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1 Giudice di Pace Palermo Sezione 8 Civile Sentenza del 22 marzo 2011, n REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO GIUDICE DI PACE DI PALERMO OTTAVA SEZIONE CIVILE Il Giudice di pace di Palermo, dott.ssa Annamaria Mantegna, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa iscritta al n del Ruolo Generale del 2010 TRA Co.Mu., elettivamente domiciliato in Partinico, presso lo studio dell'avv. Gi.Ra., che lo rappresenta e difende in giudizio, per mandato a margine dell'atto di citazione Attore E It.By. S.p.A. in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Palermo, presso lo studio dell'avv. Al.Pa., che la rappresenta e difende in giudizio, per mandato in calce alla copia notificata dell'atto di citazione Convenuta IN FATTO E IN DIRITTO 1. Co.Mu. espone di avere noleggiato in data , presso la It.Ca. S.p.A. l'autovettura Fiat Panda tg. (...) ritirata presso l'aeroporto di Bologna. Oltre al corrispettivo dovuto per l'autonoleggio, il sig. Mu. aveva versato la somma di Euro 20,00, a titolo di assicurazione denominata "full insurance" a garanzia di eventuali danni che fossero occorsi alla vettura durante il suo utilizzo. Lo stesso giorno dell'utilizzo di essa l'attore, dopo avere lasciato regolarmente il sosta l'autovettura Fiat Panda, si era accorto che durante la sosta qualcuno l'aveva leggermente urtata, danneggiandola. Non essendo a conoscenza dell'autore materiale del sinistro, il sig. Mu. aveva consegnato l'autovettura, facendo presente al personale addetto al momento della consegna dell'autovettura quanto era accaduto. Ciononostante ed inspiegabilmente lo stesso, esaminato dopo qualche giorno il suo estratto conto, si era accorto che gli era stata accreditata la somma di Euro 850,00, pari al danno subito dalla Fiat Panda presa a nolo, e ciò nonostante l'attore avesse stipulato apposita assicurazione con la società di noleggio a garanzia di eventuali sinistri nel corso del suo utilizzo.

2 Ritenuto che la somma predetta sia stata indebitamente incassata il sig. Mu. ne chiede la restituzione. It.By. eccepisce che il contratto di assicurazione stipulato dall'attore prevede l'esclusione della responsabilità per i danni causati dal cliente alla vettura noleggiata, nonché l'esclusione della responsabilità in caso di furto o incendio alle condizioni generali sottoscritte da locatario. In particolare, l'art. 5 delle condizioni di contratto prevede espressamente che la clausola di limitazione della responsabilità non comprende il caso in cu il sinistro sia occorso senza collisione con un altro veicolo e non opera in caso di violazione delle prescrizioni contenute negli artt. 4 e 6 delle condizioni generai di contratto ovvero di norme di legge. Nel caso di specie ricorrerebbero tutte le circostanze che escludono la limitazione della responsabilità prevista nel caso di danni provocati all'autovettura concessa in locazione. L'attore, infatti, in citazione dichiara che, dopo aver lasciato regolarmente in sosta l'autovettura Fiat Panda, si era accorto che durante la sosta "qualcuno" l'aveva leggermente urtata, danneggiandola. Dalla stessa ricostruzione della dinamica offerta da parte avversa non risulterebbe dunque dedotto che il danno sia derivato da una collisione con un altro veicolo. In ogni caso, in base al tenore letterale ed alla lettura sistematica delle clausole contestuali de quo ed in virtù di quanto disposto dall'art c.c. dovrebbe ritenersi che, affinché possa validamente operare l'esclusione di responsabilità in caso di sinistro, sarebbe necessario che lo stesso si verifichi alla presenza di entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti e non già, come nella fattispecie, in caso di un presunto sinistro provocato da terzi non identificati ed in assenza del locatario. A conferma di ciò sarebbe sufficiente richiamare le condizioni di contratto che prevedano tra gli altri (capitolo 6), pena l'esclusione della limitazione di responsabilità, quello di compilare in ogni sua parte la constatazione amichevole d'incidente acclusa ai documenti del veicolo, con l'indicazione dei soggetti coinvolti nell'incidente, delle generalità delle parti e di eventuali testimoni, dei numeri di targa di tutti i veicoli coinvolti e dei dati relativi alla titolarità e copertura assicurativa di essi. Peraltro nel depliant ufficiale dell'it.by. S.p.A. le cui condizioni di contratto, all'art. 5 sub lett. b, n. 1, fanno espresso rinvio, viene specificato che la limitazione di responsabilità "elimina totalmente la franchigia danni Cdr solo in presenza di una controparte". Il sig. Mu. agisce per avere restituito una somma di denaro che ritiene di avere indebitamente pagato alla convenuta in conseguenza del danno riportato dalla autovettura presa a noleggio. Il caso di specie va dunque inquadrato nell'ambito della fattispecie del pagamento di indebito oggettivo, disciplinato dagli artt e ss. c.c. Tale norma prevede che chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato, oltre agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi'era in buona fede, dal giorno della domanda. Come chiarito dalla condivisibile giurisprudenza di legittimità, poiché l'inesistenza della "causa debendi" è un elemento costitutivo (unitamente all'avvenuto pagamento e al collegamento

