Catalogo ufficiale della mostra MATERIAPENSIEROPRODOTTO Galleria Zabert piazza Cavour 10 - Torino 31 ottobre - 16 novembre 2008

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4 Catalogo ufficiale della mostra MATERIAPENSIEROPRODOTTO Galleria Zabert piazza Cavour 10 - Torino 31 ottobre - 16 novembre 2008 La Mostra fa parte del Calendario di Sponsor

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6 Premesse Indole militare per presidiare i confini in epoca Romana; poca dimestichezza con i commerci (il marketing, si direbbe oggi) in tempi Medievali compensata da parecchia devozione che ha prodotto monumenti insigni; puntuale, caparbia, attitudine nell amministrazione e nella gestione del ducato nel Seicento e Settecento e del regno nell Ottocento; acume creativo nel ricercare in più discipline, nel progettare e nel fabbricare, consolidato e affermato su scala europea dai primi del Novecento. Con siffatte premesse deve esser sorto ed essersi fortificato il DNA di quelle imprese piemontesi che possono permettersi di celebrare Settant anni di attività in costante adeguamento all incalzare dei nuovi scenari. Ruspa è una di esse per queste e altre ragioni. Giuliano Molineri

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8 GINO IL CICLISTA E IL GIOVEDÌ NERO DEL 29. Dalle biciclette a motore agli accessori per auto. 9 STORIE AUTENTICHE E UN PO AUTARCHICHE. La Topolino a gasogeno e le serpentine della nonna. 13 IL FURGONE GIALLO RIDIPINTO. Le calandre e le consegne per via Nizza. 17 MA ANCHE LE SUE AUTO SON ËD TÒLA. I dischi copriruota, Gianni Lancia e il dopoguerra. 21 UN POMERIGGIO INTORNO A NATALE. Il paraurti dell A112 e la nascita di un brevetto. 25 SANDRO, CESARE, ENZO E L AUTO IMPRESTATA. Breviario di buone maniere. 29 IN VIAGGIO CON WALTER. La 156, le borse e una piazzetta. 33 IL BAGAGLIO DI JULES VERNE. Le valigie made in Italy della stazione orbitante. 37 IO E HOPPER ALLA FERMATA DEL 20. Citipro e gli autobus a prova di writer. 41 CATALOGO RAGIONATO DELLE OPERE 44

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10 GINO IL CICLISTA E IL GIOVEDÌ NERO DEL 29. DALLE BICICLETTE A MOTORE AGLI ACCESSORI PER AUTO. 9

11 A PROPOSITO DI QUESTE ULTIME, GIOVA RICOR- DARE CHE ANCHE I RUSPA, COME USAVA TRA LE FAMIGLIE DELLA BUONA BORGHESIA DI UN TEM- PO, SI DAVANO PIUTTOSTO DI FREQUENTE ALLE BELLE ARTI - LA PITTURA SOPRATTUTTO. OLTRE A FREQUENTARE LE GALLERIE E LE MOSTRE AL PUBBLICO APERTE NON DI RADO AL VALENTINO (QUANTI VERNISSAGE E COLAZIONI SUL PRATO IN QUEI GIORNI!) IMBRACCIAVANO I PENNELLI PER DAR SFOGO SU TELA AI PROPRI (SEDICENTI) TALENTI. Non conosciamo le loro preferenze in fatto di correnti artistiche, anche se possiamo supporre che non fossero così vicini a Balla e ai futuristi, corrente quest ultima che invece sembrava irresistibilmente attrarre il rampollo di casa, Luigi, che sentiva forte in sé il senso del suo tempo e l estetica della velocità, tema onnipresente in tutte le loro opere - da Dinamismo di un ciclista di Boccioni sino al marinettiano Noi vogliamo inneggiare all uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Luigi aveva l adrenalina in corpo: mise da parte i pennelli, dimenticò tanto Esculapio quanto Ippocrate e cominciò a frequentare - finite le lezioni alle quali doveva comunque andare per salvare le apparenze in 10 C erano medici, dentisti ma anche farmacisti nei Ruspa, in via Barbaroux a Torino. Le classiche professioni liberali che all inizio del Novecento davano lustro e permettevano di godersi la Belle Epoque, in una Torino dove si facevano sentire ancora forti le influenze parigine nel campo famiglia - le officine dei quartieri operai, giù verso corso Casale, in San del buon vivere, della moda e delle arti. Paolo, fino alle grandi cattedrali della Velocità, gli stabilimenti Fiat di corso Dante, in tutti questi luoghi scoprendo, incuriosendosi, stringendo amicizie, imparando sempre più. Ma noi non siamo i suoi biografi, né vogliamo scrivergli addosso un romanzo di formazione: vogliamo stare ai fatti e i fatti ci dicono che un giorno i genitori scoprirono sotto il letto della sua cameretta da presunto universitario nientepopòdimeno che una motocicletta. Anzi, come scrisse Luigi in persona sulla réclame della ditta Ruspa da lì a poco, bicicletta a motore : una due tempi da 125 cc, chiamata Ballon, più una quattro tempi da 125 e da 175, denominata manco a dirlo Super Sport. LO SCANDALO IN FAMIGLIA RIMASE COMUNQUE

