INDICE. 1 - Premessa Oggetto e scopi dell'indagine Modalità esecutive Inquadramento geografico 5

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1 INDICE 1 - Premessa Oggetto e scopi dell'indagine Modalità esecutive Inquadramento geografico Cartografia Confini Topografia ed orografia Idrografia Climatologia - idrologia Inquadramento geologico Caratteri geologico-strutturali Inquadramento geologico regionale Litologia Geologia del quaternario Geomorfologia Alluvioni attuali degli alvei attivi Alluvioni recenti Alluvioni antiche terrazzate Conoidi di deiezione fluviale Detriti di falda e conoidi detritici Litologia e morfologia dei depositi glaciali (morene) Depositi fluvioglaciali Frane 23 7 Dissesto Dissesto gravitativo Crolli di massi Frane di crollo e ribaltamento Frane nei terreni di copertura Valanghe Dissesto del reticolo idrografico Dissesti lineari in alveo Dissesti areali Schede Banca Dati Regione Piemonte Idrogeologia Caratteristiche degli acquiferi Salvaguardia delle sorgenti 36

2 9 - Caratteristiche geotecniche Norme e prescrizioni geologico tecniche Pericolosità geomorfologica e idoneità all utilizzo urbanistico Classe Classe Classe Classe 3a Sottoclasse 3a Classe 3b Classe 3b Classe 3b Classe 3b Classe 3b Classe 3 indifferenziata Prescrizioni generali Attività estrattiva (cave) Situazione del comune di Varallo Sesia nell ambito del PAI Confronto delle cartografie dei dissesti e di sintesi nelle zone di confine Bibliografia 54

3 3 1 - Premessa Oggetto e scopi dell'indagine Incarico professionale conferito dall'amministrazione Comunale di VARALLO SESIA (VC) congiuntamente agli scriventi Dott. Geol. Barbara LOI, Dott. Geol. Roberto BARTOLINI, Dott. Geol. Enrico BIASETTI e Dott. Geol. Massimo BIASETTI per l'attuazione delle indagini sulle caratteristiche geologiche del territorio, con stesura dei relativi elaborati a corredo della Variante Generale al Piano Regolatore Generale Comunale. Sono state attivate le seguenti Collaborazioni: - Studio Insieme Ingegneria per le verifiche idrauliche; - Sig. Fontana Elvise per i rilievi delle valanghe Le indagini geologiche hanno lo scopo di offrire gli elementi conoscitivi per l individuazione delle potenzialità e vocazioni del territorio per il suo utilizzo, al fine della prevenzione del rischio geologico e quale strumento di gestione dei processi e delle risorse naturali in rapporto all urbanizzazione Modalità esecutive Nella redazione del presente incarico si è fatto riferimento a quanto specificato nella L.R. 5 dicembre 1977, n. 56 e successive modifiche ed integrazioni e nella Circolare del Presidente della Giunta Regionale n. 7 LAP del 6/5/1996 Specifiche tecniche per l elaborazione degli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici. Le indagini si sono svolte in 3 diverse fasi: 1. analisi di tutti gli elementi di carattere geolitologico, geomorfologico, idrogeologico ed idrologico, condotti sulla base della bibliografia esistente, compresi gli elaborati geologici relativi alla prima stesura del Piano Regolatore; 2. rilevamento sul terreno, con l ausilio dell interpretazione aerofotogrammetrica; 3. elaborazione dei dati con stesura di una relazione geologica e realizzazione delle cartografie tematiche finalizzate alla suddivisione del territorio comunale per aree omogenee dal punto di vista della pericolosità geomorfologica.

4 4 I risultati delle indagini sono riportati nei seguenti elaborati: AG 1.1 Relazione geologica AG 2 (Nord/Sud) Carta geologica - scala 1 : AG 3 (Nord/Sud) Carta geomorfologica e dei dissesti - scala 1 : AG 4 (Nord/Sud) Carta dell acclività scala - 1 : AG 5 (Nord/Sud) Carta geoidrologica - scala 1 : AG 6 (Nord/Sud) Carta litotecnica - scala - 1 : AG 7 (Nord/Sud) Carta delle opere idrauliche censite - scala 1 : AG 8.1 (Nord/Sud) AG 8.2 Carta della pericolosità geomorfologica e dell idoneità all utilizzazione urbanistica - scala 1 : Carta della pericolosità geomorfologica e dell idoneità all utilizzazione urbanistica - scala 1 : 5000 Le basi cartografiche utilizzate sono quelle fornite (in formato cartaceo e numerico) dalla Regione Piemonte, desunte da restituzione fotogrammetrica relative al volo del 1991, e la Cartografia Catastale Comunale.

