorizzazioni del teledemocrats. La televisione stava moltiplicando i suoi canali (500-channel-TV 196 ), 192 Grossman (1995: 4; traduzione dellautrice). 193 Hagen (cit.; traduzione dellautrice). 194 Hollander (1985: 29; traduzione dellautrice). 195 Hagen (cit.; traduzione dellautrice). 196 Estratto da: ibidem. 59

80 proponeva nuovi format (i cosiddetti call-in shows, che portavano così il grande pubblico dentro il piccolo schermo) e personaggi del calibro di Lawrence Grossman (l'ex presidente di NBC News) dichiaravano che nelle sue numerose forme la televisione, per definizione, possiede la chiave per il futuro della repubblica elettronica 197. Ma, nonostante gli ostentati atti di cieca fedeltà alla televisione, aumentavano a vista d'occhio i teorici dell'e-democracy basata sulle nuovissime reti informatiche (Becker, 1995). Il concetto di teledemocracy trova le principali cause di apatia, frustrazione e alienazione dell'elettorato 198 nella struttura del sistema politico delle democrazie rappresentative e negli effetti informativi dei mass media. Per i teorici, il governo rappresentativo statunitense si sarebbe distanziato eccessivamente dai singoli cittadini e le nuove tecnologie potrebbero proprio aiutarlo a tornare più vicino alle case: accelerando il tempo e riducendo lo spazio, esse potrebbero consentire forme di democrazia diretta prima impensabili per via dell'estensione del territorio Usa. E alcune persone che magari per età o malattia non potevano più partecipare ad attività democratiche, come assistere alle riunioni o agli scrutini potrebbero tornare a godere dei propri diritti, legalmente mai persi ma che non potevano più essere esercitati per problemi fisici (Arterton 1987). Quale che sia l'utilizzo empirico degli strumenti tecnologici, il nodo teorico centrale dei teledemocrats è comunque che il governo classico rappresentativo non può più rispondere efficacemente e appropriatamente alla sempre crescente pluralità di input politici nella società dell'informazione, un'era contrassegnata da una sempre maggiore differenziazione sociale 199. E solamente una forma di democrazia diretta potrà generare output politici che soddisfino le richieste dei cittadini. Le soluzioni proposte in tal senso erano numerose. Barber (1984) propose un Programma per la rivitalizzazione della cittadinanza 200 da effettuarsi sia con le reti interattive offerte dalla televisione via cavo e che con quelle tra computer che si basava sulla formazione civica, il libero accesso alle informazioni del Governo e gli electronic town meetings. Toffler (1980) suggerì di stabilire forme semi-dirette di democrazia, che passassero attraverso le tecnologie dell'informazione: grazie ai calcolatori avanzati, i satelliti, i telefoni, il cavo, le tecniche di votazione e altri strumenti, una cittadinanza istruita può, per la prima volta nella storia, cominciare ad appropriarsi di molte delle decisioni politiche 201. Power back to people, auspicava Becker nel Quattordici anni dopo era ancora dell'idea, e lottava contro lo sfruttamento demagogico a fini politici (come avevano fatto Perot e Clinton) della teledemocracy: la vera democrazia consiste nell'utilizzo delle moderne tecnologie di informazione e di comunicazione come gli strumenti per dare alle persone il potere di una democrazia che aiuti a costruire le agende, stabilire le priorità, definire le politiche importanti e partecipare alla loro implementazione. In una parola, la vera teledemocracy è l'utilizzo delle telecomunicazioni per dare al pubblico la potenza di una leva (leverage) nel sistema di auto-governo. Si trattava di una visione deterministica, che prospettava una tecnopolitica in cui non c'era troppo da chiedersi se il nuovo electronicempowerment dei cittadini fosse un bene o un male. Esso era infatti un'incontrollabile forza della natura 202, che stava irreversibilmente modificando il sistema politico. 197 Grossman (1995: 92; traduzione dellautrice). 198 Hagen (cit.; traduzione dellautrice). 199 Ibidem (traduzione dellautrice). 200 Barber (1984: ; traduzione dellautrice). 201 Toffler (1980: 43; traduzione dellautrice). 202 Grossman (1995: 154; traduzione dellautrice).) 60

81 Se di uragano non si è trattato, tuttavia esso ha lasciato alcuni segni nella società contemporanea. Hagen cita a tal proposito, per fare solo due esempi, la dipendenza dai sondaggi di opinione e il ruolo centrale della televisione nei processi politici. Sembra però che la democrazia elettronica sia assai lontana. Lungi ormai dal credere in una democrazia diretta pura, i teledemocrats oggi vogliono integrare le esistenti strutture rappresentative con elementi di democrazia diretta sia orizzontalmente (in aggiunta) che verticalmente (livello locale in contrapposizione a quello nazionale). Si tratta della moderata e conciliante posizione di Barber e Grossman, che ben si distingue da quella di attivisti come Hollander (1985), che ancora interpretano la teledemocrazia come uno strumento di pura lotta contro l'intero sistema politico. La teledemocracy sembra, quindi, avere una preferenza per forme di democrazia diretta ed è principalmente correlata con le dimensioni della partecipazione politica relative al voto e all'attività politica. Inoltre, essa porta al centro dell'attenzione una migliore e più completa informazione politica per l'elettorato Cyberdemocracy Se alla base della teledemocracy c'era la cable-tv, e le reti informatiche sono intervenute poi solo in seguito, la cyberdemocracy è invece un concetto figlio della Rete. Siamo negli anni Settanta, e i primi entusiasti utenti di Usenet (e di altre reti) iniziavano a sperimentare il cyberspazio. Il visionario termine è stato coniato da un autore di science-fiction, William Gibson, all'interno del suo Neuromancer: Cyberspace. Una allucinazione consensuale sperimentata quotidianamente da milioni di legittimi operatori, in ogni Nazione, da bambini a cui sono stati insegnati concetti matematici Una rappresentazione grafica dei dati sottratti dalle banche di tutti i computer nel sistema umano. Complessità impensabile. Linee di luce si sono mosse variato nel non-luogo della mente, negli ingranaggi e nella costellazione di dati. Come luci della città, che si allontanano 203. Studiosi come Ogden (1994) a distanza di anni hanno poi ripreso il concetto, meglio definendolo come il luogo senza spazio dove le parole, i rapporti umani, i dati, la ricchezza, lo status e il potere sono resi manifesti dalle persone che usano le tecnologie di comunicazione mediate dai computer 204. La cyberdemocracy si sviluppa nella West coast statunitense impregnata di cultura hippie e cultura yuppie (Hagen, cit). I primi seguaci della nuova fede virtuale lavoravano tra l'università di Stanford e la Silicon Valley (Barbrook e Cameron, 1996) e coltivavano giorno dopo giorno il loro personalissimo (ma condiviso) sogno: vera democrazia (preferibilmente diretta), governo costituito da cittadini consapevoli e con rinnovato potere, ricchezza materiale, personale ricerca della felicità (generalmente misurata in dollari e nei valori delle azioni; Hagen, cit.). In tutto questo, lo Stato non solo non compariva, ma era anzi visto come una minaccia potenziale per la libertà individuale e la massimizzazione della ricchezza. L'origine della cyberdemocracy, insomma, si potrebbe definire come una libera militanza anti-statale e individualista. Tuttavia, da tale origine comune, sono derivate due varianti di cyberdemocracy. La prima, più conservatrice e liberale, evidenziava l'importanza del capitalismo e del libero mercato. Essa era promossa dalla Progress and freedom foundation (Pff), composta da pensatori quali Alvin Toffler, James Keyworth, Esther Dyson e George Gilder. La Pff fu la prima ad effettuare un tentativo di teorizzazione politica del cyberspazio attraverso la Magna 203 Gibson (1984: 51; traduzione dellautrice). 204 Ogden (1994: 715; traduzione dellautrice). 61

82 charta for the knowledge age, assai ambiziosa nel nome. Pur senza urlarlo ai quattro venti, la Pff era di matrice governativa, e lo evidenzia la vicinanza con Newt Gingrich, membro del Congresso tra i primi ad avere un indirizzo nonché promotore di Thomas, il già citato database legislativo che avrebbe dovuto aprire i lavori del Congresso all'insieme della popolazione. La seconda, si mostrava invece più liberale e community-oriented, ovvero incentrata sull'importanza e il valore della comunità. Il principale profeta di questa corrente era Howard Rheingold, autore di The virtual community, che con un voluto doppio senso definì i membri della comunità che interagiva tramite il Bbs (Bulletin board system) come Il pozzo. Il gioco di parole gli era concesso dalla lingua inglese, che rende possibile leggere The Well come l'acronimo di Whole earth 'lectronic link, il collegamento elettronico della terra. The Well era tale perché rendeva possibile la creazione di legami e amicizie tra i componenti del gruppo, con un benessere che veniva esteso anche alla dimensione Irl (In real life), alla vita reale. Il grande valore aggiunto della cyberdemocracy sarebbe, quindi, quello di costruire una comunità che impatta sui suoi membri sia dentro che fuori dalla rete. E l'aggregazione che ne deriva sarebbe proprio la chiave per creare il capitale sociale mancante tanto invocato da studiosi e da politici: la tecnologia che rende possibili le Comunità virtuali ha il potere di dare enorme influenza agli ordinari cittadini a un costo relativamente basso influenza intellettuale, influenza sociale, influenza commerciale e, più importante, influenza politica (Rheingold, 1993: introduzione; traduzione dellautrice). Con una riflessione più tecnologica, Rheingold suggeriva inoltre la fondamentale distinzione tra reti di computer e televisione cablata: mentre quest'ultima consentiva unicamente la comunicazione one-to-many, le prime rendevano possibile anche quella many-to-many. Prendeva così piede il fattore i: l'interattività. Riassumendo, i due approcci alla cyberdemocracy si differenziano perché: - l'una enfatizza il ruolo delle reti tecnologiche come strumento di produzione di informazione: nel ventunesimo secolo le risorse centrali non sono costituite da merci materiali ma dalle informazioni; ciò rende possibile la produzione di material polity (Poster, 1995); - l'altra, invece, evidenzia il carattere di comunicazione, ricordando che, poiché si tratta di uno spazio virtuale di produzione condiviso tra più utenti, deve essere anch'esso democratico. In ogni caso, quale che sia l'approccio, ambedue le correnti concordano sul fatto che il nemico principale è centralismo, sia nelle strutture politiche che in quelle di comunicazione, che è considerato come insidia alle forme vitali di auto-governo 205. E il grande potere della cyberdemocracy risiede proprio nella sua capacità di sfidare l'esistente monopolio da parte della gerarchia politica sui potenti mezzi di comunicazione, e magari cosi rivitalizzare la democrazia basata sui cittadini 206. Infatti, mentre i cyberdemocrats (come i teledemocrats) richiedono forme più dirette di governo, essi enfatizzano aspetti differenti della partecipazione politica, quali: la discussione e l'attività politica a livello di comunità. La preoccupazione primaria dei cyberdemocrats è ri-creare comunità (virtuali e non) come contatore-base per le forme centralizzate del governo Electronic democratization Diversamente dalla teledemocracy e dalla cyberdemocracy, l'electronic democratization non vuole creare nuove forme di democrazia, ma vuole migliorare la democrazia rappresentativa. 205 Hagen (cit.; traduzione dellautrice). 206 Rheingold (1993: introduzione; traduzione dellautrice). 62

83 A tal proposito Hagen ricorda Snider (1994): il più grande potenziale delle nuove tecnologie dellinformazione per accrescere la democrazia consiste nella sua capacità di rafforzare la democrazia mediata 207. E se l'obiettivo è diverso rispetto alle altre correnti e coincide con l'aumento dei canali di informazione comune resta comunque la filosofia di fondo: LElectronic Democratization... è definita... come il rafforzamento della democrazia, che si assume come già avviata, tramite le nuove tecnologie di comunicazione in maniera che incrementino il potere politico di coloro il cui ruolo nei processi politici solitamente minimizzato. Noi riteniamo che una tale democratizzazione porti più persone al potere 208. Non sorprendentemente, sottolinea Hagen, i principali campioni dell'electronic democratization sono proprio gli affiliati al potere (membri del Congresso, funzionari della Casa Bianca, giornalisti...), la cui preoccupazione principale è come estendere i vantaggi informativi prodotti dalle reti di calcolatori al grande pubblico, per generare così un guadagno per il sistema democratico nel suo insieme. E proprio questo è il punto: l'apatia e il disinteresse politico non sono, qui, causati dal sistema politico rappresentativo ma solamente da alcuni malfunzionamenti al suo interno. E ciò che va cambiato è, unicamente, il modo di informare e comunicare tra cittadini e i rappresentanti eletti, - rendendo accessibile l'informazione (si ricordino qui Thomas e il White House information system); - creando nuovi e alternativi (rispetto ai mass media) canali e modalità di informazione (ad esempio, i già citati Electronic town meetings, che consentono collegamenti di feedback diretto tra i votanti e i rappresentanti, rendendo così i primi parte del processo di decision-making). La compresenza del carattere comunitario e di quello rappresentativo rende l'electronic democratization un ideale diverso da quelli analizzati precedentemente. E, a difesa di tale impostazione, Abramson (et al. 1988) afferma che è proprio la riunione della città a simbolizzare meglio la concezione comunitaria della partecipazione. La sfida è utilizzare nuove tecnologie per superare la difficoltà di praticare la democrazia dei town-meetings in un'area ampia come lo Stato-Nazione 209. Se utilizzati correttamente, i network tra Pc permetterebbero così di rafforzare la società civile, anche per via dei minori costi di organizzazione e transazione. E tuttavia il tallone d'achille esiste, e deriva dalle (eccessive) possibilità di informazione e di comunicazione: la frammentazione della sfera pubblica. L'electronic democratization promuove le forme di democrazia rappresentativa e insiste sull'importanza degli scambi di informazione e le discussioni per la partecipazione politica. Tale visione, probabilmente perché condivisa dalla corrente principale dell'élite americana e dal pubblico, è stata cruciale per l'implementazione di molti usi politici delle reti di computer di oggi, specialmente nel settore dei sistemi di informazione politica Snider (1994: 17; traduzione dellautrice). 208 Hacker e Todino (1996: 72; traduzione dellautrice). 209 Abramson, Arterton e Orren (1988: 166; traduzione dellautrice). 210 Hagen (cit.; traduzione dellautrice). 63

84 Tipologia delle forme di e-democracy (estratto da: Hagen, 1996; traduzione dellautrice) Concept Teledemocracy Cyberdemocracy Electronic Democratization La Cmc (Computer-mediated communication) collega tempo e spazio e rende possibili forme di partecipazione politica, a lungo ritenute impraticabili. Creazione di comunità sia virtuali che materiali è l'obiettivo principale del XXI secolo. I sistemi di comunicazione politica basati sulle Cmc consentono un maggiore e più libero accesso alle cruciali informazioni di governo. Punti principali Forme tradizionali di democrazia rappresentativa non possono interagire con la complessità dell'era dell'informazione; sono necessarie forme di democrazia locale così come l'empowerment degli individui; ciò è possibile attraverso la Cmc e altri media interattivi. L'informazione diventa la risorsa Gli Electronic town meetings economica primaria; il business e possono creare importanti legami gli individui possono massimizzare tra il pubblico e i rappresentanti la propria ricchezza tramite le per decidere sulle questioni Cmc. politiche e creare un nuovo senso di comunità nell'elettorato. L'uso democratico dei media è necessario come un contrappeso La Cmc consente forme di governo decentralizzate e autogovernate, compensando così gli agli abusi commerciali del mezzo. abusi di autorità da parte dello Stato (come censure, invasioni della privacy...). Principali forme di Informazione Discussione partecipazione Discussione Attività politica politica Voto La società civile è rinforzata poiché gruppi di interesse etc. possono ridurre i costi di transazione e di organizzazione. Informazione Discussione Forme di democrazia Diretta Diretta Rappresentativa privilegiate Levoluzione del concetto La storia del concetto di e-democracy coesiste ma non coincide con levoluzione del ruolo della comunicazione nelletà moderna e, di riflesso, con i mutamenti nella società. Nel secondo dopoguerra, la comunicazione ha dovuto relazionarsi con elementi di cambiamento del tessuto sociale quali modernizzazione, individualismo, secolarizzazione, economicità, estetizzazione, razionalizzazione e in ultimo, ma non per importanza mediatizzazione (Blumler e Kavanagh, 1999). Con il termine mediatizzazione si intende lingresso dei media televisione, radio, carta stampata, internet, telefonia, etc. al centro dei processi sociali, con la conseguente enfasi su il concetto e le pratiche di una sfera pubblica mediatizzata, che eleva la funzione della comunicazione e il ruolo degli esperti in comunicazione 211. Dagli anni Cinquanta, la comunicazione ha iniziato a intervenire fortemente nella vita sociale attraverso lintensa attività mediatica effettuata dalla politica che, grazie ad una stabile congiuntura politica e all'elevata fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, ha dato luogo al periodo doro dei partiti (Janda e Colman, 1998; traduzione dellautrice). Una nuova fase è poi iniziata nel 1960 quando la televisione, nella fattispecie quella nazionale, è diventata il medium dominante di comunicazione, determinando alcuni mutamenti nella società, tra i quali lallargamento dellaudience e, di conseguenza, del pubblico esposto ai messaggi aventi per oggetto la politica. Si arriva così allepoca attuale, caratterizzata da abbondanza dei media, ubiquità e velocità, fattori che determinano quattro tendenze percepibili al giorno doggi (Blumler e Kavanagh, 1999): esposizione selettiva, identità politica, moltiplicazione delle agende politiche e maggiore cyber politica comunicazione online da parte dei partiti, notizie via web ed altri servizi. La e-democracy o democrazia elettronica si inserisce allinterno della terza fase della comunicazione, quella attualmente in corso, diventando elemento costituente della cosiddetta 211 Blumler e Kavanagh (1999: traduzione dellautrice). 64

85 new governance (Bingham, Nabatchi e OLeary, 2005), che si sviluppa attraverso nuovi strumenti le tecnologie dellinformazione e della comunicazione che vengono utilizzati da reti di pubblici, privati e istituzioni. Coloro che partecipano alla nuova governance la creazione, lesecuzione e limplementazione di attività sostenute da obiettivi condivisi di cittadini e organizzazioni, che possono avere, oppure no, autorità formale e potere politico utilizzano strumenti quasi-legislativi e quasi-giuridici, quali: democrazia deliberativa, conversazione pubbliche, valutazioni di budget, giurie popolari, circoli di studio ed e- democracy. La nuova governance, in altre parole, si riferisce egualmente ai nuovi strumenti (quelli e-, relativi alle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione) e alle nuove pratiche che da questi sono rese possibili. La trasformazione della governance attraverso fenomeni quali la globalizzazione, la devolution e le reti virtuali e di persone ha determinato una maggiore influenza da parte dei cittadini allinterno dei processi di negoziazione e mediazione. Tuttavia, anche le amministrazioni pubbliche sono coinvolte in tale processo, dovendo trovare nuove modalità di costruzione del consenso, deliberazione e collaborazione con il pubblico (cfr. negoziazioni in occasione della Convenzioni sui Diritti Umani nellunione europea; Bingham, Nabatchi e OLeary, 2005). A ridimensionare il ruolo delle nuove tecnologie nella pratica democratica, Dahlgren (2005) afferma che, benché internet contribuisca in maniera consistente a destabilizzare (sia in senso positivo che in senso negativo) i sistemi di comunicazione politica, lutilizzo della rete per fini politici è chiaramente minore se comparata con altri fini. I tipi di interazione che si hanno possono essere considerati manifestazioni della sfera pubblica solo a un piccolo livello e la deliberazione democratica è offuscata da consumismo, intrattenimento, networking non politico e chat. I limiti dellinterattività ridimensionano, quindi, limpatto democratico delle discussioni politiche nelle sfere pubbliche online. Parallelamente a quello di governance, anche il concetto di cittadinanza in quanto nozione dinamica è evoluto nel tempo. Le recenti trasformazioni tecnologiche, economiche e politiche hanno, infatti, portato allo sviluppo di definizioni alternative di cittadinanza che vanno oltre la classica considerazione della sua relazione con gli stati membri e con i diritti. Secondo Cammaerts e Van Audenhove (2005) la globalizzazione delleconomia mondiale, le innovazioni tecnologiche rivoluzionarie nel campo della comunicazione, dei trasporti e della mobilità, e le pressioni ecologiche e demografiche hanno, infatti, eroso la sovranità e la legittimità dello Stato-Nazione 212. Tuttavia, nonostante Internet abbia favorito la costituzione di spazi di discussione, parlare di una sfera pubblica transnazionale è da considerarsi con alcune restrizioni 213. Secondo Schlesinger (1999) nel caso dellunione europea, ad esempio, gli sviluppi sopranazionali e tecnologici hanno implicato che la sfera pubblica non si identifica più con i confini dello Stato nazionale; tuttavia, la crescita dei media transnazionali (quotidiani, riviste, telegiornali) ha lavorato per sostenere solo lo spazio di una ristretta élite invece di garantire laccesso generalizzato alla comunicazione a pubblici europei. Luso di Internet in termini di dibattito interattivo e costruzione di una sfera pubblica transnazionale è ostacolato da molte costrizioni. Sostengono Cammaerts e Van Audenhove che il livello di interattività o di dibattito effettivo è molto spesso debole, dato che i forum e le mailing list sono usate per informare o mobilizzare. Inoltre, solo un limitato numero di partecipanti (uomini) discute veramente gli argomenti gli uni con gli altri. In ogni caso, è corretto dire che i cittadini (politicamente attivi) che si impegnano in un forum o in liste di discussione contribuiscono ai dibattiti in corso allinterno della sfera pubblica su illimitati 212 Cammaerts e Van Audenhove (2005; traduzione dellautrice). 213 Ibidem (traduzione dellautrice). 65

86 argomenti locali o transnazionali. La più importante conclusione riguardo alle illimitate nozioni di cittadinanza in relazione alluso di internet e la costruzione di una sfera pubblica transnazionale è, precisamente, che illimitate cittadinanze non possono essere viste come separate dai confini e dal contesto locale dei cittadini. Questa coesistenza di nozioni limitate e illimitate di cittadinanza dovrebbe essere esplorata oltre (Cammaerts e Van Audenhove, 2005; traduzione dellautrice). 66

87 3.3. Il nuovo cittadino: le prospettive della e-democracy Proprio come la democrazia tradizionale, l'e-democracy si basa sullinterazione tra governati e governanti e si sviluppa su cinque assi di relazione fondamentali: 1. governanti-governanti: è il dibattito a livello politico, quello che si svolge nelle aule del Parlamento e del Senato, etc. 2. governanti verso governati: l'offerta di informazioni (e servizi); le consultazioni; 3. governati-governanti: è il momento dell'interazione two-way tra la sfera dei cittadini e quella della politica; 4. governati verso governanti, attraverso la richiesta di informazioni (e servizi); il controllo; la partecipazione attiva; il voto; 5. governati-governati (dibattiti, forum, conferenze, chat...): è quella presente nei salotti e nelle aule di partito, nelle scuole e nelle famiglie durante i pasti; essa alimenta il dibattito pubblico tra cittadini attraverso lo scambio di informazioni, consultazioni interne, partecipazione attiva interna. In tali assi di relazione agisce oggi un cittadino nuovo. Il sistema democratico attuale, infatti, sta variando proprio grazie allemergere di nuovi, operativi, attori sociali ben inseriti nella stessa società della conoscenza caratterizzata da rapido sviluppo delle Ict, globalizzazione e cyberspazio come nuovo spazio pubblico. Le nuove tecnologie stanno generando una trasformazione del ruolo del pubblico che, ad esempio, sfida i giornalisti: i cittadini stanno prendendo in mano quanto prima era prerogativa delle notizie dei media (Gillmor, 2004). Internet ha reso possibile alle persone comuni di diventare produttori attivi di informazione (Gillmor, 2004; Coleman, 2001). Le applicazioni sociali dei media, come i blog, le chat room e i wiki, hanno raggiunto recentemente unimportante posizione nella mediazione delle notizie globali di fianco ai media mainstream. Come ricorda Daniel Van Lerberghe del Politech Institute nella sua presentazione e- Participation: A Bottom Up Revolution (2007), leconomia basata sulla conoscenza sta generando tre nuove tipologie di attori. - il political entrepreneur: più efficiente e competitivo, è colui che mobilizza risorse e stakeholder per raggiungere gli obiettivi degli affari pubblici. Crea una relazione sostenibile con i cittadini e incrementa il supporto pubblico per le sue azioni (a livello nazionale e internazionale) attraverso una campagna permanente. Molto responsabile, risponde alle richieste dei suoi collegi elettorali. È un e-champion, ovvero un utilizzatore esperto delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione. - l'active citizen: è un cittadino affamato di servizi e di conoscenza, che ama la politica ma non ama i politici. Volendo esercitare un maggiore controllo, desidera più trasparenza, responsabilità, democrazia e grazie a Internet è trasformato in un opinion maker (ad esempio, citizen journalism); - il knowledge civil servant: è un e-champion in erba, quale frutto della trasformazione e modernizzazione dello Stato. La democrazia elettronica non è, infatti, esplosa grazie ai pubblici poteri (o privati che siano) ma è nata da un'interazione tra studenti e ricercatori; e ancora oggi si alimenta degli internauti, uomini dell'anno Ed è così che benché l'e-democracy sia un trend in crescita negli outside groups 214, oggi la maggior parte dei governi sta ancora lottando con il concetto 215. Essa è un movimento che si basa sulla trasmissione delle informazioni, la compartecipazione e la condivisione della conoscenza 216. Dall'altro lato della medaglia, l'e- 214 Riley-Riley (2003: 13; traduzione dellautrice). 215 Idem (traduzione dellautrice). 216 Idem (traduzione dellautrice). 67

88 government è il processo di trasformazione delle relazioni interne ed esterne della Pubblica Amministrazione attraverso attività sulla rete, tecnologie informatiche e di comunicazione, per ottimizzare lerogazione dei servizi, incrementare la partecipazione di cittadini e imprese e migliorare la capacità di governare 217. Le-governance sta cambiando i modi in cui il governo fa business con il pubblico e, in tale processo, sta generando la domanda per maggiori forme di partecipazione dei cittadini. Ciò dà una certa credibilità al pensiero, oggi in voga, che l'e-governance genererà una qualche forma di e-democracy I rapporti sociali: evoluzione o rivoluzione? Sostiene Clay Shirky (2003) che un tema frequente fra le persone che scrivono sulle funzioni sociali del weblogging è il notare (e solitamente deplorare) l'affermarsi di una A-list, un piccolo insieme di webloggers che registrano la maggioranza del traffico nel mondo del weblog. Questa lamentela segue il solito pattern che abbiamo già visto nei Mud, i Bbs e comunità online come Echo e The Well. Un nuovo sistema sociale inizia, e sembra deliziosamente esente dell'elitismo e dei cliché dei sistemi attuali. Poi, quando inizia a crescere, si sviluppano problemi di scala. Non tutti possono partecipare a tutte le conversazioni. Non tutti riescono ad essere ascoltati. Alcuni gruppi-chiave sembrano essere più connessi che il resto di noi, e così via 219. In altre parole, freedom of choice makes stars inevitabile, poiché che la rete si mostra a ben vedere più iniqua di ciò che sembra: le distribuzioni dei poteri di legge tendono a crescere nei sistemi sociali nei quali molte persone esprimono le loro preferenze fra molte opzioni. Sappiamo inoltre che mentre il numero di scelte aumenta, la curva diventa estrema. Si tratta di una scoperta intuitiva - la maggior parte di noi si aspetterebbe che un crescente numero di scelte appiattisca la curva, ma nei fatti aumentare le dimensioni del sistema aumenta il gap tra il punto di picco e il punto mediano (Shirky, 2003; traduzione dellautrice). Ecco, quindi, che gli internauti si aggregano (ma sarà davvero in maniera naturale?) intorno a pochi siti e che alcuni blogger diventano delle vere e proprie blogstars. Alcune pagine web sono così 1. linkatissime (primo parametro di successo): ad esempio, Daily Kos - State of the Nation 220 con 5860 in-links (link esterni che portano al sito stesso); 2. visitatissime (secondo fattore di successo): ad esempio, Gizmodo - the Gadget Guide 221 con visite al giorno; 3. altre, infine, hanno un pubblico fedele e costante (terzo fattore di successo). E i blog vengono poco scientificamente, ma sicuramente in maniera efficace classificati a seconda del loro successo 222. Social network. Nel web marketing per community building si intende la capacità di un sito internet di aggregare una comunità di utenti attorno a sé. Tale capacità, in realtà, è il risultato di strategie comunicative ben precise orientate a sviluppare, su una piattaforma online, una rete 217 Idem (traduzione dellautrice). 218 Ibidem 219 Shirky (2003; traduzione dellautrice) La classificazione è in: Higher Beings, Mortal Humans, Playful Primates, Large Mammals, Marauding Marsupials, Adorable Rodents, Flappy Birds, Slithering Reptiles, Crawly Amphibians, Flippery Fish, Slimy Molluscs, Lowly Insects, Crunchy Crustaceans, Wiggly Worms, Multicellular Microorganisms, Insignificant Microbes. Estratto da: truthlaidbear.com/ecosystem.php. 68

89 intrecciata di rapporti e uno scambio continuo di valori condivisi tra i visitatori del sito. L'obiettivo finale è creare, quindi, una vera e propria community, con relazioni durature tra i membri, storie comuni da raccontare, valori condivisi e senso di appartenenza sociale al sito e alla comunità. Spesso il sito cela un brand, e quindi identificarsi con la community significa aderire a un brand, il che genera inevitabili guadagni di immagine da parte dell'azienda che ha avviato la strategia di web marketing. Alla luce della riflessione sull'e-democracy sinora effettuata, è facile capire come la strategia di marketing aziendale del community building sia oggi attualissima anche a livello pubblico. Costruire una comunità significa, infatti, creare un social network, una preziosissima rete sociale che consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami, che vanno dalla conoscenza casuale ai vincoli familiari passando dalla condivisione di credenze politiche. I network sociali, infatti, possono influire sulla qualità della discussione che la società compie sugli argomenti politici, proponendo una visione critica e un punto di riferimento indipendente sulle questioni rilevanti. Su questioni molto specialistiche, poi, non esiste discussione migliore di quella che gli esperti riescono a impostare: e se qualcuno si incarica di divulgarne le istanze, la società avanza nella qualità della discussione 223. Le communities 224 presenti oggi sul web sono nate prevalentemente grazie all'iniziativa degli internauti a livello individuale, web users che pubblicano blog dalle migliaia di hits al giorno, oppure organizzati in network (ecco gli active citizens di cui si parlava precedentemente!), che generano opinione pubblica su temi da loro ritenuti rilevanti creando siti Internet, forum, o anche tramite il podcasting. Eppure non è forse anche questa una strada che le istituzioni potrebbero percorrere, a livello di public network? Avvicinarsi ai cittadini offrendo loro il supporto per socializzare, discutere, aggregarsi con i linguaggi e le modalità che già possiedono potrebbe essere infatti la nuova tendenza di successo del democratic community building. Infatti, il coinvolgimento è un processo sociale che comprende la costruzione di rapporto, lo sviluppo di un senso del luogo e di appartenenza. Lo sviluppo di micro-contenuti per le community può contribuire a sviluppare i collegamenti e l'interattività, e il raccontare storie può svolgere un ruolo vitale nell'interconnessione della Comunità 225 (Coleman e Gøtze, 2001: 52; traduzione dellautrice) E in un momento storico in cui il mondo commerciale sta scoprendo le possibilità dell'online community building per incrementare le vendite, è significativo che la maggior parte dei partiti (e, in ultimo, dei governi) nel mondo sviluppato sia stata lenta nell'adottare questa strategia 226. Eppure essa potrebbe essere assolutamente vincente, proprio perché la deliberazione online coinvolge relazioni sia citizen-to-government che citizen-to-citizen: costruire tali relazioni e nutrire un ambiente di comunicazione congeniale determina la formazione di una comunità virtuale, perché le persone non vanno online semplicemente 223 De Biase (2007) 224 Principi per il community building: Define the communitys purpose (using a mission statement, a strong site personality and a compelling backstory); Create extensive gathering places (using an overview or map, including rich communications features and allowing members to extend the environment); Create evolving member profiles (by communicating the benefits of membership, making profile creation as easy and fun as possible and by keeping profiles up-to-date); Promote effective leadership & hosting (by building a flexible system and providing online support) Define a clear-yet-flexible code of conduct; Organise and promote cyclic events (by holding regular, hosted, themed events, and conducting community services); Provide a range of roles (by offering newcomers a controlled experience, increased privileges to regulars and recruiting leaders from within); Facilitate member-created subgroups (using features that facilitate small groups); Integrate with the real world (by celebrating events that reinforce social identity, acknowledging important personal events and encouraging real-life meetings, when appropriate), Kim (1998). 225 Coleman e Gotze (2001: 52; traduzione dellautrice). 226 Chadwick e May (cit., p. 32; traduzione dellautrice). 69

90 per deliberare sulle politiche; vanno online perché sono animali sociali che amano relazionarsi con altre persone 227. Emergent democracy. Joi Ito vicepresidente della divisione International business and mobile devices della Technorati, motore di ricerca interamente dedicato ai blog (nonché strapagato ideatore della campagna web di Howard Dean) suggerisce che il concetto di rete sociale sia cruciale per quella che egli definisce la democrazia emergente. L'emergent democracy è una nuova forma di democrazia, emergente proprio perché non corrisponde ad alcuna forma esistente in precedenza, nella quale le Ict consentono una redistribuzione dei poteri. Internet, con i blog, è lo strumento che favorisce lemergere di nuove forme decisionali democratiche, oltre che consentire una nuova interazione tra il pubblico e i politici. Certo, non penso più, come qualche anno fa, che ci sarà una completa rivoluzione. Penso che Internet innoverà alcune componenti fondamentali della democrazia. 228 Ecosistema di network. Ciò che la rete delle reti sembra essere è, insomma, è un vero e proprio ecosistema di network (non ci si limita qui a parlare di weblog network ma in generale di tutto il community building). La libertà di scelta e la distribuzione delle scelte è infatti influenzata dal fatto che: 1. non tutti i link sono uguali; 2. le relazioni di conversazione non sono libere dalle dimensioni di scala. La differente aggregazione genera una tipologia di network, classificati sulla base del numero di persone coinvolte: Network Dimensione Descrizione Distribuzione Politico ~1000s Blog come mass media Legge del potere (senza scala) Sociale ~150 Blogging classico A campana (random) Creativo ~12 Blog come una conversazione a tavola Densa (equal) come efficacemente rappresentato nella figura che segue 229 : 227 Coleman e Gotze (cit.; traduzione dellautrice). 228 Ito (traduzione dellautrice). 229 Estratto da: radio.weblogs.com/ /2003/02/12.html. 70

91 Ecco, quindi, il potere delle relazioni sociali, che redistribuiscono la potenziale democraticità (qui intesa come pari opportunità per tutti di fare sentire la propria voce e ricevere la stessa attenzione) del mezzo internet, rendendolo ineguale: il link verso un sito che leggi non è uguale a un link a qualcuno che si conosce attraverso il un blog, o qualcuno con cui si collabora direttamente Ibidem (traduzione dellautrice). 71

92 3.4. Le élites transnazionali La riaggregazione delle persone intorno a particolari siti, blog o communities rende gli owner (i proprietari nel vero senso della parola) degli stessi singoli o associati in gruppi dei veri leader. Essi propongono argomenti di discussione, pubblicano opinioni, consentono il dibattito sui propri spazi, generano visibilità, hanno séguito anche esternamente al cyberspazio. Ogni mass media tradizionale ha, ormai, una sezione dedicata alle nuove tecnologie e recensisce blog o fenomeni di costume legati alle tecnologie Internet. Ciò che avviene nella rete ha ormai un estremo impatto anche esternamente. E chi emerge nella rete, emerge inevitabilmente anche fuori. I gruppi che creano opinione online, per la natura stessa dello strumento internet, parlano l'esperanto della rete l'inglese e sono sempre più multiculturali. Essi sono transnazionali, sono dei transnational élite groups. Gruppi di uomini e donne, provenienti da diversi Paesi, che su internet riescono a creare aggregazione e opinione, creando quella partecipazione attiva (ad esempio, che è la prerogativa di un sistema democratico Comprendere i processi democratici Focalizzandosi sul rapporto tra nuove tecnologie e Stato, Matthias Finger, professore presso lo Swiss federal institute of technology, sostiene che la trasformazione dello Stato costituisce il processo sottostante che consente, poi, alle Ict di insediarsi. Nel descrivere il cambiamento dello Stato contemporaneo, Finger fa riferimento a tre dimensioni prevalenti: 1. il crescente emergere di attori non-statali, prevalentemente corporazioni transnazionali (Ctn) o organizzazioni non governative (Ong); lo Stato deve incessantemente condividere i propri poteri con essi, in particolare al livello sopranazionale e a quello infranazionale; 2. il crescente emergere di livelli di gestione degli affari pubblici diversi da quello dello Stato-Nazione; ad esempio, in ambito sopranazionale (Ue, mondiale) così come infranazionale (locale, regionale); 3. la crescente separazione delle tre funzioni di base dello Stato legislativa, esecutiva e giudiziaria; queste tre funzioni possono essere trattate sempre più come separate l'una dall'altra, e spalmate a livelli diversi su differenti attori. I tre fattori, sostiene Finger, si verificano in maniera combinata, il che rende gli affari pubblici sempre più frammentati (nelle funzioni), diluiti (su più livelli) ed esternalizzati (ad attori non-statali). E, dato fondamentale, le Ict sono parte di questo sviluppo, che esse sostengono e, al tempo stesso, a cui reagiscono 231. In altre parole, il rapporto tra le Ict e il nuovo Stato avviene in maniera dialettica, perché da un lato, le Ict premono attivamente verso questa evoluzione della trasformazione dello Stato, così favorendo ancor più attori nonstatali, moltiplicando i livelli di gestione degli affari pubblici e separando le varie funzioni. Dall'altro lato, le Ict sì stanno anche sviluppando in reazione alle sfide poste da questa evoluzione. E, così, esse stanno offrendo soluzioni per collegare i diversi tipi di attori e i vari livelli di gestione pubblica e per fornire nuove strade per attuare le funzioni statali 232. Il graduale processo di integrazione tra le tecnologie e il nuovo Stato frammentato, diluito, esternalizzato si rivela coincidere con il lento passaggio dal government alla governance, nella quale i problemi collettivi sono risolti sempre più da attori statali e non-statali in maniera collaborativa attraverso tutti i livelli. La governance moderna implica una crescente separazione del policy-making dalle attività normative e di offerta di servizi. Questi ultimi devono essere offerti in un'infrastruttura 231 Finger (2005: 4; traduzione dellautrice). 232 Idem (traduzione dellautrice). 72

93 regolata istituzionalmente ma allo stesso tempo legittimata da partecipazione e controllo democratici. Ciò genera nella governance contemporanea problemi di triplice natura, e relativi a: 1. offerta di servizi: sempre più esternalizzata, essa è oggi appaltata se non addirittura completamente privatizzata. Se, come risultato della liberalizzazione, questi servizi sono prodotti dal mercato, la governance in questo caso è ridotta alla questione della corporate governance. Ma, in ogni caso, molti servizi pubblici non sono offerti unicamente dal mercato. E quindi produzione e fornitura di servizi pubblici generalmente richiedono strutture di governance sempre più complesse rispetto al mercato dei servizi, come partnerships tra operatori pubblici e privati, sussidi statali e altri meccanismi di intervento pubblico nel mercato; 2. regolamentazione: come dato di fatto, ma anche come risultato della trasformazione della funzione di fornitura di servizi, emerge un serio bisogno di regolamentazione. Quest'ultima è caratterizzata da diversi aspetti e riguarda non solo la giurisdizione dell'(imperfetto) mercato (pubblico) dei servizi, ma anche tutte le normative che derivano dalla frammentazione della stessa catena dei servizi pubblici; 3. policy-making: con servizi pubblici esternalizzati e regolamentazione tecnocratica, il policy making diventa un processo sempre più complesso attraverso il quale attori statali e non-statali interagiscono, spesso a livelli differenti (per esempio, dal livello Ue, attraverso quello nazionale per arrivare a quello locale). Tutte e tre le funzioni della governance, per non chiamarli sempre problemi, devono essere debitamente articolate per poter produrre l'ottimale problem solving collettivo. Questa articolazione potrebbe essere descritta come una governance di alto livello; e tuttavia lo Stato- Nazione oggi non ha più la carica esclusiva delle tre funzioni, ma è semplicemente uno degli attori che deve condividere il proprio potere con aziende, organizzazioni non governative, entità infra-nazionali come le città ma anche sovra-nazionali come la Commissione europea. In questo contesto, le Ict si relazionano con la governance del nuovo Stato sotto un duplice punto di vista: esse possono sia mitigare sia esacerbare ciascuno dei sopraccitati problemi. Ad esempio, esse possono ridurre in maniera significativa le asimmetrie di informazione se ambedue le parti contrattuali hanno accesso alle tecnologie. Tuttavia, se tale accesso è distribuito in maniera iniqua, le stesse tecnologie di informazione e comunicazione peggioreranno le stesse asimmetrie di informazione e, così facendo, incrementeranno in problemi di governance. In tutti i casi, insomma, le Ict possono essere sia la soluzione sia il peggioramento dei problemi del nuovo Stato. Infatti, se anche esse offrono ai cittadini l'opportunità di farsi unopinione ragionata e dibattuta sui problemi statali, potenzialmente creando nuove forme di interazione con il livello politico, ciò non potrà mai coincidere con un efficace sistema di democrazia diretta: per raggiungere tale asintoto, ci si conceda la metafora matematica, occorrerebbero infatti conoscenza e tempo infiniti. E, d'altro canto, un sistema di democrazia diretta permanente condizionerebbe la libertà dei singoli che vivrebbero per lo Stato, anziché per sé stessi, mentre secondo la nostra concezione invece è lo Stato che esiste per servire i cittadini 233. Per fare un altro esempio, se da un lato le Ict esse favoriscono la diffusione delle informazioni, il dibattito, e il coinvolgimento in azioni comuni, dallaltra parte potrebbero atomizzare per effetto opposto la partecipazione stessa, favorendo modalità plebiscitarie istantanee Gamba (2007). 234 Idem. 73

94 Riassumendo efficacemente, Mancini direbbe che nel nuovo Stato i rischi consistono essenzialmente nella cosiddetta sondomania: le scelte di governo saranno sempre di più dettate dallesigenza di assicurarsi il consenso dei governati dando luogo ad un moderno populismo elettronico. La diffusione dei sondaggi ne è il primo indicatore. Pochi governanti assumeranno scelte necessarie che i sondaggi mostreranno essere impopolari. Ma anche qualora non si prestasse attenzione a questo aspetto, è indubbio che oggi sono ancora relativamente pochi i cittadini dotati di un computer, pochi quelli dotati di competenze e di volontà di partecipare effettivamente alla vita della comunità 235. Più laconicamente, Joseph Nye Jr. direbbe si può immaginare sia un mondo peggiore che uno migliore come il risultato dellimpatto della terza rivoluzione informatica 236. In medio stat virtus: il miglior adattamento dello Stato al suo nuovo status sarebbe quello di sperimentare soluzioni intermedie, combinando al meglio competenze e responsabilità. Ciò che avviene a metà strada, tuttavia, spesso non viene preso sufficientemente in considerazione. Eppure esso cela pratiche di successo, come: - (lato governance) le reti civiche, che spaziano dalle community town hall (erogazione di servizi amministrativi) ai civic networking (dibattiti e consultazioni pubbliche), passando per le città virtuali; - (lato government) numerosi esempi di uso intenso e mirato delle tecnologie per l'amministrazione, peraltro il luogo d'eccellenza per l'innovazione della politica 237. Forme nuove e da scoprire. E sembra proprio che non si possa esimere dal farlo se, come ricorda Steven Clift, che si tratti di campagne online, lobbying, attivismo, notizie politiche o discussioni cittadine, la politica e la governance di oggi stanno andando online intorno a tutto il mondo 238. Nella sua presentazione Who needs elected representative?, Mary Reid (2005), vicepresidente dellicele, sostiene che l'e-democracy è spesso temuta dai governanti in quando essa viene vista come lo strumento per materializzare la democrazia diretta, il fantasma che riduce il ruolo dei policy makers anziché consolidarlo 239. Tale timore, tuttavia, si rivela infondato perché continua la Reid oggi sono presenti tutte le pre-condizioni per un passaggio dal tradizionale modello di democrazia rappresentativa a un modello di democrazia rappresentativa partecipativa, nella quale sia i leader che i cittadini hanno ruoli importanti nel policy shaping. 235 Mancini (2004). 236 Nye (2002; in: Elaine, Kamarack e Nye, 2002: 11; traduzione dellautrice). 237 Rodotà (2000). 238 Clift (2002: 4; traduzione dellautrice). 239 Reid (in Politech/ip-label, 2005: 6; traduzione dellautrice) 74

95 Capitolo 4 Lintroduzione delle Ict nella comunicazione dellue 4.1. Le prime riflessioni sulle Ict nel governo europeo Nel 1993 Willy De Clercq, nella sua più volte citata Relazione sulla Politica di Informazione e Comunicazione comunitaria, sostenne che i media elettronici (in particolare la radio per le donne ed i giovani) [sarebbero dovuti] diventare mezzi chiave per la pubblicità, le coproduzioni, le interviste, per i programmi ad interesse speciale. Gli intermediari e le reti di informazione [avrebbero dovuto] essere incoraggiate per assicurare che ogni cittadino [potesse] avere accesso diretto all'informazione sulla legislazione comunitaria, le politiche ed i programmi 240. Il parlamentare prendeva dunque in considerazione l'importanza dei media elettronici e delle reti di informazione. Benché ancora non si facesse riferimento esplicito ad internet ed alle Ict, si iniziava tuttavia a delineare un cambiamento. Nel 1998 Peter Pex sottolineò la necessità di promuovere l'utilizzo delle applicazioni multimediali per diffondere meglio l'informazione europea attraverso questi servizi interattivi 241. Egli aggiunse che la riflessione su una nuova politica di comunicazione comunitaria avrebbe dovuto prendere in considerazione i nuovi strumenti proposti dalla società dell'informazione, la possibilità di un utilizzo interattivo di questi strumenti, lo sviluppo di un nuovo concetto di democrazia che includesse la partecipazione diretta dei cittadini 242. Le istituzioni europee, insomma, dovevano tenere in considerazione lo sviluppo della democrazia elettronica. Lo stesso anno della Relazione Pex venne pubblicato un Libro Verde sull'informazione del settore pubblico nella società dell'informazione - L'informazione del settore pubblico: una risorsa fondamentale per l'europa 243. Partendo dal presupposto che in Europa l'informazione fosse molto frammentata e dispersa, nella pubblicazione si affermava che il problema non era che gli Stati membri dovessero produrre più informazioni, ma che l'informazione già disponibile al pubblico [dovesse essere] più chiara e più accessibile per i potenziali utenti 244. A tal fine, l'utilizzo sempre maggiore delle nuove tecnologie elettroniche avrebbe potuto contribuire in maniera consistente ad un miglioramento della situazione, favorendo la memorizzazione e la diffusione di informazioni del settore pubblico. Le Ict, si affermava, avrebbero potuto dare un contributo importante alla realizzazione dell'europa dei cittadini, garantendo loro la possibilità di entrare a conoscenza dei diritti di cui godevano, fino ad allora in gran parte poco noti. UnEuropa dei cittadini sarà realizzata soltanto se i cittadini potranno partecipare efficacemente alla creazione dell'unione europea. Tale partecipazione implica che i cittadini siano ben informati sui problemi relativi al funzionamento dell'ue e alle sue attività. L'accesso all'informazione a livello tanto nazionale che europeo può facilitare notevolmente questo fatto. In effetti, un adeguato accesso all'informazione dell'unione europea, e all'informazione su di essa, può essere fonte di grandi benefici per il processo d'integrazione europea. Le conclusioni del Consiglio europeo di Cardiff, pertanto, hanno sottolineato ancora una volta l'importanza delle necessità di avvicinare maggiormente ai cittadini l'unione europea d'assetto rendendola più trasparente e più vicina alla vita 240 Commissione europea, Relazione De Clercq (1993: 17; traduzione dellautrice). 241 Parlamento europeo, Relazione Pex (1998: 8; traduzione dellautrice). 242 Ibidem, p.14 (traduzione dellautrice) 243 Commissione europea, COM(1998) Ibidem, p.1. 75

96 quotidiana attraverso l'impegno dell'ue per un accesso più ampio possibile alle informazioni sulle sue attività 245. Obiettivo Mezzo di I grado Mezzo di II grado avvicinare maggiormente ai cittadini l'unione europea rendendola: - più trasparente - più vicina alla vita quotidiana accesso più ampio possibile alle informazioni sulle sue attività Nel Libro Verde fu anche evidenziato come l'informazione del settore pubblico potesse costituire un'opportunità per la crescita economica e dell'occupazione. Questo aspetto, pur interessante, non è pertinente in questa sede, avendo noi come obiettivo l'analisi delle strategie di informazione e di comunicazione dell'unione europea destinate ai cittadini con l'obiettivo primario di ovviare al deficit di legittimità delle istituzioni comunitarie. La riflessione sulla società dell'informazione ed il settore pubblico portava, nel testo in questione, ad una analisi del cosiddetto governo elettronico, relativo alle applicazioni interne ed esterne delle Ict nel settore pubblico, ovvero il fatto che le amministrazioni [seguissero] l'esempio del settore privato, e [approfittassero] dell'enorme potenziale di Servizi d'informazione per la fornitura su richiesta di informazioni strutturate e classificate 246. Veniva qua proposta una tipologia dei servizi elettronici pubblici in relazione alle funzioni svolte: - servizi d'informazione per fornire su richiesta informazioni strutturate e classificate (siti web,...); - servizi di comunicazione per l'interazione con il pubblico, privati, imprese o gruppi di individui, per esempio tramite o gruppi di discussione; - servizi transazionali per l'acquisto di prodotti o servizi on-line o per la trasmissione di dati (modulistica, voto elettronico,...). Benché la possibilità di effettuare (o meno) transazioni sia comunicativa, si approfondiscono qui i servizi di informazione e i servizi di comunicazione In occasione del Consiglio straordinario di Lisbona (23-24 marzo 2000) la Commissione presentò una Comunicazione relativa all'iniziativa eeurope - Una società dell'informazione per tutti 247. Il progetto, che aveva ambiziosi ed importanti obiettivi 248, fu approvato dal Consiglio europeo di Santa Maria de Feira nel giugno Esso raccomandava che l'europa non tardasse ulteriormente nello sfruttare le possibilità che offrivano l'economia del sapere e, notoriamente, Internet Ibidem, p.3 (grassetto dellautrice). 246 Ibidem, p Commissione europea, COM(1999) 687 def. 248 Fare in modo che ciascun cittadino, ciascuna abitazione, scuola, impresa e amministrazione entri nell'era digitale e disponga di un collegamento on-line; creare in Europa una padronanza degli strumenti dell'era digitale, con il sostegno di una cultura imprenditoriale pronta a finanziare e a sviluppare nuove idee; garantire che l'intero processo abbia luogo con la partecipazione di tutti, rafforzi la fiducia dei consumatori e potenzi la coesione sociale, ibidem, p Commissione europea, Vers la Commission en ligne (2001: 5; traduzione dellautrice). 76

97 Neologismi e cambiamenti Sull'onda delle riflessioni e dei dibattiti sulla connessione tra società dell'informazione e settore pubblico iniziavano a ripetersi sempre più alcuni neologismi, fino ad allora raramente presi in considerazione, quali e-governance, cyberdemocracy e networked Europe. e-government ed e-governance. Per e-government si intende una serie di riforme amministrative, tecniche e manageriali finalizzate all'offerta di servizi e di informazioni on-line. Le-Government significa portare le amministrazioni più vicino ai cittadini e al commercio. L'idea è affinché la gente sia sulla linea, e non in linea. Per realizzare questo, eeurope propone l'accesso online al governo e ai servizi della Commissione, procedure rapide per avviare unazienda e un più ampio uso della firma elettronica e del software open-source 250. Inoltre, le istituzioni comunitarie si sono orientate, in particolare a partire dal nuovo millennio, verso una loro trasformazione che consenta un passaggio dalla governance tradizionale alla e-governance: per affrontare la sfida di una più grande efficacia nel settore pubblico, è importante ripensare l'organizzazione interna delle istituzioni ed i loro meccanismi di scambio per via elettronica 251. Nel 2001 sono stati pubblicati due documenti intitolati Towards the e-commission, il primo concernente la strategia generale per il periodo , e il secondo relativo allo sviluppo del sito EUROPA - 2nd generation 253. È stata la Commissione europea, dunque, l'istituzione all'avanguardia per quanto riguarda la riflessione sull'opportunità di sfruttare le nuove tecnologie nel settore pubblico in maniera consistente. Cyberdemocracy. Il governo elettronico, secondo lo studio European governance and cyberdemocracy, si otterrà se avverranno le seguenti riforme 254 : - riduzione dei livelli gerarchici; - maggiori contatti tra i dipartimenti e libero flusso di informazioni; - trasparenza e dialogo aperto con il pubblico; - mobilità nei servizi per il cittadino-consumatore (sull'onda dei servizi offerti dalle aziende della new economy). Si tratterebbe, secondo lo studioso che ha elaborato l'analisi, di una genuina rivoluzione culturale che ha una ragione di essere solo se inserita in una più ampia trasformazione in cui si passi da una politica del potere (power) ad una politica del potenziamento (empowerment). L'empowerment si può ottenere solamente stimolando l'intelligenza collettiva delle organizzazioni, degli affari, delle regioni e delle nazioni 255. Per potersi sviluppare al meglio, l'intelligenza collettiva necessita di "un clima di diffusa fiducia, assenza di corruzione, trasparenza di tutte le informazioni rilevanti, comunicazione orizzontale ed interattiva e mobilità di tutte le conoscenze disponibili. Trasparenza, flessibilità e attitudine alla collaborazione da parte delle autorità pubbliche saranno in futuro i fattori chiave per il potenziamento delle società che aiutano a strutturare" 256. La 250 Estratto da: (traduzione dellautrice). 251 Ibidem, p.3 (traduzione dellautrice). 252 Idem. 253 Commissione europea, Towards the e-commission - EUROPA 2nd generation (2001). 254 Commissione europea, European governance and cyberdemocracy (2001: 12; traduzione dellautrice). 255 Idem (traduzione dellautrice). 256 Idem (traduzione dellautrice). 77

98 cyberdemocracy, secondo l'autore, è dunque il regime dove l'empowerment (e quindi una reciproca trasparenza) ha la meglio sul power (e la sua opaca ed asimmetrica trasparenza), e dove lo sviluppo e lo stimolo dell'intelligenza collettiva sono i mezzi ed il fine dell'azione politica 257. Le Ict hanno un ruolo chiave all'interno di questo processo. A prima vista potrebbe sembrare che la cyberdemocracy, così come proposta dallo studioso incaricato dalle istituzioni di riflettere sul tema, non sia altro che un regime ideale, e piuttosto utopico, dove le istituzioni non sono che il catalizzatore di una reazione chimica che ha comunque tutto il combustibile per avvenire autonomamente. Si tratterebbe dunque di una forma di governo in cui tutti i cittadini contribuiscono al dibattito pubblico, vengono ascoltati dalle istituzioni ed ascoltano a loro volta le istituzioni, sono a conoscenza dell'operato di questa, che agiscono nella massima trasparenza ed apertura. Le istituzioni non eserciterebbero un potere ma sarebbero lo stimolo (il catalizzatore, appunto) per l'empowerment della società, e non l'esercizio di un potere in forma gerarchica su di essa. LAutrice ritiene qui opportuno chiarire come le riflessioni effettuate sull'argomento siano state assimilate dalle istituzioni comunitarie. Le Ict, con la loro possibilità di fornire rapidamente qualunque tipo di informazioni e l'opportunità di ricevere un feedback dall'utente, sono state il punto chiave della riflessione. Le istituzioni comunitarie, a partire dagli anni Novanta in poi, hanno incrementato notevolmente l'erogazione di fondi a favore dello sviluppo della società dell'informazione e della trasformazione del government in e- government. L'offerta di servizi di informazione, comunicazione e transazione on-line dovrebbe portare, secondo le aspettative delle istituzioni, ad un maggiore coinvolgimento dei cittadini, che potrebbero quindi partecipare con maggiore interesse alle evoluzioni comunitarie, in una sorta di cyberdemocracy. Networked Europe. Nel maggio 2001 è stata pubblicata la relazione di un gruppo di lavoro che si è occupato del tema Collegare (networking) le persone per una buona governance in Europa 258. L'analisi ha contribuito ad alimentare la discussione nell'ambito dell'area di lavoro, individuata in occasione delle riflessioni sulla governance europea, Coerenza e cooperazione in una networked Europe. Gli ultimi anni hanno visto una proliferazione di nuove forme di interazione tra governi, interessi economici e culturali rappresentanti della società civile, definiti network 259. I network (reti) sono, nell'accezione ritenuta valida da tale studio, delle forme di interazione tra invidiai e/o organizzazioni che si trovano a metà tra la libertà/anarchia del contratto/mercato e le gerarchie strutturate 260. Le relazioni, dunque, che costituiscono un network, secondo le istituzioni europee, non sono né completamente gerarchiche né completamente anarchiche. L'Unione europea ritiene che appoggiare e stimolare tali forme di interazione, molte delle quali già esistenti e consolidate, sia un mezzo efficace per la risoluzione di molti problemi relativi alla governance. Nello specifico, "i network permettono di avvicinarsi a due obiettivi: - mantenere la natura democratica dell'unione e la sua legittimità di fronte alla crescente popolazione e quindi diversità, specialmente dopo l'allargamento; 257 Idem (traduzione dellautrice). 258 Commissione europea, Relazione Clarotti (2001). 259 Commissione europea, Networking people for a good governance in Europe (2001: 1; traduzione dellautrice). 260 Ibidem, p.1, allegato 1 (traduzione dellautrice). 78

99 - rendere operativa la sussidiarietà" 261. Le reti, insomma, costituirebbero un'occasione imperdibile per l'elaborazione di una nuova governance europea. Quest'ultima, desiderosa di coinvolgere i cittadini, avrebbe la possibilità di coordinare delle reti di relazioni che, in quanto non unicamente gerarchiche, avrebbero il vantaggio di coinvolgere anche i cittadini decentralizzati rispetto alle istituzioni. I network sarebbero dunque il luogo dove centrale e periferico si incontrano e dialogano in maniera pressoché simmetrica. Le Ict sono, secondo l'analisi in questione, il mezzo d'eccellenza per consentire alle reti di crescere e rafforzare la loro efficacia. Per la loro natura, esse hanno favorito lo sviluppo della comunicazione informale all'interno delle strutture gerarchiche, sia orizzontale [...] che verticale 262. Inoltre, esse hanno reso in generale più facile lo scambio di informazioni a distanza, rendendo quest'ultima impercettibile. Se le reti sono un'occasione per le istituzioni di favorire il coinvolgimento dei cittadini (e quindi il rafforzamento delle istituzioni stesse), e se le Ict sono il mezzo che ha favorito lo svilupparsi di network (in particolare, hanno favorito la creazione di network tra individui dispersi in territori vasti), allora lo sfruttamento delle Ict è il mezzo per migliorare la governance europea. Considerata sotto questo punto di vista quindi essa non è una governance ma una e-governance, il mezzo per ottenere e mantenere un buon equilibrio tra democrazia, funzioni, leggi ed efficacia 263. Nonostante l'utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione sia ritenuto uno dei canali privilegiati, se non il canale privilegiato, per favorire lo sviluppo di una networked Europe, il solo sviluppo di essi non è sufficiente: è necessaria la presenza di una solida ed efficiente amministrazione che vegli su tale processo. Tutti i buoni regimi di governance (con valori, norme e principi orientati sul comportamento comune) sembrano basati su network, tuttavia avere un network non è sufficiente per avere una buona governance 264 : avere dei binari per i treni ad alta velocità senza una fabbrica che produca i mezzi adatti a percorrerli e senza le ferrovie che assicurino buone coincidenze ed il buono stato delle infrastrutture, significa avere sempre meno passeggeri che utilizzeranno tale mezzo di trasporto. Riformare l'amministrazione per renderla moderna, efficiente ed efficace era dunque un passo necessario. E l'unione europea ha sentito l'esigenza di farlo. 261 Ibidem, pp.4-5 (traduzione dellautrice). 262 Ibidem, p.11 (traduzione dellautrice). 263 Idem (traduzione dellautrice). 264 Ibidem, p.12 (traduzione e grassetto dellautrice). 79

100 4.2. La Commissione europea online Una Commissione innovatrice Il ruolo di innovatrice è da sempre peculiare alla Commissione in quanto essa ha il diritto di iniziativa legislativa ed effettua quindi proposte che devono poi essere approvate dalle altre istituzioni. Nell'ambito della riforma sull'utilizzo delle Ict, tuttavia, la Commissione non è stata determinante unicamente per la sua classica funzione di proponente, bensì anche per un avvenimento contingente che ha favorito lo svilupparsi di nuove tendenze nell'ambito della governance comunitaria: la dimissione della Commissione Santer. La crisi della Commissione è stata una prolifica fonte di innovazione, sia per quanto riguarda l'organizzazione interna dell'istituzione stessa sia, ed è questo il tema che in questo momento interessa, per quanto riguarda lo sviluppo di una e-commission, ovvero di una Commissione che offra innumerevoli servizi in linea. Lallora Presidente Prodi, in un discorso davanti al Parlamento europeo tenutosi nel 2000, ha affermato che è necessario utilizzare al meglio le possibilità offerte dalle Ict al fine di creare una Commissione in linea che sarebbe un modello [...] per un utilizzo avanzato delle tecnologie dell'informazione, un modello di amministrazione interamente informatizzato 265, una Commissione - ironicamente definita sans papier La messa in opera della Commissione in linea L'informatizzazione della Commissione e la sua trasformazione in e-commission rende necessari innumerevoli cambiamenti, non solo per quanto concerne le tecnologia da utilizzare, bensì anche per quanto riguarda l'organizzazione dell'istituzione stessa e la gestione del lavoro: è evidente che la tecnologia da sola non è un mezzo sufficiente per riuscire [...ad effettuare la riforma amministrativa per la creazione di una Commissione in linea...]: la sua applicazione deve andare di pari passo con i cambiamenti richiesti nel quadro amministrativo e le procedure di lavoro 267. I tre assi principali indicati per l'innovazione sono: - modernizzazione dell'amministrazione interna, che deve utilizzare le nuove tecnologie informatiche. Inoltre, un nuovo comitato (il comitato direttore della Commissione online) avrà in carico la supervisione del progetto di creazione della Commissione online; - miglioramento della comunicazione con i partner esterni per renderla più efficiente; - miglioramento dei servizi ai cittadini e alle imprese (la presentazione delle informazioni online costituisce per noi un imperativo se vogliamo servire l'utente come si deve 268 ). Oltre a miglioramenti di tipo software sono fondamentali anche modifiche di tipo hardware. La comunicazione della Commissione rileva l'esigenza della creazione e della gestione di un'infrastruttura tecnica soggiacente sicura Una nuova alfabetizzazione necessaria Laddove negli anni precedenti si era sottolineato come fosse necessario l'utilizzo delle Ict, negli ultimi anni si è presa coscienza che un cambiamento di rotta verso l'interazione elettronica implica anche di modificare in profondità gli ingranaggi interni delle 265 Prodi, Discorso davanti al Parlamento europeo (2000). 266 Gioco di parole in lingua francese: sans papier significa sia senza carta che senza fissa dimora, clochard. 267 Commissione europea, Vers la Commission en ligne (2001: 11; traduzione dellautrice). 268 Ibidem, p.15 (traduzione dellautrice). 80

101 istituzioni 269. La nascita di una nuova forma di governance, che abbia uno dei suoi cardini nell'offerta di servizi di informazione, comunicazione e transazione 270, necessita infatti anche una nuova forma di alfabetizzazione, che permetta a e-governanti ed e-governati di interagire tra loro. A tale proposito con il progetto e-europe 271 sono state lanciate innumerevoli iniziative quali, ad esempio, - Giovani d'europa nell'era digitale; - accesso più economico a Internet; - Internet ad alta velocità per ricercatori e studenti EUROPA: la prima generazione della e-governance Breve storia del sito. Elemento concreto del trasferimento on-line di gran parte dei servizi di informazione, comunicazione e transazione dell'unione europea è il sito EUROPA (www.europa.eu.int), il portale dell'unione europea 272. Creato nel febbraio 1995 in occasione della riunione ministeriale del G7 sulla società dell'informazione, organizzata a Bruxelles dalla Commissione europea, all'inizio il sito fu pensato unicamente per la manifestazione specifica in questione e tuttavia esso fu mantenuto in funzione anche in seguito. Nel corso degli anni esso è evoluto in maniera tale che la Commissione ha deciso di renderlo un mezzo di informazione generale e specialistica sull'unione. Negli anni esso è cresciuto notevolmente fino a fornire, secondo un'analisi effettuata dalle istituzioni nel 2001, 1.1 milioni di documenti e 60 basi di dati. Nel solo ottobre 2001 sono stati consultati 45 milioni di documenti, per una media di circa 1.5 milioni di documenti al giorno. Nel corso di soli sei anni esso è diventato, da semplice strumento promozionale, creato per una manifestazione politica, un vastissimo coacervo di documenti 273. Struttura. EUROPA ha come obiettivo la costituzione di un portale di accesso unico a tutte le istituzioni dell'unione europea, nonché alle attività da esse svolte in base alle competenze previste dai trattati 274. Il sito, nato come "vetrina" della sola Commissione è divenuto, secondo quanto dichiarato, un vero e proprio portale dell'unione europea. Esso è diviso in due sezioni: le pagine interistituzionali e le pagine della Commissione europea 275. Le pagine interistituzionali. Alle pagine interistituzionali si accede dalla home page 276. Esse sono organizzate in sei grandi rubriche 277 : - attualità: si rivolge a un pubblico di giornalisti e di professionisti dell'informazione. Essa raccoglie le sale stampa virtuali delle istituzioni europee e fornisce informazioni sulle principali manifestazioni in programma 278 ; 269 Ibidem, p.3 (traduzione dellautrice). 270 Commissione europea, Towards the e-commission (2001: 7; traduzione dellautrice). 271 Commissione europea, COM(1999) 687 def. 272 Estratto da: 273 In the last few years, EUROPA and the Commissions site in particular has grown into one of the largest, most popular and most referenced public web-sites in the world, Commissione europea, Towards e- Commission (2001: 4). 274 Estratto da: 275 Estratto da: Anna Fini Estratto da: 278 Idem. 81

102 - attività: offre una presentazione tematica delle attività dell'unione, proponendo un quadro generale delle politiche e informazioni più dettagliate destinate agli studenti e agli specialisti 279 ; - istituzioni: propone una presentazione generale di tutte le istituzioni e delle procedure di decisione in vigore a livello dell'unione europea. Inoltre, esso permette di accedere ai siti web delle diverse istituzioni europee 280 ; - lue in sintesi: è destinata al grande pubblico. Si pone il fine di fornire risposte chiare alle principali domande sugli obiettivi dell'unione europea, sugli Stati membri, sui diritti dei cittadini europei, sulla storia dell'unione europea, ecc. 281 ; - documenti ufficiali: permette di consultare le conclusioni dei Consigli europei, la relazione generale e il bollettino mensile delle attività dell'unione europea. Inoltre, il servizio EUR-lex dà l'accesso ad altri documenti come la Gazzetta ufficiale, i trattati, la legislazione in vigore e in fase di preparazione 282 ; - Fonti di informazione: riunisce le diverse basi dati, i servizi di informazione e le pubblicazioni ufficiali sull'unione europea. Essa permette, inoltre, di consultare le ultime statistiche e l'elenco delle reti di informazione esistenti nell'unione europea 283. Le pagine delle singole istituzioni europee sono siti indipendenti fuori da EUROPA 284, gestiti autonomamente da ciascuna istituzione. Tuttavia, per assicurare la coerenza generale e controllare il buon esito delle realizzazioni comuni su Internet, la loro struttura ed il loro contenuto devono essere approvati da un Comitato editoriale interistituzionale per internet 285, presieduto dalla DG Comunicazione della Commissione. Sito della Commissione e sotto-siti. EUROPA è sia il sito generale dell'unione europea, gestito della Commissione insieme a tutte le istituzioni della Ue, che il sito della Commissione europea stessa 286. Localizzata presso la Url europa.eu/comm 287, la home page della Commissione è un ulteriore portale che conduce ai sotto-siti della varie Direzioni Generali. Secondo la descrizione che ne viene fatta dall'istituzione stessa, tutti i sotto-siti che compongono il sito-madre della Commissione possono essere classificati secondo tre categorie principali: - i siti dei membri della Commissione; - i siti delle varie DG, che ne descrivono le funzioni ed i compiti; - siti generici (siti tematici, topical sites, siti destinati a particolari categorie di pubblico, siti che offrono servizi speciali) 288. La responsabilità del coordinamento dei servizi forniti dalle varie DG ricade sulla Direzione Generale Comunicazione, in stretta collaborazione con il Segretariato generale, la Direzione informatica e con l'ufficio delle pubblicazioni. 279 Idem. 280 Idem. 281 Idem. 282 Idem. 283 Idem. 284 Estratto da: Anna Fini. 285 Il Comitato è stato creato nell'ambito della riforma della Commissione europea. 286 Estratto da: Anna Fini. 287 Anche ec.europa.eu. 288 Estratto da: europa.eu/comm. 82

103 Ampliamento dei servizi: verso EUROPA II Il 6 luglio 2001 la Commissione europea ha adottato una Comunicazione del Presidente alla Commissione, in accordo con il vice-presidente Neil Kinnock e Erkki Liikanen, Verso la e- Commissione - EUROPA II generazione - Servizi web avanzati per i cittadini, la finanza ed altri categorie professionali 289. Pur riconoscendo al sito EUROPA un ruolo di grande importanza in quanto canale di comunicazione con i cittadini, i relatori sottolineano l'esigenza di apportare alcune modifiche e di evolvere verso una seconda generazione del sito stesso, chiamata EUROPA II. I limiti di EUROPA. Secondo il documento in questione i limiti mostrati da EUROPA sono: 1. ricerca di informazione ancora sostanzialmente manuale; 2. qualità opinabile dei servizi offerti; 3. utilizzo ancora limitato dell'interattività offerta da Internet; 4. rischio di offerta di un labirinto non coordinato di siti. I relatori sostengono che sia necessario affrontare urgentemente le imperfezioni correnti tramite l'introduzione strumenti di amministrazione soddisfacenti per: 1. consolidare le fondamenta sulle quali sviluppare migliori servizi web per i cittadini e per la finanza, come richiesto dalla e-commissione; 2. alleviare appena possibile il carico di difficoltà attualmente destinato ai webmaster; 3. concedere tempo e risorse per la creazione della nuova generazione dei website della Commissione, assicurando contenuto e servizi migliori per i cittadini e per il commercio 290. Gli obiettivi della e-commissione. La Commissione europea, anche in questo caso con un ruolo di innovatrice, ha individuato nei seguenti servizi, da fornire a partire dal 2003 in poi, gli obiettivi da perseguire nell'ambito del percorso verso la e-commissione: - servizi di informazione, che consentano un facile accesso all'informazione ai cittadini, i media, il business e le amministrazioni, incrementando la trasparenza; - servizi di comunicazione interattiva, che comportino un miglioramento dei contatti con cittadini, business, attori pubblici e società civile in maniera tale da farli partecipare alla creazione delle politiche, delle attività e dei servizi comunitari; - servizi di transazione, che consentano l'accesso a tutte le forme elementari di transazione con le istituzioni comunitarie. Secondo l'analisi, l'evoluzione verso tali obiettivi consentirebbe un utilizzo efficace ed avanzato delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, come illustrato nel grafico che segue 291 : 289 Commissione europea, Towards the e-commission - EUROPA 2nd generation - Advances web services to citizens, business and other professional users (2001). 290 Estratto da: ibidem, p.7 (traduzione dellautrice). 291 Estratto da: ibidem, p.8 (traduzione dellautrice). 83

104 Secondo una ricerca presentata da Geoff Unwin relativa alla situazione dei servizi forniti via internet dalle istituzioni europee, Online public services: where does Europe stand? 292, in 17 Paesi 293 sono stati forniti, nel 2001, 20 servizi pubblici, dei quali 12 diretti ai cittadini 294 e 7 diretti al business 295. Nonostante siano numericamente maggiori quelli per i cittadini, i servizi destinati agli affari risultano nettamente migliori dei primi 296. Il ruolo dei portali. Interessante ai fini della ricerca è notare la rilevanza che è stata data ai portali, per migliorare i servizi offerti dalle amministrazioni comunitarie. Si è riconosciuto che i portali oggi costituiscono oggi lo stadio più maturo dei siti dell'amministrazione pubblica e stanno per essere implementati dalle e-amministrazioni leader nel mondo. Il loro obiettivo è di integrare in un unico ingresso una serie completa di informazioni e di servizi di un'organizzazione o di un settore, senza che l'utente abbia bisogno di essere a conoscenza della complessità dell'organizzazione che sta dietro le quinte (behind the scene) 297. Il sito EUROPA, già in più sedi definito un portale, dovrebbe essere plasmato al fine di diventare tale. Ciò costituirebbe un follow-up logico della riorganizzazione della Commissione 298 nonché uno sviluppo sostanziale nella direzione di una e-governance (e quindi della e-commission) ancora più efficiente. Per raggiungere tale obiettivo, si afferma la 292 La ricerca è una survey effettuata via web sui servizi pubblici su internet. Gli obiettivi che si proponeva erano di misurare il progresso nello sviluppo di applicazione web per l'e-government ed identificare le migliori pratiche da seguire. Estratto da: Unwin (2001, slide 3). 293 I 15 paesi membri più l'islanda e la Norvegia. Estratto da: ibidem, slide Imposte sul reddito, benefici di sicurezza sociale, documenti personali, immatricolazione dell'automobile, richieste di permesso per edificare, dichiarazioni alla polizia, biblioteche pubbliche, certificati di matrimonio e di nascita, iscrizione all'istruzione superiore, dichiarazioni di trasferimento, servizi relativi alla salute. Estratto da: Ibidem, slide Contributi sociali per i lavoratori, imposte corporative, IVA, registrazione di nuove aziende, invio dati statistici, permessi relativi all'ambiente, bollette doganali. Fonte: ibidem, slide On an aggregate level [...] public services for businesses score significantly higher (53%) than public services for citizens (40%). Moreover the same trend can be identified on a more disaggregated level. In almost every individual country, enclosed in the survey, public services for businesses scores significantly higher than public services for citizens. Estratto da: ibidem, slide Commissione europea, Towards e-commission (2001: 8; traduzione dellautrice). 298 Idem (traduzione dellautrice). 84

105 necessità di creare una serie di portali caratterizzati in funzione del tema, del pubblico o del servizio offerto. Nel documento in questione viene proposta una tipologia 299 : - portali tematici: 1. Società dell'informazione 2. Ambiente 3. Ricerca 4. L'Unione europea nel mondo; - portali per tipologia di pubblico: 1. Ufficio stampa virtuale 2. Sito del dialogo con i cittadini 3. Sito del dialogo con gli affari; - portali per tipologia di servizio offerto: 1. Leggi dell'unione europea 2. Amministrazione dell'unione europea 3. Statistiche 4. Pubblicazioni 5. Biblioteche 6. Assunzioni. Modifiche da apportare. Le linee guida identificate per il miglioramento della e-governance sono state distinte in funzione del tipo di servizio offerto. Servizi di informazione. Uno sfruttamento migliore di internet per supportare i servizi di informazione significa rendere questi servizi aggiornati in maniera più consistente, più accessibili e proattivi, meno one-way e più rilevanti per i bisogni e gli interessi dei gruppi di pubblico [target] 300. Per quanto riguarda il contenuto, è necessario un coordinamento tra le varie unità che pubblicano informazioni, in modo da non alimentare la confusione negli utenti. In generale, le unità relative all'informazione di ogni dipartimento dovranno assicurare un'informazione: - orientata all'utente - coerente - tematica - multimediale. Di fianco alle pubblicazioni su carta stampata, dovranno essere sviluppate le pubblicazioni elettroniche via internet e/o su supporti elettronici. Da questo punto di vista, è necessario: - elaborare delle linee guida comuni; - creare e gestire indici tematici dei documenti; - monitorare cosa è pubblicato, quando e da chi. Infine, l'obiettivo di garantire la massima visibilità possibile rende indispensabile: 1. l'utilizzo di standard comuni (Xml, etc.), 299 Ibidem, p Ibidem, p.10 (traduzione e grassetto dellautrice). 85

106 2. l'aumento delle politiche di diffusione delle informazioni, 3. lautenticazione degli utenti e la registrazione ai servizi, 4. l'offerta di innumerevoli servizi interattivi. Servizi di comunicazione. Sfruttare l'interattività di internet per offrire dei migliori servizi di comunicazione significa un dialogo in tempo reale, online e two-way con i target della Commissione per la diffusione delle politiche e delle attività 301. Nel documento vengono proposti tre servizi finalizzati ad un utilizzo migliore delle Ict. Si ritiene che vadano diffusi i meccanismi di consultazione e di feedback, utili per valutare l'impatto delle politiche comunitarie sui cittadini e sulle aziende. È opportuna la creazione di caselle all'interno di ogni Dipartimento delle istituzioni. Viene promossa la diffusione di forum interattivi per condividere conoscenze ed effettuare dibattiti relativi alle politiche comunitarie. Forum gestiti e moderati (temporanei o permanenti) hostati in siti dell'unione europea potrebbero essere un modo per collezionare un feedback più specializzato su argomenti concreti da rilevanti e-communities, ed anche per influenzare la loro opinione/posizione su tali argomenti 302. Servizi di transazione. Il trasferimento di pratiche amministrative e di transazioni commerciali su internet significa fare un notevole salto di qualità nell'utilizzo di tutto lo spettro di potenzialità offerte dal medium in questione. I servizi di transazione permetterebbero di alleggerire in maniera decisamente consistente i costi ed il carico di lavoro che gravano sulle amministrazioni, consentendo un miglioramento della qualità offerta. 301 Ibidem, p.11 (traduzione dellautrice). 302 Ibidem, p.12 (traduzione dellautrice) 86

107 4.3. Esigenze di riorganizzazione Finora si è riferito della richiesta di cambiamenti effettuata dai relatori della comunicazione Towards the e-commission. Tali cambiamenti, è necessario evidenziare, sono dei cambiamenti di superficie, ovvero percepibili dall'utente. Nonostante in alcune situazioni sia possibile modificare l'espressione senza alterare il contenuto, nel nostro caso specifico è necessario che avvengano dei cambiamenti a livello profondo, di struttura. Potremmo chiamare software i primi, e hardware i secondi. Le modifiche dell'hardware sono, relativamente allanalisi, i cambiamenti dell'architettura di riferimento per EUROPA II. I relatori della comunicazione esortano le istituzioni ad uno sforzo cooperativo tra i dipartimenti per disegnare, implementare e sfruttare i servizi di informazione, comunicazione e transazione 303. La fatica, tuttavia, sarebbe sprecata qualora non seguisse un programma strutturato e non potesse contare su unefficace e solida struttura di riferimento. Quella che viene proposta nel documento del 2001 è la seguente 304 : I punti chiave evidenziati, come deducibile dal grafico, sono: - e-servizi specializzati decentrati: i servizi particolarmente specialistici e destinati a categorie specifiche di pubblico devono essere gestiti dalle singole Direzioni Generali, con il proprio personale e il proprio budget; - e-servizi generici centrali: è necessario che i servizi generali, destinati al grande pubblico, siano gestiti centralmente dalle Direzioni Generali Admin e Opoce dopo aver consultato gli utenti riguardo ai loro reali bisogni e preferenze 305 ; 303 Ibidem, p.11 (traduzione dellautrice). 304 Ibidem, p.13 (traduzione dellautrice). 305 Ibidem, p.14 (traduzione dellautrice). 87

108 - supporto agli e-servizi: una serie di funzioni di supporto deve essere sviluppata e mantenuta in funzione per garantire la continuità e l'efficacia dei servizi. È opportuno che tali supporti includano linee-guida e standard di qualità, training regolare del personale delle amministrazioni e ripetuti feedback e valutazioni; - infrastruttura tecnologica: un'attenzione sempre maggiore deve essere dedicata all'identificazione dei requisiti di infrastruttura per un uso ancora più esteso dei servizi interattivi 306. Dal punto di vista organizzativo, il coordinamento delle forze per il perseguimento degli obiettivi identificati da Towards the e-commission è garantito dal Comitato di Coordinamento EUROPA II, dal Comitato Editoriale EUROPA II, dal Comitato per le Infrastrutture ed i Servizi ed il Forum EUROPA. Con l'aumentare di tali organizzazioni interdipartimentali ed interistituzionali l'unione europea sta tentando, forse, di avvicinarsi a quella faccia che De Clercq voleva vendere ai cittadini: in uno plures. Esigenza etica, quella della corrispondenza tra l'immagine ed il contenuto, che molti studiosi ed intellettuali hanno rimproverato all'europa di non avere nell'ambito della comunicazione di se stessa. 306 In 2001 and subsequent years, priorities will focus on: high performance host equipment ensuring fast response times; adequate telecommunications to cope with growing users demand; introduction of advanced production methods tailored to the different needs of information providers; multilingual web content management tools (including archiving tools); interactive functions required by new market trends and specific e-commission projects, ibidem, p

109 Capitolo 5 Verso una quarta fase: tecnologie per partecipare 5.1. Il referendum sulla Costituzione europea La terza fase della comunicazione comunitaria ha avuto avvio nel Eppure lautrice ritiene che, anche solo pochi anni dopo, sia già iniziata una nuova fase, specchio dellesigenza di costruire un rapporto ulteriormente diverso tra le istituzioni europee e i cittadini. Come nel caso delle fasi precedenti, lavvio di un nuovo periodo deriva da riflessioni sedimentate nel tempo, anche se le istituzioni europee hanno identificato il punto zero che ha sancito un nuovo approccio alla comunicazione: la mancata ratifica della Costituzione europea 307. Il 29 ottobre 2004 Roma ha ospitato la cerimonia di firma del Trattato che adotta una Costituzione per leuropa: hanno firmato il testo i capi di Stato, o di governo, dei 25 paesi dellunione europea e i loro ministri degli esteri; Bulgaria, Romania e Turchia, in qualità di Paesi candidati, hanno firmato solo latto finale, mentre la Croazia ha partecipato come osservatore. Da quel giorno, trasmesso in eurovisione, è iniziato il lungo processo di ratifica del testo costituzionale da parte degli Stati membri, per via parlamentare (ad esempio, in Italia) o tramite referendum popolari. Dopo le prime risposte positive da parte dei cittadini spagnoli (20 febbraio 2005) e lussemburghesi (10 luglio 2005), le votazioni in Francia (29 maggio 2005) e nei Paesi Bassi (1 giugno 2005) hanno gelato ogni entusiasmo: nel primo caso il referendum è stato respinto dal 54.68% dei voti (totale votanti: 69.34%), mentre nel secondo i No sono stati il 61.54% (totale votanti: 63.30%). Liter di ratifica, che avrebbe dovuto concludersi entro la fine del 2006, si è quindi trovato di fronte a un impasse: come proseguire oltre con il processo di integrazione politica. Con 16 Stati membri in cui il Trattato era stato approvato per via parlamentare, due per via referendaria, due in cui era stato rifiutato (sempre per via referendaria) e sette in cui il processo non era ancora stato concluso, di cui sei per via referendaria (in cui referendum è stato posposto o addirittura cancellato, come nella Repubblica ceca), leuropa ha dovuto chinare il capo di fronte alla volontà dei suoi cittadini 308. Era evidente che il rapporto costruito sino ad allora non era ancora 307 Communicating with the citizens of the European Union has been a primary concern for this Commission from the very start. The need to communicate even more effectively became especially apparent in the aftermath of the French and Dutch 'no' to the Constitution. The rejections showed that there are many different views and understandings about Europe and where it is heading. This is why a new approach was needed not only relating to communication, but also regarding the future of Europe as a whole. Consequently, we have developed a new approach to European communication that puts citizens at the heart of European policies, Wallström (2005). Estratto da: ec.europa.eu/commission_barroso/wallstrom. 308 Su richiesta del Consiglio europeo del giugno 2007, la Conferenza intergovernativa (Cig) del 2007 ha elaborato un nuovo trattato di riforma per consentire all'ue di affrontare le sfide del XXI secolo e sfruttare appieno le proprie potenzialità. Il trattato si concentra sull'esigenza di modernizzare e riformare l'ue. Intende in particolare rendere l'ue: più democratica, per rispondere alle attese dei cittadini europei, specie per quanto riguarda elevati livelli di responsabilità, apertura, trasparenza e partecipazione; più efficiente e capace di affrontate le sfide che attualmente si pongono a livello mondiale, come il cambiamento del clima, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. Il testo definitivo del trattato, elaborato dalla Cig, è stato approvato durante il Consiglio europeo informale di Lisbona del 18 e 19 ottobre 2007 e sarà firmato dagli Stati membri nel dicembre Alla firma farà seguito il processo di ratifica in tutti i 27 paesi. Il nuovo trattato dovrebbe entrare in vigore prima delle prossime elezioni del Parlamento europeo del giugno

