VESUVIO: STORIA ERUTTIVA E GENESI MINERALOGICA

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "VESUVIO: STORIA ERUTTIVA E GENESI MINERALOGICA"

Transcript

1 1 Napoli 6 dicembre 2004 VESUVIO: STORIA ERUTTIVA E GENESI MINERALOGICA A cura di Ugo Potenza Il gruppo orografico Somma-Vesuvio 1 fa parte del sistema vulcanico compreso tra la Toscana meridionale e il golfo di Napoli. Il vulcanismo di quest area si è manifestato alla fine del terziario e durante tutto il quaternario. Questo complesso vulcanico poggia su una piattaforma di età mesozoica formata da calcari e dolomie spessa circa 490 metri. 1 Foto1 il Vesuvio durante l eruzione del 1944

2 2 Il Somma-Vesuvio è uno strato vulcano, (per strato-vulcano si intende un vulcano formato dalla sovrapposizione di strati di materiale piroclastico e colate di lava) 2, in cui la parte più antica è costituita dallo strato vulcano del Somma e la più recente, invece, che è costituita dal gran cono del Vesuvio, sorto gradatamente nella caldera terminale del Somma, probabilmente, dopo l eruzione del 79 D.C. La valle che raccorda le pareti antiche del Somma con la base del Gran Cono si chiama Valle del Gigante, è lunga circa 5 km, essa è detta Atrio del Cavallo a ovest e Vallo dell Inferno ad est. Il complesso vulcanico Somma-Vesuvio attualmente è alto circa 1276 metri s.l.m. ma molti studiosi ritengono che il Somma-Vesuvio anticamente superasse anche i metri s.l.m. Alcuni studiosi ritengono possibile che le bocche eruttive centrali e laterali del Somma-Vesuvio siano alimentate da due sistemi profondi di spaccature aventi direzioni NO-SE e NE-SO, rispettivamente parallela e perpendicolare alla struttura dell Appennino. Le prime eruzioni di questo vulcano risalgono, probabilmente, a anni fa. I suoi prodotti poggiano sull Ignimbrite Campana che risale, invece, a una delle più catastrofiche eruzioni dei campi flegrei, avvenuta circa anni fa. Alcune trivellazioni di un pozzo profondo in località Trecase, circa metri sotto il livello del mare, hanno rivelato una attività del Somma 2 struttura tipo di un vulcano a strati

3 3 ancora più antica, circa anni fa. L attività eruttiva del Somma si divide in quattro periodi: Somma primitivo; Somma antico; Somma recente; Vesuvio. Geologi e vulcanologi hanno ricostruito la storia del vulcano, grazie allo studio dei suoi prodotti eruttivi, la posizione stratigrafica e le correlazioni con i materiali eruttati dagli altri vulcani campani, utilizzando apparecchiature e metodi sofisticati che rilevano la radioattività nei prodotti eruttati e negli inclusi. La formazione tipo di una caldera secondo Halls: a) Prima dell eruzione: all interno della camera magmatica, si genera una forte pressione interna, dovuta ai gas che non possono fuoriuscire per un tappo all interno del cratere. b) Vinta questa pressione, il magma ricco di gas riempie il condotto vulcanico e fuoriesce formando una colonna pliniana di pomici e cenere alta molti km. Si generano anche fratture verticali. c) A causa dello svuotamento della camera magmatica e delle fratture verticali attorno al cratere, non sostenendo più il peso, il vulcano collassa e genera la caldera c. d) La caldera che si è formata è ricca di detriti piroclastici e di esalazioni fumaroliche. e) Con il tempo, la caldera viene erosa e ne rimane una parte come nel caso del Somma, oppure può essere riempita da acqua e costituire un lago. In passato, molti studiosi ritenevano che la formazione della caldera, fosse avvenuta durante l eruzione del 79 D.C.

4 4 Questa ipotesi è stata confutata, recentemente, da altri studiosi che hanno verificato l assenza di colate laviche sul versante del Somma che guarda Pomigliano d Arco e Ottaviano, già anni fa. Secondo queste teorie più recenti, si può affermare che la caldera si è formata anni fa. LE ERUZIONI DEL VESUVIO Dallo studio stratigrafico dei prodotti eruttivi del Somma-Vesuvio, è stato possibile suddividere l attività eruttiva degli ultimi anni in 9 grandi cicli, separati fra loro da lunghi periodi di quiescenza, documentati dalla presenza di paleosuoli che separano i prodotti piroclastici di ogni ciclo. I primi abitanti della Campania, e coloro che li seguirono, furono testimoni della potenza distruttiva del Vesuvio. Lo testimoniano alcuni manufatti e ossa animali trovati nei sedimenti piroclastici. Il terrore per questo vulcano e per i suoi fenomeni eruttivi, spinse gli antichi abitanti di queste terre a paragonare il Vesuvio a Giove e a costruirgli un tempio. L esistenza di tale opera è dimostrata da una lapide descritta dall archeologo Mommsen: Iovi Vesuvium Sacrum. Le testimonianze dell attività eruttiva del Vesuvio abbracciano 19 secoli, bisogna però puntualizzare che per i primi 16 secoli di storia i documenti sono incompleti e lacunosi. Diversa entità tecnica e storica hanno i documenti che testimoniano le eruzioni del Vesuvio dal 1631 al 1944.

5 5 L ERUZIONE DEL 79 D.C. La prima eruzione del Vesuvio, documentata, risale al 79 D.C. Essa distrusse le città di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti (l odierna Torre Annunziata). Bisogna però dire che i pompeiani vivevano il Vesuvio come un monte ricco di verde, tranquillo e ricoperto di vigneti fino alla cima; i vini prodotti sul Vesuvio erano tra i più buoni e rinomati dell epoca, infatti venivano imbottigliati in anfore di terracotta per essere commerciati nei centri vicini: Apiano (l odierno Fiano) e il Cauda Vulpium (l odierno Coda di Volpe). Il Vesuvio prima e durante l eruzione del 79 D.C. I romani non immaginavano che un Monte tanto ubertoso nascondesse Insidie così gravi e fosse foriero di infiniti lutti. L eruzione del 79 D.C. fu documentata da Plinio il Giovane. Plinio raccontava in una lettera allo scrittore Tacito della morte dello zio. Questo scritto, anche se poco tecnico e incompleto, rappresenta il primo documento di vulcanologia della storia. Anticamente si era all oscuro della potenza

6 6 distruttiva del Vesuvio. Bisogna però citare che Strabone già nel 19 D.C. aveva riconosciuto la natura vulcanica del Vesuvio e sessant anni dopo il suo riconoscimento, doveva averne una conferma tanto clamorosa. Anche Dioro Siculo (contemporaneo di Augusto), riteneva che il Vesuvio fosse tanto pericoloso quanto l Etna, che in quell epoca era attivo come oggi. Un ultima citazione che merita la nostra attenzione è quella di Marco Vitruvio Pollione, il quale diceva di aver visto il Vesuvio vomitare fiamme sulle campagne vicine. In ogni caso, la prima manifestazione endogena, preludio dell eruzione di sedici anni dopo, si ebbe il 5 febbraio del 63 D.C. L eruzione iniziò il 24 agosto del 79 D.C., il ritrovamento di olive fresche nelle case pompeiane fa ritenere anche l inizio dell attività eruttiva il 24 ottobre. L eruzione durò tre giorni: il 26 il giorno si schiarì; Pompei fu ricoperta da sette metri di ceneri e lapilli, Ercolano da uno spessore di fango (lahar) alto dai 15 ai 25 metri; in questa catastrofica eruzione vi persero la vita oltre persone. Recentemente lo studioso H.P. Sheridan, grazie allo studio dei prodotti vulcanici alla base del Somma-Vesuvio e alle informazioni storiche di Plinio il Giovane, ha formulato una teoria che può spiegarsi in questo modo: Durante il periodo di quiescenza del vulcano, il magma aumentava in viscosità e nel contenuto dei volatili per la differenziazione prodotta dal raffreddamento del magma. Il contatto tra il magma e l acqua di falda, di origine meteorica, era impedito dalla presenza di una spessa crosta impermeabile di magma solidificato. Quando la pressione dei gas all interno del condotto superò la resistenza delle rocce sovrastanti avvenne l eruzione. Intanto l improvvisa differenza di pressione tra i gas presenti nel magma e la pressione esterna provocò violentissime esplosioni che culminarono con la formazione di una gigantesca colonna pliniana (che deve il nome a Plinio, il primo a descrivere il fenomeno), alta oltre 17 km. La violenta esplosione ruppe la crosta impermeabile all interno della camera magmatica, ma il contatto tra acqua di