5 5 2 - Inquadramento geografico Cartografia Nella cartografia ufficiale dello Stato, il territorio del Comune di Varallo Sesia è rappresentato nel Foglio n 30 alla scala 1: della Carta d Italia ed in particolare nelle Tavolette dell I.G.M.I. alla scala 1: denominate Scopa al III quadrante N.E., Varallo al II quadrante N.O., Sabbia al I quadrante S.O e, per un piccolo angolo al vertice nordorientale nella tavoletta Omegna al I quadrante S.E. Nella cartografia Regionale, rappresentata dalla Carta Tecnica Regionale (o CTR) alla scala 1:10.000, il territorio comunale appare nelle Sezioni n , , , e E questa la carta di base utilizzata, nel formato digitale vettoriale, per gli elaborati geologici, integrata, per particolari carte tematiche come la Carta della pericolosità geomorfologica e dell idoneità all utilizzazione urbanistica, dalla mappa del Nuovo Catasto Terreni, anch essa informatizzata Confini Dal punto di vista amministrativo, il comune di Varallo confina: a nord con il Comune di Valstrona, a nordest con Quarna Sotto, ad est con Nonio, Cesara e Civiasco, a sudest con Breia a sud con Quarona, a sudovest con Borgosesia, ad ovest con Vocca e a nordovest con Cravagliana e Sabbia. Dal punto di vista geografico il confine si attesta generalmente agli spartiacque naturali tranne per un piccolo tratto lungo il versante orografico sinistro dell alta val Sabbiola dove scende a limitare il territorio di Sabbia ed in prossimità degli alpi Ranghetto, Sacchi e Previano, dove si abbassa lungo i versanti cusiani. I vertici estremi identificanti il territorio di cui trattasi, sono riassunti nella tabella seguente: Vertici terr. Coordinate Gauss Boaga Coordinate UTM (I.G.M.I.) Comunale (CTR) Nord Massa del Turlo TMR Est Alpe Previano TMR Sud Monte Luvot TMR Ovest Cima del Vallè TMR

6 6 Comune di Varallo Sesia - Variante generale PRGC - Verifiche compatibilità idraulica ed idrogeologica In dettaglio, a partire dal punto più settentrionale della Massa del Turlo, in senso orario passa per il m. Ostano, il m. Novesso e la Falconera dove scende al Pascone che risale fino al rio della Gula che segue fino al m. Briasco da dove scende con andamento NE-SO al Sesia che attraversa poco a monte di Doccio. Risale il corso del rio della Duggia fino al riale Freddo che segue fino al rio dei Sassi lungo il quale risale fino al m. Luvot. Di qui segue la cresta che porta al castello di Gavala. Scende quindi lungo lo spartiacque orografico sinistro della valle del t. Moro fino a Prati di Vocca dove attraversa il f. Sesia e risale il versante orografico sinistro fino alla cima di Vaso, scende al ponte della Gula e risale alla Mazza Fontanelle per chiudersi nuovamente alla Massa del Turlo.

