Il più amato. Capriles scatena i suoi contro i risultati del voto Intimidazioni e assalti, 7 morti e decine di feriti DA CARACAS, GERALDINA COLOTTI

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 SPED.IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLIII. N. 91. MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 EURO 1,50 Nel grande gioco del Quirinale il nome di Stefano Rodotà è il terzo più votato dal Movimento 5stelle dopo quello di Milena Gabanelli e Gino Strada. È l occasione che il Pd non può perdere. Bersani ora deve decidere se sceglie la sinistra o la destra, se ascoltare Berlusconi o rispondere alla richiesta di cambiamento PAGINE 2, 3 FINANZCAPITALISMO L austerity travolge 5,8 miliardi di persone Non solo l Europa. Uno studio comparato pubblicato dalla Columbia University sui rapporti Fmi di 181 paesi del mondo dimostra che dal 2008 al 2013 il «pensiero unico» sui tagli alla spesa pubblica ha riguardato l 80% degli abitanti del pianeta. Una soluzione «inefficiente e ingiusta» BARANES PAGINA 7 EUROFALCHI La «rigorista» Olanda abbandona il rigore L asse degli «eurofalchi» perde un pezzo da novanta. Spinto dalla recessione e dall aumento della disoccupazione, il governo Rutte rinuncia alla manovra da 16 miliardi che avrebbe tagliato dipendenti pubblici e sussidi e congelato i salari. Cancellato anche l impegno a tornare al 3% del deficit entro il 2014 MERLO PAGINA 7 MUSICA Dischi in vinile che passione Se il mondo gira a 33 giri Sabato 20 aprile in tutto il mondo si celebra il «Record Store Day», la giornata dedicata ai negozi storici di musica. Protagonista il vinile, travolto dal cd a fine anni 80 ma riscoperto oggi, in piena era digitale, da una nicchia di melomani. La guida ai luoghi resistenti e il curioso diario di un negoziante AA. VV. PAGINA 12 Il più amato LA L ATTENTATO DI BOSTON Maratona di sangue, nessuna certezza T re morti, tra cui un bambino di 8 anni e ultimaidentificata unaragazza di i feriti, molti con le gambe amputate. «Unatto di terrorismo», dice il presidente Obama all indomani dell attentato. L Fbi indaga e non esclude nessuna ipotesi. Pista interna, riconducibile all ultradestra? Attentato per mano di Al Queda? O il gesto di un pazzo isolato? È caccia all uomo mentre per il momento emergono solo dettagli dalla scena del crimine. Secondo fonti di polizia gli ordigni usati erano costituiti da pentole a pressione piene di schegge metalliche, chiodi e cuscinetti a sfera, collegate a detonatori CONTINUA PAGINA 9 VENEZUELA PAGINA 8 Capriles scatena i suoi contro i risultati del voto Intimidazioni e assalti, 7 morti e decine di feriti DA CARACAS, GERALDINA COLOTTI STEFANO RODOTÀ/FOTO RICCARDO ANTIMIANI-EIDON BIANI BUONA CAUSA Gaetano Azzariti N el caos calmo in cui versa la politica italiana finalmente succede qualcosa di importante. Il M5S si sveglia e comincia a capire che il suo movimento può essere determinante per il rinnovamento delle istituzioni. In fondo quel che sino a ieri Bersani auspicava. Sarebbe drammatico se il Pd ora oscillasse e facesse sfumare la possibilità di un risultato straordinario. Questo giornale ha scritto sin dall inizio che l esito delle ultime elezioni senza nessun vincitore può favorire il cambiamento solo se si vengono a realizzare due condizioni: da un lato il centrosinistra deve abbandonare la sua naturale moderazione e latendenza a convergere versoilcentro(destra), dall altro il movimento deve abbandonare le sue pulsioni populiste e mettersi a fare politica in un alleanza di cambiamento. Ora finalmente qualcosa sembra muoversi in questa direzione. Il manifesto sostiene la candidatura di Stefano Rodotà per la Presidenza della Repubblica, e il suo nome è stato tra i più votati dagli iscritti alla rete di Grillo. Il fatto che siano i grillini a proporla e a cercare su di essa una convergenza (sebbene condizionata dall accettazione o dalla rinuncia della giornalista Milena Gabanelli) deve rappresentare uno stimolo in più e non si può far cadere l offerta. Se non si vuole ricacciare questo movimento verso l impotenza della protesta distruttiva (che rischia con una risata di seppellire l intero sistema democratico) bisogna prendere molto sul serio questa apertura. Spetta ora al Pd, con lo stimolo di Sel, fare propria la candidatura del migliore tra i candidati possibili. Non solo perché i numeri dicono che in tal modo può essere eletto un Presidente autorevole e in grado di fronteggiare la più grave crisi del sistema costituzionale, ma perché quella di Rodotà è una figura in grado di rappresentare l unità nazionale (così come pretende l art. 87 della nostra Costituzione) a garanzia di tutti. Al partito che detiene il maggior numero digrandi elettori ora compete operare perché possano convergere sul miglior candidato tutte le forze democratiche, tuttequelle checredononella possibilità di un garante della costituzione che abbia il massimo di equilibrio e d esperienza. CONTINUA PAGINA 3 ROMA Rompere l arroccamento Sandro Medici M a davvero per la sinistra italiana sembra non ci sia altra soluzione che stringersi attorno a Bersani e Vendola, o al massimo sperare in Fabrizio Barca? Ma siamo proprio sicuri che, fuori da tutto questo, s incontrano solo residualità nostalgiche e agonizzanti o qualche saccente velleità destinata a un inesorabile irrilevanza? Possibile che per l esteso addensamento critico sparso in lungo e in largo nel paese l unica possibilità è fare un dispetto a Renzi odareundispiacere anapolitano, altrimenti non gli resta che rassegnarsi e rinunciare? CONTINUA PAGINA 4 SCIENZA & BREVETTI Tra l India e Novartis perde la ricerca ANDREA CAPOCCI l PAGINA 10 SCAFFALE Saviano e la cocaina in versione pulp RICCARDO DE GENNARO l PAGINA 11 Per fermare il «pilota automatico» di Mario Draghi e di Berlino la sinistra non deve fare un governicchio ma imporre un piano «per il lavoro» L ANALISI Alfonso Gianni pagina 15 MPS PAGINA 5 I pm sequestrano 1,8 mld a Nomura. E indagano per truffa i vertici della banca LEGAMBIENTE PAGINA 5 Nell Italia della crisi il boom delle ecomafie SANITÀ MALATA PAGINA 6 Al San Raffaele di Milano 244 licenziamenti e cariche I lavoratori sul tetto

2 pagina 2 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 Scongelati IL PIÙ AMATO «Il partito democratico voti con noi, potrebbe essere l inizio di una collaborazione». L offerta dell ex comico in un videomessaggio al segretario, incalzato però da Berlusconi M5S-Bersani, una Carta c è Milena Gabanelli vince il sondaggio online dei grillini. Ma fa capire di non voler accettare e Grillo va già oltre. Sfida il Pd: c è anche Rodotà, è perfetto per la sinistra. Intesa possibile dal 4 voto. In nome della Costituzione ROMA D ondola sulle gambe mentre parla alla telecamera. Oscilla e fa rimbalzare la porta del bagno, si intravede l asta di una doccia. Grillo è all interno del camper, in tour elettorale in Friuli, mentre registra il videomessaggio destinato a Bersani. Si capisce che non sta nella pelle. Il televoto delle «quirinarie» gli ha consegnato un risultato perfetto, perfetto per prendere in contropiede il Pd diviso e immobile. Gigioneggia: «Non avrei mai immaginato un risultato del genere». Invece la più votata degli iscritti al Movimento 5 stelle - ma quanti voti? e quanti sono stati i partecipanti? Ancora non lo dicono - è risultata Milena Gabanelli. Secondo Gino Strada. Due candidati «impossibili», che non si sono mai detti disponibili e che saranno votati per i primi tre scrutini dai 162 grandi elettori a 5 stelle. Consentendo così di non esporre fino alla quarta votazione il vero candidato, Stefano Rodotà, il terzo dei prescelti dal movimento e l unico in grado di convincere il centrosinistra. Per un finale glorioso e da Bersani imprevisto. Di convergenze possibili parla Grillo, ed è una prima volta assoluta per chi come lui ha sempre fatto di tutto per tenere a distanza il Pd. «Magari troveremo una convergenza», ha detto a Bersani. Ma tutto questo dopo. Prima lo ha sfidato a seguire le indicazioni dei 5 stelle. «Senza ironie, senza battute, seriamente - ha detto - voti la Gabanelli. Potrebbe essere un punto di incontro». Adesso è Grillo che si mette a fare politica. Che lascia intravedere un nuovo inizio a Bersani. Bersani che è sempre in cerca di una maggioranza per la sua premiership. Ma il capo politico del 5 stellenon si fermaalle allusioni, stavolta. Da domani mattina alle 10 si fa sul serio, si comincia a votare per il nuovo presidente della Repubblica, e allora Grillo è chiarissimo. C è Gabanelli, ma non solo. «Lei è una mossa vincente e straordinaria, ma Rodotà è perfetto e deve essere votato. È un altro nome spendibile benissimo dalla sinistra», aggiunge. PROCESSI Ieri oggi e domani, tutti gli impedimenti di Berlusconi E fissata al 23 aprile l udienza pubblica in Corte Costituzionale sul conflitto d attribuzione tra poteri dello Stato sollevato da Berlusconi nei confronti del tribunale di Milano che lo sta giudicando per frode fiscale nella vicenda dei diritti tv Mediaset. Al centro del conflitto, la pronuncia con cui il tribunale di Milano rigettò la richiesta di rinviare l udienza dibattimentale del primo marzo del 2010 avanzata dai legali di Berlusconi per legittimo impedimento, per via della convocazione di un consiglio dei ministri slittato dalla data inizialmente prevista. Attraverso i suoi difensori, il Cavaliere ieri ha invece chiesto il rinvio dell udienza in calendario il 18 aprile nella quale la Cassazione deve trattare l istanza di trasferimento da Milano a Brescia dei processi Ruby e Mediaset: Berlusconi ha chiesto di «essere sentito personalmente» e ha avanzato un impedimento per le votazioni del capo dello stato che iniziano proprio domani. Se la Suprema corte accoglierà l istanza di rinvio, dovrebbero slittare anche i due procedimenti milanesi sospesi (rispettivamente il 25 e il 23 marzo) proprio in attesa del pronunciamento della Cassazione sulla rimessione e rifissati per il 20 quello sui diritti tv e per il 22 quello sul caso Ruby. Milena Gabanelli dirà oggi se accetta o meno. «Mi prendo una notte per pensarci», confida a Ballarò. A sentirla onorata ma imbarazzata e prevedibile un «no, grazie». «È una cosa più grande di me, per ricoprire un ruolo così alto ci vuole una competenza politica che io non credo di avere», dice. Apprezza, naturalmente. «Forse è la prima volta che si pensa a una giornalista al Colle - fa notare - il M5S ha dimostrato che è possibile individuare persone indipendenti e libere, è una strada molto interessante». Conosce bene Grillo da anni, già nel 2007 aveva dato la sua adesione al primo V-Day a Bologna. Grillo scantona: «Qualcuno ha detto che potrebbe diventare con la Gabanelli la Repubblica delle manette. Eh! Chissà che non sia un idea anche quella con la quale ci potremmo togliere qualchesoddisfazione». Maquandosi faserio è già oltre. Il Pd lo ha superato in immobilismo e allora viene facile incalzarlo. Le rispostedei democraticisono deboli, Bersani non parla. Unanota ricorda che è prevista la maggioranza dei 2/3 e «la Costituzione vale per tutti», anche per Grillo. «Bisogna trovare un candidato comune», dicono i democratici. Ma dal quarto scrutinio il gioco cambia, lo sanno anche loro. Senatori e deputati a 5 stelle si riuniscono in serata. Questa volta vogliono «scongelare» i loro voti. La sfida del capo politico del movimento al partito democratico è in buona parte la conseguenza di queste fibrillazioni tra i suoi. «Ci pensi Bersani, ci pensi»- è ancora il videomessaggio dal camper. «Potrebbe essere veramente l inizio di una, chissà, collaborazione. Provi. Provi a votarla. E cominciamo da lì. Poi vedremo: rimborsi elettorali, legge anti corruzione, incandidabilità di Berlusconi». Nessuna promessa impegnativa, ma abbastanza per tentare il segretario del Pd. Che è costretto a giocare di rimessa. Dall altro lato Berlusconi non vede l ora di accordarsi. L ipotesi prevalente è quella di Giuliano Amato, che Grillo infatti prende a impallinare rapido come «il cassiere di Craxi». L intesa tra Pd, montiani e Pdl - l unica che giornali e tv definiscono «larga» - deve scattare subito. Domani mattina, o nelle successive due votazioni. Altrimenti, con il quorum più basso e le mille anime del Pd pronte a tirare in direzioni diverse, l offerta di Grillo può prendere quota. E con Amato a fare da contraltare a un uno con la storia di Rodotà, per Bersani si metterebbe male. O bene, dovesse decideredinon farepiù acazzotti coni suoi elettori. a. fab. QUIRINALE/ INCONTRO CON BERLUSCONI FORSE OGGI, MA NON È FISSATO Tra Amato e D Alema, il leader Pd cerca lo spariglio Micaela Bongi I l coordinatore di Scelta civica, Andrea Olivero, esce dall incontro con il segretario del Pdl Angelino Alfano e mette il candidato al Quirinale sul piatto: «Se il Pd proponesse il nome di Giuliano Amato e il Pdl fosse concorde, credo che, a fronte di una convergenza, non faremmo mancare l appoggio» (poi a sera Olivero nega di aver fatto nomi, ma tant è). Manca l ufficialità da parte del Pdl, ma per il dottor sottile a via dell Umiltà si fa il tifo da settimane. E non solo lì. Ad esempio ieri il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha sollecitato l elezione a presidente della repubblica di una personalità di «livello internazionale», e a molti è parso che si riferisse proprio a Amato. La Lega lo ha invece sonoramente bocciato. Ma Silvio Berlusconi, che continua a temere trappoloni, a quanto si dice non sente più ragioni: quello è il suo candidato numero uno. Per Pierluigi Bersani la partita, neanche a dirlo, è complicata. Da una parte Beppe Grillo in persona avverte: «Amato sarebbe il suicidio della sinistra». E invita a convergere almeno su Stefano Rodotà, «nome spendibile per la sinistra», se Milena Gabanelli si chiamerà fuori. Dall altra c è il pressing del partito delle larghe intese con il Pdl. Senza contare che quello di Bersani, di partito, è una maionese impazzita e rischia di uscire malconcio dalla prova dell elezione del capo dello stato, soprattutto se non si trovasse un nome capace di passare entro i primi tre scrutini, con la maggioranza qualificata dei due terzi, quindi largamente condiviso. Al momento, sul tavolo oltre a quella di Amato c è sempre la candidatura di Massimo D Alema, quella che - nonostante i dubbi del Cavaliere - sembra anzi la più gettonata nel Partito democratico e sostenuta anche dal «rottamatore» Matteo Renzi (ora scettico Un «nome segreto», i soliti nomi o Rodotà? Berlusconi punta sul «dottor sottile», si sbilancia Scelta civica STEFANO RODOTÀ/FOTO ALEANDRO BIAGIANTI su Amato, visti gli strali di Grillo), nonché dagli ex popolari di Beppe Fioroni. Ma, in attesa dell incontro con Silvio Berlusconi (si potrebbe tenere oggi, ma non è ancora fissato) il leader del centrosinistra sarebbe sempre pronto a scoprire la sua «carta segreta» (ieri è circolato con insistenza il nome di Sabino Cassese), quella dello spariglio utile a un intesa larga ma che vada oltre l orizzonte del Pdl, al quale il segretario democratico, nella prospettiva della formazione del governo, non intende legarsi mani e piedi. La rosa dei papabili comunque si restringe, anche se ieri Bersani ha incontrato i «petali» ritenuti nei giorni scorsi più spendibili: Luciano Violante, ma sopratutto Franco Marini e Anna Finocchiaro. Un colloquio più che altro di cortesia, visto che gli ultimi due sono stati oggetti del pesante frontale di matteo Renzi, e il segretario ufficialmente non ha commentato gli attacchi. Perde poi quota Romano Prodi: troppo «divisivo», si dice (ma Berlusconi teme che possa sempre spuntare fuori), e soprattutto finito penultimo nelle quirinarie del MoVimento 5 Stelle. E arrivato terzo, ma potrebbe finire al primo posto in caso di «rinuncia» dei primi due, Stefano Rodotà. Riuscirà a aprire una breccia nelle rose in circolazione da più di un settennato? Sinistra e libertà come minimo apprezza che Rodotà sia arrivato sul podio grillino. Mentre dalla segreteria del Pd si fa sentire Davide Zoggia, evitando accuratamente di pronunciare quel nome. «Il Partito democratico lavorerà fino all ultimo per una soluzione largamente condivisa - dichiara - A Grillo diciamo che invece di imporre condizioni, dovrebbe rispettare questo principio e adoperarsi per un esito positivo. Resta ferma ovviamente la stima e il rispetto per una figura come Milena Gabanelli». Ad essere esclusa dall orizzonte pd è insomma la conduttrice di Report, che ha vinto le quirinarie e oggi dirà se accetta la candidatura 5 Stelle. Del resto nel partito democratico qualcuno si interroga: «Come si fa a preferire Giuliano Amato a Stefano Rodotà?». Apre poi Alessandra Moretti. E al Nazareno spiegano che se non si troverà un accordo con il Pdl ci si orineterà su un «custode della Costituzione».

