Lezioni di economia degli intermediari finanziari

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1 Lezioni di economia degli intermediari finanziari Prof.Alessandro Berti Istituto di studi aziendali Facoltà di Economia Università di Urbino Carlo Bo Urbino, a.a

2 Le azioni

3 Le azioni Sono titoli che rappresentano la partecipazione al capitale di una società (S.p.A. o S.a.p.A). Esse pertanto: conferiscono la qualifica di socio; sono prive di scadenza predeterminata; offrono un reddito variabile. Prof. Alessandro Berti 3

4 Le azioni: aspetti economici Rischio la remunerazione delle azioni è soggetta all'alea dell'andamento aziendale sia per la componente reddito (dividendo), sia per il capitale investito = "titoli a reddito variabile Funzione economica l'azione costituisce una fonte di finanziamento, privo di scadenza, da parte dei soci dell'azienda garanzia per i creditori della società Prof. Alessandro Berti 4

5 Le azioni: aspetti economici (segue) Valore il valore nominale, prescelto dall'emittente ed è costituito dalla ripartizione unitaria del capitale sociale (capitale sociale/ n di azioni emesse) il valore patrimoniale = mezzi propri a cui si aggiungono le plusvalenze insite nei cespiti di bilancio e dalle prospettive di reddito atteso in merito alla gestione aziendale il valore di quotazione, determinato dalla dinamica del mercato esclusivamente per le società quotate in mercati regolamentati Prof. Alessandro Berti 5

6 Le azioni: aspetti economici (segue) Emissione contrariamente alle obbligazioni le azioni non sono mai emettibili sotto la pari a causa della natura giuridica di garanzia per i terzi, dovendo rappresentare il conferimento in denaro almeno uguale al valore iscritto a bilancio alla voce "capitale sociale" Prof. Alessandro Berti 6

7 Diritti degli azionisti Amministrativi chiedere la convocazione dell'assemblea, parteciparvi, intervenire, votarne le delibere (ogni azione rappresenta un diritto di voto) o impugnare le stesse qualora si sia espresso voto contrario; esaminare il libro soci o il libro delibere delle assemblee; chiedere risarcimenti per colpa o dolo degli amministratori. Prof. Alessandro Berti 7

8 Diritti degli azionisti (segue) Patrimoniali incassare gli utili quando distribuiti (dividendi); concorrere all'aumento di capitale in proporzione alla quota posseduta o cedere il diritto (diritto di opzione); ottenere il rimborso in caso di liquidazione; recedere nei casi di: variazione dell'oggetto sociale trasformazione della ragione sociale trasferimento della sede all'estero. Prof. Alessandro Berti 8

9 Categorie di azioni ordinarie privilegiate di risparmio Prof. Alessandro Berti 9

10 Azioni privilegiate diritto di voto viene limitato alle sole assemblee straordinarie, non è esercitabile nelle assemblee ordinarie distribuzione del dividendo le azioni privilegiate beneficiano di una maggiorazione rispetto al dividendo riconosciuto alle azioni ordinarie Prof. Alessandro Berti 10

11 Azioni privilegiate (segue) limiti quantitativi la legge prevede un limite alla emissione di azioni privilegiate (unitamente a quelle di risparmio) entro il 50% del capitale sociale, poiché almeno la metà del capitale sociale deve essere rappresentata da azioni con diritto pieno (azioni ordinarie) Prof. Alessandro Berti 11

12 Azioni di risparmio fonte legislativa: Legge 216 del 1974 caratteristiche le azioni di risparmio sono prive di diritti amministrativi: non conferiscono mai diritto di voto possono essere titoli al portatore Prof. Alessandro Berti 12

13 Azioni di risparmio (segue) esse implementano i diritti patrimoniali: conferiscono una prelazione sugli utili di bilancio pari almeno al 5% del valore nominale del titolo; se gli utili vengono distribuiti anche ad altre categorie di azioni, alle azioni di risparmio compete una maggiorazione nel dividendo pari almeno al 2% del valore nominale del titolo rispetto al dividendo delle ordinarie; Prof. Alessandro Berti 13