7 7 3 - Topografia ed orografia Il territorio del Comune di Varallo è caratterizzato da un assetto orotopografico dalle caratteristiche decisamente montane anche se le quote assolute dei rilievi più alti superano di poco i 2000 m s.l.m. e non si posiziona decisamente all interno della Catena Alpina. Notevoli sono ancora i dislivelli relativi per la presenza di fondivalle profondamente incisi che si dispongono a quote relativamente basse come ad es. in corrispondenza del Capoluogo a quota 453 ms.l.m. I versanti montuosi possono quindi raggiungere un grande sviluppo altimetrico, fino a 1500 m, con una topografia sempre molto mossa e la frequente presenza di zone più aspre con bastionate e pareti rocciose subverticali di dimensioni importanti (100 e più metri) come ad es. le rupi della Falconera, il versante a monte della strada Crevola-Locarno, nella forra della Gula ecc. Ancora più frequenti piccole balze rocciose che si inseriscono un contesto di versanti generalmente molto acclivi con la fascia più bassa dei fianchi vallivi, principali e secondari, modellati secondo incisioni molto raddrizzate. Si riscontra con una certa qual continuità, o meglio frequenza, una fascia di terreni con morfologia più morbida attorno alle quote di m s.l.m. sia in orografica destra che sinistra del f. Sesia e delle valli tributarie. Solo il fondovalle della valle del f. Sesia si allarga con superfici pianeggianti di una certa entità sia in senso longitudinale che trasversale a formare un fondovalle suscettibile di un utilizzo urbano oltre che agricolo mentre le valli secondarie presentano un fondo sempre stretto tra versanti ravvicinati e per lo più limitato al solo corso d acqua con rare e modeste spianate.

8 8 4 - Idrografia L elemento principale del reticolo idrografico superficiale è rappresentato dal fiume Sesia, corso d acqua di II ordine. Esso comincia ad interessare il territorio comunale in località Prati di Vocca e lo attraversa, con direzione generale nordovest-sudest, fino al confine meridionale in prossimità di Doccio di Quarona. Nel dettaglio i vari tratti del suo corso presentano direzioni diverse con cambi di direzione anche bruschi specialmente nel tratto tra la frazione di Valmaggia ed il nucleo abitato di Varallo, con un andamento molto simile a quello caratteristico di una zona a controllo tettonico dell erosione fluviale. A partire dalla confluenza del torr. Mastallone, il corso del f. Sesia assume un andamento più regolare ed il letto torna a farsi sempre più ampio raggiungendo la massima larghezza a valle di Roccapietra. Il suo regime pluviometrico di tipo sublitoraneo-alpino-occidentale determina i massimi deflussi in tarda primavera, legati anche al fenomeno di scioglimento delle nevi, ed in autunno esclusivamente per la quantità delle precipitazioni così come immediatamente percepibile dal grafico della distribuzione delle precipitazioni presentato alla pagina seguente. Le caratteristiche del suo bacino, delle portate di massima piena sono oggetto della verifica idraulica che si allega al presente. Il reticolo idrografico, di forma per lo più denditica, è maggiormente sviluppato in orografica sinistra con affluenti che per la maggior parte ricadono nel bacino del torr. Mastallone con il torr. Bagnola o ed il suo importante affluente Nono che insieme presentano un bacino che si estende su tutta la parte nordorientale del territorio comunale. Il torr. Mastallone, che sottende un bacino idrografico di tutto rispetto, rappresentato da valli che si attestano allo spartiacque con la valle di Macugnaga, è caratterizzato da eventi di piena improvvisi con portate rilevanti come i m 3 /sec rilevati alla stazione del ponte Folle in data Per la parte sudorientale del territorio, si devono ricordare corsi d acqua che presentano bacini propri come il rio Riale o rio della Crosa e soprattutto il torr. Pascone, il cui bacino idrografico travalica i confini comunali, e si estende in gran parte sul territorio comunale di Civiasco fino allo spartiacque che definisce il confine con la Provincia del Verbano-Cusio-Ossola.. Gli affluenti in orografica destra sono evidentemente minori rispetto al torr. Mastallone, ma cionondimeno sono rappresentati da corsi d acqua dal regime torrentizio, ma mai o solo eccezionalmente in secca. Da monte a valle si ricorda il torr. Moro che raccoglie le acque del bacino rappresentato dal vallone di Morca, il rio Pacalotto, fino a poco tempo fa importante per l approvvigionamento idrico della città. Per trovare un altro corso d acqua di