110 sufficientemente solido, e che in particolare era necessario coinvolgere maggiormente i cittadini. Nel corso della sua storia, infatti, l'integrazione europea è avanzata soprattutto grazie al consenso permissivo dei cittadini (Percheron), ovvero tramite una sorta di delega a unélite illuminata cui spettava compito di costruire la nuova entità sopranazionale. Oggi, invece, in un contesto più sfavorevole, i cittadini spesso diffidano delle trasformazioni, la stessa integrazione con altri paesi non è sempre vista come occasione di crescita, ma come una doppia minaccia, economica e culturale, e vi è una chiara volontà di partecipazione più diretta alle grandi scelte delleuropa e sulleuropa Il tentativo di comprendere i cittadini Immediatamente dopo i referendum, lunione europea ha indetto dei sondaggi di opinione per comprendere meglio le ragioni del fallimento (Spagna: Eurobarometro 168, febbraio 2005; Francia: Eurobarometro 171, giugno 2005; Paesi Bassi, Eurobarometro 172, giugno 2005; Lussemburgo: Eurobarometro 173, luglio 2005). Nel caso olandese, ad esempio, lanalisi ha fatto emergere come la ragione prevalente per lastensione sia stata la mancanza di informazione (il 51% degli astenuti ha affermato di non avere votato poiché non si sentiva sufficientemente informato per esprimere una preferenza), così come nel caso dei voti negativi (la mancanza di informazione può essere considerata come la ragione principale per votare contro la Costituzione, con il 32% dei votanti No che indicano questa ragione 310 ). Inoltre, in linea generale è emerso che le istituzioni europee, per i cittadini olandesi, non hanno una buona immagine 311. Benché le istituzioni europee abbiano delimitato limportanza dellinformazione e della comunicazione in relazione al fallimento della ratifica della Costituzione europea 312, è pur vero che dal 2005 in poi Bruxelles ha fatto una virata nelle strategie di informazione e di comunicazione, puntando su un elemento decisamente nuovo: la partecipazione. Inoltre, leuropa ha dedicato sempre più attenzione al rapporto tra informazione, comunicazione e partecipazione, come dimostrato dalle due edizioni Eurobarometro del 2006 EU communication and the citizens, - luna dedicata al general public (Flash Eurobarometro 189/a) e laltra dedicata ai decision makers (Flash Eurobarometro 189/b) di cui si riportano i risultati principali. Dal punto di vista della partecipazione politica, ciò che emerge è che nelle democrazie europee, per la maggior parte dei cittadini, la partecipazione politica è limitata al voto nelle elezioni, in particolare in quelle locali o nazionali. Altre forme di partecipazione politica (come firmare le petizioni, partecipare alle manifestazioni o discutere su forum pubblici online) sembrano di interesse marginale. Circa l8% degli Europei sopra l'età di 21 anni (ovvero circa 36 milione cittadini Ue) ammette addirittura di non aver partecipato ad alcuna attività politica negli ultimi tre anni. 309 Gozi (2005). 310 Eurobarometro 172 (2004: 15; traduzione dellautrice). 311 Ibidem, p. 22 (traduzione dellautrice). 312 Although citizens complain about the lack of information on the Constitution and the fact that debates started too late, the reasons for the overwhelming rejection of the Constitution (at 61.6%) are more complicated than a simple lack of information. Indeed in the Netherlands, the referendum has not only been used as a channel for criticising the Government (14%) but it has also shown that no voters are worried about a loss of sovereignty within a political union (19%) and also complain about the cost of Europe for tax-payers (13%), ibidem, p

111 Il nucleo del problema, in relazione alla partecipazione a livello Ue oltre al moderato interesse verso la partecipazione politica in termini generali, sembra essere la logistica: il 78% dei cittadini europei, infatti, non si sente sicuro sulla struttura dell'ue e incerto su dove rivolgersi in caso di problemi. I cittadini non sanno chi prende le decisioni, e per i due terzi degli intervistati non è chiaro chi li rappresenta nel Parlamento Europeo (66%). Oltre queste difficoltà pratiche, esiste un consenso diffuso fra i cittadini sul fatto che sia lo Stato-Nazione, e non lunione europea, a poter efficacemente cambiare o decidere sulle regolazioni a livello comunitario: per questa ragione, è più utile contattare il governo nazionale (68%). La metà dei cittadini europei (55%) non pensa che le istituzioni di Ue siano più aperte, accessibili e sensibili a reagire delle istituzioni nazionali, mentre soltanto un quarto dei dichiaranti crede che le istituzioni Ue costituiscano un più facile accesso (23%). In relazione ai fabbisogni informativi, leurobarometro ha rilevato che solo 18% dei cittadini ritiene non importante essere informati sulla Ue. Per la maggior parte degli Europei, la motivazione primaria per ricevere informazioni sull'ue è di tipo personale (43%), ma molti Europei ritengono di necessitarne sia per motivi personali che professionali (33%). I principali motivi dellinteresse si riferiscono a che cosa i cittadini ottengono dall'ue, mentre lavere informazioni per potere contribuire assume una rilevanza secondaria. Sette europei su dieci ritengono importante apprendere di più in relazione ai loro diritti e possibilità in quanto cittadini, nonché conoscere meglio ciò che le istituzioni fanno per loro. Il 54% dei cittadini, invece, sostiene che il fabbisogno di informazioni è guidato dal desiderio di essere informati in maniera sufficiente per poter partecipare consapevolmente alle elezioni o ai dibattiti europei. Una sfera pubblica europea ha bisogno di argomenti che attraggono i cittadini e aiutano in maniera efficace le discussioni e la diffusione di notizie sui media. I cittadini greci, irlandesi e tedeschi, ad esempio, sono più propensi a sentire le opinioni degli altri europei, mentre gli intervistati dellarea baltica (gli Estoni in particolare) sono generalmente meno entusiasti a condividere i propri punti di vista con leuropa. I cittadini dellunione sono più interessati alle opinioni degli altri europei in particolare per quanto riguarda protezione dell'ambiente e la lotta contro crimine e il terrorismo organizzato (entrambi 89%). Altri temi transfrontalieri di interesse per la maggioranza degli europei (almeno otto europei su dieci) sono anche: lemergente problema degli approvvigionamenti di energia sicura per leuropa, la creazione di posti di lavoro nella Ue e il tema dellintolleranza multiculturale e religiosa. Oltre alla fruizione di informazioni e notizie, provenienti dalle filiali locali dei network di media globali, quasi quattro europei su dieci guardano regolarmente programmi televisivi di altri paesi europei (37%). Anche se molti cittadini ammettono seguire i media oltre le frontiere nazionali, tuttavia un'osservazione intensa e quotidiana delle emittenti straniere non è per nulla comune in Europa: nella Ue-25 solo il 7% degli intervistati segue quotidianamente programmi televisivi di un altro Paese. Per quanto concerne la quantità e la qualità di informazioni, per quasi tutti i cittadini dellunione le informazioni sull'ue dovrebbero essere ampiamente disponibili, accessibili nella propria lingua e facilmente comprensibili. Gli europei ritengono, infatti, che le informazioni sullunione europea siano insufficienti: quasi due terzi degli intervistati sostiene che le informazioni sulleuropa diffuse dai media nazionali siano troppo poche (62%), un quarto dei cittadini europei le ritiene adeguate e, solo una piccola percentuale di popolazione, eccessive (5%). In ogni caso, sia gli euro-scettici che gli euro-entusiasti considerano limitate le informazioni sullunione europea. 91

112 I cittadini che partecipano attivamente alla vita politica ritengono insufficienti le informazioni sullunione europea, mentre quelli meno coinvolti sono più soddisfatti del livello attuale. Quasi due terzi dei cittadini europei (65%) considera utili le informazioni riceve sull'ue, e circa sei persone su dieci sostengono che le stesse informazioni sono interessanti (61%). Tuttavia, soltanto la metà degli Europei (51%) trova che le informazioni siano facili da capire. L'entusiasmo sullappartenenza del proprio Paese allunione europea sembra avere un effetto generalmente positivo sulla valutazione delle informazioni. Tuttavia, questo funziona in entrambi i sensi: con i cittadini a favore della Ue che ritengono utili le informazioni, e viceversa. È importante rilevare che coloro che vorrebbero partecipare al dibattito politico non sono necessariamente più capaci di elaborare l'informazione rispetto quanti sono invece disinteressati. In sostanza, quanti riconoscono l'effetto dell'unione europea sulle loro vite sono molto più propensi ad affermare che le informazioni sulla Ue sono utili (73% contro 59%) e interessanti (69% contro 55%). Inoltre, sono molto più propensi a ritenerle comprensibili rispetto a quanti ritengono la Ue molto distante dalla loro vita di tutti i giorni (54% contro 49%). Per quanto riguarda il tentativo di raggiungere i cittadini, gli intervistati si aspettano che i governi li aiutino a capire che cosa rappresenta lunione europea e gli effetti che ha sulle loro vite. Nei 25 Stati membri, il 36% dei cittadini ritiene che il governo nazionale sia responsabile dell'informazione su cosa lue stia facendo e come ciò interessi la loro vita quotidiana. Tre quarti dei cittadini europei crede che il proprio governo dovrebbe fornire maggiori e migliori informazioni migliori sulle tematiche europee (73%), e sia gli avversari dellintegrazione (82%) che i sostenitori (72%) condannano fermamente i governi perché non forniscono abbastanza informazioni sull'unione europea. Per quanto riguarda le fonti di informazione che i cittadini vorrebbero utilizzare, al primo posto si trovano ex aequo (75%) la televisione e i giornali. Internet si trova in terza posizione (68%), e la radio nella quarta (58%). 92

113 5.2. Le nuove politiche di comunicazione dellue e laction Plan Come si è visto, tra il 2001 e 2004 la Commissione europea ha adottato tre comunicazioni relative allinformazione e alla comunicazione. Queste comunicazioni hanno migliorato la partnership e la cooperazione con il Parlamento europeo, il Consiglio e gli Stati membri. Questi, infatti, hanno adattato il modo in cui le attività di comunicazione sono finanziate alla nuova regolamentazione finanziaria dellunione europea. Inoltre, hanno identificato come principali obiettivi una programmazione pluriennale, un approccio comune ai messaggi di comunicazione basati sugli interessi dei cittadini, unione delle sinergie, migliori pratiche e migliore valutazione delle azioni intraprese. Tuttavia, come risulta tanto dallanalisi delle tendenze dellopinione pubblica quanto dai comportamenti elettorali registrati nel 2005, alladesione e alla partecipazione dei cittadini al progetto europeo si frappone ancora una percezione delle istituzioni e della costruzione delleuropa come assai distanti 313. In questo contesto, la nuova fase della comunicazione comunitaria è stata caratterizzata da una nuova impostazione della politica e delle azioni dinformazione. Tale impostazione è basata tre principi proposti dalla Commissione al fine di strutturare le iniziative europee di comunicazione, quali lascolto, la comunicazione e i contatti con i cittadini a livello locale. Con la mancata ratifica della Costituzione europea, peraltro, i cittadini europei sono diventati sempre più importanti allinterno delle strategie di informazione comunitaria 314. Con la quarta fase della comunicazione, la Commissione ha quindi identificato nella comunicazione uno degli obiettivi strategici del proprio mandato. Essa ritiene che nulla potrà essere fatto se le intenzioni e le iniziative dellunione non sono sostenute da una politica di comunicazione precisa ed efficace. I principi della nuova politica di comunicazione dovrebbero prevedere che lunione non soltanto difenda le proprie politiche ma che sia ricettiva, che integri fin dallinizio la comunicazione nella definizione delle proprie azioni e che adatti il suo messaggio alle necessità nazionali. La comunicazione deve portare a stabilire relazioni ed a creare un dialogo con i cittadini europei. Essa richiede la capacità di ascoltare e di stabilire legami con i cittadini, elemento determinante del processo politico. Per favorire questa impostazione, la Commissione ha adottato tre iniziative fondamentali: - da un lato, essa ha stabilito un piano dazione interno, che comprende una serie di misure concrete da adottare nella Commissione. Il principale obiettivo di questo piano dazione è di garantire una comunicazione più efficace sulleuropa, sostenuta a livello della Commissione da un approccio moderno e più professionale in tutti i servizi; - dallaltro, per far aderire a tale impegno tutte le parti interessate, essa ha redatto un libro bianco che illustra la visione politica e le iniziative da adottare a medio e a lungo termine, in collaborazione con le altre istituzioni e parti interessate. Tale documento costituisce la base di un vasto processo di consultazione, della durata di sei mesi, i cui risultati hanno permesso alla Commissione di presentare proposte operative con riguardo a tutti i suggerimenti avanzati. Il libro bianco ha consentito di avviare una riflessione sul modo di lavorare in partenariato con gli Stati membri, il Parlamento europeo e le altre istituzioni ed organi dellunione. Esso ha indicato quali modalità 313 While this was an improvement compared to the past at strategic level, follow-up and implementation still had several weaknesses: continuous fragmentation of communication activities by insufficient coordination and planning, therefore loosing efficiency; messages reflecting political priorities but not necessarily linked to citizens interests, needs and preoccupations: current campaigns focus on the political elite and media and fail to portray the benefits and consequences for day-to-day life in a direct and understandable manner; inadequate implementation: The strategies adopted in the past by the Commission were too focused on financing campaigns rather than on dialogue and proactive communication, Commissione europea, Action Plan (2005: 3). 314 Consequently, we have developed a new approach to European communication that puts citizens at the heart of European policies. Estratto da: ec.europa.eu/commission_barroso/wallstrom/communicating/policy. 93

114 seguire per sviluppare una sfera pubblica europea, in particolare grazie ai media del settore audiovisivo ed a un discorso europeo, e ha illustrato il ruolo della società civile come pure il contributo attivo che questa può dare al dialogo ed al dibattito su temi europei; - infine, ha avviato una strategia di comunicazione, il Piano D, orientata a favorire un vasto dibattito sulle relazioni tra le istituzioni democratiche dellunione ed i cittadini europei. Anche il Parlamento europeo si è impegnato a dare un nuovo impulso alle azioni di informazione e di comunicazione europee. In una risoluzione del 12 maggio 2005, ha illustrato la propria visione delle esigenze che dovranno essere soddisfatte dalla nuova strategia in materia di informazione e di comunicazione dellunione. Dal 2005 le istituzioni hanno operato al fine di introdurre questo nuovo approccio nelle rispettive attività operative e, oltre a una serie di attività regolari (leurobarometro, il dispositivo di risposta telefonica, lassistenza alla stampa, le pubblicazioni e le produzioni audiovisive, etc.), sono state avviate alcune iniziative che rientrano nel quadro del rinnovamento, quali: la ristrutturazione del sito Internet del Parlamento europeo, con unimpostazione maggiormente orientata verso i cittadini e lattualità parlamentare; lo sviluppo della rete dinformazione di prossimità Europe Direct che comprende circa 400 punti dinformazione distribuiti sul territorio di tutti gli Stati membri; la diffusione di nuovi programmi televisivi sulla base del dispositivo Europe by Satellite; il lancio di appalti per la produzione di documentari, spot istituzionali e altri prodotti audiovisivi; la nuova homepage della Commissione (con lintroduzione del blog dei Commissari); linvestimento sulla traduzione dei siti web; il lancio di Debate Europe; EUtube Lavorare meglio per comunicare meglio: laction Plan 315 Come anticipato, lavvio della quarta fase della comunicazione comunitaria risiede nel Piano dazione per migliorare la comunicazione delleuropa tramite la Commissione. Nel luglio 2005 la Commissione europea ha infatti deciso di mettere in ordine la propria casa 316, dando vita a un documento che contiene 50 misure pratiche interne, tuttora in vigore, per migliorare la comunicazione tramite un moderno e più professionale approccio che riguardi ciascun ufficio. Lidea alla base dellaction Plan è che stabilendo un metodo di lavoro comune, condiviso dalla Commissione nella sua globalità, si potrà procedere ad una migliore comunicazione coordinata sullunione europea 317. Lobiettivo è quello di avvicinarsi al cittadino attraverso una migliore e maggiore divulgazione delle consultazioni pubbliche, la redazione delle proposte politiche con un linguaggio chiaro, lutilizzo di schemi riassuntivi per i documenti-chiave. La Commissione, inoltre, terrà conto dei bisogni specifici di ogni target e comunicherà di più con i mezzi regionali e locali 318. Essa potrà prendere infine i dovuti provvedimento per migliorare il sito EUROPA e per produrre pubblicazioni, semplici e di immediata comprensione, che si focalizzino sullaspetto locale per renderle più utili per il lettore. Dalla DG Press alla DG Comm. La prima, grande, novità introdotta dallaction Plan è la riforma della DG Press (DG Stampa e Comunicazione) che diventa la DG Comm (DG Comunicazione), per illustrare la natura inclusiva del nuovo approccio alla comunicazione, 315 Commissione europea, Action Plan to improve communicating Europe by the Commission (2005). 316 Ibidem, p.2 (traduzione dellautrice). 317 Idem (traduzione dellautrice). 318 Idem (traduzione dellautrice). 94

115 inclusa ladozione di un nuovo organigramma, e una mission che si focalizza sul suo ruolo per supportare una comunicazione efficace attraverso tutta la Commissione europea 319. Il nuovo organigramma della DG Comunicazione (aggiornato al 1/10/2007). Fonte: ec.europa.eu/dgs/communication/pdf/organigramme_en.pdf Alla Direzione Generale così rinnovata è stato peraltro attribuito un budget previsionale in continua crescita, che va dai milioni di euro del 2005 ai del 2010, fino ai del triennio Tre grandi obiettivi: ascoltare, comunicare e going local. La Commissione si è posta il triplice scopo di: 1. ascoltare: la comunicazione, in quanto dialogo, non può essere a senso unico. Suo scopo non è soltanto fare in modo che le istituzioni dellunione europea informino i cittadini ma anche che questi si esprimano, affinché la Commissione possa capire come essi percepiscono leuropa e quali sono le loro preoccupazioni. Secondo la Commissione europea, i cittadini vogliono aver voce in capitolo in Europa e la loro partecipazione democratica dovrebbe avere uninfluenza diretta sullelaborazione e sulla formulazione delle politiche dellunione europea; 2. comunicare: per poter seguire levoluzione della politica a livello europeo, e sentirsi coinvolti in tale processo, i cittadini devono essere informati in modo comprensibile sulle politiche e sulle attività dellunione nonché sulle conseguenze che queste hanno per la loro vita quotidiana; 3. contattare i cittadini attraverso il going local: la qualità della comunicazione implica una eccellente comprensione del pubblico, anche a livello locale. Le attività di comunicazione devono essere sostenute con mezzi adeguati ed essere organizzate con lintento di soddisfare le esigenze locali negli Stati membri, nonché di trasmettere le 319 Ibidem, p.6 (traduzione dellautrice). 95

116 informazioni secondo le modalità preferite dai cittadini e nella lingua che essi possono recepire. Il budget come manifestazione della volontà di agire. I macro-obiettivi dellaction plan vengono declinati in macro-gruppi di iniziative di comunicazione, a cui vengono allocati i fondi come segue: 1. definire priorità più chiare per aumentare limpatto della comunicazione (stanziamenti totali: milioni di euro): la Commissione europea intende raggiungere questo obiettivo attraverso: la pianificazione e il coordinamento della comunicazione, lanalisi del feedback, lanalisi dellimpatto della comunicazione; 2. collegarsi con i cittadini attraverso il going local (stanziamenti totali: milioni di euro): la Commissione europea intende raggiungere questo obiettivo attraverso: lanalisi del target di ogni Stato membro (ascoltare e segnalare) fatta dalle Rappresentanze (con un incremento delle risorse umane); visite da parte dei Commissari negli Stati membri, aumento dei contatti con i media regionali e locali, azioni di comunicazione (spiegare e collegare); 3. fare un uso migliore degli strumenti di comunicazione (stanziamenti totali: milioni di euro): supporto ai progetti di comunicazione, tramite il finanziamento comune di progetti di comunicazione che coinvolgono media/internet/eventi; progetti di comunicazione su radio e TELEVISIONE (audiovisivi), i cui finanziamenti ammontano a milioni di euro nel 2006, per poi crescere esponenzialmente a nel triennio , per un totale di , ovvero la voce di budget a cui è destinata la maggior parte dei fondi); Internet, tramite lo sviluppo del sito web EUROPA (budget previsionale che va dai milioni di euro nel 2006, a nel triennio , per un totale di ) e i siti web delle Rappresentanze (budget previsionale che va dai milioni di euro nel 2006, a nel triennio , per un totale di ), che unitamente costituiscono la seconda voce del budget totale; pubblicazioni; il servizio Europe Direct; le visite di gruppi; i seminari per giornalisti; gli eventi. 96

117 5.3. Il Piano D 320 come esercizio di ascolto e dialogo Il Piano D per il dialogo, il dibatto e la democrazia è stato pubblicato dalla Commissione nellottobre 2005 in seguito allinvito, da parte del Consiglio europeo del 18 giugno 2005, ad avviare un periodo di riflessione 321 per consentire lo sviluppo di vasti dibattiti in tutti gli Stati membri che coinvolgano i cittadini, la società civile, i partner sociali, i Parlamenti nazionali e i partiti politici. La stessa Commissione, peraltro, era stata indicata come istituzione con un ruolo speciale 322. Il piano proposto dalla Commissione non aveva la funzione di salvare la Costituzione, ma di stimolare un ampio dibattito le istituzioni dell'unione europea e i cittadini 323. Esso deve essere visto come complementare alle iniziative e ai programmi, proposti o già in vigore, come quelli nel campo di formazione, della gioventù, della cultura e di promozione della cittadinanza attiva europea Obiettivi del Piano D Ristabilire la fiducia del pubblico nellunione europea. Di fronte al declino di credibilità dei sistemi politici, la Commissione crede che sia importante accertarsi che la democrazia rappresentativa continui a mantenere la fiducia e la partecipazione dei cittadini europei. L'ultimo Eurobarometro ha rilevato che il sostegno pubblico allunione europea è diminuito costantemente negli ultimi mesi. Le persone hanno bisogno di sentire che leuropa fornisce un valore e che hanno la possibilità di influire sulla maniera in cui le decisioni sono prese. Attualmente, il 53% dei cittadini europei non crede che la propria voce conti nel Unione europea. Tuttavia, una volta interrogati il ruolo desiderato per lunione europea tra cinque anni, il 49% la vorrebbe più forte mentre solo il 14% spera di vederla meno coinvolta in policies importanti 325. Il Piano D ritiene urgente che emerga uneuropa che ascolta di più e che viene incontro alle aspettative dei cittadini. Ciò è cruciale, poiché le istituzioni europee sono troppo spesso la scappatoia per le decisioni impopolari e spesso sono viste come lontane e burocratiche. Uno degli obiettivi principali del periodo di riflessione dovrebbe proprio essere quello di stimolare una comunicazione più accurata sulle attività dellunione europea 326. Target e media moderni. La Commissione afferma che il dibattito non deve essere limitato ai leader politici e agli stakeholder tradizionali, bensì dovrebbe esserci un valore aggiunto ascoltando gruppi target specifici, quali i gruppi i giovani o le minoranze, che non sono stati raggiunti durante le campagne del referendum per la Costituzione. Inoltre, il Piano D afferma che i dibattiti potranno essere di successo soltanto se i mass media saranno coinvolti nel processo, la televisione in particolare. Similmente, anche Internet è di fondamentale importanza per la stimolazione del dibattito Commissione europea, Plan-D for Democracy, Dialogue and Debate, COM(2005) 494 def. 321 Following the negative votes in France and the Netherlands on the European Constitution, EU Heads of State and Government called for a period of reflection, estratto da: ec.europa.eu/commission_barroso/wallstrom/communicating/policy. 322 It also indicated that the European Institutions should make their contribution, with the Commission playing a special role in this regard, Piano D (2005: 2; traduzione dellautrice). 323 Ibidem (traduzione dellautrice). 324 Ibidem (traduzione dellautrice). 325 Ibidem (traduzione dellautrice). 326 Ibidem (traduzione dellautrice). 327 Ibidem (traduzione dellautrice). 97

118 Dallascolto alla partecipazione. Infine, il Piano D si definisce come un esercizio di ascolto di modo che lunione europea possa agire sulle preoccupazioni espresse dai cittadini 328. Lobiettivo della Commissione è stimolare questo dibattito e fare in modo che venga riconosciuto il valore aggiunto che lunione europea può apportare. Il processo democratico di rinnovamento significa che i cittadini della Ue devono avere il diritto di far sentire le loro voci 329. Per raggiungere i suoi obiettivi, il Piano D propone delle iniziative che avvengono sul duplice livello degli Stati membri (assistere i dibattiti nazionali) e dellunione europea (iniziative a livello comunitario). Assistere i dibattiti nazionali. Organizzazione dei dibattiti nazionali. La prima responsabilità di reagire allappello per un periodo di riflessione spetta agli Stati membri. Tutti si sono impegnati per avviare unampia serie di dibattiti nazionali sul futuro delleuropa 330. La Commissione sostiene che il suo ruolo sia di assistere gli Stati membri, anziché sostituirsi ad essi, nellorganizzazione e nel finanziamento di eventi che promuovano il dibattito. In unottica interistituzionale, la Commissione sostiene che il Parlamento europeo potrebbe anche svolgere un ruolo chiave nel dibattito nazionale, sia in termini di cooperazione con le istituzioni nazionali che attraverso il coinvolgimento di singoli Europarlamentari. La Commissione, inoltre, intende sviluppare la cooperazione con i Parlamenti nazionali. Contenuto. Il Piano D precisa un insieme di processi strutturati per stimolare il dibattito pubblico sul futuro dellunione. Nella ricerca di fornire una struttura comune, la Commissione è comunque consapevole che ogni dibattito ha le sue caratteristiche locali, regionali e nazionali: differenti tematiche saranno messe in luce, e l'importanza dellunione europea sarà diversa da Paese a Paese, e a seconda del contenuto politico discusso. Nonostante le diverse specificità nazionali, i dibattiti negli Stati membri dovrebbero focalizzare l'attenzione dei cittadini sul futuro di Europa, esaminando le loro aspettative e valutando il valore aggiunto e i benefici concreti dellazione comunitaria. I risultati di questi dibattiti dovrebbero aiutare le istituzioni europee, in particolare la Commissione, a definire meglio le relative priorità. Ciò dovrebbe avvenire attraverso un processo two-way, informando le persone sul ruolo dell'europa attraverso i concreti successi e i progetti, e ascoltare le aspettative della gente su quello che dovrebbe essere fatto in futuro. La Commissione propone due temi per il dibattito: 1. evoluzione economica e sociale dell'europa: la capacità di Europa di generare sviluppo e posti di lavoro, massimizzando gli effetti della strategia di Lisbona; i valori comuni su cui si basano i modelli economici e sociali europei; le riforme necessarie per affrontare concorrenza globale e le condizioni per lo sviluppo sostenibile; 2. sentimenti verso leuropa e gli obiettivi dellunione: valorizzando i precedenti successi e i benefici concreti di cui godono i cittadini nella loro vita quotidiana (ad esempio, la sicurezza degli alimenti, i progetti Erasmus, la moneta unica, la tutela del consumatore, il mercato interno, etc.), il dibattito potrebbe analizzare ciò che la gente pensa che dovrebbe essere fatto a livello locale e quale ruolo vedono in futuro per lunione, includendo lo sviluppo di unarea di giustizia, libertà e sicurezza o di 328 Ibidem (traduzione dellautrice). 329 Ibidem (traduzione dellautrice). 330 Ibidem (traduzione dellautrice). 98

119 occuparsi del cambiamento climatico e dei disastri naturali; 3. confini delleuropa e suo ruolo nel mondo: la prospettiva di nuovi allargamenti, la capacità dellunione di attirare nuovi Stati membri, la sicurezza generale del continente, il rapporto con i vicini o linfluenza dell'europa rispetto agli altri grandi blocchi nel mondo. La gente che cosa si aspetta dalleuropa del mondo globalizzato - dal commercio (ad esempio, tessile) all'ambiente (ad esempio, il cambiamento climatico), dalla mobilità (ad esempio, le reti trans-europee) alla sicurezza (ad esempio, la partecipazione alle operazioni di peace-keeping) e sviluppo (ad esempio, laiuto ai Paesi in via di sviluppo, la cancellazione del debito nel terzo mondo)? 331. Il processo del feedback. La Commissione sostiene che i dibattiti nazionali devono essere strutturati in modo da assicurare che le risposte possano avere un impatto diretto sull'agenda politica dellunione europea: l'esercizio di ascolto deve portare a chiari risultati che siano presi in considerazione al termine del periodo di riflessione 332. A tal proposito, la Commissione ha dato il via a eventi per focalizzare lattenzione sullaccresciuta attenzione delle istituzioni europee per i cittadini 333. Il 9 maggio 2006, il giorno dell'europa, ha organizzato un Congresso sul futuro delleuropa a cui ha partecipato la società civile, rappresentanti dei Parlamenti nazionali ed europeo, cittadini e altre istituzioni e organi dellunione europea. Lobiettivo, è stato quello di identificare insieme le principali conclusioni del dibattito a livello europeo e le attività che provengono dal dibattito trans-frontaliero. Sempre nel maggio dello stesso anno, la Commissione ha redatto un documento che fornisce una sintesi generale delle visite e dei dibattiti nazionali organizzati attraverso lunione. Iniziative a livello comunitario. La Commissione intende accertarsi che le iniziative transfrontaliere siano promosse e sostenute. Un certo numero di eventi transfrontalieri di alto profilo potrebbero essere organizzati per contribuire a sollevare la visibilità del processo e stimolare la partecipazione di nuovi attori nel processo decisionale europeo. Partnership con istituzioni e organi europei. La Commissione afferma di voler lavorare con le presidenze correnti e future, con il Parlamento europeo, il Consiglio, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale per stimolare il dibattito al livello europeo. L'iniziativa della Commissione intende stimolare i cittadini europei a diventare politicamente attivi nel dibattito sul futuro delleuropa; diffondere il valore aggiunto che Unione europea apporta; incoraggiare il governo, i partiti politici e i leader di opinione a porre la tematica europea di fronte alla coscienza pubblica. Tali iniziative dovrebbero essere avviate a livello comunitario durante il periodo di riflessione 334. Stimolare un dibattito più ampio. Visite dei Commissari negli Stati membri. Il Presidente, o il Vicepresidente alle Relazioni istituzionali, intraprenderà una serie di visite nel maggior numero di Stati membri possibile. La Commissione raccomanda che siano coinvolti anche membri del Parlamento europeo. Questi dovrebbero incontrare i Governi, i Parlamenti nazionali, i leader dei sindacati e delle associazioni di imprenditori, la società civile, gli studenti e le autorità regionali e locali. 331 Ibidem (traduzione dellautrice). 332 Ibidem (traduzione dellautrice). 333 Ibidem (traduzione dellautrice). 334 Ibidem (traduzione dellautrice). 99

120 Eventi con i media e contatti con la società civile saranno un elemento chiave per ogni visita 335. Disponibilità dei Commissari verso i Parlamenti nazionali. I Parlamenti nazionali sono il ponte che assicura leffettivo scrutinio delle decisioni prese dai Governi nazionali su tematiche europee. La Commissione intende svolgere un ruolo attivo nel facilitare il dibattito su argomenti europei e aumentare la trasparenza sul policy making europeo in tutte le tribune politiche 336. Rappresentanze aperte al pubblico. Le Rappresentanze sono il volto nazionale della Commissione ma non sono sufficientemente conosciute dalla maggior parte dei cittadini, che continuano a percepire la Commissione come unistituzione distante. La Commissione sta rafforzando il ruolo delle Rappresentanze e intende farle conoscere al pubblico come luogo principale per ottenere informazioni e risposte sulle loro preoccupazioni sulle questioni europee. A tal proposito, la Commissione sollecita il Parlamento europeo a destinare alle Rappresentanze la stessa attenzione Utilizzare i centri Europa Direct per gli eventi regionali. Un network decentrato di reti di informazione sullunione europea a livello locale è stato realizzato dalla Commissione insieme alle strutture regionali e locali. Questa rete offre a tutte le istituzioni e gli organi della Ue uno strumento importante per la comunicazione dell'europa ai cittadini e per implementare lapproccio della Commissione alle attività di comunicazione 337. Tavola rotonda europea per la democrazia. La Commissione intende raggiungere i cittadini, specialmente i giovani, interessati agli affari europei. Gli obiettivi sono esplorare le modalità per un più forte dibattito transeuropeo, promuovere la cittadinanza attiva e sollevare la consapevolezza del processo di integrazione europea. Gli ambasciatori europei di beneficenza. La Commissione intende lavorare con gli Stati membri per organizzare una serie di eventi a livello regionale insieme a degli European Goodwill Ambassadors, unendo lutilizzo di una strada già sperimentata dalle Nazioni unite e l'esperienza dei referendum negli Stati membri, invitando celebrità nazionali e locali dello sport, la cultura, il business o altre aree di interesse per i target. Questi ambasciatori potrebbero essere attivi negli Stati membri, tenendo incontri pubblici, workshop e discussioni su specifiche aree europee o programmi come la formazione, la ricerca e lo sviluppo, la partecipazione elettorale, la lotta alla povertà, etc 338. Promuovere la partecipazione dei cittadini al processo democratico. Promuovere consultazioni più efficaci. Negli ultimi anni, la Commissione ha migliorato la maniera di consultare sulle più importanti iniziative di policies. Il numero delle consultazioni con gli stakeholder attraverso i Libri verdi e i Libri bianchi, e le consultazioni via Internet, è aumentato vertiginosamente 339. Come parte del processo di ascolto, la Commissione intende utilizzare e migliorare gli attuali strumenti per raccogliere direttamente il feedback dei 335 Ibidem (traduzione dellautrice). 336 Ibidem (traduzione dellautrice). 337 Ibidem (traduzione dellautrice). 338 Ibidem (traduzione dellautrice). 339 Ibidem (traduzione dellautrice). 100

121 cittadini, i consumatori e il commercio in collaborazione con il Parlamento europeo e le altre istituzioni. La Commissione vuole promuovere più efficacemente le esistenti procedure di consultazione per ottenere una maggiore partecipazione degli stakeholder nazionali e regionali, come previsto nellaction Plan per migliorare la comunicazione. Supporto dei progetti dei cittadini europei. Per ovviare alla mancanza di legittimità e alla scarsa partecipazione dei cittadini europei nei sistemi politici cè bisogno più di aumentare ulteriormente il loro senso di partecipazione e coinvolgimento nellideale europeo a tutti i livelli 340. A tal proposito, si segnala che il recente programma Citizens for Europe ha per obiettivo proprio la promozione di una cittadinanza attiva europea. Unampia serie di panel di cittadini è stata avviata a livello locale in alcuni Stati membri che sono spesso coinvolti nel processo di decision-making a livello regionale. La Commissione intende supportare le iniziative European Citizens Panel per riunire, una volta possibile, una sezione trasversale rappresentativa dei cittadini delle regioni europee per discutere specifiche questioni politiche 341. Maggiore apertura. Il cittadino europeo si aspetta istituzioni pubbliche efficienti, aperte e orientate al servizio 342. A tal proposito, la Commissione sostiene un aumento della trasparenza a tutti i livelli nelle istituzioni europee. Aumento della partecipazione al voto. Lo scarso livello di partecipazione alle elezioni nazionali e locali ha rafforzato il senso di mancanza di legittimità nel processo politico. In particolare, l'affluenza in alcuni Stati membri alle ultime elezioni europee è stata deludente 343. La Commissione europea intende proporre alle altre istituzioni europee di esaminare insieme nuove strade per aumentare la partecipazione dei cittadini alle elezioni europee e ai referendum nazionali su tematiche europee. Attenzione specifica dovrebbe essere prestata alla partecipazione delle minoranze e dei giovani e all'uso di nuove tecnologie aumentarla Strumenti per generare un dibattito sulle politiche europee. Eurobarometro specifico sul futuro delleuropa. La Commissione presenterà un'indagine specifica Eurobarometro sul futuro di Europa, per valutare sia il punto di vista dei cittadini sul futuro del progetto europeo sia il sostegno e le aspettative, sempre dei cittadini, sulle politiche e le azioni europee. Internet. Le esperienze mostrano, in maniera sempre crescente, che Internet è diventato un importante forum per il dibattito politico. Se la Commissione intende svolgere un ruolo attivo nel dibattito sul futuro delleuropa, allora essa dovrebbe esplorare l'uso di ogni mezzo di comunicazione interattiva che faciliti tale dibattito 345. La Commissione quindi userà le attuali tecnologie Internet per dibattere e sostenere attivamente le sue politiche sul cyberspazio, che si è trasformato in unimportante forum di dibattito che crea opinione Ibidem (traduzione dellautrice). 341 Ibidem (traduzione dellautrice). 342 Ibidem (traduzione dellautrice). 343 Ibidem (traduzione dellautrice). 344 Ibidem (traduzione dellautrice). 345 Ibidem (traduzione dellautrice). 346 Ibidem (traduzione dellautrice). 101

122 Focus group. Come parte essenziale dellesercizio di ascolto, la Commissione dovrebbero costruire sullesistente buona pratica di utilizzare i focus groups come primo passo nei processo di policy making aperto 347. La Commissione sostiene che particolare rilievo dovrebbe assumere il punto di vista dei giovani. Ciò potrebbe aiutare gli Stati membri a rafforzare il processo di feedback nel dibattito nazionale Debate Europe. In linea con le intenzioni proposte, il 27 marzo 2006 la Commissione ha lanciato Debate Europe (europa.eu/debateeurope), un sito web dove discutere ad ampio raggio sul futuro dellunione europea 348. Oltre ai dibattiti a livello transnazionale, il sito contiene anche dibattiti nazionali ma a cui tutti i cittadini possono intervenire (fatto salvo il problema linguistico). 347 Ibidem (traduzione dellautrice). 348 This website is our invitation to you to discuss with us your ideas, hopes and concerns about Europe's future. Estratto da:, ec.europa.eu/commission_barroso/wallstrom/communicating/policy. 102

123 5.4. White paper 349 : verso la comunicazione come una politica a pieno titolo Il primo febbraio 2006 la Commissione europea ha adottato il Libro bianco su una politica europea di comunicazione, il cui obiettivo era avviare una consultazione per domandare ai cittadini e ai portatori di interesse come generare una migliore comunicazione tra di voi e i policy makers europei 350. Il periodo di consultazione, svoltosi sul sito ec.europa.eu/communication_white_paper, si è concluso il 30 settembre 2006 Il Libro Bianco è il passo conclusivo del processo che è stato avviato con laction Plan, e che è passato attraverso il Piano D, con lobiettivo di avviare un dialogo adeguato e spiegare leuropa per sviluppare una sfera pubblica europea dove il progetto europeo si mantenga vivo. Ciò coinvolgerà tutti gli attori-chiave della comunicazione in Europa, dalle altre istituzioni agli Stati membri, dai media alla società civile. Il Libro Bianco sarà uneccellente occasione per consultare ampiamente tutti i portatori di interesse su come comunicare i cittadini europei in maniera continua e costante Per una politica di comunicazione 352 Il Libro Bianco invita a riflettere sul fatto che le riflessioni avviate nel 1992 sul ruolo della comunicazione nel processo di integrazione, nonostante abbiano portato le istituzioni Ue a dare particolare nuovo rilievo alle attività di comunicazione, non siano state sufficienti (limpressione generale è che occorra fare di più). La Commissione infatti afferma che la comunicazione dovrebbe diventare una politica dellue a pieno titolo, un servizio dei cittadini. Dovrebbe basarsi su un dialogo autentico tra i cittadini e i responsabili delle politiche e su un dibattito politico animato tra i cittadini stessi. Tutti i cittadini dovrebbero 349 Commissione europea, White paper on a European Communication Policy, COM(2006) 35 def. 350 Ibidem (traduzione dellautrice). 351 Commissione europea, Legislative financial statement, Action Plan (2005: 6; traduzione dellautrice). 352 Commissione europea, White paper on a European Communication Policy (2006: 4). 103

124 avere il diritto a uninformazione corretta e completa sullunione europea ed essere certi che le opinioni e le preoccupazioni da essi espressi siano ascoltate dalle istituzioni dellue. Il Parlamento europeo, gli Stati membri e i rappresentanti dei cittadini europei hanno un ruolo speciale da svolgere dal momento che il sostegno dei cittadini al progetto europeo è una questione di interesse comune Una sfera pubblica europea 354 La Commissione europea esorta, inoltre, lo scambio di opinioni sulle problematiche sollevate dallassenza di una sfera pubblica a livello europeo, ricordando come nelleuropa attuale i cittadini esercitano i loro diritti politici essenzialmente a livello nazionale e locale [e] vengono a conoscenza delle politiche e dei problemi politici prevalentemente attraverso i sistemi nazionali di istruzione e i media nazionali, regionali e locali. Essi esaminano i programmi dei partiti politici che affrontano problemi nazionali, regionali e locali e ne discutono principalmente allinterno delle loro comunità 355. Dati tali presupposti, la sfera pubblica al cui interno si svolge la vita politica in Europa è essenzialmente una sfera nazionale. Anche quando vengono trattate tematiche europee, la maggior parte dei cittadini le vede da una prospettiva nazionale. I media rimangono essenzialmente nazionali, in parte a causa delle barriere linguistiche; vi sono pochi luoghi dincontro in cui Europei di Stati membri diversi possano conoscersi a vicenda e affrontare temi di interesse comune 356. Eppure, la Commissione ricorda come molte delle decisioni politiche che riguardano la vita quotidiana dei cittadini dellue sono prese a livello europeo, ma ciò nonostante i cittadini si sentono lontani da tali decisioni, dal processo decisionale e dalle istituzioni dellue 357. Per ovviare a tale problema, la Commissione invita tutti gli attori le autorità pubbliche nazionali, la società civile e le istituzioni dellunione [] a collaborare per consolidare il posto delleuropa nella sfera pubblica 358. Infatti, rientra tra le responsabilità del governo, a livello nazionale, regionale e locale, consultare i cittadini e informarli sulle politiche pubbliche e quindi anche sulle politiche europee e sul loro impatto sulla vita quotidiana dei cittadini e creare sedi adeguate per svolgere tale dibattito Ibidem (traduzione dellautrice). 354 Ibidem, pp.4-5 (traduzione dellautrice). 355 Idem (traduzione dellautrice). 356 Idem (traduzione dellautrice). 357 Idem (traduzione dellautrice). 358 Idem (traduzione dellautrice). 359 Idem (traduzione dellautrice). 104

125 5.5. Gli obiettivi che lue si propone di raggiungere con le sue azioni comunicative Primo obiettivo: la definizione di principi comuni 360 Ricordando larticolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dellunione europea che sancisce il diritto allinformazione e la libertà di espressione come il nucleo vitale della democrazia in Europa 361 la Commissione sottolinea limportanza di declinare tale diritto un una serie di principi comuni che potrebbero essere riuniti, ad esempio, in una Carta europea o Codice di condotta sulla Comunicazione 362 che sarebbe oggetto dimpegno da parte delle istituzioni nazionali e comunitarie, su base volontaria. Tali principi dovrebbero servire da orientamento per le attività di informazione e di comunicazione sulle tematiche affinché tutte le parti in causa (le istituzioni europee, le autorità nazionali, locali e regionali, le organizzazioni non governative) rispettino tali principi e garantiscano che la politica di comunicazione serva gli interessi dei cittadini. I principi proposti sono: 1. linclusione: tutti i cittadini dovrebbero avere accesso, nella propria lingua, alle informazioni su questioni di interesse pubblico. Ciò significa che le informazioni dovrebbero essere rese ampiamente disponibili attraverso una rete estesa di canali, tra cui i mass media e le nuove tecnologie come Internet. Significa anche che tutti i cittadini di tutti i paesi dellue dovrebbero essere aiutati a sviluppare le capacità necessarie per accedere e utilizzare tali informazioni. Ciò è particolarmente importante nel caso delle minoranze, dei cittadini disabili e di altre categorie di persone che potrebbero trovarsi sistematicamente escluse dalla partecipazione alla sfera pubblica 363 ; 2. la diversità: i cittadini europei provengono da background sociali e culturali estremamente diversi e hanno idee politiche ugualmente varie. La politica di comunicazione dellue deve rispettare tale gamma di idee nella sua totalità nellambito del dibattito pubblico 364 ; 3. la partecipazione: i cittadini devono avere il diritto di esprimere le proprie idee e di essere ascoltati e devono avere lopportunità di dialogare con i responsabili delle decisioni. A livello dellue, in cui è forte il rischio che le istituzioni siano lontane dai cittadini, tale principio riveste particolare importanza Secondo obiettivo: coinvolgere i cittadini 366 In seconda istanza, il Libro Bianco propone di coinvolgere ulteriormente gli europei, in quanto per riuscire, una politica di comunicazione deve incentrarsi sulle esigenze dei cittadini 367. Per poter raggiungere tale obiettivo, è necessario provvedere agli strumenti e ai servizi [] che diano al maggior numero possibile di persone laccesso allinformazione e 360 Ibidem, pp Articolo 11: 1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. 2) La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati. 362 Commissione europea, White paper on a European Communication Policy (2006: 7-9; traduzione dellautrice). 363 Idem (traduzione dellautrice). 364 Idem (traduzione dellautrice). 365 Idem (traduzione dellautrice). 366 Idem (traduzione dellautrice). 367 Ibidem, pp (traduzione dellautrice). 105

126 lopportunità di far ascoltare la propria voce 368. Per poter fare ciò, è necessario fornire gli strumenti che consentano: di migliorare leducazione civica (ad esempio, rete di insegnanti, biblioteche europee collegate per via numerica), creare collegamenti tra le persone (ad esempio, punti dincontro fisici e virtuali) e rafforzare le relazioni tra i cittadini e le istituzioni (ad esempio, norme minime in materia di consultazione). Analizzandoli nel dettaglio, i tre obiettivi da raggiungere per poter coinvolgere i cittadini sono i seguenti: 1. il miglioramento delleducazione civica: la Commissione sostiene che leducazione civica è fondamentale affinché i cittadini possano esercitare i loro diritti politici e civici e diventino attivi nella sfera pubblica. I responsabili delleducazione civica sono gli Stati membri, a cui la Commissione dà alcune indicazioni: leducazione civica non dovrebbe limitarsi ad insegnare agli alunni quali siano le istituzioni dellue e le loro politiche. Dovrebbe, invece, aiutare i cittadini di ogni età a servirsi di strumenti come Internet per accedere ad informazioni sulla politica pubblica e per partecipare al dibattito 369. Per facilitare i Governi nella loro azione, leuropa mette a disposizione dei programmi che contribuiscono in maniera diretta a valorizzare la dimensione europea: ad esempio, Leonardo, Socrates, ed Erasmus, che offrono opportunità di istruzione e di formazione a migliaia di studenti e di giovani in tutta leuropa; e poi i programmi di informazione tecnologica che cercano di ridurre il divario digitale e combattere lemarginazione 370 ; 2. mettere i cittadini in comunicazione tra loro: la Commissione sottolinea limportanza di incentivare lutilizzo dei nuovi forum online per il dibattito pubblico su tematiche europee (fondamentali per favorire la fiducia e il rispetto reciproco e la volontà di lavorare insieme verso obiettivi comuni), da un lato, e gli incontri faccia a faccia, dallaltro. A tal proposito, la Commissione sottolinea lefficacia sinora avuta da programmi quali Gioventù in azione e Cultura, che hanno mostrato come lue possa aiutare a creare nuovi punti dincontro per il dibattito civico. Inoltre, listituzione evidenzia limportanza che potrà avere, in prospettiva, il programma Cittadini per leuropa per mettere in comunicazione i cittadini e dar loro più voce nel sistema di governo europeo. Il programma, infatti, mira ad aiutare le organizzazioni della società civile a dimensione europea a realizzare progetti transnazionali che promuovano la cittadinanza attiva e a tenere dibattiti pubblici sulleuropa 371 ; 3. collegare i cittadini e le istituzioni pubbliche: la Commissione evidenzia limportanza di mantenere una buona comunicazione a due sensi tra i cittadini e le pubbliche istituzioni come presupposto per una democrazia sana 372. In particolare, viene messa in evidenza la necessità creare un continuum di comunicazione che vada dalle istituzioni locali, regionali e nazionali a quelle europee, e viceversa Terzo obiettivo: la collaborazione con i media e lutilizzo delle nuove tecnologie 373 La Commissione sottolinea la primaria importanza dei media, per via del loro ruolo di primo piano in tutte le politiche europee di comunicazione. Nonostante gli innumerevoli sforzi da parte delle istituzioni europee per sviluppare unefficace modalità di interazione con i giornalisti, la copertura dei temi europei da parte dei media resta limitata e frammentaria e 368 Idem (traduzione dellautrice). 369 Idem (traduzione dellautrice). 370 Idem (traduzione dellautrice). 371 Idem (traduzione dellautrice). 372 Idem (traduzione dellautrice). 373 Ibidem, pp (traduzione dellautrice). 106

127 da quando le televisioni e le radio hanno modificato i loro palinsesti, il tempo dedicato allinformazione politica e ai temi europei si è ulteriormente ridotto 374. I media regionali e locali, che raggiungono un gran numero di persone, offrono peraltro poca attenzione alle problematiche europee. Il Libro Bianco propone quindi di far partecipare i media in modo più efficace alla comunicazione relativa alleuropa e prevede di ammodernare Europe by Satellite per fornire un contenuto più ricco. Inoltre, intende istituire programmi europei di formazione in materia di comunicazione pubblica destinati ai funzionari delle istituzioni nazionali e comunitarie. Infine, pone laccento sul ricorso al potenziale offerto dalle nuove tecnologie, come Internet, in materia dinformazione. Questo è infatti proprio il periodo dellaffermazione delle nuove tecnologie, il che ha portato ad un aumento sostanziale dellaccessibilità delle informazioni e allavvento del mondo dei media interattivi: [] un numero senza precedenti di persone può ora comunicare agevolmente con le altre e partecipare a innumerevoli tipi di reti 375. Nonostante le enormi potenzialità offerte dalle Ict, molto resta ancora da fare per sfruttare a pieno le opportunità e per colmare le lacune in termini di informazione. Nello specifico, la Commissione identifica tre obiettivi di azione: 1. dare alleuropa un volto umano: la Commissione sostiene che lunione europea è spesso percepita come senza volto, non ha una chiara identità pubblica. I cittadini devono essere aiutati a entrare in collegamento con leuropa. Inoltre, linformazione politica ha un impatto maggiore quando viene messo in luce linteresse umano, quando si dà ai cittadini la possibilità di capire ciò che li riguarda personalmente. La Commissione esorta quindi le istituzioni dellue e i governi, a tutti i livelli affinché facciano di più per dare un volto umano alle informazioni che forniscono 376 ; 2. la dimensione nazionale, regionale e locale: viene qui evidenziata limportanza che le tematiche europee siano discusse anche nei contesti nazionali e locali. Affinché ciò avvenga, dovrà esserci un maggior impegno da parte dei politici e delle istituzioni nazionali e locali, ma è necessario che vi sia una partecipazione attiva delle istituzioni dellue anche al fine di inserire le politiche europee in un contesto locale 377 ; 3. sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie: la Commissione sottolinea come le tecnologie digitali come Internet possono offrire nuovi canali per la comunicazione su temi europei, nuovi forum per il dibattito civico e nuovi strumenti per la democrazia transfrontaliera. Tuttavia, per non creare entropia, è necessario che le potenzialità del web vengano indirizzate allinterno di scelte politiche precise: è necessaria una direzione politica se leuropa vuole sfruttare appieno il potenziale di Internet ed assicurarsi che esso non crei nuove divisioni nella società Quarto obiettivo: la comprensione dellopinione pubblica europea 379 La Commissione europea indica, come quinta linea dazione, la necessità di servirsi di strumenti come i sondaggi di opinione e il monitoraggio dei media. Per prevedere e comprendere meglio le tendenze dellopinione pubblica, riunendo le risorse ed effettuando uno scambio delle prassi ottimali, il Libro Bianco propone soluzioni: istituire una nuova rete di esperti nazionali in materia di indagini dellopinione pubblica e creare un Osservatorio indipendente dellopinione pubblica europea. Inoltre, evidenzia in prospettiva lopportunità di utilizzare strumenti già esistenti quali: 374 Idem (traduzione dellautrice). 375 Idem (traduzione dellautrice). 376 Idem (traduzione dellautrice). 377 Idem (traduzione dellautrice). 378 Idem (traduzione dellautrice). 379 Ibidem, pp (traduzione dellautrice). 107

128 1. leurobarometro, diventato una delle principali banche dati europee, un osservatorio costante dellopinione pubblica in tutti gli Stati membri dellue e nei paesi candidati 380 ; 2. gli studi indipendenti di ricerche sociali su tematiche europee, finanziati con fondi di ricerca dellue, che hanno messo pienamente in luce i successi e i fallimenti per quanto riguarda linterazione tra i responsabili politici europei e i cittadini, sulla base di strumenti di analisi indipendenti Quinto obiettivo: la cooperazione 382 Partendo dal presupposto che è impossibile creare da Bruxelles una valida sfera pubblica europea, la Commissione europea sostiene che tale sfera pubblica potrà prendere forma solo con il sostegno di tutte le principali parti interessate mediante azioni portate avanti a tutti i livelli. In particolare, il livello nazionale rimane il principale punto di ingresso in qualsiasi dibattito politico 383, il che responsabilizza i Governi degli Stati membri tutte le organizzazioni nazionali in generale. Il Libro Bianco sottolinea, quindi, nuovamente la necessità di agire insieme (a tale approccio basato sulla cooperazione devono prendere parte tutti gli interessati 384 ) attraverso una partnership di tutte le parti in causa: istituzioni comunitarie, Stati membri, autorità locali e regionali, partiti politici e organizzazioni della società civile. 380 Idem (traduzione dellautrice). 381 Idem (traduzione dellautrice). 382 Ibidem, pp (traduzione dellautrice). 383 Idem (traduzione dellautrice). 384 Idem (traduzione dellautrice). 108

129 5.6. Nuovi strumenti di cui leuropa si è dotata Il cambiamento dellagenda: dalla riflessione al conseguimento di risultati 385 Il 10 maggio 2006, in preparazione del Consiglio europeo di giugno, la Commissione ha adottato due comunicazioni nellambito della riflessione in corso. La prima, dal titolo Il periodo di riflessione e il piano D 386 offre una sintesi delle discussioni sui primi insegnamenti che possono essere tratti dal Piano D. Queste conclusioni accompagnano una seconda comunicazione, Unagenda dei cittadini per uneuropa dei risultati. Questa comunicazione comporta una dozzina di proposte concrete, quali un riesame del mercato unico, in particolare sotto il profilo della solidarietà e dei diritti civici, uno snellimento del processo decisionale e unintensificazione del dibattito sul valore aggiunto che gli allargamenti costituiscono, nonché sulla capacità dellunione di assorbire nuovi Paesi o sul proseguimento delliniziativa Legiferare meglio e sullaccelerazione dei lavori affinché i cittadini possano avere accesso ai documenti. Sul piano metodologico, la Commissione propone unimpostazione duplice: sfruttare al meglio le possibilità offerte dai Trattati esistenti per conseguire risultati concreti, proseguendo nel contempo il processo di riforma. Il Consiglio europeo del giugno 2006 ha accolto con favore questo contributo e si è detto favorevole alla doppia impostazione prospettata. Il Consiglio europeo si è altresì rallegrato delle varie iniziative assunte dagli Stati membri nel quadro del dibattito nei singoli Paesi. Esso ha inoltre espresso la propria riconoscenza al Parlamento europeo che, di concerto col Parlamento austriaco, nel mese di maggio aveva organizzato un incontro parlamentare sul futuro delleuropa. Nel merito, il Consiglio europeo ha ritenuto che dopo un anno di proficua riflessione diventasse decisivo imperniare i lavori sul conseguimento di risultati e sullattuazione di progetti concreti. Nei giorni 8 e 9 ottobre si è inoltre svolta una prima consultazione dei cittadini a Bruxelles. Questa manifestazione, co-finanziata dalla Commissione, ha permesso di riunire 200 partecipanti che hanno individuato tre direttrici per i dibattiti che interverranno nei vari Paesi: ambiente ed energia; benessere sociale e famiglia, ruolo internazionale delleuropa. Pochi mesi dopo, a novembre, la DG Comm ha avviato la prima iniziativa di comunicazione post-riflessione, con una nota dinformazione alla Commissione della Vicepresidente Wallström intitolata Piano D. Un dibattito più ampio e più approfondito sulleuropa 387 da annettere al Piano D (tuttora in vigore). La nota fa il punto sullo stato di avanzamento del piano D a un anno dalla sua adozione e, data la proroga del periodo di riflessione, presenta anche un calendario per ampliare e intensificare la discussione. In particolare, si riflette sugli strumenti introdotti nel 2005 per: 1) stimolare un dibattito pubblico (visite dei Commissari negli Stati membri, disponibilità della Commissione per i Parlamenti nazionali, Rappresentanze aperte al pubblico, utilizzo dei centri Europe Direct per eventi regionali, tavole rotonde europee per la democrazia, European Goodwill Ambassadors); 2) promuovere la partecipazione dei cittadini al processo democratico (promuovere consultazioni più efficaci, supporto per progetti di cittadini europei, maggiore apertura, aumento della partecipazione elettorale); 3) strumenti per generare un dialogo sulle politiche europee (Eurobarometro speciale sul futuro delleuropa, Internet, focus group mirati). Come futura linea dazione, vengono identificate alcune best practices, tra cui i progetti avviati nelle Rappresentanze, come presentare leuropa in maniera concreta, rafforzare le relazioni con i media locali e nazionali, le iniziative lanciate in occasione dello Europe Day e azioni di 385 Commissione europea, A Citizens' Agenda - Delivering Results For Europe, COM(2006) 211 def. 386 Commissione europea, Il periodo di riflessione e il Piano D, COM (2006) Commissione europea, Plan D. Wider and deeper Debate on Europe, Information note from Vice President Wallström to the Commission, SEC(2006)

130 consultazione della società civile, anche attraverso think-tanks. Inoltre, in una riflessione sul target, si pone l'accento sulla necessità di mirare alla maggioranza silenziosa, identificata nelle donne e nei giovani, questi ultimi protagonisti del primo Summit europeo interamente a loro dedicato e svoltosi a Roma nel marzo Due elementi chiave: leurobarometro e Internet I due strumenti chiave che vengono identificati dalla Wallström per generare un dialogo sulle politiche europee sono leurobarometro e Internet. Il primo, di cui nella primavera 2006 è uscita unedizione speciale voluta dal Piano D per valutare il futuro delleuropa (Special Eurobarometer on the Future of Europe, n. 251, maggio ), consente di raccogliere informazioni essenziali che possono essere comparate con i dati offerti dai media, le Rappresentante, le reti Europe Direct, i partiti politici, le organizzazioni non governative e i partner sociali, e le discussioni sul sito Debate Europe. LEurobarometro 251, peraltro, evidenzia come da un punto di vista sociodemografico, i giovani, le persone con elevato livello di istruzione, i manager, le persone che vivono in aree urbane, ma soprattutto i regolari utilizzatori di internet sembrano essere i cittadini più europei di tutta lunione europea nella loro vita quotidiana 389. Tale risultato è, tra laltro, confermato dal fatto che la conoscenza dellunione europea (misurata sulla base della risposta a tre domande sullintegrazione) è maggiore negli uomini (27%), nelle persone che hanno studiato di più (31%) e negli utenti Internet (26%). Come strada migliore per essere sicuri che la propria voce sia ascoltata in Europa 390, le forme di democrazia rappresentativa più gettonate sono il voto alle elezioni (56%), firmare una petizione (15%), aderire a un partito politico (13%) o partecipare a una manifestazione (10%). Solo il 7% ha menzionato la partecipazione a dibattiti su Internet 391. Il secondo, forte del successo di Debate Europe, diventa un elemento chiave per le strategie di informazione e comunicazione della Commissione 392. Nuova homepage della Commissione 393 e i blog dei Commissari. Per continuare a migliorare la qualità, e dunque il successo, della comunicazione con gli europei, la nuova homepage della Commissione è stata progettata pensando particolarmente ai cittadini. Essa presenta le attualità dellunione, redatte quotidianamente e tradotte in tutte le lingue ufficiali dellunione: si tratta di un considerevole progresso poiché, finora, la Commissione non era in grado di presentare notizie quotidiane in tutte le lingue ufficiali. In vista del crescente utilizzo di Internet come mezzo di comunicazione, la Direzione Generale della Traduzione della Commissione ha infatti mobilitato risorse specializzate nella traduzione dei siti web. Per sottolineare la dimensione locale, la nuova homepage contiene anche una rubrica Panorama europeo. Notizie dagli Stati membri, che pubblica attualità locali in collaborazione con gli uffici di rappresentanza della Commissione negli Stati membri. Le altre rubriche riguardano le attività svolte dai membri della Commissione e le novità interessanti allordine del giorno, senza dimenticare linvito a partecipare al forum di discussione Debate Europe. 388 Estratto da: ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_251_en.pdf. 389 Ibidem, p. 12 (traduzione dellautrice). 390 Idem (traduzione dellautrice). 391 Ibidem, p The Commission shall re-launch the debate on the Internet, allowing citizens to choose the subject which concern them and linking discussions to topical subjects from the Commissions agenda or other major policy events, Commissione europea, Plan D. Wider and deeper Debate on Europe, Information note, (2006: 6). 393 ec.europa.eu. 110

131 I principali elementi di navigazione della homepage sono stati riorganizzati, per tenere conto più accuratamente degli interessi e delle esigenze del pubblico. Inoltre, sono presenti i link ai blog dei Commissari, in continuo aumento (attualmente sono presenti sei blog di Commissari, e tre blog di responsabili delle Rappresentanze negli Stati membri): EUtube. Alla fine di giugno 2007 la Commissione ha lanciato una nuova pagina istituzionale su YouTube 394, chiamata EUtube 395. Il canale propone 69 videoclip su una varietà di tematiche,

132 dai primi passi storici dell'ue nel dopoguerra all'attuale necessità di combattere i cambiamenti climatici. Il video più visionato (con di 4,2 milioni di visualizzazioni) è quello che promuove il programma MEDIA dell'ue: LOVE: Film lovers will love this. Fra gli altri videoclip maggiormente apprezzati figurano un clip relativo alla salute pubblica, AIDS: Remember me e un clip che illustra gli sforzi dell'ue per combattere gli incendi che la scorsa estate hanno devastato le foreste della Grecia. Quest'ultimo è stato visualizzato circa volte nel giro di tre settimane. Dal suo avvio, alla fine di giugno 2007, sono stati aggiunti al canale dei video in lingua francese e tedesca. Nelle parole di Margot Wallström, il successo di EUtube conferma l'importanza di comunicare in modo interessante e di mantenersi al passo con i mezzi di comunicazione che alla gente piace utilizzare. Inoltre, dal punto di vista del feedback, gli utenti di EUtube ci fanno sapere quello che pensano dei clip e dellunione europea ed è positivo vedere così tanti commenti provenienti da persone che normalmente non riusciremmo a raggiungere La prospettiva: ending the blame game Il 3 ottobre 2007 la Commissione europea ha presentato delle proposte per Agire di concerto per comunicare l'europa. Basandosi sulle sue iniziative precedenti, la Commissione propone un accordo con le altre istituzioni europee e partenariati volontari di gestione con gli Stati membri relativamente alla definizione di priorità in materia di comunicazione. Secondo tale documento, gli Stati membri svolgono un ruolo chiave a livello della comunicazione sulle questioni attinenti all'europa. La Commissione propone di ampliare i partenariati di gestione che ha già con alcuni Paesi, su base volontaria, al fine di realizzare iniziative comuni in materia di comunicazione. Anche se la Commissione e le altre istituzioni mantengono le proprie infrastrutture per quanto riguarda la comunicazione, si propone inoltre Commissione europea, Comunicato stampa IP/07/1435 (traduzione dellautrice). 112

133 un accordo interistituzionale per una migliore comunicazione collettiva relativa a temi prioritari precedentemente concordati. Le altre proposte suggeriscono di: 1. sviluppare la rete degli Spazi pubblici europei negli uffici della Commissione e del Parlamento negli Stati membri. Nei locali si potrebbero organizzare mostre, dibattiti e concerti; 2. identificare gli aspetti dell'istruzione scolastica nei quali un'azione comune a livello di Ue può fungere da sostegno per gli Stati membri; 3. mettere a disposizione, nella Commissione, dei punti di contatto per la società civile affinché l'accesso da parte delle Ong sia più facile e avvenga in condizioni di parità; 4. migliorare i sondaggi d'opinione; 5. disporre di una rete elettronica d'informazione basata su internet, per migliorare la comunicazione fra rappresentanti politici europei e nazionali, giornalisti e altri opinion maker; 6. elaborare nel corso dei prossimi mesi una strategia audiovisiva basata su internet. Lobiettivo è porre fine al gioco delle accuse reciproche (ending the blame game), perché l'uomo comune non conosce le istituzioni europee e non si cura delle differenze fra di loro. Quello che i cittadini vogliono sono dei risultati concreti ed essere tenuti al corrente. Per troppo tempo siamo andati avanti attribuendoci l'un l'altro la colpa delle carenze a livello di comunicazione. È giunto il momento di farla finita con le accuse reciproche e di lavorare insieme Rafforzare la partecipazione: lazione preparatoria eparticipation Il 27 luglio 2006 la Commissione europea ha adottato eparticipation, unazione preparatoria volta a sfruttare i vantaggi offerti dall'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per migliorare il processo legislativo e la legislazione, a tutti i livelli del processo decisionale governativo, e per assicurare una più ampia partecipazione pubblica a tali processi. Per effettuare ciò, lazione ha avviato progetti dimostrativi in cui luso della tecnologia aiuta i cittadini a partecipare maggiormente ai processi legislativi. Lo scopo è stabilire lo stato dellarte dellimpiego delle Ict per il coinvolgimento della popolazione alla presa di decisioni politiche. Lazione tende a inquadrare i processi legislativi e decisionali dalle due seguenti prospettive: 1. iniziative guidate dai cittadini, il cui scopo è autorizzare i cittadini a dibattere e dare voce alle loro opinioni in modo da renderle input concreti per tutti i soggetti politici ed i politici stessi, sia al livello Ue, sia a livello regionale e locale; 2. iniziative guidate da coloro che si occupano di politica, il cui scopo è rendere possibile ai cittadini e ai politici di riconoscere il miglioramento dellimpatto legislativo, rendendo più significativo e interessante per tutti i cittadini il complesso dibattito politico. Per raggiungere lobiettivo generale del programma, lazione dà esecuzione alle seguenti linee dazione: 1. strumenti per stabilire i costi e i benefici delle proposte o della legislazione adottata; 2. strumenti per ridurre la complessità della normativa al fine di migliorare l'accesso ai suoi contenuti anche da coloro che non sono specialisti del settore; 397 Idem (traduzione dellautrice). 113

134 3. possibili strumenti volti ad organizzare e strutturare l'informazione legislativa, migliorando l'utilizzo e l'accesso ai contenuti, ad esempio attraverso la standardizzazione e armonizzazione delle tecniche; 4. strumenti e servizi che permettano l'accesso alle norme che riguardano i bisogni dei cittadini; 5. strumenti e servizi volti a rendere possibile l'interazione tra membri dei parlamenti e cittadini o gruppi socio-economici su tematiche europee. Già precedentemente la Commissione europea aveva supportato numerosi progetti di ricerca nel settore Ict mediante il V e VI Programma Quadro per la Ricerca. Nel 2006 il Consiglio dei Ministri ha inserito l'epartecipazione nel Piano d'azione i2010 egovernement, invitando la Commissione e gli Stati membri a sperimentare nuovi procedimenti rivolti ai cittadini, che potessero migliorare la loro partecipazione al processo di decisione democratica La partecipazione 2.0 Sulla base delle iniziative avviate, la quarta fase della comunicazione comunitaria può essere quindi definita come della partecipazione 2.0. Oltre allinformazione diretta pull e push e alla comunicazione two-way, essa aggiunge strategie che mirano a fare partecipare i cittadini, creando una sinergia tra comunicazione e azione politica. Con la partecipazione 2.0, da noi così chiamata per la sua forte dimensione web user-centered, si intendono rafforzare le seguenti azioni: 1. feedback verso i cittadini (proprio come nelle petizioni online); 2. comunicazione tra i cittadini (creando luoghi per un dibattito transnazionale, come Debate Europe); 3. comunicazione nei canali dei cittadini (attraverso, ad esempio, la creazione di EUtube); 4. valorizzazione dei canali dei cittadini (tramite la sponsorizzazione di reti di cittadinanza europea, in particolare presenti sul web); 5. personalizzazione della comunicazione da parte dei cittadini. Strategie di informazione e comunicazione UE: la quarta fase? Fase 4 (dal 2005): INTERATTIVITA 2.0 Informazione diretta pull & push Debate Europe E-petitions EUtube; we come together Comunicazione two-way Partecipazione 2.0 Rafforzare: il feedback VERSO i cittadini la comunicazione TRA i cittadini la comunicazione nei canali DEI cittadini la valorizzazione dei canali DEI cittadini la personalizzazione della comunicazione DA PARTE dei cittadini E-democracy europea? 114

135

136

137 Parte III Le petizioni come forma di partecipazione politica

138

139 Capitolo 6 Il petitioning nella tradizione democratica 6.1. Definizione del petitioning come forma di partecipazione Nel senso comune, una petizione è un documento indirizzato a un ufficiale pubblico e firmato da innumerevoli individui. Secondo l'encyclopaedia Britannica essa è uno strumento scritto diretto a qualche corpo individuale, ufficiale, legislativo o a una Corte per sollevare una rimostranza o richiedere la ricompensa per un danno subito 398. Per licele - International Centre of excellence for Local e-democracy, una petizione è una richiesta formale scritta da una o più persone al sovrano, al Governo o al Parlamento 399. Come si approfondirà in seguito, il diritto degli individui di indirizzare una petizione per sollevare rimostranze esiste da diverse centinaia di anni: esso, infatti, era già menzionato nella Magna Charta (1215). Allora, in unepoca di ristrettezza di diritti, la petizione pubblica era un mezzo importante per far sentire le proteste di quanti non avevano rappresentanti in Parlamento. Con laumento dei diritti dei cittadini, limpatto delle petizioni è poi diminuito, perché le proteste pubbliche potevano anche essere destinate allattenzione dei governanti attraverso i media e le audizioni parlamentari. Tuttavia, con la crescente enfasi sulla democrazia elettronica, [] limpatto delle petizioni sta iniziando a farse sentire nuovamente 400. Oggi le petizioni hanno una base costituzionale in diversi Stati, e i cittadini hanno il diritto democratico di inviare delle richieste ai governanti. Le petizioni possono avere la funzione di mobilitare lopinione pubblica o sensibilizzare su una tematica, e possono anche essere utilizzate dagli enti locali per informare i governi su tematiche che stanno a cuore dei cittadini. Parlare di petizioni oggi è assai importante non solo per limportanza della dimensione online (come vedremo in seguito) ma perché per i cittadini esse costituiscono uno strumento sempre più efficace per partecipare al processo di policy making. Lopinione di Tom Steinberg 401 che sostiene che lunica attività politica che le persone sono più felici di fare, a parte il voto, è firmare una petizione 402 trova conferma nei dati forniti dalleurobarometro : i cittadini considerano la petizione come il miglior strumento per fare sentire la propria voce in Europa (15%), seconda solo al voto elettorale (56%) e comunque davanti ai partiti politici (13%) o al partecipare a una manifestazione (10%) Uno strumento all'incrocio Nel punto di incontro tra strumento di comunicazione e mezzo di partecipazione politica si collocano le petizioni, ovvero delle richieste da parte della cittadinanza a un'autorità, un funzionario di governo o un'entità pubblica. Esse si trovano proprio all'incrocio poiché sono richieste inviate da cittadini auto-organizzati (bottom-up) all'interno di un contesto giuridico 398 Encyclopaedia Britannica Online. Estratto da: 399 Icele 2007 (traduzione dellautrice). 400 Idem 401 Il fondatore di MySociety (www.mysociety.org). 402 In Icele 2007, p Unione europea, Special Eurobarometer on the Future of Europe, n. 251, maggio

140 promosso dallo Stato (top-down). In poche parole, i cittadini effettuano iniziative di partecipazione attiva negli spazi, e grazie agli strumenti, messi a disposizione dai governanti. Petizioni = uno strumento allincrocio Ground-up Richieste inviate da cittadini auto-organizzati Top-down in un contesto giuridico promosso dallo Stato I cittadini effettuano iniziative di partecipazione attiva negli spazi e grazie agli strumenti di promozione dell'e-engagement messi a disposizione dai governanti Petizioni formali e petizioni informali Come vedremo nel capitolo successivo, le prime petizioni di cui si ha conoscenza risalgono al regno di Enrico III. Molto tempo è trascorso da allora, e anche il ruolo delle petizioni è cambiato. Allora, la presentazione di una petizione fungeva da innesco per la creazione delle leggi. Peraltro, in un'era dai diritti politici limitati, essa era uno strumento importante per far sentire le proteste di coloro che non erano rappresentati in Parlamento. Oggi, invece, le lamentele pubbliche possono essere portate all'attenzione dei governanti attraverso i dibattiti nelle sedi parlamentari, e le petizioni sono uno degli elementi per più vaste campagne effettuate da gruppi di cittadini. Lobiettivo è generare consapevolezza nel pubblico e indurre un cambiamento, anche non immediato (ad esempio formando un'opinione pubblica che possa, in seguito, determinare un mutamento successivo). È così che, nellera attuale, è opportuno distinguere tra due tipi di petizioni: quelle sviluppate e inviate all'interno di un quadro normativo predefinito, che contempla le petizioni come uno strumento giuridico effettivamente a disposizione dei cittadini (petizioni formali), e quelle sviluppate come azioni di campagna, o di comunicazione (e che come tali vengono chiamate petizioni), che si rivolgono ai propri interlocutori senza tuttavia rientrare all'interno di alcun ordinamento giuridico (petizioni informali). 120

141 Distinguere Petizioni FORMALI = quelle sviluppate e inviate all'interno di un quadro normativo predefinito. Petizioni INFORMALI = sviluppate come azioni di campagna, o di comunicazione; si chiamano petizioni ma si rivolgono ai propri interlocutori senza tuttavia rientrare all'interno di alcun ordinamento giuridico. = partecipazione attiva negli spazi messi a disposizione dai governanti! 121

142 6.2. Cenni storici sullevoluzione delle petizioni L'ispirazione anglosassone... Le prime petizioni di cui si ha conoscenza risalgono al regno di Enrico III ( ) 404. Nel 1215, infatti, il Re Giovanni senzaterra aveva firmato la Magna Charta che riconosceva ai baroni il diritto di indirizzare delle petizioni alla corona. Da questo accordo deriva la tradizione che ha consentito ai cittadini britannici, negli anni a venire, di presentare le loro rimostranze al Consiglio del Re e, con l'installazione del Parlamento, alla Camera dei Comuni. Le petizioni, che generalmente avevano per oggetto rimostranze personali e richieste di rilievo individuale, hanno iniziato a diffondersi in maniera significativa sotto il regno di Enrico IV. Nel 1571 un Comitato per le mozioni di lamentela e le petizioni è stato, infatti, nominato per la prima volta. Nel Medioevo il Parlamento nominò i primi receivers and triers, persone incaricate di raccogliere e suddividere le petizioni. Alcuni casi venivano assegnati alle corti locali, ma la maggior parte delle tematiche era riservata allo stesso Parlamento. Con la crescita di influenza e di importanza del Parlamento durante il regno di Carlo I, l'invio delle petizioni diventò uno dei metodi principali per manifestare delle rimostranze da parte delle classi non rappresentate. La Camera dei Comuni iniziò, così, a nominare comitati specificamente dedicati alla trattazione delle petizioni, in particolare quelle che riguardavano la libertà di religione. Tuttavia, è da rilevare che la Camera non sempre era solidale con queste petizioni 405. Consapevole del fatto che pubblicizzare le rimostranze avrebbe significato alimentare il dissenso popolare, nel 1661, durante la Restaurazione, il Parlamento decise quindi di punire le petizioni particolarmente tumultuose. Furono inoltre proibite le petizioni sostenute da più di 10 firme. Questo atto è ancora in vigore, seppur con degli emendamenti 406, ricorda la House of Commons Information Office (2007). La prima, grande, apertura alle petizioni risale alla Gloriosa Rivoluzione la rivoluzione incruenta che avvenne in Inghilterra tra il 1688 e il 1689, che si concluse con la deposizione di Giacomo II e l'ascesa al trono di Maria II e del marito Guglielmo III d'orange, e con l'instaurazione di un regime monarchico costituzionale. Per quanto riguarda i cittadini, infatti, la Bill of rights (1688) stabilì che era diritto del soggetto indirizzare una petizione al re 407 e ogni persecuzione era illegale 408. Dal XVII secolo, con la cessazione delle funzioni giuridiche della Camera dei Comuni, iniziarono ad essere più frequenti le rappresentazioni o le lamentele su argomenti di pubblico dominio. Tradizionalmente le petizioni venivano lette prima dell'inizio dei dibattiti e, dal 1830, esse iniziarono a richiedere un tempo considerevole alle Camere. I parlamentari radicali spesso utilizzavano il sistema delle petizioni come strada per ottenere frequenti, non programmati, dibattiti su argomenti sui quali si sentivano forti. Peraltro, si trattava di un modo 404 Estratto da: 405 A tal proposito, il 10 dicembre 1640 è stata ritrovata una petizione sulla piana di Sallisbury. [] Il Comitato, dopo averla analizzata, ha trovato nessuna migliore conseguenza che bruciarla, House of Commons Information Office (2007: 5). 406 Idem (traduzione dellautrice). 407 House of Commons Information Office (2007: 2). 408 Idem (traduzione dellautrice). 122

143 per ostacolare il governo e i relativi affari, poiché i dibattiti precedevano l'argomento centrale della programmazione quotidiana. Il numero medio delle petizioni presentate annualmente ai Comuni nel periodo fu pari a 176. Nel esso era già passato a 1.100, e negli anni esso era arrivato a quota Fu così che l'8 febbraio 1838 dopo che un parlamentare di Sheffield, Ward, tentò di prendere parte a una discussione generale sulle leggi dei cereali, presentando una petizione dei suoi elettori sull'argomento, e fu bruscamente interrotto vennero discusse le regole per i dibattiti sulle petizioni, ormai sempre più numerose. Nel 1841 furono presentate petizioni e, per fare un esempio, nella sola giornata dell8 febbraio 1842 la Camera ricevette 199 petizioni. Ma nel si giunse al picco con petizioni. I numeri, insomma, iniziavano a contare, e lo rilevò anche il Times nel Tuttavia, con la I Guerra Mondiale, le petizioni registrarono un crollo di popolarità. A seguire, nel 1970 vennero presentate 35 petizioni: pochissime rispetto al secolo precedente, anche se si iniziavano a intravedere delle tematiche che avrebbero generato aggregazione e mobilitazione, come la mobilità delle persone disabili (oggetto di molte petizioni nel 1977). Fu poi con gli anni Ottanta che il numero delle petizioni iniziò nuovamente a crescere, con 764 petizioni presentate nel periodo : una bella differenza rispetto a qualche anno prima. Le più celebri petizioni della storia britannica. 11 febbraio 1788: Petizioni contro il commercio degli schiavi registrate nei voti e nelle procedure della Camera dei Comuni 410. Nel 1788 il Parlamento inglese stava ricevendo un turbine di petizioni per l'abolizione del commercio degli schiavi. Nello stesso tempo, la potente federazione dei proprietari di navi e di piantagioni, dei commercianti e dei fornitori concentrati sul commercio degli schiavi stava attuando una massiccia azione contro l'abolizione della schiavitù sia nella Camera dei Comuni che nella Camera dei Lord. I lobbysti della schiavitù non erano stati i primi ad avere avuto l'idea di inviare una petizione ad entrambe le Camere del Parlamento: alcuni promotori di una petizione contro il traffico degli schiavi, infatti, si erano comportati nella stessa maniera. E, per rafforzare il sostegno dell'opinione pubblica, Thomas Clarkson uno dei principali attivisti, nonché autore del saggio Si possono asservire gli uomini contro la loro volontà? tra il 1788 e il 1794 si impegnò in veri e propri tour in tutta la Gran Bretagna per organizzare una nuova campagna di petizione pubblica. Nellavviare la petizione, entrambi i promotori utilizzarono strumenti di consolidata storia e tradizione; tuttavia, la doppia petizione fu un evento significativo, in quanto una delle più discusse petizioni della storia britannica. Molti interventi nei dibattiti del 1788 facevano infatti riferimento alla petizione sulla tratta degli schiavi, come evidenziava Charles James Fox, ricordando che il tavolo della Camera dei Comuni era stato riempito da petizioni provenienti da tutto il Regno. In un momento in cui il diritto di voto era ancora molto ristretto, il movimento delle petizioni iniziava a offrire a quanti erano esclusi dal processo elettorale l'opportunità di comunicare con il Parlamento. 409 Whatever their practical utility [petitions would] always have a sentimental value as keeping alive a popular right based upon one of the fundamental principles of the British Constitution. Belief in the efficacy of individual appeals to Parliament had not entirely died out, but if the man in the street could see how unceremoniously the ordinary memorial is dealt with this belief would not long survive Times 1901, in House of Commons (2007: 6). 410 House of Lords (2007), slavetrade.parliament.uk. 123

144 9 luglio 1781: Petizione di Thomas Williams alla Camera dei Lord. Thomas Williams, fornitore di ottone e merci in rame destinate all'esportazione in Africa, inviò una petizione alla Camera dei Lord per sensibilizzare sul fatto che a suo avviso la proposta del Parlamento per regolare il trasporto degli africani schiavizzati avrebbe danneggiato il commercio britannico con il Continente nero. Forza dominante nell'industria di rame, Williams divenne parlamentare nel maggio 1806: Petizione degli abitanti di Manchester a favore della Foreign Slave Trade Abolition Bill. Questa petizione, che era stata incoraggiata e sostenuta da Thomas Clarkson come risposta alla petizione contro la Foreign Slave Trade Abolition Bill, fu presentata alla Camera dei Lord il 14 maggio 1806, il giorno dopo linvio di una petizione da parte dei produttori e dei commercianti. LAbolition Bill si opponeva, infatti, all'importazione di schiavi da parte di commercianti britannici verso territori stranieri. La petizione consiste in nove fogli di pergamena cuciti insieme e che contengono più di nomi, tra cui anche quelli di alcune donne. Complessivamente misura più di 5 metri : Le petizioni cartiste. La più grande petizione alla Camera dei Comuni del XVIII e XIX secolo è stata sicuramente la Great People's Charter, o petizione dei cartisti. Il cartismo era un movimento per la riforma politica e sociale nel Regno Unito sviluppatosi tra il 1838 e il Esso prendeva il nome dalla People's Charter del 1838, che sanciva i sei obiettivi principali del movimento: suffragio universale per tutti gli uomini sopra i 21 anni, distretti elettorali della stessa dimensione, votazione con scheda elettorale segreta, limiti al Parlamento, stipendio per tutti i parlamentari, elezione annuale del Parlamento. La petizione del Nel 1839, per facilitare la presentazione di una petizione, il movimento avviò a Londra una Convenzione che sarebbe poi stata itinerante in tutto il Regno Unito. Dagli incontri emergeva la necessità di misure ulteriori da parte dei sostenitori, come ritirare i propri soldi dalle banche o un vero e proprio sciopero generale. Nel mese di giugno dello stesso anno, una grande petizione fu così presentata alla Camera dei Comuni. Il Parlamento, tuttavia, votò a stragrande maggioranza di non ascoltare i promotori della petizione. Quando la petizione venne rifiutata, molti furono coloro che iniziarono a sostenere l'opportunità dell'uso della forza come l'unico mezzo per raggiungere gli obiettivi. Si scatenarono, così, episodi di violenza in tutto il Paese, che portarono a numerosi arresti. Uno dei leader arrestati, John Frost, dichiarò nella sua difesa di aver fatto personalmente un giro nei territori del Galles industrializzato invitando i cittadini a non agire con la forza, anche se sembravano essere frequenti le sue chiamate alle armi. Dopo una fallimentare marcia che Frost guidò verso l'hotel Westgate (Newport), e che si concluse con una breve, violenta e sanguinosa battaglia (intervenne anche l'esercito), il movimento tornò a meditare sull'opportunità di azioni di forza. La petizione del Nel maggio 1842 venne inviata un'ulteriore petizione, con ben tre milioni di firme, che fu nuovamente rifiutata dal Parlamento. Iniziò così la stagione degli scioperi: nel 1842 i lavoratori manifestarono a favore dei principi cartisti nel Midlands, nel Lancashire, nello Yorkshire e in parte della Scozia. Queste proteste vennero chiamate i Plug Plot, perché i dimostranti rimuovevano le spine dalle caldaie a vapore per impedire il loro uso. L'esercitò non esitò a intervenire, e molti leader cartisti (tra cui Feargus O'Connor, George Julian Harney e Thomas Cooper) furono spediti dritti in prigione. Ma il movimento non si fermò, e avviò strategie più pacifiche. Nel 1843 fu creata la Chartist Co-Operative Land Company, poi rinominata National Land Company: i lavoratori compravano differenti settori dell'azienda, la quale utilizzava tali fondi 124