12 PIUTTOSTO IN SORDINA E AL GIOVANE LUIGI - CHE I PIÙ SNOB COMINCIARONO A CHIAMARE GINO IL CICLISTA - FU DATO IL PERMESSO DI CONTINUA- RE L ATTIVITÀ. APRÌ L OFFICINA IN VIA DON BO- SCO CON LA RÉCLAME SOPRA MENZIONATA E FINÌ PURE SUI GIORNALI SPORTIVI PER UNA STRABI- LIANTE VITTORIA DI CATEGORIA - LUI, GIOVANE ESORDIENTE - ALLA BIELLA-OROPA DEL 1925, SEGUITA DA ALTRE AFFERMAZIONI NELLE CLAS- SICHE DEL TEMPO: IL CIRCUITO DELLE COLLINE TORINESI, L OTTO DELLE LANGHE, IL CIRCUITO DEL SESTRIERES. La ditta Ruspa si ingrandì fino al 1929, producendo modelli sempre più scattanti, quando si dovette fermare quasi di colpo. Uno stop non previsto che cavalcava addirittura le onde del Grande Oceano. Una crisi economica senza precedenti nel mondo di allora, già pienamente globalizzato. Non si vendeva una Ruspa manco regalandola. Avevano un bel cercare agenti per zone libere, Luigi e il suo socio Gaita. Bisognava inventarsi qualcosa di nuovo. USCÌ DA CASA UNA SERA E VIDE UNA LANCIA DA- VANTI AL PORTONE. AVEVA UN AMICO CHE UNA LANCIA L AVEVA, BELLA FIAMMANTE E NERA. NON SI RICORDAVA IL NOME DEL MODELLO MA NEPPU- RE RICORDAVA DI AVER MAI VISTO IN TORINO UNA PICCOLA OFFICINA CHE PRODUCESSE ACCESSORI: CHE SO, UN COPRIRUOTA, UNA CROMATURA AG- GIUNTIVA, UNA CALANDRA DIVERSA. O PRODUT- TORI O CARROZZIERI, IN MEZZO NON C ERA NES- SUNO. L accessoristica era una tradizione più da due che da quattro 11 ruote, ma appena lo pensò si disse che era il caso di accettare la sfida che si era dato se stesso quasi per caso. Era l auto il futuro, non più la motocicletta. Nacque così quella sera la Ruspa: nacque per essere unica nel suo mercato, nacque per la scelta, anche se avventurosa e garibaldina, di differenziarsi dagli altri. E nacque già con l istinto di chi sa che il saper fare è superato solo dal sapersi reinventare nel corso del tempo.

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14 STORIE AUTENTICHE E UN PO AUTARCHICHE. LA TOPOLINO A GASOGENO E LE SERPENTINE DELLA NONNA. 13

15 C era la guerra in città e le cose non andavano troppo bene. Un mischio tra grama e avventurosa, la vita. Non c era giorno che non si dovesse inventare qualche cosa. Oggi è facile rifornirsi di materie di qualsiasi tipo, basta andare su Google se uno non ha voglia di alzarsi dal tavolo e girare il mondo. Allora no. Immaginate un po la benzina quanto era difficile da trovare, tra razionamenti e rabbocchi fortunosi qua e là. Dopo una decina d anni oramai dalla fondazione, l azienda aveva il suo discreto giro di lavoro, 14 nonostante tutto e nonostante, in questo tutto, la spiccata, decisa, netta avversione a produrre un genere di gran voga in quei tempi, ovvero qualsiasi oggetto bellico sotto qualsivoglia sembianza. MA QUALCUNO PENSÒ CHE CI VOLEVA QUALCOSA IN PIÙ. QUESTO QUALCUNO ERA L EX GINO IL CI- CLISTA, IL FONDATORE. SI INVENTÒ DALLA SERA ALLA MATTINA UNA TOPOLINO DAVVERO SPECIA- LE. SE PAOLO CONTE L AVESSE MAI VISTA, ALLA TOPOLINO AMARANTO AVREBBE AGGIUNTO A LE- GNA ALLA STROFA FINALE DAI SIEDITI ACCANTO/ CHE INSIEME SI VA. La Topolino di Ruspa non era amaranto bensì nera, l unico colore che secondo un altro illustre fondatore, Henry Ford, le autovetture avevano la dignità di portare a spasso. Fu presa una stufa a legna e adattata al retro dell autovettura. Faceva un gran fumo più che bruciare ma i gas creati dalla combustione, raffreddati e filtrati dai catrami, arrivavano perfettamente al motore, opportunamente riadattato, così da far sfrecciare la Topolino in città come fuori. Inverno di un anno imprecisato, probabilmente il 41 oppure il 42: c è una foto che ritrae l inventore dell auto a gasogeno su allo Stelvio, una lunga e diritta strada innevata, roba da duemilaottocento metri circa sopra un mare che pochi avevano avuto la fortuna di vedere nella loro vita.