7 7 falda e il magma non poteva ancora avvenire per via della forte pressione dei gas presenti nella camera magmatica. La prima fase terminò con il lancio violento di ceneri, lapilli, scorie e bombe da parte della colonna pliniana; essa non potendo più sostenere il peso di questo materiale per la mancanza della pressione interna dovuta ai gas, cominciò a far ricadere gli stessi seppellendo Pompei, Ercolano e le altre città già citate. Schema dell eruzione del 79 D.C. nella ricostruzione di H.P. Scheridan. 1) Formazione della colonna pliniana ricca di gas, pomici e scorie durante la prima fase dell eruzione del 79 D.C. 2) Esplosione freatomagmatica dovuta al contatto tra il magma, restante nella camera magmatica, e l acqua di falda contenuta nei calcari. Seconda fase dell eruzione del 79 D.C. Seguì, quindi, una forte riduzione della fuoriuscita di magma dalla bocca principale, dovuta allo svuotamento della parte superiore della camera magmatica. Molte persone di Pompei, forse anche saccheggiatori, cessata l eruzione, ritornarono nella città ormai quasi sepolta, ignari di ciò che sarebbe accaduto nel periodo successivo. Infatti per circa dieci ore l acqua di falda che circolava nei calcari, confluì nella camera magmatica in parte vuota; si ebbe una violentissima ripresa dell eruzione. Nella camera si produsse un nuovo aumento di pressione, il vulcano si innalzò e la linea di costa arretrò lungo tutto il golfo. Una nuova nube originatasi da un processo freato-

8 8 magmatico, ricca di gas, vapore d acqua e scorie, discese lungo i versanti del Vesuvio a una velocità estremamente elevata, travolgendo tutto ciò che si trovava davanti. Fu proprio in quest ultima fase che la maggior parte delle persone persero la vita. Quest eruzione provocò disastri anche ai fertilissimi campi coltivati. Quelli che non furono coperti da cenere, persero la loro fertilità a causa delle piogge fortemente acide. L ATTIVITA ERUTTIVA DOPO IL 79 D.C. L attività eruttiva che si svolse tra il 79 D.C. e il 1631 è poco documentata, se ne hanno notizie scarse e poco attendibili; si ritiene che le eruzioni sono state prevalentemente a carattere esplosivo con la presenza di qualche colata lavica, separate da lunghi periodi, talvolta secolari, di inattività. Memorabili sono le eruzioni del 203, a carattere esplosivo e con forti boati sentiti anche a Capua, quella del 472 (conosciuta anche con il nome di eruzione di Pollena) e infine quella del 512. Tutte queste eruzioni furono precedute da terremoti e interessate da un violento lancio di enormi blocchi, di ceneri e da efflussi lavici. Altre eruzioni documentate sono quella del 685 e quella del 787. In quest ultima si formò il caratteristico pino formato da vapori e scorie e la lava che usciva dal cratere, percorse una distanza di 6 miglia. Le eruzioni del X e XI secolo sono poco documentate, così come le successive. L eruzione del 1139 è caratterizzata da una fase stromboliana. Dopo tale attività, il vulcano entrò in completo riposo, riposo che durò fino al 1631, anno nel quale avvenne un altra violentissima esplosione.

9 9 L ERUZIONE DEL 1631 Dopo molti secoli di calma, durante i quali la vegetazione aveva ricoperto tutto il vulcano e l uomo aveva piantato coltivazioni e costruito case fin dentro l Atrio del Cavallo, il Vesuvio si risvegliò. L eruzione del 1631 in un famoso Dipinto di Domenico Gargiulo (Micco Spadaio). l evento viene osservato dal molo grande del porto di Napoli. L eruzione fu famosa per le devastazioni e per i lutti che provocò. La notizie dell evento, descritto in quasi duecento pubblicazioni e stampe, si sparsero per l Europa con rapidità e dovizia di informazioni dando inizio ad una approfondita conoscenza del vulcano e del suo rapporto con il territorio ad esso collegato così densamente popolato. Si inizia anche a raccogliere la serie dei minerali che esso d Tra il luglio e il dicembre del 1631, numerosi terremoti sconvolsero il vulcano. A dicembre dello stesso anno, l acqua cominciò a mancare nei pozzi e di notte gli animali domestici urlavano. La mattina del 16 dicembre del 1631 alcune persone videro una nube attraversare l orlo del cratere. In poche ore

10 10 intorno al vulcano l aria divenne buia. Verso le 11 del mattino, si aprirono grandi spaccature verso la base nord del Gran Cono, le lave fuoriuscirono e invasero l Atrio del Cavallo distruggendo coltivazioni e abitazioni. Il giorno seguente ci furono delle forti scosse sismiche che misero le abitazioni in pericolo, e successivamente la sommità del cono fu devastata da un enorme esplosione. Grossi blocchi vennero lanciati a distanze notevoli. Dopo poche ore una colata di fango discese sul versante ovest del vulcano, distruggendo molti villaggi, e raggiunse il mare. Nello stesso tempo altri terremoti aprirono altre fessure radiali, a ovest e a sud ovest del cratere, dalle quali fuoriuscirono grandi volumi di lava bollente che viaggiarono ad una velocità di 3 km/h. Velocemente furono seppellite Portici ed Ercolano. A testimonianza della violenza dell eruzione del 1631 vi è l immagine di Giovan Battista Passaro. Vero disegno coevo dell incendio della montagna di Somma rappresenta l invio da parte del viceré spagnolo delle galere a soccorso delle popolazioni; esse: Andarono a pigliare li genti rimasti vivi. A mezzogiorno del 17 dicembre a Napoli sembrava notte, a causa della grandissima quantità di cenere presente nell aria. Il 18 dicembre le esplosioni e le colate laviche si arrestarono. Quando si dissiparono le nubi di ceneri, il Vesuvio risultò più basso di 168 metri. L eruzione provocò la morte di abitanti e di animali domestici. Portici, Boscotrecase, Ercolano, Torre Annunziata e Torre del Greco furono distrutte o in parte danneggiate dalle lave.

11 11 Da Perrey. Stato del Monte Vesuvio prima e dopo l incendio del 16 di Dicembre. Altre eruzioni dopo il 1631 furono quelle del 1760, 1794, 1858, 1861 e Ho preferito non dilungarmi troppo su questi eventi eruttivi ma concentrarmi su altri che a mio giudizio sono più importanti: l eruzione del 1906 e infine quella più recente del L ERUZIONE DEL 1906 L eruzione del 1906 fu preannunciata da una lenta colata effusiva e da un attività di vapore nel cratere, che avvennero il 27 maggio del Il 1 aprile 1906 si ebbero lanci di brandelli di lava. L eruzione è divisa in tre fasi. La prima fase iniziò il 4 aprile con l apertura di una frattura radiale, sul fianco sud del vulcano, dalla quale fuoriuscì una colata di lava. Successivamente la frattura si allargò notevolmente facendo fuoriuscire una colata lavica ancora più grande, avente una temperatura di C! Il 7 aprile i fianchi del vulcano si aprirono a 600 metri di altitudine, e fuoriuscirono due fiumi di lava bollente che scendendo arrivarono sino a Boscotrecase. Furono prodotti anche ceneri e proietti che caddero su Ottaviano e S. Giuseppe Vesuviano.

12 12 L enorme massa di prodotti piroclastici espulsi durante l eruzione dell aprile La cenere e la sabbia ricoprirono abbondantemente i paesi delle pendici del vulcano (Archivio fotografico f.lli Carcavallino). La seconda fase iniziò l 8 aprile, e fu soprattutto gassosa. Si innalzò una fontana di lava e gas che raggiunse una altezza di 600 metri. Furono emessi circa km cubi di gas. L ultima fase avvenne nei giorni dal 9 al 22 aprile, fu caratterizzata soprattutto da emissioni di ceneri. Le ceneri che in questi giorni si accumularono sui fianchi, diedero origine nel corso delle piogge ai lahar che danneggiarono fortemente Ottaviano. I danni più gravi sono accreditati maggiormente alla caduta di cenere, che accumulatasi sui tetti delle case, li faceva crollare. I danni provocati dalle colate di lava furono poco importanti. L eruzione causò la distruzione del Cono che si abbassò notevolmente. Altre eruzioni avvenute nel corso degli anni furono quella del 1929, 1933 e l ultima eruzione del 1944 che tratteremo in modo più ampliato.

13 13 Foto dell eruzione del Si noti come il vento che orienta la colonna di ceneri e lapilli sia quello dominante da maestrale. L ERUZIONE DEL 1944 La morfologia del vulcano nel 1944 era diversa da quella attuale: era presente un conetto all interno del cratere da cui sgorgava gas. Si crede che l eruzione sia avvenuta a causa del crollo di questo conetto, che ostruì il condotto non permettendo più l uscita di gas. Il 1 marzo 1944 ci fu, osservato sui sismografi, un aumento degli shock spasmodici dovuti all apertura di una faglia nel bacino magmatico. Il 18 marzo l attività sismica aumentò notevolmente. Poche ore dopo, il camino si aprì con forti esplosioni a cui successero colate di lava. Le lave fuse tracimarono dal cratere e si riversarono sul fondo dell Atrio del Cavallo. Il 21 marzo, la lava dall Atrio del Cavallo discese lungo le pendici del Vesuvio distruggendo le cittadine di Massa e S. Sebastiano. L attività di questa eruzione può essere divisa in quattro fasi. La prima fase dell eruzione ebbe inizio alle ore 16 del 18 marzo e terminò alle 17 del 21 marzo.

