Sezione di Preistoria, MuSe - Museo delle Scienze, Corso del Lavoro e della Scienza 3, Trento, Italia

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1 Preistoria Alpina, 47 (2013): ISSN Museo delle Scienze, Trento 2013 Frequentazione delle medie quote montane durante il Dryas recente: nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen (Altopiano di Folgaria, Trentino) Giampaolo DALMERI 1*, Rossella DUCHES 1, Marco AVANZINI 2, Michele BASSETTI 3, Elisabetta FLOR 1 & Stefano NERI 1 1 Sezione di Preistoria, MuSe - Museo delle Scienze, Corso del Lavoro e della Scienza 3, Trento, Italia 2 Sezione di Geologia, MuSe - Museo delle Scienze, Corso del Lavoro e della Scienza 3, Trento, Italia 3 CORA Ricerche Archeologiche snc, Via Salisburgo 16, Trento, Italia * dell autore per la corrispondenza: RIASSUNTO - Frequentazione delle medie quote montane durante il Dryas recente: nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen (Altopiano di Folgaria, Trentino) - Le modificazioni climatico-ambientali che caratterizzano in Europa la fase del Dryas recente, ebbero un certo impatto sulle comunità epigravettiane dell Italia nord-orientale, inducendo alcune modificazioni nell organizzazione logistica dei gruppi umani. Nuovi dati utili ad una migliore comprensione di questa problematica derivano dalle ricerche condotte nel sito di Palù Echen, un accampamento all aria aperta situato sull Altopiano di Folgaria (Trentino, Italia) a 1260 m s.l.m. in prossimità di una torbiera. Il record archeologico, datato a ± 197 anni cal. BP, consta unicamente di manufatti litici, conservati nella loro giacitura primaria grazie alla deposizione reiterata di sedimenti colluviali a copertura dell originale superficie d abitato epigravettiana. La semplicità dell organizzazione spaziale, l assenza o quasi di strutture di combustione e la limitata area di distribuzione del materiale, suggeriscono un occupazione di breve durata e coincidono pienamente con le evidenze di altri siti prealpini attribuiti al Dryas recente. L analisi tecnologica dell industria litica ha evidenziato l esistenza di un unico progetto integrato di tipo lamino-lamellare finalizzato all ottenimento di diversi calibri morfo-dimensionali di supporti attraverso la progressiva riduzione dei nuclei. La semplificazione del sistema di produzione litica, elemento comune ai siti epigravettiani della seconda parte del Tardoglaciale, risulta evidente anche dall utilizzo della percussione diretta alla pietra tenera quale prevalente tecnica di percussione. Il dispendio energetico necessario al confezionamento dei manufatti ritoccati risulta prevalentemente diretto verso l ottenimento di armature, sottorappresentate tuttavia a livello numerico alla stregua dei supporti lamellari. Questo dato, associato alla quasi totale assenza di macrotracce diagnostiche da impatto sulle poche armature rinvenute, suggerisce lo svolgimento delle attività venatorie lontano dal sito ed il ripristino dei proiettili danneggiati in contesti diversi da quelli di Palù Echen. L esistenza di una rete di siti complementari all interno di un territorio abbastanza ridotto, appare supportata anche dall analisi delle materie prime sfruttate nel sito e dalla presenza di evidenti frazionamenti spazio-temporali delle sequenze di riduzione. Il sito di Palù Echen può essere dunque interpretato quale accampamento di media quota frequentato episodicamente nella risalita dei versanti prealpini, nell ambito di un sistema logistico caratterizzato da una mobilità estremamente accentuata. SUMMARY - Frequentation of the mid-mountain during the Younger Dryas: new information from the Epigravettian site of Palù Echen (Folgaria Plateau, Trentin) - The climatic and environmental changes that define in Europe the Younger Dryas period, had a certain impact on the Epigravettian societies of North-eastern Italy, inducing several changes in the logistic organization of human groups. New directions for addressing this topic, derive from recent studies of the Palù Echen site, an open-air camp located on the Folgaria plateau (Trentino, Italy) at 1260 m of altitude, near an ancient lake basin now transformed into a peat bog. The archaeological record, dated to 12,209 ± 197 years cal. BP, consists of only lithic industry, preserved in its primary distribution pattern thanks to the repeated deposition of colluvial sediments which has covered up the original Epigravettian living floor. The simplicity of the spatial organization, the absence or almost of fireplaces and the limited area of material s dispersal, suggest short-terms frequentations, fully consistent with the evidences of other pre-alpine sites dated to the Younger Dryas. The technological analysis of the lithic industry has shown the existence of a single, integrated blade-bladelet project, aimed at obtaining different morpho-dimensional kinds of blanks, through the progressive reduction of the cores. The simplification of the lithic production system, common feature of the Epigravettian sites dated to the second part of Lateglacial, is also confirmed by the use of direct percussion with soft stone hammer as mainly percussion technique. Among the retouched artifacts prevail tools, obtained on by-products derived from the initial shaping phase or the maintenance ones. The low number of armatures is associated with that of full débitage blade-bladelet blanks. This datum, interpreted in the light of the almost total absence of diagnostic impact macrotraces on the few armatures found, suggests the execution of hunting activity away from the site and the retooling of damaged projectiles in contexts other than Palù Echen. The existence of a logistic network of complementary sites within a quite reduced territory, is also supported by the analysis of raw materials introduced in the site and by the presence of spatio-temporal division of the reduction sequences. So, the site of Palù Echen can be interpreted as a mid-altitude camp frequented sporadically in the ascent of the pre-alpine slopes, part of a logistics system characterized by an higher mobility pattern compared to the previous period. Parole chiave: Dryas recente, Epigravettiano recente, insieme litico, Altopiano di Folgaria Key-words: Younger Dryas, Recent Epigravettian, lithic assemblage, Folgaria Plateau

2 154 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig. 1 - Carta di distribuzione dei principali siti epigravettiani sull Altopiano di Folgaria e Vezzena (grafica M. Zandonati, modificata da S. Neri). Fig. 1 - Map of the main Epigravettian sites on the Folgaria-Vezzena plateau (graphics M. Zandonati, modified by S. Neri). 1. INTRODUZIONE Il Dryas Recente in area alpina è caratterizzato da un brusco inizio, circa anni fa (secondo la dendrocronologia, Friedrich et al. 2001) o anni fa (secondo la cronologia più aggiornata dedotta dalle carote di ghiaccio: vedi Lowe et al. 2008; Rasmussen et al. 2008), ed un termine anni più tardi ( ± 99 anni cal BP; Walker et al. 2008) definito da un riscaldamento altrettanto brusco in corrispondenza dell inizio del presente interglaciale (Olocene). Questa fase di raffreddamento climatico, avvenuto simultaneamente in tutto l Emisfero settentrionale (corrispondenza con il Greenland Stadial GS-1 individuato nella carota di ghiaccio polare GRIP: Ammann et al. 2000; Schwander et al. 2000), determinò sulle Alpi un abbassamento delle temperature pari a circa 4 C, una consistente diminuzione della copertura forestale (abbassamento di almeno m della treeline rispetto alla fase interstadiale) ed una nuova espansione anche a bassa quota dei taxa erbacei associati a specie arboree pioneristiche quali il pino cembro, il larice e la betulla (Finsinger et al. 2006; Ravazzi et al. 2007; Vescovi & Tinner 2005; Vescovi et al. 2007). Ciononostante, lo studio di alcuni contesti specifici a sud delle Alpi (Palughetto: Ravazzi & Vescovi 2009; Pian di Gembro: Pini 2002) ha precisato come il limite degli alberi fosse ancora generalmente posizionato al di sopra dei 1400 m di quota. Dal punto di vista antropico, in Italia nord-orientale la distribuzione dei siti in questo periodo varia dal fondovalle alle medie quote montane; si tratta quasi sempre di accampamenti all aperto, situati in prossimità di specchi d acqua o punti di rilievo nel territorio. Numerosi ripari sottoroccia (R. Soman II fase, R. La Cogola Us19, R. Dalmeri Us14) e siti all aperto (Bus de La Lum, Le Regole 1 e 2, Val Lastari, Palù Echen) sono stati datati al Dryas recente mediante 14C, mentre pochi altri (Palughetto, Piancavallo, Terlago) sono stati attribuiti a questo orizzonte crono-culturale sulla base delle caratteristiche tecno-tipologiche delle industrie litiche e dell evidenza di un consistente utilizzo della tecnica del microbulino per la produzione di microliti geometrici (per la valutazione di questo dato come diagnostico vedi: Bassetti et al. 2009; Broglio 1992). Il quadro insediativo fino ad ora delineato suggerisce una frequentazione stagionale delle medie quote mon-