16 MA CON UNA TOPOLINO COSÌ NESSUNA META ERA INTERDETTA, ANCHE GRAZIE ALL INTUIZIONE FI- NALE DELLA MOGLIE DELL INVENTORE, LA QUALE CUCÌ CON LE SUE MANI I FILTRI DI COTONE STUDIA- TI PER AVVOLGERE LA SERPENTINA DI TUBAZIONI CHE PORTAVANO I GAS ALLA CAMERA DI SCOPPIO. La stufa della Topolino fu un idea fortunata: la penuria di benzina spinse le ordinazioni in alto e la parte di azienda in Ruspa che si era dedicata in esclusiva alla produzione delle Topolino specialissime (oggi si chiamerebbe la business unit ; allora, si sa, l autarchia governava anche il vocabolario) prosperava. Finita la guerra tornarono la serenità e la benzina, anche se qualcuno protestava per il prezzo ( un litro vale un chilo d insalata, esclama Conte!) e la produzione piano a piano cessò. Anni fa qualcuno sosteneva ancora che i macchinari e i motori rimanenti fossero in seguito stati venduti a una nota casa automobilistica. PURTROPPO NON C È TRACCIA ALCUNA DI QUESTA CHE SEMBRA ESSERE IL TOCCO LEGGENDARIO FINALE, COSTRUITO INTORNO AL FOLGORANTE INGEGNO DI UNA PERSONA IN GRADO DI ANTICI- PARE L ARRIVO DEGLI INSEGNAMENTI DI MAR- KETING D OLTREOCEANO, OVVERO SODDISFARE I BISOGNI REALI DEGLI UOMINI CON QUELLO CHE SI HA A DISPOSIZIONE IN QUEL DATO MOMENTO DELLA STORIA. 15

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18 IL FURGONE GIALLO RIDIPINTO. LE CALANDRE E LE CONSEGNE PER VIA NIZZA. 17

19 La sede è in via Santorre Santarosa, una via a ridosso della collina, sopra il corso Casale stipato di osterie, piccole bòite (in torinese significa fabbrichette, piccoli locali di produzione) e circoli socialisti. È una via stretta, in leggera salita, a ridosso di un antico convento rimaneggiato Negli anni Cinquanta la guerra chi se la ricordava più? Stava arrivando dalle bombe dell ultimo conflitto e riciclato nei secoli in mille modi, ospizio, caserma, scuola materna. il boom, anche se nessuno ovviamente lo sapeva, l Italia intera stava Così stretta è la via che per manovrare i camion delle consegne ci vuole 18 spingendo sull acceleratore per raggiungere la Democrazia dell Auto e sorpassare di gran carriera gli ultimi, ostinati residui di povertà, l entusiasmo era alle stelle per tutte le manifestazioni di modernismo, specie se provenienti dalla vicina-lontana America. In Ruspa gli affari vanno di pari passo. DOPO LA LEGGENDARIA PARENTESI DELLA TOPOLINO A GASOGENO, LA PRODUZIONE DI ACCESSORI PER L AUTO SI ARRICCHISCE QUASI OGNI SETTIMANA DI ARTICOLI IN PIÙ A CATALOGO. CRESCE NEL CONTEMPO ANCHE LA CLIENTELA. RISPETTO AI DECENNI PASSATI, LA CITTÀ DI TO- RINO È UN FIORIRE DI CARROZZIERI CHE LAVO- RANO PRINCIPALMENTE PER LA FABBRICA PER ANTONOMASIA, OVVERO LA FIAT: OLTRE AI PIÙ NOTI PININFARINA E BERTONE, ECCO FRUA, GHIA, VIGNALE, SCIONERI, ALLEMANO. TUTTI CON UNA GRAN VOGLIA DI FARE E DI CONQUISTARE UN BAT- TAGLIONE DI AUTOMOBILISTI CHE SONO ANCO- RA SENZA PATENTE MA PRESTO, MOLTO PRESTO, AVRANNO TUTTI BISOGNO DEL LORO TALENTO. Le calandre disegnate e prodotte da Ruspa si fanno comprare facilmente: una certa perizia. Per meglio dire, per manovrare l unico camion. Uno e uno solo, questo è ciò che ci si può permettere: tutto il resto deve servire a comprare nuove macchine, nuovi utensili, pagare un po di più il personale, costruire un piccolo fondo per i momenti grami che, come buon prodotto, bello stile (allora la parola design era misconosciuta ai più), un servizio eccellente.