14 14 La seconda fase, detta delle fontane laviche, terminò alle ore 12 del 22 marzo. Questa fase fu caratterizzata dal lancio di proietti che raggiunsero anche altezze di 1 km, furono distinte otto fontane. A causa dei venti prevalenti, che spingevano le colate verso sud-est, le stesse raggiunsero le città di Angri e di Pagani. La terza fase, detta anche delle esplosioni miste, fu interessata da proietti che lanciarono grandi quantità di ceneri anche a notevoli distanze dal centro di emissione, le ceneri arrivarono anche in Albania. La fase terminò alle ore 14 del 23 marzo. La quarta fase detta anche sismo-esplosiva è formata da un misto di crisi sismiche e attività esplosiva. L eruzione del 1944 terminò il 29 di marzo di quell anno. L attività eruttiva del Somma-Vesuvio, nel tempo, ha generato un gran numero di specie mineralogiche, che analizzerò nei minimi particolari. Cartolina degli anni trenta in cui si nota ancora il conetto che emette vapori. Il conetto si distruggerà durante l eruzione del LA GENESI MINERALOGICA

15 15 Lo studio della mineralogia vesuviana è relativamente recente, avendo inizio in un arco di tempo di circa tre secoli, grazie all apporto di tecnici e studiosi come Ferber, Thomson e Zambonini. Però è necessaria un introduzione sui vari modi della genesi e della formazione mineralogica, prima di trattare in modo più ampliato le varie specie mineralogiche vesuviane. La formazione dei minerali avviene grazie a processi fisici, chimici e termodinamici. Le ricerche sullo sviluppo dei minerali, cercano di rapportare questi processi con alcuni fattori geologici che esercitano un influenza sul loro sviluppo. Per lo studio sulla genesi mineralogica sono due i percorsi che si seguono: Il primo cerca di stabilire i rapporti che un minerale instaura con gli altri (paragenesi), e di risalire alle sue condizioni di formazione con l ausilio delle proprietà chimiche e fisiche del minerale stesso; il secondo si basa su dati che si ricavano da studi eseguiti in laboratorio, dove si mira a ottenere le condizioni della genesi del minerale prossime a quelle naturali. La formazione di un minerale avviene raramente grazie ad un solo processo, spesso capita che il minerale, dopo la sua formazione, venga alterato o addirittura trasformato in un minerale totalmente diverso da quello iniziale. In natura esistono vari tipi di minerale, ben tre: di origine eruttiva, metamorfica e sedimentaria. Quelli che a noi interessano particolarmente sono i minerali di origine eruttiva. I minerali di origine eruttiva si formano grazie al raffreddamento di una massa fusa ad alta temperatura presente sopra la crosta terrestre o in profondità. I minerali di origine metamorfica derivano, invece, dalla trasformazione di rocce ignee, sedimentarie o metamorfiche, grazie a processi termici e dinamici che ne hanno alterato l iniziale struttura e composizione mineralogica. Come già accennato prima, i minerali eruttivi si originano dal consolidamento di una massa fusa ad alta temperatura. Durante il

16 16 consolidamento, distinguiamo: Un periodo magmatico, nel quale si separano i minerali poco solubili per cristallizzazione; un periodo pneumatoliticopegmatitico, durante il quale le porzioni magmatiche residue, ancora fuse e ricche in agenti mineralizzatori, cristallizzano entro la roccia stessa o in quelle circostanti, originando le pegmatiti, formate da grossi cristalli. Il periodo di formazione delle pegmatiti è accompagnato da un intenso sviluppo di gas disciolti, che reagendo con le rocce vicine, generano i minerali pneumatolitici; infine vi è un periodo idrotermale dove le soluzioni acquose, ancora calde, rimaste in circolazione, penetrano nelle fessure e nelle spaccature della roccia provocando la cristallizzazione e il deposito dei componenti disciolti o reagiscono con i minerali delle rocce già presenti. Il processo idrotermale è fortemente condizionato da due componenti, temperatura e pressione. Si può dunque affermare che durante il raffreddamento del magma nella camera magmatica, si separano prima gli ossidi metallici e i minerali poveri in silice, successivamente i minerali più ricchi in SiO2. I cristalli che si formano per primi, conservano, in genere, il loro abito cristallino e vengono detti idiomorfi; i minerali che si formano per ultimi, che occupano gli spazi rimasti vuoti, sono detti allotriomorfi. Tra i silicati, quelli che si generano per primi sono: A) i minerali di olivina o quelli che hanno un rapporto tra Si e O = 1 : 4; B) seguono i pirosseni e gli anfiboli che hanno un rapporto tra Si e O = 1 : 3 fino a 4 : 11; C) le miche hanno un rapporto tra S e O pari a 2 : 5; D) i feldspati hanno rapporto tra Si + Al : O = 1 : 2; E) infine il quarzo ha un rapporto Si : O = 1 : 2. Nella cristallizzazione dei silicati, si nota inizialmente la genesi dei silicati con gruppi isolati di SiO4 (nesosilicati), successivamente la formazione dei silicati con tetraedri SiO4 riuniti in gruppi uni - bi - e tridimensionali: Come già accennato, durante il raffreddamento del magma, cominciano a formarsi i gruppi isolati di SiO4; in seguito, poiché gli ioni ossigeno presenti nel magma non sono in numero sufficiente per saturare

17 17 tutti gli ioni silicio e formare tetraedri isolati di SiO4, si realizza un risparmio di ioni ossigeno disponibili. Questo risparmio avviene quando uno ione ossigeno di un tetraedro SiO4 si mette in comune con due tetraedri vicini - formazione dei silicati con gruppi di tetraedri SiO4 con catene aperte (inosilicati) o chiuse (fillosilicati) - o meglio, quando lo ione ossigeno di un tetraedro SiO4, si lega con altri tetraedri SiO4 vicini (formazione di tectosilicati). Formazione dei silicati. In questa figura si nota bene la struttura dell anione SiO4 e delle catene che esso può costituire. Nesosilicati, inosilicati, fillosilicati e tectosilicati. Se consideriamo che i tetraedri isolati di SiO4 hanno il numero massimo di valenze libere, si spiega perché essi tendono a combinarsi con cationi aventi piccole dimensioni o grande carica, formando i minerali di olivina. Successivamente, col procedere del raffreddamento, si rendono stabili anche gli aggregati di tetraedri di SiO4 che saturano le loro valenze libere con cationi a piccolo raggio o con altri aventi grande carica (Ca++, Na+, K+) ancora presenti nel magma.

18 18 Il quarzo si genera quando, per la mancanza di ioni metallici, la saturazione delle valenze del silicio viene effettuata esclusivamente dall ossigeno. Questo processo chimico segue le regole di V. M. Goldschmidt : 1) Se due ioni hanno raggio ionico simile e stessa carica, essi entrano con uguale facilità in un dato reticolo cristallino. 2) Se due ioni hanno raggio ionico simile e differente carica, lo ione con la carica più alta entra con maggiore facilità in un dato reticolo cristallino. 3) Se due ioni hanno raggio ionico differente e carica simile, lo ione con il raggio minore entra con maggior facilità in un dato reticolo cristallino; La formazione di rocce e minerali, come detto, avviene per cristallizzazione frazionata di una massa fusa ad alta temperatura; però, può capitare che da un magma si separano porzioni diverse, che raffreddandosi, generano rocce con differente composizione cristallina. Questo processo viene chiamato di differenziazione magmatica. Alcuni petrografi hanno considerato che la differenziazione possa avvenire per smescolamento: considerando che un magma possa essere formato dalla mescolanza di porzioni diverse più o meno solubili l una nell altra. Ad esempio consideriamo la miscibilità di due liquidi come acqua e fenolo, essi danno soluzioni a temperature superiori ai 68 C, mentre i due liquidi per temperature inferiori ai 68 C, si separano. Analogamente si ipotizza che nel magma, prima della cristallizzazione, raggiunta una

19 19 determinata temperatura, si abbia una separazione tra due o più porzioni di magma non miscibili tra loro, che solidificandosi danno rocce con differente composizione mineralogica. Un altra causa di differenziazione, può essere la diversa temperatura esistente tra le parti periferiche più fredde e quelle centrali più calde di una massa magmatica. Avviene la migrazione, seppur lenta, dei cristalli formatisi per primi verso le parti più fredde. Questo fenomeno si indica con il nome di differenziazione termica. Infine, il processo di differenziazione magmatica, può avvenire per gastransfer. I gas contenuti nella massa magmatica, possono trasportare da una parte all altra gli elementi più volatili oppure possono asportarli tutti o in parte quando, per la diminuzione di pressione, essi si liberano dal magma. GIACIMENTI MINERARI Le rocce che si generano dal consolidamento magmatico, costituiscono i giacimenti generali di minerali che lo compongono, giacimenti dai quali non è possibile sempre uno sfruttamento economicamente utile. Quando nei giacimenti, l accumulo dei minerali utili è tale che essi possono essere estratti in maniera economicamente vantaggiosa, siamo in presenza di giacimenti speciali. I giacimenti si suddividono ancora in giacimenti singenetici, se il minerale in questione si forma contemporaneamente ai minerali della roccia, oppure epigenetici se il minerale in questione si genera successivamente ai minerali della roccia. Si distinguono giacimenti intrusivi e giacimenti effusivi. I giacimenti intrusivi si dividono in magmatici, pneumatolitico-pegmatitico e idrotermale; quelli effusivi si dividono in effusivi idrotermale e di esalazione. a) I giacimenti magmatici, si dividono rispettivamente in giacimenti di segregazione e di concentrazione magmatica. Al primo tipo appartengono