14 Azioni di risparmio (segue) se l'esercizio chiudesse senza utili, o venisse decisa la loro non distribuzione, le azioni di risparmio mantengono il credito (almeno il 5%) per i due esercizi successivi, cumulabile con successive erogazioni; nella liquidazione della società le azioni di risparmio hanno diritto di prelazione rispetto alle altre azioni; Prof. Alessandro Berti 14

15 Gli aumenti di capitale l'emissione di nuove azioni a pagamento è lo strumento meno oneroso che consente alla Società di risparmiare il costo dell'interesse e di non assoggettarsi ad un obbligo di rimborso di una scadenza delle risorse reperite; condizioni negative del mercato borsistico possono compromettere le operazioni di aumento a pagamento; non è pertanto raro il ricorso alternativo all'emissione di obbligazioni più o meno convertibili. Prof. Alessandro Berti 15

16 Gli aumenti di capitale (segue) le azioni di nuova emissione possono essere offerte in opzione ai vecchi azionisti: alla pari con sovrapprezzo con rimborso spese con quota di conguaglio del godimento (qualora l'aumento avvenisse nel corso di un esercizio) Prof. Alessandro Berti 16

17 Diritto di opzione Ogni azione esistente in data anteriore all'aumento di capitale conferisce al titolare della stessa un diritto di partecipare all'operazione secondo le modalità previste dall emittente, ossia conferisce un DIRITTO DI OPZIONE = diritto (mai obbligo) al mantenimento della propria quota di partecipazione al capitale. Prof. Alessandro Berti 17

18 Diritto di opzione (segue) Art codice civile: Le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione ai soci in proporzione al numero di azioni possedute. Se vi sono obbligazioni convertibili il diritto di opzione spetta anche ai possessori di queste, in concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio. Prof. Alessandro Berti 18

19 Diritto di opzione (segue) L art c.c. prevede una deroga alla regola per la quale il diritto d'opzione compete ai titolari di vecchie azioni nei casi di aumenti di capitale rinvenienti da: conferimenti in natura; offerta di nuove azioni ai dipendenti dell'emittente; quando l'interesse della società lo esige (ad es. per l'ingresso di un nuovo socio strategico). Prof. Alessandro Berti 19

20 Diritto di opzione (segue) se l'azionista non intendesse partecipare all'operazione avrebbe perciò la possibilità di cedere il proprio diritto poiché esso circola separatamente rispetto al titolo (è rappresentato da Buoni d'opzione) e può formare oggetto di negoziazione; il prezzo di trasferimento è determinato dal mercato in base alla domanda ed offerta e può discostarsi dal valore teorico; Prof. Alessandro Berti 20

21 Diritto di opzione (segue) le azioni in circolazione prima dell'aumento di capitale verranno definite azioni piene (piene del diritto) e la loro quotazione sarà definita quotazione piena; successivamente alla data di stacco del diritto (che coincide con l'inizio del periodo dell aumento di capitale) la quotazione dei titoli sarà ex (ex diritto) ed il titolo sarà definito "optato. Prof. Alessandro Berti 21

22 La selezione degli investimenti azionari

23 La selezione degli investimenti azionari L utilizzo di criteri di analisi fondamentale presuppone, nel medio periodo, un comportamento razionale del mercato che determina una convergenza dei prezzi verso il valore intrinseco di equilibrio delle azioni, spiegato, appunto, dai c.d. fondamentali scontati dal mercato per le rispettive società emittenti. Prof. Alessandro Berti 23

24 La selezione degli investimenti azionari (segue) L applicazione dei criteri in questione è spesso presentata come una difesa dagli effetti delle oscillazioni speculative del mercato. In realtà occorre usare cautela nell attribuire sistematicamente a fattori irrazionali la responsabilità di anomale variazioni dei corsi. Prof. Alessandro Berti 24

25 La selezione degli investimenti azionari (segue) In molti casi è la stessa applicazione, parziale ed erronea, dei criteri di analisi fondamentale a mettere in moto violenti processi di estrapolazione ed autorafforzamento delle aspettative che si traducono in variazioni cicliche molto accentuate. Prof. Alessandro Berti 25