20 Incuranti dei passanti, preoccupati per gli impietosi getti di vernice nera che rischiavano di macchiare tailleur e serissimi completi di flanella, incuranti del traffico (che a dir la verità scarseggiava parecchio, fosse anche pure mezzodì di un giorno feriale), Luigi Ruspa e il suo figliolo, sicuri eredi degli appassionati d arte pittorica in famiglia, combatterono tutto il mattino una guerra giocosa a chi verniciava più in fretta il sempre più tutti gli imprenditori avveduti sanno bene, ogni tanto arrivano. MA TORNIAMO AL CAMION DELLA DITTA RUSPA. QUANDO FU ACQUISTATO TUTTA TORINO SE NE AC- CORSE PER IL COLORE ESCLAMATIVO CHE POSSE- DEVA ALL ESTERNO. ERA UN GIALLO CHE DI SUBLI- MINALE NON AVEVA NULLA, ERA UN GIALLO CHE APPUNTO URLAVA, SBRAITAVA, SI SBRACCIAVA, FACEVA DI TUTTO PER FARSI NOTARE. IMPOSSIBILE SAREBBE STATO PARCHEGGIARLO IN SOSTA VIETA- TA, NESSUN CIVICH L AVREBBE PERMESSO (E POI I CIVICH DI ALLORA ERANO AMATI E RISPETTATI PER L ORDINE DEL QUALE DOTAVANO LA CITTÀ, ALTRO CHE LE GAZZARRE DI OGGI), NESSUN RAGAZZINO AVREBBE RISPARMIATO UNO SBERLEFFO. Era stato irriconoscibile furgone giallo. IL GIORNO DOPO, APPENA ASCIUGATE LE PESAN- TI MANI DI VERNICE, SCESERO GIÙ AL LINGOTTO PER UNA CONSEGNA: ERANO LE CALANDRE DELLA 1400 GRAN LUSSO FRESCHE DI STAMPO. TUTTE LE CASSE FURONO LEGATE SUL TETTO CON ROBUSTE FUNI. ARRIVATI IN CORSO VITTORIO, DI FRON- TE ALLA STAZIONE DI PORTA NUOVA, SCELSERO DI PERCORRERE VIA SACCHI ANZICHÉ VIA NIZZA: UNA STRADA APPENA PIÙ LUNGA MA PIÙ SICURA, PERCHÉ NON AVEVA QUEGLI INNATURALI DOSSI A DORSO D ASINO CHE AVREBBERO RISCHIATO DI DARE IL GIRO ALL ORAMAI DEFINITIVAMENTE EX FURGONE GIALLO. 19 acquistato di seconda mano: era un camion di una nota marca di detersivi di allora, abbigliato per girare la città e vendere cortile per cortile la mercanzia a un Italia da mondare definitivamente dalla bruttezza. Detto fatto, il giorno dopo l arrivo sotto la collina fu sistemato in mezzo alla strada e gli venne data una bella mano di vernice, con una di quella moderne pistole a spruzzo.

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22 MA ANCHE LE SUE AUTO SON ËD TÒLA. I DISCHI COPRIRUOTA, GIANNI LANCIA E IL DOPOGUERRA. 21

23 La specializzazione in dischi copriruota inizia ancora una volta negli anni Cinquanta, sostanzialmente di pari passo con le calandre e la nutrita serie di ornamenti per tutti i tipi di autoveicoli, dalla piccola Vespa alle lussuose fuori serie ed eleganti autopullman, come recita una réclame 22 del tempo. COME FORSE SI È GIÀ CAPITO, RUSPA, SIN DAI TEMPI DELLE BICICLETTE A MOTORE NON SI FA PREGARE DUE VOLTE NELL USARE LA PROPA- GANDA, COME VENIVA CHIAMATA LA MODERNA TECNICA DELLA COMUNICAZIONE. LA USA PER STIMOLARE IL NOVELLO MOTORISTA E LA USA INDIRETTAMENTE PER SUSCITARE LE ATTENZIONI DEL SUO VERO CLIENTE, IL COSTRUTTORE. UNO DI QUESTI È UN VERO SIGNORE. DI NOME FA GIAN- NI, DI COGNOME LANCIA, DI MESTIERE PRODUCE VETTURE MEMORABILI PER LINEA, ELEGANZA, PORTAMENTO. Sembra essere il naturale interlocutore di Ruspa, che sin da subito nella comunicazione insiste visivamente e verbalmente proprio sul tema dell eleganza. GIANNI LANCIA INCONTRA RUSPA AL SALO- NE DELL AUTO DI TORINO DEL 56, IL GIOR- NO PRIMA DELL APERTURA, MENTRE GLI OPE- RAI SONO ANCORA ALL OPERA PER ALLESTIRE GLI STAND. Ruspa è già lì, grazie alle sue conoscenze è riuscito a intrufolarsi nel viavai frenetico: vuole incontrare proprio lui facendo in modo che sembri un incontro del tutto casuale. Porta con sé un librettino dove ha fatto stampare la sua piccola produzione. CI SONO GIÀ I DISCHI COPRIRUOTA, ANCHE SE LA SEGMENTAZIONE E LA SPECIALIZZAZIONE SI CON- SOLIDERANNO SOLO NEL DOPOGUERRA CON IL LA- VORO PER CISITALIA, PRIMA VETTURA AL MONDO A ESSERE ESPOSTA NELLA COLLEZIONE PERMA- NENTE DEL MOMA DI NEW YORK E SOPRATTUTTO PER LA GRAN LUSSO RUSPA, OVVERO L ACCOP- PIATA TRA LA NUOVA CALANDRA E I DISCHI A RAG- GI PER LA FIAT 1100.

