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1 PILOT SITE REPORT (PSR) Attività 3.1 Pratiche estrattive rispettose dell ambiente Caso di studio: Lanca dei Francesi (Comune di Roccabianca, Provincia di Parma, Italia) AUTORI Ubaldo Cibin Stefano Furin (Geotema S.r.l.) Franca Ricciarelli Anna Rita Rizzati Massimo Romagnoli Simonetta Scappini Stefano Segadelli Pietro Boggio Andrea Corradi Andrea Pelosio Andrea Ruffini Aprile

2 1. Descrizione della località 1.1. Ubicazione e coordinate geografiche Il caso di studio Lanca dei Francesi è localizzato in Comune di Roccabianca, Provincia di Parma (Italia), in ambito di pianura, nel settore nord orientale della Regione Emilia-Romagna. Il caso tratta di una cava per l estrazione di sabbie silicee nella golena del Fiume Po, in attività da circa 10 anni, in cui si è ritenuto opportuno individuare nuove modalità di escavazione e di sistemazione finale, meglio finalizzate alla valorizzazione ambientale e paesaggistica dell area estrattiva, anche in relazione alle peculiarità dell area fluviale del fiume Po. Le coordinate geografiche del sito sono: Y = X = Z (medium) only meters (a.s.l.) = 31 m 1.2. Contesto amministrativo e giuridico In generale, la gestione delle cave nell ordinamento Italiano è materia piuttosto complessa, soprattutto perché frutto sia di norme relativamente recenti e conseguenti a normative comunitarie (ad esempio, il decreto legislativo 624/1996 sulla sicurezza delle industrie estrattive ed il decreto legislativo 117/2008 in materia di rifiuti estrattivi), ma in gran parte ancora frutto di leggi risalenti ai primi anni del 900 (basti pensare alla legge mineraria del 1927) o di poco più recenti (le norme di polizia mineraria sono del 1959). A partire dal 1972 la competenza sulle cave è stata infine trasferita alle Regioni. In Regione Emilia-Romagna le attività estrattive sono regolate dalla legge regionale n. 17 del 18 luglio 1991, la quale prevede due livelli di pianificazione: uno provinciale (attraverso uno strumento chiamato Piano Infraregionale delle Attività Estrattive - PIAE) ed uno comunale (chiamato Piano delle Attività Estrattive - PAE). Il PIAE ha soprattutto il compito di programmare gli interventi estrattivi necessari a soddisfare il fabbisogno di inerti provinciale per almeno un decennio, individuando a tal fine le aree estrattive di rilevanza provinciale (chiamate Poli) e quelle comunali localizzate in aree ad alta sensibilità ambientale (chiamate Ambiti). I poli/ambiti individuati dal PIAE vengono da questo definiti e valutati sia con riguardo alle modalità estrattive e di recupero che in funzione degli impatti ambientali attesi, soprattutto in rapporto ai vincoli esistenti (ambientali, urbanistici, fluviali, paesaggistici). A tal fine, per ciascun polo/ambito sono definite le principali caratteristiche dell intervento estrattivo pianificato (Comuni interessati, materiale estraibile, superficie di intervento, potenzialità estrattiva, profondità di scavo, modalità di recupero, prescrizioni particolari). 2

3 La normativa italiana e della Regione Emilia-Romagna in materia di cave e miniere Normativa nazionale cave, torbiere, acque minerali titoli minerari (escl. quelli in mare) trasferite alle Regioni (D.P.R. 2/72; D.P.R. 616/77) delegati alle Regioni (D.Lgs. 112/98; D.P.C.M. 22/12/00) R.D. 29 luglio 1927 n subdelegati a Provincie e Comuni( L.R. 3/99) miniere patrimonio indisponibile dello Stato permesso/concessione cave disponibilità del proprietario del suolo nessuna autorizzazione D.P.R. 9 aprile 1959 n. 128 denuncia d esercizio piano topografico lavori D.Lgs. 25 nov 1996 n. 624 documento di sicurezza e salute relazione sulla stabilità dei fronti di scavo Normativa regionale (L.R. 18 luglio 1991, n. 17) PIAE - PAE piano di coltivazione e di sistemazione finale Il PIAE è infine accompagnato da Norme Tecniche di Attuazione, che individuano prescrizioni, direttive ed indirizzi validi per tutti gli ambiti estrattivi provinciali, nelle quali sono anche indicate le norme di riferimento nazionali (ad esempio quelle in materia di valutazione di impatto ambientale, di polizia mineraria, di sicurezza del lavoro, ecc.) ed i contenuti minimi che debbono possedere sia i PAE comunali che i piani di coltivazione e sistemazione finale delle cave. Il PAE comunale ha invece lo scopo di recepire e specificare meglio le previsioni del piano provinciale, in particolare individuando le aree da sottoporre effettivamente ad attività estrattiva (in funzione dei quantitativi estraibili), le modalità di sistemazione finale (anche in funzione della destinazione finale delle aree previste negli strumenti urbanistici vigenti) e le misure compensative necessarie per la compatibilità ambientale delle cave. Anche il PAE comunale è accompagnato da Norme Tecniche di Attuazione, conformemente a quelle del PIAE, che dettano specifiche indicazioni e prescrizioni ai piani di coltivazione e sistemazione finale delle cave. Una volta approvati il PIAE ed il PAE comunale, l imprenditore che intende attuare una cava presenta apposita domanda al Comune interessato, accompagnandola con il progetto di coltivazione e sistemazione finale, lo studio per la valutazione di impatto ambientale della cava e la bozza di convenzione estrattiva (documento che specifica puntualmente tutte le condizioni e le modalità con cui sarà attuata la cava, compresi i tempi di attuazione, le superfici interessate, i quantitativi di inerti estraibili, i mezzi utilizzati, le misure di mitigazione ambientale adottate, gli oneri finanziari previsti a garanzia dell intervento estrattivo, ecc.). 3

