Coordinamento generale Regione Piemonte Direzione Economia montana e Foreste Settore Politiche forestali

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1 Area forestale: Valle Strona, Cusio, Mottarone e Orta Piano Forestale Territoriale

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3 Rilievi, cartografie tematiche e relazioni tecniche Gruppo di lavoro: Luciano Falcini (Coordinamento), Sandro Castelli, Enrico Tonezzer, Simonetta Mella, Paolo Pirocchi, Maurizio Toja, Luigi Gallina, Gian Mauro Mottini, Giuseppe Iuliano, Simona Ferutta, Luigi Faraone, Fabio Falcini Metodologia, assistenza tecnica, controllo I.P.L.A. S.p.A. Istituto per le Piante da Legno e l Ambiente Settore Vegetazione e Fauna Settore Cartografia ed Informatica Settore Suolo Coordinamento generale Regione Piemonte Direzione Economia montana e Foreste Settore Politiche forestali Torino maggio 2004

4 INDICE 0. INTRODUZIONE 0.1. Presentazione - scopi 0.2. Incarico 0.3. Aspetti normativi e rapporti con altri strumenti di pianificazione 0.4. Sintesi della situazione colturale e delle prescrizioni contenute nel piano 0.5. Elaborati del piano - metodologia PARTE PRIMA: INQUADRAMENTO DELL AMBIENTE E DEL TERRITORIO 1. AMBIENTE FISICO 1.1. Ubicazione, estensione, confini, inquadramento amministrativo ed idrografico 1.2. Aspetti climatici Termometria Pluviometria Analisi climatica 1.3. Caratteri geologici, geomorfologici e pedologici Inquadramento territoriale Geologia Geomorfologia Pedologia 2. ASSETTO TERRITORIALE 2.1. Suddivisione del territorio in tipi di occupazione del suolo 2.2. Individuazione e caratterizzazione dei boschi secondo i tipi forestali: 2.3 composizione, governo, trattamento passato e attuale Acero Tiglio Frassineti Alneti planiziali e montani Querceti di rovere Castagneti Faggete

5 Boscaglie pioniere e d invasione Rimboschimenti Abetine Altre formazioni 2.3. Individuazione e descrizione delle Unità di Terre 2.4. Aspetti dell ambiente naturale Aree protette e di importanza naturalistica Riserva Naturale Speciale e SIC IT114000di Fondotoce SIC IT CAMPELLO MONTI Proposta di ampliamento dell area SIC: Area di importanza naturalistica vco Torbiera di Magognino 3. PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E ASPETTI SOCIO-ECONOMICI 3.1. Strumenti di Pianificazione territoriale esistenti (urbanistici comunale o sovracomunali, piani di sviluppo di Comunità Montana, piani paesistici, di aree protette, piani zonali di sviluppo agricolo, ecc.) 3.2. Vincoli territoriali esistenti, sviluppo urbanistico e tutela ambientale 3.3. Analisi demografica e principali attività socio-economiche aziende di utilizzazione e trasformazione presenti mercato dei prodotti Cenni storici sull uso delle risorse silvo-pastorali Consistenza e regime patrimoniale (aspetti catastali, proprietà pubbliche e private, usi civici, Servitù) PARTE SECONDA: DESTINAZIONI - OBIETTIVI SELVICOLTURALI 4. ASPETTI POLIFUNZIONALI DEGLI AMBIENTI FORESTALI E DELLE ZONE RURALI 4.1. Destinazioni e obiettivi selvicolturali Destinazione protettiva Destinazione naturalistica Destinazione produttivo-protettiva Destinazione produttiva Destinazione alla fruizione Cenosi in libera evoluzione

