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1 INTRODUZIONE Nel periodo più bello della vita L anima soffre grandi tormenti che calpestano la spensieratezza e soffocano il cuore. E tu, non puoi rimuovere il peso che sottomette la mente perché non conosci il tuo nemico e non puoi amarti, conosci soltanto il suo vertice distruttivo che ti trascina verso un inquietudine eterna. (Amonas) Quando penso gli anni della mia adolescenza mi viene un senso di nostalgia e di malinconia per quel meraviglioso periodo che non tornerà più. Adesso quel periodo della vita è avvolto da una fitta nebbia e ricordarlo non è facile Stare accanto e guardare negli occhi un adolescente è un po come rivivere la mia adolescenza, ma non è mai semplice ricordarla: probabilmente temo di percepire le nuove ansie e i drammi; anche i momenti di felicità, che mi ritornano spontaneamente, sembrano radi e isolati, magici come un raggio di sole che illumina quel cielo nebuloso. Essere adulti più o meno felici dipende molto da come abbiamo vissuto gli anni adolescenziali, come sono stati i nostri rapporti con i genitori o con il mondo che ci circonda. Sicuramente l adolescenza è il periodo della vita più ricco di emozioni, anche se sicuramente non pieno di felicità. Quest età porta una magia senza precedenti, gli affetti, i giochi, la voglia 5

2 di compiere nuove esperienze o di rischiare e le prime esperienze amorose. In questa fase della vita avviene lo sviluppo dell identità, la capacità di relazione con gli altri e quindi la preparazione alla vita adulta, attraverso una sorta di conoscenza e competenza in tutti gli ambiti della vita. Ma quest età ha anche dei lati oscuri come i litigi e le incomprensioni che avvengono abbastanza di frequente con i genitori o con gli insegnanti. Queste esperienze, in parte, sono paragonate a quelle infantili, però durante l infanzia, la protezione di mamma e papà, gli affetti che si provavano per gli amichetti o per la maestra delle elementari che si adorava erano qualcosa di acquisito e che non eravamo consapevoli. Dopo la quiete degli anni infantili intorno agli 11 anni scoppia dentro di noi una tempesta che non ci rendiamo nemmeno conto; il corpo assume proporzioni deformi e a volte piuttosto imbarazzanti, gli ormoni si sviluppano ed i nostri organi sessuali iniziano a funzionare. Anche i nostri rapporti con i coetanei e i genitori si modificano. Durante questo periodo nasce dentro di noi quella particolare coscienza del nostro esistere, la coscienza che ci siamo anche noi in questo mondo. Sono le nuove esperienze, affrontate ora con prorompente vitalità ed entusiasmo ma anche con quello spirito di sofferenza che ci entra dentro e si fissano profondamente nell anima e nella mente. Noi diventiamo consapevoli dei numerosi cambiamenti che avvengono in noi, in questa avventura è bello pensare che tutto possa accadere e di avere il mondo nelle nostre mani. Se mi guardo indietro, e ripenso alla mia avventura, mi accorgo che è stata irripetibile e unica per me. Oggi ne rimane soltanto un lontano ricordo. Nel primo capitolo sono descritte le principali teorie psicologiche che hanno studiato il periodo dell adolescenza. Il secondo capitolo analizza lo sviluppo dell identità, che è un compito fondamentale durante l adolescenza, inoltre sono presi in esami i valori dei ragazzi e la questione della libertà. A partire dal terzo capitolo vengono affrontati i principali cambiamenti che avvengono nell adolescenza partendo dai 6

3 sviluppi corporei e cognitivi, viene preso in esame la questione della scuola, dell amicizia e i nuovi rapporti affettivi. Viene inoltre posta l attenzione su argomenti come la sessualità e la famiglia. 7

4 CAPITOLO PRIMO TEORIE DELL ADOLESCENZA L adolescenza costituisce un periodo della vita che solo in un epoca recente è stato oggetto di studio e d analisi. Le ragioni di questo ritardo sono essenzialmente due. Da un lato si è pensato che l esperienza personale fosse sufficiente, infatti, per secoli si è ritenuto che il fatto di essere stati bambini e adolescenti, di avere attraversato questi periodi vivendoli dall interno, offrisse una conoscenza diretta, intuitiva, sufficientemente adeguata delle loro caratteristiche essenziali, delle trasformazioni che vi accadono. In questi anni si riteneva che la conoscenza fondata su ricordi personali potesse poi essere integrata e completata attraverso la diretta osservazione di bambini o adolescenti. La ricerca psicologica ha dimostrato che questa convinzione manca di fondamenta. Discipline come la psicoanalisi e la psicologia dello sviluppo cognitivo hanno dimostrato, quanto sia lacunoso il nostro ricordo dei primi anni di vita e quanto sia difficile penetrare nel mondo mentale infantile. Questo che abbiamo detto sull infanzia vale anche per l adolescenza. Sebbene l età adulta è tutto sommato abbastanza vicino all adolescenza e la convinzione di averne un adeguata conoscenza fondata sull esperienza personale poteva essere giustificata. Ma anche i ricordi relativi alla propria adolescenza non costituiscono una base affidabile, per un adeguata conoscenza dell adolescenza in generale. È, infatti, difficile rivivere da adulto, quando ormai la propria vita mentale ha assunto caratteri di stabilità e di chiarezza, l instabilità e la forte emotività che caratterizzano gli anni adolescenziali. Gli stati psicologici contrassegnati da incertezza e da forti tensioni emotive sono ormai stati superati da qualche tempo e non possono essere rivissuti. 8