26 La selezione degli investimenti azionari (segue) In ogni caso si rende necessario utilizzare alcune misure di sintesi, sia pure con tutte le cautele necessarie, al fine di pervenire ad alcune indicazioni in merito alla combinazione rischio rendimento propria di ogni titolo. Prof. Alessandro Berti 26

27 La combinazione rischio/rendimento di un titolo azionario Valutare la combinazione rischio rendimento di un titolo azionario risulta più complesso rispetto ai titoli obbligazionari, per le seguenti cause: variabilità dei rendimenti nessun rimborso previsto fino alla scadenza, normalmente indeterminata maggiore sensibilità al rischio sistemico (o di mercato) Prof. Alessandro Berti 27

28 La combinazione rischio/rendimento di un titolo azionario (segue) Indicatori di rischio: la volatilità il beta azionario Indicatori di rendimento il dividend yield il rapporto prezzo/utili per azioni o price earnings ratio il price/cash-flow Prof. Alessandro Berti 28

29 La combinazione rischio/rendimento (segue) La volatilità. Poiché il rischio insito nel possesso di uno strumento azionario può essere identificato con la variabilità del suo rendimento, si può affermare che un azione è tanto più rischiosa quanto più elevata è la variabilità del suo rendimento rispetto al suo valore atteso (futuro) o medio (passato). La volatilità, pertanto, può essere definita come dispersione dei rendimenti intorno alla media (cfr. indice di Sharpe) Prof. Alessandro Berti 29

30 La combinazione rischio/rendimento (segue) Il beta azionario. Il beta di un titolo azionario misura la correlazione esistente fra le variazioni del titolo stesso e le variazioni dell indice rappresentativo del mercato nel quale il titolo è negoziato. Prof. Alessandro Berti 30

31 La combinazione rischio/rendimento (segue) Il beta azionario (segue). Le variazioni del beta potranno, pertanto assumere valori differenti: Se<1, il beta indica che il titolo è sensibile in misura meno che proporzionale alle variazioni dell indice; Se>1, il beta indica che il titolo è sensibile in misura più che proporzionale alle variazioni dell indice; Se<0, il beta indica che il titolo è correlato negativamente alle variazioni dell indice. Prof. Alessandro Berti 31

32 La combinazione rischio/rendimento (segue) Il beta azionario (segue). Le variazioni del beta indicano, pertanto, che la variabilità del rendimento di un titolo si compone di due fattori differenti: il primo fattore è collegato specificamente alla rischiosità dell emittente; il secondo fattore, invece, si riferisce alle condizioni generali del mercato nel quale il titolo è negoziato. Prof. Alessandro Berti 32

33 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale e geografica Una strategia normalmente utilizzata al fine di diversificare = ridurre i rischi propri dell investimento in azioni consiste nel comporre portafogli che equilibrino al loro interno varie componenti di rischio, per esempio di tipo settoriale e geografico. Prof. Alessandro Berti 33

34 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale Per mettere in atto tale tipo di strategia si devono combinare diversi tipi di azioni il cui andamento settoriale risulti negativamente correlato, il cui andamento risulti, cioè, divergente. Prof. Alessandro Berti 34

35 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue) Per esempio, si acquisteranno sia titoli ciclici, sia titoli anticiclici, titoli legati alla tecnologia e titoli assicurativi, titoli industriali e titoli internet. Prof. Alessandro Berti 35

36 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): es. titoli ciclici: industriali (FIAT), beni di consumo (MERLONI), entertainment (GRANDI VIAGGI, MEDIASET, LAZIO), tessili e lusso (BENETTON, BULGARI), costruzioni (ITALCEMENTI); titoli anticiclici: alimentari (CREMONINI), farmaceutici (SCHIAPPARELLI, RECORDATI). Prof. Alessandro Berti 36

37 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): titoli ciclici: correlati positivamente al ciclo economico al cui sviluppo corrispondono maggiori consumi di beni e servizi prodotti dalle imprese emittenti; titoli anticiclici: il loro andamento non dipende da quello economico (i consumi alimentari e farmaceutici non seguono la congiuntura). Prof. Alessandro Berti 37