6 4.2. Problemi fitosanitari ed emergenze Incendi Danni meterorici, antropici, fenomeni di deperimento 4.3. Prodotti secondari del bosco mercato dei prodotti 4.4. Aspetti faunistici e venatori Zoocenosi delle zone umide Zoocenosi degli ambienti agricoli ad agricoltura estensiva Zoocenosi degli ambienti boschivi Zoocenosi delle zone aperte al di sopra del limite del bosco Segnalazione di specie rare Ungulati: aspetti biologici, ecologici, distribuzione e possibili danni al patrimonio forestale Istituti di protezione 5. COMPARTIMENTAZIONE DEI BOSCHI 5.1. Suddivisione in settori PARTE TERZA: PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI 6. VALORIZZAZIONE MULTIFUNZIONALE DEL PATRIMONIO FORESTALE: INTERVENTI SELVICOLTURALI PREVISTI 6.1. Quadro generale degli interventi previsti Indirizzi generali Indirizzi di intervento nei cedui Indirizzi di intervento nei cedui composti Indirizzi di intervento nelle fustaie Indirizzi di intervento nei popolamenti di invasione Descrizione degli interventi 6.2. Prescrizioni gestionali per categoria La selvicoltura dei Castagneti La selvicoltura delle Faggete La selvicoltura degli Acero-tiglio-frassineti La selvicoltura delle Boscaglie rupestri e d invasione La selvicoltura dei Querceti di rovere

7 La selvicoltura degli Alneti montani La selvicoltura degli Alneti subalpini La selvicoltura dei Rimboschimenti La selvicoltura delle Abetine La selvicoltura dei Lariceti 6.3. Norme gestionali per gli interventi Istruzioni tecniche e amministrative delle PMPF 7. VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE RURALI, PASTORALI E DEGLI HABITAT 7.1. Valorizzazione degli ecosistemi Indirizzi per la conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario 7.2. Il piano pastorale Considerazioni generali Analisi dello stato attuale Condizione e produttività dei pascoli Capi monticati Proposte di piano 8. FENOMENI DI DISSESTO, ASSETTO DELLE FASCE DEI CORSI D'ACQUA ED DI INTERVENTO 8.1. Aspetti generali e tipologie prevalenti del dissesto in riferimento alle UDT ed alle fasce dei corsi d'acqua 8.2. Opere di sistemazione esistenti e loro grado di efficienza e conservazione 8.3. Interventi previsti e priorità 9. VIABILITA SILVO-PASTORALE POLIFUNZIONALE SISTEMI DI ESBOSCO 9.1. Censimento della viabilità esistente Richiami metodologici Sviluppo e funzioni della rete viabile Regime di proprietà e regolamentazione Caratteristiche costruttive e stato di manutenzione Stabilità delle scarpate ed aspetti idrogeologici 9.2. Accessibilità e sistemi di esbosco

8 9.3. Proposte operative Indirizzi programmatici per il miglioramento delle rete stradale forestale Interventi sulla viabilità esistente Realizzazione di nuovi tracciati 9.4. Dati riepilogativi 10. PROTEZIONE DAGLI INCENDI La pericolosità degli incendi Pericolosità e gravità di incendio Approfondimento locale Servizio di estinzione Obiettivi ed interventi previsti dal piano AIB regionale Protezione dagli incendi: sintesi e proposte 11. QUADRO ECONOMICO ED ORGANIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI PREVISTI Quadro economico interventi forestali su proprietà pubblica Quadro economico interventi forestali su proprietà privata

9 0. INTRODUZIONE 0.1. Presentazione - scopi La legislazione che sta alla base della politica forestale attuale, deriva ancora dalla legge forestale nazionale (R.D.L. 3267/23), formulata in un periodo storico in cui massima era la concorrenza delle attività agricole e zootecniche nei confronti del bosco. All epoca la preoccupazione maggiore era il mantenimento della stabilità fisica-idraulica dei territori montani, ottenendo così l obiettivo di difendere anche gli insediamenti e le aree planiziali. La regolamentazione delle attività selvicolturali nelle proprietà pubbliche e private poggiava su un attiva e consolidata tradizione degli operatori del settore. Il bosco ceduo, inoltre, era parte integrante dell economia montana per cui era indispensabile, almeno in linea di principio, gestirlo in modo compatibile con la conservazione della risorsa. I tagli boschivi e l alpicoltura, erano, nella maggioranza dei casi, tra i pochi introiti dei bilanci comunali, perciò occupavano un ruolo di discreta importanza nell organizzazione amministrativa locale. Lo Stato, per tutelare il patrimonio silvo-pastorale pubblico dall eccessivo sfruttamento individuò nei Piani economici dei beni silvo-pastorali lo strumento principale per la gestione razionale dei boschi. Facile capire come tale strumento sia stato inizialmente osteggiato da parte dei Comuni che vedevano in esso un pesante vincolo alle attività economiche della montagna. La legislazione nazionale affidava quindi alle successive Prescrizioni di Massima di Polizia Forestale (PMPF) il compito di dettagliare, a livello provinciale, la normativa per i boschi non sottoposti a piano di assestamento. Purtroppo, anche questo strumento, concepito per fornire indirizzi normativi specifici, non ha seguito l evolversi dei mutamenti sopravvenuti e le Regioni che ancora non hanno provveduto ad una ridefinizione delle PMPF, si trovano a dover applicare una norma che non trova riscontro nella realtà attuale dell attività forestale. Nel 1979 il Piemonte ha elaborato le Norme integrative alla gestione del patrimonio forestale (L.R..n.57/ ), dove l articolo 1 recita testualmente: Al fine di garantire una razionale gestione del patrimonio forestale, la giunta regionale predispone il piano di assestamento regionale, componendolo attraverso piani stralcio riguardanti porzioni del territorio regionale. 1