3 causale) della domanda di indebito oggettivo, la relativa prova incombe sulla parte che propone la domanda, trattandosi di elemento costitutivo della stessa, ancorché abbia ad oggetto fatti negativi, dei quali può essere data prova mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario o anche mediante presunzioni da cui desumersi il fatto negativo (Cass. n /2010 e n. 5896/2006). Nel caso di specie il sig. Mu. avrebbe dunque dovuto dedurre e provare che l'evento dannoso verificatosi fosse coperto dal rischio assicurato, ossia che l'evento in questione era del tipo di quello assicurato e che sussistevano le condizioni contrattualmente pattuite per la copertura assicurativa dell'evento. Avrebbe dovuto cioè dedurre e provare la "non debenza" del pagamento. Tale onere tuttavia non è stato adempiuto. L'attore infatti non ha né provato né dedotto alcunché in ordine alla coincidenza tra l'evento dannoso e quello assicurato, né in ordine al rispetto delle condizioni contrattualmente pattuite condizionanti la garanzia in questione, ossia non ha provato né dedotto in modo specifico la "inesistenza della causa debendi" posta a base della domanda di ripetizione. D'altro lato la convenuta ha tenuto un comportamento processuale inidoneo a rendere incontroversa la pretesa attorea. Essa infatti ha contestato che l'evento dannoso rientrasse nell'oggetto del contratto di assicurazione e ciò in quanto nell'atto di citazione tale evento é descritto quale fatto illecito del quale l'attore ignora, non solo l'identità dell'autore, ma financo le modalità di realizzazione di esso, al punto da non essere in grado neppure di precisare se tale danno sia stato causato da una collisione con altro veicolo, circostanze rilevanti attese le condizioni generali del contratto sopra riportate. Nessun rilievo può poi essere attribuito alla successiva richiesta di prova testimoniale formulata dall'attore alla seconda udienza tenutasi il Con essa infatti l'attore ha chiesto di provare che il sinistro si era verificato a causa della collisione con un veicolo identificato (furgone tg. (...) alla cui verificazione avrebbe assistito un testimone, fatti questi non solo mai dedotti ma addirittura contrastanti con quelli dedotti in citazione e, prima ancora, nella richiesta stragiudiziale inviata alla convenuta. Invero l'attore sostiene che la prova suddetta avrebbe dovuto essere ammessa, trattandosi di mezzo istruttorio tendente a vanificare le eccezioni di controparte ed a contrastare quanto dedotto nella propria comparsa di risposta dalla convenuta e non già ad introdurre fatti nuovi rispetto a quelli narrati in atto di citazione. Tale rilievo è infondato. E' infatti evidente che vi è una differenza fondamentale tra il fatto descritto in citazione (danneggiamento della vettura ad opera di sconosciuto con modalità sconosciute) e quello descritto nell'articolato di prova (collisione tra due mezzi ad opera di conducente di veicolo identificato) e che tale differenza riguarda il fatto posto a base della domanda e non già fatti secondari controeccepiti a seguito delle eccezioni di controparte.

4 Quanto alla eccepita inefficacia delle condizioni di contratto indicate da controparte in quanto vessatorie ai sensi dell'art c.c. e non specificatamente sottoscritte si osserva quanto segue. Secondo l'attore il carattere vessatorio deriverebbe dal fatto che dette condizioni "prevedono limitazioni ingiustificate ed arbitrarie della responsabilità di uno dei contraenti" e "vanificherebbero lo scopo della stipulazione di un contratto di assicurazione e cioè la garanzia e la protezione dai danni causati all'autovettura per effetto di un eventuale sinistro". Tale eccezione è infondata. L'art c.c. definisce vessatorie, stabilendo che esse non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, "le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l'esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell'altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell'autorità giudiziaria". Le clausole in questione invece non appartengono ad alcuna di dette categorie, ma hanno la funzione di determinare l'oggetto della pattuita limitazione o esclusione della responsabilità del conduttore per i danni riportati dal veicolo noleggiato nel periodo dell'utilizzo, limitando l'oggetto della garanzia assicurativa ai casi di collisione con altro veicolo identificato e condizionando l'operatività di detta garanzia all'adempimento di oneri finalizzati a porre il locatore nelle condizioni di ottenere il ristoro, del danno dall'autore di esso e di difendersi dalle pretese risarcitone avanzate da altri in conseguenza del medesimo sinistro. Peraltro si ribadisce ancora una volta che è l'attore che avrebbe dovuto provare il carattere indebito del pagamento e dunque, in positivo, il contenuto del diritto assicurativo "full insurance" da esso esercitato e posto a base della domanda. Di conseguenza la domanda non avrebbe potuto essere accolta nemmeno nel caso in cui si fosse riconosciuto carattere vessatorio alla clausola contrattuale in questione. Detta clausola infatti è quella contenente l'oggetto del pattuito obbligo assicurativo posto a base della domanda, onde l'inefficacia della prima avrebbe travolto necessariamente anche il secondo, il quale sarebbe rimasto privo di oggetto (determinato o determinabile). 3. Le spese seguono la soccombenza, come per legge. P.Q.M. Il Giudice di Pace di Palermo, ogni contraria istanza ed eccezione respinta e definitivamente pronunciando, rigetta la domanda di ripetizione di indebito avanzata da Co.Mu. nei confronti della It.By., condanna Co.Mu. a rimborsare alla It.By. S.p.A. in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 827,00 (di cui Euro 427,00 per diritti di avvocato ed Euro 400,00 per onorari), oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 12,5% dell'importo degli onorari e dei diritti, ad I.V.A. e C.P.A., come per legge. Così deciso in Palermo, il 18 marzo 2011.

5 Depositata in Cancelleria il 22 marzo 2011.

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