5 Si è persa anche quell intensità di sentimenti ed emozioni che caratterizzava gli anni dell adolescenza. La difficoltà che incontra un adulto nel ricostruire la propria esperienza psicologica d adolescente è dovuta anche ad altre ragioni. Crescendo si è formato e consolidato in noi una certa immagine ideale di noi stessi. Non solo dunque è difficile rievocare molti aspetti della propria adolescenza, ma quelli di cui conserviamo un ricordo possono avere subito un processo di rielaborazione e di razionalizzazione. Se fosse possibile rivivere senza lacune la nostra adolescenza (e fosse possibile riviverla con la ricchezza di sentimenti allora presenti), sarebbe impossibile estendere agli altri la nostra personale esperienza. Le differenze individuali, relative al sesso, alle condizioni fisiche, psicologiche nelle quali è avvenuto lo sviluppo, possono essere così grandi che una generalizzazione della propria personale esperienza risulta del tutto ingiustificata. La seconda ragione del ritardo con cui si è affrontato lo studio dell adolescenza sta nel fatto che essa si è venuta imponendo all attenzione solo in un periodo storico relativamente recente. Mentre per la vecchiaia la ragione del suo emergere come problema psicologico è nel numero molto maggiore di persone che raggiungono la terza età, e nel notevole prolungamento di quest ultima, conseguenti ai miglioramenti nella qualità della vita e alle scoperte nel campo medico, per l adolescenza essa sta anche nel fatto che il progresso tecnologico verificatosi nell ultimo secolo ha posto gli adolescenti in misura molto maggiore e in modo assai più generale problemi di preparazione scientifica, tecnica, un tempo assai meno impegnativi o circoscritti a poche persone. N è dunque derivato un allungamento del periodo di scolarità, e quindi anche del periodo durante il quale un adolescente, che ha ormai acquisito le caratteristiche fisiche e le strutture intellettuali di un adulto, resta in condizioni di dipendenza giuridica, economica e morale nei confronti di altri adulti (genitori e insegnanti). Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell ultimo secolo impone al ragazzo scelte più numerose e più difficili, e perciò anche la necessità di un maggior numero d esperienze. 9

6 A queste ragioni che hanno preso in esame il problema dell adolescenza, se ne sono accompagnate altre che hanno posto nuove problematiche inerenti a questo periodo della vita. In Italia nel 1968 a causa delle numerose rivolte e contestazioni giovanili hanno dato origine ad una varietà di movimenti come il movimento femminista, il quale ha messo in evidenza il diverso trattamento che, sulla base delle differenze sessuali, veniva riservato ai maschi e alle femmine sia sul piano educativo, sia poi sull inserimento lavorativo e la partecipazione alla vita sociale e politica. In Italia, come del resto anche in altre parti dell Europa e del mondo hanno fatto la comparsa dei valori nuovi, ispiratori nel processo di formazione dell identità. Questi valori sono d ordine religioso, sociale o politico. Alcuni sono pienamente accettabili ed hanno ispirato manifestazioni di massa cui hanno partecipato decine di migliaia di giovani: la difesa della pace, la difesa dell ambiente, altri assai discutibili come la conquista di posizioni economicamente solide attraverso una competizione spregiudicata, o la violenza assunta come metodo di lotta politica. La nascita di nuovi mezzi di comunicazione come il motorino o il telefono hanno reso più facile agli adolescenti restare in contatto fra loro anche al di fuori della scuola e hanno permesso loro di moltiplicare tali incontri rinsaldando vecchie amicizie e partecipando ad attività collettive. Tutto questo ha favorito il graduale sviluppo di una cultura giovanile. Tenendo conto di tutte queste ragioni si può comprendere perché il problema di uno studio scientifico dell adolescenza si sia posto solo all inizio del In questo primo capitolo descriverò le principali teorie che hanno influito la storia della psicologia dell adolescenza. (Peter, 1990) 10