145 per acquistare terreni di proprietà che in seguito sarebbero stati ripartiti tra gli azionisti. I cartisti, inoltre, si candidarono alle elezioni, e O'Connor fu eletto alle generali del La petizione del L'anno successivo, Feargus O'Connor organizzò un meeting di massa (il numero dei partecipanti dipende dalle fonti: per O'Connor parteciparono 300mila persone, per il governo 15mila e per il Sunday Observer 50mila) nel Comune di Kennington per presentare un'altra petizione al Parlamento. Le firme a sostegno dell'iniziativa furono stimate pari a , benché O'Connor avesse dichiarato la presenza firmatari e il seguito americano Per i primi coloni americani, il diritto dei cittadini di informare i propri rappresentanti richiamava gli accordi tra il re Giovanni e i suoi baroni effettuati a Runnymede 500 anni prima. Forti di questa tradizione, che William Blackstone descriveva come appartenente a ciascun individuo, essi vedevano infatti le proprie assemblee locali come i surrogati per presentare le lamentele. Nel 1641 il Massachusetts Body of Liberties divenne il primo documento ufficiale che proteggeva espressamente il diritto di petizione, riconoscendo che ogni uomo, sia indigeno che straniero, libero o non libero, deve avere la libertà di partecipare a qualunque incontro pubblico della Corte, del Consiglio o della Città, e anche di parlare o scrivere per porre domande, legali e ragionevoli, o presentare qualsiasi mozione, lamentela, petizione o informazione 411. Più di un secolo dopo, il 4 luglio 1776, i padri fondatori dei tredici Stati Uniti d'america adottarono la famosa Dichiarazione di Indipendenza, che conteneva una lista di principi ma anche di rimostranze possibili, tra cui proprio le petizioni 412. Una celebre petizione americana: il Ramo d'ulivo 413. La petizione del Ramo dulivo (Olive branch) fu chiamata così poiché si trattava dell'ultimo tentativo effettuato dal partito dei moderati nel Nord America per evitare una guerra di indipendenza contro il Regno Unito. Fu firmata l'8 luglio 1775 da rappresentanti degli Stati del Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, New Jersey, Pennsilvania, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord e Carolina del Sud, e fu poi presentata al re Giorgio III. Tra le 48 firme dei promotori della petizione comparivano John Adams, Stephen Hopkins, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, nomi destinati ad entrare nella storia come i padri fondatori degli Stati Uniti d'america. La petizione del Ramo d'ulivo era una vera e propria protesta contro il duro regime inflitto al Nord America dai coloni britannici, in particolare attraverso l'imposizione di nuove, pesanti, tasse. Non facendo alcun riferimento all'unione tra i due Paesi - la meraviglia e linvidia delle altre Nazioni - essa piuttosto richiese maggiore moderazione da parte dei britannici, sempre rivolgendosi al Re con grande lealtà. La petizione del ramo d'ulivo non raggiunse il proprio obiettivo e fu, anzi, completamente ignorata dal Re che, in un discorso al Parlamento il 26 ottobre 1775, dichiarò che era lora di dare una rapida conclusione a questi disordini con le gli sforzi più decisi. La Guerra di Indipendenza non tardò ad arrivare. 411 Massachusetts Body of Liberties (1641: 263; traduzione dellautrice). history.hanover.edu/texts/masslib.html. 412 Declaration of Independence. Estratto da: 413 Estratto da: 125

146 6.3. Il diritto di petizione nei diversi orientamenti giuridici Stati Uniti damerica Nel diritto americano le petizioni sono contemplate nel Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (Petition Clause): il Congresso non istituirà religioni di Stato né proibirà il libero culto di alcuna; non limiterà la libertà di parola né quella di stampa; né il diritto del popolo di riunirsi pacificamente e di promuovere petizioni che pongano rimedio alle ingiustizie 414. La clausola relativa alle petizioni conclude l'enumerazione dei diritti contenuti nel Primo Emendamento, ovvero la libertà di religione, di espressione, di stampa, di assemblea e, per lappunto, di petizione. La sezione relativa alle petizioni riferisce che le persone hanno il diritto di appellarsi al governo a favore o contro politiche che li riguardano o nelle quali sono fortemente coinvolti. Questa libertà include il diritto di raccogliere firme a supporto di una casa e sensibilizzare i corpi legislativi a favore o contro una legge 415. Nello specifico, la raccolta firme non implica alcuna repressione, poiché quello di petizione è un diritto di presentare richieste al governo senza punizione o rappresaglia 416, ciò anche in virtù della natura stessa, pacifica, della petizione 417. Benché una petizione sia importante tanto quanto la risposta che riceve, il diritto di petizione consente a blocchi di pubblico interesse di svilupparsi, sfruttando il potere del voto in maniera tale che cambino gli effetti. Il diritto di petizione consente al cittadino di concentrare l'attenzione del Governo su malattie irrisolte; dà informazioni ai leader eletti su politiche impopolari; pubblicizza la cattiva condotta, lo spreco, la corruzione e l'incompetenza; e dà sfogo alle frustrazioni popolari senza mettere in pericolo l'ordine pubblico Italia L'ordinamento legislativo italiano conferisce ai cittadini il diritto di ricorrere allo strumento della petizione popolare all'art. 50 della Costituzione della Repubblica Italiana: Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. Il diritto di petizione è parte del titolo IV (artt.48-54), dedicato ai rapporti politici, in parte già enunciati nei principi fondamentali. Per una petizione non è necessaria l'autentica di firma con la registrazione degli estremi di un documento d'identità. Per questo, le raccolte adesioni su Internet hanno lo stesso valore legale anche quando non utilizzano meccanismi di autenticazione dell'utente come la firma digitale. Il diritto costituzionale è poi regolamentato dalla normativa italiana in materia di petizioni, che si basa sul Capo VII (art. 33) e sul Capo XXV (art. 109) del Regolamento della Camera dei Deputati e sugli articoli 140 e 141 del Regolamento del Senato: Regolamento della Camera dei Deputati 419 Capo VII - Delle Sedute dell'assemblea, delle Commissioni e del Parlamento a Camere Riunite Articolo 33. Il Presidente o, per suo incarico, un Segretario, comunica all'assemblea i messaggi e le lettere; degli scritti anonimi o sconvenienti non si dà lettura. 414 Costituzione degli Stati Uniti, Primo Emendamento, Petition clause (traduzione dellautrice). 415 Copley First Amendment Center. Estratto da: (traduzione dellautrice). 416 History Central U.S. Civic Terms. Estratto da: (traduzione dellautrice). 417 Hahnenberg (2004). Estratto da: 418 Clins e Newton (2007). Estratto da: (traduzione dellautrice). 419 Estratto da: 126

147 Un Segretario legge il sunto delle petizioni presentate, le quali sono poi trasmesse alla Commissione competente, presso la quale ogni deputato può prenderne cognizione. Capo XXV - Delle Petizioni Articolo 109. Le petizioni pervenute alla Camera sono esaminate dalle Commissioni competenti. L'esame in Commissione può concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo alle necessità esposte nella petizione ovvero con una decisione di abbinamento con un eventuale progetto di legge all'ordine del giorno. Quando sia presentata una mozione su una o più petizioni, il testo della petizione è stampato e distribuito congiuntamente al testo della mozione relativa. Regolamento del Senato 420 Art Petizioni Pervenuta al Senato una petizione che richieda provvedimenti legislativi o esponga comuni necessità, il Presidente ha facoltà di disporre che venga accertata la sua autenticità e la qualità di cittadino del proponente, salvo che la petizione sia stata presentata di persona da un Senatore. La petizione viene quindi comunicata in sunto allassemblea e trasmessa alla Commissione competente per materia. Art Esame delle petizioni Le petizioni che hanno attinenza a disegni di legge già assegnati a Commissioni sono inviate alle Commissioni stesse e discusse congiuntamente ai disegni di legge. Delle altre petizioni le Commissioni competenti possono deliberare, previa nomina di un relatore, la presa in considerazione o larchiviazione. Nella prima ipotesi, se non viene adottata uniniziativa legislativa ai sensi dellarticolo 80, la petizione viene trasmessa a cura del Presidente del Senato al Governo con linvito a provvedere. Al presentatore della petizione viene in ogni caso data comunicazione della decisione adottata dal Senato. Tra gli altri strumenti di partecipazione popolare, la legge italiana prevede, inoltre, la possibilità di depositare un disegno di legge in Parlamento (necessarie firme 421 ) o di indire un referendum abrogativo (necessarie 500mila firme). La prima opportunità è la legge di iniziativa popolare, un istituto legislativo mediante il quale i cittadini possono, attraverso una raccolta di firme, presentare al Parlamento (o ad un ente amministrativo locale, come la Regione) un progetto di legge, affinché questo sia poi discusso e votato. Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli 422. Gli art.48 e 49 della legge 352/1970 stabiliscono che il progetto, accompagnato dalle firme degli elettori proponenti, deve essere presentato ad uno dei Presidenti delle due Camere, il quale lo presenta alla Camera di competenza, la quale deve verificare il computo delle firme e accertare la regolarità della richiesta. Non ci sono limiti, eccetto quelli previsti per l'iniziativa riservata. L'iniziativa popolare è istituto di democrazia diretta, come i referendum. Le firme devono essere prima validate dalla Corte di Cassazione. 420 Estratto da: 421 Per finalità di sensibilizzazione non esiste invece un valore-soglia da superare. 422 Costituzione italiana, art

148 Un caso particolare: petizioni informali internazionali Un altro tipo di petizioni è costituito dalle petizioni internazionali, ad esempio come quelle che a lungo hanno tentato di liberare Nelson Mandela durante il suo imprigionamento. Le petizioni non hanno avuto un effetto legale (petizioni informali), ma le firme di milioni di persone hanno rappresentato una forza morale che ha contribuito a liberare Mandela. Oggi sono molte le organizzazioni non governative, come ad esempio Amnesty International, che utilizzano spesso le petizioni come strumento per influenzare le Autorità con le proprie richieste attraverso una pressione, morale e di massa. 128

149 Capitolo 7 Le petizioni online 7.1. Elementi di inquadramento teorico L'e-democracy è un concetto a più dimensioni, sostiene il progetto Crc - Centri regionali di Competenze per le-government e la società dellinformazione (2004), perché le tecnologie dell'informazione e della comunicazione possono essere utilizzate nelle maniere più diverse per agire in più direzioni per rimuovere e ridurre ostacoli e vincoli alla partecipazione dei cittadini alla vita politica. La partecipazione politica in senso tradizionale diventa e- participation allinterno delle nuove, innumerevoli piattaforme di comunicazione offerte dalle Ict. E ciò deriva dal fatto che le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione aggiungono alla tradizionale modalità di interazione one-to-many quella many-to-many, e oggi anche quella peer-to-peer. La risultante di tutti i fattori è une-democracy che oggi si declina in più aspetti, quali: l'inclusione sociale (pre-condizione essenziale, che nel caso specifico dell'e-democracy si traduce in inclusione nella società dell'informazione); l'accesso all'informazione (con particolare riferimento a quella prodotta dai soggetti pubblici [], alla trasparenza dei processi decisionali politici in democrazia e, quindi, alla possibilità di esprimere un consenso informato e di esercitare un controllo democratico sull'operato delle istituzioni); l'accesso alla sfera pubblica (l'effettiva possibilità di produrre informazione e partecipare alla formazione delle opinioni, di dialogare fra cittadini e con le istituzioni, in un confronto aperto fra attori sociali, politici e istituzionali); le elezioni (i processi elettorali di selezione della classe politica e di formazione dei governi e/o delle assemblee rappresentative, con particolare attenzione al processo di voto); l'iniziativa diretta da parte dei cittadini, (come referendum, proposte di iniziativa popolare etc., e forme spontanee rappresentate da petizioni, appelli, costituzione di gruppi informali e associazioni); il coinvolgimento dei cittadini e delle loro forme associative in specifici processi decisionali (tavoli locali di concertazione delle politiche di sviluppo locale, Agenda 21, patti territoriali, urbanistica partecipata,bilancio partecipativo, piano dei tempi, piano del traffico, piano dei rifiuti, piano sanitario, etc.). Il quadro presentato fa emergere come il coinvolgimento dei cittadini alla vita delle istituzioni democratiche possa manifestarsi in svariate sfaccettature. Per favorire la partecipazione, lo Stato può agire su più versanti, a partire dalle pre-condizioni della partecipazione (accesso all'informazione, inclusione sociale, elettorato passivo ed attivo, iniziativa diretta), passando attraverso varie forme di consultazione dei cittadini nel corso dei processi di decisione, fino al coinvolgimento nella fase finale dei processi decisionali (voto) 423. Molti sono, peraltro, gli strumenti di decision making collaborativo/partecipativo che si stanno diffondendo in molti Paesi, assumendo forme anche molto differenziate (Hansard Society, 2001). Tali strumenti vanno dai giurì di cittadini (costituiti da cittadini selezionati secondo criteri variabili, come competenza e sorteggio, e che per un periodo predeterminato discutono un problema, producendo un rapporto finale, con valore consultivo) ai panel (numericamente consistenti e rappresentativi, verso i quali sono diretti periodicamente sondaggi di opinione, per un periodo prolungato); dalle consultazioni scritte (attraverso le quali si sollecitano i cittadini a esprimere 423 Crc (2004: 15). 129

150 il loro punto di vista su progetti di iniziativa pubblica) ai forum cittadini/amministratori, per favorire il dialogo. Inoltre, i focus groups (con i cittadini potenzialmente interessati o destinatari diretti di una determinata azione pubblica), i sondaggi di opinione su iniziative pubbliche, i sondaggi deliberativi (che prevedono, prima della scelta sulla base delle opzioni emerse, discussioni allinterno del gruppo dei soggetti selezionati per rispondere al sondaggio, con vari criteri, e discussioni con esperti del settore), le segnalazioni di interesse (verso un determinato settore di intervento, da parte dei cittadini verso le istituzioni o viceversa). Ultime, ma non per importanza, le petizioni, offline e online, avviate su iniziativa dei cittadini. 130

151 7.2. Le-petitioning come nuovo canale di partecipazione Dallanalisi delle-democracy allanalisi delle-engagement Nel 2001 l'ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato il documento Citizens as partners. Information, consultation and public participation in policy making. Benché non incentrato sul tema delle-democracy, lo studio intendendo sensibilizzare i Governi a prendere iniziative per una maggiore inclusione sociale attraverso le nuove forme di partecipazione rese possibili dalle Ict costituisce un importante punto di riferimento nelle riflessioni sul tema della partecipazione democratica dei cittadini. L'Ocse enfatizza la necessità per i governi democratici, nella fase attuale, di rafforzare il coinvolgimento dei cittadini per migliorare la qualità delle politiche pubbliche. Inoltre, nella prospettiva di affrontare le sfide della società della conoscenza, propone di migliorare la gestione delle conoscenze (collettive ed individuali), integrando meglio i punti di vista dei cittadini nel processo di definizione delle politiche. Ancora, nellottica di rafforzare la fiducia dei cittadini verso i governi e le istituzioni, contrastando il declino della partecipazione elettorale, invita a rispondere allaccresciuta domanda di trasparenza e responsabilità degli attori pubblici. Infine, sottolinea limportanza dellintegrazione delluso dellict con gli strumenti più tradizionali di informazione, consultazione e cittadinanza attiva/partecipazione. Secondo locse l'e-democracy è suddivisa in due aree distinte, quali - le-engagement: il coinvolgimento, di cui esistono tre livelli: 1. informazione: relazione one-way tra i cittadini e i policy-makers, in cui il governo produce e rilascia informazioni perché i cittadini le possano usare. Questo tipologia di attività comprende sia l'accesso passivo dei cittadini all'informazione su loro richiesta, sia tutte le azioni del governo per disseminare attivamente l'informazione; 2. consultazione: relazione two-way tra cittadini e policy-makers, generalmente avviata da questi ultimi insieme alle pubbliche autorità, e in cui i primi forniscono un feedback al governo. I Governi selezionano le tematiche su cui i cittadini sono chiamati a esprimere la propria opinione e richiede di rilasciare uninformazione adeguata; 3. partecipazione attiva: relazione collaborativa, dove cittadini e società civile partecipano attivamente alle politiche pubbliche. Si basa sul riconoscimento del ruolo dei cittadini nel proporre opzioni e politiche e dar forma al dibattito, benché la responsabilità delle scelte finali o delle politiche prodotte resti dei governi. - e-voting: l'utilizzo delle Ict nel processo delle elezioni; oggi esistono due tipi di sistemi di e-voting: i più comuni sono sistemi online che hanno capacità di networking (intranet voting), ma che non sono collegati al world wide web e i sistemi basati sulla Rete (Internet voting). Lasciando volutamente da parte il voto elettronico per analizzare la dimensione delleengagement, appare evidente che le sfaccettature della e-democracy informazione, consultazione e partecipazione attiva costituiscono gli elementi per una maggiore collaborazione tra governanti e governati e per una costruzione collettiva della democrazia elettronica. LOcse, peraltro, si sofferma sulla distinzione tra il livello delle istituzioni e quello dei cittadini, con particolare riferimento ai processi di consultazione (top-down), nei quali le istituzioni decidono di aprire un confronto con i cittadini, e di partecipazione attiva 131

152 (bottom-up), nei quali i cittadini promuovono proprie iniziative cercando un confronto con le istituzioni. Coinvolgimento ovvero e-engagement cittadini INFORMAZIONE [one-way] = policy-makers + PARTECIPAZIONE ATTIVA [two-way; avviata ground-up] cittadini CONSULTAZIONE [two-way; avviata top-down] cittadini + policy-makers policy-makers Ocse La e-participation La e-participation è, dunque, una declinazione del concetto di e-democracy. Benché lo studio della e-participation sia ancora una disciplina emergente 424, numerose sono le definizioni di e-participation in letteratura. Per Macintosh 2004, la e-participation è lutilizzo delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione per allargare e approfondire la partecipazione politica abilitando i cittadini a collegarsi gli uni con gli altri e con i propri eletti rappresentanti 425. Benché esistano innumerevoli definizioni, il punto cruciale è che essa non riguarda solamente le iniziative di governo top-down per coinvolgere i cittadini, ma include tutti i portatori di interesse nel decision-making partecipativo democratico 426. Sottolineando laspetto top-down, Jeremy Rose, Åke Grönlund e Kim Viborg Andersen (per Demo-net 2005) sostengono che la e-participation consiste in tutti i processi democratici supportati dalle Ict eccetto le-voting 427, e in particolare nei processi coinvolti nel government e nella governance [] che possono riguardare lamministrazione, lofferta di servizi, il decision-making e il policy-making 428. Nella sua forma più semplice, il coinvolgimento avviene in uno stile di input-output dove i processi politici avvengono in un vuoto controllato dai policy makers. I cittadini forniscono 424 Macintosh 2004 (traduzione dellautrice). 425 Ibidem (traduzione dellautrice). 426 Ibidem (traduzione dellautrice). 427 Rose, Grönlund e Andersen (per Demo-net, 2005: 5; traduzione dellautrice). 428 Idem (traduzione dellautrice). 132

153 linput a un processo formale di decision making. I politici prendono le decisioni e il corpo esecutivo le implementa 429. La e-participation può anche essere considerata come uno strumento utilizzato dai manager e dai politici (e i portatori di interesse) per facilitare punti di contatto, scambi di dati, contatti più frequenti etc. per legittimare decisioni già prese 430. Infine, aggiungono gli studiosi, la e- participation può anche essere vista come parte di una complessiva trasformazione del settore pubblico, nella quale avere un gran numero di visitatori di una pagina web attivi in comunicazione è meno importante 431 : più rilevante è, invece, gestirne i processi di governance, se ne beneficia tutta la società 432 (Andersen et al., 2007). Con un approccio più bottom-up, lo studio empirico condotto da Coleman e Gøtze (2001), Bowling Together. Online Public Engagement in Policy Deliberation, ha evidenziato alcune caratteristiche della partecipazione nella società attuale, utili per comprendere nella pratica ciò che è proposto nella teoria. Secondo gli studiosi coinvolgere il pubblico nel policy making non è uno modo per diminuire la relazione rappresentativa, ma per rinforzarla 433. Coleman e Gøtze sottolineano come oggi rendere partecipi i cittadini sia una priorità urgente per i governi: lalternativa, infatti, non è un pubblico disimpegnato, ma un pubblico con la sua, propria, agenda e con una comprensibile ostilità verso il processo di decision making che sembra ignorarlo 434. Coinvolgere i cittadini è peraltro arricchente per ambedue le parti, poiché si ingenera un meccanismo di mutuo apprendimento e reciproca comprensione 435. Oggi i cittadini sono i legittimi e competenti candidati a un dibattito pubblico, in quanto la vecchia dicotomia tra esperti e il pubblico è falsa e sterile 436, ed è quindi necessario definire in maniera chiara e trasparente le modalità di svolgimento del processo deliberativo, di cui va garantita lefficacia Precondizioni per la partecipazione Prendendo spunto da Bentivegna (2005) che considera come componenti chiave dell'edemocracy la trasparenza, i flussi comunicativi orizzontali tra cittadini (l'aggregazione) e quelli verticali tra governati e governanti (l'uguagliamento) lautrice propone unanalisi delle precondizioni alla e-participation, ovvero laccesso/accessibilità (trasparenza e inclusione), linterazione/interattività (sia orizzontale che verticale) e il feedback (policies, servizi, prodotti). Accesso/accessibilità. Nelle scienze dell'informazione l'accessibilità indica la capacità di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa di essere fruibile da una qualsiasi categoria di utenza. Ci si riferisce qui alle persone diversamente abili, con ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica. Esse devono avere esattamente la possibilità di accedere ai contenuti della Rete e ciò può essere reso possibile da particolari modifiche hardware e software. Laccessibilità è quindi non solo da un punto di vista linguistico, ma anche pratico un'estensione di accesso, ovvero del diritto di accesso alle informazioni, che ogni singolo cittadino deve poter esercitare. 429 Easton (1965; in: Rose, Grönlund e Andersen, per Demo-net, 2005: 5; traduzione dellautrice). 430 Rose, Grönlund e Andersen (per Demo-net, 2005: 5; traduzione dellautrice). 431 Idem (traduzione dellautrice). 432 Andersen et al. (2007). 433 Coleman e Gøtze (2001: 12; traduzione dellautrice). 434 Idem (traduzione dellautrice). 435 Idem (traduzione dellautrice). 436 Idem (traduzione dellautrice). 133

154 Il concetto di diritto di accesso si è imposto, in questi ultimi anni, come correlato al rapporto tra il singolo cittadino e la pubblica amministrazione. L'accesso a cui si fa riferimento è quindi quello ai documenti amministrativi, per verificare la trasparenza dell'attività amministrativa, favorirne lo svolgimento imparziale e tutelare situazioni giuridicamente rilevanti (in Italia, ad esempio, esso è regolato dalla legge 241/1990, che afferma che tale diritto può essere esercitato nei confronti di pubbliche amministrazioni, aziende autonome e speciali, enti pubblici, gestori di pubblici servizi). È opportuno ricordare che il tema dell'accesso ha trovato rinnovata giovinezza proprio con l'avvento delle Ict. Infatti, se prima la comunicazione pubblica era imperniata sostanzialmente sulla dimensione attiva (trasferimento delle informazioni allesterno) e quella passiva (trasparenza), con l'informatizzazione questi due aspetti si sono unificati: si può accedere a moltissime informazioni e allutente è data lopportunità di raggiungere la conoscenza. Il cittadino è carico di aspettative e deve quindi essere soddisfatto: le istituzioni devono far fronte non solo allaccessibilità concessa, ma anche a quella indotta. Nel caso dellaccessibilità concessa, listituzione mette a disposizione del cittadino le informazioni, dietro la spinta sempre maggiore della coscienza dei diritti di cittadinanza, e quindi di richiesta di informazione, trovando nelle nuove tecnologie informatiche unopportunità di trasparenza che consente di superare difficoltà poste finora dalla burocrazia interna 437. Le istituzioni rappresentative... dovranno diventare più trasparenti e aperte Senza una mediazione editoriale, i cittadini saranno più liberi di scegliere ciò che vogliono sapere e quanto hanno bisogno di sapere 438. Nel caso dellaccessibilità indotta, invece, se listituzione decidesse di nascondere certe informazioni a una parte della popolazione, a bassissimi costi, qualsiasi individuo che venisse a conoscenza di quelle date informazioni, avrebbe la facoltà di renderle note, pubblicandole in rete 439. In ogni caso, se esiste per il cittadino la possibilità di accedere, allora esistono le premesse per la partecipazione democratica, come sostiene Habermas (1992): ogni cittadino messo nella condizione di poter usufruire, in misura sempre maggiore, di dati e informazioni può dare il suo contributo a circoli di discussione su argomenti di pubblico interesse: in altre parole. può partecipare. Anche se, come sottolinea Bankowski (1999), leccesso di accesso allinformazione può anche rivelarsi controproducente 440 per la democrazia. Linterattività. Il concetto di interazione è legato a quello di interattività 441, ovvero la capacità di un sistema di non avere un comportamento fisso ma di comportarsi diversamente al variare dell'input dell'utente. Per sistema si può intendere una lavatrice (che laverà il nostro bucato secondo il programma di lavaggio che impostiamo), un'automobile (che frenerà in maniera proporzionale alla pressione che esercitiamo con il nostro piede sul pedale dei freni) o un computer (che eseguirà operazioni diverse a seconda delle azioni che effettuiamo con la tastiera o con il mouse). 437 Mancini (cit.). 438 Coleman (2000; traduzione dellautrice). 439 Gamba (2007). 440 Transparency generates a paradox. For the way that we make things transparent is by simplification which at the same time masks all the information and so contributes to opacity, Bankowski (1999). 441 Per l'analisi della letteratura si è fatto riferimento a Ferber, Foltz e Pugliese (2004: 5-8). 134

155 Interattività come... tecnologia. Originariamente l'interattività è, quindi, correlata allinterazione uomo-macchina. Tuttavia, con lavvento di Internet, l'interattività ha assunto una connotazione diversa e oggi il suo significato è strettamente collegato al web, in quanto strumento che facilita e promuove gli scambi di informazione tra le persone. Il significato di interazione è evoluto, così, da macchina-macchina a uomo-macchina fino ad arrivare a uomouomo (o uomini-uomini) tramite la macchina. Lo sostiene Carey (1989; traduzione dellautrice), che definisce mezzi interattivi le tecnologie che consentono le comunicazioni person-to-person mediate da un canale di comunicazione (ad esempio, una telefonata) e interazioni person-to-machine che simulano uno scambio interpersonale (ad esempio, una transazione elettronica di operazioni bancarie). Interattività come... comunicazione two-way. Alcuni studiosi, compreso il cambiamento di cui sopra, definiscono l'interattività come una proprietà del processo di comunicazione piuttosto che la caratteristica di un medium in particolare. Per Ha e James (1998) essa è la modalità con cui il ricevente risponde, o è disposto ad agevolare, il bisogno di comunicazione dell'altro 442. Si tratta, quindi, della comunicazione bidirezionale (two-way) che Bretz (1983) e Rice (1984) ritengono più interattiva di quella unidirezionale. Tale impostazione è confermata da Pavlik (1998), che definisce l'interattività come la comunicazione bidirezionale fra l'emittente e il ricevente o, in maniera più generale, la comunicazione multidirezionale tra un indefinito numero di emittenti e di riceventi 443. Interattività come... scambio. Per altri studiosi, come Haeckel (1998), l'essenza dell'interattività è lo scambio 444, che può avvenire sia in maniera sincrona che asincrona. Ed ecco con il two-way exchange che la Rete emerge come il luogo per l'interazione, come evidenziano Bezjian-Avery, Calder e Iacobucci (1998): nei sistemi interattivi, un utente controlla il contenuto dell'interazione domandando o fornendo informazioni... Il tagliando di garanzia di questi nuovi mezzi è la loro interattività il consumatore e il produttore entrano in dialogo in un modo non possibile precedentemente 445. Interattività come... modifica dell'ambiente. L'interattività può, inoltre, consentire agli utenti di partecipare alla modifica della forma e del contenuto di un ambiente mediato in tempo reale (Steuer 1992: 184). Tale visione è confermata da Lombard e Snyder-Dutch (2001), che la definiscono come la caratteristica di un medium che consente all'utente di influenzare la forma e/o il contenuto di una presentazione o un'esperienza mediata. Interattività come... potere del ricevente. Da un punto di vista psicologico, sembra che nella comunicazione interattiva l'ultima voce in capitolo la possieda proprio l'utente, e l'interattività sia una caratteristica del consumatore e non del medium. Il medium, semplicemente, facilita l'interazione (Schumann, Artis e Rivera, 2001). Interattività come... consapevolezza. Per Kiousis (1999) l'interattività si riferisce alla capacità degli utenti di percepire l'esperienza di essere la simulazione di una comunicazione interpersonale e incrementare la propria consapevolezza della telepresenza 446. Cordes, Lévy e Newhagen (1996) parlano di interattività come il senso psicologico che gli emittenti di messaggi hanno dell'interattività, propria e del ricevente 447. L'interattività, se non viene percepita, non può quindi esistere: secondo Heeter (1989) essa è, infatti, un concetto multi dimensionale, che si basa sulle funzioni del medium, che determina una complessità di scelte possibili, lo sforzo da parte degli utenti, la reattività all'utente, il monitoraggio dell'utilizzo 442 Ha/James (1998: 461; traduzione dellautrice). 443 Pavlik (1998: 137; traduzione dellautrice). 444 Haeckel (1998: 63; traduzione dellautrice). 445 Bezjian-Avery, Calder e Iacobucci (1998: p. 23; traduzione dellautrice). 446 Kiousis (1999: 18; traduzione dellautrice). 447 Cordes, Lévy e Newhagen (1996: 165; traduzione dellautrice). 135

156 dell'informazione, la facile aggiunta di informazioni e l'agevolazione della comunicazione interpersonale 448. Interattività come... feedback. Il concetto comune a comunicazione two-way, scambio e modifica è quello di feedback: l'interattività all'interno di un processo comunicativo rende possibile un ritorno. Straubhaar e LaRose (1996), ad esempio, definiscono interattive le situazioni nelle quali, in un canale di comunicazione, i riceventi emettono un feedback immediato, che viene utilizzato dall'emittente per modificare continuamente il messaggio da inviare, poi, al ricevente 449. Il feedback. Il feedback, il ritorno, è a nostro avviso la terza precondizione alle-participation. Si considera qui il feedback non solo da un punto di vista comunicativo una reazione a un segnale all'interno di una transazione comunicativa ma anche, e soprattutto, come la concreta attuazione di un'azione conseguente a un messaggio. Per fare un esempio, a livello interpersonale, una richiesta di pulire la stanza fatta da una madre a un figlio avrà un feedback comunicativo (di primo livello) che sarà la risposta (verbale o non verbale) del figlio; eppure, il feedback attuativo (di secondo livello) sarà determinato dall'azione effettuata (o meno) dal figlio stesso. In eguale maniera, all'interno di un sistema di democrazia elettronica sia nelle relazioni orizzontali che in quelle verticali l'interazione sarà effettivamente completa nel momento in cui sarà presente un feedback attuativo, ovvero la manifestazione concreta che l'espressione della mia opinione ha avuto un effetto, e che tale effetto non si limita a una risposta verbale ma che si estende ad un atto pratico I livelli della partecipazione Come anticipato in occasione dellanalisi del concetto di e-democracy, lautrice fa riferimento alla definizione di Trechsel et al.. (2004), secondo cui le-democracy consiste negli strumenti di comunicazione che supportano il cittadino (enable/empower) nei suoi sforzi per rendere i politici attenti alle proprie azioni nellarena pubblica. Approfondendo gli aspetti di democrazia che sono promossi, le-democracy può utilizzare diverse tecniche: 1. per incrementare la trasparenza del processo politico; 2. per aumentare il coinvolgimento diretto e la partecipazione dei cittadini; 3. per migliorare la qualità della creazione di opinione, aprendo nuovi spazi per linformazione e la deliberazione. Similmente, Tuzzi et al. (2007: 33-34) categorizzano le-democracy in tre livelli, a seconda del grado di coinvolgimento del cittadino: 1. il livello dellinformazione, che consiste nellaccesso dei cittadini a informazioni rilevanti, in particolare attraverso siti web e motori di ricerca; 2. il livello consultativo, più interattivo, nel quale i governi e i cittadini utilizzano forum online o piattaforme web per discutere pubblicamente tematiche politiche; 3. il livello della partecipazione attiva, che enfatizza la partecipazione pubblica al processo di policy making. Anche Macintosh (2004) effettua una tripartizione per indicare tre livelli di partecipazione che possono essere utilizzati per caratterizzare le iniziative di e-democracy: 1. e-enabling (tecnologia per consentire la partecipazione): riguarda il supporto di quanti tipicamente non utilizzano internet, e quindi non approfittano della mole di 448 Ferber, Foltz e Pugliese (2004: p. 7-8; traduzione dellautrice). 449 Straubhaar e LaRose (1996: 12; traduzione dellautrice). 136

157 informazioni disponibile. Macintosh sottolinea la duplice dimensione delle-enabling, ovvero laccessibility (ovvero come utilizzare le Ict per raggiungere una vasta audience, adattandosi alle competenze tecnologiche e comunicative dei cittadini) e lunderstandability (ovvero lofferta di informazioni in formati comprensibili); 2. e-engaging (tecnologia per coinvolgere i cittadini): riguarda la consultazione di unaudience più ampia per generare contributi più dettagliati e un dibattito deliberativo sulle tematiche politiche. Macintosh sottolinea come il termine to engage in questo contesto si riferisca alle consultazioni top-down dei cittadini promosse dai governi o dai parlamenti; 3. e-empowering (tecnologia per rafforzare i cittadini): riguarda il supporto della partecipazione attiva e lagevolazione della trasmissione di idee bottom-up che influenzino lagenda politica. Macintosh specifica che le precedenti prospettive topdown sono caratterizzate nei termini dellaccesso allinformazione da parte dellutente e della sua reazione a iniziative avviate dai governi; le iniziative bottom-up, invece, vedono emergere i cittadini come i produttori, piuttosto che i consumatori, di politiche. Si riconosce qui che cè bisogno di consentire ai cittadini di influenzare e partecipare alla formulazione di politiche 450. Livelli di partecipazione (estratto da Macintosh 2004, p. 5) Il timing I cittadini possono intervenire in diverse fasi del processo di policy making (Macintosh 2004). La questione del timing rappresenta una dimensione chiave della e-participation, e per stabilire le condizioni per discutere di dove sia più appropriato utilizzare le ICT dobbiamo descrivere il policy making 451. Una politica pubblica, infatti, è un insieme di decisioni interrelate, prese da un attore politico o da un gruppo di attori, sulla selezione degli obiettivi e dei mezzi atti al loro raggiungimento allinterno di una situazione specifica in cui gli attori hanno, in linea di principio, il potere di prendere tali decisioni (Jenkins, 1978). Come sostiene Dunn (1994) una politica pubblica è la risposta a un problema percepito come pubblico, il che pone in secondo piano chi fa la politica (il governo o altri), per porre invece in primo piano la sua funzione: quello che caratterizza una politica pubblica diventa, quindi, il fatto di dare una risposta (chiunque la dia) a un problema pubblico. Tale 450 Macintosh (2004: 5; traduzione dellautrice). 451 Idem (traduzione dellautrice). 137

158 interpretazione fa emergere fortemente linterrelazione tra il livello top-down e il livello bottom-up nellelaborazione di una politica pubblica, la cui unità analitica fondamentale è costituita da uno specifico problema di pubblica rilevanzaossia una qualche sfasatura tra ciò che un gruppo di cittadini desidera, e ciò che invece percepisce come un dato di fatto: le strade sporche, le morti del sabato sera, limmigrazione clandestina, ecc. (Regonini, 2001). Le politiche pubbliche sono un modo per collegare tra loro eventi eterogenei, che avvengono in differenti contesti istituzionali, che spesso si dipanano per lunghi periodi di tempo, con molteplici protagonisti, ma che, nonostante questi sfasamenti, possono essere ricondotti ad un tratto comune: i tentativi messi in atto per fronteggiare linsorgere di un problema collettivo, mobilitando risorse pubbliche per avviarne la soluzione, oppure, allopposto, adoperandosi per negarne la rilevanza e accantonare ogni provvedimento 452. Il ciclo di vita di una politica è costituito da quattro fasi: 1. il problema: la formazione dellagenda; 2. la formulazione e adozione della soluzione: il policy making; 3. lattuazione: il processo di implementation; 4. i risultati: la valutazione. Il problema La formazione dellagenda Formulazione/ adozione Il policymaking Attuazione Il processo di implementation Risultati La valutazione Il ciclo di vita di una politica pubblica (Bobbio 2005, unità 1, slide 24) Ai fini dellanalisi degli strumenti di e-participation, Macintosh 2004 declina il ciclo di vita di una politica pubblica scindendo la formulazione e ladozione di una politica in due fasi distinte (formazione e implementazione), come segue: 452 Regonini (2001). 138

159 Il ciclo di vita di una politica pubblica (Macintosh 2004) Macintosh 2004 sottolinea come le Ict forniscano il potenziale per consentire ai policy makers di rivolgersi direttamente agli utenti dei servizi, coloro ai quali la policy è destinata, per richiedere il loro input 453. In questo contesto la deliberazione non è più limitata alla fase finale del processo decisionale (la deliberazione in senso tecnico-giuridico), ma essa è estesa all'intero processo di costruzione/elaborazione delle decisioni. I processi decisionali di tipo deliberativo, nella governance elettronica, costituiscono percorsi di partecipazione particolari, attraverso cui i cittadini possono influire direttamente sul disegno di una politica. L'elemento caratterizzante di questi percorsi è costituito dal metodo aperto di confronto tra le parti, basato su argomentazione, documentazione, ascolto e scambio dialogico, ricerca dei punti di vista comuni, costruzione di visioni condivise, piuttosto che negoziazione fra parti precostituite e votazione. Si tratta dunque di attivare processi di learning cooperativo fra istituzioni e cittadini (sia che si tratti di cittadini con particolari competenze o esperienze sul problema in discussione che di comuni cittadini, in precedenza non interessati a quella tematica), pur restando distinti i diversi ruoli e responsabilità rispetto all'output decisionale 454. Sotto questa prospettiva, rafforzare la democrazia significa dare potere a tutte le sue componenti, sia dal lato citizens che dal lato government. Tuttavia, se a livello teorico è possibile distinguere chi avvia un processo (ovvero se un'iniziativa parte dai governati o dai governanti), nella pratica esistono delle forme di e-engagement che richiedono la compartecipazione di tutte e due le sfere Gli strumenti per e-partecipare Nella loro tripartizione relativa alle-democracy, Trechsel et al. (2004) classificano allinterno di una matrice gli strumenti di comunicazione che supportano il cittadino (enable/empower) nei suoi sforzi per rendere i politici attenti alle proprie azioni nellarena pubblica: 453 Macintosh (2004: 6). 454 Crc (2004: 21). 139

160 Matrice delle e-tecniche e aspetti di democrazia promossi (Trechsel et al., 2004: 45) Macintosh e Malina, in E-Methods for Public Engagement (2005), propongono di classificare gli strumenti di e-democracy in una matrice che aggiunge al livello di coinvolgimento dei cittadini (suddiviso in e-enabling, e-consultation, e-participation) anche le fasi del ciclo di vita di una politica (agenda-setting, analysis, formation, implementation, monitoring). Il Bristol City Council, integrando laspetto web con quello delle Ict non direttamente connesse con il mondo di Internet, ha pubblicato e-democracy in Bristol, in cui agli strumenti proposti da Macintosh e Malina aggiunge anche le possibilità offerte, ad esempio, dai cellulari: Tecniche web e non web Aspetti di democrazia promossi Informazione e-consultation e-participation Webcasting Quick Polls E-petitions SMS and Alerts Online Surveys Petitions Consultation Finder Database E-Panels Pledges Blog Discussion Forums Photo Sites Games and Simulators Deliberative Polls Video Views Live (VIP) Messaging Local Issues Forums Interactive Voting Online Campaigns Street Kiosks SMS Text Voting Integrando i due aspetti, senza tuttavia intervenire nellanalisi del processo di formazione delle policies, lautrice assembla gli strumenti identificati dai due studi come le chiavi per lo sviluppo delle-democracy, di cui seguirà una breve descrizione: 140

161 Tecniche web e non web Aspetti di democrazia promossi (Macintosh e Malina, 2005; Bristol City Council, 2007) Informazione/e-enabling e-consultation e-participation Alert (RSS, SMS, ) Chat room e-petitions Blog Deliberative Polls Local Issues Forums Consultation Finder Database Discussion Forums Online Campaigns Decision making games and Simulators E-Panels Photo Sites Faq Interactive Voting Pledges Webcasting Live (VIP) Messaging Video Views Online Surveys Quick Polls SMS Text Voting Street Kiosks Virtual community Informazione/e-enabling: Strumento Descrizione Esempi Alerts (RSS, SMS, ) Blog Sistemi di alert via , cellulare o tramite feed RSS, da utilizzarsi per informare i cittadini su una notizia o un evento, come lavvio di una nuova consultazione. Può richiedere la registrazione da parte di un utente. Neologismo derivante dallunione di web e log, il blog è un sito personale che contiene un diario quotidiano. Contiene di frequente una sezione about, con una foto e una descrizione del proprietario del blog, e si basa sullinserimento di dati o di post (messaggi) pubblicati tendenzialmente in ordine cronologico. Molti blogger consentono ai lettori di inserire commenti su quanto scritto e spesso creano dei link ad altri blog Consultation Finder Database Giochi e simulatori di decision maching Faq Webcasting Un database delle consultazioni, o Consultation Finder, consiste in un deposito centrale per la conoscenza delle consultazioni. I database possono essere interni, ospitati su una Intranet oppure pubblicati su Internet. Grazie al contributo dei cittadini e dei portatori di interesse, gli archivi possono essere mantenuti aggiornati e chi lo desidera può, eventualmente, partecipare a una consultazione. Giochi interattivi relativi al funzionamento del processo di decision making. Possono essere sottoforma di quiz (giochi) o dei veri e propri simulatori virtuali (ad esempio, giochi di ruolo con lobiettivo di condurre una campagna politica o essere sindaco per un giorno). Questi ultimi consentono ai partecipanti di creare un avatar che li rappresenti nel gioco, sul modello di SimCity o SecondLife. Sia I giochi che I simulatori possono essere giochi individuali (tra lutente e il pc) oppure multiutente (con più partecipanti). I giocatori vengono così informati sulle tematiche e rispondono attraverso uno strumento di infotainment. Le Frequently Asked Questions sono delle domande relative a un tema, che si suppongono essere frequenti nel pubblico, che presentano informazioni in maniera semplificata e tendenzialmente con un linguaggio familiare. Neologismo derivante dallunione di web e broadcasting, il webcast è una trasmissione simile a quella televisiva ma trasmessa via internet. Consentono a più utenti di guardare e ascoltare eventi, in diretta o dal vivo, come sessioni parlamentari o conferenze. La tecnologia straming rende oggi possibile allutente di guardare i filmati senza dover scaricare lintero file sul computer. a simcity.ea.com al

162 E-consultation Strumento Descrizione Esempi Chat room Deliberative Polls Discussion Forums E-Panels Interactive Voting Live (VIP) Messaging Online Surveys Una stanza per chiacchierare è un sistema di comunicazione in tempo reale e sincrono tra più utenti. Consente lopportunità di effettuare dei panel tra esperti, oppure tra governanti e governati etc, in cui sono possibili domande e risposte in tempo reale. Essa consente, inoltre, linterazione peer-to-peer allinterno delle comunità. È una tecnica che integra discussioni in piccoli gruppi con sondaggi casuali per consentire consultazioni a un pubblico informato su tematiche politiche complesse. Il metodo deliberativo prevede partecipanti molto informati e il tempo e lo spazio sufficienti per assimilare le informazioni a favore, o contro, una determinata proposta di azione. Si tratta di un sistema che consente il dibattito su determinate tematiche nel corso del tempo. Generalmente i forum sono organizzati come discussioni ad albero, dove le risposte a un messaggio iniziale sono disposte sequenzialmente. I rami dellalbero possono essere esplosi o collassati cliccando su un simbolo di raccolta (di solito un +). Sono delle consultazioni online condotte regolarmente con un gruppo noto di cittadini. Consentono di rimanere in contatto, in maniera rapida ed economica, con un gruppo di cittadini e di sentirne le opinioni. Si tratta di una votazione con risultato istantaneo, effettuata ad esempio nelle assemblee comunali. Il risultato è reso immediatamente pubblico. Consente agli utenti di avere una discussione online in tempo reale con dei VIPs, come rappresentanti politici, decision makers o esperti riconosciuti su un determinato tema. Queste chiacchierate utilizzano tecnologie di instant messaging come quella, ad esempio, di MSN messenger. La conversazione può essere effettuata tramite un software dedicato o tramite il web browser (in questo caso non è necessario effettuare il download né linstallazione dellapplicativo dedicato). Gli utenti, per partecipare, devono registrarsi inserendo I propri dati. I sondaggi online consistono in una serie di domande in relazione a una consultazione online. Le domande possono essere presentate su ununica pagina (da scorrere con lo scroll), oppure attraverso lautomatic routing, ovvero agli utenti sono presentate sequenzialmente domande collegate per rilevanza alla risposta precedente. communityconnections.heinz.cmu.ed u services.salford.gov.uk consultations.wtonpartnership.org.uk/inovem/consult.ti /system District-Council/easingcase Quick Polls SMS Text Voting Street Kiosks Sondaggi brevi, finalizzati a vedere dove va il vento e privi del rigore delle attività strutturate di e-consultation. Essi sono posti in evidenza sui siti web e tendenzialmente richiedono un impegno da parte dellutente della portata di uno o due click del mouse. Si tratta della votazione in relazione a una tematica proposta attraverso linvio di un sms da parte dellutente. È caratterizzato da grande pervasività, data lelevata penetrazione dei telefoni cellulari nella popolazione occidentale. Piccoli chioschi presenti nelle strade cittadine, finalizzati ad esempio a fornire informazioni ai turisti, possono anche essere il luogo per consultazioni online. Possono essere provvisti di computer o di supporti con touch screen. In linea generale, consentono di garantire lanonimato allutente

163 E-participation Strumento Descrizione Esempi e-petitions Local Issues Forums Online Campaigns Si tratta di petizioni che possono essere inviate online, ma anche avviate, lette e firmate sul web. Esse possono essere associate a forum di discussione online, aggiornamenti via e pagine destinate al feedback da parte delle istituzioni dopo linvio finale. È anche possibile che il testo della petizione venga discusso prima dellavvio della raccolta firme. Sono discussioni, effettuate su un sito web oppure via , condotte dai cittadini. Seguendo il principio dellincontro pubblico, un cittadino può sollevare una questione o porre una domanda a vocazione locale, che viene pubblicata sulla pagina principale del forum. Gli altri cittadini possono poi contribuire alla discussione (sul forum stesso oppure via ). Il forum può mettere in risalto largomento più recente oppure quello più discusso. Campagne di protesta online, avviate dai cittadini attraverso tra i vari strumenti un sito web, un forum, una catena di . Alla mobilitazione online in alcuni casi può seguire unestensione via cellulare, ad esempio per indire una manifestazione. epetitions.scottish.parliament.uk e-petitions.kingston.gov.uk petitions.pm.gov.uk ums.htm Photo Sites Pledges Video Views Virtual community Siti sui quali i cittadini possono uploadare (caricare) fotografie a sostegno di una protesta, o segnalare un fatto (ad esempio, un marciapiede rotto), generando una reazione di altri utenti attraverso un forum di commenti. Recentemente è divenuto possibile inviare le foto su siti internet attraverso il cellulare. Siti su cui è possibile inserire una protesta, specificando quale tipo di azione si intende intraprendere una volta raggiunto un numero di adesioni prestabilito. Le consultazioni video permettono agli utenti di uploadare (caricare) un video a sostegno di una protesta, o per segnalare un fatto, attraverso piattaforme come YouTube, generando la reazione di altri utenti attraverso un forum di commenti. Si tratta di comunità virtuali web based che aggregano gli utenti sulla base di appartenenza geografica o sulla base di altre tematiche comuni. Possono utilizzare strumenti che vanno dai forum alle , dalle chat alla realtà virtuale

164 7.3. Petizioni online: verso una nuova definizione Definizioni in letteratura Come emerge dallanalisi degli strumenti attraverso cui si può esercitare le-participation (o le-engagement, secondo locse) le e-petitions sono uno strumento di partecipazione online. Esse sono levoluzione delle petizioni cartacee grazie allinnovazione democratica che deriva dall'unione dei processi di partecipazione tradizionali con quelli legati all'uso dalle nuove tecnologie della comunicazione. Per licele 2007 una petizione online è una petizione che ha ottenuto un supporto elettronico (più di frequente online) 455. Essa si appoggia su un sistema di e-petitioning, ovvero un nuovo canale per il processo delle petizioni che facilita i cittadini ad avviare, supportare e possibilmente commentare le petizioni online 456. Ciò grazie al fatto che i cittadini possono informarsi in maniera approfondita sulle petizioni, incluse quelle cartacee. Molte e-petitions incoraggiano la discussione sul tema e contribuiscono ad informare sia chi è interessato a firmare la petizione sia quanti la ricevono 457. Per Trechsel et al. (2004) la e-petition è uno strumento che utilizza internet per consentire ai cittadini di avviare una petizione su un problema pubblico, invitare altri a segnalare il loro supporto e infine inviare la petizione 458. Per il Comune di Bristol essa invece è una petizione che raccoglie nomi e indirizzi online, utilizzando il sistema e-petitioner 459 e le epetitions possono essere avviate, lette e firmate sul web 460. Per Macintosh et al. (2005) una e-petition è uno strumento a disposizione dell'utente per avviare un dibattito su un determinato tema 461. Come appare evidente, la definizione di e-petitions è frequentemente strumentale ed è spesso affiancata dalla descrizione degli strumenti atti a supportare le petizioni online, i cosiddetti e- petitioners: unapplicazione e-petitioner è utilizzata per creare e ospitare e-petitions che includano forum di discussioni associate online, aggiornamenti e pagine di feedback 462 (Bristol Council, 2007). Per Macintosh et al. (2005) le-petitioner è un sistema web-based che può ospitare petizioni online e consentire ad altri di formare la petizione aggiungendo il nome e lindirizzo online. Per Macintosh (2000) le-petitioner è uno strumento di petizione elettronico web-based con la funzionalità di creare una petizione; vedere/firmare una petizione; aggiungere informazione; partecipare al forum di discussione; inviare una petizione 463. Una dimensione non tecnocratica delle petizioni viene rilevata da Whyte et al. (2006), che definiscono le-petitioner come uno strumento che ha una funzione complementare rispetto alla relazione interpersonale vis-à-vis Icele (2007; traduzione dellautrice). 456 Ibidem (traduzione dellautrice). 457 Ibidem (traduzione dellautrice). 458 Trechsel et al. (2004: 48; traduzione dellautrice). 459 Bristol Council (2007; traduzione dellautrice). Estratto da: 460 Ibidem (traduzione dellautrice). 461 Macintosh et al. (2005: 14; traduzione dellautrice). 462 Bristol Council (cit.; traduzione dellautrice). 463 Macintosh (2000: 2; traduzione dellautrice). 464 Whyte, Macintosh e Shell (2006: 20; traduzione dellautrice). 144

165 Verso una nuova definizione di e-petitions Le petizioni in relazione agli strumenti offerti. Ricordando che le petizioni online costituiscono uno strumento di e-participation, ovvero di lutilizzo delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione per allargare e approfondire la partecipazione politica abilitando i cittadini a collegarsi gli uni con gli altri e con i propri eletti rappresentanti 465, si ritiene opportuno ricreare una definizione di e- petitions che sia meno legata allo strumento sulla quale può essere esercitata. LAutrice ricorda, infatti, che la e-participation ha una forte natura bottom-up, che emerge dallinsieme di opportunità per partecipare quali siti web, portali di informazione, mail, guest books, newsletter, survey online, mailing list, forum di discussione, chat, Wiki, blog, strumenti di cyberprotesta, petizioni online e campagne di protesta online 466. Date queste premesse, si ritiene opportuno ricordare la distinzione, effettuata per le petizioni tradizionali, ma applicabile anche al contesto online, tra le petizioni: - formali, che si sviluppano e vengono inviate all'interno di un quadro normativo predefinito, che contempla le petizioni come uno strumento giuridico effettivamente a disposizione dei cittadini; - informali, che si sviluppano come azioni di campagna, o di comunicazione, e che come tali si chiamano petizioni ma si rivolgono ai propri interlocutori senza tuttavia rientrare all'interno di alcun ordinamento giuridico. LAutrice propone una classificazione delle petizioni online che deriva dal doppio asse giuridico (a seconda che le petizioni siano previste dallordinamento dello Stato di riferimento) e tecnologico (a seconda che le istituzioni offrano al supporto tecnologico per inviare le petizioni online). Petizioni previste dallordinamento giuridico + - E-petitioner formale assente Petizioni formali tradiz. Asse giuridico Petizioni formali online + Asse tecnologico E-petitioner formale presente Petizioni informali tradiz. Petizioni informali online - Petizioni NON previste dallordinamento giuridico Sulla base di questa distinzione, esisterebbero dunque quattro possibilità per esercitare le petizioni (si specifica che laddove è possibile linvio online è comunque sempre possibile 465 Macintosh (2004; traduzione dellautrice). 466 Hanfling (in Demo-net, 2006: 44; traduzione dellautrice). 145

166 anche linvio tradizionale, mentre non è valido linverso). Tuttavia, la pratica ci ricorda che moltissime sono le petizioni inviate online anche quando le-petitioner formale (che in questo contesto consideriamo come il supporto web fornito top-down per linvio di e- petitions) formale non è esistente. Oppure, esistono petizioni che sono spedite con sistemi web non ufficiali, o ancora che vengono inviate a un destinatario diverso da quello ufficialmente riconosciuto (ad esempio, al Consiglio europeo anziché la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo). Per rimanere aderenti alla realtà, è quindi opportuno classificare ulteriormente le petizioni, a seconda che il cittadino faccia (o non faccia) uso degli strumenti legali e tecnologici eventualmente a disposizione: Come emerge dalla tabella, esistono situazioni in cui le petizioni effettuate sembrano simili. Tuttavia, esse sono profondamente diverse poiché in alcuni casi il promotore della petizione non ha scelta, mentre in altri casi non utilizza gli strumenti informali per ignoranza (non sa che esistono) o per scelta strategica (preferisce rivolgersi a un altro interlocutore). In sostanza, le petizioni possono essere distinte a seconda che lo strumento: 1) cè e lo si usa, 2) cè ma non lo si usa (per scelta o per ignoranza), 3) non cè e se ne usa un altro, 4) non cè e non si fa nulla. Come emerge in seguito: le petizioni possono essere classificate sulla base dellutilizzo degli strumenti offerti, ovvero: 1. e-formal/formal: le petizioni sono giuridicamente riconosciute, esiste un e-petitioner formale e lutente lo utilizza; 2. e-informal/formal -1: le petizioni sono giuridicamente riconosciute, esiste un e- petitioner formale ma lutente non lo utilizza (per scelta o per ignoranza); 3. e-informal/formal -2: le petizioni sono giuridicamente riconosciute ma non esiste un e- petitioner formale, quindi lutente utilizza un altro strumento informale per linvio online (non ha scelta); 4. e-informal/informal -1: le petizioni sono giuridicamente riconosciute, esiste un e- petitioner formale ma lutente non lo utilizza (per scelta o per ignoranza) e invia la petizione ad un destinatario non riconosciuto formalmente (per scelta o per ignoranza); 5. e-informal/informal -2: le petizioni sono giuridicamente riconosciute ma non esiste un e-petitioner formale, quindi lutente utilizza un altro strumento informale per linvio online (non ha scelta) e invia la petizione ad un destinatario non riconosciuto formalmente (per scelta o per ignoranza); 6. e-informal/informal -3: le petizioni non sono giuridicamente riconosciute e non esiste un e-petitioner formale, quindi lutente utilizza un altro strumento informale per 146

167 linvio online (non ha scelta) e invia la petizione ad un destinatario non riconosciuto formalmente (non ha scelta). Tralasciando il caso in cui lutente non utilizza uno strumento esistente perché non ha scelta, considerata A lopportunità legale e B lopportunità tecnologica, le petizioni possono essere classificate sulla base: 1. delle possibilità offerte ai cittadini (livello di democraticità) 2. dellutilizzo di tali possibilità (livello di istituzionalizzazione) come segue: Ha scelta (A+B) Ha scelta parziale (A ma non B) Non ha scelta (non A e non B) Utilizza (A+B) e-formal/formal petition Utilizza parzialmente (solo A o solo B) e-informal/formal petition e-informal/informal petition Non utilizza (né A né B) Altre forme di protesta xxx e-informal/formal petition e-informal/informal petition xxx xxx e-informal/informal petition da cui: Ha scelta (A+B) Ha scelta parziale (A ma non B) Non ha scelta (non A e non B) Utilizza (A+B) Petizione formale xxx Utilizza parzialmente (solo A o solo B) Petizione formalizzata strategica Petizione formalizzata adattata Non utilizza (né A né B) Altre forme di protesta Petizione informale strategica xxx xxx Petizione informale adattata Le petizioni in relazione alla pervasività della dimensione online. Come visto precedentemente, la componente online delle petizioni è spesso legata al fatto di: avviare, supportare e possibilmente commentare le petizioni online (Icele, 2007); informare sia chi è interessato a firmare la petizione sia quanti la ricevono (Icele, 2007); creare una petizione; vedere/firmare una petizione; aggiungere informazione; partecipare al forum di discussione; inviare una petizione (Macintosh, 2000); creare e ospitare e-petitions che includano forum di discussioni associate online, aggiornamenti e pagine di feedback (Bristol Council, 2007). Le dimensioni che ricorrono più di frequente sono, come emerge, la possibilità di e consultare una petizione, aggiungere informazioni di background, partecipare al forum di discussione, firmare una petizione, ricevere aggiornamenti sulla raccolta firme, avere feedback sul seguito della petizione. Gli elementi tenuti in considerazione dalle sopra citate definizioni ben si adattano a definire le e-petitions formali. LAutrice ritiene tuttavia che lanalisi delle-petitioning in senso generale dallo Scottish e-petitioner a PetitionOnline, dal Bundestag alla Pledgebank debba fare riferimento a una dimensione online in senso più ampio. Quando la creatività del cittadino inizia a emergere (per strategia o per ignoranza degli strumenti offerti, o per inesistenza degli strumenti stessi), la dimensione online della petizione esula dagli stretti confini dello strumento e-petitioner formale, per affacciarsi verso il più ampio mondo del web 2.0, dove le petizioni nascono, crescono e si sviluppano. E, soprattutto, 147

168 per affacciarsi verso lancor più ampio mondo che è lesperienza reale e virtuale dei promotori e dei sostenitori delle petizioni. Possono esistere petizioni in cui la raccolta firme è avvenuta online ma la promozione è stata effettuata con passa-parola; oppure petizioni in cui la raccolta firme è avvenuta in maniera tradizionale ma la mobilitazione tra promotori si è svolta sul web. In sostanza, nelle petizioni eccezion fatta per quelle scritte, promosse, firmate e inviate per via tradizionale la componente online può essere presente in più momenti. Essa essere presente sotto più forme nelle fasi sopra elencate (inserire una petizione, consultare una petizione, aggiungere informazioni di background, partecipare al forum di discussione, firmare una petizione, ricevere aggiornamenti sulla raccolta firme, avere feedback sul seguito della petizione). Il ciclo di vita di una petizione. Per poter procedere con una nuova definizione della petizione, lautrice ritiene preliminarmente necessario identificare il ciclo di vita di una petizione, le cui fasi vengono suddivise come segue: 1. la mancanza: identificazione di un problema da parte di uno o più cittadini, oppure un gruppo di interesse; 2. la competenza: acquisizione di informazioni sul tema, ricerca di eventuali altri promotori potenziali, ricerca di eventuali precedenti simili, identificazione della petizione come soluzione, approfondimento del funzionamento del sistema di e- petitioning; 3. la performanza: scrittura della petizione, pubblicazione, divulgazione, ricerca del supporto (economico, politico) e della visibilità (azioni di supporto, testimonial, media), mobilitazione, raccolta firme, invio; 4. la sanzione: feedback, esito. Si specifica che, data la grande possibilità creativa a disposizione dei cittadini, gli elementi contenuti allinterno di ogni singola fase possono essere variamente combinati tra loro. In ogni caso, lautrice ritiene che tenere in considerazione lintero processo di e-petitioning identificando gli elementi essenziali di ciascuna fase del ciclo di vita sia necessario per giungere così a una più ampia definizione di petizione, che tenga conto: degli strumenti offerti; delladattamento agli strumenti offerti o dellutilizzo creativo di tali strumenti; del ruolo della dimensione online. Una nuova definizione di e-petition. LAutrice propone, quindi, di definire le petizioni online come una particolare forma di e- partecipazione attiva consistente nellinvio di una protesta o una segnalazione a un referente istituzionale, giuridicamente riconosciuto come il responsabile delle petizioni oppure no, da parte di uno o più cittadini o un gruppo di interesse, attraverso 1) canali di e-petitioning offerti top-down, 2) canali di e-petitioning alternativi scelti bottom-up, 3) canali di petitioning tradizionale, in cui sia presente una forte componente online allinterno di una o più fasi del ciclo di vita di una petizione (mancanza, competenza, performanza, azione). 148

169 7.4. I primi sistemi di e-petitioning formale Come la storia evidenzia in maniera assai chiara, la pratica delle petizioni ha molte centinaia di anni. Ciò è valido, in particolare, per l'inghilterra, dove essa ha rappresentato il mezzo per il Parlamento di affermare dei diritti contro la Corona, come ricordano Macintosh, Renton e Whyte (2005) 467. In molti Paesi del mondo, i cittadini hanno utilizzato le petizioni per rendere noti i propri sentimenti su tematiche che li riguardano. Semplicemente, una petizione è una richiesta formale a unautorità più alta, ad esempio un Parlamento o unaltra autorità, firmata da uno o da più cittadini. Il formato delle petizioni, e la maniera in cui sono inviate e conseguentemente considerate dai Parlamenti, varia fortemente 468. Proviene dalla Gran Bretagna uninteressante definizione di e-petition, ovvero la pratica di dar vita, sviluppare e inviare delle petizioni nel mondo virtuale del web: Cosè una e-petition? Una e-petition è una forma di petizione inviata a un sito. Individui o gruppi possono creare una petizione e I visitatori possono aggiungere dettagli alla petizione per firmarla. Il formato rende semplice la raccolta delle firme, e rende anche semplice per noi rispondere direttamente via . Qual è la differenza tra una e-petition e una petizione di carta? Non cè differenza teorica, solo il modo in cui le firme sono raccolte e consegnate. Una petizione può raccogliere nomi e firme in una o tutte e due le forme, purché una volta firmata in una maniera non venga anche firmata nellaltra 469. Nellottica di alcuni governanti, consentire l'invio di petizioni ha reso necessario implementare apposite componenti tecniche e-petitioners formali come siti web che mostrino il testo dell'iniziativa proposta al pubblico di Internet, strumenti che consentano di aderire all'iniziativa e trasmettere le proprie firme agli ufficiali che le certificano, mezzi per autenticare le firme e verificarle in relazione alla lista dei firmatari registrati e-petitioning in Scozia 471 I primi ad avviare iniziative in questo senso sono stati gli scozzesi che, alla fine degli anni Novanta, hanno ricevuto da Londra maggiore autonomia di azione. Come conseguenza, il nuovo Parlamento di Edimburgo, con un documento prodotto dal Consultative Steering Group (The Scottish Office, 1998), ha avviato un periodo di politiche per rafforzare lapertura, laccessibilità e la partecipazione attraverso lutilizzo di tutte le Ict in maniera innovativa e appropriata. In questo processo di cambiamenti, le petizioni hanno richiesto unadeguata trattazione, poiché è importante consentire a gruppi o a individui di influenzare lagenda del Parlamento 472. Per procedure al meglio il Parlamento scozzese ha istituito un Public petitions committee (Ppc), esclusivamente dedicato alla promozione delle petizioni come lo strumento di eccellenza per i cittadini per promuovere in Parlamento tematiche rilevanti per la cittadinanza 473. Edimburgo ha così affidato all'international Teledemocracy Centre (Itc) della Napier University il compito di progettare un sistema innovativo di e-democracy che sostenesse la partecipazione al processo decisionale democratico: lelectronic petitioning era una delle applicazioni basate sul web che sarebbero state incluse nelliniziativa. 467 Estratto da: itc.napier.ac.uk/itc/documents. 468 Davenport, Macintosh e Malina (2001: 18; traduzione dellautrice). 469 Governo britannico. Estratto da: petitions.pm.gov.uk/faq (traduzione dellautrice). 470 Baer (2001). Estratto da: arxiv.org/abs/cs.cy/ (traduzione dellautrice). 471 epetitions.scottish.parliament.uk 472 Estratto da: 473 Ocse (2003: 56). 149

170 I problemi da risolvere in fase di progettazione erano innumerevoli, in particolare per fare convivere pacificamente gli aspetti più strettamente democratici e quelli tecnologici, come ricorda Macintosh (2000) 474. Nel 1999 litc ha terminato la lavorazione del primo prototipo, le-petitioner 475, che consentiva agli utenti di: generare le petizioni, consultare e firmare le petizioni, aggiungere informazioni, partecipare ai forum di discussione. Approvato il progetto, il 14 marzo 2000 il Parlamento scozzese ha avviato un periodo di prova durante il quale i cittadini, individualmente o in gruppi, hanno potuto presentare le petizioni online. Da allora, il Parlamento e litc hanno lavorato insieme per garantire ai cittadini il buon funzionamento degli strumenti per linvio di petizioni elettroniche, inclusa lintegrità e linviolabilità del sistema. A garanzia di maggiore trasparenza, il sito web del Ppc ha link diretti con lepetitioner e include le linee guida su come inviare le e-petitions al Parlamento. Oggi le-petitioner scozzese si trova alla pagina web epetitions.scottish.parliament.uk. Esso consente quanto segue: 1. qualunque cittadino può creare una la petizione in linea, inserendone il testo e fornendo lindirizzo a cui trasmettere tutte le comunicazioni; 2. il promotore della petizione può aggiungere ulteriori informazioni (background information) per fornire elementi razionali e oggettivi sulla petizione, e informare meglio coloro che la consultano; 3. i cittadini che desiderano supportare la petizione possono inserire online i loro nomi e indirizzi; 474 In designing the system a number of key democratic requirements were important to the Centre. It was important to ensure that the petitioning process was as transparent as possible whilst remaining within the data protection standards. It was important that people were adequately informed about the petition issues and therefore could better decide whether to support the petition or not. Participation was important and achieved by incorporating a mechanism for users not only to add their support for the petition but also to comment on it negatively or positively. At this point in time, accessibility and security were important but conflicting issues, Macintosh (2000: 2). 475 e-petitioner.org.uk. 150

171 4. le persone che desiderano sollevare un dibattito sulla petizione possono farlo tramite i forum di discussione integrati online; 5. il forum di discussione è aperto a tutti (in lettura e in scrittura degli interventi), sia a coloro che supportano la petizione sia a quanti, invece, vogliono solo partecipare al dibattito; 6. le persone che desiderano aggiungere il proprio nome, o partecipare alla discussione, non devono necessariamente possedere un indirizzo , ma possono partecipare da qualunque punto di accesso internet (cyber café, biblioteche, etc.); 7. riguardo alle statistiche di petizione, il numero di persone che sostengono la petizione è aggiornato automaticamente con i nomi e le aree/paesi, e questa informazione è visibile a chiunque; 8. i nomi e gli indirizzi completi sono archiviati solo e unicamente ai fini della petizione (a meno che la persona che aggiunge il proprio nome e indirizzo non dia il consenso per altri usi), a garanzia della protezione dei dati personali; 9. i nomi e gli indirizzi duplicati sono rimossi automaticamente; 10. la verifica dei nomi e degli indirizzi viene effettuata prima dellinvio della petizione; 11. il promotore può inviare la petizione con i nomi e gli indirizzi per via elettronica e/o può produrre una versione cartacea della petizione stessa per linvio; 12. il formato per linvio della petizione è conforme alle linee guida del Ppc. Le principali sezioni del sito sono e-petitioner 476, View/Sign Petition 477, Petitioner Sponsors 478, Information 479, Comment 480, View Signatures 481, Feedback This is effectively the home page for the e-petitioning system. It lists the e-petitions along with the name of the individual or organisations who originally raised the petition and the current status of the petition. Estratto da: (epetitions.scottish.parliament.uk. 477 This is the main e-petition page. It contains name of Petition Sponsor, the petition text, and the sign petition facility. Here a user who agrees with the petition issue can add their name and address to the petition. Estratto da: idem. 151

172 Nei 12 mesi dopo il suo lancio formale (avvenuto nel 2004) l'e-petitioner ha attirato firme, 639 commenti alle discussioni e 45 e-petitions. Gli strumenti d'avanguardia elaborati e il successo del loro utilizzo non potevano passare inosservati, e l'indipendentista Scozia ha ben presto dato l'esempio a tutto il resto del Regno Unito Downing Street online 484 Qualche anno dopo i primi esperimenti scozzesi, il Governo britannico ha deciso di avvicinarsi al sistema delle petizioni online. Nel novembre 2006 è stato così lanciato petitions.pm.gov.uk, il sito web che ha consentito di affiancare alla tradizionale consegna delle petizioni davanti alla porta del n.10 di Downing Street un nuovo, moderno strumento di invio online 485. È cambiato così, anche per gli inglesi, il modo di comunicare con il loro Primo Ministro che peraltro, per avvicinarsi ai suoi cittadini, ha deciso di evidenziare sul sito sia le cinque 478 Here the name and address and other relevant contact details for the individual or organisation raising the petition are provided, where appropriate it provides links to the organisations own web site. Estratto da: idem. 479 This shows important additional information, provided by the petition sponsors, which supports the petition and allows the users to be better informed about the petition issue. Estratto da: idem. 480 This gives the users the opportunity to comment further on the petition. Estratto da: idem. 481 This provides a list of the names, along with their countries, of all those who have signed the e-petition; giving any further details of signatories would have breached the data protection act. Estratto da: idem. 482 This section links to the Parliaments main petitions page, gives the number of the submitted petition and allows tracking of the petition through its life in the Parliament. Estratto da: idem. 483 The development, deployment and evaluation of e-petitioner have demonstrated how straightforward computing techniques can enhance public participation in the newly established Scottish Parliament. As well as the system being used to submit e-petitions to the Scottish Parliament, it is also hosting the first ever e-petition to the British Prime Minister at No.10 Downing St., Macintosh e Malina (2002). 484 petitions.pm.gov.uk e 485 Petitions have long been sent to the Prime Minister by post or delivered to the Number 10 door in person. You can now both create and sign petitions on this website too, giving you the opportunity to reach a potentially wider audience and to deliver your petition directly to Downing Street, Governo inglese. Estratto da: 152

173 petizioni più recenti sia le cinque petizioni aperte più popolari. Il successo è stato immediato: dal suo lancio, Downing Street virtuale ha ricevuto, fino a metà giugno 2007, petizioni inserite, di cui sono ancora aperte e firmabili, sono complete e sono state rifiutate. Complessivamente, sono state registrate firme, provenienti da indirizzi diversi in soli otto mesi di attività. Tra gli strumenti offerti dall'e-petitioner londinese figura quanto segue: ogni cittadino può inserire una petizione online, inserendone il testo e fornendo lindirizzo a cui trasmettere tutte le comunicazioni; prima di generare una nuova petizione, il cittadino può verificare facendo una ricerca per parole chiave che non esistano già petizioni su argomenti simili 487 ; al momento dell'inserzione, il promotore deve classificare la propria petizione all'interno di una categoria predefinita 488 ; il promotore può aggiungere ulteriori informazioni (background information) per fornire elementi razionali e oggettivi sulla petizione informare meglio coloro che la consultano; i cittadini che desiderano supportare la petizione possono inserire online i loro nomi e indirizzi; anche se una petizione è ancora aperta, il Governo può esprimersi a riguardo, facendo comparire sulla pagina della petizione stessa una government response. 486 The most common reason for rejection is duplication - many users have commented that there are many petitions on similar subjects clogging up the site and we are trying to eliminate too much duplication or overlap, though balancing that with the need to allow for the nuances for similar petitions which take the subject in a slightly different direction. The other common reasons are: legal issues, offensive language, party political content and issues outside the government's remit. Many of these are resubmitted, as everyone is given a second chance. Some users address the issues we raise with them, some prefer not to. Estratto da: 487 Before creating a new petition, please use this box to check whether a petition already exists which makes your point. If so, please add your name to that petition. We will not create duplicate petitions making identical points. Estratto da: idem. 488 Business and industry, Economics and finance, Education and skills, Employment, jobs and careers, Environment, Government, politics and public administration, Health, well-being and care, Housing, Information and communication, International affairs and defence, Leisure and culture, Life in the community, People and organisations, Public order, justice and rights, Science, technology and innovation, Transport and infrastructure. Estratto da: idem. 153

174 Sul sito non è presente alcuno spazio per il dibattito delle petizioni tra cittadini. È invece fornita una guida per aiutare il cittadino al momento dell'inserimento della petizione. In un contesto di reciproco dialogo con il cittadino, Downing Street esprime le ragioni di alcune sue scelte, come il rifiuto di consentire l'inserimento di web link 489, la riluttanza nell'accettare le petizioni che propongono mozioni di onore 490, il rifiuto di accettare petizioni scherzose 491, il rifiuto delle petizioni piccole 492, la riduzione delle petizioni individuali 493, la 489 At the outset, we hoped users would be able to include links to any websites related to a particular organisation or campaign, and mysociety included a special field for links to organisation's web pages. However, the nature and sheer quantity of web links which were being included made it rapidly clear that we would have to reconsider. We simply do not have the resources to vet the content of external sites. Estratto da: idem. 490 We have received several petitions proposing people for honors. Initially, we decided it would be wrong to accept this, since there is an existing procedure for honors nominations from members of the public, and an e- petition would just duplicate this. Estratto da: idem. 491 Initially we accepted humorous petitions, on the grounds that they did no harm and were often funny. However, particularly after the site received publicity in the media, we found that more and more time was being taken up considering borderline cases where supposedly humorous petitions risked being seen as offensive or in bad taste. Some users also contacted us to complain about silly petitions undermining the serious purpose of the site. We decided it was impossible to justify this use of Civil Service time, or to come up with clear guidelines as to what amounts to good or bad taste. Reluctantly therefore we have decided no longer to accept petitions which are obviously intended as jokes. Estratto da: idem. 492 It is fair to say that we have been surprised at the number of petitions received and to keep things both manageable and a justifiable use of resources we have reluctantly decided that we cannot respond to petitions of less than 200 people, unless they relate specifically to small groups (for example, people from a small community). Estratto da: idem. 493 We have to avoid libel, incitement or any other legal issues and we do not have the resources to systematically check the facts about individual cases or to seek legal advice. It would be irresponsible to either take the risk of being sued, or causing needless offence, when we believe that it is possible to ask for any policy change without risking these problems. So we have erred on the side of caution, asking people to re-phrase petitions if we believe there is any likelihood of legal risk, or of causing offence. Estratto da: idem. 154

175 trasparenza e il rifiuto delle petizioni 494. Da vero government2.0, infine, Downing Street si dimostra fedele seguace dell'open source: È opportuno ricordare agli utenti che il codice ha usato da mysociety costruire questo sito per noi è open source, di modo che altre organizzazioni possano costruire siti simili, con l'autorizzazione del software Affero GPL. Potete scaricare il codice sorgente dal sistema centrale secure.mysociety.org/cvstrac/dir?d=mysociety [] e contribuire a svilupparlo. Siete benvenuti nellutilizzarlo per vostri progetti, benché dobbiate rendere disponibile il codice sorgente di qualunque progetto 495. L'esplosione del 2007: la petizione contro i costi stradali. Il successo di petitions.pm.gov.uk è stato tale che nel febbraio 2007, a soli 4 mesi dal lancio dell'iniziativa, una petizione online contro i costi stradali ha raccolto 1,8 milioni di firme. Un numero enorme, su una popolazione di 60 milioni di abitanti. Inutile dire che la copertura della notizia da parte dei media è stata incredibilmente massiccia e il Governo, per la prima volta, ha vissuto sulla sua pelle limpatto della democrazia elettronica. In ogni caso, a parte la questione di visibilità, resta da vedere se la policy sarà condizionata in maniera permanente 496. La stampa anglosassone sembra infatti già essere sul piede di guerra: tre mesi dopo il lancio dellidea, il governo inglese sta religiosamente ignorando le sue e-petitions proprio come fa con quelle reali - sostiene The Inquirer più di un milione di persone ha firmato le e- petitions a partire dallavvio del servizio. Tuttavia, sinora nessuna delle idee è divenuta una policy di governo. Più clemente è The Guardian, che si chiede se sia possibile decidere se questo governo vedrà gli 1,8 milioni di indirizzi come unopportunità di marketing o un esercizio di e-democracy, ma spero che ciò verrà visto come un momento in cui la tecnologia ha reso possibile che venga ascoltata una voce efficace per il dibattito nazionale Autorità locali: Kingston e Bristol Nel 2005, a marzo per la precisione, le città di Kingston sul Tamigi e Bristol sono state coinvolte nel progetto Informazione, comunicazione e cittadinanza del Local e-democracy National Project, finanziato dal governo britannico, che ha coinvolto le autorità locali inglesi. L'obiettivo era esplorare l'e-petitioning come una strada, a disposizione dei cittadini, per far conoscere le proprie inquietudini attraverso i processi formali dell'autorità locale. Per raggiungere lo scopo, il National project ha suggerito di esplorare tre aree: progetti destinati ai giovani; progetti bottom-up, che enfatizzino lo sviluppo di e-democracy provenienti dai cittadini e dalle comunità; progetti top-down, avviati da autorità locali e governo nazionale (l'e-petitioning era incluso in questa categoria). Per le due città che hanno partecipato al progetto-pilota il percorso è stato simile a quello vissuto dai Governi scozzese e inglese, benché a livello locale. L'obiettivo, infatti, era comune: estendere maggiormente l'accesso dei cittadini al processo decisionale, fornendo una nuovo strumento di comunicazione da affiancare a quello cartaceo. 494 All petitions that are submitted to this website will be accepted, as long as they are in accordance with our terms and conditions. The aim is to enable as many people as possible to make their views known. To ensure transparency, any petition that cannot be accepted will be listed, along with the reasons why. A list of rejected petitions is available on this website. Estratto da idem. 495 Estratto da: idem (traduzione dellautrice). 496 Wikipedia. Estratto da: en.wikipedia.org/wiki/petition (traduzione dellautrice). 497 The Inquirer. Estratto da: (traduzione dellautrice). 498 The Guardian. Estratto da: blogs.guardian.co.uk/organgrinder/2007/02/epetitions_marketing_or_edemoc.html (traduzione dellautrice). 155

176 Sempre l'itc ha, quindi, implementato per le due città un supporto, con funzioni simili a quelle scozzesi, che permettesse agli utenti del sito di creare una petizione, leggere tutte le petizioni inserite, approfondirle tramite le background information fornite dal promotore principale, scambiare commenti in un forum di discussione e firmare le petizioni di interesse. Kingston. 499 Il sistema di e-petitions consente di supportare una petizione aggiungendo il nome e lindirizzo online. Dettagli sulla petizione vengono forniti affinché possa essere contestualizzata, consentendo in seguito di decidere consapevolmente se supportarla. È anche possibile vedere chi ha sostenuto la petizione (nome e area di provenienza) o partecipare a una discussione online a riguardo. Attraverso il sistema di petizione online oggi è quindi possibile inviare una petizione via Internet, oltre che su carta. In questa maniera, la petizione e le informazioni a supporto della stessa possono essere disponibili a un pubblico potenzialmente più ampio, dando così lopportunità di raccogliere più nomi a supporto della petizione stessa 500. Bristol. 501 Anche a Bristol è oggi possibile avviare e supportare una petizione online. Il sistema di e- petitioning consente al promotore principale di fornire informazioni di background, inclusi 499 epetitions.kingston.gov.uk 500 A petition may gather names and addresses in both forms - you can have a paper version and an online version, although you should discourage people from joining both petitions. The recommended maximum time for an Online Petition is 6 months. Each Online Petition has its own discussion forum, where supporters and visitors can discuss the petition and surrounding issues online. There is also space for supporting information, so that you can add any background necessary and put your petition in context, Kingston Council. Estratto da: epetitions.kingston.gov.uk

177 link ad altri siti o fotografie, e fornisce lopportunità di avviare un dibattito online, consentendo ai decisori pubblici di vedere la forza dellopinione pubblica. È possibile avviare contemporaneamente una petizione sia in versione elettronica che cartacea, unendole poi prima dellinvio al Consiglio: alcune persone preferiscono questa opzione poiché trovano più facile avere una petizione che possono portare in giro tra parenti e amici Bristol Council. Estratto da: (traduzione dellautrice). 157

178 7.5. Cenni su vari casi nazionali L'esempio britannico negli anni ha avuto seguito anche in altri Paesi, europei e non Germania - Bundestag 503 Il Bundestag tedesco ha introdotto una versione modificata dell'e-petitioner scozzese nel settembre Il progetto è stato curato, anche questa volta, dall'international Teledemocracy Centre della Napier University, come è peraltro evidente dal redirect della Url del sito, che porta alla pagina itc.napier.ac.uk/e-petition/bundestag/. Il progetto è nato dalle nuove disposizioni della legge federale tedesca, che ha ritenuto necessario affiancare ai tradizionali strumenti di invio e gestione delle petizioni (su supporto cartaceo) nuovi strumenti elettronici, come segue: Art. 17. Ogni cittadino dovrà avere il diritto di indirizzare, individualmente o congiuntamente con altri cittadini, richieste scritte o lamentele alle agenzie competenti ed ai Parlamenti. Art ) Il Bundestag nominerà una Commissione delle petizioni che gestisca le richieste e le lamentele indirizzate al Bundestag conformemente all'articolo 17. 2) I poteri del Comitato nella trattazione delle lamentele dovranno essere regolate Romania - Parlamento 504 Anche la Camera dei Deputati della Romania ha avviato un sistema per linvio delle petizioni online, che richiede allutente informazioni quali il nome e il cognome, loccupazione, lindirizzo, il testo della petizione ed eventuali informazioni relative a precedenti contatti avuti con le istituzioni. 503 e-petitionen.bundestag.de

179 Norvegia - Citizen initiative (innbyggerinitiativ) 505 Nel 2003, con il Norwegian Municipal Act, il Parlamento norvegese ha dato il via a un progetto per aumentare linfluenza dei cittadini tra le elezioni, introducendo una nuova procedura formale: oggi le richieste provenienti da almeno il 2% della popolazione di una determinata area (Comune o Regione), o comunque da almeno 300 cittadini, devono obbligatoriamente essere tenute in considerazione dalle istituzioni. Conseguentemente, in 14 Comuni è stato avviato un esperimento-pilota per linvio di petizioni via web, tramite una piattaforma con funzionalità e layout identici in tutte le località. 505 einitiativ.hive.no/lorenskog 159

180 Le-petitioner in versione scandinava consente oltre allinvio della petizione, linserimento di informazioni di background, la discussione sul tema, etc. anche la discussione del testo della petizione prima allavvio della raccolta firme Australia - Queensland Il Parlamento del Queensland, in Australia, ha avviato liniziativa Get involved 506 coinvolgere maggiormente i cittadini allinterno del processo decisionale. per