9 9 una certa importanza e dimensione si deve scendere fino in prossimità del confine meridionale del territorio comunale dove è presente il torr. Duggia che con i suoi affluenti rio Vazzosa e Riale di Locarno raccoglie le acque di un ampio bacino che copre il quadrante sudoccidentale del territorio comunale. Innumerevoli sono i corsi d acqua minori che comunque rivestono una grande importanza nei confronti della sicurezza di molti nuclei abitati che, come antica consuetudine, spesso si affacciano quasi direttamente sulle sponde di rii e torrentelli. Con un reticolo così fitto ed una situazione degli insediamenti abitativi molto sparsa, ne consegue che numerose sono le opere idrauliche rappresentate da ponti ed attraversamenti, così come di difese spondali realizzate in tempi diversi, ma soprattutto negli ultimi anni. Tutto ciò, in relazione anche al progressivo abbandono di un economia rurale che ha coinvolto sponde e terreni limitrofi ai corsi d acqua, la fine della quale ha favorito l invasione delle sezioni libere di deflusso ad opera di piante diverse. Oltre a provocare restringimenti di queste sezioni, la vegetazione ha spesso causato sbarramenti occasionali in alveo o in corrispondenza di ponti, ponticelli e tombini diversi, con conseguenti tracimazioni, erosioni di sponda che hanno incrementato in modo anomalo il trasporto solido, fino a vere e proprie deviazioni del deflusso con acque che si sono concentrate altrove provocando dissesti che hanno anche provocato vere e proprie disgrazie (in occasione dell alluvione del 1994 deviazione del rio Gattera lungo la strada per il S. Monte e riversamento delle stesse sopra il rione Levante). Esistono anche delle tombinature che raccolgono rii classificati come acque pubbliche che talora seguono il primitivo tracciato del corso d acqua ed altre volte sono stati deviati secondo percorsi diversi in funzione di un utilizzo diverso (recettori di fognature). Un esempio del primo caso è rappresentato dal rio Casavei che attraversa la frazione di Crevola. E stato tombinato in tempi diversi, così come possibile ricavare dalla sola analisi della cartografia catastale che riporta ancora il tracciato alternativamente a cielo aperto ed in sotterraneo. Attualmente passa al di sotto dell edificio topograficamente più elevato di Crevola, di recente costruzione o ristrutturazione, riprende il suo corso a cielo aperto per una trentina di metri dopo di che interessa un fabbricato che lo sormonta con due ali, a valle del quale ritrova un breve tratto (5-6 m) un alveo aperto dopodichè si infila sotto un edificio, la strada comunale, un altro complesso di costruzioni, una piazzetta, un ultimo edificio a valle del quale scorre in un tombino non interrato, ma chiuso da una soletta un cls.a. fino alla strada per Locarno. La tombinatura prosegue anche a valle della strada su terreni naturali in due tubi a sezione circolare del diametro di 1,5 m. Per quanto detto le sezioni di deflusso presentano quindi dimensioni molto variabili.nei diversi tratti. Il rio Gattera invece è stato tombinato a partire dal limite del nucleo abitato del capoluogo fino al fiume Sesia, con una variazione decisa del suo corso naturale che

10 10 probabilmente lo portava a confluire nel rio Riale, almeno per quanto possibile vedere su una vecchia stampa. Ora attraversa il nucleo abitato del Levante e del centro secondo il tracciato riportato nella tavola delle Opere Idrauliche Censite ma, secondo le notizie recuperate, non sottopassa alcun edificio. In entrambi i casi raccolgono scarichi fognari non quantificati ed identificati. Per questo motivo, è in progetto, a cura del CO.R.D.A.R. Valsesia s.p.a. la realizzazione di uno scolmatore di piena sul rio Gattera per evitare l eccessiva diluizione. Si ricordano infine due opere di tombinatura che sono state realizzate per un riordino idrogeologico che sono rappresentate da un canale di gronda che corre al di sotto della strada del S. Monte e raccoglie le acque di versante evitando il loro ruscellamento sulle parti basse del rilievo a monte dell abitato colpito dalla frana del 1994, ed il drenaggio presente al di sotto della Casa di Riposo. Esso da origine ad un rio che si perde su un basso terreno a monte del rilevato della s.p. n 299 e scarica indirettamente nel f. Sesia tramite un tombino composto da 4 tubi ϕ 40 cm che mette in comunicazione i terreni a monte con quelli a valle della strada. Sia le tombinature vere e proprie che i fossi di guardia e le condotte interrate di riordino idrogeologico sono rappresentate nella carta delle opere idrauliche censite e le caratteristiche sono raccolte nelle rispettive schede SICOD. Si ricorda infine l unico bacino lacustre rappresentato dal piccolo lago di S. Agostino, a sudest di Roccapietra, che occupa il fondo di una valletta pensile subparallela a quella principale del f. Sesia sul cui fondovalle si innalza di circa 90 m. E senza immissari, lungo circa 300 m, largo 50 e profondo circa 5. Nei periodi siccitosi si riduce alla sua metà più settentrionale.