4 Il Comune valuta quindi la documentazione presentata, acquisisce i pareri degli enti pubblici competenti in materia estrattiva (Provincia), ambientale (Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente, ARPA), sanitaria (Azienda Unità Sanitaria Locale, AUSL), idraulica (Servizio Tecnico di Bacino della Regione Emilia-Romagna, STB-RER e Agenzia Interregionale per il Po, AIPo), paesaggistica (Soprintendenza Beni Ambientali e Architettonici dell Emilia-Romagna) ed autorizza la cava previa stipula della convenzione estrattiva Riferimenti demografici La Provincia di Parma si estende su una superficie complessiva di circa Kmq ed ha una popolazione di abitanti (al 31/12/2009), distribuita in 47 Comuni. COMUNE Superficie (Kmq) Residenti (al 31/12/2009) Densità (ab./kmq) % rispetto Provincia COMUNE Superficie (Kmq) Residenti (al 31/12/2009) Densità (ab./kmq) % rispetto Provincia Albareto 103, ,44 0,51 Noceto 79, ,84 2,79 Bardi 189, ,80 0,56 Palanzano 70, ,70 0,29 Bedonia 167, ,15 0,86 Parma 260, ,92 42,11 Berceto 131, ,15 0,52 Pellegrino P.se 82, ,15 0,27 Bore 43, ,33 0,18 Polesine P.se 24, ,87 0,34 Borgotaro 152, ,28 1,66 Roccabianca 40, ,46 0,73 Busseto 76, ,93 1,60 Sala Baganza 30, ,14 1,23 Calestano 57, ,22 0,48 Salsomaggiore Terme 81, ,44 4,64 Collecchio 58, ,29 3,15 San Secondo P.se 38, ,29 1,27 Colorno 48, ,94 2,06 Sissa 42, ,82 0,99 Compiano 37, ,33 0,26 Solignano 73, ,15 0,43 Corniglio 166, ,50 0,48 Soragna 45, ,88 1,11 Felino 38, ,64 1,90 Sorbolo 39, ,63 2,19 Fidenza 95, ,24 5,85 Terenzo 72, ,17 0,29 Fontanellato 53, ,15 1,59 Tizzano Val Parma 78, ,35 0,49 Fontevivo 25, ,08 1,27 Tornolo 69, ,92 0,27 Fornovo Taro 57, ,57 1,44 Torrile 37, ,63 1,77 4

5 COMUNE Superficie (Kmq) Residenti (al 31/12/2009) Densità (ab./kmq) % rispetto Provincia COMUNE Superficie (Kmq) Residenti (al 31/12/2009) Densità (ab./kmq) % rispetto Provincia Langhirano 70, ,65 2,22 Traversetolo 54, ,21 2,12 Lesignano Bagni 47, ,30 1,06 Trecasali 29, ,66 0,81 Medesano 88, ,91 2,45 Valmozzola 67, ,05 0,14 Mezzani 28, ,50 0,75 Varano Melegari 64, ,51 0,62 Monchio delle Corti 69, ,23 0,24 Varsi 79, ,75 0,31 Montechiarugolo 47, ,60 2,39 Zibello 23, ,27 0,44 Neviano Arduini 105, ,26 0,86 Totale Provincia 3.447, ,64 100,00 Come si nota il Comune di Roccabianca presenta un estensione complessiva di circa 40 Kmq ed una popolazione di abitanti (densità di 78,46 ab./kmq, pari allo 0,73% della popolazione dell intera Provincia). L area golenale del fiume Po, entro cui si localizza la cava Lanca dei Francesi, è totalmente disabitata in quanto periodicamente inondata dalle piene fluviali ed è per questo interamente destinata ad attività agronomiche Infrastrutture La golena del fiume Po è di norma poco interessata da infrastrutture antropiche, visto l elevato rischio di esondabilità di tali aree. A parte gli argini maestri del Po ed alcuni argini golenali, le uniche infrastrutture presenti sono quelle viarie, che uniscono le due sponde del fiume e tagliano quindi di norma trasversalmente l area golenale, sotto forma di viadotti progettati per posizionarsi a quote di sicurezza idraulica. Le infrastrutture viarie principali presenti nell area sono rappresentate dalla Strada Provinciale n. 10 di Cremona, che costeggia la sponda emiliana, e dalla Strada Provinciale n. 85 della Bassa di Cremona, che corre lungo la sponda lombarda. Entrambe le strade hanno notevole importanza per i trasporti locali, in quanto uniscono e collegano i comuni rivieraschi della Provincia di Parma e della Provincia di Cremona, ma rivestono anche grande importanza per i trasporti regionali (uniscono Lombardia ed Emilia-Romagna) e sono quindi ampiamente trafficate sia dagli autoveicoli che dai mezzi pesanti commerciali. Sotto questo punto di vista, il collegamento stradale che unisce la sponda parmense a quella cremonese, localizzato immediatamente a monte del sito Lanca dei Francesi, costituisce oggi un problema viabilistico rilevante: il viadotto, chiamato Ponte Verdi o Ponte di Ragazzola, è stato costruito tra gli anni 70 e 80 e, per motivi finanziari, è stato parzialmente completato in rilevato nel tratto di sponda parmense compreso tra l argine golenale del Tombone e l argine maestro del Po. Questo comporta la chiusura del Ponte (e quindi del collegamento tra le due Regioni) ogni volta che la portata di piena del Fiume Po supera la quota di sommità dell argine golenale del Tombone, cosa che tuttavia accade solo nel caso di eventi alluvionali importanti (che sono però i momenti in cui sarebbe più importante il collegamento tra le due Regioni, per consentire la mobilità dei mezzi di soccorso e d emergenza). 5