20 20 quei giacimenti che hanno il minerale utile distribuito omogeneamente in tutta la massa della roccia; al secondo tipo appartengono quei minerali che si sono concentrati in particolari punti della roccia. Nel consolidamento dei magmi basici si separano prima i minerali sono i metalli del gruppo del platino, della magnetite, della ilmenite, della cromite, ecc.; l esperto, dunque, ricerca tra le rocce derivate da questi magmi, i giacimenti contenenti questi minerali. Tra i minerali di segregazione magmatica sono da ricordare quelli della cromite, nelle rocce basiche (peridotiti, duniti, lherzoliti, ecc.,); essi si rinvengono sotto forma di lenti, chiazze irregolari nelle rocce o zonature nelle parti centrali della massa eruttiva. Tra i giacimenti di questo tipo più noti, sono quelli di Selukwe (Rodesia), e quelli della California, dell Oregon e del Montana (Stati Uniti). Sempre nelle rocce basiche connessi con i giacimenti di cromite, troviamo quelli di platino (duniti, peridotiti). In Sud Africa si trovano notevoli concentrazioni da 30 g/ton sino ad un massimo di 200 g/ton; tali giacimenti consentono un estrazione particolarmente redditizia. Anche i giacimenti di diamante sono importanti, essi si trovano in cavità imbutiformi artificiali di diametro notevole, i più famosi sono quelli del Kimberly e del Africa Meridionale. Giacimenti di concentrazione magmatica sono quelli di pirrotina nichelifera e platinifera (Canada, Norvegia), anche i giacimenti di magnetite in Svezia sono molto noti. b) Dopo un primo processo di cristallizzazione del magma, rimangono, nello stesso, porzioni residue ricche di elementi volatili come Li, Be, Zr, B, Hf, Th, U, ecc.., che a causa del loro raggio ionico non sono andati a costituire i minerali primi prodotti nella cristallizzazione. Grazie ai volatili, queste porzioni residue di magma sono molto fluide e sottoposte a elevate pressioni; ciò permette ai residui magmatici di infiltrarsi con facilità nelle fratture e nelle spaccature della roccia già consolidata, formando i filoni pegmatitici. In tali pegmatiti, formatesi a temperature tra i 500 e i 700 C, i minerali solitamente contengono F, OH e Cl. La formazione dei filoni pegmatitici è un fenomeno che accompagna la formazione di rocce derivanti da magmi acidi del tipo

21 21 granitico e sienitico. In base ai minerali ricavabili economicamente dalle pegmatiti, si distinguono: pegmatiti a feldspato, con grossi cristalli di ortoclasio e quarzo; micacee a muscovite; ad apatite, cassiterite, corindone e spinello. Quando l azione mineralizzante è stata provocata da sostanze gassose del residuo magmatico, si hanno le formazioni pneumatolitiche, strettamente connesse alle pegmatiti, che possono aver riempito spaccature della roccia incassante, qualora hanno giacitura filoniana. In queste sostanze gassose, oltre all acqua sono presenti anche cloruri e fluoruri metallici che, trovandosi in ambienti a temperatura relativamente bassa, si depositano o reagiscono con i minerali e le rocce con le quali vengono a contatto, depositando minerali insolubili ricchi in B, OH, Cl, Li, ecc.. Da un convoglio gassoso contenente fluoruri di stagno e di silicio facilmente volatili, si possono separare cassiterite e quarzo: SnF4 + 2H2O = SnO2 (cassiterite) + 4HF SiF4 + 2H2O = SiO2 (quarzo) + 4HF Tra i giacimenti pneumatolitici più famosi, connessi con le rocce granitiche, ricordiamo le formazioni filoniane stannifere, che si sono formate probabilmente secondo lo schema cui si è accennato, e nelle quali la cassiterite si trova in paragenesi con quarzo, topazio, fluorite e miche latinifere. Questi giacimenti si trovano in Cornovaglia, nel Siam, nell Africa Meridionale. Formazioni pneumatolitiche più basiche, si caratterizzano per la presenza di tormalina, quarzo aurifero (Appalachi), magnetite (Vosgi), rame (Giappone). c) Il periodo idrotermale inizia quando la temperatura dei residui magmatici scende al disotto della temperatura critica dell acqua (. Si generano così soluzioni acquose, molto diluite, che circolando nelle fenditure delle rocce, depositano i sali disciolti in forme filoniane o reagiscono provocando la formazione di giacimenti idrotermali di sostituzione o di impregnazione. L attività, il potere solvente e la ricchezza in sali delle

I MINERALI DELLA CROSTA TERRESTRE

I MINERALI DELLA CROSTA TERRESTRE I MINERALI DELLA CROSTA TERRESTRE Sono solidi cristallini, di origine inorganica, caratterizzati da una precisa formula chimica. Una sostanza è un minerale se: si presenta come solido cristallino, cioè

Dettagli

Capitolo 3 I minerali delle rocce: riconoscimento, proprietà tecniche, utilizzi

Capitolo 3 I minerali delle rocce: riconoscimento, proprietà tecniche, utilizzi Capitolo 3 I minerali delle rocce: riconoscimento, proprietà tecniche, utilizzi Minerali: sostanze naturali, solide, con una composizione chimica definita ed una struttura cristallina (impalcatura di ioni

Dettagli

I MATERIALI DELLA LITOSFERA: I MINERALI E LE ROCCE

I MATERIALI DELLA LITOSFERA: I MINERALI E LE ROCCE I MATERIALI DELLA LITOSFERA: I MINERALI E LE ROCCE Dagli atomi alle rocce I materiali di cui è fatta la crosta terrestre si sono formati a partire dai differenti tipi di atomi, circa una novantina, ricevuti

Dettagli

LA FRAZIONE SOLIDA INORGANICA

LA FRAZIONE SOLIDA INORGANICA LA FRAZIONE SOLIDA INORGANICA ROCCE MINERALI Classe Alogenuri Solfati Solfuri Ossidi ed idrossidi (Al, Fe, Mn, Ti) Carbonati Nitrati Fosfati Silicati (fillosilicati) Minerale Cloruro di sodio Gesso Pirite

Dettagli

I MINERALI. Appunti di geografia per gli studenti delle sezioni C e D a cura della prof.ssa A.Pulvirenti.

I MINERALI. Appunti di geografia per gli studenti delle sezioni C e D a cura della prof.ssa A.Pulvirenti. I MINERALI Appunti di geografia per gli studenti delle sezioni C e D a cura della prof.ssa A.Pulvirenti. Le immagini presenti in questo file sono state reperite in rete o modificate da testi cartacei e

Dettagli

Struttura interna della terra

Struttura interna della terra Struttura interna della terra Silicati di alluminio ferro e magnesio Silicati di ferro e magnesio Ferro e nichel 2 Crosta continentale Silicati di alluminio Rocce leggere Basalti di ferro e magnesio Rocce

Dettagli

I minerali. Alunno: Astarita Vittorio - Classe: 1 a E. Durezza (scala di Mohs) 7,5-8 Verde, azzurro, giallo, rosa, rosso, arancio, incolore, blu

I minerali. Alunno: Astarita Vittorio - Classe: 1 a E. Durezza (scala di Mohs) 7,5-8 Verde, azzurro, giallo, rosa, rosso, arancio, incolore, blu I minerali Alunno: Astarita Vittorio - Classe: 1 a E N. Nome minerale 1 Classe mineralogica Quarzo Silicati SiO 2 Composizione chimica Abito cristallino Prismatico esagonale Durezza (scala di Mohs) Colore

Dettagli

Le rocce ignee: prodotto del magma terrestre

Le rocce ignee: prodotto del magma terrestre Le rocce ignee: prodotto del magma terrestre Introduzione: che cos è una roccia ignea? Le rocce ignee sono molto varie. Alcune contengono dei cristalli abbastanza grandi. Altre contengono cristalli così

Dettagli

Durezza è la resistenza che ha un minerale nell'opporsi alla scalfittura. utilizzata la scala di Mohs.

Durezza è la resistenza che ha un minerale nell'opporsi alla scalfittura. utilizzata la scala di Mohs. PROPRIETA FISICHE DEI MINERALI Densità g/cm 3 Durezza è la resistenza che ha un minerale nell'opporsi alla scalfittura. utilizzata la scala di Mohs. Sfaldatura: proprietà di rompersi più facilmente lungo

Dettagli

Un minerale è un corpo solido che si trova allo stato naturale, formatosi tramite un processo inorganico. Si conoscono più di 3.500 specie.

Un minerale è un corpo solido che si trova allo stato naturale, formatosi tramite un processo inorganico. Si conoscono più di 3.500 specie. minerali Un minerale è un corpo solido che si trova allo stato naturale, formatosi tramite un processo inorganico. Si conoscono più di 3.500 specie. quarzo rosa aragonite Caratteristiche di un minerale:

Dettagli

Dal documentario di Piero e Alberto Angela

Dal documentario di Piero e Alberto Angela Dal documentario di Piero e Alberto Angela Elaborato di Mattia C, Margherita e Marco. 1B Pompei e le altre città Pompei fu fondata intorno all VIII secolo a.c. dagli Oschi che si insediarono, distinti

Dettagli

Un altro vulcano con un LAGO di LAVA all interno del cratere è l EREBUS situato in Antartide sull isola di Ross.