24 Lancia e Ruspa sono entrambi uomini pratici e concreti, poco inclini alle svenevolezze, basta una parola e una stretta di mano per presentarsi l uno all altro e poi si parla. LANCIA È INCURIOSITO DAI COPRIRUOTA DI RU- SPA: LI TROVA BELLI MA QUALCHE COSA NON GLI TORNA. NON PUÒ TOCCARLI CON MANO PERCHÉ RUSPA NON LI HA CON SÉ. DÀ QUINDI UN GIUDI- ZIO ISTINTIVO, MEZZO IN TORINESE E MEZZO IN ITALIANO, CHE PUÒ BASARSI SOLO SUL PICCOLO LIBRETTO: 23 - Ma monsù Ruspa, son ëd tòla questi copriruota che voi realizzate La risposta di monsù Ruspa non si fa attendere ed è data col sorriso sulle labbra: - Monsù Lancia, con tutto il rispetto, son ëd tòla pure le sue auto

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26 UN POMERIGGIO INTORNO A NATALE. IL PARAURTI DELL A112 E LA NASCITA DI UN BREVETTO. 25

27 Era dicembre. Era l inizio di dicembre. Probabilmente era l otto dicembre verso le quattro del pomeriggio. Già, una volta le tradizioni erano rispettate quasi al minuto secondo e quindi anche una semplice cronaca deve rispettare fedelmente i tempi degli avvenimenti. COMUNQUE SIA, COME TRADIZIONE TUTTA LA FAMIGLIA ERA IN QUEL GIORNO DI FESTA DEDITA ALL ARDITA COSTRUZIONE DEL PRESEPE. Diciamo ardita perché c era sempre qualche cosa che non andava per 26 il verso giusto. Si contano nella storia familiare almeno quattro cadute dalla scala, un pino fresco di Svezia bruciato in un batter di ciglia da un cortocircuito delle piccole lampadine a filo, una semi-intossicazione da fumo per testare l effetto reale del fuoco acceso nella stalla del Bambino (un esperimento saggiamente mai più ripetuto), nonché innumerevoli palline di tutti i colori rotte da gatti di tutte le dimensioni (il più diabolico, Romeo, era capace di rimanere in agguato fino alla vigilia per poi saltare in cima al pino e dondolarsi ubriaco fino a farlo cadere, l albero e tutte le sue palline). LA NOVITÀ QUELL ANNO ERA IL TRENINO. NOI BAM- BINI OGNI SANTO NATALE SCRIVEVAMO FIOR DI LETTERE PER CHIEDERNE UNO MA NON CI ACCON- TENTAVANO MAI: IMMANCABILMENTE LA SCUSA ERA CHE FINO A CHE NON VENIVANO INSTALLA- TI I BINARI VERSO CASA NOSTRA BABBO NATALE NON SAREBBE POTUTO VENIRE, PERCHÉ NON SI ERA MAI VISTO UN CROCCHIO DI RENNE ANDA- RE A CONSEGNARE UN TRENINO SENZA I BINARI. Ma appena visto l oggetto del nostro desiderio ci dimenticammo in un amen l illogicità della risposta. Nella fretta di consegnarci il dono tanto atteso Babbo Natale s infilò di notte nel camino senza le renne d ordinanza, evidentemente memore della Grande Scusa, e senza ahimè! -i binari. Ora, per quanto bambini, per quanto immensamente felici di quella splendida locomotiva elettrica FS E 428 (seconda serie!), con le sue belle cabine di guida aerodinamiche, più dodici vagoni merci dove avremmo potuto stipare qualsiasi cosa, persino Romeo (il gatto diabolico), insomma, senza binari era come non averlo, quello splendido Rivarossi!

28 il nostro trenino, all inizio con qualche ballonzolamento e poi via via con sicurezza crescente, marciò allegro per l unica strada disponibile. Prima di Natale ci preparò anche due curve e un altro rettilineo, così il circuito fu completo, ma soprattutto perfezionò l assemblaggio dei chiodi con il Nessuno si perse d animo, soprattutto nostro padre, il quale, senza farsi notare, uscì a prendere della legna in cantina. Aveva sempre avuto 27 abilità nel fare, un po come tutti, dal nonno in avanti, ma quel pomeriggio riuscì a stupirci. NEL GIRO DI POCHI MINUTI AVEVA DATO UNA SEM- BIANZA DI STRADA DIRITTA A UN UMILE PEZZO DI LEGNO. POI MISURÒ CON PRECISIONE LE DI- STANZE TRA GLI ASSI DEL RIVAROSSI E FECE DEI PICCOLI SEGNI A MATITA SULLA STRADA DI LE- GNO. Poi ancora cominciò a infilare, due dopo due, i chiodi sull asse. profilo di gomma: aveva capito che riducendo di poco la sezione interna del profilo rispetto alla testa del chiodo l accoppiata diventava praticamente definitiva, un corpo unico, solido, tutto d un pezzo. Noi bambini di quel tempo ce lo ricordiamo ancora qualche mese dopo, quando tornò dal lavoro assai felice e ci raccontò che aveva venduto l idea del binario a quelli delle macchine. TRADUZIONE DAL GERGO DEI BAMBINI: BREVETTÒ IL SISTEMA DI ASSEMBLAG- GIO DELL ACCIAIO CON LA GOMMA. E quel sistema fu usato per la prima volta per il paraurti dell A112. Uscì da casa in fretta e furia e andò in fabbrica, prese da un cassonetto di materiale di scarto dei profili di gomma e li portò sul tavolo del nascente circuito ferroviario. Infine scaldò con i fiammiferi da cucina la gomma, quel tanto che bastava per far aderire perfettamente il profilo alle coppie di chiodi. E dopo tutto questo lavorio, il miracolo avvenne:

