POLITECNICO DI TORINO

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1 POLITECNICO DI TORINO Facoltà di Ingegneria Corso di Laurea in Ingegneria Civile TESI DI LAUREA Correlazione tra i parametri litologico strutturali e le condizioni di stabilità di versanti rocciosi e definizione delle aree a rischio per caduta blocchi Relatori Prof. Giampiero Barisone Prof. Giannantonio Bottino Candidato Domenico Gabriele

2 Luglio

3 INDICE Pag. Cap. 1 Introduzione Finalità dello studio 1.2 Scelta del sito 1.3 Struttura della tesi Cap. 2 Inquadramento geologico Inquadramento geografico e morfologico 2.2 Inquadramento geologico Premessa La zona Piemontese La falda della Dent-Blanche Cap. 3 Rilevamento geologico tecnico Premessa Limiti geografici del rilievo 3.2 La carta litologico-tecnica 3.3 Fenomeni di instabilità 3.4 Tettonica e lineazioni 3.5 Acque superficiali e sotterranee I

4 Cap. 4 Rilievi strutturali Premessa 4.2 Modalità esecutive 4.3 Elaborazione dati dei rilievi strutturali Cap. 5 Prove in situ Misure sclerometriche Premessa Modalità esecutive Elaborazione dati Limiti della prova 5.2 Misura dell indice di resistenza Is Premessa Modalità esecutive della prova Raccolta ed elaborazione dei dati Limiti della prova 5.3 Indagini geofisiche Cap. 6 Prove di laboratorio Velocità delle onde elastiche Taratura della strumentazione Misure sui campioni Correlazioni con i moduli elastici Conclusioni 6.2 Sezioni sottili 6.3 Tilt test 6.4 Prove di compressione II

5 6.4.1 Monoassiale con estensimetri Triassiale 6.5 Prove di taglio diretto Taglio diretto su frattura preesistente Taglio diretto su campione integro 6.6 Conclusioni Cap. 7 Classificazione dell ammasso roccioso Classificazione di Bieniawsky 7.2 Classificazione di Barton Cap. 8 Verifiche di stabilità Introduzione 8.2 Il programma di calcolo Tridi 8.3 Elaborazione dati 8.4 Conclusioni Cap. 9 Elaborazione caduta blocchi Introduzione 9.2 Programma utilizzato per le simulazioni 9.3 Scelta delle traiettorie 9.4 Verifica plano-altimetrica delle sezioni Cap. 10 Conclusioni 157 III

6 Bibliografia 164 Allegati: 166 Allegato 1 Allegato 2 Allegato 3 Allegato 4 Tabelle dei rilievi strutturali Dati ricavati dal Piont Load Test Reticoli di Schmidt Dati ottenuti dalle prove di laboratorio Tavole: Tavola 1 Tavola 2 Tavola 3 Carta geologico-tecnica Carta dei potenziali cinematismi Carta della stabilità dei versanti IV

7 Capitolo 1 Introduzione Finalità dello studio Scelta del sito Struttura della tesi

8 1 - Introduzione Finalità dello studio La tesi si propone l analisi dei molteplici aspetti legati alla valutazione della stabilità dei versanti ed alla elaborazione di una cartografia tematica che metta in evidenza le zone a maggior pericolosità e/o a rischio. Per il raggiungimento del fine preposto si sono dovuti fissare degli obbiettivi intermedi, quali un attento studio della geologia e litologia della zona e l esecuzione di adeguati rilievi strutturali, il tutto eseguito su una buona carta topografica verificata in situ nei suoi punti fondamentali Scelta del sito La Valle d'aosta é una regione interessata da un elevato numero di eventi franosi, caratterizzati da una grande variabilità sia nella tipologia che nelle dimensioni. Una delle principali cause dell' instabilità dei versanti, per quanto riguarda sia la valle principale che le valli laterali è legata alla fine dell era glaciale ed alla scomparsa dei grandi ghiacciai Wurmiani. La loro presenza aveva infatti comportato considerevoli fenomeni di erosione dei versanti e di approfondimento del solco vallivo, con una diminuzione del carico litostatico in parte compensato dal peso della massa di ghiaccio. Al ritiro dei ghiacciai verificatosi negli ultimi anni ha fatto seguito una decompressione, che ha provocato nelle zone di maggior debolezza, una fratturazione sub-parallela al pendio (tension cracks) causa di molti fenomeni di crollo che, 2