Un altro vulcano con un LAGO di LAVA all interno del cratere è l EREBUS situato in Antartide sull isola di Ross. Un altro vulcano con un LAGO di LAVA all interno del cratere è l EREBUS situato in Antartide sull isola di Ross. Un SUPER VULCANO si nasconde non solo sotto i CAMPI FLEGREI ma anche sotto il meraviglioso

Dettagli

Cap. 10 I minerali. Fig.1. Fig. 3. Fig. 4. Fig. 5. Fig. 6. Fig. 7. Dollaro di marcasite fossile

Cap. 10 I minerali. Fig.1. Fig. 3. Fig. 4. Fig. 5. Fig. 6. Fig. 7. Dollaro di marcasite fossile Cap. 10 I minerali 10.1 La crosta terrestre La crosta terrestre è la copertura rocciosa più superficiale della Terra, è relativamente sottile con uno spessore che varia dai 5 Km, nei fondali oceanici,

Dettagli

Corso di aggiornamento su rocce, minerali e fossili della Regione Marche

Corso di aggiornamento su rocce, minerali e fossili della Regione Marche Corso di aggiornamento su rocce, minerali e fossili della Regione Marche Progetto ISS Fermo, 23 Maggio 2011 Prof Pierluigi Stroppa Oro nativo Malachite Rosa del deserto Un minerale è una sostanza naturale

Dettagli

LE MINERALIZZAZIONI SECONDARIE NELLA GROTTA DEL FUMO (ERUZIONE ETNEA DEL 1991/93)

LE MINERALIZZAZIONI SECONDARIE NELLA GROTTA DEL FUMO (ERUZIONE ETNEA DEL 1991/93) LE MINERALIZZAZIONI SECONDARIE NELLA GROTTA DEL FUMO (ERUZIONE ETNEA DEL 1991/93) Antonio Marino Centro Speleologico Etneo, via Cagliari 15-95127 Catania, Italia Riassunto La Grotta del Fumo, parte iniziale

Dettagli

Rocce metamorfiche Metamorfismo:

Rocce metamorfiche Metamorfismo: Rocce metamorfiche Metamorfismo: variazione mineralogica e strutturale delle rocce allo stato solido in risposta a condizioni chimiche e fisiche differenti da quelle in cui si è formata la roccia originaria.

Dettagli

ORIGINE DELLE ROCCE Magmatiche o ignee sedimentarie metamorfiche

ORIGINE DELLE ROCCE Magmatiche o ignee sedimentarie metamorfiche Prof. Carlo Carrisi ORIGINE DELLE ROCCE In base al processo di formazione le rocce, si possono classificare a seconda della loro origine in tre tipi: Magmatiche o ignee caratterizzate dalla presenza iniziale

Dettagli

La Geotermia in Italia

La Geotermia in Italia La geotermia: una nuova ricchezza per l Italia L Italia rappresenta una zona straordinaria dal punto geologico e vulcanologico, per la presenza della crosta terrestre più sottile e perché al di sotto di

Dettagli

TRAVERTINI SCALA DI MOHS

TRAVERTINI SCALA DI MOHS La nomenclatura commerciale dei lapidei: Per tradizione 4 categorie, codificate dalla norma UNI 8458/1983 MARMI PIETRE GRANITI TRAVERTINI materiali lucidabili materiali NON lucidabili La linea di demarcazione

Dettagli

Escursione interdisciplinare 16-21 sett. 2002. BANFI GABRIELE mat.609876

Escursione interdisciplinare 16-21 sett. 2002. BANFI GABRIELE mat.609876 Dinamica del territorio ed evoluzione recente del paesaggio in un transetto attraverso l Appennino Centro-Meridionale:Bacino di Rieti, Sarno, Vesuvio e Campi Flegrei Escursione interdisciplinare 16-21

Dettagli

Le forze della Terra

Le forze della Terra Nella terra e nello spazio Le forze della Terra Noi viviamo sulla crosta terrestre, qui si trovano le città, le strade, i campi coltivati. Gran parte della crosta però è ricoperta dai mari. Sotto i mari

Dettagli

Anno Accademico 2010-2011. Appunti dalle lezioni del Corso Libero di. GEOLOGIA E GEOMORFOLOGIA a cura della dott.ssa Maria Antonia Pulina

Anno Accademico 2010-2011. Appunti dalle lezioni del Corso Libero di. GEOLOGIA E GEOMORFOLOGIA a cura della dott.ssa Maria Antonia Pulina Anno Accademico 2010-2011 Appunti dalle lezioni del Corso Libero di GEOLOGIA E GEOMORFOLOGIA a cura della dott.ssa Maria Antonia Pulina I Parte : GEOLOGIA Struttura interna della Terra I minerali I processi

Dettagli

Pompei. Eruzione 24 Agosto 79 d.c.

Pompei. Eruzione 24 Agosto 79 d.c. Pompei Eruzione 24 Agosto 79 d.c. Pompei si snoda sotto l ombra del monte Vesuvio. Il vulcano è oramai inattivo da 1500 anni e la gente non sa nemmeno che si tratta di un vulcano. Il 24 Agosto del 79 d.c.

Dettagli

CICLO GEOLOGICO E CIBO LA CROSTA TERRESTRE E LE ROCCE. Vincenzino Siani

CICLO GEOLOGICO E CIBO LA CROSTA TERRESTRE E LE ROCCE. Vincenzino Siani CICLO GEOLOGICO E CIBO LA CROSTA TERRESTRE E LE ROCCE Vincenzino Siani ricevuto il 15 giugno 2007 CICLO GEOLOGICO E CIBO LA CROSTA TERRESTRE E LE ROCCE Vincenzino Siani La crosta terrestre è la parte più

Dettagli

29/09/2014 2. LAVORAZIONE DEI BLOCCHI DI PIETRA. Lavorazione dei blocchi e delle lastre di marmo

29/09/2014 2. LAVORAZIONE DEI BLOCCHI DI PIETRA. Lavorazione dei blocchi e delle lastre di marmo 2. LAVORAZIONE DEI BLOCCHI DI PIETRA Lavorazione dei blocchi e delle lastre di marmo 1 2. LAVORAZIONE DEI BLOCCHI DI PIETRA Lavorazione dei blocchi e delle lastre di marmo 2. LAVORAZIONE DEI BLOCCHI DI

Dettagli

SEZIONE ESPOSITIVA 1: I MINERALI DELLE SOLFARE SICILIANE

SEZIONE ESPOSITIVA 1: I MINERALI DELLE SOLFARE SICILIANE SEZIONE ESPOSITIVA 1: I MINERALI DELLE SOLFARE SICILIANE In Sicilia nelle province di Caltanissetta, Agrigento, Enna (Sicilia Centrale) sono presenti grandi depositi di zolfo ( solfare ) che furono la

Dettagli

Home > Comunicazione > Dossier. Dossier. Aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio

Home > Comunicazione > Dossier. Dossier. Aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_dossier.wp?contentid=dos37087 Page 1 of 2 Home > Comunicazione > Dossier Dossier Aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio Introduzione

Dettagli

1. Talco (più tenero) 2. Gesso 3. Calcite 4. Fluorite 5. Apatite 6. Ortoclasio 7. Quarzo 8. Topazio 9. Corindone 10. Diamante (più duro)

1. Talco (più tenero) 2. Gesso 3. Calcite 4. Fluorite 5. Apatite 6. Ortoclasio 7. Quarzo 8. Topazio 9. Corindone 10. Diamante (più duro) 1. Lo stato solido Lo stato solido è uno stato condensato della materia; le particelle (che possono essere presenti come atomi, ioni o molecole) occupano posizioni fisse e la loro libertà di movimento

Dettagli

Scenari Eruttivi e Livelli di Allerta per il Vesuvio

Scenari Eruttivi e Livelli di Allerta per il Vesuvio DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE COMMISSIONE NAZIONALE INCARICATA DI PROVVEDERE ALL AGGIORNAMENTO DEI PIANI DI EMERGENZA DELL AREA VESUVIANA E FLEGREA PER IL RISCHIO VULCANICO Scenari Eruttivi e Livelli

Dettagli

1. Un elemento Ä formato da particelle indivisibili chiamate atomi. 2. Gli atomi di uno specifico elemento hanno proprietå identiche. 3.

1. Un elemento Ä formato da particelle indivisibili chiamate atomi. 2. Gli atomi di uno specifico elemento hanno proprietå identiche. 3. Atomi e molecole Ipotesi di Dalton (primi dell 800) 1. Un elemento Ä formato da particelle indivisibili chiamate atomi. 2. Gli atomi di uno specifico elemento hanno proprietå identiche. 3. Gli atomi dei

Dettagli

A causa della tecnica di stampa i colori delle riproduzioni dei rivestimenti per pavimenti possono variare rispetto a quelli reali.

A causa della tecnica di stampa i colori delle riproduzioni dei rivestimenti per pavimenti possono variare rispetto a quelli reali. CLASSEN Gruppe Werner-von-Siemens-Straße 18 20 D-56759 Kaisersesch Tel.: +49 (0) 2653 9800 Fax: +49 (0) 2653 980299 Internet: www.classen.de E-Mail: info@classen.de A causa della tecnica di stampa i colori

Dettagli

CLASSIFICAZIONE DEI MATERIALI

CLASSIFICAZIONE DEI MATERIALI I MATERIALI La tecnologia è quella scienza che studia: i materiali la loro composizione le loro caratteristiche le lavorazioni necessarie e le trasformazioni che possono subire e il loro impiego. I materiali

Dettagli

ROCCE METAMORFICHE. Sono rocce che si formano per trasformazione di rocce pre-esistenti a causa di variazioni di temperatura e pressione.