7 1.1 STANLEY HALL Il primo studioso che abbia affrontato lo studio dell adolescenza è l americano Stanley Hall. All inizio del secolo scorso Hall insieme a dei collaboratori della Clark University, utilizzando la tecnica dei questionari, raccolsero una grande quantità di dati relativi al mondo mentale infantile ed a quello dell adolescente. Questi dati, integrati con altri racconti da altri studiosi (e relativi, ad esempio ai fenomeni dello sviluppo fisico, alla crescita delle singole parti del corpo, ecc.) costituirono le basi per l opera che Stanley Hall pubblicò nel 1904 che si intitolava Adolescence. Quest opera ha un importanza fondamentale nello studio di questo periodo. Non è soltanto il primo trattato sull adolescenza ma giunge a proporre per la prima volta un interpretazione generale del significato che questo periodo ha nella vita dell uomo. Hall è stato il primo che ha colto un cambiamento graduale nella natura dello sviluppo umano provocato da un fattore socioeconomico rilevante come quello che accade negli Stati Uniti D' America. Le Working families in cui i bambini lavoravano con i genitori nei campi e nelle fabbriche cominciarono a sparire perché l'incremento della produttività industriale creava nuovi surplus consentendo a milioni di ragazzi di stare al di fuori del mercato del lavoro. Gli Stati uniti, stavano diventando una società industriale ed urbana che richiedeva inserimenti tali che solo l'educazione secondaria sembrava poter garantire. Il concetto di adolescenza utilizzato da Hall rifletteva un cambiamento reale della rappresentazione sociale della vita umana. L'autore all'interno del proprio orientamento positivistico riteneva di poter identificare tale natura in una fenomenologia comportamentale spiegata in base a una trasformazione biologica. L'adolescenza per questo autore è una seconda nascita perché si verifica, nel corso di essa, un rinnovamento di tutti gli aspetti della personalità. Questa affermazione è sostenuta da un 11

8 continuo confronto fra il mondo del bambino e quello dell'adolescente. Il bambino è tutto interessato al mondo esterno ed ai suoi fenomeni come il tramonto, la pioggia ecc..mentre l'adolescente è orientato soprattutto a sviluppare una vita interiore che si realizza attraverso un elaborata capacità di introspezione e di autoesplorazione, per il bambino i fenomeni hanno un valore per se stesso e suscitano semmai qualche interesse per le modalità del loro verificarsi, mentre per l adolescente essi non sono altro che un simbolo ed una manifestazione degli stati d animo e dei sentimenti ora entusiastici ed ora tristi, ora tesi ad aprirsi sulla realtà, ora chiusi e depressi, ora dolci, vissuti nella vita di ogni giorno. Per il bambino la realtà, a una delimitazione spaziale e temporale quasi prossima, mentre per l adolescente le delimitazioni spaziotemporali si allargano sino ad essere, in alcuni momenti ed in corrispondenza di certi sentimenti, aperte all infinito. Il passaggio dall infanzia all adolescenza avviene in modo drammatico e la stessa epoca adolescenziale è piena di sentimenti contradditori, di stati d animo ora dolorosi ora entusiasti. L adolescenza è l età delle tempeste emozionali, degli innamoramenti irrazionali e ciechi, della fiducia smisurata nelle proprie forze e della disperazione per i propri limiti, della voracità intellettuale e della rinuncia romantica. Hall si basa sulla teoria evoluzionistica di Darwin, secondo cui lo sviluppo di ogni organismo riassume, ripercorrendo in misura sommaria, i momenti dello sviluppo della specie cui l organismo stesso appartiene. Nello sviluppo psicologico dell individuo si ripetono l una dopo l altra le varie fasi successivamente percorse dalla razza umana nel corso della sua evoluzione. Per esempio il bambino che tende a sopraffare nel gioco un altro bambino, ad esempio, non fa altro che riproporre il livello proprio dell uomo non ancora civilizzato. La teoria di Hall ha influenzato a fondo molte iniziative di tipo educativo o pedagogico. (Palmonari, 1979) 12

9 1.2 APPROCCIO ANTROPOLOGICO Un secondo contributo allo studio della psicologia della adolescenza fu dato da Margaret Mead che partì dal presupposto che il decorso dell adolescenza sia influenzato da circostanze sociali e che determinati processi si possono manifestare in modo assai diverso secondo la cultura di appartenenza. Se l età adolescenziale è caratterizzata da inquietudini e conflitti è dovuto secondo la Mead da fattori sociali e culturali. (Jan de wit, 1993) Questa autrice ha condotto una ricerca in una società primitiva, tra le ragazze dell isola di Taw nell arcipelago di Samoa (Pacifico meridionale). In questa ricerca l autrice è riuscita a dimostrare che lo sviluppo delle emozioni in età adolescenziale è condizionato dalla cultura di appartenenza e non esclusivamente dalla concomitanza dello sviluppo fisiologico.(palmonari, 1997) La Mead cercò di spiegare la sua ricerca rilevando delle differenze fra la cultura occidentale e quella Samoana, e le differenze che riguardano la struttura sociale e l educazione. Nella cultura occidentale è d uso che l allevamento dei bambini piccoli avvenga essenzialmente all interno della famiglia. Nelle Samoa le cose vanno diversamente e il bambino viene allevato inizialmente da un gran numero di adulti. Gia fin dalle prime settimane il neonato passa di mano in mano. La conseguenza di ciò è, sostiene la Mead, che il bambino non apprende a legarsi fortemente ad una sola persona, perciò non si instaurano legami personali stretti fra genitori e figlio e pertanto il processo di distacco dai genitori nell adolescenza non rappresenta un compito difficile. (Jan de wit,1993). Gli adolescenti della Samoa godono di grande libertà sessuale e hanno molte occasioni in cui sperimentano relazioni sessuali che comporterebbero pochi problemi nello sviluppo sessuale. I bambini della società occidentale hanno poche responsabilità al di fuori delle famiglie, quando nell adolescenza viene richiesto a loro un comportamento responsabile, ciò può creare uno squilibrio. 13

