COMUNE DI CIVITELLA IN VAL DI CHIANA P I A N O R E G O L A T O R E GE N E R A L E

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1 COMUNE DI CIVITELLA IN VAL DI CHIANA PROVINCIA DI AREZZO P I A N O R E G O L A T O R E GE N E R A L E INDAGINI GEOLOGICO - TECNICHE DI SUPPORTO ALLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA 1

2 INDICE 1 - PROGRAMMA DELLE INDAGINI pag ELABORATI DI BASE pag Carta geomorfologica pag Carta delle pendenze pag Carta litotecnica pag Carta idrogeologica pag ELABORATI DI SINTESI pag Carta della pericolosità pag Carta della fattibilità pag INDICAZIONI PER LA COMMISSIONE EDILIZIA pag. 17 2

3 1 - P R O G R A M M A D E L L E I N D A G I N I Ai fini della prevenzione del rischio geologico e della riduzione del suo livello relativamente alla predisposizione degli strumenti urbanistici, il programma delle indagini ha perseguito i seguenti obiettivi: a) fornire una cartografia contenente informazioni dettagliate sulle caratteristiche geologico-tecniche e di stabilità dei terreni; b) concorrere al completamento dei parametri che stanno alla base delle scelte di destinazione urbanistica, ponendo in evidenza, fin dalla prima fase del processo di selezione, le aree con maggiori problematiche geologiche. L'uso corretto di tali conoscenze consente di intervenire in maniera appropriata sul territorio, con possibilità di evitare interventi in zone che presentano rischi geologici elevati che richiederebbero, quindi, interventi preventivi con notevole aumento dei costi sia per le opere di urbanizzazione che per gli interventi edificatori. Poichè il vigente strumento urbanistico non era stato supportato da studi geologici, è stato proposto e realizzato il seguente programma: 1) Carte geomorfologica e litotecnica in scala 1: e della pericolosità in scala 1:5.000 per l'intero territorio comunale; 2) carta delle pendenze, in scala 1:10.000, per le zone di pianura e per un intorno significativo degli abitati collinari dove sono prevedibili interventi edilizi; 3) carta idrogeologica in scala 1: per le zone di pianura e per l'abitato di Albergo. Le carte sono state redatte attraverso rilievi e controlli sul terreno, 3

4 censimento dei pozzi, utilizzo delle foto aree ed informazioni raccolte dalla cartografia tecnica esistente. 2 - E L A B O R A T I D I B A S E CARTA GEOMORFOLOGICA GENERALITA Presumibilmente un milione di anni dopo la scomparsa del mare pliocenico in Val di Chiana e del primo lago nel Valdarno Superiore, tutte le valli aretine furono interessate da nuovi avvenimenti orogenetici. Durante questo ultimo grande sollevamento, il versante tirrenico dell'appennino toscano consegu l'odierno aspetto mentre nelle sue depressioni si formarono grandissimi bacini fluvio-lacustri. La conca intermontana del Casentino, stretta tra le scogliere mioceniche del Penna, i massicci del Pratomagno e del Falterona, vide la formazione del suo lago villafranchiano. Le acque trasportate con impeto dalla sinclinale del Falterona e dalle pendici circostanti, erodendo e terrazzando, eseguirono velocemente la copertura di tutto il territorio che da Stia si snoda fino a Bibbiena. Le continue colmate del lago ne aumentarono in modo lento ma graduale il livello finché le acque oltrepassando l'insellatura di Bibbiena, con un continuo lavoro di erosione, incisero la gola di Santa Mama per giungere con la corrente principale fino a Giovi. Qui la conca aretina venne a costituire il suo livello di base e l'arno, sfociando liberamente in essa, ne determinò un tale aumento di livello, a causa dei depositi di argilla, sabbia e ciottoli, da renderla comunicante con la Val di Chiana e il Valdarno. Le acque scorrendo attraverso la gola di Chiani si diressero verso Sud per ricongiungersi al Paglia e al Tevere. Si costituì allora quel grande lago centrale che, avendo inizio da Chiani, concludeva il proprio bacino 4