10 A questo forte proposito di centralità di gestione tuttavia non è seguita l individuazione di un soggetto tecnico regionale per il coordinamento non solo delle procedure burocratiche ma anche dell effettiva applicazione degli interventi previsti. Quale ulteriore deterrente ad un'utilizzazione razionale delle risorse boscate si ha la mancanza di collegamento tra produzione legnosa e mercato. Alcune segherie sanno per esperienza distinguere le qualità tecnologiche del legname di diversa provenienza locale e sono disposti a remunerare in modo conveniente tali differenze ma, a parte questi casi, il resto dell imprenditoria di settore, specialmente se tratta volumi cospicui, preferisce approvvigionarsi all estero perché in tal modo è certa di poter contare su quantitativi e caratteristiche merceologiche costanti unitamente alla certezza e alla puntualità delle consegne. Occorre, inoltre, considerare che non essendovi la possibilità concreta o la convenienza ad eseguire gli interventi in base ad un progetto di taglio redatto da professionisti ed approvato dalle autorità competenti non vengono valorizzate le risorse professionali qualificate presenti in Piemonte a quasi vent anni di distanza dalla nascita della facoltà di Scienze forestali dell Università di Torino. Da questi presupposti, nel 1992 la Regione Piemonte ha deciso di affrontare organicamente il tema della gestione del patrimonio forestale partendo dall assunto che tutti i boschi, pubblici e privati, sottoposti o meno al vincolo idrogeologico, devono essere gestiti in modo razionale e polifunzionale, secondo le direttive di Piani forestali. Da qui discende la necessità di: conoscere le RISORSE forestali e le relative potenzialità, relazionare tali conoscenze con le condizioni AMBIENTALI, SOCIALI ed ECONOMICHE del territorio piemontese e con le aspettative degli operatori, individuare gli STRUMENTI GESTIONALI più idonei. Evidentemente, a monte di tutto ciò deve essere varato un impianto normativo adatto, il cui schema dovrebbe essere il seguente: TESTO UNICO DELLE LEGGI IN MATERIA FORESTALE DEFINIZIONE DELLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE DEGLI INTERVENTI PRESCRIZIONI FORESTALI PER IL PIEMONTE PROGRAMMAZIONE E PIANIFICAZIONE FORESTALE E PASCOLIVA 2