6 Detto questo, occorre anche sottolineare come sia l argine maestro (e localmente alcuni tratti degli argini golenali) che le viabilità provinciali esistenti sono da alcuni anni utilizzati come piste ciclabili e ciclopedonali, importante mezzo di mobilità sostenibile per la valorizzazione ambientale (uniscono diverse aree protette appartenenti alla Rete Natura 2000) e turistica del Fiume Po (collegano i nuclei abitati rivieraschi). Tra le infrastrutture per la mobilità occorre a pieno titolo inserire anche l asta fluviale del Fiume Po, il cui corso è stato fin dagli anni 50 oggetto di numerose ed onerose opere di canalizzazione realizzate per renderlo navigabile. Nonostante i molti problemi attuali (abbassamento dell alveo di magra, innalzamento del piano golenale, inquinamento, ecc.) il Fiume Po è ancora oggi un fiume navigabile, che però viene quasi esclusivamente utilizzato per trasportare gli inerti estratti dalle cave (localizzate sulle golene, visto che l escavazione dell alveo è vietata dalle leggi vigenti) agli impianti di selezione e trattamento e solo parzialmente per il trasporto di altre merci e per scopi turistici Pianificazione territoriale (es., relazione spaziale con aree protette) L area della cava Lanca dei Francesi appartiene alla fascia golenale del Fiume Po, assoggettata a periodiche e rilevanti piene fluviali: per tale motivo è interamente individuata all interno della Fascia A del Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) elaborato dall Autorità di bacino del Fiume Po, piano di valenza nazionale che rappresenta lo strumento che consolida e unifica la pianificazione di bacino per l assetto idrogeologico, compresa la specificazione delle condizioni di rischio idraulico. La Fascia A, chiamata anche Fascia di deflusso della piena, è costituita dalla porzione di alveo che è sede prevalente del deflusso della corrente per la piena di riferimento (ventennale), ovvero che è costituita dall insieme delle forme fluviali riattivabili durante stati di piena. 6

7 Nell ambito della pianificazione provinciale, l area è localizzata in Zone di tutela dei caratteri ambientali dei corsi d acqua, definite dall art. 13 delle Norme Tecniche di Attuazione del vigente Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), che è lo strumento di pianificazione che recepisce e specifica i contenuti dei piani regionali (Piano Territoriale Regionale PTR, Piano Territoriale Paesistico Regionale PTPR, Piano regionale di Tutela delle Acque PTA, Piano Regionale Integrato dei Trasporti PRIT, Rete Natura 2000, ecc.) e che costituisce riferimento inderogabile per la pianificazione urbanistica comunale. Il PTCP recepisce a scala provinciale anche le indicazioni ed i vincoli del PAI. Le Zone di tutela dei caratteri ambientali dei corsi d acqua del PTCP sono aree nelle quali, data la loro importanza naturalistica e paesaggistica associata al rischio idraulico, sono vietate la maggior parte delle attività antropiche (quali ad esempio le attività edilizie in genere, quelle artigianali e produttive, le discariche e gli impianti di trattamento dei rifiuti, ecc.) e fortemente regolamentate le altre (attività estrattive, attività turistiche e ricreative, agricoltura e pastorizia, infrastrutture, impianti energetici, forestazione, ecc.). Questi vincoli comportano la quasi esclusiva destinazione agronomica delle aree golenali, per lo più sotto forma di colture cerealicole e pioppeti, anche sotto forma di attività intensiva oltre che estensiva Presenza di un quadro integrato di pianificazione territoriale, per bilanciare contrasti tra interessi nazionali e locali e tra estrazione e conservazione Come prima detto, il PTCP ha lo scopo di recepire e specificare i vincoli derivanti dai piani sovraordinati di valenza sovraregionale (PAI dell Autorità di bacino del Fiume Po) e regionale (PTR, PTPR, PTA, PRIT, Rete Natura 2000, ecc.). Inoltre, data la sua funzione di riferimento unico per la pianificazione comunale, il PTCP definisce anche il sistema ambientale e paesaggistico discendente dalle normative nazionali e regionali, compreso il sistema comunitario delle aree appartenenti alla rete Natura 2000 (SIC/ZPS). Il PIAE costituisce piano di settore del PTCP secondo le normative vigenti e deve fare i conti e rapportarsi con tali indicazioni normative e vincolistiche. A tal fine, le modalità di sistemazione finale del Polo estrattivo entro cui è localizzato il sito Lanca dei Francesi, sono indirizzate a prevedere interventi di rinaturalizzazione e valorizzazione ambientale dell intero comparto, in sintonia con le locali caratteristiche ambientali del territorio golenale in oggetto. 7

8 1.7. Caratteristiche di biodiversità L attuale uso del suolo della golena di Roccabianca, ma più in generale di molte delle aree golenali del Fiume Po, evidenzia poche testimonianze dell ambiente perifluviale originario, in quanto più volte rimodellato e modificato da interventi di bonifica, attività di escavazione pregresse, rotazione delle colture agrarie. Lembi residuali di vegetazione ripariale a dominanza di Salix alba, strette fasce sabbiose con copertura vegetazionale rada e argini arbustati, sono ancora rilevabili a ridosso dell asta fluviale del Po, che comunque connotano un paesaggio marcatamente antropizzato tipico della bassa pianura padana. La fascia corrispondente al toponimo Lanca dei Francesi rappresenta una lanca fluviale in fase terminale di interramento, come denotano gli evidenti i depositi di sabbia di origine alluvionale quivi presenti. Particolarmente interessato dagli eventi di piena risulta il settore golenale occidentale, con evidenze di sfondamento delle difese spondali secondarie (argine del Tombone) e presenza di tronchi e ramaglie di deposito all interno dei pioppeti. L attività estrattiva in atto ha ulteriormente modificato il contesto ambientale di partenza, che era caratterizzato principalmente da coltivi, terreni agricoli abbandonati e incolti, pioppeti industriali, piantagioni di noce e frassino, introducendo un nuovo assetto morfologico riconducibile alla presenza del bacino lacustre. Al contorno del sito sono presenti alcune aree di interesse ambientale appartenenti alla Rete Natura 2000, ambiti territoriali istituiti a tutela dei pochi habitat di bassa pianura e/o in fascia perifluviale ancora esistenti, la cui puntuale visione è scaricabile dal sito internet regionale (www.regione. emilia-romagna.it/natura2000). L insieme di questi siti rappresenta un punto di partenza rilevante per il contesto estrattivo in esame, in quanto fornisce elementi per lo studio delle possibili connessioni della cava con le unità ambientali limitrofe, anche ai fini della progettazione di una rete ecologica lungo il Fiume Po. Le caratteristiche principali di tali siti della Rete Natura 2000 sono di seguito elencate. - ZPS IT Golena del Po presso Zibello Il sito comprende un tratto di circa 5,3 km della golena destra del Po, da Zibello al confine regionale, caratterizzato da un buon livello di naturalità e di diversità ambientale. Le tipologie prevalenti sono costituite dai corpi d acqua, da estesi pioppeti artificiali, da boscaglie e macchie ripariali e da colture cerealicole estensive (5% del territorio). Nell area sono presenti 2 habitat di interesse comunitario: 8