181 Parte delliniziativa è la possibilità di inviare petizioni online al Parlamento. La piattaforma progettata consente di firmare petizioni già inserite da altri e di inviare la petizione via per promuoverla presso chi si ritiene possa essere interessato. Il sito contiene inoltre una sezione dedicata alle petizioni concluse, con un dettagliato riassunto sul seguito dato a ciascuna petizione allinterno del processo istituzionale. Delle petizioni che hanno avuto un esito positivo viene inoltre riportata una scansione del documento ufficiale: Esito della petizione "Potential amalgamation of Redland Shire" inviata da Karen Williams [estratto da 161

182 Australia - Parlamento regionale della Tasmania 507 Anche il Parlamento della Tasmania consente linvio di petizioni online, separatamente alla House of Assembly oppure al Legislative Council. Tecnicamente la piattaforma identica a quella del Queensland (con la differenza che il numero delle petizioni caricate online è decisamente minore) Nuova Zelanda - Città di Wellington 508 La città di Wellington dispone di una piattaforma per linserimento di petizioni online. Il promotore della petizione può inserire il testo della petizione, eventuali informazioni di

183 background e link esterni a siti significativi e avviare la raccolta firme sempre sullepetitioner neozelandese prestabilendo un tempo massimo ricevere le adesioni. Il sito presenta le petizioni in corso, quelle concluse e quelle declinate (con la motivazione del rifiuto). 163

184 7.6. Sistemi di e-petitioning informale: il portale PetitionOnline e altri siti Nella trattazione delle petizioni non si può dimenticare l'aspetto esclusivamente bottom-up, ovvero l'insieme delle petizioni formali e informali che nascono e si sviluppano sul web grazie al supporto di siti non governativi che consentono la raccolta firme. Il fenomeno è assai significativo, con uno dei principali siti che ad oggi ha raccolto 55 milioni di one-click signatures a supporto delle più disparate petizioni. Alcune di queste vengono poi effettivamente inviate alle istituzioni giuridicamente destinati ad accoglierle: diventano, quindi, formali, dei veri e propri strumenti giuridici a disposizione dei cittadini. Altre, invece, vengono inviate dai petitioners (qui intesi come i promotori delle petizioni) a target precisi che tuttavia non hanno l'obbligo legale di prendere posizione: le petizioni sono quindi unicamente uno strumento di campagna, di comunicazione, di visibilità. Interessante è verificare che ambedue i casi hanno fatto registrare casi di successo e casi di insuccesso. Per chiarire meglio le dimensioni del fenomeno, si riporta di seguito l'elenco dei principali hosts di raccolta firme online, con una breve descrizione PetitionOnline 509 PetitionOnline è una vera e propria piazza del mercato per idee libere 510 che fornisce l'hosting gratuito di petizioni pubbliche, e consente quindi di avviare continuamente nuove iniziative. È qui che sono state raccolti oltre 50 milioni di firme, e che sono ospitate centinaia di migliaia di petizioni provenienti da tutte le parti del globo. Lidea di PetitionOnline.com è di facilitare la democrazia dal basso, utilizzando un sistema indipendente per ospitare le petizioni per dare un elevato livello di integrazione al processo. Noi crediamo ce in un mondo con molte organizzazioni potenti, sia private che governative, forme responsabili di espressione collettiva dal basso siano più importanti che mai. E crediamo che Internet possa facilitare questo tipo di democrazia partecipata 511. All'utente vengono offerti gli antichi metodi della democrazia proveniente dal basso 512 attraverso le più moderne tecnologie della comunicazione di rete che funzionano 24 ore su Estratto da: (traduzione dellautrice). 511 Estratto da: ibidem (traduzione dellautrice). 512 Estratto da: ibidem (traduzione dellautrice). 164

185 Se chiunque può inserire delle petizioni, dei limiti sono comunque posti dai proprietari del sito 513, anche in virtù del fatto che esso è ha natura privatistica 514. Il promotore della petizione deve essere riconosciuto 515 e viene effettuato, quando possibile, un controllo sull'effettiva esistenza degli indirizzi che costituiscono la firma 516. PetitionOnline offre agli utenti dei consigli per petizioni di successo, ad esempio in relazione a come scrivere il testo della petizione 517, il controllo della petizione 518, la promozione della petizione 519, il passaparola 520, il numero di firme da raccogliere 521, la modalità di invio della petizione 522, l'eventuale ripetizione della petizione 523, le tempistiche migliori da seguire 524, l'impatto sui media 525. Alcuni dei servizi offerti sono a pagamento ecco il petitions' business come la fornitura degli stampati delle firme, processi più dettagliati di verifica delle firme inserite, servizi personalizzati di promozione della petizione (marchio, etc.). Sull'efficacia delle petizioni online, il sito sostiene che: Sì, le petizioni in linea possono ottenere risultati. [... ] I risultati potenziali di una petizione online variano secondo la richiesta della petizione, chi la sponsorizza, come esso è scritta e 513 We do not accept petitions that advocate violence, extreme hostility, that use foul language, or are otherwise irresponsible or anti-social. We consider petitions which attack individuals for independent expression of their own legal and non-violent opinions, for example, to be irresponsible and anti-social. Estratto da: 514 PetitionOnline è comunque finanziato per la maggior parte dai liberi contributi degli utenti, a cui va aggiunto un 25% dei proventi offerto da Google. 515 We don't accept petitions from anonymous authors, which almost by definition constitute cheap shots. Estratto da: 516 Each signature and address (always required, but optionally confidential) is logged for possible explicit or statistical validation. Duplicate signatures are automatically rejected, and each person who signs is automatically sent a confirming message. Estratto da: idem. 517 It is important to take the time to get your petition statement just right before you submit and launch the petition online. Hundreds or thousands or even more people will read your petition statement at this site, so all the spell-checking and grammatical editing you can is well worth it. [...] For experienced advice on writing persuasive letters and petitions, take a look at the book Shocked, Appalled, and Dismayed! How to Write Letters of Complaint That Get Results by author and communicator Ellen Phillips. Estratto da: idem Often it may be most productive for you to define success in terms of the factors you can control. A petition can be an organizing tool, a tool for collective expression, and/or a way to raise the visibility of a legitimate viewpoint - as well as a results-oriented tool for advocacy. Estratto da: idem. 519 In addition to promoting your petition on your own web pages, ideas for encouraging visitors to your petition include ing a petition announcement to your friends and sympathizers, submitting your petition page to major search engines, promoting the petition in appropriate news groups and online forums, and getting as many good incoming links connected to your petition as possible. Estratto da: idem. 520 To support your primary petition promotion efforts, each person who signs your petition will automatically receive an message from us to confirm their signature, which also suggests that they take a moment to tell a few friends about your petition, idem. 521 We think the total number of signatures is not necessarily the most important thing, and it's not the only thing that makes for a successful petition. Estratto da: idem. 522 Delivery of petitions is at the discretion and by the hand of the petition authors, rather than us, the hosting service. Petitions can be delivered electronically, simply by ing the petition URL with a note of explanation to the petition recipient. Or the petition pages can be printed and delivered physically. For maximum impact with a successful petition, we recommend doing both. Estratto da: idem. 523 The discretion of the petition authors, petitions can be delivered repeatedly as they gather more signatures. In general, we would recommend against this -- since the first delivery will have the most impact, it is probably better in most cases to wait until a maximum level of support has been recorded. Estratto da: idem. 524 In the case of an urgent issue, there may be a stronger argument for delivering early, and then delivering again later when more support has been demonstrated. Estratto da: idem. 525 Because of the power of the press in spreading the word, perhaps a very effective strategy would be to send the petition URL relatively early to various appropriate media, with a note of explanation that the petition is still very much in progress. This could bring it more into the public eye, and begin to influence public officials (or other intended recipients). Estratto da: idem. 165

186 promossa, e il destinatario di petizione. Nessuno può controllare completamente tutti questi fattori, quindi, ovviamente, i risultati varieranno Gopetition.com 527 Offre servizi di hosting gratuito per le petizioni, strumenti per la creazione di petizioni e consigli su come scrivere una petizione. Al momento attuale i sito ospita 12mila petizioni provenienti da 75 Paesi del mondo. 526 Idem (traduzione dellautrice)

187 Vengono inoltre offerti consigli su come scrivere petizioni di successo 528. E, per quanto riguarda il target, GoPetition offre degli esempi per le petizioni che desiderano essere formali, come quelle inviate ai Governi e ai Parlamenti che le riconoscono all'interno della giurisdizione Altri siti informali Innumerevoli sono altri siti informali, di cui si citano alcuni esempi. E-legislative Action 530. Offre servizi, destinati alle petizioni basate negli Stati Uniti (ma anche con valenza internazionale), quali la pubblicazione di petizioni online, indagini quantitative, la consegna ai funzionari scelti, la comunicazione ai media locali. Fornisce inoltre i link ai più importanti siti di petizioni, suddivisi per area di interesse How to Write a Petition - Effective Petition Writing. Writing a petition is not as difficult as you might think. Many campaigners have reported success stories with GoPetition after using our simple platform. For the best campaign results you need to take into account a number of issues: identifying your target, proper research, clear communication and how you will promote your petition. [] The first task of effective petition writing is to properly identify your target. At GoPetition we have many examples of petitions written to a variety of campaign targets. The list below illustrates some popular targets: Governments, parliaments, politicians: local, state, federal, national, EU, UN; Political parties, presidents, prime ministers, senators, ambassadors, campaigners; Educational institutions; Sports organizations; Media organizations; Entertainment producers - TV stations, Film and TV producers, studios; Neighborhood authorities or home owner associations; There are many more examples that can be searched at GoPetition. Estratto da: 529 Many jurisdictions throughout the world now recognize internet petitions. For example, 10 Downing Street, UK, accepts electronic petitions as long as each petition complies with basic content requirements. In the Usa, statutory requirements vary federally and from state to state. In Scotland, e-petitioner (a parliamentary service) has introduced internet petition formats and protocols. Similarly, in Queensland, Australia, internet petitions to parliament have been sanctioned if a Member of Parliament sponsors the relevant e-petition. Please note that petitions addressed to the European Parliament require signers to indicate nationality and job. The increasing acceptance of internet petitions by governments and parliaments worldwide makes GoPetition an ideal partner for your campaign. Our services can be used for any petition addressed to government at a local, county, state or national level or even internationally (for example, the Un). Estratto da: idem Animal / Wildlife; Environment; Entertainment & Media; Health Care / Insurance; Human Rights USA; Human Rights International; Government/Politics USA; Government/ Politics-Community; Government/Politics International; Religion; Tobacco / Smoking. Estratto da: 167

188 Ipetitions 532. Piattaforma commerciale di proprietà di cittadini provenienti da Stati Uniti, Croazia, India e Belgio. Viene finanziata dalla vendita di spazi pubblicitari sui banner e grazie alle donazioni. Offre uninterfaccia aggiornata e user-friendly per linserimento di nuove petizioni. The Petition Site 533. Sito web che consente di inserire le petizioni e di personalizzare unampia serie di strumenti per la promozione e per il branding della campagna, come la possibilità di: uploadare un video (ad esempio, che testimonino un fatto contro il quale si protesta), inserire un logo o una foto per identificare meglio la petizione, creare una preformattata per la divulgazione tramite posta elettronica, etc. ThePetitionSite contiene prevalentemente petizioni inserite da utenti Usa

189 Petition Them 534. Piattaforma per linserimento di petizioni basata nel Regno Unito e finanziata grazie alla vendita di spazi pubblicitari sui banner. Diversamente da altri siti simili, prevede un processo di moderazione: ogni petizione inviata viene analizzata da personale dello staff del sito prima di essere pubblicata online. È anche previsto un numero massimo di petizioni aperte contemporaneamente, per garantire una migliore gestione del sito. La maggior parte delle petizioni inviate proviene da cittadini britannici, anche se si registra un numero significativo di casi di origine statunitense. Petities.nl 535. Piattaforma olandese per linserimento di petizioni

190 Adressit 536. Piattaforma finlandese per linserimento di petizioni

191 Capitolo 8 Il petitioning nellunione europea 8.1. Il quadro normativo del diritto di petizione nellue In Europa il diritto di petizione costituisce un diritto fondamentale che non può essere dissociato dalla cittadinanza dell'unione europea, sancita dall'art. 17 del Trattato di Nizza. È un diritto inviolabile, che spetta a tutti coloro che abbiano la cittadinanza di uno Stato membro dell'ue. Tuttavia, poiché il diritto di petizione rispetta anche i principi democratici su cui si fonda l'europa, viene quindi concesso anche a tutti coloro che risiedono sul territorio dell'unione, pur non essendone cittadini. Inizialmente iscritto nel Trattato sull'unione europea del 1992, precisamente agli artt. 21 e 194, il diritto di petizione è stato poi inserito nella Carta dei Diritti fondamentali dell'unione europea dove, ai sensi dell'art. 44, si stabilisce che qualsiasi cittadino, o qualsiasi persona giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro [dell'unione europea] ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo. Trattato Ue (1992) Sezione 1: Articolo 194 Qualsiasi cittadino dell'unione, nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, ha il diritto di presentare, individualmente o in associazione con altri cittadini o persone, una petizione al Parlamento europeo su una materia che rientra nel campo di attività della Comunità e che lo (la) concerne direttamente. Sezione 2: Articolo 21 Ogni cittadino dell'unione ha il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo conformemente all'articolo 194. Carta dei Diritti fondamentali dell'unione europea (2000) Capo V: Cittadinanza - Articolo 44: Diritto di petizione Qualsiasi cittadino dell'unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo. Quello di petizione, insomma, è un diritto fondamentale che, in quanto tale, può essere assimilato ai più importanti diritti che i cittadini comunitari hanno per far rilevare casi di non conformità delle normative interne rispetto alla legislazione europea. Il dettame dell'art. 44 della Carta dei Diritti fondamentali dell'ue nasconde contiene inaspettate per il cittadino dell'unione che sia in cerca di un interlocutore di alto livello a cui rivolgersi. Infatti, il diritto di petizione è uno strumento agile e informale, che consente di far presente le proprie ragioni direttamente all'organo politico per eccellenza dell'unione europea: il Parlamento Un interlocutore privilegiato: il Parlamento europeo Il Parlamento europeo considera il diritto di petizione come il mezzo non solo per permettere l'esercizio diretto dei diritti democratici dei cittadini, ma anche per rafforzare la sua capacità di supervisione politica, in particolare in caso di violazioni o errata applicazione del diritto comunitario e di mancato rispetto dei diritti fondamentali. 171

192 Tramite il procedimento di esame delle petizioni, il Parlamento europeo è infatti in grado di valutare (e, se necessario, porvi rimedio) alle carenze nell'adempimento degli obiettivi politici prefissati, alle lacune in ambito legislativo e ai problemi legati all'attuazione pratica delle politiche dell'unione. Lo strumento della petizione, peraltro, si rivela assai importante nel far emergere quindi permettere di censurare eventuali violazioni commesse dagli Stati membri. Per tutti questi motivi, attraverso listituzione del diritto di petizione (ma anche del Mediatore europeo e di precise norme in materia di trasparenza, accesso e partecipazione al procedimento decisionale), il Parlamento europeo avviato un dialogo diretto con il singolo cittadino in difesa dei suoi diritti. Il diritto di petizione è reso operativo dal Regolamento del Parlamento europeo, con il quale è stata istituita una Commissione per le petizioni (Peti), incaricata di esaminare le richieste presentate dai cittadini e dar loro seguito nella maniera più appropriata. A riprova del sempre maggiore successo che questo strumento sta riscuotendo tra i cittadini, i dati relativi al periodo 2003/2004 registrano oltre 1300 petizioni sottoposte alla Peti. 172

193 8.2. Il trattato di Lisbona e le prospettive di iniziativa popolare Il progetto costituzionale Le procedure previste dalla Costituzione europea, mai entrata in vigore e ora sostituita dal Trattato di Lisbona, inquadravano dei rapporti nuovi fra le istituzioni dellunione europea e la società civile, con lobiettivo di rendere la partecipazione democratica uno dei pilastri del funzionamento dell'unione. La principale innovazione in questo campo era rappresentata dalla comparsa di un diritto d'iniziativa popolare. L'articolo I prevedeva che una petizione che raccogliesse almeno un milione di firme in più Stati membri potesse invitare la Commissione a prendere un'iniziativa legislativa, purché compatibile con la Costituzione e in particolare con la Carta dei diritti fondamentali. L'iniziativa popolare non avrebbe leso il diritto d'iniziativa della Commissione, dato che quest'ultima sarebbe stata libera di rispondere o meno all'invito a presentare proposte. La novità avrebbe introdotto per la prima volta la nozione di democrazia partecipativa nel paesaggio politico europeo, fornendo ai cittadini europei intenzionati a denunciare il deficit democratico europeo i mezzi per far sentire direttamente la loro voce. Linnovazione si associava agli sforzi per il chiarimento della ripartizione delle competenze e alla semplificazione degli strumenti giuridici, che mirava ad avvicinare il cittadino alle istituzioni comunitarie. La nozione di democrazia partecipativa comprendeva, peraltro, anche altri importanti aspetti. Lo stesso articolo ricordava infatti che le istituzioni avrebbero dovuto mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative della società civile e che la Commissione avrebbe dovuto procedere ad ampie consultazioni delle parti interessate Il Trattato di Lisbona Il progetto di Costituzione, bocciato dal No dei referendum francese e olandese del 2005, è stato sostituito dal Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre L'intesa è arrivata dopo un periodo di riflessione di due anni ed è stata preceduta dalla Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'europa unita. Il Trattato di Lisbona è attualmente in fasi di ratifica: il primo Paese ad approvarlo è stata lungheria, a soli quattro giorni dalla firma. Per il 2008 si prevede che il Trattato venga 537 Trattato che istituisce una costituzione per lunione europea - Titolo VI: La vita democratica dellunione - Art. 47: Principio della democrazia partecipativa. 1. Le istituzioni dellunione danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative attraverso gli opportuni canali la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dellunione. 2. Le istituzioni dellunione mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile. 3. Al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dellunione, la Commissione procede ad ampie consultazione delle parti interessate. 4. Cittadini dell'unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'unione ai fini dell'attuazione della Costituzione. La legge europea determina le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di una iniziativa dei cittadini, incluso il numero minimo di Stati membri da cui devono provenire. 173

194 ratificato dagli altri Stati firmatari, prevalentemente per via parlamentare (solo l'irlanda ha dichiarato di voler effettuare un referendum confermativo). L'accordo recepisce gran parte delle innovazioni contenute nella Costituzione europea. Rispetto a tale testo sussistono, tuttavia, alcune modifiche. In particolare, non è più prevista lesistenza di una Costituzione europea (e nel nuovo testo ogni riferimento costituzionale è stato eliminato), in qualità di unico trattato, ma vengono riformati i vecchi trattati: il Trattato di Lisbona, o Trattato di riforma, modifica il Trattato sull'unione europea (Trattato di Maastricht) e il Trattato che istituisce la Comunità europea (Trattato di Roma). Il Trattato di Lisbona mantiene le prospettive di iniziativa popolare, apportando tuttavia diverse modifiche alla nomenclatura dei Titoli e al contenuto degli articoli. In relazione ai principi democratici, infatti, il titolo II e l'articolo 8 sono sostituiti dalla nuova denominazione e dai nuovi articoli (da 8 a 8 C). Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea - Titolo II - Disposizioni relative ai principi democratici Articolo 8 L'Unione rispetta, in tutte le sue attività, il principio dell'uguaglianza dei cittadini, che beneficiano di uguale attenzione da parte delle sue istituzioni, organi e organismi. È cittadino dell'unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce. Articolo 8A Il funzionamento dell'unione si fonda sulla democrazia rappresentativa. 1. I cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell'unione, nel Parlamento europeo. Gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio europeo dai rispettivi capi di Stato o di governo e nel Consiglio dai rispettivi governi, a loro volta democraticamente responsabili dinanzi ai loro parlamenti nazionali o dinanzi ai loro cittadini. 2. Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'unione. Le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini. 3. I partiti politici a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell'unione. Articolo 8 B 1. Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'unione. 2. Le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile. 3. Al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell'unione, la Commissione europea procede ad ampie consultazioni delle parti interessate. 4. Cittadini dell'unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'unione ai fini dell'attuazione dei trattati. Le procedure e le condizioni necessarie per la presentazione di una iniziativa dei cittadini sono stabilite conformemente all'articolo 21, primo comma del trattato sul funzionamento dell'unione europea. 174

195 8.3. Il Parlamento europeo e Commissione per le petizioni (Peti) La procedure di gestione delle petizioni è stabilita dal regolamento del Parlamento europeo, che designa la Commissione per le petizioni. Attualmente è in vigore la 16 edizione del Regolamento, che risale a settembre La Commissione per le petizioni è presieduta da un presidente e da quattro vicepresidenti, ed è composta da 40 deputati a candidatura volontaria. Si riunisce di norma ogni mese, eccetto il mese di agosto, quando il Parlamento è in vacanza. È assistita da una segreteria permanente, che svolge un ruolo consultivo e prepara le riunioni. Il compito della Commissione consiste nell'esaminare innanzitutto se le condizioni di ricevibilità della petizione pervenuta sono state adempiute. In caso affermativo, la Commissione affronta nel merito le petizioni e decide quali misure adottare a riguardo. La Peti non è un organo giurisdizionale, ma politico, quindi la sua azione consiste essenzialmente nel pubblicizzare l'abuso dei diritti dei cittadini, sensibilizzare il Parlamento europeo e tutte le altre istituzioni dell'ue (in particolar modo il Mediatore europeo e la Commissione europea), e vigilare sui progressi compiuti da tutti questi organi nel rispetto dei suggerimenti dati. Visti i compiti assegnatele, la Commissione per le petizioni svolge il suo ruolo coordinandosi e consultandosi con la altre commissioni parlamentari. Qualora infatti ciò si renda opportuno, infatti, inoltra i casi chiedendo informazioni o pareri. 538 Regolamento del Parlamento europeo (settembre 2007) - Titolo VIII: Petizioni - Articolo 191: Diritto di petizione. 1. Qualsiasi cittadino dell'unione europea, nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, ha il diritto di presentare, individualmente o in associazione con altri cittadini o persone, una petizione al Parlamento su una materia rientrante nel campo di attività dell'unione europea e che lo (la) concerne direttamente. 2. Le petizioni al Parlamento devono menzionare il nome e cognome, la cittadinanza e il domicilio di ciascuno dei firmatari. 3. Le petizioni devono essere redatte in una delle lingue ufficiali dell'unione europea. 4. Le petizioni redatte in un'altra lingua vengono prese in esame solo se il firmatario ha allegato una traduzione o una sintesi in una lingua ufficiale dell'unione europea, le quali costituiscono la base di lavoro del Parlamento. Nella corrispondenza con il firmatario il Parlamento utilizza la lingua ufficiale in cui sono redatte la traduzione o la sintesi. 5. Le petizioni vengono iscritte in un ruolo generale nell'ordine in cui sono pervenute, se soddisfano alle condizioni previste al paragrafo 2; in caso contrario esse vengono archiviate e il motivo viene comunicato ai firmatari. 6. Le petizioni iscritte nel ruolo generale sono deferite dal Presidente alla commissione competente, che deve esaminare se esse rientrano nell'ambito delle attività dell'unione europea. 7. Le petizioni dichiarate irricevibili dalla commissione sono archiviate. I firmatari vengono informati in merito alla decisione presa e ai motivi della stessa. 8. In tal caso la commissione competente può suggerire al firmatario di rivolgersi alla competente autorità dello Stato membro interessato o dell'unione europea. 9. A meno che i firmatari non ne abbiano sollecitato un esame riservato, la petizione viene iscritta in un ruolo generale pubblico. 10. Qualora la commissione lo ritenga opportuno, può sottoporre la questione al Mediatore. 11. Le petizioni indirizzate al Parlamento da persone fisiche o giuridiche che non siano cittadini dell'unione europea né abbiano la propria residenza o sede sociale in uno Stato membro sono trattate e archiviate separatamente. Il Presidente invia mensilmente una relazione sulle petizioni ricevute durante il mese precedente, con l'indicazione del loro oggetto, alla commissione competente per l'esame delle petizioni, che potrà chiedere di prendere visione di quelle che ritiene opportuno trattare. Estratto da: 175

196 In ossequio al principio di sussidiarietà, tende ad indirizzare i casi sottoposti alle autorità nazionali o locali competenti, in quanto più direttamente coinvolte e sensibili alla risoluzione del caso. Se può richiedere la cooperazione delle autorità nazionali o locali di uno Stato membro nel tentativo di risolvere un problema sollevato dal firmatario di una petizione, non può tuttavia ignorare le decisioni adottate dalle autorità competenti degli Stati membri. Nell'esaminare le petizioni, insomma, la Commissione cerca di trovare quelle soluzioni che, in modo pragmatico, siano più consone a risolvere il caso sottoposto dal cittadino. PE regola le petizioni allinterno del regolamento del PE La Commissione delle petizioni (PETI) Nominata dal Parlamento europeo Presieduta da 1 presidente e 4 vicepresidenti Composta da 40 deputati (candidatura volontaria) Si riunisce di norma ogni mese PUÒ: richiedere la cooperazione delle autorità nazionali o locali di uno Stato membro NON PUÒ: ignorare le decisioni adottate dalle autorità competenti degli Stati membri Come presentare una petizione Sulla base dellarticolo 191 del Trattato di Maastricht, può presentare una petizione alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo qualsiasi cittadino dell'unione europea, nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, individualmente o in associazione con altri cittadini o persone Le petizioni indirizzate al Parlamento da persone fisiche o giuridiche che non siano cittadini dell'unione europea né abbiano la propria residenza o sede sociale in uno Stato membro sono trattate e archiviate separatamente. 176

197 Chi può presentare una Petizione? qualsiasi cittadino dell'unione europea qualsiasi persona residente in uno Stato membro della UE qualsiasi membro di una associazione, società o organizzazione (persona fisica o giuridica) con sede sociale in uno Stato Membro dell'unione europea PUÒ PRESENTARE UNA PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO Una petizione può assumere la forma di una denuncia o di una richiesta e può fare riferimento a questioni d'interesse pubblico o privato. Può contenere una richiesta personale, un reclamo o un'osservazione riguardo all'applicazione della normativa comunitaria o invitare il Parlamento europeo a pronunciarsi su una determinata questione. Queste petizioni, sostiene il Parlamento europeo, offrono la possibilità di richiamare l'attenzione su eventuali violazioni dei diritti dei cittadini europei da parte di uno Stato membro, di autorità locali o di un'istituzione 540. Una petizione può vertere sia su una questione di interesse generale che individuale, purché rientri tra le competenze dell'unione europea. A puro titolo di esempio, sono ammissibili petizioni che hanno per oggetto: la non discriminazione in base alla nazionalità, la religione, le condizioni economiche etc.; la parità di trattamento uomo-donna; la tutela dell'ambiente; il riconoscimento dei diritti alla sicurezza sociale, alla pensione etc.; la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali. Non vengono prese in considerazione dalla Commissione per le petizioni semplici richieste d'informazione né osservazioni generali sulla politica dell'unione europea. 540 Estratto da: (traduzione dellautrice). 177

198 Su cosa può vertere una Petizione? i diritti in quanto cittadini europei ai sensi dei trattati Temi che riguardano l'unione europea o sono di sua competenza, come: le questioni ambientali la protezione dei consumatori l'occupazione e la politica sociale la libera circolazione di persone, merci e servizi e il mercato interno altre questioni connesse all'attuazione della legislazione dell'unione europea POSSONO COSTITUIRE OGGETTO DI PETIZIONI AL PE Nellinvio della petizione non esistono formulari da riempire né obblighi formali di redazione. Le uniche condizioni che l'autore deve rispettare nella redazione della petizione sono: menzionare il nome, la nazionalità, la professione e il domicilio del firmatario (qualora una petizione sia presentata da più persone, tutte devono sottoscriverla), scrivere il testo in maniera chiara e leggibile e firmare la petizione. Le petizioni inviate devono essere redatte in una delle lingue ufficiali dell'unione europea. Una petizione redatta in un'altra lingua forma oggetto di esame solo se il firmatario vi allega anche una traduzione o una sintesi del contenuto in una lingua ufficiale Ue. Il Parlamento europeo ricorda che la petizione sottomessa all'attenzione del Parlamento europeo dovrebbe essere il più possibile esaustiva e comprendere tutti i documenti, le prove e gli allegati che eventualmente siano a disposizione del firmatario 541. La petizione deve essere indirizzata direttamente al Presidente del Parlamento europeo (in Lussemburgo) e può essere inviata per posta tradizionale oppure tramite Internet, collegandosi al sito del Parlamento e compilando l'apposito modulo online (anche se, per l'ulteriore corrispondenza relativa al seguito dato a una petizione, la Commissione per le petizioni utilizza la via postale convenzionale) Il seguito di una petizione Il Presidente del Parlamento europeo trasmette le petizioni pervenute alla Commissione per le petizioni. Se una petizione non rientra nei settori di attività dell'unione europea, essa è dichiarata irricevibile. Ciò può essere dovuto al fatto che l'oggetto della petizione rientra chiaramente nella sfera di responsabilità e di competenza dello Stato membro. Le petizioni dichiarate 541 Estatto da: idem (traduzione dellautrice). 178

199 irricevibili dalla Commissione per le petizioni sono archiviate e ad esse non viene più dato alcun seguito (di ciò viene data notificazione al firmatario). A seconda dell'oggetto della petizione, la Commissione per le petizioni può suggerire al firmatario di rivolgersi a un organismo non comunitario (ad esempio, la Corte europea dei diritti dell'uomo) o nazionale (ad esempio, il difensore civico nazionale o leventuale Commissione per le petizioni del parlamento nazionale). Le questioni inerenti alla cattiva amministrazione in seno alle istituzioni o agli organi dell'unione europea vanno inviate al Mediatore europeo. Se invece l'oggetto della petizione inviata riguarda uno dei settori di attività dell'unione europea, e se la petizione rispetta le condizioni di redazione previste 542 (la petizione non deve essere anonima e deve essere sottoscritta, il suo contenuto deve essere comprensibile), essa è di norma dichiarata ricevibile dalla Peti, che prende una decisione sul seguito da darvi a norma del Regolamento (la petizione è sottoposta ad un approfondimento, e di ciò viene data notificazione al firmatario). Al termine dellanalisi della petizione, la Commissione decide sul tipo di azione da intraprendere. È opportuno sottolineare che il Parlamento europeo non è un'istanza giudiziaria, quindi non può pronunciare giudizi né annullare decisioni giudiziarie prese dagli Stati membri. Tipicamente, la Commissione per le petizioni può: 1. chiedere alla Commissione europea di avviare unindagine preliminare e fornire informazioni riguardo al rispetto della legislazione comunitaria pertinente, 2. deferire la petizione ad altre commissioni del Parlamento europeo con richiesta di informazioni o di ulteriori azioni (una commissione parlamentare può ad esempio tenere conto di una petizione nell'ambito delle proprie attività legislative), 3. in casi eccezionali, presentare una relazione al Parlamento da sottoporre a votazione in Aula o effettuare un sopralluogo informativo, 4. compiere qualsiasi altro passo giudicato opportuno per risolvere un determinato problema. In ogni caso gli autori delle petizioni vengono informati delle decisioni prese dalla Commissione per le petizioni e delle sue motivazioni. Le petizioni sono pubbliche e vengono iscritte in un registro (corredate dei rispettivi numeri e autori, o dell'autore principale per le petizioni collettive) nell'ordine in cui sono pervenute e annunciate durante le sedute plenarie del Parlamento europeo. Tali comunicazioni figurano nel processo verbale della rispettiva seduta. In relazione alla protezione della privacy, il Parlamento sostiene che i processi verbali sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale e che pertanto taluni dati, tra cui il nome del firmatario e il numero della petizione, sono disponibili su Internet. Si richiama in particolare l'attenzione dei firmatari sul fatto che ciò ha delle ricadute sulla tutela dei dati personali. Qualora il firmatario desideri che il suo nome non sia reso noto, il Parlamento europeo ne rispetterà la privacy. Tale richiesta dovrà però essere indicata in modo chiaro ed esplicito nella petizione. Analogamente, se si desidera che la petizione venga trattata in via confidenziale, si indicherà 542 Poiché il Parlamento europeo non è un'autorità giudiziaria, esso non può pronunciarsi sulle decisioni adottate dalle autorità giudiziarie degli Stati membri né revocarle. Le petizioni che perseguono tali obiettivi sono irricevibili. 179

200 chiaramente tale richiesta. Di norma, le riunioni della commissione sono pubbliche e i firmatari delle petizioni possono eventualmente partecipare, su richiesta, alla discussione della loro petizione Estratto da: (traduzione dellautrice). 180

201 8.4. Petizioni online al Parlamento europeo Attualmente i cittadini europei possono inviare una petizione al Parlamento europeo, oltre che su formato cartaceo, anche via web attraverso un sistema di e-petitioner formale in chiave europea 544. Come presentare oggi una petizione al PE? Invio postale Invio online mediante apposito formulario elettronico PETIZIONI ONLINE AL PARLAMENTO EUROPEO Il formulario elettronico realizzato dal Parlamento europeo consente al cittadino europeo che lo desideri di inviare una petizione online, inserendo i propri dati personali, il titolo e il testo della petizione 545. Dopo aver linvio della petizione per via elettronica, il promotore riceve una ricevuta di ritorno via ; tutta l'ulteriore corrispondenza relativa al seguito dato a una petizione, invece, avviene tramite la via postale convenzionale. Anche eventuali informazioni supplementari o documenti giustificativi allegati alla petizione devono essere inviati per posta, con l'indicazione del numero della petizione. Rispetto ad altri sistemi e-petitioner esistenti come la piattaforma del Parlamento scozzese e quella di Downing Street quello del Parlamento europeo offre meno strumenti al cittadino per operare sulla petizione. Il promotore, infatti, non può inserire informazioni aggiuntive, non può avviare la raccolta firme online e non può essere aggiornato elettronicamente sul seguito della petizione (né renderlo noto ad altri firmatari). Confrontando i tre sistemi di e-petitioning, lautrice sostiene che quello del Parlamento europeo può essere assimilato a una buca delle lettere (con la differenza che linvio è 544 Currently the webpage of the European Parliament displays a rapid link to the procedures for submitting petitions via as well as to the agenda and the documents of the Committee's meetings. The Committee has its own intra-net page which has also been updated for the benefit of all members, Parlamento europeo, Relazione Cashman (2006). 545 Tabling petitions is free of any charge to the petitioner and can be done in writing, in any of the EU official languages via fax, regular mail and internet, Parlamento europeo, Relazione Iturgaiz (2007). 181

202 elettronico), quello inglese a una audizione parlamentare (in quanto il government può esprimersi pubblicamente su una petizione ancora aperta), mentre quello scozzese a una piazza del paese (poiché i cittadini possono anche partecipare a forum di discussione sulla petizione stessa). Diversi modelli istituzionali per le petizioni online: Modello buca delle lettere inviare le petizioni Parlamento Europeo Modello audizione parlamentare Modello piazza del paese generare le petizioni inserire background information consultare/firmare le petizioni E-petitioner partecipare ai forum di discussione seguire l'evoluzione della petizione 10. Downing Str generare le petizioni inserire background information consultare/firmare le petizioni seguire l'evoluzione della petizione Government response: il Governo può esprimersi sulla pagina della petizione ancora aperta Alla possibilità per gli utenti di inviare petizioni online, il parlamento europeo ha fatto corrispondere un sistema di gestione interna delle petizioni, chiamato e-petition. Nel luglio 2005, infatti, è stato messo in funzione un nuovo sistema informatico per le petizioni, che funziona sia come base di dati che come di strumento di gestione che fornisce informazioni sullo svolgimento dei lavori relativi alle petizioni. e-petition è accessibile ai membri della Commissione per le petizioni, ai loro assistenti e ai funzionari dei gruppi politici e mira a rafforzare ulteriormente la trasparenza e l'efficacia delle attività della Commissione per le petizioni (Ep, Relazione Iturgaiz, 2006). 182

203 8.5. e-petitions allunione europea: dimensioni del fenomeno e alcuni risultati Valutare la presenza delle petizioni online nellunione europea come strumento di intervento da parte dei cittadini non è semplice. Infatti, ricordando la distinzione tra petizioni formali e petizioni informali, nellanalisi del fenomeno non si possono dimenticare le innumerevoli petizioni inviate dagli europei a destinatari diversi dalla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Molte sono infatti le richieste, o le proteste, indirizzate direttamente ai Commissari europei, oppure alle Direzioni generali della Commissione o, ancora, alla Presidenza del Consiglio dellunione europea. I dati non sono completamente rappresentativi, perché: ricordare la distinzione Petizioni FORMALI Petizioni INFORMALI che in ambito UE vuol dire Petizioni inviate al PE Commissione delle Petizioni Petizioni inviate ad altre Istituzioni/Organi UE Il totale consiste nelle PETIZIONI INVIATE ALLA UE Nellambito della presente ricerca, non è stato possibile risalire al numero delle petizioni genericamente inviate allunione europea. Tuttavia, è possibile offrire una panoramica sul fenomeno così come si è verificato nel Parlamento europeo a partire dal Come riportato nella Relazione 546 sulle deliberazioni della Commissione per le petizioni nel corso dell'anno parlamentare 2004/2005, effettuata dalleuroparlamentare britannico Michael Cashman, le petizioni sono passate dalle 908 del 2000 alle del Nel 2002 si è verificato un picco (1601 petizioni), con buona probabilità attribuibile allavvio del nuovo sistema di invio delle petizioni online Si evidenziano qui alcuni problemi legati allutilizzo delle fonti, come evidenziato nel grafico sottostante: nel 2005, infatti, la somma dei parziali non coincide con il totale indicato. 547 Non è stato possibile risalire alla data di pubblicazione del form online sul sito del Parlamento europeo (non emerge dai documenti ufficiali della Commissione per le petizioni, e i funzionari e gli europarlamentari contattati in tal senso non hanno saputo fornira alcuna risposta al quesito). 183

204 I numeri delle petizioni al PE Fonte: Relazione Cashman 2006 (si riportano i dati ma si rileva che sussistono alcune incongruenze numeriche) 1600 Petizioni PE - Cronistoria 1600 Petizioni al PE - Cronistoria Numero petizioni Numero petizioni Inammissibili Ammissibili Anno Anno Tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2006, il Parlamento europeo ha ricevuto petizioni, un numero leggermente inferiore, come abbiamo visto, rispetto al Come negli anni precedenti, nel 2006 il numero di petizioni dichiarate ammissibili è pari a circa un terzo della cifra totale; la parte restante è dichiarata inammissibile in quanto non collegata al campo d'attività dell'ue. I deputati, pertanto, sottolineano la necessità di garantire che i cittadini europei siano opportunamente informati sulle competenze dell'unione europea e delle sue istituzioni 548. Sempre nel 2006, i cittadini tedeschi (274 petizioni), britannici (177), spagnoli (127), francesi (69), greci (68), italiani (68) e polacchi (56) sono stati i più attivi. La maggior parte delle petizioni ha riguardato le difficoltà relative all'applicazione della legislazione comunitaria in campo ambientale, la sicurezza sociale, il riconoscimento dei titoli di studio e altri aspetti legati al funzionamento del mercato interno. Le direttive comunitarie citate con maggiore frequenza sono state la direttiva 85/337/CEE (modificata dalla 97/11/CE) e la 2003/35/CE sulla valutazione di impatto ambientale, e la direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale. Un numero ragguardevole di petizioni riguarda il rispetto dei diritti fondamentali negli Stati membri e esprime le opinioni e i pareri dei cittadini circa le attività svolte dall'unione europea. La maggior parte dei firmatari sono incoraggiati ad avvalersi dei mezzi di tutela esistenti a livello nazionale e, una volta esauriti tutti i gradi di appello, a considerare la 548 Parlamento europeo, Relazione Iturgaiz (2007). 184

205 possibilità di portare il proprio caso di fronte alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo 549. Il Parlamento europeo riferisce del seguito ricevuto da alcune petizioni che, avendo generato delle mozioni da parte della Commissione europea, hanno portato alcuni Stati membri a modificare la propria legislazione per allinearla alle normative europee. Ad esempio, la Francia ha cambiato le proprie leggi relative al riconoscimento delle qualifiche di fisioterapista ottenute in un altro Stato membro, il Belgio ha modificato le leggi sullimposizione delliva e le autorità greche sono state obbligate a garantire ai cittadini degli altri Stati membri le stesse condizioni di accesso ai musei di cui godevano i greci. Inoltre, sono stati riconosciuti i benefici (pensioni, assegni familiari, etc) ottenuti dai lavoratori immigranti in altri Stati membri. E, ancora, a seguito di numerose petizioni ricevute in questi ambiti, le normative comunitarie sono state migliorate in relazione alla difesa degli animali e la tutela dellambiente (ad esempio, è stata corretta una direttiva sulla valutazione di impatto ambientale relativa ai progetti pubblici e privati per assicurare alle autorità comunitarie un migliore controllo sugli stessi). 549 Idem. 185

206

207

208

209 Parte IV Le petizioni online indirizzate allue: dati generali e studio di casi

210

211 Capitolo 9 I dati generali 9.1. Metodologia e fonti Dopo aver analizzato le strategie di informazione e comunicazione dell'unione europea come uno degli strumenti per migliorare la percezione delle istituzioni e coinvolgere i cittadini all'interno del processo di decision making; dopo aver inserito tali strategie all'interno di una più ampia riflessione sulla letteratura sul rapporto tra le Ict e nuove forme di democrazia; dopo aver introdotto e analizzato una particolare forma di democrazia elettronica, costituita dalle petizioni online, e averne evidenziato la natura ibrida in quanto come strumenti di partecipazione dei cittadini negli spazi messi a disposizione dai governanti, la ricerca giunge al momento dell'analisi delle pratiche messe in atto dai cittadini europei per prendere parte al processo di decision making comunitario. Con lanalisi empirica proposta in seguito, lautrice approfondisce sia la dimensione citizens che la dimensione government delle-petitioning allunione europea, che peraltro evidenziano la natura di strumento allincrocio caratteristica delle petizioni online. A nostro avviso, infatti, non sarebbe stato utile ai fini della ricerca focalizzarsi unicamente sull'una o sull'altra parte, laddove lo stesso eventuale esito positivo (o negativo) di una e-petition deriva dal sottile intersecarsi tra cittadini e istituzioni. La ricerca consiste nello studio di una particolare forma di e-democracy, le petizioni online allunione europea, studiate nel loro duplice aspetto di strategia di citizens engagement promossa dallunione Europea e di pratica tendente a favorire la partecipazione dei cittadini al processo di policy making E-democracy Petizioni online Pratica cittadina Strategia UE 191

212 L'oggetto di studio L'analisi consiste nello studio di venti petizioni online inviate all'unione europea, ovvero come deriva dalla definizione di petizione online proposta dallautrice venti proteste o segnalazioni spedite a un referente istituzionale europeo, giuridicamente riconosciuto come il responsabile delle petizioni (la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo) oppure no (altre istituzioni o organi comunitari), da parte di uno o più cittadini o un gruppo di interesse, attraverso 1) canali di e-petitioning offerti top-down (le-petitioner del Parlamento europeo), 2) canali di e-petitioning alternativi scelti bottom-up (ad esempio, PetitionOnline), 3) canali di petitioning tradizionale (ad esempio, linvio cartaceo), in cui sia presente una forte componente online allinterno di una o più fasi del ciclo di vita di una petizione (mancanza, competenza, performanza, azione) La creazione del campione Per poter creare un campione che rispettasse le due caratteristiche di base, ovvero l'essere petizioni inviate all'unione europea e con una componente online, lautrice ha effettuato la ricerca muovendosi sul doppio asse dellindividuazione tramite l'indicizzazione delle petizioni sul motore di ricerca Google e tramite l'indicazione da parte di petitioners (qui intesi come i promotori di petizioni) o di funzionari delle istituzioni europee. La scelta di Google. Google 550 è un motore di ricerca messo a punto nel 1998 da due americani, Larry Page e Sergey Brin, ed è oggi il più grande motore di ricerca presente sul Web. Negli anni la Googleplex si è affermata come azienda vincente nel settore (conta oggi più di 2500 dipendenti) e Google ha vinto in maniera schiacciante la sua battaglia commerciale per la leadership del mercato delle ricerche online, con ben 8 miliardi di pagine web indicizzate. I più forti competitor di Google a livello mondiale sono Live (motore di ricerca della Microsoft) e Yahoo!. Eppure facendo un rapido confronto tra i tre motori di ricerca, risulta quello principalmente utilizzato a livello mondiale. In ambito italiano, ad esempio, sono presenti motori di ricerca quali Libero e Virgilio, che tuttavia sono dei malcelati Google (Libero ne evidenzia chiaramente il logo mentre Virgilio, oggi peraltro un re-indirizzamento ad Alice.it, ne usa i risultati senza evidenziarne la fonte). Per comprendere l'importanza strategica dell'utilizzo di Google come archivio per reperire le petizioni, oltre che per il suo immenso bacino di documenti, è opportuno fare un accenno alle modalità di indicizzazione dei siti sul motore di ricerca più famoso del mondo. Ciò, infatti, è un indicatore assai netto della webness 551 di alcune petizioni, i cui promotori hanno messo in atto strategie ben precise per essere popolari su internet e trovare, quindi, nuovi firmatari. 550 Googol è il termine matematico per indicare un 1 seguito da 100 zeri. Il termine è stato coniato da Milton Sirotta, nipote del matematico americano Edward Kasner, ed è stato diffuso nel libro "Mathematics and the Imagination" di Kasner e James Newman. 551 Webness è un termine coniato nel 1995, nellambito del Premio Ars Electronica, dai giurati della categoria Art on the Web per indicare una caratteristica specifica delle proprietà del world wide web. Questa peculiarità si riferisce allo sfruttamento ottimale della connettività in Rete. Secondo De Kerckhove la webness è una componente della nuova ecologia delle reti, che si basa su tre condizioni fondamentali: linterattività, il collegamento fisico della gente o delle strutture basate sulla comunicazione; lipertestualità, il collegamento delle strutture di contenuti; la connettività o webness, il collegamento mentale della gente. Proprio in riferimento al collegamento mentale tra gli individui si è cominciato a parlare di intelligenza distribuita, facendo riferimento a questa collettività quasi mentale che si viene a creare quando le menti individuali operano allinterno del Web. Esso rappresenta infatti il medium connettivo per eccellenza in quanto aggiunge alla semplice connessione linterattività e lipertestualità. Estratto da: 192

213 Secondo una ricerca effettuata su 37 esperti di indicizzazione mondiali (Seomoz, 2007), il software di Google fa emergere pagine web sulla base degli elementi seguenti, suddivisi in cinque categorie principali e ordinate per importanza all'interno di ognuna 552 : 1. uso delle parole chiave (che determinano il ranking in base alle ricerche degli utenti ); 2. attributi della pagina (che Google interpreta indipendentemente dalle parole chiave); 3. attributi del sito o del dominio (fattori che contribuiscono al ranking su Google in base al dominio sul quale la pagina risiede); 4. link in entrata (il peso che i link in entrata danno a una pagina); 5. aspetti negativi per scansione e ranking (le componenti che influiscono negativamente sul posizionamento). Tali dati rendono evidente che ricercare per parole chiave delle petizioni sul web non può che favorire le petizioni che hanno siti web (o che sono replicate su siti web) particolarmente visibili per le ragioni di cui sopra e che, nella maggior parte dei casi, sono la concreta applicazione di una strategia di promozione online. Le indicazioni di petitioners/funzionari. La decisione di chiedere suggerimenti relativamente a petizioni particolarmente rilevanti in ambito europeo deriva dalla consapevolezza che alcune petizioni, anche sviluppatesi online, possono non aver trovato nel sito web il loro strumento di promozione principale. Ad esempio, petizioni con solo due firmatari ma in rappresentanza di un'associazione composta da 7mila persone con cui le relazioni vengono mantenute prevalentemente tramite web, oppure petizioni che sono state promosse in passato, e oggi concluse, e che in quanto tali hanno perso di visibilità sul motore di ricerca Criteri di ricerca Sul motore di ricerca Google sono state effettuate ricerche nel periodo gennaio-luglio 2006 sulla base delle parole chiave seguenti (in italiano, francese e inglese): petizione Unione europea, petizione Parlamento europeo, petizione Europa, petizione europea, petizioni Unione europea, petizioni Parlamento europeo, petizioni Europa, petizioni europea. Ai petitioners e ai funzionari europei sono state chiesti suggerimenti su petizioni rilevanti a livello europeo che avessero avuto o un particolare impatto a livello Ue oppure che avessero avuto particolare diffusione grazie alle tecnologie internet Materiale di analisi Per ciascuna petizione individuata, nel caso di siti web è stata inviata un' al promotore della petizione stessa, laddove esplicitamente indicato. In alternativa, l' è stata inviata ai generici indirizzi di richiesta di informazioni e/o ai responsabili del gruppo/associazione/etc. indicati nella sezione about. Il questionario. L'analisi di ciascuna petizione è consistita nell'invio di una seconda (dopo quella di presentazione) contenente un breve questionario, riportato negli allegati. 552 Lo Vecchio (2007). 193

214 Il questionario ha permesso di rilevare, per la maggior parte delle petizioni, dati quali informazioni anagrafiche (nome, cognome, nazionalità, età, sesso, indirizzo, telefono, ) e generali sull'intervistato (professione, lingue parlate, titolo di studio, esperienze allestero). Inoltre, sono state raccolti dati generali sulla petizione (nome della petizione, obiettivo, data di avvio e di eventuale conclusione, esito) e sui promotori primari (che hanno avviato la petizione) e secondari (che si sono aggiunti in seguito). Sono anche state assemblate informazioni sulleventuale presenza di un supporto esterno 553, che esso sia politico (partiti e/o singoli politici attivamente coinvolti nella promozione della petizione), economico (come dettagli sulle modalità di finanziamento delle attività connesse alla promozione della petizione), di testimonial (celebrità, persone famose che hanno contribuito a diffondere la causa della petizione grazie alla propria immagine) o derivante dalla presenza nei media (con un approfondimento del tentativo di coinvolgere i giornalisti). La competenza del promotore è stata analizzata verificando se siano state effettuate eventuali campagne o petizioni precedenti, rivolte sia all'unione europea che ad altri destinatari istituzionali. È stata inoltre indagata la relazione esistente tra lintervistato e la petizione, ovvero il ruolo dello stesso all'interno dell'organismo promotore (volontario o retribuito). In relazione alla raccolta firme, è stato domandato il numero di firme raccolte (a conclusione della petizione o a una data determinata) e si è verificato se le firme sono state raccolte prevalentemente online o in maniera tradizionale. Quando disponibili, sono anche stati richiesti eventuali dati sui firmatari. Si è inoltre approfondito il destinatario della petizione (a quale istituzione è stata inviata) e attraverso quali canali dinformazione essa è stata prevalentemente diffusa (valutazione degli strumenti che di più hanno contribuito, o si stima possano contribuire, alla diffusione della petizione). Infine, è stata approfondita la dimensione dellesito della petizione, con una valutazione da parte dellintervistato degli strumenti che stima possano avervi contribuito maggiormente. L'intervista in profondità. L'analisi del sito web, del testo della petizione e del questionario ha consentito allautrice di avere un quadro sufficientemente chiaro per poter procedere con domande mirate attraverso la successiva intervista in profondità, effettuata dal vivo (in due casi) o via skypein/skypeouttelefono (nei restanti casi). L'intervista ha avuto una durata variabile dai 30 minuti a 2 ore e mezza (quest'ultimo caso, dal vivo), con una durata media pari a 45 minuti. Tutte le interviste, previo assenso da parte degli intervistati, sono state registrate tramite un plug-in di Skype, Pamela 554, per poter poi riportare con precisione eventuali affermazioni da citare. Grazie all'intervista in profondità, lautrice ha potuto conoscere con maggiore precisione dettagli relativi alla petizione, quali la sua storia (comè nata lidea, da chi e sulla base di quali esigenze), chi ne è listituzione destinataria (perché si è deciso di presentarla al Parlamento europeo, piuttosto che ad altre istituzioni Ue), qual è loggetto e liter seguito (obiettivo della petizione, data di avvio, conclusione ed esito), quante firme sono state raccolte (con eventuali dati sui firmatari). 553 Si è qui voluta omettere consapevolmente la dimensione lobbystica, poi approfondita nell'intervista in profondità. 554 Pamela è un plug-in che funge da personal assistant di Skype, poiché permette di rispondere automaticamente ai messaggi ed alle chiamate, può essere usato come segreteria telefonica e come registratore di conversazioni. Estratto da: 194

215 Inoltre, si è approfondito il profilo del promotore della petizione stessa, domandando la storia e leventuale struttura organizzativa (individuo o gruppo organizzato, pre-esistente alla petizione o creato ad hoc), la natura giuridica (privato, pubblico, non profit), la sede (se non a Bruxelles, è stato verificata leventuale presenza di rappresentanti nella capitale belga). Inoltre, sono stati raccolti dettagli (descrizione, struttura organizzativa, natura giuridica) sul promotore secondario (o promotori secondari) che eventualmente si è aggiunto in seguito. Particolare attenzione è stata anche dedicata allanalisi del supporto. Per quanto riguarda quello politico, sono stato approfonditi leventuale contributo di partiti o singoli politici, la localizzazione dellintervento (a livello locale, nazionale o europeo), le tempistiche dell'intervento in relazione allo svolgimento della petizione) e le modalità del supporto (sono stati coinvolti dai promotori? si sono proposti autonomamente?). In relazione, invece, al lobbying, sono state analizzate le eventuali attività di networking con le istituzioni comunitarie, esaminando quando e come queste sono avvenute e attraverso quali iniziative. Per quanto riguarda il supporto economico, sono state indagate le modalità di finanziamento delle attività di promozione della petizione, verificando se sono stati erogati fondi a favore della stessa (e, se sì, da parte di chi) o se sono state attuate altre strategie per coprirne i costi (ad esempio, lautofinanziamento da parte degli attivisti della petizione). Sono anche stati registrati dettagli in merito alleventuale retribuzione dell'intervistato (in quanto promotore professionista o volontario). Infine, si sono annotati dettagli elementi rilevanti sulleventuale presenza di testimonial, come celebrità intervenute a favore della petizione, verificando quando, come e attraverso quali canali di comunicazione hanno prestato la propria immagine alla visibilità della petizione. In relazione alla dimensione partecipativa europea, lautrice ha indagato se la petizione è stata avviata dai cittadini e in quale contesto è stata promossa (petizione a livello locale, nazionale o europeo). Lapprofondimento ha costituito loccasione per verificare se allavvio della petizione esisteva nei promotori la consapevolezza di un possibile target di riferimento a livello europeo. Per quanto riguarda lanalisi delle modalità di promozione della petizione, è stato dettagliato il ruolo della dimensione online, richiedendo al promotore come mai è stata scelta una modalità piuttosto che un'altra, e se la strategia promozionale avviata inizialmente è stata eventualmente modificata in fieri. Inoltre, sono state indagate le motivazioni che hanno spinto il promotore ad affermare che nella propria petizione Internet abbia giocato un ruolo prevalente, neutro o secondario. Nel merito della scelta del destinatario della petizione, sono state richieste valutazioni sulla qualità delle relazioni con le istituzioni europee. In particolare, sono state approfondite eventuali esperienze precedenti di campaigning a livello europeo e la pre-esistenza di contatti con Bruxelles. È stata inoltre domandata unopinione sulla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Infine, è stato lasciato ampio spazio a valutazioni libere da parte dellintervistato sulla base di alcuni spunti, tra cui una valutazione della componente online come determinante, necessaria o inutile nelle petizioni a livello europeo (con unanalisi delle relative potenzialità e limiti), e della dimensione europea delle petizioni, in quanto strumento efficace per fare 195

216 partecipare i cittadini alle decisioni comunitarie (con una riflessione sulleventuale esistenza di una coscienza europea diffusa o la prevalenza di alcune nazionalità). Inoltre, ampio spazio è stato lasciato allintervistato per riflettere sulla scelta del destinatario della petizione approfondendo se (e, se si, perché) inviare le petizioni a Bruxelles sia più efficace che presentarle a livello nazionale (con unanalisi delle potenzialità e dei limiti del presentare le petizioni all'unione europea). Inoltre, sono state stimolate riflessioni sul rapporto tra il potere del going public (firme) e quello del lobbying, ovvero una riflessione sul peso della petizione come derivante solo dalla sua dimensione pubblica (numero di firme) oppure da quella di networking, o da entrambi Infine, lintervistato ha potuto esprimersi sullesito della petizione (effettivo o atteso), esplicitando perché nel questionario alcuni elementi sono stati indicati come i fattori più importanti per ottenere un esito positivo. Oltre a ciò, sono state stimolate valutazioni di bilancio dell'iniziativa, con unanalisi dei punti di forza e di debolezza dellonline petitioning allunione europea. Si ritiene qui opportuno sottolineare come gli intervistati si siano sempre mostrati bendisposti e collaborativi, in particolare nei casi di petitioners impegnati in petizioni ancora in corso. Le interviste effettuate hanno infatti spesso avuto una durata elevata (45 minuti di media) nonostante siano state effettuate a distanza. La difficoltà più evidente è stata spostare l'argomento dell'intervista dall'oggetto della petizione alle dinamiche e le pratiche della petizione, che costituiscono invece l'argomento della ricerca. In alcuni casi sono stati ricevuti rifiuti 555, ma complessivamente i petitioners si sono rivelati molto collaborativi manifestando un forte interesse per la ricerca, di cui è stata richiesta copia una volta conclusa. Il testo della petizione. In primo luogo, è stato consultato il testo della petizione, estraendo dettagli (laddove disponibili) relativi al promotore, all'oggetto della petizione, al destinatario e agli eventuali firmatari. Il sito web. A seguire, lautrice ha consultato il sito web della petizione (se presente), o comunque il sito dell'organismo promotore (se presente), approfondendo le sezioni relative alla presentazione del promotore (about), alla descrizione della petizione (informazioni di background, documenti correlati, etc.) e ad eventuali altre iniziative parallele alla petizione, in quanto tutte parte di una più ampia campagna. Inoltre, ha verificato leventuale coinvolgimento dei firmatari in altre iniziative, anche attraverso la consultazione della rassegna stampa o di materiali audiovisivi. È stato anche analizzato il layout del sito e limpostazione grafica. 555 Si segnalano come eccezioni: due casi in cui non è stato compilato il questionario ma sono stati inviati materiali da cui estrarre le risposte alle domande; un caso in cui il questionario è stato compilato da un'altra persona; un caso in cui il questionario è stato compilato da due persone e sono state intervistate tre persone. 196

217 Le dimensioni valutative Al fine di analizzare le risposte fornite dai cittadini che hanno utilizzato l'e-petitioning, promotori caratterizzati da elementi forte eterogeneità (derivanti, peraltro, dall'ampiezza del campo di ricerca all'interno del quale sono state individuate), si è ritenuto opportuno utilizzare molteplici strumenti di analisi. Da un lato, il questionario ha permesso una prima panoramica sul mondo delle petizioni online alle Ue. Ovviamente non è stato possibile effettuare un'analisi quantitativa, perché il campione non può essere considerato sufficientemente rappresentativo. Tuttavia, avendo comunque analizzato un numero significativo di casi per una ricerca condotta individualmente, l'utilizzo dei dati aggregati ha consentito di tracciare alcune caratteristiche che si manifestano con regolarità nel microcosmo petizioni online all'unione europea. Dall'altro lato, i testi delle petizioni, i siti web e soprattutto le interviste in profondità hanno consentito di analizzare in dettaglio le due dimensioni alla base della ricerca: 1. la dimensione citizen: quali sono le pratiche di uso dei cittadini (ovvero ciò che le persone realmente fanno con le petizioni): di uno strumento fortemente voluto dalle istituzioni comunitarie per incrementare l'e-engagement della popolazione europea; 2. la dimensione government: qual è l'effettiva relazione con le istituzioni comunitarie vista da un'ottica bottom-up (feedback da parte delle istituzioni, effettiva influenza sul policy making, etc.). La grande mole di materiale rilevato, nonché l'ampiezza stessa dell'oggetto di analisi, hanno reso necessaria una chiara definizione dei criteri di analisi. Riprendendo lipotesi iniziale ovvero che le petizioni online allunione europea siano al tempo stesso una strategia di citizens engagement promossa dalle istituzioni comunitarie e una pratica messa in atto dalla società civile, attraverso luso delle Ict lautrice ha costruito i criteri di analisi che permettono di valutare le petizioni in qualità di strumento per migliorare la percezione delle istituzioni Ue e coinvolgere i cittadini 556 (obiettivo delle istituzioni Ue) e intervenire efficacemente nel processo di policy making (obiettivo dei cittadini europei). 556 Ricordiamo che il coinvolgimento dei cittadini mediante internet, o e-engagement, come già sottolineato dall'osce (2003) si articola in tre dimensioni. In questa sede si analizza solo la terza, ovvero la dimensione della partecipazione attiva. 197

218 Lidea: Rafforzare le istituzioni UE Coinvolgere i cittadini Attraverso linformazione e la COMUNICAZIONE LAutrice procede con l'analisi tramite lo studio delle dimensioni evidenziate, e declinandole come segue: la percezione delle istituzioni europee, come indicatore del rafforzamento delle stesse, attraverso lapprofondimento della scelta del target (l'unione europea come destinatario strategico), il confronto tra la percezione della Ue e quella degli Stati membri (il feedback come indicatore dell'apertura dell'unione europea ai cittadini) e la democraticità dell'unione europea (l'esito); il coinvolgimento dei cittadini, correlato alla expertise e alle dinamiche della mobilitazione, come indicatori del coinvolgimento dei cittadini e/o degli stakeholder attraverso lapprofondimento della costruzione della competenza (il promotore della petizione), la mobilitazione (i promotori secondari e i firmatari) e la ricerca della visibilità (promozione della petizione); il ruolo della dimensione online (prevalente, bilanciato o secondario). 198

219 Capitolo 10 I casi presi in considerazione Per quanto riguarda l'analisi dei casi di studio, le petizioni selezionate sulla base dei criteri di ricerca precedentemente elencati sono le seguenti 557 : 1. Abolizione dei costi di ricarica 2. Abolizione della monarchia nella Ue 3. Sostituzione degli esperimenti su animali con altri metodi 4. Abolizione della produzione di pellicce 5. Messa al bando di pellicce di cani e gatti 6. Sviluppo della cittadinanza europea 7. Messa al bando del commercio delle armi (ControlArms) 8. Contro la regolamentazione inglese della tutela dei consumatori (crisi Equitable Life) 9. Richiesta di stanziamenti comunitari per la ricerca sulle staminali 10. Richiesta di un migliore 112 europeo (numero telefonico unico per lemergenza) 11. Petizione contro nuovi stanziamenti per il nucleare 12. Sospensione dei lavori per il progetto Mose a Venezia (No Mose) 13. Petizione contro la Tav in Val di Susa (No Tav) 14. Abolizione delle sedute a Strasburgo e trasferimento a Bruxelles del Parlamento Ue (Oneseat) 15. Petizione per la protezione delle tartarughe 16. Richiesta di garanzie di accesso ai risultati di ricerche finanziate pubblicamente 17. Abolizione dei prodotti chimici pericolosi per la salute (Reach) 18. Richiesta di maggiori fondi per linnovazione e la ricerca 19. Richiesta di risposte più attinenti alle petizioni indirizzate alla Peti 20. Petizione a sostegno dello sviluppo di veicoli elettrici. 557 Per maggiore praticità, nel corso dellanalisi dei dati verranno utilizzate delle abbreviazioni per identificare tali petizioni, come segue: Abolizione costi di ricarica, Abolizione monarchia Ue, Sostituzione esperimenti su animali, Abolizione produzione di pellicce, Bando pellicce cani e gatti, Cittadinanza europea, ControlArms, Crisi Equitable Life, Finanziabilità cellule staminali, Miglior 112 europeo, No al nucleare, No Mose, No Tav, Oneseat, Protezione tartarughe, Pubblico accesso, Reach, Ricerca e innovazione, Risposte congrue dalla Peti, Veicoli elettrici. 199

220 10.1. Analisi quantitativa Il tema più frequente delle petizioni analizzate è quello relativo ad ambiente e salute, oggetto di 7 petizioni su 20 (ControlArms, Migliore 112 europeo, No al nucleare, No Mose, No Tav, Reach, Veicoli elettrici), seguito da petizioni di stampo animalista (Sostituzione esperimenti sugli animali, Abolizione fabbricazione di pellicce, Bando pellicce cani e gatti, Protezione tartarughe) e sul funzionamento delle istituzioni europee (Abolizione monarchia Ue, Cittadinanza europea, Oneseat, Risposte congrue dalla Peti), a pari merito. Concludono la serie le petizioni con oggetto la ricerca (Finanziabilità cellule staminali, Pubblico accesso, Ricerca e innovazione) e la tutela del consumatore (Abolizione costi di ricarica, Crisi Equitable Life) Tema della petizione Numero di petizioni Ambiente e salute Animali Funzionamento Tema Ricerca Tutela del consumatore L'ambito della petizione, ovvero la dimensione territoriale che la riguarda nei termini dell'oggetto della stessa, è di gran lunga prevalentemente europeo: 16 petizioni su 20. Due hanno valenza locale (No Tav, No Mose), una nazionale (Abolizione costi di ricarica) e una mondiale (ControlArms). Ambito petizione Frequenza Europeo Locale Nazionale Mondiale Ambito 200

221 L'oggetto promosso è prevalentemente un valore, in 13 casi su 20 (Reach, Ricerca e innovazione, Bando pellicce cani e gatti, Controlarms, Pubblico accesso, Risposte congrue dalla Peti, Abolizione monarchia Ue, Cittadinanza europea, Abolizione fabbricazione di pellicce, Finanziabilità cellule staminali, Sostituzione esperimenti su animali, No al nucleare, Protezione tartarughe), mentre gli interessi costituiscono l'oggetto dei restanti sette casi (Migliore 112 europeo, No Mose, No Tav, Oneseat, Veicoli elettrici, Crisi Equitable Life, Abolizione costi di ricarica). Oggetto della petizione - Valore/Interesse 7 Valore Interesse 13 Per quanto riguarda gli intervistati, tutti appartenenti all'organismo promotore della petizione, il genere prevalente è quello maschile (15 casi su 20): Intervistati Suddivisione per GENERE 5 M F

222 Con un'età media di 37,8 anni, la fascia di età prevalente è quella compresa tra i 30 e i 39 anni: 8 Intervistati Suddivisione per CLASSI DI ETA' Frequenza <= >=60 Missing Classe di età L'intervistato ha un elevato livello di istruzione: nella maggioranza dei casi il promotore possiede almeno la laurea (16 casi su 19; solo la laurea in 10 casi) ma numerosi sono anche gli individui con titolo di studio di terzo livello (master o dottorato). 10 Intervistati - Suddivisione per TITOLO DI STUDIO Frequenza Diploma Laurea Post-Lauream Missing Titolo di studio 1 202

223 L'intervistato ha mediamente una buona conoscenza delle lingue straniere, con solo quattro intervistati che parlano correntemente unicamente la propria lingua madre e, dall'altro lato, cinque intervistati che parlano più di quattro idiomi diversi (compreso quello natio). 5 Intervistati Suddivisione per LINGUE PARLATE Frequenza >=4 Missing Numero lingue La maggior parte degli intervistati ha effettuato esperienze all'estero (di studio o professionali) e sono solo due i casi (con 5 missing) in cui l'individuo non si è mai spostato dal proprio Paese per ragioni di studio o di lavoro. Esperienze all'estero Sì No Missing Esperienze all'estero 203

224 La nazionalità prevalente è quella italiana (8 casi), seguita da quella britannica (5 casi) e da quella belga (3 casi). Come già spiegato nella sezione dedicata alla metodologia, tale distorsione dell'universo delle petizioni deriva da due fattori: 1. modalità di indicizzazione di Google che, anche di fronte a una richiesta posta in una lingua straniera, se esistono siti provenienti da domini nazionali uguali all'ip dell'utente, li pone più in alto nel page ranking; 2. lingue utilizzate per effettuare la ricerca per parole chiave su Google (italiano, inglese e francese), dovute alla conoscenza linguistica della ricercatrice. 8 Intervistati Suddivisione per NAZIONALITA Frequenza I UK B F SE NL D Nazionalità Interessante è il quadro nel momento in cui si passa dall'analisi della nazionalità a quella della residenza: ben cinque intervistati si sono spostati in Belgio e, come emerge dall'analisi dei questionari, a Bruxelles in particolare. Ciò è un dato particolarmente interessante ai fini dellanalisi, perché lega in parte lo strumento petizioni a una prossimità delle istituzioni europee, per ragioni che si presumono legate al lobbying o comunque alla costruzione della competenza del petitioner relativamente al funzionamento del processo di decision making comunitario. 8 Intervistati Suddivisione per RESIDENZA Frequenza I B UK NL CH Residenza 204

225 Sono solo due gli individui che hanno avviato da soli una petizione e che, a lavori in corso, hanno comunque deciso di non unirsi in un gruppo o in un'associazione per la promozione della stessa (Abolizione costi di ricarica, Bando pellicce cani e gatti). Promotore individuale/organizzato 2 Individuale Organizzato 18 In tutti gli altri casi il promotore o era già precedentemente organizzato (Bando pellicce cani e gatti, Ricerca e innovazione, Reach, Abolizione monarchia Ue, ControlArms, Pubblico accesso, Risposte congrue, Veicoli elettrici, Sostituzione esperimenti su animali, Cittadinanza europea, Finanziabilità cellule staminali), oppure ha provveduto ad organizzarsi in un gruppo appositamente per la promozione della petizione o per la promozione di una più ampia campagna che include, tra i suoi strumenti, la petizione (Migliore 112 europeo, Crisi Equitable Life, No Mose, Protezione tartarughe, No Tav, Oneseat, No al nucleare). Promotore pre-esistente/ad-hoc 7 Ad hoc Pre-esistente

226 In poco più della metà dei casi il promotore è competente, ovvero ha già effettuato campagne o petizioni in precedenza (Sostituzione esperimenti su animali, Bando pellicce cani e gatti, Cittadinanza europea, ControlArms, Finanziabilità cellule staminali, Migliore 112 europeo, No al nucleare, Oneseat, Reach, Ricerca e innovazione, Risposte congrue, Veicoli elettrici), il che lo rende più competente rispetto ai petitioner inesperti (Abolizione costi di ricarica, Abolizione monarchia Ue, Abolizione fabbricazione di pellicce, Crisi Equitable Life, No Mose, No Tav, Protezione tartarughe, Pubblico accesso) in questo ambito. Campagne precedenti 8 Sì No 12 In poco più della metà dei casi la ragione per la quale il promotore si rivolge alle istituzioni europee deriva da una precedente delusione, oppure da un generale senso di sfiducia e cinismo, proveniente dalle istituzioni dello Stato nazionale. Deluso/cinico a livello nazionale 9 Sì No

227 Nel momento in cui decide di rivolgersi alle istituzioni europee, in 6 casi su 10 il promotore ha deciso di inviare la propria petizione unicamente alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. In altri 6 casi alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo sono state affiancate una o più istituzioni europee o di altro tipo come ulteriori destinatari. Direttamente alla Commissione europea si sono rivolti quattro petitioners, mentre in tre casi il destinatario ha coinciso con una o più istituzioni europee, o con specifiche personalità operanti all'interno di esse. In ununica situazione (ControlArms) il destinatario è extraeuropeo (le Nazioni Unite). Aggregando i dati, risulta evidente che in 12 casi su 20 la petizione è stata inviata proprio alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Destinatario petizione Frequenza PE EC UE Altri Destinatario 1 Per sostenere le spese derivanti dalla petizione, i promotori adottano svariate strategie: autofinanziamento derivante da quote fisse o volontarie da parte degli iscritti o dei sostenitori (Abolizione costi di ricarica, Bando pellicce cani e gatti, Crisi Equitable Life, No Mose), autofinanziamento supportato da un sostegno esterno (No Tav), finanziamento proveniente dal budget interno all'organizzazione (ControlArms, Oneseat, Pubblico accesso, Reach, Ricerca e innovazione), oppure dal budget interno con laggiunta di sovvenzioni esterne (Sostituzione esperimenti su animali, Migliore 112 europeo, No al nucleare, Cittadinanza europea). 6 5 Supporto economico 5 6 Frequenza Autofi- nanzia- Autofinanziamento + Esterno Interno Interno + Esterno Missing Modalità di finanziamento 207

228 Per incentivare la mobilitazione, i promotori hanno adottato strategie di promozione orientate in alcuni casi alla ricerca del supporto politico, allo svolgimento di azioni di lobbying istituzionale o alla ricerca del supporto dei media. Il supporto politico è stato ottenuto (o comunque ricercato) in 14 petizioni su 20 (Abolizione costi di ricarica, Sostituzione esperimenti su animali, Bando pellicce cani e gatti, Cittadinanza europea, ControlArms, Crisi Equitable Life, Finanziabilità cellule staminali, Migliore 112 europeo, No al nucleare, No Mose, No Tav, Oneseat, Reach, Ricerca e innovazione). Le altre, invece, non hanno potuto, o voluto, contare sul sostegno della classe politica (Abolizione monarchia Ue, Abolizione fabbricazione di pellicce, Protezione tartarughe, Pubblico accesso, Risposte congrue dalla Peti, Veicoli elettrici). Supporto politico 6 Sì No 14 Il lobbying ha rappresentato un'attività essenziale per quasi il 50% delle petizioni (ad averlo effettuato sono Sostituzione esperimenti su animali, Cittadinanza europea, ControlArms, Crisi Equitable Life, Migliore 112 europeo, No al nucleare, Oneseat, Pubblico accesso, Reach, Ricerca e innovazione, Veicoli elettrici). Le altre (Abolizione costi di ricarica, Abolizione monarchia Ue, Abolizione fabbricazione di pellicce, Bando pellicce cani e gatti, Finanziabilità cellule staminali, No Mose, No Tav, Protezione tartarughe, Risposte congrue dalla Peti) hanno invece agito senza fare pressione sulle istituzioni europee. Lobbying 9 Sì No

229 I media sono stati ricercati come interlocutore peraltro frequentemente con esito positivo in 12 casi su 20 (Risposte congrue dalla Peti, Abolizione costi di ricarica, Bando pellicce cani e gatti, ControlArms, Crisi Equitable Life, Migliore 112 europeo, No al nucleare, No Mose, No Tav, Oneseat, Pubblico accesso, Reach, Veicoli elettrici). Gli altri promotori, invece, non vi hanno fatto particolare riferimento all'interno delle loro strategie di promozione (Abolizione monarchia Ue, Sostituzione esperimenti su animali, Abolizione fabbricazione di pellicce, Cittadinanza europea, Finanziabilità cellule staminali, Protezione tartarughe, Ricerca e innovazione). Ruolo media 8 Sì No 12 Infine, nuovamente in quasi la metà dei casi (Abolizione costi di ricarica, Bando pellicce cani e gatti, ControlArms, Finanziabilità cellule staminali, Migliore 112 europeo, No al nucleare, No TAV, Oneseat, Pubblico accesso, Reach, Ricerca e innovazione) i petitioners hanno potuto contare sull'intervento di testimonial (celebrità, politici, personalità etc.) che hanno contribuito a divulgare la petizione. Negli altri 11 casi, invece, i testimonial non sono stati presenti (Abolizione monarchia Ue, Sostituzione esperimenti su animali, Abolizione fabbricazione di pellicce, Cittadinanza europea, Crisi Equitable Life, No Mose, Protezione tartarughe, Risposte congrue dalla Peti, Veicoli elettrici). Testimonials 11 9 Sì No 209

230 In relazione alla componente web, in sette casi la petizione è stata promossa quasi esclusivamente online (Abolizione costi di ricarica, Abolizione monarchia Ue, Abolizione fabbricazione di pellicce, Migliore 112 europeo, Oneseat, Pubblico accesso, Ricerca e innovazione, Veicoli elettrici), mentre in un solo caso la promozione è avvenuta prevalentemente in maniera tradizionale offline (Risposte congrue dalla Peti). In tutti gli altri casi sono state quasi ugualmente presenti tutte e due le componenti online e offline. Frequenza Promozione petizione Prevalentemente online? 1 Sì No Misto Promozione online/tradizionale 11 Dallanalisi del numero di firme ottenute (nonostante alcuni dati siano ancora provvisori, per le petizioni ancora in corso), risulta che ad essere più frequenti sono le petizioni di qualità (o di massa fallite, quali: Abolizione monarchia Ue, Sostituzione esperimenti su animali, Abolizione fabbricazione di pellicce, Cittadinanza europea, Crisi Equitable Life, Finanziabilità cellule staminali, Migliore 112 europeo, Protezione tartarughe, Ricerca e innovazione, Risposte congrue dalla Peti, Veicoli elettrici), seguite dalle petizioni miste (Bando pellicce cani e gatti, No Mose, No Tav, Pubblico accesso, Reach) e, infine, da quelle di massa (Abolizione costi di ricarica, ControlArms, No al nucleare, Oneseat). Numerosità petizione Frequenza Mista (10.000<x>50.000) Di massa ( <x> ) Tipologia petizione [per numerosità firme] 210

231 Lanalisi dellesito delle petizioni, invece, fa emergere che ad essere concluse sono otto petizioni su venti. Petizioni concluse / in corso Frequenza Sì Conclusa? 12 No Di esse, tre hanno avuto successo totale (Abolizione costi di ricarica, Bando pellicce cani e gatti, Crisi Equitable Life), tre hanno avuto un successo parziale (Finanziabilità cellule staminali, Reach, Ricerca e innovazione), una non ha avuto esito positivo (Oneseat) e una non ha avuto esito valutabile (No al nucleare). Le altre petizioni sono state definite ammissibili dall'istituzione europea a cui sono state inviate, oppure devono ancora essere spedite dal promotore. Esito petizioni 4 4 Frequenza Sì In parte No Successo? 211

232 10.2. Analisi qualitativa Caso 1: Abolizione dei costi di ricarica Nome campagna: petizione per l'abolizione dei costi di ricarica per i telefoni cellulari Obiettivo: abolire i costi di ricarica dei telefoni cellulari, anomalia italiana Tema: tutela del consumatore Ambito: nazionale (Italia) Promotori: singolo cittadino (Andrea D'Ambra) Tipologia del promotore: individuo, ad hoc, non competente; deluso/cinico rispetto al sistema politico nazionale Promotori secondari: Amici di Beppe Grillo Destinatario: Commissione europea Inizio campagna: 2 aprile 2006 Fine campagna: 5 marzo 2007 (7 giugno 2006 invio delle prime 300mila firme alla Commissione Europea; 24 ottobre 2006 invio del secondo insieme di firme sempre alla Commissione Europea) Esito: positivo (obbligo per i gestori di telefonia mobile di abolire il costo di ricarica imposto attraverso il D. Lgs. 7/2007); durata complessiva petizione: 11 mesi. Numero firmatari: (al 16/02/07) Ruolo della dimensione online: prevalente Supporto: sì; supporto da parte di testimonial (Beppe Grillo), supporto politico (parlamentari italiani ed europei), presenza nei media (ad es. Ballarò); lobbying; no supporto economico Sito/i: 212

233 La petizione per l'abolizione dei costi di ricarica nasce dall'iniziativa di un ventunenne ischitano, studente di scienze politiche, che avendo viaggiato in diversi paesi si era reso conto dell'esistenza di un'anomalia tutta italiana. Dopo aver chiesto invano chiarimenti via fax all'authority, all'antitrust e all'agicom, da cui non ha mai ottenuto risposta, il giovane petitioner ha deciso di avviare una petizione alla Commissione europea pensando che un'istituzione all'estero funzionasse diversamente (e così è stato). La petizione, ideata fin dall'inizio per un contesto web, è stata scritta dal promotore e, il 2 aprile 2006, caricata sul sito Per lanciare l'iniziativa, il petitioner ha contattato i media (tutti i mezzi informazione di cui avevo alcuni li ho trovati su internet, altri già li avevo): dopo un iniziale silenzio, la rivista online Puntoinformatico se ne è occupata per prima (il 19 aprile 2006), seguita dal giornale locale dell'isola di Ischia e dal sito Peacelink. In seguito, alcuni membri degli Amici di Beppe Grillo hanno informato il comico genovese della petizione, che è stata inserita il 10 maggio nel blog Le firme, prima pari a circa 3mila, in pochi giorni sono arrivate a 50mila. Una volta giunto a quota 300mila firme, il 7 giugno 2006 Andrea D'Ambra ha inviato la petizione alla DG Concorrenza della Commissione europea, che affermando di non saperne nulla si è detta pronta ad avviare le opportune verifiche. Incalzate dalla Ue, l'antitrust e l'agicom hanno avviato un'indagine, della durata di cinque mesi, che si è conclusa il 16 novembre con la conferma dell'anomalia italiana. Nel frattempo, la Commissione aveva ricevuto il secondo plico di firme, il 24 ottobre giunte a quota 600 mila, per poi raggiungere, il 25 gennaio dell'anno successivo, a 810mila. Nel settembre 2006, dopo un ulteriore post di Beppe Grillo che invitava le Authority a sbrigarsi, i media hanno iniziato a dedicare grande attenzione alla vicenda (a partire da Sky Tg24, passando per Mi manda Rai Tre ed Euronews, fino a Ballarò a inizio 2007). Il 4 marzo 2007 è entrato in vigore il decreto Bersani che ha sancito l'obbligo per gli operatori di telefonia mobile di abolire i costi di ricarica. Eppure, poiché firmato dal Ministro precedentemente (15 giorni prima per l'esattezza) alla diffusione dei risultati dell'indagine Agicom, tale decreto non ha determinato sanzioni agli operatori per aver mantenuto un comportamento illegale. A petizione conclusa, il Direttore generale della DG Società dell'informazione della Commissione europea ha comunque scritto a Bersani per chiedere chiarimenti in tal senso. 213

234 Percezione delle istituzioni europee. Scelta del target. Il giovane petitioner ha inviato la petizione alla Commissione europea, DG Concorrenza, poiché non aveva ancora scoperto l'esistenza della Commissione per le petizioni. A posteriori, si ritiene comunque soddisfatto della sua scelta che si è rivelata inconsciamente la migliore, perché altrimenti l'intervento sarebbe stato molto più lento. In ogni caso, l'idea era quella di scoprire una nuova Europa, troppo spesso secondo il petitioner connotata negativamente (troppo spesso ci si riempie la bocca di Europa quando si parla di nuove tasse, sempre in negativo. Io invece ho voluto guardare anche in positivo, ed è per questo che mi sono rivolto alla Ue). Confronto Ue / Stati membri. La decisione di rivolgersi all'europa deriva dall'insoddisfazione dei rapporti con le autorità italiane (mi ero rivolto alle Authority, all'antitrust e all'agicom, quindi anche all'associazione dei consumatori, a cui ho inviato un fax e non ho mai avuto risposta. Quindi ho deciso di rivolgermi all'unione europea). La Commissione, a differenza delle istituzioni italiane, risponde rapidamente assicurando un pronto intervento (hanno detto che non ne erano a conoscenza e che avrebbero immediatamente fatto qualcosa 558 ), il che è effettivamente avvenuto. La classe politica italiana emerge come connotata negativamente (alla fine arriva Bersani facendosi bello in televisione e inserisce nel decreto l'abolizione dei costi di ricarica), operativa solo sotto lo stimolo di una istituzione superiore (in Italia le Authority avrebbero dovuto non dico muoversi, ma almeno dare una risposta. Si sono mossi solo dopo una lettera da Bruxelles. Le istituzioni italiani non rispettano il loro dovere istituzionale, mentre quelle europee sì) e facilmente soggetta a corruzione (gli operatori hanno cercato di corrompere i Parlamentari, che hanno proposto un rinvio del decreto). Emergono anche come negative le Associazioni dei consumatori (che a un certo punto hanno iniziato ad andare in giro dicendo che erano stati loro ad avviare la petizione) e la maggioranza dei politici, che sono accusati di opportunismo (sono pochi i politici che si sono interessati alla petizione in tempi non sospetti [] Alcuni hanno cercato di strumentalizzare la cosa a loro vantaggio) e da cui il petitioner cerca di difendersi (io ho attuato un politica in cui menzionavo solo chi dava veramente sostegno alla petizione; quelli che si facevano pubblicità, senza parlare della petizione e delle 800mila persone, io non li citavo). La democraticità dell'unione europea. Ecco quindi che l'istituzione europea emerge come vicina ai cittadini e ricettiva delle loro richieste (senza la Commissione europea non sarebbe successo nulla []. Penso che senza l'unione europea sarebbe stato molto più difficile fare passare la petizione): un'istituzione che veglia e controlla anche a conti fatti (una volta conclusa la petizione, l'improvvisa firma del decreto prima del rapporto Agicom ha sollevato dei dubbi a Bruxelles: il Direttore generale della DG Società dell'informazione ha 558 Risposta della Commissione europea del 3 maggio 2006: La ringrazio per la Sua del 2 aprile 2006 nella quale informa la Commissione europea del sistema di pagamento per le carte prepagate per gli utenti della telefonia mobile italiani. In particolare, Lei fa riferimento al fatto che i gestori di telefonia mobile applicherebbero agli utenti italiani un cd. ìcosto di ricaricaì sulla base del quale ogni utente non riceverebbe un consumo corrispondente al prezzo effettivamente pagato ma, ad esempio, per una ricarica di 10 euro, riceverebbe 8 euro di consumo e 2 euro di costi di ricarica. La Commissione la ringrazia per averci fornito tali dati che sono considerati utili per lo svolgimento delle proprie attività, con particolare riguardo a quella di monitoraggio dello sviluppo della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, anche al fine di assicurare e proteggere gli interessi dei consumatori. A tal fine, mi preme sottolinearle che la Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto da Lei denunciato. Nel ringraziarla per le Sue informazioni, Le porgo cordiali saluti. Angel Tradacete Cocera. Estratto da: 214