11 In attesa di una conclusione degli iter più lunghi e complessi relativi alla promulgazione di una nuova legge forestale e della conseguente revisione delle Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale. L attività di pianificazione, programmazione e gestione forestale, è stata articolata su tre livelli, strettamente interconnessi: Regionale: PIANO FORESTALE REGIONALE (PRF) Rappresenta il documento programmatico pluriennale della Regione, indicativamente di durata decennale, redatto sulla base dei dati (nel particolare l inventario forestale e le carte tematiche forestali) contenuti nel Sistema Informativo Forestale. Sarà periodicamente predisposto un PIANO FORESTALE REGIONALE (PFR) nel quale saranno individuati gli obiettivi settoriali da perseguire nell'arco di validità della programmazione ed i mezzi necessari per raggiungerli. Area Forestale: PIANO FORESTALE TERRITORIALE (PFT) La pianificazione operativa a livello sovracomunale è rappresentata dal PTF, documento predisposto per ciascuna delle 47 Aree Forestali, cioè ambiti omogenei subprovinciali in cui è stato suddiviso il territorio regionale. L'intero territorio regionale sarà così progressivamente interessato dalle pianificazioni. Soggetti incaricati della pianificazione saranno i Comuni definiti montani, parzialmente montani, collinari e parzialmente collinari sulla base della normativa vigente, per tramite delle Comunità Montane e le Unioni di Comuni o direttamente se non associati. La redazione delle diverse componenti del piano è affidata a professionisti forestali attraverso un disciplinare d incarico; l'onere della pianificazione è a carico dell'ente Regionale. Locale: PIANO FORESTALE AZIENDALE (PFA); Le singole proprietà pubbliche, private o consortili potranno dotarsi di piano particolareggiato denominato PFA. Il Piano Forestale Aziendale è affidato dalla proprietà a professionisti forestali i quali dovranno inquadrare l'elaborato nell'ambito delle destinazioni, obiettivi e prescrizioni contenuti nel Piano Territoriale di Area Forestale. I Piani di Gestione dovranno essere sottoposti a verifica sulla loro conformità con i PFT. 3

12 LIVELLI DI PIANIFICAZIONE E GESTIONE SILVO-PASTORALE REGIONALE Indagini ed elaborati per definire le linee generali di politica forestale, controllare l'evoluzione del bosco, ripartire le risorse economiche finanziarie disponibili, stimare la produzione e i servigi attuali e potenziali PIANO FORESTALE REGIONALE AREE FORESTALI Livello individuato per la pianificazione estesa all'intero patrimonio forestale piemontese, di proprietà pubblica e privata, finalizzato ad estrinsecare tutte le funzioni del bosco, evidenziando quelle localmente prevalenti PIANO FORESTALE TERRITORIALE per la valorizzazione polifunzionale del patrimonio forestale e pastorale LOCALE Indagini ed elaborati per la gestione degli interventi in una singola proprietà silvo-pastorale pubblica o privata o parte di essa PIANI FORESTALI AZIENDALI PROGETTI ES ECUTIV I DI INTERV ENT O 4

13 0.2. Incarico A seguito della selezione effettuata, l IPLA SpA ha conferito al gruppo di lavoro sottoindicato l incarico della redazione del Piano Forestale Territoriale dell Area Forestale n 21, coincidente con l ambito territoriale delle Comunità Montane Cusio Mottarone e Valle Strona e Basso Toce e del Comune di Belgirate. Dott. Agr. e For. Luciano Falcini Domodossola (VCO) Dott. For. Sandro Castelli - Trento Dott. For. Enrico Tonezzer - Trento Dott. For. Simonetta Mella Landiona (NO) Dott. in Scienze Naturali Paolo Pirocchi Domodossola (VCO) Dott. Geol. Maurizio Toja Gassino (TO) Dott. For. Luigi Gallina Rivalta (TO) Dott. Agr. Gian Mauro Mottini Domodossola (VCO) Dott. Agr. Giuseppe Iuliano - Ceresole d Alba (CN) Dott. For. Simona Ferutta Diano d Alba (CN) Luigi Faraone Domodossola (VCO) Fabio Falcini Domodossola (VCO) 5