9 fiumi con argini melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p. e Bidention p.p. e foreste a galleria di Salix alba e Populus alba. Per quanto riguarda l avifauna sono segnalate 30 specie di interesse comunitario che frequentano il sito per l alimentazione in periodo riproduttivo e/o durante le migrazioni e lo svernamento. Le specie di interesse comunitario nidificanti sono Ixobrychus minutus, Circus pygargus, Alcedo atthis e Lanius collurio. Per l ittiofauna sono segnalate 2 specie di interesse comunitario: Chondrostoma genei e Chondrostoma soetta; tra gli invertebrati prioritari il Lepidottero Lycaena dispar e il Gambero di fiume Austropotamobius pallipes. Il Tarabusino (Ixobrychus minutus) - ZPS IT Prati e Ripristini ambientali di Frescarolo e Samboseto Il sito comprende un area di bassa pianura caratterizzata da seminativi con significative superfici a prato stabile, siepi, alberi sparsi, canali, praterie arbustate e zone umide ripristinate applicando misure agroambientali comunitarie. L area si distingue per la ricchezza in specie della comunità ornitica; sono state segnalate 42 specie di interesse comunitario, 13 delle quali nidificanti. Il sito ospita una importante garzaia di Nycticorax nycticorax (circa il 20% della popolazione regionale), Ardeola ralloides, Egretta garzetta, Egretta alba. Le altre specie di interesse comunitario nidificanti sono principalmente uccelli acquatici (Ixobrychus minutus, Ardea purpurea, Circus aeruginosus, Himantopus himantopus, Sterna albifrons, Sterna hirundo, Alcedo atthis). Sono inoltre presenti popolazioni nidificanti importanti a livello nazionale di Lanius minor e Falco vespertinus. Tra le specie rare e/o minacciate in regione nidificano regolarmente Merops apiaster, Falco subbuteo, Anas querquedula, Anas clypeata, Bubulcus ibis, mentre al di fuori del periodo riproduttivo, sono presenti numerosi anatidi e limicoli, soprattutto Vanellus vanellus (che peraltro nidifica con circa 100 coppie). Si segnala inoltre che nelle praterie erbacee dell area agricola Busseto-Soragna, svernano annualmente più di individui annui di Vanellus vanellus (Ravasini et al., 2004). Il Falco cuculo (Falco vespertinus) 9

10 - SIC/ZPS IT Basso Taro Il sito include il tratto planiziale terminale del Fiume Taro da Viarolo fino al Po, nella bassa pianura parmense, e le vaste golene poste a monte della confluenza presso Roccabianca. Il fiume Taro, una vera autostrada naturale con funzione di importante corridoio ecologico tra il Tirreno e la Padana, a valle di Trecasali riceve lo Stirone e presenta larghissimi meandri riducendo contemporaneamente la larghezza delle golene. In questo tratto il fiume presenta una larghezza di m da argine ad argine e solo alla confluenza nel Po il sito si allarga a monte a ricomprendere l area golenale del grande fiume. L'immediato intorno del sito è soggetto ad elevata pressione antropica dovuta alle molteplici attività (soprattutto agricole, edilizio-urbanistiche e, nello specifico, idrauliche) connesse con la conduzione territoriale. Sono almeno 5 i tipi diversi di habitat d interesse comunitario presenti nel sito, di cui tre d acqua corrente e due di foresta umida e ripariale che, complessivamente, ricoprono circa un terzo della superficie del sito. Il Gruccione (Merops apiaster) L habitat di greto più diffuso è rappresentato da associazioni del Polygono lapathifolii-xanthietum italici e dell Echio-Melilotetum effimere su fanghi e banchi sabbioso melmosi, seguono situazioni con ciottoli poco consolidati su cui si insedia una comunità vegetale riferibile all associazione Epilobio dodonaei-scrophularietum caninae mosaicate con aggruppamenti più stabili ed evoluti a salici arbustivi. I tratti di foresta ripariale individuati, per lo più a distribuzione lineare, sono caratterizzati da pioppi e salici con qualche farnia ed olmo a costituire una sorta di cornice al contesto fluviale e ripariale che, in buona sostanza, rappresenta l unico ambito di habitat naturali, per così dire, dell area presa in esame. Da rilevare che le aree naturali della bassa pianura parmense rappresentano una percentuale relativamente bassa rispetto all intero patrimonio provinciale, particolarmente esteso e diffuso nelle zone collinari e, soprattutto, montane. Ciononostante i siti sopra elencati, in qualità di habitat di sosta, alimentazione, riproduzione per l avifauna migratrice e in generale per la fauna associata alle zone umide, rappresentano elementi significativi della rete ecologica provinciale. Si ricorda, infine, che l area della bassa pianura parmense è interessata da un Progetto Life , finalizzato a favorire la nidificazione di specie a rischio ed il miglioramento ed ampliamento dei loro habitat di alimentazione. Infatti, i siti riproduttivi parmensi di Falco cuculo (Falco vespertinus) e di Grillaio (Falco naumanni), sono collocati ai margini dei loro areali di nidificazione e presentano una costante crescita del numero di coppie negli ultimi dieci anni, in controtendenza con la situazione delle due specie a livello europeo. Per questo i siti del Parmense costituiscono oggi un nuovo elemento strategico per i programmi di conservazione di queste specie in Europa. I siti di interesse comunitario coinvolti sono: la Golena del Po presso Zibello, Basso Taro, Parma Morta, San Genesio, Prati e ripristini ambientali di Frescarolo e Samboseto, Aree delle risorgive di Viarolo, 10