5 nell'area di Chiusi e Montepulciano e la cui estensione ancora oggi testimoniata dalla presenza del Trasimeno. In seguito, diminuendo l'arno casentinese la portata di acque e accumulandosi gradualmente i depositi argillosi e ciottolosi, il livello del lago si fece meno profondo conseguendo l'aspetto di un ampio stagno i cui margini restavano periodicamente all'asciutto. Le acque centrali si riunirono in un alveo che fluiva ancora in direzione Sud sia pure con pendenza molto limitata. Più recentemente l'accumulo dei depositi alluvionali, trasportati dai vari torrenti circostanti, diminuì ulteriormente la pendenza di fondovalle fino al suo annullamento con conseguente ristagno di acque e formazione di un'ampia palude. Dal punto di vista morfologico si possono distinguere due ambiti ben definiti. I depositi alluvionali presentano generalmente un aspetto ondulato con aree completamente pianeggiati. Le pendenze sono comunque molto basse e raramente superano il 15% che corrisponde a 8.8. Fra i litotipi lapidei il Macigno evidenzia forme piuttosto aspre e più elevate mentre la Formazione di Londa e le Marne di S. Polo danno luogo a forme alquanto più dolci e ad un reticolo idrografico più ramificato a causa della più facile erodibilità del litotipo marnoso. Nell area in esame non vi sono terreni particolarmente franosi. I depositi alluvionali presentano limitata acclività per cui non sono soggetti, in generale, ad eventi gravitativi. Anche i litotipi della Serie Toscana e dei Complessi Tosco-Emiliani sono generalmente stabili. Qualche eccezione è offerta da zone che, o per disposizione a franapoggio o per una intensa fratturazione, possono dar luogo a limitati eventi gravitativi specialmente in conseguenza di precipitazioni particolarmente intense. Sono comunque da evitare consistenti tagli e/o accumuli di materiali sulle pendici che presentano discreta acclività. Gli aspetti geomorfologici del territorio comunale (accumuli di materiali 5

6 detritici e di paleofrana) sono stati debitamente cartografati. Non sono state rilevate zone sottoposte ad intenso ruscellamento. La base di partenza è stata la carta 1: redatta dalla SO.TE.CO. per la Regione Toscana. Per le aree di maggior interesse e per quelle dove sono previsti interventi di varia natura sono stati effettuati controlli puntuali sia attraverso l'osservazione di foto aeree che attraverso l'indagine diretta in situ. La carta è stata aggiornata fino agli eventi alluvionali del STRATIGRAFIA I complessi sedimentari affioranti nell'area in esame sono i seguenti: - Sedimenti fluvio-lacustri e palustri della Val di Chiana; - Sedimenti fluvio-lacustri di Montevarchi; - Serie Toscana; - Complessi Tosco-Emiliani. a) SEDIMENTI FLUVIO-LACUSTRI E PALUSTRI DELLA VAL DI CHIANA Q - Depositi fluviali e palustri (Olocene) - Queste alluvioni rapresentano l ultimo termine della serie continentale. Sono costituite prevalentemente da argille sabbiose con incluse lenti di grossolani e sono da mettere in relazione con il progressivo interramento per colmata del bacino della Valdichiana, interramento non ancora del tutto ultimato per la presenza dei laghi residui di Chiusi e di Montepulciano. Qt - Depositi fluviali terrazzati (Pleistocene sup.) - Sono depositi alluvionali e di colmata, talvolta terrazzati, costituiti prevalentemente da ciottolami che ricoprono in discordanza le sabbie fluvio-lacustri. La giacitura è suborizzontale con uno spessore medio di circa 10m. La formazione è costituita da ciottoli con lenti di sabbia ed argilla limosa. Il sedimento più antico è stato depositato durante la fase più tardiva della penultima glaciazione e pedogenizzato durante l ultimo periodo interglaciale. Il 6