9 particolarmente intensi durante il fluvio-glaciale, proseguono tuttavia anche ai nostri giorni. Questa tesi studia una zona in cui sono già avvenuti degli eventi franosi in un lontano passato, proprio per i motivi sopra esposti, ma che "recentemente" non ha più visto verificarsi cospicui fenomeni di crollo, permettendo così la nascita di due piccole borgate situate subito a ridosso della parte terminale delle vecchie frane, le frazioni di Torille e Riverolle in comune di Verres. Inoltre accanto alle borgate scorre la strada statale 26, l'unica via di comunicazione, insieme all'autostrada, che colleghi la media e l' alta Valle d'aosta con il resto d'italia, qiundi una strada di enorme importanza per questa regione. La zona studiata rientra nel territorio del Comune di Verres sul lato orografico sinistro della valle ed esattamente nelle frazioni di Torille e Riverolle. La scelta di questa località è avvenuta quindi per la presenza contemporanea di borgate abitate e di una via di comunicazione molto importante su cui incombe una situazione che questo studio permetterà di affermare se di pericolo oppure no. Nella Foto 1.1 sono inquadrati i versanti studiati Struttura della tesi L'elaborazione di una cartografia tematica che riguardi la stabilità dei versanti e le zone di possibili espansioni dei massi staccatisi dalle pareti rocciose, ha comportato una serie di passaggi obbligati, sia per la conoscenza dettagliata del territorio sia per l' elaborazione dei dati successivi. In una prima fase si è proceduto ad un rilievo geologico-tecnico di dettaglio di tutti i versanti incombenti sulle frazioni Torille e Riverolle, onde identificare i principali litotipi presenti e riportarli sulla carta tecnica 1:5000 redatta dalla Regione Valle D Aosta. I risultati dei rilievi condotti sul terreno sono stati 3

10 successivamente integrati tramite l aereofotointerpretazione, che ha permesso tra l altro di evidenziare alcune grosse discontinuità tettoniche. Si è quindi proceduto ad ulteriori studi sul terreno per giungere ad una classificazione geomeccanica dell' ammasso roccioso. Per questo,individuate le pareti più significative, sono stati fatti dei rilievi geostrutturali in tutti i posti accessibili, pur se in alcune zone è stato necessario effettuare, in considerazione degli scopi dello studio e dell estrema variabilità litologica della zona in esame, stendimenti relativamente brevi per le enormi difficoltà morfologiche dell area (pareti rocciose subverticali e fitti roveti alla base). Si sono poi eseguite prove di resistenza a compressione della roccia in sito (tipo Point Load Test), non tanto per ricavare i parametri di resistenza ma per valutare l'omogeneità geomeccanica delle pareti. Con le prove di laboratorio si sono voluti invece ottenere i parametri di resistenza della matrice rocciosa, effettuando delle prove di compressione, di taglio diretto e, in modo indiretto, della resistenza a trazione con la prova Brasiliana. Si è altresì cercato di analizzare il grado di fratturazione della roccia, oltre che con i metodi tradizionali, anche effettuando delle prove basate sulla trasmissione delle onde elastiche, sia in laboratorio (Pundit) che sul terreno (piccola sismica) per ottenere una correlazione tra i parametri di resistenza ottenuti con le prove di laboratorio ed i parametri relativi all ammasso roccioso in situ. Il modulo elastico statico è stato determinato tramite correlazioni con il modulo elastico dinamico e l'attendibilità di queste correlazioni è stata verificata tramite prove di compressione monoassiale strumentate con opportuni estensimetri (solo però sulle metabasiti, per l'eccessiva costo degli estensimetri). Si è poi proceduto ad una classificazione dell'ammasso roccioso utilizzando la classificazione di Bieniawsky, e si è proceduto infine alle verifiche di stabilità, e dei possibili percorsi dei blocchi, sintetizzando questi dati in opportune carte tematiche. 4