3 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig. 2 - Vista da ovest della torbiera di Palù Echen con il posizionamento dei due siti archeologici e, a scala ridotta, la loro collocazione da un punto di vista zenitale. Fig. 2 - View from the west of the Palù Echen peat-bog with the position of the two archaeological sites and, in smaller scale, its collocation from a overhead view. tane fino a circa 1500 m di altitudine e pratiche di caccia principalmente rivolte verso ungulati di prateria alpina (camosci, stambecchi: Fiore & Tagliacozzo 2005a, 2005b). Rispetto alla fase precedente (interstadio Bölling- Alleröd, anni cal BP) si notano alcuni cambiamenti relativi alle dinamiche insediative quali: la generale tendenza ad una riduzione dell areale stimato di accampamento e della durata di frequentazione dei siti, la ripetuta variazione nella composizione degli insiemi litici (proporzione tra strumenti/armature/prodotti della scheggiatura) e l evidente frazionamento spazio-temporale delle catene operative (Mussi & Peresani 2011). Tutti questi elementi fanno presupporre un aumento della mobilità all interno del territorio, probabilmente dovuta alla recrudescenza delle condizioni climatiche e alla rarefazione delle risorse alimentari. Nonostante l attestazione di un aumento dei ghiacciai alpini (Vescovi et al. 2007), sono però testimoniati spostamenti e/o rapporti a lunga distanza, addirittura al di là delle Alpi: significativo è infatti un blocco di ematite importato nel sito di Bus de La Lum (PN) e mineralogicamente riconducibile all area d oltralpe compresa tra la Sassonia e la Moravia (Frizzo in Peresani 2004); interessante è anche la presenza nel sito di Altwasser-Höle 1, effimero campo di caccia situato nelle Prealpi Svizzere, di armature in selce pienamente corrispondenti a quelle epigravettiane, tipiche dei siti posti sul versante meridionale delle Alpi (Jagher et al. 2000). Queste considerazioni fanno dunque ipotizzare che i criteri di mobilità e di occupazione del territorio espressi dai gruppi umani epigravettiani nella prima parte del Tardoglaciale (Bertola et al. 2007), abbiano subito delle modificazioni consistenti durante il Dryas recente, tali da dare adito ad un vero e proprio rinnovamento della modalità insediativa. Nuovi dati utili ad una migliore comprensione di questa problematica derivano dalle ricerche condotte recentemente nel sito di Palù Echen, un accampamento all aria aperta situato sull Altopiano di Folgaria (Trentino, Italia; Fig. 1) in prossimità di un antico bacino lacustre oggi trasformato in torbiera (Fig. 2). 2. IL SITO DI PALÙ ECHEN L interesse verso l Altopiano di Folgaria quale area di frequentazione dei gruppi umani epigravettiani durante l ultima fase del Tardoglaciale, si era già manifestato negli anni 90 grazie al ritrovamento del sito di Riparo Cogola (1070 m s.l.m), situato alla testata della Val d Astico a soli 3 km di distanza dalla torbiera di Echen in direzione nord-est (Dalmeri 2005) (Fig. 1). Il sito ha restituito tre livelli di frequentazione umana, uno dei quali datato al Dryas recente e caratterizzato da una grande quantità di resti litici e faunistici. Le interessanti informazioni ottenute dall indagine di questo deposito, ri-

4 156 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen guardanti la circolazione delle materie prime e la mobilità dei gruppi umani nel territorio (Bertola & Cusinato 2005; Fiore & Tagliacozzo 2005b), hanno spinto la Sezione di Preistoria del Museo delle Scienze di Trento ad ampliare le ricerche nelle aree adiacenti il riparo, giungendo all individuazione di nuove evidenze archeologiche in corrispondenza della torbiera di Echen e della zona umida in prossimità di Passo Vezzena (vedi Dalmeri et al. in questo volume). Il giacimento di Palù Echen, ubicato a 1260 metri s.l.m., si colloca in una limitata area sub-pianeggiante di transizione tra la base di un conoide caratterizzato da processi di versante e la sponda di un bacino palustre (Filippi et al. 2006), istituito biotopo nel 1989 dalla Provincia Autonoma di Trento per le sue particolari caratteristiche geomorfologico-vegetazionali (PAT 1995) (Fig. 2). La torbiera, impostata su depositi glaciali del Pleistocene superiore e su substrato calcareo cretacico ( Biancone, sensu Foglio Carta Geologica Italiana n. 36 Schio, 1: ), è un bacino glacio-carsico a carattere intermittente (Lona 1946; Pedrotti & Venanzoni 1987). Nel quadro di una serie di ricerche paleoambientali sono state eseguite due trincee di riconoscimento e alcuni carotaggi per studiare la stratigrafia della torbiera, che hanno confermato l esistenza del bacino lacustre già a partire dal Tardoglaciale (progetto OLOAM- BIENT, Fondo Unico per la Ricerca della Provincia Autonoma di Trento; Filippi et al. 2006). Le ricerche paletnologiche, condotte nel 2004 e successivamente tra il 2009 ed il 2011 (Dalmeri et al. 2006; 2011), hanno interessato la sponda nord-orientale della torbiera in corrispondenza del sito di frequentazione principale, indicato come PECH1; il secondo sito (PECH2), individuato grazie ad un sondaggio poco distante dalla prima area archeologica, non è stato fino ad ora oggetto di un approfondita campagna di ricerca (Figg. 2,3). PECH1 è stato indagato per una superficie complessiva di 29 mq; il record archeologico è risultato impoverito a causa di processi pedogenetici e dunque rappresentato solamente da manufatti litici e frustoli carboniosi dispersi all interno delle unità stratigrafiche 6 e 7. L attribuzione della frequentazione umana al Dryas recente, e più specificatamente a ± 197 anni cal. BP, si basa su una datazione 14C ottenuta da carboni di probabile origine antropica appartenenti all unità 7 (la calibrazione ad 1σ è stata generata usando il programma Calib4 - Stuiver e Reimer 1993; Universiteit Utrecht, Faculteit Natuur- en Sterrenkunde). In corso di scavo non sono emersi significativi addensamenti di carboni, tanto meno tracce evidenti di strutture di combustione. In corrispondenza dell unità stratigrafica 6 è stato rilevato un grosso residuo carbonizzato di tronco, datato però a 918 ± 60 cal. BP e dunque non appartenente al contesto insediativo paleolitico. Le analisi paleoambientali (palinologiche, litologiche e del Loss of Ignition) eseguite su due carote di se- Tab. 1 - Descrizione della sequenza stratigrafica di PECH1. U.S.: unità stratigrafica; U.P.: unità pedostratigrafica. Tab. 1 - Description of PECH1 stratigraphy. U.S.: stratigraphic unit; U.P.: pedostratigraphic unit. U.S. U. P. ORIZZONTE DESCRIZIONE 1 Oi-e 0-2 cm, franco limoso, very dark brown (10YR 3/2), scheletro comune, minuto, grumoso fine moderatamente espresso, radici erbacee abbondanti, pori frequenti fini e medi, limite inf. chiaro lineare a: 2-5 cm, franco limoso, very dark brown (10YR 3/2), scheletro comune, minuto, grumoso fine 2 A moderatamente espresso, radici erbacee abbondanti, pori frequenti fini e medi, limite inf. chiaro, 1 ondulato a: 5-18 cm, franco limoso a prevalente componente micacea, dark yellowish brown (10YR 3/4), 3 BA scheletro assente localmente comune, minuto, poliedrico subangolare fine moderatamente espresso, poco resistente, umido, radici comuni, pori comuni, attività biologica abbondante, limite inf. chiaro, ondulato marcato da stone lines, con frequenti tasche erosive a: 2BE1b cm, franco limoso a prevalente componente micacea, brown (10YR 4/3), scheletro comune, minuto, poliedrico subangolare grossolano moderatamente espresso, poco resistente, umido, radici comuni, pori comuni, attività biologica comune, limite inf. netto, lineare, marcato da stone 6 2 lines a: cm, franco limoso a prevalente componente micacea, dark yellowish brown (10YR 4/4), 2BE2b scheletro comune, minuto, poliedrico subangolare grossolano moderatamente espresso, poco resistente, umido, radici comuni, pori comuni, attività biologica comune, limite inf. chiaro, ondulato a: 7 3BE1b cm, franco limoso a prevalente componente micacea, dark yellowish brown (10YR 4/4), scheletro comune, minuto, poliedrico subangolare grossolano moderatamente espresso, poco resistente, umido, radici assenti, pori comuni attività biologica comune, limite inf. netto, lineare, 3 marcato da stone lines a: cm, franco limoso a prevalente componente micacea, dark yellowish brown (10YR 4/4), 10 3BE2b scheletro comune, minuto, poliedrico subangolare grossolano moderatamente espresso, poco resistente, umido, radici assenti, pori comuni, attività biologica comune, limite inf. chiaro, lineare a: Btb cm, franco limoso argilloso a prevalente componente micacea, brown (10YR 4/3-7,5YR 4/4), scheletro comune, minuto, poliedrico subangolare fine moderatamente espresso, poco resistente, umido, radici assenti, pori comuni, rivestimenti di argilla comuni.