10 Viceversa la responsabilità nella cultura della Samoa inizia intorno ai cinque anni quando vengono affidati ai bambini compiti significativi per la sopravivenza della società compiti di cui essi debbono assumersi delle responsabilità. Crescendo, crescono anche le loro responsabilità e simili cambiamenti graduali non possono causare molta confusione, in quanto per ogni età vi sono regole chiare dettate dalla tradizione. Nella società occidentale un ragazzo può essere facilmente frustrato e succube dell autorità paterna. A Samoa si può sfuggire facilmente a una famiglia frustrante e autoritaria andando presso altri parenti. Le conclusioni della Mead sono che l adolescenza è un fenomeno culturalmente specifico, non universale e che le difficoltà dell adolescenza nei paesi occidentali potrebbero essere alleviate seguendo l esempio di Samoa. (Palmonari, 1997) 1.3 LA PSICOLOGIA TEDESCA DEGLI ANNI VENTI Identica è la funzione delle teorie psicologiche sull adolescenza che vengono formulate in Germania dopo la prima guerra mondiale. Prima si scriveva poco sui giovani perché non ponevano problemi alla società. Negli anni Venti, invece, la situazione cambiò: la crisi economica, le lotte della classe operaia, stimolata dalla vittoria della rivoluzione bolscevica in Russia, provocarono la politicizzazione di molti giovani proletari e di una parte della gioventù borghese che partecipò alla lotta di classe. Il sistema scolastico entrò in crisi e la classe dominante sentì la necessità di riformarlo per riprendere il controllo sui giovani. La psicologia accademica fornì loro gli strumenti ideologici necessari a questa impresa, presentando una teoria normativa dell adolescenza. Lo scopo ideologico di questa psicologia era esplicito: il marxismo è disprezzato, si danno ai genitori consigli per togliere le idee rivoluzionarie dalla testa dei giovani, si esalta il ruolo della religione, presentata come un sentimento innato che si manifesta con intensità proprio durante l adolescenza. L oggetto degli studi era quasi esclusivamente la gioventù borghese, quella dei ginnasi e dei Wandervogel, presentata come ideale, una gioventù introversa, ripiegata su se stessa, romantica, amante della natura, disimpegnata e disinteressata dalle lotte sociali e politiche. 14

11 Negli anni Venti si moltiplicano i libri sulla psicologia dei giovani: citiamo tra i più noti quelli di Ch. Büehler (1927) e di Spranger (1929). I metodi utilizzati per la ricerca sui giovani erano funzionali agli scopi ideologici di questi psicologi, metodi storici e asociali, rivolti a un individuo astratto che non vive in una società determinata, né fa parte di una classe sociale ben precisa. Certi autori, come Spranger, avevano un orientamento idealista, non si preoccupavano di fare ricerche empiriche ma elaboravano una psicologia a tavolino sulla base di idee filosofiche preconcette con qualche dato selezionato come prova. Per loro, lo sviluppo psichico non dipende da condizioni storiche concrete ma da uno scopo inerente ad ogni individuo. Nel raggiungimento di questo scopo, ogni stadio ha un senso e un compito specifico. L adolescenza è dominata dal valore dell io che viene scoperto nella solitudine e fuga dal mondo. La presa di coscienza di sé porta necessariamente a un conflitto con la società. La stessa sottovalutazione delle condizioni sociali si ritrovano in autori di orientamento biologico come Büehler (1927) e Kroh (1944). Per la prima, ad esempio, tutti i sentimenti dei giovani il sentimento di solitudine, il distacco dai genitori, l odio contro l ambiente, la curiosità sessuale e lo slancio, sono un bisogno biologico che subisce poco l influsso dell ambiente. Questa psicologia accademica venne tuttavia contestata da insegnanti, lavoratori sociali e scrittori in contatto coi giovani operai che non ritrovavano nei libri universitari la realtà giovanile che essi conoscevano. A loro volta, scrissero libri sui giovani attenendosi ai fatti senza però tentare di inquadrarli all interno di una teoria sistematica. I libri sono basati su ricerche empiriche e danno una visione più realistica dei giovani. Li descrivono antitetici a quelli dei volumi della psicologia accademica, giovani che hanno il senso della realtà, delle cose pratiche, che non sono inclini alla melanconia e alla religiosità, che non hanno alti ideali, eccetto una minoranza impegnata nella lotta di classe, che sono scontenti della loro formazione e del loro lavoro e hanno paura della disoccupazione, che hanno buoni rapporti in famiglia, soprattutto con la madre. Questo movimento di protesta della prassi contro la teoria (Friedrich e Kossakowski, 1962) non riuscì a influenzare la psicologia accademica e venne spazzato via dall avvento del nazismo nel Durante l era nazista la psicologia accademica divenne una teoria normativa, una specie di teologia del fascismo: le teorie biologistiche e endogenistiche degli anni Venti costituivano una 15