7 sedimento più recente è da mettere probabilmente in relazione con le esondazioni del paleo Arno. QIC - Depositi fluvio-lacustri del Chiana (Pleistocene sup.) - Questi depositi sono una formazione poggiante in discordanza sulle argille del Pliocene marino e sono costituiti prevalentemente da sedimenti sabbiosi e ciottolosi. Le sabbie si presentano a stratificazione incrociata e sono talvolta grossolane e ferrugginose con intercalazioni di lenti argillose e argilloso-limose. L argilla è molto più abbondante nella parte inferiore della serie. Lo spessore della formazione di circa 100m. b) SEDIMENTI FLUVIO-LACUSTRI DI MONTEVARCHI (Pleistocene inf.- Villafranchiano) sb - Sabbie di Bucine - Sabbie argillose stratificate con lenti di sabbie e argille formanti il livello di chiusura del bacino di Montevarchi. Gli episodi lacustri sembrano più importanti nella porzione terminale del bacino tra S. Giovanni V.no, Laterina e lo sbocco della Val d Ambra. La formazione determina una regolare spianata terminale, a quote variabili fra 250 e 280m, che si insinua profondamente anche nella Val d Ambra inferiore. Quote maggiori sono raggiunte in più luoghi presso le sponde, in corrispondenza di conoidi. Lo spessore è verso l asse del bacino di 15-20m. Vcg - Depositi fluviali grossolani - Ciottoli e sabbie della fase finale di colmamento al bordo del bacino con lenti di sabbie e, più raramente, di argille. Le dimensioni dei ciottoli diminuiscono allontanandosi dalla riva. Lo spessore è attorno a 60-70m. Vag - Argille di Figline - Argille lacustri e, al tetto, fluvio-lacustri, stratificate, con straterelli sabbiosi e lenti di ciottoli arenacei. Sono presenti rari 7

8 straterelli lignitiferi. Lo spessore massimo è di 275m dei quali affiora solo una minima parte. c) SERIE TOSCANA (Oligocene-Miocene inf.) I sedimenti psammitici e pelitici che costituiscono le formazioni della Serie Toscana sono costituiti in generale da granuli di quarzo e di feldspati con variabilissimo contenuto in mica (biotite e muscovite) ed in dolomite (con percentuali non superiori al 3%). Questi strati sono di norma gradati e sfumano verso l'alto nei sedimenti più fini e nelle peliti. L'arenaria ha colore grigio-azzurro se fresca e diviene giallo-ocracea alterandosi; se esposta agli agenti atmosferici tende a sfaldarsi superficialmente dando luogo a terreno di alterazione in matrice limo argillosa. I clasti sono cementati da argille marnose o da marne e gli interstrati pelitici, generalmente di spessore variabile da pochi centimetri a qualche decimetro, sono costituiti da argilliti scagliettate o sfogliose grige o da argille marnoso-siltose grigiastre. Talora sono presenti intercalazioni ripetute di strati calcarenitici o calciruditici o anche marnoso-calcarei. Nei primi sono di solito molto diffusi macroforamniferi rimaneggiati, sopratutto alveoline, nummuliti e discocicline eoceniche. Vi si intercalano anche estese lenti di sedimenti policromi. mg - Macigno - Alternanza di arenarie quarzoso-feldspatiche gradate con siltiti e argilliti. Lo spessore degli strati di arenaria è rilevante : raramente inferiore al mezzo metro raggiunge talora alcuni metri. Invece lo spessore delle siltiti e argilliti assai ridotto. E un flysch di origine turbiditica come si desume dai seguenti caratteri : -dimensione media dei granuli decrescente dalla base al tetto dello strato arenaceo; -passaggio graduale dallo strato arenaceo allo strato argillitico o siltoso; -sovrapposizione netta della base dello strato arenaceo sul tetto di quello 8

9 argillitico o siltitico sottostante; -controimpronte sulla base inferiore degli strati arenacei. Si distinguono impronte di origine meccanica e di origine organica. Fra le prime le flute casts, i groove casts e i load casts ; -verso il tetto degli strati arenacei si notano strutture ondulate (convolute laminations). mgl - Formazione di Londa - Alternanza di siltiti, argilliti, marne e arenarie fini quarzoso-feldspatiche e calcaree. Le arenarie sono risedimentate (e mostrano infatti le stesse caratteristiche delle arenarie di mg). Strati lenticolari di selce nera sono abbastanza diffusi verso l alto. La formazione è generalmente al tetto del Macigno, ma lo sostituisce anche lateralmente. Gli strati arenacei hanno granulometria mediamente più sottile e spessore non superiore a 30cm. Le intercalazioni argilloso-marnose vi assumono uno sviluppo maggiore tanto che, localmente, possono costituire il sedimento prevalente. mpl - Marne di San Polo - Sono livelli intercalati nel Macigno e nella Formazione di Londa. Consistono di marne grigio-giallastre o più raramente rosate a frattura scagliosa o a saponetta. Rari straterelli di arenarie fini. Quando questi mancano la stratificazione delle marne è mal distinguibile. Sono probabilmente un esempio della sedimentazione autigena. d) COMPLESSI TOSCO-EMILIANI (SERIE DI MONTE SENARIO) Sono terreni facenti parte dell'alloctono che affiorano in lembi isolati e di limitata estensione. as - Arenarie di Monte Senario (Oligocene?) - Affiorano al tetto di bns alle quali succedono dopo breve alternanza. Sono arenarie quarzoso- 9