5 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig. 3 - Palù Echen: la superficie stratigrafica 7 esposta, vista da sud-ovest. Fig. 3 - Palù Echen site: view from the southwest toward stratigraphic unit 7. dimento estratte dal margine e dal centro della torbiera, hanno rilevato in corrispondenza del Dryas recente una diminuzione della copertura vegetazionale presente attorno al lago, associata alla diffusione di piante tipiche della steppa fredda, quali l artemisia e le chenopodiacee. Questa fase di regressione, evidenziata anche da un calo del contenuto di materia organica fino ad un minimo del 5%, risulta distinguibile nettamente da quella interstadiale che la precede, caratterizzata da foresta a larice e pino, e da quella successiva corrispondente all inizio dell Olocene, segnata dalla diffusione dei taxa arborei termofili (Festi & Oeggl 2008) La sequenza pedostratigrafica L analisi della sequenza stratigrafica 1 del sito epigravettiano di Palù Echen (PECH1) ha permesso di individuare quattro unità pedostratigrafiche (Nacsn 1983) (Tab. 1). La tessitura è complessivamente omogenea e varia da franco limosa a franco limosa argillosa (Soil Survey Staff 2010) (Fig. 4). La sequenza descritta è stata interpretata come la facies distale di un deposito di versante di genesi colluviale, ca- 1 Le unità pedostratigrafiche in oggetto sono state descritte seguendo i dettami proposti da Sanesi (1977), con codifica dei colori determinati ad umido mediante Munsell Soil Color Charts (Munsell Color Company, 2000) e utilizzo della simbologia desunta dai criteri della Soil Taxonomy (Soil Survey Staff 2010), Le analisi fisico-chimiche di routine sono state effettuate presso il laboratorio di Analisi e Ricerche dell Istituto Agrario di San Michele all Adige, via E. Mach, 1- San Michele all Adige (TN) ratterizzato da evidenze di scorrimento superficiale. La stratificazione ha, nel complesso, una geometria concordante, scandita da allineamenti di pietre (stone lines). Come noto, la formazione di stone lines nei suoli è oggetto di dibattito non solo tra geoarcheologi e archeologi ma anche tra pedologi e geomorfologi. In aree a clima temperato le stone lines sono associate a hiatus deposizionali o episodi erosivi di limitata entità. L interpretazione del fenomeno non è univoca, ma si ritiene possa essere indizio di una abrupta interruzione delle condizioni di sedimentazione, che ha come effetto l erosione mediante dilavamento superficiale (rainwash) con una parziale perdita di matrice fine, l abbassamento della superficie originaria e la successiva formazione di un lag deposizionale. Questo scenario può verificarsi durante le oscillazioni climatiche fredde e secche in cui può avvenire il diradamento della copertura vegetazionale e la formazione di una superficie di erosione laminare (sheet erosion) (vedi ad es.: Parizek & Woodruff 1957; Ruhe 1959). Un secondo filone interpretativo spiega le stone lines come il risultato di modificazioni postdeposizionali in situ generate dalla traslocazione meccanica verso il basso di materiale a causa della bioturbazione o dell alterazione geochimica (vedi ad es. Boschian et al. 2003; Courty et al. 1989; Johnson 1989). Non ultima, l attività antropica in siti all aperto può ingenerare superfici con concentrazione di materiale antropico (litico e carboni) che sono interpretabili come livelli di occupazione (vedi Angelucci et al. 2011). L analisi micromorfologica, oltre alla presenza di stone lines, ha rivelato la presenza di analoghe stratificazioni ma di rango inferiore (micro-stone lines), evidenze entrambe interpretate come strati basali di apporti colluviali ciclici di

6 158 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig. 4 - Analisi granulometriche e chimiche della sequenza PECH1. Fig. 4 - Textural and chemical analyses of PECH1 sequence. limitato spessore, concordanti e continui nel tempo. All interno dei cicli principali, marcati da stone lines aventi uno spessore variabile da 5 a 10 cm, si riconosce una laminazione centimetrica costituita da micro-stone lines e croste (physical crusts, Bresson & Valentin 1994; Pagliai & Stoops 2010). Queste ultime, riconosciute nelle UU.SS. 7 e 10, sono composte da uno strato lentiforme a matrice argillosa addensata avente uno spessore massimo di circa 2 mm, prevalentemente privo di porosità, con pattern di estinzione discontinuo (disruptional layer) e coperto, talora, da sedimento laminato (sedimentary layer), con pori allungati paralleli alla superficie del suolo (Fig. 10). Queste figure pedologiche sono il risultato della distruzione, del riarrangiamento degli aggregati sotto l impatto di gocce di pioggia (slaking) e della conseguente formazione di una crosta microstratificata (Pagliai & Stoops 2010). Nell unità pedostratigrafica 3 (UU.SS. 7 e 10) la presenza di croste strutturali e sedimentarie coalescenti, so-

7 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig. 5 - Sezione sottile PECH1-19 (US 3). Macrografia (a sinistra) ed interpretazione (a destra). L: struttura lamellare; G: struttura granulare; c1: figura pedologica di passaggio di lombrichi con riempimento denso incompleto; c2: figura pedologica di passaggio di lombrichi con riempimento sciolto discontinuo. Fig. 5 - Thin section PECH1-19 (US 3). Macrograph (left) and interpretation (right). L: platy structure; G: granular structure; c1: pedologic Fig. due to the passage of earthworms with dense filling incomplete; c2: pedologic Fig. due to the passage of earthworms with loose filling discontinuous. vrapposte in continuità verticale e intercalate a stone lines, evidenziano il progressivo sviluppo di processi aggradazionali consentendo la buona conservazione del registro archeologico (Fig. 8, 9). Nel caso specifico, i risultati del rimontaggio dell insieme litico nonché la distribuzione areale delle evidenze archeologiche del sito PECH1, sembrano indicare che i processi sin e postdeposizionali non abbiano modificato in modo sostanziale l assetto distributivo dell assemblaggio litico. I processi di versante caratterizzati da apporti colluviali di limitata entità ed energia, attivi nel sito nell ambito del Dryas recente, hanno pertanto favorito il rapido seppellimento delle evidenze archeologiche e la conservazione del registro archeologico Descrizione delle sezioni sottili Per la descrizione delle sezioni sottili è stato seguito il sistema di descrizione di Stoops (2003) e Bullock et al. (1985) adottando la traduzione dei termini proposta da Nicosia et al. (2010). I principali caratteri micromorfologici sono stati osservati in luce trasmessa (ingrandimenti 20x, 40x, 100x, 400x). Le sezioni sottili sono state preparate dal laboratorio Servizi per la Geologia del dott. M. Sbrana, Piombino (LI). I campioni di terreno indisturbato sono stati posizionati e prelevati in fase di scavo (Tab. 2). L elaborazione digitale delle macrografie delle sezioni sottili è stata effettuata con il programma ImageJ ver. 1.45s. Descriviamo di seguito i principali caratteri micromorfologici delle unità stratigrafiche (Tab. 3). In generale, l analisi micromorfologica ha riconosciuto in tutti gli orizzonti gli stessi componenti minerali principali: tra quelli grossolani, della dimensione del limo, sono il quarzo, compresa la selce micro e criptocristallina, la mica muscovite e altri minerali fortemente alterati la cui origine potrebbe derivare da rocce metamorfiche. La distribuzione relativa tra la componente grossolana (>50 micron) e la frazione fine è di tipo porfirico aperto, a spaziatura doppia, eccetto in corrispondenza delle stone lines, che diventa serrata, di tipo porfirico chiuso. La frazione fine è prevalentemente limosa con progressivo arricchimento di argilla verso la base del profilo (US 11, PECH1-2_11). La b-fabric è indifferenziata nella porzione superiore (US 3 e 6) mentre a partire da US 7 si sviluppa una birifrangenza striata (grano e porostriata). Si riconoscono noduli di ossido di Fe-Mn la cui frequenza aumenta verso la base del profilo. Impregnazioni di ossidi di Fe interessano sia i clasti grossolani

8 160 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Tab. 2 - Elenco e attribuzione anagrafica delle sezioni sottili della sequenza PECH1. Tab. 2 - List and provenance data of the thin sections from PECH1 sequence. Sezione sottile n Sigla U.S. Dim. (cm) Ubicazione Quota tetto (cm) 19 PECH PECH TETTO 100N/201E PECH 1 6 LETTO-7 5,5 X 9,5-50 1_11 PECH 1 7, ,50N/204,35E 2_11 PECH che la selce residuale e talora la massa di fondo, a riprova di una loro formazione in situ. Infine, alla base del profilo (PECH1 2_11, US 11) sono riconoscibili riempimenti densi completi di argilla e rivestimenti di argilla polverosa microlaminata. Le unità sono separate da stone lines costituite da selce residuale angolare o subangolare e frammenti di roccia (riolite e gneiss) delle dimensioni da 1mm fino a 20 mm. Intercalate a queste strutture sedimentarie principali vi sono concentrazioni di selce residuale organizzate in microstone lines con fabric lineare, isolate o in bande subparallele orizzontali o suborizzontali. I granuli sono mediamente compresi tra 1 e 2 mm, con elementi centimetrici isolati. US 3 (sezione sottile PECH1 19, PECH1 20, Fig. 5 e 6). L unità è caratterizzata da una microstruttura tripartita. Si riconosce una struttura con aggregati di tipo lamellare fine al tetto e nella porzione centrale della sezione. La fabric è piuttosto compatta, caratterizzata da vuoti planari accomodati e parzialmente accomodati. Questa struttura è il risultato delle modificazioni strutturali indotte dallo sfruttamento intensivo a pascolo della prateria in epoca probabilmente subattuale. In particolare, la struttura lamellare sviluppata alla superficie del suolo può essere causata dalla compattazione legata ad azioni antropiche moderne oppure dovuta all azione meccanica di calpestio degli er- Fig. 6 - Sezione sottile PECH1-20 (UU.SS. 3, 6). Macrografia (a sinistra) ed interpretazione (a destra). SL: stone line; msl: micro-stone line; in azzurro: selce residuale; in grigio, litotipi alloctoni (r = riolite; gn = gneiss); in rosso le deformazioni plastiche della microstruttura, in fucsia: pedorelitti. le linee bianche delimitano le micro-stone lines. Fig. 6 - Thin section PECH1-20 (UU.SS. 3, 6). Macrograph (left) and interpretation (right). SL: stone line; msl: micro-stone line; light blue: residual flint; grey, exogenous flint-type (r = riolite; gn = gneiss); red, plastic deformation of the microstructure; pink, pedorelicts. White lines circumscribe the micro-stone lines.