ROCCE METAMORFICHE. Sono rocce che si formano per trasformazione di rocce pre-esistenti a causa di variazioni di temperatura e pressione. ROCCE METAMORFICHE Sono rocce che si formano per trasformazione di rocce pre-esistenti a causa di variazioni di temperatura e pressione. Protolite = la roccia pre-esistente. Metamorfismo è un processo

Dettagli

PREPARAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEI VETRI COLORATI

PREPARAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEI VETRI COLORATI PREPARAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEI VETRI COLORATI Cos è un vetro? COS È UN VETRO? SOLIDO? LIQUIDO? ALTRO? GLI STATI DELLA MATERIA Volume specifico Liquido Vetro Tg CAMBIAMENTO DI VOLUME Tf Tf =TEMPERATURA

Dettagli

WWW.SCUBIMONDO.ORG MONTAGNE...SPECIALI! Osserva queste immagini. Etna in Eruzione in Sicilia. Il Vesuvio domina il Golfo di Napoli

WWW.SCUBIMONDO.ORG MONTAGNE...SPECIALI! Osserva queste immagini. Etna in Eruzione in Sicilia. Il Vesuvio domina il Golfo di Napoli MONTAGNE...SPECIALI! Osserva queste immagini. Etna in Eruzione in Sicilia Il Vesuvio domina il Golfo di Napoli I VULCANI Nelle parti più profonde della Terra c è molto caldo. Qui la roccia è fusa o quasi

Dettagli

UNA PASSEGGIATA PER IL CENTRO STORICO

UNA PASSEGGIATA PER IL CENTRO STORICO UNA PASSEGGIATA PER IL CENTRO STORICO La valle del fiume Tevere La città di Roma corrisponde ad una valle compresa tra il distretto vulcanico Sabatino a Nord Ovest ed il distretto vulcanico dei colli Albani

Dettagli

Struttura e geometria cristallina

Struttura e geometria cristallina Struttura e geometria cristallina Descrizione macroscopica e microscopica Nello studio delle proprietà fisiche della materia è utile distinguere tra descrizione microscopica e descrizione macroscopica

Dettagli

Corso di aggiornamento per insegnanti LE ROCCE RACCONTANO. I minerali 09 ottobre 2009

Corso di aggiornamento per insegnanti LE ROCCE RACCONTANO. I minerali 09 ottobre 2009 Corso di aggiornamento per insegnanti LE ROCCE RACCONTANO I minerali 09 ottobre 2009 Elisabetta Demattio Responsabile attività educative Museo Geologico delle Dolomiti - Predazzo 1 I MINERALI Museo Geologico

Dettagli

EISRIESENWELT Scienza

EISRIESENWELT Scienza EISRIESENWELT Scienza 1. Come si è formata la grotta Eisriesenwelt La maggioranza delle grotte presenti nella regione alpina si trovano nelle montagne calcaree, a differenza delle grotte formatesi tramite

Dettagli

ITINERARIO ARCHEOLOGICO-NATURALE

ITINERARIO ARCHEOLOGICO-NATURALE ITINERARIO ARCHEOLOGICO-NATURALE Parco Nazionale del Vesuvio Scavi di Ercolano Gran Cono Il Vesuvio dal Granatello Visita al Museo dell Osservatorio Nazionale del Vesuvio Creator Vesevo Visita al Cratere

Dettagli

LEGHE FERRO - CARBONIO

LEGHE FERRO - CARBONIO LEGHE FERRO - CARBONIO Le leghe binarie ferro-carbonio comprendono gli acciai ordinari e le ghise. Come già studiato gli acciai hanno percentuale di carbonio tra 0,008 e 2,06, le ghise tra 2,06 e 6,67.

Dettagli

NOTIZIARIO GRUPPO MINERALOGICO "AUSER" CECINA (LI)

NOTIZIARIO GRUPPO MINERALOGICO AUSER CECINA (LI) NOTIZIARIO GRUPPO MINERALOGICO "AUSER" CECINA (LI) Pozzo d'estrazione miniera di Cinabro Cerreto Piano (Gr) (Novembre 1993) (Foto Massimo Guarguagli) Anno 1 - n 0 (Aprile/Giugno 2004) II Edizione Gruppo

Dettagli

Sassi, rocce e minerali

Sassi, rocce e minerali SCIENZE La Terra Osservare i sassi, studiarne la forma, il colore, la durezza, la texture significa entrare in relazione con la storia della Terra: i sassi portano con loro la memoria e i segni del tempo.

Dettagli

Val Lena, versante Sud del Monte Colombè e cima Barbignaga

Val Lena, versante Sud del Monte Colombè e cima Barbignaga Di Giancarlo Val Lena, versante Sud del Monte Colombè e cima Barbignaga Breve inquadramento geologico Tutta l area oggetto della presente relazione è costituita da un ripido pendio che da quote attorno

Dettagli

R E L A Z I O N E PREMESSA

R E L A Z I O N E PREMESSA R E L A Z I O N E Desidero, innanzitutto, ringraziare il Presidente e la Commissione tutta per avermi dato l opportunità di riferire in merito al rischio connesso con i Vulcani campani, inclusi quelli

Dettagli

Conoscere e studiare l Italia Piccola guida per studenti stranieri

Conoscere e studiare l Italia Piccola guida per studenti stranieri Franca Marchesi Conoscere e studiare l Italia Piccola guida per studenti stranieri Franca Marchesi Conoscere e studiare l Italia Piccola guida per studenti stranieri È vietata la riproduzione, anche parziale,

Dettagli

Modello di caratterizzazione tipologica a scala nazionale

Modello di caratterizzazione tipologica a scala nazionale NAPOLI 1 Percentuale edifici in muratura 48% 2 Materiali: Tipi Tufo giallo campano: se ne distinguono due qualità: quello stratificato, caratterizzato da una grande quantità di pomici e scorie, poco usato

Dettagli

ITG A. POZZO LICEO TECNOLOGICO MORFOLOGIA FLUVIALE. INDIRIZZO: Costruzioni, Ambiente, Territorio - opzione B GEOLOGIA E TERRITORIO

ITG A. POZZO LICEO TECNOLOGICO MORFOLOGIA FLUVIALE. INDIRIZZO: Costruzioni, Ambiente, Territorio - opzione B GEOLOGIA E TERRITORIO ITG A. POZZO LICEO TECNOLOGICO MORFOLOGIA FLUVIALE INDIRIZZO: Costruzioni, Ambiente, Territorio - opzione B GEOLOGIA E TERRITORIO Classe 4^ - 3 ore settimanali Schede a cura del prof. Romano Oss Come tutti

Dettagli

AZIENDE E MATERIALI DEL DISTRETTO

AZIENDE E MATERIALI DEL DISTRETTO DOCUMENTO TECNICO N 1/2009 AZIENDE E MATERIALI DEL DISTRETTO PREMESSA Con la costituzione del Coordinamento del Distretto del porfido e della pietra trentina si è attivato il coordinamento del settore

Dettagli

Idratazione dei singoli composti del clinker

Idratazione dei singoli composti del clinker Idratazione dei singoli composti del clinker il clinker finemente macinato reagisce con acqua formando prodotti di idratazione con proprietà leganti che conferiscono resistenza meccanica all impasto indurito

Dettagli

Il rischio vulcanico

Il rischio vulcanico Il rischio vulcanico Lic. Scientifico A. Meucci Aprilia Sesta parte Prof. Rolando Neri 2 Alcuni eventi pericolosi nell attività di un vulcano. (Rielaborato da Press e Siever). Il loro verificarsi può provocare

Dettagli

La geologia nella pratica edilizia

La geologia nella pratica edilizia ALBERTO CLERICI - FRANCESCO SFRATATO La geologia nella pratica edilizia MATERIALI LAPIDEI: CARATTERISTICHE, ATTIVITÀ ESTRATTIVE, DURABILITÀ E PROCESSI DI DEGRADO Dario Flaccovio Editore Alberto Clerici

Dettagli

Area Comunicazione VETRO COS' E ' COmE SI RaCCOGLIE. COSa diventa

Area Comunicazione VETRO COS' E ' COmE SI RaCCOGLIE. COSa diventa Area Comunicazione VETRO COS' E ' COmE SI RaCCOGLIE COSa diventa IL VETRO Questo importantissimo materiale si realizza con un minerale che si chiama silicio che si trova anche nella sabbia del mare. Riciclando

Dettagli

IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE

IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE La Terra, come ogni altro corpo dotato di massa, è circondata da un campo gravitazionale che attrae altri corpi. Siamo oggi in grado di determinare gli effetti della gravità,

Dettagli

Il crollo di Afragola causato da un cedimento strutturale. Ma che cosa ha provocato il cedimento?