11 Foto 1.1 composizione 5

12 Capitolo 2 Inquadramento geologico Inquadramento geografico e morfologico Inquadramento geologico Premessa La zona Piemontese La falda della Dent-Blanche

13 2.1 Inquadramento geografico e morfologico L area studiata è interamente compresa nel comune di Verres, come indicato nelle Fig 2.1 e 2.2 e più precisamente comprende le frazioni Torille e Riverolle.Queste borgate sono facilmente raggiungibili da Torino percorrendo l`autostrada A5 della Valle d Aosta sino al casello di Verres, da dove si prosegue sulla SS 26 in direzione Aosta per circa trecento metri. Fig Inquadramento geografico dell area in studio 7

14 La zona, situata nella bassa Valle d Aosta in sinistra orografica della Dora Baltea, è delimitata a nord-est dalle località di Nache e Lac, a sud-est dalla località Baraccon, a sud-ovest dalla SS 26 e a nord-ovest dalla località Villa Agosti. Le due frazioni di Torille e Riverolle sono ubicate ad una quota media di 380 m s.l.m ai piedi di una piccola valletta nella quale scorre un torrente, il Torille, che presenta per la maggior parte dell anno portate decisamente ridotte. Iversanti disposti a semicerchio attorno alle borgate, sono decisamente acclivi, con frequenti pareti subverticali alte sino a 200 m ed interrotte, nella zona centrale da dei pianori che si sviluppano tra i 500 e i 700 m s.l.m. Le massime altezze raggiunte dalle creste rocciose dei versanti studiati non superano i 1000 m s.l.m. Fig Porzione di territorio del comune di Verres 8

15 2 - INQUADRAMENTO GEOLOGICO Premessa Dal punto di vista geologico, la zona in studio ricade, in gran parte, all'interno della Zona Piemontese, con l eccezione di alcune porzioni dell area che sono costituite da litotipi appartenenti al lembo del Pillonet e la scaglia di Etirol-Levaz (fig. 2.3). La Zona Piemontese, altrimenti detta Falda dei Calcescisti con Pietre Verdi o, per la scuola francese, Zones des Schistes Lustrés, corrisponde ad un insieme di rocce metamorfiche, fra le quali prevalgono calcescisti e le metafioliti (Pietre Verdi), originatesi nel bacino oceanico presente nel Mesozoico tra la placca europea e quella insubrica. Questa falda, non unitaria ma suddivisa al suo interno in varie unità, risulta sovrascorsa sulla crosta Penninica continentale costituita, a sua volta, da parte della Zona Brianzonese e dalla falda dei Massicci Cristallini Interni (Monte Rosa, Gran Paradiso e Dora-Maira). La Falda della Dent-Blanche rappresenta, invece, parte della crosta continentale Austoalpina, costituita da rocce mono e polimetamorfiche caratterizzata da paragenesi a pirosseno giadeitico, quarzo e granato presenti nei parascisti e nei metagranitoidi (Biino & Compagnoni, 1988). Il Dominio Australpino nelle Alpi occidentali è, in effetti, rappresentato dalla Zona Sesia-Lanzo, che sta in posizione geometricamente superiore alla Zona Piemontese, e da un insieme di klippe che costituiscono la Falda della Dent- Blanche (Compagnoni et al., 1977). 9