10 feldspatiche macroscopicamente simili al Macigno sebbene a grana leggermente superiore, separate da sottili letti argillosi. Queste arenarie sono turbiditiche e mostrano infatti gli stessi caratteri sedimentologici già descritti per mg. bns - Calcari e brecciole di Monte Senario (Paleogene) - Si tratta di una alternanza di brecciole, calcari marnosi, marne e calcari psamitici con liste di selce, argilliti grige e arenarie talora grossolane, risedimentate. I calcari marnosi presentano all interno strutture di corrente e di colamento sottomarino (slumping). Le lenti di selce sono spesso pieghettate in maniera indipendente dalla parte marnosa. Talora la componente calciruditica e calcarenitica è fortemente prevalente CARTA DELLE PENDENZE Le classi di pendenza definite nella carta sono quelle fissate dalla Delibera n. 94 del del Consiglio Regionale. La carta è stata allestita mediante l uso del nonio graduato in modo tale da fornire la pendenza P (%) fra due curve di livello contigue in funzione della equidistanza D e della distanza L fra le due isoipse secondo la formula : P = 100D/L. La scelta delle classi non è ovviamente casuale, ma deriva dal riconoscimento sperimentale di alcuni valori limite in funzione di specifiche finalità operative. In particolare si definiscono le seguenti soglie : - fino al 15% non si hanno in genere controindicazioni in termini di stabilità dei versanti; - dal 15% al 25% si possono verificare stati di instabilità dinamica in litologie costituite da sabbie sciolte, argille e detriti se in presenza di falda; 10

11 - dal 25% al 35% si ha l estremo limite per l impiego di mezzi meccanici in agricoltura (trattrici a cingoli); possono inoltre verificarsi dissesti nelle litologie sopra indicate anche in assenza di falda; - oltre il 35% si possono verificare crolli o distacchi se in presenza di rocce poco cementate, alterate o fessurate sia a causa di fenomeni fisici (gelodisgelo) che tettonici. Da quanto detto si deduce che la carta delle pendenze rappresenta uno strumento di primaria importanza per la realizzazione della carta della pericolosità anche perchè con il progressivo aumento delle pendenze, a parità di condizioni litotecniche e giaciturali, si ha un aumento del grado di instabilità di una pendice. Una maggiore inclinazione del versante favorisce inoltre l erosione superficiale con conseguente trasporto a valle del materiale detritico asportato da parte delle acque di corrivazione; per contro una inclinazione minore della pendice, in considerazione della maggiore permanenza delle acque di ristagno, favorisce i processi chimico-fisici di alterazione del substrato roccioso con formazione di suolo CARTA LITOTECNICA Su tale elaborato sono stati riportati i limiti fra terreni che possono manifestare comportamento meccanico omogeneo. Pertanto sono stati raggruppati in unità litotecniche quei litotipi che presentano caratteristiche tecniche simili indipendentemente dalla posizione stratigrafica, dai relativi rapporti geometrici e dall appartenenza a formazioni geologiche diverse. Gli accorpamenti sono stati realizzati tenendo conto della composizione, del grado di cementazione e del tipo di stratificazione. Sono state quindi rilevate le seguenti unità : 11

12 q - Sedimenti recenti di origine fluvio-palustre e di colmata composti da intercalazioni di materiali argilloso-limoso-sabbiosi con modeste caratteristiche geotecniche. S - Sedimenti di facies fluvio-lacustre del Chiana, depositi fluviali terrazzati e sedimenti fluvio-lacustri di Montevarchi composti da materiali argillososabbioso-ghiaiosi di buone caratteristiche geotecniche. C - Tutte le formazioni rocciose arenitiche, argillitiche e calcaree strutturalmente ordinate. Non sono presenti nelle aree di rilevazione formazioni rocciose caotiche o strutturalmente disordinate CARTA IDROGEOLOGICA L'aspetto idrogeologico è stato sviluppato per tutte le aree pianeggianti e per la zona di Albergo. Sono state prese in considerazione le aree soggette a ristagno ed è stata rilevata la presenza e la profondità delle falde attraverso un censimento dei pozzi presenti. La cartografia è stata aggiornata con gli ultimi eventi alluvionali del L'acquifero presente nella zona interessate da alluvioni recenti (Pieve al Toppo e zone limitrofe) è localizzato all'interno di livelli sabbioso-ghiaiosi posti a profondità non superiore a -30ml dal piano campagna. Nelle zone interessate invece da alluvioni più antiche (Tegoleto, Spoiano, Badia al Pino) l'acquifero è posto a profondità superiori a 30ml e spesso oltre 60-70ml. La ricarica delle falde idriche risulta piuttosto veloce nelle zone interessate 12