9 Preistoria Alpina, 47 (2013): Tab. 3 - Interpretazione dei caratteri micromorfologici della sequenza PECH1. Ta. 3 - Interpretation of the micromorphological features recorded in PECH1 sequence. UU.SS. Sezione sottile Orizz. Microstruttura e porosità Costituenti minerali di base Costituenti organici di base aggregati vuoti tipo di microstruttura materiale grossolano materiale fine b-fabric materiale grossolano materiale fine 3 Pech 1-19, Pech 1-20 BA poliedrici subangolari medi con superfici ondulate parzialmente adattate, altamente separati canali (20%); piani tra gli aggregati a superficie curva, suborizzontali e subverticali (5%); piani attraverso gli aggregati (5%) Complessa: lamellare, granulare e poliedrica subangolare quarzo (60%), selce (10%), mica muscovite (30%), calcare microcristallino (1%) sabbia molto fine con limo e argilla: muscovite (20%); quarzo (10%); sparite (2%) indifferenziata materiale cellulare fresco (2%) materiale organico amorfo marrone scuro monomorfico (5%) 6 Pech 1 20, Pech BE1b, 2BE2b poliedrici subangolari medi con superfici ondulate parzialmente adattate, debolmente separate canali (15 %), camere (10%) piani tra gli aggregati a superficie curva, suborizzontali e subverticali (5%) Complessa: poliedrica subangolare, a canali, a vacui quarzo (50%), selce (20%), mica muscovite (30%), frammenti di roccia (1%) sabbia molto fine con limo e argilla: muscovite (20%), quarzo (10%); indifferenziata materiale cellulare fresco (2%) materiale organico amorfo marrone scuro monomorfico (5%) 7 Pech 1-21, Pech 1-1_11 3BE1b poliedrici subangolari medi con superfici ondulate parzialmente adattate, debolmente separate canali (15 %), camere (10%), vacui (5%) canali quarzo (40%), selce (25%), mica muscovite (30%), frammenti di roccia (5%) sabbia molto fine con limo e argilla: muscovite (20%), quarzo (10%); granostriata materiale cellulare fresco (1%) microcarbone < 1 mm (1 %) 10 Pech 1-1_11 3BE2b poliedrici subangolari medi con superfici ondulate parzialmente adattate, debolmente separate vacui (15 %), canali e camere (10%) a vacui quarzo (40%), selce (25%), mica muscovite (30%), frammenti di roccia (5%) sabbia molto fine con limo e argilla: muscovite (20%), quarzo (10%); granostriata carbone max. 4 mm (1%) / 11 Pech 1-2_11 4Btb poliedrici angolari medi con superfici ondulate parzialmente adattate, ben sviluppati piani tra gli aggregati a superficie curva, suborizzontali e subverticali (20%); piani attraverso gli aggregati (5%) poliedrica angolare quarzo (40%), selce (25%), mica muscovite (30%), frammenti di roccia (5%) sabbia molto fine con limo e argilla: muscovite (20%), quarzo (10%); grano e porostriata / / Figure pedologiche riempimenti sciolti discontinui di matrice in biogallerie, riempimenti sciolti continui e discontinui di sparite e microsparite nei canali, ipo e quasirivestimenti di idrossidi di Fe nei canali noduli di ossidi di Fe e Fe/Mn (2%), pedorelitti prismatici limosi con mica e quarzo (1%) noduli di ossidi di Fe e Fe/Mn (2%), pedorelitti prismatici limosi con mica e quarzo (1%), croste noduli ortici di ossidi di Fe e Fe/Mn (2%), iporivestimenti di Fe/ Mn (1%), croste noduli ortici e dendritici di ossidi di Fe e Fe/Mn (2%), riempimenti densi incompleti di argilla non laminata Limite G/F G/F Distribuz. G/F 50μ 70/30 porfirica 50μ 70/30 porfirica 50μ 70/30 porfirica 50μ 70/30 porfirica 50μ 50/50 porfirica

10 162 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig. 7 - Sezione sottile PECH1-21 (UU.SS. 6, 7). Macrografia (a sinistra) ed interpretazione (a destra). SL: stone line; msl: micro-stone line; in azzurro: selce residuale; in blu: manufatti in selce; in grigio, litotipi alloctoni (r = riolite; gn = gneiss). Le linee nere delimitano le stone lines mentre le linee bianche delimitano le micro-stone lines e le croste strutturali (cr). Fig. 7 - Thin section PECH1-21 (UU.SS. 6, 7). Macrograph (left) and interpretation (right). SL: stone line; msl: micro-stone line; light blue: residual flint; blue: lithic artifacts; grey, exogenous flint-type (r = riolite; gn = gneiss). Black lines circumscribe the stone lines, while the white ones circumscribe the micro-stone lines and the structural mats (cr). bivori. L uso del suolo come pascolo è testimoniato anche dall intensiva presenza di radici erbacee e dall attività biologica ad opera della microfauna che determina lo sviluppo di uno spesso orizzonte organo-minerale tipo Mull. Esso è caratterizzato in profondità da una microstruttura granulare medio-grossa dominata in modo preponderante dall attività biologica, con aggregati densi commisti a particelle organiche e minerali, prodotte dall attività di lombrichi. La porosità è comunque molto alta (30%), caratterizzata da vuoti di costruzione composti, canali e camere. Sono visibili generazioni di riempimenti di biogallerie, spesso con figure escrementali, riconducibili soprattutto a lombrichi, prevalentemente costituite da riempimenti densi incompleti o sciolti discontinui con arricchimenti di sostanza organica. Sono presenti riempimenti di sparite nei canali, anch essi legati all attività biologica di lombrichi. Nella porzione interessata da microstruttura lamellare è presente una frazione grossolana costituita da selce residuale con granuli inferiori ad 1 mm. Infine, al letto si sviluppa una microstruttura poliedrica subangolare. I costituenti organici sono rappresentati soprattutto da radici erbacee fresche. La base dell unità è marcata da una stone line costituita da frammenti della taglia della ghiaia fine, organizzata in clasti subarrotondati costituiti da litotipi riolitici e da gneiss, oltre a granuli subangolari di selce micro e criptocristallina di origine residuale. US 6 (sezione sottile PECH1 20, PECH1 21, Fig. 6 e 7). L unità è caratterizzata al tetto da una microstruttura debolmente sviluppata con aggregati di tipo poliedrico subangolare mentre verso il tetto la struttura tende ad essere massiva (microstruttura a vacui). Nella massa di fondo si riconosce una b-fabric granostriata, con striature ben espresse attorno ai granuli prodotte dalle deformazioni della massa di fondo nel corso dei cicli di idratazione e dissecamento del suolo. La microporosità sviluppata è composta da vacui. Spesso si nota che la porosità ha una fabric lineare in bande parallele, inclinate e arcuate rispetto all orizzontale. La presenza di vuoti di forma policoncava denota evidenze di collasso della microstruttura a causa della saturazione d acqua del suolo. Il materiale grossolano è costituito da selce residuale delle dimensioni da 1 a 10 mm, spesso organizzato in micro-stone lines.