11 Bacini di Torrile e Fascia golenale del Po. Nell ambito del Progetto Life, in queste le zone verranno effettuati i diversi interventi, tra i quali l incremento della rete ecologica, la riqualificazione di alcuni habitat (ad esempio i canali), e l adozione di misure specifiche di gestione Stato di fatto estrattivo (es., cave attive o abbandonate, legali o illegali) Lungo le golene parmensi sono da parecchi decenni localizzate numerose attività estrattive (cave) e produttive (frantoi, impianti di trattamento) per lo sfruttamento dei giacimenti sabbiosi alluvionali del Fiume Po. Per tale motivo, grazie anche ai continui incrementi della potenzialità estrattiva che si sono succeduti nel corso degli anni, non sono nell area segnalate attività estrattive (cave) illegali. Sono invece le escavazioni in alveo, regolamentate fin dal 1904 tramite il rilascio di specifiche concessioni (trattandosi di un bene pubblico, appartenente al demanio idrico), che hanno dato luogo negli anni passati alle maggiori manifestazioni di abusivismo e generato rilevanti danni al profilo longitudinale (e di fondo) del Fiume Po. Dal 1998, con le riforme legislative che hanno trasferito la gestione del demanio idrico dallo Stato alle Regioni, le attività estrattive abusive dall alveo del Po sono praticamente scomparse. Esistono alcune cave abbandonate, per lo più risalenti all epoca del boom economico italiano degli anni 50 e 60, che risultano oggi completamente reinserite nel contesto golenale, grazie soprattutto all incremento delle attività agricole. Alcune di queste cave, specie quelle che avevano attuato modalità estrattive sottofalda e che sono pertanto divenuti veri e propri specchi d acqua permanenti, rappresentano tuttora i nuclei principali della Rete Natura 2000 prima evidenziata. 2. Quadro geologico e risorse 2.1. Tipo di aggregati (es., composizione delle sabbie e delle ghiaie) Il sito Lanca dei Francesi è ubicato in un tratto di golena in destra idrografica del fiume Po, all interno di una grande ansa fluviale, dove nella parte più orientale si caratterizza una lanca ormai estinta e ridotta ad un unico stretto canale inciso nei depositi alluvionali connessi ai recenti processi deposizionali del Fiume Po. L assetto litostratimetrico che caratterizza l area risulta sostanzialmente omogeneo nel suo sviluppo laterale e verticale ed è costituito prevalentemente di una successione sabbiosa intercalata da orizzonti limosi e limoargillosi. Nel dettaglio si individuano: - una copertura superficiale limosa e limoargillosa dello spessore di un metro, riconducibile ad ambienti deposizionali di bassa energia in acque ferme o a debole moto; - un banco sabbioso, spesso tra 3 e 5 m, costituito da sabbie fini e finissime con frequenti intercalazioni limose, ricche talvolta di sostanza organica, le quali rappresentano le fasi terminali a bassa energia degli eventi di piena precedentemente citati; 11

12 - da ultimo, un livello di sabbie medie e grossolane di color nocciola, tipiche di ambienti deposizionali ad alta energia e tipicamente corrispondenti a canali attivi o barre di meandro di un grande corso d acqua di pianura. Le caratteristiche granulometriche delle sabbie del Po, come risulta da studi specifici (Jobstraibizer, 1973; Carpena, 1988), evidenziano che si tratta di depositi estremamente classati, con percentuali di sabbie superiori al 99 %, di cui quasi l'80 % compreso nelle classi tra 0.50 e 0.35 mm (sabbie mediofini). Dal punto di vista mineralogico queste sabbie sono composte da quarzo (in varie forme), da feldspati (K-feldspato, microclino, plagioclasio, albite) e da frammenti litici costituiti prevalentemente da serpentino, rocce metamorfiche, rocce ignee, ecc.. Di seguito vengono riportati i dati analitici derivati da uno studio effettuato su sabbia integra prelevata all'altezza di Polesine Parmense (Provincia di Parma). L'analisi mineralogica media ha evidenziato i seguenti risultati: quarzo singolo ed in aggregati cristallini = 70 % frammenti carbonatici = 5 % quarzo in aggregati (con muscovite) = 10 % microclino e plagioclasi = tracce quarzo + plagioclasio - epidoti = 8 % non determinati = 4 % frammenti diabasici = 3 % L'analisi chimica ha fornito i seguenti dati: Na 2 O (Ossido di sodio) = 1.80 % Al 2 O 3 (Ossido di alluminio) = 8.90 % K 2 O (Ossido di potassio) = 1.65 % MnO 2 (Ossido di manganese) = 0.10 % CaO (Ossido di calcio) = 2.20 % Cr 2 O 3 (Ossido di cromo) = 0.02 % MgO (Ossido di magnesio) = 2.40 % SiO 2 (Ossido di silicio) = % Fe 2 O 3 (Ossido di ferro) = 2.32 % Perdita al fuoco = 2.20 % TiO 2 (Ossido di titanio) = 0.34 % Le caratteristiche fisiche medie risultano così determinate: peso specifico medio = 2.62 gr/cmc; durezza (scala di Mohs) = 7.10; indice di Rosiwal (abrasione) = 15. Il quadro petrografico consente di affermare che le sabbie di Po hanno una buona maturità mineralogica, variante da un massimo di 3.46 Qtot/Ftot ed un minimo di 1.39 Qtot/Ftot. Dalle analisi risulta anche che le sabbie sono particolarmente pregiate per l'elevato contenuto di quarzo.sulla base di tali considerazioni, alcune ditte del settore hanno sviluppato impianti di filtro e separazione magnetica per la produzione di sabbie silicee con un grado di purezza molto elevato (98-99 %), tale da consentirne l'utilizzo da parte dell'industria del vetro Assetto geologico-strutturale L assetto geologico dell area di studio risulta essere strettamente legato e condizionato dalla storia evolutiva del complesso bacino della pianura padana. A partire dal Miocene, con il verificarsi di importanti deformazioni tettoniche, la storia della pianura padana può essere definita come l evoluzione progressiva di un foreland basin delimitato tra il limite di avanzamento dei sovrascorrimenti sepolti delle falde sud-vergenti delle Alpi Meridionali e di quelli nord-vergenti dell Appennino Settentrionale. 12