38 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): titoli finanziari e bancari: correlati negativamente al rialzo dei tassi (perché il rialzo dei tassi fa diminuire il valore dei titoli classati al loro attivo); titoli tecnologici, tlc e internet: anch essi correlati negativamente al rialzo dei tassi, poiché il credito più caro rende più difficoltosi i forti investimenti che caratterizzano tali settori. Prof. Alessandro Berti 38

39 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione geografica: difficilmente attuabile dal singolo investitore, mette in relazione titoli di aree geografiche fra loro non collegate o correlate negativamente (es.: Eurolandia e USA, ASIATICHE) l avvento dell euro ha reso possibile tale diversificazione per tutti i paesi di Eurolandia, tenuto conto delle diverse velocità delle singole economie. Prof. Alessandro Berti 39

40 Gli indicatori di rendimento Il dividend yield il dividend yield viene calcolato quale rapporto fra l ultimo dividendo ed il valore di mercato del titolo; a priori, pertanto, maggiore è il dividend yield, maggiore è la convenienza all acquisto del titolo. Prof. Alessandro Berti 40

41 Gli indicatori di rendimento (segue) Il dividend yield : difetti i dati sono sfasati temporalmente (prezzo attuale, dividendo passato); le società quotate tendono a mantenere stabile il dividendo, pur in presenza di utili in calo, per ragioni di immagine ; gli utili potenzialmente destinati agli azionisti non sono solo quelli di competenza, ma anche quelli accantonati a riserva. Prof. Alessandro Berti 41

42 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione Il moltiplicatore prezzo/utili per azione, più noto come price/earnings (P/E) si ricava rapportando il prezzo di mercato corrente all'utile corrente per azione desunto dalle più recenti risultanze contabili o da uno o più bilanci previsionali a breve ed a medio termine. Prof. Alessandro Berti 42

43 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) Si tratta dell indicatore di redditività/congruità di prezzo più diffuso sul mercato azionario. Fra i motivi di questa diffusione si possono menzionare: a) la natura sintetica del rapporto, riferito ad una misura completa della redditività dell'azione, non limitata ai dividendi; Prof. Alessandro Berti 43

44 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) b) la tendenza del mercato a generare valutazioni distorte degli indicatori fondamentali, o a generare aspettative che estrapolano inerzialmente le tendenze in atto è dimostrata dalle regolarità nella manifestazione di rendimenti anomali nel caso di azioni con particolari attributi (ad esempio basso P/E, dimensioni contenute, trend crescente degli utili); Prof. Alessandro Berti 44

45 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione(segue) c) la semplicità di rilevazione dei valori impiegati nel calcolo, reperibili in modo sufficientemente oggettivo e senza necessità di formulare ardue previsioni a lungo termine; d) la facilità di calcolo. Prof. Alessandro Berti 45

46 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) La facilità di interpretazione (e in una certa misura anche di calcolo) del P/E è un pregio più apparente che reale, in quanto l'analista finanziario deve comunque tenere conto della gamma di fattori che spiegano la correlazione fra prezzi ed utili. Prof. Alessandro Berti 46

47 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) Il price/earnings diventa uno strumento molto potente di comparazione e di previsione dei prezzi azionari soltanto in mercati azionari sviluppati nei quali siano adeguatamente rappresentati i principali settori produttivi. Prof. Alessandro Berti 47

48 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) La valutazione della congruità dei P/E si basa sulla misurazione e sull'interpretazione degli scostamenti fra : il P/E del titolo; Il P/E medio dei titoli del suo settore di appartenenza; il P/E medio del mercato. Prof. Alessandro Berti 48

49 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) ciò richiede che siano disponibili stime aggiornate e fra loro comparabili dei redditi per azione, ed inoltre che i criteri di valutazione all'interno del mercato siano sufficientemente stabili nel corso del tempo; a maggior ragione queste condizioni devono sussistere quando si voglia utilizzare il P/E come strumento previsionale. Prof. Alessandro Berti 49

50 Il rapporto P/E: determinanti teoriche Il rapporto P/E consente di collegare il prezzo di un'azione alla misura di sintesi della sua redditività; in altri termini il P/E funge da moltiplicatore del livello di utile corrente. Prof. Alessandro Berti 50