11 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig. 8 - Sezione sottile PECH1-1_11 (UU.SS. 7, 10). Macrografia (a sinistra) ed interpretazione (a destra). SL: stone line; msl: microstone line; in azzurro: selce residuale; in grigio, litotipi alloctoni (r = riolite; gn = gneiss). Le linee nere delimitano le stone lines mentre le linee bianche delimitano le micro-stone lines e le croste strutturali (cr). In giallo è marcata una biogalleria che ha modificato parzialmente la geometria di una micro-stone line. Fig. 8 - Thin section PECH1-1_11 (UU.SS. 7, 10). Macrograph (left) and interpretation (right). SL: stone line; msl: micro-stone line; light blue: residual flint; grey, exogenous flint-type (r = riolite; gn = gneiss). Black lines circumscribe the stone lines, while the white ones circumscribe the micro-stone lines and the structural mats (cr). Marked in yellow is a biogallery that has partially modified the geometry of a micro-stone line. Tra le figure pedogenetiche si rileva la presenza di pedorelitti argillosi e di noduli ferruginosi di impregnazione ereditati, alloctoni, caratterizzati da una forma arrotondata e da una matrice interna diversa da quella di fondo (presenza abbondante di granuli di quarzo). Queste figure pedogenetiche derivano dallo smantellamento di una precedente matrice impregnata di ossidi di Fe. Presenza di particelle arrotondate di microcarbone (<50 micron) disperse nella massa di fondo. La base dell unità è marcata da una stone line della taglia della ghiaia fine costituita da clasti subarrotondati di litotipi gneissici oltre a granuli subangolari di selce micro e criptocristallina di origine residuale, spesso con elementi verticalizzati, presumibilmente ad opera del gelo (Van Vliet-Lanoë 2010). Le fasi di sedimentazione, riconducibili, quindi, a processi di versante, sono scandite ciclicamente da stone lines e micro-stone lines, sulle quali si imprimono modificazioni postdeposizionali connesse a condizioni di saturazione d acqua, con moderato soliflusso. US 7 (sezione sottile PECH1 21, PECH1 1_11, Fig. 8 e 9). L unità è caratterizzata da porosità scarsa (<5%) e da una microstruttura dominata da vacui organizzati in bande lineari, suborizzontali, o inclinate, talora arcuate. Verso la base si nota un aumento della porosità (10%). La forma dei vuoti è policoncava a causa di fenomeni di collasso della microstruttura per saturazione d acqua, come in US 6. Nella massa di fondo si riconosce una b-fabric granostriata, con striature ben espresse attorno ai granuli prodotte dalle deformazioni della massa di fondo nel corso dei cicli di idratazione e dissecamento del suolo. Il materiale grossolano è costituito da selce residuale delle dimensioni da 1 a 6 mm, spesso organizzato in micro-stone lines suborizzontali. Tra le figure pedogenetiche si rileva la presenza di pedorelitti argillosi e di noduli ferruginosi di impregnazione ereditati dall erosione di suoli antichi. Presenza di particelle arrotondate di microcarbone (<50 micron) disperse nella massa di fondo. La base dell unità è marcata da una stone line costituita da frammenti della taglia della ghiaia fine, a clasti subarrotondati costituiti da litotipi gneissici oltre a granuli subangolari di selce micro e criptocristallina di origine residuale e subordinatamente di origine antropica. Gli elementi grossolani presentano verticalizzazioni da gelo (Van Vliet- Lanoë 2010). In questa unità si registra la presenza di croste (physical crusts), organizzate in lamine lentiformi, avente uno spessore massimo di circa 2 mm, costituite da ad-

12 164 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig. 9 - Sezione sottile PECH1-2_11 (US 11). Macrografia (a sinistra) ed interpretazione (a destra). SL: stone line; msl: micro-stone line; in azzurro: selce residuale; in grigio, litotipi alloctoni (r = riolite; gn = gneiss). In giallo è marcata una biogalleria. Fig. 9 - Thin section PECH1-2_11 (US 11). Macrograph (left) and interpretation (right). SL: stone line; msl: micro-stone line; light blue: residual flint; grey, exogenous flint-type (r = riolite; gn = gneiss). Marked in yellow is a biogallery. densamenti di matrice argillosa, prevalentemente priva di porosità, con pattern di estinzione discontinuo (disruptional layer) coperto talora da uno strato sedimentario (sedimentary layer), con pori allungati paralleli alla superficie del suolo (Fig. 10, a-b). Queste figure pedologiche sono il risultato della distruzione e il riarrangiamento degli aggregati sotto l impatto di delle gocce di pioggia (slaking) e la conseguente formazione di una crosta microstratificata (Pagliai & Stoops 2010). Si ritiene che i processi formativi dell unità siano sostanzialmente analoghi ad US 6, dove all accumulo ciclico di sedimento colluviale, scandito da stone lines e micro-stone line, si associano modificazioni postdeposizionali dovute a sovrassaturazione d acqua e collasso della microstruttura. US 10 (PECH1 1_11, Fig. 8). L unità è caratterizzata da una microstruttura a vacui (5%) con locale aumento della porosità a causa di bioturbazioni. Come nelle unità soprastanti (UU.SS. 6 e 7) si registrano fenomeni di collasso dei vuoti per saturazione d acqua e una fabric granostriata, effetto di cicli di idratazione e dissecamento della massa di fondo. Il materiale grossolano è costituito da selce residuale delle dimensioni da 1 a 5 mm, organizzato lungo la parete verticale di una galleria di un piccolo fossatore, che ha deformato una micro-stone line. Il letto dell unità è caratterizzato da croste (physical crusts), millimetriche sovrapposte, analoghe a quelle osservate in US 7, alternate ad una microstone line. Tra le figure pedogenetiche si rileva la presenza di noduli ferruginosi di impregnazione ereditati dall erosione di suoli antichi e ossidi di Fe-Mn. Presenti iporivestimenti di ossidi di Fe sulla superficie degli aggregati, ad indicare lo sviluppo postdeposizionale di condizioni parzialmente idromorfe. Sono presenti particelle arrotondate di microcarbone (<50 micron) disperse nella massa di fondo. US 11 (PECH1 2_11, Fig. 9). Questa unità è caratterizzata da un notevole arricchimento in argilla nella massa di fondo e da una microstruttura poliedrica angolare poco sviluppata al tetto e moderatamente sviluppata al letto. Nella massa di fondo è presente una b-fabric grano e porostriata e, localmente, ove maggiore è la frazione argillosa, anche parallela. Aumenta sensibilmente la percentuale di frazione grossolana che si attesta attorno al 15%, con granuli di dimensione massima di 2,5 cm. La frazione grossolana si distribuisce in concentrazioni e non in fabric lineari a formare micro-stone lines come le unità soprastanti. La presenza di due bande parallele ondulate formate da scheletro è interpretato come il prodotto di faunaturbazione da parte di piccoli fossatori. Le figure pedologiche sono rappresentate da abbondanti riempimenti densi completi di argilla impura e rivestimenti densi incompleti di argilla polverosa microlaminata (Fig. 11, c-d), noduli ortici di ossidi di Fe-Mn e impregnazioni di ossidi di Fe diffuse nei canali e nelle porosità. La presenza di argilla illuviale rossastra laminata è da ricondurre ad un suolo in condizioni tendenzialmente acide (orizzonte B argillico) evolutosi sotto copertura forestale. Successivamente alla fase di illuviazione l orizzonte è stato sottoposto a processi postdeposizionali marcati da moderato idromorfismo e moderata bioturbazione.

13 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig Micrografie del campione PECH1-21 (US 7). a: msl: micro-stone line; cr: crosta strutturale; v: vescicole (PPL); b: idem (XPL); c: N: pedorelitto con ossidi di Fe; cr: crosta sedimentaria; v: vescicole (PPL); le linee bianche indicano deformazioni della crosta per collasso della microstruttura del suolo; d: idem (XPL). Fig Micrographs of the sample PECH1-21 (US 7). a: msl: micro-stone line; cr: structural mat; v: vesicles (PPL); white lines indicate deformation of the crust because of the collapse of the microstructure of the soil; d: idem (XPL) Discussione I dati espressi dalle analisi granulometriche, chimiche e micromorfologiche dei livelli epigravettiani del settore 1 di Palù Echen (PECH1), consentono di ricostruire i principali eventi pedosedimentari avvenuti nel sito. L unità pedostratigrafica inferiore (US 11), costituita da un orizzonte argillico (4Btb) caratterizzato da riempimenti e rivestimenti di argilla illuviale polverosa, microlaminata, dotata di leggera brunificazione, è da ricondurre ad un suolo bruno lisciviato (sol brun lessivé; Duchaufour 1983) evolutosi in un contesto forestale olocenico. I caratteri micromorfologici riconosciuti in questo suolo sepolto indicano un processo di formazione complesso che prevede l accumulo di sedimenti fini colluviali (loess-like sediments), provenienti dall erosione di depositi eolici primari (Angelucci et al. 2011; Cremaschi 1990) e di materiale grossolano alloctono (vulcaniti permiane del Gruppo vulcanico atesino, metamorfiti del basamento, Avanzini et al. 2010) derivante dall erosione di depositi glacigenici di età pleistocenica (ghiacciaio atesino). I frammenti di roccia silicea, che costituiscono la frazione più rappresentativa del materiale grossolano (80%), sono costituiti da selce residuale alterata proveniente dall erosione delle formazioni cretacee della Maiolica (Titoniano sup. Barremiano sup., Avanzini et al. 2010) e della Scaglia Variegata (Hauteriviano-Cenomaniano, Avanzini et al. 2010), affioranti sui versanti circostanti il bacino di Palù Echen. La selce, sovente microfessurata, ha tessitura micro e criptocristallina, e mostra spesso forma subangolare con spigoli caratterizzati da sbrecciature da alterazione meccanica e impregnazioni di ossidi di Fe. L unità pedostratigrafica soprastante (U.P. 3) attesta lo sviluppo di processi di versante (US 10) e il termine superiore (US 7) registra la situazione penecontemporanea alle fasi di insediamento antropico. La sequenza sedimentaria relativa alle fasi di occupazione (base US 6 e US 7) presenta un grado, seppur moderato, di selezionamento. Si possono distinguere clasti con fabric tendenzialmente orientata, piano parallela, di granulometria: 1) pluricentimetrica (stone lines) o 2) plurimillimetrica (micro-stone lines) a cui si alternano 3) lamine di sedimento massivo con distribuzione relativa g/f porfirica aperta. Questa microfabric è stata interpretata come il risultato di processi di versante caratterizzati da fenomeni di trasporto per scorrimento superficiale (overland flow), i cui