13 Tale regime compressivo, che generò un progressivo accorciamento e deformazione in direzione nord-est del basamento cristallino del bacino stesso, si ridusse in modo significativo nel Quaternario, consentendo ai corsi d acqua appenninici ed alpini di colmare il bacino padano conferendogli l attuale assetto lito-stratigrafico e morfologico. L evoluzione del bacino padano, connessa come descritto all attivazione dei sovrascorrimenti del basamento e/o a riattivazioni di sovrascorrimenti preesistenti della copertura sedimentaria mesomiocenica e in corso di sedimentazione, è stata caratterizzata nel passato ma anche attualmente dal fenomeno della subsidenza. Tale processo, riconducibile a cause sia di natura geologica ma anche di natura antropica nel recente passato a partire dal secondo dopoguerra, ha causato un progressivo abbassamento della superficie deposizionale, generando, con velocità stimate dell ordine di 0,1-0,3 cm/anno, nuovi volumi liberi a beneficio delle dinamiche deposizionali fluviali. Sullo sfondo dell evoluzione sopradescritta si sono sovrimposti le dinamiche deposizionali alluvionali caratteristiche dell ambito fluviale del Fiume Po interdigitate con quelle di minore entità dei corsi d acqua appenninici. Nel recente passato non è da dimenticare la rilevante influenza del contributo antropico sia nei riguardi del fenomeno della subsidenza, con ingenti azioni di emungimento di fluidi dal sottosuolo, sia nei riguardi delle dinamiche deposizionali limitate dalle arginature e dalle altre opere di regimazione idraulica sia trasversali che longitudinali. 13

14 2.3. Stima delle riserve e delle risorse potenziali Le sabbie silicee del Fiume Po rappresentano una risorsa estrattiva potenzialmente illimitata nel bacino padano, e particolarmente ingente nell area golenale in questione (stimabile in svariate milioni di mc). Questo è dovuto alle dinamiche deposizionali fluviodeltizie del Fiume Po, attivatesi fin dall Olocene ed ancora attive, dove si rilevano sia le influenze di diversi eventi alluvionali particolarmente significativi. La potenzialità estrattiva è tuttavia da rapportare a numerosi fattori di natura antropica, quali ad esempio i limiti fisici imposti dal rispetto delle arginature e delle difese fluviali, la presenza di vincoli ambientali e paesaggistici, ecc., e puntualmente specificati dal PIAE (anche in termini di profondità di scavo, superficie di escavazione e potenzialità estrattiva). 3. Caratteristiche operative del mercato 3.1. Infrastrutture estrattive Nell area della cava Lanca dei Francesi è stato impiantato un frantoio mobile per il trattamento primario delle sabbie (selezione e lavaggio). Il trasporto è prevalentemente attuato su strada, tramite una viabilità provvisoria golenale che si innesta sulla viabilità pubblica (S.P. 10 di Cremona). Da qui le sabbie vengono inviate alle diverse destinazioni di commessa, localizzate la maggior parte in Provincia di Parma e solo secondariamente in quella di Cremona. Esiste la possibilità, oggi non praticata a causa della lontananza tra l ambito di cava e la sponda del fiume Po, di utilizzare quest ultimo per allontanare le sabbie, riducendo pertanto sensibilmente gli impatti sulla viabilità pubblica. 14

15 3.2. Metodi e processi estrattivi (es., aspetti energetici) Le modalità di scavo della cava Lanca dei Francesi prevedono tre fasi distinte e successive: - lo splateamento del terreno superficiale e del cappellaccio, mediante l impiego di escavatori idraulici e pale gommate, per uno spessore di circa 50 cm; tale materiale (corrispondente per lo più a suolo agronomico ed al primo strato alterato del giacimento sabbioso sottostante) verrà accumulato in apposita area in attesa del suo riutilizzo nella fase di sistemazione finale; - l estrazione della risorsa al di sopra del livello di falda, per lotti successivi, tramite escavatori idraulici e pale gommate, fino alla profondità di circa 6 m dal p.c.; le scarpate di scavo dovranno presentare pendenze non superiori a 15 ; è in questa fase che verranno per lo più scavati gli inerti limosi e argillosi, dato che rappresentano nell area in esame una parte del cappellaccio del giacimento sabbioso sottostante; gli inerti estratti sono caricati su autocarri e trasportati al frantoio messo in opera nell area di cava (le sabbie) o trasportati ai siti di destinazione (limi argillosi e sabbiosi); - l estrazione della risorsa sabbiosa al di sotto del livello di falda, tramite draga aspirante montata direttamente all interno del lago di cava, procedendo per lotti successivi e fino alla profondità massima di 12 m dal p.c.; l avanzamento estrattivo avviene tramite franamento progressivo dei fronti di scavo attivi, i quali debbono pertanto essere opportunamente delimitati e transennati per motivi di sicurezza; il materiale aspirato viene immediatamente inviato all impianto primario presente e quindi, una volta selezionato, caricato su autocarri e portato alle destinazioni previste. L impianto di selezione e lavaggio (frantoio), gli escavatori idraulici, i mezzi di trasporto e la draga aspirante funzionano con motori diesel (gasolio) Esistenza di codici e pratiche per l eccellenza tecnica Le ditte esercenti le cave e quelle operanti nel settore di produzione degli aggregati sono in genere dotate di certificazioni ISO e UNI, che garantiscono la qualità delle lavorazioni effettuate e dei prodotti Panoramica dei dati produttivi (es., volume di risorse estratte) L attuale cava Lanca dei Francesi ha finora estratto mc di sabbie, mentre la nuova potenzialità estrattiva (da PIAE) sarà di mc di sabbie silicee e di mc di limi argillosi e sabbiosi. Nella tabella seguente sono riportati i dati estrattivi principali, suddivisi nei 5 lotti estrattivi annuali previsti per l ampliamento della cava Lanca dei Francesi. Lotto 1 Lotto 2 Lotto 3 Lotto 4 Lotto 5 Totale Aree di scavo (mq) Volume lordo (mc)