11 Climatologia - idrologia Le caratteristiche dei fattori che concorrono a determinare la situazione climatologica come la temperatura, le precipitazioni medie mensili e l evapotraspirazione media sono stati desunti dalla ponderosa pubblicazione della Regione Piemonte Progetto per la pianificazione delle risorse idriche del territorio piemontese stampata nel I dati così riportati sono stati riassunti in un grafico presentato alla pagina seguente. Altre notizie che riguardano essenzialmente le precipitazioni, ed in particolare quelle di breve durata e forte intensità sono state raccolte nello Studio di Bacino del F. Sesia elaborato dalla Soc. Stige che ha recuperato le osservazioni effettuate anche nella stazione

12 12 pluviometrica di Camasco ora in disuso. Da un punto di vista tecnico-applicativo questi dati sono piuttosto importanti in quanto consentono lo studio e l analisi idraulica ed idrogeologica dei diversi piccoli bacini minori, sulla base di determinazioni statistiche basate su serie di osservazioni in loco, anche se per serie di anni piuttosto ridotte. Per quanto attiene il territorio comunale in generale, recentemente la Regione Piemonte con DGR 45/6656 del ha approvato i criteri e gli indirizzi per l attuazione del P.A.I. nel settore urbanistico adottando i parametri a ed n dell equazione monomia h = a x t n che vengono di seguito tabellati per entrambe le stazioni pluviometriche presenti sul territorio comunale. Tempo di ritorno 20 anni Tempo ritorno 20 anni Tempo ritorno 20 anni Tempo di ritorno 20 anni a n a n a n a n VARALLO CAMASCO Altro importante elemento che concorre a definire il clima è la temperatura che troviamo tabellata con i suoi valori medi mensili nella pubblicazione regionale ricordata. Anche questa tabella è stata trasformata in grafico per una più immediata percezione dell andamento delle temperature nel corso dell anno ed in rapporto con quella media annuale (grafico a pag. seguente). Esistono diversi metodi per la classificazione climatica di una determinata zona che richiedono la conoscenza di parametri diversi. Una classificazione climatica elaborata sulla base dell alternarsi delle temperature e delle precipitazioni medie mensili nel corso dell anno, e quindi con i dati fino ad ora a disposizione in quanto riportati nella presente indagine, è stata proposta da Bagnouls e Gaussen (1957) e si basa sulla definizione e sequenza dei mesi caldi (definiti da t>20 ), freddi (con t<0 ) ed aridi (H precipit. <2t) secondo lo schema seguente. Il regime climatico di Varallo e del fondovalle principale risulta attribuibile alla regione Mesaxerica temperata (sottoregione ipomesaxerica), mentre la zona montana è da classificare come temperata fredda.

13 13 Regione climatica Sotto-regione Modalità N mesi aridi Xeroterica Submediterranea transizione 1-2 Mesaxerica Ipomesaxerica (temperata) T mese più freddo 0-10 Axerica fredda Temperata fredda Mediam.Fredda (oroigroterica) Fredda (oroigroterica) Molto fredda meno di 4 mesi di gelo da 4 a 6 mesi di gelo da 6 a 8 mesi di gelo più di 8 mesi di gelo