235 immediatamente scritto a Bersani, dicendo che era l'agicom a doversi occupare della questione, e non lui). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il petitioner ha esperienza di viaggi (ho viaggiato in diversi paesi e ho visto che in Francia non applicavano costi di ricarica. Ho fatto un'indagine, ed era così anche da altre parti. E mi sono chiesto: ma perché l'italia è l'unico paese dove sono applicati?) e di studi europei (in quel periodo stavo studiando un libro di diritto dell'unione europea e forse è anche per quello che mi sono attivato). È uno studente universitario intraprendente, che peraltro spera di raccogliere qualcosa anche a livello personale dopo tutti gli sforzi per la petizione (ho colto la palla al balzo, dato che per un anno ho sottratto tempo allo studio e ai soldi. Infatti, ho solo ricevuto donazioni dai comuni cittadini per stampare le firme e andare a Bruxelles. Per il resto ho costruito tutto io. Quindi, ho deciso di creare un'associazione: ci vogliono 30mila iscritti, speriamo di riuscirci). La mobilitazione. Nata dall'iniziativa di un individuo, la petizione viene prima firmata online da persone singole, poi viene notata dagli Amici di Beppe Grillo (io sono partito da solo, poi si sono unite persone singole [] e poi molti ragazzi degli Amici di Beppe Grillo, gruppi locali che diffondono le iniziative del comico genovese a livello locale, lo hanno informato). Se dal 6 aprile al 10 maggio (dalla data del primo post di Grillo sul suo blog) erano state raccolte 2-3mila firme, in seguito l'incremento è stato esponenziale (da lì è successo il terremoto, veramente un boom impressionante. Pensa che il mio obiettivo era 50mila firme come le iniziative di legge popolare, simbolicamente, ed era per me un obiettivo lontanissimo. Eppure grazie a questo post in due o tre giorni sono arrivate da 2-3mila firme che eravamo più di 50mila firme). Il petitioner era ignaro della pubblicazione sul sito di Beppe Grillo, e ha infatti scoperto la diffusione della petizione grazie ai commenti dei firmatari (leggevo scritte del tipo vai Beppe!, forza Beppe!, ho visto che il numero di firme stava aumentando in maniera impressionante, e allora ho capito: sono andato sul suo sito e ho visto il post). Il promotore non aveva avuto contatti con gli Amici di Beppe Grillo prima di allora (non conoscevo personalmente alcun Amico di Beppe Grillo, prima), che tuttavia hanno fatto da tramite con il comico (non c'è stato un contatto diretto tra me e lui, gli Amici di Beppe Grillo gli hanno riferito questa cosa). I cittadini hanno avuto, secondo il promotore, un duplice ruolo: molti hanno fatto passaparola, mentre molti si sono limitati a firmare la petizione. 215

236 La ricerca della visibilità. Per rendere nota la petizione, il giovane promotore ha subito cercato il supporto dei media, che tuttavia inizialmente sono rimasti indifferenti per via egli sostiene di interessi economici (come potrai immaginare non ho ricevuto risposta, perché gli interessi in gioco sono enormi. Gli operatori di telefonia mobile ogni giorno comprano paginoni di pubblicità, in televisione ti tempestano di spot. I mezzi di comunicazione non avevano interesse a parlarne...). A dare un primo feedback sono testate online di settore (Punto informatico, Peacelink) e locali (il giornale di Ischia). Il boom di visibilità viene raggiunto grazie a Beppe Grillo (cfr. sopra), che ha fatto incrementare le firme, sollecitato i politici (a settembre Beppe Grillo pubblica un altro post chiedendo alle authority di sbrigarsi) e stuzzicato i media (nel frattempo grazie a Beppe Grillo iniziano ad occuparsene anche Sky tg 24, Mi manda rai tre, Euronews). Infatti, la rete, Beppe Grillo, e sicuramente e i media e la televisione hanno fatto da cassa di risonanza notevole, ma comunque penso che senza l'intervento di Beppe Grillo difficilmente saremmo arrivati a tali risultati. Il giovane promotore dà visibilità alla petizione tenta di fare lobbying con la classe politica nazionale (anche europarlamentari), invitandola a mobilitarsi per promuovere la petizione (ho fatto un'azione di lobby a favore dei consumatori, una lobby anomala. Ci sono stati parlamentari che si sono occupati della cosa, mi hanno chiamato, sia a livello nazionale che europeo. Hanno presentato interrogazioni parlamentari alla Commissione europea e al Ministro delle telecomunicazioni) con l'obiettivo di utilizzare i loro contatti per accelerare il processo (quando li contattavo 559 cercavamo di spingere, attraverso comunicati stampa e i loro contatti, queste proroghe). La dimensione online. La petizione ha utilizzato la raccolta firme unicamente via internet, grazie all'utilizzo della piattaforma PetitionOnline, sito visitatissimo e con una forte concorrenza tra petizioni in termini di visibilità. Per essere più conosciuto, il promotore ha contattato seppur con difficoltà gli amministratori del sito (sono riuscito a contattarli via , nonostante le difficoltà iniziali, e hanno inserito la petizione tra le storie di successo []. PetitionOnline è un sito visitatissimo e la petizione, per il numero di firme che riceveva, stava sempre in cima alla top10 delle petizioni). A supportare la petizione, è stato creato un sito (www.aboliamoli.eu) che conteneva le seguenti sezioni: T- shirt (per ordinare magliette sulla petizione a 10 euro), info petizione (la cronologia della petizione), il promotore (descrizione con giudizi da parte dei media o celebrità), firma la petizione (link a Petitiononline), documenti (il carteggio tra il promotore e le autorità), comunicati stampa, faq, rassegna stampa, rassegna audiovideo, messaggi dei sostenitori, contatti. Il sito è stato curato, nella parte web e nella 559 Dopo che il testo era stato pubblicato sul blog di Beppe Grillo. 216

237 grafica, sempre dal promotore della petizione. Il promotore ha inoltre creato un blog (più recentemente) e ha provveduto all'invio regolare di una newsletter ogni volta che accadeva qualcosa. Il web ha permesso di generare passaparola e una vera e propria guerriglia virtuale fatta di bombardamenti elettronici (insieme a tutti i contatti abbiamo 'bombardato' nel vero senso della parola: abbiamo bombardato tutti i membri della Commissione attività produttive per richiedere di non rinviare il decreto, e dopo 4 o 5 giorni hanno lasciato perdere e non hanno più rinviato nulla. Questo è stato un grande successo grazie alla rete). Ha consentito inoltre di zittire i politici che ostacolavano petizione (cfr. sopra: hanno capito che sarebbe stato troppo impopolare, perché ho messo tutti i loro nomi sul sito) La visibilità sul web non, tuttavia, è solo positiva, e spesso bisogna far fronte a critiche che bisogna saper gestire (su internet si trova di tutto. Ad esempio, c'è Attivissimo, uno che ricerca le bufale e scrive un post solo se riceve una donazione. E si occupato della mia petizione inizialmente mettendo in dubbio tutta una serie di elementi, ed è addirittura arrivato a pesare i fogli A4 per dire che non pesavano quanto io dicevo. Ho ricevuto critiche anche da blog autorevoli come questo, e andavo a spiegarmi nei blog). Il promotore avanza però il dubbio che dietro alle critiche si celassero degli interessi (ho capito però che molte persone erano legate a operatori []: c'è gente poi pagata dagli operatori su internet che continua a diffamare, purtroppo però nemmeno su internet quando ci sono in gioco tanti interessi così sai chi trovi). In ogni caso, la rete è stata praticamente l'unico strumento di social networking del promotore (il social network è stato fatto quasi tutto a distanza, prevalentemente online o per telefono) e ha consentito di creare una consapevolezza comune sulliniquità dei costi di ricarica (dieci anni fa senza internet, senza la rete, questo risultato non si sarebbe potuto ottenere, neanche spendendo milioni e milioni di lire. La rete è la dimostrazione che grazie a internet si può arrivare a riunire tantissima gente per un obiettivo comune, dal basso, e anche spendendo meno). In ogni caso, la mobilitazione è avvenuta per via del coinvolgimento in prima persona dei cittadini (se la petizione riguarda un argomento che non è diffuso, che non è sentito dalla stragrande maggioranza della gente credo che sia difficile ottenere un risultato del genere). 217

238 Caso 2: Abolizione della monarchia nella Ue Nome campagna: petizione per un capo di Stato eletto e per l'abolizione della monarchia su tutto il territorio dell'unione europea Obiettivo: abolire regimi monarchici nell'unione europea Tema: funzionamento Ue Ambito: europeo Promotori: Crk Cercle républicain (associazione senza fini di lucro fondata nel 2000 da quattro cittadini belgi; conta oggi 200 iscritti) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente, competente; deluso/cinico a livello nazionale Promotori secondari: 12 associazioni repubblicane delle 7 monarchie europee 560 Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni) Inizio campagna: gennaio 2004 Fine campagna: 1 maggio 2004 (consegna della petizione al Pe) Esito: petizione in corso (ritenuta ammissibile al secondo invio, ma ancora non trattata dal Pe; riproposta simbolicamente ogni 1 maggio) Numero firmatari: 13 (firme dei rappresentanti delle associazioni) Ruolo della dimensione online: prevalente Supporto: no (nessun supporto economico, politico, lobbying, media) Sito/i: 560 Belgio: Cercle républicain/ Republikeinse Kring/ Republikanischer Kreis (Crk); Spagna: Ateneo Republicano de Asturias, Ateneo Republicano de Galicia, Colectivo Republicano Tercer Milenio, Liberales por la República (Libre), Plataforma de Ciudadanos por la República, Unidad Civica por la República; Danimarca: Danske Republikanere; Gran Bretagna: Republic, ThroneOut; Lussemburgo: déi Lénk / la Gauche; Olanda: Nieuw Republikeins Genootschap; Svezia: Republikanska Föreningen. 218

239 La petizione per l'abolizione della monarchia nasce dall'iniziativa dei membri del Crk Cercle républicain, associazione senza fini di lucro fondata da quattro cittadini belgi nel 2000 per protestare contro il matrimonio dell'erede al trono nel Convinti che i regimi monarchici in Europa contravvengano alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 561, i membri del Crk nel 2004 hanno deciso di avviare una petizione europea. Per fare ciò, si sono adoperati per la creazione di una Piattaforma europea della Repubblica prendendo per la prima volta dei contatti con le associazioni repubblicane presenti in tutte le monarchie dellallora Ue-25. Trovatele grazie ad una ricerca internet, e una volta ricevuto il loro assenso a partecipare al progetto, il testo della petizione è stato inviato a tutte le associazioni, discusso (unicamente via ) e rivisto fino al raggiungimento di un accordo. Il primo maggio 2004 la petizione è stata inviata con le firme elettroniche di 13 associazioni repubblicane europee alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, che in prima istanza l'ha dichiarata non ricevibile poiché ritenuta non afferente all'ambito di competenza della Ue. Tuttavia, il Crk, ritenendo che la tutela dei Diritti dell'uomo sia di pertinenza delle istituzioni comunitarie, ha riposto minacciando di avvertire gli organi di stampa: tre settimane dopo ho ricevuto una risposta che diceva che la petizione sarebbe stata esaminata. Ad oggi il Crk non ha ancora ottenuto risposta sull'esito della petizione (sono passati tre anni) e, in attesa di conoscere i risultati, la ripropone simbolicamente al Parlamento europeo ogni primo maggio. Percezione delle istituzioni europee. Scelta del target. La petizione è stata inviata alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, dopo che il promotore ne è venuto a conoscenza grazie a un amico (ho sentito parlare da un amico della possibilità di presentare una petizione al Parlamento europeo). L'istituzione viene preferita a un Tribunale europeo che, secondo lintervistato garantirebbe la vittoria ma implicherebbe costi eccessivi (siamo sicuri che se portiamo la causa davanti a un tribunale europeo avremmo sicuramente effetto ma con troppi soldi). Confronto Ue / Stati membri. La petizione è volutamente a vocazione europea, e non viene presa in considerazione l'ipotesi di un invio a livello nazionale (il Belgio, peraltro, è una monarchia). Infatti, i rappresentanti istituzionali sono screditati (in Belgio, se si vuole entrare in politica e diventare Ministro, è meglio non intervenire espressamente contro la monarchia, anche a livello europeo e in tutti i partiti. Io credo che in Belgio anche i comunisti siano monarchici) al punto da non rivolgere loro neppure la petizione: solo le istituzioni comunitarie vengono prese in considerazione come interlocutori. E, tuttavia, benché gli si debba riconoscere il merito di rispondere ai cittadini, le loro risposte sono insoddisfacenti (la prima risposta del Pe è stata di ritenere la petizione non ricevibile, perché non toccava una materia di competenza delle Comunità europee: io direi invece che il Pe a non essere molto competente). Inoltre, cambiano in fretta punto di vista: è infatti sufficiente una minaccia (a seguito di ciò ho risposto, e ho minacciato di avvertire la stampa, ricordando che i Diritti dell'uomo sono materia dell'ue) per rivedere le proprie posizioni (tre settimane dopo ho ricevuto una risposta che diceva che la mia petizione sarebbe stata esaminata). 561 Nous, citoyens européens, réunis en associations républicaines démocratiques: réaffirmons la nature fondamentale de la Déclaration universelle des droits de lhomme; demandons à exercer pleinement nos droits et libertés politiques tels que décrits dans la Déclaration universelle des droits de lhomme; demandons au Parlement européen de prendre toutes les mesures en son pouvoir pour abolir les monarchies dans tous les Etats de lunion européenne afin quà lavenir tous les citoyens de lunion puissent choisir, directement ou indirectement, à lissue délections libres et régulières, la personne qui occupera le poste de Chef de letat. Estratto da: 219

240 La Commissione per le petizioni viene percepita come lenta (per quanto ne so, la nostra petizione non è ancora stata esaminata, in ogni caso non ne ho più saputo nulla), ma la flemma burocratica è in qualche modo accettata dal promotore (ma credo sia normale. Le petizioni al Pe hanno bisogno di circa 3 o 4 anni per essere trattate) e tutto sommato l'immagine complessiva delle istituzioni è buona (a parte la prima risposta, in cui ci è stato detto che la petizione non era una petizione, sono ragionevolmente soddisfatto della reazione delle autorità europee perché ogni anno la nostra petizione è accettata, e ho ricevuto sempre una risposta in tal senso. Non ho ancora avuto risposta, ma credo che sia un problema di lentezza delle istituzioni europee). La democraticità dell'unione europea. Nonostante l'ancora ignoto esito della petizione, l'europa viene vista come un buon interlocutore per le cause dei cittadini, tuttavia a seconda dell'oggetto delle cause sollevate. L'Ue, infatti, viene ritenuta come ben disposta ad accettare le richieste dei cittadini fino a quando non le viene richiesto di intervenire negli affari interni degli Stati membri: ad esempio, per noi l'interesse della petizione è piuttosto simbolico: l'obiettivo era fare un colpo mediatico (che non è avvenuto) del tipo 'i repubblicani vanno a lamentarsi in Europa della monarchia belga', anche se comunque ci siamo basati su testi giuridici, i Trattati europei e la Dichiarazione. In ogni caso, sono sicuro che l'europa non interverrà mai negli affari interni di uno Stato. Non credo che dirà mai al Belgio ascoltate cari piccioncini, la vostra monarchia è proprio caruccia, è bellina, ma non è per niente democratica. E credo che non sarebbe ben accetto dagli Stati se l'europa intervenisse sugli affari interni. In sostanza, leuropa può essere un buon interlocutore solamente se si trattano argomenti di cui vuole occuparsi, e di cui gli Stati membri sono contenti che l'europa si occupi. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. La petizione è argomentata con innumerevoli, precisi, riferimenti normativi alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo, il che dimostra una certa competenza giuridica da parte del promotore (tutta la nostra petizione è basata sulla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, e la monarchia è contraria ai diritti dell'uomo). Per il promotore si tratta della prima petizione inviata (per me questa è stata la prima petizione), eppure vive in un milieu attento alla vita politica del paese (mia moglie si occupa di un'altra petizione e in due giorni ha ricevuto 1200 firme: si tratta di una petizione belga francofona sulla laicità nelle scuola) ed è considerato esperto sul tema (sono stato intervistato di recente dalla televisione belga francofona sui costi della monarchia comparati con i costi della repubblica). La mobilitazione. Con il lancio della petizione il Crk intendeva avviare il progetto di una Piattaforma repubblicana europea, ovvero un gruppo di lavoro permanente composto da associazioni repubblicane nazionali, con l'idea che la petizione avrebbe avuto molto più successo se inviata con firme da parte di altre associazioni repubblicane europee. Decidendo consapevolmente di voler restare a un livello citizens (abbiamo deciso volontariamente di eliminare i partiti politici e di restare unicamente al livello dei cittadini, e ci siamo riusciti ovunque, tranne che nel Lussemburgo), il Crk ha iniziato a cercare su Internet dei partner per la propria azione. Una volta identificate le 12 associazioni, il Crk ha tradotto la bozza iniziale di petizione in tedesco, francese, olandese e inglese, inviandola poi nella lingua più adeguata al destinatario (e poi alcune associazioni l'hanno tradotto nelle loro lingue nazionali). Venuti a conoscenza gli uni degli altri tramite il web, e superate le differenze linguistiche, la Piattaforma repubblicana ha potuto lavorare in maniera democratica a un testo unico (ciascuna associazione ha potuto apportare modifiche o correzioni. E, quando abbiamo ricevuto tutte le correzioni necessarie, abbiamo creato un testo unico, l'abbiamo tradotto 220

241 nuovamente e inviato a tutti per verificare che fosse tutto ok), che poi è stato inviato alla Ue. Tuttavia, se il reclutamento iniziale di partner solidali è stato relativamente rapido e semplice, il seguito della Piattaforma nel medio e lungo periodo si è rivelato fallimentare (credo che sia davvero difficile organizzarsi in maniera permanente a livello europeo). I tentativi di rafforzare i legami non hanno esito positivo (avevo ricontattato tutte le associazioni per suggerire una collaborazione regolare ma ciò non ha mai avuto luogo) e vengono lamentate innumerevoli difficoltà nella vita associativa, che in tutti i paesi europei perde d'importanza perché le persone si impegnano sempre meno in attività benevole (c'è anche meno tempo a disposizione e quando la gente è a casa guarda la televisione; la vita associativa a sfondo politico è sempre più debole). Inoltre, viene evidenziata la difficoltà a livello europeo di attribuire lo stesso significato a un unico termine: in relazione alla monarchia, ad esempio, le monarchie europee sono molto diverse tra di loro e quindi il concetto di lotta alla monarchia assume significati diversi in ogni Paese, il che evidentemente ha come conseguenza di ostacolare una mobilitazione unitaria a livello europeo. Comparare il movimento repubblicano svedese (che è molto teorico, poiché lotta contro una monarchia che non ha alcun potere politico; si tratta della lotta contro un simbolo) con quello belga (dove la monarchia ha un potere enorme, sicuramente più del presidente federale tedesco, che è già comunque frutto di un'elezione; interviene quando si installa un governo, interviene nel potere legislativo...) fa emergere delle differenze enormi. La petizione contro la monarchia, insomma, si è rivelata essere una petizione contro oggetti diversi (per ciascuno di noi la monarchia simbolizza cose differenti), ad esempio in Belgio il movimento separatista è legato a quello repubblicano, mentre in Danimarca questo non si verifica. Il divario tra rapido reclutamento a breve termine e difficile mobilitazione a lungo termine (siamo riusciti in quattro mesi a contattare 12 associazioni e a mettere a punto un progetto preciso, un testo preciso, ben strutturato anche da un punto di vista giuridico. Ma il lato negativo è che non ha generato contatti permanenti) viene letto dal promotore come una problematica legata ai tempi, oltre che ai significati. La mobilitazione europea, infatti, sembra un progetto tutt'altro che impraticabile: in assoluto, ho l'impressione che in quanto cittadini europei potremmo unirci abbastanza facilmente su un testo di petizione comune e penso che ciò potrebbe dare il via ad associazioni trans-europee durevoli. Non c'è nulla che mi sembri impossibile in tutto ciò. Ad impedire una mobilitazione permanente sarebbe, quindi, la scarsa rilevanza politica in un momento dato del tema monarchia nei Paesi europei (non credo che ci siano elementi tecnici, e credo che se la mobilitazione non ha avuto successo è perché oggi non c'è ancora una base repubblicana sufficientemente larga nelle monarchie europee. Ritengo che sia più un problema politico, che non un problema tecnico, logistico o di azione più visibile. Il fatto è che nel 2004 il problema della monarchia non era ancora particolarmente sentito). La ricerca della visibilità. La petizione contro la monarchia è stata pubblicata sul sito web del Crk in francese, tedesco e olandese 562. Il sito non è stato costruito intorno alla petizione (come evidente dalla Url della stessa, ma quest'ultima è stata inserita nel sito istituzionale a sfondo repubblicano dell'associazione 563. Per dare visibilità alla petizione, il promotore ha inviato o lettere a europarlamentari scelti sulla base di chi, nella Commissione per le petizioni, era incaricato di giudicare le 562 Con buona probabilità, è stata ripresa dai siti delle associazioni partner, ma non ne è stata rilevata traccia al momento della ricerca. 563 Le sezioni del sito sono le seguenti: Moins chère la monarchie?, Eléctions 2007, Accueil, Nos arguments- FAQ, Réflexions, Nos républiques, Actualités, Revue de presse, Lectures, Agenda, Manifeste, Pétition européenne, Contact. 221

242 petizioni in materia dei diritti dell'uomo (tutto ciò che abbiamo fatto a livello di lobbying è contattare alcuni europarlamentari, inviando loro un o una lettera chiedendo di riservare una buona accoglienza alla petizione). Le risposte ricevuta, tuttavia, sono state scarse (abbiamo ricevuto poche risposte, e soprattutto poche risposte positive. Un europarlamentare britannico mi ha ringraziato, dicendo che avrebbe sicuramente votato contro). Benché si ritenga che la televisione sia un mezzo di mobilitazione estremamente efficace (se un giorno questa petizione fosse diffusa in radio o in televisione, allora credo che questa petizione avrebbe un impatto forte, perché avremmo la possibilità di contattare così un gran numero di persone e troveremmo così molti simpatizzanti), il promotore si limita all'invio di comunicati stampa unicamente una volta all'anno, in occasione del simbolico invio della petizione ogni primo maggio. Viene infatti ricordata, e deplorata, la forte ingerenza della politica nella televisione, in particolare in Belgio dove la monarchia è un tabù, anche se per fortuna negli ultimi due anni la situazione è un po' cambiata. Impossibile, dunque, fare parlare di sé sui giornali. E, quindi, impossibile mobilitare grandi masse, anche perché per chi dovrebbe firmare si crea la sensazione che prima di firmare aspetto che ci siano più persone. A questo punto, per il promotore, rimanere poco visibili è meglio 564 : una volta avevamo pensato di fare una manifestazione davanti agli edifici del Parlamento europeo, ma poi abbiamo avuto il timore di trovarci in due o tre, e abbiamo quindi deciso di rinunciare a un'azione visiva, per rimanere solo presenti nell'ambito elettronico []. Non avremo mai una massa, è per questo che evitiamo di organizzare eventi per la strada, perché se organizzassimo una manifestazione repubblicana avremmo al massimo dieci persone al seguito. Quindi, per evitare il rischio che il giorno dopo sui giornali tutti ci prendessero in giro, abbiamo preferito evitare manifestazioni di massa. In Spagna probabilmente sarebbe diverso, ma in Belgio è così). La dimensione online. Internet è stato utilizzato per cercare i partner sostenitori della petizione (ho cercato le altre associazione via Internet, abbiamo preso contatto via e raramente per posta tradizionale) e per raccogliere le firme (il documento è stato presentato ufficialmente da 13 associazioni, non c'è alcuna firma tradizionale, tutte le firme sono elettroniche). Per la promozione della petizione sono stati proposti scambi di link (abbiamo proposto dei link con il nostro sito internet) e in generale tutte le relazioni sono state curate a distanza, eccetto che con il partner olandese. Ciò è stato vissuto come una forte limitazione dal promotore (non ci siamo mai incontrati vis-à-vis. Ci sarebbe piaciuto creare una sorta di piattaforma europea, ma purtroppo non siamo riusciti. Purtroppo ciò non è avvenuto, benché ci siano stati dei tentativi), che sostiene che le Ict sono molto pratiche per lanciare un progetto momentaneo, ma non per creare dei legami permanenti. Le Ict aiutano a coinvolgersi molto facilmente e rapidamente, ma per quanto riguarda dei legami durevoli credo sia necessario vedersi. E non è un caso che abbiamo creato dei legami durevoli con i nostri colleghi olandesi, con cui abbiamo incontri frequenti perché uno di loro viene spesso all'università di Leuven per un dottorato. E, senza vedersi, può addirittura capitare di dimenticarsi gli uni degli altri: abbiamo ricevuto regolarmente la newsletter di una delle associazioni spagnole Colectivo Republicano ma adesso non la riceviamo più []. Un giorno gli inglesi ci hanno proposto ciò che noi gli avevamo proposto 2 anni prima, come se fosse stata la prima volta. Allora ho 564 Il manifesto repubblicano del Crk, che può essere firmato da semplici cittadini in Belgio, ha ottenuto 676 firme in 6 anni. 222

243 reagito con entusiasmo ma poi non ho mai più avuto una risposta. Non ho mai più sentito parlare di questa iniziativa. 223

244 Caso 3: Sostituzione degli esperimenti sugli animali con altri metodi Nome campagna: petizione per sostituire gli esperimenti sugli animali Obiettivo: persuadere i membri del Parlamento europeo, e i legislatori in generale, che la revisione della direttiva Ue 86/609 debba includere iniziative specifiche per migliorare le tecniche in grado di sostituire gli esperimenti sugli animali con altri metodi, attraverso ricerche mirate e coordinate; secondo i promotori ciò potrebbe salvare milioni di animali dai laboratori e migliorare la qualità della ricerca e del testing. Tema: animali Ambito: europeo Promotori: Fondazione Dr. Hadwen per una Ricerca Umanitaria (fondazione britannica a favore della ricerca medica che utilizza tecniche prive di esperimenti sugli animali) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente, competente; deluso/cinico a livello nazionale Promotori secondari: Gran Bretagna: Advocates for Animals, Animal Aid, Buav, Europeans for Medical Progress, Uncaged Campaigns; Italia: AgireOra Network, Unione Antivivisezionista Italiana; Portogallo: Animal; Croazia: Prijatelji ivotinja; Finlandia: Animalia, Suomen Eläinsuojeluyhdistys Sey; Germania: Ärzte gegen Tierversuche, Bundesverband Menschen für Tierrechte; Svezia: Djurens Rätt, Stiftelsen Forskning utan djurförsök; Norvegia: Dyrevernalliansen; Spagna: Fundación Altarriba; Gran Bretagna, Francia e Paesi Bassi: People for the Ethical Treatment of Animals. Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni); Commissione europea; Stati Membri Inizio campagna: 8 dicembre 2006 Fine campagna: in corso Esito: petizione in corso Numero firmatari: (online ; cartacee ; al 20/7/2007) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico (informale), economico; no lobbying, presenza nei media Sito/i: 224

245 La Fondazione Dr. Hadwen per una Ricerca Umanitaria ha avviato l'8 dicembre 2006 una petizione 565, ancora in corso, all'interno di un'ampia campagna per la sostituzione di tutti gli esperimenti sugli animali in Europa. L'obiettivo dell'iniziativa è fare pressione sulla Ue in occasione di: 1) la revisione della direttiva 86/609/CEE relativa alla protezione degli animali 565 Sollecitiamo tutti gli Stati Membri dellue, la Commissione e il Parlamento europei ad utilizzare la revisione della Direttiva 86/609/CEE ai fini di assicurare che: 1. Le iniziative volte a sostituire gli animali da laboratorio vengano applicate agli esperimenti di tutte le categorie; 2. LUe istituisca un database accessibile e completo dei metodi sostitutivi; e 3. A tutti gli Stati Membri, gli istituti e gli scienziati individuali venga imposto lobbligo di cercare, sviluppare ed implementare metodi che sostituiscano gli esperimenti con animali e di mettere immediatamente in uso le tecniche sostitutive esistenti. 225

246 utilizzati a fini sperimentali e per altri scopi scientifici. La Direttiva regolamenta lutilizzo degli animali da laboratorio nellue ma, risalendo a 20 anni fa, è assolutamente datata e necessita urgentemente di una revisione; 2) il lancio da parte della Commissione del Piano dazione Comunitario per la Protezione e il Benessere degli Animali, nellambito del quale viene proposto un nuovo Centro europeo che potrebbe offrire linfrastruttura necessaria allue per approfondire e sviluppare il suo ruolo di leader mondiale nelle ricerche che non comportano luso di animali. Dopo anni di lobbying discreto, la Fondazione Dr. Hadwen ha deciso di avviare unazione pubblica, tramite una campagna di coinvolgimento dei cittadini a livello europeo passata attraverso l'inclusione nel progetto di gruppi per la protezione di animali e consumatori di tutta Europa (Advocates for Animals, Animal Aid, Europeans for Medical Progress, Peta Europe e Uncaged). La petizione è uno degli strumenti utilizzati per fare pressione sui legislatori dellue affinché si impegnino a sviluppare e implementare metodi che non comportano luso di animali, e che potrebbero salvare milioni di animali da laboratorio e migliorare la qualità di ricerca e sperimentazione. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione si appella formalmente agli Stati Membri, alla Commissione europea e al Parlamento europeo. Tuttavia, il target principale informale è il Parlamento europeo, in quanto storicamente a favore degli animali; gli Europarlamentari, peraltro, considerano seriamente le petizioni, mentre sono scettici relativamente a quanto viene detto dalle industrie: [] il prossimo passo è quindi coinvolgere i parlamentari nella nostra campagna. La petizione, insomma, è principalmente diretta al Parlamento europeo, a cui verrà peraltro consegnata ma il promotore scriverà anche alla Commissione per le petizioni domandando di tenere in considerazione la nostra petizione e farà in modo che i rappresentanti degli Stati membri del Consiglio europeo e della Commissione ne siano informati. Confronto Ue / Stati membri. L'Unione europea viene considerata dal promotore come un target più ricettivo del governo nazionale (sicuramente a livello europeo petizioni come questa sono tenute molto più in considerazione rispetto a quanto avviene a livello nazionale, ad esempio in Gran Bretagna), che addirittura si ritiene che cestini le petizioni (qui le petizioni che hanno per oggetto la tutela degli animali non sono prese in alcun modo in considerazione, sono gettate via non appena sono inviate). Per il promotore, una vera e propria presa in giro dei cittadini: a livello britannico le petizioni sono trattate come qualcosa di veramente poco importante e non hanno alcun potere politico. Tuttavia, il promotore modera la propria posizione affermando che le petizioni hanno negli anni perso di potere politico perché si fa petizione su qualunque cosa (il successo pubblico delle petizioni ha tolto in qualche modo peso alle stesse, perché spesso non hanno nessun supporto politico dietro di loro). E, probabilmente, avviene così in tutta Europa (sono sicura che il Regno Unito non è l'unico paese dove non hai nessun feedback diretto in relazione alla petizione). Sembra, infatti, che le istituzioni comunitarie e la Commissione per le petizioni in particolare ascoltino realmente i cittadini, a cui viene sicuramente inviata una risposta (se vuoi gestire una petizione che riguarda molte persone, e raccogli migliaia di firme, ciò consente ai cittadini di richiedere un concreto feedback. Ma qui è abbastanza improbabile che tu riceva considerazione, o comunque una qualunque, risposta mentre se la invii al Parlamento europeo esiste l'obbligo di esaminarla e inviare un qualunque tipo di feedback). La Commissione per le petizioni, insomma, se non può cambiare le cose, almeno ci prova 226

247 (sicuramente non ha alcun potere per forzare le cose ma sicuramente può darvi ragguardevole importanza). La democraticità dell'unione europea. La Ue sembra più disponibile ad ascoltare. E tuttavia, per il singolo cittadino è difficile influire veramente nel processo democratico: nonostante gli sforzi di aprire il processo politico europeo ai cittadini, oggi ancora molti cittadini devono capire come fare e lo trovano difficile... Ecco quindi che intervengono le organizzazioni professionali di campagna e di lobbying per fare in modo che i cittadini ottengano il massimo da ogni opportunità data. L'Europa, insomma, sarebbe democratica per via indiretta, ovvero tramite le organizzazioni e non direttamente per il singolo cittadino. Se fosse un singolo cittadino potrei non sapere che esiste una Commissione per le petizioni o che devo raccogliere un numero sufficiente di firme, e se la Commissione non mi risponde adeguatamente potrei non sapere che esiste anche un sistema di appello; tutte cose che potrei fare per dare ulteriore peso alla mia petizione. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore si dimostra competente, in quanto: - ha esperienza di campagne effettuate in passato (alcuni anni fa stavo facendo campagne contro l'utilizzo di esperimenti sugli animali per i cosmetici, in quel caso la Francia era poco interessata, ma non credo che sia perché i francesi non sono interessati ma piuttosto perché in Francia c'è una lobby dell'industria dei cosmetici molto forte); - conosce il timing delle istituzioni comunitarie e i temi caldi dell'agenda politica (quando intervenire per proporre cosa): dopo anni di lobbying la Commissione finalmente ha deciso di rivedere la direttiva sugli esperimenti sugli animali e abbiamo pensato così che per gli europarlamentari sarebbe stato più facile esprimersi; - è consapevole degli aspetti giuridici che regolano in funzionamento delle istituzioni comunitarie in relazione all'oggetto di interesse (la direttiva non è una direttiva 'abolizionista', è una direttiva 'regolatrice'. E ciò genera un messaggio completamente diverso, per cui un cittadino può supportare la petizione anche se non è un completo abolizionista); - analizza la petizione come uno degli strumenti a disposizione in una campagna (pensavamo che promuovere la petizione fosse una buona strategia), valutandone razionalmente l'impatto sulla campagna nel suo complesso; - conosce il target dei potenziali firmatari, ovvero i cittadini europei (l'80% dei cittadini si dimostra non felice degli esperimenti sui primati), e ipotizza di poter trovare un buon supporto nel pubblico per via della coscienza diffusa in Europa sugli esperimenti sugli animali; le tematiche relative agli animali sono sempre state un tema molto importante per i cittadini europei. Benché non si definisca una petitioner professionale, il promotore sottolinea l'importanza di costruirsi una competenza prima di inviare una petizione, perché sicuramente chiunque può inviare una petizione, ma le persone devono essere molto attente perché se lo fai male a volte gli effetti possono essere controproducenti. Mobilitazione. Al momento di avviare la petizione, il promotore ha deciso di avviarla su scala europea (abbiamo ritenuto che fosse il momento migliore per avviare un appello di dimensione europea), cercando di coinvolgere non solo i cittadini ma anche le organizzazioni per la tutela dei diritti degli animali. Con la consapevolezza che affinché le persone delle altre associazioni diventassero attive, dato che hanno poco tempo avrebbe dovuto fare la maggior parte del lavoro, la Dr Hadwen ha inviato il testo della petizione, 227

248 link animati, bozze del comunicato stampa, il tutto già tradotto nelle varie lingue nazionali. Il pranzo è servito, non resta che addentare la prima forchettata. Nonostante l'impegno profuso nella parte di coordinamento, il promotore ammette che per un'organizzazione animalista professionale è più facile accedere a quelle risorse che permetteranno di raccogliere numerose firme, mentre se fossi un singolo cittadino troverei difficile raccogliere in un lasso di tempo ragionevole un numero sufficiente di firme. Il problema, infatti, sta nell'impegno che la mobilitazione comporta: ci sono molte persone che firmerebbero una petizione, ma sono pochissime quelle che poi si sederebbero a un tavolo per discuterne. Firmare una petizione ti permette di essere parte della campagna senza essere particolarmente coinvolto attivamente. Penso che per alcune persone firmare una petizione sia l'unica cosa che farebbero, non sono sicuramente pronte a cambiare il mondo; mentre altre persone sono addirittura disilluse dalle petizione. Per legare maggiormente a sé il pigro cittadino, il promotore ritiene importante mantenere un legame costante con i firmatari, pianificando nella strategia di dare un feedback (non farlo sarebbe addirittura controproducente), e non solo al termine della campagna: io cerco di essere sicura che i cittadini siano connessi lungo tutto il progetto. Voglio essere certa che le persone siano regolarmente informate e aggiornate, perché solo così le persone prendono coraggio e si sentono davvero parte di un movimento di massa: le persone vogliono sapere cosa succede. E, soprattutto, le persone si dimenticano facilmente delle cose che non le toccano in prima persona (È un lavoro lungo, e durando alcuni anni rischiamo di cadere nel dimenticatoio), quindi bisogna rinfrescare loro la memoria. Perché, anche se è una faticaccia, non potremo cambiare il mondo in una notte, ma non partecipando non lo cambieremo per niente. Visibilità. Il promotore sottolinea l'importanza di rendere visibile le petizioni sia con le firme che con il lobbying, ma si tratta di due livelli di visibilità diversi. Il primo, noto a tutti, parla di eventi e grandi numeri; il secondo, nato da chiacchiere sottovoce nei salotti di Bruxelles, è noto solo agli addetti ai lavori: una petizione è il volto pubblico del lobbying politico sottostante; le petizioni possono essere utilizzate 'per dire che persone sono parte di una petizione', ma ciò non basta, perché ciò che rende un testo una legge deriva al 90% dal lobbying politico; e tuttavia, il lobbying ha bisogno delle petizioni, e credo che sia un errore di alcune organizzazioni limitarsi al lobbying senza includere il pubblico in tale processo politico, anche se ciò potrebbe sembrare artificiale. Lobbying e firme, insomma, sono condizioni indissolubili per il buon esito di una petizione: penso che le petizioni, per essere di successo, debbano avere successo nel pubblico. Credo che sarebbe molto facile per noi raccogliere centinaia di migliaia di firme e portarle alle istituzioni europee: tu devi creare un po' di rumore. Ma al tempo stesso sicuramente nessuno deve illudersi che raggiungere un certo numero di firme potrebbe essere sufficiente per creare anche un minimo cambiamento. Sulla base di questa duplice convinzione, la Dr Hadwen si è attivata per una raccolta firme su ampia scala (a livello europeo devi mostrare un livello sufficiente di supporto pubblico, il che genera credibilità per il pubblico europeo). Per fare ciò, ha avviato strategie che definisce di lobbying con i cittadini, cercando di coinvolgere i cittadini nel momento del decision making (le persone oggi si sentono molte lontane dai politici, e quando le direttive europee stanno per essere pubblicate, quello è forse l'unico momento per cittadini per intervenire nel processo decisionale). Per attirare il cittadino là dove è più sensibile, la Dr Hadwen sta valutando la possibilità di promuovere la petizione nei negozi di uno dei più importanti distributori di cosmetici non sperimentati sugli animali. Il Parlamento europeo non potrà rimanere insensibile a grandi numeri di firme (noi vogliamo avere un numero significativo di firme, e sicuramente ciò sarà sicuramente più significativo per l'ep), e non potrà altresì rimanere indifferente al lobbying. Per fare ciò, la Dr Hadwen 228

249 sta cercando di assumere un lobbysta professionista interno nell'organizzazione, stiamo facendo i colloqui. Le competenze sul timing portano ad affermare che il lobbying avrà inizio solo al momento giusto (il processo di lobbying non inizierà fino alla prima bozza della Commissione per rivedere la legislazione), ovvero a fine ottobre E, con l'obiettivo di rendere visibile (a tutti) il visibile (a pochi), probabilmente il promotore, insieme alle associazioni animaliste sostenitrici, farà un appello fotografico a sostegno della campagna, a cui saranno invitati gli europarlamentari. I media non costituiscono uno strumento-chiave di visibilità per la petizione anche perché, ad esempio in Gran Bretagna, non prenderebbero seriamente in considerazione un comunicato stampa che parla di una petizione, ci deve essere una storia addizionale; dovremmo creare un 'uncino' perché i media se ne interessino. La dimensione online. La petizione ha un sito apposito, il cui nome è peraltro stato creato in maniera da essere ben indicizzato su Google (cfr. paragrafi precedenti). Tutto il contenuto del sito, petizione inclusa, è accessibile in 11 lingue europee. La grafica è essenziale ed è stato creato un logo di riconoscibilità (un coniglio che salta fuori da una gabbia stilizzata), che viene ripreso anche nel sito istituzionale della Dr Hadwen. Le sezioni del sito sono read more (per maggior approfondimenti), sign the petition (per firmare online), download the petition (per effettuare raccolte firme su cartaceo) e this to a friend (per inviare il link al sito agli amici). Non esiste una voce contatti, ma in compenso è possibile cliccare sui link che rimandano ai siti degli organismi promotori. Come dimostrano i dati ( firme online su , al 20 luglio 2007), l'investimento della Dr Hadwen nel sito sta dando i suoi frutti, come peraltro era stato preventivato: avviare petizioni è sicuramente più facile grazie a internet. Sapevamo che le firme sarebbero arrivate largamente online. Promuovere una petizione via internet è più accessibile, più facile da fare, con , internet, chatroom. Così è più facile che girino in tutta Europa le parole sui diritti degli animali... Tuttavia, l'estrema facilità di inserire una petizione su internet sta causando un problema di saturazione: poiché le petizioni sono così popolari, è anche più facile per la tua petizione di essere persa nella pletora di tutte le petizioni. E ciò è valido, in particolare, per quanto riguarda i siti di supporto alle petizioni tipo Petitiononline: alcuni mi hanno chiesto perché non ci siamo appoggiati ai siti che promuovo le petizioni; la risposta che do è che tali siti sono così saturi di petizioni che diventa praticamente impossibile per la tua petizione essere visibile. 229

250 Caso 4: Abolizione della produzione di pellicce Nome campagna: petizione contro la fabbricazione di pellicce Obiettivo: vietare il commercio di pellicce di origine animale, aumentando controlli nelle aziende di produzione di pelliccia sintetica e punendo con pesanti sanzioni i contravventori Tema: animali Ambito: europeo Promotori: singolo cittadino Tipologia del promotore: singolo, ad hoc; non competente Promotori secondari: --- Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni), Governo italiano Inizio campagna: marzo 2005 Fine campagna: petizione in corso Esito: --- Numero firmatari: (al 30/06/2007) Ruolo della dimensione online: prevalente Supporto: no supporto politico, economico, lobbying, media Sito/i: La petizione è stata avviata da un diciottenne italiano nel marzo 2005 con l'obiettivo di raccogliere firme contro la produzione e il commercio di pellicce animali. Scosso da un filmato diffuso su Internet che riprendeva atrocità inflitte ad animali (animali scuoiati vivi, dopo essere stati sbattuti per terra per la testa) per trasformarli in capi di vestiario, il giovane ha deciso di intervenire. Ha scritto il testo della petizione, tradotto in inglese grazie all'aiuto di un amico italo-americano, e lo ha caricato su PetitionOnline. Indirizzata al Parlamento europeo e al Governo italiano, la petizione invita a prendere visione del video sopra citato e chiede 1) l'abolizione della vendita e dell'acquisto di pellicce di natura 230

251 animale, 2) controlli accurati e frequenti per i rivenditori di pellicce sintetiche, per garantire la natura artificiale del capo e 3) contravvenzioni molto severe ai trasgressori. Il promotore inizia a promuovere la petizione attraverso forum a carattere musicale, raccogliendo circa 3mila firme in due anni. Al momento attuale, sta riflettendo sul seguito da dare all'iniziativa, data la distanza dall'obiettivo che si era prefissato (intendeva raggiungere 50mila firme). Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Benché non abbia ancora avuto contatti con tale istituzione, il promotore pensa di rivolgersi alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, in quanto mezzo più veloce ed economico. Il target viene preso in considerazione con estrema serietà, al punto che il giovane promotore di fronte ad alcune firme fasulle riflette su come comportarsi: mi sono reso conto che molta gente quando firma, inserisce insulti e la petizione perde di valore... quindi inviando la petizione a livello europeo, la petizione rischia di perdere di credibilità: arrivano i politici e giustamente mi chiedono 'ma questa è una cosa seria?'. Il confronto Ue / Stati membri. Le istituzioni europee, benché siano destinatarie della petizione insieme al Governo italiano, godono di maggiore fiducia da parte del promotore (mi fido decisamente più del Parlamento europeo che del Governo italiano), che ritiene che anche se forse questo è un luogo comune è vero che spesso in Italia molte cose non funzionano, per cui ho pensato che forse era meglio andare più in alto. La democraticità della Ue. L'intervistato non esprime valutazioni sulla democraticità dell'unione europea, non avendo ancora avuto contatti con le istituzioni. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il giovane promotore ha avviato la petizione senza ricercare in rete eventuali precedenti, scelta che invece ritiene sarebbe stato più opportuno fare (il problema è se qualcuno ha un'idea e non cerca precedenti, ma fa partire qualcosa di nuovo). È consapevole di aver scritto il testo con le competenze a disposizione di un ragazzo giovane (si evince che ero poco più che diciottenne) e racconta di essersi fatto aiutare, nella costruzione delle sue competenze, da un amico italo-americano per le traduzioni (mi ha aiutato con la traduzione) e dal papà per una collocazione storica della petizione (non sono sicuramente l'unica persona ad avere inventato una petizione del genere; mio padre mi ha detto che negli anni Settanta una persona famosa ha fatto una cosa del genere ma è stata derisa; e ci sono state anche organizzazioni animaliste, credo, che hanno fatto cose simili). Per quanto riguarda la gestione dei rapporti con i media, deduce che la petizione non sia stata ribattuta poiché non ha mai ricevuto richieste da altri media, e pensa che non ci sia concorrenza tra le petizioni. Mobilitazione. Coinvolto nella realtà dei forum musicali (nello specifico, il forum ufficiale della cantante Avril Lavigne), dove viene a conoscenza dellatroce video sugli animali, il promotore sente l'urgenza di prendere in mano la situazione (mi è venuto in mente di fare una ricerca sull'esistenza di petizioni online) laddove tutti gli altri ragazzi si limitavano a commentare che era una cosa oscena, una cosa mostruosa. Lo sdegno collettivo per pochi diventa motivo di mobilitazione attiva. Una volta pubblicata la petizione su PetitionOnline, il giovane ne ha inserito il link sul forum di Avril Lavigne dove la mobilitazione è partita in maniera forte perché ero utente amico di operatori, che quindi sapevano che era una cosa seria. La credibilità della petizione, inviata da un singolo utente, è quindi qui garantita da una serie di legami pre-esistenti. 231

252 Dopo le prime adesioni all'iniziativa, derivanti dalla diretta conoscenza del promotore o di chi garantiva per lui, si sviluppa il passaparola elettronico, il processo normale di espansione a macchia d'olio, che si verifica su internet, in cui ognuno diffonde il link su forum e via . [] Una volta buttato il sasso, ci ha pensato la corrente del fiume a portare tutto con sé. Non c'è stato nessun altro che lha ributtato per aumentarne la forza. È stata solo la corrente del fiume. Secondo il promotore, ad essere particolarmente attive nella divulgazione sono state le ragazze, che si sono dimostrate più sensibili, lo hanno postato su riviste e forum femminili. Una volta uscito dall'universo del forum a cui apparteneva, il promotore ha iniziato a registrare difficoltà nel generare mobilitazione (ci sono alcune persone che non firmano perché pensano che non serva a niente) e problemi di credibilità (mi hanno contattato delle persone per chiedermi quali erano le mie reali intenzioni). Se da un lato (nonostante il target europeo) il promotore si rivolgeva al mondo, essendo le immagini di carattere universale, dall'altro ha registrato difficoltà nel trovare supporto già solamente fuori dal forum musicale (per il resto, come supporto, oltre al forum e al blog non ho trovato nulla), anche in ambito animalista (mi sono rivolto alla Lav, avevo scritto un breve testo e avevo chiesto se potevano metterlo sul loro sito web. Mi pare di non avere ricevuto risposta). La visibilità. Una volta lanciato il proprio messaggio nell'infinito mondo del web, il promotore ha tuttavia ritenuto opportuno difendersi da quella visibilità incontrollabile che offre internet e che, se non gestita adeguatamente, può diventare angosciosa per l'emittente di un messaggio: sono andato ad agire laddove la petizione era ribattuta nella rete, facendo una ricerca per parola chiave; sono andato sui forum in cui era stata riportata e ho detto 'aderite! (oltre ad essersi dovuto difendere da insulti gratuiti). La dimensione online. La scelta di avviare una petizione solo e unicamente online deriva da un problema legato alla credibilità: di fronte a un'eventuale raccolta firme in piazza, il promotore sostiene che nessuno avrebbe accettato di fermarsi in piazza sulla base di una petizione proposta da un ragazzo allora più che diciottenne: non sei un'associazione, non sei niente. La scelta di PetitionOnline, unica pagina ufficiale della petizione (non esiste infatti un sito dedicato), è stata effettuata facendo una ricerca con Google e scegliendo il primo sito che ho trovato, che di solito è il migliore. Per ovviare all'anonimato della rete, il promotore ha deciso di mettere i propri dati personali, perché non sembrasse una cosa poco seria. Internet resta di fatto l'unico mondo della petizione, e tramite internet il promotore ha mandato il link ad alcune organizzazioni animaliste, chiedendo cosa ne pensavano, se per loro poteva essere qualcosa di utile; hanno detto che avrebbero passato il link ai loro soci, nei forum. Tuttavia, dopo un'accelerazione iniziale, la petizione sta facendo registrare un periodo di stallo nell'incremento delle firme, con il rischio che se la petizione dura troppo c'è rischio che si perda l'entusiasmo iniziale per cui è un po' difficile decidere cosa fare. Nel tentativo di recuperare interesse il promotore torna a promuovere l'iniziativa nel terreno in cui si sente sicuro: ogni tanto riporto in vita il topic sul forum, che è a carattere nazionale. Ma di fronte al divario tra le 3mila firme raccolte e le 50mila desiderate (anche se andrebbero bene anche 10mila), conclude che dipende anche un po' dalla fortuna, dal trovare le cose giuste. 232

253 Caso 5: Messa al bando delle pellicce di cani e gatti Nome campagna: petizione al Parlamento europeo contro il commercio delle pellicce di cani e gatti Obiettivo: chiedere al Parlamento europeo il divieto di importazione e di vendita delle pellicce di cani e gatti Tema: animali Ambito: europeo Promotori: Oipa - Organizzazione Internazionale Protezione Animali (Ong affiliata al Dipartimento della Pubblica Informazione dellonu; fondata nel 1981, è una confederazione di leghe antivivisezioniste e animaliste.); Oipa Italia Onlus Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente Promotori secondari: --- Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni), Commissione Europea (DG Mercato interno e Protezione dei consumatori) Inizio campagna: 15 gennaio 2006 Fine campagna: 20 gennaio 2007 Esito: positivo (lettera di risposta del Parlamento europeo il 28 febbraio 2007; bando votato il 19 giugno 2007); durata complessiva petizione: 17 mesi Numero firmatari: (con sigla Oipa; ma quasi sono le firme consegnate attraverso le leghe membro; e 2 milioni in tutto il mondo) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico, autofinanziamento, testimonial (Heather Mills McCartney, Stella McCartney); no lobbying Sito/i: 233

254 L'Oipa internazionale è una confederazione di 134 leghe membro antivivisezioniste e animaliste e di delegazioni nazionali 566 che persegue l'obiettivo di abolire la vivisezione in tutti gli stati del mondo e difendere gli animali da qualsiasi forma di maltrattamento. In Italia è rappresentata da Oipa Italia (Milano è peraltro la sede dell'oipa internazionale, attualmente presieduta da un italiano), vera e propria associazione, mentre in altri Paesi è rappresentata da altre organizzazioni di riferimento. La petizione è stata avviata nel gennaio 2006 con l'obiettivo di impedire l'importazione delle pellicce di cani e gatti, prodotte prevalentemente in Cina mietendo quasi 2 milioni di vittime (per un solo cappotto servono circa 10 cani, e si sale a 24 nel caso dei gatti). Gli animali vivono in condizioni insopportabili, esposti a temperature rigidissime (la pelliccia cresce folta durante i freddi inverni) o rinchiusi in gabbiette (che contengono da 5 a 300 cani, o fino a 70 gatti). Inserita sul sito internet di Oipa internazionale, e ribattuta nei siti delle leghe membro, la petizione è stata portata avanti da associazioni afferenti al circuito Oipa. Nel giro di un anno la petizione ha raccolto 40mila firme (prevalentemente online dove la struttura associativa è meno capillare sul territorio) sotto la sigla Oipa (ma altre raccolte sono state effettuate in contemporanea, raggiungendo i 2 milioni di firmatari). Il 20 gennaio 2007 il promotore ha inviato la petizione al Parlamento europeo, che ha risposto dichiarandola ammissibile 567 il 28 febbraio dello stesso anno. Pochi mesi dopo, il 19 giugno, 566 Delegazioni nel mondo: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Egitto, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Austria, Grecia, Haiti, Giappone, Nigeria, Russia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Usa. 567 LOipa ha ricevuto risposta alla petizione scritta inviata al Parlamento europeo in cui si chiedeva di introdurre il bando alle importazioni, esportazioni e vendita di pellicce di cani e gatti, di fattura prevalentemente cinese, allinterno dell'unione europea. Nella risposta giunta dalla Commissione per le Petizioni e firmata dal Presidente Marcin Libicki, si legge che la petizione è stata considerata e dichiarata ammissibile in base ai termini del Regolamento di Procedura, in quanto la questione sollevata rientra nella sfera di attività del Parlamento Europeo. La questione è stata quindi sottoposta alla Commissione competente (in questo caso la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori) affinché sia tenuta in considerazione nel corso della sua attività. La Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori in data 12 Aprile 2007 ha 234

255 il Parlamento ha approvato il regolamento (in vigore a partire dal 31 dicembre 2008) che vieta la commercializzazione, l'importazione e l'esportazione di pellicce di cani e gatti e di prodotti che le contengono. La tematica delle pellicce di cani e gatti non era nuova alle istituzioni europee: facendo seguito a una richiesta formulata dal Parlamento europeo già nel 2003, la Commissione ha così proposto un regolamento per vietare l'importazione, l'esportazione, la vendita e la produzione di pellicce e pelli di cane e di gatto, al fine di porre fine a questo crudele commercio. Per rispondere alle preoccupazioni dei consumatori, d'altra parte, numerosi Stati membri avevano nel frattempo adottato misure legislative volte ad impedire la produzione e la commercializzazione di questo tipo di pellicce. Tuttavia, le divergenze tra le misure nazionali impedivano il regolare funzionamento del mercato interno. Approvando il maxi emendamento di compromesso, è stato precisato anzitutto che gli obiettivi del regolamento sono di vietare l'importazione, l'esportazione, la vendita e la produzione di pellicce e pelli di cane e di gatto, per eliminare gli ostacoli al funzionamento del mercato interno e per restaurare la fiducia dei consumatori, garantendo che i prodotti acquistati non contengono pellicce di cani e gatti 568. La petizione sembra un successo dei firmatari, come riferisce la Presidente della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, che subito dopo il voto ha commentato Ho ricevuto migliaia di firme, petizioni da parte di cittadini preoccupati che chiedevano lintroduzione del bando. Noi abbiamo agito ma penso che sia la determinazione dei cittadini e degli attivisti per i diritti degli animali che debba prendere il merito di questa nuova legge. Loro ci hanno aiutati nel persuadere la Commissione, dandoci il potere legale per introdurre il bando. E in una lettera ha aggiunto Questa vicenda mostra come il potere delle persone può vincere e cambiare la legge. Quando per la prima volta i cittadini sollevarono la questione, gli era stato detto che lue non aveva competenza per portare avanti la proposta atta a vietare il commercio. La ferma domanda da parte dei cittadini ha cambiato le cose, e la Commissione pee per identificare una base legale per tale legge [...] Sono lieto che la lunga campagna degli eurodeputati e della maggior parte dei cittadini europei ha portato una fine al disgustoso commercio delle pellicce di cani e gatti. Grazie per aver giocato la vostra parte in questo successo 569. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione viene inviata all'unione europea in quanto target indiretto strategico per fare pressione sul governo cinese (rivolgersi al Parlamento europeo era la strategia migliore, mentre rivolgersi direttamente al Parlamento cinese sarebbe stato allora la scelta peggiore). Nel 2007 la petizione è stata inviata alla Commissione per le petizioni (e in copia alla DG Mercato interno e Protezione dei consumatori della Commissione europea), ma nel 2006 era approvato un bando totale a livello europeo del commercio di pellicce di cani e gatti. Estratto da: 568 Per agevolare il compromesso, il Parlamento ha rinunciato ad opporsi a qualsiasi deroga al divieto generale. E' tuttavia riuscito a ridurre sensibilmente la portata delle eccezioni proposte dalla Commissione. La proposta consentiva infatti la commercializzazione di prodotti muniti di etichette indicanti che le pellicce non appartenevano a cani e gatti allevati e uccisi per la produzione di pelliccia (quindi a scopi alimentari), o che erano effetti personali o domestici. Una siffatta deroga avrebbe creato un vuoto legislativo che in futuro sarebbe stato inevitabilmente sfruttato dai commercianti in tutte le forniture di pellicce di cane e di gatto, rendendo così inutile l'intero regolamento. Il compromesso, invece, prevede la possibilità di concedere delle eccezioni ai soli casi in cui la vendita di tali prodotti avviene per motivi «educativi» e agli animali impagliati. La nuova formulazione precisa inoltre che si tratta di una deroga «eccezionale» che consente alla Commissione di adottare disposizioni volte a autorizzare questo commercio, assieme alle condizioni da rispettare per poterne usufruire. 569 Estratto da: 235

256 già consegnata (sotto forma di lettera-petizione) al Commissario Markos Kyprianou, al fine di esortarlo ad introdurre una proposta per il bando alle importazioni, esportazioni e vendita di pellicce di cani e gatti (abbiamo mandato anche appelli direttamente al commissario del Parlamento Ue che si occupa di questa problematica). La risposta positiva da parte di Kyprianou 570 ha poi fatto ben sperare i promotori, che hanno così deciso di concludere la raccolta firme e di inviare ufficialmente la petizione (in seguito a un riscontro positivo alle richieste sottoposte al Commissario la petizione fu chiusa). Confronto Ue / Stati membri. La scelta di indirizzarsi all'europa è derivata dall'obiettivo europeo della petizione. Alcuni Stati membri, infatti, avevano già ampiamente implementato le normative per la tutela dei cani e dei gatti (la Legge italiana prevede anche delle sanzioni penali, e l'italia insieme ad altri stati europei è sicuramente all'avanguardia). La democraticità dell'europa. Secondo il promotore, l'invio di una petizione al Parlamento europeo è lo strumento se non addirittura l'unico per coinvolgere i cittadini nel processo di decision making comunitario (in riferimento al Parlamento europeo, la petizione è l'unico strumento per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore si dimostra competente sul tema della petizione, anche in relazione alle norme in vigore (in Italia con la legge 189/2005 è stata vietata l'importazione delle pellicce di cani e gatti, in particolare dalla Cina, e abbiamo deciso di rivolgerci al Parlamento europeo per chiedere di estendere questa legge in Europa). La petizione ha potuto beneficiare dei contributi delle varie leghe membro delloipa, nella costruzione di una sorta di competenza collettiva (l'abbiamo deciso come Oipa internazionale, che ha come soci non le persone fisiche ma le associazioni. Ci siamo quindi accordati tra soci, ma anche associazioni esterne. Ogni associazione ha potuto proporre la petizione con delle modifiche, ma la sostanza non cambia perché si chiedeva al Parlamento di emanare una direttiva per vietare l'importazione di pellicce di cani e gatti). Viene menzionata, inoltre, l'esperienza nell'effettuare campagne e petizioni in precedenza (abbiamo già effettuato una serie di appelli online sulle pellicce di foca, tuttora aperti). La mobilitazione. La motivazione all'agire si sviluppa, tra i promotori della petizione, dopo la visione di filmati che mostrano torture ad animali (la petizione nasce dalla presa visione della documentazione su come sono trattati gli animali, anche sulla base di un'inchiesta su come vengono allevati, trasportati e uccisi in Cina). Tali filmati sono stati diffusi da cittadini privati e da associazioni animaliste cinesi, quindi dimostrando un preventivo legame sulla base di valori comuni con il promotore (ciò sia da privati cittadini in Cina che altre associazioni animaliste, quali ad esempio Animalasia, che si occupa peraltro dell'asportazione della bile dagli orsi che viene poi venduta come afrodisiaco). Una volta deciso l'avvio della campagna, il promotore si attiva per coinvolgere i sostenitori all'interno dell'associazione sparsi nell'intero globo terrestre (abbiamo una lista di 5400 nominativi di associazioni a cui abbiamo domandato di portare avanti questa petizione). È giunto spontaneo il supporto anche da parte di singoli individui (abbiamo avuto il sostegno anche di privati cittadini cinesi che hanno sostenuto la nostra campagna) così come il supporto da parte di politici-attivisti (non abbiamo fatto lobbying, abbiamo solo coinvolto i politici, che conoscevamo abbastanza bene) che avevano già partecipato alla promozione di campagne precedenti (con alcuni parlamentari eravamo già in contatto, in 570 Nel Novembre 2006 la Commissione europea è scesa in campo contro le pellicce ricavate da animali domestici ed il commissario Markos Kyprianou ha presentato una proposta di direttiva per mettere al bando le importazioni, le esportazioni e la vendita di pellicce di cani e gatti, di fattura prevalentemente cinese, allinterno dell'unione europea. 236

257 particolare la Moscardini, con cui abbiamo già avuto a che fare per quanto riguarda la caccia alle foche). La visibilità. La visibilità viene ricercata dal promotore innanzitutto nell'elevato numero di firme. E, tuttavia, si ritiene che le firme non siano un elemento sufficiente di visibilità, necessitando invece del supporto dei media (influiscono non solo la petizione, ma anche ad esempio coinvolgere i mass media attraverso una manifestazione). Vengono tuttavia evidenziati problemi di mobilitazione dei media a livello transeuropeo, per via di differenze di sensibilità nazionali (media poco attenti in Italia, invece ricettivi in Inghilterra, Austria e Germania) e per l'assenza di risorse per organizzare un grande evento mediatico centralizzato (ciò è possibile a livello nazionale, ma per Bruxelles ciò significherebbe manifestare solo con le persone presenti lì, oppure in tutto il mondo ma non abbiamo gli strumenti). Grazie ai politici-attivisti a livello europeo, con cui sono stati presi contatti, sono stati coinvolti testimonial del calibro di Stella McCartney e Heather Mills-McCartney, rispettivamente figlia e moglie del noto componente del Beatles. La dimensione online. La petizione compare sul sito dell'oipa internazionale all'interno di una sezione dedicata alla lotta alle pellicce di cani e gatti. Essendo la petizione oggi conclusa, essa viene marchiata da un timbro che riporta victory e good news. Le voci all'interno della sezione sono introduction (informazioni di ordine generale sulla petizione), images films links (collegamenti a immagini e filmati che riportano le torture inflitte agli animali negli allevamenti cinesi) e news (gli aggiornamenti sullo stato di avanzamento della petizione). La dimensione online è stata determinante, sostiene il promotore, nelle tre fasi di costruzione - della motivazione all'agire (questi confronti avvengono principalmente via , e abbiamo domandato al nostro delegato a Honk Hong che cosa fare, ed egli ha risposto di coinvolgere l'europa), - della mobilitazione (ci siamo coordinati via internet, e poi all'interno di ogni stato abbiamo cercato di coinvolgere i media []. Abbiamo una lista, non per forza di iscritti all'oipa, che abbiamo contattato. Inoltre, a livello internazionale, abbiamo una lista di 5400 nominativi di associazioni a cui abbiamo domandato di portare avanti la petizione) - e della raccolta firme (si è svolta principalmente attraverso internet, anche perché i nostri temi sono tendenzialmente poco affrontati sui mass media, mentre attraverso newsletter e sito possiamo fare conoscere le nostre campagne senza censure). La raccolta firme è avvenuta anche su supporto cartaceo (con picchi nella raccolta prevalenti in periodo invernale, perché la gente è più sensibile al tema e perché si incontrano più persone con i banchetti), e al Parlamento europeo sono comunque stati consegnati tutti gli stampati (sia delle firme tradizionali che di quelle elettroniche). Un promotore internazionale come Oipa non poteva non riflettere sul multilinguismo, barriera facilmente superabile grazie alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (la componente online è fondamentale a livello internazionale, anche per una questione linguistica). 237

258 Caso 6: Sviluppo della cittadinanza europea Nome campagna: petizione al Parlamento europeo per una cittadinanza europea. Obiettivo: invitare il Parlamento europeo a prendere liniziativa di sviluppare una vera cittadinanza europea, attraverso: 1) listituzione di un forum sulla cittadinanza europea per lo studio e lascolto al quale partecipino i cittadini e la società civile, gli universitari di discipline differenti, i politici e le autorità pubbliche; 2) lavvio di un ampio dibattito che conduca a delle raccomandazioni da parte del Parlamento europeo per latto costitutivo della cittadinanza europea, ad esempio nella forma di una Carta vincolante come quella dei diritti fondamentali della Ue 571. Tema: funzionamento Ue Ambito: europeo Promotori: Ecas - European Citizen Action Service (organizzazione internazionale non profit) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente Promotori secondari: organizzazioni non governative e fondazioni Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni) Inizio campagna: 1 maggio 2007 Fine campagna: in corso Esito: petizione in corso Numero firmatari: (750 firme su carta) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico (Europarlamentari), finanziamento 572, lobbying; no presenza nei media Sito/i: 571 Essa recita (Capo V, Cittadinanza), articoli 39-46: Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo.; Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali; Diritto ad una buona amministrazione; Diritto d'accesso ai documenti; Mediatore; Diritto di petizione; Libertà di circolazione e di soggiorno; Tutela diplomatica e consolare. 572 Who are our sponsors? The European Commission; The European Parliament; Charles Stewart Mott Foundation; Joseph Rowntree Charitable Trust; Compagnia di San Paolo; The Heinrich Boll Foundation; The Soros Foundation. Estratto da: 238

259 La petizione sulla cittadinanza europea è stata avviata dall'organizzazione internazionale non profit Ecas, creata nel 1990 per aiutare le organizzazioni non governative e gli individui a fare sentire la loro voce in Europa fornendo consigli su come raccogliere fondi, fare lobbying e difendere i diritti della cittadinanza europea. L'associazione, impegnata nella petizione in oggetto, effettua iniziative anche negli ambiti della cultura, sviluppo, salute e welfare sociale. Ecas ha indubbiamente un forte legame con le istituzioni comunitarie: il suo presidente è l'ex Commissario Mario Monti e tra i finanziatori sono annoverate sia la Commissione che il Parlamento europeo. Il promotore ha deciso di avviare la petizione (ancora in corso) perché insoddisfatto della considerazione destinata al tema della cittadinanza europea a partire dal suo inserimento nel trattato di Maastricht, nel Il primo maggio 2007 ha quindi deciso di avviare una raccolta firme inserita comunque nell'ambito di una più ampia campagna di lobbying di lungo periodo per richiedere al Parlamento europeo di: 1) creare un forum sulla cittadinanza europea per lo studio e l ascolto al quale partecipino i cittadini e la società civile, gli universitari di discipline differenti, i politici e le autorità pubbliche; 2) organizzare un ampio dibattito che conduca a delle raccomandazioni da parte del Parlamento europeo per l atto costitutivo della cittadinanza europea, per esempio nella forma di una Carta vincolante. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Il promotore della petizione intende rivolgersi alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, in quanto target ritenuto più propenso alla difesa dei diritti dei cittadini (il Pe è il target della petizione, il beneficiario ovviamente i cittadini). In ogni caso, tutte le istituzioni europee sono ritenute obiettivi sensibili (principalmente abbiamo cercato di raggiungere le istituzioni europee), e con esse è stata condotta un'attività di lobbying di lungo periodo (tutto il lavoro che abbiamo fatto in questo ambito per tutti questi anni). Confronto Ue / Stati membri. La petizione è a vocazione prettamente europea, per cui il promotore non ha neppure tenuto in considerazione l'ipotesi di inviarla ai Governi degli Stati nazionali. 239

260 La democraticità dell'europa. Forte di anni di strette relazioni con le istituzioni comunitarie, il promotore si mostra scettico relativamente all'efficacia dello strumento petizione per fare partecipare i cittadini al processo di decision making della Ue (nel quadro attuale non penso che le petizioni siano uno strumento per fare davvero partecipare i cittadini alle decisioni europee). Il problema, secondo il promotore, non sta in realtà in una limitazione de facto, bensì nella cattiva (o addirittura mancante) regolamentazione sul duplice asse: - delle procedure legate alle petizioni (per il momento il problema è, secondo me, il seguito che viene dato a una petizione: si propone una petizione, se si è fortunati si avrà un rapporto che parlerà del tema, ma se non si ha un supporto importante all'interno delle istituzioni europee è quasi sicuro che la petizione non arriverà a nulla. Sono poche le petizioni che sono arrivate a qualcosa. Se non c'è un vero meccanismo ufficiale per avere un dialogo con le istituzioni europee, non penso che le petizioni cambieranno un granché), - e delle normative di tutela della cittadinanza (se l'iniziativa europea European citizens' initiative 573, prevista dalla Costituzione europea, sarà ben implementata allora la mia risposta sarà un sì, e un sì categorico). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Per le sue iniziative, il promotore si avvale di professionalità interne retribuite regolarmente. Forte è il legame con il milieu europeo (cfr. sopra), che rende evidente una expertise acquisita negli anni nelle relazioni con le istituzioni. Negli anni Ecas ha infatti organizzato numerose iniziative relative al funzionamento dell'unione europea (l'anno precedente abbiamo avuto molto a che fare con la Comunità europea in relazione al tema della mobilità europea. Quest'anno volevamo fare pressione per iniziative sulla cittadinanza europea), conferenze (facciamo frequenti conferenze a Bruxelles) e anche precedenti petizioni (abbiamo già inviato come Ecas altre petizioni al PE, che vertevano sull'accesso ai documenti). Tale esperienza ha consentito al promotore di formulare una vera e propria teoria delle petizioni, riflettendo in particolare su: - testo della petizione (è importante il modo in cui è scritta la petizione, il testo stesso, perché appena si va un po' troppo fuori dal seminato... Se le cose non cambiano molto da 20 anni su un certo argomento, non sarà sicuramente una petizione innovatrice a modificarle); - timing nell'invio della petizione (siamo sicuri che la petizione sarà messa da parte, perché vuole andare troppo lontano e troppo veloce); 573 The draft EU Constitution contains a remarkable article. It is seen as one of the major progressive elements of the draft constitutional Treaty. We talk about the European Citizens' Initiative (ECI) written down in article It is the first transnational tool of direct democracy and opens up the possibility for citizens to submit a proposal to the European Commission. But the wording of Article 47.4 is quite open to interpretation. And its future is of course uncertain as the ratification of the EU Constitution failed in France and the Netherlands. Article 47.4 allows one million citizens coming from several EU-member states to request legal action by the European Commission in areas where citizens consider a European legal act necessary. Thus it enables European citizens for the very first time in history to influence directly the political agenda of the EU. However, Article 47.4 does not clarify very important details of how this instrument should be implemented. For example, the Constitution leaves open whether the initiative committee should have any legal redress if the initiative is not dealt with. According to Article 47.4 an implementing law would determine the exact procedures and requirements for the implementation of the ECI. Therefore, an international group of experts and activists have worked out ten basic elements for fair implementation - based on the best practice in Europe (see annex). Today, NGOs from all over Europe are pushing for the rapid implementation of the ECI, independently from the fate of the Constitution. They consider the initiative right as a first step to close the obvious gap between the EU and its citizens. Estratto da: 240

261 - conoscenza delle caratteristiche del processo decisionale europeo (ciò richiede una buona conoscenza del processo di decisione europeo: quando, in quale momento, dove promuoverla, in che lingua scriverla, quali parole utilizzare. Ciò domanda una certa comprensione del processo di decisione europeo). Le petizioni, insomma, sono adatte a cittadini competenti, e il singolo probabilmente rischia di non riuscire ad ottenere ciò che invece potrebbe se fosse accompagnato nel cammino da petitioners professionisti (diciamo che ci sono molte probabilità che una petizione scritta dal cittadino medio avrà innanzitutto buone probabilità di non rientrare sotto la giurisdizione europea: ciò accade in maniera molto frequente. L'anno scorso dei rappresentanti della Polonia, quindi a livello governativo, chiedevano che ci fosse una specie di regolazione europea sull'aborto con una legge, ma ciò non è parte dell'ambito decisionale europeo: è qualcosa che qualcuno del governo avrebbe dovuto sapere. Quindi, il rischio principale è che la petizione sia semplicemente inaccettabile). La mobilitazione. Ecas è nato nel 1980 con l'obiettivo di aiutare a sviluppare le capacità della società civile attraverso l'europa. Inizialmente le sue attività si sono concentrate sull'area balcanica, per poi vertere anche su altri progetti. Il promotore ritiene le petizioni solo come uno degli strumenti al servizio di una più ampia campagna: una petizione sulla cittadinanza europea coinvolgerà probabilmente unicamente quelle persone che erano già attive precedentemente in tal senso, senza andare a creare ulteriore mobilitazione. Spesso, infatti, i firmatari appartengono ad altri organismi o fondazioni che sono di fatto già attivi nel settore della promozione della cittadinanza europea. In pochi mesi, la petizione ha registrato circa firme: un numero non elevato, e che tuttavia non turba il promotore, consapevole che non si tratta di una petizione semplice perché le persone non sanno cos'è la cittadinanza europea, bisogna spiegarglielo ogni volta. E proprio perché l'oggetto della petizione è intangibile, e richiede spiegazioni, non si può ambire a una petizione di massa: le persone in generale sono più spesso toccate da temi concreti, che toccano la vita di tutti i giorni, e se non abbiamo temi oggettivi siamo sicuri che la petizione non funzionerà. E, tanto maggiori sono le spiegazioni da fornire, tanto più la petizione non potrà funzionare se unicamente online: in relazione agli obiettivi stessi della petizione, poiché essi sono molto vaghi e bisognerebbe spiegare ai cittadini tutto il processo di integrazione europea, ritengo che il numero di firme che abbiamo vada bene. Per questo motivo, il promotore cerca la relazione vis-à-vis con il potenziale firmatario, attraverso frequenti conferenze a Bruxelles: abbiamo così raccolto 750 firme cartacee, pari ai tre quarti delle firme totali, perché le persone potevano veramente comprendere l'argomento, e fare domande. Il promotore spera comunque di incrementare la mobilitazione reclutando volontari con appelli elettronici 574. La visibilità. Il promotore ritiene che l'unici strumento di visibilità a sua disposizione siano le firme. Tuttavia, la vera visibilità agli occhi delle istituzioni sarà dettata da tutto il lavoro che abbiamo fatto in questo ambito per tutti questi anni: e in sostanza tutto sarà in realtà basato sulle attività di lobbying. Ecas gira intorno alle istituzioni europee facendo lobbying ogni volta che c'è una conferenza, un progetto o altre iniziative. 574 Do you want to get involved in promoting a true European citizenship, influencing decision-making or just gain some volunteering experience? As we want to maximise the number of signatories to our petition and thus the likelihood of it making a difference, ECAS is currently looking for volunteers to help us collect signatures for the petition. No prior experience is required, but what we will definitely look for are people who are motivated, enthusiastic and flexible and who can work with minimum supervision. If you would like to collect signatures in your country, town, university, workplace and so on, please contact us. Estratto da: 241

262 Tuttavia, un potenziale strumento di visibilità esistere già, ed è la televisione: la televisione resta il migliore strumento per fare passare la comunicazione pubblica a distanza. Ogni volta che abbiamo un'informazione che passa alla televisione, il giorno dopo immediatamente abbiamo risposte e firme. Tuttavia, il promotore non ha avviato alcuna strategia comunicativa in questo senso, perché non avevamo un vero e proprio budget per questa petizione, e perché non abbiamo neppure una persona che lavora unicamente sulla petizione: tutti lavoriamo anche su altre attività che sono molto più importanti. La dimensione online. La petizione è stata inserita online su un sito web pre-esistente ma di recente pubblicazione, che nella Url riporta il nome del promotore (Ecas) e l'oggetto del sito stesso (petition). La petizione è disponibile in sette lingue, e tuttavia le altre sezioni del sito (Q&A about the petition, Appeal for Volunteers, Ecas projects and publications on European citizenship, Rights derived from European citizenship, Related documents and initiatives, Contact) sono accessibili solamente in lingua inglese. La relazione con la dimensione web sembra ambivalente nel promotore: se da un lato internet viene vissuto come uno strumento limitante (la dimensione online non va molto bene perché le persone non possono porre alcuna domanda), dall'altro lato esso è utile per raggiungere potenziali firmatari (facciamo molto ing, che è la nostra tecnica principale). Il fatto che il sito dedicato alla petizione sia stato creato solo recente è stato vissuto come un problema di promozione (a lungo non abbiamo avuto un sito: le persone prima dovevano registrarsi, poi scaricare il formulario, poi compilarlo e poi inviarlo. Finché non abbiamo avuto un sito, che è abbastanza recente, abbiamo deciso di evitare di promuovere la petizione alla televisione. Sarebbe stato inutile farlo troppo presto). Secondo il promotore, infine, non è completamente vero affermare che la promozione via internet sia il canale più economico (e comunque, anche se l'invio delle è gratuito, avere un database solido e costantemente aggiornato è un budget): esso deve quindi essere l'oggetto di un'attenta valutazione in rapporti ai costi e ai benefici. 242

263 Caso 7: Messa al bando del commercio delle armi (ControlArms) Nome campagna: petizione alle Nazioni unite di un milione di facce contro il commercio di armi Obiettivo: fare pressione sui governi affinché firmino l'international Arms Trade Treaty grazie alla raccolta di un milione di foto di cittadini che supportano l'iniziativa Tema: ambiente e salute Ambito: mondiale Promotori: Amnesty International, Iansa, Oxfam International Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente Promotori secondari: sì (ad es. Quaker Representative Advocacy Organisation; Intergroup for Peace Initiatives of the European Parliament) Destinatario: Onu (Parlamento europeo: target intermedio cruciale) Inizio campagna: ottobre 2003 Fine campagna: in corso (petizione presentata al Segretario Generale dell'onu a giugno 2006; a ottobre 2006 l'onu ha votato per avviare i lavori del Trattato) Esito: petizione in corso Numero firmatari: 1,7 milioni (luglio 2007; caricate su internet) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico, lobbying, economico (finanziamento e autofinanziamento); no presenza nei media (scarsa) Sito/i: Million faces è una petizione parte della più ampia campagna ControlArms, avviata da Amnesty International congiuntamente a Oxfam e Iansa (associazione ombrello di circa 800 organizzazioni, creata in occasione della conferenza delle Nazioni unite sulle armi di piccolo 243

264 calibro). L'obiettivo della campagna, indirizzata all'onu, è sensibilizzare i Governi affinché approvino e firmino il primo Trattato internazionale per controllare il trasferimento di armi. L'idea del Trattato è nata nel 1997, quando l'allora presidente del Costarica ha firmato, insieme a un gruppo di 12 premi Nobel per la pace, una dichiarazione di intenti per un codice di condotta internazionale per controllare il traffico di armi. Il presidente si è poi rivolto a varie Ong, tra cui Amnesty, per promuovere il Trattato anche negli altri Paesi del mondo. Nel 2001 Amnesty International si è unita agli altri due organismi promotori e il primo ottobre 2003 è stata avviata la campagna ControlArms. Per raggiungere lo scopo prefissato, i promotori hanno ritenuto opportuno agire sul duplice fronte della sensibilizzazione dei governanti e della mobilitazione dei governati (dal 2003 abbiamo cercato di fare, da un lato lobbying con i governi e dall'altro lato azioni di campagna del Trattato, per fare capire alla gente della strada l'importanza di avere un trattato del genere). Da un lato, quindi, sono state fatte pressioni sui Governi, ed è stato individuato proprio come target privilegiato il Parlamento europeo, soggetto a specifiche iniziative di lobbying. L'Europa, infatti, già nel 1998 aveva approvato un codice di condotta sui trasferimenti di armi (allora l'unico esistente al mondo) e il Parlamento europeo aveva appoggiato il Trattato già in due occasioni attraverso due Risoluzioni. Dall'altro, è stata avviata una massiccia campagna di reclutamento di firme visive attraverso la Million faces petition. A vocazione inevitabilmente internazionale, la campagna è stata sia promossa via web nei Paesi occidentali, sia tramite il coinvolgimento di volontari sul territorio in paesi in via di sviluppo: ad esempio, in Nepal e in Cambogia, Amnesty International è entrata nelle scuole, dove ogni bambino ha potuto aderire alla campagna disegnando il proprio volto su delle speciali action cards e allegando una dichiarazione nella sua lingua madre. Ad oggi le firme raccolte sono 1,7 milioni (di cui poco più di un milione online). E, nel frattempo, l'anno scorso 153 Paesi hanno votato a favore dell'avvio dei lavori per il Trattato contro le armi. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Il target finale della petizione è l'onu. Tuttavia, il promotore ha individuato nei governanti e nei parlamentari (è una petizione globale, quindi speriamo di raccogliere migliaia di firme di parlamentari da tutto il mondo) e negli europarlamentari in particolare un target intermedio ma privilegiato. Il Parlamento europeo è stato scelto come destinatario di specifiche campagne di lobbying, ma anche della stessa visual petition. I rapporti con i parlamentari sono stati semplici, data la presenza di politici-attivisti all'interno della stessa Amnesty International (il lavoro che abbiamo fatto con i parlamentari ha avuto molto a che fare con il lobbying, e siamo stati fortunati per quanto riguarda il Parlamento europeo: ad esempio, ha promosso l'iniziativa Raul Romeva, che prima di 244

265 diventare europarlamentare lavorava in una Ong a Barcellona, che già si occupava di promuovere il Trattato). Confronto Ue / Stati membri. Quando è stata avviata la campagna, ricorda il promotore, ad aver effettuato uno statement pubblico in appoggio della campagna erano stati solamente Cambogia, Mali e Costarica. Quindi per noi è stato necessario fare un lavoro con governi più potenti, ad esempio proprio con gli Stati membri della Ue presi singolarmente. Benché non sia possibile registrare un rapporto causa-effetto, il promotore registra una correlazione Europa - Stati membri, affermando che qualcosa è veramente cambiato quando Paesi come la Francia e l'inghilterra hanno iniziato a manifestarsi sensibili al Trattato: [] quando i rappresentanti nazionali di Amnesty incontravano i propri Governi, potevano così dimostrare che alcuni parlamentari avevano già espresso il loro appoggio a livello europeo. La democraticità dell'unione europea. Le istituzioni comunitarie, e il Parlamento europeo in particolare, emergono come altamente ricettive alle richieste del promotore. Le relazioni tra Amnesty International e gli europarlamentari sono il risultato di un lobbying di lungo periodo, al punto che il promotore parla al plurale maiestatis, come se fosse parte del Parlamento anch'esso: abbiamo fatto 2 o 3 risoluzioni del Pe in appoggio del Trattato. Ciò che caratterizza di più la relazione con la Ue è la semplicità, il feedback immediato e positivo (si è creato un gruppetto di europarlamentari che ha spinto la risoluzione a livello del Parlamento europeo, e mi è sembrata molto facile come cosa, sono bastati due o tre europarlamentari molto esperti che poi tutto è stato molto semplice), anche se il promotore ricorda la naturale propensione del Pe contro la lotta alle armi (c'è da dire però che il Parlamento europeo aveva già approvato un codice di condotta europeo sulle armi). L'impatto democratico delle relazioni con il Parlamento emerge dal fatto che abbia votato la risoluzione per il Trattato, rendendolo più riconosciuto, di uso comune. E l'effettivo feedback dato ai campaigners di Amnesty da parte degli europarlamentari viene vissuto positivamente dal promotore, che sente il proprio intervento come veramente preso in considerazione: il fatto che Pe abbia approvato una risoluzione in maniera così semplice ci ha dato, per la prima volta, il segnale che veramente si poteva fare qualcosa. Raul ci ha chiamato dicendo che facevano una riunione a Bruxelles, in 3/4 settimane, per vedere cosa si poteva fare a livello di Parlamento europeo. Ci siamo messi in una stanza (con quattro europarlamentari e venti assistenti), abbiamo visto cosa era possibile fare, abbiamo scritto il testo, hanno presentato la risoluzione, ed è passata subito (giugno 2004). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Amnesty International, Oxfam e Iansa sono organizzazioni non governative dotate di un team collaudato di campaigners professionisti. Diffuse in maniera capillare su tutto il globo, possono contare su collaboratori dotati di expertise forti sia a livello centrale che decentralizzato. Il promotore si mostra così estremamente esperto sia sull'oggetto della petizione (cfr. storia della stessa) che sulle relazioni con il proprio target (con il Parlamento europeo abbiamo una storia, nel senso che già nel passato abbiamo fatto risoluzioni ed attività congiunte sulla campagna ControlArms). Si dimostra inoltre estremamente lucido nella declinazione della campagna nel suo duplice aspetto di lobbying governativo e di visual petition destinata ai cittadini. La mobilitazione. La campagna ControlArms ha potuto contare sulla mobilitazione di attivisti e volontari, da un lato, e sul coinvolgimento dei parlamentari, dallaltro. Da questo punto di vista, ad esempio, si è sviluppato il Parliamentary forum on small arms and light weapons, con cui stiamo lavorando molto. 245