12 base adatta per la fascistizzazione della psicologia dell adolescenza. Un certo numero di psicologi universitari si misero al servizio del nazismo e denunciarono la judeizzazione della psicologia del decennio precedente mentre altri, come Bühler e Katz, emigrarono negli Stati Uniti, e altri ancora, come Busemann, rinunciarono all insegnamento. Jaensch (1939), diventato presidente della società tedesca di psicologia, propose una tipologia dei giovani: quelli nobili e integrati, identificati con i giovani hitleriani, e gli altri, disintegrati e decadenti, tra i quali gli ebrei. Il tipo del giovane nazista, eroico combattente, che trovava in Hitler il suo ideale, fu celebrato, mentre le ragazze erano sminuite in queste pubblicazioni e erano ridotte alla loro funzione riproduttrice di futuri eroi. (Lutte, 1987). 1.4 L APPROCCIO DELLE SCIENZE UMANE Secondo Spranger ( ) in nessuna fase della vita l uomo ha un così forte bisogno di comprensione come negli anni giovanili. È come se potesse essere aiutato solo da una profonda comprensione della propria natura in evoluzione. ( Spranger, 1925). Lo sviluppo è visto da quest autore come un dispiegarsi dal didentro che porta ad una maggiore strutturazione interna. L adolescenza è un periodo in cui avviene lo sviluppo dalla struttura infantile alla struttura stabile e completamente evoluta dell adulto. Per Spranger lo sviluppo si divide in tre fasi: 1. la scoperta dell io (la persona ricomincia a riflettere su se stessa) 2. la nascita graduale di un progetto di vita 3. l inserimento nei diversi campi della vita, che implica l acquisizione di armonia interna e la formazione di un personale sistema di valori. Nella prima fase l adolescente scopre dentro di sé numerose nuove facoltà, ma scopre contemporaneamente anche svariati sentimenti e tendenze contrastanti. L adolescente può essere portato ad occuparsi molto di se stesso e diventare alquanto suscettibile. 16

13 Il suo sentimento di sé, l esperienza di essere, unico, diverso dagli altri ad avere un proprio valore è piuttosto vulnerabile. Mettendo se stesso alla prova in vari modi il sentimento di sé acquista gradatamente maggiore stabilità. Per esempio il giovane può ad esempio vagabondare con un ritmo insensato per stabilire per se stesso quanto lontano può arrivare. Dal punto di vista psicologico è indifferente se una simile passione si esprime nello sport, nel collezionismo, nello scrivere trattati. Perché la cosa più importante è avere qualcosa di proprio, un campo in cui gli altri non hanno nulla da insegnarli. In questo processo cresce l autoaccettazione dell adolescente ed inizia così la seconda fase dell adolescenza. Sulla base dell autoaccettazione l adolescente può da un lato adottare diversi valori della cultura e dall altro stabilire la propria rotta. Così nasce gradualmente un progetto di vita. Nella terza fase è caratterizzata secondo Spranger da una partecipazione più cosciente e attiva alla vita sociale, in cui è essenziale darsi attivamente un senso personale. Il pensiero di Spranger ha dato un contributo notevole alla psicologia evolutiva, come la teoria di Erikson sull identità. (Jan de wit, 1993) 1.5 TEORIE DELL APPRENDIMENTO I teorici dell apprendimento concordano che il comportamento venga appreso e che l ambiente esterno abbia una notevole influenza sull comportamento dell adolescente. I principali elementi di queste teorie sono. Lo stimolo, il comportamento e le conseguenze del comportamento. Ci sono due tipi di correnti il behasaviorismo classico che delimita la definizione di comportamento a comportamenti aperti e osservabili, e le teorie dell apprendimento sociale che usano una definizione più ampia di comportamento e rivolgono 17