14 Inquadramento geologico Caratteri geologico-strutturali Inquadramento geologico regionale Il territorio del Comune di Varallo Sesia si estende a sud della linea Insubrica o Linea del Canavese, sistema di fratture subverticali che definisce il limite tra la parte della catena Europa-vergente dell edificio alpino che è caratterizzato da una tettonica a pieghe e ricoprimenti con la presenza di terreni coinvolti non solo nell orogenesi alpina, ma anche dal metamorfismo che da detta orogenesi ha avuto origine ed il complesso delle Alpi meridionali nel quale si colloca il territorio di Varallo. Le Alpi meridionali sono state interpretate per lungo tempo come il retroterra autoctono della catena alpina caratterizzato da uno stile tettonico di tipo disgiuntivo con contatti tra le varie Formazioni che sono rappresentati essenzialmente da faglie, o meglio da lineazioni di disturbo tettonico, con la presenza di rocce di origine più antica, fatti salvi i terreni sedimentari che orlano, anche se in modo discontinuo il rilievo. Ciò non toglie che anche in questa zona non siano riscontrabili gli effetti dell orogenesi alpina, con un generale innalzamento dei calcari e Dolomie triassiche del m. Fenera e dei depositi pliocenici marini ancora più recenti che si rinvengono a poca distanza nel vicino Comune di Borgosesia ad altezze diverse sul livello del mare. In tempi più recenti, sulla base delle indagini geofisiche sulla pianura padana, ne è stata dimostrata la generale alloctonia e la natura di catena neogenica a falde di basamento e copertura sud-vergenti secondo un modello ispirato alla tettonica a placche ed allo schema evolutivo che di seguito si riassume. Tra la fine del Proterozoico e l Ordoviciano la regione alpina era sede di importanti processi geodinamici con la presenza di margine divergente ed un bacino oceanico. Segue l attivazione di un margine convergente con subduzione della litosfera oceanica, metamorfismo di alta pressione e magmatismo di arco. Con il Devoniano ha quindi inizio un orogenesi collisionale, con tettonica a falde e metamorfismo polifasico. Con l innalzamento e l erosione finale della catena si producono, a partire dal Carbonifero, depositi clastici discordanti sul basamento il metamorfismo evolve dal iniziali condizioni di pressione elevata verso condizioni di basse pressioni. Nel tardo Paleozoico si registra infine una complessa attività magmatica con manifestazioni vulcaniche e plutoniche ivi compresi i plutoni granitici di anatessi crostale. Nel Trias erano presenti alti strutturali, emersi o con mare sottile che si alternavano a zone bacinali con le strutture delimitate da faglie distensive con una configurazione che si evolverà nel Trias superiore-lias in una fase di rifting continentale caratterizzata da

15 15 un accelerazione della distensione e da una disarticolazione della crosta superiore in blocchi che ruotano lungo faglie listriche e zone di distacco profonde, premessa della formazione del bacino oceanico ligure-piemontese. Esso è delimitato alle estremità da due margini trascorrenti ed è interposto tra la crosta continentale europea e quella adriatica. Quest ultima costituisce una propaggine settentrionale della grande placca africana. La catena alpina è il prodotto dell evoluzione cretacico-attuale del margine convergente Europa-Adriatico. Con le nuove condizioni geodinamiche instauratesi tra il Giurassico/Cretaceo le placche assumono una configurazione diversa conseguente allo sviluppo di una rottura litosferica nella zona di transizione tra l originario margine passivo adriatico e l oceano ligure-piemontese ed alla subduziuone di quest ultimo. La prima parte della stroria delle Alpi si concentra nei domini Austroalpino, Pennidico e Ligure-Piemontese. Essa è caratterizzata da molteplici processi, dalla formazione di falde di basamento e copertura a vergenza europea alla genesi di tutte le unità ofiolitiche.