16 2.2 - La Zona Piemontese La Zona Piemontese può essere schematicamente suddivisa in due unità tettoniche composite, distinguibili sulla base delle litologie, della posizione paleogeografica, delle associazioni metamorfiche e dell'evoluzione tettonica subita. Entrambe le unità, comunque, si sono originate durante il Mesozoico nel bacino oceanico tra l'europa e la Placca Insubrica (Dal Piaz & Ernst, 1978). Le unità di provenienza esterna (Zona Piemontese occidentale o Zona del Combin) sono costituite da sequenze in prevalenza triassiche, da marmi scistosi liassici e da un complesso eterogeneo di calcescisti ofiolitiferi. Una caratteristica tipica della Zona del Combin è la regolare ripetizione di intercalazioni tra calcescisti e prasiniti; in essa sono presenti, inoltre, rari metagabbri e serpentiniti. 10

17 Fig Schema tettonico delle Alpi occidentali, tratto da Compagnoni et al. (1977). 11

18 Le sequenze del Combin non costituiscono crosta oceanica vera e propria in quanto deriverebbero da sedimenti depositati sulla crosta continentale assottigliata del margine Penninico (europeo). Le unità di provenienza interna (Zona Piemontese orientale o Zona di Zermatt-Saas Fee) mostrano invece caratteristiche di crosta oceanica (tipo Mar Rosso). Esse sono costituite essenzialmente da metaofioliti rappresentate da grosse scaglie ultramafiche di mantello (fino a 2-3 km di spessore), da gabbri talvolta con strutture di cumulo, e basalti a pillow, di età probabile Giurassica sovrastati da sedimenti mesozoici, rappresentati da carbonati impuri, grovacche e chert. L'intero bacino oceanico piemontese è stato completamente tettonizzato durante la collisione Alpina tra l'europa e la Placca Insubrica: in un primo momento esso è stato portato in subduzione e successivamente è parzialmente sovrascorso verso il lato esterno della catena. Attualmente la Zona di Zermatt-Saas Fee costituisce l'unità inferiore in contatto tettonico sui massicci cristallini interni, mentre in posizione superiore, sempre in contatto tettonico, c'è la Zona del Combin. Dal punto di vista dell'evoluzione metamorfica, l'unità inferiore mostra chiare tracce di un evento metamorfico eoalpino in facies eclogitica (Cretaceo sup.), mentre quella superiore ha raggiunto la facies scisti blu per poi subire una forte riequilibrazione in facies scisti verdi (evento lepontino, 40 m.a. circa). Studi recenti (Polino et al, 1990) portano a considerare tutto il problema alla luce di un nuovo modello tettonico, caratterizzato da metamorfismo di alta pressione e bassa temperatura (fig. 2.4). 12

19 Fig Profilo schematico NW-SE in corrispondenza del Cervino, tratto da Polino et al

20 2.3 - La Falda della Dent-Blanche Dal confronto dei litotipi rilevati nei diversi klippe che costituiscono la Falda della Dent-Blanche si può osservare come essa risulti costituita da uno zoccolo paleozoico e una copertura mesozoica (fig. 2.5). Lo zoccolo prealpino comprende la Serie di Arolla e la Serie della Valpelline (Argand, 1909): la prima è essenzialmente costituita da ortoderivati incassati in scisti e gneiss paraderivati, mentre la seconda comprende paragneiss, marmi e metabasiti, tutti accomunati dalla presenza di paragenesi in facies granulitica o anfibolitica di alto grado e, perciò, correlabili alla Zona di Ivrea e alla II Zona Diorito-kinzigitica (Novarese, 1929). La copertura mesozoica, (Dal Piaz, 1976), è a sua volta suddivisibile in due serie sedimentarie: la Serie di Mont Dolin e la Zona di Roissan. La prima è contraddistinta da un livello di scollamento di base costituito da carniole, da carbonati triassici e liassici e da un forte spessore di brecce monogeniche e poligeniche (in questi casi alle dolomie triassiche si aggiungono gli gneiss della Serie di Arolla). La seconda è, invece, caratterizzata dall'assenza, alla base della serie, dei livelli evaporitici. In questo caso, al Trias carbonatico seguono dei calcescisti liassici con rari livelli di brecce monogeniche a clasti dolomitici. Fig Profili interpretativi tratti da Ballevre et al. (1987). 14