3 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 3 Lotteria del voto IL PIÙ AMATO Corsi e ricorsi del «puzzle» quirinalizio. Come andò quella volta che la Democrazia cristiana mise in trappola Andreotti e Forlani fino alla sorpresa del cattolico di ferro INCOMPATIBILI «E auspicabile che a grandi elettori corrispondano grandi responsabilità, come quella di optare per risolvere questioni come le incompatibilità costituzionali». Così il presidente del senato Piero Grasso è intervenuto in aula a proposito dei parlamentari che ancora non hanno sciolto la riserva sul doppio incarico. Grasso ha preso la parola sul tema dopo un intervento in proposito del presidente dei senatori M5S Vito Crimi, che ha chiesto che venisse resa nota la lista dei nomi degli incompatibili che non hanno ancora operato la scelta. GRANDI ELETTORI IN ABITO TALARE Uscire dagli «indugi immotivati». Il capo dei vescovi Angelo Bagnasco torna a farsi sentire per sollecitare un accordo sulla formazione di un governo «stabile» e sulla scelta di un presidente della Repubblica «di grande livello e onestà» nonché riconosciuto «in campo internazionale». Il presidente della Cei protesta per lo «stallo incomprensibile e inaccettabile». C è bisogno «assolutamente - incalza - di un buon governo e stabile. La gente non comprende». DALLA PRIMA Gaetano Azzariti Un presidente garante di tutti Dovrà rivolgersi al centro e alla destra, richiamando i valori repubblicani che un Presidente come Rodotà assicura a tutti, anche al centro-destra. La Costituzione auspica il massimo di convergenza per la scelta del Presidente, dunque è bene se il prossimo presidente sarà votato sin dalla prima votazione da gran parte delle forze politiche, anche tra loro diverse. Se però non fosse possibile alcuna convergenza e il centrodestra volesse continuare nel gioco dello scambio (un presidente qualunque al centrosinistra e un governo delle larghe intese per il centrodestra), deve prevalere il senso dello Stato e in nome della Repubblica e dalla salvaguardia del sistema costituzionale spetta, dalla quarta votazione, alla maggioranza assoluta dei parlamentari e dei rappresentanti regionali farsi carico di eleggere una personalità certamente in grado di rimanere custode del nostro sistema costituzionale ma anche di percepire il mutamento in atto nel nostro paese. Dividersi in questo frangente, far prevalere il piccolo cabotaggio non potrà essere perdonato a nessuna parte politica. È un occasione per salvare il sistema costituzionale. Che non si ripeterà E 1992 Cossiga e Scalfaro, la storia di due elezioni che sembrano parlare alla cronaca di oggi Il grande gioco del Quirinale Carmine Fotia S cavando nei ricordi di cronista sulle ultime quattro elezioni del capo dello stato, emergono differenze, analogie, episodi utili per leggere il Grande Game del Quirinale che è sempre, pur mutando il quadro politico e lo stato del paese, un complicato comporsi delle forze in campo. Mai come oggi si era determinato insieme un ingorgo istituzionale e un blocco della politica, ma nelle prime due elezioni che raccontiamo, quella di Francesco Cossiga nel 1985 e di Oscar Luigi Scalfaro nel 1992, si possono ritrovare indicazioni sul metodo (Cossiga) e sulla situazione del paese (Scalfaro) utili per decifrare quanto accadrà da domani a Montecitorio. L elezione di Francesco Cossiga fu una limpida vittoria dell allora segretario della Dc, Ciriaco De Mita che riuscì a fare eleggere, per la prima volta nella storiadella repubblica, il suo candidato al primo scrutinio. De Mita, che mal soffriva la presidenza del consiglio di Bettino Craxi, frutto della batosta elettorale democristiana nelle elezioni del 1983 e della presenza al Quirinale del socialista Sandro Pertini, decise da subito di giocare la sua partitafuori dall ambito della maggioranza di governo, il pentapartito (Dc, Luca Tancredi Barone BARCELLONA I l 60% degli spagnoli si sente vicino all affermazione che «l economia di mercato (o capitalismo) genera diseguaglianza e malessere per la maggioranza dei cittadini». Se sono realistici i risultati di un inchiesta della Cadena Ser, il principale network spagnolo (del gruppo del País) e basata su 1000 interviste (errore circail3%), la distanza frala classe politica spagnola e i cittadini è sempre più grande. L anelito rivoluzionario degli spagnoli non è però l unico elemento dirompente. Secondo l inchiesta, circa un terzo (36%) dichiara di aver partecipato nell ultimo anno a una manifestazione o altro tipo di protesta e un altro 43% dichiara di essere pronto a farlo. La stragrande maggioranza dei manifestanti ha partecipato a proteste per i tagli (72%) o per la difesa della sanità e dell istruzione pubblica (75%), battaglie comuni in tutti i paesi ostaggio della Troika. Non sorprendentemente, i movimenti di base godono di un grande sostegno: il 67% valuta «bene» o «molto bene» il movimento 15M (un giudizio «negativo» o molto «negativo» lo dà solo Le rose poi, si sa, sfioriscono. Meglio un nome secco. E nasce il metodo De Mita Psi, Pri, Pli, Psdi) e di coinvolgere il Pci, guidato da Alessandro Natta dopo la morte di Enrico Berlinguer. Il Pci aveva ottenuto nelle elezioni europee del 1984 il 34% dei voti, diventando il primo partito, ma, a causa della perdurante conventio ad excludendum che lo teneva fuori dall area di governo, il consenso non produsse alcun mutamento del quadro politico. Le successive elezioni regionali e comunali, nella primavera del 1995, diedero al contrario forza al pentapartito e alla Dc, archiviando la stagione delle giunte rosse cominciata nel Nel frattempo lo scontro tra il presidente del consiglio socialista e il Pci giungeva all apice con il referendum per abolire la riforma della scala mobile voluta da Craxi (che vinse con il 54,3% dei no). La situazione appariva bloccata: De Mita mal sopportava il presidenzialismo craxiano, ma non poteva ricorrere ai voti del Pci per cambiare il quadro politico, Craxi voleva un presidente eletto nell ambito della maggioranza del pentapartito ma non poteva rifiutare a priori un eventuale coinvolgimento del Pci. Dunque, De Mita inventò un "metodo" che concordò direttamente con Natta, se non ricordo male in un incontro segreto in casa di Biagio Agnes, potentissimo direttore generale della Rai. Nel Pci si erano scontrate due linee: Natta cercava l accordo con la Dc sul Quirinale perbloccarel ascesa di Craxi, e Napolitano, in un intervista all Espresso, proponeva l intesa tra comunisti e socialisti. Vinse Natta per la semplice ragione che Craxi non volle cogliere l occasione per immaginare un futuro diverso da quello del Madrid /LA DISTANZA TRA POLITICI E CITTADINI È AL MASSIMO Grillismo e crisi del bipartitismo, la Spagna si scopre un po italiana il 9%); la Piattaforma vittime dei mutui, la Pah, protagonistaper la battaglia contro gli sfratti e per cambiare l ingiusta legge ipotecaria spagnola, gode di ben il 75% dei consensi. Il 49% appoggia la «marea bianca», il movimento in difesa della sanità pubblica a Madrid (ma il35% dice di nonconoscerli), mentre il 65% appoggia le «vittime delle preferentes» i prodotti finanziari truffaldini che le banche hanno venduto a ignari anziani e piccoli risparmiatori, che hanno visto sfumare i risparmi di una vita. Solo poco più di un cittadino su sei (18%) valuta positivamente i sindacati, mentre il 53% riserva loro un giudizio negativo. La Caritas, grazie alle sue sempre più indispensabili mensesociali, continuaa mantenere il 73% di popolarità. In un sistema politico che non è in grado di rappresentare le istanze popolari, in cui la maggioranza politica del Partido popular al potere non è mai stata così lontana dalla maggioranza sociale, e in cui i cittadini non possono scegliere i loro rappresentati (si votano liste bloccate), come far sentire la propria voce? La risposta degli spagnoli è comunque piena di speranza: con l affermazione «La protesta sociale è uno strumento efficace per ottenere che i rappresentanti politici si correggano» si dichiara d accordoil 64% delcampione. Il36% ritiene le proteste sociali «inutili». Fra gli strumenti di protesta più quotati svetta al primo posto con il 59% dei consensi il tanto vituperato escrache pacifico, la «segnalazione» pubblica dei politici colpevoli di non volere una legge che difenda le vittime dei mutui (infatti il Pp ne approverà domani una senza accettare neppure un emendamento). Un ulteriore 9% si dice d accordo anche con escrache più incisivi, per esempio perseguitando anche i familiari dei politici. A una certa distanza segue la partecipazione in una concentrazione non autorizzata (27%) e la disobbedienza civile con il 23%. Anche in Spagna sembrerebbero esserci germi del grillismo. Il 57% ritiene che «la democrazia potrebbe funzionare senza partiti politici, mediante piattaforme sociali» elette dai cittadini (ma che «la democrazia, con tutti i suoi difetti, è il miglior sistema possibile» lo pensa solo un preoccupante 61%). E come vanno confermando tutti i sondaggi, il bipartitismo è arrivato al capolinea anche in Spagna: «è meglio un sistema con più partiti piccoli» pensa ormai un 87%. E dal cappello uscì l outsider dc, grande amico della nostra costituzione pentapartito. I comunisti partivano da una posizione di bandiera (la rielezione di Sandro Pertini, malgrado i suoi 92 anni). In realtà Natta non ebbe esitazioni, anzitutto accettando l idea di eleggere un democristiano al Colle e proponendo una rosa di nomi tra i quali due esponenti di spicco della sinistra dc, la stessa corrente di De Mita e di Cossiga, Benigno Zaccagnini, ex-partigiano e uomo vicinissimo a Aldo Moro e Leopoldo Elia, finissimo giurista, intransigente avversario del presidenzialismo. Il metodo De Mita consistette nel rifiutare la logica delle rose (sempre destinate a sfiorire) e, una volta avuto il consenso di Natta, propose un solo nome: Francesco Cossiga. A quel punto per De Mita il gioco fu facile: Cossiga era stato eletto presidente del senato, quindi era una figura istituzionale, un democristiano in buoni rapporti con i socialisti, non contraddiceva la maggioranza di pentapartito, aveva il consenso del Pci. Si celebrò il trionfo del metodo De Mita. Né Natta né De Mita potevano sapere che quello che avevano eletto come garante degli equilibri costituzionali se ne sarebbe rivelato il principale picconatore, ma questo è un altro discorso. La situazione del 1992 (si era votato nell aprile e la Dc aveva toccato il minimo storico mentre il Pds, nato dallo scioglimento del Pci, aveva perso quasi la metà dei voti, e la Lega aveva fatto il botto) assomiglia invece a quella di oggi per la drammaticità della situazione del paese, investito in pieno dall onda di Tangentopoli che decapitava uno per uno i vecchipartiti e infine piegatodalla strage mafiosa di Capaci. I grandi elettori si riunirono per eleggere il nuovo capo dello stato ai primi di maggio, ma le giornate erano scandite da avvisi di garanzia contro i verticioradi questoora diquelpartito, dentro il parlamento i nuovi barbari di Bossi agitavano il cappio e i fascisti in camicia nera le manette. In realtà la prima convocazione di quel conclave laico era avvenuta drammaticamente qualche mese prima, in un livido marzo palermitano, quando la mafia, preannunciando l escalation stragista, assassinò Salvo Lima, proconsole andreottiano in Sicilia, assassinato come un canea Mondello, pernonaver rispettato i patti stretti con la mafia. Andreotti era in piena corsa per il Quirinale, ma bastava guardare il suo volto terreo ai funerali di Lima. La sua corsa finiva lì e lo sapeva. Qualche settimana dopo, il Palazzo assediato, si contorcerva in una lunga e interminabile agonia. La prima seduta, il 13 maggio, mentre si alternavano avvisi di garanzia e votazioni, votazioni e avvisi di garanzia. Se Andreotti era stato messo fuori gioco dall assassinio di Lima, il presidente del Senato, Giovanni Spadolini, repubblicano, in corsa per il Quirinale, veniva azzoppato dall avviso di garanzia al suo proconsole Del Pennino. Ognuno godeva della disgrazia altrui. Fuori la gente applaudiva Tonino Di Pietro e imprecava contro la classe politica. Trascorsero così dieci giorni fino all acme del 23 maggio: "Gli Sbandati" titolava quel giorno il manifesto.il giorno prima erano caduti contemporaneamente il candidato di Craxi, Giuliano Vassalli, impallinato da duecento franchi tiratori e Arnaldo Forlani che, dopo essere stato impallinato anche lui qualche giorno prima, si era dimesso da segretario della Dc. Sarebbe stato un sabato di sangue, di polvere, di morte. Nel tardo pomeriggio giunse la notizia dell attentato di Capaci. Palermo era il teatro di una tragedia immane. Era il voto della mafia, che sconquassava i calcoli dei pupazzi della politica. L autostrada di Capaci sventrata si sovrappone ai corridoi sovraeccitati di Montecitorio, laggiù la tragedia, lassù una farsa. Non ci furono tante trattative: una classe dirigente in ginocchio ricorse all irregolare, all outsider assoluto, lanciato in campo da due leader di movimenti di minoranza (il radicale Marco Pannella e Leoluca Orlando, appena entrato in parlamento con la sua Rete) in un assemblea di parlamentari autoconvocati. E così toccò al presidente della Camera, Oscar Luigi Scalfaro, ex-magistrato, democristiano di lungo corso, ex-presidente del consiglio ed ex-ministro dell interno. Cattolico al quadrato, schiaffeggiò negli anni cinquanta una signora troppo scollata e perciò per tanti anni considerato una pecora nera della sinistra. Tuttavia poi così cambiato da concedermi nel marzo di un anno prima, per il manifesto, un esplosiva intervista contro l esproprio del parlamento da parte del governo Andreotti e da tramutarsi nel più fiero difensore dei valori costituzionali. Un outsider in sintonia con i sentimenti del paese. De te fabula narratur? (1. Continua)

4 pagina 4 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 POLITICA Eleonora Martini ROMA «L Udc E ad Aprilia (Latina) il M5S si spacca sul candidato imposto da Milano: è Ragusa, ex militante di Storace ALEMANNO Califfo avvelenato Lo voleva fortissimamente un concerto in onore di Franco Califano, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. In occasione del Natale di Roma, il 21 aprile, costruirà un palco ai Fori Imperiali da solo, senza chiedere l autorizzazione alla Soprintendenza ai Beni Archeologici, con la quale ha conto aperto dal 3 aprile scorso quando organizzò una manifestazione al Colosseo a favore dei marò accusati di omicidio nel Kerala (India). In quel caso la Soprintendenza non gli concesse l autorizzazione. Per il concerto del 21 aprile Alemanno non l ha nemmeno chiesta, come ha confermato nella serata di ieri la Soprintendenza. «Il concerto lo facciamo - ha detto l assessore alla cultura di Roma Gasperini - Tutto il resto è noia». VERSO LE ELEZIONI Concluse le primarie dei Fratelli d Italia per decidere se stare con l ex camerata A Roma Alemanno e Marchini si contendono i voti dell Udc DALLA PRIMA Sandro Medici Il risucchio politico che si è innescato all indomani delle elezioni di febbraio sembra stia progressivamente inghiottendo schiere di ignavi e dubbiosi, prosciugandocoscienzee inquietudini, neutralizzando progetti e intenzioni. Con un Berlusconi indistruttibile e un Grillo straripante, non resta che assemblare quel che c è, piccolo o grande, bello o brutto che sia, e resistere accucciati sugli spalti della Fortezza Bastiani. Alternative non ce ne sono, spazio per altre iniziative non se ne vede. Finito. Chiuso. Oggi è così che va, inutile affannarsi a sinistra. Non resta che proclamare il proprio disarmo unilaterale. Quest articolo potrebbe anche non proseguire oltre: se così fosse. Ma così non è (o non del tutto), e dunquecontinuiamoascrivere. Per sostenere innanzitutto che è proprio sbagliato rispondere con quest informe arroccamento alla temperie che scuote e strapazza le nostre sicurezze, ormai Una Repubblica Romana è possibile presuntee forsedefunte. Eperalmeno due ragioni. La prima è che ci si può rannicchiare quanto si vuole, ma se l azione politica non s impegna a scardinare la gabbia finanziaria che opprime città, paesi e continenti non si potrà offrire che qualche diversivo alla crisi sociale ed economica. La seconda ragione è che appare inutile consolidare il proprio blocco politico, se nel frattempo il bipolarismo e i suoi protagonisti si vanno sgretolando a causa della comparsa di altri aggregati che hanno disarticolato aree e perimetri. Non si tratta di avanzare pedanterie analitiche per il solo gusto di evidenziare le contraddizioni o sottolineare le critiche: o dolersi per improvvise amnesie e precipitosi abbandoni. E che l incalzare politico non sembra voler concedere pause, costringendo tutti a dire e fare, qui e ora e anche per un dopo sempre più sfuggente e imprevedibile. Tra qualche settimana si voterà di nuovo per elezioni amministrative, tra le quali, importantissime, quelle romane. Non sfugge a nessuno che soprattutto nella capitale transiterà una prima verifica politica, si misureranno proposte, credibilità e rapporti di forza. Ma prim ancora di chiedersi se reggerà la destra di Alemanno, si confermerà il Pd di Zingaretti, si consoliderà il movimento cinquestelle, sembrerebbe più utile immaginarsi un qualcosa che sfugga alla pigrizia politicista e provi a scardinare una staticità di quadro politico più apparente che reale. Un qualcosa che contenga un progetto generale sulla città, su come migliorarla, rigenerarla e rilanciarla, e che si caratterizzi per MANIFESTI ELETTORALI PER LE STRADE DI ROMA/FOTO EIDON il suo profilo indipendente, politicamente e culturalmente. Che sia insomma in grado di esprimere qualità e competenza, in una felice autonomia, lontana dai ricatti d apparato, svincolata dai poteri oligarchici. E a Roma un progetto di questotipo è in cammino da tempo. Si chiama Repubblica Romana. E fondata sul lavoro e ripudia la precarietà. E plurale e accogliente, inclusiva e solidale. Promuove le arti, le scienze, le culture, cosìcome ilpensiero e isentimenti, il piacere e il benessere. Afferma il diritto all abitare, alla salute, alla qualità della vita. Sostiene le politiche di genere e i diritti delle donne. Difende la bellezza e la natura, combatte la speculazione e l abusivismo. Rifiuta l espansione urbanistica e riutilizza l edilizia esistente. Viaggia sui mezzi pubblici e preferisce andare su due ruote anziché su quattro. Dichiara inalienabile il patrimonio pubblico e lo riconsegna ai suoi legittimi proprietari, i cittadini e le cittadine. Tutela i bisogni sociali e si batte contro le povertà. Definanzia le grandi opere non sosterrà la candidatura di Gianni Alemanno a sindaco di Roma. Chi ha preso decisioni diverse da questa lo ha fatto a titolo del tutto personale, collocandosi naturalmente fuori dal partito. Nelle prossime ore l'udc annuncerà il suo candidato per la Capitale». Nemmeno il tempo, per il sindaco uscente di Roma di annunciare in caso di vittoria alle prossime elezioni comunali del 26 e 27 maggio il ticket con Luciano Ciocchetti, ultracattolico grande portatore di voti nella capitale, che i vertici romanieregionali delpartitodipierferdinando Casini si erano già seduti attorno a un tavolo della sede nazionale per decretare l espulsione dell ex vice di Renata Polverini alla Regione Lazio. L aspirantevicesindaco èconvinto che dalla sua ha «la maggior parte dell Udc», ma il partito che fu sembra irrimediabilmente spaccato - come è già successo in passato, peraltro - con un altro pezzo da novanta come Alessandro Onorato, capogruppo in Campidoglio, che si schiera invece con l imprenditore Alfio Marchini, il libero battitore sponsorizzato da Caltagirone e definito ieri dai centristi alemanniani «un grillino miliardario». Anche Marchini, in effetti, e non solo, dimostrando di non aver mai smesso un vecchio abito mentale della politica romana, insegue i voti dei centristi. Ma il simbolo dell Udc non comparirà nemmeno nella scheda elettorale delle elezioni amministrative di Roma, come annuncia il consigliere capitolino Francesco Smedile schierandosi con il centrodestra insieme a gran parte dei vertici romani del partito. «Gli elettori hanno decretato il fallimento del progetto centrista a tutti i livelli, non c'è lo spazio fisico per il centro: il 90% dell'elettorato va verso i due estremi, il centro l'ha occupato Grillo», spiega in conferenza stampa annunciando che «l'unico orizzonte politico compatibile era Alemanno», il centrodestra «che è la nostra area naturale». In realtà il centrodestra sembra essere, per certi versi, l area naturale anche di una parte dei grillini. Ne è un esempio quel che succede ad Aprilia, in provincia di Latina, dove sivota afine maggio come in altri 568 comuni italiani (di cui 16 capoluoghi di provincia) e dove i militanti del M5S si sono visti imporre dall alto come candidato «portavoce sindaco» Andrea Ragusa, che proviene dal direttivo cittadino de La Destra di Storace. Una candidatura che ha messo a soqquadro il 5 Stelle di Aprilia con gruppi di attivisti che litigavano sul blog di Grillo, fin quando da Milano non è arrivato lo stop che ha messo in riga tutti: «Nessuna retromarcia, si creerebbe un pericoloso precedente». Punto e a capo. Ma la vecchia guardia di Alleanza nazionale non ha ancora deciso se appoggiare del tutto, in parte, o affatto l ex camerata Gianni Alemanno. Le primarie dei Fratelli d Italia, per risolvere il rebus, si sono concluse ieri sera. I cittadini italiani con più di 16 anni e quelli europei hanno potuto votare per sei giorni in una delle sedi romane messe a disposizione o attraverso il sito internet. Tre domande che lasciavano molto spazio alla fantasia: quali temi devono avere la priorità nel prossimo governo cittadino, qualiideeaveteperroma Capitalee, soprattutto, «Volete appoggiare Alemanno o suggerite altri nomi per il candidato sindaco?». Dalle prime indiscrezioni, sembra che Giorgia Meloni e Fabio Rampelli, ex deputato Pdl, siano stati tra i più votati. Sapremo oggi se la formazione di Meloni e di Ignazio La Russa lancerà il cuore oltre l ostacolo per appoggiare il fallimentare sindaco uscente. Nel campo del centrodestra corre anche Umberto Croppi, l ex assessore alla cultura ed amico fin dai tempi dell Msi di Alemanno, che lo sfiderà a fine maggio. Ma di lui nessuno si ricorda più, tra le nuove file dei Fratelli d Italia: se si chiede alle telefoniste arruolate per orientare i partecipanti alle primarie, la risposta è sconcertante: «Croppi? Mai sentito nominare». e investe sulla manutenzione di strade, parchi, scuole e servizi. Favorisce l autogoverno, l autoproduzione e la cooperazione. Garantisce le libertà, la democrazia e la partecipazione. Al di là della suggestione storica di una stagione che ha segnato il punto più alto nelle lotte di liberazione a Roma, Repubblica Romana è una proposta politica che contiene una ragguardevole densità progettuale e un accumulo di esperienza di governo territoriale. S incentra intorno alla battaglia di resistenza contro l oppressione finanziaria, che sta progressivamente strangolando le amministrazioni locali. La sua principale rivendicazione è quella di congelare il debito comunale ed esigere di decidere la propria politica economica. Ma l aspetto più interessante e originale di questo progetto politico-elettorale è il percorso attraverso cui si è composto, il metodo con cui si è via via consolidato. Repubblica Romana è sì una lista elettorale di cittadinanza, ma vuol essere anche un processo costituente. Ha progressivamente aggregato realtà ed esperienze tra le più dinamiche e intelligenti sullo scenario cittadino. Soggettività organizzate, semplicemente associate e anche singole che si sonoriconosciute in quell urgenza di dar vita a una proposta diversae distantedall attualeconfigurazione politica. Condividendo l esigenza di costruire un soggetto nuovo, nei contenuti come nelle forme, che si sganci dalle pratiche subalterne e a volte parassitarie con cui movimenti e associazioni hanno finora praticato la relazione politica. E ciò non persmanieisolazionisteo impulsi separatisti, ma perché consapevoli che l attuale sistema dei partiti non è in grado di sostenere le pratiche e gli obiettivi che si continuano a ritenere necessari. Custodite in una bacheca ai piani alti del Campidoglio, immobili e anche un po sbiadite, sono conservate le bandiere della Repubblica Romana del Non vedono l ora di tornare a sventolare.

5 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 5 ROMA S iamo un Paese che soffoca. Strangolato nelle città dal traffico e dallo smog, ma anchecostrettoafarei conticon irifiuti che ancora depositiamo prevalentemente nelle discariche e afflitto ogni giorno dalle illegalità compiute dalla criminalità organizzata in campo ambientale. Un Paese che fatica sempre più a tirare avanti perché causa la crisi ma anche l'assenza di politiche adeguate ha a che fare con una disoccupazione giovanile che proprio non ne vuole sapere di scendere (4 giovani su 5 non hanno POLITICA SIENA L operazione autorizzata ieri dalla Banca d Italia. Indagati i vertici della banca giapponese Mps, maxisequestro a Nomura I pm indagano anche per usura e truffa aggravata in relazione al derivato Alexandria AMBIENTE Il rapporto di Legambiente: cinque proposte per uscire dalla stagnazione L Italia della crisi tra rifiuti e smog Donne e giovani i più discriminati. Ma anche più biciclette e energie rinnovabili un lavoro). Certo che c'è poco da stare allegri. Anzi a leggere «L'Italia oltre la crisi. Ambiente Italia 2013: idee di futuro a confronto», il rapporto presentato ieri da Legambiente sulle condizioni in cui versa il nostro Paese, verrebbe quasi quasi voglia di fare la valigia (cosa che infatti molti sono costretti a fare). E questo nonostante non manchino alcuni dati positivi, come il fatto che in dieci anni la quota di fonti di energie rinnovabili è quasi raddoppiata al punto da valere ormai il 28% della produzione elettrica, che i Comuni STRAGE DI CAPACI Individuato il commando E stato «squarciato il velo d ombra nel quale erano rimasti alcuni personaggi mai fino a ora sfiorati dalle inchieste sull eccidio di Capaci». Ad affermarlo sono gli inquirenti della Dia di catania che ieri mattina hanno eseguito otto ordinanze di custodia al termine della nuova inchiesta sulla strage che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta. L inchiesta, che si basa sulle dichiarazioni dei pentiti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, ricostruisce i tasselli mancanti relativi alle fasi deliberativa, preparatoria ed esecutiva della strage. Tra i destinataria delle ordinanze, tutti già detenuti, ci sono il capomafia Salvo Madonia e Cosimo D'Amato, un pescatore di Santa Flavia (Palermo) arrestato nel novembre scorso perché ritenuto l uomo che ha fornito l esplosivo usato per le stragi del 93 e, adesso, anche il tritolo utilizzato a Capaci. LA SEDE DEL MONTE DEI PASCHI A SIENA/FOTO REUTERS chepraticanolaraccolta differenziata dei rifiuti sono saliti a o, infine, che nel 2011 per la prima si sono venute più biciclette che auto, dato quest'ultimo che però va letto anche come un'altra possibile conseguenza della crisi economica. Insomma se, come spesso ci spiegano i sociologi, ormai da anni il sentimento prevalente tra gli italiani è la paura, va detto che qualche buon motivo perché questo accade c'è. «Forse addirittura più grave della crisi economica è la mancanza di idee per cambiare la situazione attuale, per restituire una speranza ai precari, ai giovani senza lavoro, a chi vive in città inquinate», spiega Edoardo Zanchin, vicepresidente di Legambiente, mentre il presidente Vittorio Cogliati Dezza lancia cinque proposte per uscire da un crisi che, ha spiegato, «è figlia di politiche scellerate che hanno considerato l'ambiente come un freno per lo sviluppo»: fiscalità verde per premiare il lavoro e scoraggiare gli inquinatori, lotta alle ecomafie, più investimenti, premiare l'autoriduzioneenergetica da rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio, mettere al centro le città. Il rapporto prende avvio dalle forti diseguaglianze generazionali nell'accesso a lavoro, casa e ai sistemi di protezione sociale. «Tra il 2008 e il 2011 si legge il tasso di occupazione dei giovani è sceso dal 24% al 19%, un valore tra i più bassi in assoluto all'interno dell'unione europea (la media è Riccardo Chiari L' arrivo dei finanzieri e dei pm Aldo Natalini e Giuseppe Grosso a Palazzo Koch aveva fatto scattare l'allarme rosso. Ma le attenzioni dei magistrati che indagano sulla vecchia gestione del Monte dei Paschi non erano rivolte alla Banca d'italia. Piuttosto a Nomura, l'istitutogiapponeseprotagonista della ristrutturazione, a carissimo prezzo, del fallimentare derivato Alexandria. La normativa italiana prevede che, per sequestrare denaro a una società o a una banca straniera, l'autorità giudiziaria debba ricorrere all'assistenza di Bankitalia. Ed è successo proprio questo: un sequestro preventivo da quasi 1,8 miliardi di euro ai dannidellabanca giapponese. Disposto in via d'urgenza, come spiega la procura di Siena in una nota ufficiale, «a fini impeditivi e di confisca per equivalente, in relazione al reato di usura aggravata e di truffa aggravata commessa ai danni del Monte dei Paschi di Siena». Sull'operazione Alexandria. La mossa della magistratura è stata subito apprezzata dalla Borsa. Già nei giorni scorsi il calo dello spread a circa 300 punti base avevapermesso al Monte, chedetiene ben 25,8 miliardi di titoli di Stato italiani, di risalire una china che lo aveva visto pericolosamente vicino al minimo storico di 0,15 euro per azione. L'odierno intervento giudiziario a tutela di Rocca Salimbeni ha permesso al titolo di essere ulteriormente apprezzato dello 1,31% e chiudere a 0,193 in una seduta di Piazza affari non particolarmente brillante. Nelle motivazioni del sequestro, chehariguardato anche tutti i contratti in essere tra Mps e la banca giapponese relativi ad Alexandria - bloccandone la validità - è specificato che 88 milioni sono costituiti da «commissioni occulte percepite da Nomura». E' la stessa somma quantificata dal Monte nella sue richieste di risarcimento per Alexandria (per complessivi 700 milioni) sotto la voce delle «commissioni implicite» di Nomura. Gli altri 1,7 miliardi sono invece quelli depositati da Mpsin favoredellabanca giapponese. A titolo di garanzia, spiegano ancora i magistrati senesi «sul finanziamento da parte di Nomura a favore della stessa Banca Mps, per l'acquisto di Btp dello Stato italiano per un importo di 3,05 miliardi di euro». Non solo Nomura. Altri sequestri sono stati disposti nei confronti dell'ex presidente Giuseppe Mussari (2,3 milioni di euro), dell'ex direttore generale Antonio Vigni (9,9 milioni) e dell'ex capoarea finanza Gianluca Baldassarri (2,2 milioni). Insomma per l'intera catena di comando protagonista dell'operazione Alexandria del Quella ufficialmente tenuta nascosta all'autorità di vigilanza, e che una volta venuta alla luce ha provocato le dimissioni di Mussari dalla presidenza dell'abi e l'accelerazione dell'inchiesta sulla vecchia gestione del Monte dei Paschi. La banca giapponese, secondo la legge sulla responsabilità d'impresa, non è indagata. Lo sono invece l'attuale presidente Sadeq Syeede il responsabile della filiale italiana Raffaele Ricci. Di usura e truffa aggravata sono accusati anche Mussari, Vigni e Baldassarri. A tutti viene contestato poi l'ostacolo alla vigilanza, l'infedeltà patrimoniale e false comunicazioni sociali, in concorso e con le aggravanti. I difensori di Giuseppe Mussari hanno specificato che il sequestro da 2,3 milioni «è commisurato sugli emolumenti percepiti dal 2009 al 2012». Quando i bilanci del Monte venivano abbelliti - vedi ristrutturazione di Alexandria - per evitare che emergesse nei bilanci l'indigeribile acquisto di Antonveneta. Perl'ex presidente Mps è comunque un altro colpo, dopo che nei giorni scorsi è arrivato il primo rinvio a giudizio per la presunta gara pilotata sull'ampliamento e la privatizzazione dell'aeroporto di Ampugnano. di oltre il 33%)». La difficoltà a trovare un'occupazione è più alta in quattro regioni del Sud, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. Ma a preoccupare è soprattutto il numero di giovani che non studiano più, ma non cercano neanche un lavoro. «In Italia il loro livello già elevato nel 2008 (16,6%), è esploso dopo la crisi raggiungendo il 20% nel 2011», è scritto nel rapporto. Una crisi che si abbatte in modo particolare sulle donne, discriminate rispetto agli uomini sia per l accesso al lavoro (il tasso di occupazione femminile è il 70% di quello maschile) che per reddito (le donne guadagnano poco più della metà rispetto agli uomini). Dove non ci batte nessuno è il rapporto con l auto: restiamo il Paese europeo con il più alto rapporto tra auto e abitanti, con più di 60 auto ogni 100 abitanti. E questo nonostante un calo delle immatricolazioni. Ma il 2011 è stato anche l anno delle biciclette, le cui vendite hanno uguagliato quelle delle quattro ruote. Un settore che invece come al solito non conosce crisi è quello delle ecomafie, tanto che negli ultimi dieci anni il giro d affarilegato alle illegalità ambientali è passato dai 14,3 miliardi di euro del 2001 ai 16,6 miliardi di euro del Le infrazioni accertate sono passate invece dalle del 2001 alle del m.d.c.