266 A livello strettamente europeo, la mobilitazione degli europarlamentari è avvenuta attraverso attività di lobbying, condotte da promotori della petizione distaccati a Bruxelles 575, con l'intergroup for peace initiatives 576, un forum dove i membri del Parlamento europeo appartenenti a gruppi politici differenti discutono di pace e di conflitto, avanzando il dibattito politico su questi temi. Coinvolto appieno nella campagna, il 22 e il 23 marzo 2006 l'intergroup ha deciso di fare un'azione di visibilità direttamente all'interno del Parlamento Europeo: in uno stand allestito, è stato proposto a tutti gli europarlamentari di passaggio nella hall di farsi fotografare per la Million faces petition aggiungendo così alla collezione di foto e di ritratti di cittadini di tutto il mondo anche gli europarlamentari che sostengono il Trattato internazionale sul commercio di armi. L'evento al Parlamento europeo è stato un successo, con oltre 750 cittadini che hanno acconsentito di farsi fotografare tra cui oltre 90 europarlamentari. Benché sia un po forzato pensare che la risoluzione del 2004 del Parlamento europeo abbia portato il Governo italiano a fare una dichiarazione sulle armi, e sia difficile trovare un nesso diretto tra il coinvolgimento degli europarlamentari nella petizione visiva del 2006 e il prosieguo della campagna, è comunque un dato di fatto che la maggior parte dei Governi che ha deciso di sostenere il trattato è venuta fuori nel 2005/2006. Per quanto riguarda i cittadini, la mobilitazione è avvenuta sia tramite i banchetti per le strade di tutte le città del mondo sia tramite Internet, grazie allattivo coinvolgimento dei cittadini 577. La visibilità. Come già accennato, la campagna si è svolta sul doppio asse visibile per i cittadini (la petizione visiva) e visibile per i governanti (il lobbying). Eppure, dopo la presa di posizione giuridica del Parlamento europeo, anche il lobbying ha deciso di uscire allo scoperto, e gli europarlamentari dei palazzi di vetro hanno deciso di farsi fotografare proprio come i cittadini: dopo la risoluzione è arrivata la petizione, e abbiamo voluto anche le facce dei parlamentari, perché pensiamo che essi abbiamo una funzione molto importante. Dopo i concreti passi giuridici, era necessario guadagnare ulteriore visibilità, perché la risoluzione non bastava, ad esempio, a coinvolgere i media (il fatto che il Pe faccia una risoluzione sulle armi non attira molto i giornalisti: attira di più se pubblichiamo un documento di scandalo, ad esempio, su Paesi europei coinvolti nel trasferimento di armi). I promotori hanno iniziato anche a partecipare agli eventi dove si riuniscono le grandi masse, ad esempio i world social forum, facendo una campagna molto forte di raccolta delle facce, ed è così che la campagna ha iniziato ad essere frequentemente presente sui media, è riconoscibile ed è sempre presente all'onu o nei Governi nazionali. 575 In particolare, unattivista della Qcea - Quaker Council for European Affairs, organizzazione internazionale non profit fondata nel 1979 per promuovere i valori della Società religiosa degli amici di Gesù (Quaccheri) nel contesto europeo. Lo scopo dell'organizzazione è esprimere la visione dei quaccheri sugli argomenti relativi alla pace, i diritti dell'uomo e la giustizia economica. 576 Intergroups are not official bodies in the European Parliament but are cross-party groups formed by MEPs which allow them to work together on matters of common concern. Topics that Intergroups look at are varied and numerous. Some current examples are Anti-Racism and Diversity, Sky and Space, Bioethics, Gay and Lesbian Rights and Viticulture (Wine making). Estratto da: 577 Take action! You can make yourself heard : - your Minister of Foreign Affairs to press him or her to support a strong and comprehensive treaty based on existing human rights and humanitarian law - Raise awareness and understanding of the problem and the need for an Att in your workplace, your school or among your friends - Take part in a local or national Peoples Consultation (contact the Amnesty International, Oxfam or an Iansa member organisation in your country for more information) Add your portrait to the Million Faces petition to show your support for tougher controls on the global arms trade. Estratto da: 246

267 La dimensione online. La campagna ControlArms dispone di un sito proprio, che nel top menu contiene le seguenti sezioni: Find out more, Get involved, Send a friend e Gallery. Il corpo della homepage, invece, è suddiviso in quattro parti, ovvero About the campaign; ControlArms returns to the United nations, People's consultations on the arms trade treaty e Parliamentarians urged to sign arms trade treaty declaration. Fin dalla home page, inoltre, è possibile aderire alla Million faces petition. Sul sito è anche possibile cercare i propri amici e consultare la sezione Famous faces, a ricordare che la visibilità dei testimonial è stata forte in questa campagna 578, con personaggi celebri che hanno supportato la causa come il regista Michael Moore. La dimensione internet è stata assai importante per la petizione, anche se non è stata l'unica componente determinante per lesito positivo da un lato c'è l'alta tecnologia, per andare avanti in modo veloce e rapido; dall'altro lato c'è la creatività. Alcune persone, infatti, hanno sviluppato strategie per mandare foto tramite videocamere o telefonini, ma laddove non era possibile lo ricordiamo le facce sono state disegnate su supporto cartaceo. Oltre che per mobilitare, Internet è anche uno strumento utilizzato per mantenere una relazione di lungo periodo con i firmatari: i promotori, infatti, hanno creato un database con i 600mila indirizzi delle persone che hanno dato la loro faccia per l'invio di una newsletter mensile. Il sito, ormai visitatissimo, è diventato anche il luogo per rendere pubblica l'adesione dei Governi alla campagna. Nella pagina Government submission sono pubblicate le 49 comunicazioni inviate dal altrettanti Stati (inclusa l'unione europea) al Segretario generale delle Nazioni Unite. 578 Ad esempio, tra gli italiani figurano alcuni celebri musicisti, come: Nomadi, Negrita, Modena City Ramblers, Noa, Edoardo Bennato, Alex Britti, Lorenzo (Jovanotti) Cherubini, Paolo Fresu, Max Gazzè, Fiorella Mannoia, Moni Ovadia, Roi Paci, Laura Pausini, Marina Rei, Donatella Rettore, Paola Turci. 247

268 Caso 8: Contro la regolamentazione inglese della tutela dei consumatori (crisi Equitable Life) Nome campagna: petizione relativa alla regolamentazione della Gran Bretagna sull'assicurazione a vita Equitable Life Obiettivo: indagare su presunte violazioni o casi di cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto comunitario riguardo alla crisi finanziaria della Equitable Life Tema: tutela del consumatore Ambito: europeo Promotori: Emag - Equitable Members Action Group (gruppo di azione indipendente per investitori attuali e passati dell'equitable Life) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; non competente; deluso/cinico a livello nazionale Promotori secondari: --- Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni) Inizio campagna: 2 aprile 2004 Fine campagna: luglio 2007 (6 dicembre 2004: invio della petizione alla Commissione per le petizioni; 13 settembre 2005: presentazione dell'emag al Parlamento europeo) Esito: positivo (il Parlamento europeo ha votato con 603 voti contro 11 una raccomandazione al Governo britannico per cattiva applicazione della legge europea in materia di tutela del consumatore; Downing Street dovrà provvedere con un risarcimento, benché finora non abbia ancora preso posizione in merito); durata complessiva della petizione: 3 anni e 3 mesi Numero firmatari: 2 (in rappresentanza di 7mila cittadini) Supporto: sì presenza nei media, autofinanziamento; no testimonial, lobbying (in parte) Ruolo della dimensione online: bilanciato (firma tradizionale, relazioni online) Sito/i: 248

269 La petizione è stata ideata da un cittadino inglese, Paul Braithwaite, azionista della società Equitable Life, che si riteneva vittima di una cattiva regolamentazione da parte del Governo britannico. L'Equitabile Life è si usa qui il presente poiché è ancora esistente una società di assicurazioni storica con sede legale in Gran Bretagna, che vende i suoi servizi i prodotti anche nel resto dell'europa; ha anche avviato un ufficio in Irlanda e un'azienda in Germania. Nel 2000 la società è andata in crisi, colpendo finanziariamente e psicologicamente più di un milione e mezzo di cittadini, per lo più pensionati e risparmiatori in maggioranza britannici, ma anche irlandesi e tedeschi. La perdita di valore delle polizze è stata stimata a circa 4 miliardi di sterline. Braithwaite, unitosi ad altri proprietari di polizze, ha fondato l'emag - Equitable Members Action Group per capire come avesse potuto verificarsi un tale crack finanziario. Per problemi riconducibili alla caduta dei tassi d'interesse e all'inflazione, a metà degli anni Novanta la compagnia d'assicurazione privata ha iniziato un inesorabile declino economico. Incapace di adempiere ai propri obblighi nei confronti di oltre un milione di assicurati, Equitable Life nel giugno del 2001 ha deciso di ridurre del 16% il valore delle sue polizze ed ha imposto il 25% delle spese per lasciare la compagnia. Inoltre, a posteriori, ogni investitore ha scoperto che il proprio fondo stava scendendo del 4% ogni anno. Il 18 gennaio 2006, in seguito alle preoccupazioni espresse in due petizioni (una da parte di Braithwaite) da titolari delle polizze che accusavano le autorità di vigilanza doltre Manica di mancata supervisione della compagnia assicurativa, come previsto dalla legislazione europea, il Parlamento europeo ha deciso di costituire un Temporary Committee of Inquiry into the Crisis of the Equitable Life Assurance Society (Equi): una commissione d'inchiesta è costituita per indagare presunte violazioni o casi di cattiva amministrazione nell'applicazione 249

270 del diritto comunitario riguardo alla crisi finanziaria della Equitable Life, fatte salve le prerogative dei tribunali nazionali o comunitari 579. Composta di 22 membri titolari e 15 sostituti, Equi si è riunita 17 volte, ha tenuto 11 audizioni pubbliche, organizzato 2 workshop e ha inviato due delegazioni ufficiali, rispettivamente a Dublino e a Londra. La Commissione ha ascoltato 38 testimoni, analizzato 92 documenti scritti accessibili al pubblico, 32 documenti riservati e 33 documenti messi agli atti, per un totale di migliaia di pagine. Sono stati anche commissionati all'esterno 3 studi specialistici. Nel luglio 2007 il Parlamento europeo ha ratificato le affermazioni della petizione dell'emag ed ha approvato la relazione Equi che condannava il governo britannico per aver applicato in maniera incorretta la legislazione europea. Ad oggi Londra non ha ancora risposto alla mozione europea. Il Parlamento europeo sostiene che le petizioni hanno costituito la base e il punto di partenza dell'inchiesta e contribuito a definirne la direzione di intervento 580 e il ruolo di primo piano da esse svolto testimonia inoltre l'importanza della Commissione per le petizioni nella verifica dell'applicazione del diritto comunitario. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione è stata inviata al Parlamento europeo prevalentemente per tre ragioni, ovvero poiché: 1. la dimensione della petizione è europea, essendo europei sono i cittadini coinvolti nella crisi della Equitable life (oltre ai cittadini britannici, nella crisi Equitable Life sono coinvolti 4000 tedeschi, irlandesi per arrivare fino a 1,2 milioni di cittadini coinvolti in tutta Europa. [] La dimensione europea della campagna deriva dall'eterogeneità degli investitori nella società Equitable Life irlandesi, tedeschi, francesi, spagnoli, greci tutti coloro che hanno investito nel fondo di investimenti per la pensione di Equitable Life hanno scoperto che la compagnia è andata in fallimento); 2. l'oggetto della petizione è la presunta cattiva applicazione del diritto comunitario da parte del Governo britannico (secondo le norme europee, nell'ottica del mercato europeo, è necessario abbattere le barriere, e quindi le imprese che intendono vendere prodotti nella Ue devono sottostare alle leggi del paese dove si trova sede legale. Durante le ricerche che abbiamo svolto, abbiamo capito che i regolatori britannici non hanno gestito la società così come avrebbero effettuato i regolatori degli altri Stati dell'unione europea, e questo era l'oggetto della nostra lamentela); 3. perché il Governo britannico non si è rivelato un buon interlocutore per i promotori della petizione, che in prima istanza si erano rivolti a Londra (nel momento in cui il Governo ha rifiutato di esprimersi, abbiamo deciso di rivolgerci al Parlamento europeo: [] la petizione è arrivata dopo che abbiamo fatto lobbying con i membri del nostro Governo per capire cosa era successo, e come l'esecutivo avesse potuto approvare le relazioni sulla compagnia). Confronto Ue / Stati membri. Il promotore ha deciso di rivolgersi all'unione europea in seguito alla delusione del suo rapporto con il Governo britannico, che emerge come poco ricettivo alle richieste dei cittadini: inizialmente abbiamo utilizzato gli strumenti di protesta offerti dal governo inglese, ma quando abbiamo visto che non c'era nessun progresso lì, abbiamo deciso di andare al Parlamento europeo. Il paragone tra Gran Bretagna e Europa risulta decisamente a favore di quest'ultima, al punto che il promotore afferma che il livello 579 Parlamento europeo, Decisione sulla costituzione di una commissione d'inchiesta sulla crisi finanziaria della Equitable Life Assurance Society, 2006/469/CE. 580 Estratto da: 250

271 europeo è mille volte più democratico rispetto al livello nazionale. Al contrario, il Governo britannico non solo non si dimostra reattivo alle richieste dei cittadini ma anche a quelle dell'europa: finora si è rifiutato di rispondere alla mozione europea. La democraticità dell'unione europea. L'Europa si dimostra estremamente attenta alle richieste dei cittadini coinvolti nella petizione e, come anticipato, ha costituito la Commissione d'inchiesta Equi, che è andata più volte a Londra per incontrare rappresentanti del Governo inglese e i policyholders nella Equitable Life con delle Fact funding visits. L'indagine della Commissione si conclude a favore dei petitioners: nel luglio 2007 il Parlamento europeo ha confermato le affermazioni della petizione, che era già stata ritenuta valida dalla Commissione per le petizioni perché aveva a che fare con gli affari europei. Ha avviato un gruppo di lavoro apposito, che è durato 15 mesi, che ha prodotto una relazione che condanna il Governo britannico. Le petizioni al Parlamento europeo risultano un vero strumento di democrazia: sono un mezzo molto efficace per far partecipare i cittadini al processo decisionale europeo. La Commissione per le petizioni emerge come attenta, nonostante la mole di petizioni ricevute (riceve migliaia di petizioni, che esamina attentamente) e, soprattutto, garantisce un feedback ai promotori (risponde ad ogni petizione, è un servizio eccellente) per comunicare se la petizione sia, o meno, di competenza delle istituzioni comunitarie. Il buon esito di precedenti petizioni contribuisce a dare fiducia ai petitioners, che si sentono così incoraggiati nel proseguire la loro campagna (una cittadina britannica ha protestato contro la costruzione di un centro commerciale in un parco pubblico dove lei portava la figlia a giocare. Quindi ha scritto la petizione, che è stata accettata, e in gennaio 2007 il governo inglese è stato obbligato a modificare le proprie leggi affinché vengano fatte verifiche ambientali prima che grandi compagnie costruiscano in aree verdi. Quindi tutto è possibile!). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Alla loro prima esperienza di petizioni, gli azionisti della Equitable Life uniscono le loro forze e le loro capacità per portare avanti la loro causa: all'inizio eravamo solo un accountant, un avvocato e un esperto di marketing: abbiamo messo insieme le nostre competenze. Lexpertise per promuovere la petizione viene anche costruita in fieri, attraverso le attività di relazione con il Parlamento europeo (nel mio lavoro al Pe, per promuovere la mia petizione, ho potuto venire a conoscenza di moltissime altre petizioni). La mobilitazione. La petizione è stata inviata dall'emag, su iniziativa di un cittadino britannico (Braithwaite) che pensava, così come altre persone, di essere vittima di una cattiva regolamentazione da parte del governo britannico. Persona molto attiva, il petitioner partecipava agli incontri degli azionisti Equitable Life, dove ha conosciuto altri cittadini con cui ha deciso di costituire l'associazione (lui è stato molto attivo e partecipava agli incontri dell'equitable Life, a cui partecipavo anch'io, e ad un incontro mi ha invitato a unirmi alla campagna). I primi membri dell'emag hanno cercato di coinvolgere gli altri azionisti inviando a ciascuno una lettera (gli indirizzi erano pubblici), riuscendo così a far partecipare 7mila persone (su 1,2 milioni di azionisti Equitable Life), ognuna delle quali contribuisce annualmente con una quota di 25 sterline. Grazie a questa forma di autofinanziamento, e alla gratuità delle prestazioni dei promotori, le attività hanno potuto andare avanti (la maggior parte del nostro lavoro è stato fatto volontariamente, e per questo l'autofinanziamento è stato sufficiente). 251

272 Inizialmente l'emag ha agito solo a livello britannico, poiché agli associati non era nota la dimensione europea della società di assicurazioni, fino a quando non abbiamo scoperto che la compagnia aveva venduto anche all'estero. Ad esempio io, in quanto residente in Belgio, ho ricevuto 350 lettere da cittadini belgi coinvolti. Dopo la nascita dell'associazione, e le attività in Gran Bretagna, è quindi arrivata la petizione come uno dei passi per risolvere il problema. Il rapporto con gli associati è sempre rimasto saldo e, quando il Parlamento europeo ha votato a favore, li abbiamo informati tutti. La visibilità. La visibilità è stata ricercata dai promotori attraverso intense attività di lobbying con le istituzioni europee, grazie anche alla presenza di uno dei promotori a Bruxelles: sono stato responsabile per mantenere le relazione con gli europarlamentari e per fare lobbying con i membri della Commissione per le petizioni affinché fossero consapevoli della petizione, e per fornire ulteriori informazioni se ce ne fosse stato bisogno. I media sono stati informati regolarmente sulla petizione, e l'interesse da parte della stampa è stato notevole: una volta avviata, abbiamo mandato regolari comunicati stampa per aggiornare sulla petizione i media, i quali si sono sempre dimostrati interessati, perché ciò rifletteva anche ad esempio a livello britannico il fatto che che gli inglesi stavano perdendo fiducia nel sistema pensionistico nazionale. La dimensione online. L'Equitable members action group dispone di un sito web che contiene una grande mole di materiale, relativo a tutta la campagna Equitable Life. Non è presente una sezione esplicitamente dedicata alla petizione, ma all'interno della sezione Documents è possibile trovare traccia del materiale inviato e ricevuto dall'associazione durante il suo carteggio con la Commissione per le petizioni. Come riportato precedentemente, la prima fase del coinvolgimento dei cittadini nella mobilitazione è avvenuta tramite gli incontri londinesi degli azionisti e attraverso le lettere inviate all'elenco dei cittadini coinvolti nella crisi. Oggi, invece, è tutto fatto via . Il passaggio dal cartaceo all'elettronico, tuttavia, in questa petizione è avvenuto al contrario, poiché i primi promotori disponevano unicamente degli indirizzi postali dei cittadini: gli azionisti hanno iniziato loro a mandarci le . A seguito di ciò, è stato creato un database di tutte le persone coinvolte. Secondo il promotore, lo strumento Internet è stato fondamentale ai fini dellesito positivo della petizione: la possibilità di contattare tante persone via ha influito estremamente sulla maniera con cui facevamo progressi nella petizione. Senza il servizio non credo che avremmo fatto gli stessi progressi. 252

273 Caso 9: Richiesta di stanziamenti comunitari per la ricerca sulle cellule staminali Nome campagna: petizione al Parlamento europeo sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali (art. 191 del regolamento del Parlamento europeo) Obiettivo: chiedere al Parlamento europeo che il VII Programma quadro per la Ricerca confermasse la possibilità di finanziare (almeno) i progetti di ricerca sulle cellule staminali derivate da embrioni soprannumerari e fosse estesa la finanziabilità ai progetti di ricerca che utilizzano la tecnica del trasferimento del nucleo cellulare (impropriamente detta "clonazione terapeutica") Tema: ricerca Ambito: europeo Promotori: Piergiorgio Strata; Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica Tipologia del promotore: singolo e organizzato, ad hoc; competente Promotori secondari: partecipanti del Congresso mondiale per la Libertà di ricerca scientifica Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni) Inizio campagna: 18 febbraio 2006 (in chiusura del primo incontro del Congresso mondiale per la Libertà di ricerca scientifica) Fine campagna: 2 marzo 2006 (invio al Parlamento europeo) Esito: parzialmente positivo (il Parlamento europeo ha risposto ufficialmente il 16 gennaio 2007, approvando alcune delle richieste ricevute); durata complessiva petizione: 11 mesi Numero firmatari: (2.488 online, più 97 cartacee) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico (Radicali), testimonial (11 premi Nobel firmatari); no supporto economico, lobbying Sito/i: La petizione al Parlamento europeo sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali (art. 191 del regolamento del Parlamento europeo) è stata inviata il 2 marzo 2006 alla Commissione 253

274 per le petizioni del Parlamento europeo da Piergiorgio Strata, presidente dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica nonché Direttore del Rita Levi Montalcini Center for Brain Repair di Torino e Professore Ordinario di Neurofisiologia presso l'università degli studi di Torino. L'Associazione è stata fondata il 20 settembre 2002 da Luca Coscioni, malato di sclerosi laterale amiotrofica e leader politico radicale della campagna per la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali. La petizione richiedeva al Parlamento europeo di confermare che il VII Programma quadro per la Ricerca da adottarsi congiuntamente al Consiglio europeo finanziasse i progetti di ricerca sulle cellule staminali derivate da embrioni soprannumerari e che fosse estesa la finanziabilità ai progetti di ricerca che utilizzano la tecnica del trasferimento del nucleo cellulare. La petizione ha avuto un esito parzialmente positivo: il 16 gennaio 2007 il Parlamento europeo ha infatti comunicato ufficialmente allassociazione Coscioni che: - il finanziamento per la ricerca sulle cellule staminali può unicamente avere luogo dopo una valutazione scientifica ed etica organizzata dalla Commissione europea, nel rispetto della tradizione del precedente Programma Quadro; - vengono comunque escluse dal Programma le attività di ricerca finalizzate alla clonazione umana a fini riproduttivi, le attività di ricerca intese a modificare il patrimonio genetico degli esseri umani che potrebbero rendere tali modifiche ereditarie, nonché le attività di ricerca volte alla creazione di embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per la produzione di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche. Inoltre, non sarà finanziata alcuna attività che risulti vietata in tutti gli Stati membri, così come non saranno finanziate in uno Stato membro attività proibite in tale Paese; - resta aperta la possibilità di sostenere altri tipi di ricerca sulle cellule staminali. Secondo il promotore, un grande sforzo è stato fatto nel trovare un buon compromesso e il testo infine adottato è un giusto ed equilibrato accordo. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Il promotore ha inviato la petizione al Parlamento europeo poiché consapevole che questi doveva votare congiuntamente al Consiglio europeo il VII Programma Quadro (abbiamo deciso di inviarla al Pe perché proprio esso doveva decidere e votare). Convinto della democraticità del momento del voto da parte dei rappresentanti democraticamente eletti dei cittadini europei, il promotore riafferma il proprio diritto di esprimersi (era chiaro che qualunque cittadino era libero di dire la sua opinione. Noi chiedevamo al Pe di votare a favore della libertà di ricerca sulle cellule staminali). Nello specifico, la scelta di rivolgersi in Europa proprio al Parlamento europeo, deriva dal suggerimento dell'europarlamentare Mario Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni (quando si parlava era lui che diceva 'guarda che a livello europeo si può presentare una petizione e allora tu che sei il presidente presentala'). Confronto Ue / Stati membri. Il promotore aveva effettuato precedentemente a livello nazionale una campagna referendaria sulle cellule staminali con i quattro quesiti (io ero tra i 100 firmatari iniziali del documento del referendum 581 per votare sì), tuttavia battaglia persa per via dell'astensionismo. Deluso dalla situazione nazionale (lacuna italiana, che per altri invece è un primato), il promotore ha deciso di rivolgersi all'europa, che emerge come più attenta alle richieste dei cittadini: non c'è stata quella chiusura che c'è stata invece a livello nazionale. 581 Referendum abrogativo di quattro articoli della Legge 40/2004, del 12 giugno

275 La democraticità dell'unione europea. La petizione ha avuto un successo parziale, ma in ogni caso le istituzioni europee emergono come decisamente democratiche e ricettive. La Commissione per le petizioni ha rapidamente inviato un feedback al promotore (mi hanno risposto dopo un po di tempo che l'avevano ricevuta, protocollata e messa all'ordine del giorno, poi c'è stato un lungo silenzio, poi ho saputo della votazione e poi mi hanno risposto con una lettera per dirmi l'esito). Il promotore non è in grado di stimare in che misura la petizione abbia influito sulla votazione finale del Parlamento europeo e del Consiglio europeo sul VII Programma Quadro: c'è stata una votazione in cui - anche se non è possibile determinare in che misura hanno tenuto conto della petizione stessa. Se l'europa si dimostra democratica, tuttavia tale democraticità è agli occhi del promotore limitata dall'esistenza stessa degli Stati membri: con il VII programma quadro in Italia non cambia niente, perché poi i Paesi possono applicare come vogliono. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. La petizione è nata dalla proposta di un europarlamentare Radicale, Marco Cappato, che poiché a conoscenza dello strumento a disposizione dei cittadini europei ha proposto al promotore di scrivere al Parlamento europeo (Cappato è europarlamentare ed è un po il motore della petizione). Il promotore era già attivo nelle battaglie a favore dell'utilizzo delle cellule staminali, avendo già effettuato tantissimi convegni e una campagna referendaria per le cellule staminali. Nonostante gli insuccessi italiani, è stata comunque continuata la battaglia. Il passo successivo è stata l'organizzazione di un Convegno per la Libertà della ricerca scientifica, tenutosi a Roma nel febbraio 2006: come conseguenza di tutte queste attività era ovvio che ci venisse in mente di inviare la petizione al Parlamento europeo. La mobilitazione. L'oggetto della petizione aveva creato mobilitazione già in precedenza e un profonda consapevolezza sulla necessità di agire da parte dei sostenitori: abbiamo fatto una petizione perché ci sia la libertà di ricerca, ma non una libertà di ricerca incondizionata in cui ognuno fa ciò che vuole: sono tutte questioni di etica. C'è un'etica che dice che alcune cose si fanno o non si fanno, e soprattutto quando il mio comportamento nuoce a un altro non è lecito. E poi c'è un'etica della responsabilità, ovvero sapendo che io non facendo non riparo a dei danni, allora anche il non fare diventa eticamente condannabile. Sulla base di queste cose non fare ricerca sulle cellule staminali, e non salvare la vita a delle persone domani, è una responsabilità che va valutata. Una volta deciso di effettuare la petizione, il promotore ha inviato un a un indirizzario personale in tutta Europa, raccogliendo molte firme in poche ore. Reclutare le firme, per il promotore, è stato semplice e a livello europeo siamo arrivati, senza sforzo, a circa 2600 persone. La mobilitazione non è tuttavia proseguita oltre per via degli innumerevoli impegni del promotore e la sua difficoltà a impegnarsi oltre nella petizione (io ero il firmatario, e purtroppo faccio troppe cose quindi non ho avuto tempo di fare una richiesta di firme molto capillare []. Purtroppo faccio una vita un po' troppo affannata, quindi faccio le cose ma poi non riesco a stargli dietro... [] Non ho pensato che avremmo potuto raccogliere altre firme anche fuori dall'europa. Infatti abbiamo ricevuto qualche firma extra-ue e probabilmente avremmo potuto riceverne decine di migliaia...). Tra i firmatari figurano anche alcuni politici-attivisti, alcuni dei quali peraltro già iscritti all'associazione Luca Coscioni L'Associazione Luca Coscioni, associazione indipendente non politica di emanazione radicale ma questo 255

276 La visibilità. La petizione è stata inviata dal promotore in busta chiusa firmata in originale senza aver mai avuto rapporti diretti con Bruxelles. L'unica firma originale su cartaceo è quella del Presidente dell'associazione, mentre tutte le altre firme (elettroniche) sono state allegate come nominativi degli altri sostenitori della petizione. L'unico contatto di visibilità agli occhi delle istituzioni europee, insomma, è la presenza di un europarlamentare all'interno dell'associazione e non è infatti stata effettuata alcuna azione di lobbying. La visibilità ottenuta dalla petizione è di tipo qualitativo, ed è dovuta dalla comprovata esperienza scientifica dei firmatari, prevalentemente ricercatori, accademici e addirittura 11 Premi Nobel. La dimensione online. La petizione non ha un sito dedicato, ma è inserita all'interno del sito del Congresso mondiale per la Libertà della ricerca scientifica. È tradotta in 20 lingue. La petizione viene diffusa dal promotore unicamente via internet, grazie all'invio via a un indirizzario personale (l'ho inviata a un mio indirizzario di colleghi in tutta Europa). Il target delle è sicuramente selezionato sulla base di un forte coinvolgimento nella campagna, rendendo semplice ladesione: c'era una scheda da compilare e che hanno restituito via posta elettronica, che è il metodo più semplice, altrimenti scrivere, con le lettere, oggi... Con Internet, insomma, si va veloci, si fanno tante cose che prima non si facevano: è uno strumento di efficienza. non vuol dire che sia politicamente radicale, perché sono iscritti anche 50 politici dalla destra alla sinistra che abbiamo in comune questo scopo di difendere quello che si chiama la laicità dello Stato. Noi partiamo dal punto vista che si può discutere, ma come si faceva nei tempi di San Tommaso, che si utilizza la ragione per vedere se si può arrivare a determinate conclusioni e non l'ha detto questo, c'è scritto nella Bibbia, 'io interpreto il volere divino quindi tu devi fare'. 256

277 Caso 10: Richiesta di un migliore 112 europeo (numero telefonico unico per lemergenza) Nome campagna: petizione per un numero 112 efficiente in tutta Europa Obiettivo: contrastare linefficienza del numero unico demergenza in Europa, il 112 Tema: ambiente e salute Ambito: europeo Promotori: Eeena - European Emergency Number Association (fondata nel 1998) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; competente Promotori secondari: --- Destinatario: Commissione europea Inizio campagna: 7 febbraio 2007 Fine campagna: in corso Esito: petizione in corso Numero firmatari: 4574 (al 30 settembre 2007) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico (europarlamentari), lobbying, finanziamento (partecipazione a conferenze); no presenza media, testimonial Sito/i: La petizione per un numero 112 efficiente in tutta Europa è stata avviata il 7 febbraio 2007 dall'eena (European Emergency Number Association), associazione senza fini di lucro con sede a Bruxelles. L'Eena è nata nel 1999 dall'iniziativa di Olivier-Paul Morandini, cittadino belga, e quattro suoi amici sempre con l'obiettivo di garantire ai cittadini europei la corretta implementazione del numero unico di emergenza Europeo (112), già previsto dalla Direttiva sul servizio universale del 1991 ma ancora molto lontano dall'essere implementato alla lettera. 257

278 La petizione è, quindi, una delle azioni di una più ampia campagna di sensibilizzazione dei Governi, dell'industria e dei servizi di emergenza. I punti di partenza della petizione sono i seguenti: - su 100 milioni di Europei che viaggiano per vacanza o lavoro all'interno della Ue ogni anno, solo 35 conoscono il numero di emergenza, nonostante l'obbligo legale che gli Stati Membri devono assicurare che i cittadini siano adeguatamente informati circa l'esistenza e l'uso, del numero di chiamata unico Europeo d'emergenza '112'; - la localizzazione del chiamante non è ancora pienamente implementata, mentre in realtà anchessa è un obbligo legale per gli Stati Membri dal Come indicato dalla Commissione Europea, la localizzazione potrebbe ogni anno aiutare a salvare circa 5mila vite e risparmiare 5 miliardi di euro ai servizi d'emergenza; - la risposta e la gestione delle chiamate è altamente problematica in molti Stati Membri. La Direttiva sul servizio universale, invece, afferma proprio che gli Stati Membri devono assicurare che le chiamate al numero unico di emergenza europeo 112 siano appropriatamente risposte e gestite nella maniera più consona all'organizzazione nazionale del sistema di emergenza e all'interno delle possibilità tecnologiche delle reti. Infatti, nessun criterio di qualità è stato stabilito, ancor meno imposto, sui servizi di emergenza circa la risposta e la gestione delle chiamate al 112. Ad esempio, il Portogallo, che ha avuto il coraggio di valutare la qualità di risposta e gestione di queste chiamate, ha evidenziato che una percentuale compresa fra il 15% e il 30 % delle chiamate non ha ricevuto risposta. Per queste ragioni, a 14 anni dall'introduzione ufficiale del 112, l'eenail 29 luglio 2005 ha avviato una prima petizione al Parlamento Europeo. In seguito, poiché il 112 deve essere il problema di ogni cittadino Europeo e poiché sulla base dell'articolo 47 sulla partecipazione democratica nella proposta di Trattato Costitutivo i cittadini devono diventare più attivi e partecipare ai dibattiti su temi Europei, l'associazione ha lanciato una petizione aperta a tutti i cittadini per raccogliere un milione di firme per richiedere alla Commissione europea di agire di più su questo tema e di svolgere un ruolo di Guardiano dei Diritti per il beneficio dei cittadini europei. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione per un 112 europeo è rivolta alla Commissione europea, che il promotore sceglie come target perché alla Commissione non capiscono la necessità di avviare un comitato trasversale per gestire la problematica del 112 tra colleghi delle varie Direzioni Generali: sono troppo settoriali. In ogni caso, compresa la necessità di rivolgersi a tutte le istituzioni europee, perché la Commissione ha bisogno del Parlamento per fare passare le proprie proposte, il promotore nel 2005 si era già rivolto al Parlamento europeo (il 29 luglio 2005 abbiamo inviato la Petizione alla Commissione per le petizioni al Parlamento europeo) raggiungendo l'obiettivo che gli europarlamentari adesso parlano Eena. Gli europarlamentari, insomma, hanno capito la nostra rete, non possono più ignorare il 112 e ora promuovono essi stessi la petizione (io non dico più niente, perché gli abbiamo messo in testa la nostra causa; non mi importa nulla della paternità delle idee, adesso sono idee degli europarlamentari) Inoltre, il promotore si era anche rivolto al Mediatore europeo, che a dicembre 2006 ha condannato la Commissione europea per cattiva amministrazione in relazione al 112 europeo. Nella scelta del target interviene, fortemente, la tematica del timing, sia relativamente alla Commissione europea (dopo lo Tsunami abbiamo inviato un documento a Louis Michel, ricordando che in Europa non esistono sistemi di allerta contro le emergenze e che era 258

279 necessario avviare lavori in questo senso. In seguito a ciò, è stata inserita una nuova linea nel budget) che al Parlamento europeo (entrano in campagna tra pochi mesi, per questo dobbiamo adire ora). Confronto Ue / Stati membri. La petizione è stata immediatamente a vocazione europea, per cui non è stata espressa valutazione sugli Stati membri. La democraticità dell'unione europea. La Commissione europea non emerge come istituzione attenta alle problematiche sollevate dai cittadini. Innanzitutto, la gestione dei tempi è poco rispettosa dei campaigners (abbiamo detto alla Commissione questi Stati membri non rispettano la Direttiva: ci ha messo un anno e mezzo per rispondere che avevamo ragione). Il promotore ha una visione piuttosto disincantata della petizione, che vive come uno strumento per promuovere gli interessi politici dei membri del Parlamento (per me la petizione elettronica è un mezzo di utilizzare la politica, per questo intendo passare dal Parlamento), molti dei quali hanno firmato la petizione stessa. L'obiettivo della petizione è uno solo: fare paura alla Commissione, che per il promotore è l'unica ragione per la quale l'istituzione si muoverebbe a favore dei cittadini (la Reding ha paura adesso, è questo l'effetto ricercato. Importa più questo che non raccogliere un milione di firme. [] Io non credo alla petizione, è uno strumento che ho usato. Abbiamo oggi più supporto politico che non firme concrete: 50 membri del parlamento hanno scritto alla Reding, il che le ha fatto paura. Ha mandato quindi due persone del suo Gabinetto a incontrare tutti i Parlamentari che si sono espressi contro di lei). In relazione alla proposta della Costituzione europea per una maggiore democrazia partecipativa, il promotore torna a negare la democraticità dello strumento petizione per far muovere la Commissione europea: la Commissione fa il lobby dei costruttori di auto. È soltanto questo che fa andare avanti la Commissione in questo progetto, non le 500 persone che muoiono in Europa, perché non sono organizzate. Questo non fa muovere la Commissione. Pensi che un milione di firme possa cambiare le cose? Per nulla!. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore della petizione è un cittadino belga che, dopo un'esperienza lavorativa a Montreal, è venuto a conoscenza del numero unico 911 attivo in Canada e negli Stati Uniti dal La decisione di avviare una petizione ha richiesto da parte del petitioner la costruzione della competenza a partire da zero con grande impegno (agli inizi avevo un'idea vaga della problematica, non sapevo niente, non sono avvocato, non ho studiato legge: ho letto, io non sapevo nulla del numero unico, ma mi sono messo nella situazione di documentarmi, sono tornato a Bruxelles, sono andato alla Unità Protezione civile della Commissione europea per capire di più). Il promotore ha lavorato moltissimo sul contenuto della campagna (per dimostrare che avevamo ragione ho letto tutti i rapporti della Commissione che dicevano che per il 112 andava tutto bene), e oggi afferma di conoscere dettagliatamente la tematica (in 8 anni non ho mai dato l'occasione di dire che quello che stava dicendo l'associazione era falso), sicuramente meglio della Commissione europea (ho lavorato sul contenuto e conosco questa problematica molto meglio della Commissione). Il promotore manifesta di essersi ampiamente documentato sul funzionamento delle istituzioni europee (il 112 è sotto la competenza europea per quanto riguarda il lato telecomunicazione, mentre sotto la competenza nazionale per quanto riguarda la competenza protezione civile), le pressioni degli Stati Membri (quando la Piattaforma è nata, nel 1999, la Commissione non mi ha aiutato, perché ci sono state molte pressioni da Italia, Francia e Spagna, perché non volevano portare la problematica a livello internazionale. E portare la problematica a un livello integrato significa comunque dividere il potere), il ruolo dell'industria (l'industria è pronta, la gente deve solo esprimere i propri bisogni. Il problema 259

280 è che finora non sono stati creati degli standard comuni per sistemi integrati di emergenza), i servizi di protezione civile (ho chiesto alla Unità Protezione civile: se io metto in piedi un'associazione neutrale che mette insieme industria (che propone soluzioni), i servizi di emergenza (che comprano soluzioni) e la società civile (che usufruisce de servizi) voi siete interessati? Sono stati molto interessati). Per quanto riguarda l'utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione a fini promozionali e l'organizzazione di eventi, sono i legami di amicizia che sopperiscono alle lacune di conoscenza: ho un amico nellassociazione, che ha un'impresa di Internet, che ha messo a disposizione dei supporti. [] Altri amici hanno aiutato l'associazione in diverse occasioni. Un amico da Parigi lavorava per un'azienda che offre allestimenti per le fiere, e ogni volta che avevo bisogno di allestimenti li ho sempre avuti gratuitamente. Il promotore ha anche riflettuto sulla relazione tra disponibilità economica e costruzione delle competenze: la persone che sono pagate costituiscono un aspetto nuovo che porta competenza. Per questo, da un anno l'associazione retribuisce una persona che lavora nella campagna (la persona che lavora con noi ha studiato economia, ha fatto un Master in EU Affairs ed è pagato 900 euro al mese ed è contentissimo di questa esperienza). La mobilitazione. La motivazione all'agire del promotore si manifesta come molto forte: i Cristiani hanno perso Costantinopoli perché c'era una piccola porta lasciata aperta, e nella direttiva c'è una piccola porta: che è la parola 'appropriato'. Io andrò via dall'associazione quando dietro la parola 'appropriato' ci saranno parametri di qualità misurabili. Per lavorare nella promozione della campagna, il promotore ha creato l'associazione, lasciato il lavoro, lavorato nei ristoranti la sera per vivere. Promuovere la petizione, per il petitioner, è un dovere perché tu sai che c'è qualcosa che deve essere fatto, ma che non lo sarà mai se non fai niente tu per primo) che rende necessaria una mobilitazione attiva (devi agire: [] la democrazia non è andare per strada e dire non sono d'accordo: è fare una proposta). Con l'avvio della campagna, il promotore ha iniziato a viaggiare moltissimo (viaggio 6 mesi l'anno, sono invitato a delle conferenze), costruendo legami nei vari contesti nazionali, riuscendo a reclutare così a titolo gratuito (le persone a livello nazionale non sono pagate) persone motivate che volontariamente promuovono la petizione nei vari Stati membri (ad esempio, nel caso italiano, il delegato è un giovane professionista che presta servizio come volontario al Pronto soccorso: anche lui crede nel progetto, per la sua esperienza del quotidiano, quando non c'è un'ambulanza, c'è una persona malata...). La mobilitazione ottenuta (e ricercata) è, tuttavia, molto lontana da quella delle grandi masse, - per via dell'oggetto stesso della petizione, perché i cittadini non si rendono conto dell'importanza del tema (credo che i cittadini non possano mobilizzarsi su temi così secondari); - perché i cittadini, in Europa, non sono organizzati (i cittadini non sono organizzati come l'industria e i servizi di emergenza. Non siamo negli Stati Uniti dove trovi che il 60% della popolazione fa parte di un'associazione: i cittadini non sono organizzati). Il coinvolgimento dei cittadini, insomma, rimane un ambito superfluo per il petitioner, uno strumento di facciata (ho utilizzato tutti i mezzi che potevo utilizzare e quello successivo era la petizione elettronica, perché volevo fare tutto). Viene invece ricercata la mobilitazione della classe politica europea e dell'industria, che manifesta interesse a coinvolgere il promotore in iniziative proprie, perché chi vuole fare i soldi, paga (un'industria francese ci ha proposto di entrare in un consorzio, composto da 15 partner). Dopo anni in cui l'associazione non era stata aperta a nessuna, perché dovevo mantenere la mia indipendenza, la libertà di parola, l'eena è entrata nel consorzio. È così che il 6 e 7 luglio 2007 l'eena ha organizzato il primo European Security and Safety Summit, sponsorizzato da Intrado ed Ericsson e con il patrocinio anche di Stavros Dimas, Commissario europeo: 260

281 Il forte interesse industriale viene accolto dal petitioner anche per via dei finanziamenti, utili per promuovere la petizione stessa (per il Congresso di giugno ho fatto un accordo con una grande società americana per cui devono dare 25mila euro all'associazione, che è il salario del collaboratore per il prossimo anno; per finanziarci abbiamo effettuato due conferenze per coprire le spese. L'industria pagava sempre di più dei servizi di emergenza. Il primo salario dell'associazione è stato pagato a giugno 2006, il secondo di recente; per questo progetto abbiamo un cofinanziamento per tre anni di 170mila euro, per presentare la proposta alla Commissione). Tuttavia, il promotore stesso assicura che la sua mobilitazione è vocazionale e a titolo completamente gratuito (no, io preferisco non prendere questi soldi, [] anzi: ho sempre pagato). In sostanza, il promotore pensa che dato il tipo di oggetto della petizione la mobilitazione dei cittadini sia superflua (e comunque impossibile da ottenere in grandi masse), ed è quindi meglio mobilitare i politici del Parlamento europeo e i rappresentanti dell'industria per fare pressione sulla Commissione europea. La mobilitazione dei responsabili dei Servizi di emergenza, per quanto ricercata dal petitioner, è risultata assai ostica (i servizi di emergenza non sono al corrente della legislazione, di ciò che accade a Bruxelles. E basta una persona che, delegata nazionale per il 112, sia contro il 112, che a livello nazionale poi non se ne sa nulla). La ricerca della visibilità. La petizione cittadina è il vero strumento di visibilità pura utilizzato dal promotore, che ritiene di aver utilizzato le firme come uno dei tanti mezzi a disposizione. E quello che è sicuro è che le firme, da sole, non servono a nulla, ancor più se dietro alle firme non dovesse esserci il contenuto: io non credo al milione di firme, è solo una questione di facciata. E ci credo ancora di meno se dietro non c'è il contenuto. Noi dietro abbiamo otto anni in cui ci sono stati lavori con la Commissione, la lamentela all'ombudsman, la petizione alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Se non c'è una grande macchina di marketing che fa promozione, i cittadini da soli non bastano. Per quanto riguarda la popolarità della petizione il promotore sostiene che sia sufficiente l'adesione di 50 europarlamentari (l'ho detto in conferenza stampa: avete bisogno di 1 milione di firme? Noi abbiamo già 50 europarlamentari che sostengono la petizione, quindi abbiamo più di un milione di cittadini rappresentati). E tuttavia le firme 261

282 dei cittadini aiutano a sensibilizzare i giornali, i media e mantengono le relazioni con l'industria, e quindi la petizione online è stata comunque avviata dal promotore. Altro strumento di visibilità, poiché piacciono le date simboliche, la petizione è stata avviata nel 2007, anno del Cinquantenario dei Trattati di Roma. Basandosi sul principio dell'evidenza, infine, il promotore documenta ogni iniziativa prendendo stralci della legislazione comunitaria per dimostrare che non è stata applicata (ho quindi fatto copia/incolla per sottolineare questo comportamento, per dimostrare che non era stato fatto nulla). La dimensione online. Il sito della petizione è stato creato nel 2006, dopo un incontro tra cittadini preoccupati e il fondatore dell'european Emergency Number Association. Il sito è completamente dedicato alla petizione, il cui nome compare peraltro nell'url. Le sezioni in cui è organizzato sono We support the initiative (elenco dei parlamentari che sostengono la campagna, con tanto di fotografia pubblicata), The facts (dati sulla situazione del 112 europeo), Testimonies (storie vere di cittadini che hanno subito sulla propria pelle le inefficienze del servizio 112), Sign the petition (la sezione per firmare) e Press archives (gli archivi degli articoli che la stampa ha dedicato alla causa). In una logica di diffusione della petizione sul web tramite il cross linking, dal sito è possibile scaricare i banner che riprendono la grafica della petizione. Quasi tutto il sito è stato tradotto in 20 lingue parlate nell'unione europea (come chiedere ai servizi di emergenza di affrontare il problema del multilinguismo, se noi avessimo fatto solo una petizione in una lingua?) grazie al contributo di traduttori volontari (la traduzione è tutta avvenuta grazie ai contatti volontari che avevamo. Ha preso solo 30 minuti di ciascuno di loro, ma è stato difficile trovare le persone). Per il promotore internet è un utilissimo strumento per creare opinione (come puoi crearti un'opinione? Solo se hai accesso all'informazione), per eventualmente generare una successiva mobilitazione (e se lo fai spesso sviluppi anche una competenza, e il livello successivo è fare la proposta su un argomento che conosci bene). Internet dà un grande potere ai cittadini (è un potere incredibile che è dato al cittadino con internet, autonomia del cittadino. C'è un accesso incredibile alle informazioni), che oggi possono potenzialmente venire a conoscenza di tutto (se tu fai qualcosa oggi, o se hai fatto qualcosa dieci anni fa, si può trovare su internet. È l'accesso all'informazione su internet). Grazie a Internet, ad esempio, il promotore ha conosciuto quello che è poi diventato uno dei delegati italiani di Eena (uno dei miei collaboratori, quello italiano nello specifico, l'ho conosciuto via ed è così che è nata la collaborazione). E, tuttavia, secondo il promotore internet non è sufficiente a generare mobilitazione, a causa di una saturazione di messaggi che li rende rilevanti solo se inviati da persone note (siamo tutti soggetti allo spam: l'importanza del messaggio, quando non proviene da una persona che conosci tu, diventa secondaria). Resta quindi necessario il contatto umano, che comporta un insieme di informazioni molto più precise, e così si può davvero fare qualcosa; con l' invece ciò non succede. 262

283 Caso 11: Petizione contro nuovi investimenti nel nucleare (No al nucleare) Nome campagna: un milione contro il potere nucleare Obiettivo: mostrare la resistenza civile della società a livello europeo contro i nuovi investimenti nel potere nucleare, per fare pressione sui politici e i decisori; rafforzare il movimento anti-nucleare attraverso iniziative concrete Tema: ambiente e salute Ambito: europeo Promotori: coalizione di gruppi anti-nucleari europei, quali Atomstopp (Austria), Sortir du Nucléaire (Francia), Wise (Paesi Bassi) e Women for Peace (Finlandia) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; competente (campagne precedenti: Friends of the Earth Europe, Global2000 e Atomstopp) Promotori secondari: 780 Ong, tra cui Global2000 (Austria) e la rete Friends of the Earth Europe (con sede a Bruxelles), che rappresenta 30 organizzazioni ambientali Destinatario: Commissione europea (Andris Piebalgs, Commissario all'energia) Inizio campagna: 26 aprile 2004 (memoriale di Chernobyl): idea; maggio 2004: inizio raccolta firme Fine campagna: 23 marzo 2007 (due giorni prima del 50 anniversario del trattato Euratom) Esito: non misurabile (la campagna aveva consapevolmente un obiettivo non raggiungibile; il vero obiettivo era di sensibilizzare); durata complessiva della petizione: 2 anni e 11 mesi Numero firmatari: (online circa ) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico, economico, testimonial; no presenza nei media Sito/i: La petizione un milione contro il potere nucleare è stata avviata da una coalizione di gruppi anti-nucleari europei (proveniente da Austria, Francia, Paesi Bassi e Finlandia) il 26 aprile 2004, a 20 anni dalla notte in cui si verificò lincidente nell'unità numero 4 della centrale 263

284 nucleare di Chernobyl in Ucraina. L'esplosione ha contaminato pesantemente con il Cesio-137 ricordano i petitioners unarea di 135mila Km 2 (pari al territorio della Grecia) facendo ammalare l80% dei tre milioni di persone che erano state esposte alle radiazioni (nel 2000 il numero di adulti colpiti da cancro alla tiroide nella regione Gomel della Bielorussia era 428 volte più alto che nel 1986). A vent'anni dallo shock, i promotori si sono allarmati per la grande campagna promozionale condotta dall'industria nucleare in tutta Europa, per convincere i cittadini che lenergia nucleare rappresenta la risposta allaumento dei consumi energetici e al cambiamento climatico. Convinti che l'energia nucleare non sia sicura e che la soluzione per smaltire i rifiuti nucleari non sia a portata di mano, i promotori hanno avviato una campagna di raccolta firme indirizzata al Commissario Pielbags per dimostrare che c'era ancora un'opinione pubblica contraria agli impianti nucleari. Nello specifico, i promotori hanno chiesto all'europa di: - fermare o prevenire la costruzione di nuove centrali e impianti nucleari nellunione europea; - avviare un piano per labbandono dellenergia nucleare nellunione europea; - investire in modo massiccio nella ricerca, nel risparmio energetico e nelle fonti rinnovabili; - porre fine al Trattato Euratom, che sostiene lenergia nucleare in Europa con abbondanti erogazioni di fondi pubblici. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Inizialmente la petizione avrebbe dovuto essere indirizzata sia alla Commissione europea che alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo; alla fine, tuttavia, a riceverla è stato solamente il Commissario Pielbags. I tentativi di sensibilizzare il Parlamento europeo, ritenuto un destinatario-chiave (il Pe è sicuramente importante), si sono infatti rivelati abbastanza fallimentari (abbiamo cercato di avvicinarci agli europarlamentari a Bruxelles per raggiungere i loro network, e ciò ha funzionato, ma non ci ha portato che il 20% dei voti circa). Convinti della forte influenza degli Stati membri in Europa, i promotori hanno anche reso nota la petizione ai gruppi parlamentari nazionali (alcuni dei quali hanno poi contattato i relativi referenti nel Consiglio) e, in occasione Consiglio europeo sull'energia del 1995, hanno installato un impianto energetico fuori dagli edifici per annunciare che avremmo inviato la petizione. Confronto Ue / Stati membri. La petizione è stata immediatamente a vocazione europea, per cui non è stata espressa valutazione sugli Stati membri. La democraticità dell'unione europea. Per il promotore la consegna della petizione è stata sicuramente importante, anche se consapevole che non avrebbe potuto portare a immediati cambiamenti in Europa: tutto quello che i politici possono fare è dire 'ok, siamo a conoscenza della vostra petizione, vedremo cosa possiamo fare'. Ciò anche per via dell'ampiezza della richiesta della petizione stessa. Tuttavia, in quanto strumento completamente diverso dal lobbying, una petizione di questo tipo avrebbe consentito un rinforzo reciproco tra cittadini e politici. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore si dimostra competente sull'oggetto della petizione, documentando con dati precisi la sua posizione. È altresì competente sulle strategie di mobilitazione della cittadinanza, che creano una sorta di paradosso: per mobilitare i 264

285 cittadini ci vogliono grandi obiettivi, tuttavia, tanto più gli obiettivi sono grandi, tanto meno le istituzioni europee accoglieranno la petizione. La domanda della nostra petizione è molto generale, molto grande, ovvero: smettetela con il nucleare, investite in energie rinnovabili e, in sostanza, sciogliete l'euratom. [] Cè bisogno di grandi obiettivi perché le persone si sentano connesse. Ma, più grande è l'obiettivo, più difficile è raggiungerlo. D'altro canto, avere obiettivi estremamente grandi era l'unico modo per raggiungere le persone, perché altrimenti non sarebbero state contente di firmare una petizione che parlava di 'ridurre del 40% il nucleare' e 'aumentare del 40% l'energia'. La mobilitazione. La mobilitazione dei promotori è avvenuta in occasione del Chernobyl Memorial Day del 2004, quando un gruppo di persone si è ritrovato e si è reso conto che il nucleare stava tornando, mentre molte persone ritengono che dopo Chernobyl il nucleare debba essere arrestato. Convinti che il grande pubblico non si rendesse conto di quanto stava accadendo (a lungo non ci ha più pensato, ma oggi il nucleare sta tornando e le persone ancora non se ne preoccupano) i promotori sentono il dovere e la responsabilità di agire, soprattutto a nome dei cittadini inconsapevoli di quanto stava accadendo (ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa in questo senso, anche in relazione ai recenti discorsi su come diventare indipendenti dalla Russia, e il nucleare in Venezuela o Iran). L'obiettivo della petizione diventa così proprio quello di coinvolgere la gente il più possibile, in tutta Europa. Per fare ciò, le varie associazioni si attivano ciascuna a livello nazionale, senza tuttavia una strategia comune (all'inizio la nostra campagna non era molto mirata al target, ogni gruppo decideva autonomamente chi era il suo obiettivo): non c'era particolare disponibilità di soldi e l'unico sito era gestito da austriaci in maniera decentrata e non era molto buono. Con il 2005 i promotori si sono dati una maggiore organizzazione, dando vita a una strategia promozionale coordinata (a livello nazionale ogni gruppo cercava di raggiungere target specifici, come università, gruppi pacifisti, etc.) e creando un layout generale della petizione, qualcosa che se lo vedi tu capisci che è correlato alla petizione: un sito, uno slogan, un logo, etc.. Mobilitare le persone nel Duemila si è rivelato, per il promotore, molto più difficile di quanto sarebbe accaduto negli anni Ottanta, quando c'era la minaccia nucleare che coinvolgeva in prima persona ogni singolo cittadino facendo leva sulle sue paure. Oggi il rapporto con il nucleare è cambiato (ed esempio, sorprendentemente molte persone nell'est europeo non sono più contrari al nucleare, perché vogliono diventare indipendenti dalla Russia), e quindi devono cambiare anche le motivazioni su cui fare leva in una campagna. Le firme raccolte, soprattutto grazie alla campagna tradizionale di banchetti per strada organizzata in ciascuno Stato membro (il sito web per firmare online è stato attivo solo a partire dall'inizio del 2006, quindi solo per un anno), sono comunque state numerose (hanno aderito 728 associazioni): credo che il risultato sia stato buono. La ricerca della visibilità. La visibilità della petizione ha iniziato a essere curata nel 2005, a un anno dall'avvio. Una volta definita l'immagine, i promotori hanno inviato poster e depliant (abbiamo spedito circa 600/700 pacchi di carta in tutta Europa alle persone che volevano raccogliere firme nei loro Paesi). Laspetto visual è stato fortemente enfatizzato dai promotori, che in occasione della consegna della petizione hanno consegnato al Commissario Pielbags una torta finta augurando un Unhappy birthday all'euratom. 265

286 La collaborazione dei media è stata cercata dai promotori, che hanno domandato ad alcuni giornali ambientalisti di divulgare la petizione per raggiungere un audience maggiore. Oltre alla strategia di visibilità nei confronti di cittadini, i promotori hanno anche tentato la strada dell'approccio a Bruxelles, e tuttavia fare lobbying si è rivelato estremamente difficile. Il settore non profit, infatti, è saturo ed estremamente competitivo (il 90% dei lobbysti appartiene al business e il 10% al non profit, settore che ha moltissimi argomenti (ambiente, diritti degli animali, diritti umani, etc.) e quindi per entrare nel giro, trovare la persona giusta, creare una relazione e reperire informazioni è molto difficile. In ogni caso, sostengono i promotori, una petizione ha bisogno di tutti e due gli elementi: firme e lobbying (credo che una petizione, per avere successo, abbia bisogno anche del lobbying). Ma, per avere veramente successo, una è la cosa importante: che sia nell'agenda politica, perché il problema è che a volte fai una petizione che migliaia di persone ritengono importante, e però nelle istituzioni non interessa a nessuno. La dimensione online. La componente internet della petizione inizia ad essere rilevante a due anni dall'inizio della campagna quando, nel 2006, con la pubblicazione del nuovo sito la raccolta di firme online inizia a diventare più consistente. La petizione ha un sito completamente dedicato, il cui nome compare nell'url. Il sito accessibile in inglese, francese, tedesco e olandese oltre alla homepage è costituito dalle sezioni seguenti: Campaign news, About nuclear power, Contact. Contiene inoltre una raccolta di foto e video relativi alle iniziative organizzate dai promotori e una rassegna stampa. Nonostante i buoni risultati raggiunti (100mila firma online) i promotori ammettono che si sarebbero aspettati di più. Oltre alla pubblicazione del sito su web, è stata fatta anche una campagna di mailing, con invio di newsletter inoltrata da ciascuna associazione alla propria mailing list (nessuna organizzazione ci ha dato lindirizzario, ma abbiamo chiesto a ciascuna organizzazione di inviare la petizione tradotta nella lingua nazionale). Secondo il promotore l'impatto di , siti web è stato molto grande, sia per la raccolta firme (senza avremmo ricevuto sicuramente molte meno firme) sia per mantenere i contatti tra i promotori (soprattutto è stato molto utile per restare in contatto tra le organizzazioni coinvolte, creando anche collegamenti tramite link sui siti per approfondimenti). Internet è la maniera più veloce e soprattutto la più economica per mobilitare, anche attraverso l'invio di action pack, dei veri e propri kit inviati a chi voleva effettuare la raccolta firme in maniera tradizionale, senza sprecare soldi nella spedizione. 266

287 Caso 12: Sospensione dei lavori per il progetto Mose a Venezia (No Mose) Nome campagna: petizione per la sospensione dei lavori del progetto Mose a Venezia Obiettivo: in relazione al progetto di dighe mobili alle tre bocche di porto della Laguna di Venezia, lobiettivo è che vengano sospesi i lavori e che si passi a una valutazione scientifica di quali sono le migliori attività da intraprendere per diminuire le alte maree e perché venga salvaguardata Venezia e la sua laguna Tema: ambiente e salute Ambito: locale Promotori: Assemblea Permanente No Mose (assemblea costituita con il contributo di Associazioni culturali, ambientali e sociali che si sono battute la salvaguardia di Venezia e della laguna; è aperta a tutti i cittadini) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; non competente; deluso/cinico a livello nazionale Promotori secondari: Ambiente Venezia, Assemblea Permanente contro il rischio chimico, Comitato Certosa e Sant'Andrea, Difesa Murazzi, Esposti amianto, Federconsumatori, Gabriele Bortolozzo, Gruppo Il Villaggio, Italia Nostra, Medicina Democratica, Lipu, Rocchetta e dintorni, Vas, Venezia Social Forum, Verdelitorale, Wwf Destinatario: Parlamento europeo, più altri (commissioni Ambiente, Concorrenza, Mercato Interno del Parlamento europeo; Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo italiano, Enti locali e organismi competenti territorialmente; gruppi politici presenti nelle istituzioni europee e italiane) Inizio campagna: settembre 2005 Fine campagna: marzo 2006 (petizione presentata a: Governo italiano dicembre 2005; Parlamento europeo marzo 2006; 2 febbraio 2007 Facts funding visits; i promotori si sono recati a Bruxelles due volte, il 22 marzo 2006 e l'11 febbraio 2007) Esito: petizione in corso Numero firmatari: (1.262 online) Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico (Verdi, Rifondazione), presenza nei media; no lobbying, testimonial Sito/i: 267

288 La petizione, avviata dall'assemblea permanente No Mose e destinata al Parlamento europeo, ha per oggetto il Modulo Sperimentale Elettromeccanico, sistema di barriere sperimentato con un prototipo in scala reale già nel per regolare i flussi d'acqua nella laguna di Venezia. Il progetto finale prevede sia opere mobili, per isolare la laguna dal mare in caso di maree superiori al livello prestabilito (110 cm), sia opere fisse, per attenuare i livelli delle maree più frequenti. I cittadini contrari al progetto si sono riuniti in un gruppo, l'associazione No Mose, che si oppone fermamente alla realizzazione delle barriere: - perché sono lavori contestati dai sindaci di Venezia, Chioggia e Cavallino, da loro ritenuti illegittimi perché in contrasto con le vigenti norme italiane dei piani urbanistici comunali, dei vincoli paesaggistici e del piano territoriale regionale (Palav); - perché è un progetto sbagliato e controproducente: è un sistema non graduale e sperimentale, irreversibile, comincerebbe a funzionare solo fra dieci anni senza eliminare le maree medie più frequenti, ha una impostazione progettuale che richiede enormi strutture e impianti molto complessi sottacqua, è inaffidabile per il funzionamento e per la durata nei tempi lunghi, comporta una gestione e una manutenzione costosissime, anziché ridurre aumenta lentrata delle maree in laguna approfondendo e sbancando in orizzontale i fondali alle bocche di porto, per questa impostazione costa una cifra enorme che blocca ogni altro intervento per la laguna e la città (manutenzione ambientale e urbana, restauri, interventi per lo la riqualificazione e lo sviluppo socioeconomico, etc); - perché ha un impatto ambientale e paesaggistico devastante: sbancamento di 8 milioni di m 2 dei fondali consolidatisi in anni, pali di fondazione, enormi cassoni di base per impianti e tunnel subacquei, enormi cantieri proprio nei punti più preziosi e fragili dei litorali (P.ta Sabbioni, S. Niccolò, Alberoni, S. Maria del mare, Cà Roman, S. Felice) demolizione e stravolgimento delle dighe ottocentesche, costruzione di inutili e devastanti conche di navigazione e porti rifugio. 268

289 La campagna, iniziata a settembre 2005, ha permesso di consegnare alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo (dopo un primo fallimentare invio al Governo italiano, che non ha neppure risposto) una petizione con 12mila firme, che è stata dichiarata ammissibile. All'invio sono seguite una Facts funding visit (il 2 febbraio 2007) e due presentazioni della petizione a Bruxelles (il 22 marzo 2006 e l'11 febbraio 2007). Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Il promotore ha deciso di rivolgersi al Parlamento europeo perché deluso dalle istituzioni italiane e per attivare, quindi, tutti i livelli di governo. Confronto Ue / Stati membri. Il Governo italiano, infatti, emerge come decisamente disinteressato delle richieste inviate dai cittadini (non ci siamo assolutamente sentiti tutelati dal Governo italiano), in Italia si ritiene che esistano leggi che vanno contro la protezione dei cittadini e dell'ambiente in cui vivono (in Italia esiste ancora la 'legge obiettivo', che consente di avviare le grandi opere senza valutazioni di impatto ambientale, che è terribile). Inoltre, i rappresentanti istituzionali nazionali emergono come subdoli, come dimostrato dal gesto dell'ex sindaco di Venezia, Costa, che europarlamentare ha chiesto di entrare a fare parte della Commissione per le petizioni a pochi giorni dall'audizione dell'assemblea No Mose a Bruxelles (qualche giorno prima che fossimo ricevuti dalla Commissione petizioni - siamo andati due volte a Bruxelles -, l'ex sindaco di Venezia Costa ha chiesto di entrare a fare parte della Commissione della petizioni. Ci sembra una mossa assai evidente per avversare la nostra petizione, ed ha presentato la sua visione del Mose attraverso un dvd del Consorzio Venezia Nuova, che ha in mano i lavori del Mose). Per via di questa sfiducia, ci siamo rivolti al Pe e attualmente stiamo aspettando che l'europa si muova per fermare il mostro. La democraticità dell'unione europea. La Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha ritenuto la petizione ammissibile, e ha inviato un immediato feedback iniziale al promotore. In seguito, i tempi si sono dilatati (non abbiamo ancora ricevuto risposte ufficiali, attualmente stiamo attendendo), anche se l'europa ha compiuto con regolarità gesti che hanno dimostrato l'interesse per il caso culminati con la facts funding visit del 2 febbraio 2007 (c'è stata una visita da parte della Commissione petizioni del Parlamento europeo, grazie alla petizione che abbiamo presentato). Tuttavia, il cinismo rimane anche nei confronti delle istituzioni europee (non abbiamo l'impressione che ci ascoltino di più a Bruxelles) e lo spostamento di Bruxelles a Venezia resta solo un gesto di scalpore (fa più scalpore a livello locale che vengano degli Europarlamentari in laguna). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore della petizione è un gruppo (non un'associazione 583 ) costituitosi il 6 luglio Privo di statuto, nasce come gruppo di persone e associazioni per chiedere che i lavori nella laguna di Venezia vengano fatti rispettando le leggi e che sottostiano ai principi di: 1) gradualità, 2) la sperimentabilità e la 3) reversibilità. 583 Successivamente è stata costituita l'associazione Ambiente Venezia. 269

290 In quanto gruppo di cittadini nato da zero, esso ha dovuto strutturare la propria organizzazione (siamo organizzati con uno o due portavoce, io mi occupo del sito) e costruire la sua competenza anche nelle relazioni con le istituzioni europee (nel gruppo ci sono poi circa due persone che mantengono i rapporti con Bruxelles, aggiornando gli europarlamentari che stanno sostenendo la nostra causa su quello che sta succedendo in laguna). Poiché, tuttavia, ogni cittadino aveva esperienze associative precedenti, il gruppo all'inizio ha usufruito dell'esperienza degli anni passati, poi è diventata una realtà capace da sola di dialogare con il territorio e organizzare attività. La mobilitazione. La mobilitazione cittadina contro il Mose è precedente alla nascita dell'assemblea e dell'avvio della petizione (l'avversione al Mose è nata contemporaneamente alla nascita del progetto. Principalmente era stata portata avanti da gruppi ambientalisti dell'area veneziana, ma non ha mai avuto grande sbocco). Si trattava, tuttavia, di una mobilitazione frammentata che, per diventare efficace, rendeva necessario unire le forze (due anni fa, con gruppi ambientalisti ma anche altre realtà del territorio, siamo riusciti a costituire l'assemblea permanente). L'organizzazione della mobilitazione rimane centralizzata tra i diversi gruppi che compongono l'assemblea, mentre le attività di promozione restano decentrate (ci siamo fatti conoscere ognuno attraverso la propria realtà). Unica eccezione, l'organizzazione di un grande evento in tutte le piazze del veneziano. Il promotore si avvale del supporto politico di rappresentanti dei Verdi e di Rifondazione comunista. Si tratta, in ogni caso, di politici-attivisti, che spontaneamente avevano aderito all'iniziativa (il supporto politico veniva da persone che erano già nei gruppi che erano parte dell'assemblea No Mose. Non siamo dovuti andarli a cercare, si sono materializzati da soli). Caratteristica specifica del movimento No Mose è stata la comunanza di interessi con altri movimenti del No, che il 1 febbraio 2006 hanno sancito la nascita del Coordinamento nazionale No grandi opere formato inizialmente dai comitati No Tav del Piemonte e della Liguria (Val Susa e Terzo valico), No Mose (dighe nella laguna veneta) e No Ponte (sullo stretto di Messina). La ricerca della visibilità. La petizione diventa il principale strumento di visibilità della campagna (da lì in avanti abbiamo utilizzato lo strumento petizione per essere più visibili) sia agli occhi dei politici (con l'invio a Bruxelles) che agli occhi della gente (essendo presenti almeno ogni due settimane in un campo di Venezia; per chiedere alla gente qualcosa, che era una semplice firma ma che documentava qualcosa di più importante, cioè dimostrare che la gente non vuole questo mostro ecologico). Per dimostrare l'ampiezza del movimento, è stato organizzato un grande evento in contemporanea in tutte le piazze del veneziano (abbiamo fatto una grande giornata in cui era possibile raccogliere firme in tutte le piazze). In tale occasione, in particolare, è stato ricercato il coinvolgimento dei media a livello locale (sempre per raccogliere le firme abbiamo fatto molte conferenze stampa, soprattutto nella giornata in cui abbiamo raccolto firme in tutte le 270

291 piazze, quindi siamo comparsi sui giornali). A livello nazionale, invece, i media sono stati chiamati a intervenire in occasione della presentazione delle firme al Governo italiano, e tuttavia se ne sono occupate le grandi associazioni ambientaliste nazionali. La dimensione online. La petizione è stata pubblicata su PetitionOnline, anche tradotta in inglese, facendo registrare firme. Inserire la petizione su internet è stato il primo passo effettuato dai promotori (principalmente la prima mossa è stata di mettere la petizione in rete, rendendola una petizione online). In seguito, è stata effettuata una promozione tramite mailing (abbiamo inviato a una mailing list la petizione) e la petizione è stata ribattuta sul sito ufficiale dell'assemblea No Mose. Su tale sito web è riportata tutta la storia della petizione, e le motivazioni della protesta sono anche tradotte in inglese, francese, spagnolo e tedesco. 271

292 Caso 13: Petizione contro la Tav in Val di Susa (No Tav) Nome campagna: petizione sui problemi connessi alla proposta di un nuovo collegamento ad alta velocità-capacità ferroviaria tra Torino e Lione Obiettivo: contrastare la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione Tema: ambiente e salute Ambito: locale Promotori: Associazioni No Tav; Comitati spontanei Valle di Susa (invio effettivo: Alberto Perino, via , con formulario previsto) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; non-competente Promotori secondari: non ufficialmente (sono state fatte altre petizioni con stesso oggetto che poi sono state inglobate in una sola petizione allatto dellultima audizione del 21 giugno 2006 a Bruxelles) Destinatario: Parlamento europeo; Presidente della Commissione trasporti Ue (prima Loyola de Palacio, poi Jacques Barrot; altri (Presidente della Repubblica italiana; Assessori ai trasporti Regione Piemonte e Provincia Torino) Inizio campagna: informazione non pervenuta (la prima petizione è stata inviata a Bruxelles il 18 gennaio 2003; a seguire, sono state allegate altre tre petizioni sullargomento) Fine campagna: in corso Esito: petizione in corso Numero firmatari: Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico (Verdi, Rifondazione; in particolare, Monica Frassoni, capogruppo Verdi del Pe), economico (partito dei Verdi italiano ed europeo); autofinanziamento (Persone fisiche e comitati); testimonial (Beppe Grillo; Angelo Tartaglia, docente al Politecnico di Torino; Dario Fo, Mercalli; Marco Paolini); presenza nei media; no lobbying Sito/i: 272

293 La petizione contro la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione è stata inviata al Parlamento europeo dalle Associazioni No Tav e dai Comitati spontanei della Val di Susa. Si tratta, in realtà, di una tripla petizione, poiché è un documento che nasce dall'unione di tre petizioni inviate da petitioners differenti a partire dal La più recente, è stata sottoscritta da 21 Comitati valsusini, ognuno dei quali rappresenta circa 400 persone, per un totale di quasi 9mila persone rappresentate. Ritenuta ammissibile dal Parlamento europeo, la petizione ha implicato numerose audizioni dei promotori a Bruxelles (a febbraio 2004, ottobre 2005 e giugno 2006) e una Facts funding visit, che il 28 novembre 2005 ha portato nella valle una delegazione della Commissione per le petizioni, guidata dal vicepresidente Cashman. La petizione è ancora in attesa di una risposta ufficiale: il dossier per il finanziamento della Torino-Lione è all'esame degli esperti della Commissione europea. I risultati potranno essere resi noti tra la metà e la fine di novembre, ha precisato il portavoce del commissario Ue ai Trasporti Barrot. La petizione è una delle innumerevoli iniziative avviate dal movimento No Tav che, per dimostrare che il movimento è sempre attivo, a fine luglio ha avviato una nuova raccolta firme ben 31mila (sui 61mila abitanti della Val di Susa) che sono state consegnate a mano al Commissario ai Trasporti Jacques Barrot: una delegazione del Movimento No tav, a proprie spese, con tre pullman e alcune auto, ha portato al Parlamento Europeo trentaduemila firme, rilegate in 8 volumi, che esprimono il netto no della Val di Susa a qualsiasi tracciato e a qualsiasi tunnel dell'alta velocità/capacità. Dieci ore di viaggio all'andata e quasi altrettanto al ritorno. Della delegazione facevano parte i sindaci di Bussoleno, Condove, San Didero, il vice sindaco di Chiusa S. Michele, assessori e consiglieri di maggioranza e minoranza degli altri paesi della Valle 584. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La prima delle tre petizioni originarie del movimento No Tav era stata inviata allallora Commissaria ai Trasporti Loyola de Palacio. In seguito, il promotore è 584 Estratto da: Tav.org. 273

294 venuto a conoscenza della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo (abbiamo poi scoperto che c'era la Commissione per le petizioni) a cui la petizione è stata inoltrata, identica alla precedente. Firmata da un singolo cittadino, ad essa erano legate le firme di 21 associazioni e comitati sostenitori. In ogni caso, anche una volta scoperta l'opportunità legata alla Commissione per le petizioni, il promotore ha inviato la petizione o comunque la raccolta firme alla Commissione europea. Confronto Ue / Stati membri. Il promotore si rivolge all'europa poiché deluso della sua relazione con le istituzioni locali e nazionali (eravamo in contatto con parlamentari, vicini e lontani, ma nessuno ci dava retta): l'idea, infatti, è che l'europa sia vicina alla gente più delle istituzioni che sono vicine geograficamente (allora ci siamo chiesti: chissà se l'europa è più vicina). L'Europa ascolta (la Commissione per le petizioni è l'unica che ci ha ascoltato) mentre le istituzioni nazionali sono sorde o addirittura strafottenti (non ti ascoltano neppure, ti dicono che sei un imbi 585 quando va bene attraverso i giornali e ti prendono per il naso). L'Europa è talmente attenta al singolo cittadino, secondo il promotore, che il numero di firme diventa addirittura irrilevante (la Commissione del Pe ascolta me, non i milioni di persone che mi stanno dietro, e se io ho delle buone ragioni mi ascolta allo stesso modo. La persona si sente gratificata dal fatto che c'è qualcuno che ti ascolta. Il contrario delle elezioni: che tutti ti ascoltano e poi nessuno fa quello che dice). Oltre a non ascoltare i cittadini, inoltre, lo Stato nazionale li ostacola anche: in occasione della facts funding visit a Torino, ad esempio, c'è stata una grave ingerenza della politica italiana e locale, perché gli europarlamentari sono stati intercettati dalla Bresso, che li ha liberati per noi solo alle 11h30. Questa è una grave ingerenza perché loro sono venuti qua per incontrare i petizionari: [] i signori della Commissione si sono trovati bloccati dalla Polizia, per cui non potevano girare nelle valli né arrivare a Venaus). La classe politica italiana a parte pochi rari casi emerge in maniera decisamente negativa (il livello dei nostri politici è vergognoso). La democraticità dell'unione europea. La petizione inviata a Bruxelles è ancora aperta, e i petitioners sono in attesa del risultato da parte del Parlamento europeo. Il promotore può comunque valutare l'attenzione dedicata dalla Commissione per le petizioni alla campagna cittadina (la Commissione del Pe ha fatto bene il suo mestiere, hanno fatto quello che potevano, venendo a Torino. E là abbiamo avuto molta attenzione). Gli europarlamentari si sono dimostrati interessati a comprendere gli aspetti tecnici della petizione, senza fermarsi a discussioni di tipo politico (quando il nostro geologo è andato a Bruxelles, per controbattere le tesi di una Commissione incaricata da Loyola de Palacio sui rapporto costi-benefici della linea Torino-Lione, ha parlato davanti alla Commissione petizioni, Commissione trasporti e Commissione ambiente; in teoria avremmo dovuto parlare 5 minuti, ma poi abbiamo parlato quasi un quarto d'ora). I funzionari europei sono visti come ignoranti in materia, anche perché gli Stati nazionali distorcono l'informazione facendo emergere solo gli aspetti di convenienza (il problema è che il funzionario che ti chiede della petizione nella maggior parte dei casi non ne sa nulla, mentre tu gli puoi spiegare il perché di tutto). La Facts funding visit organizzata a Torino, infatti, è consistita in un incontro con otto professori del Politecnico per spiegare che questa roba è molto pericolosa. Lo strumento petizione, così come gestito dal Parlamento europeo, è un vero strumento di giustizia (credo che la petizione all'ue sia una grande possibilità per tenere la gente ancorata a un principio di giustizia, perché noi crediamo che ci sia la possibilità di intervenire grazie alla giustizia, che in questo caso è rappresentata dal Parlamento 585 Abbreviazione gergale per imbecille. 274

295 europeo), anche in caso di disfatta (e se anche la prova del nove la vincessero loro, noi abbiamo comunque fatto tutto quello che potevamo fare legalmente). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore della petizione, composta da un folto gruppo di cittadini, ha costruito la propria expertise sul doppio piano dell'oggetto della petizione e delle modalità di promozione della stessa. Per fare ciò, si è avvalso del supporto di esperti tecnici (un geologo e alcuni professori del Politecnico di Torino) e anche di europarlamentari (in particolare la Verde Monica Frassoni, che ci ha sempre dato una mano). La mobilitazione. La promozione della petizione è stata inserita all'interno di una più ampia serie di attività di protesta, inizialmente promosse solo dai Comitati e in seguito anche dalle Comunità montane e dai Comuni. La chiave della mobilitazione è, si potrebbe dire, rimanere uniti nella legalità (noi abbiamo sempre cercato di stare uniti, e se si lavora sul piano giuridico e tecnico è più difficile che ci siano frange che sgarrano, e se c'è qualcuno che commette queste cose ne risente tutta l'organizzazione; chi è di fronte a noi deve capire che i famosi 'terroristi della val di Susa' che poi siamo gente che recita il rosario, famiglie sono persone molto determinate a fare le cose pacificamente, anche se gli infiltrati ci sono sempre). Gli incontri tra gli attivisti sono frequenti: ci troviamo minimo 3 o 4 volte lanno in grandi assemblee da 3mila persone, mentre ci troviamo circa una volta alla settimana nei comitati delle singole comunità montane. È stato sempre mantenuto forte il legame tra i promotori della petizione. Uno dei grossi problemi che emergono in rapporto alla mobilitazione è la mancanza di disponibilità economica: ci vogliono davvero un casino di soldi, senza contare che ognuno di noi lavora gratis. Tuttavia, la componente di collaborazione volontaria è fortissima, e anche persone che sembra che non farebbero mai niente, poi te le trovi che ti portano un malloppo di roba. È come una pioggia, che se dovessi dire da dove arriva ogni goccia non saprei risponderti. La ricerca della visibilità. La firma è il simbolo della mobilitazione: abbiamo già fatto raccolte firme, ma il problema è che ogni volta che loro cambiano il progetto noi dobbiamo cambiare la petizione. Nel 1996 abbiamo avuto 18mila firme cartacee; con la seconda petizione siamo arrivati a 50mila firme; adesso vogliamo raccogliere 100mila firme, ma non per fare chissà quale scoperta perché non ci frega più di tanto delle firme ma per dire che la capacità di mobilitazione è pari, se non superiore, a quella che c'era prima. Indipendentemente dallo scopo che si vuole raggiungere, raccogliere le firme è importante a priori (la più recente raccolta firme su PetitionOnline l'abbiamo avviata tanto per fare vedere che le raccogliamo). A sostegno della campagna sono intervenuti anche testimonial (Grillo, Fo, Paolini, Mercalli). Non sono invece quasi per nulla presenti i politici (siamo solo associazioni che vivono sul territorio, nessun politico), a parte alcune rare, singole personalità. Dal punto di vista del rapporto con i media, la campagna No Tav ha avuto tantissima copertura. Eppure, il promotore sostiene di essere riuscito a parlare solo con un giornale, il Sole 24 ore, perché è gente pratica, e riesce a capire che senza i soldi non si fa niente. Il rendere visibile diventa per il promotore uno strumento di credibilità per rafforzare le proprie posizioni presso il Parlamento europeo: nella riunione a Bruxelles abbiamo avuto la possibilità di usare degli schermi, che costituiscono ciò che ci dà una grossa mano: la possibilità di far vedere. Perché come faccio a convincerti che c'è l'uranio? Te lo faccio vedere, ed ecco che ti convinci subito. Magari prima pensi questo conta balle; quando invece nel video senti tin tin tin dici ma allora questo è uranio. 275

296 Il promotore trova nella visibilità l'unico strumento praticabile per opporsi alle forze del lobbying (c'è una serie di lobbysti incredibile, perché altro non possono essere) nonostante una presunta imparzialità della Commissione europea (ora c'è Jacques Barrot, Commissario ai Trasporti più imparziale). La dimensione online. La petizione è nata e si è sviluppata all'interno di un contesto locale, una valle abitata da 61mila persone (quindi è più facile coinvolgere la gente della valle stessa). Tuttavia, senza internet non avremmo potuto fare nulla. In particolare, due sono le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione che costituiscono una risorsa essenziale per la mobilitazione: internet (è utile anche per scambiarsi gli articoli di giornale) e il telefonino (la mobilitazione è via Sms, e se arrivano 10 camionette di poliziotti a Susa alle 5 del mattino noi siamo già avvertiti quando siamo a Rivoli. Ma non perché abbiamo qualcosa contro lo Stato: è una cosa naturale. [] Noi ci scambiamo una serie di messaggi e telefonate che spero che non mi brucino le orecchie). Benché la dimensione online sia altamente informativa, a volte si resta sorpresi dell'ignoranza delle persone: ogni tanto le persone cadono dalle nuvole, e ti accorgi che nonostante internet la maggior parte della gente non lo sa cosa succede veramente. 276

297 Caso 14: Abolizione delle riunioni a Strasburgo e trasferimento a Bruxelles del Parlamento europeo (Oneseat) Nome campagna: campagna Oneseat Obiettivo: abolire gli incontri del Parlamento europeo a Strasburgo, per effettuarli unicamente a Bruxelles Tema: funzionamento Ue Ambito: europeo Promotori: Cecilia Malmström, ex europarlamentare oggi Ministro agli Affari europei in Svezia; Campaign for Parliamentary Reform (gruppo super partes del Parlamento europeo) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; competente Promotori secondari: sì (europarlamentari; in Italia: Beppe Grillo) Destinatario: Commissione europea; Parlamento europeo (ma non la Commissione per le petizioni); Consiglio europeo Inizio campagna: 10 maggio 2006 Fine campagna: 18 settembre 2007 (consegnata alla Commissione europea il 21 settembre 2007) Esito: conclusa (non accettata e riproposta) Numero firmatari: Ruolo della dimensione online: prevalente Supporto: sì supporto politico, economico (fondi Pe), testimonial, presenza nei media, lobbying Sito/i: La petizione per l'abolizione degli incontri del Parlamento europeo a Strasburgo è stata avviata dall'allora europarlamentare liberale Cecilia Malmström, oggi Ministro agli Affari 277