14 166 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig Micrografie del campione PECH1-20 (US 6). a: pedorelitto argilloso (PPL); b: idem ingrandito con b-fabric granostriata (XPL). Micrografie del campione PECH1-2_11 (US 11), c: r: rivestimenti argillosi microlaminati (PPL); d: idem (XPL). Fig Micrographs of the sample PECH1-20 (US 6). a: clayey pedorelict (PPL); b: idem enlarged with granostriate b-fabric (XPL). Micrographs of the sample PECH1-2_11 (US 11), c: r: microlaminated clayey coatings (PPL); d: idem (XPL). flussi idrici sono contenuti, generalmente, in pochi millimetri di spessore (Bertran & Texier 1999). A questo processo si somma l impatto delle gocce di pioggia sul terreno che provoca la frantumazione degli aggregati del suolo e la formazione di una crosta superficiale compatta (disruptional crust, Bresson & Valentin 1994; Pagliai & Stoops 2010). Più raramente sopra questa crosta si depositano lamine di sedimento argilloso (sedimentary layer, Bresson & Valentin 1994; Pagliai & Stoops 2010) (Fig. 10, a-b). Le croste spesso subiscono una deformazione plastica per parziale collasso della microstruttura del suolo e moderato soliflusso a causa di condizioni di sovrassaturazione innescate o lo scioglimento del ghiaccio (Van Vliet-Lanoë 2010) o da precipitazioni elevate. Alla fase di disaggregazione meccanica segue la formazione di una porosità vescicolare orientata, a sua volta parzialmente coinvolta nelle deformazioni di cui sopra (US 6). Questi processi sono indicativi di una copertura vegetazionale scarsa o non continua. L accrescimento verticale del deposito è graduale e scandito da limitati eventi deposizionali (pochi millimetri). La granulometria dei clasti varia a seconda dell energia di trasporto. Si possono riconoscere eventi a maggior energia, costituiti da stone lines, ed eventi minori rappresentati da micro-stone lines. Come dimostra la presenza di pedorelitti, questi sedimenti derivano dall erosione di suoli argillosi a monte del sito, del tutto simili per composizione al suolo sepolto dell unità pedostratigrafica inferiore (orizzonte argillico 4Btb). Si ritiene, che la frequentazione antropica del Dryas recente sia contestuale alle fasi di neoformazione di un limitato cono colluviale alla base del versante e prossimo al bacino. L originaria microstruttura è stata modificata anche dagli effetti postdeposizionali di espansione e contrazione delle argille per l azione di cicli di umidificazione e dissecamento (b-fabric grano e porostriata) e a causa della bioturbazione (US 10), che ha spesso alterato la fabric delle micro-stone lines. US 6 (U.P. 2) ricopre la superficie antropizzata con i residui dell industria litica del Dryas recente (2BE1b- 2BE2b) per uno spessore di circa 15 cm. E scandita da due stone lines, che marcano distinti macroeventi di apporto sedimentario, talvolta con limitati fenomeni di erosione incanalata a formare isolate tasche con ghiaino minuto, posteriori alla fase di occupazione. La presenza di microlaminazioni residue e di pedorelitti sembra avvallare l ipotesi di contenuti ma reiterati apporti colluviali contestuali e immediatamente successivi alla fase di frequentazione epigravettiana. Il progressivo sviluppo di processi aggradazionali ha

15 Preistoria Alpina, 47 (2013): Tab. 4 - Conteggio totale dei resti litici rinvenuti nelle unità stratigrafiche 6 e 7, suddivisi in base alla varietà di selce. Legenda: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CGN - Calcari Grigi. Tab. 4 - Total count of lithic remains in unit 6 and 7, divided according to the raw material. Legend: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CGN - Calcari Grigi. SVA M SR CG Indeterm. Totale NR % NR % NR % NR % NR % NR % Prodotti della scheggiatura (lungh. > 1cm) Manufatti ritoccati Armature Lamelle a dorso 0 Punte a dorso Lamelle a dorso e troncatura 0 Frammenti indeterminati di dorso Frammenti indeterminati d armatura 1 1 Segmenti Bitroncature Strumenti Bulini Grattatoi Becchi Coltelli a dorso 0 Troncature su lama Lamelle a ritocco inverso piatto 3 3 Schegge ritoccate Scagliati 1 1 Incavi 1 1 Compositi Frammenti indeterminati Residui di fabbricazione di armature Nuclei e blocchi testati Totale sigillato gradualmente la superficie di occupazione antropica incorporando i manufatti e limitandone, quindi, la loro dispersione orizzontale. Allo stesso modo, neppure la bioturbazione (faunaturbazione, floraturbazione) e l azione crioergica sembrano aver alterato in modo significativo la giacitura dell insieme dei manufatti litici paleolitici. Gli effetti prodotti dall azione del gelo trovano manifestazione solo a livello incipiente con verticalizzazioni e sollevamenti dei clasti. Il basso tenore in argilla (14%) si riflette a livello micromorfologico dando luogo ad una birifrangenza indifferenziata della massa di fondo. Pertanto, i fenomeni di contrazione e rigonfiamento delle argille, che possono determinare importanti effetti sulla dispersione altimetrica dei manufatti, si possono stimare molto limitati. Fenomeni di ristagno d acqua (noduli di ossidi di Fe e Fe-Mn) indicano fasi con drenaggio interno insufficiente, forse legato al temporaneo innalzamento della falda idrica del bacino. Importante è il contributo dell attività biologica, tuttora attiva soprattutto da parte di lombrichi, in particolare nelle unità superiori. L unità pedostratigrafica superiore corrisponde al suolo attuale (or. O-A-BA) con evidenze di modificazioni strutturali indotte dallo sfruttamento intensivo a pascolo. 3. L INSIEME LITICO L industria litica: obiettivi di produzione e catene operative L insieme litico risulta composto da 1268 reperti, suddivisi in 1139 prodotti di scheggiatura, 86 pezzi corrispondenti ad utensili ritoccati ed armature, 12 nuclei, 1 blocco testato e 30 residui di fabbricazione di armature (Tab. 4) ; a questi si aggiungono poche migliaia di fram-

16 168 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen N lungh. (mm) N lungh. (mm) largh. (mm) L/l largh. (mm) Fig Diagrammi comparativi dei valori di lunghezza e larghezza rilevati sui supporti lamellari non ritoccati integri (N 40) delle unità stratigrafiche 6 e 7. Fig Comparative plots of the length and width values, recorded on the un-worked blades/bladelets (No. 40) from the stratigraphic units 6 and 7. menti indeterminati inferiori ad 1 cm ed una cinquantina di blocchetti di selce contenuti nel substrato residuale del sito, generalmente di cattiva qualità ad eccezione di pochi esemplari che presentano possibili test di scheggiatura. L analisi comparata delle caratteristiche morfometriche dei nuclei, dei supporti bruti e dei manufatti ritoccati è alla base della ricostruzione delle sequenze di riduzione, della definizione degli obiettivi tecnici e della modalità di estrazione dei supporti. I valori dimensionali dei pochi manufatti bruti di prima intenzione confrontati con i supporti ritoccati, evidenziano l esistenza di un unico progetto integrato di tipo lamino-lamellare finalizzato all ottenimento di diversi calibri morfo-dimensionali di supporti attraverso la progressiva riduzione dei nuclei. La diminuzione progressiva del volume nel corso della scheggiatura appare determinante per l articolazione della sequenza di produzione: la prevalente estrazione di lamelle entro la quale si intercala il distacco iniziale di poche lame diventa sempre più totalizzante e univoca con il progredire del débitage. Questo dato risulta facilmente deducibile dal confronto dei valori dimensionali relativi ai prodotti di piena produzione (Fig. 12; Fig.13). La diversità dimensionale e morfologica dei blocchi grezzi di partenza, ricostruita attraverso la divisione dei spess. (mm) Fig Diagrammi a dispersione dei valori dimensionali dei supporti lamellari non ritoccati integri (N 40) delle unità stratigrafiche 6 e 7. Fig Scatter plots of the dimensional values of un-worked blades/bladelets (No. 40) from the stratigraphic units 6 and 7. reperti in unità di materia prima litica e la realizzazione di numerosi rimontaggi (Fig. 14), suggerisce la mancanza di una selezione iniziale della materia prima in base a questi criteri ma solo in rapporto alla loro qualità tessiturale. Indipendentemente dalle dimensioni del blocco si assiste all applicazione del medesimo schema operativo, declinato attraverso soluzioni tecniche diverse a seconda della sua conformazione e del suo volume iniziale. A conferma di ciò figura anche l estrema variabilità riscontrata nella lunghezza dei supporti di piena produzione (Fig. 12). L evidenza di una profonda semplificazione del sistema di produzione litica risulta pienamente conforme a quanto registrato da C. Montoya per i siti epigravettiani attribuibili alla seconda fase dell interstadio Tardoglaciale o al Dryas recente (Montoya 2004; Montoya & Peresani 2005). L avvio alla produzione avviene sfruttando gli

17 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig Rimontaggio di alcune lamelle su un nucleo ottenuto da un blocchetto proveniente dai Calcari Grigi (rimontaggio e fotografia R. Duches). Fig Refitting of several bladelets and a core made on a Calcari Grigi small bloc (refitting and photograph R. Duches).