6 pagina 6 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 LAVORO LA PROTESTA DI CGIL, CISL E UIL IERI A PIAZZA MONTECITORIO /FOTO REUTERS. IN BASSO I LAVORATORI DEL SAN RAFFAELE SUL TETTO, A DESTRA QUELLI DELLA BRIDGESTONE DI BARI LA PROTESTA Cgil, Cisl e Uil chiedono almeno 1,5 miliardi per finanziare la cassa in deroga «Subito la cig, giorni contati» Antonio Sciotto I l grido di aiuto i tanti licenziati, cassintegrati o esodati italiani ieri l hanno affidato a Cgil, Cisl e Uil, che hanno manifestato in piazza Montecitorio per chiedere il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, drammaticamente in scadenza: sarebbero almeno 500 mila i lavoratori che da qui a giugno si troverebbero improvvisamente senza un tetto sulla testa e il terreno sotto ai piedi, nell occhio del ciclone della crisi. L allarme era stato lanciato domenica scorsa dalla segretaria generale Cgil, e ripreso lunedì dalla ministra del Welfare Elsa Fornero, che riteneva ci volesse almeno 1 miliardo di euro per tamponare, anzi dubitando che non sarebbe stato sufficiente. Ieri i numeri li hanno fatti i sindacati: per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, ci vogliono subito Prima l incontro con Boldrini e Grasso, poi con Fornero. Ma tutto è rinviato alla prossima settimana almeno 1,5 miliardi di euro. Ma la cifra complessiva per il 2013, quantifica la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, è di 2,7 miliardi. IsegretaridiCgil, Cisl euil hanno sono stati ricevuti ieri prima dai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e poi nel pomeriggio dalla ministra del Welfare Fornero. Camusso, Bonanni e Angeletti hanno chiesto che si faccia pressione per avere immediatamente, già stanziati nel Def in discussione al Parlamento (il testo modificato per i 40 miliardi da rimborsare alle imprese), l inserimento degli 1,5 miliardi. Ma non c è stato nulla da fare: Fornero ha solo preso atto della richiesta, ma ha rimandato la soluzione del problema alla settimana prossima, quando il nodo verrà discusso non più al ministero del Lavoro ma addirittura a Palazzo Chigi: «Chiederò a Monti e a Grilli ha detto la ministra una riunione da mettere in calendario per lunedì o martedì per esaminare il problema dettato dall emergenza per il finanziamento della cassa in deroga». Un allungamento dei tempi che certo non è piaciuto ai sindacati, che comunque si preparano a portare le proprie rivendicazioni di fronte alpremier MarioMonti. «Gli 1,5 miliardi sono le risorse necessarie per poter garantire un sostegno al reddito a tutte le famiglie coinvolte fino a fine anno ha spiegato alla fine dell incontro il segretario confederale Cisl Luigi Sbarra Ma non servono solo i soldi della cassa: deve essere progettato e finanziato un Piano straordinario per qualificare e riqualificare, anche impegnando risorse dei Fondi interprofessionali, coloro che percepiscono la cig e che in buona parte non potranno rientrare nelle aziende di provenienza. Si tratta di un emergenza legata alle politiche attive, che diventano fondamentali per evitare che le file dei disoccupati continuino a crescere». Per la cassa integrazione in deroga del 2013, sarebbe emerso nel corso dell'incontro, serviranno non meno di 2,3 miliardi di euro, la stessa cifra spesa nel 2102 (numero quindi Giorgio Salvetti MILANO L icenziati, spintonati dalla polizia, poi sul tetto del loro ospedale. Ieri è stata una lunga e intensa giornata per i lavoratori del San Raffaele. Il braccio di ferro con il nuovo padrone che dura ormai da molti mesi è arrivato a un punto di non ritorno. L amministrazione di GiuseppeRotelli, chedopo il crack ha rilevato l ospedale di don Verzè, ha cominciato a inviare le lettere di licenziamento. Per ora ne sono arrivate una trentina ma i posti che secondo la proprietà devono essere tagliati per raggiungere il pareggio di bilancio sono 244, entro maggio. I lavoratori non hanno nessuna intenzione di chinare la testa. Dalunedì sono in assemblea. Per il secondo giorno di fila ieri mattinasisonodirettiversola saladell accettazione centrale dove ci sono gli sportelli per il pagamento dei ticket. Volevano solo informare i colleghi dei loro diritti. Ma questa volta a sbarrargli l ingresso hanno trovato la polizia che li ha spinti violentemente. Tre manifestanti sono rimasti contusi e uno è finito al pronto soccorso. A quel punto in 13 sono saliti sul tetto e sono scesi solo a sera dopo che finalmente le istituzioni, a partire dalla regione Lombardia, li hanno presi in considerazione. Hanno per lo meno ottenuto che si riapra un tavolo prefettizio per leggermente inferiore rispetto a quello indicato invece da Camusso). «Lo scenario di crisi e l esperienzadelloscorsoannociindicano che la spesa non sarà più bassa del 2012 ha detto la ministra Adesso bisogna lavorare perché i 40 miliardi di liquidità alle imprese per il pagamento dei debiti vadano presto in circolo». In conclusione, Fornero ha invitato «a contrastare il pessimismo», visto che «diversi istituti accreditano nella seconda metà dell anno un briciolo di ripresa». Ripresa o non ripresa, i soldi il governo li deve trovare, e subito. Susanna Camusso indica dove reperirli: «Nessuno pensi di prendere le risorse necessarie da quelle per il lavoro, che non possono essere divise ma anzi vanno aumentate. Si peschi piuttosto dalle spese militari già programmate, dalle rendite finanziarie e dai grandi patrimoni». SANITÀ Milano, il gruppo Rotelli sta mandando a casa 244 lavoratori San Raffaele: prima le cariche, poi sul tetto contro i licenziamenti riprendere le trattative. Maqual èl oggettodel contendere? Si tratta di una questione che riguarda tutto il settore della sanità privata lavoratori, ma anche pazienti. Il San Raffaele infatti è un simbolo. Da sempre struttura di eccellenza proprio grazie a chi ci lavora, dopo il crack e gli scandali che hanno coinvolto Pierluigi Daccò e Roberto Formigoni, adesso è di proprietà del più grande gruppo della sanità privata in Italia, il terzo in Europa. Rotelli e i suoi amministratori sostengono di dover risparmiare sul personale per far quadrare i conti, ma di fatto il bilancio non è stato reso noto, né ai sindacati, né alla Regione che pure è di gran lunga la prima finanziatrice della struttura. Per questo, mesi fa, ha messo i lavoratori di fronte a un vero e proprio ricatto sul modello Marchionne: o veniva accettato un accordo che stabiliva una decurtazione dello stipendio del 10% e una forte riduzione dei diritti, oppure si sarebbe proceduto ai 244 licenziamenti. Una politica cieca molto comune nel EDIPOWER DI BRINDISI Gli operai Sogesa sempre sul nastro Sono rimasti in quattro gli operai delle pulizie della ditta Sogesa, che da 15 giorni vivono per protesta su una torre del nastro trasportatore di carbone della centrale Edipower di Brindisi, a 40 metri di altezza. Partiti in sette il 2 aprile scorso, dopo aver saputo che l impresa per cui lavorano aveva avviato le procedure per la cassa integrazione, tre di loro hanno dovuto abbandonare la torre a causa di vari malori. Inutili i due tavoli di confronto tra azienda e sindacati svolti fin qui: si è ora in attesa della decisione definitiva di Edipower, dopo la richiesta di prorogare per almeno un mese, il contratto di lavoro che lega la Sogesa alla centrale sino al prossimo 30 aprile. Il futuro dei 24 lavoratori della ditta che si occupa delle pulizie industriali all interno dell impianto Edipower, è dunque appeso ad un filo. Per questo, i quattro reduci non sono disposti a mollare: «Si stanno dimenticando di noi, ma restiamo qui: se qualcuno di quelli che decide dormisse qui una sola notte forse ora saremmo a casa», commentano ironicamente sulla pagina Facebook "La Protesta Nastri Edipower". «Non molliamo, anche se non è facile. Stiamo ancora aspettando risposte». Risposte che dovrebbero arrivare si spera direttamente da Milano, visto che nell ultima riunione che si è svolta in prefettura lo scorso 9 aprile, il delegato dell azienda si era presentato senza alcun mandato decisionale. gi. leo. mondo impreditorale con una differenza: al San Raffaele non si fanno macchine ma si curano le persone. In un referendum i lavoratori, dimostrando molto coraggio, hanno bocciato l accordo contro sì e hanno messo in campo una serie di iniziative per opporsi ai licenziamenti. Sono da molti mesi in presidio permanente, hanno manifestato, bloccato l autostrada, chiesto incontri. Per tutta risposta adesso quelle lettere di licenziamento sono partite. Non si sa nemmeno a chi altro potrebbero arrivare. Si sa solo che non colpiranno professori e medici, ma solo i lavoratori del «comparto». Infermieri, tecnici, amministrativi subiscono una fortissima pressione nel tentativo di rompere il fronte e soprattutto di piegare i sindacati di base (Usb e Usi) che qui sono i più forti. Tutti i sindacati chiedono l istituzione di un tavolo per riaprire la trattativa. La Cgil però accetterebbe anche i contratti di solidarietà e la cassa integrazione. «Noi non siamo d accordo spiega Margherita Napoletano dell Usb visto che qui si fanno tanti straordinari». Ieri, finalmente, al san Raffaele è arrivato anche Umberto Ambrosoli che invece quando era ancora candidato alla presidenza della Lombardia non aveva colto l importanza simbolica, politica ed economica diquesta lotta. Per ora si è limitato a dichiarazioni d intenti, ma per lo meno si è fatto vivo. Più incisiva l azione del Movimento 5 Stelle che da più tempo segue la vicenda. L ex candidata Silvana Carcano, non solo ha incontrato i lavoratori, ma ha anche presentato al Pirellone una mozione per chiedere la riapertura della trattativa e la revocadei licenziamenti, almeno fino alla pubblicazione del bilancio. «Sono stata tra le prime a ricevere la lettere di licenziamento dice Alessia, 37 anni, che ieri era su quel tetto E stato un colpo, ma resto coerente: rivoterei mille volte no al referendum». Giovanni ha 47 anni: «Ho ricevuto la lettera. Non so cosa farò, ma se manderanno a casa 244 persone, manderanno alla malora questo ospedale». PNEUMATICI La Bridgestone fugge da Bari e apre in Russia Gianmario Leone N ell incontro tecnico di ieri al ministero dello Sviluppo sulla vertenza Bridgestone, l azienda giapponese ha confermato nuovamente la sua posizione sul futuro dello stabilimento di Bari. Due le proposte: mantenere una produzione di bassa gamma attraverso una drastica riduzione dei costi di conversione (tra 50% e 60%), oppure vendere, senza escludere la cessione a fondi d investimento. Esclusa, dunque, la terza via proposta dai sindacati: la riconversione su altra gamma. È evidente, dunque, come la Bridgestone sia sempre più intenzionata alla fuga che ad un confronto reale. Del resto, dimezzare i costi è impraticabile oltre che inaccettabile: perché oltre a riguardare le spese per energia, logistica, trasporti e manutenzione, il taglio ricadrebbe sul personale. Questa strada consentirebbe di mantenere nel sito pugliese solo la produzione di pneumatici di bassa gamma, mentre quella di fascia alta sarebbe destinata ad altri siti. Per quanto riguarda invece la vendita, i vertici Bridgestone avvieranno una fase conoscitiva per verificare a chi sarebbe più adeguato vendere, in particolare fra soggetti industriali o fondi di private equity e, nel primo caso, fra i diversi produttori di pneumatici. Tutte da valutare, poi, le modalità di vendita, oltre che i piani e le prospettive degli eventuali acquirenti. Il prossimo incontro è programmato per il 2 maggio. La riunione al ministero ha visto intorno al tavolo sindacati, azienda, Regione Puglia, Provincia e Comune di Bari, ed è stata presieduta dal sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, e dal vice ministro al Welfare, Michel Martone. Al termine, la Filctem Cgil di Bari ha annunciato che entro la prossima settimana i lavoratori decideranno quali iniziative intraprendere. Ribadendo come l obiettivo imprescindibile resti quello di mantenere in attività il sito e salvaguardare gli attuali livelli occupazionali, evitando ricadute sull indotto. Nel confronto di ieri, il sottosegretario De Vincenti ha ribadito la linea del governo: «Garantire allo stabilimento un futuro stabile e serio, senza escludere alcuna opzione: ma serve una prospettiva di mediolungo termine». Intanto, mentre la Bridgestone pensa a come disfarsi del sito di Bari, è pronta dall altro lato a costruirne uno nuovo in Russia, a Ulyanovsk Oblast, località 900 chilometri a sud est di Mosca, nella zona industriale di Zavolzhye. Lo scorso 12 aprile Bridgestone ha firmato un accordo con Mitsubishi Corporation, il governo di Ulyanovsk Oblast e la Ulyanovsk Region Development Corporation, secondo cui le due case produttrici deterranno rispettivamente il 90% e il 10% delle quote di capitale della nuova fabbrica, il cui nome sarà Bridgestone Tire Manufacturing C.I.S. LLC. L investimento complessivo sarà di 300 milioni di euro e il sito entrerà in attività nella prima metà del 2016: l obiettivo di capacità produttiva é di 12 mila gomme al giorno da raggiungere entro la seconda metà del 2018.