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30 SANDRO, CESARE, ENZO E L AUTO IMPRESTATA. BREVIARIO DI BUONE MANIERE. 29

31 I tempi di cui si parla sono i primi anni Settanta. Per la precisione, il 71. Correvano i tempi in cui in città usava entrare nei negozi e nelle botteghe salutando con breve cortesia, per essere subito ricambiati, se Una mattina di lunedì di novembre di quell anno tutti gli appassionati di 30 non anticipati nel saluto, con la medesima norma di buona educazione. Erano ancora i tempi in cui sui tram i posti venivano con un sol cenno del capo ceduti alle persone di una certa età. Erano ancora i tempi in cui se un signore a una festa in villa apriva la porta del bagno e trovava una signora rispondeva con nonchalance mi scusi, signore, marcando l appellativo per non imbarazzare la dama. TUTTI I TEMPI HANNO LE LORO MANIERE E QUESTO NON È - NÉ VUOLE ESSERE - UN ESERCIZIO DI NO- STALGIA. MA SENZA QUESTA BREVE INTRODUZIONE NON SI CAPIREBBE IL CONTESTO IN CUI AVVEN- NE UN SINGOLARE PRESTITO NON DI UN OGGET- TO QUALSIASI, CHE SO, UN OMBRELLO QUANDO FUORI PIOVE A CATINELLE, BENSÌ DI UN ABARTH SPORT Blu, bellissima, fatta fare praticamente su misura da Ruspa con un tetto argento in alluminio che permetteva di usarla senza sport motoristici poterono vedere con i propri occhi la copertina della più famosa rivista del tempo: si vedeva l Abarth dal bel taglio fotografico che dava subito l idea della potenza muscolosa del mezzo. Un enorme numero 15 sul cofano e subito sotto la scritta Ruote Ruspa. GIÀ, LE RUOTE. DAI COPRIRUOTA DEGLI ANNI CIN- QUANTA IN POI, TUTTO GIRAVA LÌ INTORNO, IN RU- SPA. RUOTE E VOLANTI, DESIGN, ENGINEERING E PROTOTIPAZIONE COMPRESI. NEL MONDO, IL PRI- MO VOLANTE AL TITANIO FU PRODOTTO DA RUSPA: CHIEDETE A EDDIE CHEEVER SE NON CI CREDETE E DI QUELLA VOLTA A LONG BEACH. MA TORNIA- MO ALLA FOTO IN COPERTINA. NELLA DIDASCALIA E CON LE BRACCIA BEN SALDE A IMPUGNARE IL VOLANTE C È SANDRO MUNARI. Era una gara dell Europeo Rallies, competizione per conduttori. La sua carriera sembrava già ombrello (appunto). così promettente che la futura esplosione non stupì in fondo nessuno.

32 Divenne in poco tempo uno degli sportivi più famosi in Italia, anche oltre i fan delle corse. Ma aveva bisogno di una macchina più veloce, se no che corsa mai avrebbe potuto fare, Munari? La stessa domanda se la pose Cesare Fiorio, allora a capo della Lancia Corse e quindi patron di Munari. La fece a Osella e Osella chiamò in Ruspa: - Di, non è che quell Abarth da sogno che ti ho visto in pista ce l hai ancora? - Figuriamoci se la do via, la mia Abarth. Con tutto il lavoro che ci ho fatto sopra. - Quindi va benissimo. La useresti anche domenica? - Domenica no, ma perché me lo chiedi? Vuoi invitarmi a un raduno? Tralasciamo il resto. La macchina fu presa, impacchettata, preparata e corse come un lampo. Senza tettuccio, naturalmente, anche se pioveva in Belgio. DELLA GARA NON C È MOLTO DA DIRE. IL TEMPO BLOCCÒ OGNI SPERANZA DI VITTORIA, MA COME SI LEGGEVA SULLA COPERTINA PRIMA CITATA, LA SCELTA DELL ABARTH SPORT 2000 ERA COMUNQUE AZZECCATA... PER QUANTO I COLLAUDI FOSSERO STATI AFFRETTATI. Qualche giorno dopo fu Enzo Osella a chiamare in Ruspa. Ringraziò con una semplice telefonata che, compresi i convenevoli iniziali, durò all incirca un minuto e mezzo. E fu ripagato con un prego neanche troppo ripetuto. Ma usava così, fra gentleman, quando correvano quegli anni. - No, dovrebbe correre in Belgio, domenica. - In Belgio? Fin lassù? Ma sei matto, chi ne ha voglia di farsi una tirata 31 fin là? - Ma non devi guidare tu. Silenzio. Gelo. Dieci secondi durante i quali si sentiva il gracchiare metallico delle conversazioni di allora (altro che linee digitali, ADSL o fibra ottica). - Se non io chi, di grazia? - Munari. Ha bisogno di una macchina più veloce perché è primo in classifica nell Europeo Rallies ma in Belgio si corre in pista