18 170 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig Sequenze di riduzione e catene operative identificate per i livelli epigravettiani di Palù Echen (grafica E. Flor). Fig Reduction sequences and chaînes opératoires identified for the Epigravettian layers of Palù Echen (graphics E. Flor). spigoli e le convessità già naturalmente predisposti, solo raramente modificati tramite l apprestamento di una demicrête. Dopo i primi stacchi, la superficie di estrazione viene generalmente estesa al fianco dei blocchetti in conseguenza dell appiattimento progressivo dell iniziale superficie centinata (Fig. 15.). Lo schema operativo lamino-lamellare si organizza dunque attorno ad un unica e costante concezione : la gestione unipolare, articolata per sequenze singole oppure attraverso successive sequenze adiacenti sfruttate mediante propri piani di percussione. L adozione di questo schema operativo comporta generalmente una progressione del débitage a carattere semi-tornante, in modo tale che venga automaticamente ripristinata la corretta convessità laterale a seguito di ogni estrazione ripetuta di lamelle. Le caratteristiche dei supporti di piena produzione confermano questa evidenza, ma testimoniano anche la frequente apertura di un secondo piano di percussione finalizzato al ripristino del carenage e alla rimozione di errori di scheggiatura o irregolarità sulla superficie di estrazione. Meno usuale ma comunque testimoniata è invece la creazione di una seconda superficie perpendicolare alla precedente utilizzando come piano di percussione il fianco della prima superficie di scheggiatura ormai completamente appiattita (Fig. 14). La tecnica impiegata è la percussione diretta mediante percussore di pietra tenera a cui si associa l abrasione sistematica del bordo del piano di percussione (Pelegrin 2002). L abbandono dei nuclei si deve in buona parte all esaurimento del volume del solido e all insorgere di ripetuti

19 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig Industria litica di Palù Echen: blocco testato (1), nuclei (2-6), (disegni A. Paolillo). Fig Palù Echen lithic industry: tested bloc (1), cores (2-6), (drawings A. Paolillo). incidenti di lavorazione (stacchi riflessi). L altezza degli esemplari e quella dei supporti analizzati, indica una soglia di sfruttamento intorno ai 30 mm (Fig. 16) Economia delle risorse litiche e frazionamenti della sequenza di riduzione Diversi sono i litotipi introdotti ed utilizzati durante la frequentazione epigravettiana (Fig. 17). Le loro caratteristiche fisiche, cromatiche e tessiturali osservate a livello macro e mesoscopico ne riconducono l appartenenza alle formazioni carbonatiche di epoca giurassica e cretacica che affiorano nel comparto geologico delineato da quella struttura paleogeografica di epoca mesozoica che i geologi definiscono Piattaforma Veneta o Piattaforma di Trento (Bosellini et al. 1978). Tali formazioni risultano di facile accesso in corrispondenza dell Altopiano di Folgaria (Barbieri 1995; Bertola & Cusinato 2005; Ferrari 1982). Il litotipo maggiormente rappresentato è la selce bianco-grigio chiara criptocristallina appartenente alla formazione della Maiolica (52%), presente sull altopiano in strati dallo spessore variabile tra 3 e 20 cm (Weissert 1981). L analisi delle superfici grezze dei nuclei indica un prevalente prelievo di questa materia prima in corrispondenza degli affioramenti primari, mentre meno rappresentati sono blocchi e placchette provenienti da depositi residuali di origine glacio-carsica. Da sottolineare è inoltre la presenza di un ciottolo testato e di altri pochi materiali riconducibili a due diversi supporti grezzi, i cui cortici presentano il tipico arrotondamento da origine fluviale e risultano pertanto afferenti a bacini torrentizi dell altopiano o collocati lungo le vie di accesso sul versante meridionale prospiciente la Valle dell Adige. La divisione in unità di materia prima litica (UMPL - per una definizione vedi Peresani e Porraz 2004; corrispondente al MANA - Minimum Analytical Nodule Analysis,

20 172 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen SVA 42,9 N UMPL M SR CG 1,4 4,1 51, % Fig Percentuale delle differenti varietà di selce introdotte nel sito, ordinate secondo la progressiva lontananza delle rispettive aree di approvvigionamento. Legenda: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CG - Calcari Grigi. Fig Percentage of different flint varieties introduced at the site, ordered according to the progressive distance from the site. Legend: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CG - Calcari Grigi SVA M SR vedi Odell 2003), realizzata tramite l analisi del contenuto micropaleontologico e la valutazione delle caratteristiche fisiche, cromatiche e tessiturali di ogni litotipo, ha portato all individuazione di 17 diverse UMPL di Maiolica introdotte nel sito a vari stadi di sfruttamento: 8 sotto forma di blocchi grezzi, 4 di semilavorati parzialmente sbozzati, ed infine 5 unità composte da prodotti finiti, quali supporti o strumenti ritoccati, confezionati esternamente al sito ed introdotti già ultimati (Fig. 18). La seconda materia prima in percentuale di utilizzo è la selce contenuta nella formazione della Scaglia Variegata Alpina (43%), che sull Altopiano di Folgaria si suddivide in tre principali orizzonti informali i quali identificano altrettanti litotipi: nella parte basale sono osservabili strati di selce di colore variabile tra il grigio, il giallo e il verdastro; nella parte intermedia, dove prevalgono i calcari bituminosi e le marne nere, sono presenti sottili liste o noduli in selce grigio-nerastra; mentre verso il tetto della formazione, vicino al contatto con la Scaglia Rossa, sono presenti caratteristici strati e noduli di selce gialla (Bertola & Cusinato 2005). Nel sito sono presenti quasi esclusivamente blocchi riconducibili ai litotipi basali e sommitali della successione, a causa della loro migliore attitudine alla scheggiatura, mentre solo due reperti sembrano ascrivibili al litotipo intermedio di colore grigio-nerastro. Questa presenza, per quanto effimera, sembra suggerire un utilizzo sporadico delle placchette di scarsa qualità contenute nel substrato stesso del sito, mentre appare del tutto improbabile un prelievo di questo litotipo in corrispondenza dell affioramento primario. La divisione in UMPL associata all analisi dei cortici, ha evidenziato l esistenza di una certa uniformità riguardo la modalità di approvvigionamento di questa materia prima: si tratta di 8 blocchi grezzi, riconducibili ad affioramenti primari locali ed ascrivibili alle medesime aree di prelievo in base all omogeneità dei caratteri tessiturali CG blocco grezzo semilavorato prodobo finito Fig Modalità di immissione nel sito delle differenti unità di materia prima litica (UMPL), suddivise in base alla varietà di selce. Fig Input modality of the different units of lithic raw material, subdivided according to the type of flint. Tab. 5 - Confronto dei valori numerici e delle percentuali afferenti le principali categorie morfo-tecniche identificate tra i prodotti della scheggiatura ed i manufatti ritoccati (esclusi gli indeterminati), suddivise in base alla materia prima litica. Legenda delle categorie morfotecniche: CMT1 prodotti di inizializzazione e messa in forma; CMT2 supporti lamino-lamellari di piena produzione; CMT3 prodotti di gestione; CMT4 - débris; CMT5 - diversi; CMT6 nuclei e blocchi testati. Legenda delle varietà di selce: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CG - Calcari Grigi. Tab. 5 - Frequencies of the main morpho - technical categories identified among the unworked and retouched débitage products of the lithic industry, divided according to the raw material (undetermined fragments excluded). Legend of morpho - technical categories: CMT1 - initial shaping products ; CMT2 - full débitage blade - bladelet blanks; CMT3 - maintenance products; CMT4 - débris; CMT5 - diverse; CMT6 - cores. Legend of flint types: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CG - Calcari Grigi. MCT1 MCT2 MCT3 MCT4 MCT5 MCT6 tot MCT1-MCT6 NR % NR % NR % NR % NR % NR % NR % SVA M SR CG Totale