7 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 7 CRISI L ERA DELL AUSTERITÀ L 80% degli abitanti del mondo vive in uno stato che ha tagliato tutto 6 miliardi di persone, la crisi ora è di rigore Andrea Baranes S pesso sembra che le politiche di austerità siano prerogative dell Unione Europea. È vero che Bruxelles e la Troika (Commissione, Bce e Fmi) si sono contraddistinte per una visione a senso unico della crisi e soprattutto di come uscirne: diversi Paesi europei sono indisciplinati, hanno speso troppo per lo stato sociale e devono ora rimettere a posto i propri conti pubblici, pena la condanna dei mercati. È però altrettanto vero che la situazione non è certo limitata all Europa. Di fatto molte delle misure più dure sono state approvate nei Paesi del Sud del mondo. Secondo dati del Fondo Monetario Internazionale nel 2013 ben 119 paesi del mondo passeranno attraverso un qualche «aggiustamento» della propria spesa pubblica. Nel 2014 il numero di stati coinvolti dovrebbe salire a 131 e il trend dovrebbe continuare almeno fino al È quanto emerge da uno studio appena pubblicato dall Initiative for Policy Dialogue della Columbia University in collaborazione con il South Centre: The Age of Austerity A Review of Public Expenditures Adjustment Measures in 181 Un importante studio comparato sulle manovre in 181 paesi dimostra la vastità dei tagli Countries (L era dell austerità studio delle politiche di aggiustamento della spesa pubblica in 181 paesi). La ricerca esamina i dati del Fmi per 181 nazioni, mettendo a confronto quattro periodi: (precrisi), (prima fase della crisi ed espansione fiscale), (seconda fase della crisi e contrazione fiscale), (terza fase della crisi e intensificazione della contrazione fiscale). Sono inoltre stati esaminati 314 rapporti-paese dello stesso Fmi (relativi a 174 paesi) per Anna Maria Merlo PARIGI U na crepa nel fronte del rigore: l Olanda, sotto la pressione dei sindacati, ha rinunciato al piano di austerità che il premier liberale Mark Rutte aveva in programma. Il governo di coalizione liberali-laburisti non applicherà dunque il progetto di tagli da 16 miliardi previsti in un primo tempo. Rutte e il ministro delle finanze laburista, Jeroen Dijsselbloem (che ha anche la presidenza dell Eurogruppo, dove si è distinto per le gaffe su Cipro «modello» per l Europa) hanno rinunciato a una riduzione immediata della spesa pubblica di 5 miliardi. Il governo olandese ha anche ammesso che il paese non rispetterà l impegno di ridurre il deficit pubblico al 3% nel I salari pubblici non saranno congelati (minori risparmi per 2 miliardi). D accordo i sindacati ma anche il padronato. Anche perché, con il crollo dei consumi causato dall austerità, i fallimenti di imprese sono saliti dall inizio di quest anno del 48%. La disoccupazione si è impennata ed è ora dell 8,1% (contro il 6,4% nel 2012). Così il progetto di rendere più facili i licenziamenti è stato rimesso nel cassetto né verranno ridotti gli assegni di disoccupazione (minor risparmio di 1,3 miliardi). Rutte non ha invece ancora abbandonato l idea di tassare i fondi pensione, che avrebbe fatto arrivare all erario 2,2 miliardi in più. Per ora il progetto è solo rimandato. EUROCRACK L asse degli «eurofalchi» perde pezzi: l Aja si sfila Sorpresa, la «rigorista» Olanda abbandona tagli e riduzione deficit Niente manovra da 16 miliardi. Cresce la disoccupazione (8,1%) e le imprese falliscono (+48%) TABELLA 2 Paesi che nel triennio hanno adottato misure di austerità sui 174 stati esaminati dal Fmi. Il fronte del rigore, guidato dalla Germania e di cui faceva partel Olandaassiemea Finlandia e Austria, perde così una pedina importante. Molti paesi in crisi della zona euro sperano adesso che anche l imminente assemblea generale dell Fmi a Washington spinga per un allentamento del rigore. In particolare la Spagna è pronta a chiedere al Fondo, che già ha criticato l austerità della zona euro, di adoperarsi per far cambiare rotta all Europa. Madrid spera così di ottenere da Bruxelles due anni di tempo in più fino al 2016 per rientrare nel parametro del 3% di deficit. La Francia ha già annunciato che non rispetterà i tempi per ridurre il deficit al 3% (quest anno sarà al 3,7%). Hollande e il governo sono in grandedifficoltà, non solo per la rivolta dell estrema destra contro il matrimonio gay ma anche per la protesta contro la politica economica, che il 5 maggio, a TABELLA 1 Pochi sanno che nei 15 paesi più ricchi dell Ue i tassi di povertà sono paragonabili a quelli dei paesi in via di sviluppo. Senza l intervento pubblico più del 40% della popolazione sarebbe da considerare «povera». È solo grazie al welfare e a un fisco progressivo che il tasso di povertà medio è "solo" del 15%. E dal 2011, con l austerity, la povertà cresce: +5% in Austria, +4,7% in Belgio, +8,5% in Francia, +8,6% in Grecia, +6,5% in Italia, +11,7% in Spagna e +5,2% in Svezia. identificare i principali aggiustamenti presi in considerazione sia nel Nord che nel Sud del mondo. Ebbene quest anno l austerità potrebbe riguardare circa l 80% della popolazione globale, ovvero circa 5,8 miliardi di persone. Riguardo le misure adottate tra il 2010 e il 2013 le più diffuse sono l eliminazione o la riduzione dei sussidi e degli aiuti, in particolare su agricoltura e cibo (in 100 paesi); la riduzione dei salari, a partire da quelli nell istruzione, la sanità e altri settori pubblici (98 paesi); la diminuzione delle reti e delle misure di protezione sociale (80 paesi); una riforma delle pensioni (86 paesi); tagli alla sanità pubblica (37 paesi); più flessibilità per i lavoratori (in 32 paesi). Come se queste misure non fossero sufficienti, lo studio ricorda come diversi governi ne abbiano adottate anche altre, con pesanti ricadute, soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. È il caso di politiche fiscali regressive come l aumento dell Iva o simili che pesano in maniera sproporzionata sulle fasce più povere (questo è accaduto in 94 paesi). Nell ultima parte della ricerca si mette indiscussione tanto l equità quanto la validità di tali decisioni, affrontando la questione da diversi punti di vista: la tempistica, lo scopo che si voleva perseguire, l intensità delle misure adottate, la loro efficacia dal punto di vista macroeconomico rispetto al costo sociale. Ilrisultatoè prevedibile. Leconseguenze sono gravi e rischiano di esserlo ancora di più nel prossimo futuro: aumento della disoccupazione, maggiore povertà, aumento delle disuguaglianze. I costi dell aggiustamento sono scaricati sui settori più deboli e con meno tutele sul lavoro. In poche parole, a fronte di una crisi causata da una finanza ipertrofica e fuori dalla realtà, il costo della «ripresa» è pagato quasi interamente dai più poveri (e ad oggi di «ripresa», in particolare per queste fasce della popolazione, nemmeno l ombra). Ricordiamo che pochi mesi fa il capo economista del Fmi aveva fatto un clamoroso mea-culpa, ammettendo che le politiche di austerità non solo hannoun costosocialeelevatissimo, ma spesso portano a un peggioramento del rapporto debito/ Pil,ovvero sono controproducenti anche dal punto di vista macroeconomico e dei conti pubblici che si pretende di risanare. Inutili, nocive, sbagliate, e imposte nel mondo intero. È questa l «efficienza» dei mercati globali. un anno dalla vittoria di Hollande del 6 maggio 2012, porterà in piazza il Front de Gauche e tutti gli scontenti a sinistra. Il piano di Hollande, difatti non sta funzionando. Il presidente aveva previsto un periodo di austerità per la prima parte del suo mandato, con l obiettivo, una volta raggiunti gli equilibri di bilancio, di rilanciare l economia nell ultimo periodo prima delle prossime presidenziali del 2017 (con la speranza di venire così rieletto). Per il momento la politica economica è rimasta più o meno eguale a quella di Sarkozy: concessioni al padronato (20 miliardi), insistenza sul recupero di competitività, accordo sul lavoro che permette licenziamenti più facili e che divide i sindacati, il tutto condito con un giro di vite fiscale che ha colpito soprattutto le classi medie. La svolta del rilancio resta un miraggio, anche perché Hollande ha confermato che la sua prioritàè l alleanzaconilpadronato («nulla potrà farsi senza le imprese e ancora meno contro di esse», ha dichiarato a ottobre). Il Pil intanto cala, e un appello a «farla finita con la trojka antidemocratica» è venuto ieri anche da Hannes Swoboda, presidente del gruppo S&D dell Europarlamento. FMI /ITALIA Nel 2014 ripresina a +0,5% ma crolla l occupazione Roberto Ciccarelli N el Global Economic Outlook pubblicato ieri dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), all apertura degli incontri di primavera con la Banca Mondiale, emerge nuovamente la realtà della depressione economica in cui si troval Italia. Con il consueto toccomagico gli economisti di Washington, guidati dall auto-critico e ultimamente assai apprezzato Olivier Blanchard, spostano la «ripresa» dell economia al Si tratta di un minuscolo +0,5%, destinato a scendere, anche perché nel 2013 resteremo fermi ad un catastrofico -1,5%. Lo si definirebbe un ritorno al realismo, visto che Monti e il suo ministro dell Economia Grilli l hanno sparata grossa nel Documento di economia e finanza (Def). Per loro nel 2014 la «ripresa» sarà addirittura dell 1,3%, ulteriore conferma che il «governo «tecnico» è solo un eufemismo per designare la sua totale irresponsabilità. Le stime dell Fmi confermano Il Nobel Krugman: più si taglia il debito, maggiore è il calo del Pil. «Questa è un idea-scarafaggio» inoltre il peggioramento della disoccupazione dello 0,4% (dal 12% del 2013 al 12,4% del 2014). Le stime dell Ocse, pubblicate sempre ieri, ribadiscono: l Italia è il paese dell Eurozona con il tasso di occupazione più basso dopo Grecia e Spagna. Nel terzo trimestre 2012 è sceso dal 56,8% al 56,5%, travolgendo i giovani tra i 15 e i 24 anni, le vere vittime dell austerità. La disoccupazione giovanile è balzata al 39,2%, mentre migliora la situazione degli occupati più anziani (+0,2%). Il Belpaese è terz ultimo posto in assoluto. Dall incrocio di questi dati si desume che nel 2014 ci sarà una ripresa che però non produrrà nuova occupazione (stabile). Questa è la realtà tremenda, che nessuno in Europa ha ancora ammesso davanti ad una popolazione tramortita dai bassi salari e dalla disoccupazione. Nella lettera che apre il World Economic Outlook, Blanchar parla di una crescita superioreal 5% per ipaesi emergenti come Cina o India, indica il 2% per gli Usa, per l Europa è attesa una contrazione dello 0,3%. Il continente dell Austerità è dunque l ultima ruota del carro in un mondo dove spira un refolo di ottimismo. «I rischi legati ai debiti sovrani elevati - aggiunge Blanchard - possono comunque limitare gli spazi di manovra. Non c è una bacchetta magica peraffrontare erisolveretuttiitimori sulla domanda e il debito». Praticamente è una resa: l Fmi nonha una ricetta alternativa all austerità, ma sa benissimo che il «consolidamento fiscale»» (cioè la strategia di dimezzamento del debito italiano dal 130% nel 2013 al vagheggiato 117% nel 2017) implicherà un crollo del Pil ben superiore a quello annunciato dal governo Monti e dalla Troika. Ogni punto didebitotagliato affossa il Pil. Questa è ormai una realtà acquisita, tranne che per la disinvolta politica italiana. Blanchard non si dilunga su questo punto e, come Mario Draghi della Bce, si limita ad auspicare l araba felice dell unità bancaria europea, ultima speranza per convincere le banche italiane ad allentareicordoni dellaborsaeconcedere prestiti alle imprese e mutui allefamiglie per rialzare la domanda interna. Nel frattempo rassegnamoci ad ascoltare i consigli di Carlo Cottarelli, responsabile del Fiscal Monitor dell Fmi: «Nel 2013 il consolidamento fiscale è stato costoso nel breve periodo, ma ciò non significa che la politica di controllo suiconti pubblici vada abbandonata. Deve andare avanti, ma a un passo appropriato». Cioè tagliando 45 miliardi di debito all anno. Qualche tempo fa il Nobel Paul Krugman disse che le politiche dell austerità erano ispirate a «idee scarafaggio». Eccone una dimostrazione.

8 pagina 8 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 INTERNAZIONALE Per gli oltre tremila osservatori internazionali Maduro ha vinto senza trucchi. Il problema non è tecnico, ma politico Geraldina Colotti INVIATA A CARACAS A ggressioni, violenze, intimidazioni, 7 morti e 71 feriti denunciati nel Tachira, nel Le radio comunitarie e i medici cubani che lavorano nel paese denunciano assalti e intimidazioni Miranda, alla Limonera. Gruppi di destra armati e mascherati seminano il panico in Venezuela. All origine dei disordini, l appello alla piazza di Henrique Capriles Radonski, il candidato di opposizione sconfitto da Nicolas Maduro alle presidenziali di domenica scorsa. Una sconfitta di misura, che ha attribuito preferenze al candidato chavista e al rappresentante della destra. La Mesa de la Unidad Democratica (Mud) non ha accettato i risultati, ha misconosciuto l autorità del Consiglio nazionale elettorale (Cne) e ha chiesto un nuovo conteggio dei voti, uno per uno. Gli oltre osservatori internazionali presenti e i 170 "accompagnanti", hanno invece attestato l inattaccabilità del sistema elettronico utilizzato. Anche uno dei rettori principali del Cne, Vincente Diaz, di opposizione, ha confermato la regolarità del voto. I risultati fotografano problemi politici, non tecnici. Quando ha perso, seppure per un pugno di voti come nel referendum del 2007, il chavismo lo ha riconosciuto. Nelle regionali del 16 dicembre scorso, Radonski è diventato governatore dello stato Miranda con un margine di appena voti sul ministro degli esteri Elias Jaua, il quale ha riconosciuto i risultati. Adesso, invece, Capriles ha scatenato i suoi. Negli statidel Tachira e del Zulia, gruppi armati hanno incendiato le sedi del Partito socialista unito del Venezuela, minacciato i militanti, distrutto le reti alimentari, bruciato i quadri di Chávez e Bolivar: «Come nella hitleriana Notte dei cristalli, e i grandi media privati tacciono», ha commentatojaua. Molteradio comunitarie denunciano aggressioni. Le reti sociali hanno convocato una conferenza stampa per allertare sui «piani di golpe» della destra, basati suldoppio binario del discredito istituzionale e sulle provocazioni di piazza. È andata così nel 2002, durante il colpo di stato contro Chávez, l 11 aprile. Dall alto dei palazzi, due cecchini hanno sparatoallora sui manifestanti di entrambe le fazioni a Puente Llaguno, accusando il chavismo per isolarlo a livello internazionale. La storia è poi venuta fuori, comprovata da materiale video e dal lavoro delle associazioni per i diritti civili. Intanto, il popolo aveva rimesso a posto le cose, riportando al governo il presidente eletto. Anche ora Capriles si è rivolto ai governi internazionali gridando alla frode. E ha invitato la Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) a invalidare i risultati e a disconoscere la legittimità delle istituzioni, in primo luogo quella del Cne. Tuttavia, gran parte delle rappresentanze diplomatiche del mondo si sono felicitate con il nuovo presidente. Solo il ministro degli esteri spagnolo Garcia- Margallo si è espresso a favore di Capriles, suscitando le proteste di Caracas. Il capo del Comando strategico operativo, il generale Wilmer Barrientos ha ribadito che «lafanb è fedele alla Costituzione». Il nemico non è il popolo Lunedì Maduro ha ricevuto l investitura dalla presidente del Cne, Tibisay Lucena. Giovedì assumerà l incarico davanti al Parlamento. «Tutti hanno diritto di manifestare, ma senza violenze», ha dichiarato, e ha invitato gli oppositori presenti a «non cadere nella spirale dell odio»: perché «il nemico non è il popolo venezuelano, ma l oligarchia». Intanto, chavisti e opposizione si riversano nelle strade. Nel Lara e a Barinas la polizia ha risposto con lacrimogeni. Il governo moltiplica gliappellialla calma. Per dueore, militanti della Mud hanno circondato la casa di Lucena, altri si sonorecatidavantialle sediditelesur e di Venezolana Television, la prima ad essere stata chiusa durante il golpe del Nei quartieri di Caracas, dove Capriles ha vinto con 8,78 punti su Maduro, si svolgono cazerolazos contro il governo. Medici cubani della Mision Barrio Adentro denunciano aggressioni e vandalismi ai centri medici di quartiere. Un attitudine che toglie il velo al falso ecumenismo progressista tenuto da Capriles durante la campagna elettorale quando ha promesso ai medici cubani la nazionalità venezuelana (qualora decidano di abbandonare l isola). «Non tollerano che a guidare il paese sia un presidente operaio», ha affermato Maduro. Quegli stessi media internazionali, che ieri chiamavano «scimmia» Chávez, considerandolo caudillo SENEGAL L arresto di Wade e lo stop sui diritti gay Arresto eccellente quello ordinato dal tribunale voluto dal presidente Macky Sall per indagare su corruzione, distrazioni di fondi statali ed esportazioni illegali di capitali all estero degli anni passati. A finire in manette è Karim Wade, il potentissimo (fino a ieri) figlio prediletto dell ex presidente Abdoulaye Wade, risultato al centro di tutti i rami dell inchiesta. Durante i 12 anni di regno del padre Karim Wade ha avuto diversi incarichi ministeriali in settori - primo fra tutti quello delle infrastrutture - che lo vedevano impegnato anche come imprenditore. Per questo ai tempi in cui aveva la delega sul trasporto aereo civile la gente lo aveva ribattezzato «ministro di terra e di cielo». Il tribunale lo accusa di corruzione e gli ha dato tempo fino a lunedì scorso per provare la sua innocenza. A un anno dal suo insediamento, il presidente Macky Sall segna dunque un punto a suo favore nella lotta ai malcostumi del passato. Ma nel frattempo arretra sul fronte dei diritti: Sall ha infatti revocato il suo sostegno alla legge che intendeva depenalizzare il «reato» di omosessualità. VENEZUELA Disordini e provocazioni dopo l esito contestato del voto. 7 morti e decine di feriti La destra semina il panico ARGENTINA Centinaia contestano la riforma della giustizia Anche decine di esponenti delle opposizioni hanno preso parte alla prima mobilitazione contro la riforma della giustizia che ha avuto luogo ieri a Buenos Aires. Gli attivisti si erano dati appuntamento all ingresso del Tribunale porteño con lo slogan «in difesa di una giustizia indipendente». Tutti i partecipanti alla manifestazione hanno sottoscritto un documento in cui esprimono la loro contestazione per una riforma che definiscono come «il tentativo di mettere sotto controllo la giustizia» da parte del governo. Tra i manifestanti c era anche il pubblico ministero Julio César Strassera. Si tratta di uno dei principali critici ed ideatori della protesta contro la riforma. Il testo che sta per essere approvato in parlamento prevede l ampliamento del Consiglio supremo della magistratura, con la creazione di tre nuove camere di Cassazione e cambiamenti nei regolamenti per stabilire le misure cautelari. Secondo il deputato di opposizione Ricardo Gil Lavedra, «questi progetti di riforma non hanno il carattere di urgenza che invece assicura il governo». e grossolano, oggi ne esaltano la figura di statista e la cultura: e puntano il dito sulle scivolate dell ex autista di autobus dimenticando quelle di Capriles, la cui inconsistenza culturale ha sempre fatto arrossire i ben più navigati politici della IV Repubblica, che partecipano alla Mud. Michele Giorgio «B asta. Basta. Dopo oltre due anni di conflitto e più di 70 mila morti, tra cui migliaia di bambini». Comincia con queste parole un appello dei direttori delle principali agenzie umanitarie delle Nazioni Unite per la popolazione della Siria. Nell appellovalerie Amos, coordinatore di Emergency Relief Ocha, Ertharin Cousin, direttore generale del World Food Programme, Antonio Guterres, Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Anthony Lake, direttore generale dell Unicef e Margaret Chan, direttore generale dell Organizzazione Mondiale della Sanità, parlano dei cinque milioni di persone costrette a lasciare le loro case a causa della guerra civile, tra le qualioltreun milionedirifugiati che vive nei paesi confinanti. I direttori delle organizzazioni umanitarie sottolineanolagravità della situazione conintere comunità distrutte, scuole e ospedali abbattuti, sistemi idrici al collasso. Di fronte a tutto ciò, sottolineano, «sembra che i governi e i partiti che potrebbero mettere fine alla crudeltà e alla carneficina in Siria, avvertano l urgenza in modo ancora inadeguato». Più di tutto lanciano un appello ai leader politici coinvolti perchè si assumano le loro responsabilità per il popolo della Siria e impieghino la loro influenza per spingere verso una soluzione politica «prima che centinaia di migliaia di altre persone perdano le loro case, la loro vita e I consulenti lavorano bene Fatto sta che questa volta i consulenti di immagine di Capriles hanno lavorato bene: consigliandogli di esaltare Chávez per abbassare «Nicolas» al suo livello. L opposizione ha tenuto alta l incertezza e la sfiducia durante la malattia del defunto presidente, aiutata dalle titubanze della parte avversa. Con allarmi, rumori e denunce, ha messo in ombra i piani di prevenzione «integrali» proposti dalgoverno. L idea di unamarcia notturna contro l insicurezza, riuscita e mediatizzata, ha oscurato il lavoro quotidiano compiuto nei quartieri popolari dalle associazioni territoriali e i risultati ottenuti. Ha fatto dimenticare i disastri esistenti negli stati e nei municipi gestiti dalla Mud, dove il tasso di violenza fa schizzare le statistichea livellostellare. Moltiplicando gli spot sui corrotti e sui «raccomandati» ha saputo giocare su invidie e rancori presenti negli strati popolari. Enfatizzando i difetti altrui, ha messo la sordina ai propri. Nelle strade del Venezuela non ci sono bambini denutriti, nelle scuole libri e computer sono gratuiti, nell ultimo anno sono state distribuite oltre case popolari. L opposizione ha però presentato un quadro apocalittico di crisi, inflazione e scarsità alimentare, eludendo il proprio ruolo nella faccenda. Rispetto alle ultime regionali, è così risultata maggioritariain 6stati (neavevapersi 20 su 23). E tuttavia Maduro ha vinto, seppur con margini più vicini a quelli degli Usa o dell Europa che a quelli ottenuti da Chávez. Adesso, dall Orinoco a Caracas il popoloappoggiail suopianoin cinque punti basato sul socialismo umanista, la difesa dell ambiente, la sovranità alimentare e l indipendenza. Intanto, il movimento discute: «Com è possibile che, nonostante tutto quello che il governo ha fatto per gli strati popolari alcuni settori poveri abbiano votato per i loro oppressori?» Siria/ LE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE AVVERTONO I GOVERNI «A breve possibile il taglio degli aiuti, ma la distruzione si aggrava» Cinque milioni di persone sono state colpite dal conflitto. Continuano i bombardamenti. E Assad promette un altra amnistia LE PROTESTE DI PIAZZA DELL OPPOSIZIONE A CARACAS/FOTO REUTERS il loro futuro, in una regione che è già al punto di non ritorno». Infine i capi delle organizzazioni umanitarie si impegnano a fare tutto il possibile per aiutare le persone coinvolte nella guerra, avvertendo però che i mezzi non sono più sufficienti: «Ci stiamo avvicinando molto al punto in cui dovremo tagliare una parte degli aiuti umanitari, forse tra poche settimane». Eieriè giunto anche unaltro allarme, lanciatodal ComitatoInternazionaledellaCroceRossa (Cicr) cheriferisce diaver quasiesauritolesomme stanziate per far fronte ai bisogni dei civili. «Non riusciamo a coprire le esigenze della popolazione», che continuano a crescere in modo «esponenziale», ha detto ieri a Ginevra il presidente del Cicr Peter Maurer. Appelli ed allarmi che non sembrano destinati a scuotere regime e ribelli armati, impegnati a combattere una guerra che entrambe le parti credono di poter vincere. Negli ultimi giorni le forze governative hanno lanciato una controffensiva nel sud della Siria per riconquistare le porzioni di territorio che le formazioni jihadiste e l Esercito libero siriano avevano catturato nelle ultime settimane, in preparazione di un attacco in direzione della capitale Damasco. L aviazione militare è tornata in azione con pesanti bombardamenti che hanno fatto decine di vittime civili, tra le quali numerosi bambini. Il presidente Bashar Assad intantoha deciso una nuova amnistia che le opposizioni però giudicano insufficiente. IRAN Un grave sisma scuote Sistan e Baluchistan Giuseppe Acconcia U n violentissimo terremoto (7.8 Richter) ha colpito il Sistan e Baluchistan, poverissima regione sud orientale dell Iran. L epicentro sarebbe nella provincia di Saravan a 81 km di profondità. La città di Hiduch sarebbe andata completamente distrutta con centinaia di edifici andati in frantumi. Qui le case sono fatte di paglia e sabbia. Altre 13 persone sono morte in Pakistan. Lo ha reso noto un ufficiale medico pachistano. «Ci hanno portato cinque corpi», ha detto Ashraf Baloch da Mashkail, nel distretto di Washuk, circa tre chilometri dalla frontiera con l'iran. Il sisma è stato avvertito anche in Quatar, India e Pakistan. La forte scossa è stata avvertita anche a New Delhi e nella città satellite di Gurgaon. I tremori hanno scatenato il panico fra i residenti dei piani alti dei palazzi che sono scappati in strada. Ilsismasiè avvertitodistintamente anche negli Emirati arabi uniti. Saleh Mangi, della ong Plan International, ha detto che si trovava nel suo ufficio di Thatta, quando ha sentito la terra tremare. «È il terremoto più forte che abbia sentito dagli anni ottanta. La gente terrorizzata ha lasciato le case e non vuole tornarci. Mentre il governo pakistano ha chiesto ai pescatori di non andare in mare», ha detto Saleh. Ahmad-Reza Shajiee, vice presidente della Mezza luna iraniana ha parlato di una situazione di estrema emergenza. «Poco dopo l annuncio del terremoto, un gruppo di soccorritori è stato inviato nella provincia del Sistan e Baluchistan», ha ammesso. Anche il governo turco ha subito offerto di fornire aiuti all'iran dopo il terremoto che ha colpito il sud del paese, ha detto l'ambasciatore turco a Tehran Umit Yardim. A due passi dalla città di Zahedan, a nord dell epicentro del sisma, c è il più fiorente mercato di oppio del Paese. Da qui passa il commercio proveniente dai campi dell Afghanistan. Non solo, in Sistan e Baluchistan è in corso la costruzione di un importante gasdotto che unisce Tehran e Islamabad passando per la Siria. Ilpresidenteiraniano MahmoudAhmadinejad e l omologo pakistano, Asif Ali Zardari, poche settimane fa, hanno inaugurato con una cerimonia ufficiale nella località iraniana di Chabahar, i lavori del gasdotto che dovrà entrare in funzione nel Nel 2003, il terremoto di Bam ha ucciso oltre 30mila persone. 37 persone sono morte nel sisma che ha colpito appena una settimana fa la città di Kaki a 150 km dal sito di Bushehr sul Golfo persico causando la morte di 37 persone. Nonostante ciò il sito non è stato danneggiato dall evento tellurico. Il sisma colpisce un Paese già profondamente ferito per le sanzioni internazionali al programma nucleare. Anche se le conseguenze dei limiti imposti all esportazione del petrolio viene costantemente aggirata dalle autorità iraniane con l aiuto di escamotages escogitati da ufficiali del Golfo.