Il crollo di Afragola causato da un cedimento strutturale. Ma che cosa ha provocato il cedimento? Il crollo di Afragola causato da un cedimento strutturale. Ma che cosa ha provocato il cedimento? L edificio crollato verso le 1,30 del 31 luglio scorso in Via Calvanese di Afragola ha evidenziato la precarietà

Dettagli

Composizione degli acciai Conoscere bene per comprare meglio

Composizione degli acciai Conoscere bene per comprare meglio Composizione degli acciai Conoscere bene per comprare meglio Manuele Dabalà Dip. Ingegneria Industriale Università di Padova Introduzione Cos è l acciaio? Norma UNI EN 10020/01 Materiale il cui tenore

Dettagli

Indice ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL SUOLO ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL SUOLO VII. mappa 1. mappa 2

Indice ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL SUOLO ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL SUOLO VII. mappa 1. mappa 2 Indice ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL SUOLO mappa 1... 2 ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL SUOLO 1. Origine delle rocce... 3 1.1 Origine e struttura interna della Terra... 3 Crosta... 4 Mantello... 4 Nucleo... 5 1.2

Dettagli

Giacimenti e produzione

Giacimenti e produzione Programma della lezione - Pagina 1 Argomento Giacimenti e produzione Fonte Petrolio e gas naturale, pagine 24-25, 26-27 Materiali Preparazione Torta marmorizzata Cannucce di plastica trasparenti Obiettivo

Dettagli

I bombardamenti alleati sul Vesuvio

I bombardamenti alleati sul Vesuvio I bombardamenti alleati sul Vesuvio Flavio Russo Il motivo per cui l aviazione nemica e quella alleata si siano accanite contro il Vesuvio nel pieno della seconda guerra mondiale non è ancora del tutto

Dettagli

Guida al Corso di. Mineralogia e costituenti delle rocce con laboratorio

Guida al Corso di. Mineralogia e costituenti delle rocce con laboratorio Guida al Corso di Mineralogia e costituenti delle rocce con laboratorio (Lezioni dettate dal Prof. Antonino Lo Giudice) * Anno Accademico 2009-10 * Alcune delle figure presenti nel testo sono state tratte

Dettagli

PANTELLERIA. 50 km. Ustica. Sicily. Pantelleria. Linosa

PANTELLERIA. 50 km. Ustica. Sicily. Pantelleria. Linosa PANTELLERIA L'isola di Pantelleria è situata nel Canale di Sicilia a 70 km dalla costa africana e a circa 100 km dalla costa sud-orientale siciliana. La sua superficie è di circa 83 kmq e la sua altezza

Dettagli

Visita geologica al Parco delle Acque Minerali di Imola

Visita geologica al Parco delle Acque Minerali di Imola Visita geologica al Parco delle Acque Minerali di Imola Giovedì 24 ottobre alle 10:00 ci siamo recati al Parco delle Acque Minerali per studiarne la geologia. Quando siamo arrivati, un geologo ci ha accolto

Dettagli

Caratteristiche dell'acqua nei comuni di Storo e Bondone.

Caratteristiche dell'acqua nei comuni di Storo e Bondone. Caratteristiche dell'acqua nei comuni di Storo e Bondone. Nei Comuni di Storo e Bondone viene analizzata regolarmente l acqua degli acquedotti per assicurarsi che rispetti i limiti stabiliti dal Decreto

Dettagli

Prof.ssa Annabella De Vito ITG "Rondani" Parma

Prof.ssa Annabella De Vito ITG Rondani Parma I minerali topazio apatite Sono sostanze naturali, in quanto si formano attraverso fenomeni chimico-fisico che avvengono in natura Sono sostanze solide, poichéposseggono forma e volume proprio Sono sostanze

Dettagli

LE ROCCE. ROCCIA: aggregato naturale di minerali di diversa natura. Rocce eterogenee: costituite da più specie di minerali (es. granito).

LE ROCCE. ROCCIA: aggregato naturale di minerali di diversa natura. Rocce eterogenee: costituite da più specie di minerali (es. granito). LE ROCCE ROCCIA: aggregato naturale di minerali di diversa natura Rocce omogenee: costituite da un solo tipo di minerale (es. roccia gessosa, roccia calcarea, salgemma). Rocce eterogenee: costituite da

Dettagli

9. La morena. Il fianco destro orografico della Val Martello (carta geologica 2) 8. Le strie glaciali

9. La morena. Il fianco destro orografico della Val Martello (carta geologica 2) 8. Le strie glaciali Il fianco destro orografico della Val Martello (carta geologica 2) 8. Le strie glaciali L azione erosiva del ghiacciaio, in senso stretto, viene indicata con il termine esarazione; una delle forme caratteristiche

Dettagli

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di Laurea in Scienze Geologiche

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di Laurea in Scienze Geologiche UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di Laurea in Scienze Geologiche STUDIO STRATIGRAFICO DI SUCCESSIONI MESOZOICHE DEL DOMINIO SUDALPINO AFFIORANTI

Dettagli

L ARIA NEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE

L ARIA NEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE FOCUS TECNICO L ARIA NEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA PRESENZA D ARIA NEGLI IMPIANTI I problemi dovuti all aria contenuta negli impianti idronici possono essere gravi e fastidiosi

Dettagli

I METALLI NOBILI PROPRIETA

I METALLI NOBILI PROPRIETA I METALLI NOBILI Sono metalli preziosi non tanto per le loro proprietà meccaniche (cioè di resistenza alle sollecitazioni) ma per le loro proprietà tecnologiche e fisiche ed anche perché non sono abbondanti

Dettagli

PHILLIPSITE E CABASITE DI MONTE CAVALLUCCIO (CAMPAGNANO-RM)

PHILLIPSITE E CABASITE DI MONTE CAVALLUCCIO (CAMPAGNANO-RM) LIBRO_ok_Layout 1 11/07/14 17.34 Pagina 62 PHILLIPSITE E CABASITE DI MONTE CAVALLUCCIO (CAMPAGNANO-RM) Roberto Pucci Gruppo Mineralogico Romano Riassunto M.te Cavalluccio (Campagnano, RM) è un piccolo

Dettagli

Figura 99. Figura 100.

Figura 99. Figura 100. Per quando riguarda invece la nuova stazione in foro TRC (Fig. 98), dal suo odogramma si calcola un vettore tilt di 4.9 μradianti verso ESE di cui è responsabile, come già detto, la forte deriva riscontrata

Dettagli

Qual è lo scopo del monitoraggio dei vulcani?

Qual è lo scopo del monitoraggio dei vulcani? Il monitoraggio dei vulcani Osservatorio Vesuviano INGV 16 aprile 2011, Napoli Auditorium Porta del Parco Bagnoli HUB Qual è lo scopo del monitoraggio dei vulcani? L obiettivo principale del monitoraggio

Dettagli

FENOMENI FRANOSI. Nomenclatura delle frane

FENOMENI FRANOSI. Nomenclatura delle frane FENOMENI FRANOSI I fenomeni franosi o movimenti di versante sono movimenti di materiale (roccia, detrito, terra) lungo un versante. Essi rientrano nella categoria più generale dei movimenti di massa, ovvero

Dettagli

Cenni sulla descrizione delle sezioni stratigrafiche e degli affioramenti

Cenni sulla descrizione delle sezioni stratigrafiche e degli affioramenti Cenni sulla descrizione delle sezioni stratigrafiche e degli affioramenti (da BINI, 1990) Cenni sulla descrizione delle sezioni stratigrafiche e degli affioramenti La descrizione dettagliata di sezioni

Dettagli

SEZIONE DI GEOLOGIA. Dott.ssa E. Gagliano Candela

SEZIONE DI GEOLOGIA. Dott.ssa E. Gagliano Candela SEZIONE DI GEOLOGIA Dott.ssa E. Gagliano Candela Giugno 2008 PREMESSA Nel mese di febbraio 2008 sono iniziati i lavori di identificazione ed archiviazione dei materiali (rocce, minerali, fossili) acquistati

Dettagli

La volta celeste. SMS di Piancavallo 1

La volta celeste. SMS di Piancavallo 1 La volta celeste L Astronomia è la scienza che studia l Universo e le sue origini. Le origini dello studio della volta celeste si perdono nella notte dei tempi, perché l uomo è sempre stato attratto ed

Dettagli

file://d:\fesn\sito FESN\Didattica\Rocce\rocce.htm

file://d:\fesn\sito FESN\Didattica\Rocce\rocce.htm Pagina 1 di 7 LE ROCCE The rocks Premessa Rocce dell'austria Classificazione delle Rocce Rocce del Friuli Venezia Giulia Rocce sedimentarie Codice Iagine di roccia Classe Grana / Forma Principali minerali

Dettagli

RADIOATTIVITÁ NEI MATERIALI DA COSTRUZIONE

RADIOATTIVITÁ NEI MATERIALI DA COSTRUZIONE PROGETTO CLUSTER: RADIOATTIVITÁ NEI MATERIALI DA COSTRUZIONE Piano di lavoro Soggetto attuatore: Sardegna Ricerche Sede locale Sulcis Iglesiente Soggetto esecutore: Dipartimenti di Fisica Università degli

Dettagli

LE LEGHE DI ALLUMINIO E LO SMALTO PORCELLANATO

LE LEGHE DI ALLUMINIO E LO SMALTO PORCELLANATO LE LEGHE DI ALLUMINIO E LO SMALTO PORCELLANATO Angelo Ferraro, Technical Customer Service Manager Novelis Italia Angelo.Ferraro@novelis.com Premessa In questi ultimi anni c è stato un forte interesse per

Dettagli

Breve compendio delle ceramiche esistenti e delle loro qualità.