51 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) se il mercato evidenzia livelli differenziati di questo rapporto, significa che viene attribuito un peso parimenti differenziato al livello corrente degli utili per azione nella determinazione del prezzo di mercato del titolo; ne deriva che un livello elevato di P/E denota o dovrebbe denotare una sopravalutazione dell azione. Prof. Alessandro Berti 51

52 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Il prezzo si ricava come somma del valore attuale dei dividendi attesi sino ad infinito, impiegando un tasso di attualizzazione r appropriato in relazione al rischio del titolo e al rendimento di investimenti alternativi. Prof. Alessandro Berti 52

53 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Sulla base dei dati riguardanti il livello di reddito medio normale, la politica dei dividendi della società, il tasso di rendimento desiderato, la crescita attesa degli utili-dividendi nel medio-lungo periodo. Prof. Alessandro Berti 53

54 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Il livello congruo del rapporto P/E, a parità di altre condizioni, risulta spiegato come segue: a) diminuisce al crescere del rendimento dall'azione; b) cresce al crescere del tasso di crescita degli utili e dei dividendi. Prof. Alessandro Berti 54

55 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Le conclusioni raggiunte per via analitica coincidono con quelle formulate su basi empiriche ed intuitive, che portano a riconoscere P/E di equilibrio più elevati alle società con prospettive di crescita superiori alla media, grado di rischio inferiore e politiche dei dividendi più stabili e generose, o una combinazione di tali prerogative. Prof. Alessandro Berti 55

56 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) N.B.: il P/E compensa gli effetti di segno opposto delle diverse variabili. ad esempio un P/E di un certo livello può scaturire nel modello da un alto payout, un basso premio per il rischio incorporato in r e un basso tasso di crescita; oppure può risultare da un payout contenuto, un alto premio per il rischio r e da un alto tasso di crescita. Prof. Alessandro Berti 56

57 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Risulta pertanto indispensabile effettuare confronti solo fra titoli simili per almeno una delle caratteristiche considerate. Prof. Alessandro Berti 57

58 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Nella teoria e nelle analisi operative è molto dibattuta la questione della rilevanza del payout ratio e del tasso di crescita degli utili nella determinazione del P/E. In effetti si tratta di un problema complesso al quale non è possibile dare una risposta univoca se non a costo di grosse semplificazioni. Prof. Alessandro Berti 58

59 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) Il problema può essere così impostato: la società, nel decidere il tasso di distribuzione dei dividendi (payout ratio), stabilisce la ripartizione del reddito netto fra: utili distribuiti utili accantonati Prof. Alessandro Berti 59

60 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) In altre parole: una quota liquidata all'azionista, che questi può reinvestire nella società o nelle attività alternative che risultino più convenienti in termini di rendimento/rischio, e una quota di autofinanziamento che viene reinvestita direttamente nella società. Prof. Alessandro Berti 60

61 Il rapporto P/E: determinanti teoriche (segue) l'azionista beneficia dell accantonamento di una quota degli utili a riserva ove si consegua su tale incremento del patrimonio una redditività (R.O.E.) superiore a quella di investimenti alternativi omogenei per rischio. in caso contrario egli trova più conveniente ottenere in distribuzione una quota il più possibile ampia degli utili. Prof. Alessandro Berti 61

62 Il rapporto P/E: problemi di calcolo e di interpretazione Nel calcolo degli indici P/E occorre selezionare e rapportare valori del prezzo di borsa e degli utili per azione che siano legati da relazioni causali, in modo che il risultato ottenuto rifletta nel modo più fedele possibile i criteri di valutazione impiegati dal mercato nel dare un peso agli utili per azione nella formazione del prezzo. Prof. Alessandro Berti 62

63 Il rapporto P/E: problemi di calcolo e di interpretazione (segue) I criteri di rilevazione e di interpretazione sono diversi nei casi di analisi a consuntivo e di analisi previsionali. Prof. Alessandro Berti 63