9 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 9 Giulia Lasagni BOSTON B oston è una città blindata ma cerca di tornare lentamente alla normalità dopo l attentato che lunedì ha causato la morte di tre persone, tra cui un bambino di otto anni, e, secondo le ultime stime, 176 feriti. Ma è una calma nervosa in una città ferita al cuore, con molti dubbi e poche risposte. Anche perché poco finora è filtrato dalle indagini, guidate dall Fbi, sulla possibile matrice dell attacco. Che il presidente Obama ha definito «un atto di terrorismo». La centralissima ed elegante zona di Copley, dove lunedì pomeriggio poco prima delle 15 due esplosioni hanno squarciato il clima festoso della maratona a due passi al traguardo, è chiusa al pubblico: è la «scena del crimine», inizialmente estesa a un raggio di 15 isolati e ora ridotta a un raggio di 12. Le forze dell ordine continuano a fare rilievi e a raccogliere prove, invitando i cittadini a fornire video e fotografie utili alle indagini. Per Ed Davis, il capo della polizia di Boston, si tratta «della scena del crimine più complessa» nella storia del dipartimento. Anche nel resto della città si respira aria di emergenza. I trasporti funzionano regolarmente, ma ci sono controlli in stazione e sulla metropolitana. La biblioteca pubblica, a due passi dal luogo dell attentato, è chiusa, così come l Emerson College, la University of Massachusetts e il Berklee College of Music. Le lezioni proseguono invece nelle altre università, incluso alla Boston University, e a Cambridge, al di là del fiume Charles, ad Harvard e al Mit. Intanto, le forze dell ordine presidiano gli ospedali della città dove sono ricoverati i feriti, per lo più affetti da traumi, anche gravi, agli arti inferiori. Al Massachusetts General Hospital si sono registrate finora quattro amputazioni, mentre diversi bambini sono ricoverati al Boston Children s Hospital. PRIMA PAGINA «Marathon terror», il «Boston Globe» offre la consultazione gratuita del sito Un immagine choc quella scelta per la prima pagina dal più diffuso quotidiano locale, il «Boston Globe», sotto il titolo «Marathon terror». Appena poche ore dopo le esplosioni i quotidiani della città, per primo il «Boston Globe», hanno deciso di rendere disponibile gratuitamente l accesso ai propri siti web solitamente consultabili da chi ha sottoscritto l abbonamento. Anche Boston.com, il sito già gratuito del «Globe», ha cancellato la richiesta di registrazione automatica, presente in passato per chi avesse voluto accedere i suoi contenuti. Stessa scelta anche da parte delle pagine locali del «New York Times» e del «Wall Street Journal». INTERNAZIONALE USA Pista interna, riconducibile all ultradestra, o attentato di Al Queda? Ancora nessuna certezza Boston, in cerca di un colpevole Tre morti, tra cui un bimbo di 8 anni e 176 feriti. La bomba era dentro una pentola a pressione BOSTON, LA CITTÀ È BLINDATA, MILITARI SULLA SCENA DEL CRIMINE; A SINISTRA UN MARATONETA DURANTE L ESPLOSIONE /FOTO REUTERS Pochi sono gli elementi a disposizione per ricostruire la dinamica dell attentato. «Sarà un indagine su scala mondiale. Andremo in capo al mondo per trovare il o i responsabili di questo atto spregevole», ha dichiarato in conferenza stampa ieri mattina Richard Des Lauriers, il responsabile dell Fbi di Boston. Per ora è certo solo che tra ieri e lunedì le autorità hanno perquisito un appartamento a Revere, una zona a nord-est della città. Nell appartamento vive un cittadino saudita di vent anni che è stato ricoverato in ospedale in seguito all attentato ed è stato successivamente interrogato dalle forze dell ordine. Intervistato dall Associated Press, un altro saudita residente allo stesso domicilio ha dichiarato che l uomo si troverebbe a Boston per studiare l inglese. Per il momento non ci sono persone in stato di arresto e nessuno ha rivendicato l attentato. I talebani del Pakistan, i mandanti nel 2010 di un fallito attentato a Time Square a New York, hanno negato di aver avuto alcun coinvolgimento nell attacco. Fra gli sviluppi di una certa rilevanza c è il fatto che le autorità abbiano escluso che una terza esplosione registrata lunedì pomeriggio alla John F. Kennedy Library, una biblioteca presidenziale, sia collegata all attentato. Novità anche sul tipo di ordigni utilizzati negli attacchi: secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe di pentole a pressione colme di schegge metalliche, chiodi e cuscinetti a sfera, collegate a detonatori e piazzate all interno di borsoni neri. Mentre nulla di ufficiale è trapelato sulla matrice dell attentato - un punto ribadito da Obama nel suo discorso di ieri - in rete e sui social media, ma anche tra alcuni accreditati opinionisti, fioriscono ipotesi sul possibile coinvolgimento di terroristi di estrema destra americani per via della data dell attentato: il Patriot s Day, un giorno festivo in cui in Massachusetts si commemora la battaglia di Lexington, che il 19 aprile 1775 segnò l inizio della guerra di indipendenza americana. Durante la ricorrenza, che viene festeggiata per convenzione il terzo lunedì di aprile, a Boston si svolge la maratona che è considerata la più antica del mondo. Proprio durante il Patriot s Day, il 19 aprile del 1995, l estremista di destra Timothy McVeigh insanguinò Oklahoma City con un attentato che causò la morte di 168 persone. A suggerire la pista interna anche Michael Moore che tira in ballo ambienti vicini al movimento ultra-conservatore dei Tea Party. Via Twitter il regista di Bowling for Colombine mette in relazione la ricorrenza del Patriot s Day e la coincidenza con il Tax day (per gli americani scade il 15 aprile il termine ultimo per la dichiarazione dei redditi). Un mix di patriottismo e anti-tasse (cavallo di battaglia dei Tea party) che farebbe appunto pensare ai militanti dell ultradestra. Per Moore è come fare «2+2=». Giulia D Agnolo Vallan NEW YORK «P erché gli altoparlanti dicevano alla gente di stare calma pochi istanti prima delle esplosioni? Siamo di fronte a un altro falso attacco inscenato per toglierci le nostre libertà civili, infilarci le mani nei pantaloni in strada con la scusa della sicurezza della patria?». Nulla è emerso per ora dalle indagini sui responsabili dell attentato alla Maratona di Boston, ma fin dalla prima domanda alla prima conferenza stampa del governatore del Massachusetts Patrick Duval, le teorie del complotto funzionavano già a tutto gas. «No» harisposto Duval, con un misto di ira e commiserazione, a Dan Biondi, reporter del sito Infowars, una miniera di distopiche realtà parallele accomunate dall idea che l origine di tutti i mali sta in un potentissimo, nefasto, progetto di governo per la dominazione totale/globale. «Non sappiamo ancora se i colpevoli facciano capo a un gruppo o si tratti invece di uno o più individui», ha detto ieri mattina, in un contesto meno fantapolitico, Barack Obama in una breve apparizione pubblica dalla Casa bianca. E, posto che non si può ancora escludere l opzione dell atto isolato di un pazzo/pazzi, nella bellissima giornata di primavera che ha seguito l attentato, quello che ci si sta chiedendo è se la pista del terrorismo punta fuori, in direzione di Al Queda, o invece a casa nostra (milizie, suprematisti ariani..). Alternativa questa giudicata impensabile fino al 19 aprile del 1995, giorno in cui, con una bomba a base di fertilizzante, TimothyMcVeigh uccise 168 persone (più di 800 i feriti) in un edificio pubblico di Oklahoma City. Con la celebrazioni del Patriot s Day, gli anniversari di Waco, Columbine, Virginia Tech, e di Oklahoma City che aleggiano nel giro di due o tre giorni - insieme a quello dell Indipendenza di Israele e alla commemorazione di Newtown sottoscritta dalla Maratona - gli appigli simbolici di un gesto come quello di Boston sono molteplici. Ma, lasciando perdere il passato, è interessante osservare l America di oggi, un paese che grazie a un enorme spinta dal basso si sta muovendo verso grossi cambiamenti impensabili solo un anno fa - riforma dell immigrazione, matrimonio gay, controllo delle armi... (tutti dibattuti a Washington proprio in questi giorni). E che, allo stesso tempo, convive ancora con la pesante eredità di due guerre e delle politiche repressive post 11 settembre (è di ieri il rilascio di un nuovo, durissimo, rapporto sulla tortura. Di due giorni fa la lettera del prigioniero di Guantanamo pubblicata sul New York Times). Sono due Americhe molto diverse tra loro - la prima tutta proiettata verso il futuro, la seconda invischiata in un passato di cui si spera potrà liberarsi al più presto. A seconda dei punti di vista, possono fare paura entrambe. La maratona più prestigiosa del mondo /IN COINCIDENZA DEL PATRIOT S DAY Profanato il santuario dei corridori Appuntamento fisso da 115 anni I VINCITORI DELLA MARATONA: L ETIOPE LELISA DESISA E LA KENIOTA RITA JEPTOOOF L AMERICA A DUE SENSI Date simboliche e ipotesi di complotto Nicola Sellitti U n santuario. È stato colpitoun santuario dei corridori. Meta di un pellegrinaggio laico per professionisti e amatori, con l unico obiettivo del traguardo della centralissima Copley Square. La Maratona di Boston è la più antica (dopo quella di Atene) e prestigiosa corsa del mondo. Appuntamento fisso da 115 anni. In una delle città statunitensi più rappresentative dal punto di vista sportivo. Da quelle parti si vibra per le casacche verdi, i Boston Celtics, una delle franchigie illustri del basket professionistico - la Nba - con 17 titoli nazionali. E altra leggendasono i BostonRedSox, team di baseball con sette World Series vinte. Nella prima edizione della Maratona, nel 1897, erano in gara appena 18 corridori. Due giorni fa erano invece circa 27 mila, con 500 mila spettatori richiamati dall evento. Per 42 chilometri e 195 metri di saliscendi, frenate, discese, salitelle, germogli verdi e laghetti. E tanta storia, poco importa che quella di New York sia la più conosciuta al mondo. Orologi sincronizzati il terzo lunedì di aprile di ogni anno, in occasione del Patriot s Day, festa che celebra l inizio della Rivoluzione americana. A volte la data coincide con il lunedì di Pasqua, altre volte è giorno di festa che interessa solo gli Stati del New England. L ideatore della gara di Boston era stato John Grisham, responsabile della squadra olimpica statunitense nella prima edizione dell era moderna (1896), che era tornato nel Massachusetts così entusiasta da voler riproporre la gara anche nella sua città. Il primo vincitore era stato il newyorkese John McDermott in 2 ore e 55 minuti. Il percorso andava dall Irvington Oval di Boston al Metcalf s Mill di Ashland, piccolo centro a ovest di Boston, ed era lungo 39,500 chilometri. Dal 1927, la gara era stata allungata a chilometri. Una gara che ha regalato gioie anche all Italia, con il successo di Gelindo Bordin (1990), primo per un campione olimpico. Mentre negli ultimi anni c è stato il dominio degli atleti africani, specie dei kenioti (16 vittorie in 18 edizioni tra gli uomini, sette delle ultime nove tra le donne). Una tendenzachesiè confermataanche lunedì con il 23enne etiope Lelisa Desisa, primo a tagliare il traguardo in 2 ore 10 minuti e 22 secondi, e la keniota Rita Jeptooof, vincitrice della categoria femminile in 2h, 26, 25. Ma per loro la festa è durata solo due ore, poi l orrore delle bombe che ha sorpreso la coda della corsa, ha cancellato ogni esultanza. A Boston si è consumato l ennesimo attentato allo sport. Con immagini di morte che riportano ai Giochi olimpici di Monaco Il «massacro» con cui si concluse il sequestro degli atleti israeliani da parte di un commando palestinese di «Settembre Nero» che fece 17 vittime. Ventiquattro anni dopo veniva colpita Atlanta - sede dei Giochi olimpici - con una bomba che esplodeva all interno del Centennial Olympic Park. Due morti, oltre 100 feriti, un resoconto di guerra simile a quello di Boston. Per l attacco veniva arrestato e condannato Erik Rudolph, attivista del movimento Christian Identity che ammetteva di aver ideato l attentato per supportare la campagna della sua organizzazione contro l aborto e l omosessualità. Il 1 maggio 2002, prima del Clasico tra Real Madrid e Barcellona, due autobombe esplose vicino al Santiago Bernabeu, casa madridista, causavano venti feriti, nessun morto. E tanta paura per una potenziale strage: un gruppetto di tifosi si trovava a pochi metri da uno degli ordigni, piazzati dall Eta. Cinque anni fa, durante una maratona a Weliveriya, in Sri Lanka, in onore del Capodanno singalese, un militante delle tigri tamil si faceva saltare in aria tra i partecipanti: 15 morti, tra cui il ministro dei trasporti, Jeyarai Fernandopulle. Altra tragedia: 1 gennaio 2010 in Pakistanconunkamikaze chesilanciava tra la folla durante una partita di pallavolo, 105 morti e 200 feriti. Poco dopo, durante la Coppa d Africa di calcio, la nazionale togolese era fermata in bus da un gruppo di separatisti. Morivano tre persone. Edomenicac è lamaratonadi Londra (10 mila iscritti in più rispetto a Boston), confermata dal governo inglese, che ha rafforzato le misure di sicurezza. Anche perché tra gli iscritti c è anche Harry, principe del Galles.

10 pagina 10 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 CULTURA MONDI BREVETTATI Andrea Capocci L a sentenza di inizio aprile con cui la Corte Suprema di New Dehli ha negato il brevetto su un farmaco anti-cancro dellasocietà farmaceutica svizzera Novartishariportato agallailconflitto intorno ai brevetti sulle medicine. Da un lato ci sono i malati dei Paesi poveri, sostenuti da Ong e dai governi, pretendono l accesso a terapie costose, sviluppate per i mercati del Nord del mondo e a questo scopo protette dai brevetti. Dall altro, l interesse economico delle multinazionali farmaceutiche, che grazie al monopolio brevettuale, possono fissare il prezzo dei farmaci al di fuori di ogni concorrenza e rientrare dei costi di ricerca e sviluppo, stimati in 800milionididollari perogninuovo farmaco («il manifesto» del 3 e del 5 aprile). La Corte indiana ha dato torto alla Novartis ritenendo che il Glivec, questo il nome delfarmaco basato su una nuova conformazione di una molecola già nota, l imatinib mesilato, non rappresenti un innovazione sostanziale. Inoltre, ha motivato la sentenza con la necessità di salvaguardare l accesso alle cure per la propria popolazione: la società indiana Cipla, infatti, già commercializza un farmaco equivalente al Glivec che abbassa il costo mensile della chemioterapia da 2600 (il prezzo fissato dalla Novartis) a 175 dollari. Nemmeno l iniziativa della Novartis di regalare il farmaco al 95% dei pazienti indiani è bastata per convincere i giudici. Cause come questa si susseguono dagli anni Novanta ad oggi: la prima, e la più celebre di tutte, La posta in gioco è il controllo delle vendite dei farmaci generici nel Sud del pianeta contrappose un consorzio di quaranta multinazionali al governo sudafricano, denunciato dalle corporation presso l Omc: la riforma della sanità appena approvata incoraggiava l acquisto di farmaci sul mercato parallelo per abbassare i costi delle terapie anti-aids, 1000 dollari al mese in un Paese con un reddito medio annuo di 2600 dollari e una popolazione sieropositiva pari al 20% del totale. La mobilitazione dell opinione pubblica mondiale, l allora «popolo di Seattle», nel2001costrinselesocietà farmaceutiche a ritirare la denuncia. L onda sudafricana Dal Sudafrica all India, il dibattito sull impatto del brevetto sull accesso alle cure nei Paesi poveri ha accompagnato l evoluzione recente della normativa internazionale sulla proprietà intellettuale. Fino ad una ventina di anni fa, non esistevano standard internazionali e ogni Paese poteva adottare una strategia autonoma sulla brevettabilità dei farmaci. Persino Paesi sviluppati, con una lunga tradizione in campo brevettuale, hanno riconosciuto i brevetti sui farmaci in tempi relativamente recenti: la Germania (seppure ospiti aziende farmaceutiche come la Bayer) dal 1967, la Svizzera (sede di Novartis e Roche) dal 1977, Francia e Italia dal 1978 oltre cinquecento anni dopo la prima legge sui brevetti della storia, quella della Serenissima Repubblica di Venezia. A mettere ordine, se così si può dire, ci hanno pensato una lunga serie di accordi commerciali bilaterali e regionali e, infine, l «Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale» (divenuto noto con la sigla Trips) del 1994, con cui l Organizzazione I cacciatori di conoscenza L ultima sentenza della Corte suprema indiana contro la mutinazionale Novartis dimostra che la proprietà intellettuale è sempre più lo strumento usato da governi e imprese per governare un mercato mondiale in rapida trasformazione Mondiale del Commercio (Wto) ha stabilito che i farmaci devono rimanere brevettati per vent anni come qualsiasi altroprodotto. La soladerogaperipaesi inviadi svilupporiguardava la possibilità di concedere «licenze obbligatorie», cioè di autorizzare aziende nazionali a produrre un farmaco che altrimenti il detentore del brevetto avrebbe fornito a costi non sostenibili. Nel 2003, sull onda della vertenza sudafricana, è stata autorizzata la concessione di licenze obbligatorie anche allo scopo di esportare farmaci, visto che i Paesi più poveri spesso non hanno le infrastrutture industriali necessarie a produrre in proprio i medicinali, anche dietro licenza obbligatoria. Sono passati quasi vent anni dai Trips, dunque, ma dal Sudafrica di ieri all India di oggi non sembra cambiato granché. Ma è un impressione errata. Il potere degli emergenti La controversia sudafricana, come le numerose altre che coinvolsero i Paesi in via di sviluppo in quegli anni, sisvolgevasuun piano essenzialmente umanitario. Non metteva in discussione l organizzazione della filiera farmaceutica, ma solo lacapacità del mercato di soddisfare la crescente domanda di salute proveniente dal Sud del mondo. In anni recenti, anche economisti accademici hanno dimostrato che nonc ènulla di stranoseunfarmaco viene venduto ad un prezzo più altoinun Paesepovero conforti disuguaglianze chein unoricco edotato di un sistema di welfare: è una logica conseguenza, quando si affida al mercato la distribuzione dei farmaci brevettati, una merce particolarissima sia dal lato dell offerta (monopolizzata da una sola azienda) che della domanda (formata da ogni malato che se lo possa permettere). Lo scenario è cambiato da molti punti di vista. Innanzitutto, a differenza del Sudafrica, l India ospita una fiorente industria dei farmaci generici. La sentenza della Corte Suprema di New Dehli, quindi, punta a difendere le imprese farmaceutiche locali, che scavalcando i brevettipossonocompetere abbassando i prezzi dei farmaci. Dunque, alle corporation non resta che incassare il colpo e adattarsi alle nuove regole, tanto che giganti come la stessa Novartis o la GlaxoSmithKline si sono già insediate sul mercato indiano con società controllate che competono sul mercato dei generici con quelle locali. Secondo lestime degli analisti finanziari, il business farmaceutico indiano, oggi il quattordicesimo al mondo, dovrebbe salire all ottavo posto entro il Nel 2020, in India si venderanno farmaci per 49 miliardi di dollari, rispetto ai 13 attuali. Solo i profitti dei paesi emergenti potranno compensare lo stagnante giro d affari dei paesi sviluppati, alle prese con difficoltà INTERNET Bloccato l accesso a 27 siti per violazione del copyright Dominio temporanemente negato T utto è iniziato un mese fa. La scena è quella italiana. Il distributore italiano del film francese d animazione «Un mostro a Parigi» si rivolgono alla Procura della repubblica per bloccare l accesso a una serie di siti che consentono il downloading e la visione in streaming, violando la normativa italiana del diritto d autore, del film. Parte un indagine della Polizia postale, al termine della quale un magistrato decide di bloccare l accessodall Italiaa27 siti. La tecnica usata è semplice, quanto efficace: ogni volta che si usa il Dns (il Domain name service) dei siti, la richiesta rimane inevasa. Il Dns riguarda il nome del sito. Sviluppato nel 1983, consente a ogni utente di digitarenel brower il nomedel sito senza utilizzare l indirizzo «fisico» del sito (Ip). Spessoogni sito internet ha un Dns alternativo che puòessere usatonel caso che il primo non funzioni correttamente o risulti troppo «lento». Non è la prima volta che la magistratura italiana adotta questa tecnica: è accadutonel2011: alloraera pertutelare il copyright del film iraniano «About Elly», La decisione del magistrato hareso irragiungibiliiventisette siti, ma la Rete funziona come un tam-tam e la notizia del blocco ha lentamente cominciato a circolare. Molti utenti che l hanno segnalata in forum, mailing list, social networkhanno però indicatoil modo per «procurarsi» i Dns «alternativi». Il blocco deciso dalla magistratura colpisce per il numero dei siti coinvolti, che sono spesso frequentati da milioni di «internauti» che condividono file musicali e video. A darne notizia è stato sito punto-informatico.it, che ha ricordato come l operazione sia seconda solo a quella adottata alcuni anni fa negli Usa, quando l Homeland Security decise di impedire l accesso a settanta portali. BenOld LE MARCHEUR, OPERA DELL ARTISTA SVIZZERO FRANCOIS JUNOD FOTO REUTERS economiche che limitano la spesa sanitaria un po ovunque. Impensabile, per Novartis & Co., tirarsene fuori. Il mutato scenario internazionale, per altro, sta inducendo anche Paesi molto più industrializzati dell Indiaaperseguirestrategie simili. L Unione Europea, l Australia, il Canada e l Argentina hanno introdotto, o sono intenzionate a farlo, norme restrittive per la concessione dei brevetti sui farmaci. L obiettivo è limitare la durata dei brevetti, che oggi viene prolungata con diversi stratagemmi. Dopo i vent anni fissati dal Wto, infatti, molti Paesi concedono estensioni in ragione degli anni persi tra il rilascio del brevetto e l ottenimento delle autorizzazioni sanitarie per la commercializzazione del farmaco. Inoltre, le società farmaceutiche ricorrono frequentemente al cosiddetto evergreening: quando un brevetto su un farmaco sta per scadere, basta modificarneun aspetto bio-chimico irrilevante per richiederne un altro (come ha fatto la Novartis secondo la Corte Suprema). Senza ricerca e sviluppo Le imprese sperano così di rilanciare, in ciascuno di questi Paesi, un industria farmaceutica locale deifarmaci generici, cheha il pregio di abbassare i costi per i sistemi sanitari nazionali colpiti dall austerity ed èin grado dicompetere sul piano internazionale, visto che non necessita dei massicci investimenti richiesti per sviluppare farmaci innovativi. Il mercato dei farmaci generici, d altronde, è in piena espansione anche nei paesi sviluppati, anche se c è poco da rallegrarsene. La riduzione degli investimenti provoca la paralisi della ricerca scientifica di base Sullo sfondo di questi mutamenti internazionali, infatti, c è una crisi di produttività della ricerca applicata in campo farmaceutico. Tradurre in nuove medicine le scoperte della ricerca di base appare più difficile di prima. L impasse non riguarda solo le imprese, ma investe anche la comunità scientifica accademica. L allarme è stato lanciato sulla rivista Nature nei mesi scorsi: prima Glenn Begley, direttore della ricerca sul cancro presso la società farmaceutica americana Amgen, poi i ricercatori della tedesca Bayer, hanno dichiarato che i risultati della ricerca di base pubblicati in letteratura raramente vengono confermati, una volta riprodotti nei laboratori industriali allo scopo di sviluppare nuovi farmaci. Il risultato è che le società farmaceutiche inventano sempre meno farmaci, e non riescono a rimpiazzare i brevetti in scadenza: negli ultimi due anni sono scaduti i brevetti di sei farmaci sui dieci più venduti negli Usa. E nuove esigenze sanitarie globali si affacciano, come la crescente resistenza dei batteri agli antibiotici. Si sono dunque spezzati tutti gli anelli di una catena che sembrava funzionare alla perfezione, trasformando le scoperte dei ricercatori universitari in farmaci sviluppati dalle aziende e infine trasferendole ai pazienti attraverso i meccanismi del mercato. Ciascuno di questi ingranaggi oggi sembra girare a vuoto secondo logiche autoreferenziali. È un risultato davvero notevole, se si pensa a quanta pressione è stata esercitata negli ultimi vent anni perché la ricercadi baseproducesserisultati «spendibili» sul mercato.