13 da alluvioni recenti data la presenza in superficie di terreni fortemente assorbenti mentre è molto più lenta nelle alluvioni antiche per la presenza di un consistente strato di materiali impermeabili al tetto dell'acquifero. In conseguenza di quanto sopra detto gli acquiferi delle aree alluvionali recenti risultano particolarmente vulnerabili nei confronti di agenti inquinanti legati alle attività antropiche per cui è necessario un attento controllo di tutte quelle attività che possono determinare deterioramento sia batteriologico che chimico delle acque. Da questo punto di vista le altre aree risultano maggiormente protette. Per quanto riguarda lo sfruttamento delle acque del sottosuolo questo risulta in generale eccessivo. In particolare è l'emungimento a scopo irriguo, spesso esorbitante rispetto alle reali esigenze, a determinare un depauperamento preoccupante delle riserve idriche mentre sono gli emungimenti a scopo domestico, data l'elevata concentrazione almeno in certe zone, a provocare inquinamenti delle falde più profonde. In conclusione si ritiene che l'eccessivo emungimento a scopo irriguo potrebbe determinare minore impatto ambientale qualora venissero realizzati, specialmente nelle zone interessate dalle alluvioni antiche, bacini di accumulo delle acque superficiali. A tal proposito si fa presente che la normativa vigente prevede per tutte le opere di captazione la messa in opera di appositi contatori e per quelle non ad uso domestico il controllo e il pagamento dei consumi idrici. Per quanto riguarda i pozzi domestici è auspicabile un maggiore controllo sulle modalità di esecuzione soprattutto nei confronti dell'isolamento delle falde superficiali. 13

14 3 - E L A B O R A T I D I S I N T E S I CARTA DELLA PERICOLOSITA' Le osservazioni sono state estese a tutto il territorio comunale ad esclusione delle zone per le quali non è reperibile la cartografia tecnica in scala adeguata. La cartografia inerente la pericolosità rappresenta la sintesi di tutti gli elaborati cartografici e di tutte le conoscenze geologicotecniche acquisite sul territorio investigato. Il giudizio di "pericolosità" deriva dalle caratteristiche geologico-tecniche e morfologiche dell'area in esame e può essere condizionato da interventi urbanistici consistenti. Per le aree collinari dove non sono previsti interventi edificatori, la classe di pericolosità è stata per la maggior parte uniformata a "media", mentre per le aree di pianura l'indagine e le varie attribuzioni sono state effettuate in maniera più puntuale. D'altra parte gran parte del territorio collinare del Comune di Civitella in Val di Chiana ricade sotto vincolo idrogeologico per cui anche interventi di limitato impatto ambientale possono ingenerare variazioni negli attuali equilibri. Le classi di pericolosità individuano eventuali limitazioni negli interventi 14

15 edilizi: mentre nel caso di pericolosità "irrilevante" e "bassa" si dovranno eseguire solo controlli geognostici, nel caso di pericolosità "media" o "elevata" qualsiasi intervento edificatorio dovrà essere preceduto da approfondite indagini estese anche alle zone limitrofe; si dovranno inoltre prevedere interventi di consolidazione e di bonifica CARTA DELLA FATTIBILITA' Si ottiene dalla sovrapposizione delle carta delle destinazioni d'uso con quella della pericolosità. Si potrebbe definire questo elaborato, con una certa approssimazione, carta del rischio, cioè della interazione tra ambiente naturale e previsioni di utilizzazione del territorio. Da questa si possono ottenere attendibili informazioni sulla fattibilità di un intervento, le definizioni dei vincoli d'uso del suolo e le eventuali misure preventive da adottare. Le carte sono perfettamente sovrapponibili alla cartografia degli interventi previsti dal P.R.G. in quanto, oltretutto, presentano la stessa scala (1:2.000). Non è stato possibile quindi redarre un quadro d'unione in quanto le singole carte, riferendosi a luoghi specifici non hanno in generale punti di contatto. Classe 1. Fattibilità senza particolari limitazioni. Costruzioni di modesto rilievo in aree stabili o interventi conservativi e/o di ripristino anche in aree ad elevata pericolosità. In tali zone la caratterizzazione geotecnica del terreno può essere ottenuta anche dalla sola bibliografia esistente per le aree adiacenti per cui è sufficiente una relazione che motivi la validità delle scelte progettuali adottate. Classe 2. Fattibilità con normali vincoli da precisare a livello di progetto. 15