16 16 A livelli profondi ha sviluppato un metamorfismo di alta pressione e bassa temperatura, espressione dell anomalia termica prodotta dalla subduzione della litosfera oceanica e diffuso in buona parte delle ofioliti alpine. La subduzione produce non solo la graduale chiusura dell oceano ligure-piemontese ma anche la traslazione del continente europeo verso la fronte della microplacca adriatica sino alla collisione. Essa genera l ispessimento e l espansione della catena aggregando alla pila delle falde porzioni sempre più estese della placca europea. Si sviluppa quindi in modo dominante la struttura a doppia vergenza con la catena alpina s.s. che continua a propagarsi verso l avanpaese europeo, mentre sul versante interno ha pieno sviluppo il sistema sud-vergente delle Alpi meridionali. Concludendo si può dire che il settore della Alpi meridionali si estende quindi dalla linea del Canavese al sottosuolo della Pianura Padana dove è sepolto il fronte degli scorrimenti sud-vergenti. Inoltre le Alpi meridionali costituiscono una sezione completa della crosta continentale prealpina. La discontinuità maggiore, rappresentata dalla linea Cossato- Mergozzo-Brissago e del Pogallo, suddivide questo basamento in due unità principali: la zona Ivrea-Verbano e la serie dei laghi. Tale distinzione si basa anche su radicali differenze litologiche e strutturali che consentono di attribuire alla zona Ivrea-Verbano il significato di crosta inferiore ed alla Serie dei laghi quella di crosta intermedia e superiore. Prima dei processi magmatici di età permiana, la crosta Sudalpina era costituita dal basamento metamorfico (varisico) rappresentato dalla Serie dei Laghi e dal sottostante complesso Kinzigitico della Zona Ivrea- Verbano che a seguito degli eventi tettonici prealpini ed alpini hanno assunto l attuale disposizione affiancata. Di carattere tettonico sono anche per buona parte i contatti tra le Formazioni Rocciose che affiorano lungo fasce di territorio che si susseguono da sud a nord, disposte secondo una direzione sudovest-nordest che rappresenta la direzione tettonica di tutta la subregione. Sicuramente definito dalla linea Cossago-Mergozzo-Brissago è il limite tra la formazione più meridionale dei Graniti e quella centrale degli Gneiss Kinzigitici, mentre tra quest ultima e la formazione Basica Ivrea Verbano, più settentrionale, la letteratura non riconosce un carattere tipicamente tettonico anche se nel corso di precedenti indagini, è stata rilevata una piccola faglia in corrispondenza del contatto in loc. Sacro Monte.

17 Litologia Zona diorito-kinzigitica Ivrea-Verbano La parte meridionale della Zona Ivrea Verbano, che corrisponde a parte del territorio di Varallo, è tradizionalmente suddivisa nella formazione kinzigitica (Bertolani, 1954) e in quella basica (Bertolani 1959). Kinzigiti Il complesso Kinzigitico, presenta la prevalenza di un paragneiss a biotite, quarzo, plagioclasio, granato e sillimanite. Di colore rosso-bruno, aspetto di roccia scistosa, con scistosità spesso fibrosa. In alternanza vi sono le anfiboliti, di colore scuro e struttura orientata. Marmi e calcefiri, in alcune zone predominanti, come a monte del Santuario del S. Monte, nelle rupi della Falconera e sul versante in destra Sesia nel tratto tra Parone e Locarno. Infine si ricordano filoni acidi, pegmatitici a quarzo, ortoclasio o microclino e muscovite con concentrazioni prossime alla possibilità di coltivazione del feldspato così come si ricava dalle indagini di una Ditta mineraria in località Alpe Sacchi. Si dispongono a formare un ampia fascia (compresa tra il S. Monte e Roccapietra) che attraversa il territorio comunale con direzione sudovest-nordest. Coprono la valle principale del f. Sesia a partire dal limite con la F. Basica fino a Doccio, in dx. Sesia e Roccapietra in sin. e quindi si dispongono ad occupare l intero versante orografico destra della valle del torr. Pascone. Zona basica La formazione basica è costituita da lenti di peridotite del mantello e da un voluminoso complesso di rocce basiche. Quest ultimo è dato da un corpo intrusivo di rocce a composizione gabbrico-noritica, con subordinati volumi di dioriti, tonaliti, charnockiti e rocce ultrabasiche. Secondo recenti studi (QUICK J. et al. 2003)le peridotiti vengono separate dal complesso basico, in quanto rappresentano eventi geneticamente e cronologicamente diversi. La Valsesia e la Val Mastallone espongono una sezione completa del corpo gabbrico con stratificazione magmatica (età permiana) che affiora nella parte NW della Zona Ivrea- Verbano, alla base del complesso kinzigitico. Classica sezione di crosta continentale profonda delle Alpi, oggi esposta ma in origine situata tra crosta e mantello, è suddivisa in tre unità principali unità litologiche in successione da SE a NW e dall alto al basso: 1.- unità delle dioriti 2.- corpo gabbrico principale 3.- corpo magmatico stratificato