14 0.3. Aspetti normativi e rapporti con altri strumenti di pianificazione Come tutte le Regioni italiane, il Piemonte ha recepito le funzioni in materia forestale trasferitegli dallo Stato con una serie di leggi che vengono di seguito richiamate. Con le L.R n. 17, n. 9, poi integrate e sostituite con la L.R. n. 72/95 (in applicazione della L.N. n. 97/94) sono state codificate le direttive per la costituzione, i compiti, il funzionamento delle Comunità Montane, nonché l'elaborazione dei Piani pluriennali di sviluppo economico-sociale (di durata quinquennale) che contemplano fra gli altri aspetti il settore forestale e pascolivo. Con la Legge n. 51 e la n. 10 (che apporta alcune modifiche a leggi precedenti), poi con la L.R n. 63 e la n. 70 (che la modifica), si programmano gli interventi in materia forestale, stabilendo agevolazioni per: - gestione associata delle foreste comunali attraverso gli uffici forestali di Comunità Montana, Comuni e Consorzi e Aziende - creazione di cooperative forestali - opere di migliorie boschive (rimboschimenti, diradamenti ecc.) - studi e indagini nel settore forestale. La pianificazione, la gestione ed il regime autorizzativo per gli interventi selvicolturali sono disciplinati dalla L.R n. 57, che stabilisce la redazione di un piano di assestamento regionale da costituirsi attraverso piani stralcio riguardanti porzioni di territorio. Ribadisce l'obbligo di redazione del piano di assestamento per i boschi appartenenti a Comuni e altri Enti, nonché facenti parte di aree protette; per queste ultime la Regione stessa se ne assume interamente l'onere finanziario. Le norme concernenti le zone sottoposte a vincolo idrogeologico sono codificati nella L.R n. 45, che dà una definizione legale di bosco e detta le procedure autorizzative inerenti le modificazioni del suolo. Gli interventi di sistemazione idraulico-forestale sono regolamentati dalle Leggi Regionali n. 54 e n. 36 (integrazione della precedente), che stabiliscono le competenze e i finanziamenti predisposti. Nel settore della difesa dagli incendi forestali interviene la L.R n. 13, integrata dalla n. 52, che promuove la propaganda per la prevenzione degli incendi, finanzia studi e ricerche sui mezzi di lotta e prevenzione e concede contributi per la ricostruzione dei beni boschivi danneggiati o distrutti dal fuoco ora sostituite dalla L.R. 16/95, che prevede tra 6

15 l altro il Piano regionale per la protezione dagli incendi. La Legge n. 7 istituisce i Servizi Forestali Regionali, unità organizzative operanti alle dipendenze della Giunta Regionale: questi servizi integrano la loro opera con quella del Corpo Forestale dello Stato, i cui compiti nell'ambito delle competenze regionali in materia di agricoltura e foreste sono regolati, in attesa di leggi statali in materia, da Convenzioni. I Parchi e riserve naturali vengono costituiti in base alla legge quadro n. 12 che sostituisce la prima norma risalente al 1975 "al fine di conservare, difendere e ripristinare il paesaggio e l'ambiente, di assicurare alla collettività e ai singoli il corretto uso del territorio per scopi ricreativi, culturali sociali, didattici e scientifici, e per la qualificazione e la valorizzazione delle attività agricole e delle economie locali". Le linee guida per la tutela dei beni culturali, ambientali e paesistici sono dettate dalla L.R. 3/4/89 n. 20 che, a proposito del patrimonio forestale e in applicazione della Legge Galasso (n. 431/85), estende l'applicazione delle Prescrizioni di massima e polizia forestale (P.M.P.F.) a tutti i boschi anche al di fuori delle zone sottoposte a vincolo idrogeologico. Di fronte ai profondi mutamenti socio-economici intervenuti nell economia montana e forestale in particolare, gli strumenti tecnico normativi tradizionali (P.M.P.F. e Piano d assestamento forestale) si dimostrano inadeguati per la gestione dei boschi. Nei fatti, la gestione dei boschi pubblici e privati, purtroppo discontinua e spesso limitata alle sole utilizzazioni, si è, fino ad oggi, articolata nei modi seguenti: per i boschi pubblici comunali e le proprietà di enti la gestione viene talora (raramente) effettuata tramite personale tecnico esterno (liberi professionisti) o con l'ausilio dei Settori forestali decentrati (per i miglioramenti boschivi). Più spesso è stato il Corpo Forestale dello Stato che, oltre ai compiti di controllo e polizia forestale, ha svolto anche compiti di stima ed assegno delle utilizzazioni; sul territorio piemontese, i soli comuni dell'alta Valle Susa hanno una gestione delegata ad un Consorzio Forestale pubblico, costituito nel 1954 per la gestione di oltre ha di boschi e pascoli; per le foreste regionali (ex proprietà demaniali), la gestione viene effettuata direttamente dalla Regione attraverso i propri Settori decentrati. per i boschi privati vigono Prescrizioni di massima di polizia forestale, purtroppo oggi spesso inadeguate per fornire indicazioni valide ed attuali a seguito dei mutamenti socioeconomici; i compiti di polizia sono affidati al Corpo Forestale dello Stato. 7