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34 IN VIAGGIO CON WALTER. LA 156, LE BORSE E UNA PIAZZETTA. 33

35 Una forza interiore, questa, che li aveva sostenuti, insieme con l idea che non esiste un destino cinico e cattivo che ti governa ma sei tu di fronte al mondo, mettici il meglio che puoi, nessun traguardo sarà troppo lontano. Ora però toccava alla nuova generazione e quindi anche a me. Era il mio turno, mio e dei miei fratelli. Il cielo era brutto, prometteva uno di quei temporali che non finiscono mai. Il telefono. Suona. Suona insistentemente. Suona suona suona. Un numero sconosciuto. Uno zerodue. 34 Stavo andando a Bonassola, al mare del Levante. La settimana era stata complicata, tesa, anche un filo nevrastenica, a dir la verità. Quel giorno avrei buttato a mare tutto e così, forse per associazione d idee, proprio al mare stavo andando. In realtà volevo solo distrarmi, andare a cena in una trattoria che conoscevo io, sarei poi ripartito in serata, la strada mi avrebbe aiutato a ritrovare il filo dei miei pensieri. MENTRE INANELLAVO MORBIDAMENTE UNA GAL- LERIA DIETRO L ALTRA, RILEGGEVO NELLA MIA MENTE L ESEMPIO DI MIO NONNO E DI MIO PA- DRE E MI CHIEDEVO DOVE AVESSERO TROVATO LA FORZA DI NON ABBATTERSI MAI, DI RINNOVARSI PERENNEMENTE, DI NON DARE MAI NULLA PER SCONTATO. Una forza che aveva portato negli anni a uno sviluppo a tratti impetuoso e comunque sempre governato, strutturato, messo Era de Silva. Così si presentò. Lui, Walter de Silva, senza segretarie di mezzo, un apostrofo dopo il de rigorosamente con l iniziale minuscola che faceva impazzire i giornalisti. DISEGNAVA AUTO, QUE- STO LO SAPEVO BENE, E CHE AUTO! ALLORA ERA ALL ALFA ROMEO. EVIDENTEMENTE AVEVA CHIA- MATO IN UFFICIO E SICCOME NON HA UN NOME CHE PASSA INASCOLTATO GLIELO AVRANNO DATO. SUBITO. MA NON EBBI TEMPO PER EMOZIONAR- MI. SI PASSÒ SUBITO AL DUNQUE DOPO UN MI- NIMO DI CONVENEVOLI; O MEGLIO, LUI PASSÒ SUBITO AL DUNQUE. Tra i tornanti sopra Deiva mi raccontò con precisione la filosofia del progetto e quello che cercava. Per il lancio da lì a poco della 156 aveva bisogno di un set di borse in pelle. Aveva espresso anche qualche dubbio, il tempo era poco, chis- in riga da un filo sottile che per riserbo ci vergognavamo quasi di pronunciare ma, accidenti!, almeno io, oggi, tra me e me, potevo dire. Così spensi l aria condizionata, abbassai il finestrino e davvero lo urlai: Chi l ha detto che l onestà non paga?. Ma nessuno mi rispose.

36 sà se ci saremmo riusciti, gli avevano parlato bene di noi ma non è che si potessero fare miracoli, insieme poi non si era mai lavorato. MA NON POTEVA SAPERE, WALTER, CHE MI AVE- VA FATTO VENIRE IL GUSTO DELLA SFIDA. PER NOI RUSPA MOLTO SPESSO TUTTO SI TRADUCE IN SFIDA, DENTRO MA ANCHE FUORI DALL AZIENDA. Mi promise un fax con i disegni di ciò che aveva in mente. Il giorno dopo 35 me li ritrovai sul tavolo in ufficio. E ventinove giorni dopo da quella telefonata sui tornanti gli presentai di persona la serie completa di tutte le borse che aveva in mente. Una più bella dell altra, grazie al suo talento ma anche - fatemelo dire almeno una volta - un po grazie al nostro saper fare: non erano prototipi raffazzonati, mock-up sbilenchi, uno perfetto e il resto solo abbozzato, no, era il set delle meraviglie, si sarebbe potuto metterlo in una vetrina di un negozio chic del centro e venderlo così com era, bastava solo dargli un nome e un prezzo. LO CONOBBI IN QUELLA OCCASIONE, WALTER. NON VORREI NEPPUR QUI RIVELARE IL NOSTRO GRADO DI AMICIZIA E NEPPURE DICHIARARLA, PERCHÉ SONO COSE CHE NON SI DICONO, TRA AMICI, SONO COSE CHE NON SI DICHIARANO, O C È O NON C È, L AMICIZIA. Quello che posso dire è che condividiamo molte passioni, il mare, la barca, le auto, la buona tavola, il lavoro finanche, perché a gente come noi il lavoro sì stanca ma soprattutto appassiona. Condividiamo anche la voglia di estraniarci dal mondo, chi prendendo la macchina come me quel giorno, chi come lui dedicandosi al dolce far niente. E QUANDO LAVORIAMO INSIEME È IL LAVORO CHE CI CHIAMA, LA STIMA RECIPROCA, UNA VISIONE DEL MONDO COMUNE, IL RISPETTO, L ONESTÀ DEGLI OCCHI, NIENTE ALTRO. Poi capita di passare delle lunghe domeniche d estate in una piazzetta assolata a parlare di tutto e mai di progetti, lavori o che altro. Una piazzetta, guarda i casi della vita, del mare di Levante, a Bonassola.