21 In un recente lavoro della scuola francese (Ballevre et al., 1986) viene messo in evidenza come la Falda della Dent-Blance sia suddivisa in due unità indipendenti, che differiscono fondamentalmente per la storia tettonica e metamorfica alpina (fig. 2.6). L'unità superiore (klippe della Dent-Blanche, del Mont Mary e del Pillonet) risulta in contatto tettonico sulla Zona del Combin ed è composta sia dalla Serie di Arolla che dalla Serie della Valpelline. Invece, l'unità inferiore (scaglia di Etirol-Levaz, klippe del Mont Emilius, del Glacier-Rafray e di Torre Ponton) è in contatto tettonico sulle unità eclogitiche della Zona Zermatt-Saas Fee ed è costituita, esclusivamente, da materiale granulitico o anfibolitico prealpino che ha subito metamorfismo eclogitico. Fig. 2.6 (Schema tettonico della parte interna delle alpi Nord-occidentali tratto da Compagnoni et al. 1977). 15

22 Capitolo 3 Rilevamento geologico tecnico Premessa Limiti geografici del rilievo La carta litologico-tecnica Fenomeni di instabilità Tettonica e lineazioni Acque superficiali e sotterranee

23 3 - Rilevamento Geologico-Tecnico Premessa Al fine di poter effettuare una attendibile valutazione del grado di stabilità dei versanti, e delle dimensioni dei blocchi che potrebbero staccarsi dalle pareti rocciose è indispensabile lo studio del grado di fratturazione dell'ammasso roccioso, generalmente variabile in funzione soprattutto dell esposizione, della quota e delle caratteristiche litologiche degli ammassi stessi. Il rilevamento geologico-tecnico dell'area in oggetto è stato quindi condotto con la finalità di poter disporre di una conoscenza dei litotipi presenti, sia da un punto di vista geologico che sotto l aspetto di una sia pur sommaria caratterizzazione geomeccanica; esso è stato pertanto basato, oltre che sulla classica rilevazione degli affioramenti dei diversi litotipi, anche su numerosi rilievi strutturali e sull esecuzione di prove in situ (Point Load Test, Martello di Schimdt, piccola sismica) onde poter valutare il grado di fratturazione e di alterazione della roccia e la potenza della coltre detritica di copertura Limiti geografici del rilevamento Il rilevamento è stato esteso ad una zona leggermente più vasta di quella di effettivo interesse, onde avere una visione globale dei litotipi presenti e capire i rapporti giaciturali intercorrenti tra le diverse formazioni rocciose. 17

24 La zona rilevata si estende in complesso per poco più di un chilometro quadrato, coprendo i versanti per un tratto compreso tra il fondo valle (quota 370 m s.l.m.) e una quota di circa 800 m s.l.m.. 18

25 3.2 - La carta litologico-tecnica La denominazione di questa carta, piuttosto inusuale, vuole indicare come essa sia stata redatta in modo tale da riunire i vari litotipi in gruppi relativamente omogenei sotto l aspetto geomeccanico, tenendo conto solo parzialmente della composizione mineralogica, che pure è stata controllata, oltre che macroscopicamente, anche attraverso l esame al microscopio petrografico, di alcune sezioni sottili. In particolare, i litotipi rilevati sono stati raggruppati sotto le seguenti denominazioni: Calcescisti; sotto questa dizione sono stati raggruppati, oltre ai calcescisti propriamente detti (foto 3.1), anche locali ma talora estese differenziazioni a componente quarzosa assai marcata (foto 3.2) e lenti carbonatiche relativamente massicce. Essi affiorano principalmente nei versanti che si innalzano dalla borgata di Riverolle quindi a nord-ovest della zona in esame. Possiedono, nella parte più vicina all'abitato, la colorazione grigio-marroncina tipica di questa roccia metamorfica, mentre nelle zone più alte e più esposte assumono una colorazione decisamente più scura a causa dell alterazione superficiale. I versanti costituiti essenzialmente da calcescisti risultano interessati da famiglie di fratture assai irregolari; la scistosità non è particolarmente marcata ma emerge in modo evidente attorno a quota 450 m ove, su una parete subverticale, si dispone con un andamento a pieghe caratterizzate da un elevato raggio di curvatura. Metabasiti; sono state indicate con questa generica dizione diverse rocce metamorfiche a prevalenti femici (anfiboliti, metagabbri, serpentiniti, ecc.) affioranti in masse irregolari e reciprocamente interconnesse nella parte nord-est della zona studiata, ove si presentano generalmente in forma massiccia, praticamente prive di scistosità (foto ). 19