16 0.4. Sintesi della situazione colturale e delle prescrizioni contenute nel piano I comuni che costituiscono il territorio amministrativo dell Area Forestale n 21 Valli Strona, Cusio Mottarone, Orta sono. La loro estensione è stata desunta dalla cartografia prodotta e riportata nella tabella seguente: Superficie complessiva dei Comuni dell area forestale 21 (dati cartografici) Comune ha % Arola 657 2,4 Baveno ,3 Belgirate 850 3,1 Brovello Carpugnino 831 3,0 Casale Corte Cerro ,4 Cesara ,0 Germagno 288 1,0 Gignese ,3 Gravellona Toce ,3 Loreglia 924 3,3 Madonna del Sasso ,4 Massiola 812 2,9 Nonio ,7 Omegna ,2 Quarna Sopra ,2 Quarna Sotto ,9 Stresa ,7 Valstrona ,8 TOTALE ,0 Valstrona 18% Arola 2% Baveno 6% Belgirate 3% Brovello Carpugnino 3% Casale Corte Cerro 4% Cesara 4% Stresa 12% Quarna Sotto 5% Germagno 1% Gignese 5% Quarna Sopra 4% Omegna 11% Loreglia 3% Gravellona Toce 5% Nonio 4% Massiola 3% Madonna del Sasso 5% 8

17 I dati che seguono sono stati desunti dalla cartografia delle occupazioni del suolo redatta su supporto GIS da fotointerpretazione e da rilievi di campagna. Distribuzione degli usi del suolo nell area forestale 21 (dati cartografici) CATEGORIA ha % Acque 372,0 1,3 Rocce, macereti 488,9 1,8 Greti 18,3 0,1 Aree estrattive 79,2 0,3 Aree urbanizzate 2.385,9 8,6 Aree verdi di pertinenza 325,8 1,2 Aree agricole 2.836,0 10,3 Sup. pastorale 3.543,7 12,8 Torbiere 7,5 0,0 Sup. forestale ,7 63,6 TOTALI ,0 100,0 Distribuzione delle categorie forestali nell area forestale 21 (dati cartografici) categorie ha % Abetine 195,3 1,1 Acero-tiglio-frassineti 1896,1 10,8 Alneti montani 37,4 0,2 Boscaglie pioniere e d'invasione 2016,0 11,5 Castagneti 5854,8 33,3 Cerrete 3,5 0,0 Faggete 6301,5 35,8 Lariceti 21,9 0,1 Alneti subalpini 640,4 3,6 Querceti di rovere 20,7 0,1 Rimboschimenti 601,1 3,4 totale 17588,7 100,0 9

18 ha Abetine Acero-Tiglio- Frassineti Alneti montani Boscaglie pioniere e d'invasione Castagneti Faggete Lariceti Alneti subalpini Querceti di rovere Rimboschimenti 0.5. Elaborati del piano - metodologia Il presente Piano Territoriale Forestale del Cusio Mottarone e Orta (Area Forestale n 21) è stato redatto seguendo le disposizioni del disciplinare d incarico e delle norme tecniche di pianificazione allegate al contratto sottoscritto dal gruppo di lavoro con IPLA S.p.A. Gli elaborati previsti e realizzati sono i seguenti: 1. Relazione progettuale; 2. Cartografia dei limiti di proprietà pubblica e degli usi civici in scala 1:10.000; 3. Cartografia dei limiti di occupazione ed uso del suolo con rappresentazione della viabilità suddivisa nelle tipologie previste con indicazione dei piazzali per la raccolta del legname, in scala 1:10.000; 4. Cartografia della delimitazione dei bacini e sottobacini, delle Unità di Terre, della localizzazione dei dissesti, degli interventi di sistemazione esistenti e/o previsti, e delimitazione dei boschi vulnerabili e di protezione diretta in scala 1:10.000; 5. Cartografia della delimitazione dei tipi forestali, del loro assetto evolutivo colturale, delle destinazioni, degli interventi e priorità con rappresentazione della viabilità esistente e di quella proposta; 6. Schede di descrizione dei settori forestali 10