21 Preistoria Alpina, 47 (2013): N SVA M SR CG 20 0 CMT1 CMT2 CMT3 CMT4 CMT5 CMT6 CMT7 Fig Confronto dei valori numerici afferenti le principali categorie morfo-tecniche identificate tra i prodotti della scheggiatura ed i manufatti ritoccati, suddivise in base alla materia prima litica. Legenda delle categorie morfo-tecniche: CMT1 - prodotti di inizializzazione e messa in forma; CMT2 - supporti lamino-lamellari di piena produzione; CMT3 - prodotti di gestione; CMT4 - débris; CMT5 - diversi; CMT6 - nuclei e blocchi testati; CMT7 - indeterminati. Legenda delle varietà di selce: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CG - Calcari Grigi. Fig Comparison of the numerical values pertaining to the main morpho-technical categories identified among the unworked and retouched débitage products of the lithic industry, divided according to the raw material. Legend of morpho-technical categories: CMT1 - initial shaping products ; CMT2 - full débitage blade-bladelet blanks; CMT3 - maintenance products; CMT4 - débris; CMT5 - diverse; CMT6 - cores; CMT - undetermined fragments. Legend of flint types: SVA - Scaglia Variegata Alpina, M - Maiolica, SR - Scaglia Rossa, CG - Calcari Grigi. e cromatici, ed 1 unità interpretata quale blocco sbozzato esternamente al sito ed introdotto sotto forma di semilavorato (Fig. 18). Questa UMPL si discosta dalle altre anche per il contenuto micropaleontologico, che la colloca più in alto lungo la successione geologica quasi al passaggio con la Scaglia Rossa, e ne suggerisce dunque il prelievo nell ambito di un diverso contesto di affioramento, ancora non precisato. La terza materia prima presente nel sito (4.1%) è costituita dalla selce contenuta nelle formazioni carbonatiche appartenenti al Gruppo dei Calcari Grigi (Avanzini et al. 2007), il cui utilizzo da parte dei gruppi umani epigravettiani o mesolitici è risultato fino ad oggi effimero se non assente (Bertola et al. 2007; Flor & Avanzini 2011). Si tratta di 2 sole UMPL, assolutamente identiche per tessitura, colore e contenuto micropaleontologico, tanto da ritenerle provenienti dal medesimo bacino di raccolta: una è costituita da un blocchetto di medie dimensioni importato grezzo all interno del sito ed ivi sfruttato per l ottenimento di lamelle (catena operativa ricostruita grazie ai numerosi rimontaggi, Fig. 14); mentre l altra è rappresentata unicamente da un frammento di lama che, per le elevate dimensioni, non può essere riconducibile alla prima unità. Risulta dunque probabile che i due originari supporti grezzi siano stati raccolti nell ambito del medesimo affioramento, forse collocato in corrispondenza delle successioni stratigrafiche esposte sui versanti meridionali dell altopiano, e che siano stati poi trasportati quali riserve mobili di materia prima litica (UMPL1) e parzialmente sfruttati in altri insediamenti diversi da Palù Echen (UMPL2). Poco rappresentata a livello numerico (1.4%) ma al contrario particolarmente interessante per le informazioni riguardanti la mobilità ed il frazionamento delle catene operative, è la selce proveniente dalla Formazione della Scaglia Rossa (Barbieri 1995; Bosellini et al. 1978). Sono state individuate 6 diverse UMPL, 4 delle quali rappresentate da prodotti finiti (lame, strumenti e armature) e dunque confezionati altrove, e 2 da blocchetti di piccole dimensioni reperiti localmente nel substrato residuale del sito e sfruttati solo parzialmente. Ad eccezione di questi ultimi, la mancanza di rilievi puntuali sul territorio ci impedisce di definire con precisione le aree di approvvigionamento dei restanti supporti grezzi, ma, in base alle evidenze micropaleontologiche e a quanto noto in letteratura (Bertola 2011; Bertola & Cusinato 2005) sembra probabile che le restanti UMPL siano state reperite entro un raggio di 10 km presso i principali affioramenti locali (Monte Finonchio, Passo Sommo) e lavorate in siti complementari a quello di Palù Echen prima di esservi introdotti quali prodotti finiti. L evidenza di frazionamenti spazio-temporali delle catene operative trova ulteriore conferma nell analisi delle categorie morfotecniche suddivise per materia prima (Fig. 19, Tab. 5): osservando infatti le percentuali dei prodotti di piena produzione (CMT2) nei litotipi sfruttati quasi interamente in loco (Scaglia Variegata Alpina e Calcari Grigi), si può notare come i valori siano alquanto sottorappresentati, nonostante l inclusione nel conteggio dei supporti utilizzati per la fabbricazione dei manufatti ritoccati. Di poco superiore è il valore della CMT2 rilevato per la Maiolica, a causa dell introduzione nel sito di semilavorati e di prodotti finiti. Queste evidenze, ulteriormente confermate dalla valutazione delle percentuali unità per unità, suggeriscono dunque un esportazione dal sito di buona parte dei prodotti di piena produzione. Sulla base di quanto descritto in questo paragrafo, l areale di prelievo delle materie prime appare dunque limitato per il 90% all Altopiano di Folgaria, denotando un origine per lo più locale di quasi tutti i litotipi introdotti ed utilizzati nel sito (Fig. 20). Si discostano da questa tendenza poche UMPL (1 di Scaglia Rossa, 1 di Scaglia Variegata Alpina e 2 dei Calcari Grigi) il cui approvvigionamento sembra da ricondurre ad affioramenti distanti più di 8-10 km dal sito, probabilmente situati lungo le vie di accesso all altopiano. Le principali direttrici di approvvigionamento si

22 174 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig Posizione del sito di Palù Echen sulla carta geologica (Foglio Carta Geologica Italiana n. 36 Schio, 1: ) ed evidenza della principale area di approvvigionamento delle materie prime litiche sfruttate ne sito. Fig Position of the Palù Echen site in the geologic map (Foglio Carta Geologica Italiana n. 36 Schio, 1: ) with evidence of the main provisioning area of the exploited lithic raw materials. collocano dunque presso le immediate vicinanze del sito, in corrispondenza degli affioramenti primari ed i terreni residuali strettamente locali, e lungo i versanti meridionali dell altopiano verso la Valle dell Adige Trasformazione dei supporti e prima interpretazione funzionale del sito I manufatti ritoccati si presentano poco numerosi, raggiungendo circa il 7% del totale dell industria litica. Ai fini dell interpretazione funzionale del sito, risulta interessante constatare la relativa abbondanza degli strumenti rispetto alle armature, che non superano in totale i 30 esemplari (Tab. 4). Queste sono caratterizzate dall associazione di punte a dorso (12), che presentano un elevata variabilità tipologica e dimensionale, frammenti indeterminati di dorso (7), segmenti (4) e bitroncature (4). Tra i supporti selezionati per la confezione di armature prevalgono largamente le lamelle di piena produzione, caratterizzate da bordi regolari e nervature parallele, rispetto alle lamelle laterali parzialmente corticali. Nonostante ciò, l esistenza di un unica catena operativa integrata di tipo lamino-lamellare, è alla base della grande diversità morfologica e dimensionale dei supporti utilizzati e, di conseguenza, delle armature ottenute. Per le punte a dorso, in particolare, è evidente come l applicazione differenziata del ritocco a seconda del supporto selezionato non risulti infatti sufficiente a normalizzarne i parametri metrici e ad uniformarne l aspetto morfologico (Fig. 21). L analisi tecnologica delle armature e dei relativi residui di fabbricazione ha evidenziato l utilizzo della tecnica del microbulino per il confezionamento non solo dei segmenti ma anche delle punte a dorso più piccole; su alcune microlamelle è infatti evidente come l apice sia stato ottenuto attraverso il distacco di un piccolo microbulino, allineando il piquant-triedre all andamento del dorso. Lo scopo dell applicazione di tale tecnica alla fabbricazione di punte a dorso sembra legata ad una estrema semplificazione del processo di confezionamento: utilizzando in modo pressoché esclusivo la percussione su incudine quale modalità di ritocco, questo tipo di soluzione tecnica appare infatti la più adatta per la conformazione dell apice su supporti di piccole dimensioni. L introduzione di questa tecnica nella fabbricazione di armature e geometrici si caratterizza come uno dei tratti distintivi delle ultime società epigravettiane tardoglaciali (Bassetti et al. 2009; Broglio 1992). Allo stesso modo, significativa è anche la presenza di 4 bitroncature, realizzate su supporti di piena produzione tramite l approfondimento progressivo di due troncature opposte e oblique. Nonostante il significato funzionale di questa categoria tecno-tipologica risulti ancora di difficile comprensione, la sua importanza quale marker cronologico-culturale delle società epigravettiane del Dryas recente è

23 Preistoria Alpina, 47 (2013): Fig Industria litica di Palù Echen: bulini (1-2), grattatoi (3-6), becco (7), lamelle/punte a dorso frammentate (8-9); segmenti (10-11); punta a doppio dorso frammentata (12); bitroncature (13-15); microbulini (16-18) (disegni A. Paolillo, K. e M.H. Kompastcher). Fig Palù Echen lithic industry: burins (1-2), end-scrapers (3-6), bec (7), fragmented backed bladelets/points (8-9); segments (10-11); fragmented double backed point (12); bitruncations (13-15); microburins (16-18) (drawings A. Paolillo, K. and M.H. Kompastcher).

24 176 Dalmeri et al. Nuove informazioni dal sito epigravettiano di Palù Echen Fig Distribuzione totale dei prodotti della scheggiatura e posizionamento dei manufatti ritoccati, nuclei e blocchi testati (grafica S. Neri). Fig Total distribution of knapping products and location of the retouched pieces, cores and tested blocs (graphics S. Neri).

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