26 Gli affioramenti di metabasiti sono caratterizzati da versanti molto acclivi, con pareti subverticali alte anche più di 100 m, ai cui piedi si è accumulato un imponente detrito di falda, con blocchi di dimensioni variabili dal mezzo metro cubo alla decina di metri cubi. Parte di questo materiale franato si sta ricoprendo di una coltre di terreno, di spessore però molto ridotto, sulla quale inizia a ricrescere una discontinua coltre vegetale. Le metabasiti compaiono anche, come inclusi di dimensioni decametriche, nei calcescisti della fascia nord-ovest, ove si presentano in forma massiccia quasi priva di scistosità ma non paiono avere influenza sul comportamento geomeccanico del versante. Le fratture interessanti le metabasiti hanno un andamento decisamente più regolare rispetto a quelle dei calcescisti, ed appaiono tendenzialmente rettilinee e raggruppabili in famiglie ben delimitate. Gneiss; sotto questa dizione sono stati raggruppati sia i termini relativamente massicci che quelli più propriamente micascistosi, spesso granatiferi (foto ). Si tratta comunque sempre di rocce metamorfiche di tipo acido, più o meno scistose, affioranti in maniera sporadica nella parte nord-est della zona studiata ove appaiono come masse irregolari incluse nelle metabasiti, verso le quali sfumano in spazi più o meno brevi. Sono state cartografate solo le due masse principali: la prima posta ad una quota di 575 m s.l.m., ha forma grosso modo piramidale ed è caratterizzata da una scistosità non molto marcata; la seconda si trova ad una quota inferiore (circa 500 m s.l.m.) rispetto alla precedente, e presenta una scistosità più marcata unita alla presenza di granati di dimensioni anche più che millimetriche. 20

27 Foto Calcescisti, zona bassa, settore W. Sezione sottile, nicols perpendicolari, circa 30 x. Struttura pavimentata costituita in netta prevalenza da cristalli di calcite di varie dimensioni (rossi, gialli, azzurri), in cui appaiono evidenti le tracce dei piani di sfaldatura. Rari cristalli di muscovite; minuti cristalli di quarzo (grigi) in basso a sinistra; accessori granati, ematite e zircone. Notare la quasi totale mancanza di isoorientazione dei cristalli, indice di una struttura relativamente massiccia che contrasta con la marcata scistosità a scala macroscopica. 21

28 Foto Calcescisti, zona alta, settore centrale. Sezione sottile, nicols perpendicolari, circa 80 x. Predomina la calcite in grossi cristalli (verde, rosa, azzurro) con evidenti tracce dei piani di sfaldatura. Relativamente abbondante la muscovite, in lamine isoorientate; accessori ematite e granati (neri). In basso e a destra ampia zona a grossi cristalli di quarzo (bianco e grigio). 22

29 Foto Metabasiti, zona bassa, settore E. Sezione sottile, nicols perpendicolari, circa 80 x. Al centro, grosso cristallo grigio-verde corroso di pirosseno (tipo giadeite); nella massa di fondo pirosseni e anfiboli (grigi), clorite (marrone), granato e magnetite (neri). Notare la mancanza di isoorientamento dei cristalli, con lastruttura a livello microscopico che conferma la tessitura massiccia a livello macroscopico. 23