16 Equivale a livelli di rischio "basso" raggiungibile in aree non sufficientemente note anche se ipotizzabili a bassa pericolosità. Non sono previste indagini di dettaglio a livello di area complessiva, ma il progetto dovrà comunque basarsi su apposita indagine geognostica ai sensi del D.M Classe 3. Fattibilità condizionata. E indicativa di un livello di rischio "medio-alto". Gli interventi ammessi devono essere di basso impegno e vulnerabilità. Sono richieste indagini di dettaglio a livello di "area complessiva" che costituiscono vincolo specifico per il rilascio della concessione edilizia. Classe 4. Fattibilità limitata. Individua situazioni di livello di rischio "elevato" per qualsiasi utilizzazione che non sia puramente conservativa o di ripristino. Si può ottenere fattibilità limitata anche prevedendo utilizzazioni con elevato valore di vulnerabilità (servizi essenziali, strutture per la produzione di energia, grandi impianti industriali, complessi di elevato impatto ambientale, ecc.) in aree con pericolosità medio-bassa. Le indagini geognostiche devono essere previste a livello di strumento urbanistico generale e dovrà essere di conseguenza predisposto un progetto di consolidamento e di bonifica dei terreni nonchè un programma di monitoraggio. 16

17 4 I N D I C A Z I O N I P E R L A C O M M I S S I O N E EDILIZIA In relazione alla Legge Regionale del N.21 e successiva direttiva di applicazione del N.94 nonché al D.M. LL.PP , si precisa quanto segue: a) la relazione geologico-tecnica deve essere particolarmente approfondita in tutti i casi in cui l'intervento interessi terreni con problematiche geologiche, per manufatti in pendio e per insediamenti con notevole impatto complessivo; b) la relazione geologico-tecnica dovrà essere corredata da cartografia geologica (in scala opportuna e comprendente un ampio intorno) tendente ad individuare il grado di stabilità dei terreni; le caratteristiche stratigrafiche dovranno essere rappresentate con sezioni in scala 17

18 opportuna mentre la caratterizzazione geotecnica dei terreni significativi dovrà essere determinata attraverso opportune prove in situ. Dovranno inoltre essere valutati il carico limite ed il carico ammissibile del complesso fondazione-terreno ed i cedimenti assoluti e differenziali (compatibilità con la struttura prevista) ed il loro decorso nel tempo. c) per quanto concerne l'applicazione del criterio di "zone già note" (vedi Capo A2 del D.M ) nel caso di modesti manufatti si osserva che con tale termine si devono intendere piccoli edifici isolati in terreni pianeggianti, modesti ampliamenti di edifici esistenti, cabine elettriche, cabine di decompressione del gas, piccoli edifici prefabbricati con fondazioni superficiali, acquedotti di modesto diametro che non comportino sbancamento del terreno, ristrutturazioni e ripristini di edifici preesistenti che non alterino il carico trasmesso al terreno, strade prive di rilevato che non incidano sul versante, piazzali, muri di recinzione non a retta, ecc; d) ferme restando le risposte che, comunque, dovranno far parte degli elaborati di progetto, non si ritiene di dover indicare un elenco quantitativo delle indagini lasciando al tecnico incaricato la discrezionalità sulla quantità e sulle metodologie da impiegare facendo riferimento a quanto prescritto nel D.M ; e) nel caso di qualsiasi intervento su pendii si ritiene indispensabile una valutazione della stabilità globale della zona da realizzarsi con i metodi classici di verifica. Dott. Geol. Sergio Tamarindi 18

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