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38 IL BAGAGLIO DI JULES VERNE. LE VALIGIE MADE IN ITALY DELLA STAZIONE ORBITANTE. 37

39 Da piccoli più o meno tutti abbiamo letto Jules Verne e fantasticato su storie che già al tempo in cui furono scritte di fantastico avevano tutto. COL PASSARE DEGLI ANNI QUALCUNO DI NOI MA- GARI HA ANCHE TRASCORSO LE ORE DEL SON- NO SULLA PRODUZIONE STERMINATA DI ASIMOV, CONSUMANDO CON GLI OCCHI LA COLLEZIONE COMPLETA DI URANIA. E da Odissea nello spazio fino agli incontri di Kubrik, il sogno di poter un giorno fare una bella passeggiata 38 nello spazio non è mai stato riposto nel cassetto da nessuno. Figuriamoci in casa Ruspa, dove già all inizio del secolo scorso qualcuno aveva dato segni evidentissimi (vedi il primo racconto di questa serie) di una robusta, sana passione-follia per la velocità, l avventura, il muoversi rapidi rapidi per il solo gusto di muoversi, indifferenti alla meta e golosi di adrenalina. IO STESSO NARRATORE HO VISTO CON I MIEI OC- CHI IN QUEL DI ROBASSOMERO UNA SPLENDIDA E RARA EDIZIONE DI DALLA TERRA ALLA LUNA, CHE PROBABILMENTE PASSA DA PADRE A FIGLIO A NIPOTE SIN DAI TEMPI DEL NONNO FONDATORE. IL GUN CLUB, ELPHISTON, MASTON E BARBICANE E TUTTO IL MONDO IMMAGINIFICO DI VERNE RI- APPAIONO COME D INCANTO IN MENTE NEI PRIMI ANNI DEL SECOLO NUOVO (IL NOSTRO) ALLORCHÉ L ESA, AGENZIA SPAZIALE EUROPEA, HA BISOGNO DEL BAGAGLIO PER GLI ASTRONAUTI IN PARTENZA PER LA STAZIONE SPAZIALE ORBITANTE. Il produttore deve essere bravo, preciso, rigoroso nelle consegne. In una parola sola, affidabile. E una gara internazionale, tutti possono partecipare, esperti dai tempi remoti di Verne come aziende alla loro prima volta con il cielo stellato ma entusiasti, sognatori e visionari, con l unico, serio handicap di voler strafare per la voglia matta. Gestita da Altec, è regolata da un bando dettagliatissimo, mille documenti e documentini, penali, dichiarazioni, richiesta di esperienze. Viene il mal di testa solo a pensarci, figurarsi poi a partecipare.

40 Già, partecipare. Qualcuno in Ruspa esclama: - Ma che cosa c entriamo noi con lo spazio? - Che vuol dire, cosa c entravano allora le biciclette a motore, i dischi copriruota, le auto a gasogeno? C è sempre un viaggio, piccolo o grande, che lega la nostra storia, che importa se è per terra o in cielo? - Ma di, lo sai che ci sono altre nazioni in gara? - Oh, che importa, cercheremo di essere più bravi, pur di andare lassù. Come nelle favole, come nei racconti dell impossibile del nostro comune amico Jules questa volta vince la follia: quell essere italiani nel fino alle stelle. RUSPA NON SOLO PRODUCE LE BORSE PER GLI ASTRONAUTI CON MATERIALI (È PROPRIO IL CASO DI DIRE) SPAZIALI, MA IN POCHI GIORNI CREA LA CLEAN ROOM, UN REPARTO ASETTICO PER L ASSEMBLAGGIO, COSÌ DA RIDURRE PRATI- CAMENTE A ZERO IL RISCHIO DI CONTAMINAZIONI DURANTE LE LAVORAZIONI. A PIENO RITMO, PAS- SANO DAI FILTRI SPECIALI UN BEL MEZZO MILIO- NE DI PARTICELLE, ED È CURIOSO NOTARE COME L ISPIRAZIONE NASCA DALLE MATRIOSKE RUSSE: UN AREA ESTERNA PIÙ GRANDE, IN PROSSIMITÀ DELL ESTERNO, NE CONTIENE UN ALTRA PIÙ PIC- COLA E COSÌ VIA. TUTTO È FILTRATO IN PROGRES- SIONE DALLA PRIMA AREA. Di room così asettiche ce ne sono al tempo non più di venti in tutta Europa e quando in azienda qualcuno lo fa notare scoppia il finimondo: Bene, saremo i ventunesimi come il secolo che abbiamo appena iniziato! L avventura di Ruspa nello spazio non si conclude con la vittoria 39 alla gara: ottiene anche la segnalazione nel 2003 al Compasso d Oro senso più bello del termine, fantasiosi, creativi, incapaci di stare nelle regole ma proprio per questo capaci di inventarsi un mondo intero per le valigie.

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