14 particolare interesse ai processi sociali di apprendimento e a come essi si presentano nelle relazioni fra persone. La teoria dell apprendimento sociale considera l evoluzione umana come una concatenazione di processi d apprendimento: la persona fa una serie di esperienze e come risultato inizia a comportarsi diversamente e acquisisce la possibilità di comportarsi in modo diverso.(gross e levin, 1987). Ci sono quattro tipi di apprendimento: il condizionamento classico, il condizionamento operante, l apprendimento tramite osservazione diretta e l apprendimento tramite autocontrollo. I primi due tipi sono del condizionamento classico gli ultimi due sono dell apprendimento sociale. Condizionamento classico La teoria del condizionamento classico riguarda il comportamento riflesso, autonomo e non intenzionale che segue uno stimolo. In questo tipo di condizionamento il riflesso originario viene associato a uno stimolo diverso da quello che naturalmente provoca tale comportamento, per esempio il condizionamento classico può essere all origine del terrore di un adolescente per il dentista. Basta che in passato abbia subito un trattamento doloroso dal dentista: il presentarsi insieme allo stimolo condizionato (il dentista) e dello stimolo incondizionato (il trattamento doloroso) porta ad una risposta condizionata, precisamente il terrore del dentista. (Jan de wit, 1993). Condizionamento operante Il comportamento viene appreso prevalentemente tramite le conseguenze associate alle attività dell individuo.questo tipo di condizionamento è messo in evidenza nell addestramento degli animali dove i comportamenti suscitati tramite uno stimolo proveniente dall ambiente vengono insegnati per mezzo di ricompense e associati alle situazioni che originalmente li hanno evocati. Skinner ritiene che i principi di apprendimento operante individuabile negli animali siano egualmente rilevanti per lo sviluppo umano. La relazione fra caratteristiche osservabili dell ambiente (stimoli) e il comportamento direttamente osservabile dell adolescente è sufficiente per spiegare il presentarsi di determinati 18

15 comportamenti. Il comportamento di un adolescente è strumentare in quanto provoca effetti da parte dell ambiente: provoca il rinforzo. Ad esempio quando l adolescente ottiene ciò che desidera grazie alle proprie lamentele, cresce la possibilità che vi faccia ricorso nuovamente in futuro. Da questo si può dedurre che il comportamento seguito da un rinforzo positivo viene generalmente ripetuto più di frequente, invece il comportamento seguito da uno stimolo negativo verrà ripetuto meno spesso. Quando le conseguenze sono tali che il comportamento viene rinforzato, si parla di ricompensa, quando il comportamento viene indebolito, si parla di punizione. Si ha il rinforzo positivo quando il comportamento viene chiaramente premiato e seguito da esiti desiderati invece si parla di rinforzo negativo quando non si presentano esiti indesiderati. Questa teoria dedica molta attenzione agli avvenimenti sociali che fungono da rinforzo al comportamento come la lode, incoraggiamento o gli insuccessi. È molto importante il modo in cui gli atteggiamenti e i modi di comportarsi dell individuo vengono condizionati. Se le esperienze infantili portano il ragazzo a modelli comportamentali che lo preparano bene alle esigenze e alle attese del periodo adolescenziale allora ci saranno pochi problemi. Ad esempio i bambini sufficientemente premiati dai genitori per il loro comportamento autonomo avranno pochi problemi quando durante l adolescenza ci si aspetterà da loro un comportamento ancor più indipendente. Invece quando le esperienze di apprendimento sociale del bambino hanno condotto soprattutto ad un rinforzo del comportamento dipendente, allora, durante l adolescenza, ci si possono attendere alcune difficoltà. L effetto del rinforzo dipende dal modo in cui l adolescente concepisce la relazione tra i comportamenti e le loro conseguenze e da quanto ritiene che determinate conseguenze siano probabili. Per esempio un adolescente affronterà facilmente dei rischi se pensa che le sue acrobazie pericolose in motocicletta gli procureranno molta ammirazione e che la possibilità di un incidente sia bassa.(jan de wit, 1993). 19

16 Apprendimento tramite l osservazione diretta Secondo questa teoria per apprendere un determinato comportamento non è necessario un rinforzo da parte dell ambiente ma si impara anche tramite l osservazione del comportamento altrui.(bandura, 1977) Guardare gli altri rende possibile apprendere nuove forme di comportamento e scoprire come possono combinarsi determinati elementi del comportamento stesso e rende la persona sensibile alle conseguenze di un dato modo di comportarsi per esempio se il comportamento di un alunno nei confronti del insegnante ha successo, esso verrà presto adottato anche dagli altri alunni. Apprendere tramite autocontrollo L idea che il comportamento venga determinato dalle sue conseguenze può essere estesa alle reazioni dell individuo al proprio comportamento. La natura di queste reazioni è legata a ciò che l individuo esige e attende da sé. Se un comportamento corrisponde alle attese e alle regole autoimposte, viene rinforzato. Se ciò non si verifica, non si avrà rinforzo e la frequenza dello specifico comportamento diminuirà. Bisogna ricordare che le regole e le aspettative che l adolescente pone a se stesso sono apprese e dunque mutabili tramite processi d apprendimento. Ad esempio, un adolescente grazie ai compiti svolti a casa, ottiene voti che soddisfano le sue attese, allora il comportamento eseguire i compiti viene rinforzato. Se nonostante molto impegno continua ad ottenere voti inferiori a quelli che pone come regola per se stesso, si scoraggerà e inizierà a porsi domande sulle proprie capacità. Il risultato è che dedicherà meno tempo ai compiti, cosa che non migliorerà le sue prestazioni scolastiche Questo processo può essere invertito qualora l adolescente apprenda a adottare norme diverse che sono raggiungibili. (Jan de wit, 1993). 20