64 Il rapporto P/E: problemi di calcolo e di interpretazione (segue) per verificare se la metodologia in questione è applicabile in un dato contesto di mercato è di grossa utilità costruire serie storiche degli indici P/E: dal loro esame emergono indicazioni riguardo alle modalità e ai tempi di recepimento nei prezzi delle informazioni sulla redditività delle società emittenti. Nella situazione italiana è possibile costruire su basi oggettive soltanto serie storiche annuali, basate sulle risultanze dei bilanci ufficiali. Prof. Alessandro Berti 64

65 La Borsa Valori

66 La Borsa Valori La società di gestione della borsa valori Borsa Italiana S.P.A. è stata costituita nel 1997 ed è una vera e propria società privata incaricata della gestione della borsa valori del mercato ristretto del mercato per la negoziazione dei derivati (IDEM) Prof. Alessandro Berti 66

67 La Borsa Valori La società di gestione della borsa valori propone per ogni mercato un regolamento da approvare da parte della CO.N.SO.B. in merito a: ammissione, esclusione e sospensione degli operatori e degli strumenti condizioni e modalità per lo svolgimento delle negoziazioni modalità di accertamento, pubblicazione e diffusione prezzi tipologia di contratti ammessi e criteri per i lotti minimi Prof. Alessandro Berti 67

68 La Borsa Valori La vigilanza su ogni mercato viene ripartita fra CO.N.SO.B. e Bankitalia. alla prima spetta di assicurare: la trasparenza; l ordinato svolgimento delle negoziazioni; la tutela dei risparmiatori. alla seconda spetta il controllo in merito a: condizioni organizzative degli intermediari, condizioni di liquidità e solvibilità degli stessi. Prof. Alessandro Berti 68

69 L ammissione alla quotazione ufficiale di Borsa Condizioni per l ammissione Società emittenti pubblicazione e deposito di almeno 3 (eccezionalmente 1, tuttavia, di recente molto spesso) bilanci annuali di cui almeno 1 certificato positivamente; l emittente deve esercitare, direttamente o attraverso controllate, un attività in grado di generare ricavi; l attivo non deve essere rappresentato in misura prevalente da partecipazioni in società quotate. Prof. Alessandro Berti 69

70 Condizioni per l ammissione (segue) Requisiti delle azioni capitalizzazione di mercato prevedibile pari ad almeno 5 milioni di euro (possono essere ammesse azioni qualora si preveda che tali requisiti possano essere raggiunti successivamente) sufficiente diffusione presso il pubblico, che si presume realizzata quando almeno il 25% del capitale della categoria di appartenenza è ripartito tra il pubblico (derogabile, ma non per le azioni di risparmio). Prof. Alessandro Berti 70

71 Condizioni per l ammissione (segue) Requisiti delle azioni (segue) non possono essere ammesse azioni prive del diritto di voto nelle assemblee ordinarie (eccezione: banche popolari), salvo che: 1) le azioni ordinarie siano già quotate 2) le azioni prive del diritto di voto siano oggetto di contestuale provvedimento di ammissione alla quotazione insieme alle ordinarie. Prof. Alessandro Berti 71

72 Condizioni per l ammissione (segue) Requisiti delle azioni (segue) libera trasferibilità idoneità dei titoli ad essere oggetto di liquidazione mediante servizio di compensazione e di liquidazione di cui all art.69 TUF (Montetitoli). Prof. Alessandro Berti 72

73 Condizioni per l ammissione (segue) Requisiti delle obbligazioni prestito obbligazionario residuo deve essere pari ad almeno 15 milioni di euro (5 milioni nel caso di convertibili); diffusione presso il pubblico ritenuta idonea dalla Borsa italiana; disponibilità entro 10 gg. di borsa aperta delle azioni se obbligazioni convertibili Prof. Alessandro Berti 73

74 Mercato Telematico Azionario Fasi di negoziazione 1.Pre-apertura 2.Validazione 3.Apertura 4.Negoziazione in continua 5.Chiusura Prof. Alessandro Berti 74

75 Mercato Telematico Azionario (segue) 1. Pre-apertura In questa fase: non si concludono contratti il sistema ricalcola ed espone continuamente a titolo informativo il prezzo teorico di apertura Prof. Alessandro Berti 75