30 Foto Metabasiti, zona alta, settore E. Sezione sottile, nicols perpendicolari, circa 30 x. Aggregato disordinato di cristalli piuttosto deformati, con prevalenti pirosseni e anfiboli (grigio e grigio-verdi), clorite (marrone-giallo), magnetite e granati (neri), in alto a sinistra un cristallo corroso di titanite (multicolore). Non ci sono segni di isoorientazione dei cristalli a conferma della tessitura massiccia e del comportamento relativamente isotropo della roccia. 24

31 Foto Gneiss granatiferi, zona alta, settore centrale. Sezione sottile, nicols perpendicolari, circa 30 x. Fitto gregato di lamine di muscovite (blu, giallo, rosso) e cristalli di quarzo (bianchi e grigi). In alto a sinistra e in basso a destra due granati (neri). Notare la mancanza di isoorientazione delle lamine muscovitiche, a conferma della scarsa scistosità della roccia. 25

32 Foto Gneiss (micascistosi) granatifere, zona bassa settore E. Sezione sottile, nicols perpendicolari, circa 80 x. Aggregato pavimentoso di cristalli di quarzo (bianchi e grigi) con abbondanti granati, in parte alterati (nero con zone giallo-rosa); in basso a sinistra una lamina di muscovite. Quì appare un certo allineamento dei cristalli secondo una direzione preferenziale, confermata ad ingrandimenti minori dalla isoorientazione delle lamine di mica. 26

33 3.3 - Fenomeni di instabilità Durante l'esecuzione del rilievo geologico tecnico di base sono state altresì evidenziate le zone di versante che presentano evidenti aspetti di instabilità; in queste zone è stato poi concentrato il lavoro di rilevamento geostrutturale, con un numero maggiore di stendimenti rispetto a quelle aree che invece non risultavano critiche. Le indagini preliminari hanno portato ad evidenziare due differenti fenomenologie di instabilità, legate a diversi aspetti litologici e tettonici dei versanti: da un lato l'instabilità delle pareti rocciose strictu sensu, dall altro i fenomeni riscontrati in alcuni punti della copertura detritico-terrigena presente in alcune parti dell' area in esame. Quest'ultima fenomenologia si manifesta prevalentemente in connessione con precipitazioni piovose di entità elevata, assumendo le caratteristiche di colamento di terra e di detrito( earth flow e debris flow ); fortunatamente questi colamenti non hanno mai raggiunto le due borgate in fondovalle perdendo velocità ed arrestandosi in genere su di un pianoro posto alla quota di circa 500 m, in una zona ormai disabitata e raggiungibile solamente percorrendo una ripida mulattiera (foto 3.7). Nella carta tematica relativa alla stabilità dei versanti sono stati segnalati i percorsi dei fenomeni più rilevanti di questo tipo verificatisi negli ultimi decenni, anche se non riguardanti direttamente i versanti in roccia, in quanto comunque di una certa importanza ai fini di una caratterizzazione della stabilità generale della zona. Per quanto riguarda invece i versanti rocciosi veri e propri, l' area in studio presenta due zone caratterizzate da fenomeni di instabilità molto rilevanti. Nel settore a NW dell area studiata è presente, ad una quota di circa 400 m una parete rocciosa a pianta curvilinea, sviluppantesi per circa 100 m in lunghezza e 25 m in altezza. Si tratta della nicchia di distacco di una paleofrana ( foto 3.8) verificatasi, presumibilmente durante il tardo fluvioglaciale Wurm, nei calcescisti intensamente fratturati (vedi rilievi strutturali n. 27

34 7,8,10). La zona di accumulo della frana è costituita da materiale detritico con pezzatura estremamente variabile, ormai totalmente coperto da una serie di terrazzamenti formati da muri a secco ancora ottimamente mantenuti, che contribuiscono alla protezione dell azione erosiva delle acque ruscellanti e pertanto alla stabilità del materiale franato. Un altra importante zona di instabilità, ricollegabile sia alla fratturazione di origine tettonica che alla distensione dei versanti in conseguenza del ritiro dei ghiacciai Wurmiani, si manifesta su tutto il versante nord-est, nel quale è riscontrabile una marcata famiglia di fratture parallele al fronte e con lunghezze notevoli (70-90 m), ben visibili dalle foto aeree; a questa si aggiunge una fratturazione meno estesa, ma più frequente, che determina la formazione di blocchi di 3-10 m. 3. Foto Pianoro situato a quota 670 m s.l.m. 28