18 18 Nel territorio di Varallo affiorano le prime due unità litologiche. Queste rocce occupano la parte nodoccidentale del territorio comunale e formano un corpo roccioso che si sviluppa con direzione sudovest-nordest dalla valle del Duggia, alle frazioni di Parone e Crevola, alla rupe del S. Monte, fino a Verzimo e Cervarolo, quindi piega verso nordordovest verso la Mazza Fontanelle e l abitato di Massera nel vicino Comune di Sabbia - Le rocce dell unità 1 sono costituite in prevalenza da dioriti quarzifere biotitico-anfibolico-pirosseniche a grana media, di un diffuso colore verdastro. - All interno del corpo gabbrico principale le rocce più diffuse sono rappresentate da noriti, a grana medio-grossolana, di colore scuro composto essenzialmente da pirosseno rombico, orneblenda con saltuaria biotite, il minerale sialico è esclusivamente plagioclasio. Serie dei Laghi La Serie dei Laghi affiora a SE della Zona Ivrea-Verbano con un contatto tettonico rappresentato dalla citata linea Cossato-Mergozzo-Brissago, che nel territorio di Varallo corre lungo la valle del torrente Pascone tra Cilimo e Roccapietra, quindi prosegue con direzione NNE-SSW, seguendo la valle principale del Sesia. Essa separa le rocce kinzigitiche della Zona Ivrea-Verbano dagli scisti dei laghi, qui rappresentati da pargneiss a grana medio-grossa, entro i quali sono intrusi i Graniti dei Laghi, grande batolite dovuto all attività magmatica permiana che si estende dal biellese al Montorfano, suddiviso in vari plutoni a diversa composizione. Interessa il territorio comunale nell area compresa tra Roccapietra, Cavaglia ed il M. Briasco. All interno del complesso magmatico il litotipo prevalente è rappresentato da un granito biotitico a grana media, di colore chiaro, accompagnato da una serie di rocce che vanno dal granito a termini più basici e filoni di tipo pegmatitico. Le parti granitiche sono formate quarzo, ortoclasio, plagioclasio (sodico) e mica biotite. La parte superiore dell ammasso spesso è fortemente alterata con la formazione di una potente coltre di sabbione arcosico con modesta cementazione che va diminuendo verso la superficie fino ad annullarsi.

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20 Geologia del quaternario Geomorfologia I terreni quaternari sono rappresentati dai depositi di formazione più recente, la cui genesi si può far risalire ad un unico processo geomorfico rappresentato dall erosione delle aree montane e dal successivo deposito dei materiali allo sbocco delle valli, lungo i fondovalle più pianeggianti ed al piede del rilievo montuoso. I fattori principali di questo processo sono stati i ghiacciai e tutt ora sono rappresentati dai fiumi e dai processi di alterazione e disgregazione degli ammassi rocciosi che hanno originato e continuano a formare terreni diversi non solo per genesi, ma, per quanto di interesse, anche per caratteristiche idrogeologiche e soprattutto geotecniche. Anche l evoluzione pedogenetica sarà caratteristica per ciascuna situazione. Questi terreni sono irregolarmente distribuiti sulla superficie comunale, in modo spesso discontinuo, ma presentano una grande importanza perché sono quelli più direttamente e frequentemente interessati dagli interventi antropici (fondazioni, sbancamenti, strade, difese spondali ecc.) ed esercitano una fondamentale influenza sull assetto idrogeologico del territorio per le loro caratteristiche di permeabilità. I terreni quaternari più rappresentativi sono rappresentati da: - alluvioni attuali degli alvei attivi - alluvioni recenti - alluvioni antiche terrazzate - conoidi di deiezione fluviale - detrito di falda e conoidi detritici - morene - depositi fluvioglaciali Alluvioni attuali degli alvei attivi Come suggerisce la denominazione sono i terreni che affiorano lungo gli alvei di fiumi e torrenti, sia nei rami principali che secondari. Nel materasso alluvionale della valle principale del f. Sesia e per una piccola parte in quella del torr. Mastallone, arrivano fino al terrazzo morfologico più basso. Sono formati ciottoli e ghiaie grossolane con elementi arrotondati e frequenti massi dell ordine del metrocubo. La matrice sabbiosa è grossolana con granuli a spigoli vivi. Più scarsa lungo i corsi d acqua minori, si ritrova relativamente più abbondante lungo il f. Sesia dove la pendenza longitudinale dell alveo è minore e la larghezza maggiore fino a formare delle lenti omogenee che nel passato sono state oggetto di coltivazione per l attività edile.

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