19 7. Schede di rilevamento dei fenomeni di dissesto; 8. Schede di descrizione dei comprensori d alpe; 9. Schede relative all inventario forestale; Tutti i dati cartografici sono stati acquisiti e validati in formato compatibile con sistema Arc- View. I rilievi del patrimonio forestale, pastorale, della viabilità, dei dissesti, dell assetto patrimoniale, i contenuti delle carte tematiche, l incapitolazione della presente relazione sono stati eseguiti in conformità con le Norme Tecniche di Pianificazione e Gestione Forestale della Regione Piemonte finalizzate al progetto GESFOR predisposte dall Istituto per le Piante da Legno e l Ambiente (IPLA S.p.A.) 11

20 PARTE PRIMA: INQUADRAMENTO DELL AMBIENTE E DEL TERRITORIO 1. AMBIENTE FISICO 1.1. Ubicazione, estensione, confini, inquadramento amministrativo ed idrografico Il territorio dell Area Forestale n 21, coincide con quello delle neocostituite Comunità Montane Cusio Mottarone e Valle Strona e Basso Toce, riperimetrate nel 1999, e dal Comune di Belgirate, non facente parte di Comunità Montana. L Area Forestale comprende per intero il bacino imbrifero del torrente Strona, la sponda occidentale del lago d Orta e il Mottarone con i versanti cusiano e del lago Maggiore, ad esclusione della porzione di territorio del Comune di Armeno che ne costituisce cerniera. I confini dell Area sono pertanto costituiti dal tratto terminale del Toce e dal lago Maggiore a est; dal Comune di Armeno e dal lago d Orta a sud; dalla provincia di Novara a sud, sudovest; dalla Provincia di Vercelli (Valsesia) a ovest e dalla Valle Ossola a nord. Nell Area Forestale n 21 sono compresi, oltre all intero bacino del torrente Strona, diversi sottobacini ad esso afferenti ed altri che dal Mottarone scendono al lago d Orta e Maggiore, tra i quali sono di particolare rilievo quelli dell Agogna, del Pescone, Selva Spessa e dell Erno. La Comunità Montana Valle Strona a seguito della riperimetrazione operata dalla Regione Piemonte ha unito ai Comuni di Valstrona, Massiola, Germagno e Loreglia, che l avevano originariamente costituita, quelli del Basso Toce (Casale Corte Cerro e Gravellona Toce) che originariamente appartenevano alla Comunità Montana Cusio Mottarone. Quest ultima comprende invece i Comuni di Arola, Baveno, Brovello Carpugnino,Cesara, Gignese, Madonna del Sasso Nonio, Omegna, Quarna Sopra, Quarna Sotto e Stresa. Il Comune di Armeno, originariamente appartenente alla Comunità Montana Cusio Mottarone, in occasione della citata riperimetrazione, è stato assegnato alla neocostituita Comunità Montana Due Laghi ora situata nella provincia di Novara. Completa l Area Forestale n 21 il Comune di Belgirate non compreso in Comunità Montane, il cui territorio, situato sulla sponda del lago Maggiore, è contiguo a quello dei Comuni di Stresa e Brovello Carpugnino. 12

21 Di seguito sono elencate le superfici comunali e la loro incidenza percentuale sul territorio complessivo dell Area Forestale n 21 (desunti dalla cartografia prodotta): Superficie complessiva dei Comuni dell area forestale 21 (dati cartografici) Comune ha % Arola 657 2,4 Baveno ,3 Belgirate 850 3,1 Brovello Carpugnino 831 3,0 Casale Corte Cerro ,4 Cesara ,0 Germagno 288 1,0 Gignese ,3 Gravellona Toce ,3 Loreglia 924 3,3 Madonna del Sasso ,4 Massiola 812 2,9 Nonio ,7 Omegna ,2 Quarna Sopra ,2 Quarna Sotto ,9 Stresa ,7 Valstrona ,8 TOTALE ,0 Valstrona 18% Arola 2% Baveno 6% Belgirate 3% Brovello Carpugnino 3% Casale Corte Cerro 4% Cesara 4% Stresa 12% Quarna Sotto 5% Germagno 1% Gignese 5% Quarna Sopra 4% Omegna 11% Loreglia 3% Gravellona Toce 5% Nonio 4% Massiola 3% Madonna del Sasso 5% 13