298 europei in Svezia. Alla campagna si è poi unito il gruppo super partes del Parlamento europeo Campaign for Parliamentary Reform. La petizione, lanciata il 10 maggio 2006, era destinata alla Commissione europea, al Parlamento europeo (ma non alla Commissione per le petizioni) e al Consiglio europeo. Nel giro di quattro mesi, il 18 settembre la petizione ha raggiunto il quorum (ovvero un milione di firme come previsto dall'ipotesi di Trattato costituzionale europeo, a cui il promotore aveva fatto riferimento). I sostenitori hanno potuto inviare la propria firma con l'adesione attraverso internet, utilizzando il proprio indirizzo . Obiettivo della petizione è l'abrogazione dell'accordo tra gli Stati membri risalente al 1992, con il quale la città francese di Strasburgo è stata designata come sede principale del Parlamento europeo, mentre, per ragioni pratiche e di adiacenza alle altre istituzioni europee, la sede operativa si trova a Bruxelles. Di conseguenza deputati, assistenti, funzionari, traduttori, addetti alla sicurezza, giornalisti, lobbysti e ogni altra categoria che ruota attorno al Parlamento europeo deve spostarsi dalla capitale belga a Strasburgo per quattro giorni al mese, 12 volte lanno. Per avere unidea precisa dei costi, il promotore ricorda come ancor prima dellallargamento ai nuovi paesi dellest europeo il costo degli spostamenti degli europarlamentari costasse più di 200 milioni di euro lanno. Strasburgo e la regione dell Alsazia sono fosse pari a importante simbolo di riconciliazione tra Francia e Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma il promotore sostiene come oggi la città rischi di diventare invece un simbolo di burocrazia mal gestita e dispendio. La deputata europea Cecilia Malmström, membro del Partito Liberale Svedese, e i 130 parlamentari aderenti al Cpr, hanno quindi lanciato la petizione, proponendo di trasformare Strasburgo in città europea della Scienza, utilizzando così al meglio i palazzi comunitari, che sono attualmente vuoti per 307 giorni lanno, per ospitare ununiversità europea di alto livello. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione è indirizzata principalmente alla Commissione europea in virtù dell'articolo 47 del Trattato costituzionale (allora in fase di ratifica), che sancisce che una richiesta proveniente da almeno un milione di cittadini è da considerarsi un atto legale di iniziativa comunitaria di cui la Commissione deve tenere conto. Si tratta di una petizione nata nel Parlamento e relativa al Parlamento e tuttavia inviata a tutte e tre le istituzioni comunitarie. Tale scelta è dettata dal fatto che il Pe non può decidere dove incontrarsi, se Strasburgo o solo a Bruxelles: è una cosa decisa dal Consiglio. Confronto Ue / Stati membri. La petizione ha carattere prettamente europeo per cui non è stata espressa alcuna valutazione di paragone tra l'unione europea e gli Stati membri. La democraticità dell'unione europea. La petizione, sostiene il promotore, ha per oggetto la democraticità della Ue, per due motivi: in primo luogo, il fatto che il Parlamento non possa scegliere quali siano le sue sedi, ma che tale scelta appartenga al Consiglio europeo, è un problema democratico; in secondo luogo, un altro problema democratico, e che rende il Parlamento europeo molto debole, è che è molto conveniente per il Consiglio mandare tutti gli europarlamentari a Strasburgo di modo che non debbano interagire con loro, ma gli europarlamentari sono cittadini: dovremmo essere liberi di decidere da soli e non dovremmo essere forzati ad essere dove non vogliamo. Tutto questo andirivieni rende debole il Parlamento europeo: noi saremmo molto più forti se potessimo stare qui, a Bruxelles, quindi questa è una questione democratica, perché noi siamo eletti dai cittadini. Dal punto di vista della ricettività delle istituzioni europee nei confronti della petizione, il quadro che emerge è di istituzioni poco democratiche. La Commissione europea sostiene di 278

299 non poter agire e si dispiace di ciò (la Commissione ci ha detto: 'apprezziamo il vostro lavoro, riconosciamo le vostre preoccupazioni ma questa non è una questione nostra, è una questione del Consiglio'. Hanno preso le nostre 70mila pagine di firme e ci hanno detto 'ci dispiace'). La Commissione per le petizioni, secondo il promotore, ha principalmente a che vedere con le petizioni effettuate dagli europarlamentari ed è quindi diversa dallo strumento di partecipazione cittadina previsto dall'articolo 47 del Trattato costituzionale (si tratta ovviamente di qualcosa di diverso di quanto previsto dalla Costituzione, che dice che un milione di firme deve essere inviato alla Commissione. [] La Commissione per le Petizioni non ha niente a che vedere con tutto ciò). E la Commissione per le petizioni, tra l'altro, sembra indifferente alla richiesta del promotore (non ci aspettiamo più una risposta... Credo che abbiano sotterrato la nostra richiesta, da qualche parte, negli edifici) in maniera consapevole (è uno scandalo, ma so perché lo fanno, perché non vogliono discutere di questa situazione: hanno paura di parlarne, perché chiunque voglia ottenere qualcosa qua dentro non si arrischia a dire nulla contro Strasburgo). In generale, sembra che le possibilità di esercitare la democrazia attraverso le petizioni siano, per i cittadini, estremamente remote: non solo le altre istituzioni non hanno alcun organo dedicato esclusivamente alle petizioni, ma l'articolo 47 parla di petizioni senza dare alcuna indicazione concreta su come effettuarle. Inoltre, secondo il promotore, gli stessi parlamentari europei appaiono come degli inetti agli occhi dei cittadini: probabilmente i cittadini pensano che sia un asilo, perché li vedono che si muovono da e verso Strasburgo, sprecando soldi ed essendo inefficienti. E non possono capire la situazione, che purtroppo noi non possiamo cambiare. Spesso mi viene chiesto 'perché non cambiate la situazione? Siete il Parlamento!'; e noi rispondiamo 'è di pertinenza del Consiglio'; e ci rispondono 'e cos'è il Consiglio?'. Insomma, è un circolo vizioso. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore, in quanto gruppo di europarlamentari, è sicuramente competente sia per quanto riguarda l'oggetto della petizione che per quanto riguarda le modalità di funzionamento dell'unione europea. Il promotore è consapevole del Trattato costituzionale, non entrato in vigore, e decide simbolicamente di farvi riferimento per giustificare la petizione di massa (la mia idea fin dall'inizio era quella di fare riferimento all'articolo 47 della Costituzione sulle iniziative dei cittadini. [] Abbiamo sfruttato la Costituzione che ovviamente adesso non è attiva ma in ogni caso non c'è nulla in essa che determina come queste petizioni dovrebbero essere trattate: normalmente in una petizione firmi su un foglio di carta e scrivi il tuo nome e il tuo indirizzo, ma nella Costituzione non è specificato nulla di tutto ciò. Quindi, abbiamo raccolto nome, paese e indirizzo internet, perché nel XXI secolo un indirizzo dovrebbe essere valido esattamente come un indirizzo fisico...) Avendo già effettuato petizioni in precedenza, il promotore fa riferimento a uno strumento già utilizzato, nel tentativo di cambiare il sistema con i mezzi esistenti. La mobilitazione. La petizione è nata negli edifici del Parlamento europeo da incontri e discussioni tra europarlamentari. Il gruppo liberale di Cecilia Malmström ha avuto l'idea della petizione, e l'avrebbe fatta comunque, anche se fin dall'inizio sapevamo che altri europarlamentari sarebbero stati con noi e avrebbero supportato l'iniziativa. Gli europarlamentari a favore dell'abolizione della sede di Strasburgo hanno costituito una sorta di gruppo di interesse all'interno del Parlamento europeo, perché si tratta di persone che vogliono renderlo legittimo e che vogliono che funzioni: si tratta di persone moderne. 279

300 Il gruppo di interesse formato da europarlamentari ha iniziato a fare lobbying per entrare nelle istituzioni con la tematica Oneseat: Cecilia è diventata una sorta di star in questo senso: ha parlato sempre di questo argomento, è stata anche nominata come Europea dell'anno, e poi è diventata ministro agli Affari europei in Svezia. E finalmente si parla di questo argomento, e al nuovo portavoce del Parlamento vengono poste spesso domande sulla sua visione di Strasburgo. Si tratta di qualcosa di completamente nuovo, e inimmaginabile anni fa. Da ciò è derivata la campagna web per mobilitare i cittadini, che ha avuto un notevole successo: a soli 4 mesi dall'avvio (il 10 maggio 2006), il 18 settembre dello stesso anno è stato raggiunto il quorum del milione di firme. La mobilitazione, per quanto massiccia, non è avvenuta allo stesso modo in tutta Europa. Secondo il promotore, la differenza sta nel diverso interesse da parte di alcune Nazioni verso l'argomento (le persone dei Paesi del Nord Europa sono molto più interessate a questo tipo di argomenti. Ad esempio, io faccio parte dei federalisti europei e mi è capitato molto spesso di parlare con dei federalisti italiani, e ciò che ho notato è che loro non ritengono che questo sia un tema importante, per nulla. Loro considerano che siano altri i temi essenziali importanti per rendere la democrazia migliore e per portare l'europa sociale al vertice dell'agenda. Per olandesi e svedesi, invece, questo è più importante... In Svezia abbiamo discussioni, e anche in Olanda, Danimarca e Finlandia; per noi l'ue è un'ottima idea e noi pensiamo che non sia intelligente fare errori, come la corruzione, andare avanti e indietro da Strasburgo, perdere soldi nell'agricoltura e nei finanziamenti e sussidi... e queste cose importano ai cittadini, soprattutto a quelli del Nord Europa. Ma dall'altro lato abbiamo molte firme dal Portogallo). La ricerca della visibilità. La petizione ha indubbiamente ricercato la visibilità attraverso l'elevato numero di firmatari: si è trattato di una vera petizione di massa. L'aumentare dei firmatari, da un lato, e la crescente attenzione da parte dei media, dall'altro, sono andati di pari passo (è una combinazione di entrambi gli elementi. Bisogna avere molti cittadini e la maggior parte delle volte, quando hai molti cittadini, hai anche molta attenzione da parte dei media: vanno di pari passo... La mia petizione ha funzionato così: più firme abbiamo avuto, più attenzione dei media abbiamo ricevuto). Come strategia principale per dare una visibilità transeuropea alla petizione, il promotore ha ricercato il coinvolgimento dei media (abbiamo lavorato molto con i media giornali, TELEVISIONE, radio ed è diventato subito un argomento caldo) dando la possibilità ai giornalisti di raccontare una storia (è molto importante avere un obiettivo chiaro: nel nostro caso è stato immediato per i media fare della petizione una storia). E il coinvolgimento mediatico ha funzionato perché la petizione era comunicabile in maniera visiva (è qualcosa di molto visibile, perché possiamo mostrare ai giornalisti tutti i camion che portano a Strasburgo tutte le scatole con i documenti degli europarlamentari con tutte le persone che vanno e vengono da Strasburgo a Bruxelles ciò è molto visibile e attira facilmente l'attenzione dei media). Nonostante l'accurato lavoro del promotore, il contesto di diffusione della petizione era in ogni caso privilegiato: il Parlamento europeo, comunque, attira facilmente l'attenzione dei media (abbiamo avuto sempre molta attenzione: ad esempio, in occasione di due conferenze qui a Bruxelles, siamo stati molto seguiti e ciò ha generato 60mila firme; quindi abbiamo fatto un comunicato stampa, per cui i giornali ne hanno di nuovo parlato; quindi ne abbiamo scritto un altro al raggiungimento di 100 mila, 250mila, 500mila firme... e quest'ultimo è stato durante il Consiglio europeo, e ci ha portato altre 500mila firme in sole quattro settimane). Il promotore ha strategicamente riflettuto sul timing, avendo deciso di parlare della campagna Oneseat proprio in occasione del Consiglio europeo, ricercando la pressione dei media sul 280

301 Consiglio (per noi è stato molto conveniente parlare di ciò in quel momento: i cittadini ne erano già consapevoli e i media stavano facendo molta pressione sul Consiglio. E sono stati davvero sotto pressione: tutti i ministri svedesi, ad esempio, hanno mandato una lettera al Primo Ministro svedese su questo tema, e lui ha dovuto rispondere a ciò con una dichiarazione; in Olanda hanno addirittura votato in Parlamento dicendo che il Primo Ministro avrebbe dovuto parlare di ciò nel Consiglio). La visibilità della petizione, insomma, è derivata anche dalla rilevanza che il tema ha assunto nelle agende nazionali (questo tema ha avuto ovviamente un impatto anche sulle politiche di alcuni Stati membri). La petizione ha usufruito del supporto di testimonial, persone che hanno promosso la petizione in ogni Paese. Prevalentemente si è trattato di politici (in Finlandia si è trattato dei due portavoce degli europarlamentari finlandesi; stessa cosa è accaduta in Danimarca). Nei Paesi Bassi, invece, sono state le Unioni degli Studenti ad aver promosso l'iniziativa nelle università. In Italia, la petizione è stata rilanciata dal blog di Beppe Grillo. La dimensione online. La petizione, peraltro tradotta in tutte le lingue ufficiali dell'unione europea, ha un sito dedicato che riporta il nome della stessa nella Url. Le sezioni del sito sono: We support the initiative (vetrina degli europarlamentari che hanno firmato la petizione), Fact (dati economici e informazioni normative sulla sede di Strasburgo del Parlamento europeo), Tell a friend (per inviare a un amico il link della petizione) e Sign (per firmare la petizione, inserendo i campi nome, Paese ed ). Il promotore aveva deciso fin dall'inizio che la petizione sarebbe stata online. A due settimane dall'avvio della petizione, grazie a una grandissima attenzione dei media in Olanda dove l'europa era al centro del dibattito politico (abbiamo raggiunto 60mila firme nelle prime due settimane; e ciò ovviamente ha portato ancora più attenzione, più copertura dei media. In Olanda in quel momento c'era moltissima attenzione verso l'europa, a causa dei problemi di ratifica della Costituzione, quindi era nella loro agenda; e una delle ragioni per cui gli olandesi hanno detto di no è che loro non vogliono perdere tempo perdendo soldi, e loro pensano che l'unione europea stia perdendo troppi soldi), è stato raggiunto il picco di 60mila firme. Secondo il promotore, Internet è stato determinante per il successo della petizione poiché ha reso facile l'adesione alla petizione e la mobilitazione (Internet è stato 'lo' strumento perché è molto facile accedere al sito, e anche il nome del sito è molto facile da ricordare, oneseat.eu. Abbiamo spedito tantissime , e tantissime ne abbiamo ricevute. Ho parlato con degli amici in Olanda e mi hanno detto di aver ricevuto su questo argomento, da loro amici, anche sei volte!). È facile ricordare il sito, è facile firmare, è facile inoltrare un (questo è il potere di internet: è così facile forwardare le ! Voglio dire, tutti inoltrano barzellette, videoclip... e quindi perché non inoltrare anche un buon tema politico? E questo è quanto è accaduto) e ciò determina un crescendo esponenziale di attenzione (è un circolo che si autoalimenta: la gente manda le , loro firmano, ciò determina sempre più attenzione dei media, quindi sempre più gente viene a conoscenza del sito e sa che può firmare, gira l'informazione agli amici; è un circolo molto buono). I cittadini credono nell'iniziativa (se non gli fosse importato non avrebbero firmato) ma la mobilitazione costa poca fatica. Eppure, sembra, sono i numeri che contano: sappiamo di avere oltre un milione di cittadini con noi e sappiamo che siamo nel giusto. E contano al punto che qualche firma falsa diventa insignificante (ho verificato personalmente le firme inviando un a tutti quelli che avevano firmato, identificando 25mila indirizzi non validi... che però su un milione è pochissimo... e non ha quindi alcuna importanza). 281

302 Caso 15: Petizione per la protezione delle tartarughe Nome campagna: petizione al Parlamento europeo per la salvaguardia delle tartarughe Obiettivo: proibizione dellimportazione di tartarughe dacqua dolce verso lue Tema: ambiente Ambito: europeo Promotori: (non è unassociazione), fondato da Riccardo Moschetti (analista di business e animalista) e Giuliano Sadar (giornalista e scrittore Tg3) Tipologia del promotore: organizzato, ad hoc; non competente; deluso/cinico a livello nazionale (Governo italiano) Promotori secondari: Oltre la Specie Onlus (Monza); altre associazioni impegnate nella raccolta firme Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni) Inizio campagna: 23 aprile 2004 Fine campagna: in corso Esito: --- Numero firmatari: [al 15/02/2007] Ruolo della dimensione online: bilanciato (firme tradizionali ma campagna di sensibilizzazione via web verso tutte le principali associazioni animaliste italiane) Supporto: no supporto politico (la petizione sarà proposta ai partiti politici interessati alla fine della raccolta), lobbying; no presenza nei media; autofinanziamento Sito/i: La petizione per la proibizione dellimportazione di tartarughe dacqua dolce verso lunione europea è stata avviata da un giovane informatico milanese e da un giornalista triestino. I due hanno dato il via al sito web avviando la raccolta firme il 23 aprile

303 Alla prima scadenza prefissata, il 23 aprile 2005, ha raggiunto quota mille adesioni grazie all'aiuto di associazioni e individui di tutta Europa. L'obiettivo della petizione è l'implementazione del Regolamento CE 338/ che vieta l'import delle Trachemys scripta elegans 587 ed altre specie di tartarughe d'acqua dolce impedendo l'importazione di tutti i tipi di tartarughe. Il regolamento in vigore, infatti, non risolve il problema del commercio di tartarughe d'acqua dolce (prevalentemente provenienti dagli Usa): infatti, numerose altre specie di tartaruga dacqua dolce (così come altre sottospecie di Trachemys), sono importate in Europa (in primis, la Trachemys scripta scripta). Per i promotori, è essenziale, dunque, che lallegato B del Regolamento sopraccitato venga aggiornato, per includere tutte le sottospecie di tartarughe: Trachemys, Chrysemys, Clemmys, Deirochelys, Emys, Graptemys, Malaclemys, Mauremys e Pseudemys. Le tartarughe d'acqua che sopravvivono al trasporto dagli Stati Uniti all'europa, peraltro, vengono abbandonate in natura dopo i loro primi anni di vita a causa del loro crescere rapidamente in dimensioni. Da quel momento, esse diventano una grave minaccia per le più deboli specie autoctone europee, come le Emys orbicularis e le Mauremys leprosa, che si stanno estinguendo molto velocemente. Infatti, fontane, laghetti e stagni in tutta Italia sono pieni di tartarughe d'acqua abbandonate. La petizione è ancora in corso. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Il promotore ha deciso di rivolgersi al Parlamento per via di una sua maggiore formalizzazione delle procedure (ci siamo resi conto che il Pe ha delle procedure, delle regole precise nei confronti di chi invia una petizione. E si lascia poco spazio alle interpretazioni delle petizioni). Presentare una petizione alla Peti, quando si adducono buone motivazioni, consente al cittadini di essere preso in considerazione. Confronto Ue / Stati membri. Il promotore si rivolge all'europa perché deluso a livello nazionale (la prima azione che abbiamo fatto, a inizio del 2004, si è rivelata assolutamente sterile, è stata un invio di al Ministro della Salute e al Ministro del Commercio, portando alla luce il problema delle tartarughe. Anche perché c'è un vuoto legislativo da questo punto di vista, perché esiste una legislazione europea che ha proibito l'importazione di una specie di tartarughe). Dalle istituzioni italiane l'interlocutore non ottiene neppure una risposta (non c'è stata risposta dal Ministro, poi abbiamo scoperto che in realtà queste venivano abbastanza ignorate). Laddove lo Stato nazionale non considera i cittadini, l'europa invece sembra più sensibile, anche sui problemi provenienti da un ambito locale: abbiamo riconosciuto nel Parlamento europeo l'unico interlocutore sufficientemente ricettivo verso problemi che altrimenti a livello locale sarebbero stati assolutamente ignorati. La democraticità dell'unione europea. La petizione non è ancora conclusa. E comunque un primo segno di democraticità viene identificato dal promotore, che da una prima richiesta di informazioni al Parlamento europeo ha immediatamente ricevuto risposta (il PE ci ha risposto, mentre in Italia nessuno ci aveva inviato risposta. Tutti i sottosegretari avevano la mailbox full). 586 Regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio del 9 dicembre 1996 relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio. 587 Tartarughe dalle Orecchie Rosse, importate a milioni negli anni passati, di cui il 90% morivano entro un anno. 283

304 Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. La petizione nasce per un problema che sta a cuore ai promotori, animalisti e amanti delle tartarughe anche prima di avviare la petizione. Molto competenti sull'oggetto della petizione, i due giovani promotori (noi non siamo un'associazione, siamo solamente due persone) hanno messo insieme le loro competenze professionali per promuovere la petizione. Da un lato, le conoscenze informatiche (di lavoro faccio l'informatico, creo siti web) dall'altro quelle giornalistiche (l'idea era di mettere insieme le informazioni che aveva lui come giornalista e le mie conoscenze informatiche, e abbiamo deciso di mettere su un sito completamente non profit senza banner, senza pubblicità di natura completamente animalista). Per costruire la propria competenza di relazioni con l'europa e di promozione in ambito europeo, i promotori si sono documentati su internet alla ricerca di casi precedenti (abbiamo ricercato su internet eventuali precedenti, e abbiamo trovato la petizione al Parlamento europeo sulle grandi scimmie, per la quale aveva fatto lobbying un parlamentare irlandese, che aveva lo scopo di impedire l'importazione in Europa di carni della savana. Questa petizione ha ricevuto più di un milione di firme). L'interazione con il mondo politico è prerogativa di uno dei due petitioner, attivo a livello locale (fa anche attivismo politico a livello locale e attività di lobbying nei confronti delle associazioni animaliste e partiti politici di Trieste) anche con successo (è riuscito a fare approvare alla giunta comunale una norma che vieta la presenza negli acquari di Trieste di tartarughe di acqua dolce di qualsiasi tipo). La mobilitazione. Il giovane informatico appartiene al circuito animalista di Milano (ho frequentato parecchie associazioni). Attraverso una mailing list del Progetto Gaia, viene a conoscenza del fenomeno dell'importazione clandestina delle tartarughe quando, nel 2004, gli ha chiestodi prendere in affidamento due tartarughe di acqua dolce che una signora voleva buttare via. Attraverso la stessa lista, il giovane entra in contatto con il giornalista, cui era capitata un'esperienza simile, perché gli erano state regalate due tartarughe. Dalla comunanza dei vissuti nasce una riflessione sul problema. Il giornalista informa l'informatico sul caso delle tartarughe di acqua dolce (ha cominciato a parlarmi delle tartarughe, spiegandomi che non si trattava di un caso isolato. [] Mi ha detto che un grossissimo problema delle tartarughe americane è che, una volta superato il primo anno di vita, hanno una grandissima capacità di sopravvivenza) rafforzando la consapevolezza. I due decidono quindi di agire scrivendo una petizione, diffusa tramite Internet ma con raccolta firme tradizionale, perché dal punto di vista politico ha molto più significato in quanto garantisce una maggiore rintracciabilità, rispetto alla firma online (che uno può mettere anche dieci volte), e quindi ha più valore anche nelle attività di lobbysmo verso gli europarlamentari. Inoltre, il promotore sostiene che il Parlamento europeo non era predisposto per la raccolta firme online, e di ciò hanno documentazione scritta (noi abbiamo delle del Pe in cui ci dicono che l'unico modo per presentare le firme era raccogliere le firme in maniera tradizionale). Vengono elaborate delle strategie per incentivare la mobilitazione, quali: - l'indicizzazione del sito ad hoc in modo da coinvolgere individui amanti delle tartarughe; - l'invio di a 2500 associazioni animaliste europee; - ladozione in cambio delle firme. Per quanto riguarda l'ultima iniziativa, i promotori hanno creato un originale sistema di reclutamento di volontari: per dare un boost alla raccolta delle firme, abbiamo creato un meccanismo di adozione delle tartarughe. Ci siamo accorti che moltissime persone vanno su internet per cercare modi per disfarsi delle tartarughe in maniera indolore (ma è illegale 284

305 disfarsene). Quindi abbiamo creato una campagna di adozioni per la quale queste persone possono liberarsi della tartaruga accedendo all'archivio di persone disposte ad accogliere le tartarughe, ma solo se inviano 50 firme. Le persone, nonostante la pigrizia, alla fine cedono alla proposta e raccolgono le firme (la gente è così pigra che non è proprio dispostissima a trovare dei firmatari, ma comunque una tartaruga al mese viene adottata). Come abbiamo visto, la petizione è stata promossa attraverso azioni di mailing in tutta Europa, eppure la risposta in termini di mobilitazione non sembra equamente distribuita: nonostante le dimensioni europee, anche queste petizioni animaliste si concentrano unicamente in alcuni Stati. Ad esempio, è molto forte in Italia e anche in Grecia. Dalla Francia, invece, non arriva niente. La ricerca della visibilità. Il promotore cerca di dare il massimo della visibilità su internet al sito. La visibilità diventa la merce di scambio che si baratta in cambio delle firme: abbiamo cercato delle associazioni che raccogliessero le firme per noi. Nel senso che noi gli diamo visibilità sul nostro sito, e in cambio loro raccolgono le firme. [] Sui moduli che a noi arrivano, infatti, spesso c'è il loro logo. A noi non importa tutto questo, ciò che vogliamo è che raccolgano le firme e le inviino a una nostra casella postale. Il promotore ha avviato una campagna a costo zero, e non accetta alcun finanziamento, perché non vogliamo essere influenzati da nessuno e per evitare le accuse di fare le cose per uno scopo economico di qualunque tipo (non accettiamo né pubblicità né contributi perché vogliamo che chi viene sul sito capisca che la nostra attività è unicamente per le tartarughe. Peraltro, non vogliamo alcuna visibilità a livello personale). I contatti di tipo politico non sono esistenti, ma comunque sono previsti in occasione del futuro invio della petizione alle istituzioni europee (non abbiamo scelto leuroparlamentare, lo sceglieremo dopo), perché normalmente è difficile parlare con un europarlamentare, è quindi più facile parlargli avendo 10mila firme. Il politico, insomma, non sostiene la causa per ragioni di condivisione ma per avere in cambio delle firme (quello che posso dare in cambio al parlamentare è una mailing list di persone che potenzialmente potrebbero votarlo). Per il promotore, il lobbying è quindi determinante ai fini del successo di una petizione, ma di pari misura con le firme (secondo me il potere di una petizione è al 50% lobby e al 50% numero di firme, perché senza le firme nessun lobbysta si attiverebbe). La dimensione online. La petizione ha una fortissima componente Internet. Benché le firme siano raccolte in maniera tradizionale, la promozione della petizione avviene tramite: - il sito, destinato agli individui amanti delle tartarughe, indicizzato in maniera molto accurata (essendo io una persona che si occupa di Interne,t ho fatto in maniera che fosse molto visibile per le persone che si prendono cura delle tartarughe. L'ho quindi indicizzato in una maniera molto speciale, e se cerchi informazioni sulle tartarughe tramite i motori di ricerca, trovi il nostro sito). Inizialmente il promotore sperava di poter fare una petizione rivolta unicamente ai singoli cittadini attraverso il sito; poi, ci siamo resi conto che era necessario l'intervento delle associazioni; - l' ing, destinato alle associazioni (la prima azione dimostrativa è stata aprire l'iniziativa a una mailing list); - scambi di banner, che ha portato anche il supporto di associazioni molto famose: siamo stati contattati dalla Leal, associazione antivivisezionista di Milano; poi la Lac lega abolizione della caccia, Ols oltre la specie; Ayusa con fini ambientalisti e umanitari, più che animalisti. 285

306 Il promotore sottolinea comunque l'importanza degli individui, in grado di influenzare le associazioni (succede che associazioni che non ci hanno mai contattato ci mandano delle firme perché magari una persona, per caso, scarica la nostra petizione e in un banchetto riesce a raccogliere quasi 100 firme) e comunque molto presenti nella percentuale dei firmatari (il 40% delle firme ci arriva grazie alle associazioni, mentre il 60% proviene da individui che hanno una tartaruga. In sostanza questa petizione sta unendo persone che altrimenti non sarebbero state unite, questo anche grazie alla mailing list e a Internet, perché da soli con i banchetti non saremmo stati in grado). 286

307 Caso 16: Richiesta di garanzie di accesso ai risultati delle ricerche finanziate pubblicamente Nome campagna: petizione per garantire l'accesso ai risultati di ricerca finanziati pubblicamente Obiettivo: mostrare alla Commissione europea il sostegno popolare per l'adozione delle raccomandazioni fatte nello Studio sull'evoluzione economica e tecnica dei mercati della pubblicazione scientifica in Europa 588 (commissionato dalla stessa Commissione). In particolare, l'obiettivo è chiedere che tutti i risultati di ricerche finanziate pubblicamente siano resi disponibili al pubblico grazie al libero accesso Tema: ricerca Ambito: europeo Promotori: Deff (Denmark's Electronic Research Library Danimarca: è una partnership organizzativa e tecnologica fra le biblioteche di ricerca cofinanziate dal Ministero della Scienza, tecnologia ed innovazione, il Ministero della Cultura e il Ministero della Formazione), Dfg (Deutsche Forschungsgemeinschaft Germania: è l'organizzazione centrale e autogestita per il finanziamento della ricerca, che promuove la ricerca nelle università e in altri centri di ricerca pubblicamente finanziati in Germania), Jisc (Joint Information Systems Committee - Regno Unito: fornisce la leadership mondiale nell'uso innovativo delle Ict per supportare l'educazione e la ricerca), Surf (Paesi Bassi: è l'organizzazione di collaborazione per gli istituti di istruzione superiore o di ricerca orientati a innovazione d'avanguardia nelle Ict; Surf fornisce il fondamento per l'eccellenza dell'alta istruzione e della ricerca nei Paesi Bassi) e Sparc Europe (alleanza delle biblioteche europee di ricerca, delle organizzazioni delle biblioteche e dei centri di ricerca; sostiene il cambiamento nel mercato delle comunicazioni scientifiche, supporta la competitività e promuove nuovi modelli di pubblicazione in particolare, i modelli di libero accesso che siano più utili alla comunità internazionale di ricerca. Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente, non competente Promotori secondari: --- Destinatario: Commissione europea Inizio campagna: 17 febbraio 2007 Fine campagna: in corso (ma il 18 febbraio 2007 una copia di firme è già stata consegnata alla Commissione europea) Esito: --- Numero firmatari: (al 30/09/2007) Ruolo della dimensione online: prevalente Supporto: sì lobbying, testimonial, presenza nei media; no supporto politico, economico Sito/i: 588 ec.europa.eu/research/science-society/pdf/scientific-publication-study_en.pdf. 287

308 La petizione per il libero accesso è stata avviata il 17 febbraio 2006 da Deff, Dfg, Jisc, Surf e Sparc Europe, cinque organismi coinvolti nella promozione della diffusione della ricerca scientifica attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. I promotori si rivolgono alla Commissione europea, e in particolare al Commissario alla ricerca Janez Poto nikm, affinché venga adottata la Raccomandazione A1 dello Studio sullo sviluppo economico e tecnico dei mercati della pubblicazione scientifica in Europa, che sostiene limportanza dei finanziamenti per la ricerca 589. Tale studio, pubblicato nel 2006 dalla Commissione europea, è il frutto di un'analisi dettagliata del mercato attuale delle pubblicazioni scientifiche (journal) unitamente a una vasta consultazione con tutti i principali stakeholder dell'intero processo di comunicazione scientifica (ricercatori, finanziatori, editori, bibliotecari, creatori di politiche di ricerca, ecc.). Lo studio ha notato che la disseminazione e l'accesso ai risultati di ricerca è un pilastro per lo sviluppo dello Spazio Europeo della Ricerca, ed ha avanzato una serie di equilibrate e ragionevoli raccomandazioni per migliorare la visibilità e l'utilità dei risultati della ricerca europea. I promotori quindi, a un anno dalla pubblicazione dello studio, insistono affinché in seguito alle recenti raccomandazioni emesse dallo European Research Advisory Board e alle dichiarazioni dello European Research Council on Open Access qualunque 'embargo' potenziale al libero accesso debba essere limitato ai sei mesi che seguono la pubblicazione 590. Secondo i promotori, infatti, la ricerca deve essere ampiamente diffusa e letta per essere utile e l'adozione della raccomandazione A1 assicurerà immediatamente la 589 Research funding agencies have a central role in determining researchers' publishing practices. Following the lead of the Nih and other institutions, they should promote and support the archiving of publications in open repositories, after a (possibly domain-specific) time period to be discussed with publishers. This archiving could become a condition for funding. The following actions could be taken at the European level: (i) Establish a European policy mandating published articles arising from EC-funded research to be available after a given time period in open access archives, and (ii) Explore with Member States and with European research and academic associations whether and how such policies and open repositories could be implemented. Estratto da: ec.europa.eu/research/science-society/pdf/scientific-publication-study_en.pdf. 590 Estratto da: 288

309 più ampia consultazione possibile per la ricerca finanziata dalla Commissione europea, aumentando i benefici potenziali che derivano dalla ricerca, e promuovendo borse di studio in Europa e all'estero. Affermando che è dimostrato che la ricerca che è liberamente accessibile è la più letta e più utilizzata e che il libero accesso alle scoperte scientifiche porterà vantaggi economici nello Spazio Europeo di Ricerca, i promotori consigliano alla Ue di adottare le raccomandazioni dello Studio a beneficio della ricerca europea. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. Il promotore della petizione si rivolge al Commissario alla ricerca della Commissione europea, perché non sapeva dell'esistenza della Commissione del Parlamento europeo (non eravamo a conoscenza della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo). Inoltre, il pensiero è stato rivolto immediatamente alla Commissione anche perché aveva pubblicato lo Studio a cui fa riferimento la petizione (è la Commissione che ha pubblicato questo studio ed ha fatto un meeting a riguardo, per cui abbiamo pensato che dovevamo rivolgerci a lei, dato che era così coinvolta, evitando il Parlamento europeo). In ogni caso, il promotore ammette che la modalità di lavoro dell'unione europea non gli era molto chiara al momento della scelta del destinatario della petizione (per molti di noi il modo di lavorare della Ue non è esattamente chiaro e trasparente). Per il futuro, poiché la petizione è ancora in corso, il promotore intende rafforzare il rapporto con la Commissione europea (credo che sicuramente continueremo il nostro rapporto con la Commissione, rafforzando il nostro rapporto e quanto stiamo facendo con loro). Non esclude, tuttavia, di presentare la petizione anche al Parlamento europeo (ma penso anche che potremmo rivolgerci al Parlamento), ciò anche perché presso il Pe è attualmente depositata una comunicazione della Commissione europea sul libero accesso (in occasione del meeting la Commissione ha emesso una comunicazione, che adesso è al Parlamento e non sappiamo che cosa ne farà: se lo discuterà o se solo lo ignorerà) Confronto Ue / Stati membri. La petizione è stata immediatamente inviata alla Commissione europea poiché si era già dimostrata sensibile all'argomento, avendo commissionato lo Studio sullo sviluppo economico e tecnico dei mercati della pubblicazione scientifica in Europa. Tale indagine, che sostiene il libero accesso (era arrivato a diverse conclusioni: il mercato non funziona molto bene, può migliorare attraverso politiche di libero accesso, ha consigliato alla Commissione europea di diventare un finanziatore del libero accesso), è la dimostrazione che il tema era nell'agenda della Commissione europea (oggi è nell'agenda della Commissione la costruzione di un'europa della conoscenza, creando un ambiente tecnologico). Nonostante alcuni Governi nazionali si fossero già occupati dell'argomento (alcuni anni fa la nostra House of Commons ha fatto un'inchiesta sul libero accesso) e alcuni siano stati limitatamente coinvolti (alcuni governi nazionali sono stati un po' coinvolti, come Olanda e Regno Unito, ma gli altri no), è l'unione europea ad essersi dimostrata concretamente interessata al tema (l'unione europea, e in particolare la Commissione, è rimasta molto interessata). Gli Stati nazionali, secondo il promotore, potrebbero essere utili solo per fare pressione politica sull'unione europea (un Paese molto interessante è il Portogallo perché loro hanno la presidenza adesso, e potrebbero usare i legami politici per fare passare la petizione). La democraticità dell'unione europea. La Commissione europea, nonostante la petizione sia in fieri, sembra molto ricettiva alla richiesta del promotore. Il Commissario, infatti, accetta la petizione personalmente (la prima cosa, molto impressionante, è che il Commissario ha accettato la petizione in persona: non l'ha accettata durante la conferenza, ma prima. Alle 10 iniziava la conferenza e alle 9 ci ha invitati nel suo ufficio). Poiché ancora non vi è stata una presa di posizione ufficiale da parte della Commissione, il promotore può solo riferire le 289

310 proprie, positive, impressioni (credo che lui sia stato impressionato dal numero di firme ottenute, anche perché ciò dava idea del peso; i suoi commenti sono stati equilibrati, ma lui è un politico: i politici non dicono di più, non dicono di meno, dicono il giusto; ho avuto una sensazione positiva del suo interesse; la conferenza è iniziata con il Commissario alla ricerca ed è finita con il Commissario della Società dellinformazione, e ho avuto l'impressione da parte di entrambi che fossero vicini all'idea che stavamo portando avanti; non hanno potuto andare molto lontano ma mi è sembrato che supportassero la nostra idea). La Commissione europea, inoltre, manifesta la sua democraticità attraverso ampie consultazioni (è seguito un periodo di consultazione dopo la pubblicazione e molti gruppi hanno inviato commenti: accademici, librerie, editori) che tuttavia si rivelano secondo il promotore squilibrate a favore dei portatori di interessi (ha fatto un incontro con tutti i portatori di interessi e sapevamo che gli editori stavano facendo un lobbying molto pesante), più esperti del promotore nelle relazioni con le istituzioni europee. Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore ammette la sua iniziale impreparazione a interagire con le istituzioni europee (non è sempre semplice capire come mettere insieme tutti i pezzi del puzzle), a differenza dei portatori di interesse (loro erano molto conosciuti, avevano creato connessione per molti anni, conoscevano gli ambienti della Commissione e del Parlamento, mentre noi non sapevamo nulla). In ogni caso, il promotore ritiene che forse l'ignoranza sul policy making europeo non sia stata dannosa, ma che addirittura abbiamo beneficiato della nostra ingenuità, perché l'abbiamo semplicemente fatto, senza pensare alle procedure. Poiché la competenza sul funzionamento della Ue era nulla, le cinque organizzazioni sopperiscono a tale mancanza unendo le forze e mettendo in comune i propri network. Inoltre, per prepararsi alla promozione della petizione, innanzitutto il promotore si documenta su Internet per vedere se precedentemente erano state portate avanti campagne simili (anni fa c'è stata una petizione simile della Biblioteca della scienza, e abbiamo ricevuto i contatti di quella petizione, che abbiamo potuto utilizzare). La scoperta viene fatta da dei blogger (siamo stati fortunati, perché i blogger nella comunità scientifica hanno scoperto questo). In ogni caso, il promotore era molto competente sullo stato del processo decisionale europeo relativamente all'oggetto promosso, come dimostra la conoscenza dello Studio sullo sviluppo economico e tecnico dei mercati della pubblicazione scientifica in Europa. Il promotore era quindi sicuramente esperto relativamente al timing da scegliere per inviare la petizione (credo che nel nostro caso sia stato un buon momento per farlo, perché si è inserito bene nel processo decisionale della commissione). La competenza a relazionarsi con la Commissione viene comunque acquisita in fieri e, in particolare, il promotore giunge alla conclusione che i politici hanno bisogno delle petizioni, come una scusa a cui appellarsi per portare avanti delle politiche che altrimenti sarebbero difficili da giustificare (una delle cose che ho imparato nel corso dell'anno è che a volte i politici hanno bisogno del supporto. Per poter dire 'facciamo questo perché la gente lo vuole'. Perché se a volte vogliono proporre qualcosa, avere un supporto del pubblico alle spalle allora hanno la scusa per farlo). La mobilitazione. A promuovere la petizione sono cinque organizzazioni unite dal comune progetto della petizione e già precedentemente insieme nel Gruppo di trasferimento tecnologico, creato per migliorare il trasferimento di conoscenza (l'idea della petizione è venuta fuori grazie all'interazione nel Gruppo di trasferimento tecnologico, un insieme di organizzazioni da Germania, Olanda, Danimarca e Regno Unito che si è messo insieme 290

311 per trasferire conoscenza. Ciascuna organizzazione lavora già a livello nazionale sul libero accesso, cercando di promuoverlo a livello governativo). Il tema del libero accesso ha iniziato a venire fuori cinque o sei anni fa a livello europeo. Con la pubblicazione dello Studio, nel 2006, il promotore ha intuito che era il momento di intervenire mostrando che c'era un largo supporto al libero accesso. Per questo è stata avviata una petizione indirizzata non solo alle biblioteche ma anche ai ricercatori (non volevamo solo una petizione delle biblioteche, ma anche ricercatori), non solo rappresentanti del mondo accademico ma anche il grande pubblico (la nostra strategia era di prendere la maggior parte delle persone possibile, e quindi anche il general public), non solo individui ma anche organizzazioni (abbiamo passato molto tempo a contattare le associazioni nazionali della scienza). Insomma, l'obiettivo era raggiungere il più grande supporto numerico possibile per dare peso alla petizione (penso che ciò sia stato un passo strategico, perché ha dato molto peso alla petizione stessa), senza tuttavia perdere in qualità (è stato pubblicato un elenco delle organizzazioni che hanno aderito alla petizione, tra cui associazioni di rettori, accademie nazionali, associazioni di ricerca e di celebri firmatari, quali Premi Nobel come Richard Roberts, Harold Varmus, Johann Deisenhofer, Paul Boyer, Peter Agre, Martinus Veltman e il co-fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales). Il meccanismo della mobilitazione è nato dalla collaborazione tra le cinque organizzazioni petitioner, che hanno democraticamente condiviso ogni passo della strategia (ogni decisione che viene presa tra i promotori viene condivisa tra le organizzazioni. Come le parole da usare nella petizione, come presentarla, etc. [] Abbiamo discusso su come gestire la petizione, che parole avremmo dovuto usare e come promuoverla). In seguito, ogni promotore ha utilizzato i propri network, generando un effetto a cascata (la strategia è stata quella di utilizzare i nostri ottimi collegamenti con le librerie. Quindi abbiamo contattato loro chiedendo di contattare i ricercatori nei loro rispettivi campus per fargli sapere) e nel caso dei ricercatori facendo leva sul loro interesse personale per ottenere le loro firme (se sei un autore vuoi che la tua opera sia letta il più possibile: non importa loro di essere pagati, importa che l'opera sia letta per ottenere prestigio). Inoltre, sono stati usati i contatti della precedente petizione e sono stati addirittura coinvolti gli editori (alcuni sono sembrati molti interessati, mentre altri invece molto preoccupati; []alcuni, addirittura, hanno firmato). La mobilitazione cittadina ha creato una mobilitazione dei media (sicuramente ha creato notizie, nonché consapevolezza tra i giornalisti, quindi fuori dalla Commissione. Di sicuro ha avuto un effetto). La ricerca della visibilità. Inizialmente privo dei collegamenti per fare lobbying presso la Commissione europea, il promotore ha quindi cercato di equilibrare il lobbying: ci siamo detti che doveva esserci un modo per mostrare il forte supporto al libero accesso. Ciò è stato effettuato attraverso, da un lato, la ricerca di una forte visibilità derivante dal numero dei firmatari e, dall'altro lato, dalla qualità di alcuni di loro. Per quanto riguarda la ricerca della visibilità numerica, il promotore per raggiungerla ha deciso di reclutare le firme unicamente via Internet. Iniziativa particolare, per non creare ostacoli alla firma, il promotore ha consapevolmente deciso di non richiedere indirizzi di contatto al firmatario (non abbiamo domandato le delle persone che hanno firmato. Abbiamo avuto un dibattito su questo. Da un lato pensiamo che sarebbe stato utile, ma dall'altro lato abbiamo pensato che avrebbe potuto creare delle barriere. [] Noi volevamo avere il maggior numero di firme possibile entro febbraio, per questo non abbiamo chiesto i contatti). Il risultato, anche se non è possibile verificare se sia stato merito della strategia basata sullanonimato (forse abbiamo avuto più firme in questo modo, ma sicuramente non possiamo verificarlo), è che in un solo mese la petizione ha raccolto 18mila firme. 291

312 La visibilità qualitativa, invece, è stata ricercata attraverso il contatto di premi Nobel (abbiamo contattato i premi Nobel, perché quando hai un po' di premi Nobel allora puoi dirlo ad alta voce, fare un comunicato stampa e ciò rinforza la petizione) e in generale dei rappresentanti del mondo della ricerca. Le 18mila firme raccolte in un mese, inclusi i premi Nobel, hanno dato una forte visibilità della petizione agli occhi della Commissione europea. Il promotore sostiene di aver ricevuto informazioni, off the record, che confermano l'impatto positivo della consegna delle firme (credo che abbia avuto effetto: ho sentito, off the record da qualcuno, che la Commissione stava controllando ogni giorno le firme, e apparentemente sono rimasti sorpresi da quanto velocemente stesse crescendo [] e una persona, sempre off the record, mi ha detto che il Commissario era rimasto impressionato dalla forza dei sentimenti). La mobilitazione dei firmatari è stata esponenziale all'inizio (18mila firme in un mese) e poi ha rallentato (altre 8mila firme nei cinque mesi successivi). Il promotore si rammarica di non poter oggi mantenere con i firmatari alcun rapporto, poiché non sono stati chiesti i contatti (sfortunatamente non possiamo avere questo dialogo permanente, che è un peccato, ma l'abbiamo fatto per massimizzare le firme. [] Ora non possiamo tornare indietro e chiederlo), ma giustifica la propria scelta con l'urgenza di inviare un plico di firme in breve tempo. Per ragioni di timing, insomma, si è preferita la visibilità di breve periodo alla mobilitazione di lungo periodo. Per il promotore, comunque, si tratta del ciclo naturale della mobilitazione, che cresce rapidamente e poi lentamente cade nel silenzio (credo che anche tu sappia come vanno le cose: entri nella notizia, ottieni link, le persone firmano veloce. E poi lentamente muore, e diventa un lungo racconto. E cerchi di mantenere l'interesse con i media, il mailing, il blog, ma in questo caso credo che sarà un lungo racconto). La visibilità è stata anche ricercata nel supporto da parte dei media, uno dei quali The Guardian stava peraltro proprio in quel periodo facendo una campagna sul libero accesso. Il promotore è quindi immediatamente entrato in relazione con il giornale. La dimensione online. La petizione ha un sito interamente dedicato che riporta il nome della stessa nella Url. Le sezioni del sito sono le seguenti: Home (dove è immediatamente leggibile il testo della petizione), Sign the petition (per firmare la petizione, compilando i campi nome, paese, posizione, organizzazione di appartenenza e specificando se si firma a nome proprio oppure dell'organizzazione che si rappresenta), View signatories (elenco dei firmatari), Privacy policy e Statistics (dati aggregati sui firmatari ripartiti per Nazionalità). La promozione della petizione e la raccolta firme è avvenuta unicamente su internet. Tale scelta è stata dettata dalla necessità di agire in tempi brevissimi (avevamo dei tempi molto stretti: la prima discussione è stata effettuata a dicembre 2006, e sapevamo che il prossimo meeting sarebbe stato a Bruxelles a febbraio. Quindi avevamo bisogno di fare in fretta e non avevamo neppure delle grandi risorse, per cui abbiamo deciso di agire online). Internet è utile nella fase della costruzione della competenza, grazie all'intervento dei blogger appartenenti alla comunità scientifica (è davvero ottimo che ci siano i blogger perché sono molto aperti e condividono l'informazione). Inoltre, Internet è lo strumento più adeguato semanticamente a promuovere l'oggetto della ricerca: aveva anche un senso dato l'argomento: una petizione in un ambiente online per un oggetto online. Infine, il web ha creato un fortissimo passaparola (il grande successo è stato il passaparola che internet ha generato, per cui puoi davvero creare dei network. E senza l'aspetto online davvero io credo che non avremmo potuto fare quello che volevamo, sicuramente non nei 292

313 tempi dati), anche se tutti i primi contatti hanno potuto avere luogo grazie ai network già collaudati dei cinque organismi promotori. 293

314 Caso 17: Abolizione dei prodotti chimici pericolosi per la salute (Reach) Nome campagna: petizione Reach campagna sulle sostanze chimiche e la salute Obiettivo: eliminare i prodotti chimici artificiali pericolosi attraverso Reach - Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals) Tema: ambiente e salute Ambito: nazionale Promotori: Wwf Uk; WI (Women's Institute, che dal 1918 sostiene un ambiente più sano per le persone e gli animali; è la più grande organizzazione femminile in Inghilterra e nel Galles); The Co-operative Bank (ha un approccio etico agli investimenti di denaro dei clienti; attraverso la campagna Customers Who Care, la banca invita all'eliminazione delle sostanze chimiche bio-accumulative) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente; deluso/cinico a livello nazionale Promotori secondari: --- Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni); Commissione europea Inizio campagna: maggio 2003 Fine campagna: informazione non pervenuta Esito: positivo in parte (nel 2005 il Parlamento europeo ha votato l'abolizione di sostanze chimiche dannose ma ha mantenuto evidenti gap per la salute; il 1 giugno 2007 è entrata in vigore una nuova legge che obbliga i produttori e gli importatori di sostanze chimiche a provare che le sostanze che mettono sul mercato siano sicure per i consumatori) Numero firmatari: Ruolo della dimensione online: bilanciato Supporto: sì supporto politico, testimonial (docenti universitari), lobbying, presenza nei media Sito/i: 294

315 La petizione per eliminare i prodotti chimici artificiali pericolosi è stata inviata al Parlamento europeo dalla sezione inglese del Wwf, insieme al Women Institute e la Cooperative Bank. L'obiettivo era di intervenire al momento della revisione della Direttiva sulla sostanze chimiche per tutelare ulteriormente i cittadini. Ai decisori pubblici è stata inviata una petizione supportata da oltre 88mila lettere, e firme di petizione Il 13 dicembre 2006 il Parlamento europeo ha votato a favore del compromesso proposto dai Governi degli Stati membri. Secondo il promotore, il risultato positivo è che la nuova direttiva in vigore dal 1 giugno 2007 prevede che tutti i prodotti chimici che si accumulano negli organismi viventi così come quelli che permangono a lungo nell'ambiente devono essere sostituiti ogni qualvolta sia possibile. Tuttavia, alcuni prodotti chimici che possono causare il cancro o malformazioni alla nascita, interessare il Dna, disturbare il sistema ormonale o generare altre malattie serie (i cosiddetti prodotti chimici d'interruzione dell'ormone e di Cmrs) continueranno ad essere permessi sul mercato. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La campagna è stata avviata nel Regno Unito. Tuttavia, poiché l'obiettivo era agire su una direttiva comunitaria, la petizione è stata inviata al Parlamento europeo, un audience importante per noi in Gran Bretagna. L'istituzione è stata preferita rispetto ad altre istituzioni europee perché, statisticamente, su numeri più grandi è possibile trovare più sostenitori (abbiamo pensato che il Pe fosse un lobbying target più accessibile del Consiglio, anche per il numero maggiore di membri coinvolti) e perché più sensibile al lobbying popolare (il Pe è molto più sensibile al lobbying popolare). Secondo il promotore, infatti, gli europarlamentari sarebbero addirittura stufi di non vedere mai i cittadini: gli europarlamentari vedono sempre rappresentanti delle industrie, e sono sicuramente stati contenti di accogliere le persone. Confronto Ue / Stati membri. Come riferito sopra, benché la campagna fosse britannica, si è preferito promuoverla a livello europeo, in quanto Bruxelles era il luogo della contrattazione della nuova Direttiva. La democraticità dell'unione europea. La petizione si è conclusa con un parziale successo: alcune delle richieste dei petitioners sono state prese in considerazione (non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo, ma c'è stato un forte miglioramento nella legislazione rispetto alle normative precedenti), anche se non è possibile stabilire un nesso causa-effetto (non sono sicuro che molto sia accaduto direttamente dopo le audizioni in Parlamento). La Commissione per le petizioni risulta molto ben disposta ad accogliere le iniziative dei cittadini (la Commissione per le petizioni mi è sembrata molto contenta di ricevere la petizione) così come tutti gli europarlamentari in generale (in generale la maggior parte degli europarlamentari mi è sembrata molto aperta, molto ben disposta a creare un dibattito). Tuttavia, il buon esito della campagna secondo il promotore deriva solo in lieve misura dalla petizione (da quello che ho capito, quando invii una petizione al Parlamento europeo non c'è garanzia che la Commissione per le petizioni faccia un'audizione a riguardo. La farà se sei fortunato, e sicuramente non sulla base del numero di firme). Tuttavia, nella valutazione della democraticità delle petizioni, resta di grande importanza la problematica del timing e della rilevanza nell'agenda politica: la Commissione per le petizioni è sicuramente molto utile per rendere evidente un tema, ma finché quel tema non è rilevante per il Consiglio o per la Commissione qual è la ragione per gli europarlamentari di parlarne, se non è nell'agenda?. 295

316 Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore della petizione appartiene alla categoria dei campaigners professionisti. Si può avvalere di un nutrito team di esperti, incluse alcune professionalità installate a Bruxelles. La mobilitazione. La petizione è parte di una più grande campagna, la Reach campaign, di lotta contro le sostanze chimiche. La firma della petizione è avvenuta in concomitanza con altre iniziative (generalmente quando chiedevamo alle persone di firmare la petizione ciò era fatto nel contesto di una più grande campagna, non abbiamo organizzato attività specifiche per la petizione). I cittadini sono stati mobilitati prevalentemente attraverso delle analisi del sangue, effettuate nelle piazze di varie città della Gran Bretagna, che la tossicità presente nel corpo di ciascun cittadini. La motivazione all'agire ha quindi fatto leva sulle paure, sul fatto di avere dentro di sé delle sostanze nocive precedentemente ignote. Il promotore è consapevole, sulla base di campagne effettuate in precedenza, che è opportuno creare un rapporto tra il cittadino e il politico (l'europarlamentare) anche di tipo visivo. Per questo ha cercato di mobilitare all'interno della campagna anche gli europarlamentari, alcuni dei quali sono stati sottoposti agli esami del sangue. Alcuni cittadini sono andati a Bruxelles, con i propri esami del sangue, a chiedere rassicurazioni agli europarlamentari: ciò secondo il promotore ha di sicuro creato coinvolgimento da parte dei politici, ben di più che non l'invio della petizione (le persone che abbiamo portato con noi al Parlamento europeo sono diverse da quelle che egli europarlamentari sono abituati a incontrare: non hanno labitudine a vedere nonne che chiedono sicurezza per i loro bambini, mentre sono abituati a vedere i lobbysti di dellindustria e delle Ong). Se, da un lato, le firme sono state ricercate dal promotore, dall'altro lato la campagna ha avuto forte bisogno di altre iniziative che richiedessero una maggiore partecipazione attiva da parte dei cittadini rispetto a una firma (penso che se un'azione è molto facile, e le persone possono farla online, rimane solo un sondaggio di opinione... ma diventa assai debole se supporti qualcosa ma non agiresti mai in prima persona). La ricerca della visibilità. La chiave della petizione è la visibilità, ovvero il rendere visibile agli occhi di tutti ciò che normalmente è invisibile ovvero la presenza delle sostanze chimiche all'interno del corpo umano. Le numerose attività di analisi del sangue e biomonitoraggio, effettuate capillarmente in tutto il Regno Unito e a cui si sono sottoposti tantissimi cittadini, hanno permesso di dare una faccia alla petizione. Ciò ha dato ai media l'occasione di raccontare una storia - e di coinvolgerli per molti mesi perché potevano andare nel centro delle città, e vedere le ambulanze e filmare la gente che faceva gli esami del sangue. Inoltre, gli stessi giornalisti sono stati sottoposti ai test, unitamente ad alcune celebrità televisive inglesi. Ciò ha permesso di creare un forte coinvolgimento da parte dei testati, per i quali la petizione è diventata assolutamente credibile; così, anziché domandare loro 'puoi darci una mano?', gli chiedevamo 'ti unisci a noi?'. 296

317 L'invisibile diventato visibile ai cittadini è stato, in seguito, reso visibile anche ai politici dando un nuovo appeal alla tematica sostanze chimiche: fino ad allora si era parlato di sostanze chimiche da un punto di vista economico e industriale; noi ne abbiamo discusso da un altro punto di vista, facendo parlare nonne, nipoti, etc.. Il promotore ha infatti domandato ad alcuni cittadini di presentare gli esiti dei propri esami e raccontare la propria storia personale agli europarlamentari. Ciò è stato determinante, perché ha implicato una partecipazione attiva da parte dei cittadini, creando un evento (le persone sono venute di persona al Pe a portare la petizione), e perché ha dato alla petizione una faccia, quella delle persone da cui abbiamo preso il sangue: ciò è stato importante per creare un impatto. Gli stessi europarlamentari sono poi stati sottoposti alle analisi, rendendo così la campagna ancora più intima e personale per ciascun politico coinvolto: si è creato un vero legame empatico tra le persone che hanno portato i loro test e gli europarlamentari che li hanno incontrati. I media ben si sono prestati a seguire i cittadini nel loro viaggio in Belgio, e l'evento al Parlamento europeo ha avuto un impatto particolare sulla stampa locale: il promotore, insomma, ha creato una connessione tra cittadini ed Europa (per noi è stato molto importante creare quella connessione, per renderlo molto personale). In tutto questo fervore di iniziative, il ruolo della petizione viene ridimensionato: la petizione è stata utile per creare un rumore di sottofondo. Certamente, è stata di successo perché molta gente ha firmato. Ma in ogni caso si tratta di un elemento secondario di una più grande campagna. E la petizione, da sola, non sarebbe bastata: se avessimo fatto unicamente una petizione, senza inserirla in una campagna più grande, non credo che avrebbe funzionato. Una petizione, da sola, non può creare i cambiamenti che vuoi. Tale limite di azione, secondo il promotore, è da leggersi in chiave europea: ovviamente dipende dal contesto, ma il livello europeo è così grande che è troppo difficile per una petizione di creare un cambiamento. Ritengo invece che a livello locale, in piccole comunità, una petizione potrebbe avere più impatto, perché potrebbe avere più attenzione dai media. La dimensione online. La petizione era contenuta all'interno di una sezione del sito del Wwf dedicata alle sostanze chimiche. Il sito su cui oggi ovviamente non compare più la possibilità di firmare la petizione è suddiviso nelle seguenti sezioni: Take action (dati sul numero dei firmatari della petizione), About the campaign (informazioni di background sulla campagna), Your home (suggerimenti per rendere meno chimicamente aggressiva ogni stanza della nostra casa), Blood testing (modalità di svolgimento degli esami, risultati e testimonianze 297

318 delle star televisive), Chain of contamination(gioco interattivo che mostra la catena alimentare come portatrice di contaminazione chimica), Indecent exposure (test interattivo per valutare il livello di esposizione agli agenti chimici di ogni utente), News (aggiornamenti), Scientific resources (i pareri degli esperti), Safer shopping (link a un sito esterno con istruzioni su cosa comprare per evitare il rischio di contaminazione). Il sito è stato sicuramente un forte mezzo di diffusione delle informazioni e di raccolta firme online (per raccogliere firme, molte persone hanno visitato il nostro sito). Tuttavia, i promotori sostengono che nel nostro caso abbiamo avuto la maggioranza delle nostre firme offline. In ogni caso, non si sostiene che le firme online abbiano meno valore di quelle tradizionali (non credo che firmare online renda una petizione meno credibile, e al tempo stesso una petizione tradizionale non necessariamente è più potente. Non credo che la distinzione sia così semplice). 298

319 Caso 18: Richiesta di maggiori fondi per linnovazione e la ricerca Nome campagna: petizione europea per la ricerca e l'innovazione Obiettivo: sensibilizzare la Presidenza austriaca e gli Stati membri a rivedere laccordo di dicembre 2005 sulle prospettive finanziarie per il periodo ; accettare, senza tagli, le proposte iniziali della Commissione per il 7 Programma quadro della Comunità europea per attività dimostrative, di ricerca e di sviluppo tecnologico (7Pq) e per il Cip, Programma di competitività e innovazione Tema: ricerca Ambito: europeo Promotori: Eurec - European Renewable Energy Centres Agency (associazione che include 46 importanti gruppi di ricerca europei) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente Promotori secondari: Paxis - Regions of excellence e Fraunhofer Group. Destinatario: Presidenza Austriaca del Consiglio dell'unione europea; Coreper (per conoscenza anche al Presidente della Commissione europea, al Presidente del Parlamento europeo e al Presidente del Comitato delle Regioni) Inizio campagna: 31/02/2006 Fine campagna: 31/01/2007 Esito: sì Numero firmatari: 87 Ruolo della dimensione online: prevalente Supporto: si testimonial (rappresentanti di regioni, aziende private e accademici), lobbying, economico; no supporto politico Sito/i: 299

320 La petizione sulla ricerca e l'innovazione è stata avviata nel febbraio 2006 dall'eurec European Renewable Energy Centres Agency, associazione che raggruppa centri di ricerca per le fonti di energia rinnovabile, con il supporto delle Regioni di eccellenza Paxis e del gruppo Fraunhofer. L'obiettivo era di influire sull'allocazione dei fondi da parte del 7 Programma quadro. I firmatari, infatti, osteggiavano l'accordo del Consiglio europeo sulle prospettive finanziarie , concluso sotto la Presidenza britannica, che comportava tagli del 28% al bilancio proposto per il programma di ricerca Ue nel periodo preso in considerazione e di oltre la metà nel finanziamento per il programma sulla competitività. I firmatari della petizione hanno quindi chiesto alla Presidenza austriaca e agli Stati membri di riesaminare l'accordo del 19 dicembre 2005 e hanno domandato al Consiglio europeo di adottare le proposte di bilancio della Commissione europea per il 7Pq senza imporre tagli. La richiesta dell'eurec fa seguito a una petizione precedente trasmessa nel luglio 2005, firmata da oltre 19mila ricercatori, a favore di un incremento estremamente significativo del finanziamento comunitario per la ricerca. Essa era stata presentata dallorganizzazione europea di biologia molecolare (Embo) e dal Forum europeo per le scienze della vita (Elsf), sempre per esprimere la preoccupazione degli scienziati sui tagli alla proposta di bilancio del 7Pq. In seguito alla petizione, il Parlamento europeo ha trovato un accordo con la presidenza del Consiglio europeo sulle prospettive finanziarie Quattro miliardi di euro supplementari, rispetto a quanto deciso dagli Stati membri nel Consiglio europeo di dicembre 2005, sono stati destinati ai programmi europei (ricerca, innovazione, reti transeuropee, scambi universitari Erasmus). Le parti hanno trovato un accordo su una maggiore responsabilizzazione della gestione delle risorse economiche comunitarie da parte degli Stati membri, e un coinvolgimento del Parlamento in occasione della revisione del budget europeo nel Di conseguenza, il 7Pq ha dovuto effettuare un compromesso con il budget, stabilendosi a 54,5 miliardi di euro: ciò rappresenta una diminuzione del 30% rispetto alla proposta, ma si tratta comunque di un aumento del 60% rispetto al 6Pq. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione è stata principalmente indirizzata alla Presidenza austriaca del Consiglio dell'unione europea, ma è stata anche inviata per conoscenza ai presidenti della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Comitato delle Regioni (perché a quei livelli devi farlo sapere a tutti). Il promotore è stato da subito determinato nellinviare la petizione alla Presidenza austriaca (ho pensato lui è quello che deve ricevere la petizione), ma per raggiungerlo era necessario avere un intermediario di alto livello (io sono un pesce piccolo), e ciò è stato identificato nel Parlamento europeo. Il Pe, infatti, si era dimostrato da subito favorevole alla petizione, al punto che sono stati proprio due europarlamentari a portare brevi manu la petizione al Presidente del Consiglio (ho chiesto a due specifici europarlamentari, relatori per il 7 Programma quadro e per il Programma per Innovazione e Competitività, se erano d'accordo a consegnare la petizione al Presidente del Consiglio. Uno dei due politici era parte già del mio network, l'altro l'ho contattato ma è stato subito ricettivo. In ogni caso, il concetto è che l'argomento era rilevante per il loro lavoro quotidiano ed era anche uniniziativa di alto livello). Confronto Ue / Stati membri. La petizione ha avuto da subito una connotazione europea, per cui non è stata espressa valutazione sugli Stati membri. La democraticità dell'unione europea. Secondo il promotore, nonostante l'esito positivo dei finanziamenti del 7Pq, non è possibile stabilire un nesso causa-effetto (è difficile attribuire 300

321 correttamente l'impatto della petizione []. Certo, potrei dire è il mio lavoro!, ma in realtà credo che sia il lavoro di molte persone). Una differenza si fa notare tra il Parlamento e il Consiglio europeo: laddove il primo invia subito una risposta, addirittura prendendo l'iniziativa di inviare il tutto alla Commissione per le petizioni (il Pe mi ha scritto per dire che avrebbe inviato la petizione alla Peti, ma non era ciò che intendevo fare, anche perché non avevo il numero necessario di firme), il secondo invece tace (non ho avuto una risposta formale dalla Presidenza austriaca, e non sono mai stata coinvolta nel processo di decisione). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore è un'associazione, con sede a Bruxelles, che rappresenta 46 importanti gruppi di ricerca (siamo l'unica associazione che mette insieme ricercatori sulle energie rinnovabili, anche perché molti Stati membri non hanno associazioni nazionali). È quindi palese la forte conoscenza dell'oggetto della petizione e del funzionamento delle istituzioni europee. La petizione nasce in un delicato momento della deliberazione europea, ovvero quando la Commissione ha fatto una proposta, molto ambiziosa, per il 7 Programma quadro e il Consiglio dei ministri, che non era d'accordo con l'incremento dei fondi, li ha tagliati di molto). Il promotore, quindi, sottolinea l'importanza del timing e dell'interlocutore giusto per presentare le proprie richieste (non bisogna sottovalutare la questione del timing, Se l'argomento è caldo, allora le persone sono più reattive, anche se è lontano dalla loro agenda. Le persone danno attenzione a un tema solo per poco tempo, poi rivolgono la loro attenzione ad altri argomenti caldi). La mobilitazione. Per fare maggiore pressione sul destinatario, il promotore ha ritenuto opportuno trovare dei sostenitori della campagna che non fossero dei beneficiari diretti della stessa, a garanzia di una maggiore credibilità (io sono in unorganizzazione di ricerca e tutti si aspettano da me che io chieda voglio più soldi. Quindi, abbiamo cercato il supporto di persone che non fossero le beneficiarie dirette di un incremento dei fondi nella ricerca. [] Non ho invitato altre associazioni perché era ovvio avrebbero chiesto soldi. Quindi ho invitato persone che non direttamente avrebbero chiesto denaro, oppure persone appartenenti a gruppi di ricerca enormi). Per fare ciò, il promotore ha fatto una sorta di lobbying interno, usando le mie connessioni, ed è chiaro che sono connessioni che non tutti hanno. In maniera del tutto informale (nel modo che secondo me era quello più impattante) ha cercato di mettere insieme persone di altro livello, non solo ricercatori ma anche soggetti che potevano beneficiare della ricerca come le autorità locali (abbiamo coinvolto sindaci, presidenti di provincia... che tutti sarebbero stati più felici con più fondi alla ricerca), con il risultato che la petizione finale è firmata più da autorità politiche e locali che non persone di scienza. La componente scientifica, quindi, emerge proprio nella dimensione del lobbying interno, dove le motivazioni addotte dai ricercatori sono spesso accolte con fiducia dalla classe politica (qui non si tratta di politica, si tratta di scienza. E quando facciamo lobbying possiamo utilizzare le nostre carte di competenza scientifica, con argomentazioni chiare e razionali, che i politici non hanno). La mobilitazione ha un rapido successo in breve tempo: molte persone mi hanno scritto dicendo che era stata un'ottima iniziativa, che erano stati contenti di partecipare, che erano felici di mettere il loro nome. Da ciò è derivato un effetto a catena di alto livello: se parli con persone influenti, e riesci ad averli dalla tua parte, non solo avrai la tua firma ma otterrai anche che parlino con altre persone. E la prossima volta, quando avrai bisogno di altre persone, avrai dei diffusori di informazione ulteriori. Ciò sicuramente, sostiene il 301

322 promotore, è stato agevolato dall'esistenza di una rete pre-esistente, che aiuta ad accelerare le cose e avere più successo in poco tempo. La ricerca della visibilità. La ricerca di firmatari di alto livello ha consentito di portare la problematica dei finanziamenti anche nelle alte sfere europee: ho fatto che parlassero con persone di alto livello influenti, per avere le loro firme, puntando sulla qualità e non sulla quantità. La mobilitazione ha così determinato, oltre che la visibilità della petizione, anche delle forti pressioni politiche (ho sentito di persone molto in alto che minacciavano di licenziarsi se i fondi di ricerca e innovazione fossero rimasti così scarsi). La chiave di visibilità della petizione è quindi il lobbying a catena (io ho fatto suonare la batteria del lobbying), e la petizione finale non è così sembrata un'iniziativa dell'eurec ma dei firmatari di alto livello (non doveva essere la nostra iniziativa, doveva essere più ampia: noi facciamo lobbying a diversi livelli, in questo caso dovevano essere persone di elevato livello). Ciò è stato reso possibile dal contesto particolarmente favorevole che è Bruxelles, una vera networking city (è un buon posto, dove hai molte persone che conoscono molte persone. Se avessi fatto ciò a casa mia, avrei potuto contattare molta gente che però poi non aveva nessuno con cui parlare). Nonostante la forte componente lobbystica, per rendere ancora più incisiva la petizione, il promotore si documenta sull'esistenza di iniziative simili in precedenza per dare maggiore sostanza numerica (ho visto una petizione online che stava richiedendo cose simili alle nostre; ho contattato queste persone per chiedere se erano d'accordo, se volevano essere parte di questa petizione e loro hanno acconsentito). La petizione finale, quindi, diventa un'unione della petizione quantitativa (19mila erano i firmatari) e quella qualitativa, con l'obiettivo di un reciproco rafforzamento (non voleva essere una petizione di massa, ma abbiamo fatto riferimento a un'altra petizione online, in cui alla fine la prima aveva il ruolo di rafforzare la seconda). La dimensione online. La petizione non ha un sito proprio; oggi è possibile trovare informazioni al riguardo all'interno del sito dell'eurec. La componente Internet non è determinante nella petizione, ma ricopre comunque una funzione importante. Innanzitutto, è un rapido strumento di contatto, unitamente al telefono (ho contattato le persone della mia rete direttamente per telefono, oppure . Oppure ho chiesto ad amici di mandare da parte mia, di mettermi in copia e di ricontattarmi. E ciò mi ha fatto raggiungere moltissime persone). Inoltre, consente di documentarsi ampiamente sullo stato dell'arte delle petizioni di simili argomenti: ho trovato la petizione precedente su internet, mentre cercavo petizioni su ricerca e innovazione. Cioè, avevo una vago ricordo che mi era stato chiesto di firmare una petizione elettronica, allora li ho cercati via internet. Li ho ritrovati, ma è stato difficilissimo trovare una persona dietro quella petizione (non trovavo il promotore, un indirizzo , chi era responsabile). In ogni caso, una petizione unicamente via Internet non sarebbe stata fruttuosa: fare campagna solo sul web a volte è solo una perdita di tempo, perché devi portare il tuo lavoro all'attenzione di chi ha il potere, che decide; altrimenti, tutto il tuo lavoro è vano. 302

323 Caso 19: Richiesta di risposte più congrue per le petizioni indirizzate alla Peti Nome campagna: petizione per risposte più congrue per le petizioni inviate alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo Obiettivo: ricevere risposte congrue (cioè che abbiano attinenza con ciò che si domanda) dalla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo Tema: funzionamento Ue Ambito: europeo Promotori: Partito dellalternativa monarchica (Am) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente Promotori secondari: --- Destinatario: Parlamento europeo (Commissione per le petizioni) Inizio campagna: 29 giugno 2007 Fine campagna: in corso Esito: --- Numero firmatari: 3 Ruolo della dimensione online: secondario Supporto: no supporto politico, economico, lobbying, presenza nei media Sito/i: no sito ufficiale; riportata su La petizione per ottenere risposte più congrue dalla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo è un'iniziativa del Partito dellalternativa monarchica. Nato nel 1999 a Milano, come associazione con l'obiettivo di far propaganda istituzionale sull'istituto monarchico e i vantaggi che comporta, l'am è diventata un partito nel Da quando è un partito, lo scopo principale dellam è diventato l'abrogazione dell'articolo 139 della Costituzione italiana, che afferma che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. 303

324 Su questa base, facendo riferimento a tutti gli strumenti a disposizione, il 18 settembre 2006 l'am ha denunciato la Repubblica italiana al Mediatore europeo, sostenendo che l'articolo 139 discrimini alcuni cittadini dato che questo: 1) è contrario ai principi sanciti dalla Costituzione Europea; 2) crea discriminazione di pensiero politico e ideologico; 3) è motivo di iniquità e rappresenta un subdolo Muro di Berlino ideologico tra i cittadini italiani; 4) è un abuso di potere insito nella Costituzione della Repubblica Italiana stessa verso chi è monarchico o non è repubblicano; 5) è contrario ai principi di democrazia; 6) è contrario al principio di autodeterminazione dei popoli; 7) è un sopruso verso ogni basilare senso di Democrazia; 8) non è 'politically correct' 591. Il 9 settembre 2006 il Mediatore ha risposto alla denuncia, affermando che il Trattato che istituisce la Comunità europea e lo Statuto del Mediatore europeo stabiliscono precise condizioni quanto alla ammissibilità di una denuncia. Il Mediatore può avviare unindagine solo se tali condizioni sono soddisfatte. Una delle condizioni è la seguente: Articolo 2, paragrafo 1 dello Statuto del Mediatore europeo: Alle condizioni e nei limiti stabiliti dai trattati, il Mediatore contribuisce a individuare i casi di cattiva amministrazione nellazione delle istituzioni e degli organi comunitari () Lazione di qualsiasi altra autorità o persona non può costituire oggetto di denuncie presentate al mediatore. Da un attento esame della Sua denuncia risulta che essa non soddisfa tale condizione, in quanto non riguarda loperato di unistituzione o di un organo comunitario, come ad esempio la Commissione europea o il Parlamento europeo. Il 10 ottobre 2006 Am ha quindi inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Romano Prodi. E ancora, il 27 ottobre, ha presentato una petizione al Parlamento europeo, sempre per labrogazione dellarticolo 139 della Costituzione della Repubblica italiana (adducendo le stesse motivazioni esposte al Mediatore). La Commissione per le petizioni ha risposto all'am sostenendo che lunione europea non può interferire con le scelte di nessuno dei suoi Stati membri per quanto concerne la forma di governo, trattandosi esclusivamente di una questione di sovranità nazionale. Sulla base della risposta ricevuta, il Partito dell'alternativa monarchica il 29 giugno 2007 ha inviato una petizione al Parlamento finalizzata a ricevere risposte congrue (cioè che abbiano attinenza con ciò che si domanda) dalla stessa Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Non avendo ancora ricevuto risposta, il promotore il 5 ottobre 2007 ha denunciato la Commissione per le petizioni al Mediatore europeo, perché la petizione non ha ricevuto risposta alcuna nonostante sia stata regolarmente ricevuta dal comitato per le petizioni stesso in data 05/07/2007. Inoltre, non ha provveduto a mettere agli atti la nostra importante richiesta di petizione e non lha pubblicata. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione per ricevere risposte congrue è rivolta alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Tuttavia il promotore, all'interno di una più ampia attività di campagna, ha fatto riferimento a diversi organi e istituzioni europei. In particolare, la richiesta alla Peti è arrivata dopo quella al Mediatore perché successivamente abbiamo trovato che esisteva una Commissione per le petizioni, dopo una ricerca per vedere che altre istituzioni si potevano interpellare sulla questione. Confronto Ue / Stati membri. Il promotore della petizione si rivolge alle istituzioni europee poiché deluso da quelle nazionali. I tentativi di contattare i governanti italiani, infatti, non hanno mai ricevuto neppure una risposta (noi abbiamo scritto, sempre per l'articolo 139 della Costituzione, a vari presidenti della Repubblica, al presidente Berlusconi, al Presidente 591 Am, Petizione per labrogazione dellarticolo 139 della Costituzione della Repubblica Italiana (2006). 304

325 Prodi e generalmente non ci hanno risposto, nonostante le istituzioni per legge debbano rispondere). Il promotore si lamenta di una situazione di illegalità, perché sulla base della Legge 241/1990 esiste l'obbligo di risposta che tuttavia non viene rispettato (l'hanno fatto probabilmente per qualche mese e poi, come tutte le cose che accadono in Italia, hanno smesso. Quindi loro agiscono in totale illegalità). Le istituzioni europee, invece, rispondono, anche se in maniera non soddisfacente: nonostante le istituzioni europee diano risposte che fanno ridere i polli, per lo meno ci hanno risposto. L'atteggiamento del promotore nei confronti del target europeo è comunque diverso da quello verso l'italia, poiché si ritiene che in Europa ci sia una maggiore trasparenza (in questo caso abbiamo deciso di non fare come spesso si fa in Italia, cioè di procedere per raccomandazioni: se la Commissione per le petizioni dice che è sufficiente inviare la petizione, allora noi agiamo così, nella massima trasparenza). La democraticità dell'unione europea. Il promotore, tuttavia, non vede di buon grado la Peti, che sostiene prenda in giro i cittadini (la nostra petizione precedente ha ricevuto una risposta che non aveva nessun senso. Noi chiedevamo che venisse fatta un'abrogazione di un articolo della Costituzione italiana, e ci hanno risposto che non potevano modificare l'assetto costituzionale di un Paese. Ci hanno solamente preso in giro, perché non era quello che chiedevamo nella petizione). Le petizioni, insomma, funzionano bene solo in teoria, mentre nella pratica il loro esito dipende dal singolo funzionario o europarlamentare che se ne occupa (penso che da un punto di vista ideologico le petizioni siano uno strumento per un migliore esercizio della democrazia da parte dei cittadini, ma da un punto di vista pratico dipende da chi la singola persona concretamente riceve la petizione). Inoltre, per il promotore le petizioni sono sporcate dal lobbying (io penso che il lobbysmo sia necessario, ed è per questo che abbiamo avviato questa seconda petizione: per farli funzionare, non per togliere questo diritto ai cittadini europei). In linea di principio il promotore crede nell'europa (il nostro motto è sempre stato Europa, monarchia, trasparenza. Il nostro è un partito europeista, crediamo nella democrazia, ma in quella vera, non quella a parole), eppure ne è rimasto deluso. Tuttavia, vuole dare una seconda opportunità alla Ue, per vedere adesso cosa rispondono (noi crediamo nelle istituzioni, crediamo che dovrebbe funzionare seriamente, non come hanno fatto nei nostri confronti). Sicuramente, crede di più nella democraticità dell'europa che non in quella dell'italia (ci interessa fare sapere al mondo intero cosè la democrazia italiana, che è un bluff, perché i nostri politici ci prendono per cretini. Perché se gli italiani tra vent'anni volessero la monarchia potrebbero farlo. Non ha senso che l'italia resti una democrazia così come è oggi, perché tre o quattro persone nel 1947 hanno deciso così...). Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il promotore è molto informato sull'oggetto della petizione e anche su simili situazioni negli altri Stati membri (gli altri stati europei a parte Germania e Austria culturalmente hanno mantenuto l'imposizione della forma di governo, perché viene esclusa a priori la prospettiva monarchica). Considerando che i cittadini semplicemente non siano informati sull'articolo 139, il promotore trova una motivazione all'agire nella volontà di tutelare i diritti che gli individui non sanno neppure essere violati. Il promotore ritiene di conoscere il funzionamento delle istituzioni comunitarie e soprattutto delle procedure di appello da parte dei cittadini (una risposta congrua è che, secondo quanto 305

326 noi abbiamo chiesto, avrebbero dovuto darci una risposta sensata. Noi abbiamo chiesto l'abrogazione dell'articolo 139, che ci impedisce di indire ad esempio un referendum. Loro hanno risposto che non possono intervenire sull'assetto istituzionale di un Paese, che non è ciò che noi abbiamo domandato), anche laddove le istituzioni stesse forniscono risposte diverse (le istituzioni comunitarie possono chiedere che siano modificate, tramite una petizione, delle leggi che vanno contro i dettami della democrazia, contro i diritti dei cittadini. Loro hanno girato intorno alla risposta). La mobilitazione. Nonostante il promotore sia un partito, sostiene che la petizione abbia un valore nazionale (non riguarda solo i cittadini monarchici, ma tutti gli italiani. Perché se un paese decide che l'ordinamento di uno stato si definisce democratico, deve esse democratico fino in fondo) o addirittura europeo (la nostra petizione è nazionale però potrebbe essere utile anche per i cittadini austriaci e tedeschi che hanno lo stesso problema: tutte e tre gli Stati sono infatti delle dittature da un punto di vista costituzionale). La petizione riporta, volutamente, solo le tre firme dei rappresentanti di Am. In ogni caso, il promotore ha cercato di costruire negli anni un consenso relativamente alla causa proposta. Sono stati presti contatti con diplomatici (scriviamo, mandiamo le nostre informative anche a diplomatici, organizzazioni degli Stati esteri, però finora non c'è stato un interesse diretto. Abbiamo avuto delle risposte ma niente di eclatante), con associazioni e partiti di simile ispirazione (abbiamo cercato rapporti con associazioni e partiti dai simili obiettivi a livello europeo ed extraeuropeo) e con europarlamentari (non abbiamo cercato l'appoggio di nessun parlamentare, ma in passato abbiamo scritto delle lettere, anche in più lingue, a vari eurodeputati per parlare della nostra causa. L'invio di lettere era stato fatto a più riprese, e abbiamo ricevuto qualche risposta). Le iniziative di Am sono condivise dalla Segreteria e inviate a tutti, e chi è d'accordo le sottoscrive. Per coinvolgere i cittadini, hanno fatto diverse iniziative, tra cui la Dichiarazione di Bergamo 592, con la quale abbiamo chiesto a dirigenti monarchici e cittadini di impegnarsi per l'abrogazione dell'articolo 139. La ricerca della visibilità. Il promotore sostiene di non voler promuovere la petizione con i grandi numeri (non andiamo a caccia di iscritti, perché strategicamente non penso che serva a nulla), e per la petizione ha preferito allegare poche firme piuttosto che un numero medio (abbiamo deciso di mettere tre firme in rappresentanza di quelli che la pensano come noi, perché se ne avessimo messe dieci sarebbe sembrato che eravamo solo dieci), affinché la visibilità non gli ritornasse contro. La vera strategia di visibilità del promotore è l'appello a tutti i livelli di potere, utilizzando l'insistenza di più messaggi in brevi periodi. La visibilità è uno strumento anche per rendere i cittadini consapevoli, ad esempio anni fa abbiamo appeso manifesti durante una serie di iniziative all'interno della Liguria, e tanta gente ci ha ringraziato perché non conosceva l'articolo 139. La dimensione online. La dimensione online non è particolarmente forte in questa petizione. Essa non è presente su alcun sito ufficiale ma solo ribattuta da altri siti. Tuttavia, il promotore utilizza il form online del Parlamento europeo per l'invio della petizione (è stata inviata sia in forma elettronica che via lettera). 592 Dichiarazione di intenti, firmata il 10 marzo 2005, firmata dal Partito della Alternativa monarchica per labrogazione dellarticolo 139 della Costituzione italiana. 306