17 1.6 L APPROCCIO PSICOANALITICO Nell ambiente culturale tedesco si sviluppano, dalla fine del secolo XIX, le prime teorie psicoanalitiche che all inizio però si occuparono poco degli adolescenti. Freud era convinto che la strutturazione della personalità avvenisse nei primi cinque anni dell esistenza e che l adolescenza non fosse altro che la ricapitolazione delle esperienze infantili. Lo psicoanalista viennese utilizza poco il termine adolescenza e si riferisce soprattutto alla pubertà. In Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), egli presenta la sua teoria sul raggiungimento della maturità genitale e sul distacco dai genitori. Afferma che nella pubertà lo sviluppo psicosessuale dei maschi e delle femmine, derivante dalle differenze anatomiche tra i sessi, divergono: quello maschile sarebbe più coerente mentre ci sarebbe un involuzione di quello femminile. La teoria freudiana sulla psicosessualità femminile venne approfondita da Jones (1922) che afferma che l individuo nel secondo decennio di vita, ricapitola ed espande le fasi dello sviluppo attraversate nei primi cinque anni: in particolare fra i due e i cinque anni appaiano importanti precursori dell organizzazione successiva. Deutsch (1945) che, accentuando le ipotesi di Freud, presenta un interpretazione biologica della passività femminile mentre Horney (1939; 1953) interpretò in termini sociali e culturali i vissuti psicologici della donna. Per molto tempo, gli psicoanalisti non hanno approfondito il tema dell adolescenza perché erano convinti che l analisi andava contro le esigenze di sintesi della personalità in cui vedevano il compito fondamentale di quest età. Aichhorn, con il suo libro, La gioventù traviata (1925), fu tra i primi ad affrontare i problemi concreti dei giovani. Ma la prima analisi sistematica dell adolescenza è dovuta alla figlia di Freud, Anna, la quale riprende l idea del padre sulla pubertà come ricapitolazione del periodo pregenitale in cui risplodano i conflitti a causa dell aumento delle pulsioni, contro le quali l adolescente si protegge utilizzando vari meccanismi di difesa, in particolare l ascetismo e l intellettualizzazione. Nel 1958 A. Freud affronta di nuovo l analisi dell adolescenza che per lei costituisce l interruzione di una crescita pacifica e assomiglia ad una varietà di altre turbe emotive e si avvicina molto alla formazione sintomatica di ordine nevrotico, psicotico e sociale Per difenderci dall angoscia derivante dalla rottura dei 21

18 legami con i precedenti oggetti di amore, l adolescente ricorre alla fuga dalla famiglia, all investimento dell affetto sul gruppo dei coetanei, all inversione di libido su se stesso con conseguenti fantasie di potere illimitato. È normale che per un lungo periodo l adolescente si comporti in modo incoerente e imprevedibile. Al sesto congresso di psichiatria infantile A. Freud (1969) tenne una relazione del titolo significativo: l adolescenza come disturbo evolutivo nella quale propose un elenco delle varie alterazioni del carattere e della personalità che possono manifestarsi durante questo periodo. Un ulteriore contributo allo studio della psicoanalisi adolescenziale fu dato da Peter Blos. Per quest autore il carattere è quell aspetto della personalità che modella le risposte di ogni individuo agli stimoli che provengono sia dall ambiente sia dal Sé. (Blos, 1962). Il carattere inizia a formarsi nel corso dell infanzia per arrivare ad avere una struttura stabile nell adolescenza. Blos, nella formazione del carattere riscontra quattro sfide: la prima sfida è quella denominata secondo processo di individuazione, in questa prima sfida l autore si riferisce alla teoria dello sviluppo infantile di Margaret Mahler secondo cui il bambino evolve da un indifferenziata esperienza di sé ad uno stato di separatezza del mondo fisico della realtà che non implica peraltro mancanza di relazioni con esso. (Mahler, 1975) Anche quest autore afferma che l adolescente allenta i legami con il genitore interiorizzato che è stato fondamentale nel periodo falico e di latenza dello sviluppo, e permette all adolescente di stabilire nuovi attaccamenti extra-familiari. Lo sviluppo riguarda l acquisizione di un Sé stabile e di precisi confini fra il Sé ed il mondo oggettuale; la perdita di rigidità e di forza da parte del Super-Io edipico; una maggiore stabilità degli stati d animo e dell autostima per la minore dipendenza delle fonti esterne di sostegno. Soltanto se il ragazzo è in grado di rivivere il contatto con le pulsioni infantili, la ristrutturazione psichica dell adolescenza può realizzarsi., viceversa il soggetto può godere delle gratificazioni pulsionali senza ricadere nelle relazioni oggettuali infantili di cui si è liberato. Secondo Blos le condotte regressive più comuni sono: un ritorno all azione invece che al linguaggio verbale, l ammirazione per pop-star e attori famosi (ricordo dell idealizzazione infantile dei genitori) 22