22 1.2. Aspetti climatici Per l inquadramento climatico dell area forestale 21 sono stati utilizzati i seguenti dati disponibili: Atlante climatologico del Piemonte, Precipitazioni e Temperature (dati periodo , Regione Piemonte Università di Torino, 1998): i dati non sono relativi a stazioni di campionamento ma ottenuti per interpolazione. I dati pluviometrici sono stati confrontati con i dati elaborati e pubblicati dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici, relativi al trentennio 1921/1950 e utilizzati per l elaborazione della Carta delle isoiete medie annue di questo trentennio elaborata dalla relazione ENEL Questi sono stati, tra l altro, successivamente utilizzati nel lavoro Indagini idrologiche e chimiche dei principali tributari piemontesi del Lago Maggiore in relazione alle sue modificazioni trofiche (1974), a cura del CNR Istituto Idrobiologico di Pallanza. Sono stati considerate le seguenti Stazioni di campionamento, scelte come rappresentative della situazione climatica dell intera area, che si sviluppa dalla fascia climatica dei grandi laghi subalpini (Sponde del Lago Maggiore e del Lago d Orta) alla Valle Strona che, lunga, stretta ed articolata, si incunea tra Valle Anzasca e Valsesia. Stazioni di campionamento Stazione Quota (m slm) Ambiti geografici Campello Monti Forno 892 Loreglia 725 Valle Strona Marmo 765 Cesara 500 Sponda occ. del Boleto 696 Lago d Orta Mottarone Cima Mottarone Alpino 778 Sponda occ. del Stresa 202 Lago Maggiore 14

23 Termometria Le temperature medie mensili ed annuali sono calcolate per l anno medio (periodo ) ovviamente dalla tabella si denotano notevoli differenze che rispecchiano ambiti climatici ed ambientali ampiamente diversificati a causa della differenza di quota. Temperature medie mensili, periodo Campello Monti Forno Loreglia Marmo GEN -3,6-0,1 0,8-0,4 0,6 0,4-1,7 0,3 1,4 FEB -2,9 1,1 2,4 0,6 2,0 1,7-0,9 1,5 3,4 MAR -0,4 4,1 5,9 3,6 5,3 4,9 1,8 4,7 7,6 APR 2,8 7,7 9,7 7,1 9,1 8,6 5,2 8,4 11,7 MAG 6,8 11,7 13,8 11,1 13,1 12,6 9,1 12,4 16,0 GIU 10,4 15,4 17,6 14,8 16,9 16,3 12,7 16,1 19,9 LUG 13,2 18,1 20,3 17,5 19,5 19,0 15,4 18,8 22,5 AGO 12,4 17,2 19,3 16,6 18,6 18,1 14,6 17,9 21,4 SET 9,6 13,9 15,9 13,4 15,2 14,8 11,6 14,6 17,8 OTT 5,7 9,6 11,1 9,1 10,6 10,2 7,6 10,1 12,4 NOV 0,8 4,3 5,6 3,9 5,2 4,9 2,6 4,8 6,7 DIC -2,2 1,3 2,2 1,0 2,0 1,8-0,3 1,7 2,8 Medie annuali 5,0 9,1 10,7 8,6 10,2 9,8 7,0 9,7 12,3 Cesara Boleto Mottarone Alpino Stresa N. giorni di Non gelo Disp. 91,0 72,0 98,0 78,0 82,0 122,0 84,0 57,0 15

24 Temperature medie mensili 30,0 20,0 10,0 0,0 GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC -10,0 Campello Forno Loreglia Marmo Cesara Boleto Mottarone Alpino Stresa mesi Temperature medie annuali 14,0 12,0 10,0 8,0 6,0 4,0 Campello Forno Loreglia Marmo Cesara Boleto Mottarone Alpino Stresa 2,0 0,0 medie annuali 16

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