35 Foto Nicchia di distacco della Paleofrana 29

36 3.4 - Tettonica e lineazioni Lo studio della tettonica e delle lineazioni presenti nella zona in esame è stato condotto per evidenziare le eventuali correlazioni tra, disposizione e frequenza delle macro strutture e delle micro fratture, cioè per valutare la connessione tra fratture a grande scala e fratture rilevate nei rilievi strutturali. Si è iniziato con un rilievo sommario sul terreno, nel corso del rilevamento geologico di base, delle lineazioni visibili a piccola scala, quali avvallamenti, contropendenze, giacitura di pareti e sistemi di fratture di dimensioni decametriche. In particolare, sono state rilevate quelle famiglie di fratture evidenziabili a prima vista su affioramenti di roccia senza necessità di un rilievo strutturale sistematico; questo anche perchè in molti affioramenti le dimensioni delle pareti non erano sufficienti grandi per consentire l'esecuzione di misure in numero adeguato ad una valida elaborazione statistica. In un secondo tempo si è proceduto all' esame delle grandi fratture tramite aereofotointerpretazione operando su fotografie aeree a colori eseguite nel 1991 dalla Compagnia Generale Riprese aeree di Parma (foto 3.9.). Questo metodo di studio consiste, come è noto, nella osservazione di un immagine stereoscopica ottenuta tramite due fotografie di una medesima zona scattate da due differenti punti; tale immagine esalta enormemente la dimensione verticale, accentuando le differenze di altezza presenti sul terreno. In questo modo è possibile evidenziare con discreta facilità gli allineamenti di particolari strutture, quali possono essere incisioni fluviali, faglie, fratture, avvallamenti e contropendenze. Inoltre la scala elevata consente l' osservazione contemporanea di una vasta zona, il che permette di segnalare anche quelle lineazioni difficili da notare sul terreno, pur risultando talora dubbia l'interpretazione della natura delle lineazioni individuate. Generalmente i corsi d'acqua e le incisioni vallive si impostano infatti su zone di minor resistenza, connesse quasi sempre con zone fratturate o con vere e propie faglie; in altri casi si nota semplicemente il 30

37 ripetersi di strutture parallele o sub-parallele, che possono essere pareti di roccia, fratture, serie di rilievi o di depressioni. Nella zona in esame sono state evidenziate tutte le lineazioni osservate, distinguendole in due classi e riportandole su carta con simboli grafici differenti a seconda della loro estensione più che della loro natura. Sono state indicate con tratto spesso quelle lineazioni aventi grande lunghezza, almeno superiore ai 50 m. La linea continua rappresenta la discontinuità visibile da foto aerea, mentre il tratto discontinuo indica la presunta continuazione della discontinuità anche dove essa non è direttamente visibile, per esempio nel tratto compreso fra due zone in cui la struttura è evidente. Le lineazioni di entità inferiore sono state invece indicate con un tratto più sottile, e generalmente si tratta di allineamenti di pareti di roccia, di avvallamenti e contropendenze già evidenziati dal rilievo sul terreno. Anche in questo caso il tratto continuo indica la presenza visibile della discontinuità, mentre il tratto interrotto indica la presunta continuazione della frattura. E' da segnalare infine l' ultima fase dello studio delle lineazioni a grande scala, condotta nuovamente sul terreno: sulla base della cartografia preparata in laboratorio con l' osservazione delle aereofoto, si è proceduto ad un ulteriore controllo delle lineazioni, onde valutarne in modo più preciso la natura e l eventuale appartenenza alle famiglie individuate tramite i rilievi strutturali. 31

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