76 Mercato Telematico Azionario (segue) Prezzo teorico di apertura Si determina in base ai seguenti requisiti: è il prezzo al quale è negoziabile il maggior numero di strumenti finanziari; in caso di più prezzi per lo stesso quantitativo si sceglie il prezzo che produce le minori differenze non eseguite; in caso di differenze identiche, si sceglie il prezzo più vicino a quello di riferimento in caso di equidistanza, il maggiore dei due Prof. Alessandro Berti 76

77 Mercato Telematico Azionario (segue) 2. Validazione del prezzo teorico di apertura Al termine della fase di validazione: il prezzo teorico viene validato qualora lo scostamento rispetto al prezzo di riferimento del giorno prima non superi le percentuali stabilite dalla Borsa italiana (10%); qualora vi sia scostamento in eccesso viene riattivata la fase di pre-apertura a intervalli Prof. Alessandro Berti 77

78 Mercato Telematico Azionario (segue) 3. Apertura In caso di validazione del prezzo teorico: Vengono conclusi contratti al prezzo di apertura abbinando automaticamente le proposte in acquisto aventi prezzo uguale o superiore a quelle in vendita aventi prezzi uguali o inferiori; I contratti vengono conclusi in base alle priorità di prezzo e di tempo; Le proposte intere ineseguite vengono automaticamente trasferite alla negoziazione continua. Prof. Alessandro Berti 78

79 Mercato Telematico Azionario (segue) 4. Negoziazione in continua Consiste essenzialmente nella conclusione di contratti, per lotti minimi o multipli, mediante abbinamento automatico (vedi art Borsa Italiana SPA), con l eccezione della sospensione per i seguenti motivi: eccesso di rialzo o di ribasso (qualora il contratto in corso di conclusione superi i limiti del 10% in + o in-); andamenti anomali per variazioni di prezzi o quantità negoziabili; quando si renda necessario acquisire ulteriori informazioni in merito a particolari situazioni di mercato di uno strumento. Prof. Alessandro Berti 79

80 Mercato Telematico Azionario (segue) 5. Chiusura Comunicazione dei prezzi e registrazione contratti prezzo ufficiale: prezzo medio ponderato dell intera quantità dello strumento negoziata durante la seduta; prezzo di riferimento: prezzo medio ponderato relativo all ultimo dieci per cento della quantità dello strumento negoziata nel mercato; registrazione dei contratti in un apposito archivio elettronico Prof. Alessandro Berti 80

81 Mercato Telematico Azionario (segue) Indicatori di borsa Si tratta di medie ponderate dei prezzi dei titoli negoziati in un mercato regolamentato MIBTEL: indice rappresentativo di tutti i titoli quotati sul mercato telematico MIB30: indice rappresentativo dei 30 titoli principali per grado di capitalizzazione e volume di contrattazioni (base per il future relativo); MIDEX: indice rappresentativo dei 25 titoli a media capitalizzazione (base per il future relativo); Prof. Alessandro Berti 81

82 Nuovo Mercato Condizioni per l ammissione pubblicazione di almeno un bilancio d esercizio (derogabile nell interesse degli investitori) sottoposto a revisione contabile; patrimonio netto contabile pari a 3 mld. di lire o equivalente in euro; sufficiente diffusione presso il pubblico (almeno il 20% sia diffuso presso il pubblico e gli investitori istituzionali); offerta iniziale pari ad almeno 10 mld. di lire su almeno azioni. è possibile negoziare anche solo 1 azione Prof. Alessandro Berti 82

83 Nuovo Mercato Ruolo dello sponsor Deve essere nominato dall emittente al fine di: svolgere assistenza nella procedura di ammissione; intervenire nel mercato per sostenere la liquidità; svolgere attività di analisi finanziaria. Prof. Alessandro Berti 83

84 Nuovo Mercato Ruolo dello sponsor (segue) Lo sponsor svolge funzione di specialista e di market maker, ossia: espone continuativamente sul mercato proposte di acquisto e vendita a prezzi che non si discostino fra loro (bid-ask spread) di una percentuale stabilita da Borsa italiana spa; fornisce analisi finanziarie periodiche (almeno 2 all anno) sull emittente, complete di previsioni. Prof. Alessandro Berti 84

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