11 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 11 CULTURA oltre tutto FERDINAND DE SAUSSURE ALL ISTITUTO SVIZZERO DI ROMA I cento anni dalla scomparsa di Ferdinand de Saussure (22 febbraio 1913) sono accompagnati da una serie di giornate di studio. L Istituto Svizzero di Roma prevede incontri in luoghi che rappresentano istituzioni «informali» o di nuova natura come il Teatro Valle Occupato (19 aprile) e l Atelier Autogestito Esc (3 maggio). «Istituzione e differenza» - questo il titolo delle giornate di studio - attualizza il pensiero di Saussure in Italia, sperimentando forme di ricerca capaci di eccedere i luoghi tradizionali della formazione. In occasione dell iniziativa, è stato realizzato il sito che raccoglie documenti, contributi, interviste e filmati di tutti gli interventi degli incontri (cinque in tutto). La sua sede, Villa Maraini, diventerà un vero e proprio laboratorio aperto. Riccardo De Gennaro S pesso chi scrive lo fa per liberarsi da un ossessione, Roberto Saviano per alimentarla. La sua ossessione non è la cocaina, che pure vede ovunque e che a suo dire muove il sole e le altre stelle, ma l esistenza del male e di tutte le forme di distruzione e di autodistruzione collegate. Le prime righe, in esergo, che il lettore poteva leggere dopo aver aperto Gomorra erano di Hannah Arendt e dicevano: «Comprendere cosa significa l atroce, non negarne l esistenza, affrontare spregiudicatamente la realtà», una sorta di dichiarazione politico-programmatica del suo lavoro prima ancora che Saviano diventasse «Saviano». Con ilsuonuovo libro-inchiesta, Zero zero zero, edito non più da Mondadori ma da Feltrinelli (pp. 444, euro 18) e atteso per sette anni dal suo pubblico, Saviano prosegue la sua indagine sulle strade del male, che questa volta lo conducono fuori dai confini nazionali, attraverso innumerevoli diramazioni nei cinque Continenti. C è passione, ma anche un eccesso di enfasi e un po di retorica (più bravo con le anafore che con le metafore) nella scrittura di Saviano, il quale in più punti sembra quasi abbia la tentazione, come per un attrazione tra poli opposti, di aderire ai modelli negativi che descrive, di giustificare i peggiori criminali (hanno avuto tutti un infanzia difficile), di cercare in continuazione l immagine più cruenta, perlomeno più cruenta della precedente (dall omicidio con il machete al massacro con la motosega, come nel cinema pulp di Tarantino). C è sempre un metodo più Ossessionato dal male, lo scrittore compone un mosaico di racconti che è un torneo degli orrori SCAFFALE «Zero zero zero», l ultimo libro di Roberto Saviano segue le piste della droga Le mille e una notte della coca in versione pulp UN POSTER DEL 1925 odioso leader delle odiose Auc (i servizi paramilitari di autodifesa delle imprese agricole e industriali dai guerriglieri delle Farc, servizi diventati poi organizzazioni terroristiche a tutto tondo e dichiarati fuorilegge) e sulla sorte della bellissima modella colombiana Natalia Paris che sposò Julio Fierro, uno dei pochi narcos pentiti. Poi «rientra» in Italia, dove padroneggia bene la materia, per dedicare un ampio capitolo alle ndrine calabresi (secondo la Dia, il clan dei Piromalli è la più grossa cosca dell Europa occidentale), direttamente in affari con i colombiani e con Los Zetas. Una volta qui, Saviano che rifugge l analisi ed è restìo a trarre facili conclusioni aggiunge un nuovo tassello al suo mosaico: la droga non prevede soltanto produttori, trafficanti e distributori, ma anche intermediari, i cosiddetti manager o broker. Come Pasquale Claudio Locatelli, detto «Mario» e Roberto Pannunzi, detto Bebé, che cercano i finanziatori, procurano clienti, curano la movimentazione delle merce. «Scrivere di cocaina è come farne uso», dice a un certo punto. Ed è vero che le notizie non gli bastano mai, rischiando confessa la crisi di astinenza. Dopo una ricognizione a Mosca per raccontare le gesta del boss Semen Judkovic Mogilevic, finito in carcere proprio come Al Capone (soltanto per evasione fiscale), si dedica anche alle storie dei cani poliziotto, elenca tutti i nomi con i quali è chiamata la cocaina nel mondo, descrive la vitadi due donne capoclan (Griselda, detta la Madrina, che ha chiamato suo figlio Michael Corleone, il suo cane pastore Hitler e comanda un vero esercito di sicari detti ipistoleros; Sandra Avila Beltran, detta la Reina del Pacifico per la sua bellezza). Infine commemora due colleghi giornalisti uccisi, Bladimir Antuna Garcia e Christian Poveda, l autore quest ultimo del documentario Vida loca sulle «maras», le gang giovanili di strada nate nel Salvador, presenti soprattutto negli Stati Uniti. Pur avendo raccontato le «maras» assumendone le ragioni, Poveda è stato ucciso con quattro colpi di pistola alla testa da alcuni affiliati a una delle bande. È a questo punto che Saviano si chiede: «Per cosa sei morto Christian? La tua vita avrebbe più senso se il tuo documentario fosse presente in ogni casa?». È una domanda che rivolge a se stesso. Valeva la pena rischiare, scegliere il giornalismo d inchiesta e non dedicarsi, come uno scrittore «puro», esclusivamente allo stile e ai problemi della narrazione? Valeva la pena vivere con una scorta che non ti permette di muoverti liberamente? No, nonvaleva la pena rinunciare ai piccoli momenti di felicità di una vita normale, ma «ho guardato nell abisso e sono diventato un mostro». PREMIO PULITZER Gli orfani di Pyongyang I l premio Pulitzer ha la caratteristica di essere un appuntamento spesso controcorrente rispetto a quanto elargisce il mercato culturale. Sono spesso premiati autori, giornalisti, musicisti che trattano temi relegatiai margini dall industria culturale. Non sempre però è così. Quest anno, infatti, è stato premiato lo scrittore Adam Johnson per il suo libro «The Orphan Master s Son», ambientato nella Corea del Nord. L intento dello scrittore, come si legge nelle motivazioni della giuria, è stato di illustrare la vita quotidiana nella Corea del Nord. Johnson, ilcui romanzoèstato pubblicato da Marsilio con il titolo «Il signore degli orfani», insegna scrittura creativa alla Stanford University e ha passato alcuni mesi nella Corea del Nord per conoscere «da vicino» un paese descritto come chiuso al mondo. La sua prima dichiarazione riguarda proprio il fatto cheè considerato un atto illegale «entrare in contatto con persone straniere». Le sue possibilità di incontro con i coreani del nord erano ridotte al minimo (i funzionari del governo) e che il romanzo premiato, più che un reportage è proprio frutto della sua immaginazione. Un lavoro di fantasia che ha convinto la giuria del Pulitzer, che lo ha premiato per la sua capacità di cogliere «la vita di uomini e donne sottoposte a un regime totalitario» e di essere riuscito a restituirne i sentimenti più intimi. Gli altri romanzi in corsa per il Pulitzer erano «Di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank» di Nathan Englander, tradotto da Einaudi, e la «Bambina di neve» di Eowyn Ivey, anch esso pubblicato da Einaudi. atroceperl umiliazionee l eliminazione del nemico rispetto a quello descritto poche righe prima, c è sempre come se si trattasse di un torneo dell orrore, dove in palio ci sono il rispetto, il dominio e l ergastolo un boss mafioso (siciliano, calabrese, italo-americano, russo, nigeriano, messicano, colombiano ) in grado di sorpassare gli altri per violenza e crudeltà, fino ai «kaibiles» guatemaltechi nei quali, dopo soli due mesi di addestramento, «tutto ciò che c è di umano scompare» (poco importa che siano militari e non criminali). Zero zero zero è costruito come un mosaico, dove le tessere sono le storie che si succedono rapidamente e formano la «Mille e una notte della coca». Come Shehrazad, Saviano non ha ancora terminato un racconto che già ne comincia un altro, ambientato in un altro angolo del mondo, dove magari non arriva l elettricità ma giunge indisturbata la polvere bianca: trasportata con i trucchi e nei nascondigli più impensabili, addirittura in forma liquida per poter essere assorbita nei tessuti, negli abiti, nei tappeti, oppure negli ovuli inghiottiti dai «muli» o ancora iniettata nelle patate, mischiata allo zucchero, tra i gamberi surgelati, nelle carcasse congelate di venti squali, dentro statuette che raffigurano Gesù Cristo, nelle protesi al seno di una modella «Ho passato anni a studiare e inseguirealtrovetutto quello che avevo conosciuto a Scampia e a Casaldi Principe, perampliare la visuale, per dare alla mia ossessione tutto lo spazio del pianeta, forse tentando anche l unica via di fuga a me possibile, la fuga in avanti», riflette Saviano, che in queste pagine affianca al reportage il meta-reportage sul suo lavoro e la sua vita. Allargare la visuale sulla criminalità organizzata, rendendola «globale», comporta tuttavia un guadagno e un costo. Il guadagno è un drastico ridimensionamento della realtà locale: la camorra, ad esempio, diventa immediatamente un fenomeno più che altro provinciale. Il costo è credere che la vita, la vita di ognuno di noi, non sia solo sfiorata, ma totalmente condizionata dal narcocapitalismo, e che come ammette lo stesso Saviano «tutto sia cospirazione, riunioni segrete, logge, spie». Sposare il pensiero e la logica dei narcotrafficanti è un errore, che conduce peraltro a una serie di valutazioni sbagliate (affermare, ad esempio, come si legge nel libro, che «tutti vogliono tre cose: potere, pussy e dinero» è dire il falso, perché non tutti vogliono quelle tre cose). Nel suo «viaggio» lungo i tragitti internazionali della cocaina Saviano batte piste già seguite: ad esempio da Luca Rastello (Io sono il mercato. Teoria, metodi e stile di vita del narcotrafficante, Chiarelettere, 2009) e da Andrea Amato (L impero della cocaina, Newton Compton, 2011) e racconta dunque dei primi cartelli colombiani, della trasformazione del ruolo dei messicani da trasportatori a distributori, della guerratraglistessi cartellimessicani (El Chapo contro i Carrillo Fuentes; la Familla Michoacana contro i terribili Zetas), della battaglia di Ciudad Juarez, un luogo infernale dove avvengono duemila omicidi l anno. Inparticolare, si soffermasulla figuradi SalvatoreMancuso, detto anche Triple Zero, come il titolo del libro, la farina più pura, ARTE Addio a Maria Lai. La scultrice se ne va a 93 anni, viveva ritirata a Cardedu Il telaio fiabesco della Penelope sarda Arianna Di Genova E sistono leggende che si aggrovigliano nei fili, tessute su una geografia immaginaria. E ci sono storie che si tramandano e altre che «si rammendano». Può accadere, poi, che quelle parole «filate» s impennino fuori dalla traccia dell ago, evaporino in un ragnatela di pensieri, così quasi per distrazione, segnalando mappe mentali prima sconosciute, trame poetiche e ancheasprecheper avventuraprendono la forma di un libro. Maria Lai, la «cucitrice» del nostro Novecento, è morta all età di 93 anni nella sua Sardegna, dove era nata nella città di Ulassai. Daanni, vivevaritirata acardedu, mentre le energie progressivamente la abbandonavano. Una delle ultime sculture, l artista l aveva dedicata al Gramsci narratore di fiabe: quel racconto su un topolino e la montagna, scritta in cella per il figlio Delio. Filiforme, la struttura si staglia nel paesaggio costruita pazientemente da operosi topolini. «Il topo sono io, la montagna è Ulassai, a cui voglio rimanere legata, in un tutt uno con coloro che amano la libertà, pensando proprio a Gramsci...», aveva detto con una esilissima voce nel presentare l opera. La sua lunga vita è stata costellata di dolore e favole. L infanzia in adozione dagli zii, le numerose malattie e convalescenze, l isolamento, gli studi in ritardo, l apprendistato con il maestro Salvatore Cambosu, l abbandono dell isola alla volta di Roma, l Accademia con Mazzacurati, poi a Venezia con lo scultore Arturo Martini, il rientro in Sardegna su scialuppe di salvataggio, lamorte delfratello Lorenzo per assassinioe poi quella di Gianni, in un incidente di volo... A dispetto delle onde dellavita che si abbattevano su di lei, Maria Lai ha continuato a «cucire» le storie del mondo, non dimenticando mai Impronte, paesaggi, parole preistoriche: nei suoi libri cuciti e scuciti a mano passò tutto il Novecento quelle private. Con i suoi occhi aerei, che colpivano per la mobilità acquosa così simile al mare sardo, ha fatto intempo a vedere la nascita della casa per le sue opere, una dimora che lei considerava solo un transito, un ponte per diverse generazione: nel 2006, a Ulassai, è stato inaugurato il museo «Stazione dell arte», dove sono raccolte circa centoquaranta suoi lavori. Telai, libri con cieli, stelle, lune e animali, soprattutto api curiose. Le sculture di Maria Lai giocanoconillinguaggioe inventano una «lallazione» particolare: le parole vengono scucite, si espandono oltre i confini della riga e del significato: sono lì ad indicare che non tutto si può affrontare con la logica, che la realtà necessita di magia. Le lettere «balbettano», si dipanano oltre la superficie e cadono giù, fuori dalla cornice-libro, in rivoli di frange capricciose. Non raccontano, almeno non in modo razionale, non sempre si susseguono causa e effetto nelle geografie sentimentali; piuttosto, quelle informali lettere sono una preistoria della parola. Non tutto è dicibile. E le emozioni sono impalpabili più della luce estiva. Le impronte, i luoghi, le isole, il vento, le fiabe - quelle epifanie di legno, pane, terracotta, pietra, stoffa e filo che Maria intesse con un lavoro certosino per anni eanni - è comese fosserole uniche tracce percorribili, i «fossili» dell infanzia collettiva dell intero pianeta. Piace immaginare che Maria Lai quelle tracce le abbia seguite a piedi nudi. I suoi libri sono diari tattili, pagine di stoffa come frammenti di corpo, «pelle» da incidere. Si radicano profondamente in una terra antica, selvaggia, nascono annusando pani votivi e amando l odore delle capre al pascolo. Immagini che diventano «oggetti filati» in un bricolage perseguito con costanza e passione, nonostante non sempre incontrasse il favore del pubblico e del mercato. Nonostante l artista, ai suoi inizi, venisse trattata da «straniera», in quanto donna. Le chiedevano addirittura di firmare i suoi disegni con pseudonimi maschili. Maria Lai però non si arrese. E seppe «scartare» la via dei musei e gallerie, a modo suo. Quando le venne chiesto di realizzare un monumento ai Caduti inguerra, l artista preferì fare un dono ai vivi. Riconnettendosi a una leggenda di Ulassai, tenne unite le porte degli abitanti del paese con nastri di stoffa srotolati per ventisette chilometri e le loro estremità vennero agganciate al Monte Gedili. Era il 1981 elegarsi alla montagna durò tre giorni e molti di più ce ne vollero per convincere le famiglie a partecipare superando vecchi rancori, anzi, anche i diverbi e gli odi vennero inglobati nell operazione artistica. La quotidianità può essere un lapsus creativo e trasformarsi in un affabulazione in sintonia con i propri desideri.

12 pagina 12 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 Musica VISIONI Sabato si celebra la giornata dedicata ai negozi storici di vinile. Travolto dal cd negli anni 80, il long playing è stato riscoperto da una fedele nicchia di ammiratori RECORD STORE DAY Il futuro è digitale. Ma senza fretta... Era un rito. Si attendevano per mesi, si liberavano dal fastidioso cellophane e poi ci si apprestava all ascolto. In religioso silenzio, magari maledicendo i troppi fruscii e i tac improvvisi che rovinavano la suite strumentale di «Shine on You crazy diamond». Erano gli anni del vinile, travolto dall avvento del cd negli ottanta, «resuscitato» presso una nicchia di fan che hanno spinto le major a stampare in copie numerate (e accessoriate) i vecchi padelloni a 33 giri. Il Record store day, settima edizione, in programma sabato prossimo vuole celebrare quegli anni e soprattutto i negozi resistenti che ancora vendono vinili (o i cd), e non si sono fatti ancora travolgere dall onda digitale. Maestro di cerimonie 2013 sarà Jack White, l ex White Stripes. Tante le ristampe previste, dai Beatles ai Rem, Doors, Hendryx, Stones, i Cure che usciranno in vinile rosso con lo storico «Kiss me, kiss me, kiss me» del O Bowie che pubblica il singolo recente «The stars are out tonight» e la ristampa di «Drive-In saturday» del 73 in picture disc. Per l Italia Mina, Battisti, Battiato, Litfiba con un triplice live. Materiali per collezionisti, certo, ma capaci ancora di muovere cifre di una certa importanza; 177 milioni di dollari nel 2012 (fra lp e 45 giri), fonte Interational Federation of Phonografphi Industry (Ifpi), il massimo storico dal 1997 ad oggi. Cifre molto più modeste da noi, 2 milioni di euro, frutto però di + 46% rispetto al Insomma se il futuro sarà inevitabilmente e progressivamente digitale, non tutto sarà così veloce. Anzi, Billboard prevede che il cd, ad esempio, ha davanti almeno 15 anni di vita e si trasformerà nel tempo in oggetto per collezionisti. E anche il digitale si trova davanti a un bivio; perché se itune è il nuovo «negozio» dove acquistare musica, ora i clienti hanno un alternativa a disposizione, lo streaming e l accesso solo per l ascolto, a un patrimonio di milioni di pezzi, via computer o smartphone attraverso le piattaforme di Spotify o Deezer. Sarà la sfida del futuro. stefano crippa Quando il mondo girava a 33 giri Dal fruscio del vecchio padellone al clic sul mouse. Ma i dieci anni di download selvaggio hanno fatto crollare l economia del settore UN VECCHIO COMPATTO STEREO, PER LP E CASSETTE, INTORNO ALCUNE COPERTINE STORICHE IN VINILE Alberto Piccinini I l «mio» negozio di dischi ha chiuso dieci anni fa, e mi sembra un secolo. Anche il mio vecchio barbiere, se è per questo, ha chiuso. Continuo ad ascoltare musica in grande quantità e a tagliarmi i capelli quando è il momento, e fin qui tutto bene. Abbastanza bene. Ho ancora quasi tutti i capelli ma non compro quasi più dischi, di conseguenza non frequento più i pochi negozi ancora in piedi. Non m è preso neppure il Shop/SULLA BRECCIA A GENOVA UN PICCOLO NEGOZIO Box, cofanetti, ristampe Ecco l avamposto resistente mito retro del vinile (ne ho ancora la casa piena), e neppure ho grandi nostalgie per l economia della scarsità nella quale sonocresciuto, quando comprare anche soltanto un disco dopo averlo cercato, trovato, soppesato - era un esperienza che poteva cambiarti la vita. Apprezzo ancora questo tipo di retorica. Trovo il Alta fedeltà di Nick Hornby un grande racconto sui maschi e sulla musica della mia generazione, ma è finita ragazzi. Youtube è il mio archivio portatile, blobbistico e un po zozzone. Dell ultimo arrivato Spotify (e il suo collegadeezer), pulitissimo fin troppo, mi danno fastidio banalmente le interruzioni pubblicitarie e il fatto che dentro non c è proprio tutto: assomiglia a uno di quei negozi di dischi senz anima nei quali all epoca proprio non mettevo piede. Non credo che farò un abbonamento, ma non è una critica a nessuno. Il fatto è che proprio mentre la musica si va dematerializzando, una perversione inspiegabile o forse l eco di un antico desiderio, continua a spingermi a possedere gli mp3 sul computer, una cartella per ogni album, proprio come facevo coi dischi. Passerà. Intanto uso, come tanti, i cyberlockers. Scarico a gratis in pratica finchéò, dopo essere passato per i peer-to-peer, i torrent e tutte le altre diavolerie della Rete. L altro giorno, aprendone uno e trovandolo inaccessibile, ho scoperto che in silenzio la polizia postale italiana ha inibito l accesso a 27 siti di streaming e scaricamento che si usano per sentire musica e vedere telefilm americani. Ecco, mi ha colpito il silenzio, più che la cosa in sè. Nella solitudine notturna mi sono persino trovato a pensare di cambiar vita, salvo scoprire in fretta che ristabilire l accessoai siti eraungioco daragazzi. Il risultato è che la «grande quantità» di musica che da dieci anni riempie i miei computer è talmente grande che spesso non faccio neppure in tempo a sentirla tutta, e quando la sento neppure ricordo i titoli dei pezzi, sciorinati automaticamente dall ipod. La mia media di rotazione personale di un disco non passa i dieci giorni. Un tempo un disco lo potevi ascoltare come fosse nuovo almeno per dieci mesi. Qualcuno per dieci anni, altri una vita. Vogliamo piangerci sopra? No, lasciamo stare. L altro giorno ho scaricato l ultimo album di Kurt Vile. Carino. Leggo su Pitchfork l intervista a questo rocker americano indipendente vecchio stile, sufficientemente ironico. Dice: «Una volta i musicisti di successo diventavano ricchi da far schifo, si compravano ville a 24 anni. Oggi è già tanto se puoi comprarti un appartamento». Kurt Vile vive a Philadelphia, ha una moglie e due figli. Quando ha consentito che la Bank of America usasse in uno spot una sua canzone, è stato attaccato via twitter da parecchi di colleghi. «Hanno tempo da perdere ha commentato In quest epoca certi ideali punk non hanno senso. Figo averne, ma i tempi sono cambiati». Di recente un giornalista americano, Chris Ruen, ha pubblicato un libro intitolato Scaricare gratis: come il nostro insaziabile appetito per i contenutigratis haaffamato lacreatività. La tesi è evidente, provocatoria e in un certo senso etica. Dieci anni di download selvaggio hanno fatto crollare come un castellodi cartel economia dellamusica dalle case discografiche (che molto, troppo, hanno da farsi perdonare), ai negozi di dischi, fino al bilancio familiare Viviamo sulle macerie virtuali di un epoca. Il capitalismo non ci ha lasciati, sono cambiati gli attori dell ultimo musicista indipendente. Ma a questo sistema di commercio e capitalismo 1.0 non hanno sostituito nulla di lontanamente paragonabile a quel network di soldi sì, ma anche di idee e di persone. Viviamo sulle macerie (virtuali) di un epoca. Il capitalismo non se n è andato. Google, Apple e chi per loro fanno soldi sul nostro legame con la musica e la cultura. Faticosamente c è chi tenta di inventarsi strade nuove, come le collette virtualidi Kickstarter, o ripercorrerne di antiche: i concerti sì, ma per suonare cosa, quali dischi? In tempi di crisi, meglio non aprire neppure il capitolo dei finanziamenti pubblici. In questa situazione, sostiene Ruen, ci siamo finiti come fossimo narcotizzati.sabato è il «giorno dei negozi di dischi». Un giorno buono per mettere in pausa i nostri solitari download notturni, ripensarne leconseguenze, e ilvalore collettivo della cultura. Guido Festinese «L o so che non conosci quasi nessuno dei dischi che vedi in vetrina. È per questo che sono ancora aperto». Diciamoci la verità, un cartello così, esposto tra una ristampa storica dei Kayak, oscura banda prog Settanta olandese, e il nuovo Arbouretum qualche occhiata incuriosita l'acchiappa. Se poi aguzzate lo sguardo, c è anche una foto ad attizzare interesse: c'è Nick Horby, assieme al proprietario, Giancarlo Balduzzi, guru e burbero maestro di cerimonie del negozio storico, in quel di Genova, a un tiro di fionda dalla stazione Brignole. Con tanto di bacchetta per intimidire i clienti molesti e megafonino a pile per le comunicazioni di servizio o i richiami all'ordine. Il negozio è Disco Club, pozza di abbeveramento per assetati di buona musica dal Una resistenza al mondo che frana attorno da dogsoldier, quegli indiani d'america che, quando tutto era perduto, rimanevano comunque a presidiare tende ed affetti. Tutti, prima o poi, a tirar giù mestamente la saracinesca. Più ditrentanegozia Genova in dieci anni. Disco Club no. Dentro, poco spazio stipato di cofanetti preziosi di ristampe da completisti fanatici, libri, tazze con l'immaginedeibeatleso deiclash. Efelpe appese che recitano «Disco Club remains the same», parafrasando i Led Zeppelin, o «Disco Club is alright», con tanto di Union Jack e giovani Who addormentati, se non, addirittura, lo sguardo bovino della muccona che occhieggiava da Atom Heart Mother, un fianco con scritta: Disco Club. I fanatici del rock «classico» in Italia ricordano Disco Club anche ben lontano dalla Città della lanterna: tra il '73 ed il '75 il negozio fu pure epicentro di una rivista musicale, Pop Records, in cui si formarono fior di critici tutt'ora sulla breccia, rivista oggi ambitissimo tesoro per collezionisti. Oggi c'è anche un sito (discoclub65.it) che ha un po rilevato il posto che fu della rivista, e guarda caso la rubrica più seguita è «il mondo visto da Disco Club», considerazioni sulla varia umanità che transita nella «macchina del tempo» dei vinili e dei cd. Anche Disco Club partecipa al Record Store Day, come ha già fatto nelle cinque edizioni precedenti: microfono aperto in webradio su Radio Gazzarra. BLOG Il curioso diario di un negoziante, Giancarlo Balduzzi «Ha l ultimo cd di Leopardi?» G iancarlo Balduzzi tiene anche un diario sui social network. Sono perle di inviperita o ironica saggezza sulla bizzarria umana, per festeggiare la giornata dei negozi indipendenti di dischi. Eccone alcuni esempi: 25 febbraio. Probabilmente la mia memoriaoggi è stata obnubilata dall angosciante successione dei risultati elettorali. Ma dalla nebbia spunta solo una richiesta: anziana signora: «Scusi ha un cd di Giacomo Leopardi?» 27 febbraio Entra un cliente in età da pensione. «Scusi i venali valgono tanto? Non capisco bene la domanda I venali?», «Sì, i venali, io ho la raccolta completa di Neil Diamond ancora intatta». Ecco cosa intendeva: i vinili. «Eh sì quelli grossi, lei li compra?» «Io no, nel reparto usato, dietro l'angolo, ma non sono usati, sono intatti», «va bene, ma io non compro dai privati, vada a vedere dietro se interessano». Così me ne libero e, mentre si avvia verso l'usato, mi coglie un dubbio: ma perché uno si compra la raccolta completa di Neil Diamond e poi non li sente? A meno che con intatti non intenda dire che non sono rotti e non, come pensavo, sigillati: e se li avesse tenuti sigillati per venderseli a un prezzo più alto? Sarà mica venale?» 9marzo Entrano due ex ragazze, (nel senso che lo erano neglianni '70) e michiedonoil cd di Steven Wilson, di cui avevo appena venduto l'ultima copia al cliente uscito un attimo prima. Scopro che sono fans accanite del nuovo idolo del prog mondiale, hanno visto i concerti dei Porcupine, di Wilson stesso, di Roger Waters, di Steve Hackett, allora le mando nel reparto usato a cercar qualche chicca. Quando entrano, Lorenzo sta ascoltando un Lp dei Picchio dal Pozzo e rimane sorpreso quando una delle due dice «Questo pezzo lo conosco». Lorenzo rimane un po' perplesso, figuriamoci se questa conosce un pezzo di un album conosciuto solo da veri amanti del prog indigeno, e con aria di superiorità dice «Eh non credo, questi sono i Picchio dal Pozzo», «Ecco mi sembrava, io uscivo con il chitarrista». 30 marzo La bufera che questa mattina si abbatte su Genova non ferma, per fortuna, i clienti. Il primo arriva da Savona. Ogni volta che viene mi dice: «A me la musica piace, ma non capisco niente». Anche oggi compra due cd di Miles Davis per completare la discografia del trombettista e ripete «L'ultimo disco di Miles» che ho compratomi è piaciutotantissimo, eppure ha una brutta critica; te l'ho già detto, io non capisco niente di musica: pensa, mi si è rotta una cassa e io non me ne sono accorto, me lo hadovutodire un amico».