19 L attivazione di stati emozionali simili alla fusione nel rapporto con gruppi religiosi o di impegno civile che può sopperire alla perdita dell oggetto. La seconda sfida è la rielaborazione ed il controllo dei traumi infantili L adolescenza è un momento fondamentale per la riformulazione del carattere e per il superamento dei traumi infantili ed ogni successo nel controllo dei traumi incrementa l autostima del soggetto. La terza sfida da affrontare per giungere ad una formazione ottimale del carattere è la continuità del io, che produce, infine l ultima sfida è quella che riguarda l identità sessuale cioè la capacità del soggetto ad avere relazioni sentimentali al di fuori della famiglia. Molti altri autori di approccio psicoanalitico hanno dato il loro contributo allo studio dell adolescenza. Erikson (1950, 1968) vede lo sviluppo come un prodotto dell interazione fra fattori biologici, psichici e sociali. Per lui, il problema centrale dell adolescenza è l acquisizione di un identità socialmente riconosciuta. Questo periodo, per questo autore, è una fase necessaria, una moratoria psicosociale che la società offre ai giovani perché possano sperimentare ruoli diversi e integrare le identità degli anni precedenti in una prospettiva più vasta che quella familiare. Solo l individuo che ha un identità sociale ha raggiunto la maturità. Anche Redl (1969) sottolinea l incidenza dei fattori socioeconomici e dell appartenenza a una classe sociale sui vissuti adolescenziali. Accetta e riconosce anche lui la necessità di una moratoria sociale ma fa notare che nella realtà essa è soffocante e infantilizza gli adolescenti anche perché la società non offre più alla maggior parte di essi prospettive professionali interessanti. Meltzer (1968), che si riconosce nella scuola kleiniana, si spinge ancora oltre nella revisione della teoria freudiana affermando che il problema fondamentale degli adolescenti non è di natura sessuale benché conoscitiva.(lutte, 1987). 1.7 RICERCHE SOCIOLOGICHE La psicologia classica dell adolescenza, nei suoi indirizzi prevalenti nella prima metà del secolo, quello biologistico europeo e quello social positivista statunitense, era diventata sterile dal punto di vista teorico e non permetteva di affrontare in modo pratico i problemi dei giovani. In questo vuoto si sviluppò 23

20 rapidamente la sociologia della gioventù che rispondeva maggiormente alle attese delle autorità politiche. In Germania, dopo la seconda guerra mondiale, ad esempio, lo stato presentava ricorso ai sociologi per conoscere la condizione dei giovani e finanziava le loro ricerche (Friedrich e Kossakowski, 1962). Se escludiamo alcuni rari interventi e studi di impostazione prevalentemente antropologica, dobbiamo risalire al 1940, e precisamente a Linton, per avere un primo attento richiamo all importanza delle classi di età nello studio delle società. Ma è soltanto con Parsons (1942, 1963) che la gioventù viene presa in esame per essere studiata all interno della società. Quest autore, seguendo il suo orientamento strutturalfunzionalista e riferendosi specificatamente alla società americana, riscontra in essa un contrasto fra i modelli normativi che presiedono alla organizzazione e integrazione dei ruoli familiari e dei ruoli professionali. Secondo Parsons il modello particolaristico della famiglia non aiuta il giovane ad acquisire un autonomia affettiva consona all ingresso nel mondo delle professioni dominato da un modello universalistico. Il sociologo americano sottolinea soprattutto la sempre maggior astrattezza delle norme che regolano la divisione del lavoro sociale e quindi la maggiore difficoltà che incontrano i giovani, rispetto al passato, ad integrarsi consapevolmente nella società adulta. Questo tema del rapporto funzionale (o disfunzionale) tra famiglia e società viene ripreso da Eisenstadt (1956), nel suo ampio studio comparativo tra i diversi tipi di struttura sociale. Secondo questo autore, i gruppi di età giovanili fanno la loro apparizione nelle società universalistiche, nelle quali la famiglia e le relazioni di parentela non si pongono più come condizioni di appartenenza alla società globale. Nelle loro analisi sia Parsons sia Eisenstadt tendono privilegiare gli aspetti di stabilità del sistema sociale e i giovani vengono visti in funzione della riproducibilità del sistema attraverso il processo di socializzazione. I gruppi giovanili assolvono fondamentalmente questa funzione di integrazione tra modelli contrastanti, anche se occasionalmente, e per ragioni comunque esterne al sistema stesso, essi possono dar luogo a manifestazioni conflittuali nella sfera della devianza. Anche Coleman (1961) vede nella gioventù americana, e soprattutto negli studenti, un centro di tensione come risposta alle difficoltà del diventare adulti, ma anziché fare ricorso alla nozione di ambiguità del sistema di ruoli o alla pressione 24

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