327 Caso 20: Sostegno dello sviluppo di veicoli elettrici Nome campagna: petizione a sostegno dello sviluppo dei veicoli elettrici a batteria, ibridi e a celle a combustibile Obiettivo: attivare un esteso programma a sostegno dello sviluppo industriale dei veicoli elettrici a batteria e ibridi, al fine di dare risalto ai consistenti e immediati benefici che tali tecnologie sono in grado di fornire in termini di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni atmosferiche, così da rimuovere le incertezze che hanno finora ostacolato il loro concreto e significativo accesso al mercato. Tema: ambiente e salute Ambito: europeo Promotori: Avere (associazione europea per i veicoli elettrici a batteria, ibridi e a celle a combustibile); Citelec (associazione delle città europee interessate ai veicoli elettrici); Epe (associazione europea per l'elettronica di potenza e gli azionamenti) Tipologia del promotore: organizzato, pre-esistente; competente Promotori secondari: --- Destinatario: Parlamento europeo; Commissione europea; Consiglio dellunione europea Inizio campagna: settembre 2006 Fine campagna: in corso Esito: --- Numero firmatari: (al 31/8/2007) Ruolo della dimensione online: prevalente (98% online; numero limitato di formulari di carta inviati manualmente dagli organizzatori) Supporto: sì supporto economico, lobbying, presenza nei media; no supporto politico, testimonial Sito/i: 307

328 La petizione a sostegno dello sviluppo dei veicoli elettrici a batteria, ibridi e a celle a combustibile è stata avviata dall'avere (associazione europea per i veicoli elettrici a batteria, ibridi e a celle a combustibile), la Citelec (associazione delle città europee interessate ai veicoli elettrici) e l'epe (associazione europea per l'elettronica di potenza e gli azionamenti) nel settembre L'obiettivo è raccogliere un grande numero di firme da inviare al Parlamento europeo, alla Commissione europea e al Consiglio di Unione europea. La richiesta dei petitioners è di attivare un esteso programma a sostegno dello sviluppo industriale e di veicoli elettrici a batteria e ibridi, al fine di dare risalto ai consistenti e immediati benefici che tali tecnologie sono in grado di fornire in termini di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni atmosferiche, così da rimuovere le incertezze che hanno finora ostacolato il loro concreto e significativo accesso al mercato. LAvere, la Citelec e l'epe chiedono inoltre che tali misure vengano avviate il più rapidamente possibile, tenuto conto che i maggiori competitori commerciali e tecnologici delleuropa come il Giappone, gli USA e la Cina sono già impegnati in programmi analoghi su scala importante. Percezione delle istituzioni europee. La scelta del target. La petizione è destinata al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio, anche se in realtà il destinatario finale verrà deciso solo a raccolta firme terminata (quando tutto sarà concluso, decideremo a chi dare veramente la petizione. Intendiamo inviare la petizione agli europarlamentari, ai politici, ma anche alla Commissione, che sono i dirigenti pubblici). Confronto Ue / Stati membri. La petizione è di portata prettamente europea, per cui non sono state espresse opinioni sugli Stati nazionali. La democraticità dell'unione europea. La democraticità dell'europa è vissuta dal promotore nei termini di un costante rapporto di collaborazione e scambio (i rapporti che abbiamo con le istituzioni europee sono abbastanza frequenti, perché da diversi anni partecipiamo ad azioni di ricerca, e conosciamo molte persone che nella Commissione lavorano nella DG Trasporti, in particolare nell'ambito dei veicoli puliti. Sono molti anni che abbiamo questi lavori e lavoriamo insieme). 308

329 Expertise e dinamiche della mobilitazione. La costruzione della competenza. Il connubio dei tre promotori mette insieme background, e quindi competenze, diverse: Avere è un'associazione europea per promozione di veicoli elettrici (è composta da associazioni nazionali, [] e in essa è presente una rappresentanza industriale molto forte dell'automobile e di produzione dell'energia elettrica) mentre Citelec rappresenta città europee coinvolte nell'elettrico (è un'associazione di città e di comuni). Pubblico e privato, locale e nazionale, insomma, sono rappresentati. Il promotore è attivo nella petizione poiché convinto della causa promossa: io lavoro full time per l'università di Bruxelles, e il lavoro che faccio per la petizione ovvero l'implementazione del sito l'ho fatto su base volontaria e gratuita. La mobilitazione. L'idea della petizione è stata dell'ex Segretario generale di Avere e Citelec, che però purtroppo è mancato quest'anno. L'iniziativa è quindi stata portata avanti dai membri delle tre associazioni, con l'obiettivo di mostrare che in Europa esiste un supporto al trasporto elettrico di portata abbastanza vasta. L'attività di mobilitazione inizia a livello nazionale (abbiamo iniziato solo in Belgio) ed è stata poi estesa anche agli altri Stati membri (si sono attivate anche associazioni nazionali che hanno tradotto la petizione in altre lingue ed abbiamo poi deciso di raccogliere le firme online). La promozione a livello locale è delegata alle sezioni nazionali delle associazioni (ad esempio, a Milano c'è la sezione italiana dell'avere, la Cives, che fa la promozione locale della petizione e altre iniziative dell'avere). La mobilitazione ricercata è di portata europea, anche se alcuni Stati per motivazioni legate alla politica o alle strategie industriali si dimostrano meno sensibili di altri (secondo noi c'è una vera e propria dimensione europea, anche se alcuni stati come Francia e Italia sono più elettrici di altri e ci sono persone più interessate all'argomento). La ricerca della visibilità. Il promotore intende ricercare la visibilità attraverso il raggiungimento di un discreto numero di firme (adesso siamo a firme. Non abbiamo un obiettivo specifico, ma in occasione di uno dei prossimi eventi dell'avere vogliamo concludere con un rapporto complessivo e inviare il tutto alle autorità europee), perché l'obiettivo è proprio fare capire ai politici che ci sono delle idee che vivono nella popolazione, e che queste idee vanno supportate. Tuttavia, le firme necessitano del lobbying che deve anche essere concorrenziale rispetto, ad esempio, al lobbying dell'idrogeno (le firme sono importanti, ma c'è anche il lobbying politico perché, ad esempio, per stabilire il programma di ricerca c'è stato un lobbying molto forte per l'idrogeno) - da farsi prestando attenzione alla rilevanza del tema sull'agenda (ora l'interesse sta tornando anche per i veicoli ibridi e ricaricabili, perché ci sono grossi interessi dietro). Il promotore, quindi, effettua molto lobbying presso le istituzioni europee (facciamo molto lobbying, abbiamo molti contatti con la Commissione, partecipiamo ad azioni e ricerche). Gode anche di un supporto politico, che però avviene in maniera indiretta (i politici non sono implicati direttamente nella petizione), mentre non sono presenti testimonial (non abbiamo cercato di avere celebrità, non ci siamo attivamente impegnati in questo senso). Il rapporto con i media è stato ricercato, ma con particolare attenzione alle testate specializzate (i giornalisti che hanno dato più feedback sono siti di news online, siti ecologici o su trasporti puliti, che hanno dato una propaganda abbastanza importante alla petizione quando è stata lanciata). 309

330 La dimensione online. La petizione ha un sito dedicato, che riporta il nome della stessa nella Url. Sul sito la petizione è tradotta in dieci lingue (tra cui il turco: tra noi c'è un ricercatore turco che ha voluto tradurre la petizione, anche perché nella Ue ci sono molti cittadini turchi in Olanda, Belgio, Germania). Il sito consente di inviare la propria firma e di vedere le firme sinora pervenute, con i relativi commenti. Non sono presenti altre sezioni. La raccolta firme avviene prevalentemente via Internet (il 98% delle firme che abbiamo ricevuto è da web), anche se dal sito è comunque possibile scaricare il modulo per la firma tradizionale. La scelta del supporto elettronico è stata effettuata per raggiungere il maggior numero possibile di paesi (abbiamo scelto il supporto elettronico anche perché vogliamo avere firme da più località): a tal proposito, la petizione online è stata creata con una particolare accortezza tecnica che permetterà, eventualmente un domani, di aggiungere un'altra lingua. Il promotore crea sul sito anche uno spazio di espressione per creare opinione: i firmatari, infatti, di fianco alla propria adesione, hanno la possibilità di inserire un commento facoltativo (di fianco ad ogni firma c'era la possibilità di inserire un commento facoltativo, e molte persone l'hanno fatto. Dobbiamo ancora fare l'analisi dei commenti che le persone hanno lasciato alla petizione, e vorremmo estrarre i pensieri più comuni). Tra le altre strategie di promozione via web, è stato utilizzato il mailing (a circa un migliaio di persone che abbiamo conosciuto prima) e il cross linking dagli altri siti (come il Citelec e l'avere) verso la petizione. 310

331 10.3. Rispondenza delle petizioni online agli obiettivi dellunione europea Lanalisi empirica delle venti petizioni presentate allunione europea consente di tracciare un interessante quadro sulle-petitioning in Europa. Per sfruttare al meglio il materiale di analisi, raccolto in maniera ingente, lautrice ha ritenuto opportuno procedere a una quantificazione della qualità. A tal fine, il materiale di analisi è stato ricondotto le risposte al questionario e il contenuto dellintervista in particolare a possibili range di risposte. Il tentativo di quantificare la qualità non ha la pretesa di emulare i metodi di ricerche di impostazione prettamente quantitativa: lautrice è infatti consapevole dellapproccio qualitativo della presente analisi, voluto per comprendere più in dettaglio le pratiche di e- petitioning. Tuttavia, data la grande varietà di informazioni reperite, e nel frattempo data luniformità del metodo analitico adottato, si procede a una schematizzazione che consenta di riordinare il materiale di analisi con oggetto le-petitioning alla Ue. Attraverso lindividuazione di indici (percezione delle istituzioni Ue, expertise e dinamiche della mobilitazione, ruolo della dimensione online e anche democraticità delle petizioni online), selezionati sulla base degli obiettivi dellunione europea in relazione alle Ict, è stata costruita una scala a cui sono stati attribuiti dei valori arbitrari (-1=poco, 0=abbastanza, +1=molto), per osservare con maggiore chiarezza la distribuzione delle petizioni nella valutazione dellefficacia delle strategie comunitarie e la conseguente costruzione di una tipologia Classificazione delle risposte Migliorare la percezione delle istituzioni europee. Per quanto riguarda la percezione delle istituzioni europee, le risposte sulla scelta del target (lue come destinatario strategico) sono state classificate sulla base: 1) della conoscenza della Commissione per le petizioni e dellutilizzo della stessa come unico destinatario (eventualmente insieme ad altri destinatari), 2) della conoscenza della Commissione per le petizioni ma dellutilizzo unicamente di altri destinatari, 3) della mancata conoscenza (e quindi del mancato utilizzo) della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Inoltre, per quanto riguarda il posizionamento delle istituzioni comunitarie rispetto agli Stati membri, in particolare nella valutazione del feedback (come segno di apertura) da esse dato ai petitioners, sono state raggruppate le opinioni degli intervistati a seconda che le istituzioni europee risultino 1) più credibili delle istituzioni degli Stati membri, 2) credibili quanto le istituzioni degli Stati membri, 3) meno credibili delle istituzioni degli Stati membri. Infine, in relazione alla democraticità dellunione europea (ovvero allesito della petizione) è stata effettuata una catalogazione a seconda che le petizioni siano considerate uno strumento 1) democratico, 2) potenzialmente democratico, 3) non democratico, per intervenire efficacemente nel processo di policy making. 311

332 Percezione delle istituzioni Ue Petizione Scelta del target (l'unione europea come destinatario strategico) Confronto UE / Stati membri (il feedback come segno dell'apertura dell'unione europea) Democraticità dell'unione europea (l'esito); Conosce la PETI / La usa come target Conosce la PETI / NON la usa come target NON conosce la PETI Credibilità UE meglio di Stati membri Credibilità UE come stati membri Credibilità UE peggio di stati membri Petizione UE strumento democratico Petizione UE strumento potenzialmente democratico Petizione UE strumento NON democratico TOT percezione Ue Media percezione Ue Abolizione costi di ricarica ,3 Abolizione monarchia Ue ,3 Sostituzione esperimenti su animali ,7 Abolizione fabbricazione di pellicce ,0 Bando pellicce cani e gatti ,7 Cittadinanza europea ,0 ControlArms ,3 Crisi Equitable Life ,0 Finanziabilità ricerca su cellule staminali ,7 Migliore 112 europeo ,5 No al nucleare ,0 No Mose ,3 No Tav ,0 Oneseat ,5 Protezione tartarughe ,0 Pubblico accesso ,0 Reach ,5 Ricerca e innovazione ,0 Risposte più congrue dalla Peti ,7 Veicoli elettrici ,7 24 0,4 312

333 Coinvolgere i cittadini. Per quanto riguarda lexpertise e le dinamiche della mobilitazione (segnali del coinvolgimento), invece, le risposte degli intervistati sono state classificate in primo luogo sulla base della costruzione della competenza, a seconda che il promotore della petizione inizialmente fosse 1) molto competente 2) abbastanza competente, 3) poco o per niente competente. Si sottolinea qui come sia in realtà possibile identificare più tipi di expertise, che vanno dalla conoscenza delle istituzioni europee alle tecniche di lobbying, dallesperienza in precedenti petizioni e/o campagne alle conoscenze tecniche di e-campaigning. In relazione alla mobilitazione (ovvero al reclutamento di promotori secondari e di firmatari), le risposte sono state raggruppate a seconda che si sia registrato un 1) forte coinvolgimento da parte dei cittadini (active citizens), 2) un medio coinvolgimento, 3) uno scarso coinvolgimento. Infine, la dimensione della ricerca della visibilità (utile ai fini della promozione della petizione stessa) è stata valutata sulla base del raggruppamento delle petizioni a seconda che la visibilità sia stata 1) ricercata e ottenuta, 2) ricercata e ottenuta parzialmente, 3) non ricercata (ciò è correlato alla conseguente percezione da parte degli intervistati della visibilità come favorevole o controproducente). Inoltre, si è verificato se la visibilità sia stata perseguita attraverso le firme in quantità o in qualità e se sia stata supportata anche da altri elementi di visibilità, quali la presenza di testimonial, la presenza nei media, la presenza di politiciattivisti, il lobbying, lorganizzazione di eventi e incontri. 313

334 Expertise e dinamiche della mobilitazione Costruzione della competenza (il promotore della petizione) Mobilitazione (i promotori secondari e i firmatari) Ricerca della visibilità (promozione della petizione) Petizione Inizialmente molto competente Inizialmente abbastanza competente Inizialmente poco/per niente competente Forte coinvolgimento (active citizens) Medio coinvolgimento Scarso coinvolgimento Ricercata/ottenuta Ricercata/ottenuta parzialmente Non ricercata TOT coinvolgimento Media coinvolgimento Abolizione costi di ricarica ,3 Abolizione monarchia Ue ,7 Sostituzione esperimenti su animali ,7 Abolizione fabbricazione di pellicce ,3 Bando pellicce cani e gatti ,7 Cittadinanza europea ,0 ControlArms ,0 Crisi Equitable Life ,3 Finanziabilità ricerca su cellule staminali ,3 Migliore 112 europeo ,3 No al nucleare ,0 No Mose ,0 No Tav ,3 Oneseat ,3 Protezione tartarughe ,0 Pubblico accesso ,0 Reach ,0 Ricerca e innovazione ,3 Risposte più congrue dalla Peti ,7 Veicoli elettrici ,7 0,6 0,2 314

335 Ruolo della dimensione online. Lanalisi del ruolo della dimensione online è stata condotta raggruppando le petizioni a seconda che esse siano state svolte (come emerge dalla definizione di e-petition proposta dallautrice) in maniera 1) prevalentemente online; 2) mista o 3) prevalentemente offline. Petizione Il ruolo della dimensione online Prevalentemente online Misto Prevalentemente offline TOT online Abolizione costi di ricarica 1 1 Abolizione monarchia Ue 1 1 Sostituzione esperimenti su animali 0 0 Abolizione fabbricazione di pellicce 1 1 Bando pellicce cani e gatti 0 0 Cittadinanza europea 0 0 ControlArms 0 0 Crisi Equitable Life 0 0 Finanziabilità ricerca su cellule staminali 0 0 Migliore 112 europeo 1 1 No al nucleare 0 0 No Mose 0 0 No Tav 0 0 Oneseat 1 1 Protezione tartarughe 1 1 Pubblico accesso 1 1 Reach 0 0 Ricerca e innovazione 1 1 Risposte congrue dalla Peti -1-1 Veicoli elettrici 1 1 0,4 In seconda istanza, si è analizzata la dimensione che ha visto emergere la componente internet, facendo riferimento in particolare al ciclo di vita di una petizione: mancanza (identificazione di un problema da parte di uno o più cittadini, oppure un gruppo di interesse); competenza (acquisizione di informazioni sul tema, ricerca di eventuali altri promotori potenziali, ricerca di eventuali precedenti simili, identificazione della petizione come soluzione, approfondimento del funzionamento del sistema di e-petitioning); performanza (scrittura della petizione, pubblicazione, divulgazione, ricerca del supporto economico o politico, ricerca della e della visibilità tramite testimonial o media etc. mobilitazione, raccolta firme, invio); sanzione (feedback, esito). 315

336 Presenza della dimensione online nel ciclo di vita di una petizione Mancanza Competenza Performanza Sanzione Abolizione dei costi di ricarica x x Abolizione monarchia Ue x x Sostituzione esperimenti sugli animali x x Abolizione fabbricazione di pellicce x x x Bando pellicce cani e gatti x x Cittadinanza europea ControlArms x x Crisi Equitable Life x x Finanziabilità ricerca cellule staminali Migliore 112 europeo No al potere nucleare No Mose No Tav x x Oneseat Protezione tartarughe x x x Pubblico accesso x x Reach x x Ricerca e innovazione x x Risposte congrue dalla Peti Veicoli elettrici x x x x x x x x Infine, lautrice ha riordinato il materiale dellintervista e del questionario cercando di estrapolare lopinione degli intervistati in merito alla democraticità delle petizioni online allunione europea, quali strumento per intervenire efficacemente nel processo di policy making. A tal proposito, le opinioni espresse sono state raggruppate a seconda che le e- petitions siano state valutate come uno strumento 1) necessario e sufficiente, 2) necessario ma non sufficiente, 3) accessorio per intervenire nella formazione di politiche. Democraticità delle petizioni online Petizione La petizione online per intervenire nel policy-making è Abolizione costi di ricarica Necessaria e sufficiente Necessaria ma non sufficiente Abolizione monarchia Ue x Sostituzione esperimenti su animali x Abolizione fabbricazione di pellicce x Bando pellicce cani e gatti x x Accessoria Cittadinanza europea x ControlArms x Crisi Equitable Life Finanziabilità ricerca cellule staminali x Migliore 112 europeo x No al nucleare x No Mose x No Tav x Oneseat x Protezione tartarughe x Pubblico accesso x 316

337 Reach x Ricerca e innovazione x Risposte congrue dalla Peti x Veicoli elettrici x Valutazione delle risposte In linea generale, si può affermare che gli obiettivi dellunione europea siano abbastanza raggiunti grazie alle petizioni online (percezione delle istituzioni Ue: valore medio 0,4; expertise e dinamiche della mobilitazione: 0,2; ruolo della dimensione online: 0,4). Tuttavia, è opportuno andare in dettaglio per approfondire largomento. Petizione Rispondenza agli obiettivi dell'unione europea Percezione Ue Coinvolgimento Ruolo dimensione online Rispondenza media Abolizione costi di ricarica 0,3 0,3 1,0 Abolizione monarchia Ue 0,3-0,7 1,0 Sostituzione esperimenti su animali 0,7 0,7 0,0 Abolizione fabbricazione di pellicce 1,0-0,3 1,0 Bando pellicce cani e gatti 0,7 0,7 0,0 Cittadinanza europea 0,0 0,0 0,0 ControlArms 0,3 1,0 0,0 Crisi Equitable Life 1,0 0,3 0,0 Finanziabilità ricerca su cellule staminali 0,7 0,3 0,0 Migliore 112 europeo -0,5-0,3 1,0 No al nucleare 0,0 0,0 0,0 No Mose 0,3 0,0 0,0 No Tav 1,0 0,3 0,0 Oneseat -0,5 0,3 1,0 Protezione tartarughe 1,0 0,0 1,0 Pubblico accesso 0,0 0,0 1,0 Reach 0,5 1,0 0,0 Ricerca e innovazione 0,0 0,3 1,0 Risposte congrue dalla Peti 0,7-0,7-1,0 Veicoli elettrici 0,7 0,7 1,0 0,4 0,2 0,4 0,3 Migliore percezione delle istituzioni europee. In relazione alla percezione delle istituzioni europee, lobiettivo di coinvolgere i cittadini risulta abbastanza raggiunto: sono presenti quattro picchi positivi (le petizioni crisi Equitable life, No Tav, Abolizione fabbricazione di pellicce e Protezione tartarughe, pari a +1,0) mentre mancano picchi negativi (i valori più bassi registrati provengono dalle petizioni Oneseat e Migliore 112 europeo, pari a -0,5). 317

338 Chi invia una petizione alle istituzioni europee sembra avere unopinione positiva sulle stesse (molto buona in sette casi su venti 593, abbastanza buona in otto casi su venti 594 e poco buona in cinque casi su venti 595 ). In particolare, tale percezione fa registrare il punteggio più alto nelle petizioni i cui promotori non hanno esperienze precedenti di petitioning online alla Ue, come a dire che ciò che non si conosce appare migliore. Daltro canto, i due casi con il punteggio più basso vedono spiccare due petizioni avviate da promotori particolarmente esperti (uneuroparlamentare nel caso di Oneseat, un lobbysta nel caso del Migliore 112 europeo), tutti residenti a Bruxelles e con contatti regolari con le istituzioni europee. Emerge quindi una dimensione della competenza, collocata sullasse petizione con expertise vs. petizione senza expertise, che corrisponde rispettivamente a una peggiore percezione delle istituzioni comunitarie, e viceversa. Un altro dato di rilievo è che la percezione delle istituzioni comunitarie peggiora con laumentare del supporto esterno su cui può contare il promotore di ciascuna petizione (supporto politico, testimonial, lobbying, presenza nei media). La dimensione della competenza (expertise vs. non expertise) è insomma correlata alla dimensione della relazione o networking (supporto esterno vs. mancato supporto esterno). La percezione delle istituzioni è altresì connessa alla scelta del destinatario della petizione: laddove la percezione è orientata in positivo, la petizione è rivolta alla Commissione delle petizioni del Parlamento europeo (eventualmente unitamente ad altri target). Viceversa, laddove la petizione è rivolta direttamente ad altri destinatari (la Commissione europea o lunione europea in generale) 596 la percezione è orientata in negativo: Non ci aspettiamo più una risposta... Credo che abbiano sotterrato la nostra richiesta, da qualche parte, negli edifici [..] è uno scandalo, ma so perché lo fanno perché non vogliono discutere di questa situazione. Hanno paura di parlarne, perché chiunque voglia ottenere qualcosa qua dentro non rischia di dire nulla contro Strasburgo. [] Il Pe non può decidere dove incontrarsi, se Strasburgo o solo a Bruxelles: è una cosa decisa dal Consiglio (petizione Oneseat). Dallanalisi approfondita di questa issue, emerge che in soli due casi il target è diverso dalla Commissione per le petizioni del parlamento europeo, in quanto perché precedentemente non nota: Abolizione costi di ricarica e Pubblico accesso, petizioni in cui la percezione delle istituzioni europee è comunque abbastanza buona (punteggi rispettivamente pari a 0,3 e 0,0). Non eravamo a conoscenza della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo (petizione per il Pubblico accesso). Negli altri cinque casi (ad eccezione di ControlArms, destinata alle Nazioni Unite) il Parlamento europeo è stato scartato strategicamente: la mancata conoscenza delle istituzioni europee (e delle opportunità democratiche correlate alla possibilità di inviare petizioni al Parlamento) non inficia la percezione della Ue. Al contrario, la consapevolezza delle possibilità offerte (la dimensione della conoscenza) è correlata con una percezione negativa delle istituzioni comunitarie. 593 Crisi Equitable Life, No Tav, Protezione tartarughe, Bando commercio di pellicce cani e gatti, Abolizione esperimenti sugli animali, Finanziabilità ricerca su cellule staminali, Risposte più congrue dalla Peti. 594 ControlArms (commercio di armi), Abolizione dei costi di ricarica, No Mose, Abolizione della monarchia nella Ue, Veicoli elettrici, Pubblico accesso, Abolizione fabbricazione di pellicce, Reach (prodotti chimici). 595 Ricerca e innovazione (maggiori fondi), Cittadinanza europea, No al potere nucleare, Oneseat, Migliore 112 europeo. 596 Nel caso della petizione per un Migliore 112 europeo il Parlamento è stato coinvolto solo in un secondo momento, e comunque per una ragione strumentale (la Commissione ha bisogno del Parlamento per fare passare le proprie proposte). 318

339 Infine, si registra uninteressante specularità tra chi ha una percezione molto positiva delle istituzioni europee (Crisi Equitable Life, No Tav, Protezione tartarughe: valore pari a +1,0), e chi invece ce lha poco positiva (Oneseat, Migliore 112 europeo: valore pari a 0,5): la storia dei promotori di tali petizioni rivela che quelli creati ad hoc (tutti, in questo caso) per la promozione di una petizione fanno registrare opinioni nette in relazione alla Ue 597. Maggiore coinvolgimento dei cittadini. In merito al raggiungimento dellobiettivo di coinvolgere i cittadini nei processi democratici misurabile attraverso lanalisi delle dinamiche correlate allexpertise e alla mobilitazione si osserva una correlazione tra lasse della volontarietà vs. professionalità dellorganizzazione della petizione e lefficacia percepita che deriva dalla creazione di competenza e dalla mobilitazione. Si noti che le due petizioni con punteggio più elevato (ControlArms e Reach: valore pari a +1,0) hanno come promotore delle organizzazioni non profit di campaigning professionale e comprovata esperienza (rispettivamente, Amnesty International e Wwf). Viceversa, le due petizioni con punteggio inferiore (Risposte congrue dalla Peti e Abolizione monarchia Ue: valore pari a 0,7) sono caratterizzate da promotori poco esperti, privi di supporto esterno e con un ridotto supporto in termini di numero di firme. Come reso evidente dalle interviste, inoltre, questultime sono due petizioni (su tre 598 ) in cui la visibilità non è stata ricercata ma, anzi, è stata temuta: Non avremo mai una massa, è per questo che evitiamo di organizzare eventi per la strada perché se organizzassimo una manifestazione repubblicana per strada avremmo al massimo dieci persone. Quindi per evitare il rischio che il giorno dopo sui giornali tutti ci prendessero in giro, abbiamo preferito evitare manifestazioni di massa (petizione per labolizione della monarchia). Abbiamo deciso di mettere tre firme in rappresentanza di quelli che la pensano come noi, perché se ne avessimo messe dieci sarebbe sembrato che eravamo solo dieci (petizione per Risposte congrue dalla Peti). Leffettivo ed efficace coinvolgimento dei cittadini, insomma, sembra correlato alla expertise, che in molti casi è sinonimo di professionalità, del promotore. Tuttavia, è opportuno sottolineare qui come il coinvolgimento non abbia nessuna accezione quantitativa (il numero dei firmatari, ad esempio) ma esclusivamente qualitativa (il livello di coinvolgimento dei firmatari e dei sostenitori): non è infatti evidente alcuna correlazione specifica con le petizioni di massa. In relazione al tema della petizione, è interessante rilevare che nessuna petizione relativa al funzionamento dellunione europea fa registrare risultati di elevato coinvolgimento dei cittadini (come active citizens): quella con il valore più alto (Oneseat: +0,3) ha visto un gran numero di cittadini inoltrare le , attività tuttavia contraddistinta da uno scarso livello di dispendio di energie, con il rischio di impegnarsi nellinvio di una petizione come nellinvio di una barzelletta: Internet è stato 'lo' strumento perché è molto facile accedere al sito, e anche il nome del sito è molto facile da ricordare [] questo è il potere di internet: è così facile forwardare le ! Voglio dire, tutti inoltrano barzellette, videoclip... e quindi perché non inoltrare anche un buon tema politico? E questo è quanto è accaduto (petizione Oneseat). 597 Lunica eccezione è costituita dalla petizione No Mose. 598 La terza è la petizione per un Miglior 112 europeo. 319

340 Ruolo della dimensione online. La dimensione online è assai presente nella maggior parte del campione per via dei criteri con in quali esso è stato selezionato 599 (essa è determinante in nove casi su venti: Abolizione costi di ricarica, Abolizione monarchia Ue, Abolizione fabbricazione di pellicce, Migliore 112 europeo, Oneseat, Protezione tartarughe, Pubblico accesso, Ricerca e innovazione, Veicoli elettrici; poco rilevante in uno solo: Risposte congrue dalla Peti). LAutrice ritiene qui interessante approfondire in quali fase dal ciclo di vita di una petizione Internet è stato rilevante, e per quali ragioni i promotori si siano avvalsi di tale strumento. In relazione alla prima valutazione, si evidenzia che in soli due casi (Abolizione della fabbricazione di pellicce e Protezione delle tartarughe) Internet si rivela un alleato utile nella fase della mancanza (ovvero il momento dellidentificazione di un problema da parte di uno o più cittadini, oppure un gruppo di interesse): la consapevolezza di una questione sgradita, insomma, non nascerebbe dalla rete. Risulta comunque di interesse notare la somiglianza tra le due petizioni, con oggetto la tutela degli animali, nate dalliniziativa di alcuni giovani (un diciottenne nel primo caso, due trentenni nel secondo caso), poco numerosi ma con familiarità con la rete Internet (il primo promotore è il moderatore di un forum musicale online, il secondo è un informatico di professione). Più di frequente (in quattro casi), invece, la dimensione online si fa sentire nella fase della competenza (acquisizione di informazioni sul tema, ricerca di eventuali altri promotori potenziali, ricerca di eventuali precedenti simili, identificazione della petizione come soluzione, approfondimento del funzionamento del sistema di e-petitioning), ovvero nel momento di costruzione (se non esistente precedentemente) o del rafforzamento della expertise: Abbiamo ricercato su Internet eventuali casi precedenti, e abbiamo trovato la petizione al Parlamento europeo sulle grandi scimmie (petizione per la Protezione delle tartarughe). Questi confronti avvengono principalmente via , e abbiamo domandato al nostro delegato a Honk Hong che cosa fare, ed egli ha risposto di coinvolgere l'europa (petizione per il Bando del commercio di pellicce di cani e gatti). Siamo stati fortunati perché i blogger nella comunità scientifica hanno scoperto la petizione precedente, ed è davvero ottimo che ci siano i blogger perché sono molto aperti e condividono l'informazione (petizione per il Pubblico accesso). Il momento in cui il ruolo di Internet si rivela fondamentale è quello della performanza (scrittura della petizione, pubblicazione, divulgazione, ricerca del supporto economico o politico, ricerca della visibilità con azioni di supporto o testimonial o media], mobilitazione, raccolta firme, invio): in tale fase, infatti, esso è determinante per tutte le petizioni. Ciò conferma lappropriatezza della definizione proposta dallautrice di petizione online, nella quale si sottolinea come non sia e- solamente linvio della segnalazione ma lo è anche tutto ciò che lo precede e lo segue. Ho contattato le persone della mia rete direttamente per telefono, oppure . Oppure ho chiesto ad amici di mandare da parte mia, di mettermi in copia e di ricontattare me. E ciò mi ha fatto raggiungere moltissime persone (petizione per Ricerca e innovazione). Senza internet non avremmo potuto fare nulla (petizione contro la Tav). 599 Si ricorda qui la definizione dellautrice di petizione online, quale particolare forma di e-partecipazione attiva consistente nellinvio di una protesta o una segnalazione a un referente istituzionale, giuridicamente riconosciuto come il responsabile delle petizioni oppure no, da parte di uno o più cittadini o un gruppo di interesse, attraverso 1) canali di e-petitioning offerti top-down, 2) canali di e-petitioning alternativi scelti bottomup, 3) canali di petitioning tradizionale, in cui sia presente una forte componente online allinterno di una o più fasi del ciclo di vita di una petizione (mancanza, competenza, performanza, azione). 320

341 Abbiamo inviato a una mailing list la petizione (petizione contro il Mose). Nessuna organizzazione ci ha dato la mailing list, ma abbiamo chiesto a ciascuna organizzazione di inviare la petizione tradotta nella lingua nazionale (petizione No al nucleare). La petizione è stata inviata sia in forma elettronica che via lettera (petizione Risposte congrue dalla Peti). L'ho inviata a un mio indirizzario di colleghi in tutte Europa e, non mi ricordo bene quante firme abbiamo raccolto in poche ore, perché hanno aderito quasi tutti, l'hanno firmata 1800 persone (petizione Finanziabilità sulle cellule staminali). Facciamo molto mailing, che è la nostra tecnica principale (petizione sulla Cittadinanza europea). Avviare petizioni è sicuramente più facile grazie a internet. Sapevamo che le firme sarebbero arrivate largamente online. Promuovere una petizione via internet è più accessibile, più facile da fare, con , internet, chatroom. Così è più facile che girino in tutta Europa le parole sui diritti degli animali... (petizione per la Sostituzione di esperimenti sugli animali). Insieme a tutti i contatti abbiamo 'bombardato' nel vero senso della parola: abbiamo bombardato tutti i membri della Commissione attività produttive per richiedere di non rinviare il decreto, e dopo quattro o cinque giorni hanno lasciato perdere e non hanno più rinviato nulla. Questo è stato un grande successo grazie alla rete (petizione per labolizione dei costi di ricarica). Infine, la dimensione online è presente seppure in percentuale minore (sette casi su venti) anche nella fase della sanzione (feedback, esito), ovvero nel momento in cui il promotore viene informato sullesito della petizione, a sua volta, mette al corrente i firmatari e i sostenitori. Cerco di essere sicura che i cittadini siano connessi lungo tutto il progetto. Voglio essere certa che le persone siano regolarmente informate e aggiornate, perché solo così le persone prendono coraggio e si sentono davvero parte di un movimento di massa: le persone vogliono sapere cosa succede (petizione per labolizione degli esperimenti sugli animali). Quando il Parlamento europeo ha votato a favore abbiamo informato i nostri associati (petizione sulla Crisi dellequitable Life). 321

342 10.4. Valutazione delle e-petitions come strumento democratico in Europa Parlare di democraticità delle petizioni online allunione europea richiede di approfondire più dimensioni, ovvero: 1. laccesso/accessibilità alla possibilità di esercitare il diritto di petizione (quanti cittadini sanno che esiste il diritto di petizione, al Parlamento europeo in particolare?); 2. la expertise per esercitare tale diritto in maniera efficace (tutte le petizioni vengono tenute in eguale considerazione oppure è necessario essere competenti per essere più competitivi?); 3. limpatto della petizione nel processo di formazione di politiche (le petizioni hanno esito positivo, totalmente o parzialmente?); 4. leffettiva rappresentatività delle petizioni (sono davvero una richiesta dei cittadini?) Accesso/accessibilità al diritto di petizione In primo luogo, il promotore della petizione deve essere a conoscenza dellopportunità di sottomettere una petizione allunione europea, e nello specifico rivolgendosi al Parlamento europeo. La mancata conoscenza di tale diritto, infatti, genera un primo divide che limita la democraticità delle petizioni online (non eravamo a conoscenza della Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, petizione a Sostegno dello sviluppo di veicoli elettrici). Peraltro, come già evidenziato con lanalisi quantitativa, i questionari registrano una forte selezione del promotore tipo di petizioni online alla Ue: lintervistato medio ha infatti un elevato livello di istruzione (l84% del campione è composto da laureati, di il 37,5% ha anche un titolo di studio di terzo livello, come un master o un dottorato), ha una buona conoscenza delle lingue straniere (sono quattro gli intervistati che parlano correntemente solo la propria lingua madre), ha effettuato esperienze all'estero (di studio o professionali) e in un numero rilevante di casi (il 25%) è andato a vivere a Bruxelles (indizio che correla lo strumento petizione alla prossimità con le istituzioni europee, per ragioni che si presumono legate al lobbying o alla costruzione della competenza del petitioner sul funzionamento del processo di decision making comunitario) Expertise per effettuare petizioni di successo LAutrice ritiene che sia possibile individuare quattro macro-tipi di expertise (che costituiscono allo stesso tempo un divide per lesercizio della democrazia da parte di tutti i cittadini) correlati alla possibilità di inviare efficacemente petizioni online allunione europea. Expertise tecnologica. La prima è lexpertise tecnologica, che consiste nella capacità di utilizzare il computer per effettuare una serie di operazioni quali scrivere e ricevere e utilizzare altri strumenti di comunicazione online 600 (promuovere una petizione via internet è più accessibile, più facile da fare, con , internet, chatroom, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali con altri metodi), documentarsi su eventuali petizioni precedenti 601 (ho cercato le altre associazione via internet, abbiamo preso contatto via internet e raramente per posta tradizionale, petizione per labolizione della monarchia nella UE; mi è venuto in mente di fare una ricerca sull'esistenza di petizioni online, petizione Contro la fabbricazione di 600 Come chat, forum, videoconferenze, Voip, etc 601 Ad esempio, attraverso motori di ricerca 322

343 pellicce) ed effettuare iniziative di web editing, creando siti web per la promozione della petizione. Inoltre, lexpertise tecnologica riguarda anche la capacità di utilizzare canali di social networking per la creazione di nuove relazioni (il social network è stato fatto quasi tutto a distanza, prevalentemente online o per telefono, petizione per labolizione dei costi di ricarica), di conoscere e avvalersi degli strumenti di raccolta firme online presenti in rete (ad esempio, PetitionOnline: sono riuscito a contattarli via , nonostante le difficoltà iniziali, e hanno inserito la petizione tra le storie di successo. [] PetitionOnline è un sito visitatissimo e la petizione, per il numero di firme che riceveva, stava sempre in cima alla top10 delle petizioni, petizione per labolizione dei costi di ricarica) e gestire limmagine della petizione sul web (su internet si trova di tutto. Ad esempio, c'è Attivissimo, uno che ricerca le bufale e scrive un post solo se riceve una donazione. E si è occupato della mia petizione inizialmente mettendo in dubbio tutta una serie di elementi, ed è addirittura arrivato a pesare i fogli A4 per dire che non pesavano quanto io dicevo. Ho ricevuto critiche anche da blog autorevoli come questo, e nei blog andavo a spiegarmi), petizione per labolizione dei costi di ricarica). Expertise legale/politica. In secondo luogo, è da evidenziare lexpertise legale/politica, che si ritrova nella consapevolezza e nella conoscenza da parte del promotore delle modalità per linvio di una petizione e delle norme in relazione alloggetto di interesse (in Italia con la legge 189/2005 è stata vietata l'importazione delle pellicce di cani e gatti, in particolare dalla Cina, e abbiamo deciso di rivolgerci al Parlamento europeo per chiedere di estendere questa legge in Europa, petizione Contro il commercio delle pellicce di cani e gatti), importanti per argomentare legalmente in maniera efficace il testo della petizione. Inoltre, lexpertise legale/politica si ritrova nella conoscenza da parte del petitioner dei meccanismi di funzionamento delle istituzioni europee (per dimostrare che avevamo ragione ho letto tutti i rapporti della Commissione che dicevano che per il 112 andava tutto bene, petizione per un Miglior 112 europeo), e del processo di legiferazione (abbiamo deciso di inviarla al Pe perché proprio esso doveva decidere e votare, petizione per Maggiori fondi per la ricerca sulle cellule staminali), nonché nella consapevolezza dellagenda politica europea e del timing per linvio della petizione (entrano in campagna tra pochi mesi, per questo dobbiamo adire ora, petizione per un Miglior 112 europeo; la Commissione finalmente ha deciso di rivedere la direttiva sugli esperimenti sugli animali e abbiamo pensato così che per gli europarlamentari sarebbe stato più facile esprimersi, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali con altri metodi). Expertise relazionale. In terza istanza, è da citare lexpertise relazionale del petitioner, ovvero lesistenza, o la capacità di sviluppo da parte del promotore, di reti di relazione a sostegno della petizione. In particolare, essa si ritrova nei contatti tra il promotore e altri sostenitori della stessa causa (lui è stato molto attivo e partecipava agli incontri dell'equitable Life, a cui partecipavo anch'io, e ad un incontro mi ha invitato a partecipare, petizione sulla Crisi Equitable Life), che possono nascere anche da relazioni professionali o di amicizia (la mobilitazione è partita in maniera forte perché ero utente amico di operatori, che quindi sapevano che era una cosa seria, petizione per labolizione del commercio di pellicce). Inoltre, lexpertise relazionale fa riferimento anche alle capacità di lobbying del petitioner (abbiamo mandato anche appelli direttamente al commissario del Parlamento Ue che si occupa di questa problematica, petizione per il Bando delle pellicce di cani e gatti; 323

344 facciamo frequenti conferenze a Bruxelles, petizione per la Cittadinanza europea) e alla pre-esistenza di relazioni con i politici (non abbiamo fatto lobbying, abbiamo solo coinvolto i politici, che conoscevamo abbastanza bene [] con alcuni parlamentari eravamo già in contatto, petizione Contro il commercio delle pellicce di cani e gatti; ha promosso l'iniziativa Raul Romeva, che prima di diventare europarlamentare lavorava in una Ong a Barcellona, che già si occupava di promuovere il Trattato. [] Raul ci ha chiamato dicendo che facevano una riunione a Bruxelles [] per vedere cosa si poteva fare a livello di Parlamento europeo. Ci siamo messi in una stanza [], abbiamo visto cosa era possibile fare, abbiamo scritto il testo, hanno presentato la risoluzione ed è passata subito, petizione ControlArms). Infine, la capacità di relazione si ritrova anche nello sviluppo di un rapporto di lungo periodo con i firmatari della petizione (pianificando nella strategia di dare un feedback [] cerco di essere sicura che i cittadini siano connessi lungo tutto il progetto. Voglio essere certa che le persone siano regolarmente informate e aggiornate, perché solo così le persone prendono coraggio e si sentono davvero parte di un movimento di massa: le persone vogliono sapere cosa succede, petizione per la Sostituzione degli esperimenti sugli animali). Expertise comunicativa/promozionale. In quarto luogo, il promotore della petizione deve possedere o costruirsi anche una expertise comunicativa/promozionale, legata alla capacità di rendere visibile la causa promossa attraverso il coinvolgimento dei media (influiscono non solo la petizione, ma anche ad esempio coinvolgere i mass media attraverso una manifestazione, petizione Contro il commercio delle pellicce di cani e gatti; una volta avviata, abbiamo mandato regolari comunicati stampa ai media per aggiornarli sulla petizione, e i media si sono sempre dimostrati interessati, perché ciò rifletteva anche ad esempio a livello britannico che gli inglesi stavano perdendo fiducia nel sistema pensionistico nazionale, petizione sulla Crisi Equitable Life) e di testimonial (Stella McCartney e Heather Mills-McCartney, rispettivamente figlia e moglie del noto componente del Beatles, petizione Contro il commercio delle pellicce di cani e gatti; Nomadi, Negrita, [] Paola Turci, petizione ControlArms). Inoltre, la capacità di diffondere la petizione è correlata con labilità di organizzare eventi promozionali offline (se non c'è una grande macchina di marketing che fa promozione i cittadini da soli non bastano, petizione per un Miglior 112 europeo) o di avviare strategie di web marketing online (abbiamo proposto dei link con il nostro sito internet, petizione per labolizione della monarchia nella Ue). Infine, la specificità delle petizioni di ambito europeo non può non fare riferimento alla capacità di traduzione dei testi per comunicare ad un pubblico più ampio (un mio amico italo-americano mi ha aiutato con la traduzione, petizione per labolizione del commercio di pellicce; come chiedere ai servizi di emergenza di affrontare il problema del multilinguismo, se noi avessimo fatto solo una petizione in una lingua?, petizione per un Miglior 112 europeo). Expertise di campaigning. Infine, ma non per importanza, è opportuno ricordare leventuale expertise di campaigning, ovvero lesperienza da parte del promotore o le competenze apprese in eventuali petizioni precedenti o altre campagne (alcuni anni fa stavo facendo campagne contro l'utilizzo di esperimenti sugli animali per i cosmetici petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali; il promotore era già attivo, avendo già effettuato una campagna referendaria per le cellule staminali, petizione per il Finanziabilità della ricerca sulle cellule staminali). 324

345 Tale competenza si ritrova, ad esempio, nella capacità di scegliere in maniera efficace il target a cui appellarsi per la raccolta firme (le tematiche relative agli animali sono sempre state un tema molto importante per i cittadini europei, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali con altri metodi) e del destinatario istituzionale della petizione (rivolgersi al Parlamento europeo era la strategia migliore, mentre rivolgersi direttamente al parlamento cinese sarebbe stato allora la scelta peggiore, petizione per il Bando di pellicce di cani e gatti; principalmente abbiamo cercato di raggiungere le istituzioni europee, petizione per la Cittadinanza europea; con il Parlamento europeo abbiamo una storia, nel senso che già nel passato abbiamo fatto risoluzioni ed attività congiunte sulla campagna ControlArms. Questa è la terza volta che facciamo un'azione parlamentare in appoggio del trattato, petizione ControlArms). Il promotore, insomma, per poter inviare petizioni efficaci sembra dover essere un cittadino assai competente (sicuramente chiunque può inviare una petizione, ma le persone devono essere molto attente perché se lo fai male a volte gli effetti possono essere controproducenti, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali). E, quando il promotore si rende conto di avere delle lacune, frequentemente si coalizza con altri individui, trovando nella condivisione di competenze un punto di forza (all'inizio eravamo solo un accountant, un avvocato e un esperto di marketing: abbiamo messo insieme le nostre competenze, petizione sulla Crisi Equitable life; ho un amico nella Associazione, che ha un'impresa di Internet, che ha messo a disposizione dei supporti. [] Diversi amici hanno aiutato l'associazione in diverse occasioni. Un mio amico da Parigi lavorava per un'azienda che offre allestimenti per le fiere, e ogni volta che avevo bisogno di allestimenti li ho sempre avuti gratuitamente. [] La traduzione è tutta avvenuta grazie ai contatti volontari che avevamo. Ha preso solo 30 minuti di ciascuno di loro, ma era difficile trovare le persone, petizione per un Miglior 112 europeo) Efficacia delle petizioni online nel processo di policy-making Per quanto riguarda la valutazione dellesito, come riferito nel capitolo dedicato allanalisi quantitativa dei questionari, si registra un buon livello di efficacia delle petizioni: l87,5% delle petizioni ha avuto un esito positivo (delle otto petizioni concluse, tre hanno avuto successo totale 602, tre hanno avuto un successo parziale 603, una non ha avuto esito positivo 604 e una non ha avuto esito valutabile 605 ). Ipotizzando che lesito sia correlato, tra gli altri fattori, anche alla capacità del promotore di rendere efficaci le petizioni online, è rilevante notare che in ben tredici casi 606 le petizioni sono ritenute uno strumento necessario ma non sufficiente: assai di frequente, infatti, il promotore ha avviato strategie di affiancamento per rendere più efficace la propria petizione (credo che sia un errore di alcune organizzazioni limitarsi al lobbying senza includere il pubblico in tale processo politico, anche se ciò potrebbe sembrare artificiale [] penso che le petizioni, per essere di successo, debbano avere successo nel pubblico. Credo che sarebbe molto facile per noi raccogliere centinaia di migliaia di firme e portarle alle istituzioni europee: tu devi creare un po' di rumore. Ma al tempo stesso sicuramente nessuno deve 602 Abolizione costi di ricarica, Bando pellicce cani e gatti, Crisi Equitable Life. 603 Finanziabilità ricerca cellule staminali, Reach, Ricerca e innovazione. 604 Oneseat. 605 No al potere nucleare. 606 Abolizione della monarchia Ue, Sostituzione esperimenti sugli animali, Abolizione fabbricazione di pellicce, Bando pellicce cani e gatti, ControlArms, No al potere nucleare, No Mose, No Tav, Protezione tartarughe, Pubblico accesso, Reach, Ricerca e innovazione, Veicoli elettrici. 325

346 illudersi che raggiungere un certo numero di firme potrebbe essere sufficiente per creare anche un minimo cambiamento, petizione per labolizione dei costi di ricarica). In tre casi 607 esse sono ritenute uno strumento accessorio, un add-on (nel quadro attuale non penso che le petizioni siano uno strumento per fare davvero partecipare i cittadini alle decisioni europee [] per il momento il problema è, secondo me, il seguito che viene dato a una petizione: si propone una petizione, se si è fortunati si avrà un rapporto che parlerà del tema, ma se non si ha un supporto importante all'interno delle istituzioni europee è quasi sicuro che la petizione non arriverà a nulla. Sono poche le petizioni che sono arrivate a qualcosa. Se non c'è un vero meccanismo ufficiale per avere un dialogo con le istituzioni europee, non penso che le petizioni cambieranno un granché, petizione per la Cittadinanza europea), se non addirittura uno strumento inutile (io non credo al milione di firme, è solo una questione di facciata. E ci credo ancora di meno se dietro non c'è il contenuto. Noi dietro abbiamo otto anni in cui ci sono stati lavori con la Commissione, la lamentela all'ombudsman, la petizione alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo, petizione per un Miglior 112 europeo). In altri quattro casi 608, invece, esse sono considerate come uno strumento necessario e sufficiente per ottenere dei cambiamenti (il livello europeo è mille volte più democratico rispetto al livello nazionale [] e le petizioni sono uno strumento molto efficace per fare partecipare i cittadini al processo decisionale europeo, petizione Crisi Equitable Life) La ricerca della visibilità. Un tema ricorrente, allinterno dei colloqui avuti con i promotori, è quello della visibilità dalle petizione: ricercata, voluta, a volte ottenuta e in alcuni casi anche temuta. La visibilità può venire in primo luogo ricercata con il segno legittimamente riconosciuto a supporto di ogni petizione: la firma. Eppure, esiste una netta differenza tra quelle petizioni luna allopposto dellaltra che ricercano la quantità delle firme e quelle che ricercano la qualità delle firme. Tra le prime spiccano, per lelevato numero di firme raccolte, le petizioni Oneseat ( firme: bisogna avere molti cittadini e la maggior parte delle volte, quando hai molti cittadini hai anche molta attenzione da parte dei media; vanno di pari passo... così è come la mia petizione ha funzionato: più firme abbiamo avuto, più attenzione dei media abbiamo ricevuto), Abolizione dei costi di ricarica ( firme), ControlArms (1,7 milioni di firme) e No al nucleare ( firme). Si noti che, pur senza puntare al milione di firme 609, anche altre petizioni hanno investito molto nella raccolta di firme in quantità, come la petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali (noi vogliamo avere un numero significativo di firme, e sicuramente ciò sarà sicuramente più significativo per l'ep), la quale ha raccolto firme. Tra le seconde petizioni sono da segnalare, in particolare, le petizioni sulla Finanziabilità della ricerca sulle cellule staminali e quella su Ricerca e innovazione. La prima, che ha 607 Cittadinanza europea, Migliore 112 europeo, Oneseat 608 Abolizione dei costi di ricarica, Crisi Equitable Life, Finanziabilità ricerca su cellule staminali, Risposte più congrue dalla Peti. 609 Si ricordi qui il Trattato di Lisbona (che modifica il trattato sull'unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007), Titolo II, Disposizioni relative ai Principi democratici, articolo 8b, comma 4: Cittadini dell'unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'unione ai fini dell'attuazione dei trattati. 326

347 presentato un totale di firme, ha incluso infatti anche le sottoscrizioni di accademici, europarlamentari e 11 Premi Nobel 610 ; la seconda ha raccolto solamente 87 firme, proveniente tuttavia in prevalenza da rappresentanti di regioni, aziende private e accademici (ho fatto in modo che le persone parlassero con persone di altro livello influenti, per avere le loro firme, puntando sulla qualità e non sulla quantità). Una particolare evoluzione della visibilità della firma si ritrova nelle visual petitions come ControlArms: ogni firmatario può caricare sul sito una propria fotografia digitalizzata, mentre nei Paesi in via di sviluppo con scarso livello di informatizzazione può aderire alla campagna disegnando il proprio volto su delle speciali action cards. In diversi casi, i promotori di petizioni hanno avviato ulteriori strategie di promozione della visibilità, consistenti prevalentemente nel coinvolgimento di testimonial (è successo il terremoto, veramente un boom impressionante; []senza l'intervento di Beppe Grillo difficilmente saremmo arrivati a tali risultati, petizione per labolizione dei costi di ricarica) e nel lobbying (una petizione è il volto pubblico del lobbying politico sottostante; le petizioni possono essere utilizzate 'per dire che persone sono parte di una petizione', ma ciò non basta, perché ciò che rende un testo una legge deriva al 90% dal lobbying politico, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali; le firme sono importanti, ma c'è anche il lobbying politico, petizione a Sostegno dello sviluppo di veicoli elettrici). Una forma particolare di lobbying che è interessante rilevare è, inoltre, il lobbying con i cittadini, che consiste nel tentativo di coinvolgere i cittadini nel processo di decision-making da parte di promotori professionali (le persone oggi si sentono molte lontane dai politici, e quando le direttive europee stanno per essere pubblicate, quello è forse l'unico momento per cittadini per intervenire nel processo decisionale, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali). Una forma di visibilità molto ricercata è la presenza nei media: (ho contattato tutti i mezzi informazione di cui avevo alcuni li ho trovati su internet, altri già li avevo [] nel frattempo grazie a Beppe Grillo hanno iniziato a occuparsi della petizione anche SkyTg24, Mi manda RaiTre, EuroNews, petizione per labolizione dei costi di ricarica; influiscono non solo la petizione, ma anche ad esempio coinvolgere i mass media attraverso una manifestazione; petizione per il Bando di pellicce di cani e gatti;una volta avviata, abbiamo mandato regolari comunicati stampa ai media per aggiornarli sulla petizione, petizione sulla Crisi Equitable Life; la collaborazione dei media è stata ricercata per raggiungere un audience maggiore, petizione No al nucleare). Per essere presenti, sulle televisioni in particolare, i promotori devono rendere il più visibile possibile la propria petizione con immagini appealing: ad esempio, nel caso dei camion pieni di documenti nella petizione Oneseat (è qualcosa di molto visibile, perché possiamo mostrare ai giornalisti tutti i camion che portano a Strasburgo tutte le scatole con i documenti degli europarlamentari con tutte le persone che vanno e vengono da Strasburgo a Bruxelles ciò è molto visibile e attira facilmente l'attenzione dei media) o con linvio di una torta finta di Unhappy birthday all'euratom nel caso della petizione No al nucleare. Inoltre, la presenza nei media è resa più facile dalla possibilità per i giornalisti di raccontare una storia (i media non prenderebbero seriamente in considerazione un comunicato stampa che parla di una petizione, ci deve essere una storia addizionale; dovremmo creare un 'uncino' perché i media se ne interessino; petizione sulla Sostituzione degli esperimenti su animali; potevano andare nel centro delle 610 Alexei Abrikosov, Paul Berg, Christian De Duve, Herbert A. Hauptman, Jean-Marie Lehn, Richard Roberts, Donnal Thomas, Steven Weinberg, Eric F. Wieschaus, Jack Steinberger, Edmond H. Fischer. 327

348 città, e vedere le ambulanze e filmare la gente che faceva gli esami del sangue, petizione Reach). Inoltre, la visibilità è ricercata anche nellorganizzazione di eventi, come quelli dove si riuniscono le grandi masse, ad esempio i world social forum, facendo una campagna molto forte di raccolta delle facce (ed è così che la campagna inizia ad essere frequentemente presente sui media, petizione ControlArms). Proprio come le visual petitions, gli eventi consentono di dare alla petizione una faccia, come quella delle persone da cui abbiamo preso il sangue: ciò è stato importante per creare un impatto (petizione Reach).. Le problematiche della visibilità. Se molti promotori di petizioni cercano di rendere visibile la propria petizione, altri invece riflettono sul fatto che la visibilità possa addirittura avere un effetto boomerang e ritorcesi contro (abbiamo deciso di mettere tre firme in rappresentanza di quelli che la pensano come noi, perché se ne avessimo messe dieci sarebbe sembrato che eravamo solo dieci, petizione per Risposte più congrue dalla Peti; una volta avevamo pensato di fare una manifestazione davanti agli edifici davanti al Parlamento europeo, ma poi abbiamo avuto il timore di trovarci in due o tre, e abbiamo quindi deciso di rinunciare ad un'azione visiva per rimanere così nell'ambito elettronico. [] Non avremo mai una massa, è per questo che evitiamo di organizzare eventi per la strada perché se organizzassimo una manifestazione repubblicana per strada avremmo al massimo dieci persone per strada. Quindi, per evitare il rischio che il giorno dopo sui giornali tutti ci prendano in giro, preferiamo evitare manifestazioni di massa, petizione per labolizione della monarchia). La visibilità, quella sul web in particolare, può anche diventare incontrollabile: una volta lanciato il proprio messaggio nell'infinito mondo di Internet, il promotore si preoccupa di riuscire a controllare il seguito dello stesso (sono andato ad agire laddove la petizione era ribattuta nella rete, facendo una ricerca per parola chiave; sono andato sui forum in cui era stata riportata, petizione per labolizione del commercio di pellicce) Effettiva rappresentatività delle petizioni La quarta dimensione della democraticità delle petizioni riguarda leffettivo pubblico interesse delle tematiche promosse, e leventuale coinvolgimento dei cittadini che ne deriva. Per alcuni promotori di petizioni, quelli professionali in particolare, il problema può risiedere: - nellimpegno che la mobilitazione comporta (le persone [] hanno poco tempo, quindi il promotore si accolla la maggior parte del lavoro, ovvero linvio del testo della petizione, i link animati, le bozze del comunicato stampa, il tutto già tradotto nelle varie lingue nazionali. [] Ci sono molte persone che firmerebbero una petizione, ma sono pochissime quelle che poi si siederebbero a un tavolo per discuterne. Firmare una petizione ti permette di essere parte della campagna senza essere particolarmente coinvolto attivamente. Penso che per alcune persone firmare una petizione sia l'unica cosa che farebbero, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali); - nellinteresse per una determinata tematica, perché i cittadini non si rendono conto dellimportanza di un tema (credo che i cittadini non possano mobilizzarsi su temi così secondari, petizione per un Miglior 112 europeo) oppure perché il tema non è sufficientemente appealing (hai bisogno di grandi obiettivi perché le persone si sentano connesse. Ma più grande è l'obiettivo, più difficile è raggiungerlo. [] Tuttavia, avere obiettivi estremamente grandi è l'unico modo per raggiungere le 328

349 persone, perché le persone non sarebbero state contente di firmare una petizione che parlava di 'ridurre del 40% il nucleare' e 'aumentare del 40% l'energia', petizione No al nucleare). 329

350 10.5. La dimensione online: potenzialità e limiti Dallanalisi delle interviste emerge che la dimensione online è stata frequentemente determinante in positivo per la promozione delle petizioni. In particolare, le potenzialità riconosciute alle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione Internet in particolare sono: 1. la rapidità, in particolare nella fase della performanza del ciclo di vita di una petizione (raccogliendo molte firme in poche ore [] a livello europeo siamo arrivati, senza sforzo, a circa 2600 persone, petizione per la Finanziabilità della ricerca sulle cellule staminali; avevamo dei tempi molto stretti: la prima discussione è stata effettuata a dicembre 2006, e sapevamo che il prossimo meeting sarebbe stato a Bruxelles a febbraio Quindi avevamo bisogno di fare in fretta e non avevamo neppure delle grandi risorse, per cui abbiamo deciso di agire online, petizione per il Pubblico accesso; abbiamo raggiunto 60mila firme nelle prime due settimane, petizione Oneseat; con Internet si va veloci, si fanno tante cose che prima non si facevano, è uno strumento di efficienza, petizione per Finanziabilità della ricerca sulle cellule staminali; c'è l'alta tecnologia, per andare avanti in modo veloce e rapido, petizione ControlArms; l'ho inviata a un mio indirizzario di colleghi in tutte Europa e [] in poche ore [] hanno aderito quasi tutti petizione per Maggiori fondi alla ricerca sulle cellule staminali); 2. laccessibilità/gratuità di avvio della petizione: il promotore, ovvero ogni cittadino, può avviare e promuovere una petizione (sapevamo che le firme sarebbero arrivate largamente online. Promuovere una petizione via internet è più accessibile, più facile da fare, con , internet, chatroom, petizione per la Sostituzione di esperimenti sugli animali) a costo zero (la rete è la dimostrazione che grazie a internet si può arrivare a riunire tantissima gente per un obiettivo comune, dal basso, e anche spendendo meno, petizione per labolizione dei costi di ricarica); 3. la facilità di coinvolgimento superficiale: i potenziali sostenitori, senza doversi particolarmente coinvolgere e mobilitare nella campagna, possono aderire alla petizione con una firma elettronica (c'era una scheda da compilare e che hanno restituito via posta elettronica, che è il metodo più semplice, petizione per Maggiori fondi alla ricerca sulle cellule staminali; il documento è stato presentato ufficialmente da 13 associazioni, non c'è alcuna firma tradizionale, tutte le firme sono elettroniche, petizione per labolizione della monarchia) e diffondere attraverso il passaparola (Internet è stato 'lo' strumento perché è molto facile accedere al sito, e anche il nome del sito è molto facile da ricordare, oneseat.eu. [] è così facile forwardare le ! Voglio dire, tutti inoltrano barzellette, videoclip... e quindi perché non inoltrare anche un buon tema politico? E questo è quanto è accaduto, petizione Oneseat); 4. lelevata possibilità di networking (il grande successo è stato il passaparola che internet ha generato, per cui puoi davvero creare dei network. E senza l'aspetto online davvero io credo che non avremmo potuto fare quello che volevamo, sicuramente non nei tempi dati, petizione sul pubblico accesso; hanno detto che avrebbero passato il link ai loro soci, nei forum, petizione per labolizione del commercio di pellicce), anche grazie al superamento delle distanze (questi confronti avvengono principalmente via , e abbiamo domandato al nostro delegato a Honk Hong che cosa fare, ed egli ha risposto di coinvolgere l'europa, petizione per il Bando di pellicce di cani e gatti, abbiamo scelto il supporto elettronico anche perché vogliamo avere firme da più località, petizione Veicoli elettrici), e attraverso la creazione di contatti (questa petizione sta unendo persone che altrimenti non sarebbero state unite, questo anche grazie alla mailing list, petizione per la Protezione delle tartarughe) e il mantenimento degli stessi (soprattutto è stato molto utile per restare 330

351 in contatto tra le organizzazioni coinvolte, petizione No al nucleare); 5. la grande visibilità dei messaggi e delle petizioni (PetitionOnline è un sito visitatissimo e la petizione, per il numero di firme che riceveva, stava sempre in cima alla top10 delle petizioni, petizione per labolizione dei costi di ricarica; ho contattato le persone della mia rete direttamente per telefono, oppure . Oppure ho chiesto ad amici di mandar da parte mia, di mettermi in copia e di ricontattare me. E ciò mi ha fatto raggiungere moltissime persone, petizione per la Cittadinanza europea; L'ho quindi indicizzato in una maniera molto speciale, e se cerchi informazioni sulle tartarughe tramite i motori di ricerca, trovi il nostro sito, petizione per la Protezione delle tartarughe; l'impatto di , siti web è molto grande [] senza avremmo ricevuto sicuramente molte meno firme, petizione No al nucleare) anche grazie alla numerosità dellaudience potenziale (la possibilità di contattare tante persone via ha influito estremamente sulla maniera con cui facevamo progressi nella petizione. Senza il servizio non credo che avremmo fatto gli stessi progressi, petizione sulla Crisi Equitable Life); 6. laccesso allinformazione (è un potere incredibile quello che è dato al cittadino con internet: autonomia del cittadino. C'è un accesso incredibile alle informazioni su tutto, petizione per un Miglior 112 europeo; i nostri temi sono tendenzialmente poco affrontati sui mass media, mentre attraverso newsletter e sito possiamo fare conoscere le nostre campagne senza censure, petizione per il Bando di pellicce di cani e gatti). Daltro canto, i limiti emersi in relazione allutilizzo delle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione sono i seguenti: 1. la volatilità, ovvero la difficoltà di generare una mobilitazione di lungo periodo, al punto che ci si dimentica facilmente di ciò che si è firmato (abbiamo ricevuto regolarmente la newsletter di una delle associazioni spagnole [] ma adesso non la riceviamo più. [] Un giorno gli inglesi ci hanno proposto ciò che noi gli avevamo proposto due anni prima, come se fosse stata la prima volta. Allora ho reagito con entusiasmo ma poi non ho mai più avuto una risposta. Non ho mai più sentito parlare di questa iniziativa, petizione per labolizione della monarchia) e i progetti avviati fanno fatica a proseguire (le Ict sono molto pratiche per lanciare un progetto momentaneo, ma non per creare dei legami permanenti. Le Ict aiutano a coinvolgersi molto facilmente rapidamente, ma per quanto riguarda dei legami durevoli credo sia necessario vedersi, petizione per labolizione della monarchia nella Ue); 2. limpegno e il costo di mantenimento della petizione, attraverso il regolare aggiornamento di database e/o di supporti online (comunque, anche se l'invio delle è gratuito, avere un database solido e costantemente aggiornato è un budget, petizione per la Cittadinanza europea); 3. la dispersione del target (fare campagna solo sul web a volte è solo una perdita di tempo, perché devi portare il tuo lavoro all'attenzione di chi ha il potere, che decide; altrimenti tutto il tuo lavoro è vano, petizione per la Cittadinanza europea); 4. lo scarso coinvolgimento reale: per quanto riguarda la facilità nella mobilitazione online, si sottolinea come i temi promossi debbano comunque avere unimportanza già preventivamente per il singolo cittadino, come a dire che il vero coinvolgimento non nasce in rete (se la petizione riguarda un argomento che non è diffuso, che non è sentito dalla stragrande maggioranza della gente credo che sia difficile ottenere un risultato del genere, petizione per labolizione dei costi di ricarica; se non gli fosse importato non avrebbero firmato, petizione Oneseat); 331

352 5. la saturazione da eccesso di messaggi e petizioni online, che frequentemente degenera nello spam (poiché le petizioni sono così popolari, è anche più facile per la tua petizione di essere persa nella pletora di tutte le petizioni. [] Alcuni mi hanno chiesto perché non ci siamo appoggiati ai siti che promuovo le petizioni; la risposta che do è che tali siti sono così saturi di petizioni che diventa praticamente impossibile per la tua petizione essere visibile, petizione per la Sostituzione degli esperimenti su animali; siamo tutti soggetti allo spam: l'importanza del messaggio, quando non proviene da una persona che conosci tu, diventa secondaria, petizione per un Miglior 112 europeo) e che spesso rende difficili ad alcune informazioni di emergere (ogni tanto le persone cadono dalle nuvole, e ti accorgi che nonostante internet la maggior parte della gente non lo sa cosa succede veramente, petizione No Tav); 6. la superficialità dellinformazione, derivante dalla mancanza della relazione interpersonale vis-à-vis e che implica scarse possibilità di approfondimento (il contatto umano comporta un insieme di informazioni molto più precise, e così si può davvero fare qualcosa; con l' invece ciò non succede, petizione per un Miglior 112 europeo; la dimensione online non va molto bene perché le persone non possono porre alcuna domanda, petizione per la Cittadinanza europea). In relazione, infine, alla credibilità della firma elettronica, si evidenzia qui come ciò non costituisca quasi mai un problema per i promotori (non credo che firmare online rende una petizione meno credibile, e al tempo stesso una petizione tradizionale non necessariamente è più potente. Non credo che la distinzione sia così semplice, petizione Reach), ciò anche perché negli anni le istituzioni europee hanno sempre accettato anche petizioni firmate elettronicamente. Riassumendo, ciò che emerge dallanalisi delle potenzialità e dei limiti della dimensione online delle-petitioning allunione europea è quanto segue: Potenzialità La dimensione online nelle e-petitions allunione europea Rapidità (veloce mobilitazione di breve periodo, diffusione dei messaggi, raccolta firme) Accessibilità/gratuità di avvio della petizione (il promotore può avviare e mantenere la petizione a costo zero) Facilità di coinvolgimento superficiale (scarso impegno del sostenitore nella mobilitazione, aderendo con una firma elettronica, diffondendo con il passaparola) Elevata possibilità di networking (superamento delle distanze, creazione e mantenimento di contatti) Grande visibilità dei messaggi/petizioni (indicizzazione, più possibilità di comunicazione e invio, numerosità dellaudience potenziale) Accesso allinformazione (possibilità di accedere a informazioni, anche fuori dal mainstream) Volatilità Limiti (difficile mobilitazione di lungo periodo, il sostenitore si dimentica facilmente, i progetti avviati fanno fatica a proseguire) Impegno/costo di mantenimento della petizione (il promotore deve mantenere aggiornati i supporti online, database etc.) Scarso coinvolgimento reale (difficile impegno attivo nel sostegno della campagna, adesione alla petizione solo se coinvolti già preventivamente sul tema) Dispersione del target (rischio di non indirizzare in maniera precisa i messaggi, difficoltà nel mantenimento di contatti di lungo periodo, superficialità rispetto ai rapporti vis-à-vis) Saturazione da eccesso di messaggi/petizioni (rischio di confusione con lo spam, problema della credibilità, difficoltà ad emergere) Superficialità dellinformazione (scarse possibilità di approfondimento rispetto al contatto umano) 332

353 10.6. Tipologia delle petizioni online allunione europea Sulla base dellanalisi del materiale di studio (questionario, intervista, testo della petizione, sito della petizione) lautrice ritiene possibile identificare alcuni tipi di e-petitions allunione europea, sviluppati lungo i due assi volontario vs. professionale (le petizioni si distinguono a seconda che il promotore effettui la petizione in maniera volontaria o invece sia un professionista retribuito per tale attività) e mobilitazione importante vs. mobilitazione non importante (le petizioni si distinguono a seconda che il coinvolgimento dei cittadini sia ritenuto un elemento importante per lefficacia della petizione, e viceversa). Mobilitazione=importante Abolizione costi di ricarica No al potere nucleare ControlArms Protezione tartarughe Crisi Equitable Life No TAV No MoSE Reach Pellicce cane e gatto Oneseat Promotore=volontario Abolizione pellicce Veicoli elettrici Pubblico accesso Finanziabilità cellule staminali Ricerca e innovazione Promotore=professionista Abolizione monarchia nella UE Risposte congrue Sostituzioni esperimenti animali Migliore 112 europeo Cittadinanza europea Mobilitazione=non importante Sulla base degli assi proposti, lautrice ritiene possibile identificare cinque tipi di petitioning online allunione europea: 1. le petizioni isolate (promotore volontario, mobilitazione non importante) 2. le petizioni militanti (promotore volontario, mobilitazione importante) 3. le petizioni universali (promotore professionale, mobilitazione importante) 4. le petizioni lobbystiche (promotore professionale, mobilitazione non importante) 5. le petizioni di élite (promotore sia volontario che professionale, mobilitazione di qualità). 333

354 Mobilitazione=importante Petizioni militanti individuali Petizioni militanti Petizioni universali Promotore=volontario Petizioni di élite Promotore=professionista Petizioni isolate Petizioni lobbystiche Mobilitazione=non importante Le petizioni isolate (promotore volontario, mobilitazione non importante) Le petizioni isolate sono avviate da un promotore che agisce in maniera volontaria e privo di remunerazione per le azioni intraprese. Tali petizioni, peraltro, hanno costi nulli o irrilevanti e non richiedono raccolte fondi o iniziative di autofinanziamento. Il promotore isolato dimostra di possedere la expertise legale/politica e, in parte, quella tecnologica. Non possiede, invece, quella relazionale, comunicativa/promozionale e di campaigning. Nella petizione isolata Internet viene utilizzato per cercare nuovi sostenitori, prevalentemente attraverso le e lo scambio di link. Il petitioner agisce tuttavia allinterno di un contesto di nicchia (in questo caso: gruppo monarchico, gruppo anti-monarchico) e la petizione viene promossa allinterno del contesto stesso. Per tale ragione, il petitioner riesce a raccogliere solo piccoli quantitativi di adesioni 611 e, fuori dal suo contesto, manifesta problemi di credibilità. Quando riesce a trovare dei sostenitori, fa fatica a generare un network che comporti una mobilitazione di lungo periodo 612. Il promotore isolato vive un rapporto conflittuale con la visibilità: essa viene temuta per il potenziale effetto boomerang derivante dal fatto che è rischioso mostrare di essere in pochi Scriviamo, mandiamo le nostre informative anche a diplomatici, organizzazioni degli stati esteri, però finora non c'è stato un interesse diretto. Abbiamo avuto delle risposte ma niente di eclatante (petizione per Risposte più congrue dalla Peti). 612 Credo che sia davvero difficile organizzarsi in maniera permanente a livello europeo. [] Avevo ricontattato tutte le associazioni per suggerire una collaborazione regolare ma ciò non ha mai avuto luogo (petizione per labolizione della monarchia). 613 Abbiamo deciso di mettere tre firme in rappresentanza di quelli che la pensano come noi, perché se ne avessimo messe dieci sarebbe sembrato che eravamo solo dieci (petizione per Risposte più congrue dalla Peti). Una volta avevamo pensato di fare una manifestazione davanti agli edifici davanti al Parlamento europeo, ma 334

355 Per poter essere ascoltato maggiormente dalle istituzioni, il promotore isolato utilizza la strategia dellinvio a ripetizione della stessa petizione, o insistenza 614. Il promotore isolato non ha supporto politico, né testimonial e non è presente nei media. Non ha esperienza di lobbying, a parte linvio di qualche missiva a europarlamentari 615, e tuttavia ha una buona conoscenza delle opportunità di partecipazione politica che lunione europea offre ai cittadini. Il promotore isolato ripone maggiore fiducia nelle istituzioni europee che in quelle nazionali 616, e per tale ragione le petizioni isolate sono rivolte alla Commissione delle petizioni del Parlamento europeo 617. Nonostante lisolamento, tuttavia, le petizioni si rivolgono a un pubblico europeo di potenziali firmatari. Lobiettivo della petizione è di sensibilizzazione, ben sapendo il promotore isolato che la petizione non verrà presa in considerazione finché il tema non entrerà nellagenda delle istituzioni Ue Le petizioni militanti (promotore volontario, mobilitazione importante) Le petizioni militanti sono avviate da un promotore che agisce in maniera volontaria e priva di remunerazione per le azioni intraprese. Tali petizioni possono avere dei costi, in ogni caso sempre low budget, che vengono gestiti attraverso lautofinanziamento 619 o la raccolta fondi tra simpatizzanti. Il promotore isolato dimostra di possedere lexpertise relazionale e quella tecnologica. Solo in parte, invece, possiede quella legale/politica e quella comunicativa/promozionale Non possiede, invece, quella campaigning. In quanto promotori non professionisti, i promotori militanti sopperiscono alla mancanza di competenze attraverso lunione delle proprie forze 620. poi abbiamo avuto il timore di trovarci in due o tre, e abbiamo quindi deciso di rinunciare ad un'azione visiva per rimanere così nell'ambito elettronico. [] Non avremo mai una massa, è per questo che evitiamo di organizzare eventi per la strada perché se organizzassimo una manifestazione repubblicana per strada avremmo al massimo dieci persone per strada. Quindi per evitare il rischio che il giorno dopo sui giornali tutti ci prendano in giro, preferiamo evitare manifestazioni di massa (petizione per labolizione della monarchia). 614 La prima risposta del Pe è stata di ritenere la petizione non ricevibile, perché non toccava una materia di competenza delle comunità europee e quindi dire che era il Pe a non essere molto competente. A seguito di ciò ho risposto, ho minacciato di avvertire la stampa, e dicendo che i Diritti dell'uomo sono materia dell'ue: tre settimane dopo ho ricevuto una risposta che diceva che la mia petizione sarebbe stata esaminata (petizione per labolizione della monarchia). 615 Tutto ciò che abbiamo fatto a livello di lobbying è contattare alcuni europarlamentari, inviando loro un o una lettera chiedendo di riservare una buona accoglienza alla petizione (petizione per labolizione della monarchia). Non abbiamo cercato l'appoggio di nessun parlamentare, ma in passato abbiamo scritto delle lettere, anche in più lingue, a vari eurodeputati per parlare della nostra causa. L'invio di lettere era stato fatto a più riprese, e abbiamo ricevuto qualche risposta (petizione per Risposte più congrue dalla Peti). 616 In Belgio se si vuole entrare in politica e diventare Ministro un giorno è meglio non intervenire espressamente contro la monarchia, ciò anche a livello europeo e in tutti i partiti (petizione per labolizione della monarchia). Nonostante le istituzioni europee diano risposte che fanno ridere i polli, per lo meno ci hanno risposto (petizione per Risposte più congrue dalla Peti). 617 Se la Commissione per le petizioni dice che è sufficiente inviare la petizione, allora noi agiamo così nella massima trasparenza (petizione per Risposte più congrue dalla Peti). 618 La Commissione delle petizioni potrebbe essere un buon interlocutore solamente se si trattasse un argomento di cui l'europa vuole occuparsi, e di cui gli Stati membri sono contenti che l'europa si occupi (petizione per labolizione della monarchia). 619 La maggior parte del nostro lavoro è stato fatto volontariamente, e per questo l'autofinanziamento è stato sufficiente (petizione Crisi Equitable Life) 620 All'inizio eravamo solo un accountant, un avvocato e un esperto di marketing: abbiamo messo insieme le nostre competenze (petizione Crisi Equitable Life). L'idea era di mettere insieme le informazioni che aveva lui come giornalista e le mie conoscenze informatiche (petizione per la Protezione delle tartarughe). 335

356 Nella petizione militante Internet viene utilizzato per creare mobilitazione, prevalentemente utilizzando strumenti informali per la raccolta firme 621 come PetitionOnline 622. Inoltre, viene creato un sito della petizione e viene fatto un ampio uso del mailing 623, ambedue strumenti per garantire un costante e periodico aggiornamento dei potenziali sostenitori 624. Il promotore militante ricerca una petizione di quantità 625 (elevato numero di firme) e tende inoltre a fare rete tra sostenitori che, se non condividono lo stesso interesse, condividono interessi simili 626. Il promotore militante ricerca la compattezza 627 e abbina a strategie di mobilitazione online incontri vis-à-vis con la stretta cerchia dei sostenitori 628. La petizione militante vede promuovere sia valori, prevalentemente ambientalisti o animalisti, che interessi 629 problematiche vissute sulla pelle degli stessi promotori 630. Queste ultime petizioni sono peraltro caratterizzate da una forte localizzazione (petizioni locali o nazionali) e riescono a generare una mobilitazione di lungo periodo. Nella maggioranza dei casi 631 lobiettivo della petizione è un cambiamento concreto e non la sensibilizzazione. Il promotore isolato ricerca fortemente la visibilità 632, attraverso eventi e azioni dimostrative 633, i contatti con i media 634 o il supporto di testimonial. La visibilità sul web è, 621 Principalmente la prima mossa è stata di mettere la petizione in rete, rendendola una petizione online (petizione No Mose). 622 Petitiononline è un sito visitatissimo e la petizione, per il numero di firme che riceveva, stava sempre in cima alla top10 delle petizioni (petizione per labolizione dei costi di ricarica). 623 Abbiamo inviato a una mailing list la petizione (petizione No Mose). La possibilità di contattare tante persone via ha influito estremamente sulla maniera con cui facevamo progressi nella petizione. Senza il servizio non credo che avremmo fatto gli stessi progressi (petizione Crisi Equitable Life). 624 L'impatto di , siti web è molto grande (petizione No al potere nucleare). 625 Abbiamo già fatto raccolte firme, ma il problema è che ogni volta che loro cambiano il progetto noi dobbiamo cambiare la petizione; nel 1996 abbiamo avuto 18mila firme cartacee; con la seconda petizione siamo arrivati a 50mila firme; adesso vogliamo raccogliere 100mila firme, ma non per fare chissà quale scoperta perché non ci frega più di tanto delle firme ma per dire che la capacità di mobilitazione è pari, se non superiore, a quella che c'era prima (petizione No Tav). 626 Ad esempio, caratteristica specifica del movimento No Mose è stata la comunanza di interessi con altri movimenti del No, che il 1 febbraio 2006 hanno sancito la nascita del Coordinamento nazionale No grandi opere formato inizialmente dai comitati No Tav del Piemonte e della Liguria (Val Susa e Terzo valico), No Mose (dighe nella laguna veneta) e No Ponte (sullo stretto di Messina). 627 Quando il Parlamento europeo ha votato a favore abbiamo informato i nostri associati (petizione Crisi Equitable Life). 628 Ci troviamo minimo tre o quattro volte lanno in grandi assemblee da 3mila persone, mentre ci troviamo circa una volta alla settimana nei comitati delle singole comunità montane (petizione No Tav). Siamo presenti almeno ogni due settimane in un campo di Venezia (petizione No Mose). Un gruppo di persone si è ritrovato e si è reso conto che il nucleare stava tornando (petizione No al potere nucleare). Lui è stato molto attivo e partecipava agli incontri dell'equitable Life, a cui partecipavo anch'io, e ad un incontro mi ha invitato a partecipare (petizione Crisi Equitable Life). 629 Petizioni: Abolizione dei costi di ricarica, Crisi Equitable life, No Tav e No Mose. 630 Quindi è più facile coinvolgere la gente della valle stessa (petizione No Tav). 631 Uneccezione, ad esempio, è costituita dalla petizione No al potere nucleare: La domanda della nostra petizione è molto generale, è molto grande, ovvero 'smettetela con il nucleare, investite in energie rinnovabili e, in sostanza, sciogliete l'euratom'. [] Hai bisogno di grandi obiettivi perché le persone si sentano connesse. Ma più grande è l'obiettivo, più difficile è raggiungerlo. D'altro canto, però, avere obiettivi estremamente grandi era l'unico modo per raggiungere le persone, perché le persone non sarebbero state contente di firmare una petizione che parlava di 'ridurre del 40% il nucleare' e 'aumentare del 40% l'energia'. 632 Con la riunione a Bruxelles abbiamo avuto la possibilità di usare degli schermi. Ecco ciò che ci dà una grossa mano: la possibilità di far vedere. Perché come faccio a convincerti che c'è l'uranio? Te lo faccio vedere, ed ecco che ti convinci subito. Prima magari pensi 'questo conta balle', quando invece nel video senti 'tin tin tin' dici 'ma allora questo è uranio' (petizione No Tav). 633 Abbiamo fatto una grande giornata in cui era possibile raccogliere firme in tutte le piazze (petizione No Mose). 336

357 anchessa, decisamente voluta dal promotore, e in alcuni casi monitorata attraverso lanalisi dei siti su cui la petizione è ribattuta. Le petizioni militanti effettuano iniziative di marketing della petizione, creando un logo e il conseguente branding, eventualmente un claim, materiale promozionale e anche capi dabbigliamento. Laspetto visual della petizione viene particolarmente curato. Frequentemente, la petizione militante riceve un supporto politico (in alcuni casi anche direttamente allinterno delle istituzioni europee); tuttavia, ciò di solito proviene da personalità isolate classificabili come politici-attivisti 635. Non viene, invece, effettuata alcuna iniziativa di lobbying 636 benché esista la consapevolezza dellimportanza dello stesso 637 : il lobbying, dunque, non viene effettuato unicamente per mancanza di contatti e competenze o per via della collocazione geografica lontana da Bruxelles. Il promotore ha fiducia nelle istituzioni europee 638, e in generale nello strumento petizioni 639, a discapito di quelle nazionali 640. Tuttavia, nonostante la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo sia percepita positivamente 641, per avere maggiore visibilità la petizione militante viene spesso inviata a più di un destinatario istituzionale. Frequentemente la petizione militante inviata alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha come esito una Fact funding visit 642, ovvero linvio di una delegazione europarlamentare sul territorio per verificare lo stato dei fatti. 634 Sempre per raccogliere le firme abbiamo fatto molte conferenze stampa (petizione No Mose). Una volta avviata, abbiamo mandato regolari comunicati stampa ai media per aggiornarli sulla petizione, e i media si sono sempre dimostrati interessati (petizione Crisi Equitable Life). 635 Il supporto politico veniva da persone che erano già nei gruppi che erano parte dell'assemblea No Mose. Non siamo dovuti andarli a cercare, si sono materializzati da soli (petizione No Mose). 636 Il 90% dei lobbyisti appartiene al business e il 10% al nonprofit, settore che ha moltissimi argomenti (ambiente, diritti degli animali, diritti umani, etc.) e quindi per entrare nel giro, trovare la persona giusta, e creare una relazione, reperire informazioni è molto difficile (petizione No al potere nucleare). 637 Normalmente è difficile parlare con un europarlamentare, è quindi più facile parlargli avendo 10mila firme. [] Secondo me il potere di una petizione è al 50% lobby e al 50% numero di firme, perché senza le firme nessun lobbyista si attiverebbe (petizione per la Protezione delle tartarughe). 638 Credo che la petizione all'ue sia una grande possibilità per tenere la gente ancorata a un principio di giustizia, perché noi crediamo che ci sia la possibilità di intervenire grazie alla giustizia, che è anche il Parlamento europeo (petizione No Tav). Attualmente stiamo aspettando che l'europa si muova per fermare il mostro (petizione No Mose). Senza la Commissione europea non sarebbe successo nulla. [] Penso che senza l'unione europea sarebbe stato molto più difficile fare passare la petizione (petizio