13 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 13 VISIONI TOM CRUISE Con «Oblivion» in testa al box office, Tom Cruise si rituffa in un progetto di fantascienza. Per la Warner Bros si appresta a girare «Yukikaze», adattamento per il grande schermo del romanzo del giapponese Chohei Kambayashi. «Yukikaze» è il nome in codice della missione che dovrà portare a termine il tenente Rei Fukai attraverso i cieli di Fairy, pianeta da dove sono arrivati guerrieri alieni. TRIBECA FILM FESTIVAL Parte oggi la dodicesima edizione del Tribeca film festival (17-28 aprile) con ospiti quali Clint Eastwood (nella foto), Ben Stiller o Julie Delpy e 53 anteprime mondiali, provenienti da 37 paesi. Tra i documentari, titoli come «Gore Vidal: The United States of Amnesia», «Elaine Stritch: Shoot Me», o «In God We Trust» sullo scandalo finanziario Madoff. Cristina Piccino ROMA L a versione italiana lo traduce con Qualcuno da amare, e (grazie a Lucky Red) arriva a quasi «QUALCUNO DA AMARE» DI ABBAS KIAROSTAMI; SOTTO, UN RITRATTO DEL REGISTA INCONTRI Abbas Kiarostami, il mio Giappone omaggio a Ozu e Mizoguchi «Qualcuno da amare», una notte di storie a Tokyo un anno di distanza dalla proiezione allo scorso festival di Cannes (era in gara) Like Someone in Love, il film giapponese di Abbas Kiarostami, un omaggio al cinema di Ozu e di Mizoguchi che il regista iraniano ama come ama il neorealismo italiano che è stato il riferimento dei suoi primi film, Dove è la casa del mio amico o Close up. Nel frattempo Kiarostami, imperscrutabile dietro agli occhiali scuri, sta lavorando al progetto avanzato di un film da girare in Puglia: «La sceneggiatura è già pronta, ho anche individuato il protagonista ma sono io che non mi trovo nelle condizioni giuste per farlo» racconta. Peraltro non sarebbe la prima volta in Italia dove ha ambientato anche il precedente Copia conforme, riflesso di specchi e di possibili identità dentro e oltre lo schermo. Un «gioco», ma sarebbe meglio dire una cifra poetica che appartiene anche a questo film in cui il movimento dei personaggi segue tante direzioni snodandosi lungo la curva emozionale dei desideri incertie inappagatidellagiovaneprotagonista, Akiko, studentessa ventenne che non sa se rispondere ai messaggi dell anziananonna venuta in visitain città, che l ha aspettata quasi tutto il giorno alla stazione. Andare dal fidanzato geloso o obbedire al suo agente diragazzasquilloche lehatrovatoun lavoro anche per quella notte: un cliente, un anziano professore con la casa colma di libri, romantico, appena goffo, che potrebbe essere suo nonno o il suo maestro alla facoltà e l accoglie col brodo caldo e la tavola apparecchiata... Le storie si moltiplicano, iniziano, si fermano, balenano nella potenzialità del loro divenire senzainizio né fine, lungo quel confine incerto che ha il sapore di un sogno, dove un sasso può rompere un vetro e dopo chissà. «Nelle storie si può entrare e uscire, ci siamo dentro e poi possiamo essere da un altra parte. Il finale del film, che ha sorpreso molti, è rimasto lì per un anno, il tempo in cui il film è stato posticipato a causa della tragedia di Fukushima» dice Kiarostami. Racconta poi delle reazioni in Giappone dove il suo film ha diviso tra chi lo ha amato moltissimo e chi lo ha detestato. «Forse perché oggi il pubblicogiapponesenonè interessatoal cinema classico del suo paese, ai maestri come Ozu o Mizoguchi che per me sono stati un riferimento fondamentale. Prediligono il cinema americano e lo stesso fanno i registi giovani». E certo è un omaggio a Viaggio a Tokyo quell inizio in taxi, mentre la giovane Akiko corre verso il suo appuntamento di sesso a pagamento e scorge, più col cuore che con gli occhi, l anziana nonna che l ha attesa invano mentre dall abitacolo del taxi la città si intreccia ai suoi pensieri, ai sentimenti alle lacrime di qualcosa perduto... C è molta automobile anche qui, quasi che in quello spazio di intimità «obbligata» Kiarostami veda il luogo privilegiato in cui srotolare le linee narrative delle sue storie. «Mi sono detto a lungo che non avrei usato ancora una volta l interno di una macchina, ma qui mi sembrava la situazione ideale per unire due persone di generazioni diverse che possono parlarsi senza guardarsi». In Iran Qualcuno da amare invece non è uscito, bloccato dalla censura. «Il mio rapporto con le autorità iranianeè piuttostocomplesso» dicekiarostami che alle domande sull argomento si irrigidisce. Uscirà al mercato nero, in dvd, come tanti altri film.«non voglio lamentarmi, nel Federico Ercole M entre Super Mario insegue ancora una volta la sua principessa Peach tra ilghiacciaio Candito e la Piana delle Lande di Fungolandia, suo fratello Luigi salva l universo da un ectoplasmatica invasione di spettri e fantasmi. Succede in Luigi s Mansion 2, sequel del gioco di culto uscito nel 2002 per Game Cube Nintendo. Questa volta l idraulico verde-vestito e meno celebre compie le sue gesta nelle tre dimensioni del 3DS, la cui profondità tridimensionale serve a incrementare l effetto da brivido di ombre che si allungano sui tappeti polverosi di corridoi tetri, della liquidità pungente della pioggia che rimbalza film non c è nulla che motivi una censura eppure è stato bloccato.nel mio paese ci sono molte difficoltà ma c è anche una grande creatività, vedo molti giovani colleghi che lavorano producendo cose molto interessanti, e questo perché la creatività esiste al di là di un sistema sociale che non può soffocarla nonostante tutto». Perciò preferisce parlare dell attore protagonista, Tadashi Okuno, che interpreta appunto il professore, trovato tra le comparse. «Non era mai stato protagonista, ma io volevo qualcuno che non risultasse troppo impostato, che apparisse in modo naturale. Lui è stato molto contento, anche se come mi ha scritto in una lettera una volta finite le riprese, l esperienza è stata molto dura e difficile. E anche semiringraziava dicevache preferiva tornare a fare la comparsa. Mi piace pensare che ho girato questo film in Giappone anche per incontrare persone come lui». FAR EAST FESTIVAL A Udine arriva Satoshi Miki Si aggiunge un altra anteprima a quelle annunciate alla presentazione del Far East Festivl di Udine che si apre venerdì 19 aprile. A quelle annunciate di «Maruyama, The Middle Schooler» di Kudo Kankuro e «Angel Home» di Tsutsumi Yukihiko, se ne aggiunge infatti una terza. È la commedia «It s Me, It s Me» di Satoshi Miki. A Udine arriverà anche il protagonista, l'idolo pop Kamenashi Kazuya. MTV MOVIE AWARDS Tre premi a «The Avengers» Il film prodotto dai Marvel Studios, si aggiudica tre dei quattro premi agli Mtv Movie Awards. Vince come miglior pellicola dell anno (superando la concorrenza di «Django Unchained», «Skyfall» e «Il cavaliere oscuro - Il ritorno»), per la migliore scena di combattimento e per il miglior cattivo interpretato dall'attore inglese Tom Hiddleston. Consensi anche per «Il lato positivo - Silver Linings Playbook», che si è aggiudicato premi per il miglior attore (Bradley Cooper) e attrice (Jennifer Lawrence). Jamie Foxx, insieme a Samuel L. Jackson, ha vinto il riconoscimento per la scena «più memorabile («Django Unchained»). AI LETTORI Le recensioni slittano a venerdì Questa settimana, per improrogabili esigenze, la pagina dedicata alle recensioni cinematografiche che abitualmente esce ogni giovedì, slitta eccezionalmente di un giorno. La troverete venerdì 19 aprile. WEB Twitter cerca partner tv per contenuti video Voglia (o necessità) di crescita. Twitter sta cercando nuove collaborazioni con i network televisivi americani per la fornitura al social network di contenuti video di più alta qualità e pubblicità. Secondo fonti ben informate, la società ha discusso con Viacom, che controlla tra l'altro Mtv e Nickelodeon, della possibilità di pubblicare clip televisive accompagnate da pubblicità e ha parlato con NbcUniversal, controllata da Comcast, di una partnership sui contenuti. Più applicazioni, più capacità di convincimento sugli utenti affinché passino il più tempo possibile con Twitter. Il micro blob ha da tempo preso accordi con Espn (controllata da Walt Disney), Weather Channel e Turner Broadcasting Systems, in questo modo potrebbe addirittura arrivare a proporre video in streaming. La novità arriva a poco tempo di distanza dall annuncio della creazione di una speciale Twitter music app che permetterà agli utenti dei tweet di connettersi anche a Spotify, Youtube e Rdio e che dovrebbe essere pronta e attiva nei prossimi mesi. VIDEOGAME Esce «Luigi s Mansion 2», il nuovo gioco di culto per Nintendo Un virtuale (e raffinato) idraulico verde vestito SanaMente Il viandante di Bruxelles coccolato da Goupil Luciano Del Sette C i si sedeva tra nuvole di fumo e urla di avventori che litigavano intorno a un giro di briscola. Si ordinava un bicchiere di vino insieme a qualcosa da mettere sotto i denti, e si ascoltavano le chitarre e le fisarmoniche suonate per mano di volonterosi musicanti. Da decenni questiposti, almeno in Italia, non esistonopiù, salvorarissime eccezioni. Pensate ai trani di Milano, alle piole di Torino, alle fraschette romane, ai bacari della Serenissima. Tutti scomparsi, oppure trasformati in locali di finta rusticità, con lista copiosa di etichette e stuzzichini dello chef. Quanto alla musica, neppure una nota. Anche in Europa non stanno meglio. A Parigi i bistrot «à musique» che meritanoquesto nome si contanosulle dita di due mani, a Madrid e Siviglia i locali con flamenco sono trappoloni turistici, molti pub londinesi con una solida storia alle spalle sono svaniti nel nulla degli arredi high tech e delle evoluzioni dei barman acrobatici, come è successo per non poche birrerie di Berlino. Ma ogni tanto, quando il dio dei viandanti ci mette lo zampino, capita di entrare nel posto giusto. Esempio di buona sorte arriva da un locale di Bruxelles, città ormai entrata nel cuore degli italiani in cerca di una vacanza urbana. Goupil le fol ha insegna e ingresso in pieno centro, rue de la Violette 22. Incuriosisce lo straniero quel nome che profuma di ricordi scolastici. La volpe Goupil, insieme al lupo Isengrin, è protagonista da otto secoli dell immortale ciclodi favolemedioevali Le romandu Renard. Oltre la soglia, adaccogliereilviandanteè l oscurità, dissoltaappena grazie alle luci puntatesul bancone. Il bonsoir arriva da un signore bene in carne, sopra le sessanta primavere. Da dietro la cassa manda uno sguardo esplorativo e selettivo in direzione degli avventori. Poi l invito ad accomodarsi. Intanto gli occhi si sono abituati al buio, e man mano che mettono a fuoco gli ambienti rivelano il loro elemento principe: il disordine. Le pareti delle tre sale sono gallerie di foto, libri, quadri, insegne di vecchi negozi, affiches di bard epoca, paginedi lettere, bigliettidi auguri, soprattutto copertinedidischi. Il cammino pertrovare dove sedersi incontra mobili, statue, lampade a stelo di ogni altezza e misura, giocattoli, sgabelli, poltrone. Una delle gentili cameriere raccoglie l ordine. Nell attesa, lo sguardo girovaga un po stranito, per puntare, infine, al soffitto. Da cui pendono centinaia di vinili: tagliati, rotti, integri, piegati nelle forme più strane, radunati a grappoli. La gente, giovani e meno giovani, chiacchiera a bassa voce, per poi unirsi in coro, quando, dalla pancia di un juxe box tutto luci, escono le note delle canzoni di Brel, Brassens, Trenet, Reggiani, Piaf, Becaud, Aznavour, Moustaki, Gainsbourg, Baker... Soltanto canzoni francesi, rivendica Goupil, tunisino arrivato a Bruxelles quarant anni fa con la precisa idea di mettere su un locale come questo. Ci è riuscita, la volpe. E si guarda intorno sorridente, mentre un piccolo gruppo, da un tavolo, intona «Dans le port d Amsterdam il y a des marins qui boivent» e improvvisa una ola. Che bello, Goupil. Come sarebbero belli i trani, le piole, le fraschette, i bacari. Se, soltanto, esistessero ancora. ghignando sulle lapidi di cimiteri dimenticati, delle ragnatele che pendono sbilenche da travi tremolanti alla luce di una torcia, delle piante carnivore possedute che si allungano voraci per ghermire, mordere e masticare. Luigi s Mansion 2 ci fa ridere con le dinamiche più gotiche e fantasmatiche dello spavento, gioca con la dimensione horror di natura cormaniana, dove sono gli effetti atmosferici, la dialettica conflittuale tra luci e ombre, le burrasche cromatiche e la suspense a suggerire, invece di incutere, un senso di paura. Eppure, regala momenti di tensione e brividi, più di tanti horror splatterprogrammatiper unpubblicosoloadulto. Il meccanismo della tensione di Luigi s Mansion 2 è così raffinato da trascendere l età del giocatore, da scatenare le nostre paure infantili per poi annientarle con la potenza liberatoria di una barzelletta. Poi, proprio durante un sorriso, un tuono improvviso, ci fa venire una nuova pelle d oca. L intreccio è affascinante, racconta di Luigi ancora una volta convocato dal folle quanto simpatico Professor Strambic: perfidi fantasmi si impadroniscono della Luna Oscura che brilla sulla Cupavalle, causando una pandemia ectoplasmatica e il fratello fifone di Mario dovrà visitare macabre magioni, gelidi chalet innevati, fabbriche impazzitee serre stregate per ripristinare l ordine e scongiurare la rovina. Luigi s Mansion 2 oltre a essere un imperdibile videogioco portatile, è la consacrazione a icona di Luigi, che non è solo una copia più smilza di Mario ma un personaggio profondo e carismatico come le più riuscite invenzioni di Nintendo. Avventura macabra illuminante e esilarante, questa seconda escursione nell oltrevita di Luigi possiede la grazia e i toni sinistri dell allegretto della settima sinfonia di Beethoven, dove ritmo e alchimie melodiche e armoniche creanoun elegiac aconfusione nelcuimusicale occhio del ciclone danzano abbracciati in un amplesso metafisico Baubo dalla fragorosa risata e il luttuoso Tanato.