16 Lotto 1 Lotto 2 Lotto 3 Lotto 4 Lotto 5 Totale Cappellaccio (mc) Volume utile sabbie (mc) Volume utile limi (mc) Volume utile totale (mc) La destinazione dei materiali estratti è stata (e presumibilmente sarà anche in futuro) per lo più finalizzata a soddisfare i locali (comunali e provinciali) fabbisogni nel campo dell edilizia e delle infrastrutture. Solo piccole quote (10-15 % del totale) sono destinate alla Provincia di Cremona Usi e destinazioni attuali del mercato Le sabbie di Po sono largamente utilizzate nel settore edilizio (produzione di malte cementizie e calcestruzzi), per la realizzazione di sottofondi stradali (binder) ed in piccola parte utilizzate nell industria vetraria (necessitano a tal scopo di una separazione delle componenti non quarzose). I limi argillosi e sabbiosi sono destinati all industria dei laterizi (sia come prodotti correttivi che miscelati alle argille fluviali) ed utilizzati per la realizzazione di rilevati stradali e per produrre stabilizzati per sottofondi stradali, oltre che, ovviamente, per il rifacimento o sovralzo dei rilevati arginali Sistema di controllo e monitoraggio delle attività estrattive Il controllo dello stato di fatto estrattivo avviene tramite rilievi topografici annuali, elaborati dalla ditta esercente e trasmessi al Comune, che li deve verificare anche ai fini della quantificazione degli oneri previsti dalla legge vigente. Questi oneri, calcolati proporzionalmente in relazione alla tipologia di inerte estratti annualmente dalla cava (per le sabbie di Po si tratta di 0,57 euro/mc estratto), vengono versati dalle ditte esercenti ai Comuni, che provvedono quindi a devolverne una quota alla Regione ed una quota alla Provincia. La Provincia di Parma, oltre ai periodici controlli di polizia mineraria in cava (circa annuali) previsti dalla vigente normativa nazionale, esegue controlli attraverso l incrocio di foto aeree e cartografie del catasto attività estrattive, soprattutto con l intento di verificare l effettivo rispetto delle indicazioni progettuali per le cave autorizzate (superficie e modalità di scavo, modalità di sistemazione finale, viabilità, ecc.). La metodologia adottata è essenzialmente quella descritta dall attività WP 3.2 (controllo delle illegalità estrattive) e nello specifico report descrittivo, ovviamente sostituendo il volo LIDAR con una fotografia aerea o satellitare. 16

17 Per il controllo delle escavazioni abusive nell alveo del Fiume Po, problematica annosa individuata quale principale causa dell abbassamento dell alveo di magra del fiume registrato negli ultimi decenni, oltre ai normali controlli di polizia fluviale (in capo alla Regione ed alle forze di polizia nazionali), è da alcuni anni in atto il controllo dei natanti che trasportano sabbie mediante l installazione di sistemi di rilevamento GPS, utilizzati sia per il rilevamento della posizione dei natanti che per la verifica del grado di galleggiamento degli stessi. Il sistema di rilevamento GPS è attualmente in vigore solo in Regione Emilia-Romagna, ma se ne auspica l adozione anche presso le altre regioni rivierasche (Lombardia e Veneto) interessate da questa problematica. 4. Gestione dei rifiuti e della fase di post-chiusura 4.1. Smaltimento e trattamento dei rifiuti estrattivi La cava Lanca dei Francesi non produce rifiuti estrattivi, in quanto non sono previsti scarti di coltivazione, mentre il suolo superficiale ed il cappellaccio saranno stoccati in apposite aree per essere riutilizzati nella fase di sistemazione finale (sagomatura e movimentazione delle sponde, creazione di penisole, barriere di mitigazione, riduzione della pendenze finali, ecc.). I limi prodotti dal frantoio a seguito del lavaggio delle sabbie vengono fatti decantare in apposite vasche e quindi reimmessi nel lago di cava (previa autorizzazione provinciale). Questa procedura porterà alla progressiva riduzione della permeabilità dei terreni di fondo cava, consentendo una maggiore permanenza delle acque lacustri anche nei periodi siccitosi Quantificazione, caratterizzazione e potenziale utilizzo di rifiuti riciclati Nella fase di sistemazione finale della cava non è previsto di importare alcun tipo di rifiuti. 17

18 4.3. Opportunità di riutilizzo di rifiuti o sottoprodotti La cava non produce rifiuti estrattivi (non ci sono scarti di coltivazione) ed il cappellaccio è riutilizzato nella fase di sistemazione finale Attività di bonifica L area golenale in cui è localizzata la cava Lanca dei Francesi non è stata in passato oggetto di altre attività antropiche. Non sono pertanto previste attività di bonifica. Una volta terminata la sistemazione finale prevista, dovrà essere comunque dismesso l impianto mobile di selezione e lavaggio oggi esistente, nonché l annessa vasca di decantazione dei limi. Sarà cura della ditta esercente provvedere a garantire l assenza di inquinamenti residui dell area interessata, anche nel rispetto delle normative di settore vigenti (Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 117 "Attuazione della direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie e che modifica la direttiva 2004/35/CE") Recupero, pratiche di post-chiusura e di prima assistenza dei lavori La cava Lanca dei Francesi, in attività da circa 10 anni, già presenta un piano di sistemazione finale finalizzato al recupero naturalistico delle aree estrattive, essenzialmente basato sulla realizzazione di un grande bacino lacustre, condizionato tuttavia dalla ridotta disponibilità di aree in rapporto ai volumi da estrarre. Tuttavia, in relazione alla linea di lavoro sviluppata dalla Regione Emilia-Romagna per attuare gli o- biettivi del Programma d Area Po Fiume d Europa riguardanti il settore estrattivo e che consistono nell elaborazione di linee guida per il recupero ambientale dei siti interessati da attività estrattiva in ambito golenale di Po e nella redazione di un progetto di recupero sperimentale di un sito di cava, secondo i dettami di tali linee guida, la cava Lanca dei Francesi è stata individuata quale sito ottimale per caratteristiche territoriali, condizioni operative e disponibilità della ditta esercente a realizzare tale sperimentazione. Conseguentemente, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Parma, il Comune di Roccabianca e la ditta esercente hanno concordato una sostanziale modifica del piano di sistemazione finale, con l intento di meglio definire le modalità di recupero della cava in funzione delle peculiarità territoriali, paesaggistiche, ecologiche ed ambientali esistenti. A tal fine, è stato creato un apposito gruppo di lavoro, anche con il supporto scientifico del Dipartimento di Ecologia del Territorio e degli Ambienti Terrestri dell Università degli Studi di Pavia, per individuare le modalità progettuali di riferimento del nuovo piano di cava, in accordo con le linee guida per il recupero delle attività estrattive in ambito golenale del Po. Il nuovo progetto di sistemazione prevede, quindi, diverse tipologie d intervento ispirate all assetto morfologico dei paesaggi fluviali naturali, prendendo come modello di riferimento l ambiente delle lanche e delle zone umide tipiche dell ambiente fluviale del Po, intendendosi con lanca un ramo o un meandro abbandonato del fiume. Il progetto è sviluppato anche tenendo conto delle limitazioni idrauliche oggi esistenti, riferibili allo scarso ed occasionale collegamento delle lanche e delle golene con l alveo attivo (a causa delle escavazioni abusive si è verificato il progressivo abbassamento del talweg attivo del Po), fatto che comporta uno scarso o nullo ricambio idrico nell anno ed in ultima analisi all isolamento ed alla banalizzazione agronomica delle stesse. A tal fine, si è cercato di dare maggiore risalto ad una serie di ecosistemi di transizione tra le aree agricole e i corsi d acqua, comprendenti le acque basse e tranquille dei canali disattivati, gli stagni, le formazioni ripariali, i fragmiteti, i cariceti, i boschi e gli arbusteti igrofili, gli arenili sabbiosi, ecc.. Gli interventi di valorizzazione ambientale determineranno le seguenti destinazioni: lanca profonda e zone umide collaterali; bosco planiziale meso-igrofilo; zone a saliceto arbustivo; praterie; zone agrico- 18