Breve compendio delle ceramiche esistenti e delle loro qualità. Breve compendio delle ceramiche esistenti e delle loro qualità. Materiale sintetico parzialmente o totalmente cristallino solido, inorganico, non metallico, formato a freddo e consolidato per trattamento

Dettagli

CONCETTI BASE SULLA SALINITA DEI SUOLI. Quando parliamo di salinità dei suoli o mezzi di coltura ci incamminiamo in un concetto molto vasto

CONCETTI BASE SULLA SALINITA DEI SUOLI. Quando parliamo di salinità dei suoli o mezzi di coltura ci incamminiamo in un concetto molto vasto CONCETTI BASE SULLA SALINITA DEI SUOLI Quando parliamo di salinità dei suoli o mezzi di coltura ci incamminiamo in un concetto molto vasto con diverse sfumature, per incominciare definiamo che cosa si

Dettagli

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DISCIPLINARE PER LA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NEL BIENNIO DELL OBBLIGO DA RIPORTARE SUL P.O.F. A.S.

SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DISCIPLINARE PER LA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NEL BIENNIO DELL OBBLIGO DA RIPORTARE SUL P.O.F. A.S. SCHEDA DI PROGRAMMAZIONE DISCIPLINARE PER LA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NEL BIENNIO DELL OBBLIGO DA RIPORTARE SUL P.O.F. A.S. 2014-2015 ASSE DISCIPLINA DOCENTE SCIENTIFICO TECNOLOGICO SCIENZE INTEGRATE

Dettagli

LAUREA MAGISTRALE INGEGNERIA CIVILE

LAUREA MAGISTRALE INGEGNERIA CIVILE UNIVERSITA DEGLI STUDI MEDITERRANEA DI REGGIO CALABRIA FACOLTA DI INGEGNERIA LAUREA MAGISTRALE INGEGNERIA CIVILE CORSO DI INFRASTRUTTURE AEROPORTUALI ED ELIPORTUALI LECTURE 08 METEOROLOGIA NELLA PROGETTAZIONE

Dettagli

CORSO DI GEOPEDOLOGIA A.S. 2012 2013 prof. Luca Falchini LA STRUTTURA INTERNA DELLA TERRA

CORSO DI GEOPEDOLOGIA A.S. 2012 2013 prof. Luca Falchini LA STRUTTURA INTERNA DELLA TERRA CORSO DI GEOPEDOLOGIA A.S. 2012 2013 prof. Luca Falchini LA STRUTTURA INTERNA DELLA TERRA Indagini dirette Scavi per ricerche minerarie, energetiche e idriche; carotaggi Non si giunge oltre i 12 km di

Dettagli

È uno Stato unitario dal 1861, una Repubblica dal 1948. Oggi l Italia ha una popolazione di circa 57 milioni. È un paese con 20 regioni.

È uno Stato unitario dal 1861, una Repubblica dal 1948. Oggi l Italia ha una popolazione di circa 57 milioni. È un paese con 20 regioni. È uno Stato unitario dal 1861, una Repubblica dal 1948. Oggi l Italia ha una popolazione di circa 57 milioni. È un paese con 20 regioni. 8 regioni settentrionali: il Piemonte (Torino), la Val d Aosta (Aosta),

Dettagli

LABORATORIO DI CHIMICA GENERALE E INORGANICA

LABORATORIO DI CHIMICA GENERALE E INORGANICA UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di Laurea Triennale in Chimica CORSO DI: LABORATORIO DI CHIMICA GENERALE E INORGANICA Docente: Dr. Alessandro Caselli

Dettagli

LA TERMOLOGIA. studia le variazioni di dimensione di un corpo a causa di una

LA TERMOLOGIA. studia le variazioni di dimensione di un corpo a causa di una LA TERMOLOGIA La termologia è la parte della fisica che si occupa dello studio del calore e dei fenomeni legati alle variazioni di temperatura subite dai corpi. Essa si può distinguere in: Termometria

Dettagli

LE ROCCE. Tali processi fanno parte del ciclo litogenetico di cui rappresentano stadi distinti:

LE ROCCE. Tali processi fanno parte del ciclo litogenetico di cui rappresentano stadi distinti: LE ROCCE Una roccia può essere genericamente definita come un aggregato naturale di minerali differenti (rocce polimineraliche), ma esistono rocce costituite per la quasi totalità della sua massa da un

Dettagli

Com è fatto l atomo ATOMO. UNA VOLTA si pensava che l atomo fosse indivisibile. OGGI si pensa che l atomo è costituito da tre particelle

Com è fatto l atomo ATOMO. UNA VOLTA si pensava che l atomo fosse indivisibile. OGGI si pensa che l atomo è costituito da tre particelle STRUTTURA ATOMO Com è fatto l atomo ATOMO UNA VOLTA si pensava che l atomo fosse indivisibile OGGI si pensa che l atomo è costituito da tre particelle PROTONI particelle con carica elettrica positiva e

Dettagli

Chimica. Ingegneria Meccanica, Elettrica e Civile Simulazione d'esame

Chimica. Ingegneria Meccanica, Elettrica e Civile Simulazione d'esame Viene qui riportata la prova scritta di simulazione dell'esame di Chimica (per meccanici, elettrici e civili) proposta agli studenti alla fine di ogni tutoraggio di Chimica. Si allega inoltre un estratto

Dettagli

Caratterizzazione del particolato organico e inorganico allo scarico del reattore ISOTHERM PWR

Caratterizzazione del particolato organico e inorganico allo scarico del reattore ISOTHERM PWR Caratterizzazione del particolato organico e inorganico allo scarico del reattore ISOTHERM PWR Antonio D Alessio, Andrea D Anna Report RSE/29/97 Ente per le Nuove tecnologie, l Energia e l Ambiente RICERCA

Dettagli

Università di Pisa Facoltà di Ingegneria. Leghe non ferrose. Chimica Applicata. Prof. Cristiano Nicolella

Università di Pisa Facoltà di Ingegneria. Leghe non ferrose. Chimica Applicata. Prof. Cristiano Nicolella Università di Pisa Facoltà di Ingegneria Leghe non ferrose Chimica Applicata Prof. Cristiano Nicolella Leghe non ferrose Minerali di alluminio L alluminio è uno degli elementi più abbondanti sulla crosta

Dettagli

QUALITÀ E TRATTAMENTO DELL ACQUA DEL CIRCUITO CHIUSO

QUALITÀ E TRATTAMENTO DELL ACQUA DEL CIRCUITO CHIUSO QUALITÀ E TRATTAMENTO DELL ACQUA DEL CIRCUITO CHIUSO (PARTE 1) FOCUS TECNICO Gli impianti di riscaldamento sono spesso soggetti a inconvenienti quali depositi e incrostazioni, perdita di efficienza nello

Dettagli

Sommario Finalità... 2 Viraggi ai solfuri... 2 Viraggi all'oro... 4 Viraggi ai ferrocianuri... 5 Viraggi - 1/6

Sommario Finalità... 2 Viraggi ai solfuri... 2 Viraggi all'oro... 4 Viraggi ai ferrocianuri... 5 Viraggi - 1/6 VIRAGGI Sommario Finalità... 2 Viraggi ai solfuri... 2 Viraggi all'oro... 4 Viraggi ai ferrocianuri... 5 Viraggi - 1/6 Finalità Il viraggio è un trattamento per sostituire, in tutto o in parte, l'argento

Dettagli

Tesina di tecnica. L Energie Rinnovabili

Tesina di tecnica. L Energie Rinnovabili Tesina di tecnica L Energie Rinnovabili L Energia: parte della nostra vita quotidiana Nella vita di tutti i giorni, forse senza saperlo, consumiamo energia, anche senza saperlo. Infatti un corpo che è

Dettagli

SEI 2012 I fenomeni vulcanici. Il percorso

SEI 2012 I fenomeni vulcanici. Il percorso I fenomeni vulcanici 6 Il percorso 1 I fenomeni causati dall attività endogena 2 Vulcani e plutoni: due forme diverse dell attività magmatica 3 I corpi magmatici intrusivi 4 I vulcani e i prodotti della

Dettagli

Combustione energia termica trasmissione del calore

Combustione energia termica trasmissione del calore Scheda riassuntiva 6 capitoli 3-4 Combustione energia termica trasmissione del calore Combustibili e combustione Combustione Reazione chimica rapida e con forte produzione di energia termica (esotermica)

Dettagli

A cura di: Capuano P., La Rocca A., Obrizzo F., Pingue F.,Pinto S., Russo A., Tammaro U.

A cura di: Capuano P., La Rocca A., Obrizzo F., Pingue F.,Pinto S., Russo A., Tammaro U. Rete Mareografica (area Vesuviana) 11 Il monitoraggio dei movimenti verticali del suolo è effettuato, oltre che con le tecniche geodetiche classiche e satellitari, anche tramite l uso dei mareografi che

Dettagli

EFFETTI DELLE ERUZIONI VULCANICHE SULLA SALUTE

EFFETTI DELLE ERUZIONI VULCANICHE SULLA SALUTE EFFETTI DELLE ERUZIONI VULCANICHE SULLA SALUTE Nube di cenere sull'etna (Foto NASA) Testo curato dal dr. Marco Leonardi 1.1 I vulcani nel mondo Nel periodo 1900 2001, sono stati registrati nel mondo 174

Dettagli

Alluminio - Aluminium

Alluminio - Aluminium Alluminio - Aluminium Dati essenziali Nome: Alluminio Nome internazionale: aluminium Simbolo: Al Numero atomico: 13 Peso atomico: 26.981538 Gruppo: 13 Periodo: 3 Numero di assidazione: +3 Elettronegatività:

Dettagli