14 pagina 14 il manifesto MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 EMILIA ROMAGNA Sabato 20 aprile, ore 17 STORIA LOCALE Nell'ambito della rassegna Canzoni d'autore, presentazione del libro di Francesco Serantini «Il fucile di Papa» della Genga (1948) e di «La Palmina» (1955) di Ida Sangiorgi. A cura di Rosarita Berardi, in collaborazione con la Libera Accademia degli Evasi e la Scuola comunale di musica Nicola Utili. Letture di Vanni Cristofori. Biblioteca comunale Luigi Dal Pane piazzale Poggi, 6 Castel Bolognese (Ra) LAZIO Mercoledì 17 aprile VITTORIO ARRIGONI 22 giorni di bombardamento. Più di 1200 civili uccisi, 400 i bambini. Il film della lettura integrale dei 19 capitoli del libro «Gaza - Restiamo Umani»' scritto da Vittorio Arrigoni, diario giornaliero di un massacro in corso. Il film è disponibile per chiunque volesse organizzare, in Italia o all estero, una proiezione presso privati o associazioni. Il doc è la testimonianza quotidiana di Vittorio Arrigoni del massacro contro i civili di Gaza, deve varcare i confini e le censure che vengono imposte alle sue parole da (quasi) tutti i canali d'informazione.con Alberto Arce, Huwaida Arraf, Massimo Arrigoni, Mohamed Bakri, Ronnie Barkan, Egidia Beretta Arrigoni, Hilarion Capucci, Noam Chomsky, Maria Elena Delia, Norman Finkelstein, Don Gallo, Stéphane Hessel, Mairead Maguire, Luisa Morgantini, Akiva Orr, Moni Ovadia, Ilan Pappé, Roger Waters, Rabbi David Weiss. Un film di Fulvio Renzi, diretto da Luca Incorvaia. Prodotto con il supporto di oltre 1700 persone. Info: web: tv (per la prenotazione) LOMBARDIA Mercoledì 16 aprile IO RIATTIVO IL LAVORO Quattro buone occasioni, tre nel capoluogo ed una a Treviglio, per fare la propria parte, mettendo una firma su una proposta di legge di iniziativa popolare: dal 12 aprile è infatti possibile trovare a Bergamo i gazebo della campagna «Io riattivo il lavoro», ideata dalla Cgil nazionale e sostenuta dall Associazione Nazionale Magistrati, dalle Acli, da Arci, Libera, Sos Impresa, Avviso Pubblico, Legacoop e dal Centro Studi Pio La Torre.L obiettivo è quello di raccogliere firme entro il mese di maggio per presentare una proposta di legge al Parlamento: nei dieci articoli della proposta sono contenute misure per favorire la continuità produttiva delle aziende sequestrate e confiscate alle mafie, dunque per garantire la tutela dei loro lavoratori. I gazebo si potranno trovare davanti al Comune di Bergamo il 16 e 17 aprile, dalle ore alle 17.00, e il 20 aprile dalle ore 8.30 al 12.00, Piazza Cameroni a Treviglio (di fronte a Banca Intesa San Paolo). Vari luoghi, Bergamo SICILIA Giovedì 18 aprile, ore RILEGGERE GRAMSCI «Rileggere Antonio Gramsci» è il tema di un incontro con Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci di Roma, per discutere del suo nuovo libro Vita e pensieri di Antonio Gramsci (Einaudi). Partecipano all'incontro Leandra D Antone, Michele Figurelli, Franco Lo Piparo, Salvatore Lupo. Istituto Gramsci Siciliano, Cantieri della Zisa, via Paolo Gili, 4 Palermo Boston e commenti italiani Un italiano che ha partecipato alla maratona di Boston ha rilasciato una lunga testimonianza a Rainews 24. Concludendo enfaticamente così: «E tornata la paura nel mondo». Con tutta evidenza, per questo occidentale solo il sangue degli occidentali è degno di essere risparmiato. Il nostro connazionale si infischia del fatto che in città dell Iraq e della Siria, come Bagdad, Tikrit, Damasco, Aleppo, per non dire dell intero Sahel, avvengono da anni attentati da parte di gruppi legati ad al Queda, quasi ogni settimana con una media di almeno morti per volta e centinaia di feriti. Il maratoneta italiano si infischia anche di un altro fatto: la corresponsabilità dei governi del suo paese in questi atti terroristici, collegati a situazioni di guerra fomentate dall occidente. Ieri in Iraq e Libia, oggi in Siria e Mali. E chi si astiene dal protestare, è complice. Marinella Correggia Boston e la retorica Costantemente, ogni volta, la retorica dell emergenza ha i suoi nomi, mittenti e destinatari, e gli accaduti nella loro tragedia soffrono di narrazioni compromesse a tal fine. Il mondo della pace sarebbe ancora una volta duramente colpito dal mondo della guerra. L incubo è tornato in un giorno di festa, tra la popolazione ignara ed indifesa è scorso del sangue, anche di bambini. Un orrore. Cosa c è di più ingiusto, dell infierire tra i civili nelle loro abitudini familiari consuete? Forse quando l indifferenza alle stragi e genocidi programmati smetteranno di essere tra di noi, quando l indignazione sarà un sentimento condiviso da chi si sente libero di scegliere cos è il male e cosa è il bene, senza appartenenze preconcette, quando tutto questo finirà prima della prossima strage. Ma dalle leadership mondiali gli interventi che possano fronteggiare l emergenza sono già nei protocolli, bisogna procedere con editti e minacce prima generiche, poi difendere attaccando con forza chi potenzialmente è il nemico, demonizzare al fine di legittimare la durezza dell intervento, perpetuare le occupazioni funzionali al dominio di terre e popoli. Fin quando ci saranno questi attacchi le forze del bene esporteranno la democrazia con la guerra intelligente e con strutture di segregazione e di tortura. Così tutto questo non finirà mai. Lettera non firmata Boston e la follia Quanto accaduto a Boston, in quella maratona, in quel traguardo diventato improvvisamente linea di tiro, in quella frontiera trasformata in un confine di infamia e di viltà, dentro una inumanità che non trova attenuanti, dove la fatica e il sacrificio di tanti uomini, lo sforzo immane del maratoneta, con le gambe dure, i polmoni che scoppiano, la testa pesante, il cuore in tumulto, in procinto di quella meta ambita quanto la sofferenza sopportata e infine vinta, l espulsione delle tossine agli ultimi metri... Ancora il sangue degli innocenti. Vincenzo Andraous Il mistero dei voti di Maduro Negli articoli relativi alle elezioni venezuelane circola la singolare affermazione che Maduro abbia perso più di seicentomila voti rispetto a quelli ottenuti, alcuni mesi fa, da Chavez. La cosa viene ripetuta dal manifesto, da Repubblica e dal Fatto, più o meno identica. Presumo quindi che provenga da un'unica fonte. Invece, come poi tutti riferiscono in dettaglio, i voti per Maduro risultano , rispetto ai di Chavez. Cioè in più. In realtà il risultato incerto sembra dovuto all'exploit di Capriles, passato da a Oltre un milione in più. Queste cifre dovrebbero indicare un'affluenza ben superiore a quella della tornata elettorale precedente. Si parla invece di una partecipazione scesa dall'80% precedente al 78% attuale. Misteri della matematica venezuelana, o fonti di informazione taroccate? Eduardo d'errico Prodi al Quirinale Puntare su Prodi per la terza volta, ora per il Quirinale, affidarsi per la terza volta all uomo delle due striminzite vittorie elettorali di un centro-sinistra poi naufragato governativamente, riesumare volti e cadenze di personaggi tanto preparati ed esperti quanto carismaticamente grigi, non fa che confermare la dispersiva, triste e complessa vicenda di questa compagine che è il Pd, partito che nella concretezza dei numeri ha anche una pur minima maggioranza, negli intenti un passo senz altro più serio di ogni altro concorrente, ma nel suo ventre è talmente frastornato e titubante da scoraggiare anche le partenze più ottimiste. Troppi imbarazzi e troppi urti endemici non lasciano intravedere neanche l ombra di un possibile decollo, e l eventuale scelta di Prodi come capo dello stato somiglia a un salvagente un po bucato e retorico per poter davvero stabilire una ripartenza nuova e decisa. Cristiano Cant, Pesaro I grillini per il capo Milena Gabanelli, grande giornalista d inchiesta, implacabile contro i poteri piccoli e medi... per conto dei poteri forti! In ciò perfettamente in linea con il «Corriere della Sera» e «Repubblica». Ne sa qualcosa il povero Di Pietro (reo di essere stato l unico a votare contro il governo della Troika) mentre i vari Monti, Marchionne, Grandi Fondazioni Bancarie ecc. sono sempre fuori da ogni orizzonte d inchiesta. Come al solito i grillini hanno capito tutto. Giorgio Carlin, Torino FUORILUOGO Tutti gli appuntamenti: le lettere INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: COMMUNITY Droghe: un assemblea di movimento Giorgio Bignami SCUOLA E UNIVERSITÀ Un referendum per dare lezioni alla politica Mariano Di Palma S ono passati più di 40 giorni dalle elezionipolitiche del 24 e 25 febbraio. Da più di 40 giorni il dibattito pubblico continua ad essere incentrato sulla formazione del governo, sui nomi per il futuro o la futura Presidente della Repubblica, sui «saggi» e sul dibattitointernoai partitio al Movimento a 5 Stelle. I problemi sociali, le istanze portate avanti negli ultimi anni dai movimentisocialisembrano essere scomparsi. Tra gli altri sono scomparsii temi portati avanti dai movimenti studenteschi, eppure la situazione nelle scuole e nelle università continua ad essere preoccupante ed in alcuni casi drammatica: i fondi per il diritto allo studioe ifinanziamentiall'università sono insufficienti, la situazione dell'edilizia scolastica e universitaria è grave, l'espulsione degli studentie delle studentesse continua, come dimostrano i dati sul calo delle immatricolazioni. Di fronte a queste emergenze, non c'è più tempo per aspettare oltre, bisognariattivare i meccanismi democratici e la partecipazione politica dal basso. Per questo abbiamo deciso di lanciare una consultazione dal 15 al 25 Aprile in centinaia di scuole e università italiane, nonché sul sito referendumstudentesco.it, per dare la possibilità a tutti gli studenti e a tutte le studentesse di esprimersi su quellialcuni deitemi che sonocentrali nel dibattito degli ultimi anni sulla conoscenza: diritti e futuro, autonomia e democrazia, reddito di formazione, diritto allostudio, stage e tirocini, accesso all'università, valutazione (Ava e Invalsi). Gli studenti daranno una vera lezione di democrazia ad una politica chiusa nei propri equilibrismi. Ad esprimersi saranno migliaiae migliaiadistudentinellescuole e nelle università; una forma di partecipazione reale per dire che bisognainvertire la rotta nel meritoe nelmetododelledecisionipolitiche. La consultazione è un modo per ripartire dai bisogni reali degli studenti e delle studentesse, per far sentire la voce degli studenti e delle studentesse anche fuori dailuoghidellaformazione, per rilanciare percorsi di reali partecipazione dentro le università e le scuole dove questa è anche l'occasioneperridarevalore all'articolo 2.5 dello Statuto degli Studenti e delle Studentesse che prevede il diritto alla consultazione nelle scuole. Alzare la voce gridando che non c'è più tempo, sperimentare nuove forme di partecipazione democratica e informata alla vita di scuole e università, e della società in generale, è oggi l'unica vera armain mano alle studentesse e agli studenti di questo paese per riaprire il dibattito sui saperi come vettore di emancipazione, su scuola e università come motori del cambiamento che vogliamo vedere nella società, sul diritto allo studio come diritto di cittadinanza. *Rete della Conoscenza In questo periodo di pesanti incertezze, assumono un particolare rilievo le questioni che verranno affrontate sabato 20 aprile nell assemblea annuale di Forum Droghe a Firenze (presso l Arci, piazza dei Ciompi, 11): un evento aperto a tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per i diritti e una diversa politica sulle droghe. In primo luogo, infatti, si discuterà delle tre proposte di legge di iniziativa popolare che hanno ottenuto un primo grande consenso il 9 aprile davanti ai tribunali. La prima, per l introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, ha un valore specifico di civiltà giuridica: tanto più dopo la rivolta dei «tutori dell ordine» di Ferrara a favore dei loro colleghi condannati per il massacro di Federico Aldrovandi, un fattaccio tutt altro che isolato. La seconda mira a una serie di modifiche nell attuale normativa sulle droghe, la famigerata Fini-Giovanardi del 2006 che provoca il sovraffollamento carcerario e la criminalizzazione di migliaia di consumatori ogni anno; in particolare si prevede la piena depenalizzazione del consumo e della coltivazione domestica, un drastico abbassamento delle pene, un regime autonomo per i fatti di lieve entità e la modifica delle norme che limitano l accesso alle misure alternative per i detenuti tossicodipendenti. La terza proposta prevede sia una radicale revisione delle condizioni delle carceri - e non solo per quanto riguarda il sovraffollamento e il degrado, ma anche per la affermazione di una serie di diritti dei carcerati, in accordo con la nostra Costituzione - sia la abrogazione della legge Cirielli sulla recidiva. L assemblea discuterà anche di altre iniziative in cui è impegnato Forum Droghe, come quelle della rete «Cresce il welfare, cresce l Italia» e di «StopOpg». Sappiamo come sia i Serd e i Dsm - assai importanti anche sul fronte della droga, per esempio per il crescente numero di soggetti etichettati con una «doppia diagnosi» - che il privato sociale, siano tra i servizi che più soffrono del blocco del turnover, dei piani di rientro e dei tagli imposti dalla spending review. Un tale picconamento non solo provoca un drastico razionamento delle attività sinora svolte, ma anche impedisce lo sviluppo di nuovi indirizzi che vadano incontro alle esigenze dei consumatori, al di là della distribuzione di farmaci e della limitata assistenza psicoterapica ambulatoriale. Infine si discuterà delle ricerche in cui si impegna Forum Droghe in campo psicosociale, come quelle sugli stili di consumo della cocaina. Pur con risorse limitate, queste debbono rimediare alle scelte assai più generosamente foraggiate dal Dpa di Serpelloni: scelte che per lo più mirano, al di là delle solite cortine fumogene verbali, a ridurre i problemi della droga a schemi neurobiomedici riduzionisti. Con il grave rischio che si avveri la profezia di Hannah Arendt. «Il guaio con le moderne teorie riduzioniste non è tanto che sono false, ma che possano diventare l unica verità accettata». Per il programma completo vedi

15 MERCOLEDÌ 17 APRILE 2013 il manifesto pagina 15 COMMUNITY Per fermare il pilota automatico Alfonso Gianni La sinistra è di fronte a questi numeri: debito al 130%, Pil a -1,3%, spesa per interessi fino al 6% nel 2016, disoccupazione al 12%, quella giovanile sopra il 35%. In questa cornice il governo ha presentato il Def che già fa intravedere la necessità di una manovra correttiva YUNNAN Più terra ai resort In Cina espropri per il turismo MENO AGRICOLTURA A Jinning, nello Yunnan, un passante guarda incuriosito il viso del presidente Xi Jinping e uno striscione di protesta contro gli espropri di terra agricola (114 ettari) per costruire un resort turistico decisi dal governo locale. foto reuters L a politica ufficiale e i mass media si arrovellano sul misterioso identikit del prossimo Presidente della Repubblica, che dovrebbe mettere d accordo tutti, almeno da Vendola a Berlusconi, passando per il Pd e contando sul contributo degli stessi grillini. Il tutto per arrivare alla sua elezione entro i primi tre scrutini quando è necessaria la maggioranza dei due terzi, così da consentire poi una soluzione tutta in discesa del rebus del governo, visto che le elezioni a giugno non le vuole proprio nessuno, neppure Grillo già in discesa nei consensi. Intanto il famoso "pilota automatico", di Mario Draghi, ovvero il governo occulto dell economia, prosegue indisturbato il suo lavoro. Anche perché trova una spalla efficacenel governo Monti tuttora in carica per l ordinaria amministrazione, che ordinaria non è affatto. Non c è dubbio che i 5Stelle abbiano ragione a chiedere l insediamento delle Commissioni permanenti e che faccia loro bene, come a chiunque, tenere sedute serali di lettura collettiva della Costituzione. Ma farebbero ancora meglio, visto che ne hanno i numeri, a presentare, ai sensi dell art. 94 della suddetta Costituzione, una mozione di sfiducia al governo che il Parlamento dovrebbe discutere. Invece continuiamo ad avere un governo che non è stato sfiduciato dal precedente parlamento, pur avendo rassegnato le dimissioni (qualche ministro lo ha fatto anche individualmente, come il disastroso Terzi), un governo che non sente il bisogno di verificare il rapporto di fiducia con il nuovo parlamento in virtù delle varie teorie della prorogatio in cui tutti sguazzano, e intanto produce atti di importanza decisiva per la politica economica degli anni a venire. Il 10 Aprile, Monti ha presentato il Def (documento economico e finanziario) e il Pnr (il piano nazionale di "riforme" che avrebbe durata triennale), per inviarli a Bruxelles (da noi pare li discuta la Commissione speciale, non essendoci quella permanente per il Bilancio), dove prima Ecofin e poi il Consiglio europeo elaboreranno su quella base, tenendo conto delle previsioni di Eurostat e della Commissione economica, le loro vincolanti raccomandazioni, in modo tale che il futuro governo possa partorire èilcasodi direcon "partopilotato" la nuova legge di stabilità (la ex finanziaria) da inviare nuovamente in sede europea entro il 15 ottobre per ricevere le correzioni vincolanti da inserire prima dell approvazione definitiva. Certo, è possibile una nota di variazione entrola prima decade di settembre, nel caso che si chiuda la procedura per debito eccessivo aperta nei confronti dell Italia nel Ma il percorso e le sue tappe sono già tracciate da stazioni e binari ben precisi. Un tragitto estraneo alla democrazia. Per dirla con De Gregori, la nostra democrazia assomiglia più a un bufalo, che può "scartare", che a una locomotiva senza neppure il fascino del ciuffo di vapore. Le forze politiche di questo non sembrano curarsi. Le reazioni al Def sono tiepide, o confinate a qualche volonteroso responsabile economico di partito. Eppure già in base al Def si prevede la necessità di una manovra correttiva, mentre è evidente l assenza di risorse per tutti gli interventi più urgenti, quali gli ammortizzatori sociali. Il pilota sarà anche automatico, ma, in assenza di vigorose inversioni di percorso, andrà a sbattere. Introducendo il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni per le imprese, cosa peraltro necessaria per pagare i loro lavoratori, il debitototalesalirà acifreinconsuete, pari a oltre il 130% a fine 2013, mentre il calo del Pil per lo stesso anno dovrebbe aggirarsi sul meno 1,3% e la spesa per interessi continuerà a salire fino a raggiungereil 6% nel La disoccupazione intanto lievita. Le cifre ufficiali, che sottostimano il fenomeno reale, ci parlano di una crescita dall 8,5% al 12%, tra il 2008 e il Complessivamente i senza lavoro, se sommiamo i disoccupati, i cassaintegrati e gli scoraggiati superano gli 8 milioni di persone. La disoccupazione giovanile è ben al di sopra del 35%. Non contenti, i fautori del pilota automatico brindano alla discesa degli spread e al rialzo della Borsa. Fenomeni illusori e soprattutto dovuti a cause del tutto esogene. La gravità della situazione europea è in parte temperata dallagrandeimmissionedi liquidità in atto negli Usa e in Giappone. In quest ultimo paese il governodicentrodestradi Abecon la propria politica monetaria espansiva ha ridotto a zero il valore dei suoi titoli di stato, così che i capitali posteggiati nel Sol Levante migrano in Europa. Ne hanno beneficiato anche le aste dei nostribtp. Se quindi la finanzia rifiata, l economia reale cola a picco. Né si può sperare sulla clemenza dall Europa, come sembra fare Bersani. Proprio gli ultimi atteggiamenti e le parole del commissario europeo Olli Rehn dedicate al nostro paese fugano ogni dubbio: se si vuole salvare la Francia non si può allentare la presa sull Italia. Il debito è sempre meno sovrano, così come la sovranità popolare è un ricordo del passato, visti gli interventi della nuova governance europea con il fiscal compact e il two pack. Il debito dei paesi del sud dell Europa (ma si può includere tra questi anche la stessa Francia) è tale che non potrà mai essere pagato dai singoli: non può che diventare un problema continentale, da affrontarsi con processi di ristrutturazione, di mutualizzazione, di haircuts. Il che presuppone una politica europea a cominciare dalla ridiscussione dei trattati - diametralmente opposta a quella del pilota automatico. A qualcosa che getti subito sabbia nei suoi ingranaggi. Del resto sia il fiscal compact che il two pack presentano non poche contraddizioni persino con il quadro giuridico europeo attuale, come ha osservato Giuseppe Guarino. Questa diversa politica europeanonlapuòfare ungovernoo un governicchio che sia, il cui unico compito sarebbe quello di tirare alla primavera del 2014, quando le elezioni anticipate diventeranno difficilmente evitabili, andando al voto comunque per quelle europee. Ma come si sa le urne non hanno promosso alcunaforzaingradodi esprimere un simile programma, che va costruito e gestito a livello della sinistra diffusa e dei movimenti reali. Imporre l idea di un piano del lavoro Luciano Gallino ha avanzato una precisa proposta in questo senso sarebbe già un enorme passo in avanti. Si tratta di non contrapporre questa a quella di un reddito di base, ma farle marciare assieme, poiché solo da un accresciuta occupazione possono giungere le risorse reali per un reddito universale e allo stesso tempo quest ultimo può permettere la ricerca di un lavoro dignitoso in un epoca in cui il lavoro è scarso. Questo ambito di questioni dovrebbe essere il tema di un vero piano di riforme. Non importa litigare se fare un agenzia del lavoro pesante capace di assumere immediatamente i disoccupati o leggera, tale da allocarli in specifici piani di lavoro. Si tratta di decidere sul dissestato quadro idrogeologico; sul piano nazionaledei trasporti al posto della Tav; sulla diffusione delle energie rinnovabili; sull eliminazione del digital divide; sullo sviluppo della ricerca teorica e applicata per frenare la migrazione dei giovani; o sulla difesa dell ambiente naturale e delle produzioni agricole; per non parlare della tutela dell enorme patrimonio artistico di cui disponiamo. Si tratta di compiere un lavoro non di giustapposizione, ma di costruzione di coerenze interne, per un credibile programma di trasformazione e di uscita dalla crisi. Ricostruire la sinistra, farla finita con la sottomissione intellettuale al neoliberismo, scrollarsi di dosso l ossessionedella governabilità, della prosaica pratica del meno peggio che perpetua l esistente all infinito, spezzare il circolo vizioso delle identità autoreferenziali. Un programma che sarebbeora dicominciarea mettere in pratica. LA STRAGE DI STAZZEMA Il silenzio su quelle condanne mai eseguite Franco Giustolisi C aro Presidente, al termine del tuo difficoltosissimo settennato hai voluto inserire, giustamente, anche le stragi nazifasciste che insanguinarono il nostro paese tra il settembre del 43 e l aprile del 45. Ma lo hai fatto, se ho ben capito le tue parole, avvalorando implicitamente quello che ho definito il mistero che copre di silenzio con quel che c è dietro l armadio della vergogna. Il 24 aprile, a Sant Anna di Stazzema, dove avvenne uno dei più grandi eccidi di massa della storia con i cadaveri di 560 tra bambini, donnee vecchiin maggioranza, hai detto: «Per quanto possiamo addolorarcene e rammaricarcene, per quanto possiamo deplorare che non si riesca ad avere giustizia nei tribunali, siamo certi che questo nostro omaggio, che questa nostra memoria è un altra forma di giustizia per quello che voi avete sofferto ed è una condanna più pesante di ogni altra per coloro che portano la colpa di queste sofferenze Siamo orgogliosi e fieri della straordinaria prova di riscatto che offriamo con la Resistenza, ma non dimentichiamo i misfatti del fascismo, le vergogne e la catastrofe in cui il fascismo trascinò l Italia». E il presidente della Repubblica federale tedesca, Joachim Gauck, al tuo fianco, davanti alla enorme stele grigia dove sono scolpiti i nomi dei 560, di rinforzo ha aggiunto: «L opinione pubblica non deve tacere se tacciono i tribunali la dignità degli uomini è stata calpestava e noi siamo qui, oggi, a celebrare il miracolo della riconciliazione». Mi viene istintivo ripetere quel che ho detto più volte, anche qui a Stazzema, di cui mi vanto di avere la cittadinanza onoraria: «non ci può essere pace, se non c è giustizia», anche se non c è bisogno di riconciliazione perché non c è odio, l odio è contro il nazismo, contro il fascismo. C è soltanto da risolvere un enorme enigma. E notorio che i tribunali italiani, dopo la scoperta dell «armadio della vergogna» hanno fatto al massimo il loro dovere comminando una quarantina di ergastoli, anche se i «maleficiari» rimasti in vita sono poco meno di venti. Il punto dolente è che malgrado i procuratori militari abbiano fatto ogni passo necessario tramite l Interpol, per arrivare alla logica esecuzione delle sentenze, la Germania ha fatto e fa orecchie da mercante e gli ergastolani di cui sopra sono tranquillamente liberi come coloro, ingiustizia nell ingiustizia, tanti, che sono il manifesto DIR. RESPONSABILE Norma Rangeri CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni il nuovo manifesto società coop editrice REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, Roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, ECONOMIA 580 AMMINISTRAZIONE ARCHIVIO POLITICA MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI SOCIETÀ 590 LE MONDE DIPLOM LETTERE 578 iscritto al n del registro stampa del tribunale di Roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di Roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 260 semestrale 135 versamento con bonifico bancario presso Banca Etica intestato a il nuovo manifesto società coop editrice via A. Bargoni 8, Roma I governi italiani non rispondono all interrogazione di tutti i senatori del Pd. E non spiegano perché stati assolti. I governi italiani sia quello precedente che l attuale, per quanto sollecitati ufficialmente dai magistrati militari e da un interrogazione di tutti, dicasi tutti, i senatori del Pd, non hanno dato il minimo segnale. Nessuno vuole sollevare la pesante coperta del mistero. Anche un tribunale tedesco, tra i tanti che si sono rifugiati nel nulla, addirittura in un caso assolvendo gli assassini di Stazzema rei confessi, quello di Monaco di Baviera, ha condannato all ergastolo Josef Edward Scheungraber, comandante dei sicari che uccisero 14 civili a Falzano di Cortona il 27 giugno del Era stato già condannato alla stessa pena da un tribunale italiano. Curioso è che a quel processo parteciparono giornalisti di ogni nazione, come ha fatto notare Alessandro Eugeni, autore de «Il macellaio di Ottobrun», tedeschi, polacchi, russi, francesi, eccetera, ma neanche un collega della mia stessa nazionalità, dando ragione a chi ci descrive come usi a ubbidir tacendo e parlare solo a comando. Dunque, presidente, hai cercato dimettere la parola fine, con frasi accorte e meditate, a questo enorme dramma: tu e il tuo omologo tedescovi riferivate ovviamente alle condanne ineseguite. Ma perché allora, non se ne parla chiaramente, perché non si dice cosa impedisce alle autorità del nostro paese di chiedere, anzi di esigere, il rispetto delle nostre sentenze? Italia e Germania non fanno forse parte dell Unione europea? Qualè questomisterocheimpedisce agli uni, noi, di chiedere, e agli altri, i tedeschi, di dare? Tutti negano che ci sia questo mistero, ma allora mi si debbono spiegare i silenzi e le frasi in chiave nel toccare certi argomenti. Io ipotizzo da sempre un accordo nella seconda parte degli anni 40 tra De Gasperi e Adenauer per nascondere e questo avvenne i fascicoli delle stragi e tenere il massimo della sordina sull argomento. Ma da allora sono passati circa 70 anni e il silenzio, oltre tutto, è diventato ridicolo. A meno che si tratti di un segreto di Stato. Allora bisognerebbe farcelo sapere in maniera che tutti si mettano l animo in pace. Le stragi nazifasciste esigono, oltre al tema degli ergastolani in libertà, anche altre risposte: quante realmente sono le vittime, dato che con il tempo sonostati scoperti tanti altri massacri neanche finiti in quell armadio; tutti hanno il loro giorno del ricordo, tranne le vittime dei nazifascisti, perché? E nessuno ha chiesto ancora perdono a nome dell Italia per aver nascosto giustizia, storia e memoria per oltre 50 anni. IBAN: IT 30 P COPIE ARRETRATE 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma - litosud Srl via Aldo Moro 4, Pessano con Bornago (MI) CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIR. GEN. via A. Bargoni 8, Roma tel , fax TARIFFE DELLE INSERZIONI pubblicità commerciale: 368 a modulo (mm44x20) pubblicità finanziaria/legale: 450 a modulo finestra di prima pagina: formato mm 65 x 88, colore 4.550, b/n posizione di rigore più 15% pagina intera: mm 320 x 455 doppia pagina: mm 660 x 455 DIFFUSIONE, CONTABILITÀ. 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