19 le, ecologicamente orientate; infrastrutture minime per permettere la fruizione ecoturistica dell area, sentieri, parcheggio. Nella tavola di progetto è stata inoltre rappresentata la zonizzazione degli interventi di valorizzazione ambientale, prendendo in considerazione le peculiarità morfologiche, floristico-vegetazionali e faunistiche. Dall approfondita analisi di tutti gli elementi ambientali e socioeconomici di significativa importanza presenti al contorno della cava, nel rispetto delle indicazioni del PIAE provinciale e del PAE del Comune di Roccabianca, sono state quindi previste le seguenti tipologie d intervento: 1) creazione di un bacino ad acque profonde e di una zona umida circostante (AREE A-B), in connessione con la lanca storica, che costituiranno un nuovo sistema lanchivo complesso, parzialmente lasciato alle dinamiche naturali; a tal fine verranno opportunamente sagomate le sponde del lago e create le fasce umide intermedie (ad acque basse) ad esso circostanti; nel bacino è prevista anche la messa in opera di isole artificiali vegetate; 2) sistemazione dell area attrezzata, predisposizione della cartellonistica esplicativa dei processi in atto e futuri e realizzazione dei percorsi (naturalistici e piste ciclabili) (AREA 6); 3) sistemazione vegetazionale della zona che abbraccia la lanca ricreata (AREE 1-2-3); l intervento riguarderà in particolare il restauro ambientale del residuo tracciato della lanca storica (AREA 5). Il recupero sarà di tipo conservativo ed al contempo di orientamento delle dinamiche naturali di sviluppo della vegetazione che, in situazioni indisturbate e senza interventi manutentivi esterni, porterebbero in tempi brevi verso una situazione climax in equilibrio con l ambiente, di completo interramento del braccio lanchivo relitto, peraltro già oggi pensile rispetto al corso del Po e quindi non più in comunicazione col fiume. La principale ed innovativa filosofia adottata dal progetto della cava Lanca dei Francesi è basata sul tentativo di equilibrare il rapporto tra zone lacustri e zone palustri, con l obiettivo di ricreare la tipica morfologia di una lanca di Po in fase terminale. 19

20 A tal fine, l ingombro planimetrico del sistema lanchivo riattivato interesserà le superfici indicate nella seguente tabella. Riepilogo superfici destinate al sistema lanchino (zone a d acque basse e profonde) Destinazione Profondità (m dal p.c.) Zona ad acque basse Isole da 0 a 5 124'000 Canali da 5 a 7 124'000 Estensione (mq) % 248'000 58% Zona ad acque profonde da 5 a '000 42% Totale 426' % La realizzazione nelle zone ad acque basse è rappresentata da un sistema di canali approfonditi di circa 2 m rispetto alle isole; questo tipo di intervento permetterà la permanenza di acqua nel sistema lanchivo ad acque basse anche nelle condizioni di magra prolungata del fiume Po, sempre più frequenti. Il sistema di canali garantirà, inoltre, un migliore isolamento delle zone umide, con maggiori difficoltà per i predatori terrestri di raggiungere l avifauna. L intervento è stato studiato anche al fine di contribuire per quanto possibile a: - potenziare il sistema delle acque con ridotta o nulla velocità di deflusso (acque stagnanti) in modo da consentire una zonazione ottimale della vegetazione; - favorire un minimo di ossigenazione delle acque stesse; - costituire la formazione di un ambiente filtro che contribuisca a mantenere buone condizioni di qualità delle acque lacustri; - costituire un valido supporto alla catena alimentare; - costituire l habitat ideale per specie vegetali che forniscono nutrimento e riparo a molte specie animali durante il loro ciclo biologico; - conservare ed incrementare la biodiversità della flora e della fauna selvatica; - modellare le superfici e sagomare le rive e il fondo dei canali e delle depressioni secondo criteri di sicurezza morfologica ed idraulica. A conclusione del riassetto morfologico dell area, si provvederà alla piantumazione di specie erbacee, arbustive ed arboree igrofile che dovranno nel tempo ricreare un habitat simile a quello originario delle zone umide del fiume Po (aree 1-2-3). Il sistema lanchivo ricostruito avrà sponde e fondali planimetricamente molto variabili, coerenti con l assunto che a diversità morfologica corrisponda diversità biologica. La presenza e la persistenza di comunità vegetali ben strutturate è inoltre un requisito fondamentale per il mantenimento di un ambiente acquatico sostenibile sotto il profilo ecologico e con una valenza qualitativa alta. Occorre infatti sottolineare come le zone con bassi fondali favoriscono l insediamento di diverse specie ornitiche di limicoli. L ambiente delle zone umide che si intende ricostruire, anche in considerazione della notevole fascia di riforestazione perimetrale prevista, favorirà gli scambi con gli habitat naturali limitrofi. 5. Valutazione di impatto ambientale 5.1. Esposizione geomorfologica e aspetti di visibilità (es., cambiamenti del paesaggio) I processi naturali, responsabili dell attuale morfologia dei terreni di studio, sono riconducili alla dinamica fluvio-alluvionale olocenica del Fiume Po e alla secolare pressione antropica mirata alla stabiliz- 20

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